Autore: erasuperba

  • Anci Giovane Liguria: ecco la politica under 35, presente e futuro

    Anci Giovane Liguria: ecco la politica under 35, presente e futuro

    Consiglio Comunale a Palazzo Tursi aula RossaLa sezione ligure di Anci Giovane si è riunita ieri (23 novembre, ndr) per nominare il nuovo direttivo. Un’occasione per incontrare e conoscere i giovani politici della nostra regione, per ascoltare progetti e ambizioni dell’organizzazione, in un momento storico dove il ricambio generazionale nella politica è un’esigenza condivisa.

    Sono più di 400 i sindaci, assessori e consiglieri comunali liguri under-35, circa un 20% del totale degli amministratori comunali della regione. Si tratta di una percentuale inferiore alla media nazionale, ma non poteva essere diverso in una regione che conta il maggior numero di anziani in Italia. La parità di genere, inoltre, è ben lontana dall’essere raggiunta. Solo un 10% circa dei giovani amministratori è donna. Nicoletta Merlo, assessore comunale di Campo Ligure, confessa però di sentirsi «più discriminata come giovane che come donna». Il rispetto e la credibilità di un amministratore sono ancora irrimediabilmente collegati all’età anagrafica della persona e all’idea che solo chi ha passato una vita intera in politica possa essere davvero competente.

    E invece si tratta di un pregiudizio, spesso smentito dai fatti. Come afferma Nicola Chionetti, coordinatore nazionale Anci Giovani, «è fittizia la distinzione tra giovani e meno giovani amministratori. Abbiamo tutti le stesse identiche responsabilità». Gli fa eco Marcello Napoli, attuale coordinatore Anci Giovane Liguria, ricordando come molti consiglieri poco più che ventenni abbiano dovuto gestire l’emergenza alluvione del 2011: «a loro è spettata la difficile decisione di abbattere edifici pericolanti». Si tratta di scelte difficili che impongono la capacità di assumersi delle responsabilità, un coraggio che spesso manca anche ai politici più navigati.

    La sezione Ligure dell’Anci Giovane è stata creata nel luglio 2010 e nella sua breve attività ha già ottenuto importanti risultati. Dopo un inizio burrascoso, con le dimissioni del suo primo coordinatore Luca Martino (Lega Nord), i ragazzi dell’associazione sono riusciti a far ripartire l’organizzazione. La più grossa soddisfazione, racconta Napoli, è legata alla partecipazione all’assemblea nazionale dei giovani amministratori nel dicembre 2011. In quell’occasione la delegazione ligure è stata l’unica a presentare un documento programmatico, una proposta scritta per l’introduzione di un’accisa sulle telecomunicazioni. L’idea era quella di creare un’accisa di un centesimo su telefonate e sms per creare un fondo di compensazione da ridistribuire sul territorio in base ai livelli di inquinamento elettromagnetico. La proposta è stata recentemente presentata anche in Parlamento e, benché non abbia avuto seguito, ha rappresentato un importante successo per i nostri giovani amministratori. «E’ questo il senso dell’Anci» conclude Napoli.

    Per il futuro l’obiettivo è quello di “fare rete” per cercare di creare la massa critica necessaria per poter incidere davvero sulle scelte delle politica nazionale. «Le amministrazioni locali – afferma Chionetti – dovrebbero essere prese più sul serio dai livelli istituzionali superiori», per due ragioni essenziali: «ci mettiamo la faccia e a livello di riduzione della spesa pubblica avremmo qualcosa da insegnare».

    Lodevole è anche l’impegno dell’Anci Giovane, ribadito dallo stesso coordinatore nazionale, a “non parlarsi addosso” e di cercare invece di creare delle sinergie e dei rapporti proficui con il mondo giovanile del lavoro e delle associazioni di categoria (Confindustria, Confartigianato, ecc.). In questo momento di crisi si sente un forte bisogno di progettualità diretto soprattutto alle nuove generazioni, alla ricerca di un modello virtuoso che possa portare istituzioni locali, aziende e lavoratori a collaborare per generare nuova occupazione e garantire un futuro migliore ai giovani.

    Ma la riunione era stata convocata soprattutto per una ragione, nominare il nuovo direttivo dell’associazione. Ed ecco riaffiorare quelle pratiche da vecchia politica che sembravano essere state spinte via lontano durante tutta la prima parte dell’incontro. Si discute sui 18 nomi da inserire nella lista del direttivo, destra e sinistra si dividono, ma fa parte del gioco. Ciò che lascia rammaricati è soprattutto il fatto che alcuni politici “senior” – ben sopra i 35 anni – abbiano sentito il bisogno di interferire sull’andamento delle trattative, come se da loro potesse pervenire una qualche lezione di buona gestione dei conflitti.

    La lista che viene elaborata dopo una lunga discussione rappresenta la perfetta applicazione delle più classiche logiche spartitorie: 9 membri per il centro destra e 9 per il centro sinistra. Ma quanto incide allora l’impegno di chi con fatica ha fatto funzionare l’associazione? È forse una variabile ininfluente? Ecco qual è l’ennesimo buon insegnamento per noi giovani.

    Federico Viotti
    [foto di Daniele Orlandi]

  • Reddito Minimo Garantito: utopia in Italia, realtà in Europa

    Reddito Minimo Garantito: utopia in Italia, realtà in Europa

    EconomiaProbabilmente ormai nessuno se ne ricorda più, ma il ministro Elsa Fornero, a pochi giorni dall’insediamento, aveva dichiarato la propria preferenza personale per l’introduzione in Italia di un reddito minimo garantito. Questo aveva generato grandi aspettative, soprattutto tra chi attualmente si trova senza occupazione, ma purtroppo alle dichiarazioni non sono seguiti i fatti e il reddito minimo garantito non è mai entrato nell’agenda di governo. Si è tornati recentemente a parlare di questo tema grazie alla campagna di raccolta firme a sostegno della proposta di legge di iniziativa popolare per l’istituzione del reddito minimo garantito.

    Questo disegno di legge prevederebbe l’erogazione di  600 euro mensili da parte dello stato a tutti gli individui (inoccupati, disoccupati, precariamente occupati) il cui reddito non superasse i 7200 euro annui. Per godere di questo reddito sarebbe necessario essere residenti sul territorio nazionale da almeno 24 mesi e si dovrebbe essere iscritti presso le liste di collocamento dei Centri per l’impiego. Il reddito minimo garantito verrebbe sospeso nei casi in cui il beneficiario dichiarasse il falso al momento della richiesta, venisse assunto con contratto di lavoro a tempo indeterminato, partecipasse a percorsi di inserimento lavorativo retribuiti, rifiutasse una proposta congrua di impiego dopo il riconoscimento delle sue competenze formali ed informali o al compimento dei 65 anni di età. L’introduzione di questo strumento avrebbe lo scopo di contrastare il rischio marginalità, garantire la dignità della persona e favorire la cittadinanza attraverso un sostegno economico. Molti di voi penseranno che sia utopistico pensare che lo stato possa erogare del denaro a tutti coloro che non hanno un lavoro fino a che non riescano a trovarne uno. Purtroppo avete parzialmente ragione: se in Italia tutto ciò è certamente un’utopia, nel resto d’Europa è ormai una realtà consolidata.

    Tutti gli stati europei tranne Italia, Grecia e Ungheria hanno adottato questa misura. L’importo varia sensibilmente da paese a paese: si va dai circa 1200 euro mensili di Danimarca e Lussemburgo alle poche decine di euro della Lettonia. In generale l’importo viene calcolato tenendo conto dei bisogni di base: cibo, abiti, igiene, riscaldamento, educazione, ecc. ed è condizionato alla disponibilità di accettare eventuali opportunità di lavoro coerenti con la propria figura professionale e alla partecipazione a programmi di formazione professionale.

    Ma è il resto d’Europa a essere particolarmente avanti oppure siamo noi a essere particolarmente indietro? Purtroppo siamo noi a non avere fatto il nostro dovere: ignoriamo da circa vent’anni la raccomandazione 92/441 del Consiglio europeo nella quale si auspicava l’introduzione del reddito minimo garantito in tutti gli stati membri. Invece di puntare su questo strumento che consentirebbe, tra le altre cose, di avere maggiore sicurezza e inclusione sociale, abbiamo deciso di surrogarlo con il sostegno della famiglia che rappresenta, a tutti gli effetti, il più grande ammortizzatore sociale utilizzato nel nostro paese. Pensate a tutte quelle persone che, a causa della crisi, sono attualmente disoccupate. Non sarebbe meglio che venissero aiutati dallo stato invece di dipendere, quando si è fortunati, dai propri genitori? E soprattutto: chi non può contare sulla famiglia a chi si deve rivolgere?

    Penso sia giunto il momento di svolgere una riflessione seria su questo tema per trovare un modo per allinearci al resto d’Europa. L’introduzione del reddito minimo garantito, oltre ad essere una misura di equità e di inclusione sociale, rappresenterebbe anche un modo per colmare quella mancanza di fiducia nello stato e nelle istituzioni che sfortunatamente è, da ormai troppo tempo, una delle caratteristiche principali del nostro paese.

     

    Giorgio Avanzino
    [foto di Daniele Orlandi]

  • Teatro Verdi Sestri Ponente: Don Gallo presenta il suo nuovo libro

    Teatro Verdi Sestri Ponente: Don Gallo presenta il suo nuovo libro

    Sabato 24 novembre al Teatro Verdi di Genova Sestri Ponente avrà luogo la presentazione di “Come un cane in Chiesa. Il Vangelo respira solo nelle strade“, presentazione del libro di Don Andrea Gallo.

    Con il sacerdote della Comunità di San Benedetto al Porto saranno presenti il vignettista Vauro, che ha curato le illustrazioni del libro, e il vicesindaco di Genova Stefano Bernini.

    Questa la scheda del libro.
    Da vero partigiano del Vangelo, don Gallo sa che le parole di Gesù sono sovversive, indomabili: soffocano nelle sagrestie e respirano sui marciapiedi. Da questa convinzione nasce l’idea di raccontare, a modo suo, alcune delle pagine più radicali e scandalose dei quattro Vangeli, porgendole con sapienza e leggerezza alla matita pungente, ironica e poetica di Vauro. I peccatori, le prostitute e i diseredati di queste schegge evangeliche sono i barboni, i trans, gli sbandati che da oltre quarant’anni don Gallo raccoglie dalla strada, quei “cani in chiesa”, sfortunati ma prediletti dal Signore, che la società del perbenismo di facciata ha dimenticato idolatrando denaro e potere. Il Vangelo scomodo di un prete scomodo, ma anche una “buona novella” dei miti e degli umili, che sorprende e scuote, diverte e rincuora.

    [foto di Diego Arbore]

  • Smack!: Prà, Sestri Ponente, Lagaccio i fumetti si alleano con il sociale

    Smack!: Prà, Sestri Ponente, Lagaccio i fumetti si alleano con il sociale

    Fumetti «Pensiamo che ogni realtà, anche un festival come quello del fumetto, abbia il dovere di contribuire, a proprio modo, alla vita della comunità», è così che nasce una piccola rassegna di eventi tra il sociale e il fumetto, tutti realizzati in modo volontario da parte degli organizzatori, dei disegnatori ospiti e delle realtà territoriali.

    Tra fine novembre e gennaio SMACK!, la Fiera del Fumetto di Genova promuove – insieme al centro di aggregazione I Corsari delle Lavatrici, il centro di aggregazione I Piccoli Diavoli di Sestri Ponente, l’associazione Quartiere in Piazza del Lagaccio, i disegnatori di “Un Fatto Umano”, la disegnatrice genovese Chiaretta, il disegnatore Giovanni Bruzzo (Bonelli), la Scuola Chiavarese del Fumetto, Progetto Yepp – tre eventi che uniscono ognuno 1 realtà sociale, 1 disegnatore di fumetti, 1 avvenimento, 1 tema.

     

    Gli eventi di SOCIAL SMACK!, tutti aperti e gratuiti fino al raggiungimento del numero indicato, sono:

    I disegni italian/manga al centro per minori delle “Lavatrici”

    ___ 26 novembre e 3 dicembre. Presso il centro I Corsari, al centro civico San Pietro (Lavatrici, sulle alture di Prà) dalle ore 17 alle ore 18,30 laboratorio di 2 incontri sul disegno a fumetti tenuto da Chiaretta.

    Aperto ai bambini/ragazzi de I Corsari e, fino al raggiungimento delle 15 adesioni, ad altri partecipanti.

    Info: Enrico 3476419212

    Il centro di aggregazione I Corsari è un servizio del Centro Servizi Minori e Famiglie del Municipio Ponente, destinato ai minori dai 6 ai 17 anni, aperto il martedì ed il venerdì dalle 15,30 alle 19. Il centro lavora in un contesto difficile ed isolato come le Lavatrici di Prà, fornendo un contributo fondamentale per creare nuove opportunità sociali e momenti di condivisione.

    Chiaretta

    Chiara è una disegnatrice genovese che ha un suo pubblico negli appassionati del fumetto in stile giapponese “manga”. Produce storie autoprodotte o per editori del settore e la sua filosofia è di disegnare in stile manga storie dal contenuto occidentale. Per lei infatti non è possibile narrare storie di una cultura lontana senza conoscerne profondamente tutte le implicazioni. Attualmente a Genova tiene un corso per Accademia Manga.

     

    Gli autori genovesi di “Un Fatto Umano”, la storia a fumetti di Falcone e Borsellino (Einaudi) al Lagaccio

    ___ incontro con gli autori il 29 novembre, alle ore 21, presso la “casetta” dell’Associazione Quartiere in Piazza, Piazza dei Popoli, (da via Napoli all’incrocio con via Vesuvio).

    Aperto a tutti.

    L’associazione Quartiere in Piazza è nata con la realizzazione dei giardini all’incrocio tra via Napoli e via Vesuvio, con lo scopo di gestire questo nuovo spazio, ossigeno puro per un quartiere compresso come il Lagaccio, si occupa di promuovere animazione sociale, incontri con famiglie, percorsi culturali e di integrazione.

    Alessandro Parodi e Fabrizio Longo

    I genovesi Parodi e Longo hanno realizzato la storia/libro a fumetto “Un Fatto Umano”: il racconto di Falcone e Borsellino, trasfigurati in uomini/animali che porta in tavole la drammaticità e la bellezza della storia dei due eroi nazionali.

    Il libro è un fenomeno, oltre che di cultura, anche editoriale avendo avuto, ad oggi, un riscontro di vendite di circa 11.000 copie tra Italia e Francia.

     

    Il disegnatore della Bonelli di Tex, Dampyr, Mister No e altri incontra i ragazzi de I Piccoli Diavoli

    ___ Presso il centro I Piccoli Diavoli, due martedì di gennaio 2013, in via Vado 21/1, a Sestri Ponente laboratorio di 2 incontri sul disegno a fumetti tenuto da Giovanni Bruzzo, noto disegnatore Bonelli. Bruzzo incontrerà per due pomeriggi i ragazzi interessati alla professione disegnatore. Nei due incontri, oltre a dare alcuni consigli e indicazioni su come disegnare Bruzzo parlerà di come si arriva a disegnare e a lavorare nel mondo dei comics.

    info 3807504407

    Il Centro di Aggregazione Giovanile “I Piccoli Diavoli” è un servizio a libero accesso per i giovani, fa parte dei servizi del Centro Servizi Minori e Famiglie del Municipio Medio Ponente ed è inserito all’interno delle Politiche Giovanili della Regione Liguria .

    Situato in via Vado 21/1 a Sestri Ponente apre Lunedì e Venerdì dalle ore 13 – 18 ,Martedì 13 – 21 e si rivolge alla fascia di età 11 – 18 anni.

    Il centro offre ai ragazzi diverse opportunità di percorsi personali e laboratoriali. L’equipe dei Piccoli Diavoli lavora in connessioni con le reti associative, famigliari, istituzionali della zona.

    L’iniziativa sarà supportata e promossa anche dal gruppo YEPP locale.

    YEPP è un progetto internazionale presente da diversi anni anche a Cornigliano che mira a migliorare la qualità della vita dei Giovani nei territori in cui vivono. Si basa sul concetto di Sviluppo di Comunità, ossia sull’idea che la Comunità e i Giovani del Territorio sappiano di cosa c’è bisogno e abbiano solo bisogno di uno stimolo per acquisire il potere di migliorare il proprio territorio (Empowerment). L’altro concetto di fondo è quello della partnership. Mettendo insieme vari soggetti (pubblici, privati e del terzo settore) si riescono ad ottenere risultati di gran lunga superiori rispetto a quando si lavora individualmente.

    Giovanni Bruzzo

    Genovese, classe 1961, protagonista della scena genovese e animatore culturale è diventato uno dei disegnatori di riferimento del mondo Bonelli.

    Tex, Mister No, Dampyr alcuni dei personaggi di cui ha disegnato indimenticabili storie. Il suo stile è tra quelli riconosciuti e apprezzati dagli appassionati, collezionisti e caratterizza le storie in modo forte e originale.

    Prezioso il suo intervento in questo progetto per la possibilità di raccontare ai ragazzi la quotidianità, il “dietro le quinte”, le caratteristiche della professione del disegnatore.

  • Buche nelle strade, danni e infortuni: come ottenere risarcimento

    Buche nelle strade, danni e infortuni: come ottenere risarcimento

    Nella vita sia sa, ci sono buchi per nascondersi, buchi neri e campi da golf… Purtroppo ci sono anche le buche per strada, le nostre strade che di liscio non hanno nulla. In queste buche si può cadere, ci si può fare male; si cade a piedi, si cade in moto, si bucano gomme… Queste buche a volte sono voragini ed evitarle è facile, basta la dovuta attenzione; talvolta però sono invisibili, addirittura avvallamenti impercettibili che però possono mettere a repentaglio la vita dei cittadini.

    Stiamo parlando delle insidie – trabocchetti. Si parla di questo quando un soggetto, pur adoperando l’ordinaria diligenza, pur prestando la dovuta cautela, cade a causa di una buca “invisibile” e si fa male… Tante persone mi chiedono come possono fare per ottenere un adeguato risarcimento.

    Ecco un piccolo vademecum:
    – La richiesta danni va inviata al proprietario della strada (Comune, Provincia o Stato presso il Ministero dei trasporti) entro cinque anni dalla data dell’incidente.
    – Il danno va provato con testimonianze di persone che hanno assistito all’evento e con fotografie dell’insidia – trabocchetto che ha causato la nostra caduta; è sempre meglio chiamare sul posto la Pubblica Autorità che possa verbalizzare l’accaduto.

    Da ultimo, rammento una piccola distinzione di mero diritto: si possono richiedere i danni ai sensi dell’art. 2043 del Codice civile (responsabilità extracontrattuale) o ai sensi dell’art. 2015 del Codice civile (responsabilità da cosa in custodia).
    La giurisprudenza ultimamente propende per la seconda via, anche se nutro qualche dubbio sul fatto che il proprietario di un bene (la strada) possa essere considerato custode della stessa: un doppione apparentemente inutile.

    E, comunque sia, non camminate con la testa fra le nuvole, ma guardate dove mettete i piedi; d’altronde si sa, tutti vaghiamo in un campo minato che si chiama vita…

     

    Alberto Burrometo

    Per segnalazioni, domande e richieste di consulenza scrivere a progetto.up@gmail.com oppure redazione@erasuperba.it. La rubrica “Consulenza Online” vuole essere un filo diretto con i lettori, il presidente dell’ associazione Progetto Up Alberto Burrometo è a vostra disposizione.

  • Torrenti Genova: lungo elenco di rivi ad alto rischio idraulico

    Torrenti Genova: lungo elenco di rivi ad alto rischio idraulico

    Ponte CarregaA Genova è ancora lungo l’elenco dei corsi d’acqua ad alto rischio idraulico. La conferma arriva dai tecnici degli uffici di Palazzo Tursi che mercoledì scorso, in occasione della seduta della Commissione consiliare Territorio, hanno consegnato ai consiglieri comunali una dettagliata scheda.

    Nel documento – firmato dal direttore settore Manutenzione, infrastrutture, verde e parchi del Comune di Genova, Stefano Pinasco – i torrenti sono stati divisi in due categorie: ad elevatissimo rischio idraulico oppure ad elevato rischio idraulico.

    Nella prima, quella che rappresenta le situazioni che destano maggiori preoccupazioni, troviamo il Chiaravagna ed il Ruscarolo. Entrambi presentano «elevatissime criticità per estrema insufficienza delle sezioni d’alveo nel tratto a valle del viadotto autostradale».

    Per quanto riguarda il torrente Chiaravagna sono stati avviati una serie di interventi e recentemente sono partiti anche i lavori per la demolizione del palazzo di via Giotto.

    Ma ad elevatissimo rischio viene considerato anche il Bisagno per il quale il 29 novembre si attende il verdetto del Tar per sapere se potranno proseguire i lavori per la risistemazione del secondo lotto dell’alveo, con annesso rifacimento della copertura, mentre attualmente sono in corso gli interventi per la messa in sicurezza della frana nell’ex area delle Brignoline sull’affluente Fereggiano.

    Situazione ad altissimo rischio anche per i rivi Noce, Rovare e Casaregis.

    Nella seconda categoria, quella dei corsi d’acqua a rischio elevato, invece, troviamo: il Cerusa ed i suoi affluenti a Voltri, il Branega ed i suoi affluenti a Prà, i rivi Molinassi e Cantarena nel quartiere Sestri Ponente, il Vernazza a Sturla.

    Per il Molinassi è stato approvato il progetto preliminare per adeguare il tratto urbano del rivo, da piazza Clavarino alla foce, nell’ambito del ribaltamento a mare di Fincantieri, anche se ancora si attende la conferma del finanziamento, mentre sono in fase di progettazione degli interventi su aree di frana.

    Per il Cantarena ed il Vernazza allo stato attuale non c’è nessun finanziamento disponibile ma sono previsti dei progetti di intervento. Infine, per quanto riguarda Cerusa e Branega, ancora non ci sono progettazioni in corso.

     

    Matteo Quadrone

    Foto di Daniele Orlandi

     

     

  • Vivere altrimenti: un documentario sulla società che cambia

    Vivere altrimenti: un documentario sulla società che cambia

    don santoroLe Piagge, Nomadelfia, Monte Sole, Romena, Casa al Dono, Il Pungiglione. Luoghi diversi, dislocati in varie parti del Nord e Centro Italia, ma con una caratteristica comune: sono comunità che scelgono di «percorrere strade per un mondo migliore», lontani dai ritmi e dalle logiche della società dei consumi.

    Alcune sono nate come luoghi di accoglienza per ex carcerati, tossicodipendenti e persone disagiate, altre come punto di riferimento spirituale. Oggi ospitano anche persone che scelgono di cambiare radicalmente il loro stile di vita e basare i loro valori sulla condivisione e su uno stile di vita rispettoso dell’uomo e dell’ambiente. I metodi scelti dalle diverse comunità non sono uguali tra loro, ma in tutte è presente una grande attenzione all’accoglienza e alla relazione con gli altri, che si spinge fino alla gestione in comune del denaro e valorizzazione del lavoro, in quanto ciascuno si impegna per contribuire al mantenimento e allo sviluppo della comunità stessa.

    Luoghi che dall’esterno sono spesso percepiti come sette o emanazione di gruppi religiosi. Il giovane regista genovese Pietro Barabino ha scelto di visitarli per mostrare un “volto diverso” di queste comunità: la scorsa estate, complice una settimana di ferie, ha girato con un amico in alcuni di questi luoghi, approfittando della loro ospitalità e “ricambiando” con una serie di interviste video.

    Il risultato di questo viaggio è “Vivere altrimenti”, un documentario che Pietro ha arricchito inserendo a posteriori la storia di tre amici (interpretati da Pietro Pesce, Federico Piana, Paolo Nunziante) e la “benedizione” di Don Andrea Gallo.

    Scopo del documentario è, come ci racconta Pietro, «far sapere alla gente che questi luoghi sono aperti, che chiunque può andare a visitarli e incontrare le persone che li abitano». Il regista ci tiene a precisare che il progetto non ha intenti prettamente “politici” né religiosi: le interviste sono state montate prediligendo il filo conduttore di «persone che scelgono di cambiare, a fronte di ritmi di vita oggi insostenibili».

    È lo stesso Pietro a spiegare i suoi intenti: «L’ascolto di persone che scelgono di cambiare, a fronte di un modello di sviluppo insostenibile che si ripercuote sulla qualità della nostra vita, può anche essere da stimolo per mettersi in discussione e quindi invitare al cambiamento. “Vivere altrimenti” non vuole proporre soluzioni ideologiche o preconfezionate, ma evidenzia come – prima e piuttosto che rivoluzionare la politica e la società nelle sue sovrastrutture – sia indispensabile ridiscutere le nostre scelte e il nostro stesso stile di vita. Le persone intervistate, che hanno fatto scelte radicali e mettono in pratica questa utopia di un mondo migliore, possono essere stimolo per la ricerca di ognuno di noi».

    Queste le persone intervistate nel documentario.
    Don Andrea Gallo (Comunità di San Benedetto al Porto, Genova)
    Don Alessandro Santoro (Comunità di base delle Piagge, Firenze)
    Beniamino Vitale (Casa al Dono, Vallombrosa)
    Antonella Pelillo (Casa al Dono, Vallombrosa)
    Luca Daolio (Piccola Famiglia dell’Annunziata, Monte Sole – Marzabotto)
    Paolo Barabino (Piccola Famiglia dell’Annunziata, Monte Sole – Marzabotto)
    Don Luigi Verdi (Fraternità di Romena, Pratovecchio)
    Pietro di Nomadelfia (Comunità di Nomadelfia, Grosseto)
    Monica di Nomadelfia (Comunità di Nomadelfia, Grosseto)
    Sefora di Nomadelfia (Comunità di Nomadelfia, Grosseto)
    Mauro Cavicchioli (Il Pungiglione – Villaggio dell’Accoglienza, Mulazzo)
    Franco Di Nucci (Il Pungiglione – Villaggio dell’Accoglienza, Mulazzo)

    Qui potete vedere il documentario: l’opera è prodotta e distribuita sotto una licenza Creative Commons: l’intenzione del regista è permettere a chiunque di “far girare” il video, citando fonte e autore, in modo che il documentario abbia la massima diffusione possibile. Chi vuole saperne di più sul progetto e fosse interessato alle interviste integrali può scrivere direttamente al regista, all’indirizzo loescludo@quipo.it.

    Marta Traverso

  • L’ars topiaria: potatura rigorosa ed estro creativo

    L’ars topiaria: potatura rigorosa ed estro creativo

    Ars topiaria fioriAl di là di quanto già detto negli articoli precedenti, nell’“ars topiaria” la fantasia può liberamente sbizzarrirsi, a mezzo della potatura artistica delle piante è possibile realizzare una enorme, quasi infinita, varietà di forme. Le essenze vegetali che resistano alle periodiche potature si prestano infatti a soddisfare le più diverse esigenze del progettista o del semplice giardiniere. In verticale, si potranno scolpire sfere, spirali, coni, colonne… L’estro del giardiniere spesso porta però a realizzare anche forme estremamente elaborate e diversificate: spaventapasseri, uccelli, cani, gatti

    ars topiaria muri verdiLa realizzazione, la manutenzione ed i relativi costi nonché la tempistica (spesso anni!) necessari per creare e mantenere queste sculture vegetali variano, ovviamente, molto a seconda della tipologia scelta. Spesso sono infatti necessarie impalcature, fili tirati a piombo, cesoie e forbici di grandi dimensioni per mantenere, nel tempo, l’opera realizzata. Va anche ricordato che l’intervento di regolazione del verde dovrà essere ripetuto, sistematicamente ed ad intervalli abbastanza costanti (che tengano ovviamente conto della fase di sviluppo vegetativo e di riposo delle piante), più volte nel corso dell’anno.

    ars topiaria muri verdi 1In tema di forme, molto suggestiva risulta poi la realizzazione di veri e propri muri verdi, essi potranno avere una altezza molto variabile ed adeguarsi in modo sorprendente alle esigenze del giardino. Questi ultimi potranno infatti essere semplici o molto elaborati, caratterizzati da un profilo dentellato, diritto, ondulato o mosso.
    A volte tali opere possono persino assumere interessanti forme simil naturali, ossia riuscire ad emulare, attraverso uno studio attento e mirato, uno sviluppo solo apparentemente spontaneo della vegetazione presente in natura.
    In realtà un simile risultato è, però, sempre frutto di un meticoloso e lunghissimo lavoro, effettuato nel tempo da potatori esperti, che sanno assecondare alla perfezione lo spontaneo sviluppo delle singole piante del filare, piegandolo docilmente ed in modo impercettibile per l’osservatore, alle loro esigenze concrete.
    In questi casi, il risultato finale potrà essere davvero eccezionale. La linea della siepe sarà, infatti, moderatamente e spontaneamente irregolare in tutte le dimensioni spaziali: orizzontale, verticale e diagonale.

    ars topiaria muro berde dentellatoars topiaria misto

                                                                                                                                                                                                  Lo spessore, l’altezza ed il volume della siepe varieranno, infatti, nel giro di poche decine di centimetri, adeguandosi alle esigenze del progettista e tenendo, al tempo stesso, conto delle esigenze vegetative delle varie piante impiegate.
    Ogni scelta stilistica dovrà, ovviamente, adeguarsi al contesto paesaggistico ed urbanistico. Un alto muro verde dal profilo “dentellato” sarà, per esempio, perfetto per un castello, una siepe ondulata si adatterà molto bene alla spontaneità di un giardino di un cottage nella campagna rurale inglese, linee sobrie, regolari e pulite saranno, in genere, l’ideale per edifici e contesti più moderni (a meno che non si preferiscano le varianti “barocche”, di cui ad un precedente articolo).

    ars topiaria gallo

    Stupefacente può essere, infine, l’utilizzo dell’“ars topiaria”, ossia l’impiego delle piante quali forme geometriche e scultoree, in contrasto con altra vegetazione ed in particolar modo con l’erba, lasciata incolta nei prati. In alcuni giardini inglesi, lo schema ora delineato viene impiegato come mezzo di raccordo tra il giardino vero e proprio e lo spazio a verde circostante. Qui la natura riprende, infatti, il sopravvento e gli interventi dell’uomo sul paesaggio si attenuano via via che ci si allontana dagli edifici e dal parco “disegnato” dai progettisti.

    In simili casi si assiste, quasi stupiti, all’inserimento di grandi sculture regolari, svettanti su onde verdi di prato, mosse dal vento. In particolare, ricordo il caso di un parco inglese in cui vi era un vero e proprio filare di grandi opere ad “ars topiaria”, tutte simili tra loro per dimensioni, altezza ed ingombro volumetrico, ma al tempo stesso tutte differenti, fra loro, per finiture e diversamente potate nella loro parte apicale. Queste ultime sembravano quasi delle “torri”, collocate lungo il confine ed immaginate, nel capriccio del progettista, quali divagazioni sul medesimo tema di fondo. Esse spuntavano, per poi svettare, da un prato, lasciato volutamente incolto, composto di molte varietà di erbe e di fiori spontanei. Il contrasto era evidentemente molto forte e molto suggestivo.ars topiaria animali Da un lato, il rigore del progetto e del “controllo” dell’uomo sulla natura, dall’altro il paesaggio che domina incontrastato ma non, per questo, meno scenografico. Il verde chiaro, irregolare e screziato del prato contrastava poi, in modo al tempo stesso molto naturale ma, in realtà, molto studiato, con la massa scura delle alte piante di bosso. Il primo opaco ed irregolare, la seconda scultorea, compatta e lucente, sotto i raggi del sole.
    L’insieme risultava quindi ironico, strumento di passaggio e, al tempo stesso, “cerniera” tra il giardino “progettato e costruito” ed il terreno a pascolo, spontaneo.
    Il panorama così ottenuto sembrava ricordare all’osservatore, con sottile compiacimento del progettista, che, in fondo, l’opera della natura non è, pur nella sua assoluta semplicità, meno attraente della più elaborata e impegnativa, per manutenzione e costi, opera a verde realizzata dall’uomo.

    Filippo Leone Roberti Maggiore e Emanuele Deplano
    Per informazioni: ema_v@msn.com

  • Gruppo di lettura Genova: incontri a Officina Letteraria

    Gruppo di lettura Genova: incontri a Officina Letteraria

    LibroSono sempre più numerosi gli appuntamenti a Genova, dedicati a chi ama la lettura e la scrittura creativa. Parte martedì 27 novembre una nuova iniziativa a cura di Officina Letteraria, lo spazio dedicato alla scrittura aperto da Emilia Marasco e Claudia Priano.

    Leggere e scrivere di libri è un gruppo di lettura sui generis, una serie di incontri in cui noti scrittori genovesi raccontano i testi che più li hanno appassionati e ne discutono insieme ai lettori. In parallelo, c’è la possibilità di partecipare alla costruzione di un blog collettivo dove inserire tutti gli spunti nati dagli incontri di lettura.

    Questo il calendario degli incontri, che si terranno ogni martedì (ore 18-20) nella sede di via Cairoli 4B.

    Novembre 2012: Nessun dove di Neil Gaiman, con Sara Boero

    Dicembre 2012: Quel che rimane di Paula Fox, con Claudia Priano

    Gennaio 2013: Body art di Don De Lillo, con Emilia Marasco; Una solitudine troppo rumorosa di Bohumil Hrabal, con Elena Mearini

    Febbraio 2013: L’idiota di Fedor Dostoevskij, con Bruno Morchio; Una cosa divertente che non farò mai più di David Foster Wallace, con Paola Ronco

    Marzo 2013: Le onde di Virginia Woolf, con Ester Armanino

    Aprile 2013: Tramonto e polvere di Joe Lansdale, con Sara Boero; Il mare non bagna Napoli di Anna Maria Ortese, con Claudia Priano

    Maggio 2013: Una questione privata di Beppe Fenoglio, con Paola Ronco

    Il laboratorio intero costa 250 €, mentre ogni singolo testo costa 25 € (comprensivo di due incontri con l’autore e uno con Marta Traverso, curatrice del blog di Officina Letteraria). Per info e iscrizioni officinaletterarialab@hotmail.it.

  • Pechakucha Night Genova 2012: artisti e creativi a Sant’Agostino

    Pechakucha Night Genova 2012: artisti e creativi a Sant’Agostino

    Chiesa S.Agostino Venerdì 23 novembre a partire dalle 17.20, presso l’Ex Chiesa Sant’Agostino (accanto al Teatro della Tosse) si terrà PechaKucha Genova vol.#04, nuovo appuntamento con la maratona della creatività alla scoperta di progetti e idee made in Genova.

    Dopo le serate alla Claque, al Solidoc in piazza Matteotti e al Banano Tsunami al Porto Antico, nuovo momento di incontro tra artisti, designer, architetti, urbanisti, fotografi, videomaker, liberi pensatori, in collaborazione con il progetto europeo Creative Cities.

    Nel corso della serata verranno presentati undici progetti, ciascuno dei quali avrà a disposizione 6 minuti e 40 secondi per descrivere il proprio lavoro.

    Programma della serata.
    17:20 Progetti Impresa a cura di Creative Cities
    19:00 Aperitivo in city loop
    20:20 PechaKucha Night parte I
    21:15 Beer Break con Dj Set/Video Proiezioni
    22:00 PechaKucha Night parte II
    23:20 Musica e Video Proiezioni

    Questi i progetti che saranno presentati:
    – Repertorio primo – Oratura per figure | Giancarlo Contu + Laboratorio Defunto bib(h)icante
    – Manifesto del teatro fluttuante | Cri Eco + Filippo Vassallo
    Intrecci urbani – Yarn bombing a Genova | Chiara Pirrone + Sara Parodi || Ufficio Culturà e Città Comune di Genova
    Eticologiche | Luana Ciambellini + Silvia Dalla Dea
    – Tiny Game Design Tool| Federico Fasce || Urustar
    – Master of the midfield – All round you | Gianni Stevano
    – Cercasi Eva disperatamente | Alfonso Bonavita
    – Cuo(lo)ri | Valeria Caico + Marinella Pagano
    – Il ramo filosofico | Gianluca Marconi
    – Webradio Internazionale | Riccardo Rostirolla + Claudio Marchi || Bob Dreamer
    – Città del deserto | Luca Vigliero

    [foto di Daniele Orlandi]

  • Gronda di Ponente: il progetto, l’iter, gli obiettivi e le critiche

    Gronda di Ponente: il progetto, l’iter, gli obiettivi e le critiche

    Il progetto Gronda di Ponente – di cui si parla almeno da inizio anni 2000, ma il processo progettuale, sviluppatosi attraverso numerose e diverse ipotesi di tracciato, è partito addirittura negli anni ’80 – si prefigge l’obiettivo di alleggerire il traffico del nodo autostradale di Genova: «Uno dei tratti maggiormente congestionati del nostro Paese – secondo Autostrade per l’Italia (Aspi) – a causa della confluenza nell’area metropolitana genovese di 4 diverse autostrade (A7, A10, A12, A26) soggette sia al traffico passeggeri sia al traffico merci a servizio del porto di Genova e degli assi est-ovest».

    L’intervento è volto a portare un miglioramento della circolazione e una diminuzione dei tempi di percorrenza nelle tratte autostradali interessate. «L’opera consentirà di trasferire la metà del traffico leggero e la quasi totalità di quello pesante sul nuovo itinerario, così da sostenere la crescita economica cittadina e migliorare la sicurezza stradale», spiega Autostrade per l’Italia. Ma il progetto «Risulta fondamentale anche per lo sviluppo futuro dei traffici portuali e per la riduzione delle esternalità negative provocate dal rilancio su gomma delle merci che transitano per il porto di Genova».
    In sostanza la Gronda di Ponente è un tratto autostradale a due corsie per senso di marcia che rappresenta il raddoppio dell’esistente A10 nel tratto di attraversamento del Comune di Genova (dalla Val Polcevera fino all’abitato di Vesima) e che fa parte del più ampio progetto di potenziamento del Nodo Stradale ed Autostradale di Genova. In esso è incluso il potenziamento dell’A7 tra Genova Ovest e Bolzaneto e dell’A12 tra Genova Est e l’asse Nord–Sud rappresentato dall’A7 stessa. Inoltre è prevista la riconfigurazione del “Nodo di San Benigno” di connessione tra la viabilità locale e il casello di Genova Ovest.

     

    Voltri, progetto Gronda di Ponente
    Simulazione progetto: nuovi viadotti Cerusa est e ovest

    IL TRACCIATO DEFINITIVO DELLA GRONDA

    Il tracciato della Gronda di Ponente si sviluppa per circa 33 km, il 90% dei quali in galleria. La Gronda sfocerà all’aperto solo nelle vallate adiacenti al Polcevera e a Voltri dove sono previsti collegamenti con le autostrade attuali. Autostrade per l’Italia finanzierà l’intervento per un costo totale di circa 3,2 miliardi di euro. La durata dei lavori prevista è di circa 8 anni.

    Guardando i monti, a destra del mercato ortofrutticolo di Bolzaneto nascerà il nuovo nodo autostradale che contemplerà tutti i raccordi con le autostrade preesistenti. Da qui partirà la nuova Gronda. Il viadotto passerà sopra il mercato, attraverserà il torrente Polcevera (1 pilone sarà posizionato nell’area mercato, 1 nell’alveo del corso d’acqua) e, praticamente all’altezza di Babyfarma (che verrà demolito), partirà la galleria (è stato deciso lo spostamento di alcuni metri per salvare dalla demolizione il settecentesco Palazzo Pareto) che sbucherà in Val Varenna (zona a rischio frane e dissesto idrogeologico).

    Parliamo di una galleria di 6 km (2 canne affiancate da circa 12-13 metri l’una) che scorrerà sotto la collina di Murta (anch’essa zona a rischio frane) per giungere all’altezza delle cave dismesse della Val Varenna (dove è sicura la presenza di amianto in grande quantità) e attraversarle. Seguiranno 200 metri all’aperto per scavalcare il torrente Varenna. Poi altri 6 km di galleria fino in prossimità del parco di Villa Duchessa di Galliera, in pratica sotto la collina, tagliando una fetta del parco storico. La Società Autostrade con le ultime modifiche ha rivisto il fronte di accesso per ridurre l’impatto sulla vegetazione e su due manufatti storici (la Grotta del Leone e la Latteria che probabilmente verranno salvati). Inoltre ha promesso di realizzare delle opere di mitigazione ambientale, ma la composizione originaria del complesso di Villa Duchessa di Galliera, sarà inevitabilmente compromessa. Infine un viadotto condurrà a Fabbriche di Voltri dove è prevista un’altra galleria che sbucherà nei pressi dell’abitato di Vesima.

     

    Bolzaneto, progetto Gronda di Ponente
    Simulazione progetto: galleria Monterosso, viadotto Bolzaneto (Mercato Ortofrutticolo/Babyfarma)

    IL DIBATTITO PUBBLICO

    La definizione del tracciato dell’intervento è stato oggetto di un dibattito pubblico, svoltosi nel periodo compreso tra febbraio e maggio 2009, promosso dal Comune di Genova (guidato all’epoca dall’ex sindaco Marta Vincenzi che del presunto processo partecipativo al progetto Gronda ha fatto il suo cavallo di battaglia) in accordo con il soggetto proponente (Autostrade per l’Italia). Lo scopo era «Diffondere tutte le informazioni necessarie con la massima trasparenza e capillarità, dando voce a tutti i cittadini, senza preclusioni – spiega Autostrade – Per rendere imparziale il confronto, il dibattito pubblico è stato gestito da una Commissione indipendente, formata da esperti esterni al mondo genovese».

    Secondo alcuni è stato il primo caso in Italia di débat public “alla francese” relativo a una grande opera infrastrutturale (l’idea di fondo del débat public è quella di aprire un confronto pubblico preventivo su una grande infrastruttura, prima che essa sia giunta allo stadio della progettazione). Per i comitati No Gronda e le associazioni, invece, la decisione era già stata presa ed il dibattito è servito soltanto a porre la cittadinanza di fronte a 5 ipotesi di tracciato, escludendo di fatto l’opzione zero, vale a dire l’eventualità di non realizzare la grande opera.

    «Le riflessioni sviluppate attorno al problema della congestione del nodo di Genova hanno confermato che la gronda non è il rimedio ma uno dei possibili rimedi – ha dichiarato il presidente della Commissione indipendente, il professore Luigi Bobbio, esperto in analisi delle politiche pubbliche e in processi decisionali inclusivi, Università di Torino – Il merito dei sostenitori dell’opzione zero è stato quello di richiamare l’attenzione sullo sviluppo del trasporto su ferro e di aver proposto politiche integrate per una mobilità dolce».
    Il dibattito pubblico ha evidenziato che «L’impatto sul sistema residenziale è vissuto come l’aspetto più critico del progetto –sottolinea Autostrade per l’Italia – Questo ha portato a identificare una sesta alternativa (basata sulla soluzione medio‐alta, considerata la più idonea) che permetterebbe di ridurre notevolmente il numero di alloggi interferiti e potenzialmente espropriati, da cui si è preso spunto per il progetto definitivo».

    La soluzione presentata da Autostrade il 29 maggio 2009 è stata approvata dal Consiglio Comunale e inserita nel protocollo di intesa tra Provincia di Genova, Anas S.p.A., Autostrade per l’Italia S.p.A e Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti per la realizzazione del nodo stradale e autostradale di Genova, sottoscritto l’8 febbraio 2010. Con tale protocollo d’intesa si è anche annunciato la costituzione da parte del Comune di Genova dell’Osservatorio locale per la Gronda di Ponente. L’Osservatorio, il cui primo incontro risale al 13 dicembre 2010, ha l’obiettivo di monitorare l’avanzamento dell’intervento e offrire massima trasparenza alla cittadinanza.
    Il 13 aprile 2011 il protocollo di intesa sopra citato è stato sottoscritto anche da Regione Liguria dopo che è stato raggiunto un accordo sulle attività di progettazione preliminare del tunnel della Val Fontanabuona, opera non presente nella Convenzione Unica Anas/Aspi del 2007.
    Il 14 aprile 2011 è stato inoltrato dalla società Spea Ingegneria Europea S.p.A. (la società di ingegneria di Autostrade) all’Anas il Progetto Definitivo per la validazione tecnica.
    Il progetto definitivo e lo studio di impatto ambientale per l’avvio della Conferenza dei Servizi sono stati presentati il 4 maggio 2011 presso l’auditorium del Palazzo Rosso.
    Il 15 giugno Autostrade ha presentato istanza al Ministero dell’Ambiente e in data 16 giugno 2011 si è dato inizio alla procedura di VIA (Valutazione Impatto Ambientale) Nazionale.

     

    Voltri, progetto Gronda di Ponente
    Simulazione progetto: nuovi viadotti Cerusa est e ovest

    LE CRITICITA’: UTILITA’ E OBIETTIVI DELL’OPERA

    Innanzitutto la Gronda di Ponente sarà davvero utile per decongestionare il traffico sul nodo autostradale genovese?
    È questa la prima domanda da porsi per affrontare una discussione seria.
    «Nel dibattito pubblico Autostrade si è presentata solo per decidere quale tracciato sarebbe stato accettato con minori contestazioni – spiega Vincenzo Cenzuales del WWF – ma è stata costretta a giustificare l’utilità dell’opera grazie al pressing di cittadini e associazioni».

    L’obiettivo primario perseguito da Autostrade è migliorare le condizioni di circolazione e ridurre i tempi di percorrenza dei tratti autostradali afferenti al capoluogo ligure, nonché «Evitare un ulteriore futuro peggioramento delle condizioni, ineluttabile in caso di non intervento, tenuto conto che già oggi questi risultano disturbati da notevoli code e blocchi. Il traffico merci, insieme con quello cittadino e pendolare e con quello turistico nel periodo estivo è causa di elevati livelli di congestionamento dell’area metropolitana genovese. Le verifiche effettuate sulla funzionalità del sistema nello scenario attuale pongono in chiara evidenza come, nella fascia di punta della mattina, la domanda di spostamento polarizzata sul capoluogo ligure dia luogo a situazioni di marcata congestione del sistema autostradale ed in particolare proprio dell’autostrada A10 Genova–Ventimiglia e dell’autostrada A7 Genova–Serravalle».

    Il progetto di Gronda di Ponente ambisce a una separazione dei flussi che transitano attualmente nel nodo stradale genovese provenienti da Ovest, consentendo di canalizzare i flussi di attraversamento sul nuovo tronco autostradale e di dedicare il tratto della A10 tra Voltri e Genova Ovest ai traffici di penetrazione nel centro cittadino.

    «Il dato più significativo riguarda l’analisi del dove e del quando si verifica un alto volume di traffico – spiega Cenzuales – il traffico intenso è concentrato nell’ora di punta del mattino e cresce man mano che ci si avvicina al centro del nodo. Appare del tutto evidente che la congestione sia da imputarsi principalmente al traffico interno al nodo (dovuto agli spostamenti dei pendolari che afferiscono all’area urbana) e solo in secondo luogo al traffico di scambio, mentre esercita un ruolo marginale il traffico di attraversamento cioè quello che dovrebbe innanzitutto trarre giovamento dalla realizzazione di un by-pass autostradale (Gronda, bretella, tangenziale che sia). Pensare di risolvere il presunto problema della congestione con un by-pass quando il traffico è di accentramento sembra davvero insensato».

    La soluzione del problema, secondo il WWF, è molto semplice: bisogna creare le condizioni affinché i pendolari siano nella possibilità di utilizzare convenientemente i mezzi di trasporto pubblico.
    «Rispetto alle numerose critiche che si possono muovere al modello di simulazione implementato è rilevante evidenziare l’assoluto sottodimensionamento dell’apporto del trasporto pubblico – scrive il WWF – Basti pensare che, a seguito dei lavori per il nodo ferroviario in corso di esecuzione, la frequenza teorica di convogli nella linea costiera del ponente scenderà a 5 minuti dagli attuali 15. Già solo l’incremento di offerta derivante potrebbe assorbire tutto il picco dei pendolari che oggi riempie la A 10 (ma, ricordiamo, intasandola raramente). Il modello di simulazione sembra non “accorgersi” di questi lavori (come di altri) non assegnando quantità significative di nuovi utenti al trasporto pubblico. La domanda da porsi è comunque un’altra: se già oggi la Regione non è in grado di finanziare una frequenza di 15 minuti come potrà, domani, trovare i soldi per frequenze ben superiori? Insomma, le finalità della Regione andranno ancora, come oggi, a finanziare interventi per strade e autostrade o saranno orientate verso servizi moderni e sostenibili?».

    Un elemento che Autostrade ritiene basilare al fine di un efficace utilizzo dell’infrastruttura è la limitazione del transito dei veicoli pesanti sulla A 10 tra Genova Voltri e Genova Aeroporto. «Segnaliamo che non viene indicato alcun modo in cui tale interdizione possa, nella realtà, essere implementata – conclude il WWF – E ancora, nulla si dice sugli effetti che tale interdizione avrà sulla viabilità urbana. Provando a fare dei calcoli abbiamo stimato un incremento di più di 5000 veicoli giornalieri sull’Aurelia che corrispondono, nel periodo diurno, al transito aggiuntivo di un camion ogni 12 secondi».

     

    Valvarenna, progetto Gronda di Ponente
    Simulazione progetto: nuovi viadotti Varenna est e ovest (zona cave amianto)

    IMPATTO AMBIENTALE E RISCHIO AMIANTO

    Gli scavi delle gallerie della Gronda produrranno una quantità di detriti stimata pari a 11 milioni di metri cubi. D’altronde lo stesso amministratore delegato di Autostrade per l’Italia, Giovanni Castellucci l’ha definita «Lo scavo più grande del mondo».

    «È stato rilevato che alcuni dei terreni dei tracciati potrebbero essere potenzialmente amiantiferi, in particolare sono considerati a rischio gli scavi sulla sponda sinistra della Val Polcevera – scrive Autostrade – Di conseguenza, mentre per la zona a est del torrente Polcevera (zona non amiantifera) verranno utilizzati per gli scavi metodi tradizionali, per la parte ad Ovest del Polcevera la realizzazione delle gallerie avverrà tramite l’utilizzo di una Fresa EPB che consente lo scavo meccanizzato, riducendo i tempi di realizzazione dell’opera (100 mesi) e la produzione di polveri da realizzazione. Lo smarino verrà poi diluito e trasportato via mare tramite un impianto di gestione dello smarino (slurrydotto) da Bolzaneto (dove verrà analizzato e ri‐indirizzato in base alla sua natura) alla foce del Polcevera. In particolare, se lo smarino presenta un tenore di amianto rientrante nei limiti di legge consentiti, verrà utilizzato per riempire l’arco rovescio delle gallerie. La maggior parte dei detriti verrà invece utilizzata per ampliare la pista aeroportuale».

    «Si andrà a scavare sotto una montagna particolarmente ricca di rocce amiantifere – spiega il WWF – Si parla di 500.000 m3 di rocce ad alto contenuto di amianto che verranno riutilizzate e di 100.000 m3 che verranno portate in discarica (senza per altro precisare in quali discariche finirà tutto questo materiale)».
    Secondo il WWF la procedura predisposta dai proponenti per il trattamento delle rocce contenenti amianto appare non corretta e non sicura. «Non corretta, in quanto la caratterizzazione viene fatta dopo e lontano dal fronte di scavo, con il rischio di sporcare il campione e di diluire l’elemento pericoloso che si vuole cercare – continua il WWF – Non sicura, in quanto tutta la movimentazione dello rocce deve avvenire all’interno di zone confinate (al 99.95%) e molti passaggi (imbocco gallerie, trasporto con camion dalla zona di Voltri, fangodotto, aree di caratterizzazione) lasciano alquanto perplessi al riguardo; anche la procedura di monitoraggio appare decisamente non adeguata. Dubitiamo che la Asl potrà trovare accettabile un Piano di Lavoro di questo tipo».

    L’area di caratterizzazione delle rocce prevista a Bolzaneto, in prossimità della zona dove sorge il self-service all’ingrosso “Metro”, ospiterà un mega deposito alto 30 metri (in cui arriveranno e partiranno continuamente camion) che dovrà essere a tenuta stagna. «Il modo con cui riusciranno a far ciò non è spiegato nel dettaglio ma appare difficilmente ipotizzabile una soluzione con un grado di sicurezza accettabile – sottolinea il WWF – Se a queste “difficoltà” aggiungiamo la procedura di monitoraggio non completamente affidabile, i cittadini di Bolzaneto farebbero bene a preoccuparsi e molto».
    «A Bolzaneto rischiamo di ritrovarci alle prese con una nuova Casale Monferrato – denuncia Cenzuales – Nel deposito lavoreranno le rocce amiantifere usando tecnologie che non forniscono adeguate garanzie di sicurezza. I materiali saranno suddivisi a seconda della quantità di amianto presente in essi. Quelli con una minima percentuale di amianto finiranno al Canale di Calma per ampliare l’attuale banchina aeroportuale. Quelli con una percentuale superiore, ma considerati di buona qualità, saranno utilizzati per realizzare gli archi rovesci delle gallerie. Occorre ricordare che il riutilizzo di rocce amiantifere previa miscelazione con cemento ed altri additivi, comporta la realizzazione di veri e propri manufatti contenenti amianto (MCA) la cui produzione è vietata dal 1992. Infine i materiali con la medesima percentuale di amianto, ma considerati di cattiva qualità, saranno destinati alla discarica (probabilmente in Germania)».

    Ma non è tutto. Oltre all’amianto, l’altro aspetto che desta maggiori preoccupazioni è lo sconvolgimento della rete idrica. «Viene, infatti, asserito il pressoché totale prosciugamento delle sorgenti della Valpolcevera – sottolinea il WWF – Ai cittadini che vedranno la perdita del loro approvvigionamento idrico vengono prospettate non ben precisate compensazioni al rifornimento, intendendo forse che non saranno loro a provvedere all’allaccio agli ex-acquedotti civici (di tali costi a carico dei proponenti non si trova traccia) o allo scavo di nuovi pozzi».
    È comunque evidente che tali acque non scompariranno nel nulla. «Esse andranno a cercarsi altri e diversi percorsi alterando completamente il sistema irriguo della valle – continua il WWF – In questo modo si determinerà un’importante e sconvolgente mutazione dell’ambiente dato che il tipo di vegetazione e di attività sono indissolubilmente legati alla presenza dell’acqua. La modificazione, incontrollata, del Paesaggio è quindi il primo importante impatto dell’opera».
    Ma esistono diversi e altrettanto gravi impatti legati a questo aspetto. «I nuovi percorsi dell’acqua non potranno che provocare nel sistema di irreggimentazione e di canalizzazione una mutazione profonda, producendo ed aggravando importanti e vasti fenomeni di dissesto idrogeologico», conclude il WWF.

     

    COSTI E OPPORTUNITA’ OCCUPAZIONALI SUL TERRITORIO

    Come detto in precedenza, Autostrade per la realizzazione dell’opera ipotizza una spesa complessiva di circa 3,2 miliardi di euro.

    «Per quanto riguarda i costi abbiamo visto il quasi dimezzamento (3 miliardi di euro) della cifra ventilata durante il Dibattito Pubblico (più di 5 miliardi per l’ipotesi 2) seppur, visto l’incremento di tracciato e gallerie, c’era d’aspettarsi un aumento – sottolinea il WWF – I costi per imprevisti (5%) sono la metà di quelli da letteratura e, considerando l’aleatorietà dovuta alle rocce amiantifere e l’incertezza legata alla preponderanza dei lavori di scavo, tale cifra è veramente inaccettabile. Inoltre, il numero degli anni teorico non subirà incrementi, dimenticando se non altro, che siamo in Italia e che quindi almeno un 20% di dilatazione dei tempi è da mettere in conto».

    Secondo Autostrade la gronda rappresenta un’opportunità per la creazione di nuovi posti di lavoro. «Nella costruzione della Gronda saranno coinvolti 1.600 operai e 250 impiegati per gli 8 anni di durata dei lavori. L’occupazione attivata è pari a 4.680 posti di lavoro per anno».
    Difficilmente, però, si tratterà di opportunità occupazionali per il territorio visto che, solitamente, impegnate in prima linea nella realizzazione di grandi opere infrastrutturali, troviamo imprese specializzate ma non genovesi. Le uniche realtà del luogo che potrebbero trarre qualche giovamento dalla costruzione della Gronda sono le aziende che lavorano nel settore della movimentazione terra.

     

    Begato, progetto Gronda
    Simulazione progetto: zona Torbella – Begato vecchia, svincoli e deviazioni (Ge Ovest – Ge Est)

    A CHE PUNTO SIAMO CON L’ITER DELL’OPERA?

    Attualmente è ancora in corso la Valutazione di Impatto Ambientale da parte del Ministero dell’Ambiente. Una procedura amministrativa atta a descrivere e valutare gli impatti ambientali prodotti dall’attuazione di un determinato progetto. Il fine ultimo dovrebbe essere quello di favorire l’emanazione di una decisione il più possibile completa, fondata e condivisa o di rimettere in discussione l’opportunità del progetto.
    I tratti principali del tracciato che si sottopone alla Valutazione di Impatto Ambientale sono i seguenti: a partire dalla A10 in corrispondenza dell’abitato di Vesima, si sviluppa un lungo tratto fuori sede (la cosiddetta “Gronda di Ponente”) che, superata la zona di Voltri, si sposta progressivamente verso Nord presentando due flessi successivi, per poi, attraversata la Val Polcevera in corrispondenza del casello di Bolzaneto, descrivere un’ampia curva in direzione Sud alla metà della quale (siamo sotto Begato Vecchia in zona Valtorbella) si sfioccano due rami, uno in direzione del casello della A12 di Genova Est e l’altro in direzione del casello della A7 di Genova Ovest.

    La Commissione Via ha richiesto ad Autostrade per l’Italia delle opportune integrazioni in risposta alle osservazioni presentate dalle istituzioni, associazioni e cittadini (singoli e comitati). Recentemente Aspi ha illustrato le sue controdeduzioni nell’ambito della procedura di Via. Anche le istituzioni sono state chiamate a presentare le loro controdeduzioni. Il Comune di Genova le ha già presentate. Mentre si attendono ancora quelle della Regione Liguria che ha recepito le controdeduzioni del comune.

    Fino a quando non arriverà il pronunciamento del Ministero dell’Ambiente altre considerazioni sono pressoché inutili.
    Nonostante ciò Aspi ipotizza che i lavori possano partire nel 2014 se la Valutazione di Impatto Ambientale e la Conferenza dei Servizi fossero concluse entro il 2013.
    Nel frattempo la maggioranza del Comune di Genova si sta spaccando tra favorevoli alla Gronda (Partito Democratico in primis), scettici (Lista Doria) e contrari (Federazione della Sinistra, Sinistra Ecologia e Libertà). Sul fronte dell’opposizione è nota la contrarietà del Movimento 5 Stelle che annovera tra le sue fila i consiglieri Paolo Putti e Mauro Muscarà, due delle anime dei comitati No Gronda, mentre il Pdl ha sempre espresso un giudizio positivo sull’opera.

    Genova ovest, progetto Gronda di Ponente
    Simulazione progetto: casello Genova Ovest

    All’inizio di novembre, il Movimento 5 Stelle ha chiesto di ascoltare in audizione i tecnici di Autostrade per l’Italia e di Spea (la società di ingegneria di Aspi). «Abbiamo posto un sacco di domande a molte delle quali Aspi e Spea non sono state in grado di rispondere – spiega Putti – All’audizione non era presente nessun membro del famoso Osservatorio per la Gronda e non ho sentito intervenire consiglieri di Pd e Pdl per chiedere delucidazioni in merito ai pericoli per la salute pubblica dei cittadini».
    In particolare i tecnici sono stati interrogati sui rischi idrogeologici connessi al fatto che lo slurydotto – il tubo che porterà parte dello smarino da Bolzaneto a mare – poggerà su pali che, per gli 8 anni di durata dei lavori, staranno nell’alveo del torrente Polcevera. «Per evitare rischi abbiamo fatto verifiche con la piena duecentennale del Polcevera», hanno provato a spiegare gli esperti di Spea, ma Mauro Solari (il tecnico invitato dai consiglieri) ha obiettato sul concreto pericolo dell’effetto diga che, in caso di alluvione, potrebbe essere causato dall’accumulo di alberi e altri detriti, bloccati dai pali.

    Giovedì 22 novembre in comune si è tenuta la commissione consiliare sull’Osservatorio per la Gronda, l’ente partecipativo che dovrebbe rappresentare i cittadini e vigilare sull’opera ma che, invece, sarebbe «Un ente di costruzione del consenso – secondo Paolo Puttidove siedono rappresentanti di comitati che non sono più interessati dal tracciato della Gronda, come ad esempio quelli di via Piombelli, via Porro, alcune abitanti di Corso Perrone. Sono comitati addomesticati, politicamente molto vicini alla maggioranza. Noi abbiamo chiesto di chiudere l’Osservatorio perché non serve a niente ed è soltanto una truffa».
    Ma l’occasione è stata propizia anche per discutere delle controdeduzioni presentate dagli uffici tecnici di Palazzo Tursi. «Sono fragili e non entrano nel merito di enormi problematiche – questo il giudizio di Putti – eppure ci sarebbe stata l’opportunità di fare le cose seriamente ma non è questo l’obiettivo dell’amministrazione».

    «Secondo noi il Ministero dell’Ambiente non ha intenzione di turbare determinate dinamiche politiche – continua Putti – quindi a breve, è ipotizzabile a febbraio marzo 2013, potrebbe dare il suo assenso. Comunque sull’opera pende anche il ricorso al Tar presentato da 1200 cittadini. Ogni qual volta che c’è un nuovo atto formale, noi continuiamo ad aggiungere motivazioni».
    E poi arriverà il momento di affrontare la discussione nell’aule politiche, innanzitutto la Sala Rossa di Palazzo Tursi. «Il consiglio comunale aveva già approvato l’opera – conclude Putti – ma sarà chiamato a pronunciarsi nuovamente».

     

    Matteo Quadrone

  • Pierpaolo Rovero alla Maddalena, mostra alla galleria Il Basilisco

    Pierpaolo Rovero alla Maddalena, mostra alla galleria Il Basilisco

    Pierpaolo RoveroVenerdì 23 novembre alle ore 18 alla galleria d’arte Il Basilisco di piazza della Maddalena 7 sarà inaugurata La controparte del vuoto, la mostra personale di Pierpaolo Rovero, pittore e fumettista. Venti le opere in esposizione, visitabili da domani fino all’8 dicembre nel cuore della Maddalena, tra i carrugi a un passo da via Garibaldi. Reduce da recenti successi milanesi, l’artista approda a Genova: proprio il riscontro positivo ottenuto nel capoluogo lombardo ha dato l’input per la realizzazione della Controparte del vuoto. La responsabile della galleria, Silvia Ruffini, ci racconta con orgoglio di come proprio il Basilisco abbia contribuito a far conoscere l’artista nel panorama ligure e a consolidare la sua fama di pittore: già nel 2011 la galleria aveva ospitato una tappa di Omnia, la sua personale itinerante, approdata –oltre che a Genova- prima a Barcellona e poi a Torino.

    Trentaseienne torinese, artista figurativo ed insegnante di Arte del Fumetto all’Accademia delle Belle Arti della sua città, Rovero –a dispetto della giovane età- è già un nome di spicco per i cultori del fumetto: oltre al diploma all’Accademia Disney di Milano, collabora dal 1996 con la testata Topolino della Walt Disney, sia in veste di disegnatore che di sceneggiatore. Eclettico, Rovero spazia dal cinema (disegna tavole per il cartone della Pixar Monster &Co nel 2004) alla letteratura, con le trasposizioni dei romanzi noir del francese Michel Rio, e pubblicando tra 2006 e 2009 i suoi volumi a fumetti Gate 22, MaloneTerroriste, che gli hanno valso indiscussa fama in Francia, Belgio, Olanda e nel resto d’Europa. Non da ultimo, disegna per l’azienda Kinder  le nuove sorprese del celeberrimo ovetto (www.pierpaolorovero.com).

    Qual è l’idea alla base della mostra? «È difficile spiegare una mostra. L’arte deve essere diretta. Deve poter arrivare in modo diverso ad ognuno di noi. Per questo voglio che i miei quadri si prestino a essere interpretati in modo non mediato e senza i filtri dell’arte concettuale», ci racconta l’autore. «L’opera dev’essere ambigua. È come una finestra socchiusa: una finestra spalancata mostra già tutto, non stimola alcuna curiosità. Ma una finestra aperta solo a metà spinge a chiedersi cosa ci sia dietro. I quadri sono narrazioni che chiedono di essere sbirciate: non solo il fumetto ma anche la pittura è una storia. La prima, da leggere. La seconda, da osservare».

    L’idea dell’autore è, dunque, quella di creare un racconto. In particolare, “raccontare le persone attraverso gli oggetti”: fedele a un’ideale di pienezza ossessiva degli spazi, tipica del fumetto underground, Rovero riempie i suoi quadri di dettagli che si moltiplicano all’infinito: «In questa personale» –spiega- «ho voluto definire una condizione, quella del vuoto, attraverso l’uso del pieno estremo. Non a caso, il nome della mostra è una strategia retorica, una litote, che richiama proprio questo stato di cose: la controparte del vuoto altro non è che il pieno». Pieno e vuoto, l’uno evoca l’altro. Dietro l’estremizzazione del primo, si nasconde il secondo: «Quella del vuoto è un’idea da riscoprire, in una società schizofrenica e onnivora, in cui non si è più in grado di cogliere l’interezza di ciò che ci circonda».

    Oltre alle suggestioni dal mondo del fumetto e della pop-art, ora Rovero evolve verso un più sobrio classicismo, con rimandi all’arte fiamminga. Qui esposte, le opere della serie Babette, raffiguranti pentole e cucine, e i libri della serie Alma. Inoltre, sono presenti anche tre nuove opere ispirate alla città di Genova: prospettive insolite della città, dall’alto dei tetti della Superba. Mai oggetti animati, mai persone: ad essere raffigurati, solo oggetti inanimati e nature morte, che Rovero prova a rendere “vive”. Tutti i soggetti, le cucine e i libri in particolare, sono per lui “contenitori”: i primi, contenitori di cultura, i secondi dell’anima. Le sue raffigurazioni sono archetipi che, partendo da qualcosa di apparentemente finito, aprono scenari infiniti e suggeriscono molto altro.

    Qual è la tecnica usata per la realizzazione di questi quadri? «Tutte le opere sono state realizzate con la tecnica undercolor, combinazione di elaborazione digitale e intervento manuale. Elaborato al computer, poi stampato e modificato a mano con pennelli e smalti, o con solventi a spruzzo e acrilici, che consentono di asportare il colore con un pennino. È un procedimento scelto apposta per ottenere nuovi effetti, per creare nuovi colori. Bisogna adattarsi ai cambiamenti nel modo di comunicare, adottare strumenti contemporanei. Mi piace pensare che il mio modo di fare quadri, unendo tecnica pittorica e fumetto, sia un modo per fare incontrare Tintin e i fiamminghi. Un’idea di arte trasversale, in linea con l’evoluzione multimediale della società di internet e dei consumi».

     

    La controparte del vuoto di Pierpaolo Rovero
    Inaugurazione: 23 novembre 2012 ore 18, alla presenza dell’artista
    Mostra: 23 novembre – 8 dicembre 2012 | orari: da martedì a sabato 10.00-12.30, 16.00-19.00 e il giovedì 14.30-19.00
    Il Basilisco, Piazza della Maddalena 7 – Genova galleria@ilbasilisco.info | www.ilbasilisco.info

     

    Elettra Antognetti

  • Università di Ingegneria: inaugura il nuovo Centro di Ricerca

    Università di Ingegneria: inaugura il nuovo Centro di Ricerca

    ErzelliDomani (23 novembre, ndr) è una giornata importante per l’Università degli Studi di Genova. Presso il Polo universitario di Savona (distaccamento dell’Università di Genova, ndr) verrà inaugurato il nuovo Centro di Ricerca Sperimentale per sistemi di combustione realizzato grazie alla collaborazione tra l’Università e la società Danieli Centro Combustion.

    L’azienda (del gruppo della multinazionale italiana Danieli s.p.a., uno dei leader a livello internazionale nella produzione di impianti siderurgici) che si occupa di progettazione e produzione di impianti termici e di riscaldamento per l’industria ferrosa e non ferrosa (forni industriali e bruciatori), ha deciso di investire sull’Università e quindi sulle competenze degli studenti per l’ottimizzazione dei processi di combustione, la riduzione delle emissioni inquinanti e il miglioramento delle performance dei bruciatori.

    Gli studenti avranno a disposizione strumenti e laboratori per mettere in pratica conoscenze e teorie, cosa che normalmente accade solo una volta inseriti nel mondo del lavoro. Un esempio di collaborazione attiva fra imprese private e università, uno dei temi centrali della lunga discussione che nei mesi scorsi ha animato i “salotti” genovesi in merito al trasferimento della Facoltà di Ingegneria sulla collina degli Erzelli. Il Polo di Savona è stato preferito alla sede centrale di Genova anche per una questione di spazi: un segnale che fa riflettere sull’importanza dell’investimento Erzelli?

     

  • Prà: gli spazi del Cep ospitano la festa della Comunità albanese

    Prà: gli spazi del Cep ospitano la festa della Comunità albanese

    Un grande evento per la comunità albanese residente in Liguria (15 mila persone distribuite tra le 4 province) ma non solo, andrà in scena Domenica 25 novembre a partire dalle ore 16 al PalaCep di Prà (via della Benedicta) dove è previsto il concerto degli artisti albanesi Pajtim Struga, Milva Doraci e Aida Cara.

    Grazie alla disponibilità degli spazi finora gestiti dal Consorzio Pianacci, questa giornata sarà un’occasione per dimostrare che è possibile realizzare momenti di reale integrazione, incontro e scambio di esperienze tra cittadini di culture diverse che quotidianamente vivono e lavorano nei medesimi luoghi.

    Purtroppo, a causa di alcune note vicende, ultimamente il Consorzio Pianacci non ha più potuto organizzare propri eventi (vedi l’intervista a Carlo Besana), ma nello stesso tempo è orgoglioso di ospitare simili iniziative che consentono di non abbassare la luce dei riflettori su un fondamentale luogo di aggregazione per il ponente genovese.

    Per la festa di Domenica 25 novembre «Ci attendiamo un migliaio di persone, soprattutto giovani – spiega Antonietta Di Rienzo, presidente del Comitato Internazionale Migranti nel Mondo che organizza l’evento insieme all’associazione Fratelli nel Mondo – Nel 2008 per un evento simile al Mazda Palace erano arrivate oltre 2500 persone provenienti da tutto il Nord Italia».

     

    Matteo Quadrone

  • Rendere visibile l’invisibile: bando di concorso fotografico

    Rendere visibile l’invisibile: bando di concorso fotografico

    Mostra fotograficaIl Liceo Scientifico Nicolosio da Recco, con il patrocinio del Comune di Recco, bandisce la prima edizione di un concorso fotografico aperto a tutti gli studenti delle scuole superiori di Genova e Provincia, in memoria di Marco Corvisiero, ex studente della scuola morto in un incidente a Santo Stefano D’Aveto nel gennaio 2011.

    Tema del concorso è “rendere visibile l’invisibile”: le immagini proposte possono essere a tema libero ma dovranno rispondere a uno dei seguenti fili conduttori, “vedere” oppure “fermare”.

    Si potranno inviare fino a tre foto, a colori o in bianco e nero, in formato .jpeg e stampabili 20×30 a 300 dpi. Non sono ammessi fotomontaggi o elaborazioni digitali.

    Le opere dovranno essere inviate entro il 20 gennaio 2013 all’indirizzo mail renderevisibilelinvisibile@gmail.com. Una giuria selezionerà 50 opere che verranno esposte presso il Liceo Scientifico Nicolosio da Recco, in una mostra fotografica che verrà inaugurata il 12 febbraio 2013.

    I primi tre classificati vinceranno inoltre un premio in denaro (borsa di studio intitolata a Marco Corvisiero), rispettivamente del valore di 1.500 €, 700 € e 300 €.

    [foto di Roberto Manzoli]