Anche Genova si unisce a Zapatos rojos (in italiano: scarpe rosse), un progetto di installazione collettiva per sensibilizzare sul tema della violenza sulle donne ideato dall’artista messicana Elina Chauvet, che l’ha rappresentata per la prima volta nel 2009 a Ciudad Juárez – nello stato del Chihuahua – e successivamente in altri stati del Messico e in Texas, per commemorare le donne che annualmente spariscono per mano delle Gang in quella città.
Leggiamo dalla pagina Facebook del Centro Antiviolenza Mascherona le istruzioni per chi desidera dare il proprio contributo. Le scarpe verranno raccolte per l’installazione, che verrà completata domenica 25 novembre a Palazzo Ducale. Per maggiori informazioni contattare il Centro al numero 010 2097622.
Chi non possiede un paio di scarpe rosse può dipingerle utilizzando questi materiali:
– pennello da 2 o 3 cm di larghezza;
– smalto ad acqua, acrilico e inodore, oppure tempera acrilica (no tempera ad acqua, tipo quella che si usa a scuola: se piove il colore si scioglie), oppure bomboletta spray.
Marta Traverso
(nella foto, un’immagine dell’installazione realizzata la scorsa settimana a Milano)
Duecento anni fa, nel 1812, veniva data alle stampe la prima edizione di una raccolta di favole scritta dai fratelli Jacob Ludwig Karl e Wilhelm Karl Grimm, autori di note opere della tradizione tedesca e francese diventate oggi (complice Walt Disney, in molti casi) le più note fiabe raccontate ai bambini.
Opere molto diverse da quelle che conosciamo oggi: nella versione dei Grimm, le sorellastre di Cenerentola vengono accecate da uccelli che cavano loro gli occhi, mentre Biancaneve si vendica della matrigna facendole indossare delle scarpe di ferro arroventate.
I due fratelli vengono celebrati nel ciclo di eventi “Grimmland” organizzati dal Goethe Institut e che culminano nella serata di giovedì 22 novembre in GrimmRemix Live, reading a cura di Matteo Caccia che si svolge al Teatro dell’Archivolto (Sala Mercato).
Le fiabe che i Fratelli Grimm raccolsero duecento anni fa ascoltando i cantastorie locali nelle case e nelle osterie intorno a Kassel non sono fedeli trascrizioni di quanto essi udirono, ma veri e propri “remix” operati dai due germanisti dopo un lungo lavoro di selezione e rielaborazione testuale. Matteo Caccia è noto su Twitter per il suo account @fratelligrimm, con il quale interagendo con gli altri utenti ha iniziato a remixare cinque fiabe (“Cappuccetto rosso”, “Pollicino”, “Cenerentola”, “I musicanti di Brema” e “Hänsel e Gretel”). L’evento live all’Archivolto prevede la lettura delle fiabe riscritte, con un accompagnamento sonoro, la proiezione dei tweet che le ha originate e il racconto di come esse sono rinate.
In occasione della serata sarà possibile vedere Foreste incantate, un reportage fotografico di Norbert Enker che trasmette l’atmosfera dei Märchenwälder sparsi in tutta la Germania.
Il consiglio del Municipio III Bassa Val Bisagno, sul finire dello scorso ottobre, ha approvato all’unanimità la programmazione relativa al piano degli investimenti in conto capitale 2012, decidendo di investire soprattutto in “cultura”, ovvero in interventi di ristrutturazione e messa in sicurezza delle scuole.
In totale parliamo di circa 281 mila euro, fondi a disposizione del Municipio per lavori di manutenzione straordinaria sul territorio di riferimento, dei quali circa ¾ saranno destinati a questo scopo. La restante quota, invece, sarà utilizzata per i sedimi stradali – tra i quali è compreso il rifacimento del primo tratto della mattonata di Salita Costa dei Ratti – e la riqualificazione di alcune aree verdi.
Nel dettaglio gli edifici scolastici interessati sono: Scuola XII Ottobre (via Galeazzo 26), Scuola Papa Giovanni XXIII (piazza G. Ferraris 4), Scuola elementare C. Battisti (via Donghi 10), Scuola elementare G. Marconi (piazza Martinez 4), Scuola media Usodimare (via Berghini 1), Scuola media Cambiaso (viale V.C. Bracelli 59), Scuola media ex Govi (via Pinetti 68).
Per quanto riguarda il verde si procederà al recupero di un magazzino comunale con annesso piazzale in viale Bracelli, un’area adiacente alle scuole Cambiaso e Fanciulli, interessata da una riqualificazione che garantirà nuovi spazi a disposizione di alunni e abitanti della zona.
Ma l’operazione forse più importante – perché rappresenta una sorta di rivoluzione rispetto alla prassi consolidata – sarà il rifacimento di Salita Costa dei Ratti, un’antica creuza mattonata nella parte alta di Quezzi.Solitamente, infatti, il recupero di questi percorsi storici comportava una loro pesante cementificazione con i conseguenti pericoli di impermeabilizzazione che in molti casi li hanno trasformati in veri e propri “canali” (vedi via del Molinetto, oggi alle prese anche con la mancanza del ponte).
Circa 40 mila euro serviranno per il 1° lotto di regimentazione parziale delle acque piovane e la sistemazione del primo tratto di mattonata. Anche in questo caso qualcuno aveva proposto di asfaltare la creuza ma per fortuna, come ricorda Giuseppe Pittaluga, consigliere (Fds) del Municipio Bassa Valbisagno «Ha prevalso una nuova linea quella di una maggiore attenzione al rischio di incanalamento dell’acqua piovana. Si tratta solo di una prima parte di mattonata ma è un’inversione di rotta davvero significativa».
«Lo “spaccato genovese”, a livello tecnico, è quello più difficile da realizzare – spiega Giuseppe Pittaluga – bisognerà fare uno studio accurato per capire quale tipologia di selciato è più funzionale ai fini di minimizzare il rischio idrogeologico. Ad esempio a Sant’Ilario hanno utilizzato una mescola di cemento, complementare alla presenza dei tombini, che aiuta a far fluire l’acqua, lasciando al loro posto i mattoni centrali».
Sono diversi e spesso di grande successo i film che hanno per protagonisti cittadini americani – a volte fittizi, a volte realmente esistiti – di origine italiana, i quali hanno fatto “carriera” nel mondo della malavita organizzata. Oltre a The Godfather (“Il padrino”) e Goodfellas(“Quei bravi ragazzi”), che abbiamo citato nelle scorse settimane, degno di essere menzionato è sicuramente The Untouchables (“Gli intoccabili”) di Brian De Palma, vincitore di svariati premi Oscar. Il film narra l’estenuante sfida tra il boss più famoso di tutti i tempi, Al Capone nato da genitori campani, e Eliot Ness, il poliziotto che riuscì a far condannare il famigerato gangster per evasione fiscale. “You’re nothing but a lot of talk and a badge,” (“Sei solo chiacchiere e distintivo”) dirà nel film Capone/Robert De Niro all’investigatore interpretato da Kevin Costner a seguito della condanna appena pronunciata dal giudice.
Nel film diretto da Brian De Palma con colonna sonora realizzata dal “nostro” Ennio Morricone, un ruolo rilevante è quello del glaciale sicario di Capone, Frank Nitti, insediatosi al vertice della mafia di Chicago negli anni Trenta dopo l’uscita di scena del suo boss. Nitti, interpretato da Stanley Tucci, appare anche in un altro gangster movie ambientato nell’Illinois degli anni Trenta: Road to Perdition (in italiano “Era mio padre”), con Tom Hanks e Paul Newman.
Ci si chiederà a questo punto se tra tanti criminali spietati e assetati di sangue e di potere sia esistito anche qualche italo-americano che abbia combinato qualcosa di buono. La risposta è ovviamente sì. La lista è molto lunga e sarebbe impossibile citare tutti gli esempi di individui che hanno dato lustro al nostro paese, fornendo un contributo eccezionale allo sviluppo degli Stati Uniti.
Proviamo a fare comunque qualche nome partendo da quello di Fiorello La Guardia. Uno degli aeroporti di New York è stato dedicato alla memoria di questo sindaco di The Big Apple negli anni Trenta e Quaranta, figlio di un immigrato originario di Cerignola in Puglia.
La lista prosegue poi con diversi crooner, tra i quali non solo annoveriamo Frank Sinatra, ma anche Dean Martin (nato Dino Paul Crocetti), voce di “That’s Amore”, e Perry Como, cantante di “Magic Moments”, fino ad arrivare ai giorni nostri con Madonna e Lady Gaga … Ops, chiedo scusa, avevo promesso che avrei parlato di figure illustri. Ci torniamo subito. Vale la pena per esempio menzionare il Mario Cuomo, esponente di spicco dei Democrats negli anni Ottanta e, dote rara per un politico, coerente e strenuo oppositore della pena di morte.
Spostando l’attenzione sugli italo-americani di origine ligure, abbiamo già detto del luogo di provenienza della madre di The Voice, la signora Garaventa, che nacque in Val Fontanabuona. Dal Levante della nostra regione sono emigrati verso gli Stati Uniti anche i genitori del fondatore della Bank of AmericaAmadeo Giannini, originari dell’entroterra chiavarese. Giannini rivoluzionò il sistema bancario, trasformandolo in un insieme di servizi accessibili non solo alle classi più abbienti, ma anche alla grande massa dei consumatori, ovvero l’esatto contrario del trend attuale … See you!
“Una combinazione tra Hyeronimus Bosch e Jacovitti, Caravaggio e Grande Puffo, mescolati in un’estasi nauseante”: così si autodefinisce Enrico Macchiavello, artista genovese, classe ’74, un approccio caustico e dissacrante nei confronti della vita e del mondo che lo circonda, riletti e interpretati attraverso la sua matita dall’inconfondibile tratto. Nella sua carriera, tra le altre cose, ha dato vita ai personaggi che per anni hanno popolato gli spot della birra Ceres, e più di recente ai protagonisti di un noto gioco per bambini; si muove tra illustrazione, animazione, pittura e scultura, esponendo anche in galleria tra l’Italia e l’estero.
Un breve sguardo sul tuo percorso artistico.
«Mi è sempre piaciuto disegnare, e ho sempre trovato più facile mettere dell’inchiostro su carta piuttosto che usare la parola. È sempre stata, perciò, la mia forma principale di comunicazione… mi ha portato a riempire una quantità smodata di fogli di carta fino a quando ho capito che avrei potuto viverci. Il primo lavoretto pagato è stato quando ero alle medie, per il catalogo di una ditta. Poi ho frequentato il liceo artistico e l’Accademia di Belle Arti: durante la frequenza ho lavorato come ragazzo di bottega presso lo studio Feguagiskia di Gualtiero Schiaffino (noto disegnatore satirico, originario di Camogli, n.d.r.) dove mi sono fatto le ossa su tutto ciò che è il mondo della stampa e della tipografia. Questa è stata la mia formazione iniziale. Nel frattempo lavoravo ai miei progetti: quadri, illustrazioni, fumetti…»
Lo studio ti avrà permesso di dare forma finita alla “materia grezza” che già possedevi…
«Soprattutto ti dà gli strumenti. Per il tipo di disegno che faccio io non esiste una vera e propria scuola. Tu impari a fare gessi, disegnare nudi e nature morte, e una volta che hai queste capacità le usi, riporti le tecniche sull’immaginario che ti interessa. Devi avere anche la fortuna di trovare docenti che ti lascino libertà senza vincolarti troppo su una formazione classica».
Cosa ti dà l’ispirazione?
«Il mondo che mi circonda, ciò che quotidianamente vivo… sono queste le cose che tendo a raffigurare nei miei disegni, trasfigurate però in chiave grottesca. Insieme ad essa, tutta una serie di riferimenti culturali, dalla narrativa al fumetto, dall’arte ai cartoni animati, fa da sfondo al mio lavoro».
In cui ho visto anche una forte componente ironica…
«Sì, è quella che evita che il disegno sia una visione del mondo solamente grottesca; se vuoi, è un modo per reagire alle brutture che ci circondano, e usare questa chiave di lettura è un modo per reggerle».
Com’è la tua giornata tipo quando stai disegnando qualcosa?
«Intensa. Sia che mi dedichi a un progetto mio, sia che si tratti di un progetto per altri, mi ci butto anima e corpo. Non amo le distrazioni e mi focalizzo completamente su quello che sto facendo, che poi è anche la cosa che mi diverte di più: stare dentro al mio mondo e dimenticarmi del resto».
Hai uno stile che ormai è molto caratteristico: pensi che potrà mai subire ulteriori trasformazioni?
«Non credo affatto di essere arrivato ad un punto fermo. Il processo per elaborare uno stile è così graduale che non potrei mai dire di aver raggiunto un livello da mantenere per il resto della mia vita. È un percorso, vedo piccoli cambiamenti pian piano, ed è ciò che mi spinge a continuare».
La tua esperienza con Ceres.
«Parliamo del ’99, un amico mi aveva presentato ad un’agenzia di Genova con cui avevo provato a collaborare per una campagna contro l’abuso di sostanze, che non era andata in porto perché più che contro l’abuso sembrava pro! Poi però mi hanno ricontattato per realizzare degli storyboard per la campagna Ceres, i lavori sono piaciuti e da lì è cominciata la collaborazione».
Ricordo che il format pubblicitario comprendeva dei cartoni animati oltre ai disegni: eri tu a occuparti anche dell’animazione?
«Quando lavoro sull’animazione per clienti come Ceres, opero di concerto con il team di creativi e copywriter; si butta giù un’idea e procedo a visualizzarla, ognuno ci mette del suo e io devo costruire man mano questo mondo immaginario. Questo significa storyboard appunto, poi studio dei personaggi, studio dell’ambientazione, collaborazione con gli animatori per capire come far recitare i personaggi e come far arrivare il messaggio».
L’ambiente pubblicitario e l’ambiente della galleria, dove pure tu esponi, sono profondamente diversi. Ti danno anche una libertà differente nell’esprimerti…
«Con una mostra l’unico referente è il gallerista e la libertà diventa pressoché totale. Però in genere anche il cliente che mi viene a cercare lo fa perché pensa che il mio modo espressivo sia utile a ciò che vuole comunicare. Quindi anche in quei casi in realtà ho avuto parecchia libertà…ma forse è anche perché è ciò di cui io ho bisogno ed è quindi quello che offro. Se vuoi un Macchiavello te lo prendi così com’è, perché diversamente non potrei fare. Poi è chiaro che devi arrivare a compromessi, molte idee che suggerisci possono essere prese come scartate, ma quello fa parte della normale dinamica lavorativa».
A quali temi ti dedichi attualmente?
«Sto facendo degli studi per un libro illustrato per ragazzi, e a breve realizzerò delle pittura murarie in un locale».
Sei anche matita ufficiale dell’annuale Mostra internazionale dei Cartoonists di Rapallo (creata nel ’73 da Carlo Chendi, fumettista italiano, tra i più famosi sceneggiatori di Disney Italia). Di cosa ti occupi?
«Il contatto è arrivato tramite Fausto Oneto del ristorante “U Giancu” (a San Massimo di Rapallo), che è la mecca del fumetto. Ci conosciamo da molti anni e sono stato coinvolto nella creazione di parecchie copertine e loghi da Carlo Chendi, organizzatore della mostra ormai da circa quarant’anni (insieme al suo entourage di collaboratori tra cui Sergio Badino, altro disneyano e insegnante all’Accademia Ligustica, n.d.r.) col quale ho un rapporto di amicizia e grande stima reciproca. Il mio non è un titolo davvero ufficiale, semplicemente ho fatto talmente tanti loghi e copertine che finisco per essere definito tale».
A che pubblico ti rivolgi e quali sono i tuoi canali prediletti per arrivare al fruitore?
«Forse l’animazione è il canale più completo, che ti permette di inserire non solo il disegno, ma anche il suono e il movimento; quindi penso che sia il mezzo che mi rappresenta di più. Per quanto riguarda il pubblico, non cerco di raggiungere una fascia particolare. È il pubblico che può gradire o meno quello che faccio: per i riscontri che ho, piaccio a grandi e piccini, perché non c’è mediazione, è un linguaggio diretto. Non lavoro pensando a chi guarderà. Io lavoro, poi… fate voi!».
Ho visto opere tue coloratissime, altre completamente in bianco e nero. Se dovessi scegliere?
«Colore. Ha proprio una sua narrazione, “racconta” delle cose».
Rampe di accesso agli edifici, spazio sufficiente nei bagni pubblici, marciapiedi larghi a sufficienza per consentire il passaggio. Sono numerose – non solo a Genova, ma in tutte le città italiane – gli esempi di pratiche virtuose per abbattere le barriere architettoniche e consentire alle persone con disabilità di spostarsi agevolmente e accedere a edifici pubblici, negozi, mezzi di trasporto, stabilimenti balneari e così via.
Queste pratiche sono spesso il risultato della segnalazione, da parte di singoli cittadini, della presenza di ostacoli all’accessibilità dei luoghi: segnalazioni che si concretizzano in interventi di riqualificazione degli spazi. Su Era Superba abbiamo già affrontato questo tema così importante, dando spazio a progetti nati in Rete come Wheelmap.
Proprio allo scopo di agevolare questo meccanismo di segnalazione è nata anche la piattaforma Liberi di Muoversi, un sito web (attualmente in versione Beta) creato da un gruppo di ragazzi emiliani, che danno a chiunque la possibilità di segnalare in forma volontaria e gratuita luoghi accessibili, parzialmente accessibili o non accessibili. La segnalazione può avvenire come utente anonimo o registrandosi al sito, inserendo il luogo (e relativo commento) su una mappa che copre tutto il territorio nazionale.
Attualmente su Genova e dintorni sono presenti solo due segnalazioni: la rampa di accesso alla stazione Brignole e una spiaggia libera accessibile a Santa Margherita.
Per dare una mano ad arricchire la mappa è possibile dunque registrarsi al sito www.liberidimuoversi.it, oppure lasciare la propria segnalazione sulla pagina Facebook “Liberi di muoversi” o su Twitter, attraverso l’hashtag #liberidimuoversi.
La seduta di ieri (20 novembre, ndr) del Consiglio Comunale di Genova è uno dei sintomi di quella difficoltà a prendere decisioni sui temi importanti della nostra città di cui abbiamo dato testimonianza in più occasioni in questa rubrica. Si è visto per esempio nel caso della Gronda, su cui molte volte il Consiglio non ha espresso una linea chiara, e in generale nella difficoltà a far svolgere in modo lineare i lavori in aula, con lunghe interruzioni e costanti rinvii dei punti all’ordine del giorno. Le molte emergenze genovesi, non solo per ciò che riguarda il mondo del lavoro (AMT, Vigili Urbani), ma anche il dissesto idrogeologico restano attualmente senza risposta.
E benché sia facile accusare la Giunta e il Sindaco Doria di essere gli unici responsabili di questa situazione, il problema è dovuto anche al mancato cambiamento della politica genovese che molti cittadini si aspettavano da questo nuovo ciclo amministrativo. Fin quando, per esempio, saranno necessarie cinque ore di dibattito semplicemente per stabilire di dedicare un Consiglio monotematico – di cui non si ha data certa -sulla situazione economica di Genova, la politica sarà sempre in ritardo rispetto ai problemi reali della città.
Ci sono volute infatti ben cinque ore di dibattito sull’economia genovese per decidere di rimandare la discussione ad una seduta monotematica che affronti i «problemi occupazionali connessi alle criticità emerse in diverse realtà produttive della città». Sembra un paradosso, ma è ciò che si è verificato ieri in Consiglio Comunale.
Tuttavia, la mozione presentata dal Pdl con la richiesta di dedicare una riunione del Consiglio interamente ai temi della crisi è stata l’occasione per approfondire le tematiche dello sviluppo e del lavoro a Genova.
L’opposizione ha attaccato duramente la Giunta Doria e nel loro insieme tutti i governi di centro-sinistra che l’hanno preceduta, sostenendo che «le politiche della sinistra hanno bloccato l’orologio dello sviluppo produttivo della città». La Consigliera Lilli Lauro (Pdl) ha fatto persino distribuire l’elenco delle “lapidi” (leggi aziende) che compongono il “cimitero delle aree produttive” della città. E se è vero, come ha fatto notare lo stesso Sindaco, che nel folto gruppo delle “vittime della crisi” sono state inserite anche aziende fallite già egli anni ’60, come le Acciaierie Bruzzo, e altre di cui «non si sente per nulla la mancanza», come le raffinerie Erg che inquinavano pesantemente la Val Polcevera, restano comunque molte le realtà produttive affossate dalla crisi, altre in difficoltà economica e altre ancora fuggite dal territorio genovese (Centrale del Latte, Viva Brazil, Fnac, Ericsson, Boero, Costa Crociere).
Insomma il quadro non è dei più rosei e anche l’assessore Oddone nel presentare il report sull’andamento delle attività produttive nel secondo semestre del 2012 – il cruscotto dell’economia genovese -, ha osservato che la maggior parte dei dati non è incoraggiante e che laddove si evidenziano degli incrementi si nascondono, in realtà notizie negative. Genova è stata infatti il secondo capoluogo italiano per crescita dei prezzi nel 2012. Questa tendenza inflazionistica ha pesato soprattutto sulle classi più deboli. Ci sono più cessazioni di rapporti di lavoro che assunzioni e solo il 15% dei nuovi assunti lo è a tempo indeterminato. Sembrerebbe aumentare l’imprenditoria giovanile, ma la corretta lettura del dato è un’altra: ci sono molti giovani che non riuscendo a trovare un’occupazione stabile decidono di aprire una partita iva e iniziare un’attività lavorativa di carattere precario.
Tutti dati che richiederebbero un intervento particolarmente deciso da parte della Giunta e invece è proprio su questo punto che l’amministrazione ha incassato la maggior parte delle critiche provenienti in modo trasversale delle diverse forze politiche.
Nel proprio intervento Marco Doria aveva voluto ricostruire il lungo processo di deindustrializzazione che nei decenni ha cambiato il volto dell’Europa, per poi evidenziare i suoi effetti su Genova e sottolineare che le scelte delle amministrazioni comunali dagli anni ottanta in avanti hanno puntato su due aspetti: turismo e cultura. E su questi due settori si giocherà la sfida per lo sviluppo futuro della nostra città, poiché sarebbe anacronistico pensare ad un ritorno della grande industria.
Dal centro destra si è levato un coro di voci più o meno unanime che ha evidenziato come negli ultimi anni non sia stato fatto abbastanza per la città, ma è proprio il discorso pronunciato dal Sindaco e in generale la posizione della Giunta a deludere i consiglieri.
Il Consigliere Salemi (Lista Musso) sintetizza questo stato d’animo parlando di «mancanza di una cabina di regia” e Rixi (Lega) rincara la dose parlando di necessità di “mettersi in gioco”».
Ma l’attacco più diretto e più incisivo giunge proprio dalle fila della maggioranza. Il Consigliere del PD Giovanni Vassallo, assessore allo Sviluppo Economico nella Giunta Vincenzi, interviene a gamba tesa affermando che «non basta un Consiglio in cui si presenta una situazione, non basta solo confrontarsi, ma bisogna assumere decisioni». Il riferimento al discorso del Sindaco non è nemmeno troppo velato, con tanto di citazione ad un passaggio in cui Doria aveva sottolineato l’importanza di «confrontarsi su certi temi». Un problema questo che, come sottolineato in apertura, Era Superba cerca di evidenziare da mesi…
Un premio davvero prestigioso quello messo in palio dalla casa editrice Neri Pozza, che ha indetto un concorso letterario riservato agli autori, di qualsiasi nazionalità, che presentino un’opera di narrativa inedita e in lingua italiana. Non sono ammesse al concorso le opere di generi quali il giallo, il poliziesco e il fantasy.
Per partecipare è necessario inviare due copie del manoscritto e i dati dell’autore entro il 15 aprile 2013 tramite raccomandata all’indirizzo Neri Pozza Editore via Fatebenefratelli, 4, 20121 Milano.
Una commissione valuterà le opere e darà comunicazione delle dodici finaliste entro giugno 2013. Una seconda commissione sceglierà entro settembre 2013 l’opera vincitrice (il premio non può essere ripartito tra più opere), il cui autore avrà in premio un assegno di 25.000 euro e la pubblicazione dell’opera da parte di Neri Pozza, che stipulerà un regolare contratto di edizione.
L’Osservatorio sulle condizioni di detenzione di Antigone nasce nel 1998 e, da allora ad oggi, ogni anno il ministero della Giustizia ha rinnovato l’autorizzazione a visitare tutti gli istituti di pena presenti sul territorio nazionale.
Ieri Antigone ha presentato il IX rapporto sulle condizioni di detenzione intitolato “Senza dignità”. Ebbene, l’Italia si aggiudica un triste primato: in Europa non esiste un paese con le prigioni piu’ sovraffollate delle nostre. Il tasso di affollamento è del 142,5 per cento: ci sono 140 detenuti ogni 100 posti. Un dato molto sopra la media Ue che si ferma al 99,6 per cento.
Le regioni più affollate sono Liguria (176,8%), Puglia (176,5%) e Veneto (164,1%). Le meno affollate Abruzzo (121,8%), Sardegna (105,5%) e Basilicata (103%). A seguire la lista degli istituti più sovraffollati al 30/06/2012.
Nel frattempo non c’è accordo nemmeno sulla capienza regolamentare complessiva: a fine ottobre si parlava di 46.795 posti, ma solo due mesi prima di 45.568 posti. «Da agosto il numero degli istituti è rimasto lo stesso, ma in Calabria ci sarebbero 263 posti in più, in Umbria 196 e in Lombardia addirittura 661 in più – sottolinea Antigone – se anche la capienza fosse cresciuta di 2.722 posti in tutto, come affermato dal Dap, sarebbe comunque un risultato modesto, enormemente al di sotto dei posti promessi dal piano carceri».
La prima stesura del piano prevedeva infatti 17 mila nuovi posti entro il 2012, divenuti poi 11 mila entro il 2013 «Molti dei quali fanno capo a carceri in via di costruzione da oltre un decennio, che con il piano non hanno niente a che vedere – precisa Antigone – Non si parla più di 11 nuovi istituti ma di 4 e il numero dei padiglioni si riduce a 17. Si contano 228 milioni di euro in meno rispetto a quelli previsti».
Le carceri sono sovraffollate nonostante il costante calo degli ingressi: nel primo semestre del 2012 sono stati 32.625 e le previsioni a fine anno parlano di meno di 70 mila ingressi «Un dato praticamente senza precedenti – sottolinea Antigone – Ma questo non per merito dell’intervento del governo sul fenomeno delle “porte girevoli”. È infatti un trend che ha radici più lontane: rispetto all’anno precedente gli ingressi nel 2009 sono diminuiti del 5,1 per cento. Nel 2010 del 3,9 per cento. Nel 2011, prima del decreto-legge sulle “porte girevoli”, del 9 per cento. Nel primo semestre del 2012 questa tendenza subisce una ulteriore accelerazione (-18,5 per cento)».
Nell’ambito del suo nono rapporto, Antigone presenta anche l’iniziativa “Inside carceri” il primo web-doc/inchiesta realizzato in Italia, un viaggio in 25 istituti di pena italiani (tra cui Genova Marassi), composto da video, audio, immagini, infografiche.Realizzato insieme al service giornalistico “Next New Media”, e’ disponibile gratuitamente all’indirizzo http://www.insidecarceri.it/. Tutti i materiali (32 video, 2 audiogallery, 3 infografiche, 177 immagini, oltre 20 schede di testo) sono anche scaricabili e utilizzabili, attraverso Flickr, YouTube e Vimeo, da chiunque sia interessato a stimolare il dibattito sul problema carceri (con obbligo di citazione della fonte e divieto di modificare immagini e servizi).
Da mercoledì 21 a sabato 24 novembre va in scena al Teatro della Tosse un nuovo spettacolo del Cantiere Campana: dopo il debutto con Il conte di Lautremont e la successiva performance di Blu, è la volta di La semplicità ingannata.
Lo spettacolo di Marta Cuscunà mette in scena il tema chiave dell’opera dell’autrice, ossia episodi di Resistenza femminile in Italia. Ispirata all’opera di Arcangela Tarabotti, monaca di clausura dalla vocazione letteraria, a storia raccontata in La semplicità ingannata è quella delle Clarisse di Udine, che nel Cinquecento lottarono contro le convenzioni sociali, trasformando il loro convento in uno spazio pubblico dove rivendicare libertà di pensiero e di critica nei confronti dei dogmi della cultura maschile.
Prezzo del biglietto: 12 € intero, 8 € ridotto con tessera Sostenitore Campana, 4 € Tessera Campana (2 € se under 28).
Ieri in consiglio comunale si è discusso della Metropolitana genovese, un’opera infinita che dopo vent’anni – tra ritardi, intoppi, problemi con i lavori nel sottosuolo, progetti sbagliati ed una marea di soldi pubblici investiti – ancora oggi rimane incompiuta.
Un’interrogazione a risposta immediata (art. 54) presentata dai consiglieri Lilli Lauro (Pdl), Stefano Anzalone (Idv) e Edoardo Rixi (Lega Nord) ha chiesto alla Giunta di fare luce sulla questione, in particolare per quanto riguarda la prevista inaugurazione del tratto De Ferrari-Brignole che, secondo notizie comparse nel fine settimana sul “Secolo XIX”, dovrebbe nuovamente slittare.
«L’amministrazione della città ha fallito – tuona il consigliere Lauro – Con un grande sperpero di denaro dei contribuenti. La metropolitana di Genova è la più costosa e, nello stesso tempo, la più corta del mondo. Ma non solo, anche i tempi di realizzazione sono biblici.Abbiamo letto sui giornali che il completamento della fermata, a causa dell’imposizione di nuovi controlli, non sarà realizzato nei tempi previsti. Questa è una presa in giro visto tutti i proclami fatti nelrecente passato dall’amministrazione comunale».
In effetti l’ex Giunta Vincenzi aveva parlato di fine 2011. Mentre la Giunta Doria ha mostrato maggiore prudenza, sostenendo che la nuova fermata di Brignole sarebbe stata operativa entro il Natale 2012.
«Da tempo attendiamo l’inaugurazione del nuovo tratto De Ferrari-Brignole – ha ricordato il consigliere Anzalone – Noi vorremmo capire quali sono le intenzioni dell’amministrazione in merito al completamento di quest’opera così importante per i cittadini».
Il consigliere Rixi, invece, ha voluto sottolineare i motivi del ritardo «Ci sono state alcune preoccupanti osservazioni dei vigili del fuoco in merito all’agibilità dell’opera. Ad esempio la maxi grata che chiude il pozzo di ventilazione di Largo Lanfranco sarebbe troppo pesante ed in caso di emergenza, aprirla risulterebbe molto complicato.Inoltre sono stati ordinati altri ritocchi negli ascensori, nella segnaletica e nei percorsi per disabili. Mi chiedo come sia possibile che Ansaldo Sts (il concessionario dei lavori della metropolitana genovese), un’azienda che costruisce a regola d’arte in tutto il mondo, solo a Genova riesca a fare degli errori!».
Ha risposto l’assessore a Mobilità e Traffico, Anna Maria Dagnino «La nostra amministrazione non ha mai fornito una data precisa. L’attività sta proseguendo secondo il programma.La Commissione di agibilitàsta facendo le opportune valutazioni.Recentemente si sono aggiunte le nuove verifiche specifiche dei vigili del fuoco, in precedenza non previste.E anche la Consulta per l’handicap è stata chiamata ad esprimere il suo parere.A fine dicembre dovrebbe partire il pre-esercizio, ovvero la verifica del servizio da parte di Amt che durerà una quindicina di giorni».
«Altro che programma rispettato! Gli innumerevoli ritardi hanno fatto lievitare il prezzo dell’opera – ha replicato Lauro – e così oggi il Comune è costretto ad accendere un mutuo per versare ad Ansaldo Sts 15 milioni di euro in più rispetto a quanto inizialmente pattuito».
«Noi vorremmo conoscere dei tempi certi – ha ribadito Anzalone – I lavori sono in ritardo ormai da anni, non si può affermare che sia stata rispettata la programmazione degli interventi».
Una lettera aperta indirizzata ai consiglieri comunali per sollecitare un intervento della Giunta affinchè venga riscritta la delibera di indirizzo su Amt approvata dallo stesso consiglio comunale nel luglio scorso. Questa l’iniziativa messa in atto dalla sezione genovese del WWF, da sempre attenta al tema del trasporto pubblico locale.
Lo spunto è fornito dalle preoccupanti notizie sulla possibile disdetta della tariffa integrata Trenitalia-AMT. «Crediamo sia superfluo rimarcare come tale disdetta rappresenti una scelta gravissima per la mobilità cittadina, in totale contraddizione con obiettivi di favorire il trasporto pubblico e la mobilità sostenibile – scrive il WF – La tariffa integrata è una delle poche cose intelligenti fatte per il trasporto pubblico in questa città dal 1994 ad oggi, che a parte questo, non ha visto che tagli del servizio, aumenti tariffari, e sperpero di denaro pubblico per opere sbagliate».
L’associazione ambientalista ricorda che «A Milano un abbonamento mensile (treno + bus + metrò + tram) costa 30 euro, contro i 43 di quello genovese, per un servizio ben superiore.Con la disdetta della tariffa integrata migliaia di cittadini si troveranno a pagare tariffe dell’ordine di 80 forse 100 euro per poter utilizzare più mezzi: tariffe superiori a quelle svizzere (dove gli stipendi sono 3 volte i nostri) e totalmente insostenibili in una situazione di crisi simile».
«Qualcuno pensa che queste scelte possano migliorare i conti AMT? – si domanda retoricamente il WWF – Al contrario, è l’integrazione tariffaria che procura più introiti per le stesse aziende, in quanto aumenta il bacino di utenza. È come pensare che se in un bus ogni 10 minuti ci sono 20 persone, mettendo un bus ogni ora ce ne saranno 120!».
Il WWF, inoltre, sottolinea«Questa disdetta è una conseguenza della delibera del 31 Luglio che doveva “salvare AMT”. Siamo convinti che molti tra Voi non abbiano capito che quella delibera aveva tra le tante conseguenze negative quella della scomparsa delle tariffazione integrata. Ma resta il fatto che è stato approvato un pessimo documento programmatico, che partendo da premesse false (ovvero che le aziende pubbliche di TPL non possano funzionare bene, mentre i casi ATM di Milano e GTT di Torino dimostrano l’esatto contrario) non si è posto in alcun modo l’obiettivo di migliorare e incentivare il trasporto pubblico, ma al contrario quello di tagliare e privatizzare il servizio».
E l’associazione conclude la missiva con alcune richieste «Noi pensiamo che il Consiglio Comunale debba chiedere conto al Sindaco, alla Giunta, all’Assessore alla Mobilità e al Presidente di AMT degli indirizzi adottati; debba chiedere conto dell’inerzia della Giunta e dell’Assessore, sul perché non sia stata ancora approntata la delibera per l’efficientamento del servizio di trasporto pubblico, così come previsto dagli Ordini del Giorno approvati».
Insomma, il WWF pensa che «La delibera sia da riscrivere e debba invece essere approvato un nuovo documento di indirizzo in cui si reimposti totalmente la politica del trasporto pubblico, che non dovrà più vedere i cittadini pagare un prezzo altissimo di scelte sbagliate».
Nel febbraio scorso in via Maritano, nel quartiere Diamante a due passi dalla “Diga”, è stata inaugurata la Casa Ambientale (vedi l’approfondimento di Era Superba), uno spazio che il Municipio Valpolcevera intende destinare ad un progetto ampio e strutturato di educazione allo sviluppo sostenibile, fruibile dall’intera città di Genova.
Dopo alcuni mesi di silenzio, finalmente, nei prossimi giorni partiranno le nuove attività. Venerdì 23 novembre, infatti, sarà presentata la mostra fotografica sugli orti urbani in Val Polcevera (visitabile fino al 20 dicembre con orari di apertura settimanali concordati con l’Associazione Diamante) e si svolgeranno alcuni laboratori didattici gratuiti sulla semina in serra, rivolti alle scuole.
«La creazione diun laboratorio permanente di idee (seminari, convegni, tavole rotonde), esperienze dirette e di studioassumeparticolare significato in Val Polcevera e soprattutto nel quartiere Diamante – sottolinea Patrizia Palermo, assessore del Municipio Valpolcevera – Lo sviluppo industriale, urbano (quest’ultimo particolarmente incisivo) e sociale in tale porzione della città permette di avviare percorsi di riflessione importanti per un ripensamento di politiche non sempre rispettose del contesto ambientale e sociale locale. Il laboratorio è lo spazio della sperimentazione e il quartiere Diamante è l’emblema della necessità di sperimentare nuovi spazi fisici, architettonici e sociali».
Il centro di educazione ambientale sorge dalle ceneri di un’antica casa rurale a due piani completamente ristrutturata. La nuova costruzione è dotata di pannelli fotovoltaici e solare termico, una serra riscaldata ed un sistema di recupero dell’acqua, il tutto in uno spazio completamente coibentato. Gli altri locali, a breve, diventeranno sale per esposizioni e conferenze, aula didattica, biblioteca e zona lettura. Gli orti urbani collocati nei pressi della Casa, lungo le “fasce” che scendono verso valle, sono stati assegnati alla cittadinanza e la loro presenza permetterà di intraprendere un percorso educativo sulle tecniche di compostaggio e le tecniche di irrigazione tramite la raccolta dell’acqua piovana.
L’evento organizzato dal Municipio Valpolcevera Venerdì 23 Novembre – con il patrocinio ed il contributo finanziario del Comune di Genova (Assessorato all’Ambiente) ed il patrocinio della Commissione Nazionale italiana per l’UNESCO – si colloca nell’ambito della Settimana di Educazione allo Sviluppo Sostenibile (19-25 Novembre 2012) dedicata quest’anno al tema Madre Terra: Alimentazione, Agricoltura ed Ecosistema. Un’occasione per condividere competenze, sensibilità e conoscenze per salvaguardare il nostro patrimonio naturalistico, culturale e sociale, nonché la nostra salute, grazie ad un’alimentazione basata su prodotti sani e coltivati direttamente in loco. Sono in programma anche azioni di riduzione dei rifiuti, con particolare riferimento all’utilizzo della compostiera, visto che la giornata è inserita nella Settimana Europea per la Riduzione dei Rifiuti (17-25 novembre 2012).
«L’iniziativa di venerdì ha una triplice finalità – spiega l’assessore Palermo – presentare la realtà positiva degli orti urbani in Val Polcevera; coinvolgere i bambini tramite il laboratorio sulla coltivazione e alimentazione; illustrare il progetto, di ampio respiro, inerente la creazione del laboratorio permanente di educazione allo sviluppo sostenibile».
La realtà della Val Polcevera, collinare e con spazi rurali dedicati agli orti urbani «È idonea per intraprendere un percorso sulle future prospettive di approfondimento delle problematiche connesse all’educazione allo sviluppo sostenibile», sottolinea Palermo. I sistemi di produzione energetici presenti nella Casa ambientale e negli orti «Permettono un percorso visivo “dalla tradizione all’innovazione” nella coltivazione», spiega l’assessore.
I prodotti della terra, quale risorsa per l’alimentazione sana, formeranno l’oggetto principale del laboratorio “Semino, raccolgo, mi alimento: dal basilico al pesto”, che si svolgerà con gli alunni durante la mattina del 23 novembre. «L’obiettivo è far vivere ai bambini l’esperienza della semina del basilico (in appositi vasetti), la raccolta di quello già coltivato e cresciuto, la preparazione del pesto al mortaio – racconta Patrizia Palermo – I vasi in cui verrà seminato il basilico verranno donati ai bambini in modo che questi ultimi possano assistere, a scuola oppure a casa, alla crescita delle piantine».
Grazie al supporto del Comune di Genova (Assessorato all’ambiente) dal 26 novembre al 20 dicembre sono stati organizzati altri 4 laboratori didattici sulla semina in serra, indirizzati alla scuola dell’infanzia ed elementare. Esperienze teoriche e pratiche che metteranno al centro la terra ed i suoi organismi, il compost e le affinità con il bosco, i diversi tipi di semi e la realizzazione di vasetti per la semina con materiali di recupero.
«L’osservzione diretta consente ai bambini di comprendere i fondamenti dell’educazione allo sviluppo sostenibile, volti ad incentivare un utilizzo più attento e rispettoso delle risorse naturali – conclude l’assessore Palermo – Ma non solo. Alimentarsi con ciò che è stato prodotto permetterà loro di comprendere l’importanza di mangiare prodotti sani e locali di cui si conoscono ingredienti e modalità di produzione».
Da poco più di un anno a Sestri Ponente, nello spazio che un tempo ospitava la Manifattura Tabacchi, ha aperto uno spazio dedicato alla vendita e alla scoperta di prodotti naturali, dalla gastronomia alla cosmesi passando per abbigliamento e artigianato.
Manifattura Etica è anche un luogo dove prendere parte a incontri e laboratori dedicati al “fai-da-te” e a temi connessi alla sostenibilità.
Qui i prossimi incontri in programma.
Sabato 24 novembre (ore 16.30): panificare con la pasta madre
Un laboratorio di panificazione per tutti coloro che desiderano scoprire la pratica del pane fatto in casa. Attraverso questo laboratorio si potrà apprendere un modo semplice ed efficace di produrre il pane e pizze utilizzando i forni casalinghi, usando la lievitazione naturale, senza fretta né additivi. Si utilizzeranno diversi tipi di farine, ogni partecipante riceverà un pugno di pasta madre e un panino da cuocere a casa per iniziare l’esperienza di panificazione in autonomia.
Sabato 1 dicembre (ore 17): il fai da te della cosmesi naturale Un laboratorio per imparare a farci i cosmetici che usiamo quotidianamente e che fanno bene alla nostra pelle. Per conoscere le caratteristiche delle basi vegetali e a fare un oleolito, la crema più semplice o una crema con burro di karitè (meno semplice). Per conoscere alcuni principi attivi adatti ai dolori o alla caduta dei capelli, a una psoriasi o ai geloni, come ci si comporta con la pelle secca, come si tratta quella grassa e così via.
Sabato 8 dicembre (ore 9.30-19): Crea la tua bambola Waldorf La bambola Waldorf viene creata seguendo le indicazioni del pedagogista Rudolf Steiner. Evoluzione della tradizionale bambola in pezza, è in antitesi con le bambole moderne in plastica: non parla, non piange, non fa pipì, non si muove, non ha accessori chic, non assume pose rigide. Eppure proprio queste caratteristiche la rendono tanto cara ai bambini che spesso la eleggono a bambola prediletta.
Sabato 15 dicembre (ore 15.30 – 18.30): laboratorio di burattini Laboratorio semplice ma geniale di costruzione di burattini realizzati interamente con scotch di carta e fogli di giornale. La giornata prevede un breve spettacolo di burattini, il laboratorio di costruzione ed una piccola parata delle creazioni. Indicato per bambini delle scuole elementari. Ogni genitore dovrà procurare al bambino un rotolo di scotch di carta ed un quotidiano (si preferiscono gazzette e sole ventiquattrore).
Ogni laboratorio è a iscrizione ed è a pagamento. Per maggiori informazioni scrivere a eventi@manifatturaetica.it o telefonare allo 010 6517070.
Sono aperte le iscrizioni per partecipare a “Immagini amiche”, il bando lanciato dal Parlamento europeo e dall’Unione Donne in Italia per valorizzare l’immagine femminile e combattere gli stereotipi di genere.
Oggetto del concorso sono pubblicità, programmi televisivi e siti Internet che promuovono messaggi positivi legati alla donna: si può inviare la propria candidatura in una di queste tre sezioni fino al 31 gennaio 2013, attraverso l’apposito modulo di segnalazione presente sul sito web www.premioimmaginiamiche.it.