Apre ufficialmente i battenti Studio Storie, la scuola di storytelling, sceneggiatura, scrittura di Sergio Badino.
Sabato 15 settembre open day della sede di corso Solferino 8/3, dove dalle 10 alle 13 e dalle 15 alle 19 sarà possibile visitare la scuola, avere tutte le informazioni sui corsi ed eventualmente iscriversi.
Il primo corso serale partirà a ottobre e verterà sul tema Costruire una trama: dall’idea alla sinossi. Il corso durerà dal 2 ottobre al 18 dicembre 2012 (le date d’inizio e fine potrebbero subire lievi variazioni), ogni martedì dalle 20.30 alle 22.30.
Ogni corso o laboratorio prevede un massimo di 15 posti disponibili: la precedenza sarà assegnata sulla base della data d’iscrizione del candidato. Il costo del primo corso è 300 €.
Per tutte le informazioni si può contattare Sergio Badino anche all’indirizzo mail info@studiostorie.com e al numero 340 6456634.
Per chi ama il teatro e desidera approfondirne la conoscenza sperimentandolo in prima persona, o semplicemente per chi avesse curiosità di avvicinarsi a questo mondo tanto suggestivo quanto complesso, il Teatro Garage propone, per la stagione 2012-2013, dei corsi annuali divisi in livelli: lunedì 17 settembre si terrà, presso la sede del teatro in Via Paggi alle 18.30, un incontro a partecipazione libera durante il quale verranno illustrati contenuti e finalità dei corsi e ci sarà anche una parte pratica di lavoro di gruppo, una sorta di “assaggio”.
Il primo livello è rivolto ai principianti, il secondo e terzo livello approfondiscono i temi affrontati nel livello precedente. I corsi prevedono lezioni su basi tecniche, voce e respirazione, espressività della parola, espressività corporea, improvvisazione, approccio al personaggio. A conclusione dell’anno si tiene infine un saggio basato sul lavoro svolto.
«I corsi sono aperti a chiunque dai 18 ai 100 e più! Vanno da ottobre a maggio con un impegno di una volta a settimana dalle 19 alle 21» dice Maria Grazia Tirasso, coordinatrice didattica dei corsi: «Nello specifico io mi occupo di improvvisazione e costruzione del personaggio, Fabrizio Giacomazzi di espressività corporea, Lorenzo Costa e Luigi Marangoni– con approcci diversi – di vocalità, dall’emissione vocale alla respirazione, da cenni di ortoepia alla verbalità, dalla lettura alla recitazione; Andrea Carretti si occupa nello specifico della comicità. Ovviamente non siamo così rigidi: se c’è da entrare nell’ambito dell’altro perché serve allo svolgimento della nostra lezione oppure a correggere un “errore”, lo facciamo!».
«Ogni anno è suddiviso in 2 quadrimestri: nel 1° livello (cioè nel 1° anno) ci si alterna in quattro insegnanti all’inizio e poi nell’ultimo il quinto di noi prende il gruppo e lo porta al saggio finale, un po’ a seconda delle proprie competenze, un po’ tirando le fila del lavoro fatto dagli altri. La struttura del 2° e 3° livello (2° e 3° anno) è simile ma nel primo quadrimestre si alternano solo due insegnanti per avere così un blocco di incontri più lungo per ciascuno, e poter approfondire gli argomenti. Alla fine dei 3 anni si cerca di fare in modo che gli allievi abbiano lavorato abbastanza equamente con tutti e cinque. Il saggio finale non vuol essere uno spettacolo (non potrebbe esserlo!) ma un momento di verifica personale e confronto dei partecipanti».
Il Garage organizza inoltre anche una serie di corsi monografici o destinati a un pubblico specifico: «Stiamo decidendo in questi giorni le date – spiega la Tirasso – attiveremo sicuramente “parlare in pubblico”, “scrivere per il teatro”, “i suoni dell’attore”, “gesto e parola” e inoltre il “teatro dei desideri” che è specificamente destinato a bambini e ragazzi».
Per ulteriori informazioni: 010/511447, www.teatrogarage.it, info@teatrogarage.it.
Venerdì 14 settembre alle 18
il Salone di rappresentanza di palazzo Tursi ospita la presentazione del libro Salviamo il Paesaggio! di Luca Martinelli: un testo edito da Altraeconomia che vuole essere un manuale di strumenti per opporsi alla cementificazione selvaggia e a un ciclo economico fondato sull’edilizia.
Secondo i dati forniti dal Cresme (Centro Ricerche Economiche Sociologiche e di Mercato), nel 2007 le case degli italiani valevano 7.029 miliardi di euro, oggi 6.138. Le abitazioni rappresentano ben l’84% della ricchezza reale delle famiglie, quindi circa la metà di quella complessiva del Paese: il calo del loro valore è uno dei fattori principali della crisi che stiamo attraversando.
Il libro è un viaggio attraverso le esperienze dei comitati locali Salviamo il paesaggio, che attraverso azioni di sensibilizzazione cercano di spingere le civiche amministrazioni a bloccare l’eccessiva costruzione di edifici.
Anche Genova ha una sua sede: per aderire o per avere informazioni è sufficiente inviare una mail a salviamoilpaesaggiogenova@gmail.com.
L’Associazione Culturale “Matteo Bolla” organizza il concorso per videomaker Ciak…un’emozione, che porterà le opere selezionate alla terza edizione di Videofestivalgiovani: la serata si terrà al Teatro del Casinò di Sanremo venerdì 9 novembre 2012 e sarà aperta a prodotti
audiovisivi realizzati da giovani di età compresa tra i 14 e i 30 anni.
I partecipanti devono realizzare un video lungo fino a 5 minuti (con possibilità di “sforare” fino a una lunghezza complessiva di 7 minuti)
La partecipazione al concorso è gratuita e deve essere confermata entro lunedì 15 ottobre 2012, inviando la scheda di iscrizione (si può richiedere a info@matteobolla.com) e due copie del video in DVD all’indirizzo:
Associazione Matteo Bolla
c/o Tabaccheria Manzo Ivan
Via Roma 14 – 18018 Taggia (IM)
Una giuria selezionerà i video che parteciperanno al Festival e che entreranno a far parte dell’archivio dell’associazione a fini didattici e di studio. I primi quattro classificati riceveranno una videocamera in premio.
La Direzione del Festival si riserva la possibilità di utilizzare i film senza corrispondere alcun diritto, a soli scopi culturali e senza fini di lucro, per promuovere scambi culturali, educativi, progetti speciali, collaborazioni, ecc. Tutti i diritti relativi all’opera sono di proprietà degli autori.
Continua a regnare l’incertezza sul futuro dei dipendenti italiani della catena mondiale di negozi Fnac. Il colosso francese – che già nel gennaio scorso aveva annunciato di voler attuare un drastico piano di tagli ed una riduzione del personale a causa del pesante calo del fatturato – non intende più investire sull’Italia ed è alla ricerca di un compratore interessato ai suoi 8 punti vendita presenti nel nostro Paese (due a Torino, poi a Milano, Verona, Genova, Firenze, Roma e Napoli).
I lavoratori genovesi (oggi 64, diminuiti di 4 unità rispetto allo scorso anno perché i contratti a tempo determinato non sono stati rinnovati) sono molto preoccupati e la scorsa settimana, insieme ai colleghi di tutta Italia, hanno partecipato al sit in di protesta in piazzetta San Carlo a Milano.
«Siamo stupiti dall’intollerabile silenzio dei vertici di Fnac e del gruppo Ppr (proprietario della catena Fnac e di altri marchi internazionali come Gucci, Yves Saint Laurent, Bottega Veneta) – spiegano i dipendenti – a distanza di 8 mesi dall’annuncio del ridimensionamento non sappiamo ancora nulla del nostro destino». L’unica cosa certa è che il gruppo Ppr, negli ultimi anni, ha manifestato l’intenzione di spostare i propri interessi sui marchi del lusso.
Il negozio genovese – da sempre la punta di diamante della rete di negozi Fnac in Italia – allo stato attuale vive la situazione più difficile.L’alluvione del novembre 2011 infatti ha devastato il piano sotterraneo del negozio di via XX Settembre riducendo in maniera significativa le potenzialità del punto vendita. Per il personale è scattata la cassa integrazione a rotazione che durerà fino a dicembre 2012. Ma se al più presto non spunterà all’orizzonte un compratore per i negozi italiani, nel 2013, il punto vendita genovese rischia seriamente di chiudere i battenti.
Tre progetti di riqualificazione diex aree industriali – due al momento stoppati a causa di ricorsi al Tar e “crisi del mattone”, uno ormai portato a termine – insistono sul medesimo fragile territorio, il nucleo storico dei quartieri di Quarto e Quinto, proprio a ridosso di alcuni rivi.
In via Romana della Castagna, un antico percorso che meriterebbe adeguata tutela, da anni si parla della realizzazione di un edificio residenziale con 31 appartamenti e 32 box, per rimpiazzare l’ex fabbrica di materiale plastico Till Fischerche si affaccia sul rio Castagna. Nell’autunno scorso l’amministrazione comunale ha dato il via libera alla variante per il cambio di destinazione d’uso dell’area. In un contesto straordinario – impreziosito dalla presenza di Villa Quartara e dell’Uliveto Murato di Quarto – incombe una nuova colata di cemento, contestata dai residenti. Ma la difficile situazione del mercato immobiliare ha fermato, almeno per ora, il progetto. Il problema è che, neppure nel levante genovese, è facile vendere nuovi appartamenti. E così oggi l’ex stabilimento industriale rimane ben saldo al suo posto ed i lavori non partono.
«La chiamano riqualificazione ma aree verdi come questa dovrebbero essere valorizzate e restituite al quartiere – spiega Ester Quadri, esponente del Circolo Nuova Ecologia di Legambiente, una delle anime dell’Osservatorio Verde, il sito web (www.osservatorioverde.it) che, con l’aiuto dei cittadini, segnala le trasformazioni ambientali connesse alle edificazioni, previste e in atto, sul territorio – invece pensano solo a costruire nuove residenze destinate a rimanere vuote».
Sempre a Quarto, questa volta in via Rossetti, nelle immediate vicinanze del rio Priaruggia – zona considerata a rischio alluvione – è invece quasi conclusa la costruzione di un imponente edificio nell’area dell’ex fabbrica di colori e vernici Siquam. Il comitato locale dei cittadini di via Rossetti fin dal 2004 si è opposto alla realizzazione del grattacielo riuscendo a limitarne l’altezza, passata dai previsti 9 piani agli attuali 6. La proprietà, Immobiliare Galeazzo Alessi S.a.s., mette in vendita 21 unità abitative, come informa un cartello ben in vista.
Spostandoci di qualche chilometro, percorrendo via Antica Romana di Quinto, si giunge in via Majorana dove – nella zona un tempo occupata dai capannoni dell’ex Aciom, proprio accanto al rio Bagnara, a poca distanza dal cantiere di via Scala – è prevista l’ennesima cementificazione. Oggi nell’area – diventata residenziale dopo l’approvazione di una delibera che ne ha mutato la destinazione d’uso – l’ultima versione del progetto della società costruttrice Pama & Partners contempla la realizzazione di un insediamento residenziale di qualità alta: un edificio per complessivi 2757 metri quadrati con 39 unità abitative che si sviluppano su corpo principale di 5 piani fuori terra (e quindi con riduzione di 2 piani dal precedente progetto) e da un corpo adiacente di 2 piani; un’autorimessa interrata, in parte sottostante l’intervento residenziale, con 86 boxdi libera commercializzazione per gli abitanti dell’intorno oltre a 32 pertinenziali; impianti sportivi condominiali (grande piscina) in continuità con la superficie verde d’uso pubblico; la realizzazione di un giardino pubblico per complessivi 2698 metri quadrati; la realizzazione di nuovi percorsi di uso pubblico; il miglioramento delle dotazioni di parcheggio pubblico. Infine alcuni interventi di bonifica idraulica e rinaturalizzazione del rio Bagnara; la tombinatura sul torrente Bagnara come accesso alle abitazioni, ai box e al passaggio pedonale. I tempi biblici per l’approvazione del progetto – nato all’epoca della giunta Pericu – due ricorsi al Tar promossi dai cittadini e la crisi immobiliare hanno fatto sì che il cantiere, finora, non abbia ancora visto la luce.Nel frattempo l’area è caduta nel degrado e ogni volta che arriva la pioggia si trasforma in un una palude maleodorante.
«Con un intervento così impattante si distrugge l’equilibrio naturale di un terreno già compromesso dalle precedenti cementificazioni, deviando per sempre il flusso naturale dei rii esistenti – racconta Ester Quadri – Questo insediamento potrebbe trasformarsi nell’ennesima bomba ambientale. Occorre un risanamento completo perché non si può lasciare un simile spazio degradato in mezzo alla città. Serve il coraggio di cambiare radicalmente tutto il progetto».
Un’interrogazione a risposta immediata del consigliere Paolo Gozzi (Pd) porta all’attenzione di Giunta e Consiglio comunale una situazione dolorosa e disperata «figlia di un indiscriminato consumo del territorio che ha raggiunto, in questa città, livelli non più sostenibili». Parliamo della vicenda che ha coinvolto gli abitanti del civico 1 di via Bocciardo a Borgoratti, costretti fuori casa ormai da 9 mesi.
All’alba di domenica 4 dicembre 2011 sei famiglie sono costretti a lasciare le proprie abitazioni a causa di un evidente cedimento dell’intero stabile, costruito nel 1911, dovuto ad un notevole scivolamento a valle di materiale terroso, staccatosi dal pendio del cantiere sottostante incidente su via Tanini 1, aperto nel 2009 per la costruzione di un centinaio di box interrati. «Già nei mesi precedenti vi erano state avvisaglie – inascoltate – di grosse problematiche, quali fessure e crepe apertesi improvvisamente nei muri e nella strada, o difficoltà per gli abitanti dello stabile nell’aprire e chiudere le finestre e le porte di casa», spiega il consigliere Pd.
Dal 4 dicembre le sei famiglie «fra cui anche bambini e una coppia di novantenni – di cui uno, deceduto la scorsa settimana, non più tornato nella casa in cui è nato e cresciuto – sono state costrette a lasciare le proprie abitazioni e a trovare sistemazione altrove: i più fortunati a casa di amici e parenti, gli altri a proprie spese», sottolinea Gozzi
Da allora è iniziato un periodo di disagio e ancora oggi il cantiere ed il palazzo non sono stati messi in sicurezza«con la conseguenza che le sei famiglie devono continuare a vivere fuori dalle proprie abitazioni, senza tempi certi riguardo un possibile ritorno, con evidenti difficoltà organizzative, economiche, sociali – continua Gozzi – Tutto ciò nonostante che già il 13 dicembre un’ordinanza del settore protezione civile e pubblica incolumità del Comune di Genova ordinasse alla ditta costruttrice di pervenire entro 30 giorni alla messa in sicurezza del cantiere, e quindi dello stabile: in caso di omissione, il Comune avrebbe provveduto d’ufficio con spese a totale carico del responsabile del crollo».
Nulla, però, è stato fatto e, come ricorda il consigliere Pd «nel frattempo è intervenuta la sentenza del Tribunale civile, che conferma la responsabilità solidale di committenti e impresa. Nell’occasione, l’opinione del CTU segnala movimenti costanti dello stabile anche dalla parte opposta a quella dello scavo: insomma, una situazione di pericolosità costante che vede aggravarsi la propria situazione di giorno in giorno. La sentenza segnala, inoltre, la necessità di pervenire alla messa in sicurezza nei prossimi mesi, per poter garantire un pieno recupero prima che la situazione degeneri e si faccia irreversibile».
Si tratta di «una situazione che, ogni giorno di più, manifesta tutta la sua gravità ed insostenibilità, in quanto lesiva della dignità e dell’esistenza di sei famiglie che da nove mesi vivono nell’incertezza più totale e che, soprattutto in questa stagione, guardano con apprensione ad ogni evento meteo potenzialmente devastante per la propria abitazione», ribadisce Gozzi.
Per questo il consigliere Pd vuole saperese si stanno svolgendo i doverosi monitoraggi costanti della situazione e, nel caso, chi li sta svolgendo e garantendo, ed esigere che si possa pervenire al più presto ad un cronoprogramma di interventi che garantiscano la messa in sicurezza dello stabile, e possano prevedere una possibile data di rientro per le sei famiglie».
Ha risposto l’assessore con delega all’Edilizia privata, Francesco Oddone«Per me è stato il primo caso di parcheggio interrato che genera enormi criticità con cui mi sono dovuto confrontare – spiega Oddone – Parliamo di un intervento privato su un terreno privato quindi, per l’amministrazione pubblica, è difficile intervenire.La responsabilità del Comune è stata quella di rilasciare, a suo tempo, il permesso a costruire. Inoltre, trattandosi di un’area soggetta a vincolo idrogeologico, anche la Provincia ha dato il suo assenso. Per altro bisogna sottolineare che le autorizzazioni sono state ritirate dopo il tragico evento del dicembre scorso».
«Oltre al procedimento civile, promosso dagli abitanti e conclusosi con la condanna dell’impresa costruttrice – continua Oddone – è stato aperto anche un procedimento penale.L’azienda sostiene di aver eseguito i necessari interventi di messa in sicurezza mentre i condomini di via Bocciardo 1 affermano il contrario.Il problema è che si tratta di una diatriba tra soggetti privati. Comunque l’amministrazione vuole essere parte attiva nella vicenda – assicura l’assessore – Garantiremo i necessari monitoraggi e ci impegneremo affinchè al più presto le 6 famiglie possano fare ritorno nelle proprie abitazioni».
Gianni Martini, classe ’52, è un musicista genovese, ma non solo: compositore, direttore di coro, insegnante, autore di testi didattici. Una lunga carriera alle spalle e un’esperienza che si snoda attraverso i decenni più entusiasmanti della musica recente, e che l’ha portato a collaborare con musicisti come Ivano Fossati, Francesco Guccini e Giorgio Gaber.
Quando hai preso in mano una chitarra per la prima volta? Quale musica ti ha formato da ragazzo?
«Come molti ho iniziato a suonare in parrocchia, dove si organizzavano varie attività tra cui rientrava anche la musica; mio padre, che avrebbe voluto che imparassi uno strumento, vide di buon occhio la cosa e mi comprò una chitarra. Era il ’66 e io avevo circa 13 anni. Iniziai con il beat, la canzone di protesta, quindi Beatles, Rolling Stones, Equipe 84, Nomadi, Rokes, Dik Dik, Bob Dylan… quel clima lì insomma. Tiravamo giù dai dischi gli accordi delle canzoni e si mettevano su i primi complessi – perché allora si chiamavano complessi, non gruppi o band – una strada che in quegli anni tutti hanno percorso».
Com’era l’atmosfera musicale a Genova in quegli anni?
«Molto viva. Alla sordità – e il termine non potrebbe essere più appropriato – istituzionale corrispondeva una grande vivacità della scena musicale genovese che tutta l’Italia ha sempre riconosciuto. Dai cantautori ai turnisti i musicisti genovesi sono stati sempre molto apprezzati. C’erano moltissimi gruppetti in quegli anni a Genova, “complessi” appunto, fermenti di ragazzi adolescenti che vivevano in quel periodo un fenomeno sociologico assolutamente nuovo: nuovo il fatto di fare parte di questi gruppi, nuovo il fatto che molti personaggi famosi dell’epoca erano ragazzi. Quando è uscita “Love Me Do” nel ’62 i Beatles erano dei ragazzi, così come i Rolling Stones e molti altri anche qui da noi, Rita Pavone, Morandi o Celentano per esempio. Dai complessi genovesi sono usciti poi musicisti di ottimo livello. Naturalmente, come sempre succede, dei tantissimi che suonavano solo una piccola minoranza è andata avanti, è un fatto fisiologico; comunque c’erano gli Apostoli, Bambi Fossati coi Gleemen prima e i Garybaldi poi, Marco Zoccheddu con i Plep che poi divenirono Nuova Idea, i Sagittari da cui nacquero i Delirium, i New Trolls… io mi sono formato in questo contesto, andavo a sentire suonare nei locali. Intanto ci riferivamo a due riviste di musica, “Big” e “Ciao Amici”, la seconda in particolare era il nostro vangelo, pubblicavano recensioni, novità e classifiche. Tutti avevano la divisa alla Beatles, io stesso avevo capelli, giacca e stivaletti alla Beatles; non era semplice trovarli ma ci arrangiavamo e ce li andavamo a cercare. Si andavano a fare delle session in posti distantissimi, per un periodo avevamo provato a Sussisa e alla domenica si partiva con il lazo per andare fin sopra Sori. Oggi mi sembra che i ragazzi abbiano un po’ meno entusiasmo, voglia di sbattersi, di cercare. Anche perché ora è sempre tutto a disposizione, già pronto, “spalmato sul pane” citando Gaber, allora invece non c’era niente e dovevi inventare».
Puoi raccontare le tue esperienze coi Delirium, la Famiglia Ortega, l’Assemblea Musicale Teatrale per arrivare al Teatro Canzone di Gaber, col quale hai collaborato per molto tempo in qualità di chitarrista?
«Da ragazzino frequentavo un paio di locali, il Christie’s (prima ancora Snoopy), e il Rendez vous, (prima Gallery Club). Il primo locale era gestito da Alberto Canepa, che poi divenne mio carissimo amico. Aveva tre anni più di noi ed era quell’età in cui tre anni sembrano una vita… andavamo lì di sabato e domenica pomeriggio a sentire i gruppi, e c’era l’usanza, oggi completamente persa, che un gruppo facesse metà o tutta la stagione, quindi trovavi lo stesso gruppo sempre lì a suonare tutto il weekend per diversi mesi. A un certo punto per vivacizzare le serate infrasettimanali fecero delle jam session aperte anche ai giovani e io cominciai a parteciparvi, si creavano gruppi assolutamente estemporanei, si provava in settimana e alla domenica pomeriggio si occupava metà tempo della performance. Tra questi giovani c’era anche Ivano Fossati che suonava nei Poeti, ci conoscevamo perché frequentavamo entrambi le zone di Marassi e ci incontravamo ai concorsi. Fatto sta che una sera mi chiama Alberto Canepa dicendomi che questo gruppo, i Delirium – allora avevano già fatto “Il Canto di Osanna” con un certo successo al Festival di Bari – cercava un chitarrista elettrico e se poteva interessarmi fare una prova con loro. Andai a casa di Ivano e feci la prova: studiavo chitarra classica così suonai un adattamento dell’Adagio di Albinoni. In qualche modo la mia performance un po’ emozionata fu ritenuta sufficiente ed entrai nel gruppo. Di lì a poco si cominciò a provare per Sanremo e lì iniziò la mia carriera professionale. Prima di questo suonavo in un locale di Sampierdarena nei Beatnik, gruppo che si è rimesso insieme poco tempo fa; facevamo quattro sere a settimana pagati, in regola e coi contributi, cosa che a raccontarla adesso, che se va bene fai quattro date in una stagione, i ragazzi non ci credono. Bene, mentre suonavo con loro mi capitò l’occasione coi Delirium, ne parlai a Mauro Boccardo che faceva parte dei Beatnik e lui comprese benissimo e mi disse di andare. Coi Delirium io rimasi un po’ meno di un anno con un contratto da turnista, infatti nelle copertine dei dischi in cui ho suonato non ci sono. Ci sono invece nei servizi fotografici delle riviste, ma non comparivo come membro ufficiale.
Poi mi staccai insieme ad Alberto Canepa che era anch’egli stato nel coro di Jesahel a Sanremo; in quel periodo era uscito Joe Cocker con un gruppo numerosissimo che si chiamava Mad Dogs and Englishmen, due batterie, le mogli dei musicisti che cantavano, i figli piccoli che camminavano per il palco mentre suonavano… c’era un’idea di gruppo “familiare” che ci piaceva molto. Io e Alberto, sulla scorta di questa idea, creammo la Famiglia Ortega nel ‘72, gruppo all’interno del quale esistevano legami familiari: c’erano infatti tre sorelle, Canepa e sua moglie, i due fratelli venezuelani Ortega che poi dovettero lasciare quando scadde il permesso di soggiorno. Facemmo un LP che fu per me la prima esperienza discografica importante come arrangiatore; ci fu una tourneé in Grecia e tanta televisione, poi il progetto ebbe fine, ma con la Famiglia approdammo a Michele Maisano che cercava un gruppo numeroso con cui fare le tourneé nelle grandi discoteche del meridione e dell’Emilia; il nostro produttore gli propose noi, così si fece questo Michele Show con noi e il suo vecchio gruppo di un tempo, gli Odissea. Andammo a suonare anche negli Stati Uniti e passammo il capodanno ’74-’75 a New York, alloggiati in un albergo di Manhattan dalle cui finestre si vedeva la sede del New York Times, come nel finale de “I tre giorni del condor”.
Dopo questo io tornai a suonare in un gruppo da discoteca, i Raptus, in cui c’era un ancora sedicenne Gian Piero Alloisio, e da questo gruppo nacque l’Assemblea Musicale Teatrale, cui parteciparono anche Alberto Canepa, Bruno Biggi e Gino Ulivi. Con l’Assemblea debuttammo in uno spettacolo alla Sala Chiamata del Porto nel ’75, mentre nel frattempo mantenevamo in vita anche i Raptus in attesa che il progetto Assemblea crescesse. D’estate alla Festa dell’Unità suonavamo con entrambi i gruppi per esempio. Una formula che riuscì bene e che mantenemmo per anni.
Arriviamo al ’77 quando partecipammo al Club Tenco con “Marylin”, il nostro secondo disco. Più o meno nello stesso periodo prendemmo contatti con Guccini attraverso conoscenze comuni: un amico di un mio amico sapeva dove Guccini andava in campagna. Questo filo così esile per noi fu sufficiente; sapevamo che Gian Piero scriveva cose interessanti, e si andò a trovare Guccini (io quella volta non c’ero). Lui che è una persona gentilissima fu accogliente e ci diede appuntamento per una prossima festa del proletariato giovanile, la Festa del Sole, che si teneva dalle parti di Conegliano Veneto. Noi pensavamo non sarebbe mai venuto, invece venne con Renzo Fantini, suo amico e produttore, noi facemmo il nostro spettacolo e gli piacque molto, tanto che produssero il nostro secondo disco, Marylin appunto, registrato difatti a Bologna, e numero uno dell’etichetta indipendente L’Alternativa, etichetta di Fantini. Divenimmo gruppo spalla di Guccini, eravamo al settimo cielo. Aveva provato diversi gruppi e solisti ma quando questi iniziavano la gente cominciava a urlare “Guc-ci-ni! Guc-ci-ni!”. Voleva qualcuno che avesse grinta e prese noi. Per tre anni buoni, nel momento di massimo splendore della canzone d’autore. Poi facemmo la stessa cosa anche per Claudio Lolli, che era nella scuderia di Fantini, e per Paolo Conte, allora agli inizi. Noi facevamo venti minuti tiratissimi e la cosa funzionava. Era lavoro qualificatissimo, una volta suonammo davanti a 80.000 persone a una Festa dell’Unità a Roma, cose che non ti capitano tutti i giorni.»
Puoi spiegare il significato del nome Assemblea Musicale Teatrale?
«Noi eravamo estimatori di Gaber, e ci piaceva la sua formula di alternare monologhi a canzoni: quindi era uno spettacolo musicale e teatrale. Assemblea perché venivamo dal movimento ed eravamo compagni che si impegnavano in prima persona, io per esempio andavo a fare controinformazione coi megafoni in giro per i quartieri, eravamo alle manifestazioni, alle riunioni; questo era il nostro progetto, vivere facendo musica ma in quel modo, non in uno qualsiasi. Musicale Teatrale perché facevamo musica e teatro; dal punto di vista del teatro non eravamo professionisti, ma ci eravamo inventati delle figure, delle macchiette che recitavamo noi stessi. Successivamente, una sera che Gaber era a Genova con il suo spettacolo, andammo con coraggio nei suoi camerini a presentarci e a proporgli di sentire i nostri pezzi. Lui era, come già Guccini, persona molto disponibile, si prestò ad ascoltare la sera seguente una parte del nostro repertorio, suonata unplugged in casa di Gian Piero e Alberto. Poi venne a sentirci in un cinema di Milano dove facevamo uno spettacolo anche di mattina per quelli che marinavano – pensa che anni che erano!- infatti il cinema era abbastanza pieno. Ci ascoltò e da lì nacque un sodalizio con Gian Piero Alloisio, essendosi Giorgio reso conto che Gian Piero scriveva molto bene. Quando poi nell’84 Gaber decise di riprovare col gruppo dal vivo, dopo un periodo in cui aveva usato solo le basi, cominciò anche la mia collaborazione con lui in qualità di chitarrista, che è durata, escluso il periodo in cui ha fatto spettacoli prettamente teatrali, fino al 2002.»
Nel frattempo però hai seguito anche la strada dell’insegnamento…
«Nel 1978 io lasciai l’Assemblea, che durò ancora un anno, e mi dedicai all’idea della scuola, ne avevo parlato subito con Gian Piero; inizialmente era pensata solo come scuola di chitarra. Poi si aggregò come insegnante Bruno Biggi, anche lui membro dell’Assemblea: eravamo in tre, ognuno col suo studio in casa. Pian piano abbiamo aggiunto strumenti e insegnanti, abbiamo preso un locale in affitto; il primo collaboratore è stato Massimo Palermo, insegnante di basso, poi Dado Sezzi come insegnante di batteria e percussioni, e la scuola si è ingrandita via via. Abbiamo sempre cercato, nell’insegnamento, di partire da un assunto: la persona che ti trovi davanti, prima di essere un musicista o un futuro musicista, è un individuo. L’idea è di impostare un dialogo, creare una comunicazione e tirare fuori qualcosa partendo dal suo vissuto.»
Tu sostieni che negli ultimi anni ci sia stata e ci sia tuttora una mancanza di novità e di ricerca in musica (segui la rubrica di Gianni Martini su Era Superba n.d.r.); in questo senso, cosa cerchi di insegnare ai tuoi allievi per trasmettere loro lo slancio alla ricerca dell’inedito?
«Innanzitutto dico sempre che la tecnica deve essere al servizio dell’espressività, perché la tecnica fine a se stessa credo sia di poco interesse; i chitarristi di fine anni ’80 che scaleggiavano a velocità stratosferiche rischiavano di annoiare al di là della mentalità del ragazzino che rimane affascinato. L’importante è cosa uno cerca di comunicare con la musica, con lo strumento e con le parole, cosa vuole esprimere. La tecnica ti aiuta a plasmare un’idea che tu hai già dentro. Molto spesso l’esuberanza tecnica nasconde invece povertà di idee. È chiaro che la ricerca è qualcosa di difficile. Ciò che poi rende novità l’idea che hai è il contesto in cui sei. Ai nostri tempi la risposta al conformismo e al piattume asfissiante della società sono stati dei “no!”, dei “basta!” accompagnati da un’espressività artistica che ha fatto da sponda alla volontà di cambiare la realtà. L’idea di cambiamento era così diffusa che si sono create poi le condizioni perché diventasse anche un business economico. Poco per volta anche le major si volsero al fenomeno creando etichette minori con le quali coprire tutto il mercato, dalla musica di ricerca a quella più commerciale. La mancanza di oggi è molto problematica, i media per come sono strutturati creano una sorta di corto circuito, ogni cosa nuova si brucia subito e il giorno dopo è già copiata in tutto il mondo. Una volta non era così, non essendoci questo enorme specchio mediatico che diffonde e riverbera le cose, le novità che uscivano erano tutte molto diverse tra loro. La novità per me non è tale quando qualcuno scrive qualcosa di nuovo e di bello, non basta; diventa novità quando ha un riflesso in senso sociale.»
Quest’anno la scuola compirà 35 anni: quali sono i progetti a proposito?
«Abbiamo dato il via già l’anno scorso a un programma di stage con musicisti di alto livello, quest’anno avremo Luca Colombo, chitarrista, Fabio Treves che farà una lezione particolare sulla storia del blues, e infine Beppe Gambetta; torna Dado Sezzi con corsi su tutte le tecniche percussive, e Paolo Bonfanti che farà parte del cast di insegnanti come già l’anno passato. Inseriremo anche corsi di canto, chitarra, armonica, percussioni un po’ più popolari che ironicamente abbiamo intitolato “Strumenti contro la crisi”; infine, visto che c’è richiesta in tal senso, vorremmo fare un corso specifico che prepari seriamente chi vuole presentarsi ai reality musicali, visto che continuano a tenere banco.»
Un’ultima considerazione sullo svuotamento della figura del musicista…
«È un aspetto della discussione a cui tengo molto. Il mestiere di musicista sta effettivamente attraversando molte difficoltà e soprattutto a livello istituzionale non c’è attenzione alcuna alla musica, che se fosse considerata nel modo giusto potrebbe dare da lavorare a migliaia di persone, come d’altronde il teatro, l’arte, la cultura che ci si ostina a non considerare, almeno non nei fatti, pilastri della società. Si è persa per di più la ritualità dell’ascolto, ridotto a un momento sul bus, con gli auricolari, tra gli spintoni dei vicini, o a quella troppo alta in luoghi inappropriati, come il ristorante. La musica va ascoltata nei luoghi deputati a sentire musica, che sono i teatri, i luoghi da concerto, i club, i pub… invece viene proposta ovunque ed è talmente inflazionata che poi non ne puoi più.
Se la musica comincia a diventare, come già succede per tanti, un secondo lavoro, non ci può essere la capacità di tenuta professionale richiesta se uno lavora otto ore al giorno a qualcos’altro e dedica due ore a suonare. Investimenti e finanziamenti per far sì che i giovani decidano di fare musica professionalmente non ce ne sono. Perché i metalmeccanici devono avere diritto ad aiuti e il musicista no? Se ci fosse la volontà e la comprensione di queste problematiche si potrebbe far sì che la musica continui a vivere».
Mercoledì 12 settembre alle 17 la libreria Falso Demetrio di via San Bernardo ospita un incontro a cura del gruppo Storytelling Genova, che si cimenterà nel racconto di tre storie tratte dal Decameron di Giovanni Boccaccio.
Le storie saranno raccontate, e non lette, per la durata di circa un’ora: lo scopo è mostrare cos’è lo storytelling e la sua differenza con i “tradizionali” reading. L’incontro è a ingresso gratuito, al termine del racconto il gruppo presenterà il suo progetto di salotti di storytelling a Genova e illustrerà i prossimi appuntamenti.
Tutte le informazioni sul gruppo si possono richiedere all’indirizzo mail genovastorytelling@hotmail.com.
Riparte dopo la pausa estiva la stagione di appuntamenti alla Libreria Feltrinelli di via Ceccardi. Questo il calendario di settembre 2012 (sempre con ingresso libero e inizio alle ore 18).
Venerdì 14: Smemo – 35 edizioni dalla mitica Numero Uno
Per i 35 anni dalla pubblicazione della mitica Smemoranda numero 1 il tema raccontato dagli oltre 100 collaboratori smemo è Friends. Perché essere amici nell’era di Facebook, su cui raccontare e condividere la propria vita in tempo reale, significa soprattutto scambiarsi le idee e farle girare. Un po’ come la Smemo tra i banchi.
Oggi insieme ai direttori Gino & Michele e Nico Colonna, intervengono Don Gallo (Comunità San Benedetto al porto) e il Sindaco Marco Doria. Partecipa l’Associazione culturale La Stanza.
In collaborazione con la Comunità San Benedetto al porto.
Lunedì 17: Al di là della rete, racconti fuori e dentro il campo da tennis
La storia, di pura fantasia, di un tennista brasiliano. Misteriose sparizioni che tengono banco in un club di tennis. Un ricordo dedicato a Franco Pongiluppi, maestro storico del tennis genovese mancato il 30 dicembre 2011. Questo e altro nei sette racconti di Enrico Casareto. Storie di tennis, certo, ma non solo: perché lo sport è vita. Incontriamo l’autore insieme al giornalista Michele Corti.
Martedì 18: La mia bici va a potassio
Di alberi lungo le strade ce ne sono sempre stati. Ora un po’ meno. Molto meno. Dicono che sono pericolosi per gli automobilisti che ci vanno a sbattere contro. Anche i pedoni e i ciclisti sono pericolosi perché molti automobilisti ci vanno a sbattere contro. A rigore bisognerebbe togliere anche quelli.
Una struggente dichiarazione d’amore verso il paesaggio italiano: dai borghi secolari nascosti tra Milano e gli Appennini ai vecchi passaggi a livello, dagli antichi tracciati delle strade romane alle moderne rotonde. In occasione della Settimana Europea della Mobilità Albano Marcarini, urbanista e giornalista, presenta oggi il suo libro.
Mercoledì 19: Malika Ayane
La cantante incontra il pubblico e firma copie del suo nuovo album Ricreazione. 12 brani, che rappresentano 12 ritratti, 12 monologhi interiori, 12 fotografie, stati d’animo e punti di vista. Tra gli autori, oltre la stessa Malika, spiccano le collaborazioni con Boosta, Pacifico, Alessandro Raina (Amor Fou), Romeus, The Niro e Paolo Conte. Modera l’incontro Max Repetto di Radio Babboleo.
Giovedì 20: Perle ai porci
Da dove nasce la cucina mediterranea? Perché è così ricca di riferimenti filosofici? Perché alla base della nostra alimentazione ci sono il pane e l’olio? Quali e quante sono state le contaminazioni tra le diverse culture del Mediterraneo? Con l’aiuto del cucinosofo Sergio Rossi, questa sera Maurizio Sentieri ci guida alla scoperta delle radici della nostra cucina e del suo nuovo saggio.
Venerdì 21: La grande contrazione
Contrazione è l’opposto di espansione. E questo è già di per sé significativo: la logica di fondo del periodo che dobbiamo attraversare sarà molto diversa da quella della fase che è alle nostre spalle. Non è detto che sia un male. Trasformare la crisi in opportunità: è questa la responsabilità che Mauro Magatti, docente di Sociologia presso l’Università Cattolica di Milano, individua per la nostra generazione. Oggi l’autore ci presenta il suo saggio insieme a Raffaele Caruso, Presidente dell’Associazione Liberi/e Forti. In collaborazione con Associazione Liberi/e Forti.
Lunedì 24: Professione sceneggiatore
Dall’esperienza di Sergio Badino, autore (Disney, Sergio Bonelli Editore, Tunué, Deus) e insegnante di sceneggiatura e storytelling, un volume indispensabile, con tanti esempi pratici, schemi teorici, dritte e trucchi del mestiere. È Professione Sceneggiatore (Tunuè), un libro per tutti i giovani autori, per gli appassionati di scrittura creativa e per quanti siano curiosi di sapere nel dettaglio come nascono le storie, con l’introduzione di Maurizio Nichetti. Questa sera presentiamo il libro e StudioStorie, la nuova
scuola di Badino, insieme a Umberto Basevi.
Martedì 25: Lo scrittore deve morire
Lo stravagante editore Ubermensch Belasco convoca lo scrittore Francisco Portali, reduce da un terribile flop letterario, per commissionargli la stesura di quella che a sua detta è la storia del secolo. Peccato che, a causa dei micidiali effetti di un mix di antidepressivi e vino, l’intrattabile e smemorato Belasco faccia l’errore di chiedere la stessa cosa a un altro fallimentare autore, Ladislao Tanzi. Quando inevitabilmente si ritrova sulla scrivania due romanzi dall’identica trama, in un lampo di fantaeditoria, Belasco decide di assemblarli. Un romanzo esilarante, fra biechi uffici stampa, svaporati critici letterari e inquietanti fan… Questa sera i due autori Gianluca Morozzi e Heman Zed ce lo presentano insieme alla scrittrice Barbara Fiorio.
Mercoledì 26: Sfortunato il Paese che non ha eroi
Ci sono ancora gli eroi nella nuova società contemporanea? Ci sono ancora figure che, attraverso le grandi narrazioni, ci raccontano e ci spiegano la nostra identità? Passando dalla porta che conduce al nostro immaginario, dove dispiegano le loro spettacolari storie e avventure, gli eroi diventano icone, miti fondamentali della nostra formazione e istruzione. Le storie degli eroi contemporanei sono il nostro miglior romanzo di formazione. Ma quelli che noi amiamo in questi anni sono eroi strani, non buoni, non morali: sono bastardi senza gloria, anti-eroi. Qualche nome? Batman, Gregory House, il grasso e lardoso Kung fu panda, i personaggi di Clint Eastwood. Questa sera presentiamo Sfortunato il paese che non ha eroi (Ponte alle Grazie). Insieme all’autore, il filosofo Simone Ragazzoni, intervengono la professoressa Margherita Rubino, la giornalista Francesca Baraghini e la scrittrice Gaia De Pascale.
Giovedì 27: L’entomologo e l’incredibile storia della foto di Napoleone
Sono soltanto voci e leggende quelle che serpeggiano tra antiquari e collezionisti? O esiste davvero una fotografia col volto di Napoleone? Un eccentrico studioso segue le tracce del prezioso cimelio, sulle orme dello sbadato entomologo francese Maurice Rémond. Inseguendo coleotteri e farfalle, Rémond si ritrova quasi per caso al seguito dell’armata napoleonica, sballottato da un campo di battaglia all’altro. Fra impacciati tentativi con acido citrico e cloruro d’argento Giovanni Fassio crea un divertente gioco letterario, che questa sera ci presenta insieme allo storico e scrittore Giulio Massobrio.
Venerdì 28: Il linguaggio segreto del profumo
Dietro ogni essenza si nasconde un canale di comunicazione in grado di stimolare tutti e cinque i sensi, ma anche capace di fissare, attraverso l’olfatto, ricordi e sensazioni impossibili da raccontare soltanto con le parole. Storie e avventure raccontate dall’autrice Marika Vecchiattini (che di se stessa dice: nata a Genova in un anno compreso tra il lancio di Chanel N. 19 e quello di Diorella).
Una clamorosa marcia indietro della Regione Liguria apre nuove prospettive per una porzione dell’area dell’ex manicomio di Quarto, quella che ancora oggi ospita i malati psichiatrici, i disabili gravi ed il centro Alzheimer. Ieri mattina, infatti, l’assessore regionale alla Sanità, Claudio Montaldo ha annunciato alle commissioni consiliari del Comune di Genova l’intenzione di preservare queste strutture, stoppandone la vendita. La delibera è già pronta e andrà in giunta nella prossima riunione, forse già entro la fine di questa settimana.
A onor del vero la vendita è già avvenuta quando, sul finire dell’anno scorso, tramite una seconda cartolarizzazione, tutta la parte antica dell’ex ospedale psichiatrico – dove attualmente si trovanodiversi servizi sanitari e amministrativi, tra i quali alcune comunità psichiatriche, una comunità per minori disabili, strutture residenziali per anziani, per pazienti psichiatrici e disabili, servizi di medicina legale, diversi uffici amministrativi – è finita in mano ad Arte (Azienda Regionale Territoriale per l’Edilizia) a cui è stato affidato il compito di trovare nuovi acquirenti.
«La decisione di vendere gli immobili era stata determinata dalle necessità finanziarie – ha spiegato ieri Montaldo – ma negli ultimi dieci giorni è cambiato il nostro orientamento. Abbiamo deciso di accogliere le istanze e i contributi del territorio e siamo pronti a modificare le determinazioni in merito».
«L’assessore ha garantito che le aree dedicate alla residenzialità, sia dei pazienti psichiatrici che dei disabili gravi, non verranno toccate – ha affermato Cristina Lodi, presidente della commissione Welfare del Comune – ora attendiamo la delibera che andrà a modificare la vendita delle aree. La Regione e il Comune hanno interpretato i bisogni dei cittadini. Collaborando siamo riusciti a raggiungere un importante risultato politico, facendo un passo avanti in un momento così delicato».
Esprime soddisfazione per il deciso passo avanti anche Lorenzo Pellerano, il consigliere regionale della Lista Biasotti che ha svolto un prezioso lavoro di documentazione per fare chiarezza su una vicenda assai intricata «Il risultato è indubbiamente positivo ma voglio ricordare l’impegno di cittadini, comitati e Municipio Levante, tutti contrari alla dismissione di Quarto. Non bisogna dimenticare che in Regione la maggioranza ha votato per la vendita dell’intera area dell’ex ospedale psichiatrico. Nel dicembre 2011, il direttore dell’Asl 3, Corrado Bedogni, è intervenuto per impedire la vendita di una piccola porzione del complesso, i padiglioni 7, 8 e 10, gli unici rimasti di proprietà dell’azienda sanitaria locale».
In effetti, affermare “Non venderemo”, come ha fatto l’assessore Montaldo, è un espressione fuorviante per chi non ha seguito passo dopo passo tutta la questione «Le aree sono già state vendute ad Arte – sottolinea Pellerano – Adesso si torna indietro e Arte non venderà più ai privati. Questo è il momento di fare scelte politiche lungimiranti e non dettate dalla fretta di fare cassa».
«Oggi l’assessore Montaldo riconosce che occorre mantenere quelle strutture che hanno goduto di investimenti significativi, come i 2 milioni di euro per la ristrutturazione della residenza psichiatrica “Casa Michelini” – continua il consigliere della Lista Biasotti – Sono felice che il mio impegno in qualità di consigliere, con il supporto di inchieste giornalistiche come la vostra, abbia fatto sì che potessero emergere con evidenza tutte le contraddizioni». Sicuramente l’intervento del Comune è risultato fondamentale per cambiare direzione «Politicamente ha avuto un ruolo primario la volontà dell’amministrazione comunale che si è espressa a favore della tutela del complesso di Quarto – continua Pellerano – In caso contrario si sarebbe potuti arrivati ad uno scontro con la Regione, con immaginabili conseguenze politiche. Le diverse istituzioni hanno dimostrato che, ragionando insieme, è possibile arrivare a soluzioni condivise».
Ma la vicenda non finisce qui, come ricorda Pellerano «Innanzitutto voglio vedere la delibera e leggerla attentamente. Inoltre resta da capire come garantire l’accesso alle aree che rimarranno pubbliche, visto che saranno circondate da altre porzioni di proprietà privata».
E Lorenzo Pellerano si attende un passo indietro della Regione anche in merito alla questione dell’ex manicomio di Pratozanino a Cogoleto, perché «Pure in questo caso è ancora possibile correggere la rotta», conclude.
15 settembre 2007
Circa 350.000 genovesi e 150.000 turisti, 20.000 ingressi nei musei e quasi tutti i negozi del centro storico aperti fino a notte inoltrata. Questo il bilancio della prima Notte Bianca a Genova, un evento fortemente voluto dalla neo eletta Sindaco Marta Vincenzi, che per realizzarla si è affidata al superconsulente per la cultura Carlo Freccero.
Lo scopo è creare intorno a Genova e al suo patrimonio culturale una risonanza analoga a quella del 2004, anno in cui la città è stata capitale della cultura, e al tempo stesso dare origine a un evento dove ospiti di rilievo nazionale attirino in città visitatori e turisti da ogni parte d’Italia.
Il titolo della serata è Il mare, in una notte e gli appuntamenti principali sono stati il concerto di Tiziano Ferro e della Pfm e lo spettacolo di Maurizio Crozza.
13 settembre 2008
La seconda Notte Bianca è una notte a metà, perché la pioggia interrompe sul più bello parte dei festeggiamenti. Il nuovo consulente per i grandi eventi è Nando Dalla Chiesa, che quest’anno sceglie il nome Genova, città aperta. La serata parte dal Porto Antico con gli Mtv Days, evento musicale che per tutto il giorno fa alternare sul palco nomi di punta della scena pop, dai Baustelle ai Sonohra, radunando nei pressi dell’Acquario oltre 100.000 spettatori.
La serata è occasione anche per la contro-Notte Bianca di Beppe Grillo, che al Cep di Prà anima la Notte grigio topo.
12 settembre 2009 Per il secondo anno consecutivo la Notte Bianca si abbina agli Mtv Days, che quest’anno si aprono alla musica internazionale portando a Genova gli Skunk Anansie.
In programma come ogni anno spettacoli musicali ed eventi culturali di ogni genere per tutta la città, che culminano con lo spettacolo pirotecnico al Porto Antico dopo la mezzanotte.
10 settembre 2010
Lucio Dalla, Francesco De Gregori e Patty Pravo sono i superospiti della Notte Bianca 2010, che porta a Genova oltre 300.000 persone tra cittadini e turisti. La Regione Liguria – in collaborazione con le Ferrovie dello Stato – stanzia 12.000 € per tre convogli straordinari dopo le due di notte, destinazione Savona, La Spezia e Arquata Scrivia.
Il 2010 è anche l’anno della prima, grande polemica: Simone Di Maria, consigliere Pdl del Municipio Levante, obietta sul fatto che l’evento sia organizzato in concomitanza con l’11 settembre, anniversario dell’attentato al World Trade Center di New York.
10 settembre 2011
Il 17 luglio su Facebook viene creata la pagina “1.000.000 di NO alla Notte bianca 2011 di Genova“. Una serie di appelli in polemica all’evento, le cui ragioni sono molteplici. Anzitutto i soldi, centinaia di migliaia di euro investiti ogni anno per questa iniziativa, dai cachet dei superospiti (quest’anno, Antonello Venditti ed Edoardo Bennato) alla promozione in città come Torino e Milano.
A seguire, l’apparente (?) indifferenza della Civica Amministrazione nei confronti di iniziative culturali “minori”, che per tutto l’anno cercano ugualmente di rendere viva la città, anche se non necessariamente tutti nella stessa notte.
Per la prima volta, complice la crisi, anche tra i politici locali iniziano i primi “forse” pronunciati a mezzo stampa per obiettare su un dispendio così elevato di fondi per un solo evento.
Nonostante le polemiche, la serata segna un altro record con 400.000 presenze.
IL PRESENTE
8 settembre 2012
Niente Notte Bianca: lo stop ufficiale arriva dal neo Sindaco Marco Doria, attraverso il nuovo assessore alla Cultura Carla Sibilla. Una scelta difficile – dovuta anzitutto ai probabili tagli di tre milioni alla cultura che verranno decisi al varo del bilancio di emergenza – ma anche una riconsiderazione del rapporto fra ente pubblico e attività culturali: «Stiamo studiando nuovi modelli che creino valore per la città. La Notte Bianca com’era concepita, ormai è un evento anacronistico»: queste le parole dell’assessore, pronunciate lo scorso giugno per motivare la decisione.
A inizio settembre, un po’ di sorpresa, arriva un primo assaggio dei “nuovi modelli” sopracitati: Genova Summer Night, un evento che si è tenuto lo scorso sabato e il cui timone è stato affidato quasi interamente ai Civ, che hanno animato il centro storico mentre in altre zone della città si inauguravano altre grandi iniziative, su tutte una nuova edizione dell’Expo Valpolcevera.
Ancora nessun dato ufficiale su numeri e presenze, nessuna esultanza e (pare) nessuna polemica. Le uniche parole arrivano dal Sindaco Marco Doria, nell’ultimo video postato sul suo canale YouTube: “Ringrazio i Civ che hanno promosso e organizzato la Genova Summur Night: un insieme di iniziative che hanno animato il centro storico della nostra città. L’iniziativa è stata positiva e ha sostituito, tra virgolette, la Notte Bianca. Non siamo in grado di spendere soldi per grandi eventi, però vogliamo che la città ed il centro storico vivano”.
Notte conclusa, in attesa di settembre 2013 una domanda a tutti i genovesi è d’obbligo: quali sono le vie, i caruggi, le gallerie d’arte, le associazioni culturali, i teatri, i cinema e i locali che vi impegnerete a sostenere nelle prossime 364 notti?
Da domenica 16 a sabato 22 settembre 2012 torna come ogni anno la Mobility Week, settimana europea dedicata alla bicicletta e alla promozione di mezzi di trasporto più sostenibili.
Questi tutti gli appuntamenti in programma a Genova.
Aspettando la Mobility Week
Giovedì 13 settembre
ore 18 – Libreria Finisterre, Piazza Truogoli di S. Brigida: Mario Piaggio presenta “Tra il mare e i monti della Liguria in mountain bike” itinerari nel Ponente.
ore 18 – Cinema Sivori, Salita Santa Caterina: presentazione del nuovo programma del Circolo ADB di Genova.
ore 21.15 – Cinema Sivori, Salita Santa Caterina: proiezione del film d’animazione “Appuntamento a Belleville” di Sylvain Chomet.
Sabato 15 settembre
“I forti di Genova”: in mountain bike con il Monte Fasce Bike Group (per informazioni adbge@libero.it)
Settimana Europea della Mobilità 2012
Domenica 16 settembre
“Il bike sharing degli altri, il sistema torinese”: cicloescursione sulle piste ciclabili di Torino. Trasferimento in treno (obbligatoria la prenotazione entro venerdì 14 a adbge@libero.it).
“Biciclettiamoci”: pedalata da Casarza a Sestri Levante a cura del Circolo Vivinbici di Sestri Levante.
Lunedì 17 settembre
Loggia della Mercanzia, Piazza Banchi
ore 10: convegno sul progetto regionale di Rete Ciclabile organizzato da Regione Liguria in collaborazione con FIAB.
ore 17.30: Arte e bici a cura della galleria “Unimedia modern”.
ore 18: inaugurazione della mostra “La rete ciclabile ligure”, i progetti già realizzati e quelli in via di sviluppo. Incontro con Marco Pastonesi, autore di “Attenzione ciclisti in giro”.
Martedì 18 settembre
Loggia della Mercanzia, Piazza Banchi
ore 16: “Prof. in bici”, tavola rotonda tra insegnanti sul tema della bicicletta come strumento didattico.
Libreria Feltrinelli, Via Ceccardi
ore 18: incontro con Albano Marcarini, autore di “La mia bici va a potassio”.
ore 20: pedalata serale con cena a tema (prenotazione obbligatoria)
Mercoledì 19 settembre
Biblioteca Berio (Sala Chierici), Via del Seminario
ore 17.30: premiazione del concorso fotografico “Photobike”.
ore 18.30: proiezione di “Turin-Iceland”, un originale viaggio in bicicletta presentato dell’autore Gabriele Saluci.
Giovedì 20 settembre
Loggia della Mercanzia, Piazza Banchi
ore 10: convegno “Mobilità ciclabile e sicurezza stradale” organizzato da Regione Liguria in collaborazione con FIAB e ACI.
ore 16.30: i progetti degli studenti di architettura per la mobilità sostenibile.
ore 18: presentazione della guida sul ciclismo urbano a Genova “Pedala sicuro in città”, edita dal Circolo FIAB Amici della Bicicletta.
Vico Indoratori (piazza dei Ragazzi)
ore 19: apericiclo letterario in collaborazione con “Ombre rosse” e libreria Finisterre.
Inaugurazione dell’area bike-friendly e del cicloposteggio della piazza.
Venerdì 21 settembre
Loggia della Mercanzia, Piazza Banchi
ore 16: “I ciclisti a Genova: dalla sopravvivenza al benessere. Riflessioni tecniche e medico-sanitarie” a cura dell’Ordine dei medici di Genova
Piazza De Ferrari
ore 17.30: Cicloraduno bici pieghevoli con bike mob intermodale e apericiclo “in quota” (in collaborazione con “Bici pieghevoli a Zena”)
ore 18.30: La bicicletta attraverso le parole. Recitazione di testi letterari.
Sabato 22 settembre – “Chi sceglie la bici merita un premio”
Piazza Matteotti
Ore 8-19: distribuzione materiale informativo al Punto Bici. Il Circolo FIAB Amici della Bicicletta sarà presente con un gazebo in Piazza Matteotti dove sarà possibile ricevere materiale informativo, consigli e indicazioni su ciclabilità urbana e cicloturismo.
A tutti i ciclisti che si presenteranno al Punto-bici dalle 8 alle 19 verrà consegnato un buono per una colazione gratuita.
Ore 11-17: Caccia al…percorso. Gioco in città con bici e mezzi pubblici.
Ore 15-19: Ciclofficina. I volontari del Circolo in collaborazione con “CicloRiparo” sono a disposizione per piccoli controlli e consigli gratuiti.
Ore 15-19: libri per viaggiare. La libreria Finisterre, specializzata in libri di viaggio, sarà presente con una scelta di guide, manuali e racconti di viaggi in bicicletta.
Ore 16: torneo di ciclotappo.
Ore 19: apericiclo.
Eventi collaterali
Mostra fotografica 17-29 settembre – Biblioteca Berio, Via del Seminario: delle immagini del concorso Photobike (orario da lunedì a sabato 8.30 – 19 e martedì/mercoledì 8.30 – 23).
Mostra: la rete ciclabile ligure
17-22 settembre – Loggia della Mercanzia, Piazza Banchi: esposizione dei progetti già realizzati e quelli in via di sviluppo (orario da lunedì a sabato 9.30-19).
Libri e bici
16-22 settembre – Biblioteca Berio, Via del Seminario: esposizione di libri (romanzi, reportages, guide) sul tema della bicicletta.
Lezioni di bici
16-21 settembre – Zona Porto Antico (per prenotazioni adbge@libero.it).
Punto bici
16-21 settembre – Biblioteca Berio, Via del Seminario: presenza di un Punto-Bici del Circolo FIAB Amici della Bicicletta con
distribuzione gratuita di materiale informativo.
Mai provato a farlo in bici? 16-21 settembre: i genovesi raccontano il loro percorso quotidiano casa-lavoro in bicicletta.
Di chi è questa bici?
16-21 settembre: sul sito e sulla pagina di facebook del Circolo FIAB Amici della Bicicletta verranno pubblicate le foto di tante bici posteggiate in città. Trova la tua, potrai ricevere un premio!
Scopri Genova in bici
16-21 settembre: visite guidate in bicicletta per scoprire gli angoli più caratteristici della città (prenotazione obbligatoria adbge@libero.it).
Arte e bici
17-22 settembre – Loggia della Mercanzia, Piazza Banchi: raccolta di immagini sulla bicicletta nell’arte a cura di Unimedia Modern
(orario da lunedì a sabato 9,30-19).
Mentre in questi giorni il Consiglio dei Ministri ha approvato il Decreto Sanità, al cui interno sono presenti alcune norme sul gioco d’azzardo (a dir la verità, sul fronte della lotta alla ludopatia, si attendevano misure più severe), la Liguria – regione pilota grazie alla legge regionale varata nell’aprile scorso – fa i conti con un testo che, almeno per il momento, è rimasto lettera morta.
La denuncia arriva da Patrizia Arpea, dirigente della Questura di Genova che alla “Repubblica” spiega «La legge è troppo vaga, così com’è fatta non può essere applicata». In pratica il testo della legge sarebbe generico, in particolare quando si parla di “sale da gioco” «È proprio questa definizione che taglia le gambe alla norma – precisa il dirigente della Questura – Così ci permette di agire solo sulle sale da divertimento o da bowling. Sale che comprendono diversi tipi di giochi e videogiochi ma non d’azzardo».
Quindi, affinché la legge regionale possa essere applicata «Dovrebbe essere introdotto nel testo il riferimento a “congegni automatici con vincite in denaro” – conclude Arpea – allora sì che potremmo agire sui cosiddetti mini casinò con slot e video lottery così come sui bar ed i locali che chiedono di installare le slot machine».
Nel frattempo in città non si arresta l’invasione dei locali dedicati al gioco d’azzardo ed alcuni quartieri ormai registrano il “tutto esaurito”. Questo il caso di Sampierdarena dove, nel giro di due anni, sono state aperte 19 sale da gioco. Ma a preoccupare i residenti «Sono le previste nuove aperture, ben 16», sottolinea Gianfranco Angusti, presidente dell’associazione “Officine sampierdarenesi”.
Attualmente, le strade preferite per questi insediamenti risultano via Buranello, via Avio e via Molteni. Finora sono state risparmiate le zone collinari e via Cantore, l’arteria principale del quartiere.
A ottobre partirà un nuovo appuntamento di SpazioCinema, la serie di workshop per aspiranti videomaker a cura dell’associazione Laboratorio Probabile Bellamy.
Da venerdì 5 a giovedì 11 ottobre Stefano Savona, vincitore del David di Donatello per il miglior documentario 2012 con Tahrir, illustrerà le basi fondamentali dell’espressione cinematografica in un workshop focalizzato sui seguenti obiettivi:
– formare i partecipanti alle tecniche di sceneggiatura e di regia, attraverso lezioni e attività pratiche;
– fornire la possibilità per giovani videomakers di confrontarsi con reali esperienze di videoproduzione;
– favorire l’affermazione di nuovi autori e di nuove idee per il mercato dell’audiovisivo;
– realizzare prodotti audiovisivi di qualità in grado di proporre sguardi nuovi e originali sul territorio;
– dare visibilità a videomakers emergenti.
Per partecipare è necessario inviare entro mercoledì 26 settembre 2012 all’indirizzo mail info@laboratorioprobabile.it (o a mano presso la sede dell’associazione, in piazza Campetto 4/7) il seguente materiale:
– fotocopia di un documento di identità;
- curriculum ed eventuale bio-filmografia;
- dichiarazione in carta libera di impegno, in caso di ammissione, a frequentare il workshop per la sua intera durata, salvo interruzioni per motivi di salute;
- (facoltativo) un breve showreel.
L’esito delle selezioni sarà comunicato entro le ore 18 di venerdì 28 settembre 2012: sarà compilata una graduatoria, alla quale la commissione attingerà progressivamente nel caso di rinuncia di uno o più allievi ammessi. Il corso partirà solo al raggiungimento di un minimo di dieci iscritti.
Il workshop si terrà presso il quartiere Maddalena e i partecipanti dovranno realizzare, sulla base di suggestioni e informazioni fornite dagli abitanti, dei brevi lavori video. La quota di partecipazione è di 230 € comprensiva della tessera sociale e dell’alloggio (ridotta a 200 € per chi ha già frequentato un workshop del Laboratorio e a 180 € per i residenti nel Comune di Genova).