Autore: erasuperba

  • Musical Genova: provini per attori e cantanti alla scuola Top Dance

    Musical Genova: provini per attori e cantanti alla scuola Top Dance

    TeatroDomenica 16 settembre 2012 la scuola di teatro e musica Asd Top Dance Academy, con sede a Genova in via Ventotene (quartiere Lagaccio), apre le sue porte per le audizioni finalizzate a trovare nuovi allievi, che studieranno nell’ambito di un corso di musical che culminerà nel saggio finale, ispirato al noto romanzo di Lewis Carroll “Alice nel paese delle meraviglie“.

    Queste le figure ricercate:
    ragazzi dai 16 anni in su con attitudine al cabaret, al canto e alla danza, che nel saggio finale interpreteranno i gemelli Pinco Panco e Panco Pinco.
    ragazzi dai 15 anni in su con attitudine al canto, alla danza e alla recitazione.

    Prova di canto (a partire dalle 14): i candidati dovranno presentare brani tratti da musical o film musicali in italiano, la cui base musicale dovrà essere fornita dal candidato stesso.

    Prova di recitazione (a partire dalle 14): i candidati dovranno presentare un monologo.

    Per cantanti e attori sarà prevista contestualmente una prova di danza valutare il senso del ritmo e le capacità di movimento.

    Prova di danza: i candidati dovranno presentare una loro coreografia, per la quale sono ammessi tutti gli stili danza. Ai candidati sarà inoltre richiesta la lettura di un monologo, fornito dalla stessa commissione.

    Le prime lezioni sono previste per il weekend del 29 e 30 settembre e dureranno fino ad aprile 2013, con giorni e orari che verranno comunicati per tempo agli artisti selezionati. La frequenza è obbligatoria e subordinata al pagamento di una quota mensile.

    Per partecipare all’audizione è o obbligatorio prenotarsi entro e non oltre venerdì 14 settembre, inviando una mail all’indirizzo aliceilmusicaldellemeraviglie@live.it con i seguenti dati: nome, congnome, eta’, recapito telefonico e ruolo prescelto, foto a figura intera o in primo piano e curriculum artistico.

  • Decreto Sanità, ambulatori H24: in Liguria mancano i soldi

    Decreto Sanità, ambulatori H24: in Liguria mancano i soldi

    A parole sono tutti d’accordo: i medici di base sono una risorsa da valorizzare per migliorare l’assistenza ai cittadini. Il problema è tradurre la teoria in pratica come prevede il Decreto Sanità del Ministro della Salute, Renato Balduzzi, appena approvato dal Consiglio dei Ministri.
    Il testo, che ha subito numerosi rimaneggiamenti rispetto alla versione iniziale, viene sintetizzato da Balduzzi con lo slogan di “una medicina 7 giorni su 7, h24”. Per quanto riguarda le cure primarie è prevista l’aggregazione, ma senza obbligo, per i medici di medicina generale, dei pediatri di libera scelta, della guardia medica, della medicina dei servizi e degli specialisti ambulatoriali, in nuove forme organizzative per garantire l’attività assistenziale per l’intero arco della giornata e per tutti i giorni della settimana.

    Per realizzare un’assistenza territoriale fondata sull’apertura degli ambulatori dei medici di famiglia 24 ore su 24 e 7 giorni su 7, però, sono necessarie scelte politiche lungimiranti ed investimenti mirati. Trovare denaro fresco da investire in simili strutture ambulatoriali appare un’impresa improba per la sanità ligure, oggi alle prese con i tagli dei posti letto negli ospedali. Ma la medesima situazione riguarda la maggior parte delle regioni italiane.
    «Non c’è niente di nuovo sulle cure primarie nel decreto Balduzzi – afferma il coordinatore nazionale della Fp Cgil Medici di medicina convenzionata, Nicola Preiti – La bolla mediatica, con tanto di fantasiose e accalorate ricostruzioni, si sgonfierà al contatto con la realtà. I cittadini questi centri aperti tutto il giorno, almeno per i prossimi anni, non li vedranno». Secondo Preiti «Nel Decreto non c’è nulla che possa favorire la realizzazione di questi centri. Anzi si torna perfino indietro rispetto alla convenzione nazionale, relativamente all’adesione dei medici alle aggregazioni monoprofessionali e multiprofessionali. Non c’è un euro di investimento per implementare questo progetto ed i tempi sono rinviati al rinnovo delle convenzioni, bloccate per ora fino al 2015 e a futuri accordi regionali. Rimane solo il rischio che tutto si scarichi sui medici, costretti a fare fronte a nuove indefinite incombenze e alla conflittualità di cittadini che non trovano i servizi promessi».

    Eppure i medici sarebbero già pronti a partire, come ricorda al “Corriere Mercantile” Angelo Canepa, segretario dell’Associazione dei medici di medicina generale «Nel 2005 abbiamo già concordato le modalità organizzative che avrebbero permesso di dotare tutti gli studi medici di collegamenti in rete ed archivi condivisi. Ma occorrono delle risorse economiche che al momento la Regione Liguria non può mettere in campo». Anche perché sarebbe perfettamente inutile aprire strutture territoriali H24 senza prima dotare quest’ultime di collegamento informatico con gli ospedali, di piccola tecnologia per rispondere alle prime esigenze dei cittadini e di una migliore rete di comunicazione con gli specialisti.

    «Da anni la Fimmg propone in Regione di mettere in rete, nel rispetto della privacy, le notizie essenziali già presenti nelle cartelle cliniche dei medici – spiega Andrea Stimamiglio, segretario regionale Fimmg Liguria (Federazione italiana medici di medicina generale) in una lettera al “Secolo XIX” – L’assistenza migliorerebbe se i medici specialisti potessero accedere alle terapie croniche, ai problemi cronici o alle allergie di ogni paziente». Lo Stato, già alcuni anni addietro, aveva previsto dei finanziamenti per sviluppare la cosiddetta “sanità elettronica” «ma di quei fondi nulla è rimasto per collegare le nostre cartelle con gli ospedali», sottolinea Stimamiglio.
    Un altro strumento innovativo per razionalizzare l’assistenza sanitaria potrebbe essere il numero verde di collegamento con gli specialisti «Anziché avviare il paziente al Cup per prenotare una visita specialistica basterebbe, in un buon numero di casi, che il medico di base avesse la possibilità di consultare telefonicamente lo specialista per stabilire di comune accordo le iniziative da prendere», scrive Stimamiglio. In altri casi, invece, si potrebbe far viaggiare le immagini e non il paziente, ad esempio inviando una foto allo specialista per avere pronte risposte. Tutti progetti già proposti da alcuni anni ma giudicati «troppo difficili da realizzare», conclude il segretario della Fimmg Liguria.

     

    Matteo Quadrone

  • L’invasione americana del dopoguerra e la coscienza critica

    L’invasione americana del dopoguerra e la coscienza critica

    New York È nel vivo degli eventi storici che si creano le condizioni socio-culturali da cui nasceranno le idee di cambiamento. L’espressione artistica ha quasi sempre registrato questa spinta al cambiamento, e nell’irrompere di nuovi linguaggi espressivi che sapessero superare la tradizione, l’arte ha spesso prefigurato nuovi mondi possibili. Il rifiuto dell’american way of life si saldò qui da noi con una consapevolezza critica che trovò alimento in specifici fatti ed eventi italiani.

    Nel cercare di identificare e descrivere le matrici, i contesti socio-culturali in cui crebbero i movimenti di opposizione politica e la “controcultura” giovanile, che di questo dissenso intellettuale e culturale fu uno spaccato significativo, abbiamo dedicato ampio spazio nelle uscite precedenti a ciò che succedeva negli Stati Uniti, e questo almeno per due motivi. Innanzitutto perché l’America, essendo il centro dell’impero, evidenziava scopertamente i tratti distintivi dell’economia e della società capitalistica: la “nuova frontiera” di Kennediana memoria rappresentò in uno slogan l’essenza del capitalismo (americano) sviluppato entro la cornice di una democrazia parlamentare. È quindi evidente che i primi rifiuti dell’american way of life si siano registrati proprio in America. In secondo luogo una considerazione di carattere storico – critico. Gli Stati Uniti hanno vinto la guerra. Come la storia ci insegna la cultura e il modo di vivere dei vincitori furono sempre più o meno brutalmente imposti ai vinti. Dopo la seconda guerra mondiale questa imposizione… come dire… è stata più morbida; è avvenuta in maniera indolore, tanto che nessuno ha avuto l’impressione di subire un’imposizione, anzi… gli Stati Uniti ci hanno aiutato, hanno permesso la ricostruzione!!

    In compenso ci hanno inondato di prodotti, films, musica, tecnologia, televisione, consumismo e basi militari. In una parola: il loro modo di vivere!! Nel far questo, comunque, hanno proceduto semplicemente a consolidare ciò che già faceva parte della storia, visto che il “mito americano” era già tale nella seconda metà dell’ottocento, quando da tutta l’Italia (e da buona parte dell’Europa) si partiva a centinaia di migliaia dalle città e dalle campagne per cercare fortuna e un futuro in America.

    E così, mentre l’America esportava la (sua) libertà – oggi esporta la pace e la democrazia… con le guerre, ovviamente, a cui stanno scandalosamente cercando di cambiare nome – arrivarono insieme ai prodotti di consumo anche le idee di cambiamento (si sa, le idee – per fortuna – non si riescono a fermare…). L’opposizione alla massificazione e alla mercificazione, essenze del capitalismo americano, si alimentarono anche di fatti/eventi locali, nel nostro caso italiani.

    Nel passarne in rassegna alcuni mi limiterò a considerare solo momenti/eventi particolarmente importanti, consapevole dell’impossibilità di essere esaustivo. Innanzitutto, la traccia che lasciò la profonda amarezza nel dover partire per cercare lavoro, abbandonando i propri cari, la gente del proprio paese. Innumerevoli sono i testi delle canzoni che hanno come argomento l’immigrazione. Parallelamente ed intrecciato col problema dell’immigrazione (che durò oltre un secolo), la rabbia che seguì le tragedie naturali (terremoti, alluvioni, crolli, come quello, nel 1963, della diga del Vajont) con le mancate ricostruzioni, le speculazioni, gli insabbiamenti. L’incazzatura che seguì disastri ambientali come la nube di diossina che nel 1976 avvolse la cittadina di Seveso; la rabbia e il disgusto che crebbero nell’assistere pressoché impotenti alla distruzione dell’economia e del mondo contadino, con le sue tradizioni millenarie. E poi la devastazione criminale del territorio nazionale con cementificazioni selvagge che significarono orrendi quartieri popolari, scenario di periferie degradate e invivibili.

    E ancora la letteratura, la poesia, il cinema. Nel 1929 esce “Gli indifferenti” di A. Moravia; tra il 1935 e il 1950 C. Pavese scriverà “Il mestiere di vivere”, diario che lo accompagnò fino a pochi giorni dal suicidio; nel 1955 P. Pasolini pubblicherà “Ragazzi di vita” e sempre dalla sua penna uscirà nel 1959 “Una vita violenta”; nel 1960 ancora Moravia con “La noia” e nel 1974 E. Morante con “La storia”. Pochi titoli che aggiunti alla letteratura internazionale (Camus, Sartre, Borges, G. G. Marquez ecc…) contribuirono anche da noi alla crescita di una coscienza critica, di una consapevolezza radicalmente avversa al modello americano.

    Gianni Martini

  • Geografia del Regno Unito: in quale paese si trova Edimburgo?

    Geografia del Regno Unito: in quale paese si trova Edimburgo?

    Conosco poche persone, cittadini britannici compresi, che hanno le idee chiare in merito alle differenze tra Galles, Inghilterra, Irlanda, Scozia, ecc. Se vi trovate per esempio a Cardiff ed esclamate: “I’m in England“, la gente del luogo – il Galles – vi guarderà di traverso e sarà poco propensa a bere con voi una pinta di birra al pub, uno dei passatempi preferiti da quelle parti oltre al rugby.
    Stessa cosa se ripetete tale affermazione a Glasgow o a Edimburgo, le principali città della Scozia. E non credo che vi andrà meglio se a Manchester affermate di essere in mezzo agli scozzesi, o se a Dublino pensate di farvi degli amici gridando: “Long live the Queen!” (“Lunga vita alla regina”).

    Siccome in questa e in alcune prossime puntate accenneremo alle varietà linguistiche all’interno di questi territori, mi sembra opportuno partire con un breve ripasso, o chiarimento, relativamente a che cosa rappresentano dal punto di vista geografico e politico i termini in questione. Partiamo dai nomi italiani e corrispettivi inglesi:

    The British Isles – l’arcipelago britannico, comprendente diverse isole, tra le quali le due principali: Great Britain, o Britain – Gran Bretagna; Ireland – Irlanda

    Si trovano in Gran BretagnaEngland – Inghilterra; Wales – Galles; Scotland– Scozia

    Mentre sull’isola irlandese abbiamo: Republic of Ireland – Repubblica d’Irlanda; Northern Ireland – Irlanda del Nord

    I paesi della Gran Bretagna – quindi England, Scotland, Wales – e l’Irlanda del Nord formano il Regno Unito, United Kingdom in inglese, il cui capo dello stato è Queen Elizabeth II e la cui capitale è Londra. La Republic of Ireland, invece, è una repubblica parlamentare dal 1949 con capitale a Dublino, che da sola ospita circa un quarto dell’intera popolazione irlandese. Non è solo l’assetto istituzionale a contraddistinguere l’Eire – tale è il nome del paese in gaelico – ma anche la moneta usata, vale a dire il nostro amato e ben conosciuto Euro, a differenza del Regno Unito, che mantiene la Sterlina.

    Il quadro geopolitico in realtà dà sempre l’idea di essere provvisiorio, per quanto relativamente stabile da qualche decennio. Nonostante l’unione di Inghilterra e Scozia sia stata ratificata a partire dall’Act of Union del 1707, entro il 2014 la Scozia, guidata dall’attuale primo ministro Alex Salmond, potrebbe optare per l’eventuale indipendenza in un referendum popolare. Non so dirvi bene quali e quanti siano – se ce ne saranno – i vantaggi di un affrancamento da Londra. Sicuramente sarà contento il mio attore preferito Sean Connery, al servizio di Her Majesty nei film di 007, ma fiero sostenitore dell’orgoglio scozzese nella realtà. Chissà come gongolerà anche Mamma Rai, che potrà inviare a nostre spese non più solo uno, ma ben due corrispondenti in Gran Bretagna per dare man forte ai vari Caprarica, Masotti, & co. che si sono succeduti negli ultimi anni con servizi su Kate Middleton, le più improbabili teorie sulla morte di Lady D, i cappelli della regina Elisabetta e i nuovi tatuaggi di Beckham (delle tante storie di italiani a Londra ed Edimburgo per lavoro o per studio nemmeno l’ombra: sarebbero troppo formative).

    Fatto sta, comunque, che la rivalità tra Scotland ed England è molto accesa, per non dire accanita, così come tra Galles e Inghilterra o Irlanda e Inghilterra, per non parlare della situazione ancora molto tesa dell’Irlanda del Nord, divisa tra cattolici pro-Eire e protestanti pro-corona.

    Per fortuna, dopo secoli di guerre nel passato più e meno remoto, recentemente le antipatie reciproche si sono limitate alle manifestazioni calcistiche e rugbystiche. Già, perché caso più unico che raro il Regno Unito si presenta come Regno Disunito in quattro diverse rappresentative nella FIFA World Cup o nel mitico Torneo Sei Nazioni, al quale partecipa anche la nostra nazionale che puntualmente “piglia tante mazzate”, come canterebbero i 99 Posse. A Murrayfield, tempio del rugby di Edimburgo, lo stadio trema quando si canta l’inno scozzese, “Flower of Scotland, in particolare al verso dal tono schietto: “… and sent him homeward to think again”  (“… e lo rispedirono a casa a ripensarci su”), riferito a Edoardo II d’Inghilterra sconfitto dallo scozzese Robert Bruce – sì proprio lui, uno dei personaggi di Braveheart di Mel Gibson oltre che personaggio storico!

    E’ anche vero che però in alcuni casi le vittorie sportive hanno unito il paese, come nelle recenti Olimpiadi londinesi nelle quali, sull’erba sacra e a volte un po’ spellacchiata di Wimbledon, davanti a una folla in giubilo ha vinto la medaglia d’oro Andy Murray, tennista made in Scotland … ops, made in the UK, volevo dire.

    Daniele Canepa
    [foto di Diego Arbore]

  • Bookcrossing Genova: il “Gira libri” al Green store di Nervi

    Bookcrossing Genova: il “Gira libri” al Green store di Nervi

    Un angolo permanente dedicato al bookcrossing, dove chiunque può dimenticare un libro perché altri lo possano leggere e apprezzare: questa l’iniziativa lanciata da Green Store, negozio di ecocosmesi e prodotti biologici di Nervi (via Oberdan), dove da sabato 8 settembre parte l’iniziativa Gira libri.

    Come funziona? È semplicissimo: basta fare un salto in negozio, lasciare il proprio libro e magari dare un’occhiata ai titoli già presenti, per vedere se c’è qualcosa di proprio interesse. Nonostante il lancio “ufficiale” sia previsto per sabato, già alcuni clienti del negozio hanno lasciato dei libri per bambini, in vista dell’inizio dell’anno scolastico: perciò, se avete dei figli che frequentano le elementari e passate da Nervi, potete fare un salto.

    A Genova non sono nuove le iniziative di bookcrossing, ma spesso sono inserite nell’ambito di eventi temporanei: qualche esempio del passato riguarda la serie di conferenze a Palazzo Ducale Città del noir e la Fiera della Maddalena dello scorso giugno.

    Marta Traverso

     

  • Genovarte: un’associazione per “insegnare” Genova ai bambini

    Genovarte: un’associazione per “insegnare” Genova ai bambini

    L’Associazione Culturale GenovArte opera sul territorio genovese dal 2000 con lo scopo principale di “valorizzare la storia ed il nostro passato, con un occhio di riguardo per il recupero delle tradizioni locali”. La peculiarità di questa associazione, formata da storiche dell’arte con esperienze di didattica e guide turistiche abilitate, è il tipo di pubblico a cui essa rivolge i propri sforzi: i bambini.

    L’ampio ventaglio di attività proposte è pensato infatti per essere di immediata fruizione per i piccoli in età scolare, ed è per questo che l’associazione lavora a stretto contatto con le scuole realizzando percorsi tematici ideali per le classi, da quelli storici e artistici a quelli gastronomici o incentrati su personaggi chiave della nostra storia come Andrea Doria o Cristoforo Colombo. Vengono organizzati anche percorsi particolari per gruppi o famiglie. Alla vigilia del nuovo anno scolastico l’associazione si appresta a riprendere le sue attività e a proporne di nuove: abbiamo parlato con Cristina Ferrari, membro dell’associazione che cura le visite guidate, i percorsi didattici e parte dei laboratori.

     Qual è stato il primo motivo che vi ha spinto a creare un’associazione di questo tipo, rivolta principalmente a un pubblico in età scolare?

    «Devo dire che principalmente ci ha spinto la voglia di far conoscere il patrimonio culturale della nostra città e della Liguria più in generale. Troppo spesso gli adulti non conoscono segreti e bellezze di Genova e allora ci siamo dette perché non cominciare a coltivare le nuove generazioni, a incuriosirle sul territorio in cui vivono per amarlo e preservarlo».

    La conoscenza del patrimonio storico-artistico che ci circonda (e di conseguenza il rispetto per tale patrimonio) è, purtroppo spesso, minima se non nulla in molti genovesi. Voi andate, per così dire, alla radice, rivolgendovi ai bambini: famiglie ma anche classi scolastiche. Trova che le scuole dedichino sufficienti energie a trasmettere la conoscenza della realtà culturale e storica della città e del territorio ai bambini?

    «Ci provano. Purtroppo le risorse destinate alla scuola sono sempre più scarse e a farne le spese sono i bambini. Gli insegnanti fanno quello che possono con ciò che hanno. Il nostro ruolo è, seppur nella brevità dei laboratori e dei progetti che proponiamo,  quello di aiutarli a stimolare i ragazzi alla curiosità per ciò che li circonda, andando alla ricerca dei piccoli, grandi tasselli della Storia e ponendo le basi per la formazione di uno spirito critico, attento alla realtà che lo circonda e ben consapevole che passato e presente sono sempre e comunque legati e in dialogo tra loro».

     

     I vostri percorsi sono divisi in classici e alternativi, organizzati questi ultimi per aree tematiche: quali sono gli argomenti più amati dai piccoli?

    «Quest’anno abbiamo lavorato sui cantautori genovesi e il successo è stato enorme, tanto quanto la nostra soddisfazione nel vedere i bambini così curiosi nel conoscere non solo De André e Paoli, ma anche Bindi, Tenco, Lauzi.  I bambini poi si divertono a parlare di tradizioni culinarie e a scoprire arredi e oggetti oramai lontani dall’uso quotidiano. Ma negli anni si sono anche appassionati ai presepi genovesi, ai burattini, ai pirati… Ma forse uno degli aspetti che più affascina le classi è l’uscita sul territorio».

     

    Riscontrate quindi sufficienti  partecipazione e interesse? Se da piccoli è grande lo stupore all’ingresso, per esempio, di un palazzo storico, da una certa età in poi l’uscita di classe viene vissuta generalmente come “un giorno in meno di scuola”, perciò con scarsa attenzione a ciò che viene spiegato e proposto.  

    «Ammetto che lavorare con la fascia d’età che va dai 3 agli 11 anni è ugualmente facile e difficile. Facile perché i bambini sono incredibilmente attenti e curiosi, non gli sfugge niente e spesso vogliono sapere sempre di più. Difficile perché è necessario usare un linguaggio per loro riconoscibile e non si possono avere momenti di abbassamento dell’interesse, altrimenti li hai persi. E poi, se ai bambini dai fiducia, loro ti ripagano con la fiducia. E in una società come la nostra che non investe nelle nuove generazioni perché non le ritiene idonee, la fiducia è fondamentale. E’ un atto educativo».

    Organizzate anche laboratori didattici: come vengono coinvolti i bambini? Svolgono una parte attiva nelle attività?

    «I bambini sono i protagonisti dei nostri incontri. Fin dalle prime fasi delle attività cerchiamo di coinvolgerli, soprattutto per portarli attraverso il ragionamento al contenuto centrale del laboratorio. Le schede didattiche con giochi e disegni o le uscite sono un utile supporto, piuttosto che la conclusione ideale di un percorso a tappe che cerca di fissare pochi, efficaci punti che arricchiscano il loro bagaglio culturale in divenire». 

    A quali fasce di età vi rivolgete con queste attività?

    «Principalmente alle classi della scuola dell’Infanzia e Primaria. Quest’anno, però, proveremo a proporre alcune attività anche per le scuole secondarie di I grado».

    Cosa vi proponete per il futuro? Nuovi percorsi, nuove collaborazioni?

    «In questo momento GenovArte si sta trasformando e, grazie anche a nuove opportunità professionali, sta per intraprendere un nuovo cammino in collaborazione con la Cooperativa TerraMare di Sestri Levante per la quale lavorano due delle nostre socie-collaboratrici: Cristina Ferrari e Marzia Dentone. Serena Lattanzi, la Presidente, ha accolto il progetto di iniziare ad allargare la proposta didattica e turistica al Levante, ricco di spunti e molto sensibile a tutto ciò che riguarda la promozione del territorio e la riscoperta delle radici culturali. La collaborazione con TerraMare ci permetterà anche di approfondire tematiche ambientali attraverso l’ideazione di itinerari tematici specifici.
    Aggiungo che da alcuni anni ci siamo lanciate nella progettazione di percorsi didattici a richiesta, in base alle esigenze delle scuole che ci contattano. Ci mettiamo completamente al servizio degli insegnanti, aiutandoli anche a capire cosa proporre alle classi».

    Per tutte le info specifiche sui percorsi tematici e i contatti, si può consultare il sito genovarte.it.

    Claudia Baghino 
    [foto di Daniele Orlandi]

  • Il suggestivo impatto dell’acqua nel giardino

    Il suggestivo impatto dell’acqua nel giardino

    fontana a sfioro

    In questo primo articolo e nei successivi, dato anche il perdurante clima estivo, abbiamo deciso di affrontare un argomento particolare: l’utilizzo e l’incidenza dell’elemento “acquaall’interno del giardino.

    Nell’ambito della realizzazione di un’area a verde vi sono molti elementi da tenere in considerazione, alcuni di essi passano spesso in secondo piano o non sono comunque debitamente valutati. In realtà, la loro incidenza sul risultato finale e complessivo del giardino è assolutamente decisiva.
    Abbiamo già velocemente accennato, in un precedente articolo, all’importanza dell’elemento olfattivo.

    Parleremo in futuro della valenza cromatica delle specie vegetali e delle colorazioni delle fioriture estive. In proposito, giova velocemente accennare al fatto che sia addirittura possibile ipotizzare giardini monocromatici, ad esempio mediante l’utilizzo di particolari combinazioni di alberi e cespugli dalla foglie grigio-argentee in combinazione con piante dalle fioriture nelle molteplici sfumature del bianco.

    White garden 2White garden 1

    Altro elemento di rilievo e di cui tratteremo in prosieguo è quello correlato alla presenza ed all’incidenza di particolari specie di insetti, uccelli e piccoli roditori, strettamente correlati ad un dato assetto del giardino ed a specifiche tipologie di vegetali. L’ultimo elemento, molto rilevante ma non sempre tenuto nella debita considerazione nelle aree verdi, è rappresentato proprio dall’acqua.

    L’importanza sia estetica che più propriamente sensoriale dell’acqua era già stata colta dai greci e dai romani. Negli edifici classici era quasi sempre presente un giardino interno in cui venivano coltivate particolari essenze vegetali (specie alloro, mirto, rose ed agrumi) dalle rilevanti implicazioni olfattive e nel quale era spesso presente l’acqua. Essa era specificatamente utilizzata al fine di dare un’impressione di refrigerio e di beneficiare del gorgoglio dalla stessa prodotto, particolarmente accentuato dalle ridotte dimensioni dell’area a verde racchiusa all’interno di mura.Fontana moresca

    Anche altre culture, quali quella islamica, hanno sempre riserbato grande rilievo all’elemento idrico. In particolare, in questi Paesi venivano e vengono tuttora realizzate grandi vasche, di poca profondità e di lunghe dimensioni che tagliano i parchi ed i giardini, creando, nel particolare contesto vegetale in cui sono inserite, effetti estetici di grande impatto cromatico. La superficie azzurra cambia infatti a seconda delle diverse ore della giornata, in base alla differente angolazione del sole e degli elementi architettonici o vegetali in essa riflessi.

    Per fare un veloce accenno alla realtà locale, a Genova si è diffuso, nel periodo della realizzazione delle grandi ville cinquecentesche, un analogo impiego dell’acqua.
    In molti parchi storici sono, infatti, tuttora presenti delle vasche (dette anche “peschiere”) di acqua contornate da bordure in marmo dalle forme geometriche e scanalate in cui veniva dato notevole risalto all’elemento idrico. L’impatto estetico, data l’oculata collocazione delle stesse, spesso verticali ed in asse alla facciata principale della villa, è assolutamente sorprendente e tale da fornire allo spettatore un’immediata idea di ampliamento degli spazi e di grandeur. L’effetto estetico viene ovviamente ad accentuarsi, durante la sera e la notte, mediante l’utilizzo di adeguata illuminazione elettrica o, ancora meglio, a candele che fa scintillare di luce tremula lo specchio d’acqua.
    In generale, tali superfici si adattano poi bene alla coltivazione di particolari tipi di piante dalle fioriture particolarmente suggestive quali le ninfee.
    paesaggio notturno nella villa dello Zerbino in GenovaPeschieraQueste ultime sono piuttosto adattabili e crescono persino, quasi spontanee, in alcuni canali delle suggestive cittadine olandesi, creando una compenetrazione tra elemento costruito e natura, tra idrico e vegetale tale da stupire il visitatore che non immagina davvero di potere veder crescere un prato fiorito sulla superficie dell’acqua e per di più tra le case!

    Filippo Leone Roberti Maggiore e Emanuele Deplano
    Per informazioni: ema_v@msn.com

  • Cittadini e associazioni: Sampierdarena non è un ghetto

    Cittadini e associazioni: Sampierdarena non è un ghetto

    Sampierdarena, cartolina antica del 1925I cittadini e gli operatori commerciali di Sampierdarenatornata al centro dell’attenzione nel mese di agosto a causa dell’ennesimo tragico omicidio – non ci stanno a veder dipinta la delegazione in cui vivono e lavorano come una “terra di nessuno” e si organizzano in forme associative per provare a cambiarne l’immagine. Sampierdarena, infatti, viene dipinta dai mass-media come un vero e proprio ghetto in mano alla criminalità, aumentando la percezione di insicurezza degli abitanti, da un lato giustificata dai grandi cambiamenti sociali che hanno segnato il quartiere, dall’altro smentita dai dati ufficiali dei reati «Non particolarmente allarmanti», come ha recentemente confermato al “Corriere Mercantile” il Questore di Genova, Mario Mazza.

    E così, dopo le “Officine Sampierdarenesi”, l’ultima nata in ordine di tempo è l’associazione “Rilanciamo Genova”, presieduta da Roberto Cifarelli, ex capogruppo del Pdl nel Municipio Centro Ovest.
    «Mai come ora era necessario impegnarsi ripartendo dal territorio – racconta Cifarelli – “Rilanciamo Genova” vuole essere una realtà apartitica collettore di istanze, contenitore di idee, fucina di proposte. Ha lo scopo di partecipare ad un rilancio economico, sociale e culturale di Genova, proprio partendo da Sampierdarena».
    Ma anche i commercianti vogliono far sentire la loro voce e chiedono a Comune e istituzioni locali un intervento ad ampio raggio sul fronte sociale, commerciale, ambientale ed urbanistico. «Occorre rilanciare l’economia della zona – spiegano – Se infatti sono state agevolate le aperture di centri commerciali come la Fiumara, nel contempo non si è pensato ai piccoli negozianti e alle loro esigenze, ovvero maggiori parcheggi, l’organizzazione di eventi e manifestazioni capaci di portare a Sampierdarena cittadini di altre parti della città».

    Anche perché ricondurre tutto ad un problema di ordine pubblico «Rischia di allontanare l’attenzione dalle cause che sono a monte di un degrado e disagio, sempre più diffusi – spiega Roberta Mongiardini, assessore nel Municipio Centro Ovest al “Gazzettino Sampierdarenese”, storica testata locale – Così si alimenta un’immagine estremizzata della delegazione che non corrisponde al vero e della quale molti sampierdarenesi sono stanchi. Esistono situazioni di estrema criticità e gravità che nessuno nasconde ma nel complesso il tessuto sociale è buono e sano».
    Poi l’assessore ricorda come il declino sia iniziato ben prima dell’arrivo delle comunità straniere, spesso additate quali principali responsabili della difficile situazione odierna «Troppe servitù concentrate in una zona che, per storia e collocazione geografica, è parte del centro città; erosione di spazi per operazioni edilizie assai discutibili; traffico fuori controllo; un’eccessiva presenza di locali e sale da gioco. L’elevata concentrazione di immigrati ha fatto saltare il coperchio della pentola – conclude Mongiardini – ma non si tratta solo di un problema di sicurezza».

     

    Matteo Quadrone

  • Genova G8 2001: un ebook gratis di racconti da scaricare

    Genova G8 2001: un ebook gratis di racconti da scaricare

    Ventisei per uno è un’associazione di promozione sociale con sede a Busto Arsizio, in provincia di Varese, il cui obiettivo è rivalutare la propria città attraverso eventi culturali, spazi di aggregazione sociale, sensibilizzazione verso stili di vita più consapevoli.

    Lo scorso anno, questa associazione ha voluto ricordare il decennale del G8 di Genova con un bando di concorso letterario: scrivere un racconto che rispondesse alla domanda Dove eravate, voi, in quel luglio di dieci anni fa? E dove siete adesso?“.

    Un bando atipico, senza premi in palio, volto solo a creare una raccolta di testi che in qualche modo potessero raccontare quei giorni, fare sì che le persone non dimentichino.

    Questa raccolta è diventata prima un ebook dal titolo “Per Genova, dieci anni dopo“, pubblicato sotto licenza Creative Commons e scaricabile gratuitamente dal sito dell’associazione (ventiseiperuno.wordpress.com) nei formati pdf, ePub e mobi; poi un libro cartaceo, che verrà presentato ufficialmente sabato 8 settembre a Milano, nel corso dell’evento Paesaggi sonori, e il cui titolo sarà “Cara Genova, Ti Odio“. Il ricavato della vendita del libro sarà devoluto al Comitato Verità e Giustizia per Genova.

    Marta Traverso

  • Notte dei Ricercatori: centri di ricerca e laboratori aperti al pubblico

    Notte dei Ricercatori: centri di ricerca e laboratori aperti al pubblico

    Cosa fa un ricercatore? Per rispondere a questa domanda e avvicinare le persone alla realtà di chi fa questo mestiere, il 28 settembre si tiene la Notte dei Ricercatori. Obiettivo: spiegare in cosa consiste il lavoro del ricercatore, figura di imprescindibile importanza nella nostra società ma sostanzialmente poco conosciuta.

    Giunta quest’anno all’ottava edizione, la Notte dei Ricercatori è un’iniziativa internazionale, promossa dalla Commissione Europea, che intende evidenziare quanto la ricerca incida sul nostro quotidiano senza che ce ne accorgiamo. Per un giorno il pubblico potrà visitare centri di ricerca, laboratori e università e toccare con mano la sostanza di questo mestiere: i ricercatori stessi saranno presenti per spiegare il proprio lavoro attraverso incontri, esperimenti e dimostrazioni scientifiche, il tutto in un contesto aperto e informale.

    Dal 2005, anno della prima edizione, ad oggi la Notte è stata un crescendo continuo fino ad arrivare allo scorso anno con la partecipazione di 320 città europee in 32 paesi; per il 2012 l’Italia partecipa con 7 progetti e 24 città, di cui tre liguri: Genova, Albenga e Sarzana che collaborano al progetto “C4R. Crazy for Rocking Researchers”. Capofila del progetto è il Museo di Archeologia Ligure di Villa Pallavicini, che lavora di concerto con gli altri partners: l’Università di Genova, l’Istituto Italiano della Tecnologia, il CNR -IMATI di Genova, il Festival della Scienza, il Giardino Letterario Delfino di Albenga e l’Associazione Itinerari Culturali del Comune di Sarzana.

    «La Notte approda per la seconda volta in Liguria – spiega Patrizia Garibaldi, responsabile del museo – e per il secondo anno la proposta elaborata dal Comune di Genova è stata approvata e finanziata dall’Europa. È stata dedicata particolare attenzione al coinvolgimento di ricercatori operanti nei campi più diversi». Tra le varie attività organizzate in città, incontri con i geomorfologi a bordo del NaveBus che parte dal Porto Antico e arriva a Pegli; workshop, laboratori e dimostrazioni presso il Museo di Archeologia e il Museo di Storia Naturale G.Doria con archeologi, naturalisti e nanotecnologi; dalle ore 20 Palazzo Ducale ospiterà gli eventi serali, tra cui percorsi espositivi, aperitivo, concerti e performance teatrali che vedranno protagonisti sul palco proprio i ricercatori.

    La presenza dell’Università come partner di progetto permette inoltre agli studenti universitari di partecipare all’intera iniziativa, sia nella fase di preparazione e allestimento sia durante l’evento, acquisendo crediti formativi in relazione all’attività svolta. Le modalità di collaborazione sono quanto mai ampie: si può partecipare all’ideazione e sviluppo di una campagna sui social network, alla realizzazione della documentazione fotografica e video della Notte, o al monitoraggio dell’impatto delle attività: «La collaborazione offerta dagli studenti ha già dato notevoli risultati» aggiunge Garibaldi. «La grafica della comunicazione e il sito web della Notte sono frutto del lavoro realizzato nell’ambito del Laboratorio di Design del Corso di Disegno Industriale della Facoltà di Architettura. Gli studenti possono, ancora per pochi giorni, proporre la propria candidatura e diventare collaboratori». Chi è interessato si affretti quindi a prendere contatti attraverso l’indirizzo lanottedeiricercatori@comune.genova.it. Sul sito dell’Università di Genova è possibile consultare la comunicazione destinata agli studenti e pubblicata nella sezione eventi.

    Per la descrizione dettagliata e in continuo aggiornamento del programma della Notte, gli indirizzi dei luoghi che ospiteranno l’evento, i numeri utili: nottedeiricercatori.it e nottedeiricercatori.comune.genova.it.

    Claudia Baghino
    [foto di Diego Arbore]

  • Una nuova maggioranza per il Consiglio Comunale di Genova?

    Una nuova maggioranza per il Consiglio Comunale di Genova?

    Riprende l’attività del Consiglio Comunale ed ecco prospettarsi puntualmente per la politica genovese l’“autunno caldo” che avevamo previsto nell’ultimo articolo di Liberi Tursi prima della pausa estiva. Si riparte dall’emergenza crisi che sta mettendo a dura prova il tessuto produttivo genovese.

    Innanzitutto c’è la vicenda AMT, che ha tenuto banco per tutta l’estate, con un parziale dietrofront del sindaco Marco Doria, il quale, dopo aver difeso in Consiglio la privatizzazione dell’azienda municipale dei trasporti, ha dato diversi segnali di apertura nei confronti delle richieste dei sindacati contrari a questa scelta. A causa dei forti tagli decisi dal governo centrale le risorse necessarie per sanare il deficit del 2012 (stimato intorno a 30 milioni di euro) ed evitare il fallimento non possono essere reperite nelle casse comunali e regionali. Il futuro di AMT è comunque nelle mani della Giunta, poiché il Comune di Genova è proprietario al 100% dell’azienda. Doria si è dato tempo fino a metà settembre per decidere se il piano di risanamento dell’azienda potrà funzionare senza l’ingresso dei privati o se sarà necessario prevedere l’arrivo di capitali esterni.

    Più tortuosa sarà, invece, la strada da percorrere per difendere la sopravvivenza di altre realtà come la Centrale del Latte, su cui le istituzioni cittadine non hanno alcun tipo di competenza essendo imprese private. Nonostante ciò la giunta è chiamata a svolgere il difficile compito di non perdere ulteriori posti di lavoro e capacità produttiva nel territorio genovese, cercando di individuare soggetti interessati a subentrare a Lactalis-Parmalat ormai decisa a chiudere gli impianti.

    Altro tema balzato agli onori delle cronache politiche tardo-estive riguarda la posizione del sindaco sulla Gronda. Che Doria non fosse un grande estimatore di quest’opera era già emerso in campagna elettorale, ma i toni erano stati decisamente più sibillini da quelli usati a fine agosto durante una visita in Valvarenna: «Bisogna ragionare su un diverso sistema di viabilità e trovare soluzioni alternative». Non si tratta di un’opposizione totale all’opera, ma della richiesta di un accurato riesame destinato probabilmente a modificare il cammino indicato dalla precedente Giunta comunale.

    La ricostruzione di questo contesto è essenziale poiché le posizioni espresse dai diversi partiti su questi temi segnalano l’evoluzione degli equilibri di maggioranza all’interno di Palazzo Tursi. Una maggioranza che in questi mesi non è mai apparsa del tutto coesa. Il Pd ha chiesto e ottenuto un incontro tra i capigruppo di maggioranza entro la fine di questa prima settimana di settembre (venerdì 7) con l’obiettivo di verificare il sostegno degli alleati alla Giunta Doria. In particolare dai vertici del Partito Democratico genovese sono giunte forti pressioni per l’estromissione dell’Idv, che durante i primi cento giorni di questa nuova legislatura comunale ha sempre osteggiato e criticato le decisioni della Giunta. Il peccato originale da cui dipende questa ostilità  è probabilmente la mancata nomina di un assessore appartenente a questo partito, una circostanza che aveva agitato fin dal principio la presenza dell’Idv all’interno della maggioranza.

    A colmare il vuoto lasciato dall’Idv dovrebbe essere l’Udc, che ha dato l’impressione di tendere la mano a Marco Doria votando – unico partito dell’opposizione a farlo – a favore della proposta di privatizzazione dell’AMT. In Regione un esperimento di “groϐe koalition” con i centristi all’interno della maggioranza di centro-sinistra al fianco dei democratici, va avanti dal 2010. Inoltre l’Udc è uno dei partiti favorevoli alla realizzazione della Gronda.

    Sul versante opposto la Federazione della Sinistra ha accolto con estremo favore i dubbi del sindaco sulla Gronda, ma ha già dichiarato di essere pronta a passare all’opposizione qualora avvenisse un avvicendamento Idv – Udc. Anche Sel, che ha già provato più di qualche imbarazzo nell’appoggiare scelte come la privatizzazione del trasporto pubblico, si troverebbe a disagio nel sostenere delle alleanze poco naturali per un partito di sinistra. È proprio di questi giorni la chiara bocciatura di un’alleanza con Pd e Udc da parte del leader del partito Nichi Vendola.

    Due sono quindi gli scenari che possono derivare dai riassetti della maggioranza, ma in entrambi Doria rischia di ritrovarsi fortemente indebolito. Uno spostamento più al centro dell’equilibrio della coalizione avrebbe dei costi elevati in termini di perdita di appoggio da sinistra e forse dello stesso partito che ha lanciato la su candidatura (Sel). Un mantenimento degli equilibri attuali deluderebbe invece le aspettative della principale forza politica a sostegno del sindaco, il Pd, e non risolverebbe il problema della scarsa fedeltà dell’Idv come alleato.

    Dagli incontri tra i capigruppo di maggioranza previsti per i prossimi giorni emergeranno i primi indizi sul futuro della maggioranza di Tursi e c’è da scommettere che il loro effetto avrà un forte impatto sull’evoluzione degli equilibri politici a livello comunale.

    Federico Viotti
    [foto di Daniele Orlandi]

  • Festa della birra in via Burlando, Doremiflo in concerto

    Festa della birra in via Burlando, Doremiflo in concerto

    Sabato 8 settembre si terrà in via Burlando la quinta edizione della fBicchieri birraesta della birra, organizzata dai ragazzi della squadra di calcetto Circolo del Trenta, vincitrice negli scorsi anni di coppe e campionati Aics.

    In programma stand gastronomici presso il cortile adiacente alle scuole, e a seguire il concerto della band genovese Doremiflo e dj set conclusivo con il Dj Diego.

    I Doremiflo sono una band specializzata in brani inediti uniti a cover di canzoni famose italiane e internazionali dagli anni 80-90 ad oggi. Si sono esibiti in passato a Palco sul Mare e nella manifestazione L’energia dei 20 anni al Porto Antico. Nel corso della serata verrà realizzato un contest fotografico in tempo reale: Fotografa i DOREMIFLO darà la possibilità al pubblico di fotografare i momenti salienti della serata, per poi caricarli sul profilo Facebook ufficiale della band: le foto più belle finiranno sulla copertina del loro nuovo cd.

  • Come suona il tuo film? Workshop su cinema e colonne sonore

    Come suona il tuo film? Workshop su cinema e colonne sonore

    band musicaSabato 8 settembre 2012 il Teatro della Gioventù ospita la giornata di formazione gratuita sul tema della produzione di colonne sonore: il workshop Come suona il tuo film? è la prima Masterclass Maia 2012, organizzata da Genova-Liguria Film Commission e Maia Workshops in collaborazione con il
    progetto europeo Creative Cities del Comune di Genova e Job Center.

    Come utilizzare un brano popolare senza incorrere in problemi legali?
    Qual’è il giusto approccio alla produzione di una colonna sonora per un
    cortometraggio low-budget? Quali sono le figure professionali coinvolte nel processo produttivo e quali le variabili economiche da considerare?

    A queste e altre domande mira a rispondere il workshop, che sarà condotto da professionisti del settore. Interverranno:
    Elisabetta Spina, consulente per il business development e il licensing presso Machiavelli Music, società che opera da molti anni nel management dei diritti musicali;
    Alberto Parodi, ingegnere del suono e produttore, titolare dello studio di registrazione Logicalbox;
    Fabrizio Lamberti, pianista e compositore, ha accompagnato alcuni tra i maggiori artisti italiani nelle loro tournée nazionali e internazionali e prodotto le colonne sonore di fiction televisive di successo.

    Per partecipare è consigliabile registrarsi all’indirizzo mail events@maiaworkshops.org o a partire dalle 10 direttamente al Teatro della Gioventù. Il workshop si terrà nella giornata di sabato, dalle 10.30 alle 17.

  • Sala Dogana Palazzo Ducale: la mostra ‘16100 Genova Illustra’

    Sala Dogana Palazzo Ducale: la mostra ‘16100 Genova Illustra’

    Venerdì 7 settembre 2012 riapre la stagione autunnale di Sala Dogana con l’inaugurazione (ore 18) della mostra “16100. Genova illustra“, che ospita le opere di quattordici artisti genovesi – per caso o per scelta, tutti uomini – e che resterà aperta al pubblico fino al 23 settembre con il consueto orario (martedì – domenica ore 15/20).

    La mostra nasce da un progetto volto a documentare l’attuale contesto dell’illustrazione e del disegno contemporaneo nella città di Genova, attraverso la testimonianza di chi opera in questo settore. Ogni autore viene identificato con il proprio codice di avviamento postale, per sottolineare così la presenza geografica di una scena eterogenea.

    Questi gli artisti in mostra.

    Cristiano Baricelli: vive e lavora a Genova, dove è nato il 10 ottobre 1977. Autodidatta, dal 1997 elabora una personale tecnica di disegno basata sull’uso della penna a sfera. Dopo gli esordi con la galleria genovese San Bernardo, ha partecipato a varie mostre collettive e personali. Nel 2008 alcune sue opere sono state riunite nel volume Corpus Homini, con testi di Paolo Tedeschi, pubblicato dalla casa editrice genovese Grrrzetic. Nel 2011 è stato protagonista di una session di Live drawing del programma Rai Tunes condotto da Alessio Bertallot. Lavora con la galleria Miomao di Perugia.

    Mario Benvenuto nasce a Genova nel 1961, dove frequenta il liceo artistico e l’Accademia Ligustica di Belle Arti. Nel 1979/80 canta in un gruppo surreal-punk, i Dirty Actions. Nel 1983 tiene la sua prima personale di pittura. Nel 1984/85 collabora con la rivista di fumetti “Frigidaire”. Dopo una parentesi in un’agenzia di pubblicità in qualità di art director, nel 1993 si rimette in gioco e ritorna alla libera professione. Fa nascere e pubblica la strip comica Fausto Bambino sul mensile “Il Clandestino”. Nel 2003 si riavvicina all’arte, creando grandi quadri colorati dai titoli strani. Attualmente insegna Grafica all’Accademia Ligustica di Belle Arti.

    Cesare Bignotti (in arte Useless Idea). Nelle sue opere emerge un’originale e complicata ricerca estetico formale, che ha alla base il continuo e inarrestabile rinnovamento di se stessa: il figurativo e l’astratto si fondono come elementi in grado di dare forma a uno stile grafico di impatto, forte e unico.

    Paolo Cattaneo è nato a Genova nel 1982 e si è diplomato presso l’Accademia Ligustica di Belle Arti. Lavorando tra scenografia, grafica e pittura, tiene laboratori per bambini nelle scuole dell’obbligo.

    Daniele De Batté e’ nato a Genova nel 1976. Nel 2003 ha fondato Artiva design. Si divide fra grafica, web design, scultura e illustrazione. Ha partecipato a diverse esposizioni di grafica e illustrazione sia in Italia che all’estero.

    Rudy Dore è nato a Genova il 3 maggio 1987 e si è laureato in grafica all’Accademia Ligustica di Belle Arti nel 2010. Si occupa di illustrazione. Recentemente ha partecipato alla mostra collettiva “Differente” presso la galleria d’arte Violabox di Genova.

    Roberto Ferreccioè nato a Recco nel 1982. Lavora come grafico freelance e collabora come illustratore e disegnatore per varie riviste indipendenti e nazionali. Ha esposto in varie mostre collettive presso il L. S. Buridda, nel C.C.Buranello a Sampierdarena, il Centro Congressi del Porto Antico di Genova e il Palazzo Ducale. Per i festeggiamenti dell’anniversario del Premio Andersen ha realizzato la galleria della cittadina di Sestri Levante con murales dedicati.

    Johnny Grieco. Cantante del gruppo punk genovese Dirty Actions, creatore della fanzine Le Silure d’Europe (1979-80), vignettista tra il ’76 e l’83 per varie testate fra cui Il Lavoro, Il Secolo XIX, Alfabeta, La Bancarella, Rockerilla, Bacherontius, Guerin Sportivo, Nuovo Sound, ma anche performer, grafico e nail artist.

    Enrico Macchiavello (Genova, 6 novembre 1974) è un animatore, artista e illustratore italiano, particolarmente noto per gli spot della birra Ceres. Disegnatore e animatore, cresce artisticamente e professionalmente alla Scuola del Fumetto di Chiavari e all’Accademia Ligustica di Belle Arti di Genova. Insieme a Gregorio Giannotta, a Silvano Galif e a Leonardo Montaruli è membro fondatore de La Fantomatica, società che fornisce servizi e prodotti grafici applicabili a vari media. Da diverse edizioni è la matita ufficiale della Mostra Internazionale dei Cartoonists di Rapallo. Nel 2008 realizza le illustrazione per la serie di cards “Skifidol”.

    Jacopo Oliveri (Fatomale). Nato nel 1988 a Genova, dopo il diploma in Graphic Design, nel 2011 ottiene la laurea in Fumetto e Illustrazione presso l’ Accademia di Belle Arti di Bologna. Dal 2011 è membro attivo della rivista autoprodotta Lök zine, dove lavora come grafico ed Art director. Nel 2012 frequenta un anno di master presso HAW, dipartimento di Design ad Amburgo.

    Alessandro Ripane nasce a Genova il 30 Giugno 1989. Inizia a disegnare a 4 anni, affascinato soprattutto dal mondo degli animali, soggetto tutt’ora ricorrente in gran parte delle sue opere.

    Stefano Rusca è nato a Genova nel 1985. Nel 2010 si laurea presso l’Accademia Ligustica di Belle Arti. Disegnare un elefante rosa è il suo primo ricordo; per lui disegnare è un’azione vitale ed è il suo mezzo d’espressione preferito.

    Gianluca Sturmann è nato a Genova il 2 ottobre del 1988. Si è laureato nel 2011 con una tesi dal titolo “Facciamo cosa facciamo e basta”. Negli ultimi anni ha collaborato in campo grafico come illustratore per diversi progetti di comunicazione. Partecipa a diverse esposizioni, soprattutto nel campo del disegno. Ha un personalissimo progetto artistico di editoria che definisce espansa chiamato “Spore Edizioni”.

    Alberto Valgimigli di sè dice: “Non mi conosco affatto… Propendo per visualizzare i miei stati d’animo… Fisso Atmosfere.” Lavora tra dipinti, illustrazioni e collage. Pubblicato dalla casa editrice Grrrzetic con il libro “Reperto 24”, è anche musicista.

    [foto di Diego Arbore]

  • Cinema a Genova: il programma di film musicali al Lucrezia

    Cinema a Genova: il programma di film musicali al Lucrezia

    Concerto musica liveDa lunedì 10 settembre 2012 parte la cineteca musicale del Lucrezia: il locale di vico Caprettari ospita una serie di proiezioni gratuite di film dedicati a grandi nomi della musica internazionale.

    Questo il programma della cineteca.

    Lunedì 10 settembre: Control (Anton Corbijn, 2007). Il film racconta la vita e la morte di Ian Curtis e della sua band ed è tratta dalla biografia scritta da sua moglie, Deborah Curtis, dal titolo “Touching from a distance”. Il regista, che ha scelto per questo film il bianco e nero, è il fotografo e videomaker Anton Corbijn, qui al suo esordio nel lungometraggio.
    A seguire, retrospettiva sui Joy Division.

    Lunedì 17 settembre: Velvet Goldmine (Todd Haynes, 1998). La pellicola tratta la storia del glam rock inteso come movimento culturale, attraverso le vicende di un ipotetico cantante (Brian Slade, interpretato da Jonathan Rhys Meyers) e si ispira velatamente alla vita di David Bowie. Il film è inoltre ricco di riferimenti allo stile di vita di Oscar Wilde, data la presenza di numerose citazioni tratte dalle sue opere. Il film è stato presentato in concorso al 51º Festival di Cannes, dove ha ricevuto il premio per il contributo artistico.
    A seguire, retrospettiva su David Bowie, Iggy Pop e Lou Reed.

    Lunedì 24 settembre: Walk the line (James Mangold, 2005). Il film narra la storia del giovane cantante Johnny Cash e della sua turbolenta storia d’amore con June Carter Cash. Tratto dai libri Man in Black, dello stesso Cash, e Cash: An Autobiography, ancora di Cash e Patrick Carr, la pellicola si aggiudicò 3 Golden Globe nella categoria “musical/commedia” e cinque nomination agli Oscar 2006, di cui uno solo poi conquistato dalla protagonista Reese Witherspoon.
    A seguire, retrospettiva su Johnny Cash.

    Per accedere agli spettacoli è obbligatorio prenotarsi, contattando il locale allo 010 4033095 o rispondendo all’evento “Cineteca Musicale” su Facebook. Sarà inoltre possibile cenare al locale al prezzo di 8 €.

    [foto di Constanza Rojas]