Autore: erasuperba

  • Rural Indie Camp 2012: tre serate di musica e teatro in Valle Scrivia

    Rural Indie Camp 2012: tre serate di musica e teatro in Valle Scrivia

    Concerto musica liveDa venerdì 7 a domenica 9 settembre nuovo appuntamento con il festival di musica e teatro indipendente Rural Indie Camp, organizzato dall’associazione culturale Disorder Drama e dal Gruppo di Teatro Campestre, che si svolge ogni anno in Valle Scrivia, più precisamente a San Bartolomeo di Valle Calda (vicino a Savignone).

    Questo il programma degli appuntamenti, tutti a ingresso libero e gratuito.

    Venerdì 7 settembre

    Musica
    – dalle ore 19.30, presso il Teatrino: Dj set di benvenuto con Dj Hex, a seguire session di band punk rock con Modotti, You And Me And The Coffin, tba, Persico

    Teatro
    – ore 21.30, presso le Grotte: Macbeth al Nebbiolo di Massimiliano Ferrari
    – ore 23.00 presso la piazza della Chiesa No Tavevo detto del gruppo Teatri della Viscosa

    Sabato 8 settembre

    Musica

    – dalle ore 19.00, presso il Teatrino: aperitivo e Dj-set di Samsara Means War, a seguire serata indie con I Camillas, Bobsleigh Baby, The Colours Seen From Behind, Morning Telefilm, Lemmins, Perfect Pop, 3sh. Chéz Rosetta

    Teatro
    – ore 16.30: partenza pullmino dalla piazza di San Bartolomeo
    – ore 17.00, presso il Ristorante Chiara di Besolagno: Cobò degli Amor Vacuim
    – ore 18.00, presso il campo da Volley di Besolagno: Park #8 [per fortuna qui c’è anche il grigio] di Isabella Mongelli
    – ore 18.45 – partenza pullmino dalla piazza davanti al Ristorante Chiara, Besolagno

    Domenica 9 settembre

    Musica
    – dalle ore 13.30: pranzo Party Finale con i Berna e Chéz Rosetta

    Teatro
    – dalle ore 14.30: pranzo Party Finale con Un Fischio, Samba, Morte del Gruppo Teatro Campestre.

    [foto di Constanza Rojas]

  • Costruire cultura: bando per una settimana di residenza artistica

    Costruire cultura: bando per una settimana di residenza artistica

    Arte di Strada teatro attoriUna settimana di residenza formativa completamente gratuita per 70 persone tra drammaturghi, operatori culturali e sviluppatori di applicazioni mobili, allo scopo di promuovere e valorizzare figure emergenti delle professioni culturali.

    Tre percorsi formativi di 40 ore ciascuno che si terranno a Padova dal 19 al 26 ottobre 2012, con spese di vitto e alloggio incluse per i partecipanti.

    Questo il dettaglio delle tre sezioni.

    Drammaturgia (rivolto a persone under 40 che abbiano già maturato esperienza in ambito teatrale): un seminario intensivo in cui si approfondiranno temi e tecniche della scrittura drammaturgica finalizzata alle pratica teatrale.

    Sviluppo app (rivolto a creativi, comunicatori e tecnici-programmatori under 35): unn workshop che vedrà l’interazione di competenze tra creativi, tecnici-programmatori e comunicatori con lo scopo di approfondire i diversi aspetti necessari per lo sviluppo di applicazioni Mobile.

    Organizzazione culturale (rivolto a persone under 35 che abbiano già avuto esperienze lavorative in questo ambito): una serie di workshop su tematiche legate a progettazione di eventi culturali, attività di comunicazione e fundraising.

    La domanda può essere inviata entro le ore 12.00 di venerdì 14 settembre 2012 all’indirizzo mail costruirecultura@comune.padova.it, allegando i seguenti documenti:
    – curriculum e lettera motivazionale
    – (sezione drammaturgia) estratto di una scrittura drammaturgica originale/propria, edita o inedita
    – (sezione operatori culturali) abstract relativo ad un progetto o iniziativa culturale realizzato indicando il tipo di attività o ruolo ricoperto
    – (sezione app) breve portfolio delle attività svolte

    Una commissione valuterà le candidature sulla base dei materiali inviati. In alcuni casi potrà essere richiesto un approfondimento tramite colloquio (anche via Skype).

    [foto di Constanza Rojas]

  • Edilizia: finte partite Iva nascondono il calo dell’occupazione

    Edilizia: finte partite Iva nascondono il calo dell’occupazione

    Cresce il numero delle imprese artigiane in Liguria ma i numeri positivi rischiano di nascondere la crisi che sta attanagliando il settore edile. La crescita, infatti, è solo numerica e l’aumento delle aziende individuali è un emblematico segnale del tentativo di riconversione di lavoratori, in precedenza dipendenti, espulsi dal mercato del lavoro. Una tendenza che avevamo già riscontrato nei mesi precedenti e che purtroppo oggi trova conferma.

    Sono questi i dati che emergono dall’ultima indagine di Anaepa Confartigianato che ha fotografato lo stato di salute del settore edile nel primo semestre 2012. Ebbene, mentre a livello nazionale l’edilizia presenta una flessione della produzione dell’1,36%, la nostra regione presenta il record nazionale per tasso positivo di imprese di costruzione: +0,97% registrato nell’ultimo anno.
    «La Liguria è l’unica regione in Italia ad avere un tasso di crescita positivo nel numero delle imprese – spiega Paolo Figoli, presidente di Confartigianato Liguria Costruzioni – Non vuol dire che però qui da noi sia tutto rose e fiori. Anzi: se guardiamo ai tassi di occupazione emerge che la Liguria ha tra i tassi peggiori per numero di lavoratori sia dipendenti sia indipendenti».
    La flessione degli occupati nell’edilizia in Liguria tra il secondo trimestre 2011 e il primo trimestre 2012 è stata di -12,3% con un’emorragia di oltre 26mila posti di lavoro dipendente, di -10,7% degli indipendenti pari a oltre 21mila lavoratori autonomi. Peggio della Liguria, in chiave occupazionale, solo la Sardegna (-17,7% di dipendenti) e la Calabria (-15,3%).
    «Il fenomeno è sicuramente spiegato dal fatto che molti ex dipendenti decidono di aprire partita Iva ma in pochi riescono a rimanere sul mercato, reso asfittico dalla crisi economica che dal 2008 a oggi vive uno stato di recessione ai minimi storici e che nel 2011 è sceso sotto i livelli del 2000 – spiega Figoli – Mettersi in proprio spesso è una scelta obbligata, ma non sempre vincente».

    I lavoratori stranieri sono coinvolti in misura maggiore perché più facilmente ricattabili dai rispettivi datori di lavoro, come spiega il sindacato di categoria Fillea Cgil (federazione dei lavoratori del legno, dell’edilizia e delle industrie affini) dalle pagine de “La Repubblica” «Con i tagli ci sono sempre meno controlli, molte imprese cercano di ridurre i costi ed i lavoratori accettano di farsi carico della partita Iva per non perdere il posto».
    E così le partite iva crescono vertiginosamente: a Genova i lavoratori edili con partita iva sono 9 mila, cinque anni fa erano la metà. Un vero e proprio boom che sicuramente non riflette l’andamento di un settore in crisi profonda. I dati nazionali di Fillea Cgil sul lavoro nero e sul caporalato nell’edilizia parlano di 400 mila lavoratori in nero, grigio o sotto ricatto «A queste persone viene chiesto di aprire partite iva, accettare contratti part-time, ovvero tempi pieni mascherati con fuoribusta in nero, di dichiarare meno ore lavorate e di ricorrere ai permessi in caso di infortunio non grave».
    «La pesante tassazione sugli immobili ed il clima di sfiducia e timore nel futuro allontana i possibili investitori del settore – afferma Paolo Figoli, presidente di Confartigianato Liguria Costruzioni – In questa critica situazione cercano di trovare spazio nuove imprese che, non filtrate da nessuna legge di accesso alla professione del comparto, generano concorrenza sleale e, non avendo minimi requisiti tecnici-morali-professionali, fanno solo danni e non portano benefici nè occupazionali nè di produttività ».
    La conferma della crisi nera del mattone arriva da Davide Viziano, titolare di uno dei più attivi gruppi di costruzione che operano in città, che ha spiegato al “Secolo XIX” «Siamo riusciti a rimanere a galla solo grazie ai parcheggi, mentre il settore residenziale è praticamente fermo. Solo per i monolocali e i bilocali, che richiedono investimenti limitati, c’è ancora richiesta. Il 90% delle compravendite eseguite nel primo semestre 2012 riguarda proprio gli alloggi di piccole dimensioni».
    «A incidere sullo stato di sofferenza sono gli annosi ritardi nei pagamenti da parte di privati e pubbliche amministrazioni, il doppio rispetto alla media europea, la drastica riduzione di investimenti in opere pubbliche, il calo nell’erogazione dei mutui alle famiglie, la sempre maggiore difficoltà dell’accesso al credito da parte delle imprese e i tassi bancari in aumento», sottolinea l’analisi di Confartigianato.
    Inoltre «Dal 2008 al 2011 il numero dei nuovi mutui concessi è diminuito in media in Italia del 9% all’anno, colpendo in misura maggiore i mutuatari più giovani e quelli extracomunitari – conclude Figoli – La Liguria, insieme a Emilia Romagna e Valle d’Aosta, è tra le regioni dove si registra la variazione percentuale minore negli stock dei mutui concessi per l’acquisto di un’abitazione. Sappiamo bene che il mercato immobiliare, anche quello dell’usato per cui oggi i tempi nelle compravendite in media arrivano a 8 mesi, è legato a doppio filo con l’edilizia: meno famiglie acquistano casa e minore è la richiesta di ristrutturazioni con inevitabili conseguenze negative soprattutto per le imprese di piccole e piccolissime dimensioni».

     

    Matteo Quadrone

  • Cinema all’aperto Genova ai Truogoli di Santa Brigida

    Cinema all’aperto Genova ai Truogoli di Santa Brigida

    Un nuovo cinema all’aperto a Genova: l’estate è agli sgoccioli, ma nel centro storico si stanno organizzando le proiezioni di Cinetruogoli, rassegna a cura del Laboratorio Audiovisivi Buster Keaton dell’Università di Genova che si terrà in piazza Truogoli di Santa Brigida.

    Sei proiezioni che alterneranno grandi nomi internazionali e giovani registi liguri.

    Questo il calendario dei film in programma.

    Sabato 8 settembre (ore 19-24): Artigiani del mare di Lorenzo Martellacci e Stefania Tugliani, presentato al Genova Film Festival 2011; Loro dentro di Cristina Oddone; Vito sempre vivo di Diego Scarponi; Murgando in Palestina di Serena Gargani e Lorenzo Martellacci.

    Giovedì 13 settembre (ore 19-22.30): La guerra del gusto di Jonathan Nossiter.

    Giovedì 20 settembre (ore 19-22.30): L’ultima pedalata di Gloria De Antoni, proiezione inserita nel programma della Mobility week 2012.

    Giovedì 27 settembre (ore 19-22.30): Cose di questo mondo di Michael Winterbottom.

    Giovedì 4 ottobre (ore 19-22.30): Essere&avere di Nicolas Philibert.

    Giovedì 11 ottobre (ore 19-22.30): Le voci del Tanaro di Sandro Bozzolo e Alessandro Ingaria.

    [foto di Daniele Orlandi]

  • Claudio Bagnasco, Videoscrittori: “Inseguitori”, la fretta e la fuga

    Claudio Bagnasco, Videoscrittori: “Inseguitori”, la fretta e la fuga

    La fretta, il tempo, la fuga… questi i temi che ricorrono maggiormente nel racconto che hai scritto per Videoscrittori…

    «Questo racconto si veste della stessa fretta che sentivo io nel momento della scrittura… la fretta è un elemento presente nella vita di tutti. La fuga può essere vista come l’urgenza di recuperare il tempo che la fretta ha consumato…»

    a cura di Marcello Cantoni

     

    Inseguitori di Claudio Bagnasco

    claudio-bagnascoMi chiamo Pierluigi, e non mi piace che mi si accorci il nome in Pier né tantomeno in Luigi. Non mi piace, perché siccome ho sempre messo il massimo impegno nel fare le cose, esigo che anche gli altri facciano le loro cose per bene, dall’inizio alla fine: detesto le scorciatoie.
    Ve lo dice uno che a trent’anni ha già vinto quasi tutte le gare podistiche estreme.
    Stamattina alle nove è iniziata la gara più massacrante: novantadue chilometri lungo sentieri, sentierini, boschi, pendii scoscesi. Fa freddo. Da mezz’ora scende una pioggia fitta, obliqua. Mi sono allenato ossessivamente per dodici mesi: vincerò. Questa gara è inaffrontabile quasi per tutti. L’anno scorso, alla prima edizione, ci sono stati ventinove iscritti. Metà dei quali si sono ritirati a gara in corso per crampi, disidratazione, distorsioni o cadute. Io l’anno scorso non c’ero, perché nel medesimo giorno ho invitato a pranzo Maurizia, conosciuta la sera prima.
    Quest’anno ci siamo iscritti in tredici. E vincerò io. Se ricordo bene il percorso, mancheranno una dozzina di chilometri. Dopo questo sentiero ghiaioso si entra nell’ultimo tratto boschivo, lungo una decina di chilometri. Poi si scende fino al paese, nella cui piazza c’è l’arrivo. Sono primo, le gambe stanno reggendo egregiamente, ho trovato l’andatura giusta, che mi permette di controllare il fiato e il battito cardiaco. Un paio di chilometri fa mi sono voltato indietro e non c’era traccia degli altri concorrenti: e dire che da quel punto avevo un’ottima visuale su un tratto di corsa di almeno un chilometro. Vincerò perché sono il più forte, e perché quando faccio una cosa la faccio col massimo impegno. E, modestamente, col massimo risultato.
    Va bene, è vero, Maurizia se n’è andata ieri sera.
    Ecco il bosco. Le gambe faticano, nel terreno umido di pioggia. Il fitto di fronde fa penetrare poca luce. Se abbuia, non mi sarà facile seguire la segnaletica della gara. Maurizia, come hai potuto? Il percorso si fa in salita, il vento taglia da destra, la temperatura è scesa, devo fare passi brevi, controllare il respiro, rimanere concentrato.
    Vedo a duecento metri da me biforcarsi il sentiero. Non riesco a scorgere nessuna segnaletica. Maurizia, ti amo ancora. Se mi si accorcia il fiato adesso sono spacciato. Non posso permettermi di essere raggiunto.
    Sono a cento metri dal bivio e non vedo la segnaletica. Da bambino, una volta, ho accompagnato mio padre a raccogliere funghi nel bosco del paese e ci siamo persi. Sono a cinquanta metri e scorgo qualcosa. Ci ha trovati sei ore dopo un signore della guardia forestale: ricordo i suoi folti baffi neri, lui che ci porta nel suo ufficio, ci offre tè caldo e biscotti, mio padre che non smette di ringraziarlo e di domandarmi se stavo bene.
    A venti metri dal bivio distinguo un palo di legno che ostruisce il sentiero di sinistra. Immagino sia l’indicazione del percorso di gara. A dieci metri vedo l’altra parte del palo, conficcata all’imbocco dello stesso sentiero. Arrivo al bivio. Sì, posso concedermi un minuto. Mi fermo. Rifiato. Il palo si è spezzato in due: un fulmine? Nella metà di palo di traverso sul sentiero c’è un cartello. È proprio la segnaletica della gara. Ricordati che non hai tempo da perdere, oggi devi lasciarli tutti dietro. Mi guardo attorno. Impugno la metà di palo conficcata a terra. Grazie al terreno pregno di pioggia, svello il palo senza difficoltà. Oltre il sentiero di sinistra c’è un dirupo. È lì che lancio quella metà di palo. E poi l’altra. Riprendo a correre. L’ho detto che, per vincere, mi impegno sino in fondo. Bisogna pur tenere a distanza chi mi insegue. Chi mi insegue da stamattina per la gara, e chi mi inseguirà una volta scoperto che ho ucciso Maurizia. Ieri sera mi ha detto che non mi amava più.

  • La musica metropolitana negli anni ’70: un nuovo linguaggio espressivo

    La musica metropolitana negli anni ’70: un nuovo linguaggio espressivo

    GenesisMi sembra che già dopo i primi articoli di questa rubrica, inizi ad apparire chiaro quanta importanza rivesta la storia – e dentro di essa la vitalità sociale – nel determinare quell’humus culturale indispensabile perché si formino le energie espressive nuove, quelle in grado di sconvolgere la tradizione, in nome di istanze di cambiamento, spesso radicali, tanto sul piano artistico/estetico quanto socio/politico.

    Più in generale possiamo dire che tra la seconda metà degli anni ’40 e la seconda metà degli anni ’70, il blues, il jazz, la canzone folk e rock – con tutte le loro specifiche ed appropriate sfaccettature – sono stati la più significativa fonte di “suono culturale” (quindi espressione vissuta autenticamente, non invenzione del mercato discografico, almeno in origine) che abbia accompagnato gli eventi e le vite di quegli anni. Ma l’urgenza di un linguaggio espressivo “nuovo” che riuscisse a rompere e superare un formalismo ormai ritenuto vuoto e ripetitivo non riguardò solo l’ambientazione – per così dire – “popolare-metropolitana”.

    Il filosofo T. W. Adorno, ad esempio, nel trattare di musica, estetica e società, sviluppava una riflessione e una polemica tutta interna alla musica e al mondo “colto”. D’altra parte nel 1908 A. Schoemberg pubblicò i “klavierstucke”, op.31, ritenuta la prima opera atonale del 1900. E proprio con Schoemberg (ma anche Malher, Webern, Berg, Stravinsky, Varèse, Stockausen, Cage, Xenakis, Pousser… limitandomi a pochissimi nomi) iniziò un’avventura espressiva e linguistica che – sviluppando le innovazioni ereditate dai compositori del XIX secolo – seppe coraggiosamente rompere con la tradizione, sconvolgendo le modalità di ascolto degli ultimi 300 anni.

    Un fronte molto ampio, quindi, (anche se non compatto) che partiva dalla musica colta per arrivare ai suoni metropolitani. Se quindi sul terreno sociale e politico si parlerà di beat-nik, mods, provos, hippies, figli dei fiori, di intellettuali radicali e di giovani politicamente impegnati; di freak, “indiani metropolitani” (variante italiana) e proletariato giovanile; di movimenti di protesta ed obiettori di coscienza; di avanguardie politiche e sindacali…, sul terreno culturale musicale troveremo le nuove “poetiche d’avanguardia”, il jazz – nelle varianti be bop (dalla seconda metà degli anni ’40) e free jazz (metà anni ’60) – il blues, il rock, la canzone di protesta e poi la canzone d’autore. Cioè, in pratica, i suoni che accompagnarono le azioni politiche di quegli anni, e in cui le generazioni più recenti si riconoscevano. Anzi, non di rado chi componeva quelle musiche e quei testi, partecipava attivamente al “movimento”.

    Una cosa, però, ritengo vada precisata. Le avanguardie appartenenti agli ambienti della “musica colta” svilupparono una ricerca ed un’intenzionalità espressiva che, radicalizzando sempre più i linguaggi e gli esiti compositivi, portò ad un progressivo isolamento. Si parlò di crisi della musica e del compositore contemporanei, di autoreferenzialità della musica contemporanea (un bel libro, “Autobiografia della musica contemporanea” racconta di questo dibattito).

    Tutto ciò non successe alle aree espressive che indico come “musica metropolitana” che arrivarono a dei notevoli riscontri di vendite discografiche. Caso mai, all’opposto, per la scena blues/rock/jazz/folk/cantautoriale, gli aspetti da evidenziare – in apparente contraddizione – mi sembrano due: da un lato una relativa e progressiva commercializzazione che porterà ad una parziale caduta di motivazione da parte degli autori/compositori, affiancata da una produzione discografica, scopertamente volta a cavalcare l’onda del successo commerciale; dall’altro la testimonianza di come qualità e successo di vendite abbiano potuto anche convivere. In Italia ne abbiamo avuto un chiaro esempio con i riscontri di vendite di gruppi come: Genesis, Pink Floyd, E.L.P, Jethro Tull (ma anche i nostrani: P. F. M, Banco del M.S., Osanna, Area ecc…), e poi, intorno alla metà degli anni ’70 quando la canzone d’autore (soprattutto F. Guggini, F. De Andrè, De Gregori, L. Dalla e via dicendo) piazzerà i propri “LP” in vetta alle classifiche (erano gli anni in cui il movimento di opposizione extraparlamentare raggiungerà i suoi livelli più alti – in quegli anni nascerà “Democrazia proletaria” e si presenterà alle elezioni).

    Gianni Martini

  • Depuratori, Liguria maglia nera: Italia condannata dall’Unione Europea

    Depuratori, Liguria maglia nera: Italia condannata dall’Unione Europea

    Gli impianti di raccolta e depurazione delle acque reflue urbane sono inadeguati in molti centri urbani del nostro Paese. L’Italia ha violato le norme europee sulla raccolta, il trattamento e lo scarico delle acque reflue urbane, non rispettando i tempi stabiliti per la loro applicazione. Lo ha sancito la Corte di giustizia europea emettendo una sentenza di condanna che obbliga la Repubblica italiana ad avviare al più presto le opere necessarie per mettersi in regola.

    Sono cinquanta i centri urbani con più di 10 mila abitanti che – a distanza di 14 anni dalla scadenza del termine previsto (il 1998) – non rispettano gli standard di legge sul trattamento delle acque reflue.
    Nella lunga lista di Comuni italiani inadempienti in materia di depurazione fognaria, la Liguria guadagna la maglia nera. I giudici europei, per quanto riguarda la nostra regione, indicano Albenga, Borghetto Santo Spirito, Finale Ligure, Imperia, Santa Margherita Ligure, Recco, Rapallo, Riva Ligure, Quinto.

    La Commissione europea è ricorsa contro l’Italia alla Corte di giustizia europea perché il nostro Paese finora non ha garantito “che le acque reflue provenienti da agglomerati con più di 10 mila abitanti siano adeguatamente trattate prima di essere scaricate in aree sensibili”. I giudici comunitari hanno dato ragione alla Commissione europea che nel 2009 avviò una procedura d’infrazione contro l’Italia per il mancato rispetto delle norme in decine di Comuni italiani.

    La sentenza ribadisce l’obbligo per circa un centinaio di località (da Reggio Calabria e Trieste, da Rapallo a Capri, da Frascati a Porto Cesareo, da Cefalù a Ragusa) di avviare al più presto le opere necessarie per mettersi in regola con la direttiva Ue. Se così non sarà, la Commissione potrà avviare una nuova procedura d’infrazione, chiedendo questa volta allo Stato italiano di pagare delle multe.

     

    Matteo Quadrone

  • Cartiera 41: inaugura l’associazione che unisce arte e cucina

    Cartiera 41: inaugura l’associazione che unisce arte e cucina

    A Mele, nell’entroterra di Genova, ha sede un’associazione culturale che da oltre dieci anni si occupa di promozione di attività artistiche attraverso il connubio tra arte e cucina.

    Cartiera 41 è stata costituita nel 2002 ha sede all’Osteria della Cartiera, un ristorante realizzato nella storica cartiera del piccolo comune ligure, e venerdì 31 agosto alle 19.30 inaugura ufficialmente le nuove attività.

    Ogni venerdì si terranno nel locale serate musicali, e periodicamente anche esposizioni di arte contemporanea.

    L’associazione organizza anche corsi di formazione su vari ambiti: cucina e gastronomia, pittura, trucco cinematografico, informatica.

    Tutte le informazioni sull’associazione al numero 348 7862618 o all’indirizzo mail associazione@cartiera41.it.

    [foto di Constanza Rojas]

  • Val Chiaravagna: la riqualificazione dell’area delle cave è a rischio

    Val Chiaravagna: la riqualificazione dell’area delle cave è a rischio

    La zona delle cave della Val Chiaravagna, una tra le numerose servitù a cui è sottoposto il Ponente genovese, dopo anni di mobilitazione dei cittadini attende ancora l’agognata riqualificazione con il definitivo superamento delle attività estrattive, il recupero ambientale e la trasformazione dell’area in un parco urbano. Oggi però, come denuncia l’Associazione Amici del Chiaravagna, un recente provvedimento della Regione Liguria, la Delibera di Giunta n. 1047 del 07/08/12 inerente le cave del Monte Gazzo ed il Terzo Valico, rischia di cancellare con un colpo di spugna, decenni di aspettative di risanamento.

    «Tale provvedimento è assolutamente disastroso per la val Chiaravagna e le valli limitrofe – dichiara l’associazione – E’ evidente l’intenzione di eliminare dei vincoli di tutela, faticosamente raggiunti in passato anche grazie all’incessante impegno della popolazione».
    Gli amici del Chiaravagna si riferiscono al piano territoriale di coordinamento paesistico (1990) con cui la Regione Liguria aveva sancito il superamento delle attività di cava. «A tal scopo era stato istituito con D.G.R. n. 8292 del 1.12.1994 uno specifico gruppo di lavoro – aggiunge l’associazione – ormai non più operativo da diverso tempo».
    Ma non solo, nel 1998 anche la Provincia di Genova, attraverso il piano di bacino del torrente Chiaravagna, dichiarava che “L’attività estrattiva non può proseguire oltre i termini fissati dall’art. 20 della L.R. n.63/93, tranne che per proroghe connesse alla redazione di progetti di revisione dei piani finalizzati ad una migliore sistemazione ambientale definitiva”. «Per la cava Gneo un nuovo progetto di coltivazione poteva essere ridefinito solo all’ interno dei limiti di coltivazione già autorizzati – sottolineano gli Amici del Chiaravagna – Per la cava Giunchetto erano ammesse solo modifiche che non comportassero aumenti di volume estraibile (ultima versione del Piano Territoriale Regionale delle Attività di Cava, Regione Liguria, 2008)».

    Vediamo nel dettaglio cosa prevede la delibera regionale del 7 agosto scorso “Approvazione Accordo di programma sui progetti relativi all’assetto definitivo delle cave del Monte Gazzo ed avvio della procedura di variante ai Piani territoriali regionali e PUC di Genova inerenti il Terzo Valico”.
    Il destino della zona della cave del Ponente genovese appare intrinsecamente legato alla realizzazione della contestata grande opera ferroviaria.
    il progetto definitivo “Terzo valico dei Giovi Linea AV/AC Milano Genova”, infatti, prevede che l’approvvigionamento dei materiali inerti per la realizzazione dell’opera avvenga, per quanto concerne il Comune di Genova, nelle cave della Val Chiaravagna. «A tale specifico scopo il progetto del terzo valico ferroviario comprende anche il progetto di adeguamento dell’asse viario posto a collegamento fra lo svincolo autostradale dell’Aeroporto, via Borzoli e via Chiaravagna, al fine di rinnovarlo pressoché integralmente, tramite la costruzione di tre nuove gallerie e l’allargamento quasi integrale delle esistenti tratte a cielo aperto, fino alla zona della cava Giunchetto, in modo che il consistente incremento del transito di veicoli pesanti non gravi ulteriormente sulla viabilità esistente, ad oggi palesemente inadeguata per caratteristiche geometriche», sottolinea la delibera regionale.
    La Regione ricorda che in data 21/12/2011 sono state sottoscritte delle apposite convenzioni, fra cui quella relativa alla val Chiaravagna che regola i rapporti fra la Regione Liguria, la Provincia di Genova, il Consorzio COCIV, il Comune di Genova, e le società Unicalce S.p.A e Cave Ghigliazza S.r.l.
    Questa convenzione, come spiega la delibera «Prevede un piano di coltivazione comune delle Cava Giunchetto e Cava Gneo al fine di consentire alle imprese, con l’ottenimento delle nuove autorizzazioni, la fornitura a COCIV degli inerti necessari per la costruzione del Terzo Valico e l’abbancamento di un quantitativo di materiale di circa 1.000.000 m³ per la riqualificazione della cava dismessa delle Vecchie Fornaci, posta in prossimità, attualmente esaurita e soggetta all’obbligo di riqualificazione, da destinarsi esclusivamente al deposito di parte del materiale di scavo proveniente dalle nuove gallerie, senza ulteriore asporto di materiale».
    «La Regione Liguria, in applicazione delle disposizioni di cui all’art. 58 della l.r. 36/1997 e s.m., promuove la formazione di un Accordo di Programma, finalizzato ad approvare i progetti di coltivazione e sistemazione per le cave Giunchetto e Gneo, individuate per l’approvvigionamento del Terzo Valico Ferroviario e la sistemazione, tramite l’apporto di smarino proveniente dalla realizzazione delle gallerie, per la cava Vecchie Fornaci dal punto di vista urbanistico, ambientale paesistico e di autorizzazione all’attività estrattiva», afferma il provvedimento di Giunta.

    Per quanto riguarda il recupero ambientale dell’ex cava Vecchie Fornaci, gli Amici del Chiaravagna ritengono assurde le affermazioni della Regione «Ora si dice di volere riqualificare, quasi 25 anni dopo la chiusura, una delle poche cave della Liguria già gradonate e faticosamente rinverdite! Parliamo di un’area su cui è previsto un piano di recupero ambientale mediante accordo di programma per la realizzazione di un Parco dell’Area Carsica e per il mantenimento della biodiversità naturale, in considerazione del fatto che l’area del Monte Gazzo è sottoposta a stringenti vincoli imposti dall’essere riconosciuto quale Sito di Importanza Comunitaria».
    L’associazione aggiunge «Il Comune di Genova aveva chiesto che gli effetti dello scorporo dal piano cave diventassero operanti una volta raggiunto l’Accordo di Programma; nel 2005 sono stati effettivamente presentati i relativi piani di sistemazione ma sarebbe assurda, ed evidentemente contraria al recupero, una ulteriore ripresa di riporti». La sistemazione, secondo gli Amici del Chiaravagna «È solo un pretesto per ulteriori sfruttamenti legati ai movimenti di terra che annullerebbe 25 anni di riqualificazione delle vecchie Fornaci e, per giunta, non riqualificherebbe Gneo e Giunchetto. Ancora una volta, l’imposizione sui territori di scelte non condivise e di esigenze che non sono quelle dei cittadini sono foriere di stravolgimenti e devastazione. Fortunatamente la popolazione sta sempre più prendendo coscienza di questo stato di cose: dopo anni di silenziose sofferenze, oggi i cittadini vogliono capire e cresce la voglia di partecipare. È tempo per la politica di raccogliere questi stimoli e smetterla di imporre il saccheggio e la devastazione del territorio».

     

    Matteo Quadrone

  • Baratto a Genova: su Facebook “Te lo regalo se vieni a prenderlo”

    Baratto a Genova: su Facebook “Te lo regalo se vieni a prenderlo”

    barattoIn questi tempi duri e di crisi si parla spesso di economia: quanti conoscono davvero il significato di questa parola?

    Si può dire che esistano due forme di economia: quella di mercato, che ha nel suo fondamento il valore di scambio (o valore commerciale) di un prodotto, e quella del dono, legata al valore d’uso. Il valore di scambio è dato dal rapporto costi/ricavi ed è di fatto rappresentato dal prezzo, mentre il valore d’uso riguarda l’utilità di un prodotto, la sua capacità di soddisfare i bisogni delle persone che lo utilizzano.

    L’economia del dono è alla base del baratto: questa cosa non mi è utile, perciò la dono a te perché ti sia utile. Se tu in cambio vuoi darmi qualcosa che per te non è utile (ma che potrebbe esserlo per me), va benissimo. Altrimenti, ti faccio lo stesso il mio dono senza chiedere nulla in cambio.

    In sintesi, gruppi di persone che mettono a disposizione gli oggetti di cui non si servono più e li regalano a chiunque ne abbia bisogno.

    In questo senso, si è da poco creata una numerosa comunità su Facebook che si pone l’obiettivo di favorire questo genere di economia: il gruppo Te lo regalo se vieni a prenderlo, creato in Ticino a settembre 2011 da Salvatore Benvenuto e coordinato a livello nazionale da Donatella Piras, ha già raccolto numerosi membri in tutta Italia. L’ideologia alla base del gruppo è dare una “seconda vita” alle cose ed evitare che si accumulino nelle discariche oggetti ancora utilizzabili, promuovere il contatto tra persone ed evitare che il consumismo sfrenato porti ad acquistare più oggetti di quelli di cui si ha effettivamente bisogno.

    Parlando di “casa nostra”, il gruppo Facebook Te lo regalo se vieni a prenderlo – Liguria ha già superato i duemila membri.

    Cosa si regala in questi gruppi? Di tutto: mobili, libri, utensili di cucina, accessori per animali, per il giardinaggio e così via. Come funziona il gruppo? Sulla bacheca ogni utente scrive la propria richiesta di oggetti dei quali ha bisogno, oppure offerte di oggetti che non usa più. Quando avviene il contatto, la persona che riceve gli oggetti andrà a ritirarli a casa del proprietario. Non necessariamente un baratto, dunque: il concetto di dono disinteressato prevale su quello dello scambio, si può ritirare un oggetto senza donare nulla in cambio.

    L’unico requisito per partecipare, ovviamente, è essere iscritti a Facebook.

    Sul web sono moltissime le iniziative simili, che si occupano di favorire scambio e baratto tra persone: su Era Superba abbiamo parlato di Reoose, Persoperperso, il negozio Passamano a Bolzano e i numerosi swap party che si tengono a Genova e in molte altre città italiane.

    Marta Traverso

  • Genova: casting comparse per un film miniserie tv

    Genova: casting comparse per un film miniserie tv

    cinepresaVenerdì 31 agosto e sabato 1 settembre 2012 si terrà un casting per comparse che reciteranno in una miniserie tv, prodotta dalla Rai e diretta da Graziano Diana, ambientata negli anni Settanta e che verrà girata a Genova a settembre.

    Il casting si terrà presso la sede di Music for Peace in via Balleydier 60 (zona – San Benigno) con i seguenti orari: venerdì dalle 10.30 alle 13.00 e dalle 14.30 alle 18.30; sabato dalle 14.00 alle 18.30.

    La ricerca è rivolta a uomini e donne dai diciotto anni in su. Obbligatoria la residenza nel comune di Genova.

    Si cercano in particolare un gruppo ragazzi diciotto/vent’anni che giocano a calcio, donne con capelli a tinte naturali, e in generale persone che non abbiano tatuaggi troppo visibili sul corpo.

    Alla selezione bisogna presentarsi con fotocopia di un documento d’identità.

    Per maggiori informazioni contattare castingenova@gmail.com.

  • Piante succulente di rapido accrescimento e propagazione

    Piante succulente di rapido accrescimento e propagazione

    Portulaca grandiflora della varietà splendensProseguiamo, in questa settimana, a descrivere l’ultima delle famiglie di succulente da noi prese in considerazione.

    Famiglia delle Portulacaceae: nell’ambito di questa famiglia, da ultimo, ci soffermeremo, in particolare, sulla Portulaca Grandiflora.
    Questa pianta è estremamente frugale, cresce dappertutto, anche nelle strade, nelle crepe tra l’asfalto ed il cemento. Non necessita di alcuna cura, di solito sopravvive per una sola stagione ma si propaga facilmente e spontaneamente via seme. E’ il tipico esempio di pianta utilizzabile nel “Guerrilla Gardening”, di recente diffusione. Questo fenomeno mira infatti a favorire, tramite un uso del verde e delle essenze spontanee, la colonizzazione, da parte delle piante, della città, soprattutto delle rotonde, delle aree spartitraffico e della scarpate neglette ed abbandonate.

    Portulaca grandiflora della varietà thellusonii

    Poche essenze vegetali si prestano meglio della Portulaca Grandiflora a tale fine. Essa è di rapido accrescimento, di facile propagazione, non richiede manutenzione e copre il terreno, nei lunghi ed assolati mesi estivi, di una miriade di fiori, semplici o doppi, coloratissimi che si stagliano brillanti e di varie tinte nella forte luce estiva.

    Neppure il neofita meno avvezzo avrà difficoltà nel coltivare questa pianta, il segreto principale è dimenticarsi di lei, unica regola non bagnarla troppo. Farà tutto da sola.

    Albuca

    In questi brevi articoli speriamo di essere riusciti a dare al lettore l’idea di quanto sconfinato e variegato possa essere l’universo vegetale delle succulente. Si passa infatti dalle piante striscianti, a quelle alte pochi centimetri fino, invece, alle cactacee di grandi dimensioni o a quelle alte qualche metro (ad esempio: l’Euphorbia candelabrum, di cui al nostro precedente articolo).

    La Crassula Falcata

    Che siano esse però più o meno grandi, di un tipo o dell’altro, l’apporto delle succulente sarà assolutamente determinante sia sulle terrazze che nei giardini. Spetterà al singolo la scelta della varietà più adatta alle sue esigenze ed al contesto in cui essa deve essere inserita. Per il neofita (ma anche per l’appassionato) esiste quindi un mondo vegetale a sé, del tutto particolare per esigenze, forme e colori e molto diverso dal concetto di “pianta” cui si è solitamente abituati.

    La Haworthia stellataCrasulacea

    Anche i più inospitali deserti, le lande più assolate o i picchi delle montagne sono infatti vivi. A ciò contribuiscono proprio centinaia e centinaia di particolari forme di succulente, dalle fogge più inaspettate, spesso ignote ai più e forse, a priori, persino difficilmente immaginabili.

    Filippo Leone Roberti Maggiore e Emanuele Deplano
    Per informazioni: ema_v@msn.com

  • 32 anni fa moriva Franco Basaglia: il suo impegno continua

    32 anni fa moriva Franco Basaglia: il suo impegno continua

    Trentadue anni fa, il 29 agosto 1980, moriva lo psichiatra Franco Basaglia. Chiudendo i manicomi aveva affermato «Abbiamo dimostrato che l’impossibile può diventare possibile».

    La legge 180, sbocco e mediazione politica dell’azione di Basaglia, cancellando l’impostazione repressiva della psichiatria, ha dato un contributo fondamentale per lo sviluppo della democrazia e delle libertà nel nostro Paese. Ha posto fine a secoli di abusi nei confronti di migliaia di persone obbligate all’internamento nei manicomi, restituendo loro libertà e dignità. Proprio qui sta il valore centrale della legge 180: nella sua spinta liberatrice e nell’idea di società che include, che accoglie, che soccorre, in cui ogni essere umano ha piena cittadinanza – scrive Stefano Cecconi, Responsabile Politiche della Salute CGIL nazionale – E’ importante ricordare che il lavoro di Basaglia è stato “lavoro di gruppo”, e che prosegue: ancora oggi moltissimi operatori, associazioni di cittadini utenti e familiari sono impegnati per affermare il diritto alla salute mentale e a trattamenti sanitari sempre rispettosi della dignità della persona, come afferma la nostra Costituzione. Basti pensare alla campagna stopOPG per l‘abolizione degli Ospedali Psichiatrici Giudiziari.

    Per quanto riguarda Genova, la gestione dell’assistenza psichiatrica appare sclerotica, tra dismissioni di importanti strutture per fare cassa – vedi gli ex manicomi di Quarto e Pratozanino – ed aste al massimo ribasso per l’affidamento dei pazienti.

    Sappiamo bene che la riforma Basaglia è positiva e ricca di successi ma non è ancora stata pienamente applicata: il diritto alla salute mentale non è garantito ancora su tutto il territorio nazionale. Si sono riaperte strutture residenziali molto simili ai vecchi ospedali psichiatrici e spesso sono i farmaci l’unica risposta al bisogno di cura. Questa situazione di abbandono di chi soffre e delle loro famiglie offre pretesti ai “nostalgici” del manicomio. Basta pensare ai disegni di legge contro la legge 180 presentati anche quest’anno in parlamento – continua Cecconi –  Certo i tagli al Servizio sanitario e al welfare aggravano la situazione, indeboliscono per primi i servizi territoriali: dai Dipartimenti di Salute Mentale ai servizi sociali, e producono nuove esclusioni e disagi. Per questo insistiamo con Governo e Regioni: bisogna investire per la salute mentale, garantire 24 ore su 24 la “presa in carico” delle persone e dei loro familiari nei servizi territoriali, con Centri di Salute Mentale accoglienti, servizi domiciliari e residenziali e per l’inclusione lavorativa, abitativa e sociale. Questo serve, non smantellare la 180 e tornare al manicomio, sarebbe un’incivile scorciatoia, che nega dignità e diritti a chi soffre di disagio mentale, e limita la libertà per tutti. Siamo convinti che il modo più giusto per ricordare Franco Basaglia sia continuare l’impegno per dimostrare ancora che “l’impossibile può diventare possibile”.

     

  • Servizio civile a Genova: bando nuovo per la primavera 2013

    Servizio civile a Genova: bando nuovo per la primavera 2013

    giovaniLa scorsa primavera era arrivata la prima notizia ufficiale, che in questi giorni è stata riconfermata dal Ministro per la Cooperazione internazionale e l’integrazione Andrea Riccardi, dopo i numerosi appelli di molti enti e associazioni del terzo settore: il bando di servizio civile 2013 si farà e riguarderà circa 15.000 aspiranti volontari in tutta Italia, grazie ai 40 milioni di euro del fondo per il 2013 e agli 83 milioni di euro già stanziati per il 2014. Una buona notizia, dopo che i recenti provvedimenti di spending review hanno cancellato due organismi molto importanti per chi si occupa di servizio civile, ossia la Consulta nazionale del servizio civile e del Comitato per la difesa civile non armata e nonviolenta.

    In questi giorni gli enti che vogliono presentare un progetto stanno ultimando le procedure entro la scadenza del 31 ottobre, ultimo giorno utile per presentare la loro candidatura ad accogliere i volontari. Non è dunque ancora possibile sapere quanti saranno i posti in Liguria e quali enti saranno coinvolti: dopo il 31 ottobre l’Ufficio Nazionale del Servizio Civile selezionerà i progetti da ammettere nel bando, in base ai fondi e ai posti disponibili in ciascuna Regione.

    Una volta stabiliti i progetti definitivi, si presume che il bando per i ragazzi uscirà nella primavera 2013, in modo che l’avvio in servizio dei volontari possa partire a settembre.

    Si dovrà invece aspettare ancora qualche mese per conoscere l’esito del ricorso presentato da due ragazzi – uno di Milano e uno di Brescia – esclusi dal bando in quanto non cittadini italiani: il 21 e 22 novembre dovrebbero essere emesse le rispettive sentenze. Se il ricorso verrà accolto, il bando 2013 potrebbe dunque essere per la prima volta aperto a ragazzi stranieri.

    Marta Traverso

  • Dragaggi in porto ed esplosioni, continuano le proteste degli abitanti

    Dragaggi in porto ed esplosioni, continuano le proteste degli abitanti

    panorama del porto di genovaStop alle esplosioni nel porto di Genova per effettuare i dragaggi dei fondali. Lo chiedono all’unisono i comitati di zona di San Bernardo, Molo, Mura delle Grazie, Vigne, Sarzano, Santa Croce affiancati da Assest (associazione cittadini centro storico est), parrocchia di San Torpete ed Assoutenti Liguria che hanno organizzato per Lunedì 3 settembre alle ore 21, presso il convento di Santa Maria di Castello, un’assemblea pubblica per fare il punto sulla situazione e studiare nuove iniziative di protesta.

    Le polemiche proseguono ormai da oltre un mese, quando l’avvio dei lavori sorprese gli abitanti del centro storico e ancora non accennano a placarsi, nonostante le rassicurazioni dell’Autorità Portuale pronta, fin dal principio, a ribadire la totale assenza di rischi per persone o cose. «Bisogna abbassare i fondali per rendere possibile il passaggio di navi più grandi, non c’è altra soluzione che procedere con microcariche subacquee», aveva spiegato allora il presidente dell’Autorità Portuale, Luigi Merlo.
    Il problema è rappresentato proprio dalle cariche esplosive – in totale saranno impiegati 120.000 kg. di mine e armi belliche per le opere di dragaggio dei fondali del bacino di Calata Gadda e zone limitrofe – che costringono i cittadini della città vecchia a vivere sotto un costante bombardamento prodotto da continue esplosioni, ovvero una ogni 15 minuti, secondo la tempistica prevista. Grazie alla mobilitazione dei residenti gli interventi nelle ore notturne sono stati interrotti ma, secondo i comitati, sarebbero aumentati nelle ore diurne per recuperare il tempo perso.
    La critica più pesante, però, è rivolta al “metodo” scelto dalle istituzioni (Autorità Portuale in primis ma anche il Comune di Genova) per informare o piuttosto, per meglio dire, non informare la popolazione. Nessuno degli abitanti delle zone interessate, infatti, ha mai visto un manifesto o un cartello che spiegasse cosa stava per accadere. In pratica nessuna campagna preventiva di comunicazione è stata messo in atto e nel frattempo le esplosioni hanno fatto vibrare case e arredi gettando nel panico le persone, preoccupate per la stabilità degli immobili e per gli eventuali danni conseguenti.
    Un volantino dei comitati, appeso per i vicoli del centro storico, recita «Ribelliamoci e organizziamoci» e chiede che vengano fermate le esplosioni «Fino a quando non saranno individuati sistemi di sbancamento meno invasivi». I residenti e i commercianti della città vecchia ribadiscono che «Occorre monitorare gli edifici per la sicurezza di oggi e di domani. Vogliamo che un gruppo di esperti indipendenti certifichi la non pericolosità per persone o cose e, nel caso malaugurato che gli edifici vengano danneggiati, bisogna che si provveda ad un adeguato risarcimento».

    Al fianco dei contestatori, come detto, si schiera anche Assoutenti. L’associazione dei consumatori invita i residenti che hanno subito danni materiali e esistenziali causati dalle microcariche «A documentarli facendo fotografie e richiedendo adeguati certificati medici. L’associazione mette a disposizione il proprio sportello e il proprio ufficio legale. Si tratta di una situazione che ha creato gravi pregiudizi alla popolazione residente e che pertanto deve essere sottoposta all’attenzione delle Autorità Pubbliche per svolgere gli accertamenti necessari, al fine di impedire la prosecuzione delle opere e domandare ristoro dei danni per immissioni. Assoutenti vi tutela depositando un esposto collettivo alla Procura della Repubblica per procurato allarme, disturbo al riposo delle persone e immissioni di rumore e vibrazioni».

    Da parte sua l’Autorità Portuale, oltre ad aver interrotto le esplosioni notturne, accogliendo così le richieste dei residenti, ha avviato un monitoraggio i cui risultati sono consultabili sul sito internet di Palazzo San Giorgio. Gli abitanti però non ci stanno e chiedono che le rivelazioni vengano effettuate da un ente terzo, non direttamente coinvolto nelle operazioni di dragaggio.

     

    Matteo Quadrone