Autore: erasuperba

  • Favelas colorate: un progetto trasforma i quartieri poveri brasiliani

    Favelas colorate: un progetto trasforma i quartieri poveri brasiliani

    Colori vivaci al posto di una grigia tristezza. E’ questa l’idea di un gruppo di artisti spagnoli che con le loro opere hanno trasformato un quartiere povero di São Paulo in uno spazio espositivo. Sui muri le parole amore, dolcezza, bellezza, orgoglio e fermezza. Parliamo del progetto artistico “Participative Urban Art”.

    Grazie all’aiuto dei residenti e dei bambini, cinque artisti hanno tinteggiato i muri dei vicoli delle favelas brasiliane. Il lavoro è iniziato a metà gennaio ed è durato una quindicina di giorni.

  • Gruppi di acquisto solidale: la rete Gas a Genova e provincia

    Gruppi di acquisto solidale: la rete Gas a Genova e provincia

    In tempi di crisi economica ci si rende conto di quanto sia costoso fare la spesa, soprattutto se non ci si accontenta del discount sotto casa ma si vuole essere assolutamente certi della qualità dei prodotti che si usano.

    Per questa ragione, ma anche per sostenere la scelta di comprare direttamente dai produttori – che oltre a costare meno rispetto al supermercato, è una maggiore garanzia di qualità – sono nati in tutta Italia i Gas, ovvero gruppi di acquisto solidale.

    Nella Provincia di Genova la rete di questi gruppi è formata da più di 25 Gas, che hanno sottoscritto fra loro un coordinamento informale per sostenersi a vicenda e collaborare nel promuovere pratiche di acquisto e consumo sostenibile. Se siete interessati a entrare a far parte della rete, su www.gasagenova.eu troverete contatti e maggiori informazioni.

    Ecco, divisi per zona, i gruppi di acquisto solidale in provincia di Genova:

    GAS “Amici di Banca Etica”, Genova da Ponente a Levante

    GAS Bisagno, Genova Valbisagno

    Birulò, Genova San Fruttuoso c/o Circolo ARCI “Zenzero”

    Le Primule, Genova S.Martino/Borgoratti

    MeteoGAS, Genova Foce

    GAS Fratello Sole, Genova Albaro

    GAS Pinzimonio, Genova Nervi

    GAS Levante, Genova Nervi

    GAS Limone, Genova Quinto

    GAS Oregina, Genova Oregina

    GAS-TONE, Genova Oregina

    GasOsa, Genova Oregina

    GAS-USI, Genova San Teodoro

    Gas Carmine, Genova zona Carmine

    GAS Castelletto, Genova Castelletto

    WikiGAS, Genova Centro Storico

    GASPEL, Genova Centro Storico

    GASZena, Genova Centro Storico

    GAS_pacho, Genova Centro/ Sestri Ponente

    GAS Pria Pulla, Genova Ponente/ CEP

    GasSestri Associazione Amici del Chiaravagna, Genova Sestri Ponente

    GAS S.P.Esa, Genova Sestri Ponente

    Albatros, Genova Rivarolo

    GAS Campomorone, Genova Campomorone

    GAS ROBA, Camogli

    AGRIEQUO, Lavagna

     

    Marta Traverso

  • Sampierdarena: box in via Armirotti, preoccupazione degli abitanti

    Sampierdarena: box in via Armirotti, preoccupazione degli abitanti

    Un progetto di silos interrato, 77 box su due piani e 12 posti auto in superficie, il tutto esattamente sopra ad un rivo sotterraneo.
    Siamo a Sampierdarena, a mettere paura sono gli scavi eseguiti sotto i palazzi di via Armirotti – una traversa di via Carlo Rolando – che potrebbero alterare la falda acquifera. Secondo i residenti, i lavori e la conseguente deviazione della falda, rischiano di compromettere la stabilità degli edifici di via Armirotti ma non solo, ad essere coinvolte sono anche le abitazioni che sorgono in via Currò, parte di via Rolando e via Agnese. Un dedalo di strade che si snodano in una zona già ampiamente cementificata.

    Il cantiere è partito già nell’ottobre scorso quando sono giunti sul posto i tecnici per effettuare i primi rilievi e ormai da oltre 5 mesi gli abitanti del quartiere, riuniti in un combattivo comitato, denunciano a gran voce la pericolosità dell’intervento.
    «Il terreno su cui insiste il cantiere è particolarmente fragile visto che nel sottosuolo è presente una notevole quantità d’acqua – spiega il comitato – Costruire i box significa andare altri tre metri sotto la falda. In caso di forti piogge il rischio è che i canali naturali si trovino ostruiti ed il flusso d’acqua interrotto».
    Sono già stati eseguiti controlli e monitoraggi ed una relazione idrogeologica ma i dubbi nei residenti permangono, soprattutto perché «Non si riesce a quantificare quanta acqua passa nei canali naturali durante le precipitazioni intense», sottolinea il comitato.
    Inoltre numerosi palazzi del quartiere, alcuni risalenti anche ai primi del ‘900, hanno fondamenta molto antiche e già allo stato attuale, quando transitano i mezzi pesanti, i cittadini sentono vibrare i muri delle case.

    Gli abitanti nei mesi scorsi, con il sostegno di Lega Nord e Pdl, hanno raccolto centinaia di firme per chiedere di fermare i lavori. «È un’opera che ai cittadini non serve – afferma Davide Rossi, capogruppo Lega Nord nel Municio Centro-Ovest – da subito abbiamo raccolto le lamentele del quartiere e nel settembre 2011 abbiamo sollevato il problema in Municipio».
    Maggioranza ed opposizione si sono trovate d’accordo ed hanno espresso ferma contrarietà al progetto.
    E dopo i tragici eventi alluvionali del novembre scorso la preoccupazione è ovviamente aumentata ma nonostante ciò gli interessi privati hanno avuto la meglio ed oggi i lavori procedono alacremente.

    Al Tempietto di via Carlo Rolando il comitato ha organizzato un punto d’ascolto e nei giorni scorsi si è svolta un’assemblea per decidere le prossime iniziative di lotta.

    Da parte sua il Comune, per voce dell’assessore all’edilizia privata, Giovanni Vassallo, replica di aver domandato all’azienda costruttrice di ascoltare le istanze degli abitanti e di aver riscontrato la disponibilità a farlo. Ma nel quartiere – a distanza ormai di 5 mesi dall’avvio dei lavori – il costruttore non si è mai presentato ed il confronto con i cittadini è rimasta soltanto una buona intenzione.

     

    Matteo Quadrone

  • Campagna contro i caccia F-35: i dati del Ministero non sono trasparenti

    Campagna contro i caccia F-35: i dati del Ministero non sono trasparenti

     

    Caccia f35Un’indagine conoscitiva delle competenti Commissioni parlamentari per stabilire i reali costi – e la consistenza dei problemi tecnici del velivolo – relativi alla partecipazione italiana al progetto Joint Strike Fighter per il caccia d’attacco F-35. E’ quanto hanno chiesto Martedì 6 marzo alla Camera dei Deputati, in un’audizione presso la IV Commissione Difesa, il portavoce di Sbilanciamoci! e di Rete Italiana per il Disarmo, tra le organizzazioni promotrici della mobilitazione “Taglia le ali alle armi” insieme alla Tavola della Pace.

    «Dopo le recenti comunicazioni del Ministero della Difesa che sostengono che il costo di acquisto sarà molto minore rispetto a quanto dicono i dati ufficiali USA – afferma Francesco Vignarca coordinatore di Rete Disarmo – crediamo che non sia opportuno che il Parlamento e il Governo procedano ad una scelta sul caccia F-35 basandosi su dati e numeri poco chiari e non dettagliati».

    «Tutte le analisi effettuate da “Taglia le ali alle armi!” (consegnate alla Commissione e disponibili sul sito della Campagna www.disarmo.org/nof35) ci portano ad un costo del prossimo lotto (quello di cui l’Italia dovrebbe acquistare tre esemplari nel corso del 2012) di almeno 140 milioni di euro ad aereo – scrive in una nota la Rete italiana per il Disarmo – Quantomeno tale cifra é il costo ricavabile dai dati statunitensi recentemente pubblicati».

    «Non ci sembra quindi possibile, e lo abbiamo sottolineato nell’incontro con i Parlamentari, credere fino a dimostrazione contraria agli 80 milioni citati in audizione sia dal Ministro Di Paola che dal Segretario Generale della Difesa De Bertolis – conclude Vignarca – nemmeno prendendo in considerazione il solo costo di produzione avionica (il cosiddetto “flyaway cost”)».

    «La Campagna ha inoltre illustrato alla Commissione, in una riunione che ha visto una buona partecipazione di deputati e diversi interventi e domande, i veri dati sull’impatto industriale ed occupazionale che il JSF porterà nel nostro paese – continua la nota – questi ultimi risultano essere assai minori (sia in termini di posti di lavoro che di lavorazioni e tecnologie trasferite) rispetto a quanto prospettato dalla Difesa. Anche per questo occorre prendersi un periodo di ulteriore approfondimento e chiedere l’esplicitazione dei documenti e contratti ufficiali».

    «Senza considerare quanto potremmo fare investendo questi soldi in altri comparti della spesa pubblica – ha aggiunto alla discussione Giulio Marcon portavoce di Sbilanciamoci! – che potrebbe trarre un grosso beneficio economico e colmare lacune sociali importanti utilizzando in altra maniera gli almeno 10 miliardi (circa 1 all’anno con le previsioni attuali) di costo di acquisto dei caccia».

    «Un costo che sarà poi da moltiplicare per tre se si considera tutta la vita e tutta la gestione degli aerei», sottolinea la Rete italiana per il Disarmo.

    «Noi non siamo venuti qui solo come esponenti del mondo del disarmo e della Pace – conclude Marcon – ma anche come rappresentanti dei contribuenti che non vedono di buon occhio questa enorme spesa per un programma aeronautico che ha inoltre dimostrato le proprie debolezze tecnologiche ed economiche. Siamo consci che si debba realizzare una politica di difesa per l’Italia, solo ci domandiamo perché debba essere prevalentemente militare e non possa invece essere costruita sulla tutela della vita dei cittadini italiani»

    «Anche per il nostro ruolo internazionale nei conflitti l’investimento sugli F-35 appare spropositato e insensato», ribadisce il comunicato. «Per fare interposizione in aeree di conflitto e ricostruzione non servono certo i cacciabombardieri”, conclude il coordinatore della Rete Disarmo, Francesco Vignarca.

  • Genova città del noir: bookcrossing a Palazzo Ducale

    Genova città del noir: bookcrossing a Palazzo Ducale

    libri ambienteA partire dal 20 marzo e per tutta la primavera alcuni fra i più importanti autori noir italiani saranno a Palazzo Ducale per il ciclo di incontri Le città del noir a cura dello scrittore genovese Bruno Morchio.

    In vista di questa serie di appuntamenti, chiunque è appassionato di questo genere letterario è invitato a partire da oggi (giovedì 8 marzo, ndr) a un bookcrossing di romanzi noir a cura della Fondazione Cultura. Si potranno consegnare i libri alla biglietteria di Palazzo Ducale tutti i giorni dalle 9 alle 18.

    Marta Traverso

  • Spazi a misura di bambino: un concorso per designer creativi

    Spazi a misura di bambino: un concorso per designer creativi

    Studenti, creativi, architetti, progettisti d’interni e designer sono chiamati a partecipare al concorso XXS Design a cura di Yellowbasket Officina, per ideare e realizzare spazi a misura di bambino.

    Oggetto del concorso è progettare arredi, complementi d’arredo e giocattoli per uno spazio dove i bambini da 0 a 12 anni possano vivere, crescere e giocare in libertà e sicurezza. I progetti dovranno essere inediti o presentati solo in occasione di tesi di laurea, workshop e laboratori universitari.

    Si può inviare la propria candidatura fino al 27 marzo tramite l’indirizzo mail officine@yellowbasket.it.

    In palio un Premio Giuria di 750 euro e un Premio Web di 250 euro, oltre a uno spazio al Fuori Salone 2012 per alcuni progetti ritenuti particolarmente interessanti.

    Marta Traverso

  • Salva il trasporto pubblico ligure: petizione on line del forum del tpl

    Salva il trasporto pubblico ligure: petizione on line del forum del tpl

    Il Forum Ligure del Trasporto pubblico locale – che raggruppa tutti i comitati che difendono il diritto ad usufruire di un tpl degno di questo nome – lancia una petizione on line all’indirizzo http://www.salvailtpl.it/forum/

    Abbiamo bisogno anche della tua firma per cercare di salvare il trasporto pubblico ferroviario e locale in Liguria:

    Più risorse per i treni e i bus liguri; Pianificazione e riorganizzazione del servizio ferroviario tenendo conto delle diverse esigenze di mobilità (treni suburbani, treni regionali, treni regionali veloci); Velocizzazione dei tempi di percorrenza; Integrazione tariffaria regionale e sovraregionale fra treni e bus; Materiale rotabile nuovo; Penali e bonus chiari e solleciti

    Per un trasporto pubblico efficiente e a misura dei pendolari e dei cittadini liguri firma anche tu la petizione al Presidente della Regione Liguria Claudio Burlando

    Egr. Sig. Presidente Regione Liguria – Piazza De Ferrari, 1 – Genova

    Oggetto: richiesta di incontro urgente sui temi del trasporto pubblico regionale.

    Egregio Presidente,

    come lei sa, la Liguria è una delle regioni italiane in cui maggiormente è utilizzato il trasporto pubblico. Per quel che riguarda il trasporto ferroviario ci troviamo addirittura di fronte a percentuali eccezionali rispetto alla media italiana.

    Questo trova anche una sua rispondenza logica in una regione dagli spazi così ristretti, che vede una naturale propensione dei suoi cittadini verso il mezzo pubblico.

    Eppure, nonostante questi elementi positivi, ci troviamo di fronte non solo alle tariffe più care d’Italia (e questo vale sia per il ferro sia per la gomma) ma ad uno dei servizi più carenti in termini di: qualità dei mezzi – eclatante nel caso del servizio ferroviario – copertura del territorio, velocità media, pianificazione del servizio ed informazione e servizi all’utenza nel suo complesso.

    Ricerche a carattere nazionale dimostrano come, in rapporto al bilancio, la Liguria sia inoltre una delle regioni che spenda di meno per il trasporto pendolare – anche in confronto ad altre in cui la percentuale di utenti è inferiore – ma contemporaneamente destini considerevoli quote di bilancio ad interventi stradali e viari, spingendo altresì per la realizzazione di opere dagli ingentissimi costi a fronte di dubbi benefici e rilevanti ricadute ambientali.

    In questi giorni abbiamo appreso attraverso la stampa genovese dell’intenzione della Giunta Regionale di elaborare un Disegno di Legge sul Tpl che delineerebbe nuovi scenari che comprenderebbero anche l’ipotesi di una Azienda unica (ferro e gomma) per il trasporto pubblico ligure.

    La preoccupante situazione delle risorse e la profonda convinzione che sia inderogabile una svolta radicale nelle scelte della regione Liguria sul trasporto pubblico nel suo complesso, ferroviario e su gomma, spinge chi scrive, per la prima volta rappresentando tutte le associazioni di pendolari e dei consumatori oltre che le associazioni ambientaliste operanti sul territorio regionale, a richiederle con urgenza un incontro.

    Per le ragioni precedentemente esposte e nell’imminenza della presentazione del Disegno di Legge di riorganizzazione del Tpl ligure, gli scriventi ritengono necessario che Ella nella sua qualità di Presidente della Giunta si impegni quanto prima:

    a riconsiderare le priorità di investimento relative al trasporto pubblico nel suo complesso, affinché vengano ad esso riservate quelle risorse necessarie, anche in considerazione del così alto numero di cittadini coinvolti, a garantire la copertura del servizio eliminando gli aumenti tariffari e i tagli effettuati;

    a far svolgere alla Regione in modo forte e competente il proprio ruolo di ente pianificatore, impostando una programmazione coerente del trasporto nella sua totalità, che rimetta in sinergia ferro e gomma, attivando al più presto un processo di gestione unificata della mobilità ed attuando una revisione dei contratti di servizio con Trenitalia (questa volta in un ambito di reale confronto con l’utenza) e con gli altri gestori del tpl;

    a mettere in campo i necessari passi per un efficientamento della rete e dei servizi ed arrivare in tempi breve ad una effettiva integrazione modale e tariffaria tra tutti i soggetti operanti non solo a livello regionale ma anche extraregionale.

  • La Formica: uno spazio per fare acquisti aiutando l’ambiente

    La Formica: uno spazio per fare acquisti aiutando l’ambiente

    eco formica genovaForse il mondo intero, oltre i confini di Leonia, è ricoperto da crateri di spazzatura, ognuno con al centro una metropoli in eruzione ininterrotta. I confini tra le città estranee e nemiche sono bastioni infetti in cui i detriti dell’una e dell’altra si puntellano a vicenda, si sovrastano, si mescolano“.

    Il brano da Le città invisibili di Italo Calvino che parla di Leonia, la città che vive dei propri rifiuti, è uno dei cavalli di battaglia intorno a cui ruota il negozio La Formica di via Trebisonda.

    Inaugurato il 17 settembre 2009, è uno spazio dedicato a prodotti di qualità e rispettosi dell’ambiente. Ce lo racconta Filippo Repetto.

    Di cosa vi occupate a La Formica? Quali prodotti trattate?

    L’articolo più venduto è senza dubbio il detersivo alla spina: abbiamo due linee, una “tradizionale” e una biologica, che coprono una serie di prodotti che va al detersivo per i piatti, sgrassatore per superfici, ammorbidente e così via.

    Da quando abbiamo aperto abbiamo riempito 24.178 barattoli: le persone comprano un barattolo di plastica la prima volta, poi le  successive vengono qui da noi con il barattolo vuoto e noi lo riempiamo. Ci ha colpiti molto il fatto che così tante persone si impegnano a uscire di casa con i barattoli vuoti, senza gettarli via e ricomprarli ogni volta: magari li lasciano in macchina o nel bauletto del motorino, passano da qui prima o dopo il lavoro e li riempiono. Lo stesso vale per i pensionati, che magari non sono più in grado di reggere pesi e dunque vengono qui più volte, portando un barattolo per volta.

    Cosa vi ha spinto a creare un luogo come questo?

    Noi ci carichiamo di domande e tramutiamo queste domande in una ricerca di prodotti. Il negozio è un modo “leggero” di comunicare domande e risposte: i nostri clienti sono molto diversi tra loro, alcuni sono più interessati e informati riguardo i temi dell’ecologia, altri vogliono solo (per esempio) comprare detersivi che costano meno rispetto al supermercato.

    Chi è interessato a seguire attivamente questi temi ha tante fonti a disposizione: le fiere dedicate alla sostenibilità come Fa la cosa giusta, il web, il passaparola e così via. Quello che noi abbiamo scelto di fare è proporre questi temi attraverso la normalità del negozio, e attraverso questa formula possiamo parlare a più persone possibile.

    Esistono degli standard che regolano la qualità dei vostri prodotti?

    Ci sono varie certificazioni nazionali e comunitarie che determinano l’impronta ecologica di un prodotto, basate su vari criteri: l’utilizzo di componenti non inquinanti o nocive, un processo di produzione a basso impatto sull’ambiente, l’assenza di trattamenti su animali. Parole come “ecologico”, “bio” o “sostenibile” di per sé possono voler dire tutto e non voler dire niente.

    Per esempio l’Italia è il Paese europeo che ha il maggior numero di prodotti a marchio Ecolabel, ma solo perché è arrivata “tardi” e altri Paesi come Germania e Svezia hanno superato Ecolabel creando propri marchi che hanno ottenuto un riconoscimento dall’Unione Europea.

    Al di là degli standard, che sono molto importanti dal punto di vista della sostenibilità ambientale, ogni prodotto ha una sua peculiarità e sono diverse le motivazioni che spingono le persone a comprarli. Nel caso ad esempio dei detersivi alla spina le variabili possono essere il prezzo più basso, l’utilizzo da parte di persone con allergie o problemi dermatologici, la necessità di un prodotto che funziona bene e che sia più durevole nel tempo, e così via. Non tutti coloro che comprano i nostri prodotti lo fanno perché la loro priorità è voler difendere l’ambiente.

    A vostro parere la cultura dell’ecologia è radicata nelle persone? Cosa si potrebbe fare?

    Qui vendiamo un libro di Roberto Cavallo che si chiama Meno 100 chili, in cui l’autore mette a confronto la generazione di suo nonno e quella di suo figlio: il libro spiega come nelle generazioni passate fosse assolutamente normale usare un prodotto fino al logoramento, mentre la cultura di adesso è più orientata verso l’usa e getta. La cultura del riciclo è anzitutto cultura del buon senso: se uno Stato si trova costretto a imporla per legge, vuol dire che a monte manca qualcosa.

    Ti faccio l’esempio della plastica: tantissime persone demonizzano i sacchetti di plastica e scelgono altri materiali come il Mater-bi. Questo va benissimo, ma in realtà non è da escludere la possibilità di usare sacchetti di plastica, sarebbe sufficiente usarli e riutilizzarli fino a che sia possibile. Per questa ragione in negozio ritiriamo i sacchetti di plastica usati e li riusiamo per i clienti che ne hanno bisogno. Nessun materiale e nessun prodotto va demonizzato, tutto è lecito purché sia usato con intelligenza: il cambiamento è prima di tutto nella nostra testa.

    Siete molto attivi sul web, con un sito e una pagina Facebook. Trovate che Internet sia uno strumento utile per diffondere il vostro messaggio?

    Ormai in nessun caso si può prescindere da Internet, ma il nostro obiettivo che online e offline si completino a vicenda: su Facebook abbiamo oltre 900 fan e la maggior parte di loro è diGenova, ma cerchiamo comunque di trattare temi che non si limitino alla pubblicità di quello che vendiamo. Un esempio molto diffuso recentemente è l’how to, ossia siti e blog che nascono per spiegare “come fare le cose”.

    Frequentare il nostro negozio segue la stessa logica del frequentare un blog: ci può essere una transazione economica, ma c’è anzitutto uno scambio umano. Con la differenza che un negozio accoglie chi non ha mai letto un blog o non li consulta abitualmente.

    Marta Traverso

  • Residenza scambio per giovani artisti: una nuova rete unisce Genova e Torino

    Residenza scambio per giovani artisti: una nuova rete unisce Genova e Torino

    Una residenza scambio per giovani artisti contemporanei di Genova e Torino. Un progetto pilota promosso dall’associazione torinese Acting out, ideato da due giovani curatrici, Francesca Busellato e Martina Starnini, che ha partecipato e vinto il bando “Generazione Creativa” della Compagnia di San Paolo.

    «A Genova sono assenti spazi del genere e abbiamo colto l’occasione al volo per provare ad invertire la tendenza – racconta Francesca Busellato, genovese che vive a Torino e collabora con Acting out (associazione che si occupa dell’organizzazione di eventi multimediali, di didattica, cinema, realizza produzioni video, audio, un magazine cartaceo e web, ecc.) – L’obiettivo è instaurare una pratica creativa, un seme che speriamo possa germogliare. Vogliamo aiutare gli artisti a conoscere il centro storico ed in particolare via della Maddalena (la zona scelta per l’azione), un territorio che, soprattutto negli ultimi anni, è stato poco esplorato. Alcuni passi avanti dal punto di vista sociale ci sono stati, ma adesso c’è bisogno di una scossa creativa».
    E così il Comune di Genova, coinvolto nell’iniziativa, metterà a disposizione un alloggio nell’area del ghetto, in vico Croce Bianca.

    «Le residenze per artisti sono diffuse in tutto il mondo e permettono ai giovani di accedere con maggiore facilità al circuito del mondo dell’arte contemporanea – continua Francesca Busellato – anche in Italia ci sono alcune esperienze significative quali ad esempio la Fondazione Ratti a Como oppure la Fondazione Spinola Banna in provincia di Torino»

    Il progettoPROOFS Prove di Residenza | Resilienza” consentirà di creare un rapporto di scambio tra le due città e tra gli artisti liguri e piemontesi che già operano nelle rispettive realtà.
    «Faremo lavorare artisti che con strumenti differenti hanno portato avanti delle esperienze di relazione con il proprio territorio, stimolandoli a confrontarsi con dei luoghi per loro nuovi – spiega Busellato – un’opportunità di confronto ed incontro in un’ottica di crescita e scambio reciproco».
    Un’occasione per riflettere su temi caldi della città e un punto di partenza per valorizzare le pratiche artistiche come strumento d’analisi. Le zone delle due città scelte come territorio d’azione sono via della Maddalena per Genova e Porta Palazzo per Torino, in quanto realtà  di confine, enclavi problematiche in città che da anni si confrontano con i cambiamenti sociali e che tentano di trovare via all’integrazione e alla legalità. Due quartieri dove la complessità del mondo contemporaneo si è tradotta nella presenza di fasce di popolazione di origine molto diversa che faticano a convivere, con il conseguente degrado e la connotazione negativa del contesto. Oggi entrambi i territori, grazie agli interventi istituzionali e soprattutto al contributo delle realtà associative, provano a rialzarsi e a migliorare la qualità di vita dei cittadini.

    La residenza ha come finalità la produzione di un progetto o di un’opera d’arte contemporanea che interagiscano e si sviluppino sul territorio. I temi su cui si propone una riflessione sono per questa prima edizione: Economia – Spazio Pubblico e Multiculturalità.
    Quindi un ragionamento che si svilupperà a partire dalle caratteristiche economiche del luogo, attraverso l’incontro con le realtà che qui vivono e lavorano, cercando di approfondire in quale modo, le diverse comunità straniere, vivono gli spazi pubblici.

    Il programma prevede 3 giorni di presentazione delle tematiche curatoriali attraverso le quali si effettuerà l’analisi del territorio; alcuni incontri di approfondimento e conoscenza del quartiere, delle realtà attive e dei progetti esistenti o in via di attuazione, anche attraverso delle ricognizioni.
    «A Torino la settimana scorsa abbiamo presentato l’artista genovese, Giuditta Nelli, che lavorerà a Porta Palazzo – spiega Busellato – Venerdì 9 presso il laboratorio sociale di Piazza Cernaia presenteremo invece l’artista torinese, Alessandro Quaranta, che porterà avanti la sua ricerca in via della Maddalena».

    Successivamente, tra marzo ed aprile, gli artisti avranno a disposizione un periodo di ricerca e creazione del progetto artistico di altri 7 giorni, in cui torneranno nel quartiere e tramite i propri strumenti di analisi, svilupperanno l’azione creativa che intendono realizzare. Per il mese di maggio è prevista la presentazione dei lavori nati grazie a questa esperienza.

    «Il nostro augurio è che il progetto sia apprezzato dai cittadini e riesca ad avvicinare la popolazione residente ai linguaggi dell’arte contemporanea – conclude Busellato – in maniera tale da poterlo ripetere in futuro».

     

    Matteo Quadrone

  • Con i minuti contati: bando di concorso per autori di cortometraggi

    Con i minuti contati: bando di concorso per autori di cortometraggi

    regiaEssere un viaggio: il Festival “Con i minuti contati” nasce nel 2010 con lo scopo di raccogliere le emozioni, le idee, le sensazioni racchiuse in quei piccoli viaggi che sono i
    cortometraggi.

    La terza edizione si svolgerà a cavallo fra agosto e settembre 2012. Il concorso è aperto a opere di ogni tematica: fiction, documentari, corti d’animazione, video musicali purché della durata massima di 15 minuti.

    Le opere e la domanda di iscrizione dovranno pervenire (in dvd via posta o tramite web) entro e non oltre il 5 maggio 2012 a “Con i minuti contati” c/o Nicola Papapietro – Via Case Sparse n. 67 – 06036 San Marco di Montefalco (PG) o a info@coniminuticontati.com. Non sono previste quote di partecipazione. Ogni autore può inviare più opere e si può partecipare singolarmente o in gruppo. Le opere dovranno essere in lingua italiana o in inglese con sottotitoli.

    Sono ammessi cortometraggi già presentati o premiati in altri concorsi, ma non saranno accettate le opere che hanno già partecipato alle precedenti edizioni di “Con i minuti contati”.

    La giuria selezionerà le opere e i primi tre classificati saranno così premiati:
    1° premio (Falco d’Oro): 500€
    2° premio: un week end in un B&B di Montefalco per 2 persone
    3° premio: una confezione di vino e di olio di Montefalco

    Marta Traverso

  • Finlandia: rivoluzione democratica, le leggi si decidono sul web

    Finlandia: rivoluzione democratica, le leggi si decidono sul web

    In Scandinavia sono cent’anni avanti. Le testimonianze a riguardo di come i Paesi più gelidi d’Europa siano anche i più tecnologicamente & politicamente evoluti sono sempre più numerose, e partono tutte da un denominatore comune: unire la cosiddetta comunità dei cittadini attraverso il web.

    In principio fu l’Islanda, che tramite un progetto simile a Wikipedia arrivò a riscrivere la Costituzione. La Svezia ha aperto da poco il proprio canale Twitter ufficiale ai cittadini per una promozione turistica che parte dal basso.

    Ora è il turno della Finlandia: nelle scorse settimane è stato partito ufficialmente un progetto lanciato da una squadra di programmatori, attivisti e designer, chiamato Avoin ministeriö (in inglese Open Ministry). Chiunque può registrarsi al sito e lanciare un’idea: gli altri utenti del sito potranno discutere e votare le proposte, e quelle più apprezzate saranno trasformate in proposte di legge che il Parlamento sarà obbligato a votare.

    Un sistema analogo a quello della raccolta firme – oggi in Italia sono necessarie almeno 50.000 firme per proporre una legge di iniziativa popolare – ma che attraverso il crowdsourcing mira a raggruppare numeri molto più elevati di persone a prescindere dalla loro collocazione geografica.

    Marta Traverso

  • AidYourcity, aiuta la tua città segnalando i problemi del territorio

    AidYourcity, aiuta la tua città segnalando i problemi del territorio

    Uno strumento innovativo e gratuito, rivolto alla cittadinanza attiva, che permette di segnalare alle autorità qualsiasi problema presente nel proprio territorio di appartenenza con l’obiettivo di migliorare la vivibilità delle nostre città.

    Parliamo del sito AidYourCity (www.aidyourcity.com), grazie al quale anche il singolo cittadino può fare molto e dare il suo contribuito in maniera concreta. Con una semplice registrazione infatti l’utente sarà in grado di segnalare problemi urbani di varia natura (buche sulla strada, semafori rotti, scarsa illuminazione, auto abbandonate, discariche abusive etc.) entrando in comunicazione direttamente con gli enti locali competenti.

    Ogni segnalazione viene girata al Comune o all’ente di riferimento (ad esempio la Provincia o l’Anas) che è invitato a dare tempestive informazioni in merito alla risoluzione del problema segnalato: ogni passaggio sarà indicato dalla mappa accessibile su ogni pagina di AidYourCity e su tutti i siti partner, così da offrire al cittadino un semplice strumento di controllo dell’operato degli enti pubblici.
    Se l’ente tace, il segnalatore potrà anche inviare un sollecito, mentre se il problema persiste e si aggrava, la segnalazione può essere integrata con nuovo testo ed elementi facoltativi – ma raccomandati quando possibile – come foto e video.

    <<Spesso i Comuni non sono a conoscenza dei singoli problemi di ogni zona del loro territorio – si legge su AidYourcity – non è malafede, semplicemente è impossibile monitorare costantemente ogni metro quadro di una città o di un paese. I cittadini attivi sono quindi chiamati a farsi sentire, ma spesso rinunciano per le oggettive difficoltà di entrare in comunicazione con “chi di dovere”. Grazie ad AidYourCity tutti i passaggi intermedi sono aboliti ed una segnalazione non necessita che alcuni click. Insomma, non ci sono più scuse: se c’è un problema nel tuo territorio, segnalalo al tuo Comune e lo vedrai risolto in un tempo ragionevole. Essendo presente online e con la tracciabilità delle nostre comunicazioni, nessuno potrà più dire “non lo sapevo”>>.
    Matteo Quadrone

  • Droga: 50 anni di fallimenti, sono necessarie nuove politiche

    Droga: 50 anni di fallimenti, sono necessarie nuove politiche

    «La guerra globale alla droga è fallita con conseguenze devastanti per gli individui e le società di tutto il mondo. A distanza di 50 anni dalla Convenzione Unica sui narcotici e gli stupefacenti delle Nazioni Unite (1961) sono urgenti e necessarie riforme fondamentali nelle politiche di controllo delle droghe nazionali e mondiali. Le immense risorse dirette alla criminalizzazione e alle misure repressive su produttori, trafficanti e consumatori di droghe illegali hanno evidentemente fallito senza raggiungere l’obiettivo prefissato di una riduzione dell’offerta e del consumo. Anzi il mercato della droga illegale, ampiamente controllato dal crimine organizzato, è nei fatti cresciuto in modo spettacolare in questo periodo».
    Queste non sono le affermazioni di qualche vecchio fricchettone o “figlio dei fiori” fuori stagione ma al contrario sono le parole scelte con cura dalla “Commissione globale per le politiche sulla droga”, messe nero su bianco nella relazione presentata il 2 giugno 2011 (facilmente reperibile online). Tra i firmatari del documento ci sono personalità di spicco (alcuni proibizionisti pentiti) come gli ex presidenti di Brasile, Colombia e Messico, Fernando Henrique Cardoso, César Gaviria, Ernesto Zedillo, gli scrittori Carlos Fuentes e Mario Vargas Llosa, l’ex segretario generale delle Nazioni Unite Kofi Annan.

    «Lo scopo della Commissione globale per le politiche sulle droga è portare alla luce, a livello internazionale, un dibattito pubblico, informato e scientificamente corretto, sulle modalità, efficaci ed umane, per limitare i danni causati dalle droghe al popolo e alla società – si legge nella relazione – questo è il tempo giusto per una revisione seria, esaustiva e di grande lungimiranza, delle politiche che possano rispondere al fenomeno della droga. Il punto di partenza di tale revisione è riconoscere che il problema globale della droga è un insieme di istanze sanitarie e sociali interdipendenti da governare, più che una guerra da vincere».

    «Un’ idea chiave dell’approccio “guerra alla droga” era che la minaccia di arresto e di una severa punizione avrebbe funzionato da deterrente ad usare droghe – continua la relazione – In pratica questa ipotesi si è dimostrata come errata. Molti Paesi, che hanno varato leggi severe anno effettuato un gran numero arresti ed incarcerazioni di consumatori di droghe e piccoli trafficanti, hanno un numero più alto di consumatori e di problemi relativi rispetto ai paesi che hanno seguito un approccio più tollerante. In modo simile, i Paesi che hanno introdotto una decriminalizzazione, o altre forme di diminuzione di arresti e di pene, non hanno visto aumentare il tasso dei consumatori né il numero di tossicodipendenti come si era paventato».

    LE POLITICHE SULLE DROGHE

    Ebbene – a distanza di 9 mesi da questa significativa autocriticanon sembra profilarsi all’orizzonte un decisivo cambio di mentalità. Dal 12 al 16 marzo a Vienna si svolgerà il convegno annuale della Commissione delle Nazioni Unite sulle Droghe Narcotiche presso il Vienna International Center, l’occasione per fare il punto della situazione e magari ipotizzare nuove politiche sulle sostanze stupefacenti.

    In teoria la politica sulle droghe è una questione di sovranità nazionale ma la convenzione delle Nazioni Unite del 1961 fissa i principi per ogni stato membro che l’abbia adottata. Se un Paese decide di sviluppare una nuova strategia, diversa dalla proibizione, deve prima farne richiesta alle Nazioni Unite per poter avviare un periodo sperimentale. Le politiche alternative dunque possono essere sviluppate a livello locale, è il caso ad esempio delle misure definite di riduzione del danno, ma richiedono molti anni di sforzi per essere ufficialmente riconosciute. Sono infatti tre i corpi di supervisione che agiscono in seno all’Onu: la Commissione internazionale per il controllo degli stupefacenti (ICNB), ovvero l’agenzia che decide, basandosi sulle raccomandazioni dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, sull’inclusione/esclusione di sostanze dalle liste globali delle droghe sottoposte a controllo, l’Ufficio delle Nazioni Unite contro la droga ed il crimine (UNODOC), l’organismo di governo che ospita gli incontri annuali della Commissione sulle droghe narcotiche (CND), della quale mantiene la segreteria permanente. ICNB è una commissione di 13 membri cosiddetti “indipendenti” mentre la Commissione sulle droghe narcotiche consiste di delegazioni provenienti da almeno 53 paesi. In pratica un migliaio di delegati e 13 esperti sono chiamati a decidere le sorti di circa 250 milioni di persone che usano le droghe illecite.

    «Questo sistema si basa sulla premessa che il controllo internazionale delle droghe sia prima di tutto una lotta contro il crimine e i delinquenti – si legge nel documento del giugno scorso – Ora che la natura della sfida delle politiche sulle droghe è cambiata le istituzioni devono seguire questo cambiamento».
    «L’idea che i governi debbano lavorare insieme per affrontare i mercati delle droghe è un punto di partenza ragionevole ma l’idea della responsabilità condivisa è troppo spesso diventata un braccio di ferro che ha inibito lo sviluppo e la sperimentazione delle politiche – sottolinea il documento – L’ONU (attraverso la Commissione per il controllo internazionale degli stupefacenti) e in particolare gli Stati Uniti (particolarmente con il suo procedimento di “certificazione”), hanno indefessamente lavorato negli ultimi anni per assicurarsi che tutti i Paesi adottassero lo stesso rigido approccio alla politica sulla droga, le stesse leggi e lo stesso approccio severo delle forze dell’ordine. Quando i governi nazionali sono arrivati a una maggiore consapevolezza della complessità del problema e delle opzioni di risposta politica sui loro territori, molti hanno usato flessibilità nei riguardi della Convenzione, tentando strategie e programmi nuovi, come le iniziative di decriminalizzazione o i programmi di riduzione del danno. Quando questo ha compreso un approccio più tollerante all’uso di droga, i governi hanno dovuto affrontare pressioni diplomatiche internazionali per “proteggere l’integrità della Convenzione”, anche quando le strategie erano legali, efficaci e ricevevano consensi nel Paese».

    DRUGS PEACE FESTIVAL VIENNA 2012

    Per ribadire la necessità di un profondo cambiamento, contemporaneamente al convegno annuale della Commissione sulle droghe narcotiche, Vienna ospiterà dal 9 al 16 marzo, una mobilitazione intitolata “Drugs Peace Summit” – Festival per la Pace alle Droghe, promossa dagli attivisti della rete Encod, la Coalizione Europea di Cittadini per Politiche giuste ed Efficaci sulle Droghe.
    Un incontro spontaneo di persone che chiedono delle nuove politiche basate non sulla proibizione, bensì sulla salute pubblica, la riduzione del danno, un’analisi dei costi-benefici ed il rispetto dei diritti umani.
    «Noi ci appelliamo per una regolamentazione legale come unico modo sensibile ed efficace per diminuire i problemi legati alle droghe, ridurre il crimine organizzato e liberare denaro delle tasse per salute, educazione e programmi sociali – scrive la rete Encod – Le Nazioni Unite ed i governi del mondo sono responsabili per la miseria quotidiana prodotta dalla guerra globale contro le droghe. Dai tempi di Adamo ed Eva noi sappiamo che la proibizione non funziona. La violenza quotidiana nelle società come Messico o Afghanistan, la criminalizzazione di persone che altrimenti rispettano le leggi, la maggior parte del danno sanitario collegato alle droghe non ha nulla a che fare con le droghe stesse, ma con il fatto che esse sono illegali».

    «Oggi dobbiamo mettere gli esperti dell’Onu sul banco degli imputati – spiega Enrico Fletzer, giornalista e membro della rete Encod – Ed accusarli di negligenza criminale perché ormai è impossibile far finta di non conoscere le devastanti conseguenze delle politiche finora attuate».

    «Sempre più cittadini stanno sviluppando le loro alternative a questa politica fallimentare come i Cannabis Social Club che stanno operando in Spagna, Belgio e sono in preparazione in molti altri Paesi – spiegano gli attivisti – Nella coltivazione collettiva del CSC si producono delle quantità utili per un collettivo di consumatori di cannabis che non vogliono sostenere delle organizzazioni criminali e che desiderano avere un prodotto garantito. Il fine del club non è solo l’accesso ad una pianta che è stata utilizzata per migliaia di anni e che non ha mai ucciso nessuno ma anche la trasmissione di informazioni sul consumo consapevole attraverso la promozione di laboratori e dibattiti».
    Sabato 10 marzo una manifestazione percorrerà le strade di Vienna per reclamare di terminare la guerra alle droghe e cambiare il sistema di controllo delle Nazioni Unite sulle droghe. Allo stesso tempo una delegazione di Encod presenzierà all’incontro delle Nazioni Unite e diffonderà le proprie proposte di politiche alternative. Il messaggio di Encod alle Nazioni Unite è «Resettate la vostra politica aprendovi alle proposte dei cittadini che sono coinvolti nel fenomeno delle droghe e che stanno lavorando per migliorare la situazione mentre le vostre politiche la rendono peggiore».

    LA RELAZIONE DELLA COMMISSIONE GLOBALE PER LE POLITICHE SULLA DROGA

    Non è difficile notare come il cambiamento richiesto a gran voce dagli attivisti europei faccia leva su parecchi argomenti affrontati coraggiosamente dai 19 celebri membri della Commissione globale per le politiche sulla droga.

    «Le politiche sulle droghe devono essere basate su solide evidenze empiriche e scientifiche. La prima misura del successo deve essere la riduzione del danno alla salute alla sicurezza e al benessere di individui e società», sottolinea la relazione del giugno scorso. Invece fino ad oggi «Le politiche e le strategie sulla droga, a tutti i livelli, continuano troppo spesso ad essere guidate da prospettive ideologiche o convenienze politiche e prestano troppo poca attenzione alla complessità del mercato della droga, dell’uso di droga e della dipendenza da droga. In primo luogo abbiamo misurato il nostro successo nella guerra alle droghe con misure quali il numero di processi ed arresti, le quantità sequestrate, o la durezza delle pene. Questi indicatori possono dirci quanto siamo stati duri, ma non possono dirci quanto successo abbiamo avuto nel miglioramento della “salute e benessere dell’ umanità”».

    Secondo la commissione occorre «Porre un termine alla criminalizzazione, emarginazione e stigmatizzazione delle persone che fanno uso di droghe e di quelli che restano coinvolti nei livelli più bassi della coltivazione, della produzione e della distribuzione e trattare le persone tossicodipendenti come pazienti non come criminali. Attualmente troppi politici sostengono l’ idea che tutti coloro che usano droga sono “tossicodipendenti senza morale”. La realtà è molto più complessa. L’ ONU ha prudentemente stimato che attualmente ci sono 250 milioni di consumatori di droghe illegali nel mondo e che ce ne sono altri milioni coinvolti nella coltivazione, produzione e distribuzione. Semplicemente non possiamo trattarli tutti come criminali. Dei 250 milioni di consumatori stimati nel mondo, le Nazioni Unite calcolano che meno del dieci per cento possano essere classificati come tossicodipendenti o come consumatori problematici. Moltissime persone coinvolte nella coltivazione illecita di coca, papavero da oppio, o canapa sono piccoli contadini costretti a farlo per mantenere la famiglia. Opportunità alternative di sostentamento sarebbero un miglior investimento, piuttosto che distruggere ogni loro possibile mezzo di sopravvivenza».

    La commissione raccomanda di «Incoraggiare i governi a sperimentare modelli di regolamentazione giuridica della droga per minare il potere del crimine organizzato e salvaguardare la salute e la sicurezza dei loro cittadini. Questa raccomandazione vale soprattutto per la cannabis, ma incoraggiamo anche altri esperimenti di depenalizzazione e regolamentazione legale, che possano raggiungere questi obiettivi e fornire modelli per altri». E ancora, i 19 firmatari, suggeriscono di avere un atteggiamento più umano, investendo in programmi sanitari e sociali «Offrire servizi sanitari e cure a chi ne ha bisogno. Garantire che sia disponibile una varietà di modalità di trattamento, compreso non solo il trattamento con metadone e buprenorfina, ma anche i programmi di trattamento assistito con eroina che si sono dimostrati efficaci in molti Paesi europei e in Canada. Implementare i programmi di accesso alle siringhe e alle altre misure di riduzione del danno che si sono dimostrate efficaci nel ridurre la trasmissione dell’HIV e di altre infezioni a trasmissione ematica così come le overdosi fatali. Rispettare i diritti umani delle persone che usano droghe. Abolire le pratiche abusive eseguite in nome del trattamento, come la detenzione forzata, il lavoro forzato e gli abusi fisici o psicologici, che contravvengano standard dei diritti umani e delle norme o che annullino il diritto all’autodeterminazione». Le autorità nazionali e l’ONU devono inoltre rivedere la classificazione delle sostanze perché le attuali classificazioni concepite per rappresentare i rischi ed i danni relativi alle varie droghe, «Furono stabilite 50 anni fa quando esistevano poche evidenze scientifiche sulle quali basare tali decisioni. Questo ha prodotto alcune ovvie anomalie, in particolare la canapa e la foglia di coca appaiono oggi classificate in modo non corretto».

    Le ingenti risorse per il controllo della droga non possono essere destinate esclusivamente alla repressione delle organizzazioni criminali che lucrano sul mercato delle droghe. Devono invece essere indirizzate soprattutto in programmi di prevenzione ed informazione «L’investimento più valido è quello in attività che possano evitare l’ingresso dei giovani nel consumo di droga e che impediscano ai consumatori saltuari di divenire consumatori problematici o dipendenti – recita la relazione del giugno 2011 – Le esperienze di prevenzione generica sono state contraddittorie nei risultati. I messaggi semplicistici come “Basta dire di no” non sembrano aver avuto effetto significativo. I modelli di prevenzione che più hanno funzionato si sono occupati della focalizzazione di gruppi particolari a rischio quali membri di bande giovanili, bambini negli istituti o con problemi a scuola o con la polizia, con programmi misti di educazione ed appoggio sociale».

    Le istituzioni dell’ONU per il controllo sulle droghe finora hanno lavorato in gran parte come difensori delle strategie tradizionali. Ma di fronte al fallimento di tali politiche sono necessarie delle riforme. «I Paesi si aspettano dall’ONU un sostegno ed una guida – conclude la relazione – Facciamo appello al segretario dell’ONU, Ban Ki Moon ed al direttore dell’esecutivo dell’UNODC, Yury Fedotov affinché intraprendano passi concreti verso una strategia globale sulle droghe veramente coordinata e coerente che bilanci la necessità di contenimento dell’offerta di droga e la lotta alla criminalità organizzata con la necessità di provvedere servizi sanitari, di assistenza sociale e di sviluppo economico agli individui ed alle comunità colpite».

    IL CASO ITALIA

    La legislazione italiana in materia di droga è il “Testo Unico sulla Droga”, D.P.R. 03/10/90, n.309. In seguito al referendum popolare del 1993 ne è stata abrogata la parte che classificava il consumo di droga come reato penale. Successive modifiche sono consistite nella L. 350 (24/12/03), L. 251 (5/12/05), ed infine nella L. 49 (21/02/06), la famosa Fini–Giovanardi.
    La legge italiana punisce sia la vendita sia il consumo di droghe. Le medesime sanzioni sono applicate senza distinzione tra stupefacenti ma per ciascuna droga sono previste specifiche soglie quantitative al fine distinguere tra possesso finalizzato al consumo o allo spaccio. Le sanzioni previste per il reato di traffico di stupefacenti sono sia di natura pecuniaria (multa da 26mila a 260mila euro), sia detentiva (da 6 a 26 anni di reclusione). Il consumo di stupefacenti è invece punito per via amministrativa tramite l’applicazione di varie sanzioni quali il ritiro del passaporto, della patente di guida, del permesso di soggiorno, ecc. per un periodo compreso tra un mese ed un anno. Sono inoltre previste altre sanzioni amministrative fino a due anni.

    «In Italia la guerra alle droghe è stata piuttosto efficace nel brutalizzare alcuni settori della popolazione, incluse molte persone del nostro sistema carcerario – scrive Enrico Fletzer, giornalista appartenente alla rete Encod – La legge Fini–Giovanardi ha abolito ogni differenza di politica tra eroina e cannabis e quest’ultima, da allora, è diventata la sostanza più colpita».

    L’Italia detiene il triste primato in Europa per quanto riguarda il numero di denunce di violazioni della legge sulla droga (OEDT, 2007). Dal 2000 al 2005 le forze dell’ordine italiane hanno condotto oltre 140mila operazioni antidroga (quasi 24mila all’anno), di cui la metà concernenti la cannabis (DCSA, 2007). Dal 2000 al 2005 circa il 38% dei detenuti nelle carceri italiane scontava condanne per violazioni della legge sulla droga (Istat, “Statistiche giudiziarie penali”).
    Nel nostro Paese il consumo di sostanze illecite è significativo ed in particolare la diffusione del consumo di cannabis, cocaina ed eroina è ben al di sopra della media mondiale. Si stima che in Italia quasi 4,5 milioni di persone consumino annualmente cannabis, circa 800mila cocaina e circa 300mila eroina (Unodoc, 2007).
    In termini di diffusione del consumo tra la popolazione in età lavorativa, l’Italia primeggia in Europa per la diffusione del consumo di cannabis (11%, inferiore solo a quello cipriota), cocaina (terzo tasso in Europa dopo Spagna ed Inghilterra) ed eroina (quinto tasso di diffusione in Europa) mentre la diffusione del consumo di droghe sintetiche (ATS) è invece nettamente inferiore rispetto al resto d’Europa (Unodoc, 2007).

    Un interessante studio del 2009 “Il costo fiscale del proibizionismo: una simulazione contabile” (consultabile su www.fuoriluogo.it), condotto dal Professore Marco Rossi dell’Università degli studi di Roma “La Sapienza” , ha provato a fare i conti in tasca alla politica proibizionista vigente nel nostro Paese.
    «In base alle stime sulla diffusione del consumo di droghe abbiamo calcolato che nel 2005 in Italia siano state consumate circa 1200 tonnellate di cannabis, 32 di cocaina e 9 di eroina – si legge nella ricerca – Moltiplicando queste quantità per i prezzi al dettaglio registrati nel mercato nero (Unodoc, 2007) abbiamo stimato una spesa per l’acquisto di droghe di circa 11 miliardi di euro (di cui: il 68% per la cannabis, il 26% cocaina ed il 6% eroina)».
    «Recenti contributi teorici sostengono la superiorità degli strumenti fiscali nel contenere il consumo di droghe rispetto all’applicazione di una normativa proibizionista – spiega il prof. Marco Rossi – In Italia il consumo di tabacchi ed alcolici è appunto scoraggiato tramite l’imposizione di una elevata tassazione. Il nostro lavoro consiste nella stima dei benefici fiscali che l’erario italiano avrebbe riscosso nel periodo 2000-2005 se la regolamentazione applicata al mercato dei tabacchi (sul prezzo di vendita delle sigarette grava un’aliquota assai pesante pari al 75,5%) fosse stata estesa anche al mercato delle altre droghe. In altri termini abbiamo condotto una sorta di simulazione contabile volta a stimare quale sia stato il costo fiscale del proibizionismo in Italia».

    Il costo del proibizionismo è stato identificato sia nelle spese per l’applicazione della normativa proibizionista (risorse di polizia, magistratura e carceri), sia nel costo-opportunità delle tasse non riscosse.
    «il nostro studio stima in circa 60 miliardi di euro il costo fiscale del proibizionismo in Italia dal 2000 al 2005 (in media circa 10 miliardi di euro annui) – continua Rossi – La legalizzazione del commercio delle droghe avrebbe fatto risparmiare circa 2 miliardi all’anno di spese connesse all’applicazione della normativa proibizionista. Estendendo al mercato delle droghe la normativa fiscale applicata a quello dei tabacchi, l’erario nazionale avrebbe inoltre incassato circa 8 miliardi all’anno (47 in totale) dalla tassazione sulle vendite, di cui circa il 70% dall’imposta sulla vendita di cannabis (32 miliardi), il 24% dall’imposta sulla cocaina (11 miliardi) e solo il 6% dalle vendite di eroina (3 miliardi)».

    Stiamo parlando di una concreta analisi dei costi-benefici che non andrebbe esclusa a priori dal dibattito sui modelli alternativi di regolamentazione del mercato delle droghe, come sottolinea anche la Commissione globale per le politiche sulla droga «È inutile ignorare coloro che portano argomenti a favore di un mercato tassato e regolato per le droghe attualmente illegali. Questa è un’opzione politica che deve essere esplorata con lo stesso rigore di qualunque altra».

     

    Matteo Quadrone

  • Stop ai giornali di carta: nel 2014 addio al “Corriere della Sera”

    Stop ai giornali di carta: nel 2014 addio al “Corriere della Sera”

    Si parla ormai da diversi anni di uno stop alla pubblicazione di quotidiani su carta. Il primo annuncio ufficiale a riguardo venne nel 2008 da parte di Philip Meyer, studioso e docente di Giornalismo che sentenziò sull’Economist: «Entro il 2043 non ci saranno più giornali di carta».

    Dalla teoria alla realtà, pioniere di questa evoluzione è stato il New York Times, che nel 2010 ha illustrato tramite il suo editore la campagna di costi/ricavi del quotidiano, sottolineando che le spese per la stampa e la distribuzione non venivano totalmente compensate dai ricavi delle vendite e dalle entrate pubblicitarie (queste ultime sempre più in calo a livello mondiale, sia per la crisi economica sia per il diffondersi di nuove forme di sponsorizzazione attraverso il web).

    Ora giunge per la prima volta una notizia sul tema da parte della stampa italiana: se molti quotidiani e periodici lamentano la chiusura a causa della crisi – da Liberazione alla rivista Mucchio Selvaggio, solo per citarne alcuni – per la prima volta un grande quotidiano annuncia deliberatamente l’intenzione di sviluppare un canale informativo esclusivamente digitale. Il giornale in questione è uno dei più letti e conosciuti in Italia, il Corriere della Sera.

    A lanciare questa notizia è il webmagazine fanpage.it con un’indagine a cura di Francesco Piccinini, che illustra il futuro del giornalismo italiano su due fronti: da un lato il continuo calo del fondo all’editoria, passato dai 200 milioni di euro del 2008 ai 140 che verranno concessi in questo 2012, dall’altro un’evoluzione dell’informazione sempre più orientata al digitale e che si sviluppa su vari canali, dai quotidiani per iPad a chi si informa soprattutto attraverso Twitter o altri social network.

    Perché proprio il 2014? Perché sarà l’anno in cui verranno chiusi i rubinetti, ossia termineranno i finanziamenti pubblici diretti alla stampa secondo quanto contenuto nel decreto Salva Italia. Entro quella data tutti i quotidiani, a prescindere dal budget di cui attualmente dispongono, dovranno far fronte a questa situazione economica e alle nuove frontiere dell’informazione digitale, trovando un compromesso che possa garantirne la sopravvivenza.

    Continuare la pubblicazione su carta diventerà la vera rivoluzione del giornalismo?

    Marta Traverso

  • “L’Italia sono anch’io”: 50mila firme raccolte per i diritti di cittadinanza

    “L’Italia sono anch’io”: 50mila firme raccolte per i diritti di cittadinanza

    La campagna “L’Italia sono anch’io” per il riconoscimento dei diritti di cittadinanzaai cittadini migranti, tra cui lo “ius soli“, ha raggiunto l’obiettivo. Sono state raccolte oltre 50 mila firme necessarie per presentare le due proposte di legge di iniziativa popolare per una riforma della legge che attualmente regolamenta l’accesso alla cittadinanza per le persone di origine straniera e l’introduzione del diritto di voto alle elezioni amministrative per gli stranieri residenti.

    Stamattina le organizzazioni promotrici della campagna consegneranno le firme alla Camera dei Deputati.

    All’incontro saranno presenti il presidente del comitato promotore de “L’Italia sono anch’io” Graziano Delrio, sindaco di Reggio Emilia e presidente dell’Anci, esponenti delle organizzazioni promotrici, tra cui la segretaria confederale della Cgil, Vera Lamonica, e alcuni dei testimonial che, per la nuova campagna di comunicazione, hanno accettato di ‘metterci la faccia’. Fra questi il giocatore dell’Ascoli Piceno di origine senegalese Papa Waigo e l’attrice di origine rom Dijana Pavlovic.

    “L’Italia sono anch’io” è stata promossa, nel 150° anniversario dell’Unità d’Italia, da 19 organizzazioni della società civile (Acli, Arci, Asgi-Associazione studi giuridici sull’immigrazione, Caritas Italiana, Centro Astalli, Cgil, Cnca-Coordinamento nazionale delle comunità d’accoglienza, Comitato 1° Marzo, Coordinamento nazionale degli enti locali per la pace e i diritti umani, Emmaus Italia, Fcei – Federazione Chiese Evangeliche In Italia, Fondazione Migrantes, Libera, Lunaria, Il Razzismo Brutta Storia, Rete G2 – Seconde Generazioni, Sei Ugl, Tavola della Pace, Terra del Fuoco) e dall’editore Carlo Feltrinelli.