Autore: erasuperba

  • Porto di Genova, quanto inquinano le navi ormeggiate

    Porto di Genova, quanto inquinano le navi ormeggiate

    panorama del porto di genovaÈ  notizia di questi giorni il sequestro del Terminal Rinfuse del porto di Genova, a causa dei problemi ambientali legati alla movimentazione del carbone. Quattro persone sono indagate: non avrebbero fatto nulla per ridurre le emissioni delle polveri.

    Il Movimento Difesa del Cittadino MDC di Genova, sollecitato dagli abitanti della zona che da anni subiscono il forte inquinamento anche da parte delle navi ferme in porto, ravvisa una mancanza del Governo per non aver emanato il Decreto di attuazione “direttore”, in applicazione della Lg. quadro n. 447/95, per contenere in via amministrativa, l’inquinamento atmosferico provocato dalle navi ormeggiate nei porti quando effettuano le operazioni di carico-scarico delle merci.

    E scrive ai Ministri competenti.

    Questo il testo della lettera.

     

    Al Ministro dei Trasporti Dott. Corrado Passera

    Al Ministro dell’Ambiente Dott. Corrado Clini

    ROMA

    Genova, 20 dicembre 2011

    Oggetto: richiesta di emanazione del Decreto di attuazione “direttore”, in applicazione della Lg. quadro n. 447/95, per contenere in via amministrativa, l’inquinamento atmosferico provocato dalle navi ormeggiate nei porti quando effettuano le operazioni di carico-scarico delle merci.

    Stim.mi Ministri,

    con riferimento alla richiesta in oggetto la nostra Associazione cortesemente ricorda:

    – la Lg. n. 447/95, attualmente corredata da numerosi Decreti di attuazione, compresi i provvedimenti di suddivisione dei territori comunali in “zone”, è stata a suo tempo emanata al fine di contenere entro limiti accettabili i diversi livelli di inquinamento che caratterizzano qualunque attività umana;

    – nel caso di specie, l’inquinamento esistente nelle zone portuali, non potendo essere inserito nelle procedure contemplate sui Piani di risanamento, di cui all’art. n. 7 della Lg. 447/95, di fatto rende inefficace l’interessamento dei Sindaci, sterilizza i rilievi tecnici formulati dalle A.R.P.A. e riduce a vaniloquio le risposte provenienti dalle Capitanerie di porto;

    – questa conclamata carenza amministrativa, può essere superata favorendo l’installazione da parte dell’ENEL, di alcune postazioni erogatrici di energia elettrica in grado di fornire alle navi un servizio alternativo in loro gruppi elettrogeni, attivati per realizzare le operazioni di carico-scarico delle merci.

    p.q.m.

    La nostra Associazione ritiene necessario e prezioso un Vostro interessamento al fine di ottenere il Decreto di attuazione richiesto in epigrafe.

    Con i migliori ringraziamenti per l’attenzione invio rispettosi saluti.

    Il Responsabile di settore

    Gian Paolo Bellone

  • Unione europea, dal 2013 stop ai detersivi tossici

    Unione europea, dal 2013 stop ai detersivi tossici

    Una decisione dell’Europarlamento sancisce il divieto dell’uso di fosfati e impone la limitazione dei composti a base di fosforo nei detersivi destinati ai consumatori.

    Gli eurodeputati a metà dicembre hanno approvato a larga maggioranza (631 voti a favore, 18 contrari e 4 astensioni) una proposta avanzata dalla Commissione europea.

    Dopo il via libera ufficiale dei Ventisette, a partire dal 30 giugno 2013una dose standard di detersivo per il bucato non dovrà contenere piu’ di 0,5 grammi di fosforo”. Su insistenza di Strasburgo, dal primo gennaio 2017 sara’ fissato anche un limite ”di 0,3 grammi per i detersivi per le lavastoviglie”.

    L’obiettivo di queste misure e’ proteggere i mari, i fiumi e i laghi europei. Se scaricati nell’acqua in dosi eccessive infatti, i fosfati – che servono per un lavaggio piu’ efficace – causano la crescita di alghe a spese di altre forme di vita acquatica.

    Occorre però sottolineare come il regolamento ”non disciplina i detergenti usati da professionisti, dal momento che non sono ancora disponibili alternative tecnicamente ed economicamente realizzabili”.

    Il commissario per l’Industria e l’imprenditorialita’, Antonio Tajani, ha espresso la propria soddisfazione per il voto di Strasburgo.

    “Le nuove norme contribuiranno a garantire la liberta’ del mercato interno dato che oggi le regolamentazioni nazionali ostacolano il commercio di questi prodotti e permetteranno un aumento della qualita’ dell’acqua e della tutela dell’ambiente in tutta l’Ue”.

  • Usura in Liguria: un reato che cancella aziende e lavoro

    Usura in Liguria: un reato che cancella aziende e lavoro

    L’usura costringe a chiudere cinquanta aziende al giorno e ha bruciato, nel corso del 2010, almeno 130 mila posti di lavoro. Cifre impressionanti emerse dal rapporto curato da Confesercenti, “No usura day” che, giunto alla seconda edizione, torna a fare il punto su un fenomeno circondato da un silenzio assordante nonostante sia in continua crescita.

    La persistente crisi economica ha reso più difficili le condizioni di vita, la qualità, il potere d’acquisto di cittadini e imprenditori, allargando il bacino potenziale del mercato usurario. E per il futuro le previsioni sono assai cupe. Ormai si parla apertamente di recessione, ne è sicura Confindustria che stima per il 2012 un prodotto interno lordo in calo dell’1,6% e lo teme anche l’Abi. L’associazione bancaria fa una previsione meno negativa – segnalando per l’anno prossimo un pil in diminuzione dello 0,7% – ma la sostanza non cambia.
    In un contesto simile aumentano esponenzialmente le fasce di cittadinanza coinvolte nello stato di impoverimento generale. Lo certifica anche la Banca d’Italia che, nel rapporto sulla stabilità finanziaria del novembre 2011, avverte “Le imprese stanno risentendo dell’indebolimento dell’attività economica. I sondaggi presso le aziende segnalano aspettative di un peggioramento dei livelli di attività e delle condizioni di acceso al credito. Qualora queste aspettative si materializzassero, nel 2012 le condizioni finanziarie potrebbero peggiorare per molte imprese”.
    Commercianti e piccoli imprenditori, già gravati dalla crisi potrebbero subire dunque ulteriori contraccolpi dall’accesso al credito. Mentre l’indebitamento delle imprese ha raggiunto i 180 mila euro, raddoppiando nell’ultimo decennio.

    In Liguria, come nel resto d’Italia, c’è stata una diminuzione drastica delle erogazioni da parte degli istituti bancari sia alle imprese che ai privati – spiega Andrea Dameri, direttore Confesercenti Genova – alcuni istituti sono quasi fermi a causa della forte crisi di liquidità. Ovviamente con la crisi è cambiata anche la qualità dell’indebitamento delle imprese, che mentre prima finanziavano investimenti, adesso finanziano ristrutturazioni del debito e soprattutto liquidità”.

    Anche i fallimenti sono cresciuti vorticosamente: +26,6% nel 2009, + 46% secondo i dati del primo trimestre 2010. A pagare il prezzo più alto è il piccolo commercio – si legge nel dossier di Confesercenti – Nell’ultimo triennio sono infatti 242 mila i commercianti al dettaglio che hanno cessato l’attività a cui bisogna aggiungere oltre 300 mila imprese artigiane.

    A Genova – secondo i dati della camera di Commercio – dopo un 2009 disastroso, che aveva visto crescere il valore complessivo dei mancati pagamenti dell’85% e il numero dei fallimenti del 50%, il 2010 vede il crollo del valore dei protesti (-43%) e un forte rallentamento della corsa dei fallimenti (+ 7,9%). Il dato genovese è ancor più incoraggiante se si pensa che a livello nazionale il valore dei protesti è sceso solo del 17,7% mentre i fallimenti continuano a crescere del 20%. Nei primi 5 mesi del 2011 il valore complessivo dei titoli protestati (assegni, cambiali e tratte) è sceso ancora rispetto allo stesso periodo del 2010, del 27,4%.
    Purtroppo i fallimenti sono tornati a crescere in questo terzo trimestre in modo esponenziale. Nei primi 9 mesi del 2011 a Genova sono stati 112 (nello stesso periodo del 2010 erano 86). 33 sono attività commerciali e 23 le imprese artigiane.

    Tornando al quadro nazionale la forte fase di instabilità economica ha determinato una ripresa incontrollabile del fenomeno usurario. “Oggi i gangli del credito illegale strangolano chiunque: non solo i clienti abituali come i giocatori d’azzardo, famiglie a basso reddito o imprenditori incapaci di gestire complicate situazioni economiche ma anche operai, impiegati e professionisti – scrive Confesercenti –Accanto all’usura strettamente intesa sta infatti emergendo una vasta area di sovraindebitamento che colpisce soprattutto le famiglie di medio reddito”.
    Stimare il mercato dell’usura è un’operazione complicata, perché parliamo di un fenomeno sommerso. È possibile però, in base alle informazioni in possesso di Sos impresa e ai diversi sportelli di aiuti presenti in tutta Italia, indicare il numero dei commercianti coinvolti. Si tratta di almeno 200 mila unità e visto che ciascuno si indebita con più strozzini, le posizioni debitorie sono stimate in oltre 600 mila. Di queste almeno 70 mila sono con associazioni per delinquere di tipo mafioso finalizzate all’usura.
    “Alle aziende coinvolte vano aggiunti gli altri piccoli imprenditori, artigiani soprattutto ma anche dipendenti pubblici, operai e pensionati, facendo giungere ad oltre 600 mila le persone invischiate in patti usurari”.
    La cifra media del prestito iniziale è relativamente bassa, nel 40% dei casi non supera i 5 mila euro, e un altro 39% arriva a 20 mila. “I tassi di interesse oscillano mediamente tra il 120% ed il 240% annui (10-20% mensili) e cresce il capitale richiesto e gli interessi restituiti – si legge nel rapporto – nel complesso il tributo pagato dai commercianti ogni anno, a causa di questa lievitazione, si aggira in non meno di 20 miliardi di euro”. La scelta del ricorso al prestito usurario per molti imprenditori e commercianti si rivela fatale “Nel 30% dei casi determina la fine della propria attività”. E tra le cause della cessazione emerge un sostanzioso 12% di espropri da parte degli usurai.

    Ma qual è la situazione in Liguria?
    Nel documento si segnalano 5700 commercianti coinvolti, il 12% di quelli attivi, per un giro d’affari di circa 600 mila euro. “Ma – avverte Dameri – questi dati vanno trattati con estrema cautela. Parliamo di una stima ricavata dall’incrocio di indicatori statistici. Per essere chiari non esiste un riscontro oggettivo rispetto al fatto che in Liguria ci siano 5700 imprese vittime di usura. Personalmente tutte le volte che – anche a seguito di fatti di cronaca eclatanti come le indagini in Valbisagno o a Certosa – siamo intervenuti sui territori interessati ed abbiamo chiesto ai presidenti di Civ o ai nostri soci storici se erano a conoscenza diretta o indiretta di episodi di usura o estorsione, ci è sempre stato risposto con un netto diniego, senza alcuna esitazione. Ovviamente questo non significa che il fenomeno usura non interessi la Liguria, anzi se incrociamo i dati relativi a protesti, fallimenti, cessazioni di attività e li incrociamo per esempio con i dati relativi alle indagini ed ai procedimenti aperti in tema di usura, emerge un forte rischio per il nostro territorio”.

    Per quanto riguarda i privati cittadini, abbiamo chiesto lumi alla Fondazione antiusura S. Maria del soccorso, l’unico ente del genere presente in Liguria, nata 15 anni fa su iniziativa dell’allora Arcivescovo di Genova, Dionigi Tettamanzi.
    “Noi operiamo soprattutto sul versante della prevenzione dell’usura – spiega il dott. Montani, responsabile della Fondazione – cercando di avvicinare tutte le persone a rischio”. Quindi famiglie in difficoltà e cittadini alle prese con problemi economici.
    “Ma a noi si rivolgono anche persone che ammettono di essere cadute nella rete dell’usura – continua Montani – su circa 1200 – 1300 casi all’anno, 20 sono riferibili all’usura. Siamo sotto al 2% del totale”.
    In situazioni simili la fondazione invita sempre a denunciare e fornisce la necessaria consulenza.
    Fra gli usurati c’è una fascia di stranieri in particolare latino – americani – racconta Montani – Si tratta di una comunità in cui l’usura è presente in misura maggiore rispetto ad altre. È un problema culturale e di mentalità. Può capitare ad esempio di indebitarsi per riuscire ad attuare un ricongiungimento famigliare. Parliamo di un’usura con interessi che si attestano sul 10% al mese”.
    Per fortuna in Liguria, rispetto a 10 anni fa, è aumentata la percezione del pericolo. “Fino a qualche anno fa c’era chi finiva nelle braccia dello strozzino per la comunione del figlio – spiega Montani – Oggi, nonostante il periodo di crisi, registriamo un calo di casi grazie alla maggiore consapevolezza del rischio”.

    Chi sono gli usurai? E soprattutto quanti sono?
    Se nel 2000 le stime parlavano di circa 25 mila prestatori illegali in attività, oggi siamo saliti ad oltre 40 mila. Tra questi si inserisce anche una cosiddetta usura di mafia, ovvero gestita dalla criminalità organizzata che, nell’arco di soli 10 anni, ha ampliato e di molto la sua influenza. Secondo i dati di Sos Impresa le operazioni censite che hanno coinvolto esponenti della criminalità organizzata sono aumentate in tre anni del 52,5%.
    A fronte di questi numeri, il numero delle denunce registrate appare davvero risibile: 375 nel 2008 e 369 nel 2009. Particolarmente indicativo risulta invece l’aumento delle persone denunciate che – secondo il Ministero dell’Interno – nel primo semestre 2010, sono state 640.
    “Il dato indica inequivocabilmente un allargamento del giro usuraio e soprattutto il fatto che l’usura diventa un reato sempre più associativo – scrive Confesercenti – Il 65% degli usurai consuma il reato in concorso con altri, un 25% agisce all’interno di un associazione a delinquere (16%) o mafiosa (9%)”.
    “E se al sud l’usura è il frutto dell’evoluzione di una carriera criminale, nell’Italia centro settentrionale presenta caratteristiche più vicine ad un’attività finanziaria degenerata piuttosto che di un’attività criminale vera e propria”. Ciò non vuol dire che sia meno pericolosa, anzi: “la crescita dei reati associativi, maggiore al nord, è un segnale che conferma come il reato di usura stia sempre più evolvendo verso una dimensione associativa”.
    In Liguria tra 2008 e 2010 si sono svolte 23 operazioni antiusura per un totale di 58 indagati. Anche nella nostra regione si conferma un aumento dei soggetti coinvolti (gli indagati erano 9 nel 2009 a fronte di 5 operazioni, sono diventati 32 nelle 7 operazioni censite nel 2010).

    Se il fenomeno è sommerso gli attori criminali sono personaggi pubblici. Nella maggior parte dei casi si tratta di persone già note all’autorità giudiziaria.
    La figura dell’usuraio classico (di strada, di quartiere, sul posto di lavoro) è destinata ad esaurirsi per lasciare spazio ad un usuraio organizzato, ben collegato agli ambienti professionali e che si avvale di connivenze con professionisti di alto livello – scrive Confesercenti – Un usura dalla faccia pulita i cui attori protagonisti, imprenditori, commercialisti, avvocati, notai, bancari, funzionari ministeriali e statali, conoscono bene, per professione, i meccanismi del credito legale e spesso conoscono perfettamente le condizioni economiche delle proprie vittime”.

    Nella tipologia degli usurai dal volto pulito rientrano innanzitutto le Società di intermediazione o di servizi finanziari “in preoccupante espansione negli ultimi anni, rappresenta una delle più insidiose forme d’illegalità economica perché gioca sulla fiducia che può nutrire una persona bisognosa nei confronti di una struttura apparentemente legale ed impersonale, visibilmente pubblicizzata sui mezzi d’informazione”.
    In Liguria – secondo i dati della Camera di Commercio – sono presenti 108 società che svolgono varie attività creditizie e servizi finanziari, 82 solo a Genova.
    “I prestiti non sono mai di grossa entità e i tassi d’interesse iniziale abbastanza tollerabili, il meccanismo di usura o truffa scatta sul tasso d’interesse che non è mai a scalare, ma fisso o sull’obbligo d’acquisto di un servizio tanto inutile quanto oneroso”.

    Ma forse il fronte più pericoloso, in particolare per Genova, è rappresentato da tutti quei mondi borderline – quelli delle aste giudiziarie e dei tribunali delle esecuzioni, dei compro oro, delle agenzie di scommesse – attorno a cui ruotano personaggi ambigui che maneggiano parecchio denaro. Qui prospera l’humus ideale per l’espansione del prestito a nero.
    Preoccupa ad esempio la fortissima impennata relativa all’apertura di Sale scommesse. Sono già 63 fra Genova e Provincia. Ma non solo. È visibile ad occhio nudo anche l’espansione dei Compro oro, difficilmente quantificabili perché rientrano in una più ampia categoria che comprende oreficerie ed altre attività.

    Occorre infine non dimenticare mai che, a fronte di facili guadagni, si è notevolmente abbassato il rischio di essere denunciati. In pratica l’usura è un reato depenalizzato.
    Il primo dato che salta all’occhio riguarda le persone che denunciano potendo contare sull’assistenza legale, il più delle volte fornita dalle stesse associazioni antiusura presenti sul territorio. Ebbene “solo un 10% dei denuncianti può godere di un’assistenza in grado di garantirlo durante tutto l’iter giudiziario”. Un dato che influenza fortemente l’esito finale della denuncia. Solo nel 9% si arriva, entro due anni, alla chiusura dell’inchiesta e al rinvio a giudizio; nella stragrande maggioranza dei casi (91%) l’indagine si trascina per almeno 4 anni. E di queste un buon 70% vengono archiviate.
    Una percentuale così irrisoria di assistiti è un fallimento della legge 108 che prevedeva una capillare informazione per quanto riguarda l’assistenza alle vittime di usura. Ma la realtà è ben diversa. Le vittime ignorano o ricevono informazioni del tutto errate, un atteggiamento negativo che spesso le spinge a recedere dalla denuncia”.
    Dei casi analizzati solo il 9% produce un rinvio a giudizio entro due anni e ancora meno (5%) una sentenza di primo grado. Il 49% ha un’attesa di due o tre anni per il rinvio a giudizio e ben il 36% attende oltre i 4 anni per giungere ad una sentenza di primo grado.
    Quando l’inchiesta non viene archiviata è la lentezza con cui i processi arrivano alla sentenza a provocare una serie di conseguenze: la caduta in prescrizione del reato per decorrenza dei termini (18%), oppure l’archiviazione (11%). Nel 22% dei casi la sentenza finale è di assoluzione e solo nel 49% il processo si è concluso con una condanna che oscilla fra una pena minima di 8 mesi e una pena massima di oltre 7 anni, ma solo nel caso particolare in cui oltre all’usura sono contestate anche associazione a delinquere di stampo mafioso e altri reati gravi quali l’estorsione i danneggiamenti, minacce e violenze.

     

    Matteo Quadrone

  • Scrivere di economia: un concorso web-letterario in tempi di crisi

    Scrivere di economia: un concorso web-letterario in tempi di crisi

    scritturaAssicurazioni, banche e carte di credito, energia, mutui e prestiti, telefonia e pay tv. Fin dai temi trattati si intuisce che questo non è un concorso letterario per tutti: vuoi perché argomenti come questi sono spesso ostici a chi ha seguito la propria vocazione umanistica, vuoi perché di questi tempi non sono proprio le cose di cui fa più piacere parlare.

    Fatto sta che il sito web Super Money, in collaborazione con 77Academy, ha lanciato un concorso a metà fra il letterario e il giornalistico per il miglior testo (articolo, racconto, intervista, ecc) su uno dei temi di cui sopra.

    Gli organizzatori hanno messo a disposizione 3.000 Eu per far emergere nuovi talenti della scrittura sul web: 1.000 Eu al primo classificato e due premi da 500 Eu ciascuno e quattro da 250 Eu ciascuno per le sei opere che avranno ottenuto maggiore popolarità sul web. Non solo: Super Money offrirà una proposta di collaborazione agli autori dei testi ritenuti più interessanti.

    L’articolo può essere pubblicato sul proprio blog personale, su una testata o nello spazio web che più si ritiene opportuno, allegando una dicitura che indica la partecipazione al concorso (il testo esatto è consultabile sul regolamento). La pubblicazione andrà poi comunicata a Super Money scrivendo una mail a nuovi-talenti@supermoney.eu. C’è tempo fino al 31 gennaio 2012.

    Marta Traverso

  • Lavorare giocando ai videogame? Sul web da oggi è possibile

    Lavorare giocando ai videogame? Sul web da oggi è possibile

    videogiocoDa quando esistono i videogiochi è nata una categoria professionale molto interessante chiamata beta tester: persone che vengono pagate per sperimentare videogame non ancora usciti sul mercato e scovare eventuali errori, una vera pacchia per chi vuole arrotondare i guadagni e non può fare a meno dell’amata consolle.

    Il web ha ampliato notevolmente le possibilità in questo senso, tanto che un tizio americano di nome Justin Kan ha creato nel 2006 un sito web che trasmette partite ai videogiochi in diretta streaming. Ovvero: invece del solito film o di un programma di ricette potete accedere a Twitch.tv – Il nome deriva dai giochi twitch, ossia quelli che richiedono velocità e prontezza di riflessi – una web tv che nel suo palinsesto ha solo partite di videogiochi, che si stanno svolgendo proprio in quel momento da qualche parte nel mondo.

    Twitch.tv è stato lanciato un paio di mesi fa e ha raggiunto l’impressionante numero di 8 milioni di visitatori / spettatori. Tanto che il suo creatore ha deciso di ampliare l’offerta, e di creare un team di videogiocatori pagati per giocare e farsi mandare in onda in diretta sul web. Tutto questo grazie ai profitti delle entrate pubblicitarie trasmesse prima e dopo ogni partita.

    Insomma, con l’avvento delle nuove tecnologie anche giocare può diventare un lavoro.

    Marta Traverso

  • Discoteche, se hai bevuto troppo c’è il servizio riaccompagno

    Discoteche, se hai bevuto troppo c’è il servizio riaccompagno

    Quando si va in discoteca è meglio andarci per ballare e divertirsi – ma se per caso hai bevuto un po’ troppodal 25 dicembre puoi chiamare un numero verde e farti accompaganare a casa in totale sicurezza.

    Con il nuovo Servizio Riaccompagno – prima esperienza del genere in italia – realizzato all’interno delle Iniziative 2011/2012 del Progetto Alcol Iceberg promosso con il contributo del Comune di Genova in collaborazione con Assoutenti Liguria e il Sindacato dei Locali da Ballo SILB / FIPE, dal 25 dicembre fino al 31 maggio 2012, ogni venerdì e sabato, gli utenti delle discoteche genovesi che – spontaneamente o invitati dai gestori – si sottoporanno all’alcol test risultando non idonei alla guida, potranno usufruire di un servizio totalmente gratuito.

     

     

     

     

  • 2099 D.C. Collettiva di arte e musica indipendente al Buridda

    2099 D.C. Collettiva di arte e musica indipendente al Buridda

    buriddaBuriddaCosa accadrà nel 2099 D.C.? Premesso che il mondo esista ancora (secondo i Maya mancano 364 giorni…) c’è chi ritiene che la tecnologia sarà entrata in modo sempre più pervasivo nelle nostre case e nei nostri corpi.

    Proprio i Giocattoli, Macchine Domestiche ed altre Diavolerie ormai diventati e/o che diventeranno parte integrante del nostro quotidiano sono il tema su cui molti artisti genovesi sono stati chiamati a ispirarsi tramite performance, disegni e installazioni per la collettiva 2099 D.C., che sarà presentata venerdì 23 dicembre (a partire dalle 18) presso il Buridda, uno degli ultimi appuntamenti in calendario prima del trasloco al Mercato del Pesce.

    Questi alcuni tra gli artisti presenti e il programma della serata:

    Alberto Valgimigli
    http://www.myspace.com/mikotoland

    c – e – t – u – s – s – s
    http://www.elvisss.com/

    teacher e
    http://www.evantsaidesign.com/

    égo_tek
    http://www.edizioniii.blogspot.com/

    Fabio Ramiro Rossin
    http://fabioramirorossin.blogspot.com/

    Adrià Fruitós
    http://adriafruitos.blogspot.com/

    Ketepo
    http://www.ketepo.blogspot.com/

    Ksenja Laginja
    http://ksenjalaginja.wordpress.com/

    Programma di 2099 D.C.
    Ore 18: inizio mostra – aperitivo

    Ore 20: My right of Frost, Circuit Bending, Theremin, sperimentazioni analogiche live & poetry noapple.

    Ore 22: Ader

    Ore 23: Useless Idea

    Marta Traverso

  • Trasporti: multe salate ai tir che viaggiano sovrappeso

    Trasporti: multe salate ai tir che viaggiano sovrappeso

    A partire da ieri i Tir che viaggiano in sovrappeso sulle autostrade italiane rischiano una multa salata. Autostrade per l’Italia, in collaborazione con il Codacons e con il Comitato Centrale dell’Albo degli Autotrasportatori, ha realizzato infatti un sistema che permette la pesatura dinamica dei mezzi pesanti in movimento sulla rete, sfruttando la tecnologia del Tutor.

    “Grazie a questa importante innovazione, denominata “Overload Tutor” – spiega il Presidente Codacons, Carlo Rienzi – verrà garantita maggiore sicurezza sia agli stessi autotrasportatori, sia agli automobilisti che circolano sulle autostrade. Si tratta di una novità clamorosa sul fronte della sicurezza stradale, dal momento che consente di conoscere il peso dei Tir quando essi sono in movimento, senza necessità di procedere al fermo del mezzo e alla sua pesatura su una postazione statica omologata”.

    “Di conseguenza – prosegue Rienzi – una volta individuato il mezzo pesante che supera il peso massimo consentito, l’autista del Tir subirà una contravvenzione. Grazie ad Overload Tutor, quindi, viene introdotto un ottimo deterrente verso comportamenti scorretti che danneggiano prima di tutto gli stessi autotrasportatori”.

  • Dissesto idrogeologico: case in zone a rischio nell’85% dei Comuni

    Dissesto idrogeologico: case in zone a rischio nell’85% dei Comuni

    Presentati i dati di “Ecosistema rischio 2011”, indagine realizzata da Legambiente con la collaborazione del Dipartimento della Protezione civile, che ha monitorato le attività di prevenzione realizzate da oltre 1.500 fra le 6.633 amministrazioni comunali italiane classificate a rischio idrogeologico potenziale più elevato.

    “Ben 1.121 tra i comuni intervistati (l’85%) rilevano la presenza sul proprio territorio di abitazioni in aree golenali, in prossimità degli alvei e in zone a rischio frana”, si legge nel documento.

    Accanto a questi, sono “rilevanti le percentuali dei comuni che dicono di avere in zone a rischio fabbricati industriali (56%), interi quartieri (31%), strutture pubbliche sensibili come scuole e ospedali (20%) e strutture ricettive turistiche o commerciali (26%)”. In Liguria a rischio ci sarebbero ben 232 comuni, ovvero il 99%.

    A fronte di una situazione “di forte pericolo, che si stima riguardi oltre 5 milioni di persone”, sono ancora “poche le amministrazioni (29% di quelle interpellate) che affermano di essere intervenute in maniera positiva nella mitigazione del rischio idrogeologico”. In altri termini ci sono “ancora ritardi nella prevenzione e nell’informazione ai cittadini mentre troppo cemento invade fiumi, ruscelli e fiumare, come pure aree a ridosso di versanti franosi e instabili”.

    Segnali positivi emergono invece per quanto riguarda l’organizzazione del sistema locale di protezione civile: “L’82% dei comuni intervistati ha dichiarato di avere un piano di emergenza da mettere in atto in caso di frana o alluvione – scrive Legambiente – anche se soltanto la metà lo ha aggiornato negli ultimi due anni”. Ingenti risorse sono state stanziate per il funzionamento della macchina dei soccorsi, per l’alloggiamento e l’assistenza agli sfollati, per supportare e risarcire le attività produttive e i cittadini colpiti e per i primi interventi di urgenza, ma “è evidente l’urgenza di maggiori investimenti in termini di prevenzione e manutenzione dei corsi d’acqua, di cui avrebbe sempre più bisogno l’Italia”.

    Il 69% dei comuni interpellati dichiara di aver svolto regolarmente un’attività di manutenzione ordinaria delle sponde dei corsi d’acqua e delle opere di difesa idraulica mentre il 70% afferma di aver realizzato opere per la messa in sicurezza dei corsi d’acqua o di consolidamento dei versanti franosi. Tuttavia “questi interventi, se non eseguiti adeguatamente e sulla base di attenti studi per valutarne l’impatto su scala di bacino, rischiano in molti casi di accrescere la fragilità del territorio piuttosto che migliorarne la condizione, e di trasformarsi in alibi per continuare a edificare lungo i fiumi e in zone a rischio frana”.

    “Le delocalizzazioni procedono a rilento – si legge nel dossier “Ecosistema rischio 2011″ – soltanto 56 comuni intervistati (il 4%) hanno affermato di aver intrapreso azioni di delocalizzazione di abitazioni dalle aree esposte a maggiore pericolo e appena nel 2% dei casi si è provveduto con interventi analoghi su insediamenti o fabbricati industriali”.
    Eppure questi interventi rappresentano “una delle principali azioni per rendere sicuro il territorio, anche attraverso interventi di rinaturalizzazione delle aree di esondazione naturale dei corsi d’acqua volti alla mitigazione del rischio”.

    Altra nota dolente riguarda l’informazione alla popolazione sui rischi idrogeologici, sui comportamenti da adottare in caso di pericolo, sui contenuti del piano d’emergenza e sulla formazione del personale. Purtroppo, “solo il 33% dei municipi” ha organizzato iniziative rivolte ai cittadini e “il 29% ha predisposto esercitazioni per testare l’efficienza del sistema locale di protezione civile”.

  • Questione rifiuti, il dibattito in Consiglio comunale

    Questione rifiuti, il dibattito in Consiglio comunale

    La gestione della raccolta differenziata in particolare di carta e plastica, il conferimento presso la discarica di Scarpino di rifiuti provenienti da fuori regione, la presenza di una clausola di riservatezza sulle parti economiche in alcuni contratti stipulati da Amiu.
    La questione rifiuti ieri è stata al centro del dibattito in Consiglio comunale.

    Innanzitutto il consigliere Emanuele Basso ha ricordato come in questi giorni – ed in effetti guardandosi intorno se ne ha conferma – le campane per la raccolta di carta e plastica, vengano svuotate con minore frequenza.
    Secondo il consigliere dell’Altra Genova la scelta di rompere con Quattroerre, il consorzio di aziende private che si occupava della raccolta di questi materiali, a distanza di appena un paio di mesi si è rivelata un fallimento.
    L’Assessore al ciclo dei rifiuti, Carlo Senesi, ha confermato le difficoltà del momento, ma ha sottolineato come la scelta di Amiu di internalizzare alcuni servizi prima affidati a ditte private – a partire dal 1 gennaio 2012 Amiu si occuperà dello svuotamento delle campane – comporterà l’opportunità di aggiungere una voce positiva al bilancio dell’azienda, grazie alla valorizzazione dei materiali, in particolare carta e cartone, che una volta proprietà di Amiu potranno essere rivenduti. “L’operazione va letta in quest’ottica – spiega Senesi – e anche il recupero di plastica e alluminio consentirà un’entrata economica”. Ma per il momento si paga l’assenza di un impianto adeguato che consenta la separazione dei materiali. Nel frattempo, in attesa della realizzazione della struttura di via Sardorella, è stata acquistata una pressa per il trattamento di carta e cartone.

    Il consigliere Giuseppe Murolo, l’Altra Genova, ha invece puntato il dito contro il conferimento, presso la discarica di Scarpino, di rifiuti speciali non pericolosi provenienti da fuori regione o provincia.
    Il 20% di Scarpino si sta trasformando nella discarica di tutta Italia – accusa Murolo – Se questa è un’operazione che ha lo scopo di fare cassa bisogna assumersene la responsabilità politica”. Secondo il consigliere insomma il problema va affrontato e discusso a Palazzo Tursi.
    Mentre il consigliere di Rifondazione, Antonio Bruno, parla di 1/5 di discarica destinata ad accogliere circa 65 mila tonnellate di rifiuti speciali non pericolosi, in particolare provenienti dal nord Italia.

    Ma Bruno ritorna anche sulla questione Unieco (un consorzio di aziende che si occupano del trattamento dei rifiuti della raccolta differenziata).
    Il contratto Amiu – Unieco prevede la possibilità di conferire i rifiuti anche in sacchi chiusi – spiega Bruno – Ciò impedisce i necessari controlli che al contrario devono essere implementati”. Poi il consigliere ha ricordato che la presenza di una clausola di riservatezza sulla parte economica nel contratto Amiu – Unieco, impedisce la verifica dei termini dell’accordo e non garantisce la doverosa trasparenza.
    L’Assessore Senesi ha difeso le scelte dell’azienda ribadendo come la discarica di Scarpino sia tecnicamente autorizzata a ricevere rifiuti speciali non pericolosi. “Inoltre – sottolinea Senesi – negli ultimi 5 anni Scarpino ha accolto i rifiuti legati a due specifiche emergenze, quelle di Napoli e di La Spezia e sempre dopo i necessari accordi fra regioni o province interessate”.
    Il contratto con Unieco prevede anche la possibilità di conferire i rifiuti in sacchi chiusi – ha concluso Senesi – ma questa modalità non è mai stata utilizzata. Inoltre la clausola di riservatezza va superata ed i consiglieri devono avere accesso a tutte le parti dei contratti stipulati da aziende partecipate dal Comune”.

     

    Matteo Quadrone

  • Emergenza casa, un nuovo bando per l’assegnazione di alloggi popolari

    Emergenza casa, un nuovo bando per l’assegnazione di alloggi popolari

    Presentato stamattina dall’Assessore comunale alle politiche abitative, Bruno Pastorino, un nuovo bando per l’assegnazione di alloggi popolari che si rendano disponibili nel Comune di Genova.
    Un concorso finalizzato all’inserimento di nuove domande ma funzionale anche all’aggiornamento della graduatoria esistente.
    “Per il momento non voglio azzardare numeri relativi agli alloggi di edilizia residenziale pubblica che riusciremo ad assegnare – spiega Pastorino – Invitiamo tutti a fare domanda e l’amministrazione cercherà di ottenere il miglior risultato possibile”.

    La priorità nell’assegnazione sarà data ai soggetti sfrattati per finita locazione e in possesso di requisiti quali la presenza in famiglia di persone disabili, di anziani con un’età superiore ai 65 anni, di minori.
    Le domande di partecipazione devono essere compilate in tutte le loro parti su appositi moduli in distribuzione presso gli uffici comunali e devono essere presentate direttamente, oppure spedite a mezzo raccomandata con ricevuta di ritorno, improrogabilmente entro il 22 febbraio 2012 all’Ufficio Protocollo – Archivio Generale del Comune, piazza Dante 10.

    “Il disagio abitativo ormai è un dato strutturale del nostro Paese – aggiunge Pastorino – il Ministero delle Infrastrutture ha stimato recentemente in 3 milioni e mezzo, il numero di famiglie a rischio casa. Praticamente il 13% delle famiglie italiane”.
    “Inoltre – continua l’assessore – il Fondo nazionale di sostegno all’affitto è stato azzerato passando da 143 a 14 milioni. 4200 famiglie genovesi finora, grazie all’aiuto del Fondo, sono riuscite a conservare gli alloggi ma per il futuro c’è una doverosa preoccupazione”.

    Un solo dato è sufficiente per comprendere la gravità dell’emergenza. Nel 2008 sono stati assegnati 191 alloggi di edilizia residenziale pubblica, nel 2011 ben 315.
    “Questo sostanzioso aumento è il frutto degli sforzi compiuti negli ultimi anni – sottolinea Pastorino – e per ancora un paio di anni vedremo i benefici del nostro lavoro che ci ha permesso di raggiungere il livello più alto dal 2000 ad oggi”.
    Ma qual è la situazione attuale e come procedono i progetti in corso?
    I programmi di intervento promossi e gestiti dal Comune – sostenuti da finanziamenti statali e regionali – coinvolgono soggetti privati e l’Arte di Genova. Gli alloggi previsti – destinati alle fasce più deboli della popolazione – sono 789. Appartengono al patrimonio di edilizia residenziale pubblica, al patrimonio disponibile del Comune oppure sono proprietà di Arte.

    Finora gli immobili ristrutturati e recuperati per uso abitativo sono 294.
    Ma i cantieri che sono già avviati ci fanno ben sperare – puntualizza Pastorino – e per quanto riguarda il prossimo anno sono convinto che potremmo ottenere risultati interessanti”.
    Sono infatti rispettivamente 86 e 156 gli alloggi che hanno lavori oppure appalti in corso. E oltre 200 sono i progetti di intervento che il settore politiche della casa intende sviluppare.

     

    Matteo Quadrone

  • Ritardi nei pagamenti, le imprese scrivono al premier Monti

    Ritardi nei pagamenti, le imprese scrivono al premier Monti

    L’ultimo si è tolto la vita appena una settimana fa. Si tratta dell’ennesimo suicidio di un imprenditore veneto che – a causa dell’impossibilità di riscuotere i suoi crediti di lavoro – non riusciva più a far fronte all’esposizione verso banche e fornitori.

    La tragedia ha portato alla ribalta un problema – quello dei ritardi nei pagamenti per forniture o servizi già erogati alla pubblica amministrazione – che spesso ha messo in ginocchio, in alcuni casi costringendo al fallimento,  imprese che da mesi aspettavano di incassare i compensi dovuti.
    “Per coloro che hanno lavorato, pagato gli stipendi, i contributi previdenziali e le tasse per i propri dipendenti ogni mese, le bollette per le utenze ogni due mesi, risulta insopportabile essere pagati a 6-8 o magari 12 mesi e non è un’esagerazione – scrivono in una lettera appello inviata al premier Monti le aziende venete – è ciò che accade quotidianamente nelle transazioni commerciali tra aziende private se non si ha un grande potere contrattuale. Ancora più insopportabile è quando i ritardi di pagamento sono riconducibili allo Stato, alle Regioni e agli Enti locali, con l’alibi dei vincoli imposti dal Patto di stabilità interno”.
    “Le imprese hanno bisogno di ricevere tempestivamente quanto dovuto per il lavoro prestato – aggiungono le 8 associazioni di categoria che hanno sottoscritto l’appello – gli strumenti ci sono”.
    In effetti una direttiva europea impone tempi certi di pagamento30 giorni per la normalità e 60 solo per i casi eccezionalidal pubblico verso il privato, pena il pagamento di interessi di mora progressivi che scattano già dopo un mese e partono dall’8%.

    Ma sarebbe necessario un recepimento anticipato della direttiva. Invece a fine ottobre la Commissione bilancio della Camera ha stralciato dal testo della legge Comunitaria 2011 il provvedimento sul ritardo nei pagamenti, considerandolo troppo oneroso per i bilanci della pubblica amministrazione. Di fatto il recepimento della direttiva è slittato al marzo 2013, termine fissato per l’adeguamento degli ordinamenti nazionali.

    I numeri sono impressionanti ed imporrebbero un’accelerazione perché il tessuto delle piccole imprese – già fragile e segnato profondamente dalla crisi – ormai pare al collasso.
    Nel 2011 parliamo di 90 miliardi di euro di crediti vantati dalle imprese italiane nei confronti della pubblica amministrazione.
    L’Ance (Associazione nazionale costruttori edili), in un recente rapporto, ha sottolineato come la quasi totalità delle imprese di costruzioni che operano nel settore dei lavori pubblici subisca ritardi di pagamento. In particolare nel secondo semestre 2011 i tempi medi di pagamento dei lavori pubblici hanno raggiunto la soglia degli 8 mesi e il ritardo medio corrisponde a 159 giorni.

    Da un’indagine di Legacoop, che ha interpellato un vasto campione di cooperative associate, è emerso come il ritardo medio sui tempi di pagamento, si aggiri sui 270 giorni (in pratica 7 mesi).
    “Il punto più dolente è quello della sanità pubblica – spiega Ferdinando Palanti, presidente Legacoop servizi – le Asl sono le peggiori pagatrici e lì abbiamo registrato il maggior ritardo nei pagamenti”.
    “Naturalmente questo dipende dai minori trasferimenti alle Regioni dal governo centrale – conclude Palanti – ma non possono essere gli imprenditori a dover farsi carico di questo problema”.

     

    Matteo Quadrone

  • Italia Wave Band 2012: bando di concorso per giovani musicisti

    Italia Wave Band 2012: bando di concorso per giovani musicisti

    Musica elettronicaGiovani membri di band musicali, avete un brano e/o un disco completo nel cassetto e non vedete l’ora di farlo emergere? Bene, è aperto il bando per una delle opportunità più interessanti del panorama musicale italiano: Italia Wave Band 2012, concorso per formazioni emergenti che Fondazione Arezzo Wave Italia e Italia Wave Network organizzano dal 1987.

    Requisiti indispensabili? Non conta quale genere musicale vi appartenga, l’importante è che non abbiate un contratto con nessuna major discografica e che non abbiate mai vinto una precedente edizione di Italia Wave.

    Per partecipare potete caricare il vostro materiale entro il 15 gennaio 2012 direttamente sul sito di Italia Wave: bastano 2 brani mp3, la scheda biografica della band e altre informazioni tecniche. La partecipazione è gratuita e sarete poi contattati per una delle serate live di selezione che si tengono in tutta Italia.

    Marta Traverso

  • Zuchender Fleisch: finissage della mostra di Ksenja Laginja

    Zuchender Fleisch: finissage della mostra di Ksenja Laginja

    il volo della maschera ksenja laginjaArte e poesia in pieno centro storico: MF Gallery, in vico dietro il Coro della Maddalena, ospita fino a giovedì 22 dicembre la mostra Zuchender fleisch, disegni a inchiostro su carta a opera di Ksenja Laginja.

    L’artista incontrerà il pubblico in occasione del finissage della mostra, una serata dedicata all’arte e alla poesia che culminerà nel reading Eretismi convulsivi insieme alla poetessa genovese Chiara Daino, che nell’occasione presenterà il suo romanzo L’eretista.

    L’appuntamento è per giovedì 22 dicembre alla MF Gallery, a partire dalle 18.30.

    Marta Traverso

  • Incontro con Armando Siri, candidato sindaco del Partito Italia Nuova

    Incontro con Armando Siri, candidato sindaco del Partito Italia Nuova

    Armando SiriAbbiamo incontrato Armando Siri, giornalista quarantenne, genovese ma residente a Milano, candidato sindaco alle prossime elezioni comunali per il Partito Italia Nuova, una formazione politica nata recentemente che si propone come portatrice di istanze innovative e soprattutto di un nuovo modo di concepire la politica. Infatti uno dei principali obiettivi di Italia Nuova è la trasformazione della pubblica amministrazione in un’organizzazione leggera ed efficiente in grado di occuparsi di poche funzioni essenziali, utili al bene comune. “Uno stato non rappresentativo ma funzionale, con precisi ruoli, compiti e responsabilità e la possibilità per i cittadini di esercitare davvero la propria sovranità e di licenziare il governo che non funziona in qualsiasi momento – si legge nel programma nazionale – Nell’Italia nuova non c’è posto per centinaia di assemblee che si riuniscono con decine di migliaia persone per decidere”.

    Quindi meno apparati e una burocrazia più agevole. Ma questo ambizioso progetto è applicabile anche alla “macchina comunale”?
    Assolutamente sì. Oggi percepiamo – nei singoli cittadini e negli operatori economici – un sentire comune per cui l’ente pubblico rappresenta un fattore di profondo disagio. Questo perché viviamo in uno stato punitivo. Le persone arrancano per mettersi in regola con delle istituzioni sempre più complicate e la loro stessa esistenza risulta ipotecata da un eccessivo sistema di regole.
    Il Comune deve assumere invece un atteggiamento collaborativo con i cittadini perché il suo scopo primario deve essere il bene comune.

    Ma quali interventi sono possibili concretamente?
    Nell’ambito dei poteri affidati al sindaco – nel caso in cui fossi eletto – mi impegnerò per rendere più leggera la “macchina comunale”. Sicuramente un’organizzazione più funzionale si può ottenere soltanto razionalizzando le spese ed eliminando gli sprechi.

    Il primo punto del suo programma riguarda il problema parcheggi. Lei propone l’introduzione di un bollino annuale che darà il diritto di sosta ovunque – a condizione di non creare intralcio o pericolo – senza incorrere in sanzioni. Con il ricavato saranno finanziate nuove aree di parcheggio e il rifacimento del manto stradale. Ma con un soluzione simile non si corre il rischio di disincentivare il trasporto pubblico?
    Oggi ci troviamo a fare i conti con un determinato numero di automobili che circolano nelle nostre città. Lo stato con gli incentivi ci ha spinto ad acquistare l’auto ma una volta comprata ci costringe a tenerla ferma onde evitare multe. Questa vuol dire prendere in giro i cittadini. Il compito del Comune è incentivare l’uso dei mezzi pubblici cercando di migliorare il servizio. Ma deve cessare il metodo punitivo che l’amministrazione comunale esercita sugli automobilisti al fine di recuperare denaro per esigenze di bilancio.

    Per migliorare l’efficienza del servizio di trasporto pubblico, secondo lei, la metropolitana di superficie potrebbe rappresentare una soluzione?
    Potrebbe esserlo ma richiede fondi importanti che al momento non sono disponibili. Da subito si può invece intervenire potenziando le linee. Oggi il 17% dei cittadini che viaggiano in autobus non paga il biglietto. Non è più tollerabile. Noi proponiamo di installare su ogni mezzo dei rilevatori della banda magnetica di ciascun biglietto o abbonamento per sanzionare chi non sarà in regola.
    Il regolare pagamento del titolo di viaggio consentirebbe ad Amt di avere maggiori risorse per aumentare la frequenza delle linee.

    Un altro punto del suo programma riguarda un progetto di riqualificazione degli edifici pubblici e privati al fine di migliorare l’immagine della città. Il Comune si impegnerà a stanziare 90 milioni in 5 anni – ha scritto nel suo programma – ma dove si trovano queste risorse?
    Si tratta di 18 milioni all’anno. Che possono essere recuperati grazie all’extragettito del bollino annuale delle auto, dal risparmio ottenuto con una gestione più attenta della “macchina comunale”, da una parte dell’addizionale Irpef che verrà impiegata in questo senso. Noi – come tutte le amministrazioni – abbiamo l’obbligo di razionalizzare le risorse e di rimetterle in circolazione affinché creino nuovo valore.

    Parlate anche di minore burocrazia nei confronti dei cittadini, in particolare commercianti ed operatori degli esercizi pubblici, ma in termini concreti quali novità ci attendono?
    Un ristorante oppure un bar che voglia semplicemente migliorare il suo servizio – magari posizionando alcuni tavolini all’ esterno del locale – non deve avere timore che qualche funzionario comunale possa ostacolare la sua iniziativa. Al contrario il Comune deve essere a totale disposizione del cittadino. Aiutandolo a realizzare il suo progetto nel rispetto delle norme, fornendogli la consulenza necessaria.

    Genova è sempre più una città della cultura ma secondo lei con la cultura si mangia? In altre parole conviene investire in questo senso?
    Ci si alimenta l’anima e il cuore con la cultura, questo sì. Una comunità se vuole crescere in termini di consapevolezza non ne può fare a meno. Sicuramente il Comune nel limite delle sue risorse – e magari proponendo iniziative in collaborazione con i privati – deve promuovere il patrimonio culturale delle città. Penso ad esempio al nostro fantastico teatro dell’opera oppure a Via Garibaldi, così ammirata da chi per la prima volta transita da Genova.

    IL Comune come può agire per agevolare chi vuole investire a Genova e creare nuove opportunità di lavoro?
    Semplicemente cercando di non ostacolare queste realtà.

    Per quanto riguarda alcune tematiche che suscitano forti contrapposizioni – ad esempio la costruzione della moschea al Lagaccio e la realizzazione della gronda – lei si è detto favorevole all’indizione di referendum propositivi. Cosa ne pensa invece del progetto inceneritore a Scarpino?
    I gassificatori sono un argomento che va affrontato con razionalità. Allo stato attuale rappresentano uno strumento valido per risolvere il problema rifiuti.
    Ma anche in questo caso ritengo che – laddove ci siano dei temi così sentiti e laceranti per la città – il sindaco debba chiedere ai cittadini.

    Matteo Quadrone

     

    Era Superba – SPECIALE ELEZIONI COMUNALI 2012

    Incontro con il candidato sindaco del Gruppo Misto Enrico Musso

    Incontro con il candidato sindaco del Movimento 5 Stelle Paolo Putti

    Incontro con il candidato sindaco del centrosinistra Marco Doria

    Incontro con il candidato sindaco del partito La Destra Susy De Martini

    Incontro con il candidato sindaco di Primavera Politica Simonetta Saveri

    Incontro con il candidato sindaco di Gente Comune Giuseppe Viscardi 

    Incontro con il candidato sindaco della Lega Nord Edoardo Rixi

    Incontro con il candidato sindaco del centrodestra Pierluigi Vinai

    Incontro con il candidato sindaco del Pcl Giuliana Sanguineti

    Incontro con il candidato sindaco di Fratelli Fratellastri Simohamed Kaabour

    Incontro con il candidato sindaco di Comunisti Sinistra Popolare Roberto Delogu

    Incontro con il candidato sindaco di Portento per Genova Orlando Portento