Autore: erasuperba

  • Diritto d’autore: stop alle citazioni nelle opere d’arte

    Diritto d’autore: stop alle citazioni nelle opere d’arte

    fotografiaFino a oggi la violazione dei diritti d’autore sulle citazioni riguardavano soprattutto la musica, come conferma l’ultima trovata della Siae, che ha posto una tassa sui trailer cinematografici per il copyright sulle parti musicali contenute al loro interno.

    Una sentenza di pochi giorni fa è però destinata a rivoluzionare il concetto di diritto d’autore, applicandolo anche alle opere d’arte: l’artista Richard Prince è stato condannato per violazione del copyright, nonostante le sue opere – quotate fino a due milioni e mezzo di dollari – si basino proprio sulla rielaborazione di soggetti altrui. La sua opera più nota è la rivisitazione in chiave artistica della campagna pubblicitaria delle sigarette Malboro (quella con il cowboy), esattamente come fece Andy Warhol a suo tempo con la famosa zuppa Campbell.

    La sentenza arriva dalla denuncia del fotografo francese Patrick Cariou, a cui Prince ha rubato una foto tratta da un servizio sulle comunità rastafariane per tradurla in un’opera di diverso contesto e significato.

    Perché a suo tempo Warhol non è stato denunciato? In pratica la legge americana dice questo: un artista può rielaborare un’opera altrui, un marchio e via discorrendo solo se può scaturirne qualcosa di “utile al progresso della scienza e delle arti” e se costituisce “un approfondimento sull’opera a cui si riferisce, con legami al suo contesto storico e riferimenti critici all’originale“.

    Ovvero: la zuppa Campbell ha rivoluzionato il modo di fare arte, le opere di Prince no. Chi ha deciso questo? Un esperto d’arte? Un critico? Un altro artista? No, semplicemente un giudice.

    Marta Traverso

  • Stop ai fondi, addio alla carta: “Liberazione” è solo online

    Stop ai fondi, addio alla carta: “Liberazione” è solo online

    liberazioneLasciamo stare per un attimo la politica: certo, Liberazione è l’organo di stampa “ufficiale” di Rifondazione Comunista, ma non è l’appartenenza a questo o quello schieramento a determinare come vengono distribuiti i fondi per l’editoria. Limitiamoci dunque a un fatto: con il 2011 si è chiusa la pubblicazione su carta di Liberazione, un fatto che potrà far piacere a chi non ne condivide le idee, potrà far indignare chi le condivide, ma che di fatto ha portato alla luce la crisi della carta stampata e messo a rischio 50 posti di lavoro.

    Da oggi – 2 gennaio 2012 – il quotidiano sarà consultabile solo online. E proprio dalla homepage del sito si legge l’appello di tutta la redazione: “Ferie forzate da oggi per i lavoratori di Liberazione. Che invece hanno occupato la redazione e tenteranno di continuare a far uscire il giornale. Non nelle edicole, ma qui in rete. Un’edizione in pdf del giornale di carta. Da stampare, attacchinare, leggere sul proprio computer o diffondere in rete“.

    Il taglio del 70% dei finanziamenti corrisponde a 2,5 milioni di euro in meno per il quotidiano, un salasso che ha reso impossibile continuare la normale edizione. Una situazione di crisi che tocca circa 70 quotidiani, che non beneficiando dei “grandi numeri” di testate come Corriere della Sera e Repubblica hanno sulla propria testa lo spettro di una sorte analoga.

    Marta Traverso

  • Mini naja: finiti i soldi per le tre settimane di servizio militare

    Mini naja: finiti i soldi per le tre settimane di servizio militare

    La mini-naja, progetto voluto dall‘ex ministro della Difesa, Ignazio La Russa, finanziato per tre anni con circa 20 milioni di euro, sembra che abbia già terminato i fondi.

    “L’ipotesi è quella che siano stati gia’ spesi tutti i fondi per i primi due anni perchè La Russa aveva anticipato buona parte delle partenze nel 2011 – spiega Francesco Spagnolo (Tavolo ecclesiale sul servizio civile) – In questo momento non si sa se verra’ ripetuta nel 2012 perchè il ministro della difesa Giampaolo Di Paola non si è ancora espresso sull’argomento e non si sa se ci saranno i soldi“.

    Il progetto mini-naja ha suscitato numerose perplessità ed è stato contestato anche da alcuni esponenti dell’esercito. Ma sopratutto non ha mai convinto il mondo del Servizio civile che, nello stesso periodo in cui venivano racimolati i fondi per far partire il progetto voluto da La Russa, vedeva i propri assottigliarsi sempre più.

    La mini-naja è stata approvata nel 2010 e finanziata con 20 milioni, mentre nello stesso tempo il Servizio civile nazionale ha visto i fondi precipitare dai circa 170 milioni del 2010 ai 68 del 2012.

    Ad onor del vero i fondi per la mini-naja provenivano in gran parte dal ministero della Difesa e non erano utilizzabili per il Servizio civile.

    “Il fondo della mininaja ha due origini –  precisa Spagnolo – uno da risparmi del ministero della Difesa, l’altro da una serie di economie che lo Stato faceva tra cui fondi residui del mondo della scuola. I fondi residui comunque rimangono nelle economie del ministero della Difesa, ma sullo stato attuale delle risorse c’è una situazione poco chiara perchè La Russa in questo non è stato mai esplicito e alle interrogazioni parlamentari ha sempre risposto con i riferimenti della legge. Senza spiegare nulla”.

    Lo scopo della mini-naja era quello non tanto di investire sui giovani ma di alimentare le associazioni d’arma come ad esempio l’associazione nazionale alpini che, dopo la fine della leva obbligatoria, rischiava di restare senza iscritti – aggiunge Spagnolo – Queste associazioni ricevono una sorta di contributo dallo Stato in base al numero di iscritti, quindi meno ne hanno, meno soldi ricevono. Così La Russa ha inventato questa modalità: con queste tre settimane di naja automaticamente è possibile iscriversi a queste associazioni d’arma. Ma non solo. La Russa inoltre ha creato “Vivi le forze armate”, un’associazione di giovani che hanno svolto la mini-naja”.

    Il progetto dell’ex ministro della Difesa sembra avere le ore contate e qualcosa si è mosso anche in Parlamento.

    “Ci sono state delle interrogazioni parlamentari – spiega Spagnolo -L’ultima l’ha fatta agli inizi di dicembre il senatore Ferrante che chiedeva di conoscere i risultati del progetto e quanti soldi erano stati spesi”.

    Per quanto riguarda il Servizio civile i segnali del mondo politico sono purtroppo ancora deboli.

    “Il governo ha soltanto accolto due ordini del giorno alla Camera – conclude Spagnolo – Uno si impegna a rifinanziare quest’anno il Servizio civile con la cifra mancante, circa una cinquantina di milioni, e l’altro riguarda il taglio dell’Irap sul compenso dei volontari per risparmiare circa 8 milioni. Per ora è un impegno formale. Speriamo nel prossimo decreto sullo sviluppo dove dovrebbero essere contenute proposte concrete di investimento“.

     

     

  • Capodanno 2013 a Genova: concerto al Teatro Carlo Felice

    Capodanno 2013 a Genova: concerto al Teatro Carlo Felice

    Teatro Carlo FeliceIl giorno di Capodanno alle 16 si terrà il tradizionale Concerto di Capodanno al Teatro Carlo Felice. L’orchestra del teatro genovese, diretta da Donato Renzetti e accompagnata al pianoforte da Massimiliano Damerini, mette in scena il Concerto n. 1 in si bemolle minore per pianoforte e orchestra, op. 23 di Petr Il’ic Cajkovskij, il celebre Un americano a Parigi di George Gershwin e il tema del film Guerre stellari scritto da John Williams.

    Concerto op. 23
    Fin dalla sua prima esecuzione a Boston nel 1875, il Concerto op. 23 di Čajkovskij si è imposto come una delle pagine di più grande successo popolare del repertorio per pianoforte e orchestra. Merito soprattutto del celeberrimo attacco, dove il solenne e magniloquente tema introduttivo, suonato dall’orchestra, è accompagnato da potenti accordi del pianoforte che spaziano per tutti i registri della tastiera. Il virtuosismo trascendentale del concerto ne ha fatto un cavallo di battaglia per tutti i grandi pianisti sia della vecchia che della nuova generazione. Ma l’abilità digitale non è l’unica dote necessaria per affrontare la partitura: occorrono anche cantabilità e morbidezza (come nel secondo tempo) e senso ritmico infallibile (nel terzo). Nonostante la sua facilità di ascolto, il “primo” di Čajkovskij non è un brano scontato; anzi, la sua forma è di grande inventiva, più simile, spesso, a una libera fantasia per pianoforte e orchestra che a un concerto vero e proprio.

    George Gershwin
    Chi l’avrebbe mai detto che un direttore severo come Toscanini avrebbe decretato il successo di una pagina così anticonformista e scanzonata come Un americano a Parigi di Gershwin? E invece è andata proprio così: fu il grande e temibile direttore a far entrare il brano nel repertorio stabile delle orchestre classiche. E del resto non c’è da stupirsi. Il poema sinfonico di Gershwin, infatti, non è altro che la versione moderna, quotidiana, se vogliamo, delle analoghe pagine ottocentesche: l’eroe romantico all’avventura è sostituito da un turista americano a zonzo per Parigi, tra trombette di clacson, incontri imprevedibili e blues nostalgici.

    John Williams, Star Wars suite
    In un programma come questo, la suite dalla colonna sonora di Star Wars (regia di George Lucas, 1977) non è poi così fuori luogo come potrebbe sembrare. John Williams, un maestro del genere, si è formato studiando le grandi partiture classiche, confessando da sempre una forte predilezione per Mahler e Puccini (spesso più citati alla lettera che semplicemente omaggiati). I temi e l’orchestrazione che accompagnano la saga di Luke Skywalker e Darth Vader approdano al cinema, sì, ma nascono nelle sale da concerto, da cui Williams li ha ricavati e reinventati con smaliziata abilità.

    [foto di Daniele Orlandi]

  • Vigili del fuoco discontinui: precari a vita

    Vigili del fuoco discontinui: precari a vita

    Niente contratto, ben poche tutele, nessuna opportunità di stabilizzazione. In sintesi è questa la situazione che vivono quotidianamente oltre 20 mila pompieri discontinui, 300 solo a Genova.

    Sono precari “sui generis” – spiega Luca Infantino, responsabile Cgil vigili del fuoco – Parliamo di lavoratori senza nessun tipo di contratto, neppure a termine”.
    Il loro unico contratto è infatti rappresentato dalla telefonata che ricevono dall’ufficio personale quando vengono chiamati in servizio. Non esiste una normale struttura contrattuale – come siamo abituati a conoscere – bensì solo dei regolamenti che sanciscono i compiti e i doveri dei lavoratori. I diritti infatti si contano sulle dita di una mano.
    L’assicurazione – per quanto riguarda molteplici aspetti – non tutela i pompieri discontinui in maniera paritaria rispetto ai loro colleghi stabili. E anche per quanto riguarda la salute, le carenze sono notevoli.
    Basti pensare che è sufficiente una semplice malattia come un’influenza per essere immediatamente smobilitati, vale a dire rispediti a casa senza un soldo, nonostante il richiamo preveda una ventina di giornate lavorative. In caso di infortunio sul lavoro invece, per il periodo di convalescenza, i precari sono coperti da una diaria giornaliera di 35 euro.
    Il vero paradosso è che il Corpo Nazionale dei vigili del fuoco dipende direttamente dal Ministero degli Interni che sulla questione sembra aver chiuso entrambi gli occhi.

    E ieri presso il Viminale si è svolto un incontro tra il presidente dell’Italia dei Valori Antonio Di Pietro e il ministro degli Interni Anna Maria Cancellieri. Al centro del faccia a faccia proprio la condizione dei vigili del fuoco precari, che lottano perché venga modificata la legge 10 agosto 2000, n. 246 “in materia di stabilizzazione dei vigili del fuoco volontari discontinui”. Presente nella delegazione anche Maruska Piredda, consigliere regionale dell’Idv, che spiega “La riunione è stata convocata in seguito all’interrogazione a risposta immediata discussa in aula lo scorso 22 dicembre dallo stesso Di Pietro e a cui ha replicato il ministro Cancellieri. Il presidente dell’Idv ha presentato alcune proposte operative, per concordare un percorso di stabilizzazione per i lavoratori precari del corpo dei vigili del fuoco”.
    Tra le richieste prioritarie sottoposte al ministro degli Interni anche il riconoscimento di pari diritti dei vigili del fuoco discontinui a quelli dei colleghi effettivi.
    “Oggi 20 mila vigili del fuoco discontinui vivono in uno status di volontari che nega loro alcuni diritti fondamentali, per esempio il riconoscimento del tfr – continua Piredda – Auspichiamo che il governo reperisca le risorse necessarie per salvaguardare il Corpo Nazionale dei vigili del fuoco. L’impegno, con cui questi lavoratori hanno affrontato le emergenze delle ultime alluvioni in Liguria e dell’incendio di Vado Ligure, è solo l’ultima dimostrazione di quanto sia indispensabile la loro presenza a salvaguardia del territorio e della sicurezza dei cittadini”.

    I tagli al Corpo Nazionale sono stimati in 80 milioni. Una sforbiciata che prevede una diminuzione dei richiami e quindi del ricorso a personale precario. Inizialmente i richiami dovevano calare addirittura del 50%, oggi però c’è una buona notizia, almeno in questo senso.
    Grazie all’intervento unitario dei sindacati Cgil-Cisl-Uil – spiega Infantino – il taglio sui richiami si è ridotto al 12% su scala nazionale”.
    Le sigle sindacali sono riuscite a spostare il maggior peso del sacrificio economico sugli apparati del dipartimento nazionale, preservando per quanto possibile, le diverse realtà territoriali.
    Per Genova in concreto significa passare da 8 richiami per turno ogni 20 giorni, a 7 richiami per turno.
    Un contributo fondamentale per sopperire alla cronica carenza di personale.
    Ma allo steso tempo lo Stato, sfruttando un metodo criticabile, crea colpevolmente delle false aspettative.
    Infatti ad una diminuzione dei richiami a causa delle minori risorse economiche, non corrisponde una diminuzione del numero dei precari, che al contrario aumentano. Il motivo è presto spiegato.
    “Il problema nasce nel 2004 – spiega Infantino – quando il Governo Berlusconi decise di creare una tabella unica comprendente vigili del fuoco volontari e discontinui”.
    A livello nazionale, prima di allora, ogni regione disponeva dei propri distaccamenti di volontari distribuiti in varie zone sul territorio. Personale volontario che svolgeva il proprio servizio presso queste sedi.
    Oggi il sistema è cambiato e anche i volontari possono svolgere i 20 giorni di richiamo – continua Infantino – è per questo motivo che le liste di attesa continuano a crescere ed i comandi territoriali non sono in grado di gestire al meglio le singole criticità”.
    A Genova sono 300 le persone in attesa di svolgere il corso di 120 ore per diventare pompieri volontari. Se a questi sommiamo i 300 vigili del fuoco discontinui, il bacino dei precari raggiunge quota 600.
    È così che si spiegano alcune situazioni drammatiche “Non è difficile incontrare lavoratori quarantenni e cinquantenni che da oltre 20 anni sono discontinui – conclude Infantino – Persone che sono rimaste tagliate fuori da qualsiasi processo di stabilizzazione”.
    Precari a vita, appunto.

     

     

    Matteo Quadrone

  • Dall’acqua nasce l’anima: concorso letterario di Liberodiscrivere

    Dall’acqua nasce l’anima: concorso letterario di Liberodiscrivere

    scritturaUn nuovo concorso letterario per aspiranti penne genovesi e non solo: Liberodiscrivere e Amga hanno indetto il concorso letterario Dall’acqua nasce l’anima, che dà la possibilità di presentare senza alcuna quota di iscrizione una poesia (massimo 25 versi) e/o fino a due racconti (lunghezza massima 10 cartelle) sul tema dell’acqua.

    Unico requisito per partecipare è avere un’età superiore ai 18 anni.

    Le opere e la domanda di partecipazione potranno essere inviate entro il 21 marzo 2012 all’indirizzo mail acque.italiane@fondazioneamga.org (indicando nell’oggetto Concorso Letterario “Dall’acqua nasce l’anima”) o via posta in tre copie a
    Fondazione AMGA
    Concorso Letterario “Dall’acqua nasce l’anima”
    c.a. Dr Temporelli Giorgio
    Via Piacenza 54
    16138 Genova

    Una giuria valuterà le opere pervenute e saranno assegnati i seguenti premi:
    500 Eu al primo classificato
    400 Eu al secondo classificato
    – una targa al terzo classificato

    La premiazione avverrà nel corso dell’edizione 2012 del Festival Internazionale di Poesia di Genova.

    Marta Traverso

  • Istat: un italiano su quattro è a rischio povertà

    Istat: un italiano su quattro è a rischio povertà

    Nel 2010 il 18, 2% delle persone residenti in Italia è, secondo la definizione Eurostat, a “rischio di povertà”, il 6,9% si trova in condizioni di “grave deprivazione materiale” e il 10,2% vive in famiglie caratterizzate da una bassa intensità di lavoro.

    L’indicatore sintetico del rischio di povertà e di esclusione sociale, che considera vulnerabile chi si trova in almeno una di queste tre condizioni, è pari al 24,5%, un livello analogo a quello del 2009.

    Tradotto: 1 italiano su 4 è a rischio povertà. Lo certifica il rapporto Istat “Reddito e condizioni di vita”.

    Nel biennio 2009-2010 risultano sostanzialmente stabili in Italia sia il “rischio di povertà” (dal 18,4% al 18,2 %), sia quello di “grave deprivazione materiale” (dal 7% al 6,9 %), mentre è aumentata dall’8,8% al 10,2 % la quota di persone che vivono in famiglie a bassa intensità di lavoro, dove cioè le persone di 18-59 anni di età lavorano meno di un quinto del tempo.

    Germania e Francia mostrano valori inferiori a quello italiano sia del “rischio di povertà”, sia dell’indicatore di “grave deprivazione materiale”. In Italia e in Francia è più marcato il rischio di povertà per i giovani fra i 18 e i 24 anni, rispetto alle generazioni più anziane. In Italia, inoltre, è più alto il rischio di povertà per i minori di 18 anni.

    Nel 2010, il 16% delle famiglie italiane ha dichiarato di arrivare con molta difficoltà alla fine del mese. L’8,9% si è trovato in arretrato con il pagamento delle bollette; l’11,2% con l’affitto o il mutuo; l’11,5% non ha potuto riscaldare adeguatamente l’abitazione.

     

  • Arte o non arte? Un sito web per valutare la qualità delle opere

    Arte o non arte? Un sito web per valutare la qualità delle opere

    Cos’è arte? Chi decide che un quadro, una fotografia o una vignetta è considerabile un’opera di ingegno artistico o un millantare senza esito i vari Michelangelo, Van Gogh, Picasso e quant’altri?

    Se i cosidetti esperti proliferano da ogni parte, sul web si è scelto di sfruttare i vantaggi del 2.0 per dare agli utenti stessi la possibilità di osservare un’opera e decidere con un click se è arte o meno.

    Il sito Art or Not è solo un gioco in cui si guardano delle immagini e si dà loro un voto. Il carattere giocoso è dovuto anche al fatto che l’idea nasce dalla costola di Hot or Not, un sito dove la medesima valutazione andava fatta su foto di ragazze.

    Tuttavia questo strumento può tramutarsi – se usato in modo intelligente – in una via per riflettere sul valore dell’arte nella contemporaneità. Tutto a colpi di mouse e tastiera.

    Marta Traverso

  • Premio Paganini: a rischio l’edizione 2012 del concorso per violino

    Premio Paganini: a rischio l’edizione 2012 del concorso per violino

    corso musicaDiciamoci la verità: quanti di noi ascoltano musica classica, non si perdono un concerto per archi o comprano abitualmente dischi di questo genere? Ben pochi, rispetto alla recente evoluzione del pop e dei talent show.

    Tuttavia noi stessi non-ascoltatori ci indigniamo – com’è giusto che sia – nel sapere che non ci sarà più il Premio Paganini, illustre concorso per violino che il prossimo settembre sarebbe giunto alla 54ma edizione.

    Il Festival – che da alcuni anni aveva già preso a tenersi con cadenza biennale – avrebbe dovuto svolgersi dal 19 al 30 settembre, ma una delibera del Comune ha imposto un ipotetico slittamento al 2013 in attesa di capire la situazione dei finanziamenti. Una delle possibili soluzioni al vaglio per non veder tramontare definitivamente il Premio è accorparlo ad altre manifestazioni analoghe, magari tramite la costituzione di un Centro Studi Paganiniano.

    Se altre città italiane hanno infatti istituito da tempo delle Fondazioni dedicate ai compositori – Verdi a Parma, Rossini a Pesaro e così via – Genova non ha mai rivolto analoga attenzione alla memoria di Paganini. Viste le circostanze, potrebbe essere l’occasione giusta per porre rimedio a questa mancanza.

    Marta Traverso

  • Mercato del Carmine: mancano i soldi per completarlo

    Mercato del Carmine: mancano i soldi per completarlo

    carmine-mercato-2008-d1Adesso la storia infinita dell’ex mercato comunale di piazza del Carmine la conoscono in tutta Italia.
    C’è voluto l’intervento del Gabibbo che ieri sera su “Striscia la notizia” ha raccontato la controversa vicenda di una strutturarimessa a nuovo recentemente ma da allora inutilizzata – che nel prossimo futuro dovrebbe ospitare la sede genovese dell’Enoteca regionale e un mercato con prodotti locali d’eccellenza.
    Il restauro completo del Carmine è terminato circa un paio d’anni fa e ha comportato una spesa di oltre 430 mila euro, sostenuta dal Comune, per un progetto di riqualificazione urbana che riguardava l’intero quartiere. Un piccolo gioiello ristrutturato secondo i canoni originali in stile liberty, che sorge a pochi passi dal centro storico e dalla zona universitaria, con enormi potenzialità attrattive e la concreta possibilità di trasformarsi in un volano per il turismo.

    Un anno fa il Comune ha bandito una gara per individuare il futuro gestore. Ad aggiudicarsi la vittoria fu il consorzio “Mercato del Carmine” che fa capo a Confesercenti.
    Oggi però veniamo a sapere che il consorzioa causa della stretta creditizia delle banchesi trova impossibilitato a rispettare gli impegni presi. In pratica manca il denaro necessario, si parla di una cifra vicina agli 800 mila euro, per realizzare gli allestimenti interni.
    “Se il consorzio non partirà con i lavori entro la fine di dicembre – dichiara l’assessore comunale al Commercio Gianni Vassallo – il risultato della gara d’asta sarà annullato ed entro gennaio ne faremo un’altra”.
    In altri termini, considerando le lungaggini burocratiche e gli immancabili ritardi nell’esecuzione dei lavori, non è detto che entro la fine del 2012 potremo finalmente fare un brindisi nel mercato del Carmine con i migliori vini della tradizione ligure.

    Matteo Quadrone

    Foto Daniele Orlandi

  • Caro benzina: stangata da 215 milioni sui viaggi di Capodanno

    Caro benzina: stangata da 215 milioni sui viaggi di Capodanno

    Un pieno di gasolio per un’auto di media cilindrata costa oggi esattamente 17,3 euro in più rispetto allo stesso periodo del 2010“, afferma il Codacons, commentando gli ultimi rincari dei carburanti.

    Per un pieno di benzina, invece, si spendono oggi mediamente quasi 13 euro in più.

    Si tratta dell’ennesima stangata sulle vacanze degli italiani – afferma il Presidente Carlo Rienzi – Considerando i milioni di cittadini che si sposteranno per Capodanno utilizzando l’automobile, la maggiore spesa per i rifornimenti di carburante sarà pari complessivamente a 215 milioni di euro!”.

    La colpa di tale stato di cose – prosegue Rienzi – è dei continui rialzi delle accise decisi dal Governo e dei soliti aumenti speculativi dei prezzi alla pompa che si registrano puntualmente in occasione delle partenze degli italiani, e che determinano una batosta per le tasche degli automobilisti”.

  • Decreto Svuota carceri, cosa ne pensano gli addetti ai lavori

    Decreto Svuota carceri, cosa ne pensano gli addetti ai lavori

    Il Consiglio dei Ministri ha approvato il 16 dicembre il cosiddetto Decreto “Svuota – Carceri”. Un pacchetto complessivo che comprende un decreto-legge sull’emergenza nelle carceri, un disegno di legge con interventi per il recupero dell’efficienza del processo penale ed un regolamento che introduce la Carta dei diritti e dei doveri dei detenuti.

    Ecco le principali misure contenute nel decreto.
    Previste due modifiche nell’art. 558 del codice di procedura penale: con la prima si prevede che, nei casi di arresto in flagranza, il giudizio direttissimo debba essere necessariamente tenuto entro, e non oltre, le quarantotto ore dall’arresto, non essendo più consentito al giudice di fissare l’udienza nelle successive quarantotto ore; con la seconda modifica viene introdotto il divieto di condurre in carcere le persone arrestate per reati di non particolare gravità. In questi casi l’arrestato dovrà essere, di norma, custodito dalle forze di polizia, salvo che ciò non sia possibile per mancanza di adeguate strutture o per altri motivi, quali lo stato di salute dell’arrestato o la sua pericolosità. Attraverso l’adozione di questa misura si tenterà di arginare il fenomeno delle cosiddette “porte girevoli” che nel 2010 ha visto coinvolte 21.000 persone detenute per un periodo non superiore ai tre giorni.

    Altre importanti novità: passa da 12 a 18 mesi la pena detentiva che può essere scontata presso il domicilio del condannato anziché in carcere; La trasformazione in illecito amministrativo dei reati puniti con la sola pena pecuniaria; La sospensione del procedimento con messa alla prova prevista in caso di reati non particolarmente gravi (puniti con pene detentive non superiori a quattro anni). La messa alla prova consiste in una serie di prestazioni, tra le quali un’attività lavorativa di pubblica utilità (presso lo Stato, le Regioni, le Province, i Comuni o presso enti o organizzazioni di assistenza sociale e di volontariato), il cui esito positivo determina l’estinzione del reato; L’introduzione di due nuove pene detentive non carcerarie: la reclusione e l’arresto presso l’abitazione o altro luogo di privata dimora. Queste pene sono destinate a sostituire la detenzione in carcere in caso di condanne per reati puniti con pene detentive non superiori a quattro anni.

    “L’intento del ministro Severino è apprezzabile ma il decreto sulle carceri, se resta come è, avrà un effetto trascurabile, come è già successo con la legge del 2010 sulla detenzione domiciliare” spiega al Sole 24 ore il presidente dell’Unione Camere Penali, Valerio Spigarelli.
    “Secondo i dati dell’osservatorio carceri dell’Ucpi, ne usufruirebbero 3.500 detenuti – continua Spigarelli – ben poca cosa a fronte di un sistema che sopporta un affollamento di 68mila persone quando la capienza è di 45mila”.
    Anche il disegno di legge che prevede, tra l’altro, la possibilità di usufruire delle misure alternative per i reati puniti con pene non superiori ai quattro anni, non convince il presidente dell’Ucpi “Avrebbe un effetto assolutamente virtuale. Già ora, per quel tipo di reati, anche grazie alla condizionale, si evita il carcere. Per vedere dei risultati è necessario stabilire il limite sulla pena effettivamente irrogata, quindi sulle condanne effettive a quattro anni”.

    Ma cosa ne pensano gli addetti ai lavori della nostra città?

    “Si tratta indubbiamente di un tentativo lodevole del Governo – afferma il direttore del carcere di Marassi, Salvatore Mazzeo – ma sono scettico sul fatto che possa davvero fornire risultati concreti. La misura studiata dal precedente Ministro della Giustizia Angelino Alfano, quella che prevedeva di scontare l’ultimo anno di pena presso il proprio domicilio, è stata sfruttata solo da 3000 detenuti italiani. Anche il nuovo provvedimento, che consente questa opportunità per gli ultimi 18 mesi di pena, nasce già con un vulnus. La detenzione domiciliare infatti presuppone la sussistenza di un domicilio idoneo. A Genova, come in molte altre realtà soprattutto del Nord Italia, abbiamo una presenza di detenuti stranieri pari al 60%. Di conseguenza è difficile trovare un cittadino straniero, in particolare nel nostro caso di area magrebina, che disponga di un luogo consono dove scontare la propria pena”.

    Per quanto riguarda la soluzione che prevede la custodia dell’arrestato da parte delle forze di polizia, il sindacato Silp Cgil manifesta la sua preoccupazione “Pur riconoscendo la validità del principio che la nuova normativa vuole sostenere a tutela di coloro che spesso vengono reclusi solo per pochi giorni presso le sovraffollate carceri italiane dobbiamo ricordare che i locali per la detenzione temporanea della Questura di Genova sono di piccola metratura, angusti e inadeguati, non a norma per garantire l’attuale afflusso di fermati – spiega il segretario Roberto Traverso – Ci chiediamo se qualcuno si preoccuperà di come garantire in concreto il servizio di vigilanza dei numerosi fermati che dovrebbero essere ospitati temporaneamente in Questura: Dove li mettiamo? con quale personale li vigileremo? In quali condizioni igieniche?”.

    Rimane il dato di fatto di una situazione insostenibile, in particolare per quanto riguarda la Casa Circondariale di Marassi, oggi affollata da 830 detenuti, quasi il doppio del consentito.

    Il sindacato dei dirigenti penitenziari sostiene l’amnistia – dichiara Mazzeo – è l’unica soluzione praticabile se vogliamo dare respiro alle carceri attraverso l’uscita di almeno 20 – 25 mila detenuti. Numeri che consentirebbero alle strutture penitenziarie di rientrare nei limiti di capienza consentiti dalla legge. E garantirebbe condizioni più vivibili per i reclusi”.

    L’ultimo indulto aveva permesso di fare uscire 300 dei 630 reclusi all’epoca nel penitenziario genovese.
    Ma solo il 40% dei beneficiari, nel giro di un anno, non aveva più fatto ritorno in carcere.
    Occorrono interventi strutturali e non estemporanei affinché queste persone, una volta fuori dalle mura del carcere, non siano abbandonate al loro destino onde evitare che nel giro di poco tempo siano nuovamente invischiate nel circuito criminale – spiega Mazzeo – la precedente esperienza ha insegnato che non è sufficiente seguire gli ex detenuti solo nella fase iniziale successiva al rilascio ma, al contrario, il compito delle istituzioni pubbliche è quello di favorire un loro completo reinserimento nella società civile”.

    Quindi è necessario un affiancamento continuo degli assistenti sociali senza limiti temporali e poi bisogna mettere in condizione i volontari, le associazioni, le cooperative e tutto quel variegato mondo che ruota intorno al carcere, di poter svolgere appieno il proprio ruolo sfruttando tutte le opportunitàlavorative ma non solomesse a disposizione anche dopo l’uscita dalle strutture penitenziarie.

    Le misure alternative alla detenzione sono la strada da percorrere – continua Mazzeo – Ma è necessaria una progettualità che implica un costo. Spesso insostenibile. Penso a quanti lavori di pubblica utilità si potrebbero svolgere a Genova. Ad esempio un paio di anni fa con un gruppo di detenuti ci siamo occupati della pulizia del Parco del Peralto. Oggi siamo pronti a riproporre l’idea. Ma mancano i soldi, c’è poco da fare. Bisogna studiare dei progetti che prevedano delle borse lavoro come quello che stiamo portando avanti con 12 detenuti presso il cimitero di Staglieno. Queste sono soluzioni che rappresentano una risposta concreta all’emergenza carceraria”.

     

    Matteo Quadrone

  • Sistema Bibliotecario Urbano di Genova: online il nuovo portale

    Sistema Bibliotecario Urbano di Genova: online il nuovo portale

    Biblioteca BerioIl Comune di Genova chiude il 2011 con la messa online di un nuovo portale che arricchisce l’offerta culturale cittadina: a poche settimane da Genova Creativa viene messo online un portale dedicato alle biblioteche.

    Il sito bibliotechedigenova.it raduna l’intero patrimonio delle biblioteche civiche – ciascuna già presente in rete con una propria pagina Facebook – dando la possibilità agli utenti di consultare il catalogo, conoscere mostre ed eventi organizzati in biblioteca e avere un filo diretto con i servizi offerti da questo settore.

    Buona navigazione!

    Marta Traverso

  • Ebook gratis su ambiente e sostenibilità: la biblioteca FreeBook

    Ebook gratis su ambiente e sostenibilità: la biblioteca FreeBook

    libri ambienteUna biblioteca online e digitale che mette a disposizione in modo completamente gratuito ebook sui temi legati ad ambiente e sostenibilità.

    Ha da poco aperto i battenti il progetto FreeBook Ambiente, che tramite i vantaggi offerti dal web, le innovazioni dell’editoria digitale e il meccanismo sempre gradito della gratuità vuole promuovere la lettura e sensibilizzare verso stili di vita più sostenibili.

    Il ricco catalogo propone testi sulle tematiche più svariate – alimentazione, rifiuti, energia, ecc – messi a disposizione da associazioni, enti pubblici, aziende e strutture no profit. Per consultarlo è sufficiente registrarsi gratuitamente al sito di Edizioni Ambiente e richiedere i testi desiderati in formato .pdf o .ePub.

    Marta Traverso

  • Da ingegnere a creatore di bijoux: intervista a Ilaria Pittaluga

    Da ingegnere a creatore di bijoux: intervista a Ilaria Pittaluga

    (1) thatsmine…e poi dicono che laurearsi in facoltà scientifiche o “pratiche” come Ingegneria è un porto ancora sicuro in tempi di crisi.

    (2) …e poi dicono che gli ingegneri hanno la mente quadrata e zero impulso alla creatività.

    A smentire questi due presunti dogmi ci ha pensato Ilaria Pittaluga, giovane ingegnere edile genovese che crea e vende bijoux attraverso il suo blog That’s mine!.

    Ecco la nostra intervista.

    1) Cosa porta una ingegnere edile a darsi alla creazione di gioielli? E cosa ti ha spinto a lanciarti in un progetto che va oltre il semplice hobby?
    La creatività ha sempre fatto parte della mia vita. Fino da quando ero piccola mi è sempre piaciuto “realizzare cose” e i bijoux sono stati anche loro protagonisti delle mie attività. Nel tempo ho affinato le tecniche che conoscevo, ne ho sperimentate di nuove e l’amore per la creazione di piccoli gioielli è cresciuto sempre di più.

    Le mie amiche si sono interessate a questa mia passione e hanno iniziato a chiedermi se potevo realizzare qualcosa per loro o da regalare e io ho cominciato a “fare esperienza” e a desiderare che tutto ciò diventasse qualcosa di più serio.

    La carriera da ingegnere in questo è stata parallela; di base in entrambe le mie attività c’è la curiosità di sapere come sono fatte le cose e la soddisfazione di potersele costruire da sé.

    2) Come mai hai scelto di creare un blog per vendere i tuoi prodotti? Pensi sia una strada più “facile” rispetto ai canali di vendita e promozione tradizionali?
    A fine gennaio 2007 ho aperto il mio primo blog personale su Splinder – trasferito poi un anno fa su Blogger – in cui parlavo della mia quotidianità e delle mie passioni. Tra queste c’era anche naturalmente quella di creatrice di bijoux, così ho iniziato a pubblicare le foto di orecchini, bracciali e collane.

    Pochi mesi dopo le foto dei miei bijoux erano decisamente troppo per il mio blog personale, per cui, per mantenere l’ordine, ho creato un blog ex novo che facesse da espositore per That’s mine!.

    Io sono una grandissima utente della rete e credo tantissimo nelle sue potenzialità. That’s mine! poi si riferisce principalmente a una fascia di pubblico che coincide con quella che usa di più Internet rispetto alle altre. Rispetto agli altri canali è sicuramente più diretto e più comodo per chi è interessato ad acquistare (è come avere una vetrina sotto gli occhi ogni volta che si vuole senza muoversi da casa) e, superate le prime difficoltà nella gestione dei linguaggi grafici dietro alla pagina web, decisamente più facile da gestire per me.

    3) Essere creativi a Genova: secondo te la nostra città è una fucina di talenti o – come (erroneamente, a nostro parere) pensano in tanti – “un posto dove non succede mai niente”?
    Sono molto affezionata alla mia città, che non cambierei per nulla al mondo. Genova è piena di talenti, e io ho la fortuna di conoscerne alcuni; l’unica cosa a cui bisogna fare attenzione è quella di non lasciarli sfuggire dalle dita.

    Forse quello che manca è la mentalità generale tipica genovese del timore del nuovo: abbiamo i nostri punti fermi quotidiani e difficilmente ci lasciamo incuriosire dagli nuovi scenari innovativi e sperimentali. È per questo – a mio parere – che “sembra” che a Genova non succeda mai niente. Sarebbe interessante invece dare spazio al vulcano di novità che trema sotto la roccia apparentemente dormiente della Superba e lasciarci coinvolgere sostenendoci a vicenda (proprio come stai facendo tu con questa intervista, tra parentesi!).

    4) Ingegneria, gioielli o entrambe le cose? Come vedi il tuo futuro professionale?
    Per adesso l’ordine è Ingegneria e poi gioielli. Il “reparto gioielli” con mia somma soddisfazione però sta crescendo sempre di più e il mio sogno nel cassetto è quello di potergli lasciare più spazio e sfogo rispetto all’altro.

    Per ora non ci sono grandi progetti in cantiere, e continuerà a dividermi tra l’esperienza lavorativa nel campo dell’ingegneria e i bijoux nel tempo libero, ma sono molto curiosa di sapere quello che il futuro mi riserverà!

    Marta Traverso