Autore: erasuperba

  • Differenziata: l’impianto dell’umido in Valvarenna è chiuso da 1 anno

    Differenziata: l’impianto dell’umido in Valvarenna è chiuso da 1 anno

    Impianto di compostaggio in Valvarenna
    L'impianto di compostaggio dell'umido in Valvarenna

    Una cava dismessa sulle alture di Pegli, in Valvarenna, trasformata da Amiu in un impianto di compostaggio per la raccolta della frazione umida dei rifiuti, non svolge più la sua funzione da oltre un anno.

    Era infatti il 4 ottobre 2010 quando l’alluvione che sconvolse il ponente ligure colpì pesantemente la vecchia cava, sita in località Chiesino di Carpenara. Il pericolo frane e la necessità della messa in sicurezza del versante montano imposero la chiusura dell’impianto.
    “L’impianto è stato chiuso immediatamente dopo gli eventi alluvionali dell’ottobre 2010 – conferma l’Assessore comunale al Ciclo dei rifiuti, Carlo Senesi – a causa del dissesto idrogeologico che ha interessato la zona”.

    Ebbene da allora sono passati 13 mesi e ancora oggi Amiu è costretta a smaltire i rifiuti fuori dalla Liguria, precisamente in Provincia di Alessandria. Presso una struttura privata, con un costo significativo per le casse dell’azienda controllata dal Comune e di conseguenza per le tasche dei cittadini.

    Il costo di conferimento è in media (compreso delle spese di trasporto) di 100 euro alla tonnellata“, spiega l’Ufficio Comunicazione Amiu. I conti sono presto fatti: considerando che la produzione annua di rifiuti compostabili è pari a circa 9000 tonnellate, il costo complessivo sostenuto finora supera i 900 mila euro.

    La raccolta dell’umido è un elemento fondamentale per attuare l’incremento della raccolta differenziata – spiega l’Assessore – Attualmente viene eseguita solo in alcune zone della città. L’obiettivo è quello di estenderla a tutta Genova, quindi un nuovo impianto risulta fondamentale”.

    Il piccolo impianto della Valvarenna era infatti appena sufficiente a soddisfare le esigenze dell’area cittadina. Viste le ridotte dimensioni e considerando l’obiettivo dell’aumento della raccolta differenziata (la quota utopistica è il 65% nel 2012), Amiu ha valutato che una volta ripristinata la struttura sarebbe stato necessario un notevole ampliamento della stessa. Un’operazione giudicata antieconomica.

    “L’azienda sta cercando un sito adatto per realizzare un nuovo impianto di compostaggio – racconta Senesi – Sicuramente non sarà all’interno del Comune di Genova”.
    Il nuovo impianto, precisa Amiu, sarà a servizio di tutta la Provincia e sarà localizzato in quest’area. L’individuazione del sito è una decisione che spetta all’ATO (Ambito Territoriale Ottimale) e coinvolgerà i 66 comuni della Provincia.
    “Per adesso siamo ancora in fase di trattativa – aggiunge Senesi – Tra alcuni mesi partiranno le operazioni e il progetto si concretizzerà al massimo entro 2 anni”.
    Ciò significa che per almeno altri 24 mesi l’azienda continuerà a pagare per trasferire i rifiuti umidi fuori dai confini regionali.

    Una volta realizzato, il nuovo impianto di trattamento sarà dedicato esclusivamente all’umido recuperato grazie alla raccolta differenziata. Lo scopo primario sarà produrre compost di alta qualità. E renderne possibile la sua utilizzazione come fertilizzante su prati o prima dell’aratura, nella gestione del verde pubblico e nei ripristini ambientali.

    Ma non si tratta dell’unica novità. Nel progetto del nuovo polo impiantistico di Scarpino sarà possibile utilizzare la frazione umida dei rifiuti ottenuta dalla separazione secco/umido. Parliamo dei rifiuti indifferenziati nei quali comunque si trova sempre una parte residua di umido. Il rifiuto umido verrà separato tramite un biodigestore anerobico con l’obiettivo di produrre energia sotto forma di biogas.

    “La parte a freddo del polo di Scarpino viaggia su una corsia preferenziale e sarà realizzata per prima – conferma Senesi – Anch’essa è fondamentale per migliorare la gestione dei rifiuti. La separazione dell’umido anche dai rifiuti indifferenziati consentirà infatti di diminuire la quantità destinata alla discarica”.
    Una discarica già oggi in sofferenza e a cui forse, in questo modo, sarà allungata l’esistenza.

    Mentre per quanto riguarda l’ex cava, in una zona, la Valvarenna, già vessata dalla presenza di altri siti di estrazione e dal conseguente transito di mezzi pesanti, non si conosce ancora il suo destino. Per il momento sono stati eseguiti solo gli interventi indispensabili per garantire la presenza quotidiana dei lavoratori dell’Amiu, presso gli ultimi uffici rimasti.
    L’obiettivo è la completa messa in sicurezza della zona per poter usufruire di quegli spazi –  dichiara Senesi – Stiamo valutando diversi progetti, alcuni legati alla realizzazione della gronda ma non c’è ancora nulla di definitivo”.

     

     

    Matteo Quadrone

  • Pasta Madre Day: spacciatori di lievito in piazza

    Pasta Madre Day: spacciatori di lievito in piazza

    Pasta madre daySiamo tutti sempre più attenti a quello che mangiamo: sul web spopolano i blog e le community dedicati alla cucina sostenibile e al riscoprire la cultura del cibo fatto in casa.

    Un esempio è la comunità Pasta Madre, che si è posta la missione di condividere i segreti della panificazione: ciascuno può veder pubblicata sul sito la propria ricetta di pane o pasta fatti in casa.

    Proprio questo team ha organizzato per il prossimo 10 dicembre in molte piazze italiane il Pasta Madre Day, una giornata dedicata allo spaccio collettivo di lievito. Già, per una volta associamo la parola spaccio a qualcosa di positivo: ciascuno può scendere in piazza con il proprio lievito, scambiarlo con gli altri e al tempo stesso fare due chiacchiere per rubare i trucchi del mestiere ad altri appassionati.

    Si tratta della seconda edizione di questo evento, che lo scorso 10 dicembre si era tenuto a Bologna e quest’anno è esteso a tutta Italia, in concomitanza con il Terra Madre Day di Slow Food.

    Per maggiori informazioni sull’evento si può contattare lo staff del sito all’indirizzo info@pastamadre.net.

    Marta Traverso

  • Street art: a Londra battuto il record del mondo

    Street art: a Londra battuto il record del mondo

    Street art LondraSorvoliamo per il momento sul fatto che a promuovere l’iniziativa è stata una nota marca di abbigliamento & calzature, che ha colto l’occasione per farsi un po’ di sana pubblicità.

    È tuttavia importante notare che proprio la popolarità di questo brand ha attirato moltissime persone al Canary Wharf di Londra per arrivare al Guinness dei Primati realizzando la più grande performance di street art al mondo: una sessione di fitness all’aperto che ha coinvolto centinaia di persone tramite il passaparola sui social network, su una piattaforma 3D realizzata con la tecnica della pittura anamorfica (usata per la prima volta da Leonardo da Vinci e che dà appunto l’illusione ottica della tridimensionalità).

    L’installazione ha battuto il record del mondo coprendo un’area di 1.160 metri quadrati. Il primato finora era dell’artista cinese Qi Xinghua, che però si era fermato a soli 892,15 metri quadrati.

    Marta Traverso

  • Play with food 2012, concorso di idee per teatro e arti visive

    Play with food 2012, concorso di idee per teatro e arti visive

    Play with food 2012 bandoUn concorso di idee che possa coniugare teatro, arti visive e cibo: questo il tema della terza edizione di Play with food, festival a cura di Cuochivolanti e dell’associazione CuochiLab che si svolgerà in vari punti di Torino da mercoledì 28 a sabato 31 marzo 2012.

    La rassegna sarà costituita da tre performance (teatro, danza, musica, ecc) centrata sul tema del cibo, di durata compresa fra i 30 e i 45 minuti ciascuna, che saranno rappresentate al Teatro Baretti di Torino. In parallelo verrà allestita una mostra di opere artistiche (fotografia, scultura, installazione, pittura, video, ecc) presso lo spazio Qubì, sempre a Torino.

    I due bandi sono rivolti dunque a performer, artisti visivi, fotografi, danzatori, cuochi, scrittori, artisti di strada, videomaker, autori e registi teatrali.

    Gli artisti selezionati per le performance teatrali riceveranno un compenso lordo di 500 € e il vitto per il giorno della performance, mentre gli artisti visivi avranno il vitto per la giornata dell’allestimento e la possibilità di vendere le proprie opere.

    È possibile inviare il materiale (scheda artistica e tecnica del progetto, cv artistico) entro l’8 dicembre 2011 agli indirizzi mail davide@playwithfood.it e chiara@playwithfood.it.

    Marta Traverso

  • Prodotti alimentari: in Europa arriva l’etichetta trasparente

    Prodotti alimentari: in Europa arriva l’etichetta trasparente

    Per non indurre in confusione il consumatore e con l’obiettivo di contenere tutte le informazioni sull’alimento, approda nell’Unione Europea, quella che è stata definita “etichetta trasparente”.

    Informazioni non fuorvianti che consentiranno al consumatore, quando si accinge ad acquistare e mangiare un prodotto, di effettuare la sua scelta con maggiore consapevolezza.

    Il nuovo regolamento comunitario sulle informazioni alimentari ai consumatori approvato dall’Ue, oggi verrà inserito nella Gazzetta Ufficiale europea.

    Il testo finale, che sostituisce la vecchia direttiva del 1979 – afferma la Coldirettiè frutto di un compromesso tra le tre istituzioni europee: Commissione europea, Consiglio e Parlamento europeo dopo un lungo braccio di ferro durato quattro anni. Il negoziato si è svolto sotto la spinta delle numerose emergenze alimentari che si sono verificate nell’Unione Europea, dai maiali alla diossina alla mozzarella blu fino al batterio killer che in realtà avrebbero dovuto spingere le Istituzioni comunitarie a scelte più immediate soprattutto per quanto riguarda l’obbligo di indicare la provenienza in etichetta delle materie prime impiegate negli alimenti che per alcune categorie di prodotti è stato dilazionato nel tempo”.

    Tutti i dettagli nutrizionali fondamentali e di impatto sulla salute saranno chiaramente dichiarati, così come l’eventuale presenza di allergeni.

    Inoltre si estende l’obbligo di indicare la provenienza in etichetta di tutte le carni fresche dal maiale al pollame, dall’ agnello alla capra, al pari di quanto è già stato fatto con quella bovina dopo l’emergenza mucca pazza.

    “Il regolamento purtroppo prevede un percorso a tappe per l’estensione dell’obbligo di indicare l’origine in etichetta per altre categorie di prodotto come le carni trasformate in salumi o altro (2 anni) e il latte e derivati (3 anni)”, conclude la Coldiretti.

    Ma quali sono le nuove regole previste dal provvedimento sull’etichettatura “trasparente”? Ecco una sintesi delle novità più importanti.

    La dichiarazione nutrizionale obbligatoria: il contenuto energetico e le percentuali di grassi, grassi saturi, carboidrati, zuccheri, proteine e sale, dovranno essere indicate sull’imballaggio in una tabella comprensibile, insieme e nel medesimo campo visivo. Tutte le informazioni dovranno essere espresse per 100g o per 100ml e potranno, inoltre, essere espresse anche in porzioni.

    L’evidenziazione della presenza di allergeni: il nuovo regolamento prevede modalità diverse di indicazione delle sostanze allergeniche che saranno evidenziate nella lista degli ingredienti per consentire al consumatore di individuarle più facilmente nei prodotti alimentari. Inoltre viene stabilito che le informazioni sugli allergeni dovranno essere fornite anche per i cibi non imballati, ad esempio quelli venduti nei ristoranti o nelle mense.

    Il divieto alle indicazioni fuorvianti sulle confezioni: i consumatori non devono essere fuorviati dalla presentazione degli imballaggi alimentari, riguardo all’aspetto, alla descrizione e alla presentazione grafica, che saranno resi più comprensibili.

    Per quanto riguarda l’imitazione dei cibi,  vale a dire gli alimenti simili ad altri ma prodotti con ingredienti diversi, come i “simil-formaggi” prodotti con materie vegetali, dovranno essere facilmente identificabili. La carne ottenuta dalla combinazione di più parti di carni dovrà essere indicata come “carne ricomposta”, lo stesso varrà per il pesce, che sarà indicato come “pesce ricomposto”.

    Una dimensione minima per rendere leggibili le etichette: le diciture obbligatorie sulle etichette dovranno avere caratteri tipografici minimi non inferiori a 1,2 mm (prendendo come riferimento la “x” minuscola), oppure 0,9 mm se le confezioni presentano una superficie inferiore a 80 cm2. Se la superficie della confezione è inferiore a 10 cm2, l’etichetta potrà riportare solo le informazioni principali (denominazione di vendita, allergeni, peso netto, termine minimo di conservazione, etc.) disposte nella posizione più favorevole.

    La scadenza degli alimenti: la data di scadenza dovrà essere indicata anche sulle singole confezioni preconfezionate poste all’interno del prodotto.

    Congelati: la carne, le preparazioni a base di carne e i prodotti ittici surgelati o congelati non lavorati, devono indicare il giorno, il mese e l’anno della surgelazione o del congelamento.

    Acidi grassi trans: entro tre anni dall’entrata in vigore del regolamento la Commissione redige un rapporto per valutare se riportare l’indicazione relativa agli acidi grassi trans nella tabella nutrizionale. Sino a quel momento è vietato riportare questa indicazione anche in modo volontario.

    Involucro: i salumi insaccati devono indicare quando l’involucro non è commestibile. La scritta “oli e grassi vegetali” va abbinata all’indicazione dell’olio o del grasso utilizzato (es. soia, palma, arachide). Nelle miscele è ammessa la dicitura “in proporzione variabile”.

    L’acqua: quando la presenza nel prodotto finito dell’acqua aggiunta è superiore al 5% è obbligatorio indicarlo in etichetta.

    Caffeina: le bevande diverse da tè, caffè e dai drink a base di tè e caffè con un tenore maggiore di 150 mg/l devono riportare sull’etichetta oltre alla scritta “Tenore elevato di caffeina” (introdotta nel 2003), l’avvertenza “Non raccomandato per bambini e donne in gravidanza o nel periodo di allattamento”.

     

     

    Matteo Quadrone

     

  • A Ventimiglia il primo film a costo zero realizzato via Facebook

    A Ventimiglia il primo film a costo zero realizzato via Facebook

    cinepresaLa trama è di quelle che più scontate non si può, soprattutto di questi tempi in cui sembra che la tv la faccia sempre e comunque da padrone: un padre di famiglia che per tutta la vita ha lasciato inespressa la sua passione per il canto decide di fare un provino per un talent show.

    La ragione per cui Pugni chiusi può rivelarsi un film interessante è un’altra: si tratta di un lungometraggio realizzato a costo zero tramite Facebook. Il regista Marioandrea Barbantini ha scelto come location la sua città natale, Ventimiglia, reclutando tramite il social network cast, ambientazioni e strumenti.

    Proprio per il suo carattere web il progetto del regista si può definire social movie, e nel suo genere richiama i B movie che hanno avuto molto successo negli anni Settanta: trama ridotta all’osso, cast composto interamente (o quasi) da esordienti, ambientazioni e attrezzature di scena essenziali, budget minimo se non addirittura nullo.

    La prima del film avverrà giovedì 24 novembre (ore 21, ingresso gratuito) al Cinema Teatro di Ventimiglia. Per prenotazioni si può contattare il numero 331 3715638.

    Marta Traverso

  • Regali di Natale: artisti e creativi, fatevi avanti

    Regali di Natale: artisti e creativi, fatevi avanti

    Natale regaliSarà il rifiuto del consumismo sfrenato e della globalizzazione, sarà che la crisi economica ci ha resi tutti più attenti a ciò che compriamo, fatto sta che negli ultimi tempi si sta riscoprendo il valore dei prodotti fatti a mano, della creatività, del pezzo unico realizzato in modo artigianale.

    Al tempo stesso, complice la crescente difficoltà nel trovare e mantenere un lavoro, molti artisti di questo ambito hanno scelto di trasformare la passione per l’hand-made in una professione, e di provare a vivere grazie alla vendita delle loro opere.

    Mettiamo insieme queste due realtà e ne esce fuori un business: già, perché in supporto a tutto questo sono nati diversi siti web che offrono agli artisti una vetrina virtuale in cui mostrare e vendere le proprie creazioni. Fra queste c’è Gli Artigianauti, che in vista del Natale ha scelto di mettere a disposizione il proprio sito a chiunque voglia suggerire regali creativi, originali e fatti a mano: bijoux, addobbi natalizi, abbigliamento, articoli per la casa, giocattoli e così via.

    Gli artisti hanno a disposizione uno spazio web in cui dare visibilità alle proprie opere ed essere contattati da potenziali clienti. Chi è stanco dei soliti regali avrà modo di sfogliare un vero e proprio catalogo di prodotti artigianali e al tempo stesso sostenere il lavoro e la creatività di tanti artisti, giovani ma non solo.

    Per candidarsi è necessario compilare un modulo sul sito web de Gli Artigianauti e attendere che le proprie opere vengano valutate dallo staff: gli artisti selezionati dovranno pagare una piccola quota per avere a disposizione tutti i servizi offerti dal sito.

    Affrettatevi, perché le candidature si possono inviare entro e non oltre sabato 26 novembre.

    Marta Traverso

  • Alluvione, Fnac riapre con Paolo Villaggio

    Alluvione, Fnac riapre con Paolo Villaggio

    Fnac Genova alluvioneTutti noi abbiamo ancora davanti agli occhi le immagini dell’alluvione del 4 novembre: non solo i disastri che hanno colpito Marassi e la zona del Fereggiano, ma anche le molte attività commerciali di via XX Settembre che sono state completamente distrutte dall’acqua.

    Una di queste è la Fnac, che nelle ultime settimane è rimasta chiusa e ha annunciato la possibile riapertura dell’area a piano terra per sabato 3 dicembre.

    Non solo: a un mese esatto dal nubifragio, domenica 4 dicembre riprende il consueto ciclo di appuntamenti, che non si terranno però al Forum Fnac – in quanto il piano interrato è ancora inagibile – ma a Palazzo Ducale. Il primo ospite sarà Paolo Villaggio (ore 18.30, sala del Maggior Consiglio), che presenterà al pubblico il suo ultimo libro La vera storia di Carlo Martello.

    Marta Traverso

  • Regione Liguria, un bando per progetti di risparmio energetico

    Regione Liguria, un bando per progetti di risparmio energetico

     

    La Giunta regionale ligure, su proposta dell’Assessore allo sviluppo economico, Renzo Guccinelli, stanzia 2 milioni e 121.300 euro a favore di progetti di risparmio energetico e per l’utilizzo di energie rinnovabili. Fondi destinati alle imprese dei distretti industriali e alle aggregazioni di imprese.

    Il progetto finanziato al 50% da fondi statali e per il restante 50% dal fondo regionale di rotazione vuole favorire consorzi di imprese, società consortili, raggruppamenti temporanei di imprese, soggetti composti da almeno 3 imprese di piccole e medie dimensioni con sede in Liguria.

    “Con l’emissione di questo bando – spiega Guccinelli – abbiamo voluto allargare le agevolazioni a forme di aggregazione di imprese di tipo nuovo, come il contratto di rete e riconoscere direttamente alla Giunta regionale il coordinamento e il monitoraggio delle attività produttive e industriali attraverso il confronto con le organizzazioni sindacali ed economiche territoriali nelle scelte strategiche che riguardano il territorio. L’obiettivo è quello di finanziare progetti di risparmio energetico e raggiungere considerevoli riduzioni delle emissioni in atmosfera”.

    I soggetti interessati potranno presentare domanda a partire dal 15 febbraio 2012. Le richieste dovranno essere effettuate solo attraverso i bandi on line, messi a disposizione da Filse e dalla Regione Liguria per consentire procedure più veloci e risposte nell’arco di due mesi, evitando sprechi cartacei.

    Già dal 1 febbraio 2012 i raggruppamenti interessati potranno accedere alla piattaforma on line per accreditarsi e ottenere tutte le informazioni che, nel giro di una settimana, saranno sul sito della Regione Liguria.

    Dopo un iniziale finanziamento di 700.000 euro destinato però alle singole imprese, è la prima volta che la Giunta regionale mette a disposizione ulteriori risorse a beneficio di imprese aggregate, nell’ambito di tutti i settori di attività tra cui la vetroceramica, la cantieristica, la nautica da diporto, le riparazioni navali, il settore meccanico, l’informatica e l’alta tecnologia, l’ardesia, l’agroalimentare.

  • Tagli al sociale: il terzo settore è in mobilitazione permanente

    Tagli al sociale: il terzo settore è in mobilitazione permanente

     

    Ritrovarsi, guardarsi in faccia, riconoscersi per provare a comprendere come affrontare i terribili scenari che le manovre finanziarie degli ultimi mesi fanno presagire da qui a breve: cittadini, associazioni, cooperative, il mondo del sociale al gran completo, operante sul territorio della Valpolcevera, si è riunito venerdì 18 novembre a Teglia presso alcuni spazi del Municipio per fare il punto sulla mobilitazione in atto a tempo indeterminato promossa dal Forum genovese del Terzo Settore. Assemblee pubbliche che contemporaneamente si svolgono nei diversi quartieri della città (vedi Sestri Ponente) alla ricerca della formula migliore per manifestare il dissenso. Prossimi appuntamenti la manifestazione in Piazza De Ferrari, giovedi 24 e il presidio presso le assemblee consiliari di Comune e Regione, martedì 29, con l’obiettivo di farsi ricevere e ascoltare direttamente dalle istituzioni.

    “L’idea è quella di riunire tutte quelle persone, non solo appartenenti al terzo settore, ma anche istituti scolastici, associazioni di volontariato e cittadini comuni, che da tantissimi anni lavorano a contatto con realtà difficili – spiega Federico Persico, cooperativa Coopsse onlus – La Valpolcevera, dotata di un tessuto sociale storico e di un’efficace rete di relazioni che in questi anni hanno retto bene all’urto della crisi economica, rischia oggi di vedere compromesso un percorso virtuoso che ha ottenuto risultati concreti”.
    Si cerca il coinvolgimento di una vallata intera: le scuole di ogni ordine e grado, i residenti, le famiglie, tutta la cittadinanza è chiamata alla mobilitazione per scongiurare le ripercussioni negative conseguenti alla perdita di un’opportunità per i più deboli.

    In ballo ci sono due questioni prioritarie: garantire la salvaguardia di 500 lavoratori genovesi del comparto e difendere i servizi sociali attualmente forniti ai cittadini. Ma come comunicare nel modo migliore all’opinione pubblica il valore dei servizi e delle professionalità che rendono possibile erogarli? Questo è un’altro aspetto cruciale emerso dalla discussione in assemblea.
    “Il nostro problema è da sempre quello di non essere in grado di stabilire la rilevanza economica delle prestazioni che offriamo – racconta Persico – così facendo si evidenzia esclusivamente l’aspetto sociale che, seppur fondamentale, non è sufficiente a salvaguardare il nostro lavoro”.
    Il costo dei servizi forniti dal terzo settore ricadrà completamente sulla collettività ed è impossibile immaginare che il volontariato, in perfetta solitudine, possa sopperire.

    C’è anche una buona dose di autocritica nelle parole degli operatori. In sostanza il rammarico è dovuto al fatto di aver provato per oltre trent’anni a giustificare i fondi ricevuti perché destinati ad attività rivolte a soddisfare le esigenze dei più deboli. Forse, cinicamente, si è giunti alla conclusione che sarebbe più utile iniziare a ragionare in termini di convenienza. In particolare di convenienza politica. “Quanto vale come serbatoio elettorale il comparto sociale?” si chiedono i lavoratori. E con l’avvicinarsi delle elezioni amministrative della primavera 2012 è una domanda che calza a pennello.

    “Bisogna mettere in chiaro quanto costano i tagli in termini di sicurezza del territorio e qualità della convivenza civile che verrebbero meno”, sottolineano le associazioni. Anche perché quando è utile, soprattutto a fini mediatici, la ricchezza del tessuto sociale della vallata, è spesso richiamata. Tutti ricordano il tragico episodio dell’aggressione all’anziano avvenuta qualche mese fa in via Jori, a Certosa, per cui si rispolverò (a torto) il fantasma delle bande latinoamericane. Il Municipio ma anche il Sindaco in persona davanti alle telecamere ribadirono come non esistesse un’emergenza sociale in Valpolcevera grazie soprattutto alla capillare presenza dell’associazionismo. Ebbene le stesse associazioni elogiate come un baluardo contro le derive provocate dal disagio sociale, nel prossimo futuro non potranno più esercitare la loro funzione di presidio.

    Ma in Valpolcevera quanti sono i soggetti che rischiano di non poter più usufruire di vari servizi?
    Ecco alcuni numeri: 30 anziani assistiti giornalmente, 150 bambini (da 1 a 14 anni) iscritti ad aree gioco e sostenuti nei compiti scolastici, 200 ragazzi e adulti orientati al lavoro, 200 ragazzi (tra i 12 e i 25 anni) impegnati in progetti educativi, 500 giovani a cui vengono offerte attività di animazione, 500 le famiglie coinvolte.

    Mentre per quanto riguarda Genova nel suo complesso, il documento redatto dal Forum parla di “riduzione o soppressione dei servizi di trasporto dei disabili, dell’assistenza domiciliare, degli affidi educativi e dei centri di aggregazione”. E Persico aggiunge “Sono 32 mila le persone che rischiano di non avere più servizi in vari ambiti, dall’assistenza agli anziani che rischia di essere azzerata nel 2012, ai progetti di reinserimento lavorativo, alle attività dedicate al tempo libero dei giovani disabili. Il dramma è che non sappiamo ancora quali saranno in concreto le cifre a disposizione. Ma L’Assessore comunale ai servizi sociali, Roberta Papi, ha dichiarato che nel 2012 le prestazioni diminuiranno del 50%”.

    L’obiettivo della mobilitazione è mettere pressione su Comune e Regione perché nonostante la pesante riduzione di trasferimenti statali agli enti locali e la conseguente diminuzione delle risorse a disposizione, secondo gli operatori, la volontà su come spendere i fondi dipende da precise scelte politiche. La prossima scadenza è la discussione del bilancio di previsione di Palazzo Tursi, prevista per metà dicembre.
    “Le scelte si fanno in quella sede– ricorda Persico – Gli enti possono decidere di eseguire tagli lineari oppure tagli che siano dettati da scelte politiche sulle priorità che si intendono difendere. Le risorse che oggi abbiamo sono appena sufficienti e devono rimanere tali. Al di sotto di questi parametri infatti non saranno garantiti i livelli essenziali di assistenza”. A rischio ci sono servizi che direttamente o meno agiscono anche da promotori dello sviluppo economico, come quelli dedicati al reinserimento lavorativo “Un giovane che riesce ad uscire da una situazione di disagio e ha la possibilità di reintrodursi nel mondo del lavoro rappresenta un fattore di crescita non solo personale ma anche per la collettività”, spiega Persico.

    Nel documento del Forum si parla apertamente di svuotamento dello stato sociale “Con le due manovre di luglio e agosto si aggrava ulteriormente una situazione già fortemente iniqua, sia perché si colpiscono ancora gli enti locali con conseguenti ricadute sui servizi e sulla spesa sociale dei territori, sia perché sono entrambe profondamente sperequative nel prelievo delle risorse, sia perché vengono colpiti non solo i singoli cittadini attraverso la loro personale responsabilità fiscale di lavoratori e pensionati ma anche i cittadini impegnati in organizzazioni di volontariato, in associazioni, in cooperative cui dedicano competenze professionali, passioni civili, tempo volontario”.
    E ancora “La riduzione di risorse agli enti locali, la riduzione di misure di vantaggio fiscale per le cooperative, il taglio lineare alle agevolazioni fiscali del mondo no profit, sia per quel che riguarda le agevolazioni fiscali dirette, sia per le erogazioni liberali, avranno forti ricadute sui servizi e sulla spesa sociale”.

    Preoccupa e molto la riduzione dei fondi statali di carattere sociale. In particolare il Fondo per la non autosufficienza è praticamente azzerato mentre quello per le politiche sociali passa dai 435 milioni del 2010 ai 70 previsti per il 2012, il Fondo per le politiche giovanili dagli 81 milioni del 2010 ai 13 per il 2012, il Fondo politiche della famiglia dai 174 del 2010 ai 53 milioni per il 2012.
    Inoltre il disegno di legge C. 4566 di delega fiscale e assistenziale avrà effetti significativi sulle tasche dei cittadini italiani. La pressione fiscale aumenterà attraverso misure di riforma fiscale e comprimendo drasticamente gli interventi nel comparto sociale, vale a dire riduzione dei servizi e retrazione dei sostegni economici diretti ed indiretti.

    Una serie di agevolazioni (regimi di favore, esenzioni parziali o complete) subiranno tagli lineari del 5% e 20% a partire dal 2012. Fra queste si annoverano quelle cui più comunemente ricorrono i contribuenti: detrazioni per le spese sanitarie, per gli interessi sui mutui, per i carichi di famiglia, le deduzioni per le spese di assistenza per i non autosufficienti, per gli ausili, le protesi e molti altri oneri che comunque rimangono in carico al contribuente e che riducono il reddito che effettivamente rimane a loro disposizione. Ma non è tutto. Fino ad ora le pensioni ai ciechi, invalidi civili, sordi, assegni di cura e qualsiasi altra provvidenza economica assistenziale, non erano imponibili ai fini irpef. Il disegno di legge prevede l’eliminazione (totale o parziale) anche di questa agevolazione, con gli effetti che si possono immaginare in termini non solo fiscali ma anche di vivenza a carico, di detrazione fiscale, di calcolo dell’ISEE. Pensioni, indennità, assegni e qualsiasi altra provvidenza assistenziale saranno considerati “reddito”.

    Il disegno di legge calpesta pure alcuni articoli della nostra Carta Costituzionale. L’articolo 117 della Costituzione, secondo comma, lettera m, affida in modo esclusivo allo stato il compito di determinare “I livelli essenziali delle prestazioni concernenti i diritti civili e sociali che devono essere garantiti su tutto il territorio nazionale”.
    Purtroppo però il disegno di legge non prevede alcun impegno nella definizione di quei livelli.

    “A livello nazionale con queste misure si cancella completamente la legge 328 e tutti i passi avanti compiuti in questi anni – spiega Caterina Najoleari, Centro servizi minori e famiglie del Municipio Valpolcevera – Per quanto riguarda i livelli essenziali delle prestazioni sociali (LIVEAS) previsti dalla legge 328, dal 2000 ad oggi non sono mai stati introdotti”.
    Suscita parecchie perplessità anche il previsto passaggio delle politiche sociali sotto le competenze del Servizio Sanitario Nazionale. Visti i pesanti tagli al Fondo Sanitario Nazionale (550 milioni nel 2010 e 600 milioni nel 2011), è probabile che a pagarne le conseguenze sia proprio il comparto sociale.

    Ma non tutte le speranze sono perdute. Almeno a livello locale. “Non siamo ancora giunti a raschiare il fondo del barile – spiega Etta Rapallo, Coopsse onlus – Una proposta potrebbe essere quella di programmare un anno del “riciclo” delle risorse disponibili. Vale a dire congelare per un anno alcune spese da destinare al terzo settore. La domanda da porsi è quali sono le priorità dell’amministrazione comunale? L’organizzazione di festival e manifestazioni culturali oppure i servizi sociali? L’obiettivo è presentarci di fronte alle istituzioni con numeri e proposte concrete che rendano possibile recuperare le risorse necessarie per il terzo settore”.

     

     

    Matteo Quadrone

  • Nausicaa Lab: un bando per imprese creative fatte dai giovani

    Nausicaa Lab: un bando per imprese creative fatte dai giovani

    ideaIn questi tempi di crisi economica sono sempre di più i giovani (e non solo) che tentano la carta dell’imprenditoria, per sviluppare una propria attività a fronte di un mercato del lavoro che appare sempre più saturo. Il settore delle start up è in costante crescita, tanto che spesso escono nuovi bandi pronti a finanziare giovani nuove imprese.

    L’ultimo verrà lanciato nei prossimi giorni da parte dell’associazione culturale Il Tamarindo: si tratta di Nausicaa Lab, un bando per under 35 che vivono nei Paesi del Mediterraneo e vogliono mettere a frutto una propria idea imprenditoriale finalizzata al sostegno di cultura e creatività. Il progetto integrale sarà pubblicato a partire da lunedì 21 novembre, mentre per inviare il proprio progetto ci sarà tempo fino al 31 gennaio 2012.

    Le proposte saranno valutate da una giuria e i vincitori del bando potranno trascorrere sei mesi al centro di innovazione sociale The Hub Milano, in cui verrà concesso loro uno spazio e tutti gli strumenti necessari per concretizzare il loro progetto.

    Per maggiori informazioni sul bando è possibile contattare direttamente l’associazione all’indirizzo nausicaalab@iltamarindo.net.

    Marta Traverso

     

  • Google Doodle di oggi: omaggio a Louis Daguerre e alla fotografia

    Google Doodle di oggi: omaggio a Louis Daguerre e alla fotografia

    google doodleOrmai sappiamo tutti cos’è un Google Doodle. Se non altro perché il 99%  di noi navigatori abituali della Rete usa proprio quel motore di ricerca, e da tempo si sarà accorto che le sei letterine colorate che compongono la parola Google si animano di tanto in tanto con curiosi disegni.

    Quello di oggi – venerdì 18 novembre 2011 – celebra i 224 anni dalla nascita di Louis Daguerre, chimico francese al quale dobbiamo l’invenzione del dagherrotipo, ossia di quel che oggi comunemente chiamiamo fotografia.

    Cos’è di fatto il Google Doodle, a parte un modo curioso per distrarci dagli impegni di lavoro che spesso ci tengono incollati al computer? L’idea è nata fin dagli albori del motore di ricerca: il primo Doodle risale al 30 agosto 1998 e celebrava il Burning man, un fantoccio di legno che viene bruciato ogni anno in occasione dell’omonimo festival a Black Rock City, nel Nevada.

    Scopo del Doodle (la parola in senso letterale significa scarabocchio) è celebrare con un’immagine curiosa un evento, una ricorrenza, un anniversario. Qualche esempio? In occasione dei 65 anni di Freddie Mercury, cliccando sul Doodle che lo raffigurava si poteva ascoltare una delle sue canzoni più famose, Don’t stop me now. Lo scorso Halloween un click sul Doodle mostrava il filmato di alcune persone che intagliano una zucca fino a formare la scritta Google. Più spesso, invece, il Doodle rimanda semplicemente a tutte le pagine del motore di ricerca che citano l’evento o il personaggio raffigurato.

    Marta Traverso

  • Non c’è fango che tenga: t-shirt ancora in vendita

    Non c’è fango che tenga: t-shirt ancora in vendita

    genova alluvione t-shirt fangoSi può definire un vero e proprio boom quello della t-shirt Non c’è fango che tenga, un’idea del parroco di Santa Margherita di Marassi per aiutare le famiglie e le aziende colpite dall’alluvione del 4 novembre.

    Lo scorso fine settimana sono state realizzate oltre 14.000 magliette, messe in vendita presso alcune Chiese dei quartieri colpiti e il Duomo di San Lorenzo, e che sono state tutte vendute.

    Il successo dell’iniziativa ha spinto la parrocchia a voler continuare questa gara di solidarietà, facendo stampare circa 17.000 nuove t-shirt che saranno vendute in vari quartieri genovesi nel corso di questo fine settimana, sabato 19 e domenica 20 novembre.

    Queste le aree in cui sarà possibile acquistare la t-shirt con un contributo minimo di 10 €.

    Centro città e centro storico: piazza De Ferrari, via XII Ottobre, piazza san Lorenzo, piazza Campetto, via XX Settembre (angolo Coin, Mercato Orientale e angolo via San Vincenzo), Porto Antico (Magazzini del cotone e Bigo);

    Levante: corso Italia e Boccadasse, Priaruggia, passeggiata di Nervi e parrocchia dell’Assunta a Nervi;

    Ponente: via Sestri (Giglio Bagnara), centro commerciale Fiumara (Mediaworld);

    Valbisagno: corso de Stefanis (Centro Commerciale il Mirto e angolo via Tortosa), piazza Galileo Ferraris, via Bertuccioni (parrocchia Santa Margherita di Marassi).

    Marta Traverso

  • Sanità e carcere: campagna d’informazione su HIV ed epatiti

    Sanità e carcere: campagna d’informazione su HIV ed epatiti

     

    Informare i detenuti nelle carceri italiane sui rischi dell’HIV e delle altre patologie virali croniche, incentivarli a sottoporsi ai test specifici e nel frattempo cercare di scoprire a quanto ammonti il “sommerso” delle malattie infettive fra i reclusi.

    Questo l’obiettivo  della campagna di sensibilizzazione “La salute non conosce confini“, partita alcuni giorni fa, coinvolgerà 19 istituti di pena (compreso la Casa Circondariale di Genova Marassi), sparsi in 11 regioni italiane e durerà fino al gennaio 2012.

    Un’iniziativa promossa dalla SIMIT (Società Italiana di Malattie Infettive e Tropicali), dalla SIMSPE (Società Italiana di Medicina e Sanità Penitenziaria), NPS Italia Onlus (Network Persone Sieropositive) e l’associazione Donne in rete Onlus, patrocinata dal Ministero della Giustizia e dal Ministero della Salute.

    In ciascun carcere per alcune settimane sarà distribuito del materiale informativo in diverse lingue così da sensibilizzare le persone detenute e invitarle a fare il test per l’HIV e le epatiti.

    Come detto in precedenza il progetto si propone di stimare il numero di soggetti affetti da patologie infettive senza averne la consapevolezza. Insomma malati che non sanno di esserlo.

    La presa di coscienza infatti è fondamentale. Vivere in un ambiente di comunità come quello carcerario espone a un maggior rischio di diffusione di malattie infettive e una corretta informazione è un’ottima misura di autoprotezione per i detenuti. E per aiutare le istituzioni, chiamate a gestire in maniera appropriata un problema di sanità pubblica importante, sarà introdotta la figura del peer educator (un rappresentante Nps), un tutore alla pari, credibile e competente, in grado di comprendere i problemi dei malati.

    “La diffusione delle malattie infettive in carcere evidenzia la necessità di un intervento programmato di prevenzione, diagnosi e terapia, relativi alle patologie infettive più frequenti – spiega Evangelista Sagnelli, Presidente SIMIT – E’ utile considerare che il periodo di detenzione  può essere un’occasione per ricevere informazioni in tema di prevenzione delle infezioni. L’obiettivo del progetto è aumentare la percentuale di esecuzione dei test di screening per virus Epatici ed Hiv negli Istituti Penitenziari italiani, oggi ridotta al 30%. Ciò avverrà attraverso la formazione del personale sanitario dei 19 istituti di pena distribuiti sul territorio e l’informazione della popolazione detenuta. I risultati dei test saranno la base su cui pianificare interventi successivi di prevenzione e cura”.

    “E’ un progetto che nasce da un’esigenza reale sul campo con il passaggio della Sanità all’interno delle carceri dal Ministero della Giustizia al Servizio Sanitario Nazionale non è stato più possibile raccogliere negli oltre 200 istituti penitenziari dati attendibili sulla diffusione delle malattie infettive in questo ambito – dichiara Sergio Babudieri, Presidente SIMSPE – Uno degli obiettivi principali del progetto è sicuramente quello di implementare l’accettazione dei test sierologici dell’HIV, delle Epatite virali e delle malattie sessualmente trasmesse. Ricordiamoci tutti che la situazione in carcere rispecchia, seppur amplificandola, quella della popolazione generale“.

    La questione in gioco è anche la lotta alla diseguaglianza sanitaria, come racconta Rosaria Iardino, Presidente onorario NPS Italia Onlus e Donne in rete Onlus “Non è più tollerabile che esista il doppio binario di un paziente di Serie A e uno di Serie B e che, l’aver commesso un reato, riguarda sì la competenza giudiziaria ma lo Stato ha il dovere, nei confronti di tutti i cittadini, di dare la stessa possibilità di accesso a cure e farmaci indipendentemente dal luogo di residenza”.

     

    Matteo Quadrone

  • Immigrati, arriva il permesso di soggiorno a punti

    Immigrati, arriva il permesso di soggiorno a punti

     

    Il permesso di soggiorno a punti diventa realtà. Dopo un paio d’anni di mirabolanti annunci, soprattutto da parte della Lega Nord, ma nessuna realizzazione concreta, venerdì 11 novembre è entrato in vigore con la pubblicazione sulla gazzetta ufficiale n. 263 il “regolamento che disciplina l’accordo d’integrazione tra lo straniero e lo stato stipulato al momento della presentazione della domanda del permesso di soggiorno”.

    Il provvedimento è in vigore dal 26 novembre ma nel testo si parla di 120 giorni di tempo dalla sua pubblicazione in gazzetta ufficiale per renderlo operativo: quindi l’appuntamento è rimandato al 10 marzo 2012.

    I soggetti interessati dalle nuove misure sono gli stranieri con più di 16 anni entrati per la prima volta in Italia e che hanno fatto richiesta per il rilascio del permesso di soggiorno di durata non inferiore a un anno. Il provvedimeto, ovviamente non retroattivo, riguarderà solo chi arriverà nel nostro Paese dopo la sua entrata in vigore.

    Ma in sostanza di cosa si tratta?

    Al momento della richiesta del permesso di soggiorno il cittadino straniero stipula un accordo con lo stato italiano detto appunto” accordo di integrazione” articolato per crediti, vale a dire punti.
    Con l’accordo il cittadino straniero si impegna ad acquisire un livello adeguato di conoscenza della lingua italiana parlata; a dimostrare una sufficiente conoscenza dei principi fondamentali della costituzione della repubblica, dell’organizzazione e funzionamento delle istituzioni pubbliche in Italia, della vita civile in Italia, con particolare riferimento ai settori della sanità, della scuola, dei servizi sociali, del lavoro e agli obblighi fiscali. Ma non solo. Lo straniero dovrà anche garantire l’adempimento dell’obbligo di istruzione dei figli minori e assolvere gli obblighi fiscali e contributivi.

    Lo stato da parte sua assicura al soggetto richiedente la partecipazione a una sessione di formazione civica e di informazione sulla vita in italia. In pratica un mini corso gratuito di un giorno e della durata di cinque-sei ore.

    Filippo Miraglia, responsabile immigrazione dell’Arci, commenta così “Il provvedimento ostacola ulteriormente il diritto degli immigrati ad ottenere un documento indispensabile. Di fatto contribuisce a creare cittadini di serie A e serie B”.

    Alla firma dell’accordo vengono assegnati automaticamente allo straniero 16 punti: questa quota potrà lievitare grazie alla frequentazione di corsi, titoli di studio, ma anche grazie a comportamenti virtuosi nel senso di un’integrazione nel sistema italiano, come la scelta del medico di base, la registrazione del contratto d’affitto, attività imprenditoriali o di volontariato.

    Ma i punti si potranno anche perdere in caso di condanne penali anche non definitive, misure di sicurezza personali, illeciti amministrativi e tributari.

    Due anni è il tempo a disposizione per dimostrare di avere tutti i requisiti per soggiornare in italia. In questo arco di tempo i 16 punti iniziali dovranno diventare 30. Infatti un mese prima della scadenza del biennio dell’accordo lo Sportello Unico per l’Immigrazione avvia la verifica chiedendo allo straniero di presentare entro quindici giorni tutti i documenti necessari per ottenere il riconoscimento dei crediti. Chi non è in grado di esibire prove scritte potrà sottoporsi ad un test ad hoc. Se lo straniero ha nel suo permesso a punti dai trenta in su l’accordo si considera rispettato. Da uno a 29 si viene “rimandati” con l’impegno a raggiungere quota 30 in un anno, mentre se i punti sono zero o meno si è “bocciati” e scatta l’espulsione.

    Matteo Quadrone