Autore: erasuperba

  • La sicurezza sul lavoro spiegata ai bambini

    La sicurezza sul lavoro spiegata ai bambini

    Lavoro, sicurezza, prevenzione. Tre parole spesso associate a tragiche vicende di cronaca, dal tristemente noto rogo della Thyssen alle numerose vicende meno interessanti  dal punto di vista mediatico e di cui nessuno parla.

    Queste tre parole sono l’oggetto di un concorso letterario indetto in Umbria, in vista della festa della donna 2012: il concorso è aperto a sole donne, italiane e non, unico requisito avere più di 14 anni. Le partecipanti dovranno raccontare il tema della sicurezza sul lavoro sotto forma di fiaba, scritta in lingua italiana, lunga tra le 2 e le 8 cartelle (una cartella è 1.800 battute spazi inclusi, ndr) e alla quale è possibile abbinare un disegno o una foto.

    Le tre opere migliori riceveranno un premio in denaro: 500 € alla prima classificata, 350 € alla seconda e 250 € alla terza, mentre l’autrice dell’opera più votata sul sito web del concorso vincerà 150 €. Il premio verrà ritirato in occasione (appunto) della Festa della donna 2012, nel corso di una cerimonia presso la sede INAIL di Perugia.

    Il regolamento completo sul sito di Donne e lavoro.

  • Genova senza parole: il nuovo volto della città in Sala Dogana

    Genova senza parole: il nuovo volto della città in Sala Dogana

    Sala Dogana Palazzo Ducale GenovaUna mostra dopo l’altra nello spazio inaugurato appena due anni fa a Palazzo Ducale e riservato ai giovani artisti: sabato 19 novembre inaugura a Sala Dogana una mostra fotografica (ma non solo) a cura del duo Stefanik, pseudonimo degli artisti Stefano Fioresi e Nicolò Paoli, dal titolo Genova senza parole.

    I due ragazzi hanno scelto le tecniche più svariate per riprodurre la loro idea di Genova: fotografia, pittura, collage. Non solo: la mostra si propone come un vero e proprio work in progress, nel quale ogni visitatore è chiamato a integrare le opere con la propria immagine della città. Grandi riproduzioni cartacee di Genova saranno aperte ad “assecondare le pulsioni creative (o decostruttive?)” del pubblico.

    La mostra è a ingresso libero e rimarrà allestita fino al 4 dicembre. Aperta dal martedì alla domenica ore 15-20.

  • No free jobs: gli indignati del web contro il lavoro gratis

    No free jobs: gli indignati del web contro il lavoro gratis

    No free jobsA volte sembra di vivere in un altro mondo. Chi si limita (ammesso che di limite si tratti) a informarsi leggendo il giornale, per non parlare di chi guarda solo la televisione, non ha idea di quante cose possono accadere sui social network mentre il mondo va avanti per conto suo.

    Un esempio sono gli indignados del web, che nelle ultime settimane hanno creato vere e proprie mobilitazioni virtuali di massa per monitorare l’informazione sugli eventi caldi del momento. Qualche esempio? Il corteo di Roma dello scorso 15 ottobre, il movimento Occupy Wall Street, la recente caduta del governo. Il tutto a colpi di fan page su Facebook e di hashtag su Twitter.

    [Parentesi per i neofiti: gli hashtag sono cancelletti “#” che su Twitter vengono posizionati prima di una parola o un insieme di parole, così da etichettare quelle parole e renderle più facilmente rintracciabili]

    L’ultima protesta nata in rete è NoFreeJobs, niente lavoro gratis: sulla scia della mappa degli stage indecenti lanciata dal sito web Repubblica degli Stagisti – che da alcuni anni si dedica a denunciare aziende che sfruttano o sottopagano giovani (e non solo) precari – l’esperta di comunicazione sui social media Cristina Simone ha replicato a un post su Facebook del collega Paolo Ratto creando su Twitter l’hashtag #noFreeJobs.

    Un rimbalzo tra un social network e l’altro che in poco meno di una settimana ha mobilitato migliaia di utenti con proposte e testimonianze: mentre scriviamo, la fan page No Free Jobs su Facebook ha già raccolto oltre mille fan, mentre il corrispondente account Twitter ha circa 400 follower. E l’hashtag di cui sopra, #noFreeJobs, tiene conto in tempo reale di tutti i messaggi degli utenti: polemiche a parte (che su questo argomento sono purtroppo inevitabili), perché non date un’occhiata?

  • Crisi, una risposta arriva dalla Green economy

    Crisi, una risposta arriva dalla Green economy

     

    La riconversione ecologica dell’economia può essere il fondamento da cui partire per uscire dalla crisi.

    Il rapporto GreenItaly 2011 di Symbola e UnionCamere, presentato oggi a Milano, evidenzia come la profondità degli effetti della crisi ponga l’intero sistema di fronte alla necessità di un radicale ripensamento del proprio modello di sviluppo.

    Un’impresa su quattro (il 23,9% del totale, ovvero circa 370mila imprese, 150mila industriali e quasi 220mila dei servizi) ha realizzato negli ultimi tre anni, o realizzerà entro quest’anno, investimenti in prodotti e tecnologie che assicurano un maggior risparmio energetico o un minor impatto ambientale.
    Una quota che rappresenta un segnale forte dell’effettiva diffusione di comportamenti aziendali orientati all’eco-efficienza e alla sostenibilità ambientale, considerando che in questo caso siamo di fronte a un universo che contempla sia le micro imprese al di sotto dei 20 dipendenti, dove chiaramente la propensione a investire è più contenuta, sia tutto il settore dei servizi privati costituto da diverse attività che, per chiare ragioni di natura strutturale o legate al basso impatto ambientale, possono non essere particolarmente inclini alla realizzazione di investimenti green.

    Inoltre un terzo delle imprese che investono in tecnologie green vanta una presenza sui mercati esteri (34,8%), quota quasi doppia rispetto a quella rilevata per le imprese che non puntano sulla sostenibilità ambientale (meno di due su cinque, pari al 18,6%).

    Per quanto riguarda i settori questa visione strategica lungimirante è chiaramente più diffusa nella manifattura, dove la quota di imprese che realizzano investimenti green sfiora il 28% a fronte di un più ridotto 22% nel terziario. E tra le attività manifatturiere, oltre alla chimica e alle attività connesse sostanzialmente all’energia (prodotti petroliferi e public utilities), spicca la filiera della meccanica, mezzi di trasporto, elettronica e strumentazione di precisione, assieme alla lavorazione dei minerali non metalliferi, dove un’impresa su tre si dedica alla realizzazione di investimenti tesi a ridurre l’impatto ambientale delle proprie produzioni.

    La classifica regionale per incidenza delle imprese green sul totale vede in testa il Trentino-Alto Adige (con il 29,5% di imprese che investono in tecnologie green) seguito dalla Valle d’Aosta (27,3%), seguono le cinque regioni meridionali con valori tra il 27,2% del Molise e il 25% dell’Abruzzo, passando per la Basilicata, la Puglia e la Campania; con valori di poco superiori al 24% si posizionano poi la Lombardia, il Friuli-Venezia Giulia, il Veneto e il Piemonte. Per quanti riguarda i valori assoluti, invece, la Lombardia guida la classifica con 69.330 imprese che investono nel green, seguita da Veneto con 32.250 imprese e Lazio con 30.240 imprese.

    Anche per quanto riguarda l’occupazione, la green economy sembra possedere una marcia in più tanto che nel 2011 il 38% delle assunzioni programmate dalle imprese è riconducibile alla sostenibilità ambientale. Si tratta di più di 220.000 assunzioni sul totale di quasi 600.000 previste dalle imprese nel 2011. Di queste circa la metà, 97.600 assunzioni sono legate a professioni green in senso stretto (legate agli ambiti delle energie rinnovabili, gestione delle acque e rifiuti, tutela dell’ambiente, green mobilities, green building ed efficienza energetica).

    «Sotto le ceneri depositate dalla crisi arde la brace della green economy – spiega Ermete Realacci, Presidente di Symbola – E’ una sfida che l’Italia può vincere se saprà cogliere nelle caratteristiche del suo sistema produttivo le radici di una scommessa sul futuro. Quello che emerge nella ricerca che oggi presentiamo, ci dice che la green economy, a maggior ragione nel grave periodo che stiamo vivendo, è una delle strade principali per rilanciare, su basi nuove e più solide, l’economia italiana. Una prospettiva che nel nostro Paese si incrocia con la qualità, la coesione sociale, il talento, l’innovazione, la ricerca, fattori fondamentali per rendere competitivi i territori e le nostre imprese. Quanto emerge oggi è un’indicazione importante anche per il futuro Governo».

     

  • Morgasmatron: quadri e tatuaggi in mostra a Violabox

    Morgasmatron: quadri e tatuaggi in mostra a Violabox

    violabox-morgasmatronIl tatuaggio è arte? La pensa così Morg Armeni, artista genovese che della pittura su pelle ha fatto una professione che l’ha portata a girare il mondo.

    Da sabato 12 novembre è allestita presso la galleria Violabox (via Trebisonda 56 c) la sua personale Morgasmatron – 30 minutes of fear. Il titolo indica il tempo che il visitatore impiega nell’osservare tutte le opere, mentre fear è lo stato d’animo che ci si augura di evocare con l’atmosfera splatter e le tinte piuttosto inquietanti che l’artista ha ricreato.

    Un evento speciale anche per la galleria, che con questa mostra tocca quota 40 esposizioni dalla sua apertura nel 2006.

    La mostra rimarrà aperta fino all’8 dicembre 2011, con orario martedì – sabato dalle 16.00 alle 19.00. Ingresso libero.

  • Dismissione aree agricole a favore dei giovani coltivatori

     

    “C’è voluta la piu’ grande crisi dal dopoguerra per chiudere finalmente anche in Italia l’epoca dello Stato contadino che ha sottratto terre fertili agli agricoltori che sono certo in grado di valorizzarli creando ricchezza e nuova occupazione a sostegno della crescita di cui il Paese ha oggi straordinariamente bisogno”.

    E’ quanto ha affermato il presidente della Coldiretti, Sergio Marini nel sottolineare l’importanza dell’accoglimento nel maxiemendamento alla manovra approvata definitivamente dal Parlamento della proposta di Coldiretti di vendere le terre pubbliche prioritariamente ai giovani coltivatori avanzata al Forum di Cernobbio.

    Trecentotrentottomila ettari di terreni agricoli coltivabili per un valore di 6,2 miliardi di euro fanno parte del patrimonio pubblico che è oggetto del programma di dismissioni in una situazione in cui la disponibilità di terra è il principale ostacolo all’ingresso di giovani nel settore primario.

    La cessione di questi terreni – ha proseguito Marini – toglie allo Stato il compito improprio di coltivare la terra, rende disponibili risorse per lo sviluppo ma soprattutto ha il vantaggio di calmierare il prezzo dei terreni, stimolare la crescita, l’occupazione e la redditività delle imprese agricole che rappresentano una leva competitiva determinante per la crescita del Paese. E’ certo infatti che nessuno meglio degli imprenditori agricoli è in grado di valorizzare lavorando la terra e generare nuova occupazione“.

    Il provvedimento prevede che “entro tre mesi dalla data di entrata in vigore della legge di stabilità, il Ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali, con uno o più decreti di natura non regolamentare da adottare d’intesa con il Ministero dell’Economia e delle Finanze, individua i terreni a vocazione agricola, non utilizzabili per altre finalità istituzionali, di proprietà dello Stato”, “nonché di proprietà degli enti pubblici nazionali, da alienare a cura dell’Agenzia del Demanio”.

    Si prevede, peraltro, che la vendita avverrà “mediante trattativa privata per gli immobili di valore inferiore a 400 mila euro e mediante asta pubblica per quelli di valore pari o superiore a 400 mila euro”.

    Al fine di favorire lo sviluppo dell’imprenditorialità agricola giovanile è riconosciuto – sottolinea la Coldiretti – il diritto di prelazione ai giovani imprenditori agricoli, così come definiti ai sensi del decreto legislativo 21 aprile 2000, n. 185, e successive modificazioni. “Le Regioni, le Province, i Comuni possono vendere” “i beni di loro proprietà aventi destinazione agricola” conferendo mandato irrevocabile a vendere all’Agenzia del Demanio che “provvede al versamento agli Enti territoriali già proprietari dei proventi derivanti dalla vendita al netto dei costi sostenuti e documentati”.

    Dal Trentino alla Sardegna, sono diversi gli esempi di proprietà pubbliche sul territorio nazionale che potrebbero essere dismesse e vendute agli agricoltori – spiega la Coldiretti – con benefici sia dal punto di vista delle finanze dello Stato che della stessa produttività delle aree.

     

  • Wi-fi gratis a Genova: le zone della città in cui si può navigare

    Wi-fi gratis a Genova: le zone della città in cui si può navigare

    Premessa: se vivessimo in un Paese civile, l’accesso libero e gratuito a Internet dovrebbe essere garantito ovunque e senza eccezioni. Non per nulla, uno dei primi provvedimenti di cui si chiacchiera a proposito del quasi-neo Governo Monti e delle misure per la crescita è proprio l’investimento sulla banda larga.

    In Italia siamo molto indietro su questo tema, non ci piove. Non solo perché esistono ancora aree dove la connessione veloce è un miraggio, ma anche e soprattutto per quanto riguarda la presenza di isole wi-fi nelle città.

    Come siamo messi a Genova?

    Il wi-fi nostrano è partito in sordina un paio di anni fa con una connessione a macchie e a pagamento, grazie all’intervento dell’Associazione Cittadini Digitali. Sono state poi coperte altre due aree, sempre portafoglio alla mano: il Porto Antico (costo annuale 12 €) e la Biblioteca Berio (costo annuale 5 €).

    Solo negli ultimi mesi si è giunti a una, anzi due reti di isole wi-fi accessibili gratuitamente 24 ore su 24 facendo il login con il proprio numero di cellulare.

    Il progetto Rete Gratuita copre 150 hot spot in tutta la Liguria, a cura di Cittadini Digitali e del consorzio Vallicom, tra cui troviamo piazza De Ferrari e Matteotti, Porto Antico, Darsena, Ipercoop l’Aquilone e Fiumara, piazza delle Erbe e Giardini Luzzati: le ultime aree attivate in ordine di tempo sono in via Fiasella e a Porta Soprana, nei pressi della Casa di Colombo.

    A seguire le isole wi-fi gestite dal Comune di Genova, inizialmente con la possibilità di navigare gratis due ore al giorno, ma che dal 4 novembre (per garantire a tutti la possibilità di comunicare durante l’emergenza alluvione) sono accessibili 24 ore su 24. Queste le aree finora coperte dal servizio: Biblioteche civiche Brocchi, De Amicis, Lercari, Podestà e Campanella; stazioni ferroviarie di Principe, Brignole e Sampierdarena e piazze antistanti; Informagiovani e Palazzo Ducale, piazza De Ferrari e Matteotti; piazzale Kennedy, Loggia dei Banchi e parco di Villa Croce; via Sestri e Aeroporto Cristoforo Colombo.

    Due progetti distinti – perché lavorare in rete è un concetto troppo evoluto, forse – e che prevedono in futuro l’attivazione di nuove aree in cui navigare gratis. Speriamo senza troppi inconvenienti tecnici.

  • Sampierdarena: un primo bilancio dei lavori di riqualificazione urbana

    Sampierdarena: un primo bilancio dei lavori di riqualificazione urbana

     

    Raggiunge la rispettabile cifra di 12 milioni di euro, l’investimento complessivo destinato alla riqualificazione urbana di Sampierdarena. 9 provengono dal contributo POR-FESR (Programma operativo per l’utilizzo del Fondo europeo per lo sviluppo regionale), 3 li mette sul banco il Comune.

    Ma oggi qual è lo stato dell’arte dei lavori che interessano il quartiere?

    Il Progetto Integrato di Sampierdarena è uno dei quattro approvati e destinati al finanziamento POR-FESR (gli altri riguardano Prà, per un importo di 11 milioni; Maddalena, quasi 10 milioni; Molassana, 9 milioni).

    L’idea di fondo del progetto è quella di migliorare la vivibilità del quartiere grazie a una serie di interventi che rendano maggiormente funzionale la mobilità e riducano i volumi di traffico.

    I principali interventi sono i seguenti: la riqualificazione di via Cantore, il riassetto della viabilità di via Buranello,la riqualificazione di Piazza Vittorio Veneto, la pedonalizzazione di via Daste, la realizzazione del nuovo ascensore per Villa Scassi, oltre a una serie di azioni volte al potenziamento dei servizi informativi al cittadino e dei servizi sociali attraverso la creazione di un nuovo asilo, di un centro per anziani e il risanamento del palazzo del Municipio.

    Di questi finora uno soltanto è stato portato a termine. Si tratta della riqualificazione di Piazza Vittorio Veneto che ha visto realizzarsi l’incremento dei parcheggi e l’ampliamento dei marciapiedi.

    Per quanto riguarda via Buranello, i lavori, della durata di un anno e dal costo complessivo di 2 milioni, fin dal principio sono stati accompagnati dalle polemiche. Il problema è la realizzazione di una corsia unica, promiscua mezzi privati/pubblici e il conseguente ampliamento dei marciapiedi. Secondo i commercianti della zona la presenza del cantiere e la riduzione della carreggiata influiscono negativamente sulle attività commerciali, impedendo un agevole passaggio veicolare e la possibilità di sosta.
    Ma dal Municipo sottolineano come, quando si interverrà per modificare la viabilità su Lungomare Canepa e via Sampierdarena, sarà possibile sedersi a un tavolo e ragionare sulla possibile presenza di una corsia unica per i mezzi pubblici.

    A breve partiranno invece i lavori per il rifacimento completo della pavimentazione di via Daste.
    Mentre in via Cantore si procede, anche se a rilento, nella riqualificazione dei marciapiedi e nella sistemazione del pavimento a mosaico del porticato.

    Ma sono due i progetti più interessanti. Uno che punta su un sistema di trasporto innovativo. L’altro invece vedrà rinascere una scuola dismessa da lungo tempo. Parliamo degli interventi previsti per il rispristino dell’ascensore che collega via Cantore e Villa Scassi e della realizzazione di un nuovo asilo al Campasso.

    La prima è un’operazione fondamentale per favorire l’accesso al vicino ospedale, grazie alla sistemazione di una struttura in disuso da molti anni.

    In pratica verrà eliminato il tratto pedonale che conduceva al vano ascensore. Una galleria risalente all’epoca della seconda guerra mondiale e utilizzata  come rifugio dai bombardamenti, un tunnel buio e decisamente angusto per anziani o persone con problemi di deambulazione.
    L’ascensore è stato riprogettato dalla testa ai piedi e sarà completamente meccanizzato. E’ previsto un tratto iniziale dove la cabina viaggerà in orizzontale e un secondo tratto, dove viaggerà in obliquo. Per concludere il suo breve tragitto e sbucare di fronte al Pronto Soccorso sul lato di Villa Scassi. Il progetto prevede una struttura trasparente e luminosa, grazie a una superficie totalmente vetrata. I tempi di risalita saranno di poco superiori ai due minuti. Sarà un sistema autogestito senza neppure la necessità della presenza di personale, coniugando così l’ottimizzazione dei costi e la fornitura di un servizio migliore. I lavori, che prevedono un investimento notevole (costo del 1° e 2° lotto, 4 milioni e 290 mila euro), cominceranno nel 2012 e dureranno circa 3 anni.

    Anche gli interventi che riguardano l’ex scuola di via Pellegrini al Campasso, devono ancora partire. Qui nascerà un asilo concepito con strutture architettoniche a misura di bambino. Il problema è la presenza di amianto nel tetto del vecchio edificio. Infatti in questi giorni si sta procedendo nella demolizione dell’edificio e nella conseguente bonifica. Per terminare i lavori e veder rinascere un luogo dedicato ai più piccoli, ci vorranno almeno altri 2 anni.

     

    Matteo Quadrone

     

  • Madri sole, l’Unione Europea approva delle agevolazioni

    Madri sole, l’Unione Europea approva delle agevolazioni

     

    Priorita’ sulle liste d’attesa per l’assegnazione di abitazioni alle madri sole, agevolazioni fiscali per le famiglie monoparentali, accesso alla formazione professionale e a borse di studio mirate per mamme nubili, vedove o separate.

    Questi alcuni punti della risoluzione approvata sul finire di ottobre dal Parlamento europeo sulla situazione delle madri sole nella Ue.

    “Questa relazione – ha detto la relatrice, Barbara Matera (Ppe), vicepresidente della Commissione Diritti della donna e uguaglianza di genere – ha l’intento di individuare misure a favore di donne vulnerabili come le madri sole mediante, ad esempio, l’accesso prioritario agli asili nido, agli alloggi temporanei, oppure a forme di lavoro part-time per avere un miglior equilibrio tra vita professionale e familiare”.

    “In questo momento – ha continuato Matera – il cinque per cento della popolazione europea femminile e’ composta da madri sole, ed in alcuni Stati membri come l’Estonia e la Lettonia questa percentuale arriva al nove percento. Spesso sono falsamente stigmatizzate come ragazze giovani irresponsabili, mentre l’85% ha un’eta’ compresa tra i 25 e i 64 anni”.

  • Gli uomini del porto: su YouTube il film dei camalli

    Gli uomini del porto: su YouTube il film dei camalli

    Gru del portoGirato nel 1995, digitalizzato nel 2001, distribuito al mondo nel 2011. Per la precisione nel novembre 2011.

    Da pochi giorni il documentario Les hommes du Port, della durata di poco più di un’ora e girato dal regista svizzero Alan Tanner (autore anche del film cult No man’s land), è visibile integralmente su YouTube.

    Un film di cui nessuno si ricordava più da tempo, ormai perso negli anni, ma che oggi è stato riscoperto e caricato in rete da un socio della Culmv, matricola 867. Interviste e testimonianze della vita del porto, che Tanner ha conosciuto molto da vicino quando da giovane navigava. L’ultima proiezione del film era avvenuta nel 2000 alla Sala Chiamata del Porto, in occasione di una mostra sulla Compagnia Unica.

    Buona visione.

  • Accademia di Belle Arti a rischio: in vendita i quadri del museo

    Accademia di Belle Arti a rischio: in vendita i quadri del museo

    Piazza de Ferrari accademia di belle artiUna scelta dolorosa ma inevitabile: da qualche tempo girano voci sulla possibile chiusura dell’Accademia di Belle Arti e del relativo Museo.

    Non sono a rischio soltanto i corsi di studio per molti giovani creativi, ma anche un museo, che nonostante possieda opere che attraversano sette secoli di storia dell’arte attira appena mille visitatori l’anno.

    Un museo già costretto a convivere con un orario di apertura ridotto all’osso (solo nei giorni feriali) e un buco di bilancio di circa un milione di euro. Lo spettro chiusura arriva dopo che il Comune di Genova ha minacciato di tagliare dal prossimo anno i fondi finora garantiti all’Accademia, poco più di cinquecentomila euro annui.

    In questi giorni si sta consumando un tentativo in extremis per salvare il museo: vendere trenta dipinti alla Fondazione Carige, per una cifra complessiva che si spera superi l’intero disavanzo. Si tratta di opere minori, ma che costituiscono comunque una parte importante del patrimonio museale.

    Così ha commentato il direttore del Museo Giulio Sommariva: “Se riusciremo a vendere quei quadri il museo rimarrà aperto. Viceversa, la sua chiusura e quella dell’intera Accademia saranno inevitabili“.

    Restiamo quindi in attesa di conoscere gli sviluppi futuri della vicenda: non dimentichiamo che l’Accademia è l’unica struttura ligure riconosciuta dallo Stato per l’insegnamento delle belle arti.

    E ora un appello ai genovesi: se non siete mai stati al museo, è una buona occasione per farlo. Non trovate?

    Marta Traverso

    Video di Daniele Orlandi

  • Alassio: chiude il circolo Arci Brixton

    Alassio: chiude il circolo Arci Brixton

    Alassio circolo Arci BrixtonFacciamo un salto fuori da Genova: andiamo in una località di mare forse un po’ distante per noi abituati a fare il bagno tra Camogli e Vesima, forse un po’ troppo vip per le nostre tasche, dove la spiaggia libera non la trovi neanche a pagarla oro. Ad Alassio tutti ci siamo stati almeno una volta: ci siamo innamorati del budello, del suo gelato, di quell’aria da vecchia signora ricca e forse un po’ annoiata.

    C’è qualcosa che accomuna alassini e genovesi: una certa allergia a un certo tipo di movida. Quella che non ti fa dormire per il troppo chiasso, che suona una musica che non ti piace, che lascia bottiglie vuote in terra sotto la porta di casa tua. Residenti e albergatori alassini hanno seguito le orme dei genovesi che abitano in Canneto, San Bernardo e dintorni.

    Ricapitoliamo brevemente: il 13 ottobre sono stati messi i sigilli al Circolo Arci Brixton per disturbo della quiete pubblica. I decibel rilevati nelle case circostanti erano quattro volte superiori al limite consentito.

    La popolazione si mobilita: i gestori fanno ricorso e il 23 ottobre gli alassini riempiono il budello armati di striscioni per manifestare il loro dissenso. Il locale è attivo da 18 anni, conta 400 tesserati e al suo interno si sono svolti numerosi concerti, conferenze e attività benefiche.

    L’ultimo capitolo si è scritto pochi giorni fa: il tribunale del Riesame ha detto no alla riapertura del locale.

    Così ha commentato la presidenza provinciale Arci di Savona: «non siamo affatto d’accordo con tale decisione. Il circolo Arci Brixton è l’unico spazio di socializzazione per i giovani nel ponente ligure, e la musica è un’importante espressione artistica, culturale e sociale, e non una fonte di rumore».

  • Coloranti alimentari, tutto il veleno del marketing

    Coloranti alimentari, tutto il veleno del marketing

     

    Quando per vendere un prodotto si è disposti a tutto, anche a calpestare impunemente il  diritto alla salute dei cittadini, si è forse giunti a superare la soglia del non ritorno.

    Accade in un settore delicato come quello dell’industria alimentare, nella quale emerge, da parte delle aziende, un uso fin troppo disinvolto dei coloranti alimentari.

    Lo scopo principale dei produttori  è rendere i prodotti più appettibili e, in molti casi, mascherare la loro scarsa qualità. Il marketing insegna che un prodotto dal colore accattivante, per il consumatore medio, equivale ad un alimento genuino.

    Ma tecnicamente di cosa stiamo parlando? I coloranti alimentari sono additivi alimentari che vengono aggiunti agli alimenti principalmente per: compensare le perdite di colore dovute all’esposizione a luce, aria, umidità e variazioni di temperatura; migliorare i colori naturali; aggiungere colore agli alimenti che altrimenti ne sarebbero privi o sarebbero colorati diversamente.

    Sono contenuti in un’ampia gamma di prodotti alimentari, tra cui snack, margarina, formaggio, marmellate e gelatine, dolci, bevande analcoliche, prodotti da forno, salse e condimenti. Ogni colorante alimentare il cui impiego è autorizzato nell’Unione europea è soggetto a una rigorosa valutazione in termini di sicurezza.

    Occorre però una precisazione: i coloranti alimentari infatti si dividono in naturali e sintetici.

    I primi vengono in gran parte estratti da prodotti vegetali, fatta eccezione per il colorante rosso E124 che deriva dall’essiccazione delle cocciniglie(insetti); i secondi, quelli sintetici, vengono prodotti in laboratorio, e oltre ad avere un ciclo di vita più lungo, nonostante vi sia più di qualche dubbio sulla loro innocuità, hanno il grande vantaggio di essere molto economici.

    Proprio per la loro economicità rispetto a quelli naturali, i coloranti di sintesi vengono largamente utilizzati nell’industria alimentare.

    La notizia è che l’EFSA (European Food Safety Autority), vista l’influenza che potrebbero avere alcune sostanze sulla nostra salute, sta attualmente riesaminando la loro sicurezza.

    Tra i coloranti sintetici indicati come i più dannosi, vengono indicati il Patent Blue V (E131) e l’amaranto. Basti pensare che il primo viene correntemente usato in medicina per la mappatura linfatica della biopsia del linfonodo sentinella, mentre l’amaranto, scientificamente conosciuto come molecola azoica, è stato dichiarato mutageno e potenzialmente cancerogeno.

    Già nel 2008, l’Ufficio di Farmacovigilanza dell’Agenzia Italiano del farmaco (AIFA), segnalava sospette reazioni avverse al Blue Patent, come rash cutanei, orticaria e in casi più gravi, reazioni ipotensive.

    Ovviamente tra i soggetti più a rischio, secondo un gruppo di esperti scientifici dell’EFSA, ci sono i bambini.

    In merito al colorante amaranto, formato da molecole azoiche, se combinato con prodotti che presentano benzoati, come frutta, prodotti caseari e pesce, oltre a portare iperattività, può causare asma, orticaria e insonnia.

     

     

    Matteo Quadrone

  • Salute, Diritti al taglio: stati d’animo, bisogni e critiche dei cittadini

    Salute, Diritti al taglio: stati d’animo, bisogni e critiche dei cittadini

     

    “Nei prossimi anni il rispetto del principio di equità di accesso alle cure sarà messo a dura prova, aggravando le disuguaglianze già esistenti tra i diversi sistemi sanitari regionali”, si legge anche questo nel 14° Rapporto Pit Salute, intitolato “Diritti al taglio”, redatto da Cittadinanzattiva e presentato questa mattina presso l’auditorium del Ministero della Salute.

    Questo testo è il principale strumento attraverso il quale il Tribunale per i diritti del malato-Cittadinanzattiva fornisce ogni anno una fotografia del Servizio Sanitario Nazionale dal punto di vista del cittadino. Il Rapporto viene infatti realizzato attraverso la raccolta e l’elaborazione delle segnalazioni provenienti dai cittadini che contattano annualmente il Servizio PiT Salute, le sedi del Tribunale per i diritti del malato e i servizi PiT locali.

    Il Rapporto 2011 esamina 23.524 segnalazioni relative al periodo di tempo che va dal 1 gennaio al 31 dicembre 2010.

    I dati raccolti e presentati, come in ogni edizione dal 1996 ad oggi, costituiscono una sorta di termometro delle situazioni di malessere con le quali si misurano i cittadini nel loro contatto con i servizi sanitari e per questo possono essere considerati indicatori significativi dei temi sui quali puntare l’attenzione nel contesto della sanità italiana.

    “Questa edizione presenta un quadro molto allarmante dello stato dei servizi socio-sanitari nel nostro Paese, effetto della profonda crisi del nostro sistema di welfare – è scritto nell’introduzione al rapporto – le persone toccano con mano il progressivo impoverimento del sistema sanitario, notando che laddove c’era un presidio oggi non c’è più o viene ridotto; laddove vi era la possibilità di usufruire di prestazioni in modo gratuito, oggi c’è da metter mano al proprio portafogli“.

    Il Rapporto contiene informazioni su dieci aree di riferimento: malpractise e sicurezza delle strutture; liste d’attesa; informazione e documentazione; assistenza territoriale; invalidità e handicap; accesso ai servizi; assistenza ospedaliera; umanizzazione delle cure; assistenza farmaceutica; patologie rare.

    Sono almeno quattro i dati che emergono con evidenza dallo studio:
    innanzitutto il perdurare di problemi storici come i presunti errori sanitari (la cosiddetta malpractise è la prima voce con il 18,5% delle lamentale dei cittadini, +0,5% sul 2009) e i lunghi tempi di attesa (16%, nel 2010, 15% nel 2009); per quanto riguarda invalidità e handicap le segnalazioni subiscono un incremento notevole passando dal 9,1% del 2009 al 10,3% nel 201o; infine preoccupa l’ascesa di segnalazioni relative alle difficoltà di accesso ai servizi che passano dal 5,5% nel 2009 a quasi il 10% nel 2010.

     

     

    Matteo Quadrone

     

     

     

     

     

     

  • Wheelmap, una mappa online per segnalare le barriere architettoniche

    Wheelmap, una mappa online per segnalare le barriere architettoniche

     

    Per le persone in sedia a rotelle è ogni giorno più difficile riuscire a circolare per le caotiche città moderne.

    Nonostante un’attenzione crescente, recitata almeno a parole, nei confronti dei diversamente abili, le nostre strade, è sotto gli occhi di tutti, restano un campo minato.

    Ma ora arriva un aiuto concreto: da alcuni mesi infatti è stato lanciato un sito internet dedicato. Un’idea geniale che arriva dalla Germania ma immediatamente disponibile anche in lingua italiana.

    Si chiama WheelMap e il geniale inventore di questa mappa virtuale è Raul Krauthausen, un trentenne tedesco costretto sulla sedia a rotelle a causa di una malattia genetica. Sviluppata e realizzata grazie all’aiuto di attivisti dell’associazione no profit “Sozial Helden” (Eroi del sociale), l’iniziativa ha ricevuto numerosi riconoscimenti ufficiali.

    In pratica si tratta di una mappa online dove chiunque può mettere in rete e segnalare, anche tramite smartphone, i luoghi che presentano ostacoli per una persona in carrozzina, ma anche per anziani con difficoltà di deambulazione e genitori con passeggino.

    Per pubblicizzare il servizio, Krauthausen ha girato uno spot autoironico andato in onda sulle tv tedesche e disponibile anche su youtube: in una settimana è stato cliccato da oltre 500 mila persone.

    “Grazie a Wheelmap è cambiata la mia vita: ora in un attimo sono in grado di fissare appuntamenti in un bar di Amburgo o Colonia e organizzare le serate con gli amici – racconta il protagonista nel videoclip – In Germania sono oltre un milione e mezzo le persone sulla sedia a rotelle che conoscono, quindi, posti più o meno accessibili”.

    Il funzionamento del portale è molto semplice, dotato di un’ottima veste grafica, offre un certo grado di interattività: sulla mappa sono segnalati i luoghi aperti al pubblico, strade, ristoranti, uffici, ordinati attraverso diverse categorie.

    Il cinema, il bar, la stazione ferroviaria, ma anche i mezzi pubblici, possono essere classificati con bandierine di diverso colore.
    Il verde segnala che non ci sono problemi: tutte le località sono raggiungibili in sedia a rotelle, il gradino all’ingresso è più basso di 7 centimetri, è disponibile il bagno per persone con disabilità motoria.

    La bandierina gialla indica i luoghi parzialmente accessibili: sono raggiungibili solo quelli più importanti e l’ingresso ha un gradino inferiore a 7 centimetri.

    Il rosso segnala le località off-limits: quelle principali non sono raggiungibili in carrozzina e l’ingresso ha un gradino più alto di 7 centimetri.

    La realizzazione del progetto rappresenta indubbiamente un passo in avanti per la mobilità di molte persone.

    E sta già registrando un crescente successo anche nella versione italiana.

     

    Matteo Quadrone