Autore: erasuperba

  • Teatro Carlo Felice: Deos, ensemble di danza contemporanea

    Teatro Carlo Felice: Deos, ensemble di danza contemporanea

    deos-danza-teatroNegli ultimi anni, ogni volta che si parla del Teatro Carlo Felice è sempre in toni negativi, per illustrare i problemi di bilancio e le difficoltà nella gestione. È dunque un piacere raccontare un progetto virtuoso che si sta sviluppando all’interno del teatro.

    Si tratta di Deos (acronimo di Danse Ensemble Opera Studio), un ensemble di danza contemporanea che a partire da questa stagione mette (e metterà) in scena spettacoli all’interno del teatro. Come ci spiegano dalla compagnia, «si tratta di un progetto unico nel suo genere: il Carlo Felice è infatti il solo teatro d’opera in Italia ad avere al suo interno un ensemble di danza contemporanea, che lavora sia negli spettacoli a calendario sia in progetti ad hoc. Di norma coreografi, ballerini e spettacoli in calendario sono centrati su un repertorio classico».

    Cosa ha portato un ensemble contemporaneo a entrare stabilmente in una fondazione lirica? «Il progetto Deos è nato dall’incontro di esigenze differenti: anzitutto i danzatori che fanno parte dei cast in spettacoli teatrali hanno rapporti di lavoro occasionali, con audizioni spesso circoscritte a singoli spettacoli. Un problema anche per i teatri, che ogni volta ripartono da zero e devono spendere tempo e risorse in nuovi provini. Il risultato è che non c’è continuità lavorativa per coreografi e danzatori e non c’è qualità per il teatro, a causa del continuo ricambio. Il progetto è innovativo anche dal punto di vista gestionale: i danzatori di Deos non gravano economicamente sul teatro, non siamo una compagnia stabile ma liberi professionisti, così che il bilancio dell’Ente Lirico non ha un’ulteriore capitolo di uscite con i nostri stipendi. Noi accettiamo un cachet inferiore per ogni spettacolo, in virtù della garanzia di un rapporto di lavoro prolungato nel tempo e di avere uno spazio in cui lavorare in tranquillità e concentrarci esclusivamente sul processo creativo».

    Non solo: i promotori hanno creato un’associazione collegata a Deos, che si occuperà di fundraising per trovare sponsor che finanzino i nuovi spettacoli, allo scopo di alleggerire ulteriormente il peso economico sul teatro.

    Nato grazie all’apporto del coreografo Giovanni Di Cicco, Deos ha permesso a quindici danzatori con un curriculum internazionale di collaborare in modo continuativo con uno stesso ente. Al Carlo Felice sono già stati messi in scena gli spettacoli Wagner Wagen, (25 gennaio – 1 febbraio 2013) e Pulcinella (22-23 marzo 2013) e sono previste nuove rappresentazioni in futuro.

    Marta Traverso

    (immagine tratta dalla pagina Facebook di Deos – foto di Marcello Orselli)

  • Un anno di “giardini” attraverso le culture, i continenti ed i secoli

    Un anno di “giardini” attraverso le culture, i continenti ed i secoli

    mare piantaE’ passato già un anno da quando il nostro primo articolo sul tema del “verde” è stato pubblicato da questa testata. Nella rubrica abbiamo parlato di molti argomenti, passando da giardini famosi, in Italia e nel Mondo, alle recenti tendenze del “landscape design”, alle pubblicazioni ed ai libri in materia, italiani e stranieri, ai paesaggisti più contesi ed alcune specie botaniche meno note.

    Speriamo di essere riusciti a far percepire al Lettore quanto possa essere varia, interessante e diversificata la materia e che il “verde” sia stato colto nella sua articolata natura e nelle sue molteplici valenze: architettonica, estetica, scientifica e di fondamentale complemento nel moderno contesto urbanizzato. Cervara giardino verticaleSiamo passati dalle assolate lande dell’Africa del Nord, alle piovigginose e brumose campagne inglesi, dai parchi storici francesi ai moderni spazi verdi in stile razionalista…

    Abbiamo quindi visto che ogni luogo ha la sua storia, caratteristiche specifiche ed essenze vegetali autoctone. Le piante si adattano e resistono alle condizioni meteorologiche più estreme, al sole, al freddo, al salino, al vento sferzante ed esse hanno la meglio persino nelle aree più densamente cementificate del Pianeta.
    La Natura merita però attenzione e dedizione. Fino ad oggi ciò non è spesso stato garantito, lo straordinario patrimonio naturalistico-botanico ed artistico italiano è stato, frequentemente e troppo a lungo, abbandonato a se stesso.

    Le coste verdeggianti, gli oliveti secolari, le palme centenarie delle isole siciliane, i boschi dell’Umbria, i giardini storici delle ville venete sono il passato e proprio il migliore futuro di questo Paese!3 Basta però visitare uno dei numerosi parchi italiani per cogliere lo stridente contrasto tra gli originari ed illuminati intenti del committente e dei progettisti e lo stato di attuale abbandono e degrado.

    Recentemente ho avuto modo di visitare un noto giardino del ponente genovese, famoso per il suo impianto architettonico, e sono rimasto molto colpito, nonostante alcuni interventi di restauro eseguiti, dallo stato in cui esso versava. Quasi nulla resta infatti del progetto originario. L’antico impianto è stato stravolto: compromesso dal passaggio dell’autostrada (su cui affaccia il cosiddetto “belvedere”), dagli edifici anni sessanta e da un moderno autosilo.

    Le prospettive sul mare sono cancellate dallo sviluppo eccessivo degli alberi, gli edifici in stile neoclassico ed i padiglioni abbandonati, le alberature secolari “capitozzate” ed i viali invasi dalle sterpaglie e dai resti delle potature. Nel diciottesimo secolo, l’educazione di una persona non poteva dirsi completa senza un “Grand Tour” che attraversasse l’Italia. Il Paese, pur periferico e frazionato in vari Stati, era infatti al centro del Mondo per monumentiStoriaArte e celebre ovunque per i suoi Paesaggi, la sua natura ed i suoi giardini
    Majorelle vaso 111

                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                  Come nella celebre poesia, la ginestra china il capo, renitente ma non sconfitta, sotto le colate di lava che la faranno soccombere, così oggi ettari di macchia mediterranea, di boschi e dune costellate di bianchi gigli cedono di fronte alla crescente cementificazione.

    Mentre però, per quanto crudele, la Natura non è mai ciecamente distruttiva e quindi, dalle rocce vulcaniche, spunteranno in breve nuovi germogli e nuove fioriture, così non potrà essere a fronte dell’insensata furia speculativa dell’uomo.ars topiaria L'Oreal Distruggere la natura non significa però solo cancellare ciò che spesso ha richiesto centinaia di anni per svilupparsi (tale è il tempo necessario per avere alberi secolari, fitti boschi e coste coperte di macchia mediterranea) ma precludere, per sempre, al pittore di ritrarla nelle sue opere, al poeta nei suoi versi, al musicista nelle sue note ed a ciascuno di noi di cogliere il senso di infinito che la pervade.

    Se i beni culturali meritano rispetto e richiedono tutela, questo è ancora più vero per la Natura, cui l’Arte sempre si ispira e di cui al massimo può essere mera emulazione.

    Filippo Leone Roberti Maggiore e Emanuele Deplano
    Per informazioni: ema_v@msn.com

  • Premio Bruno Lauzi: bando di concorso per cantautori

    Premio Bruno Lauzi: bando di concorso per cantautori

    musica-live-cantanti-microfonoSono aperte le iscrizioni alla sesta edizione del Premio Anacapri Bruno Lauzi, bando di concorso dedicato ai cantautori e alle loro canzoni inedite curato dal giornalista Roberto Gianani.

    Possono iscriversi cantautori di età superiore ai 18 anni, individualmente o in gruppo, purché siano autori e interpreti di canzoni d’autore inedite (facoltativa la proposta anche di cover di un brano di Bruno Lauzi, cui è intitolato il bando).

    Le canzoni, per essere ammesse alla selezione, dovranno essere in lingua italiana e non essere mai stata edita né concessa a Case editoriali.

    Ogni partecipante dovrà inviare un brano e la domanda di ammissione tramite invio di plico sigillato al Comune di Anacapri – via Caprile 30 entro venerdì 31 maggio 2013.

    L’iscrizione al Premio è gratuita.

    Una giuria selezionerà una rosa di sette canzoni finaliste, che parteciperanno al Festival durante l’estate 2013 e concorreranno alla proclamazione del vincitore (date e modalità saranno comunicate via mail).

  • Pre-visioni, Teatro della Tosse: in scena le compagnie emergenti liguri

    Pre-visioni, Teatro della Tosse: in scena le compagnie emergenti liguri

    Ingresso Teatro della TossePer il terzo anno consecutivo arriva sul palco della Tosse la rassegna Pre-visioni, dedicata ad attori e compagnie emergenti della Liguria, selezionati da Laura Santini, Fabrizio Arcuri e Roberto Rinaldi. Dei 39 progetti che si sono iscritti al bando lanciato a inizio stagione, solo 6 sono riusciti a superare le strette maglie della giuria, che assicura di avere scelto una gamma di spettacoli assolutamente rappresentativa del multiforme panorama di proposte giunte da tutta la Regione. «Alcuni progetti – spiega Fabrizio Arcuri, regista e direttore artistico dell’Accademia degli Artefatti – sono stati selezionati per l’innovazione tecnologica del linguaggio scenico, altri per la proposta di nuove strade drammaturgiche. In qualche caso, invece, abbiamo cercato di valorizzare attori che faticano a trovare spazi ma hanno già dato ampie dimostrazioni del proprio valore».

    Come previsto dai termini del concorso, inoltre, tutte le compagnie partecipanti non sono dotate di una sede propria e non ricevono regolari finanziamenti da parte delle istituzioni.

    «La rassegna – tiene a precisare Emanuele Conte, direttore artistico della Tosse – viene fatta soltanto con le forze del teatro che la ospita e dei gruppi che presentano i propri progetti ma, purtroppo, non è sponsorizzata né sovvenzionata da nessuno. È un’occasione di vetrina per progetti, nati e selezionati sostanzialmente sulla carta, come una serie di scommesse che proponiamo al nostro pubblico, in alcuni casi anche in forma di studi che ci auguriamo possano diventare veri e propri spettacoli finiti».

    Le rappresentazioni (biglietto giornaliero 12€, abbonamento rassegna 25€) saranno messe in scena da giovedì 9 a sabato 11 maggio, ogni serata con doppio appuntamento alle 20.30 e alle 21.30. La rassegna, però, inizierà già martedì 7 e mercoledì 8 con l’anteprima assoluta e fuori concorso di “Io sono il proiettile. Radiodramma per attore solo e vocoder” di e con Edoardo Ribatto. Liberamente ispirato all’opera e alla vita di Yuri Markus Daniel, come spiega lo stesso autore, «lo spettacolo nasce da un libro trovato dieci anni fa su una bancarella: è un radiodramma sull’identità che fotografa il momento in cui un uomo capisce che cosa deve fare per dare un senso alla sua vita, con una particolare ambientazione nella Russia del 1965. Il protagonista fu costretto a passare cinque anni in un gulag per aver scritto quattro racconti e averli pubblicati all’estero. La mia voglia di portare questa storia sul palco nasce dalla constatazione che oggi, nella nostra quotidianità, non arriviamo a giocarci sostanzialmente nulla di così vitale, come successo a Daniel».

    Lo spettacolo, che come evidenziato dal sottotitolo gioca tutto sull’audio, verrà presentato in forma di studio come anticipazione di quanto il Cantiere Campana proporrà in cartellone per la prossima stagione.

    Cantiere Campana, Gregorio GiannottaCome abbiamo già raccontato sulle pagine di Era Superba, il Cantiere Campana è l’esperimento lanciato quest’anno della Tosse e dedicato alle compagnie giovani, vogliose di nuove sperimentazioni drammaturgiche, che difficilmente trovano spazio attraverso i canali tradizionali. In parallelo agli spettacoli è nata una community di oltre 600 sostenitori del progetto che, durante l’anno, ha interagito direttamente con il teatro, il pubblico e gli attori, attraverso canali digitali e iniziative dal vivo. Gli stessi membri di Cantiere Campana, che al termine di ogni serata di Pre-visioni animeranno il dibattito tra attori e spettatori, hanno potuto visionare in anteprima i sei spettacoli selezionati e hanno assegnato la palma di migliore a “Esperanto e Nunziata. Omaggio al giardiniere Libereso Guglielmi” di Paola Malaspina, ispirato liberamente al racconto di Italo Calvino “Un pomeriggio, Adamo” e messo in scena dall’Associazione Culturale Bambù. È una storia d’amore tra l’uomo e il verde, il giardino, inteso come luogo di ricerca e di cura del sé, ispirata dalla vita e dal pensiero del botanico Libereso Guglielmi, meglio noto come “giardiniere di casa Calvino”.

    Lo spettacolo sarà proposto venerdì 10 maggio alle 21.30, dopo la messa in scena di un’altra pièce finalista, ovvero “Felicitazioni” di Maria Luisa Usai, Elisabetta Granara e il Gruppo di Teatro Campestre, che attraverso il racconto di due clown si interroga sui luoghi, non solo geografici, in cui al giorno d’oggi possiamo ricercare la felicità.

    I primi due spettacoli in concorso, invece, andranno sul palco giovedì 9 maggio. Ad aprire i giochi alle 20.30 sarà la Compagnia dei Demoni con “Personaggi in cerca d’attori” che analizza la contemporaneità attraverso la storia del teatro: alcune figure molto note della storia del teatro attendono di andare in scena, discutendo su chi incarnerebbe al meglio le caratteristiche del mondo moderno.

    Nel secondo spettacolo di giovedì sarà protagonista Giancarlo Mariottini con “Club 101_Studio per Narciso 2.0”, sotto la regia di Luca Agricola. Si tratta di un progetto in due parti, di cui per Pre-visioni sarà allestita la seconda, che indaga sulla nostra relazione con i social network e con la solitudine. Estremizzando la nuova frontiera del narcisismo, declinata attraverso l’evoluzione tecnologica, il protagonista racconta la sua avventura in un immaginario luogo del piacere, in cui è possibile avere un rapporto sessuale con un proprio clone.

    Sabato 11 maggio, infine, il sipario si alzerà per gli ultimi due spettacoli. Alle 20.30 toccherà a “3Q – Liberi esperimenti politici”, una storia che gioca su una particolare concezione degli spazi, intrecciando i piani nobili della politica con quelli “più bassi” della cucina: ogni scena è la portata di una cena, come se per ogni problema esistesse la ricetta giusta per affrontarlo.

    La chiusura della rassegna sarà affidata a una curiosa rivisitazione della classicissima tragedia greca “Edipo Re”, secondo la messa in scena della Compagnia dei Misci. Sfruttando un espediente molto utilizzato nel teatro per ragazzi, Edipo sarà l’unico personaggio sul palco e si confronterà con il suo popolo rappresentato sotto forma di fumetto; il tutto con un prezioso lavoro di vocalità, come se tutti i ragionamenti provenissero dalla mente stessa di Edipo.

    Dall’anno prossimo, o sarebbe più giusto dire dal 2015, Pre-visioni diventerà una biennale e si alternerà nelle primavere del Teatro della Tosse con le selezioni locali del Premio Scenario. Il teatro di piazza Negri, infatti, ha siglato un accordo con gli organizzatori della prestigiosa vetrina nazionale e diventerà un vero e proprio avamposto ligure del concorso-rassegna, nuovo punto di riferimento per le oltre 130 compagnie teatrali ufficialmente riconosciute sul nostro territorio.

     

    Simone D’Ambrosio

  • Suoni reali Liguria: al Belleville la finale del concorso musicale

    Suoni reali Liguria: al Belleville la finale del concorso musicale

    musica-concerti-chitarra-elettricaVenerdì 3 maggio 2013 (ore 21.30) il Circolo Arci Belleville ospita una serata di musica live, con la finale regionale del concorso musicale Suoni Reali.

    Sono tre le band che si sfidano questa sera, dopo aver superato le fasi semifinali. Si tratta di Stanza 709, Steel Brennt e Walc.

    Il vincitore della serata sarà scelto tramite votazione del pubblico.

    Ingresso con tessera Arci.

  • San Quirico, lavori per il Terzo Valico: i No Tav ristabiliscono la legalità

    San Quirico, lavori per il Terzo Valico: i No Tav ristabiliscono la legalità

    san quirico. terzo valicoA metà mattinata gli operai della Drafinsub – ditta incaricata della realizzazione di una pista di accesso all’area di cantiere e delle operazioni di bonifica dagli ordigni bellici – risalgono sul loro furgone e se ne vanno tra applausi e fischi della gente accorsa fin dall’alba per difendere il terreno di proprietà della famiglia Bruzzese.
    Siamo in località San Quirico, dietro al Mercato dei Fiori, dove ancora resiste uno splendido polmone verde a ridosso di case e capannoni. Uno spazio di oltre un ettaro e mezzo sopravvissuto all’edificazione selvaggia, in cui Davide Bruzzese e la sua famiglia vivono, coltivano la terra e allevano i propri animali, da quasi 40 anni, conservando con cura un raro esempio di campagna a pochi metri dalla città.
    san quirico. terzo valico.3jpgMa proprio qui è previsto l’imbocco della galleria Polcevera, una delle “finestre” (gallerie di servizio) del Terzo Valico. Alberi da frutto, orti e pascoli rischiano di scomparire per sempre, rimpiazzati da una colata di cemento.
    Alcuni giorni fa è spuntata una ruspa della ditta, dopo che una prima recinzione era stata installata all’insaputa dei proprietari. Oggi non è visibile neppure un cartello con l’indicazione dei lavori da eseguire e le autorizzazioni necessarie, tutto sembra esser stato predisposto in fretta e furia, onde evitare contestazioni.

     

    san quirico. terzo valico.4jpgIl paradosso è che la famiglia Bruzzese non ha mai ricevuto alcuna notifica di esproprio del terreno e dunque dal 25 aprile – con l’immancabile supporto di altri cittadini e militanti No Tav – presidia la sua proprietà per difenderla da eventuali abusi.
    I lavori, che sarebbero già dovuti partire, sono stati sospesi in attesa di accertamenti.
    Stamattina la Drafinsub è tornata alla carica ma si è trovata dinanzi l’ostinata resistenza di una cinquantina di persone, sotto l’occhio vigile della Digos.
    «Il Cociv (general contractor del Terzo Valico) sostiene di aver rispettato la procedura notificando l’esproprio due anni fa – spiega Francesco del Comitato No Tav No Terzo Valico di Pontedecimo e San Quirico – Peccato, però, che la notifica sia stata inviata al precedente proprietario. Il Cociv afferma che non esistono documenti ufficiali in grado di attestare l’attuale proprietà. Il nostro avvocato, invece, ha in mano una visura catastale risalente a gennaio 2011, dunque precedente all’errata notifica di esproprio, che sancisce la proprietà della famiglia Bruzzese».

    san quirico. terzo valico.2jpgDa un punto di vista procedurale, ancora una volta, il Cociv avrebbe calpestato ogni regola. «Prima di avviare i lavori devono notificare l’esproprio e comunicare il relativo indennizzo economico – continua Francesco – Niente di tutto ciò è stato fatto. Finora non hanno voluto prendere in considerazione la nostra documentazione. Ci troviamo di fronte a metodi illegali perpetrati da un gruppo di persone a danno dell’intera cittadinanza. Noi non ci stiamo. E continueremo a difendere la terra della famiglia Bruzzese».

     

     

    Matteo Quadrone

    [Foto dell’autore]

  • Ludovica Robotti, l’associazione di don Paolo Farinella per i più deboli

    Ludovica Robotti, l’associazione di don Paolo Farinella per i più deboli

    san-torpete-chiesaLudovica Robotti è una bimba dal cuore grande, un piccolo angelo che ha vissuto tra noi solo 299 giorni, nel cui sorriso, oggi, riescono a trovare un po’ di serenità tante persone a cui la vita sembra aver voltato le spalle.

    Ludovica Robotti, infatti, è anche un’associazione, nata nella primavera del 2010 per illuminazione e volontà di don Paolo Farinella – rinomato biblista e parroco di San Torpete, ma più semplicemente “Paolo, prete” come preferisce firmarsi lui stesso – e dei suoi tanti amici genovesi e sparsi per il web, che nel 2012 si sono presi cura di quasi una sessantina di persone, per un impegno economico che ha sfiorato i 40 mila euro.

    «Ricordo come se fosse ieri, il primo incontro con Valeria ed Emilio – racconta Paolo, prete, accogliendoci nei locali dell’associazione – due genitori che mi avevano contattato per sondare la mia disponibilità a celebrare il funerale della loro bambina di quattro mesi e mezzo, che sicuramente non avrebbe spento neppure la prima candelina. Non formava i muscoli, una tragica forma di Sla».

    Ludovica morì a nove mesi e mezzo, il 3 febbraio 2010. Il giorno del suo saluto, San Torpete era piena di gente che, nonostante la pioggia, intasava anche piazza San Giorgio: «Fu durante l’omelia che capii che quella bambina poteva effettivamente nascere di nuovo. Stavo dicendo che Ludovica non era morta, una cosa illogica. Ma proprio in quel momento la vidi come un messaggero, un raggio di luce che è arrivato e se ne è andato. Allora lanciai subito l’idea di creare un’associazione dedicata a lei perché nel suo nome potessero vivere tante persone». Era il febbraio del 2010, ad aprile dello stesso anno è stata costituita l’associazione “Ludovica Robotti”, che a settembre avrebbe iniziato a essere operativa con 250 iscritti. «Non avevamo ancora una sede – ricorda Farinella – e in quel momento ci riunivamo nella sacrestia della parrocchia; ma volevamo partire subito, interrogandoci sui criteri con i quali avremmo dovuto operare, mossi dalla convinzione che non si sarebbe trattato di un Centro d’ascolto, come abbiamo voluto ribadire nello slogan dall’elemosina alla giustizia».

    E chi conosce don Paolo, sa benissimo che i fondamenti dell’associazione Ludovica Robotti altri non sarebbero potuti essere che la Costituzione della Repubblica italiana e il Vangelo, come spiega lo stesso sacerdote: «La Costituzione stabilisce che ognuno ha diritto di vivere in pienezza la propria vita, rimuovendo tutti gli ostacoli che ne impediscono la realizzazione come sottolinea l’art. 3. Studio e lavoro sono alla base di tutto perché senza questi non ci può essere un’economia, uno stipendio e quindi viene meno la dignità di una persona, la sua libertà e il suo tempo libero, la sua dimensione sociale e spirituale». Qui il prete sembra lasciare il passo al sociologo: «Certamente la mia è una visione che riprende Marx: il lavoro non è un mezzo di produzione ma il fondamento, la sede della dignità della persona. Poi c’è la seconda pietra angolare, il Vangelo, che ci dice che tutto il creato deve avere una finalità sociale: gli egoismi non possono essere i valori si cui si costruisce la società».

    A questo punto, però, urgeva una scelta perché l’Agenzia delle Entrate non consente la citazione della Costituzione italiana nello Statuto di un’associazione onlus: «Non potevo piegarmi a questa cosa – continua Farinella – d’altra parte desidero che questa associazione sia segno tangibile della gratuità assoluta: chi contribuisce non deve farlo perché può detrarre la sua donazione dalle tasse, ma lo deve fare a perdere, perché decide di condividere con gli altri un bene proprio che ha una valenza collettiva. Altro non è che l’estensione a livello collettivo del principio individuale, previsto sia dalla Costituzione che dalla Dottrina sociale della Chiesa cattolica, della proprietà privata: un valore con una valenza sociale che non può essere assoluto».

    A questo punto iniziano gli sforzi non indifferenti per acquisire e ristrutturare alcuni locali adiacenti alla parrocchia che sono diventati oggi la sede dell’associazione. «Come dicevo prima, la “Ludovica Robotti” non è un centro di ascolto ma è un luogo in cui l’ascolto è al centro. Nel senso che le persone che vengono, non stanno in piedi a chiedere l’elemosina ma sono accolte e raccontano il loro problema a un’assistente sociale e un membro del consiglio direttivo, coadiuvati da uno psicologo qualora fosse necessario. Non diamo mai soldi direttamente, anche perché altrimenti il sistema si intaccherebbe immediatamente, e neppure diciamo sempre di sì ma ci facciamo sempre carico del sostegno di chi ci viene a chiedere aiuto».

    Delle 57 situazioni affrontate nel corso del 2012, 27 sono provenute da segnalazioni fatte da soci o amici dell’associazione, 6 da altre associazioni, Caritas e Centri d’ascolto, 10 invece gli accessi spontanei. Le restanti 14 situazioni sono provenute dal servizio pubblico, ovvero da distretti sociali che non avevano più fondi a disposizione: «Sebbene non ufficialmente – commenta don Farinella –  di fatto possiamo considerarci una sorta di sussidiari del Comune di Genova, che non ha più risorse. In alcuni casi, non solo Tursi non interviene direttamente, ma non si occupa neppure di prendere in carico la situazione provocando una spiacevole falsificazione dei dati sulle povertà».

    Oltre agli interventi emergenziali, spesso dedicati alla riattivazione di acqua, luce e gas, le principali aree di intervento dell’associazione sono quattro.

    L’ISTRUZIONE, LA CASA, GLI ESODATI E I MINORI

    don-paolo-farinella-preteLa prima riguarda una sorta di borsa di studio all-inclusive, con la copertura di tutte le spese scolastiche e di istruzione necessarie a una completa formazione dei giovani accuditi che, se vogliono, possono iscriversi anche all’Università. Al momento, questa tipologia di intervento riguarda tre ragazzi italiani e due bambini in Bangladesh. «Per quanto riguarda il Bangladesh – racconta Farinella – siamo aiutati da un gruppo di amici di Roma, dove vive il papà di questi bambini, vendendo giornali per le strade della capitale. La mamma, invece, è con loro in Africa ma non può lavorare perché deve vigilare costantemente sui due piccoli per evitare che vengano rapiti e coinvolti nell’atroce traffico di organi umani».

    Tra le storie dei ragazzi aiutati c’è anche quella di un giovane di origini slave, che don Paolo non esita a definire «un genio», a cui l’associazione ha fornito tra le altre cose un computer ma che ha declinato l’offerta di una stampante perché non indispensabile. «Non chiediamo la luna – assicura il prete – e non vogliamo per forza la media del 9, ma è necessario che questi ragazzi si impegnino al massimo, per quanto la loro situazione lo possa consentire. Però non vogliamo che il mantenimento della borsa di studio diventi per loro un’ossessione, una malattia. La borsa di studio non è ricattatoria: è loro e la mantengono fin tanto che rispettano con impegno le normali scadenze scolastiche».

    Un’altra quota dei fondi raccolti viene utilizzata per assistere i destinatari degli alloggi comunali: chi riceve queste abitazioni, infatti, spesso non ha le possibilità economiche neppure per sistemare gli allacci delle utenze né per recuperare il mobilio minimo e indispensabile per una sopravvivenza decorosa. In questo caso, la collaborazione arriva da Massoero 2000, un’altra associazione in ambito sociale che vede protagonista Farinella.

    Il terzo settore di intervento riguarda l’accompagnamento fino alla pensione degli esodati più anziani e bisognosi.

    L’ultima area, infine, è quella destinata a tutte le difficoltà che riguardano i minori e le loro famiglie. Tra gli interventi più toccanti, quello che riguarda una piccola bimba genovese di 4 anni, vittima di abusi sessuali in casa, a cui la “Ludovica Robotti” paga una parte della psicoterapia, grazie alla pensione di reversibilità di Elena Hermalaos – a cui è dedicata la saletta degli psicologi nei locali dell’associazione – interamente devoluta dal marito.

    Tra le tante storie di aiuti e vite ridonate, ce n’è una che abbraccia tutti i campi di intervento dell’associazione. È la storia di un ragazzino quindicenne nato a Genova da una mamma nigeriana, costretta a mandarlo dai nonni in Africa per questioni di sopravvivenza. La “Ludovica Robotti” si è fatta carico del ricongiungimento di questa famiglia, pagando il biglietto dell’aereo alla donna che si è potuta recare in Nigeria a recuperare il figlio, riportarlo in Italia prima del compimento del sedicesimo anno, e in un colpo solo ha donato un alloggio e un lavoro alla donna presso la casa di un’anziana genovese, nonché una borsa di studio per il ragazzo.

    Vi sono, inoltre, alcuni casi di cui non l’associazione non riesce a farsi carico direttamente: di solito, si tratta di croniche o, comunque, talmente disperate che l’intervento della “Robotti” non riuscirebbe a sistemare nemmeno in parte. «Quando ci troviamo di fronte a queste circostanze – sottolinea don Farinella – non è che chiudiamo la porta in faccia alle persone, ma invece che intervenire direttamente le accompagniamo presso strutture emergenziali che possano provvedere in maniera più efficace».

    Gli occhi di Paolo, prete, si riempiono di gioia mentre continua a raccontare le avventure di chi in questi tre anni di vita è stato risollevato dell’aiuto di Ludovica. E con tanta soddisfazione e anche un po’ di giusto orgoglio non ci lascia andare finché non ha raccontato un’ultima storia, radicata nel territorio genovese: «Tramite una nostra volontaria, assistente sociale del Comune, siamo riusciti a coinvolgere diverse farmacie, a partire dalla Valbisagno, nella fornitura mensile di una dieta lattea gratuita, ciascuna per una famiglia bisognosa della propria zona. La cosa bella è che la proposta è venuta direttamente dalle stesse farmacie, quando eravamo alla ricerca di un prezzo politico di cui saremmo stati disposti a farci carico».

    Tutto questo grazie al sorriso di Ludovica, che oggi ha un fratellino e tanti, tanti amici.

    Simone D’Ambrosio

  • Sussurri, Martina Massarente: il progetto genovese approda in Francia

    Sussurri, Martina Massarente: il progetto genovese approda in Francia

    Sussurri di Martina MassarenteMercoledì 8 maggio inizia ad Arles una nuova edizione del Festival europeo della fotografia di nudo: si tratta di un evento molto importante, perché proprio nella cittadina francese è stato istituito nel 1969 – il primo grande evento mondiale dedicato alla fotografia che coniuga nomi prestigiosi del settore fino alle sperimentazioni più contemporanee (e di cui il Festival del nudo è uno dei molti corollari).

    Numerosi fotografi da tutta Europa, scelti da una commissione che ne ha valutato curriculum artistico e portfolio, avranno dunque la possibilità di presentare il loro lavoro e incontrare altri professionisti. Fra questi è stata selezionata solo un’artista italiana. Genovese, per la precisione.

    Martina Massarente, insieme al poeta e autore teatrale Daniel Nevoso ha creato nella nostra città il gruppo artistico Matreska. Martina porta ad Arles il suo progetto Sussurri, ispirato alle figure femminili di Henrik Ibsen, che è stato già presentato un anno fa con il libro poetico/fotografico edito da Sagep e a seguire una mostra a Palazzo Rosso e la presenza a Photissima Art Fair a Torino con il tramite della Galleria Artré.

    Incontro Martina nello studio di architettura della sua famiglia, dove ha sede anche il gruppo Matreska. «Mio padre è architetto, prima ancora è stato fotografo. Ho imparato da lui fin da bambina e iniziato professionalmente quando a 18 anni ho ricevuto in regalo una nuova macchina fotografica. Sono partita dall’analogico e approdata al digitale, sempre in collaborazione con la mia modella Alice, che era mia compagna di classe al liceo (e che è ritratta nelle foto di Sussurri, ndr)».

    La soddisfazione per essere l’unica italiana ad approdare ad Arles – per giunta nell’anno in cui un’altra città francese, Marsiglia, è capitale europea della cultura – è molto grande, ed è l’occasione per confrontare l’approccio con gli artisti di luoghi diversi da Genova: «In Francia la cultura della fotografia è molto avanzata. Ho riscontrato una grande professionalità, dalle azioni più semplici – la cura nel realizzare flyer e brochure, la tempestività nel rispondere alle mail, il pianificare nei dettagli il nostro arrivo e i tempi di allestimento – fino all’estrema attenzione verso il lavoro altrui e la valorizzazione del talento. Ho mandato la mia candidatura per testare la portata di “Sussurri”, un progetto nato a Genova ma non che non può limitarsi a Genova: in questa città c’è a mio parere una difficoltà nell’interloquire con chi dovrebbe sostenere il talento e un errore di fondo nell’approccio ai cosiddetti “giovani artisti”».

    Chiediamo a Martina di spiegare meglio questo concetto, che è alla base dell’attività sua e di Matreska. «Cosa significa “giovane”? A 25 o 30 anni si è definiti “giovani”, ma non si è più dei ragazzini: il percorso formativo primario – scuola e università – è terminato, manca la maturità dell’adulto ma è già presente la voglia di immettersi nel mercato del lavoro. Noi artisti non abbiamo bisogno di un “contentino” ogni tanto – una mostra, un bando e così via – ma siamo anzitutto persone che vogliono lavorare. Se le istituzioni non hanno fondi, basterebbe concedere degli spazi per lavorare, mappare tutti i progetti creativi sul territorio e permettere a ciascuno di testare sul campo le proprie capacità. Bisogna cambiare prospettiva, ragionare su progetti di ampio respiro che giungano a maturazione attraverso un percorso costruito nel tempo. C’è poi una selezione naturale tra chi fa arte per solo diletto e chi invece lavora professionalmente, con una visione ben definita del proprio progetto e con alle spalle notti in bianco passate a studiare».

    Una visione dell’arte che non sfocia nella mera polemica, ma che Martina (attraverso il gruppo Matreska) mette in pratica quotidianamente nel rapporto con i propri collaboratori: «La creatività deve partire da un progetto. Si può essere impeccabili nella tecnica, ma se manca un’idea a monte il lavoro ne risente. È una delle ragioni per cui non ho mai frequentato un corso di fotografia: ogni classe è composta da 15-20 allievi che finiscono per fotografare tutti nello stesso modo. Ogni artista ha una visione personale che deve essere valorizzata, non piegata a regole standard in nome della pura tecnica. Sono gli strumenti tecnici che vanno piegati a ciò che l’artista vuole dire, non il contrario. Inoltre spesso nei corsi non si studia la storia della fotografia: molti artisti non si rendono conto che – per fare un esempio – l’arte va ben oltre Van Gogh e Monet, bisogna conoscere tutto, dai “maestri” agli artisti minori. La creatività dovrebbe generare continui stimoli e non una mente a compartimenti stagni».

    Il progetto Sussurri è stato sostenuto anche dal prof. Franco Sborgi (docente di Storia dell’Arte e relatore della tesi di laurea di Martina). A seguire, il prossimo obiettivo è estendere il lavoro di Matreska anche al teatro: lo scorso anno lo spettacolo Martin di Daniel Nevoso è stato selezionato per Previsioni 2011 al Teatro della Tosse. L’inizio di un percorso – in parallelo a quello fotografico di Martina – che ci auguriamo porti Matreska ad avere un ruolo di primo piano nell’industria creativa della città.

    Marta Traverso

  • Parlare in pubblico: corsi a Genova con Atelier della Comunicazione

    Parlare in pubblico: corsi a Genova con Atelier della Comunicazione

    microfono-radio-speaker-voce«Margaret Thatcher aveva la voce stridula. Troppo per fare carriera. In compenso non le mancava la determinazione e una buona dose di umiltà. Così decise di lavorare sodo, prendere lezioni di dizione e strategia della comunicazione – al contrario dei suoi colleghi maschi del governo guidato da Ted Heath – e arrivare preparata al suo appuntamento con la Storia».

    Con questa premessa Marina Minetti (speaker di Radio 19) e Carla Viazzi (attrice di teatro) – che insieme hanno creato l’Atelier della Comunicazione – presentano il loro nuovo progetto, un corso per parlare in pubblico che inizierà martedì 14 maggio presso la sede dell’associazione Genova Cultura.

    Questo il programma del corso, che sarà strutturato in cinque incontri (orario 20-21.30).
    Martedì 14 maggio: le sfumature della voce, cenni di dizione, fonetica, uso del timbro, volume, ritmo, pause
    – Martedì 21 maggio: preparazione al discorso in pubblico, creazione della scaletta, il linguaggio, le parole a cui affidarsi
    – Martedì 28 maggio: gestione emotiva e linguaggio non verbale, come affrontare l’ansia, le domande e le interruzioni del pubblico con la voce e con il corpo
    – Martedì 4 giugno: lettura espressiva, uso di tecniche interpretative per leggere ad alta voce
    – Martedì 11 giugno: platea, studiarla e sedurla

    Per iscriversi contattare Genova Cultura alla mail genovacultura@genovacultura.org o telefonando allo 010 3014333.

  • Festival Pop della Resistenza: stop all’evento, si chiude a La Claque

    Festival Pop della Resistenza: stop all’evento, si chiude a La Claque

    Ingresso la ClaqueGiovedì 2 maggio 2013 (ore 21) La Claque ospita la festa in onore del Festival Pop della Resistenza, evento ideato nel 2006 da Giampiero Alloisio e patrocinato dalla Provincia di Genova, che quest’anno avrebbe toccato la settima edizione.

    Il Festival non si svolgerà più, ma la Regione Liguria ha voluto organizzare una festa-spettacolo che sarà condotta dagli organizzatori “storici” Giampiero e Roberta Alloisio con la partecipazione di tanti giovani artisti, amici e sostenitori.

    Tra gli ospiti presenti alcuni dei protagonisti delle scorse edizioni del Festival: giovani cantautori genovesi, band musicali, scuole d’arte e spettacolo, compagnie teatrali e numerose scuole della città (il festival, in questi sette anni, ha portato sul palco più di mille giovani delle Scuole Superiori di secondo grado e delle Scuole di musica e di teatro della provincia di Genova e della Liguria).

    La serata sarà fotografata da Alessio Ursida, “scoperto” fra gli allievi del Bergese dal Festival Pop della Resistenza, e ripresa dalla videocamera di Sergio Gibellini. Sarà infine presente Massimo Bisca, presidente dell’ANPI Provincia di Genova.

    L’evento è a ingresso libero.

    [foto di Daniele Orlandi]

  • CityMessage, il progetto: notizie in tempo reale in tutta la città

    CityMessage, il progetto: notizie in tempo reale in tutta la città

    citymessageUna rete di schermi dislocati sul territorio genovese e installati in vari spazi pubblici o in esercizi privati, su cui verranno diffuse notizie, pubblicità, informazioni riguardo eventi di pubblico interesse e comunicazioni della protezione civile circa le allerte meteo e ambientali: questo è CityMessage, progetto nato nel gennaio 2013 su iniziativa di Massimiliano Bonacci, Luca Odetti e Roberto Ravera.
    Bonacci, ex-perito Ericsson, ha brevettato il progetto e, concluso il rapporto di lavoro con Ericsson, ha pensato, assieme ai due colleghi, di realizzarlo e diffonderlo sul territorio, offrendo un servizio a tutta la città. Con il sostegno del CIV di Corso Sardegna, del Presidente Umberto Solferino e del Municipio  Bassa Valbisagno, CityMessage ha avuto la possibilità di essere avviato in tempi piuttosto brevi: il primo schermo è stato installato nel febbraio 2013 in Piazza Manzoni, dove adesso si possono leggere informazioni di vario tipo (da quelle utili a tutta la cittadinanza, alla semplice pubblicità a pagamento). L’iniziativa sarà estesa ad altri siti e presto ulteriori schermi saranno installati in varie zone della città. In questo momento sono in corso le trattative tra i tre promotori e il Comune per l’ottenimento del patrocinio dell’iniziativa. Finora sono state effettuate in Comune, alla presenza degli assessori Crivello, Oddone e Bocchiardo, due presentazioni del circuito usato per il monitoraggio del territorio e per la diffusione di informazioni da parte della Protezione Civile, che sembra abbiano riscosso il favore dell’amministrazione, per il suo valore informativo e per l’innovazione tecnologica.

    Facciamo due chiacchiere con Massiliano Bonacci, che ci parla di CityMessage e ci racconta alcuni aneddoti sul progetto.

    Cos’è CityMessage?

    «Il progetto nasce dal bisogno di creare un nuovo circuito di informazione, che utilizza schermi distribuiti nella città e dispositivi collegati in rete, e permette di condividere informazioni sociali e commerciali: immagini, pubblicità, notizie, offerte di lavoro, informazioni circa la situazione meteo, la viabilità e il territorio, fornite dalla Protezione Civile. Il tutto, in tempo reale! Dal punto di vista pratico, il funzionamento è molto semplice: chiunque voglia partecipare, può dotarsi di un supporto, come smartphone o tablet, e scaricare l’app CityMe. Da qui si potrà postare messaggi pubblicitari o informativi, i quali saranno visualizzati sugli schermi ed eventualmente condivisi in modo molto facile anche sui social network. Le immagini e messaggi possono essere inseriti anche online, da www.informatutto.info. La scuola Parini-Merello di Piazza Manzoni sta facendo proprio così e già utilizza lo schermo come bacheca elettronica in piazza! Informatutto.info ci sta gentilmente ospitando ancora per un mese, poi a fine maggio avremo terminato la migrazione e tutti i contenuti saranno visualizzati e gestiti direttamente dal sito www.citymessage.it, ancora in fase di sviluppo».

    Com’è nata l’idea?

    «Da quando sono uscito da Ericsson a fine gennaio 2013, mi sono avvicinato ad altri due amici, Luca Odetti e Roberto Ravera (il primo ex-collega, ancora impiegato presso Ericsson, e l’altro dipendente di Softeco, che ora si occupano dello sviluppo Web & Android), e insieme abbiamo iniziato a mettere a punto questo nuovo progetto. Negli ultimi tempi da Ericsson mi sentivo in qualche modo insoddisfatto: lavorare sotto pressione costante in una multinazionale così importante, svolgendo anche per 12-16 ore al giorno attività specializzate, a mio parere ti estranea molto dalla realtà e ti fa perdere il contatto con quello che accade attorno a te, nella vita quotidiana e nella società. Così ho deciso di fuoriuscire dal gruppo e dopo un mese ho avuto la fortuna di parlare con Umberto Solferino, presidente del CIV di Corso Sardegna. Dopo avergli illustrato l’idea di CityMessage, l’ha abbracciata con entusiasmo, dando a me e ai miei colleghi la possibilità di usufruire degli spazi del chiosco di Piazza Manzoni, in cui abbiamo installato il nostro primo schermo, e aiutandoci a trovare altri spazi nei territori della Bassa Valbisagno.

    Naturalmente il tutto è stato possibile anche grazie al Presidente del Municipio 3, Massimo Ferrante. Appena ho iniziato a lavorare al progetto in Piazza Manzoni, ho avuto modo di parlare con le persone e di entrare in contatto con gli impiegati del Municipio e con i commercianti, e mi sono reso subito conto dei veri problemi che sta vivendo la città, problemi che arrivavano in qualche modo ovattati dentro i nuovi uffici Ericsson degli Erzelli. Uno di questi problemi, quello che mi ha colpito di più, è la mancanza di comunicazione: non viene data la giusta visibilità alle cose buone e alle iniziative intraprese nei quartieri, i piccoli commercianti hanno sempre meno la possibilità di mostrare ciò che di bello propongono, i corsi della Provincia già finanziati rimangono deserti per mancanza di pubblicità. Ho notato che spesso i cittadini non sanno come fare per recuperare le informazioni di cui necessitano negli uffici e nei siti delle amministrazioni: su un territorio vasto come quello genovese, è difficile restare aggiornati sulle varie attività, se queste non sono adeguatamente promosse. Soprattutto non si riesce a monitorare costantemente il territorio e a tenere d’occhio tutti i rischi del dissesto idrogeologico: in caso di allerte ambientali, molto spesso, la gente non sa come deve comportarsi. Da qui nasce CityMessage: con questo progetto vogliamo aiutare le persone a risolvere i problemi di comunicazione a livello territoriale, amministrativo, sociale, e ridare slancio alle molte iniziative meritevoli. Mi rivolgo a chiunque voglia inserire contenuti sullo schermo di Piazza Manzoni, basta scaricare l’app CityMessage e dotarsi di dati d’accesso. A questo punto è fatta, e si può procedere con l’inserimento dei messaggi».

    Qual è stato finora il riscontro da parte dei cittadini?

    «Da quando siamo in piazza, abbiamo mostrato sullo schermo le facce delle persone, dei commercianti, foto delle feste di quartiere e abbiamo gestito, con l’aiuto del CIV e del Municipio 3, l’informazione di tutte le allerte meteo. Direttamente da casa mia inviavo sullo schermo in piazza le notizie sulla chiusura delle scuole, o ancora su come raggiungere i più vicini centri di accoglienza per i senza tetto. E so per certo che queste indicazioni si sono rivelate d’aiuto per molti. In particolare, c’è stato un episodio che ricordo con piacere e che mi ha toccato molto, e che mi ha dato la conferma che quello che stavamo facendo era importante: una sera, passando dalla piazza, ho trovato due senzatetto che, davanti allo schermo, stavano leggendo le informazioni sul display. Mi sono avvicinato e, parlando con loro, mi hanno rivelato di aver letto le informazioni sui centri di accoglienza e mi hanno detto che sarebbero andati in uno di quei posti, per avere un posto caldo dove stare: anche se sembrava di essere “in galera” (per via dei letti a castello e altre scomodità), mi hanno detto, almeno si stava al coperto! Quella conversazione mi ha fatto pensare e mi ha trasmesso ancora più entusiasmo per un progetto che giorno dopo giorno somiglia sempre più a una missione. Inoltre, da quel momento, passando nei giorni freddi dalla piazza, ogni tanto qualche senzatetto mi riconosceva e mi offriva un bicchiere di vino per scaldarmi!».

     

    Elettra Antognetti

     

  • Consiglio Comunale: approvato il Regolamento sulle Sale da Gioco

    Consiglio Comunale: approvato il Regolamento sulle Sale da Gioco

    Consiglio Comunale GenovaUna lunga seduta si è conclusa ieri con l’approvazione del Regolamento sulle Sale da Gioco. Il regolamento prevede l’obbligo di collocare queste attività ad almeno 300 metri da luoghi sensibili come gli istituti scolastici e i luoghi di culto o impianti sportivi. Al tempo stesso richiede una distanza di almeno 100 metri da bancomat o negozi come i compro oro che forniscono ai clienti di queste sale giochi il denaro per le macchinette. Un ulteriore limitazione viene posta affermando che l’esercizio di tali attività viene vietata negli immobili di proprietà della pubblica amministrazione.

    Molti consiglieri hanno proposto modifiche che avrebbero reso ancora più rigido il regolamento imponendo, ad esempio, che non fossero consentiti i vetri oscurati ai locali in cui si svolge questo tipo di attività, che fossero fatti maggiori controlli sull’emissione degli scontrini su caffè e drink – spesso offerti ai clienti per prolungare la loro permanenza nelle sale -, che si obbligassero gli esercenti a mantenere un registro di chi utilizza slot e videopoker. Ma, come ha spiegato l’assessore  alle attività produttive Francesco Oddone, non è stato possibile accettarli per evitare di creare conflittualità con la normativa nazionale vigente.

    In effetti il limite di questa delibera è legato proprio alla sua natura di regolamento comunale. Pur basandosi sui presupposti espressi dalla legge regionale 17 del 2012 riguardante la Disciplina delle Sale da Gioco, si tratta di un documento che in molti punti avrebbe potuto rischiare di creare contrasti con leggi nazionali, come la legge sulla privacy che limita la possibilità di raccogliere dati personali, o di valicare le competenze comunali, come accade in materia di sorvegliabilità delle sale gioco.

    Il capogruppo dell’Udc Gioia ha evidenziato questa debolezza sottolineando come il Regolamento stesso definisca diverse tipologie di giochi d’azzardo, ma precisi anche che fanno eccezione «gli apparecchi e i congegni consentiti dalla legge». In questo modo, in realtà, vengono riammessi tutti i dispositivi elettronici attivati da monete e pagamenti in altre forme, come previsto dal Testo Unico per la pubblica sicurezza. Atri possibili casi di conflittualità sono testimoniati dall’esperienza di altri comuni italiani in cui il TAR è intervenuto per eliminare i luoghi di culto dall’elenco dei luoghi sensibili. C’è quindi il rischio che molti esercizi commerciali impugnino le norme del regolamento pur di mantenere le slot e i guadagni garantiti dal loro giro d’affari, che spesso vanno a colmare le frastiche riduzioni dei consumi che si sono registrate a causa della crisi.

    La stessa Regione intervenendo sul tema aveva evitato il rischio di possibili conflitti di attribuzione con le norme statali decidendo di concentrare il proprio interesse sugli aspetti sanitari della questione, ovvero sulla ludopatia, prevedendo azioni di prevenzione e di cura di questa patologia.

    Il rischio che questa delibera sia nei fatti poco applicabile c’è ed è reale e dipende  dalla presenza di leggi nazionali molto più liberiste per ciò che concerne la concessione di autorizzazione per la gestione di sale giochi o di singole slot. Ha sintetizzato il punto il capogruppo della Lista Doria Enrico Pignone, evidenziando che il denaro speso nelle famigerate “macchinette” produrrebbe 4 miliardi di euro di iva se convertito in consumi, ma le concessioni statali ne fanno già incassare il doppio. È in questo rapporto di numeri che si gioca la principale contraddizione tra la volontà di limitare la proliferazione del fenomeno e i costi sociali da un lato e gli introiti facili che questo settore garantisce per i monopoli di stato. Più di un consigliere ha utilizzato il termine “Stato biscazziere”, sottolineando l’ipocrisia di un’azione normativa che da un lato incassa i proventi di queste attività e dall’altro lascia alle amministrazioni regionali e locali il compito di dover far fronte a questa emergenza sociale.

    Il Regolamento è stato approvato (24 favorevoli, 6 astenuti e 4 presenti non votanti) con l’appoggio di tutta la maggioranza e del M5S, mentre l’intera opposizione si è astenuta proprio in ragione della presunta scarsa efficacia della delibera. Ma la norma, ha sottolineato la giunta in più occasioni, deve essere interpretata anche come un segnale politico lanciato verso il legislatore nazionale perché si intervenga per rendere più stringente anche la normativa statale prendendo una posizione chiaramente contraria al gioco d’azzardo e a favore della salvaguardia dei cittadini.

    Federico Viotti

  • Luci sul lavoro: concorso per cortometraggi, foto e scrittura

    Luci sul lavoro: concorso per cortometraggi, foto e scrittura

    lavoro-artigianato-operai-DiSono aperte le iscrizioni per un concorso letterario, fotografico e video abbinato alla seconda edizione di Luci sul lavoro, festival organizzato dal Comune di Montepulciano, in collaborazione con l’istituto di ricerca Eidos e Italia Lavoro.

    L’evento si svolgerà dal 4 al 6 luglio 2013: una tre giorni di incontri, dibattiti ed eventi incentrati sul tema del lavoro, in tutte le sue sfaccettature e implicazioni. Uno degli eventi collaterali è la seconda edizione del Festival dei Corti, un concorso di cortometraggi che da quest’anno apre anche alle categorie Fotografia e Narrazione.

    Obiettivo del Festival è portare il lavoro al centro dell’inquadratura e della narrazione, mettendone a fuoco gli interpreti e ragionando sul concetto di dignità della persona, perduta o conquistata, e sulla complessità della nozione di lavoro, fattore determinante per l’equilibrio dell’individuo e della società.

    Sono ammesse dunque al Festival opere video (cortometraggi fino a 30′), fotografie e composizioni narrative (poesie, racconti, testi, canzoni, etc – max 15 cartelle), che dovranno essere inviate entro giovedì 30 maggio 2013 caricando i materiali su Zooppa.

    Una giuria valuterà gli elaborati, che saranno proiettati, raccontati e mostrati nelle serate della manifestazione. Inoltre, per i primi tre classificati di ciascuna categoria è previsto un premio in denaro, del valore complessivo di 6.000 $ e così ripartito: 1.000 $ a ciascuno dei primi tre classificati nella sezione Cortometraggi; 500 $ a ciascuno dei primi tre classificati nella sezione Fotografia; 500 $ a ciascuno dei primi tre classificati nella sezione Narrativa.

    I vincitori saranno invitati alla cerimonia di premiazione (nel corso del Festival Luci sul Lavoro) e saranno insigniti, dal Comune di Montepulciano, di un riconoscimento a ricordo dell’iniziativa. Le spese sostenute per il viaggio saranno a carico di Italia Lavoro.

     

    [foto di Diego Arbore]

  • Primo Maggio unitario e solidale: festa in centro storico

    Primo Maggio unitario e solidale: festa in centro storico

    Cattedrale S.LorenzoLa festa del Primo Maggio non è solo dedicata al lavoro, ma vuole anche essere una giornata dedicata alla solidarietà, all’impegno sociale e al volontariato. Con questa premessa, diverse associazioni operanti sul territorio genovese si sono unite per organizzare l’evento Primo maggio unitario e solidale: un percorso che, mettendo al centro la solidarietà, possa favorire la conoscenza e lo scambio tra diverde realtà impegnate nel volontariato, nel sociale, nel mutuo soccorso.

    La giornata inizierà con un volantinaggio in piazza della Commenda (ore 17) per informare i cittadini sulle associazioni attive nel quartiere e gli scopi dell’iniziativa, e che proseguirà lungo le principali vie del centro storico. A seguire, in piazza San Lorenzo (ore 18) un momento dedicato all’arte con musica, danze e letture di poesia.

    Le associazioni aderenti avranno uno stand e potranno illustrare al pubblico i loro progetti.

    Questa la comunicazione degli organizzatori: «Viviamo in tempi difficili ed intere fasce della società, tanti esseri umani, soffrono e subiscono tante umiliazioni e ingiustizie. Vogliamo confrontarci sull’idea e sull’utilità della solidarietà, sulle migliori maniere per svilupparle ed intenderla e soprattutto cominciare a unirci. Per queste ragioni vi invitiamo ad aderire e a partecipare all’iniziativa del 1° maggio che intendiamo come un primo passo per un percorso crescente di dialogo, di conoscenza e di unione solidale».

    Fanno parte del comitato promotore:

    Associazione interetnica antirazzista “3 febbraio”

    Associazione Luanda

    Associazione Oltre il silenzio

    Associazione Promozione Sociale Y.E.A.S.T.

    Associazione San Giacinto Balzar

    Casa de la Cultura Peruana Genova

    Centro delle culture Genova

    Circolo culturale proletario di Genova

    Collettivo sorellanza e libertà Maripose di Genova

    Comitato solidale liberamente

    Fratellanza donne

    Segreteria nazionale migranti Equador Senami Genova

    Socialismo Rivoluzionario

    Unione immigrati Senegalesi Genova

    [foto di Daniele Orlandi]

  • Dalla Foce a Quinto: poca spiaggia libera, scarsi accessi e cemento

    Dalla Foce a Quinto: poca spiaggia libera, scarsi accessi e cemento

    Litorale. corso italia 2Non si può affermare che il litorale genovese goda di buona salute, anzi, tra difficoltà di accessoi rari varchi per altro sono collocati nelle immediate vicinanze dei depuratori estensione limitata della spiaggia libera e conseguente scarsa fruibilità, presenza incombente di cemento, tettoie e tubi degli stabilimenti balneari, condizionatori e canne fumarie dei ristoranti, in particolare a Levante, lungo Corso Italia ma non solo, rendono sgradevole un paesaggio che, invece, dovrebbe essere il biglietto da visita di una città affacciata sul mare.
    Una realtà fotografata alla perfezione nel dossier – con centinaia di foto, carte e relazioni – realizzato dalle associazioni Italia Nostra e Adiconsum, inviato al sindaco Marco Doria e al presidente della Regione Claudio Burlando nel luglio 2012.
    Appena due mesi prima, il Comune – consapevole della difficile situazione per ammissione dell’ex assessore al Demanio, Simone Farello (oggi capogruppo PD a Palazzo Tursi), il quale considerava Corso Italia “la parte di litorale più in sofferenza” – aveva approvato, con deliberazione n. 37 del 21 marzo 2012 del Consiglio Comunale, un nuovo Progetto di Utilizzo del Demanio Marittimo (PRO.U.D), lo strumento che disciplina la gestione delle aree demaniali marittime di competenza dell’amministrazione comunale dal confine con il Comune di Arenzano al Rio Lavandè (Vesima), a Ponente, e da Punta Vagno al confine con il Comune di Bogliasco, a Levante, mentre la zona centrale del litorale genovese ricade sotto la giurisdizione amministrativa dell’Autorità Portuale.

    LitoraleNel tratto di litorale dalla Foce fino all’inizio dei Bagni Lido (lungo circa 2000 metri) «sono presenti solo 4 accessi alla spiaggia, due dei quali prima del depuratore di Punta Vagno, con un’estensione di spiaggia libera valutabile complessivamente in 250/300 metri – si legge nel dossier di Italia Nostra e Adiconsum – Il tratto di litorale sino a Punta Vagno è molto confuso e trascurato, di dubbia balneabilità. La copertura del depuratore è in uno stato di manutenzione assai precario».
    Nel tratto compreso dai Bagni Lido di Corso Italia sino alla spiaggia di Priaruggia (circa 3000 metri) «gli accessi sono 7, uno dei quali in corrispondenza del depuratore di Vernazzola, con un’estensione di spiaggia libera valutabile complessivamente in 350/400 metri – continua il dossier – La zona retrostante lo stabilimento del Lido, in corrispondenza dell’edificio novecentesco, della stazione di servizio e del parcheggio, è veramente indecorosa». Per fortuna ci sono anche degli esempi positivi, come il tratto di litorale di Capo S. Chiara, da Boccadasse a Vernazzola, che essendo inaccessibile, se non in corrispondenza dei bagni S. Chiara, è ben conservato. «I bagni S. Chiara, raggiungibili solo attraverso una ripida scalinata, sono gradevoli e ben tenuti e costituiscono un esempio di stabilimento balneare compatibile con il paesaggio, in quanto privo di strutture fisse invasive», sottolineano Italia Nostra e Adiconsum. Anche lungo la spiaggia di Sturla si trovano «due stabilimenti che ancora conservano le caratteristiche originarie, il Circolo velico Vernazzolese ed i Bagni Sturla, che costituiscono un esempio di strutture leggere in legno ben conservate, con affaccio sulla spiaggia privo di strutture in calcestruzzo». Al contrario «la spiaggia pubblica attrezzata di Sturla è in condizioni di manutenzione alquanto precarie. La scogliera sottostante il Monumento dei Mille, recentemente rifatta ed attrezzata ex-novo, ha perso quasi del tutto la sua connotazione originaria». Tuttavia «a sinistra del Monumento è visibile un bell’esempio di come dovrebbe essere tenuta la sottile fascia compresa tra la via Aurelia e gli stabilimenti balneari».
    Infine, nel tratto di litorale che va dalla spiaggia di Priaruggia sino alla spiaggia di Quinto (circa 2000 metri) «sono presenti solo 4 accessi alla spiaggia, due dei quali in corrispondenza dei depuratori di Quarto e di Quinto, con un’estensione di spiaggia libera valutabile complessivamente in 200/300 metri – conclude il dossier – Il litorale è caratterizzato dalla presenza di alcuni stabilimenti balneari di notevoli dimensioni. La sistemazione della copertura del depuratore di Quarto è assai migliore rispetto a quella degli altri depuratori ma non si conosce la situazione della balneabilità in prossimità del depuratore stesso».

    Litorale. corso italia 1Ma facciamo un passo indietro e torniamo al PRO.U.D. Per quanto riguarda il tratto compreso tra San Nazaro e Capo Marina – caratterizzato, a ponente dalla presenza del depuratore di Punta Vagno, a levante dal terrapieno confinante con l’area della ”Marinetta” (fortemente modificata durante i lavori per lo scolmatore del rio Fereggiano) – il progetto prevede di «modificare l’assetto delle aree in concessione che vengono ridimensionate in funzione di acquisizione all’uso pubblico di nuovi tratti di litorale. Per l’area ricompresa negli spazi attualmente in concessione ai Bagni San Nazaro si prevede una riduzione della spiaggia che, contestualmente ad un intervento di ripascimento da realizzarsi a levante del depuratore, favorisce la formazione di un nuovo tratto di arenile libero accessibile dai percorsi pubblici evidenziati dagli elaborati grafici. Per l’area attualmente ricompresa negli spazi in concessione ai bagni Capo Marina non vengono riconfermate come aree riconcedibili le aree scoperte direttamente a confine con la zona “Marinetta”, attualmente utilizzate per il campo da calcetto e di servizio alle attività sportive gestite dallo stabilimento».
    In merito al tratto costiero delimitato, a ponente dall’area in concessione ai bagni Capo Marina, a Levante dal Molo del Nuovo Lido, il PRO.U.D. sottolinea che «l’attuale litorale libero della “Marinetta è pressoché costituito da uno spiazzo cementato che ne limita fortemente la fruizione ai fini della balneazione. Il progetto prevede un ridimensionamento dell’area concedibile posta sul confine di levante allo scopo di fornire un reale e agevole accesso al mare ed un adeguato tratto di arenile dedicato alla libera balneazione. Al fine di garantire un tratto di arenile libero in posizione centrale rispetto allo sviluppo del fronte litoraneo di San Giuliano, il progetto prevede la trasformazione di una concessione attualmente in corso di validità (denominata “Bagni Roma”) in Spiaggia Libera Attrezzata. Il progetto di riordino deve, inoltre, prevedere la realizzazione di un’accessibilità pubblica direttamente dalla “Promenade” cittadina di C.so Italia; è previsto il ridimensionamento dello stabilimento balneare denominato “Sporting” con la finalità di aumentare lo spazio di spiaggia libera esistente ed ampliare il varco da Lungomare Lombardo per renderlo accessibile ai soggetti disabili».

    Benché si tratti di un progetto di utilizzo e non di un piano di riorganizzazione, secondo le associazioni si poteva comunque fare di più. «Questo progetto tende ad avvallare e consolidare, con qualche eccezione, la situazione di fatto – affermavano nel luglio 2012 Alberto Beniscelli, presidente di Italia Nostra Genova e Stefano Salvetti di Adiconsum Liguria – rimandando a non meglio identificati interventi di miglioramento di un litorale che ci appare già oggi in larga misura compromesso, anche per recenti interventi».
    A dar man forte alle associazioni è arrivato anche il parere della Regione Liguria, necessario per ottenere il nullaosta definitivo del PRO.U.D. genovese. Gli uffici regionali hanno prodotto le loro osservazioni soltanto a gennaio 2013 e non sono mancate alcune sorprese significative. Il settore regionale Pianificazione Territoriale e Demanio Marittimo scrive nel decreto n. 3 del 7/01/2013 «Ritenuto che il progetto, nel suo complesso, consegua un miglioramento complessivo dell’uso dell’arenile e dei servizi connessi migliorando in particolare l’accessibilità e la percorribilità lungo la costa e contenga inoltre una serie di norme volte a garantire un miglior utilizzo ai fini di uso pubblico degli spazi demaniali marittimi; che, tuttavia, il progetto si basa su un’effettiva stima degli spazi balneari liberi in molti ambiti sovradimensionata rispetto all’effettiva possibilità di accesso e fruizione degli stessi; non risolve efficacemente il nodo della carenza di spiagge libere attrezzate nel litorale cittadino di Levante, con particolare riferimento agli ambiti corrispondenti alla zona di Corso Italia».

    Litorale. santa chiara«Innanzitutto è stata smontata la tesi che a Genova si ottemperi alla legge regionale che prevede il 40% di spiagge libere, dove si dichiara di arrivare oltre il 54%, compresi gli scogli, come sottolineato dall’allora assessore Farello – racconta il consigliere del Municipio Medio Levante, Bianca Vergati (Sel-Lista Doria) – Nell’incontro del 5 marzo 2013 fra Municipio Medio Levante e gli uffici comunali è uscita una percentuale assai diversa per il litorale fra Boccadasse e Punta Vagno: le spiagge libere sono solo l’11%».
    Come mai? Il motivo è alquanto semplice: la Regione ha chiesto di «eliminare tra le aree libere quelle dichiarate non accessibili o non praticabili per motivi di sicurezza, ridurre opportunamente quelle interessate da corsie di alaggio, foci di torrenti, scogliere impraticabili […] ed integrare con una tabella dettagliata, Municipio per Municipio, relativa allo stato attuale e allo stato di progetto», si legge nel decreto n. 3 del 7 gennaio 2013.
    «Ovvero di considerare i tratti liberi e accessibili per ogni porzione di costa, cioè per corso Italia, Quarto, Quinto, ecc. – continua il consigliere Vergati – Il computo, invece, era stato redatto in maniera complessiva. Non solo. Si sono messi nel conto il tratto di spiaggia libera della “Marinetta”, che sarà interessato dal miniscolmatore del Fereggiano, rio che sfocia proprio a metà di corso Italia, la nuova spiaggetta della Motonautica, con accesso chiuso dai cancelli del club e pure la nuova spiaggia, che ancora non c’è, accanto al depuratore».
    Inoltre, la Regione chiede di modificare l’assetto previsto per gli ambiti della zona centrale stralciando: «la previsione di opere a mare e di ripascimento o trasformazioni della costa che al momento non sono valutabili, né nella fattibilità, né nei costi (nuova spiaggia a Levante del depuratore di Punta Vagno e riconfigurazione della zona della Marinetta); la previsione della creazione di una fascia intermedia tra le concessioni e la fascia di libero transito – utilizzabile liberamente e in cui è permessa la sosta per la balneazione (spiaggia di San Giuliano) – in quanto la stessa costituisce una rilevante modificazione delle concessioni esistenti ed un rilevante onere aggiuntivo a carico dei concessionari».

    «Il PRO.U.D. è stato licenziato dal Comune con buoni propositi che però non si sono potuti concretizzare – sottolinea Vergati – Con questo strumento auspicavamo il riordino di almeno una parte del litorale di Corso Italia. Purtroppo, però, la proroga delle concessioni demaniali marittime, la cui scadenza è stata spostata dal 2015 al 2020, ha irrimediabilmente complicato i piani».

    «La proroga delle concessioni (sancita dalla Legge del 17 dicembre 2012 n. 221) ha generato un’oggettiva difficoltà a modificare lo stato attuale – conferma la dott.sa Corinna Artom, dirigente regionale – La questione più spinosa rimane quella di Corso Italia. Nel PRO.U.D. la previsione di liberare spazi pubblici è insufficiente. Sono ipotizzati degli interventi che non si sa quando e come si potranno realizzare, visto che si concentrano soprattutto nella zona della “Marinetta”, ossia un’area interessata dalla prossima realizzazione dei lavori per lo scolmatore del Ferregiano. Abbiamo chiesto al Comune di riformulare una proposta su Corso Italia – conclude Artom – Adesso l’amministrazione comunale deve recepire le nostre osservazioni e la Regione valuterà le eventuali modifiche al progetto».

     

    Matteo Quadrone
    [foto tratte dal dossier di Italia Nostra e Adiconsum]