Autore: erasuperba

  • Castelletto, circolo Primo Maggio: un impegno per il quartiere

    Castelletto, circolo Primo Maggio: un impegno per il quartiere

    castelletto-oregina-circonvallazione-monteA Castelletto, nell’antico Borgo Carbonara di San Nicola, sorge il circolo ARCI Primo Maggio, un centro presente a Genova dal secondo dopoguerra, punto di riferimento per il quartiere, e non solo. La sede si trova nella storica Villa Rovereto, tra la crêuza di San Nicolò e corso Firenze, accanto ai locali dell’azienda Emanuele Brignole.

    I circa 180 soci del circolo – “centro permanente di vita a carattere volontario”, come si legge nello statuto – operano nei campi della cultura, della comunicazione, della ricreazione, della formazione, del tempo libero, dello sport e della solidarietà, con lo scopo di creare nel quartiere un punto d’incontro per tutti i cittadini, proponendo programmi di iniziative vasti e di valore formativo e culturale. Il circolo è gestito da volontari e promuove una gestione di “impresa sociale” senza scopo di lucro.

    Abbiamo incontrato il presidente, Vittorina Bruzzone, dal 1986 nel Consiglio di Amministrazione e prima ancora socia e volontaria molto attiva nel quartiere: «I nostri programmi bimestrali propongono appuntamenti fissi e creano una periodicità e continuità, che permette di richiamare molte persone, del quartiere e anche da fuori. Contando i nostri soci, gli “amici” e i frequentatori non tesserati, gli iscritti ai corsi di sport, o chi frequenta le altre associazioni ospitate a Villa Rovereto, siamo più di mille, ed è un gran risultato per il quartiere».

    Tutte le iniziative – tranne quelle sportive, gestite da UISP, e i corsi di musica, a cura della scuola Music Line– sono svolte da volontari e appassionati. «I nostri incontri sono quasi tutti liberi e per partecipare non è indispensabile diventare soci».

    La direttrice ci racconta la storia recente del circolo Primo Maggio; dagli anni ’60 nella sede di Villa Rovereto –prima gestita dal PCI-, inizialmente questo ARCI si limitava a organizzare eventi, balli, pranzi e feste di quartiere, a discapito della parte culturale. Nel corso degli anni, però, si è ampliato sempre di più, richiamando un numero crescente di persone, con esigenze diverse e più complesse. Soprattutto dai tardi anni ’80, l’attività riserva maggiore attenzione al settore culturale: si è iniziato a dar vita a programmi di incontri, conferenze, eventi, in ossequio al motto del circolo “conoscere per capire”. Nello specifico, le iniziative culturali sono curate da un coordinamento per la cultura e tempo libero, formato da volontari, e prevedono anche visite guidate e gite, con percorsi insoliti alla scoperta di una Genova poco nota, cineforum e incontri per la lettura e la conversazione in inglese, incontri di poesia e circoli di lettura in cui si discutono insieme testi di scrittori contemporanei. Inoltre, una volta al mese, la “Finestra sull’Attualità”, per discutere dei temi all’ordine del giorno.

    Nel corso degli anni – oltre alla creazione del campo da tennis (nell’area dove un tempo c’era stata la pista da ballo usata per le feste), di recente ristrutturato con il contributo della Fondazione Carige e di volontari – il circolo ha acquisito progressivamente spazi di proprietà dell’Azienda Brignole e ha potuto creare una piccola biblioteca, una saletta per corsi di musica, gioco del bridge e giochi di carte, e una palestra per i corsi organizzati dalla Polisportiva 1°Maggio.

    Elettra Antognetti

  • Festa della donna 2013, Porto Antico in rosa

    Festa della donna 2013, Porto Antico in rosa

    porto-antico-bigoDomenica 10 marzo 2013, in occasione della Festa della donna, si svolge l’evento Porto Antico in Rosa: una giornata dedicata al divertimento e al fitness ma anche alla riflessione su tematiche sociali quali la prevenzione e la violenza sulle donne.

    Programma della giornata
    Ore 10-18: mercatino artigianale a cura di Confesercenti Genova

    Ore 14.30-16.30: Lezioni gratuite di Zumba Fitness a cura di Zumba Zena

    Ore 17: Spettacolo di improvvisazione teatrale ImproJam a cura di Maniman Teatro

    Campagne di promozione e prevenzione

    AISM (Associazione Italiana Sclerosi Multipla): come ogni anno, in occasione dell’8 marzo Aism distribuisce queste piante fiorite, che con un contributo di 13 € permettono di sostenere la ricerca contro la Sclerosi Multipla e un progetto di informazione e servizi mirati ad aiutare le donne con sclerosi multipla nei diversi ambiti della vita lavorativa, sociale e familiare.

    Lega Italiana Lotta Tumori: camper attrezzato per visite senologiche gratuite.

    Se Non Ora Quando?: campagna di sensibilizzazione sui diritti e l’immagine della donna. Nell’ambito di Un Paese per Donne, le Parole per Dirlo le persone presenti al Porto Antico sono invitate a lasciare una breve testimonianza video per raccontare la propria giornata tipo, cosa si desidera e cosa offende in quanto donna, cosa si chiede alle donne neoelette in Parlamento. Sarà inoltre rivolto un messaggio di solidarietà ad Angela Bruno, la collaboratrice di Enel Green Power oggetto della battuta di Silvio Berlusconi e successivamente oggetto di mobbing all’interno dell’azienda.

    Scuola Italiana Nordic Walking: punto informativo e lezioni dimostrative gratuite a cura di ASD Croce di Vie Genova.

    UDI Genova: punto di ascolto contro la violenza e il disagio.

  • Isole Aran, Irlanda: colline verdi sul mare e musica folk

    Isole Aran, Irlanda: colline verdi sul mare e musica folk

    aran3-DIIl profumo della colazione mi raggiunge fino in camera risvegliando i miei sensi dal torpore della notte appena passata. Alzandomi alla ricerca di una fonte di luce sono arrivato alla finestra brancolando nel buio, ho aperto le cigolanti persiane di legno mentre il mio sguardo saliva immediatamente al cielo dove piccole nuvole bianche facevano a gara sulla pista celeste, sembravano zucchero filato appena formato.
    Attraverso la finestra con le tendine viola vedevo il cielo spezzato dal verde smeraldo della collina proprio all’altezza dei miei occhi, dove un pascolo di mucche faceva colazione con l’erba bagnata dalla pioggia notturna che, mista ai primi raggi solari, colorava il paesaggio come un acquarello ancora fresco.

    Sono rimasto qualche secondo affacciato a osservare una fila di case colorate e il pub dove avevo ballato la notte precedente, quella era Doolin, un piccolo centro della costa ovest dell’Irlanda affacciato sull’oceano Atlantico, priva di grandi attrazioni ma dove si racconta ci sia la migliore musica folk del paese.

    Con il mio amico Matteo siamo arrivati la sera precedente quando le luci erano già dietro le colline e la temperatura iniziava a pungere, il serbatoio della macchina ormai agli sgoccioli e le possibilità di restare a piedi nella brughiera irlandese aumentavano a ogni metro. La fortuna, apparsa sotto forma di piccolo centro abitato, ci ha dato un aiuto in extremis, una decina di case intorno al solito pub e una pompa di benzina sembravano un miraggio in lontananza… Il distributore, piazzato davanti al portone di una casa, non aveva il casottino per pagare né un totem dove inserire le banconote e rifornirsi con il self, mancava anche il titolare e la pompa era semplicemente abbandonata a se stessa.
    Un cartello consigliava di suonare la campana per ricevere assistenza, mi sono guardato in giro e ho trovato una corda che penzolava sopra la testa, una volta tirata non mi restava che aspettare…

    Dopo rumori strani e cigolii sinistri dalla porta esce un anziano signore dal viso simpatico, le sue rughe profonde denotavano un’inclinazione al sorriso e alla cordialità tipica del carattere irlandese, ci ha raccontato delle sue doti di grande ballerino e del paese dove vive, dei suoi figli in giro per il mondo, e una volta indicata la strada  ci siamo salutati e stretti la mano come vecchi amici.

    La luce del sole era già un ricordo e il cielo ormai blu sfumava all’orizzonte con strisce rosse e arancioni, la strada era stretta e il senso di marcia era lo stesso in entrambe le direzioni, lungo i lati gruppi di pecore ci seguivano e si muovevano come i tifosi dei ciclisti nelle salite più impervie.

    Rainy Day Woman di Bob Dylan era la traccia del cd nell’ultimo tratto prima di arrivare a Doolin, la nostra destinazione, un paesino affacciato sulla costa ovest, scalo da cui imbarcarsi per raggiungere le Isole Aran.

    Abbiamo trovato uno splendido B&B sopra il pub principale del paese nel quale abbiamo cenato, bevuto Guinness e ballato musica folk. Quattro ragazzi in abiti caratteristici hanno suonato le loro chitarre e violini in mezzo ai grossi tavoli in legno, un caminetto acceso e i vetri appannati  hanno reso l’ambiente magico e ospitale in questo inaspettato allegro paese della contea del Clare. Alternavano pezzi caratteristici della musica Irlandese a brani Rock di artisti internazionali ma nativi irlandesi come gli U2 e Van Morrison del quale hanno suonato una bellissima cover di Brown eyed Girl.

    A fine sera abbiamo passeggiato verso il nostro B&B osservando la Via Lattea che illuminava la strada e l’orsa maggiore dominare il firmamento riportando alla mente le parole di Massimo Bubola sul cielo d’Irlanda, ti ubriaca di stelle di notte e il mattino è leggero.

    Dopo la colazione a base di salsiccia, uova al tegamino e bacon, abbiamo preso la strada del porto, il battello “Fortunity” ci aspettava per solcare l’oceano. L’imbarcazione era piccola e aperta, portava una ventina di persone al massimo e quel giorno il mare non era tranquillo, ogni onda faceva sobbalzare la prua scatenando nausee e tempeste intestinali, una signora ne ha fatto le spese inseguendo la propria dentiera lungo lo scafo.

    Finalmente si vedeva l’isola, era Inis Mòr o Arainn Mhor, la più grande delle tre e la più esposta a occidente, dove si vive di turismo e della vendita dei famosi e costosissimi maglioni di lana, abitata da poco più di mille abitanti che vivono in casette indipendenti con giardini delineati da lunghi muretti di pietre incastrate a secco.

    Il silenzio era turbato solo dal fragore del mare e da poche voci dei turisti che si disperdevano nell’aria, il sole saturava i colori rendendo il verde dei prati intenso e avvolgente nella sua uniformità, l’assenza di mezzi a motore rendeva surreale un ambiente nel quale la tranquillità era di casa. Per ammirare la sua bellezza siamo saliti su un carretto guidato da un vecchio signore e il suo mulo Charlie alimentato a frustate nel sedere.

    Durante la gita, l’uomo originario di Galway ci ha raccontato la sua vita tralasciando informazioni sull’isola in un incomprensibile inglese dal fortissimo accento irlandese, mi sono affidato perciò alla guida scoprendo che il forte che vedevo in cima alla collina si chiamava Dun Aengus, era stato costruito durante l’età del bronzo e situato a un’altezza di cento metri sul livello del mare a picco su una spettacolare scogliera di calcare.
    Scesi davanti al grosso muro che cingeva la roccaforte ormai consumata dagli anni e dal clima abbiamo ammirato il paesaggio dal quale si dominava su un panorama a 360 gradi, da una parte l’arcipelago e l’Irlanda, dall’altra l’Oceano Atlantico.
    L’erba danzava sulle sinfonie del vento e il sole lanciava schegge di luce che si diramavano in ogni direzione, un gabbiano si faceva trasportare gestendo le correnti con lievi movimenti alari. Il forte è stato sede di compagnie militari ma anche di celebrazioni religiose, una spianata con grosse pietre che riportano alla mente i menhir di Stonehenge era il loro sito,  l’aria era mistica e ancestrale e il modo migliore per fondersi con il momento era ascoltare buona musica, la scelta è caduta su Bouree dei Jethro Tull forse il più bel brano di quelli che J.S.Bach ha ispirato al gruppo scozzese capitanato da Ian Anderson.

    Il mulo Charlie iniziava a spazientirsi e abbiamo dovuto risalire e percorrere la strada verso il porticciolo in attesa dell’imbarcazione per la prossima isola, nel tragitto, sfogliando la guida ho trovato una  foto che li raffigurava, dopo averla vista ha accennato un sorriso ma non restò troppo sorpreso, forse non vedeva l’ora di raccontare la  propria vita ad altri turisti e ci ha congedato con una forte stretta di mano.

    Siamo salpati verso mezzogiorno con rotta verso Inis Meain, la giornata si manteneva inaspettatamente tiepida e poche nubi sembravano sul punto di minacciarla, una piccola orca saltò improvvisamente fuori dall’acqua e vi rientrò con un colpo di coda maestoso per poi sparire nelle profondità marine.
    Questi sono gli istanti in cui le domande diventano superflue ed è obbligo immergersi nell’ambiente circostante, nel mio caso canticchiando una bella canzone, oceano del nostro Fabrizio De Andrè, forse non tra le più conosciute ma per me una delle più importanti e belle della sua produzione.

    Arrivati a Inis Meain abbiamo mangiato un hot dog passeggiando sulle strade sterrate che conducono ai bellissimi cottage e alle rovine di un antico forte medioevale. L’isola, con una popolazione di 200 persone è la meno abitata dell’arcipelago ma non la più piccola, il paesaggio e il clima restano invariati ma essendo meno turistica permette di preservare meglio la lingua Gaelica, l’idioma originale irlandese, distribuita in zone chiamate Gaeltacht e parlata da circa centomila persone che portano avanti la loro crociata a favore della conservazione delle tradizioni locali.

    aran-uomo-carro-DICome si vive in questi luoghi? Per sopperire a questa curiosità abbiamo parlato con un abitante, un signore che vive con la moglie e un piccolo orto fuori dal suo cottage. Ci ha raccontato che le tre isole sono in simbiosi tra loro ed è facile rifornirsi dai piccoli negozi di  generi alimentari presenti e con un sorriso dice di pregare tutti i giorni il signore per la loro salute.
    Dopo il saluto ci ha richiamato e corso in contro dicendo che si era dimenticato che non esiste posto al mondo che lo rende più felice e non esiste città paragonabile ai miliardi di stelle che ogni sera si accendono sopra la sua testa.

    In porto abbiamo aspettato l’ultimo traghetto che a ogni isola visitata diventava sempre più piccolo, questo si chiamava “Lucky” ed era capitanata da un corpulento uomo dalla barba bianca che sembrava barcollare per qualche bicchiere di troppo piuttosto che per l’ondeggiare del mare.

    Inis Oirr è la più piccola ma non la meno popolosa, è la più vicina all’Irlanda, ed è collegata da numerose rotte giornaliere che la rendono fondamentale per l’arcipelago. Per visitarla abbiamo noleggiato due biciclette e siamo arrivati nel piccolo villaggio composto da caratteristici cottage con il tetto in paglia e un bellissimo pub con vista sul mare dove abbiamo bevuto un ottima Guinnes e riposato i muscoli. I negozi di articoli locali vendono prevalentemente maglieria di lana tipica famosa per il colore e per il calore che raccoglie al suo interno, rigorosamente preparati a mano il loro prezzo oscilla tra i cento e i trecento euro.

    Non potendo spendere tutti quei soldi ho deciso di ripiegare su un’armonica a bocca che conservo ancora gelosamente e che ogni volta che suona mi riporta magicamente in quei luoghi. E’ stata sufficiente un’ora per girare l’isola, conoscere una vecchietta e il suo gatto, bagnare i piedi in mare e raccogliere un fiore come ogni viaggio e riporlo nella guida, un ricordo, un profumo e un colore delle Isole Aran.

     

    Diego Arbore

  • Wow Science Center: inaugurazione al Porto Antico

    Wow Science Center: inaugurazione al Porto Antico

    porto-antico-bigo-MSabato 9 marzo 2013 inaugura ai Magazzini del Cotone del Porto Antico di Genova WOW! Genova Science Center, il primo centro di divulgazione scientifica di rilievo in Italia che ospiterà soltanto mostre temporanee di carattere scientifico-tecnologico e laboratori formativi per i visitatori, le famiglie e le scuole.

    L’apertura al pubblico della struttura inizia alle 14 con l’inaugurazione della prima mostra del centro, BRAIN – Il mondo in testa: i visitatori potranno imparare come funziona il cervello, attraverso impulsi elettrici e connessioni chimiche, cosa ha in comune il cervello umano con quello di altre creature, come si sviluppa nel corso della vita, come si sono evoluti e perfezionati nel tempo la conoscenza, lo studio e la ricerca sul funzionamento del cervello, cosa succede se si ammala e quali sono le più diffuse malattie e disfunzioni, come determina percezione, memoria e apprendimento, coscienza, attenzione, sogni.

    La mostra è arricchita da allestimenti interattivi, effetti speciali, riproduzioni in 3D, scenografie spettacolari e simulazioni virtuali, oltre che da laboratori che si svolgeranno con il contributo di animatori scientifici. L’apertura al pubblico è fino al 7 luglio 2013, tutti i giorni dalle 10 alle 18 (biglietto intero 8 €, ridotto 7 €).

    Il polo scientifico è promosso e gestito dalla Fondazione Edoardo Garrone.

  • Teatro dell’Ortica: stop allo sfratto, rinvio al Consiglio Comunale

    Teatro dell’Ortica: stop allo sfratto, rinvio al Consiglio Comunale

    palazzo-tursi-D3Questa mattina alle 9.30 a Palazzo Tursi si è svolta una riunione congiunta delle Commissioni Welfare e Cultura del Comune di Genova, alla presenza degli Assessori Pino Boero (scuola) e Carla Sibilla (cultura), che aveva come unico punto all’ordine del giorno la situazione del Teatro dell’Ortica.

    Come vi abbiamo raccontato alcuni giorni fa, il teatro della Val Bisagno ha ricevuto un avviso informale di sfratto da parte della Provincia: un mese dopo il rinnovo del contratto di concessione degli spazi (previsto fino al 2015), è stato infatti annunciato il trasferimento dell’Istituto Marsano negli spazi di via Allende a partire dal prossimo anno scolastico.

    L’assemblea di questa mattina ha visto anzitutto ampia partecipazione e solidarietà da parte di operatori sociali e teatrali, come spiega il presidente Mirco Bonomi: «Erano presenti alcuni membri di Tilt, insegnanti della scuola Daneo con un bambino che ha preso la parola e letto un testo in nostro sostegno, operatori e utenti della Salute Mentale che presto avvieranno una raccolta firme. Abbiamo insomma percepito la solidarietà fattiva di tutte le realtà con cui lavoriamo».

    I due Assessori si sono mostrati molto attenti alla situazione del teatro, di fatto scongiurando l’eventualità di un cambio sede in tempi brevi, anche perché manca la “contropartita” di altri spazi di proprietà di enti pubblici sui quali avviare un ragionamento.

    La situazione del Teatro dell’Ortica sarà all’ordine del giorno in una delle prossime sedute del Consiglio Comunale, a seguito della quale partiranno i lavori congiunti fra Comune e Provincia. Prosegue Bonomi, «Gli interventi dei politici non sono stati solo di solidarietà “a parole”, ma era evidente la volontà concreta di aiutare e difendere il teatro. In particolare, a quanto ci è sembrato, nei prossimi mesi si cercherà non tanto di trovare un nuovo spazio per noi – è ancora in piedi il dialogo con Coop per un eventuale trasferimento alle ex Officine Guglielmetti, ma non sarà possibile che fra qualche anno – quanto di trovare una soluzione differente e più idonea per il trasferimento dell’Istituto Marsano».

    Marta Traverso

    [foto di Daniele Orlandi]

  • Genova per voi: il primo talent show per autori di canzoni

    Genova per voi: il primo talent show per autori di canzoni

    canto-microfonoLa nostra città ospiterà dal 14 al 28 settembre 2013 il primo talent show per autori di canzoni: l’evento Genova per voi, promosso dal Comune di Genova (Assessorato alla Cultura e al Turismo) in collaborazione con il cantautore Giampiero Alloisio, permetterà ai vincitori di ottenere un contratto editoriale con l’etichetta Universal Music.

    Il concorso è articolato in due sezioni: CanzoniRap / Hip Hop.

    La preselezione della sezione Canzone avverrà tramite giornalisti esperti di musica residenti nelle diverse regioni italiane, che formeranno la rosa degli autori che ritengono più significativi della loro area di pertinenza. Gli artisti sono chiamati a inviare tre copie CD dei brani (cantati da loro stessi o da un interprete) e tre copie del testo, insieme a una lettera di presentazione e all’autocertificazione che i brani sono di propria composizione.

    La preselezione della sezione Rap / Hip Hop avverrà tramite una commissione che selezionerà gli artisti, di cui uno ligure e gli altri equamente rappresentativi delle diverse regioni italiane.

    Per entrambe le sezioni, il materiale va inviato entro giovedì 2 maggio 2013 all’indirizzo Comune di Genova – direzione Cultura e Turismo – ufficio Cultura e Città presso Archivio Generale – piazza Dante 10, 1° piano 16123 Genova.

    Una commissione selezionerà due squadre di ventidue autori, undici per ogni sezione. A settembre si svolgeranno due laboratori / stage (uno per sezione) in cui gli artisti potranno lavorare fianco a fianco con gli autori di Universal, conoscere discografici, produttori e artisti e mostrare tutte le proprie potenzialità. La finale della sezione Rap / Hip Hop si svolgerà il 14 settembre a Villa Bombrini, quella della sezione Canzone il 28 settembre al Teatro della Corte.

    Per informazioni: talentgenovapervoi@gmail.com.

  • Piccolo lago nel proprio giardino: come realizzarlo e personalizzarlo

    Piccolo lago nel proprio giardino: come realizzarlo e personalizzarlo

    laghetto 1Questa settimana ci occuperemo della modalità di realizzazione e della successiva manutenzione, in un giardino, di un laghetto. Nel prossimo articolo ci dedicheremo invece ad elencare le piante più adatte a crescere nei terreni umidi ed acquitrinosi e sulle sponde dei bacini.
    Come abbiamo avuto già modo di dire in un nostro precedente scritto, l’inserimento dell’acqua ha infatti sempre un ruolo di notevole importanza nell’ambito della realizzazione di parchi, di giardini e di aree verdi. Essa movimenta gli spazi e riproduce, riflesse sulla sua superficie, piante, fiori, alberi e cespugli.

    Va poi ricordato che vi sono molte ed interessanti varietà botaniche (per esigenze di spazio, ne indicheremo qui solo alcune) che richiedono ambienti umidi o acquitrinosi per potersi sviluppare e
    laghetto 2propagare nel migliore dei modi. Data la loro indiscutibile valenza estetica e peculiarità, vale la pena sfruttare il loro possibile impiego anche all’interno di vasche e di recipienti sia sui terrazzi che in spazi aperti. In questo caso sarà però necessario tenere in particolare considerazione la collocazione dei recipienti e soprattutto la loro esposizione al sole. In generale, l’acqua infatti tende, se contenuta in spazi ristretti, ad evaporare rapidamente, specie nei periodi estivi. Essendo essa poi ivi presente in quantità limitata, l’esposizione ai raggi solari ne determina in breve tempo un notevole surriscaldamento, talvolta eccessivo per la sopravvivenza stessa delle piante.

    laghetto 3

                                                                                                                                             La realizzazione del laghetto: ci soffermeremo solo brevemente sulle principali fasi di costruzione di un laghetto, rimandando per ulteriori approfondimenti, ad un volume specifico sull’argomento.

    Innanzi tutto, fondamentale, per la buona riuscita finale del progetto, è la scelta del tipo di bacino da impiegare.
    Le vasche migliori sono rigide, in plastica rinforzata con fibre di vetro. Esse risultano molto resistenti sia al gelo che al ghiaccio. Queste ultime, se vengono trattate con la massima cura prima e durante l’installazione, sono praticamente a prova di foratura e spaccatura e quindi di perdite.

    Le vasche stampate nella plastica sotto vuoto sono, invece, indubbiamente meno costose delle precedenti laghetto 4ma si presentano in un numero molto limitato di forme e di dimensioni.
    Vi sono infine le così dette vasche flessibili. Esse erano, un tempo, formate da teli di polietilene relativamente fragili, attualmente vengono realizzate con strati in PVC, rinforzati con nylon. L’impiego di quest’ultimo materiale stabilizza la struttura e garantisce che la vasca abbia una durata pari o anche superiore ai dieci anni. Infine, l’impiego di membrane di gomma sintetica a base di butile garantisce, a fronte di costi maggiori, la realizzazione di involucri per laghetti dalla durata quasi eterna.

    Semplificando di molto la procedura di realizzazione di un laghetto, si possono riassumere le seguenti fasi.
    Nel caso in cui si sia optato per una vasca rigida, si comincia posizionando quest’ultima sull’area dove dovrà essere effettuato lo scavo e riportando i punti di contorno della vasca a terra a mezzo di una livella.laghetto 5

    Lo scavo dovrà essere realizzato in modo che sia più largo di quindici centimetri del contenitore. Durante tale operazione si misurerà a mano la profondità in modo che essa non superi l’altezza della vasca rigida. Una volta raggiunta tale quota si compatterà il fondo e si coprirà quest’ultimo con uno strato di sabbia di due centimetri e mezzo di spessore. Si premerà poi la vasca nella sabbia controllando che il piano sia perfettamente orizzontale. Completate queste fasi, si inizierà a riempire tale contenitore di acqua, seguendo il livello ed inserendo frattanto della sabbia tra l’intercapedine e la parete del terreno. Quando la vasca sarà stata resa stabile si completerà il bordo rivestendolo con lastre di pietra. Queste ultime dovranno sporgere sulla vasca per cinque centimetri e saranno posate con la malta facendo bene attenzione a non sporcare l’acqua.

    Nel caso in cui si sia invece optato per la scelta di una laghetto 6vasca flessibile, si dovrà tracciare la forma voluta sul terreno con dei picchetti e si dovrà poi iniziare lo scavo fino a raggiungere la prima quota dei ripiano del bordo. Si dovrà successivamente ancora scavare per collocare nel terreno la parte più profonda del contenitore, completando lo scavo fino alla quota stabilita. Durante tutto lo svolgimento di queste operazioni, si porrà infine particolare attenzione a rimuovere tutte le pietre e le radici dalla buca affinché esse non rischino di provocare dei fori al telo.

    Ricordiamo che la sommità della vasca deve essere sempre orizzontale e che eventuale pendenze vanno sistemate con muretti di sostegno fatti in pietra dal lato superiore e con terreno di riporto da quello inferiore.
    A questo punto e completate tutte le operazioni, si potrà riempire la vasca di acqua, spostando i mattoni man mano che il telo viene steso. Una volta che l’acqua sarà arrivata a cinque centimetri dal bordo si procederà a tagliare, con le forbici, il telo di troppo, lasciando una eccedenza di quindici centimetri tutto intorno. Tendendo il telo fermo con dei chiodi, si poseranno poi le lastre di pietre sul bordo della vasca, come già descritto per la vasca rigida.laghetto 7
    E’ molto importante ricordare che la vasca, di qualsiasi tipo essa sia, andrà sempre posizionata in modo da essere esposta a molta luce naturale e dovrà essere comunque ubicata lontano da piante, alberi o cespugli.

    Per ragioni tecniche, le vasche con superfici sino a nove metri quadrati dovranno essere profonde almeno quarantacinque centimetri mentre, per vasche di più ampia metratura, si potrà arrivare alla profondità di sessanta centimetri. Un massimo di settantacinque centimetri potrà essere raggiunto per i laghetti di dimensioni maggiori.
    Completate le operazioni sopra descritte, si posizioneranno finalmente, sul primo gradone libero, i contenitori delle piante acquatiche scelte. Questi ultimi potranno essere portati a livello della quota dell’acqua a mezzo dell’impiego di mattoni o pezzi di lastre di pavimentazione. In questo modo, le foglie delle piante si troveranno a pelo d’acqua e creeranno l’effetto di un bacino acquatico naturale.

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    Filippo Leone Roberti Maggiore e Emanuele Deplano

    Per informazioni: ema_v@msn.com

  • Madres de Plaza de Mayo a Genova: un incontro sui desaparecidos

    Madres de Plaza de Mayo a Genova: un incontro sui desaparecidos

    libreria falso demetrio genovaVenerdì 8 marzo (ore 17.30) alla Libreria Falso Demetrio si svolge un incontro per spiegare l’impegno delle Madres de Plaza de Mayo: un’associazione formata dalle madri dei dissidenti scomparsi in Argentina tra il 1976 e il 1983, negli anni della dittatura militare.

    L’incontro – che avviene alla presenza di Gabriella Barresi, Marina Criscuoli e Franco Fuselli – è preliminare alla visita della presidente Hebe de Bonafini a Genova che si terrà lunedì 11 e martedì 12 marzo 2013, in occasione della celebrazione dei loro 30 anni di lotta (1977-2007).

    Una breve conferenza storica intorno alla situazione passata e attuale dell’Argentina, sulla dittatura militare e la repressione, sulla resistenza della madri e sulle loro attività politiche, sociali e culturali.

    Seguono letture di brevi brani sul tema e proiezione di foto e video.

    Ingresso libero.

  • San Bartolomeo della Certosa: il chiostro medievale è abbandonato

    San Bartolomeo della Certosa: il chiostro medievale è abbandonato

    certosa-san-bartolomeoA pochi metri dalla fermata della metropolitana di Brin sorge il Complesso di San Batolomeo della Certosa, un edificio realizzato nel 1300, oggi completamente inglobato all’interno del quartiere di Rivarolo. La maggior parte di questa struttura è gestita dalla parrocchia che l’ha mantenuta in buono stato e nel suo chiostro ha realizzato un campo da calcio in erba sintetica utilizzato quotidianamente per partite di calcetto.

    Peggior sorte è toccata all’ala di proprietà del Comune, che giace in uno stato di quasi totale abbandono, gravemente danneggiata dalla mancanza di interventi di ristrutturazione, tanto da rendere necessario, circa un anno fa, la delimitazione dell’accesso al pubblico collocando delle transenne. All’interno vi è un chiostro più piccolo sul quale si affacciano le vecchie celle dei monaci e al centro di esso sorge un giardino pubblico con dei giochi per bambini.

    Il degrado è avanzato nel più totale silenzio delle istituzioni, ma chi conosce le strade del quartiere ricorda bene i giardini prima della loro chiusura. E proprio grazie a queste persone il Piccolo Chiostro di San Bartolomeo della Certosa ha potuto riemergere dall’oblio. In occasione del censimento dei “luoghi del cuore” promosso dal FAI, il presidente della Società Operaia Cattolica della Certosa, che ha sede nello stesso complesso, ha deciso di girare questo breve video per mostrare a tutti in che condizioni giacesse il chiostro e per far conoscere a tutti la bellezza di un complesso che rischia di essere dimenticato.
    Il risultato è andato oltre ad ogni attesa, visto che questo luogo del cuore ha ricevuto 214 segnalazioni classificandosi come il terzo luogo del cuore a Genova (dopo il Ponte Carrega in Valbisagno e l’oratorio di Sant’Antonio Abate a Mele) il decimo in tutta la Liguria insieme ad altre bellezze delle cinque terre e il grande parco cittadino dell’Acquasola.

    Il presidente della Società OperaiaAndrea Brina: «Vogliamo far conoscere alle persone l’esistenza di questi luoghi storici» e l’iniziativa, nel suo piccolo, rappresenta un importante tentativo per sensibilizzare l’opinione pubblica sulla condizione di certe zone della città di Genova in cui, dice Brina, «si ha la sensazione di essere un po’ snobbati». Al danno si aggiunge anche la beffa, poiché grazie ai ponteggi, che sono stati realizzati per mettere in sicurezza l’area del piccolo chiostro, i ladri hanno potuto introdursi due volte all’interno della sede della società.

    Il Municipio Valpolcevera ha segnalato in diverse occasioni i problemi legati a questa struttura agli assessori competenti, ma il problema è sempre lo stesso: mancano le risorse per intervenire. In realtà nel piano triennale dei lavori pubblici, presentato in Consiglio Comunale dall’assessore ai Lavori Pubblici Crivello, è previsto lo stanziamento di 500 mila euro per un primo intervento di messa in sicurezza, ma, in attesa di approvazione del bilancio, non vi è nessuna certezza in merito.

    «Per ristrutturare tutta la parte storica del complesso – ha detto Brina servirebbero dai 2 ai 3 milioni di euro». Il sogno sarebbe quello di creare dei laboratori artigianali nei locali che circondano il chiostro e poter restituire ai cittadini di Certosa uno dei pochi spazi di incontro che vi sono in questa zona di Genova.

     

    Federico Viotti

  • Giardini e parchi di Genova: riqualificazione, i progetti Arci

    Giardini e parchi di Genova: riqualificazione, i progetti Arci

    Valletta Carbonara San NicolaSabato 9 marzo 2013 (ore 20) il Circolo Arci Belleville ospita una cena con i cittadini – giardinieri che da alcuni mesi si stanno occupando della riqualificazione di Valletta San Nicola, lo spazio verde di 20.000 metri quadrati sito alle spalle dell’ex Albergo dei Poveri, un tempo destinata alle serre del Comune e oggi in stato di abbandono. Un progetto creato da un gruppo di cittadini costituito in associazione.

    Questo il programma della serata: cena alle 20 con pizzoccheri e torta di nocciole (costo 8 €, per i bambini 6 €); alle 21 il racconto del progetto e dibattito.

    «Tra i valori fondanti del Circolo Belleville ci sono la promozione di consumo critico e sviluppo sostenibile: molti soci non conoscono tutte le iniziative attuate in città su questi temi, oppure le conoscono ma non sanno come mettersi in contatto o dare il proprio contributo. Eventi come quello di sabato permettono al Circolo di essere amplificatorie di storie e buone pratiche, che vengono presentate in contesti di convivialità», spiega Silvia Melloni, che ha organizzato la serata.

    L’incontro si inserisce nei progetti che Arci sta da tempo effettuando a Genova: molti circoli si adoperano per riqualificare le aree verdi circostanti, che all’occorrenza possono essere trasformate in orti urbani, giardini o spazi gioco per i bambini. Uno degli esempi più virtuosi è Erba Voglio, progetto curato a San Teodoro da Agostino Barletta. «La cittadinanza attiva si esprime anche nel valorizzare la bellezza del territorio»: a questo scopo Arci fa anche rete con realtà simili sul territorio, che operano anche in altri quartieri (per esempio Terra Onlus a Cornigliano e Vesima, Legambiente, Rete If e altre).

    Marta Traverso

    [foto di Daniele Orlandi]

  • Assicurazione auto, libero mercato sul web: i consigli dell’esperto

    Assicurazione auto, libero mercato sul web: i consigli dell’esperto

    Corso EuropaDal 1970 l’assicurazione auto è obbligatoria, come già abbiamo ricordato in un altro articolo. Per cui chi circola senza la copertura assicurativa, oltre a rischiare grosso, è passibile di sanzione amministrativa secondo i dettami del Codice della Strada.
    Dal 1995 vige, anche nel mercato della cosiddetta RC Auto, il libero mercato. Che cosa significa? Significa che ogni impresa assicuratrice può applicare il prezzo che ritiene; in precedenza, la tariffa RC Auto era uniformata su base statale (ministeriale): l’RC Auto costava uguale per tutti, con le uniche varianti relative ai cavalli fiscali ed alla classe di merito.
    Dal 1995 liberi tutti o, se preferite, tutti in prigione. E senza passare dal via…

    Da quel momento sono cambiati (e di molto) i parametri dell’assicurazione tradizionale. Poi il web ci ha messo del suo.

    Partiamo da due punti chiave:
    1. I soggetti che possono vendere assicurazioni debbono, previo assenso della CONSOB, essere presenti nel registro dell’IVASS (ex ISVAP, il cui sito resta e rimane www.isvap.it tanto per confondere le idee…); nel sito potete trovare tutte le imprese che operano nel nostro territorio, a scanso di truffe o assicurazioni inesistenti.
    2. L’assicurazione RC Auto (dove RC sta sempre per Responsabilità Civile) è una cosa seria e purtroppo viene trattata come se si fosse al mercato.

    Beh, al mercato in effetti ci siamo, ma pare che si siano travalicati i limiti: nel 1995 ci assicurarono (è il caso di dirlo…) che le tariffe sarebbero diminuite e che sarebbe aumentata la professionalità degli agenti. Dopo quasi vent’anni gli aumenti sono stati tali da rendere l’Italia il paese con le tariffe più alte d’Europa. E gli agenti? Sono rimasti quelli atmosferici, visto che le assicurazioni on line ne hanno fatto sparire quai il 40%, a scapito proprio di quella professionalità promessa allora.

    La semplificazione che ci offre il web fa perdere di vista all’utente la validità di una proposta assicurativa propriamente detta.
    Ormai con pochi clic possiamo ottenere un preventivo senza sapere bene che cosa stiamo “acquistando”. Facile avere così brutte sorprese proprio nel momento del bisogno, ovvero quando l’assicurazione deve pagare un danno.

    Per chiudere questa parentesi assicurativa, altri due consigli:
    1. Per verificare la “bontà” di un preventivo, fate sempre il confronto delle condizioni contrattuali della vostra “vecchia” assicurazione con quelle della “nuova” assicurazione.
    2. Il bonus malus CU è il vero bonum malus, ossia quello valido per tutte le imprese di assicurazione; non fatevi ingannare dalla classe di merito “fasulla” che può avervi regalato la vostra assicurazione.

    La prossima settimana vi elargiremo ancora qualche pillola di saggezza.
    Assicurativa.

     

    Alberto Burrometo

    Per segnalazioni, domande e richieste di consulenza scrivere a progetto.up@gmail.com oppure redazione@erasuperba.it. La rubrica “Consulenza Online” vuole essere un filo diretto con i lettori, il presidente dell’ associazione Progetto Up Alberto Burrometo è a vostra disposizione.

    [foto di Daniele Orlandi]

  • Pechakucha Night: una sera per conoscere i creativi di Genova

    Pechakucha Night: una sera per conoscere i creativi di Genova

    La ClaqueSono aperte le iscrizioni per la quinta edizione di Pechakucha Night, evento che si svolgerà venerdì 19 aprile 2013 a La Claque in Agorà.

    Come per ogni altra edizione, il bando è aperto ad artisti, creativi e professionisti della comunicazione: designer, architetti, grafici, fotografi, ma anche artisti, stilisti, scrittori, fumettisti, musicisti, videomaker, chiunque abbia un’idea, una passione o un progetto creativo e voglia condividerlo e farlo conoscere.

    La partecipazione è gratuita: per iscriversi è necessario inviare 7 slide di presentazione del progetto (secondo il formato scaricabile dal sito di Pechakucha Night), la scheda di partecipazione in italiano e in inglese all’indirizzo mail pkn.genova@gmail.com entro venerdì 29 marzo 2013.

    Entro venerdì 5 aprile sarà inviata una mail ai creativi selezionati dallo staff PKNGenova, che dovranno inviare la presentazione completa (20 slide) entro lunedì 15 aprile.

    I selezionati presenteranno il loro progetto Venerdì 19 aprile presso La Claque.

    [foto di Daniele Orlandi]

  • Metafore concettuali nella propaganda politica: le bombe intelligenti

    Metafore concettuali nella propaganda politica: le bombe intelligenti

    guerra“Devo investire il mio tempo libero nello studio dell’inglese.” Quante volte vi sarà capitato di sentire quest’affermazione o quante volte sarete stati voi stessi a pronunciarla! Se l’avete fatto, senza rendervene conto, avete utilizzato una metafora concettuale.

    Vi chiedo scusa. Messa in questi termini può forse sembrare che abbiate commesso un’azione malvagia, della serie: “Hai usato una metafora, pentiti subito!” In realtà non avete fatto proprio nulla di male. Anzi, per quanto raramente ne siamo consci, l’uso delle metafore nella lingua quotidiana è assolutamente normale.

    Infatti, ricorriamo in modo continuo e sistematico alle metafore quando parliamo; soprattutto, però, le utilizziamo quando pensiamo. Questo è il risultato al quale sono arrivati due studiosi americani, George Lakoff e Mark Johnson, gli autori della Conceptual Metaphor Theory (CMT), ovvero la Teoria delle Metafore Concettuali.

    Nel loro libro Metaphors We Live By, pubblicato nel 1980, Lakoff e Johnson parlano della natura concettuale delle metafore, che invece normalmente vengono associate al linguaggio, in particolare a quello poetico. I due linguisti americani sostengono che ricorriamo a domini concettuali più concreti e immediatamente comprensibili per interpretare gli aspetti o i domini concettuali più astratti e complessi della realtà che ci circonda. Queste metafore concettuali trovano poi espressione nel linguaggio che usiamo quotidianamente. Per esempio, possiamo concepire il dominio concettuale del tempo, più astratto, attraverso quello più concreto del denaro. Da qui vengono generate espressioni linguistiche quali: “risparmiare tempo” e, appunto, “investire il proprio tempo” (in inglese “investing in one’s time”) come nell’esempio iniziale. Un’altra metafora concettuale esprime l’amore, dominio più astratto, partendo da quello più concreto del viaggio. La frase: “La nostra storia è giunta al capolinea” è un buon esempio linguistico della metafora concettuale L’AMORE E’ UN VIAGGIO.

    Forse in ossequio alla metafora concettuale che vede la vita come un viaggio, Lakoff, così come un altro grande linguista, Noam Chomsky, ha iniziato un lungo percorso che l’ha gradualmente condotto ad applicare le sue teorie linguistiche alle scienze politiche, riscontrando in particolare un uso proditorio delle metafore nella ricerca del consenso popolare da parte dell’amministrazione Bush a sostegno dell’operazione Desert Storm contro l’Iraq durante la Guerra del Golfo (1991).

    Le osservazioni di Lakoff non sono affatto paranoie complottistiche. Come già abbiamo avuto modo di vedere nella scorsa puntata, parole, pensieri e azioni sono strettamente connessi tra loro e come cittadini attivamente impegnati e informati è nostro compito filtrare sempre con grande attenzione ciò che ci viene detto dai media. Pensate alle peacekeeping missions, le cosiddette “missioni di pace” dei Blue Berets (i “caschi blu”). Per esempio, di quali azioni di peacekeeping si sarebbero resi protagonisti i soldati ONU a Srebrenica, durante il più sanguinoso genocidio avvenuto in Europa dopo la Seconda Guerra Mondiale?  Oppure vogliamo parlare delle “smart bombs”, le “bombe intelligenti” che ogni tanto si instupidiscono e colpiscono la popolazione civile? Che cosa dire poi delle clean bombs, armi di distruzione di massa, ordigni termonucleari definiti “puliti” (clean, appunto) soltanto perché limitano il fallout radioattivo? Pensiamo alla misura in cui espressioni di questo tipo agiscono da dolcificanti – per non dire anestetici – per la nostra mente, quando si parla invece di azioni militari, le quali spesso causano la morte di innocenti. Quanta ipocrisia! E quanta vergogna dovrebbe provare chi distorce con questi mezzucci linguistici la tragica verità della guerra!

    Per concludere e sdrammatizzare – ma non troppo – torna alla mente una celebre scena di “Palombella Rossa” di Nanni Moretti: “Come parla! Le parole sono importanti,” urla il protagonista del film alla sua intervistatrice. A volte ci dimentichiamo di quanto questa frase sia semplice, ma vera… See you!

     

    Daniele Canepa

  • Corso Sardegna, ex mercato: decisioni rimandate al prossimo autunno

    Corso Sardegna, ex mercato: decisioni rimandate al prossimo autunno

    mercato-corso-sardegna-2008-d1Si è concluso ieri (6 marzo 2013 ndr), nel tardo pomeriggio, l’incontro tra i rappresentanti delle amministrazioni per decidere sul futuro dell’ex mercato ortofrutticolo di Corso Sardegna. All’incontro erano presenti, per la Regione, l’Assessore all’Ambiente e sviluppo sostenibile Renata Briano; Massimo Ferrante, presidente del Municipio III Bassa Val Bisagno; per la Provincia, il dottor Massimo Ramella; per il Comune, gli assessori Valeria Garotta e Giovanni Crivello, rispettivamente per l’Ambiente e Lavori Pubblici e Manutenzione.

    L’incontro è stato chiesto dai soggetti coinvolti per stabilire i settori di competenza e trovare una linea comune per il futuro dell’area.
    In primis sono state valutate le nuove disposizioni dell’autorità di bacino ed è stato esaminato il piano di bacino del Bisagno, con i dati aggiornati in base ai cambiamenti avvenuti dopo l’alluvione 2011. Le nuove disposizioni identificano l’area in questione come zona A con inedificabilità, mentre prima si trattava sempre di zona A, ma con possibilità di deroga per la costruzione. Con questa nuova pronuncia dell’autorità di bacino, in particolare, viene impedito qualsiasi tipo di edificazione sotterranea e il progetto attuale della Rizzani De Eccher – che prevede la realizzazione, tra le altre cose, di un silos interrato – risulta bloccato.

    La Provincia procede ora alla predisposizione di un bando di gara per la selezione di una commissione di tecnici che svolgano approfondimenti idraulici sul piano di bacino del Bisagno. È previsto un finanziamento di 90 mila euro.
    Il team di tecnici dovrà valutare se le soluzioni in essere (già attuate) e quelle possibili (da attuarsi) predisposte dalle amministrazioni sul Bisagno e sul Fereggiano sono tanto efficaci da consentire la declassificazione dell’area da zona A a zona B, con edificabilità su osservanza di precise prescrizioni emesse dagli enti di competenza. Solo con un’eventuale declassificazione, infatti, sarà possibile procedere con i lavori.

    Entro il 30 aprile 2013 sarà ufficialmente formata la squadra dei tecnici, la quale avrà tempo 180 giorni dalla consegna dell’appalto per concludere i lavori. Il risultato delle valutazioni sarà presentato prima in Provincia, per poi essere girato alla Regione. Solo in seguito, in base agli esiti, si saprà come procedere.

    Il presidente del Municipio Bassa Val Bisagno Massimo Ferrante, subito dopo l’incontro, si dice contento per l’esito delle consultazioni e precisa: «In quanto rappresentante del Municipio, ho portato la “voce del territorio” e fatto presenti le richieste della cittadinanza: c’è bisogno di stabilire una tempistica. La situazione nel quartiere è insostenibile e, fatte le valutazioni necessarie, bisogna prendere una decisione: andare avanti col progetto, o fare un passo indietro e intraprendere un’altra strada. L’importante è avere delle risposte certe».

     

    Elettra Antognetti

  • Argentina, un libro su crisi economica e imprese “recuperate”

    Argentina, un libro su crisi economica e imprese “recuperate”

    aut autGiovedì 7 marzo 2013 (ore 18.30) si svolge un incontro all’AutAut 357 di via delle Fontane sul tema della crisi economica in Argentina.

    Si inizia con la presentazione del libro Lavorare senza padroni della giornalista Elvira Corona, che racconta una panoramica delle “Empresas recuperadas por sus trabajadores”, un fenomeno che ha contribuito a un cambiamento di prospettive nella società argentina. Si tratta delle aziende “recuperate dai propri lavoratori” che le hanno occupate, rimesse in funzione e gestite in cooperativa dopo la crisi del 2001 e il fallimento del modello economico vigente.

    Dieci storie prese in esame, molto diverse fra loro sia per posizione geografica (dalla Renacer, una fabbrica di elettrodomestici di Ushuaia, la città più a sud del pianeta a Grissinopoli, una fabbrica di grissini fondata da una famiglia italiana nei primi anni ’60 a Buenos Aires), sia per settore produttivo (dall’informazione con la cooperativa di giornalisti di La Vaca, al turismo con quella dei gestori del Bauen, hotel in pieno centro di Buenos Aires, all’alta moda dell’ex Brukman).

    A seguire, apericena e proiezione del documentario del 2004 The Take di Avi Lewis & Naomi Klein (quest’ultima autrice di No logo), sull’occupazione di alcune fabbriche argentine da parte dei lavoratori.