Autore: erasuperba

  • Hiroshima, Giappone: Peace Memorial Park e Peace Memorial Museum

    Hiroshima, Giappone: Peace Memorial Park e Peace Memorial Museum

    Hiroshima, peace memorial park

    Enola Gay, you should have stayed at home yesterday.” Inizia così una canzone di grande successo della band OMD.
    “Enola Gay, saresti dovuta restare a casa” è sicuramente quello che hanno pensato i superstiti della città giapponese di Hiroshima nei momenti successivi al 6 agosto 1945, il giorno dell’esplosione della prima bomba atomica della storia dell’umanità.

    Oltre ottantamila persone morirono polverizzate alle 8.15 di quell’assolata mattinata estiva in seguito all’esplosione di “Little Boy“, l’ordigno contenente uranio arricchito sganciato dal bombardiere americano, il cui nome era appunto Enola Gay.

    In seguito, il conto dei morti sarebbe in realtà salito a oltre centoquarantamila per colpa delle radiazioni causate da Little Boy. “Little Boy”, ovvero “ragazzino”: dietro un nome apparentemente innocente si celava una potenza distruttrice terrificante. Oltre agli esseri viventi, la cui esistenza fu cancellata nello spazio di un bagliore istantaneo e accecante, anche due terzi delle abitazioni della città furono rasi al suolo.
    In prossimità dell’A-Bomb Dome si apre oggi il Peace Memorial Park, lungo le sponde di due diramazioni del delta del fiume Ota, che attraversa Hiroshima. Il Parco non è solo uno spazio dedicato alla memoria di ciò che accadde nel 1945, ma rappresenta anche un ammonimento per il futuro, affinché la tragedia atomica non si ripeta mai più.Nella zona vicina all’epicentro dell’esplosione un edificio rimase tuttavia in piedi, seppure in maniera parziale. Si trattava dell’A-Bomb Dome, che dal 1945 è stato conservato fino a oggi anche tramite numerosi interventi di manutenzione. Progettato dall’architetto ceco Jan Letzel e completato nel 1915, prima dell’esplosione di Little Boy era stato la sede dell’istituzione equivalente alla nostra Camera di Commercio. Dal 1996 è stato invece inserito nella lista dei Patrimoni dell’Umanità dell’UNESCO.

    Se l’area del Peace Memorial Park è un luogo in cui corsi d’acqua, monumenti e giardini si combinano armonicamente, è visitando il Peace Memorial Museum di Hiroshima che si entra nuovamente a contatto con l’orrore della bomba, trovando una precisa ricostruzione degli eventi e la risposta a diverse domande riguardanti il 6 agosto 1945. Per esempio: perché venne bombardata proprio Hiroshima per prima? Si trattò di una decisione casuale? Da alcuni documenti presenti nel museo viene illustrato che la scelta degli USA fu in realtà pianificata con molta cura. Se da un lato Hiroshima ospitava infatti un importante contingente militare giapponese, la 2nd General Army, dall’altro non erano presenti nella città prigionieri di guerra americani. Per diverse settimane prima della spedizione dell’Enola Gay, inoltre, Hiroshima fu risparmiata dai bombardamenti – seppure con ordigni tradizionali – che invece misero in ginocchio altre città del paese, tra le quali la capitale Tokyo. La ragione era che con la prima bomba atomica gli Stati Uniti volevano ottenere il maggiore effetto scenico possibile – ovvero una distruzione totale – non solo per sconfiggere definitivamente un nemico già a pezzi, il Giappone, ma per dare una dimostrazione di forza ai nemici futuri, in primis l’Unione Sovietica.

    Si apprende anche di come gli USA fecero di tutto per occultare le conseguenze del fallout, la ricaduta radioattiva del materiale che precipita al suolo dopo essere stato lanciato in aria dall’esplosione. Allo stesso tempo vennero messe in atto manovre ostruzionistiche anche nella cura degli hibakusha (“i sopravvissuti all’esplosione”), le cui testimonianze sono state raccolte nel documentario White Light/Black Rain: The Destruction of Hiroshima and Nagasaki.

    Numerosi altri filmati, immagini, reperti e ricostruzioni rendono davvero toccante il percorso all’interno del Peace Memorial Museum, tanto che non è raro vedere alcuni visitatori commuoversi fino alle lacrime. Non risulta quindi difficile comprendere lo stato d’animo di Robert Oppenheimer, scienziato che diresse il Progetto Manhattan finanziato dal governo USA per produrre la bomba prima dei nazisti. Citando un testo sacro indù in relazione alla sua esperienza personale, affermò: “Now I am become death, the destroyer of worlds“, “Ora sono diventato morte, la distruttrice di mondi.”

    Osservando le scolaresche che affollano il museo e il Peace Memorial Park ci si chiede come si possa invece far sì che la morte non trionfi e che la scienza non si metta più al servizio di ricerche che mettano a repentaglio l’esistenza stessa della vita. Come singoli individui è fondamentale prendere coscienza della concretezza della minaccia atomica nella nostra realtà, considerando che a differenza del 1945 i paesi in possesso di armi nucleari sono ora nove (USA, Russia, Cina, India, Pakistan, Israele, Regno Unito, Francia, Corea del Nord) e il totale delle testate nucleari nel mondo è di oltre diciassettemila…

    Nel 1955 Bertrand Russell, Albert Einstein e altri nove scienziati e intellettuali scrissero un manifesto (chiamato appunto “Russell-Einstein”) per risvegliare governanti e scienziati dal sonno della ragione e avvertirli della follia omicida di un conflitto di scala internazionale, che avrebbe condotto all’inevitabile impiego di armi nucleari. Il messaggio a chiusura del manifesto è assolutamente attuale e il suo vigore non è stato intaccato dallo scorrere degli anni:  “Noi rivolgiamo un appello come esseri umani ad esseri umani: ricordate la vostra umanità e dimenticate il resto. Se sarete capaci di farlo vi è aperta la via di un nuovo Paradiso, altrimenti è davanti a voi il rischio della morte universale.”

     

    Daniele Canepa

  • Internet in Liguria: la Regione promette wifi e banda larga

    Internet in Liguria: la Regione promette wifi e banda larga

    IL PRECEDENTE

    2006: la Regione promuove un Piano operativo triennale di informatizzazione, per estendere la connessione a Internet tramite banda larga a tutti i Comuni dell’entroterra ligure.

    Se i capoluoghi di provincia e le cittadine costiere beneficiano da tempo di questo servizio, non è stata ancora raggiunta la piena copertura delle zone più piccole, soprattutto montane e collinari. Il primo passo che la Regione effettuerà, per comprendere quali risorse e finanziamenti sono necessari al progetto, sarà contattare i singoli Comuni per avere una mappatura delle connessioni a banda larga già presenti sul territorio ligure.

    14 febbraio 2008: la Regione Liguria e il Ministero delle Telecomunicazioni siglano un accordo per portare l’accesso all’Adsl ai Comuni dell’entroterra ligure, dove le linee telefoniche fisse sono ancora associate a una connessione “lenta” a 56 kbs. Il progetto prevede un finanziamento complessivo di 16 milioni di euro, di cui 10 pagati dal Ministero e 6 dalla Regione.

    22 aprile 2008: la Regione Liguria firma un protocollo d’intesa con Telecom Italia per estendere la copertura della rete Internet a banda larga a un totale di 208 Comuni (su un totale di 235) entro la fine del 2009: scopo del protocollo è associare la connessione Adsl al 96% delle linee telefoniche fisse attive sul territorio ligure.

    Ottobre 2011: il Ministero dello Sviluppo Economico approva il Piano Nazionale Banda Larga, che prevede entro la fine del 2013 il completamento della copertura con banda larga di Comuni e frazioni su tutto il territorio nazionale. Secondo i contenuti del piano, questo lo stato delle connessioni private e aziendali a Internet in Liguria: il 63,8% delle connessioni beneficia di una velocità tra i 7 e i 20 Mb al secondo; il 26,5% di una connessione tra i 2 e i 7 Mb al secondo; il 5,4% di una copertura Lite, ossia intorno ai 640 Kb al secondo; il 4,3% risiede in zone non coperte da Adsl; il 9,7% risiede in aree con digital divide, ossia l’assenza totale di ogni forma di connessione.

    Novembre 2012: l’Assessorato al Turismo invia un questionario a tutti i Sindaci dei Comuni liguri, per conoscere lo stato della copertura banda larga e wi-fi e capire se – dove esse mancano – c’è intenzione di svilupparle. Scopo del questionario è progettare la totale copertura della regione, una volta comprese le infrastrutture già esistenti e le necessità specifiche dei Comuni.

    L’obiettivo del progetto non è solo consentire ai cittadini l’accesso a Internet, ma arricchire l’offerta turistica con la possibilità di navigare gratuitamente per chi è in vacanza nel territorio ligure.

    IL PRESENTE

    Sono due i nodi da sciogliere quando si parla di connessione a Internet: da un lato la banda larga, ossia l’accesso all’Adsl nelle case private e negli uffici; dall’altro il Wi-fi, ovvero la possibilità di navigare gratuitamente in spazi pubblici dal proprio computer, tablet o cellulare.

    Subito dopo le vacanze natalizie, lunedì 7 gennaio 2013, il presidente Claudio Burlando ha visitato le server farm di Datasiel – l’azienda informatica regionale – e ha illustrato un progetto definitivo per completare entro la fine di quest’anno la copertura a banda larga della Regione. Così ha dichiarato Burlando in occasione dell’incontro: «Il lavoro sulla banda larga della Regione Liguria è partito nel 2006 con la sperimentazione, avvenuta sulle 4 province, a cui sono seguiti due bandi; entro il 2013 verranno coperti tutti i comuni nelle zone a fallimento di mercato. Chiedo la collaborazione dei sindaci e dei singoli cittadini per farci conoscere anche piccole frazioni scoperte perché proveremo ad arrivare ovunque, anche nei nuclei molto piccoli».

    Dal 2006 a oggi la Regione ha investito complessivamente oltre 21 milioni di euro e allo stato attuale è giunta, attraverso due bandi di gara, a una copertura complessiva di 149 Comuni e 779 frazioni, così suddivisi: 49 Comuni e 354 frazioni in Provincia di Genova; 23 Comuni e 68 frazioni in Provincia di La Spezia; 37 Comuni e 234 frazioni in Provincia di Savona; 38 Comuni e 123 frazioni in Provincia di Imperia.

    I problemi di copertura riguardano dunque le due Province di Ponente, che non hanno aderito alla sperimentazione del 2008 provvedendo in autonomia alla dotazione della banda larga.

    La copertura avverrà tramite una dorsale di fibra ottica che attraverserà tutta la Regione, ossia che a partire dalla zona costiera raggiungerà l’entroterra attraverso segnali radio (wifi o Wimax). Un tracciato che non tocca le aree già coperte dagli operatori di telefonia e che va dunque a coprire le zone “a fallimento di mercato”, ossia quelle in cui le aziende private non hanno trovato conveniente attuare un investimento.

    Il progetto della Regione Liguria fa parte del Piano Nazionale Banda Larga e sarà pertanto finanziato dal Ministero per lo Sviluppo Economico: il completamento della copertura con banda larga dei Comuni liguri, iniziato nel 2006, sarà dunque possibile nell’ambito di un piano che copre tutto il territorio nazionale.

    A ciò si associa inoltre il progetto Liguria Wifi, che prevede entro il 2014 la possibilità di collegarsi a Internet in tutti i Comuni della Regione con un unico nome utente e password. Un progetto che si accompagna a iniziative analoghe per la copertura wifi del territorio ligure, dal progetto Free Wifi Genova gestito dal Comune di Genova fino a Rete Gratuita dell’azienda genovese Vallicom.

    L’indirizzo mail per le segnalazioni sulle zone scoperte è: bandalarga@regione.liguria.it.

    Marta Traverso

  • “Angeli col fango sulle magliette” finalista al premio www

    “Angeli col fango sulle magliette” finalista al premio www

    Angeli col fango sulle magliette è la pagina Facebook creata da un gruppo di ragazzi genovesi durante l’alluvione del 4 novembre 2011, per segnalare lo stato degli eventi e favorire la mobilitazione dei volontari che hanno contribuito al recupero delle zone danneggiate. Un progetto che non si è fermato, ma è attualmente attivo in un’iniziativa di riqualificazione del verde pubblico: il 4 novembre 2012, a un anno dall’alluvione, sono iniziati i lavori di recupero delle aiuole di via Fiume e via XX Settembre e sulla piattaforma dell’associazione Open Genova è stato creato un laboratorio intitolato Dai diamanti non nasce niente, alla ricerca di collaborazioni e proposte per portare avanti manutenzione e restyling di questi spazi verdi.

    In parallelo a tutto questo, la pagina è stata segnalata come finalista del Premio WWW, concorso dedicato alla creatività digitale indetto ogni anno dal quotidiano “Il Sole 24 Ore”: un premio simbolico nei contenuti ma importante nella sostanza, perché conferisce grande visibilità a iniziative che attraverso Internet sviluppano nuove forme di comunicazione e socializzazione.

    In particolare, la pagina è finalista nella sezione Charity, dedicata ai progetti di associazioni e o enti non profit che hanno sviluppato progetti di accesso e utilizzo delle nuove tecnologie e dei social network in maniera attiva e partecipata, per creare una nuova cultura del volontariato civico.

    I progetti finalisti sono stati valutati da due giurie, composte da addetti e professionisti del settore, mentre la votazione per decretare i vincitori è a opera degli utenti stessi del sito: è possibile votare entro le ore 18 di mercoledì 23 gennaio 2013 registrandosi al sito del premio WWW e recandosi alla sezione “Charity”.

    [foto di Marta Traverso]

  • Occidente solitario: a teatro con Claudio Santamaria e Filippo Nigro

    Occidente solitario: a teatro con Claudio Santamaria e Filippo Nigro

    occidente solitarioMartedì 22 e mercoledì 23 gennaio 2013 (ore 21) al Teatro dell’Archivolto va in scena lo spettacolo Occidente solitario, tratto dal testo di Martin McDonagh e con gli attori Filippo Nigro e Claudio Santamaria.

    Una commedia nera scritta da uno dei più brillanti drammaturghi della scena britannica e messa in scena con la produzione della Compagnia Gli Ipocriti, dal regista Juan Diego Puerta Lopez.

    Il testo è ambientato in un piccolo paese dell’Irlanda – terra d’origine di McDonagh e in cui ha ambientato tutti i suoi lavori teatrali – e racconta il continuo litigare di due fratelli, Coleman (Claudio Santamaria) e Valene (Filippo Nigro), il cui padre è appena morto per un colpo di fucile.

    Valene è interessato unicamente alla sua collezione di statuine religiose e a bere whisky, che gli viene fornito a domicilio da una giovane chiamata Ragazzina. Coleman pensa solo a mangiare e partecipa ai funerali del paese per riuscire a fare incetta gratuitamente di salsicce e birra.

    L’unico che cerca di risolvere il rapporto conflittuale tra i suoi è il parroco del paese, Padre Welsh, ma i suoi consigli restano inascoltati. Depresso e frustrato nel suo tentativo di redimere il cinico paesello, il prete si suicida, lasciando una lettera che porterà i due fratelli a un tentativo di riconciliazione, a cui però faranno seguito ulteriori scene di lotta e distruzione.

    Lo spettacolo ha vinto il Premio Le maschere del Teatro Italiano 2012.

    Costo dei biglietti: 22/20 €, Archivolto Free 13,50 €, studenti con meno di 26 anni 7,50 €. Info e biglietteria 010 412135.

  • San Quirico: discarica abusiva, intervento del Municipio

    San Quirico: discarica abusiva, intervento del Municipio

    A San Quirico, in via Lungo Polcevera, in particolare nelle vicinanze dei giardini pubblici Morchio, delimitati dall’argine del torrente, il comportamento incivile di alcune persone ha trasformato la zona, con il passare del tempo, in una vera e propria discarica abusiva in cui è possibile trovare carcasse di automobili e motorini, elettrodomestici, mobilio e suppellettili di ogni genere.

    Adesso il Municipio Valpolcevera, grazie ad un’interpellanza presentata dal consigliere Davide Ghiglione (Federazione della Sinistra) e sostenuta dalla maggioranza, chiede un immediato intervento di Amiu per restituire a tale porzione di territorio un’adeguata pulizia.
    «Dopo diversi sopralluoghi il prossimo fine settimana dovrebbero essere rimosse le carcasse – spiega Ghiglione – inoltre, prosegue l’iter per il progetto di affido dei giardini pubblici, recentemente restaurati e per la gestione di una saletta da parte del locale comitato».

    Nella seduta del consiglio municipale della Val Polcevera, svoltasi il 16 gennaio scorso, è stata affrontata anche la questione dei parcheggi di Piazzale Palli (nel quartiere di Certosa, area ex Fillea), gestiti dalla società Genova Parcheggi.

    In seguito alla Delibera di Giunta n. 152/2012 del Comune di Genova, a partire da lunedì 4 giugno 2012, la tariffa oraria è stata ridotta da € 1,50 a € 1,00.
    Il consigliere Ghiglione (Fds), con un’interpellanza condivisa dalla maggioranza, ha interrogato la Giunta di Municipio in merito alla possibilità di portare la tariffa oraria a 0,50 € per la prima ora e 1,00 € per quelle successive. Il Presidente Iole Murruni ha assicurato il massimo impegno in questo senso.
    Inoltre, il capogruppo Fds ha chiesto lumi sulla prevista realizzazione, in Piazzale Palli, dell’area destinata alla “sgambatura dei cani” «I fondi sono già stati stanziati – spiega Ghiglione – a breve partiranno i lavori che dovrebbero terminare entro la fine di febbraio».

     

    Matteo Quadrone

  • Legambiente: una legge sulla bellezza per rilanciare l’Italia

    Legambiente: una legge sulla bellezza per rilanciare l’Italia

    il verde, la natura,i fiori,l'ambiente,i parchiLe città, i paesaggi, le opere d’arte, il made in Italy, la creatività: la bellezza è la principale caratteristica che il mondo riconosce all’Italia. «Scommettere sulla bellezza non è un vezzo, è la chiave per immaginare un futuro oltre la crisi – scrive Legambiente che promuove una legge per difenderla e valorizzarla – Vorremmo che la bellezza fosse in cima all’agenda politica del nuovo Parlamento, del nuovo governo e delle nuove amministrazioni».

    Vediamo nel dettaglio i punti principali della proposta di legge:

    Misure per la promozione della bellezza
    Secondo il ddl «La bellezza fa parte del patrimonio del Paese e contribuisce ad esprimere la sua identità»: per questo sono proposti bandi di idee biennali cui destinare un budget di 10 milioni di euro.

    Riqualificazione del patrimonio paesaggistico
    Su iniziativa del Ministro per i Beni e le attività culturali «Ogni anno dovrebbe essere presentato il programma nazionale di conservazione e restauro del patrimonio storico, artistico e architettonico in cui individuare le priorità di intervento da cofinanziare con fondi regionali, europei e locali, ma anche ricorrendo alla partecipazione dei privati – spiega Legambiente – Il Ministero dovrebbe definire un piano per la riqualificazione dei paesaggi dal degrado ambientale e sociale, individuare le aree in cui attuare la bonifica ambientale delle aree industriali e agricole dismesse o degradate, nonché la demolizione di costruzioni abusive, incompatibili o insicure».

    Legambiente propone anche il vincolo di inedificabilità sulle aree costiere libere da edificazione e comprese in una fascia della profondità di mille metri dalla linea di battigia.

    Contenimento del consumo di suolo
    Per contrastare il consumo di suolo «Gli interventi edilizi dovrebbero rivolgersi prevalentemente ad aree già urbanizzate degradate o ad uso produttivo dismesse da riqualificare».

    Il ddl prevede l’istituzione di un Registro nazionale del consumo del suolo presso l’Istat «Sulla base delle informazioni raccolte, il Ministero delle Infrastrutture dovrebbe redigere un rapporto annuale in base al quale definire gli obiettivi di contenimento da perseguire nella pianificazione territoriale e urbanistica».

    Per scoraggiare l’occupazione di suolo libero, il ddl introduce il contributo per la tutela del suolo e la rigenerazione urbana, pari a tre volte il contributo relativo agli oneri di urbanizzazione ed al costo di costruzione, nel caso in cui l’area sia coperta da superfici naturali o seminaturali, o a due volte il contributo se l’area è coperta da superfici agricole in uso o dismesse.

    Concorsi di progettazione
    «La formula del concorso di progettazione o del concorso di idee dovrebbe essere applicata a tutte le opere pubbliche di rilievo sotto il profilo architettonico, ambientale, storico-artistico, conservativo e tecnologico», sostiene Legambiente.

    L’impostazione pensata dall’associazione ambientalista presuppone una modifica al Codice Appalti in base alla quale, con il pagamento del pre­mio, la Stazione Appaltante acquisirebbe la proprietà del progetto vincitore. «I successivi livelli di progettazione verrebbero affidati al vincitore del concorso con procedura negoziata senza bando – scrive Legambiente – Nel caso in cui il vincitore del concorso non fosse in possesso dei requisiti previsti dal bando, potrebbe ottenere l’incarico associandosi con un altro soggetto e mantenendo il ruolo di capogruppo e responsabile del progetto».

    Rigenerazione urbana
    «Negli strumenti urbanistici comunali possono essere individuate aree degradate da sottoporre a rigenerazione urbana che consiste in interventi di demolizione e ricostruzione, ristrutturazione e nuova co­struzione per la riduzione dei consumi idrici ed energetici, la messa in sicurezza degli edifici da un punto di vista statico, la riduzione delle aree impermeabili, la gestione dei rifiuti e la mobilità sostenibile – continua Legambiente – Per incoraggiare questi interventi, i comuni possono prevedere contributi di costruzione agevolati e l’attribuzione di diritti edificatori».

    Abusivismo edilizio
    Le opere abusive che non possono essere sanate e che il responsabile non provvede ad abbattere entro 45 giorni dall’ingiunzione «Sono acquisite dallo Stato fino alla demolizione e al ripristino ambientale delle aree. Se l’opera abusiva risulta adibita ad unica abitazione, anche di fatto, del nucleo fami­liare dell’autore dell’abuso edilizio, il Prefetto può sospendere la demolizione per un tempo da tre a dodici mesi e ammettere l’utilizzo temporaneo e a pagamento dell’abitazione».

    Infrastrutture e dibattito pubblico
    Per l’approvazione delle nuove infrastrutture di interesse nazionale realizzate da enti pubblici, concessionarie o società private, il ddl introduce la procedura del Dibattito pubblico che «Garantisce, prima della decisione finale, la corretta informazione di tutti i soggetti interessati e la considerazione delle osservazioni emerse».

     

    [Foto di Diego Arbore]

     

  • Municipio Ponente: i risultati della Commissione sul Verde

    Municipio Ponente: i risultati della Commissione sul Verde

    Villa Duchessa di GallieraQual è la situazione degli spazi verdi, parchi, aiuole e giardini, patrimonio inestimabile del Ponente genovese?
    Un bilancio è tracciato sulle pagine del blog di Matteo Frulio, giovane consigliere (Pd) e presidente della Commissione Urbanistica del Municipio Ponente, il quale spiega «La “Commissione sul Verde” è nata con l’intenzione di far dialogare Aster (Azienda Servizi Territoriali Genova Spa partecipata al 100% dal Comune, ndr) e Municipio in maniera più stringente. Il tutto per agevolare i rapporti ed il coordinamento tra le diverse “anime” che si occupano della manutenzione di giardini e parchi».

    Dopo aver segnalato alcune aree in stato di degrado oppure soggette a carenza di manutenzione, all’inizio di settembre la Commissione sul Verde è diventata realtà «Già una settimana dopo, il responsabile Aster mi comunicava di aver avallato le nostre richieste su Prà e Pegli – continua il consigliere – mentre su Voltri si procedeva seguendo una via più territoriale. Aster, infatti, si occupa solo di quelle aree al di sopra dei 3.000 mq e delle potature di alberi».
    Da parte sua, il Municipio Ponente «Si è occupato di affidare i Giardini Piccardo ad una cooperativa che da settembre ne cura la pulizia – spiega il consigliere Frulio – Piazza Odicini è stata ripulita ad ottobre ma il guasto all’impianto di irrigazione ha causato notevoli problemi nell’aiuola centrale».

    L’obiettivo era «Mettere in rete tutte le “anime” della gestione e manutenzione del verde – sottolinea Frulio – Ma non solo: nella rete doveva starci anche il settore educativo e formativo, quindi le scuole. Con l’elementare D’Albertis si è messo in moto una macchina che ha visto coinvolti l’Istituto Marsano, i commercianti di Borgo Gattega ed il Municipio. Il progetto per Piazza Lerda partirà tra gennaio e febbraio».
    Per quanto concerne le altre aree verdi «Il Municipio ha pensato ad una gara di gestione che coinvolgerà cooperative specializzate che avranno il compito di supplire alla mancanza di personale (a seguito del pensionamento non è avvenuto alcun ricambio) – continua Frulio – Il Parco di Villa Letizia è stato adottato e potrà essere visitato anche dal pubblico in orari al di fuori di quello scolastico».

    Nel frattempo, dopo 16 anni, Aster ha realizzato le potature straordinarie di Piazza Bignami e Piazza Venezian; la risistemazione della pavimentazione dei Giardini Elah (con la collaborazione del Circolo PD di Prà e dei consiglieri del Movimento 5 Stelle); infine, presso Villa Doria a Pegli, Aster ha aumentato gli sfalci delle aiuole che erano rimaste nello sfacelo totale durante le vacanze estive.

    E poi la nota più lieta «Dopo anni di impegno, prima con un’associazione locale, poi come consigliere municipale, ho potuto constatare che tutti gli sforzi hanno portato i primi frutti – racconta Frulio – È stato un lungo lavoro fatto di lettere, proteste in piazza e assemblee in Municipio, ma il 10 dicembre scorso, finalmente, sono partiti anche i cantieri per il restauro di Villa Duchessa di Galliera a Voltri».
    L’associazione Amici della Villa Duchessa esprime grande soddisfazione «In questi anni abbiamo fortemente voluto questi interventi di restauro – afferma Albero Malaspina – E’ un sogno che diventa realtà. Il Comune ci ha chiesto di collaborare e noi lo faremo con le nostre competenze, per quel che è possibile. Speriamo sia l’inizio di un nuovo corso».
    L’auspicio è che una volta conclusi i lavori – la cui fine è prevista nel giugno 2013 – il giardino restaurato secondo i canoni settecenteschi possa essere restituito alla cittadinanza.

     

    Matteo Quadrone

     

  • Era della Trasparenza: quanto spende la pubblica amministrazione?

    Era della Trasparenza: quanto spende la pubblica amministrazione?

    Lo scorso dicembre è stato approvato il cosiddetto Decreto Sviluppo, che fra i suoi numerosi articoli impone che a partire dal 1 gennaio 2013 gli enti pubblici dichiarino su Internet importo, destinatario e finalità di ogni spesa superiore a 1.000 € effettuata da quando il Decreto stesso è entrato in vigore, ossia luglio 2012.

    Il testo dell’articolo 18 prevede infatti che «La concessione delle sovvenzioni, contributi, sussidi e ausili finanziari (…) a enti pubblici e privati, sono soggetti alla pubblicità sulla rete Internet (…) Le informazioni di cui  sono riportate, con link ben visibile nella homepage del sito, nell’ambito dei dati della sezione «Trasparenza, valutazione e merito» (…) devono essere resi di facile consultazione, accessibili ai motori di ricerca e in formato tabellare aperto che ne consente l’esportazione, il trattamento e il riuso (…) A esse si conformano entro il 31 dicembre 2012 (…) tutte le pubbliche amministrazioni centrali, regionali e locali, i concessionari di servizi pubblici e le società a prevalente partecipazione o controllo pubblico. A decorrere dal 1° gennaio 2013 (…) la pubblicazione ai sensi del presente articolo costituisce condizione legale di efficacia del titolo legittimante delle concessioni e attribuzioni di importo complessivo superiore a mille euro nel corso dell’anno solare (…)».

    Cosa significa? Dal 1 gennaio 2013 ogni ente pubblico, incluse le società partecipate o controllate, dovranno avere sulla homepage del proprio sito un link ben visibile, intitolato “Trasparenza, valutazione e merito” che rimandi all’elenco dettagliato delle spese superiori a 1.000 € effettuate dallo scorso luglio, con dati precisi relativi a importo, destinatario e finalità della spesa. La mancata pubblicazione di questi dati – rilevabile sia da appositi uffici di controllo, sia da colui che ha ricevuto o deve ricevere il pagamento, sia da ogni singolo cittadino (in quanto le spese degli enti pubblici riguardano indirettamente ciascuno di noi) – comporterà la non-legittimità del pagamento stesso.

    Agorà Digitale – organizzazione no-profit che da anni si batte per lo sviluppo di Internet e delle nuove tecnologie in Italia – ha attivato da questa mattina (lunedì 21 gennaio 2013) una piattaforma web denominata L’era della Trasparenza: per una settimana ogni cittadino italiano potrà passare al setaccio e segnalare sul sito le voci di spesa di  ogni ente della pubblica amministrazione nel proprio territorio. Le segnalazioni possono essere verificate anche su Twitter, dove è stato creato l’hashtag #salviamogliopendata.

    Il sito prevede infatti la costruzione di una mappa, in cui chiunque può segnalare la mancata pubblicazione di una spesa da parte di uffici di Comune, Provincia, Regione, enti sanitari e scolastici, oppure conoscere quali spese sono effettuate dagli enti pubblici loro vicini, per verificare eventuali sprechi o inadempienze. Un primo passo per far comprendere ai cittadini l’importanza degli open data, ovvero la possibilità di accedere liberamente a ogni dato riguardante la pubblica amministrazione.

    Al termine di questa settimana verrà realizzato e diffuso un report, che comprenderà casi virtuosi e inadempienze verificate dagli stessi cittadini: sarà dunque possibile sapere quali enti pubblici hanno reso consultabili i propri dati – ovvero li abbiano resi facilmente reperibili, consultabili e utilizzabili – e quali ancora non rispettano la legge in vigore.

    Il progetto è stato sottoscritto da numerosi esponenti della politica, di diversi schieramenti: fra questi Antonio Ingroia (candidato premier con la sua lista Rivoluzione Civile), Umberto Ambrosoli (candidato Pd alla presidenza della Regione Lombardia), Michele Emiliano (Sindaco di Bari), Giovanni Favia (ex Movimento Cinque Stelle, attualmente candidato per Rivoluzione Civile), Oscar Giannino (candidato premier con la sua lista Fare per fermare il declino), Flavia Perina (candidata per Futuro e Libertà).

    Marta Traverso

    [foto di Daniele Orlandi]

  • A Compagna 2013: un premio per chi valorizza la Liguria nel mondo

    A Compagna 2013: un premio per chi valorizza la Liguria nel mondo

    L’associazione “A Compagna” ha aperto le selezioni per la 36ma edizione dei suoi Premi, un concorso rivolto a premiare chi valorizza Genova e la Liguria in manifestazioni di prestigio, che abbiano risonanza anche fuori città.

    Un Premio che negli anni è stato assegnato a diverse personalità di spicco della cultura genovese, per esempio Manuela Arata, la Compagnia Baistrocchi, Bruno Lauzi e attori quali Mauro Pirovano e Luca Bizzarri.

    Il regolamento prevede che chiunque possa fornire delle candidature all’Associazione, in coerenza con il profilo di ogni premio, ovvero:
    1- Premio Luigi De Martini per le attività di studio e promozione a favore della lingua genovese e delle parlate liguri;
    2- Premio Enrico Carbone per la comunicazione internazionale e nazionale della Liguria e della ligusticità;
    – Premio Angelo Costa per l’impegno civile e per lo sviluppo dell’economia;
    – Premio Giuseppe Marzari per il teatro, il canto popolare, il folklore e le tradizioni in genere;
    – Premio Vito Elio Petrucci per l’attività a favore della cultura genovese e ligure tra i giovani.

    Le proposte di candidatura e le loro motivazioni devono essere inviate entro il 28 febbraio 2013 tramite raccomandata in busta chiusa all’indirizzo
    Consolato dell’Associazione A Compagna
    Premi A Compagna
    piazza della Posta Vecchia 3/5
    16124 Genova
    o via mail all’indirizzo posta@acompagna.org.

    I premi verranno consegnati ai vincitori, nel corso di una ceerimonia pubblica, dal Presidente della Regione Liguria, dal Presidente della Provincia di Genova, dal Sindaco di Genova e dal Presidente della Camera di Commercio di Genova. I premi consistono in un diploma e una medaglia raffigurante sul recto il Grifo Rampante con la scritta «A Compagna Zena» e, sul verso, la Loggia degli Abati del Popolo.

  • Riduzione delle imposte ai locali che tolgono slot e videolottery

    Riduzione delle imposte ai locali che tolgono slot e videolottery

    Un fronte comune contro la ludopatia, è quello che a Genova le associazioni di categoria stanno cercando di tessere con l’amministrazione comunale. A pochi giorni dall’entrata in vigore dell’obbligo di avvertenza contro il rischio di dipendenza da gioco – previsto dall’applicazione del decreto del ministro della Sanità Balduzzi –  i commercianti fanno un altro passo in avanti nel tentativo di contenere quello che è uno dei più gravi ed urgenti fenomeni sociali degli ultimi anni.

    Bar, ristoranti e pubblici esercizi in genere sono infatti invasi da slot machines e videolottery che, in tempi di crisi, rappresentano una parte considerevole, e difficilmente rinunciabile, del loro fatturato. «Una tendenza che può però essere invertita con una detassazione delle imposte comunali, propone Cesare Groppi, segretario provinciale di Fiepet Confesercenti.

    La legge dello stato consente l’installazione delle slot Quindi nessun atto amministrativo degli enti locali può imporne lo smantellamento ai pubblici esercizi – continua Groppi – Ma questi ultimi potrebbero comunque essere incoraggiati a farlo, in cambio di una riduzione sostanziale, e non solo simbolica, di balzelli quali la tassa per l’occupazione suolo pubblico (Cosap) oppure, per chi non ha un dehors, l’imposta sui rifiuti».

    «D’altra parte, gli stessi esercenti sarebbero sollevati dalla possibilità di liberarsi delle famigerate macchinette che, attirando una clientela diversa da quella tradizionale e incentivando il rischio di furti, compromettono anche la sicurezza stessa del loro lavoro – aggiunge Groppi – Ma per fare questo è necessario un alleggerimento delle imposte, altrimenti non si può rinunciare ad uno strumento che, mediamente, porta circa un migliaio di euro al mese nelle casse dei pubblici esercizi e, in alcune zone, anche di più».

  • Università di Genova: workshop gratis alla Facoltà di Architettura

    Università di Genova: workshop gratis alla Facoltà di Architettura

    Da lunedì 21 a venerdì 25 gennaio 2013 la Facoltà di Architettura dell’Università di Genova apre al pubblico per Gennaio 2125. Storia e storie di design, cinque giorni di workshop e conferenze gratuiti, punto di partenza di un percorso che ha lo scopo di rafforzare il legame tra Ateneo e città e far conoscere gli spazi del centro storico che ospitano gli studenti di architettura e design.

    Questo il programma.

    Lunedì 21 gennaio
    10.30, Aula Benvenuto: Il design in Liguria con Enrico Gollo, presidente ADI Liguria;
    14.30, Aula Benvenuto: Piccolo Blu con Marta Delfino, graphic designer e Massimo Schiavon, cantautore;
    16.30, Aula 4L: La mente ama: come vediamo il mondo con Alessandro Bertirotti, antropologo.
    17.30, Aula Benvenuto: Design per la cooperazione: esperienze e prospettive con Paola Gambaro ed Elena Rosa, Università degli Studi di Genova;
    19.00, Aula Benvenuto: Lancio workshop Design Sociale con Carlo Vannicola, Università degli Studi di Genova.

    Martedì 22 gennaio
    9.30, Lab MAC: Architettura per la gente, tra la gente, con la gente con Massimo Corradi, Università degli Studi di Genova;
    11.30, Aula Benvenuto: Esperienze di spazio teatrale con Guido Fiorato, scenografo all’Accademia Ligustica di Belle Arti;
    14.30, Aula Benvenuto: Marketing & green economy con Marco Fedeli, docente di Marketing ed Economia Aziendale;
    14.30: Aula 0A: Workshop: Design Sociale con Carlo Vannicola, Università degli Studi di Genova;
    14.30, Aula 6E: Dal tronco all’oceano con Gianpaolo Ferrari, autocostruttore.

    Mercoledì 23 Gennaio
    9.30, Aula Benvenuto: Arti visive e musica. Rapporti e ibridazioni nelle avanguardie storiche e nella contemporaneità con Paolo Bolpagni, storico dell‘arte, Mirco Marchelli, artista e Giovanni Battista Martini, architetto;
    10.30, Aula Mediterranea: Confronti culturali e pratiche di convivenza nei quartieri genovesi con Giuliano Carlini, Università degli Studi di Genova;
    11.30, Aula Benvenuto: Progettare le riviste di design con Mario Piazza, direttore della rivista Abitare;
    14.30, Aula Benvenuto: Present Futures 2 – Autorship con Patrizia Ranzo, Università degli Studi di Napoli, Gilberto Corretti, ISIA Firenze e Anna Spadoni, avvocato;
    14.30, Aula 4D: Workshop: Design Sociale con Carlo Vannicola, Università degli Studi di Genova;
    15.30, Aula 5H: Giù le mani da Internet: i diritti umani e i (pre)potenti della terra con Andrea Vian, Università degli Studi di Genova.

    Giovedì 24 gennaio
    10.30, Aula Benvenuto: Internoitaliano con Giulio Iacchetti, designer e Silvia Robertazzi, direttrice Casamica e AtCasa.it;
    14.30, Aula San Salvatore: La città densa con Philippe Daverio, storico dell’arte.

    Venerdì 25 gennaio
    9.30, Aula Benvenuto: Gli indicatori collettivi ed ecologici per l’analisi socio-territoriale con Matteo Colleoni, Dipartimento di Sociologia e Ricerca Sociale all’Università degli Studi Milano Bicocca;
    14.30, Aula 4H: Lettura delle immagini con Sandro Iovine, fotografo;
    14.30, Aula Benvenuto: conferenza di chiusura Design Sociale con Carlo Vannicola, Università degli Studi di Genova.

  • Torriglia, Parco Antola: Mandillo dei Semi 2013

    Torriglia, Parco Antola: Mandillo dei Semi 2013

    Spighe al tramontoDomenica 20 gennaio si svolge per l’intera giornata – presso i locali del Parco Antola a Torriglia, l’edizione 2013 di Mandillo dei Semi.

    Una giornata dedicata a tutti coloro che vogliono scambiare liberamente i propri semi autoprodotti (non importa se di varietà locali o commerciali, tradizionali o moderne, purché autoprodotti), le marze dei propri alberi da frutta e i propri lieviti di casa (per il pane, l’aceto, lo yogurt) o anche solo a chiunque abbia a cuore il mondo rurale.

    I locali per lo scambio si aprono alle ore 10, con la partecipazione di raccoglitori di semenze della Liguria e di altre regioni del centro-nord Italia.

    Alle 11.30 si tiene la presentazione del libro Solanina: mangiare le patate senza mal di pancia di Linda Sacchetti (Pentàgora 2013). Partecipa anche Nadia Marchettini, docente di Chimica presso l’Università di Siena, a illustrare recenti scoperte fatte attraverso l’analisi dei nutrienti contenuti nelle varietà tradizionali di patata conservate dal Consorzio della Quarantina.

    L’evento e gli scambi proseguiranno fino a pomeriggio inoltrato.

    L’evento è a cura del Consorzio della Quarantina – Associazione per la Terra e la Cultura Rurale e della Rete Semi Rurali.

  • Teatro dell’Ortica: “Il grande tempio”, monologo di Luca Agricola

    Teatro dell’Ortica: “Il grande tempio”, monologo di Luca Agricola

    Teatro OrticaSabato 19 gennaio (ore 21), l’attore e regista Luca Agricola porta in scena al Teatro dell’Ortica il suo monologo Il grande tempio, uno spettacolo di teatro canzone ispirato all’opera di Giorgio Gaber e Sandro Luporini.

    In scena un solo attore e tre musicisti – Alessandro Ginevri, Stefano Gualtieri e Giacomo Lepri – che recitano e suonano brani inediti. Non si fa uso di oggetti, ma tutto viene rigorosamente evocato. Tema dello spettacolo è la moneta, il debito, le banche e, di conseguenza, il lavoro e quanto siamo succubi delle decisioni altrui prese in merito a queste materie.

    Luca Agricola, attore siciliano, vive e lavora a Genova. È socio del Teatro dell’Ortica dove ricopre anche il ruolo di educatore. È anche uno dei componenti del Gruppo di Teatro Campestre.

  • Mini job e contenimento dei salari: il precariato formato tedesco

    Mini job e contenimento dei salari: il precariato formato tedesco

    Un saldatore a lavoro, di Roberto ManzoliQuesto mese ci stiamo concentrando sulle politiche economiche della Germania, il paese più ricco dell’euro-zona e quindi più volte preso come modello di riferimento. L’obiettivo di questi articoli è cercare di porre l’attenzione su quelli che sono gli aspetti quantomeno opinabili della strategia economica e politica tedesca; aspetti che spesso rimangono taciuti.

    La settimana scorsa abbiamo visto che c’è una grande differenza di produttività tra la Germania e il resto dei paesi europei. Questa differenza ha avuto origine dalla politica di contenimento dei salari attuata dal governo Schröder a partire dai primi anni 2000. “Com’è possibile?”, direte voi, “Contenimento dei salari? Ma la Germania non è il paese dove gli operai della Volkswagen guadagnano più di duemila euro al mese?”. Invece è proprio così, accanto a tecnici e operai strapagati ci sono milioni di lavoratori che assomigliano molto ai precari di casa nostra: sono i cosiddetti “mini-jobbers”.

    I “mini-job”, incentivati attraverso la riforma “Hartz IV” del 2003, sono una forma di contratto atipica che prevede una retribuzione massima di 400 euro al mese, somma al di sotto della quale il lavoratore non deve né pagare le tasse né versare alcun contributo. Questo fenomeno è tutt’altro che trascurabile in quanto sono più di 7 milioni i lavoratori che hanno questo tipo di contratto. Di questi, 2 milioni combinano il loro mini-job con un’altra occupazione, mentre per i restanti 5 quella rimane la loro unica fonte di reddito. Sebbene dall’introduzione della riforma non sia previsto alcun limite riguardo alle ore lavorate mensili, in molti casi i mini-job vengono considerati ufficialmente come lavori part-time.

    Non vi stupirete nel sapere che uno studio condotto dall’Istituto di Economia e Ricerca Sociale (Wirtschafts- und Sozialwissenschaftliches Institut, WSI) ha mostrato come i mini-jobs siano spesso un binario morto per i disoccupati e non una strada verso il lavoro regolare. Vi sono ulteriori studi condotti dall’Istituto per il Lavoro e la Tecnologia (Institut Arbeit und Technik, IAT) che mostrano come i mini-job tendano a rimpiazzare le forme di impiego standard, soprattutto nei lavori poco qualificati.
    Tutto questo ricorda molto da vicino quello che è accaduto nel nostro paese con l’introduzione delle forme di lavoro atipiche come il contratto a progetto.

    C’è però una differenze fondamentale: i lavoratori tedeschi possono contare su un welfare molto più evoluto del nostro che permette ai mini-jobbers di godere comunque di un sussidio di disoccupazione che permane fino a che non si trova un’occupazione stabile. Cosa succederebbe se, al motto di “Siate più produttivi!”, venissero introdotte nel nostro paese ulteriori forme di contratto atipiche aumentando ancora la precarietà senza introdurre delle nuove tutele per i lavoratori?

    Gli squilibri di produttività all’interno dell’eurozona devono sì essere colmati, ma non è possibile far convergere tutti gli altri paesi verso la Germania, a meno che anche la Germania non converga verso gli altri paesi. In parole povere se la Germania non aumenterà il costo unitario del lavoro, ricompensando maggiormente i lavoratori per il proprio contributo alla produzione, allora non ci sarà via d’uscita. Così facendo i lavoratori tedeschi percepiranno salari maggiori e le merci tedesche saranno meno competitive a vantaggio di quelle dei paesi periferici che verranno acquistate proprio dai consumatori tedeschi che, grazie agli aumenti salariali, potranno rappresentare quella domanda di beni di cui tutti i paesi periferici hanno disperato bisogno per uscire dalla crisi. Questo non deve essere visto come una gentile concessione da parte della Germania ma piuttosto come un atto doveroso nel rispetto del trattato di Maastricht che prevede “coordinamento delle politiche economiche degli stati membri” e non una gara a chi è più forte con un solo vincitore e molti sconfitti, tra cui l’idea stessa di un Europa unita.

     

    Giorgio Avanzino
    [foto di Roberto Manzoli]

  • Energia verde per il sociale: il fotovoltaico all’ospedale Gaslini

    Energia verde per il sociale: il fotovoltaico all’ospedale Gaslini

    L’Ospedale pediatrico Gaslini fa un passo avanti in direzione dell’ecosostenibilità puntando sul contributo delle energie rinnovabili, in particolare il fotovoltaico. Nell’ambito del Progetto “GSE Energie per il sociale”, infatti, è stato sottoscritto il protocollo d’intesa tra il Gestore dei Servizi Energetici, la Holding Fotovoltaica S.p.A. – società di F2i, il Fondo italiano che si occupa di investimenti nel settore delle infrastrutture – e l‘Istituto Giannina Gaslini, il più grande ospedale pediatrico di ricovero e cura a carattere scientifico del nord Italia.

    Attraverso questa iniziativa di responsabilità sociale d’impresa, il Gestore dei Servizi Energetici ha inteso promuovere e agevolare l’installazione di impianti a fonti rinnovabili di alta qualità e interventi di efficientamento energetico, di mobilità sostenibile e di illuminazione intelligente, presso strutture operanti nel sociale, coniugando tre dimensioni: sociale, ambientale ed economica.

    L’intervento, realizzato grazie al generoso supporto di F2i, consiste nella realizzazione di tre impianti: uno in copertura e due integrati che sfruttano l’energia solare per la produzione di energia elettrica presso il nuovo padiglione denominato “Ospedale di Giorno”, inaugurato lo scorso ottobre.

    «Siamo onorati che il nostro progetto di Responsabilità Sociale, che ha ottenuto l’Alto Patronato della Presidenza della Repubblica, contribuisca in modo concreto e prezioso a supportare dal punto di vista energetico la sede dell’Ospedale di Giorno, progettato per riuscire a garantire cure ad oltre 500 bambini al giorno», ha dichiarato il Presidente e A.D. del Gestore dei Servizi Energetici, Nando Pasquali.

    Il professor Vincenzo Lorenzelli, Presidente dell’Istituto Gaslini, ha espresso «Grande soddisfazione per la realizzazione di questi impianti tecnologici che portano l’energia verde a beneficio dei nostri piccoli pazienti: una tecnologia che bene si inserisce nel nostro disegno complessivo di sviluppo, orientato sempre di più verso la sostenibilità ecologica».

    «Il valore di questa iniziativa promossa dal GSE, alla quale abbiamo partecipato con entusiasmo – conclude Giuseppe Noviello, Presidente Holding Fotovoltaica S.p.A. – esalta il nostro impegno nel settore delle energie rinnovabili, in particolare per un Istituto la cui
 opera meritoria è riconosciuta in tutto il mondo. Siamo felici di poter contribuire in piccolo anche noi al sorriso di un bambino».

     

    [Foto di Daniele Orlandi]