Autore: erasuperba

  • Riforma del condominio: testo integrale, novità e riflessioni

    Riforma del condominio: testo integrale, novità e riflessioni

    La Legge 11.12.2012 n° 220 , G.U. 17.12.2012 è di fatto la tanto agognata riforma del condominio: “Modifiche alla disciplina del condominio negli edifici” che prevede la modifica della disciplina degli immobili in condominio così come disciplinata dal codice civile del 1942.

    Avete letto bene: 70 anni di inadeguatezza legislativa. In particolare, la riforma cerca di consolidare e rendere attuali le decisioni più recenti della Corte di Cassazione in materia condominiale ma ha anche l’ambizione di creare qualcosa di totalmente nuovo; detta ambizione, in realtà, pare riuscita a metà.

    Il nuovo articolo 1117 c.c. individua ed elenca meglio le parti comuni dell’edificio; elencazione che naturalmente non può essere completa, stante la grande varietà di tipologie edilizie e di situazioni concrete, ma che costituisce un importante sforzo che tiene conto anche delle elaborazioni giurisprudenziali affermatesi nel tempo.

    L’articolo 1117-bis c.c., nella sua nuova formulazione, consente di ampliare la nozione di condominio, includendovi espressamente anche i cosiddetti condomini orizzontali quali, ad esempio, i villaggi residenziali e i «supercondomini», quelli cioè costituiti da più condomini. Inoltre, con la nuova formulazione dell’articolo 1117-ter c.c., si prevede una maggioranza che rappresenti i quattro quinti dei partecipanti al condominio e i quattro quinti del valore dell’edificio per modificare la destinazione d’uso delle parti comuni, mentre con l’articolo 1117-quater si introduce un più efficace strumento di tutela delle destinazioni d’uso in caso di attività contrarie alle destinazioni stesse. Va aggiunto che, stante il tenore letterario della norma, paiono divenire condomini anche piccole proprietà che abbiano comunque parti in comune, staremo a vedere.

    L’art. 3 della legge, nel ridisegnare l’articolo 1118 c.c., disciplina i diritti dei partecipanti sulle parti comuni. In particolare prevede la possibilità per il condomino di rinunciare all’utilizzo delle parti comuni, come l’impianto di riscaldamento e di condizionamento, qualora dalla sua rinuncia non derivino notevoli squilibri di funzionamento né aggravi di spesa per gli altri condomini.

    L’art. 1122 c.c., previsto dall’articolo 6, stabilisce l’impossibilità per i condomini di eseguire opere o modifiche o svolgere attività ovvero variare la destinazione d’uso all’unità immobiliare di proprietà o alle parti comuni in uso individuale, se queste recano danno alle parti comuni o alle proprietà esclusive oppure recano pregiudizio alla stabilità, alla sicurezza o al decoro architettonico dell’edificio.

    Cambia anche la figura dell’amministratore di condominio con nuove regole relative alla nomina, alla revoca e agli obblighi di quest’ultimo. I nuovi articoli 1129 e 1130 del codice civile definiscono i poteri dell’amministratore, le responsabilità su di esso incombenti ed i conseguenti casi di revoca per violazione dei suoi doveri. Altre novità previste riguardano la durata in carica dell’amministratore che passa da uno a due anni e la possibilità di revocare anticipatamente l’amministratore in alcuni casi espressamente previsti (tra cui la mancata apertura del conto corrente obbligatorio).

    Cambiano pure i modi di costituzione e di quorum deliberativi dell’assemblea in direzione di un più snello funzionamento di tale organo, così come le regole che sovrintendono all’impugnazione delle deliberazioni.

    Innovativo l’articolo 16, il quale stabilisce espressamente che “Le norme del regolamento non possono vietare di possedere o detenere animali da compagnia”. Strano ma vero…

    Ulteriori innovazioni riguardano disposizioni di attuazione del codice civile, quali la modalità di riscossione dei contributi condominiali (articolo 18), la modalità di convocazione dell’assemblea (articolo 20), la modalità di rappresentanza e di funzionamento dell’assemblea stessa (articolo 21), di revisione delle tabelle millesimali (articoli 22-23).

    Indubbiamente, dall’esame della riforma emerge la volontà di definire un profilo più responsabile e trasparente della gestione condominiale, nell’esclusivo interesse dei condomini ed a garanzia degli interessi dei terzi, in modo che il ruolo e le funzioni dell’amministratore ne escano rafforzati e al contempo i condomini possano più agevolmente controllare l’operato dell’amministratore, anche a mezzo del consiglio di condominio, con funzioni consultive e di controllo.Ci vorrà del tempo (intanto l’effettiva entrata in vigore del nuovo sistema) per verificare la buona o la cattiva riuscita della riforma.

    Per chi volesse approfondire, vi lascio in compagnia del testo integrale della legge, in modo che i nostri lettori possano prenderne conoscenza e visione. Così nessuno può dire “non lo sapevo”, perché si sa, la legge non ammette ignoranza…

     

    Alberto Burrometo

    Per segnalazioni, domande e richieste di consulenza scrivere a progetto.up@gmail.com oppure redazione@erasuperba.it. La rubrica “Consulenza Online” vuole essere un filo diretto con i lettori, il presidente dell’ associazione Progetto Up Alberto Burrometo è a vostra disposizione.

  • Ora in silenzio per la pace: da 11 anni presidio a Palazzo Ducale

    Ora in silenzio per la pace: da 11 anni presidio a Palazzo Ducale

    ora in silenzio per la paceChi per lavoro o svago passa di frequente nella zona di Palazzo Ducale li ha visti di sicuro: tardo pomeriggio, un gruppo di persone radunate sulle scale del palazzo, lato De Ferrari, che restano in silenzio e reggono in mano uno striscione giallo contro ogni forma di guerra.

    Non si tratta di un’iniziativa estemporanea e saltuaria, ma di un gruppo ben organizzato che da quasi 12 anni – per la precisione, 555 ore – si raduna nella piazza centrale di Genova per sostenere attraverso il silenzio la sua idea di pacifismo.

    La manifestazione avviene ogni mercoledì dalle 18 alle 19 ed è nata subito dopo il G8 del 2001 e l’attentato alle Twin Towers di New York, che ha portato l’Italia ad aderire alla cosiddetta missione di pace in Afghanistan.

    Ogni settimana viene realizzato un volantino, distribuito a tutti i passanti per analizzare le ragioni della protesta e raccontare le tante guerre in corso nel mondo. L’ora del silenzio è un metodo di protesta non violenta adottato molte volte nella storia e nel mondo, che questo gruppo ha deciso di replicare stabilmente a Genova, proprio davanti al luogo dove si è svolto il G8 del 2001.

    Quando cominciammo non pensavamo che saremmo rimasti/e in piazza, una volta a settimana, per dodici anni; né che saremmo giunti a distribuire, settimana dopo settimana, circa duecentotrentamila volantini. Non potevamo certo interrompere la nostra protesta quando l’Italia è stata direttamente coinvolta nelle operazioni militari in Afghanistan; quando gli Stati Uniti hanno aggredito anche l’Iraq, questa volta con il pretesto della ricerca di “armi di distruzione di massa”; quando soldati italiani sono stati direttamente e pesantemente coinvolti anche in quella guerra” spiega la coordinatrice Norma Bertulaccelli.

    La protesta tuttavia non riguarda solo l’impegno militare in Medio Oriente. Ogni ora è finalizzata a sensibilizzare su un tema preciso: dalla solidarietà con i popoli siriani e palestinesi, all’adesione al movimento No Tav, fino alla denuncia dei soldi stanziati per l’acquisto di nuovi caccia F35, e così via.

    Chiunque può aderire, recandosi personalmente il mercoledì e partecipando con il proprio silenzio.

    Questo il testo del volantino che verrà distribuito oggi, mercoledì 16 gennaio 2013.

    Partono i sommergibili
    «Rapidi ed invisibili, partono i sommergibili», canticchiava Ugo Tognazzi -interpretando Il Federale di Luciano Salce, film del 1961- mentre a bordo di una scassata motocicletta affondava nel fiume che voleva arditamente attraversare. Perfetta metafora della vicenda attuale dei due sommergibili U 212 per i quali dobbiamo spendere quasi 2miliardi di euro, mentre l’Italia affonda sempre di più nella crisi economica, nella disoccupazione, nella povertà.

    La vicenda non è recente. Il programma di costruzione dei sommergibili inizia nel 1994. e già da allora era stato aspramente criticato dalla campagna Venti di Pace (da cui ha poi tratto origine la campagna Sbilanciamoci!) e da allora l’Italia ne ha realizzati due, che ha chiamato Scirè e Salvatore Todaro. Sono sommergibili d’attacco, capaci di ospitare reparti di incursori e anche -come ha fatto Israele- armamenti nucleari. Tanto rapidi non sono visto che – fortunatamente- i tempi della loro produzione si sono allungati molto, ma sicuramente invisibili sì, e soprattutto ai fustigatori della spesa pubblica.

    Quando si tratta di tagliare scuola e sanità ci vedono benissimo, ma di fronte alle spese militari non si accorgono di niente: né dei sommergibili U 212, né dei cacciabombardieri F35, né di un disegno di legge delega sulle forze armate che nei prossimi vent’anni ci farà spendere più di 230 miliardi di euro per le armi.

    Quello dei sommergibili è l’ultimo regalo avvelenato del governo Monti: un premier che non ha problemi a spendere 2 miliardi per due sommergibili, ma ne ha molti di più se deve destinare risorse al lavoro, alla scuola, alla sanità. Il suo è -come al solito- un rigore a senso unico. La spending review vale per i lavoratori, ma non per i generali e gli ammiragli come il suo ministro Di Paola. Tra l’altro si tratta -dal punto di vista operativo- di scelte inquietanti: sia i sommergibili U 212, sia i cacciabombardieri F35 sono dei sistemi d’arma buoni per l’attacco ed entrambi possono dotarsi di armamenti nucleari. Si tratta di armi per andare in guerra e non per difendere il paese, come invece prevedono l’art. 11 e 52 della Costituzione.

    Bisogna porre fine a questo assurdo spreco di risorse.

    Perché con i soldi dei due sommergibili potremmo fare tantissime cose e molto più utili, tra le quali: mettere in sicurezza 3mila scuole che non rispettano le normative antisismiche e antincendio, far nascere 1500 asili nido, avviare un programma di ammortizzatori sociali per i lavoratori precari, fare gran parte degli investimenti che sono necessari a risanare l’Ilva di Taranto.

    I soldi sprecati nei sommergibili accontentano la casta dei militari (e magari qualche faccendiere) creano pochissimi posti di lavoro e ci consegnano due battelli che saranno – fortunatamente – inutilizzati e non operativi, anche perchè poi non ci sono i soldi per la manutenzione e l’addestramento.

    Invece di far affondare l’Italia, facciamo affondare il progetto di questi due sommergibili e destiniamo le risorse risparmiate a far uscire il paese dalla crisi.

  • Concorso di pittura 2013: “Sogno” al Cantiere Campana

    Concorso di pittura 2013: “Sogno” al Cantiere Campana

    Il Teatro della Tosse si apre all’arte, con una mostra che sarà inaugurata ad aprile 2013 presso il Cantiere Campana, in occasione dello spettacolo Sogno di una notte di mezza estate di Tonino Conte e Guido Fiorato (in scena dal 4 al 17 aprile), che reinventa in modo originale scene e immagini shakespeariane, per giocare con le situazioni e i personaggi, con i temi e le indimenticabili figure che emergono dall’opera originaria.

    Gli artisti sono chiamati a inviare opere sul tema del sogno, che resteranno in mostra per tutta la durata delle repliche di spettacolo. Ciascuno può partecipare con una sola opera, in piena libertà stilistica e tecnica: tempera, olio, inchiostro, acrilico, vinile, acquarello, grafite, collage, fotografia e su qualsiasi supporto (tela, carta, legno, ferro, plastica, ecc.).

    Per partecipare è sufficiente inviare una fotografia a colori dell’opera di dimensioni non inferiori a cm. 12×18 entro il 18 marzo 2013 all’indirizzo promozione@teatrodellatosse.it (oggetto della mail: sogno).

    La partecipazione al bando è gratuita.

    [foto di Roberto Manzoli]

  • Aut Aut 357: festa per i quattro anni di occupazione

    Aut Aut 357: festa per i quattro anni di occupazione

    aut autMercoledì 16 gennaio 2013 il circolo Aut Aut 357 organizza un evento preliminare alla grande festa del 25 gennaio, per festeggiare i quattro anni di occupazione della sede di via Delle Fontane, gestita dal gennaio 2009 da un comitato di studenti universitari.

    Questo il programma della giornata.

    Ore 17: esposizione delle opere di Dr.ARK8 e performance di live painting sui muri della sede.

    Ore 18: aperitivo autoprodotto con birra alla spina e piatti della Gastronomia Operaia.

    L’evento proseguirà fino a sera inoltrata.

  • Acqua, che fine ha fatto il tuo voto? Presidio e assemblea pubblica il 18 gennaio

    Acqua, che fine ha fatto il tuo voto? Presidio e assemblea pubblica il 18 gennaio

    Forme dell'acquaA un anno e mezzo dai referendum sull’acqua – con cui l’eliminazione del profitto dal servizio idrico è diventata legge – le bollette non sono cambiate: nella sola provincia di Genova, finora, IREN ha sottratto agli utenti 56 milioni di euro.
    Ma non solo «Il 28 dicembre scorso l’Autorità incaricata dal Governo ha emanato il nuovo metodo per calcolare le bollette dell’acqua – spiega il Comitato genovese Acqua Bene Comune (aderente al Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua) – Con il nuovo metodo alla voce “remunerazione del capitale investito” viene cambiato nome (“costi delle immobilizzazioni”) e rientra così dalla finestra quello che avevamo cancellato col nostro voto».

    «Si scriva tariffa, si legge truffa! – denuncia il comitato – La recente delibera sulla nuova “taruffa” del servizio idrico, fatta dall’Autorità per l’Energia Elettrica e il Gas, tradisce il risultato referendario del 12 e 13 giugno 2011, in quanto prevede: reintroduzione della remunerazione del capitale investito (profitto) con il nome di “rischio di mercato” e “oneri finanziari” (punto 3.49 DCO 290/2012/R/idr, punto 6.41 DCO 204/2012/R/idr ); niente più tetto massimo per aumenti tariffari (possibili aumenti retroattivi!) (DCO 290/2012/R/idr pagg 60 e segg.); rimborso al gestore anche per le opere già pagate da contributi pubblici (punto 3.59 DCO 290/2012/R/idr); eliminazione di ogni forma di controllo locale: i comuni ridotti a passacarte (punto 6.10 DCO 204/2012/R/idr)».

    Venerdì 18 gennaio a Genova, presso il centro congressi di Iren in via Serra «Gli autori del nuovo metodo, insieme al presidente di Iren, Roberto Bazzano e al presidente della Cassa Depositi e Prestiti, Franco Bassanini si faranno il loro bel convegno in famiglia – continua il comitato – Concluderà il Sindaco di Genova Marco Doria. Ci auguriamo che il Sindaco, in quanto rappresentante della comunità dei cittadini-elettori, rammenti ai presenti la volontà chiaramente espressa dal popolo italiano. Anche noi saremo lì fuori per ricordare che l’acqua è un diritto umano e non una merce: ore 11-13 presidio e flash mob davanti al centro congressi Iren (tra via SS. Giacomo e Filippo e via Serra)».

    Nel pomeriggio il Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua invita tutti i cittadini, i movimenti, le associazioni, le organizzazioni che hanno sostenuto i referendum a incontrarsi in una assemblea pubblica presso il Circolo Autorità Portuale di Genova in Via Albertazzi 3r (davanti alla caserma dei pompieri e alla Coop Negro), a partire dalle 17.30.

    Assemblea pubblica su: “La nuova tariffa dell’acqua, la ripubblicizzazione del servizio idrico e la tutela dei beni comuni”.

    Con la partecipazione di: CORRADO ODDI Forum Italiano dei Movimenti per l’acqua; MIRKO TUTINO assessore alla Cultura, Paesaggio e Ambiente della Provincia di Reggio Emilia; VINCENZO GENDUSO Sindaco di Taggia (IM) PINO COSENTINO, Comitato genovese acqua bene comune; introduce e modera ROBERTO MELONE Referente ligure Comitati acqua.

    Sono previsti interventi dei movimenti genovesi dei beni comuni e dei servizi pubblici. È invitato anche il sindaco di Genova, prof. Marco Doria.

    «Chiederemo a tutti, cittadini, movimenti, associazioni, sindacati, partiti, e istituzioni, in primo luogo al Comune di Genova, un serio impegno per: un nuovo tipo di servizio pubblico, trasparente, partecipativo, efficiente, senza fini di lucro; le aziende che gestiscono acqua (MdA), trasporto pubblico locale (AMT), rifiuti (AMIU), manutenzione della città (ASTER) siano pubbliche l’introduzione di strumenti di partecipazione dei cittadini ai processi decisionali delle aziende pubbliche e della città», conclude il Comitato genovese Acqua Bene Comune.

     

     

  • Grandi opere, Gronda e Terzo Valico: passi avanti in Consiglio Comunale

    Grandi opere, Gronda e Terzo Valico: passi avanti in Consiglio Comunale

    C’è voluta una lunga pausa natalizia per far approvare, non senza difficoltà, alcuni provvedimenti da tempo bloccati in Consiglio Comunale. La ripresa dei lavori avvenuta ieri ha finalmente decretato chi sarà il rappresentante del Consiglio all’interno dell’Osservatorio sulla Gronda di Ponente. Il provvedimento era stato portato in aula una prima volta ad ottobre, quando i dubbi sull’utilità di questo organismo sollevati dal M5S avevano portato ad una spaccatura all’interno della stessa maggioranza. Un secondo tentativo era avvenuto proprio prima della pausa natalizia, ma il M5S era riuscito nuovamente a far rimandare la decisione, richiedendo che la delibera passasse al vaglio della commissione competente per le nomine (Commissione Affari Istituzionali) prima di essere discussa in Consiglio.

     

     

    Le ragioni dell’opposizione del Movimento 5 Stelle sono risultate chiare anche nella seduta di ieri. «Noi crediamo che l’osservatorio non sia uno strumento di partecipazione o tutela – ha affermato il capogruppo Putti – ma di controllo del consenso». In altre parole questo organismo servirebbe solo ad evitare un reale dibattito con chi è contrario alla realizzazione della Gronda. E questo risulterebbe evidente anche dal fatto che le comunità colpite dai disagi per la costruzione dell’opera abbiano deciso di non parteciparvi.

    A queste accuse ha risposto lo stesso Sindaco Doria, il quale ha voluto difendere la correttezza dell’Osservatorio:  «Io ho partecipato ad una sua riunione e ho conoscenza diretta di cos’ha fatto – ha detto Doria – ed è stata un’occasione semplice di acquisizione di elementi di conoscenza». «La creazione del consenso o la limitazione del dissenso erano completamente fuori dall’incontro al quale ho partecipato» ha concluso il Sindaco.

     

     

    Il voto finale sulla delibera ha finalmente visto un ricompattamento maggioranza sul tema della Gronda (con la sola astensione del consigliere Pastorino di Sel)…almeno fino alla prossima votazione. Il Consiglio ha poi eletto Paolo Gozzi (Pd) come proprio rappresentante all’interno dell’Osservatorio.

     

     

    Il secondo punto all’ordine del giorno riguardava l’altra grande opera di Genova, il Terzo Valico. Proprio su questo punto si era interrotta l’ultima seduta di dicembre per mancanza del numero legale, con un M5S ancora una volta sul piede di guerra. In realtà la delibera della Giunta aveva in oggetto la realizzazione di nuove cave nel Monte Gazzo, dove verranno trasportati i detriti prodotti dai lavori per il Terzo Valico. L’opposizione del Movimento 5 Stelle – lo hanno sottolineato più volte gli stessi consiglieri – non era, in questo specifico caso, relativa alla realizzazione dell’opera, ma alla necessità di verificare con maggiore precisione la natura dello smarino che verrà trasportato nelle cave. Il consigliere Muscarà (M5S) ha sottolineato che le analisi effettuate sui terreni di scavo, che potrebbero contenere amianto, non sono sufficienti a fugare i pericoli per la salute della popolazione. Per questa ragione, in attesa di ulteriori modifiche, è stato chiesto di rimandare l’approvazione della delibera con la presentazione di una mozione sospensiva.

    Il M5S si è anche dichiarato contrario a tutte le opere compensative per l’area del Monte Gazzo presentate  dalla Lista Doria (un museo di archeologia industriale, sentieri e percorsi verdi, un sito di arrampicata). «Non ci sono compensazioni accolte dalla comunità scientifica  – ha affermato Putti – Ci aspettavamo dall’aula un po’ più di forza nel difendere la salute dei cittadini».

    Anche per Antonio Bruno (Fds) le opere compensative sono solo tentativi per rendere la delibera sul Terzo Valico più accettabile e, anzi, ha ricordato come nel libro Corruzione ad alta velocità del magistrato Ferdinando Imposimato si presenti quest’opera come frutto di una spartizione di tangenti.

     

     

    Al termine della seduta anche questa seconda delibera è stata approvata con il solo voto contrario di Bruno e l’astensione del capogruppo della Lista Doria Pignone, mentre il M5S abbandonava l’aula per protesta.

     

    Federico Viotti
    [foto di Daniele Orlandi]

  • Liguria, commercio: i dati e il nuovo piano regionale

    Liguria, commercio: i dati e il nuovo piano regionale

    Regione Liguria e Unioncamere Liguria hanno proseguito anche nel 2012 l’attività dell’Osservatorio Regionale del Commercio, il cui scopo è quello di provvedere alla raccolta dati e al monitoraggio – con riferimento all’entità e all’efficienza della rete distributiva – per rivedere o confermare le linee di programmazione e pianificazione del settore, in tutte le sue componenti e strutture. Per centrare questo obiettivo, la Regione Liguria e Unioncamere Liguria hanno avviato una rete di collaborazioni con i comuni e con il sistema camerale.

    I numeri del commercio dimostrano quanto questo settore sia importante nell’economia della nostra regione: 29.575 gli esercizi commerciali in Liguria a fronte di una superficie di vendita di 2.042.141.47 mq., distribuiti sul territorio per il 47% a Genova, 23% a Savona, 16% a Imperia e quasi 15% a La Spezia.
    Le imprese attive del settore commerciale sono quasi il 28% del totale delle imprese liguri. Gli occupati nel commercio in Liguria hanno un incidenza del 24%, molto superiore a quella nazionale (19,6); in pratica nella nostra regione 1 lavoratore su 4 trova occupazione in questo comparto.

    Le difficoltà però si fanno sentire: nel 2011 a fronte di 1910 imprese iscritte ne sono cessate 2890.

    I prezzi al consumo nella nostra regione sono aumentati in un anno del 3,5 % con ritmi superiori alle media nazionale tra i beni alimentari e non, nell’energia e nei servizi. Il peso del valore aggiunto del settore commercio In Liguria è del 9,5 %, un po’ più basso della media nazionale (10,7).
    Sono diffuse le imprese straniere: su 15 mila imprese nei vari settori il 33% sono nel settore commercio. Anche la quota femminile delle imprese del settore si attesta al 33% ma nel 2011 si registrano 1027 cessazioni rispetto a 634 iscrizioni; il numero delle imprese giovanili del commercio è il 26 % del totale ma nel 2011 si hanno 556 iscrizioni a fronte di 302 cessazioni.

    Martedì pomeriggio l’assessore al Commercio della Regione Liguria, Renzo Guccinelli e il segretario generale di Unioncamere Liguria, Maurizio Scajola (che ha reso noti i dati dell’Osservatorio del Commercio), hanno presentato il nuovo piano della programmazione commerciale che sostituisce quello varato nel 2007, dopo le direttive Ue e nazionali, con tutte le novità sui vincoli, le dimensioni delle strutture, le tipologie distributive e gli indici di sostenibilità socio-economica.

    La Regione Liguria è la seconda regione italiana, dopo la Toscana, ad aver approvato a fine anno, all’unanimità in Consiglio Regionale, la nuova programmazione commerciale e gli adeguamenti normativi al Testo unico in materia di commercio del 2007.
    La modifica si è resa necessaria dopo i vari interventi normativi comunitari, a cominciare dalla Direttiva Bolkestein sulla libera concorrenza dei servizi e delle numerose normative statali.

    In linea con le liberalizzazioni «Sono state semplificate molte attività attraverso semplici comunicazioni e senza necessità di autorizzazioni –  spiega una nota dell’ufficio stampa regionale – La nuova programmazione prevede, infatti, grandi possibilità di ampliamenti, accorpamenti, trasferimenti delle strutture commerciali esistenti senza più alcun vincolo quantistico e numerico, la liberalizzazione degli orari, nuove norme sugli outlet e i temporary shop».

    «La nuova programmazione commerciale della Regione Liguria poggia sull’innovazione e la qualità del complesso dell’offerta – continua la nota – Nel provvedimento è stato elaborato un sistema di regole che ha come unica matrice la sostenibilità ambientale. Tenendo conto della necessità di contemperare il rispetto del principio della libera concorrenza e libero mercato con le esigenze del cittadino-consumatore che deve avere un’offerta commerciale adeguata. Regole che dovranno favorire un equilibrato sviluppo delle diverse tipologie distributive nel rispetto del territorio e valorizzare la funzione del commercio dei degli esercizi di piccole, medie e grandi dimensioni per riqualificare il tessuto urbano e i quartieri degradati».

    Per le strutture di vendita di rilevanti dimensioni «Sono stati fissati requisiti qualitativi e di prestazione generali e obbligatori – spiega la Regione – Specifici obblighi anche per le grandi strutture di vendita compresi i centri commerciali che potranno insediarsi esclusivamente in aree con una specifica destinazione d’uso. I criteri non riguardano però i parametri urbanistici che devono essere comunque osservati dagli esercizi commerciali (raccordi viari, parcheggi ecc)».

    Fra i vari requisiti previsti dal piano «Le medie strutture di vendita dovranno avere una classificazione energetica, produrre energia termica da fonti rinnovabili senza emissioni in atmosfera, limitare la produzione dei rifiuti e dotarsi di aree per la raccolta differenziatasottolinea la Regione –  Le medie strutture di vendita non potranno superare i millecinquecento metri quadrati di superficie. Un limite uguale in tutta la Liguria, indipendentemente dagli abitanti dei comuni. Alle grandi strutture di vendita si chiede inoltre l’installazione di protezione dall’inquinamento di polveri, il controllo degli effetti acustici dentro e fuori la struttura, la raccolta delle acque piovane, spazi per l’accoglienza del cliente e aree attrezzate per i bambini».

    Il nuovo piano commerciale della Regione Liguria «Dà ai comuni la possibilità di prevedere requisiti qualitativi e di prestazione facoltativi, con convenzioni per favorire le assunzioni di lavoratori in cassa integrazione o mobilità, l’adozione di sistemi per acquisti telematici, la raccolta dei prodotti alimentari invenduti da parte del volontariato, la condivisione degli orari di apertura e chiusura con il territorio».

    Per incentivare il ritorno della popolazione dalla periferia alla città «Nella nuova programmazione commerciale è prevista la possibilità che nei centri storici e nei centri storici commerciali e in particolari aree limitate possono essere stipulati patti d’area o contratti di quartiere tra regione Liguria, Comune, Camere di Commercio, associazioni di categoria del commercio, consorzi di imprese, proprietari di immobili, per sostenere una forte riqualificazione commerciale».

  • Ericsson, lavoratori in sciopero contro le politiche della multinazionale

    Ericsson, lavoratori in sciopero contro le politiche della multinazionale

    I sindacati tornano a denunciare il comportamento della multinazionale Ericsson, evidenziando il clima pesante all’interno dell’azienda che continua a fare pressioni sui dipendenti per ottenere il proprio scopo: diminuire la forza lavoro nel nostro Paese. Contro le politiche della Ericsson le rappresantanze sindacali unitarie hanno proclamato un nuovo sciopero per Mercoledì 16 gennaio, dalle ore 8 alle 12, con manifestazione sotto la sede della Regione Liguria e corteo per le vie della città.

    «L’azienda vorrebbe eliminare 94 lavoratori a Genova e 374 in tutta Italia – ricorda Gianni Pastorino, segretario genovese della Cgil-Slc (Sindacato dei Lavoratori della Comunicazione) – una situazione che non solo contestiamo ma che giudichiamo scandalosa anche in relazione all’accordo di programma firmato per Erzelli e per il quale Ericsson è stata incentivata dallo Stato e dagli enti locali (la Regione Liguria, ad esempio, ha erogato 11 milioni di euro). È quantomeno contradditorio prendere i contributi per aprire ad Erzelli e poi voler mandar via i lavoratori – sottolinea Pastorino – l’azienda sostiene che si possa fare innovazione e ricerca anche con meno persone ma questa è una “balla”».

    La Cgil ritiene intollerabile il comportamento delle multinazionali che in sostanza prendono i soldi e scappano. «Per superare questa situazione – continua Pastorino – È necessario che il Ministero dello Sviluppo Economico, finalmente, faccia delle vere politiche industriali ed inserisca una clausola sociale, vale a dire che condizioni l’erogazione dei contributi al mantenimento degli organici sul territorio».

    Il timore dei sindacati è che i progetti su Erzelli siano un bluff, ovvero che Ericsson voglia prendere i contributi e poi trasferire tutto a Milano.

    «Denunciamo il clima pesante in azienda – spiega il segretario Cgil-Slc – dove si cerca di “convincere” in tutti i modi i dipendenti a licenziarsi. In questo modo Ericsson ha già ottenuto le dimissioni di 50 “volontari».

    Le organizzazioni sindacali hanno predisposto un documento dal titolo emblematico “Vogliono chiudere Genova?”. «Le pressioni esercitate hanno portato decine di colleghi a firmare le dimissioni – racconta Pastorino – continuando così il lavoro di svuotamento della sede di Genova. Queste pressioni crescono andando a colpire gruppi di persone che fino a dicembre non erano stati “contattati” come possibili esuberi. Il lavoro, e non solo le “manutenzioni”, come sostiene l’azienda, continua ad essere esternalizzato a ditte esterne, italiane ed estere. Non si contano più le dimostrazioni di arroganza della Ericsson nei confronti dei lavoratori: praticamente tutti i capi continuano a dire ai sottoposti che è meglio prendere i soldi e andare via ora, perchè tanto non c’è futuro».

    «Ericsson deve rispondere ai lavoratori, alle istituzioni, alla città – conclude il rappresentante Cgil-Slc – Qual è il progetto su Genova? Se c’è ancora un progetto su Genova… Oppure c’è solo uno smantellamento lento del sito?».

     

    Matteo Quadrone

    [Foto di Daniele Orlandi]

  • Servizio civile nazionale: bando 2013 dopo le elezioni?

    Servizio civile nazionale: bando 2013 dopo le elezioni?

    IL PRECEDENTE

    Gennaio 2012: la Corte di Cassazione esamina il caso di un ragazzo nato in Pakistan, che vive in Italia da 15 anni ma non ha potuto fare domanda per il servizio civile nazionale, non essendo in possesso della cittadinanza: il  ricorso di Shahzad Sayed è stato accolto con una sentenza che ha definito “discriminatoria” l’esclusione di ragazzi non italiani dal bando.

    Nelle motivazioni della sentenza si legge che “l’uso del termine “cittadino“, previsto tra i requisiti necessari per l’accesso al servizio civile nazionale, va inteso non con riferimento al soggetto munito di cittadinanza ma al soggetto che appartiene in maniera stabile e regolare alla comunità e che in quanto tale può vedersi esteso anche a lui il dovere di difesa della patria, quale dovere di solidarietà politica, economica e sociale ex articolo 2 della Costituzione“.

    Il Ministro Andrea Riccardi (con delega alla Cooperazione internazionale e l’Integrazione) ha presentato a sua volta un ricorso dopo pochi giorni, per evitare che il bando fosse invalidato e venisse impedito l’avvio del servizio civile per i volontari già selezionati dai colloqui.

    FEBBRAIO 2012: se il ricorso del Ministero ha reso possibile l’avvio in servizio dei volontari, l’inizio di tutti i progetti sul territorio nazionale viene scaglionato nel corso dell’anno, perché la scarsità di fondi impedisce di retribuire con regolarità i volontari.

    APRILE – AGOSTO 2012: nel corso dei mesi si alternano voci su un possibile stop definitivo al bando di servizio civile, a causa dei finanziamenti sempre più esigui ai progetti. A giugno l’Assessore Regionale alle Politiche Sociali Lorena Rambaudi comunica ufficialmente che non uscirà alcun bando per il 2012, mentre è molto probabile l’apertura di un nuovo bando nella primavera 2013.

    31 OTTOBRE 2012: scade il termine per gli enti che vogliono presentare progetti di servizio civile in vista del bando nazionale 2013.

     

    IL PRESENTE

    Il 2012 è trascorso senza che sia stato emesso alcun bando di servizio civile nazionale, per la prima volta da quando è stato istituto con la legge 64 del 2001.

    Si prevede l’apertura di un bando ad aprile 2013, ma non ci saranno certezze fino a dopo le elezioni del 24-25 febbraio e l’insediamento del nuovo governo. Questo per due ragioni, come ci spiega Sandra Bettio, responsabile Arci Servizio Civile Genova: «La sentenza dello scorso anno obbliga l’Ufficio Nazionale per il Servizio Civile ad ammettere al prossimo bando anche cittadini stranieri, senza attendere la modifica della legge. Inoltre si dovrà attendere il risultato delle elezioni politiche, per capire da chi sarà composto il nuovo governo e quali saranno le intenzioni per sostenere il servizio civile».

    La campagna elettorale è in pieno svolgimento, ma nessun movimento politico ha inserito esplicitamente nel programma il sostegno al servizio civile (le uniche iniziative in merito sono da parte di singoli parlamentari). A questo scopo Arci Servizio Civile ha preparato un appello dal titolo Un’alleanza per il futuro, da sottoporre ai candidati e ai membri del futuro governo, una volta che sarà insediato. Temi chiave dell’appello, sottoscritto in un convegno dello scorso dicembre a Firenze, sono:
    1- servizio civile accessibile a tutti coloro che vogliono partecipare (eliminare dunque i requisiti di accesso, a partire da quello di cittadinanza);
    2- modificare la legge per garantire un impegno finanziario stabile da parte dello Stato, per evitare che di anno in anno i fondi per il servizio civile subiscano variazioni sostanziali;
    3- lo Stato deve farsi promotore della difesa della patria con mezzi non militari, come previsto dalla legge istitutiva del servizio civile, in particolare stanziando adeguati fondi per ogni forma di difesa civile, rispetto a quelli per la difesa miliare;
    4- promuovere la difesa della patria e la cittadinanza attiva quali obiettivi principali del servizio civile, che deve essere anzitutto un’esperienza di educazione alla pace e alla non violenza.

    L’unica certezza in merito è invece per il bando regionale, ossia un bando che esula dal servizio civile nazionale ma viene stabilito in base alle leggi di ciascuna Regione sul tema. Il bando della Liguria è da poco stato pubblicato ed è stato presentato un invito agli enti che vogliono aderire al progetto. A differenza del bando di servizio civile nazionale, i bandi regionali sono aperti anche a ragazzi minorenni (studenti delle scuole superiori), con cittadinanza non italiana e – caso unico in Liguria – con precedenti penali.

     

    Marta Traverso
    [foto di Roberto Manzoli]

  • Portofino, l’area marina protetta in un’app gratuita per iPad

    Portofino, l’area marina protetta in un’app gratuita per iPad

    Istituita con un decreto ministeriale del 1999, l’Area Marina Protetta (AMP) di Portofino comprende i Comuni di Portofino, Camogli e Santa Margherita Ligure. Un consorzio che si pone l’obiettivo di valorizzare e tutelare l’ambiente, il paesaggio e le attività economiche locali di quest’area della Liguria.

    A gennaio 2013 l’Area Marina Protetta mira a espandere i progetti di valorizzazione turistica del territorio attraverso un’applicazione gratuita per iPad, in lingua italiana e inglese, che dà la possibilità di “visitare” a costo zero i luoghi che fanno parte dell’AMP.

    L’app offre in particolare immagini ad alta risoluzione e filmati dei principali siti d’immersione del territorio, a cura di Giorgio Barsotti, che permettono di osservare i fondali marini gli organismi che popolano l’area. I contenuti saranno aggiornati periodicamente, per dare a residenti e turisti la possibilità di pianificare le escursioni in base al periodo dell’anno.

    Il progetto è stato realizzato con il supporto tecnologico dell’azienda genovese ETT Solutions – con il supporto dello staff di AMP Portofino – e finanziato dal Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare.

    L’applicazione Amp Portofino è scaricabile gratuitamente su Apple Store.

    [foto di Daniele Orlandi]

  • Teatro della Corte: “Macbeth” di Shakespeare con Giuseppe Battiston

    Teatro della Corte: “Macbeth” di Shakespeare con Giuseppe Battiston

    macbethDebutta al Teatro della Corte martedì 15 gennaio 2013 lo spettacolo Macbeth di William Shakespeare, con Giuseppe Battiston, che andrà in scena fino a domenica 20 gennaio.

    Lo spettacolo – adattato e diretto da Andrea de Rosa – è prodotto dal Teatro Stabile di Torino e dal Teatro Stabile del Veneto “Carlo Goldoni”.

    Al centro di questo nuovo allestimento del capolavoro shakespeariano sta l’interrogativo sull’identità personale: dal momento in cui Macbeth riceve la profezia dalle tre streghe («Tu sarai re») e la trasmette all’amata consorte, quel futuro, solo suggerito, solo sussurrato, solo possibile, diventa per loro la via della necessità dalla quale non riescono più a sottrarsi. L’entrare in rapporto con i desideri più nascosti e proibiti sconvolge le loro esistenze. Dopo quel vaticinio, infatti, essi non sono più quelli che erano, non sanno più chi saranno. Finiscono in un vicolo cieco, che inesorabilmente si macchia di sangue: quel desiderio non sarà mai appagato, i delitti non saranno mai sufficienti; Macbeth non sarà mai più lo stesso di prima e quello che è diventato è solo “un’ombra che cammina”.

    Muovendo da queste premesse, il regista mette in scena un Macbeth che si colora di horror, in uno spettacolo che, attingendo a un ampio repertorio di citazioni cinematografiche (David Cronenberg, David Lynch, Stanley Kubrick etc), affonda lo sguardo nell’abisso delle oscure ragioni che spingono gli esseri umani al male.

    Biglietti: 25 € primo settore, 17 € secondo settore. Lo spettacolo va in scena alle ore 20.30 (la domenica ore 16).

  • Pegli, Museo Navale: un patrimonio genovese da valorizzare

    Pegli, Museo Navale: un patrimonio genovese da valorizzare

    Un patrimonio della città da valorizzare a dovere, trasformandolo in un volano per rilanciare il polo culturale del Ponente. Stiamo parlando del Museo Navale di Pegli ospitato presso Villa Centurione-Doria, il complesso architettonico e paesaggistico sorto nel XVI secolo che, dopo il restauro dell’edificio (ultimato nel 2001) e il riallestimento delle collezioni, ha riaperto i battenti.

    A partire dal 2004, in seguito all’apertura del Galata Museo del Mare, Villa Doria ha trovato una nuova identità, sempre nell’ambito dei Musei del Mare e della Navigazione. Al suo interno sono esposte le collezioni marittime relative a Genova e alle Riviere che vanno dal XV al XIX secolo. Si possono ammirare preziose carte geografiche, dipinti, disegni, modelli navali, strumenti di costruzione e di navigazione nonché “visitare” gli antichi cantieri navali e le botteghe artigiane legate al mondo marittimo. Rilevanti le testimonianze di cultura materiale dei marinai e dei maestri d’ascia liguri.

    «A Villa Doria, oltre al Museo Navale, ci sono il liceo classico e un centro con l’università della terza età – spiega il consigliere comunale Francesco De Benedictis (Gruppo Misto) che rivolge un appello alla Giunta di Palazzo Tursi – Insomma potrebbe essere un punto di riferimento per la cultura cittadina». Al momento, però, non è proprio così perchè «Diverse opere sono state, in qualche modo, dimenticate», aggiunge De Benedictis.

    Tutto sarebbe iniziato, secondo il consigliere, nel momento in cui fu creato il Galata «In quell’occasione diverse opere ospitate a Pegli furono trasferite al museo del Mare del Mare al Porto Antico. Adesso, ad anni di distanza, bisogna iniziare a pensare a come restituire linfa vitale al Ponente». 

    E non mancano alcune proposte concrete che non comporterebbero alcuno sforzo «L’artista Aldo Raimondi, durante i suoi periodi di villeggiatura, ha realizzato diversi acquerelli raffiguranti Pegli – spiega il consigliere – Si tratta di opere che, in parte sono affisse in Regione mentre altre sono ancora in magazzino. Perchè non esporle proprio in questa sede, dando lustro ad un artista di fama mondiale?».

    Senza dimenticare la non trascurabile parte di patrimonio che ancora giace nascosta nei fondi «Esistono diverse ricostruzioni di imbarcazioni risalenti agli anni ’30-’40, attualmente non visibili al pubblico e questo è davvero un peccato – continua De Benedictis – L’obiettivo deve essere quello di togliere tutto dai magazzini per rimettere le opere nei musei. In caso contrario, quest’ultimi non riusciranno a rilanciarsi come meritano».

    Inoltre, per valorizzare il sito, occorre sfruttare al meglio l’opportunità del collegamento con la NaveBus, il traghetto gestito da Amt che parte proprio dal Porto Antico.

     

     

    Matteo Quadrone

    [Foto di Daniele Orlandi]

     

     

     

     

  • Pescato ligure e inquinamento porti: interrogazione in Regione

    Pescato ligure e inquinamento porti: interrogazione in Regione

    Le associazioni dei consumatori, in particolare il Movimento Difesa del Cittadino, da lungo tempo sostengono la necessità di conoscere con chiarezza l’origine del pescato attraverso un’etichettatura dettagliata con il luogo d’origine messo ben in evidenza, ad esempio pescato nel Mar Ligure” piuttosto che “allevato nel Mar delle Filippine”. Adesso, grazie ad un’interrogazione promossa dal capogruppo della Lega Nord in Consiglio regionale, Edoardo Rixi, tale problematica sarà affrontata dalla Regione Liguria.

    «Si tratta di una richiesta sacrosanta, dal momento che i prodotti ittici dei nostri mari sono un’eccellenza alimentare che soffre la concorrenza del pesce a più buon mercato, proveniente da altre parti del mondo – spiega Rixi – Tuttavia, se è naturale che il mercato detti le sue regole, è altresì giusto che la superiore qualità dei nostri prodotti venga evidenziata. Da un’azione del genere trarrebbero vantaggio sia i consumatori, che disporrebbero così di un importante dato in più prima di scegliere i loro acquisti, sia i pescatori liguri, che stanno attraversando un momento quanto mai difficile».

    Un altro problema che richiede urgente soluzione «È quello riguardante i cittadini che vivono intorno al Porto e che soffrono per i fumi, le polveri ed i miasmi – continua Rixi – Una delle cause di questi disagi è l’assenza di collegamenti ai pozzetti per effettuare subito gli scarichi dei liquami dalle navi grandi e piccole, in modo da non inquinare le acque del porto e spargere odori nauseanti nella zona circostante».

    «Siamo molto lieti che il consigliere regionale della Lega Nord, Edoardo Rixi, abbia preso in seria considerazione quanto sostenuto da molto tempo dal Movimento Difesa del Cittadino per quanto riguarda gli inquinamenti dei porti le problematiche della pesca – sottolineano Vittorio Bigliazzi e Felice Mammoliti, MDC Genova e LiguriaCi auguriamo che anche altri Consiglieri (e non solo della Regione) prendano a cuore questi problemi e contribuiscano a sollecitare l’impegno delle autorità regionali provinciali e comunali e della stessa Autorità del porto di Genova».

    «Da poco tempo sono finite le operazioni di approfondimento del fondale del porto per far entrare navi ancora più grosse di quelle attuali – continuano Bigliazzi e Mammoliti –  Ottima cosa dal punto di vista del commercio e del lavoro, ma si aggrava ed espande l’inquinamento (specie dei fumi) anche alla cerchia delle abitazioni più in alto di quelle attualmente interessate ai vari aspetti degli inquinamenti portuali: acustici, polveri, fumi, “odori”. Pertanto un intervento serio per risolvere questi problemi è auspicabile sia intrapreso da tutti i responsabili in modo da cominciare subito a elettrificare le banchine del porto di Genova e collegare le navi ai pozzi di raccolta di rifiuti e liquami per impedire lo sversamento degli scarichi navali nel porto».

     

    Matteo Quadrone

    [Foto di Daniele Orlandi]

  • Carceri: in Liguria il Garante dei diritti non è mai stato nominato

    Carceri: in Liguria il Garante dei diritti non è mai stato nominato

    «È indispensabile sbloccare l’iter della proposta di legge sull’istituzione del Garante dei diritti, ferma dall’aprile 2012 in commissione Affari istituzionali in Regione», così Maruska Piredda, capogruppo di Italia dei Valori in Regione e presidente della commissione Pari opportunità, richiama l’attenzione sull‘emergenza carceri in Liguria. «Dopo la sentenza della Corte europea che invita l’Italia a prendere provvedimenti contro l’attuale condizione carceraria – spiega Piredda – sono emersi dati ancora più allarmanti sul sovraffollamento nelle prigioni della Liguria che conquista la “maglia nera” d’Europa con un tasso del 176,8%».

    La legge – il cui esame è in stand by in Regione – propone l’istituzione del “Garante delle persone sottoposte a misure restrittive della libertà personale, il cui compito è vigilare e promuovere il rispetto dei diritti fondamentali delle persone recluse o in condizione di limitazione della libertà personale. Già dieci altre regioni si sono attivate su percorsi analoghi. La finalità è costituire un sistema di controlli adeguato per quanto riguarda i diritti e gli interessi di rilevanza regionale, come sanità, lavoro e formazione dei detenuti, il regolare ed efficiente svolgimento dell’azione amministrativa regionale. Altro scopo è quello di favorire la conoscenza, la prevenzione e l’immediata cessazione di eventuali situazioni di abuso, violazione di diritti o irregolarità. Il Garante verrebbe istituito presso il Consiglio regionale come organismo di garanzia e avrebbe il compito di lavorare in sinergia con le autorità giurisdizionali e amministrative segnalando loro eventuali criticità. Una figura analoga a quella del difensore civico, scelto per le qualifiche personali e svincolato dalla politica.

    «Siamo consapevoli che l’istituzione del Garante non sarà la soluzione definitiva all’annoso problema delle carceri italiane – precisa Piredda – che potrà essere risolto solo con un intervento deciso da parte del Governo attraverso misure efficaci e non semplici palliativi come amnistie, indulti e “svuota carceri”, magari mutuando esperienze di altri Paesi europei come la Germania, dove i detenuti abitualmente lavorano».

    Al contrario, nelle nostre carceri solo il 10% dei detenuti ha un’occupazione; 1 detenuto su 4 è tossicodipendente; gli stranieri sono oltre il 60% dei reclusi.

    L’emergenza sovraffollamento in Liguria è sotto gli occhi di tutti: Marassi ha 456 posti letto e 750 reclusi; Sanremo 209 posti e 337 presenze; Chiavari 78 posti e 94 detenuti; Imperia 69 posti e 120 detenuti; La Spezia 144 posti e 272 detenuti; Savona 75 detenuti per 36 posti letto. Senza dimenticare l’unico carcere femminile della Liguria, quello di Pontedecimo, dove per 96 posti letto ci sono 172 reclusi, uomini e donne anche con bambini di età inferiore ai tre anni.

    «Per porre fine alla barbarie che oggi vede genitori dietro alle sbarre insieme ai propri figli – continua Piredda – ho presentato un’interrogazione, che martedì sarà discussa in Consiglio, affinché la Liguria si doti al più presto di un Icam, Istituto di custodia attenuata per mamme, cioè una casa famiglia protetta. Garante dei diritti e Icam sono interventi che la Regione può attuare dando un concreto segnale di impegno nella battaglia di civiltà per trasformare le nostre carceri da istituti di pena a luoghi di rieducazione».

    «Le priorità penitenziarie della Liguria sono ben altre – esprime scetticismo Roberto Martinelli, segretario regionale del sindacato della polizia penitenziaria (Sappe) – Servono lavoro e formazione. Abbiamo evidenziato tutte le nostre perplessità sulla necessità di istituire la figura del Garante dei diritti, anche in relazione ai costi per la spesa pubblica che si dovrebbero sostenere, considerata l’attuale situazione di congiuntura economica. La Regione Liguria ha già una qualificata ed autorevole figura istituzionale di garanzia qual è quella del Difensore civico regionale che bene può assolvere alle finalità del garante. È quanto, ad esempio, già avviene in Lombardia e nelle Marche, regioni nelle quali vi sono Difensori civici che svolgono anche funzioni di garante dei detenuti».

    «Quel che è certo è che l’eventuale figura da istituire in Liguria non potrà essere appannaggio dei giochetti politici – conclude Martinelli – in altri termini, non potrà essere una “poltrona” sulla quale sistemare qualche politico trombato, qualche “amico degli amici“, senza nessuna concreta competenza penitenziaria», conclude Martinelli.

    «L’istituzione del Garante dei diritti sarebbe una prima risposta alle istanze che arrivano proprio degli operatori penitenziari, dalla magistratura e dalle associazioni di volontariato che hanno più volte lamentato la distanza della politica e delle istituzioni – risponde il consigliere regionale, Maruska Piredda – Siamo a disposizione del segretario del Sappe, Roberto Martinelli, che in passato ci ha fornito un prezioso supporto per analoghe iniziative, per fornire tutte le delucidazione in merito alla proposta di legge che è stata presentata da più gruppi politici. Potrà essere l’occasione per avanzare ed eventualmente accogliere proposte migliorative al testo della legge stessa durante l’iter in commissione».

     

    Matteo Quadrone

  • Ansia, sintomi e rimedi: un laboratorio per imparare a combatterla

    Ansia, sintomi e rimedi: un laboratorio per imparare a combatterla

    Sono aperte le iscrizioni per partecipare a un laboratorio per la gestione dell’ansia che si tiene in via Cairoli 8/5 e prevede la costituzione di un gruppo di lavoro che ha come tema principale il riconoscimento e il significato dell’ansia.

    Gli incontri si svolgono in due modalità; una parte di discussione e confronto e una di lavoro esperienziale, individuale e di gruppo, che permetterà di apprendere nuove strategie per dominare quei momenti di agitazione che non permettono di vivere serenamente alcuni frangenti della vita.

    Il percorso prevede 6 incontri a cadenza settimanale, ogni mercoledì dalle 18.45 alle 20.45. Gli incontri saranno così strutturati:
    1. Presentazione e teoria introduttiva all’argomento
    2. Ritorno al passato. Racconti di ansia e paure
    3. Tecniche e strumenti di gestione dell’ansia
    4. Tecniche corporee e rimedi naturali per la gestione dell’ansia
    5. La creatività risveglia il coraggio
    6. Fine di un percorso e inizio di un viaggio

    Il laboratorio costa 90 €, di cui 40 € versati al momento dell’iscrizione e il resto entro la fine del percorso.

    È possibile iscriversi entro martedì 22 gennaio 2013. Il laboratorio si effettuerà al raggiungimento di un minimo di 8 partecipanti.

    Per maggiori informazioni contattare la Dott.ssa Marilena Vettorello al numero 348 6624862 o all’indirizzo mail mvpsicologa@gmail.com, o la Dott.ssa Ivana Sorrentino al numero 333 3478439 o all’indirizzo mail sorrentino.ivana@libero.it.