Autore: erasuperba

  • Sanità, Regione Liguria: blocco assunzioni per tutto il 2013

    Sanità, Regione Liguria: blocco assunzioni per tutto il 2013

    SanitàStop al turnover in corsia, in sostanza un blocco totale delle assunzioni nel comparto sanitario per tutto il 2013, sancito dalla Regione Liguria attraverso «Un atto irresponsabile che decreta un “taglio lineare” destinato a produrre un aumento esponenziale delle problematiche assistenziali in tutti i servizi», denuncia il sindacato autonomo Fials.

    La Giunta regionale con il DGR n. 1553 del 14.12.2012 “Oggetto: blocco delle assunzioni 2013” «Delibera di confermare, con effetto dalla data del presente provvedimento, il blocco totale delle assunzioni del personale di tutti i ruoli per l’anno 2013, in tutte le forme previste dall’ordinamento, sia a tempo indeterminato che a tempo determinato; di ricomprendere in tale blocco anche il personale con contratto di fornitura di lavoro temporaneo, i contratti di collaborazione coordinata e continuativa, i contratti libero professionali ed ogni incarico professionale comunque denominato».

    «L’azzeramento delle già scarne assunzioni che la Legge consente (40% dei cessati), non trova giustificazione con i tagli al Fondo sanitario nazionale», spiega il segretario della Fials, Mario Iannuzzi. La legge nazionale, infatti, prevede solo una riduzione degli organici «Con 4 nuove assunzioni ogni 10 pensionamenti – precisa Iannuzzi – In Liguria, però, si è deciso di andare oltre rinnovando la volontà di non assumere neppure una persona in tutto il 2013».

    Tale scelta «Rappresenta, insieme alla svendita del patrimonio, alle chiusure e alle esternalizzazioni la conferma di un “progetto” che vuole “grattare il barile del risparmio forzato” – sottolinea Iannuzzi – con il risultato di colpire al cuore il servizio pubblico, invece di cercare soluzioni che salvaguardino il “diritto alla salute”».

    «Chiediamo alla Giunta di ritirare il provvedimento – conclude il segretario della Fials – e rinnoviamo l’appello a tutte le organizzazioni sindacali per una mobilitazione che contrasti questo scempio».

     

    Matteo Quadrone

    [Foto di Daniele Orlandi]

  • Indigeni Digitali: startup innovative si incontrano a Genova

    Indigeni Digitali: startup innovative si incontrano a Genova

    creativitàSi è svolto ieri sera al Moody (via XII Ottobre) il terzo aperitivo di Indigeni Digitali, un team che a livello nazionale si occupa di promuovere e sostenere la cultura digitale e lo sviluppo di aziende e startup che si occupano a vari livelli di comunicazione, tecnologia e innovazione.

    Anche noi di Era Superba eravamo presenti – insieme a tante realtà emergenti sul territorio genovese (a partire dagli amici di Yeast e FreeFutool) – per ascoltare le testimonianze di quattro interessanti progetti che si stanno attivando in città.

    Si è iniziato con il Silicon Valley Study Tour, un progetto che coinvolge sei università italiane (inclusa l’Università di Genova) per trasmettere agli studenti – attraverso incontri con manager e professionisti, visite ad aziende e centri di ricerca – la cultura d’impresa dell’omonima valle degli Stati Uniti. Per chi non lo sapesse, la Silicon Valley corrisponde alla porzione meridionale della baia di San Francisco: è chiamata così perché qui sono nate le prime aziende produttrici di computer e software, ed è attualmente sede di Google, Facebook, Apple, Microsoft e altre fra le principali aziende di tecnologia.

    È stata poi la volta di BarCamper, un vero e proprio camper che gira l’Italia fermandosi presso università e centri di ricerca, per dialogare con persone (giovani, ma non solo) che hanno un’idea interessante e vogliono avviare una propria startup, oppure l’hanno già avviata e vogliono comunque un supporto per proseguire il lavoro: BarCamper seleziona le idee più interessanti per offrire consulenza nella stesura del progetto e del business plan, nel contatto con potenziali investitori, insomma in tutto ciò che possa agevolare la creazione d’impresa. La tappa genovese di Bar Camper sarà fra marzo e aprile 2013.

    A seguire Hootsuite, piattaforma nata in Canada che consente l’utilizzo in contemporanea di più social network e la gestione in team di progetti di comunicazione. Uno strumento molto utile per chi ha necessità di monitorare, aggiornare e interagire con i principali social network (anche Era Superba si serve di Hootsuite per la propria attività di social networking su Facebook, Twitter e Google +, ndr).

    Infine Socialab TTT, un’associazione nata da pochi mesi che vuole promuovere su tutto il territorio nazionale la cultura digitale, attraverso una serie di eventi che si svolgono in contemporanea in diverse città italiane e prevedono una forte interazione fra online e offline. Il prossimo evento si terrà sabato 26 gennaio 2013 a Palazzo Imperiale (piazza Campetto, nel centro storico), verterà sul tema Eventi e social media e si svolgerà nello stesso momento anche a Lecce, Milano, Bologna e Roma: i presenti ai diversi eventi potranno interagire fra loro – e con tutti coloro che non possono essere “fisicamente” presenti – attraverso i social network, dove sarà possibile assistere in diretta a tutto ciò che avviene.

    Marta Traverso

  • Il giardino in autunno: i rami, le foglie e le bacche

    Il giardino in autunno: i rami, le foglie e le bacche

    autunno mistoNel periodo autunnale i rami, le foglie e le bacche degli alberi e degli arbusti diventano, data la scarsità di fiori, l’elemento vegetale più evidente e caratterizzante il giardino.
    Se nel periodo primaverile ed estivo prevalgono le scale cromatiche del verde ed i colori delle fioriture, in autunno predominano invece i gialli, i rossi e gli arancioni delle foglie ed i colori bruniti, rossastri, verdastri dei rami e delle bacche, queste ultime talvolta persino blu cobalto.

    Nei prossimi articoli ci soffermeremo su alcune varietà di piante, alberi ed arbusti, il cui impiego nel giardino garantisce risultati cromaticamente ed esteticamente molto soddisfacenti, a fronte di limitate esigenze colturali.

    autunno rossoPer dare l’idea di quanto possa essere incisivo l’elemento fogliame in un giardino autunnale, questa settimana parleremo velocemente di un celebre parco inglese, noto proprio per sua la ricca collezione di qualche centinaia di varietà di aceri dalle variopinte colorazioni invernali.
    D’altronde, tale è l’incidenza cromatica delle foglie che la vegetazione autunnale si trasforma, a volte, persino in vera e propria attrattiva turistica. Ben noto è infatti il fenomeno del così detto “foliage” che assume forme particolarmente suggestive nell’ampia regione geografica del New England, nel Nord degli Stati Unitidi America, composta dai ben sei Stati (Vermont, New Hampshire, Maine, Massachusetts, Connecticut e Rhode Island).

    autunno foglie rosse

    Tale spettacolo naturale consiste, in questo caso su larga scala, nel mutare delle colorazioni delle foglie, su particolari varietà di alberi, in autunno. Le parti vegetali assumono pigmentazioni estremamente accese, tingendo il paesaggio con una palette che varia dal giallo paglierino, a quello ocra ed oro, all’arancione, al brunito fino al verde marcio e talvolta persino al viola.

    Da metà settembre fino ai primi di novembre, la precitata immensa area boschiva americana si colora infatti, come d’incanto, assumendo tonalità inconfondibili. In questo periodo dell’anno, il fenomeno del foliage si manifesta poi in tutto il suo splendore in ben definite aree dell’America, del Canada e dell’Europa.

    autunno verde arancione

    Grazie a giornate ancora calde e nottate decisamente fresche, le foglie degli alberi assumono infatti, per effetto dello sbalzo di temperatura, colori particolarmente intensi. Gli aceri diventano rossi ed arancioni, i pioppi giallo ocra e i sommacchi viola, contrastando in modo marcato con il cielo ancora azzurro intenso ed i campi verdeggianti nella calda luce autunnale.

    Tornando invece ad un esempio europeo, di scala più ridotta e creato dall’uomo, di giardino incentrato sul variare della colorazione autunnale delle piante, menzioniamo il parco di Blagdon, disegnato dal celebre architetto Sir Edwin Lutyens nei primi del novecento. Tale giardino è un felice esempio di realizzazione espressamente dedicata a particolari specie di piante, la cui valenza cromatica nel periodo autunnale è stata oggetto di attenta valutazione.

    autunno verde giallo ocraL’ultimo Visconte Ridley, da appassionato botanico ed esperto arboricoltore, ha infatti raccolto, nel mezzo della campagna inglese, un insieme di oltre trecento varietà di aceri, molti tipi di sorbo ed altre varietà dalle foglie e dalle bacche vivacemente colorate in autunno.
    Nei giardini e nei parchi storici, come Blagdon, il fenomeno del foliage assume poi, se sapientemente sfruttato, una dimensione ancora maggiore rispetto all’usuale. I colori accesi delle foglie contrastano e, al tempo

    autunno foglie verdi

    stesso, esaltano le antiche strutture in arenaria, fiancheggiano i vialetti in ghiaietto grigio, fanno da sfondo alle scalinate in pietra e si riflettono, moltiplicando enormemente l’effetto visivo, nell’acqua delle fontane e degli stagni.
    Per un non appassionato di botanica è quindi molto difficile immaginare che alcune varietà di piante e cespugli, in estate verdi e del tutto simili alle altre, possano, in un breve spazio di tempo e per un periodo effimero, trasformare, di colpo ed in modo inaspettato, l’intero impianto cromatico e visivo del giardino. I colori degli alberi e dei cespugli diventano infatti, quasi d’improvviso, fiammeggianti sui prati brunastri per le prime brine tardo autunnali e risaltano, accesi, nella bruma tipica della ultima parte dell’anno.

                                                                                                                                                                     .

    di Filippo Leone Roberti Maggiore e Emanuele Deplano
    Per informazioni: ema_v@msn.com

  • Artisti italiani in Austria: Genova aderisce al bando

    Artisti italiani in Austria: Genova aderisce al bando

    Genova ha aderito al bando CreArt (Rete delle Città per la creazione artistica), un progetto finanzito dall’Unione Europea che prevede una residenza artistica di due mesi in Austria, presso l’Atelierhaus Salzamt di Linz, un edificio storico ristrutturato nel 2009 che comprende con cinque monolocali per artisti internazionali in residence, quattro studi per artisti locali da Linz o Alta Austria e spazi espositivi.

    Scopo del bando è istituire un sistema di mobilità permanente creando una scambio di esperienze tra artisti provenienti da diverse tradizioni culturali in tutta Europa. Le città aderenti al progetto CreArt sono: Genova, Aveiro, Delft, Linz, Vilnius, Pardubice, Kaunas, Lecce, Kristiansand, Arad, Harghita, Valladolid.

    Il bando è rivolto ad artisti visivi nati o residenti in una delle città aderenti al progetto CreArt, di età inferiore ai 40 anni e in possesso di laurea o titolo equipollente (se il candidato non ha un diploma di laurea, la prova della capacità deve essere fornita tramite la sua carriera artistica).

    Si può presentare domanda compilando il modulo sul sito di CreArt e inviandolo entro il 25 febbraio 2013.

    Verranno selezionati otto artisti che soggiorneranno a Linz tra aprile e novembre 2013. L’organizzazione rimborserà le spese di viaggio (fino a 600 €), studio e alloggio gratuito. Inoltre, gli artisti riceveranno un rimborso di 1000 € al mese.

    [foto di Roberto Manzoli]

  • Copernico: cabaret a La Claque, seconda stagione dello spettacolo

    Copernico: cabaret a La Claque, seconda stagione dello spettacolo

    belo horizonteDa venerdì 18 gennaio 2013 a La Claque si tengono le riprese della seconda edizione di Copernico, spettacolo di cabaret curato da Belo Horizonte e diretto da Marco Fojanini, che andrà in onda sul canale 122 di Sky Comedy Central.

    Appuntamento ogni venerdì e sabato fino al 9 febbraio (inizio ore 22), mentre la messa in onda su Sky partirà da mercoledì 27 febbraio. Prendendo spunto dalla rivoluzionaria teoria copernicana sull’eliocentrismo, Belo Horizonte immagina Genova, le sue attitudini artistiche e i suoi comici al centro dell’universo.

    Il cast è costituito da attori noti per trasmissioni televisive quali Colorado Cafè, Zelig e Zelig Off, Central Station e Quelli che il calcio, oltre ad attori provenienti dai laboratori del Campus di Belo Horizonte.

    Biglietti: intero 15 €, ridotto 13 € (previsti anche abbonamenti a 4 e 8 serate). Info e prenotazioni 010 2470793.

  • San Fruttuoso, ancora cemento: silos tra Piazza Solari e via Amarena

    San Fruttuoso, ancora cemento: silos tra Piazza Solari e via Amarena

    Un maxi auto-silos a 5 piani parzialmente interrato nel bel mezzo di due edifici scolastici, in una zona ampiamente urbanizzata, nel cuore di San Fruttuoso. Stiamo parlando di un’opera che insisterà su un versante montuoso già soggetto a cedimenti del terreno, all’interno della proprietà della Fondazione Contubernio D’Albertis, dove sorge l’omonimo Istituto che svolge attività educative – per un totale di circa 550 bambini tra nido, asilo, elementari, primaria – e socio-assistenziali. Il tutto in cambio di un ascensore di collegamento tra Piazza Solari e via Amarena, aree verdi e un campetto da calcio a 5, quest’ultimo ricavato sulla copertura dell’edificio destinato ad ospitare 152 box.
    L’iter approvativo del progetto – avviato nel 2009 – è ormai concluso, ma solo adesso gli abitanti ne vengono a conoscenza.
    Il Municipio Bassa Valbisagno è stato chiamato ad esprimere un parere consultivo – non vincolante, occorre sottolinearlo – e ha deciso di tentare comunque un percorso partecipativo invitando i cittadini alla seduta del consiglio municipale di mercoledì scorso (16 gennaio), durante la quale committente e progettisti hanno illustrato il progetto, alla presenza del Vice-sindaco, Stefano Bernini e del dirigente del Settore Approvazione Progetti e Controllo Attività Edilizie del Comune di Genova, il dott. Paolo Berio.

    «Il progetto è stato protocollato dai nostri uffici il 7 gennaio scorso – racconta il Presidente del Municipio Bassa Valbisagno, Massimo Ferrante (Pd) – L’attuale amministrazione ha chiesto il parere del Municipio e noi ci siamo subito attivati per promuovere un confronto con la cittadinanza. Si tratta di un’opera che abbiamo ereditato dalla precedente amministrazione comunale ed è per questo che il percorso partecipativo parte soltanto adesso, quando i giochi sono fatti. In futuro, per tutti gli interventi grandi o piccoli che interesseranno il territorio, coinvolgeremo i cittadini fin dal principio dell’iter progettuale».
    «La pratica ha acquisito tutti i pareri istruttori – spiega il dirigente Paolo Berio – sono tutti favorevoli, alcuni con prescrizioni, ma non ci sono pareri dubitativi. L’area è destinata a servizi ma al privato è consentita la realizzazione di parcheggi nel sottosuolo, in cambio di servizi pubblici in superficie». Un meccanismo urbanistico consolidato che ha permesso l’eccessiva proliferazione di parcheggi in ogni angolo della città.

    Il committente è la Fondazione Contubernio D’Albertis – fondata nel 1863, quest’anno compirà 150 anni e per l’occasione ha voluto regalarsi un’importante operazione immobiliare – e l’intervento sarà realizzato da Codelfa, impresa controllata dal Gruppo Gavio, a sua volta azionista di Impregilo, su un’area di proprietà della Fondazione che oggi è una scarpata abbandonata a se stessa con una rigogliosa vegetazione spontanea.
    Mercoledì pomeriggio i progettisti hanno illustrato il progetto partendo dalla “cornice”, vale a dire le opere pubbliche di compensazione (oneri di urbanizzazione), ma senza entrare nel merito dell’invasività del “contenitore”, ovvero il silos a 5 piani per 152 posti auto coperti che comporterà un volume di scavo pari a circa 15 mila metri cubi di rocce e terra, con il conseguente impiego di centinaia (se non migliaia) di camion, costretti a transitare per una strada, via Amarena, particolarmente stretta e tortuosa.

    Vediamo nel dettaglio quali servizi pubblici sono previsti: innanzitutto la ricostruzione delle scale di Salita Bosco Pelato che rappresentano l’attuale collegamento pedonale tra Piazza Solari e via Amarena; il rifacimento dei marciapiedi di alcune vie limitrofe; la costruzione di ascensore inclinato con circa 65 metri di corsa (che in sostanza taglierà solo due tornanti di via Amarena, visto che dovrebbe sbucare in prossimità della bocciofila); la realizzazione, sulla superficie di copertura del silos, di un campetto da calcio a 5, aree verdi e spazio giochi per bambini: tale copertura sarà gravata di servitù d’uso pubblico ma gli oneri di manutenzione rimarranno a carico del privato.
    A onor del vero, però, la concreta fruibilità pubblica del campo e degli spazi verdi dovrà essere concordata con apposite convenzioni tra proprietà, amministrazione comunale e scuole, ancora in fase di definizione.

    «L’ascensore di collegamento tra Piazza Solari e via Amarena sarà preso in carico da Amt – spiega il Presidente Ferrante – il campetto sportivo, nella fascia oraria dalle 8 alle 15, sarà utilizzato dalle scuole, come prevede l’accordo già sottoscritto con il distretto scolastico».
    Committente e progettisti hanno sottolineato come l’ascensore inclinato sia un vero e proprio regalo «Un’opera integralmente realizzata dal privato e destinata all’amministrazione pubblica  – spiegano – La monetizzazione degli oneri di urbanizzazione ammonta a 160 mila euro. L’ascensore, invece, costa più di 600 mila euro».

    Per quanto riguarda le eventuali criticità dovute allo sbancamento del terreno è stato sottolineato come il sedime interessato dall’opera non sia sottoposto ad alcun vincolo idrogeologico, ambientale o storico. Inoltre, nelle cartografie ufficiali, non sarebbe attestata la presenza di rivi sotterranei.
    In merito alla cantierizzazione, essa comporterà inevitabili disagi per i residenti «Ma il maggior peso graverà sulla Fondazione – secondo i progettisti – I lavori inizieranno da via Amarena e dureranno 18 mesi. Le scale di Salita Bosco Pelato saranno mantenute in funzione fin quando non verranno realizzate quelle nuove».

    Dopo l’illustrazione del progetto, finalmente, è arrivato il momento di ascoltare la voce dei cittadini, accorsi numerosi – almeno un centinaio riempivano la sala del consiglio municipale – per esprimere le loro opinioni ed evidenziare le problematiche connesse ad un tale intervento.

    In molti hanno mostrato parecchie perplessità soprattutto in riferimento al rischio idrogeologico. Alcune memorie storiche del quartiere, infatti, ricordano la presenza di un torrente che scendeva a valle fino a via D’Albertis per poi confluire nei rivi Noce e Rovare; a metà anni ’60 il rivo sarebbe scomparso a causa della realizzazione del “condominio del sole”. «Oggi si sono perse le tracce del torrente – afferma un abitante – Ma abbiamo paura che nel sottosuolo ci sia dell’acqua che, a causa degli scavi,  potrebbe uscire in superficie, creando problemi. Non è possibile fare un supplemento di perizie idrogeologiche?».

    Un altro residente, invece, sottolinea «Non darei così per scontata la stabilità idrogeologica. La parte bassa di Salita Bosco Pelato, a fianco alla scuola di Piazza Solari, già allo stato attuale, quando piove si allaga. Io propongo: perché non siglare una fideiussione con la parte privata in modo che essa si faccia carico di eventuali danni agli edifici circostanti?».

    Il dirigente Paolo Berio spiega «Il privato presenta la relazione geologica con la documentazione prevista. Il Comune la esamina e dà il suo parere. L’attività di verifica è conclusa. La fideiussione a fronte del rischio problematiche connesse all’intervento non è ipotizzabile come imposizione dell’amministrazione comunale».

    «Il famoso rivo esiste e passa sotto il “condominio del sole” dove si sono già verificati due movimenti franosi e sono state realizzate alcune opere di sostegno – racconta una signora – L’acqua che crea problemi anche all’interno del terreno dell’Istituto Contubernio non è acqua piovana».

    «Le acque presenti sul terreno sono acque meteoriche – si difendono i progettisti –  I nostri lavori porteranno un miglioramento».
    Lo smaltimento delle acque, comunque, è una problematica ammessa «Le acque piovane saranno raccolte tramite una vasca di compensazione che le rilascerà in maniera graduale, onde evitare ripercussioni a danno dei collettori comunali».
    La costruzione del silos è prevista ai piedi dell’edificio scolastico della Fondazione, quindi «Il soggetto maggiormente attento agli aspetti relativi alla sicurezza è proprio la stessa Fondazione».

    «I civici 23-25-27 di via Amarena sorgono a fianco del medesimo versante montuoso, in posizione più alta rispetto all’area del silos  – racconta Luca Motosso, residente in via Amarena al civ. 25 – Ebbene, io vi posso accompagnare per mostrarvi gli smottamenti di terreno, ben visibili, nei dintorni e sotto l’ascensore privato che utilizziamo per raggiungere i nostri condomini. Le assemblee condominiali di tali civici hanno dovuto deliberare l’installazione di maglie di sostegno per mettere in sicurezza il terrapieno su cui poggiano i palazzi».
    «L’Istituto Contubernio ospita 550 bambini tra i quali mia figlia – continua Luca – Sono preoccupato per la stabilità dell’edificio scolastico della Fondazione. Senza dimenticare la scuola di Piazza Solari, ubicata a meno di 10 metri dall’area in cui è previsto il silos. I bambini si troveranno di fronte un cantiere operativo per 2 anni».

    In mezzo a tanti dubbi, non sono mancati alcuni pareri favorevoli. In particolare è stata evidenziata l’utilità dell’ascensore che renderà più agevoli gli spostamenti degli anziani; dei lavori di manutenzione stradale, ad esempio in via Amarena, oggi priva di marciapiedi e dotata di scarsa illuminazione; del rifacimento delle scale di Salita Bosco Pelato che attualmente non versano in buone condizioni.
    Ma soprattutto, il campetto e le aree verdi rappresentano una risposta attesa da troppo tempo «In zona mancano luoghi dedicati ai bambini – spiega una mamma – Nelle vicinanze ci sono solo i giardini di via Ferretto. Quindi ben vengano questi nuovi spazi».
    Infine, come consuetudine in tutta Genova, la fame di parcheggi è un’esigenza insoddisfatta: i nuovi posti auto messi in libera vendita potrebbero fornire una parziale risposta, secondo alcuni abitanti.

    Una volta terminata l’esposizione di opinioni e dubbi dei cittadini, la seduta del consiglio municipale è ripresa normalmente.
    A questo punto, alcune forze di maggioranza (Pd-Sel-Idv) hanno proposto un documento in cui si dichiara parere favorevole al progetto, vincolandolo a precise condizioni di sicurezza, tra le quali un capillare controllo sul cantiere, un attento monitoraggio in corso d’opera, un ulteriore verifica dal punto di vista idrogeologico. Il documento è stato approvato da maggioranza e parte dell’opposizione.
    Rifondazione Comunista-Federazione della Sinistra si è astenuta perché, come spiega il capogruppo Giuseppe Pittaluga «Il ritorno per la collettività sarebbe rappresentato da ascensore e campetto: entrambi sono funzionali alle esigenze della Fondazione piuttosto che a quelle dei cittadini. Verrà costruita una cittadella sotterranea destinata alle auto e una scarpata verrà sostituita da una nuova colata di cemento armato». Anche il Movimento 5 Stelle ha deciso di astenersi perchè «Genova  ha già pagato un prezzo altissimo alla cementificazione», afferma il capogruppo, Cosimo Gastaldi.

    Quello che emerge è l’impotenza dei consiglieri di Municipio che, in pratica, si sono ritrovati di fronte ad un progetto preconfezionato, con pochissimo tempo a disposizione per leggere la documentazione.

    «Le possibili scelte erano due – spiega il Vice-presidente del Municipio, David Burlando (Sel) – o votare contro il progetto, tenendo conto che il parere del municipio non è vincolante; oppure esprimere parere favorevole ma con alcune condizioni che dovranno essere rispettate. In maniera tale da poter incidere sul crono-programma degli interventi e su eventuali decisioni assunte in corso d’opera».

    In merito alla partecipazione «Siamo consapevoli che, purtroppo, la fase partecipativa, in cui i cittadini hanno potuto manifestare le loro opinioni è arrivata solo all’ultimo – conclude Burlando – ma solo la ferma volontà della giunta comunale (nelle persone dell’Assessore Oddone e del Vice-sindaco Bernini) condivisa dalla giunta municipale, ha permesso questo momento di condivisione con la cittadinanza. Le posso assicurare che faremo di tutto, io personalmente prima in qualità di cittadino e poi come Vice-presidente del Municipio, per monitorare con attenzione tutte le fasi del progetto e garantire la sicurezza dei cittadini e la reale fruizione pubblica dei servizi e degli spazi previsti dagli oneri di urbanizzazione».

     

    Matteo Quadrone
    [Foto dell’autore]

  • San Martino, la villa abbandonata che affaccia su corso Europa

    San Martino, la villa abbandonata che affaccia su corso Europa

    Degrado di Villa DonghiNel cuore del quartiere di San Martino giace abbandonato da anni un edificio storico, a pochi passi dal polo universitario e dall’ingresso dell’ospedale, in bella vista in uno dei tratti più trafficati di corso Europa, proprio all’altezza degli studi regionali della RAI. L’antico edificio di Salita Superiore della Noce 33 si chiama Villa Donghi ed è compresa nell’elenco degli immobili sottoposti a tutela con un vincolo del 1934 (decreto legislativo 42 del 22 gennaio 2004).

    All’esterno circondata da ponteggi “preistorici” e con i locali interni a più riprese abusivamente occupati e riadattati a cucina improvvisata, oggi la storica costruzione resta pericolante e gli interventi di risanamento stentano ad arrivare, anche se da anni chi vive e lavora nelle zone limitrofe lamenta lo stato pietoso in cui si trova l’edificio.

    Era partita proprio da residenti e commercianti di Salita Superiore della Noce la protesta che nel 2009 sembrava aver smosso la situazione: coinvolgendo l’allora assessore del Municipio VIII Renzo Di Prima (Lega Nord) e il consigliere municipale Pdl Beppe Damasio, la discussione su Villa Donghi aveva avuto una certa eco. Ad essere contestato, il fatto che la struttura – facilmente accessibile – fosse stata occupata abusivamente creando una situazione di disagio per gli abitanti. Di Prima, durante un sopralluogo svolto alla presenza delle forze dell’ordine, aveva realizzato all’epoca un report fotografico a documentare il degrado del sito. La discussione si era estesa anche online, con uno scambio pubblico di mail tra assessore, consigliere e Massimiliano Lussana, giornalista del Giornale. I cittadini avevano presentato a quel tempo diversi esposti all’amministrazione.

    Scriveva Di Prima in quell’occasione: «L’accesso al palazzo, che dovrebbe essere impedito, è invece reso possibile in quanto una lamiera è stata forzata ed è soltanto accostata, una grata di ferro è stata divelta, nel giardino sono presenti detriti, rifiuti, legname secco che sommato ai tavolati dei ponteggi crea un fortissimo rischio di incendio. Anzi sono stati gli stessi abitanti a vedere più volte del fumo uscire dalle finestre dell’edificio, evidentemente qualcuno si cuoceva la cena».

    Degrado di Villa DonghiDegrado di Villa Donghi

     

     

     

     

     

     

     

    Ancora oggi la situazione non sembra essere migliorata. L’edificio è fatiscente e abbandonato a se stesso. Chi lavora nei locali adiacenti alla villa, da più di 30 anni, ci racconta che si tratta di una situazione che la città si trascina da ben tre decenni.  I ponteggi attorno alla villa sono presenti da tempo immemore, ma nessun cartello indica un inizio o una presunta fine dei lavori, né il nome di un’impresa appaltatrice. Gli unici – estemporanei – interventi sono gli sgomberi realizzati periodicamente da vigili e carabinieri. Solo la proposta di murare tutti gli accessi, avanzata da Di Prima e Damasio nel 2009, non era stata ignorata dall’amministrazione, la quale aveva proceduto a transennare gli accessi con assi metalliche e catene, tuttora presenti.

    E oggi qual è la posizione dell’amministrazione nei confronti di Villa Donghi? Cadute le proposte del 2009 e del 2011, che prevedevano rispettivamente l’inserimento di Villa Donghi tra gli edifici facenti parte del programma comunale per il Social Housing e la sua destinazione a sede della “Casa del Profugo”, di recente la giunta si è nuovamente espressa in merito alla situazione dell’immobile. Nel 2012 la villa è stata inserita nella lista dei beni facenti parte del piano delle alienazioni e delle valorizzazioni urbane 2012, con cui il Comune ha deciso la messa sul mercato di terreni, locali, case per un valore di 38 milioni di euro.

    Degrado di Villa DonghiDegrado di Villa Donghi

     

     

     

     

     

     

    Per Villa Donghi – con l’annessa area esterna di circa 13 metri quadrati – è stata prevista, al posto della vendita, la costituzione del diritto di superficie novantennale, che permette di destinare l’edificio a progetti condivisi dall’amministrazione, la quale ne ha disposto la trasformazione in una casa di cura per pazienti disabili. Da un lato, la necessità di reperire risorse da parte del Comune, dall’altro, l’opportunità di creare una moderna residenza sanitaria riabilitativa: l’assessore al Bilancio Francesco Miceli, che ha disposto questa misura a favore dell’immobile di Salita Superiore della Noce, spiega che «l’amministrazione non si priverà totalmente del bene, e il futuro gestore potrà disporre di un titolo idoneo ad offrire le garanzie necessarie per ottenere i finanziamenti».

    Ad ostacolare questo progetto la crisi economica e l’attuale ristagno del mercato immobiliare: il valore di stima del complesso immobiliare ammontava infatti a 935.390,00 euro. Per evitare il rischio dell’inutilizzo forzato, lo scorso settembre è stata approvata una delibera, che ha ridotto la durata del diritto di superficie a trentasei anni, con corrispettivo a base di gara pari a € 29.241,06 più oneri fiscali, e con conseguente riduzione del prezzo, al fine di rendere la villa più facilmente vendibile, purché tale durata sia sufficientemente lunga da consentire l’ammortamento degli investimenti da parte del concessionario.

    Insomma, le previsioni per il futuro di Villa Donghi e di Salita Superiore della Noce non sembrano delle più rosee.

     

    Elettra Antognetti
    [foto di Daniele Orlandi]

  • Medici per l’ambiente: programma d’azione per le elezioni politiche

    Medici per l’ambiente: programma d’azione per le elezioni politiche

    il verde, la natura,i fiori,l'ambiente,i parchiIl documento programmatico per le prossime elezioni politiche 2013 redatto dall’Associazione Medici per l’Ambiente – ISDE Italia, lancia un dettagliato programma d’azione per un ambiente salubro e pulito.

    L’ambiente nella sua accezione più completa e complessa – comprensiva di stili di vita, condizioni sociali ed economiche – è un determinante fondamentale per il benessere psicofisico e quindi per la salute delle persone e delle popolazioni. I cambiamenti climatici, indotti dall’enorme incremento dell’immissione in atmosfera di gas serra (incremento generato soprattutto da attività industriali e sistemi di trasporto), rappresentano, come denunciato da decenni dalla comunità scientifica internazionale, una grande emergenza planetaria e impongono scelte decisive e non più rimandabili, in ragione delle possibili e difficilmente prevedibili conseguenze ambientali, biologiche, sanitarie, economiche e sociali. Questa è la premessa dell’Isde che spiega «È quindi indispensabile un forte ripensamento dell’attuale modello di sviluppo e dell’intero sistema economico che riconosca la centralità del binomio ambiente-salute, come insegnano tristemente tante vicende come quella dello stabilimento Ilva di Taranto».

    «Come medici e ricercatori abbiamo il compito e il dovere morale di indicare le scelte più opportune e sicure per tutelare l’ambiente e quindi il diritto alla salute dei cittadini, delle generazioni presenti e future, come sancito dall’art. 32 della Costituzione – sottolinea l’ISDE Come cittadini inoltre chiediamo più risorse per il comparto sanitario e per la prevenzione; risorse che potrebbero essere agevolmente recuperate da una più attenta lotta all’evasione fiscale, alla corruzione, agli sprechi, ai privilegi e con una netta riduzione delle spese militari».
    Il Servizio sanitario nazionale «Deve essere potenziato e deve rimanere il fulcro dell’assistenza sanitaria così da continuare ad assicurare elevati livelli di prestazioni, in forma di prevenzione, diagnosi, assistenza e cura a tutti i cittadini – continua il documento dell’ISDE – Nell’auspicare che i crimini ambientali siano presto configurati, anche per legge, come crimini contro l’umanità, proponiamo di seguito alcuni settori d’intervento che riteniamo strategici e non più eludibili per l’attività del nuovo parlamento e per il bene dell’Italia».

    Vediamoli nel dettaglio:

    Energia
    Tutta la comunità scientifica internazionale concorda circa la necessità di un rapido cambiamento dell’attuale modello di sviluppo, in larga misura fondato sul consumo di combustibili fossili e di risorse non rinnovabili. «È necessario quindi un rapido incremento delle politiche di risparmio energetico, di ricerca e diffusione delle energie veramente rinnovabili (solare, solare termico e minieolico), l’avvio di programmi di emancipazione rapida dalle fonti di energia fossile, in particolare dal carbone e il ripudio definitivo di qualsiasi progetto di realizzazione di centrali nucleari, che rappresentano un’ipoteca inaccettabile sulla vita delle persone, delle generazioni future e dello stesso pianeta – afferma l’ISDE – È indispensabile che si realizzi subito un piano energetico nazionale per una corretta valutazione della domanda e dell’offerta energetica, anche al fine di programmare la chiusura dei grandi poli di produzione energetica già esistenti, inquinanti per l’ambiente e dannosi per la salute. È parallelamente indispensabile un programma di diffusione su tutto il territorio nazionale di piccole centrali di produzione energetica e la rinuncia alla costruzione di nuovi grandi poli energetici».
    L’Isde ritiene che «La produzione di energia a partire dalla combustione delle biomasse non rappresenti una valida alternativa ai combustibili fossili e che sia parimenti insostenibile quando si esca dalla semplice logica del riutilizzo, all’interno di piccole aziende agricole, di scarti e residui di provenienza aziendale o comunque di un’area molto circoscritta. Inutili e dannosi per l’ambiente e la salute anche le centrali a biogas e gli impianti di biodigestione anaerobica che vengono costantemente proposti su tutto il territorio nazionale per conseguire, una volta realizzati, importanti incentivi economici in quanto anch’essi spacciati per fonti rinnovabili quando in realtà lo sono soltanto formalmente. È pertanto indispensabile l’eliminazione dei contributi statali denominati Cip6 per le fonti energetiche non realmente rinnovabili e classificate furbescamente come “assimilate”».

    Aria
    La qualità dell’aria è di fondamentale importanza per la salute. A maggiori livelli d’inquinamento atmosferico sono correlati incrementi evidenti non solo di malattie respiratorie e cardiovascolari, ma anche malattie cronico-degenerative, e tumori, specie del polmone.
    Sono necessari interventi urgenti «In grado di ridurre drasticamente la produzione e immissione in ambiente di anidride carbonica e altri gas serra e di sostanze nocive e tossiche, con particolare riferimento al particolato fine e ultrafine, agli idrocarburi policiclici aromatici, ai metalli pesanti, al benzene, alle molecole diossino-simili: tutti agenti potenzialmente mutageni e/o epimutageni e quindi cancerogeni e teratogeni – sottolinea il documentoÈ indispensabile che in tutto il territorio nazionale siano ampliate le reti di monitoraggio della qualità dell’aria, con utilizzo delle migliori tecnologie disponibili, in particolare nelle aree e nei distretti con presenza di altre rilevanti fonti d’inquinamento: aree industriali, grandi poli di produzione energetica, città con elevato traffico veicolare, aree aeroportuali e portuali».
    «Devono essere realizzate politiche attive che riducano complessivamente la necessità di ricorrere ai processi di combustione, principali responsabili dell’inquinamento atmosferico urbano – continua il documento – Si tratta in primo luogo di attuare politiche urbanistiche volte sia alla riduzione del fabbisogno energetico degli edifici grazie al miglioramento della loro coibentazione ed all’aumento dell’efficienza energetica degli impianti di riscaldamento-raffreddamento, sia alla riduzione della necessità di ricorrere all’uso degli autoveicoli per la mobilità urbana, come meglio specificato subito di seguito».

    Mobilità
    Una migliore qualità dell’aria potrà essere garantita soltanto da una rapida trasformazione dell’intero sistema dei trasporti che permetta una drastica riduzione dell’immissione in atmosfera dei prodotti derivanti dalla combustione di petrolio, gasolio, benzine e gas.
    «È necessario quindi prima di tutto ridurre lo spostamento delle merci su grandi distanze, disincentivare il trasporto commerciale su gomma ed incentivare il trasporto su rotaia e le cosiddette autostrade del mare per il trasporto di merci e persone; ridurre il traffico automobilistico ed in particolare quello privato nelle grandi e piccole città, che potrebbero così recuperare fascino, bellezza e condizioni di vita più salubri anche attraverso l’utilizzo di mezzi ad alimentazione elettrica e l’uso delle biciclette. Ciò può essere realizzato attraverso scelte urbanistiche che avvicinino i servizi – a cominciare da quelli amministrativi – alle residenze, riqualifichino e ripopolino i centri storici e ricostruiscano il tessuto di piccole attività artigianali e commerciali delle città, soffocato e distrutto da politiche orientate a privilegiare i grandi centri commerciali, responsabili, a loro volta, di una quota certo non trascurabile di traffico veicolare».

    «Occorre migliorare le reti ferroviarie locali e nazionali, ma sempre nel rispetto delle peculiarità dei territori e dei diritti delle popolazioni interessate e sottoporre il traffico aereo a politiche di monitoraggio e netta e costante riduzione», aggiunge l’Isde.

    Poiché il traffico aereo è attualmente responsabile di quota cospicua delle emissioni di anidride carbonica «È assolutamente indispensabile, anche per ridurre l’effetto serra, una riduzione e razionalizzazione del trasporto aereo insieme ad una moratoria per la costruzione di nuovi aeroporti e l’ampliamento di quelli già esistenti, anche in considerazione della presenza dei circa 100 aeroporti già dislocati su tutto il territorio nazionale e degli evidenti e gravi danni all’ambiente (a questo proposito emblematica è la vicenda dell’inquinamento del Parco del Ticino in prossimità dell’aeroporto di Malpensa) e alla salute delle comunità che vivono in prossimità di stazioni aeroportuali».

    Gestione dei rifiuti
    Riduzione drastica per legge della produzione dei rifiuti a partire dagli imballaggi che rappresentano circa il 50% di tutti i rifiuti prodotti.
    L’Unione Europea, nel richiamare gli Stati membri ad una corretta gestione dei Rifiuti Solidi Urbani (RSU), ammette il conferimento in discarica e l’incenerimento dei RSU solo in assenza di valide alternative e come ultima opzione, poiché ritiene queste due metodiche di “smaltimento” antieconomiche e fortemente dannose per la salute e per l’ambiente.
    L’Isde auspica e sostiene la politica delle cosiddette “R” «Riduzione della produzione dei rifiuti, Raccolta differenziata “porta a porta”, Riciclo, Riuso, Riparazione e Responsabilizzazione dei cittadini e delle istituzioni, così da evitare l’incenerimento dei materiali post-utilizzo e da ridurre progressivamente il loro conferimento in discarica dei rifiuti. È necessario che si arrivi ad un incremento delle filiere brevi del ciclo dei materiali post-utilizzo, in modo che possano essere attuati maggiori controlli e che l’intero ciclo possa essere gestito in relazione alle peculiarità sociali ed economiche di micro-aree territoriali».
    L’Isde ritiene «La realizzazione di “grandi ATO” incompatibile con tale esigenza e rispondente, viceversa, ad una logica accentratrice che allontana le scelte dalle comunità locali ed appare funzionale più alla realizzazione di grandi impianti che alla reale soluzione dei problemi».

    Acqua
    L’acqua è un elemento fondamentale e insostituibile per la vita di tutto il pianeta e per quella di ogni essere umano. È una risorsa non illimitata che «Va protetta con il risparmio e la razionalizzazione della sua distribuzione, con la salvaguardia e il risanamento degli ecosistemi e dei bacini idrici utilizzati per approvvigionamento di acque potabili, con il miglioramento del sistema degli acquedotti, del trattamento delle acque reflue e con il loro riciclo, con concrete politiche di tutela e risanamento ambientale con il controllo delle attività zootecniche e industriali ad alto impatto ambientale anche attraverso l’attuazione del Codice di buona pratica agricola (Cbpa)».

    «L’acqua è e deve rimanere un bene comune e ad ogni individuo va garantito in modo gratuito l’accesso all’acqua in misura sufficiente a garantire dignitose condizioni di vita. È necessario favorire, privilegiare e tornare in ogni modo alla gestione pubblica di questa risorsa vitale anche attraverso forme dirette di gestione comunale o di consorzio tra i comuni serviti dalle stesse fonti idriche. Le normative italiane ed europee già esistenti a garanzia della potabilità e salubrità delle acque erogate alle popolazioni devono essere attuate concretamente e migliorate in modo da garantire una sempre maggiore tutela della salute e il pieno rispetto del Principio di precauzione. Non si dovrà più far ricorso all’istituto della deroga che ha permesso di destinare a consumo umano, nell’ultimo decennio, acque con elevati livelli di sostanze tossiche e cancerogene».

    Campi elettromagnetici
    L’Isde, sulla base dei documenti ufficiali dell’European Environment Agency (EEA), che evidenziano rischi acclarati per la salute umana, e della recente classificazione da parte dell’Agenzia internazionale di ricerca sul Cancro(Iarc) dei campi elettromagnetici come cancerogeni di classe 2 B «Ritiene necessario che si emanino e dispongano norme e misure atte a ridurre – in prossimità di scuole, centri sportivi e aeree densamente abitate – l’esposizione (in specie dei bambini e dei più giovani) a questo tipo di energia non ionizzante e che si rivedano le norme che autorizzano, anche nelle scuole, le cosiddette “aree wireless”».
    L’Isde è pertanto a favore della «Realizzazione di un piano nazionale per l’installazione dei diversi sistemi e strutture di emissione dei campi elettromagnetici in modo da avere una mappa con valori certi e noti di esposizione; della promozione di campagne d’informazione e prevenzione circa i possibili danni alla salute connessi anche all’uso dei telefoni cellulari; dell’incentivazione e del sostegno di studi e ricerche indipendenti, che permettano di approfondire e incrementare le conoscenze su questo particolare fattore di inquinamento ambientale in continua espansione, vista l’enorme e rapida diffusione di sempre nuove tecnologie di telecomunicazione».

    Pratiche agricole
    L’Isde ritiene urgente e indispensabile «Incentivare le coltivazioni biologiche; sostenere programmi per una rapida eliminazione di pesticidi e fitofarmaci dalle pratiche agricole; avviare e diffondere l’agricoltura integrata anche con progetti di ricerca e riconversione al biologico. In tal senso occorre che i Piani di Sviluppo Regionali (PSR) prevedano una revisione dei disciplinari di agricoltura integrata in modo che i contributi comunitari vengano erogati solo a fronte di una effettiva e controllabile riduzione dell’utilizzo di mezzi chimici di sintesi attuata mediante sostituzione – documentata – con misure alternative. Solo in questo modo sarà possibile una concreta riduzione dei pesticidi utilizzata in agricoltura, quando, al contrario, le attuali politiche di incentivazione dell’agricoltura integrata hanno dimostrato di fallire nel loro intento, dal momento che il consumo di pesticidi e concimi chimici di sintesi non solo non si è ridotto, ma è progressivamente aumentato negli anni.»

    Per quanto riguarda l’introduzione e l’uso degli OGM ( Organismi Geneticamente Modificati) «È necessario respingere con leggi chiare ogni tentativo di introduzione degli OGM nelle pratiche agricole locali per le irreversibili conseguenze di contaminazione dell’ambiente agricolo e delle catene alimentari ed è necessario il rigoroso rispetto del Principio di Precauzione, richiedendo in attesa di evidenze scientifiche certe, che ne dimostrino la sicurezza e l’oggettiva necessità, una moratoria sulla coltivazione in pieno campo degli OGM, motivata anche sulla base dell’impossibilità, per un territorio come quello italiano, di realizzare qualsiasi tipo di misura atta ad impedire la contaminazione, inevitabile ed irreversibile, delle colture agricole tradizionali. Indipendentemente dal possibile danno alla salute, l’utilizzo degli OGM contrasta con la biodiversità e la tutela di prodotti locali ed è causa di danno all’ambiente e alle economie locali».
    «È indispensabile inoltre che la normativa nazionale relativa ai pesticidi, ai prodotti agroalimentari e agli articoli di largo consumo sia maggiormente restrittiva. In particolare l’Isde chiede legislazioni più protettive, come ad esempio in Francia, ove vige il divieto di uso della terbutilazina e negli Usa dove il clorpirifos è vietato».

    Tutela del territorio, rimboschimento e nuovi parchi
    «Arrestare la devastante e continua cementificazione del territorio italiano anche attraverso leggi che favoriscano progetti di recupero dei manufatti edilizi già esistenti; messa in sicurezza del territorio per contrastare il dissesto idrogeologico; rifiuto di ogni nuova richiesta di condono edilizio e lotta all’abusivismo edilizio. Incentivare la piantagione intensiva di alberi ad accrescimento rapido e salvaguardare, recuperare, ripristinare aree verdi, specie nelle città più grandi, allo scopo di creare parchi, zone di riposo e di intrattenimento, veri “polmoni verdi” di cui soprattutto i bambini hanno sempre più bisogno».

    Ambiente di lavoro e rischi industriali
    «È necessario un impegno crescente per l’eliminazione dei fattori di nocività presenti nei luoghi di lavoro e per l’eliminazione delle cause di infortunio, in modo speciale nel settore edilizio».
    Anche in applicazione della direttiva REACH (Registration, Evaluation and Authorisation of CHemicals) concernente la registrazione, la valutazione, l’autorizzazione e la restrizione delle sostanze chimiche «È necessaria la piena osservazione del principio di sostituzione delle sostanze nocive con sostanze innocue o meno nocive».
    «È inoltre indispensabile una politica attiva di pianificazione del territorio che tenga conto della necessità di proteggere la popolazione dal pericolo di contaminazioni provenienti da aziende con prodotti di lavorazione ad alto rischio per l’ambiente, attraverso la realizzazione di piani di gestione del territorio che prevedano zone di rispetto idonee relativamente alla presenza di civili abitazioni e insediamenti umani come scuole, centri sportivi etc. È altresì necessaria l’elaborazione di Piani regionali per la bonifica dell’amianto che prevedano la sua totale eliminazione dagli ambienti di vita e di lavoro».

     

    Matteo Quadrone

    [Foto di Diego Arbore]

  • Pedibus a Genova: andare a scuola rispettando l’ambiente

    Pedibus a Genova: andare a scuola rispettando l’ambiente

    Portici di sottoripaGià attivo in diversi Comuni della Liguria, è stato di recente istituito anche a Genova il progetto Pedibus, promosso da Asl e rivolto ai bambini della scuola primaria per insegnare loro a muoversi rispettando l’ambiente.

    Sono attualmente sei le scuole primarie genovesi che hanno aderito al progetto: una nel Municipio Ponente (“De Amicis”, Voltri), due nel Municipio Medio Ponente (“XXV Aprile” e “2 Giugno”, Borzoli), una nel Municipio Valbisagno (“S. Gottardo” a San Gottardo) e due nel Municipio Centro Est (“Spinola” a Oregina e “Garaventa” nel centro storico).

    Pedibus è un servizio di “pulmino a piedi”, che toccando le varie zone in cui abitano i bambini – con la supervisione di uno o più adulti – li accompagna ogni giorno nel tragitto verso la scuola. Un modo per spiegare ai bambini che i mezzi di trasporto a motore inquinano l’ambiente e possono essere nocivi per la salute, insegnando loro ad apprezzare forme di mobilità alternative e più rispettose dell’ambiente.

    Un progetto che mostra come il ruolo della scuola non sia solo quello di trasmettere nozioni, ma anche uno spazio per avviare la riflessione e la sperimentazione di buone pratiche per la promozione della salute e per la mobilità sostenibile.

    Le scuole che vogliono aderire possono contattare i referenti locali della rete Pedibus della Liguria.

    [foto di Daniele Orlandi]

  • Spaesamenti: bando di concorso per grafica e fotografia

    Spaesamenti: bando di concorso per grafica e fotografia

    spaesamentiIn occasione della mostra Spaesamenti, aperta al pubblico presso Palazzo Doria Spinola fino al 31 gennaio 2013, gli organizzatori del Premio Skiaffino hanno aperto un bando di concorso per grafica e fotografia legato al tema della mostra.

    Il concorso è legato alla città di Camogli e riprende il tema della mostra, ossia l’abbinamento degli aforismi di Gualtiero Schiaffino (in arte Skiaffino) a immagini fotografiche, che in Spaesamenti sono state realizzate da Patrizia Traverso.

    Il bando è suddiviso in due sezioni: una aperta a tutti (senza limiti di età, né professione, né cittadinanza) e una riservata a studenti di grafica e illustrazione presso enti di formazione italiani. È possibile partecipare a ciascuna sezione individualmente o in gruppo e inviare fino a tre elaborati, realizzati in bianco e nero o colori e con qualunque tecnica.

    I partecipanti al concorso dovranno produrre una immagine, grafica o fotografica, documentante un luogo o
    un oggetto o un angolo del proprio ambiente di vita e illustrante con un nesso logico uno degli aforismi consultabili sul sito del Premio Skiaffino.

    Le opere dovranno essere inviate entro il 19 aprile 2013, insieme al modulo di partecipazione compilato e firmato, all’indirizzo: PREMIO SKIAFFINO “SPAESAMENTI”, c/o Feguagiskia’ Studios, via Crosa di Vergagni 3r, 16124 Genova.

    La Giuria sarà composta dai curatori del Premio Barbara Schiaffino e Ferruccio Giromini, dai fotografi Patrizia Traverso e Massimiliano Tappari, dal Vicesindaco e dall’Assessore alla Cultura della Città di Camogli Elisabetta Caviglia e Guido Risicato e dal responsabile dell’Ufficio Promozione Territoriale della Provincia di Genova Augusto Roletti.

    Per i vincitori di ciascuna sezione viene messo in palio un weekend per due persone a Camogli. Una selezione delle opere sarà esposta in una mostra pubblica nel corso del 2013 e riprodotta in una pubblicazione dedicata.

  • Corsi di inglese e certificazioni linguistiche: la patente di lingua

    Corsi di inglese e certificazioni linguistiche: la patente di lingua

    Due settimane fa abbiamo parlato del ruolo del CEFR, un Quadro di Riferimento condiviso, il quale misura le competenze acquisite da chi studia una lingua straniera. I sei livelli individuati del CEFR sono paragonabili alle diverse patenti di guida. Così come la tipologia di patente mostra quale veicolo siete in grado di guidare, i livelli del CEFR evidenziano la vostra capacità di comunicare in una lingua straniera in modo più o meno dettagliato.

    Valutare il proprio livello con una certa precisione è possibile se si conosce bene il CEFR e si è addetti ai lavori, ma può risultare un’impresa difficile per coloro che sono meno esperti in campo linguistico. Oltre a questo aspetto l’auto-valutazione spesso non è sufficiente, specialmente nel caso in cui il livello di competenza linguistica raggiunto debba essere comprovato con i crismi dell’ufficialità da una certificazione internazionale.

    Per capire meglio, torniamo al paragone con le patenti di guida e immaginiamo la seguente situazione. Un’azienda di trasporti pubblici deve assumere un nuovo conducente. Nel processo di selezione si accerterà come priorità che il candidato abbia una patente attestante la sua capacità di condurre veicoli che trasportano persone. Credo che prendereste giustamente per pazzi e incoscienti i responsabili delle Risorse Umane di un’azienda come AMT a Genova se assumessero un autista senza patente solo fidandosi della sua affermazione: “Io sono molto bravo alla guida” … Allo stesso modo, con ogni probabilità un’università internazionale che tiene corsi in inglese ha l’esigenza che gli studenti iscritti dimostrino di padroneggiare la lingua per riuscire a seguire le lezioni e per sostenere gli esami.

    Le certificazioni linguistiche esistono proprio per questa ragione.  Si tratta di documenti internazionalmente riconosciuti, i quali attestano il livello di conoscenza di una lingua raggiunto da uno studente. Per ottenere una certificazione uno studente deve sostenere una prova d’esame, la quale viene valutata da uno o più esaminatori in rappresentanza di un ente accreditato (examination board).

    E’ importante, arrivati a questo punto, delineare con chiarezza due concetti attorno ai quali viene spesso fatta confusione:

    1. una scuola di lingue non è un ente certificatore. All’interno della scuola di lingue si studia per l’esame svolgendo un percorso di lezioni con un insegnante preparato e stimolante (si spera), ma la sessione mirata al conseguimento della certificazione viene presieduta da un esaminatore esterno che non conosce il candidato, assicurando così una valutazione quanto più possibile oggettiva e imparziale.

    2. un attestato di frequenza non è una certificazione linguistica. Se uno studente frequenta delle lezioni, non è affatto scontato che la sua conoscenza della materia progredisca. Dareste mai la patente di guida a un individuo che non conosce i colori del semaforo soltanto perché ha scaldato un banco di una scuola guida? Credo di no. Analogamente, essere stati in Inghilterra per due settimane o aver frequentato un corso in una scuola non significa saper parlare l’inglese.

    Le certificazioni linguistiche più conosciute in Italia sono al momento quelle di University of Cambridge (dal PET, equivalente al livello B1, al Proficiency, pari al C2) e Trinity College London, con la sua gamma di esami scritti e orali (ISE), solamente orali (GESE 1 -12) e per il mondo del lavoro (Spoken English for Work). Particolarmente fashionable, ovvero in voga, sono diventati anche gli esami IELTS  – sotto l’egida di British Council e di University of Cambridge – e TOEFL – della statunitense ETS.

    Spesso mi viene chiesto quale di essi sia il “migliore”. Premesso che esistono diversi altri enti certificatori altrettanto validi  – mi sono infatti limitato a citare soltanto quelli più presenti sul territorio italiano – non esiste un risposta certa. Gli esami proposti da ciascun ente certificatore variano nelle modalità e nei costi, ma sono in ogni caso allineati ai livelli del CEFR, per cui sta al gusto e alle disponibilità finanziarie dello studente decidere a quale examination board rivolgersi.

    Ancora una volta il discorso è analogo a quello sulla patente di guida e sulle automobili. In base alle vostre esigenze e al vostro conto in banca sceglierete un SUV (sulla cui praticità in città stendo un velo pietoso), una monovolume o un’auto sportiva: sono comunque tutti veicoli a quattro ruote… A meno che non si voglia contribuire davvero, con i fatti, a rendere la propria città una smart city più vivibile. In questo caso preferirete forse usare  i mezzi pubblici… Sempre che il conducente abbia una patente di guida valida! See you!

     

    Daniele Canepa
    [foto di Diego Arbore]

  • Ex Centrale del Latte: società di logistica o centro commerciale

    Ex Centrale del Latte: società di logistica o centro commerciale

    Adesso è ufficiale: c’è una nuova proposta di riconversione dell’ex Centrale del Latte. Una multinazionale della logistica portuale e aeroportuale – già presente sul territorio genovese con una piccola sede – è intenzionata ad ampliarsi, insediandosi nel sito di Fegino. Lo hanno comunicato ieri gli assessori al lavoro e allo sviluppo economico della Regione Liguria e del Comune di Genova, Enrico Vesco e Francesco Oddone ai rappresentanti dei lavoratori e alle organizzazioni sindacali, nel corso di un incontro per fare il punto sul futuro dell’area. «L’individuazione della multinazionale, che abbiamo già incontrato, è il frutto del lavoro coeso tra le istituzioni che si erano assunte l’impegno, prima di Natale, di individuare un soggetto per un utilizzo industriale del sito e non commerciale – hanno affermato i due assessori – Si tratta di un’azienda molto solida che ci ha convinto anche sul fronte delle opportunità occupazionali che si possono creare. L’impegno è che in quell’area vengano ricollocati i lavoratori della ex Centrale del Latte attualmente in cassa integrazione».

    Vesco e Oddone hanno spiegato che da tempo, l’azienda in questione, stava cercando un’area corrispondente alle loro esigenze e Fegino è stata valutata idonea dal gruppo che ha un bilancio consolidato a livello italiano di 500 milioni di euro e di 2 miliardi a livello mondiale.
    «La loro è un’operazione pienamente compatibile, sia con il piano urbanistico del Comune, sia con le esigenze aziendali di realizzarla immediatamente», hanno aggiunto i due assessori.

    Per quanto riguarda l’occupazione, l’impegno di Regione e Comune è che nell’area vengano ricollocati i lavoratori attualmente in cassa integrazione della Parmalat-Lactalis, anche se in attività differenti rispetto a quelle svolte fino ad oggi, e di realizzare percorsi di formazione. «Attiveremo subito un tavolo di confronto con l’azienda proprietaria – hanno concluso Vesco e Oddone – affinché si possa concretizzare la disponibilità manifestata dalla multinazionale della logistica».

    A questo punto deve partire la trattativa tra le due parti – gli attuali proprietari (Parmalat-Lactalis) e i potenziali acquirenti – che dovranno mettersi d’accordo sul valore dell’area. La soluzione prospettata da Regione e Comune ha visto una parziale soddisfazione dei sindacati che hanno comunque chiesto garanzie sulla riassunzione dei lavoratori in cassa integrazione.

    Nel frattempo, Parmalat-Lactalis rilancia la proposta del centro commerciale che sarebbe realizzato da un operatore della grande distribuzione. A breve, probabilmente a febbraio, l’azienda illustrerà il progetto alle istituzioni. Regione e Comune, però, hanno già dichiarato che la destinazione d’uso dell’area non cambia e resta industriale, quindi nessuno spazio per nuovi insediamenti commerciali.

    Queste sono le due ipotesi in campo. Nel mezzo rimangono i lavoratori, il cui destino è dunque ancora incerto. Su 63 ex dipendenti della Centrale del Latte ne restano ancora 45 da ricollocare. Sette sono andati a lavorare nel sito della logistica a Bolzaneto; sei sono impiegati da Parmalat-Lactalis a Genova in attività commerciali e di vendita; alcuni sono in distacco in altri stabilimenti del gruppo. Tutti gli altri sono in cassa integrazione. «Noi siamo disponibili ad ascoltare proposte concrete e chiare – dichiara Michele D’Agostino, segretario generale della Uila-Uil di GenovaL’importante è risolvere il problema occupazionale degli ex lavoratori di Fegino e possibilmente creare nuova occupazione».

     

    Matteo Quadrone

  • Indigeni Digitali a Genova: aperitivo per startup del web

    Indigeni Digitali a Genova: aperitivo per startup del web

    startup ideaGiovedì 17 gennaio 2013 (ore 18.30) al Moody in via XII Ottobre si svolge un aperitivo di Indigeni Digitali, associazione che si pone come principale obiettivo la diffusione della cultura digitale e la creazione di una rete che promuova lo sviluppo di un’economia e di una cultura dell’innovazione in Italia.

    L’aperitivo è l’occasione per illustrare alcuni progetti che condividono lo spirito e le finalità dell’associazione.

    BarCamper, un progetto di creazione d’impresa per startup che si basa sulla ricerca di idee interessanti sul territorio e supporta i progetti di talenti, ricercatori, manager o liberi pensatori.

    #TTT – Twitter Tips & Tricks, un’associazione che organizza eventi in diverse città italiane per promuovere la diffusione di tematiche sociali e culturali attraverso un uso consapevole del web e dei social network.

    HootSuite, una piattaforma che consente di operare in contemporanea su diversi social network.

    Storia Nel Futuro – Silicon Valley Study Tour, un progetto di seminari rivolti a laureati e laureandi delle Università italiane, finalizzati a trasmettere la cultura imprenditoriale della Silicon Valley.

    Quota di partecipazione 13 €.

    Per partecipare è necessario iscriversi su EventBrite.

  • Sala Dogana ospita Mauro Panichella: lo scanner come pennello

    Sala Dogana ospita Mauro Panichella: lo scanner come pennello

    Il 2013 si apre in Sala Dogana con la personale di Mauro Panichella, in allestimento fino al 27 gennaio. Giovane artista di 27 anni, diplomato presso l’Accademia di Belle Arti di Genova, il suo percorso si snoda tra la natìa Albissola, Genova ed esperienze all’estero. In “Light, Flow, Threshold” lo strumento della sua ricerca artistica e del suo processo creativo è lo scanner, da lui utilizzato – con effetti sorprendenti – per dare vita alle sue opere. La mostra prosegue inoltre in altri due luoghi d’arte che hanno ospitato due ulteriori tappe del progetto: lo spazio espositivo A329, in Via Adamoli, e la galleria Unimediamodern Contemporary Art, nel centro storico.

    Come sei giunto all’utilizzo dello scanner e perché lo preferisci rispetto ad altre tecniche? Come arrivi alla definizione dell’immagine, a rendere la trasparenza nei soggetti scelti, che sembrano quasi immagini scientifiche?

    «Mi piace mettere in relazione l’arte con la natura e la tecnologia. La fotografia digitale lascia tanto spazio alla sperimentazione artistica, tuttavia le immagini che vediamo ogni giorno sono sempre più “etichettabili”, caratterizzate da filtri o effetti reimpostati, spesso ci si trova davanti a manierismi digitali. Per quanto possa sembrare strano, sono un appassionato della fotografia tradizionale, ed è proprio per questo che ho deciso di portare avanti il mio lavoro utilizzando un mezzo fotografico alternativo. Lo scanner mi permette di pormi in maniera fredda nei confronti del soggetto, come avviene nei laboratori scientifici. Nel mio lavoro la fotografia ha un aspetto prettamente documentativo, lascio che l’approccio spirituale del mio processo creativo si manifesti attraverso i miei lavori. Non sono un fotografo e tantomeno un videomaker, uso la fotografia e il video come mezzi linguistici».

    In che modo avviene la scelta dei soggetti da sottoporre all’azione dello scanner?

    «Ho iniziato lavorando sul mio corpo, di quella fase del mio lavoro è rimasta la componente dell’interesse anatomico e lo studio estetico dei tessuti epidermici. Ho trovato interesse nei celenterati e negli animali provenienti dal mondo marino per via della loro proprietà fotosensibile, ma sono in continua ricerca di soggetti, mi piace che sia una cosa naturale, spesso mi capita di trovarli casualmente per terra. Lo scorso settembre ho presentato all’atelier Tranzit di Bratislava un’installazione che ha come soggetto centrale il teschio di un grande uccello chiamato Nandù, trovato nel deserto, durante un viaggio nella Patagonia argentina».

    A dire il vero, l’idea che un animale morto sia steso, compresso, rigirato ai fini della creazione dell’opera, potrebbe essere percepita come un po’ disturbante. Ti sei mai posto il problema? E’ un effetto che cerchi, magari?

    «Premettendo che sono un amante della natura e che non ucciderei mai un animale solo per fargli una fotografia, non nego che lavorare con soggetti privi di vita sia un aspetto del mio lavoro che non va ignorato. Credo che questo fattore debba indurre chi osserva i miei lavori a un’ulteriore riflessione, quella sulla vita e il mondo al quale apparteniamo. Cerco di dare ai soggetti una dignità estetica, una sorta di cruda eleganza, un inquieto fascino, lo stesso che si prova visitando un museo di storia naturale».

    Perché un’esposizione organizzata in tre tempi e in tre luoghi?

    «L’evento è nato con l’approvazione da parte di Sala Dogana del mio progetto, in seguito Caterina Gualco mi ha offerto la possibilità di creare un secondo polo della mostra presso Unimediamodern. Vista la visibilità e l’importanza che l’evento stava acquisendo, ho seguito un consiglio prezioso e ho deciso di estendere ulteriormente il progetto organizzando un workshop. Grazie all’Accademia Ligustica di Belle Arti di Genova e ad A329 Contemporary Art ho trovato lo spazio e i mezzi per poterlo sviluppare».

    Il titolo è estremamente ermetico e suggestivo: luce, flusso, soglia…

    «Questi tre elementi, luce, flusso e soglia sono concetti ai quali la mia ricerca deve molto. La luce è quella indagatrice dello scanner, ma anche una componente indissolubile della vita, in un certo senso è attribuibile alla nascita. Il flusso è il movimento dello scanner, ma anche il quotidiano vivere delle creature e l’inesorabile avanzamento del tempo. La soglia è il vetro dello scanner, ma anche il confine labile che divide l’oggetto reale da quello virtuale e il punto che separa la vita dalla morte. Il concetto del trittico, in effetti, ha accompagnato spesso il mio lavoro, forse perché è il numero ideale per rappresentare un’azione: inizio-svolgimento-fine, luce-flusso-soglia. Questa mostra è una sorta di consacrazione del mio processo creativo, attraverso un’analisi sullo strumento stesso della mia ricerca».

    Un workshop con gli studenti dell’Accademia: come è andata?

    «E’ stata una bellissima esperienza, il workshop si è svolto all’interno dello spazio messo a disposizione da A329 Contemporary Art, un luogo ampio che possiede il fascino dello spazio industriale e le caratteristiche ideali per lavorare. Nei primi incontri ho cercato di dare ai ragazzi degli spunti mostrando loro alcuni esempi di spazi pubblici e il modo in cui sono stati sfruttati dagli artisti, ad esempio le grandi installazioni della Turbine Hall alla Tate Modern di Londra. Ho cercato di invitarli a invadere lo spazio che avevamo a disposizione e a non aver paura di esagerare. In seguito abbiamo studiato insieme come trasformare le idee in progetti e i progetti in realizzazione concreta. In questo modo ognuno ha sviluppato un percorso personale ispirandosi ai tre temi: luce, flusso e soglia».

    In quest’ottica, significa che credi nel lavoro di gruppo a livello artistico? Che il processo creativo possa avvenire in condivisione, acquistando forza?

    «Senza dubbio lavorare in gruppo a un progetto induce a riflettere su ciò che si sta facendo secondo parametri diversi, il processo di creazione perde la componente dell’intimità e del possesso lasciando spazio a quella del rapporto sociale e dello scambio d’idee. Molti studenti erano alla loro prima esperienza artistica e credo che lavorare in un gruppo sia stato molto importante per loro».

    L’uso dello scanner per creare un’opera forse è ancora insolito, ma ormai i supporti digitali, dallo strumento di partenza al software per la postproduzione, offrono un’intera gamma di sperimentazione e possibilità ancora inesplorate…. Mentre alcuni tuoi giovani colleghi dichiarano la morte della pittura, gli artisti maturi ribadiscono comunque l’imprescindibilità delle tecniche tradizionali. Tu cosa ne pensi?

    «I miei studi artistici sono di tipo pittorico, la pittura è una cosa più grande di quanto possa sembrare, non si manifesta solo attraverso la tela e il pennello, non è solo una tecnica artistica, è una cosa che diventa parte di te e ti permette di osservare il mondo come se avessi un senso in più. Non so se posso definirmi pittore, ma le mie scelte sono certamente influenzate dalla mia formazione. Non dichiaro la morte di niente, sarò nostalgico, ma per quanto mi riguarda, persino il rock’n’roll “will never die”».

    Tu parti dal contesto genovese ma ti sei misurato con la realtà internazionale tramite residenze d’artista ed esposizioni… Ti viene voglia di fuggire?

    «Per un artista è fondamentale fare delle esperienze all’estero. Confrontarsi con altre realtà è importante sia dal punto di vista formativo che da quello lavorativo. Vivere del proprio lavoro è difficile ovunque, credo che un artista abbia una responsabilità nei confronti del mondo in cui vive, questo non va dimenticato, anche nei periodi più scuri».

     

    Claudia Baghino

  • Bolzaneto, cimitero della Biacca: un’area resta inaccessibile

    Bolzaneto, cimitero della Biacca: un’area resta inaccessibile

    All’interno del cimitero della Biacca a Bolzaneto, un’area transennata dal 2010, dove riposano le salme di circa 500 persone, è destinata a rimanere inaccessibile chissà per quanto tempo ancora. Una situazione di gravissimo degrado evidenziata ieri in Consiglio comunale grazie ad un’interrogazione a risposta immediata (art.54) presentata dal consigliere Mauro Muscarà (M5S).

    L’esponente del Movimento 5 Stelle ha chiesto alla Giunta se i 150 mila euro stanziati da Palazzo Tursi per il cimitero di Bolzaneto serviranno per realizzare i lavori necessari a ripristinare l’area attualmente interdetta al pubblico. L’assessore con delega ai Servizi civici, demografici e cimiteriali, Elena Fiorini ha spiegato che questi fondi saranno utilizzati per altri interventi, in particolare per rimediare ad uno smottamento verificatosi nel cimitero nel corso del 2011.

    Per portare a termine l’opera di risanamento della parte del cimitero chiusa e pericolante, invece, servirebbero circa 450 mila euro e 6 mesi di lavoro. Al momento, però, ha aggiunto Fiorini «Il Comune non dispone di tali fondi».

    Purtroppo, una situazione di simile degrado riguarda anche altri cimiteri cittadini. Sempre in Val Polcevera, ad esempio, all’interno del cimitero della Cabona a Rivarolo, sono diverse le aree inaccessibili al pubblico, ormai da lungo tempo.

     

    Matteo Quadrone