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  • Case popolari, sbloccata la seconda parte dei lavori di manutenzione straordinaria

    Case popolari, sbloccata la seconda parte dei lavori di manutenzione straordinaria

    edilizia-impalcatureDopo pochi giorni dall’annuncio del finanziamento straordinario deciso da Comune di Genova, arrivano le specifiche per la seconda tranche dei lavori: ad annunciarlo l’assessore alle Politiche Socio Sanitarie e della Casa Emanuela Fracassi: «E’ la prima volta che vengono stanziate cifre così ingenti – dichiara – totalmente dedicate alla manutenzione straordinaria delle case di edilizia residenziale pubblica del Comune di Genova». Altri 1,8 milioni di euro, quindi, che vanno ad aggiungersi ai tre milioni già “vincolati” a fine novembre, a seguito del lavoro di mappatura e progettazione portato avanti anche grazie all’assessorato per i Lavori Pubblici.

    Anche in questo caso, gli interventi urgenti di manutenzione straordinaria riguarderanno in particolare gli adeguamenti alla normativa antincendio ed alla normativa sul riscaldamento centralizzato, la riqualificazione degli impianti di riscaldamento e degli ascensori, la sostituzione di serramenti e caldaie non funzionanti, nonché il rifacimento coperture e facciate in vari edifici.

    Gli interventi

    Ecco il dettaglio degli interventi:

    salita del Prione 22, 24 e 26, con un intervento urgente del costo di oltre 492 mila euro che si è reso necessario per il rifacimento delle coperture a seguito del deterioramento diffuso del manto di copertura in ardesia

    via dei Pescatori 2, 8 e 11, con un investimento di quasi un milione di euro per il rifacimento della copertura e l’eliminazione dei pannelli solari non funzionanti che causano infiltrazioni nei sottostanti alloggi, nel risanamento dei prospetti, delle poggiolate e della tettoia, quest’ultime due funzionali all’accesso agli alloggi; la situazione di degrado delle parti comuni dell’edificio mette a rischio l’agibilità degli alloggi stessi , nonostante continui interventi negli ultimi tempi, da parte di ARTE e dei Vigili del Fuoco, volti alla salvaguardia della pubblica incolumità sia degli inquilini sia dei cittadini che transitano nelle vie pubbliche adiacenti all’edificio medesimo;

    – via Brocchi 13-16-19, dove l’intervento di 317 mila euro consente l’inizio di un processo di riqualificazione edilizia dell’intero fabbricato.

     

  • Morosità incolpevole, ecco i criteri per accedere ai fondi “salva affitto”. Sale la soglia Isee

    Morosità incolpevole, ecco i criteri per accedere ai fondi “salva affitto”. Sale la soglia Isee

    Geometra Impazzito di Alberto Marubbi
    Foto di Alberto Marubbi

    Da Tursi arriva il via libera per i nuovi criteri di accesso al contributo per la cosiddetta morosità incolpevole garantito dal finanziamento di Regione Liguria. La principale novità consiste nella soglia di accesso: il valore Isee sotto il quale è possibile fare richiesta, è stato leggermente alzato, per venire incontro al rinnovato, in peggio, contesto economico.

    Come avevamo anticipato, i finanziamenti sbloccati dalla giunta regionale, saranno erogati attraverso l’Agenzia sociale per la casa, fino ad esaurimento del fondo, che per l’area del Comune di Genova ammonta a 1.223.249 euro per le annualità 2015 e 2016. Oltre a essere destinatari di atti di intimazione di sfratto, tra i requisiti richiesti per chi vuole accedere ai contributi sarà necessario avere: reddito Isee familiare non superiore a 35.000 euro (la vecchia soglia era di 32.694,45 euro) o derivante da regolare attività lavorativa non superiore a 26.000 euro; risiedere nell’alloggio da almeno un anno con contratto regolarmente registrato (escluse le categorie catastali A1, A8, A9); essere in possesso di regolare titolo di soggiorno per chi non ha cittadinanza europea; come ovvio, nessun competente del nucleo familiare dovrà essere titolare di diritto di proprietà, usufrutto, uso o abitazione nella provincia di Genova di altro immobile fruibile e adeguato alle esigenze.

    Sussistono, poi, ulteriori criteri preferenziali per la concessione del contributo come la presenza all’interno del nucleo familiare di almeno un componente che sia ultra settantenne, o minore, o con invalidità accertata almeno al 74% o in carico ai servizi sociali e socio-sanitari per l’attuazione di un progetto assistenziale individuale. L’Agenzia sociale per la casa proporrà progetti personalizzati per un contributo massimo di 12.000 a nucleo familiare. I fondi non possono essere erogati a inquilini di alloggi di edilizia residenziale pubblica e non è cumulabile con i benefici del Fondo sostegno alla locazione.

    I numeri degli sfratti

    Comune di Genova, in occasione della presentazione dei nuovi criteri, presenta anche i dati relativi agli sfratti: nel 2014, il Tribunale di Genova ha emesso 1.377 sfratti per morosità, di cui 955 sono stati eseguiti. Nel capoluogo ligure si è registrato uno sfratto ogni 280 famiglie, dato più lieve rispetto alla media regionale che vede uno sfratto ogni 242 famiglie. Secondo i dati forniti dal ministero degli Interni, nel 2015 a Genova, invece, gli sfratti sono scesi a 822. «Dati senza dubbio allarmanti – riconosce l’assessore comunale alle Politiche per la casa, Emanuela Fracassi all’agenzia Dire  la carenza di alloggi di edilizia residenziale pubblica rispetto al bisogno e alle domande rende evidente che il ricorso alla ‘casa popolare’ non possa essere la sola risposta ai problemi abitativi. Risultano dunque molto importanti gli interventi per ridurre e procrastinare gli sfratti tramite l’erogazione del Fondo per la morosità incolpevole, già utilizzato dal settembre 2015 al settembre 2016. Il risultato è stato di aver bloccato circa 200 sfratti esecutivi». 

     

  • Pra’ e Centro Civico Culturale con biblioteca e museo multimediale, tra sogno e incertezze sui fondi

    Pra’ e Centro Civico Culturale con biblioteca e museo multimediale, tra sogno e incertezze sui fondi

    Un centro civico multimediale nel cuore della delegazione, con tanto di biblioteca, mostra permanente del basilico e un museo sulla storia locale degli ultimi 50 anni del quartiere. Questo l’ambizioso progetto di riqualificazione della vecchia stazione di Pra’, proposto ormai più di un anno fa dalla Fondazione Primavera e fatto proprio (almeno, per ora, sul piano delle intenzioni) da Municipio e Comune. «La speranza – ci spiega il consigliere del Municipio VII – Ponente, Claudio Chiarottiè di mettere a bilancio il progetto entro la fine dell’attuale amministrazione, in modo che chiunque venga dopo si trovi la strada tracciata». Parliamo, dunque, di un intervento da terminare entro l’anno prossimo.

    Primo passo: la messa in sicurezza

    Le idee e i progetti su cosa fare dell’edificio che fino al 2006 ospitava la stazione ferroviaria sono molte, e stimolano la fantasia di un quartiere che da sempre soffre la mancanza di un centro civico e di altri luoghi d’aggregazione. Prima, però, viene la meno entusiasmante ma altrettanto necessaria messa in sicurezza dell’esistente. «C’è un problema di tenuta dell’acqua dal tetto – spiega Chiarotti – che rende necessario un pesante intervento di copertura. Inoltre, è intenzione della Civica Amministrazione punteggiarla e ricoprirla, perché non sia più agibile dalla più varia umanità». Il riferimento è alle numerose occupazioni abusive che hanno interessato lo stabile negli anni scorsi, e che hanno generato non poche polemiche. Oggi quel problema sembra risolto, se non altro perché la zona è diventata area di cantiere. «Ma c’è la preoccupazione – sottolinea Chiarotti – che possa ripresentarsi una vola terminati i lavori, qualora lo stabile venisse abbandonato a sé stesso. Anche senza arrivare alle occupazioni abusive bastano i piccioni a degradare i saloni interni lasciati vuoti».

    Ottimismo e sinergie, ma ancora niente fondi

    Nonostante il consigliere Chiarotti tenga per prudenza a precisare che non ci sia ancora «nulla di ufficiale», sul fatto che alla fine qualcosa si farà sembra esserci ottimismo diffuso. I primi a provare questo sentimento sembrano essere gli ideatori del progetto. «Ormai – afferma il presidente della Fondazione Primavera, Guido Barbazza è più di un’idea. In passato si erano ipotizzati altri utilizzi della struttura, come renderla sede della Polizia Municipale, ma non ci sono spazi sufficienti».

    La vecchia stazione di Pra’, costruita nel 1856, è, come molti edifici antichi, pregevole dal punto di vista architettonico, oltre a fare ormai parte della storia della delegazione. Questa sua caratteristica, oltre alla cronica mancanza di un centro culturale, ha spinto l’associazione praese a presentare idee e progetti per la sua riqualificazione. «La nostra intenzione – continua Barbazza – è stata sin da subito quella di creare una biblioteca e un centro culturale, insieme a un museo sulla storia del quartiere, ma di non farlo in modo conformista. Vogliamo attirare un pubblico giovane, e pensiamo di riuscirci, anche grazie alla posizione centrale e assolutamente visibile dall’Aurelia della struttura».

    L’ottimismo di Barbazza deriva dall’ampia condivisione di intenti intorno al progetto. «L’idea del Cccp (Centro civico culturale praese ndr) è piaciuta subito molto all’assessore Crivello e al Municipio, oltre che al Psa (la multinazionale che gestisce il porto di Pra’), alla fondazione Muvita e ad Amiu». La municipalizzata della nettezza urbana dovrebbe partecipare attivamente al progetto con una sala dedicata alla sensibilizzazione sul tema del riciclo. Idee chiare su cosa fare, dunque, meno sui fondi da investire: «Pensiamo di trovare le risorse necessarie – spiega Chiarotti – da Amiu, il Psa o le attività commerciali sul territorio. Queste le indicazioni di massima, ma c’è il problema delle coperture finanziarie, che bisogna trovare tra gli sponsor disponibili e che comunque richiederanno uno sforzo dalla civica amministrazione, perché quella parte di finanziamento che “avanza” dai Por e interessava solo 1/3 a Levante dell’edificio per il mercato a km 0 non basta a mettere in sicurezza l’edificio».

    Azzardato, al momento, anche fare previsioni su quanto il tutto verrà a costare. L’unica certezza, condivisa da Municipio e realtà del territorio, è che qualcosa vada fatto: «Non è possibile – dicono con una sola voce Chiarotti e Barbazza – lasciare la situazione così com’è, con un edificio in stato d’abbandono nel cuore di un quartiere che, con i Por, si è riqualificato in modo così esteso nell’ultimo periodo».

    Luca Lottero

  • Disabilità, Regione Liguria conferma i 13 milioni per il sostegno. 6 milioni per Asl3 genovese

    Disabilità, Regione Liguria conferma i 13 milioni per il sostegno. 6 milioni per Asl3 genovese

    disabiliIl 3 dicembre è la Giornata Internazionale delle Persone con Disabilità: una “ricorrenza”, istituita nel 1981, che ogni anno promuove la cultura dell’inclusività sociale, attraverso il dibattito di temi legati alla disabilità, nei suoi diversi aspetti. Un’occasione, quindi, per fare il punto su quanto le istituzioni stanno facendo in questo importante settore sociale, che in Liguria, stando ai dati Istat, tocca il 6% della popolazione totale; una cifra che porta la nostra regione ad essere la prima del nord del paese, e quinta su base nazionale, dopo Sicilia, Basilicata, Molise e Umbria. La disabilità, infatti, coinvolge un numero sempre maggiore di persone anziane, che perdono l’auto-sufficienza o sono interessate da malattie croniche.

    Assistenza e “Vita Indipendente”

    Per quanto riguarda i finanziamenti messi in campo dalle istituzioni locali, è di ieri la notizia del via libera della giunta regionale allo stanziamento della seconda tranche del Contributo di solidarietà per la disabilità per il sostegno delle famiglie in condizione di fragilità e a basso reddito pari a 13 milioni di euro. I fondi consistono nella compartecipazione alla spesa a carico dell’utente in strutture semiresidenziali e residenziali, pubbliche e private accreditate, per disabili, pazienti psichici e persone affette da Aids. Gli stanziamenti odierni si aggiungono ai 6 milioni già autorizzati a giugno. «Siamo riusciti a raggiungere l’importante risultato di confermare la quota complessiva di 19 milioni dello scorso anno – sottolinea la vicepresidente della Regione Liguria, Sonia Viale alla agenzia Dire – il contributo è una misura molto attesa dalle famiglie in situazioni di difficoltà. Purtroppo questo strumento non rientra nei Lea, i livelli essenziali di assistenza, e pertanto viene erogato solo in base alle risorse disponibili». La somma è suddivisa tra i distretti sociosanitari liguri, in base al fabbisogno rilevato, e assegnata ai Comuni capofila del distretto. La ripartizione prevede l’assegnazione di 2,028 milioni di euro alla Conferenza dei sindaci dell’Asl 1 imperiese, 2,165 milioni all’Asl 2 savonese, 5,958 milioni euro all’Asl 3 genovese, 1,185 milioni all’Asl 4 chiavarese e 1,661 milioni all’Asl 5 spezzina.

    Il provvedimento segue quanto deliberato a metà novembre, sempre da Regione Liguria; per il 2017, infatti, sono stati accantonati 180 mila euro che permetteranno a 150 persone con disabilità di ricevere 1500 euro per l’assunzione di una persona dedicata all’accompagnamento, anche tra i familiari. Il progetto si chiama “Vita Indipendente”: «Ho ricevuto tantissime richieste per estendere questo servizio ad altre categorie di assistenza – spiega l’assessore – e ho percepito che c’è un reale bisogno di tante famiglie liguri di avere un sostegno». Per questo motivo, Viale ha anche annunciato che l’anno prossimo «sarà l’anno del sociale, per cui, nell’elaborazione delle varie misure rivolgerò sicuramente un pensiero al tipo di lavoro di cura che viene fatto dalla famiglie, in modo diverso rispetto all’indennità di accompagnamento. Calibrando i contributi in modo che non diventi un meccanismo di sostituzione del lavoro». Questo progetto è nazionale e ad oggi è limitato a portatori di handicap, tra i 18 e i 65 anni, in grado comunque di vivere in autonomia con un piccolo aiuto. «Con questa iniziativa – spiega l’assessore – si riesce a dare un supporto per le pulizie di casa o altre attività quotidiane. Si tratta di persone che vivono sole in casa o in magari in gruppo e hanno una capacità motoria limitata. Lo spirito è quello di aiutare a far vivere le persone in autonomia, per cui sono escluse alzheimer, demenza senile, mantenimento in casa di anziani che comunque sono lavori di cura che ricadono sulle famiglie e su cui ci impegneremo l’anno prossimo»

    Comune di Genova e le barriere architettoniche

    Il capoluogo ligure è senza dubbio una città difficile per quanto riguarda l’accessibilità: salite, scalinate, gradini e crueze sono l’ostacolo quotidiano per chi ha problemi motori. Per questo Comune di Genova è impegnato nella difficile opera di abbattimento delle barriere architettoniche, compatibilmente con le strutture e le esigenze urbanistiche. L’assessore Elena Fiorini ha presentato in questi giorni un primo report di quanto fatto dall’amministrazione: «Ci siamo concentrati più sulle scuole – ha dichiarato in occasione della presentazione alla stampa del nuovo percorso pedonale di accesso alla scuola Daneo, nel cuore del centro storico cittadino – perché proprio nelle scuole le discriminazioni sanno essere più lesive, ma al contempo la cultura della del rispetto e della accoglienza possono diventare patrimonio comune dei nostri ragazzi». Tra gli interventi più significativi, l’istallazione dell’ascensore alla scuola D’Eramo e alla Mauro Mazza, la messa in funzione di un elevatore al King, ex Nautico e all’Ansaldo di Voltri. Predisposti anche servizi igienici adatti alle esigenze di tutti nelle scuole Barrili e Ambrogio Spinola.

    Si può fare di più

    Nella realtà genovese, a livello comunale, quindi, l’amministrazione è attiva; ma se si guardano i numeri, forse qualcosa in più si può ancora fare: nel 2015, infatti, sui 590 mila euro ricavati dagli oneri di urbanizzazione, sono stati impiegati “solo” 260 mila euro per l’abbattimento delle barriere architettoniche, cioè il 44% dei fondi; un dato in calo, visto che nel 2012, a fronte di una disponibilità di 1,24 milioni si è investito in questo settore 1,13 milioni, cioè il 91% del totale. Tanto si è fatto, senza dubbio, ma la strada è ancora lunga, e gli ostacoli sono ancora troppi.

    Nicola Giordanella

     

  • Paolini alla Corte per il viaggio di un padre con il figlio (con il nome da robot) che dura da 5 mila anni

    Paolini alla Corte per il viaggio di un padre con il figlio (con il nome da robot) che dura da 5 mila anni

    marco-paoliniMarco Paolini (Belluno, 1956) è un valido esponente del cosiddetto teatro di narrazione, un attore che, conservando la propria identità di persona e solo talvolta personaggio, sullo sfondo di una scenografia minimale, racconta e mischia eventi e trovate, accostandoli a tematiche anche complesse, senza badare a vincoli temporali, restituendo pertanto centralità alla parola. Lo abbiamo ascoltato in passato, accompagnandolo, divertiti e incantati, lungo il rimembrare di resoconti dell’infanzia e dell’adolescenza, che ci parevano talmente veri da non differenziarsi dai nostri ricordi personali.

    Oggi si ripropone, da ironico e accattivante cantastorie, ma non privo di punte di tenerezza, con un nuovo viaggio fantastico che mescola tempi e luoghi, compiuto assieme a un bambino, un figlio impostogli da una donna misteriosa. Un viaggio colmo di incontri inquietanti ma anche di bambini svegli e genuini, di presenze animali, di furbi extracomunitari affabulatori e improvvisati imprenditori. Un bambino che, come il padre, è costretto a vivere svogliatamente tra l’obbligo/diritto dell’invasione tecnologica e della perpetua connessione quotidiana, restandone emotivamente al di fuori.

    Gli attuali modelli di riferimento, quelli dell’essere umano che gestisce e controlla e-mail, chat, messaggini, post sui social network, che occupano gli spazi vitali, momenti di relax compresi, hanno mutato la nostra percezione del tempo e dello stacco tra lavoro e vita privata, trasformandosi in un vivere senza orario, “sempre connessi” e, al tempo stesso, sempre subdolamente controllati. Monitorati e gestiti persino da istituzioni che dovrebbero sovrintendere alla nostra maturazione, sicurezza, salute. Come proteggersi, uscirne senza compromettere salute fisica e mentale, questo pare domandarsi l’autore.

    I momenti di stacco non possono essere ignorati e neppure gli interessi e gli svaghi, reali e non virtuali, che regalano valore aggiunto al nostro vivere da automi eterodiretti, con la testa reclinata, inchinata allo schermo. Ironico cantastorie, dicevamo, non staccato dalla realtà e dalla tenerezza, accompagnato oggi da una persistente soffusa malinconia, sconosciuta ai primi lavori sull’”Album”. Un lavoro che mantiene il fiato sospeso, forse un po’ da sfrondare nella seconda parte.

    Elisa Prato

    “Numero primo – Studio per un nuovo album” di Marco Paolini, al Teatro della Corte fino al 4 dicembre.
    Di e con Marco Paolini.

  • Ordinanza anti movida, il Sindaco spegne la musica. Ecco le modifiche del provvedimento

    Ordinanza anti movida, il Sindaco spegne la musica. Ecco le modifiche del provvedimento

    musica-eugenio-ruoccoLa battaglia della movida prosegue, senza esclusione di colpi. Dopo i recenti tentativi di compromesso, la giunta Doria passa al contrattacco, introducendo alcune piccole modifiche al provvedimento che regola la vita notturna del centro storico genovese, attraverso limitazioni per gli esercizi commerciali. Le principali novità sono due: l’orario di chiusura inteso come orario di chiusura alla clientela, e l’estensione delle limitazioni orarie anche ai circoli culturali per l’attività di produzione o riproduzione musicale. Il perimetro dell’ordinanza viene esteso anche a Via della Mercanzia, sul confine con il Porto Antico.

    Da un lato, quindi, gli esercenti potranno “guadagnare” una mezzora di affari, potendo posticipare le pulizie a dopo il “coprifuoco”, ma dall’altro lato la vita musicale del centro storico vedrà una fortissima limitazione: dopo le 2 (nei week-end) e dopo l’una (in settimana) tutto sarà silente. Un duro colpo, quindi, al pur vivace underground musicale genovese, fatto da decine di artisti noti e meno noti che ogni sera arricchiscono (o, perlomeno, ci provano) il patrimonio artistico e culturale della città. I (pochi) locali dedicati alla musica live, che fino ad ora erano riusciti a sopravvivere grazie alla declinazione in circoli dedicati, oggi dovranno fare i conti con la scure implacabile dell’amministrazione comunale. Vedremo quali saranno i risultati.

    Il nuovo provvedimento

    Ecco tutte le modifiche apportate all’ordinanza in vigore dal 19 febbraio scorso:

    – Il perimetro di applicazione dell’ordinanza viene esteso anche a Via della Mercanzia.

    – Le attività di somministrazioni di alimenti e bevande e le attività artigianali dovranno chiudere alla clientela all’una del giorno successivo dalladomenica al giovedì e alle due del giorno successivo dal venerdì al sabato e nei prefestivi. L’orario quindi non muta ma la modifica consentirà di svolgere le operazioni di pulizia e riordino dei locali dopo la chiusura al pubblico.

    Viene introdotto il divieto di riapertura prima delle ore 05.00, valido per tutti. Attività di somministrazione di alimenti e bevande, attività artigianali, esercizi di vicinato (minimarket, per i quali rimane fermo l’orario di chiusura alle 21.00, ad esclusione di quelli che non vendono bevande alcoliche) non potranno alzare le serrande prima di quest’ora, e i circoli non potranno analogamente somministrare cibi e bevande.

    – Viene specificato il divieto, per tutti,  di vendita di qualsiasi bevanda in vetro e lattina, a tutela dell’ambiente urbano e della sicurezza, dalle ore 22.00 alle ore 06.00.

    – Le medie strutture di vendita (supermercati) che possono protrarre l’orario di apertura dopo le 21, non potranno vendere bevande alcoliche dalle 21.00  fino alle 06.00.

    I circoli culturali, per l’attività di produzione e riproduzione musicale, dovranno rispettare, fermo restando le normative vigenti, gli stessi orari previsti per la somministrazione e, quindi, l’orario si estende ora fino all’una del giorno successivo dalla domenica al giovedì, e fino alle due il venerdì, il sabato e i prefestivi.

    Nel comunicato Stampa del Comune di Genova che ha diffuso la notizia, è annunciato per la prossima settimana l’incontro con il tanto atteso Osservatorio, come previsto dal regolamento stesso.

    I numeri dei controlli

    Durante questi primi mesi in regime di ordinanza sono state elevate 124 sanzioni (39 esercizi di vicinato, 27 pubblici esercizi, 4 circoli, 2 artigiani alimentari, 1 al gestore di un distributore automatico). Di queste, 85 sono state comminate per mancato rispetto dell’orario di chiusura, 11 per somministrazione da parte di minimarket, 7 per vendita di bevande in vetro e lattine dopo le 22, 18 per diffusione di musica oltre l’orario. Sul piano della prevenzione e della repressione dei reati, inoltre, è stato predisposta ed è attiva un nuova pianificazione dei controlli, come concordato in sede di Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica.

    La strana battaglia sulla movida genovese, quindi, ha segnato un altro capitolo. Anche la musica è finita nella rete delle limitazioni: forse questo aggiustamento renderà più placide le notti della Superba, ma certo non risolve il problema di fondo: il centro storico rimane patrimonio di tutti, non solo di chi ci abita, soprattutto in una città che ha poche alternative aggregative alla portata di tutti. Possono queste limitazioni garantire i diritti di tutti?

    Nicola Giordanella

  • Dissesto e sicurezza, presto tavolo tra Comune, ordini professionali e privati per il monitoraggio e la prevenzione

    Dissesto e sicurezza, presto tavolo tra Comune, ordini professionali e privati per il monitoraggio e la prevenzione

    Fare sistema per intervenire prima delle emergenze: un tavolo di lavoro che possa coinvolgere, oltre alle istituzioni locali, anche enti professionali e i condomini a rischio, al fine di mappare la situazione e tracciare un percorso comune di prevenzione. Questa la proposta dell’assessore ai Lavori Pubblici Giovanni Crivello, in risposta alle numerose richieste di chiarimento arrivate durante il question time in Sala Rossa, a proposito della frana verificatasi nei giorni scorsi in zona Fereggiano, a Quezzi, che ha costretto le autorità a sgomberare 168 persone nel cuore della notte, poi successivamente rientrate nelle loro abitazioni.

    Dopo l’emergenza, è iniziata la conta dei danni: il terreno franato è situato in area privata, cosa che ha dato il via, quindi, ad una querelle tra amministrazione comunale e proprietari per capire di chi è la responsabilità, anche economica, di questa situazione e dei necessari interventi ora da compiere. I lavori di messe in sicurezza del fronte franoso sono stati iniziati dai privati e i servizi tecnici del Comune «stanno monitorando la messa in sicurezza del terreno – ha spiegato Crivello – e abbiamo richiesto che venga consegnata entro le 14 di domani il programma dettagliato per i lavori di intervento». Se non arriveranno queste informazioni precise entro il termine prefissato, il Comune procederà «con un intervento in danno».

    Tavolo per la prevenzione

    Lo sviluppo del quartiere di Quezzi, come è noto, è figlio di una stagione urbanistica molto distante dai canoni di oggi; un’idea di crescita della città che ha regalato ai posteri numerosi problemi di gestione, manutenzione e sicurezza, sul Fereggiano come in molte altre zone della nostra città. Da questa considerazione nasce dunque una questione immediata: quante e quali zone della nostra città sono in queste condizioni? Esistono dei condomini a rischio crollo? Quale è lo stato di manutenzione dei condomini coevi a quelli che nelle ore scorse hanno mostrato le loro criticità? «Per rispondere a questa domanda dobbiamo attivare dei monitoraggi – ha richiesto Guido Grillo, consigliere in quota Pdl – e l’ente comunale ha il dovere di attivarsi in questo senso». Il problema, però, sta nel fatto che molti terreni a rischio insistono in aree private relativi a condomini, che non sono proprietà pubblica; da qui l’idea e la necessità di coinvolgere i privati (cioè i condomini o i loro rappresentanti) in questo tavolo di lavoro: «Ritengo che sia necessario a questo punto convocare un tavolo – ha sottolineato l’assessore – con le associazioni territoriali, gli enti, gli ordini professionali e i proprietari dei palazzi e terreni per capire come si possa lavorare sulla prevenzione».

     

    Nicola Giordanella

  • Resistere e Creare, seconda edizione al Teatro della Tosse

    Resistere e Creare, seconda edizione al Teatro della Tosse

    resistere-creare-teatro-tosse-2016Da anni vediamo che politica e socialità  sono tornate negli spazi cittadini: una dirompente volontà comune di  resistenza, di far politica come governo della “polis”e della cosa pubblica. Il corpo è  centrale, esposto e protagonista nella dimensione urbana. Ecco la RIVOLTA, il corpo che danza in tutti gli spazi del teatro ma anche all’esterno.

    Per questa seconda edizione il Teatro propone un lungo cartellonei con 14 spettacoli, 2 laboratori, una mostra fotografica, la proiezione di Wim documentario su Vandekeybus girato dalla sorella Lut, un seminario di contact improvisation con Joerg Hassmann, danze popolari, incontri, performance, una dedica a Shakespeare e una festa finale di chiusura.
    Anche l’edizione 2016 occuperà tutti gli spazi dei Teatri di Sant’Agostino, camerini compresi, e avrà alcune appendici al di fuori del teatro come nella Zona Archeologica dei Giardini Luzzati e nel nuovo Luzzati Lab di Stradone Sant’Agostino. Per 18 giorni il Teatro della Tosse sarà il centro della danza nazionale e internazionale e accoglierà il meglio della scena contemporanea.

    Ogni sera gli spettacoli saranno preceduti da eventi, alcuni dei quali nel foyer della sala Trionfo.

    Il 30 novembre sarà inaugurata la mostra fotografica SOTTOSOPRA  di Patrizia Lanna, dedicata al teatro danza di ragazzi con disabilità.

    Oltre al seminario Suspension e Fluidity tenuto da Joerg Hassmann, con partecipanti da tutto il mondo, saranno due i laboratori che si terranno nel corso della rassegna: uno dedicato agli over 50 e uno per gli under 20 a cura di Arbalete, con partecipazione gratuita:

    Danzare oltre, incontro di danza per OVER 50  condotto da Nicoletta Bernardini e Claudia Monti, nasce dalla  positiva esperienza effettuata a partire dal 2009 al Teatro della Tosse.

    Danza per Under 20–Laboratorio di danza condotto da Nicoletta Bernardini, Cristiano Fabbri, Veronique Liaudat.

    Cartellone:

    Rassegna danza “RESISTERE e CREARE” dal 30.11 all’11.12 .
    Mostra fotografica “SOTTOSOPRA”       dal 30.11 all’11.12.
    Seminario “SOSPENSIONE e FLUIDITA’   sabato 26 novembre.

    BIGLIETTI

    Europium; In spite of wishing and wanting revival            euro 24,00

    Before Break; Killing Desdemona; I Dream                          euro 14,00

    Don’t be afraid; Viale dei Castagni 16; Now                          euro 10,00

    Caino e Abele; Carnet erotico; Sonetti; Dance (H)all          euro 8,00

    Mura; Out of this world; Wim                                                  euro 5,00

    Danza per under 20; Danzare Oltre: laboratori a numero chiuso, ingresso libero con prenotazione
    Sottosopra Ingresso libero

    Gli spettacoli non indicati sono a ingresso libero con un biglietto degli altri spettacoli in programma.

    Ogni giornata di rassegna prevede un biglietto giornaliero per assistere a più spettacoli nella stessa giornata a prezzo scontato.

    ABBONAMENTO

    ESCLUSIVA ONLINE. Componi il tuo abbonamento senza pagare diritti di prevendita scegliendo i titoli e le repliche che preferisci. Più compri meno spendi! L’abbonamento è acquistabile esclusivamente dal sito www.teatrodellatosse.it

    Aggiornamenti e novità sul programma sono disponibili sul sito www.teatrodellatosse.it –info 0102470793

     

    CARTELLONE

    30 novembre

    ore 18.30 inaugurazione Sottosopra
    ore 19.00 Nicoletta Bernardini
    preshow  Pray once, dance twice
    ore 20.30 Before Break
    biglietto giornaliero euro 14.00

     

    1 dicembre
    preshow Pray once, dance twice
    ore 20.30 Before Break
    biglietto giornaliero euro 14.00

     

    2 dicembre
    dalle 16.00 alle 19.30 Danzare oltre
    preshow Just
    ore 20.30 I dream
    biglietto giornaliero euro 14.00

     

    3 dicembre
    ore 18.30 Danza per under 20
    preshow Ja E’
    ore 20.30 Don’t be afraid
    biglietto giornaliero euro 10.00

     

    4 dicembre
    ore 16.00 Caino e Abele
    ore 18.30 Now
    ore 20.30 Viale dei castagni 16
    biglietto giornaliero euro 20.00

     

    6 dicembre
    preshow Insomnia
    ore 20.30 Killing Desdemona
    biglietto giornaliero euro 14.00

     

    7 dicembre
    preshow Soundscapes
    ore 19.00 Killing Desdemona
    preshow Insomnia
    ore 20.30 Europium
    biglietto giornaliero euro 24.00

     

    8 dicembre
    ore 18.00 e ore 19.30 Frammenti di Mura
    ore 18.30 Killing Desdemona
    premovie Longing for
    ore 20.30 _Lamenti
    ore 21.00 Wim
    biglietto giornaliero euro 14.00

     

    9 dicembre
    ore 18.00 e ore 19.30 Frammenti di Mura
    ore 18.30 Killing Desdemona
    ore 19.30 Out of this world
    preshow Longing for
    ore 20.30 In spite of wishing and wanting
    biglietto giornaliero euro 30.00

     

    10 dicembre
    ore 18.30 Killing Desdemona
    preshow Longing for
    ore 20.30 In spite of wishing and wanting
    biglietto giornaliero euro 24.00

     

    11 dicembre
    ore 18.30 Carnet erotico
    ore 19.30 Sonnets dance #121
    ore 20.30 _Lamenti
    ore 21.00 Dance (H)all
    biglietto giornaliero euro 15.00

  • Circumnavigando, Natale e Capodanno a Genova si festeggiano con circo e teatro

    Circumnavigando, Natale e Capodanno a Genova si festeggiano con circo e teatro

    circumLa sedicesima edizione di Circumnavigando torna a Genova dal 26 dicembre all’8 gennaio. Il festival itinerante di 17 giorni, con 38 spettacoli e 16 compagnie circensi da tutto il mondo, animerà il capoluogo ligure per tutto il periodo natalizio.

    La manifestazione dinamica e esplosiva, che darà un primo assaggio agli spettatori con le anteprime del 7 e del 17-18 dicembre, porterà il meglio del circo contemporaneo internazionale a Genova. A ospitare le rappresentazioni saranno i teatri, dalla Tosse al Modena, dall’Altrove al Govi e al teatro sociale di Camogli, di recente rinnovato. Anche i palazzi storici come Palazzo Ducale e Tursi, le strade e le piazze si trasformeranno in palcoscenico delle arti circensi così come il tanto atteso tendone che verrà allestito al Porto Antico. Qui verrà ospitata la grande festa di Capodanno per celebrare in un’atmosfera circense la magica notte di San Silvestro.

    Quella di quest’anno sarà una rassegna ricchissima, che include alcuni tra i migliori nomi del panorama circense contemporaneo: La Migration, Sugar, Collectif PORTE27/Marion Collé, Collettivo MagdaClan, Artekor Duet, Sôlta, Luca Tresoldi. Tanto divertimento garantito e spettacoli di qualità, con un’anteprima e una prima nazionale. «Questa edizione sarà unica nel suo genere – dice Boris Vecchio, direttore dell’Associazione Sarabanda che cura il festival – il circo contemporaneo è sempre più richiesto dal pubblico, così coinvolgeremo l’intera città».

    A tenere con il naso all’insù per più di due settimane genovesi e non di ogni età, saranno numeri di circo contemporaneo, giocoleria, acrobatica, equilibrismo, teatro, danza, ginnastica e circo tradizionale. «Il circo ha un linguaggio universale che unisce arte e nuove forme di drammaturgia – conclude Vecchio – è un modo di comunicare innovativo sempre più apprezzato».

    «Ci tengo a sottolineare l’ennesima collaborazione tra il Comune di Genova e l’Associazione Sarabanda per la realizzazione di questo festival che ogni anno sa recepire e rinnovare», dice l’assessore alla cultura del Comune di Genova, Carla Sibilla. «Interessante in questa edizione è anche la collaborazione tra tanti soggetti, le diverse location che ospitano le rappresentazioni e Genova che si conferma essere una città vivace con tante iniziative, aperta a nuovi stimoli che arrivano dal governo».

    Gli spettacoli

    canardscut-1-cie-sugar_revIn anteprima due spettacoli d’eccezione: il 7 dicembre al Teatro Modena, la compagnia De Fracto con “Flaquee il 17 e 18 dicembre al Teatro della Tosse con “Autour du domande” della compagnia Collectif PORTE27/Marion Collé.

    Il primo appuntemento che darà il via  ufficiale alla sedicesima edizione sarà sabato 26 dicembre, nello storico Palazzo Tursi con l’artista Mr Mustache e sotto al Tendone da Circo al Porto Antico/Area Mandraccio con il Collettivo MagdaClan e il nuovissimo cabaret dal titolo “E’ un attimo”, un mix di musica dal vivo, acrobati aerei e non solo, manipolatori di oggetti danzanti e in equilibrio.

    Il Tendone da circo al Porto Antico, quest’anno ospiterà anche “Cromosoma – vite in divenire” di Artekor Duet (28 dicembre), una fusione tra danza contemporanea, teatro fisico, mimo corporeo e abilità circensi e “Canards”, anteprima nazionale della Compagnia Sugar il 29 e 30 dicembre. Quest’ultimo è un lavoro di ricerca sul corpo che si ispira all’universo motorio e comunicativo degli animali e alle loro danze coreografiche e naturali, per diventare un documentario senza narratore, un mondo senza tempo dove i confini tra uomo, natura e divino sono difficili da definire.

    Il 28 e 29 dicembre, Palazzo Ducale ospiterà la prima nazionale di “Landscape” della compagnia francese La Migration, uno spettacolo che combina circo, performance fisica e lavoro plastico in stretta relazione con l’environment circostante, in questo caso il magnificente Salone del Maggior Consiglio, uno dei palazzi più importanti della città fulcro delle principali attività culturali del capoluogo ligure.

    Prosegue poi una fitta programmazione ricca di artisti e spettacoli tra cui Luca Tresoldi, la Comapgnia LPM, Berto, solo per citarne alcuni, che conduce dritti sino alla notte di capodanno, appuntamento amatissimo per la città, occasione unica di festeggiare l’inizio dell’anno sotto al magico Tendone da Circo con una serata ricca di spettacoli e divertimento per tutte le età insieme con il Collettivo MagdaClan, la Compagnia LPM, Luca Tresoldi e la band dal vivo Wateproof: 14 artisti e 5 musicisti per una serata imperdibile, aspettando insieme il brindisi di mezzanotte con spumante e panettone.

    Come ogni anno, il festival offrirà uno spazio speciale alle giovani compagnie di circo contemporaneo. La XVI edizione presenterà due realtà italiane: David & Thomas con “Ovvio”, uno spettacolo all’insegna della sfida dei propri limiti, e Veronica Capozzoli, del Kolektiv Lapso Cirk, che porterà in scena “11-Il tempo è una linea verticale”, una fusione di linguaggi del circo, della danza contemporanea, del teatro fisico e della prosa.

    Incontri e approfondimenti

    Il festival propone al pubblico un corso gratuito di Storytelling dal titolo #ComunicaCirco il 27-28-29 dicembre dalle 10.00. Nei tre giorni verrà offerta una formazione sull’utilizzo dei social con tanto di prove pratiche proprio tra gli spettacoli del festival in corso. A Palazzo Ducale, Sala del Camino. Il 28 dicembre dalle 10.00 alle 15.00, si terrà invece un incontro aperto al pubblico sul tema “Il lavoro dell’ attore nel circo contemporaneo”, un appuntamento tra artisti, autori e registi per analizzare e mettere a confronto le tematiche del vocabolario circense, il ruolo della scrittura nella creazione, le differenze tra vocabolario circense e teatrale, l’approccio al linguaggio e la tecnica.


    Elisabetta Cantalini

  • Mercatino di San Nicola 2016, tra tradizione e solidarietà

    Mercatino di San Nicola 2016, tra tradizione e solidarietà

    mercatino-san-nicola-2015Da sabato 3 a giovedì 23 dicembre 2016 nella centralissima Piazza Piccapietra, torna il Mercatino di San Nicola  giunto alla sua XXVIII edizione e organizzato dall’Associazione Volontari Mercatino di San Nicola con il patrocinio della Regione Liguria e del Comune di Genova. Si tratta dell’unico mercatino natalizio in Italia gestito da una ONLUS che raccoglie tanti espositori tra botteghe artigiane e associazioni proponendo prodotti di alta qualità e coniugando la tradizione alla solidarietà.

    Dopo il successo della passata edizione, che ha raccolto 29 mila euro da destinare a progetti benefici, anche quest’anno il ricavato della manifestazione servirà per la realizzazione di ben cinque progetti differenti. «Anche quest’anno il nostro impegno principale è quello di raccogliere fondi per finanziare progetti sociali e di ricerca – spiega Marta Cereseto, presidente dell’Associazione Volontari del Mercatino di San Nicola – I fondi raccolti saranno devoluti a cinque progetti: il primo “Progetto Clinico – Traslazionale Italiano per il Neuroblastoma” riguarda la ricerca sul neuroblastoma, il cosiddetto “tumore dei bambini”, in collaborazione con l’Associazione Italiana per la lotta al Neuroblastoma; il secondo progetto “Ortogiardino Ferradini” mira al recupero e alla messa in sicurezza dei Giardini Passo Ferradini a Genova, attualmente in stato di abbandono, per la creazione di uno spazio verde che funga da luogo di incontro e integrazione, grazie anche alla collaborazione con istituti scolastici». Le restanti iniziative benefiche si propongono diverse finalità: il sostegno al progetto “Sportello per il lavoro”, a favore del Centro per non subire violenza ONLUS, al fine di garantire integrazione lavorativa a donne vittime di violenza e reinserimento nel contesto sociale e nel mondo lavorativo, il progetto“Costruiamo la Casa Abbraccio 2”, proposto dall’Associazione L’abbraccio di Don Orione, volto a ospitare e dare affetto ai neonati che vengono temporaneamente allontanati dai genitori naturali su decisone del Tribunale dei Minori, e, infine, il progetto “Nuovo Rifugio Via del Tritone” portato avanti dall’Associazione La Band Degli Orsi, che si occupa dell’accoglienza e della sistemazione delle famiglie dei piccoli ospiti dell’Istituto Pediatrico Giannina Gaslini.

    L’orario di apertura sarà dalle 10 alle 20 dal lunedì alla domenica. L’inaugurazione ufficiale avverrà giovedì 8 dicembre con il tradizionale corteo animato da 13 gruppi storici, che partirà alle 10 da Piazza Matteotti e raggiungerà piazza Piccapietra per il taglio del nastro tricolore, previsto per le 12 alla presenza di autorità cittadine. Tra le novità della XXVIII edizione, cresce il numero di associazioni presenti, che superano la cinquantina, e il numero di espositori: tra gli 86 stand ci sarà spazio per nuovi artigiani, curiose attività e antichi mestieri, dal falegname, all’impagliatore, al presepaio. Proprio in questa edizione 2016, insieme ai laboratori didattici, debuttano i laboratori gastronomici, che si svolgeranno nei tre weekend con lezioni di focaccia al formaggio, pesto e dolci tipici. Inoltre, quest’anno la cucina del Mercatino di San Nicola, in collaborazione con la Società di Mutuo Soccorso degli Alpini, si occuperà dei pasti per le mense dei poveri, che verranno distribuiti in diverse zone della città; chiunque fosse interessato a partecipare all’iniziativa potrà presentarsi ogni mercoledì, giovedì e venerdì al mercatino.

    Saranno tanti anche gli eventi collaterali tra musica, risate e laboratori, organizzati in collaborazione con UGA Unione Giovani Artisti, che andranno a formare un calendario ricco e variegato. La rassegna Mercatino d’autore animerà le serate in piazza, a partire dalle 18.30, grazie alla presenza di grandi nomi del panorama musicale genovese, come Federico Sirianni (17 dicembre), e diversi comici di spicco, che si esibiranno nello spettacolo Laboratorio Zelig (22 dicembre).

    Sabato 17 dicembre invece sarà la Giornata dei Bambini, con laboratori didattici artigianali insieme al gruppo Ritmiciclando, un progetto musicale sperimentale che nasce come laboratorio per la costruzione e l’utilizzo di strumenti musicali con materiali di recupero e diventa uno spettacolo musicale vero e proprio. Nei weekend inoltre diversi appuntamenti con sagre culinarie, che animeranno i pranzi con alcuni piatti della tradizione ligure, come le focaccette (10-11 dicembre) e il minestrone alla genovese (17 dicembre).

    Si conferma sempre più forte, infine, il sodalizio con le società di calcio Genoa CFC, U.C. Sampdoria e Virtus Entella, che anche quest’anno metteranno in palio le maglie autografate da tutta la squadra per la tradizionale lotteria benefica. L’estrazione dei vincitori avverrà venerdì 23 dicembre durante la cerimonia di chiusura del Mercatino, momento in cui verranno anche consegnati i fondi raccolti.

    Calendario Eventi

    Sabato 3 dicembre 2016
    – Dalle ore 12 Amatriciana a favore delle popolazioni terremotate. Possibilità di acquistare prodotti tipici provenienti dai territori colpiti dal terremoto. I fondi raccolti saranno destinati alla popolazione di Amatrice

    – Ore 17 Flamenco con esibizioni della scuola La Primera

    – Ore 18.30 An Lochrann, trio di musica folk irlandese, formatosi nel 2015 tra le osterie del centro storico genovese

    Domenica 4 dicembre 2016
    – Ore 17.30 Gruppo Folkloristico Città di Genova, canti e danze popolari della vecchia Genova in costumi tradizionali della città risalenti al XVII-XVIII secolo

    Giovedì 8 dicembre 2016
    – Ore 10 Partenza del tradizionale corteo con 13 gruppi storici da Piazza Matteotti

    – Ore 12 arrivo del corteo in Piazza Piccapietra e taglio del nastro inaugurale alla presenza di Don Nicolò Anselmi

    – Ore 17 Fetish Calaveras, band swing, rock ‘n’ roll e rockabilly di Savona con all’attivo più di 400 concerti live nei festival e club più noti del nord Italia

    – Ore 18.30 Jess, cantautrice genovese classe 1988 che unisce sonorità Pop-Folk, Alternative, Soul e Blues

    Venerdì 9 dicembre 2016
    – Ore 18.30 Charlie, cantautrice folk genovese che proporrà alcuni brani estratti dal disco “Ruins of Memories”, pubblicato lo scorso anno

    Sabato 10 dicembre 2016
    – Dalle ore 12 Sagra delle Focaccette e del Tortello a cura del Comitato festeggiamenti Montepegli 2000

    – Ore 17 Millelire Gospel Choir, gruppo genovese che propone brani della tradizione gospel e spiritual con composizioni ed arrangiamenti originali

    – Ore 18.30 Giacomo Burdo, cantautore che ama accompagnare i testi con chitarra e ukulele

    Domenica 11 dicembre 2016
    – Dalle ore 12 Sagra delle Focaccette e del Tortello a cura del Comitato festeggiamenti Montepegli 2000

    – Ore 18.30 River, progetto audiovisivo nato a Genova nel gennaio 2015 per mano di Filippo Ghiglione, che attraverso il canale YouTube “sounds” propone performance unplugged

    Mercoledì 14 dicembre 2016 

    – Ore 17 Cabit Trio, gruppo che interpreta repertorio della tradizione popolare italiana, dalle danze del folclore centro-meridionale alle danze del nord, ed europea arrangiando i brani per due cornamuse, fisarmonica e percussioni

    Giovedì 15 dicembre 2016
    – Ore 18.30 Martina Vinci, cantautrice classe 1993 vincitrice del premio Max Parodi

    Venerdì 16 dicembre 2016
    – Ore 18.30 Rebis, duo genovese di musica mediterranea formato dalla cantante, arabista e francesista Alessandra Ravizza e dal chitarrista Andrea Megliola

    Sabato 17 dicembre 2016
    – Dalle ore 12 Sagra del Minestrone a cura dell’antincendi di San Olcese

    – Ore 12 Coro della Maddalena, coro multiculturale fondato nel quartiere di Genova nel 2014 dalla cantautrice Giua e dal poeta-chitarrista Pier Mario Giovannone

    – Ore 15 Ritmiciclando, progetto musicale sperimentale che nasce come laboratorio per la costruzione e l’utilizzo di strumenti musicali con materiali di recupero e diventa uno spettacolo musicale vero e proprio

    – Ore 18.30 Federico Sirianni, uno dei nomi più importanti nel panorama della canzone d’autore genovese torna al Mercatino di San Nicola per presentare il nuovo album “Il Santo”

    Domenica 18 dicembre 2016
    – Ore 15 Latin Jazz Trio esibizioni e corsi di danza

    – Ore 17 Ritmiciclando, progetto musicale sperimentale che nasce come laboratorio per la costruzione e l’utilizzo di strumenti musicali con materiali di recupero e diventa uno spettacolo musicale vero e proprio

    – Ore 18.30 Tom & Tom, duo chitarra e voce composto da Tommaso Gianetta e Thomas Rybczyk

    Lunedì 19 dicembre 2016
    – Ore 17 Jo Choneka, cantautore e musicista afro, funk e reggae, che proviene direttamente dalla tradizione mozambicana della “marrabenta”, ovvero il ritmo e lo stile della musica che suona

    Martedì 20 dicembre 2016
    – Ore 18 Jacaranda, cover band dei Beatles

    Mercoledì 21 dicembre 2016
    -Ore 18.30 Misentotale, progetto musicale del cantautore e chitarrista genovese Simone Meneghelli

    Giovedì 22 dicembre 2016
    – Ore 18.30 Laboratorio Zelig, spettacolo di cabaret in cui aspiranti comici testano sketch inediti davanti a un pubblico vero, con il contributo e l’aiuto della direzione artistica di Zelig

    Venerdì 23 dicembre 2016
    – Ore 17 Fratelli di taglia, band nata nel 2002 con un repertorio molto vasto, con musica che attraversa gli anni ’60-’70-’80-’90 fino ai giorni nostri

    – Ore 19 Cerimonia di chiusura con la consegna dei fondi raccolti e l’estrazione dei vincitori delle maglie di Genoa, Samp e Entella

  • Case popolari, Tursi sblocca 5 milioni per le manutenzioni «ma il “Patto per Genova” ha snobbato il sociale»

    Case popolari, Tursi sblocca 5 milioni per le manutenzioni «ma il “Patto per Genova” ha snobbato il sociale»

    casa-abitazioneIl Comune di Genova mette sul piatto 4 milioni e 800 mila euro, divisi in due tranche, per finanziare la manutenzione straordinaria degli edifici di edilizia popolare. In questi giorni sbloccate anche le pratiche per la costruzione dei 150 appartamenti nell’area ex Boero di Molassana, che saranno destinati a locazioni con canoni calmierati, come previsto dal progetto. «Un investimento del Comune di Genova, scelto dalla giunta per mantenere utilizzabili in sicurezza diversi condomini popolari in tutta la città – spiega l’assessore alle Politiche Socio Sanitarie e per la Casa Emanuela Fracassiuna decisione che prosegue la politica sociale portata avanti da questa amministrazione».

    Gli interventi

    Gli interventi urgenti di manutenzione straordinaria riguardano in particolare gli adeguamenti alla normativa antincendio ed alla normativa sul riscaldamento centralizzato, la riqualificazione degli impianti di riscaldamento e degli ascensori, la sostituzione di serramenti e caldaie non funzionanti, nonché il rifacimento coperture e facciate in vari edifici. Ecco il dettaglio della prima parte della spesa: in via Brocchi 60, a Begato Nove, verrà impermeabilizzata la copertura del caseggiato, per 140 mila euro di spesa, per risolvere un problema di infiltrazioni negli appartamenti degli ultimi piani; in via Lugo 10 sarà previsto un intervento del costo di circa 1 milione e 300 mila euro, che consentirà il rifacimento della facciata, impermeabilizzazioni, risanamenti strutturali di balconi e cornicioni, e riqualificazione del vano scale e del portone. Per il complesso di edifici di via Novella, nel quartiere CEP di Genova Prà, saranno eseguiti interventi di riqualificazione degli impianti di distribuzione del riscaldamento, dell’acqua sanitaria e degli scarichi fognari a servizio del complesso di edifici contrassegnati dai numeri civici dall’11 al 101, per una spesa complessiva di 62 mila euro. Infine, in Centro Storico si procederà, dove necessario, per evitare pericoli alla pubblica incolumità, nel programma già avviato di sostituzione di serramenti esterni con uno stanziamento di circa 100 mila euro. Nelle prossime settimana dovrebbe essere deliberata la seconda tranche di spesa di un milione e 800 mila, ancora da dettagliare. Come spiegato dall’assessore stesso, il prossimo passo sarà quello di assegnare i lavori, che sulla carta potrebbero terminare entro la fine del 2017.

    Questo investimento era già stato pensato dalla giunta nei mesi scorsi; le manutenzioni programmate non interverranno su alloggi vuoti, ma all’interno di condomini e palazzi con appartamenti già assegnati; l’offerta di nuove case di edilizia residenziale pubblica, quindi, non verrà implementata direttamente: «Sono interventi di manutenzione – spiega l’assessore – che permetteranno di adeguare le abitazioni alle norme di sicurezza e abitabilità vigenti», evitando quindi di aggravare ulteriormente la situazione del parco alloggi. «Ovviamente servirebbero più soldi per fronteggiare meglio il fenomeno dell’emergenza abitativa – prosegue Fracassi – che in questi anni si è aggravato ulteriormente». Recentemente Regione Liguria ha sbloccato il finanziamento statale destinato al fondo per la morosità incolpevole: per Genova significa 1,2 milioni di euro, che andranno ad aiutare le persone che non riescono a sostenere più l’affitto, a causa di una incidentale perdita di reddito. «Regione Liguria non ha aggiunto un euro – sottolinea l’assessore comunale – essendo tutti soldi statali, e sicuramente potrebbe fare di più».

    Patto per Genova, soldi ma non per tutti

    Anche il governo, però sembra non aver tra le priorità l’investire nell’edilizia popolare: il “Patto per Genova”, siglato pochi giorni fa tra il sindaco Marco Doria e il premier Matteo Renzi, non ha voci di spesa dedicate al settore, nonostante la giunta abbia più volte dichiarato di aver avuto grosse difficoltà a mantenere invariate le voci di bilancio destinate al sociale: «Certo, dal mio punto di vista ci saremmo aspettati di più da Roma – ammette Fracassi – ma sicuramente un piano di investimenti che mira ad aumentare lo sviluppo del territorio, foraggiando per esempio l’edilizia, potrà forse dare lavoro, che è il primo modo per arginare l’impoverimento delle famiglie genovesi e non».

    Investire nello sviluppo di un territorio è sicuramente importante, e può portare ad un benessere diffuso; viste le ristrette condizioni di cassa in cui si trovano gli enti locali, però, l’intervento statale è sempre più necessario; salta all’occhio, quindi, la totale assenza di voci dedicate al sociale nella tabella dell’accordo siglato sabato scorso, con grande clamore, a Palazzo Tursi. A guardare i nomi dei progetti finanziati (Erzelli e Blueprint su tutti), c’è da chiedersi quali potranno essere le soluzioni adottabili nel breve e medio periodo per arginare l’emergenza abitativa che sta interessando migliaia di famiglie, oramai da diversi anni, nell’attesa che i soldi “portati” a Genova entrino in circolo tanto da diventare risorsa spendibile (anche per gli affitti) per i cittadini. Un’ultima considerazione: a fronte di quanto si spende per alcune grandi opere, i 110 milioni del “Patto per Genova” sembrano briciole.

    Nicola Giordanella

  • Tutti i soldi del presidente. Siglato il “Patto per Genova” da Renzi e Doria: 110 milioni per infrastrutture, trasporti e cultura

    Tutti i soldi del presidente. Siglato il “Patto per Genova” da Renzi e Doria: 110 milioni per infrastrutture, trasporti e cultura

    renzi-doria-pattoRenzi torna a Genova e porta con sé 110 milioni, previsti dal Fondo Sviluppo e Coesione, destinati a infrastrutture, trasporto pubblico, territorio e cultura. Questa la sostanza che scaturisce dal “Patto per Genova”, siglato questa mattina dal Presidente del Consiglio e il sindaco Doria (qui il testo integrale): un documento che mette nero su bianco il finanziamento già preventivato per aiutare l’amministrazione comunale nel lavoro di messa in sicurezza del territorio e di sviluppo economico e turistico della città. Il premier è arrivato intorno alle 12 a Palazzo Tursi, sede del Comune di Genova per il breve vertice con il primo cittadino genovese, per poi partecipare a Palazzo Ducale a un evento di propaganda elettorale per le ragioni del sì al referendum costituzionale. Tutte le personalità cittadine presenti: oltre al presidente della Regione Liguria, Giovanni Toti, i rappresentanti provinciali di Cigl, Cisl e Uil, il sovrintendente del Teatro Carlo Felice, Maurizio Roi, la direttrice di Palazzo Reale, Serena Bertolucci, il rettore dell’Università di Genova, Paolo Comanducci, il presidente di Porto Antico spa, Ariel Dello Strologo, i vertici delle Forze dell’Ordine e della Capitaneria di Porto, il presidente di Ght (società che ha in carico la realizzazione del Parco Scientifico-Tecnologico di Erzelli), Carlo Castellano, i vertici della Camera di Commercio di Genova. Un evento che per la sua tempistica pre-elettorale lascia non poche perplessità.

    I progetti del Patto

    Gli stanziamenti previsti dall’accordo tra Comune e governo ammontano a 110 milioni: sono i soldi previsti per il periodo 2014-2020 dal Fondo Sviluppo e Coesione, ma che vengono affiancati da una serie di impegni politici di finalità di intervento. Tra le macro voci per i nuovi investimenti, 10 milioni vanno al settore mobilità e infrastrutture, 8,5 milioni per la riqualificazione dei forti e dei beni confiscati alla mafia, 11 milioni per interventi diffusi sulle strade metropolitane, 23,5 milioni per interventi di messa in sicurezza idrogeologica. Ulteriori 30 milioni verranno stanziati dal governo per la realizzazione del Parco scientifico e tecnologico di Erzelli, mentre 13,5 milioni si andranno ad aggiungere al Blueprint per la riqualificazione delle aree ex fieristiche. Identica cifra anche per la cura della città e la cultura che prevede, tra gli altri, interventi alle piscine di Nervi e Voltri, a Villa Gentile, la realizzazione del museo dell’emigrazione, la riqualificazione di Palazzo Reale e di Palazzo Rosso. Come saranno utilizzati è lo stesso Marco Doria a specificarlo durante la conferenza stampa di presentazione del documento di intesa: al primo posto è stato ribadito l’impegno per la lotta al dissesto idrogeologico, con nuovi fondi previsti per opere sui torrenti Chiaravagna, Vernazza e Sturla, non precedentemente finanziate da Italia Sicura. Poi, immancabili, le infrastrutture con «l’essenzialità del collegamento ferroviario ad alta capacità tra Genova e Milano – ha sottolineato il sindaco – e la necessità del recupero dei ritardi nella riqualificazione del nodo ferroviario di Genova, la realizzazione della stazione ferroviaria di Genova Aeroporto, opera chiave in vista del collegamento con gli Erzelli, la prosecuzione della metropolitana verso piazza Martinez, Terralba e, in prospettiva, l’ospedale San Martino». In questa voce rientrano anche finanziamenti per l’acquisto di nuovi autobus. Altro asse chiave del Patto, la riqualificazione urbana con rinnovate risorse per il completamento del Parco scientifico-tecnologico sulla collina di Erzelli, per cui viene ufficializzato l’impegno politico a individuare un commissario come per Expo, e l’avvio della realizzazione del Blueprint. Ulteriore asse riguarda il miglioramento della qualità della vita in città con fondi per riqualificare beni confiscati alle mafie e spazi e strutture, come i forti di Genova, acquisti a titolo non oneroso dal Demanio. A riguardo, il Patto prevede anche la sdemanializzazione non onerosa della fascia rispetto di Pra’ e delle aree di Voltri su cui insistono l’impianto sportivo e la sede del MunicIpio. Ultimo capitolo, la cultura. «Genova- conclude il sindaco- si propone come grande città d’arte, di cultura per cittadini e  per chi viene a visitarla da fuori. Interventi specifici sono previsti nella valorizzazione del patrimonio museale, con la realizzazione del grande museo nazionale dell’emigrazione, e nel potenziamento di istituzioni esistenti come il teatro Carlo Felice». In altre parole, tutti i progetti di cui si discute in città da anni avranno un’iniezione di liquidità più o meno congrua.

    Il dettaglio dei finanziamenti

    Ecco le singole voci degli investimenti strategici, come specificato dal sito web del governo:

    Rinnovo parco autobus: 5 milioni per acquisto mezzi di trasporto pubblico urbano, e 5 milioni per l’acquisto di mezzi di trasporto pubblico extraurbano

    Sostegno a progetti di recupero e valorizzazione dei beni acquisiti dal demanio o confiscati alle mafie: 8,5 milioni per la messa in sicurezza e bonifica dell’ex caserma Gavoglio, messa in sicurezza e accessibilità per alcuni locali dei forti Begato e Sperone, recupero e sistemazione di alloggi del centro storico per realizzare nuove strutture sociali.

    Lotta al dissesto idrogeologico: 16 milioni per la messa in sicurezza del rio Vernazza, 7,5 milioni per la messa in sicurezza dell’ultimo tratto del Chiaravagna, 11 milioni per interventi diffusi in ambito metropolitano

    Sviluppo economico: 30 milioni come contributo per  la realizzazione del polo scientifico, tecnologico e universitario di Erzelli, 13,5 milioni per opere propedeutiche al recupero del Waterfront (Blueprint)

    Impianti sportivi: 2,5 milioni per la piscina comunale “Mario Massa”, 3,6 milioni per la piscina “Nicola Mameli”, un milione per le manutenzioni di piscina e campo da calcio della fascia di rispetto di Pra, 300 mila euro per i lavori di ottenimento della certificazione di impianto inclusivo per attività sportive paralimpiche a Villa Gentile

    Valorizzazione patrimonio Storico e Artistico: 2 milioni per gli affreschi e l’impiantistica del piano nobile di Palazzo Rosso; 1,5 milioni per la messa in sicurezza e il riallestimento del Museo di Sant’Agostino, 2 milioni per l’ampliamento del padiglione “emigrazione” del Galata, 600 mila euro per il recupero del giardino del Canzio e delle grotte di Villa Durazzo Pallavicino.

    I commenti

    «Il governo non inserisce valutazioni di merito sui singoli progetti ma vuole aiutare il Comune di Genova a realizzarli, nel rispetto delle scelte elettorali dei cittadini – afferma Renzi, come riportato dalla agenzia Dire – ma condivido la necessità di interventi sul dissesto e il recupero dei ritardi sugli interventi previsti per infrastrutture e trasporti in una realtà come Genova, il cui protagonismo nel futuro è sotto gli occhi di tutti, e che rischia di essere messa in discussione se non c’è un sistema di infrastrutture degno di questo nome». Il premier ringrazia, poi, il sindaco Marco Doria per «l’attenzione mostrata ai conti pubblici: se non lo fanno i genovesi – scherza Renzi – figuriamoci il resto del paese. E’ una tradizione molto forte che vi fa onore». Il presidente del Consiglio rispedisce al mittente le accuse di centralismo. «Il sindaco Doria – dice – ha vinto le elezioni, come il presidente della Regione Toti, e ciascuno di noi ha le proprie valutazione di natura politica; quando lavoriamo sul piano istituzionale, però, il nostro compito è di collaborare affinchè le singole realtà possano raggiungere gli obiettivi».

    Nel suo intervento, Doria ha specificato come Genova, negli ultimi anni, abbia dato «un notevole contributo al paese sul terreno fondamentale del risanamento dei conti pubblici, avendo da anni bilanci in perfetto ordine ed equilibrio e avendo ridotto, anno dopo anno, l’indebitamento, diminuendo il fardello per le generazioni successive, e senza aver mai fatto un passo indietro rispetto a imprescindibili doveri di solidarietà sociale. In questi anni non abbiamo tagliato un euro a servizi sociali e non ci siamo tirati indietro una sola volta nell’affrontare la drammatica emergenza dei profughi e dei migranti».

    I soldi del presidente?

    Come dicevamo, questi 110 milioni erano già previsti. I soldi del presidente, quindi, sono zero: la novità della giornata è l’aver messo nero su bianco i vincoli e le destinazioni progettuali. La tempistica lascia più di una perplessità, vista l’imminente scadenza elettorale, e la declinazione del “patto” risulta da decodificare, visto che si rifà ad una “visione della città”, come ricordato sia da Doria che da Renzi durante i loro interventi, non proprio chiara e quanto meno discutibile. Dal punto di vista strettamente locale, questi soldi potrebbero essere utili, se non necessari, visti i tempi, ma sicuramente non sufficienti per risolvere le criticità strutturali del territorio. E se li confrontiamo con altre quantità di risorse messe in campo per altri progetti, i soldi del presidente sembrano spiccioli.

  • «Territorio fragile, forti pendenze e prevenzione insufficiente», ecco i perchè dietro all’allarme Liguria

    «Territorio fragile, forti pendenze e prevenzione insufficiente», ecco i perchè dietro all’allarme Liguria

    rivi_critici_liguria_abaMentre la Liguria sembra mettersi alle spalle l’ennesima emergenza maltempo, e i danni dei giorni scorsi vengono quantificati in almeno 100 milioni di euro, l’agenzia Aba News ha chiesto all’ingegnere Vincenzo Beneventano come mai la regione si ritrovi sempre sott’acqua quando ci sono forti piogge. La morfologia del territorio gioca la sua parte, ma anche una scarsa prevenzione, una distribuzione non ottimale dei fondi e alcune sciagurate scelte urbanistiche del passato.

    Laureato in Ingegneria Civile all’Università degli Studi di Genova nel 1991, Beneventano è stato Funzionario Direttivo dell’Ufficio Lavori Pubblici della Difesa del Suolo della Provincia di Genova dal 1994 al 2003 ed ha seguito la realizzazione di importanti opere di sistemazione idraulica dei corsi d’acqua e di consolidamento di versanti in frana, a seguito dei danni alluvionali che hanno colpito la Liguria dopo il 1992. Dal 2003 esercita la libera professione. Esegue progettazione e direzione lavori di strutture in zona sismica nel settore civile ed industriale. Ha seguito e segue inoltre per Comunità Montane e per Comuni dell’entroterra la progettazione e direzione lavori di opere geotecniche ed idrauliche.

    Ingegnere Beneventano, potrebbe riassumere i punti di maggior criticità nella regione e spiegare quali caratteristiche li rendono tali?
    «I punti di criticità purtroppo non sono identificabili a priori. In linea di massima sono tutte le zone limitrofe ai grandi corsi d’acqua ma non soltanto perché, come spesso avviene, anche i ruscelletti minori che magari vengono dimenticati durante l’anno possono diventare vere bombe se il centro di scroscio, durante un fenomeno intenso, magari è concentrato sopra la testa di quel ruscelletto. Possiamo dire che le criticità sono ovunque, in tutta la Liguria. In questi giorni ad esempio, la geomorfologia del territorio, essendo così ripida e ormai fragile per quello che è già successo, rende potenzialmente vulnerabile qualsiasi minima superficie. I grossi corsi d’acqua poi fanno da collettori di tutti questi mini fenomeni, diventando dei problemi a loro volta. Possiamo parlare della foce del Polcevera così come di quella del tratto terminale del Bisagno o di qualsiasi altro corso d’acqua a seconda di dove avviene la massima precipitazione».

    Ci sono differenze tra i corsi d’acqua sulla costa e quelli nell’entroterra?
    «È soprattutto una questione di pendenza. L’Appennino in Liguria in certe zone dista dai 5 ai 10 chilometri dal mare con punte d’altezza anche oltre ai mille metri: pensiamo al Faiallo. Nel giro di 5 chilometri dal versante si abbassa di un chilometro, quindi parliamo di pendenze molto forti. Nel versante padano le pendenze sono minori anche se la geomorfologia localmente presenta versanti ripidi anche li, più in ombra e fragili dal punto di vista geologico. Per una banale questione di geometria, il versante che va a finire nel Mar Ligure è comunque più ripido e vulnerabile, perché con maggiori pendenze si generano maggiori velocità di scorrimento dell’acqua e di conseguenza maggiori capacità di erosione».

    Differenze che riguardano anche i problemi generati dall’attività umana…
    «Non è necessario essere ingegneri per vedere che i corsi d’acqua che sfociano nel mare si restringono molto man mano che scendono dai monti: magari partono larghi 20 metri e arrivano larghi 10, o addirittura tombati, chiusi o sacrificati in poco spazio, e quando vengono chiamati dalla natura a fare il loro dovere si riprendono violentemente quello che è stato loro tolto. Nei versanti padani, invece, si fa più notare l’abbandono delle campagne, soprattutto nei rivi minori delle fasce alte, che ormai ha portato a un degrado del letto dei ruscelletti. L’assenza di manutenzione, anche quella piccola del vecchio contadino che ogni giorno andava a lavorare la terra con la zappa, quando capitano eventi del genere si fa sentire».

    L’esempio più famoso a Genova è forse il Bisagno, ma si può dire sia un problema comune per tutta la regione…
    «Si, il Bisagno ha un bacino enorme, che nel tratto finale è fortemente urbanizzato. Tutti i suoi affluenti più importanti sono stati sacrificati con l’urbanizzazione dagli anni ’50 in poi».

    Dalle ultime due alluvioni in Liguria, nel 2011 e 2014, è cambiato qualcosa dal punto di vista idrogeologico sul territorio? Sono stati eseguiti interventi sostanziali?
    «Guardi, il numero di dicembre 2014 di “A&B”, il mensile della Federazione degli Ordini degli ingegneri della Liguria, nell’ambito di un’inchiesta proprio sul dissesto idrogeologico nella regione subito dopo l’alluvione di ottobre, mi ha chiesto di realizzare uno studio sull’argomento, che ha pubblicato in un supplemento, un “Block Notes”, il n. 4, ancora scaricabile dal sito della Federazione, dal titolo “Dissesto del territorio e criticità idrauliche dei corsi d’acqua in Liguria”, con una mappa che evidenziava i rivi a rischio in tutta la Liguria. Si tratta di un riassunto di strumenti di pianificazione molto più rigorosi e autorevoli. Senza volerla sminuire, proprio quella mappa la definirei appunto un riassunto, perché nello spazio di un foglio a3 mi era stato chiesto di disegnare tutte le criticità della Liguria. Ebbene, noi abbiamo un rapporto di scala elevato e l’impossibilità di descrivere nel dettaglio tutte le numerose criticità».

    beneventano3Ma a due anni di distanza, quella mappa è ancora attuale o è cambiato qualcosa?
    «Detto questo, le grosse criticità che sono disegnate nella mappa direi che ci sono ancora tutte, ma non perché le amministrazioni non stiano facendo nulla. Il Comune di Genova sta facendo moltissimo e si spera che tra qualche anno la macchia disegnata sul Bisagno-Ferregiano si rimpicciolisca, perché la direzione dell’ing. Pinasco del Comune di Genova sta facendo lavori importanti, con risultati daranno i loro frutti durante le future alluvioni. Certo, alle prossime forse sarà ancora presto, perché ci vorranno ancora degli anni per finire i lavori. Il Comune sta risagomando il tratto terminale del Bisagno, ma finché non sarà ultimato lo scolmatore verrà tolta solo una parte del pericolo. Ci sarà quindi una riduzione del rischio almeno per il centro di Genova. La Regione sta facendo dei bandi per risolvere problemi di rischio localizzati nell’entroterra, quindi qualcosa si sta facendo. Resta il fatto che su questo versante abbiamo problemi enormi, maggiori di tutte le altre regioni d’Italia».

    Ormai abbiamo imparato che il “rischio zero” non esiste, ma al termine di questi lavori possiamo dire che Genova sarà più sicura?
    «Certamente si. Non lo sarà al 100%, perché come giustamente ricordato il la sicurezza assoluta non può garantirla nessuno, per questo noi ingegneri parliamo di “riduzione del rischio”, dal momento che le opere si fanno sempre ragionando su tempi di ritorno in questo caso fissati per legge a 200 anni. Può succedere che nei due anni successivi alla realizzazione di un’opera vengano fuori portate duecentennali o che non succeda nulla per 400 anni. Mi sembra d’aver capito che l’alluvione del 2014 sia stata un po’ più potente di quella duecentennale. Inoltre, il problema non è soltanto l’acqua, ma anche il trasporto di materiale solido, in particolare dai terreni a monte. L’abbandono dei territori fa sì che si lascino degli oggetti, dei rami o della spazzatura che vengono trascinati dai corsi d’acqua e quando devono passare sotto un ponte diventano pericolosi. Anche se stiamo facendo molto dobbiamo fare qualcosa in più per sensibilizzare le persone quantomeno a non abbandonare rifiuti intorno ai corsi d’acqua. Per non parlare poi dei classici orti recintati con la rete del letto, o le vecchie baracche abbandonate 40 anni fa dei contadini che possono essere distrutte e trasportate dall’alluvione, per cui servirebbe un’opera di pulizia, oltre ai soliti motorini o automobili abbandonati. Il rischio si riduce anche con questi piccoli interventi».

    Quale tra i vari enti pubblici ha un peso specifico o una responsabilità maggiore?
    «I sindaci, in particolare quelli dell’entroterra, si trovano spesso con bilanci risicati con poche risorse da destinare alla difesa del suolo. Quelli dei grandi comuni magari hanno più possibilità di stipulare dei mutui, ma anche loro hanno grosse spese, mentre la Regione gira dei soldi che arrivano dallo Stato. Purtroppo è lo Stato che stanzia pochi soldi nella difesa preventiva del suolo, limitandosi a spenderli dopo che avvengono determinati fenomeni, come l’esondazione del Bisagno. Quasi mai vengono stanziati dei soldi per la prevenzione, purtroppo la politica è fatta così: lo Stato va dietro ad altre cose più urgenti, come magari i terremoti che hanno rischi maggiori. Va anche detto che la prevenzione nella difesa del suolo è materia particolarmente difficile, per cui servirebbe una bacchetta magica».

    Certo, la distribuzione dei fondi statali tra le Regioni potrebbe seguire criteri diversi…
    «La Liguria è una regione con tanta popolazione, poca superficie e tantissime criticità dovute alla sua ripidità. Altre regioni d’Italia sono più estese, magari con una popolazione simile a quella ligure ed elementi a rischio in posizioni più tranquille. I nostri elementi a rischio (scuole, chiese ecc.) sono quasi sempre in punti vulnerabili quando viene un’alluvione, ai piedi di un monte. Nonostante questo, i finanziamenti statali vengono elargiti in rapporto superficie/popolazione. Va da sé che la Lombardia riceverà più finanziamenti della Liguria nonostante gli elementi a rischio della Lombardia non siano vulnerabili come quelli liguri».

    Quindi non cambierà mai nulla?
    «Dipende anche dai politici regionali, purtroppo, se sono benvisti o malvisti dal Governo e se hanno voce in capitolo per portare i soldi in Liguria piuttosto che farseli sottrarre da altre regioni con meno problemi di noi».

    Quindi anche l’orientamento politico delle regioni influisce sulla distribuzione dei fondi?
    «Non si sa, io sono un ingegnere e di politica me ne intendo veramente pochissimo. È possibile, ma non vuol dire che un Governatore di sinistra sia più bravo di una di destra o viceversa. Credo che per essere un buon amministratore si debba essere prima di tutto in grado di farsi sentire per portare qualcosa a casa, indipendentemente dal fatto che sia dello stesso colore del governo o meno. Non credo che, di fronte a un Governatore di destra, un Governo di sinistra non riconosca le problematiche che ci sono nella Liguria, come quelle del Bisagno, del Roja o di qualunque altro corso d’acqua del territorio».

    Un’ultima cosa. Erasmo D’Angelis, responsabile di #italiasicura, ha detto che ci sono risorse del governo per 9,8 miliardi nei prossimi 7 anni, però mancano molte progettazioni…
    «Non mi stupisce che manchino le progettazioni. Ma quanti sono i piccoli Comuni che hanno uffici tecnici retti da geometri magari che dividono con altre amministrazioni e non hanno nemmeno il tempo di coprire il lavoro ordinario. E quanti non hanno le risorse per pagare un consulente per elaborare un progetto perché hanno le casse vuote? Questo non vuol dire che questi Comuni non abbiano problemi di natura idrogeologica, fiumi o torrenti da tenere puliti, lavori urgenti da far eseguire, situazioni di potenziale pericolo da affrontare… Penso che questo problema della progettazione vada affrontato e discusso con i diretti interessati in un quadro più complessivo».

  • Allerta meteo, ARANCIONE dalle 6 di venerdì 25 novembre. A Genova tutte le scuole aperte

    Allerta meteo, ARANCIONE dalle 6 di venerdì 25 novembre. A Genova tutte le scuole aperte

    15107269_1243172422414676_7644527680710683722_nPermane fino alle ore 06,00 di domani venerdì 25 novembre l’allerta meteo rossa. Successivamente sarà declassata ad arancione. Come da Piano comunale di emergenza per la gestione del rischio meteo-idrogeologico, le scuole di ogni ordine e grado domani, venerdì 25 novembre, rimarranno aperte.

    Restano valide le disposizioni previste in allerta arancione, tra cui il presidio territoriale della Polizia municipale per il monitoraggio rivi e l’attivazione dei piani di emergenza delle direzioni del Comune di Genova, dei Municipi e delle Aziende (Aster, Amiu e Amt).

    «La Sala Emergenze della Protezione Civile del Comune di Genova – dichiara l’assessore alla Protezione civile Giovanni Crivello è in fase operativa da domenica 20 novembre alle ore 20 ed è ancora in funzione h.24. La Sala svolge un incessante monitoraggio strumentale della situazione meteo. Il contestuale monitoraggio territoriale, svolto dalle pattuglie della Polizia Municipale e dalle squadre dei Volontari del Gruppo Genova, completa il monitoraggio complessivo, rendendo possibile la gestione delle misure di mitigazione del rischio in caso di evento. Dall’inizio dell’allerta rossa – continua Crivello – non si sono verificati fenomeni che abbiano richiesto interventi di assistenza alla popolazione o di messa in sicurezza di strutture e infrastrutture. Gli interventi effettuati hanno interessato zone puntuali di criticità, già in essere a causa delle precipitazione dei giorni scorsi. Il monitoraggio – conclude l’assessore alla Protezione civile – prosegue con attenzione al fine di adottare le necessarie misure di sicurezza per la popolazione. Il contatto costante con la Sala Operativa di Regione Liguria permette un coordinamento costantemente aggiornato”.

    Il Comune di Genova ricorda che, durante il periodo di allerta meteo idrologica, i cittadini sono tenuti ad adottare, in tutta la città, i comportamenti di autoprotezione. Tutte le ordinanze e le norme di autoprotezione sono disponibili sul sito www.comune.genova.it

  • Amiu, spesi 28 milioni per smaltire i rifiuti fuori regione. L’azienda risponde alla denuncia di Camera di Commercio

    Amiu, spesi 28 milioni per smaltire i rifiuti fuori regione. L’azienda risponde alla denuncia di Camera di Commercio

    rifiuti boccadasseNel 2015 Amiu ha raccolto oltre 326.000 tonnellate di rifiuti, 200.000 delle quali sono state smaltite fuori regione a causa della chiusura della discarica di Scarpino, per un costo di circa 28 milioni di euro. Il dato emerge dal primo Bilancio di sostenibilità della partecipata del Comune di Genova per la gestione del ciclo dei rifiuti, presentato oggi pomeriggio a Palazzo Tursi. Il documento si affianca al bilancio di esercizio e punta sugli aspetti sociali e ambientali e sul valore aggiunto prodotto e distribuito sul territorio dall’azienda. «è il primo bilancio di sostenibilità della storia di Amiu – spiega il presidente Marco Castagna alla agenzia Dire – e riguarda il 2015, probabilmente l’anno più difficile per la vita di questa società, ma anche l’anno della svolta. Questo bilancio è un primo approccio di trasparenza verso i cittadini che contiamo di tenere i prossimi anni». Il documento da gennaio 2017 diventerà obbligatorio per le grandi organizzazioni italiane, come previsto dalla riforma Madia. Dal bilancio emergono le criticità di Amiu sia dal punto di vista degli impianti, con l’emergenza percolato e la chiusura della discarica di Scarpino, sia dal punto di vista delle indagini giudiziarie che hanno portato a una profonda trasformazione del management nel corso degli ultimi anni.

    All’orizzonte, l’attuazione del nuovo piano industriale alla ricerca di un partner privato per un futuro basato non più sulla discarica ma sul recupero di valore e di materia. Secondo il documento presentato oggi, a fine 2015 la raccolta differenziata a Genova aveva raggiunto il 39%, dato consolidato nel 2016 anche attraverso il nuovo piano di raccolta sempre più orientato alla domiciliazione. L’azienda nel complesso conta 5 società partecipate, 173 milioni di euro di fatturato, oltre 1.700 dipendenti, 902 mezzi di cui 524 dedicata alla raccolta dei rifiuti. Nell’area metropolitana di Genova vengono serviti circa 700.00 cittadini con la pulizia nel solo capoluogo di 3 milioni di metri quadrati di strade e marciapiedi. Oltre allo spazzamento, lavaggio e diserbo delle strade, il servizio di Amiu prevede lo svuotamento di 17.646 cassonetti della raccolta differenziata, 10.452 di quella indifferenziata e 7.000 cestini gettacarte. A ciò va aggiunta la pulizia di circa 70.000 caditoie. Dal punto di vista economico, la capogruppo Amiu spa, che conta 1.578 dipendenti, ha fatturato 168 milioni di euro e ne ha distribuiti 85 attraverso gli stipendi ai dipendenti e le attività esternalizzate. Nel 2015, la raccolta differenziata ha garantito ricavi per 4,4 milioni di euro mentre l”impianto di captazione di biogas a Scarpino a prodotto 70 milioni di chilowatt all’ora di energia che corrispondo al fabbisogno di una città di 120.000 abitanti e permettono un risparmio di 320.000 tonnellate di anidride carbonica.

    La risposta a Camera di Commercio

    Non è vero che Genova è una della città più care per la tariffa sui rifiuti. Il problema del carico per le piccole e medie imprese va ricercato soprattutto nella distribuzione del costo complessivo della tariffa, tra quota domestica e non, e sulla quantità relativamente modesta di esercenti che devono sobbarcarsi la copertura di questo onere. Questa, in estrema sintesi, la risposta di Amiu alla denuncia lanciata dalla Camera di Commercio di Genova nel corso dell”illustrazione del rapporto 2016 sui rifiuti urbani e l’acqua potabile a cura dell’Osservatorio tariffe per la Liguria. «Nel bilancio di sostenibilità di Amiu che presentiamo oggi – sottolinea all’agenzia Dire il presidente Marco Castagna – si danno tante risposte ai quesiti tipici dei genovesi: dove va la spazzatura? Andava tutta a Scarpino? è vero che la Tari di Genova è la più cara d’Italia?“. Tra le risposte, si scopre, ad esempio, che «il costo medio per abitante spalmato indifferentemente tra cittadini ed esercizi – spiega Castagna – colloca la Tari pagata a Genova assolutamente nella norma rispetto al resto del Paese; è chiaro che se riusciamo a realizzare un ciclo virtuoso, sono costi che nel futuro posso progressivamente scendere”. Facendo riferimento ai dati 2013 relativi ai conti consuntivi dei Comuni sopra i 200.000 abitanti, Genova si colloca al 9° posto su 16 nella classifica delle città più care con un costo medio per abitante di 203,2 euro: la classifica è guidata da Venezia con 366,8 euro all”anno per abitante e chiusa da Trieste con 165,1 euro per abitante all”anno. Nel 2015, il gettito complessivo della Tari per il Comune di Genova (che per legge deve coprire tutti i costi del servizio Amiu) ammontava a poco più di 126,5 milioni di euro, con un carico ripartito per il 56% sull”utenza domestica e per il restante 44% sull”utenza non domestica, ovvero rispettivamente poco piu” di 70,8 milioni e poco meno di 55,7 milioni, secondo quanto stabilito da una delibera comunale del 9 luglio 2015. Il costo pro capite per la sola quota domestica risulta quindi di circa 0,33 euro al giorno per abitante.

    L’attacco di Antonio Bruno

    Dopo l’uscita dei dati, arriva l’attacco di Antonio Bruno, consigliere comunale della Federazione della Sinistra. Analizzando i numeri, infatti, oltre la metà dei rifiuti Indifferenziati raccolti a Genova (2015: 223.981, dati assesorato Ambiente Comune Genova) a Genova vengono inceneriti. Le quantità rimanenti sono così distribuite: 45.850 all’inceneritore di Parola (Pavia), 38.684 in quello Iren di Torino, 22.037 da A2A Ambiente. «E’ il frutto delle politiche di questi decenni, compresi quelli dalle giunta di centro sinistra che in 4 anni non è riuscita a trovare il posto per fare un impianto di compostaggio», commenta il consigliere comunale FdS Antonio Bruno.
    «La maggioranza di Comune e città Metropolitana dovrebbero spiegare perché non hanno preteso che la bonifica e la messa in sicurezza della discarica di Scarpino non venga finanziata dallo Stato come emergenza ambientale e sanitaria – continua il consigliere – con la conseguenza che i 60 milioni di euro che servono verranno pagati dai genovesi, essendo molto improbabile che i privati di Iren – a cui la Giunta si accinge a cedere la gestione dei rifiuti – si accollino questa spesa». Nel frattempo nei prossimi giorni arriverà in città il premier Matteo Renzi, con in tasca un accordo strategico di finanziamenti straordinari: sarà previsto qualcosa per la gestione dei rifiuti?