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  • Amiu, entro fine 2017 maggioranza a Iren. Prima aumento di capitale al 49%, poi arriveranno gli impianti

    Amiu, entro fine 2017 maggioranza a Iren. Prima aumento di capitale al 49%, poi arriveranno gli impianti

    amiuEntro la fine del 2017 Amiu non sarà più a maggioranza pubblica. A stabilirlo è la delibera di giunta, approvata questa mattina, che fissa le linee guida per l’aggregazione societaria industriale tra la partecipata del Comune di Genova per la gestione del ciclo dei rifiuti e Iren ambiente spa. Nei criteri operativi, illustrati alla stampa dagli assessori al Bilancio e all’Ambiente, Francesco Miceli e Italo Porcile, l’ingresso della multiutility come aumento di capitale di Amiu è, infatti, fissato in due passaggi. Una prima fase, da concludersi appena terminato l’iter procedurale, che consiste nell’apporto in denaro che fisserà la presenza di Iren al 49%. La seconda fase, da concludersi entro un anno, vedrà, invece, un nuovo aumento di capitale, nelle forme di apporto di impianti o di interventi finanziari vincolati alla realizzazione degli stessi in territorio metropolitano o limitrofo, che porterà Iren oltre al 51% del capitale sociale e, dunque, a far perdere la vocazione a maggioranza pubblica di Amiu. Passaggio, quest’ultimo, che, nonostante le rassicurazioni di palazzo Tursi, smentirebbe nei fatti l’accordo con i sindacati, già comunque in parte disatteso dalla manifestazione di interesse che il Comune aveva pubblicato a riguardo. La governance della nuova Amiu penderà fin da subito verso Iren, a cui spetterà la nomina del nuovo amministratore delegato. «Ma si ipotizza un sistema – assicura Miceli, come riportato dall’agenzia Dire – che permetta sempre al Comune di presidiare le strategie complessive e cruciali della società, mentre spetterà a Iren la gestione quotidiana. Inoltre, vi è la garanzia che l’identità territoriale dell’azienda rimarrà a Genova».

    Scarpino 3

    Ai sensi di una norma contenuta nella finanziaria del 2015, non dovrebbero esserci particolari ostacoli per la concessione di una proroga al contratto di servizio per Amiu altrimenti in scadenza nel 2020, anche se i delicati rapporti tra Comune e Città metropolitana, da un lato, e Regione Liguria, dall’altro, invitano alla prudenza. Nel frattempo, sarà ottenuta l’Aia (Autorizzazione integrata ambientale) per l’apertura di Scarpino 3, la cosiddetta discarica di servizio, e sarà presentato un nuovo piano finanziario alla Città metropolitana che comprende i costi di accantonamento per la gestione post mortem di Scarpino 1 e 2. Inoltre, verrà ridefinita in 10 anni la rateizzazione per la copertura degli extra costi dovuti al conferimento dei rifiuti fuori gestione, dopo la chiusura di Scarpino.

    Impossibile, al momento, quantificare economicamente il valore delle partecipazioni nella nuova Amiu perché il Comune ha chiesto una nuova valutazione del valore attuale della partecipata, prezzo base su cui fare i calcoli per il primo ingresso di Iren al 49% e il valore potenziale futuro in vista del secondo aumento di capitale. «Una volta che saranno noti i valori – spiega Miceli – le parti firmeranno un accordo di investimento che prevedrà il contratto di servizio prorogato, lo statuto di Amiu rivisto, la garanzia di patti parasociali, un nuovo piano industriale ottimizzato ottimizzato, che dovrà recepire quello già realizzato da Amiu per il 2020». Il tutto entro fine marzo. Garantiti anche gli attuali livelli occupazionali e l’attivazione di un processo per la stabilizzazione del precariato.

    Tutto a buon fine?

    Iren, nei fatti, sembra aver “vinto” su tutto. Ora la parola passerà al Consiglio comunale che voterà, verosimilmente a metà gennaio, la delibera approvata oggi dalla giunta e che già domani inizierà l’iter in Commissione. A quel punto, il Comune dovrebbe avere il via libera ad attivare il vero e proprio tavolo negoziale con Iren. «La finalità – sottolinea Miceli sempre all’agenzia Dire  – è avere un soggetto societario in grado di garantire il migliore sviluppo possibile sul tema dei rifiuti, creando un soggetto forte in un settore strategico per gli enti locali, evitando il rischio di situazioni viste ad esempio a Roma e Napoli». Secondo l’amministrazione, tutto questo processo dovrebbe terminare entro la fine di marzo. Poi, un secondo passaggio in Consiglio comunale a sigillo della trattativa, in tempo per la fine del ciclo amministrativo. Prodromica a tutto il processo, l’autorizzazione all’aggregazione che il Comune di Genova dovrà immediatamente chiedere all’Autorità garante della concorrenza e del mercato perché Iren è un società quotata in borsa.

  • Teatro della Tosse, al via stagione 2017 nel segno di Luzzati. Negli ultimi 6 anni triplicati gli spettatori

    Teatro della Tosse, al via stagione 2017 nel segno di Luzzati. Negli ultimi 6 anni triplicati gli spettatori

    Foto di Alberto Rizzerio
    Foto di Alberto Rizzerio

    “Io traggo dall’assurdo tre conseguenze: la mia rivolta, la mia libertà e la mia passione”. Si sintetizza così, con le parole di Albert Camus tratte da “Il mito di Sisifo” la stagione 2017 del Teatro della Tosse, contraddistinta dal decennale della scomparsa di Emanuele Luzzati e dal conseguente affindamento della direzione del teatro a Emanuele Conte. E proprio per celebrare degnamente l’anniversario della morte di Luzzati, il 26 gennaio verrà inagurato un nuovo spazio polifunzionale: il Luzzati Lab, con una mostra dedicata ai costumi del fondatore e di Bruno Cereseto. «Diventerà un simobolo molto forte della nostra storia – sostiene Conte – il recupero e in parte il riutilizzo del laboratorio di scenografia voluto, comprato e donato al teatro proprio da Lele Luzzati. Da alllora il teatro è cambiato e non consente più le grandi coreografie che si realizzavano per gli spettacoli di Luzzati. Allora abbiamo pensato di dividere lo spazio in due: da un lato resta il laboratorio di scenografia, dall’altro il teatro si apre alla città con un luogo dedicato alla formazione del pubblico, alla formazione professionale, alle esposizioni e perché no al teatro di posa».

    «Il teatro continua a crescere (in 6-8 anni abbiamo triplicato il pubblico) così come continuano a diminuire i contributi pubblici – analizza Contele logiche di sostegno del territorio e dello Stato non hanno ritenuto abbastanza meritevole il nostro lavoro e ancora una volta lo hanno penalizzato riducendo le risorse. Abbiamo scelto di rispondere a questo mancato riconoscimento mettendo sul piatto la nostra storia e il nostro impegno»A consentire la prosecuzione delle attività per il teatro, anche e soprattutto il sostegno economico privato della Compagnia di San Paolo. «La cultura resta per pochi perché se ne fa poca – afferma Roberto Timossima basterebbe che solo l’1% delle transazioni finanziarie annuali in un anno fosse destinato alla cultura per raddoppiare gli attuali finanziamenti».

    «In un contesto come questo – sostiene l’assessore alla Cultura del Comune di Genova, Carla Sibilla l’atteggiamento giusto è spingere e proporre, non chiedersi se restare o andarsene come hanno fatto qualche giorno fa gli industriali nelll’assemblea cittadina. Restiamo e lavoriamo a testa bassa come molti giovani ci insegnano. Il mio augurio per la Tosse è di serenità aggressiva per il futuro, per essere sempre più tenaci e grintosi».

    La stagione

    5-cuisine-teatro-tosseNella seconda stagione della direzione artistica di Amedeo Romeo, che chiude il primo triennio della riforma teatrale italiane che aveva inserito la Tosse tra i Teatri di rilevante interesse culturale, saranno una sessentina gli spettacoli allestiti, in un cartellone che come ormai di consueto non segue la stagionalità ma l’anno solare. «Vorrei fare mio il motto del National Theatre di Londra – spiega il direttore artistico – per “fare il migliore teatro possibile e condividerlo con il maggior numero di persone”»Sul modello dei grandi teatri europei, la programmazione 2017 della Tosse è attraversata da momenti tematici che si alternano agli ormai consueti appuntamenti con i festival, il meglio della nuova drammaturgia e le produzione proprie che escono dalla mure del teatro e della città.

    Entrando nel dettaglio, sono 4 i momenti tematici caraterizzati da altrettanti festival: Passaggi –Sguardi sulla morte, Life festival, Calcio d’inizio, Resistere e creare.

    A marzo Passaggi –Sguardi sulla morte, con quattro vitalissimi spettacoli (Non c’è limite Alpeggio di Alessandro Bergallo, La Palla Rossa, Infinita, Sulla Morte senza esagerare) che affrontano con serietà e ironia il tema difficile della morte in collaborazione all’associazione di volontariato Braccialetti Bianchi di Genova che offre accompagnamento e sostegno interiore ai malati terminali e alle loro famiglie. Tornerà in primavera il Life Festival, la rassegna di teatro a tematiche omosessuali che per il terzo anno arriverà alla Tosse con un cartellone ricco di sorprese che coinvolgerà molte realtà culturali del territorio genovese. A ottobre la novità Calcio d’inizio, prima edizione di quello che diventerà un festival di teatro urbano, che si svolgerà fuori dal teatro, in cui, tra gli altri titoli, verrà presentato Pier Paolo!, un progetto di Giorgio Barberio Corsetti dedicato all’arte di Pier Paolo Pasolini e alla sua grande passione per il calcio, il tutto ripreso da telecamere che proiettano ciò che avviene nel rettangolo verde e sugli spalti del campetto dei Giardini Luzzati. Un corto circuito tra poesia, agonismo, teatro e sport come sarebbe piaciuto a Pasolini. Infine, a novembre, la terza edizione di Resistere e creare – la rassegna di danza internazionale con la direzione artistica di Michela Lucenti.

    Impossibile dare conto di tutto il cartellone che potrete trovare con dovizia di particolari sul sito della Tosse (http://www.teatrodellatosse.it). Ci limitiamo solo ancora a qualche rapida sengalazione. Ad esempio, degli spettacoli fuori dal Teatro: per due settimane, alla fine di giugno, torna al padiglione Blu della Fiera del Mare Il Maestro e Margherita, nato da un progetto di Emanuele Conte che si confronta con il libro di Bulgakov. Quest’anno, fuori dalla “collina Luzzati” usciranno anche alcune ospitalità come Il Volo – La Ballata dei Pichettini, spettacolo dedicato alle morti bianche che si svolgerà nella Sala Chiamata del Porto di Genova il 22 marzo, in collaborazione con Filt Cgil Genova e della Camera del Lavoro di Genova. In apertura del cartellone del Life festival, all’ex manicomio di Quarto il 6 maggio in collaborazione con il Teatro dell’Archivolto verrà allestito lo spettacolo MDLSX dei Motus, un coming out teatrale, in forma di rave. E poi, ancora, i grandi spettacoli itineranti: a luglio, ai Giardini Luzzati, toccherà a La macchina del tempo, cui faranno seguito gli ormai tradizionali appuntamenti in riviera e ad Apricale.

    E poi, la stagione delle Sale “In Trionfo” e “Cantiere Campana”, la prima dedicata al teatro fisico e alle grandi produzioni internazionali, la seconda che oltre ad avere una sensibilità sulla nuova drammaturgia diventa residenza artistica per tre compagnie nazionali che operano in quest’ambito. Si parte con lo spettacolo di Capodanno, il 31 dicembre alle 22, Candido con la regia di Emanuele Conte, che tornerà dal 17 al 21 gennaio. Nel mezzo, il 7 gennaio, l’anteprima in musica con lo spettacolo Luigi omaggio a Luigi Tenco con Armando Corsi e Roberta Alloisio, e il 12 gennaio Cuisine & confessions della compagnia canadese Les 7 doigts de la main che trasforma la cucina in un palcoscenico per straordinari numeri di acrobazia danzata, ad alto tasso spettacolare e giocati sul tempo di cottura che non perdona. Fino al 14 gennaio.

     

    Cartellone 2017

    7 gennaio

    Luigi – omaggio a Luigi tenco

    Roberta Alloisio

     

    12-14 gennaio

    Cousine & confessions

    7 dita della mano

     

    17-21 gennaio

    Candido

    Teatro della Tosse

     

    26-29 gennaio

    Tre Alberghi

    Stabile del Friuli Venezia Giulia

     

    30 gennaio – 1 febbraio

    Piccoli Eroi

    Teatro del Piccione

     

    2-4 febbraio

    Homicide House

    MaMiMo

     

    9-11 febbraio

    Proclami Alla Nazione

    Teatro Campestre

    Elisabetta Granara

     

    16-18 febbraio

    Cinglish

    Teatro Carcano

     

    22 febbraio – 4 marzo

    I Giusti

    Teatro della Tosse

    Regia Emanuele Conte

     

    9-12 marzo

    Sorry Boys

    Marta Cuscunà

     

    16-18 marzo

    Non c’è limite Alpeggio

    Teatro della Tosse

    Alessandro Bergallo

     

    17-18 marzo

    La palla rossa

    Marco Taddei

     

    18-19 marzo

    Infinita

    Familie Flöz

     

    22 marzo

    Il Volo – La Ballata dei Pichettini

    Teatro delle Albe

     

    23 marzo

    Prometeoedio

    Teatro della Tosse

    Regia Emanuele Conte

     

     

    24-26 marzo

    Sulla morte senza esagerare

    Teatro dei Gordi

     

    31 marzo-2 aprile

    House in Asia

    Agrupación Señor Serrano

     

    6-8 aprile

    De Revolutionibus

    Minasi/Carullo

     

    20-22 aprile

    Fotofinish

    Antonio Rezza / Flavia Mastrella

     

    4-6 maggio

    Animali da Bar

    Carrozzeria Orfeo

     

    Maggio

    Life Festival

    6 MAGGIO Mdlsx

     

    Giugno

    Il Maestro e Margherita

    Ideazione e regia Emanuele Conte

    Con Michela Lucenti e Balletto Civile

    Produzione Teatro della Tosse

    Giugno- Agosto

    La Tosse d’Estate

     

     

    Ottobre

    CALCIO D’INIZIO

    • Pier Paolo !

         Giorgio Barberio Corsetti – produzione Fattore K

     

     

     

    Novembre

    RESISTERE E CREARE – Rassegna di danza III edizione

     

    Novembre

    Disgraced

    Jacopo Gassman

    Teatro della Tosse/ Teatro di Roma, Teatro Nazionale

     

    Novembre

    Andy Warhol Superstar

    Laura Sicignano

    Teatro della Tosse / Teatro Cargo

     

    Dicembre

    Io non ho mani che mi accarezzano il viso

    Francesca Macrì e Andrea Trapani

    Teatro della Tosse / Fattore K /Teatro dell’Elfo / Compagnia Biancofango.

     

  • Ex-Gavoglio, firmato il passaggio al Comune di Genova. Ora la stesura del PUO e dei bandi per rendere il progetto realtà

    Ex-Gavoglio, firmato il passaggio al Comune di Genova. Ora la stesura del PUO e dei bandi per rendere il progetto realtà

    gavoglio-lagaccio-2Firmato questa mattina nel Salone di rappresentanza di Palazzo Tursi, sede del Comune di Genova, l’accordo di valorizzazione dell’ex Caserma Gavoglio, imprescindibile per il passaggio del compendio dal Demanio all’ente locale. Presenti, tra gli altri, il sindaco Marco Doria e il direttore dell’agenzia del Demanio, Roberto Reggi. Il programma di valorizzazione deriva anche dal percorso partecipativo avviato nel 2014 con l’obiettivo di riaprire gli spazi al quartiere e alla città. «Abbiamo già cominciato a restituire la Gavoglio ai cittadini – dichiara il sindaco, come riportato dall’agenzia Dire – perché c’è già una casa di quartiere e un cortile che è diventato un giardino pubblico e altri spazi che verranno restituiti». La strada per arrivare ad oggi, però, è incominciata qualche anno prima, esattamente nel 2008, quando i cittadini hanno iniziato ad organizzarsi in comitati e associazioni, tra cui il gruppo “Progettare la Città” e la rete di associazione “Voglio la Gavoglio”: centinaia di assemblee e incontri, che hanno generato nel 2012 circa 450 osservazioni sul Puc, chiesto ed ottenuto commissioni ad hoc e innumerevoli iniziative sul territorio. “Guardando indietro, ripercorrendo tutto quello che è stato fatto, oggi è una giornata da festeggiare – dichiara Enrico Testino, fondatore di “Progettare la Città”e dobbiamo ringraziare l’amministrazione, soprattutto  il sindaco Marco Doria e l’assessore Piazza, per essere stati dietro a questo progetto».

    Tra il dire e il fare…

    Attualmente l’ex caserma consta di 19.100 metri quadrati di superficie coperta e 30.900 metri quadrati scoperti, mentre il volume complessivo degli edifici ammonta a 223.400 metri cubi. Il percorso di valorizzazione sarà costruito progressivamente, a partire proprio dalle linee guida condivise nero su bianco questa mattina. «Ci saranno spazi verdi (tra i 10.000 e i 16.000 metri quadrati, ndr) con demolizione di volumi non vincolati in un quartiere densissimo dal punto di vista dei fabbricati – assicura Doria – ma c’è anche la necessità di definire degli investitori». Il Comune di Genova potrà realizzare un parco urbano attraverso un finanziamento europeo di poco superiore ai 3,1 milioni di euro, 1,7 dei quali destinati direttamente a palazzo Tursi. Stando ai progetti, però di soldi ne mancano all’appello ancora molti: oltre sessanta milioni, nell’ipotesi meno onerosa, da recuperare per far diventare realtà questo disegno ambizioso quanto importante per il quartiere ma non solo. I prossimi passi saranno quelli decisivi: il Comune dovrà realizzare un PUO (Progetto Urbanistico Operativo), entrando nel dettaglio per le scelte di destinazione degli spazi e delle strutture, per poi indire i relativi bandi per la realizzazione concreta: «Speriamo che riparta il percorso partecipativo interrotto un anno fa – sottolinea Testino – perché se si lavora insieme con il territorio, progetto e bandi potranno essere più facilmente realizzabili e sostenibili». Un appello a ritrovare un dialogo che in questi anni si è rivelato fondamentale, e che, senza dirlo, per “contrappasso” riporta alla mente i troppi esempi di “incompiute” sparsi sul nostro territorio. «Un’altra criticità è senza dubbio la potenziale durata dei lavori, che dovrebbe essere di 10 anniaggiunge – e che in un quartiere “intasato” come il Lagaccio, potrebbe, se mal gestiti, risultare dannosa. Serve quindi uno studio pubblico per questo».

    Punto di arrivo, punto di partenza

    La firma di oggi, quindi, ha un doppio significato: suggella un percorso, anche difficile, nato dal territorio e interpretato dall’amministrazione, aprendone però un altro, forse ancora più complesso e delicato. La realizzazione del “Progetto Ex Gavoglio”, quindi è appena incominciata: riusciranno le istituzioni a garantire che questo sogno diventi realtà? Non sarà cosa facile, certamente, ma la strada della condivisione ha portato i frutti oggi giustamente celebrati. Da domani, però, incomincia il lavoro vero.

    Nicola Giordanella

  • Ianuenses e il Natale di Aleppo. Il legame tra la città siriana e la Genova medievale

    Ianuenses e il Natale di Aleppo. Il legame tra la città siriana e la Genova medievale

    foto di Salah2ola
    foto di Salah2ola

    Fuori d’ogni retorica. Quel che è accaduto e ancora sta accadendo ad Aleppo non può non scuotere le coscienze. La battaglia e l’evacuazione di Aleppo – la più popolosa città della Siria, più ancora di Damasco – è una pagina nera della storia recente. Pare che del milione e mezzo (e oltre) di persone da cui era popolata, 40.000 siano ancora intrappolate al suo interno, in attesa d’un qualche corridoio umanitario. Ben magra consolazione per una delle città più antiche al mondo dove i morti non si contano. Aleppo la “bigia”, patrimonio dell’UNESCO dal 1986, eletta nel 2006 a capitale della cultura del mondo islamico; Aleppo musulmana e Aleppo cristiana (i cristiani sono – erano – circa 300.000, appartenenti a dieci confessioni diverse) – è, oggi, un cumulo di macerie intrise del sangue dei suoi abitanti: sangue di uomini, donne e bambini. Non vi sarà Natale, per i bambini di Aleppo. Così come non v’è stato alcun Mawlid al-Nabī – il Natale del Profeta –, celebrato quest’anno il 12 dicembre. Ma non ad Aleppo.

    Una lunga storia

    Non è questa la sede per discorrere di come si sia giunti a questo punto. Credo sia più utile cercare di convincere il lettore del fatto che la tragedia di Aleppo non possa – non debba – lasciarci indifferenti. E credo che non vi sia moto migliore del ripercorrerne la storia (alla quale, come si vedrà, i Genovesi non sono affatto estranei). Perché conoscere la storia di un luogo contribuisce a renderlo un po’ più nostro, un po’ più vicino.

    Nell’arco degli ultimi millenni Aleppo ha conosciuto dominazioni diverse, documentate a partire dal 2000 a. C., quando la città diventa la capitale degli Amorrei, prima d’esser conquistata dagli Ittiti, quindi, nel VIII secolo a. C., dagli Assiri, presto scalzati dai Babilonesi, seguiti dai Persiani. Per comprendere la grandezza di Aleppo basterebbe fermarsi qui; e pensare al solo fatto che ciascuno di questi popoli ha lasciato tracce di sé. Aleppo, dunque, è sorta da un crogiuolo di culture accatastatesi le une sulle altre. Conquistata da Alessandro Magno nel 333 a.C., occupata dalle truppe di Pompeo nel 64 a. C., distrutta da Cosroe I nel 540 e ricostruita poco dopo da Giustiniano, la città entra velocemente nell’orbita dei califfi omayyadi, che la trasformano in un gioiello d’architettura musulmana. E’ in questo periodo che è edificata la Moschea di Zaccaria, che conserva – così si ritiene – i resti del padre di Giovanni Battista, profeta anche dell’Islam; seguita, qualche tempo dopo, dalla possente cittadella, che poteva ospitare sino a 10.000 persone in caso d’assedio, contro la quale si infrangeranno gli eserciti crociati nel 1098 e nel 1124, decisi a fare della città un avamposto strategico nell’immediato retroterra di Alessandretta, suo porto naturale. In quel frangente, Aleppo assume chiaramente il ruolo di principale difesa contro l’invasore. Soltanto i Mongoli la violeranno, nel 1260; dopodiché, sarà occupata dalle truppe di Tamerlano, al principio del Quattrocento, prima d’entrare a far parte – nel 1516/1517, dopo la sconfitta mamelucca – dell’impero ottomano.

    Tra Genova e Aleppo

    Foto di Gianfranco Gazzetti
    Foto di Gianfranco Gazzetti

    E’ a questo periodo che risale il suo bel Caravanserraglio, dove, nel 1539, i Veneziani avrebbero installato un proprio fondaco. Ma la città era frequentata dai mercanti occidentali già da tempo; e, tra di essi, soprattutto dai Genovesi. Numerosi sono, infatti, i contratti notarili conservati nell’Archivio di Stato di Genova che citano esplicitamente viaggi compiuti «per terram Solie usque ad Halep» o «per riveriam Solie usque ad Halep», dove «Solie» sta naturalmente per «Siria». Ciò era un portato dell’ottenimento di nuovi privilegi commerciali: nel 1205, il principe di Antiochia, Boemondo IV – imparentato, peraltro, con gli Embriaci, ormai stabilitisi a Gibelletto – concesse ai Genovesi protezione nei propri territori, oltre alla conferma dei diritti da loro goduti in Antiochia, dietro la corresponsione di 3000 bisanti e del servizio di due galee e trecento armati. Il commercio tra la latina Antiochia, la musulmana Aleppo, il regno di Gerusalemme – che aveva capitale ad Acri nel golfo di Haifa –, e l’Egitto ayyubide avrebbe rappresentato per qualche tempo un utile sostitutivo della rotta per Costantinopoli, dal 1204 in mano veneziana. Fu così che Aleppo si avviò a divenire una delle piazze commerciali musulmane maggiormente frequentate dai latini; forse già a motivo del suo famoso sapone, com’è noto prodotto con olio d’oliva e profumato con olio d’alloro, alla base di molti prodotti simili europei (ad esempio, del sapone di Marsiglia); senza dubbio, del suo allume – quel minerale così importante in età medievale in quanto necessario, tra le altre cose, per fissare il colore sui panni –, prima che il genovese Benedetto Zaccaria desse avvio allo sfruttamento delle miniere di Focea, sulla costa anatolica.

    Aleppo, dunque, acquisì, tra Medioevo e prima età moderna, un ruolo particolare nello scacchiere vicino-orientale quale punto nodale per le comunicazioni e gli scambi. Se ieri rappresentava uno dei terminali occidentali delle cosiddette “vie della seta”, oggi non è altro che un ponte tra il Mediterraneo, da cui dista meno di 150 km, la Turchia, a nord, e il resto della Siria. Di qui, la sua rilevanza geopolitica.

    La vittoria di Assad – se di vittoria si può parlare, in una guerra che in circa sei anni ha guadagnato alla coscienza dell’umanità oltre 400.000 vittime – rappresenta un punto di svolta nel conflitto. Il controllo di Aleppo permetterà alle truppe governative di volgersi più decisamente verso Raqqa’. E poi?

    Antonio Musarra

  • La fontana di De Ferrari si colora con i Led. Crivello: “Il regalo di Natale alla città e ai turisti”

    La fontana di De Ferrari si colora con i Led. Crivello: “Il regalo di Natale alla città e ai turisti”

    luci-de-ferrari-01Dopo l’intesa opera di pulizia e restyling degli ultimi giorni, è finita l’attesa per vedere l’acqua della fontana di piazza De Ferrari, cuore di Genova, colorarsi grazie alla luce dei faretti led. Questa sera, gli operai di Aster hanno infatti provato il funzionamento della nuova attrazione voluta dal Comune di Genova che inaugurerà ufficialmente domani pomeriggio alle 17. Aster, la partecipata di Palazzo Tursi per le manutenzioni, ha installato 80 proiettori con sorgente led ad alta potenza in corrispondenza del getto centrale, dei getti posti lungo la circonferenza e nella vasca sotto il bacino per rendere ancor più attraente l’impatto per i genovesi e per i tanti turisti presenti in città. «Abbiamo lavorato insieme ad Aster per fare questo regalo di Natale a tutti i genovesi e ai turisti – commenta l’assessore ai Lavori pubblici del Comune di Genova, Gianni Crivello – per rendere ancor più suggestivo l’effetto scenico in una piazza bellissima e frequentatissima».

    luci-de-ferrari-02La fontana si accenderà tutte le sere dalle ore 18 alle ore 22. «Cominceremo con il bianco e il rosso, i colori della bandiera genovese – afferma l’assessore alla agenzia Dire – ma le possibilità di dipingere la tavolozza sono molto variegate. Genova è una città che sta conoscendo un momento particolarmente positivo per quanto riguarda la presenza di visitatori italiani e stranieri e la fontana di piazza De Ferrari, diventato uno dei segni distintivi della nostra città, è tra i monumenti più fotografati». In realtà, il simbolo della piazza centrale del capoluogo ligure non è nuovo a colorazioni: soprattutto in occasioni di giornate nazionali e internazionali di sensibilizzazione, l’acqua della fontana negli ultimi anni è stata spesso colorata per attirare l’attenzione dei genovesi. Da domani si passerà dagli additivi alle luci.

  • Villa Gentile, Comune ripristina barriera tra pista e area pubblica. Al via raccolta fondi per nuovi giochi nel parco

    Villa Gentile, Comune ripristina barriera tra pista e area pubblica. Al via raccolta fondi per nuovi giochi nel parco

    villa-gentile (14)Il Comune di Genova potrebbe intervenire nei prossimi mesi per ripristinare la barriera divisoria tra la pista di atletica e l’area verde pubblica; in questo modo, il parco pubblico tornerebbe ad essere cosa a parte rispetto all’impianto di Villa Gentile, senza, quindi, dover dipendere dagli orari del campo sportivo, riconquistando il ruolo di parco pubblico a tutti gli effetti. Una notizia che nasce da un’indiscrezione, confermata “sottovoce” da alcuni esponenti della giunta, a margine della scorsa seduta del Consiglio comunale. Forse non si può parlare di progetto in fase esecutiva, ma la cosa non è stata smentita, anzi. Tutto questo mentre gli abitanti di Sturla hanno organizzato una raccolta fondi per acquistare ed istallare all’interno dell’area alcuni nuovi giochi destinati ai numerosi bambini che frequentano gli unici giardinetti del quartiere.

    Confini e confinati

    La vicenda che contrappone gli abitanti, organizzati in un comitato, e gli attuali concessionari dell’impianto sportivo potrebbe, quindi, arricchirsi di un nuovo capitolo. Il problema della divisione tra pista e parco pubblico, infatti, è alla base del contendere, come più volte Era Superba ha documentato: la sua rimozione, non espressamente prevista dal contratto, oggi permette la continuità degli spazi, costringendo i cittadini fruitori del parco pubblico a “subire” le attività sportive, compresi gli orari di apertura e chiusura che per convenzione sono a carico dalla società sportiva che gestisce l’impianto di atletica. I cittadini più volte hanno denunciato che questa rimozione aveva di fatto annesso lo spazio verde al campo, facendo decadere la valenza pubblica dell’area. La reintroduzione della barriera, stando agli atti della concessione, in teoria non dovrebbe modificare i termini del contratto, visto che non ne era prevista la rimozione: secondo quanto sottoscritto dalle parti, infatti, la società sportiva deve garantire comunque l’apertura e la chiusura del parco, esplicitamente descritto come pubblico, a prescindere dalle attività sportive in atto o meno.

    Raccolta fondi per i giochi

    raccolta-fondi-sturla-nataleNel frattempo i cittadini di Sturla si stanno organizzando per arricchire ulteriormente il “proprio” spazio verde: la festa natalizia prevista per la giornata del 18 dicembre, completa di stand gastronomici, mercatino e animazioni per i bambini, è l’occasione per lanciare la raccolta fondi per dotare il parco di attrezzature pubbliche destinate ai bambini. L’iniziativa è stata patrocinata anche dallo stesso Municipio IX Levante: «La nostra intenzione – ci spiegano i rappresentanti del Comitato per la difesa di Sturlaè quella di sostituire alcune pericolose istallazioni di cemento, destinate esclusivamente agli atleti, con dei giochi per i più piccoli, come tutti i parchi pubblici, perché quello di via Era è un parco pubblico, peraltro l’unico del quartiere, e quindi deve essere gestito come tale».

    Buona notizia o contentino?

    Tutta la vicenda legata a Villa Gentile, come abbiamo visto, è complessa: il nuovo regolamento per la gestione e la concessione degli impianti sportivi, approvato recentemente in Sala Rossa, ha cambiato ulteriormente le carte in gioco. Le concessioni già in essere possono “migrare” nel nuovo assetto normativo, e in ballo tornano quindi termini, impegni, investimenti e finanziamenti. Per quanto riguarda Villa Gentile, il ripristino dei confini tra parco pubblico e impianto sportivo è sicuramente una buona notizia per gli abitanti di Sturla; bisogna considerare, però, che i tavoli di trattativa tra amministrazione e concessionario probabilmente saranno riaperti, e il passo che porta una buona notizia a diventare un “contentino” da giocarsi in fase di contrattazione è breve.

    Nicola Giordanella

  • Villetta di Negro, tra eterni lavori in corso ed un’eccellenza che non c’è più. L’abbandono del polmone verde della città

    Villetta di Negro, tra eterni lavori in corso ed un’eccellenza che non c’è più. L’abbandono del polmone verde della città

    Foto di Ilaria Camprincoli
    Foto di Ilaria Camprincoli

    Un investimento da 800 mila euro per riqualificare Villetta di Negro, eppure dopo poco, il degrado torna a farsi vivo. Tra i cespugli di quello che viene considerato uno dei più grandi polmoni verdi della città, le siringhe non sono un caso e la sporcizia fa da padrona in ogni angolo; ma soprattutto il lavori, in teoria di ripristino, pare abbiano cancellato l’antico splendore

    Tra il 2012 il 2014 sono stati spesi 800 mila euro per opere edili, verde e impianti all’interno della villa. I lavori, deliberati dalla vecchia amministrazione del Comune di Genova e messi in atto dall’ex Assessore all’ambiente Valeria Garotta, sono stati articolati in due tranche, con i primi 300 mila euro è stato rifatta la zona della Villetta adiacente piazzale Mazzini e il giardino all’italiana, mentre la seconda tranche ha coinvolto tutto lo spazio verde. La potatura di alberi, riordino di sottobosco e aiuole, messa a dimora di alberi di pregio tra cui faggio pendulo, ciliegio da fiore, acero rosso e ricostruzione del “Viale della Rimembranza” con tassi piramidali in filare è costata 500mila euro. Sul sito del Comune di Genova si legge anche “Si è intervenuti, anche, su sistemi di videosorveglianza e illuminazione scenografica, impianto di irrigazione, gruppo di alimentazione della cascata, oggi, revisionato e a norma.”
    Nel progetto di riqualificazione era incluso anche un servizio di presidio degli ex militari per il all’interno della Villa, un servizio attivato per allontanare i male intenzionati e mantenere una vivibilità di un certo tipo. Un servizio che oggi è già sospeso.

    «Il presidio da parte degli ex militari va ripreso anche perché la villa è oggetto d’interesse di turisti», dice Fabio Grubesich, Vice Presidente del Municipio centro est. Un taglio dovuto al bilancio critico del Comune che ha dovuto sospendere anche il rimborso del biglietto dei trasporti pubblici di quei ex carabinieri o poliziotti disposti a prendersi cura della sicurezza della villa. Anche la videosorveglianza, che era stata impostata negli anni passati, sembra comunque non avere avuto effetti «Le telecamere di sorveglianza se installate devono portare ad azioni conseguenti – continua Grubesich – non basta osservare i monitor e non far niente, ma bisogna anche agire, bisogna tutelare e contrastare certi fenomeni. Va trovata una soluzione alternativa». Sorge anche il dubbio che le telecamere non funzionino più e che i lampioni non illuminino quanto dovrebbero. Nessuno ha risposto a queste risposte.

    La pulizia della villa non è da meno e la sporcizia è ovunque: «Noi del Municipio, collaboriamo con l’Anffas che saltuariamente porta i suoi ragazzi a fare delle pulizie», conclude il vicepresidente del Municipio. Un servizio biunivoco, utile anche per chi fa parte dell’associazione, ma non sufficiente per mantenere la pulizia di quello che un tempo era il gioiello della città; e soprattutto è evidente che la cura del verde non può essere affidata al volontariato.

    Lavori in corso eterni

    villetta3I lavori di certo non si possono definire conclusi. Nella parte più alta della villa ancora oggi si vedono le transenne e i cartelli di “lavori in corso”, eppure nessuno sta lavorando per portare a termine le opere di riqualificazione. E non solo se si va spulciare le vecchie foto di questo “polmone verde della città” si trovano le differenze. Laddove c’era una vasca piena d’acqua in cui nuotavano i cigni, oggi c’è una tinozza piena di pietrine colorate. E di cigni nemmeno l’ombra. L’uccelliera un tempo abitata da volatili di ogni specie, oggi è vuota, le farfalle che coloravano la parte sottostante la cascata non esistono più e il pergolato che si affacciava a una strepitosa vista su Genova e un tempo s’intrecciava a vivi rampicanti, oggi è arrugginito e malandato fa da base a dei rami secchi. La domanda è perchè dei lavori, che in teoria avrebbero dovuto riqualificare uno dei gioielli della nostra città, ad oggi sembrano aver invece cancellato un’eccellenza del cuore antico di Genova? A colorare la villa oggi non sono più gli animali e le piante, se mai sono i graffiti sul muro e i sacchetti d’immondizia tra le aiuole. Un risentimento comune da parte gli abitanti della zona che ancora portano nelle loro menti il ricordo di una villa verde e rigogliosa, tanto che si pensava di creare un comitato per riportare la Villa come un tempo. E nonostante tutto, oggi, il Comune non risponde.

    Elisabetta Cantalini

    Fotogallery di E.C.

     

  • Il ragazzo che amava gli alberi. Lo spettacolo del Duse per capire il richiamo della natura e delle sue radici

    Il ragazzo che amava gli alberi. Lo spettacolo del Duse per capire il richiamo della natura e delle sue radici

    Foto di Patrizia Lanna
    Foto di Patrizia Lanna

    Pino Petruzzelli, artista a tutto tondo, ha concentrato la propria produzione nello scrivere e  rappresentare culture e realtà sociali sperimentate in prima persona: infatti gli spettacoli che interpreta nascono dalla condivisione della vita e delle difficoltà dell’umanità incontrata nei
    viaggi in paesi delle coste mediterranee, non esclusa l’Italia.

    Un giovane professore di lettere arriva in una scuola nostrana, scuola come tante, fatiscente nelle strutture e banale nelle convinzioni, ma intitolata a due eroi moderni, Falcone e Borsellino. Si imbatte in un alunno difficile e silenzioso, il marocchino Rachid, poco presente in apparenza che sembra voler solo dormire in pace: almeno in aula, che per lui rappresenta il dopolavoro, dopo aver faticato, fin dall’alba, al mercato del pesce e consegnato il guadagno al padre.
    Non è interessato a brillare l’adolescente Rachid, non conosce il significato della competizione, ma un componimento sull’albero di Natale, da lui neppure consegnato direttamente, ne svela tutta l’originale capacità di osservazione e la vivace interiorità.Proveniente da una terra arida e spoglia, Rachid è attratto dagli alberi, vuole vivere tra gli alberi,si immedesima nei sentimenti che possono provare gli alberi morenti, tagliati per le utilità spesso effimere degli umani. E’ colpito dalla resistenza e dalla solitudine delle radici degli alberi tagliati, isolate dal fusto, alle quali nessuno bada più, tanto da venir lordate con distratta superficialità.

    La gita scolastica che porta ad esplorare da vicino percorsi boschivi alimentail gioioso stupore dell’adolescente nello sperimentare dal vivo le conoscenze botaniche acquisite dalle letture propostegli dal professore; addirittura si perde e viene ritrovato abbracciato ad un abete, creatura senziente della terra che per lui rappresenta la stanzialità, la madre, la sicurezza, le salde ritrovate radici di casa. Già, la sua casa, diversa da quella in cui abita, tra povere masserizie e un grande televisore al plasma. Potrebbe diventare una guardia forestale Rachid, ma il corpo insegnante decide che non è idoneo alla licenza media, no, al titolo che gli avrebbe aperto le porte per un agognato mestiere, no e poi ancora no.
    E così di Rachid si perdono le tracce: ha lasciato la terra bruciata e ne ha trovato un’altra, ha ripreso ad errare.
    Un monologo pacato e recitato su una scena fissa di alberi verdi, con un unico movimento di fronde.

    Elisa Prato

    “Il ragazzo che amava gli alberi” di e con Pino Petruzzelli, al Teatro Duse fino al 18 dicembre.

  • Piazza Cernaia rimane “libera”, e il Comune chiede ai municipi di individuare i luoghi di aggregazione da tutelare

    Piazza Cernaia rimane “libera”, e il Comune chiede ai municipi di individuare i luoghi di aggregazione da tutelare

    piazza-cernaia-centro-storico-casa-occupataNessun dehors occuperà piazza Cernaia. Le voci che circolavano da qualche settimana su una possibile richiesta di occupazione di suolo pubblico per fini commerciali sono state definitivamente smentite dalla giunta comunale, nella voce dell’assessore allo Sviluppo Economico Emanuele Piazza: «Nessuna pratica è in corso – ha dichiarato durante la seduta del Consiglio comunale dopo avere ricordato l’interesse dell’amministrazione comunale nel tutelare questo spazio – divenuto luogo di socialità importante per il centro storico».

    Tutelare la socialità

    Ma non solo: stimolato dall’interrogazione della consigliera Clizia Nicolella (Lista Doria) l’assessore ha reso nota l’idea dell’amministrazione di procedere, insieme ai vari municipi, ad una sorta di mappatura di tutte quelle piazze che hanno assunto un ruolo sociale aggregativo, per poi procedere con una sorta di tutela per mezzo di una delibera specifica.

    Gli spazi collettivi, quindi, potranno tornare a rendere vive le realtà territoriali, aiutando la socialità e l’incontro delle persone. In questo la storia recente di piazza Cernaia è un esempio importante: un’area che è tornata a vivere anche grazie alle iniziative, spesso spontanee, di chi ci vive con feste, sport, attività per bambini; i veri presidi contro l’abbandono del territorio e lo scollamento sociale. Va ricordata anche l’occupazione di qualche anno fa di alcuni appartamenti sfitti da anni, portata avanti dal Movimento per la Casa, che in qualche modo, nel suo modo, ha contribuito a dare veste nuova a questa piazza, perché, come è evidente gli spazi sono vivi quando sono “abitati”

    Nicola Giordanella

  • Ecco il Presepe delle “larghe intese”: di proprietà del Comune, allestito nella sede della Regione, inaugurato da Bagnasco

    Ecco il Presepe delle “larghe intese”: di proprietà del Comune, allestito nella sede della Regione, inaugurato da Bagnasco

    presepe-navone-luxoroE’ stato inaugurato oggi in Regione il presepe storico, alla presenza del Presidente Giovanni Toti, del cardinale Angelo Bagnasco e dell’assessore alla Cultura del Comune di Genova, Carla Sibilla. Il presepe del Settecento, opera dello scultore Pasquale Navone è stato esposto negli spazi regionali in collaborazione con il Comune di Genova, che ne ha concesso il prestito, con l’Accademia Ligustica di Belle Arti e il conservatore del Museo, Giulio Sommariva, studioso del presepe storico.

    Testimone della Storia e di Genova

    Ventiquattro le statue esposte nella Sala della Trasparenza, tra figure e animali, databili alla seconda metà del XVIII secolo. Il presepe che rimarrà in Regione fino al 15 gennaio, rievoca un significativo esempio della interpretazione “genovese” del presepe barocco: la Madonna, infatti, indossa una sontuosa veste di foggia seicentesca spagnola, impreziosita da galloni dorati, con sul capo, una corona d’argento, ricordo dell’incoronazione della Vergine “Regina di Genova” nel 1637. I vestiti dei pastori e dei popolani rispecchiano invece le varietà dell’abbigliamento delle classi meno abbienti e documentano l’uso del tessuto “jeans”, il celebre “blu di Genova”, nell’abbigliamento popolare. Questi particolari rendono unico l’allestimento del presepe ligure, ma non solo: il San Giuseppe vestito con abito talare è un dettaglio unico, mentre le scenografie cittadine, i cosiddetti “cartelami”, costruite come una sorta di “quinta” teatrale, declinano l’unicità dell’allestimento popolare di Genova, e testimoniano la tradizione secolare di attaccamento alla propria città e alla propria terra.

    Non si sa molto della fase formativa dello scultore Pasquale Navone che avvenne, probabilmente, a partire dal 1760, in una delle botteghe degli scultori allevati da Anton Maria Maragliano. Navone fu discepolo di Pietro Galleano, ma data l’altissima qualità delle sue opere è stato ritenuto spesso un allievo diretto del maestro Anton Maria Maragliano e le sue sculture, anche a pochi anni di distanza dalla morte, sono spesso erroneamente attribuite allo stesso Maragliano.

    Si è scelto di eseguire un’esposizione scenografica con l’intento di sottolineare il carattere teatrale delle figure presepiali e per i “cartelami” ci si è avvalsi di elementi in cartone scontornato e dipinto, eseguiti sulla falsariga di quelli storici da Luigi Fontana, docente di Decorazione presso l’Accademia Ligustica di Belle Arti. Al termine dell’inaugurazione si sono esibiti in un breve intervento musicale alcuni studenti del  Conservatorio Niccolò Paganini.

    Larghe Intese

    A Natale siamo tutti più buoni, si sa, e intorno al presepe si è riunita tutta la città politica, che nel quotidiano invece è divisa su molte questioni, dalla gestione della cosa pubblica al terzo settore, dai trasporti all’accoglienza dei migranti, dallo sviluppo alla gestione del lavoro. All’appello mancava il sindaco Marco Doria, sostituito dall’assessore alla Cultura. Per molti dei presenti, forse, questo potrebbe essere l’ultimo natale passato in carica: nel 2017 si voterà un altro sindaco, verrà nominato un nuovo presidente della Cei e forse arriverà la sirena romana suonata dal partito per il governatore della regione. Staremo a vedere, quindi, quante, e quali, stelle comete si presenteranno nei cieli della Superba.

  • Vittime della Tratta, coperto il 2016, Regione Liguria a caccia di finanziamenti per il 2017, in attesa di risposte dal governo

    Vittime della Tratta, coperto il 2016, Regione Liguria a caccia di finanziamenti per il 2017, in attesa di risposte dal governo

    Una ProstitutaContinuano i dissapori tra Comune di Genova e Regione Liguria; questa volta oggetto del “litigio” sono i progetti relativi al sostegno delle donne vittime della tratta: dopo l’esclusione dal bando nazionale di luglio, Regione Liguria ha messo sul piatto 40 mila euro per “coprire” il 2016, ma le incognite rimangono per il 2017. «Insieme ad altre regioni parimenti escluse dal bando stiamo lavorando per ottenere soldi dal governo – dice Sonia Viale, assessore regionale alla Sanità e alle Politiche Sociali – ma sicuramente la situazione politica nazionale non aiuta».

    «La situazione è molto complicata su ogni livello – aveva dichiarato in Sala Rossa l’assessore alle Politiche Sociali del Comune di Genova, Emanuela Fracassia livello nazionale possiamo considerare il muoversi attraverso bandi una cosa non positiva, visto che penalizza i progetti già in essere. Siamo rimasti esclusi insieme a Piemonte e Città di Milano, paradossalmente le realtà più avanti su questa materia». Il prossimo bando nazionale è atteso per il 2018, e sarà costruito a riparti regionali: «Una buona cosa, senza dubbio – ha aggiunto Fracassi – perché oggi Comune di Genova investe 250 mila euro all’anno». E perdere i finanziamenti statali, nuovamente, potrebbe significare la fine dei progetti di asssitenza.

    La realtà genovese

    A Genova sono 45 le donne seguite dal progetto nel 2015, insieme a 13 minori; oggi è in corso assistenza per 6 persone e 4 nuclei familiari. Spesso la rete della “tratta” si interseca con altre problematiche come, soprattutto, l’immigrazione clandestina e la prostituzione, che foraggia la criminalità organizzata, anche a livello internazionale: tenere in piedi questi progetti, quindi, significa anche erodere il terreno “vitale” della malavita.

    «Siamo in attesa di risposte dal dipartimento nazionale competente, perché il bando che abbiamo perso era una novità che ha ostacolato anche altre regioni – conclude Viale – non mi piace il gioco dello scarica barile tra Comune, Città Metropolitana e Regione, deve essere messo da parte». La palla quindi passa al governo, e di questi tempi la cosa non è di certo rassicurante.

    Nicola Giordanella

     

  • Niagara Falls, dove l’acqua unisce il cielo e la terra e l’uomo ritorna ad essere “minuscolo”

    Niagara Falls, dove l’acqua unisce il cielo e la terra e l’uomo ritorna ad essere “minuscolo”

    © Diego Arbore
    © Diego Arbore

    Una dozzina di uomini, lavoravano sul ciglio di una vecchia ferrovia avvolti da rumore e polvere, la brace di una sigaretta brillava nel pulviscolo, tanto per accorciare quella faticosa sopravvivenza. Sotto il cavalcavia, una donna dormiva sul sedile di una macchina abbandonata, la notte, noiosamente lunga, aveva lasciato solo un velo di brina sulla carrozzeria e una scritta “Dio, sono qui” impressa sul parabrezza. Un corvo, appollaiato sul cartello arrugginito “benvenuti a Rochester”, si alzava in volo al passaggio di una vecchia utilitaria con la radio a tutto volume. Il legno della chiesa era segnato dagli inverni rigidi che piombano sull’Ontario, puntuali come un orologio, in quel luogo fermo da anni, sul piccolo campanile sopra di essa. Il sacerdote con un gesto della mano saluta la famiglia che gli aveva fatto visita, i loro occhi tristi erano pieni di speranza, si sono incamminati verso quella casa che avevano imparato a odiare, ma che rappresentava l’unico punto fermo della loro vita. Il padre prende in spalla la bambina, l’elastico che teneva ferma la testa della bambola cede, ma la piccina non piange, scende, la raccoglie con naturalezza e con un sorriso sale nuovamente sulle spalle del padre, l’arte dell’arrangiarsi per lei era appena cominciata.

    A differenza di Dio e delle istituzioni, il sole non si era dimenticato di Rochester, era settembre e un fascio di luce cominciava a scaldare quella fredda mattina, il vento soffiava dal lago proveniente da nord, pungeva e ululava come un lupo solitario, come tanti che passeggiavano per il paese. Era quella l’America o era quella vista pochi giorni prima a Boston, dove tutto sembra un disegno perfetto o forse è realmente quella raccontata da Steinbeck e cantata da Dylan, Woody Guthrie e Springsteen? La situazione non era dei più amichevoli, ma sono sceso comunque dall’auto per acquistare dell’acqua nel piccolo market e fare carburante, sugli scaffali i prodotti erano impolverati dal tempo, sacchetti di carne essiccata, dolciumi, riviste e gadget di ogni tipo, ordinati senza il minimo criterio. Dietro il banco, una grassa donna di colore dormiva seduta con il mento appoggiato sull’abbondante seno e una tazza di caffè stretta nella mano, davanti a lei un monitor trasmetteva le immagini del locale, in uno dei riquadri ero ripreso io davanti alla cassa in attesa del suo risveglio. Con il classico colpo di tosse attiro la sua attenzione e le allungo una banconota da venti dollari, mi sorride e con il dito mi fa segno di avvicinarmi, con un po’ di timore appoggio i gomiti sul banco e tendo l’orecchio. «Ragazzo, non ti consiglio di girare da queste parti – dice a bassa voce – ci sono luoghi più interessanti nelle vicinanze…».

     

    [quote]…tu sei a Buffalo, qui non c’è il centro, c’è solo Buffalo[/quote]

    Nessun consiglio era stato mai così utile, alcune brutte facce giravano intorno alla mia macchina e mascherando la paura con una finta sicurezza ho messo in moto chiudendo le portiere dall’interno passando con il rosso al primo semaforo, solo cinque minuti dopo viaggiavo sull’highway 90 in direzione di Buffalo, una città affacciata sul lago Erie , famosa per la sua vivacità. Quella domenica mattina Buffalo aveva l’aspetto trasandato di una moglie infelice, mi sono fermato per chiedere indicazioni ai bordi di una grande rotatoria, dove un uomo con dei grossi baffoni e cappello da cow-boy fumava una sigaretta appoggiato sul cofano di una limousine, i suoi occhiali a specchio riflettevano le immagini di una coppia di sposi che si faceva fotografare vicino a una grande fontana, la sua attesa mi ha dato forza per avvicinarmi e chiedere indicazioni per il centro. Per qualche secondo sembrava non avere sentito, ma dopo aver lentamente ruotato il capo nell’altra direzione, tirando su con il naso la quantità ideale di catarro e sputandolo come una perfetta pistola ad aria compressa, mi guarda sorridendo dicendo «tu sei a Buffalo, qui non c’è il centro, c’è solo Buffalo».

    © Diego Arbore
    © Diego Arbore

    Ho deciso che non avrei voluto passare la notte nell’ennesimo luogo pericoloso e con il passaporto alla mano mi sono diretto verso il Peace bridge che attraversa il fiume Niagara tra Stati Uniti e Canada. Il cielo azzurro era macchiato solo da qualche nube bianca come batuffoli di cotone, il sole era alto ma un vento fresco ne mitigava il calore, le acque del fiume scorrevano inesorabili rincorse da aironi e gabbiani che volavano a pelo d’acqua quasi per gioco. Il ponte essendo privo di grandi strutture dona quel piacevole senso di libertà e scatena l’emozione e la bellissima sensazione di volare fino a che, una fila di automobili ti riporta a terra bruscamente, un muro di bandiere canadesi ti sbarra la strada e capisci di essere arrivato alla dogana. Nonostante la severa poliziotta e un lungo interrogatorio, sono riuscito a farmi timbrare il passaporto dopo un controllo nel bagagliaio, sono entrato in Canada con un sospiro, non che avessi nulla da nascondere ma vivo sempre con una certa pressione questi momenti. Lo scenario canadese non è molto diverso da quello appena passato al confine, le grandi strade sembrano linee tracciate con un pennello in mezzo al verde, in fondo a una di esse una grande nube di vapore acqueo a forma di fungo saliva in cielo, come quello delle esplosioni nucleari, ero arrivato a Niagara Falls.

    Principalmente il paese è un’attrazione turistica, una sorta di piccolo luna park situato lungo la via principale che porta nel bacino dove sfociano le tre cascate suddivise nei due versanti, canadese e statunitense. Il sole aveva cominciato la sua lenta discesa, i fumi diventati rosa sembravano zucchero filato, l’eco delle cascate superava il baccano delle giostre e una leggera pioggerellina di vapore portata dal vento mi bagnava il viso. Camminavo in direzione delle cascate quando un lampo, seguito da un forte boato, illuminava tutto a giorno, aprendo la strada a un improvviso acquazzone. Sono salito in macchina a tutta velocità, bagnato fradicio, stanco e infreddolito, era sera ormai e mi sono addormentato nel fastidioso odore di nicotina delle lenzuola, di quello sporco motel da quattro soldi. La mattina seguente il tempo era migliorato ma aveva portato il vento freddo della burrasca, il battello intanto aveva acceso i motori spaventando una coppia di gabbiani accucciati sul molo. Ero sulla prua per godere lo spettacolo in perfetta solitudine, l’acqua specchiava riflessi argentei, ricoperta da un tappeto di gabbiani, pellicani, aironi e decine di uccelli di ogni genere pronti a spiccare il volo con la puntuale cadenza di un aeroporto e passare attraverso gli arcobaleni bucando le dense nubi di vapore create dalle cascate.

    [quote]il più piccolo, si è voltato con gli occhi rossi dalla commozione, asciugandosi una lacrima con il polsino della felpa si rivolge verso di me entusiasta, gridando «This is great»[/quote]

    © Diego Arbore
    © Diego Arbore

    La mia posizione privilegiata permetteva una visione a grandangolo del panorama, come se stessi navigando a pelo d’acqua su una zattera di un film western. Siamo entrati nella gola della cascata principale avvicinandoci a pochi metri dal fragore delle acque che cadevano da ogni lato formando schizzi che solo grazie alla cerata ho potuto evitare. Mi sentivo minuscolo di fronte a tanta imponenza, avevo il viso bagnato quando ho sentito scendere qualcosa di più denso dagli occhi, attraversare le guance fino al mento e cadere fondendosi e perdendosi nel fiume. Tornato a terra, ho voluto guardare ancora una volta quello spettacolo salendo sul ponte dal quale si possono ammirare le cascate in tutto il loro splendore, vicino a me due ragazzini erano appoggiati al parapetto osservando il panorama in religioso silenzio, il più piccolo, si è voltato con gli occhi rossi dalla commozione, asciugandosi una lacrima con il polsino della felpa si rivolge verso di me entusiasta, gridando «This is great». Il mio ebete sorriso non deve essere stata la migliore risposta, lui piuttosto ha suscitato in me la consapevolezza che il rispetto dell’ambiente deve nascere dai più giovani, l’unica speranza per il futuro di un mondo che si sta dimenticando chi comanda sul nostro pianeta, madre natura.

     

    Diego Arbore

  • Reddito di cittadinanza: le proposte incrociate di M5S e Pd, lo scontro con la giunta regionale e il quadro nazionale

    Reddito di cittadinanza: le proposte incrociate di M5S e Pd, lo scontro con la giunta regionale e il quadro nazionale

    consiglioregionaleLIGURIA_01In questi giorni prenderà avvio la discussione, in Regione, di una proposta di legge regionale volta a introdurre in Liguria un reddito di inclusione attiva, più prosaicamente un “reddito di cittadinanza”, erogato dall’ente territoriale a persone che si trovino in difficoltà economica. Un’iniziativa promossa parallelamente in Regione, con due proposte differenti, dal Movimento Cinque Stelle e dal Partito Democratico.

    «La nostra proposta è di durata variabile, a seconda che la persona riesca a trovare lavoro nel frattempo, fino a un massimo di 36 mesi» spiega Alice Salvatore, portavoce del Movimento al Consiglio regionale della Liguria e prima firmataria della loro proposta di legge. «Abbiamo fatto un calcolo su dati ISTAT secondo il quale in Liguria la popolazione che potrebbe aver bisogno del reddito di cittadinanza, cioè chi vive al di sotto della soglia di povertà relativa [parametro calcolato annualmente dall’Istat, n.d.r.], è pari a circa il 5% della popolazione, quindi 80.000 persone». Sono fissati alcuni requisiti per accedere a questa misura: possono fare domanda le persone che hanno raggiunto la maggiore età, che, stando all’ISEE, rientrano nel parametro di soglia di povertà relativa e che non beneficiano di pensioni di anzianità o di vecchiaia; la pensione minima è infatti superiore al contributo, che ammonterebbe a 400 euro mensili, per cui si è scelto di escludere chi la percepisce: «è un aiuto per dare un po’ più di dignità alla persona nel periodo in cui sta cercando lavoro, in una concezione temporanea e di emergenza». Chiaramente il soggetto richiedente deve essere disoccupato o inoccupato, esclusi i disoccupati da meno di 12 mensilità o chi si è dimesso volontariamente da un lavoro. Soprattutto, il consigliere specifica che il richiedente deve impegnarsi a sottoscrivere un piano individuale con il centro per l’impiego del comune di residenza: stando alle sue attitudini, capacità e curriculum, verranno così selezionati dei lavori socialmente utili da svolgersi da un minimo di 10 ore a un massimo di 12 ore e mezza settimanali. Nel momento in cui, in conformità con questo piano di azione individuale (PAI), si presenta un’offerta lavorativa che sia idonea al soggetto, questo deve accettare, pena la perdita del diritto a percepire questo reddito di cittadinanza. La proposta dei cinque stelle estende questa misura anche per cittadini stranieri residenti in Liguria da almeno 36 mesi; se extracomunitari, devono essere in possesso di un permesso di soggiorno e cittadini di Stati che abbiano sottoscritto con l’Italia convenzioni bilaterali di reciprocità per la sicurezza sociale.

    Il quadro nazionale

    Questo tema è stato oggetto, a luglio, di una legge a livello nazionale, il cosiddetto “DDL Povertà”: già approvato alla Camera e in attesa della discussione al Senato, questa misura punta a garantire un reddito minimo a famiglie in forti condizioni di disagio economico, soddisfatti alcuni requisiti. Sul punto la Salvatore chiarisce che se passasse anche la legge nazionale ci sarebbe un’integrazione: quello della proposta regionale cinque stelle sarebbe un corrispettivo di 400 euro, e siccome quello nazionale sarebbe di 780 euro l’autorità centrale ci metterebbe solo la differenza di 380, con un netto risparmio per le casse statali.

    La legge di per sé sarebbe un bel salto avanti nelle politiche sociali, contando anche che in Europa siamo tra gli ultimissimi Stati membri a non essersi dotati di una normativa a riguardo, eccezion fatta per alcune iniziative regionali come la Puglia e alcuni comuni, come Livorno, che stanno sperimentando misure simili. Il problema, come sempre, restano i fondi. «Abbiamo calcolato che per far partire questa iniziativa saranno necessari 384 milioni di euro annui che chiaramente proverrebbero da erogazioni di fondi regionali e quindi si rinnoverebbero», commenta a riguardo il consigliere, «abbiamo dovuto ridurre da 500 euro iniziali a 400 euro per renderla fattibile, anche perché abbiamo messo finalmente le mani sul bilancio regionale, stiamo facendo un calcolo che è possibile ridurre la spesa di alcune aziende partecipate, nelle quali ci sono questi misteri per cui una consulenza o il venire a fare manutenzione costa dieci volte tanto rispetto a come costerebbe rivolgendosi a un privato. Il grosso verrebbe da una migliore gestione della spesa sanitaria, ad esempio la politica della gestione del farmaco –  nella quale, spiega la Salvatore – l’assessore Viale ha esteso a tutte le ASL un metodo che passa attraverso le farmacie private e non più (come alcune ASL facevano) attraverso istituti pubblici come farmacie pubbliche e ospedali, per un costo annuale di 5 milioni».

    Se tutto è pronto, resta il dubbio sui numeri alla Regione per far passare questa proposta di legge, che sembra cara solo ai cinque stelle e al PD: “Il PD ci sta rincorrendo su questa iniziativa, benissimo, ottimo, il problema grosso è che nella loro iniziativa il reddito minimo di fatto si tratta di un sussidio, perché non è prevista tutta la parte del reinserimento nella vita lavorativa. Se fosse anche reinserito il discorso del reinserimento lavorativo certo saremmo disposti a collaborare, diventerebbero quasi uguali a quel punto…Tuttavia io credo che, purtroppo, quella del PD sia una manovra squisitamente propagandistica, anche perché erano al governo centrale, perché non hanno fatto il reddito di cittadinanza per il quale servono 18 miliardi anziché spendere 14 miliardi all’anno per degli F35 difettati…?”.

    Per i dem è stato sentito Sergio Rossetti, vicepresidente del Consiglio Regionale. “Io pensavo che i cinque stelle ci facessero un’altra critica, cioè che la nostra misura la circoscriviamo a quanto già previsto dal SIA [Sostegno per l’Inclusione Attiva, altra manovra del Governo per istituire un beneficio economico alle famiglie in condizioni di disagio, “misura ponte” in attesa dell’approvazione del DDL povertà, n.d.r.]”, commenta circa l’obiezione mossa dalla Salvatore sull’assenza, nella proposta del PD, di misure per il reinserimento lavorativo. “In realtà, forse non è così esplicito nel testo, ma l’art.6 al punto 2 specifica che il contratto di inclusione contiene misure di reinserimento lavorativo compreso lo svolgimento di interventi di pubblica utilità messi in atto dai comuni e quindi servizi essenziali, dissesto idrologico eccetera in misura di carattere formativo o di inclusione sociale”. Per alcuni versi la proposta democratica è simile a quella pentastellata (400 euro mensili, obblighi di attivazione nella ricerca del lavoro per chi ne gode…) ma se ne discosta sotto altri punti di vista, uniformandosi appunto al sopra citato SIA: ad esempio, non è rivolta anche a singoli cittadini ma solo a nuclei famigliari, non avrebbe la durata massima di 36 mesi ma di 1 anno. Un’altra grande differenza ruota intorno ai fondi: mentre i cinque stelle parlano di centinaia di milioni (384 dichiarati dalla Salvatore come cifra necessaria per far partire l’iniziativa), il PD ne chiede solo 10, riducendo di molto la portata dell’intervento da un lato e facendo dall’altro, a suo dire, più leva rispetto ai colleghi pentastellati sul Fondo Sociale Europeo (FSE), messo a disposizione dall’Unione per iniziative di questo tipo e da spendere entro il 2021, per allargare la portata del SIA andando a coprire un maggior numero di nuclei famigliari sul territorio (estendendolo ad alcuni che non sarebbero ricompresi dalla fascia di ISEE prevista dalla misura nazionale che fissa la soglia ai 3000 euro annui; un nucleo famigliare con un ISEE di 3500 euro, in effetti, è comunque certamente considerabile bisognoso di aiuto).

    Battaglia politica

    A intorbidire ulteriormente il futuro di questa proposta di legge, oltre la differenza di vedute tra le due forze politiche promotrici, è il diverso sistema di priorità che l’attuale giunta regionale sembra seguire. Il tema, quindi, potrà essere anche il campo per accordi politici: «Se i 5 stelle vogliono collaborare ne siamo felici – aggiunge Rossetti – sul tema della legalità in commissione siamo arrivati a un testo unico col 5 stelle, sul gioco di azzardo ci misureremo, abbiano fatto anche altre proposte ma anche qui non abbiamo avuto rispose, la maggioranza ha solo detto che bisogna pagare l’avvocato per le vittime dei furti…la Viale si è impegnata molto ad ampliare il tavolo della legalità, manifestando un interesse che però non ha ad oggi avuto una sostanziale azione. Abbiamo presentato questa legge perché né nel piano Toti né nel piano Viale, assessore competente, si è mai parlato di servizi sociali, è un anno e mezzo che noi non sentiamo una parola a riguardo. Non credo che povertà e ambiente facciano parte di particolare interesse, se la giunta a trazione leghista cogliesse nei cinque stelle un percorso possibile secondo me noi dobbiamo anche assecondare un po’ la maggioranza, trovare un modo per cui queste benedette persone in difficoltà abbiano delle risposte che oggi non ci sono».

    Non resta che aspettare e sperare che si riesca a raggiungere un accordo per quella che è dopotutto pare essere una norma di civiltà, già data per scontata in molti paesi europei (in Danimarca un single con più di 25 anni può arrivare a percepire 1325 euro mensili dallo Stato come reddito di cittadinanza, in Germania è previsto un minimo di 382 euro più altri sussidi per affitto, riscaldamento e in caso di figli a carico, in Francia la somma si attesta sui 425 euro circa…), in grado di garantire a chi è più in difficoltà un aiuto concreto, mettendo a sua disposizione una somma monetaria minima per i bisogni primari e che, dopotutto, sarebbe rimessa in circolo nel sistema economico statale, aumentando i consumi e aiutando, forse, a rilanciare l’economia del territorio.

    Alessandro Magrassi

  • Terzo Valico, respinta la richiesta di archiviazione, vicesindaco Bernini a processo per diffamazione

    Terzo Valico, respinta la richiesta di archiviazione, vicesindaco Bernini a processo per diffamazione

    terzo-valico-manifestazioneRespinta la richiesta di archiviazione, nelle prossime settimane incomincerà il processo a carico del vicesindaco Stefano Bernini, querelato per diffamazione qualche mese fa da un interferito del Terzo Valico. Il giudice per le indagini preliminari Massimo Cusatti, infatti, ha respinto la tesi del pubblico ministero Gabriella Dotto, che derubricava la vicenda come una archiviabile “critica politica”: nei prossimi giorni, quindi, sarà depositata l’imputazione.

    Come avevamo anticipato mesi fa, infatti, il vicesindaco di Genova è stato querelato da Simone Amici, cittadino di Pontedecimo, negli ultimi anni divenuto volto noto nella delegazione, e non solo, per la sua “opposizione” alla costruzione del Terzo Valico. La vicenda è nota; una delle opere compensatorie della grande opera è il bypass di Pontedecimo, una bretella che consentirebbe di aggirare le case di via Coni Zugna; un’infrastruttura necessaria anche per i mezzi pesanti diretti ai cantieri. Per iniziare a costruirla però, è stato necessario passare nel giardino dell’Amici, che ha provato ad opporsi, cercando di far valere le proprie ragioni, supportato da centinaia di attivisti contrari all’opera, criticata per molti motivi. Durante una seduta del Consiglio comunale, il vicesindaco definì le iniziative del cittadino come una sorta di occupazione “manu militari”. Il tutto trasmesso in diretta televisiva, come ogni seduta pubblica in Sala Rossa. Una dichiarazione che è stata giudicata diffamatoria dal cittadino, che, attraverso i suoi legali, ha depositato formale querela.

    Le reazioni

    «Sono molto amareggiato perché si tratta di un confronto politico – ha dichiarato Stefano Bernini, intervistato da Genova24.it – e chi mi accusa di diffamazione contesta un’unica espressione la ‘manu militari’, ma io sono un obiettore di coscienza e la utilizzo quando in senso lato rilevo l’utilizzo della forza, anche senza armi, che è una prerogativa dello Stato. Chi mi accusa non è riuscito a dimostrare la proprietà di quel terreno che, da catasto, risulta ‘ente urbano’, classificazione che viene data quando non è possibile dimostrare la proprietà di un terreno».

    Comunque finirà la vicenda, il dato è che sempre più spesso di Terzo Valico si parla, a vario titolo, anche nei tribunali; la cosa sicuramente alimenta e produce un certo “nervosismo” della “politica” che deve porsi da interlocutore e intermediario tra le esigenze e le priorità delle comunità e dei cittadini, e i grandi progetti, e le “visioni”, che ricadono sui territori, e su cui vengono investite ingenti risorse dello stato.

    Nicola Giordanella

     

  • Cantieri Bisagno, anticipato lo smantellamento del Bruco, ma la struttura non sarà recuperabile

    Cantieri Bisagno, anticipato lo smantellamento del Bruco, ma la struttura non sarà recuperabile

    bruco-internoInizialmente prevista alla fine dei lavori per la messa in sicurezza del Bisagno, la demolizione della “caratteristica” passerella sopraelevata, conosciuta come il “Bruco” di Corte Lambruschini è stata anticipata ai prossimi giorni. La scelta è stata fortemente voluta dal presidente di Regione Liguria Giovanni Toti, in qualità di commissario delegato per l’emergenza, che in questo modo ha voluto fare un “regalo” alla città: «Smantellare quest’opera di “modernariato” – ha dichiarato il governatore – è un passaggio molto importante, perché da un lato è funzionale ai cantieri di messa in sicurezza del Bisagno ma soprattutto è un segno tangibile che le cose stanno cambiando, a Genova e in Liguria». I lavori si svolgeranno in due momenti: tra l’una e le 14 di domenica 11 dicembre verrà atterrata la campata di levante, mentre quella di ponente tra le 21 di lunedì 12 e le 6 di martedì 13, con conseguenti modifiche alla viabilità. «I disagi dovrebbero essere abbastanza contenuti – spiega l’assessore alla viabilità del Comune di Genova Anna Maria Dagninomentre in veri disagi si verificheranno quando i lavori del terzo lotto interesseranno il nodo viario di piazza delle Americhe. L’amministrazione sta già lavorando ad un piano per mitigare il più possibile le criticità».

    L’assessore al Lavori Pubblici del Comune di Genova, Giovanni Crivello, a margine della presentazione dei lavori ha espresso, invece, forti perplessità riguardo la possibilità di riutilizzare in qualche modo la struttura, gelando i molti progetti che da qualche mese ipotizzavano una “conversione d’uso” del “Bruco”, tra i quali quello di utilizzarlo come ponte pedonale: «Le condizioni della passerella sono pessime – ha affermato – e bisogna fare i conti con i piani di bacino e le norme di sicurezza vigenti, non è solo questione di prendere e spostare».

    Cantiere del Bisagno: ecco il Terzo Lotto

    Pochi giorni ancora, quindi, è i genovesi non vedranno più la verde struttura attraversare il cielo di via Luca D’Aosta: «Un esempio di come la politica possa agire rapidamente – ha aggiunto Toti – facendo funzionare in sinergia istituzioni e aziende». Rimangono invece invariati i dettagli dei lavori per il terzo lotto della messa in sicurezza della parte terminale del Bisagno: il lavori, oggi nelle fasi preliminari, termineranno tra maggio e luglio 2020, mentre quelli del secondo lotto, si chiuderanno il prossimo autunno. «L’amministrazione comunale – ha sottolineato Giovanni Crivello – nel frattempo sistemerà anche i sottopassi di Cadorna e i giardini di Brignole, sostenendo una spesa di 400 mila euro, per restituire alla cittadinanza una parte importante della città». Un tempo piazza d’arme, nella Genova di inizio ventesimo secolo, oggi i giardini di Brignole sono infatti una macchia nera nel tessuto urbanistico genovese, da anni sospesi tra cantieri e trascuratezze varie, nonostante siano uno dei primi biglietti da visita per chi arriva nel capoluogo ligure passando dalla stazione ferroviaria di Brignole. La copertura del Bisagno, però, non è l’unico intervento di messa in sicurezza che si sta facendo nell’area: anche l’autosilos interrato di Corte Lambruschini, che venne completamente sommerso nel 2011 e nel 2014, è in fase di assestamento: «In questo caso l’intervento è a carico della proprietà – ha specificato l’assessore – ma l’amministrazione ha più volte effettuato dei sopralluoghi di verifica e continua a supervisionare i lavori»

    Simbolo di quale degrado?

    degrado-brucoTutti sono d’accordo a vedere nel “Bruco” un simbolo del degrado: una struttura abbandonata a se stessa, ridotta ad un blocco di ruggine e plastica rotta, ricovero di fortuna per chi non ha un tetto sotto cui dormire. Pochi però provano a ragionare come questa sia un’opera figlia di scelte urbanistiche forse sbagliate: tra gli anni ottanta e novanta, l’economia genovese era in crisi da anni, e si puntò sullo sviluppo del terziario, investendo nella costruzione di grandi quartieri dirigenziali, come San Benigno e Corte Lambruschini, quest’ultima edificata su terreno privato, a due passi da uno dei torrenti più pericolosi del paese. Il “Bruco”, nei progetti, avrebbe servito ogni giorno 20 mila persone, collegandosi direttamente con i binari della stazione. Ne venne realizzata solo una parte la cui manutenzione, inizialmente a carico di privati, finì sul groppone del “pubblico”, che in mancanza di risorse, trascurò l’onerosa manutenzione, arrivando a chiudere l’infrastruttura, senza peraltro che la cosa infastidisse nessuno. Non un simbolo, quindi, ma un vero e proprio monumento al degrado della gestione degli spazi della città la cui rimozione non dovrà cancellarne la memoria.

    Nicola Giordanella