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  • San Teodoro, Villa Rosazza: le proposte dei cittadini per il rilancio di parco e spazi interni

    San Teodoro, Villa Rosazza: le proposte dei cittadini per il rilancio di parco e spazi interni

    casaamericaVilla Rosazza a San Teodoro è una dimora cinquecentesca oggi di proprietà comunale, occupata dalla Fondazione Casa America e Themis. Il parco terrazzato è interessato da lavori di manutenzione: già ultimato un primo lotto, a metà del 2014 finiranno anche quelli per il secondo. Uno spazio importante per il quartiere, che i cittadini reclamano per sé come punto di aggregazione. Nel corso di #EraOnTheRoad abbiamo visitato il parco e parlato con i residenti, i quali chiedono a gran voce l’emanazione del bando comunale con lo scopo di individuare soggetti competenti addetti alla cura di parco e villa e per evitare di veder vani gli sforzi economici compiuti dall’amministrazione in questi anni. Nel frattempo, i cittadini propongono di affidare la gestione a un rete costituita da scuole, CAI, Protezione Civile. Ma andiamo con ordine.

    I lavori nel parco: 1,2 milioni per il secondo lotto

    Nel giugno 2012 è stato emesso un bando dal Comune di Genova per assegnare i lavori di manutenzione straordinaria e di recupero ambientale nel parco di Villa Rosazza. I lavori sono relativi al secondo lotto del parco, dal momento che quelli nel primo lotto del giardino erano già stati effettuati ed ultimati (consegna lavori il 27 settembre 2010 e fine interventi marzo 2012). Per quanto riguarda il secondo lotto, invece, è stato emesso un nuovo bando e sono stati messi a disposizione 1.245.480,96 euro, di cui circa 45 mila quali oneri di sicurezza e 15 mila per opere in economia. Si tratta di fondi residui delle Colombiane del 1992, stanziati per effettuare interventi sui parchi storici della città, da Voltri a Nervi. Il tempo per la realizzazione degli interventi, come indicato nel bando emesso da Tursi, è di 300 giorni complessivi e continui, a partire dalla consegna dei lavori: dovrebbero quindi essere ultimati entro giugno-luglio 2014.

    La proposta dei cittadini per valorizzare l’investimento del Comune

    Emanare un bando per trovare soggetti disposti a curare il parco, questo il punto di partenza per rilanciare il parco nel cuore San Teodoro. «Sarebbe importante annettere la villa al parco, come era anticamente – dice Aurora Mangano, portavoce del comitato di residenti- adesso le due realtà sono separate». La villa al suo interno è occupata al piano nobile dalla Fondazione Casa America per la diffusione della lingua e della cultura sudamericana (in comodato d’uso, retribuisce un canone di locazione agevolato a Tursi), e ai piani superiori da Themis, scuola di formazione per i dipendenti del Comune di Genova.

    [quote]Villa e parco come unico complesso, sarebbe un modo per restituire al quartiere uno spazio prezioso, adesso sotto-utilizzato rispetto alle potenzialità.[/quote]

    «A San Teodoro non ci sono spazi per le associazioni e per la comunità – continua Aurora Mangano – e Villa Rosazza è uno dei pochi luoghi di cui potremmo usufruire. Oggi noi cittadini non possiamo fruirne come vorremmo. Casa America organizza sporadicamente eventi aperti a tutti e manifestazioni, ma secondo noi non basta: proponiamo spazi per i giovani e per gli anziani, per ritrovarci nel quartiere, per organizzare eventi in collaborazione con il Municipio. Ora che anche il mercato rionale di Di Negro versa in pessimo stato e ha perso il ruolo di aggregatore sociale che aveva un tempo, il parco di Villa Rosazza è per noi una grande opportunità».

    Villa Rosazza San TeodoroNel maggio 2013, si è svolto un incontro pubblico voluto dai residenti, alla presenza di vari assessori e rappresentanti dei cittadini. Nell’occasione i cittadini hanno illustrato la loro proposta per tenere gli spazi aperti a tutta la cittadinanza in attesa del bando, con il coinvolgimento di Protezione Civile, CAI, ANPI, oltre alle scuole della zona che, come volontari, si potrebbero dedicare alla manutenzione del parco e all’apertura dei locali interni della villa.

    Durante l’incontro i cittadini hanno anche avanzato l’ipotesi di una collaborazione con MSC e con il dirimpettaio Terminal Traghetti: «Contribuendo alla cura del verde, organizzando eventi, versando un contributo economico in qualità di sponsor, MSC potrebbe essere un partner importante per la rivalutazione della zona a fini turistici – racconta Aurora Mangano – soprattutto dopo la chiusura del cantiere in Via Buozzi e la realizzazione della tanto attesa pista ciclabile, che colleghi Lanterna, terminal traghetti, San Teodoro, Caricamento. Ci piacerebbe anche coinvolgere Villa del Principe e organizzare visite guidate, con buffet e area ristoro, un modo per aumentare le entrate e favorire l’autofinanziamento».

    Inoltre, per quanto riguarda la villa, sarebbero necessari interventi per migliorare l’accessibilità: oggi l’accesso ai piani superiori è impedito a disabili e anziani, in quanto possibile solo tramite una stretta scala. Il comitato cittadino si è recato sul posto assieme a un architetto per svolgere un sopralluogo e pensare a una soluzione. «Si è pensato alla costruzione di piattaforme esterne (ascensori aperti, dotati di tettoie), che non comprometterebbero la struttura interna della villa. Un buon compromesso, i cui costi si aggirerebbero attorno agli 80 mila euro».

    La risposta dell’assessore all’ambiente Valeria Garotta

    Tuttavia, dopo mesi, ancora non si è mosso nulla. Così commenta l’Assessore all’Ambiente Valeria Garotta: «L’idea a lungo termine è quella del bando per la gestione integrata. Nel breve, invece, vogliamo presidiare da subito la zona, aumentando il lavoro già svolto da Comune e Aster, con il contributo delle associazioni locali. Abbiamo svolto esami degli spazi interni per verificarne l’agibilità e assegnarne alcuni alle associazioni». L’importante, dicono i cittadini, è essere previdenti: non si può pensare al problema della gestione troppo a ridosso della consegna dei lavori. E il tempo corre.

    Cenni storici: Villa Rosazza e il suo giardino

    Costruita nel XVI secolo dalla famiglia Di Negro, nel ‘700 sono stati svolti importanti i lavori di recupero della struttura, guidati dall’architetto Tagliafichi che ha introdotto elementi in stile neoclassico. Oggi si può ancora vedere il parco terrazzato: un giardino all’italiana circonda la costruzione, con fontane (ormai svuotate) e statue, si estende a ridosso della collina e sale verso le alture genovesi. A pochi passi Villa Giuseppina e Villa del Principe, cui un tempo Villa Rosazza era collegata a formare un complesso unico. Negli anni sono stati svolti numerosi interventi di urbanizzazione che, soprattutto nella seconda metà dell’Ottocento (qui l’approfondimento da guidadigenova.it) hanno stravolto il contesto urbano: uno su tutti, la costruzione della linea ferroviaria, che ha compromesso i terrazzamenti a giardino sul lato a mare. Per molto tempo il parco è rimasto chiuso e inaccessibile: riaperto negli anni ’80, all’epoca qui c’era la scuola media Carducci. Poi, piano piano, il parco è stato lasciato al degrado.
    Curiosità: all’interno della villa – al piano nobile – un ninfeo originale del ‘500, una della tante opere di pregio contenute nell’edificio.

     

    Elettra Antognetti

  • Storie al Lavoro, la visita alla mostra: parole e immagini raccontano la crisi

    Storie al Lavoro, la visita alla mostra: parole e immagini raccontano la crisi

    sala-dogana-ducale-DIC’è molto da leggere, e molto da osservare, su un tema – il lavoro, con tutte le problematiche che oggi vi sono legate – che è ormai presente nella nostra quotidianità come un’estrema e dolorosa urgenza. Gli autori di “Storie”, allievi della scuola di storytelling StudioStorie di Sergio Badino (curatore della mostra), ci danno il loro personale punto di vista sulla situazione: racconti che partono da spunti evidentemente reali, talvolta librandosi in trame futuristiche o iperboliche, talaltra rimanendo saldamente ancorati al terreno con uno sguardo impietoso su ciò che è il nostro paese oggi. A dar loro man forte giunge il prezioso apporto dei disegnatori coinvolti da Badino in questo progetto per arricchirlo fornendo un supporto visivo ad alcune delle sceneggiature, con un risultato di grande effetto grazie all’unione di parole e immagini: «Sceneggiatori e disegnatori si sono conosciuti a cose fatte, direttamente in mostra. Scopo dei miei corsi – racconta Badino – è dare un’impostazione professionale alla scrittura, quindi gli sceneggiatori dovevano scrivere storie comprensibili da un disegnatore. La sceneggiatura doveva essere completamente accessibile. Interpretabile, naturalmente, come ogni sceneggiatura, ma prima di tutto chiara». Non è detto, infatti, che in una situazione tra professionisti le due figure entrino necessariamente in contatto.

    Colpisce, in questi racconti, la profonda consapevolezza della realtà, e la capacità degli autori di restituirla pienamente, cosa ancora più notevole se si considera che tra gli allievi del corso – così come tra i disegnatori – ci sono molti giovani sui vent’anni (e un giovanissimo sceneggiatore di sedici, Ezequiel Espinosa): a dimostrazione del fatto che i giovani sanno tutto di crisi, lavoro, futuro negato, e attraverso le immagini e le parole dei loro racconti ne parlano con un’efficacia inaspettata, che distoglie il fruitore da qualsiasi torpore e lo prende a schiaffi, tirandogli fuori rabbia e sentimenti altrimenti anestetizzati dall’abitudine ormai consolidata a questa realtà.

    Sergio Badino storie al lavoro fumettiBadino ha creato le coppie sceneggiatori-disegnatori, scegliendo questi ultimi «in certi casi in base all’affinità emotivo-artistica: avendo letto le storie e conoscendo i tratti, ho capito che insieme alcune persone avrebbero creato una miscela interessante, e così in alcuni casi è stato. In altri invece mi sono mosso in base alla curiosità di vedere cosa sarebbe uscito da una certa sceneggiatura interpretata da un dato segno». A quanto pare la logica seguita ha funzionato: i riscontri dei visitatori e i complimenti reciproci tra sceneggiatori e disegnatori lo attestano.

    Ma la scelta di un tema così dolorosamente attuale può rischiare di concentrare troppo l’attenzione dello spettatore sui contenuti, impedendogli di apprezzare appieno le qualità puramente estetiche delle opere? No per il curatore:

    [quote]Nel fumetto la storia è narrata dagli sforzi congiunti di parole e immagini: in questo mezzo di comunicazione, dall’unione di questi due elementi, la storia prende vita. Tutto il resto è esibizionismo, di parole come di immagini: tutto ciò che esula dal fine ultimo, cioè la narrazione, è da considerarsi un di più. Una tavola a fumetti deve prima di tutto raccontare una storia, attraverso testi incisivi e immagini efficaci.[/quote]

    Ed ecco allora che una congerie di figure umane che tutti conosciamo si affastellano nei racconti, cercando di districarsi in un mondo inospitale: migranti, camalli, giovani che fanno tre quattro lavori per sopravvivere, ricercatori con le mani sporche di sangue (degli animali che uccidono per lavoro), esodati, impiegati di call center, laureati all’estero, freelance squattrinati.

    A differenza degli sceneggiatori, tutti i disegnatori sono professionisti, ci ricorda Badino. Tra di loro, per fare qualche esempio «Matteo Anselmo ha di recente vinto un concorso nazionale per il miglior omaggio ad Andrea Pazienza, Francesco D’Ippolito è da oltre un decennio un disegnatore Disney, Federico Franzò disegna le Winx; Stefano Tirasso è stato segnalato da un importante sito di critica fumettistica come uno dei cinque giovani disegnatori italiani da tenere d’occhio; Giorgia Marras sta per uscire con un romanzo a fumetti dei cui testi è anche autrice».

    Un motivo in più quindi per apprezzare questo grande lavoro collettivo carico di aspetti molto diversi tra loro: «Primo fra tutti mostrare la pari dignità di fumetto e narrativa – dice Badino – come forme di comunicazione, entrambe in grado di far emergere tematiche forti, sociali, sentite. Si avverte spesso un po’ di snobismo tra l’uno e l’altra, quando invece si tratta semplicemente di modi di narrare sì differenti, ma con principi comuni. Ogni mezzo di comunicazione ha da imparare dagli altri, senza distinzione. Altra nota importante è l’aver proposto una mostra in cui racconti e fumetti sono mescolati come carte in tavola, si presentano vicini, gli uni accanto agli altri, nudi e crudi, sinceri: non è una cosa che si vede così spesso. Ultimo aspetto: l’aver offerto una carrellata priva di retorica su un problema più che mai oggi percepito come tangibile. “Storie al lavoro” ci dice, attraverso oltre trenta storie brevi, quale sia la percezione del tema per un gruppo di universitari, giovani studenti, professionisti, che col lavoro hanno a che fare ogni giorno. Una discreta fotografia panoramica».

    Si esce dalla mostra con una domanda: perché siamo tutti così consci della situazione ma così immobilizzati? Per Badino «scopo di chi scrive non è trovare soluzioni, ma far sì che l’opinione pubblica si concentri e sensibilizzi su un dato problema. Siamo stati tutt’altro che immobili: “Storie al lavoro” è la nostra risposta». Allo spettatore non resta che cercare, anch’egli, una propria risposta.

     

    Claudia Baghino

  • Palazzo Ducale: lettura corale, spettacolo e mostra per il giorno della memoria

    Palazzo Ducale: lettura corale, spettacolo e mostra per il giorno della memoria

    Giornata della memoriaIn occasione del giorno della memoria Palazzo Ducale e il Centro Culturale Primo Levi organizzano domenica 26 gennaio alle ore 16.58 la lettura corale e pubblica Dall’alba al tramonto.

    Il libro scelto per il reading sarà La notte di Elie Wiesel, il racconto della sua esperienza di prigioniero nei campi di concentramento di Auschwitz, Buna e Buchenwald.

    A seguire, alle ore 18, è in programma La farfalla risorta, un reading musicale per metà incentrato sulle musiche klezmer- jazz ebraiche e per metà dedicato al racconto dell’esperienza unica del ghetto di Terezin, intervallato dalle letture del libro di Matteo Corradini, La repubblica delle farfalle (Rizzoli) e le musiche eseguite da tre musicisti professionisti, riarrangiate appositamente per lo spettacolo. L’intreccio tra parole lette e musica fa da filo conduttore.

    Si va dal racconto della vita quotidiana nel ghetto ad alcuni episodi particolarmente duri nella storia della Shoah, alla scoperta del senso della verità, e su come la si possa cercare anche quando tutto intorno crolla. Anche quando la vita è in fortissimo pericolo. Parole e musica creano poco per volta un dialogo in crescendo, tra commozione e sorrisi

    Infine, dal 26 gennaio al 9 febbraio le Prigioni della Torre Grimaldina ospitano la sesta edizione di Segrete, Tracce di Memoria, rassegna d’arte contemporanea ideata e curata da Virginia Monteverde per il Giorno della Memoria, in collaborazione con Genova Palazzo Ducale Fondazione per la Cultura e Ilsrec, presentazione a cura di Stefano Bigazzi.

    Una serie di opere site specific per celebrare il sacrificio della Shoah e ricordare, soprattutto alle nuove generazioni, una pagina della storia contemporanea che ha segnato in modo indelebile le vicende politiche e umane del secolo scorso. L’arte affida alla suggestione delle opere il compito di tramandare la memoria non attraverso una funzione didascalica, ma parlando direttamente al cuore e alla mente dei visitatori.

    Nel corso dell’inaugurazione di sabato 25 gennaio, i visitatori avranno accesso al piano superiore della Torre Grimaldina dove potranno assistere alla performance Dentro la Violenza_Dietro la Notizia a cura dalla Compagnia Filò con la partecipazione di Danilo Spadoni.

    La mostra si avvale anche delle videotestimonianze di Luca Borzani – presidente di Genova Palazzo Ducale Fondazione per la Cultura, Piero Dello Strologo . presidente del Centro Culturale Primo Levi, Mino Ronzitti – presidente dell’Istituto Ligure per la Storia della Resistenza e dell’Età Contemporanea.

    Anche quest’anno avrà una parte di rilievo la documentazione storica. I visitatori potranno per la prima volta “consultare” la mappa dei rifugi antiaerei utilizzati a Genova nel corso della Seconda Guerra Mondiale, grazie al progetto di ricerca di Carlo Cassan “Genova e i rifugi della Memoria: le gallerie dimenticate”

    Orario: 10/13.30 – 15/18, chiuso il lunedì; apertura straordinaria lunedì 27 gennaio per il Giorno della Memoria. Per i giorni del 26 e 27 gennaio l’ingresso è gratuito

  • Elisoccorso, sarà ancora servizio pubblico: siglato accordo sino al 2018

    Elisoccorso, sarà ancora servizio pubblico: siglato accordo sino al 2018

    Elisoccorso Vigili de FuocoDopo un iter a dir poco travagliato (qui l’inchiesta di Era Superba), è arrivata oggi la firma sull’accordo fra Regione Liguria e Vigili del Fuoco per il servizio pubblico gratuito di elisoccorso che, secondo quanto previsto dalla convenzione che scadrà il 31 dicembre 2018, sarà garantito grazie alla collaborazione tra il coordinamento dei servizi 118 liguri e il nucleo di elisoccorso dei Vigili del Fuoco.

    La convenzione riguarda nello specifico il soccorso primario per interventi di estrema urgenza legati alle condizioni sanitarie e ambientali per cui si rende necessario portare il primo soccorso alla persona in modo rapido per tutelare le funzioni vitali e il soccorso secondario, ovvero il trasporto dei pazienti da un ospedale all’altro.
    Da metà anni ’90 per la Regione è normale prassi stipulare convenzioni pluriennali con il Ministero dell’Interno-Dipartimento dei vigili del fuoco, ma nel 2008 una società commerciale – la Freeair-Helicopters S.p.A. seguita a ruota da molti altri soggetti privati operanti nel settore del trasporto in elicottero – presenta il ricorso al Tar e al Consiglio di Stato che accoglie le istanze innescando l’immediato contro-ricorso dei Vigili del Fuoco. A decidere le sorti della diatriba arriva prima il provvedimento del Consiglio dei Ministri per l’affidamento del servizio di elisoccorso ai Vigili del Fuoco e infine la definitiva sentenza del Consiglio di Stato che ha confermato la legittimità dell’accordo regionale. In attesa dei giudici amministrativi, l’elicottero dei vigili del fuoco con i suoi piloti e l’equipe medica cotinuava a volare, ma solo grazie ad una proroga approvata dalla Regione scaduta il 31 dicembre 2013.

    “Attraverso una misura legislativa proposta dal sottosegretario Bocci – aggiunge l’assessore regionale Claudio Montaldo nella nota stampa – sono stati anche rimossi tutti gli aspetti formali sulla presentazione di certificazioni di cui i Vigili del Fuoco non hanno bisogno proprio per la loro attività qualificata. La convenzione –conclude Montaldo – ha anche il vantaggio di evitare duplicazioni di interventi pubblici sui luoghi dove occorre il soccorso tramite il coordinamento delle reciproche iniziative degli enti, a tutto vantaggio degli equilibri di bilancio.”

    La Regione quantifica in 2 milioni di euro all’anno il costo del servizio, con possibili incrementi sulla base del numero degli interventi che ammontano a circa 3.000 ogni anno in Liguria.

     

     

  • Prà, Aurelia e Parco Lungo: al via l’iter, lavori da chiudere entro il 2015

    Prà, Aurelia e Parco Lungo: al via l’iter, lavori da chiudere entro il 2015

    Pra, parco e nuova stradaLa riqualificazione di Prà è tornata ad essere un argomento centrale, i tempi stringono e i cittadini insorgono (qui il nostro sopralluogo e le azioni di protesta dei cittadini). I lavori del Por e le polemiche sollevate richiedono il rispetto degli impegni presi sette anni or sono dalle istituzioni e una maggiore presenza del sindaco sul territorio hanno spinto lo stesso Marco Doria a fare il punto della situazione di fronte alla stampa.

    Per prima cosa, il sindaco ha voluto rispondere direttamente a chi lo accusa di essere distante: «Prà non è certamente una delle parti di Genova a cui ho dedicato poca attenzione e, come me, anche tutti gli assessori e la struttura comunale. Personalmente sono già stato diverse volte a Prà e altre volte naturalmente ci andrò. Pochi giorni prima della manifestazione, per la precisione giovedì scorso, ho ricevuto con l’assessore Crivello un gruppo di cittadini di questo territorio, a dimostrazione del fatto che siamo sempre disposti a parlare con tutti. Ma non accetto che si delegittimi il livello municipale che è un interlocutore istituzionale di assoluta dignità».

    Veniamo allo stato dell’arte. Come già sostenuto dall’assessore ai Lavori pubblici, Gianni Crivello, un paio di settimane fa (qui l’articolo), il primo cittadino ha ribadito di non aver mai preso in considerazione la possibilità di dirottare i circa 7 milioni (sui 14,5 complessivi) non ancora impiegati per la realizzazione del Por su altri capitoli del bilancio comunale che necessitano di ossigeno altrettanto vitale (su tutti, Amt). «Certo – ha ammesso Marco Doria – per tutti i Por ho verificato che ci fossero i margini per completare e rendicontare i lavori entro la fine del 2015, altrimenti oltre ai fondi avanzanti dovremmo restituire anche i soldi già investiti. E sarebbe una mazzata pazzesca per le casse del Comune. Ma da mesi ormai ricevo report periodici sui tempi delle procedure e ho costanti rassicurazioni sul fatto che le scadenze possono essere rispettate. E l’amministrazione ha intenzione di spendere fino all’ultimo euro dei finanziamenti previsti per realizzare il Por di Prà».

     

    Prà, Parco Lungo e Aurelia a 4 corsie

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    Ad esempio, quelli per realizzazione del cosiddetto “Parco Lungo” e la riqualificazione dell’Aurelia, una fascia lunga circa 1,5 chilometri che rappresenta l’intervento più sostanzioso dal punto di vista economico e di invasività dei lavori. Crivello in merito aveva già confermato che «i lavori per il “Parco Lungo” sono stati approvati il 19 e 20 dicembre scorsi. Tra il 15 e il 20 gennaio verranno pubblicati i bandi che scadranno il 15 marzo. Entro il 31 maggio verrà aggiudicato l’appalto alla società vincitrice che avrà un mese di tempo per presentare il progetto esecutivo. Consegneremo i lavori entro il 31 luglio, in tempo per essere conclusi entro la fine del 2015».

    Di che lavori si tratta, lo ho spiegato più nel dettaglio ieri il sindaco. «Nel Por – ha detto Doria – era prevista la realizzazione di una strada, non meno di quattro corsie fin dal progetto iniziale, che doveva sfruttare lo spostamento della linea ferroviaria con la possibilità di occupare la vecchia linea con due nuove corsie. Il progetto iniziale prevedeva la complanarizzazione tra l’attuale Aurelia e il tracciato ferroviario ma l’operazione di asportazione del materiale per azzerare il dislivello, che varia tra i 30 cm e 1 m, avrebbe comportato costi tali da rendere impossibile il completamento dell’opera». Gli uffici e i tecnici comunali hanno, dunque, lavorato a un nuovo progetto di strada, con molto verde, rotatorie e impianti semaforici efficienti, ma soprattutto tale da consentire un allargamento dei marciapiedi significativo sul lato abitato, ovvero quello a monte. «Ciò – ha proseguito il sindaco – consentirà la realizzazione di un’ampia zona pedonale in corrispondenza della vecchia stazione ferroviaria, ma anche un buon flusso pedonale nelle zone di marciapiede attualmente più strette». Inoltre, nell’area della vecchia stazione citata dal primo cittadino troverà sede il mercatino a chilometro zero, gestito dalla Coldiretti, che oggi viene sacrificato nei pressi della piscina dei Delfini.

    Tornando alla conformazione della strada carrabile, invece, è stata scelta l’opzione delle quattro corsie (due a mare, a traffico promiscuo in direzione centro, e due a monte in direzione ponente, con quella più vicina all’abitato riservata ai mezzi pubblici), che ha sollevato qualche polemica. «Da parte nostra – ha spiegato il primo cittadino – non c’è stato alcun pregiudizio verso il progetto, poi scartato, delle tre corsie (una funzionale alla penetrazione nel tessuto interno di Prà e altre due, una per senso di marcia, per il traffico più rapido senza percorsi riservati agli autobus, ndr). Abbiamo valutato entrambe le possibilità e un Consiglio municipale si espresso a larga maggioranza per il progetto a quattro corsie». Il sindaco ha aggiunto che il problema della nuova strada vista come una “ferita che taglia Prà” non si pone perché già in altre zone della città (corso Italia, via Gramsci) è necessario attraversare quattro corsie per giungere da una parte all’altra e che il progetto scelto, con molto verde, è comunque fortemente migliorativo della realtà esistente.

     

    Il punto sui lavori con il Municipio

    pra-piazza-sciesa«Chi dice che non è stato coinvolto nella progettazione della nuova Aurelia – aggiunge Mauro Avvenente, presidente del Municipio VII Ponente – non racconta la verità. Perché sono stati fatti ben 6 Consigli municipali a Prà proprio per consentire ai cittadini di partecipare, 4 assemblee pubbliche, 3 mesi di progettazione partecipata al cui tavolo si sono seduti anche il Comitato per Prà e il Comitato dei genitori che oggi si lamentano».

    Il “Parco Lungo” e la nuova Aurelia si innesteranno pra-torrente-san-pietronelle opere di riqualificazione e pedonalizzazione che stanno coinvolgendo l’interno di Prà. Tra i lavori già portati a termine si possono citare piazza Sciesa e via Fusinato, ma presto verrà coinvolta anche via Sapello e l’istituzione del limite dei 30 km/h in via Arrighi. «E a proposito di piazza Sciesa, sarò un campanilista ma è diventata una delle piazze più belle di Genova» ha commentato Avvenente.

    Ma il Por non è solo restyling di strade e marciapiedi. Tra le opere già completate, per cui complessivamente è stata spesa circa la metà dei finanziamenti a disposizione per l’intera riqualificazione di Prà Marina, c’è la messa in sicurezza della foce del Rio San Pietro, che nell’alluvione del 1993 aveva causato la morte del dottor Dapelo, con situazioni analoghe a quelle che abbiamo tristemente vissuto nei giorni scorsi (senza però che il corpo sia mai stato ritrovato). «Si tratta di un intervento che restituisce tranquillità agli abitanti della zona» ha detto con soddisfazione Avvenente. Per quanto riguarda la viabilità dell’area, l’assessore Dagnino aveva specificato un paio di settimane fa che è stata predisposta una situazione temporanea in attesa dei lavori sull’Aurelia.

    Tra le opere già portate a termine vanno citati ancora la passeggiata che unisce il campo di calcio della Praese con la piscina, riqualificata da un paio di anni, e il posteggio di interscambio della Navebus. «Quest’ultimo – spiega Avvenente – è propedeutico al nuovo approdo ancora da realizzare ma previsto all’interno del Por. Se è vero che in questo momento la Regione ha difficoltà economiche a sostenere il servizio (qui l’approfondimento di Era Superba, ndr), un domani sarà possibile potenziare questo sistema di trasporto, molto gradito dalla popolazione del Ponente, allungando la tratta fino a Prà».

     

    Il Parco Dapelo e la zona a Levante di Prà: arriva lo skate park

    parco-dapelo-praTra i lavori ancora da realizzare c’è anche la ristrutturazione del “Parco di Ponente” o “Parco Dapelo”, in cui verranno abbassate alcune collinette e che sarà oggetto soprattutto di una ripiantumazione perché gli alberi messi a dimora precedentemente non offrono alcun riparo d’ombra a chi, nelle stagioni più calde, frequenta il parco urbano (per maggiori informazioni rimandiamo al nostro sopralluogo di #EraOnTheRoad, ndr).

    Il progetto integrato di riqualificazione inizialmente sembrava aver un po’ dimenticato la zona più a Levante di Prà. Nel corso del tempo si è, dunque, pensato di ridimensionare alcuni interventi – come quello ritenuto superfluo in fase di progettazione partecipata delle aree per il bird watching alla foce del rio San Pietro – per recuperare alcune risorse da dedicare a questa zona e dare vita al progetto “Prà-to Sport”. I risparmi ottenuti anche tramite i ribassi d’asta ammontano a poco più di due milioni di euro che il sindaco ha dichiarato di voler impiegare per «interventi che siano apprezzati, che rispondano alle esigenze di risistemazione dell’area e che possano essere funzionali anche a implementazioni future ma che nell’immediato consentano un primo utilizzo dell’area». Dato però che il Comune non ha altri soldi da destinare a Prà se non quelli del Por, bisogna abbandonare quantomeno temporaneamente progetti faraonici come la realizzazione di un palazzetto dello Sport, ben più oneroso dei fondi a disposizione. «Ma fatti salvi i vincoli della disponibilità finanziaria e dei tempi rapidi di realizzazione – ha assicurato Doria – non ho preferenze per la pista di skateboard piuttosto che per quella di atletica leggera. Il nostro impegno è quello di vagliare la fattibilità di tutte le proposte che perverranno dai cittadini e di scegliere, a breve, con il Municipio quella più funzionale».

    In realtà, qualche preferenza sembra averla il Municipio, come ci spiega il suo presidente Avvenente: «Quest’area in origine doveva solo essere bonificata. Poi, giustamente, il Comitato dei genitori ha chiesto degli interventi più significativi, la maggior parte dei quali è stata accolta dall’amministrazione. Si deve fare tutto ciò che è possibile nella situazione economica attuale». L’area, infatti, deve essere bonificata con tanto di regimentazione della raccolta delle acque meteoriche, cintata e illuminata, ostacolando l’insorgere di future situazioni di degrado già vissute nel passato. «Per garantire ciò – riprende il presidente del Municipio – è necessario dare vita a funzioni pubbliche di interesse collettivo diffuso, come gli impianti sportivi. Quindi, tutti i ribassi d’asta del Por saranno impegnati per costruire più impianti possibili in questa zona, a cominciare dallo skate park che è una promessa presa dall’amministrazione già tre anni fa a fronte di una richiesta di alcuni giovani praesi. Con i soldi restanti valuteremo le altre proposte di campetto polivalente e pista di atletica».

     

    Non solo Por: il sindaco ricorda il “Branega”

    Nella conferenza stampa di ieri, il sindaco ha anche sottolineato che gli interventi del Comune a Prà non si sono limitati ai soli lavori previsti dal Por. Il primo cittadino ha, infatti, citato la riqualificazione dello storico campo sportivo “Branega” che sarà suddiviso tra le attività di calcio a 7 e di rugby per bambini, grazie a un impegno economico di 400 mila euro (solo 1/3 a carico del Comune) che ha consentito di affidare la nuova struttura alla gestione di due società sportive locali, Olimpic Prà Calcio e Province dell’Ovest Rugby. Sempre in ambito sportivo, Doria ha ricordato che la Fascia di Rispetto sarà il nuovo quartier generale per la Regata storica delle Repubbliche marinare e ospiterà tutti gli allenamenti dell’armo genovese e degli ospiti nei giorni immediatamente precedenti la competizione (che, invece, avrà luogo in uno specchio d’acqua più ampio). Ma non c’è solo lo sport. Tra gli interventi di riqualificazione, infatti, è stato citato anche lo sgombero della baraccopoli (proprio nell’area dove sorgerà il nuovo skate park), intervento progettato da tempo e che ha necessitato anche dell’adozione delle necessarie forme di assistenza per le fasce deboli (minori e donne con bambini) nonché del monitoraggio dell’area per evitare che la situazione venga ripristinata.

    «Anche se veniamo dipinti a tinte fosche – conclude Avvenente – tutti abbiamo interesse a fare il bene della popolazione. Lo scopo finale è quello di restituire la Fascia di Rispetto alla sua vocazione primaria di cuscinetto tra città e porto, arricchendola di funzioni sportive e per il tempo libero perché sia fruibile a un numero sempre crescente di cittadini».

     

    Simone D’Ambrosio

  • Yoga porte aperte: due giorni di eventi gratuiti alla scoperta dello yoga

    Yoga porte aperte: due giorni di eventi gratuiti alla scoperta dello yoga

    YogaSabato 25 e domenica 26 gennaio torna in tutte le città italiane YogaPorteAperte, la prima manifestazione nazionale interamente dedicata allo yoga e totalmente gratuita.

    La manifestazione, giunta quest’anno alla sua 14esima edizione, si tiene in tutta Italia ed è organizzata dall’associazione di insegnanti: nella scorsa edizione ha ottenuto numeri importanti, con oltre 100 centri partecipanti e un afflusso di oltre 5000 persone.

    Obiettivo principale delal due giorni, quello di diffondere informazioni corrette sulla pratica yoga ed offrire opportunità gratuite per sperimentarla direttamente sotto la guida di insegnanti qualificati.

    Ogni centro o insegnante aderente all’iniziativa, proporrà un programma di incontri aperti a tutti, con la possibilità per il pubblico interessato di partecipare a lezioni gratuite di prova, conferenze, dibattiti, proiezioni di video e altre iniziative.

    Di seguito, il programma della due giorni a Genova

    Sabato 25 gennaio

    ore 10/11.30 Centro Yoga Verso il Sole (via Gianelli 31r) – Pratica di yoga per tutti
    Referente Paola Bruschetta (349 4737340 – yogaversoilsole@gmail.com)

    ore 10/11 Centro Yoga Mahima (via Cairoli 11/17) – Lezione di yoga con Alberto Ficarelli
    Referenti Michaela Gamalero e Alberto Ficarelli (328 9282677 – 345 2729948 – info@yogamahima.net)

    10/11.30 Accademia It. Shiatsu Do (vico della Casana 9/5) – La pratica di yoga nella vita quotidiana
    Come migliorare il benessere e la comprensione coltivando la presenza mentale nella vita di tutti i giorni
    Referente Pietro Thea (010 2467236)

    ore 11.15 Accademia It. Shiatsu Do (vico della Casana 9/5) – Yoga Nidra, lo yoga del sonno: la via dello spazio e della gioia
    Referente Patrizia Sannino (333 2508150)

    ore 14/15.15 Ass di promozione sociale Nuovo CIEP (Via Allende, 48) – La Devi Danzante: un omaggio alle figure
    del divino nello Hatha Yoga – pratica yoga condotta da Simona Mocci
    Referente Simona Mocci (348 0864600)

    ore 15.30 A.S.D. Il Melograno (via della Libertà 10a) – I 5 elementi cosmici (terra, acqua, fuoco,aria ed etere) nella pratica yoga
    Referente Silvia Canevaro (345 6973959)

    15.30/16.45 ore 14/15.15 Ass di promozione sociale Nuovo CIEP (Via Allende, 48) – La Devi Danzante: un omaggio alle figure del divino nello Hatha Yoga – pratica yoga condotta da Simona Mocci e Elisabetta Rossi
    Referente Simona Mocci (348 0864600)

    ore 15.30/17 Sala di Palazzo del Principe (Piazza del Principe, 4 Genova) – Dallo yoga per gli occhi alla visione e prospettiva in diversi asana, alla visualizzazione del rilassamento
    Referente Corinna Nunneri (393 1498761)

    ore 15.30 Centro Yoga Mahima (via Cairoli 11/17) –Il respiro degli dei – proiezione del documentario sullo yoga moderno del regista Jan Schmidt-Garre – introduzione di Michaela Gamalero
    Referenti Michaela Gamalero e Alberto Ficarelli (328 9282677 – 345 2729948 – info@yogamahima.net)

    ore 16/18 Centro Raja Yoga Fior d’Aliso (Via Bonifacio, 1/5) – Lezione di Raja Yoga: quando la pratica di asana incontra la meditazione
    Referente Maurizio Angeloni – Adriana Sani (340 4825499 – fiordalisoyoga@libero.it – www.fiordalisoyogagenova.it)

    ore 18 A.S.D. Il Melograno (via della Libertà 10a) – Le poesie del risveglio, performace di estetica del vuoto – concerto di musica meditativa abbinato alla lettura di Haiku – duo Karina Stieren e Akshan
    Referente Silvia Canevaro (345 6973959)

     

    Domenica 26 gennaio

    ore 10.30 / 12 Palazzo Grimaldi (via Colombo 7/5) – La quiete del respiro
    Referente Patrizia Sannino (333 2508150)

    ore 10/11 Centro Yoga Mahima (via Cairoli 11/17) – Lezione di yoga con Alberto Ficarelli
    Referenti Michaela Gamalero e Alberto Ficarelli (328 9282677 – 345 2729948 – info@yogamahima.net)

    ore 11 Prana Yoga (via Fiasella 4/4) – Yoga a coppie: l’incontro con l’altro
    Referente Silvia Canevaro (345 6973959)

    ore 15/ 16 Ass di promozione sociuale ARCO IRIS (Via Vittorio Veneto, 58 Busalla GE) – Lezione di yoga
    Referente Simona Mocci (339 4860713 – 348 0864600)

    ore 16.45/18.15 Ass di promozione sociuale ARCO IRIS (Via Vittorio Veneto, 58 Busalla GE) – Conferenza Il sistema dei Chakra: prospettive a confronto – relatrici Simona Mocci
    Referente Simona Mocci (339 4860713 – 348 0864600)

    Per ogni informazione è possibile contattare la segreteria dell’Associazione:
    tel: 02 8361288 – e-mail: informa@insegnantiyoga.it

  • Lagaccio, ex Sati: si attende il bando del Comune per la cessione

    Lagaccio, ex Sati: si attende il bando del Comune per la cessione

    palazzo-ex-sati-lagaccioL’edificio in Via del Lagaccio un tempo appartenuto alla ditta di autotrasporti Sati, quattro piani e parcheggio, è vuoto da ormai una ventina di anni. I piani superiori sono già abitati da privati, ma quelli inferiori, di Tursi, sono reclamati da 20 anni da cittadini e associazioni per attività sociali (qui il punto della situazione a febbraio 2013). Tuttavia, il Comune non ha mostrato finora volontà concreta di investire in questa situazione.

    La scorsa settimana, durante il consueto appuntamento con #EraOnTheRoad, abbiamo parlato con Salvatore Fraccavento di GAL – Gruppo Amici Lagaccio e Simone Leoncini presidente del Municipio I delle problematiche connesse ai locali dell’immobile ex Sati.

    Qui, ci racconta Fraccavento, la situazione è diversa da quella della ex Caserma Gavoglio: le aree sono accomunate dal fatto di essere inutilizzate e di essere state richieste dagli abitanti del quartiere per attività ricreative e sociali. Tuttavia, mentre la caserma è di proprietà del Demanio (si attende di sapere proprio in questi giorni se avverrà la cessione gratuita al Comune di Genova, qui l’approfondimento), i locali di ex Sati appartengono a Tursi, che li ha acquisiti anni fa dopo che sono stati messi in vendita dalla ditta Spim, società per la gestione del patrimonio pubblico al 100% del Comune. Per questo, ci spiega il cittadino del Lagaccio, «la situazione è ben più grave e scandalosa di quella della Gavoglio: anche se l’Amministrazione potrebbe agire, c’è immobilismo».

    palazzo-ex-sati (1)Travagliate le vicende dell’edificio: di proprietà della ditta di trasporto Sati, è poi diventato di AMT, che è rimasta nei locali fino alla metà degli anni ’90 quando, già rimossi i mezzi, restavano gli uffici amministrativi. Un tempo, raccontano gli abitanti del Lagaccio, questo era uno dei centri più all’avanguardia: c’erano oltre 60 pullman, le officine, il centro di progettazione. Poi, negli anni ’80 è stato uno dei primi a essere venduto e, acquistato da AMT, è poi passato nelle mani di Spim e poi, ancora al Comune. Ai tempi dell’acquisto di Tursi, si era fatta avanti anche una cooperativa di cittadini del quartiere, subito dissuasa da costi troppo ingenti (4 mln circa).

    Anni fa, la giunta Vincenzi aveva proposto un bando per la cessione a privati e la costruzione di edilizia sociale mai andato in porto perché il suo mandato è terminato. Con il passaggio alla nuova giunta è rimasta l’idea del bando, ma con la clausola che un piano fosse destinato al social housing, e uno alla cittadinanza.

     

    Le richiesta dei cittadini: parcheggio e spazio sociale

    palazzo-ex-sati-verticale-2palazzo-ex-sati-verticaleOggi le associazioni chiedono che il parcheggio attuale (60 posti, in affitto ai residenti per 75 euro/mese) venga allargato. Infatti, ci sarebbe posto per un altro park su due piani rialzati da un centinaio di posti. In questo momento, questa è una priorità per il quartiere, in cui non ci sono aree adibite a parcheggio e le auto sono lasciate in strade private o più semplicemente lungo i marciapiedi di Via del Lagaccio, ostruendo il traffico e creando spiacevoli ingorghi e situazioni pericolose. Gli abitanti chiedono parcheggi a raso, con canone mensile.

    Per quanto riguarda i locali interni, invece, oggi i volontari di GAL hanno a disposizione due stanzini da usare come sgabuzzino. Ci racconta Fraccavento: «Attualmente noi di GAL abbiamo un locale in Via del Lagaccio 86r, in cui trovano spazio gli anziani, e uno all’82r, dove hanno sede i nostri uffici. Questo non basta: non possiamo organizzare, feste, incontri, cineforum, momenti di aggregazione per tutto il quartiere. Gli anziani che vengono da noi sono più di 50 al giorno e siamo costretti a mandarne via alcuni perché non c’è posto a sufficienza. Inoltre, dallo scorso anno c’è anche un gruppo di giovani, ma gli spazi non ci sono e siamo costretti a farli incontrare nei nostri uffici. Ci dispiace separare giovani e anziani, ci sembra che in un momento in cui si parla tanto di integrazione tra diverse etnie sia importante considerare anche quella tra giovani e anziani».

     

    Le novità per il futuro

    Durante la nostra diretta Twitter di #EraOnTheRoad, interviene Simone Leoncini, presidente del Municipio I, e risponde alla richiesta dei cittadini:

     

    Leoncini conferma infatti di aver inviato poco tempo fa una lettera al Comune per sbloccare la situazione e racconta a Era: «Stiamo aspettando che Tursi emani il bando per la cessione degli spazi a una ditta privata, che dovrà costruire su un piano abitazioni di edilizia popolare e sull’altro uno spazio per il quartiere. Se ne parla dalla primavera 2013, ma gli uffici del Comune stanno effettuando varie valutazioni. Nel caso in cui non si presentino soggetti interessati, nel giro di qualche mese sistemeremo almeno il primo piano, dotandolo dei servizi minimi, per consegnarlo ai cittadini. Abbiamo stimato un costo di 70 mila euro: cifra alta, ma non impossibile da raggiungere, e magari associazioni e cittadini potrebbero darci una mano. Speriamo che la situazione si sblocchi: è una follia che lo spazio sia vuoto».

     

    Elettra Antognetti

  • Mi chiamo Aram e sono italiano, spettacolo sulla multiculturalità al teatro Altrove

    Mi chiamo Aram e sono italiano, spettacolo sulla multiculturalità al teatro Altrove

    Aram KianVenerdì 24 e sabato 25 gennaio al teatro Altrove della Maddalena va in scena lo spettacolo Mi chiamo Aram e sono italiano uno spettacolo che racconta con ironia, incanto e tragedia  la storia dei nuovi italiani, i figli degli immigrati, le cosiddette “seconde generazioni”.

    Una produzione del Teatro Regionale Alessandrino, scritta a quattro mani dal regista Gabriele Vacis e dal protagonista e principale ispiratore dell’opera, Aram Kian, 39 anni, nato a Roma da padre iraniano e madre italiana, cresciuto in una cittadina del profondo nord italiano, Busto Arsizio, si è diplomato alla Civica scuola d’arte drammatica Paolo Grassi nel 1996.

    Il testo offre uno spunto interessante per riflettere sulle condizioni dei ragazzi nati e cresciuti in Italia, quindi di fatto italiani, che ancora si trovano a dover fare i conti con pregiudizi infondati, ripetute diffidenze e atteggiamenti razzisti, un’esistenza in bilico fra diverse identità culturali che spesso si contrappongono ma che in realtà sono un’enorme fonte di arricchimento.

    Una classica infanzia degli anni Ottanta, vissuta nella periferia industriale di una grande città del Nord, fra tegolini del Mulino Bianco e compagni di scuola strafottenti; una banale adolescenza anni Novanta, condita di musica grunge, cortei studenteschi e serate in discoteca; una comune giovinezza a cavallo del nuovo secolo, fatta di inconcludenti anni universitari e lavoro che non si trova. Ritratto tipico di un trentenne italiano. Solo che, quando il trentenne in questione si chiama Aram e ha un padre iraniano, le cose si complicano un po’… “Io sono uno di quelli che si riempiono lo zainetto di esplosivo e fanno saltare la metropolitana di Londra… Se uno alto, biondo venisse qui a dirti: ho lo zainetto pieno di bombe… tu ti metteresti a ridere, no?… Ma se te lo dico io? Un brivido ti viene, no? Solo perché sono basso e nero. Che poi non sono neanche tanto nero, al limite un po’ olivastro…

    Storie da Synagosyty. Di Gabriele Vacis e Aram Kian

    Con Aram Kian
    Regia: Gabriele Vacis
    Scenofonia: Roberto Tarasco
    Produzione Nidodiragno Cooperativa CMC-Sanremo e
    Teatro Regionale Alessandrino

    Inizio ore 21, biglietti 10€ / ridotti 8€.

  • Ostello della Gioventù, Righi: nuova gestione, vecchi problemi

    Ostello della Gioventù, Righi: nuova gestione, vecchi problemi

    ostello-gioventu-righiRiapre l’Ostello della Gioventù del Righi, in via Costanzi, quello da cui con uno sguardo sul mare si può dominare tutta la città ma a cui si arriva solo con l’autobus 40 che, trasformatosi nelle ore notturne in 640, sale con l’ultima corsa dalla Stazione Brignole dieci minuti prima dell’una.

    La novità riguarda la gestione che dal 1° febbraio, giorno in cui il check-in tornerà attivo, sarà direttamente affidata A.I.G. Hostels, ovvero l’Associazione italiana alberghi per la gioventù. «Genova entra finalmente nel grande circuito nazionale e internazionale degli ostelli – ha detto con soddisfazione l’assessore al Turismo, Carla Sibilla – e punta ad aprirsi sempre più al turismo scolastico, sportivo, giovanile e culturale. Con questa novità facciamo un notevole salto in avanti dal punto di vista qualitativo e prepariamo la strada a importanti collaborazioni culturali per la nostra città».

    La struttura, di proprietà comunale e adibita ad ostello a partire dal 1992, sorge a circa 3 chilometri dal centro e si trova all’interno di un edificio di cinque piani, in parte condiviso con una scuola materna. I posti letto disponibili sono 204, suddivisi in 34 camere in maggioranza da 5/6 persone, ma solo 9 con servizi igienici compresi. Tariffe abbastanza popolari per chi si accontenta di un letto in camerata: il pernotto parte, infatti, da 17 euro a cui se ne possono aggiungere altri 2 per la colazione all’italiana o poco di più per quella continentale. Tariffe che vanno scontate del 50% se siete in gita scolastica. A.I.G., al momento, potrà usufruire della struttura fino al 31/12/2016, data di scadenza della concessione. Ma si sta lavorando per una conferma a più ampio respiro, senza la quale, tra le altre cose, l’ostello non potrebbe attingere ai finanziamenti regionali previsti da un bando dello scorso ottobre, con cui invece si punterebbe a potenziare il numero delle camere con servizi annessi e ad ampliare la disponibilità di stanze per intere famiglie. Un intervento necessario anche per ottenere la certificazione di qualità internazionale.

    «Quella di subentrare direttamente nella gestione di Genova, a cui prima eravamo legati solo attraverso una gestione controllata (una sorta di patrocinio, ndr) – ha detto Anita Baldi, presidente nazionale di A.I.G. – è stata una scelta molto ponderata che si colloca in un momento storico in cui stiamo cercando di far tornare gli ostelli al loro spirito originale, ovvero quello di centro di aggregazione giovanile per eccellenza».

    «Genova era l’unica grande città italiana a non avere un ostello direttamente gestito dall’A.I.G. – ha spiegato il presidente del Comitato Ligure, Luciano Maggi – ed è per questo che siamo intervenuti con questo cambio di rotta. Ma voglio subito sgombrare il campo dalle polemiche: la gestione precedente è stata impeccabile e non c’è stata alcuna rescissione del contratto ma solo la naturale scadenza della gestione controllata». In proposito, il segretario nazionale Carmine Lentino, ha tenuto anche a precisare che tutto il personale dipendente è stato riassorbito nel nuovo corso.

    I limiti della struttura permangono: e allora perché non puntare maggiormente sulle nuove realtà nate nel centro storico?

    ostelliPer il momento, restano solo il cambio di gestione, una nuova sigla e un po’ di «restyling e maquillage» – come lo hanno definito gli stessi gestori – che, tuttavia, da soli non sono sufficienti a valorizzare al meglio una struttura cruciale dal punto di vista dell’appetibilità turistica, giovanile della nostra città.

    «Il problema dei due ostelli del centro storico è che sono molto piccoli e molto più simili a bed & breakfast» ci risponde Luciano Maggi. «Ma Genova ha bisogno di spazi molto più ampi perché l’ostello del Righi non è mai stato al di sotto delle 20 mila presenze, negli 11 mesi di servizio annuale. Siamo di fronte a una struttura che funziona e che sarebbe un peccato mortale abbandonare a se stessa. D’altronde, anche all’estero gli ostelli non sorgono proprio in centro: certamente, però, possono sfruttare un sistema di trasporto pubblico molto efficiente».

    Impossibile potenziamento linea da parte di Amt. Al via attività e laboratori

    A fare da contraltare positivo alle difficoltà logistiche, ecco allora che sarà proposta una serie di attività laboratoriali coordinate dal nuovo, giovane direttore, Matteo Fabbrizzi, fresco dell’esperienza maturata all’ostello di Caracas, che punta molto sull’importanza degli spazi comuni. Si parta con il teatro e il cinema indipendente e con una serie di incontri e corsi offerti gratuitamente ai genovesi e agli avventori. Ma presto potrebbe prendere il via anche un’importante collaborazione con Slow Food per attivare il servizio di ristorazione (al momento limitato alla sola colazione) e un corso di cucina, a prezzi assolutamente abbordabili.

    «Non vogliamo che l’ostello rimanga solo un dormitorio turistico – ha detto l’architetto Maggi – ma puntiamo a farlo diventare un punto di riferimento culturale per i giovani viaggiatori, non tanto anagraficamente quanto di testa».

    Fin da subito si punterà forte sul teatro, con la possibilità di sfruttare una sala interna situata al primo piano dell’edificio e, soprattutto d’estate, un piccolo anfiteatro all’esterno. In proposito, dovrebbe nascere una naturale sinergia con l’ostello di Napoli, l’unico altro esemplare italiano a offrire uno spazio simile. «È una grande opportunità per le tante compagnie indipendenti che vengono in visita nella nostra città, per piacere o per lavoro» ha detto l’assessore Sibilla. «Ma potrebbe essere sfruttato anche da quei gruppi teatri genovesi che non hanno una sede fissa. Sarebbe importante riuscire a inserire l’ostello, il suo teatro interno e l’anfiteatro all’esterno, dentro una rete culturale che comprende diversi servizi, come quello delle residenze per i giovani artisti, e tanti appuntamenti».

    Come spesso accade, il bilancio preventivo però è fatto soprattutto di promesse. Come quella di valutare l’istituzione di un servizio di navetta complementare al trasporto pubblico, dato che la richiesta di potenziamento delle corse Amt in questo momento sembra un po’ troppo una chimera. Ma il progetto più grande è un altro (ed ecco ritornare la questione del centro storico, che forse non avevamo sollevato in maniera così impropria): la presidente nazionale Baldi, infatti, ha accennato alla possibilità di studiare una sorta di dependance dell’ostello del Righi anche nel cuore della città, come avamposto per chi arriva in treno e punto di riferimento per chi non viaggia in grandi gruppi e vuole vivere un po’ di più le notti della Città vecchia. Staremo a vedere che cosa ne sarà veramente.

     

    Simone D’Ambrosio

  • EurHope, concorso di illustrazione in sinergia con Porto e Accademia

    EurHope, concorso di illustrazione in sinergia con Porto e Accademia

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    EurHope 2014, Nicolò Carozzi

    EurHope – Immagini dal Futuro” ritorna anche quest’anno con la terza edizione del concorso di illustrazione (scadenza 21 marzo) made in Genova. Quest’anno spicca la partnership con l’Autorità Portuale, una collaborazione in linea con il tema del concorso: “Porti del mare -Collegamenti del pianeta – Vite, culture, mercanzie. Crocevie per il Futuro”.

    Ma come accaduto già nelle precedenti edizioni, il progetto EurHope non si limiterà al solo svolgimento del concorso. Sono infatti previsti eventi collaterali, fra cui la realizzazione di quattro mostre che porteranno in altrettante città (Genova Palazzo San Giorgio, Milano Museo Wow, San Benedetto del Tronto e Accademia di Perugia) i lavori selezionati nel concorso e le opere sui Porti del Futuro e su Porti locali realizzati dagli studenti dell’Accademia Ligustica di Belle Arti di Genova, dall’Accademia di Belle Arti Pietro Vannucci di Perugia, dall’Istituto Europeo di Design di Milano e Torino.

    Oltre alla già citata Autorità Portuale di Genova (che l’anno scorso con “Porto Motore Azione”  ha collaborato anche con il Genova Film Festival per la realizzazione di un cortometraggio sul Porto di Genova, a dimostrazione della nuova linea di apertura verso la città intrapresa da Palazzo San Giorgio), le Accademie e l’Istituto Europeo di Design, partner di EurHope è anche AIVP (Association International Villes & Ports) che riunisce le autorità portuali e i porti di tutto il mondo e che ha sede internazionale a Le Havre.

    «Penso che in un tempo come questo, in cui crolla una certa impostazione del mondo che siamo chiamati a rifondare, immaginare sia fondamentale», commenta Enrico Testino, la mente di EurHope. «Immaginare è il primo passo per ipotizzare un futuro e Genova è una città in grande trasformazione. Il ruolo del concorso vuole essere quello di aiutare a evocare futuri possibili. Genova sta costruendo, con i piani urbanistici, il riassetto strutturale della vivibilità dei prossimi millenni. Avere dei momenti di libertà per la fantasia non può che aiutare e rendere la creatività più efficace».

    La giuria, sul sito www.eurhope.net, vede rappresentanti delle diverse realtà organizzatrici tra i quali Luigi Bona, Direttore di WOW – Museo del Fumetto e dell’Illustrazione di Milano, Ferruccio Giromini, curatore d’arte esperto di illustrazione e fumetto, Ivo Milazzo, notissimo disegnatore e Presidente dell’Associazione Illustratori, Laura Farina in rappresentanza dell’Accademia di Belle Arti di Perugia, Mario Benvenuto per l’Accademia genovese, Flavia Mandrelli per la Fondazione Libero Bizzarri, esponenti dell’Autorità Portuale di Genova e dell’AIVP.

    È proprio Mario Benvenuto, docente del corso P.A.I (Progettazione Artistica per l’Impresa) dell’Accademia Ligustica di Genova, che ci spiega meglio il lavoro che sta portando avanti con i suoi studenti: «Lavorare sul porto non è semplice, si tratta di una mastodontica entità che incide e influisce sulla vita e la morfologia di un’intera città. Genova è il suo porto, l’agglomerato si è sviluppato intorno allo scalo e già questo la dice lunga sul tipo di lavoro che bisogna svolgere. Noi stiamo lavorando su due livelli, uno strettamente legato al progetto EurHope e al concorso con illustrazioni a tema libero incentrate sul Porto di Genova, l’altro più incentrato sulla grafica, legato alla produzione di un progetto per l’apertura del porto nella sua totalità a chi il porto non è abituato a frequentarlo. Lo abbiamo chiamato “Porto Aperto”. La difficoltà principale, in questo caso, è quella di progettare con la finalità di comunicare a tre diverse categorie di persone: turisti, lavoratori del porto e cittadini genovesi».

     

    Premi e info tecniche per i partecipanti:

    Per le migliori opere vengono messi in palio tre premi. Al primo classificato andranno 1.500,00 euro, al secondo 1.000,00 euro e al terzo 500,00 euro. La partecipazione è gratuita, ogni autore o gruppo può inviare da uno a tre opere in riproduzione cartacea, con stampa formato cm 30×30 e in formato digitale tif o jpg.
    Verrà premiata una sola opera per autore e alcune delle opere selezionate verranno pubblicate sulla rivista “Scuola di Fumetto”.

  • Consiglio comunale, cani e carcasse: «Di questo passo possiamo starcene a casa»

    Consiglio comunale, cani e carcasse: «Di questo passo possiamo starcene a casa»

    palazzo-tursi-guerello-impiegati-uffici-DTornano le polemiche in Consiglio comunale per la calendarizzazione dei lavori messi all’ordine del giorno. A surriscaldare gli animi di diversi consiglieri sono nuovamente i tanto chiacchierati articoli 54, ovvero le interrogazioni a risposta immediata che, secondo il regolamento, devono riferirsi ad “argomenti di attualità di competenza dell’amministrazione comunale, che non riguardino o comportino deliberazioni”. Nella seduta di ieri, come sua facoltà, il presidente Guerello ne aveva previsti 5: raid vandalici notturni a danno dei mezzi in sosta, rimozione carcasse auto e moto abbandonate nelle pubbliche vie, possibilità di accesso dei cani nei civici cimiteri, nuove prospettive di Fiera e Ucina, situazione dell’ex palazzo delle poste a Borgo Incrociati.

    «Avete visto che articoli 54 sono stati programmati oggi?» ha sbottato il capogruppo dell’Udc, Alfonso Gioia, già presidente del Consiglio provinciale. «Più che l’assemblea di uno dei più grandi Comuni d’Italia, sembriamo il Consiglio di un paesino di montagna che si riunisce per discutere se far entrare o meno i cani nei cimiteri. Non possiamo permetterci di affrontare problematiche che non siano di spessore e che non vadano in direzione di quello che si aspetta la città. Se andiamo avanti di questo passo, possiamo tranquillamente starcene tutti a casa».

    Non ha torto il consigliere, soprattutto quando fa presente di aver «inoltrato la richiesta di discutere della situazione del Carlo Felice, di avere aggiornamenti sui continui sversamenti di Scarpino e sulle analisi che sta facendo Arpal, di parlare delle problematiche dei “portoghesi” del trasporto pubblico». Senza nulla togliere agli amici a quattro zampe, ci sono questioni decisamente più urgenti e più vicine alle situazioni critiche e di attualità che si vivono in città. Gioia dimentica però che la stessa contestata interrogazione è stata proposta dal collega di partito Paolo Repetto: un po’ di dialogo interno, probabilmente, avrebbe dato meno possibilità di scelta al presidente Guerello che, dal canto suo, ha sempre portato avanti la tesi di dare più spazio in queste situazioni alle forze politiche che hanno maggiori difficoltà ad avere un dialogo costante con la giunta (qui l’approfondimento di Era Superba).

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    Paolo Putti, M5S

    Critico anche il Movimento 5 Stelle, come spiega il capogruppo Paolo Putti, autore di un altro articolo 54, non accolto, sempre sulla situazione di Scarpino: «Noi presentiamo le richieste dei 54 entro il primo pomeriggio del lunedì. È chiaro che non sempre gli assessori riescono a prepararsi tutte le risposte. Però, oggettivamente, auspicherei che si mettessero degli argomenti che portino gli assessorati a dare delle risposte su questioni di vero interesse generale». Secondo il “grillino”, dovrebbero essere gli stessi assessori a mostrare interesse nel far capire ai cittadini come stanno veramente le cose: «Il nostro obiettivo non è quello di mettere in difficoltà l’assessore Garotta su Scarpino o qualsiasi altro assessore su qualsiasi altro argomento. Mi interessa, invece, che l’assessore Garotta possa comunicare di avere studiato una strategia insieme con Amiu per far fronte alla situazione. Non si può sempre mettere la testa sotto la sabbia e parlare dei cani nei cimiteri».

    La risposta, seppur indiretta, arriva dal presidente del Consiglio comunale, Giorgio Guerello, in quota Pd: «Per la seduta di oggi mi sono arrivate 252 richieste di articoli 54. Evidentemente i proponenti li ritenevano tutti argomenti meritevoli di passare all’attenzione del Consiglio comunale. Come sempre, per 5 argomenti che riesco a inserire nell’ora di tempo dedicata alle interrogazioni a risposta immediata, ce n’è almeno un centinaio che lasciano l’amaro in bocca ai vari gruppi consiliari. Ma la situazione, purtroppo, resterà tale finché non interverranno le modifiche al regolamento».

     

    Modifiche al regolamento: giovedì ultimo passaggio in commissione?

    Già le modifiche al regolamento. Su Era Superba ne abbiamo parlato dettagliatamente qualche tempo fa, ma che fine hanno fatto? «Di quelle modifiche – spiega Gioia – ne discuteremo giovedì in commissione, mi auguro per l’ultima volta prima dell’approdo in aula. Voglio sperare che i gruppi che hanno votato e approvato ogni singolo ritocco al regolamento, mantengano le posizioni espresse anche durante la discussione Consiglio perché ho già sentito che qualche esponente della maggioranza vorrebbe cambiare le carte in tavola».

    Attualmente, il Regolamento del Consiglio comunale (qui il pdf) prevede che gli articoli 54 debbano essere presentati “per iscritto alla Presidenza del Consiglio, con indicazione adeguatamente circostanziata dell’argomento, almeno ventiquattrore prima dell’ora di convocazione della seduta. Le interrogazioni a risposta immediata devono consistere in una sola domanda, formulata in modo chiaro e conciso, connotata da urgenza o particolare attualità politica. Il/la Consigliere/a ha tre minuti di tempo per illustrare l’interrogazione.  […] Il Sindaco o gli Assessori delegati per materia sono tenuti a rispondere alle interrogazioni in questione contenendo la risposta nel termine di tre minuti. Il presentatore dell’interrogazione ha facoltà di replicare per non più di due minuti”. Tempi, di fatto, praticamente mai rispettati.

    Ma la questione più delicata riguarda la discrezionalità del presidente nel merito della sussistenza dei requisisti richiesti e, quindi, circa scelta degli argomenti da portare in aula. Viene da sé che, così stanti le cose, un presidente dello stesso colore politico della maggioranza abbia il margine per proteggere qualche assessore particolarmente sotto tiro. Ed è proprio su questo punto che insistono le modifiche regolamentari in via di presentazione, puntando a limitare la quantità di argomenti presentabili per gruppo o consigliere, ma imponendo l’inserimento all’ordine del giorno di tutte le richieste con il recupero nelle sedute successive delle interrogazioni inevase nell’ora a disposizione ed eventualmente ripresentate dai proponenti.

    Alfonso Gioia, Udc
    Alfonso Gioia, Udc

    Tutto, comunque, continuerà a dipendere molto anche dal buon senso dei consiglieri che dovrebbero evitare di portare all’attenzione dell’aula questioni che potrebbero tranquillamente essere affrontate in altre sedi e con altri strumenti. Il problema, secondo Alfonso Gioia, va ricercato nel fatto che «oggi abbiamo delle istituzioni che non hanno alcun valore perché non hanno la competenza per poter incidere sul proprio territorio perché quasi sempre la competenza generale spetta al Comune. Noi abbiamo decentramenti solo di nome ma che non hanno effetti concreti sul territorio».

    Un quadro piuttosto complicato in vista dell’ormai imminente realizzazione della Città Metropolitana, che rischia di ampliare a dismisura le questioni potenzialmente “interessanti”. «Credo che con l’istituzione reale della Città Metropolitana la situazione diventerà ancora più critica – ha detto Gioia – perché vorrei sapere come il sindaco Doria potrà andare a discutere di un problema che sorge a Castiglione chiavarese. Non riesco a capire come a un sindaco di una delle più grosse città d’Italia si possano addossare ulteriori responsabilità e competenze per sostituire l’unica istituzione che non doveva essere abolita (la Provincia, ndr)».

    Gioia è certamente molto legato all’istituzione di provenienza ma quella della Città Metropolitana e del funzionamento dei suoi organi istituzionali sarà una bella gatta da pelare per la giunta Doria, che si aggiunge a un elenco sempre più lungo.

     

    Simone D’Ambrosio

     

  • Casa occupata vico Sauli: locali sfitti a famiglie in difficoltà

    Casa occupata vico Sauli: locali sfitti a famiglie in difficoltà

    casa-occupata-vico-sauliIntorno alle 11 lo Sportello per il Diritto alla Casa di via delle Fontane diffonde la notizia sulla propria pagina Facebook. Un gruppo di attivisti ha occupato alcuni appartamenti in vico Sauli, nel Centro Storico, si tratterebbe di abitazioni sfitte da tempo, come era accaduto in passato anche in occasione delle occupazioni di appartamenti in piazza delle Vigne, via dei Giustiniani e piazza Cernaia.

    Digos e carabinieri sono accorsi davanti agli appartamenti occupati. Il movimento per la casa comunica che al momento il presidio è tranquillo. “Tre nuclei familiari iniziano oggi questo percorso di lotta ed autorganizzazione – leggiamo sulla pagina Facebook – la riappropriazione dello sfitto è l’unica vera risposta alla necessità abitativa nella nostra città”.

    L’emergenza casa a Genova non è certo un segreto (qui l’approfondimento di Era Superba), oltre 15.000 case sfitte e altrettante affittate in nero, il tutto a fronte di 4.000 domande per un alloggio popolare che il Comune non riesce in nessun modo a fronteggiare (poco più di 240 gli alloggi assegnati nell’ultimo anno).

     

  • San Bernardo, l’esperienza QuiC: rete di volontari per il Centro Storico

    San Bernardo, l’esperienza QuiC: rete di volontari per il Centro Storico

    centro-storico-vicoli-chiesa-san-donato-d7Vi avevamo già parlato di QuiC – Quartiere in Cantiere, nato su iniziativa di cittadini, negozianti e associazioni attive in Via San Bernardo nel centro storico di Genova, allo scopo di migliorare il quartiere, spesso percepito come pericoloso, rumoroso e da un po’ di tempo anche in crisi, stando al numero degli esercizi che chiudono. Durante il sopralluogo di #EraOnTheRoad nella zona di San Bernardo, siamo andati a parlare con uno dei membri più attivi del QuiC, Domenico De Simone, anche segretario del Ce.Sto (associazione attiva da trent’anni per il miglioramento delle condizioni del centro storico). Domenico ci ha raccontato la storia del comitato: come è nato, cosa ha fatto in questi anni, cosa farà a breve per il quartiere. Questo è un momento di “remi in barca”, ma il QuiC si prepara a un ritorno…

     

    Quic San Bernardo: che cos’è e cosa fa

    Si tratta di un’esperienza nata più di due anni fa, nel settembre 2011. La sua genesi è legata alla nascita della casa di quartiere GhettUp, in molti si sono rivolti alla casa di quartiere del Ghetto chiedendo di trasportare questa esperienza di aggregazione anche in Via San Bernardo, dove c’erano problemi di convivenza legati soprattutto alle ore notturne, a cui faceva fronte, però, anche una scarsa attività diurna, con la sistematica chiusura degli esercizi commerciali. Per questo, un gruppo di volontari fra associazioni, residenti e negozianti hanno deciso di riunirsi e dare avvio al QuiC. A questa avventura hanno voluto partecipare anche altre realtà che già avevano aderito a GhettUp, come i volontari della Associazione San Marcellino, che hanno avviato un percorso di mediazione comunitaria (qui l’approfondimento di Era Superba), valido supporto teorico, intellettuale, culturale.

    Ma qual è stato il percorso di QuiC in questi primi anni di attività e quali risultati ha raggiunto? Domenico De Simone racconta: «Un percorso intenso, con tante iniziative: dall’inizio del 2012 abbiamo organizzato una giornata di baratto del “regalo inutile” di Natale; poi nel luglio è stata la volta dei commercianti: i cittadini sono stati chiamati a votare il loro esercente preferito della zona. Inoltre, abbiamo seguito le attività di San Marcellino nell’ambito della mediazione culturale in un progetto con i quartieri di Certosa, Sampierdarena, San Bernardo, Piazzale Adriatico (che ha coinvolto anche la Fondazione Cultura di Palazzo Ducale). Nel 2013, c’è stata la marcia assieme alla ex Latteria Occupata per i locali sfitti del centro storico. Inoltre, ci siamo dedicati a incontri e workshop con le altre associazioni di zona, e ora stiamo lavorando in questo senso».

     

    I progetti per il futuro: creare una rete con le associazioni di zona

    Chiesa S.DonatoOggi QuiC è ancora un’associazione nascente, che non ha formalizzato la sua esistenza e non è registrata ufficialmente. Raccontano i volontari: «Stiamo lavorando sia all’interno del gruppo che all’esterno, cercando di darci uno statuto e un organismo direttivo. Ora, la nostra presidente è Carola Giordano, attiva residente di Via San Bernardo. Siamo un gruppo variegato: con noi, anche la signora Laura, ultra-ottantenne che ama il suo quartiere e che ha molta voglia di fare». Inoltre, QuiC collabora, oltre che con Ce.Sto e San Marcellino, anche con il Gruppo Donne di Via San Bernardo, BalGaSar (l’unione dei genitori dei bambini delle scuole Baliano, Garaventa, Sarzano), CIV San Bernardo, Assest, commercianti e tutti i volenterosi amanti del quartiere che desiderano aderire. Adesso, a quanto dicono i membri stessi, il gruppo sta attraversando un periodo di stallo. Al calo dell’attività, fa fronte un ripensamento organizzativo: l’obiettivo è fare rete con tutte le altre realtà di zona, dalla ex Latteria Occupata, a Giardini Luzzati, Giardini di Plastica e Giardini Liberi di Babilonia. Come una “cellula dormiente”, ora QuiC segue le attività degli altri, partecipando e collaborando senza tirarsi indietro.

    «In tre parole, QuiC è “prendersi cura di”: vogliamo trovare un minimo comun denominatore tra tutti gli operatori sociali della zona e vorremmo essere accomunati dall’idea dell’”aver cura” di aspetti materiali, culturali, sociali, educativi in stato di abbandono, ciascuno secondo le proprie competenze. Abbiamo le stesse finalità, ma approcci diversi. Oggi la zona è animata da un lato da realtà che si battono per il bene del quartiere con atteggiamenti “rivoltosi”, dall’altro da gruppi “legalitari”. Noi vorremmo diventare cerniera tra questi due aspetti e farli dialogare: dobbiamo dare una risposta tutti insieme».

     

    Elettra Antognetti

    Era On The RoadQuesto articolo è stato scritto grazie ai sopralluoghi di #EraOnTheRoad. Contattaci per commenti, segnalazioni e domande: redazione@erasuperba.it

     

     

    [foto di Daniele Orlandi]

  • Oh Dio mio!: commedia tra il serio e il faceto al teatro Duse

    Oh Dio mio!: commedia tra il serio e il faceto al teatro Duse

    Oh Dio Mio commedia teatroMartedì 21 gennaio debutta al teatro Duse Oh Dio mio! di Anat Gov, una commedia ricca di battute argute e ironiche, che tra il serio e il faceto affronta una situazione paradossale con argomentazioni verosimili, giocate sul ritmo di travolgenti gags comiche.

    Ella, una psicanalista affermata, madre single di un ragazzo autistico, riceve un giorno una misteriosa telefonata. Dall’altra parte del filo c’è la voce di un uomo disperato che le chiede insistentemente di poter essere ricevuto. Invano, prima di accettarlo come paziente, Ella vuole conoscere il suo nome: l’uomo le confida solo che questo inizia con la lettera D. Quando finalmente i due si incontrano, l’uomo si presenta elegantemente vestito di nero e svela il motivo del suo riserbo: lui è Dio in persona. Sopraffatto da una violenta crisi d’identità, Dio ha bisogno dello psichiatra a causa delle troppe delusioni che nel corso dei millenni ha ricevuto dalle sue creature, e in particolare dagli esseri umani. A questo punto l’intreccio si fa coinvolgente proprio a causa della sua premessa surreale. Dio è confuso ed Ella ha solo poco tempo per aiutarlo, e con lui salvare il mondo da una fine certa.

    Prodotto da Attori & Tecnici, la compagnia romana fondata dal genovese Attilio Corsini, Oh Dio mio! (qui nella versione italiana e nell’adattamento di Enrico Luttmann e Pino Tierno) è interpretato da Viviana Toniolo, Vittorio Viviani e Roberto Albin, per la regia di Nicola Pistoia. Scene di Alessandra Ricci, costumi di Isabella Rizza e luci di Luigi Ascione

    Per Oh Dio mio! – in scena al Duse da martedì 21 a domenica 26 gennaio 2014 – sono validi tutti gli abbonamenti (Fisso, Libero e Giovani), oltre che le consuete agevolazioni per studenti e gruppi organizzati in collaborazione con l’Ufficio Rapporti con il Pubblico.

    Orari feriali ore 20,30 – domenica ore 16

    Prezzi 25,00 euro (1° settore), 17,00 euro (2° settore)

  • Sicurezza Ambienti di Lavoro: a rischio i controlli, riprese le trattative

    Sicurezza Ambienti di Lavoro: a rischio i controlli, riprese le trattative

    stazione-principe-lavori (5)È una questione che seguiamo ormai da quasi un anno (qui l’approfondimento di Era Superba) e ci sta particolarmente a cuore perché chiama direttamente in causa un diritto fondamentale dei lavoratori, quello alla sicurezza sul posto di lavoro. Parliamo della vertenza Psal (il servizio Prevenzione e Sicurezza Ambienti di Lavoro dell’Asl 3) tra Regione Liguria e azienda sanitaria genovese da una parte e sindacati dall’altra, in merito all’attivazione delle procedure di assunzione di nuovi operatori destinati a rinforzare l’organico di un reparto fondamentale – quello deputato a garantire la regolare applicazione delle norme vigenti in materia di sicurezza sul lavoro – che oggi si trova in sofferenza per un’evidente carenza di personale (31 dipendenti a fronte di circa 4000 cantieri).

    Ma sul finire della settimana scorsa la situazione si è finalmente sbloccata, almeno per quanto riguarda le relazioni sindacali aziendali, di fatto, congelate dall’ottobre 2013. L’Asl 3, infatti, ha comunicato la convocazione – il prossimo 22 gennaio – di RSU e OO.SS. per la ripresa delle trattative. Di conseguenza, l’auspicio è che a breve possa ripartire anche il tavolo di confronto Psal.

    Il sindacato autonomo Fials – particolarmente attivo nella vertenza sul servizio di Prevenzione e Sicurezza Ambiente di Lavoro – ricorda in una nota «La responsabilità dell’attuale stato di agitazione, ancorché sospeso, risulta esclusivamente rinvenibile nel comportamento dell’Asl 3. Da sempre la Direzione dell’azienda ha negato il confronto sulle incentivazioni e sulle assunzioni, omettendo perfino il rispetto dei diritti di “mera informazione” sindacale».
    Fials rivendica di aver portato per tempo all’attenzione dell’Asl 3 la necessità urgente di applicare le intese sottoscritte a luglio 2013 tra la stessa Asl 3, Regione e OO.SS. «Altrettanto ha fatto la RSU aziendale ma per ottenere un semplice incontro è stato necessario proclamare lo stato di agitazione, anche per mettere fine alla pratica dello scaricabarile per cui la Asl 3 attribuisce alla Regione la responsabilità di “inadempienze” che la Regione in più occasioni ha respinto».

    In sede di Prefettura si è concordato con la proposta del Prefetto di convocare le parti. Tuttavia, dall’11 dicembre 2013, non sono più giunte notizie in tal senso.«Per questo sollecitiamo i soggetti coinvolti, e la Regione in particolare, ad adoperarsi per attivare il tavolo in Prefettura sulla vertenza Psal», conclude Mario Iannuzzi, segretario Fials Genova.

     

    Matteo Quadrone