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  • Teatro dell’Archivolto: gli spettacoli della stagione 2013 / 2014

    Teatro dell’Archivolto: gli spettacoli della stagione 2013 / 2014

    teatro-archivolto-2Riparte la stagione del Teatro dell’Archivolto di Genova Sampierdarena, che lo scorso anno ha beneficiato di un grande sostegno da parte della città in un momento di difficile situazione economica.

    Il debutto è con Poetastri, spettacolo con Claudio Bisio e Michele Serra dedicato alla memoria di Don Andrea Gallo (28 settembre).

    Questo il programma dei 27 spettacoli in cartellone.

    Archivolto Viva, cinque serate a sostegno del Teatro dell’Archivolto

    Sabato 28 settembre
    Poetastri
    CLAUDIO BISIO e MICHELE SERRA

    Domenica 6 ottobre
    Neri in Quartet
    NERI MARCORE’ / GNU QUARTET

    Martedì 22 ottobre
    Piano solo
    STEFANO BOLLANI

    Martedì 3 dicembre
    Bergonzoni per l’Archivolto
    ALESSANDRO BERGONZONI

    Giovedì 10 aprile
    Recital per due
    DAVID RIONDINO E DARIO VERGASSOLA

    Cartellone

    Sabato 2 domenica 3 novembre
    Discorsi alla nazione
    ASCANIO CELESTINI
    in collaborazione con Teatro Stabile di Genova

    Venerdì 15 e sabato 16 novembre
    Berlinguer. I pensieri lunghi
    di Giorgio Gallione
    produzione Teatro dell’Archivolto

    Venerdì 29 novembre
    LA NOTTE DEGLI SCRITTORI
    con Giancarlo De Cataldo, Carlo Bonini, Diego De Silva, Michela Murgia, Francesco Piccolo, Wu Ming
    un progetto Teatro dell’Archivolto / Einaudi Editore

    Venerdì 6 dicembre
    La manomissione delle parole
    GIANRICO CAROFIGLIO

    Sabato 14 dicembre
    Il poeta e Mary
    STEFANO BENNI

    Mercoledì 18 e giovedì 19 dicembre
    L’invenzione della solitudine (di Paul Auster)
    GIUSEPPE BATTISTON
    regia Giorgio Gallione
    produzione Teatro dell’Archivolto / Teatro Stabile di Genova

    Venerdì 17 e sabato 18 gennaio
    La misteriosa scomparsa di W (di Stefano Benni)
    AMBRA ANGIOLINI
    produzione Teatro dell’Archivolto, in collaborazione con Teatro Stabile di Genova

    Giovedì 23 gennaio
    Occidente estremo
    FEDERICO RAMPINI

    Sabato 25 gennaio ore 16
    Il paese dei campanelli
    COMPAGNIA ITALIANA DI OPERETTE

    Venerdì 31 gennaio e sabato 1 febbraio
    Crime stories
    MASSIMO CARLOTTO
    regia Giorgio Gallione

    Giovedì 6 febbraio
    Pinocchio
    BABILONIA TEATRI

    Da sabato 1 a martedì 4 marzo
    Beatles Submarine
    NERI MARCORÈ / BANDA OSIRIS
    regia Giorgio Gallione
    nuova produzione Teatro dell’Archivolto

    Martedì 11 marzo
    Journal d’un corp
    DANIEL PENNAC
    produzione Les Bouffes du Nord

    Martedì 18 marzo
    Ponts Suspendus
    CIE SIC 12
    spettacolo di danza

    Da giovedì 20 a sabato 29 marzo
    Apocalisse
    UGO DIGHERO
    da Niccolò Ammaniti
    nuova produzione Teatro dell’Archivolto

    Venerdì 4 aprile
    Blind Date
    CESARE PICCO
    concerto al buio

    Da lunedì 5 a sabato 10 maggio
    DANZACONTEMPOLIGURE
    performance, laboratori, incontri, spettacoli

    Venerdì 16 maggio
    BANDA DI PIAZZA CARICAMENTO

    Sabato 17 maggio
    ANTONIO MARANGOLO
    In concerto con l’Orchestra Filarmonica di Sampierdarena

    Live indie rock
    In collaborazione con Habanero Edizioni

    Mercoledì 22 gennaio
    Giovanni Lindo Ferretti

    Sabato 15 marzo
    Brunori Sas

  • Teatro Stabile, stagione 2013/2014: gli spettacoli in programma

    Teatro Stabile, stagione 2013/2014: gli spettacoli in programma

    teatro-corte9-DiViene presentata oggi al pubblico la stagione 2013 / 2014 del Teatro Stabile di Genova, che come ogni anno propone un ricco cartellone di spettacoli con noti artisti della scena genovese e nazionale.

    Ecco il cartellone completo della stagione 2013 / 2014. Per informazioni più dettagliate potrete visitare la nostra agenda eventi nei giorni che precedono lo spettacolo.

    Teatro della Corte

    15 – 20 ottobre 2013
    Ballata di uomini e cani. Dedicata a Jack London
    di e con Marco Paolini

    23 – 27 ottobre 2013
    Attenti a quei 3/due
    di Tullio Solenghi, Maurizio Lastrico, Enzo Paci

    29 ottobre – 1 novembre 2013
    Discorsi alla nazione
    di e con Ascanio Celestini

    5 – 10 novembre 2013
    Il discorso del re
    di David Seidler
    Produzione: Casanova Multimedia

    5 – 10 novembre 2013
    La brocca rotta
    di Heinrich von Kleist
    Produzione: Teatro Stabile di Bolzano

    19 – 24 novembre 2013
    Il cappotto
    di Vittorio Franceschi da Nikolaj Gogol’
    Produzione: Arena del Sole – Nuova Scena – Teatro Stabile di Bologna

    25 novembre 2013
    14° memorial jazz concerto “Gianni Dagnino”
    Interpreti principali: Ottetto Mauro Ottolini, Freddy Colt Swingtet

    3 – 22 dicembre 2013
    La bisbetica domata
    di William Shakespeare
    Produzione: Teatro Stabile di Genova, Napoli Teatro Festival Italia, Teatro Metastasio Stabile della Toscana, Teatro Stabile di Napoli

    14 gennaio – 2 febbraio 2014
    Il tartufo
    di Molière
    Produzione: Teatro Stabile di Genova

    4 – 9 febbraio 2014
    Servo per due
    da Carlo Goldoni
    di e con Pierfrancesco Favino

    11 – 16 febbraio 2014
    Giocando con Orlando
    di Marco Baliani da Ludovico Ariosto
    con Stefano Accorsi

    18 – 23 febbraio 2014
    La locandiera
    di Carlo Goldoni
    Produzione: Società per attori

    25 febbraio – 2 marzo 2014
    Frost / Nixon
    di Peter Morgan
    Produzione: Teatro Elfo Puccini, Teatro Stabile dell’Umbria

    4 – 9 marzo 2014
    I pilastri della società
    di Henrik Ibsen
    di e con Gabriele Lavia

    11 – 16 marzo 2014
    Le voci di dentro
    di Eduardo De Filippo
    con Toni e Peppe Servillo

    18 – 23 marzo 2014
    Antonio e Cleopatra
    di William Shakespeare
    Produzione: Napoli Teatro Festival Italia, Teatro Stabile di Napoli, Arena del Sole – Nuova Scena – Teatro Stabile di Bologna

    25 – 30 marzo 2014
    Circo equestre Sgueglia
    Produzione: Teatro Stabile di Napoli, Napoli Teatro Festival Italia, Teatro di Roma

    1 – 6 aprile 2014
    Non è vero ma ci credo
    di Peppino De Filippo

    8 – 13 aprile 2014
    Oscura immensità
    di Massimo Carlotto
    regia di Alessandro Gassmann

    15 – 17 aprile 2014
    Voglio tornare a casa
    di Davide Ferrari
    Produzione: Echo Art

    23 aprile 2014
    L’incontro possibile
    di Anna Solaro
    Produzione: Teatro dell’Ortica
    Interpreti principali: le detenute e i detenuti del Carcere di Pontedecimo, i bambini della Scuola elementare Daneo, gli allievi della Scuola del Teatro dell’Ortica

    28 – 30 aprile 2014
    Adesso Odessa. La città schifosa
    di Moni Ovadia, Pavel Vernikov

    8 – 10 maggio 2014
    Acoustic night 14
    di Beppe Gambetta

    Teatro Duse

    11 ottobre 2013
    La conquista del Cervino. Sinfonia di una montagna
    di Livio Viano, Roberto Anglisani, Alessandro Cappai
    Produzione: Teatro d’Aosta
    interpreti principali: Roberto Anglisani
    regia di: Livio Viano

    16 ottobre – 3 novembre 2013
    Poker
    Produzione: Compagnia Gank, Teatro Stabile di Genova

    6 – 24 novembre 2013
    Il gioco dei re
    di Luca Viganò
    Produzione: Teatro Stabile di Genova, Napoli Teatro Festival Italia
    interpreti principali: Alice Arcuri, Fabrizio Careddu, Cristiano Dessì,

    25 – 27 novembre 2013
    Fool. I comici in Shakespeare
    di Consuelo Barilari
    roduzione: Compagnia Schegge di Mediterraneo

    28 novembre – 1 dicembre 2013
    Rosso
    di John Logan
    Produzione: Teatro Elfo Puccini

    4 – 8 dicembre 2013
    Oliver Twist
    di Emilia Marasco, Carla Peirolero da Charles Dickens
    regia di Enrico Campanati
    Produzione: Chance Eventi, Compagnia del Suq

    10 – 15 dicembre 2013
    Sabbatico
    di e con Pino Petruzzelli
    Produzione: Centro Teatro Ipotesi, Teatro Stabile di Genova

    17 – 20 dicembre 2013
    Pantani
    di Marco Martinelli
    Produzione: Teatro delle Albe

    8 gennaio 2014
    Sogni in guerra
    di e con Anne Serrano
    Produzione: Amalurteatro

    10 – 12 gennaio 2014
    L’amante
    di Harold Pinter
    Produzione: Randevù

    15 – 19 gennaio 2014
    Cloture de l’amour
    di Pascal Rambert
    Produzione: Emilia Romagna Teatro Fondazione

    21 – 26 gennaio 2014
    Oh Dio mio!
    di Anat Gov
    Produzione: Attori & Tecnici

    28 gennaio – 2 febbraio 2014
    La voce umana / Il bell’indifferente
    di Jean Cocteau
    Produzione: Spoleto56 Festival dei 2Mondi, Teatro Metastasio Stabile della Toscana, Mittelfest

    5 – 9 febbraio 2014
    L’invenzione della solitudine
    di Paul Auster
    regia di Giorgio Gallione, con Giuseppe Battiston
    Produzione: Teatro dell’Archivolto, Teatro Stabile di Genova

    12 – 16 febbraio 2014
    La misteriosa scomparsa di W
    di Stefano Benni
    regia di Giorgio Gallione, con Ambra Angiolini
    Produzione: Teatro dell’Archivolto, Teatro Stabile di Genova

    19 – 23 febbraio 2014
    Italia mia Italia
    di Maddalena Crippa

    26 febbraio – 2 marzo 2014
    Il divorzio
    di Vittorio Alfieri
    Produzione: Fondazione Teatro Piemonte Europa

    3 – 6 marzo 2014
    L’affaire Picpus
    di Enrico Bonavera, Christian Zecca
    Produzione: La quinta praticabile, Associazione culturale Quante Quinte

    12 – 23 marzo 2014
    Sogno di una notte di mezza estate
    di William Shakespeare
    Produzione: Teatro Stabile di Genova

    24 marzo 2014
    Piccoli uomini feroci
    da Luigi Pirandello
    Produzione: La Compagnia Italiana di Prosa

    26 – 30 marzo 2014
    Lo straniero
    di Albert Camus
    Produzione: Fondazione Teatro Due

    2 – 6 aprile 2014
    IL principe
    di Stefano Massini da Nicolò Macchiavelli
    Produzione: Arca Azzurra Teatro

    9 – 13 aprile 2014
    Il giorno della civetta
    di Leonardo Sciascia
    Produzione: Lunaria Teatro

    14 – 17 aprile 2014
    Tutto matto. C’erano una volta gli anni ’80
    di Daniele Vecchiotti
    Produzione: Officine Papage

    28 aprile – 4 maggio 2014
    Le baccanti
    di Euripide
    Produzione: Teatro Stabile di Genova (allievi del Master della Scuola di Recitazione “Mariangela Melato”)

    6 – 11 maggio 2014
    La mamma più forte del mondo
    di Barbara Moselli
    Produzione: Teatro Stabile delle Marche, NIM Neuroni in movimento

    15 – 17 maggio 2014
    Cariatide canzone, work in progress
    di Carla Tatò, Carlo Quartucci
    Produzione: Teatro Stabile di Genova.

  • Corsi di teatro e recitazione a Genova con La Quinta Praticabile

    Corsi di teatro e recitazione a Genova con La Quinta Praticabile

    teatro-instabileLa scuola La Quinta Praticabile, fondata nel 1990, riapre le iscrizioni ai corsi di recitazione per bambini, ragazzi e adulti, che si svolgeranno presso il Teatro Instabile di via Cecchi – Genova Foce. Un ricco programma che comprende anche stage, spettacoli e incontri con attori e personaggi dello spettacolo, finalizzati ad approfondire e completare la formazione.

    Programma dei corsi

    Recitazione per ragazzi dagli 8 ai 14 anni
    È un gioco ma anche arricchimento culturale. È la possibilità di salire su un palcoscenico, vestire panni diversi, vivere situazioni ed emozioni nuove e cominciare a misurarsi con la vita per imparare a crescere più padroni di se stessi.
    Il programma comprende: Dizione – Educazione della voce e del movimento – Studio della comunicazione teatrale – Studio del personaggio – Analisi di contenuti fantastici.

    Recitazione per ragazzi dai 18 ai 18 anni
    In un’età ricca di pulsioni, di ribellione agli schemi e di bisogno di creatività, il teatro si pone come luogo idoneo per aiutare l’adolescente a conoscere e a riconoscersi nei personaggi e nei ruoli. Costituisce anche un antidoto alla povertà di linguaggio proponendone uno ricco, profondo e articolato.
    Il programma comprende: Respirazione – Dizione – Educazione della voce e del movimento – Studio della comunicazione teatrale – Studio del personaggio (attraverso varie tecniche tra cui l’Improvvisazione scenica) – Analisi e interpretazione del testo.

    Recitazione per giovani e adulti
    Per favorire l’esigenza di espressione creativa e di apertura alla comunicazione e alla cultura.
    Il programma comprende: Respirazione: rilassamento e concentrazione – Voce: uso del diaframma e risuonatori – Dizione – Lettura interpretata e poesia – Educazione ritmico-musicale – Postura e prossemica – Studio delle emozioni – Memoria emotiva del corpo – Costruzione del personaggio.

    Corso Senior
    Rivolto alle persone adulte, genitori e nonni, che desiderano avvicinarsi da protagonisti al mondo teatrale utilizzando strumenti e tecniche di comunicazione attuali. Per raccontarsi e proporsi, rivivendo ed esternando emozioni e slanci mai sopiti.
    Il programma comprende: Tecniche fondamentali della recitazione – Dizione – Postura e prossemica – Emozioni e gestualità – Studio e costruzione del personaggio.

    Tutte le informazioni sui corsi si possono trovare telefonando allo 010 5702903 (lunedì – venerdì ore 15-19) o inviando una mail a info@laquintapraticabile.it.

  • Genova Radio (Icb): la stazione di Quarto, patrimonio da valorizzare

    Genova Radio (Icb): la stazione di Quarto, patrimonio da valorizzare

    Le antenne di Genova Radio a QuartoGenova-Radio (Icb), nel cuore del quartiere di Quarto, proprio davanti alla storica Via Romana della Castagna, è una ex stazione radiofonica fondata nel 1952 e all’epoca usata per comunicazioni in ambito marittimo. Composta da due diverse stazioni -quella ricevente nel quartiere levantino, l’altra dislocata a pochi chilometri, sul Monte Righi – i suoi trasmettitori si trovano oggi all’interno dell’antico forte denominato “Il Castelaccio” (sembrerebbe che lo stesso Guglielmo Marconi abbia definito questo luogo “una delle migliori postazioni d’Italia per le radiotrasmissioni”). Entrambe le stazioni, ricevente e trasmittente, erano impiegate per adempiere a diverse funzioni: trasmissione di messaggi in codice Morse tra nave e radio; invio di telegrammi, ad esempio ai parenti, durante la permanenza in mare lontano da casa; uso del sistema telex per la trasmissione di dati commerciali; invio di chiamate di soccorso 24 ore su 24, 365 giorni l’anno. 

    due tralicci di oltre 60 metri che ancora svettano nel bel mezzo dell’antico abitato di Quarto e la passione di alcuni “agguerriti” amatori, tengono in vita la memoria di questa eccellenza genovese e di un mestiere, quello del radiotelegrafista, ormai scomparso.
    Era luglio 2013, con la diretta di #EraOnTheRoad vi avevamo portato sul posto per farvi vedere queste strutture, simbolo di un’attività ormai scomparsa. Abbiamo parlato con radioamatori, tecnici o con chi semplicemente ha vissuto gli anni d’oro di Genova-Radio: ci siamo fatti raccontare la storia e spiegare il suo funzionamento, trovando grande amore, passione e nostalgia.

    La radiotelegrafia a Genova

    radio-quarto-storicaMentre le prime operazioni erano svolte grazie allo sfruttamento di onde corte, a varie frequenze, la chiamata di soccorso sfruttava le onde medie a 500 kHz: usata per circa 90 anni nell’ambito del Servizio Radio Mobile Marittimo per la sicurezza in mare, tutte le stazioni radio che utilizzavano la radiotelegrafia in onda media avevano l’obbligo di assicurare l’ascolto continuo su questa frequenza, con un operatore preposto o tramite un ricevitore, in modo da ricevere in ogni momento SOS e messaggi di “urgenza”, per  salvaguardare la sicurezza della vita umana in mare. Solo nel 1999, la 500 kHz è stata rimpiazzata da sistemi digitali satellitari. Era possibile anche sfruttare queste tecnologie per permettere a chi si trovava in mare di utilizzare un sistema radiotelefonico e fare telefonate a casa anche se, molto dispendiose in termini di consumi di corrente e di tempi di organizzazione, questo tipo di chiamate non potevano svolgersi troppo di frequente.

    Gli operatori, radiotelegrafisti capaci e ben preparati, derivavano la loro conoscenza da precedenti impieghi a bordo di navi e imbarcazioni: perlopiù facevano parte di una categoria di Ufficiali della Marina Mercantile, esistente all’epoca in cui ancora le comunicazioni avvenivano per via telegrafica, ed erano chiamati “marconisti”, nome coniato in memoria dello stesso Guglielmo Marconi, padre delle radiocomunicazioni. Tutti quelli che aspiravano ad un impiego nelle radiocomunicazioni su navi mercantili o aeromobili civili dovevano conseguire un apposito brevetto, un certificato per radiotelegrafisti rilasciato dal Ministero delle Poste. Un mestiere affascinante e motivato da grande passione personale, che oggi è scomparso, dovendo soccombere ai progressi della tecnologia. Le apparecchiature utilizzate da Genova-Radio erano degne di nota e tutte di qualità: dapprima, i trasmettitori Collins BC-312 e BC-3124, poi gli italiani Allocchio-Bacchini OC-11.

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    Queste caratteristiche – e non solo – hanno reso importante la stazione genovese negli anni del dopoguerra, come ci racconta Lino Esposito, appassionato e collezionista di apparati radiofonici Collins (gli stessi usati inizialmente da Genova-Radio): «Il mio interesse per le vicende di questa radio è forte, mi ha sempre affascinato il suo funzionamento e il ruolo che rivestiva: quando si lavora a bordo delle navi, si è in mezzo agli oceani e l’unico contatto con la terraferma è la radio. Genova-Radio si è assunta questo importante compito e ha svolto il suo lavoro in un’epoca in cui la tecnologia non aveva ancora raggiunto gli sviluppi cui siamo abituati oggi. Chi partiva per mare, non aveva altri mezzi per comunicare con i famigliari a casa, né con i tecnici o con i soccorsi a terra. Ricordo che, dopo vari tentativi da parte mia, sono stato autorizzato ad avere accesso alla stazione ricevente di Quarto, dove ho incontrato alcuni anziani radiotelegrafisti (che spesso erano anche radioamatori e riuscivano ad coniugare lavoro e passione) e ho potuto visitare di persona la stazione ricevente, dotata di una postazione per radiotelegrafisti, ricevitori, comandi dei rotori delle antenne direttive, e una serie di strumentazioni tecniche per la comunicazione marittima. Inoltre, ricordo che avevano per antenna una filare lunga 600 metri e alta 60 metri da terra: per questo, quelli usati da Genova-Radio erano gli unici ricevitori a non risentire delle interferenze causate dalle Broadcastings sulle frequenze vicine. I ricevitori impiegati a Genova, inoltre, erano usati anche da altre stazioni radio costiere italiane con funzione analoga a quella genovese, come Roma-Radio(Iar), Trieste-Radio(Iqx), Livorno-Radio, Cagliari-Radio, ed altre».

    Cosa è rimasto oggi di Genova-Radio?

    Lino Esposito ci illustra la situazione attuale: «Difficile ripercorrerne le vicende, si dispone di poche informazioni. Si sa, però, che dapprima, non più tardi di qualche anno fa, Genova-Radio (Icb) è passata dal Ministero delle Poste e Telecomunicazioni alla Telecom Italia e i servizi (telegrafia e fonia in bande hf) sono stati accorpati a quelli di Roma-Radio (Iar): completamente “ristrutturata” e “remotata”, oggi la stazione genovese è quasi totalmente automatizzata e viene controllata in remoto dalla stazione di Roma-Radio. Alla fine del 1992, gli ultimi ricevitori Collins furono tolti dal servizio e sostituiti da moderni ricevitori della Rohde-Schwarz. Così Genova-Radio ha visto arrivare la sua fine e ormai da qualche anno non è più operativa, se non per pochi servizi ancora gestiti dalla capitale, in remoto».

    Oggi Genova-Radio ha quindi perso la maggior parte delle funzioni di un tempo e, costretta a soccombere di fronte alle nuove tecnologie, resta perlopiù inutilizzata. Visto l’interesse riscontrato, l’ipotesi di creare un museo delle radiocomunicazioni in questi luoghi, con le apparecchiature di una volta, non sembra fuori luogo: un’opportunità di rilancio e promozione di un mestiere scomparso? Perché no…

     

     

    Elettra Antognetti

    Era On The RoadQuesto articolo è stato scritto grazie ai sopralluoghi di #EraOnTheRoad. Contattaci per commenti, segnalazioni e domande: redazione@erasuperba.it

     

     

    [immagini storiche gentilmente fornite da Lino Esposito]

    Per approfondimenti di tipo tecnico:

    http://i0yqx.jimdo.com/

    http://www.linoesposito.it/geradio_it.php

  • Festival musicale del Mediterraneo: le culture del mondo si incontrano a Genova

    Festival musicale del Mediterraneo: le culture del mondo si incontrano a Genova

    campane tiberane multiculturalità orienteVenerdì 6 settembre prende il via la nuova edizione del Festival del Mediterraneo, manifestazione genovese in cui si incontrano le culture del mondo, prodotta e organizzata dall’Associazione Echo Art.

    L’evento si snoderà tra i carrugi del centro storico, nelle suggestive locations di Campetto, Lavagna, Maddalena, Ghetto, arrivando fino al Castello d’Albertis, attraversando piazza De Ferrari (Palazzo Ducale) e via Garibaldi (Palazzo Tursi e Palazzo Rosso). Il Festival ravviverà le vie e i luoghi di Genova per 10 giorni, concludendosi, infine, domenica 15 settembre.

    Balli, musiche, danze, conferenze, eventi con ospiti da ogni Paese, tutti a Genova per rendere omaggio alle culture del mondo: cosa ci aspetta per la prossima edizione del Festival del Mediterraneo?

    Così commenta il direttore artistico e organizzativo della manifestazione, Davide Ferrari: «Dal Salento all’Asia siberiana, indonesiana e tibetana, dal sufismo nordafricano, turco e pakistano, al sincretismo centroafricano e cubano: un’edizione del Festival, a distanza di quasi 20 anni, ancora dedicata agli ”effetti collaterali e benefici” delle musiche, dei riti, delle danze dei popoli, ai loro stati extra-ordinari, per la guarigione o identificazione mistica e sociale».

    danza-afro-voodoo-benin-achille Akapko Koffi Koko«Anche per questa edizione del Festival – continua Ferrari – abbiamo in serbo tanti eventi e tante novità: pur trattandosi di una manifestazione ormai collaudata, con un buon seguito e un pubblico affezionato, ogni anno cerchiamo di portare a Genova molti nuovi eventi.
    Quest’anno, ad esempio, abbiamo tentato di aprirci di più ad un pubblico diverso da quello che ci segue tradizionalmente, andando incontro ai gusti dei più giovani: non mancheranno le consuete manifestazioni, cui abbiamo abituato il nostro pubblico, ma ci siamo aperti a nuove sperimentazioni. Ad esempio, per quanto riguarda l’inaugurazione di sabato 7 a Palazzo Ducale, abbiamo diviso l’evento in due momenti: si inizia alle ore 22 con “Transufism”, incontro interdisciplinare tra danza contemporanea algerina del coreografo Nacera Belaza, la tradizione Gnawa nella musica trance della Lila e l’elettronica anglo-pakistana del leader dei Fun-Da-Mental; si prosegue, alle 23, con la “Ambientrance” della spagnola Chica Fabrica, dj e vj, cantante e attrice, che presenta un progetto “sperimentale”, in cui si uniscono suoni e immagini, in uno spettacolo unico realizzato in collaborazione con varie compagnie teatrali e portato a Genova da Chica, ormai affermata performer nei più importanti club europei. Dopo un inizio più “tradizionale”, con danze contemporanee marocchine e musica, abbiamo voluto aprire anche alle nuove tendenze della musica elettronica, e sappiamo che soprattutto i giovani apprezzeranno: un appuntamento da non perdere».

    Mbira trance music , festival musicale del Mediterraneo genovaInoltre, dopo l’inaugurazione del 7 settembre, ancora una lunghissima serie di conferenze su vodoo e sufismo, su sciamanismo e tarantismo, con eventi dedicati alla tradizione dei mantra tibetani, musiche cubane, genovesi, dervisci, e molto altro: l’attenzione e l’amore per l’intercultura trova spazio in una città come Genova che vanta una lunga tradizione di immigrazione e di attenzione alle politiche di integrazione.

    Dalle sale dei musei, alle piazze e agli spazi urbani: tutta Genova, per dieci giorni, si colora e fa festa, unendo cultura e divertimento.

    Questa edizione del Festival è dedicata alla memoria di Giorgio Di Lecce e Massimiliano Di Massa, ricercatori che contribuirono con il loro sapere etnomusicale e sociologico alla realizzazione della manifestazione, già a partire dall’edizione 1995, dedicata -tra le altre cose- ai riti, alla musica e ai suoi aspetti terapeutici.

     

    Ecco il programma completo della manifestazione:

     

    Venerdì 6 e sabato 7 settembre

    Centro Storico

    Ore 18 Parate Tarantolate: Arakne Mediterranea (Italia)

    Sabato 7 settembre

    Palazzo Ducale

    Ore 22 Transufism, Aki Nawaz (Pakistan/GB), Nacera Belaza (Algeria), Abdenbi El Gadari (Marocco)
    Un incontro transdisciplinare tra la danza contemporanea algerina di Nacera Belaza, coreografa di spicco, l’elettronica ruvida e graffiante anglo-pakistana del leader dei Fun-Da-Mental e la tradizione Gnawa nella musica trance della Lila: il sufismo come punto di partenza. In collaborazione con Festival Corpi Urbani.

    Ore 23 Ambientrance: Chica Fabrica (Spagna) Dj e vj, cantante e attrice, Chica Fabrica è un progetto sonoro e visivo, realizzato dopo una lunga esperienza in compagnie teatrali spagnole e oggi riconosciuta performer nei club europei.

    Domenica 8 settembre

    Palazzo Tursi

    Ore 18 Pizziche, tarante, canti greci e salentini, Martha Mavroidhi (Grecia), cantante e suonatrice di lafta e di saz (liuti della tradizione greca), Martha Mavroidhi presenta un repertorio dedicato alla tradizione ellenica e dei paesi balcani, con una selezione di brani dedicati alla figura femminile nella mitologia greca.

    Inoltre, Arakne Mediterranea (Italia). La pizzica – danza, canto, tamburello, organetto e chitarra – rito salentino contro il morso della taranta, nella versione originale del gruppo fondato da uno dei più profondi studiosi del fenomeno, Giorgio di Lecce, precursore della Notte della Taranta, divenuto nell’ultimo decennio un fenomeno di massa.

    Martedì 10 settembre

    Palazzo Rosso

    Ore 19.30 Kechak Experience, Tapa Sudana (Indonesia). Voci poliritmiche, grida, movimento, il mito di Ramayana: un’esperienza sensoriale per il pubblico partecipante e coinvolto nella riproduzione del rito di Bali, condotto dal maestro indonesiano di Teatro dei Tre Mondi, storico attore di Peter Brook, per il quale ha interpretato Shiva nel Mahabaratha.

    Giovedì 12 settembre

    Palazzo Rosso

    Ore 21 Mbira trance, Stella Chiweshe (Zimbawe). La Mbira, musica e strumento a pizzico che porta agli stati alterati di coscienza e alla comunicazione con gli Dei, suonata dalla Regina della Mbira, la prima donna dell’etnia Shona a rappresentare una tradizione per secoli concessa solo agli uomini, e per questo persegui-tata e imprigionata.

    Ore 21.45 Le fou de l’historie, Achille Akapko (Benin). La ritualità voodoo della cultura Fon e Yoruba: musica percussiva, canti e danza afro sia tradizionale che riletta in chiave contemporanea, messa in scena da Akapko, danzatore e musicista da anni con Koffi Koko, accompagnato da percussionisti di tradizione, Medard Sossa e Moussa Sanou.

    Venerdì 13 settembre

    Castello D’Albertis

    Ore 18.30 Zeit Mantra, Friedrich Glorian (Germania) e On the ground Project (Italia). L’esperienza sonora delle campane tibetane integrata da azioni e visioni. Una performance multisensoriale realizzata da due artisti europei con dedizione verso l’Oriente: Friedrich Glorian, polistrumentista maestro di ritmiche e canti dell’India e Roberto Rossini, storico performer metropolitano.

    Palazzo Tursi

    Ore 21 Canto armonico sciamanico, Tran Quang Hai (Vietnam). Il canto armonico della tradizione sciamanica siberiana, emissione vocale simultanea di due e più note, tecnica unica per efficacia musicale e terapeutica, presentata da uno dei più grandi esperti al mondo, insignito della Legione d’Onore in Francia per la sua ricerca dedicata alla voce.

    Sabato 14 settembre

    Palazzo Ducale

    Ore 16 The conference of the birds da F. U. Attar, Tapa Sudana (Indonesia). Da un poema persiano del XII secolo, l’attore indonesiano ripropone secondo il suo stile del Teatro dei Tre Mondi una creazione che lo vide con Peter Brook dal 1979 al 1991.

    Ore 17 Riti elettrici in Guinea Conakry (docufilm), Julien Raout e Florian Draussin (Francia). Dalle cerimonie mistiche dei villaggi alla nightlife notturna, un viaggio estatico nella trance della chitarra elettrica che ha rivoluzionato la tradizione della Guinea Conakry e della world music Africana.

    Ore 18 Danza rituale del Benin, Koffi Koko (Benin). Tribalità e stile contemporaneo europeo, iniziato ai riti animisti Nago e Yoruba, fin dall’infanzia danza per le divinità e gli antenati. Giunto in Francia sviluppa uno stile estremamente singolare che unisce la danza Afro e la coreografia europea.

    Ore 21 Ritmi santeri, Olu Batà (Cuba/Italia). Ritmi dalle percussioni Batà e canti provenienti dalla tradizione Yoruba nel rito della Santeria cubana, culto sincretico che ha negli Orisha la forma immateriale. Guidati da Marco Fossati, da oltre 20 anni studioso di questa musica, con ospite d’eccezione Humberto Oviedo.

    Domenica 15 settembre

    Palazzo Ducale

    Ore 18 Danze sufi, Dervisci Mevlevi Sema Ensemble (Turchia). La confraternita dei Dervisci Mawlawiyya è stata fondata dal poeta e mistico persiano Jalal al-Din Rumi. La musica sufi dei Mevlevi, per le sue caratteristiche spirituali e meditative, aiuta i credenti ad avvicinarsi a Dio. Il rituale, chiamato Sema, condotto dallo Cheikh Nail Kesova, prevede una danza rotatoria dove il semazen, danzatore, inizia a girare su se stesso pronto a ricevere il Keremi Ilahi, la parola di Dio.

     

    Elettra Antognetti

  • Isole della pubblicità: mostra alla Loggia della Mercanzia

    Isole della pubblicità: mostra alla Loggia della Mercanzia

    Pubblicità manifesto Sergio Ruffolo 1960 velocità
    Sergio Ruffolo – 1969

    Prosegue presso la Loggia delle Mercanzia di piazza Banchi la mostra Isole della pubblicità. Le identità di una raccolta, un evento pensato per festeggiare il ventesimo compleanno dell’Archivio Storico della Pubblicità di Genova.

    Un’esposizione accattivante e inedita, un suggestivo viaggio illustrato nella memoria tra le immagini della promozione pubblicitaria conservate nell’Archivio genovese, chiari esempi della comunicazione visiva del Novecento.

    Tanti i manifesti esposti: da quelli di fine 1800 in cromolitografia della Navigazione Generale Italiana, che informavano delle partenze giornaliere delle navi, ad alcuni rari esempi di insegne destinate allo scenario urbano realizzate dalla Ditta Marioni di Genova.

    Inoltre, icartelloni di promozione dei primi prodotti industriali (Vernici “Lechner & Muratori”, “Citocol”coloranti per tessuti), le immagini delle grandi campagne internazionali di “corporate identity” di Oliviero Toscani per Benetton, le immagini di promozione turistica (Hotel Miramare di Genova, Loano, Piscina di Acqui, Lago di Garda, Riccione, Capri, Littorina Fiat di collegamento Sestriere-Ventimiglia…).

    E poi il cinema illustrato anni ’20 sino ai film anni ’50 e ’80, lo spettacolo teatrale (con alcuni bozzetti di Luzzati) e la musica, tra cui alcuni manifesti del promoter Vincenzo Spera,

    Manifesto Bontempi Folon
    Bontempi, Folon 1984

    Tra gli oggetti in mostra, una selezione di scatole di latta per i prodotti dell’industria dolciaria italiana (Saiwa, Lazzaroni, Elah.. ) stampate in buona parte dalle numerose aziende specializzate nel distretto di Genova Sampierdarena, tra i primi esempi di indotto industriale grazie alla produzione di banda stagnata dell’Ilva di Cornigliano e in proiezione una selezione di filmati della grande invenzione di Carosello, che accompagnerà lo sviluppo del nostro paese negli anni del boom economico.

    Esposti anche i manifesti di Puppo, Bernazzoli, Cenni, Carmi, Veruggio, Lora Lamm, Lèon Garù, ma soprattutto due manifesti di Sergio Ruffolo per il Ministero dei lavori pubblici: per la prima volta nel 1969 appare sulle strade l’affissione per la sicurezza stradale che anticipa le campagna di pubblica utilità e il tema ambientale degli anni ’80-’90 (vedi immagine in evidenza)

    Tra gli autori dell’ultimo periodo (anni ’80), presenti anche Armando Testa, il genovese Marco Biassoni e gli illustratori Folon, Pazienza, Tamburini.

    La mostra è aperta dal 31 agosto al 17 ottobre, dal lunedì al sabato dalle ore 9 alle ore 18. L’ingresso è libero.

     

     

  • Internet delle cose: Genova partner di un progetto internazionale

    Internet delle cose: Genova partner di un progetto internazionale

    internetIl termine Internet delle cose, coniato nel 1999 in un laboratorio del Massachussets Institute of Technology, indica la capacità di Internet di “estendersi” agli oggetti di uso quotidiano, per fornire loro la capacità di connettersi alla Rete e fornire informazioni sul proprio utilizzo. Alcuni esempi, per semplificare: la boccetta di un farmaco invia un messaggio per ricordare quando va assunto, un vaso di fiori segnala la necessità di essere annaffiato al più presto, il frigorifero memorizza automaticamente scadenze e lista della spesa.

    In senso più ampio, i progetti legati a Internet delle cose vogliono migliorare la vita delle città in termini – per esempio – di risparmio energetico, infomobilità e sostenibilità ambientale. Ovvero, tutto ciò che è connesso a Smart City.

    Un altro termine importante da conoscere, prima di illustrarvi le ragioni per cui ne parliamo, è Cloud Computing: si tratta di un insieme di tecnologie che permette di non utilizzare più la memoria “fisica” dei computer per installare programmi, salvare dati e così via, ma si serve di una nuvola (traduzione inglese di “cloud”, appunto), ossia di una memoria virtuale presente su Internet e che ha capacità di conservazione illimitata. Google Drive e Dropbox – molto usati nelle aziende e dai professionisti per conservare e condividere documenti – sono due esempi di servizi basati su tecnologia cloud.

    Sono molti i progetti internazionali, proprio a partire da Smart City (ma anche distinti da essa), a cui Genova ha aderito negli ultimi anni, con l’obiettivo di dare prestigio alla città dal punto di vista tecnologico, culturale e ambientale. Alcuni esempi di cui vi abbiamo fornito approfondimenti su Era Superba sono PeripheriaTransform – Celsius – R2CitiesMedi@tic Creative Cities.

    Di recente è stato presentato CLOUT (acronimo di Cloud Of Things), iniziativa a cura dell’istituto di ricerca francese Cea-Leti che coinvolge due città europee (Genova, Italia e Santander, Spagna) e due città del Giappone (Fujisawa e Mitaka). In queste città, grazie a un finanziamento complessivo di 4 milioni di euro, nei prossimi 3 anni (scadenza prevista: 31 marzo 2016) alcuni centri di ricerca potranno sperimentare progetti, applicazioni e tecnologie legate a Internet delle cose e al Cloud computing.

    In particolare, saranno testate in queste città tecnologie che permettono ai cittadini di “connettersi” all’ambiente che li circonda per scambiare informazioni in tempo reale: tra gli ambiti che saranno oggetto di studio vi sono il trasporto pubblico, la sicurezza urbana, la gestione delle emergenze, la segnalazione di situazioni di interesse alle istituzioni. La tecnologia legata a Internet delle cose permetterà di inviare e ottenere queste informazioni, mentre il Cloud Computing gestirà il sistema di “archiviazione virtuale” per memorizzare tutti i contenuti che verranno prodotti e scambiati.

    I centri di ricerca coinvolti sono in totale otto: tre europei (Università di Cantabria, Spagna; Engineering, Italia e ST Microelectronics, Svizzera) e cinque nipponici (NTT East, NTT R&D, Università di Keio, Panasonic e il National Institute of Informatics).

    Marta Traverso

  • Genova curiosa: passeggiata serale in centro storico

    Genova curiosa: passeggiata serale in centro storico

    I palazzi del Centro Storico di GenovaVenerdì 26 luglio 2013 (ore 21) appuntamento a Castelletto per la conferenza itinerante serale in centro storico organizzata dall’associazione Genova Cultura.

    Tema della serata è Genova curiosa: si affronterà il tema delle antiche leggende tramandate da generazioni e degli intrighi ancora impressi nella memoria fra case e palazzi nobiliari genovesi.

    L’associazione organizza inoltre, nel pomeriggio di sabato 27 luglio in corso Italia, la presentazione del libro Il tasto G di Rossella Calabrò.

    (vuoi sapere cos’altro si può fare e vedere oggi a Genova e dintorni? Consulta l’agenda eventi di Era Superba)

    [foto di Daniele Orlandi]

  • Silos piazza Solari: l’iter si allunga, verifiche degli uffici comunali

    Silos piazza Solari: l’iter si allunga, verifiche degli uffici comunali

    san fruttuoso 1Si allungano i tempi per chiudere l’iter del contestato progetto per la realizzazione del maxi auto-silos a cinque piani in Piazza Solari a San Fruttuoso, pratica che un mese fa sembrava già cosa fatta. Il rischio idrogeologico in una zona iper cementificata rimane la discriminante fondamentale in grado di far pendere l’ago della bilancia da una parte o dall’altra. La presenza di un rivo sotterraneo di cui si sono perse le tracce – come da sempre ricorda la “memoria storica” del quartiere – potrebbe cambiare radicalmente le carte in tavola. Adesso i tecnici di Palazzo Tursi sono chiamati a valutare questo elemento.
    La Commissione consiliare Territorio, svoltasi la settimana scorsa, ha aperto la porta ad un esito non scontato del procedimento: gli uffici comunali, infatti, stanno esaminando ulteriore documentazione – relativa agli aspetti geologici e di inquinamento ambientale – presentata dal Comitato Protezione Bosco Pelato e Residenti.
    «Lo strumento dell’assemblea pubblica in cui il Municipio Bassa Valbisagno ha invitato l’Istituto Contubernio D‘Albertis a rendere pubblico quel che c’era da sapere, con proiezioni e informazioni a disposizione dei cittadini, ha permesso che il dissenso trovasse modo di esprimersi – spiega Giuseppe Pittaluga, consigliere municipale Fds – In quell’occasione, tra gli argomenti sostenuti dagli abitanti, è emersa la testimonianza di un anziano sul corso d’acqua, il piccolo canneto e l’infanzia passata a pescar le rane. Proprio quel ricordo dai tratti bucolici dà origine all’elemento oggi fondamentale».
    In Commissione consiliare, soprattutto dopo il sopralluogo e maggiori approfondimenti, si percepisce una nuova sensibilità. È stato sufficiente che i consiglieri comunali si rendessero conto della realtà dei fatti per modificare un primo approccio che in generale pareva almeno possibilista riguardo al via libera ai lavori. Adesso all’orizzonte si profila l’opportunità di una scelta politica in controtendenza capace di decretare lo stop di un iter progettuale quasi concluso. Un precedente importante che farebbe scuola.

    Da parte sua l’Istituto Contubernio si è dichiarato pronto a richiedere i danni al Comune in caso di diniego delle autorizzazioni necessarie. Secondo loro il permesso a costruire sarebbe un atto dovuto vista la legittimità del progetto.
    Di parere opposto è il comitato che ritiene l’opera non conforme alle norme «Perché non è un parcheggio interrato visto che è fuori terra per oltre 7 metri e nella peggiore delle ipotesi anche per 15 – sottolinea l’avvocato Daniele Granaro – Il permesso di costruire non è un atto dovuto e il mancato rilascio non espone il Comune al risarcimento di danni».
    Chi, invece, è convinto che non si possa più tornare indietro è il vicesindaco Stefano Bernini «Noi abbiamo una responsabilità di continuità amministrativa. L’iter di questo progetto era ad un punto tale che non abbiamo potuto assumere un atteggiamento diverso e, sulla base degli elementi che abbiamo, possiamo agire solo su alcuni aspetti che possono mitigare l’impatto dell’opera»
    «Per il vicesindaco pare che sia consequenziale approvare e continuare le scellerate scelte dell’amministrazione precedente, dichiarando una continuità che vanifica speranze e progettualità del fantomatico “nuovo corso” che faceva della partecipazione civica alle scelte un cavallo di battaglia – sottolinea Pittaluga, presente alla Commissione consiliare di Palazzo Tursi – Secondo Bernini la faccenda “poteva essere chiusa lì”, all’interno del palazzo, senza avvertir chicchessia e ancora grazie che invece si sono resi disponibili. Come se questo fosse “bontà loro”».

    Oggi la situazione, alla luce della seduta di Commissione consiliare, è la seguente: «Fds, Sel, Idv, Lista Doria e qualche consigliere del Pd, oltre che M5s e il consigliere Pdl Guido Grillo, pare siano per un diniego a costruire in linea di massima – continua Pittaluga – A onor del vero il consigliere Claudio Villa ha addirittura chiesto un documento politico in cui si esprima l’inopportunità dell’opera». Dunque il fronte del no viene allo scoperto e annuncia la presentazione di un ordine del giorno. «Vedremo se il consiglio comunale riuscirà ad avere la meglio sul partito del cemento», conclude Pittaluga.

     

    Matteo Quadrone

  • Biblioteca Universitaria di Genova: un trasferimento lungo quindici anni

    Biblioteca Universitaria di Genova: un trasferimento lungo quindici anni

    archivio-libri-scrittura-D1Un sogno destinato a rimanere tale, complici prima la difficoltà di reperire risorse poi la disorganizzazione e la carenza di personale. Parliamo della nuova e prestigiosa sede della Biblioteca Universitaria di Genova, presso l’ex hotel Colombia di piazza Acquaverde di fronte alla stazione Principe, appena sopra alla storica via di Prè, a due passi dalla via Balbi degli studenti. Uno scrigno della memoria finora pressoché vuoto e sempre inaccessibile al pubblico nonostante sia quasi pronto.
    Un investimento da 26 milioni di euro a carico dello Stato, tra acquisto (nel 1999) e restauro della struttura in stile liberty, 13 mila metri quadrati su cinque piani (più due sotterranei) che dovrebbero ospitare oltre 650 mila volumi – di cui almeno 200 mila “a scaffale aperto” dunque a libero accesso – nella più grande biblioteca della Liguria che, nonostante il nome, a livello amministrativo dipende direttamente dal Ministero dei Beni Culturali.
    L’idea originaria è particolarmente ambiziosa, ossia realizzare un polo culturale, dotato di diverse anime: una pubblica, una universitaria ed una di conservazione, visto che racchiuderà in sé la memoria di Genova, compreso il lascito Edoardo Sanguineti, una collezione di circa 25 mila libri che il poeta ha voluto donare alla città. Inoltre, nella struttura troveranno spazio un ristorante all’ultimo piano, una caffetteria ed un bookshop al piano terra, una sala convegni nell’ex salone da ballo, una mediateca nel piano ammezzato.

    Principe ex hotel Colombia. nuova biblioteca universitariaDa quindici anni si parla del progetto e viene annunciata l’imminente apertura della nuova sede, ma immancabilmente – tranne sporadiche quanto temporanee inaugurazioni per mostrare a pochi fortunati lo splendore delle sue sale – le porte della biblioteca rimangono chiuse, lasciando fuori i cittadini.
    Nel 2012, dopo lungo lavoro ai fianchi del Ministero per ottenere lo sblocco dei fondi, i lavori di restauro sono finalmente terminati. Ad oggi, luglio 2013, mancano gli arredi interni – fondamentali per rendere fruibile il materiale librario – mentre i volumi iniziano a traslocare ma solo nei sotterranei dell’ex hotel Colombia, adibiti a magazzino.

    LE RACCOLTE INACCESSIBILI PER GLI UTENTI

    Dunque, il trasferimento, almeno di una parte di volumi (in particolare la sezione moderna e gli acquisti dal 2000 in poi), è in atto. Tuttavia l’operazione «È gestita con iniziative estemporanee che allontanano dall’obiettivo principale di una biblioteca, ovvero rendere al più presto fruibili le raccolte librarie all’utenza – spiega una bibliotecaria – C’è un evidente deficit di organizzazione. I libri, seppur lentamente, si stanno spostando dalla vecchia sede di via Balbi al nuovo magazzino. Però, non si sa quando effettivamente il materiale sarà accessibile per i lettori».

    archivio-libri-scrittura-D3Nonostante ciò, i lavoratori auspicano che per l’autunno 2013 sia possibile attivare la fruizione del materiale documentario, con un’apertura perlomeno parziale. «Dobbiamo studiare la modalità con le poche forze che abbiamo a disposizione, anche perché, inevitabilmente, ci sarà una fase in cui dovremo garantire l’apertura di entrambe le sedi», sottolinea un’altra bibliotecaria.
    Il futuro rimane un’incognita e le notizie arrivano con il contagocce. Era Superba ha provato a chiedere lumi (tramite mail e telefonate) alla Direzione dei Beni Culturali della Liguria, presieduta dall’arch. Maurizio Galletti, senza ottenere risposta.

    In ballo c’è anche il destino del Fondo Sanguineti. «La traslazione è avvenuta circa 2 anni e mezzo fa – raccontano i lavoratori che preferiscono rimanere anonimi – Eppure, attualmente su circa 25 mila volumi complessivi soltanto 3000 sono stati presi in carico dalla biblioteca universitaria». Gli altri rimangono inscatolati in qualche magazzino, chissà dove, con una gestione del trasferimento che appare alquanto improvvisata.

    GLI ARREDI INTERNI

    Principe ex hotel Colombia. nuova biblioteca universitaria.1Come detto in precedenza, affinché la nuova sede sia davvero funzionale, sono necessari gli arredi interni: innanzitutto le scaffalature per disporre i volumi appunto “a scaffale aperto”, secondo la vocazione di una biblioteca che sia eminentemente “pubblica”, poi tavoli, sedie, armadi, ecc.
    Per la fornitura degli arredi si è svolta una gara di appalto da circa 2,7 milioni di euro ma, secondo voci interne, una ditta non vincitrice ha presentato ricorso. Di conseguenza, fin quando non si risolverà il contenzioso giudiziario – e conosciamo i tempi lunghi di simili vicende – la situazione è pressoché bloccata.
    Nel frattempo, come racconta una bibliotecaria «Per il magazzino abbiamo riutilizzato le scaffalature della sede di via Balbi. Il problema è che mancano le scaffalature portanti, quelle fondamentali per organizzare le sale di lettura e consultazione».

    LA CARENZA DI PERSONALE

    La disorganizzazione è indissolubilmente legata alla carenza di forza lavoro. Complessivamente, i dipendenti della biblioteca universitaria sono una cinquantina. Meno di una ventina di essi, però, lavorano come servizio al pubblico. Decisamente troppo pochi per l’idea di polo culturale che è stata illustrata in questi anni.
    «Noi vorremmo che fossero attuate nuove immissioni – spiegano i lavoratori – circa 2 anni fa abbiamo firmato il fabbisogno di personale, indicando la quota di lavoratori mancanti, in base alle piante organiche del’epoca. Oggi siamo messi peggio. Siamo una cinquantina tra uffici amministrativi, back office (catalogazione, ecc.) e servizio al pubblico, mentre dovremmo essere come minimo 80. C’è assolutamente bisogno di forza lavoro, almeno sotto forma di tirocini e stage».

    «L’insufficienza della forza lavoro è un problema nazionale legato a precise scelte politiche – afferma Carlo Brizzi, rappresentante della Cgil-Fp Beni Culturali che, insieme a tutte le altre sigle sindacali, è scesa in piazza sul finire di giugno allo scopo di ribadire l’importanza del settore (e dei suoi lavoratori) per il sistema Paese – In questi giorni finalmente ci confronteremo con il Ministro Bray».
    Il sindacalista spiega: «La Legge Brunetta ha stabilito una fase di ricognizione degli organici che ha portato ad un taglio della forza lavoro del 20%. Il risultato è la pubblicazione degli organici nazionali, dai quali emerge con evidenza una carenza nella cosiddetta 3° area (funzionari) e nella 2° (tecnici), mentre nella 1° area, quella dei servizi ossia il livello più basso, c’è un esubero di 272 unità. Secondo la norma dell’ex ministro della Funzione Pubblica finché non saranno appianati gli esuberi, tramite qualche forma di mobilità o accompagnamento al pensionamento, non sarà possibile procedere a nuove assunzioni. È un vero e proprio paradosso, ci vorranno almeno altri 4-5 anni e nel frattempo tutto è bloccato. Noi abbiamo chiesto l’eliminazione della 1° area. Infatti, servono soprattutto funzionari e tecnici di supporto».

    GLI SPAZI DA AFFIDARE AI PRIVATI

    Un lussuoso ristorante all’ultimo piano, la caffetteria, il bookshop, la mediateca, la sala convegni: sono tanti gli spazi che nelle migliori intenzioni dovrebbero essere dati in affidamento a privati. Oggi, però, con la crisi che non accenna ad allentare la sua morsa, esistono imprenditori pronti a rischiare nel rilancio della zona grazie al volano della biblioteca?
    Per il momento non lo sappiamo perché, a quanto pare, non è stata bandita alcuna gara. Eppure, l’affidamento degli spazi è un’operazione fondamentale per coprire i costi di gestione di una simile struttura.
    «Di collaborazione con i privati si parla ormai da anni – confermano i lavoratori della biblioteca – il progetto originale prevedeva il coinvolgimento attivo della città per rivitalizzare l’area di Principe. Anche il Comune ed altre istituzioni dovrebbero collaborare, magari utilizzando le sale dell’ex hotel Colombia per presentazioni, incontri, dibattiti pubblici».
    Insomma, per far decollare definitivamente il progetto ci vuole la sinergia di diversi soggetti. D’altra parte, una volta che si è concretizzato un investimento così significativo, sarebbe stupido e controproducente tornare indietro. «Per questo siamo convinti che, prima o poi, la nuova sede vedrà la luce – concludono i dipendenti – anche se i tempi rimangono un mistero».

     

    Matteo Quadrone

  • Colore e Dispositivo, Villa Croce: le opere di Gintaras Didžiapetris

    Colore e Dispositivo, Villa Croce: le opere di Gintaras Didžiapetris

    villa-croce-Photograph-by-Paul-Kuimet-copiaSarà inaugurata domani 9 luglio alle ore 18 nelle sale del Museo di Arte Contemporanea di Villa Croce la mostra dal titolo Colore e Dispositivo, dell’artista lituano Gintaras Didžiapetris. Visitabile fino all’8 settembre 2013 (martedì-venerdì, dalle 9 alle 19; sabato e domenica 10-19), la mostra porta per la prima volta in Italia -iniziando proprio da Genova- l’intera trilogia di Didžiapetris girata in 16mm: Optical Events (2010), A Byzantine Place (2011) e Transit (2012). Disponibile anche il catalogo della mostra, realizzato grazie ai contributi del Lithuanian Culture Support Foundation e del Programma Culturale dell’Unione Europea.

    Colore e Dipositivo è stata già presentata fuori dall’Italia nel 2007 –in una diversa versione, che prendeva il nome di “From Time to Time”- nella capitale lituana, al CAC – Contemporary Art Center di Vilnius. Presto verrà riproposta all’Objectif Exhibitions di Antwerp (autunno 2013), ma per la prima volta Genova è riuscita ad accaparrarsela grazie alla perizia e all’attenzione verso il panorama culturale internazionale dei curatori del Museo e della Fondazione per la Cultura di Palazzo Ducale. Ma perché visitare questa mostra?

    gintaras-villa-croceInnanzitutto, all’interno dell’esposizione sarà possibile ammirare i lavori del giovane artista Didžiapetris, classe 1985: già in Italia nel 2011, quando ha esposto i suoi lavori alla Biennale di Venezia, nella mostra genovese l’artista esporrà fotografie, film, installazioni, in una continua ricerca anacronistica e fuori dal tempo, in una sospensione astratta e atemporale. Nello specifico, tra tre i film di Didžiapetris, uno –prodotto proprio con il sostegno e l’aiuto del Museo di Villa Croce- è presentato in anteprima assoluta a Genova. I film, originariamente nati in pellicola, sono qui trasformati in versione digitale: si tratta di film muti che raccolgono immagini, ricordi, spezzoni di vita, affiancati l’uno all’altro in una successione all’apparenza causale e incomprensibile. Come se stessimo ritrovando per caso un vecchio filmino di famiglia, girato dal nonno tanti anni fa, con scene di vita quotidiana che possiamo provare a ricostruire, a seconda della nostra personale sensibilità. Questa la strategia di Didžiapetris, che non da linee guida per l’interpretazione delle sue opere ma che invece ci mette davanti a cose, immagini, installazioni che ciascuno di noi dovrà interpretare a suo modo e caricare di diversi significati. Oltre ai film, opere fotografiche, installazioni, sculture, elementi sospesi nel vuoto: immaginarsi delle storie dietro alle immagini, ricostruire percorsi, lasciare libera la fantasia, senza le rigide istruzioni dell’artista, ma piuttosto trasformando in artista ogni spettatore che, guardando le opere, creerà i suoi percorsi interpretativi personali. In un mondo in cui narrazione e memoria si intrecciano, un mondo mentale portatore di un misticismo ipnotico.

    A-Byzantine-Place-villa-croceColore e Dispositivo è una mostra che già nel titolo racchiude l’idea fondamentale che l’astrazione è parte della vita quotidiana, che l’immagine è fatta di dettagli, che i colori non sono altro che macchine che servono per giungere alle emozioni. È il caso della stanza completamente blu creata dall’artista, e di altre opere fortemente caratterizzate dalla presenza di colori intensi: il colore, appunto, come macchina e come dispositivo che permetta di fare un salto dal dato reale al mondo astratto dei sentimenti e della vita interiore.

    Ma chi è questo misterioso, giovane artista, nel nostro paese ancora poco conosciuto ai più? Lituano, nato a Vilnius 28 anni fa, Gintaras Didžiapetris già vanta un curriculum degno di un professionista dall’attività pluri-decennale: il più giovane artista ad essere stato presentato con una personale dal CAC, ha partecipato alla Biennale di Venezia del 2011 ed è presente anche nell’edizione del 2013, apertasi qualche settimana fa. Inoltre, numerose collettive tra cui: A Geographical Expression, per la Fondazione Sandretto Re Rebaudengo (2011), Rearview Mirror, Power Plant (Toronto, 2011), Exhibition, al Castello di Rivoli nel 2010, Index Off, al Palais de Tokyo (Parigi, 2010), Paper Exhibition, all’Artists Space di New York nel 2009.

     

    Elettra Antognetti

     

    Gintaras Didžiapetris – Colore e Dispositivo

    Museo di Arte Contemporanea di Villa Croce

    Dal 9 luglio al 8 settembre 2013

    Mar-ven ore 9-19; sab-dom 10-19

    Inaugurazione: martedì 9 luglio ore 18:30

    Genova Palazzo Ducale 
Fondazione per la Cultura

  • Centro Storico, il tour guidato dei locali sfitti e abbandonati

    Centro Storico, il tour guidato dei locali sfitti e abbandonati

    centro-storico-vicoli-3“Abbandona la retta via, riscopri memoria storica, diversità culturale e spazi dimenticati”: questo il nome dell’evento che si svolgerà domani, 6 luglio 2013, a partire dalle ore 16, con ritrovo davanti alla cattedrale di San Lorenzo. Lungo tutta la giornata, una serie di eventi e iniziative, con un ricco programma. La provocazione a lasciare “la retta via” è stata lanciata dai ragazzi della Ex Latteria Occupata, al 39 rosso di Stradone Sant’Agostino, a due passi dalla Facoltà di Architettura. Il loro invito, quello di soffermarsi a guardare i tanti locali sfitti e gli spazi abbandonati che popolano il centro storico genovese, e di prendere atto che si tratta di un tesoro che noi tutti cittadini ignoriamo e di cui non siamo consapevoli.

    I ragazzi –in collaborazione con varie associazioni attive per il recupero del centro: Il Ce.Sto, Quick San Bernardo, Liberi Giardini di Babilonia, Il Pentolino– hanno in programma per domani una serie di eventi, in tour per le vie del centro. Si parte davanti alla cattedrale di San Lorenzo alle ore 16, con un laboratorio creativo per bambini organizzato dall’associazione Il Pentolino, per la creazione di strumenti musicali. Si prosegue alle 16.30 con la passeggiata vera e propria “alla (ri)scoperta di fondi sfitti e luoghi liberati”: in questa occasione, i partecipanti –in protesta contro le ormai troppe saracinesche abbassate dei vicoli genovesi- ricopriranno le serrande con cartelloni bianchi e li coloreranno, con il coinvolgimento e l’aiuto da parte dei bambini. E ancora, tappa per la merenda alla chiesa di Santa Maria in Passione, con tanto di mostra fotografica sul passato del quartiere: in questa occasione, l’associazione Giardini di Babilonia cercherà di sensibilizzare riguardo al caso della chiesa di Santa Maria in Passione, altamente degradata e oggi inaccessibile a causa dei cancelli e sbarramenti di un vecchio cantiere, che ancora ostacolano la viabilità ma che, qualora rimossi, garantirebbero il passaggio, senza pregiudicare la sicurezza di visitatori e passanti. Ancora, la cena multietnica in Piazza Sarzano, un mix di sapori tra oriente e occidente, con un’altra mostra di foto storiche della piazza. La cena è organizzata dai ragazzi del VaD – Voce al Deledda, del liceo scientifico Deledda di Via Bertani che, composto da studenti di diverse nazionalità e varia provenienza, cercano di dimostrare come sia possibile e auspicabile un’unione armonica di varie culture, per arricchire e non dividere. Per finire, tanta musica e jam session organizzata dai ragazzi dell’Ex Latteria, aperto a tutti coloro che vogliono partecipare in qualità di musicisti o semplici ascoltatori.

    «All’inizio avevamo in programma di organizzare due giornate di eventi -così commentano i ragazzi- e di prolungare le iniziative anche a domenica 7 luglio, tuttavia, le altre associazioni della rete si sono viste costrette a rinunciare per il grande impegno che avrebbe significato. Noi abbiamo comunque mantenuto un programma anche per domenica pomeriggio. L’evento si chiama “E…state con la Latteria”: a partire dalle 16-16.30, fino alla sera, proponiamo laboratori di chitarra e tai chi all’aperto in Piazza Sarzano e in questa occasione dipingeremo anche le saracinesche della Latteria. Da mesi ci interroghiamo e confrontiamo sulle esigenze di chi vive il nostro quartiere, fatto di serrande abbassate, strade deserte e luoghi sfitti o abbandonati, ma anche di tante esperienze sociali che, nella loro quotidianità, agiscono in maniera indipendente e riempiono di cultura e socialità i propri contesti. Abbiamo deciso di percorrere un terreno comune, fare rete, agire insieme per prenderci cura dei nostri spazi»

    EX LATTERIA OCCUPATA 39 ROSSO

    latteria-occupata-sant-agostinoI ragazzi della Ex Latteria Occupata danno il buon esempio e provano a sensibilizzare la cittadinanza verso la riscoperta dei locali abbandonati della città, patrimonio sottovalutato. Da oltre un anno, un piccolo gruppo di quelli che oggi frequentano abitualmente il centro di Stradone Sant’Agostino ha deciso di insediarsi all’interno degli spazi del locale che storicamente ospitava la latteria di quartiere. Il fondo, ci raccontano, apparteneva originariamente e da oltre trent’anni all’Università di Genova, che però non lo valorizzava e non lo impiegava in nessun modo. Il 7 ottobre 2011, nel corso di una manifestazione studentesca, il primo nucleo di persone si è stabilito nel locali, dando vita al collettivo e iniziando l’autogestione degli spazi. L’iniziativa era voluta soprattutto per creare un punto di ritrovo e aggregazione giovanile “alternativo” nella zona, e per ridare lustro al locale, totalmente lasciato a se stesso. Nonostante le iniziali ritrosie dei proprietari (l’Università -inizialmente favorevole, dopo contraria- li aveva invitati a sgomberare e ad abbandonare lo spazio), oggi sono riusciti ad insediarsi stabilmente e con successo: lo dimostrano le numerose iniziative che organizzano (dai corsi di chitarra, a quelli di arti marziali, cineforum, mostre fotografiche, mercatino del libro usato per incentivare lo studio e l’autoformazione ecc., il tutto rigorosamente gratuito), l’attenzione, la popolarità e la buona nomea che si sono ormai guadagnati nel quartiere. Inoltre, il lavoro si sensibilizzazione civica tra i loro coetanei e l’attenzione per problemi di amministrazione e gestione degli spazi pubblici: sondando gli umori generali, ogni lunedì dalle 19.30 organizzano assemblee aperte a tutti per discutere dei cambiamenti di Sarzano e Sant’Agostino (dal ritardo sull’apertura del nuovo mercato, all’ipotesi ventilata di creare un parcheggio nella piazza), e non solo.

     

    Elettra Antognetti

     

    PROGRAMMA

    Ore 16: laboratorio creativo per bambini con costruzione di strumenti in piazza San Lorenzo, a cura dell’associazione Il Pentolino

    ore 16.30: partenza passeggiata nel centro storico alla (ri)scoperta di fondi sfitti e luoghi liberati
    ore 18.30: merenda davanti la chiesa di Santa Maria in Passione con mostra fotografica sul passato del quartiere, a cura dell’associazione Giardini di Babilonia

    ore 20: in piazza Sarzano, cena multietnica tra oriente e occidente, con mostra fotografica e foto storiche della piazza, a cura di VaD – Voce al Deledda

    A seguire, jam session e serata musicale

  • Nikon Talents: bando di concorso fotografico, iscrizioni aperte

    Nikon Talents: bando di concorso fotografico, iscrizioni aperte

    fotografia-concorso-foto-DISono aperte fino al 30 settembre 2013 le iscrizioni per la seconda edizione del concorso fotografico Nikon Talents 2013.

    Il concorso prevede due sezioni:
    Sezione Young, riservata ai fotografi under 30 (ovvero nati dopo il 30 settembre 1982);
    Sezione Women, riservata alle donne fotografe di tutte le età.

    È possibile iscriversi a una sola sezione, attraverso il sito web Nikon Talents e caricando tre fotografie di portfolio. Si precisa che ogni utente potrà iscriversi ad una sola delle sezioni del concorso, a sua scelta, anche se in possesso dei requisiti per iscriversi ad entrambe.

    Le fotografie del portfolio devono appartenere a una delle seguenti categorie:
    1. Paesaggi ed Architettura
    2. Naturalistica
    3. Street e Reportage
    4. Fashion & Glamour
    5. Ritratto

    In palio per ciascuna sezione un buono acquisto di 2.500 € spendibile esclusivamente in prodotti Nikon, dieci fotocamere reflex Nikon D5200 con obiettivo AF-S Nikkor 18-55mm f/3.5-5.6G VR e scheda di memoria Lexar Premium 180x da 8 GB.

    [foto di Diego Arbore]

  • Museo Beni Culturali Cappuccini, Portoria: un gioiello poco conosciuto

    Museo Beni Culturali Cappuccini, Portoria: un gioiello poco conosciuto

    museo-cappucciniA Genova il Museo dei Beni Culturali Cappuccini resta nascosto e poco conosciuto dai più. È raro che -dicono le guide del museo- chi non frequenta il quartiere di Portoria conosca questo piccolo gioiello, edificato tra Viale IV Novembre (in corrispondenza del parco dell’Acquasola) e il Palazzo di Giustizia, sulla sottostante Via Bartolomeo Bosco. In alcuni casi persino chi abita o lavora in zona non conosce il Museo, uno dei tesori di Genova tra i meno noti e più discreti.

    E invece la sua storia è affascinante e tutta da scoprire. Noi lo abbiamo fatto, passando una giornata in compagnia del personale del Museo e ripercorrendo la storia della Genova del XV secolo.

    «Non riusciamo a pubblicizzare il museo, le persone non ci conoscono –ci spiega la nostra guida, una volontaria che per passione aiuta nella gestione del museo- cerchiamo di essere presenti anche sui social network, ma continuiamo a restare isolati. Io stessa, genovese doc, non conoscevo questo luogo: l’ho scoperto solo da pochi anni». Ma forse questo è allo stesso tempo il brutto e il bello: in mezzo alla frenesia, tra business e shopping, i Cappuccini riescono a restare “isolati”, offrendo un approdo –spirituale e culturale- sicuro.

    IL MUSEO DEI BENI CULTURALI CAPPUCCINI

    Oggi, il Museo dei Beni Culturali Cappuccini di Genova è una struttura che coniuga elementi di modernità alla memoria storica dei religiosi cappuccini. Il Museo, assieme alla sottostante Chiesa di Santa Caterina, mantiene la memoria storica dei Cappuccini, pur avendo subito nel corso degli anni varie modifiche: oggi, ad esempio, la chiesa gestita dai frati cappuccini ecuadoriani dà sostegno e aiuto ai loro connazionali emigrati a Genova, occupandosi della parte spirituale e offrendo supporto anche materiale. L’impostazione più moderna e questo rinnovamento cui si è assistito nel corso del tempo hanno avuto lo scopo di avvicinare la comunità laica. Si è voluto aiutare le persone a capire meglio quale mondo si celi dietro la vita di un frate, attraverso percorsi guidati tra le sale dell’edificio e soprattutto (dal 2005) con l’allestimento di mostre temporanee, circa due all’anno: una in autunno, fino al periodo natalizio, e l’altra dai primi mesi dell’anno fino all’estate, con pausa nei mesi di luglio-agosto. Due mostre, non di più, per dare l’opportunità a un gran numero di persone di visitarle e per avere tempo di organizzare al meglio la mostra successiva, portando a Genova pezzi pregiati e di valore. Ora, già in progress l’allestimento della mostra di Natale 2013. Incentrati su vari momenti della vita cappuccina, le mostre raccontano l’attività che i frati della comunità genovese hanno svolto nel corso dei secoli, e che svolgono tuttora, all’interno dei conventi loro affidati.

    Salendo il grande scalone centrale, percorrendo i corridoi e attraversando le varie sale, non si può fare a meno di essere colpiti ovunque dai quadri di artisti liguri illustri (sì, perché le opere sono perlopiù fatte in Liguria, da artisti nostrani, anche se molti pezzi soprattutto della mostra temporanea provengono anche da fuori). Da Bernardo Strozzi, a Domenico FiasellaLuca CambiasoOrazio De FerrariDomenico PiolaAnton Maria Maragliano. Nonostante questo, il museo resta povero, in stile cappuccino: (pochi) elementi di arredo semplici, rigorosamente in legno; qualche statua di pregio, perlopiù proveniente dalle collezioni private di nobili genovesi, o donata da ex conventi.

    Alla fine della scalinata, la cappella superiore, dove un tempo era custodito il corpo della santa, oggi usato sia come sala espositiva, sia come auditorium per varie manifestazioni culturali: conferenze, concerti, incontri. Davanti alla cappella, affrescata e affacciata direttamente sulla Chiesa adiacente, l’accesso alla sala museale vera e propria: un open space di 250 metri quadrati, aperto solo nel 2005. In questo momento, in corso la mostra “La vita è dono”, per celebrare i 300 anni dalla canonizzazione di San Felice da Cantalice e i 50 da quella del ligure San Francesco Maria da Camporosso: tema centrale, quello della questua, caro alla comunità cappuccina, che vive di elemosina e di carità (lungo il percorso espositivo, infatti, è possibile osservare le antiche gerle cappuccine in cui i frati raccoglievano le donazioni di elemosina e generi alimentari, ma anche olio e vino, contenuti in gerle apposite).

    LA STORIA

    Circondato dalla Chiesa e dal Convento di Santa Caterina e dalle sale a disposizione della comunità cappuccina dell’Ecuador, il museo, fondato dal frate cappuccino Padre Cassiano nel 1978 che ha voluto infondere in questo luogo il suo ideale di vita povera e riservata, celebra la spiritualità di questi religiosi con una raccolta di manufatti, documenti e testimonianze relative al costume, all’arredamento, allo svolgersi della vita quotidiana dei conventi. Anche oggi, i frati che gestiscono il luogo hanno voluto mantenere lo spirito con cui era stato fondato, modernizzando la struttura e avvicinandola di più alla comunità laica.

    Proprio qui dove ora c’è il museo, un tempo sorgeva l’Ospedale Pammatone. Qui i cappuccini della comunità ligure, prima in altre sedi, sono stati chiamati a prestare il loro soccorso agli ammalati già nei primi decenni del 1500. Dell’edificio dell’ospedale (che un tempo era direttamente collegato alla Chiesa di Santa Caterina) solo una parte piuttosto piccola è riuscita a salvarsi ed è stata riconvertita e adibita a museo, ampliandosi nel corso degli anni.

    Tutta la struttura ha però una storia ben più antica: costruita circa a metà del 1400, il complesso è oggi dedicato a Santa Caterina Fieschi Adorno: sposa del nobile genovese Giuliano Adorno, Caterina si è sempre dedicata con il marito alla cura dei malati (appestati, malati di tifo e altre malattie frequenti all’epoca) e ha frequentato assiduamente il Pammatone, facendone la sua seconda casa. Trasferitasi nei locali dell’ospedale per meglio assistere gli ammalati, Caterina è morta tra queste mura, anch’essa contagiata. Il suo corpo è stato conservato a lungo nei locali dell’ex ospedale, restando incorrotto. Da qui, la sua santificazione. Poi, il trasferimento del corpo nella chiesa sottostante (intitolata anch’essa alla santa), per permettere a coloro che volevano visitare il corpo di vedere Caterina senza dover accedere ai locali ospedalieri, con il rischio di venire contagiati dai malati. All’epoca in cui la salma era conservata nei locali dell’ex Pammatone (e attuale museo), era stata costruita la grande scalinata che ancora oggi accoglie i visitatori all’ingresso del museo: le scale conducono direttamente nell’ex cripta, oggi adibita anch’essa a museo, in cui è possibile vedere la bara storica della santa e altri oggetti sacri.

     

    Elettra Antognetti

    [foto dell’autore]

  • Il riflusso: la fine degli anni 70 e dell’impegno politico e civile

    Il riflusso: la fine degli anni 70 e dell’impegno politico e civile

    Bologna, strage stazioneLa strage della stazione di Bologna del 2 agosto 1980 imprimerà il sigillo della strategia della tensione di marca fascista sull’uscita dagli anni ’70. Le piazze per un po’ non si riempiranno più perché le giovani generazioni, cresciute con i telefilm americani saranno occupate più a ballare che a pensare. I nuovi comportamenti sociali indicano un ritorno al privato in luogo di una dimensione di confronto/impegno collettive. In pochi anni etichette, case editrici, punti di aggregazione legate al “movimento” chiuderanno o diventeranno altro.

    La raggiunta consapevolezza dell’impossibilità di arrivare all’apertura di una fase rivoluzionaria, gettò nello sconforto – come si è già scritto – più di una generazione, sia in senso politico che anagrafico. Si iniziò quindi a parlare di “riflusso”, già verso la fine degli anni ’70. Questo fenomeno sociale fu caratterizzato da specifici comportamenti collettivi – almeno a livello giovanile – primo fra tutti il rifiuto di tutto ciò che potesse costituire una qualche forma di “impegno”. Ovviamente, fu innanzitutto l’impegno politico a crollare vertiginosamente, ma anche, più genericamente, l’impegno e la riflessione culturale, fattori entrambi indispensabili per qualsiasi azione autenticamente creativa e innovativa.

    Nel dilagare del riflusso vorrei ricordare qualche dato, per costituire un minimo di ambientazione storica, sollecitando la nostra memoria. Nel 1978 verrà eletto presidente della Repubblica Sandro Pertini, anziano leader e figura carismatica di quella parte del partito socialista che mal tollerava la svolta rampante e “imprenditoriale” di Bettino Craxi. Questa elezione è certo figlia di quel nuovo clima politico che portò il PC al sorpasso della DC. Sempre nel ’78 verrà invece eletto Papa Wojtyla, grande comunicatore, pontefice “moderno” nelle apparenze, ma schierato in realtà su posizioni conservatrici, quasi a esorcizzare le aperture, più vicine a Papa Giovanni XXIII, che Papa Luciani aveva espresso nei suoi 33 giorni di brevissimo pontificato (tra l’altro la sua uscita di scena così repentina ha lasciato non pochi dubbi…).

    Tra il ’78 e il ’79 inizieranno a dilagare, in una Tv ormai a colori, telefilm e telenovele americani, portatori sani del “virus terribilis” dell’idiozia indotta. Due film, “Il cacciatore” e “Apocalipse now” saranno i primi dedicati alla guerra in Vietnam, mostrando atrocità e crudeltà commesse da ambo le parti. Nel 1979 arriverà il “walkman”, oggetto con cui inizierà a modificarsi la maniera di ascoltare musica, in senso sempre più “comodo” e superficiale.

    E penso che a chiusura di questo arco di 20 anni così denso di cambiamenti e fatti importanti, vada collocata per il significato che ebbe in relazione alla storia di quel periodo, la strage fascista della stazione di Bologna (85 morti e 200 feriti). La strategia della tensione siglò nel sangue di quest’ultimo assurdo e folle episodio, l’uscita da una arco di tempo in cui i cosiddetti “poteri occulti” cercarono costantemente di stroncare con le bombe i progetti di emancipazione sociale e le spinte al cambiamento delle classi lavoratrici, di cui un primo segno di una diversa presenza nella società fu dato dai fatti di Genova del 30 giugno del 1960.

    Ecco, in questa rapida ricostruzione spesso ho nominato la musica – centro delle nostre considerazioni – solo marginalmente. Ma è proprio così che occorre procedere, secondo il mio tipo di approccio, ovviamente. Come scrissi nei primi articoli di questa rubrica, per comprendere al meglio le produzioni artistiche, per coglierne la carica espressiva autentica occorre parallelamente indagare (descrivere, comprendere) i contesti storico-sociali in cui quelle nuove idee sono germogliate e maturate. Solo successivamente si potrà così arrivare ad una valutazione più obbiettiva delle specifiche produzioni artistiche.

     

    Gianni Martini