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  • Euro 2020, l’edizione più inquinante della storia: 20 anni per assorbire la CO2 prodotta

    Euro 2020, l’edizione più inquinante della storia: 20 anni per assorbire la CO2 prodotta

    Credits: Uefa.com

    Di questo Euro 2020 ricorderemo ovviamente solo il bello, ovvero la vittoria all’italiana dell’Italia di Roberto Mancini, insieme alle storie da condimento di questa epopea sportiva, come il malore del danese Eriksen, l’entusiasmo del tifoso svizzero, il cerchiochesièchiuso sampdoriano della finale di Wembley. Tutto bello, tutto lucido. Ma dietro a questo grande sfarzo come sempre, c’è il retroscena più indigesto: questa edizione dei campionati europei è stata probabilmente la più inquinante della storia, soprattutto per quanto riguarda la produzione di CO2.

    A pesare la scelta della logistica diffusa, che tra spostamenti aerei di squadre e (pochi) tifosi ha prodotto solo per i viaggi circa 450 mila tonnellate di Co2, come riportato da una stima di Ener2Crowd, calcolata sul solo trasporto aereo. Una scelta, quella del “continente ospitante” fatta prima dell’esplosione del Covid-19, per evitare la costruzione di nuovi impianti, (di fatto ex novo si è costruito solo a Budapest) ma che avrebbe generato oltre 2 milioni di viaggi aerei in più, per la gioia dei main sponsor della manifestazione, tra compagnie aeree e portali turistici.

    Per compensare questa pesante impronta ecologica, che per avere una proporzione equivale al consumo mensile di circa 1 milione di cittadini europei in base alla media di consumo pro-capite annuo di circa 6 tonnellate, la Uefa ha annunciato che saranno piantati 50 mila alberi in ogni paese ospitante, ma secondo alcuni analisti la misura sarebbe largamente insufficiente perchè per calcolarla è stata stimata la capacità di assorbimento delle piante in tutto il loro ciclo vita, ovvero una media di circa due dacadi anni. In pratica quanto prodotto in più dai viaggi di Euro 2020 sarà assorbito in 20 anni, come minimo.

    Secondo le stime di Ener2Crowd, considerando che ogni albero è in grado di assorbire 30kgCO2/anno, la quantità reale di fusti che si dovrebbero realisticamente piantare per compensare subito le «emissioni Uefa» è di 13,5 milioni di alberi, con un costo di almeno 65 milioni di euro. Un altro paio di maniche, senza dubbio.

    «I 600 mila alberi rappresentano solo un tentativo di greenwashing” che si inserisce su quella pericolosa e tendenziosa strada di voler scaricare in modo improprio le responsabilità di comportamenti antropici che oggi andrebbero assolutamente evitati, in particolare dalle istituzioni, se realmente si volesse fare qualcosa per dare un segnale —anche educativo— che possa coinvolgere i singoli e determinarne azioni climaticamente consapevoli» commenta Giorgio Mottironi, cso e co-fondatore di Ener2Crowd nonché chief analyst del GreenVestingForum.it, il forum della finanza alternativa verde.

    Un mese di kermesse sportiva, quindi, rischiano di aumentare il già pesante fardello dell’inquinamento ambientale che lasciamo a chi verrà dopo di noi. E ci riportano un dato evidente, vale a dire la cortina fumogena che un sistema economico fondato sul consumo sta generando intorno alle tematiche ambientali, che tra le altre cose continua a rispolverare il vecchio trucco delle compensazioni, che abbiamo già visto quali mostri può generare negli ambiti urbanistici, sociali e, appunto, ambientali. Insomma, una europeo davvero da togliere il fiato.

     

     

     

  • Genova, la città meno “in forma” d’Italia: non si corre, non si pedala ma si cammina

    Genova, la città meno “in forma” d’Italia: non si corre, non si pedala ma si cammina

    biciclette-campagna-sport-DIPoco propensi ad andare in palestra, correre, andare in bicicletta e fare le scale: i genovesi provano a tenersi in forma camminando, ma i risultati non bastano perché a sentirsi in forma sono veramente in pochi.

    Questi i dati emersi da una indagine statistica portata avanti da una agenzia di marketing territoriale,  Kantar TNS Italia,  attraverso interviste a campione su dieci città italiane: a condividere gli ultimi posti con la Superba, Torino e Napoli.

    Ma vediamo il dettaglio: secondo la ricerca, i genovesi sono sotto la media nazionale quando si tratta di andare in palestra (25 persone su 100, contro una media nazionale di 31), non usare l’auto e andare a piedi (66 su 100, la media è di 70), e, soprattutto, andare in bicicletta (19 su 100, contro una media di 33).

    Ma quali sono le strategie per mantenere un minimo di prestanza fisica dalle nostre parti? Camminare, in generale, è al primo posto fra le attività praticate (88 su 100) e, nello specifico, 83 genovesi su 100 scelgono di fare due passi a piedi piuttosto che prendere i mezzi pubblici. Nessuna passione per la corsa invece, che resta la meno praticata dopo la bicicletta: solo 23 genovesi su 100, sotto la media delle città analizzate, che è di 27.

    Quali possono essere le cause di cotanto disastro? La cosa più probabile, per quanto riguarda soprattutto bicicletta e corsa, è la morfologia urbana, avara di spazi praticabili per queste attività, ma ricca di ostacoli e fattori penalizzanti. La scarsità di piste ciclabili è cosa nota. Per le altre categorie della ricerca, forse un fattore potrebbe essere che Genova rimane la città più anziana del Bel Paese.

    La virtù nostrana, quindi, sembra essere quella di camminare: si può fare dovunque e in ogni frangente della giornata, senza attrezzature particolari e senza costi di sorta. Finché il nostro servizio di trasporto pubblico rimarrà quello che è, camminare resterà l’unica strategia per sopravvivere.

  • Liguria, il Lago del Brugneto diventa parco sportivo. Una nuova vita per il bacino potabile di Genova e Piacenza

    Liguria, il Lago del Brugneto diventa parco sportivo. Una nuova vita per il bacino potabile di Genova e Piacenza

    Lago del Brugneto LiguriaLa Val Trebbia, “valle più bella del mondo” come l’aveva definita Ernest Hemingway, avrà anche un parco sportivo acquatico naturale all’interno del lago artificiale del Brugneto, in cui oltre alla pesca e ai barbecue nelle sue zone limitrofe, si potrà scendere in acqua con canoe, kayak e vele. È l’ambizioso obiettivo del progetto Aquaworld presentato questa mattina nella sede della Regione Liguria dalla presidente del Parco dell’Antola e del Gal Verdemare, Daniela Segale, e dagli assessori regionali ai Parchi e Sviluppo dell’entroterra, Stefano Mai, e al Turismo, Gianni Berrino. «L’idea nasce dall’esperienza del lago artificiale di Ridracoli, in provincia di Forlì, dove da 12 anni si praticano sport acquatici che attraggono 40.000 visitatori ogni anno – spiega Segale – il nostro Brugneto è un bacino artificiale molto simile in cui è stata avviata un’importante azione di integrazione tra offerta turistica e potabilità delle acque».
    Il lago del Brugneto, gestito da Iren-Mediterranea delle Acque, si trova a circa 800 metri sul livello del mare, nel Parco naturale regionale dell’Antola nell’alta Val Trebbia, tra i Comuni di Propata, Torriglia e Rondanina, all’interno della Città metropolitana di Genova. Con un perimetro di 13,5 chilometri e una capienza massima di 25 milioni di metri cubi di acqua, costituisce la principale riserva idrica del capoluogo ligure e di Piacenza. «L’intenzione – spiega ancora Segale – è quella di dare sviluppo economico al territorio partendo dalla valorizzazione dei beni naturali e ambientali e dalla tutela dell’acqua potabile del lago che è tra le migliori d’Italia. Ma è la punta dell’iceberg: abbiamo intenzione di coinvolgere tutto il territorio della Val Trebbia in una sorta di marketing turistico che porti con sé la creazione di posti di lavoro. Entro un anno vorremmo che almeno una parte del progetto fosse in piedi».
    Costi non eccessivi, quantomeno per l’avvio: si punta a circa 50.000 euro che dovrebbero essere recuperati da fondi del Programma di sviluppo rurale e da altri bandi europei. L’idea nasce anche dal successo delle due ultime edizioni della Giornata nazionale dello sport che ha visto il bacino del Brugneto popolarsi di giovani appassionati di canottaggio e vela. «Nell’entroterra abbiamo potenzialità inespresse meravigliose – afferma l’assessore regionale Stefano Mai – i tre Comuni che danno vita a questo progetto non raggiungono neanche i 2.500 abitanti ma la dimensione del progetto è nettamente superiore. E’ la sintesi perfetta di come creare presupposti per valorizzare ulteriormente il territorio: lavorare in squadra e prendere esempio da altre località virtuose». Per l’assessore al Turismo, Gianni Berrino, «come terra di mare ci aspetteremo che un Aquaworld si facesse in una delle nostre tante spiagge sui nostri 300 chilometri di costa, invece si fa in un lago, nell’entroterra: un connubio particolare che testimonia come la Liguria sia varia e ricca di possibilità di divertimento e di vita all’aria aperta». Il progetto Aquaworld ha come capofila il Parco dell’Antola e vede coinvolti i Comuni di Torriglia, Rondanina e Propata, il Coni regionale, le federazioni sportive di canoa e kayak, canottaggio, pesca sportiva e vela, oltre all’istituto comprensivo Val Trebbia.
  • Sport, siglato patto con il Coni per fondo da 2 milioni di euro. Fondi rotativi e di garanzia per società dilettantistiche

    Sport, siglato patto con il Coni per fondo da 2 milioni di euro. Fondi rotativi e di garanzia per società dilettantistiche

    sportDue milioni di euro a favore di associazioni e società sportive dilettantistiche attraverso un fondo rotativo e uno di garanzia. E’ il contenuto del Patto per lo sport siglato oggi pomeriggio dalla Regione Liguria, dal Coni e dal Comitato italiano paralimpico. «Troppo spesso il mondo dello sport, soprattutto quello dilettantistico, è stato maltrattato con pochissime attenzioni dalle istituzioni locali in passato – commenta il governatore ligure, Giovanni Toti – questo patto serve proprio per ovviare a ciò, sbloccando piccoli e grandi lavori, dall’acqua calda negli spogliatoi alla riqualificazione di un campo da basket. Un’azione dovuta perché lo sport non è solo un momento di benessere fisico ma anche di aggregazione molto importante».
    Due le misure che saranno attivate. La prima, con una disponibilità di 500.000 euro derivanti dal Fondo strategico regionale, sarà gestita direttamente da Filse, la finanziaria della Regione Liguria, attraverso un fondo rotativo. Il finanziamento, con un importo minimo di 10.000 euro e massimo di 40.000 euro, verrà concesso fino all’80% del valore dell’intervento, senza necessità di garanzie da parte delle associazioni sportive al di là di una preventiva valutazione dei requisiti di ammissibilità e di quanto sarà previsto dal bando. Gli importi dovranno essere restituiti entro 5 anni ma, grazie alla natura rotativa, sarà possibile attivare successivamente nuovi finanziamenti.
    Il secondo intervento, per un importo di 1,5 milioni di euro derivanti dai fondi Por-Fesr, è destinato alle associazioni e società sportive dilettantistiche che svolgono anche attività economica e prevede l’attivazione di garanzie pubbliche pari all’80% dei finanziamenti concessi da banche convenzionate. In questo caso, la soglia massima finanziabile è di 400.000 euro con un piano di restituzione da concordare a seconda della sommaPer la prima volta – commenta l’assessore regionale allo Sport, Ilaria Cavo – rispondiamo alle esigenze delle società sportive per cui questi strumenti sono un’importante boccata di ossigeno: proprio per la natura rotativa, i due fondi sono destinati a soddisfare negli anni le esigenze delle società, consentendo loro di accedere ai mutui per i vari interventi con una garanzia a monte, senza che debbano rispondere in prima persona con fideiussioni o ipoteche sui beni personali».
  • Tutto pronto per la 78° edizione del “Giro dell’Appennino”. Niente Bocchetta: partenza da Serravalle e arrivo a Chiavari

    Tutto pronto per la 78° edizione del “Giro dell’Appennino”. Niente Bocchetta: partenza da Serravalle e arrivo a Chiavari

    giro-appenninoDomenica 9 Aprile ritorna “Il Giro dell’Appennino”, una delle più antiche e rinomate corse ciclistiche d’Italia che, giunto alla settantottesima edizione, è stato costretto a rinnovarsi abbandonando la parte storica del circuito che prevedeva la scalata del passo della Bocchetta e l’arrivo a Pontedecimo.

    La storia del giro è lunga e avvincente e inizia il 16 settembre 1934 quando prese il via la prima storica edizione del circuito organizzata dall’U.S Pontedecimo. All’epoca la gara si svolgeva lungo un percorso di 140 chilometri, cosparsi di salite più o meno ripide e dal fondo non sempre asfaltato, scelte accuratamente da Luigi Ghiglione, artefice e organizzatore di quella manifestazione che, per la sua originale impostazione, era unica nel suo genere in Liguria.

    La vera importanza della gara appenninica si potè riscontrare soltanto l’anno successivo quando si presentarono ai nastri di partenza alcuni dei maggiori nomi del ciclismo italiano del periodo. Nonostante il successo ottenuto, i primi “ospiti” d’eccezione arrivarono al ‘Giro’ soltanto nel 1938 quando, un giovanissimo Fausto Coppi si presentò a Luigi Ghiglione per chiedergli di essere ammesso alla competizione nonostante la mancanza di alcuni documenti. Ghiglione vide qualcosa di speciale in quel diciannovenne e decise di farlo partecipare ugualmente. Questa decisione cambiò le sorti della corsa che, da quel momento, resterà per sempre legata al nome del ‘Campionissimo’. Infatti, dopo il sesto posto del ‘37, Coppi arrivò terzo all’edizione del ’38; l’edizione del ‘39 non venne mai disputata a causa dell’imminente guerra mondiale che avrebbe visto molti ciclisti partire per il fronte.

    La guerra e la resistenza

    Durante il periodo bellico l’Unione sportiva Pontedecimo chiuse i battenti per cinque anni e l’utilizzo delle due ruote divenne fondamentale per gli spostamenti della popolazione e delle staffette partigiane. Ghiglione, ‘patron’ del Giro, durante questo periodo si rese celebre per aver partecipato alla spedizione che, da Pontedecimo, partì alla volta della Benedicta per recuperare i resti dei partigiani trucidati dai nazi-fascisti. Ghiglione costruì le bare nel suo laboratorio e tornò, con le stesse bare smontate e portate a spalla e a dorso di mulo con gli altri compaesani, alla Benedicta e a Passo Mezzano per dare degna sepoltura ai patrioti.

    Il Campionissimo

    bocchetta-coppiNel periodo del primo dopoguerra, nonostante la situazione drammatica della popolazione, il ‘Giro’ venne organizzato ugualmente anche se, per giungere alla prima edizione ‘epica’, bisognerà aspettare il 1955, quando si presentarono alla partenza alcuni dei principali campioni del panorama ciclistico nazionale come Coppi, Bartali e Magni.

    Fausto Coppi, ormai trentaseienne, vinse quell’edizione e legò per sempre il suo nome a quello del passo della Bocchetta, vera prova di forza all’interno di quel circuito come ci racconta Ivano Carrozzino, Presidente dell’U.S Pontedecimo: «La vittoria di Coppi del 1955 è stata l’ultima in una corsa in linea e per distacco da parte del ‘Campionissimo’ di Novi ed è un’edizione rimasta nella storia di questo sport. Il campionissimo fece una fuga di una settantina di chilometri per arrivare in solitaria al traguardo tra il tripudio della gente».

    Ciclismo epico

    Altra vittoria memorabile fu quella di Gianni Motta del 1968 letteralmente flagellata dalla pioggia. Durante quell’edizione Motta vinse per distacco e «ad un certo punto la corsa si svolse sotto al diluvio ma, nonostante la pioggia, Motta arrivò al traguardo utilizzando un fazzoletto per coprirsi il volto e questo ebbe una risonanza enorme. – prosegue Carrozzino – Durante la salita della Bocchetta Ghiglione seguì i ciclisti con l’auto scoperta per dimostrare ai corridori che lui non ammetteva privilegi, nemmeno nei loro confronti».

    Negli anni successivi vi furono molte altre vittorie epiche come quella di Gimondi che «si involò giù per la discesa del passo dei Giovi e arrivò al traguardo di Pontedecimo in solitaria» oppure quelle «vittorie che hanno avuto inizio grazie agli scatti all’inizio del passo della Bocchetta come quella di Gilberto Simoni nel 2003 che, oltre che a vincere il giro, stabilì anche il record della scalata del passo con 51 minuti e 54 secondi».

    Anni difficili

    Schermata 04-2457851 alle 12.34.20Tuttavia la vita del giro dell’Appennino non è sempre stata facile: a causa di problemi economici l’U.S Pontedecimo ha dovuto più volte modificare il percorso e in varie edizioni si è rischiato di non riuscire a organizzare la corsa. Per esempio le edizioni 1999, 2011, 2012 e 2014 si sono concluse in via XX Settembre mentre l’edizione 2005, anche per festeggiare il cinquantesimo anniversario della vittoria di Fausto Coppi, si è conclusa a Novi Ligure, davanti al Museo del Campionissimo.

    L’edizione 2016 ha visto la partenza a Serravalle Scrivia e l’arrivo, per la prima volta, a Chiavari, con l’eliminazione dal percorso del passo della Castagnola e del passo dei Giovi e la scalata del Passo della Bocchetta dal versante piemontese. «Questa 78° edizione del ‘Giro’ riveste un’importanza particolare – sottolinea Carrozzino – siccome vogliamo ricordare il 110° anniversario della nostra associazione, nata nel 1907, il 70° della vittoria di Alfredo Martini e, inoltre, l’arrivo a Chiavari vuole essere un omaggio a questa città che, insieme alla Regione Liguria, lo scorso anno ci ha ospitato e ha contribuito al salvataggio del Giro e che quest’anno è stata insignita del titolo di ‘Comunità Europea dello Sport».

    Tuttavia lo spostamento della partenza a Serravalle e l’arrivo a Chiavari escludono il piatto forte del ‘Giro’ ovvero la salita del passo della Bocchetta perchè «inserendola nella prima parte della gara avrebbe stancato subito i corridori e avrebbe reso la gara ingestibile dal punto di vista organizzativo – conclude Carrozzino – abbiamo inserito un doppio passaggio da Chiavari con la salita del Monte Domenico e quella di Leivi in rapida successione. Queste due salite, poste al termine della gara, causeranno una forte selezione dei corridori e ci auguriamo l’arrivo solitario di qualche corridore particolarmente in forma oppure un arrivo ristrettissimo con una volata di due o tre corridori».

    In un momento in cui si sta assistendo ad una nuova popolarità dei pedali, la Storia torna a ripetersi: tutto è pronto per nuove epiche battaglie a colpi di sudore e fatica sui monti della nostra Liguria.

    Gianluca Pedemonte

  • Piscina di Voltri, nel 2019 riapertura impianto. Presentato ufficialmente progetto. Bernini contestato da lavoratori Ireti

    Piscina di Voltri, nel 2019 riapertura impianto. Presentato ufficialmente progetto. Bernini contestato da lavoratori Ireti

    piscina_mameliLa realizzazione della nuova Piscina Comunale voltrese richiederà 18 mesi di lavori. Con l’apertura dei cantieri prevista nel 2017, i mesi da cerchiare in rosso per la riapertura dell’impianto (salvo ritardi) sono quelli della primavera del 2019. C’è la disponibilità finanziaria del Comune di Genova ed è in atto la gara per individuare la ditta che dovrà procedere all’opera di demolizione e messa in sicurezza della struttura. È quanto emerso dalla presentazione ufficiale del progetto realizzato dall’ingegner Marco Pesce, avvenuta durante un incontro informativo richiesto dal gruppo consigliare del Comune del Partito Democratico nelle sale del Municipio 7 Ponente.

    Approfondimento: Il progetto per la rinascita della Mameli

    La rinascita della piscina (che per abitudine in molti chiamano ancora “Mameli” nonostante la storica società di pallanuoto sia fallita ufficialmente lo scorso agosto) è resa possibile dai 3 milioni messi a disposizione dal “Patto per la città” dello scorso novembre stilato dal sindaco Marco Doria e dall’allora presidente del Consiglio Matteo Renzi, e confermati dal governo Gentiloni. L’approvazione del decreto attuativo per il “patto” da parte del Consiglio dei ministri è atteso entro il mese di febbraio. Soldi che vanno a sostituire i 2 milioni di fondi regionali impegnati dalla giunta Burlando e poi annullati da quella guidata da Giovanni Toti, e messi a disposizione in virtù del progetto esecutivo presentato dall’architetto Pesce, che ha coordinato i lavori di progettazione. A questi si aggiungono poi circa 500 mila euro di provenienza comunale. Oltre allo stesso architetto, all’incontro hanno partecipato la consigliera comunale Nadia Canepa, il presidente del Municipio Mauro Avvenente e agli assessori Anna Dagnino e Stefano Bernini. «La riapertura della piscina – ha evidenziato quest’ultimo – fa parte di un progetto più ampio sul Ponente genovese, che comprende lo spostamento della Pam nell’area ex Verrina, con lo spazio che verrà riconsegnato alla fruizione della cittadinanza e che consentirà l’ampiamento delle attività ludico-sportive anche in quella parte del territorio. È un disegno che si completa con la realizzazione della partenza della nuova metropolitana di superficie».

    Critiche al vice sindaco Stefano Bernini

    contestazioni-berniniProprio il vicesindaco è stato bersaglio, nel corso della stessa serata, di una protesta da parte dei lavoratori Ireti, che hanno esposto dei cartelloni in cui si denuncia l’abbandono del Comune di Genova dell’impianto Iren di Prà, a forte rischio chiusura. L’accusa rivolta a Bernini è quella di aver fissato un incontro con i lavoratori per il 25 gennaio, salvo annullarlo solo 3 giorni prima, il 22 gennaio. Dal canto suo, il numero due di Palazzo Tursi ha risposto dicendo che, in quanto assessore all’urbanistica, la gestione del caso non rientra tra le sue deleghe e che, una volta venuto a conoscenza della situazione, si è limitato a comunicare le proprie preoccupazioni agli assessori competenti. La spiegazione non è bastata ai lavoratori presenti all’incontro, che a fine serata si sono trattenuti a lungo con il vicesindaco. Sulla vicenda si è espresso anche il gruppo regionale del Movimento Cinque Stelle: «Ancora una volta il vicesindaco Bernini dimentica i cittadini del Ponente genovesesi legge in un comunicato firmato da Alice Salvatore e Marco De Ferrari – e diserta l’incontro con i lavoratori Ireti che lui stesso aveva fissato per domani (oggi, ndr) mercoledì 25 gennaio. Ecco quanto conta per il numero due di Tursi quello che è, in realtà, un presidio fondamentale per tutto il Ponente genovese».

    Luca Lottero

  • Sport, incertezza su finanziamenti per inserimento disabili. Anzalone: «I soldi ci saranno»

    Sport, incertezza su finanziamenti per inserimento disabili. Anzalone: «I soldi ci saranno»

    pallavolo-seduti-volley-disabiliLa lunga tradizione genovese dell’inserimento sportivo per i disabili potrebbe interrompersi. Per il 2017 i finanziamenti da parte di Comune di Genova non sono stati ancora stanziati, creando incertezza per le molte associazioni che si occupano di aprire le porte dello sport anche ai ragazzi diversamente abili, come la Uisp (Unione Italiana Sport per Tutti), che da trentacinque anni porta avanti progetti del genere. «Il problema è che il bilancio preventivo per il 2017 non è ancora stato approvato – spiega Stefano Anzalone, consigliere con delega allo sport per il Comune di Genovama posso assicurare che i soldi ci saranno, come gli anni scorsi».

    Sport per tutti

    Sono diverse le associazioni genovesi che si attivano per fornire un servizio inclusivo di inserimento nel mondo dello sport per disabili: «Un lavoro complicato e delicato, che deve essere fatto a misura del singolo praticante sportivo – spiega Isabella Di Grumo, responsabile per Uisp, l’associazione nazionale capofila per questi progetti – e che deve tener conto di molte variabili che richiedono una certa progettazione». Sono 35 gli anni di esperienza in quest’ambito per questa associazione, che su scala nazionale conta oltre 1,3 milioni di iscritti e che “tratta” 26 discipline sportive: «I soldi pubblici non coprono tutte le spese di questi progetti, ma co-finanziano le attività – sottolinea Di Grumo – attività che non sono di accompagnamento ma appunto di inserimento, e che spesso richiedono un rapporto di uno a uno tra operatori e utenti». Utenti che possono accedere al servizio gratuitamente: nel 2016 sono stati più di 300, grazie anche al finanziamento comunale di circa 40 mila euro. «Abbiamo chiesto un incontro con il Sindaco e con Anzalone – conclude Di Grumo – nella speranza di vedere confermato l’impegno e garantito anche per quest’anno il progetto, le nostre richieste sono le stesse». Un progetto che abbraccia diversi sport: «Non c’è solo il nuoto, ma diverse discipline, che variano a seconda delle richieste e alle necessità dell’utenza».

    La risposta di Anzalone

    «L’intenzione mia e della giunta – risponde Stefano Anzalone – è quella di continuare queste importanti attività di inserimento sportivo; l’anno scorso abbiamo distribuito 50 mila euro alle varie associazioni, cercando di dare spazi di visibilità ampi. Per il 2017 subiamo un ritardo dell’approvazione del bilancio preventivo, che doveva essere votata tra ottobre e novembre, ma posso assicurare che continueremo a fare la nostra parte garantendo il finanziamento per l’anno in corso». I problemi però potrebbero arrivare con il nuovo ciclo amministrativo: «Per il 2018 non ci sono certezze – conclude Anzalone – ma per quest’anno abbiamo intenzione di finanziare una decina di progetti nell’ambito delle disabilità». Nei prossimi giorni è stato fissato un incontro per chiarire e definire la situazione, nella speranza che anche per quest’anno lo sport sia davvero per tutti.

    Nicola Giordanella

  • Villa Gentile, Comune ripristina barriera tra pista e area pubblica. Al via raccolta fondi per nuovi giochi nel parco

    Villa Gentile, Comune ripristina barriera tra pista e area pubblica. Al via raccolta fondi per nuovi giochi nel parco

    villa-gentile (14)Il Comune di Genova potrebbe intervenire nei prossimi mesi per ripristinare la barriera divisoria tra la pista di atletica e l’area verde pubblica; in questo modo, il parco pubblico tornerebbe ad essere cosa a parte rispetto all’impianto di Villa Gentile, senza, quindi, dover dipendere dagli orari del campo sportivo, riconquistando il ruolo di parco pubblico a tutti gli effetti. Una notizia che nasce da un’indiscrezione, confermata “sottovoce” da alcuni esponenti della giunta, a margine della scorsa seduta del Consiglio comunale. Forse non si può parlare di progetto in fase esecutiva, ma la cosa non è stata smentita, anzi. Tutto questo mentre gli abitanti di Sturla hanno organizzato una raccolta fondi per acquistare ed istallare all’interno dell’area alcuni nuovi giochi destinati ai numerosi bambini che frequentano gli unici giardinetti del quartiere.

    Confini e confinati

    La vicenda che contrappone gli abitanti, organizzati in un comitato, e gli attuali concessionari dell’impianto sportivo potrebbe, quindi, arricchirsi di un nuovo capitolo. Il problema della divisione tra pista e parco pubblico, infatti, è alla base del contendere, come più volte Era Superba ha documentato: la sua rimozione, non espressamente prevista dal contratto, oggi permette la continuità degli spazi, costringendo i cittadini fruitori del parco pubblico a “subire” le attività sportive, compresi gli orari di apertura e chiusura che per convenzione sono a carico dalla società sportiva che gestisce l’impianto di atletica. I cittadini più volte hanno denunciato che questa rimozione aveva di fatto annesso lo spazio verde al campo, facendo decadere la valenza pubblica dell’area. La reintroduzione della barriera, stando agli atti della concessione, in teoria non dovrebbe modificare i termini del contratto, visto che non ne era prevista la rimozione: secondo quanto sottoscritto dalle parti, infatti, la società sportiva deve garantire comunque l’apertura e la chiusura del parco, esplicitamente descritto come pubblico, a prescindere dalle attività sportive in atto o meno.

    Raccolta fondi per i giochi

    raccolta-fondi-sturla-nataleNel frattempo i cittadini di Sturla si stanno organizzando per arricchire ulteriormente il “proprio” spazio verde: la festa natalizia prevista per la giornata del 18 dicembre, completa di stand gastronomici, mercatino e animazioni per i bambini, è l’occasione per lanciare la raccolta fondi per dotare il parco di attrezzature pubbliche destinate ai bambini. L’iniziativa è stata patrocinata anche dallo stesso Municipio IX Levante: «La nostra intenzione – ci spiegano i rappresentanti del Comitato per la difesa di Sturlaè quella di sostituire alcune pericolose istallazioni di cemento, destinate esclusivamente agli atleti, con dei giochi per i più piccoli, come tutti i parchi pubblici, perché quello di via Era è un parco pubblico, peraltro l’unico del quartiere, e quindi deve essere gestito come tale».

    Buona notizia o contentino?

    Tutta la vicenda legata a Villa Gentile, come abbiamo visto, è complessa: il nuovo regolamento per la gestione e la concessione degli impianti sportivi, approvato recentemente in Sala Rossa, ha cambiato ulteriormente le carte in gioco. Le concessioni già in essere possono “migrare” nel nuovo assetto normativo, e in ballo tornano quindi termini, impegni, investimenti e finanziamenti. Per quanto riguarda Villa Gentile, il ripristino dei confini tra parco pubblico e impianto sportivo è sicuramente una buona notizia per gli abitanti di Sturla; bisogna considerare, però, che i tavoli di trattativa tra amministrazione e concessionario probabilmente saranno riaperti, e il passo che porta una buona notizia a diventare un “contentino” da giocarsi in fase di contrattazione è breve.

    Nicola Giordanella

  • Impianti sportivi, approvato il nuovo regolamento. Concessioni più lunghe e canone “politico”

    Impianti sportivi, approvato il nuovo regolamento. Concessioni più lunghe e canone “politico”

    villa-gentile (9)Approvato in Consiglio comunale il nuovo “Regolamento per l’affidamento della gestione e della concessione di impianti sportivi di proprietà del Comune di Genova”, un testo che andrà a sostituire integralmente il dispositivo attualmente in vigore, approvato nel 2010. Alla base di questo operazione, la necessità di avere un nuovo testo adattato al mutato contesto economico che impone una maggior flessibilità, ma non solo: nel regolamento sono presenti importanti novità che potenzialmente potranno “aiutare” a far sopravvivere le società concessionarie, permettendo agli impianti di restare aperti. Saltano alcuni paletti che determinavano regole fisse per i canoni, e mentre vengono aumentati, anche se di pochissimo, i controlli e le verifiche da parte dell’ente pubblico.

    Tempi più lunghi e canone politico

    Nel nuovo regolamento i termini massimi della concessione vengono innalzati di dieci anni, passando da dieci a vent’anni. Il concessionario, inoltre, se presentasse la necessità di maggior tempo per ammortizzare eventuali costi sostenuti per migliorie dell’impianto stesso o di gestione, potrà richiedere un prolungamento della concessione congrua, ma in ogni caso che non faccia superare il totale di 30 anni. Cade invece il vincolo che legava il canone al mercato: fino ad oggi la scelta del canone base era stabilita dagli uffici tecnici, in base alle quotazioni di mercato; con il nuovo regolamento, il canone base sarà sempre scelto dagli uffici tecnici del Comune, ma potrà essere “suggerito” dalla giunta, in base alla rilevanza dell’impianto e al suo utilizzo sociale. In altre parole, il prezzo sarà oggetto di scelta politica, in base alle contingenze o ad eventuali equilibri di contesto: un dettaglio che lascia qualche dubbio, visto che, certamente potrebbe aiutare a snellire le procedure e permettere agevolazioni ove necessarie per non “abbandonare” strutture e impianti, ma anche può prestare il fianco a eventuali favoritismi o preferenze politiche.

    Attività commerciali e pubblicità

    Nel nuovo regolamento è prevista la possibilità di affiancare all’attività sportiva, esercizi commerciali, come bar o vendita di accessori sportivi (fatta esclusione per articoli connessi al gioco di azzardo, come inserito attraverso un emendamento presentato in aula dalla consigliera di Lista Doria Clizia Nicolella); la ragione di questa novità è quella di dare una chance in più per il sostentamento delle attività in essere, permettendo una offerta di servizi più ampia. Per gli stessi motivi è stata variata la quota massima di spazi pubblicitari utilizzabili dal comune stesso: se nel vecchio regolamento l’ente pubblico poteva utilizzare fino al 100% dei suddetti spazi, con il nuovo regolamento è fissato un tetto massimo del 70%. Anche in questo caso, quindi, il concessionario avrà qualche possibilità in più di ammortizzare la gestione e fare cassa, a discapito dell’ente pubblico.

    Pochi controlli e decadenza per morosità non specificata

    I contratti di concessione, come previsto dal regolamento comunale, avranno dei vincoli a carico del concessionario soprattutto riguardo la manutenzione degli impianti e eventuali adeguamenti strutturali inseriti in fase di contrattualizzazione: nel vecchio regolamento il controllo da parte di Comune di Genova era calendarizzato dopo il terzo, quinto e ottavo anno, mentre con il nuovo testo i controlli saranno fissati almeno ogni due anni, mentre ogni anno dovrà essere predisposta una relazione sullo stato delle strutture, in base ai dati forniti dai concessionari stessi. Sicuramente si poteva fare di più. Anche in questo nuovo dispositivo è prevista la decadenza della concessione dovuta a morosità: il problema è che oggi non è definito il termine, mentre in precedenza bastavano sforare più di tre mensilità; una indeterminatezza che potrebbe generare qualche problema in futuro.

    Norme transitorie retroattive

    Un punto che ha fatto particolarmente discutere in Sala Rossa è la norma transitoria che fa rientrare le concessioni oggi in essere nei nuovi termini temporali: il consigliere De Pietro, M5S, ha provato a modificare la norma, introducendo la valutazione del rispetto dei termini dei contratti di concessione ad oggi in essere. L’emendamento, però, non è stato approvato dall’aula. In questo modo praticamente tutte le concessioni ad oggi in vigore, potranno chiedere la proroga, senza dover ridiscutere il contratto, fino al tetto massimo di concessione dei 30 anni. Una altro punto portato avanti dal gruppo consiliare pentastellato è stato quello di escludere dalle concessioni aree ad uso pubblico esterne agli impianti, come successo a Villa Gentile: l’emendamento, però, dopo aver ricevuto il parere negativo della giunta, è stato respinto.

    Il nuovo regolamento, redatto grazie alla Consulta dello Sport, è senza dubbio più moderno e maggiormente partecipato da municipi e Consiglio comunale. Le società che andranno a gestire avranno delle facilitazioni evidenti: come maggior tempo a disposizione e manutenzioni straordinarie divenute necessarie in corso di concessione a carico del Comune di Genova. Restano alcuni dubbi, come la definizione del canone demandata alle scelte della giunta di turno, e la retroattività di questo nuovo testo, che non premia chi in questi anni ha rispettato i contratti, “scudando” in qualche modo anche chi ha sgarrato o chi è in ritardo. I controlli, inoltre, potevano essere sicuramente aumentati e resi più certi e vincolanti, per evitare le brutture del passato, rimanendo a carico di un ufficio non specifico e troppo saltuari. Con questo nuovo testo Comune di Genova cerca di rilanciare le attività sportive della città, cosa di cui c’è certamente bisogno: lo sport è un grande elemento formativo, che può veicolare tanti valori importanti per la collettività come tenacia, gioco di squadra, fair play; e rispetto delle regole.

    Nicola Giordanella

  • Derby della Lanterna, storia di “battaglie” e fazioni “nemiche” ben prima della nascita del Genoa

    Derby della Lanterna, storia di “battaglie” e fazioni “nemiche” ben prima della nascita del Genoa

    ianuenses-scudo-genovaTra il febbraio e il marzo del 1432, Enea Silvio Piccolomini – il futuro papa Pio II: per intenderci, il papa umanista, ma anche quello di Pienza, nota al grande pubblico per il suo pecorino… – affidava a due lettere le sue impressioni su Genova, nella quale era giunto nel corso del viaggio che lo avrebbe portato a Basilea, dove sarebbe stato ordinato cardinale. Nell’esprimere all’amico Andreozzo Petrucci il vivo desiderio di averlo accanto, si abbandonava a un lungo panegirico, esaltando gli elementi più caratteristici della città, e principalmente il porto, protetto da

    [quote]un molo che si dice sarebbe costato poco di più se fosse fatto d’argento: tanta è infatti lì la profondità del mare. Lì è abbastanza sicuro l’approdo per le navi che vi sostano sempre in gran numero e vanno e vengono rapidamente ingenti triremi, simili a montagne, e altri tipi di imbarcazioni, alcune da oriente, altre da occidente, così che tu puoi vedere ogni giorno diverse razze di uomini, costumi primitivi e rozzi e anche mercanti che arrivano con ogni tipo di mercanzia. Proprio nel porto, nella parte in cui tocca la città, si ergono magnifici edifici, tutti di marmo, che svettano verso il cielo, assai eleganti per la presenza di numerose colonne, molti adorni di sculture e di figure; sotto vi è un porticato lungo mille passi, dove si può acquistare ogni merce. Il resto della città si sviluppa verso la collina. Lì non c’è nessuna casa alta e bella che per il decoro e per l’eleganza non possa convenire a re o a principi: tutte sono regalmente maestose e assai elevate e distano poco le une dalle altre; anche le strade sono strette, praticabili da due o tre uomini per volta; i templi dedicati a Dio, benché dignitosi, non sono degni di una così grande città, ma ricchissimi e mirabilmente ornati dalle tombe dei nobili.[/quote]

    Il contrasto – certamente ricercato – tra la bellezza del sito, la magnificenza delle costruzioni e la singolare litigiosità degli abitanti riempie il prosieguo della narrazione: i Genovesi – continua il nostro – sono uomini onesti e ingegnosi, magnanimi e temprati alle fatiche; tuttavia, sono in perenne disaccordo, sì che la città è costantemente preda delle lotte civili: un “derby” quotidiano in cui ciascuno inganna l’altro, si dà da fare per volerne la morte o cercarne la rovina; tutti si preoccupano di uccidersi, spogliarsi, e mandarsi reciprocamente in esilio.

    Una lunga storia di “stracittadine”

    5377394747_a66b5cd3ee_bQuello del Piccolomini non è, certo, un giudizio isolato: non diversamente da altri viaggiatori, mercanti, diplomatici o letterati che ebbero modo di visitare la città prima e dopo di lui, egli fa dell’instabilità politica, degli scontri tra famiglie, dei cambi di governo, delle dedizioni a signori stranieri nella speranza di una pacificazione, il vero metro della storia genovese. In effetti, la storia del Medioevo genovese ha nella suddivisione in partes e fazioni una delle sue principali caratteristiche. Ma quali erano, dunque, queste partes? Ebbene, il panorama, per così dire, “calcistico” del tempo è piuttosto complicato; diciamo che varia di secolo in secolo. Volendo restare al Quattrocento, si può dire che il derby “si giocasse”, innanzitutto, tra nobili e popolari, e, cioè, tra coloro che appartenevano alla nobiltà in quanto avevano esercitato nei secoli addietro cariche di natura pubblica e coloro che, invece, vivevano del lavoro delle proprie mani o che si erano arricchiti con le attività commerciali e manifatturiere: qualcosa di simile ai moderni concetti di plebe e borghesia. Lo stesso populus, a ogni modo, era diviso in due parti principali, assurte ben presto al rango di fazioni addirittura costituzionalmente riconosciute: i mercatores e gli artifices, cioè i mercanti e gli artigiani, i primi più forti dei secondi, tanto da avere in mano per lungo tempo la carica di doge. In realtà, quantomeno dal punto di vista socio-economico, non v’era molta differenza tra certe famiglie nobili e certe altre famiglie provenienti dalle file del popolo: numerosi erano i casi di mercatores così ricchi da poter guardare un nobile dall’alto in basso. In fin dei conti, gli uni e gli altri esercitavano il medesimo mestiere: il commercio (di qui la necessità di definire tali personaggi mercatores de populo!).

    Ma le divisioni non si fermavano qui. Anche Genova conobbe una serie di lunghi “derby” tra guelfi e ghibellini, veri e propri partiti sorti negli anni Quaranta del Duecento e chiamati dalle nostre parti, per motivi ignoti, Rampini e Mascherati. Tale divisione, tuttavia, aveva perso da tempo il proprio significato di sostenitori dell’Impero o del Papato; nonostante ciò, continuava a sussistere: il doge, ad esempio, doveva essere di famiglia popolare e ghibellina. D’altra parte, fu proprio per il controllo della carica dogale che sorsero, tra la fine del Trecento e per tutto il Quattrocento, ulteriori fazioni, in particolare attorno alle due famiglie dominanti, entrambe di origine popolare: gli Adorno e i Fregoso, sostenute da quelli che risultavano allora i più grandi alberghi nobiliari cittadini (intendendo con ciò, per semplificare, una serie di famiglie raggruppate sotto un singolo cognome), gli Spinola vicini ai primi, i Doria, partigiani dei secondi.

    Oggi le maglie, ieri i calzettoni

    5377992916_d826332309_bNella Genova del Quattrocento esistevano, dunque, sei divisioni – nobili guelfi, nobili ghibellini, mercanti guelfi, mercanti ghibellini, artefici guelfi, artefici ghibellini – e due famiglie dominanti: gli Adorno e i Fregoso. Cosa che non mancava di creare una certa confusione, soprattutto negli osservatori esterni. Le partes del momento, alle quali affiliarsi o meno (la plebe preferiva, infatti, tenersi generalmente fuori dai conflitti), erano solitamente definite (guarda caso) «colori», a causa dell’uso di combinazioni cromatiche portate addosso o nelle insegne: il nero per i guelfi; il bianco per i ghibellini; il bianco-nero (o semplicemente il nero) per i Fregoso; il giallo-nero per gli Adorno; il giallo per i Doria (ma nelle Riviere); il giallo-rosso per gli Spinola (nuovamente nelle Riviere). Curiosamente – questo almeno si legge in alcuni dispacci di ambasciatori milanesi del tempo – tale colorazione era immediatamente evidente dalle lunghe calze (“calze alla divisa”), donate dai capi-fazione ai propri partigiani. Ed era appunto con tali calze colorate che si scendeva in campo, solitamente per menarsele di santa ragione. Molto prima ancora che derby volesse dire solo “calcio”.

    Antonio Musarra

  • Yoga, scopri qual è la “filosofia” del corpo e della mente che fa per te

    Yoga, scopri qual è la “filosofia” del corpo e della mente che fa per te

    YogaI tempi del vivere quotidiano sempre più spesso portano ad avere una vita poco regolare, caratterizzata da stress e ansie: il mondo del lavoro è sempre più performativo e competitivo, e le persone dedicano molte ore della giornata alla propria professione; la salute fisica e mentale, quindi, è lasciata in secondo piano. Negli ultimi anni, però, una nuova cultura della corporeità si è fatta strada anche in occidente, attraverso il diffondersi di discipline, arti o semplici “attitudini” orientali. L’equilibrio del benessere ha ritrovato la sua centralità attraverso vie nuove: tra queste “filosofie del corpo” vi è senza dubbio lo yoga, che mai come oggi è diffuso nel nostro paese e nella nostra città, grazie a sempre più numerose scuole o associazioni dedicate. 

    Acroyoga, Genova capofila

    L’ultima tendenza è quella di applicare determinati spunti dello yoga, nei suoi diversi stili, su altri impianti di studio del corpo. Ad esempio, nell’Acroyoga, la disciplina che unisce la filosofia dello yoga, posizioni acrobatiche e massaggi Thai in volo. E Genova è stata una delle prime città italiane ad aver ospitato un corso di questa moderna pratica yoga. «Fare acroyoga – spiega Francesco Semino, insegnante di acroyoga di secondo livello presso la scuola Synergika di Genovasignifica aumentare la consapevolezza del proprio corpo, migliorare la propria preparazione fisica e mentale e divertirsi».

    A differenza dello yoga classico, le posizioni vengono eseguite in volo, sostenuti in aria dalle gambe e dalle braccia del proprio partner. «Non rappresenta solo una crescita personale – continua Semino – ma è una disciplina che si esegue in coppia e di conseguenza sviluppa fiducia negli altri. Chi pratica acroyoga sperimenta il proprio equilibrio con un’altra persona, migliora lo spirito di collaborazione con il partner e in gruppo».

    Per praticare acroyoga bisogna uscire dal proprio tappetino e lavorare in modo armonioso ed equilibrato con il proprio partner. Una disciplina che accresce la consapevolezza corporea, il senso dell’equilibrio, la fiducia, la capacità di comunicare e ascoltare in modo armonioso. «Non esiste un’età per cominciare – conclude l’insegnate – questa disciplina è assolutamente adatta a tutti».

    Scegli lo yoga che fa per te

    yoga-genovaL’Acroyoga non è l’unico tipo di yoga che porta beneficio al corpo e alla mente.
    Ashtanga, Raja, Power, Hatha, Ivengar e Vinyasa. Sono altri dei tanti stili di yoga che esistono. Ognuno con le proprie caratteristiche, ognuno con una propria “anima”. Lo yoga non è una disciplina univoca ma un percorso personale da saper interpretare ascoltando le esigenze del proprio corpo e della propria mente. E’ per questo che a ogni persona corrisponde uno stile di yoga.

    «Ogni tipo di yoga – spiega Valeria Maggiali, insegnante di vinyasa yoga e acroyoga di secondo livello – allena il corpo e la mente». Esiste la pura meditazione, come nel caso del Raja yoga, che letteralmente significa yoga reale, una disciplina soprattutto mentale all’insegna della staticità fisica, fino ad arrivare al Power yoga, un allenamento fisico molto rigoroso che sviluppa forza e flessibilità, adatto a chi cerca un’attività fisica molto impegnativa. C’è anche il Vinyasa yoga, uno stile moderno che si basa sulla sequenza di movimenti coordinati al respiro e l’Hatha yoga, una pratica che si focalizza più sugli esercizi fisici e meno sugli aspetti spirituali, richiede un modesto sforzo fisico e mira a far superare i limiti fisici. Chi, invece, preferisce eseguire sequenze di posizioni di continuo sarà più adatto a praticare l’Ashtanga, uno stile che alterna la respirazione profonda e il movimento da un asana, ovvero postura, all’altro. Chi non vuole sudare e non vuole fare troppo movimento, ma vuole comunque impegnare il corpo e mantenere una posizione a lungo, si avvicinerà a Ivengar yoga. Chi invece vuole allenare il corpo divertendosi, lavorando in coppia e sperimentando asana sospese in aria, praticherà l’acroyoga.

    Insomma, per ogni esigenza corrisponde un tipo di yoga, tutti portano enormi benefici al corpo e alla mente, aumentano consapevolezza di sé e diminuiscono lo stress. «Ogni tipo di yoga rappresenta un allenamento fisico e mentale – conclude Maggiali – che si pratica in un ambiente non competitivo e fa sentire bene». Non esiste l’età giusta per cominciare, non è mai troppo presto né troppo tardi. I praticanti yogi, sia veterani, sia principianti, una volta trovato lo stile più adatto, scoprono quanto questa disciplina rappresenti un vero e proprio stile di vita.

    Lo yoga in rete

    YogaInternet, come spesso accade, è volano e amplificatore delle tendenze; in rete, infatti, proliferano siti dedicati a questa pratica, nelle sue più varie declinazioni e abbinamenti. Navigando per il web si possono incontrare siti di ogni tipo dedicati allo yoga: da magazine di informazione, come Yogajournal.it che oltre a spiegare i dettagli della pratica propone un’ampia letteratura dedicata sempre in aggiornamento, a veri e propri yoga shop online come ReYoga. E ci sono persino noti siti di e-commerce che hanno aperto spazi dedicati all’argomento. Zalando, ad esempio, ha ideato il progetto We Love Yoga che unisce consigli e curiosità su tutte le tipologie di yoga e sui maggiori yoga expert d’Europa, alla possibilità di scegliere l’abbigliamento giusto da indossare per praticare questa disciplina, aspetto importante per svolgere gli esercizi al meglio.

    Non mancano ovviamente i contenuti veicolati dai social network come Facebook, dove non si contano pagine e gruppi a tema, e Youtube, con migliaia di video di chi si cimenta in questa pratica, con risultati dei più disparati. La viralità di queste piattaforme ha permesso anche la diffusione di contenuti multimediali che come protagonisti hanno praticanti yogi che sperimentano questa pratica in compagnia degli inseparabili e giocherelloni animali domestici: i video con simpatici amici a quattro zampe che interrompono i padroni durante gli asana hanno milioni di visualizzazioni. Lo yoga, quindi, è sempre più una disciplina mondiale, e in futuro ne sentiremo parlare sempre di più.

  • Palafiumara, il Consiglio Comunale fa un passo indietro e “salva” la General Productions

    Palafiumara, il Consiglio Comunale fa un passo indietro e “salva” la General Productions

    105-stadiumIl Consiglio Comunale torna sui suoi passi e “salva” il 105 Stadium. Dopo due bocciature in Sala Rossa, la fidejussione in garanzia del debito di General Productions s.r.l. verso Credito Sportivo, viene confermata e prorogata di un anno, portandone la scadenza al 2021. In questo modo, la società concessionaria del palazzetto potrà “sopravvivere”; di conseguenza cadono le incognite sul Palafiumara. Almeno per il momento.

    Durante la votazione, l’opposizione, in precedenza compatta sul “no”, si spacca: sono 11 gli astenuti (Pdl e Percorso Comune), mentre scendono a otto i contrari (tutti i consigliere in quota M5S, più Bruno e Pastorino di FdS e De Benedictis del Gruppo Misto).

    L’opposizione si tira indietro

    Ancora una volta accesa la discussione in Sala Rossa; ad appesantire il dibattito le dichiarazioni del vice Sindaco Stefano Bernini, che durante l’ultima seduta di commissione sull’argomento aveva ventilato il ricorso alla Corte dei Conti, in caso di un eventuale danno erariale causato dalla votazione contraria, come ripreso dalla stampa e non smentita in aula. Il ricorso al tribunale amministrativo statale si sarebbe potuto configurare per eventualmente risarcire l’ente comunale del danno, rifacendosi sui consiglieri contrari. Una dichiarazione che ha sollevato molti dubbi, e che nonostante la richiesta di chiarimenti da parte di Enrico Musso (poi presente in aula ma non votante a causa di una svista, ma che ha confermato la sua contrarietà), non ha trovato una risoluzione “tombale” : lo stesso Musso aveva richiesto un’ulteriore sospensione per fare approfondire l’argomento interpellando l’Avvocatura del Comune di Genova; sospensione però non approvata dall’assembla.

    Il dubbio che rimane, è che il voto sia stato in qualche modo condizionato da questa possibile contropartita; fatto che ha anche un valore politico non di poco conto: «Quanto sono liberi i consiglieri nell’esercizio delle loro funzioni? Se devono rispondere in solido delle “perdite” dell’amministrazione, quanto possono essere condizionati?», si chiede lo stesso Musso. Sicuramente chi più e chi meno. Nei fatti oggi sono “comparsi” undici astenuti, che hanno permesso alla delibera di essere approvata.

    Dopo quasi un mese, quindi, la delibera “105 Stadium” libera l’aula: un provvedimento per cui l’attuale giunta si è spesa molto (oggi in aula presente anche il sindaco Marco Doria) e che ha occupato diverse sedute di commissione e ben tre consigli comunali. La General Productions, il cui presidente Ernesto De Filippi aveva definito come irresponsabile il comportamento dei consiglieri, può tirare un sospiro di sollievo. La speranza è quella che l’affaire abbia ricadute positive anche per tutta la città, oggi come domani.

    Nicola Giordanella

  • Palafiumara, la Giunta strappa accordo in Commissione, ma non si fermano le polemiche

    Palafiumara, la Giunta strappa accordo in Commissione, ma non si fermano le polemiche

    105-stadium-2Il 30 settembre scadono i termini per pagare la rata semestrale del mutuo, ma i soldi non ci sono; la General Production srl, la società che ha costruito e ha in concessione il palazzetto multifunzione della Fiumara, ospite in Commisione congiunta Bilancio e Promozione della Città, alza la voce e ricorda gli impegni della amministrazione, mettendo in chiaro i rischi di un ulteriore rifiuto: fine anzitempo della concessione, e costi di ammortamento a carico delle casse comunali. Dopo ore di discussione si trova la quadra, forse: Comune e azienda si metteranno intorno al tavolo per aggiornare le clausole del contratto, garantendo una maggior fruibilità da parte del ente pubblico del Palafiumara, in cambio del via libera alla proroga.

    I toni della seduta sono stati vivaci ma gli esiti rimangono incerti: sotto attacco la gestione di tutto l’affaire da parte della giunta, e forti critiche per la politica “sportiva” dell’amministrazione. Una città come Genova che soffre per la inadeguatezza delle strutture dedicate, ma che al contempo non è capace di essere attrattiva per i grandi eventi (sportivi ma anche di spettacolo), nonostante la pratica sportiva dei cittadini sia in aumento, stando alle ultime statistiche.

    Tutti contro la Giunta

    È lo stesso Ernesto De Filippis, amministratore di Generals Productions srl, a ricordarlo: «Il Coni non investe in Genova per i grandi eventi sportivi, e per gli eventi di spettacolo, come i concerti, spesso subiamo la concorrenza di altre location, come il Carlo Felice». Inoltre, quando il project fu pensato, si sperava che qualche squadra genovese «arrivasse nei campionati che contano, per quanto riguarda pallacanestro o pallavolo – sottolinea De Filippis – ma ciò non è avvenuto per cui non ospitiamo eventi fissi». Sono i rischi del business, gli viene fatto notare durante la seduta: «Se il Comune non rinnoverà la fidejussione, saremmo costretti a non saldare il mutuo, e interrompere la convenzione – ricorda l’amministratore – facendo ricadere le pendenze sull’amministrazione». Il tono di questa risposta non piace a molti consiglieri: le proteste per quello che sembra più una minaccia che una trattativa alzano un muro di proteste, per le quali tocca a Stefano Bernini mettere una pezza: «Questo tipo di progetti sono il frutto di politiche di qualche “mondo fa” – sottolinea il vicesindaco – oggi tutto è cambiato ma continuiamo a far fronte a queste eredità. Di tutte, però, questa oggi almeno è a costo zero». Particolarmente dure le critiche di Simone Farello, capogruppo del Partito Democratico, che accusa la giunta di approssimatezza nell’affrontare la questione, come molte altre «Non esiste una linea politica sullo sport – sottolinea – e la cosa allontana investimenti e risorse. Iren sponsorizza una squadra di pallanuoto torinese, quando in provincia abbiamo il meglio a livello europeo di questo disciplina». Stefano Anzalone, recentemente investito delle delega allo sport, più volte chiamato in causa, dribla il confronto, assentandosi più volte dall’aula.

    Chiarezza sui numeri

    Durante la seduta della Commissione, su sollecitazione dei consiglieri Boccaccio (M5s), Grillo (Pdl) e Baroni (Gruppo Misto), viene fatta un po’ di chiarezza sui i “numeri”, smentendo in parte quanto uscito sugli organi di stampa cittadini: è vero che dal 2017 non ci sarà più 105 come sponsor, ma  il canone annuale che General Productions incassa da Virgin è pari a 900 mila euro, in diminuzione rispetto all’oltre milione e 200 mila che veniva versato fino all’anno scorso; l’azienda concessionaria è alle prese con il rientro di due mutui, uno acceso all’inizio del progetto, di oltre 7 milioni di euro, e uno di circa 2 milioni per le ristrutturazioni del 2013. Solo sul primo però agisce la fidejussione del Comune di Genova: in caso di mancato pagamento, ad oggi sarebbero poco più che due milioni i debiti che la cassa pubblica perderebbe dalla cifra messa a garanzia, peraltro potendosi rivalere sulla GP nelle sedi opportune. Il danno economico per Tursi, se arrivasse lo stop definitivo alla fidejussione, quindi non sarebbe quello paventato da De Filippi sui giornali: sicuramente ci sarebbe un esborso e una altra gatta da pelare, ma nei fatti, in questa occasione è il Comune che sta dando una mano ad un privato, come lo stesso amministratore ricorda in conclusione del suo ultimo intervento: «Avevamo già calcolato di incassare il “sì” del Consiglio, ma se non arrivasse siamo in una brutta situazione, e il 30 settembre non riusciremo a pagare il Credito Sportivo. Per questo siamo disposti a metterci intorno ad un tavolo al fine di modificare alcune condizioni del contratto».

    Nei prossimi giorni, quindi, la delibera ritornerà in aula, tecnicamente uguale, ma con allegata la promessa di cambiare parte degli accordi a favore dell’ente pubblico; staremo a vedere, la cosa certa è che ancora una volta ci si deve confrontare con dei “mostri” gestionali del passato, senza avere i margini per predisporre scelte più virtuose per il futuro.

    Nicola Giordanella

     

  • No alla proroga della fidejussione per il 105 Stadium, la giunta Doria va “sotto” in Sala Rossa

    No alla proroga della fidejussione per il 105 Stadium, la giunta Doria va “sotto” in Sala Rossa

    105-stadiumCon 17 voti contrari, 16 a favore e 4 astenuti il Consiglio Comunale respinge la delibera che avrebbe prorogato di un anno i termini della fidejussione a carico dell’amministrazione per la gestione del 105 Stadium. Una fideiussione posta a garanzia del mutuo acceso nel 2002 dalla General Productions srl per la realizzazione e la gestione dell’impianto polifunzionale della Fiumara. In questo modo, la giunta Doria (il sindaco non era presente in aula) subisce ancora una volta veti incrociati della Sala Rossa. Al rientro dalle ferie, quindi, si torna alla “normale” battaglia politica che ad oggi ha accompagnato tutto il ciclo amministrativo.

    Numeri e dubbi

    Lo scontro nasce dalla richiesta, da parte di General Production srl all’Istituto del Credito Sportivo, di traslare di 12 mesi il piano originario di ammortamento del credito, allungando quindi la necessità di copertura della garanzia messa in campo dal Comune di Genova. Non è la prima volta che questa società fa una simile richiesta: nel 2013 venne già concessa una proroga che posticipò la data di estinzione del mutuo al 31 marzo 2020.

    Il Consiglio Comunale ha però respinto la nuova richiesta tra le polemiche. L’argomento è stato oggetto di una recente commissione che non ha portato i chiarimenti richiesti da alcuni consiglieri: i bilanci della azienda, infatti, non sono conosciuti e non sono stati portati in aula per lo studio della situazione. Un caso che ha molti lati “oscuri”: se da un lato, infatti, la scelta fatta nel 2001 ha permesso alla città di avere una struttura polivalente che prima non aveva, in un’area della città all’epoca da riqualificare, dall’altro lato la gestione della concessione non sembra essere ad oggi così vantaggiosa per le casse del Comune, che dalla concessionaria incassa un canone annuale simbolico di 500 €, contro i 900.000 € di affitto che vengono richiesti dalla General Productions alla Virgin per la locazione dei locali della palestra. «Se la società non potesse pagare il mutuo, ad oggi il Comune dovrebbe garantire quanto ancora non pagato – ha affermato il consigliere Andrea Boccaccio del  M5S, prima del voto – cioè circa 2 milioni di euro, tornando però in possesso del bene 13 anni prima del previsto, potendo subito incassare gli affitti che oggi vengono versati per l’uso dell’impianto». Cioè circa 11 milioni, con il canone attuale, spalmati da qua al 2031, anno di scadenza della concessione. Senza contare che gli oltre 7 milioni della fidejussione sarebbero sbloccati anzitempo.

    I conti non tornano

    Il contratto di concessione fu stipulato nel 2001, sotto la giunta Pericu, con validità trentennale. Per la realizzazione dell’opera le casse del Comune di Genova sborsarono 18 miliardi di lire a fondo perduto, più 14 miliardi di lire a titolo di garanzia. Ad oggi non sappiamo quanto la General Productions abbia guadagnato dalla gestione dell’ infrastruttura polifunzione della Fiumara, l’unica a Genova di questo tipo.

    A votare contro la delibera i consiglieri Balleari e Campora del Pdl; Putti, Boccaccio, De Pietro, Muscarà e Burlando del M5S; Baroni, De Benedictis e Mazzei del Gruppo Misto; Musso Enrico, Musso Vittoria per Lista Musso; Bruno e Pastorino per Federazione della Sinistra; Gioia e Repetto per Udc; Piana per Lega Nord. A favore invece Farello, Canepa, Guerello, Lodi, Pandolfo e Veardo del Partito Democratico; Pignone, Comparini, Gibelli, Nicolella, Padovani e Pederzolli di Lista Doria; Grillo per il Pdl, Chessa di Sel, Malatesta e Anzalone del Gruppo Misto. Astenuti: Caratozzolo e Gozzi di Percorso Comune e Salemi di Lista Musso. Per la cronaca, questo risultato è arrivato con la seconda votazione, poiché la prima, che aveva visto vincere il sì 14 a 13 (con 6 astenuti) è stata annullata in seguito alla confusione generata da diversi cambi di voto in itinere. Dopo le proteste di alcuni consiglieri, si è proceduto con il secondo conteggio che ha ribaltato il risultato.

    Con questo voto per il Comune non cambia molto: la palla adesso passa all’Istituto del Credito Sportivo che dovrà valutare cosa fare. Con la mancata approvazione della delibera i termini della fidejussione rimangono al 2020, e quindi anche il mutuo potrebbe rimanere invariato. Saprà la General Productions srl fare a meno di questa proroga? Staremo a vedere. Rimane il dato politico: ancora una volta la giunta Doria non ha i numeri in Sala Rossa. Gli ultimi mesi di questo ciclo amministrativo saranno senza dubbio intensi: la battaglia politica per le amministrative del 2017 è appena incominciata.

    Nicola Giordanella

  • Villa Gentile e i giardini pubblici chiusi “per ferie”. Lucchetti al parco comunale di via Era

    Villa Gentile e i giardini pubblici chiusi “per ferie”. Lucchetti al parco comunale di via Era

    villa gentile 01La saga dei giardini comunali di via Era a Sturla si arricchisce di un altro capitolo. Dopo la denuncia da parte dei cittadini della annessione “de facto” dello spazio pubblico, documentata da Era Superba nei mesi scorsi, arriva la beffa; l’area verde pubblica, infatti, è chiusa “per ferie”: l’impianto sportivo di Villa Gentile ha chiuso i battenti lo scorso 6 agosto, per la consueta pausa estiva (che terminerà domenica 21), e di “conseguenza” anche il parco pubblico risulta inaccessibile ai cittadini.

    Cancelli chiusi

    E così, dopo gli accessi di via dei Mille, chiusi oramai da anni per inagibilità, anche l’ingresso di via Era, il solo utilizzabile dai cittadini per accedere al piccolo, e unico, spazio verde di Sturla, in questi giorni estivi è sbarrato, rendendo impossibile la fruizione dell’area comunale. Sul cancello non è presente alcuna informazione a riguardo: l’unico modo per intuire il perché di questa situazione è quello di collegarsi al sito web dell’Associazione Culturale Sportiva Quadrifoglio, dove in homepage è presente l’avviso della chiusura della struttura. Un’altra dimostrazione che nei fatti i giardini pubblici sono stati inglobati dall’impianto sportivo, in barba al contratto che ne prevedeva la “gestione e la manutenzione” da parte del concessionario.

    Un’altra brutta tegola, quindi, per gli abitanti del quartiere, che da tempo chiedono un chiarimento sulla questione, e il ripristino della normalità. L’unica buona notizia è che nel frattempo sono stati tolti gli attrezzi ginnici che in precedenza erano stati collocati all’interno dell’area pubblica, e che costituivano un problema di sicurezza, vista la loro condizione visibilmente precaria. A confermarlo è Giovanni Crivello, assessore ai Lavori pubblici del Comune di Genova, intervenuto nell’ambito delle sue competenze: «Abbiamo fatto rimuovere le istallazioni pericolose – dichiara – e personalmente sto cercando di fare chiarezza su tutta la questione relativa alla concessione del parco pubblico di Sturla, anche se la cosa non dipende direttamente dal mio assessorato».

    Estate calda, settembre bollente

    villa-gentile-03Il “peccato originale”, però, rimane la poca chiarezza del contratto di concessione, e la sua relativa applicazione; sull’argomento Stefano De Pietro, consigliere comunale del Movimento Cinque Stelle, promette battaglia: «Come abbiamo richiesto, a settembre è prevista una seduta di commissione dedicata interamente a Villa Gentile – rileva il consigliere pentastellato – e porteremo in Sala Rossa una delibera per mettere la giunta di fronte al fatto che in passato si è permesso a Sportingenova (l’ente comunale che gestiva gli impianti sportivi, ndr) di stipulare un contratto di concessione in questi termini».

    Tutto l’affaire Villa Gentile, come abbiamo visto, è costellato di elementi poco chiari e interpretazioni altrettanto dubbie: se in questi giorni i giardini pubblici di via Era stanno osservando due settimane di pausa estiva, primo caso in Italia, il 5 agosto scorso erano invece aperti, nonostante la chiusura imposta a tutti i parchi pubblici genovesi per via dello stato di allerta meteo predisposto per quel giorno. «Si potrebbe figurare addirittura l’ipotesi di un illecito amministrativo – conclude De Pietro – e una mancanza di controllo clamorosa da parte di Comune di Genova».

    In questi giorni estivi, l’afa spesso diventa insopportabile, e un ombreggiato parco pubblico può essere una buona opzione per i cittadini a caccia di frescura. A Sturla, però, questo non è possibile. Sicuramente ci sarà qualcuno che, sportivamente, approfitterà di queste “ferie forzate” per godersi le Olimpiadi, ma lo spettacolo delle piste d’atletica di Rio, ad ogni goccia di sudore, ricorderà amaramente quanto sia difficile sopportare il caldo agostano di Genova senza poter contare sull’ombra preziosa dei “nostri” alberi.

    Nicola Giordanella