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  • I Figli di Eracle, l’analisi psicologica dello sport da combattimento per prevenire la violenza

    I Figli di Eracle, l’analisi psicologica dello sport da combattimento per prevenire la violenza

    basile-garozzo“I campioni non si costruiscono in palestra. Si costruiscono dall’interno, partendo da qualcosa che hanno nel profondo: un desiderio, un sogno, una volontà, una visione”. Firmato Muhammad Ali, alias Cassius Clay. Quale miglior modo per festeggiare le medaglie d’oro numero 200 e 201 della storia delle Olimpiadi estive italiane, arrivate da Rio 2016 nella sera di domenica 7 agosto dagli ippon di Fabio Basile e dal fioretto di Daniele Garozzo?

    Ma che cos’hanno in Comune uno dei più grandi pugili della storia e i due giovani campioni italiani? Semplice: boxe, judo e scherma, assieme a molti altri, sono tre sport da combattimento. E che cosa c’entra tutto questo con Genova ed Era Superba? Scopriamolo insieme.

    I figli di Eracle, lo sport da combattimento per prevenire la violenza

    imageAll’ombra della Lanterna, nel 2015, grazie alla passione e all’intuizione di tre amici, nasce I Figli di Eracle un progetto per diffondere la cultura dello sport da combattimento e per prevenire atteggiamenti violenti e antisociali, attraverso l’analisi psicologica delle discipline da combattimento. Un’idea che fa del motto di Muhammad Ali il proprio modus vivendi.

    L’idea nasce dall’interesse per la psicologia analitica degli sport da combattimento e le risonanze che queste attività possono avere sull’individuo e sul mondo sociale. Secondo i fondatori del progetto, gli atleti quando combattono, lottano contro i propri limiti – nell’intervista post medaglia, Fabio Basile ha dichiarato di aver imparato il «piacere di soffrire» – entrano nei “ring”, sui tatami e sulle  pedane dove l’altro è uno specchio di se stessi. Il coraggio, il dolore, il sacrificio, la determinazione raccontano la storia di un atleta e di uno sport e, allo stesso tempo, parlano della possibilità dell’ uomo di andare oltre i propri limiti e oltre le proprie paure per diventare simbolo di un uomo migliore.

    «In nostro obiettivo è quello di dare una giusta visione degli sport da combattimento come attività che possa aiutare l’atleta ad acquisire consapevolezza di sé e dei propri limiti» racconta a “Era Superba” Mario Ganz, psicologo clinico, esperto in psicologia dello sport e uno dei fondatori dell’iniziativa. «Attraverso queste discipline – prosegue –  lo sportivo tira fuori quella rabbia che è insita in ognuno di noi. Chi lascia uscire e sfoga questa rabbia, non corre il rischio di diventare elemento violento nella società». Secondo gli ideatori dei Figli di Eracle, attraverso queste discipline sportive è possibile prevenire la violenza. Il progetto vuole abbattere lo stereotipo dello sport da combattimento come manifestazione di violenza ma identificarlo come aiuto di crescita personale dell’atleta. «Con i Figli di Eracle vogliamo creare una cultura dello sport da combattimento, offrire formazione psicologica a tutti gli atleti e amatori di queste discipline e diffondere consulenza psicologica nello sport» conclude Ganz.

    Perché il nome “I Figli di Eracle”

    i figli di eracle«La nostra società oggi più che mai ha bisogno di esempi positivi, di persone autentiche che rappresentino la voglia di cambiare, la voglia di farcela». E’ quanto sostengono i fondatori del progetto, una teoria che non vale solo per gli atleti ma per ognuno di noi e che, del resto, riprende uno dei pensieri della mitolgia greca. Il nome “I Figli di Eracle” infatti, non nasce dal caso: «Se l’atleta si muove sulle orme di Ercole, sarà più di un semplice sportivo, sarà un esempio, un modello di successo e di forza psicologica e fisica. Se inserito in un contesto sociale dove può esprimere la propria capacità per aiutare qualcun’altro a vincere le sfide quotidiane, non sarà solo un atleta, ma un eroe come lo fu Eracle». Fino a oggi, secondo gli ideatori del progetto, al fianco dei tanti “atleti da combattimento” si vedono solo preparatori atletici o motivatori, mai una figura psicologica che possa accompagnare gli sportivi in un percorso di crescita personale. «Cerchiamo di capire il perché esista un interesse verso questi sport – ci raccontano gli ideatori – se sia un bisogno psicologico di tornare a conflitti leali ed espliciti dove lo scontro diventa un incontro reale con regole precise o se si voglia mettere in atto un duello contro se stessi e conoscere i propri limiti».

    Obiettivi raggiunti e da raggiungere

    I Figli di Eracle nasce nel 2015 da tre amici, Andrea Vianello, psicoterapeuta di Mestre, Marco Rigon, appassionato e esperto di sport da ring, e Mario Ganz, psicologo clinico genovese, esperto in psicologia dello sport che collabora con lo staff medico del team Leone Petrosyan, fondato dal chirurgo genovese Loris Pegoli. «Il progetto è nato da un interesse comune, un’idea condivisa. Il tutto si è concretizzato dopo avere incontrato Alessio Sakara e Samuele Sanna, due grandi atleti negli sport da combattimento. Grazie a loro ci siamo convinti a fondare il progetto e andare avanti».

    Dai Figli di Eracle, lo scorso hanno in Veneto è nata una conferenza durante la quale sono intervenute tre atlete – Jleana Valentino, campionessa europea di Muay Thai, Imane Kaabour, ex pugile Gleason’s Gym di New York, insegnante di Boxe presso la palestra KBC a Genova e Adriana Riccio, campionessa europea di Taekwondo e istruttrice e coach della nazionale italiana – che hanno rappresentato l’essenza del progetto: hanno raccontato la loro esperienza di atlete e di donne in sport che spesso vengono declinati al maschile, hanno detto al pubblico di come hanno raggiunto traguardi internazionali e di come la disciplina sportiva abbia forgiato la loro esperienza di vita e una crescita interiore. «Ci piacerebbe organizzare l’incontro fatto a Mestre anche in Liguria – dice il nostro interlocutore – non solo perché sono genovese, ma anche perché la nostra è una regione che sta avendo ottimi successi nel mondo del fighting». Per ora, Genova e la Liguria in generale, secondo i fondatori del progetto, hanno risposto positivamente all’iniziativa di I figli di Eracle. Il primo successo è stato la collaborazione con la palestra di boxe americana KBC nel centro storico genovese, «ora siamo in contatto per le prossime stagioni con alcuni team liguri che hanno dimostrato molto interesse: andremo avanti con determinazine».

     Elisabetta Cantalini

  • Pegli batte la burocrazia, dopo cinque anni arriva il campo da beach volley

    Pegli batte la burocrazia, dopo cinque anni arriva il campo da beach volley

    beach volleyPegli avrà finalmente il suo campo da beach volley e lo avrà nel luogo più adatto che ci possa essere: la spiaggia. Per ottenere questo risultato, il Municipio Ponente ha dovuto lottare cinque anni. Esatto, cinque anni per quattro pali e una rete, a costo zero. Sì, perché a realizzare il campo da beach volley sarà un imprenditore locale e non la pubblica amministrazione. Si scivola subito nel paradosso, soprattutto se si pensa che nel quartiere opposto, Nervi, il campo da beach volley lo faranno probabilmente dentro la piscina Mario Massa e non costerà certo pochi spiccioli.

    Mentre a levante, in particolare modo all’interno del Consiglio municipale, ci si divide sulla soluzione temporanea del campo di sabbia che probabilmente arriverà dopo la mozione targata Pd, a ponente c’è chi ha il sangue avvelenato da cinque anni di attesa, come il presidente del Municipio, Mauro Avvenente: «Alla fine ce l’abbiamo fatta – ci racconta – ma anche l’imprenditore che realizzerà il campo era arrivato al limite della sopportazione. Aveva minacciato di chiudere l’attività e in ballo c’erano ben quindici posti di lavoro. Sarebbe stata una scelleratezza di proporzioni enormi».

    Loco di Rovegno torneo di beachMa perché tutta questa fatica? Qual è stato l’intoppo? Risposta scontata: la burocrazia. E ce n’è voluta tanta perché si sono dovuti mettere d’accordo ben cinque enti: Comune, Autorità Portuale, Capitaneria di Porto, Beni Paesaggistici e Soprintendenza. Tutto per una quarantina di metri quadrati di sabbia. «Il problema in questo nostro complicato Paese è la normativa di legge che sembra essere costruita apposta per rendere difficile la vita anche sulle cose più semplici – continua Avvenente – non dobbiamo meravigliarci se gli imprenditori si stufano e se ne vanno altrove. Poi siamo tutti pronti a stracciarci le vesti e a gridare alla delocalizzazione. Nessuno dice che le regole non vadano rispettate, ci mancherebbe, ma qui sono talmente intricate che diventa impossibile fare le cose più semplici».

    Ormai è andata, anche se, a dirla, tutta mancherebbe ancora un permesso. Meglio pensare in positivo e immaginare che cosa ne sarà di questo nuovo spazio a disposizione dei cittadini e, soprattutto dei più piccoli, visto che i bambini potranno divertirsi gratuitamente al mattino. «Voltri ha il suo campo, presto lo avranno anche Prà e Pegli – conclude il presidente Avvenente – spero che tutto questo porti ad avere competizioni sportive che uniscano le delegazioni del ponente. Proprio qui, sede storica della pallanuoto che ora non c’è più».

    Michela Serra

  • Nervi, ex piscina “Mario Massa” diventa un campo da beach volley? Forse, ma solo temporaneamente

    Nervi, ex piscina “Mario Massa” diventa un campo da beach volley? Forse, ma solo temporaneamente

    piscina-massa-nerviAlla fine una quadra sulla vicenda della piscina “Mario Massa” di Genova Nervi, si sarebbe trovata: una mozione che prevede la soluzione temporanea d’utilizzo, dopo tutte le verifiche tecniche del caso e l’impegno della giunta a spronare la Regione Liguria nello sblocco di quei fondi europei che sarebbero serviti per rimetterla in sesto. Fin qui tutto bene ma, per capire a fondo la vicenda, bisogna fare un passo indietro.

    Lo scontro politico

    Per arrivare a questo risultato ci sono voluti tanti mal di pancia, abbastanza da lasciare l’amaro in bocca per parecchio tempo. Un accordo trovato dopo una commissione e una riunione capigruppo in Municipio IX Levante, di fuoco. Perché dietro all’inutilizzo della piscina, ormai chiusa da tempo, si è aperto lo scontro dal sapore politico tra Partito democratico e sinistra radicale. «Difficile pensare il contrario» aveva ammesso pochi giorni fa l’assessore municipale del Pd, Michele Raffaelli. Uno scenario che ricorda fin troppo bene quello della Sala rossa di Palazzo Tursi, dove il sindaco arancione, Marco Doria, spesso si trova tra i due fuochi. Lo stesso si può dire del presidente del Municipio, Nerio Farinelli, anche lui “arancione” e di cui, per questa vicenda, sono state addirittura chieste le dimissioni.

    La proposta del Municipio

    Dopo anni di chiusura e dopo tante proteste da parte dei residenti del quartiere, l’assessore Raffaelli aveva proposto di trasformare la Mario Massa in un campo da “beach volley” in attesa del via libera ai lavori di ristrutturazione da parte della Regione Liguria. Niente da fare: proposta bocciata, nonostante ci fosse il sostegno delle associazioni sportive, nonostante i 7 mila euro che il Municipio avrebbe potuto stanziare. A scrivere il necrologio del campo da beach volley, è stato lo stesso assessore, che ha affidato a Facebook e al gruppo di quartiere il proprio disappunto: «È con rammarico che comunico l’esito della commissione municipale odierna, dove si discuteva una mia proposta che riguardava un utilizzo temporaneo della Piscina Massa. La mia proposta prevedeva una partecipazione del Municipio con €. 7.000,00 alla cifra totale richiedendo al Comune l’impiego dei fondi relativi alla parte restante».

    Il fronte dei no

    Se per qualcuno il “no” è stato determinato da uno scontro politico, per altri non è affatto così. Lo scrive il consigliere Municipale Federico Bogliolo, di Progresso Ligure, che sui social spiega le sue ragioni: nessuna certezza che si tratti di una soluzione temporanea, con il timore di far sparire la pallanuoto da Nervi e i costi troppo elevati sia per realizzare il campo che per smaltire i rifiuti che al momento si trovano nella struttura. Bogliolo risponde anche a chi lo aveva accusato di essere contrario alla riapertura della piscina: «Sono nato a Nervi, sono cresciuto in quella vasca. Le prime ragazze che ti venivano a vedere durante gli allenamenti, i compagni di squadra, le serate ad allenarsi, i corsi nuoto quando non sapevo ancora nuotare, insomma, tutta la mia vita. Datevi delle risposte».

    Verso una soluzione?

    Anche la sinistra più radicale si è opposta al progetto già finanziato, accusando il Pd di non aver condiviso nulla. Dopo un paio di giorni di stallo, in cui si è gridato allo scandalo, la svolta: prima una visita al Matitone per alcune verifiche tecniche, poi una maggioranza in cui si era aperto uno spiraglio e, infine, la capigruppo durante la quale si è finalmente trovata la quadra con l’utilizzo temporaneo dell’area.

    Pace fatta per il bene del quartiere? Non esattamente, perché tra i corridoi del Municipio si dice che dietro alla mozione sulla destinazione temporanea d’uso si nasconderebbe ancora il campo da beach volley, non morto come un vampiro, e che la quadra l’abbia trovata solo il Pd. E, questa volta la mozione potrebbe passare, tra il malumore generale, perché non esistono altri progetti temporanei. D’altra parte, «piuttosto che vedere ancora la storica “Mario Massa” in quelle condizioni avrei preferito farla demolire», dice ancora l’assessore Raffaelli. Insomma, la lite sulla piscina di Nervi è di nuovo dietro le porte e sembra che per questa struttura non ci sia pace.
    E gli abitanti di Nervi? Alla fine sono proprio loro i più affezionati alla piscina e davvero non ne possono più di vederla ridotta a una vasca vuota, melmosa e maleodorante. Altro che antichi fasti. Per questa ragione è stato organizzato un presidio in costume per sabato 16 luglio: “NOI vogliamo questa piscina!”. Alla faccia di qualsiasi lite politica, resta l’amarezza per le promesse fatte in campagna elettorale e siamo già alle porte di quella per le Comunali 2017.


    Michela Serra

  • Piscina di Voltri, ecco il progetto da 4 milioni. Ma i soldi di Regione Liguria non ci sono più

    Piscina di Voltri, ecco il progetto da 4 milioni. Ma i soldi di Regione Liguria non ci sono più

    mameli-voltri-piscinaUn grande progetto, che potrebbe riqualificare e rilanciare un intero quartiere, quello di Voltri, da anni in attesa di vedere la propria piscina tornare a vita nuova. Era Superba ha intervistato l’architetto Marco Pesce, incaricato dal Comune di Genova di realizzare il nuovo progetto della struttura, per farsi raccontare nel dettaglio il futuro dell’impianto. Pesce è vicepresidente dell’Associazione “Utri Mare”, al cui interno ha trovato spazio la società “Mameli” (che ancora formalmente esiste, ma al momento senza tesserati).

    A vederla oggi non si direbbe, ma per la Piscina Comunale di Voltri esiste un grande disegno di riqualificazione; scopriamo insieme i dettagli: dove oggi c’è la ghiaia a dividere la struttura dalla passeggiata a mare voltrese, in futuro potrebbe sorgere un solarium e un bar. Nel “lato nord” della struttura (dove prima c’era il circolo della “Mameli”) sorgeranno gli uffici del futuro gestore dell’impianto e, sopra di essi, una palestra affacciata sulla vasca. Al posto del cantiere che occupa ormai da tempo il lato di levante troveranno posto invece i locali del magazzino, della caldaia e di tutto ciò che serve al funzionamento dell’impianto, mentre a ponente saranno rimessi in piedi gli spogliatoi per gli atleti, costruiti secondo le più recenti norme di sicurezza. La vasca (allargata di 2 metri e mezzo per andare incontro alle direttive del Fim e del Coni) sarà inoltre coperta da una chiusura completa, apribile nella sua parte centrale nella bella stagione. Nell’ottica di un maggior risparmio, il fondale (che attualmente è profondo 2 metri nella prima metà della vasca e poi scende a 4 metri e mezzo nella seconda) verrà uniformato a 2 metri per avere meno acqua da scaldare.

    Un’opportunità di rilancio per tutto il quartiere

    L’Associazione “Utri Mare” raccoglie al suo interno diverse associazioni che si occupano del lungomare voltrese, dalle baracche di pescatori che si affacciano sulla passeggiata, alla stessa “Mameli”. Uno degli obiettivi dell’associazione è la riqualificazione del litorale della delegazione, che in estate accoglie centinaia di persone ma che offre servizi spesso non all’altezza. A titolo d’esempio, il vicepresidente Pesce cita che in tutta la passeggiata c’è un solo bar e un solo bagno, una biblioteca momentaneamente chiusa e la carcassa dell’ex Coproma. Uno scenario che non invoglia certo a investire, mentre una riqualificazione dell’area comporterebbe un potenziale ritorno economico. In questo progetto di rilancio è compresa a pieno titolo la rinascita della piscina e, nel tratto di spiaggia di fronte, Pesce immagina una spiaggia libera attrezzata, gestita da chi prenderà in consegna l’impianto.

    L’idea era già venuta alla stessa “Mameli”, che contava di raccogliere da questa attività almeno parte dei soldi con cui finanziare la ristrutturazione dell’edificio: «L’ultimo direttivo e l’allora presidente Cola fecero di tutto per raggiungere questo risultato – ricorda Pesce – ma mancarono i presupposti di legge o, comunque, la burocrazia al riguardo era troppo complessa. Un peccato, perché oggi, nel 2016, ci ritroviamo senza spiaggia attrezzata, senza società e senza impianto». Importante il ruolo giocato dall’ultimo direttivo della “Mameli” che traghettò la società all’interno di “Utri Mare”: «Un passaggio burocratico fondamentale per arrivare al punto in cui siamo oggi».

    La messa in sicurezza dell’impianto

    Ricordando le “tappe d’avvicinamento” alla situazione attuale, Pesce parla dell’abbattimento dei vecchi spogliatoi (avvenuto nel 2012) come di una “mazzata” per una società che già navigava in pessime acque. La Mameli si trovò infatti privata di spazi di cui aveva fino ad allora usufruito, senza la possibilità di costruirne nuovi. La misura (pagata coi soldi dell’Autorità Portuale, proprietaria della zona) si era resa necessaria dopo l’intervento dell’Asl, che aveva rilevato la presenza di amianto negli spogliatoi. Inoltre, la copertura degli spogliatoi realizzata con carpiate metalliche non era a norma, e andava sostituita. «Ci tengo a precisare – sottolinea Pesce anche in risposta al nostro precedente articolo – che oggi non c’è più amianto nella struttura, se non nella canna fumaria, che non è considerabile pericolosa». I prossimi interventi sulla struttura, naturalmente, terranno conto di tutti i requisiti di sicurezza richiesti dalle normative. La copertura e i soffitti saranno “coibentati”, ovvero rivestiti con pannelli isolanti che vengono interposti alla copertura vera e propria, per permettere la regolazione tra temperatura esterna e temperatura interna. In questo modo viene risparmiata una gran quantità di energia.

    Il balletto sui costi

    L’impegno di spesa generale dell’appalto è intorno ai 4 milioni di euro, mentre l’importo dei lavori si avvicina ai 3 milioni e 500 mila euro. Di questi, circa 500 mila sono stati impegnati dal Comune di Genova in collaborazione con “Utri Mare”. Palazzo Tursi si sta inoltre impegnando per trovare finanziamenti da ulteriori enti come la Regione Liguria o il Coni. Non cita, Pesce, il co-finanziamento da parte della Regione, di cui pure anche Era Superba aveva parlato su queste pagine. «Al momento – chiarisce – non mi risulta che la Regione abbia indirizzato dei fondi verso questo progetto». La precedente giunta regionale aveva detto al Comune di essere disposta a investire circa 1 milione di euro, a patto che venisse presentato un progetto preliminare. Il progetto venne approvato ma, prima che diventasse definitivo, i fondi regionali vennero a mancare. «Io sono un tecnico – sottolinea l’architetto – quindi non so dire perché la disponibilità sia venuta meno. So che ad oggi non c’è nulla che attesti una volontà della Regione di intervenire. L’ultimo documento al riguardo, stilato nel 2015, dice che i fondi per la piscina di Voltri mancano, e io mi attengo a quello».

    Attualmente, il progetto è stato valutato “immediatamente eseguibile”, quindi una volta arrivati i fondi mancanti i lavori potrebbero partire immediatamente. La proprietà dell’impianto resterebbe al Comune, mentre per la gestione sarà emanato un bando. A vincerlo potrebbe essere un soggetto interno a “Utri Mare” ma anche esterno. Chiediamo all’architetto Pesce se a vincere potrebbe essere la Mameli, che a Voltri ha legato il proprio nome al punto che è la piscina stessa a essere spesso chiamata semplicemente “la Mameli”. Lui scuote la testa:  «Non credo – ammette con onestà – in questo momento non ne vedo la possibilità».

    Luca Lottero

  • Villa Gentile, crescono i finanziamenti del Comune ma il parco pubblico non c’è più

    Villa Gentile, crescono i finanziamenti del Comune ma il parco pubblico non c’è più

    villa-gentile-targa-menneaSturla è stata privata del suo giardino e, dal punto di vista delle ricadute pubbliche, la gestione attraverso concessione dell’impianto sportivo di Villa Gentile si sta rivelando praticamente fallimentare. Così si potrebbe riassumere il complicato rebus di uno degli impianti sportivi più importanti di Genova, dove, a fronte dei 40 mila euro di finanziamento versati ogni anno dal Comune, la cittadinanza ha visto ridursi sensibilmente la possibilità di usufruire di un parco pubblico, l’unico agibile del quartiere. Un’area di tutti, inglobata, di fatto, nelle disponibilità di un’associazione di privati. Una gestione che, inoltre, sembra non essere in grado di alleviare il bilancio comunale: lo scorso maggio, infatti, la giunta ha approvato un aumento di debito (attraverso mutuo) per 900 mila euro per finanziare ulteriormente alcuni impianti sportivi della città, tra cui il campo di atletica di Sturla, a cui sono stati destinati ulteriori 109 mila euro.

    Era Superba aveva già documentato gli intoppi di questo progetto: un impianto sportivo, quello di Villa Gentile, la cui gestione comunale era in perdita, che veniva dato in concessione all’associazione temporanea di scopo “Quadrifoglio”, secondo un contratto per cui, a fronte dei ricavi relativi alle attività sportive ivi condotte, rimpinguati da un finanziamento pubblico annuale, erano previsti alcuni oneri di manutenzione e adeguamento strutturale. Nello “scambio” veniva compreso il parco pubblico limitrofo, del quale lo stesso Comune non era stato in grado di garantire il decoro per i consueti limiti di budget. Un’idea semplice per tener vivo un impianto sportivo unico per la città e permettere ai cittadini di Sturla di godersi un po’ di verde. Nei fatti, però, le cose sono andate in maniera molto differente.

    Attività private su suolo pubblico

    villa-gentile-attrezziRispetto al nostro sopralluogo di due anni fa, la situazione pare addirittura peggiorata. Dal punto di vista della fruizione pubblica, l’accesso al giardino è vincolato agli orari e alle attività dell’impianto: l’ingresso di via del Mille non è stato messo in sicurezza e, quindi, risulta ancora inagibile, mentre quello di via Era viene “gestito” secondo gli orari dell’impianto (dalle 8 alle 16 nei giorni feriali). Durante i giorni festivi e durante manifestazioni sportive il parco però è inaccessibile, come denunciano i cittadini. Ma anche seguendo i suddetti orari, chi volesse approfittare di questo angolo verde dovrebbe convivere, volente o nolente, con le attività della pista e non solo. Dopo lo smantellamento della barriera che un tempo separava le corsie dai giardini (lavoro eseguito su iniziativa di “Quadrifoglio” ma non totalmente previsto dal progetto), recentemente è stata predisposta una rampa che permette agli atleti di accedere agevolmente all’area pubblica, inglobando di fatto il giardino nel circuito di atletica. In una piccola piazzetta al centro del parco, inoltre, sono stati installati blocchi di cemento utilizzati dagli sportivi per fare esercizi e stretching, mentre sono scomparsi alcuni elementi di arredo urbano collocati in precedenza dal Comune, come i cestini in metallo per la spazzatura. Ma non è finita. Nei mesi scorsi sono state posizionate delle attrezzature ginniche al centro del parco, all’interno di una improvvisata recinzione, “riservate” agli atleti. Queste macchine appaiono vetuste, arrugginite e precarie: pericolose, quindi, oltre che inutili.

    Agli occhi dei cittadini di Sturla, quindi, si tratterebbe di una vera e propria occupazione di suolo pubblico, in virtù di una concessione che sulla carta prevedeva tutt’altro. In ultimo, il 12 settembre 2015 è stata inaugurata una targa dedicata a Pietro Mennea, “piantata” in mezzo al prato del parco e presentata in pompa magna all’interno di un evento sportivo dedicato al leggendario velocista: un manufatto inizialmente non previsto nel progetto. Presente, invece, come opera perno per la riqualificazione dell’impianto, una nuova copertura della tribuna, che però ad oggi non è stata ancora predisposta.

    La diffida dei cittadini e la risposta dell’amministrazione

    L’utilizzo del parco pubblico come dependance dell’impianto sportivo non è l’unica criticità dell’affaire “Villa Gentile”. Il 30 settembre 2015 il Comitato per la difesa di Sturla ha presentato all’amministrazione, attraverso un legale, un’articolata diffida, avente come oggetto anche la gestione di altre aree inserite nel contratto; la prima è quella del parcheggio di via Era, da sempre di pertinenza dell’impianto sportivo: già nel 2014 era stato verificato che l’area era affittata annualmente a privati, cosa che la sottraeva di fatto ad un utilizzo pubblico legato alle manifestazioni sportive; una situazione che perdura anche oggi. Altro oggetto della diffida è la palestra limitrofa alla pista: un edificio compreso nella contratto di concessione e che doveva essere ristrutturato al fine di essere utilizzato anche dalle scuole della zona, in orario scolastico, e da altre associazioni sportive di quartiere, come un vero e proprio impianto pubblico. Una perizia dell’Asl 3, risalente al marzo 2015, decretava l’immobile ancora inagibile non avendo i requisiti igenico-sanitari e di sicurezza necessari per un utilizzo scolastico. La diffida invitava il Comune di Genova a predisporre perentori controlli sul rispetto degli obblighi contrattuali sottoscritti dal concessionario.

    A gennaio la risposta del Comune. Secondo le perizie effettuate dalla Polizia Municipale, non sono state riscontrate irregolarità per quanto riguarda l’apertura e la gestione degli spazi del giardino pubblico, mentre per la palestra, terminati i lavori predisposti da “Quadrifoglio”, secondo un nuovo sopralluogo dell’Asl, le normative in materia risultano ora rispettate. Anche per quanto riguarda la gestione del parcheggio non sono state riscontrate irregolarità.

    Una risposta che però non sembra essere aderente alla realtà dei fatti: il Comitato per la difesa di Sturla, oggi denuncia continue limitazioni agli orari del giardino e la tendenza a utilizzare l’area come se fosse parte integrante dell’impianto sportivo. La palestra, inoltre, non è ancora nelle disponibilità delle scuole e di altre associazioni sportive, essendo di fatto esclusivamente utilizzabile dal concessionario.

    Un traguardo che non arriva mai

    Stando alle carte e alle testimonianze dirette ci sono, dunque, due diverse realtà contrapposte: la prima, condivisa da amministrazione e concessionaria, secondo cui tutto procede nel rispetto del contratto e del progetto alla base di questa operazione. La seconda realtà, vissuta e documentata quotidianamente dai cittadini di Sturla, vede, invece, un patrimonio pubblico divenuto oggetto di “lucro privato”, a discapito del quartiere, ma non solo.

    L’unica cosa certa è che, ancora una volta, Villa Gentile può essere considerata una zona grigia, in cui non si riesce a capire dove finisca l’interesse pubblico e dove incominci quello privato. Una situazione che, oggi come ieri, richiede molti chiarimenti e dovrebbe far riflettere sulle scelte fatte per la gestione degli impianti sportivi della città: una corsa ad ostacoli che sembra non finire mai.


    Nicola Giordanella

  • Piscine a ponente, per la Mameli c’è il progetto. Ma la Nico Sapio è ancora ferma al palo

    Piscine a ponente, per la Mameli c’è il progetto. Ma la Nico Sapio è ancora ferma al palo

    Piscina Mameli, VoltriDestini paralleli, quelli della piscina comunale di Voltri e della Nico Sapio di Multedo. Entrambe con una gloriosa storia alle spalle, entrambe chiuse negli ultimi anni, travolte da una crisi che ha reso insostenibili i costi di gestione degli impianti. La chiusura della Sapio prima (2011) e della Mameli poi (2012) ha lasciato un vuoto importante nel ponente genovese, solo parzialmente colmato dall’impianto all’avanguardia di Pra’.

    Oggi, per entrambe le piscine si parla di possibilità di riapertura, anche se con aspettative sui tempi molto diverse. Se, infatti, per la piscina di Voltri c’è già un progetto definitivo, per quella di Multedo ancora si attendono offerte concrete oltre alle semplici dichiarazioni d’interesse.

    Piscina di Voltri: Regione e Comune ci mettono i soldi, la Mameli il progetto

    A far tornare l’impianto di Voltri agli antichi splendori potrebbe essere la storica società Nicola Mameli, entrata a far parte del consorzio Utri Mare. Della Mameli (che ha già vissuto in prima persona la chiusura dell’impianto nel 2012) è, infatti, il progetto definitivo per la rimessa in moto della struttura, pesantemente compromessa. Già al momento della chiusura, infatti, erano stati rinvenuti livelli di amianto oltre i limiti consentiti. Gli anni di inattività hanno peggiorato la situazione. «La piscina – avverte il vicesindaco del Comune di Genova, con delega agli impianti sportivi, Stefano Bernini – in questo momento è persino pericolosa, vista anche la vicinanza con la passeggiata a mare». Per questo, il progetto presentato da Mameli e Utri Mare è diviso in due lotti: il primo prevede la messa in sicurezza della struttura, il secondo la ristrutturazione degli spogliatoi e alcuni acquisti necessari come il pallone invernale.

    Il costo totale dell’intervento sarà di circa 1,5 milioni di euro
    , frutto di un cofinanziamento tra Regione Liguria e Comune di Genova. «Il ruolo maggiore è quello della Regione – ammette Bernini – che ha stanziato i soldi nel corso della precedente amministrazione». Palazzo Tursi, dal canto suo, ha previsto circa 500 mila euro, già inseriti nel piano triennale dei lavori pubblici. «Inoltre – aggiunge il vicesindaco – abbiamo presentato un progetto preliminare al Coni che ha ricevuto dal governo un fondo di 100 milioni di euro per gli impianti sportivi nelle periferie».

    Per quel che riguarda il futuro dell’impianto, l’agonismo continuerà a rivestire un ruolo importante: «A Voltri c’è un’importante tradizione pallanuotistica – afferma Bernini – senz’altro ci sarà spazio per gli allenamenti, ma anche per attività più ‘classiche’ come l’accoglienza delle scuole o la libera balneazione».

    Per la Nico Sapio si attendono offerte concrete

    multedo-giardini-lennon-degrado-piscine-sapio-2Più lunga, invece, sembra essere la strada per la riapertura della “Nico Sapio” di Multedo, come riconosce il presidente del Municipio VII – Ponente, Mauro Avvenente: «Circa 2 anni fa – ricorda – i Nuotatori Rivolesi Genovesi vinsero il bando per il concorso ma poi si sono ritirati». Come allora testimoniato da “Era Superba”, intorno all’impianto si sono spese tante parole, ipotesi e proposte. Ma, nonostante il gran fermento della cittadinanza, ad oggi pochi passi avanti sembrano essere stati fatti. «Il vicesindaco Bernini ha chiesto risorse per seguire un progetto al riguardo – spiega ancora Avvenente – ma, ad oggi, da parte di soggetti privati non si è andati oltre le dichiarazioni d’interesse».

    Tra le ipotesi in campo, nell’ottica di una maggior “sostenibilità” dell’investimento, quella di ridurre la dimensione della vasca e aggiungere un centro di riabilitazione sportiva. Ma nell’area dei giardini Lennon non c’è solo la fatiscente piscina. Il Comune spera, infatti, che qualcuno si faccia avanti anche per gestione dei campetti da tennis e calcetto: «Siamo in attesa di un’offerta ampia» chiosa, stringato, Bernini.

    Luca Lottero

  • La crisi delle società sportive genovesi, tra fondi tagliati dalla Regione e nuovo regolamento comunale

    La crisi delle società sportive genovesi, tra fondi tagliati dalla Regione e nuovo regolamento comunale

    Piscina SciorbaDa una parte la ritirata degli sponsor privati a causa della crisi economica, dall’altra sempre meno contributi dagli enti pubblici. In fondo sono tutte qui le cause della crisi delle società sportive genovesi, che ciclicamente riempie le pagine della stampa locale. «A partire dal 2008 circa c’è stata una forte riduzione di contributi del Comune – riconosce l’assessore allo Sport del Comune di Genova, Pino Boero – il motivo sono questioni di bilancio oggettive, anche se ovviamente spiacevoli». Nel 2015 Palazzo Tursi ha investito in questo settore solo circa 180 mila euro. Una cifra quasi dimezzata rispetto ai 300 mila di non troppi anni fa. Come se non bastasse, il regolamento comunale varato nel 2010 ha spostato sulle spalle delle società l’onere della manutenzione straordinaria degli impianti, fino a quel momento a carico dell’amministrazione. Le società si ritrovano allora alle prese con manutenzioni dai costi proibitivi, a causa delle pessime condizioni in cui versavano molti degli impianti genovesi, di cui si sarebbe dovuto occupare il Comune negli anni precedenti. «Quel regolamento ha avuto un grande merito – chiarisce però Boero – ovvero quello di mettere ordine in una situazione fino a quel momento fortemente difforme da caso a caso». Ed è proprio sulle orme di questa normativa che sta prendendo forma un nuovo regolamento, che dovrebbe vedere la luce nel prossimo mese di aprile.

    Il nuovo regolamento: due punti fondamentali

    villa-gentile-sport-atleticaConcessioni più lunghe e maggior chiarezza nella distribuzione degli oneri sono i due pilastri, indicati dall’assessore Boero, di quella che sarà la nuova disciplina comunale. «Ad oggi – spiega ancora l’assessore – manca il parere di 2 dei 9 municipi, che dovrebbe arrivare a giorni. Dopodiché il provvedimento passerà in Commissione e in Consiglio, dove mi auguro verrà approvato nel mese di aprile». Con l’attuale normativa, le società sportive dispongono degli impianti per 10 anni mentre la proposta di nuovo regolamento prevede concessioni più lunghe, di 20 o addirittura 30 anni, a seconda dell’entità degli investimenti messi sul tavolo dalla società in sede di gara d’appalto.

    Chi preme per una rapida approvazione del regolamento è Enzo Barlocco, presidente di My Sport, un consorzio che gestisce numerosi impianti, tra cui la piscina Sciorba. «Al momento – dice – abbiamo l’impianto della Sciorba in concessione per altri 7 anni, un periodo troppo breve per richiedere mutui per investimenti a lungo termine. Il nuovo regolamento prevede concessioni di 20 o 30 anni per chi ha fatto investimenti importanti e noi riteniamo di far parte a pieno titolo della categoria». L’impianto Sciorba, tra l’altro, è citato dallo stesso assessore Boero come esempio di gestione virtuosa. «Abbiamo deciso di impostare la piscina come un’azienda perché era l’unica soluzione possibile – sostiene Barlocco – questo vuol dire massima attenzione a costi, bilanci e consumi, oltre che investimenti coraggiosi ma mirati». Quella della Sciorba è una delle strutture più grandi d’Italia nel suo settore, con 2 vasche da 50 metri, una da 25 e gradinate con 1000 posti a sedere. Negli anni, l’impianto si è dotato di tecnologie all’avanguardia come un fondo mobile (in grado di variare la profondità della vasca da 2 metri a zero) e un tetto telescopico ad apertura variabile, elemento non così comune. Dotazioni simili richiedono una manutenzione continua e costosa, possibile grazie anche al fatto che la Sciorba è uno dei pochi e fortunati impianti a ricevere ancora un finanziamento dal Comune. Ma i 500 mila euro annuali non bastano neppure a coprire interamente la spesa energetica. I costi di manutenzione, quinidi, rimangono a carico della società.

    Proprio una più chiara divisione degli oneri sulla manutenzione è il secondo pilastro su cui si basa il nuovo regolamento comunale: «Le manutenzioni sono attualmente indicate a carico del concessionario – spiega l’assessore Boero – con il nuovo regolamento le spese saranno discusse nell’atto di concessione tra Comune e concessionario. Questo farà sì che si instauri un rapporto di piena consapevolezza». Una sorta di velata retromarcia da parte di Tursi? Difficile, in realtà, visto il contesto economico.

    La funzione sociale ed economica

    sport_disabili_bigUn punto su cui insiste molto l’assessore Boero è la ricaduta economica delle attività sportive sul territorio: «Il mese scorso la manifestazione della Marassi Judo ha portato allo Stadium 105 di Fiumara atleti da tutta Italia e dalla Francia – cita a titolo d’esempio – che hanno riempito alberghi, bed and breakfast e ristoranti. Le società sportive e il Coni si sono rese conto dell’impatto di manifestazioni del genere, mentre da parte di alcune categorie commerciali c’è ancora un po’ di sordità». Per questo, i fondi che ancora il Comune riesce a mettere in campo vengono incanalati in due direzioni: le grandi manifestazioni sportive e i servizi alle categorie più deboli, come i disabili. «Il contributo che riceviamo dal Comune per la Sciorba – conferma Barlocco – serve a ricompensare le tariffe vantaggiose che applichiamo a disabili e scuole».

    Ma i problemi di bilancio di Tursi sono ogni anno in costante aumento. «Mi auguro che i 180 mila euro ricevuti nel 2015 non vengano tagliati nel prossimo bilancio – riflette Boero – e, in ogni caso, spero che non vengano modificate le linee guida per cui questi soldi vengono spesi».

    I tagli al fondo di garanzia

    Un ulteriore ostacolo sulla difficile via delle società sportive genovesi e ligure potrebbe arrivare dalla Regione. Con un duro comunicato stampa, il Partito democratico ligure ha accusato la giunta Toti di aver voltato le spalle al mondo dello sport ligure. Una visione condivisa anche da Barlocco: «A novembre abbiamo organizzato il tradizionale Trofeo Nico Sapio, una grande manifestazione che attira atleti anche olimpionici da tutto il mondo. Nel 2014 la Regione aveva contribuito con 9 mila euro, negli anni passati addirittura con 13 mila. L’ultima volta il contributo è stato di 2.800 euro, una cifra misera».

    In particolare, l’attuale giunta regionale è accusata di aver interrotto il finanziamento del fondo di garanzia per le associazioni sportive, uno degli ultimi atti varati dall’amministrazione Burlando. Il fondo, come dice la parola stessa, sarebbe dovuto servire da garanzia per la richiesta di prestiti alle banche. «Altrimenti – spiega Barlocco – gli istituti chiedono ai presidenti delle società di impegnarsi personalmente. Una follia». Il presidente di MySport non si è limitato ad osservare passivamente gli eventi, ma rivendica un ruolo attivo (suo e di altri gestori di impianti) nella richiesta per la riattivazione del fondo. «Ho partecipato alla riunione con i capigruppo in Consiglio regionale in cui è stata portata la polemica – conclude – l’unica cosa che ci siamo sentiti rispondere è che mancano i soldi: la verità è che i soldi vengono spostati da altre parti per una mera volontà politica». Sulla stessa lunghezza d’onda è anche l’assessore comunale Pino Boero, per cui il mantenimento del fondo sarebbe uno strumento essenziale alle società per fare investimenti: «Spero in una soluzione – dice – altrimenti a rimetterci sarebbero le società che su quel fondo contavano».


    Luca Lottero

  • “Sport minori”, un mondo da scoprire: le discipline più in voga, l’incontro con gli atleti

    “Sport minori”, un mondo da scoprire: le discipline più in voga, l’incontro con gli atleti

    ATLETICA (1)I liguri lo sport lo seguono, lo praticano, comunque lo amano; ma se andiamo a spulciare i dati oltre il calcio, che fagocita la maggior parte delle risorse e dell’attenzione dei media, troviamo un mondo talmente variegato da essere quasi impossibile da catalogare. La prima difficoltà, infatti, la riscontriamo al Coni, dove non riescono a suggerire un modo per individuare quanti potrebbero essere gli sport praticati in Liguria; però ci consigliano, e ci procurano, l’Annuario Ligure dello Sport 2015. Si tratta di un volume, giunto all’ottava edizione, scritto da Marco Callai e Michele Corti, che è una minuziosa e puntuale immagine di quello che è oggi lo sport in Liguria, sia dal punto di vista delle società, enti o associazioni che da quello dei media e delle istituzioni. Qualche numero giusto per capire di cosa stiamo parlando: 3000 Società sportive, 45 Federazioni, 15 Enti di Promozione e 19 Associazioni Benemerite.

    L’articolo integrale è pubblicato sul numero 61 di Era Superba (dove trovare la rivista)

    Basta un’occhiata all’Annuario per realizzare che riportare qui un elenco degli sport praticati anche solo in provincia sarebbe cosa lunga e pedante: fra i più praticati, citiamo su tutti il football americano, maschile e femminile, la pallamano ed il cricket, il canottaggio e l’hockey. Poi c’è il softball e i grandi arcipelaghi dell’atletica – che comprende discipline diversissime – e delle arti marziali che è in continua evoluzione.
    Sono tantissimi gli atleti che praticano in condizioni non certo ottimali, spesso costretti ad anticipare il costo di attrezzature e materiali, se agonisti, o comunque ad adattarsi all’ormai perenne carenza di fondi che rende ogni società, ogni associazione, in balia di finanziatori e di sponsor talvolta raccogliticci e di dubbia affidabilità. Il problema dei soldi è ovviamente un tema ricorrente nella nostra ricerca: spesso l’esistenza stessa di un’associazione, il suo federarsi o meno è dovuto alla cronica incapacità, o forse impossibilità, di reperire le risorse necessarie.

    Daniele e il kendo

    Daniele ha 26 anni, è laureato in Storia, ed è genovese: una volta a settimana va nella palestra di Colle degli Ometti dove si allena per il Kendo, un’antica disciplina orientale di arti marziali, in cui spirito, tecnica e corpo sono ugualmente importanti, ma dove l’elemento dominante è proprio lo spirito, che guida la tecnica a fare ciò che è necessario per il corpo. «La nostra non vuole essere solo un’attività sportiva, tanto è vero che non viene richiesto l’inserimento negli sport olimpici, perché in realtà c’è il timore che la purezza del gesto possa essere stravolta per ottenere dei risultati agonistici», racconta Daniele.
    Ma come mai ad un ragazzo viene voglia di praticare uno sport così introspettivo? «Io sono sempre stato molto affascinato dall’Oriente, dalla lingua, dai costumi e dalla civiltà orientale. Frequentando il Cus Genova, qualche anno fa, il Kendo era nell’offerta insieme ad altri sport: ho voluto subito provare e ne sono rimasto affascinato. Pratico anche altri sport, faccio tennis, nuoto: però cercavo qualcosa che mi facesse crescere, oltre che il fisico, anche lo spirito. E nel kendo direi che l’ho trovato». Il Cus non è l’unica palestra dove si pratica il Kendo a Genova: «la palestra principale è l’Andrea Doria, in zona Carignano; poi a Levante c’è appunto la palestra Colle degli Ometti, ed esistono almeno un paio di altre strutture, una a Sampierdarena ed una a Rapallo». E quanti atleti a Genova si sono avvicinati a questa discplina? «Sono circa 30/40 che frequentano regolarmente l’Andrea Doria, nella mia palestra invece siamo meno di dieci e stessa cosa mi sembra sia nella palestra di Sampierdarena». Cerchiamo di capire a grandi linee in che cosa consiste questa disciplina e se si tratta di un’attività costosa: «No, come sport non è costoso anche se quando devi comprarti l’armatura almeno 500 euro li spendi, ma per iniziare e per parecchi mesi non ti serve niente, la palestra ha quanto ti occorre. Per noi allenarsi è una cosa sia fisica che mentale, infatti arrivi all’incontro con l’avversario quando sei già parecchio avanti nella preparazione: all’inizio il compagno è lì solo per farsi colpire. Come sport non è affatto competitivo, certo non c’è lo spirito di squadra ma è anche vero che quando l’avversario ti colpisce in realtà devi essergli grato, perché ti ha mostrato un tuo lato debole su cui lavorare, qualcosa insomma da migliorare».

    Matteo e il football americano

    FOOTBALL (1)Da un ragazzo che passa parte del proprio tempo libero con uno sport che è anche introspezione, ad un altro che dell’istinto fa il proprio punto di forza. Matteo Espinoza oggi è un quarantenne che fa il broker a Montecarlo, e del suo sport “di nicchia” ha uno splendido ricordo. «Ero andato allo Sport Show, una manifestazione che organizzavano alla Fiera del Mare negli anni ‘90, avevo 21 anni, ero appassionato di tanti sport fra i quali proprio il Football americano, che in quegli anni veniva trasmesso da Italia1 ed io ero molto incuriosito. C’era lo stand degli “Squali Golfo del Tigullio”, lo vidi, ne rimasi folgorato, e mi buttai a capofitto in questa impresa. Allenamenti a Chiavari, corsa quotidiana, palestra: per diventare un giocatore vero devi allenarti un’infinità di tempo». Ora, per chi volesse provare con questo sport occorre andare a Savona, dove c’è la bella realtà dei Pirates, che giocano a 9 (una specie di serie B, ndr) o a Sarzana, dove i Red Jackets sono Campioni d’Italia in carica. Intanto nel Tigullio hanno rifondato la squadra dei Predatori Golfo del Tigullio, ma a Genova purtroppo non riesce a decollare niente in questo senso. «Io ormai ho attaccato il caschetto al chiodo: questo sport non puoi praticarlo come un passatempo, è troppo impegnativo dal punto di vista fisico, praticamente devi avere lo scatto di un centometrista in un corpo di 100 chili. Ma anche se la nostra fu una stagione d’oro, se guardo all’ambiente da esterno vedo che che l’interesse dei giovani c’è, anzi forse gli appassionati sono anche aumentati. Quello che manca è piuttosto un coordinamento fra le federazioni ed un accordo fra queste ed il Coni, con il quale invece i problemi sono tantissimi».

    Sonja e la corsa

    Ma per un atleta che rinuncia, ce ne sono altri che non smetterebbero mai, anzi: «Basta? Io penso di non aver mai detto basta alla corsa, e non riesco neanche ad immaginarmi un futuro senza poter correre». Così Sonja Martini della Cambiaso Risso Running Team, una vita per la corsa. «Ho 38 anni ed ancora sto migliorando, sto crescendo. Se qualcuno mi considera una sportiva amatoriale ha ragione, in effetti io come lavoro faccio ben altro che correre: cucino, vendo, affetto salumi in una gastronomia, e faccio anche lavori di pulizia, quindi un’attività fisicamente pesante. Ma una persona che si allena come faccio io, con i ritmi che mantengo, con un allenatore vincente (Sergio Lo Presti, ndr) ed essendo la campionessa italiana in carica dei 10.000 su strada, beh, qualcosa più di una dilettante mi posso considerare. Certo, della corsa non sono riuscita a fare una professione, ma la mia è una passione grandissima, intorno alla quale gira il resto della mia vita».

    «L’ambiente della corsa  – continua Sonja – è molto bello, molto allegro, partiamo tutti insieme per andare alle varie gare, magari stiamo nello stesso albergo, organizziamo cene, ci incontriamo tutti quanti. Essere sereni è fondamentale per avere dei risultati, ed io ne sto avendo, perché quest’anno oltre al titolo ho fatto i 10mila su pista in 35’40” e mi sono anche classificata per i 3mila siepi a Torino, campionato italiano. Il mio futuro? Di corsa, ovviamente. Appena mi renderò conto di avere il recupero rallentato, invece di insistere con i 10mila o con le siepi, che sono la mia ultima passione, mi dedicherò alla maratona. Non c’è niente da fare, io senza la corsa mi spengo, non sono più io».

    Queste sono solo tre persone in un mondo che conta migliaia di praticanti, tre atleti con preparazioni, storie, vite completamente diverse. Storie di entusiasmo, di passione, di fatica, mentre alle loro spalle, nelle associazioni, nelle strutture, ci sono esempi di persone che svolgono un lavoro anche più oscuro con impegno e assoluta correttezza, ma anche altre con un’atavica tendenza all’autogoverno, alle rendite di posizione, per quanto piccole possano essere, all’incapacità di condividere conoscenze ed opportunità.

    Bruna Taravello

  • Multedo, opportunità low-cost per la riqualificazione dell’ex piscina. Bagarre a Tursi: «soluzione dilettantesca»

    Multedo, opportunità low-cost per la riqualificazione dell’ex piscina. Bagarre a Tursi: «soluzione dilettantesca»

    multedo-giardini-lennon-degrado-piscine-sapioLa possibilità dello spostamento del polo petrolchimico di Multedo sotto la Lanterna e, quindi, più lontano dalle abitazioni, non è l’unico “tema caldo” che riguarda la delegazione ponentina. Il Consiglio comunale, infatti, è tornato a discutere di una questione che sulle pagine di Era Superba abbiamo seguito quasi passo dopo passo. Si tratta del futuro dell’ormai ex piscina Nico Sapio di Multedo. La discussione è stata nuovamente sollevata dal consigliere Paolo Gozzi (PD) che sul tema (e non solo, considerato il voto contrario alla delibera di approvazione del Puc) ha il dente piuttosto avvelenato con l’attuale giunta.

    Avevamo già raccontato della possibilità avanzata dall’assessore allo Sport, Pino Boero, di trasformare la struttura in una palestra, cercando comunque di non privare il quartiere di uno spazio di aggregazione sportiva, in continuità con i campetti polifunzionali esterni. L’idea, che tuttavia non è ancora stata formalmente scartata, non piace molto al Municipio, fortemente legato alla tradizione degli sport acquatici della Nico Sapio. «È vero – confessa il presidente del Municipio Ponente, Mauro Avvenente – che avevamo sostenuto il mantenimento della piscina ma nel frattempo ci siamo un po’ dovuti arrendere all’evidenza: i costi di manutenzione di una piscina sono diventati esorbitanti ed è quasi impossibile trovare chi è disposto a investire in un’impresa del genere».

    Il ripristino della piscina così com’era conosciuta ai suoi antichi splendori sembra, dunque, l’ipotesi meno praticabile. Il rischio, infatti, è di giungere a un bando deserto o di replicare situazioni passate in cui i vincitori della gara pubblica si sono poi tirati indietro al momento di avviare i lavori di ristrutturazione del complesso. Questo progetto avrebbe anche il vantaggio di essere totalmente a carico del gruppo di imprenditori sportivi che lo ha proposto, a differenza dell’ipotesi di sola trasformazione in palestra che, invece, necessiterebbe di un finanziamento regionale.

    C’è, però, una terza ipotesi arrivata all’attenzione di Comune e Municipio che potrebbe accontentare tutti. Si tratta del mantenimento parziale della piscina, con uno spazio destinato all’idroterapia e due corsie riservate al nuoto libero, la realizzazione di una piccola palestra e la riqualificazione dei campetti esterni che diventerebbero due campi da calcio a 5 e a 7 in erba sintetica di nuova generazione.

    Su richiesta del Municipio, la scelta spetterà agli abitanti di Multedo. Lo scorso 27 febbraio le tre ipotesi sono state illustrate nel corso di un’assemblea pubblica molto partecipata, in seguito alla quale l’amministrazione ha fatto recapitare ad associazioni e comitati interessati gli studi tecnici dei progetti fin qui pervenuti. Il presidente Avvenente ha chiesto ai cittadini di esprimere una preferenza, per dare poi la possibilità al Comune di bandire la gara pubblica tenendo, come da promessa, il più possibile conto dei desiderata del territorio.

    «Ma davvero – ha commentato il consigliere Gozzi, alzando un po’ i toni della discussione – si pensa che una situazione bloccata da tre anni possa trovare soluzione affidando la scelta a un’assemblea casuale sul territorio, senza che si siano svelati i soggetti che hanno presentato le proposte, senza avere fatto uno studio commerciale e urbanistico? Non si può arrivare a una soluzione in un modo così dilettantesco. Questo, ancora più delle disonestà e delle inefficienze, è il motivo principale per cui gli impianti sportivi cittadini stanno andando a puttane. Avete posizioni e stipendi dirigenziali per fare valutazioni e prendere decisioni: quindi, prendete queste decisioni senza ingannare la gente con assemblee pubbliche che tanto non conteranno nulla».

    «È ancora presto per festeggiare – precisa tuttavia il presidente – ma sono convinto che l’assessore Boero sia molto deciso a concludere finalmente questa situazione. Qualsiasi sia la scelta finale, non possiamo più permetterci di mantenere in situazione di degrado questa struttura che è già costata 20 mila euro al Comune per la messa in sicurezza e il disincentivo degli ingressi abusivi che, tuttavia, continuano a verificarsi sconquassando sempre di più l’edificio».

    Nel corso della travagliata storia della riqualificazione della Nico Sapio, si era parlato anche del coinvolgimento di un tratto di litorale, in linea d’aria, di fronte alla piscina. «Se n’era parlato – ricorda il presidente Avvenente – per un possibile coinvolgimento della società sportiva Multedo 1930 che ha anche una sezione di pesca. Il progetto, tuttavia, si è un po’ arenato ma non abbiamo assolutamente abbandonato il sogno di poter riqualificare il litorale di Multedo, anzi. Il 27 marzo verranno presentati ai cittadini alcuni disegni pensati dai laureandi della Facoltà Architettura che hanno pensato un futuro diverso per il nostro affaccio sul mare. E chissà che, con qualche finanziamento europeo, qualcosa non possa davvero passare dalla carta alla realtà». D’altronde, parlare di riqualificazione di litorale con il nuovo piano regolatore portuale alle porte, che come detto in apertura potrebbe finalmente liberare Multedo delle servitù petrolchimiche, potrebbe aprire in tempi relativamente brevi scenari piuttosto interessanti per tutta la delegazione ponentina.

     

    Simone D’Ambrosio

  • Impianti sportivi, ecco i tre progetti in corsa per i finanziamenti europei

    Impianti sportivi, ecco i tre progetti in corsa per i finanziamenti europei

    piscina-massa-nerviNella più classica delle zone Cesarini la giunta comunale ha dato il via libera alla presentazione di tre progetti preliminari per la riqualificazione di altrettante strutture sportive cittadine a un bando regionale (scaduto il 31 ottobre) che punta a distribuire circa 25 milioni di euro “avanzati” dagli ex fondi Fas. A beneficiare di questi contributi, che in minima parte potrebbero essere affiancati da qualche spicciolo messo a disposizione del Comune, potrebbero essere due storiche piscine genovesi come la Mameli di Voltri e la Massa di Nervi, del cui stato di degrado abbiamo già più volte parlato sulle pagine di Era Superba. A questi si potrebbe affiancare anche una nuova sede per i galeoni delle regate storiche delle Repubbliche Marinare, che sarebbero custoditi sempre nel complesso del centro veliero di Prà ma in una struttura ad hoc. Da sottolineare come la realizzazione di tutti e tre i progetti preliminari sia stata sostanzialmente a costo zero: per il capannone del Galeone ci hanno pensato gli uffici comunali, per la Mameli il disegno è stato regalato al consorzio Utri Mare dall’architetto Marco Pesce, per la Massa la donazione è arrivata dall’architetto Luca Mazzari.

    «Non ci siamo fatti mancare nulla come amministrazione – scherza l’assessore allo Sport, Pino Boero – nel senso che appena sono arrivato mi hanno restituito le chiavi della piscina Massa. Abbiamo cercato delle soluzioni tampone per alcuni di questi impianti chiusi ormai da anni ma era necessario risolvere i problemi alla radice. Non si poteva fare un bando perché difficilmente si sarebbero trovate società disposte a investire in questo momento economico. Abbiamo dunque cercato di sfruttare la disponibilità della Regione Liguria sulla rimodulazione dei fondi Fas per gli anni 2007-2013 e naturalmente la programmazione per quelli 2014-2020 scegliendo questi progetti che chiederanno anche un esborso da parte del Comune, seppure minimale».

    Non sono riusciti a rientrare nel bando altre due strutture da tempo chiacchierate: la piscina Nico Sapio di Multedo, per cui non c’erano i tempi tecnici per giungere a un progetto neppure preliminare, e il complesso tennistico di Valletta Cambiaso, al contrario di quanto anticipato qualche mese fa dall’assessore Boero.

    Ora la palla passa alla Regione. «Non posso sapere come la Regione disporrà di queste risorse – dice Boero – ma a noi interessava dimostrare che davanti a strutture fatiscenti il Comune si è impegnato a cercare una strada sicura, seppure probabilmente non rapidissima, per avviare le riqualificazioni». E se i fondi non dovessero essere concessi? «Non voglio fare nessun piano B almeno finché qualcuno non mi deluderà sul piano A» dichiara l’assessore. «Non voglio certo dire che la Regione ci debba dare tutto e subito ma questi sono i progetti che abbiamo indicato ed è chiaro che qualcosa ci aspettiamo: se non tutto arriverà, aspetteremo il prossimo giro».

    Ma vediamo più da vicino i tre progetti in corsa per i finanziamenti.

    La piscina Massa di Nervi

    piscina-massa-nervi-2Il disegno della nuova piscina Massa, che con tutta probabilità verrà presentato ai cittadini nel corso di un incontro pubblico entro la fine del mese, prevede l’abbattimento delle gradinate che attualmente danno sull’asfalto, il rifacimento di tutti i locali interni e, soprattutto, la messa a norma della vasca che dovrebbe, quantomeno in via preliminare, allargarsi alle dimensioni regolamentari per la pallanuoto (33×20 metri con una profondità di 2 metri).

    «Purtroppo – spiega il presidente del Municipio Levante, Nerio Farinelli – non è stato possibile rendere partecipe la comunità prima della presentazione del progetto preliminare ma i tempi erano davvero molto stretti. Ottenere questi finanziamenti per noi sarebbe un grande successo perché ci abbiamo lavorato ininterrottamente da settembre anche grazie alla preziosa collaborazione dell’architetto Mazzari e del suo staff».

    L’aspetto forse più prestigioso di questo progetto è la richiesta di finanziamento per il rifacimento della pavimentazione di tutto il molo di Nervi per dare continuità alla Passeggiata Anita Garibaldi, che in questo modo arriverebbe fino al faro. E la piscina sarebbe anche un bel vedere grazie a un gioco di vetri e trasparenze, che garantirebbe appetibilità agli spazi interni pensati per convegni e altre attività non prettamente agonistiche.

    Costo complessivo: 3,5 milioni di euro, di cui 2 per la piscina e 1,5 per la riqualificazione viaria. «Si tratta di una struttura piuttosto semplice e leggera – riprende Farinelli – che si inserisce bene nel contesto del porticciolo e crea un collegamento naturale con il borgo e la passeggiata. Siamo riusciti ad avere il via libera per provare ad acchiappare i finanziamenti europei in extremis ed è una cosa che ci riempie di gioia. Peccato solo che arrivi in un momento in cui la città avrebbe bisogno di ben altri fondi su altre poste per riprendersi dall’alluvione: ma questi, purtroppo, sono finanziamenti vincolati e se non venissero spesi su queste partite sportive andrebbero persi».

    La Mameli di Voltri

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    Progetto riqualificazione Mameli di Voltri – Prospetto Est

    Altra storica piscina che potrebbe rinascere grazie all’intervento dei fondi europei è la Mameli di Voltri. Come noto, la struttura rientra nella concessione demaniale affidata al consorzio Utri Mari, una sorta di partecipata del Comune di Genova, che si occupa anche della gestione della società sportiva e della passeggiata ponentina. Il progetto di riqualificazione, realizzato dall’architetto Pesce socio del consorzio che ha chiesto l’intervento di Tursi per trasformare il disegno in realtà, prevede anche in questo caso il rifacimento integrale della vasca secondo le prescrizioni della FIN per la pallanuoto agonistica. Nuovi saranno anche gli spogliatoi dopo che le vecchie strutture erano state demolite da Autorità Portuale assieme a una desueta falegnameria. Tutta l’impiantistica interna sarà rivista per consentire un abbattimento dei costi di gestione che, tuttavia, potranno contare anche sugli introiti provenienti dalla spiaggia libera attrezzata prospiciente, anch’essa interessata dal restyling. Infine, è prevista anche l’eliminazione del “pallone” e la sua sostituzione con una copertura telescopica che consenta di fare attività al coperto in inverno (con la protezione anche di una parte delle gradinate) e all’aperto in estate.

    Piscina Mameli, Voltri«Una delle regioni per cui la pallanuoto ha perso molto del suo appeal – spiega il presidente del Municipio Ponente, Mauro Avvenente – è stata il suo confinamento nei mesi invernali dentro le piscine. Non a caso società storiche come la Mameli o la Sportiva Nervi sono fallite. Con questo intervento, non solo architettonico ma anche funzionale con nuove attrezzature per il riscaldamento e il filtraggio delle acque, pensiamo a far rinascere una piscina storica aperta nel 1956. Speriamo che la Regione tenga conto anche dell’alto valore sociale di un impianto sfruttato dai bambini delle scuole, dai ragazzi differentemente abili, da chi non ha grandi disponibilità economiche e dai carabinieri subacquei di Voltri».

    I costi per l’intera riqualificazione dovrebbero aggirarsi attorno ai 3,3 milioni di euro (2,5 milioni per le strutture, 830 mila euro per l’efficientamento energetico).

    I tempi di realizzazione sono comunque ancora lunghi, come ci spiega Andrea Mariani, funzionario dell’assessorato allo Sport: «Se la Regione dovesse confermare i fondi in tempi piuttosto rapidi, abbiamo previsto un cronoprogramma che attraverso le necessarie procedure a evidenza pubblica arrivi ad affidare i lavori entro la fine del 2015». I cantieri a quel punto dovrebbero durare non meno di 2 anni. «I lavori sono piuttosto complessi – ricorda Mariani – ma il progetto prevede una realizzazione per lotti progressivi in modo che l’intero complesso possa riaprire le porte ai cittadini prima di tre anni».

    La speranza per il presidente di Municipio Avvenente è di poter vedere qualcosa di concreto entro la fine del suo secondo mandato (primavera 2017): «Sarei la persona più felice del mondo se potessi vedere la fine di una serie di opere come il Por di Prà e la riqualificazione della Mameli: potrei andarmene a pescare soddisfatto».

    Prà, nuova casa per il galeone storico

    Un po’ a sorpresa il terzo progetto che potrebbe rientrare nei finanziamenti ex Fas è il rifacimento della struttura che ospita i due galeoni storici utilizzati, negli ultimi anni con scarsissimi risultati, per le regate delle Repubbliche Marinare. Le imbarcazioni sono attualmente conservate nel capannone centrale del centro veliero di Prà; tuttavia, l’area è stata concessa quest’estate alla Federazione italiana canottaggio che realizzerà il primo centro di eccellenza nazionale per giovani promesse e grandi campioni.

    «Avere atleti provenienti da ogni dove che potranno trovare strutture adeguate per fare sport è una grande opportunità per il Ponente» dice Avvenente. «Con 450 mila euro dei Por riusciremo a sistemare il campo di regata e stiamo pensando anche all’accoglienza e alla ricettività: a Villa de Mari nascerà un ostello che lavorerà in simbiosi con gli impianti sportivi della Fascia di Rispetto». Così vedere nuotare nella piscina di Prà campioni internazionali del calibro di Ryan Lochte, come successo i giorni scorsi, o vogare i futuri eredi dei fratelli Abbagnale potrebbe trasformarsi da eccezione a norma.

    Ecco allora la necessità di spostare i due galeoni in una struttura che potrebbe fungere anche come una sorta di museo o, comunque, di polo attrattivo attraverso una superficie trasparente per dare visibilità a un’attività su cui l’amministrazione vorrebbe puntare nei prossimi anni. Qui i costi sono decisamente più bassi rispetto a quelli delle altre due opere e dovrebbero aggirarsi attorno ai 460 mila euro. 

    Nico Sapio a Multedo: verso una svolta?

    multedo-degrado-piscine-sapioC’era una terza struttura a Ponente che sarebbe rientrata volentieri tra gli impianti da riqualificare attraverso i fondi europei: stiamo parlando della piscina Nico Sapio di Multedo, la cui situazione purtroppo non si è potuta sbloccare per mancanza di un vero e proprio progetto di rilancio.

    «Mia nonna – sorride amaro il presidente Avvenente – diceva sempre che per poter sperare di vincere la lotteria di Capodanno bisogna almeno comprare un biglietto. Il biglietto in questo caso è rappresentato dal progetto che per la Sapio non c’è. L’assessore Boero sta valutando se far partire un altro bando oppure ragionare sull’utilizzo polifunzionale della struttura mettendo a gara anche i campetti da calcetto e tennis, che grazie all’impegno dei volontari sono stati riaperti gratuitamente a tutti i bambini della zona».

    Voci di corridoio dicono che l’amministrazione sia sempre più orientata verso un project financing per la riqualificazione complessiva delle strutture. Accantonato il progetto di Multedo 1930 che versa in cattive acque economiche, parrebbe che un’altra grande società sportiva cittadina si sia fatta avanti per rilevare l’intero compendio sportivo: si potrebbe, dunque, tonare a parlare di addio alla piscina ma, prima, bisognerà convincere gli abitanti.

    E Valletta Cambiaso?

    Fino a qualche settimana fa sembrava che all’interno di questa infornata di fondi Fas potesse rientrare anche la riqualificazione dei campi da tennis di Valletta Cambiaso che, invece, sono rimasti fuori dal bando. Ma anche per questo progetto, assicura l’assessore Boero, le acque non sono ferme: «La riqualificazione di questi impianti probabilmente andrà avanti su altre strade: potrebbe richiedere in futuro l’intervento di fondi Fas ma non dovrebbe esserci alcuna necessità di intervento da parte del Comune perché in questo caso ci penserebbero almeno in parte i capitali privati di My Tennis, che hanno in gestione gli spazi, ed eventualmente la Federtennis».

     

    Simone D’Ambrosio

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  • Multedo, piscina Nico Sapio: prosegue il calvario dell’impianto ponentino, quale futuro?

    Multedo, piscina Nico Sapio: prosegue il calvario dell’impianto ponentino, quale futuro?

    multedo-giardini-lennon-degrado-piscine-sapio-2Piscina o palestra, basta che si faccia e anche presto. È la richiesta giunta a Palazzo Tursi dagli abitanti di Multedo che ormai da tre anni si vedono «privati di qualsiasi spazio di aggregazione e che avrebbero bisogno come il pane di poter tornare a usufruire delle strutture della Nico Sapio» come ha ricorda in Consiglio comunale Paolo Gozzi. Sulle pagine di Era Superba abbiamo seguito passo dopo passo il progressivo decadimento dell’ormai ex piscina della delegazione di Ponente. L’Associazione sportiva dilettantistica “Nuotatori genovesi”, che aveva vinto il bando pubblico di concessione dell’impianto, si era rilevata non in grado di far fronte agli ingenti investimenti per la riqualificazione della struttura: da qui nacque un lungo contenzioso con il Comune, conclusosi con la riconsegna delle chiavi da parte dei concessionari.

    «L’impianto – ricorda però il consigliere Gozzi – è nella piena disponibilità dell’amministrazione da oltre un anno: nessuno si aspetta che il Comune si accolli la ristrutturazione ma che predisponga un piano per coinvolgere i privati questo sì». Perché si è aspettato così tanto dopo la risoluzione della controversia? «Il bando – ammette Boero – di per sé non è difficile da far uscire nuovamente, volendo lo si potrebbe fare già adesso e lo si sarebbe potuto fare anche qualche mese fa. Ma il punto è riuscire a strutturare una gara che susciti l’interesse dei privati e faccia partecipare qualcuno. Altrimenti potremmo riproporre esattamente il bando che abbiamo fatto l’ultima volta con il rischio molto reale, però, che vada deserto visti gli esiti che ha avuto l’ultima assegnazione».

    Le cose potrebbero cambiare nelle prossime settimane. Sembra, infatti, che una prima proposta di riqualificazione della struttura sia arrivata proprio in questi giorni dall’Associazione sportiva “Multedo 1930” che ha presentato al sindaco un progetto di risistemazione dell’impianto natatorio, utilizzando anche una piccola spiaggia demaniale che la società ha già in concessione, seguendo un po’ la falsa riga dei criteri che si stanno delineando per la vicina piscina Mameli di Voltri.

    La società interessata alla struttura di Multedo era già stata la storica gestrice dell’impianto natatorio ma l’aveva lentamente abbandonato a se stesso. Ora, tuttavia, la dirigenza è cambiata e potrebbe esserci qualche nuova prospettiva. «Ma il Comune – dice l’assessore allo Sport, Pino Boero – non può far altro che registrare una manifestazione di interesse che, tuttavia, dovrà essere concretizzata con l’eventuale partecipazione a una gara pubblica secondo le indicazioni che arriveranno dal Municipio».

    Il futuro della Nico Sapio sarà dunque ancora acquatico? O, come prova a buttare sul tavolo Boero, non sarebbe forse più opportuno trasformare l’edificio in una palestra che richiederebbe sì un’ingente ristrutturazione ma sarebbe molto più facile da manutenere? «Bisogna tenere presente – sostiene l’assessore, confermando quanto già ci aveva accennato prima dell’estate – che la capienza reale degli impianti natatori nel Ponente cittadino è ampiamente soddisfacente per rispondere alla domanda. Nulla vieta, quindi, di strutturare il bando pensando a un’altra destinazione degli spazi, sempre restando in ambito sportivo. Una gestione del genere sarebbe probabilmente più appetibile per un privato». Se ne parlerà tra una decina di giorni in Municipio, più precisamente la mattina di mercoledì 1 ottobre quando è previsto un rendez-vous tra palazzo Tursi e il presidente del Municipio Ponente, Mauro Avvenente, proprio sul tema delle strutture sportive della zona.

    Non sarà facile però convincere gli abitanti di Multedo alla riconversione degli spazi. «Credo che le aspettative e le speranze dei cittadini – ci racconta il presidente municipale – siano quelle di mantenere un’attività che ha caratterizzato oltre 50 anni di storia del territorio: lì sono nati campioni che sono stati anche alle Olimpiadi come Paola Cavallino. A cuor leggero alla piscina non ci rinunciamo anche perché ci sono attività sociali importanti legate alle scuole, ai bambini differentemente abili. Se non ci saranno alternative, cercheremo di capire cosa fare».

    L’importante, comunque, è che qualsiasi sia la strada da intraprendere passi prima da una condivisione con gli abitanti, attraverso un’assemblea pubblica. «Abbiamo sentito parlare del nuovo progetto – spiega Avvenente – ma non l’abbiamo ancora visto. È ovvio che puntiamo a trovare una soluzione perché la cosa più brutta che si possa fare è abbandonare la struttura agli atti vandalici notturni che, purtroppo, continuano a esserci nonostante i tentativi di messa in sicurezza da parte dell’amministrazione. Ma bisogna trovare un soggetto con caratteristiche gestionali ben diverse da quelle che si sono verificate finora: con il vecchio bando, la riqualificazione è morta ancora prima di nascere».

    Intanto, la struttura resta fatiscente, abbandonata e neanche troppo sicura. «Grazie all’impegno del comitato di quartiere – prosegue il presidente del Municipio – siamo riusciti a rimettere a posto i campetti esterni e a sistemare gli spogliatoi per permettere ai bambini di tornare a giocare. Ma l’obiettivo resta naturalmente quello di trovare una soluzione definitiva con un soggetto interessato a farsi carico di tutto il compendio sportivo».

    Il tempo stringe, soprattutto se si vuol provare ad accedere ai fondi Fas regionali, dedicati alle aree sottoutilizzate e messi a disposizione proprio per la riqualificazione delle strutture sportive. Su questo piccolo tesoretto fa affidamento, ad esempio, la riqualificazione della piscina Mameli di Voltri, il cui progetto definitivo è stato visto e approvato dal Municipio Ponente. «La Regione ha dichiarato più volte che c’è questa disponibilità – sottolinea l’assessore Boero – per cui stiamo ragionando anche su come far rientrare parte della ristrutturazione di Valletta Cambiaso, con i campi da tennis gestiti da MyTennis. E poi si potrebbe pensare nuovamente alle piscine, con la Massa di Nervi e proprio la Sapio di Multedo».

    Ma per la struttura di Multedo (come probabilmente anche per quella di Nervi, dove il Municipio sta pensando a una riorganizzazione più complessiva degli spazi coinvolgendo anche la piscina Gropallo e una parte di spiaggia) servirebbe un vero e proprio miracolo dal momento che i progetti definitivi di riqualificazione andrebbero presentati entro la fine di ottobre. Nel frattempo, infatti, dovrebbe essere indetta e conclusa una nuova gara pubblica per cui, però, non ci sono i tempi necessari. L’unica soluzione potrebbe essere quella di un’assegnazione diretta, sempre che l’avvocatura del Comune dia il via libera a un’operazione simile. Dopo il primo ottobre, forse, se ne potrà sapere di più.

     

    Simone D’Ambrosio

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  • San Desiderio, molto di più che una squadra di calcio. La favola sportiva e la raccolta fondi

    San Desiderio, molto di più che una squadra di calcio. La favola sportiva e la raccolta fondi

    san-desiderioIl quartiere genovese di San Desiderio vive da ormai 15 anni una favola sportiva unica nel suo genere, a Genova e probabilmente anche in Italia. Una società dilettantistica che può contare su una vera e propria tifoseria organizzata che è allo stesso tempo proprietaria e amministratrice del club. Era Superba non si occupa di sport, ma questa storia va ben oltre la cronaca sportiva e merita senza dubbio di essere raccontata. Qualche settimana fa è arrivato il grande salto nel Campionato regionale di Promozione con il successo sul campo e la grande festa dei tifosi giallo blu, una rincorsa durata un’intera stagione, una vittoria inaspettata e quindi ancora più goduta, ma che significa anche maggiori sforzi economici per l’iscrizione alla prossima stagione sportiva. Da qui l’idea di organizzare una campagna di crowdfunding fra gli abitanti del quartiere (e non solo) per permettere alla società di disputare il campionato regionale 2014/2015. 

    «San Desiderio è un quartiere che mi viene più facile definire paese, a Sande si ferma la strada sotto il Monte Fasce, la passione resta imprigionata nell’Alta Valle Sturla – esordisce così il presidente e primo tifoso del San Desiderio Silvio Frangioni – Qui la gente cresce, parte ma poi torna. Il Sande è elemento di unione per molte generazioni, sopratutto per i ragazzi nati negli anni 80 e 90. Abbiamo rifondato la squadra nel 1999 dopo 18 anni di assenza, il vecchio San Desiderio aveva intrapreso un percorso importante culminato con la promozione in Serie D nei primi anni ’80, ma per farlo si era dovuto fondere prima con il Quarto e poi con il Rapallo Ruentes. Noi, oggi, siamo riusciti ad approdare in un Campionato regionale come la Promozione senza fonderci con nessuno, ma facendo tutto con le nostre forze, e puntando molto sui valori che forse solo in un paese possono essere così tangibili e reali».

    Una campagna crowdfunding (qui il link) per sostenere l’iscrizione alla promozione e un video per promuovere l’iniziativa. I primi giorni di raccolta sembranoessere partiti con il piede giusto… «I costi in Promozione raddopiano rispetto alla prima categoria; con alcuni amici abbiamo avuto l’idea di provare questa iniziativa 2.0 e dopo tanta fatica e sudore versato siamo riusciti a produrre un video che a nostro parere rappresenta davvero l’essenza giallo blu».

    san-desiderio-2Una grande sfida, insomma, quella che Frangioni e i suoi vogliono vincere. Quella del San Desiderio è una tradizione ben consolidata. «Ormai sono 15 anni che abbiamo un seguito importante che ci ha accompagnato in tutta la provincia. Lo zoccolo duro è composto da qualche decina di persone che di anno in anno aumenta in maniera importante. Io faccio il presidente da due anni e sono il primo tifoso della squadra, in Consiglio con me abbiamo tanti miei coetanei che hanno vissuto il Sande dall’inizio e due anni fa quando sono terminate le Presidenze “foreste” si sono impegnati con me per non far sparire il San Desiderio; all’inizio sono stato eletto Presidente Pro-Tempore, ma poi non essendo subentrato nessuno… sono andato avanti sino ad oggi! E tutto sommato siamo andati oltre le più rosee aspettative mettendo a segno due promozioni di fila…»

    Anche i giocatori partecipano attivamente a questa favola di calcio, rinunciando al compenso. Come avete convinto il gruppo di calciatori a sposare la vostra causa senza puntare sul compenso economico? «Quest’anno solo tre ragazzi prendevano un rimborso, un gesto simbolico per alcuni dei giocatori più rappresentativi. La piazza di Sande ci permette di avere con noi dei giocatori che da altre parti potrebbero sicuramente riuscire ad ottenere dei compensi. I tifosi e l’aria che si respira a San Desiderio sono speciali, speriamo di continuare a respirare quest’aria ancora per tanti anni. Servirà la dedizione e la collaborazione di tutti. Forza Sande!».

  • Villa Gentile, luci e ombre sulla concessione: il Comune risparmia, ma il giardino rimane chiuso

    Villa Gentile, luci e ombre sulla concessione: il Comune risparmia, ma il giardino rimane chiuso

    villa-gentile (16)Due anni per riaprire un cancello. Potrebbe essere sintetizzato così l’oggetto del contendere tra il Comitato cittadino Difesa di Sturla e la società Quadrifoglio che ha in gestione l’impianto sportivo di Villa Gentile con annessi alcuni spazi circostanti, tra cui i giardini pubblici che costeggiano la zona sud della pista di atletica. Ed è proprio la chiusura un po’ arbitraria di tre dei quattro accessi all’impianto ad aver scatenato i cittadini del quartiere che hanno raccolto oltre mille firme per chiederne la riapertura. I cancelli in questione sono quelli di via dei Mille e via Era che consentirebbero l’ingresso diretto ai giardini e che sono stati chiusi dalla società concessionaria del bene (vinto con gara pubblica nel 2011 e assegnato nel luglio 2012) per motivi di sicurezza, in attesa del completamento della riqualificazione dell’area.

    «Villa Gentile – ricorda l’assessore allo Sport, Pino Boero, introducendo il sopralluogo dei Consiglieri comunali alla struttura – è entrata pienamente nelle competenze del Comune dal primo aprile. Prima di quella data il complesso era di competenza di Sportingenova ma già da due anni erano sorti i problemi relativi alla gestione del giardino». Nel passato ciclo amministrativo, infatti, il presidente del Municipio IX Levante, Franco Carleo (all’epoca Pdl), aveva chiesto che all’interno del bando di concessione dell’impianto sportivo venisse aggiunto anche il giardino pubblico perché l’amministrazione non era in grado di farsi carico dei necessari interventi di manutenzione, pulizia e guardianaggio. «Nel momento in cui Quadrifoglio ha cominciato a bonificare le struttura – prosegue Boero – i cittadini si sarebbero aspettati l’apertura dei giardini anche da via Era e via dei Mille. Ma così al momento non è. E l’equivoco è nato dal fatto che si parla di un giardino pubblico all’interno di una struttura che è stata data in concessione. Da parte nostra – prosegue l’assessore – senza dover necessariamente arrivare a un contezioso legale che potrebbe rimettere in discussione non solo questo tipo di concessione ma quella di molti altri impianti sportivi cittadini, ci auguriamo che possa essere trovata al più presto una soluzione per restituire pienamente lo spazio al quartiere già a partire da questa estate».

    Secondo quanto previsto dal progetto risalente al 2011 i giardini dovrebbero essere organizzati in modo tale da ospitare bambini, ragazzi e anziani offrendo diversi servizi. “Ogni intervento – è specificato nei documenti – tende a essere il meno invasivo possibile, sfruttando le strutture e le pavimentazioni già esistenti. Il chiosco bar in struttura prefabbricata sarà posato su una delle piazzette preesistenti. Lo spazio verde intorno viene utilizzato per posizionare tavoli e sedie. Una porzione di prato è destinata alla realizzazione di una pista di bocciofila […] il resto delle aree verdi sono destinate ai bambini”. Inoltre, viene previsto l’allestimento di pareti attrezzate per l’arrampicata sportiva sui muri di cemento armato che già delimitano gli spazi della struttura. Una serie di interventi ben dettagliata ma non particolarmente complessa che la stessa società Quadrifoglio annunciava nel 2012 sul proprio sito parlando di “un aspetto innovativo” che si sarebbe aggiunto al progetto di riqualificazione di Villa Gentile. “Unitamente all’impianto sportivo – si legge in un lungo comunicato stampa risalente al marzo di due anni fa – viene assegnato anche il parco pubblico contiguo alla pista di atletica, con il precipuo scopo di riqualificare tale spazio sia da un punto di vista ambientale, ma soprattutto sul piano sociale e umano. Lo spazio del giardino pubblico, nel nostro progetto di gestione, diventerà un tutt’uno con la pista da cui sarà direttamente accessibile”.

    Un’intenzione che al momento sembra essere rimasta solo sulla carta. Vero è che i giardini sono stati ripuliti – anche se gli alberi dal fusto più alto avrebbero necessità ancora di qualche cura – ma la chiusura dei tre accessi diretti rendono la zona sostanzialmente inarrivabile. Secondo i residenti, addirittura chi prova a passare dall’unico ingresso sul fronte opposto della struttura per raggiungere il parco pubblico verrebbe bloccato per non intralciare gli allenamenti sulla pista che, per forza di cose, deve essere costeggiata. Quadrifoglio, invece, sostiene che l’accesso sia libero e motiva la chiusura degli atri tre cancelli per questioni di sicurezza.

    La verità, come spesso accade, probabilmente sta nel mezzo. Il parco sarebbe anche aperto ma nessuno ci va perché il percorso per raggiungerlo dissuaderebbe anche i più volenterosi. Un residente in piazza Sturla, infatti, dovrebbe risalire tutta via Era, entrare dall’ingresso atleti e costeggiare un’intera corsia della pista prima di giungere ai giardini: risultato, poco meno di un chilometro di percorso. «Questi accessi sono stati chiusispiegano i responsabili di Quadrifoglioperché nonostante i quattro dipendenti che abbiamo a servizio della struttura non riusciamo a tenere sotto controllo l’ingresso ai giardini dal momento che non sono nettamente separati dalla pista». In realtà, una barriera di separazione tra la pista di atletica e gli spazi pubblici, seppur naturale, in origine esisteva: si trattava di un aiuola alta circa 2 metri, con alcuni pitosfori che la società concessionaria del bene ha asportato assieme alla recinzione che teneva in piedi il verde. L’intervento, che non è ancora chiaro se sia stato autorizzato o meno dagli uffici comunali, è stato compiuto proprio con l’intenzione di creare continuità tra i due spazi e, a livello progettuale, prevedrebbe l’installazione di due rampe di collegamento tra i giardini e la pista in modo da creare, da un lato, un anello esterno per il riscaldamento degli atleti, dall’altro, un accesso immediato e sicuro al parco che attualmente è possibile solo scavalcando un muretto che, nella parte più bassa è comunque meno esteso di un gradino.

    «Avevamo anche già stanziato le somme per farci carico noi della realizzazione di quest’opera – spiega l’assessore municipale Michele Raffaelli – ma la società ha nicchiato. Ora però non è più possibile aspettare. Bisogna aprire anche i cancelli chiusi affinché si possa godere dell’impianto e del giardino in maniera adeguata e in sicurezza. In una prima fase di sperimentazione, finché non si realizza la passerella e non viene ripristinata la rete di suddivisione degli spazi, possiamo anche aprire il giardino solo negli orari di servizio dell’impianto sportivo. Poi, eventualmente, apporteremo i necessari correttivi». In proposito, il Municipio sta cercando anche di chiudere un accordo con i Carabinieri in pensione per assicurare un servizio di presidio anche nelle ore più scomode.

    villa-gentile-sport-atleticaQuadrifoglio, però, ritiene che a fronte dei contributi elargiti da Tursi (27500 euro il primo anno, fino a un massimo di 40 mila euro all’anno per tutta la restante durata della concessione che scade a giugno 2029 e richiede un canone irrisorio di 2240 euro ogni 12 mesi) e degli investimenti sostenuti dalla società (nel 2012 si parlava di 350 mila euro) l’onere di sorveglianza anche sul giardino sia eccessivo e, soprattutto, che il contratto non sia così chiaro sulla necessità che l’area verde resti di funzione pubblica.

    La società si è resa in ogni caso disponibile a restituire i giardini al Comune, che grazie alla concessione risparmia circa 650 mila euro all’anno rispetto a quando Villa Gentile era gestita direttamente da Sportingenova: «Siamo assolutamente convinti che la cittadinanza debba avere il miglior servizio possibile – affermano i concessionari – e se questo non potessimo assicurarlo noi è corretto che il Comune si riprenda i giardini e ci scarichi però della parte di manutenzione che è comunque faticosa e onerosa». Una situazione che se si dovesse verificare porterebbe, però, inevitabilmente all’aumento del canone a carico di Quadrifoglio o quantomeno alla diminuzione dei contributi pubblici.

    Gestione degli impianti sportivi comunali >> l’approfondimento

    La questione ora verrà approfondita dall’avvocatura e dagli uffici tecnici del Comune e la speranza è che nel giro di un mese possa essere riconvocata una Commissione che possa dirimere definitivamente tutti i nodi.

    Altro aspetto che interessa direttamente i giardini e per cui è assolutamente necessario il ripristino di una condizione di sicurezza riguarda le vie di fuga dei quattro istituti scolastici che si affacciano su Villa Gentile. Nel piano di evacuazione originale, infatti, è prevista proprio il deflusso di alunni, docenti e personale attraverso i giardini ed eventualmente l’impianto sportivo. Attualmente bambini e ragazzi, invece, devono trovare rifugio nei locali della parrocchia situata sul lato opposto della strada, con un possibile rischio per l’attraversamento. Secondo quanto assicurato dal Municipio, questo capitolo dovrebbe essere sistemato entro l’estate: «È già tutto pronto per predisporre due maniglioni antipanico che verranno bloccati e sbloccati dal personale scolastico alla sera e al mattino – dice Raffaelli –  ma per consentire il deflusso prima nel giardino e poi nel campo è necessario che Quadrifoglio metta in sicurezza tutto il percorso, magari ripristinando la recinzione che è stata rimossa».

    Ma la contesa tra cittadini e Quadrifoglio non riguarda solo il giardino. C’è, infatti, un altro punto delicato che necessita di un intervento dell’avvocatura di Tursi e interessa la gestione di un parcheggio pubblico lungo via Era anch’esso inserito tra i beni previsti dalla concessione. In passato, questa ventina di stalli era utilizzata sia come parcheggio del campo e punto sopraelevato di osservazione nelle giornate di gara sia dai residenti del quartiere. Adesso lo spazio è stato privatizzato, chiuso con apposito cancello e affittato ai palazzi circostanti: un introito sicuramente prezioso per i concessionari, resta da capire però quanto legittimo.

     

    Simone D’Ambrosio

     

  • Piscine genovesi, il caso di Nervi e il punto sugli impianti cittadini. Genova non investe sullo sport

    Piscine genovesi, il caso di Nervi e il punto sugli impianti cittadini. Genova non investe sullo sport

    NerviLa piscina Massa di Nervi aprirà i battenti il primo di giugno. Lo ha assicurato l’assessore allo Sport Pino Boero a margine del Consiglio comunale di martedì scorso spiegando che la gara per la concessione dell’impianto ha subito una piccola proroga perché i termini del bando sono stati ritenuti troppo stretti e perché si era resa necessaria una revisione dei punteggi per le graduatorie in conformità a quanto previsto dalla legge regionale. Gli interessati, dunque, avranno tempo fino al 15 maggio per far pervenire la propria candidatura. Stando a quanto sostenuto dall’assessore dovrebbe essere scongiurata una replica di quanto accaduto lo scorso anno con il bando andato deserto e la necessità di procedere a un affido diretto alla società My Sport che ha fatto un vero e proprio favore all’amministrazione rimettendoci 5 mila euro e aprendo i battenti solo ad agosto. Ma le diverse manifestazioni di interesse già pervenute, anche in virtù del fatto che il Comune si farà carico della coperture delle utenze per un massimo di 36 mila euro a fronte di un canone praticamente nullo pari a 400 euro iva compresa per la durata di tutta la concessione fino all’11 ottobre, fanno ben sperare per i prossimi mesi. A queste condizioni, che i consiglieri Caratozzolo (Pd) e Gioia (Udc) promotori di un art. 54 sul tema ritengono assolutamente antieconomiche e non eque rispetto al restante panorama dell’impiantistica sportiva genovese, sembra infatti impossibile non raggiungere quantomeno il pareggio di bilancio seppure per un periodo di attività molto conciso.

    Il futuro a lungo termine, invece, resta ancora incerto. «Il municipio sta lavorando a un progetto a più ampio respiro che comprenda anche una parte di spiaggia, posti barca e spazi per i pescatori oltre alla piscina Groppallo attualmente in capo ad Amiu e Bagni Marina» spiega Andrea Mariani dell’assessorato allo Sport del Comune di Genova. «Resta comunque evidente che non sarà più economicamente sostenibile pensare a un pallone che copra la Massa per renderla fruibile anche nei mesi freddi. La struttura – prosegue Mariani – deve essere considerata una vasca da 7-8 mesi all’anno mentre per il periodo invernale sarebbe opportuno dirottare tutti gli sforzi verso le piscine di Albaro, dove la copertura di una vasca da 33 metri va sostenuta anche economicamente». Già perché una piscina invernale di tali dimensioni richiede dai 15 ai 20 mila euro al mese per funzionare al meglio. «Benché le piscine di Albero facciano parte di un project financing trentennale un po’ sui generis rispetto alle altre concessioni comunali e più simile nella gestione a un impianto privato – spiega ancora Mariani – gli investimenti infrastrutturali per un’operazione di copertura devono essere appoggiati dalle società sportive, dalle federazioni ma anche dall’amministrazione, se non direttamente dal punto di vista economico quantomeno con una serie di agevolazioni».

    Un esempio potrebbe essere dato dalla riduzione degli “obblighi sociali” a cui ogni concessionario deve sottostare riservando alcune vasche o corsie a scuole, disabili o fasce di popolazione più sfortunate: «Il Comune – commenta l’assessore Boero – nella storia ha saputo tutelare molto bene gli obblighi sociali ma è chiaro che se ho corsie impegnate non posso metterle a reddito. È giusto difendere la socialità ma dobbiamo anche cercare di non soffocare eccessivamente gli imprenditori».

     Non solo Nervi: il punto sugli impianti cittadini

    Piscina SciorbaMa è l’intero sistema piscine che necessita di una sistemazione e di una ricalibratura su tutto il territorio cittadino. «Non possiamo certo dire che le piscine, come tutti i nostri impianti sportivi (qui l’approfondimento di Era Superba, ndr), siano in piena salute – confessa Boero – sia per l’aumento dei costi di gestione sia per il fatto che a molte società il Comune ha tolto i corrispettivi diretti». Nei fatti, a godere dei contributi pubblici sono solo 5 piscine: su tutte, Lago Figoi e Sciorba che possono contare sui contratti stipulati ancora con Sportingenova e ricevono globalmente 770 mila euro all’anno. La Sciorba, in particolare, può essere considerata una vera e propria “Ferrari” degli impianti natatori genovesi, con una vasca sempre riservata all’agonismo, a prezzi relativamente modici; ma anche in questo caso saranno necessari importanti interventi di manutenzione perché i beni sono stati parecchio “consumati” dai genovesi. A questi due impianti si aggiungono la Mameli di Voltri e la Massa di Nervi che vedranno la copertura dei costi delle utenze da parte delle casse comunali, oltre alla piscina di Pontedecimo che almeno fino all’anno prossimo potrà contare sull’annullamento delle spese per il gas.

    «Genova – sostiene con forza l’assessore Boero, riprendendo i concetti già esposti nella Commissione comunale dedicata – è una della poche se non l’unica grande città in cui tutti gli impianti sportivi sono stati dati in concessione. Questo ha comportato indubbiamente grossi risparmi negli anni per l’amministrazione: basti pensare a quanto costerebbe oggi al Comune gestire una piscina, personale compreso. Ma non possiamo pensare che le strutture sportive siano solo da mettere a risparmio, in quanto la manutenzione ordinaria e straordinaria viene ricaricata sui concessionari, e a reddito, in quanto seppure in forme diverse chiediamo la corresponsione di un canone. La differenza tra entrate e uscite è un rosso di 300 mila euro all’anno: questo è tutto ciò che il Comune spende per lo sport, all’incirca 50 centesimi a cittadino. Quale altro comune spende così poco?».

    piscina-sciorba

    Benché i numeri riportati dall’assessore siano leggermente diversi dai conti riportati su Era Superba in un articolo precedente, la sostanza non cambia: Genova non investe sullo sport. E i risultati, purtroppo, si vedono anche dalle sempre più rare eccellenze agonistiche nel panorama nazionale e internazionale. Secondo Mariani, Genova e la Liguria «non sfornano più giovani, o quantomeno non in proporzione agli impianti che hanno, perché i giovani lo sport non lo fanno più. Le attività agonistiche dei ragazzi vengono relegate a orari impossibili perché negli orari più appetibili i gestori devono pensare agli ingressi dei privati che consentono di mantenere l’impianto in equilibrio economico. Ma non è possibile che, ad esempio, i ragazzini che giocano pallanuoto entrino in vasca alle 10 di sera e siano costretti a cenare a mezzanotte quando il giorno devono andare a scuola».

    La soluzione? Troppo ovvio parlare solo di stanziamento di risorse. «Dobbiamo fare un ragionamento politico più ampio – spiega Boero – andando a rivedere il regolamento degli impianti sportivi del 2010 e soprattutto prevedendo una serie di investimenti strutturali sullo sport a partire dal bilancio preventivo del 2014: non significa buttare milioni di euro e tornare a una situazione anarchica che fino al 2008 vedeva diversi sperperi fuori controllo. Bisogna piuttosto ritracciare una linea politica che non pensi agi impianti sportivi solo come un costo arrembato a qualcuno. Dobbiamo, insomma, essere almeno in grado di partecipare a bandi regionali ed europei che ci chiedono di impegnarci economicamente per il 30% dei finanziamenti a disposizione. Questa è la scommessa politica che la Giunta deve fare propria: potrò anche perdere ma spero che si riesca a vincere tutti insieme perché piscine e impianti sportivi a Genova ne abbiamo e ne abbiamo tanti».

    Addio alla Nico Sapio di Multedo?

    multedo-giardini-lennon-degrado-piscine-sapio-2A fare le spese di questa necessaria razionalizzazione delle risorse e del conseguente riordino degli impianti sul territorio genovese potrebbe essere, ad esempio, la piscina Nico Sapio di Multedo, di cui tanto abbiamo parlato in passato. La struttura, che attualmente vede aperti solo i campetti circostanti in dotazione al Municipio, potrebbe infatti essere trasformata in una palestra: «Sappiamo che si tratterebbe di una scelta dolorosa per i cittadini della zona – ammette l’assessore Boero – ma va anche detto che il Ponente non è né sprovvisto né in carenza di piscine. Anzi, con i tempi di crisi che corrono non tutti hanno la possibilità di andare a fare sport e più impianti apriamo più abbiamo difficoltà a mantenerne perché è più probabile che il pubblico si divida piuttosto che aumenti».
    D’altronde in zona ci sono altre due strutture con un futuro decisamente più roseo. Una è l’Acquacenter di Prà, sede del gruppo sportivo Aragno e all’intero del consorzio “Utri Mare” che raggiunge un suo equilibrio economico grazie ai diversi spazi su cui può contare nello stesso Municipio. L’altra è la Mameli di Voltri che, dopo lunghe tribolazioni, è stata anch’essa assegnata al medesimo consorzio insieme con una porzione di spiaggia demaniale: non si tratta di una vera e propria concessione ma di un affido del bene a “Utri Mare” che opera come una sorta di partecipata anomala del Comune di Genova. Come già detto, anche per questa piscina Tursi coprirà i costi delle utenze e metterà un piccolo contributo di avvio: terminati gli ultimi passaggi in giunta, l’amministrazione conta di mettere in condizione i gestori di aprire piscina e spiaggia attrezzata con l’arrivo della bella stagione.

    Le altre piscine: da Sampierdarena alla Foltzer di Rivarolo

    Spostandoci verso il centro cittadino, troviamo la “Tea Benedetti” di Sestri Ponente, una vasca da 25 metri che gode di uno suo equilibrio economico, come succede anche per altri impianti di dimensioni contenute e più facili da mantenere come l’Andrea Doria e la piscina di San Fruttuoso.
    Qualche piccolo problema di forza lavoro, invece, per la Foltzer di Rivarolo: qui la questione è tutta economica dopo che la società ha deciso di non utilizzare più i cosiddetti “contratti sportivi” per i propri dipendenti che consentivano una gestione molto più agevole dal punto di vista contributivo e di affidarsi a un rapporto più tradizionale e corretto.

    Già accennata, invece, la situazione di Pontedecimo, una piscina da 25 metri ma molto profonda, che ha pesanti oneri di socialità a causa della vicinanza con l’istituto comprensivo scolastico della delegazione: grazie a un project financing in via di ottimizzazione che consentirà un’importante riqualificazione dell’impianto, i gestori vedranno ridotto l’obbligo di riservare mezza vasca alla scuola ma non riceveranno più i contributi del Comune per il pagamento del gas.

    Resta da citare ancora un grosso impianto, l’unico di queste dimensioni a non usufruire di contributi pubblici diretti, e che nell’immediato futuro potrebbe avere parecchi problemi di sopravvivenza, nonostante la solidità del gruppo sportivo che ha alle spalle. Stiamo parlando della Crocera, in via Eridania a Sampierdarena, gestita dal Don Bosco. L’impianto è costituito da due palestre, un palazzetto dello sport e una piscina di 33×25 metri profonda 2,5 metri. «Gli ultimi due bilanci – spiega Mariani – sono stati disastrosi perché nonostante si tratti di impianti ordinati e ben tenuti, la società non riceve mezzo centesimo di contributo pubblico per una spesa che si aggira intorno ai 300 mila euro all’anno. Così il passivo ha raggiunto i 40 mila euro due anni fa e i 100 mila l’anno scorso. Se non interveniamo in qualche modo, ad esempio con una riduzione dei 15 mila euro annui di canone o con il riconoscimento di investimenti per il futuro, il rischio è che presto siano costretti a chiudere soprattutto ora che la concorrenza del Lago Figoi non è più limitata al settore agonistico ma anche al pubblico dei semplici appassionati». E il Lago Figoi contributi pubblici ne prende e neppure pochi.

     

    Simone D’Ambrosio

     

  • Impianti sportivi comunali, canoni troppo bassi rispetto alle spese. Così si va a bagno

    Impianti sportivi comunali, canoni troppo bassi rispetto alle spese. Così si va a bagno

    bassa-valbisagno-marassi-stadio-ferrarisOltre 540 mila euro di perdita, ogni anno. A tanto ammonta il fardello degli impianti sportivi comunali sulle tasche dei cittadini genovesi secondo i dati illustrati un paio di settimane fa dall’assessore Boero in una seduta di commissione che aveva l’obiettivo di fare luce sulla situazione delle strutture rientrate nella gestione di Tursi a seguito della liquidazione di Sportingenova. Ma, naturalmente, l’occasione è stata ghiotta per fare il quadro su tutto il panorama cittadino: salvo alcune rarissime eccezioni, dal 2008 il Comune ha deciso di non dare più contributi diretti ai suoi 96 impianti, secondo quanto previsto anche dal Regolamento dello sport licenziato nel 2010 dal Consiglio comunale. Tra queste rarissime eccezioni, però, vi sono i 5 cinque grandi impianti che fino a pochi mesi fa erano gestiti dalla partecipata creata ad hoc e miseramente fallita per bilanci costantemente in rosso. Villa Gentile, Lago Figoi, Luigi Ferraris, Sciorba e Carlini.

    Per queste strutture, ereditando concessioni stipulate nel passato e difficilmente rivedibili fino a naturale scadenza, Palazzo Tursi versa ogni anno 1,33 milioni di euro e incassa 790 mila euro di canone. La differenza tra le due cifre rappresenta, appunto, la perdita strutturale per le casse pubbliche. «Ma si tratta anche sostanzialmente dell’unico “investimento” che il Comune sostiene nel settore dello Sport – ha spiegato in Sala Rossa l’assessore Boero – visto che dal bilancio dell’anno scorso ho ottenuto solo 86 mila euro per i disabili e 100 mila euro a dicembre come manovra di assestamento». Una situazione che, se si dovesse riverificare nelle prossime settimane per quanto riguarda le previsioni di spesa per il 2014, potrebbe mettere a serio rischio la possibilità di partecipazione a diversi bandi regionali dedicati alla manutenzione degli impianti sportivi per cui è richiesta una compartecipazione economica del Comune per il 30% del totale delle somme erogate.

    Tra questi finanziamenti rientrerebbero anche quelli per l’efficientamento energetico, quantomai indispensabili dato che buona parte del debito degli impianti è causato da utenze non pagate. «Una previsione disastrosa – sostiene Boero – perché non possiamo ricaricare ai gestori anche le manutenzioni straordinarie per cui sarebbero necessari mutui pluridecennali. Ma nel bilancio triennale 2014-2017 il Comune di Genova ha previsto di investire per lo sport solo 150 mila euro». Un quadro ancora più nefasto se si considera che il personale della direzione sport che dovrebbe controllare il rispetto di tutte le concessioni in essere può contare su un organico ridotto all’osso: «L’ufficio – ha detto ancora Boero – ha solo tre impiegati e un tecnico semi esterno a fronte di un lavoro che non riguarda direttamente solo le funzioni sportive ma anche quelle patrimoniali perché si tratta di salvaguardare beni pubblici per diverse centinaia di milioni di euro».

    A queste cifre piuttosto critiche se ne deve aggiungere ancora una. Non va dimenticato, infatti, che i cinque impianti rientrati dalla liquidazione di Sportingenova, fissata definitivamente il 31 marzo scorso, si portano in dote un debito di 8,3 milioni di euro che sarà ammortizzato entro il 2017 con un ripianamento di circa 2 milioni di euro all’anno. La cifra deriva principalmente da utenze non pagate relative agli impianti di Lago Figoi, Sciorba e Ferraris dato che i debiti di Villa Gentile e Carlini erano già stati estinti attraverso la permuta dell’ex palazzo delle poste a Borgo Incrociati.

    Ma vediamo, nel dettaglio, come sono gestite le cinque “grandi” strutture e che rapporto economico hanno con Palazzo Tursi.

    Villa Gentile

    Partiamo dalla situazione più critica ovvero Villa Gentile, in concessione fino a metà 2029 alla società “Quadrifoglio” che dovrebbe realizzare una serie di investimenti per migliorare gli impianti. Il canone di concessione è di 2240 euro all’anno: una cifra assolutamente irrisoria se si considera che per la pista di atletica e le strutture annesse, compreso il giardino pubblico presente tra via dei Mille e via Era, il Comune versa ogni anno fino a 40 mila euro, ad eccezione del primo per cui sono stati impegnati 27 mila e 500 euro. Ma riguardo al giardino pubblico sono sorte alcune problematiche che potrebbero addirittura portare a una revoca della concessione. Trattandosi di uno spazio libero per i cittadini, infatti, l’accesso dovrebbe essere privo di ostacoli ma non è stato agevolato dalla società concessionaria secondo quanto previsto dal contratto stipulato con Sportingenova. «La società concessionaria – spiega la consigliera di Lista Doria, Clizia Nicolella – ha abbattuto una barriera che separava il campo dal giardino pubblico e ne ha sostanzialmente interdetto l’accessibilità ai cittadini per questioni di sicurezza a causa dell’adiacenza all’impianto sportivo. Ma nel nostro piano urbanistico la superficie degli impianti sportivi viene calcolata nel novero delle aree verdi attrezzate per cui il libero ingresso a tutti cittadini deve assolutamente essere garantito».

     «Abbiamo fatto partire una lettera che intima la pacificazione della situazione secondo quanto richiesto giustamente anche da un comitato di cittadini» ha replicato l’assessore Boero, che ha anche aggiunto: «Nella stessa lettera chiederemo alla società una verifica degli impegni presi per l’ammodernamento della struttura: io ho l’impressione che sia stato fatto pochino e a quel punto potremmo capire se ci sarà la possibilità di intervenire revocando la concessione, come già successo per la piscina Sapio di Multedo».

    Stadio Carlini

    Radicalmente diversa la situazione dello stadio Carlini, affidato direttamente al Cus anche grazie all’intercessione del rettore dell’Università di Genova che si è fatto garante degli impegni di socialità e tariffazione previsti dalla concessione. Inoltre, la società si è impegnata a non sfrattare le polisportive che gestivano i diversi impianti ai tempi dei precedenti accordi siglati con Sportingenova e a non aumentarne i subcanoni. Lo stadio con velodromo, la palestra di scherma, il poligono di tiro, il campo sintetico di calcio a 5 e quello per il baseball resteranno al ramo sportivo dell’Ateneo fino a metà 2029, previo canone annuale di 10 mila euro e contributo comunale complessivo di 300 mila euro da erogare lungo i primi 5 anni. L’Università per ora ci mette nulla di tasca propria: solo circa 1 euro a studente, derivante però dalle tasse pagate dagli stessi iscritti.

    Lago Figoi

    Il Lago Figoi, invece, è stato affidato a “My Sport 2” attraverso una gara europea con una concessione decennale che scadrà a metà 2022: 5 mila euro di canone per una piscina da 33 metri, un palazzetto dello sport, una palestra di arrampicata su corda e il parco circostante. Esorbitante il contributo della Civica Amministrazione anche se i lavori di manutenzione straordinaria erano particolarmente ingenti: quasi 229 mila euro per il primo anno e 248 mila a partire dal secondo.

    Luigi Ferraris

    Ben nota la situazione del Luigi Ferraris: lo stadio di Marassi a fine 2012 è stato affidato per dieci anni al consorzio Stadium che versa un canone di 310 mila euro. Gli introiti dovrebbero essere assicurati principalmente dagli affitti di Genoa e Sampdoria, anche se non sempre i pagamenti sembrano essere puntuali, in particolare per quanto riguarda il club di Villa Rostan.

    La Sciorba

    Infine, la struttura più variegata, l’impianto polisportivo della Sciorba, composto da diverse strutture e oggetto di quattro differenti affidi. Le piscine per nuoto e pallanuoto con due vasche olimpioniche e una terza da 25 metri, una per attività neonatali e un’ultima più ludica sono state affidate con gara europea al consorzio “My Sport” con concessione decennale a partire da febbraio 2013. 10 mila euro il microscopico canone annuo, controbilanciato da un sostanzioso contributo pubblico: 463 mila euro per il primo anno, 522 mila a partire dal secondo.

    L’attiguo stadio, che comprende anche un campo sintetico di calcio a 5 e una pista di atletica, è stato affidato in trattativa privata a seguito del fallimento di due bandi: 30 mila euro il canone richiesto per la concessione che scadrà a fine aprile 2023 e che si scontra con la cifra decisamente più modesta delle piscine anche in virtù delle strutture a disposizione.

    Scadrà, invece, a fine agosto 2021 la concessione per la palestra di arrampicata per cui l’associazione sportiva dilettantistica Kadoinkatena versa al Comune poco più di 2 mila euro all’anno. Stesso canone ma scadenza a fine del 2015 per la meno conosciuta palestra indoor dedicata al salto con l’asta, affidata all’ASD “The Tube”.

    football«Il nostro obiettivo – commenta l’assessore Boero – è quello di intensificare i controlli per verificare il rispetto di tutti i punti delle concessioni: dalle clausole sociali a quelle che prevedono sostanziosi impegni manutentivi. Non bisogna dimenticare poi gli aspetti economici perché si devono salvaguardare i beni e il patrimonio del Comune, garantendo le funzioni pubbliche previste dai contratti».

    Ma questi non sono gli unici contratti con cui il Comune deve avere a che fare.

    Come molti consiglieri di tutti i colori politici hanno avuto gioco facile a sottolineare, c’è un’estrema necessità di chiarezza ed equità. «Nel momento in cui l’amministrazione civica ha strutture sportive e deve darle in gestione esterna perché non è più in grado di farsene carico – ha tuonato il consigliere Salvatore Caratozzolo, PD – deve farlo con un criterio uguale per tutti. Non ci possono essere trattamenti difformi che vedono, da un lato, concessioni per 16, 20 anni accompagnate da contribuzioni economiche a diversi zeri a fronte di canoni di poche migliaia di euro e, dall’altro, impianti molto più piccoli assegnati senza nessun sostegno economico, con necessità di importanti opere di manutenzione e previo pagamento di canoni molto più onerosi». Per il consigliere democratico bisogna, inoltre, evitare che poche holding si accaparrino diversi impianti in città senza mantenere gli impegni economici e sociali pattuiti con il Comune: «Ci sono società – ha proseguito Caratozzolo – che non hanno speso un centesimo mentre altre si indebitano in proprio per valorizzare il patrimonio comune, magari tenendosi in piedi solo grazie al volontariato. Ora basta, bisogna intervenire».

    «Il sistema – rincara la dose Enrico Musso – di per sé sarebbe anche sano nel principio ma non può tenere se una società che prende denari dal mercato restituisce di norma al Comune in termini di concessione meno di quanto riceve come contributo soprattutto perché, oltre allo sbilancio, spesso il cittadino si trova di fronte a servizi e pagamenti non molto dissimili dall’offerta di impianti interamente privati».

    «Le società sportive non dovrebbero arricchirsi in maniera spropositata – prosegue il capogruppo di Sel, Gian Piero Pastorino – ma ciò succede perché esistono veri e propri rapporti clientelari consolidati nel tempo tra alcune di queste società e la civica amministrazione».

    Ma è lo stesso assessore Boero che, per primo, vorrebbe fare ordine in questa giungla: «Al di là dei cinque grossi impianti, la situazione è molto complessa perché il regolamento del 2010 non consente grandi manovre in fase di rinegoziazione delle concessioni. Per questo ho chiesto che nella Consulta dello sport fossero inseriti anche 3 rappresentanti dei consiglieri comunali e altrettanti dei consiglieri municipali affinché si possa capire come rimettere mano al regolamento stesso. Non si tratta di andare verso una liberalizzazione assoluta ma non si possono neppure avere vincoli eccessivi che blocchino ogni trattativa. L’obiettivo è, infatti, quello di giungere a pochi format di contratti precisi e uguali per tutti, cercando anche di andare incontro alle società virtuose perché se e vero che dal 2008 abbiamo tolto buona parte dei contributi diretti e anche vero che a carico dei gestori restano gli obblighi di manutenzione».

    Un esempio? Lo storico campo da calcio del Branega che sta lentamente tornando alla luce: come previsto dal regolamento non riceverà alcun contributo ma la società che si è aggiudicata la concessione decennale, oltre a 5 mila euro di canone annuo, dovrà farsi carico di circa 300 mila euro di lavori di manutenzione per disseppellire il terreno da anni di incuria. Non basta? Diamo uno sguardo allora alla piscina Massa di Nervi: per riaprire i battenti nella prossima stagione estiva il Comune ha messo a disposizione 36 mila euro per la copertura delle utenze a fronte di un canone complessivo di 400 euro. Ma di questo tema e delle piscine più in generale parleremo in maniera approfondita prossimamente.

     

    Simone D’Ambrosio