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  • Via Bocciardo, Borgoratti: il palazzo resta inagibile a un anno dalla frana

    Via Bocciardo, Borgoratti: il palazzo resta inagibile a un anno dalla frana

    La crepa nel muro di via BocciardoSarà il secondo Natale fuori casa per gli abitanti di via Bocciardo 1 a Borgoratti, l’edificio gravemente danneggiato dai lavori per la realizzazione di un centinaio di box interrati che insistono su via Tanini (terreno di proprietà della B & C Group S.r.l. committente dell’autorimessa, mentre la ditta appaltatrice è la S.C.A. S.r.l.).
    Sei famiglie in esilio forzato dalle mura domestiche a causa di un’imponente operazione immobiliare prevista in un’area fortemente urbanizzata, sottoposta a vincolo ambientale, vincolo idrogeologico e considerata zona sismica.
    Un intervento invasivo, che fin da subito ha destato dubbi nei residenti, basato su un progetto farraginoso, variato in corso d’opera, eseguito con tecniche di scavo non adeguate e difformi rispetto all’ipotesi progettuale, calpestando impunemente una lunga serie di regole.

    Dal 4 dicembre 2011 il palazzo è stato dichiarato inagibile e una ventina di persone hanno dovuto trovare una sistemazione alternativa, il tutto a proprie spese, senza aver mai visto l’ombra di un quattrino. Oggi al danno si aggiunge la beffa perché agli abitanti è stato richiesto pure il pagamento dell’Imu (martedì scorso il consigliere comunale del Pd, Paolo Gozzi ha presentato un articolo 54 in merito).
    La questione – ricordata in questi giorni anche in Consiglio regionale grazie ad un’interrogazione depositata dal consigliere della Lista Biasotti, Lorenzo Pellerano – investe la pubblica incolumità dell’intero quartiere perché non coinvolge soltanto l’edificio di via Bocciardo 1 (comprendente i civici. n. 1-1A-1/rosso-1Arosso) ma anche alcuni palazzi circostanti (come vedremo nel dettaglio in seguito).

    Siamo di fronte ad una vicenda dai contorni kafkiani che lascia basiti: nessuna istituzione competente vuole assumersi la responsabilità di intervenire e permane una situazione di empasse che sembra senza via di uscita.
    Eppure, il procedimento avviato in sede civile dagli abitanti per cautelarsi ed ottenere il riconoscimento dei propri diritti, si è recentemente concluso con una vittoria su tutta la linea. Senza dimenticare l’esistenza di un impegno scritto nero su bianco dall’amministrazione comunale, la quale aveva promesso di intervenire d’ufficio per mettere in sicurezza l’edificio di via Bocciardo 1, nel caso la parte privata non avesse provveduto.

     

    Sentenza del TribunaleIL PROCEDIMENTO CIVILE E LE RELAZIONI TECNICHE

    Il Tribunale Civile di Genova, con l’ordinanza del 23 luglio 2012 ordina alla società B & C Group e alla ditta SCA, di eseguire tutte le opere necessarie a garantire la sicurezza dell’edificio condominiale e dell’area di cantiere.
    Proprietà ed impresa esecutrice non ci stanno e presentano ricorso (tecnicamente detto reclamo giudiziario). Ma i giudici della III sezione Civile del Tribunale genovese confermano il verdetto di primo grado. L’appello si conclude un mese fa, con l’ordinanza del 14 novembre 2012, che ribadisce l’ingiunzione della messa in sicurezza, tramite la realizzazione di una serie di interventi.

    Nella relazione del maggio 2012, il CTU (Consulente Tecnico d’Ufficio), l’ingegnere Antonio Brencich, scrive «L’edificio di via Bocciardo si presenta oggi danneggiato con margini di sicurezza inferiori ai minimi normativi in conseguenza principalmente della deformazione del fronte di scavo; i pali eseguiti a formazione di contrafforti hanno lunghezza tale da non essere intestati nel substrato roccioso ma solo nella coltre superficiale. Solo i pali della paratia hanno lunghezza sufficiente ad intestarsi nel substrato roccioso sano».
    Di conseguenza «La prosecuzione degli scavi e della costruzione dell’autorimessa deve seguire tecniche e procedure tali da: stabilizzare il fronte di scavo a sud, posto a distanza dall’edificio di una decina di metri, ma pure in condizioni non stabilizzate in modo significativo dai puntelli metallici posti in opera; contenere la deformazione del terreno a tergo dei fronti di scavo da completare, obiettivo da conseguire mediante strutture connesse indirettamente (tramite pali e tiranti) al substrato roccioso consistente e non alla coltre superficiale».

    La situazione, secondo il monitoraggio, continuare a peggiorare «Gli ultimi dati inoltrati, quelli che si concludono al 25 maggio 2012, indicano un aumento dei danni e fanno temere un’evoluzione della deformazione della paratia – continua il CTU – L’evoluzione della deformazione potrebbe essere dovuta al recente periodo di piogge e all’effetto dell’accresciuta circolazione idrica sotterranea sull’intero versante e sulle incomplete opere di sostegno. Tale evenienza è resa viepiù probabile dalla dimostrata presenza e circolazione idrica sotterranea dell’area di scavo. Per avere certezza del significato dei dati rilevati è doveroso qui fare presente la circostanza che, quanto meno, dimostra come lo stato di attuale equilibrio sia essenzialmente precario, come il monitoraggio debba essere analizzato con frequenza quotidiana e come l’esecuzione delle opere di stabilizzazione definitiva del fronte di scavo debba essere avviata senza indugio».

    «La stabilizzazione definitiva dell’area richiede la sistemazione definitiva di dispositivi di sostegno del terreno oggi realizzati con opere chiaramente provvisorie», sottolinea la relazione integrativa del CTU (datata novembre 2012).

    I lavori i consolidamento comportano una spesa di circa 500-600 mila euro che nessuno sembra disposto a tirare fuori.
    B & C Group, infatti, avrebbe grosse difficoltà economiche soprattutto a causa di un’operazione immobiliare bloccata che vale svariati milioni di euro. Inoltre, tra proprietà e ditta esecutrice ci sarebbe un contenzioso aperto.
    Il direttore dei lavori si è dimesso e stando alle ultime notizie nessuno è ancora subentrato. Quindi ci troviamo alle prese con un cantiere che dovrebbe eseguire delle opere necessarie come sancito dal Tribunale, senza una figura responsabile (la sanzione prevista in questi casi è pari a soli 80 euro …).

    Nonostante il Comune di Genova abbia provato a pulirsi la coscienza con alcune ordinanze (per altro rimaste lettera morta), ha delle precise responsabilità. L’intervento è stato autorizzato dall’amministrazione comunale in data 9 settembre 2009 con la determinazione dirigenziale n. 2009/118.18.0/50.
    I lavori sono partiti a metà settembre 2009. Secondo gli abitanti gli interventi sarebbero stati eseguiti in modo difforme dal progetto. Fatto sta che l’8 febbraio 2011 i proprietari delle unità immobiliari del condominio di via Bocciardo 1 hanno denunciato ai competenti uffici comunali (Servizio Edilizia Privata ed Ufficio Geologico) e provinciali (Ufficio Difesa Suolo) l’esistenza di tali difformità.
    Ma in seguito l’amministrazione pubblica non avrebbe vigilato in maniera adeguata sulla prosecuzione dei lavori.
    «Il controllo dei cantieri non deve avvenire su richiesta del vicino di casa – sottolinea l’ingegnere Giovanni Consigli, consulente tecnico degli abitanti – dopo le sollecitazioni dei residenti gli uffici comunali avrebbero dovuto tenere il fiato sul collo dell’impresa esecutrice».

     

    LE ORDINANZE COMUNALIbox via bocciardo

    Dopo un sopralluogo sull’area di cantiere, il Comune di Genova emana l’ordinanza n. 393506 (datata 13 dicembre 2011), firmata dall’allora dirigente responsabile del Settore Protezione Civile e Pubblica Incolumità, Sandro Gambelli, con cui «Ordina alla ditta SCA e al progettista e direttore dei lavori, di far pervenire entro il termine di trenta giorni dalla data di notifica di presente provvedimento la dichiarazione di messa in sicurezza del muro di sostegno a monte di via Tanini e di sostegno del terreno su cui sorge il fabbricato ubicato in via Bocciardo 1 (civ. n.1-1A-1/rosso-1°/rosso) … In caso di inottemperanza, la presente ordinanza verrà inviata alla Direzione Nuove e Grandi Opere-Settore Opere infrastrutturali per l’esecuzione d’ufficio a totali spese a carico della ditta costruttrice la struttura da adibire a box e progettista e direttore dei lavori».

    Il 21 dicembre 2011 il dirigente Paolo Berio (Direzione Sviluppo Urbanistico e Grandi Progetti–Settore Approvazione Progetti e Controllo Attività Edilizia) firma un’ordinanza urgente con cui l’amministrazione revoca l’autorizzazione concessa a suo tempo dalla Provincia di Genova. «Considerato che gli accertamenti condotti in sito e la successiva analisi di documenti e relazioni hanno fatto emergere che i lavori di scavo sono stati eseguiti in difformità rispetto a quanto illustrato nella relazione tecnica depositata presso la Provincia di Genova ai fini dell’ottenimento dell’autorizzazione in variante perfezionata con provvedimento n. 5193 del 09/09/2011 .… Rilevata peraltro la necessità di far salva la possibilità di dar corso a tutte le opere cui fa riferimento l’ordinanza n. 39356 del 13 dicembre 2011 assunta dal Settore Protezione Civile e Pubblica Incolumità, nonché ogni altro eventuale adempimento finalizzato alla messa in sicurezza del sito, già previsto o che venga in futuro disposto da parte di enti e o uffici competenti, revoca l’autorizzazione n. 5193 del 09/09/2011 e ordina alla società B & C Group, alla società SCA e al progettista e direttore dei lavori, di provvedere all’immediata sospensione dei lavori».

    Nel gennaio 2012 Gambelli scrive alla Direzione Nuove e Grandi Opere «Poiché l’ordinanza dirigenziale n. 393506 del 13/12/2011 è stata notificata ai soggetti nei giorni 21 e 23 dicembre ed è quindi di prossima scadenza il giorno 22 c.m. (gennaio) si chiede di verificare se sono state eseguite le opere citate nell’ordinanza stessa richieste alla ditta SCA costruttrice dei box in via Tanini e al progettista e direttore dei lavori. Nel caso non avessero provveduto nei tempi concessi ad adempiere a quanto previsto nell’ordinanza n. 393506 del 13/12/2011 si invita codesta direzione a voler predisporre l’esecuzione in danno dei lavori urgenti per l’eliminazione della situazione di pericolo in ottemperanza all’ordinanza di cui sopra».

    E invece, a distanza di oltre un anno, nulla è stato fatto. Il Comune di Genova non è intervenuto per l’esecuzione d’ufficio del provvedimento. L’ordinanza del 13 dicembre 2011, secondo quanto filtra dagli ambienti comunali, sarebbe considerata illegittima.

    La diatriba, infatti, si è sviluppata tra due soggetti privati «Un eventuale intervento sostitutivo dell’amministrazione pubblica appare rischioso – precisa il dirigente Paolo Berio – perché potrebbe prefigurare la contestazione di un danno erariale».
    Durante l’ultimo incontro tra inquilini, legali e tecnici delle parti in causa, svoltosi circa un mese fa, l’assessore comunale con delega all’Edilizia privata, Francesco Oddone, avrebbe affermato «L’ordinanza (riferendosi a quella del 13 dicembre 2011, ndr) è stata un errore».

     

    Cantiere via TaniniUN PERICOLO PER LA PUBBLICA INCOLUMITA’

    A distanza di una decina di metri dall’edificio lesionato di via Bocciardo 1, nel tratto di strada privata che si affaccia sull’enorme voragine dell’area a sud del cantiere, si trovano i civici n. 66A-66B-66C-68-68A di via Tanini. Decine di famiglie sono preoccupate perché una situazione di incipiente dissesto e pericolo sta interessando anche la strada di accesso alle loro abitazioni.

    I residenti consapevoli del rischio hanno incaricato l’avvocato Michele Forino e lo stesso ingegnere Consigli di seguire la vertenza.

    Nelle relazioni tecniche viene evidenziata la necessità di intervenire proprio sull’area a sud del cantiere «Per quanto più lontano dal fabbricato la parte a sud del cantiere presenta la massima altezza di scavo raggiunta nel cantiere – scrive il CTU a maggio 2012 – La profondità dello scavo è dell’ordine dei 12 metri ed il fondo ha raggiunto in alcune parti la quota d’impostazione della fondazione. Il perimetro dello scavo si trova a filo di una strada privata a monte e a una certa distanza dall’edificio dei ricorrenti».

    Come emerge dalla documentazione fotografica «Sul fronte a monte di questa parte di cantiere vi sono copiose ed estese venute d’acqua collocate ad una quota coerente con la profondità a cui i recenti sondaggi geognostici hanno riscontrato la presenza di acqua sotterranea in altre parti del cantiere. Tale circostanza costituisce un elemento di potenziale instabilità del fronte destinato a manifestarsi qualora le opere di sostegno rimanessero in una configurazione provvisoria e precaria come sono attualmente».

    Nella zona in questione «Erano stati realizzati originariamente due contrafforti (analoghi a quelli sul fronte di scavo antistante l’edificio dei ricorrenti) che sono stati poi demoliti e sostituiti con degli esili elementi metallici. Tali opere sono caratterizzate da scarsa rigidezza e snellezza molto elevata tali da costituire un debole irrigidimento degli spigoli. Qualora gli spigoli dovessero danneggiarsi si potrebbero manifestare fenomeni d’instabilità dell’opera di sostegno forieri di sviluppi alquanto pericolosi. Sebbene oggi non si ravvisi alcun segno di pericolo a carico di quest’area di cantiere, per altro scarsamente monitorata in quanto la quasi totalità della strumentazione è disposta sul fronte nord del cantiere, è necessario che le strutture vengano completate quanto prima».

    «Stiamo monitorando la situazione – assicura il dirigente comunale Berio – Ovviamente, nel caso si profilasse un concreto pericolo per l’incolumità pubblica, l’amministrazione dovrebbe intervenire». Almeno finora, secondo il Comune di Genova, tale situazione di estrema criticità, non sussiste.

    Comunque bisogna sottolineare che anche altre case vicine a quella di via Bocciardo 1 presentano delle fessurazioni. Ma le persone, visto il tragico precedente, preferiscono vivere nell’incertezza piuttosto che rischiare anch’esse di rimanere fuori dalle loro abitazioni chissà per quanto tempo.

     

    UN PROGETTO PER IL CONSOLIDAMENTO DELLE STRUTTURE PRESENTATO MA MAI ESEGUITO

    Proprietà e ditta costruttrice continuano ad affermare, solo a parole, che interverranno con la messa in sicurezza ma non sono ancora passate ai fatti concreti.
    L’ingegnere Aldo Signorelli, progettista incaricato dalla B & C Group, il 1 agosto 2012 ha presentato un’ipotesi di progetto per il consolidamento delle strutture del civico 1 di via Bocciardo e della paratia eseguita con gli scavi per la realizzazione dell’autorimessa interrata.
    Nello studio è rappresentata la necessità di eseguire tiranti nel sedime dell’edificio di via Bocciardo 1 e al di sotto delle proprietà private dei giardini degli appartamenti del piano terra del fabbricato di via Bocciardo n. 1 A.
    Lo studio progettuale, però, non ha avuto alcun seguito. «Per presentare un progetto definitivo bastano 10 giorni, perché non l’hanno ancora fatto? – si chiede l’ingegnere Giovanni Consigli – L’intervento costa svariate migliaia di euro e non vogliono assumersene l’onere, nonostante siano stati condannati a farlo».
    Ad oggi nessun altro documento di progetto è mai stato consegnato.

     

    ULTIMI SVILUPPI

    «A distanza di oltre un anno ancora non ci sono prospettive reali – spiega amareggiato Enrico Ciani, abitante ed amministratore dell’edificio condominiale di via Bocciardo 1 – Nessuna tempistica di intervento, nessun impegno concreto e noi continuiamo a rimanere senza casa».

    «L’unica fortuna è che finora il dissesto non è arrivato al peggior epilogo», sottolinea l’ingegnere Giovanni Consigli.

    In sede penale un primo procedimento è stato avviato in parallelo a quello civile. Nell’ottobre 2012 il signor Ciani, in qualità di amministratore del condominio, ha sporto una formale denuncia di querela.

    «L’unica soluzione è fare un’intensa azione di “moral suasion” nei confronti della parte privata – conclude il dirigente Berio – Adesso pare, ma non voglio dirlo troppo forte, che nel giro di breve tempo le società interessate dovrebbero presentare la documentazione per riprendere i lavori ed eseguire la messa in sicurezza».

     

    Matteo Quadrone
    [foto di Daniele Orlandi]

     

  • Sampierdarena, box in via Armirotti: storia di un progetto contestato

    Sampierdarena, box in via Armirotti: storia di un progetto contestato

    Un cantiere fermo da circa 6 mesi, un’area di 1200 metri quadrati che con l’arrivo delle prime piogge si è già trasformata in un acquitrino, il tutto circondato da palazzi, alcuni dei quali ultra centenari. Siamo nel cuore di Sampierdarena, in via Armirotti, una traversa di via Carlo Rolando, dove la costruzione di un’autorimessa su due piani interrati per complessivi 68 posti auto e di alcuni spazi in superficie destinati a verde attrezzato e parcheggio di uso pubblico, ha suscitato e continua a suscitare la preoccupazione degli abitanti visto che gli scavi insistono proprio sopra alla falda acquifera.
    I lavori e la conseguente alterazione della falda rischiano di compromettere la stabilità degli edifici di via Armirotti ma non solo, ad essere coinvolte sono anche le abitazioni che sorgono in via Currò, parte di via Rolando, via Agnese e via Storace. Un dedalo di strade che si snodano in una zona già ampiamente cementificata.
    Un cantiere sbucato dal nulla nell’ottobre 2011, come ricorda Angelo Olani, residente in un palazzo di via Armirotti che si affaccia sull’area «Di punto in bianco ci siamo trovati di fronte gli operai. Non sapevamo nulla del progetto approvato, nessuno si era premurato di informarci. Ne siamo venuti a conoscenza grazie ai cartelli di divieto di sosta affissi lungo la via una mattina di ottobre dell’anno scorso. E per i volantini che pubblicizzavano la vendita dei futuri box».

    Parliamo di un’area dismessa da almeno 20 anni. Un tempo qui sorgeva una carpenteria. In seguito, la parte che ospitava l’officina, è stata trasformata in box. La parte esterna, invece, dove si trovava un capannone, è rimasta abbandonata fino a quando non è stata acquistata dalla società Garaventa Spa, la quale alcuni anni fa ha presentato il progetto originario per la costruzione dell’autorimessa.
    Ma nel 2011 Garaventa Spa decide di abbandonare l’operazione. La proprietà ed il progetto vengono rilevati dalla Armirotti Park Srl, società con sede in via Ippolito D’Aste, costituitasi appositamente per realizzare l’intervento. I lavori partono il 17 ottobre 2011 con permesso di costruire n. 39 del 18 gennaio 2011 e dovrebbero concludersi il 17 ottobre 2014. La ditta esecutrice è la Gl Costruzioni Sas con sede a Montoggio. Da maggio 2012, però, gli operai non si sono più visti.

    «Siamo preoccupati perché sappiamo che nel sottosuolo passa acqua dappertutto – racconta Olani – Le memorie storiche del quartiere parlano chiaro: in questa zona, che ospitava orti e serre, a fine ‘800 scorreva un rivo incanalato che da via Currò scendeva fino alla piana di via Armirotti. Ed erano presenti anche due vasche per l’allevamento dei pesci».
    La vicina via Rolando si trova a 5 metri e poco più sul livello del mare. L’acqua, dunque, è una presenza costante nel quartiere e la falda acquifera è molto vicina al terreno.
    Negli anni ’60 c’è stato un inquietante precedente, come ricordano nitidamente alcuni anziani: per la forza dell’acqua è saltato addirittura il tetto di falda con il conseguente allagamento di via Armirotti. Occorre sottolineare che gli scavi prevedono di andare in profondità per almeno 7-8 metri.
    Le stesse relazioni idrogeologiche che accompagnano il progetto lasciano adito a qualche dubbio rispetto ai rischi che si possono riscontrare scavando nel sottosuolo di via Armirotti. Anche il progetto è tecnicamente complesso, proprio perché esiste la consapevolezza di dover fronteggiare una forte pressione dell’acqua.
    «Si parla di uno sbancamento di circa 15 mila metri cubi di terra da asportare, ovvero 700-800 camion che dovranno transitare per via Armirotti – spiega Olani – Una strada stretta a doppio senso e senza uscita. Inoltre bisogna considerare l’impatto ambientale sulle vie Armirotti, Currò, Rolando, Agnese, Storace, a causa di rumore, vibrazioni e polveri dei camion e betoniere». La paura è dovuta soprattutto allo sbancamento che sconvolgerebbe la naturale falda acquifera, oltre a creare una depressione nel sotto strada e alle fondamenta dei palazzi confinanti.

    Gli abitanti nell’ottobre 2011, appena avviati i lavori, si riuniscono in un comitato, raccolgono centinaia di firme e presentano un esposto al Municipio Centro-Ovest affinché verifichi il concreto impatto della prevista costruzione.
    A metà novembre si svolge un incontro al Matitone alla presenza dell’allora assessore all’Edilizia Privata, Giovanni Vassallo, del dottor Paolo Berio, dirigente della Direzione Sviluppo Urbanistico e Grandi Progetti del Comune, del Presidente di Municipio, Franco Marenco e di alcuni esponenti del comitato. Nell’occasione viene decisa l’attivazione di una commissione geologica di verifica del progetto.
    A dicembre il cantiere comincia le palificazioni ma la commissione dei geologi ancora non si è fatta sentire. Grazie alle pressioni del comitato, il 22 dicembre, il consiglio municipale approva all’unanimità un documento che chiede al Sindaco e agli assessori Vassallo e Farello, di rispondere alle istanze dei cittadini.

    «Il 19 ottobre abbiamo presentato formale richiesta all’ufficio Edilizia Privata del Comune per poter visionare tutta la documentazione relativa al progetto dell’autorimessa – ricorda Olani – La prima parte della documentazione ci è stata consegnata dopo oltre 2 mesi dalla richiesta, il 3 gennaio 2012. Ci siamo accorti, però, che mancavano le relazioni ed i monitoraggi più recenti».
    Eppure, da informazioni ricevute, prima dell’avvio dei lavori dovevano essere eseguiti ulteriori approfondimenti. «La seconda parte, quella più importante che comprende le ultime verifiche (relazione idrogeologica-geologica, relazione monitoraggio e percussioni, relazione salvaguardia strutture contenimento) è giunta nelle nostre mani solo il 10 gennaio 2012, un giorno prima dell’ultima riunione – continua Olani – Ma le carte erano intonse, come se nessuno si fosse preso la briga di leggerle. Per gli uffici comunali ormai la pratica era archiviata e l’intervento approvato. Il Comune fa sempre meno accertamenti, non dispone di un numero adeguato di tecnici in grado di seguire simili interventi, il suo ruolo è diventato quello di archivista, punto e basta».

    L’11 gennaio gli abitanti del quartiere partecipano all’ultimo incontro pubblico con Vassallo, il dirigente Berio, i geologi del Comune, il presidente del Municipio e alcuni consiglieri. «I geologi hanno minimizzato i nostri dubbi – ricorda Olani – rovesciando la lettura piezometriche del monitoraggio esistente sulla falda, cercando di dimostrare la scarsa pressione del terreno e dell’acqua, non tenendo conto in minima considerazione le memorie storiche. L’assessore Vassallo ci ha invitato a dimostrare il contrario con una nostra perizia tecnica. Abbiamo interpellato un ingegnere ed un geologo ma poi, per ragioni economiche, non siamo riusciti a realizzare una contro perizia».

    E così nel dicembre 2011 partono le palificazioni «In pratica è come se le avessero messe nel burro – ribadisce Olani – Infatti nel sottosuolo, per almeno 17-20 metri ci sono solo sabbia e ghiaia. Il terreno compatto si trova dopo i 20 metri di profondità. Per realizzare i box andranno sotto di circa 7-8 metri. Qui dovrebbero creare una base di drenaggio per contenere la nuova struttura. Noi come comitato abbiamo proposto una soluzione ragionevole con un intervento più contenuto: 1 piano interrato e 1 piano in superficie, in maniera tale da creare meno problemi. Ma la nostra proposta è caduta nel vuoto».
    «Hanno infilato i pali per le letture piezometriche nel terreno, scendendo ripettivamente fino a circa 20 metri e 24 metri di profondità – racconta Olani – Quando si sono stabilizzati a 5 metri, a livello della falda, hanno azionato una pompa che aspira circa 0.8 litri d’acqua al secondo per vedere in quanto tempo riuscivano a svuotare un tot di metri. Quando hanno fermato la pompa l’acqua si è alzata di 2 metri e mezzo in un solo minuto: questo fa comprendere quanta pressione ci sia nel terreno».

    La relazione geologica a corredo del progetto, datata da timbro comunale agosto 2011, in merito all’inquadramento geomorfologico ed idrogeologico, afferma «Il settore, pienamente inserito nel tessuto cittadino, risulta fortemente antropizzato tanto che l’intensa urbanizzazione ha di fatto completamente alterato quelli che erano i lineamenti morfologici originari».
    Per quanto riguarda la circolazione idrica sottosuperficiale «la presenza di depositi alluvionali (argille e limi, con presenza di lenti sabbioso-ghiaiose) interdigitali a depositi eluvio-colluviali provenienti dai versanti sovrastanti (anch’essi a matrice fine ma con variabili quantità di scheletro), poggianti entrambi su di un substrato dotato di una scarsa permeabilità secondaria per fatturazione, condiziona significativamente l’andamento della circolazione idrica sottosuperficiale».
    Poi la relazione aggiunge «Si può pertanto ipotizzare la presenza di una modesta circolazione idrica dovuta a contrasto di permeabilità sia all’interno dei depositi alluvionali e delle coltri di copertura, sia che a maggior profondità, tra quest’ultimi ed il substrato roccioso».
    Tesi confermata dalle letture del livello freatico nei piezometri installati nei fori di sondaggio «Le prove di pompaggio hanno evidenziato tempi di risposta nella variazione del livello piezometrico all’abbattimento mediante pompaggio e alla ricarica piuttosto brevi: 2-3 minuti per un primo abbassamento significativo di circa 5 metri – sottolinea la relazione – Mentre per abbattere il livello piezometrico di ulteriori 5 metri i tempi si dilatano fino a circa due ore a pompaggio costante (0.83 l/s). Tali informazioni connesse con i valori di permeabilità di detti terreni medio bassi consentono di ipotizzare una circolazione idrica sottosuperficiale profonda».
    Quindi i risultati evidenziano un repentino abbattimento del livello piezometrico di 5 metri in pochi minuti «Anche la fase di risalita del livello, interrotto il pompaggio, ricalca lo stesso modello – continua la relazione – una risalita repentina nei primi 3 minuti di circa 4,5 metri e di circa 6,5 metri».

    Quali sono le tappe che hanno portato all’approvazione del contestato progetto di via Armirotti?
    Il 4 maggio 2005 la parte privata (all’epoca Garaventa Spa) ha presentato istanza presso il Settore Edilizia Privata del Comune di Genova volta ad ottenere il permesso di costruire un autorimessa interrata per 67 posti auto.
    Il Settore Urbanistica e Parcheggi in data 20 settembre 2005, 2 ottobre 2007 e 13 ottobre 2008, ha espresso pareri favorevoli al progetto presentato in quanto coerente con la disciplina urbanistica di riferimento, evidenziando che la realizzazione dell’intervento sarà subordinata alla stipula di un’idonea convenzione con la Civica Amministrazione volta a disciplinare le modalità di realizzazione, gestione e fruizione dell’area destinata a verde pubblico attrezzato e parcheggio uso pubblico, nonché sull’istanza di recupero della superficie agibile.
    Il Settore Edilizia Privata-Ufficio Geologico il 10 novembre 2006 si è espresso con parere favorevole con prescrizioni attinenti sia all’inizio lavori sia alla fase esecutiva.
    Il 5 novembre 2009 con provvedimento di Giunta comunale n. 402, il Comune ha accettato l’atto di impegno sottoscritto il 5 maggio 2009 ed ha approvato la bozza di convenzione da stipularsi fra le parti.
    La Convenzione tra Comune di Genova e Garaventa Spa, volta alla realizzazione di un parcheggio e di verde attrezzato in servitù di uso pubblico, viene sottoscritta il 2 febbraio 2010.
    Gli interventi necessari alla realizzazione di verde e parcheggio sulla superficie di copertura della nuova costruzione dovranno essere realizzati dalla parte privata contestualmente all’autorimessa.
    «La parte privata si impegna a garantire la costante e gratuita fruizione pubblica indifferenziata delle menzionate aree destinate a verde pubblico attrezzato e a parcheggio di uso pubblico – sottolinea la convenzione del 2010 – e ad assumere tutti gli oneri di gestione nonché di manutenzione ordinaria e straordinaria».
    Ma in seguito aggiunge «Previa autorizzazione del Comune potrà essere consentito alla parte privata gestire il parcheggio pubblico mediante forme di fruizione pubblica indifferenziata a titolo oneroso qualora la Civica Amministrazione ritenesse tale forma di gestione più consona al soddisfacimento del pubblico interesse perseguito. Le tariffe massime per tale forma di gestione del parcheggio non potranno comunque eccedere i limiti massimi delle corrispondenti tariffe per l’utilizzo degli impianti di proprietà o gestiti dal Comune di Genova, ovvero per conto di esso».

    «In zona indubbiamente c’è necessità di parcheggi – conferma Lucia Gaglianese, abitante del quartiere e consigliere Pdl del Municipio Centro-Ovest – Ma questa non è una risposta adeguata. In sede di Municipio, l’amministrazione comunale ha ventilato l’ipotesi di destinare ai residenti, a titolo gratuito, i circa 12-14 posti auto previsti sulla superficie di copertura dell’autorimessa, però non esiste ancora un impegno ufficiale. Una nuova costruzione così impattante, comunque, non era necessaria. Sarebbe stato più ragionevole accogliere la proposta di riduzione del comitato. Inoltre, l’intervento che ha portato alla pedonalizzazione di via Rolando, doveva essere intrinsecamente legato alla demolizione della rimessa Amt di via Reti che avrebbe lasciato spazio a numerosi posti auto. Un’operazione di cui si parla spesso ma finora mai avviata».
    A destare preoccupazione è anche la futura apertura dell’area verde attrezzata «È solo un “contentino” per far tacere le contestazioni – sottolinea Olani – Chi si preoccuperà della cura e del controllo di questi spazi? Già oggi il quartiere, soprattutto di notte, vive i suoi problemi a causa della presenza di un circolo che crea disagio per gli schiamazzi e l’ubriachezza molesta dei frequentatori. Chi garantirà la sicurezza dei nuovi giardini?».

    Senza contare che allo stato attuale nel cantiere non si muove una foglia ed il rischio concreto è quello di ritrovarsi con un vero e proprio buco nero al centro della delegazione, chissà per quanto tempo.
    «Il gruppo di minoranza in Municipio Centro-Ovest (Pdl, Lega Nord, Lista Musso) a breve presenterà un documento per chiedere lumi sulla vicenda – conclude Gaglianese – Vogliamo capire quali sono le intenzioni dell’amministrazione».

    «Siamo fermi da aprile-maggio – conferma il direttore tecnico di cantiere, il geometra Mario Pullara – il problema è il ritardo nei pagamenti da parte del committente (Armirotti Park, ndr). Siamo in arretrato di almeno 2-3 mesi di stipendi. Il cantiere sicuramente non è ben visto dai residenti. In effetti, si tratta di una struttura impegnativa dal punto di vista tecnico. Andiamo a toccare una falda acquifera. Comunque c’è stato un attento monitoraggio sia precedente, sia in fase di esecuzione dei lavori. Capisco la preoccupazione delle persone ma in casi come questi è necessario provare a convivere e trovare la soluzione migliore per la ditta impegnata nei lavori e per gli abitanti. Non sono più in contatto con il committente ma da notizie ufficiose l’intenzione è quella di rescindere il contratto con la Gl Costruzioni Sas ed affidarsi ad altre ditte».

     

    Matteo Quadrone

  • Pegli, cinema Eden: il cantiere per la costruzione dei box è fermo

    Pegli, cinema Eden: il cantiere per la costruzione dei box è fermo

    Cinema Eden, PegliDopo tanto clamore, le luci dei riflettori si sono spente sulla vicenda del cinema Eden di Pegli. Oggi l’area del cantiere è deserta e i lavori per la costruzione di 68 box interrati sembrano essersi fermati… Che ne sarà dell’area?

    Nel giugno scorso la notizia dell’inizio ufficiale dei lavori e quindi della conseguente chiusura dello storico cinema di via Pavia (che sorge fra i palazzi dei primi del ‘900 che poggiano le antiche fondamenta a ridosso di un’importante falda acquifera) aveva suscitato lo sdegno degli abitanti del quartiere che erano scesi in piazza per difendere un luogo di aggregazione importante per il quartiere ponentino (in particolare nei mesi estivi grazie all’arena e alle proiezioni all’aperto).

    Il via libera a costruire era stato concesso già nel giugno 2011 dalla precedente amministrazione, poi un anno dopo sono comparse le prime ruspe…  «Non stiamo dormendo, siamo vigili – dice Antonella Oggianu del comitato no box cinema Edenabbiamo chiesto un incontro con l’assessore Francesco Oddone per verificare lo stato delle cose. Quel che è certo è che il cantiere attualmente è fermo, ma non sappiamo le motivazioni. Purtroppo non credo che la causa sia l’archiviazione e quindi lo stop definitivo… stiamo cercando di ottenere informazioni. La nostra paura è che da un momento all’altro possano tornare ruspe e operai, la ripresa degli scavi segnerebbe irrimediabilmente il territorio». 

    Tra gli obiettivi del comitato anche quello di salvare 12 platani di oltre 50 anni… «gli alberi sono salvi, per ora.»
    Alberi che erano stati definiti a inizio agosto in “condizioni precarie” dalla ditta esecutrice che richiedeva al Comune il via libera all’abbattimento. Via libera che non è ancora giunto grazie ad un vincolo di tutela.

    Nel frattempo è stata rinnovata la gestione delle sale della palazzina (ricordiamo che l’area è di proprietà dei frati di Finalpia)  alla Parrocchia San Martino che svolge attività per i boy scout e per i ragazzi del quartiere. E il futuro? «Il punto è che oggi il business per chi costruisce non è più redditizio come avrebbe potuto esserlo qualche anno fa – commenta il consigliere comunale Antonio Bruno (Fds) – ufficialmente la ditta non si tira indietro e si dichiara intenzionata a portare a termine i lavori, ma potrebbe anche essere una strategia per arrivare alla revoca del permesso a costruire da parte del Comune e ottenere quindi la possibilità di un risarcimento danni.» 

    Gabriele Serpe
    [foto di Daniele Orlandi]

  • Box a San Fruttuoso: necessaria un’ulteriore indagine idrogeologica

    Box a San Fruttuoso: necessaria un’ulteriore indagine idrogeologica

    Cantiere via TaniniIl contestato intervento edilizio per la realizzazione di un parcheggio per un centinaio di box interrati previsto in via Marina di Robilant, in pratica sotto al cosiddetto bosco del Fassicomo a San Fruttuoso – una questione già affrontata nel precedente ciclo amministrativo – ieri è tornata al centro del dibattito in consiglio comunale.
    L’autorizzazione a costruire era stata rilasciata dagli uffici comunali il 5 dicembre 2011, ovvero 2 giorni prima che il consiglio comunale – il 7 dicembre 2011 – adottasse il nuovo Puc. Una vicenda che ricorda da vicino quella ancor più scandalosa di Villa Raggio in Albaro, con una concessione a costruire concessa addirittura solo poche ore prima, rispetto all’adozione del nuovo piano urbanistico.
    Oggi il cantiere di San Fruttuosoche dovrebbe insistere su un’area ancora verde e sottoposta a rischio idrogeologico – non sarebbe più autorizzato.

    Un’interrogazione a risposta immediata (art. 54), presentata dai consiglieri Stefano Balleari (Pdl) e Antonio Bruno (Fds), chiede alla Giunta Doria di fare luce sulla vicenda.
    «Ci si domanda come sia possibile che gli uffici comunali, gli stessi che lavoravano fianco a fianco con tecnici ed amministratori, alla stesura del Puc, rilascino un permesso per un simile intervento – sottolinea Balleari – L’ex Giunta Vincenzi aveva spiegato al consiglio che sarebbero stati eseguiti ulteriori accertamenti di natura idrogeologica, a spese dell’azienda costruttrice. Purtroppo però non si trova nessun documento ufficiale che confermi questo impegno. Il prossimo 5 dicembre scadrà l’autorizzazione. La questione meriterebbe di essere approfondita in sede di commissione consiliare. Ricordo che all’epoca gli abitanti della zona, molto preoccupati per la pericolosità dei lavori, raccolsero in breve tempo 500 firme contro l’intervento. In zona scorre un rivo con altri 2 piccoli affluenti, il terreno ha una pendenza superiore al 60% e non è impermeabilizzato. Per tutti questi motivi l’operazione è incompatibile con il nuovo Puc».

    Siamo di fronte al “giallo di San Valentino”, così lo chiama Antonio Bruno che spiega «Il 14 febbraio scorso l’ex assessore Farello disse che i lavori non sarebbero mai partiti perché occorreva attendere una nuova indagine idrogeologica condotta dal Dicat (Dipartimento di Ingegneria delle Costruzioni, dell’Ambiente e del Territorio) dell’Università di Genova. Abbiamo provato a chiedere se lo studio fosse stato eseguito ma purtroppo abbiamo scoperto che al Dicat non ne sapevano nulla… Inoltre, l’impegno menzionato da Farello non risulta essere stato verbalizzato in nessuna riunione di Giunta».

    Ha risposto l’assessore con delega all’Edilizia privata, Francesco Oddone, il quale ha confermato che con l’attuale Puc l’intervento non si sarebbe potuto realizzare. Allo stesso tempo, però, Oddone ha spiegato «Non esiste una delibera di Giunta relativa a quella discussione. Comunque posso affermare con certezza che i lavori non sono partiti. Il progetto per l’autorimessa interrata risale al 2008. In seguito, viste le criticità evidenziate dagli abitanti, l’ipotesi progettuale è stata ridimensionata. Il Municipio Bassa Valbisagno, sul finire del 2010, ha sottolineato la necessità di un’adeguata tutela dell’area verde chiedendo che fosse organizzata un’assemblea pubblica, in maniera tale da affrontare tutte le problematiche emerse. Purtroppo però l’assemblea non si è mai svolta».
    Per quanto riguarda il rischio idrogeologico, l’assessore ha aggiunto «Secondo una verifica effettuata proprio stamattina, dalle cartografie catastali e dal Piano di bacino del Bisagno, in zona non risulta la presenza di nessun corso d’acqua. Invece, in merito all’indagine dell’Università, gli uffici comunali si sono mossi invitando l’azienda costruttrice a sottoscrivere un accordo con il Dicat. Da questo punto di vista l’azienda non ha mostrato segnali di assenso e pare non abbia sottoscritto alcunché. Tutto ciò è indubbiamente preoccupante. Mi assumo io l’impegno a scrivere alla ditta affinché la prassi venga portata avanti. Inoltre, sono d’accordo che sia utile approfondire la questione in un’apposita Commissione consiliare».

     

    Matteo Quadrone
    [foto di Daniele Orlandi]

  • Via Bocciardo: ora le famiglie devono pagare per rientrare a casa

    Via Bocciardo: ora le famiglie devono pagare per rientrare a casa

    La crepa nel muro di via BocciardoOltre il danno la beffa. La scandalosa telenovela del civico 1 di via Bocciardo a Borgoratti si arricchisce di un nuovo capitolo. Dopo la frana causata dal cantiere per la costruzione di posti auto (il permesso a costruire venne concesso dal Comune di Genova), dal 4 dicembre scorso gli abitanti sono fuori casa e oggi, nonostante la sentenza di questa estate che ha obbligato committente e ditta costruttrice a mettere in sicurezza l’edificio, arriva la notizia che «su disposizione del Dirigente Responsabile del Settore Protezione Civile, Pubblica Incolumità e Volontariato – fanno sapere gli abitanti con una nota –  e secondo le procedure standard dell’Ufficio Pubblica Incolumità, l’accesso al fabbricato in trattazione deve essere preventivamente autorizzato dall’Ufficio Pubblica Incolumità e le chiavi dello stabile possono essere consegnate solamente a tecnici abilitati alla professione che ne facciano richiesta all’Ufficio, dichiarando che non sussiste la pericolosità nel rientro temporaneo negli appartamenti […] Il privato cittadino non può richiedere autonomamente la consegna delle chiavi.»

    Un fulmine a ciel sereno che ha scatenato la rabbia e lo sdegno delle famiglie già sufficientemente umiliate e provate da una situazione che inizia ad assumere i contorni del surreale «…per poter rientrare in casa nostra a prendere le nostre cose, dobbiamo ogni volta pagare un tecnico specializzato che dichiari che non c’è pericolo

    «Lo stesso Comune a dicembre 2011 con sua ordinanza aveva disposto che in caso di inottemperanza della messa in sicurezza da parte di quanti obbligati a farlo, avrebbe provveduto a farlo in prima persona… in pratica il Comune ha disatteso alla sua stessa ordinanza».

    «Quando avremo un po’ di giustizia? Quando smetteremo di pagare per le colpe di altri?». E con la parola “vergogna” ben sottolineata si chiude la nota informativa delle famiglie del civico 1.

    [foto e video di Daniele Orlandi]

  • Borgoratti, via Bocciardo: famiglie ancora fuori casa

    Borgoratti, via Bocciardo: famiglie ancora fuori casa

    box via bocciardoUn’interrogazione a risposta immediata del consigliere Paolo Gozzi (Pd) porta all’attenzione di Giunta e Consiglio comunale una situazione dolorosa e disperata «figlia di un indiscriminato consumo del territorio che ha raggiunto, in questa città, livelli non più sostenibili». Parliamo della vicenda che ha coinvolto gli abitanti del civico 1 di via Bocciardo a Borgoratti, costretti fuori casa ormai da 9 mesi.

    All’alba di domenica 4 dicembre 2011 sei famiglie sono costretti a lasciare le proprie abitazioni a causa di un evidente cedimento dell’intero stabile, costruito nel 1911, dovuto ad un notevole scivolamento a valle di materiale terroso, staccatosi dal pendio del cantiere sottostante incidente su via Tanini 1, aperto nel 2009 per la costruzione di un centinaio di box interrati. «Già nei mesi precedenti vi erano state avvisaglie – inascoltate – di grosse problematiche, quali fessure e crepe apertesi improvvisamente nei muri e nella strada, o difficoltà per gli abitanti dello stabile nell’aprire e chiudere le finestre e le porte di casa», spiega il consigliere Pd.

    Dal 4 dicembre le sei famiglie «fra cui anche bambini e una coppia di novantenni – di cui uno, deceduto la scorsa settimana, non più tornato nella casa in cui è nato e cresciuto – sono state costrette a lasciare le proprie abitazioni e a trovare sistemazione altrove: i più fortunati a casa di amici e parenti, gli altri a proprie spese», sottolinea Gozzi

    Da allora è iniziato un periodo di disagio e ancora oggi il cantiere ed il palazzo non sono stati messi in sicurezza «con la conseguenza che le sei famiglie devono continuare a vivere fuori dalle proprie abitazioni, senza tempi certi riguardo un possibile ritorno, con evidenti difficoltà organizzative, economiche, sociali – continua Gozzi – Tutto ciò nonostante che già il 13 dicembre un’ordinanza del settore protezione civile e pubblica incolumità del Comune di Genova ordinasse alla ditta costruttrice di pervenire entro 30 giorni alla messa in sicurezza del cantiere, e quindi dello stabile: in caso di omissione, il Comune avrebbe provveduto d’ufficio con spese a totale carico del responsabile del crollo».

    Nulla, però, è stato fatto e, come ricorda il consigliere Pd «nel frattempo è intervenuta la sentenza del Tribunale civile, che conferma la responsabilità solidale di committenti e impresa. Nell’occasione, l’opinione del CTU segnala movimenti costanti dello stabile anche dalla parte opposta a quella dello scavo: insomma, una situazione di pericolosità costante che vede aggravarsi la propria situazione di giorno in giorno. La sentenza segnala, inoltre, la necessità di pervenire alla messa in sicurezza nei prossimi mesi, per poter garantire un pieno recupero prima che la situazione degeneri e si faccia irreversibile».

    Si tratta di «una situazione che, ogni giorno di più, manifesta tutta la sua gravità ed insostenibilità, in quanto lesiva della dignità e dell’esistenza di sei famiglie che da nove mesi vivono nell’incertezza più totale e che, soprattutto in questa stagione, guardano con apprensione ad ogni evento meteo potenzialmente devastante per la propria abitazione», ribadisce Gozzi.

    Per questo il consigliere Pd vuole sapere se si stanno svolgendo i doverosi monitoraggi costanti della situazione e, nel caso, chi li sta svolgendo e garantendo, ed esigere che si possa pervenire al più presto ad un cronoprogramma di interventi che garantiscano la messa in sicurezza dello stabile, e possano prevedere una possibile data di rientro per le sei famiglie».

    Ha risposto l’assessore con delega all’Edilizia privata, Francesco Oddone «Per me è stato il primo caso di parcheggio interrato che genera enormi criticità con cui mi sono dovuto confrontare – spiega Oddone – Parliamo di un intervento privato su un terreno privato quindi, per l’amministrazione pubblica, è difficile intervenire. La responsabilità del Comune è stata quella di rilasciare, a suo tempo, il permesso a costruire. Inoltre, trattandosi di un’area soggetta a vincolo idrogeologico, anche la Provincia ha dato il suo assenso. Per altro bisogna sottolineare che le autorizzazioni sono state ritirate dopo il tragico evento del dicembre scorso».

    «Oltre al procedimento civile, promosso dagli abitanti e conclusosi con la condanna dell’impresa costruttrice – continua Oddone – è stato aperto anche un procedimento penale. L’azienda sostiene di aver eseguito i necessari interventi di messa in sicurezza mentre i condomini di via Bocciardo 1 affermano il contrario. Il problema è che si tratta di una diatriba tra soggetti privati. Comunque l’amministrazione vuole essere parte attiva nella vicenda – assicura l’assessore – Garantiremo i necessari monitoraggi e ci impegneremo affinchè al più presto le 6 famiglie possano fare ritorno nelle proprie abitazioni».

     

    Matteo Quadrone

  • Liguria: il rapporto tra auto ed abitanti è il più basso d’Italia

    Liguria: il rapporto tra auto ed abitanti è il più basso d’Italia

    Ogni giorno, quando usciamo di casa e saliamo in macchina, ci ritroviamo nostro malgrado alle prese con un traffico congestionato. Il primo pensiero che allora salta in mente è il seguente «Ma quante automobili circolano per le nostre strade? Non saranno forse troppe?». Ebbene, almeno per quanto riguarda la Liguria ed in particolare Genova, sembrerebbe non essere proprio così.

    Analizzando i dati che emergono dallo studio dell’Osservatorio Autopromotec – struttura di ricerca di Autopromotec, la più specializzata rassegna espositiva internazionale delle attrezzature e dell’aftermarket automobilistico – nel 2010, nella nostra regione, circolavano 52 auto ogni 100 abitanti.
    Grazie a questo valore la Liguria si colloca all’ultimo posto nella graduatoria delle regioni italiane stilata in base al rapporto tra auto circolanti ed abitanti; in testa a questa classifica vi sono Umbria e Lazio (con 67 auto ogni 100 abitanti); al secondo posto troviamo Piemonte (insieme a Valle D’Aosta) e Toscana, con 64 auto ogni 100 abitanti.
    Per quanto riguarda le singole province, in Liguria, la provincia in cui vi è il più alto rapporto tra auto circolanti ed abitanti è Savona (58 auto ogni 100 abitanti), seguita da Imperia (56), La Spezia (54) e Genova (49).

    PROVINCIA

    ABITANTI

    AUTOVETTURE CIRCOLANTI

    AUTO OGNI 100 ABITANTI

     Savona

    287.906

    165.623

    58

     Imperia

    222.648

    123.862

    56

     La Spezia

    223.516

    121.493

    54

     Genova

    882.718

    430.817

    49

      Liguria 

    1.616.788

    841.795

    52

    Fonte: elaborazione dell’Osservatorio Autopromotec su dati Istat e Anfia

    L’indagine confronta i dati regionali del 2008 e quelli del 2010: emerge che in questo lasso di tempo le auto ogni 100 abitanti sono aumentate di due unità in Abruzzo, Molise, Sicilia, Basilicata e Puglia, mentre le regioni in cui le auto ogni 100 abitanti sono aumentate di una unità sono Toscana, Friuli Venezia Giulia, Veneto, Calabria, Sardegna, Campania e Trentino Alto Adige. In tutte le altre regioni non vi sono state variazioni.

    Autovetture circolanti ogni 100 abitanti nelle regioni italiane

    2010

    2008

    Umbria

    67

    67

    Lazio

    67

    67

    Piemonte e VDA

    64

    64

    Toscana

    64

    63

    Marche

    63

    63

    Abruzzo

    63

    61

    Molise

    62

    60

    Friuli V.G.

    62

    61

    Sicilia

    62

    60

    Emilia Romagna

    61

    61

    Basilicata

    60

    58

    Veneto

    60

    59

    Calabria

    59

    58

    Sardegna

    59

    58

    Lombardia

    59

    59

    Campania

    58

    57

    Puglia

    56

    54

    Trentino A.A.

    55

    54

    Liguria

    52

    52

    ITALIA

    61

    60

    Fonte: Elaborazione dell’Osservatorio Autopromotec su dati Anfia, Aci e Istat

    Gli estensori del rapporto sottolineano come «Fra i maggiori paesi europei l’Italia è la nazione con il più alto rapporto fra auto circolanti ed abitanti». Quali sono le cause di questa situazione? «La spiegazione più probabile è che la grande diffusione delle auto in Italia sia causata dall’inefficienza del trasporto pubblico – afferma l’Osservatorio Autopromotec – quest’ultimo, in molti casi, non rappresenta un’alternativa reale per la maggior parte degli spostamenti in auto».

    «La grande diffusione delle auto nel nostro Paese impone l’esigenza di dedicare particolare cura all’efficienza del parco circolante – conclude l’Osservatorio – e sottolinea l’importanza di sottoporre le auto che fanno parte del parco circolante alla manutenzione periodica programmata ed alle revisioni obbligatorie: tutto questo per garantire una piena funzionalità dei dispositivi di sicurezza delle auto e per controllare il livello delle emissioni nocive».

    Ma i dati relativi alla nostra regione ed in particolare quelli del capoluogo ligure, danno luogo anche ad un’altra lettura che in fin dei conti, lascia spiazzati.
    Negli ultimi anni, infatti, nonostante il numero di automobili in rapporto agli abitanti sia rimasto stabile, abbiamo assistito alla proliferazione sul territorio genovese – già di per sé fragile per ragioni morfologiche ed idrogeologiche – di box e parcheggi, soprattutto interrati, come se la primaria esigenza dei cittadini fosse quella di avere un luogo dove custodire il proprio mezzo.
    Sono numerosi gli esempi – l’ultimo in ordine di tempo è quello relativo alla costruzione di 68 box sotto il cinema Eden di Pegli – di progetti contestati da residenti e associazioni, da Ponente a Levante, passando per il centro città. Ricordiamo ancora la travagliata vicenda del park dell’Acquasola, il nuovo progetto di Via della Misericordia e gli scempi realizzati o in corso di realizzazione in Valpolcevera (Campomorone e San Cipriano).

    Quindi i genovesi con 49 auto ogni 100 abitanti sembrano essere cittadini “virtuosi”, pronti a rinunciare al mezzo privato in favore di altre modalità di spostamento più attente alla sostenibilità ambientale, ma non sono adeguatamente ricambiati da un servizio di trasporto pubblico efficiente e soprattutto rimangono impotenti di fronte alla deturpazione del proprio habitat naturale al fine di soddisfare un’esigenza che in realtà non è tale.
    E allora probabilmente hanno ragione ambientalisti e comitati, la costruzione di box e parcheggi è solo una mera speculazione immobiliare che gioca pericolosamente sulla pelle dei cittadini, privandoli di polmoni verdi vitali, in cambio di nuove colate di cemento.

     

    Matteo Quadrone

  • Pegli, box sotto il cinema Eden: storia di un progetto contestato

    Pegli, box sotto il cinema Eden: storia di un progetto contestato

    Cinema Eden, PegliIl progetto per la costruzione di 68 box interrati sotto il cinema Eden di Pegli che ha suscitato nel Ponente genovese una raffica di proteste dei cittadini – scesi in corteo un paio di settimane fa – ma anche di alcuni rappresentanti istituzionali – nella prima seduta del nuovo consiglio comunale 15 consiglieri (primo firmatario Antonio Bruno, Federazione della Sinistra) hanno depositato una mozione per chiedere all’amministrazione di sospendere i lavori ed eseguire una serie di approfondimenti al fine di avviare la procedura per la revoca del permesso a costruire – ha una lunga e travagliata storia che proviamo a ripercorrere.

    Sono ormai alcuni anni che si parla di quest’opera, che sorgerà nel cuore della delegazione pegliese, in via Pavia, al centro di un tessuto urbano caratterizzato dalla presenza di palazzi dei primi del ‘900 che poggiano le antiche fondamenta a ridosso di un’importante falda acquifera. L’area interessata, proprietà dei frati di Finalpia, comprende il civico n. 4, il palazzo donato dal Papa Benedetto XV e dai marchesi Durazzo Pallavicini all’ordine dei Benedettini e dato in uso per attività pastorali e ricreative alla parrocchia di S. Martino, il sottosuolo del cinema Eden e della sua arena estiva.
    «Il terreno della zona è estremamente fragile e quando hanno provato a trivellare è uscita immediatamente l’acqua – ricordano gli abitanti – c’è un rischio concreto per la stabilità delle abitazioni di via Pavia e dell’adiacente Piazza Bonavino». Ma la deviazione della falda potrebbe nel tempo arrecare danni anche agli edifici siti nelle zone di via Monti, via Beato Martino e via Martiri della Libertà.

    Il Municipio Ponente ha manifestato in più occasioni la sua contrarietà al progetto, fin dal principio, ascoltando le preoccupazioni della gente. Una delle caratteristiche peculiari del territorio di Pegli è la numerosa presenza di acqua nel sottosuolo e la particolare vicinanza della falda acquifera alla superficie. Problemi di natura idrogeologica si sono riscontrati in altre zone di Pegli, quando si è provato a costruire. «In via Dagnino, a seguito di un intervento su una proprietà privata, c’è stato uno smottamento di terreno e alcuni palazzi contigui all’area hanno vissuto situazioni critiche e sono stati evacuati – spiega il Presidente del Municipio Ponente, Mauro Avvenente – è la dimostrazione di come il sottosuolo di Pegli sia terribilmente fragile».
    In questi anni i cittadini si sono mobilitati attraverso assemblee pubbliche, volantinaggi e raccolte firme, e hanno ottenuto alcune modifiche rispetto al progetto iniziale. Quest’ultimo prevedeva una costruzione su 4 livelli per circa 120 box. Il Comune, resosi conto dell’invasività dell’opera, ha proposto ai progettisti una riduzione dello sbancamento, da 4 piani a 3, con la conseguente riduzione del numero di box (68).
    Il permesso a costruire è stato concesso un anno fa, nel giugno 2011, dalla civica amministrazione guidata dall’ex Sindaco Marta Vincenzi. Oggi, quasi un anno dopo, sono partiti ufficialmente i lavori.

    Se il rischio idrogeologico rimane l’insidia più pericolosa, c’è anche un altro grave disagio che incombe sui residenti – considerando i 3 anni previsti per il completamento dei lavori – ovvero quello relativo alla viabilità. I camion per raggiungere il cantiere saranno infatti costretti a percorrere un percorso tortuoso, attraverso il quartiere giardino, mettendo in ginocchio la circolazione «Il ponte di via Martiri della Libertà, sopra la ferrovia, è un ponte molto datato (intorno al 1870) e ha un limite di portata stringente – spiega il Presidente – è probabile che i mezzi pesanti superino il tonnellaggio consentito per il passaggio e siano costretti a transitare per altre vie creando problemi alla viabilità di tutta la delegazione». Durante questo periodo verrebbero inoltre ridotti, se non eliminati, i parcheggi lungo le vie interessate.

     

    E poi chiuderà i battenti lo storico cinema Eden, un presidio sociale importante per il Ponente, un luogo di promozione culturale, in una zona dalla vocazione ancora turistica. Un presidio che i pegliesi e il Municipio vogliono difendere dalla scomparsa definitiva. Rocco Frontera, presidente regionale dell’Aces (Associazione delle sale di proiezione cattoliche) e gestore dell’Eden spiega «Una volta chiuso il cinema, riaprire dopo 3 anni, con la conseguente disaffezione della gente, sarebbe molto difficile – e aggiunge – Ci sono 2 persone che lavorano nel cinema con contratti a tempo indeterminato e che perderanno il lavoro». L’attività del cinema va a gonfie vele e fornisce un servizio attento alle esigenze dei soggetti più deboli «Gli anziani che abitualmente frequentano la sala e che non vanno al Cineplex – spiega Frontera – un domani probabilmente rimarranno seduti sulla poltrona di casa». L’Eden è stato il primo a trasmettere in diretta le opere del Teatro Carlo Felice e realizza collegamenti con i teatri più importanti d’Italia. Il fiore all’occhiello è rappresentato dall’arena all’aperto con 600 posti che riscuote da sempre notevole successo. Uno splendido giardino in cui si trovano diversi platani secolari che sono già stati censiti e numerati, in attesa della condanna definitiva.

    Ma finalmente c’è anche una buona notizia. Ieri, infatti, si è svolto un sopralluogo nell’area del cinema Eden alla presenza dell’assessore con delega all’Edilizia privata, Francesco Oddone, di alcuni consiglieri comunali tra i quali Antonio Bruno (Fds) e Paolo Gozzi (Pd), alcuni esponenti dei cittadini.
    «Credo che su questa vicenda sia necessario fare i dovuti approfondimenti – afferma l’assessore Oddone – Nei prossimi giorni studierò le carte e valuterò nello specifico per vedere cosa si potrà fare».
    I margini di un intervento “politico” – quando ormai il progetto è stato approvato dall’amministrazione pubblica – appaiono però assai ristretti.

     

    Matteo Quadrone
    [foto di Daniele Orlandi]

     

  • Chiude il cinema Eden di Pegli: al suo posto nuovi parcheggi

    Chiude il cinema Eden di Pegli: al suo posto nuovi parcheggi

    Da circa un anno si rincorrevano le voci sulla chiusura del cinema Eden di Pegli aperto trent’anni fa: lo scorso 28 giugno – alla faccia degli appelli “Stop alla cementificazione” lanciati più volte dalla Civica Amministrazione, anche sotto forma di cartelloni pubblicitari – è stato approvato un progetto che prevede la costruzione di un autosilo di tre piani con 78 box auto, che verrà situato proprio dove ora si trova il cinema.

    A esattamente undici mesi di distanza, lunedì 28 maggio arriveranno a Pegli le ruspe e trivelle per l’inizio ufficiale dei lavori. I sostenitori del progetto hanno dichiarato che il cinema all’aperto non potrà più essere riallestito, anche perché la costruzione del progetto prevede il taglio degli alberi lì situati (12 platani sani), ma hanno al tempo stesso garantito che il cinema chiuso verrà ricostruito – anche se di dimensioni ridotte rispetto a quelle attuali – una volta terminato il parcheggio, ossia fra circa tre anni.

    Tutto questo avviene nonostante un comitato di cittadini si batta da tempo contro la chiusura della sala, con il sostegno della Curia (che gestisce il cinema, di proprietà dei padri Benedettini di Finale Ligure), del Municipio Ponente e dei cittadini e commercianti della zona, che temono una nuova frana dopo quella del 2009, avvenuta poco dopo la costruzione del parcheggio sotterraneo di via Dagnino.

    Marta Traverso

    [foto di Daniele Orlandi]

  • Via Bocciardo: le famiglie sfollate a dicembre sono ancora fuori casa

    Via Bocciardo: le famiglie sfollate a dicembre sono ancora fuori casa

    box via bocciardoLa speranza era che dopo l’udienza del 5 aprile gli sfollati di via Bocciardo 1 a Borgoratti potessero fare ritorno a casa. Ma l’udienza è stata rinviata e le famiglie sono ancora a spasso, a loro spese (leggi l’articolo di EraSuperba del 30 gennaio su questo argomento).

    Il 4 dicembre scorso il cantiere per la costruzione di box interrati in via Tanini viene colpito da una frana, il palazzo di via Bocciardo si trova proprio sopra gli scavi e la Pubblica Incolumità ordina lo sgombero del palazzo. Inizialmente le famiglie vengono rassicurate circa un rapido rientro a casa, ma oggi a distanza di 5 mesi gli appartamenti continuano ad essere inagibili e le famiglie stanno pagando di tasca propria una nuova sistemazione, i più fortunati hanno trovato asilo da amici e parenti.

    Spiega Rosella Ricca, sfollata dal suo appartamento: «Non entro nel dettaglio, ma posso dire che dopo quasi tre anni di scavi e trivellazioni selvagge, essendo stati eseguiti lavori in parte difformi dai progetti presentati (come da perizia tecnica e non per nostra fantasia), il 4 dicembre 2011 c’è stato un crollo dei piloni del cantiere sotto la nostra casa e la Pubblica Incolumità ci ha fatto sgomberare lasciandoci poi al nostro destino».

    «Perché dovete sapere – continua Rosella – che il Comune ha il potere di concedere permessi di devastare una zona dove c’è il vincolo idrogeologico per l’interesse economico di poche persone, per poi buttarti fuori di casa quando vede che le cose si mettono male, ma non si assume più l’onere tecnico ed economico per ripristinare i danni al caseggiato e pagare un tecnico che dichiari la messa in sicurezza. Rimane tutto a nostro onere.»

    Dopo l’evacuazione gli abitanti hanno deciso di intentare una causa contro la ditta esecutrice dell’opera per far valere i propri diritti, forti delle tante telefonate effettuate agli organi competenti durante i lavori di cantiere per segnalare crepe e anomalie, segnalazioni che non sono mai state prese in considerazione: «Il caseggiato è lesionato da crepe passanti ai muri portanti, finestre e porte non si chiudono più – afferma Rosella Riccavia Bocciardo 1 sta scivolando sullo strato di terra (non di roccia) su cui poggiava felicemente da 100 anni a questa parte. I rilevamenti lo affermano. E se noi siamo fuori di casa a spese nostre dal 4 dicembre la controparte nega tutto: non c’è nessun danno, nessun pericolo, nessun responsabile… dicono. Ci siamo visti costretti a rivolgerci (sempre a nostre spese) al Tribunale che sta trascinando di rinvio in rinvio una sentenza. Che cosa stanno aspettando? Ormai è tutto chiaro, le perizie sono state fatte. Dov’è la giustizia? Chi pagherà? Grazie a tutti coloro, politici, amministratori, pseudo professionisti, imprenditori ed affaristi che hanno causato tutto questo.»

     

    Foto e video Daniele Orlandi

  • Via della Misericordia: approvato il progetto box, non solo per i residenti

    Via della Misericordia: approvato il progetto box, non solo per i residenti

    Approvato dal consiglio comunale fiume di ieri, il progetto per la realizzazione di un parcheggio e annessi servizi nell’area compresa tra via San Vincenzo, salita della Tosse e salita della Misericordia. Quindi il consiglio si divide – con 24 voti favorevoli, 5 contrari e 10 astenuti – ma da il via libera ad un’operazione di cui si discute già da molti anni, in particolare perchè la zona scelta per il silos non sarebbe completamente impermeabilizzata.

    Il progetto prevede la costruzione di una struttura di 7 livelli per 33 posti auto, 89 box (16 doppi), 8 locali magazzino, 8 posti moto. Il problema è che quelli che dovrebbero essere box pertinenziali – a favore cioè di residenti ed operatori commerciali del territorio – in realtà sono parcheggi, in pieno centro cittadino, destinati al miglior offerente. Infatti, come prevede la convenzione con i privati che realizzeranno il progetto, dopo 180 giorni dal termine dei lavori (inizialmente, prima del passaggio in Commissione Urbanistica, erano solo 90 giorni), cadranno tutti gli obblighi di pertinenzialità ed i box potranno essere venduti liberamente. Quindi, almeno in via teorica, potrebbero essere acquistati anche da chi abita o lavora in zone della città distanti dall’area del parcheggio.

    «Una riduzione del danno», la definisce il consigliere del gruppo misto, Manuela Cappello che ha votato no alla delibera, ma non sufficiente a cambiare il senso dell’operazione. Secondo i contrari infatti questa scelta si pone in netto contrasto con la linea portata avanti dall’amministrazione comunale, ovvero puntare sulla realizzazione di parcheggi d’interscambio per favorire il trasporto pubblico oppure, a maggior ragione in centro città, su posti auto pertinenziali a favore di residenti e commercianti, allo scopo di diminuire il numero di automobili sulle strade.

    «Bisogna mettersi d’accordo sulla parola riqualificazione – chiede Cappello – è un luogo comune di tante amministrazioni italiane quello per cui “se un’area è degradata, tanto vale costruirci sopra”. Ma non è con la cementificazione che miglioriamo la qualità di vita dei cittadini, forse bisognerebbe porsi obiettivi più ambiziosi e ripensare alcune scelte».

     

    Matteo Quadrone

     

  • Sampierdarena: box in via Armirotti, preoccupazione degli abitanti

    Sampierdarena: box in via Armirotti, preoccupazione degli abitanti

    Un progetto di silos interrato, 77 box su due piani e 12 posti auto in superficie, il tutto esattamente sopra ad un rivo sotterraneo.
    Siamo a Sampierdarena, a mettere paura sono gli scavi eseguiti sotto i palazzi di via Armirotti – una traversa di via Carlo Rolando – che potrebbero alterare la falda acquifera. Secondo i residenti, i lavori e la conseguente deviazione della falda, rischiano di compromettere la stabilità degli edifici di via Armirotti ma non solo, ad essere coinvolte sono anche le abitazioni che sorgono in via Currò, parte di via Rolando e via Agnese. Un dedalo di strade che si snodano in una zona già ampiamente cementificata.

    Il cantiere è partito già nell’ottobre scorso quando sono giunti sul posto i tecnici per effettuare i primi rilievi e ormai da oltre 5 mesi gli abitanti del quartiere, riuniti in un combattivo comitato, denunciano a gran voce la pericolosità dell’intervento.
    «Il terreno su cui insiste il cantiere è particolarmente fragile visto che nel sottosuolo è presente una notevole quantità d’acqua – spiega il comitato – Costruire i box significa andare altri tre metri sotto la falda. In caso di forti piogge il rischio è che i canali naturali si trovino ostruiti ed il flusso d’acqua interrotto».
    Sono già stati eseguiti controlli e monitoraggi ed una relazione idrogeologica ma i dubbi nei residenti permangono, soprattutto perché «Non si riesce a quantificare quanta acqua passa nei canali naturali durante le precipitazioni intense», sottolinea il comitato.
    Inoltre numerosi palazzi del quartiere, alcuni risalenti anche ai primi del ‘900, hanno fondamenta molto antiche e già allo stato attuale, quando transitano i mezzi pesanti, i cittadini sentono vibrare i muri delle case.

    Gli abitanti nei mesi scorsi, con il sostegno di Lega Nord e Pdl, hanno raccolto centinaia di firme per chiedere di fermare i lavori. «È un’opera che ai cittadini non serve – afferma Davide Rossi, capogruppo Lega Nord nel Municio Centro-Ovest – da subito abbiamo raccolto le lamentele del quartiere e nel settembre 2011 abbiamo sollevato il problema in Municipio».
    Maggioranza ed opposizione si sono trovate d’accordo ed hanno espresso ferma contrarietà al progetto.
    E dopo i tragici eventi alluvionali del novembre scorso la preoccupazione è ovviamente aumentata ma nonostante ciò gli interessi privati hanno avuto la meglio ed oggi i lavori procedono alacremente.

    Al Tempietto di via Carlo Rolando il comitato ha organizzato un punto d’ascolto e nei giorni scorsi si è svolta un’assemblea per decidere le prossime iniziative di lotta.

    Da parte sua il Comune, per voce dell’assessore all’edilizia privata, Giovanni Vassallo, replica di aver domandato all’azienda costruttrice di ascoltare le istanze degli abitanti e di aver riscontrato la disponibilità a farlo. Ma nel quartiere – a distanza ormai di 5 mesi dall’avvio dei lavori – il costruttore non si è mai presentato ed il confronto con i cittadini è rimasta soltanto una buona intenzione.

     

    Matteo Quadrone

  • Parcheggio Acquasola: la storia dei favori concessi ai privati

    Parcheggio Acquasola: la storia dei favori concessi ai privati

    acquasolaLa parola fine alla vicenda Acquasola – secondo il Sindaco Marta Vincenzi – è già stata scritta il 25 novembre scorso quando la Giunta comunale ha approvato una delibera intitolata “Realizzazione dell’autorimessa interrata in spianata Acquasola. Nuovi indirizzi a salvaguardia patrimonio storico ambientale relativi alla riapertura in autotutela del procedimento autorizzativo dell’intervento”.

    Abbiamo salvato il parco dell’Acquasola – dichiara Marta Vincenzi – con la delibera che abbiamo approvato in Giunta non si potrà più fare nessun parcheggio interrato”.

    Il provvedimento ripercorre le tappe di un percorso avviato nel 1990 quando il Comune affidò alla Sistema Parcheggi srl (allora si chiamava Assopark) la costruzione e gestione pluriennale di sei parcheggi a corona nel centro cittadino (Piazza della Vittoria, Piazzale Kennedy, Largo Santa Maria dei Servi, Spianata Acquasola, Piazza Palermo, Piazza Paolo da Novi).
    La delibera riprende alcuni passaggi chiave della sentenza della Corte di Cassazione che nel settembre scorso ha confermato l’ordinanza del Tribunale di Genova che aveva sancito il sequestro del cantiere all’interno del parco.

    La sentenza della Cassazione ha sottolineato chegli interventi che incidono sulla conservazione e l’integrità dei beni storici sono possibili, quindi autorizzabili, qualora essi mirino a valorizzare o meglio utilizzare il bene protetto”. Tali presupposti non sembrano sussistere nel caso dell’Acquasola in quanto gli interventi progettati non avrebbero finalità di salvaguardare e valorizzare la natura storica del bene protetto.
    La Giunta ha così deliberato di “riaprire il procedimento allo scopo di effettuare e/o rinnovare la valutazione di compatibilità dell’intervento autorizzato con la natura e destinazione del bene tenendo conto della tutela accordata al bene stesso dal Codice dei beni culturali”.

    Ma l’iter amministrativo è appena iniziato e la comunicazione ai soggetti interessati non è ancora avvenuta, come conferma Maria Teresa Gambino, presidente di Sistema Parcheggi srl “Noi non abbiamo ancora ricevuto nessuna comunicazione dal Comune, quando riceveremo la delibera la valuteremo. Per noi la partita non è chiusa anche perché c’è un’inchiesta in corso”.
    Speriamo che il percorso formale di autotutela porti davvero alla revoca della concessione – dice Graziella Gaggero, portavoce del comitato dell’AcquasolaDa lungo tempo non viene più eseguita la manutenzione del parco. Per la sua riqualificazione sono stati stanziati 700 mila euro. Ci auguriamo che l’intera somma sia destinata a quest’obiettivo”.

    Ma quello che più stupisce, in questa storia travagliata che ha segnato oltre 20 anni di vita politica genovese, è il comportamento della parte pubblica – in particolare Comune di Genova e Regione Liguriasempre lesta nel concedere favori ed agevolazioni, anche di carattere economico, alla controparte privata.
    La vicenda è viziata fin dal principio da un’inchiesta giudiziaria, conclusa con la condanna di vari soggetti da parte del Tribunale di Genova, che costrinse il Comune a modificare il programma di interventi. Infatti rispetto alle previsioni originarie – 6 parcheggi a corona – fu realizzato un solo autoparcheggio, quello di Piazza della Vittoria lato nord.

    Il contenzioso Comune-Sistema Parcheggi srl nasce nel 1996 quando la società concessionaria pretese il rispetto degli accordi iniziali ed avanzò una serie di pretese risarcitorie. Una sentenza del Tar, confermata da una sentenza della Corte di Cassazione del 10/12/2001, respinse le istanze della Sistema Parcheggi srl.
    Quest’ultima sentenza stabilì la competenza del Tar perché ritenne che la questione fosse di diritto pubblico e quindi non compromettibile in arbitrati. In pratica visto che si trattava di concessioni, per loro natura sempre revocabili, la Corte diede ragione al Comune su cui non sarebbe gravato nessun vincolo nel caso in cui avesse voluto modificare gli accordi iniziali. E soprattutto, in termini economici, Palazzo Tursi non avrebbe dovuto alcunché alla Sistema Parcheggi srl.

    Ma tant’è, con una delibera del Consiglio comunale datata 28 maggio del 2002, il parcheggio dell’Acquasola viene inserito nel Programma Integrato della Mobilità. Ma non solo. Il Comune contestualmente chiede alla Regione Liguria di ammettere a contribuzione l’intervento in spianata Acquasola.
    La Giunta regionale non si fa pregare e il 27 dicembre 2002 delibera l’erogazione di un contributo di oltre 2 milioni e 690 mila euro per il parcheggio dell’Acquasola. Un finanziamento a zero interessi, restituibile in 25 anni, finalizzato ad incentivare la mobilità sostenibile. Soldi pubblici destinati a finire nelle casse di Sistema Parcheggi srl a condizione che i lavori partissero entro 24 mesi, vale a dire entro il 27 dicembre 2004. Rimane arduo comprendere come la realizzazione di un’autorimessa interrata proprio al centro della città, potesse essere considerato un intervento a favore della mobilità sostenibile.

    A fine dicembre 2002 una delibera della Giunta comunale approva una transazione del contenzioso – una scelta spontanea e del tutto immotivata, secondo il comitato dell’Acquasola, alla luce della sentenza di Cassazione del dicembre 2001 – che conferma l’affidamento in concessione alla Sistema Parcheggi srl dei lavori per la costruzione e gestione del parcheggio nel sottosuolo dell’Acquasola (468 posti auto di cui 147 pertinenziali concessi in diritto di superficie novantennale e 321 a rotazione per 60 anni), con la rinuncia da parte della società alle pretese di costruzione e gestione degli altri parcheggi (tranne quello di piazza della Vittoria lato nord, già realizzato).
    Nella transazione vengono descritti gli oneri dei costruttori verso l’amministrazione per gli anni successivi alla realizzazione del parcheggio. Ma la valutazione delle pretese del Comune appare discostarsi dal reale valore dei beni. Solo a titolo di esempio il valore per anno di un singolo posto auto è ritenuto nella transazione pari a poco più di 122 euro. Ma considerando un prezzo standard di due euro l’ora il singolo parcheggio per un anno forse avrebbe un valore corrente più elevato.

    Per quanto riguarda le pretese della controparte privata, nella transazione viene nominato “il risarcimento conseguente ai danni derivanti dalla riduzione apportata al parcheggio di piazza della Vittoria”, conseguenza diretta del ritrovamento di alcuni reperti archeologici. Appare quantomeno dubbio che un fatto imprevedibile, come in questo caso, possa far sorgere obblighi risarcitori a carico dell’amministrazione comunale.

    Nel frattempo continua la lotta di comitati cittadini e associazioni ambientaliste, in particolare Italia nostra e Legambiente, contro il progetto del parcheggio all’Acquasola. L’obiettivo della mobilitazione è rallentare l’avvio dei lavori in modo tale che Sistemi Parcheggi srl perda il finanziamento regionale.

    Il 20 dicembre 2004 a pochi giorni dalla scadenza del 27 dicembre, data ultima per l’inizio dei lavori, cittadini e ambientalisti scrivono una lettera alla Regione Liguria con la quale chiedono a gran voce che non venga accordata la proroga, in precedenza richiesta dal Comune di Genova, del termine per l’inizio dei lavori. L’erogazione del contributo regionale – secondo comitati ed associazioni – deve essere revocato e destinato ad una reale riqualificazione del verde urbano ed al miglioramento del trasporto pubblico locale. La Regione Liguria, con un comportamento che ha del cervellotico, prima approva un emendamento in cui si impegna a non concedere la proroga (delibera del consiglio regionale n.38/2004), per poi smentirsi di lì a breve, nell’ottobre 2005, proponendo l’annullamento della stessa delibera.

    La società concessionaria predispone il progetto definitivo dell’intervento, ottiene il parere favorevole di Comune e Soprintendenza nell’ambito della Conferenza dei Servizi che nel maggio 2007 approva il progetto. Il 16 ottobre 2007 la Regione Liguria concede una seconda proroga ed il finanziamento dell’intervento.

    Il resto è storia nota. Nell’estate 2009 le aree vengono consegnate a Sistema Parcheggi srl che avvia la realizzazione del parcheggio. Ma i lavori vengono interrotti più volte a causa dei ricorsi promossi da cittadini ed associazioni che contestano l’affidamento della concessione. Due sentenze del Consiglio di Stato, una nel 2010 e l’ultima nel gennaio 2011, respingono i ricorsi.
    Arriviamo così a marzo 2011 quando il Tribunale di Genova emette un decreto di sequestro preventivo del cantiere. La Corte di Cassazione con la sentenza del 29 settembre conferma il sequestro.

     

    Matteo Quadrone

    Foto e video di Daniele Orlandi

     

  • Borgoratti, via Bocciardo: gli abitanti del civico 1 rimangono fuori casa

    Borgoratti, via Bocciardo: gli abitanti del civico 1 rimangono fuori casa

    box via bocciardo

    (Leggi tutti gli aggiornamenti sulla vicenda)

    Venti persone dal 4 dicembre scorso vivono – a spese loro – fuori casa. Molti hanno trovato ospitalità da amici e parenti, qualcuno invece ha dovuto affittare un altro appartamento. Sono gli inquilini del civico 1 di via Bocciardo, a Borgoratti, un palazzo che si affaccia proprio sopra ad un cantiere, avviato nel settembre 2009, per la realizzazione di oltre un centinaio di box interrati.

    Il 4 dicembre gli inquilini – che già in precedenza avevano manifestato preoccupazione per la stabilità dell’immobile in conseguenza dei lavori sottostanti – sono stati evacuati dalle loro abitazioni dopo che un cedimento interno all’area del cantiere, uno smottamento di terra e pietre forse stimolato dalle forti piogge dei giorni precedenti, ha fatto temere per possibili lesioni strutturali alle fondamenta del palazzo.
    I vigili del fuoco ed i tecnici del Comune intervenuti sul posto, mettono i sigilli all’edificio e gli abitanti sono obbligati a trascorrere la notte in albergo. L’ufficio Pubblica Incolumità, dopo ulteriori sopralluoghi, decide di sgomberare il civico 1 e da allora, sono passati quasi 2 mesi, i residenti non hanno più fatto ritorno nelle loro abitazioni.

    La Procura nel frattempo ha aperto un’inchiesta per disastro colposo. Il 21 dicembre scorso il Comune revoca l’autorizzazione edilizia ed impone all’impresa esecutrice dell’opera (Sca di piazza della Vittoria) di realizzare esclusivamente i lavori finalizzati alla messa in sicurezza del cantiere. Il termine previsto per il completamento degli interventi era il 13 gennaio, ma ancora oggi gli operai sono al lavoro.

    Dopo l’episodio del 4 dicembre gli inquilini del civico 1 decidono di nominare un tecnico per la tutela dei loro interessi e contestualmente avviano le pratiche per una causa civile e penale contro la ditta esecutrice dell’opera.

    Venerdì 27 l’ingegnere incaricato dal Tribunale di Genova, accompagnato dall’ingegnere nominato dagli inquilini e dall’ingegnere dell’impresa esecutrice dell’opera, ha eseguito un approfondito sopralluogo all’interno dell’immobile per visionarne i problemi strutturali. Entro 60 giorni la documentazione raccolta sarà nelle mani del Giudice.
    Il perito del Tribunale ha confermato che il palazzo deve rimanere sgomberato perché sono necessarie ulteriori opere di consolidamento, rispetto a quelle finora realizzate dall’impresa Sca nell’area del cantiere. Interventi che saranno definiti con precisione nei prossimi giorni.
    Solo allora gli inquilini potranno far ritorno a casa. La speranza è di riuscirci prima dell’udienza, fissata in Tribunale per il 5 aprile prossimo.

     

    Matteo Quadrone

    Foto e video: Daniele Orlandi

     

  • Valpolcevera: i parcheggi invadono via Campomorone

    Valpolcevera: i parcheggi invadono via Campomorone

     

    Tre nuovi box interrati nel giro di 1 Km. Accade in via Campomorone, in Valpolcevera, la nuova frontiera per scatenati immobiliaristi pronti a mettere in vendita i posti auto ancor prima di costruirli. Lungo la strada che da Pontedecimo conduce a Campomorone spuntano cartelli di società immobiliari polceverasche che annunciano “Vendesi box”. E dove fino a poco tempo fa c’erano orti e fasce oggi si lavora alacremente nei cantieri.

    Peccato che i recenti sbancamenti insistano proprio alle falde della collina su cui sorge il paese di Cesino, una zona da sempre considerata a rischio di dissesto idrogeologico. Parliamo di un versante collinare composto da argilloscisto, rocce decisamente friabili come è facile notare anche ad occhio nudo.

    L’autorimessa in costruzione che incontriamo per prima, in direzione Campomorone, dovrebbe concludersi nel febbraio 2012.  Impressiona lo sbancamento che sarà di almeno 40 metri di altezza, ma pure i blocchi di cemento aggrappati con i tiranti al terreno superstite, fanno paura. Appena sopra, alcune abitazioni, incombono a strapiombo sui futuri parcheggi. La società immobiliare Il Ponte mette in vendita un numero imprecisato di posti auto. Il progettista è la società Omnia srl. Nel cartello delle autorizzazioni non sta scritto nessun recapito telefonico.

    Il paradosso è che a neppure cento metri si trova il civ. 31, un immobile a cui da anni è stata revocata l’agibilità perché segnato profondamente da vistose crepe che fra l’altro raggiungono la strada carrabile incrinandone l’asfalto – e che oggi finalmente è sottoposto alla necessaria messa in sicurezza. Ma un motivo ci sarà se la casa, per lungo tempo, è rimasta inagibile. Evidentemente il pericolo esiste.
    Come denuncia il circolo di Rifondazione comunista della Valpolcevera “In pochi mesi assistiamo allo stravolgimento di un equilibrio millenario – spiega Ennio Cirnigliaro – eppure ormai la gente pare abituata a questo processo di trasformazione e non si scandalizza più”.

    Il secondo progetto è in corso di realizzazione sotto il ponte ferroviario della tratta Genova – Milano. Qui la società di costruzioni Caneva srl di Serra Riccò costruisce e mette in vendita 34 box interrati. I lavori partiti a luglio dovrebbero concludersi nel luglio 2013. Lo sbancamento del terreno arriva fin sotto le fondamenta dei pilastri del ponte, risalenti al 1889. Fra l’altro ci troviamo a pochi metri da un piccolo rivo e dal passaggio di una tubatura della Iplom. Ma a preoccupare è anche la possibile influenza delle vibrazioni provocate dal passaggio dei treni.
    “Questo è un progetto risalente al 1990, da noi ripreso recentemente – spiega il progettista Paolo Malerba – Abbiamo ottenuto tutte le autorizzazioni necessarie da parte delle Ferrovie dello stato. I carotaggi hanno permesso di verificare che le fondamenta dei pilastri giungono fino a 16-17 metri di profondità. Non c’è nessun pericolo perché il progetto box prevede due piani di circa tre metri di altezza, quindi al massimo scendiamo a 6 metri di profondità. Gli scavi hanno insistito sulla terra di riporto che all’epoca della costruzione del ponte era stata sistemata in prossimità dei pilastri”.

    Infine l’ultimo complesso di box si trova in prossimità di Campomorone, ormai concluso e i posti auto già venduti, è forse quello che incute minore timore visto che gli scavi sono stati più contenuti.

    Restano i dubbi sull’effettiva compatibilità di opere invasive che distano alcune centinaia di metri una dall’altra e insistono tutte sul medesimo versante collinare. Spesso infatti sorge il dubbio che le istituzioni pubbliche rilascino autorizzazioni quasi ad occhi chiusi, per poi magari ripensarci quando è troppo tardi.

    Matteo Quadrone