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  • Silos Bosco Pelato, San Fruttuoso: a breve l’ok del Comune, ma conviene ancora costruire?

    Silos Bosco Pelato, San Fruttuoso: a breve l’ok del Comune, ma conviene ancora costruire?

    san fruttuoso 3Nuova puntata nella pluriennale storia del silos di Bosco Pelato, quel piccolo polmone verde tra piazza Solari e via Amarena, sopravvissuto alla speculazione edilizia degli anni ’60 e che i proprietari della Fondazione Contubernio D’Albertis vorrebbero monetizzare attraverso la realizzazione di un multiparcheggio. Il progetto risale a 7 anni fa ma fu bloccato da una sospensiva alla concessione per la costruzione da parte dell’Amministrazione, anche grazie all’attivismo del Comitato per la protezione di Bosco Pelato da sempre contrario allo sbancamento della collina. A fine gennaio, inoltre, la proprietà aveva ricevuto da parte degli uffici comunali un pre-avviso di diniego all’autorizzazione per la costruzione qualora non fosse stata prevista una riduzione di volumi.

    «Gli uffici comunali – spiega Luca Motosso rappresentate del Comitato – non si erano accorti o avevano fatto finta di non accorgersi che anche il piano urbanistico precedente non avrebbe consentito la realizzazione di un silos con 5 piani seminterrati. Un cavillo, se così vogliamo definirlo, che avrebbe consentito a Tursi di bloccare definitivamente l’opera senza pagare un euro di danno». E così probabilmente sarebbe stato se non fosse arrivata la variante che riduce il silos di un piano e diminuisce i box da 152 a 123. «In realtà, la D’Albertis aveva presentato ricorso al Tar contro il Comune perché non concedeva il permesso a costruire ma la stessa proprietà aveva due volte chiesto in udienza il rinvio prendendo tempo fino a gennaio, quando il Comune ha inviato il pre-avviso di diniego». A quel punto il ricorso al Tar è stato ritirato ed è stata presentata la variante.

    san fruttuoso 2Ma le criticità secondo i cittadini sono sostanzialmente invariate e riguardano soprattutto le problematiche idrogeologiche e la sicurezza per i bambini di due scuole che sorgono nelle immediate vicinanze. «Abbiamo presentato le nostre osservazioni anche al nuovo progetto – prosegue Motosso – perché secondo noi il progetto iniziale eccedeva quanto previsto dalla norma per ben due piani e non uno solo. Inoltre, riteniamo anche di non essere in presenza di una variante ma di un vero e proprio nuovo progetto per cui dovrebbe essere necessario ricominciare l’iter in Giunta, Commissione e Consiglio e non limitarsi solamente al nulla osta degli uffici comunali. Infine, sarebbe opportuno verificare al meglio la convenzione in essere tra pubblico e privato perché a nostro avviso non può essere considerata valida benché firmata».

    Dal punto di vista idrogeologico, invece, il Comitato sostiene di aver evidenziato un rivo sotterraneo non mappato ma rilevato da studi privati commissionati a professionisti del settore per cui gli stessi cittadini si sono autotassati. «Il vicesindaco dice che problemi non ce ne sono ma non ce ne saranno fino a che non dovesse succedere qualche disastro».

    Bernini, dal canto suo, risponde che le analisi realizzate hanno tutt’al più evidenziato la presenza di una falda acquifera che, tuttavia, con la realizzazione del silos verrebbe tranquillamente messa in sicurezza.

    «Se negli anni le costruzioni della zona hanno deviato il corso d’acqua che abbiamo rilevato – controbatte Motosso – non è possibile saperlo con certezza, ma non è neanche possibile sapere con certezza che questo corso d’acqua non esista più. Almeno finché non ci metteranno nero su bianco le controprove anche perché nel passato, in occasioni di forti piogge, la presenza di un rivo sotterraneo era testimoniata da frequenti allagamenti della zona che hanno comportato alcune modifiche alla pendenza della stessa».

    La questione Bosco Pelato in Consiglio comunale: conviene costruire?

    palazzo-tursi-sindaco-doria-gonfalone-DIeri la questione è approdata nuovamente in Consiglio comunale, attraverso un duplice articolo 54 dei consiglieri Guido Grillo (Pdl) e Pierclaudio Brasesco (Lista Doria) che hanno chiesto chiarimenti al vicesindaco in merito al nuovo progetto del silos che sembrerebbe essere comunque meno invasivo.  «La parola fine al percorso di questo progetto non può ancora essere posta – ha risposto il vicesindaco Stefano Bernini – perché gli uffici stanno valutando la variante presentata dalla proprietà. La convenzione è già stata firmata e dunque il progetto dovrebbe tornare in Giunta e in Consiglio solo se le modifiche proposte non stessero dentro le normative generali che riguardano l’edilizia privata. È evidente che se non esistono elementi certi per il rigetto, un eventuale mancato accoglimento della variante potrebbe far insorgere una causa legale».

    La sensazione che emerge dalle parole del vicesindaco è, dunque, che il via libera da parte degli uffici tecnici non possa più essere rimandato, anche perché in caso contrario la controparte avrebbe gioco facile in un eventuale ricorso al Tar. Ma il Comitato per la protezione di Bosco Pelato ha ancora una speranza, neppure troppo flebile, ovvero che non si trovi più chi sia disposto a costruire il silos. Secondo quanto riportato dallo stesso Bernini, infatti, sono state ritirate le fidejussioni inizialmente presentate dalla proprietà per la costruzione e, al momento, sembrano non esserci altri soggetti in grado di presentare le necessarie garanzie economiche per procedere ai lavori. In effetti, nei setti anni che sono passati dall’ideazione del progetto ad oggi il prezzo di mercato per i box auto è crollato vertiginosamente come hanno mostrato anche altre situazioni cittadine (via Montezovetto, su tutte) e non è detto che il silos di Bosco Pelato sia più un intervento economicamente sostenibile per un privato.

    Simone D’Ambrosio

  • San Fruttuoso, silos Bosco Pelato: intervento edilizio a rischio, il Comune chiede modifiche al progetto

    San Fruttuoso, silos Bosco Pelato: intervento edilizio a rischio, il Comune chiede modifiche al progetto

    san fruttuoso 1La Fondazione Contubernio D’Albertis – proprietaria dell’area tra Piazza Solari e via Amarena, a San Fruttuoso, interessata dall’eventuale realizzazione di un contestato maxi-autosilos – non ha risposto con adeguata documentazione, entro i termini formalmente previsti, al preavviso di diniego a costruire inviatole dall’amministrazione comunale nel gennaio scorso. L’intervento edilizio, dunque, rimane in forte bilico. Il vice sindaco, Stefano Bernini, conferma «Il Contubernio sa quello che deve fare per ottenere il via libera al progetto. L’anomalia, come ho già avuto modo di spiegare, è la previsione di una struttura non completamente interrata. Dunque è necessaria una modifica progettuale con una riduzione volumetrica della parte fuori terra. E di conseguenza una riduzione del numero di box. Ciò chiama in causa anche i rapporti tra Contubernio e l’impresa costruttrice che ha acquisito l’area. Quest’ultima, presumibilmente, sta valutando il da farsi. Senza dimenticare che il comitato di cittadini contrario all’opera ha già annunciato l’intenzione di voler agire per vie legali nel caso dovesse partire il cantiere. Committente ed esecutore, insomma, stanno prendendo tempo».
    Nel frattempo – il 30 gennaio 2014l’udienza del Tar Liguria relativa alla causa intentata dalla Fondazione Contubernio D’Albertis contro il Comune di Genova per il ritardo nel rilasciarle il permesso di costruire, è stata per l’ennesima volta rinviata a data da destinarsi. In questo senso «Il preavviso di diniego è stata proprio una forma di autotutela da parte dell’amministrazione, anche in sede giudiziaria – sottolinea il vicesindaco – La posizione dell’amministrazione è chiarissima: se la Fondazione non modificherà il progetto la risposta del Comune sarà negativa. Noi a questo punto non dobbiamo più fare nulla, siamo soltanto in attesa».

    La posizione del Comitato Protezione Bosco Pelato

    Il Comitato Protezione Bosco Pelato (così è chiamata quest’ultima porzione di area verde sopravvissuta alla cementificazione), però, dà una diversa lettura dell’attuale situazione di impasse. «L’impressione è che la Fondazione, messa alle strette, voglia in qualche modo raddrizzare la situazione spiega Luca Motosso, esponente del comitato – attraverso un progetto ex novo (con la riduzione parziale del numero di box) che sostanzialmente non cambierà la natura impattante dell’intervento. Noi ribadiamo che non scenderemo a patti con nessuno, visto che il nostro obiettivo non è la riduzione del progetto. Per il comitato, se tutto davvero è in regola, si deve realizzare il progetto originale (è un diritto della controparte privata). Diversamente, come da noi dimostrato, se il progetto è illegittimo non deve essere costruito alcunché».

    Secondo il comitato «Il Contubernio, prima ha provato a forzare la mano citando per danni il Comune per il ritardo nel rilasciargli il permesso di costruire; adesso, invece, sta spingendo alla ricerca di una soluzione di compromesso». La Fondazione, infatti, ha richiesto per ben due volte il rinvio dell’udienza al Tar Liguria. «Questo la dice lunga e mette in evidenza come il Contubernio pensi di essere in torto e quindi conscio di aver presentato un progetto illegittimo», sottolinea Motosso.
    Iter amministrativo e procedimento giudiziario, nonostante siano due percorsi differenti, paiono indissolubilmente legati. Il 28 gennaio scorso – ovvero 2 giorni prima dell’udienza davanti al Tar – la Fondazione Contubernio «Ha depositato una memoria difensiva con la quale ha ribadito la sua convinzione nella legittimità del progetto – conclude Motosso – e ha affermato di esser d’accordo nel sospendere l’udienza data la sua intenzione di presentare un nuovo progetto per andare incontro alle richieste del Comune. La Fondazione, insomma, sta mischiando le carte nel tentativo di risolvere la vicenda a suo favore. Noi, però, non stiamo al gioco, pretendiamo che il rispetto delle regole valga per tutti e ribadiamo che l’istanza di diverse migliaia di cittadini è quella di non volere affatto il silos».

    Matteo Quadrone

  • Cantiere via Montezovetto, Albaro: tutto fermo sino a giugno, quale futuro per l’area?

    Cantiere via Montezovetto, Albaro: tutto fermo sino a giugno, quale futuro per l’area?

    Via Montezovetto, Genova AlbaroDopo le proteste dei cittadini era inevitabile che l’annosa questione del cantiere di via Montezovetto, in Albaro, fosse nuovamente affrontata in Consiglio comunale. Da cinque anni ormai sono iniziati i lavori per la costruzione di 140 box sotterranei privati in un’area di circa 4 mila metri quadrati. Ma, al di là del fatto che i posti auto mai realizzati e già venduti si contano sulle dita delle mani, il grosso ostacolo al completamento dell’opera è giunto in seguito alle difficoltà economiche che hanno colpito la ditta Carena sottoposta a processo di concordato in continuità (procedura attraverso la quale viene cercato un accordo con i creditori per evitare il fallimento e tentare il superamento della crisi).

    L’interrogazione in Consiglio

    «Nella commissione di dicembre – ricorda il capogruppo Pdl, Lilli Lauro – i cittadini chiedevano di aprire alcuni varchi per poter raggiungere più agevolmente i condomini ma la sensazione è che ci sia sempre un completo immobilismo».

    «Amministrare – ricorda Alfonso Gioia, capogruppo Udc – significa fornire servizi e curare la salvaguardia dei diritti dei cittadini. Qui, invece, siamo di fronte a una situazione in cui viene lesa persino la tutela della salute dei cittadini visto che pure le ambulanze hanno difficoltà di accesso in caso di necessità».

    «Gli abitanti della zona – prosegue Edoardo Rixi, capogruppo Lega Nord – sono talmente chiusi in gabbia che nelle scorse settimane una salma è stata portata via in carriola perché il carro funebre non riusciva a passare. Neppure i vigili del fuoco riuscirebbero a fare il proprio lavoro in caso di emergenza. Dato che le decisioni sul futuro di Carena andranno per le lunghe mi chiedo che cosa si stia facendo per mettere in sicurezza i cantieri almeno dal punto di vista dell’incolumità pubblica».

    La risposta arriva dal vicesindaco con delega all’Urbanistica, Stefano Bernini: «Dopo un secondo sopralluogo effettuato dei tecnici per verificare la sicurezza dei cantieri, come richiesto da un ordine del giorno del Consiglio comunale (in data 12 novembre 2013, NdR), gli uffici hanno richiesto a Carena che venissero realizzati alcuni interventi voluti dai cittadini per la propria incolumità. La ditta ha risposto che si trovava in situazione di concordato in continuità presso il Tribunale e che per 60 giorni non avrebbe potuto svolgere alcuna attività. Gli uffici, a quel punto, hanno stilato una lista dettagliata dei miglioramenti inderogabili e il 14 febbraio ne hanno intimato la realizzazione per il rispetto della sicurezza degli abitanti. Si tratta di richieste con impatto economico assolutamente non rilevante come lo spostamento di alcune protezioni e barriere new jersey. Nei giorni scorsi, il responsabile di Carena mi ha assicurato la disponibilità per la messa in pratica di questi interventi urgenti, compresa la creazione di un passaggio pedonale al centro del cantiere per limitare le difficoltà di accesso alle abitazioni».

    Il futuro: cosa ne sarà del cantiere di via Montezovetto?

    Fin qui la gestione dell’emergenza. Ma che ne sarà del cantiere in futuro? Fino a giugno la situazione è destinata a rimanere pressoché immobile, come spiega ancora il vicesindaco: «A giugno scade la possibilità di Carena di avere a disposizione gli spazi di quel cantiere. Personalmente mi auguro che la ditta possa uscire bene dalla situazione economica deficitaria per i tanti lavoratori che impiega ma se ciò non dovesse avvenire e se il cantiere non fosse rilevato da altre aziende nell’ambito della procedura legale in corso, allora il Comune potrà discutere la fidejussione lasciata da Carena e compiere a spese della ditta gli atti necessari per il ripristino di via Montezovetto». Fino ad allora, però, bocce ferme perché un intervento dell’amministrazione potrebbe essere sanzionabile come danno erariale da parte della corte dei conti poiché Tursi dovrebbe spendere soldi pubblici (che comunque non ci sono) a favore di un privato. Il tutto senza considerare le difficoltà di intervento in un cantiere aperto.

    Simone D’Ambrosio

  • San Fruttuoso, silos Bosco Pelato: Tursi chiede modifiche al progetto per poter costruire

    San Fruttuoso, silos Bosco Pelato: Tursi chiede modifiche al progetto per poter costruire

    san fruttuoso 4L’iter per la costruzione del maxi auto-silos a 5 piani nell’area verde di Bosco Pelato tra Piazza Solari e via Amarena a San Fruttuoso, che nel giugno scorso pareva avviato verso una conclusione favorevole alla realizzazione dell’operazione immobiliare, subisce un brusco stop: l’amministrazione comunale, infatti, ha inviato ai proponenti del progetto – la Fondazione Contubernio D’Albertis, proprietaria dell’area – un preavviso di diniego dell’autorizzazione a costruire per “eccesso di volumetrie”. Dunque, se il progetto non sarò modificato con una riduzione di volumi, il Comune non rilascerà il permesso di costruire.

    Si tratta della prima – seppur parziale – vittoria per il Comitato di abitanti da tempo mobilitato contro l’ipotesi di realizzazione del parcheggio a scapito dell’ultimo polmone verde del quartiere (il cosiddetto Bosco Pelato). I residenti contestano soprattutto l’impatto ambientale del silos sul delicato equilibrio idrogeologico di una zona, quella di San Fruttuoso, già ampiamente cementificata. Per sostenere le ragioni del no all’intervento, nell’estate 2013, il Comitato aveva sottoposto all’esame degli uffici comunali ulteriore documentazione relativa agli aspetti geologici e di inquinamento ambientale.

    La decisione di inviare il preavviso di diniego è frutto degli approfondimenti effettuati dagli uffici comunali all’edilizia privata, come spiega il Vicesindaco Stefano Bernini:

    [quote]Tra gli elementi sollevati dal Comitato soltanto uno assume particolare rilevanza, ovvero quello relativo al fatto che il progetto prevede una costruzione non completamente interrata. In pratica, un intero piano dell’auto-silos risulta fuori terra.[/quote]

    Adesso, se la Fondazione Contubernio D’Albertis vorrà ottenere il permesso di costruire, dovrà necessariamente modificare il progetto: «I proponenti hanno tempo 15 giorni per presentare delle osservazioni o per presentare una nuova soluzione progettuale – continua Bernini – In caso di modifica gli uffici daranno il loro assenso». Anche alla luce dell’esistenza, per Bosco Pelato, di una norma speciale in materia urbanistica approvata dal passato ciclo amministrativo (quello guidato dall’ex Sindaco Marta Vincenzi) che affermava la possibilità di realizzare l’auto-silos. Per evitare che ciò avvenga il Consiglio comunale dovrebbe rivedere tale norma speciale. «Ma oggi modificare una norma speciale già approvata dal Consiglio vuol dire esporsi anche civilmente – sottolinea il Vicesindaco – aprendo la strada ad eventuali ricorsi».

    A proposito di controversie giudiziarie, Giovedì 30 gennaio è prevista l’udienza del Tar in merito alla causa che la Fondazione Contubernio D’Albertis ha promosso contro il Comune, citandolo per danni, per non averle ancora rilasciato il permesso di costruire.

    Comunque sia, sul tavolo restano diverse incognite che fanno ben sperare il Comitato di cittadini. Interrogativi legati all’opportunità o meno di realizzare l’operazione immobiliare da parte di committenti ed esecutori (Codelfa, impresa controllata dal Gruppo Gavio che ha acquisito l’area dalla Fondazione).
    Senza dimenticare che, nonostante le necessarie modifiche, il progetto dovrà garantire le previste opere pubbliche di compensazione – vale a dire il campetto polivalente e, soprattutto, l’ascensore inclinato di collegamento tra Piazza Solari e via Amarena – opere per le quali è già stata firmata una convenzione con il Comune. Con un piano in meno, quindi minori parcheggi, staremo a vedere se i soggetti privati riterranno ancora fattibile l’investimento.
    L’amministrazione comunale attende la risposta dei proponenti e poi deciderà come procedere.

    Matteo Quadrone

  • Pegli cinema Eden: costruzione box, si attende il Consiglio di Stato

    Pegli cinema Eden: costruzione box, si attende il Consiglio di Stato

    pegli-cinema-eden-via-pavia (3)Qualche tempo fa la chiusura del Cinema Eden di Pegli per la  costruzione di box aveva fatto scalpore in città: dotato di sale al coperto e in estate adibito a cineforum all’aperto, era stato smantellato per far posto un silos interrato di 3 piani con 68 posti auto. Chiuso dal 28 giugno 2011, i primi lavori sono iniziati nel maggio 2012 e sembravano non doversi arrestare. Oggi qual è la situazione di avanzamento del cantiere?

    Negli ultimi tempi c’erano stati problemi tra la ditta appaltatrice e la Soprintendenza per i Beni Architettonici e Paesaggistici, che vincola l’immobile e il giardino in questione. Dapprima, un ricorso da parte della ditta al TAR, che aveva confermato la legalità delle azioni e aveva dato il via libera all’avanzamento dei lavori. Poi, il contro-ricorso della Soprintendenza in Consiglio di Stato per chiedere un adeguamento del progetto alle norme vigenti. Nella diatriba si sono inseriti anche i membri del Comitato pegliese che, pur non partecipando attivamente all’iter legale, ancora lottano affinché il progetto dei box non veda mai la luce. In attesa della pronuncia del Consiglio di Stato dopo l’udienza del 10 dicembre 2013, durante #EraOnTheRoad a Pegli abbiamo parlato con i volontari del Comitato.

    Cinema Eden, Pegli

    L’iter dei lavori

    Un primo progetto era stato presentato nel 2007, più ampio (box interrato di 4 piani anziché 3) e poi ridimensionato grazie all’intervento del Comitato, che aveva messo in luce il mancato rispetto delle norme preesistenti: «Quel primo progetto non rispettava le distanze dalle abitazioni circostanti previste per legge e presentava una serie di altre mancanze macroscopiche», ricordano.

    Sono stati presentati in seguito altri 3 progetti preliminari prima di raggiungere l’accordo su quello attuale. Dopo l’approvazione del progetto esecutivo nel giugno 2011, i lavori sono iniziati nel maggio 2012, a poche settimane dalla scadenza dell’autorizzazione per la costruzione. L’apertura del cantiere è arrivata proprio in concomitanza del cambio della giunta e il passaggio all’Amministrazione Doria, che ha da subito cercato di interagire con il Comitato e i cittadini contrari al progetto, con successo.

    Il cantiere non ha avuto vita lunga: poco dopo è stato messo in luce da parte della Soprintendenza un difetto nella procedura con cui era stata concessa alla ditta l’autorizzazione a costruire, con conseguente sospensione della stessa. Infatti, l’Ente aveva dapprima approvato un progetto di massima per il il riassetto dell’area a fine lavori, ma chiedeva di visionare un progetto definitivo che rispondesse a domande come quelle relative alle tipologie di alberi da reimpiantare, al ripristino del cinema e delle attrezzature per il cineforum all’aperto. Alla proposta provvisoria (rimettere i platani senza piantarli nel terreno, visto lo scavo, e inserendoli in grandi vasi: una sorta di maxi-bonsai), la Soprintendenza aveva dato l’ok, ma si riservava il diritto di fare ulteriori studi botanici. Visto che il progetto definitivo non arrivava, c’è stato lo stop e la sospensione del nullaosta. «In tutto ciò – dicono dal Comitato – abbiamo continuato a chiedere che fossero verificate le lacune del progetto, nella speranza di ottenere la sospensione totale dell’autorizzazione».

     

    Lo stato attuale

    Dopo questi avvenimenti, la ditta ha fatto ricorso al TAR, contestando il fatto che la Soprintendenza avesse dato ascolto alle proteste dei “vocianti” (in riferimento ai membri del Comitato) e denunciando un ”abuso di autorità” da parte dell’Ente. Il ricorso è stato accolto nel maggio 2013: il TAR ha dato ragione alla ditta, permettendole di proseguire con i lavori, ma i pegliesi che si oppongono al progetto non si arrendono. A ciò è seguito un altro ricorso della Soprintendenza al Consiglio di Stato. L’udienza, come detto in apertura, si è svolta il 10 dicembre 2013 e tra pochi giorni se ne conoscerà l’esito.

    Qual è lo stato attuale del cantiere? Alcuni box sono già stati prenotati dai residenti delle abitazioni limitrofe, ma per ora c’è stato solo il taglio di 3 dei 12 platani sani (più uno già malato) nel cortile e l’abbattimento dello schermo per le proiezioni all’aperto. Per il resto i lavori sono fermi. I volontari del Comitato pegliese ci offrono un punto di vista privilegiato sul cantiere, da un’abitazione privata che affaccia direttamente sul sito in questione. Ci raccontano: «Siamo preoccupati perché le problematiche denunciate anni fa sono presenti tutt’ora. Ad esempio, in quanti sanno che il team di progettisti e geologi che svolgono i lavori qui è lo stesso che sta eseguendo i lavori nel cantiere del San Martino? Lì hanno dovuto ricominciare tutto da capo perché si sono resi conto che gli studi erano sbagliati: non era stata presa in adeguata considerazione la presenza del Rio Noce, che scorreva sotto allo scavo. Non vogliamo che succeda qualcosa di analogo. Qui sotto ci sono falde acquifere: l’acqua continuerà a scorrere sotto ai nuovi box, prendendo magari altre direzioni e compromettendo la sicurezza dell’abitato attorno. Vogliamo che vengano fatti studi appositi: gli uffici si limitano a “dare pareri”, mentre dovrebbero esprimere valutazioni vincolanti per la realizzazione dell’opera».

     

    Elettra Antognetti 

    Era On The RoadQuesto articolo è stato scritto grazie ai sopralluoghi di #EraOnTheRoad. Contattaci per commenti, segnalazioni e domande: redazione@erasuperba.it

     

     

  • Sampierdarena, box via Armirotti: un cantiere infinito

    Sampierdarena, box via Armirotti: un cantiere infinito

    Sampierdarena. box via armirotti 013Esattamente un anno fa ci eravamo occupati del cantiere per la costruzione di un’autorimessa su due piani interrati (per 68 box complessivi) in via Armirotti – una traversa di via Carlo Rolando, nel quartiere di Sampierdarena – che insiste proprio sulla falda acquifera. Già allora i lavori erano fermi da alcuni mesi, oggi, a distanza di 365 giorni ben poco è stato fatto, mentre alcuni abitanti, rappresentati dal comitato spontaneo di Via Armirotti e via Currò (altra traversa di via Rolando) continuano a manifestare preoccupazione per i notevoli rischi idrogeologici conseguenti agli scavi.

    «La situazione sta diventando sempre più critica – racconta Angelo Olani, portavoce del comitato – gli operai appaiono in maniera fugace per poi scomparire subito dopo. Ogni tanto arriva qualcuno, apre il cancello e, con un piccolo camion, carica un po’ di terra che viene portata via».
    Nel frattempo, si sono avvicendate almeno un paio di ditte impegnate nei lavori o, per meglio dire, nei non lavori. «Gli unici interventi finora eseguiti sono stati la realizzazione di un muro di cinta, che scende in profondità per almeno 3-4 metri e di una sorta di canale perimetrale che circonda l’area centrale, dove vengono depositati i cumuli di terra – sottolinea Angelo Olani – Quando c’erano gli operai, almeno pompavano l’acqua quotidianamente, evitando che essa si accumulasse nel canale. Adesso che tutto è abbandonato, invece, l’acqua aumenta e, con le piogge di questi giorni, la situazione non può che peggiorare».

    Sampierdarena. box via armirotti 013.2jpgDopo vari incontri con le istituzioni (Municipio Centro Ovest e Comune) che non hanno voluto riconoscere il minimo rischio, l’unica strada per tentare di dimostrare la pericolosità di un simile intervento è attraverso la presentazione di una perizia tecnica di parte. Ma l’intento era – ed è tuttora – quello di coinvolgere nell’iniziativa tutti i palazzi che si affacciano sul cantiere. Il problema, però, è dovuto al fatto che gli amministratori condominiali – ad eccezione di un paio – non hanno dimostrato la disponibilità necessaria affinché la questione venisse discussa nelle competenti assemblee.
    «Alcuni amministratori non l’hanno neppure inserita negli ordini del giorno – spiega Olani – dimostrandosi sordi ai nostri richiami, nonostante siano mesi ormai che proviamo a far capire l’importanza di una perizia geologica in grado di tutelarci, in quanto residenti, da eventuali incidenti o pericoli per i palazzi, che potrebbero manifestarsi anche una volta conclusa la realizzazione dell’autorimessa».

    Una relazione che, se divisa tra tutti i condomini interessati, comporterebbe una spesa irrisoria di circa 5 euro ciascuno. «Ho anche scritto al presidente degli amministratori Anaci – continua Olani – per denunciare questo stallo». La risposta del dott. Pierluigi D’Angelo, non si è fatta attendere: “Gli amministratori possono, anzi devono, procedere senza convocazione dell’assemblea agli atti conservativi delle parti comuni dell’edificio, come da comma 4 art. 1130 del C.C.”.
    «Insomma, gli amministratori dovrebbero intervenire d’ufficio, come conferma il presidente Anaci, perché in ballo c’è la sicurezza dei palazzi», chiosa Olani.

    «Purtroppo siamo rimasti in pochi a lottare – conclude con amarezza il signor Angelo Olani – Ho parlato nuovamente con il presidente del Municipio Centro Ovest, Franco Marenco, che si è dimostrato pronto ad attivarsi, ma prima occorre una relazione ufficiale, come la perizia tecnica, per poter almeno auspicare di essere ascoltati dalle istituzioni».

     

    Matteo Quadrone

  • Borgoratti, via Bocciardo: il palazzo della vergogna, fuori casa da due anni

    Borgoratti, via Bocciardo: il palazzo della vergogna, fuori casa da due anni

    box via bocciardoSei famiglie da due anni fuori casa a proprie spese, evacuate dalle abitazioni per ragioni di sicurezza. Era il 4 dicembre 2011 quando per il civico 1 di via Bocciardo, nel quartiere di Borgoratti, l’ufficio Pubblica Incolumità ordinava lo sgombero per possibili lesioni strutturali alle fondamenta del palazzo causate dai lavori per la realizzazione di un centinaio di parcheggi interrati sulla sottostante via Tanini.
    Fu uno smottamento interno all’area di cantiere ad accendere la miccia, quando già da parecchi mesi gli abitanti manifestavano forti preoccupazioni per fessure e crepe nei muri e sulla strada in seguito ai lavori di scavo. Un disagio temporaneo, si disse ai tempi; il rientro a casa previsto alla conclusione delle opere di consolidamento e messa in sicurezza. Sono trascorsi ventitre mesi.

    L’area è di proprietà privata e i lavori affidati ad una ditta esecutrice, ovviamente con il permesso a costruire rilasciato dal Comune di Genova con tanto di parere favorevole della Provincia (indispensabile in considerazione del vincolo idrogeologico che interessa la zona). Le autorizzazioni sono state ritirate dopo il tragico evento del dicembre 2011 e, nel frattempo, una sentenza del Tribunale Civile di Genova ha obbligato la società B & C Group e la ditta esecutrice SCA a eseguire tutte le opere necessarie a garantire la sicurezza dell’edificio condominiale e dell’area di cantiere (in parallelo si apre anche un procedimento  in sede penale dopo una formale denuncia di querela, qui l’inchiesta di Era Superba del dicembre 2012 che ricostruisce nel dettaglio la situazione).

    Ciò nonostante da quel momento non accade più nulla o quasi. L’azienda non ha i soldi per effettuare gli interventi richiesti, gli abitanti rimangono fuori casa, sempre a loro spese (trovandosi addirittura nella surreale situazione di dover pagare per prelevare dalle abitazioni gli effetti personali), e tutto sembra destinato all’immobilismo. Almeno sino al maggio scorso, quando il cantiere riapre facendo finalmente tirare un sospiro di sollievo agli abitanti. Ma è solo un’illusione: «Avevamo ricevuto rassicurazioni dalla proprietà – racconta Enrico Ciani, inquilino e amministratore del condominio – sul fatto che a maggio sarebbero partiti i lavori di messa in sicurezza e che entro il 30 settembre avremmo avuto il via libera per il ritorno a casa. Con qualche giorno di ritardo il cantiere ha riaperto, ma dopo neanche un mese i lavori si sono bloccati e da quel giorno tutto è tornato a tacere».

    «Non sappiamo cosa è stato fatto in quelle settimane di lavori, sicuramente ben poco. La proprietà sostiene di non avere i soldi per proseguire con l’intervento necessario alla messa in sicurezza. Intanto continuano a verificarsi movimenti del terreno sotto al nostro palazzo, certamente limitati rispetto al passato, ma che non fanno altro che peggiorare una situazione già di per sé molto pericolosa. E purtroppo non solo per il civico 1, ma per tutta la zona circostante».

    In tutti questi mesi gli inquilini hanno pagato regolarmente tasse e utenze, oggi si muovono per chiudere definitivamente gli impianti di acqua e gas. Un gesto che ha il sapore della rassegnazione «non è esclusivamente un discorso economico, ma anche una questione di sicurezza», precisa Ciani.

    «Purtroppo stiamo prendendo coscienza del peggio, ovvero iniziamo a pensare che non faremo mai più ritorno nelle nostre case e quelle che fino ad oggi sono state “sistemazioni di fortuna” dovranno inevitabilmente diventare per noi soluzioni definitive. Non abbiamo intenzione di mollare la presa, ma non vediamo nulla a cui aggrapparci, all’orizzonte non ci sono più date o scadenze da attendere. La situazione è ferma e non ci sono evoluzioni in vista. Tutti stanno a guardare lo scempio che si compie, nessuno ci dà una mano. Abbiamo richiesto un incontro al sindaco, stiamo attendendo una risposta».

     

    Gabriele Serpe

  • Silos piazza Solari: l’iter si allunga, verifiche degli uffici comunali

    Silos piazza Solari: l’iter si allunga, verifiche degli uffici comunali

    san fruttuoso 1Si allungano i tempi per chiudere l’iter del contestato progetto per la realizzazione del maxi auto-silos a cinque piani in Piazza Solari a San Fruttuoso, pratica che un mese fa sembrava già cosa fatta. Il rischio idrogeologico in una zona iper cementificata rimane la discriminante fondamentale in grado di far pendere l’ago della bilancia da una parte o dall’altra. La presenza di un rivo sotterraneo di cui si sono perse le tracce – come da sempre ricorda la “memoria storica” del quartiere – potrebbe cambiare radicalmente le carte in tavola. Adesso i tecnici di Palazzo Tursi sono chiamati a valutare questo elemento.
    La Commissione consiliare Territorio, svoltasi la settimana scorsa, ha aperto la porta ad un esito non scontato del procedimento: gli uffici comunali, infatti, stanno esaminando ulteriore documentazione – relativa agli aspetti geologici e di inquinamento ambientale – presentata dal Comitato Protezione Bosco Pelato e Residenti.
    «Lo strumento dell’assemblea pubblica in cui il Municipio Bassa Valbisagno ha invitato l’Istituto Contubernio D‘Albertis a rendere pubblico quel che c’era da sapere, con proiezioni e informazioni a disposizione dei cittadini, ha permesso che il dissenso trovasse modo di esprimersi – spiega Giuseppe Pittaluga, consigliere municipale Fds – In quell’occasione, tra gli argomenti sostenuti dagli abitanti, è emersa la testimonianza di un anziano sul corso d’acqua, il piccolo canneto e l’infanzia passata a pescar le rane. Proprio quel ricordo dai tratti bucolici dà origine all’elemento oggi fondamentale».
    In Commissione consiliare, soprattutto dopo il sopralluogo e maggiori approfondimenti, si percepisce una nuova sensibilità. È stato sufficiente che i consiglieri comunali si rendessero conto della realtà dei fatti per modificare un primo approccio che in generale pareva almeno possibilista riguardo al via libera ai lavori. Adesso all’orizzonte si profila l’opportunità di una scelta politica in controtendenza capace di decretare lo stop di un iter progettuale quasi concluso. Un precedente importante che farebbe scuola.

    Da parte sua l’Istituto Contubernio si è dichiarato pronto a richiedere i danni al Comune in caso di diniego delle autorizzazioni necessarie. Secondo loro il permesso a costruire sarebbe un atto dovuto vista la legittimità del progetto.
    Di parere opposto è il comitato che ritiene l’opera non conforme alle norme «Perché non è un parcheggio interrato visto che è fuori terra per oltre 7 metri e nella peggiore delle ipotesi anche per 15 – sottolinea l’avvocato Daniele Granaro – Il permesso di costruire non è un atto dovuto e il mancato rilascio non espone il Comune al risarcimento di danni».
    Chi, invece, è convinto che non si possa più tornare indietro è il vicesindaco Stefano Bernini «Noi abbiamo una responsabilità di continuità amministrativa. L’iter di questo progetto era ad un punto tale che non abbiamo potuto assumere un atteggiamento diverso e, sulla base degli elementi che abbiamo, possiamo agire solo su alcuni aspetti che possono mitigare l’impatto dell’opera»
    «Per il vicesindaco pare che sia consequenziale approvare e continuare le scellerate scelte dell’amministrazione precedente, dichiarando una continuità che vanifica speranze e progettualità del fantomatico “nuovo corso” che faceva della partecipazione civica alle scelte un cavallo di battaglia – sottolinea Pittaluga, presente alla Commissione consiliare di Palazzo Tursi – Secondo Bernini la faccenda “poteva essere chiusa lì”, all’interno del palazzo, senza avvertir chicchessia e ancora grazie che invece si sono resi disponibili. Come se questo fosse “bontà loro”».

    Oggi la situazione, alla luce della seduta di Commissione consiliare, è la seguente: «Fds, Sel, Idv, Lista Doria e qualche consigliere del Pd, oltre che M5s e il consigliere Pdl Guido Grillo, pare siano per un diniego a costruire in linea di massima – continua Pittaluga – A onor del vero il consigliere Claudio Villa ha addirittura chiesto un documento politico in cui si esprima l’inopportunità dell’opera». Dunque il fronte del no viene allo scoperto e annuncia la presentazione di un ordine del giorno. «Vedremo se il consiglio comunale riuscirà ad avere la meglio sul partito del cemento», conclude Pittaluga.

     

    Matteo Quadrone

  • Box e parcheggi, il WWF: nessuna politica sulla mobilità urbana

    Box e parcheggi, il WWF: nessuna politica sulla mobilità urbana

    Auto a CaricamentoUna moratoria sulla realizzazione di nuovi parcheggi fino alla definizione di un nuovo Piano Urbano della Mobilità (PUM) che contenga chiari ed ambiziosi obiettivi di riduzione del parco veicoli circolante in città. Queste le richieste che il WWF rivolge all’amministrazione comunale, colpevole, secondo l’associazione ambientalista, di non aver mai affrontato la questione alla radice, onde evitarne le conseguenze.
    «A Genova ci sono 280.000 auto contro 190.000 posti auto: quindi, mancano 90.000 posti auto oppure ci sono 90.000 auto di troppo? – è la domanda paradossale che pone la sezione genovese del WWF – Il Comune, invece di mettere in campo una seria politica di riduzione del parco veicolare privato, in primis puntando su incremento dell’utilizzo del TPL, mobilità dolce (percorsi pedonali; mobilità ciclistica) e forme di auto condivisa (car sharing; taxi), continua a perseguire, favorire e permettere la realizzazione di parcheggi ovunque, a scapito di qualsiasi cosa».

    «Già all’epoca dell’ex assessore al Traffico, Piero Villa, si parlava di 90 mila posteggi in meno – racconta Vincenzo Cenzuales, presidente WWF Genova – Eravamo a metà anni ‘90. Ebbene, sono passati quasi 20 anni, nel frattempo sono stati costruiti circa 10 mila nuovi posti auto, ma il problema è sempre il medesimo».
    Le cause di un tale fenomeno sono indissolubilmente legate all’idea di città che le istituzioni promuovono. «Se riteniamo che Genova necessiti di un maggior numero di posteggi è perché riteniamo che in città debbano circolare così tanti mezzi privati – continua Cenzuales – Dunque consentiamo la costruzione di altri auto-silos. Con tutte le conseguenze del caso, soprattutto in termini di consumo del suolo ed aumento del rischio idrogeologico».

    E qui entra prepotentemente in gioco il Piano Urbano della Mobilità (PUM), approvato dall’ex Giunta Vincenzi nel gennaio 2010.
    «È un documento corposo che ha avuto una lunghissima gestazione – spiega Cenzuales – Purtroppo, però, il piano non si pone obiettivi lungimiranti. In estrema sintesi, secondo il PUM, a Genova non sussisterebbe un grave problema di traffico e relativo inquinamento. Il documento afferma che occorre migliorare entrambe le mobilità, pubblica e privata, ma non sono indicati adeguati strumenti per disincentivare l’uso delle automobili». Insomma, l’obiettivo di un riequilibrio tra traffico pubblico e traffico privato non è compreso nel PUM.
    «Tutte le realtà più avanzate mirano ad un abbassamento dei tassi di motorizzazione – aggiunge Cenzuales – L’attuale Giunta di Palazzo Tursi, invece, non ha alcuna intenzione di rivedere il PUM».

    «Oggi siamo di fronte alla cementificazione di una delle poche aree verdi di San Fruttuoso (Bosco Pelato in Piazza Solari) – scrive il WWF – ieri lo eravamo davanti a casi simili, in parte scongiurati, come Spianata Castelletto, Acquasola, Via Cancelliere, Cinema Eden, P.le Benzi, Via Bovio, Pedegoli, Via Somma; ma la lista, purtroppo, è molto lunga. Nella sola area centrale, tra Principe e Brignole, sono stati realizzati negli ultimi anni ben 3000 posti in più e molti altri sono previsti (Caravelle, Ponte Parodi, Piazza Dante, Dinegro, Stazioni Principe e Brignole, ecc.)».

    La riduzione del parco veicolare deve diventare una priorità «Se non vogliamo soccombere sotto una marea di auto, mediamente ferme parcheggiate per più del 97% del tempo – conclude il WWF – Bisogna fermare l’occupazione di spazi urbani vitali, altrimenti utilizzabili per corsie bus, percorsi ciclopedonali, aree di socializzazione, in primis per bambini e anziani, ma più in generale per tutti».

     

    Matteo Quadrone

    [foto di Roberto Manzoli]

  • Silos Piazza Solari: il Comune conferma la legittimità del progetto

    Silos Piazza Solari: il Comune conferma la legittimità del progetto

    san fruttuoso 2Manca ancora il permesso a costruire. Ma è solo questione di tempo perché l’amministrazione comunale ha confermato la legittimità dell’operazione. Stiamo parlando del discusso progetto del maxi silos di 5 piani (per 152 posti auto) nel cuore di San Fruttuoso, tra Piazza Solari e via Amarena, sul terreno di proprietà della Fondazione Contubernio D’Albertis.
    Dopo la presentazione delle osservazioni da parte del comitato dei residenti e la manifestazione di protesta andata in scena Lunedì 3 giugno, ieri tutte preoccupazioni dei cittadinisoprattutto in merito al rischio idrogeologico – sono approdate a Palazzo Tursi.
    Il 13 giugno i consiglieri comunali eseguiranno un sopralluogo sull’area interessata dall’intervento, mentre la prossima seduta di Commissione Consiliare Territorio è fissata per il 19 giugno. In quell’occasione, probabilmente, si tireranno le somme e verrà presa una decisione definitiva.

    Il direttore della Fondazione Contubernio D’Albertis, Gianluigi Magaglio, presente all’incontro di ieri, esprime soddisfazione per quello che considera un passo avanti verso la realizzazione del progetto: «La Commissione ha ribadito il fatto che noi abbiamo rispettato alla lettera le procedure. Tutti i consiglieri hanno riconosciuto la legittimità dell’operazione. La Fondazione, dal punto di vista amministrativo, ha svolto il proprio dovere. L’iter approvativo è praticamente concluso. I pareri sono stati tutti favorevoli».
    A seguito del parere del Municipio Bassa Valbisagno, che chiedeva ulteriori approfondimenti «Abbiamo integrato la documentazione – continua Magaglio – Il progetto è stato modificato con l’ampliamento delle vasche di laminazione per la raccolta delle acque. Erano già a norma ma così una vasca ha raddoppiato la sua portata, passando da 18 a 32 metri cubi. Inoltre, è prevista una seconda vasca da 3 metri cubi, dedicata esclusivamente alla parte di opera pubblica (l’ascensore inclinato di collegamento tra Piazza Solari e via Amarena; il campetto polivalente)».
    La Fondazione Contubernio D’Albertis ha sottolineato la propria disponibilità a collaborare – in particolare sugli aspetti idrogeologici – con il Comune, con il Municipio, con esperti dell’Università e anche con il comitato di cittadini. «Questa è una nostra precisa istanza: concordare tutti gli interventi passo dopo passo, dalla cantierizzazione allo sviluppo dei lavori – spiega Magaglio – Adesso, con la consegna delle fideiussione in originale presso l’ufficio del dirigente del Settore Approvazione Progetti e Controllo Attività Edilizie Paolo Berio, noi attendiamo soltanto che ci venga rilasciato il permesso a costruire. La fideiussione supera il milione di euro e consentirà al Comune, qualunque cosa succeda, di disporre del denaro per realizzare le 2 opere pubbliche, ovvero ascensore inclinato e campetto polivalente».

     

    Le motivazioni economiche dell’operazione

    Il 1 giugno 2013 la Fondazione Contubernio D’albertis ha festeggiato il suo 150° compleanno. Nata a metà del 1800 come donazione del vescovo di Ventimiglia Giambattista D’Albertis, era destinata ad accogliere le bambine sordomute che nella storica struttura di via Amarena vivevano, studiavano e apprendevano un lavoro.
    La trasformazione da convitto a scuola risale alla fine degli anni ‘60. Oggi le sordomute sono ospitate in una residenza protetta, autorizzata e convenzionata con il Comune, mentre l’istituto è diventato un grande complesso scolastico: asilo, elementari e medie, per un totale di 550 alunni e 47 dipendenti diretti.
    «Il nostro edificio in 150 anni di storia è rimasto uguale a se stesso, circondato da un parco di circa 20 mila mq – spiega Magaglio, che non ci sta a passare per l’ennesimo artefice della cementificazione selvaggia di San Fruttuoso – Intorno al Contubernio, invece, i palazzi sono spuntati come funghi, anche in zone sottoposte a vincoli».
    La salvaguardia dell’ambiente, secondo il direttore, è sempre stata una prerogativa della Fondazione: «Abbiamo spazi con animali (capre, conigli, tartarughe), un bosco dove portiamo i bambini a giocare, piante ed alberi di pregio, che curiamo con attenzione».
    Di questi 20 mila mq, solo 1700 sono inutilizzati: quelli della scarpata di Bosco Pelato. «Il notevole dislivello (35 metri tra la strada interna del Contubernio e Piazza Solari) e la presenza di una fitta vegetazione spontanea, impediscono di sfruttare questa porzione di verde – aggiunge Magaglio – Per recuperarla e rimetterla a nuovo è necessaria una spesa di migliaia di euro».

    Soldi di cui attualmente la Fondazione non dispone. Anzi, è proprio la stringente esigenza di recuperare risorse economiche, a giustificare la discussa operazione immobiliare. «Io sono un amministratore di una Fondazione che ha 47 dipendenti diretti e fa fronte a 550 alunni – racconta Magaglio, che è anche il vicepresidente regionale della Federazione delle Scuole Cattoliche – Noi forniamo un servizio scolastico in aule attrezzate e dotate di tutte le misure di sicurezza. Lo sa quanto costa mettere a norma gli spazi? Per garantire la sopravvivenza dell’istituto bisogna inventarsi delle soluzioni – conclude il direttore – Le uniche risorse della Fondazione sono i suoi spazi esterni. Abbiamo ceduto l’area a Codelfa (impresa controllata dal gruppo Gavio, ndr) ma seguiremo l’andamento dei lavori con i nostri tecnici, affinché tutto sia eseguito a regola d’arte. Cos’altro dovevamo fare nel 2007, quando abbiamo ipotizzato il progetto? Gli strumenti urbanistici consentono un tale intervento e questo è l’unico modo per sfruttare economicamente un’area di nostra proprietà».

     

    Matteo Quadrone

    [Foto dell’autore]

  • San Fruttuoso, silos Piazza Solari: girotondo per salvare Bosco Pelato

    San Fruttuoso, silos Piazza Solari: girotondo per salvare Bosco Pelato

    san fruttuoso 1Un “girotondo verde”, dedicato a tutti i bambini che frequentano le scuole e l’asilo di Piazza Solari, per chiedere che il bosco non venga distrutto e sostituito con un silos di 5 piani. È questa l’ultima iniziativa organizzata dal Comitato Protezione Bosco Pelato e Residenti – un folto gruppo di cittadini indipendenti da ogni partito o movimento politico – che da alcuni mesi si batte contro la realizzazione della maxi autorimessa – tramite sbancamento della collina di Bosco Pelato, situata a San Fruttuoso tra piazza Solari, via Amarena e via Savelli – con conseguente cementificazione della zona da parte della Fondazione Contubernio D’Albertis e del Gruppo Gavio.

    Oggi pomeriggio (Lunedì 3 giugno) dalle ore 16:00 alle 16:30 i più piccoli sono invitati a partecipare al girotondo: «A ogni bambino verrà dato un palloncino verde del colore del bosco e faremo un girotondo intorno alla piazza tutti insieme – spiega il comitato – Partecipate numerosi all’uscita della scuola o dell’asilo e ditelo ai vostri amici».

    L’obiettivo è catalizzare l’attenzione dell’opinione pubblica sulle criticità che un simile intervento potrebbe generare nel quartiere. Mentre sul piano della comunicazione, metodo e tempistica scelti dalle istituzioni, suscitano perplessità. Come spesso accade, infatti, il confronto con gli abitanti della zona è avvenuto ormai a giochi fatti.
    «L’iter approvativo del progetto è stato sviluppato senza informare in alcun modo la cittadinanza – sottolinea il comitato – si è svolta una sola riunione, il 16 gennaio scorso, presso il Municipio Bassa Valbisagno, quando l’intervento è stato illustrato mettendo la popolazione davanti al fatto compiuto. A dire il vero, l’iter progettuale non è del tutto concluso, perché manca ancora il permesso a costruire. Comunque sia, analizzando il progetto presentato, è evidente come parecchi dei pareri positivi siano stati dati in maniera affrettata; a volte senza che tutte le informazioni fossero state fornite al soggetto a cui veniva richiesta l’approvazione».

    I cittadini di San Fruttuoso, a spese proprie, hanno commissionato degli studi aggiuntivi a specialisti affermati che «Hanno confermato l’elevato rischio idrogeologico ed ambientale derivante da una tale opera – conclude il comitato – Abbiamo dato mandato ad un avvocato di mandare le nostre obiezioni alle autorità preposte». Le preoccupazioni sono sempre le stesse: rischio idrogeologico; sicurezza degli edifici scolastici e degli edifici limitrofi; ulteriore cementificazione; disagio viario ed aumento dei gas di scarico; sopravvivenza dell’area verde pubblica; inutilità delle opere compensative (ascensore inclinato e campetto da calcio).

     

    Matteo Quadrone

  • Silos Piazza Solari, il comitato informa gli abitanti di San Fruttuoso

    Silos Piazza Solari, il comitato informa gli abitanti di San Fruttuoso

    san fruttuoso 1Troppa disinformazione continua a circolare intorno al contestato progetto per la costruzione del maxi auto-silos tra Piazza Solari e via Amarena, all’interno della proprietà della Fondazione Contubernio D’Albertis. La denuncia arriva dal comitato dei residenti che – a due mesi dalla sua nascita – diffonde un volantino con l’intento di condividere tutte le informazioni raccolte, aiutando la cittadinanza a comprendere la verità dei fatti.
    A maggior ragione oggi, quando in poco più di un mese, 3 frane hanno colpito Genova. «Il nostro territorio ci sta inviando segnali forti di sofferenza, vogliamo continuare a fare i finti sordi?», si domandano, con una preoccupazione tangibile, gli abitanti di San Fruttuoso.

    A chi afferma che il progetto è ormai approvato e nulla si può fare per fermarlo, il comitato risponde così «L’iter approvativo non è completato, manca la firma del dirigente del Settore Urbanistica del Comune di Genova al quale abbiamo presentato, forti di oltre 1500 firme, un formale atto di obiezione all’intervento».
    Lo scorso 17 aprile si è svolta una riunione con presidente e vicepresidente del Municipio Bassa Val Bisagno «In tale occasione abbiamo potuto esprimere le ragioni del nostro dissenso – racconta il comitato – Inoltre, ci è stato comunicato che il progetto è attualmente “congelato”, in attesa di nuove indagini da parte degli uffici competenti».

    san fruttuoso 5Nel frattempo gli abitanti della zona ritengono necessario controbattere ad alcune affermazioni non veritiere che hanno trovato spazio sugli organi di informazione.
    In particolare: “Non vi sono rivi ne sottosuolo come risulta dalle perizie idrogeologiche” (dichiarazione di Gianluigi Magaglio, direttore della Fondazione Contubernio D’Albertis, rilasciata a La Repubblica 21-03-2013).
    «Dalla relazione geologica esecutiva redatta il 22 ottobre del 2008 del dott. Montaldo, pag. 5: “La presenza di alcune impregnazioni idriche presenti nell’areale di intervento oltre all’individuazione di acque profonde constate durante la perforazione ed il monitoraggio all’interno dei tubi piezometrici testimoniano presenza di acqua nel sottosuolo».
    Il progetto fornisce tutte le garanzie di sicurezza” (sempre La Repubblica 21-03-2013).
    «Dalla stessa relazione sopracitata, pag. 37 verifica di stabilità: “Come si evince dal risultato, il fronte presenta una situazione di stabilità prossima all’equilibrio limite con un coefficiente di sicurezza che non soddisfa i coefficienti richiesti dalla normativa vigente”».
    Per quanto concerne la presunta donazione di un ascensore destinato ad uso pubblico, il comitato manifesta diverse perplessità «Nonostante le nostre richieste, ancora non ci è stato fornito un progetto definitivo dell’ascensore. Inoltre, Amt come gestore non dà al momento nessuna certezza».
    Infine la constatazione forse più amara «Nonostante il comitato citi testualmente frasi da documenti di supporto alla richiesta di autorizzazione al progetto di cementificazione, viene accusato di terrorismo e minacciato di querela per procurato allarme».

     

    Matteo Quadrone

    [Foto dell’autore]

  • Piazza Solari, via Amarena: i residenti contestano il progetto autosilos

    Piazza Solari, via Amarena: i residenti contestano il progetto autosilos

    san fruttuoso 2Il progetto per la costruzione di un maxi silos a 5 piani (per 152 posti auto) tra Piazza Solari e via Amarena, all’interno della proprietà della Fondazione Contubernio D’Albertis, suscita la contrarietà di un folto gruppo di cittadini – indipendenti da ogni partito o movimento politico, di formazione ed età molto diverse ma attivi per tutelare il paesaggio e la qualità della vita, tengono a sottolineare – che si sono spontaneamente uniti nel “Comitato Protezione Bosco Pelato e Residenti di via Amarena, piazza Solari, via Savelli, via Ferretto”, raccogliendo oltre un migliaio di firme a supporto di un corposo documento di osservazioni, recentemente inviato all’amministrazione comunale.

    Il gruppo chiede di non sacrificare l’ultima area verde del quartiere ed esprime forti dubbi sulla stabilità del terreno interessato dalla nuova opera. «La popolazione subirà disagi per non meno di 18 mesi e poi rischi idrogeologici e riduzione della qualità della vita dovuta alla sparizione di verde a vantaggio di muraglioni di cemento – spiega il comitato – Inoltre, sappiamo che nei 184 box già costruiti dalla Fondazione in via Savelli (a circa 30 metri dal prospettato nuovo ecomostro) si verificano infiltrazioni d’acqua e sono in corso opere aggiuntive di impermeabilizzazione (la foto a sinistra mostra il muraglione di via Bozzano dove sono state fissate delle piastre metalliche per rompere gli spruzzi dell’acqua che scende quando piove ma che continua a fuoriuscire anche quando non piove n.d.r.)».

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    Secondo il comitato lo sbancamento della collina – la stima fatta dal progettista è di 15.000 m3 di terra – in una zona già soggetta a smottamenti, crepe e frane «Aggraverà ulteriormente il già delicato equilibrio idrogeologico con il conseguente rischio di frane e quindi di situazioni di pericolo in una zona densamente popolata che ospita due scuole nelle immediate vicinanze (frequentate da più di 1000 bambini di età compresa tra i 3 mesi ed i 14 anni)».
    Le continue opere di cementificazione nella collina soprastante al Contubernio «Hanno obbligato a suo tempo ad ancorare la zona direttamente sottostante a N.S. del Monte con un grosso muraglione in cemento armato a spese dei cittadini, onde evitare e prevenire frane – precisa il comitato – i civici di via Amarena 23-25-27 hanno dovuto sostenere opere di risanamento delle loro proprietà per limitare eventi franosi (NB: il Contubernio è esattamente sotto questi caseggiati, potete andare a vedere con i vostri occhi le crepe alquanto inquietanti nelle scale dei civici 23-25-27)».Questa ennesima depauperazione del paesaggio naturale «È in contrasto con le nuove tendenze a ridurre la cementificazione a seguito dei recenti tragici eventi alluvionali– continua il comitato – Siamo tutti testimoni della frana in via Carlo Varese dello scorso mese. Sicuramente, anche in questo caso, saranno stati fatti tutti i rilievi necessari e le analisi previste, ma la natura è alquanto imprevedibile e sappiamo che i mutamenti climatici in corso porteranno a precipitazioni più violente che in passato. Ed anche la nuova frana in via Ventotene dovrebbe farci riflettere».

    La collina Bosco Pelato, nonostante versi in stato di forte degrado, resta comunque l’ultimo polmone verde della zona «Tutto il quartiere beneficia dell’aria ricca di ossigeno dovuta ai parecchi alberi, tra cui alcuni ulivi – sottolineano i cittadini – destinati a scomparire per lasciare spazio a centinaia di metri cubi di cemento. Se il problema è la sicurezza della scalinata Bosco Pelato, basta aumentare l’illuminazione e ricostruire il muro di confine con la Fondazione stessa che viene mantenuto con puntelli da parecchi anni».

    Infine, i cittadini sottolineano «È già successo, purtroppo tante volte, che opere così grandi non siano state portate a compimento per diverse ragioni, lasciando l’ambiente in stato di degrado totale. Ricordiamo la costruzione dei box in via Bocciardo a Borgoratti, dove gli abitanti del civico 1 sono stati sfollati il gennaio 2012 e sono tuttora sfollati a loro spese perché l’edificio è stato dichiarato inagibile a causa dei danni subiti in seguito alle trivellazioni».

    «Il progetto in esame si rivela assolutamente incompatibile con i valori paesistici, ambientali, architettonici e geologici dell’area, oggetto di specifica tutela e recepiti dalla strumentazione urbanistica vigente – si legge nella conclusione del documento inviato al Comune – e deve pertanto ritenersi non realizzabile».

     

    Matteo Quadrone

  • Piazza della Vittoria: mega parcheggio sotto la scalinata delle Caravelle

    Piazza della Vittoria: mega parcheggio sotto la scalinata delle Caravelle

    Piazza della Vittoria. scalinata caravelleIl progetto per un maxi parcheggio interrato da 400 posti auto in pieno centro città – all’interno dell’area dei giardini e della “Scalinata delle Caravelle” (il nome reale è Scalinata del Milite Ignoto) – stoppato dopo l’alluvione del 2011, ritorna prepotentemente in auge.
    Nel luglio 2008 il consiglio municipale del Medio Levante si era espresso favorevolmente. Durante la fase di progettazione preliminare del nuovo PUC (Piano Urbanistico Comunale) venne accolta l’istanza di variante (presentata dal progettista-proponente nel dicembre 2008) e fu inserita una “norma speciale” specifica per il sito delle Caravelle che consentiva la realizzazione dell’autorimessa.
    In seguito ai tragici eventi del 4 novembre 2011, che provocarono pesanti allagamenti anche nella zona di Piazza della Vittoria, tale norma era stata cancellata (tuttavia, nel testo del nuovo PUC, ne rimane traccia, laddove esso recita «Eventuali opere realizzate in sottosuolo devono prevedere la ricomposizione della scalinata e delle aiuole delle Caravelle, in quanto fondale unitario ed elemento consolidato del paesaggio urbano che caratterizza la zona»).
    Oggi il progettista-proponente, l’architetto Mario Mazzei, ci riprova, sollecitando il Municipio a riesaminare il progetto ed esprimere un parere che – nel caso fosse favorevole – si tradurrà in osservazioni al nuovo PUC, inerenti la destinazione urbanistica dell’area.
    Per quanto riguarda il rischio idrogeologico, conseguente ad una simile costruzione in una zona considerata esondabile, l’architetto Mazzei spiega «Sotto il profilo idraulico l’area delle Caravelle si trova in posizione migliore rispetto al settore nord di Piazza della Vittoria, il cui silos interrato non è mai stato esposto ad episodi di inondazione. Inoltre, la protezione dal rischio idraulico sarà ulteriormente potenziata con la definitiva messa in sicurezza del Bisagno». Prima di ipotizzare qualsiasi intervento, però, occorre attendere gli approfondimenti sul Piano di Bacino del Bisagno che la Provincia di Genova sta per affidare, tramite bando di gara, ad un gruppo di professionisti.

    La Commissione II (Assetto Territorio) del Municipio Medio Levante, riunitasi giovedì 7 marzo, ha dato parere favorevole a maggioranza «Perché l’infrastruttura sarebbe di interesse pubblico – spiega il vicepresidente della Commissione, Bianca Vergati (Lista Doria-Sel), unico voto contrario – Vedremo cosa dirà il Comune, che al momento ignora la questione».
    Il parcheggio interrato contempla circa 400 posti auto da ripartirsi tra quelli a rotazione, quelli per le forze dell’ordine e quelli per i residenti. «Venti milioni di euro di previsione, 400 posti, tre piani interrati e tre nella scalinata delle Caravelle a disposizione dei mezzi della Questura – continua Vergati – si servirebbero cosi i quartieri Foce, Brignole e Carignano-Galliera, tramite ascensori e scale mobili di collegamento a carico del pubblico, ossia Amt».
    Secondo il progettista, la nuova infrastruttura consentirebbe di eliminare i parcheggi di superficie ancora esistenti in Via A. Diaz ed in Piazza della Vittoria, al fine di restituire ai pedoni anche il lato mare della piazza. «Bellissima idea ma in che modo la si può imporre ai privati del parcheggio in superficie? – ribatte il consigliere Vergati – Senza contare che in Piazza della Vittoria già esiste un autopark di tre piani, di cui due semivuoti, per un totale di 750 posti auto».
    E poi si potrebbero cancellare i parcheggi per i veicoli delle forze dell’ordine, attualmente ubicati all’inizio di Corso Aurelio Saffi di fronte alla Questura, migliorando le condizioni di operatività delle stesse forze dell’ordine. «Si parla di 150 posti auto, perché così tanti? – si domanda Vergati – la Questura non è stata neppure interpellata. E soprattutto perché non ipotizzare di trasferire quest’ultima in un’altra zona? Ad esempio all’interno di una caserma vuota? (vedi la Gavoglio al Lagaccio)».
    Infine l’interesse pubblico, ovvero «Far parcheggiare i residenti della Foce – conclude Vergati – quelli che adesso posteggiano nel cosiddetto “isolone” centrale di Viale Brigate Partigiane e nel prossimo futuro soffriranno per la creazione dell’aiuola che comporterà la sparizione di un discreto numero di posti auto».

    piazza-vittoriaIl complesso urbano del Parco della Vittoria (Piazza Verdi, Piazza della Vittoria, Via A. Diaz), di cui fa parte la Scalinata delle Caravelle, venne progettato in epoca fascista dall’architetto Marcello Piacentini e rappresenta un complesso di costruzioni edilizie, verde ed aree urbane di grande pregio e valore architettonico, storico, urbanistico, monumentale e paesaggistico. Per questo motivo, qualunque intervento nell’ambito di tale complesso, non dovrebbe alterare finalità, aspetti urbanistici, monumentali e paesaggistici del progetto originario.
    «Le attuali quote del terreno e le caratteristiche estetiche dei luoghi esistenti in superficie (scalinata, aree verdi) verrebbero mantenute con un adeguato intervento di ripristino – spiegava il progettista nel 2009, durante un incontro svoltosi presso il circolo Pd di Portoria-Carignano – fatta salva la nuova presenza: di due tunnel vetrati con scale mobili realizzati in superficie, in corrispondenza delle due attuali rampe di scale della Scalinata delle Caravelle, colleganti Via A. Diaz con la sommità della Scalinata stessa e poi con i sovrastanti bastioni di Mura delle Cappuccine, fino a raggiungere la quota della strada; di due rampe per il transito dei veicoli da e per il nuovo parcheggio interrato, da realizzarsi in corrispondenza dell’aiuola centrale di Via A. Diaz; degli accessi pedonali al parcheggio».
    In quell’occasione emersero con evidenza tutte le criticità del progetto «La realizzazione dei tunnel sarebbe incompatibile con il mantenimento dei valori estetici e paesaggistici della Scalinata, nel più ampio contesto del Parco della Vittoria», sottolinea la relazione finale dell’incontro. «L’impiego di più impianti di scale mobili é particolarmente costoso anche in termini manutentivi e si può difficilmente giustificare in assenza di un transito di persone numericamente significativo – continua la relazione – I costi di manutenzione delle scale mobili, visto il loro uso pubblico, finirebbero per gravare sul Comune o su aziende a partecipazione pubblica, che già oggi hanno non pochi problemi economici per assicurare la manutenzione delle varie aree, immobili e servizi pubblici della città».

     

    I DUBBI SULL’ITER BUROCRATICO E LE OSSERVAZIONI TARDIVE AL PUC

    Il progetto preliminare del PUC è stato adottato dal consiglio comunale il 7 dicembre 2011. In base alla legge, dopo la pubblicazione del PUC, ci sono 90 giorni di tempo per presentare eventuali osservazioni. Il termine è ormai scaduto ma, nonostante ciò, la nuova amministrazione comunale ha deciso di esaminare anche le osservazioni arrivate fuori termine, almeno finché la Giunta non avrà definito la delibera con le controdeduzioni alle osservazioni, che poi dovrà essere approvata anche dal Consiglio.
    Palazzo Tursi non ha ritenuto opportuno divulgare una formale comunicazione pubblica per informare la cittadinanza in merito alla sua disponibilità a vagliare anche le osservazioni al PUC presentate fuori tempo massimo. Una scelta che desta perplessità, considerato che molti genovesi non conoscevano questa ulteriore opportunità e, dunque, si corre il rischio di una disparità di trattamento tra i cittadini.

    Il Vicesindaco ed Assessore all’Urbanistica, Stefano Bernini, interpellato dal “Corriere Mercantile”, risponde così «Ho deciso di riaprire un percorso partecipato sul nuovo PUC, come ho già dichiarato in varie sedi pubbliche, anche in Consiglio comunale. La decisione di esaminare le osservazioni tardive rientra in questo percorso. Non si tratta di un atto amministrativo, bensì di una concessione politica. Comunque gli ordini professionali, le associazioni dei costruttori ed altre associazioni sanno di questa possibilità, infatti, negli uffici continuano ad arrivare osservazioni».

    «La procedura è senza dubbio legittima – spiega il consigliere Vergati – tuttavia mi chiedo quanti ne fossero a conoscenza».
    Per quanto riguarda il progetto di Piazza della Vittoria, il consigliere aggiunge «Trovo poco corretto, dal punto di vista politico, che un Municipio si faccia carico di un’istanza di questo tipo».
    L’approvazione è strettamente legata a motivazioni di carattere territoriale «Molti consiglieri presenti in Commissione abitano alla Foce – conclude Vergati – e quindi sono interessati a dare una risposta ai propri elettori che lamentano la carenza di posti auto in zona».

     

    Matteo Quadrone

  • San Fruttuoso, ancora cemento: silos tra Piazza Solari e via Amarena

    San Fruttuoso, ancora cemento: silos tra Piazza Solari e via Amarena

    Un maxi auto-silos a 5 piani parzialmente interrato nel bel mezzo di due edifici scolastici, in una zona ampiamente urbanizzata, nel cuore di San Fruttuoso. Stiamo parlando di un’opera che insisterà su un versante montuoso già soggetto a cedimenti del terreno, all’interno della proprietà della Fondazione Contubernio D’Albertis, dove sorge l’omonimo Istituto che svolge attività educative – per un totale di circa 550 bambini tra nido, asilo, elementari, primaria – e socio-assistenziali. Il tutto in cambio di un ascensore di collegamento tra Piazza Solari e via Amarena, aree verdi e un campetto da calcio a 5, quest’ultimo ricavato sulla copertura dell’edificio destinato ad ospitare 152 box.
    L’iter approvativo del progetto – avviato nel 2009 – è ormai concluso, ma solo adesso gli abitanti ne vengono a conoscenza.
    Il Municipio Bassa Valbisagno è stato chiamato ad esprimere un parere consultivo – non vincolante, occorre sottolinearlo – e ha deciso di tentare comunque un percorso partecipativo invitando i cittadini alla seduta del consiglio municipale di mercoledì scorso (16 gennaio), durante la quale committente e progettisti hanno illustrato il progetto, alla presenza del Vice-sindaco, Stefano Bernini e del dirigente del Settore Approvazione Progetti e Controllo Attività Edilizie del Comune di Genova, il dott. Paolo Berio.

    «Il progetto è stato protocollato dai nostri uffici il 7 gennaio scorso – racconta il Presidente del Municipio Bassa Valbisagno, Massimo Ferrante (Pd) – L’attuale amministrazione ha chiesto il parere del Municipio e noi ci siamo subito attivati per promuovere un confronto con la cittadinanza. Si tratta di un’opera che abbiamo ereditato dalla precedente amministrazione comunale ed è per questo che il percorso partecipativo parte soltanto adesso, quando i giochi sono fatti. In futuro, per tutti gli interventi grandi o piccoli che interesseranno il territorio, coinvolgeremo i cittadini fin dal principio dell’iter progettuale».
    «La pratica ha acquisito tutti i pareri istruttori – spiega il dirigente Paolo Berio – sono tutti favorevoli, alcuni con prescrizioni, ma non ci sono pareri dubitativi. L’area è destinata a servizi ma al privato è consentita la realizzazione di parcheggi nel sottosuolo, in cambio di servizi pubblici in superficie». Un meccanismo urbanistico consolidato che ha permesso l’eccessiva proliferazione di parcheggi in ogni angolo della città.

    Il committente è la Fondazione Contubernio D’Albertis – fondata nel 1863, quest’anno compirà 150 anni e per l’occasione ha voluto regalarsi un’importante operazione immobiliare – e l’intervento sarà realizzato da Codelfa, impresa controllata dal Gruppo Gavio, a sua volta azionista di Impregilo, su un’area di proprietà della Fondazione che oggi è una scarpata abbandonata a se stessa con una rigogliosa vegetazione spontanea.
    Mercoledì pomeriggio i progettisti hanno illustrato il progetto partendo dalla “cornice”, vale a dire le opere pubbliche di compensazione (oneri di urbanizzazione), ma senza entrare nel merito dell’invasività del “contenitore”, ovvero il silos a 5 piani per 152 posti auto coperti che comporterà un volume di scavo pari a circa 15 mila metri cubi di rocce e terra, con il conseguente impiego di centinaia (se non migliaia) di camion, costretti a transitare per una strada, via Amarena, particolarmente stretta e tortuosa.

    Vediamo nel dettaglio quali servizi pubblici sono previsti: innanzitutto la ricostruzione delle scale di Salita Bosco Pelato che rappresentano l’attuale collegamento pedonale tra Piazza Solari e via Amarena; il rifacimento dei marciapiedi di alcune vie limitrofe; la costruzione di ascensore inclinato con circa 65 metri di corsa (che in sostanza taglierà solo due tornanti di via Amarena, visto che dovrebbe sbucare in prossimità della bocciofila); la realizzazione, sulla superficie di copertura del silos, di un campetto da calcio a 5, aree verdi e spazio giochi per bambini: tale copertura sarà gravata di servitù d’uso pubblico ma gli oneri di manutenzione rimarranno a carico del privato.
    A onor del vero, però, la concreta fruibilità pubblica del campo e degli spazi verdi dovrà essere concordata con apposite convenzioni tra proprietà, amministrazione comunale e scuole, ancora in fase di definizione.

    «L’ascensore di collegamento tra Piazza Solari e via Amarena sarà preso in carico da Amt – spiega il Presidente Ferrante – il campetto sportivo, nella fascia oraria dalle 8 alle 15, sarà utilizzato dalle scuole, come prevede l’accordo già sottoscritto con il distretto scolastico».
    Committente e progettisti hanno sottolineato come l’ascensore inclinato sia un vero e proprio regalo «Un’opera integralmente realizzata dal privato e destinata all’amministrazione pubblica  – spiegano – La monetizzazione degli oneri di urbanizzazione ammonta a 160 mila euro. L’ascensore, invece, costa più di 600 mila euro».

    Per quanto riguarda le eventuali criticità dovute allo sbancamento del terreno è stato sottolineato come il sedime interessato dall’opera non sia sottoposto ad alcun vincolo idrogeologico, ambientale o storico. Inoltre, nelle cartografie ufficiali, non sarebbe attestata la presenza di rivi sotterranei.
    In merito alla cantierizzazione, essa comporterà inevitabili disagi per i residenti «Ma il maggior peso graverà sulla Fondazione – secondo i progettisti – I lavori inizieranno da via Amarena e dureranno 18 mesi. Le scale di Salita Bosco Pelato saranno mantenute in funzione fin quando non verranno realizzate quelle nuove».

    Dopo l’illustrazione del progetto, finalmente, è arrivato il momento di ascoltare la voce dei cittadini, accorsi numerosi – almeno un centinaio riempivano la sala del consiglio municipale – per esprimere le loro opinioni ed evidenziare le problematiche connesse ad un tale intervento.

    In molti hanno mostrato parecchie perplessità soprattutto in riferimento al rischio idrogeologico. Alcune memorie storiche del quartiere, infatti, ricordano la presenza di un torrente che scendeva a valle fino a via D’Albertis per poi confluire nei rivi Noce e Rovare; a metà anni ’60 il rivo sarebbe scomparso a causa della realizzazione del “condominio del sole”. «Oggi si sono perse le tracce del torrente – afferma un abitante – Ma abbiamo paura che nel sottosuolo ci sia dell’acqua che, a causa degli scavi,  potrebbe uscire in superficie, creando problemi. Non è possibile fare un supplemento di perizie idrogeologiche?».

    Un altro residente, invece, sottolinea «Non darei così per scontata la stabilità idrogeologica. La parte bassa di Salita Bosco Pelato, a fianco alla scuola di Piazza Solari, già allo stato attuale, quando piove si allaga. Io propongo: perché non siglare una fideiussione con la parte privata in modo che essa si faccia carico di eventuali danni agli edifici circostanti?».

    Il dirigente Paolo Berio spiega «Il privato presenta la relazione geologica con la documentazione prevista. Il Comune la esamina e dà il suo parere. L’attività di verifica è conclusa. La fideiussione a fronte del rischio problematiche connesse all’intervento non è ipotizzabile come imposizione dell’amministrazione comunale».

    «Il famoso rivo esiste e passa sotto il “condominio del sole” dove si sono già verificati due movimenti franosi e sono state realizzate alcune opere di sostegno – racconta una signora – L’acqua che crea problemi anche all’interno del terreno dell’Istituto Contubernio non è acqua piovana».

    «Le acque presenti sul terreno sono acque meteoriche – si difendono i progettisti –  I nostri lavori porteranno un miglioramento».
    Lo smaltimento delle acque, comunque, è una problematica ammessa «Le acque piovane saranno raccolte tramite una vasca di compensazione che le rilascerà in maniera graduale, onde evitare ripercussioni a danno dei collettori comunali».
    La costruzione del silos è prevista ai piedi dell’edificio scolastico della Fondazione, quindi «Il soggetto maggiormente attento agli aspetti relativi alla sicurezza è proprio la stessa Fondazione».

    «I civici 23-25-27 di via Amarena sorgono a fianco del medesimo versante montuoso, in posizione più alta rispetto all’area del silos  – racconta Luca Motosso, residente in via Amarena al civ. 25 – Ebbene, io vi posso accompagnare per mostrarvi gli smottamenti di terreno, ben visibili, nei dintorni e sotto l’ascensore privato che utilizziamo per raggiungere i nostri condomini. Le assemblee condominiali di tali civici hanno dovuto deliberare l’installazione di maglie di sostegno per mettere in sicurezza il terrapieno su cui poggiano i palazzi».
    «L’Istituto Contubernio ospita 550 bambini tra i quali mia figlia – continua Luca – Sono preoccupato per la stabilità dell’edificio scolastico della Fondazione. Senza dimenticare la scuola di Piazza Solari, ubicata a meno di 10 metri dall’area in cui è previsto il silos. I bambini si troveranno di fronte un cantiere operativo per 2 anni».

    In mezzo a tanti dubbi, non sono mancati alcuni pareri favorevoli. In particolare è stata evidenziata l’utilità dell’ascensore che renderà più agevoli gli spostamenti degli anziani; dei lavori di manutenzione stradale, ad esempio in via Amarena, oggi priva di marciapiedi e dotata di scarsa illuminazione; del rifacimento delle scale di Salita Bosco Pelato che attualmente non versano in buone condizioni.
    Ma soprattutto, il campetto e le aree verdi rappresentano una risposta attesa da troppo tempo «In zona mancano luoghi dedicati ai bambini – spiega una mamma – Nelle vicinanze ci sono solo i giardini di via Ferretto. Quindi ben vengano questi nuovi spazi».
    Infine, come consuetudine in tutta Genova, la fame di parcheggi è un’esigenza insoddisfatta: i nuovi posti auto messi in libera vendita potrebbero fornire una parziale risposta, secondo alcuni abitanti.

    Una volta terminata l’esposizione di opinioni e dubbi dei cittadini, la seduta del consiglio municipale è ripresa normalmente.
    A questo punto, alcune forze di maggioranza (Pd-Sel-Idv) hanno proposto un documento in cui si dichiara parere favorevole al progetto, vincolandolo a precise condizioni di sicurezza, tra le quali un capillare controllo sul cantiere, un attento monitoraggio in corso d’opera, un ulteriore verifica dal punto di vista idrogeologico. Il documento è stato approvato da maggioranza e parte dell’opposizione.
    Rifondazione Comunista-Federazione della Sinistra si è astenuta perché, come spiega il capogruppo Giuseppe Pittaluga «Il ritorno per la collettività sarebbe rappresentato da ascensore e campetto: entrambi sono funzionali alle esigenze della Fondazione piuttosto che a quelle dei cittadini. Verrà costruita una cittadella sotterranea destinata alle auto e una scarpata verrà sostituita da una nuova colata di cemento armato». Anche il Movimento 5 Stelle ha deciso di astenersi perchè «Genova  ha già pagato un prezzo altissimo alla cementificazione», afferma il capogruppo, Cosimo Gastaldi.

    Quello che emerge è l’impotenza dei consiglieri di Municipio che, in pratica, si sono ritrovati di fronte ad un progetto preconfezionato, con pochissimo tempo a disposizione per leggere la documentazione.

    «Le possibili scelte erano due – spiega il Vice-presidente del Municipio, David Burlando (Sel) – o votare contro il progetto, tenendo conto che il parere del municipio non è vincolante; oppure esprimere parere favorevole ma con alcune condizioni che dovranno essere rispettate. In maniera tale da poter incidere sul crono-programma degli interventi e su eventuali decisioni assunte in corso d’opera».

    In merito alla partecipazione «Siamo consapevoli che, purtroppo, la fase partecipativa, in cui i cittadini hanno potuto manifestare le loro opinioni è arrivata solo all’ultimo – conclude Burlando – ma solo la ferma volontà della giunta comunale (nelle persone dell’Assessore Oddone e del Vice-sindaco Bernini) condivisa dalla giunta municipale, ha permesso questo momento di condivisione con la cittadinanza. Le posso assicurare che faremo di tutto, io personalmente prima in qualità di cittadino e poi come Vice-presidente del Municipio, per monitorare con attenzione tutte le fasi del progetto e garantire la sicurezza dei cittadini e la reale fruizione pubblica dei servizi e degli spazi previsti dagli oneri di urbanizzazione».

     

    Matteo Quadrone
    [Foto dell’autore]