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  • Pra’, cantieri Por fermi per “liquidazione”, conclusione (forse) a fine agosto. I retroscena di un “pasticcio” annunciato

    Pra’, cantieri Por fermi per “liquidazione”, conclusione (forse) a fine agosto. I retroscena di un “pasticcio” annunciato

    lavori-cantiereLo scorso febbraio l’allora assessore ai lavori pubblici e non ancora candidato sindaco Gianni Crivello indicava come data-obiettivo per la conclusione dei lavori dei P.o.r. di Pra’ il 31 marzo, e si diceva fiducioso del fatto che la scadenza sarebbe stata rispettata. Oggi, a estate ormai avviata, alcuni cantieri continuano a puntellare l’Aurelia in questa zona del ponente genovese. Tra l’ottimismo di allora e i ritardi di oggi c’è stato il crac di Unieco, la cooperativa di Reggio Emilia che aveva vinto il bando pubblico per il lotto A dei lavori, quelli che interessano l’area dal ponte del rio S. Pietro a Via Taggia. Un tonfo da 600 milioni di euro che scendono a 90 se si considerano solo le perdite nette e che ha coinvolto i 340 dipendenti e posto più di un interrogativo sulla tenuta del modello economico rappresentato dalle cooperative, un tempo fiore all’occhiello della “rossa” Emilia. L’avvio della procedura per la liquidazione coatta è stato annunciato ai dipendenti dal cda di Unieco lo scorso 29 marzo, proprio nel momento in cui – secondo l’ultima previsione del Comune di Genova – si sarebbe dovuta porre l’ultima pietra sui lavori di riqualificazione di Pra’.

    La Unieco vinse il bando per l’assegnamento dei lavori indetto dal Comune di Genova nell’ottobre del 2014, battendo la concorrenza di altre 16 aziende, un bando da 3,9 milioni di euro. Possibile che, allora, non vi fossero segnali di quello che sarebbe successo negli anni successivi? «Assolutamente no – afferma Claudio Chiarotti, nella scorsa legislatura consigliere municipale con delega ai P.o.r. e neoeletto presidente del Municipio 7 Ponenteanzi, visto che il bando del Comune di Genova aveva come priorità la qualità dei materiali usati per gli interventi, Unieco ha vinto con un ribasso d’asta molto basso, mentre altre aziende che avevano promesso gli stessi lavori a prezzi inferiori finirono in riserva. Tutti i partecipanti alla gara avevano le carte in regola per partecipare, a maggior ragione chi ha vinto. Non c’era nulla che potesse far pensare a un default del genere».

    Riassegnazione e subappalti

    I primi segnali che qualcosa non andasse nella direzione giusta, però, arrivarono il 30 gennaio 2017, quando Unieco si dichiarò inadempiente e interruppe i lavori. Al Comune di Genova venne però garantita la possibilità da parte della cooperativa di chiudere i cantieri aperti e le parti si accordarono per una tempistica di fine lavori che però, come abbiamo visto, non verrà mai rispettata. «A quel punto si aprirono due questioni – ricorda Chiarotti – l’assegnazione dei lavori a una nuova azienda e quella con Unieco, che vuole farsi rimborsare ancora alcuni lavori dal Comune». Per quel che riguarda la prima delle due partite, i lavori sono stati affidati alla seconda classificata al bando del 2014, la Cos.In. s.r.l.: «l’avvocatura del Comune stabilì che il modo migliore era risentire i partecipanti alla gara per verificarne la disponibilità a finire i lavori – spiega Chiarotti – subito si catapultarono tutti, poi quando hanno capito che i lavori sono quasi finiti e quindi non c’è un grosso margine d’impresa su questo lotto, ha risposto sostanzialmente solo la seconda classificata, che ha accettato di concludere. Attualmente sono al lavoro da circa un mesetto».

    parco-dapelo-praTutto finito, dunque? Non proprio, perché, trovata una nuova azienda che ha accettato di farsi carico dei lavori, i problemi ora vengono dai subappalti, che riguardano soprattutto la parte impiantistica. Le ditte subappaltatrici («con cui il Comune non ha alcun rapporto visto che si interfacciano solo con l’azienda che vince l’appalto», chiarisce Chiarotti) non erano infatti state pagate da Unieco, e ora chiedono il pagamento degli arretrati prima di lanciarsi in nuovi lavori «L’idea – rivela Chiarotti – sarebbe sostanzialmente quella di affidare i lavori alle stesse ditte subappaltatrici che c’erano prima per risparmiare tempo, fermo restando che l’azienda che ha vinto l’appalto è libera di assegnare i subappalti a chi ritiene. I subappaltatori attuali stanno però (giustamente) chiedendo il pagamento del lavoro svolto finora e il problema grosso è che nessuno può oggi garantire questo pagamento. Nel caso non si riuscisse a convincerli a continuare coi lavori, bisognerà trovare dei subappaltatori nuovi, con conseguente aumento delle tempistiche». Azzardato, dunque, a questo punto fare previsioni sulla fine dei lavori. Per questo, il neo presidente del Municipio di Ponente predica cautela: «Se tutto va bene dovremmo chiudere a fine agosto, ma non è per niente detto, proprio a causa dei problemi con i subappaltatori».

    La vertenza con Unieco

    Se possibile ancora più complessa da portare in porto la partita aperta con Unieco. In questo momento è in corso una vertenza legale tra il Comune di Genova e la cooperativa, rappresentata da un commissario liquidatore, con Tursi che chiede il pagamento di una penale di circa 320 mila euro e Unieco che invece reclama il pagamento del lavoro svolto «anche su lavori che in realtà negli ultimi mesi non hanno fatto – sottolinea Chiarotti – come la manutenzione del verde, che spettava per due anni alla vincitrice del bando».

    «Il Comune – conclude il presidente – ha sicuramente il coltello dalla parte del manico sia dal punto di vista degli argomenti sia da quello economico e giuridico. Il commissario liquidatore fa il suo mestiere, che è quello di tirare più acqua possibile al mulino della cooperativa, hanno poco spazio ma si giocano le carte che hanno. Certo, questo può allungare ulteriormente le tempistiche per la chiusura dei cantieri».

     

    Luca Lottero

  • Rocca dei Corvi, il memoriale “ostaggio” dei cantieri del Terzo Valico. Cociv: «Sarà meglio di prima». La storia dell’eccidio e della partigiana Graziella Giuffrida

    Rocca dei Corvi, il memoriale “ostaggio” dei cantieri del Terzo Valico. Cociv: «Sarà meglio di prima». La storia dell’eccidio e della partigiana Graziella Giuffrida

    Foto a cura di Cociv
    Foto a cura di Cociv

    Il 25 marzo 2017 si è svolta l’annuale commemorazione dei martiri di Rocca dei Corvi, poco sopra Trasta; tuttavia, negli ultimi anni, il ‘cippo’ commemorativo non è facilmente accessibile a causa dei cantieri del Terzo Valico che rendono molto complesso l’accesso al memoriale senza attraversare il cantiere.

    Il santuario infatti si trova “circondato” da questo cantiere e, dal 2016, l’accesso al santuario è precluso, come ci racconta Davide Ghiglione, consigliere municipale del municipio V Valpolcevera e membro dei comitati No Tav: «Noi avevamo denunciato già cinque anni fa il pericolo che il santuario potesse essere spostato o rimosso e infatti dal 2016 non è più possibile accedere al cippo tramite il sentiero principale a causa dei lavori per il Terzo Valico. Adesso per passare è necessario transitare dentro al cantiere».

    «Anche durante la manifestazione di quest’anno – continua il consigliere municipale – è stato necessario percorrere questa strada. Esiste un percorso alternativo che permette di raggiungere il memoriale ma obbliga a passare da monte ed è un tratto di strada molto impervio e difficilmente percorribile soprattutto per le persone anziane che ancora partecipano a queste manifestazioni».

    Secca la risposta di COCIV, il consorzio di aziende che ha in appalto la realizzazione del Terzo Valico, attraverso la risposta del loro ufficio stampa: «Il Cippo dei Partigiani Rocca dei Corvi si trova in stretta adiacenza all’area di cantiere COL2 FEGINO e non è interessato dai Lavori del Terzo Valico che sono stati sviluppati in maniera tale da evitarne la ricollocazione in altra sede e, quindi, di preservare la storicità del sito. Attualmente il memoriale si presenta in condizioni migliori rispetto quelle ante operam dei lavori Terzo Valico, dal momento che sono stati effettuati sistematicamente da Cociv interventi di manutenzione e ripristino dei sentieri, anche a seguito degli eventi alluvionali occorsi in questi anni nonché di miglioramento dell’area di accesso».

    rocca-dei-corvi-02I dubbi principali riguardano tuttavia il destino di questo memoriale nel momento in cui i cantieri termineranno la loro attività; su questo il Cociv assicura che «al termine delle attività di cantiere, la viabilità di accesso verrà mantenuta in forma definitiva con le stesse condizioni già presenti oggi (strada asfaltata a due corsie)».

    Ad oggi, le tempistiche del cantiere non sono chiare, viste le recenti difficoltà derivanti le inchieste della magistratura e la gestione dello smarino di alcuni scavi, che anni interessato montagne amiantifere. Le rassicurazioni di Cociv sul mantenimento del Santuario di Rocca dei Corvi fanno ben sperare, ma Era Superba continuerà a presidiare la vicenda, per verificare che alle parole seguano i fatti. Nel frattempo ripercorriamo la storia di quelle tragiche vicende legate alla Resistenza, per preservarne la memoria.

    La storia

    L’eccidio di Rocca dei Corvi è stato uno degli ultimi perpetrati in Valpolcevera da parte delle forze nazi-fasciste e ha una particolarità: si tratta dell’unico eccidio avvenuto in città dove, tra gli assassinati, era presente anche una donna, Graziella Giuffrida.

    Il massacro infatti venne commesso tra il 23 e il 24 marzo 1945, esattamente un mese prima della Liberazione di Genova. Durante questo periodo, a causa del progressivo avanzamento delle truppe alleate verso il Nord Italia, s’intensificò anche l’attività partigiana e, di conseguenza, anche le forze nazi-fasciste aumentarono la pressione sulla popolazione per ridurre le possibilità di un’escalation rivoluzionaria che sarebbe comunque avvenuta un mese dopo, il 24 aprile, quando la popolazione di Genova insorse contro gli occupanti e liberò la città prima dell’arrivo delle forze alleate.

    Nei giorni della Liberazione della città in località Barabini di Teglia, vennero ritrovate alcune fosse ricoperte di terra presso una capanna il via Rocca dei Corvi e, al loro interno, vennero ritrovati cinque corpi. Ci vollero tre giorni per identificare i corpi a causa delle torture subite da questi giovani nella villetta di Via Rocca dei Corvi. In questo casolare protetto da filo spinato venivano condotti i partigiani catturati durante controlli o azioni di polizia e, in queste costruzioni, i prigionieri venivano torturati e uccisi e infine sepolti in fosse comuni. I cinque corpi ritrovati in quell’occasione vennero collegati ai partigiani scomparsi Daniele Cotella, Sebastiano Macciò, Andrea Savoldelli, Giancarlo Valle e Graziella Giuffrida.

    Daniele Cotella, 43 anni, fu catturato perché ospitò un altro partigiano, Savoldelli, inseguito dai tedeschi. Torturato venne ritrovato in una delle fosse a Rocca dei Corvi.

    Sebastiano Macciò, 23 anni, riuscì a fuggire durante la perquisizione della propria casa. Saputo che la madre e poi lo zio erano stati arrestati per rappresaglia Macciò si consegnò ai tedeschi che lo torturarono orrendamente prima di ucciderlo.

    Andrea Savoldelli, 48 anni, venne fermato da una pattuglia di tedeschi a tarda sera per un controllo. Colto dal panico tentò la fuga e si rifugiò in casa del partigiano Cotella e lì si fece arrestare con l’amico di fronte alla minaccia nazista di infierire sulla famiglia. Anch’egli fu torturato, ucciso e gettato in una fossa alla Rocca dei Corvi.

    Giancarlo Valle “il genovese”, 19 anni, faceva parte di una formazione partigiana piemontese e si trovava a casa perché malato. I tedeschi saputo della loro presenza lo arrestarono e dopo averlo torturato lo uccisero.

    graziella-giuffridaGraziella Giuffrida, catanese di 21 anni, che si era trasferita a Genova per  fare la maestra, dove si unì come volontaria alle squadre di Azione partigiana. Ma un incontro ravvicinato con un gruppo di soldati tedeschi le costò la vita: fu arrestata, infatti, sul tram da militari nazisti i quali, dopo averla pesantemente importunata, si accorsero che era in possesso di una pistola. Condotta nella sede del comando di Fegino fu sottoposta a tortura e violentata prima di essere uccisa e gettata in una delle fosse di Via Rocca dei Corvi.

    Gianluca Pedemonte

     

     

     

  • Sacrario della Benedicta, quando la Memoria affoga nel cemento. Un milione di euro per un cantiere mai terminato

    Sacrario della Benedicta, quando la Memoria affoga nel cemento. Un milione di euro per un cantiere mai terminato

    «benedicta-028Guarda queste rovine, cittadino d’Italia, sono il dono della tirannide straniera e domestica». Un invito e al contempo, oggi, un monito. Con queste parole sono accolti al Sacrario della Benedicta coloro i quali, con intenzione o per caso, raggiungono uno dei posti simbolo della Resistenza, genovese e non solo. Tutto attorno muri spezzati, rovine, macerie: un fermo immagine che testimonia il massacro sofferto da decine di giovani trucidati dalle truppe nazifasciste nel 1944. Un tricolore scolorito e a brandelli sovrasta tristemente l’area; se si percorrono pochi metri, un altro scempio prende la scena: ecco lo scheletro di cemento del Centro di Documentazione, figlio mai nato di un cantiere aperto da quasi undici anni, oggi in stato di abbandono. Una storia da un milione di euro.

    A pochi giorni dalla consueta commemorazione, che cade il 9 di aprile, abbiamo documentato lo stato dei lavori, provando a ricostruire l’iter burocratico di questo “mostro”, la cui incompiutezza stona con la sacralità del luogo e della storia che avrebbe dovuto presidiare.

    Incastonato tra le montagne dell’Apennino Ligure, all’interno del parco naturale delle Capanne di Marcarolo, sorge il Sacrario della ‘Benedicta’, dedicato a 147 patrioti antifascisti che, in questo antico convento trasformato in cascinale, persero la vita combattendo per la libertà. Un luogo divenuto da subito “sacro” per i cittadini del genovesato, intriso del sangue dei suoi figli: solo nel 1999 viene deciso un processo di valorizzazione e recupero del sito archeologico costituito dai ruderi della struttura fatta brillare dai nazifascisti, articolato in lotti finanziati dalla Regione Piemonte e dalla Provincia di Alessandria, la quale ne ha gestito la progettazione e la realizzazione, in stretta collaborazione con l’Associazione “Memoria della Benedicta”.

    Al termine di questi lavori, che hanno rinnovato i luoghi della strage rendendoli accessibili al pubblico, preservandoli da ulteriori deperimenti, nel 2006 Regione Piemonte autorizza con una legge regionale la spesa complessiva di 750.000 euro per la realizzazione di un centro di documentazionenel quale conservare e valorizzare le testimonianze e il materiale d’archivio relativi alla guerra e alla resistenza nell’Appennino Ligure-Piemontese” come riporta la suddetta legge; ad oggi, nonostante i fondi stanziati, di questo centro ci sono poche tracce. Il prossimo 9 aprile si terrà l’annuale commemorazione per i martiri e, anche per quest’anno, i lavori non saranno conclusi in tempo.

    «Il centro di documentazione è avviato da molti anni – racconta Gian Pietro Armano, Presidente dell’associazione “Memoria della Benedicta” ma a causa di una serie di difficoltà finanziarie e di altro genere i lavori sono stati sospesi. La prima delle due ditte a cui erano stati assegnati i lavori è fallita, mentre la seconda ha avuto dei problemi e così la Regione ha bloccato i lavori. Adesso la Regione Piemonte e la Provincia di Alessandria, che hanno a carico la costruzione del centro, pare abbiano risolto queste difficoltà e quanto prima riprenderanno le operazioni per ultimare il centro. Noi dell’associazione Memoria della Benedicta dovremmo gestire il centro e speriamo che entro un mese gli operai tornino a costruire».

    La situazione però non è chiara in quanto i 750.000 euro stanziati dalla Regione, e integrati con altri 250.000 durante gli anni successivi, sono una cifra “importante”: «In fase di costruzione ci sono stati degli interventi che non erano previsti dal progetto iniziale – prosegue Don Armano – Per esempio per dare solidità alle fondamenta si è dovuto fare un lavoro di palificazione per evitare che fosse danneggiato quello che resta della cascina Benedicta, inoltre sono emersi altri problemi e questo ha fatto lievitare i costi. Adesso la Regione ha stanziato un ulteriore finanziamento e la Provincia coprirà la parte mancante per poter arrivare alla realizzazione finale di quest’opera. Noi speriamo che il prossimo anno sia finito tutto».

    Una speranza che sicuramente è di tutti, anche se le condizioni del cantiere non fanno ben sperare, a partire dalle recinzioni, interrotte in più punti; spariti i cartelli con la gerenza del cantiere, obbligatori per legge, all’esterno sono sparsi accumuli di macerie e materiale da lavori, i locali interni sono in balia delle infiltrazioni e degli allagamenti, alcuni sono interamente occupati da detriti e spazzatura di vario genere; la ruggine e i muschi regnano sovrani; all’esterno le istallazioni artistiche dedicate ai fatti storici sono abbandonate a loro stesse, aggiungendo una nota tetra ad uno scenario desolante. Uno “spettacolo” decisamente poco edificante, che stride con l’atmosfera senza dubbio mistica dell’intera area, che comprende inoltre il muro delle esecuzioni e le fosse comuni dove furono sepolti i cadaveri dei partigiani.

     

    La Storia

    Il santuario della Benedicta è indissolubilmente legato alla città di Genova; in questo luogo era stata posta l’intendenza della 3° Brigata d’assalto Garibaldi “Liguria” e molti dei ragazzi che vennero assassinati e deportati provenivano dalle valli del genovesato e dai quartieri della città. Sfogliando l’elenco dei caduti è facile trovare nomi di giovani provenienti da alcuni dei quartieri come Sampierdarena, Rivarolo, Pegli e Pontedecimo e proprio da qui, nelle ore successive all’eccidio, partirono a piedi molti volontari per raggiungere la Benedicta, recuperare i corpi e dargli degna sepoltura. «Da Pontedecimo partirono in molti per recuperare i corpi – racconta Don Armano – la Croce Verde, ad esempio, fu molto attiva durante questo episodio. Tuttavia anche dalla parte di Alessandria ci furono dei volontari che salirono fino alla Benedicta dopo l’eccidio per ‘igienizzare’ la situazione. Si correva il rischio, infatti, che la decomposizione dei cadaveri gettati nelle fosse dai nazi-fascisti inquinasse il torrente che porta l’acqua ai laghi artificiali del Gorzente, invasi che approvvigionano la città di Genova.

    Durante la primavera del 1944 le forze partigiane presenti in questa zona contavano circa mille uomini: per questo motivo i tedeschi optarono per un rastrellamento massiccio, mirante a distruggere tutte le formazioni attestate intorno alla Benedicta, al fine di assicurarsi un passaggio per una eventuale ritirata in caso di sbarco alleato. Il 7 aprile 1944 ingenti forze nazifasciste circondarono la Benedicta e le altre cascine dove erano dislocati i partigiani: i giovani antifascisti, spesso impossibilitati a difendersi per la mancanza di un adeguato armamento e di esperienza militare, non riuscirono a rompere l’accerchiamento. In diverse fasi i nazifascisti fucilarono 147 partigiani mentre altri caddero in combattimento. Alcune decine finite nelle maglie dei rastrellamenti, in qualità di renitenti alla leva obbligatoria predisposta dalla Repubblica Sociale furono tradotti alla Casa dello Studente, dove furono imprigionati e torturati; molti di loro saranno poi fucilati, il 19 maggio, al Passo del Turchino, mentre altri 400 furono arrestati con l’inganno di un amnistia e avviati alla deportazione (quasi tutti a Mauthausen). Durante il viaggio 200 di loro riuscirono fortunosamente a fuggire, mentre i loro compagni lasciarono la vita nei campi di concentramento.

    Il rastrellamento della Benedicta, che nelle intenzioni dei nazisti e dei fascisti avrebbe dovuto fare terra bruciata intorno alla resistenza, non riuscì tuttavia a piegare lo spirito popolare. Anzi, proprio dalle ceneri della Benedicta il movimento partigiano, dopo aver avviato una riflessione sugli errori compiuti, riuscì a riprendere vigore e incominciare l’inesorabile riscossa.

    Rispetto

    Una lapide, eretta dove furono ritrovate le fosse comuni che accolsero i corpi senza vita dei fucilati così recita: «Qui il 7 aprile 1944 caddero trucidati e vennero nascosti giovani partigiani da fascisti d’Italia e nazisti di Germania, fecero loro scavare la fossa poi li uccisero a gruppi di cinque. Volevano un’Italia migliore». Sarebbe necessario maggiore rispetto per questi luoghi, custodi di una memoria che deve essere presidiata, affinché i sacrifici del passato possano essere conosciuti e onorati degnamente.

    Gianluca Pedemonte
    Nicola Giordanella

     

  • Ex Verrina, il progetto passa in commissione e va in aula. Presentato il testo della convenzione: ecco i dettagli

    Ex Verrina, il progetto passa in commissione e va in aula. Presentato il testo della convenzione: ecco i dettagli

    ex-verrina-screenshotIl progetto sull’area ex Verrina sarà presto discusso in Consiglio comunale. La commissione consigliare Territorio, infatti, ha licenziato la proposta di delibera, rimandando direttamente al voto in aula. All’interno del Puo anche la bozza di convenzione tra Comune di Genova e privati per l’utilizzo degli spazi pubblici e privati.

    Approfondimento: Tutti i dettagli del progetto Ex Verrina

    La delibera sarà presentata in Sala Rossa, probabilmente già la prossima settimana: tra le altre cose il testo prevede l’assenso alla modifica necessaria al Puc vigente, l’adozione del Puo e il recepimento della bozza di convenzione contenuta al suo interno. Una volta approvata dall’aula, gli atti saranno trasmessi a Regione Liguria per le valutazioni previste dalla legge.

    Nel testo presentato in commissione, vengono messe nero su bianco alcune condizioni importanti per il territorio; la costruzione delle nuove strutture, infatti, sarà divisa in due fasi: nella prima saranno realizzati la struttura destinata al supermercato, la strada pubblica e l’area verde, mentre nella seconda fase saranno costruite le unità immobiliari. Le due fasi non dovranno superare rispettivamente i 5 e 10 anni di durata a partire dalla data di firma della convenzione.

    Come avevamo visto, sopra il grande edificio che ospiterà la Pam, è prevista la realizzazione di un giardino pensile, che secondo la convenzione sarà gravato di uso pubblico la cui gestione sarà a carico del privato (Pam), che potrà avvalersi di terzi. Questo passaggio è particolarmente delicato, perché in città abbiamo diversi esempi di meccanismi simili che non stanno funzionando, come per Villa Gentile e il parco di via Chighizola. Sarà da capire quali saranno i termini di utilizzo da parte della popolazione.

    Le aree pubbliche, vale a dire la strada e l’area verde detta “delle Serre” saranno cedute a titolo non oneroso al Comune di Genova una volta terminati i lavori previsti: a garanzia di questo, la convezione stessa sarà valida solo a fronte di una fidejussione a carico dei privati che copra completamente i costi di realizzazione delle opere previste.

    Nicola Giordanella

  • Staglieno, ecco il progetto per parcheggi in via delle Gavette e ampliamento area coltivabile per gli orti sociali

    Staglieno, ecco il progetto per parcheggi in via delle Gavette e ampliamento area coltivabile per gli orti sociali

    gavette-orti-parcheggi-03Arriva in Sala Rossa la proposta di bilanciare l’area verde di via delle Gavette (di proprietà privata) con un aumento dell’area coltivabile, “in cambio” della realizzazione di alcuni parcheggi privati a bordo strada. L’area coltivabile, gestita dall’azienda “Gli Orti di Staglieno”, sarebbe, infatti, ampliata di 550 metri quadrati, a fronte della realizzazione di un’area di sosta di 350 mq, adiacente alla strada.

    Approfondimento: Le antiche creuze di Staglieno lasciate al degrado

    L’idea arriva dal Municipio IV – Media Val Bisagno, e necessita, per la sua realizzazione, di un aggiornamento del Puc, in modo da svincolare l’area per il parcheggio, oggi catalogata come area destinata a servizi, e vincolare la zona aggiunta alla area coltivabile oggi catalogata come Ar – Ur (residenziale). Uno scambio che permetterebbe da un lato di continuare ad avere un servizio sociale, portato avanti dalla azienda agricola, ma al contempo permettere alla proprietà di fare cassa, con la realizzazione di diversi stalli di sosta: questi, stando alle carte, di giorno saranno utilizzabili per l’attività agricola, mentre la notte saranno utilizzabili come parcheggi privati.

    gavette-orti-parcheggi-01Il progetto è stato presentato in Commissione Territorio, con diversi allegati che inquadrano lo “scambio”; il privato accetta il nuovo vincolo sui terreni destinati alla coltivazione, mentre riceve la possibilità di realizzare il parcheggio a raso, “caricandosi” di tutti quegli oneri relativi alla costruzione di tale opera: captazione acque e messa in sicurezza dell’area. Nelle premesse del provvedimento si legge che «la Giunta Municipale valuta la realizzazione dell’opera un beneficio in quanto crea posti auto, ancorchè privati, in una situazione di forte carenza; contribuisce a rendere piu efficace la circolazione su quel tratto di strada di ridotte dimensioni resa ancor piu disagiata dall’attuale stazionamento in sosta di auto sul bordo; favorisce il passaggio dei mezzi di soccorso/emergenza nell’eventuale necessita del loro intervento». Insomma, un’operazione che farebbe tutti felici, privato come pubblico.

    Nonostante ciò l’accoglienza al provvedimento in aula è stata tiepida: da un lato è stata richiesto un sopralluogo della commissione per verificare de visu la situazione (richiesta fatta dal consigliere Muscarà di Effetto Genova), mentre Gian Piero Pastorino (Federazione della Sinistra) ha ricordato come questo “slancio” verso il sostegno della cultura agricola, nei fatti si scontri il ritardo dell’amministrazione comunale nell’intervenire in tutte quelle situazioni di disagio in cui sono costretti a vivere decine di “contadini” delle valli genovesi, che da anni richiedono manutenzioni di strade, creuze e ponti pubblici. Il sopralluogo è stato calendarizzato venerdì 24 febbraio in mattinata, mentre la proposta di modifica dovrebbe arrivare in Consiglio comunale già nelle prossime sedute.

    Nicola Giordanella

  • Voltri, pronta la riqualificazione per l’ex Verrina e il trasloco Pam. Ecco tutti i dettagli del progetto

    Voltri, pronta la riqualificazione per l’ex Verrina e il trasloco Pam. Ecco tutti i dettagli del progetto

    verrina-voltriRiqualificazione dell’area industriale ex Verrina e contestuale trasferimento del supermercato Pam. Questa la “grande opera” che interesserà nei prossimi anni il quartiere di Voltri. Un intervento di cui si parla ormai da anni. Contestato prima, poi fermato dalla crisi economica nel 2011 e oggi riproposto in una nuova versione, più “verde” e più vicina alle istanze della cittadinanza, almeno a giudicare dall’accoglienza riservata al progetto, presentato ufficialmente dall’architetto Fabio Pontiggia lo scorso 6 febbraio, in occasione di una Commissione urbanistica del Municipio 7 Ponente. «Il nuovo progetto – spiega il presidente della commissione Matteo Fruliorispetta le indicazioni recepite dalla Pubblica amministrazione in occasione del percorso partecipato di qualche anno fa». Il riferimento è al processo di coinvolgimento dei cittadini che culminò, nel 2009, con una sorta di referendum che chiedeva di scegliere tra una costruzione “verticale” (una torre dell’altezza di 90 metri) e una “orizzontale”. Un processo che il presidente del Municipio Mauro Avvenente paragonò al debat publique di vincenziana memoria sulla gronda di Ponente, ma che vide diversi oppositori, scontenti da entrambe le soluzioni. Tra questi, Carlo Calcagno, storico volto dei comitati del ponente e attualmente consigliere municipale e assessore all’ambiente in quota Sel, che oggi accoglie positivamente la nuova versione del progetto: «Come comitati abbiamo sempre contestato l’altezza del grattacielo – spiega – che non ci sembrava opportuna in quel contesto urbano. Eravamo contrari anche alla “barriera”, cioè di fatto lo stesso grattacielo abbattuto ma con la stessa volumetria. Il nuovo progetto, con più verde e meno cemento, viene incontro alle esigenze di tutti». Gradita anche la cancellazione dei riferimenti all’asilo e alla residenza per anziani ipotizzati nella vecchia versione.

    I dettagli

    L’area ex Verrina affaccia sul lato “voltrese” del rettilineo che segna il confine tra Voltri e Prà si estende per una superficie di circa 19 mila metri quadrati. Di questi, circa 4.500 mq saranno dedicati a nuove residenze, e 5.400 mq alla parte commerciale, per un totale di 10 mila mq di costruito. Un calo considerevole rispetto alla vecchia versione del progetto, che ne prevedeva invece 16 mila. E se c’è chi storce il naso di fronte allo spazio maggiore che verrà concesso al supermercato Pam (che occuperà una superficie di 2.500 mq che arrivano a 4.075 se si considerano i magazzini), il vicesindaco e assessore all’urbanistica del Comune di Genova Stefano Bernini, invitato alla presentazione, rivendica la bontà del progetto, nato da un compromesso tra esigenze diverse: «Questo risultato – ha affermato – è frutto di un lavoro faticoso portato avanti con la proprietà, che voleva costruire il più possibile. Poteva essere migliore? Forse si, ma quando si amministra bisogna mediare tra proprietà che vogliono cemento e cittadini che vogliono verde. Credo che questo sia un accordo buono perché recupera spazi e razionalizza un’area un tempo produttiva ma che oggi non avrebbe le caratteristiche per esserlo».

    Nel nuovo progetto, sparisce la torre di 90 metri prevista in precedenza, per far spazio a un edificio di altezza non superiore a quella dei caseggiati della zona. Il piano terra ospiterà l’attività commerciale, mentre sopra di esso un piano sarà occupato dai parcheggi. Sul tetto, infine, previsto un giardino pubblico attrezzato, che occuperà 2/3 della copertura, completata da un impianto fotovoltaico. Questa la parte commerciale, che affaccerà direttamente sull’Aurelia, e avrà alle spalle gli edifici residenziali, in cui saranno inclusi anche 6 esercizi di vicinato non più grandi di 250 mq ciascuno. L’intera area sarà attraversata da una nuova strada pubblica che collegherà l’Aurelia a via Ventimiglia (un intervento, questo, pensato per decongestionare il traffico) e verrà separata dall’autostrada da un ulteriore zona verde che potrebbe essere dedicata a orti urbani, in linea con la sua tradizione agricola. Previsti anche nuovi parcheggi pubblici per un totale di 1.100 mq. Complessivamente, la zona sarà occupata al 60% da spazi pubblici e al 40% da privati.

    Nel corso della presentazione, Pontiggia ha posto grande importanza all’espansione del verde che, oltre a offrire nuovi spazi di socialità alla cittadinanza, consente di migliorare la permeabilità del terreno: «Oggi – ha infatti sottolineato l’architetto – la zona in questione è del tutto impermeabile, se si esclude la parte occupata dalle serre. Con la realizzazione del progetto, si raggiungerebbe un coefficiente di permeabilità del 70%». Un elemento da non sottovalutare in un’area che, ad ovest, è bagnata dal Rio San Giuliano, la cui messa in sicurezza è la conditio sine qua non per l’inizio dei lavori: «La regimazione delle acque – ha spiegato durante la presentazione il dirigente dell’urbanistica del Comune di Genova Ferdinando De Fornarinon solo rimarrà invariata, che è la condizione minima richiesta a ogni nuovo progetto, ma andrà a migliorare». Gli interventi sul rivo si completano con l’allargamento di alcune sue sezioni per garantire il massimo flusso possibile dell’acqua e l’inserimento di una fascia di verde nei 10 metri che lo circondano. Oltre alla messa in sicurezza del corso d’acqua la prima parte dei lavori prevede l’abbattimento dei volumi esistenti.

    Lo spostamento della Pam

    verrina-voltri-progetto-07-pamL’aspetto che più degli altri andrà a impattare sulla conformazione del quartiere è però lo spostamento della Pam dall’attuale posizione in via Don Giovanni Verità. La collocazione attuale del supermercato (la cui concessione per lo spazio scade nel 2020) è da sempre oggetto di riflessioni e polemiche, sia per gli intralci che porterebbe al traffico già critico del quartiere sia per il parcheggio auto, che va ad occupare parte della spiaggia, dove avvengono anche le operazioni di carico e scarico delle merci. Il suo trasferimento, inoltre, risponde a esigenze di carattere strategico nella progettazione del litorale: «Il nuovo Puc – ha spiegato Pontiggia – individua nell’area che va dal Leira fino al confine dell’area Verrina un distretto di trasformazione per interventi che riguardano l’affaccio a mare di Voltri. Il trasferimento della Pam è strategico per poter mettere mano a questo progetto. La presenza lì di un supermercato di quelle dimensioni di fatto è ostacolo a ogni ipotesi di trasformazione di quell’area».

    Alla prossima amministrazione spetterà decidere cosa sarà dell’area (di proprietà di Autorità Portuale) dopo il trasloco del supermercato. Quel che è certo è che, in virtù della convenzione urbanistica che verrà sottoscritta anche da Pam, gli spazi non potranno essere occupati da una nuova attività commerciale, ma solo da “servizi”. La parte in legno degli edifici (l’ex Costaguta) è tutelata dalla sovrintendenza in quanto “archeologia industriale”, mentre la parte più nuova (in lamiera) potrebbe anche essere abbattuta. Tra le ipotesi sul nuovo utilizzo, la realizzazione di un nuovo polo scolastico.

    I tempi lunghi per l’approvazione

    L’iter per l’approvazione del progetto comincerà il prossimo 22 febbraio, con il passaggio in Commissione consigliare a Tursi. Il Progetto Urbanistico Operativo (PUO) dovrà poi essere adottato contestualmente a una delibera del Consiglio Comunale, che dovrà poi approvare la modifica al piano urbanistico vigente. Il progetto dovrà poi essere trasmesso alla Regione Liguria, che svolgerà le verifiche di assoggettabilità. Solo a quel punto si saprà se il nuovo progetto comporta un aggiornamento o una variante al piano originario. Quella che sembra una formalità nasconde in realtà una differenza sostanziale: nel primo caso, infatti, i tempi sarebbero più ristretti rispetto al secondo. Completa l’iter l’ormai nota VAS, la Valutazione Ambientale Strategica, da parte del Ministero dell’Ambiente. «Prevediamo l’arrivo in Consiglio Comunale entro la fine di questo ciclo amministrativo – ha spiegato De Fornari – mentre la Regione ha 120 giorni di tempo per le verifiche di assoggettabilità, e la procedura di approvazione del PUO prevede altri 90 giorni».

    È un attimo perdersi nella selva di sigle ed enti che faranno tutte le valutazioni del caso, e se già è complicato indicare una scadenza precisa per l’approvazione del progetto, del tutto impossibile è immaginare la data di inizio dei lavori. Quel che è certo è che i tempi non saranno brevi. «Ammesso che vada tutto bene – ha azzardato De Fornari – il procedimento amministrativo per l’approvazione del progetto, che non significa il rilascio del titolo edilizio, potrebbe finire tra 7-8 mesi».

    Luca Lottero

  • Scolmatore Fereggiano: nei prossimi giorni un point informativo a San Martino. Rilevazioni entro i limiti di legge

    I cantieri per la realizzazione dello scolmatore del Fereggiano, in questi giorni stanno “passando” sotto il quartiere di San Martino. Le esplosioni utilizzate per procedere con gli scavi hanno messo in allarme la popolazione, nonostante una campagna informativa porta a porta organizzata da Comune di Genova nei primi giorni dell’anno nuovo. La questione arriva in Consiglio comunale, con una interrogazione del consigliere Boccaccio (M5s), che riporta la preoccupazione dei cittadini, per eventuali danni agli immobili e problematiche legate agli animali domestici, ricordando come i controlli siano a carico della stessa ditta che procede con i lavori. Risponde l’assessore ai Lavori Pubblici Giovanni Crivello: «Tutti le rilevazioni, relative a rumore e vibrazioni, sono al di sotto dei limiti di legge, e stiamo cercando di rispondere puntualmente a tutte le richieste di chiarimento che ci stanno arrivando». Giovedì 12 gennaio, alle 18,30, presso i locali del Centro Sottostrada (salita superiore della Noce 41r) è stato organizzata una assemblea pubblica per aggiornare la cittadinanza sull’avanzamento dei lavori, ma non solo: «Nei prossimi giorni sarà istallato nel quartiere un info point interattivo – precisa Crivello – per tenere in costante aggiornamento la popolazione sui lavori». All’assessore risponde Boccaccio, che sottolinea come l’amministrazione si sia mossa in ritardo su questo tipo di comunicazione, e chiede che i controlli possano essere svolti da una ditta terza.

  • Piazza Dante, futuro sospeso tra cantieri, perizie e indiscrezioni. Il punto sull’area urbana più discussa di Genova

    Piazza Dante, futuro sospeso tra cantieri, perizie e indiscrezioni. Il punto sull’area urbana più discussa di Genova

    piazza-dante-cantieri-02Dire Piazza Dante è come dire “parcheggio moto”: il piazzale è fulcro fondamentale per la sosta in centro per centinaia di centauri genovesi, che ogni giorno raggiungono il centro. Da diversi mesi, però, esattamente dall’estate 2015, parte dello spazio dedicato alla sosta è stato occupato da una recinzione da cantiere, priva di riferimenti specifici se non le copie dell’ordinanza dirigenziale che consente l’occupazione di suolo pubblico. Ad utilizzare questo spazio per la sosta dei mezzi è BRC s.p.a., impegnata nei lavori di completamento e restauro conservativo delle superfici interne dell’ex Oratorio N.S. del Suffragio in Salita del Prione, nell’ambito della realizzazione dell’edificio scolastico delle Erbe. Lo scorso 31 dicembre era la scadenza della concessione, ma le transenne sono ancora lì: «L’ordinanza è stata ulteriormente prorogata – spiega l’assessore alla mobilità del Comune di Genova, Anna Maria Dagninosu richiesta della stessa ditta: il nuovo termine è il 31 marzo 2017, ma i responsabili della ditta stessa mi hanno comunicato che potrebbero concludere anche prima, entro gennaio, salvo imprevisti».

    Silos fantasma

    Piazza-dante-cantieriLa vera spada di Damocle che pende sulla testa di tutti i genovesi, però, è senza dubbio la costruzione di un auto-moto silos interrato di sei piani, proprio al posto del parcheggio dedicato alle due ruote. Un progetto molto discusso perché sconvolgerebbe l’equilibrio fragile della sosta in centro, con un cantiere di minimo due anni; il progetto è stato approvato dal Comune di Genova, non senza ricevere aspre critiche: pensato nel 2007, secondo i detrattori dell’opera, non terrebbe conto dell’evoluzione urbana degli ultimi anni e delle nuove necessità di Genova e dei genovesi, introducendo sosta a pagamento per le moto, ma soprattutto mettendo a rischio l’assetto idrogeologico di quella parte della città. Il riferimento è al Rio Torbido, che scorre tombinato proprio lì sotto: vico dritto di Ponticello, la salita che attraversa Porta Soprana, si chiama così perché terminava con un ponte che scavalcava, appunto, il rio. Un piccolo torrente che in caso di forti piogge non manca di far sentire la sua presenza con allagamenti di cantine e fondi. «Ad oggi la palla sta a Regione Liguria – afferma il vicesindaco Stefano Berniniche attraverso i suoi uffici preposti deve capire e certificare l’entità e la portata di questo rivo, che in realtà ad oggi è costretto in condotte per acque nere, sbloccando di fatto i lavori». A sentire il vicesindaco, quindi, il silos si farà, acqua (torbida) e ritrovamenti archeologici permettendo.

    Voci di corridoio

    Nel futuro di piazza Dante, però, potrebbero entrare altre variabili: secondo una qualificata fonte all’interno dell’amministrazione comunale, il piazzale potrebbe servire in caso di spostamento di alcuni uffici della Polizia in zona. Il riferimento è all’utilizzo dell’immobile ex Inps, affacciato sui Giardini di Plastica, che potrebbe ospitare alcuni dipartimenti oggi situati in immobili in affitto, come il Commissariato di piazza Matteotti, con la necessità di avere un’area sosta “rapida” per i mezzi di servizio. Tutto, ovviamente, dipende dalla reale eseguibilità del progetto del silos, che, oggi, ha come ostacolo le acque del rio Torbido.

    Nicola Giordanella

  • Torre Piloti, Comune di Genova e Autorità Portuale ritrovano l’intesa ma Piano Regolatore del porto resta in alto mare

    Torre Piloti, Comune di Genova e Autorità Portuale ritrovano l’intesa ma Piano Regolatore del porto resta in alto mare

    torre-piloti-renderingI lavori per la nuova Torre Piloti del porto di Genova potrebbe sbloccarsi a breve: pochi ancora i passaggi necessari per rendere esecutivo il disegno “donato” alla città dall’architetto Renzo Piano, inserito nel più grande progetto del Blueprint. In Consiglio comunale, infatti, è arrivata la delibera che sblocca la modifica ad hoc del Piano Urbanistico Comunale, già recepito nel progetto unitario della Darsena Nautica approvato dalla Autorità Portuale di Genova nei mesi scorsi. Dopo questo passaggio, mancherà soltanto l’accordo Stato-Regione che decreti la “pubblica utilità” dell’opera per far “andare in porto”, è il caso di dirlo, la costruzione della nuova torre.

    Il progetto di Renzo Piano

    Stando al progetto, il complesso dedicato al piloti del Porto di Genova sarà ubicato nel gomito della diga frangi flutti che oggi delimita la nuova darsena proprio di fronte alla foce del Bisagno: un edificio di due piani, con uffici, stanze, archivio e parcheggi pertinenziali, sormontato dalla torre, alta 66 metri, con una ampia sala di controllo posizionata in modo tale da controllare a vista il bacino vecchio del porto e tutto il canale portuale fino alle banchine di Sampierdarena. All’interno della banchina della Nuova Darsena, saranno predisposti dei pontili galleggianti per assicurare l’attracco di cinque pilotine. L’operatività dei piloti deve essere garantita sempre: per questo motivo lo spazio dedicato anche al passaggio in sicurezza e rapidità sarà mantenuto anche durante gli eventi fieristici come il Salone Nautico. Questa ubicazione ha modificato il tracciato pedonale e pubblico previsto per questo settore della darsena, che comunque sarà mantenuto. Questo progetto è stato inserito all’interno del disegno del Blueprint di Renzo Piano, la cui “donazione” è stata accettata dal Comune di Genova il 30 luglio del 2015: nei fatti, quindi, non è stato preso in considerazione nessun altro progetto specifico per la torre piloti; un particolare non di poco conto visto l’importanza dell’investimento. Il dubbio che si sarebbe potuto pensare qualcosa di meglio, quindi, non troverà risposta.

    torre-piloti-progetto-01Separati in casa

    Dopo mesi di sordità reciproche, quindi, Comune di Genova e Autorità Portuale tornano a collaborare nel concreto. Sono mesi, infatti, che l’amministrazione genovese, soprattutto attraverso il Consiglio comunale, chiede a gran voce la definizione certa del nuovo Piano Regolatore Portuale, visto che quello vigente risale al 2001. Una serie di lentezze, infatti, ne hanno rallentato l’iter: incertezze interne prima, cambiamenti di obiettivi in corso d’opera poi, il cambio del presidente, il commissariamento, e, in ultimo, le previsione della riforma in materia voluta dal governo. Il Blueprint, però, sembra mettere tutti d’accordo, e la costruzione della nuova infrastruttura dedicata al Corpo Piloti del Porto di Genova sarà, forse, il primo passo a concretizzarsi. Per le altre risposte richieste dalla città, come gli adeguamenti delle banchine per ridurre l’inquinamento, invece c’è tempo.

    La burocrazia ha i suoi tempi: al passaggio in Sala Rossa, di cui l’esito sembra scontato, viste le intese in sede di commissione, dovrà seguire la dichiarazione di “pubblica utilità” da parte di Stato e Regione Liguria, requisito fondamentale per sbloccare i fondi necessari per la costruzione e velocizzare le pratiche di passaggio di destinazione d’uso dell’area interessata. Seguiranno gli appalti e i cantieri: difficile prevedere una tempistica certa, è probabile che passeranno ancora diversi mesi; sicuramente si scavallerà il ciclo amministrativo in corso.

    Da più di tre anni il Corpo Piloti del Porto di Genova sta aspettando una nuova sede che ne garantisca il lavoro, ma non solo: con il tragico incidente del maggio 2013, in cui persero la vita 9 piloti, furono distrutti archivi, ricordi e spazi simbolici. Oggi gli enti pubblici provano ad accelerare, trovando nell’importanza operativa e simbolica della Torre Piloti il terreno d’intesa: un progetto parte di un disegno più grande, forse troppo calato dall’alto. Fatta salva la Torre Piloti, le priorità per Genova sarebbero altre, e le conosciamo tutti: ma per le emergenze, si sa, c’è sempre tempo.

    Nicola Giordanella

    foto: www.porto.genova.it

  • Tubi dell’acqua, l’Università controllerà le rotture. Via alle prime sostituzioni a Sestri e Borzoli

    Tubi dell’acqua, l’Università controllerà le rotture. Via alle prime sostituzioni a Sestri e Borzoli

    Ponte di Cornigliano, lavori in corsoDopo l’incredibile sequenza di guasti che ha”massacrato” la rete idrica di genovese (19 solo da giugno), le istituzioni corrono ai ripari: sarà l’Università di Genova, e in particolare il Dipartimento di Ingegneria meccanica, energetica, gestionale e dei trasporti, a decretare lo stato delle tubazioni idriche genovesi in seguito al nuovo boom di rotture degli ultimi giorni. E, in base ai risultati, la Città metropolitana deciderà come ripartire i fondi per le manutenzioni da programmare per i prossimi anni. Come riportato dall’agenzia Dire, questo è l’esito del tavolo di confronto convocato dal consigliere delegato Enrico Pignone ieri pomeriggio nella sede della Città metropolitana, a cui hanno preso parte anche il Comune di Genova, con l’assessore Italo Porcile, e Iren-Mediterranea delle Acque, gestore del servizio.

    1200 chilometri di tubi

    Lo studio servirà a capire quanto i 1200 chilometri dei tubi dell’acqua genovesi siano vetusti e se sia effettivamente l’anzianità di servizio la causa delle continue rotture. In base alle risultanze che dovrebbero essere consegnate entro fine mese, toccherà poi alla Città metropolitana fare le opportune valutazioni, di comune accordo con Iren, su un piano decennale di investimenti per la sostituzione delle condutture obsolete, eventualmente spostando risorse economiche dal capitolo di spesa che oggi ne assorbe di più, quello della depurazione delle acque. «Ogni anno – spiega alla “Dire” il consigliere Enrico Pignone – abbiamo complessivamente circa 50 milioni di euro da investire sul settore acque ma la gran parte dei soldi viene utilizzata per i depuratori. Tuttavia, la legge impone di recuperare qualsiasi risorsa economica necessaria dalle tariffe: per cui, se voglio fare di più per la manutenzione delle tubature, o ridistribuisco i fondi o aumento le bollette». Un’ipotesi, quest’ultima, che Comune di Genova e Città metropolitana vorrebbero scongiurare. «Per uscire da questa impasse – spiega ancora Pignone – bisognerebbe fare una battaglia nazionale per consentire agli azionisti di obbligare Iren a reinvestire una parte degli utili ad esempio nell’ammodernamento delle infrastrutture e non solo per coprire i propri debiti. Solo toccando i profitti, infatti, si può incidere veramente sulla qualità».

    Richiesta danni

    Sembra scemare, invece, almeno al momento, l’ipotesi di una richiesta di danni da parte del Comune di Genova a Iren per i continui disagi, come accennato nei giorni scorsi dal sindaco Marco Doria. Il Comune, infatti, è il diretto proprietario degli impianti idrici di cui Iren è responsabile solo per la gestione. Inoltre, non va dimenticato che Palazzo Tursi è anche azionista della multiutility per cui, estremizzando, sarebbe un po’ come se facesse causa a se stesso.
    Dal canto suo, intanto, Iren ha annunciato la costituzione di una task force di 8 persone dedicata in modo permanente all’ispezione della rete idrica per individuare conduttore obsolete che necessitino di sostituzione e ha confermato che la prossima settimana inizieranno i lavori di sostituzione delle tubature della zona Borzoli-Sestri ponente per cui sono stati investiti 800.000 euro. Città metropolitana, invece, è al lavoro per la standardizzazione del monitoraggio della rete: «Su Genova ci sono 71 misuratori di pressione a cui al momento accede direttamente solo il gestore – spiega Pignone – io, invece, vorrei che questi dati fossero resi il prima possibile trasparenti e leggibili da parte di tutti». Anche perché, altrimenti, si ricadrebbe nel consueto cul de sac del controllore che coincide con il controllato.

  • Corso Italia, partono i lavori di manutenzione. Tre mesi per ripristinare i marciapiedi storici

    Corso Italia, partono i lavori di manutenzione. Tre mesi per ripristinare i marciapiedi storici

    Genova, Corso ItaliaPartiranno nei prossimi giorni i lavori di restyling di corso Italia, il “salotto” genovese famoso in tutto il mondo. Il primo lotto dei lavori, del valore di 100 mila euro, restituirà alla città i marciapiedi storici in tutto il loro splendore dopo tre mesi di cantieri. Dopo anni di incuria e “tapulli”, il selciato verrà sistemato, insieme con ringhiere e parapetti: lo stile tipico della promenade sarà rispettato, intervenendo solamente dove necessario, sostituendo le piastrelle mancanti (o danneggiate) con “ricambi” prodotti ad hoc.

    Ad annunciarlo, l’assessore ai Lavori pubblici del Comune di Genova, Gianni Crivello. «Dopo aver espletato l’iter – spiega – partirà un primo lotto di lavori in uno dei luoghi più vissuti della nostra cittàSi tratta di un altro passo avanti per rendere Genova sempre più bella ed accogliente dal momento che corso Italia è indubbiamente uno dei patrimoni più importanti di tutti i genovesi». I finanziamenti arrivano da Tursi, che li aveva accantonati già nel 2015, attraverso il Piano Triennale dei lavori pubblici: l’intervento si articolerà in due lotti, del valore di 100 mila euro l’uno. I fondi per il secondo dovrebbero essere garantiti nel prossimo bilancio comunale.

    Il primo lotto dei lavori di ripristino della pavimentazione di corso Italia, la cui consegna è prevista per le prime settimane di novembre, è stato assegnato a una ditta genovese, che ha saputo riproporre materiali, forme e colori del tutto simili agli originali. La spesa complessiva, infatti, sarà in buona parte costituita dai costi della fornitura delle piastrelle in klinker ceramico, che dovranno essere prodotte apposta perché non sono più attive le manifatture che avevano realizzato quelle posate all’inizio degli anni ’90. Gli interventi, la cui durata prevista è di 90 giorni, interesseranno tutta la lunghezza di corso Italia, dalla Foce a Boccadasse. «Si tratta di un restyling atteso da tempo dai cittadini – dichiara il presidente del Municipio Medio Levante, Alessandro Morgante – che si aggiunge al recupero delle ringhiere e ad altri interventi di riqualificazione del lungomare, progetti sviluppati in sinergia tra risorse municipali e comunali».

    La storia sofferta di corso Italia

    Il salotto dei genovesi, così come lo conosciamo adesso, nasce da un restyling degli anni Ottanta, progettato per i mondiali di calcio ospitati nel nostro Paese nel 1990, ma l’arteria cittadina nasce quasi un secolo prima: realizzata tra il 1905 e il 1915, su progetto dell’ingegnere Dario Carbone, la litoranea servì per unire i comuni Foce e Albaro autonomi fino al 1873. La costruzione della strada stravolse completamente la linea costiera dell’immediato levante cittadino, inglobando scogliere e piccole cale, raggiungibili solo attraverso le strette creuze che scendevano da Albaro, di cui solo un occhio attento oggi può intuire la traccia. Durante i cantieri furono anche abbattute diverse chiesette marinare, come l’antica chiesa di San Nazario e Celso, dedicata ai martiri cristiani i quali, secondo la tradizione, portarono il cristianesimo a Genova. Il progetto originario prevedeva che questa strada giungesse fino a Sturla, ma l’accesa opposizione degli abitanti fermò i lavori dove oggi incomincia via Felice Cavallotti, salvando gli antichi borghi di Boccadasse e Capo Santa Chiara, che oggi regalano alcuni degli scorci più caratteristici ed apprezzati di Genova.

    Corso Italia, quindi, oggi è senza dubbio un simbolo della nostra città, che racchiude in sé la contraddittoria relazione dei genovesi con il loro territorio. I lavori di restauro di questo “monumento” a cielo aperto permetteranno di restituire alle persone uno spazio degno del sacrificio compiuto per fare largo al progresso della comunità cittadina, di ieri come di oggi. In un mondo perfetto, però, la stessa cura sarebbe allargata anche alle molte altre zone della città, troppo spesso in fondo alla lista delle priorità dell’intervento pubblico perché lontane dalla “Genova Bene” da cartolina. Un passo alla volta, vogliamo sperare.

     

    Nicola Giordanella

  • Terzo Valico, botta e risposta tra Cociv e movimento No Tav. Dubbi anche per il cantiere di Gavi

    Terzo Valico, botta e risposta tra Cociv e movimento No Tav. Dubbi anche per il cantiere di Gavi

    terzo-valico-erzelli-borzoliLa bufera sul Terzo Valico sembra essere appena incominciata. Dopo gli arresti della mattinata di ieri, Cociv risponde attraverso un comunicato di ritenersi parte lesa in questa vicenda. Ma non solo: l’ufficio stampa del consorzio dichiara che non sussistono oneri aggiuntivi per l’opera «così come nessuna differente qualità delle opere». Dopo poche ore arriva la risposta del movimento No Tav, che da anni si oppone all’opera e che definisce la risposta di Cociv «senza vergogna».

    Dubbi sulla sicurezza, dopo Cravasco anche Gavi

    Le motivazioni sono diverse, documentate con stralci delle dichiarazioni del procuratore aggiunto di Roma Michele Prestipino, rilasciate alla stampa durante la presentazione dell’inchiesta. La contestazione principale riguarda la sicurezza delle opere realizzate: Cociv dichiara che non esistono criticità su quanto fatto fino ad oggi, ma i risultati delle indagini sembrerebbero affermare il contrario. Secondo quanto è emerso dalle intercettazioni, infatti, la qualità del cemento utilizzato durante i lavori di centinatura  della galleria di Cravasco (Campomorone) potrebbe essere scadente e inadatta; la rivelazione ha sollevato dubbi inquietanti sulla sicurezza del sito, tanto da spingere la consigliere comunale dell’Altra Capomorone Valentina Armirotti a chiedere la chiusura cautelativa di quel cantiere. Sul sito del movimento No Tav, però, il ragionamento non si ferma qui: gli attori coinvolti nell’inchiesta sono gli stessi che sono intervenuti a vario titolo per i cantieri, sempre legati al Terzo Valico, sul Neirone a Gavi: «Quel materiale scadente è stato usato per caso anche a Gavidomandano gli attivisti sul loro sito web.

    Soldi pubblici

    Nel comunicato stampa, Cociv, ha dichiarato che, in qualsiasi caso, «non sussistono oneri aggiuntivi a carico dello Stato» aggiungendo che «eventuale maggior costo ricade esclusivamente sul contraente generale, trattandosi per il pubblico committente di opera a prezzo fisso ed invariabile». Una dichiarazione che per gli attivisti suona particolarmente stonata: «Cociv ha ricevuto l’affidamento della realizzazione dell’opera senza gara, ha contribuito ad indicare i costi di realizzazione e ora sostiene che gonfiare le gare di appalto, fare turbativa per pilotarne l’aggiudicazione escludendo soluzioni più convenienti, utilizzare materiale scadente per lucrare, realizzare opere insicure e destinate a crollare, non comporta maggiori costi?». Una perplessità che trova il conforto dei numeri, visto che stando al primo progetto del 2003 il costo totale dell’opera doveva essere di 3,55 miliardi di euro, poi negli anni lievitato fino all’attuale previsione (datata 2011) di 6,2 miliardi. Tutti soldi pubblici, ovviamente.

    Parte lesa

    Parte lesa, dicevamo. Nel comunicato Cociv afferma che «Eventuali interferenze in corso di accertamento investigativo possono riguardare solo iniziative infedeli di funzionari venuti meno al dovere di lealtà verso l’azienda». «Surreale» è la risposta dei No Tav, che ricordano il fatto che ad essere finiti sotto inchiesta sono tutti i massimi vertici del consorzio, tra cui presidente, direttore generale, il responsabile unico del procedimento, il coordinatore del settore costruzioni, il responsabile degli affidamenti e degli approvvigionamenti, come a sottolineare che tutta la catena di comando può essere considerata in qualche modo coinvolta.

    La reazione della “politica” bipartisan è stata unanime: i lavori devono andare avanti. L’inchiesta, però, sembra aver scoperchiato un vaso di Pandora molto capiente. Non è la prima volta che i lavori del Terzo Valico sono coinvolti a diverso titolo in indagini che hanno come oggetto corruzione e appalti truccati. Oggi, però, è messa in discussione anche la sicurezza dei cantieri stessi e delle migliaia di persone che ci convivono, condividendone il territorio. In ballo c’è la salute e la vita di intere comunità, sacrificate in nome di un progetto sempre meno credibile; la priorità della “politica” e delle istituzioni dovrebbe essere quella di garantire la sicurezza delle persone, anche a costo di rallentare o addirittura fermare questi cantieri. Ma di che “politica” stiamo parlando?

    Nicola Giordanella

     

  • Quarto, per l’ex Till Fischer di via romana della Castagna i lavori partiranno entro l’anno

    Quarto, per l’ex Till Fischer di via romana della Castagna i lavori partiranno entro l’anno

    fabbrica-ex-fischer-via-romana-castagna-quarto-D5Non è ancora certa la data, ma sicuramente il cantiere partirà entro la fine del 2016. Dopo una prima fase di adeguamento strutturale dell’attuale edificio di via romana della Castagna, con relative parziali demolizioni, partiranno i lavori di edificazione che produrranno 26 nuovi appartamenti e un silos interrato da 30 box. Il progetto negli anni scorsi è stato fortemente contestato dai comitati di quartiere, e non solo, tanto da essere oggetto di modifiche per attenuarne l’impatto con il contesto storico e urbano in cui si inserirà. «Non c’è ancora la data precisa di inizio lavori– conferma il vice sindaco di Genova, Stefano Bernini ma in questi giorni sono stati ultimati tutti i passaggi per il subentro della nuova cooperativa di costruzione, ed entro l’anno verranno attivati i cantieri secondo gli ultimi ritocchi apportati dal consiglio comunale sul progetto approvato durante il ciclo amministrativo precedente».

    Un progetto “difficile”

    La discussione sul destino dell’area Ex Till Fischer da anni infiamma il quartiere: nel 2007 si parlava di un albergo a nove piani, poi il progetto fu “virato” in 60 unità immobiliari; la mobilitazione dei cittadini e dei comitati, e la crisi del mercato immobiliare, hanno ridimensionato ulteriormente il disegno: dopo un ulteriore passaggio in Consiglio Comunale, le unità immobiliari furono ridotte a 26, distribuite su 4 piani, con il vincolo di costruire parcheggi solo interrati e di predisporre un accesso anche da corso Europa (tramite ascensore). L’estetica dell’edificio, inoltre, dovrà essere esteticamente in armonia con l’abitato già esistente (quindi colori coerenti e tetto a spioventi). Per quanto riguarda la viabilità, un altro aspetto molto delicato visto la conformazione antica delle strade storiche, sarà predisposto a breve un piano ad hoc. Gli oneri di urbanizzazione (circa 400 mila euro) saranno “liquidati” al Municipio Levante, e verrà predisposto un intervento di manutenzione dell’alveo limitrofo, senza però toccare l’assetto attuale del torrente, ponte di pietra compreso, che ad oggi ha dimostrato di “reggere”.

    La valletta del Rio Castagna

    Come Era Superba ha già documentato in passato, l’edificio attuale da anni è in stato di abbandono, divenuto una sorta di buco nero in mezzo ad uno spicchio di quartiere non del tutto rovinato dall’urbanizzazione dei decenni scorsi. La valletta del rio Castagna, infatti, nasce ripida dal fianco del Monte Fasce e scende rapidamente verso il mare: su quest’area fu edificata Villa Quartara, nel tratto più verso mare, e fino a metà del novecento erano poche le case contadine a fare cornice al piccolo e millenario santuario di Santa Maria della Castagna. Da tempi immemori la zona è attraversata dalla antica via Romana, unica strada che collegava Genova con gli abitati di levante. Nel dopoguerra arrivò l’autostrada, con la costruzione di un viadotto di quella che oggi è la A12 (Genova-Livorno) e poi Corso Europa, con un ulteriore viadotto più a valle; da lì seguirono palazzine e immobili di vario genere e fattura, che stravolsero la radice contadina della zona, ma non del tutto. Oggi quello che rimane di questa lunga storia è ancora ben visibile nei muri, nelle strade e nei giardini di questa piccola porzione di città: scorci unici di un tempo che fu.

    Non mancarono le speculazioni: tra le due infrastrutture viarie furono costruite negli anni 70-80 le palazzine a diga di via della Campanule, e il relativo campo sportivo con ben sei campi da tennis, oggi in ovviamente chiusi e in abbandono, il cui spazio è stato ricavato da una copertura del torrente lunga qualche centinaio di metri. La palazzina un tempo destinata alla produzione di forniture industriali, oggi al centro del progetto immobiliare, è stata costruita negli anni sessanta.

    Oggi, quindi, sta per partire un progetto nato da un’idea di oltre dieci anni fa, per il quale sin intervenì anche direttamente sul Puc, con cambi di caratterizzazione zonale, per poter procedere; anche se in parte è stato rinnovato e mitigato, l’edificazione di nuove unità immobiliari è il retaggio di una mentalità urbanistica vecchia, il cui fardello ricade ancora sull’oggi, visto che non esiste la capacità politica di definire una vera cesura con il passato. Nel frattempo, sotto i ponti di Genova, di acqua ne è passata parecchia, anzi, troppa.

    Nicola Giordanella

  • Renzi non va sul Bisagno. Lavori del terzo lotto inaugurati da Doria, Toti e Pinotti

    Renzi non va sul Bisagno. Lavori del terzo lotto inaugurati da Doria, Toti e Pinotti

    renzi-toti-doria-fiammaIl presidente della Regione Liguria e commissario per l’esecuzione delle opere, Giovanni Toti, e il sindaco di Genova, Marco Doria, hanno inaugurato i cantieri del terzo lotto del rifacimento della copertura del torrente Bisagno che dureranno 3 anni e mezzo. Il presidente del consiglio, Matteo Renzi, salta la cerimonia e arriva direttamente in prefettura per il vertice con il prefetto, Fiamma Spena, il governatore, Giovanni Toti, il sindaco di Genova, Marco Doria, e gli altri primi cittadini dei 67 Comuni della Citta Metropolitana. «Con l’alluvione del 2014 la politica ha perso la faccia – ha dichiarato il premier secondo quanto riportato dall’agenzia “Dire” – 402 milioni per 9 interventi sono il cambio di passo che serviva a questo territorio: nello stesso posto, con le stesse modalità , il Bisagno è uscito ed ha ucciso. Non è possibile che dopo tre anni sia successa la stessa cosa. Oggi i soldi per il Bisagno ci sono. Contro il dissesto questa volta si fa sul serio». Durante il summit in prefettura Toti ha consegnato al premier una lettera riepilogativa degli obiettivi strategici sulle infrastrutture da finanziare, come la Gronda, e sugli interventi contro il dissesto. La risposta arriva durante l’intervista rilasciata dal presidente del Consiglio all’emittente Primocanale: «Pochi giorni fa il governo ha finanziato in anticipo il quarto lotto dei lavori per il Terzo Valico perché sappiamo quanto sia necessario per i porti di Genova e Savona, che rappresentano una piattaforma straordinaria e hanno bisogno di infrastrutture: non è possibile che Rotterdam abbia un traffico maggiore di tutti i porti italiani».

    Il fulcro del vertice, però, è stato sulla gestione dei dissesto idrogeologico: «Vi chiedo di lavorare insieme in questa direzione – ha detto Renzi ai sindaci – e mi impegno ad alleggerire i vincoli finanziari sui comuni che hanno avanzi di amministrazione. Tutto ciò che serve al progetto ”casa Italia” sta fuori dal patto di stabilità, che gli europei siano d’accordo o no, gli investimenti servono al paese e aiutano la crescita».

    doria-toti-pinotti-bisagnoIn precedenza, il genovese ministro della Difesa, Roberta Pinotti, presente alla inaugurazione dei lavori del terzo lotto sul Bisagno, aveva ricordato l’importanza del tema sicurezza: «Non si può stare dentro a conteggi aritmetici ed economici: queste risorse devono essere spendibili a prescindere dal patto di stabilità». Il ministro ha ricordato la disponibilità del governo Renzi: «L’investimento su Genova del governo è stato importante e si è potuto fare anche perché il territorio aveva lavorato sui progetti necessari».

    «C’è un piano della Città metropolitana che esiste già – ha ricordato il governatore Toti – non riguarda solo Genova, ma molti altri interventi sempre nell’area metropolitanaNon bastano certo i ribassi d’asta di questo lotto del Bisagno ma serve un nuovo impegno di Italia Sicura e credo che i soldi debbano restare sul territorio e rientrare rapidamente in circolo in questo piano di messa in sicurezza».

    A Genova anche il responsabile della struttura di missione Italia, Mauro Grassi e il suo predecessore Erasmo D’Angelis, che ha sottolineato l’importanza di fare squadra: «Ci sono fondi a disposizione, c’è un piano nazionale, c’è un piano finanziario e noi siamo ovviamente molto soddisfatti del lavoro di squadra che è stato fatto e che si continuerà a fare a Genova tra Comune e Regione. Questo dimostra che, quando ci sono davvero risorse, progetti e capacità di mettere in cantiere le opere, le opere si fanno. Aspettiamo i progetti, come quello dello scolmatore del Bisagno, per proseguire su questa strada».

    Il sindaco di Genova, a margine della cerimonia, ha ricordato come «questa azione di prevenzione strutturale sia stata fatta in questi ultimi anni per la prima volta dopo decenni. La nostra attenzione però deve essere sempre molto alta: queste opere, finché non sono completate non cancellano il rischio». Doria ha sottolineato che questo incontro con il premier, seppur non esaustivo, ha trattato questioni chiave riguardanti il Terzo valico e l’intervento del governo su questioni relative a crisi aziendali in città.

  • Terzo Valico, terminate gallerie Erzelli – Borzoli. Pontedecimo, esposto contro il by-pass

    Terzo Valico, terminate gallerie Erzelli – Borzoli. Pontedecimo, esposto contro il by-pass

    terzo-valico-erzelli-borzoliCon l’abbattimento dell’ultimo diaframma di roccia, demolito oggi a favore di telecamere, viene completata la seconda tratta della galleria Borzoli-Erzelli, un’opera che diventerà operativa entro le prime settimane del 2017. I tunnel sono considerati propedeutici per i cantieri del Terzo Valico, poiché permetteranno ai mezzi da lavoro di raggiungere le cave per depositare la terra di risulta degli scavi, senza passare attraverso le strade urbane. Le gallerie serviranno inoltre a deviare il traffico pesante che oggi attraversa Sestri con i noti disagi e le criticità.

    Circa un anno di ritardo sulla tabella di marcia: 100 metri di tunnel, infatti, passano sopra la galleria autostradale Guanella, sulla A10 Genova-Ventimiglia, fatto per il quale, in itinere, si sono dovute rimodulare le operazioni di scavo, per evitare impatti strutturali dannosi. Con il completamento di quest’opera, che consiste nella realizzazione di due gallerie tra Borzoli ed Erzelli e tra Borzoli e via Chiaravagna, i mezzi pesanti non dovranno più transitare per l’angusta viabilità cittadina di via Chiaravagna e via Borzoli, dove hanno creato parecchi disagi non solo al traffico ma anche ai pedoni e agli abitanti. Questi tunnel rientrano nelle opere propedeutiche per la realizzazione del Terzo valico ferroviario, di cui Cociv è general contractor: le gallerie sono rientrate nei cosiddetti oneri di urbanizzazione della grande opera, e durante i lavori faciliteranno il passaggio dei mezzi diretti alle cave di Sestri ponente utilizzate come deposito per lo smarino estratto dagli scavi.

    terzo-valico-erzelli-borzoli02Viabilità urbana in sicurezza

    «Quest’opera consente di mantenere nella zona importanti funzioni produttive e industriali o legate al porto senza far pagare agli abitanti di Borzoli il peso in termini di criticità – spiega il vicesindaco di Genova ed ex presidente di Municipio VI Medio-Ponente, Stefano BerniniQui abbiamo una parte di attività legata al porto, i depositi di container ex Grimaldi e Derrick ma anche una serie di attività produttive meno conosciute che facevano con fatica i lavori di approvvigionamento, trasferimento dei materiali, e che finalmente potranno avere una piena logistica». Una volta aperta la nuova viabilità, secondo l’amministrazione comunale, sarà possibile intervenire anche con lavori di riqualificazione ambientale e messa in sicurezza idrogeologica grazie all’abbattimento degli ultimi due ponti critici per il torrente Chiaravagna. «Sarà una rivoluzione positiva – sottolinea l’assessore alla Mobilità, Anna Maria Dagninosia sul versante di Sestri ponente che di Fegino. Le due gallerie ci permetteranno di interdire il passaggio del traffico pesante sulla viabilità ordinaria, cosa che per legge non si può fare se non viene fornita un’alternativa, e di creare un collegamento diretto tra il casello autostradale di Genova Aeroporto e Borzoli, con positivi benefici anche per il traffico privato».

    terzo-valico-erzelli-borzoli04Pontedecimo e il rischio idrogeologico

    Con queste due gallerie anche i cantieri del Terzo valico potranno proseguire in maniera forse più spedita. Ma se da un lato si accelera, dall’altro lato si rischia lo stop: a Pontedecimo, infatti, le opere del cosiddetto “By-pass” sembrano essere state eseguite fuori norma, seguendo parametri di legge non aggiornati. Secondo una perizia, depositata presso la Procura di Genova in allegato ad un esposto sottoscritto da decine di cittadini, infatti, la strada in costruzione per permettere il passaggio dei mezzi di Cociv, e annoverata tra le varie opere di compensazione, sarebbe nata già “fuori legge”: «Il sospetto è che sia stato utilizzato un progetto vecchio – spiega uno dei sottoscriventi dell’esposto – visto che i riferimenti normativi  sono relativi a leggi superate». Un esempio: il calcolo della portata d’acqua del torrente non terrebbe conto dei nuovi parametri del 2012. Ma non solo: i pali per sostenere la struttura sono stati “piantati” nell’alveo del fiume, cosa in teoria non consentita dal Piano di Bacino vigente. La parziale copertura dell’alveo, secondo i rilievi della perizia, non rispetterebbe le distanze minime, in altezza, dal livello di piena calcolato, mettendo a rischio la struttura stessa della strada. Quello che più in generale viene contestato dagli abitanti di Pontedecimo è l’aggravarsi delle condizioni di sicurezza di un tratto della Val Polcevera già noto per la sua instabilità idrogeologica. In altre parole, stando a questo esposto, si sta verificando una situazione paradossale: se è vero che le amministrazioni (comunale, regionale e statale) stanno investendo parecchi milioni di euro per mettere in sicurezza il Bisagno, contemporaneamente si “mette in pericolo” un’altra parte della città con un’opera “fuori norma”, e peraltro poco “sentita” dal territorio stesso. Alla magistratura l’ultima parola.

    Ancora una volta, quindi, il “bollettino” dei grandi cantieri ci racconta lo schizofrenico rapporto che Genova e la Liguria hanno con il proprio territorio: l’apertura delle gallerie tra Erzelli e Borzoli, sicuramente avrà un impatto positivo sulla vita dei cittadini, portando più vivibilità e sicurezza per chi quelle strade le vive quotidianamente. Nello stesso tempo, però, quelle stesse gallerie permetteranno la costruzione di una opera notevolmente impattante, e che potrebbe mettere a rischio la sicurezza di molte persone, come purtroppo già successo in passato. Sbagliare è umano…

    Nicola Giordanella