Tag: giovani

  • Erasmus 2013: bando aperto per gli studenti dell’Università di Genova

    Erasmus 2013: bando aperto per gli studenti dell’Università di Genova

    Via Balbi, Università di GenovaSono aperte fino a giovedì 11 aprile 2013 le iscrizioni per la domanda di ammissione a Erasmus 2013, il bando che ogni anno assegna borse di mobilità agli studenti universitari che vogliono svolgere un periodo di studio e/o di formazione presso uno dei Paesi partecipanti al Programma.

    I requisiti per presentare domanda sono essere iscritti all’Ateneo genovese, in regola con il pagamento delle tasse universitarie, e non aver mai beneficiato di una borsa di studio Erasmus. Sul sito dell’Università di Genova è consultabile un elenco delle destinazioni Erasmus, suddiviso per Aree (nuova denominazione delle facoltà) e Paesi. Gli studenti possono concorrere solo per le borse proposte nell’ambito dell’Area di appartenenza, così come gli studenti iscritti a Scuole di Specializzazione, Dottorati e Master possono concorrere soltanto per le borse bandite nell’Area affine al loro percorso didattico. Ciascun candidato può indicare nella propria domanda online fino a tre destinazioni in ordine di preferenza.

    La domanda potrà essere presentata esclusivamente on-line sul sito dei servizi online per gli studenti, entro le ore 12 dell’11 aprile. Non saranno prese in considerazione domande che, per qualsiasi causa, dovessero essere compilate oltre il termine e l’ora indicati, né domande inviate per posta o con altre modalità di trasmissione.

    Per maggiori informazioni sul progetto Erasmus, sono previsti incontri informativi nelle singole facoltà entro i termini di scadenza del bando.

    La selezione dei candidati avverrà sulla base del curriculum degli studi, delle conoscenze linguistiche, delle finalità del periodo di studio all’estero (con particolare riferimento alla congruità dell’offerta didattica presso la sede estera con il proprio percorso formativo) e delle motivazioni personali. Durante la fase di selezione, i candidati dovranno sostenere un colloquio obbligatorio.

    Per ciascuna Area è stabilito un numero massimo di borse assegnabili:
    • Architettura n. 35
    • Economia n. 42
    • Farmacia n .10
    • Giurisprudenza n. 58
    • Ingegneria n. 48
    • Lettere e Filosofia n. 30
    • Lingue e Letterature Straniere n. 140
    • Medicina e Chirurgia n. 37
    • Scienze della Formazione n. 34
    • Scienze Matematiche, Fisiche e Naturali n. 20
    • Scienze Politiche n. 54
    Per ogni Area sarà stilata una graduatoria e nominato un numero di vincitori pari al numero massimo di borse assegnabili. Le graduatorie saranno pubblicate lunedì 22 aprile 2013: tale pubblicazione avrà valore di comunicazione ufficiale agli interessati. Non saranno inviate comunicazioni a domicilio.

    Il periodo di studio all’estero deve avere una durata compresa fra 3 e 12 mesi e svolgersi nel periodo compreso tra il 1 giugno 2013 e il 30 settembre 2014.

    [foto di Daniele Orlandi]

  • Rock in centro, Albenga: concorso musicale per band emergenti

    Rock in centro, Albenga: concorso musicale per band emergenti

    concerto-musica-chitarra-elettrica-RMSono aperte le iscrizioni per RockInCentro, concorso musicale per band emergenti organizzato dall’Ufficio Politiche giovanili del Comune di Albenga.

    L’iscrizione è online ed è gratuita, possono partecipare band che propongono sia brani inediti sia cover, di ogni genere musicale: il requisito di ammissione è che le band siano composte per almeno due terzi da ragazzi fra i 14 e i 35 anni d’età, con particolare preferenza per le band di Albenga.

    Le band che intendono partecipare alla selezione devono scaricare il modulo di iscrizione dal sito del Comune di Albenga ed effettuare l’iscrizione entro sabato 13 aprile 2013 inviando una mail con tutti i materiali necessari – modulo, foto e bio del gruppo, un brano – a centrogiovani@comune.albenga.sv.it o via posta all’Ufficio Politiche Giovanili di Albenga (viale Martiri della Libertà, 3° piano).

    Le band saranno sottoposte a una preselezione online attraverso la pagina Facebook del concorso. Saranno poi scelti i gruppi ammessi alle esibizione live, della durata di 30 minuti ciascuna (l’ordine delle band sarà estratto a sorte): i gruppi ammessi a ogni esibizione live dovranno portarsi i propri strumenti musicali, in particolare è obbligatorio dotarsi di amplificatore di basso e di chitarra elettrica. Saranno messe a disposizione tutte le altre apparecchiature e strumentazioni, comprese una batteria completa fatta salva la possibilità per ogni batterista di portarsi i propri piatti e il proprio pedale.

    Le band saranno valutate sia dal pubblico sia da una giuria tecnica. La finale si svolgerà il 27 aprile 2013, e saranno assegnati i seguenti premi:
    – 1° classificato: servizio fotografico +book fotografico +intervista a Radio Onda Ligure +targa
    – 2° classificato: targa
    – 3° classificato: targa
    – Premio della critica: book fotografico +intervista a Radio Onda Ligure +targa
    – Premio del pubblico: targa + intervista a Radio Onda Ligure

  • Noleggio di bici elettriche a Genova: Gecoeco, una startup ai Luzzati

    Noleggio di bici elettriche a Genova: Gecoeco, una startup ai Luzzati

    gecoeco-giardini-luzzati-bicicletteTutto parte da un’idea, ossia che la mobilità sostenibile aiuta a risparmiare e a tutelare l’ambiente e che in molte città europee sono stati attivati progetti di bike sharing, piste ciclabili e iniziative analoghe con il contributo morale ed economico delle istituzioni. Cose che a Genova ancora mancano, almeno in parte.

    Per questa ragione Andrea Midoro – già anima del laboratorio musicale Ri-percussioni sociali al Lagaccio – ha da poco creato la sua startup Gecoeco installando la sua prima bike station ai Giardini Luzzati: «Per ora mi occupo solo di noleggio di bici elettriche e di conversione delle biciclette normali in elettriche, ma in futuro vorrei contribuire ai sempre più numerosi eventi e iniziative che ci sono in città. Il nome Gecoeco deriva da “Genova ecologica economica“, che è una sorta di slogan che ho voluto dare al progetto».

    La bike station è un luogo per il deposito e il mantenimento di biciclette, sia a pedali sia elettriche: è alimentata da un pannello fotovoltaico e consente a chiunque di recarsi ai Giardini Luzzati (previa prenotazione) e noleggiare la bicicletta per il tempo che desidera. «La richiesta è molto elevata, sia da parte di pendolari che vogliono fare in bicicletta il tragitto casa-lavoro, sia da parte di turisti: il servizio di bike sharing attualmente è costoso e sottoutilizzato, se le istituzioni prendessero a modello quanto si fa in Nord Europa ci sarebbero notevoli vantaggi anche per il turismo. Si parla molto di Smart City, è importante che dietro questa etichetta ci siano dei contenuti “veri” e che portino servizi utili ai cittadini».

    Sebbene nata da poco, Gecoeco vanta già collaborazioni con molte realtà del territorio attive su questo tema: il Manena Hostel alla Maddalena, il blog Anemmu in bici a Zena, il negozio La Formica e altri. Ha anche aperto un laboratorio sul portale dell’associazione Open Genova, alla ricerca di nuovi contatti con persone che possano aiutare a diffondere la cultura della mobilità sostenibile.

    «Il mio progetto parte da un libro scritto dall’inglese Carlton Reid, intitolato Bike to work: le prime pagine sfatano tutti i luoghi comuni sull’uso della bicicletta, applicabili anche a Genova. Qualche esempio: andare in bici è più pericoloso che in altri mezzi di trasporto non è vero, perché ci sono studi che ritengono che l’alta velocità sia un fattore determinante per gli incidenti stradali; il fatto che Genova sia una città collinare non è un problema, perché le bici elettriche permettono di “dosare” la fatica della pedalata; le bici sono molto costose, ma la durata della batteria e l’abbattimento dei costi di benzina, assicurazione etc. permettono di ammortizzare la spesa in pochi mesi».

    Marta Traverso

  • Lavoro e apprendistato a Genova: il bando Botteghe di mestiere

    Lavoro e apprendistato a Genova: il bando Botteghe di mestiere

    Offerta di lavoroSono aperte fino a giovedì 28 marzo 2013 le iscrizioni per il nuovo ciclo del bando Botteghe di mestiere, che offre a giovani tra i 15 e i 29 anni un apprendistato di sei mesi nell’ambito dei mestieri artigiani, con una retribuzione di 500 € mensili.

    Il progetto è a livello nazionale e hanno aderito 72 botteghe, di cui due dalla Liguria. Ogni bottega ha presentato uno specifico progetto formativo, consultabile sul sito di Italia Lavoro. Le due iniziative liguri sono La Bottega della vera focaccia genovese, a cura dell’Associazione Panificatori di Genova e La Bottega dei golosi promossa da aziende della ristorazione nella Provincia di Imperia.

    Botteghe di mestiere rientra all’interno del progetto AMVA – Apprendistato e mestieri a vocazione artigianale – promosso dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali e attuato da Italia Lavoro, per la promozione del made in Italy e per incentivare l’applicazione dei contratti di apprendistato e la creazione di nuove imprese.

    [foto di Diego Arbore]

  • Journey into Fragility: un’artista genovese in giro per il mondo

    Journey into Fragility: un’artista genovese in giro per il mondo

    Mondo in ManoNel 2001 il poeta e scrittore di Arenzano Massimo Morasso ha redatto un documento sul tema dell’emergenza ambientale, denominato Carta di Arenzano per la Terra e per l’Uomo: i firmatari sono circa cento noti scrittori di tutto il mondo, tra cui cinque Premi Nobel.

    A oltre dieci anni dalla sua pubblicazione, questo documento ha ispirato l’artista genovese Maria Rebecca Ballestra, che ha avviato un progetto attualmente in corso per visitare dodici Paesi del mondo e trasmettere i temi chiave della Carta.

    Journey Into Fragility ha da poco concluso la settima tappa in Costa Rica, ed è l’occasione per fare il punto con Maria Rebecca su come si sta procedendo. «Ho appena terminato di realizzare la settima tappa del progetto in Costa Rica dopo Ghana,  Svizzera, Madagascar, Abu Dhabi, Cina e Singapore. L’idea è quella di osservare il problema ambientale da dodici prospettive diverse, con l’intento di costruire un dialogo costruttivo sul valore di vivere sulla Terra. Ogni tappa si ispira a un diverso punto della “Carta di Arenzano per la Terra e per l’Uomo” e coinvolge un ente locale e un diverso curatore. Il progetto vuole essere propositivo cercando di documentare le migliori soluzioni che l’uomo sta offrendo al futuro di se stesso attraverso interventi innovativi, investimenti e politiche visionarie. Alcuni esempi: la biodiversità in Madagascar, il deserto e l’energia solare in Abu Dhabi, l’aumento demografico in Cina, il riciclaggio dell’acqua a Singapore, e la foresta tropicale in Costa Rica, ma anche  aspetti più antropologici come ambiente e memoria collettiva in Ghana, politica globale in Svizzera e il tema della coscienza in una prossima tappa a New York».

    Il momento da lei ritenuto più significativo durante questa prima parte del viaggio è la tappa in Ghana, che «ha avuto una grande importanza per la mia crescita personale ed è stata un’esperienza interiore molto forte. Potrei definirla come un viaggio nel corpo, una discesa nella radice istintuale dell’essere, un abbandono della ragione a favore di un impulso primordiale di grande intensità. La prima tappa mi ha portato a sentire come mai prima la comunione con il resto dell’umanità e l’appartenenza alla mia specie».

    Il viaggio di Maria Rebecca è finanziato in parte attraverso il crowdfunding e in parte attraverso progetti di residenza artistica. Un progetto che sta portando all’artista genovese numerosi feedback positivi da tutto il mondo: istituzioni artistiche, gallerie e riviste di settore stanno infatti valorizzando il suo operato. «Sicuramente Journey into Fragility rappresenta il progetto più impegnativo e complesso che ho realizzato fino a questo momento. Ne sono molto fiera per la sua valenza etica e il suo impegno sociale in cui posso pienamente sviluppare la mia idea dell’arte come luogo di incontro, discussione e interazione tra diverse discipline come la scienza, l’ecologia, la politica e la biotecnologia; l’arte come occasione per costruire un dialogo plurale su beni comuni così importanti come l’ambiente, il cibo, le risorse e l’energia».

    Una volta che tutte le tappe saranno ultimate, lo scopo di Maria Rebecca è riportare “a casa” tutte le documentazioni raccolte e da qui partire per un rinnovamento dei temi descritti nella Carta: «Sono molto felice di farmi ambasciatrice dei contenuti della Carta di Arenzano e mediatrice di un pensiero così alto, ideato e realizzato nel territorio a cui appartengo, che sta suscitando molto interesse in tutti i paesi in cui ho avuto la fortuna di promuoverlo. Mi piacerebbe molto, alla fine del progetto, poter organizzare un incontro a Genova con tutti i partner e i curatori di Journey into Fragility per discutere tutti insieme dei risultati raggiunti Paese per Paese, per mostrare i differenti punti di vista su una risorsa comune come la Terra, per proporre e discutere possibili soluzioni e opportunità future».

    Marta Traverso

  • Università all’estero e mobilità dei giovani: i progetti di Aegee

    Università all’estero e mobilità dei giovani: i progetti di Aegee

    rapporti-studi-dati-statisticheAcronimo di Association des Etats Généraux Des Etudiants de l’Europe, AEGEE è una delle associazioni studentesche più grandi d’Europa, che promuove l’integrazione europea e la mobilità giovanile attraverso scambi culturali internazionali. Tra i suoi progetti, organizza ogni anno le Summer University: un’esperienza all’estero rivolta ai giovani che vogliono conoscere la cultura, la lingua e le opportunità di studio di un Paese diverso dal proprio.

    Il progetto comprende diversi tipi di esperienze: corsi di lingua straniera base o intensivo (dalle due alle quattro settimane), corsi estivi su temi specifici che vanno oltre l’apprendimento della lingua (da 12 giorni a quattro settimane), giro turistico del Paese ospitante (con almeno 4 luoghi diversi di pernottamento).

    L’associazione illustrerà i progetti 2013 in incontri informativi che si terranno presso le facoltà universitarie di Genova. Questo il programma:
    – mercoledì 20 marzo (ore 17) Facoltà di Architettura
    – mercoledì 10 aprile (ore 17) Facoltà di Medicina
    – mercoledì 17 aprile (ore 17) Facoltà di Lettere.

    Per maggiori informazioni aegee.genova@gmail.com o 349 1252472 – 380 4106037.

  • Rolandofest: cantautori e band al primo festival di Sampierdarena

    Rolandofest: cantautori e band al primo festival di Sampierdarena

    musica-live-cantanti-microfonoSono aperte fino a lunedì 25 marzo 2013 le iscrizioni per la prima edizione di Rolandofest, grande evento musicale che si svolgerà a Sampierdarena sabato 20 aprile ed è organizzato dall’associazione culturale Green Greed, in collaborazione con il Municipio di Sampierdarena.

    Gli organizzatori del festival hanno scelto Facebook come mezzo di reclutamento delle band: chiunque voglia partecipare deve pubblicare sulla pagina-evento “Selezioni Rolandofest” un proprio brano, demo o videoclip, seguito dal nome e da un contatto (telefono, e-mail, Facebook, etc).

    Possono partecipare solo gruppi emergenti con pezzi inediti (no cover band).

  • Sophia dalla Notte: “Cose peggiori”, spettacolo teatrale

    Sophia dalla Notte: “Cose peggiori”, spettacolo teatrale

    Arte di Strada teatro attoriGiovedì 14 marzo 2013 (ore 19) l’Associazione Culturale Sophia Dalla Notte mette in scena al Nouvelle Vague il corto teatrale Cose Peggiori…, diretto da Nicola Camurri e ispirato al testo di Mona Mansour (traduzione italiana di Paola Vecchelli).

    Durata dello spettacolo: 20 minuti:

    Sul palco Paola Vacchelli e Barbara Cavagnaro, che interpretano una coppia di donne di fronte alla crisi del proprio rapporto, tra tenerezze e complicità mancate. Un testo che ci mostra come i rapporti d’amore siano tutti simili tra loro a prescindere dal fatto che le protagoniste siano due donne. La scena è semplice, un tavolo e due sedie; la colonna sonora pure: una melodia tratta da un grande classico, la canzone che ha segnato i momenti importanti della coppia.

    Un testo semplice e non retorico, frutto di un laboratorio didattico e perciò senza altra prestesa che non sia quella di coinvolgere il pubblico e con esso condividere un tema oggi all’ordine del giorno: l’inclusione delle donne e il nostro rapporto con i diritti delle coppie omosessuali. Un testo breve (20 minuti) che diventa più che altro una scusa per incontrarsi e stare insieme.

    [foto di Constanza Rojas]

  • Marianna Pederzolli, incontro con il giovane consigliere di Palazzo Tursi

    Marianna Pederzolli, incontro con il giovane consigliere di Palazzo Tursi

    marianna-pederzolliIl suo interesse per la società e le forme di politica attiva è cominciato quando era giovanissima, al liceo, con il ruolo di rappresentante d’istituto, ed è proseguito con l’esperienza consiliare, della quale – con la praticità e la voglia di concretezza tipiche della persona giovane e piena di entusiasmo – ci racconta aspetti positivi e negativi, a quasi un anno di distanza dall’elezione in consiglio comunale.

    Un po’ della tua storia. Come è cominciato il tuo interesse per la politica attiva?

    La mia storia è quella di molti candidati nelle liste civiche: sono sempre stata interessata alle scelte e alle politiche della mia città, posso dire di aver avuto una gavetta extra partitica e nonostante io creda che il partito debba continuare ad essere, assieme ad altre forme di rappresentanza, il mezzo con cui fare politica, sono felice della mia formazione dal momento che non ho mai sentito rappresentate a dovere le mie istanze da alcun partito purtroppo.

    Il mio interesse per la politica scaturisce innanzitutto dall’attività studentesca attiva come rappresentante degli studenti all’interno del mio liceo e dalla quotidianità appunto con un sistema scolastico spesso inadeguato a ricoprire il ruolo di formazione e palestra di vita quale dovrebbe essere. È cresciuta di pari passo con la partecipazione a manifestazioni e organizzazione di autogestioni contro tutti quei ministri che uno dopo l’altro hanno cercato di smantellare la scuola pubblica, dalla riforma Moratti, al re-inserimento dei debiti introdotto da Fioroni (condivisibile di per sé ma discriminatorio se non si garantiscono un numero adeguato di ore di corsi di recupero), agli scellerati tagli della Gelmini da 8 miliardi di euro e 90.000 unità di personale, all’aziendalistica e pericolosa manovra di Profumo, il ddl Aprea. Nasce dall’associazionismo, dal volontariato nel centro storico, da dei valori di giustizia sociale e laicità profondamente radicati nella mia famiglia.                 

    Come sei arrivata alla candidatura? E’ stata una sorpresa? Hai in qualche modo avuto paura del ruolo che “rischiavi” di andare a ricoprire?

    Il percorso che mi ha portato ad essere candidata in una lista civica parte da lontano, in tempi non sospetti, con un incontro con Marco Doria avvenuto nel mio liceo durante un’autogestione. Un anno dopo con un gruppo di amici abbiamo cominciato a seguire e guardare con interesse a questo candidato sindaco slegato dai partiti, che intendeva la politica come servizio, che portava istanze di rinnovamento, rigore, trasparenza e che era riuscito a mobilitare così tante persone nei comitati territoriali, stufe dei soliti meccanismi di poltrona e di spartizione di potere e che chiedevano a gran voce un rinnovamento all’interno del centro sinistra cittadino. Siamo rimasti tutti sbalorditi quando ci hanno chiesto di scegliere una persona del nostro gruppo per rappresentare la fascia liceale e universitaria all’interno della sala rossa. Sono stata scelta io ma supportata per tutta la campagna elettorale, fatta praticamente a costo zero, dal gruppo di ragazzi che si era formato attorno alla candidatura di Marco. Non ci aspettavamo di riuscire a raggiungere abbastanza preferenze per poter varcare le soglie del consiglio comunale, per me è stata sicuramente una sorpresa e sarebbe una bugia dire che non ho provato un grande senso di responsabilità e di preoccupazione nel comprendere la portata dell’impegno che mi ero assunta, tutte emozioni che avevo già provato nel momento in cui avevo deciso di candidarmi in ogni caso, in cui tutti insieme avevamo deciso di accettare una sfida importante, che un po’ faceva paura ma in cui credevamo profondamente senza riserve.


    Quali sono le difficoltà maggiori con cui ti sei scontrata una volta giunta in consiglio comunale? Hai avuto l’impressione di trovarti in un qualcosa di più grande di te o ti sei trovata subito a tuo agio?

    Le difficoltà maggiori credo di averle trovate di fronte ad una serie di procedure formali e rituali a cui è soggetto il consiglio per me incomprensibili (non voglio qui negare l’importanza della forma, che spesso determina la bontà ed efficacia o meno del contenuto, la mia è una disapprovazione verso il teatro e la retorica in cui rischia di cadere a volte la discussione)  e sicuramente anche di fronte alla complessità  ed ai meccanismi lenti e farraginosi della macchina comunale. E’ facile in campagna elettorale e nelle piazze o all’opposizione trovare problemi e soluzioni,inevitabilmente un po’ semplicistiche, diverso è governare e riuscire ad incidere e raggiungere gli obiettivi che si erano prefissi di fronte alla complessità e alle variabili in gioco, ai meccanismi di alleanza e di fattibilità burocratica. Sono una cittadina di vent’anni, è ovvio che non conosca a menadito problematiche sulle quali Genova dibatte da decenni e questo è stata sicuramente una difficoltà iniziale che posso aver trovato; tuttavia proprio perché vengo da contesti di associazionismo in cui si è molto più concreti, non volendo dimenticare da dove vengo ma considerandolo invece valore aggiunto, c’è la volontà di continuare a scandalizzarmi per la macchinosità del nostro assetto burocratico, per la politica fatta da influenze e da tempi così lunghi che lo scopo perde valore e c’è la volontà di non farmi assorbire da una realtà che ha portato i partiti e di conseguenza le persone a perdere la freschezza e l’entusiasmo che ti spinge a volere essere determinante nei processi e lasciare il mondo un po’ migliore di come lo si è trovato.

    Per quanto riguarda il sentirsi a proprio agio, ecco, non è proprio il termine che userei. Per onestà intellettuale sarebbe scorretto affermare di non aver avuto dubbi e incertezze e preoccupazioni di fronte all’importanza del ruolo che ricopro. Quello che però di certo so è che i dubbi e le paure sono per me continuo sprone a fare meglio, a dimostrare che anche se giovani si ha il diritto e il dovere e le capacità per contribuire alla costruzione di una visione di città diversa, che ci prenda come unità di misura, che modifichi il suo grado di appetibilità per gli under 35 e che veda le politiche giovanili non come un problema ma come una risorsa per lo sviluppo di Genova.

    marianna pederzolli

    Com’è l’atteggiamento dei colleghi nei tuoi confronti? Ti trattano come la ragazzina inesperta o ascoltano quello che hai da dire?

    Per quanto concerne i miei colleghi di lista devo dire che fin da subito si è verificata una convergenza di intenti, è nata un’amicizia e una stima reciproca fra tutti noi e sono sempre stata trattata in maniera paritetica. All’interno del consiglio ovviamente le cose sono diverse, sono giovane, sono donna, non ho esperienza di atti politici provenendo da una lista civica e quindi traete voi le conclusioni. Questi sono stati per me mesi di ascolto sulla maggior parte delle tematiche, come è fisiologico che sia, ma devo dire che però ho sempre ricevuto attenzione sulle tematiche di cui posso dire di essere competente, dalle pari opportunità, alle politiche educative e giovanili. Purtroppo gli atteggiamenti nei miei confronti sono permeati spesso da un buonismo paterno a tratti fastidioso ed ho dovuto mantenere la calma quando mi è stato chiesto da un consigliere di opposizione alla terza seduta di consiglio cosa ci facevo in aula così giovane e carina e se avevo accompagnato qualcuno.

    Nella tua candidatura affermavi di voler portare l’attenzione sui giovani liceali e universitari, così poco rappresentati in questa città, anche perché sono una netta minoranza in una popolazione per la maggior parte anziana. Stai riuscendo a far sentire la voce di questa fetta di cittadinanza?

    Non so se ci sto riuscendo ma sto lavorando in questa direzione. Uno degli errori più gravi che vedo compiersi riguardo le politiche giovanili è, a mio parere, il seguente: il Comune, non avendo le competenze scolastiche ed educative sulle scuole superiori, quando progetta (ed ahimè non co-progetta) le politiche giovanili della città, non interloquisce e non entra nei licei. Quello delle scuole superiori, invece, credo sia il bacino d’utenza specifico a cui dovrebbe rivolgersi e, per intercettarlo, l’unica maniera è entrare nelle scuole superiori, ancor più che nelle università, per certi versi: se all’università si hanno già le idee un po’ più chiare e si hanno dei confini più definiti, la fase dell’adolescenza è una fase fluida, con enormi problematiche ma anche enormi potenzialità. Si è in tempo, in questa fase di sviluppo della personalità, di influenzare percorsi e rendere i ragazzi futuri cittadini migliori.  La mia proposta, della quale sto parlando con l’assessorato, è quella di fare come a Torino, in cui si è fatto un accordo partenariato tra comune e provincia per far sì che il comune si interfacci anche con la consulta degli studenti provinciale per co-progettare le iniziative. Al di là della consulta provinciale, il comune, il sindaco, l’assessorato devono avviare un dialogo con i ragazzi utilizzando i collettivi liceali, i rappresentanti d’istituto, le assemblee di istituto; sulle modalità stiamo discutendo e costruendo proposte con il gruppo di ragazzi della campagna elettorale. Assieme ad Informagiovani dobbiamo trovare le modalità per entrare nei licei ad informare i ragazzi di tutte le agevolazioni, proposte, iniziative a loro indirizzate: non devono essere i ragazzi a cercare Informagiovani ma informagiovani a intercettarli, si deve ribaltare la prospettiva. Per quanto riguarda la realtà universitaria genovese ho collaborato e facilitato un incontro istituzionale tra assessorato e una rete universitaria genovese che si propone di candidarsi alle prossime elezioni universitarie per contrapporsi a Comunione e Liberazione, realtà che scandalosamente continua ad avere il monopolio in molti organi di rappresentanza studentesca.

    Personalmente, credo che il primo anno di vita di questa amministrazione, per quanto concerne le politiche giovanili, dato che siamo indietro rispetto ad altre realtà, dovrebbe essere improntato alle trasferte: basterebbe prendere un buon progetto per città, con le giuste modifiche e adattamenti, per partire tra qualche mese con una serie di iniziative ben collaudate e dare un segnale di svolta. A questo proposito sono andata in trasferta più volte a Milano e Torino, entrambe all’avanguardia sull’argomento per diversi motivi:  la prima in quanto capitale della moda e molto viva dal punto di vista culturale – associativo, la seconda in quanto capofila di progetti giovanili di scambi europei, capitale dei giovani 2010 e perché ha una storia che parte da lontano, essendo quello di Torino il primo informa-giovani strutturatosi a livello nazionale.  Appena riuscirò, andrò ad ascoltare ciò che si è fatto in Puglia, che, con i suoi progetti (consultabili al sito “bollenti spiriti”), è regione che delle politiche giovanili ha saputo fare il primo fattore di crescita del PIL regionale. Sto prendendo contatti con l’università di Padova che sta tenendo un master sulle politiche giovanili e siamo interloquendo con la città di Cagliari che organizza una scuola di partecipazione politica per giovani. Quello che abbiamo intenzione di fare come gruppo consiliare è organizzare con l’assessorato entro l’estate un forum sulle politiche giovanili aperto alle associazioni, organi di rappresentanza giovanili e a tutta la cittadinanza in cui ci vengano illustrati progetti di altre città e che si concluda con tavoli di lavoro che facciano poi pervenire all’amministrazione proposte dal basso.

    Ti sei proposta come anello di congiunzione tra giovani cittadini e istituzioni, per portare in consiglio proposte culturali che vengano proprio dai ragazzi, grazie ai canali di comunicazione offerti dalla rete: c’è stata finora interazione in questo senso? Hai ricevuto proposte, ne hai presentata qualcuna?

    Devo dire che in questo primo periodo più che ad incontri in rete ho avuto incontri dal vivo con le associazioni culturali, giovanili e le giovanili di partito. Utilizzando facebook è successo fisiologicamente che molti ragazzi nel momento in cui si dovevano interfacciare con l’amministrazione mi abbiano contattato per avere consigli ed informazioni. È il caso questo ad esempio di un gruppo di ragazzi che mi ha chiesto informazioni ed esposto proposte sull’utilizzazione dello spazio verde abbandonato della Valletta di San Nicola e con cui, assieme al Comitato le Serre, adesso stiamo portando avanti delle istanze di riappropriazione dello spazio da parte della cittadinanza per l’attuazione di orti urbani. La mia presenza in rete non è ad oggi sufficiente e ne sono conscia, dopo un periodo di assestamento iniziale siamo pronti anche come lista Doria ad uscire pubblicamente con un sito di informazione costante sulle documentazioni, atti, tematiche trattate in sala rossa. Con Maddalena Bartolini, collega e amica che ha seguito il processo dagli inizi, stiamo portando all’attenzione dell’amministrazione un collettivo di artisti indipendenti genovesi, Arbusti, che ha creato un sito dinamico e interattivo che mappa gli eventi culturali della città e promuove le attività artistiche nei territori genovesi. Stiamo anche strutturando un sondaggio da diffondere in rete indirizzato alla generazione under 35 per verificare la percezione del grado di appetibilità della città per un giovane ed attuare una mappatura dei bisogni che sia utile all’amministrazione per comprendere le urgenze su cui andare ad intervenire.


    Forte di quasi un anno di esperienza in consiglio, cosa salvi e cosa cambieresti della realtà in cui ti stai muovendo? Cosa vorresti riuscire a realizzare entro la fine del mandato?

    Quello che cambierei è l’impostazione che si dà alle commissioni: penso che sarebbe molto più utile sederci tutti attorno ad un tavolo circolare con carta e penna, una lavagna per riassumere le idee e proposte, come nei brain-storming, per essere più operativi, in maniera più informale. Bisogna sgravare anche il consiglio dai suoi aspetti rituali e teatrali e ampliare maggiormente il suo ruolo di indirizzo e controllo, fortificando anche lo scambio di informazioni fra giunta e consiglieri. Per quanto riguarda le politiche giovanili  vorrei che alla fine dei 4 anni di mandato si concerti, anche assieme alla Regione, un piano per favorire davvero l’imprenditoria giovanile che limiti la fuga dei giovani dalla nostra città e ne abbassi l’età media, promuovendo un micro-credito, politiche di co-investimento, uno sgravio fiscale significativo, una semplificazione delle norme burocratiche, la creazione di uno spazio-officina a sostegno della creatività artigianale e artistica. Bisogna investire su Genova come città universitaria, così come ha fatto Torino negli ultimi 15 anni, per innestare linfa nuova nel territorio. Vorrei che si arrivasse a vincolare il 5% del bilancio di ogni assessorato alle politiche giovanili, facendo sì che ci sia un interesse generalizzato inter-assessorile sul tema che guardi a tuttotondo verso la nostra fascia d’età segnata dalla precarietà spaziando dalla casa, al lavoro,  al wi-fi, alla mobilità, alla cultura, alla dimensione ludico-ricreativa.

    Claudia Baghino

  • Bando accompagnatore turistico: selezioni aperte a Genova

    Bando accompagnatore turistico: selezioni aperte a Genova

    biciclette-campagna-sport-DIAnnunciato tempo fa dalla Provincia di Genova, è stato aperto il bando 2013 per accompagnatore turistico, che permette di sostenere l’esame e ottenere il patentino.

    L’accompagnatore turistico è un professionista che accompagna persone o gruppi in viaggi e visite guidate in Italia o all’estero, fornendo i seguenti servizi: cura l’attuazione del programma di viaggio, dà assistenza ai singoli o gruppi, fornisce elementi significativi e di interesse turistico al di fuori dell’ambito di competenza delle guide turistiche e delle guide ambientali ed escursionistiche. Per svolgere questo lavoro è necessario che venga rilasciato dalla Provincia un attestato di idoneità, che si ottiene superando un esame, e un tesserino valido cinque anni per esercitare l’attività.

    I requisiti di ammissione all’esame sono:
    – maggiore età,
    – cittadinanza italiana o di altro Stato dell’Unione Europea,
    – residenza in Liguria,
    – diploma di scuola superiore (anche conseguito all’estero, purché ritenuto valido in Italia),
    – conoscenza di una o più lingue straniere,
    – non aver riportato condanne (salvo che non sia intervenuta la riabilitazione).

    La domanda deve essere inviata entro venerdì 5 aprile 2013 presso gli Uffici del Turismo della Provincia di Genova (largo Cattanei 3), oppure all’Ufficio Protocollo (piazzale Mazzini 2) o all’ufficio distaccato di Chiavari (via Vinelli 9/2). La consegna a mano può avvenire dal lunedì al venerdì dalle 9 alle 12, allegando il modulo di iscrizione, la fotocopia di un documento di identità e l’attestato di versamento della quota di iscrizione di 100 €.

    Data e luogo delle prove di esame verranno comunicate in seguito sul sito della Provincia di Genova almeno 15 giorni prima del loro svolgimento. Le prove saranno scritta e orale (l’orale solo per chi avrà superato lo scritto). Il programma d’esame e è consultabile sul sito della Provincia di Genova.

    [foto di Diego Arbore]

  • Società dei Masnadieri, Genova: un manifesto di poesia e letteratura

    Società dei Masnadieri, Genova: un manifesto di poesia e letteratura

    lettura-libri-d1“Noi siamo predoni, predatori di un’essenza delle cose che sappiamo esserci”: così si definiscono Alessandro Mantovani ed Emanuele Pon, due amici legati dalla stessa sconfinata passione per la letteratura. Entrambi scrivono poesie, e i testi dell’uno si rivelano così complementari a quelli dell’altro che decidono di fondare la Società dei Masnadieri, gruppo letterario che oggi pubblica il suo primo volume, “Dalla Parte della Notte”, che verrà presentato il 23 marzo presso la Libreria Falso Demetrio.

     

    Cos’è la Società dei Masnadieri, da chi è composta, perché si è formata, cosa fa e come lo fa?

    EMANUELE: «La Società è una sorta di sodalizio letterario sorto da una profonda amicizia precedente, che unisce me e Alessandro, sulla base di una visione del mondo, della vita e delle cose molto affine, a volte persino sovrapponibile. Ci siamo “formati” nel modo più naturale possibile: dopo un periodo di scoperta della reciproca scrittura, ci siamo resi conto che l’immaginario dell’uno si rifletteva in quello dell’altro. Forti di un bagaglio culturale comune (entrambi proveniamo dal Liceo Classico), ma differenziato (Alessandro segue, parafrasando Machiavelli, la “lezione delle cose antiche”, mentre io sono il “modernista” della coppia), abbiamo capito abbastanza in fretta che potevamo senza problemi diventare poeticamente complementari; perciò, abbiamo semplicemente continuato a scrivere le nostre poesie, che sono rientrate subito, quasi “geneticamente”, nei canoni del “Manifesto” che abbiamo steso come prima opera comune. E’ importante capire che siamo stati sin dall’inizio così affiatati che ciò che scriviamo si è integrato alla perfezione: sono le nostre poesie ad aver dato origine al “Manifesto”, non il contrario».

    ALESSANDRO: «Quando mi viene fatta questa domanda, alla risposta “siamo solo io ed Emanuele” le persone sorridono sempre, come a dire “ma che società è una che comprende solo due persone?” A questo pensiero superficiale oppongo due riflessioni personali: la prima è che senza dubbio è il momento storico ciò che ha condizionato l’”essere solo in due”; probabilmente in tempi più cari e attenti alla letteratura la società avrebbe visto una floridità maggiore, ma di ciò non mi rammarico, in quanto – e qui arriviamo alla seconda riflessione – quello che conta non è la pura aritmetica, ma la valenza delle idee, che, come si può vedere, ha portato alla creazione di un Manifesto e alla pubblicazione di un libro. Pertanto, forti di questo, non ci possiamo assolutamente lamentare del numero esiguo, e d’altronde un masnadiere non ha mai paura dell’inferiorità numerica».

     

    Una parentesi sull’origine del nome che avete scelto. Facendo un passo indietro, la masnada era nel medioevo una congerie di predoni, mercenari, figli cadetti e fuoriusciti con sete di vendetta, spesso guidati da un condottiero, al soldo del migliore offerente e fedeli a nessuno. Ma la figura del masnadiere è famosa in letteratura per l’opera omonima di Schiller, che racconta appassionatamente tormenti interiori, drammi familiari, sentimenti d’odio, amore e vendetta. Perché dunque un nome simile e qual è il vostro condottiero, se c’è?

    EMANUELE: «Il nostro nome è in tutto e per tutto schilleriano: di quei Masnadieri, guidati da Karl Moor, condividiamo l’afflato romantico, lo slancio vitale che tenta sempre di trovare il punto d’equilibrio tra l’istinto delle emozioni e la profondità dei sentimenti».

    ALESSANDRO: «Ma ricordiamoci che Schiller stesso si rifà a quella congrega di fuoriusciti chiamata Masnada, esistita non solo come creazione letteraria. Trasposti su un piano di rapporto tra idee e realtà noi senz’altro siamo quei predoni e fuorilegge: in questa modernità di cartapesta dove la realtà spesso è la superficie di uno schermo e la fredda verità della ragione, noi siamo predoni, predatori di un’essenza delle cose che sappiamo esserci, siamo figli cadetti di una nobiltà di pensiero letterariamente etico decaduta, fuoriusciti perché scarti di un bene dimenticato ai margini dell’importanza – ma voglio sottolineare che non siamo certo degli eremiti letterari che si sentono soltanto estranei al loro tempo. La sete di vendetta c’è, e anche tanta, ma, lungi dall’essere distruttiva, essa va intesa come reazione a questa condizione appena esternata. Se ci è impossibile esprimerci con pienezza e autenticità all’interno della società allora è quello il momento in cui ci assumiamo ogni responsabilità di, appunto, fuoriuscire da essa e di diventarne legittimamente predoni, al soldo di nessuno, fedeli solamente a noi stessi e al nostro sodalizio: la società è società in quanto comunione di idee e cooperazione sullo stesso piano. E’ proprio per questo che utilizziamo pseudonimi nello scrivere – altra cosa che fa sorridere le persone – affinché l’ego del singolo nutra questo organismo ma venga assorbito in esso eliminando le proprie spinte eversive».

     

    E’ suggestivamente coinvolgente e piacevolmente anacronistico il mondo che evocate col vostro nome, quasi a immergere chi lo legge in una realtà parallela e fantastica. E’ qualcosa di cercato e voluto?

    EMANUELE: «Ciò che noi cerchiamo è di riportare agli occhi di tutti l’umanità del mondo, come sua caratteristica principale: ci proponiamo di ritrovare una realtà in cui siano nuovamente presenti la purezza e l’onestà dei sentimenti, l’autenticità, trovata anche nelle nostre parti peggiori, nella nostra violenza, compresa e accettata. Vogliamo ricordare che ogni uomo può essere un titano, e che la forza per diventarlo risiede dentro di lui, non nella realtà esteriore, ma in quei valori, in quelle passioni nel nome delle quali noi stessi tentiamo di vivere. Valori e passioni che sono eterni, non hanno stagioni, sempre risiedono nel cuore degli uomini, e dunque non possono essere definiti anacronistici. Questa idea di mondo può evocare l’immagine di una realtà parallela, sganciata dalla verità dell’esistenza, proprio per il fatto oggi i termini che abbiamo esposto si stanno perdendo. Crediamo di sapere abbastanza bene chi siamo e dove siamo; ma sappiamo anche dove siamo arrivati, precipitando verso il basso, in tutti i sensi. Dovremmo, meriteremmo tutti di risalire, e noi, dall’interno della nostra realtà, tentiamo di cambiarla».

     

    Il vostro è un gruppo chiuso o aperto? E’ possibile partecipare alle vostre attività? Se sì come vi si può contattare?

    ALESSANDRO : «La Società nasce con il suo manifesto – per il quale rimando all’appendice del libro – e quindi con delle linee precise a cui vogliamo attenerci. Il progetto originario prevedeva un periodo di duetto chiuso tra me ed Emanuele, momento di rodaggio e di prova dalla lunghezza variabile a cui avrebbe fatto seguito un’apertura maggiore sempre secondo le linee del manifesto. Come sappiamo però la vita ci porta sempre dove vuole lei e precisamente ha portato la prevista espansione su un altro versante che è quello dei Fischi di Carta. Ciò non significa che la Società cessi di esistere, tutt’altro, siamo rimasti nel nostro duetto ma essa afferma la propria posizione identificandosi come ”autore” a tutti gli effetti: quel terzo organismo che sta a metà tra me ed Emanuele, legato ed indipendente nei nostri confronti in egual misura».

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    Il vostro primo progetto, un libro appena pubblicato, si intitola “Dalla parte della Notte”.

    ALESSANDRO: «”Dalla Parte della Notte” è nato a Madrid, precisamente al Parque del Retiro ma con la città non ha nulla a che vedere se non qualche segreto che non svelerò. Il libro è, anticipando qualcosa di quanto diremo il 23 Marzo alla presentazione dello stesso – ore 18.30 presso la Libreria Falso Demetrio, nei vicoli – l’esposizione del nostro personale viaggio nella Notte, notte con la N maiuscola proprio perché essa non è solamente una parte del giorno ma è qualcosa – molto – di più. La Notte è un concetto, uno stato della mente, è un modo di essere e di percepire le cose, è un luogo dove stazionare in cerca di risposte. Ma è anche il luogo delle contraddizioni e delle paure, di ciò che si perde, di ciò che si crede di vedere ma è illusorio, sede dell’irrazionale dove un uomo ha difficoltà a sopravvivere, soprattutto a se stesso. ”Dalla Parte della Notte” perché la notte è il rifugio di chi vive una condizione liminare, dove risiedono i Masnadieri fuorilegge, in cui i predoni dell’esistenza cercano il suo significato così frammentato tra i riflessi metallici delle cose di giorno, essa è un luogo, potremmo dire usando un termine forte, di tensione esistenziale, la quale tensione però, proprio grazie alla nostra giornaliera razzia di frantumi di essenze interrotte cerchiamo di sanare. La silloge è divisa in tre parti che rispondono al processo costitutivo dell’esistenza del masnadiere nella notte ed esemplificano il percorso in cui noi stessi ci siamo ritrovati e ci ritroviamo tutt’ora».

    Claudia Baghino

  • Accademia di belle arti Genova: open week di corsi e programmi

    Accademia di belle arti Genova: open week di corsi e programmi

    Piazza de Ferrari accademia di belle artiDa lunedì 11 a venerdì 15 marzo 2013 (ore 9-17) si svolge l’Open week all’Accademia Ligustica di Belle Arti: incontri aperti per conoscere i corsi di studio e i laboratori.

    Sono tre le sedi in cui si potranno incontrare docenti e studenti: la sede di largo Pertini 4 per gli indirizzi di pittura, decorazione, scenografia e grafica d’arte; la succursale di via Bertani 5 per l’indirizzo di progettazione artistica per l’impresa; infine nel Museo di S. Agostino per l’indirizzo di scultura.

    Gli orari delle materie sono consultabili sul sito dell’Accademia: chi vuole partecipare deve inviare il giorno e l’ora della partecipazione all’indirizzo mail info@accademialigustica.it.

    [foto di Daniele Orlandi]

  • Bic Liguria: imprenditoria giovanile e incubatori d’impresa

    Bic Liguria: imprenditoria giovanile e incubatori d’impresa

    centro-panoramica-2Dagli anni ottanta gli incubatori rappresentano uno dei principali strumenti per il sostegno alla creazione d’impresa, soprattutto giovanile, e per lo sviluppo di imprese già esistenti nel territorio. Con il tempo il contesto in cui questi incubatori erano nati si è  profondamente modificato e dal 2005 in avanti il BIC Liguria ha deciso di puntare sulle start up fortemente innovative. Grazie al progetto UNITI, sono stati realizzati diversi spin off universitari ad alto contenuto tecnologico che rappresentano uno dei fiori all’occhiello dell’imprenditoria genovese.

    In questo periodo di crisi però anche le aziende che fanno parte dell’incubatore sono diminuite, infatti da una media di 60 aziende incubate negli ultimi anni si è scesi a circa 45. A queste imprese l’incubatore fornisce un insieme di servizi di supporto per la fase di avvio dell’attività, non solo dal punto di vista logistico, ma anche per la realizzazione dei business plan (un documento che definisce il progetto imprenditoriale e i suoi dati economici), per la comunicazione e il marketing e per la pianificazione dell’attività aziendale.

    Il processo di incubazione dura dai tre ai cinque anni, ma cosa accade quando queste imprese escono dal BIC e iniziano a competere sul mercato? Secondo i dati che ci ha fornito il dott. Pietro De Martino, direttore del BIC Liguria, sono circa 400 le aziende fuoriuscite dall’incubatore ancora oggi attive sul territorio e tali aziende sono state in grado di generare nuova occupazione.
    Tuttavia, esiste una certa diffidenza nei confronti delle attività incubate, troppo deboli, secondo alcuni, per reggere il peso della competizione. Per migliorare la loro efficacia anche nella fase post-incubazione il BIC ha deciso di rendere estremamente rigido il processo di selezione: «Laddove c’è una selezione alta afferma De Martino – la percentuale di successo cresce». Negli anni passati un imprenditore poteva anche trovare nell’incubatore una soluzione meramente logistica a costi ridotti, mentre oggi l’ammissione di un progetto è subordinata a molti altri aspetti, ad esempio la compagine societaria, la coerenza dei profili, l’idea d’impresa collegata allo sviluppo del territorio. Si tende a concentrare l’offerta dei servizi dell’incubatore alle  imprese fortemente innovative e tecnologiche.

    “Ci sono poi delle aziende – aggiunge De Martino – che abbiamo aiutato all’esterno, che non sono transitate dall’incubatore. Rappresentano, anzi, il numero maggiore degli interventi fatti”. Dal 2003 ad oggi il BIC ha supportato infatti la creazione di più di 1500 microimprese sul territorio ligure – di cui l’80% a Genova – che rappresentano il tessuto delle nostra economia.

     

    LA PAROLA AGLI IMPRENDITORI

    denaro-economia-crisi-DIMatteo Santoro è uno dei due soci fondatori di Camelot, la prima start up del progetto UNITI creata nel 2009. «All’inizio dell’attività non avere costi fissi ha un certo peso. afferma Santoro Il BIC è stato molto comodo per questo e per il fatto di poter usufruire di spazi conferenza e sale riunioni per incontrare clienti e collaboratori».

    Camelot, in un certo senso, sul mercato c’è già da anni, nonostante continui ad essere ospitata dal BIC. Infatti, i 30.000 euro che il progetto UNITI aveva messo a disposizione per l’avvio della start up erano sati sufficienti solo per coprire i costi iniziali. Per questo i due giovani imprenditori hanno scelto di farsi finanziare direttamente dal mercato proponendo subito i propri prodotti ai potenziali acquirenti: «Siamo andati a cercare con la valigetta chi volesse comprare da subito». Avere alle spalle la struttura del BIC ha permesso a questa impresa di ridurre le proprie spese e puntare tutto su ricerca e sviluppo.

    «Ma – afferma Santoro – l’impresa ha successo non sulla base del contenitore in cui la si mette; funziona se è buona l’idea». Quindi un incubatore può essere importante per permettere la crescita di un progetto, ma la bontà dell’idea e del modello di business sono la vera chiave del successo.

    Lo sa bene Michele Zunino, un altro giovane imprenditore genovese che ha fondato la propria azienda, Netalia, al di fuori dell’incubatore. «Le aziende – ci spiega Zunino – devono avere un modello industriale molto ben dettagliato. È deviante il concetto secondo il quale i giovani pensano di poter diventare miliardari con una app». Anche se il BIC consente di ridurre le spese aziendali, i suoi servizi hanno comunque un costo. Per questo Zunino sottolinea che «Non si può fare l’imprenditore senza soldi». Il fondatore di Netalia è scettico verso le misure adottate dai recenti governi per incentivare l’imprenditoria giovanile come la cosiddetta Srl semplificata, che permette a giovani under 35 di creare una propria attività con un capitale sociale di 1 euro.  «Il fatto di permettere l’esistenza di società sottocapitalizzate non serve».

    Anche Santoro vede un pericolo in questa cultura della facile auto-imprenditorialità: «Quando una cosa è di moda diventa anche un po’ fighetta, ma l’imprenditore oggi nelle prime fasi, quando ha un’idea e la vuole portare sul mercato, si fa un discreto mazzo, seleziona il personale e fa anche le pulizie pur di andare avanti».

     

    Federico Viotti

    [foto di Diego Arbore]

  • Culturability: bando per startup cooperative create da giovani

    Culturability: bando per startup cooperative create da giovani

    Soldi e Monete“Culturability, fare insieme in cooperativa” è il bando aperto dalla Fondazione Unipolis (la fondazione d’impresa del Gruppo Unipol) e rivolto a startup create da giovani nell’ambito della cultura e della creatività.

    Scopo del bando è offrire alle imprese selezionate (fino a un massimo di dieci) un contributo complessivo di 200.000 € e il supporto a un percorso di accompagnamento allo sviluppo delle loro idee, in particolare consulenza e assistenza specialistiche nel campo creditizio, legale, giuslavoristico e fiscale. Per ottenere il contributo i gruppi partecipanti dovranno costituirsi in impresa cooperativa.

    Requisiti per accedere al bando sono: età compresa fra i 18 i 35 anni compiuti; essere cittadini italiani (anche residenti all’estero) o stranieri (purché residenti in Italia); essere un gruppo composto da almeno 3 persone. I progetti ammessi possono essere completamente nuovi, oppure essere spin off di università, associazioni e organizzazioni non-profit o cooperative con sede in Italia, riconosciute e/o iscritte agli albi competenti.

    Le idee imprenditoriali presentate devono riguardare attività e progetti culturali e creativi, così declinati: arti visive, arti performative, patrimonio storico-artistico-architettonico, editoria (comprese le sue declinazioni multimediali,) industria musicale, radio-televisione, cinema e videogiochi, architettura, pubblicità e branding, design.

    Ogni progetto deve inoltre essere connotato dalle seguenti caratteristiche:
    1) promuovere la creazione di nuovi posti di lavoro, soprattutto per i giovani;
    2) avere un impatto sociale positivo, promuovere la coesione e favorire l’accesso alla cultura al maggior numero di persone possibile;
    3) costruire reti (territoriali e online) per attivare e incrementare l’interazione con soggetti terzi;
    4) ricercare forme innovative di progettazione, produzione, distribuzione e fruizione della cultura;
    5) essere economicamente sostenibili nel tempo, affinché l’impresa cooperativa si mantenga attiva ed efficiente nel lungo periodo.

    I partecipanti dovranno inviare il progetto entro il 30 aprile 2013 compilando il modulo di iscrizione e iscrivendosi alla piattaforma CivicLink, su cui dovranno essere caricati curricula dei proponenti e contenuto del progetto, corredato da immagini o video di presentazione.

    Una Commissione valuterà i progetti e selezionerà una prima rosa di progetti, i cui autori riceveranno una comunicazione entro il 31 maggio 2013. Nel corso del mese di giugno verranno effettuati incontri di informazione e formazione sui territori, ed entro il 31 ottobre ogni soggetto vincitore dovrà presentare un business plan definitivo della nuova cooperativa e inviarlo alla mail culturability@fondazioneunipolis.org: da qui verranno decretati i vincitori (da uno a dieci progetti) che saranno ufficializzati entro il 10 dicembre 2013.

     

  • Balla coi cinghiali 2013: concorso artistico “Provincia cronica”

    Balla coi cinghiali 2013: concorso artistico “Provincia cronica”

    poesia-poeti-scritturaAperte le iscrizioni per una nuova edizione del bando Provincia cronica, organizzato dalle associazioni AsapFanzine e Balla coi cinghiali.

    Il concorso è diviso in tre sezioni, aperte a tutti senza limiti di età e nazionalità:
    1) racconti inediti in lingua italiana, della lunghezza massima di 12.000 caratteri (spazi inclusi);
    2) poesie inedite in lingua italiana, senza limiti di lunghezza;
    3) fotografie a colori, da tre a cinque.

    Le opere dovranno vertere su uno dei seguenti temi: Temporali e rivoluzioni; Accadde a un concerto…; Le radici; Ticino; I denti; La mano.

    Gli elaborati vaanno spediti (insieme ai dati personali e a copia del bonifico di 10 €, quota di iscrizione) via posta a Redazione AsapFanzine (c.a. Roberto Conti) via D’Enricis, 17 – 28100 Novara oppure via mail a contirobe@hotmail.com entro il 15 maggio 2013.

    La premiazione si svolgerà durante il festival musicale Balla coi cinghiali, a Bardineto (Savona), sabato 24 agosto alle ore 16.30.

    I singoli premi (opere d’arte, strumenti tecnologici e prodotti tipici del territorio) saranno comunicati alla scadenza del bando: è previsto un premio per i primi tre classificati di ciascuna sezione, oltre a menzioni o premi speciali che saranno assegnati dalla giuria.