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  • Ghetto, centro storico: il futuro di GhettUp, i progetti, le persone

    Ghetto, centro storico: il futuro di GhettUp, i progetti, le persone

    vicoli4-DINella primavera del 2014 scadrà il mandato delle associazioni coinvolte nella gestione di GhettUp, la casa di quartiere del Ghetto. Tempo di bilanci: dal passato ricco di iniziative per il rilancio di un’area “dimenticata”, al presente di soddisfazioni per i risultati ottenuti. Il futuro? Pieno di domande: com’è cambiato il tessuto sociale del ghetto e come ripensare GhettUp in termini diversi, per rispondere alle nuove esigenze del quartiere? Inoltre, persistono le incertezze sulla formula da adottare per mandare avanti il progetto e ancora manca un piano concreto di associazioni, Comune e Municipio. Un’unica certezza: GhettUp resterà.

     

    Il progetto della casa di quartiere compie quattro anni

    ghettupInaugurata ufficialmente il 24 febbraio 2011 e già attiva dal 2010, la casa di quartiere GhettUp di Vico Croce Bianca 7-11r è ormai vicina al quarto compleanno. Nel 2014 scadrà il mandato di assegnazione della casa di quartiere alla rete di associazioni oggi coinvolte nella gestione: la fine di un primo ciclo, in cui ha preso vita una delle realtà più importanti e ben riuscite del centro storico. GhettUp è stato precursore insospettabile di una serie di altri progetti analoghi dislocati nei rioni del centro: dall’esperienza dei Giardini Luzzati a quella della Maddalena in cui, oltre alla recente rinascita del teatro Altrove, esistono il Laboratorio Sociale di Vico Papa, In Scia Stradda, un CIV attivo e una serie di associazioni culturali.

    Il successo della casa di quartiere è innegabile: cittadini del ghetto e del centro in generale, rappresentanti delle associazioni e volontari si sono mossi in questo quadriennio per dare vita a una serie di progetti interessanti, assieme ai rappresentanti di Comune e Municipio. Tutti sembrano contenti dell’esito di questo esperimento e determinati a portarlo avanti. Tuttavia, in prossimità della scadenza del mandato, è leito domandarsi: cosa sarà della casa di quartiere? Rischia di chiudere, dicono alcuni, mentre altri – la maggior parte – negano in toto questa possibilità: nessuna chiusura, solo un ripensamento, rigorosamente verso una crescita. Ad oggi non sono ancora state formalizzate proposte concrete né da parte delle associazioni, né da parte di Comune e Municipio. Non si sa se e quali finanziamenti verranno stanziati per sostenere il progetto, né se i locali attualmente occupati resteranno – come si suppone – ad uso di GhettUp.

    Il passato: la nascita di GhettUp

    Illustrazione a cura di Emiliano Bruzzone
    Illustrazione a cura di Emiliano Bruzzone

    Nata come progetto sociale in aiuto degli immigrati e dei soggetti che vivono disagi, la casa di quartiere è stata fondata grazie alla sinergia di vari soggetti, con capofila la Comunità di San Benedetto al Porto: non a caso, il locale era stato inaugurato e fortemente voluto dallo stesso Don Gallo. Insediatasi nel cuore del ghetto, la casa era una delle cinque azioni previste dal Contratto di Quartiere messo a punto dall’Amministrazione (datato 2007-2008), e poi affidata nel 2010, a seguito di promulgazione di bando pubblico, a una rete di associazioni virtuose e attive sul territorio: Ce.Sto, San Marcellino, Coop. sociale La Comunità, Coop. sociale Il Laboratorio, Consorzio Sociale Agorà, Coop. sociale La Lanterna, A.R.C.I. Genova, Comitato provinciale A.R.C.I. Gay, Associazione Transgenere, Princesa, la U.I.S.P., Leonardi V-Idea, Associazione cinematografica progetto cine indipendente, Progetto Melting Pot.

    L’idea di inserire la casa nella zona del ghetto non era affatto casuale, ci illustra la situazione Marco Montoli del Ce.Sto: «Nel 2007-2008 Carla Costanzi (sociologa e Direttrice dell’Ufficio Città Sicura del Comune di Genova, n.d.r.) ci aveva proposto di seguire un progetto che si occupava di dare risposte ai disagi dei ragazzi provenienti dal Magreb, che all’epoca abitavano massicciamente il ghetto. Così, dalla nostra consueta zona di interesse (quella a sud di Via San Lorenzo), ci siamo spostai lì e abbiamo avviato vari progetti di sostegno, che poi sono rimasti validi anche quattro anni dopo, quando sono andati a formalizzarsi nel progetto strutturato di GhettUp. Lo stesso è stato anche per le altre associazioni, che erano già attive nel ghetto». La cosa peculiare del progetto GhettUp è sicuramente il fatto che le associazioni coinvolte si siano associate per motivi diversi, ognuna in rappresentanza di un’anima differente e portavoce di istanze particolari. «Ad esempio -continua Montoli- mentre San Benedetto rappresenta le istanze dei cittadini storici del quartiere e si contraddistingue per il suo impegno a sostegno della comunità trans, GhettUp Tv presidia il ghetto e il centro storico in generale, con la produzione di materiale documentario».

    Per l’avvio del progetto, nel 2010 erano stati stanziati 7 milioni di euro dal Ministero delle Infrastrutture, mentre i locali di Vico della Croce Bianca erano stati concessi in locazione dall’immobiliare pubblica Ri.GeNova srl con servizi sviluppati soprattutto a favore degli immigrati. Non erano mancati anche aiuti dal Comune: come da accordi, sono arrivati finanziamenti per i primi due anni, mentre gli altri due sarebbero dovuti a carico delle associazioni e di altri eventuali finanziatori privati. Restava valido lo sgravio del canone di locazione. Quando allo scadere dei primi due anni le associazioni hanno dovuto autofinanziarsi, alcune delle iniziative attivate inizialmente sono venute meno.

    Il presente: i progetti realizzati e ancora in corso

    Piazza Don Gallo, GhettoOggi GhettUp è un luogo aperto a chiunque (migranti, profughi, persone di ogni età che vivono disagi legati all’emigrazione o all’emarginazione), ma si è perfezionato, modellandosi sui bisogni degli abitanti del ghetto. Si rivolgono a GhettUp persone che chiedono aiuto per risolvere problemi burocratici e legali, o anche solo per una chiacchierata, per momenti di gioco e doposcuola. È un contenitore con dentro diversi ingredienti: sono cinque i progetti che hanno preso vita in questi anni e di cui possono fruire non solo gli abitanti del ghetto ma tutti i cittadini (un’apertura voluta anche allo scopo di far conoscere il quartiere all’esterno). Per primo, un corso di alfabetizzazione per immigrati, organizzato dall’Associazione Il Ce.Sto; poi, un punto per la consulenza legale attivato dalla Comunità di San Benedetto, particolarmente importante anche per lo sviluppo identitario delle trans e per il ruolo simbolico rivestito dalla figura di Don Gallo; i corsi di pittura dell’Ass. San Marcellino; GhettUp Tv, esperienza autogestita di televisione di quartiere. Infine, in questi locali si riuniscono anche un comitato di quartiere e un centro ecologico per la messa a punto degli interventi da attuare nella zona, come lavori di pulizia (ricordiamo l’iniziativa di qualche anno fa “I love Ghetto – Lo tengo pulito”) e misure igieniche contro la proliferazione di topi e piccioni: un problema comune a molte aree del centro storico, ma qui aggravato dal fatto che anni fa erano stati svolti lavori di scavo e ristrutturazione del manto stradale che hanno portato alla luce tane di topi.

    Tra le iniziative costrette a soccombere dopo i primi due anni per mancanza di fondi pubblici, lo sportello di consulenza legale al cittadino. Racconta Montoli: «Lo avevamo istituito proprio per la forte richiesta riscontrata: persone diverse venivano qui con le problematiche più disparate. Chi doveva pagare una bolletta, chi aveva litigato con il vicino, chi non aveva i documenti. Dopo i primi due anni è diventato impossibile avere a disposizione un volontario a tempo pieno all’interno della casa, così abbiamo rinunciato a malincuore. La speranza è quella di tornare, dopo la scadenza del primo mandato, ad avere finanziamenti e disponibilità tali da permetterci di tornare ai vecchi standard». Non da ultimo, GhettUp ospita anche l’Associazione Princesa per i diritti dei transgender e contro l’omofobia, fondata nel 2009 da Don Gallo e dalla Comunità di San Benedetto: il tutto, per favorire la sensibilità sotto il profilo socio-politico, oltre che umano, e per creare momenti di incontro, conviviali e di confronto nel quartiere.

    Il futuro: gli scenari dopo la scadenza del mandato

    Non è stato ancora formulato dai soggetti interessati un piano ufficiale per la prosecuzione del progetto. Rifinanziare il progetto, emettere un nuovo bando, ripensare il futuro di GhettUp, o lasciare cadere tutto nel nulla: queste le perplessità. Si presume che da parte di Comune e Municipio ci sia la volontà di continuare sulla strada già intrapresa, anche se si teme che la scarsa celerità burocratica possa portare a ritardi sui tempi di attivazione di un eventuale nuovo bando. Da parte loro, le associazioni non sembrano troppo preoccupate per la situazione, forti della loro motivazione nel portare avanti i progetti intrapresi: «Si troverà una soluzione perché c’è interesse da parte di tutti – conclude Montoli – anche se non ce lo siamo ancora reciprocamente confermati, sappiamo che è così per tutte le parti in causa. C’è sì uno stallo momentaneo, ma non disinteresse: in futuro si continuerà su questa linea, rinnovandoci e assumendo contorni ancora più definiti. Quando ci siamo insediati, abbiamo dato avvio ad attività mirate per rispondere ai bisogni del tessuto sociale dell’epoca. Oggi questo tessuto si è evoluto: molte tensioni, anche grazie alla nostra azione, si sono appianate e molte fratture ricucite. Sicuramente i bisogni di oggi sono diversi di quelli di ieri ed è giusto ripensarsi tenendo conto dei cambiamenti. Ad esempio, mentre all’inizio con il centro islamico c’era poco dialogo, oggi c’è rispetto e stima reciproca. Capiamo le rispettive esigenze, sapendo che ci muoviamo entrambi per il bene del ghetto. Prima qui c’erano poche anime, per lo più in conflitto o che si ignoravano, mentre ora è diverso. Inoltre, la scadenza è l’occasione per un ampliamento di GhettUp: finora nella casa di quartiere le varie realtà sono state costrette a fare i conti col problema della mancanza di spazi adeguati. Adesso che i progetti sono ben avviati, sarebbe bene anche renderli autonomi, sempre restando nell’ambito della stessa rete: perché non trovare nuovi spazi all’interno o all’esterno del ghetto ed estendere così il presidio del quartiere? Potremmo dare vita a un circuito virtuoso per rivalutare un’area sui generis ma anche ricca, che si affaccia sulla conosciuta e frequentata Via del Campo o su Via Prè, analoga per problematiche. L’appello è quello di non perdere l’occasione di sfruttare la nascita di Piazza Don Gallo per un ulteriore rilancio».

     

    Elettra Antognetti

  • Mediazione Comunitaria: Genova è un modello per il resto del mondo

    Mediazione Comunitaria: Genova è un modello per il resto del mondo

    centro-storico-castello-vicoliMediazione Comunitaria, un termine quasi sconosciuto ai più, un’esperienza importante, attorno alla quale c’è ancora un po’ di confusione. A Genova, città di migranti e di tante etnie, l’approccio a questo tema è promosso dalla Fondazione San Marcellino e dalla ex Facoltà di Lingue e Letterature Straniere (dipartimento DiSCLIC) dell’Università di Genova. Abbiamo parlato con Danilo De Luise, della Fondazione di San Marcellino.

    Il progetto di Mediazione Comunitaria a Genova: come nasce e di cosa si tratta?

    «Nasce dalla sinergia di più realtà: la Fondazione San Marcellino da un lato, che offre servizi per senzatetto; dall’altro, il Dipartimento di Scienze della Comunicazione Linguistica e Culturale dell’Università di Genova, con la ricercatrice Mara Morelli, che coordina il progetto. I due soggetti promotori hanno diverse competenze: l’Università ha un approccio linguistico e culturale, noi uniamo all’impegno sociale la sensibilizzazione mediante partecipazione a progetti artistici (come nel caso del film “La Bocca del Lupo”). Io ho un background come mediatore famigliare, la Dott.ssa Morelli, invece, ha una formazione interlinguistica. Dagli anni ’90 abbiamo iniziato a riflettere sulle tecniche di mediazione comunitaria. Così abbiamo presentato il nostro lavoro in Messico, all’annuale Congresso internazionale di Mediazione (finora abbiamo partecipato a 6 su 9): da tempo seguivamo il lavoro dei paesi dell’ America Latina e ci siamo aperti sempre più al loro approccio. Per noi, in Europa e in Italia, la mediazione è una tecnica puntuale: famigliare, culturale, civile, ecc. In Sud America, invece, la dimensione culturale nella mediazione dei conflitti è preponderante: una pratica antica, organizzata nei secoli, che permette di lavorare in, per e con le comunità, per far acquisire gli strumenti di risoluzione autonoma dei conflitti e riattivare i legami. Siamo mediatori “biodegradabili”, dobbiamo insegnare alla comunità a fare da sé e distinguere la problematiche reali da quelle che non lo sono. Ad esempio, alcuni si lamentano del rumore dei vicini stranieri in condominio, ma questo non ha nulla a che vedere con la mediazione culturale».

    Pavimentazione nel Centro StoricoCosa avete fatto nel corso di questi anni?

    «Abbiamo deciso di portare l’approccio latino in Italia: dopo il successo del primo convegno a Cagliari nel 2007, abbiamo replicato nel 2009 a Genova con un programma per addetti ai lavori che coinvolgeva esperti mondiali. L’anno dopo, un nuovo convegno e un workshop cui hanno partecipato attivamente 85 persone. Da qui, l’idea nel 2011 di passare ai fatti, con attività nei quartieri. Abbiamo iniziato proponendo alla Casa di Quartiere GhettUp un primo workshop che ha attivato iniziative di pulizia e disinfestazione dai ratti. Successivamente abbiamo coinvolto polizia municipale, scuole e altri soggetti in corsi con formatori esperti: finora abbiamo formato più di 100 vigili (leggi l’approfondimento) e il personale -ma non solo- della scuola Caffaro di Certosa. Nel 2012, lo slancio vero e proprio con i corsi tenuti dall’argentino Alejandro Natò: era stato pensato per un numero di 50 persone, ma sono state tante le richieste che ci siamo ritrovati in 70, pur escludendo alcuni. Lo stesso Natò in quell’occasione ci ha definiti una “piattaforma per la mediazione comunitaria” genovese. Sempre nel 2012, la collaborazione con Palazzo Ducale, paradossalmente per “uscire dal palazzo” e ragionare di nuovo sui quartieri: abbiamo coinvolto Sampierdarena, San Bernardo, Certosa e Piazzale Adriatico e organizzato workshop partecipativi. Alla fine, abbiamo ragionato insieme sulle problematica del rapporto con le istituzioni, trasversali ai diversi quartieri. Un bel bilancio, siamo soddisfatti».

    E il futuro cosa riserva?

    «In futuro, speriamo di continuare a agire sul territorio: da questa collaborazione con Palazzo Ducale è nata l’idea di organizzare a Genova il X Congresso Internazionale di Mediazione Comunitaria. Sarebbe la prima volta che si svolge in Europa, e Genova sarebbe precursore assoluto. A marzo presenteremo il progetto a Roma, all’Ambasciata messicana, quindi è ancora prematuro parlarne. Ma non è l’unico progetto: vogliamo proseguire nel settore sanitario, di cui ci occupiamo dal 2007: di recente abbiamo dato vita a una collaborazione con i medici dell’Ospedale Galliera, che svolgono presidio sanitario sulle nostre unità di strada per il sostegno ai senzatetto. Tutto volontariato: da quando abbiamo intrapreso questo cammino di mediazione, avremmo speso in tutto non più di 30 mila euro. La cosa interessante è che noi abbiamo guardato all’America Latina cercando di adattare il loro modello alla nostra cultura, e adesso sono loro che guardano noi e si interessano degli esiti che ha raggiunto il nostro percorso. Genova sta diventando un punto di riferimento per questo tipo di approccio e si attendono sviluppi interessanti».

     

    Elettra Antognetti 

  • Marassi, carcere: la raccolta fondi per completare il Teatro Arca

    Marassi, carcere: la raccolta fondi per completare il Teatro Arca

    marassi teatro arcaManca poco per completare il sogno. Parliamo del primo teatro in Italia costruito interamente dentro un carcere, quello di Genova Marassi. Un’iniziativa promossa, tra la fine del 2012 e l’inizio del 2013, da Teatro Necessario Onlus, associazione culturale nata nel 2009 sulla spinta delle attività già intraprese a partire dal 2005 con oltre cento detenuti della Casa Circondariale di Marassi e gli studenti del corso di Laurea in DAMS dell’Università di Genova.
    Il teatro dell’Arca – progettato dall’architetto Vittorio Grattarola e costruito in buona parte dai detenuti stessi – sarà una sala polifunzionale con una capienza di circa 200 posti, dotata di tutte le attrezzature necessarie per la rappresentazione di spettacoli, l’organizzazione di mostre, convegni e conferenze, ma la sua caratteristica peculiare sarà l’accessibilità anche per il pubblico esterno.

    «Il teatro è costruito nell’intercinta carceraria – spiega il presidente dell’associazione, Mirella Cannata, coordinatrice del progetto – un luogo simbolico tra il dentro e il fuori, proprio per dare l’idea di un ponte che comunica con la città».
    «Il progetto è stato finanziato da Fondazione Carige e Fondazione San Paolo che hanno sostenuto anche gli spettacoli della compagnia – racconta Sandro Baldacci, regista e socio fondatore di Teatro Necessario – ma adesso che i contributi di Regione, Provincia e Comune sono diminuiti, abbiamo serie difficoltà a proseguire».
    «Per chi sta scontando una pena che dovrebbe avere anche una funzione rieducativa queste attività sono importantissime – aggiunge Carlo Imparato, vice presidente di Teatro Necessario – il lavoro al teatro dell’Arca occupa quasi 40 carcerati».

    Oggi per portare a termine la costruzione struttura sono necessari ancora circa 70 mila euro. Per questo l’associazione culturale lancia la raccolta fondi “Adotta una Perlina”. Le “perline” – ovvero 3600 listelli di legno realizzati dai reclusi che lavorano nella falegnameria del carcere di Marassi – diventeranno il rivestimento interno del nuovo Teatro dell’Arca. «Vuoi aiutarci a costruire il Teatro dell’Arca? Fai una donazione a tuo piacere adottando una delle 3600 perline. Il tuo nome sarà scritto sulla perlina rimanendo per sempre impresso, come testimonianza e ringraziamento del tuo aiuto, per aver contribuito a realizzare un’opera di alto valore sociale e culturale. Scrivici all’indirizzo mail tno@teatronecessariogenova.org oppure contattaci al numero 010 24 75 125».

     

    Matteo Quadrone

  • Righi, recupero dei sentieri per il trekking e la mountain bike

    Righi, recupero dei sentieri per il trekking e la mountain bike

    righi-forti-DILa passione per la bicicletta che si unisce all’amore e al rispetto del territorio, un binomio che non può che portare benefici alla collettività. ASD Deep Bike, associazione sportiva nata a marzo del 2012, è un esempio concreto. Amanti della natura e dello sport, ma soprattutto praticanti della mountain-bike, i volontari da anni si impegnano per ripristinare i sentieri del Parco del Peralto sulle alture del Righi: «Curiamo il territorio della nostra città, in particolare la parte a levante del centro cittadino. Grazie al lavoro dei nostri volontari stiamo ripristinando tutti i vecchi sentieri e tracciandone di nuovi», raccontano i volontari.

    Da qualche settimana è disponibile online un video firmato dal videomaker genovese Matteo Fontana che testimonia il lavoro svolto sin qui dall’associazione genovese: «Ci siamo presi a cuore il Parco del Peralto – dice Christian Giannini responsabile comunicazione di ASD Deep Bike –  attraverso una collaborazione con il Municipio centro est stiamo realizzando una rete di sentieri che copre già oggi quasi 56 km».

    L’obiettivo dei volontari è quello di presidiare il territorio per poterlo riportare al suo antico splendore, soprattutto per quanto riguarda il Righi e le zone dei forti. «Spesso ci siamo trovati davanti a vere e proprie discariche a cielo aperto, sentieri abbandonati. Il nostro lavoro speriamo possa essere il primo passo per riportare su questi magnifici sentieri anche i bambini e le famiglie, e ovviamente i turisti. Si tratta di zone incantevoli con un panorama stupendo».

     

    [foto di Diego Arbore]

  • Giardini Luzzati: due anni dalla nuova gestione, bilancio e progetti futuri

    Giardini Luzzati: due anni dalla nuova gestione, bilancio e progetti futuri

    giardini-luzzati-san-donato-centro-storicoNel corso degli ultimi due anni i Giardini Luzzati, a ridosso di Piazza delle Erbe nel cuore del centro storico, sono stati interessati da un processo di cambiamento radicale che li ha trasformati da luogo poco sfruttato, a centro della movida consapevole e spazio baby-friendly per le famiglie.
    La svolta arriva nel gennaio 2012 con il cambio della guardia nella gestione degli spazi: l’Associazione Il Ce.Sto, attiva da 30 anni nel giardini-luzzaticentro storico, subentra con attività di volontariato nell’ambito dei servizi socio-educativi.
    Per poter gestire il luogo, il Ce.Sto ha fondato Giardini Luzzati Nuova Associazione, gruppo composto da artisti e volontari che lavorano per dare un servizio alla comunità con diversi approcci, sociale, interculturale, artistico.

    «La piazza era sottoutilizzata, un non-luogo, sconosciuto anche dagli abitanti, privo di punti di interesse veri e propri, quindi zona frequentata nelle ore notturne e poi dimenticata durante la giornata», commenta Marco Montoli presidente de Il Ce.Sto. «Abbiamo voluto sfruttare le sue potenzialità sotto il profilo sociale, artistico, multiculturale, nel rispetto del territorio e delle esigenze di famiglie e bambini. Il nostro interesse era quello di offrire alternative e dare a tutti una motivazione per venire qui in qualunque ora. In particolare, ci siamo concentrati sull’animazione per i bambini e abbiamo voluto dotare gli spazi di attrezzature per il divertimento e per la sicurezza dei più piccoli. Adesso speriamo che con l’apertura imminente della scuola di Piazza delle Erbe questo spazio riesca a diventare una vera “Piazza dei bambini”, naturale continuazione della struttura scolastica vera e propria».

    Oggi i Giardini presentano un’offerta variegata in tutti i momenti della giornata e si rivolgono a diverse fasce di utenti. La mattina e il pomeriggio una programmazione dedicata perlopiù ai bambini e alle loro famiglie; alla sera, musica live e eventi vari, per offrire un’alternativa alla movida sregolata e arginare i fenomeni di microcriminalità e spaccio. Inoltre, una serie di iniziative importanti si sono svolte nel corso di questi anni: solo per citarne alcune, Giardini in Fiera, il mercatino vintage, il raduno di auto d’epoca, Cicloriparo (in collaborazione con il CIV e con gli operatori dei Giardini di Plastica), iniziative legate alla mobilità sostenibile, laboratori di falegnameria (dai quali sono nati gli attuali arredi della piazza) e incontri con ostetriche una volta a settimana per preparare i futuri genitori al momento della nascita. Sono state ospitate qui nel corso di questi due anni oltre 100 associazioni, che hanno potuto fruire degli spazi a disposizione; si sono svolti oltre 300 concerti; ha preso vita di recente la collaborazione con il Teatro della Tosse, che la scorsa estate ha deciso di organizzare proprio ai Luzzati lo spettacolo “Mille e una notte”.

    In più, anche un occhio attento verso il fenomeno della movida, che di recente è tornata a far discutere. L’intenzione è quella di creare un’alternativa alla movida sfrenata, per fare spazio a un divertimento consapevole. «Qui i giovani -continua Montoli- trovano uno spazio alternativo per l’aggregazione, di cui spesso la nostra città è carente: oltre ai concerti, eventi sociali e momenti di scambio culturale: dopo una serie di iniziative a tema (dedicate a vari Paesi, dal sud America al Giappone) a breve partirà un corso di dialetto genovese. Gli eventi serali sono anche un modo per finanziare le altre attività, che il più delle volte sono gratuite. Il nostro scopo era ridare vita alla zona e restituire lo spazio al quartiere: viceversa, senza presidi sul territorio si generano fenomeni di divertimento sregolato e passa il messaggio che il centro storico sia “terra di nessuno”».

    Le associazioni lavorano in modo indipendente e a costo zero: nessuna sovvenzione dalle tasche né di Tursi, né di altri enti. Il Comune ha agevolato la progettazione, condiviso gli intenti e sostenuto fin dall’inizio le associazioni, ma è un momento difficile per reperire finanziamenti. Tuttavia, i Giardini Luzzati sembra riescano ad andare avanti ugualmente bene, pur con costi di gestione e manutenzione tutti a loro carico, perlopiù finanziati con i fondi provenienti dal bar, anch’esso gestito da soci volontari.

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    giardini-luzzati-scavi-archeologici

     

     

     

     

     

    Inoltre, a ridosso della piazza, sono stati scoperti anni fa reperti archeologici: un anfiteatro di epoca romana è emerso durante i lavori per la costruzione di un parcheggio. Adesso le associazioni vogliono aprire gli spazi a tutti e usufruirne magari in collaborazione con il Teatro della Tosse e altre realtà, per offrire momenti di intrattenimento e spettacoli teatrali. Si parla di una possibile apertura già entro la prossima estate.

     

    Elettra Antognetti

    Era On The RoadQuesto articolo è stato scritto grazie ai sopralluoghi di #EraOnTheRoad. Contattaci per commenti, segnalazioni e domande: redazione@erasuperba.it

     

     

     

  • Dillo al Ministro: Free FuTool e D-Still lanciano un social video per studenti

    Dillo al Ministro: Free FuTool e D-Still lanciano un social video per studenti

    Quaderni free fu ToolVuoi un’università migliore? Scrivi su Free FuTool il tuo messaggio, riprendilo con D-Still e fai l’upload, il montato sarà recapitato al Ministero.

    E’ questo in sintesi il nuovo progetto lanciato da Free FuTool, start up genovese attiva da oltre due anni (qui maggiori informazioni), in collaborazione con D-Still, la piattaforma italiana dedicata al social video.

    L’idea, è quella di realizzare un social video in stile Italy in a day, per rendere gli studenti proattivi nel comunicare alle istituzioni le problematiche che riscontrano ogni giorno, le proposte e le proprie idee, con l’obiettivo finale di creare un’università migliore.

    Il meccanismo è piuttosto semplice: è sufficiente scrivere la proposta sul proprio quaderno Free Fu Tool, scaricare l’applicazione D-still (Iphone, Android) e caricare sul sito il proprio filmato.

    I video verranno aggregati e montati automaticamente e democraticamente grazie a un software e verranno poi diffusi sui social network e sui siti di Free FuTool e D-Still. Il film collettivo finale con tutti i video caricati verrà poi recapitato al Ministero dell’Istruzione, Università e Ricerca.

    Come ci racconta Tobia Lorenzani, uno dei fondatori di Free FuTool «L’idea è nata lo scorso ottobre in occasione di Bootstrap, una giornata in cui 50 grandi protagonisti dell’innovazione e del business si sono messi al servizio di altrettante giovani start up. Nel corso della giornata abbiamo avuto modo di confrontarci con tante realtà, e con i ragazzi di D-Still è nata l’idea di lanciare questo nuovo progetto rivolto ai giovani, sfruttando il loro grandissimo potenziale web e il nostro target universitario. La partecipazione al Bootstrap è stata molto positiva e interessante, tra l’altro abbiamo ricevuto una menzione di merito dalla giuria di Startupitalia! nell’ ambito del concorso realizzato in collaborazione con Citroen e dedicato alle dieci startup italiane più promettenti e interessanti».

    Intanto, è iniziata la distribuzione dei nuovi quaderni gratuiti nelle università italiane; sette le città interessate, cioè Genova, Torino, Milano, Padova, Venezia, Firenze e Roma.

    Nel capoluogo genovese, le Università coinvolte nella distribuzione sono Psicologia, Medicina, Giurisprudenza, Economia, Scienza Politiche, Ingegneria, a cui si aggiunge la Mensa Piovego.

    All’interno degli stessi quaderni, si possono trovare tutte le informazioni dettagliate sul progetto Dillo al Ministro.

    Tutti i video caricati dagli studenti italiani, sono visibili qui.

     

    Manuela Stella

  • PUC, fase finale: le proposte di comitati e associazioni genovesi

    PUC, fase finale: le proposte di comitati e associazioni genovesi

    genova-centro-veduta-panoramaCi siamo quasi. L’iter di approvazione del PUC (Piano Urbanistico Comunale) approda alla fase finale. Il Comune di Genova si appresta ad approvare le controdeduzioni alla VAS (Valutazione Ambientale Strategica) presentata dalla Regione Liguria che, pur emettendo un parere finale non negativo, ha espresso una serie di rilievi – di carattere sia generale, sia particolare – sul progetto preliminare di PUC.
    «La VAS ha recepito molte delle osservazioni depositate dalle varie associazioni, adottando la politica della riduzione del consumo di suolo – spiega Andrea Bignone, portavoce del comitato genovese Salviamo il Paesaggio, che raggruppa oltre 50 realtà associative – Al contrario, il Comune continua a prevedere indici di urbanizzazione un po’ ovunque, in ambito urbano e agricolo». Insomma, nonostante le alluvioni, la consapevolezza dell’eccessiva urbanizzazione e impermeabilizzazione del suolo «Gli amministratori della città si ostinano a voler prevedere nuove aree edificabili», sottolinea Bignone.

    L’11 novembre il Forum Salviamo il Paesaggio ha partecipato all’audizione dei comitati civici e delle associazioni, presso la commissione comunale V Territorio, in merito alle osservazioni della VAS. In tale occasione il comitato genovese ha rilevato che «A fronte di un trend demografico negativo (-3,87% in 10 anni), di 15.000 abitazioni vuote, di edifici abbandonati, vi siano previsioni di crescita demografica e di nuovi volumi». Per l’amministrazione comunale «È stato possibile basarsi su dati urbanistici del 2001 (12 anni fa!) per fare una previsione pianificatoria che dovrebbe riguardare i prossimi 10 anni. La nostra proposta (come quella della Regione e del Ministero) è di compilare il questionario sul Censimento del cemento, che abbiamo inviato a Palazzo Tursi, per avere una situazione aggiornata ed oggettiva dell’espansione urbanistica del Comune».
    La rete Salviamo il Paesaggio ha ricordato come «La demolizione e ricostruzione in altro sito su suolo permeabile comporta un raddoppio di impermeabilizzazione, in quanto il suolo si forma con una velocità di circa 1-2 cm ogni 100 anni, quindi non recuperabile in tempi brevi. Pertanto “demolizione” non è direttamente proporzionale a “permeabilità” del suolo. Abbiamo quindi proposto di permettere le perequazioni solo su terreni già impermeabilizzati».
    Infine, il comitato genovese ha messo in guardia da eventuali scorciatoie «La messa in sicurezza con il nuovo piccolo scolmatore, non deve essere il grimaldello per cementificare l’area di Terralba (parco ferroviario) e permettere così nuove costruzioni, ma piuttosto per avviare dei progetti partecipati con la cittadinanza di gestione di un “nuovo bosco in città”, sulla base dell’esperienza milanese».

    «Numerose sarebbero state ancora le nostre osservazioni – racconta il portavoce Andrea Bignone – Purtroppo, però, il tempo concessoci era limitato. E allora ci chiediamo se c’era davvero la volontà di ascoltarci, oppure limitarsi alla comparsa partecipativa, visto che un tema così complesso richiede necessariamente tempi più lunghi di una semplice delibera. Il nostro obiettivo di riduzione del consumo di suolo è entrato nelle agende politiche di Governo e Regioni (siamo stati auditi alla Camera dei deputati per discutere le Proposte di Legge in discussione sul tema del consumo di suolo), ma pare che non sia nell’agenda del Comune».

    monte-moro-A2Il Forum Salviamo il Paesaggio propone «Uno stop al consumo di territorio che preveda anche una sospensione dell’efficacia dei vigenti strumenti di pianificazione urbanistica ,che individuino interventi di qualsivoglia natura, sulle superfici agricole e aree verdi urbane». Secondo la rete di associazioni «Il volano dell’economia non è più il cemento, ma il recupero, il riuso, le ristrutturazioni, l’incentivazione al vero presidio agricolo, che è solo fatto da chi la terra la coltiva per produrre il cibo che consumiamo. I presidi che non prevedano un’attività agricola produttiva non garantiscono alcuna sicurezza del territorio, anzi rischiano nel tempo di diventare un boomerang, con l’abbandono dei muretti a secco e delle terre».

    La richiesta di fermare il consumo di territorio nel PUC viene avanzata anche con una raccolta di firme da presentare al Comune. L’appello, intitolato “La città che vogliamo: Stop alle nuove costruzioni”, è il seguente: «Considerato l’alto indice di urbanizzazione e impermeabilizzazione del suolo, lo stato di abbandono del territorio e il rischio idrogeologico che ne consegue, le difficoltà di accesso alla terra per la produzione agricola locale, l’alto numero di edifici vuoti e l’andamento demografico decrescente, io cittadino genovese, chiedo che il PUC (Piano Urbanistico Comunale) non preveda ulteriore consumo di terreno libero, né in superficie, né sottoterra. Stop al consumo di territorio».

    Inoltre, mercoledì 4 dicembre, a Palazzo Tursi (salone di rappresentanza), dalle ore 17:15, si svolgerà una tavola rotonda sul nuovo Piano Urbanistico Comunale con un pool di esperti urbanisti e amministratori che dello stop al consumo di suolo hanno fatto il perno dei piani regolatori dei propri comuni. I relatori sono: Luca Martinelli (giornalista di Altreconomia); Guido Montanari (docente di storia dell’architettura contemporanea del Politecnico di Torino e assessore all’urbanistica comunale di Rivalta); Roberto Corti (sindaco di Desio); Domenico Finiguerra (ex sindaco di Cassinetta di Lugagnano); Fabio Balocco (avvocato ambientalista -Pro Natura). Parteciperà Giovanni Barbagallo, assessore all’agricoltura della Regione Liguria, mentre per il Comune di Genova è stato invitato il Sindaco Marco Doria.
    L’interessante confronto “La pianificazione territoriale, come affrontare il tema del consumo di territorio” è promosso dalla rete di oltre 50 associazioni genovesi che dicono “No al consumo di territorio” e chiedono alle giunte e ai consigli comunali, in primis quelli del capoluogo ligure, di adeguare i propri piani regolatori a un principio che ormai sta consolidandosi a livello teorico e pratico, come dimostrano esempi sempre più frequenti in tutta Italia.

     

    Comitati, reti e associazioni che hanno avviato la campagna di raccolta firme

    Rete if, tavolo agricoltura; Forum salviamo il paesaggio, Genova; Acli Liguria; Aiab Liguria; Amici del Chiaravagna onlus; Amici di Pontecarrega; Arci Genova; Attac; Circolo arci barabini di trasta; Circolo arci belleville; Circolo arci culturale Fegino; Circolo arci erba voglio; Circolo arci futuro primitivo; Circolo arci pianacci; Circolo arci zenzero; Comitato acqua bene comune Genova; Comitato acquasola; Comitato contro la cementificazione di Terralba; Comitato protezione Bosco pelato; Coordinamento gestione corretta rifiuti della Liguria (gcr Liguria); Fair; Gestione corretta rifiuti Genova (gcr genova); Italia Nostra; Legambiente LIguria; Le serre di San Nicola di Castelletto; Libera Genova; Liguria biologica; Mdc Genova; Medicina democratica; Medici per l’ambiente (i.s.d.e.); Movimento consumatori Liguria; Movimento decrescita felice Genova; Slow food Liguria; Terra! onlus; Vivere in collina; Wwf Genova; Wwf Italia sezione regionale Liguria; Y.e.a.s.t. youth europe around sustainability tables; GasaGenova; A.s.c.i. Liguria; Circolo nuova ecologia; Circolo arci lavoratori sturlesi accipicchia; Slow food Genova; Comitato genitori istituto comprensivo Pra’, Mfe Genova; rete Voglio la Gavoglio; arci Primo Maggio; Genova Bene Comune; Ingegneria senza frontiere; Anemmu in bici a Zena.

     

    Matteo Quadrone

  • Giornata mondiale contro l’Aids: Olympiadi del preservativo a De Ferrari

    Giornata mondiale contro l’Aids: Olympiadi del preservativo a De Ferrari

    Piazza de ferrari Palazzo della BorsaIl primo dicembre è la giornata mondiale contro l’Aids:  anche Genova partecipa e sostiene questo importante appuntamento con le Olympiadi del preservativo, in programma in piazza De Ferrari il 30 novembre dalle ore 15 alle 19.

    L’evento, cura di Approdo Arcigay Genova con il Segretariato Italiano Studenti di Medicina (S.I.S.M.) e la P.A. Croce Bianca Genovese, si pone come obiettivo quello di ricordare a tutti quanto l’informazione e la prevenzione siano importanti nella lotta contro le infezione da malattie a trasmissione sessuale.

    Il programma è ricco, e prevede una serie di giochi e intrattenimenti organizzati da S.I.S.M., prove di abilità e di conoscenza riguardanti l’uso del preservativo e la prevenzione delle malattie in cui saranno coinvolti i passanti.
    I volontari di Arcigay Genova saranno disponibili per informazioni sull’evento e sulle malattie a trasmissione sessuale e l”associazione Rubik Teatro parteciperà con uno spettacolo di improvvisazione teatrale dalle ore 15.30 in poi.

    L’evento proseguirà con la serata organizzata al Lucrezia bar in vico dei Caprettari, con attività sul tema della contraccezione e le malattie sessualmente trasmissibili, musica dal vivo, dj set e tanto altro ancora.

    Inoltre, la Lega italiana lotta contro l’Aids propone altri eventi in vista dell’1 dicembre.

    -Prevenzione e Sensibilizzazione
    dal 28 novembre al 4 dicembre 2013, Centro di Educazione Matrimoniale e Prematrimoniale di via della Libertà 6/3
    Esposizione fotografica di Gianni Ansaldi “YES We Condom!”e distribuzione di materiale informativo e profilattici. In collaborazione con CEMP Genova

    -Prevenzione e Sensibilizzazione
    1 dicembre 2013, Bar degli Archi
    Distribuzione materiale informativo e profilattici all’interno del locale

    Prevenzione e Sensibilizzazione
    1 dicembre 2013, piazzale antistante la Stazione Ferroviaria di Genova Brignole.
    Presenza dell’Unità mobile dell’Associazione AFET con volontari per fornire informazioni e distribuire materiale informativo e profilattici.

     

  • Coro della Maddalena: il nuovo progetto che coinvolge tutto il sestiere

    Coro della Maddalena: il nuovo progetto che coinvolge tutto il sestiere

    La Maddalena, Centro Storico di GenovaHa solo pochi mesi l’idea di dare vita a un Coro della Maddalena, che riunisca gli abitanti del Sestiere (prevalentemente, ma sarà aperto a tutti gli abitanti del centro storico e a tutti coloro che amano la Maddalena) di tutte le classi e appartenenze: un coro composto dalle persone che lavorano o vivono nella zona, dagli artigiani, commercianti, ristoratori, agli artisti, impiegati, disoccupati, professionisti, studenti, pensionati, immigrati. E prostitute: senza esclusione di nessuna “categoria”, per rappresentare il tessuto sociale della Maddalena nella sua interezza. Il progetto è nato a settembre dall’iniziativa della cantautrice genovese Giua, nota al pubblico ligure (e non solo) per le sue recenti collaborazioni con il chitarrista Armando Corsi, e Pier Mario Giovannone, anche lui autore, poeta e chitarrista di origine cuneese, naturalizzato genovese. In questi pochi mesi il progetto del coro ha preso sempre più piede e si è fatto conoscere nel Sestiere, già denso di movimento e iniziative sul piano sociale, acquisendo popolarità e raccogliendo manifestazioni di interesse tra gli abitanti. Ad oggi, le adesioni sono davvero tante e c’è entusiasmo per la partenza vera e propria dell’iniziativa.

    Proprio il prossimo mercoledì, 4 dicembre 2013, dalle ore 18.30 nei locali di Vico Papa 9, Giua e Pier Mario Giovannone, assieme agli amici e compagni di avventura Matteo Testino, regista teatrale che collabora con il Teatro Necessario, l’antropologa Valerie e Domenico Chionetti della Comunità di San Benedetto al Porto racconteranno a tutti gli interessati questo nuovo progetto, rigorosamente davanti a un bicchiere di vino e un piccolo rinfresco. L’atmosfera, dunque, sarà in linea con lo spirito “sociale”, conviviale e aperto dell’iniziativa, allo scopo di coinvolgere un numero crescente di persone, tra cantanti “improvvisati”, associazioni di quartiere e realtà già radicate nel sestiere.

    1467428_694998003852053_317633886_nL’idea è quella di collaborare tutti insieme, non sostituirsi alle iniziative già presenti, come ci spiega la stessa Giua: «L’idea nasce da me e Pier Mario, semplicemente perché viviamo alla Maddalena, nei pressi di Piazza della Lepre, e da sempre siamo affascinati da questo mondo ricco e contraddittorio. Quale idea migliore di un coro per avvicinare le persone, creare socialità e dar vita a una situazione di scambio reciproco, conoscenza e condivisione? Attraverso la musica e l’arte, è possibile entrare in contatto, accorciare le distanze, valorizzare le differenze e mettere in primo piano le peculiarità delle personalità della Maddalena, che rendono bello e particolare il quartiere. Per questo abbiamo pensato di coinvolgere anche -e soprattutto- 1476159_700439996641187_210100718_nmigranti e prostitute, che hanno finora dato risposta positiva: molte delle “graziose” che conosco personalmente, ad esempio, mi hanno già assicurato che saranno dei nostri».

    Dietro al progetto del coro, inoltre, la partecipazione al bando aperto qualche mese dal Comune di Genova all’interno del Patto per lo sviluppo della Maddalena, per lo svolgimento di attività artistico-culturali all’interno del Sestiere della Maddalena ed eventuali aree limitrofe. Chiuso ufficialmente il 30 settembre scorso, si attendono i risultati entro l’anno: circa 90 mila euro verranno stanziati e messi a disposizione dei vincitori (si parla di premiare all’incirca 8, 9 progetti con somme che si aggirano 1470217_699679770050543_92207153_nattorno ai 5-10 mila euro per ciascuno).

    «Abbiamo partecipato al bando – racconta Giua – per sostenere il progetto e dargli continuità. Inoltre, anche se finora non siamo sostenuti da alcun finanziamento, vorremmo arrivare a poter retribuire – con un compenso anche solo simbolico – le persone che entreranno a far parte del coro, per dare dignità a questo progetto artistico. Noi, che facciamo parte del mondo della musica, sappiamo che la cultura è un lavoro oltre che una passione, e ci piacerebbe dare il giusto valore all’impegno dei partecipanti. In più, vorremmo anche dar vita a un progetto artistico di qualità (poco importa se i membri del coro non sono professionisti: siamo certi, con la nostra guida, di dar vita a un prodotto di valore), trovare una sede nostra e dare continuità al progetto. Nel frattempo, aspettando i risultati del bando, andiamo avanti, e andremo avanti a prescindere: per attirare contribuenti è importante far vedere che il progetto esiste, è concreto, va avanti».

    Finora, il progetto è portato avanti da appassionati, che collaborano come volontari. Le iniziative non mancano: ad esempio, Testino e Weidinger daranno vita a un laboratorio sul corpo, per ridurre la distanza psiche-corpo e limitare il disagio sociale, che allontana le persone da quello che sentono, bloccandone l’espressione artistica. Recente anche la nascita di una pagina Facebook dedicata al Coro, da cui è possibile avere informazioni sulle date, sugli eventi e sui partecipanti: una bella iniziativa di promozione sui social è stata seguita dalle ragazze dello studio Yoge Design (volontarie anche loro) per la creazione di progetti etici, che hanno pensato a un logo con la forma dello stesso sestiere, al cui interno è inscritto il nome di “Coro della Maddalena”. Finora la campagna di promozione su internet sta andando bene: sui social, le foto delle persone aderenti al progetti, con apposito logo e con breve descrizione. Seguite l’hashtag #corodellamaddalena e restate aggiornati!

     

    Elettra Antognetti

    Era On The RoadQuesto articolo è stato scritto grazie ai sopralluoghi di #EraOnTheRoad. Contattaci per commenti, segnalazioni e domande: redazione@erasuperba.it

     

     

     

  • Val Polcevera, C.r.e.a.: eccedenze alimentari al mercato di Bolzaneto

    Val Polcevera, C.r.e.a.: eccedenze alimentari al mercato di Bolzaneto

    mercato-frutta-verdura-sarzano Si chiama C.R.E.A.Centro Recupero Eccedenze Alimentari – ve ne avevamo parlato nel maggio 2012 (qui l’approfondimento di Era Superba), in occasione della presentazione del progetto risultato della collaborazione fra Municipio Val Polcevera, A.T.S. 41 (ambito territoriale sociale n. 41 del Comune di Genova) e Comunità di San Benedetto. Un’iniziativa che andava ad affiancarsi al già collaudato esperimento di Certosa, ovvero “Il Punto” di via Canepari (parrocchia del Borghetto a Certosa), basato sulla redistribuzione a favore delle persone in difficoltà economiche di prodotti che altrimenti non sarebbero venduti nei supermercati (causa prossimità della scadenza o piccoli difetti nel confezionamento) e quindi scartati, alimenti ancora perfettamente consumabili.

    Oggi il progetto C.R.E.A. può contare su un nuovo punto di distribuzione in Val Polcevera nel mercato comunale di Bolzaneto:  sarà inaugurato venerdì alla presenza del sindaco Marco Doria, si tratta di un banco vuoto che, grazie all’impegno del Civ e all’accoglienza degli altri operatori del mercato, sarà affidato ai volontari del progetto. Il punto coprirà il fabbisogno di 20 nuclei famigliari«prevalentemente anziani – racconta Simonetta Gadaleta coordinatrice A.T.S. 41 – ma contiamo a partire da gennaio di aprirci anche a nuclei famigliari più numerosi. La quantità di alimenti non manca, grazie alla encomiabile collaborazione del mercato ortofrutticolo di Bolzaneto, una disponibilità davvero oltre ogni aspettativa, senza proclami, con umiltà e sobrietà.»

    Se consideriamo anche “Il Punto” di Certosa – dove ogni tre mesi usufruiscono del servizio 80 persone –  si può parlare di un bacino di 100 nuclei famigliari della Val Polcevera interessati dal servizio dei volontari. Un primo importante risultato.

    «La differenza fra “Il Punto” e l’attività di C.r.e.a.  – spiega Gadaleta – è sostanzialmente nei prodotti che vengono distribuiti: da una parte “Il Punto” che collabora con Ipercoop e redistribuisce prodotti non freschi, dall’altra C.r.e.a. che riferendosi al mercato ortofrutticolo lavora con frutta e verdura che per forza di cose deve essere distribuita nella stessa giornata di raccolta».  Un’altra differenza riguarda il criterio di scelta dei soggetti destinatari del servizio: per quanto riguarda “Il Punto” vengono selezionati dall’A.T.S. 41 che attribuisce loro un punteggio –  seguendo alcuni criteri quali la composizione del nucleo famigliare oppure la presenza o meno di bambini – in base al quale i beneficiari possono convertire i punti in beni di prima necessità, mentre la sperimentazione sul nuovo punto di Bolzaneto sarà basata inizialmente su semplici segnalazioni e punterà ad un’assegnazione di alimenti il più possibile uguale per tutti.

     

    Le tre fasi del progetto C.r.e.a e la sperimentazione al quartiere Diamante ancora in stand-by

    Una prima fase conoscitiva e di coordinamento terminata nel dicembre 2012, la sperimentazione nei centri della Comunità di San Benedetto (escluso quello principale della Lanterna) da gennaio 2013 a settembre e ora la terza fase con l’inaugurazione del punto di Bolzaneto. «L’obiettivo è quello di coinvolgere più soggetti per aumentare la varietà di prodotti da redistribuire – conclude Gadaleta – e alzare il numero di nuclei famigliari a cui destinare gli alimenti».

    Unico “neo” in questo primo anno e mezzo di attività, il congelamento dell’esperienza al quartiere Diamante che avrebbe dovuto trovare “casa” nei locali del Municipio Val Polcevera in via Pedrini: «I locali si sono poi rivelati non utilizzabili e il discorso è rimasto in stand – by, ma potrebbe anche sbloccarsi in futuro, staremo a vedere».

     

    Gabriele Serpe

  • Settimana Unesco di educazione allo sviluppo sostenibile, gli eventi a Genova

    Settimana Unesco di educazione allo sviluppo sostenibile, gli eventi a Genova

    porto-notte-DILa settimana Unesco di educazione allo sviluppo sostenibile è un appuntamento ormai fisso, giunto all’ottava edizione, nato con lo scopo di condividere competenze, sensibilità, conoscenze e capacità utili a salvaguardare il patrimonio culturale e naturale italiano.

    Nel corso della settimana, si moltiplicano gli eventi in tutta Italia a cura di istituzioni, scuole, associazioni, imprese, fondazioni, università, sui temi centrale del paesaggio, della bellezza e della creatività.

    Genova non è da meno e grazie a Muvita Science Centre e Genoa Port Center partecipa all’iniziativa con delle visite guidate e laboratori dedicati ai bambini e alle famiglie alla scoperta della biodiversità e della ricchezza del Porto di Genova.

    Il programma prevede venerdì 22 novembre dalle 14 alle 17 un laboratorio didattico per bambini presso il Muvita Science Centre, dedicato all’importanza della biodiversità e del mantenimento degli ecosistemi naturali, una sorta di ‘gioco dell’oca ecologica’, rielaborato in chiave educativa, un modo divertente per informarsi e apprendere quei comportamenti sostenibili per salvaguardare nel modo migliore il nostro pianeta.

    Per gli adulti è invece prevista una visita guidata al Science Centre alla scoperta dei cambiamenti climatici e dei comportamenti attraverso cui ognuno di noi può contribuire a ridurre le emissioni a livello locale e globale.

    Sabato 23 e domenica 24 novembre alle 11 e alle 15.30 è invece in programma presso il Genoa Port Center l’attività Just like a docker, una visita virtuale del porto di Genova dedicata a bambini e adulti,  nel corso della quale sarà possibile ‘provare’ alcune delle professioni che caratterizzano l’area portuale: dall’ormeggiare una nave, condurre una motovedetta della Guardia Costiera, salire su una pilotina del porto, fissare i container sulla nave (rizzaggio) e simulare i controlli doganali.

     

    [Foto Diego Arbore]

  • Forti di Genova: l’iniziativa sul web del blog “E Bellesse de Zena”

    Forti di Genova: l’iniziativa sul web del blog “E Bellesse de Zena”

    fortiE Bellesse de Zena, dal progetto di creazione di uno spazio web dove mostrare il lato bello della “Genova che mangia”, allo sfruttamento delle potenzialità di internet per una promozione più vasta del nostro territorio. Di recente, i fondatori, Giulia e Alessandro, hanno allargato le prospettive iniziali e si sono lanciati in un progetto legato alla riqualificazione e al recupero dei sedici Forti di Genova, sotto il profilo culturale, storico, artistico, architettonico e “affettivo”. Un’iniziativa lanciata da pochi mesi (fine settembre 2013) che vive del tam-tam mediatico e del passaparola. “Sfruttare le potenzialità di internet per aprire gli occhi ai giovani genovesi, recalcitranti, e dimostrare loro che questa negatività potrebbe essere liquidata da una voglia naturale e sana di scoperta e di divertimento, che la nostra città offre in quantità abbastanza elevata”, si legge sul blog dei due giovani universitari. E sappiamo che questa prospettiva sta a cuore a molti altri genovesi, che -giovani e meno giovani- si battono per far passare l’idea che il mugugno sia spesso sterile, che Genova è una delle città più belle d’Italia (del mondo?) e che ha molto da offrire. Sì, ma senza fermarsi agli sterili proclami e alle vane dichiarazioni di intenti e di superiorità, Giulia e Alessandro si sono fatti venire un’idea e sono passati dal “dire” al “fare”…

    «Il nostro progetto nasce dalla riscoperta del patrimonio murario genovese che abbiamo fatto recentemente: una domenica pomeriggio, in mancanza di alternative allettanti, abbiamo deciso d’improvvisarci escursionisti e di visitare i Forti nella nostra zona (sul percorso Trensasco – Righi). Colpiti dalla bellezza dei paesaggi, per non parlare di quella dei Forti stessi, abbiamo deciso, nello spirito un po’ “cinico” del blog, di effettuare una ricerca tra le genti: il risultato è che la maggior parte li conosce, collocandoli nei dintorni dell’Europa, ma nessuno li frequenta, almeno abitualmente. Per carità, anche noi ci siamo accorti di conoscerne solo una piccola parte, e leggere sul web che la lunghezza totale delle nostre sette cinta murarie è seconda solo a quella della Grande Muraglia ci ha convinto a cospargerci il capo di cenere e a dare avvio a questo esperimento di “ri-/scoperta”. In quanto abitanti della Val Bisagno, questo argomento ci riguarda da vicino. Non ci siamo accorti dell’enormità di questo patrimonio storico e naturale finché non abbiamo dato un’occhiata ai numeri: le sette cinta murarie cittadine sono, per estensione totale, le più lunghe d’Europa e le seconde nel mondo; i forti sono sedici, divisi tra quelli cittadini e quelli fuori dalle mura, cui aggiungere quelli di Ponente (ormai demoliti), le torri, le batterie costiere e i resti innumerevoli dei sistemi difensivi della prima e della seconda guerra mondiale. In fatto di conservazione e manutenzione, va riconosciuto l’impegno di chi se ne occupa: i forti (tranne qualche caso più drammatico, come Forte San Martino) non sono ruderi né immondezzai, i sentieri (segnalati spesso e chiaramente, con tempo di percorrenza relativo) sono numerosi e caratterizzati da gradi di difficoltà diversi, adatti quindi a persone in condizioni fisiche differenti, senza contare i siti d’interesse non difensivo come le neviere, di cui prima ignoravamo l’esistenza. Per i collegamenti, invece, il quadro è meno roseo: i mezzi esistono (ad esempio il trenino di Casella), ma sono tentativi timidi e troppo sporadici».

    Il passo successivo è stato quello della ricerca e dello studio delle proposte di riqualificazione che negli anni si sono moltiplicate riguardo alle fortificazioni genovesi «Alcune piuttosto interessanti, altre assurde, la maggior parte comunque irrealizzabili, a causa soprattutto dei soliti impedimenti burocratici». Una su tutte, la questione del Demanio statale, che detiene la proprietà di molti beni comunali – tra cui gli stessi Forti, ma non solo – per cui l’Amministrazione Comunale dovrà decidere entro fine novembre di acquistare almeno parte dei beni in questione, previo presentazione di un progetto di riqualificazione.

    forti2«Abbiamo creato una sorta di database multimediale che contenga e aiuti a diffondere ogni dato possibile su questo patrimonio: post di blog, articoli di giornale, commenti, foto personali, video, disegni, racconti, mappe, consigli sui percorsi ecc. La proposta si articola in quattro punti: mettere in sicurezza le strutture; potenziare la segnaletica (basterebbe qualche indicazione stradale in più, non a cinque metri dal forte ma a valle e in centro); promuovere il patrimonio attraverso manifestazioni, eventi di tipo “sportivo” (trekking, corsa campestre, mountain bike…), riunioni di scout, gite scolastiche e parrocchiali (negli ultimi otto anni, gli eventi sono stati solo dieci!); creare strutture adeguate a ricevere un flusso di visitatori si spera il più consistente possibile (con banchetti di panini, fontanelle con cisterne, tavoli e panche di legno, staccionate, ecc.).

    Veniamo al tasto sino a qui dolente, ovvero la risposta dei genovesi… «Purtroppo, come in altri casi, la risposta del pubblico è stata pressoché nulla. Il risultato è particolarmente scoraggiante se teniamo conto del fatto che il nostro blog vanta all’incirca quattrocento lettori abituali (una cifra ridicola rispetto a quella di altri blog ma comunque abbastanza significativa) e che nessuno di loro, nemmeno quelli appartenenti a forum dedicati esplicitamente a questa problematica, ha avuto né il tempo né la voglia di dare anche solo un minimo contributo. Pertanto, lo sviluppo dell’iniziativa è al momento bloccato: qual è il senso, per entrambi, di faticare nel tentativo di riqualificare i forti se poi anche chi si proclama affezionato a questo patrimonio rimane totalmente apatico? Possiamo solo sperare di sbagliare e che dal nostro blog, prima o poi, nasca qualcosa di bello e di utile per tutti. Non demordiamo!».

     

    Elettra Antognetti

  • Terzo Valico: sabato 9 Novembre manifestazione in Val Polcevera

    Terzo Valico: sabato 9 Novembre manifestazione in Val Polcevera

    san quirico. terzo valico.4jpgIl Movimento No Tav – Terzo Valico serra le fila, ad un anno di distanza dalla grande manifestazione dell’autunno 2012 e si prepara ad una nuova mobilitazione di massa lungo le strade della Val Polcevera. Sabato 9 Novembre, infatti, si svolgerà un corteo con partenza da Pontedecimo (concentramento ore 14 in piazzale Ghiglione, dalle piscine) per ribadire la contrarietà alla grande infrastruttura ferroviaria.

    L’evento è preceduto da due assemblee pubbliche (la prima si è tenuta martedì scorso a Ceranesi, la seconda si tiene oggi alle 21 presso il salone municipale di Via Guido Poli 12 a Pontedecimo) che hanno l’obiettivo di informare la cittadinanza su quelle che sono le “ragioni del no” dei manifestanti, iniziativa lodevole se si considera la grande varietà di informazioni, spesso discordanti, che ruotano intorno alla grande opera (qui l’inchiesta di Era Superba che cercava un anno fa di illustrare l’opera nel dettaglio, riportando pareri autorevoli, sia favorevoli che contrari).

    In occasione della mobilitazione di sabato, abbiamo raccolto il punto di vista di un militante del Movimento No Tav Terzo Valico: «L’anno trascorso ha reso più evidente come contemporaneamente nel Paese scarseggino le risorse per soddisfare i bisogni fondamentali delle persone e si continui invece a parlare di grandi opere. In Val Polcevera abbiamo assistito, per mancanza di denaro, alla chiusura del reparto di cardiologia dell’Ospedale Gallino di Pontedecimo e in concomitanza all’apertura di cantieri per un’opera inutile e dannosa come il Terzo Valico».

    Cantieri che, va detto, al momento appaiono piuttosto effimeri visto che, appena concluse le operazioni di bonifica, pulizia e disboscamento delle aree, i lavori si sono già fermati.

    «Risorse dell’intera collettività sono state canalizzate in mano a pochi affaristi – continuano dal Movimento – mentre potrebbero e dovrebbero essere impiegate altrove, creando nuovi posti di lavoro finalizzati a soddisfare i reali bisogni della comunitàTra presidi, assemblee informative e blocchi degli espropri le persone si sono ribellate a questo sopruso e l’opposizione al Terzo Valico, da una parte all’altra dell’Appennino, ha posto radici sempre più profonde sul territorioIl Movimento ha anche subito la repressione: denunce, fogli di via e militarizzazione. Misure intimidatorie che non ci spaventano e che, al contrario, ci confermano di essere come bastoni tra le ruote dei poteri forti e quindi sulla strada giusta».

    A San Quirico, Trasta e Bolzaneto sono iniziati i lavori di cantierizzazione della Finestra Polcevera, del Cantiere Fegino e del Campo Base CLB 4 (oggi divenuto deposito di materiali semilavorati e attrezzature, previo stoccaggio di circa 70 mila metri cubi di terre di scavo potenzialmente amiantifere, leggi l‘inchiesta di Era Superba).

    «Per ora semplici recinzioni, all’interno delle quali al posto di alberi, prati e orti hanno creato il deserto – concludono i militanti – Adesso la distruzione del territorio che comporta il Terzo Valico è sotto gli occhi di tutti, come sotto gli occhi di tutti sono l’inutilità dell’opera e la connivenza tra imprese poco limpide e politica. Il 9 novembre 2013 torneremo di nuovo in strada, tutti insieme, uomini e donne, anziani e bambini, Liguri e Piemontesi».

     

    Matteo Quadrone

  • Rigenerae: artigiani e designers regalano nuova vita agli oggetti

    Rigenerae: artigiani e designers regalano nuova vita agli oggetti

    Rigenerae Amiu associazione AlverdeVenerdì 8 novembre prende il via Rigenerae, nuova vita agli oggetti,  un’esposizione di oggetti di arredo e di accessori realizzati totalmente con materiali reinterpretati o con oggetti in disuso.

    L’evento è organizzato da Alverde, associazione di promozione sociale senza scopo di lucro nata per diffondere e sviluppare la cultura del riuso, del riciclo e della gestione consapevole e sostenibile dei rifiuti, ed è allestita presso i Laboratori Creativi di Palazzo Verde di Vico Angeli in uno spazio dedicato alla sensibilizzazione sulla riduzione dei rifiuti gestito da Sc’art e AlVerde in collaborazione con Amiu.

    Lo spazio raccoglie pezzi unici di diversi artigiani e designers, accomunati tutti da una forte sensibilità verso il riutilizzo dei materiali, l’attenzione all’ambiente e la ricerca di un peculiare stile e gusto estetico, oggetti a cui è stata data una nuova vita  e che in alcuni casi hanno acquisitouna nuova funzione (da qui il titolo rigenerae).

    Rigenerae riusco GenovaL’inaugurazione, come detto, è prevista per venerdì 8 novembre alle ore 18.30 con un aperitivo e un dj set, i Temporary Store resta aperto fino al 24 dicembre dalle ore 15 alle ore 19.

    Francesca Busellato, una delle organizzatrici dell’evento, ci ha raccontato qualcosa di più su questa interessante iniziativa. «L’iniziativa Rigenerae è il frutto dell’unione di un gruppo di professionisti che a livelli diversi hanno scelto di investire le loro energie in un progetto che prevede il riuso di materiali che normalmente vengono abbandonati quando sono fuori moda o si ritengono inutili».

    «L’utilizzo di materiali nuovi ma scartati in altre lavorazioni è un’altra componente del progetto di alcuni – continua Francesca – poiché con un po’ di ingegno e creatività si può trovare una nuova destinazione d’uso a ciò che non sembrava più averneLa componenente creativa unità all’abilità e all’esperienza degli artigiani dà vita, e in questo caso nuova vita, ad oggetti davvero unici, sia per il design sia per il valore dei materiali. Ne deriva un’identità unica e spesso accattivante poichè riuso e riciclo che a volte è sinonimo di spazzatura, è ribaltato, per acquisire un valore positivo e di originalità. Tutto è rivisitabile e modificabile secondo il proprio gusto per rendere più personale il proprio spazio di vita».

    Rigenerae oggetti riciclati

    L’organizzazione della manifestazione ha visto coinvolte in modo più diretto circa 4-5 persone tra comunicazione, grafica e organizzazione dello spazio dalla metà di settembre 2013. Tutto il lavoro è volontario e autofinanziato dai singoli artigiani e designer, in un’ottica di progetto condiviso e comune con l’intento di portare dei risultati per ciascuno a fine progetto.

    Esiste una reale opportunità di business nel binomio riciclo-design? 

    «Alcune delle realtà coinvolte come le artigiane Cavagnetto e Pioggia – racconta Francesca – lavorano esclusivamente con il riciclo, altri ne hanno portato avanti una parte del lavoro. Sta di fatto che ciascuno ha investito energie in questo progetto poichè chiaramente ritiene che ci siano delle opportunità di business e perchè corrisponde a una volontà etica di lavoro e di rispetto dell’ambiente. In altre città italiane e sopratutto nei paesi nordici la sensibilità verso questo tipo di design è già molto sviluppata. L’intento di Rigenerae è quello di stimolare un’interesse e un approccio divertente a un gusto nuovo ed ecologico anche nel contesto genovese».

     

    Manuela Stella

     

  • Progetto Yepp a Cornigliano, le attività in programma per il nuovo anno

    Progetto Yepp a Cornigliano, le attività in programma per il nuovo anno

    Cornigliano
    Promosso in Italia dalla fondazione piemontese Compagnia di San Paolo, il progetto YEPP approda prima in Piemonte (dal 2003 a Torino Mirafiori, Porta Palazzo, Falchera, poi nelle Langhe e nel cuneese) e è arrivato in Liguria nel 2007. Quattro i siti principali nella nostra regione: oltre a Cornigliano, nello spezzino e nel savonese, ad Albenga e Loano. L’esperienza di Genova fa parte della cosiddetta fase 2 di YEPP, ovvero di “diffusione e replicabilità”, dopo la fase di sperimentazione avviata nel 2001. Peculiarità del progetto è quella di essere realizzata sempre in aree geograficamente limitate, in modo da essere più efficace. Oggi l’iniziativa coinvolge, oltre ai giovani del quartiere, 15 associazioni del Ponente: Gruppo temporaneo di lavoro per la trasformazione delle aree ex-acciaieria ILVA, Compagnia teatrale Waltersteiner, Circolo Merlino Scacchi Ponente, Fondazione Sorriso Francescano, Comitato Genitori e Anziani Campi, Associazione La Stanza, Cooperativa Incontro – CELTorretta, Consorzio soc. Agorà – Educativa Territoriale Medio Ponente, Connsorzio Soc. Agorà – AGA Ponente, Associazione ARCI Genova (ora fuoriuscita), ARCI Uguaglianza, Associazione Arciragazzi, Gruppo Scout Genova 56, Associazione italo- latino americana “Fratelli nel Mondo”, Polisportiva Cornigliano ’79, Associazione “Oltre Frontiere”. Si tratta di associazioni diversamente attive sul territorio: dall’organizzazione di concerti, all’attività didattica, tutte cercano di promuovere la solidarietà e l’integrazione.

    Continuano con successo le attività di Yepp (Youth Empowerment Partnership Programme), il progetto di “sviluppo di comunità” attuato dai giovani per il rilancio e la riqualificazione delle aree urbane degradate che a Genova è attivo dal 2007 a Cornigliano.

    I precedenti progetti e i piani operativi (che vi avevamo raccontanto dettagliatamente qualche tempo fa) hanno ottenuto ottimi riscontri e coinvolto tantissimi giovani provenienti dal quartiere di Cornigliano e non solo, grazie a numerose attività.

    Nello specifico, nel 2013 si sono realizzati laboratori di espressione musicale, un festival della musica rap e hip-hip, la gestione di uno spazio pubblico nel parco di Valletta Rio San Pietro per la realizzazione di un orto sinergico, la gestione di un laboratorio permanente di TV multimediale denominato TANK TV, l’offerta  di percorsi formativi in collaborazione con gli altri  siti YEPP europei di sperimentazione di nuove tecniche video, la gestione di uno spazio denominato il Villaggio di YEPP presso l’Infopoint di Cornigliano per la libera aggregazione dei ragazzi del quartiere e la progettazione di attività ludiche e culturali.

    Tutto queste iniziative hanno mobilitato tra i 50 e 60 ragazzi del quartiere di età compresa tra i 13 e i 20 anni e oltre 300 ragazzi provenienti da un bacino territoriale più ampio.

    Nel 2014 le attività proseguiranno. Il nuovo piano operativo 2013-2014 vuole dare continuità ai progetti che hanno ottenuto buoni riscontri come Cornigliano Monamour, Villaggio di Yepp, Tank Tv, e aprirsi  all’innovazione per aumentare sempre più le occasioni e il lavoro per i giovani.

    Per quest’ultimo punto ci si concentrerà su Valletta Rio San Pietro e sulle azioni formative La Valletta dei Talenti, con l’intento di avvicinare i giovani alle esperienze lavorative e cercando di trasmettere competenze tecniche spendibili in termini di curriculum.

    Inoltre, inizierà il percorso Gruppo di supporto giovani, con dieci soggetti già coinvolti in Yepp chiamati a costruire un piano operativo con azioni di advocacy, che è uno dei principi cardini dell’intero progetto.