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  • Quarto, volontari per la cura del verde: l’esperienza di Laura Loschi

    Quarto, volontari per la cura del verde: l’esperienza di Laura Loschi

    verde-parchi-villa-croce-DiLa questione del cattivo stato del verde urbano a Genova rimpalla tra i media ed è sulla bocca di tutti: non c’è quartiere che ne sia immune e – da Albaro (Giardini Casu e Valletta Cambiaso) a Pegli (Villa Pallavicini), passando per il centro (la dura opera di riqualificazione dei Giardini di Plastica, o il cattivo stato del parco di Villa Croce)- nessuno sembra salvarsi. Le polemiche dei cittadini circa il cattivo stato, la mancanza di sicurezza e di pulizia esplodono, spesso in concomitanza con eventi spiacevoli, come quando qualche sfortunato visitatore resta ferito. Certo, il problema c’è, inutile nasconderlo. Ma che fare? Anziché scadere nelle solite sterili polemiche, e proprio per evitare il solito “mugugno”, nel quartiere di Quarto un gruppo di cittadini, coadiuvati dal sostegno delle istituzioni, si è mobilitato per cercare di dare una risposta concreta ai problemi del quartiere e del suo verde troppo trascurato.

    Ne abbiamo parlato con una delle promotrici del progetto, Laura Loschi: giovane mamma di due bambini, Laura si è mobilitata -assieme ad altri genitori, in particolare all’amica Valeria Razzoli– per organizzare una serie di iniziative di recupero dei giardini pubblici adiacenti alle scuole materne ed elementari del quartiere. In particolare, il parco di Villa Stalder, adiacente all’omonimo complesso scolastico -formato da scuola materna ed elementare- e Villa Aloi, nei pressi della scuola elementare Carlo Palli e dell’Istituto Tina Quaglia, scuola materna: due gli eventi finora realizzati, le mamme e i bambini continuano a mobilitarsi per dare autonomia e continuità al loro progetto.

    villa-stalderLaura, raccontaci come nasce il vostro progetto

    «Tutto è nato, in verità, qualche anno fa. All’epoca mi ero interessata allo stato del parco di Villa Stalder perché, avendo iscritto mio figlio alla scuola materna che si trova proprio qui, all’interno del parco, mi sembrava intollerabile lo stato di degrado in cui versava il giardino. Mi ero messa in contatto con altri cittadini attivi nel quartiere e, insieme, avevamo dato vita a un piccolo gruppo di persone che volevano far sentire la loro voce e cercare risposte dalle amministrazioni. E in effetti devo dire che siamo riusciti nel nostro intento: ben presto abbiamo acquisito una certa visibilità e credibilità, e siamo riusciti a interagire con i rappresentanti del Municipio IX, partecipando agli incontri e ottenendo assicurazioni sul ripristino della Villa. Soddisfatti dei risultati, avevamo poi accantonato la questione. In contemporanea, senza che l’uno sapesse dell’altra, anche la mia amica Valeria Razzoli si stava dando da fare: nell’estate del 2012 ha inviato una lettera ai media genovesi per denunciare il cattivo stato e l’incuria nel parco. La sua iniziativa andava a cadere proprio una settimana prima che a Villa Stalder si verificasse un incidente in cui un bambino era rimasto ferito, colpito dai pericolosi rami del giardino. A causa di questa sfortunata concomitanza, l’appello di Valeria aveva avuto grande riscontro, mobilitando non solo i media cittadini ma anche gli amministratori, che sembravano essere particolarmente sensibili e disposti a trovare una soluzione imminente. Per questo, alla fine del 2012, parlando insieme delle nostre precedenti iniziative, abbiamo deciso di unire le forze e riprendere in mano la faccenda: nel caso di Villa Stalder le cose da risolvere sono molte e, nonostante all’epoca del mio intervento l’amministrazione si sia mossa per ripristinare le condizioni ottimali, non bastano interventi sporadici di piccola manutenzione. Ci vuole un intervento di spessore e, in seguito, un’azione continua di manutenzione: era questo che io e Valeria volevamo far capire ai nostri interlocutori. E infatti siamo riuscite a farci ascoltare: nel settembre 2012, dal Municipio XI il via libera ad utilizzare un fondo europeo (finanziamento che, altrimenti sarebbe rimasto inutilizzato, o male impiegato) per il restying di Villa Stalder, da ultimarsi entro dicembre 2013, a breve. Tra gli interventi (proposti da Federico Bogliolo, capogruppo UDC e Consigliere Municipio IX, e da Walter Vassallo, Consigliere del Comune di Genova, in una  “Mozione sulle condizioni, sulle criticità legate alla sicurezza, al decoro e al recupero di Villa Stalder” approvata il 21 settembre 2012, n.d.r.), l’illuminazione nelle ore serali, già predisposta dal geometra Andrea Assareto (tecnico del Municipio XI che ha curato la stesura del progetto e o sviluppo dei lavori); la manutenzione e sostituzione della pavimentazione nella parte alta del parco, costituita da sampietrini; la messa in sicurezza, sempre nella piazzola più in alto, delle radici sporgenti e pericolose, e la chiusura dei buchi nel terreno. Nella parte bassa, asfaltata e meno pericolosa rispetto all’altra, sono previsti invece interventi di manutenzione standard, dalla rimozione delle radici, alla pulizia, allo smantellamento di un tronco contenente un nido di zanzare. Infine, la potatura delle palme, gli interventi di recupero di un ex piscina/corso d’acqua, oggi asciutto e da riutilizzare in qualche modo. In ultimo, il problema della vecchia fontana all’interno del giardino: bene tutelato dalla Soprintendenza per i Beni Architettonici e Paesaggistici, non può essere smantellata -anche se pericolosa- e, d’altra parte, un suo restyling sarebbe troppo oneroso. Che fare? Per ora, attendiamo gli interventi -belli e importanti- del Municipio».

    Parco cittadino di Villa QuartaraLe due iniziative con i bambini delle scuole elementari e materne del quartiere: come si sono svolte?

    «Non ci siamo accontentati di lasciar fare il Municipio: il ruolo di chi rivendica, lamentandosi, non ci si addice. Per questo, abbiamo deciso di partecipare e collaborare in prima linea, anche per cercare di sensibilizzare in prima persona i bambini (a volte poco rispettosi, bisogna ammetterlo) e gli stessi genitori, spesso poco “attenti” ai problemi del verde urbano. Da qui, i nostri progetti di volontariato che hanno visto protagonisti i bambini, al lavoro nei parchi. Il primo è stato quello legato a Villa Stalder, datato 10 dicembre 2012: con il coinvolgimento delle maestre dell’asilo Villa Stalder e della scuola primaria D’Eramo, entrambe site in Via Priaruggia, abbiamo dato vita a una giornata di pulizia e attenzione per il verde, unendo l’educazione civica dei nostri piccoli all’amore per la nostra città. Il riscontro, ottimo: grande disponibilità e interesse da parte di istituzioni, presidi delle due scuole coinvolte e soprattutto di Open Genova, una piattaforma collaborativa online che, secondo le dinamiche “social”, unisce cittadini volenterosi e amanti della loro città, permettendo loro di presentare progetti riguardanti vari campi d’azione. All’inizio eravamo un po’ titubanti -vuoi per la mancanza di confidenza con i mezzi moderni, vuoi per la scarsa fiducia di riuscire a far decollare le nostre idee-, ma questa organizzazione ha accolto con entusiasmo il nostro progetto e ci ha subito messo in contatto con chi -come noi- stava attuando progetti di manutenzione e pulizia in città: gli Angeli del Fango. Così, li abbiamo coinvolti e hanno partecipato alla nostra giornata di pulizia del 10 dicembre: in quella giornata, due rappresentanti degli Angeli, Flavio Ciaranfi e Cristina Torriano, hanno incontrato rispettivamente i bambini delle scuole elementari e della materna, sensibilizzandoli e passando loro il messaggio che il verde che circonda è “nostro” e per questo dobbiamo proteggerlo e curarlo. In seguito, alcuni ragazzi del gruppo degli Angeli del Fango ci hanno aiutato, armati di ramazza, a pulire. I bambini dell’asilo hanno piantato ciclamini e lavande, per celebrare questa giornata. Il tutto, molto “casalingo”, con volantini scritti a mano da noi mamme e con gli attrezzi forniti dalle maestre o dal Municipio, ma non c’era niente di sponsorizzato, è partito tutto da noi e, con le nostre sole forze, abbiamo dimostrato che si può fare! Questa prima giornata non avrebbe dovuto avere seguito, ma invece siamo riusciti a coinvolgere anche l’elementare Carlo Palli e la materna Tina Quaglia, per la pulizia dei vicini giardini di Villa Aloi. L’evento – dal nome “I giardini che vorrei”– si è svolto il 14 maggio scorso, con le stesse dinamiche del precedente».

    I progetti per il futuro e gli sviluppi della vostra iniziativa…

    «Il nostro intento era quello di fare in modo che le scuole della città che nascono all’interno o nei pressi di parchi pubblici “adottassero” i giardini di competenza. Lo stesso è stato fatto nei giorni scorsi dagli stessi Angeli del Fango, che hanno adottato un’aiuola in Via XX Settembre, in prossimità del sottopasso ancora chiuso, in ricordo dei tragici eventi del novembre 2011. Il problema è che il numero di scuole che potrebbero aderire all’iniziativa -in quanto sorgono in prossimità di spazi verdi- non è così elevato, e per ora il progetto è in fase di stallo. Stiamo ragionando con il Municipio su come proseguire e le alternative sono due: a settembre, quando riprenderà l’attività scolastica, incontrarci e costituire un comitato con genitori e altri interessati, per regolamentare la nostra posizione, la nostra influenza, il nostro raggio di intervento; altrimenti, aspettare il 2014, a conclusione dei lavori da parte dell’amministrazione. Ad oggi, il problema di questa “adozione” è che comporta un impegno costante non solo durante l’anno scolastico (sedute dedicate alla pulizia con una frequenza minima di una volta al mese), ma anche nella pausa estiva. Come fare? Abbiamo pensato a cercare degli sponsor, oppure a inserire all’interno del parco un chiosco, in modo da attirare più presone e da “presidiare” l’area sempre, estate e inverno. Ci sono varie proposte in ballo e il Municipio (soprattutto nella figura dell’Assessore Raffaelli, colui che è preposto a seguire la nostra iniziativa, figura di riferimento per tutti noi) è molto collaborativo. Per ora, attendiamo di sapere quali saranno le nostre sorti, nella speranza di poter proseguire ed estendere il nostro progetto».

    Elettra Antognetti

    Era On The RoadQuesto articolo è stato scritto grazie ai sopralluoghi di #EraOnTheRoad. Contattaci per commenti, segnalazioni e domande: redazione@erasuperba.it

  • What’s up Genova: una rubrica online a servizio delle buone idee

    What’s up Genova: una rubrica online a servizio delle buone idee

    scrivere-scrittura-2Chi frequenta i social network sa che da qualche tempo circola su Twitter l’hashtag #genovamuore: si tratta di un’espressione nata in chiave provocatoria, ma che ha provocato di fatto un triste effetto boomerang, poiché molte persone lo hanno utilizzato per scrivere gli ennesimi lamenti & mugugni fini a se stessi sulla città.

    Al tempo stesso, tuttavia, sono nate anche iniziative di replica che hanno l’obiettivo di mostrare che a Genova esistono persone, associazioni, imprese e realtà che si impegnano per concretizzare progetti nuovi che diano un ritorno positivo anche alla città. Ne è un esempio, sempre su Twitter, l’hashtag #GenovaViva, ma anche la lodevole iniziativa di tre tirocinanti presso il Centro Informagiovani del Comune di Genova.

    Federico Zappone, Valentina Russo e Sabrina Bruzzone hanno infatti creato What’s up Genova?, una rubrica che vuole dare spazio alle realtà “giovani e attive” che quotidianamente incontrano nel loro lavoro. Anche noi di Era Superba siamo stati intervistati (l’articolo sarà online nelle prossime settimane sul sito web di Informagiovani), e abbiamo colto l’occasione per chiedere ai ragazzi qualche dettaglio in più sul progetto.

    «Il nostro progetto di tirocinio è legato a Genova Smart City: nello specifico, Sabrina si occupa di comunicazione e redazione web, Valentina della gestione banca dati e Federico degli eventi Gradinata Informagiovani (a cui ha partecipato anche Era Superba lo scorso 6 novembre, ndr). Abbiamo unito i tre filoni progettuali per dare vita a un prodotto “nostro”, che potesse fornire un contributo alle attività del Centro. Dopo un periodo di brainstorming abbiamo scelto di creare una rubrica per raccontare, ogni settimana, le esperienze di chi si è messo in gioco con un proprio progetto. Le prime “tappe” della rubrica hanno riguardato l’associazione Open Genova (qui il link alla puntata dedicata su What’s up Genova), il progetto Barcamper (qui il link alla puntata dedicata su What’s up Genova) e – queste ultime ancora da pubblicare – la rivista per iPad Goa Magazine e il Gruppo Giovani Riuniti. Con alcune di queste realtà siamo venuti in contatto durante gli incontri di stakeholder engagement, mentre di altri abbiamo scoperto l’esistenza tramite rassegna stampa».

    Qui trovate l’articolo di What’sUp Genova che racconta Era Superba.

    Chi vuole mettersi in contatto con i tre autori della rubrica, allo scopo di illustrare progetti e idee, può inviare una mail a scvinformagiovani@comune.genova.it.

    Marta Traverso

  • Donnedamare: flash mob in spiaggia contro la violenza

    Donnedamare: flash mob in spiaggia contro la violenza

    Genova, Corso ItaliaFino ad alcuni decenni fa la professione di gestore di stabilimento balneare non era un lavoro a tempo pieno: se ne occupavano i pescatori, chi lavorava sul mare ogni giorno, partendo con le barche e lasciando le mogli ad accogliere i clienti. Ancora oggi buona parte degli stabilimenti balneari (in Liguria ma non solo) è a gestione familiare e vive grazie a clienti affezionati che da venti, trenta, quarant’anni ogni anno rinnovano la loro presenza.

    Che ruolo hanno le donne imprenditrici del mareLe pari opportunità sono un tema di cui si discute molto, tanto che nel 2013 – Anno Europeo dei Cittadini – la commissaria europea per la Giustizia e i Diritti Fondamentali Viviane Reding ha esortato le donne ad aspirare posti di rilievo nelle aziende per cui lavorano. «Gli annunci sulle pari opportunità sono importanti ma spesso si scontrano con la realtà di donne che faticano a fare carriera lavorativa e si trovano costrette a conciliarla con i figli o i genitori anziani cui badare – ci spiega Bettina Bolla, presidente dell’associazione Donnedamare Un gestore di stabilimento balneare ha suggerito a noi donne di reagire alle azioni del Governo, in un settore già in difficoltà a causa dei problemi relativi alle concessioni demaniali (attualmente prorogate fino al 2020): per questa ragione nel maggio 2013 io e altre 12 titolari di stabilimenti abbiamo costituito l’associazione» 

    In questi giorni Donnedamare ha aderito a una nuova edizione di One Billion Rising, il flash mob sostenuto da Se non ora quando? che attraverso l’esecuzione collettiva di una coreografia manifesta l’opposizione contro la violenza sulle donne e il femminicidio: «Anche limitare o togliere il lavoro alle donne è una forma di violenza. Lo scorso 14 febbraio io e altre socie di Donnedamare abbiamo partecipato al flash mob nelle piazze: a Savona, alla presenza dell’On. Anna Giacobbe, ho lanciato l’idea di organizzare lo stesso flash mob sulle spiagge: questa settimana si stanno svolgendo vari flash mob in varie località italiane – Casalbordino, Lido di Camaiore, Jesolo etc – con una vasta partecipazione e il contributo volontario di scuole di danza o associazioni che hanno insegnato la coreografia ai clienti degli stabilimenti».

    Venerdì 19 luglio è la volta della Liguria: appuntamento a Varazze, Savona, Arma di Taggia e appunto Genova. Qui la coreografia Break the Chain sarà eseguita presso i bagni Roma di corso Italia gestiti da Laura Castello (ore 16), con la probabile presenza dell’Assessore Regionale al Turismo Berlangieri, in un evento patrocinato dal Comune di Genova – assessorato Pari Opportunità in collaborazione con il Municipio VIII Genova Medio Levante.

    Conclude Bettina: «La soddisfazione più grande è che lo staff di One Billion Rising ha pubblicato sul proprio sito web e pagina Facebook il nostro evento: inoltre, per l’edizione del 14 febbraio 2014 che avrà per titolo Rise for Justice, si sta già pensando a un flash mob estivo sulle spiagge a livello mondiale».

    Marta Traverso

    [foto di Daniele Orlandi]

  • Turismo in Liguria, Social media team diffuso: dubbi e prospettive

    Turismo in Liguria, Social media team diffuso: dubbi e prospettive

    Genova, Corso ItaliaSe l’unione fa la forza, figuriamoci l’unione in rete. Questo, in sostanza, è il nocciolo della questione proposta  ieri all’incontro di presentazione del progetto “Social media team diffuso” da Angelo Berlangieri, Assessore al Turismo della Regione Liguria, da Francesca Montaldo, responsabile del marketing dell’agenzia per la promozione del turismo in Liguria (che cura il blog “La Liguria racconta“) e da Roberta Milano (docente universitaria e consulente su web marketing e turismo) sull’onda del successo delle Invasioni Digitali e della copertura mediatica offerta, del tutto spontaneamente, dagli utenti dei social network a Ideona, rassegna televisiva che si è tenuta a Savona nell’ambito del Savona Screen Festival. Un’unione di utenti di Facebook e Twitter, di blogger e di “persone comuni” che raccontano la propria terra con passione, ognuno secondo le proprie competenze e i propri interessi, tutti riuniti sotto un hashtag comune, #smtdliguria, e con lo stesso intento: rilanciare il turismo.

    C’è chi è “novizio”, chi posta saltuariamente, chi lo fa per professione: un registro in cui proporsi e iscriversi, una lista di eventi cui partecipare, magari grazie a un pass o a un biglietto gratuito, un articolo da scrivere, da condividere sul proprio profilo, sulla propria piattaforma, in modo “certificato”, quindi attendibile per il turista; un’informazione non frammentaria, strutturata con coerenza e strategia, in uno scambio reciproco di visibilità, di crescita, d’accoglienza. Un turismo 2.0.

    Il progetto, sicuramente suggestivo, è tuttavia ancora un po’ nebuloso (le proposte sono partite quasi tutte dagli utenti presenti), non è semplice immaginare la comunicazione spontanea e istintiva dei social network e dei blog inserita negli schemi di una strategia coordinata di promozione del territorio. Qualche dubbio anche sul principio fondante del progetto “Social media team diffuso”;  per sorridere… è un po’ come chiedere a un pittore di dipingere per hobby le strisce pedonali al posto del Comune, perché, tanto, si tratta pur sempre di pitturare, e sicuramente il pittore sarà ben felice di farlo, no? Inoltre, l’iniziativa si scontra con la situazione instabile e non particolarmente efficiente della rete d’informazione turistica presente nei comuni della Liguria: segnaletica assente, infopoint turistici che propongono orari improbabili, QR code nascosti abilmente, tutto ciò rende forse poco utile un sito funzionante, un blog molto ricco, un tweet poetico.

    Insomma, non può certo essere questa la soluzione per migliorare la promozione turistica del nostro terriorio, ma l’intenzione rimane assolutamente  meritevole: riconoscere, da parte delle istituzioni, i propri limiti e tentare, con l’aiuto degli interessati, di uscire dal tunnel, è un passo ammirevole. Voler promuovere un territorio che ha risorse innumerevoli e sostenitori appassionati (l’affluenza inaspettata di ieri l’ha dimostrato) è un’iniziativa che meriterebbe più considerazioni, più ragionamenti, più proposte; meriterebbe forse un altro tempo e un’altra società, attualmente entrambi sono sembrati ancora un po’ immaturi.

     

    Giulia Fusaro

    [foto di Daniele Orlandi]

  • F35, mobilitazione contro l’acquisto: la consegna dei “pezzi di aereo”

    F35, mobilitazione contro l’acquisto: la consegna dei “pezzi di aereo”

    f35-lightning_ii1Continua la mobilitazione del vasto movimento di opinione schieratosi da lungo tempo contro lo scellerato acquisto dei famigerati F35, i cacciabombardieri da combattimento potenzialmente capaci di trasportare ordigni nucleari. L’Italia ne sta acquistando 130 per un costo complessivo di 15 miliardi di euro (senza considerare le spese di manutenzione). Ma il nostro Paese non dovrebbe possederne alcuno, perché «La Costituzione vieta la guerra di aggressione e questi aerei certamente non servono a difendere il suolo – sottolinea il coordinamento genovese No F35 – Inoltre, l’Italia ha firmato il trattato di non proliferazione nucleare».
    Senza dimenticare che il Canada ha già rinunciato ad acquistarli a causa della loro inaffidabilità tecnica, mentre nessuna penale è a carico di chi decida di rinunciare all’acquisto.

    «Il Parlamento vota una blanda ed ambigua mozione che subordina ogni ulteriore acquisto ad una discussione parlamentare ma il presidente della Repubblica Napolitano riunisce il Consiglio Supremo di Difesa ed esautora il Parlamento – continua il coordinamento – I favorevoli all’acquisto, tra le altre motivazioni, accampano quella dei posti di lavoro che la costruzione degli aerei in corso a Cameri (Novara) creerebbe. È facile rispondere loro che un’analoga spesa nell’istruzione, nell’arte e nel sociale creerebbe altrettanti o più posti di lavoro, in maniera eticamente più accettabile».

    Per rendere visibile l’insensatezza di questa spesa e solidarizzare con le iniziative in programma in questi giorni a Cameri «Mercoledì 17 luglio consegneremo simbolicamente ad altrettanti enti ed associazioni “un pezzo” di F35: per esempio un’ala (5 milioni di euro), la fusoliera (10 milioni di euro), il radar (10 milioni di euro), il casco del pilota (1 milione di euro), il cannone (20 milioni di euro). Siamo certi che ne faranno buon uso. A riceverlo, saranno lavoratori/trici e rappresentanti degli enti interessati».

    Gli orari che seguono hanno valore indicativo e potranno subire variazioni:
    ore 13.30 consegna di “un pezzo di F35” all’ospedale Gaslini (appuntamento di fronte all’ingresso principale, via Gerolamo Gaslini);
    14.30 consegna di “un pezzo di F35” all’ospedale San Martino, all’IST ed alle facoltà scientifiche dell’università (appuntamento di fronte al Pronto Soccorso dell’ospedale);
    15.30 un pezzo al teatro dell’Archivolto (appuntamento di fronte all’Archivolto, piazza Gustavo Modena 3);
    16.30 un pezzo ciascuno a realtà di volontariato e di solidarietà che operano in centro storico: centro antiviolenza di salita Mascherona, ambulatorio internazionale Città aperta, comunità di San Benedetto ed altre. Appuntamento presso l’ambulatorio di Città aperta, vico del duca 37;
    17.00 un pezzo ad Emergency ed un pezzo alla consulta per l’handicap. Appuntamento presso l’info point di Emergency, sottopasso della metropolitana piazza De Ferrari;
    17.30 un pezzo al teatro Carlo Felice ed uno ai vigili del fuoco. Appuntamento di fronte al teatro Carlo Felice.

    La manifestazione si concluderà dalle 18 alle 19 sui gradini del palazzo Ducale con la 581° “Ora in silenzio per la pace”, durante la quale verranno illustrate ai passanti le motivazioni dell’iniziativa.

  • Baratto, orti urbani e fai-da-te: la pagina Facebook Vicini di rete

    Baratto, orti urbani e fai-da-te: la pagina Facebook Vicini di rete

    vicini-di-reteÈ online da pochissimi giorni una pagina Facebook tutta genovese e dedicata (citiamo testualmente dalla descrizione) al «parlare, scambiare, mettere in comune competenze, per darsi una mano, chiedere consiglio e per vedere se qualcuno te lo presta». Si chiama Vicini di Rete e pubblica quotidianamente consigli su frutta e verdura di stagione, cibo e oggetti da barattare, produzione di cosmetici e detersivi fai da te.

    Gli iscritti sono al momento qualche decina, ma molto attivi nello scambiarsi opinioni e consigli: tra i primi articoli troviamo – per fare alcuni esempi – le istruzioni per autoprodurre detersivo da lavatrice, i consigli su quali verdure e fiori sono più adatti per l’orto casalingo, idee su prodotti da barattare.

    Si tratta di un’iniziativa tra l’online e l’offline molto simile ad altre già realizzate sul territorio, tra cui il gruppo Te lo regalo se vieni a prenderlo. I potenziali destinatari sono persone che vivono nella stessa città (magari nello stesso quartiere), hanno interessi e stili di vita comuni e sono iscritte a Facebook. Si parte dal cliccare un mi piace sulla pagina, si cominciano a commentare e condividere i primi post e si finisce – spesso – a incontrare di persona gli altri iscritti, per un baratto o momenti conviviali decisi insieme.

    Un progetto interessante, che come tanti altri sembra avere l’obiettivo di esprimere il lato positivo dei social network: creare discussioni e occasioni di incontro che non siano solamente legate alla tastiera e allo schermo del pc o del tablet, ma fornire un ulteriore incentivo affinché le persone continuino a parlarsi e confrontarsi come è sempre avvenuto, ossia “di persona”.

    In attesa di vedere quali sviluppi prenderà questa pagina, chi ha uno stile di vita coerente con quello raccontato qui può già iscriversi a Vicini di rete e raccontare le proprie buone pratiche.

  • Casa ecologica: un’abitazione di paglia sulle alture di Voltri

    Casa ecologica: un’abitazione di paglia sulle alture di Voltri

    autocostruzione paglia 2Un’antica casa rurale in località Campenave, alture di Voltri, sarà rimessa a nuovo grazie alla tecnica di autocostruzione con la paglia, mentre al suo fianco sorgerà una nuova abitazione, questa volta interamente costruita con balle di paglia pressata.
    L’idea è dell’associazione ambientalista Terra! Onlus che ha ricevuto in donazione “La Tabacca”questo il nome del casolare, probabilmente legato ai vecchi proprietari dediti alla coltivazione del tabacco – da parte di uno psichiatra di Torino, Angelo Grillo, sensibile alle tematiche ecologiche. E così sbarca in Liguria, per la prima volta, un modello di costruzione – ma pure di vita – che ha fatto proseliti in diverse parti del mondo, dagli Stati Uniti all’Europa (Francia, Inghilterra). La filosofia di fondo è quella dell’autosostentamento, ossia un metodo per progettare e gestire i paesaggi in cui vive l’uomo, senza modificare l’ecosistema naturale.

    La Tabacca, immersa nei castagneti della zona «Diventerà, in parte sede dell’associazione e dei corsi, in parte sarà adibita ad abitazione privata dove andremo a vivere io ed un’altra persona – spiega Giorgia Bocca, responsabile locale di Terra! Genova – Lo spazio collettivo è dedicato a coloro i quali vorranno partecipare e condividere il progetto con noi».
    La ricostruzione vera e propria partirà nel 2014, tuttavia «Abbiamo già iniziato a pulire e piantare alberi», sottolinea Bocca. La casa si sosterrà autonomamente grazie all’agricoltura sinergica di ortaggi e frutta, l’installazione di pannelli solari e la realizzazione di sistemi per il recupero dell’acqua piovana.
    autocostruzione pagliaL’elemento fondamentale, però, resta la paglia. Un materiale economico e sostenibile che non produce rifiuti e non consuma energia, dotato di un ottimo isolamento acustico e termico. Insomma, l’ideale per risparmiare. In tempi di crisi l’esperienza si fa ancora più appetibile, come conferma Bocca «C’è sempre più interesse nei confronti dell’autocostruzione perché i vantaggi sono evidenti: costi ridotti, rispetto dell’ambiente, condivisione di conoscenze».

    Sabato 13 luglio ore 18 presso l’attuale sede di Terra! Onlus in via Soliman 7 a Sestri Ponente si svolgerà un incontro aperto a tutte le persone interessate con la presenza di Aria Famigliare (associazione rete italiana autocostruzione famigliare che si occupa di rendere possibile la realizzazione di edifici in autocostruzione in modo sicuro e legale) e Edilpaglia (associazione nazionale che diffonde le tecniche costruttive che utilizzano le balle di paglia come materiale da costruzione, insieme ad altri materiali naturali quali calce e argilla).

    Il progetto ha l’obiettivo di «Mettere in pratica, attraverso la sperimentazione, alcuni dei pilastri della nostra mission – racconta Bocca – sfruttare al minimo le risorse naturali e ridurre la propria impronta ecologica, ma anche promuovere la condivisione e le relazioni sociali. Parliamo di valori un tempo presenti nella comunità e che oggi si stanno smarrendo, mentre noi intendiamo recuperarli».
    Terra! Onlus Genova, infatti, promuove la conservazione della natura, della biodiversità, della salute umana e la protezione dell’ambiente, proponendo progetti specifici di agricoltura locale, orti famigliari e collettivi per provvedere al proprio auto-sostentamento alimentare, compostiere collettive e riqualificazione del verde a scopi sociali.

     

    Matteo Quadrone

  • Go eventi: una pagina Facebook a sostegno della musica dal vivo

    Go eventi: una pagina Facebook a sostegno della musica dal vivo

    musica-concerti-chitarra-elettricaChi lavora o si diletta in ambito artistico ormai sa bene che i social network sono un fondamentale canale di visibilità a costo zero: tuttavia, facendo l’esempio della musica dal vivo, permangono criticità che rendono molto difficile trovare luoghi e occasioni in cui esibirsi. Da un lato perché i locali che ospitano band e cantautori non hanno spesso la possibilità (o la volontà) di pagare un cachet adeguato, dall’altro perché il sistema di autorizzazioni e permessi è ancora oggi molto complesso.

    A questo scopo è stata avviata una raccolta firme per una nuova legge sulla musica dal vivo, lanciata sulla piattaforma web Change.org da Stefano Boeri, ex Assessore alla Cultura di Milano della Giunta Pisapia. In parallelo, sono sempre più numerose le iniziative a livello locale per “fare rete” tra gruppi, cantautori e detentori di spazi dove suonare.

    Un’iniziativa interessante è quella di Enrico Chiesa e Gianluca Benvenuti degli Scarlet Diva, che ci hanno contattato per raccontare il progetto Go Eventi: una pagina Facebook (accessibile qui) dedicata alla promozione di band professionistiche ed emergenti e al contatto con i locali per l’organizzazione di serate.

    L’idea del progetto – come ci spiega Enrico Chiesa – è nata perché «a Genova ci sono moltissimi gruppi ed artisti in genere ed è un’ottima officina di talenti, ma spesso ci si scontra con la dura realtà dei locali e degli eventi che lasciano pochi spazi ai giovani, sopratutto per chi non ha molta esperienza e non riesce a ritagliarsi uno spazio per farsi ascoltare o esprimere la propria arte. Il progetto è ancora alla fase iniziale, ma abbiamo all’attivo un forte legame con Emergenza Festival e con le band non genovesi che si sono esibite. Per esempio i vincitori, gli Ordinary People, hanno partecipato al nostro primo evento, che si è svolto a Ceranesi lo scorso 6 luglio».

    Come funzionerà Go Eventi? Il contatto con le band da un lato e con gli organizzatori / ospiti dall’altro porterà alla creazione di pacchetti di 2, 3, 4 gruppi a serata, una formula analoga a quella delle agenzie di booking. «I locali che ospitano musica dal vivo hanno, come esigenza principale,  che le band portino pubblico e di conseguenza incassi (se il concerto è gratuito, anche solo incassi derivati dal bar). Esistono band che hanno un forte seguito, mentre altre – magari giovani e con meno esperienza – non potrebbero riempire i locali quanto i titolari vorrebbero. Per questo abbiamo l’idea dei pacchetti: unire a una band “forte” altre emergenti, così che il pubblico della prima faccia da traino alle altre».

    L’adesione a Go Eventi da parte delle band è gratuita, con in più la possibilità di guadagnare sugli eventuali cachet. L’obiettivo più ambizioso degli organizzatori – che all’attivo hanno anche uno studio di registrazione, Diva Studio – sarà la realizzazione di un festival targato Go Eventi con la presenza di tutti gli artisti che hanno fatto parte del progetto.

    Marta Traverso

  • Un palcoscenico fra terra e mare: teatri uniti contro la crisi

    Un palcoscenico fra terra e mare: teatri uniti contro la crisi

    Ingresso Teatro della TosseOtto realtà attive a Genova nell’ambito dello spettacolo dal vivo si uniscono per trovare sinergie comuni, sfruttare gli stessi canali di comunicazione e fronteggiare il periodo di crisi: questo, in brevissima sintesi, il progetto Un palcoscenico fra terra e mare presentato alcuni giorni fa e che ha per capofila il Teatro della Tosse.

    Un progetto appena avviato, che – come spiegato nel comunicato stampa di presentazione – «nasce dalla reciproca stima tra queste diverse realtà e dalla compatibilità del lavoro svolto (…) L’intenzione è di presentarsi al territorio come un insieme organico con lo scopo di ampliare il pubblico e aumentare la diffusione della cultura dello spettacolo dal vivo, condividendo le proprie risorse. Inoltre, sempre nell’ottica di una riduzione dei costi si vuole iniziare a progettare e co-produrre eventi da inserire nelle rispettive programmazioni». Proprio il concetto di “fare rete” è assai presente nelle realtà culturali cittadine, come dimostrano portali istituzionali quali GenovaTeatro, l’adesione a iniziative internazionali come Creative Cities e i primi passi verso una consulta regionale dello spettacolo dal vivo.

    Chi fa parte di Un palcoscenico fra terra e mareIl teatro del centro storico aderisce con la rassegna La Tosse d’estate, che proprio in questi giorni porta in scena ai Giardini Luzzati lo spettacolo Il gran bazar delle Mille e una Notte. A esso si uniscono il Teatro Cargo di Voltri con Teatri e paesaggi (progetto che si svolge a Bogliasco) e il Teatro Garage di San Fruttuoso con la rassegna estiva di cabaret Ridere d’agosto… ma anche prima, giunta alla 23a edizione.

    Teatro di strada e danza con Circumnavigando Festival (la prossima edizione si terrà dal 20 dicembre 2013 al 6 gennaio 2014) e Corpi Urbani / Urban Bodies a cura dell’Associazione ARTU (7-14 settembre tra Genova e Finale Ligure). Musica dal mondo con il Festival musicale del Mediterraneo e gli spettacoli all’aperto di Lunaria Teatro con il Festival In una Notte d’estate (11 luglio – 16 agosto 2013). C’è infine anche spazio per eventi non genovesi come Aria Festival, attivo dal 2007 a Vernazza.

    [foto di Daniele Orlandi]

  • Armadio Verde, è ora di scambiare: il centro swapping a Genova

    Armadio Verde, è ora di scambiare: il centro swapping a Genova

    armadio-verde-negozioA Genova, in Salita della Tosse 8 r, dietro Via San Vincenzo e a due passi dalla stazione di Genova Brignole è nato da qualche mese (aprile 2013) l’Armadio Verde, un negozio dove non si compra nulla, non gira denaro, è vietato pagare. Una boutique fashion, ma solo con i vestiti che altri non vogliono più. Com’è possibile? Come funziona L’Armadio Verde?

    Sfruttando le regole del ben più antico baratto, si ingegna per far fronte alla crisi, pur continuando ad offrire prodotti di qualità, tanto da essersi aggiudicato il premio Start Green, per le start-up sostenibili. Il negozio, una catena in franchising, offre la possibilità alle mamme di acquistare e scambiare i vestitini che i loro bambini (in età 0-10 anni) non usano più, di portarli all’Armadio, acquisendo un “punteggio” in forma di stelline che vengono accreditate per ogni capo portato, e di acquisire in cambio altri vestiti, portati da altre mamme, in base al numero di stelline a disposizione. Risparmiando senza rinunciare alla qualità.

    L’idea è venuta a David Erba, genovese approdato a Milano qualche anno fa, dove ha lavorato come consulente nel settore marketing. Proprio a Milano, David ha iniziato questa avventura, ma non si è dimenticato della sua città d’origine, con cui ha mantenuto un forte legame e cui ha pensato da subito, al momento di lanciarsi in questa avventura.

    L’Armadio Verde, il marketing e Genova: David raccontaci come nasce il tuo progetto.

    «Nata tre-quattro mesi fa, quella di Genova è la quarta sede di Armadio Verde: la prima, a Milano due anni fa, le altre sempre tra Milano (tre in tutto nel capoluogo lombardo, fra Corso Genova, Sempione, Porta Romana), e Busto Arsizio. L’idea nasce da un’esigenza personale: nel luglio 2010 io e mia moglie abbiamo avuto una bambina. La nostra prima figlia: tanto entusiasmo, nostro e di parenti e amici; poca esperienza, tanti acquisti e tanti regali. Dopo 6 mesi, l’armadio strapieno di vestitini e bavaglini. In virtù della mia formazione da business man, forse, mi sono messo a riflettere assieme a mia moglie per cercare di capire come ovviare a questo problema in modo intelligente e proficuo, per noi e per i molti altri che –come noi- vivevano questa situazione. Da lì, l’idea dell’Armadio: non ci entusiasmava la prospettiva di un semplice mercatino dell’usato dove lasciare le cose che non si vogliono più e sbarazzarsi degli “esuberi”. Volevamo dare modo alle mamme e ai genitori come noi di liberarsi da un lato, riempire di altre cose dall’altro, più utili, nuove, in buono stato. Come una vera estensione del nostro guardaroba privato, ma per strada. Inoltre, era anche una buona opportunità per le mamme di trovare quello che cercavano praticamente a costo zero, o anche di intraprendere una nuova forma di business sostenibile, che sappia conciliare il lavoro di mamma alle esigenze professionali: chiunque lo voglia, può decidere di aprire una nuova sede. Il materiale di certo non manca, basta guardare nei nostri armadi, in cantina, nei bauli, radunare tutto e iniziare l’avventura. Anche i costi di avviamento e gestione sono contenuti e le boutique sorgono spesso nelle vicinanze di scuole/asili e parchi per bambini e delle vie dello shopping tradizionale. A questo proposito, stiamo già allargando la nostra rete: a breve, l’apertura della sede di Bergamo, ad esempio, e tante le richieste di apertura di nuovi esercizi anche in altre parti d’Italia».

    Salita della Tosse, GenovaCome funziona?

    «Il nostro è un club. I vestitini vengono selezionati e viene loro assegnato un valore in “stelline” (in base alla marca, alla tipologia del capo, ecc.), che saranno accreditate su una Swapping Card, di cui si entra in possesso quando si diventa soci, previo pagamento di una tessera associativa annuale. Con le stelline ci si potrà portare a casa capi lasciati all’Armadio da altre mamme, non solo a Genova, ma anche nelle altre sedi, visto che siamo tutti parte dello stesso network. Pagando la tariffa associativa si potranno scambiare senza limiti tutti i vestiti che si desidera (anche tutti i giorni) per un anno. Il modello è: paghi una volta, acquisti per sempre. Portando altre mamme, invogliando altre persone a fare parte del nostro network, acquisti benefici e li fai acquisire anche a loro, e a noi. Un meccanismo virtuoso: aumenta la quantità, aumenta la soddisfazione di tutti».

    Lo swapping, una risposta alla crisi?

    «Sì, sicuramente. La nostra start-up nasce con questa intenzione: far fronte alla crisi, alla bassa disponibilità economica che costringe molti genitori a grandi sacrifici. Abbiamo pensato che il settore dell’abbigliamento per bambini fosse uno dei più “delicati”. I vestiti per bambini sono i primi a diventare obsoleti, vista la crescita rapida dei piccoli, e spesso si è costretti a buttarli o darli via ancora nuovi: da qui, l’idea dello swapping. Amante soprattutto dei bambini e del mondo visto con i loro occhi, ho deciso di abbandonare il lavoro di consulente e lanciarmi in toto in questa avventura di commercio solidale (ne sono co-fondatore, assieme a mia moglie: io mi occupo della parte burocratica e noiosa, dei numeri e dei bilanci, mentre lei della parte divertente, della moda, dei contatti. Qualcuno deve pure fare il “lavoro sporco”…), secondo il modello di scambio equo senza transazioni economiche ma fondato sulle regole della condivisione, del do ut des. Antispreco ed anticrisi, questo sistema consente di allungare il ciclo di vita degli oggetti buoni, delle cose belle, unendo la massa critica dei prodotti alla massa critica delle mamme in un sistema integrato, una ”agorà” fisica e virtuale che unisca gli oggetti veri e propri alla community online di sostenitori e promoter. Il tutto, secondo le stesse regole di “mercato share” in tutti gli esercizi».

    Una start-up giovane e intelligente.

    «Sì, nel 2011 Armadio Verde ha vinto il quarto bando di Start Green. L’innovazione è stata fare di una pratica in uso da sempre tra le mamme amiche e parenti di tutto il mondo, un’idea di business, rivisitare un’usanza casalinga rendendola più chic e organizzata. Come per ogni altra start-up che si rispetti, anche qui è stata messa a punto una corporate identity, sito internet, logo, swapping card, come una carta di credito ad uso delle clienti per l’”acquisto”, shoppers e flyer promozionali. Il tutto, rigorosamente “green” ed ecosostenibile».

    Perché Genova? Si fa un gran parlare di come la nostra città stia morendo: l’Armadio Verde che esempio può dare?

    «Perché, anche se me ne sono andato ormai anni fa, il mio cuore è rimasto genovese. E il mio sangue e il mio temperamento anche: forse per questo ho declinato le mie competenze manageriali nell’ottica del risparmio, del riutilizzo, del non buttare, del ridare valore. Sì, perché i genovesi, diciamolo, non sono quelli che non vogliono spendere: sono piuttosto quelli che vogliono spendere bene. In un momento storico come questo, in cui le logiche del commercio tradizionale collassano su se stesse, l’economia tradizionale è ferma e la moneta non circola, ha successo un modello diverso, che esce dalle logiche tradizionali e dà risposte a bisogni contingenti. Questa crisi ci ha resi consumatori più consapevoli e ci ha insegnato a ritornare al passato, a saper discernere valore e apparenze. Genova oggi è un terreno pronto per sperimentare qualcosa di nuovo, e lo dimostra l’accoglienza che ha riservato all’Armadio».

    Elettra Antognetti

  • Ta’Am: nasce l’associazione per il biologico e il km zero

    Ta’Am: nasce l’associazione per il biologico e il km zero

    Spighe al tramontoQualche tempo fa su Era Superba vi abbiamo raccontato l’iniziativa Il Cammello della Spesa, un servizio di consegna a domicilio di prodotti biologici e km zero organizzato dalla cooperativa sociale La Cruna. Si tratta della possibilità, per gruppi di almeno 3 persone, di ricevere la propria spesa (soprattutto generi alimentari, ma non solo) a casa o sul posto di lavoro favorendo dell’abbattimento dei costi proprio dei gruppi di acquisto solidale: un modo per risparmiare e al tempo stesso sostenere l’attività dei produttori che operano sul territorio.

    Lanciato circa due anni fa, il Cammello della Spesa conta oggi circa 500 iscritti sul territorio genovese. Come ci spiega Elena Corbo, che collabora da novembre con La Cruna nella gestione del servizio, «il numero di iscritti comprende sia gli acquirenti abituali sia quelli occasionali: per capire meglio l’effettiva tenuta del servizio, ogni mese facciamo due ordini ai produttori, con una media di 350 ordinazioni ciascuno da parte dei singoli iscritti».

    Il Cammello della Spesa è nato perché La Cruna già si occupava di attività presso gli uffici, per esempio con il ritiro di toner esausti, e a suo tempo si è voluto conciliare questo lavoro con iniziative più coerenti con gli scopi sociali (vedi la valorizzazione dei prodotti locali). Il buon esito dell’iniziativa ha tuttavia portato la necessità di costituire un’associazione autonoma: «La Cruna basa la sua attività su bandi e appalti, mentre Il Cammello della Spesa è un’attività commerciale che trae il suo finanziamento dalle adesioni di chi richiede il servizio. Pur condividendo i medesimi scopi, questa differenza nella gestione operativa ci ha fatto riflettere – insieme allo staff de La Cruna – sull’esigenza di dare maggiore autonomia al progetto. Io e il mio socio Fabio – che è anche l’ideatore del servizio – abbiamo dunque fondato Associazione Ta’Am – Il profumo della terra, che avrà sede a Genova Cornigliano e sarà inaugurata con un evento venerdì 19 luglio. Abbiamo scelto la formula dell’associazione perché meno onerosa e perché ci consente di organizzare eventi e iniziative in un’ottica non profit: in futuro ci auguriamo di trovare un doppio binario, gestire Il Cammello della Spesa con una cooperativa sociale e mantenere l’associazione per le iniziative non commerciali».

    L’associazione si occuperà sia di gestire Il Cammello della Spesa e garantirne la sostenibilità economica, sia di organizzare iniziative culturali sul tema del consumo critico e consapevole. «Il Cammello della Spesa ha lo scopo di valorizzare i prodotti locali e biologici e renderli accessibili a più persone possibile, anzitutto con prezzi non troppo elevati: riprendendo i valori del commercio equo e solidale, settore in cui ho lavorato per molto tempo, i prodotti acquistati tramite questo servizio hanno un “ricarico” che non va oltre il 30-50% rispetto al prezzo di costo. I negozi “ordinari” hanno invece percentuali superiori. Per farti capire meglio, un negozio che vende beni di lusso stabilisce dei prezzi molto più alti rispetto a quelli con cui li ha acquistati dai fornitori, così che se arrivano due clienti al giorno il guadagno è comunque elevato. Un servizio come il nostro ha invece necessità di un numero molto alto di acquirenti, e affinché questo avvenga i prezzi devono essere bassi: pertanto tendiamo a vendere i prodotti con uno scarso aumento rispetto al prezzo con cui li acquistiamo dai produttori».

    Quali sono i primi eventi in programma dell’associazione? «A ottobre partirà un corso di cucina naturale al Grimaldi Cafè di piazza della Meridiana che sarà tenuto da Alberto Ficarelli, cuoco specializzato in questa materia e che già tiene una rubrica di cucina consapevole sul sito de Il Cammello della Spesa. Vogliamo inoltre organizzare visite guidate alle aziende produttrici che aderiscono al Cammello della Spesa, mentre presso la nostra sede terremo eventi e conferenze aperti a tutti».

    Marta Traverso

  • Genova Porto Antico, venditori ambulanti contro la repressione

    Genova Porto Antico, venditori ambulanti contro la repressione

    Sopraelevata da Piazza CaricamentoPochi giorni fa l’ennesimo blitz congiunto di guardia di finanza e vigili urbani al porto antico ha provocato il ferimento di un venditore ambulante senegalese che ha riportato la frattura ad una mano ed alcune lussazioni. È solo l’ultimo episodio di una lunga serie di azioni repressive il cui bilancio finale sono diversi feriti finiti all’ospedale, uno dei quali investito da un auto mentre cercava di sfuggire ai controlli delle forze dell’ordine.
    Per questo l’associazione antirazzista interetnica “3 febbraio” si rivolge a tutti i cittadini solidali «Per essere a fianco dei venditori ambulanti che con coraggio stanno scegliendo di reagire con grande dignità», invitandoli a partecipare alla manifestazione di martedì 9 luglio alle ore 16 in Piazza Caricamento (zona galeone) con arrivo sotto la Prefettura (Largo Lanfranco) per chiedere un incontro al Prefetto di Genova «Basta repressione verso gli ambulanti: per una sanatoria senza ricatti, per il permesso di soggiorno per tutti/e, per uno spazio libero per i venditori ambulanti».

    «Sono persone dignitose e solidali, esseri umani che cercano, anche con il loro lavoro, una vita migliore  – scrive l’associazione 3 febbraio – Sono gli stessi che portarono solidarietà e aiuto dopo la tragedia dell’alluvione e che la stampa definì “angeli neri del fango”. Sono per lo più senza permesso di soggiorno perché, in quanto lavoratori autonomi, sono esclusi da ogni sanatoria e quindi da ogni possibilità di lavoro regolare alternativo».

    «La maggioranza appartiene alla comunità senegalese – spiega Mauro Musa dell’associazione 3 febbraio – poi c’è qualcuno del Bangladesh e di altre etnie». Stiamo parlando degli ambulanti che operano nell’area del galeone al porto antico. Un centinaio di giovani senegalesi. Ma i numeri sono maggiori «I venditori complessivamente potrebbero essere 200-300 persone, è difficile fare stime precise – sottolinea Musa – molti nel periodo estivo vanno a vendere nelle spiagge delle due riviere».

    «Contro di loro si organizzano presidi fissi e blitz con impegni economici importanti in nome della sicurezza – continua l’associazione 3 febbraio – Le istituzioni, spesso incalzate da commercianti e responsabili dell’area porto antico, hanno sempre scelto attività repressive e nessuna proposta alternativa».

    «L’iniziativa di martedì nasce direttamente dai fratelli senegalesi che da anni fanno parte dell’associazione 3 febbraio – racconta Musa – dopo gli ultimi episodi sopracitati la situazione è diventata sempre più esasperata e la manifestazione è un grido d’allarme rivolto alla città». La lista di adesioni è lunga e finora comprende: Rete Solidale Indipendente Genova, Associazione San Giacinto Baltasar, Associazione promozione sociale Y.E.A.S.T., Centro delle Culture Genova, Circolo Culturale Proletario di Genova, Collettivo sorellanza e libertà Maripose di Genova, Comitato Liberamente, Segreteria nazionale migranti Equador Senami Genova, Socialismo Rivoluzionario.

    Trovare una soluzione che garantisca il rispetto della legalità e nello stesso tempo dei diritti di tutti i soggetti coinvolti, non è una cosa affatto semplice. Tuttavia, il primo punto imprescindibile è cambiare radicalmente approccio «I controlli devono essere fatti ma in un altro modo – afferma Musa – non con blitz aggressivi condotti da una cinquantina di agenti che creano pericoli per tutti, venditori, turisti e gli stessi tutori dell’ordine pubblico».

    «Qualche tempo fa abbiamo avuto degli incontri con l’assessore Fiorini – racconta Musa – il dialogo con l’amministrazione comunale è fondamentale, però, ultimamente si è arenato. Sto seguendo l’evolversi della situazione in altre città italiane dove le difficoltà sono le stesse. A Napoli, ad esempio, hanno individuato delle strade in cui è tollerata la presenza dei venditori ambulanti. Anche a Genova dovremmo impegnarci in questa direzione. Prima, però, è necessario che le istituzioni prendano consapevolezza che non si tratta di una mera questione di ordine pubblico».
    Ovviamente, come ricorda Musa, l’ostacolo principale è lo status di irregolari della maggior parte dei venditori, sprovvisti di permesso di soggiorno. «Fin quando le sanatorie non consentiranno anche a queste persone l’opportunità di regolarizzarsi, ci saranno sempre degli esclusi che, privi di alternative, proveranno a sopravvivere onestamente con l’unico lavoro che, tra mille difficoltà, riescono ad esercitare».

    «Noi crediamo nella solidarietà umana e crediamo che per vivere meglio c’è bisogno di superare l’egoismo e l’indifferenza che sono sempre più forti – conclude l’associazione 3 febbraio – Per la politica e le istituzioni questi immigrati sono un problema, per noi un motivo di scambio, confronto, conoscenza, amicizia e di una benefica integrazione umana».

     

    Matteo Quadrone

  • Non giochiamoci Sampierdarena: due giorni per la campagna anti slot

    Non giochiamoci Sampierdarena: due giorni per la campagna anti slot

    new_slot_doubleSabato 6 e domenica 7 luglio 2013 si svolge la due giorni di eventi Non giochiamoci Sampierdarena, organizzato dal Circolo Chico Mendes a sostegno della campagna diffusa da tempo in città – e sostenuta da Comune e Municipi – in opposizione al proliferare di sale da gioco e slot machine nei bar e locali pubblici.

    Programma
    Sabato 6 luglio: ore 16.30 davanti a una delle sale slot di via Molteni un torneo di cirulla finalizzato a riaffermare il senso di un gioco “sano” come quello delle carte, in contrapposizione al gioco d’azzardo.

    Domenica 7 luglio: ore 17 festa a tema no slot in Villa della Fortezza (via Palazzo della Fortezza) con prodotti tipici e proiezione del documentario Per molti euro in più.

    La partecipazione è gratuita e aperta a tutta la cittadinanza del quartiere.

    (vuoi sapere cos’altro si può fare e vedere oggi a Genova e dintorni? Consulta l’agenda eventi di Era Superba)

  • Centro Storico, il tour guidato dei locali sfitti e abbandonati

    Centro Storico, il tour guidato dei locali sfitti e abbandonati

    centro-storico-vicoli-3“Abbandona la retta via, riscopri memoria storica, diversità culturale e spazi dimenticati”: questo il nome dell’evento che si svolgerà domani, 6 luglio 2013, a partire dalle ore 16, con ritrovo davanti alla cattedrale di San Lorenzo. Lungo tutta la giornata, una serie di eventi e iniziative, con un ricco programma. La provocazione a lasciare “la retta via” è stata lanciata dai ragazzi della Ex Latteria Occupata, al 39 rosso di Stradone Sant’Agostino, a due passi dalla Facoltà di Architettura. Il loro invito, quello di soffermarsi a guardare i tanti locali sfitti e gli spazi abbandonati che popolano il centro storico genovese, e di prendere atto che si tratta di un tesoro che noi tutti cittadini ignoriamo e di cui non siamo consapevoli.

    I ragazzi –in collaborazione con varie associazioni attive per il recupero del centro: Il Ce.Sto, Quick San Bernardo, Liberi Giardini di Babilonia, Il Pentolino– hanno in programma per domani una serie di eventi, in tour per le vie del centro. Si parte davanti alla cattedrale di San Lorenzo alle ore 16, con un laboratorio creativo per bambini organizzato dall’associazione Il Pentolino, per la creazione di strumenti musicali. Si prosegue alle 16.30 con la passeggiata vera e propria “alla (ri)scoperta di fondi sfitti e luoghi liberati”: in questa occasione, i partecipanti –in protesta contro le ormai troppe saracinesche abbassate dei vicoli genovesi- ricopriranno le serrande con cartelloni bianchi e li coloreranno, con il coinvolgimento e l’aiuto da parte dei bambini. E ancora, tappa per la merenda alla chiesa di Santa Maria in Passione, con tanto di mostra fotografica sul passato del quartiere: in questa occasione, l’associazione Giardini di Babilonia cercherà di sensibilizzare riguardo al caso della chiesa di Santa Maria in Passione, altamente degradata e oggi inaccessibile a causa dei cancelli e sbarramenti di un vecchio cantiere, che ancora ostacolano la viabilità ma che, qualora rimossi, garantirebbero il passaggio, senza pregiudicare la sicurezza di visitatori e passanti. Ancora, la cena multietnica in Piazza Sarzano, un mix di sapori tra oriente e occidente, con un’altra mostra di foto storiche della piazza. La cena è organizzata dai ragazzi del VaD – Voce al Deledda, del liceo scientifico Deledda di Via Bertani che, composto da studenti di diverse nazionalità e varia provenienza, cercano di dimostrare come sia possibile e auspicabile un’unione armonica di varie culture, per arricchire e non dividere. Per finire, tanta musica e jam session organizzata dai ragazzi dell’Ex Latteria, aperto a tutti coloro che vogliono partecipare in qualità di musicisti o semplici ascoltatori.

    «All’inizio avevamo in programma di organizzare due giornate di eventi -così commentano i ragazzi- e di prolungare le iniziative anche a domenica 7 luglio, tuttavia, le altre associazioni della rete si sono viste costrette a rinunciare per il grande impegno che avrebbe significato. Noi abbiamo comunque mantenuto un programma anche per domenica pomeriggio. L’evento si chiama “E…state con la Latteria”: a partire dalle 16-16.30, fino alla sera, proponiamo laboratori di chitarra e tai chi all’aperto in Piazza Sarzano e in questa occasione dipingeremo anche le saracinesche della Latteria. Da mesi ci interroghiamo e confrontiamo sulle esigenze di chi vive il nostro quartiere, fatto di serrande abbassate, strade deserte e luoghi sfitti o abbandonati, ma anche di tante esperienze sociali che, nella loro quotidianità, agiscono in maniera indipendente e riempiono di cultura e socialità i propri contesti. Abbiamo deciso di percorrere un terreno comune, fare rete, agire insieme per prenderci cura dei nostri spazi»

    EX LATTERIA OCCUPATA 39 ROSSO

    latteria-occupata-sant-agostinoI ragazzi della Ex Latteria Occupata danno il buon esempio e provano a sensibilizzare la cittadinanza verso la riscoperta dei locali abbandonati della città, patrimonio sottovalutato. Da oltre un anno, un piccolo gruppo di quelli che oggi frequentano abitualmente il centro di Stradone Sant’Agostino ha deciso di insediarsi all’interno degli spazi del locale che storicamente ospitava la latteria di quartiere. Il fondo, ci raccontano, apparteneva originariamente e da oltre trent’anni all’Università di Genova, che però non lo valorizzava e non lo impiegava in nessun modo. Il 7 ottobre 2011, nel corso di una manifestazione studentesca, il primo nucleo di persone si è stabilito nel locali, dando vita al collettivo e iniziando l’autogestione degli spazi. L’iniziativa era voluta soprattutto per creare un punto di ritrovo e aggregazione giovanile “alternativo” nella zona, e per ridare lustro al locale, totalmente lasciato a se stesso. Nonostante le iniziali ritrosie dei proprietari (l’Università -inizialmente favorevole, dopo contraria- li aveva invitati a sgomberare e ad abbandonare lo spazio), oggi sono riusciti ad insediarsi stabilmente e con successo: lo dimostrano le numerose iniziative che organizzano (dai corsi di chitarra, a quelli di arti marziali, cineforum, mostre fotografiche, mercatino del libro usato per incentivare lo studio e l’autoformazione ecc., il tutto rigorosamente gratuito), l’attenzione, la popolarità e la buona nomea che si sono ormai guadagnati nel quartiere. Inoltre, il lavoro si sensibilizzazione civica tra i loro coetanei e l’attenzione per problemi di amministrazione e gestione degli spazi pubblici: sondando gli umori generali, ogni lunedì dalle 19.30 organizzano assemblee aperte a tutti per discutere dei cambiamenti di Sarzano e Sant’Agostino (dal ritardo sull’apertura del nuovo mercato, all’ipotesi ventilata di creare un parcheggio nella piazza), e non solo.

     

    Elettra Antognetti

     

    PROGRAMMA

    Ore 16: laboratorio creativo per bambini con costruzione di strumenti in piazza San Lorenzo, a cura dell’associazione Il Pentolino

    ore 16.30: partenza passeggiata nel centro storico alla (ri)scoperta di fondi sfitti e luoghi liberati
    ore 18.30: merenda davanti la chiesa di Santa Maria in Passione con mostra fotografica sul passato del quartiere, a cura dell’associazione Giardini di Babilonia

    ore 20: in piazza Sarzano, cena multietnica tra oriente e occidente, con mostra fotografica e foto storiche della piazza, a cura di VaD – Voce al Deledda

    A seguire, jam session e serata musicale

  • La Murga dei Vicoli: musica e solidarietà alla Maddalena, futuro incerto

    La Murga dei Vicoli: musica e solidarietà alla Maddalena, futuro incerto

    murga-vicoliSpesso le attività di aggregazione sociale nel centro storico genovese si basano sull’iniziativa libera e spontanea dei singoli, che riunendosi in gruppi danno vita a piccole luminose realtà fatte di persone che hanno voglia di condividere tempo, idee, conoscenze creando una rete di socialità e mutuo soccorso che si contrapponga all’abbandono e al degrado in cui purtroppo spesso versano i nostri caruggi. La Murga dei Vicoli è una di queste vitali realtà: murga, parola spagnola per indicare una forma di teatro di strada accompagnato da musica e giocoleria è il termine adottato da questo gruppo informale – nato nel sestiere della Maddalena – che non ha mai avuto progetti predefiniti ma ha costruito la propria identità e il rapporto col quartiere giorno per giorno, in base alle esigenze che si presentavano di volta in volta. Più semplicemente loro stessi si definiscono “quelli dei tamburi”, convinti che “solo attraverso l’autorganizzazione e la pratica quotidiana possiamo vivere meglio il nostro disastrato territorio; questo territorio che ci sta a cuore e che abbiamo sempre cercato di colorare con la nostra musica, con i nostri ritmi a rompere le gabbie del silenzio, della discriminazione e dell’emarginazione”. Oggi la Murga si trova in difficoltà poiché a breve resterà priva degli spazi che utilizza per riunirsi. Abbiamo parlato con Arianna, componente del gruppo, che ci ha raccontato la loro storia.

    Cos’è la Murga, come e quando è nata?

    «La Murga dei Vicoli nasce circa 4 anni fa – dall’idea di alcuni che ne fanno ancora effettivamente parte e di altri che non hanno proseguito il percorso – di creare una murga a Genova. In Sud America, soprattutto in Argentina e in Uruguay, ci sono moltissime murgas: spesso ogni quartiere ha la sua murga di suonatori di percussioni uniti a teatranti e danzatori, che portano messaggi di allegria ma anche di lotta nella quotidianità del quartiere, nelle manifestazioni, nei momenti di festa, nelle occasioni speciali…».

    Come interagite con il quartiere e i suoi abitanti?

    «La Murga dei Vicoli s’ispirava, e si ispira, al fatto di essere un gruppo informale di persone di ogni età aperto a tutti e tutte, i cui membri non siano necessariamente dei musicisti, e infatti nel nostro caso solo alcuni già sapevano suonare le percussioni quando si sono uniti al gruppo. La Murga esce a  suonare per le strade del quartiere e oltre, a fianco di molte lotte e manifestazioni per la dignità: a fianco al popolo palestinese, contro il TAV, insieme ai bambini e alle famiglie, contro la guerra e la repressione, al funerale di Don Andrea Gallo… e in molte altre occasioni».

    murga-vicoli-3Dove vi siete riuniti finora, quali spazi avete utilizzato?

    «Inizialmente la Murga era ospite di uno spazio del Comune in Via della Maddalena. Quando lì sono dovuti iniziare dei lavori ha spostato le sue prove nello spazio di Piazza Posta Vecchia (facente parte delle aree legate al progetto “Patto per lo Sviluppo della Maddalena”, ma di fatto lasciato inutilizzato) dove è rimasta per più di 3 anni. In questo spazio le prove sono sempre state, e lo sono ancora adesso, il giovedì pomeriggio dalle ore 17 circa alle ore 19 circa».

    Può partecipare anche chi non ne fa già parte?

    «Le prove sono aperte a tutti i curiosi e a chi voglia unirsi! Il gruppo ha sempre cercato di mostrarsi aperto e rispettoso nei confronti del vicinato, cercando per esempio di non recare disturbo la sera tardi; l’assemblea della Murga è un momento aperto a tutti, il giovedì sera ore 19 circa, così che chi volesse comunicare con il gruppo possa farlo liberamente».

    Quali problemi sono sorti recentemente?

    «Lo scorso dicembre è giunta la notizia che dovevamo lasciare lo spazio, per il quale ci sarebbe un progetto di allargamento del Distretto sociale Pré-Molo-Maddalena. Il suddetto progetto è approvato già da diverso tempo, probabilmente qualche anno… ma dall’approvarsi al farsi generalmente di tempo ne passa, e intuendo che non sarebbe iniziato nulla nell’immediato la Murga ha deciso di tenere alzata l’ennesima saracinesca che sarebbe rimasta chiusa. Da gennaio in poi è quindi iniziato un periodo in crescendo, abbiamo risistemato lo spazio, abbellito e reso un luogo vivo e aperto in molti modi diversi».

    murga-vicoli-2Quali attività avete organizzato?

    «Dal laboratorio di cucito gratuito che si è tenuto 2 volte alla settimana, alle attività per bambini alcuni pomeriggi; dal baratto di vestiti ed oggetti una volta al mese, alle cene invitando persone del quartiere; dalle iniziative di sensibilizzazione sulla Palestina, sulla situazione in Siria, sull’immigrazione, alle proiezioni di film».

    Quali progetti per il futuro e per la ricerca di nuovi luoghi di ritrovo?

    «La Murga probabilmente a fine estate dovrà andarsene da Posta Vecchia, perché i lavori inizieranno. Che cosa sia da farsi ora non è ancora cosa conosciuta. La Murga nel corso degli anni ha collaborato e intessuto legami di solidarietà e di amicizia con molte realtà sia del centro storico che esterne, e sicuramente vorrà continuare a farlo, ma in questo ha sempre mantenuto la sua autonomia di gruppo slegato dalle istituzioni, autogestito, informale… e queste sono caratteristiche che vuole mantenere».

    Visto che il gruppo è totalmente aperto a nuove idee, persone e progetti, chi volesse contribuire….sa dove trovarli!

    Claudia Baghino