Tag: lavori pubblici

  • Trasta: cantiere del terzo valico, un pericolo per il quartiere?

    Trasta: cantiere del terzo valico, un pericolo per il quartiere?

    Quando i cittadini prendono coscienza, si attivano e partecipano, i battaglioni della disinformazione possono fare ben poco. E sì perché le istituzioni hanno provato a nascondere sotto il tappeto i concreti disagi causati dalla prossima apertura dei cantieri per la realizzazione del terzo valico, che inevitabilmente coinvolgeranno tutta la Val Polcevera, ma purtroppo per loro hanno fatto male i conti.

    Il casus belli è la scuola Sanguineti in via Mulinussi a Trasta, oltre 170 alunni tra elementari e materna, ospitati nella splendida cornice di Villa Sanguineti, circondata da un parco accessibile a tutti, unica oasi verde in una delegazione violentata dalle colate di cemento. Una decina di giorni fa si sono presentati a sorpresa alcuni tecnici del Cociv (il consorzio di imprese che realizzerà il terzo valico) stupendosi di trovare maestre ed alunni al lavoro considerato che – secondo un accordo firmato dal Comune di Genova nel lontano 2006l’edificio scolastico dovrebbe trasformarsi in uffici a supporto di uno dei cantieri del terzo valico che sorgerà proprio a pochi metri di distanza dalla scuola.

    Genitori ed insegnanti appena saputo del blitz si sono mobilitati immediatamente ed in un batter d’occhio è nato un comitato spontaneo per proteggere Villa Sanguineti.
    I politici hanno fatto a gara, di fronte a telecamere e taccuini, per manifestare il loro disappunto e dichiarare di essere pronti a difendere la scuola ad ogni costo. Peccato però che tutti gli enti coinvolti – Municipio, Comune e Regionefossero a conoscenza della situazione e dei precedenti accordi.
    Oltre al Presidente del Municipio, Gianni Crivello, in prima fila si sono esposti l’assessore ai Lavori pubblici del Comune, Mario Margini che ha affermato testualmente «la scuola non si tocca» ed il presidente della Regione, Claudio Burlando che subito si è impegnato per trovare una mediazione con il Cociv.
    «Cociv ha accettato la possibilità di spostare gli uffici – ha spiegato l’assessore Margini dopo l’incontro con i costruttori – quindi il problema della scomparsa di Villa Sanguineti è risolto ma resta da valutare la compatibilità del cantiere con la presenza della scuola». L’Arpal (agenzia regionale per la protezione dell’ambiente) infatti dovrà analizzare gli studi eseguiti dal Cociv per comprendere qual è il grado di pericolosità per la salute pubblica che l’apertura del cantiere inevitabilmente comporterà.

    La pensano diversamente genitori ed insegnanti di Villa Sanguineti, i quali ritengono che la salvezza della scuola non sia ancora una certezza. Anche perché è difficile ipotizzare la coesistenza di un luogo per bambini con un cantiere e la conseguente movimentazione di mezzi pesanti (con relativo aumento dell’inquinamento dovuto alle polveri sottili) e materiali, alcuni pericolosi per la salute (soprattutto a causa della accertata presenza di rocce amiantifere sui versanti montuosi di tutta la vallata).

    Ieri si è svolta un’affollata assemblea pubblica a Fegino – altro quartiere interessato dalla cantierizzazione, in questo caso riguardante i lavori avviati da alcuni mesi per la realizzazione del nodo ferroviario – in cui genitori, insegnanti ma anche semplici abitanti del quartiere, hanno fatto il punto della situazione. È emerso che a breve, forse già questa settimana, ci sarà un incontro con i rappresentanti di Comune e Regione. Per l’occasione il comitato intende presentarsi preparato, vale a dire pronto a porre domande precise ed esigere risposte ufficiali e messe nero su bianco. Ad esempio, per quanto riguarda le analisi che l’Arpal dovrà eseguire, gli abitanti mostrano parecchie perplessità perché si parla di analisi e prelievi basati su una simulazione e non è chiaro quali criteri e parametri di riferimento verranno utilizzati. Quindi è d’obbligo approfondire la questione e chiedere con fermezza la massima trasparenza sui controlli ambientali magari con la collaborazione di tecnici solidali.

    Ma nelle parole dei cittadini si percepisce l’esigenza di documentarsi e diffondere le informazioni ad ampio raggio, perché le criticità non riguardano esclusivamente la scuola, bensì il quartiere nel suo complesso. La zona destinata al cantiere è infatti circondata da abitazioni private e nelle immediate vicinanze c’è pure la Centrale del latte. Quindi dalle analisi dell’Arpal dipende il destino dei residenti perche se davvero esiste un pericolo per la salute, questo coinvolge tutti. L’obiettivo del comitato dunque è quello, non solo di salvare Villa Sanguineti, ma di preservare la sua funzione all’interno di un quartiere vivibile e non trasformato in zona militarizzata per l’apertura di un cantiere. In pratica, se gli scavi dovessero essere considerati nocivi, i cittadini si mobiliteranno anche contro l’avvio dei lavori. La consapevolezza sembra crescere giorno per giorno e da un problema circoscritto l’attenzione si sta spostando verso le diverse problematiche che affliggono l’intera vallata.

    La Val Polcevera nel corso degli anni è diventata un immenso laboratorio su cui sperimentare l’opportunità di realizzare grandi infrastrutture. Di qui dovrebbero passare la Gronda, oggi stoppata dal Ministero dell’Ambiente per il suo impatto ambientale, il terzo valico ed il nodo ferroviario. Mentre a pochi chilometri di distanza in linea d’aria, a Borzoli, è prevista la realizzazione dell’Inceneritore per lo smaltimento dei rifiuti.
    I cittadini però non ci stanno perché «se è questo il futuro che hanno immaginato per i nostri figlidecine d’anni con cantieri e lavori, transito di migliaia di mezzi pesanti, movimentazione di materiali pericolosi per la salute, devastazione del territorionoi non siamo d’accordo e siamo pronti a mobilitarci con tutte le possibili iniziative di protesta».

     

    Matteo Quadrone

  • Pale eoliche in porto: Enel presenterà un piano da 20 milioni

    Pale eoliche in porto: Enel presenterà un piano da 20 milioni

    Pale Eoliche in PortoBen 39 pale eoliche sulla diga foranea alte circa 30 metri per una potenza massima di 199kW. Se il progetto dovesse andare a buon fine, Genova sarà il primo porto italiano e uno dei primi al mondo a sviluppare un simile impianto in un’area portuale. I lavori di progettazione da parte di Enel Green Power sono nella fase conclusiva ed entro giugno 2012 verrà ufficialmente presentato alle istituzioni un piano di investimento da 20 milioni di euro. Insomma, l’ambizioso progetto delle pale eoliche in porto entra nel vivo.

    Una volta presentato il piano, la palla passerà alla Via (valutazione di impatto ambientale), un importante, e tutt’altro che scontato, lasciapassare. Se dovesse arrivare l’ok verrà allora il momento in cui Enel e Autorità Portuale dovranno nuovamente sedersi ad un tavolo per rivedere la disponibilità di spazi all’interno del porto e la compatibilità con il traffico portuale.

    Enel, attraverso le pagine del Secolo XIX, ha già fornito i primi numeri: secondo le stime l’energia prodotta dalle 39 pale sarebbe in grado di soddisfare il fabbisogno di 6.680 famiglie genovesi, riducendo le emissioni di anidride carbonica di 5.966 tonnellate l’anno, l’ossido di azoto di 6,98 tonnellate, l’ossido di solfuro di 11,2 tonnellate e le polveri sottili di 0,35 tonnellate l’anno. L’energia prodotta  raggiungerà terra attraverso un sistema di cavi sotterranei sui fondali del porto e, da lì, sarà immessa direttamente nella rete.

     

  • Darsena, riqualificazione passeggiata adiacente al Galata

    Darsena, riqualificazione passeggiata adiacente al Galata

    «Questo intervento termina il primo ciclo di lavori nella Darsena – spiega l’assessore ai Lavori pubblici, Mario Margini – l’obiettivo è il recupero della zona attigua al Museo del Mare». Parliamo della riqualificazione della passeggiata antistante a Calata Vignoso, una passerella di legno che corre parallela a via Gramsci e conduce fino al Galata.

    La pedana in legno, realizzata nel 2001 con fondi europei, verrà smantellata.
    Gli abitanti della zona, che abitualmente frequentano la passeggiata, hanno fatto notare all’amministrazione comunale le difficoltà relative alla pulizia della struttura, spesso carente soprattutto a causa dell’intercapedine creatasi sotto la pedana e divenuta nel tempo fonte di sporcizia e meta prediletta dei topi.
    Certamente non un buon biglietto da visita della città, considerando che si tratta di un percorso apprezzato non solo dai genovesi ma anche dai numerosi turisti che si trovano a transitare tra il centro storico e lo spazio a mare di via Gramsci.

    Il risanamento della struttura lignea, più volte annunciato, non è mai stato realizzato. La formula dei finanziamenti internazionali prevedeva infatti che, qualora l’opera fosse stata demolita o modificata nell’arco dei dieci anni successivi alla sua costruzione, il denaro utilizzato sarebbe ritornato nelle casse dell’Unione Europea. Ora questo scoglio è superato e l’intervento dovrebbe essere finalmente portato a termine.

    Secondo il progetto di restyling la passeggiata sarà completamente ricostruita utilizzando un asfalto speciale che ne faciliterà la manutenzione. Le panchine ed il resto dell’arredo urbano saranno realizzati con legno riciclato, ovvero quello recuperato dalla vecchia pedana.

     

    Matteo Quadrone

  • Palazzo dello Sport a Genova: i progetti sono tre

    Palazzo dello Sport a Genova: i progetti sono tre

    Padiglione della Fiera di GenovaOggi alle 17:30 nella Casa delle Federazioni di viale Padre Santo, si terrà il Convegno “Il Palazzo dello Sport a Genova: un’opportunità per il rilancio della città”, organizzato da Coni Liguria e Coni Genova.

    I presidenti Vittorio Ottonello (Coni Liguria) e Carlo Antonio Nicali (Coni Genova) approfondiscono un tema di vitale importanza per il movimento sportivo genovese: «A Genova manca un vero palazzetto dello sport degno di una città capoluogo, molti impianti non sono a norma e quindi inagibili – ha dichiarato nei giorni scorsi a Loano Vittorio Ottonello – In un momento di difficoltà economica servono sempre di più gli investimenti dei privati, affidando la gestione alle società sportive con bandi ad hoc. Sarà necessario mettere in campo una sinergia più strutturata tra pubblico e privato, con l’aiuto del Coni e del credito sportivo».

    Questo pomeriggio nell’occasione, verranno illustrati tre progetti di grande attualità: il Palazzo dello Sport alla Fascia di Rispetto di Prà, l’ipotesi Palasport in Fiera e il Palazzetto di Sampierdarena.

    «Sono degli imprenditori genovesi a credere in questo progetto, stiamo lavorando insieme alla Federazione pallavolo e alla Federazione basket per unire le forze e costruire il nuovo impianto» Così aveva dichiarato l’assessore allo sport del Comune di Genova Stefano Anzalone lo scorso settembre. L’idea non è affatto tramontata, la proposta di costruzione di un Palazzo dello Sport nella Fascia di Rispetto di Pra’ è al momento la soluzione che l’Amministrazione Comunale considera migliore.

    I dettagli per il rilancio del Palasport Fiera (Padiglione S) costruito negli anni 60 con un finanziamento del Coni, saranno raccontati da Sara Armella, presidente  Fiera di Genova Spa.

    Toccherà poi a Giuseppe Angilletta e Francesco Rosadini (Società Promoint) presentare il terzo progetto, quello del palazzetto di via Spataro fra Sampierdarena e Cornigliano, dove potrebbe vedere la luce un’area dedicata all’attività sportiva di 7.000 mq, con spazio ricettivo per congressi e spazi commerciali per 9.000 mq e 10.000 mq di parcheggi.

     

  • Ascensore di Quezzi, da via Pinetti a via Fontanarossa: a che punto siamo?

    Ascensore di Quezzi, da via Pinetti a via Fontanarossa: a che punto siamo?

    L'area dove passerà il tracciato dell'ascensore inclinato di Quezzi

    Tre fermate (Pinetti, Portazza e Fontanarossa) e due stazioni (Pinetti e Fontanarossa), per un tracciato lungo circa 131 metri, dei quali i primi 27 m in galleria inclinata (fra i civici 66 e 66B di via Pinetti) sfruttando un ex tunnel antiaereo risalente alla Seconda Guerra Mondiale, i successivi 23 m in trincea sino alla fermata di via Portazza e poi i restanti 81 metri fuori terra, un tracciato scoperto che si arrampica sulle fasce sino a raggiungere via Fontanarossa a pochi passi da piazza S.Maria dove sorge l’antica chiesa Natività di Maria Santissima di Quezzi.

    Stiamo parlando dell’ascensore inclinato di Quezzi, un’opera da molti anni attesa da tutto il quartiere , uno dei più densamente popolati di Genova con i suoi 12 mila abitanti. Un quartiere da sempre costretto a convivere con una viabilità e quindi con una vivibilità complicata, strade strette dove i mezzi Amt non possono arrivare fanno da contorno ad una strada principale (Via P.Pinetti, via Daneo, via Fontanarossa) difficile da percorrere per gli autobus della linea 82, con gli autisti il più delle volte costretti ad attendere il passaggio del mezzo in discesa per poter risalire sino al piazzale della chiesa e viceversa.

    Un’opera come questa darà respiro ad una parte consistente della vallata, farà il paio con l’allargamento già ultimato e la messa in sicurezza del tratto di strada fra via Daneo e via Fontanarossa all’altezza dell’antichissima via del Molinetto con l’obiettivo di far diminuire sensibilmente gli ingorghi. Grazie all’ascensore, infatti, sarà possibile raggiungere la parte alta del quartiere in 71 secondi (stima del Comune) evitando di utilizzare il tracciato stradale. Si ipotizza un carico passeggeri di 424 persone ogni ora per senso di marcia.

    La realizzazione dell’ascensore inclinato costa al Comune (opera cofinanziata dalla Regione Liguria) oltre 5 milioni di euro, i lavori sono iniziati a metà giugno 2011 e secondo le previsioni dovrebbero concludersi fra sei mesi, nell’agosto 2012.

    Allo stato attuale il cantiere non si presenta sicuramente come prossimo alla conclusione, non c’è traccia dell’asse di risalita nella parte esterna, né delle stazioni a valle e a monte, la demolizione della volta della galleria non è stata ancora portata a compimento e quindi non sono state costruite le pareti laterali.

     


  • Monumento di Quarto: dopo il restyling rimane la ruggine e il bar chiuso

    Monumento di Quarto: dopo il restyling rimane la ruggine e il bar chiuso

    Monumento di QuartoNella primavera del 2010 venne annunciata la chiusura del luogo di ritrovo per eccellenza del Levante cittadino: le terrazze del Monumento di Quarto. L’imminente celebrazione dei 150 anni dell’Unità d’Italia diede un’improvvisa accelerata ai lavori di riqualificazione, in tutta fretta (e in piena estate) si decise di aprire il cantiere per il restyling dell’area. Di lì a poco sarebbe arrivato Napolitano (che poi non scese a vedere le terrazze perché la scala si rivelò troppo stretta e non permetteva al suo accompagnatore di aiutarlo a scendere le scale).

    Il vespaio di polemiche si alimentò immediatamente, tantissimi cittadini protestarono per l’inaspettata decisione di chiudere il Monumento ma, soprattutto, tantissimi dubbi vennero avanzati sulla bontà di un progetto che esteticamente parlando si preannunciava quantomeno difficile da digerire. “Ecco a voi i nuovi giardini di plastica”, si scriveva ai tempi sul web…

    Il numero 14 di Era Superba (marzo 2010) venne dedicato proprio a questo progetto e nell’occasione il presidente del Municipio Levante Francesco Carleo dichiarò: “E’ accaduto tutto all’ultimo momento, inizialmente avevamo ricevuto indicazioni per il 2011 senza però contare che i Mille partirono nel 1860 e non nel 1861, anno dell’Unità d’Italia. A quel punto siamo stati io e l’Assessore comunale Ranieri a scrivere una lettera al ministro Bondi per sollecitare un intervento nell’area del Monumento Garibaldi“.

    Un errore storico, dunque, la causa di quella fretta “cattiva consigliera” che portò in poche settimane all’inizio dei lavori. Il presidente Carleo volle anche precisare che “[…] chi gestirà il bar resterà aperto 12 mesi l’anno, la zona sarà frequentata e presidiata costantemente, non solo d’estate.

    Oggi, a quasi due anni di distanza, com’è la situazione delle terrazze del Monumento? La prima cosa che salta all’occhio è che il bar nei mesi invernali non ha mai aperto, le serrande sono state alzate l’estate scorsa come accadeva anche prima del restyling e regolarmente abbassate a fine stagione. Inoltre, dopo la pausa forzata dell’estate 2010, le presenze al Monumento sono calate, le terrazze che sino al 2010 erano frequentate a ogni ora e non solo d’estate da genovesi di qualsiasi età e genere non sono più la stessa cosa. Esteticamente di dubbio gusto, il restyling ha allontanato il Monumento dalla vita della città.

    Monumento di Quarto

    Dopo qualche mese dal termine dei lavori, tra l’altro, fece scalpore la ruggine che ricoprì immediatamente tutte le nuove strutture. I quotidiani cittadini puntarono immediatamente il dito sulla scelta scellerata di utilizzare l’acciaio per un’opera a contatto con mare e salino 24 ore su 24. In realtà oggi si scopre che si è trattato di una scelta ben precisa, quella di utilizzare metallo Cor-ten: l’ossidazione degli elementi che compongono questa particolare lega, attraverso l’azione degli ossidi di zolfo presenti nell’aria, determina la formazione di sali difficilmente solubili che generano uno strato di ruggine stabile in grado di impedire l’ulteriore infiltrazione di acqua, ossigeno e ossido di zolfo, rallentando le altre reazioni del materiale e quindi “proteggendolo” dal degrado. Ad ogni modo, che si sia trattato di una scelta o di un errore,  il mio modesto parere è che il “Monu” abbia perso la sua magia e che fosse decisamente più bello prima, senza acciaio, senza ruggine e senza retorica.

    Gabriele Serpe 

    Foto di Daniele Orlandi

    Monumento di Quarto

    Monumento di QuartoMonumento di QuartoMonumento di QuartoMonumento di QuartoMonumento di QuartoMonumento di QuartoMonumento di Quarto

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

  • Sant’Ilario e il progetto della strada: braccio di ferro fra Comune e Istituto Marsano

    Sant’Ilario e il progetto della strada: braccio di ferro fra Comune e Istituto Marsano

    Sant'Ilario a GenovaSiamo negli anni 80, un gruppo di coltivatori e floricoltori di Sant’Ilario (48 coltivatori diretti e 40 coltivatori part time), assistiti dal Consorzio Agricolo Zona 1 di Genova, chiedono il miglioramento della viabilità con una lettera alle istituzioni in cui propongono di rendere agibili con mezzi agricoli gli itinerari segnati, migliorando l’accesso ai terreni situati in scomode posizioni, a malapena accessibili pedonalmente e con faticosi trasporti a spalle di materiali e concimi. “Gli itinerari stessi aiuterebbero gli agricoltori a salvaguardare il patrimonio di muri a secco e fasce olivicole…”, scrissero.

    L’anno successivo arriva il primo progetto firmato da ingegneri associati, una strada che ripercorre il tracciato delle mulattiere esistenti, come Via della Fossa dei Carboni, Via dei Tasso, Via superiore dei Penchi, Via Ravano, Via Poggetto di Sopra, Via della Serra di Musanega, Via Poggetto, Via Pianello, Via dei Gerolami, Via Lastrego. L’Istituto Marsano diede parere favorevole in merito alla cessione di piccole aree ai confini delle proprietà dell’Istituto per consentire l’attuazione del progetto.

    Non se ne fece nulla e nel 1993 viene presentato un secondo progetto, di poco diverso dal primo. All’Istituto giunge nuovamente una richiesta per la cessione di alcune aree e l’Istituto rinnova la sua disponibilità. Ma anche in questo caso il progetto non viene preso in considerazione dall’Amministrazione pubblica.

    Dopo anni di buio (un pallido progetto venne discusso nel 1995 durante l’amministrazione Sansa per la realizzazione di impianti meccanici di risalita, poi immediatamente abbandonato) nel 2008 l’Amministrazione Vincenzi torna alla carica sulla strada di Sant’Ilario e lo fa proponendo un progetto diverso dai precedenti, un progetto che, questa volta, trova l’opposizione decisa dell’Istituto Marsano.

    Allo stato attuale via alla Scuola di Agricoltura termina al cospetto dell’ingresso dell’Istituto Marsano, un cancello che inibisce l’accesso alle auto, esclusi alcuni abitanti della zona, ovvero quelle persone che hanno in affitto dalla scuola stessa un posto auto nel terreno di proprietà dell’Istituto all’interno di un campo sportivo.

    Il progetto, che tanto sta facendo discutere e che ha diviso gli abitanti dell’area collinare di Sant’Ilario fra oppositori e sostenitori, prevede la costruzione di una strada che attraverserebbe il piazzale antistante la scuola e, nel punto in cui l’attuale tracciato scende sino al campo sportivo, proseguirebbe in direzione  est sino al civico 12 di via del Pianello e poco oltre a ridosso del confine con il Comune di Bogliasco. Per una lunghezza totale di 445 metri e un costo che si aggirerebbe intorno al milione e mezzo. Si tratterebbe di una strada vicinale ad accesso controllato dalla scuola, nulla di diverso in questo senso rispetto ad ora.

    Quello che l’Istituto Agrario contesta, invece, è la scelta di sacrificare un’area del podere Castigliolo danneggiando una realtà rurale di rilievo. Nel giugno 2008 l’Istituto aveva promosso un appello sottoscritto da diverse famiglie: «contro il progetto per la costruzione di una nuova strada che taglierà in due il piazzale della scuola e che prevede l’abbattimento delle serre didattiche nonché la realizzazione di muri e terrapieni che distruggeranno l’attuale assetto architettonico della scuola stessa».

    Il Consiglio d’Istituto aveva anche proposto un progetto alternativo rinnovando la disponibilità a cedere quelle piccole superfici di terreno di cui si era discusso negli anni 80 e 90, un tracciato che ha come obiettivo quello di ampliare i percorsi già esistenti seguendo le curve di livello, una strada che da San Rocco giunge sino al confine con il Comune di Bogliasco (quindi in grado finalmente di servire tutto l’abitato collinare di Sant’Ilario), 1700 metri di lunghezza con i costi che però lieviterebbero sino a otto milioni e mezzo di euro.

    Il Comune ha bocciato la proposta della scuola contestandone i costi troppo elevati, la scuola non ha intenzione di fare marcia indietro e i cittadini si dividono un po’ da una parte e un po’ dall’altra. Il risultato è che i mezzi di soccorso non sono in grado di raggiungere le case dell’abitato di Sant’Ilario, le sue antichissime creuze sono troppo strette e i disagi permangono.

    In questa aggrovigliata vicenda è importante anche il ruolo giocato dalla Soprintendenza. Il Comune ci fa sapere che il progetto ha ottenuto parere positivo a condizione che vengano inseriti impianti di risalita a cremagliera rendendo così l’opera fruibile da più persone. Eh si perché, questo va detto, il tracciato così come è nel progetto del Comune potrebbe migliorare le condizioni di vita di pochi, non certo migliorerebbe la situazione della maggioranza delle abitazioni che rimarrebbero ben distanti dalla strada.

     

    Gabriele Serpe

  • Prà: i residenti delle alture da anni inascoltati dal Comune

    Prà: i residenti delle alture da anni inascoltati dal Comune

    Sono le promesse non mantenute quelle che più fanno infuriare il comitato di via della Torrazza, sulle alture di Prà. Abituato da anni a lottare con successo per le esigenze più elementari come un’adeguata rete idrica e fognaria, l’allaccio al gas, un sistema di raccolta delle acque piovane, la messa in sicurezza della strada e un trasporto pubblico degno di questo nome, certamente oggi non si spaventa a richiedere a gran voce il completamento dell’illuminazione pubblica, promesso da almeno 10 anni e ancora vanamente atteso.

    Infatti la realizzazione della rete di illuminazione pubblica lungo tutta via della Torrazza, fa parte di una serie di interventi, previsti ufficialmente in almeno 4 protocolli d’intesa siglati dal Comune a partire dal lontano 2001, ritenuti indispensabili per il recupero del territorio collinare, per dare una risposta alle esigenze di vivibilità e sviluppo economico delle attività agricole alle spalle di Prà, in particolare la coltura in serra del basilico e per la ristrutturazione del complesso di Villa Sciallero, oggi proprietà di Arte che dalla riqualificazione dell’ex collegio San Giovanni ha ottenuto una ventina di appartamenti. Inoltre nel 2006 tali interventi sono stati inseriti nel piano di sviluppo rurale 2007-2013 con sostegno economico della Comunità Europea e l’anno successivo trovavano spazio nel piano triennale dei lavori pubblici 2008-2010 siglato dal Comune di Genova.

    <<Questo territorio è fortunatamente considerato a vocazione agricola, è il polmone verde della delegazione di Prà e ciò ha permesso di evitare un’edificazione selvaggia – racconta Giuliana Verrando, anima e corpo del comitato – L’amministrazione ha dichiarato di voler salvaguardare questo presidio ma alle parole devono seguire i fatti.  Chi abita in zona si occupa della manutenzione e della cura del bosco, evitando i problemi che una natura lasciata a se stessa comporta, come l’erosione del terreno e i disastri conseguenti, frane e smottamenti che in Liguria sono un pericolo costante. Ma gli abitanti non devono essere lasciati soli dall’amministrazione comunale. O costretti ad abbandonare forzatamente questi luoghi. Sono ancora molti i problemi da risolvere a partire dalla messa in sicurezza di una strada con diverse curve pericolose non protette, scarsa illuminazione e una strettezza eccessiva che impedisce il passaggio dei mezzi di soccorso in caso di emergenza>>.

    Ma come mai il Comune nonostante le numerose sollecitazioni è particolarmente restio a completare l’illuminazione? Secondo gli abitanti perché via della Torrazza è ufficialmente una strada vicinale ma considerata ad uso pubblico. Se finalmente fosse dotata dell’illuminazione pubblica passerebbe da vicinale a strada comunale e di conseguenza l’amministrazione sarebbe costretta a garantire la necessaria manutenzione e la messa in sicurezza. Parliamo infatti di una via che non raggiunge i 2 metri di larghezza, dove Amt non fa transitare un bus di linea e dopo anni di lotte il comitato ha ottenuto un servizio integrativo ma ancora insufficiente viste le numerose persone che ne usufruiscono.

    <<Nel 2010 abbiamo trovato un valido interlocutore, l’ex Assessore Elisabetta Corda che è riuscita a far installare il primo lotto di illuminazione nella parte alta, vicino alle abitazioni– spiega Giuliana Verrando – Resta da avviare il secondo lotto che comprende tutta la via, un servizio utile per circa un centinaio di famiglie che abitano lungo la dorsale>>.

    Dopo le dimissioni della Corda i cittadini non hanno perso le speranze perché ad aprile 2011 il nuovo Assessore allo sviluppo delle manutenzioni, Pasquale Ottonello ha promesso, alla presenza del comitato, che avrebbe completato i lavori avviati dal suo predecessore.

    Ma da allorasono passati ormai 10 mesi nulla è cambiato e gli interventi per il completamento dell’illuminazione pubblica, previsti entro fine 2011, rimangono incompiuti.
    <<I protocolli parlano di 1 palo punto luce ogni 30 metri lungo tutti i 5 km di strada, del consolidamento dei muretti di sostegno e del miglioramento della viabilità  – racconta la portavoce del comitato – Ma fino ad oggi ben poco è stato fatto. Inoltre i 4 lampioni led installati nel settembre scorso continuano a non funzionare e nonostante le nostre sollecitazioni non vengono sostituiti>>.

    Ma sulle alture di Prà i problemi non riguardano solo via della Torrazza. Diverse criticità interessano infatti anche via Villini A. Negrone. Qui i disagi maggiori sono dovuti all’assenza di un sistema efficiente di raccolta delle acque.

    <<Nel quartiere i palazzi scaricano l’acqua piovana direttamente sulla strada che tra l’altro è priva di marciapiedi – denuncia il Comitato di via Villini A. Negrone – Col passare degli anni l’acqua ha danneggiato gravemente il cavalcavia sovrastante l’autostrada A10 e la Società Autostrade non può intervenire se non vengono eseguiti interventi di regolamentazione delle acque, totalmente a carico di Comune e Municipio>>.

    <<Parliamo di una strada stretta a doppio senso di marcia con molte curve a gomito ed assai trafficata – continua il Comitato – Sarebbe necessario trasformarla in un senso unico di marcia. I progetti sono esistenti da anni ma nulla è stato fatto. Da tempo, inoltre, è sparita la segnaletica di portata peso sul cavalcavia>>.

    Via Villini A. Negrone termina in una zona di campagna molto abitata dove l’unica via comunale sta franando nel tratto che va dal civ. 19 al civ. 39. <<Se non si interviene tempestivamente i residenti rischiano di rimanere isolati>>, sottolinea il Comitato.

    <<Nonostante alcune mozioni approvate in Consiglio Comunale e Municipale (il 12 gennaio il consigliere comunale Pdl, Lilli Lauro ha presentato un ordine del giorno relativo a via Villini A. Negrone approvato dalla maggioranza, ndr) via della Torrazza e via Villini A. Negrone non sono nei pensieri prioritari degli amministratori locali – conclude il comitato – Per la terza volta è saltato il sopralluogo in Via della Torrazza e Via Villini A. Negrone con l’Assessore alla Manutenzione, Pasquale Ottonello e la Municipalità VII Ponente. E’ da novembre 2011 che si chiede la presenza dell’Assessore sul nostro territorio. Ma anche questa volta l’appuntamento di mercoledì 15 febbraio è saltato con la solita scusa di impegno improvviso da parte dell’Assessore>>.

     

    Matteo Quadrone

     

  • Quarto, area ex Fischer: il progetto prevede un palazzo di 5 piani

    Quarto, area ex Fischer: il progetto prevede un palazzo di 5 piani

    Fabbrica ex Fischer in via Romana della Castagna a QuartoLa ex fabbrica di materiale plastico Georg Fischer s.p.a. è abbandonata da diversi anni, una costruzione di 2700 metri quadrati nel cuore antico di Quarto, precisamente al civico 20a di via Romana della Castagna, proprio sotto il cavalcavia di corso Europa per lo svincolo autostradale di Nervi.

    Si tratta di un’area che il PUC destinava a Servizi F – sottozona FF (servizi di quartiere di livello urbano o territoriale destinati a istruzione, interesse comune, verde, gioco e sport e attrezzature pubbliche di interesse generale) e che con delibera del Consiglio Comunale datata 27 settembre 2011 è diventata sottozona BB-CE (residenziale di conservazione).

    La SEI Immobiliare, società proprietaria della struttura, ha presentato nel dicembre 2010 un progetto per la realizzazione di un edificio residenziale di tipologia tradizionale sviluppato in altezza su 5 piani, suddiviso in 31 appartamenti per una superficie agibile complessiva di 3020 metri quadrati oltre ad un piano interrato che ospiterà 32 box.

    L’edificio, come espressamente richiesto dal Comune, non dovrà superare in altezza corso Europa (sarà di un metro più basso rispetto al cavalcavia) e avrà una proiezione a terra inferiore rispetto all’attuale costruzione tanto da permettere la realizzazione di un’area verde condominiale.

    Ma c’è un particolare non da poco: l’attuale costruzione confina a nord e ad est con il rio Castagna. Il rio costeggia il muraglione del cavalcavia e scende sino agli antichi truogoli di via Romana della Castagna per proseguire il suo corso sino al mare. In pratica, passerebbe proprio dietro al nuovo edificio cosa che, dopo le polemiche post alluvione, ha fatto storcere il naso a molti abitanti della zona.

    A onor del vero chi costruirà sarà obbligato a realizzare interventi di messa in sicurezza del rio come ad esempio la rimozione dei manufatti esistenti e non compatibili con il corretto regime idraulico del corso d’acqua, la sistemazione dei muri d’argine e del ponte di via Romana della Castagna dove nel Piano di Bacino erano state individuate alcune criticità. Lo stesso Piano di Bacino, però, classifica il rischio idrogeologico della zona come  “lieve” o “moderato”, definizione che ha rassicurato il Consiglio Comunale nel dare il via libera all’edificio residenziale.

    La Civica Amministrazione ha inoltre deciso di monetizzare parte degli oneri di urbanizzazione richiedendo a chi realizzerà il progetto specifiche opere di riqualificazione degli spazi pubblici siti nei pressi del lotto, come ad esempio la pavimentazione di quel tratto dell’antica via Romana e il rifacimento dell’illuminazione pubblica. Su questo punto, in data 6 maggio 2011, il Municipio Levante aveva dato parere contrario, chiedendo che tutti gli oneri di urbanizzazione fossero destinati ad opere sul territorio.

  • Quarto, belvedere Capo San Rocco: una terrazza in cemento sulla scogliera

    Quarto, belvedere Capo San Rocco: una terrazza in cemento sulla scogliera

    Capo San Rocco a Genova QuartoQuesta sera presso la US Quarto di via V Maggio viene presentato alla cittadinanza il progetto del belvedere di Capo San Rocco che prevede la realizzazione di una terrazza panoramica sul mare in uno degli angoli più affascinanti di Genova, il promontorio naturale che separa la spiaggia di Priaruggia dai bagni Europa di Quarto.

    Un’opera di cui si parla già da diversi anni, promossa dal Municipio Levante e dai cittadini di Priaruggia per riqualificare quella parte di scogliera oggi utilizzata come deposito/cimitero di barche e, purtroppo, anche come bagno pubblico per animali domestici.

    Così si legge sul sito di Massimo Alfieri, dal 2009 assessore del Municipio Levante con deleghe all’assetto del territorio, allo sviluppo economico ed al turismo: “[…] una cosa molto semplice, in pietra, in modo da non essere troppo aggredita dal salino e dai marosi che in quel punto sanno essere particolarmente potenti. Qualche panchina, una fontanella, una rampa per far accedere al terrazzamento anche da coloro che non hanno la nostra fortuna di poter camminare con le proprie gambe o per le mamme che portano in giro i loro frugoletti. Stop. Al resto ci penserà la natura, straordinaria, comprendendo alla vista dal Monte di Portofino a Boccadasse. Sono certo diventerà uno dei punti panoramici più belli di Genova.

    Il progetto prevede la realizzazione di una terrazza in cemento rivestita in pietre di Luserna, profonda 12 metri e lunga 17, un progetto interno al Comune datato 2003 che in extremis ha sostituito quello dell’architetto Francesco Salvagno a cui il Municipio Levante aveva chiesto una consulenza: “Mi era stato chiesto un progetto e gratuitamente avevo presentato delle proposte che fossero in linea con la guida programmatica del Comune – dichiara l’architetto Salvagno – poi all’improvviso è tornata in auge la vecchia proposta elaborata dai tecnici del Comune nel 2003, proposta che a mio avviso presenta non pochi punti oscuri. Non vorrei, però, che si pensasse che io abbia il dente avvelenato dopo il rifiuto del progetto, non è così. Parlo come cittadino di Quarto e, quindi, come persona direttamente interessata al belvedere di Capo San Rocco.

    L’idea di Salvagno era quella di evitare l’utilizzo del cemento preferendo un terrazzamento composto da doghe in legno per evitare un impatto eccessivo con l’ambiente circostante. Il Comune, soprattutto Aster che è chiamata a dare un parere a Tursi prima dell’approvazione dei progetti, ha preferito fare marcia indietro per gli eccessivi costi di manutenzione legati all’utilizzo del legno: “In pietra la manutenzione costa meno? Eppure l’esempio di via Montani poche curve più avanti dice il contrario, l’elemento in cemento è stato divelto dalla forza del mare e in quel caso i costi sono molto elevati, sicuramente una spesa maggiore rispetto ad una manutenzione annuale che avrebbe richiesto al massimo la sostituzione di qualche doga. E poi – prosegue l’architetto – rimanendo in tema di manutenzione… non comprendo la scelta del posizionamento dei lampioni sul margine dello sperone roccioso, proprio dove l’onda sale e ricade: saranno da rimuovere e sostituire alla prima mareggiata!

    A proposito di danni da mareggiata, viene subito da pensare alla passeggiata di Voltri, in quel caso le doghe in legno hanno immediatamente ceduto alla violenza delle onde e non sono certo mancate le polemiche… “Si è vero, però a Voltri le onde arrivano dirette, a Priaruggia invece la terrazza sorgerà su un promontorio roccioso e le onde non avrebbero impattato direttamente sulle terrazze.

    La realizzazione della terrazza costerà alle casse di Tursi circa 150.000 euro e, una volta iniziati i lavori, i tempi per l’ultimazione saranno relativamente brevi. I beati viandanti potranno godere dello spettacolo naturale posando su 4 panchine con vista a ponente e a levante e rinfrescarsi nei mesi più caldi grazie ad una fontana di acqua potabile a ridosso della strada.

    Di una cosa possiamo esser certi, capo San Rocco diventerà uno dei luoghi più frequentati della zona perchè, come ha scritto Aldo Cazzullo sulle pagine del Corriere della Sera, per i genovesi il paradiso è sempre da qualche parte nella loro città.

     

    Gabriele Serpe

  • Commissione speciale sull’alluvione: Genova è a rischio esondazione

    Commissione speciale sull’alluvione: Genova è a rischio esondazione

    Il Bisagno in pienaL’assessore ai Lavori Pubblici Mario Margini invia un preoccupante grido di allarme in seguito al rapporto redatto dalla Commissione speciale che il Comune ha deputato a far luce sulle cause e responsabilità dell’alluvione di Genova del 4 novembre 2011.

    Se ritorneranno piogge superiori al 30-40% di quelle previste dall’allerta 2, rischiamo una nuova esondazione: questa in sintesi la sua dichiarazione dopo la disamina del documento conclusivo dell’inchiesta in cui, da una parte, emerge il disastroso degrado dei greti e degli argini dei torrenti, dall’altra si evidenzia l’insufficiente capacità di deflusso delle acque.

    Discariche a cielo aperto e abusi edilizi di tutti i generi da semplici orti o campetti bocciofili a box e capannoni in lamiera, fatiscenti pollai, muretti contenitivi, ponticelli improvvisati, sbarramenti per piccole dighe, frane mai sanate, vegetazione incolta, questo è lo sconsolato panorama rilevato da un team, composto da un geologo, un ispettore dell’edilizia privata e un rappresentante per ogni municipio comunale interessato, insieme a tecnici della Provincia, dell’A.S.ter e della Mediterranea acque.

    Lungo l’alveo dello Sturla sono stati individuati ben 169 illeciti a cui si accompagnano i 569 del Bisagno e i 262 del bacino del Fereggiano. A tutto ciò va aggiunto il non meno drammatico problema legato all’afflusso di improvvise e abnormi quantità d’acqua di rii secondari in corsi più grandi. Tale è la condizione del Bisagno che, già oberato da annosi problemi di cementificazione, in caso di forti piogge, non riesce a ricevere ed a smaltire le acque del confluente Ferreggiano che lo raggiunge a pochi metri della Stadio, all’altezza di via Monticelli, punto nodale responsabile degli allagamenti di Brignole e della Foce.

    Dal 2008 si è arenato in qualche cassetto polveroso, il progetto per uno scolmatore lungo 6 km e dal costo iniziale di 50 miliardi di lire, stimato oggi superiore ai 250 milioni di euro, il cui fine era proprio quello di stornare le acque del Fereggiano, del Noce e del Casaregis, e, tramite questo bypass, veicolarle direttamente verso il mare.

    La pianificazione partita nei primi anni 90, a cantiere già avviato, fu bloccata per una tangentopoli tutta genovese e che l’unico tunnel che partorì fu quello, senza sbocco, di un affare giudiziario e politico che travolse due assessori della giunta Campart, Roberto Timossi e Giuseppe Saitta, e che, solo di penali, costò al Comune di Genova 9 miliardi di lire.

    E’ pur vero che si stanno alzando e rinforzando gli argini nel tratto di Borgo Incrociati, che è in corso la copertura allargata del fiume da Brignole alla Foce, che il Rio Noce è stato completamente ripulito, che si sono completati i lavori di ampliamento dell’alveo dello Sturla nel suo tratto terminale il cui restringimento, oggi risolto, era costato, in passato, la vita di una nonna e della sua nipotina, che si è intervenuti sulle emergenze di via Donghi e del Fereggiano ma poco si può sull’urbanizzazione selvaggia che ha il suo miglior modello esemplificativo nella casetta costruita, con tanto di regolari permessi, praticamente in mezzo al torrente e che per procedere alla sua demolizione è stato necessario comprarla.

    Oltre a una periodica manutenzione e ad una attenta vigilanza sul territorio per prevenire pratiche incivili, dunque, l’unica alternativa possibile è individuare nuove vie di fuga quali quella dello scolmatore anche se qualcuno non è convinto della sua efficacia e punta di più nel miglioramento del deflusso del corso principale (lavori in corso zona Foce).

    Saranno questi gli argomenti di cui si dovrà discutere in consiglio Comunale insieme alle note dolenti dell’esborso economico che vede il Comune con le casse vuote e un governo sordo ad ogni richiesta. Tempi più lunghi, invece, per l’inchiesta coordinata dal procuratore Vincenzo Scolastico affiancato dal pm Luca Scorza Azzarà, con cui si tenterà di chiarire tutte le responsabilità passate e presenti delle tristi vicende del 4 novembre.

    Una ricostruzione storica a partire dalla prima copertura del Bisagno nel lontano 1928, per proseguire con permessi edilizi irresponsabili, mancati interventi per la messa in sicurezza delle situazioni a rischio e, non ultimo, l’individuazione di coloro che con pratiche illecite hanno peggiorato una situazione già gravemente compromessa. Come al solito si cerca di correre ai ripari solo a tragedie avvenute: ci rimane la speranza che, almeno questa volta, il sacrificio di persone innocenti serva a far partire, in tempi certi, un programma di seria ristrutturazione e che il denaro occorrente arrivi, magari, recuperato da sprechi, comportamenti “disinvolti” ed abrogazione di privilegi piuttosto che dalle tasche dei cittadini.

     

    Adriana Morando

  • Grandi Stazioni, cantieri di Genova: gli operai della Dec in sciopero

    Grandi Stazioni, cantieri di Genova: gli operai della Dec in sciopero

    Avevamo anticipato nelle scorse settimane la difficile situazione dei cantieri di Principe e Brignole, con le prime aziende che avevano deciso di abbandonare il cantiere dopo aver imposto le ferie forzate ai lavoratori.

    Oggi una ventina di dipendenti dell’impresa edile Dec sono scesi in sciopero, dal dicembre 2011 i lavoratori non percepiscono lo stipendio e il tanto atteso incontro richiesto dai sindacati con la committenza (Ferrovie) non è ancora stato concesso.

    Questo pomeriggio a partire dalle ore 14.00 in via De Amicis davanti al cantiere edile situato nelle adiacenze della stazione di Genova Brignole, i lavoratori effettuano un presidio di protesta.

  • Sottopasso Cadorna: entro l’estate al via i lavori di messa in sicurezza

    Sottopasso Cadorna: entro l’estate al via i lavori di messa in sicurezza

    Sottopasso Cadorna a GenovaBuone notizie per il sottopasso Cadorna, devastato dalla recente alluvione del 4 novembre: secondo un accordo che si sta definendo in questi giorni, tra il Comune e gli affittuari dei locali commerciali esistenti prima del tragico evento, entro tre mesi dovrebbero incominciare i lavori di bonifica dell’area e di messa in sicurezza per eventuali futuri allagamenti.

    Secondo il progetto la prevenzione dovrebbe essere assicurata dal rialzo dell’accesso di 40 cm e da una perimetrazione del tunnel che funga da barriera contro l’acqua. A questi vanno aggiunti il puntellamento dei soffitti pericolanti nonché il rifacimento di muri e pavimenti. Lavori estremamente costosi che avevano indirizzato il Comune al solo ripristino del passaggio pedonale.

    <<Non si possono buttare via 40 anni di lavoro>>, afferma Mauro Brancaleoni, proprietario di Europarfums e promotore del comitato negozianti, che si sono opposti fermamente a questa risoluzione. L’attuale, provvisoria ricollocazione degli esercizi commerciali nella struttura a fianco di viale Caviglia, pur avendoli salvati da un fallimento certo, non ha aiutato il fatturato che è sceso di un 50-60%. La conciliazione si è raggiunta grazie ad una riduzione del canone di locazione da parte del Comune e alla promessa che un eventuale risparmio sul budget di spesa sarà devoluto agli affittuari per sostenerli nel ripristino interno dei negozi.

    Restano a carico dei conduttori, invece, oltre che alla rinuncia di un concreto indennizzo per i danni subiti, due pesanti clausole: manlevare il Comune da qualsiasi responsabilità in caso che la nefasta circostanza si ripeta e la chiusura immediata degli esercizi in presenza di un’allerta meteo. Condizioni sottoscritte dai commercianti in cambio della certezza di poter riprendere l’attività che non sarà esente da problemi, il primo dei quali è trovare un minimo di tutela attraverso un’assicurazione, data la defezione delle precedenti compagnie e il gentile rifiuto di quelle interpellate.

    Meno felice è la dichiarazione di “impotenza”, annunciata dalle autorità preposte, per quel che riguarda i giardini di Brignole. Non verranno allestiti i pannelli lungo via Fiume per salvaguardare i giardini e né questi si trasformeranno in un parco chiuso: i conti del Comune, sprofondati in un allarmante rosso, non permettono la realizzazione del progetto. Qualche miglioria è stata, in verità, già apportata con il rifacimento della pavimentazione dei percorsi pedonali, con la collocazione di nuovi punti luce, con il ripristino delle panchine, con la recinzione delle fontane e il rinverdimento dei giardini.

    Ma il degrado perdura, microcriminalità, spazzatura e atti vandalici sono all’ordine del giorno. Nonostante siano state messe in funzione telecamere di sorveglianza, le fontane continuano ad essere usate come cestini della spazzatura o sfregiate da ogni tipo di graffito; avanzi di cibo abbandonati, lattine, bottiglie, sacchetti di plastica uniti ai bisogni fisiologici espletati sui prati da questi poco graditi abitanti del luogo, richiamano frotte di ratti che lasciano gli oscuri meandri delle fogne per unirsi al banchetto.

    Per completare questo poco edificante panorama della nostra città ricordiamo i costanti furti a cui sono sottoposti i gazebi dei commercianti del sottopasso che, già danneggiati dall’alluvione, devono fare i conti anche con questa realtà. Il Comune dichiara che sta facendo il possibile sia in termini di un’assidua pulizia sia facendo pattugliare la zona da vigili ed altre forze pubbliche ma, se permane tale situazione, c’è da chiedersi che cosa non funzioni.

     

    Adriana Morando

  • Chiusura del Tribunale di Chiavari: un edificio da 13,5 mln ancora da ultimare

    Chiusura del Tribunale di Chiavari: un edificio da 13,5 mln ancora da ultimare

    Tribunale di Chiavari, il nuovo edificio
    Il nuovo "Tribunale del Tigullio", rimarrà abbandonato?

    Storie di ordinario spreco: il quasi neo-nato tribunale di Chiavari non ha ancora visto la luce ed è destinato già a morire. Come tante opere pubbliche costate miliardi e poi abbandonate per non utilizzo, perché non portate a termine, perché in realtà inutili o perché, come in questo caso, fermate da una legge, anche il nuovo palazzo di giustizia, sorto nella cittadina rivierasca e costato la bellezza di 13, 5 milioni di euro, rischia di non essere mai messo in funzione per la restrizione imposta, in nome di un contenimento della spesa pubblica, dalla revisione sulle circoscrizioni dei Tribunali.

    Per evitarne la soppressione e il conseguente accorpamento al Tribunale di Genova, basterebbe aumentare il comprensorio dai limiti attuali (150 mila cittadini) a 180 mila, cosa fattibile con l’incremento dei comuni inclusi nel distretto di competenza. Il Comitato “Salva il tuo tribunale“, promosso da Gabriele Trossarello, avvocato, sindaco di Moconesi, ha raccolto in un giorno più di 4000 firme…

    La politica di rigore non può essere cieca davanti a un edificio che rischia di marcire nel degrado più bieco, come avviene per miriadi di opere pubbliche di cui ci rendicontano, giornalmente, i media (esempio per tutti i faraonici lavori per i mondiali di nuoto del 2009, opere non terminate e piscine ridotte a maleodoranti acque stagnanti) né si può pensare al recupero dell’area con una demolizione che aggiungerebbe danno alla beffa. Nelle prossime settimane si svolgeranno incontri pubblici in tutte le principali località del Tigullio organizzati dal comitato che si sta battendo per sensibilizzare la cittadinanza e la politica locale sul rischio che “le nostre amate valli diventino periferie senza servizi di Genova o di La Spezia”.

    Non solo: in termini logistici il Tribunale di Genova riuscirebbe a gestire anche l’utenza del Tribunale di Chiavari? Dalle nostre parti i tempi di espletazione delle pratiche, incommensurabili, sono ben noti a chi ha avuto la disavventura di averne bisogno.

    La nostra sede è ubicata sì in zona centrale, ma senza strutture atte ad accogliere visitatori in auto o mezzi pubblici che transitino nella via, per non parlare di scale e scaloni, di ascensori latitanti, di corridoi degni del labirinto di Cnosso che brillano per la mancanza di indicazioni. Aulette soffocanti che fanno concorrenza al ripostiglio delle scope e scartoffie polverose, talora alla portata di tutti, discreti e indiscreti.

    Ma il dato più sconfortante è che si vuole sopprimere una realtà, l’attuale vecchio Tribunale di Chiavari, che è tra i primi dieci in Italia per tempi di risoluzione delle cause.  Poco conto si tiene, infine, ma questo fa parte dei “soliti” sacrifici che si chiede alla “solita” gente, del disagio che la soppressione del tribunale comporterebbe in termini di spesa e di tempo per eventuali spostamenti degli utenti rivieraschi verso la nostra città.

    Poiché non è pensabile una mancanza di capacità di tutte (o quasi) le persone che ci rappresentato, in uno sforzo di fiducia, si deve pensare che siano talmente avulse dalla realtà della vita dei più, da non rendersi conto che certi “buoni propositi” di riduzione delle spese si trasformano, di fatto, in inauditi disagi.

     Adriana Morando

  • Addio Tunnel sotto il Porto: dieci anni fa era un altro mondo

    Addio Tunnel sotto il Porto: dieci anni fa era un altro mondo

    Porto di GenovaLa notizia è dei giorni scorsi, il Consiglio Comunale con 26 voti a favore ha liquidato la Tunnel di Genova S.p.A (formata da Comune di GenovaAutorità Portuale di Genova e Cassa e Depositi e Prestiti), ovvero la società a cui dieci anni fa lo stesso Comune aveva dato l’incarico di realizzare un’autostrada sottomarina capace di attraversare il Porto di Genova per collegare San Benigno alla Foce.

    Ma chi di voi si ricorda il progetto del super-tunnel? Facciamo una decina di passi indietro.

    La società Tunnel di Genova S.p.A. ricevette nell’aprile 2003 il progetto preliminare dalla società inglese High-Point Rendel, ovvero due gallerie circolari e parallele lunghe 720 metri da Calata Gadda a San Benigno fino ad una profondità di 35 metri; ogni galleria con tre corsie, ciascuna larga 3,75 metri, con l’uscita prevista all’altezza del mercato del pesce. La realizzazione del tunnel avrebbe anche dato il la ad un parcheggio sotterraneo di 3 piani per 3.000 auto e 60 bus. Il tutto per una cifra inizialmente stimata in 450 milioni di euro, poi cresciuta sino ai 520 milioni ipotizzati nel 2008.

    Il primo intoppo arrivò già nel 2003 (ancora il Ministero delle Infrastrutture non aveva dato il via libera al progetto definitivo), quando l’ipotizzato abbattimento dello Yacht Club Italiano di Calata Gadda, dove il progetto prevedeva la viabilità in uscita del tunnel, si rivelò impossibile. Emerse infatti sul palazzo dello Yacht Club un vincolo di tipo immobiliare. Ma un’opera simile poteva essere frenata da un palazzo?

    Si continuò a lavorare per impostare un project financing e quindi diminuire all’osso la parte di investimento pubblico. Il privato che avesse deciso di finanziare il tunnel avrebbe poi avuto la concessione per 50 anni con la possibilità di far gravare sui genovesi automobilisti subacquei una tassa di pedaggio dai 0,50 ai 2 euro. La progettazione preliminare costò alla società Tunnel di Genova 4 milioni di pubblici euro.

    Nel 2005 il Ministero delle Infrastrutture approvò il progetto e un anno dopo, 2006, l’allora ministro delle infrastrutture e dei trasporti Antonio Di Pietro scrisse nel documento sulle “infrastrutture prioritarie”:

    Nel sistema della grande viabilità urbana di Genova si inserisce il progetto del tunnel sottomarino/sotterraneo, attualmente in fase di progettazione preliminare, che attraversa il bacino del porto antico, ponendosi in alternativa alla esistente sopraelevata, migliorando il sistema dei collegamenti con l’area portuale, e realizzando una connessione diretta tra gli svincoli di Genova est ed ovest. Di grande valenza la possibilità di ridefinire il “waterfront” cittadino.

    Lo stesso ministro suona la carica ancora una volta l’anno successivo, il 2007, con una lettera indirizzata al presidente dell’Anas dove si legge addirittura della “demolizione della Sopraelevata che rappresenta una reale, pesante cesura tra il centro storico della città e il suo porto“.

    Il progetto, fortemente voluto tra i tanti dall’assessore della giunta Pericu e presidente della Tunnel di Genova Giancarlo Bonifai, rimane fermo un po’ in tutti i cassetti: Ministero, Cipe, Anas, Comune, Regione, Autorità Portuale… La nuova giunta Vincenzi, nella persona dello stesso sindaco, si dichiara però favorevole all’opera pur considerando prioritaria la realizzazione del Nodo di San Benigno (il progetto definitivo del nodo di San Benigno è stato approvato in conferenza dei servizi nell’agosto 2011 n.d.r.) e promuovendo da subito la realizzazione della Strada a mare di Cornigliano.

    Una nuova luce di speranza, nonostante dall’altra parte dell’oceano stessero esplodendo mutui come fuochi d’artificio, arrivò dalla presa di posizione di Anas che nel 2008 fece intendere di voler assumere la postazione di comando per traghettare il progetto sino al defintivo “timbro” del Cipe che avrebbe dovuto promuovere definitivamente il Tunnel di Genova come opera di interesse nazionale.

    Nell’agosto del 2010 la definitiva doccia fredda: nelle carte presentate da Autostrade alla Regione per la proposta progettuale della risistemazione viaria di Genova, il tunnel sottomarino non è neanche citato.

    E arriviamo così allo scioglimento della società e all’accantonamento del progetto, in un tempo fatto di tagli e restrizioni, in cui sentir parlare di Tunnel della Manica in miniatura nel Porto di Genova fa quantomeno sorridere. La storia di questo progetto è la storia di un “vecchio mondo” che non c’è più, che non avrebbe potuto continuare a lungo a reggere un passo simile, un simile ritmo; un mondo dove anche a Genova era possibile immaginare una strada da 500 milioni di euro scorrere sotto al fondale marino…

    Gabriele Serpe

     

    PS Il viaggio andata e ritorno verso il sogno Tunnel di Genova è costato più di 5 milioni in dieci anni.

    PS 2 Sono rimasti ancora alcuni nostalgici: “Il progetto del tunnel resta valido –  sottolinea l’assessore al Bilancio Francesco Miceli – ma in questo momento non ci sono risorse per finanziare l’opera”.