Tag: lavori pubblici

  • Bassa Valbisagno: Municipio investe per messa in sicurezza scuole

    Bassa Valbisagno: Municipio investe per messa in sicurezza scuole

    Il consiglio del Municipio III Bassa Val Bisagno, sul finire dello scorso ottobre, ha approvato all’unanimità la programmazione relativa al piano degli investimenti in conto capitale 2012, decidendo di investire soprattutto in “cultura”, ovvero in interventi di ristrutturazione e messa in sicurezza delle scuole.

    In totale parliamo di circa 281 mila euro, fondi a disposizione del Municipio per lavori di manutenzione straordinaria sul territorio di riferimento, dei quali circa ¾ saranno destinati a questo scopo. La restante quota, invece, sarà utilizzata per i sedimi stradali – tra i quali è compreso il rifacimento del primo tratto della mattonata di Salita Costa dei Ratti – e la riqualificazione di alcune aree verdi.

    Nel dettaglio gli edifici scolastici interessati sono: Scuola XII Ottobre (via Galeazzo 26), Scuola Papa Giovanni XXIII (piazza G. Ferraris 4), Scuola elementare C. Battisti (via Donghi 10), Scuola elementare G. Marconi (piazza Martinez 4), Scuola media Usodimare (via Berghini 1), Scuola media Cambiaso (viale V.C. Bracelli 59), Scuola media ex Govi (via Pinetti 68).

    Per quanto riguarda il verde si procederà al recupero di un magazzino comunale con annesso piazzale in viale Bracelli, un’area adiacente alle scuole Cambiaso e Fanciulli, interessata da una riqualificazione che garantirà nuovi spazi a disposizione di alunni e abitanti della zona.

    Ma l’operazione forse più importante – perché rappresenta una sorta di rivoluzione rispetto alla prassi consolidata – sarà il rifacimento di Salita Costa dei Ratti, un’antica creuza mattonata nella parte alta di Quezzi. Solitamente, infatti, il recupero di questi percorsi storici comportava una loro pesante cementificazione con i conseguenti pericoli di impermeabilizzazione che in molti casi li hanno trasformati in veri e propri “canali” (vedi via del Molinetto, oggi alle prese anche con la mancanza del ponte).

    Circa 40 mila euro serviranno per il 1° lotto di regimentazione parziale delle acque piovane e la sistemazione del primo tratto di mattonata. Anche in questo caso qualcuno aveva proposto di asfaltare la creuza ma per fortuna, come ricorda Giuseppe Pittaluga, consigliere (Fds) del Municipio Bassa Valbisagno «Ha prevalso una nuova linea quella di una maggiore attenzione al rischio di incanalamento dell’acqua piovana. Si tratta solo di una prima parte di mattonata ma è un’inversione di rotta davvero significativa».

    «Lo “spaccato genovese”, a livello tecnico, è quello più difficile da realizzare – spiega Giuseppe Pittaluga – bisognerà fare uno studio accurato per capire quale tipologia di selciato è più funzionale ai fini di minimizzare il rischio idrogeologico. Ad esempio a Sant’Ilario hanno utilizzato una mescola di cemento, complementare alla presenza dei tombini, che aiuta a far fluire l’acqua, lasciando al loro posto i mattoni centrali».

     

    Matteo Quadrone

  • Via Garibaldi: ritrovati reperti medioevali, i lavori rallentano

    Via Garibaldi: ritrovati reperti medioevali, i lavori rallentano

    I lavori in corso per il rifacimento della pavimentazione di via Garibaldi – un intervento che nelle scorse settimane era stato oggetto di polemiche – rallentano a causa del ritrovamento di alcuni reperti archeologici.

    Lo ha comunicato ieri in consiglio comunale l’assessore alla Mobilità, Anna Maria Dagnino, rispondendo ad un’interrogazione presentata dai consiglieri Lilli Lauro e Guido Grillo. I due esponenti del Pdl hanno chiesto informazioni in merito alla tempistica dei lavori e sul monitoraggio degli stessi, considerando che via Garibaldi, oltre ad essere un patrimonio di tutti i genovesi, è un biglietto da visita della città ed un percorso turistico tra i più frequentati.
    «Mi risulta che i cantieri potrebbero concludersi addirittura nel 2014 – ha affermato Lauro – Inevitabilmente, la presenza di cantieri ed operai, mette in difficoltà l’attività quotidiana dei commercianti. Mi domando perché non si possono prevedere anche turni notturni e nei giorni festivi per accelerare l’esecuzione dei lavori».

    L’assessore Dagnino ha ricostruito l’iter dei cantieri, avviati a seguito di un intervento programmato da Reti Gas per rifare le proprie utenze «Onde evitare di dover rompere nuovamente il lastricato, l’amministrazione comunale ha lavorato di raccordo fra i grandi utenti che si stanno facendo carico degli interventi in corso. E così, oltre a Rete Gas, intervengono anche Mediterranea delle Acque, Wind ed il Comune per la rete a fibre ottiche».

    «Subito era stata fatta la scelta di rimettere le lastre rimosse della pavimentazione ottocentesca, attualmente custodite dalla ditta esecutrice – ha continuato l’assessore – Dopo l’inizio dei lavori, però, la Consulta per l’handicap ha chiesto un percorso più scorrevole lungo la strada e noi non potevamo essere indifferenti a questa richiesta».
    La prima ipotesi studiata prevedeva di realizzare un corridoio dedicato per i disabili con una pavimentazione diversa, ma la proposta è stata bocciata dalla Soprintendenza.

    La decisione di salvare lo storico lastricato è arrivata dopo un vertice svoltosi a metà ottobre presso gli uffici della Direzione Regionale per i beni Culturali e Paesaggistici della Liguria, a cui hanno partecipato Comune, Soprintendenza, Civ di zona e Consulta per l’handicap.
    Una scelta accolta con soddisfazione dai numerosi cittadini che si sono mobilitati in difesa della pavimentazione originale di Strada Nuova (anche attraverso l’attività di alcuni gruppi sorti su Facebook), preoccupati per un restyling che rischiava di compromettere per sempre l’assetto della storica via del centro storico.

    Adesso sono allo studio due soluzioni, come ha ricordato l’assessore «Una prevede di sistemare al centro della strada le piastre meglio conservate, in modo da creare un percorso agevolato per le persone diversamente abili. L’altra è quella di cercare di ridurre il dislivello fra una lastra e l’altra. La decisione comunque è della Soprintendenza, non nostra, ma questi problemi hanno determinato un rallentamento dei lavori».

    Oggi si aggiunge il ritrovamento dei resti di alcune abitazioni medioevali «Ogni volta che si scava nella nostra città si fanno sempre nuove scoperte che, ovviamente, rappresentano un arricchimento per tutti conclude Dagnino – La Soprintendenza sta eseguendo i rilievi sui reperti archeologici. Questo ritrovamento comporterà un ritardo di circa due mesi per la conclusione dei lavori, prevista ad aprile 2013, dunque i cantieri dovrebbero chiudersi a giugno. Per quanto riguarda le festività di fine anno, invece, è già previsto che i lavori si interromperanno dal 7 dicembre al 7 gennaio».

     

    Matteo Quadrone

    Foto di Daniele Orlandi

  • Rischio idrogeologico, pulizia dei rivi: il Comune accusa i privati

    Rischio idrogeologico, pulizia dei rivi: il Comune accusa i privati

    La pulizia dei rivi genovesi, argomento di particolare attualità nel periodo autunnale, torna a fare capolino in Sala Rossa a Palazzo Tursi, per merito di un’interrogazione a risposta immediata (art. 54) promossa da tre consiglieri comunali, Francesco De Benedictis (Idv), Guido Grillo e Stefano Balleari (Pdl), i quali hanno posto all’assessore ai Lavori Pubblici, Gianni Crivello, alcuni quesiti in merito alla situazione del Rio Cantarena (Sestri Ponente) e del Rio Bagnara (Quinto).

    De Benedictis ha chiesto rassicurazioni sulla situazione attuale, sottolineando la preoccupazione di numerosi cittadini che osservano sotto i loro occhi la presenza di una folta vegetazione in numerosi torrenti «Non mi si dica che alberi, erba e quant’altro devono essere lasciati crescere negli alvei dei rivi perchè servono a contenere l’eventuale aumento della massa d’acqua – ha spiegato il consigliere Idv – Io non credo a queste ragioni e come me la pensano in tanti. Inoltre vorrei allargare il discorso alla pulizia dei tombini, molti sono intasati, al contrario occorre liberarli onde evitare ulteriori problematiche in caso di copiose precipitazioni».
    Infine De Benedictis ha evidenziato l’estrema pericolosità del Rio Baganara che scorre nella zona di Quinto (un rivo sottoposto all’assedio del cemento), dove ancora oggi nessun intervento è stato realizzato.

    Il consigliere Grillo, invece, ha esordito ricordando un’occasione importante per far sentire le ragioni del territorio, ovvero l’iniziativa pubblica “Tutela del territorio: sicurezza per i cittadini, sviluppo per l’economia, lavoro qualificato per i giovani”, organizzata dalla Cgil di Genova mercoledì 24 ottobre «Un’opportunità da sfruttare – ha detto l’esponente del Pdl – vista la presenza del Ministro dell’Ambiente, Corrado Clini, del Sindaco di Genova, Marco Doria e del Presidente della Regione Liguria, Claudio Burlando, per stimolare il Governo a mettere in campo maggiori risorse contro il rischio idrogeologico che minaccia la nostra città».
    Grillo ha domandato all’assessore Crivello quali azioni sono state attuate per garantire un’adeguata pulizia dei rivi e «Per quale motivo, nonostante in quest’aula se ne parli da anni, ancora non si sia riusciti ad utilizzare la forza lavoro rappresentata dai detenuti del carcere di Marassi, per le attività di manutenzione».

    Il consigliere Stefano Balleari, infine, ha espresso preoccupazione per la situazione del Rio Cantarena a Sestri Ponente, dove «Alcuni interventi di messa in sicurezza sono iniziati, ma gli abitanti della zona non li ritengono assolutamente sufficienti».

    Ha risposto l’assessore ai Lavori Pubblici, Gianni Crivello «Il Comune parteciperà al convegno organizato dalla Cgil proprio per confrontarsi con un tema così importante, qual è la tutela del territorio. Sappiamo che per mettere in sicurezza la nostra regione servirebbero miliardi di euro. Solo per Genova si parla di milioni di euro». Quindi secondo l’assessore «Occorre sollecitare degli interventi di carattere nazionale. Per questo nel Piano delle città abbiamo ritenuto prioritario agire sulla zona della Valbisagno».
    Per quanto riguarda l’annosa questione della pulizia dei rivi «Non corrisponde al vero l’affermazione per cui è utile eliminare tutta la vegetazione presente negli alvei dei corsi d’acqua, anzi, in alcuni casi, tagliarla equivale a vederla ricrescere in maniera ancor più rigogliosa – ha sottolineato Crivello – il Comune, tramite Aster, effettua una regolare manutenzione al fine di eliminare i materiali depositati e rimuovere la vegetazione infestante. Laddove emergono delle problematiche si tratta di zone in cui il Comune è frontista. Vale a dire che stiamo parlando di rivi che confinano con strade o aree di proprietà privata, dove la responsabilità della pulizia ricade sui medesimi soggetti privati».
    Il problema, secondo Crivello, è individuare queste responsabilità di concerto con i municipi «Una collaborazione che stiamo portando avanti – sottolinea l’assessore – Inoltre abbiamo stanziato 500 mila euro per intervenire sulle caditoie che presentano delle criticità. A breve faremo un sopralluogo sul Rio Bagnara. Mentre sul Rio Cantarena abbiamo eseguito dei lavori, ma esistono diverse responsabilità private».
    Infine, in merito all’eventuale utilizzo dei detenuti per le attività di manutenzione, Crivello spiega «Come sappiamo si tratta di progetti che richiedono tempi lunghi per la loro approvazione. Comunque l’obiettivo è quello di individuare un protocollo d’intesa con la Casa Circondariale di Marassi».

     

    Matteo Quadrone

    Foto di Diego Arbore

     

     

  • Valbisagno: mobilitazione in difesa di Ponte Carrega

    Valbisagno: mobilitazione in difesa di Ponte Carrega

    Ponte Carrega, ValbisagnoDopo WWF e Legambiente, adesso è la volta degli “Amici di Ponte Carrega”, gruppo di cittadini della Val Bisagno che chiedono di salvare lo storico manufatto – costruito nel 1788, detto originariamente “ponte delle carrare” in quanto unico ponte carrabile della zona che consentiva il passaggio dei carri dalla sponda sinistra del Bisagno a quella destra – e contestano il progetto del Comune di Genova che prevede l’abbattimento di 4 ponti per realizzare l’allargamento della strada sulla sponda destra del Bisagno.
    Si allarga il fronte dei contrari ad un’operazione dai costi significativi e su cui gravano diversi dubbi in merito all’effettiva utilità, per la quale l’amministrazione comunale ha chiesto un cofinanziamento al Governo nell’ambito del Piano delle città (leggi l’inchiesta di Era Superba).

    «Piuttosto che di allargamento della strada noi preferiamo parlare di restringimento dell’alveo del Bisagno, perché è quello che accadrà – spiegano gli “Amici di Ponte Carrega” – Questo progetto, contrariamente a quanto sostengono tecnici e amministratori comunali, non servirà affatto a migliorare la sicurezza del Bisagno che, anzi, peggiorerà con il restringimento dell’alveo e la realizzazione di un muro d’argine alto 5 metri. Senza considerare il fatto che l’abbattimento di 4 ponti, solo 2 dei quali verranno ricostruiti, penalizzerà notevolmente i cittadini. Spendere diversi milioni di euro per buttare giù questi ponti è un’assurdità»

    Ponte CarregaGli “Amici di Ponte Carrega” sono molto attivi ed hanno creato una pagina Facebook in cui spiegano le ragioni della mobilitazione «Vogliamo informare la cittadinanza sulle assemblee e le iniziative pubbliche che hanno come soggetto il quartiere di Pontecarrega. Il nostro obiettivo è quello di preservare e proteggere il più antico ponte della Valbisagno, simbolo del nostro quartiere, dal rischio di un probabile abbattimento paventato dalla Regione Liguria e dal Comune di Genova. Chiediamo di salvare Ponte Carrega perché si tratta di un bene storico e monumentale della città».

    «Abbiamo iniziato una raccolta firme in difesa del ponte e contro il progetto prospettato dal Comune», spiegano i promotori dell’iniziativa che nel frattempo hanno trovato nuovi alleati come il Fai, Italia Nostra, la parrocchia di Montesignano ed il centro sociale Pinelli. «Siamo stati contattati anche dalla Fondazione Genoa, visto che proprio in spianata Ponte Carrega il Genoa vinse il suo primo scudetto – concludono gli amici del ponte – Ci siamo rivolti alla Soprintendenza per i Beni Architettonici e Paesaggistici della Liguria, la quale ci ha assicurato che Ponte Carrega è un bene tutelato. Questo significa che non potrà esserci un parere favorevole alla sua demolizione».

     

     

    Matteo Quadrone
    [foto di Daniele Orlandi]

  • Sampierdarena: cantieri fermi, riqualificazione al palo

    Sampierdarena: cantieri fermi, riqualificazione al palo

    A Sampierdarena il travagliato cantiere di via Buranello continua a far disperare negozianti e cittadini. Da almeno quindici giorni i lavori, giunti all’altezza di via Castelli, sono fermi, nessun operaio è all’opera e gli abitanti si domandano quando finalmente saranno conclusi. Eppure si parlava di dicembre, prima delle festività natalizie, quale termine ultimo del cantiere. L’intervento di riqualificazione – dal costo complessivo di circa 2 milioni di euro – prevede l’allargamento dei marciapiedi mentre la carreggiata, nel prossimo futuro, sarà dedicata all’esclusivo passaggio dei mezzi pubblici.

    Oggi però i lavori, dopo aver proceduto a passo di lumaca per diversi mesi, sono nuovamente al palo. Il motivo è semplice: il Comune ha difficoltà a pagare le imprese che hanno in appalto i lavori. «È un problema legato al Patto di Stabilità – spiega l’assessore ai lavori pubblici, Gianni Crivello- ma lo stiamo superando e al più presto sbloccheremo la situazione».
    Gli esercenti del Civ di zona non nascondono le loro perplessità in merito al rilancio del quartiere. In particolare sottolineano quanto sia inutile realizzare marciapiedi extra-large modello “passeggiata” quando intorno stanno progressivamente scomparendo le attività commerciali. I locali delle Ferrovie ubicati lungo via Buranello rimangono vuoti, mentre continuano a spuntare come funghi nuove sale per il gioco d’azzardo, le uniche che continuano a fare buoni affari.
    L’assessore Crivello ribadisce che il cantiere sarà portato a termine «In settimana incontreremo le ditte interessate ed i lavori ripartiranno perché via Buranello, in prospettiva di via Lungomare Canepa, è un asse troppo importante».

    Ma non c’è solo via Buranello, a Sampierdarena altre opere attendono ancora di vedere la luce. Tra queste, una assume particolare rilevanza – considerando anche il notevole investimento, circa 4 milioni di euro – ovvero la costruzione dell’ascensore che dovrebbe collegare via Cantore all’ospedale Villa Scassi. Una struttura da lungo tempo fuori uso che sarà completamente rivisitata per fornire un servizio migliore agli utenti del nosocomio. Il cantiere finora non è stato neppure avviato, ma l’assessore Crivello rassicura «L’iter procedurale sta andando avanti, dobbiamo ancora stabilire i tempi ma la gara d’appalto si farà. Si tratta di un intervento su cui puntiamo molto».

     

    Matteo Quadrone

  • Lavori in Corso Europa: WWF contesta gli interventi del Comune

    Lavori in Corso Europa: WWF contesta gli interventi del Comune

    Lunedì sono partiti i lavori di sostituzione del guard-rail centrale in corso Europa, un’arteria fondamentale per il traffico cittadino, invasa da tre cantieri nei prossimi 7 mesi che creeranno inevitabili disagi ai cittadini, complicando la mobilità di autobus e mezzi privati. Il primo lotto riguarda il tratto compreso tra via Pastore e via della Piazzetta, per una lunghezza complessiva di circa 500 metri su entrambi i lati dello spartitraffico, in seguito si proseguirà nei tratti stradali successivi in direzione levante per terminare l’intera operazione nell’aprile 2013.
    Un intervento di messa a norma resosi necessario perché «Il guardrail esistente non è più conforme alla normativa vigente», sottolinea l’amministrazione comunale. Quindi l’obiettivo dichiarato è migliorare la sicurezza della circolazione in una via che spesso è stata teatro di drammatici incidenti stradali.

    Ma la decisione del Comune trova l’opposizione della sezione genovese del WWF che, in un comunicato dal titolo emblematico “Sicurezza per chi e a spese di chi?”, contesta la tempistica dei lavori, la loro reale motivazione e l’esborso economico previsto.
    «C’è da chiedersi perché questo intervento debba essere fatto in pieno periodo lavorativo e non, se davvero era così urgente, nel passato periodo estivo – scrive il WWF – Nel frattempo quanti utenti lasceranno il trasporto pubblico e passeranno al mezzo privato, contribuendo così ad aumentare le statistiche dell’incidentalità con buona pace dell’auspicata sicurezza?».
    L’associazione ambientalista sottolinea le disastrose conseguenze per l’ambiente e la vivibilità della zona, generate dalle decisioni di Palazzo Tursi «Per 7 mesi, “improrogabili” lavori di manutenzione, determineranno la scomparsa dell’unica infrastruttura intelligente e a basso costo realizzata per il trasporto pubblico a Genova da 20 anni a questa parte. La sostituzione dei guard-rail centrali in Corso Europa comporterà infatti la sparizione della corsia dei bus, che ha radicalmente migliorato la qualità della vita dei cittadini del levante e comportato risparmi per 1 miliardo e mezzo di vecchie lire l’anno alla casse di AMT, per il periodo dei lavori». A farne le spese sarà soprattutto la linea 17, l’unica con velocità di percorrenza decorose proprio grazie alla corsia dedicata «Per mesi e mesi i bus rimarranno impantanati nel traffico».

    Il WWF esprime tutti i sui dubbi anche in merito al presunto obiettivo dei lavori «Perché devono essere sostituiti i guard-rail esistenti? Non è semplicemente sufficiente la loro eliminazione? Dove stanno le ragioni di sicurezza? L’incidentalità in Corso Europa è dovuta ad una serie di cause, tra cui la velocità eccessiva, soprattutto nei tratti più a levante, da qui il rischio di invadere la carreggiata opposta. In tutto questo risulta difficile capire cosa c’entri la pericolosità dell’attuale guard-rail».
    Se tuttavia «Lo stato di manutenzione o anche scrupoli di sicurezza rendessero opportuna la rimozione del barriera esistente, bene, la si rimuova e basta – ribadisce il WWF – Ricostruirla sembrerebbe un avvallo alle infrazioni. Si attuino soluzioni “normali” come tante altre strade a forte traffico o, al limite, come quella di Via Gramsci (dove un marciapiede divide le due carreggiate, ndr)».
    Il problema è di natura culturale, perché secondo il WWF siamo di fronte ad un errato approccio alle problematiche legate alla mobilità pubblica e privata. «Sarebbe decisamente più utile implementare sistemi di moderazione del traffico – spiega Vincenzo Cenzuales, esponente dell’associazione – per governare gli spazi urbani bisogna fare in modo di diminuire la velocità dei mezzi privati».

    Infine, a suscitare la disapprovazione del WWF, sono i costi economici dell’intera operazione. Aster ha curato, secondo le indicazioni della direzione Manutenzione Infrastrutture Verde e Parchi del Comune di Genova, la progettazione dell’opera, che sarà finanziata con i fondi residui dei Piani straordinari di manutenzione 2010 e 2011. L’importo totale dei lavori (IVA compresa) è di 980.000 euro, comprensivo di tutte le opere accessorie.
    «Apprendere che il costo per le casse del Comune sarà di ben 980.000 euro, soprattutto per l’installazione del nuovo, in un momento in cui mancano anche i soldi “per la carta igienica”, lascia molto sconcertati», sottolinea Cenzuales.
    «Ma questi sono solo i soldi strettamente necessari per l’intervento – fa notare il WWF – per gestire il traffico sarà necessario pagare straordinari alla Polizia Municipale (e non poco vista la durata dei lavori). Inoltre, l’improrogabile intervento comporterà un costo economico indiretto ad AMT per probabili perdite dell’ordine dei centinaia di migliaia di euro. Non è un’ipotesi così azzardata che tutta l’operazione possa alla fine costare al Comune, tra intervento, straordinari e danni ad AMT, cifre anche superiori al milione e mezzo di euro. E tutto questo, mentre si riparla di tagli al servizio AMT e si fa pagare a cittadini ed utenti il prezzo di anni di scelte sbagliate sulla mobilità, non è più solo sconcertante ma rasenta la follia».

     

    Matteo Quadrone

  • Darsena, Calata Vignoso: la passeggiata non convince residenti e turisti

    Darsena, Calata Vignoso: la passeggiata non convince residenti e turisti

    A due passi dal frequentatissimo Galata Museo del Mare, a pochi metri in più da Acquario, Porto Antico e città vecchia, la passeggiata di Calata Vignoso, quella che potrebbe essere un fiore all’occhiello proprio nel bel mezzo del circuito turistico, resta per il momento un work in progress.

    I lavori per il rifacimento della struttura sono in corso ormai da tempo e stanno finalmente per concludersi. La spesa prevista è di circa 186 mila euro. La nuova passeggiata prenderà il posto della vecchia promenade, realizzata con fondi europei alcuni anni fa e recentemente smantellata perchè le travi di legno, accostate lasciando troppo spazio una dall’altra, non permettevano un’adeguata pulizia.

    Il nuovo progetto non convince i residenti, abituali frequentatori della zona, soprattutto per l’assenza di spazi verdi, in grado di fornire un po’ di refrigerio nelle giornate estive, ma anche per la mancanza di panchine. Insomma un luogo che non garantisce la necessaria accoglienza, poco invitante nei confronti dei turisti.

    E poi il problema principale, ovvero quello dell’igiene, non sembra aver trovato una soluzione. Ancora oggi, infatti, in particolare alle prime luci dell’alba e a tarda sera i frequentatori principali sono i topi e spesso la passeggiata si trasforma in un dormitorio all’aria aperta, sicuramente non una bella immagine per promuovere la nostra città.

     

    Matteo Quadrone

     

  • Scalinata Borghese, progetto fermo da 8 anni: rimane solo il degrado

    Scalinata Borghese, progetto fermo da 8 anni: rimane solo il degrado

    Una sfarzosa palazzina in stile liberty, costruita in Piazza Tommaseo ai primi del Novecento allo scopo di ospitare l’accademia di Belle Arti – progetto rimasto incompiuto a causa della mancanza di fondi – nel corso del tempo ha avuto destinazioni diverse, prima palestra, in seguito ambulatorio sanitario, per finire nello stato di abbandono in cui giace ormai da oltre un decennio.

    Parliamo dell’edificio di proprietà del Comune di Genova che sorge sopra Scalinata Borghese, nel quartiere di Albaro. Dopo essere divenuto una sorta di “hotel disperazione”, riparo di fortuna per persone in difficoltà, nell’estate del 2009 e fino all’ottobre dello stesso anno ha avuto un sussulto vitale, che poteva far sperare in un suo auspicato rilancio, grazie all’iniziativa promossa dal Gruppo Emergenza Giovani con il progetto “InComunicazione” – quindici artisti di arti visive, tredici architetti e due musicisti – che hanno trasformato la struttura in un laboratorio artistico, con l’organizzazione di performance ed esposizioni.
    Purtroppo si è trattato di un’esperienza estemporanea che non ha avuto seguito nonostante la palazzina, dotata di ambienti interni molto semplici rispetto alla ricchezza esteriore, si presti in maniera particolare per l’allestimento di mostre. La meritevole iniziativa dei giovani artisti ha consentito di ripulire e riordinare la struttura e l’adiacente Scalinata Borghese, ma a distanza di appena 3 anni, tutto sembra essere tornato nella situazione di degrado preesistente.

    Eppure esiste un progetto di recupero e riqualificazione, risalente addirittura al 2004, presentato dalla “Progetti e Costruzioni s.p.a.” società della famiglia Viziano, che consentirebbe a tutto il complesso di tornare all’antico splendore. Si tratta di un “project financing” – una forma di finanziamento tramite la quale le pubbliche amministrazioni possono ricorrere a capitali privati per la realizzazione di progetti e infrastrutture ad uso della collettività – per restaurare e trasformare i fatiscenti volumi esistenti di Scalinata Borghese. Il progetto prevede la realizzazione di un moderno ristorante con bar, terrazza, sale per eventi e piccoli congressi. Inoltre saranno risanati anche i giardini intorno all’edificio. L’investimento previsto è di oltre di oltre 2,2 milioni di euro a fronte del quale l’immobile verrà affidato in concessione dal Comune di Genova per un periodo di 40 anni.

    «I lavori di recupero dell’edificio inizieranno nella primavera 2012 e dureranno 2 anni», si legge sul sito web del Gruppo Viziano (presente nel campo dell’edilizia da oltre sessant’anni, opera nel settore della consulenza e progettazione, della promozione edilizia e dei lavori in appalto). Finora però in Piazza Tommaseo non si muove una foglia.

    «Il Gruppo Viziano non ha ancora individuato un partner per il project financing – spiega il vicesindaco e assessore con delega all’attuazione dei grandi progetti di riqualificazione urbana, Stefano Bernini – Il problema è che occorre individuare un gestore dei locali in cui si svolgeranno attività di ristorazione e congressi. Fino a quel momento la convenzione tra Comune e “Progetti e Costruzioni s.p.a.” non può essere conclusa».
    «Tutto è partito nel 2004 con la presentazione del project financing – spiega l’architetto Maria Luisa Viziano – Il progetto ha richiesto tempi lunghi soprattutto perché abbiamo dovuto rispettare le indicazioni del Comune e le prescrizioni della Soprintendenza, visto che si tratta di un bene vincolato».
    Il motivo dell’empasse che ha impedito di dare il via alla riqualificazione è riconducibile alla differenza di vedute tra Comune e costruttori «Per circa due anni, tra 2007 e 2009, abbiamo avuto una diatriba con l’amministrazione comunale, la quale pretendeva che noi riqualificassimo i locali e poi versassimo anche un affitto decisamente oneroso – continua Maria Luisa Viziano – Invece, secondo il project financing, l’investimento lo ripagheremo nei 40 anni previsti dalla convenzione. Anche il Comune ha preso atto che le sue richieste erano impossibili da soddisfare».

    Oggi finalmente siamo giunti alla sistemazione degli ultimi tasselli mancanti che probabilmente renderanno possibile trasformare in realtà l’intervento di riqualificazione «Ci sono stati richiesti alcuni interventi aggiuntivi – spiega l’architetto Viziano – in particolare la realizzazione di un ascensore di collegamento tra la parte alta di via Francesco Pozzo e quella bassa per agevolare l’accesso ai locali anche per le persone diversamente abili. La settimana scorsa (ai primi di luglio, ndr) è arrivata l’autorizzazione da parte della Soprintendenza. Con l’estate dovremmo concludere l’iter. Ai primi di settembre potremmo ottenere il permesso a costruire e dare così l’avvio ai lavori».

    Indubbiamente l’aver atteso tutto questo tempo ha complicato le cose, come ricorda Maria Luisa Viziano «All’epoca della presentazione del progetto c’erano diversi gestori interessati alla struttura. Nel frattempo alcuni hanno addirittura visto fallire le proprie attività. In questo momento, per fortuna, altri soggetti hanno timidamente manifestato il loro interesse ma sono spaventati dall’investimento. In un periodo di crisi economica come quello odierno è più che comprensibile».
    «Noi svolgiamo il mestiere di costruttori e per forza di cose dobbiamo individuare un partner – conclude l’architetto – In questo modo la riqualificazione potrà essere eseguita su misura. Ma stiamo valutando la possibilità di una maggiore flessibilità negli interventi che consenta anche altre soluzioni in corso d’opera. Siamo comunque fiduciosi che la situazione si possa sbloccare: crediamo fortemente nell’opportunità offerta da questo investimento».

    Matteo Quadrone

    Foto di Daniele Orlandi

  • Sampierdarena, nodo ferroviario: il Municipio al fianco dei cittadini

    Sampierdarena, nodo ferroviario: il Municipio al fianco dei cittadini

    Condivisione d’intenti tra Municipio Centro-Ovest e residenti, con la richiesta rivolta a sindaco ed assessori competenti di impegnarsi in prima persona affinché siano puntualmente verificati tempi e modalità operative dei cantieri previsti per la realizzazione del nodo ferroviario.

    Questa la decisione assunta ieri dalla giunta municipale che ricorda come, già nei mesi scorsi, sia stato avviato un confronto con gli abitanti. Il nodo ferroviario è un’opera fondamentale per rendere più efficiente la mobilità ma, allo stesso tempo, richiede la necessaria attenzione delle istituzioni per non creare eccessivi disagi nei quartieri coinvolti dai lavori.

    «Il passante ferroviario di via Porro/via Fillak e la stazione di Sampierdarena sono oggetto di importanti opere di adeguamento e ristrutturazione che necessitano di valutazioni attente ed informazioni sui tempi, il posizionamento dei cantieri ed il transito dei mezzi pesanti», scrive il Municipio guidato dal presidente Franco Marenco. Per questo «La giunta decide di condividere e sostenere le istanze dei comitati cittadini di via Porro e del Campasso, impegnando Sindaco e assessori competenti a ad attivarsi al fine di verificare quanto richiesto».

    I comitati, sul finire del marzo scorso, in una lettera indirizzata al Municipio Centro-Ovest, sottolineavano le crescenti preoccupazioni dei residenti – in particolare di via Porro, via Fillak, via Campi e zona Campassoin merito all’impatto che i cantieri avranno sulla vivibilità dei quartieri.

    «Il Comune tramite il Municipio deve richiedere a R.F.I. (la società del gruppo Fs che sta realizzando gli interventi) adeguate compensazioni territoriali e maggiori informazioni – scrivono i comitati – vogliamo sapere posizione, tempi di attuazione, operatività e durata dei cantieri in zona piazza d’Armi e Campasso; interferenza dei cantieri sulla viabilità; tipologia, caratteristiche, distanze dalle abitazioni delle barriere antirumore nelle zone di via Porro, piazza Palmetta, via Miani e via Orgiero».

    Inoltre i cittadini chiedono precise compensazioni, per la zona Porro, Fillak, Campi «Disponibilità per il quartiere, a scopi sociali, della palestra del Dopolavoro ferroviario di via Porro; riqualificazione del ramblè ex raccordo Feltrinelli prevedendo aree con verde, giochi e panchine, attraverso una progettazione partecipata con gli abitanti del quartiere; sistemazione del sottopasso Fs di via Campi con percorso pedonale indipendente dal passaggio veicolare per superare l’attuale criticità e garantire l’incolumità dei passanti».

    Mentre per quanto riguarda la zona Campasso, i comitati sollecitano «Una fermata dei treni viaggiatori a Campasso; la possibilità di utilizzare una parte degli enormi spazi presenti nel parco ferroviario da adibire a strada di collegamento con la fermata metropolitana e per la realizzazione di parcheggi; riqualificazione area ex mercato ovo-avicolo per posti auto destinati ai residenti».

     

    Matteo Quadrone
    [foto di Diego Arbore]

  • Multedo: svincolo autostradale, una soluzione “provvisoria” che dura da 50 anni

    Multedo: svincolo autostradale, una soluzione “provvisoria” che dura da 50 anni

    Oggi in Sala Rossa a Palazzo Tursi, il consigliere comunale Paolo Gozzi (Pd) ha presentato un’interrogazione a risposta immediata (art. 54) in merito al mai risolto problema dello svincolo autostradale di Multedo.

    «L’uscita del casello autostradale di Multedo consiste in una stretta serpentina fra le case, quotidianamente congestionata da un intenso flusso di traffico, reso esasperato da un continuo passaggio di mezzi pesanti –ricorda Gozzi – Gli abitanti convivono con pericolose manovre frequentemente messe in atto dagli autoarticolati che si trovano, spesso, in una difficile situazione di manovra».
    Parliamo di uno svincolo che si trova in questa situazione da cinquant’anni «Come tante altre cose in Italia, una soluzione provvisoria è diventata definitiva», ha sottolineato il consigliere Pd.
    «In ormai datati Puc la soluzione al problema veniva individuata in un raccordo che, transitando sul terreno occupato dall’Azienda Carmagnani, collegasse direttamente il casello all’Aurelia, eliminando la serpentina fra le case – spiega Gozzi – È nota l’annosa questione della mai risolta dislocazione di Carmagnani che, di fatto, ha portato all’accantonamento di un progetto complesso ma che rappresenta l’unica vera soluzione al problema».

    «In seguito ad alcuni incidenti, fra cui uno, fortunatamente non letale, che ha coinvolto una mamma con il passeggino, durante l’attraversamento della strada, Autostrade ha avanzato un progetto di allargamento del raggio della curva, a scapito dei giardini pubblici “John Lennon”», continua Gozzi.
    Un intervento duramente contestato dagli abitanti in occasione di un’affollatissima assemblea pubblica tenutasi lo scorso marzo. «I cittadini lo considerano un semplice palliativo incapace di risolvere una situazione divenuta intollerabile», ribadisce il consigliere Pd.
    Il progetto di Autostrade prevede una semplice riprofilatura della curva di via Reggio «Una non-soluzione, che non sgraverebbe Multedo da un flagello quotidiano, quello dei mezzi pesanti in manovra, a pochi centimetri da case, scuole ed impianti sportivi, con grande pericolo per i passanti – continua Gozzi – l’assemblea pubblica ha ribadito una cosa chiara: l’incompatibilità di Carmagnani e Superba con il tessuto abitativo circostante e non solo per questioni ambientali. L’unica soluzione davvero risolutiva per il quartiere, infatti, vedrebbe l’uscita del casello autostradale dirigersi dritta verso l’Aurelia, oltrepassando il terreno occupato dall’azienda».

    «Durante la citata assemblea pubblica l’allora Assessore alla Viabilità del Comune di Genova, Simone Farello, invitava Autostrade a bloccare il progetto – spiega il consigliere Pd – inoltre prometteva di promuovere uno studio del flusso dei mezzi pesanti per valutarne le ricadute e studiare una possibile interdizione del loro traffico, per quanto riguarda la “serpentina” di Multedo, nelle ore diurne più critiche, con l’intento di sgravare il quartiere da una pesante servitù, una delle tante che l’attanagliano e contestualmente rendere superfluo l’intervento».
    «Da marzo 2012, non si hanno più notizie né del progetto, né dello studio – conclude Gozzi – con l’interrogazione chiedo notizia circa lo stato del progetto di Autostrade e le intenzioni del Comune circa la promozione dello studio che ritengo tutt’oggi utile e dovuto».

    Anche il consigliere Antonio Bruno (Federazione della Sinistra) ha presentato un articolo 54 sulla medesima questione.
    «L’attuale Puc non prevede più l’alternativa del passaggio nell’area Carmagnani, considerata Distretto di Trasformazione – spiega Bruno – L’unica soluzione praticabile, oggi è stata cancellata. Probabilmente per consentire una maggiore valorizzazione economica dell’area interessata. L’esame delle osservazioni presentate al Puc deve essere l’occasione per rivalutare questa prospettiva. Anche perché l’ipotesi di ridurre lo spazio a servizio del quartiere è negativa».

    Ha risposto il vice sindaco nonché assessore con delega all’urbanistica, Stefano Bernini «L’intervento a cui si fa riferimento era frutto di un’intesa tra Regione, Autostrade e Ministero dei Trasporti, legato ad un progetto più ampio di riqualificazione/adeguamento delle uscite autostradali – spiega Bernini – Certo il casello di Multedo desta preoccupazione per i motivi sopracitati. Ma il Comune, già dal 2010, ha fornito delle indicazioni ad Autostrade, in merito alla necessità di garantire la sicurezza dei pedoni e dei cittadini che abitano in zona».

    «Nel luglio 2010 il progetto di Autostrade è stato approvato presso il Provveditorato Interregionale per le Opere Pubbliche di Lombardia e Liguria – ricorda l’assessore – Quindi la società ha tutte le autorizzazioni necessarie per realizzare intervento. Probabilmente le perplessità e le proteste degli abitanti hanno convinto Autostrade a fermarsi. E finora, in mano all’amministrazione comunale, non è pervenuto neppure lo studio sul flusso dei mezzi pesanti. Chiederemo che lo studio venga eseguito al più presto considerando che, nel prossimo futuro, il casello sarà gravato da un maggior traffico di camion diretti in Val Varenna, dove sarà conferito lo smarino proveniente dagli scavi per la realizzazione delle gallerie del Nodo ferroviario».

    Per quanto riguarda l’area Carmagnani, Bernini aggiunge «Il percorso di valutazione delle osservazioni al Puc è il luogo idoneo dove affrontare la questione. Inoltre occorrerà considerare l’adeguamento logistico dell’area ed in questa fase sarà possibile tornare a valutare attentamente tutte le alternative».

     

    Matteo Quadrone

  • Voltri, ex albergo Trezzano: dopo 14 anni sarà riqualificato

    Voltri, ex albergo Trezzano: dopo 14 anni sarà riqualificato

    Finalmente, dopo ben 14 anni, quello che era un buco nero divenuto simbolo di incuria e degrado, proprio nel bel mezzo del centro storico del quartiere di Voltri, sembra aver trovato una concreta possibilità di riqualificazione. Parliamo dell’ex Albergo Trezzano di via Sant’Ambrogio di Voltri, un edificio fatiscente dopo esser stato vittima, nel lontano 1998, di un devastante incendio.
    Da quel drammatico giorno «La facciata, unica parte rimasta in piedi dopo il rogo, è stata messa in sicurezza con ponteggi ed una tensostruttura che ha sostituito il tetto», spiega Matteo Frulio, consigliere Pd del Municipio Ponente. E per 14 lunghissimi anni il palazzo è rimasto abbandonato a se stesso, fasciato dalle impalcature.

    Un’estenuante diatriba ereditaria ha complicato la situazione ed inevitabilmente ha ritardato l’esecuzione dei necessari interventi di ristrutturazione. Successivamente la proprietà della struttura è passata ad Arte (Agenzia Regionale Territoriale per l’Edilizia). Il Municipio Ponente, nel corso del tempo, ha sollecitato più volte Arte affinché quest’ultima individuasse un soggetto in grado di risanare il palazzo, inserito nel contesto di un centro storico riqualificato grazie agli sforzi dell’amministrazione locale.
    «Innanzitutto occorre garantire il diritto alla sicurezza degli abitanti della zona – spiega il Presidente del Municipio, Mauro Avvenente – in particolare di quelle persone che abitano in alloggi del medesimo palazzo».

    Il Comune di Genova, fino a poco tempo fa, aveva deciso di mantenere sull’ex albergo Trezzano, una sorta di diritto di prelazione. Come spiega il presidente Avvenente «Alcuni abitanti delle alture di Voltri avevano presentato richiesta, qualora fossero sopraggiunti gli sgomberi per la realizzazione della Gronda di ponente, di essere ricollocati nell’ex albergo Trezzano, in maniera tale da non spezzare dei rapporti sociali ormai consolidati».
    A causa della mancata realizzazione della tanto discussa opera pubblica, i soggetti interessati hanno fatto scelte diverse ed oggi, questo diritto di prelazione, non esiste più.

    La notizia di questi giorni è che Arte ha realizzato un bando per l’affidamento della struttura a privati, che avrebbe già suscitato l’interesse di alcuni soggetti. Il bando verrà pubblicato da qui a breve, probabilmente nel mese di luglio «L’iniziativa privata, vista la deficitaria situazione delle casse pubbliche, è l’unica in grado di garantire un intervento in tempi rapidi ed il conseguente risanamento della zona», sottolinea Avvenente.

    Nell’edificio verranno realizzati alcuni appartamenti «Ma dovrà essere garantito il mantenimento della facciata e del prospetto storico seicentesco di Via Sant’Ambrogio – sottolinea il consigliere municipale Matteo Frulio – Speriamo che, dopo quasi vent’anni, si riesca a giungere ad una conclusione e alla riqualificazione della fascia palazzata storica dell’antico Borgo Gatega».

     

     

     

     

     

     

     

    Matteo Quadrone

  • Vesima: la spiaggia rimane abbandonata a se stessa

    Vesima: la spiaggia rimane abbandonata a se stessa

    Uno splendido angolo del Ponente salvato dalla cementificazione, un tratto di litorale amato dagli abitanti ma non solo, giace abbandonato a se stesso, nonostante da molti anni, i comitati di cittadini e rappresentanti istituzionali – in primis lo storico leader della sinistra ponentina, Arcadio Nacini – lottino strenuamente per difenderlo.
    Parliamo della spiaggia di Vesima ripetutamente danneggiata dalle frequenti mareggiate – le ultime questa primavera, la più devastante quella del novembre 2011 – a causa della mancanza dei cosiddetti “pennelli”, barriere di protezione che permetterebbero la conservazione del litorale.

    Ma la notizia clamorosa è che le risorse economiche ci sono – come denunciato già ad aprile dall’ex consigliere provinciale di Sinistra Ecologia e Libertà, Gian Piero Pastorino, oggi consigliere a Palazzo Tursi – circa 4 milioni di euro messi a disposizione da Comune e Regione, la metà utilizzati per il rifacimento della vicina spiaggia di Villa Azzurra, gli altri vincolati a questo scopo, anche grazie all’interessamento del presidente della Regione, Claudio Burlando, che ha compreso l’importanza degli interventi di protezione a mare, ma inspiegabilmente ancora bloccati.
    «La situazione di Vesima è un paradosso esemplare – spiega Pastorino – mentre altre amministrazioni pubbliche, anche nel nostro territorio, lamentano la carenza di risorse economiche, il Comune di Genova dispone di denaro per realizzare queste opere, eppure non lo utilizza a dovere».
    A subirne le conseguenze, oltre ai cittadini che si vedono privati della possibilità di fruire di un tratto di litorale facilmente accessibile anche ai meno abbienti, raggiungibile con il treno, a pochi minuti dalla città, sono anche le attività commerciali della zona che fanno affidamento sulla stagione estiva per il loro sostentamento.
    Era il 15 novembre 2011 quando l’allora assessore al Demanio Marittimo, Simone Farello, affermava in consiglio comunale «Entro febbraio 2012 inizieranno i lavori di riqualificazione della spiaggia di Vesima e prima della stagione balneare 2012 l’intervento sarà concluso».
    Allo stato attuale però nulla si muove, nonostante l’estate sia praticamente iniziata. «Ogni anno si ripete la stessa questione – sottolinea Pastorino – il problema non viene mai risolto ma solo rimandato».
    Senza dimenticare un’altra questione tutt’altro che secondaria, quella dei Bagni Janua, storico stabilimento comunale della società Bagni Marina Genovese, che alcuni mesi fa ha pubblicato un bando di gara per l’affidamento della gestione dello stabilimento con annessa attività di somministrazione e ristorazione.
    «Lo stabilimento balneare è stato dato in gestione, per un anno, ad un soggetto privato – spiega Pastorino – ma oggi i Bagni Janua sono ancora inagibili. Noi, come Comitati del Ponente, avevamo proposto di mantenere la gestione comunale, magari riscuotendo i canoni delle cabine in anticipo, considerata la disponibilità dei clienti». Purtroppo l’amministrazione non ha voluto impegnarsi in questo senso ed i risultati sono sotto gli occhi di tutti.

     

    Matteo Quadrone

  • Sampierdarena: trasformazione di via Buranello, progetto contestato

    Sampierdarena: trasformazione di via Buranello, progetto contestato

    Un cantiere aperto da oltre un anno, un progetto che sembra suscitare sempre più perplessità tra gli abitanti e soprattutto desta preoccupazione negli operatori commerciali della zona, già alle prese con la difficile congiuntura economica ed il calo dei consumi. Parliamo dei lavori in via Buranello, importante arteria del quartiere di Sampierdarena sottoposta ad un drastico restyling che, nelle migliori intenzioni dei progettisti, dovrebbe trasformarla in una strada dedicata allo shopping, sul modello di via Jori a Rivarolo.

    In pratica l’intervento prevede l’allargamento dei marciapiedi su entrambi i lati per consentire un più agevole passaggio dei pedoni. Le intenzioni dunque sembrano buone, il tentativo è quello di rivitalizzare via Buranello e migliorarne la fruibilità.
    Restano i dubbi per quanto riguarda le scelte legate al traffico veicolare. Inizialmente si ipotizzava una corsia unica promiscua mezzi pubblici/privati, mentre allo stato attuale si parla di una carreggiata esclusivamente destinata al transito dei mezzi pubblici, con il conseguente dirottamento di tutto il traffico privato sulla parallela Lungomare Canepa. Anch’essa sarà interessata dai lavori, ma il nodo viabilità potrà essere sciolto solo con la realizzazione della strada a mare di Cornigliano che sarà portata a termine nel 2014.

    Terminata la parte a monte, adesso gli operai stanno lavorando sulla parte opposta, dove si trova la maggior parte dei negozi. Il cantiere complica le operazioni di carico/scarico delle merci ed inoltre ha comportato la cancellazione di diversi parcheggi, in precedenza utilizzati dalle persone che si recavano a fare la spesa in via Buranello. 

    «Non ci sono strade alternative e, vietando il traffico ai mezzi privati in via Buranello, la viabilità di Sampierdarena risulterà paralizzata», denunciano i commercianti.
    Il Municipio Centro-Ovest, guidato dal presidente Franco Marenco, che ben conosce le problematiche sollevate da residenti ed operatori commerciali, assicura che «Ogni decisione sarà presa di concerto con la gente».

    Ma chi contesta il progetto sottolinea anche i possibili rallentamenti delle ambulanze dirette all’ospedale Villa Scassi, a causa della presenza delle fermate degli autobus. Infine, un problema non secondario: le strade perpendicolari a via Buranello sono considerate “zona allagabile” ed in passato, a causa di eventi alluvionali, hanno subito diversi danni. Residenti ed operatori commerciali si domandano se le modifiche effettuate sull’assetto della strada principale, possano comportare un peggioramento della situazione in merito al rischio idrogeologico.

     

    Matteo Quadrone

     

  • Nodo ferroviario di Genova: utilità dell’opera e prospettive per il futuro

    Nodo ferroviario di Genova: utilità dell’opera e prospettive per il futuro

    Ferrovia di NerviTra le grandi opere infrastrutturali previste sul territorio genovese o in corso di realizzazione, indubbiamente il Nodo ferroviario è quella che ha suscitato meno polemiche tra i cittadini – anche se non sono mancate le lamentele dei residenti di Fegino interessati dallo scavo della galleria Polcevera – e rappresenta, a dire di molti, un intervento che porterà benefici soprattutto al traffico metropolitano e regionale, a media e lunga percorrenza, permettendo l’aumento della frequenza dei treni ed  il cadenzamento degli orari.
    Il Nodo di Genova è infatti un punto strategico della rete ferroviaria nazionale e internazionale in quanto costituisce un polo di interscambio fondamentale fra il sistema portuale e ferroviario sulle direttrici Genova – Ventimiglia, Tirrenica e Milano – Genova.

    L’obiettivo principale del progetto è separare i flussi di traffico: passeggeri a lunga percorrenza e merci da passeggeri regionali e metropolitani. Ma gli interventi previsti consentiranno anche di realizzare un collegamento fra il sistema portuale ligure e la rete fondamentale nazionale sia in direzione est-ovest che, soprattutto, in direzione nord-sud.
    Il potenziamento e l’automatizzazione delle infrastrutture e degli impianti del nodo permetteranno di sviluppare l’offerta di mobilità metropolitana. Infine l’adeguamento delle stazioni di Genova Voltri, Genova Sampierdarena, Genova Brignole, dei servizi nell’area di Genova Terralba e nella stazione di Genova Brignole, la realizzazione di nuovi impianti di sicurezza e controllo su tutta la tratta, favoriranno l’interazione intramodale e intermodale. Sarà così possibile potenziare e riorganizzare l’offerta, lungo la fascia costiera e la Val Polcevera. Ed anche il traffico merci avrà maggiore disponibilità delle linee all’interno del Nodo.

    Al termine degli interventi – previsto per il 2016 – i binari tra Genova Voltri e Genova Sampierdarena diventeranno quattro, quelli tra Genova Piazza Principe e Genova Brignole saranno sei.
    Il quadruplicamento della linea Voltri – Sampierdarena consentirà a tutti i treni a lunga percorrenza di transitare per la nuova linea e raggiungere Sampierdarena quindi Principe, senza interferire sull’attuale percorso litoraneo che sarà dedicato alla metropolitana pesante di superficie. In pratica i treni provenienti da Voltri, grazie al prolungamento della Bretella di Voltri, passeranno da Borzoli per poi scendere a Sampierdarena.
    L’opera, per un costo complessivo che supera i 600 milioni di euro, è finanziata interamente dal gruppo Ferrovie dello Stato.

    «La separazione dei flussi di traffico passeggeri metropolitani e a lunga percorrenza è un obiettivo positivo – spiega Bruno Marcenaro, ingegnere esperto di questioni ferroviarie –  in questo senso il nodo è un’opera benefica». E però rimangono alcuni punti oscuri «Hanno fatto trenta mentre potevano fare trentuno – sottolinea Marcenaro – per il traffico merci, infatti, non ci sarà nessun miglioramento perché è assente un punto fondamentale».
    Marcenaro si riferisce al collegamento di questo nuovo tratto di ferrovia con l’attuale linea di valico. Ovvero il collegamento Borzoli – Succursale dei Giovi. «Se il problema principale sono i traffici dei container del Vte di Voltri diretti a nord, questi ultimi continueranno ad andare a Sampierdarena – spiega Marcenaro – Qui i treni saranno costretti a fare manovra per invertire il locomotore e ripartire verso nord».

    Al contrario, se fosse realizzato il collegamento con la linea di valico, nel 2016, quando il nodo sarà finito «Esisterebbe già un collegamento Voltri – Milano», sottolinea Marcenaro.
    La risposta di FS è laconica: per questo è prevista la realizzazione del terzo valico. «Ma si parla di un’opera che sarà terminata almeno tra 10-15 anni – spiega Marcenaro – e nel frattempo la situazione per i treni merci sarà la medesima di oggi».
    La soluzione indicata da Marcenaro si chiama Bivio Lastrego «Un intervento già progettato dalle FS e poi rimasto al palo perché le stesse FS sostengono che questo avrebbe un forte impatto ambientale. E perché il terzo valico non prevede un devastante impatto sulle zone interessate? Il Bivio Lastrego è un collegamento di circa 2 Km che non comporterebbe un costo eccessivo e si innesterebbe sull’attuale linea di valico senza interferenze».

    «La verità è che il Bivio Lastrego renderebbe inutile la realizzazione del terzo valico – aggiunge Marcenaro – Le istituzioni potrebbero indirizzare le loro risorse per la realizzazione di altre opere più importanti. Ad esempio una metropolitana che giunga fino all’aeroporto a servizio delle delegazioni di Cornigliano, Sestri ed in un’ottica di rilancio del Cristoforo Colombo».

    Per risolvere il problema legato al trasporto merci le attuali linee di valico rappresentano la soluzione più adeguata «Se attrezzate bene, con segnalamenti ad hoc, il traffico potrebbe aumentare del 25% – sottolinea Marcenaro – Le FS hanno fatto un buon lavoro e sono già intervenute sulle linee di valico genovesi che oggi consentono la circolazione con marce parallele: ovvero due treni possono andare in salita contemporaneamente». Inoltre lo spostamento dei container da Voltri verso nord sarebbe più agevole «Sfruttando a dovere la linea di Ovada – spiega Marcenaro – l’unica linea di valico genovese che consente il transito di container delle più grandi dimensioni».

    Quindi in definitiva, secondo l’ingegnere Marcenaro, il nodo resta un’opera incompleta.
    E un’osservazione riguarda anche il traffico passeggeri «I treni che provengono da Ventimiglia in direzione Milano continueranno a transitare da Sampierdarena e da Principe – conclude Marcenaro – creando inevitabili impedimenti dovuti a manovre e cambio del locomotore. Con il bivio, invece, una volta giunti a Voltri salirebbero direttamente a Milano, ottenendo così un alleggerimento del traffico sulla stazione di Principe».

    Come detto l’obiettivo di separare i flussi di traffico del sistema ferroviario metropolitano e di quelli a lungo percorso migliorando di conseguenza l’offerta locale, resta lodevole. Ma pone comunque alcuni interrogativi. «Al termine dei lavori una coppia di binari sarà disponibile per la futura metropolitana di superficie – spiega Luigi Piccardo, presidente di Metrogenova, associazione che rivolge la sua attenzione alle problematiche  legate al trasporto locale – nel 2016, affinché la metropolitana possa essere operativa, sono necessari alcuni elementi: innanzitutto nuove fermate urbane; nuovi treni simili a quelli della metro, particolarmente leggeri, dotati di forte accelerazione, che comporteranno un costo significativo. Inoltre occorre stabilire un modello di gestione. Ovvero chi gestirà il servizio? Premesso che la rete è di proprietà di RFI (gruppo Ferrovie dello Stato) gli enti locali, Comune e Regione, dovranno adoperarsi per trovare un soggetto gestore del nuovo servizio metropolitano».

    Quindi un po’ di scetticismo sull’effettiva operatività della futura metropolitana pesante di superficie, è giustificato. In particolare dovranno essere realizzate nuove stazioni intermedie. Alcune come quella di Prà, San Biagio e via di Francia sono già state portate a termine, altre sono previste, ad esempio quella di Teglia. «Sono necessarie delle fermate intermedie a Prà-Palmaro, Cornigliano e Sestri – sottolinea Piccardo – a Cornigliano la stazione dovrebbe posizionarsi al centro della delegazione. Mentre nelle aspettative del Comune è prevista anche una fermata sotto il villaggio tecnologico degli Erzelli, per servire il futuro sistema di risalita al villaggio tecnologico e l’aeroporto. Il problema è che le FS non sembrano intenzionate a realizzare tutti questi interventi».

    Ma Piccardo pone anche un altro, non secondario, interrogativo «Nell’area di Genova Terralba potranno arrivare sia la Ferrovia urbana, anche se al momento il progetto di una fermata in quella zona non risulta compreso nei lavori appaltati, sia la Metropolitana, già prevista sino almeno a Piazza Martinez e con auspicabili estensioni verso Levante (San Martino) e Val Bisagno. Occorrerebbe un progetto integrato, che ancora non si intravede, che razionalizzi gli sforzi evitando duplicazioni e favorisca l’intermodalità tra le due infrastrutture».
    Il giudizio del presidente di Metrogenova è comunque positivo «È un’infrastruttura che può essere molto utile perché se aggiungo rotaie, aumento la capacità di trasporto. Il nodo è strettamente legato al terzo valico e serve anche a razionalizzare il flusso di traffico merci. Senza il nodo il terzo valico risulterebbe inutile. Secondo noi entrambe le opere sono necessarie».

     

    Matteo Quadrone

    [foto di Daniele Orlandi]

  • Macchina del tempo: la Gronda di Ponente fra annunci e polemiche

    Macchina del tempo: la Gronda di Ponente fra annunci e polemiche

    IL PRECEDENTE

    30 maggio 2009: il Comune di Genova dà il via libera ufficiale al progetto della Gronda di Ponente con una votazione a larghissima maggioranza, che ha visto il Consiglio Comunale ampiamente schierato, con 41 voti a favore e 4 contrari (i consiglieri di Sinistra e Libertà Arcadio Nacini e Bruno Delpino, Antonio Bruno di Rifondazione Comunista e Luca Dallorto dei Verdi). La decisione definitiva è arrivata dopo un dibattimento che comprendeva 10 ordini del giorno e 22 emendamenti, presentati dalle varie forze politiche con il sostegno dei comitati fortemente contrari al progetto.

    Un passo avanti dopo tanti anni di polemiche e discussioni, che ha portato alla sottoscrizione ufficiale del Protocollo d’Intesa, approvato in quegli stessi giorni anche dai Consigli di Regione e Provincia. Il protocollo impone che i cittadini siano informati in modo adeguato su quanto accadrà e che i risarcimenti legati al progetto siano adeguati. Inoltre è previsto un intervento con la società Autostrade per l’Italia affinché sia completata l´installazione delle barriere antirumore su A7 e A10 e perché la tratta compresa fra Genova Voltri e Genova Ovest diventi tangenziale gratuita.

    «Ora possiamo voltare pagina e andare avanti nel più breve tempo possibile» è stato il commento del Sindaco Marta Vincenzi a votazione terminata.

    Un anno dopo, nel maggio 2010, anche Giovanni Castellucci, amministratore delegato di Autostrade per l’Italia, annuncia la realizzazione della Gronda di Genova: «Per la prima volta in Italia, grazie al “dibattito pubblico”, i cittadini sono stati coinvolti nella discussione su “come fare meglio” un’opera che cambierà la viabilità della città e l’intera rete autostradale ligure. Con questo strumento è stato realizzato un vero e proprio esperimento di democrazia partecipata».

    IL PRESENTE

    Sono passati tre anni e la Gronda rimane solo un progetto, che vede le varie parti in causa ferme nelle stesse identiche posizioni.

    Nel settembre 2011, inoltre, la Valutazione di Impatto Ambientale (VIA) ha indicato alcune criticità riguardanti i piani di bacino delle aree in cui dovrebbe passare la bretella autostradale, bloccando di fatto il progetto.

    Lo scorso gennaio, intanto, è stata rilanciata la proposta di rendere gratuita una parte dell’attuale tratta autostradale, un tema che proprio noi di Era Superba avevamo affrontato anni fa sulla nostra rivista.

    Quello delle grandi opere sarà uno dei primi provvedimenti di fronte al quale il nuovo Sindaco Marco Doria dovrà prendere una posizione ufficiale. In campagna elettorale ha dichiarato: «La Gronda di ponente si farà solo se servirà davvero e se la valutazione di impatto ambientale dirà che è opportuna. […] La realtà può cambiare, sono in corso delle opere che avranno degli effetti positivi sul sistema della mobilità cittadina. Proprio nel ponente cittadino, il cui traffico grava oggi sull’attuale autostrada, ritengo che la realizzazione della strada a mare e i lavori del nodo ferroviario di Genova potrebbero riservare dei binari per una metropolitana di superficie».
    La partita è ancora da giocare.

    Marta Traverso