Tag: mercati comunali

  • Voltri, per il secondo mercato settimanale manca solo l’ok di Autorità Portuale

    Voltri, per il secondo mercato settimanale manca solo l’ok di Autorità Portuale

    Mercato Voltri modifiche parcheggio Dagnino.docxManca solo il via libera da parte di Autorità Portuale, proprietaria della zona di Piazza Caduti Partigiani interessata, e poi Voltri avrà il suo secondo mercato settimanale, al pari di altre realtà genovesi come quella di Sestri Ponente. A pochi giorni dal primo turno delle elezioni amministrative il Comune di Genova aveva infatti approvato la delibera necessaria, e gli uffici sono attualmente al lavoro per limare gli ultimi dettagli. Il nuovo mercato rionale si svolgerà nella giornata di sabato, in aggiunta a quello del martedì di Piazza Gaggero, e conterà una trentina di bancarelle distribuite nella zona più occidentale dell’ampio parcheggio.

    Per la realizzazione del mercato, sono previste modifiche come l’introduzione di new jersey per separare la zona delle bancarelle dalle auto e alcune modifiche alla disposizione dei parcheggi. La proposta, partita originariamente dai commercianti della zona che sperano così di ottenere un supporto alle proprie attività in difficoltà, aveva incontrato l’opposizione dell’Associazione Venditori Ambulanti Liguri (Aval), convinti che un mercato del genere avrebbe attirato solo merce di bassa qualità e non avrebbe portato niente ai commercianti della zona.

    Ma alla fine, nella scelta del Comune hanno pesato maggiormente le istanze del territorio: «il Comune di Genova – spiega Emanuele Piazza, assessore comunale uscente allo sviluppo economico e con delega ai mercati – ha accolto una richiesta portata avanti con convinzione dal Municipio». Si avvia dunque alla conclusione una vicenda che, tra le richieste del territorio e i consueti rimpalli burocratici, va avanti da quasi un anno. Una volta installato il mercato nella zona, partirà un periodo di sperimentazione di circa 6 mesi.

    Luca Lottero

  • Mercato del pesce, Comune cambia la mobilità per Ca’de Pitta. Giovedì nuovo incontro con gli operatori

    Mercato del pesce, Comune cambia la mobilità per Ca’de Pitta. Giovedì nuovo incontro con gli operatori

    mercato-pesce-nuovo-09Diversificazione degli accessi tra dettaglianti e grossisti e nuovi stalli per la sosta in via Adamoli. Queste le principali novità “pensate” da Comune di Genova per ovviare alle criticità messe in luce dai commercianti per la nuova struttura di Ca’ de Pitta. I lavoratori di settore hanno presentato ulteriori proposte di modifica per la gestione degli spazi interni: dopo le verifiche degli uffici tecnici, giovedì il nuovo tavolo di confronto che potrebbe concludere positivamente la vertenza.

    Approfondimento: lo “scontro” sul nuovo Mercato Ittico all’ingrosso

    Le modifiche sono state presentate questa mattina durante un incontro tra l’assessore allo sviluppo economico del Comune di Genova, Emanuele Piazza, e i rappresentanti degli operatori del Mercato del Pesce: «Le nuove misure tengono in considerazione le analisi per la mobilità esterna ed interna – ha spiegato l’assessore durante il question time della seduta odierna del Consiglio comunale – cercando di venire incontro a quanto emerso in questi giorni». Le nuove disposizioni prevedono la suddivisione del traffico tra i mezzi dei dettaglianti, che entreranno e usciranno dal varco di via Adamoli, e i grossisti, che con bilici, e tir entreranno e usciranno da piazzale Bligny. Anche lo spazio della sosta è stato aumentato con nuovi posti tracciati, arrivando ad 80 posti all’interno del piazzale, a cui si sommeranno 20 ulteriori stalli “recuperati” dagli spazi di sosta della stessa via Adamoli.

    Nel corso dell’incontro gli operatori hanno presentato ulteriori richieste di modifica anche per la gestione degli spazi interni, ipotesi che saranno valutate nelle prossime ore dagli uffici tecnici dell’amministrazione. È stato fissato un nuovo appuntamento giovedì per arrivare ad un verbale di intesa, di cui sarà successivamente informato anche il Consiglio comunale.

  • Caos Mercato del pesce, il Comune prende tempo. Commercianti boicottano Ca’ de Pitta, domani manifestazione davanti ex sede

    Caos Mercato del pesce, il Comune prende tempo. Commercianti boicottano Ca’ de Pitta, domani manifestazione davanti ex sede

    mercato-pesce-nuovo-05Sembrava potesse essere una buona soluzione, e invece ha portato caos e malcontento. Parliamo della nuova sede del Mercato del pesce di Ca’ de Pitta, che doveva entrare in funzione questa mattina, ma che invece ha visto i suoi utilizzatori solo per qualche decina di minuti, prima che scoppiasse la protesta. A scatenare la rabbia dei commercianti, i pochi spazi di vendita e di sosta dei mezzi di lavoro, unitamente alle difficoltà logistiche di accesso ed uscita dal sito.

    Approfondimento: il nuovo Mercato Ittico all’ingrosso di Genova

    Una giornata che doveva essere festosa, soprattutto per l’amministrazione comunale, per l’importante spazio mercatale ritrovato, ma che si è trasformata in una battaglia campale. I commercianti hanno organizzato la protesta, convocando un’assemblea in camera di commercio, in cui hanno presentato le loro rimostranze all’assessore allo Sviluppo Economico del Comune di Genova Emanuele Piazza. La risposta dell’amministrazione è arrivata dallo stesso sindaco Marco Doria, che durante la seduta del Consiglio comunale ha fatto sapere che è possibile aggiungere altri stalli di sosta dedicati in via Adamoli, ricordando che le unità di parcheggio tracciate all’interno del nuovo piazzale sono anche di più di quelle della vecchia sede, e che lo stesso Comune sta lavorando per predisporre le vecchie stalle dei macelli ad area di sosta. Per le associazioni di categoria, però, questo non basta a permettere lo svolgimento del lavoro in sicurezza e senza disagi: in piazza Cavour, a detta dei commercianti, c’era comunque più spazio e meglio gestito.

    L’attacco di Regione Liguria

    Un duro attacco arriva anche dalla giunta regionale: «Nonostante le ripetute sollecitazioni che già dalla scorsa estate avevamo fatto rendendoci portavoce delle istanze degli operatori, all’ingrosso e al dettaglioha affermato l’assessore regionale alle Pesca, Stefano Mai, come riportato dall’agenzia Dire – il Comune di Genova ha pensato bene di procedere per la propria strada e di portare a termine un trasferimento che non tiene conto delle reali esigenze logistiche delle imprese del comparto». Sulla stessa lunghezza d’onda anche l’assessore allo Sviluppo economico, Edoardo Rixi: «Alla prova del nove dell’apertura dei cancelli – attacca Rixi – i nodi sono ovviamente arrivati al pettine. Per la mancanza d’ascolto dimostrata in questi mesi dal Comune, totalmente scollegato dalla realtà, viene messa a rischio la tenuta dell’intera filiera ittica, genovese e ligure». Quella di Ca’ de Pitta per gli assessori regionali è una scelta sbagliata perché né idonea né funzionale.

    Conferenza capigruppo

    Nel pomeriggio i commercianti arrivano a Tursi, ricevuti dal presidente del Consiglio comunale Giorgio Guerello con una conferenza capigruppo straordinaria. «Sono mesi che facciamo presente agli uffici tecnici del Comune queste problematiche – spiegano i dettaglianti – e oggi abbiamo avuto la prova empirica: all’interno non c’è spazio per tutti, ma solo per chi arriva prima». Le richieste presentate ai consiglieri sono sostanzialmente di aprire un varco di uscita in piazzale Bligny, aumentare gli spazi si sosta, e attivare urgentemente tutti gli spazi all’interno della struttura, oggi non totalmente predisposta. Qualcheduno chiede anche di tornare in piazza Cavour. I consiglieri di opposizione si scagliano contro la giunta per il «pasticcio fatto – dice Lilli Lauro, Pdl – e per i soldi sprecati. Sarebbe da capire come mai in questo tempo i tecnici del Comune non hanno elaborato le richieste di chi questo lavoro lo fa da anni».

    Comune prende tempo

    Arriva in serata l’incontro con il sindaco Marco Doria, che prende tempo per provare a trovare una soluzione per Ca’ de Pitta. Da parte loro, i dettaglianti hanno deciso che anche per la giornata di domani non andranno in Val Bisagno, ma si riforniranno direttamente dai grossisti, per poi tornare a manifestare nel pomeriggio introno alle 15. Luogo del ritrovo, il vecchio Mercato del Pesce  in piazza Cavour. Più chiari di così.

    Rischia così di risultare un po’ posticcio il comunicato stampa del Comune di Genova che qualche minuto prima delle 21 conferma la disponibilità della struttura di Ca’ de Pitta per la giornata di domani, con aumento dei parcheggi a disposizione da 59 a 85 e l’anticipo dell’orario di apertura dalle 4.30 alle 3.30. “L’amministrazione comunale – si legge nella nota – è impegnato impegnata nel reperire tutte le soluzioni tecniche necessarie per assicurare la piena operatività della struttura. Si ricorda che nell’impianto di Cà de Pitta sono stati realizzati, tenendo conto anche delle esigenze manifestate dai commercianti, importanti interventi di adeguamento funzionale per un importo complessivo di circa 1 milione e 200 mila euro”.

    Nicola Giordanella

  • Bolkestein, il Comune di Genova in pressing per prorogare scadenza al 2020 in tutela dei 1900 ambulanti genovesi

    Bolkestein, il Comune di Genova in pressing per prorogare scadenza al 2020 in tutela dei 1900 ambulanti genovesi

    mercato-frutta-verdura-sarzanoGli ambulanti genovesi possono tornare a sperare: anche il Comune di Genova di schiera ufficialmente contro la normativa Bolkestein, nella parte in cui ridisegnava le procedure di assegnazione delle licenze per vendere nei mercati rionali. La palla, quindi, passa al governo, che in questi giorni sta discutendo con Anci se posticipare al 2020 delle prime scadenze: una mossa pensata e proposta per prendere tempo, ed intavolare trattative per modificare il recepimento della normativa europea, tutelando una “industria” che ogni anno genera circa 36 miliardi di euro di fatturato su scala nazionale.

    Le iniziali critiche alla giunta Doria, quindi, si ricompongono, dopo le manifestazioni dei giorni scorsi. A Genova sono circa 1900 le varie licenze che compongono il variegato universo degli ambulanti: banchi merce varia, fiere, banchi dei mercati rionali alimentari, ma non solo, per un volume di affari che sfiora il miliardo di euro su base cittadina, stando alle stime di Aval, l’Associazione Venditori Ambulanti Liguri: «La direttiva ha trasformato le licenze “vita natural durante” in licenze a scadenza decennale, con un meccanismo di assegnazione a bandi che rischia di rovinare migliaia di famiglie – sostengono i rappresentanti dell’associazione –  licenze che furono legalmente acquistate in passato con un prospettiva temporale di lungo periodo: cambiare le regole in corso significa buttare all’aria decenni di attività»

    Norma europea, ritardo italiano

    La ratio della direttiva europea è quella di permettere la libera circolazione dei servizi, armonizzando a livello comunitario le normative e liberalizzando il sistema; per quanto riguarda i venditori ambulanti, la norma, recepita nell’ordinamento italiano nel 2010, prevede una assegnazione dei spazi per bandi, organizzati secondo graduatorie legate alla regolarità contributiva, anzianità di servizio e ad un numero massimo di posteggi assegnabili, che variano dai contesti. Il problema è nato dal fatto che la scadenza attuativa, prevista per il 31 dicembre 2016, non ha permesso ai vari comuni di organizzare in tempo tutta la macchina di ri-assegnazione degli stalli, con il rischio di far saltare tutto la “macchina”.

    «L’Italia è l’unico paese che ha recepito la norma nella maniera più restrittiva per gli ambulanti – sottolineano i rappresentanti Aval presenti in Sala Rossa – trasformandoci virtualmente in nuovi precari: con un’attività che ogni volta deve “vincere” un bando, le banche chiudono le porte ai finanziamenti, impedendo investimenti o leasing necessari per portare avanti le nostre attività».

    Il voto, arrivato all’unanimità, non risolve il problema, ma punta a posticipare le scadenze, per permettere una nuova e più approfondita trattativa e discussione. La palla, quindi, passa al governo, che in queste ore dovrà decide il da farsi. Nel caso di una proroga della scadenza, quindi, si tornerà a trattare per trovare una soluzione che sappia tutelare chi è dentro al sistema e chi vorrebbe entrarci: garantendo, cioè, continuità a chi è già in attività, ma anche permettendo ai “giovani mercatari” di proporsi. In altre parole, la battaglia non è ancora finita.

    Nicola Giordanella

  • Cornigliano e la lunga strada della riqualificazione. I sogni si scontrano con la realtà

    Cornigliano e la lunga strada della riqualificazione. I sogni si scontrano con la realtà

    Ilva CorniglianoSono 65 milioni di euro i fondi rimasti nelle casse di Società per Cornigliano destinati alla riqualificazione dell’omonimo quartiere. Dopo oltre dieci anni dall’Accordo di Programma, firmato nel 2005, si torna a parlare del progetto per riqualificare Cornigliano. «Molti interventi, negli anni, sono già stati fatti – dice il vicesindaco, nonché vicepresidente di Società per Cornigliano, Stefano Bernini – e il Miglioramento della qualità della vita dei cittadini del quartiere sta progressivamente avanzando».

    Alcuni interventi, però, non bastano per far rifiorire Cornigliano. Dopo il restauro di Villa Bombrini e di Villa Serra e il rifacimento delle facciate dei palazzi di via Cornigliano, realizzato anche grazie alle tasche dei cittadini, sono da risolvere problemi che si trascinano da tempo. All’appello per portare a termine il progetto manca ancora la risistemazione di via Cornigliano, che secondo il programma dovrebbe diventare una strada pedonale in stile rambla, il raccordo tra la nuova strada a mare e dell’uscita della A10 Genova aeroporto, il ripristino dell’area ex gasometri intorno a Villa Bombrini, il completamento delle due sponde del Polcevera e la riqualificazione dell’ex mercato comunale, ad oggi ferma. Da risolvere anche la questione delle rimessa Amt di via San Giovanni D’Acri che, secondo i primi accordi avrebbe dovuto trasferirsi a Campi, in un’aerea che però di recente è stata venduta.

    Secondo il Direttore di Società per Cornigliano, Enrico Dal Molo i fondi in cassa sono già stati suddivisi e destinati a ogni voce rimasta in sospeso: «Venti milioni vanno per il raccordo tra strada mare e l’autostrada A10, altri venti per la bonifica dell’ex area sottoprodotti, dieci per riqualificare l’area ex gasometri, circa cinque per la messa a nuovo di Via Cornigliano e cinque rimangono in cassa, destinati ai lavori di pubblica utilità». Si spera che a questa somma il governo restituisca, come promesso, cinque degli undici milioni investiti tra il 2014 e il 2016, per mantenere attiva la cassa integrazione degli operai dell’Ilva. Nonostante una serie d’intoppi il progetto dovrebbe essere approvato entro la fine dell’anno, che secondo la Società per Cornigliano dovrebbe poi essere messo bando per il completamento dei lavori. Ma i problemi per il quartiere non finiscono qui, «Benissimo il progetto di riqualificazione strutturale del quartiere, ma cosa ci si mette dentro? – dice Paolo Collu, del Gruppo lavoro per Cornigliano – Oggi via Cornigliano e il resto del quartiere è quasi morto dal punto di vista di esercizi commerciali, questo è un aspetto importante da non sottovalutare».

    Mercato Comunale CorniglianoRimessa Amt Cornigliano e l’ex mercato comunale 

    Il progetto approvato dal consiglio Comunale nel 2008 prevedeva lo spostamento della rimessa San Giovanni d’Acri di Cornigliano in un’area in zona Campi. Eppure i primi di agosto la stessa area di Campi che era destinata a diventare la nuova rimessa Amt è stata venduta dal Comune a Spinelli. Un’informazione che non era arrivata al municipio «In attesa che venisse smantellata la rimessa Amt San Giovanni d’Acri – dice il presidente del municipio Medio Ponenete, Giuseppe Spatola – scopriamo che quell’area nella quale doveva essere spostata la struttura era già stata venduta a privati; non siamo nemmeno stati informati direttamente, ma lo abbiamo scoperto».

    Un’altra patata bollente passata nelle mani del municipio nell’estate del 2015 è stata la questione dell’ex mercato comunale di Cornigliano, ormai, da anni, in completo disuso: «Se non ci sono certezze sulla riqualificazione, non sappiamo cosa farcene dell’ex mercato comunale, potremmo assegnarlo con il prossimo bando, ma solo se siamo certi che arrivino i finanziamenti», conclude Spatola.

    Area ex gasometri

    L’area adiacente a Villa Bombrini, rimane uno dei punti dolenti nel progetto di riqualificazione del quartiere di Cornigliano. Una location definita “papabile” per la realizzazione dell’ospedale di ponente, ma rimasta inattiva e in disuso vista l’impossibilità tecnica di portare a compimento tale progetto. Dopo lunghe attese, il destino del nuovo ospedale di ponente ha cambiato “direzione” e la speranza degli abitanti del quartiere di avere un nuovo ospedale vicino a Villa Bombrini è venuta meno: sul piatto, infatti, è stata messa l’opzione Erzelli, anche se, come è noto, tutta l’operazione legata a quella zona della città è contrassegnata da numerose incognite e inconcludenze. Una decisione presa dopo che l’Enav, società nazionale per l’assistenza la volo, ha definito l’area ex gasometri non adatta dal punto di vista della sicurezza per costruire un ospedale, vista la vicinanza con la pista di atterraggio dell’Aeroporto Cristoforo Colombo.

    Cornigliano, in un tempo neanche troppo lontano, era una nota località balneare, capace di attirare migliaia di turisti. Oggi il quartiere è alle prese con un lungo tentativo di riqualificazione dopo gli anni delle industrie e del lavoro: qualcosa si sta muovendo, ma l’identità di questa parte della città è ancora lontana dall’essere ritrovata.

    Elisabetta Cantalini

  • Voltri, il Comune chiude le porte al secondo mercato settimanale. Rabbia commercianti: “Tagliati fuori”

    Voltri, il Comune chiude le porte al secondo mercato settimanale. Rabbia commercianti: “Tagliati fuori”

    voltri-3Il secondo mercato settimanale a Voltri non si farà. L’incontro con l’assessore allo Sviluppo economico del Comune di Genova, Emanuele Piazza, dello scorso 20 luglio ha avuto l’effetto di una doccia fredda sui commercianti dell’estremo ponente di Voltri, che hanno visto sfumare in men che non si dica l’opportunità di un nuovo mercato da tenere in piazza Caduti Partigiani. Poche settimane fa, abbiamo raccontato della crisi profonda in cui sono incappate le attività commerciali di via Camozzini, nell’ultimo tratto di Voltri e del ponente genovese. Un’area storicamente depressa dal punto di vista economico, ma che ha subito in modo drammatico gli effetti della frana di Arenzano dello scorso marzo. Il giro d’affari dei negozi della zona si alimentava del transito sull’Aurelia. Transito che si è drasticamente ridotto dopo la chiusura della statale che, a causa della frana, da ormai più di quattro mesi taglia letteralmente in due la Liguria.

    «È un’occasione a cui il Comune ha voluto chiudere la porta senza motivo». C’è tanta amarezza nelle parole dell’edicolante Fabio Boni, lo stesso che circa un mese fa esprimeva ottimismo e fiducia in una risposta positiva da parte di Palazzo Tursi. Al posto di quell’ottimismo ora c’è solo delusione per l’occasione mancata: «Siamo tagliati fuori – lamenta – per loro dobbiamo rimanere come siamo e dobbiamo morire qua».

    municipio-ponente-voltriLa questione si inserisce nel più ampio contesto di un clima di tensione tra gli ambulanti e l’amministrazione comunale. Lo scorso 26 luglio, durante un altro incontro a Palazzo Tursi, gli operatori di Aval (Associazione venditori ambulanti liguri) hanno protestato con forza principalmente per la mancata ricollocazione del mercato rionale. Al culmine della contestazione, gli ambulanti sono arrivati a chiedere le dimissioni di Piazza. A scatenare il malcontento nella categoria sono però anche le difficoltà di mantenere in piedi le attività per le tasse troppo alte e per la concorrenza degli abusivi. Ed è così che gli effetti della crisi generale del settore vanno a influire sulla “questione voltrese”.

    «Stiamo affrontando un generale calo delle bancarelle, in particolare a Ponente – ci spiega l’assessore Piazza – per questo, al momento non ci sono le condizioni per un secondo mercato settimanale». L’assessore precisa che i contatti con il Municipio 7 Ponente proseguono, ma i commercianti di via Camozzini sembrano aver perso la speranza di un sostegno concreto in tempi ragionevoli: «Ci hanno proposto forme di sostegno alternative come dei cartelli che indicano la presenza dei negozi o dei soldi per finanziare interventi nei locali – ci racconta Loredana, che possiede un negozio di orefici – ma non è quello di cui abbiamo bisogno». Le richieste dei commercianti sono le stesse di un mese fa: qualcosa che attiri persone nella zona ovest di Voltri ma che al tempo stesso non faccia concorrenza alle attività già presenti come, invece, farebbe la ventilata ipotesi di un mercatino di Coldiretti, che andrebbe a insidiare le attività locali di alimentari, peraltro la stragrande maggioranza nella zona. Un mercato settimanale in aggiunta e non in sostituzione a quello del martedì a Voltri sarebbe, per i commercianti, la soluzione ideale.

    «L’assessore ci ha spiegato che dei banchi di Voltri solo il 40% sarebbe in regola con le tasse – chiosa amaramente Boni – a questo punto non capiamo perché quelle bancarelle possano continuare a lavorare nella posizione attuale. C’è tanta confusione».


    Luca Lottero

  • Ex mercato di Teglia, la riqualificazione fa discutere. Il Comune si è svegliato tardi

    Ex mercato di Teglia, la riqualificazione fa discutere. Il Comune si è svegliato tardi

    ex-mercato-tegliaLa nascita di un piccolo discount a Teglia rischia di diventare l’ennesimo elemento di attrito tra il Consiglio comunale e la giunta. Nella prossima seduta consiliare di martedì 9 giugno (il 2 giugno è festa, niente assemblea in Sala Rossa) dovrebbe, infatti, essere discussa una variante urbanistica che darà il via libera alla riqualificazione dell’ex mercato di piazza De Caroli 9 e alla sua trasformazione in un cosiddetto “esercizio di vicinato” marchiato In’s. Un’operazione non vista di buon occhio dal Municipio e alla quale anche i consiglieri comunali stanno cercando di opporsi. Ma sembra ormai essere troppo tardi.

    L’edificio, già sede di mercato comunale, è diventato lo scorso autunno di proprietà del Gruppo Viziano, in seguito alla famosa permuta con cui Tursi ha acquisito un immobile in via Cantore, eliminando una serie di fitti passivi, e ha ceduto diversi beni all’imprenditore edile (oltre all’ex mercato di Teglia, sono passati di mano l’ex diurno di piazza Acquaverde, un locale sottostrada in via Vernazza, un complesso in via Chighizola, un locale commerciale in piazza Dante e, soprattutto due immobili in via Casotti e via Capolungo a Nervi).

    Qualora, dunque, i consiglieri dovessero rigettare la pratica potrebbero insorgere complicanze legali dal momento che si andrebbe a negare un diritto di acquisito ad un privato.

    La variante urbanistica è necessaria perché le attività dell’ex mercato rionale erano comprese nella destinazione d’uso a servizi. Già la giunta Vincenzi, con il progetto preliminare del nuovo Puc approvato a dicembre 2011, prevedeva la trasformazione dell’area in tessuto urbano, dando dunque via libera alla possibilità di aprire un piccolo esercizio commerciale di vicinato. Variazione confermata nel progetto definitivo del Puc approvato lo scorso marzo. «La variante urbanistica – spiega il vicesindaco Bernini – serve solamente ad accelerare i tempi e a far partire i lavori di riqualificazione prima dell’entrata in vigore ufficiale del nuovo Puc: con questo provvedimento, infatti, allineeremmo il piano vigente che risale al 2000 a quello approvato e in attesa di diventare operativo».

    Molti consiglieri di maggioranza e opposizione si schierano però a fianco del Municipio V – Valpolcevera che lamenta un mancato coinvolgimento nel processo decisionale. «Siamo sicuramente contenti che si possa finalmente riqualificare l’immobile – dice l’assessore municipale Mario Vanni – ma ci avremmo visto molto meglio il trasferimento della sede della Polizia Municipale o la realizzazione di una palestra di roccia. Abbiamo grosse preoccupazioni per il nuovo esercizio commerciale, intanto perché non prevede la realizzazione di nuovi parcheggi e quindi andrebbe a insistere sugli stalli già esigui a disposizione della cittadinanza. Poi siamo preoccupati per la mobilità dato che l’accesso alla piazza non è certo dei più agevoli e insiste su una zona già teatro di gravi incidenti stradali. Infine, seppure piccolo, è previsto un ampliamento dello spazio occupato dal negozio con conseguente erosione di altre aree della piazza dedicate alla socialità».

    L’ampliamento, in realtà, non è poi così piccolo. Per norma regionale, la superficie netta di vendita di un esercizio di vicinato non può superare i 250 mq e così sarà anche per il nuovo discount. Ma le dimensioni complessive di superfice agibile possono estendersi fino 300 mq, comprendendo in questo caso anche il deposito e il locale per gli uffici. L’aumento previsto è del 14% dei volumi attuali e del 10,5% della superficie agibile che, secondo quanto assicurato dai tecnici del Comune, non andrà a modificare l’aspetto paesaggistico dell’area.

    «Le battaglie – commenta Bernini – andavano fatte nel ciclo amministrativo precedente, quando si decise di togliere la destinazione d’uso a servizi. Ora stiamo solo cercando di accelerare una riqualificazione che seppure non a fini sociali punta a dare un valore aggiunto al territorio almeno dal punto di vista urbano. Peraltro, vorrei precisare che non stiamo parlando di un supermercato ma di un franchising che avrà tutte le caratteristiche del classico negozio di quartiere, pensato per la spesa quotidiana e non certo per le scorte settimanali».

    Ma è proprio sulla politica commerciale attuata che il consigliere Gianni Vassallo (Pd), ex assessore allo Sviluppo Economico, solleva qualche dubbio: «È vero che il mercato comunale è fuori uso da tempo – dice Vassallo – ma è anche vero che dopo la chiusura di questa realtà è entrata in vigore una riforma sulla gestione dei mercati rionali che ha fatto sì che alcuni, come quello della Foce, non chiudessero e altri, come quello di Sarzano, aprissero. Siamo certi che consorzi di operatori mercatali non sarebbero voluti entrare nella gestione dello spazio di Teglia? Abbiamo sentito le associazioni di categoria?».

    Domande di per sé legittime ma che tuttavia sembrano arrivare fuori tempo massimo. Perché nessuno ha storto il naso al momento di approvare la permuta dei beni con il Gruppo Viziano? E soprattutto, perché Vassallo non intervenne al momento dell’approvazione del Puc preliminare sotto la giunta Vincenzi, di cui era proprio assessore al Commercio?

    Laconica ma molto significativa la chiosa del consigliere Luciovalerio Padovani (Lista Doria): «Credo che dopo aver approvato la delibera di permuta non possiamo più fare molto. La questione però chiama in causa un tema più ampio, ossia la gestione del patrimonio. Nel momento in cui alieniamo un bene pubblico, come successo con l’ex mercato di Teglia, rischiamo di perdere delle opportunità solo per non aver ragionato meglio su come valorizzare l’immobile e non fare semplicemente cassa. In questo caso perdiamo un’occasione di sfruttare il nostro patrimonio per riqualificare il territorio, come ci ricorda il Municipio. Di fronte a queste scelte bisognerebbe operare con più attenzione, soprattutto in un momento in cui l’assessore Piazza sta facendo un lavoro di mappatura del territorio: bisogna ragionare non solo in termini di valorizzazione economica ma anche di valorizzazione sociale per dare respiro e nuove opportunità a territori particolarmente sotto pressione».

     

    Simone D’Ambrosio

  • Mercati comunali, la riqualificazione passa dai privati: Tursi promuove il nuovo modello di gestione

    Mercati comunali, la riqualificazione passa dai privati: Tursi promuove il nuovo modello di gestione

    mercato-frutta-verdura-sarzanoC’era una volta un mercato comunale alla Foce, all’incrocio tra corso Torino, via Ruspoli e via della Libertà, che contava 28 banchi al coperto. Dopo la mannaia della crisi economica, gli operatori rimasero 4, in una struttura alquanto vetusta e decadente, e decisero di riunirsi in Consorzio e chiedere al Comune di Genova la concessione del diritto di superficie per poter riqualificare e rilanciare l’area. Fu così che il Consiglio comunale, dopo un dibattito piuttosto acceso, si è trovato ieri ad approvare la delibera che ha stabilito la costituzione del diritto di superficie per l’area del Mercato comunale della Foce all’omonimo neo-costituito consorzio. Un provvedimento – passato con 20 voti favorevoli, 10 contrari (Lista Musso, Pdl, Lega e Udc) e 5 astenuti (M5S e Anzalone del Gruppo misto) – che ha suscitato polemiche in aula, soprattutto dal capogruppo Pdl Lilli Lauro che ha puntato il dito sulla mancanza di una gara per l’assegnazione dell’area pubblica oltre ad avanzare dubbi sulla buona fede del progetto: «In secondo luogo, 4 operatori avranno a disposizione 28 banchi: mi sembra chiaro che si tratta di un’operazione speculativa per guadagnare dalla vendita dei posti liberi. Mi stupisco che una giunta di sinistra tuteli il capitale piuttosto che il lavoro».

    «Se non ci fosse stata l’iniziativa di questi operatori, il destino del mercato sarebbe stato la chiusura» ha risposto Gianni Vassallo, consigliere Pd ed ex assessore al Commercio. «Se non sosteniamo queste iniziative imprenditoriali di riqualificazione a costo zero per il Comune, cos’altro dovremmo sostenere?».

    L’operazione, comunque, sembra avere tutti i crismi della regolarità, come confermato in aula dal segretario generale del Comune e come ribadito dall’assessore allo Sviluppo economico, Francesco Oddone: «Una delibera di indirizzo del 2009 circa la gestione dei mercati comunali rionali prevede che se almeno il 50% degli operatori si riunisce in consorzio, l’amministrazione possa concedere il diritto di superficie agli stessi». In realtà, il procedimento è un po’ più complesso. La delibera n. 87 del 24/11/2009 prevede, infatti, che il 51% degli esercenti attivi sul mercato possano formulare una comunicazione d’interesse per l’acquisizione del diritto di superficie della struttura; ottenuta dagli uffici comunali la stima per l’operazione, l’amministrazione può vagliare la richiesta secondo l’interesse pubblico qualora la stessa venisse formalizzata dal 75% degli operatori mercatali previa costituzione di un organismo consortile.

    Nessun problema, dunque, per il Consorzio Mercato Foce a cui ha aderito la totalità dei commercianti sopravvissuti. Per cui i 4 operatori, più altri soggetti che prima non operavano nell’area ma hanno aderito al Consorzio in previsione dell’apertura di nuove attività, investiranno complessivamente quasi 1,5 milioni di euro per far rinascere il mercato: 420 mila euro rappresentano il corrispettivo da riconoscere al Comune per l’alienazione del bene e il diritto di superficie di durata venticinquennale, poco meno di un milione di euro invece è la cifra preventivata per la riqualificazione dell’area sia dal punto di vista igienico-sanitario sia da quello strutturale e degli spazi esterni. Una cifra che le casse di Tursi non avrebbero assolutamente potuto sostenere nel breve periodo. «E comunque – prosegue Oddone –  il mercato non viene certo regalato ma ceduto in gestione a privati per 25 anni, con paletti molto precisi. Alla scadenza il bene ritorna al Comune che nel frattempo ha incassato i diritti di superficie e si dovrebbe ritrovare una struttura ristrutturata e riqualificata».

    C’è, poi, un ulteriore aspetto che non va dimenticato, ovvero la tutela del territorio e del commercio di prossimità. «Se si facesse una gara aperta con il trionfo del liberismo selvaggio – sostiene l’assessore – si dovrebbe puntare per forza di cose al massimo ricavo e con tutta probabilità vincerebbe qualcuno che avrebbe poco interesse al mantenimento del mercato quanto piuttosto alla realizzazione di qualcosa di più ampio, come un supermercato». Con questa operazione, invece, si va a “premiare” chi ha mantenuto vivo il mercato in questi anni e ha manifestato la disponibilità a sobbarcarsi un intervento economico non irrilevante per far ripartire la struttura. Una sorta di “second best”, come lo definisce lo stesso Oddone: «Non è il meglio in assoluto ma è un buon secondo perché riteniamo che il commercio di prossimità, contrariamente ai grandi centri commerciali, sia una risorsa che mantiene vivi i nostri quartieri, con un presidio importante per il territorio e la socialità. Certo, se avessimo le risorse pubbliche sufficienti, la nostra scelta prevalente potrebbe essere il modello di Barcellona con mercati pubblici che restano tali grazie all’investimento diretto dell’amministrazione ma all’interno hanno fiorenti operatori privati. Purtroppo, il mondo reale oggi non ci consente questa opzione. Possiamo parlare a lungo del perché non sia stato fatto in passato con una scelta che ritengo colpevole e scellerata ma sta di fatto che non siamo in grado di investire tutti i milioni di euro che servirebbero per i mercati genovesi». Da qui la necessità di affidarsi a strade alternative per evitare quella che altrimenti sarebbe stata inevitabilmente la chiusura di una struttura che ha perso l’85% dei suoi esercenti.

    Una strada non vista di buon occhio da Enrico Musso: «Siamo certamente favorevoli a promuovere l’iniziativa privata in questo settore – ha detto l’ex senatore – ma c’è un neo gigantesco in questa operazione. Bisogna, infatti, verificare con una procedura a evidenza pubblica che quella scelta dall’amministrazione sia per il Comune la migliore offerta possibile ricevuta, altrimenti si vanifica il valore dell’iniziativa stessa».

    Di diverso avviso Luciovalerio Padovani (Lista Doria): «Non è detto che il patrimonio pubblico debba necessariamente essere assegnato con un appalto. Qualora il soggetto proponente persegua finalità pubbliche condivise dall’amministrazione si possono configurare rapporti di tipo concessorio. In questo caso particolare, con una gara pubblica si rischierebbe di non garantire il commercio di prossimità ma di finire col favorire i grandi gruppi commerciali».

    mercato-comunaleSi delinea così sempre più una mappa cittadina di mercati di tipo nuovo, diversificato nella tipologia di gestione e interessante anche dal punto di vista dell’attrattività turistica. «Abbiamo il Mercato del Carmine – ricorda l’assessore Oddone – quello di piazza Sarzano, avremo questo della Foce e quello di Di Negro vorrebbe seguire lo stesso modello: mi piacerebbe che altri mercati entrassero in questo circolo virtuoso. Certo bisogna tenere presente le specificità di tutti: l’Orientale, ad esempio, che è un vero e proprio spettacolo anche dal punto di vista architettonico, ha molte risorse ma anche molti vincoli, vive bene, ha tanti turisti ma potrebbe anche vivere meglio». L’assessore guarda anche verso il futuro, puntando modelli virtuosi non così lontani dal punto di vista territoriale ma distanti anni luce dalle nostre concezioni imprenditoriali. «Dobbiamo superare certe resistenze culturali. A Barcellona, dentro ogni mercato rionale c’è un piccolo supermercato che si integra perfettamente con gli altri prodotti venduti dai banchi più tradizionali». Un sistema che funzionerebbe benissimo anche da noi. «In piazza Sarzano, ad esempio, di fronte al nuovo mercato c’è un supermercato che si aiuta vicendevolmente con gli operatori dei banchi. Se noi riuscissimo ad applicare questo modello, sollecitando gli operatori a riunirsi in consorzio che è la base giuridica da cui tutto deve necessariamente partire, avremmo risolto una buona parte dei problemi di riqualificazione e sostentamento di questo settore».

     

    Simone D’Ambrosio

  • Dinegro, mercato comunale: un park orario per rilanciare le attività autogestito dai cittadini

    Dinegro, mercato comunale: un park orario per rilanciare le attività autogestito dai cittadini

    mercato-comunale-dinegroDinegro, una zona “critica” della città, nella duplice accezione del termine: sia perché di importanza fondamentale come snodo viario, ingresso nel cuore della città e arteria di scorrimento del traffico; sia in quanto presenta varie criticità. Ci eravamo stati tempo fa nel corso di una puntata di #EraOnTheRoad e subito si era presentato il problema del cantiere di Via Buozzi, fermo da quando la ditta appaltatrice, la Carena S.p.A., ha presentato in tribunale la domanda di ammissione alla procedura di concordato preventivo. A pochi passi, anche la bella Villa Rosazza, attuale sede di Casa America, il cui parco è in via di ristrutturazione: qui i cittadini hanno avanzato la proposta di gestire gli spazi e aprirli alla cittadinanza, grazie al coinvolgimento volontario di Protezione Civile, CAI, ANPI, scuole, per la manutenzione del parco e l’apertura dei locali interni.

    Vicino a Villa Rosazza, il mercato coperto di Dinegro. Si tratta di una struttura in stile liberty progettata negli anni ’20, che negli anni ha rappresentato un punto di aggregazione, incontro e scambio per il quartiere. La sua funzione è rimasta importante nel tempo e la sua centralità è stata mantenuta fino a qualche decennio fa: poi il mercato ha piano piano perso appeal a causa dei cambiamenti urbanistici e degli stravolgimenti del quartiere. Ad esempio, l’allargamento di Via Buozzi, lo snodo di Via Venezia e le modifiche alla viabilità, per cui la zona è diventata sempre di più di scorrimento e la sosta è stata resa difficile. 

    In particolare, per quanto riguarda il mercato, per risolvere la criticità della sosta proibitiva, il comitato dei cittadini della zona ha pensato a una soluzione. L’idea, ci raccontano,  è quella di creare un park a rotazione di un’ora, a servizio della zona.

    degrado-dinegroLa portavoce, Aurora Mangano: «A ridosso del mercato c’è un area dismessa, di proprietà di Ansaldo Sts. Oggi qui restano solo capannoni in disuso; per questo abbiamo pensato di offrirci volontari per arginare il degrado e ripulire la zona. Vorremmo poi adibirla a parcheggio per gli utenti del mercato, con la collaborazione dei negozianti della zona. Anche il gestore della pompa di benzina lì di fronte si è offerto di garantire l’apertura e la chiusura, e svolgere attività di sorveglianza. Non chiediamo niente di strano: solo di aprire l’area, oggi inaccessibile: poi penseremo noi a renderla agibile, senza chiedere niente a Tursi».

    di-negroL’intervento proposto dai cittadini permetterebbe di rivalutare una struttura che sembra essere stata progressivamente dimenticata dall’amministrazione comunale. Questa aveva proposto qualche anno fa un progetto di ristrutturazione, che preveda tra le altre cose la ricostruzione del tetto pericolante. Il Comune di Genova all’epoca permetteva agli operatori di acquisire il diritto di superficie e appropriarsi degli spazi, previo retribuzione di un cifra che pare fosse attorno ai 500 mila euro; inoltre, essi avrebbero dovuto finanziare anche gli interventi di ristrutturazione. Come vantaggio, avrebbero ottenuto quindi la concessione per l’esercizio della loro attività all’interno del mercato, anche se – racconta Mangano – questa era piuttosto impegnativa: per riassorbire quell’investimento ingente sarebbe servito un tempo troppo lungo. Insomma, la convenienza non c’era. Per questo il progetto è naufragato.

    Oggi restano l’incertezza per gli operatori, sempre più banchi vuoti, le condizioni inadeguate, la stasi del Comune. «Il progetto si inseriva all’interno di una tendenza avviata qualche anno fa e che ha trovato espressione nel mercato Orientale, Sarzano e Carmine», commenta l’assessore comunale allo sviluppo economico Francesco Oddone. «Qui si è passati a una forma di gestione autonoma, svincolata da Tursi e in mano agli operatori, riuniti in un consorzio. Anni fa era stato avviato un iter in questo senso anche per Dinegro, ma gli operatori – già riuniti in un consorzio che ha proposto un protocollo d’intesa col Comune – hanno poi fatto un passo indietro perché per loro non è il momento di affrontare un investimento del genere, data la crisi economica e dei consumi. Da parte mia, se si sentissero pronti di fare passi avanti in questo senso, ci sarebbe totale disponibilità: sono favorevole a questo tipo di impostazione, che nel caso di Dinegro sarebbe ancora più necessaria. Qui, esiste una bella struttura con molte potenzialità, ma usurata nel corso del tempo. Quando anni fa c’erano le risorse, non sono stati fatti gli interventi; oggi che si vorrebbero fare gli interventi per rendere efficienti e attrattive le strutture, mancano totalmente le risorse. La struttura di Dinegro oggi non regge più, né economicamente, né strutturalmente: stiamo pensando a un progetto di restyling ma le risorse sono troppo poche e ora non possiamo procedere».

    Elettra Antognetti

  • Mercato piazza Terralba: degrado e infiltrazioni, via libera al nuovo tetto

    Mercato piazza Terralba: degrado e infiltrazioni, via libera al nuovo tetto

    mercato-terralba-internoIl mercato di piazza Terralba si rifà il look. Nelle scorse settimane, la Giunta comunale ha previsto lo stanziamento di 600 mila euro, recuperati attraverso un mutuo a bilancio nell’esercizio 2013, per la riqualificazione del tetto del polo mercatale di San Fruttuoso, resasi necessaria a seguito delle continue infiltrazione di acqua. Si tratta di un intervento già inserito nel Programma triennale dei Lavori Pubblici 2013-2015, approvato prima dell’estate, e sarà messo a gara nei primi mesi dell’anno prossimo.

    Nei documenti tecnici che accompagnano la descrizione dello stato attuale dell’edificio si legge che la copertura del mercato a pianta rettangolare è costituita da otto arconi di cemento armato di forma parabolica, a sezione variabile. “I quattro archi strutturali, di cui due perimetrali e due posizionati nella parte centrale, si differenziano dagli altri per la maggiore dimensione”. Ogni campata è poi suddivisa da una struttura secondaria in un reticolo di travi “tamponato con pannelli di vetrocemento”. Inoltre, “alla sommità della copertura, nella parte centrale rialzata, sono disposti longitudinalmente e contrapposti una serie di fori per il riciclo naturale dell’aria”.

    Anche i non addetti ai lavori possono intuire la complessità dell’intervento, resosi necessario per la perdita di impermeabilità del calcestruzzo e dei vetri, oltre al deterioramento strutturale delle travi in parte esposte all’esterno alla mercé degli sbalzi termici e dell’azione corrosiva degli agenti atmosferici.

    L’edificio, realizzato a metà degli anni ’50, ha dato ben presto problemi di infiltrazioni dall’alto, principalmente a causa della mancanza di una costante manutenzione, tanto da dover rendere necessario un primo intervento già nel 1975, con l’inserimento di panelli plastici traslucidi all’esterno. Tuttavia, il deterioramento dei materiali ha comportato un progressivo distaccamento tra i due sistemi di copertura e un costante aumento della permeabilità tanto da imporre una soluzione più drastica.

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    In attesa del bando che specificherà al meglio le caratteristiche che dovrà avere il nuovo tetto, possiamo anticipare che certamente verrà chiesto di porre rimedio a due problematiche storiche dell’edificio mercatale: la mancanza di un efficace ricircolo interno dell’aria, con un fastidioso effetto serra soprattutto nei mesi più caldi, e l’illuminazione naturale assai carente. Sempre dalla descrizione tecnica, leggiamo che il progetto di riqualificazione prevedrà “l’eliminazione dei pannelli in vetrocemento, la riprofilatura di tutte le parti strutturali a contatto con detti pannelli, la ripresa degli intonaci e delle coloriture di tutte le parti strutturali della copertura a vista”. Il nuovo tetto, che verrà fissato sull’esistente sistema di arconi in cemento armato, sarà formato da una struttura multimateriale, rispondente a tutte le esigenze tecnico-normative, con particolare riguardo alla tenuta idrica e all’elasticità degli elementi in seguito alle dilatazioni termiche. Inoltre, nella parte centrale della nuova copertura, sorgerà un lucernaio, accompagnato da una serie di persiane poste lungo tutto il perimetro laterale.

    L’esecuzione dei lavori, inoltre, sarà complicata dalla necessità di garantire, almeno parzialmente, la prosecuzione delle attività commerciali all’interno del mercato e l’incolumità del pubblico che accederà alla struttura. Per questo motivo, con tutta probabilità, si procederà per lotti, nonostante ciò comporti una complessa organizzazione e messa in sicurezza del cantiere e costi indubbiamente più elevati.

    La riqualificazione della copertura del Mercato di piazza Terralba assume maggiore valenza se si tiene conto della strategicità della zona in cui sorge, secondo quanto previsto dal nuovo piano urbanistico comunale. A pochi passi dal mercato, infatti, dovrebbe sorgere il nuovo polo ferroviario di Terralba, nodo cruciale della futura Metropolitana di superficie, che vedrà anche la realizzazione di un centro servizi integrato per attenuare l’incompatibilità fra il parco ferroviario e le aree residenziali circostanti e, contestualmente, puntare alla valorizzazione di piazza Terralba e del parco di Villa Imperiale.

     

    Simone D’Ambrosio

  • Val Polcevera, C.r.e.a.: eccedenze alimentari al mercato di Bolzaneto

    Val Polcevera, C.r.e.a.: eccedenze alimentari al mercato di Bolzaneto

    mercato-frutta-verdura-sarzano Si chiama C.R.E.A.Centro Recupero Eccedenze Alimentari – ve ne avevamo parlato nel maggio 2012 (qui l’approfondimento di Era Superba), in occasione della presentazione del progetto risultato della collaborazione fra Municipio Val Polcevera, A.T.S. 41 (ambito territoriale sociale n. 41 del Comune di Genova) e Comunità di San Benedetto. Un’iniziativa che andava ad affiancarsi al già collaudato esperimento di Certosa, ovvero “Il Punto” di via Canepari (parrocchia del Borghetto a Certosa), basato sulla redistribuzione a favore delle persone in difficoltà economiche di prodotti che altrimenti non sarebbero venduti nei supermercati (causa prossimità della scadenza o piccoli difetti nel confezionamento) e quindi scartati, alimenti ancora perfettamente consumabili.

    Oggi il progetto C.R.E.A. può contare su un nuovo punto di distribuzione in Val Polcevera nel mercato comunale di Bolzaneto:  sarà inaugurato venerdì alla presenza del sindaco Marco Doria, si tratta di un banco vuoto che, grazie all’impegno del Civ e all’accoglienza degli altri operatori del mercato, sarà affidato ai volontari del progetto. Il punto coprirà il fabbisogno di 20 nuclei famigliari«prevalentemente anziani – racconta Simonetta Gadaleta coordinatrice A.T.S. 41 – ma contiamo a partire da gennaio di aprirci anche a nuclei famigliari più numerosi. La quantità di alimenti non manca, grazie alla encomiabile collaborazione del mercato ortofrutticolo di Bolzaneto, una disponibilità davvero oltre ogni aspettativa, senza proclami, con umiltà e sobrietà.»

    Se consideriamo anche “Il Punto” di Certosa – dove ogni tre mesi usufruiscono del servizio 80 persone –  si può parlare di un bacino di 100 nuclei famigliari della Val Polcevera interessati dal servizio dei volontari. Un primo importante risultato.

    «La differenza fra “Il Punto” e l’attività di C.r.e.a.  – spiega Gadaleta – è sostanzialmente nei prodotti che vengono distribuiti: da una parte “Il Punto” che collabora con Ipercoop e redistribuisce prodotti non freschi, dall’altra C.r.e.a. che riferendosi al mercato ortofrutticolo lavora con frutta e verdura che per forza di cose deve essere distribuita nella stessa giornata di raccolta».  Un’altra differenza riguarda il criterio di scelta dei soggetti destinatari del servizio: per quanto riguarda “Il Punto” vengono selezionati dall’A.T.S. 41 che attribuisce loro un punteggio –  seguendo alcuni criteri quali la composizione del nucleo famigliare oppure la presenza o meno di bambini – in base al quale i beneficiari possono convertire i punti in beni di prima necessità, mentre la sperimentazione sul nuovo punto di Bolzaneto sarà basata inizialmente su semplici segnalazioni e punterà ad un’assegnazione di alimenti il più possibile uguale per tutti.

     

    Le tre fasi del progetto C.r.e.a e la sperimentazione al quartiere Diamante ancora in stand-by

    Una prima fase conoscitiva e di coordinamento terminata nel dicembre 2012, la sperimentazione nei centri della Comunità di San Benedetto (escluso quello principale della Lanterna) da gennaio 2013 a settembre e ora la terza fase con l’inaugurazione del punto di Bolzaneto. «L’obiettivo è quello di coinvolgere più soggetti per aumentare la varietà di prodotti da redistribuire – conclude Gadaleta – e alzare il numero di nuclei famigliari a cui destinare gli alimenti».

    Unico “neo” in questo primo anno e mezzo di attività, il congelamento dell’esperienza al quartiere Diamante che avrebbe dovuto trovare “casa” nei locali del Municipio Val Polcevera in via Pedrini: «I locali si sono poi rivelati non utilizzabili e il discorso è rimasto in stand – by, ma potrebbe anche sbloccarsi in futuro, staremo a vedere».

     

    Gabriele Serpe

  • Cornigliano, ex mercato comunale: un nuovo spazio per il quartiere

    Cornigliano, ex mercato comunale: un nuovo spazio per il quartiere

    Mercato Comunale CorniglianoL’ex mercato al coperto di Cornigliano è uno dei tanti luoghi “dimenticati” nel tessuto urbano della nostra città. Chiuso nel 2011 a causa della crisi, che aveva portato alla sopravvivenza di sole tre attività mercatali, l’edificio giace semi-abbandonato in piazza Monteverdi. Il progetto di riqualificazione dello stabile, di cui si parla già da due anni, è entrato ieri in Consiglio comunale attraverso un articolo 54 del consigliere Matteo Campora, che ha interrogato l’assessore Francesco Miceli, con delega al patrimonio, circa il futuro della struttura.

    Secondo Campora, infatti, esiste una rete di associazioni cittadine che si starebbe da tempo muovendo per rilevare l’area, cambiandone la destinazione e rendendola un nuovo punto di ritrovo per il quartiere, non proprio ricco di servizi in questo senso. Non più esercizi commerciali, ma un nuovo luogo di aggregazione, con tanto di bar e ludoteca, grazie all’azione, tra gli altri, del comitato residenti, del Circolo Lucani e del neonato civ.

    L’amministrazione, dal canto suo, sembra vedere di buon occhio il progetto. «Gli uffici – spiega l’assessore Miceli – hanno già verificato la fattibilità economica dell’operazione. I canoni pagati dai soggetti interessati, infatti, sarebbero sufficienti a coprire le spese di manutenzione straordinaria (principalmente svuotamento degli interni e derattizzazione) e ordinaria (canone di concessione e pagamento delle utenze) della struttura, che si estende per 750 mq. Inoltre, le richieste giunte in questo senso dal Municipio, riguardano un progetto organico di riqualificazione che ben si sposa con le intenzioni politiche di questa amministrazione». A questo punto, si tratta di capire quale sia l’iter migliore per l’assegnazione degli spazi. Da un lato il percorso tradizionale, ma più lungo, di una riprogettazione della destinazione d’uso dell’immobile da parte del Comune che poi passerebbe alla concessione tramite bando ad evidenza pubblica; dall’altro, l’affidamento diretto alle associazioni interessate, secondo le modalità di utilizzo e gestione concordate.

    «La seconda strada sarebbe sicuramente la migliore – commenta Campora – perché garantirebbe la gestione dell’area da parte di soggetti radicati nel territorio già da anni».

    Mercato Comunale Cornigliano

    Mercato Comunale Cornigliano

     

     

     

     

     

     

     

     

    Di diverso avviso il presidente del Municipio VI Medio Ponente, Giuseppe Spatola, che punta forte sulla trasparenza degli atti pubblici: «Se il Comune dovesse decidere la nuova destinazione d’uso associativa dell’area e spettasse al Municipio scegliere gli affidatari, allora noi ci affideremmo a un bando con evidenza pubblica. La manifestazione spontanea di interesse da parte di alcune associazioni, infatti, ci ha confermato la nostra convinzione sul futuro dell’ex mercato. Ma la scelta su chi gestirà gli spazi non deve essere condizionata da chi ha suscitato la proposta: ogni soggetto interessato deve avere le stesse possibilità di partecipazione. Naturalmente, altre strade potrebbero aprirsi qualora il Comune deceidesse di agire in autonomia».

    Mercato Comunale CorniglianoÈ lo stesso Spatola a ricostruire in maniera più puntuale il percorso che potrebbe condurre alla riqualificazione dell’ex mercato. «Fin dal nostro insediamento ci è stato chiesto, da Comune e Società per Cornigliano, un parere sulla destinazione d’uso dell’area. Dopo aver vagliato una pluralità di ipotesi, compresa quella di un mercato di dimensioni più ridotte con prodotti a chilometro zero – sullo stile, ad esempio, di quanto accaduto al Carmine, ndr – scartate per diverse difficoltà di realizzazione, ci siamo convinti che l’ideale sarebbe destinare la struttura a uso sociale, anche per rispondere a una forte richiesta della cittadinanza in questa direzione. Sarebbe, dunque, necessario che l’ex mercato diventasse formalmente una sede associativa, per garantire ad esempio la copertura della manutenzione ordinaria, ma che mettesse anche disposizione di tutti una serie di spazi da destinare a diversi eventi».

    A questo punto interviene la questione economica, come già anticipato dall’assessore Miceli. «I costi più difficili da sostenere – spiega Spatola – non sono tanto quelli riferiti ai canoni comunali, calmierati e non del tutto rispondenti a logiche di mercato, quanto quelli delle utenze e, soprattutto, del riscaldamento. Ma gli studi di fattibilità che abbiamo eseguito finora ci hanno confermato la sostenibilità economica del cambiamento di destinazione d’uso. Se poi la Soprintendenza, al cui benestare sono vincolati alcuni interventi sulla struttura, consentisse una ristrutturazione anche in ottica di risparmio energetico, a lungo termine gli esborsi per i concessionari sarebbero ancora più contenuti».

     

    Simone D’Ambrosio

  • Sampierdarena, mercato Tre Ponti: nuovo bando per i commercianti

    Sampierdarena, mercato Tre Ponti: nuovo bando per i commercianti

    Mercato Tre Ponti SampierdarenaIl mercato di piazza Tre Ponti, a Sampierdarena, è una struttura relativamente nuova (inaugurata circa 30 anni fa) che sorge tra via Buranello e via Cantore, le più centrali del quartiere. A dispetto della posizione favorevole, tuttavia, il mercato non manca di sortire polemiche: per primi, gli operatori che vi lavorano ne denunciano da anni le condizioni di degrado, l’inagibilità, la conseguente scarsa attrattiva sugli acquirenti; poi, i cittadini del quartiere, che ne lamentano lo stato di abbandono (rimangono operativi solo una decina di banchi su un totale di circa 50…) e lo scarso servizio fornito; infine, non più tardi del maggio 2012 è stato lanciato un appello anche da parte dell’associazione Officine Sampierdarenesi, che già all’epoca affermava «il mercato sta lentamente scomparendo». Sembra che da quel maggio 2012 la situazione sia andata solo peggiorando.

    Nel corso dell’ultimo appuntamento di #EraOnTheRoad vi avevamo portato proprio in piazza Tre Ponti per constatare come stanno le cose allo stato attuale. Qui, abbiamo raccolto le voci dei cittadini e dei venditori che lavorano all’interno del mercato. Questi ultimi ci hanno mostrato il loro disappunto: «Il mercato è operativo, ma è come se non lo fosse. All’interno è pressoché deserto, sono più i banchi inutilizzati che quelli attivi. Inoltre, questa zona di Sampierdarena è piuttosto problematica: quando apriamo, alle 5 del mattino, dobbiamo stare attenti perché in zona c’è un alto tasso di criminalità. È un “far west”, e anche questo non contribuisce al rilancio di una struttura che già di per sé è poco attrattiva. Chiediamo che le amministrazioni prestino attenzione alla nostra causa e favoriscano il rilancio, sia restituendoci un mercato degno di questo nome, che mettendo a posto l’area nel suo complesso».

    Da Palazzo Tursi, non si è fatta attendere la risposta dell’Assessore al Commercio, Francesco Oddone: «Ci stiamo occupando dei problemi del mercato: a breve – non più di qualche settimana – verrà aperto un bando nuovo per l’assegnazione dei posti vacanti. La proposta nasce in seguito a una serie di confronti tra Comune e operatori, sia a Tursi che a Sampierdarena e sarà strutturata correttamente sia sotto il profilo logistico che commerciale: gli operatori, dalla loro, ci chiedono da tempo di indire più di frequente bandi di gara, ma non è così semplice. Adesso, invece, ci siamo: ci auguriamo che, a differenza di quanto accaduto in passato, ci sia una buona risposta».

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    Infatti, ci racconta Oddone che già nel 2012 era stata aperta un’altra gara per l’attribuzione dei posti vacanti nella struttura di piazza Tre Ponti, ma l’iniziativa non era andata a buon fine: era stata raccolta solo una richiesta, ma il vincitore aveva poi rinunciato a ritirare il suo premio.

    «Inoltre – prosegue l’Assessore – abbiamo consigliato agi operatori di riunirsi in un consorzio, così come succede per il Mercato Orientale di via XX Settembre, per l’Isonzo e altri: in questo modo, potendo usufruire di una nuova norma entrata in vigore con l’approvazione del bilancio dello scorso agosto, potrebbero fare investimenti sulla struttura, migliorandola e rendendola più appetibile per eventuali soggetti interessati».

    Certo, la fase congiunturale non è particolarmente florida sotto il profilo economico, come ci ricordano di concerto sia dal Comune che gli stessi operatori del mercato, tolleranti. Tuttavia, le migliorie sono d’obbligo e sarebbe un peccato far morire una struttura come quella di piazza Tre Ponti: se riqualificata, potrebbe portare un risanamento per l’intera area urbana.

    A Sampierdarena gli operatori parlano da tempo di un progetto di restyling del mercato, finito nel nulla, ma da Tursi arrivano smentite: «Non ci risulta sia stato presentato alcun progetto in tempi recenti e, anche se fosse, negli ultimi anni non ci sarebbero stati i finanziamenti per realizzarlo. Da tempo sono bloccati. Ad ogni modo, con l’approvazione della nuova norma di agosto e la costituzione di un consorzio, se esistesse effettivamente un progetto precedente, la sua realizzazione potrebbe non essere troppo lontana».

     

    Elettra Antognetti

    Era On The RoadQuesto articolo è stato scritto grazie ai sopralluoghi di #EraOnTheRoad. Contattaci per commenti, segnalazioni e domande: redazione@erasuperba.it

     

     

     

  • Mercato del Carmine: via ai lavori di allestimento, apertura in autunno

    Mercato del Carmine: via ai lavori di allestimento, apertura in autunno

    Mercato Comunale Carmine«Avvio dei lavori di completamento». Questo l’annuncio che stamattina l’assessore allo sviluppo economico del Comune di Genova Francesco Oddone ha voluto fare a giornalisti e cittadini intervenuti alla presentazione del nuovo mercato del Carmine. Una storia travagliata (qui ripercorriamo le tappe principali) che finalmente giunge ad un passo dal lieto fine.

    L’inaugurazione entro l’autunno, come già vi avevamo anticipato a marzo quando avevamo incontrato i giovani architetti del Gruppo Informale che hanno progettato gli spazi interni del mercato. Qualche ritardo sull’avvio degli allestimenti inizialmente ipotizzati ad aprile, l’iter burocratico ha impiegato più tempo del previsto a raggiungere il felice epilogo, ora bisognerà rimboccarsi le maniche per consegnare la nuova struttura nei tempi previsti.

    «Stiamo parlando di una struttura meravigliosa – ha dichiarato l’assessore Oddone – e finalmente possiamo dire con certezza che tornerà a vivere. Lo farà dalle prime ore del mattino sino a tarda sera, perchè il quartiere del Carmine ha fortemente bisogno di questo luogo di aggregazione. Ci rivederemo in autunno per l’inaugurazione vera e propria».

    Il mercato del Carmine avrà come parola d’ordine il consumo sostenibile. Merce a km zero e rispetto dell’ambiente e dei lavoratori della terra. Le merci esposte saranno provenienti dalla Liguria come ha assicurato lo stesso Bacci Costa, presidente del Consorzio: «Diventerà il mercato della Liguria. Avremo pesci liguri e carni provenienti dal monte Antola, anche per quanto riguarda la frutta e la verdura stiamo contattando produttori liguri».

    La grande novità sarà l’asta serale con cui verranno vendute al ribasso le merci rimaste sui banchi durante la giornata, per garantire sempre e comunque la freschezza della merce esposta.

    Non rimane che attendere la fine dei lavori e l’inaugurazione del nuovo Mercato, finalmente, dopo anni di incertezza.

  • Mercato del Carmine, entro aprile via ai lavori per l’allestimento

    Mercato del Carmine, entro aprile via ai lavori per l’allestimento

    Mercato Comunale CarmineL’avvio dei lavori per l’allestimento del nuovo Mercato del Carmine, nonostante le ripetute difficoltà che dal 2011 hanno reso impossibile la messa a regime della struttura, diventa finalmente realtà.
    Nell’ottobre scorso il bando di gestione decennale era stato aggiudicato dal Consorzio del Carmine (composto da diversi soggetti, come Bcafè s.r.l., Cooperativa Pescatori di Liguria, Carni di Propata s.a.s. e tra questi spicca un nome noto dell’imprenditoria genovese, Bacci Costa) e, in linea con la tabella di marcia prevista, il prossimo autunno – si spera entro settembre – il mercato verrà aperto al quartiere e alla città.

    «Il progetto è stato ultimato e consegnato poche settimane fa, quindi ora dobbiamo solo attendere che l’iter burocratico faccia il suo corso e con tutta probabilità i lavori strutturali inizieranno entro il mese di aprile», spiegano gli architetti del Gruppo Informale affidatari dell’aspetto progettuale dell’interno della struttura.
    Si tratta di un laboratorio di giovani architetti che ha all’attivo già un ricco portfolio di progetti sulla città di Genova – come il Molo Torre del Lungomare di Pegli – e che si occupa principalmente di ricercare e sperimentare in ambito architettonico un utilizzo sostenibile delle risorse, sia materiali che umane. Infatti l’ardesia e il vimini di provenienza locale sono le materie prime su cui questi giovani architetti hanno maggiormente puntato per il rifacimento degli spazi interni; il tutto in stretta coerenza con ciò che i banchi del mercato dovranno ospitare: prodotti d’eccellenza ligure a filiera corta; il km zero e la sostenibilità ambientale riguarderanno perciò non solo il contenuto ma anche il contenitore.

    Nel frattempo, anche l’iniziale scetticismo degli abitanti del quartiere sembra in parte aver lasciato il posto alla fiducia nei confronti del Consorzio assegnatario: «Tutti accogliamo con speranza ed entusiasmo ogni possibile miglioria al quartiere in cui viviamo e lavoriamo, ma bisogna tener presente che il “Carmu” ha una forte identità di cui è orgoglioso e che va dunque preservata e rispettata», commenta un commerciante della zona. «Può forse sembrare una cosa di poco conto, ma teniamo molto che la piazzetta del Carmine rimanga uno spazio a disposizione dei bambini del quartiere, per incontrarsi e giocare, e a tutti piacerebbe che il mercato rimanesse almeno parzialmente a disposizione per attività legate alla comunità. Detto questo, speriamo che lo spazio venga finalmente valorizzato e gestito come merita, siamo in trepidante attesa

    Chiara Guatelli
    [foto di Daniele Orlandi]