Tag: porto

  • VTE Porto Voltri-Prà, ipotesi ampliamento verso Pegli: il progetto

    VTE Porto Voltri-Prà, ipotesi ampliamento verso Pegli: il progetto

    Vte, Porto ContainerL’hanno chiamato “Porto d’Africa”, adesso scenario “Voltri Avanzamento”, ma la sostanza non cambia, sempre di ampliamento del terminal si tratta. E nel Ponente, ogni qualvolta si rinfocola una simile voce, le diverse anime di comitati, associazioni e singoli cittadini si rinsaldano in difesa del litorale. In gioco c’è il delicato equilibrio tra l’esigenza di sviluppo dello scalo genovese e la necessità di garantire la vivibilità di interi quartieri. Equilibrio mai davvero raggiunto perché parliamo di una zona che ha pagato un prezzo altissimo in termini di deprivazione dell’affaccio al mare da Prà a Voltri e di forzata riconversione economica del territorio, in cambio dell’illusione di nuovi posti di lavoro e di riqualificazioni urbane che spesso non si sono concretizzate (qui l’approfondimento di Era Superba sulla Fascia di Rispetto di Prà). «Ad ovest della Lanterna vive il cinquanta per cento più uno della città – ama ricordare Arcadio Nacini, storico portavoce dei comitati e per anni espressione degli stessi in consiglio comunale – anche se di là hanno i servizi, qui invece ci toccano solo le servitù».

    Oggi uno degli scenari progettuali contenuti nel nuovo Piano Regolatore Portuale in via di gestazione prevede, nell’ambito di Voltri, l’apertura della diga di sottoflutto – per facilitare l’accesso di navi porta contenitori di dimensioni sempre maggiori – ed il prolungamento di circa 500 metri della diga foranea verso levante, chiudendo così di oltre 1/3 l’apertura dello specchio d’acqua prospiciente Pegli.
    Ma il Municipio Ponente – facendosi interprete delle preoccupazioni degli abitanti – ha manifestato la propria contrarietà al progetto approvando, all’unanimità, una mozione nella quale accusa esplicitamente l’Autorità Portuale genovese di scarsa sensibilità istituzionale: «Considerato che il nuovo Piano Regolatore Portuale prevede interventi estremamente invasivi sul territorio del Ponente e l’A.P. non ha finora coinvolto il Municipio», si legge nel documento.
    «Quando si sommano un insieme di fattori destabilizzanti, poi arriva una goccia che fa traboccare il vaso – spiega il presidente del Municipio Ponente, Mauro Avvenente (Pd) – È questo il caso degli eventuali ampliamenti della piattaforma portuale di Voltri».

    L’allungamento della diga foranea verso levante (ovvero verso Pegli) «causerebbe un drastico peggioramento della qualità della vita dei residenti del Ponente e delle prevedibili conseguenze circa il ricambio dell’acqua marina che sarà reso molto più difficile e complicato». In tal senso, il Municipio ricorda che «su quello specchio acqueo insistono le acque dei torrenti Branega, San Pietro, Roana, San Michele, Sacchi, Rexello, Lupo, Archetti, Rostan, Varenna, Marotto, Molinassi, Monferrato, Cantarena, Senza Nome e Chiaravagna, che negli anni passati hanno generato danni irreversibili portando con sé da valle a mare tonnellate di sedimi terrosi dilavati dagli impluvi delle colline».
    Occorre ricordare, però, che si tratta pur sempre di un’ipotesi progettuale ancora in itinere. Insomma, per adesso nulla di definitivo. «Sì, ma pare essere una delle soluzioni più accreditate – risponde Avvenente – E sta suscitando molta ansia nei residenti. Lo conferma la nascita, a Pegli, di un comitato di cittadini e realtà associative che in una manciata di giorni ha raccolto migliaia di firme. Insomma, si respira la medesima aria di una decina di anni fa, quando la cittadinanza si è mobilitata in massa per dire stop alle servitù nel Ponente».

    Piano Regolatore Portuale: scenario “Voltri Avanzamento”

    porto-terminal-DILo scenario “Voltri Avanzamento” contempla «un avanzamento della linea di banchina del terminal contenitori di Voltri e, in previsione di consentire l’accessibilità marittima alle navi di maggiori dimensioni, l’apertura a levante della diga esistente – si legge nel sito web dell’A.P. – Lo scenario si contraddistingue per un incremento delle superfici destinate al traffico di contenitori». In sintesi, gli interventi proposti mirano ad adeguare il porto di Voltri alle esigenze del nuovo naviglio in termini di fondali e accessibilità.
    Inoltre «si propone la realizzazione del nuovo terminal traghetti e del nuovo terminal delle “Autostrade del mare”». Quest’ultimo «risponde all’obiettivo di una riorganizzazione e di un potenziamento dell’offerta per la movimentazione di merci e passeggeri, permettendo una razionalizzazione dei flussi nel bacino storico».

    Nell’area di Voltri, l’accessibilità via mare potrà essere migliorata «attraverso la creazione di un nuovo canale con doppio ingresso, mediante l’apertura della diga a levante ed il prolungamento delle opere di protezione alle due estremità». Secondo l’Autorità Portuale «L’adeguamento delle opere di protezione e il parziale incremento delle superfici dedicate alle attività di movimentazione consentono, da un lato, il mantenimento e il rafforzamento del porto sulle rotte di maggiore rilevanza e, dall’altro, una riorganizzazione e sviluppo delle attività produttive su alcune aree portuali».

    Per quanto riguarda la sostenibilità ambientale «I riempimenti ipotizzati incidono maggiormente su specchi acquei già a uso portuale, per quanto sia ipotizzato un allungamento dell’opera di protezione antemurale. Gli impatti generati dai traffici potranno essere contenuti in funzione dell’attuazione di alcuni interventi previsti quali l’elettrificazione delle banchine, la compatibilizzazione ambientale dei bacini, la realizzazione degli interventi previsti dal Piano Energetico del porto e lo sviluppo della modalità ferroviaria».

    La prima fase dei lavori – della durata di 3 anni – comporterà «L’allungamento dell’opera di protezione di Voltri di circa 350 metri verso ponente e di circa 500 metri verso levante; la contestuale demolizione di un tratto della diga a levante per permettere il doppio ingresso. Parallelamente si potrà dare inizio all’avanzamento della linea di banchina del terminal di Voltri, procedendo da ponente verso levante e alla realizzazione del terminal delle “Autostrade del mare”».

    Lo scorso 30 luglio, con un atto adottato all’unanimità, il Comitato portuale di Genova ha deliberato «di condividere gli esiti del confronto tecnico avviato in merito alle linee guida per la redazione del Piano Regolatore Portuale» e «di avviare nei termini più brevi i procedimenti di approvazione delle opere per l’ampliamento e l’accesso al bacino di Sampierdarena». I risultati che emergono dalle osservazioni raccolte «consentono di identificare alcuni profili comuni che forniscono un’importante chiave di lettura per la definizione di uno scenario condiviso di sviluppo portuale», si legge nella delibera. Il primo elemento è rappresentato proprio dall’esigenza di «ampliare l’accessibilità marittima dello scalo». Per l’ambito di Voltri/Prà «è considerata positivamente l’apertura della diga a levante» ed «è valutata l’esigenza dell’avanzamento della banchina».

    La richiesta del Ponente: maggiore coinvolgimento della cittadinanza

    «Lo abbiamo ripetuto più volte ma vedo che non siamo ascoltati dall’Autorità Portuale – spiega il presidente Avvenente – Il Ponente potrebbe essere il laboratorio dove sperimentare una convivenza equilibrata tra porto e città. Invece, almeno finora, la priorità è stata esclusivamente quella di garantire l’espansione dello scalo genovese, a discapito del territorio circostante e dei suoi abitanti. Da anni si parla di ampliamenti, però, bisognerebbe prodigarsi anche per migliorare le condizioni di vivibilità della popolazione locale, messe a dura prova dalla presenza delle attività portuali». Vedi la forzata vicinanza tra le pile di container e la zona di Prà-Palmaro, l’aumento dell’inquinamento acustico e ambientale lungo tutto il litorale, i disagi conseguenti al traffico di mezzi pesanti nell’intera area di Ponente.

    Eppure, quando fu creato il porto di Voltri, la popolazione era stata illusa con il miraggio di 5000 posti di lavoro. «Oggi al VTE (Voltri Terminal Europa, attualmente il maggiore terminal contenitori del porto) gli occupati sono 560 più un migliaio di indotto – sottolinea Avvenente – Per carità nel momento di crisi attuale sono numeri importantissimi. È anche vero, però, che il prezzo pagato dal territorio è stato salatissimo. Prà, ad esempio, ha perso completamente il suo affaccio al mare; un tempo c’erano bar, ristoranti e altri esercizi commerciali che hanno dovuto riconvertirsi o sparire. Questa è stata una precisa scelta strategica a favore della città. Bene, ma in cambio il quartiere cosa ha ottenuto? Praticamente niente».

    Ma durante il processo di pianificazione a medio/lungo termine chiamato a delineare il nuovo Piano Regolatore Portuale – e dunque il futuro del porto – il Municipio Ponente non è stato coinvolto? «No, in nessuna occasione – ribadisce Avvenente – L’ultima volta che ci siamo confrontati con l’A.P. risale a circa tre anni fa (2010), all’epoca dell’ex Sindaco Marta Vincenzi, quando si svolse un incontro sul territorio alla presenza del presidente dell’A.P. Luigi Merlo. In quell’occasione furono ventilate, seppure in modo evanescente, le proposte sopracitate. E tutti i gruppi politici, anche allora senza distinzioni di appartenenza politica, avevano ritenuto irricevibili tali ipotesi progettuali. Si era parlato di un confronto aperto sulle tematiche controverse e dunque di possibili rivisitazioni. Da quel giorno, però, nulla si è più mosso».

    Adesso il Municipio chiede a gran voce l’immediata riapertura di un vero tavolo di confronto «Noi siamo fortemente intenzionati a portare a casa almeno alcuni risultati – continua Avvenente – Innanzitutto sollecitiamo la realizzazione di adeguati interventi di mitigazione dell’impatto delle attività portuali, come l’innalzamento delle dune a protezione della Fascia di Rispetto; e poi la continuazione del progetto per l’elettrificazione delle banchine. Infine, invitiamo l’A.P. a realizzare le opere propedeutiche indispensabili per l’attuazione del nuovo piano del traffico di Voltri». Si tratta, come ricorda la mozione, della demolizione delle reti divisorie, dei muretti di sostegno e della complanazione del manto d’asfalto nella zona compresa tra l’accesso al porto di Piazza Lerda, lato mare, e l’Hotel Sirenella a Voltri.

    Matteo Quadrone

  • Istituto idrografico della Marina, ecco la nuova sede a calata Gadda

    Istituto idrografico della Marina, ecco la nuova sede a calata Gadda

    istituto-idrografico-marina-palazzina-selom-calata-gadda
    Palazzina Selom, Calata Gadda

    Dalla collina al mare, ma sempre a Genova. L’Istituto idrografico della Marina si sposta da Oregina a calata Gadda, ma non cambia città. Anzi. Nella nuova sede di palazzina Selom, dove un tempo veniva ospitata la Lavanderia Italia, quasi a ridosso del Molo Vecchio, si potrà ricongiungere con il suo elemento principale: il mare. Già perché il polo, attualmente ubicato a Forte San Giorgio, in passo dell’Osservatorio, dal 1872 è l’unica struttura italiana autorizzata alla produzione della cartografia nautica ufficiale.

    Si attende ancora la ratifica formale dell’accordo di programma tra i tanti enti in campo (Ministero della Difesa, Autorità Portuale di Genova, Ministero dell’Economia e delle Finanze tramite l’Agenzia del Demanio Direzione Regionale Liguria, Direzione Marittima di Genova, Comune di Genova e Regione Liguria) ma sia la giunta comunale che quella regionale hanno firmato il benestare all’operazione, che dovrebbe muovere i primi passi concreti già entro la fine dell’anno.

    «La destinazione – ricorda Alberto Pandolfo, consigliere comunale Pd – è piaciuta fin da subito al Capo di Stato maggiore della Marina, ammiraglio Giuseppe De Giorgi, che ha potuto visitare le strutture qualche mese fa, in occasione di un suo viaggio a Genova in compagnia del sottosegretario alla Difesa, Roberta Pinotti». Tra le potenziali destinazioni prese in esame pare ci fosse anche l’Hennebique, che è ancora in attesa di scoprire il proprio futuro. «Ma gli spazi delle ex Lavanderie – prosegue Pandolfo – sono quelli che meglio si addicono alle necessità dell’Istituto, a fronte anche di una spesa sostenibile per il Ministero».

    Un trasloco sostanzialmente inevitabile perché da tempo gli spazi di Oregina non sono più sufficienti a soddisfare le esigenze di lavoro dell’Istituto idrografico, sia a causa della vetustà del complesso e della ristrettezza degli spazi utilizzabili, sia per la scarsa accessibilità veicolare esterna e per la poca praticità della viabilità interna.

    I costi della ristrutturazione di palazzina Selom, per il momento di proprietà del Demanio marittimo e in disponibilità dell’Autorità portuale di Genova, saranno coperti interamente dal Ministero della Difesa. Si tratta di circa 2700 metri quadrati, per un edificio di quattro piani, affacciato sul mare, sicuramente già presente nel 1930 e completato due anni più tardi, ma di cui non esistono informazioni più precise circa la sua origine.

    «Si tratta di uno spostamento molto interessante – commenta il vicesindaco e assessore all’Urbanistica, Stefano Bernini – perché l’Istituto non svolge solo funzioni legate alla Marina Militare, ma anche di ricerca scientifica e culturale. La nuova struttura sarà molto più facilmente accessibile al pubblico, sia per quanto riguarda gli elementi di interesse museale che per quanto concerne gli aspetti più commerciali come l’acquisto della cartografia ufficiale. Inoltre, sarà possibile creare nuove sinergie con il territorio circostante, anche in funzione educativa, ad esempio dando vita a collaborazioni con la Città dei Bambini».

    istituto-idrografico

    Da non sottovalutare, inoltre, il fatto che sotto l’unico tetto della nuova sede potranno finalmente trovare spazio tutte le attività collegate all’Istituto idrografico che, oggi, invece sono almeno parzialmente sparse tra il Forte San Giorgio, alcuni magazzini della Caserma Gavoglio e qualche ufficio presso la Stazione Marittima. I primi due saranno così riconsegnati al Demanio, a cui è già pervenuta la richiesta del Comune di Genova per l’acquisizione gratuita secondo quanto previsto dalle nuove normative volte a favorire la valorizzazione degli immobili pubblici. Per quanto riguarda Forte San Giorgio, infatti, fatti salvi i necessari interventi di consolidamento delle mura perimetrali, è in previsione una riconversione a uso residenziale. Della Caserma Gavoglio, invece, si è discusso altrove in lungo e in largo: qui, basti ricordare la necessità di realizzare il nuovo parcheggio e alcune opere di messa in sicurezza per i residenti della soprastante via Ventotene.

    Ma ad essere liberate saranno anche altre strutture attualmente di proprietà della Capitaneria di Porto e in uso alla Marina Militare. Si tratta dell’ex Batteria Stella, sulla strada che unisce la Fiera del Mare al Porto Antico, della zona diportistica di Punta Vagno, e di altri spazi nel contesto della Lanterna. Tutte le attività che attualmente vengono svolte in questi luoghi saranno ricondotte alla palazzina Selom, ad eccezione di alcune funzioni militari dell’UTNAV (Ufficio Tecnico Territoriale Costruzione e Armamenti Navali), che da corso Italia verranno trasferite nella sede della Spezia. Le strutture, invece, previa “riconsegna al Demanio”, dovrebbero successivamente entrare nella disponibilità dell’Autorità portuale di Genova.

     

    Simone D’Ambrosio

  • Silos Hennebique, l’atteso bando per la riqualificazione è andato deserto

    Silos Hennebique, l’atteso bando per la riqualificazione è andato deserto

    silos-ponte-parodi-hennebique-d1C’era tanta attesa per quel pugno di cemento armato nel cuore del waterfront genovese. Un grosso pugno, costruito a fine ‘800, che rappresenta un esempio storico di archeologia industriale citato nei manuali di ingegneria. Un monumento di edilizia che, però, nessun vuole. O quanto meno, nessuno vuole alle condizioni previste dal bando di concessione dell’Autorità portuale, chiuso venerdì scorso, 29 novembre, e andato deserto.

    Stiamo parlando dell’Hennebique, l’ex silos silos-ponte-parodi-hennebique-d2granaio che sorge dietro la Darsena, sullo specchio acqueo di Santa Limbania, lungo 210 metri, largo 33 e alto 44, con 210 pilastri e 38 mila metri quadrati calpestabili nei suoi 6 piani di estensione. Inaugurato nel 1901 e ampliato 6 anni più tardi, rappresenta uno dei primi esempi al mondo di costruzione in calcestruzzo armato, realizzazione dall’ingegnere Giovanni Anotnio Porcheddu secondo il brevetto di Francois Hennebique, che diede vita anche al Lingotto di Torino e al ponte Risorgimento a Roma. Nonché una delle più grandi strutture abbandonate della nostra città.

    Eppure, dopo anni e anni di progetti rimasti solo nell’aria, sembrava finalmente giunto il momento di scoprire il futuro di un’area strategica per lo sviluppo del nuovo affaccio sul mare di Genova, in maniera del tutto complementare e integrata con Ponte Parodi, la Stazione Marittima e il Porto Antico. Ma, nonostante le diverse manifestazioni di interesse qua e là lanciate, nessuna offerta è stata formalizzata  probabilmente a causa degli eccessivi vincoli previsti dall’Autorità portuale.

    La gara prevedeva la concessione per 90 anni dell’edificio e delle sue aree di pertinenza, con un canone annuo minimo di 350 mila euro, da adeguarsi al tasso di inflazione, a partire dalla conclusione dei lavori di riqualificazione. Al bando avrebbero potuto partecipare operatori economici, singoli o associati, con patrimonio netto certificato non inferiore ai 5 milioni di euro e autori negli ultimi cinque anni di almeno una ristrutturazione di complesso immobiliare non abitativo non inferiore ai 10 mila metri quadrati.

    Il lotto, unico e indivisibile ma subappaltabile per il 30%, avrebbe dovuto prevedere una futura destinazione significativa di “servizio pubblico e privato a sostegno delle attività crocieristiche, portuali, turistiche e urbane, privilegiando altresì la sistemazione pedonale degli spazi di contesto”.  La ristrutturazione, inoltre, avrebbe dovuto favorire il collegamento con il centro storico, la Darsena e il Porto Antico. In particolare, tutti i progetti presentati avrebbero dovuto prevedere un precorso pubblico affacciato sull’acqua, il più possibile in raccordo con quelli già esistenti verso la Lanterna e l’Acquario.

    Ma quali sono questi vincoli previsti dall’Autorità portuale e ritenuti così restrittivi? Al di là della tutela strutturale del bene vincolato alla Soprintendenza, il bando di concessione vincolava alla previsione di nuovi servizi pubblici o funzioni di uso pubblico (ad esempio, sale museali) per non meno del 51% della superficie. Inoltre, nel caso di inserimento di attività ricettive come funzione caratterizzante della riqualificazione, queste ultimo avrebbero dovuto occupare almeno il 30% degli spazi a disposizione. Del tutto esclusi nuove realizzazioni residenziali e commerciali della grande distribuzione, mentre erano ammessi esercizi di vicinato per una superficie non superiore al 10%, preferibilmente nella zona di collegamento tra la Stazione Marittima e Ponte Parodi.

    Che cosa succederà adesso?

    In una nota stampa rilasciata congiuntamente questa mattina, l’Autorità portuale e il Comune di Genova fanno sapere che gli uffici sono già al lavoro per l’aggiornamento del bando dal punto di vista delle prescrizioni urbanistiche, nel tentativo di stimolare nuove iniziative imprenditoriali. “Le istituzioni preposte – si legge nel comunicato – stanno elaborando un ampliamento delle funzioni ammissibili nell’edificio Hennebique ed una revisione dei vincoli precedentemente indicati, lasciando ai proponenti ampi margini di flessibilità nell’elaborazione del progetto. Il nuovo bando sarà pubblicato a breve, non appena compiute le revisioni urbanistiche in corso di elaborazione e l’approvazione in Comitato Portuale”. Insomma, non resta che aspettare. Ancora.

     

    Simone D’Ambrosio

     

  • Porto Petroli Multedo, nuova boa off-shore: progetto e problemi irrisolti

    Porto Petroli Multedo, nuova boa off-shore: progetto e problemi irrisolti

    porto-petroli-multedoInnanzitutto partiamo da un dato di fatto: la società moderna non intende rinunciare al petrolio. Dunque occorre approntare soluzioni lungimiranti per migliorare la convivenza della città con il suo porto, in questo caso il terminale petrolifero di Multedo. A fine giugno è stata avviata la procedura di valutazione di impatto ambientale (VIA) di un’opera in tal senso strategica – sempre se a questo primo passo ne seguiranno altri – ovvero la realizzazione di una nuova boa off-shore a tre km al largo dalla costa per il trasferimento del greggio dalle petroliere a terra. Un passaggio fondamentale che consentirà di movimentare al largo una parte del traffico, consentendo al cantiere Fincantieri di Sestri Ponente di “ribaltarsi”, ampliando così i suoi spazi.

    Il contesto di Multedo: porto petroli e polo petrolchimico

    Il Porto Petroli di Genova Multedo movimenta petrolio grezzo e prodotti finiti (benzina, gasolio, olio combustibile, semilavorati e prodotti petrolchimici di base). «Considerando che il terminale petrolifero risulta ubicato ad una distanza minima di circa 200 metri dalle abitazioni e che, in un raggio inferiore a 500 metri di un’area densamente urbanizzata, strettamente mescolati a civili abitazioni, scuole, asili e attività commerciali, sono localizzati altri impianti a rischio come i depositi costieri di Carmagnani e Superba (stoccaggio e distribuzione di prodotti petrolchimici), è facile pensare a questa zona come ad una polveriera», si legge sulla pagina web del Comitato di Multedo. Numerosi studi eseguiti nel corso degli anni hanno evidenziato i pericoli per la salute umana causati dalla vicinanza a tali fonti di inquinamento. «Gli abitanti di Multedo, Pegli e Sestri – sottolinea il Comitato – sono costretti a convivere ogni giorno con l’inquinamento atmosferico e marino da idrocarburi e da sostanze derivate dalle lavorazioni petrolchimiche, quali l’alcol isopropilico, stirene, toluene, xileni, acetato di vinile, che provocano concentrazioni preoccupanti di sostanze cancerogene sull’abitato e conseguenti esposizioni tossiche. Mentre, gli idrocarburi aromatici aggravano lo smog fotochimico (sforamenti dei limiti per l’ozono), soprattutto nel periodo estivo». Senza dimenticare che in questa area si sono succeduti gravissimi incidenti, legati al ciclo del petrolio, tra i quali il Comitato menziona solo quelli più disastrosi: «L’esplosione della superpetroliera Hakuoyoh Maru del 1981 (6 morti fra membri dell’equipaggio e soccorritori), l’esplosione dei serbatoi della Carmagnani del 1987 (4 morti fra gli operai); l’affondamento della superpetroliera Haven del 1991 (5 morti fra l’equipaggio)».

    fincantieri-porto-petroli-multedo-strada-d32«Abbiamo sempre pensato che un’isola off-shore avrebbe potuto allontanare i pericoli del Porto Petroli dal nostro quartiere – racconta Ferruccio Jochler, portavoce del Comitato di Multedo, ex consigliere di circoscrizione (Pegli) negli anni ’90 – Sappiamo, infatti, che è molto difficile se non impossibile, ipotizzare un totale spostamento del terminale petrolifero. Con la diminuzione dei pontili dedicati all’accosto delle petroliere almeno si potrebbe alleggerire il carico gravante su Multedo».

    PortoTra l’altro, il Porto Petroli oggi sembra essere strutturalmente inadeguato per accogliere navi di un certo tonnellaggio. «Gli stessi comandanti delle unità navali hanno evidenziato alcune criticità – ricorda Jochler – Quando entrano in porto, infatti, le petroliere sono sempre accompagnate da 3-4 rimorchiatori e devono eseguire delle manovre particolarmente complesse».
    Comunque sia, agli occhi degli abitanti della zona la nuova boa non rappresenta una soluzione salvifica. «Anche perché questa piattaforma off-shore riguarda solo il trasferimento del greggio dalle petroliere a terra e non il trasferimento delle altre sostanze pericolose – continua Jochler – Quindi il problema persiste. Noi continuiamo a sentire sempre i medesimi discorsi ormai da troppi anni. Il pericolo maggiore rimane la convivenza con il polo petrolchimico: le merci particolari scaricate dalle navi e depositate nei serbatoi di Carmagnani e Superba vengono movimentate tramite ferrovia sui binari che passano vicino alle nostre case».

    Il parere di Legambiente e dell’architetto Giovanni Spalla

    carmagnani«Il Porto Petroli è un “cancro” inserito nel territorio genovese per esigenze esclusivamente economiche – afferma Andrea Agostini di Legambiente – È una situazione assolutamente incompatibile con qualunque salvaguardia del territorio e della salute dei cittadini». L’ipotesi di realizzare una piattaforma soddisfa parzialmente l’esigenza di allontanare dalla costa i pericoli legati all’inquinamento e all’eventuale rischio di incidenti rilevanti. Tuttavia, potrebbe assumere un suo significato più profondo «Se contemporaneamente fosse attuato il risanamento completo delle aree retrostanti dove si trovano i depositi petroliferi ed il polo petrolchimico, in particolare Carmagnani e Superba, che sono i principali ricevitori dei prodotti chimici di base sbarcati nel terminal di Multedo – aggiunge Agostini – In altri termini, la delocalizzazione del polo petrolchimico è una questione pregiudiziale: o si attua effettivamente una politica di risanamento del territorio e la boa è un primo passo di un generale risistemazione delle aree di Multedo, oppure siamo di fronte ad un semplice palliativo». Insomma, anche per le altre materie prime pericolose occorre studiare una modalità di trasferimento in depositi ubicati lontano dalle abitazioni. «Allo stato attuale la realizzazione di una piattaforma off-shore è solo un alibi – conclude Agostini – A questo primo passo, infatti, consegue un preliminare di Piano Urbanistico che per quelle aree prevede, in caso di smantellamento del polo petrolchimico, la possibilità di realizzare nuove residenze. L’amministrazione comunale, invece, dovrebbe pensare a restituire al quartiere la sua vivibilità. Ma non c’è la volontà politica per spingere concretamente in questa direzione».

    «I depositi petroliferi così come sono stati concepiti nel Ponente genovese, vicino alle case, non possono più stare – spiega Giovanni Spalla, noto architetto e urbanista che insieme ad altri docenti dell’Università di Genova, tra 2010 e 2011, ha realizzato degli studi di fattibilità, schemi urbanistici, infrastrutturali, tecnologici e ambientali per il nuovo Piano Regolatore Portuale di Genova – Ma la questione petrolifera va vista insieme a quella degli altri settori merceologici che per loro natura si pongono in contrasto con i luoghi di lavoro e residenza. Il petrolio è soltanto uno degli aspetti, forse il più rilevante, del tema delle sostanze pericolose (petrolio, gas, oli minerali, ecc.) movimentate nelle aree portuali e sul territorio cittadino. Per affrontarlo occorre una pianificazione complessiva. Purtroppo, però, in Italia da troppi anni è stata dimenticata l’importanza di un simile approccio ai problemi».

    Il progetto del nuovo terminal off-shore di Multedo

    erzelli-porto-A2Il progetto presentato dalla Porto Petroli Genova SpA, per il quale si attende la Valutazione di Impatto Ambientale, prevede la realizzazione di una boa monormeggio ancorata al fondo del mare a largo della diga foranea antistante l’aeroporto di Genova (a circa 3 km di distanza dal Porto Petroli), un PLEM sottomarino per l’alloggiamento delle valvole di sezionamento del sistema, due condotte sottomarine di lunghezza pari a circa 3.3 km ed un terminale a terra localizzato all’interno del Porto Petroli di Multedo.
    Il piano, inserito in uno specifico Accordo di Programma, parla di una riduzione dello spazio in banchina dedicato al Porto Petroli, per il potenziamento produttivo delle attività cantieristiche e l’espansione a mare dello stabilimento Fincantieri, con contestuale salvaguardia dei livelli di attività e delle funzionalità operative del Porto petroli, da assicurarsi attraverso la realizzazione e l’utilizzo di un nuovo impianto off‐shore. Contestualmente, si prevede la dismissione dell’accosto di levante del pontile “Delta” del Porto Petroli e dell’attuale boa, distrutta nel 2008 da una violenta mareggiata.
    Il costo dell’intervento è di 50 milioni di euro a carico della società Porto Petroli Genova SpA che dovrà occuparsi anche delle infrastrutture a terra e della riorganizzazione complessiva dell’area.

    multedo«In linea di principio, se la piattaforma off-shore è effettivamente in grado di iniziare a fornire delle risposte concrete alle problematiche della zona, è un’ipotesi da prendere in considerazione», afferma l’architetto Spalla. Nel progetto, però, si parla di parziale trasferimento dei traffici petroliferi al largo. «Questo è il limite principale dell’intervento – sottolinea Spalla – Così Multedo continuerà a convivere con la presenza di alcuni attracchi per le petroliere e dei depositi a terra. Per liberare il quartiere dai pericoli per la salute pubblica e dal rischio di incidenti, invece, occorre riqualificare completamente l’area del Porto Petroli».
    E qui entra in gioco il ribaltamento della Fincantieri con le ulteriori opportunità che un suo ampliamento – ed una riconversione di parte dell’area liberata dal terminale petrolifero da destinare ad esempio alla cantieristica – potrebbe portare a favore dell’economia della città, sotto forma di nuovi posti di lavoro in un ambiente più sano, senza pericoli per lavoratori e abitanti.

    La domanda da porsi dunque è la seguente: qual è la quota di traffico petrolifero che la nuova piattaforma sarà capace di assorbire rispetto alla movimentazione totale? La risposta, leggibile nel progetto della Porto Petroli SpA, non è delle più incoraggianti: «La costruzione del nuovo sistema di scarico del greggio comporta una aspettativa di “delocalizzazione” degli sbarchi dal bacino interno alla monoboa stimata in oltre 20% del traffico navi annuo».

    Negli studi di fattibilità realizzati dal professor Spalla insieme ad altri docenti universitari «Noi proponiamo di eliminare completamente il terminale petrolifero di Multedo. Così la Fincantieri potrebbe allargarsi sull’intera superficie attualmente occupata dai moli del Porto Petroli. Ma è ipotizzabile anche una strutturazione diversa degli spazi: destinandoli in parte al “ribaltamento” Fincantieri, in parte ad un nuovo polo della cantieristica. Inoltre, in una logica di scambio reciproco città-porto, una porzione potrebbe essere dedicata a spazi verdi per la popolazione».
    In questo disegno il Porto Petroli sarebbe completamente spostato sulla piattaforma a largo della costa. «È una soluzione che esiste e funziona anche in altri porti continua Spalla – Oltre al terminale petrolifero, però, sarà necessario eliminare i depositi da terra, trasferendoli in zone compatibili con l’abitato esistente e futuro».

    Non solo Multedo: i depositi di oli minerali a Calata Bettolo

    Per quanto riguarda la presenza di altre sostanze pericolose nel più ampio contesto del porto genovese, i depositi di oli minerali situati nell’area di Calata Bettolo rappresentano un’emergenza alla quale dare al più presto risposta. «Come per il Porto Petroli, anche in questo caso, abbiamo proposto lo spostamento dei depositi di oli minerali su una piattaforma attaccata alla prevista nuova diga foranea a mare nell’ambito di Sampierdarena», racconta Spalla.
    Un’ipotesi recepita negli scenari contemplati dal nuovo Piano Regolatore Portuale attualmente in gestazione: «La previsione dello spostamento delle funzioni petrolifere, di bunkeraggio e movimentazione rinfuse liquide a ridosso della diga di protezione suggeriscono un nuovo assetto all’interno del bacino di Sestri-Multedo che può consolidarsi come polo legato alla cantieristica navale mediante la ricollocazione di un nuovo bacino di carenaggio e l’aumento dello specchio acqueo protetto così da facilitare le manovre e l’accessibilità nautica».

    L’Autorità Portuale ha deciso di puntare sull’ampliamento di Calata Bettolo per accogliere le grandi navi portacontainer. «La realizzazione di una nuova banchina a sud dell’esistente Calata Bettolo costituirà il Nuovo Terminal Contenitori in grado di operare su navi portacontainer di ultima generazione con portata fino a 15 mila teu – si legge sul sito dell’AP di Genova – Una volta completata, l’infrastruttura sarà in grado d’arricchire di almeno 500 mila teu/anno l’attività dello scalo».
    Quindi è inevitabile che i depositi di oli minerali debbano spostarsi altrove. E contestualmente «Nell’ambito del bacino storico si prevede un incremento degli attracchi destinati al traffico passeggeri in corrispondenza di Calata Sanità in una prospettiva di valorizzazione urbana anche connessa al settore croceristico».

     

    Matteo Quadrone

  • Ponte Parodi fun shopping center: il 2014 è vicino, facciamo il punto

    Ponte Parodi fun shopping center: il 2014 è vicino, facciamo il punto

    ponte-parodi-portoCalata Darsena: era il 2000 quando gli architetti olandesi van Berkel e Bos di UNstudio hanno messo a punto per il capoluogo ligure il progetto di realizzazione di un fun-shopping center. Sono passati 13 anni, nel corso dei quali si sono succedute alterne vicende, stop e rimandi. Ad oggi, dopo un iter travagliato, i lavori per la realizzazione del progetto -seppur non sono ancora iniziati- sembrano imminenti: a inizio 2014 dovrebbe venire aperto ufficialmente il cantiere per la creazione del centro polifunzionale, che si inserisce nel progetto del waterfront genovese e di riqualifica complessiva dell’area.

    Sullo stato attuale del progetto di Ponte Parodi si è espresso il vicesindaco Stefano Bernini, interrogato dal consigliere Lega Nord Edoardo Rixi lo scorso 23 luglio 2013 in occasione della seduta del Consiglio Comunale, confermando quello che già aveva detto a Era Superba nel mese di marzo: «Alcuni impegni su Ponte Parodi sono a carico del Comune, altri dell’Autorità Portuale. Noi dobbiamo provvedere alla viabilità di accesso da Via Buozzi e trovare una provvisoria collocazione alla Croce Verde, che troverà sede definitiva a Ponte Parodi. Abbiamo dato la disponibilità ad effettuare tutto ciò nei tempi stabiliti. È invece in ritardo l’impegno di Autorità Portuale per il cerchiaggio del ponte, indispensabile per realizzare le nuove strutture. È in corso il relativo bando di gara, che dovrebbe concludersi il prossimo ottobre».

    A tale proposito, nel luglio 2013, con la diretta di #EraOnTheRoad eravamo andati di persona in Calata Darsena per valutare lo stato di avanzamento dei lavori. Avevamo interpellato i dipendenti della ditta Santoro srl, ancora in attesa delle disposizioni dell’Autorità Portuale per effettuare il trasferimento e lasciare libero il sito per la predisposizione del cantiere. I lavoratori della ditta, che ha sede da oltre 15 anni proprio nella Calata (sulla banchina di levante, di fronte al grande complesso di Ponte Parodi), ci raccontavano con voce unanime che i continui rimandi nell’avvio del progetto non mancavano di causare loro disagi: «Da tempo aspettiamo segnali da parte dell’Autorità Portuale. La nostra collocazione in zona Darsena è una sistemazione provvisoria e siamo in attesa di disposizioni per spostarci in un’altra sede qui vicina (dall’altro lato della banchina ndr). Questa situazione è determinata dal fatto che noi occupiamo una zona di proprietà dell’Autorità, cui paghiamo una concessione, e dobbiamo rimetterci alle disposizioni dell’ente. Il tutto sta diventando, col passare del tempo, paradossale: con noi qui, l’Autorità non può procedere con i lavori, ma d’altro canto noi non possiamo spostarci se questa non ci da disposizioni in merito. Quindi per ora è tutto bloccato, con massimo disagio sia per gli operai del cantiere di Ponte Parodi (che stanno predisponendo l’area ma non possono operare finché ci siamo noi), sia per noi, che sappiamo di doverci spostare ma non sappiamo né quando né come».

    ponte-parodi-cantiere-lavori-porto-3

    Intanto, da Palazzo San Giorgio, arrivano rassicurazioni: «Dallo scorso luglio, la situazione è cambiata e ci sono stati dei progressi: in questo momento sono in corso le procedure per il trasferimento della Santoro dall’attuale sede sulla banchina di levante a quella nuova. Il tutto dovrà essere ultimato entro metà ottobre e dopo procederemo con i lavori su quella banchina. Inoltre, stiamo predisponendo il cerchiaggio del ponte: è in corso un bando (del valore di quasi 5 milioni di euro) per l’assegnazione dell’appalto per la cinturazione idraulica, che sarà chiuso entro l’anno. I lavori, assieme a quelli di risanamento delle banchine, sono propedeutici all’avvio dei lavori veri e propri per la realizzazione dello shopping center. Da parte nostra, dobbiamo procedere con il completamento delle opere marittime strutturali, con il banchinamento e la creazione di infrastrutture: tutte operazioni di preparazione del sito. Attualmente stiamo svolgendo quanto è di nostra competenza, il resto è pertinenza del Comune».

    Di pertinenza del Comune, ad esempio, il trasferimento della Croce Verde: anche qui, a fine luglio la sede era ancora in attesa di spostamento. In loco si possono vedere le strutture dei capannoni prefabbricati che ospitano l’organizzazione, campeggiano a ridosso di quella che dovrebbe essere la zona del cantiere.

    A prescindere dalle questioni tecniche, tuttavia, bisogna notare come il continuo posporre l’avvio dei lavori stia creando una situazione di forte malcontento tra i cittadini genovesi, soprattutto tra  i residenti e i lavoratori della Darsena. Le opinioni raccolte confermano una certa perplessità nei confronti di una proposta, quella del fun-shopping center, che appare ai più obsoleta e inadatta.

    ponte-parodi-porto-3

    E se il progetto – all’epoca della sua elaborazione moderno e avanguardista- fosse ormai desueto, datato, già vecchio e non rispondente ai reali bisogni della città?

    Tanto più che la struttura dovrebbe sorgere a ridosso  dell’ ex silos granario Hennebique  per il quale è aperto un bando (con scadenza a novembre 2013) per la riqualifica e la ristrutturazione. Le due grandi strutture potrebbero essere ripensate in modo da dialogare tra loro e offrire alla città nuovi spazi per l’incontro culturale e per l’impiego. Ad ogni modo, queste restano soltanto ipotesi e per sapere cosa succederà alla Darsena bisognerà aspettare la fine del 2013 quando, alla scadenza del bando di Hennebique e all’avvio dei lavori di Ponte Parodi, si avranno notizie più certe.

     

    Elettra Antognetti

    Era On The RoadQuesto articolo è stato scritto grazie ai sopralluoghi di #EraOnTheRoad. Contattaci per commenti, segnalazioni e domande: redazione@erasuperba.it

     

     

  • Porto di Genova, offerte di lavoro: bando e candidature

    Porto di Genova, offerte di lavoro: bando e candidature

    porto-imbarchi-DIL’Autorità Portuale di Genova ha indetto una selezione per l’assunzione di personale: l’offerta di lavoro è rivolta a sette persone, con qualifiche determinate.

    Si può presentare la candidatura entro giovedì 5 settembre 2013.

    Questo il dettaglio delle posizioni (con link al sito web dell’Autorità Portuale per maggiori dettagli):
    – 1 impiegato amministrativo 1° livello con laurea in Economia e Commercio o titolo equipollente, che lavorerà nell’area amministrativo / fiscale
    – 1 impiegato amministrativo 3° livello con laurea in Economia e Commercio, Scienze Politiche o titolo equipollente, che lavorerà nell’area manutenzione / controllo
    – 1 impiegato amministrativo 2° livello con laurea in Informatica, Ingegneria Informatica o delle Telecomunicazioni, che lavorerà nell’area Ict aziendale
    – 1 impiegato amministrativo 2° livello con laurea in Giurisprudenza, che lavorerà in ambito legale / amministrativo
    – 1 impiegato amministrativo 1° livello con laurea in Giurisprudenza, che lavorerà nell’ambito delle gare di appalto
    – 1 impiegato amministrativo 1° livello con laurea in Giurisprudenza, che lavorerà nell’ambito del supporto legale presso gli Avvocati dell’Ente
    – 1 impiegato amministrativo 2° livello con laurea in Giurisprudenza, che lavorerà nell’ufficio Gare Lavori Pubblici.

    Per le figure selezionate è previsto un contratto a tempo indeterminato regolato dal CCNL dei lavoratori dei porti.

    Requisiti:
    cittadinanza italiana o UE (nel secondo caso, necessaria un’adeguata conoscenza della lingua italiana)
    Titolo di studio (vedi specifici bandi)
    Conoscenza della lingua inglese e del pacchetto Office
    Età inferiore ai 40 anni (35 anni per i profili con laurea in Giurisprudenza)
    Pregressa esperienza nel settore
    Disponibilità immediata

    Una Commissione esaminerà la validità dei requisiti e l’ammissione alla selezione pubblica (prova scritta e colloquio). La domanda di ammissione va inviata a mano o tramite raccomandata all’Autorità Portuale di Genova (via della Mercanzia 2, 16124 Genova).

    Per maggiori informazioni inviare una mail a selezioni@porto.genova.it o telefonare a 010 2412794.

    [foto di Diego Arbore]

  • Genova Film Festival: opere dedicate al porto e anteprime nazionali

    Genova Film Festival: opere dedicate al porto e anteprime nazionali

    silos-hennebique-porto-d1Inizia col botto la 16a edizione del Genova Film Festival, che da lunedì 1 a giovedì 7 luglio ha in programma, presso la multisala The Space Cinema del Porto Antico, oltre 120 proiezioni gratuite. Una settimana di full immersion per gli appassionati di cinema, che esordisce con una grande anteprima nazionale, lunedì 1 luglio alle ore 21. Si tratta della proiezione di To the Wonder, l’ultimo film di Terrence Malick, regista statunitense che ha vinto la Palma d’oro a Cannes con The three of life. Solo a sentire il cast, viene voglia di mettersi già in coda. Gli interpreti principali della pellicola, che sarà in concorso a Venezia, sono infatti Rachel McAdams, Ben Affleck, Rachel Weisz e Javier Bardem.

    Ma si tratta solo di un piccolo antipasto del densissimo programma della kermesse genovese. Come abbiamo anticipato già nel mese di aprile, la nuova edizione del festival punta forte sul legame con il porto. Tre, le iniziative programmate in questa direzione.
    Le prime due sono rappresentate dall’istituzione di altrettanti concorsi tematici: uno, “Il porto oggi, tra identità locale e reti globali”, è dedicato a documentari e opere di fiction ambientate in zone portuali. Sei i lavori selezionati per la fase finale, su circa una ventina di partecipanti, che concorreranno per gli 800 euro di premio.

    «In tutti i lavori che sono arrivati – ha spiegato Marco Sanguineti, giurato della sezione e direttore Pianificazione e Sviluppo dell’Autorità Portuale di Genova – emerge il grande risalto dato alle storie umane che si intrecciano nella vita dei porti: punto di contatto naturale tra la località del territorio e la globalità insita nell’infrastruttura. In generale, le opere arrivate sono accomunate da un’ottima qualità, tanto che è davvero difficile tracciare i confini tra che cosa sia fiction e che cosa documentario, al di là della tecnica di realizzazione».

    Il secondo concorso tematico, “Porto, motore, azione”, invece, è stato pensato per sceneggiature di cortometraggi ambientati e da realizzare all’interno del porto di Genova. Qui, il premio consisterà nella copertura dei costi per la realizzazione effettiva del film. Solo per questa sezione, è ancora possibile inviare gli elaborati, fino al 15 luglio 2013.

    «Queste iniziative – ha detto il presidente dell’Autorità Portuale, Luigi Merlo – fanno parte di una nuova immagine di apertura alla città che il Porto di Genova sta ricercando attraverso il ridisegno del Piano regolatore. Stiamo cercando di offrire nuovi stimoli per la costruzione in senso partecipativo del porto del futuro, cercando il più possibile di dialogare anche con i non addetti ai lavori. Insomma, con questo processo di trasformazione, il porto vuole aprirsi e rendersi visibile a tutti».

    La terza iniziativa sul tema è rappresentata dal protagonismo assoluto del Porto di Genova nella tradizionale rassegna “Genova per noi”, grazie a preziosi documenti d’archivio recuperati dalla Fondazione Ansaldo. Tra i titoli proposti, spicca Les Hommes du Port di Alain Tanner, considerata la migliore pellicola sul mondo del lavoro tra le banchine e i camalli genovesi, che verrà proiettata giovedì 4 luglio alle 21. Per gli appassionati di opere più recenti, va citata anche Cosimo e Nicole di Francesco Amato, una storia d’amore e passione con Riccardo Scamarcio, ambientata a Genova, riproposta sabato 6 luglio al termine delle premiazioni e alla presenza dell’autore.

    “Obiettivo Liguria”

    Naturalmente, non vanno dimenticate le colonne portanti del Festival, ovvero i concorsi nazionali per cortometraggi e documentari, oltre a “Obiettivo Liguria”, la rassegna dedicata ad autori emergenti della nostra terra.
    E qui subentra un piccolo conflitto di interessi da parte del sottoscritto. Tra le 25 opere partecipanti, infatti, in questa sezione concorrerà anche Fango, un documentario sulla tragica alluvione che ha sconvolto le terre spezzine nell’autunno 2011 e che sarà proiettato mercoledì 3 luglio, qualche minuto prima delle 17. L’opera – che racconta per immagini l’impatto dell’evento naturale sulla vita dell’uomo e il lento e faticoso tentativo di ristabilire l’ordine sconvolto dalla distruzione, con le sole voci degli abitanti e della natura – è stata realizzata dal sottoscritto, a quattro mani con il collega Nicola Giordanella e con la preziosissima collaborazione del giovane regista genovese Marco Longo, il cui cortometraggio, Mikrokosmos, è stato selezionato per il concorso nazionale.

    Opere liguri selezionate per il concorso nazionale

    A proposito di produzioni nostrane. Oltre a Mikrokosmos, sono altre quattro le opere liguri selezionate per i concorsi nazionali: Il Conte di Adel Oberto, Per qualche euro in più di Alberto Nikakis e Fratelli Minori di Carmen Giardina vanno a rimpinguare il contingente della sezione fiction, mentre Un senso diverso di Eros Achiardi e Barbara Maffeo è l’unico rappresentate per quanto riguarda i documentari. In totale, oltre 400 registi provenienti da tutta Italia hanno partecipato alle selezioni per le competizioni nazionali: 20 i titoli scelti per la sezione fiction, che saranno giudicati dai registi Francesco Amato e Lorenzo Vignolo e dal critico Andrea De Candido, mentre 9 le opere presenti nella categoria documentari, che passeranno al vaglio del fotografo Giorgio Bergami, del critico Luca Malvasi e del regista Pippo Mezzapesa.

    “Ingrandimenti”, “Oltre il confine” e l’omaggio a Vittorio Gassman

    In questo mare magnum di proposte, vanno citate ancora tre rassegne. “Ingrandimenti”, curata dal critico Oreste De Fornari che ogni anno racconta un protagonista del cinema italiano, e questa volta ospiterà il regista Giuseppe Piccioni, vincitore tra l’altro di 5 David di Donatello e nominato all’Oscar per il miglior film straniero con Fuori dal mondo. Oltre alla proiezione di alcuni dei suoi lavori più noti, il regista incontrerà De Fornari venerdì 5 luglio alle 20.30.

    “Oltre il confine”, invece, è la rassegna dedicata a una particolare cinematografia straniera che quest’anno ci porterà a conoscere i film d’animazione della Croazia, per festeggiarne l’imminente ingresso nell’Unione Europea. In particolare, saranno proposti 15 cartoni animati della famosa serie Professor Balthazar, realizzata tra il 1969 e il 1977 da Zlatko Grgic’ e pluripremiata in tutto il mondo.

    Infine, anche quest’anno viene riproposto l’ormai consueto omaggio a Vittorio Gassman, anch’esso collegato al Porto di Genova con la proiezione del documentario Viaggio in Italia – Genova e il suo porto, aperto proprio dall’attore che recita alcuni versi di Caproni e Montale. In questo caso, l’appuntamento è per venerdì 5 luglio alle 17.30.

    Simone D’Ambrosio
    [foto di Daniele Orlandi]

  • Porto, Torre Piloti: Genova in lutto dopo lo schianto della Jolly Nero

    Porto, Torre Piloti: Genova in lutto dopo lo schianto della Jolly Nero

    porto-corso-saffi-DI

    Terminata la costruzione nel 1997, la Torre dei Piloti era la sede del Corpo Piloti del Porto di Genova. Il Molo Giano già dal primo dopoguerra è sempre stato la sede del Corpo per la sua posizione strategica che permette la visuale aperta su tutta l’area portuale. Alla fine degli anni ’80, con l’ampliamento delle banchine, la visuale si riduce e diventa quindi necessario il progetto per la costruzione di una nuova sede per il Corpo che migliorasse le condizioni di lavoro e soprattutto facilitasse le operazioni di controllo del traffico marittimo portuale. Viene progettato quindi un edificio con due corpi distinti, sospesi in acqua su pali di fondazione. Il primo, più basso a forma di “l”, destinato agli alloggi di servizio, il secondo – la torre di controllo alta 50 metri – dove si insedia la zona operativa con le varie apparecchiature di supporto.

    Il fusto della torre era in cemento armato e gli uffici operativi dotati di sistema VHF per l’ascolto simultaneo dei canali di soccorso e di uso portuale, di stazione meteo oceanografica automatica e di impianti AIS (Automatic Identification System) per la copertura dell’intera area portuale.

    LA CRONACA DAI SOCIAL

    Fotografie

     

     

     

     

    I video

    Il cordoglio e le domande

     

     

     

     

     

     

  • Fincantieri, ribaltamento a mare: mancano 50 milioni per indire il bando

    Fincantieri, ribaltamento a mare: mancano 50 milioni per indire il bando

    fincantieri scioperoDopo la tranquillità nel breve periodo con l’annuncio della nuova nave da crociera, che verrà costruita tra le primavere del 2014 e del 2016, Fincantieri cerca rassicurazioni sul futuro con un orizzonte temporale a più ampio respiro. In quest’ottica, la parola d’ordine è “ribaltamento a mare”, la nuova piattaforma da 117 kmq con la copertura di uno specchio d’acqua marina di 71 kmq nel bacino portuale tra Sestri Ponente e Multedo, che dovrebbe rappresentare il nuovo centro operativo e logistico della navalmeccanica genovese. Il segretario generale provinciale di Fiom – Cgil, Bruno Manganaro, ha annunciato l’imminente invio di una lettera a Burlando, Doria e Merlo con cui le tre rappresentanze sindacali (Fiom, Fim e Uilm) e le RSU di cantiere chiederanno un incontro per fare il punto della situazione.

    La lunga storia del ribaltamento a mare ha inizio nell’ormai lontano luglio 2011 con la firma dell’accordo di programma in cui veniva fissata a 70 milioni di euro la copertura economica necessaria all’Autorità portuale per indire il bando di gara europeo. A quasi due anni di distanza, i soldi stanziati risultano solo 20 milioni, sbloccati appena il mese scorso dal ministro per lo Sviluppo economico e le Infrastrutture, Corrado Passera.

    «Ogni sei mesi sembrava fatta – racconta Manganaro – e, invece, siamo arrivati a oggi. Il precedente governo si era impegnato ad accendere un mutuo presso MPS nei confronti dell’Autorità portuale entro la fine del 2012, ma il via libera definitivo non è mai arrivato. Solo adesso sono arrivati questi 20 milioni, attraverso un partita di giro di fondi non utilizzati dalle altre Autorità portuali italiane, che non sono assolutamente sufficienti a far partire la gara». Neppure se a questa cifra si aggiungessero gli altrettanti 20 milioni che la stessa Autorità portuale si era detta disponibile a investire. «Al di là del fatto che si deve verificare quanto l’Autorità portuale sia ancora disponibile a questo investimento, quando arriveranno gli altri 30 milioni? Anche perché la realizzazione del ribaltamento non è una cosa immediata, potrebbero volerci dai due ai quattro anni» spiega il segretario di Fiom. «Quando c’è la crisi hai due possibilità: dire è finito tutto, buttare via le chiavi e chiudere i cantieri oppure tentare di investire per essere pronti al momento della ripartenza, sia essa in direzione navalmeccanica sia nella direzione di nuove produzioni».

    Naturalmente, i lavoratori genovesi hanno sempre manifestato la volontà di puntare su questa seconda strada, cercando di sfruttare il momento di non lavoro, o di impiego parziale, dal punto di vista navale per potenziare gli spazi del cantiere di Sestri Ponente, togliendo tutta la parte a monte, oltre la ferrovia, e “ribaltandola” appunto sul mare.

    «Gli spazi – spiega Manganaro – servirebbero intanto per consentire la costruzione nel cantiere di mega navi da crociera. Ma anche con le navi di dimensioni più contenute o con altre commesse legate a piattaforme del settore energetico, Sestri presenta degli aspetti diseconomici: le costruzioni devono iniziare a monte della ferrovia per essere poi imbragate e spostate con le gru oltre ai binari. Inoltre, nel nuovo polo si potrebbero trasferire la direzione, attualmente in via Cipro, e il centro di ricerca navale Cetena».

    Da non sottovalutare, infine, l’aspetto occupazionale. Con la realizzazione della piattaforma sul mare potrebbero ridursi notevolmente, fino ad annullarsi, le 180 eccedenze – che a differenza degli esuberi non implicano l’avvio di procedure di licenziamento ma bloccano il turnover – che ancora oggi sono segnalate dalla proprietà Fincantieri, nonostante la nuova commessa.

    «Addirittura – azzarda ottimisticamente Manganaro – con la nuova nave e l’eventuale concentrazione delle attività di progettazione, direzione e ricerca in seguito alla realizzazione del ribaltamento, l’azienda potrebbe dover chiedere ad alcuni trasfertisti di rientrare. Inoltre, la nave che arriverà avrà bisogno non solo di tutte le maestranze interne ma anche di 1500-2000 lavoratori delle ditte di appalto».

    Sperando di poter risolvere il prima possibile la situazione di tutte le eccedenze, Fincantieri ha varato nelle scorse settimane un accordo sindacale che prevede la riorganizzazione dell’orario lavorativo puntando sulla flessibilità. È ancora Bruno Manganaro a spiegarci nel dettaglio i termini dell’accordo, siglato con il benestare di oltre il 90% dei lavoratori: «L’azienda ipotizza per alcuni reparti, per alcuni lavoratori e per alcune settimane un nuovo orario unico 6×6 (sei ore al giorno, sabato compreso) spostando la mensa a fine turno o sostituendola con buoni pasto equivalenti e attingendo ai permessi retribuiti per completare il monte ore settimanale. In sostanza, c’è il disagio di una riduzione dell’orario lavorativo che viene comunque spalmato su sei giorni, ma un aumento dei turni che consentirà di recuperare personale attualmente in cassa integrazione. Oltre a ciò, è previsto un monte massimo di 240 ore annue di flessibilità da utilizzare come straordinario o continuazione. Credo si tratti di una situazione assolutamente gestibile che, ad ogni modo, andrà ricalibrata una volta che partiranno i lavori della nuova nave».

     

    Simone D’Ambrosio

  • Porto di Genova e servizio ferroviario: criticità e prospettive di sviluppo

    Porto di Genova e servizio ferroviario: criticità e prospettive di sviluppo

    porto-terminal-gru-container-DILa prima considerazione da fare è che un calo dei traffici non c’è stato e, pure in questo periodo di crisi, il porto di Genova ha tenuto botta, meglio di altri scali, soprattutto per la sua storica capacità di accogliere differenti tipologie merceologiche. Sui quasi 50 milioni di tonnellate movimentate nel 2012, infatti, 20 sono prodotti petroliferi e derivati; 20 merci movimentate con container; 10 comprendono traffici Ro-Ro, il tradizionale comparto ortofrutta e le rinfuse solide (settori entrambi in diminuzione).
    La metodologia di trasporto privilegiata per l’uscita e l’entrata delle merci rimane sempre la gomma: l’85% contro il 15% rappresentato dai traffici su rotaia.
    Dunque il porto genovese cresce e scava i fondali per prepararsi ad accogliere navi porta contenitori di dimensioni sempre maggiori (ormai nei cantieri se ne costruiscono sopra i 12 mila TEU, unità di misura del container che si basa sulla lunghezza minima del contenitore da 20 piedi) rincorrendo anch’esso il sogno del gigantismo navale (fenomeno analizzato dallo studioso Sergio Bologna che merita un approfondimento a parte) ma nel frattempo il trasporto su ferro continua progressivamente a ridursi.
    In 10 anni a Genova – come in quasi tutti gli scali italiani – il servizio ferroviario si è dimezzato, passando dal 30% all’attuale 15%, una percentuale davvero minima considerando il contestuale aumento dei traffici.
    Una perdita di competitività della ferrovia dovuta ad una serie di fattori. Ma non occorre guardare fuori dal porto per individuarli. In altre parole, non è un problema di insufficienza delle linee – premesso che l’Autorità Portuale ritiene necessaria la realizzazione del Terzo Valicooggi ampiamente sottoutilizzate, bensì le criticità si riscontrano all’interno di aree portuali e terminal, a causa di carenze infrastrutturali e di una gestione dei servizi di movimentazione e trasporto ferroviario poco efficiente, in particolare negli ultimi anni dopo il sostanziale disimpegno di Ferrovie dello Stato.
    «Nemmeno Genova riuscirà a smaltire il traffico se non riesce a potenziare i suoi servizi ferroviari – scrive Sergio Bologna (ha insegnato Storia del movimento operaio e della società industriale in diversi atenei in Italia e all’estero; fino al luglio 2012 ha fatto parte del Comitato scientifico per l’elaborazione delle linee guida del Piano nazionale della logistica presso il Ministero delle Infrastrutture; autore del libro “Le multinazionali del mare. Letture sul sistema marittimo-portuale”, edito da Egea Editore nel 2010) – Oggi dal VTE, il terminal di Voltri, più di 24 treni al giorno non possono entrare o uscire. I terminal, quelli buoni, di una certa capacità, sono una risorsa scarsa. Solo La Spezia e Trieste hanno aumentato sensibilmente la loro quota di traffico su rotaia, La Spezia supera il 24% e Trieste a fine 2012 avrà realizzato più di 3.900 treni di unità intermodali».
    Eppure, se guardiamo al passato, il porto di Genova nel corso della sua lunga storia è sempre stato servito dal servizio ferroviario. «Negli anni ’60 tutte le linee portavano un servizio sottobordo, i vagoni arrivavano fin sotto le navi, questa era la tipologia di trasporto tradizionale – racconta chi nel porto ci ha lavorato per tanti anni – Con l’avvento della privatizzazione la struttura portuale è stata completamente demolita. E siamo passati dalla ferrovia alla gomma. Distruggendo le linee ferroviarie ed eliminando ogni tipo di logistica».
    «Lo sviluppo su ferro è stato di fatto smantellato con la politica di privatizzazione strisciante delle banchine – conferma il Collettivo Autonomo Lavoratori Portuali – La colpa è imputabile alla mancanza di una regia pubblica che non si limitasse a fare il parcheggiatore dei terminalisti privati. Senza dimenticare la difesa degli interessi della lobby del trasporto su gomma».

    porto-lanterna-DIporto-terminal-DI

     

     

     

     

     

     

     

    LE INFRASTRUTTURE

    Le carenze infrastrutturali sono un problema all’ordine del giorno ormai da molto tempo, come spiegano Enrico Ascheri ed Enrico Poggi della Filt-Cgil «Per come è strutturato il porto le difficoltà sono evidenti e numerose: troppe intersezioni, poche linee dirette, binari di lunghezza insufficiente all’interno dei singoli terminal. Sono delle criticità complesse da risolvere anche perché le banchine non hanno abbastanza spazio per consentire la composizione di treni con un numero adeguato di carri».
    A ben vedere anche le attuali infrastrutture stradali presentano problemi rilevanti, vedi l’auspicata realizzazione del nodo di San Benigno. «Nonostante ciò, finora il trasporto su gomma resta quello più utilizzato – continuano i rappresentanti Filt-Cgil – L’obiettivo è rendere il trasporto su ferro appetibile dal punto di vista economico. Ad oggi è più conveniente il trasporto su camion. Questo impedisce al porto di crescere come invece potrebbe».

    Vte, Porto ContainerIl VTE movimenta quasi il 75% dei TEU complessivi (che nel 2012 hanno superato di poco quota 2 milioni) ed il trasporto su rotaia raggiunge punte del 18%. Tuttavia il terminal di Voltri «Ha le potenzialità per aumentare in maniera significativa il trasporto su ferro – sottolineano Ascheri e Poggi – è dotato di un ampio parco ferroviario, non sfruttato a pieno regime e di 8 binari interni. Fino a ieri i container viaggiavano verso gli interporti, ad esempio Rivalta Scrivia, esclusivamente con i camion, oggi, finalmente si cominciano ad utilizzare i treni».
    Fondamentale, in questo senso, è il raddoppio della linea ferroviaria nel punto di accesso «Un intervento previsto da tempo, già approvato dall’Autorità Portuale ma non ancora portato a termine – continuano i rappresentanti Filt-Cgil – Il problema si genera anche all’esterno: quando i treni escono dal porto, infatti, convergono sulla medesima linea del traffico passeggeri, creando notevoli intoppi. RFI (società del gruppo Ferrovie dello Stato Italiane S.p.A. che gestisce la rete ferroviaria) ha deciso di raddoppiare la linea ma per l’attuazione ci vorranno almeno altri 2 o 3 anni».

    porto-container-d1Il porto “vecchio”, dove si movimentano diverse tipologie merceologiche (rinfuse solide, rinfuse liquide, ortofrutta, container ecc.), può contare sul parco ferroviario di San Benigno che RFI sta potenziando e sul parco esterno del Campasso. Ma gli spazi non sarebbero comunque sufficienti «Al porto servono parchi ferroviari per ricevere i treni – afferma l’armatore Ignazio Messina della società “Ignazio Messina & C. S.p.A.”, una delle compagnie armatoriali più antiche (Corriere mercantile, 20-02-2013 – Attualmente i terminalisti per fare più treni devono tenerli dentro i terminal e non caricarli e scaricarli velocemente per farli uscire dal porto, come sarebbe logico. Dal 2006 ad oggi abbiamo ridotto la quota di utilizzo della modalità ferroviaria per le merci dal 90% al 40%: da circa 4000 treni all’anno siamo scesi a 1200. Il problema è che manca una politica nazionale e non si investe nell’intermodalità».
    Abbiamo provato a contattare l’Autorità Portuale per conoscere il punto di vista dell’ente che governa lo scalo genovese ma, purtroppo, non ha ritenuto opportuno risponderci. Quindi dobbiamo basarci sulle informazioni disponibili sul sito web dell’A.P. al capitolo infrastrutture, nel quale si legge «Per quanto concerne le opere ferroviarie occorre fare riferimento alla progressiva realizzazione degli interventi previsti nel Piano del Ferro ed in particolare all’ammodernamento ed al prolungamento del parco ferroviario “Rugna”, alla realizzazione della nuova dorsale ferroviaria nel bacino di Sampierdarena, ai nuovi fasci di binari sul Ronco-Canepa. Tali opere si devono accompagnare con quelle che RFI realizzerà a Voltri ed al Campasso nell’ambito del più articolato progetto del nodo ferroviario di Genova».
    Ignazio Messina manifesta perplessità in merito «Si fanno piccoli interventi scollegati nel tempo e nelle modalità, invece, sarebbe necessario maggiore coordinamento tra Autorità Portuale e terminalisti».
    «Nel 2013 l’A.P. ha stanziato zero euro per le infrastrutture ferroviarie – concludono Ascheri e Poggi – Gli interventi che si stanno eseguendo sono quelli già finanziati».

    binari-trasporti-trenitrasporto-merci-container

     

     

     

     

     

     

     

     

    ORGANIZZAZIONE E GESTIONE DEI SERVIZI DI MANOVRA E TRASPORTO FERROVIARIO

    Fino al 2009 la società che gestivaper conto di Ferrovie dello Stato (azionista di maggioranza) – le manovre ferroviarie all’interno del porto di Genova era la Ferport. Quell’anno, però, l’amministratore delegato di FS, Mauro Moretti, dichiarò che «A fare l’attività di manovra nello scalo genovese non si guadagna», annunciando il disimpegno dell’azienda. Iniziò un calvario lungo mesi, Ferport finì in liquidazione e dalle sue ceneri nacque Fuorimuro (Rivalta Terminal Europa 30%; Gruppo Spinelli 15%; InRail 15%; Tenor 15%; Compagnia Pietro Chiesa 10% ) che rilevò mezzi ed oltre un centinaio di lavoratori.
    L’obiettivo era trasformare una società che si occupava delle manovre ferroviarie – ovvero chi compone i treni all’interno dello scalo affinché le imprese ferroviarie possano prenderli e farli uscire dal porto – in un’impresa ferroviaria completa in grado di fornire anche il servizio di navettamento verso gli interporti oltre Appennino.
    «Questo permette di abbassare costi e tempi rispetto ad avere due servizi gestiti da imprese diverse», sottolineano Enrico Ascheri ed Enrico Poggi, Filt-Cgil.

    Nel gennaio 2011 il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti ha rilasciato a Fuorimuro la licenza n°63 per l’espletamento di servizi merci via ferrovia. Nell’agosto 2012 la società ha ottenuto dall’Agenzia Nazionale per la Sicurezza Ferroviaria il certificato di sicurezza (parte A e parte B) che prevede l’esercizio di impresa ferroviaria in un ambito territoriale compreso tra Ventimiglia, Piacenza, Bologna e Livorno. Nell’ottobre 2012 sono iniziate le prime attività operative di trasporto ferroviario e recentemente, all’inizio di aprile 2013, Fuorimuro ha avviato il servizio di navettamento nelle tratte Genova-Rivalta Scrivia (sostituendo Serfer, compagnia controllata da FS; e adesso una dozzina di macchinisti rischiano di perdere l’occupazione) e La Spezia-Rivalta Scrivia.
    Oggi la forza lavoro di Fuorimuro è composta da 106 unità di cui 34 formate sulle professionalità ferroviarie (macchinisti 1° e 2° agente, verificatore formatore e accompagnatore treno) «Grazie ad un forte impegno del personale che ha usufruito di oltre 800 ore pro capite di formazione e 6 mesi di tirocinio pratico – spiega Ettore Torzetti della Fit-Cisl – Attività svolte a partire dal 2010, durante i mesi di cassa integrazione e tutt’ora in fase di completamento per l’ultimo corso macchinisti».

    L’avvio di Fuorimuro, nel maggio 2010 «Ha consentito una netta ripresa dei traffici ferroviari che viene confermata anche per il primo trimestre 2013», sottolinea Torzetti. Nel 2010 sono stati movimentati complessivamente 102.236 carri (media carri/mese 8.519). Nel 2011 carri movimentati totali: 114.355 (media carri/mese 9.530); +11,8% rispetto al 2010. Nel 2012 carri movimentati totali: 130.604 (media carri/mese 10.884); + 14,2% rispetto al 2011. Tra Gennaio e Marzo 2013 carri movimentati totali: 32.98 (media carri/mese 10.993).

    «Un “soggetto unico” operante nel porto di Genova, in grado di offrire un servizio integrato e ottimizzato di manovra e trasporto ferroviario, può giocare il ruolo di “motore dello sviluppo del trasporto su rotaia” – afferma il rappresentante Fit-Cisl – anche attraverso la composizione e gestione di “treni misti”, frutto della raccolta di merce tra i diversi terminal portuali. Inoltre, lo sviluppo, la velocizzazione e l’efficientamento del servizio di collegamento veloce (navettamento shuttle) con i principali interporti, consentirebbe di aumentare la capacità di ricezione e movimentazione dei principali terminal portuali genovesi – continua Torzetti – Determinanti, in tal senso, sono sia gli investimenti nell’infrastruttura ferroviaria portuale, finalizzati a potenziare la capacità di inoltro/ricezione (ad esempio: allungamento binari ed eliminazione “strozzature”), sia il coordinamento tra gestore della manovra e gestore della rete ferroviaria (RFI) per gestire al meglio le criticità emergenti sulla rete».

     

    Matteo Quadrone

    [foto Diego Arbore e Daniele Orlandi]

  • Genova Film Festival: due nuovi concorsi dedicati al porto

    Genova Film Festival: due nuovi concorsi dedicati al porto

    porto-imbarchi-DIAGGIORNAMENTO! Il bando “Il porto oggi, tra identità locale e reti globali” è stato prorogato al 15 giugno 2013. Il bando “Porto, motore, azione” è stato prorogato al 15 luglio 2013.

    Il Genova Film Festival si allarga e guarda al porto. La sedicesima edizione della kermesse cinematografica nostrana propone due nuovi contest nazionali tematici per film maker e sceneggiatori, con la collaborazione dell’Autorità portuale.

    «L’idea – spiega Antonella Sica, cofondatrice dell’associazione Daunbailò e anima del Genova Film Festival – è nata da un incontro con l’Autorità portuale che sta per varare il nuovo Piano Regolatore e ha manifestato il desiderio di far conoscere meglio la realtà del porto, scegliendo il cinema come uno dei veicoli di questa promozione. L’obiettivo è puntare alla riscoperta e alla rivalutazione, non solo cinematografica, degli aspetti che meglio esprimono il carattere di apertura, ricchezza, incontro e scambio, propri di questa storica realtà genovese».

    Registi e sceneggiatori da tutta Italia sono, dunque, invitati a riflettere sul valore e sul ruolo del porto al giorno d’oggi, fondendo la vocazione locale, fortemente radicata nel territorio e serbatoio di antichi mestieri, con una dimensione globale, fatta di scambi umani e culturali nonché di flussi di merci, persone e informazioni.
    Per incentrare ancora di più l’attenzione su queste tematiche, nella settimana del Festival (dall’1 al 7 lulgio, ndr), i due concorsi saranno accompagnati da una rassegna dedicata all’ecosistema porto.

    Ma vediamo nel dettaglio a chi sono dedicate le due nuove iniziative che accrescono il già prezioso valore della kermesse nazionale.

    Alla prima sezione, il cui titolo “Il porto oggi, tra identità locale e reti globali” è sintesi assai efficace della finalità delle nuove sezioni del festival, sono ammesse opere di ogni genere e stile ambientate in zone portuali, della durata massima di 30’ per la fiction e di 60’ per il documentario, girate non prima del 2009. Al di là dei dettagli tecnici, che tutti gli interessati possono trovare sul sito del Genova Film Festival, i film candidati dovranno pervenire all’organizzazione entro il 30 maggio prossimo, in formato DVD. I video selezionati saranno proiettati nelle giornate della rassegna e pubblicati sulle pagine web della manifestazione. Inoltre, una giuria di esperti selezionerà l’opera migliore, che si aggiudicherà un premio in denaro pari a 800 euro.

    Più originale la seconda novità, intitolata “Porto, motore, azione”. In questo caso, a concorrere saranno sceneggiature per cortometraggi ambientati e da realizzare all’interno del porto di Genova, della durata massima di 10’, che si traducono in altrettante pagine di copione. Al vincitore di questo contest andranno 600 euro; scadenza 15 luglio 2013. «Ma il vero premio per la sceneggiatura vincitrice – tiene a sottolineare Antonella Sica – sarà la copertura dei costi per realizzare effettivamente il film nel porto di Genova, grazie a un accordo con una casa produttrice».

    porto-terminal-DIporto-corso-saffi-DI

     

     

     

     

     

     

    CONCORSO NAZIONALE
    Le due sezioni si aggiungono al già ricco programma del concorso nazionale, per cui sono appena scaduti i termini per le candidature. Passata la prima selezione, le opere ritenute meritevoli concorreranno a tre diversi premi per la miglior fiction, il miglior documentario e la migliore colonna sonora, oltre ovviamente alle immancabili menzioni speciali a discrezione delle giurie e ai riconoscimenti speciali di critica, organizzazione e pubblico.

    OBIETTIVO LIGURIA
    Ancora un po’ di tempo, invece, per registi e videomaker di casa nostra, dato che le iscrizioni all’Obiettivo Liguria sono aperte fino al 1° maggio. In questo caso tutti i video, della durata massima di 45’, realizzati non successivamente all’inizio del 2011, concorreranno in un’unica categoria che accorpa fiction e documentari. Anche in questo caso, sabato 6 luglio verrà proclamata l’opera vincitrice e quella prediletta dal pubblico. Ma attenzione, se l’organizzazione ritenesse qualche lavoro particolarmente meritevole, ecco scattare automatica la “promozione” alla competizione nazionale.

    cinema-registi-cortometraggi-filmBenché la forza di volontà degli organizzatori tenda a nascondere le non poche difficoltà, è giusto sottolineare come il Genova Film Festival negli ultimi tre anni sia stato costretto a fare i conti con un budget sempre più risicato: «I tagli drastici – spiega Antonella Sica – ci hanno costretti a molti sacrifici perché è davvero difficoltoso fare le nozze con i fichi secchi. Quest’anno, ad esempio, è a forte rischio il consueto appuntamento con la retrospettiva dedicata a una cinematografia straniera. Ma l’importante è continuare a valorizzare i concorsi che ci caratterizzano come festival di qualità in Italia».

    Qualità che nei film presentati, anche da chi muove i primi passi nel mondo del cinema, è in costante crescita: «Molto è dovuto all’avvento della rivoluzione digitale, che consente una sorta di scolarizzazione diffusa, grazie a strumenti di ripresa e di montaggio davvero alla portata di tutti. Insomma, anche nel cinema si può sperimentare facilmente, così come se si impugnasse una penna e quasi allo stesso costo. Stiamo assistendo a una vera e propria rifioritura della produzione di documentari, come riscoperta del cinema d’autore: i film maker, più e meno esperti, si sentono molto più attratti dal racconto della realtà piuttosto che dalla fiction».

     

    Simone D’Ambrosio
    [foto di Diego Arbore]

  • Alberto Cappato: intervista al direttore di Porto Antico di Genova S.p.A.

    Alberto Cappato: intervista al direttore di Porto Antico di Genova S.p.A.

    alberto-cappato3Direttore Generale della società Porto Antico di Genova S.p.A. dallo scorso 15 novembre 2012, Alberto Cappato (genovese, classe 1971, dal 1999 Segretario Generale dell’Istituto Internazionale delle Comunicazioni) ha ormai terminato la fisiologica fase di “rodaggio” post-insediamento e, inseritosi al meglio nel suo ruolo manageriale, ci accoglie con entusiasmo e ci offre una panoramica a 360 gradi del passato del Porto Antico, della situazione presente e dei tanti progetti per il futuro.

    Nominato anche in considerazione della sua fama internazionale e dell’esperienza sviluppata all’estero (laureato in Economia all’Università di Genova e di Nizza, PhD in Transport Engineering and Economics, con esperienze lavorative al polo scientifico di Sophia Antipolis di Nizza nell’ambito della pianificazione e del marketing territoriale, in un curriculum ancora molto più esteso), Cappato è sembrato essere ai membri del CdA della Società Porto Antico la figura ideale per il rilancio di un’area altamente strategica per la città di Genova, sia dal punto di vista culturale sia economico: in corso l’apertura ai mercati internazionali e la ricerca di nuovi partner, per un nuovo grande progetto di esportazione dell’eccellenza genovese nel panorama internazionale.

    Dottor Cappato, il Porto Antico ha compiuto vent’anni poco meno di un anno fa. Un bilancio di questo periodo di attività.

    «Dopo i primi anni di vita del Porto Antico, dal 1992 al 1996, con l’insediamento dell’Acquario come grande attrazione turistica, sono iniziate a Genova le operazioni di risanamento del centro storico e di espansione della città, proprio in concomitanza con il potenziamento del waterfront, e questo all’inizio ha limitato la sfera di azione dell’area portuale: infatti, si temeva che forzando troppo la mano sulla promozione delle attività del Porto Antico si rischiasse di danneggiare il recupero dei vicoli, appena iniziato. Per questo all’epoca si decise di optare per l’inserimento, all’interno del nuovo centro portuale, di esercizi commerciali diversi da quelli del tessuto urbano: il Porto Antico ha voluto e dovuto indirizzarsi quindi verso il settore della ristorazione, creando nel tempo una situazione di saturazione.
    Inizialmente questa si è rivelata una scelta vincente, un’offerta ampia e varia, per tutti i gusti e per tutte le tasche; oggi, in una situazione di crisi economica generalizzata, il mercato ristorativo langue più che in passato, anche se gli esercizi del Porto Antico resistono. Soprattutto dopo l’arrivo di Eataly, grande  colosso nazionale e brand di classe, la situazione si è smossa anche per gli altri soggetti, che sono costretti, o meglio stimolati dall’esempio virtuoso del fratello maggiore, a rendere la propria offerta sempre più attraente. Siamo orgogliosi del fatto che le attività già avviate, pur in questa fase di crisi, reagiscano al meglio; tuttavia, in questo momento, continuare a saturare l’area di ristoranti e bar non ci sembra la scelta più consona.
    Scongiurato ormai il pericolo di intralciare il percorso di riqualifica del centro storico, ci sentiamo dunque più fiduciosi nell’aprirci a nuovi tipi di attività, diverse da quelle ristorative: il Porto è un punto di riferimento importante per la città, unico caso di grande area pedonale per il relax e il tempo libero, ma anche maxi-contenitore di attività volte all’apprendimento. In una parola, “edutainment”, per imparare divertendosi: questo il leitmotiv che ha permesso di puntare sul turismo, richiamando un pubblico di bambini e ragazzi (con Acquario, Città dei Bambini, Area Gioco Mandraccio, ecc) e “svecchiando” l’immagine della Superba, città considerata anziana e di anziani, la cui popolazione è calata da 800 mila a circa 600 mila negli ultimi anni. Noi di Porto Antico S.p.A, che abbiamo la fortuna di gestire un’area chiave per il futuro dell’intera città, vogliamo dare un messaggio positivo, di crescita, con investimenti importanti e attenzione per le attività produttive (sia nel campo dell’industria pesante, che leggera, e dello sviluppo di software)».

    Come si è detto, il Porto Antico rappresenta sicuramente un’area strategica per la città. A questo proposito, quali sono i progetti in serbo per il futuro?

    porto-antico-bigo-M«Tanto per cominciare, la Vasca dei Delfini, il grande progetto di Renzo Piano per l’implementazione dell’Acquario, che vedrà raddoppiata la sua superficie. La vasca, pur trattandosi di una struttura galleggiante in cemento armato, mastodontica nei suoi 100 per 30 mq di dimensioni, si inserirà con leggiadria nello skyline portuale, senza appesantirne la silhouette. È una grande novità per l’Acquario, la più grande dopo 21 anni: noi di Porto Antico S.p.A crediamo molto in questa nuova avventura, tanto che abbiamo deciso di farci soggetto promotore e investirvi ben 30 milioni di euro. Gli altri soggetti partner (Costa Edutainement, Camera di Commercio, Comune di Genova e Autorità Portuale) contribuiscono a questo maestoso progetto, ma siamo noi a coordinare il gruppo di lavoro con il supporto del Comune di Genova. Ad esempio, Costa, di suo, ha finanziato con 3 milioni di euro, e altri 9 provengono dai residui delle casse delle Colombiadi, che abbiamo deciso di mettere a frutto in questo modo, reinvestendo per lo sviluppo del Porto stesso. Un retroscena: i lavori, che sarebbero dovuti essere già terminati, sono stati rallentati di ulteriori 3 mesi (rispetto al già accumulato ritardo) a causa del ritrovamento di reperti archeologici datati V secolo a.C. I reperti di cui disponevamo fino ad ora risalivano –i più antichi- al 200 a.C. e questa nuova scoperta fa retrocedere di ulteriori tre secoli la presunta datazione del Porto. Assieme ai ritardi, si sono accumulati naturalmente anche i costi per l’estrazione dei reperti, ma tutto ciò ci è sembrato lo stesso altamente positivo, tanto che già si pensa di creare, nella zona della nuova Vasca, un sito di valorizzazione archeologica dei ritrovamenti».

    Per finire, di pochi giorni fa l’inaugurazione del rinnovato Museo Nazionale dell’Antartide. Inoltre, di poco tempo fa anche la nuova esposizione Wow!

    «Certamente, tuttavia quello che ci preme è non solo attirare nuovi investitori e intraprendere altri progetti, bensì per prima cosa fare in modo che chi è già nella nostra squadra ci stia bene e voglia continuare a lavorare con noi, in un percorso in cui si prospettano certamente difficoltà, ma anche grandi successi. Attualmente i nostri spazi sono occupati non dico al 100%, ma quasi: restano libere solo poche aree da adibire a uffici o ad attività ludico-educative. Dopo l’inaugurazione di Wow! e il rinnovamento di MNA, i grandi contenitori sono stati tutti riempiti. Ora vogliamo soprattutto mantenere l’area attrattiva, come già è, e ancora di più: in programma, manifestazioni diverse lungo tutto l’anno, per mantenere viva la zona per i genovesi e per chi viene da fuori, richiamando flussi di turisti nazionali e internazionali».

    E non dimentichiamo il maxi-progetto per il restyling del Ponte Parodi… Una vera e propria espansione a Ponente: c’è un valore strategico in questa “conquista del West”?

    alberto-cappato2

    «Quella del Ponte Parodi è un’opera grandissima, e altrettanto complicata. La nostra società ha partecipato al progetto in prima persona, facendosene promotore e investendo molto, in termini sia di denaro che di aspettative, per un ulteriore ampliamento del waterfront portuale. Il nostro ruolo consisteva semplicemente nel favorire l’avvio dei lavori, tramite investimento monetario, e di farci da parte all’indomani dell’inizio del progetto vero e proprio, lasciando le redini in mano a un privato, la ditta francese Altarea, che seguirà i lavori e gestirà le operazioni del nuovo complesso, diventando quindi nostra partner nell’amministrazione del nuovo waterfront ampliato.
    Come già ha ricordato l’Assessore Bernini, a voi e ad altri organi di stampa locali, manca ormai davvero poco all’inizio dei lavori: sistemate le questioni relative allo spostamento delle attività con sede in quella zona, alla preparazione di Via Buozzi e alla realizzazione di uno scavo per la creazione del park interrato, non restano altri ostacoli e tra un paio d’anni si inizierà. Porto Antico S.p.A. ha deciso, a suo tempo, di inserirsi in questo maxi-progetto perché abbiamo (sia le amministrazioni precedenti, che io stesso, con il lavoro che sto portando avanti) sempre sostenuto l’importanza di generare un meccanismo virtuoso, per cui la riqualifica dell’area portuale inneschi anche una parallela rivitalizzazione della zona a monte, da Via Prè a San Teodoro, e così via, a completare il percorso intrapreso anni fa a Sarzano-Sant’Agostino.
    Non posso, poi, non citare anche il progetto altrettanto ambizioso della creazione di un tunnel subportuale  che consenta di ridurre l’utilizzo della Sopraelevata, trasformandone una parte in “green line” pedonale sul modello newyorkese, e mantenendo una corsia per la mobilità veloce tra Fiera e Porto Antico. Non ne siamo partner diretti, ma il progetto ci interessa, in quanto –attraversando l’area tra Piazzale Kennedy e San Benigno- investirà anche la nostra zona».

    Come vedrebbe l’ipotesi di riqualificare l’area del Molo e delle storiche Mura di Malapaga e inserirle in un continuum museale da Levante a Ponente? 

    «Naturalmente vedo di buon occhio tutto ciò che ha a che fare con l’ampliamento del waterfront: sia la realizzazione del progetto di Renzo Piano per la creazione di un percorso pedonale che unisca la Fiera del Mare con le zone industriali del Ponente, sia l’apertura a nuovi poli museali che possano completare la già articolata offerta del Porto Antico. È lo stesso che succede con Galata – Museo del Mare: gestito da un altro soggetto, facciamo squadra tutti insieme per creare un unico waterfront e giovare al territorio e all’economia. Ci sta a cuore intraprendere un percorso che coniughi e armonizzi i tre fattori economico, ambientale, sociale, nell’ottica di uno sviluppo sostenibile, o “sustainable”, come si usa dire. Pensi che in Francia la traduzione del termine inglese ha una connotazione leggermente diversa da quella di “sostenibilità” che diamo noi italiani: loro usano l’efficace “durabilité”, cioè “durabilità”, che a mio avviso trasmette bene l’idea di un percorso che deve portare nel tempo a ricadute positive. Come si possono avere ricadute positive se c’è uno squilibrio tra interessi economici, ambientali e sociali? In questo senso, stiamo cercando di aprirci alle energie alternative e alla mobilità elettrica».

    A questo proposito, mi viene in mente il progetto Illuminate. Ci racconti di cosa si tratta.

    «Si tratta di un’iniziativa che si inserisce nell’ambito di Genova Smart City, riguarda sia l’area del Porto e i Magazzini del Cotone, che quella dell’Acquario, di cui si occupa però Costa. In generale, il progetto rientra sempre in un’ottica di risparmio e di attenzione alla sostenibilità ambientale, economica, sociale. Esso prevede la sostituzione dell’attuale illuminazione esterna con le moderne tecnologie a led, che garantiscono una riduzione del dispendio energetico di oltre il 50%, a fronte di eguale intensità e durata dell’illuminazione. Per quanto riguarda noi, il processo di sostituzione dell’attuale illuminazione riguarda l’area dei Magazzini e del Porto e si concluderà entro fine giugno 2013. Per ora, sono ancora in corso test di valutazione per scegliere il tipo di illuminazione più adeguata all’area, in base ai criteri di intensità, luminosità, tonalità (luce calda, luce fredda, ecc). Inoltre, anche valutazioni urbanistiche, per valorizzare la bellezza del sito e non far perdere l’appeal che ha oggi. Il progetto è finanziato in ambito comunitario e dal Comune di Genova, nell’ottica “smart” di riduzione degli sprechi e miglioramento dell’efficienza».

    Non solo Porto Antico S.p.A., ma anche Costa Edutainment, Comune di Genova… quanto la sinergia di soggetti diversi gioca a favore della crescita dell’area?

    alberto-cappato

    «Molto, senza dubbio. Nel caso di Costa Edutainment, ad esempio, c’è un rapporto di partenariato privilegiato: in quanto gestori di Acquario Village possiamo dire che loro sono nostri clienti ma, vista l’importanza del ruolo che l’Acquario gioca per la nostra Società, anche il ruolo di Costa non può essere relegato al rango di semplice “cliente”. Con loro, cooperiamo positivamente a tutti i livelli. Anzi, visto che io e il direttore di Costa Edutainment siamo entrambi neonominati e per giunta abbiamo lo stesso nome (Alberto De Grandi, succeduto a Carla Sibilla, attualmente Assessore al Turismo n.d.r.), molti dipendenti scherzano, dicendo che è iniziata l’”era dei due Alberti”. Anche con il Comune, il rapporto è ottimo e ci sentiamo sostenuti nelle nostre iniziative, sia da loro che dagli altri nostri partner e azionisti (Camera di Commercio e Autorità Portuale, partecipanti rispettivamente per il 43,44% e 5,6%, mentre il Comune ha il 51% delle azioni, n.d.r.)».

    Dunque Porto Antico non significa solo eccellenza italiana, bensì anche grande ponte verso l’Europa?

    «Certamente! È vero che fino ad ora il turismo dell’area del Porto è stato sempre più italiano e troppo poco internazionale, ma ora siamo giunti a una fase di svolta, in cui ci sembra auspicabile aprirci al mercato internazionale, anche per far fronte alla crisi generale e tenerci aperte varie possibilità. Ne possiamo vedere già i frutti: non da ultimo, sono riuscito ad intessere contatti con il Sudamerica, dove alcuni soggetti chiedono il nostro aiuto per l’apertura di un waterfront fluviale simile a quello genovese. Porto Antico S.p.A., mettendo a disposizione le proprie competenze per aiutare chi voglia intraprendere percorsi affini a quello genovese, crea anche una fonte di reddito ulteriore per la Società, da reinvestire in nuovi progetti di ammodernamento. A questo proposito, mi sto impegnando personalmente per “esportare” la forza di Genova nel mondo e in questi mesi ho già ottenuto qualche successo: lo scorso gennaio ho presentato il Porto Antico di Genova a una delegazione di AIVP – Associazione Internazionale Città e Porti e ho avuto modo di far conoscere le nostre attività. La città, infatti, è in lizza assieme a Tangeri e Durban per diventare sede della Conferenza Mondiale AIVP 2014, opportunità unica per far conoscere le nostre attrattive davanti a oltre 400 delegati da più di 40 paesi: se saremo scelti, ospiteremo la Conferenza nelle sale del Centro Congressi dai Magazzini del Cotone, fiore all’occhiello dell’area portuale, con sbocco diretto sul mare, ad allietare molti congressi lavorativi. Non sappiamo ancora se risulteremo vincitori ma in ogni caso, per il grande successo riscosso in quest’occasione, Genova si appresta adesso a fare da pilota per altri progetti analoghi in altre parti del mondo».

     

    Elettra Antognetti

  • Venti e porti: un progetto per monitorare il vento e migliorare la sicurezza

    Venti e porti: un progetto per monitorare il vento e migliorare la sicurezza

    panorama del porto di genovaUn sito web sperimentale per comprendere in tempo reale, stato e previsioni del vento, a disposizione del porto, delle navi che entrano nello scalo e degli operatori. È questo il primo risultato concreto del progetto “Venti e porti” che coinvolge i porti di Genova, Livorno, Savona, La Spezia, Bastia.

    «Il vento può rappresentare un altissimo rischio ma anche una grande utilità – spiega Giovanni Solari, docente di Ingegneria strutturale del Dicat, Dipartimento dell’Università di Genova che si occupa di ingegneria delle costruzioni, dell’ambiente e del territorio – Noi ricostruiamo i modelli della velocità, i profili in altezza, disegniamo il campo di vento. Poi verifichiamo la ricorrenza dei fenomeni e ne facciamo la previsione».

    Il progetto è partito con la creazione di una rete di monitoraggio nei cinque porti coinvolti in cui sono stati posizionati 22 anemometri di ultima generazione che garantiscono la massima precisione. Nella nostra città per il momento sono tre, uno a Voltri, uno alla torre piloti ed uno all’aeroporto. Ma entro la fine del 2012 ne saranno installati altri 11 in modo tale da avere a disposizione un quadro completo sul fenomeno vento in tutti i punti dello scalo.

    A partire da fine mese il sito web sarà operativo e consentirà di fare previsioni utili per la sicurezza del lavoro in banchina, in particolare per gestire in sicurezza le operazioni di carico/scarico delle merci, ma anche per quanto riguarda le manovre di ormeggio. In pratica, grazie ai dati statistici ricavati dal monitoraggio, sarà possibile elaborare previsioni a breve e medio periodo che risulteranno utilissime per organizzare l’attività nei terminal.

    Oltre a permettere di avere a disposizione le informazioni ideali per decidere dove installare gli impianti eolici.

    «Oggi abbiamo una quantità enorme di dati – spiega ancora Solari – il monitoraggio è partito da un anno e mezzo e sono state elaborate statistiche sufficienti per verificare quanta energia si potrebbe produrre». Ma non solo. Conoscere il vento infatti, oltre ad essere utile per posizionare in maniera adeguata le gru, i container, gli scavatori oppure le pale eoliche, serve anche per progettare le costruzioni edili.

     

    Matteo Quadrone

     

     

  • Porto di Genova, quanto inquinano le navi ormeggiate

    Porto di Genova, quanto inquinano le navi ormeggiate

    panorama del porto di genovaÈ  notizia di questi giorni il sequestro del Terminal Rinfuse del porto di Genova, a causa dei problemi ambientali legati alla movimentazione del carbone. Quattro persone sono indagate: non avrebbero fatto nulla per ridurre le emissioni delle polveri.

    Il Movimento Difesa del Cittadino MDC di Genova, sollecitato dagli abitanti della zona che da anni subiscono il forte inquinamento anche da parte delle navi ferme in porto, ravvisa una mancanza del Governo per non aver emanato il Decreto di attuazione “direttore”, in applicazione della Lg. quadro n. 447/95, per contenere in via amministrativa, l’inquinamento atmosferico provocato dalle navi ormeggiate nei porti quando effettuano le operazioni di carico-scarico delle merci.

    E scrive ai Ministri competenti.

    Questo il testo della lettera.

     

    Al Ministro dei Trasporti Dott. Corrado Passera

    Al Ministro dell’Ambiente Dott. Corrado Clini

    ROMA

    Genova, 20 dicembre 2011

    Oggetto: richiesta di emanazione del Decreto di attuazione “direttore”, in applicazione della Lg. quadro n. 447/95, per contenere in via amministrativa, l’inquinamento atmosferico provocato dalle navi ormeggiate nei porti quando effettuano le operazioni di carico-scarico delle merci.

    Stim.mi Ministri,

    con riferimento alla richiesta in oggetto la nostra Associazione cortesemente ricorda:

    – la Lg. n. 447/95, attualmente corredata da numerosi Decreti di attuazione, compresi i provvedimenti di suddivisione dei territori comunali in “zone”, è stata a suo tempo emanata al fine di contenere entro limiti accettabili i diversi livelli di inquinamento che caratterizzano qualunque attività umana;

    – nel caso di specie, l’inquinamento esistente nelle zone portuali, non potendo essere inserito nelle procedure contemplate sui Piani di risanamento, di cui all’art. n. 7 della Lg. 447/95, di fatto rende inefficace l’interessamento dei Sindaci, sterilizza i rilievi tecnici formulati dalle A.R.P.A. e riduce a vaniloquio le risposte provenienti dalle Capitanerie di porto;

    – questa conclamata carenza amministrativa, può essere superata favorendo l’installazione da parte dell’ENEL, di alcune postazioni erogatrici di energia elettrica in grado di fornire alle navi un servizio alternativo in loro gruppi elettrogeni, attivati per realizzare le operazioni di carico-scarico delle merci.

    p.q.m.

    La nostra Associazione ritiene necessario e prezioso un Vostro interessamento al fine di ottenere il Decreto di attuazione richiesto in epigrafe.

    Con i migliori ringraziamenti per l’attenzione invio rispettosi saluti.

    Il Responsabile di settore

    Gian Paolo Bellone

  • Navi abbandonate in porto: la “Sentinel” non si può vendere

    Navi abbandonate in porto: la “Sentinel” non si può vendere

    In tempi di crisi liberare spazi vitali sulle banchine del porto è un’esigenza non più procrastinabile.
    Eppure, a causa di interminabili processi giudiziari, nello scalo genovese sono presenti, da molti anni, alcune navi completamente abbandonate al loro destino e ormai diventate veri e propri relitti.

    Il caso più eclatante però, per colpa dell’assurdità di alcune norme giuridiche, è quello della “Sentinel”, imbarcazione battente bandiera delle isole Comore, attraccata a Calata Gadda dal lontano 2004.
    Al momento dei controlli nel porto di Genova a bordo, oltre ai marittimi, si trovava un esiguo numero di clandestini. Per questo motivo la nave fu sottoposta a confisca e successivamente affidata in custodia all’Agenzia delle Dogane.

    Il Testo unico delle disposizioni concernenti la disciplina dell’immigrazione e norme sulla condizione dello straniero (Dlgs 286/1998), come spiega l’Avvocato Carlo Lo Casto, prevede che “Il mezzo utilizzato per il trasporto di clandestini non può essere venduto all’asta. Deve essere demolito oppure consegnato ad enti e organi dello Stato per utilizzarlo nella lotta al traffico di clandestini o comunque per operazioni di polizia”.

    L’articolo 12 al comma 8 recita infatti “I beni sequestrati nel corso di operazioni di polizia finalizzate alla prevenzione e repressione dei reati previsti dal presente articolo, sono affidati dall’autorità giudiziaria procedente in custodia giudiziale, salvo che vi ostino esigenze processuali, agli organi di polizia che ne facciano richiesta per l’impiego in attività di polizia ovvero ad altri organi dello Stato o ad altri enti pubblici per finalità di giustizia, di protezione civile o di tutela ambientale. I mezzi di trasporto non possono essere in alcun caso alienati”.
    E al comma 8-quinquies si specifica “I beni acquisiti dallo Stato a seguito di provvedimento definitivo di confisca sono, a richiesta, assegnati all’amministrazione o trasferiti all’ente che ne abbiano avuto l’uso ai sensi del comma 8 ovvero sono alienati o distrutti. I mezzi di trasporto non assegnati, o trasferiti per le finalità di cui al comma 8, sono comunque distrutti”.

    Una persona di buon senso dovrebbe domandarsi come è possibile immaginare di utilizzare un’imbarcazione in pessime condizioni, come strumento di repressione al traffico di clandestini.

    Parliamo di una nave di oltre 3 mila tonnellate che è diventata in sostanza un bene indistruttibile”, spiega Lo Casto.
    In Italia infatti non esistono cantieri in grado di eseguire la demolizione quindi l’unica soluzione sarebbe rimorchiarla in un paese estero dove è possibile distruggerla, ad esempio la Turchia, sopportando la non trascurabile spesa che un’operazione del genere comporta.

    Siamo di fronte ad un danno erariale incredibilmente sottaciuto. E lo Stato continua a rimetterci denaro con il passare dei giorni.
    I danni economici derivano dalla condizione di stallo che si crea su una banchina perennemente occupata da una nave dismessa, che non offre nessun ritorno occupazionale e che anzi rappresenta un costo in termini di lavoro quotidiano degli ormeggiatori. Bisogna poi considerare che un’imbarcazione ferma subisce comunque la corrosione delle lamiere a causa delle correnti galvaniche.

    Oggi la “Sentinel”, che nel 2004 era in discrete condizioni, è buona quanto un ferrovecchio.

     

    Matteo Quadrone