Yarn Bombing significa “bombardamento di filati” ed è una forma d’arte nata nel 2005 negli Stati Uniti, che si pone l’obiettivo di colorare le città “rivestendole” con installazioni in lana e cotone.
Si è già parlato della possibilità di portare questa forma d’arte a Genova: qualche mese fa il Comune ha avviato una raccolta di lana e filati, che nei prossimi mesi saranno lavorati per creare la grande installazione che verrà allestita al Porto Antico dal 21 marzo 2013, rivestendo gli arredi urbani quali panchine, ringhiere, alberi, parti di edifici, ecc.
Chi vuole partecipare alla lavorazione può partecipare agli incontri che si terranno al barmentelocale (Palazzo Ducale) ogni sabato dalle 14.30 alle 17.30. Per maggiori informazioni scrivere a intrecciurbani@comune.genova.it.
Il progetto è molto articolato e prevede la partecipazione di un numero rilevante di associazioni, enti, artisti, studenti e singole persone
Al termine dell’esposizione i manufatti verranno recuperati e distribuiti alle varie associazioni/gruppi di lavoro che li hanno prodotti.
Avete mai pensato di fare un’esperienza all’estero? Le opportunità sono tantissime, dal più noto Erasmus per gli studenti universitari fino a Leonardo (stage e tirocini) ed Erasmus Placement (dedicato agli imprenditori), fino a scambi internazionali che hanno soprattutto come scopo l’integrazione di culture e competenze differenti. Il tutto rientra in Youth in Action, un progetto dell’Unione Europea rivolto ai giovani.
Per far conoscere tutte queste opportunità, tre ragazzi genovesi hanno dato vita all’associazione Yeast (acronimo di Youth Europe Around Sustainability Tables, in italiano traducibile anche con “fermento, lievito”), il cui slogan è Ti manderemo a quel Paese.
Potete incontrarli sabato 17 novembre presso Manena Hostel, alla Maddalena, nel corso della festa per l’inaugurazione. Lì sarà possibile sottoscrivere la tessera annuale (10 € per ragazzi dai 18 ai 25 anni, 15 € per over 25) e avere informazioni su tutte le opportunità.
Iniziamo a raccontarvi qualcosa di loro. Yeast nasce per agevolare la mobilità dei cittadini europei e ispirare un senso di “cittadinanza attiva” attraverso scambi internazionali che promuovano l’educazione non-formale e quella del saper fare. Scopo di Yeast è far conoscere il territorio ligure all’estero e al tempo stesso portare a Genova ragazzi provenienti da diversi Paesi europei.
I primi progetti attivi sono legati al programma “1.1 Youth Exchange”, uno scambio di 10-15 giorni con 5 giovani di età compresa tra i 18-25 anni e un group leader senza limite d’età, legati a una tematica specifica: natura, ambiente, imprenditorialità giovanile, cittadinanza europea,cittadinanza attiva, teatro, fotografia, sport ecc.
A livello locale, saranno invece organizzati eventi culturali (serate eno-gastronomiche, guidate, workshp, conferenze etc), momenti di formazione e consulenza sulle opportunità offerte dall’Europa, e incontri mirati a promuovere i talenti e le creatività individuali di giovani genovesi (es. educatori, cucina vegana, artigianato, liuteria, recitazione, pittura, ecc).
I ragazzi di Yeast sono in partenza per Cipro a fine mese e… porteranno con loro alcune copie di Era Superba e della guida Genova e dintorni!
Lunedì 12 novembre 2012 (ore 18) la libreria Feltrinelli di via Ceccardi ospita la presentazione del libro Sotto una Lanterna Africana di Freddie Del Curatolo, dedicato ai progetti benefici delle squadre di calcio Genoa e Sampdoria in Africa: tre anni fa a Malindi, in Kenya, è stata fondata la prima scuola calcio rossoblu in Africa, mentre lo scorso luglio a Watamu, a pochi chilometri da Malindi, il Sampdoria Club Bogliasco crea all’interno dell’orfanotrofio Happy House una scuola di calcio blucerchiata.
I progetti vengono raccontati insieme all’AD del Genoa Alessandro Garbano, all’AD della Sampdoria Rinaldo Sagramola, alla scrittrice Emilia Marasco, all’allenatore di calcio Riccardo Botta e all’editore Antonello Cassan.
Se ne parla, ogni tanto. Le recensioni che troviamo online su ristoranti e locali sono davvero attendibili? Periodicamente sul web molte persone scatenano la polemica su Trip Advisor e simili, dove i titolari di attività commerciali vengono “accusati” di spacciarsi per utenti/clienti e pubblicare recensioni falsamente positive sui propri locali e falsamente negative sulla concorrenza. Chi gestisce questi siti web non ha infatti la possibilità di verificare a monte che l’utente in questione sia effettivamente un cliente del locale e stia scrivendo la sua opinione in buona fede.
Al tempo stesso, il proliferare di food blogger e critici gastronomici 2.0 rende molto labile il confine tra recensione spontanea e “marchetta”, in quanto l’elevata visibilità che in questo periodo ha su Internet tutto ciò che è mangereccio porta i titolari di cui sopra a offrire vacanze e cene gratis in cambio di una recensione positiva.
Per questa ragione è molto importante trovare spazi credibili, gestiti con sincerità da chi davvero mira a valorizzare i lati positivi di un territorio.
Proprio per questa ragione una coppia di studenti genovesi ha deciso di aprire un blog per raccontare la loro esperienza in giro per ristoranti e locali. In “una tempestosa sera d’aprile” sul lungomare di Sturla – come raccontano loro stessi sul blog – chiacchierando con alcuni amici, hanno ascoltato una frase che si sente dire spesso sulla nostra città: a Genova non c’è niente, i locali sono pochi e sempre chiusi, eccetera.
Per rispondere ai loro amici e in generale alla città, hanno deciso di lanciarsi in un progetto e creare uno spazio web dove mostrare il lato bello della Genova che mangia: nasce così E belesse de Zena.
Abbiamo rivolto loro qualche domanda per capire meglio il progetto. Anzitutto, perché proprio un blog? «Questo strumento permette di essere sempre raggiungibili da chi condivide le nostre passioni, sia come occasione d’interazione aperta a chiunque desideri comunicare con noi, encomiarci o anche solo insultarci. Ogni parola che scriviamo è indirizzata a quei zueni che periodicamente si domandano “Cosa facciamo stasera?”. Un blog non solo offre un’esperienza di lettura più ricca – con mappe, foto, video ecc – ma è anche, fatto forse più importante, gratuito sia per chi lo scrive sia per chi lo legge. Del resto, semmo zeneixi!».
In merito a quanto detto sopra, abbiamo voluto sapere la loro opinione in merito alle recensioni fake su siti web turistici: Internet ha un ruolo di “amplificatore del passaparola” o rischia di essere un mero “contenitore di copia e incolla”? Ecco cosa ne pensano: «Ognuno di noi sa benissimo che la rete amplifica esponenzialmente la nostra capacità di comunicare; chi scrive falsità per secondi fini o riporta tali falsità senza alcuna verifica è un individuo moralmente deprecabile e, nei casi più gravi, legalmente perseguibile. La responsabilità ricade anche sul lettore, che dovrebbe sempre ricordare che ciò che circola sul web non è un’enciclica papale. Noi abbiamo già specificato, nelle “regole” del blog, che ciò che scriviamo è frutto di ripetute esperienze dirette e che invitiamo il lettore che abbia avuto esperienze differenti a smentirci pubblicamente, così da favorire un confronto autentico».
Il blog è nato da poco e senza (almeno per ora) finalità commerciali: questo fa sì che molti titolari di locali e ristoranti ancora non abbiano preso consapevolezza del progetto, un aspetto che i due blogger stanno girando a loro vantaggio. «Riguardo i gestori dei locali che abbiamo recensito, apparentemente nessuno si è accorto della nostra esistenza. Se ciò, da un lato, è sicuramente un male, perché significa che nessuno di loro ha a cuore le sorti della propria attività, dall’altro il nostro anonimato fa sì che gli stessi ci trattino come normalissimi clienti, garantendo una maggiore attendibilità alle nostre recensioni, e che non ci accompagnino nel retrobottega per darci il resto in pizze da cinque dita sulla faccia. Siamo gli UFO sui vostri campi di grano!»
L’associazione culturale La Luna e il Giglio intende realizzare un progetto di lungometraggio per valorizzare il patrimonio storico, paesaggistico e culturale della Liguria. Si tratta di un film in costume storico che verrà girato e ambientato a Genova nei prossimi mesi.
A questo scopo sono organizzati casting per attori – uomini di età compresa fra i 30 e i 60 anni – martedì 6 novembre (ore 10-17) presso Villa Bombrini a Cornigliano.
Per informazioni scrivere a lalunaeilgiglio@gmail.com.
Le opere d’arte custodite nei Musei di Strada Nuova potranno essere viste in tutto il mondo grazie a Internet: anche Genova ha aderito a Google Art Project, un’iniziativa del colosso di Mountain View per rendere accessibili l’arte e la cultura. Dallo scorso 30 ottobre, collegandosi al sito googleartproject.com, è possibile ricercare e ammirare cinquanta opere tra quelle conservate nei musei genovesi, attraverso fotografie ad alta risoluzione. Tra queste l’Ecce homo del Caravaggio (Palazzo Rosso) e la Maddalena Penitente del Canova (Palazzo Tursi), fino alle opere di Rubens e Van Dyck.
A oggi hanno aderito a Google Art Project 180 partner (città, reti museali ecc) provenienti da 14 Paesi del mondo, per un totale di oltre 35.000 opere, tutte visibili gratuitamente.
Nuovi sviluppi per i numerosi giovani che ancora non hanno svolto l’esperienza di servizio civile e attendono di capire se, a fronte di tagli e modifiche alla legge, nel 2013 sarà aperto un nuovo bando.
Oggi alle 14 (31 ottobre, ndr) è scaduto il termine per enti e associazioni che intendono presentare un progetto all’Ufficio Nazionale per il Servizio Civile: nei prossimi mesi verranno analizzati tutti i progetti, in modo da valutare – in base a una graduatoria di merito e ai fondi disponibili – quali effettivamente partiranno in vista del prossimo bando.
Sono in arrivo anche novità positive rispetto ai finanziamenti al servizio civile: lunedì scorso, 29 ottobre, è stata approvata alla Commissione Affari sociali della Camera un emendamento del Partito Democratico che attribuisce ulteriori 20 milioni di euro rispetto ai fondi già stanziati per il servizio civile. Ora la palla passerà alla Commissione Bilancio, a cui spetta il compito di approvare definitivamente lo stanziamento.
Sembrano al momento confermate le tempistiche di cui vi avevamo già dato notizia: il bando partirà nella primavera 2013 e i volontari prenderanno servizio a settembre.
Un progetto calato dall’alto, sviluppato con un processo decisionale privo della necessaria trasparenza e soluzioni architettoniche assai discutibili, un intervento spacciato quale risposta all’emergenza abitativa, sì però a termine, visto che gli alloggi realizzati saranno vincolati a tale destinazione solo per 15 anni e poi spazio al libero mercato.
Stiamo parlando della costruzione di uno svettante edificio residenziale in via Maritano – a metà strada tra Teglia e Bolzaneto – 11 piani (di cui 1 pianterreno e 2 seminterrati) per un altezza di circa 40 metri che insistono su un’area di oltre 5000 metri quadrati, adiacente all’autostrada A7 Genova-Milano e a via Ortigara, stretta strada che si inerpica su una porzione della Val Polcevera, almeno finora, parzialmente salva dalla cementificazione selvaggia. Siamo in un triangolo che in pochi chilometri comprende esperienze fortemente negative di edilizia pubblica, quali la tristemente nota “Diga” del quartiere Diamante, che dista solo alcune centinaia di metri, la casa-albergo proprietà di Poste Italiane in via Linneo e diversi insediamenti in via Tofane, entrambe dall’altro lato della collina, zone soffocate da una pesante edificazione che oltre a deturpare l’aspetto urbanistico crea un fortissimo disagio sociale dovuto alla eccessiva “concentrazione massiva”. Al contrario, nell’area di via Ortigara, la tipologia edilizia è caratterizzata da case indipendenti, spazi verdi, orti privati e stabili con sedime ridotto e un numero limitato di piani (massimo 5/6 piani fuori terra, quest’ultimi edifici, per altro rari, sono edificati sul crinale, senza ledere alcun diritto di veduta verso le circostanti colline).
Fino a poco tempo fa il lotto era occupato da un fabbricato industriale dismesso ormai da anni, costituito da un volume piuttosto compatto con altezza variabile tra i 10 ed i 20 metri e con una superficie agibile di 4159 mq complessivi. Oggi il capannone è stato eliminato, grazie ad una celere demolizione partita nella primavera scorsa e conclusa in pochi mesi lavorando a ritmi serrati, anche il sabato e la domenica, ricordano gli abitanti, con una fretta dettata soprattutto dal timore di perdere il finanziamento previsto per l’operazione. L’area è proprietà di Spim (Società per la promozione del patrimonio immobiliare del Comune di Genova, partecipata al 100% dal Comune) la quale ha proposto un intervento – compreso nel “Programma Locale per la Casa del Comune di Genova” ammesso a finanziamento regionale con DGR 314/2010 – che prevede la realizzazione di 67 unità immobiliari di cui 55 destinate ad edilizia sociale per locazione a canone moderato con vincolo di durata pari a 15 anni.
L’Accordo di Programma Quadro per l’attuazione del Programma, stipulato da Comune di Genova e Regione Liguria in data 19 maggio 2011, disciplina le modalità di erogazione del cofinanziamento regionale che per il progetto di via Maritano ammonta ad euro 2.550.140,45. A quest’ultimi bisogna sommare altri euro 5.981.138,61 di finanziamenti del Comune e della società proponente, per un totale di oltre 8,5 milioni di euro.
Ma per quale motivo è stata scelta una soluzione verticale così impattante ed invasiva, in grado di deturpare per sempre il paesaggio? La risposta si può leggere nella relazione tecnico illustrativa, presentata in Conferenza dei Servizi in seduta referente, il 10 febbraio 2012 «La porzione di lotto edificabile su cui si sviluppa il sedime del nuovo fabbricato è definito dai limiti imposti dalla distanze con i manufatti circostanti: precisamente la fascia di rispetto autostradale (30 metri), i confini del lotto (5 metri), i cigli delle strade (3 metri) ed i fabbricati (10 metri). L’area è interessata per oltre il 70% della sua superficie dalla fascia di rispetto autostradale che ne limita fortemente l’uso e la trasformazione; infatti in detta zona non è possibile la costruzione ex novo di alcun manufatto. Ma semplicemente una sistemazione delle aree con inserimento di percorsi viari e pedonali oltre alla realizzazione della rete di smaltimento delle acque meteoriche».
In altri termini, i progettisti sono stati costretti a limitare la larghezza dell’edificio – a causa dell’imposizione di una distanza di almeno 30 metri dall’autostrada – e hanno pensato bene di recuperare le volumetrie in altezza, immaginando un palazzo che ha un’inquietante somiglianza estetica con la “Diga”, in un contesto che nulla a che vedere con un simile intervento. Forse era opportuno immaginare uno sfruttamento migliore dell’area ed un intervento sensato avrebbe potuto riprendere le volumetrie del capannone presistente, magari attraverso una ristrutturazione e non la completa demolizione.
Il progetto rispetterà pure tutti i parametri urbanistici, però non si cala adeguatamente nel contesto reale, ovvero sembra disegnato sulla carta da tecnici che non devono aver mai messo piede nei dintorni di via Maritano e via Ortigara.
Relativamente al PUC vigente l’intero lotto ricade in un ambito speciale denominato BBu. Nel art. BB-RQ11) comma 1 si specifica che nell’ambito del lotto è espressamente consentita la demolizione e ricostruzione. Mentre in relazione al preliminare di PUC adottato, l’area ricade in zona AR-UR (ambito di riqualificazione urbanistico-residenziale). Il progetto, inoltre, risulta conforme a quanto prescritto nel Regolamento Edilizio Comunale.
«Il nuovo edificio – leggiamo nella relazione tecnico illustrativa – è costituito da due piani interrati da destinarsi ad autorimessa pertinenziale, un piano terreno con spazi e sistemazioni esterne pubbliche ed è articolato in elevazione in quattro corpi di fabbrica con altezze differenti per meglio armonizzarsi con il terreno ed i fabbricati esistenti, raggiungendo l’altezza massima di otto piani».
In relazione alla dotazione di parcheggi pertinenziali «si evidenzia che rispetto ai minimi prescritti dalla norma (art.51 comma 1 ed art. BB-RQ7 comma 1.3) fissati nel 35% della S.A., il presente intervento prevede la realizzazione di un numero di parcheggi in misura di 1 a 1 con il numero delle abitazioni risultanti, ovvero la realizzazione di n.67 tra box e posti auto coperti e scoperti che in termini di superficie superano il minimo richiesto», sottolinea la relazione. Suscita perplessità la presenza di numerosi box, considerando che la maggior parte degli alloggi sono destinati alla locazione a canone moderato e non si comprende a quale esigenza possano rispondere, se non in gran parte alla libera vendita.
Al piano terreno è previsto uno spazio, a disposizione del condominio, di circa 80 mq, che potrà essere utilizzato semplicemente come locale condominiale o per la creazione di uno spazio culturale-ricreativo o di una ludoteca con funzioni educative e aggregative.
«In generale la sistemazione delle aree esterne comprese nel lotto favorisce l’inserimento del nuovo complesso e consente la fruizione dei nuovi spazi agli abitanti degli edifici circostanti mediante la creazione di servizi e percorsi pedonali di penetrazione – continua la relazione – Le aree esterne dell’edificio in progetto sono sistemate con percorsi viari, pedonali e zone ad uso pubblico, con giardini, giochi bimbi e aree pavimentate. Il parcheggio attualmente presente a nord del lotto verrà mantenuto e diventerà parcheggio pubblico a servizio del nuovo insediamento e del quartiere».
Oggi l’iter di approvazione del progetto è in via di svolgimento. A febbraio 2012, come detto, si è svolta la seduta referente della Conferenza dei Servizi, in cui è stato illustrato il progetto.
Adesso siamo in fase istruttoria, nella quale si raccolgono tutti i pareri degli enti interessati, in attesa della seduta deliberante della Conferenza dei Servizi, chiamata ad esprimere il suo assenso/dissenso. I residenti della zona, non appena venuti a conoscenza dell’intervento – solo nel giugno 2012, perché in precedenza erano stati tenuti all’oscuro di tutto – si sono attivati con una raccolta firme (200 quelle raccolte) e con la presentazione di puntuali osservazioni critiche inviate in data 21 giugno 2012 a: Sindaco del Comune di Genova, Marco Doria; Direzione Sviluppo Urbanistico e Grandi Progetti. Settore Pianificazione Urbanistica del Comune di Genova; Direzione Programmi di Riqualificazione Urbana e politiche della Casa del Comune di Genova; Municipio V Vapolcevera; oltre ad una mail inoltrata all’Assessore Bernini (in data 22.06.2012). Una risposta è arrivata solo dal Municipio che ha esaminato il progetto esprimendo all’unanimità un parere negativo (come vedremo in seguito).
«Si ritiene non ammissibile una concentrazione di volumetria su quel sito, nella quantità, forma e posizione pari a quella prevista», scrivono gli abitanti che non intendono opporsi ad una nuova edificazione, purché sia adeguata al sito. Infatti, quando sono iniziati i lavori di demolizione dell’ex fabbrica in disuso, si è manifestato un chiaro assenso al cambiamento, questo però prima di conoscere il tipo di intervento proposto, che si reputa ulteriormente dequalificante per la zona.
«Dal punto di vista architettonico si ritiene che il nuovo fabbricato non sia in alcun modo contestualizzato» sottolineano i residenti che contestano soprattutto l’eccessiva sopraelevazione dell’edificio residenziale.
«Dagli elaborati di progetto di cui si è potuto prendere visione si rileva che il nuovo immobile, nel punto più alto, si sopraelevi rispetto alla quota di copertura più alta dell’edificio esistente, parzialmente demolito, di circa ulteriori 18 m, prevedendo un’altezza complessiva dal piano di campagna di circa 40 m. L’elevazione esagerata comporta una completa occlusione ai fabbricati prospicenti e comunque un eccessivo impatto visivo per gli altri (anche da altri punti di vista della collina»). Il carico insediativo previsto (67 appartamenti) «non è sufficientemente supportato dai servizi di zona (pubblici e privati), probabilmente dimensionati nel rispetto delle normative vigenti e in adozione, ma nella realtà dei fatti chi vive e risiede sul posto ha la consapevolezza di quanto già ora la viabilità locale sia inadeguata, di quanto si risenta della carenza di posti auto e della mancanza di servizi primari e ne subisce gli esiti. L’inevitabile sosta delle vetture lungo la via e i percorsi carrabili ridotti attualmente quasi a senso unico alternato sono ovviamente a discapito della sicurezza anche per il transito di mezzi di soccorso».
La preoccupazione di come l’intervento proposto possa peggiorare ulteriormente la situazione è altissima. «per altro, la superficie destinata a parcheggio pubblico del nuovo insediamento (solo 450 mq), comprende un’area che già nell’uso comune è impiegata a tale scopo (utilizzata a compensazione dei posti auto espropriati precedentemente per la costruzione dell’attuale via Maritano e, quindi non solo non migliora la situazione esistente, ma chiaramente non è in grado di supportare il nuovo)». I residenti, di conseguenza, chiedono che venga rivisto il progetto presentato in Conferenza dei Servizi «studiando un criterio di assegnazione tale da permettere una reale integrazione e non una “ghettizzazione” dei nuovi insedianti, con una volumetria meno impattante e che consenta di costruire un nuovo fabbricato, con un’altezza massima pari alla quota più alta della costruzione pre-esistente».
«Noi siamo disponibili ad eventuali confronti con i soggetti proponenti, proprietari e gli uffici della Pubblica Amministrazione preposti e interessati all’area in oggetto, come già in forma colloquiale ci si è proposti – concludono gli abitanti – per elaborare una soluzione di compromesso che possa portare ad un progetto compatibile con la localizzazione, salvaguardare i diritti di ciascuno e soddisfare il più possibile le esigenze delle varie parti».
I tecnici di Spim, in maniera ufficiosa, durante un incontro tenutosi il giorno 4/09/2012 nella sede del Municipio V Valpolcevera, alla presenza del Vice Sindaco, del Presidente del Municipio, degli assessori appartenenti alla Giunta Municipale, del Presidente della II Commissione (Bilancio, Assetto del Territorio, Sviluppo Economico, Tutela Ambiente), hanno proposto una modifica del progetto iniziale, con la riduzione di 2 piani che comporterebbe l’eliminazione delle 12 unità immobiliari (u.i.) destinate alla vendita di mercato e la conferma della presenza delle 55 u.i. destinate a edilizia sociale. In sostanza, però, la sagoma dell’edificio non muterebbe e rispetto al punto più alto del vecchio capannone ormai demolito, i metri di sopraelevazione rimarrebbero comunque una decina.
«Il progetto seppur abbia ricevuto modifiche progettuali rimane fortemente impattante per la zona che è caratterizzata da piccole costruzioni con un numero limitato di piani (3/4 massimo fuori terra) – scrive la Commissione II del Municipio Valpolcevera, il 19 ottobre scorso – la Commissione ritiene il fabbricato, così come previsto da progetto, non contestualizzato con la zona e incompatibile dal punto di vista paesistico, architettonico e della mobilità locale che risulta particolarmente critica all’altezza dell’uscita di Via Maritano».
Per questi motivi la Commissione esprime «parere contrario all’unanimità alla realizzazione del progetto così come attualmente strutturato, nonostante il medesimo abbia ricevuto modifiche progettuali, che comunque non consentono di ritenere l’intervento ancora adeguato al contesto in cui è stato inserito». La Commissione ritiene necessario «un riesame del progetto edilizio cui segua un suo ulteriore ridimensionamento nei volumi e nelle dimensioni, soprattutto in sviluppo verticale, in modo da realizzare un’opera di altezza non eccedente i volumi di altezza del precedente edificio già demolito riprendendo lo sky line di tale costruzione (32 alloggi); che si valuti il trasferimento dei volumi eccedenti in altre aree dove siano già previsti possibili o analoghi interventi di” social Housing”». La netta contrarietà all’opera è stata ribadita all’unanimità dal consiglio municipale in data 25 ottobre 2012. Purtroppo però il parere del Municipio non è vincolante.
Giunti a questo punto è ancora possibile fermare il progetto? L’istruttoria è aperta e c’è ancora tempo per intervenire. Occorre trovare un equilibrio tra i vari interessi in campo. Magari attraverso una modifica all’accordo di programma tra Comune e Regione.
La paura degli abitanti è che – considerando l’investimento significativo e gli importanti finanziamenti in ballo – ci sia la volontà politica di approvare il progetto così com’è. Al contrario, questo intervento potrebbe trasformarsi in un’occasione per dare un contributo vero alla riqualificazione, per dimostrare che gli amministratori sanno davvero amministrare la cosa pubblica. Esiste, infatti, la possibilità della perequazione, ovvero la volumetria non costruita sul sito può essere sfruttata in altri interventi di edilizia pubblica e privata in previsione sul territorio.
Il consigliere regionale Lorenzo Pellerano (Lista Biasotti) si è recato sul posto e ha ascoltato le istanze degli abitanti. «Già non mi pare un intervento adeguato per rispondere all’emergenza abitativa, visto che gli appartamenti saranno destinati a edilizia sociale solo per 15 anni – spiega Pellerano – Le criticità evidenziate dai residenti sono condivisibili. Un intervento simile in questa zona è completamente sbagliato. Si rischia di compromettere la tranquillità del luogo e peggiorare la qualità di vita delle persone. Meno male che a parole, in tanti e di ogni parte politica, hanno preso le distanze da operazioni di edilizia pubblica devastanti. E però oggi propongono un nuovo scempio. Io posso intervenire considerando che la Regione contribuisce con un sostanzioso finanziamento di 2,5 milioni di euro. Farò un’interrogazione per portare la questione all’attenzione della Giunta regionale. Voglio allargare il tema. Si può trovare un accordo Comune-Regione. Quello che non costruiamo qua, costruiamolo da un’altra parte, senza rischio di perdere il finanziamento».
In effetti lo stesso accordo di programma Comune-Regione recita all’Art. 8 Rimodulazione dell’accordo di programma locale casa «Prima della consegna/inizio lavori, pena la revoca finanziamento, sono ammesse delle modifiche: è ammesso il trasferimento di alloggi o posti letto da un intervento all’altro nell’ambito del Programma locale per la casa, fermo restando invariato il numero e la tipologia di offerta abitativa complessivi e purché non si rilevi una riduzione della superficie complessiva riconoscibile (SCR) superiore al 10%».
Inoltre all’art. 10 Disposizioni generali e finali: «L’accordo può essere modificato o integrato per concorde volontà dei partecipanti mediante sottoscrizione di atto integrativo previa approvazione degli organi competenti».
Un documentario realizzato per far emergere la realtà dei venditori ambulanti stranieri che vivono a Genova, raccontare attraverso le loro testimonianze questo spaccato di società spesso tenuto “all’ombra”. Le condizioni di vita e di lavoro da un lato, i diritti dall’altro, a partire da quello relativo al permesso di soggiorno.
Questo il progetto che sta dietro a “All’ombra del porto“, film che verrà realizzato da Serena Gargani e Luciana Taddei, in collaborazione con l’Associazione 3 Febbraio e con l’Università degli Studi di Genova, nell’ambito di un progetto di dottorato in migrazioni e processi interculturali e sociologia visuale.
Per il finanziamento del progetto è stato scelto il crowdfunding, ossia la raccolta fondi attraverso il web direttamente dai potenziali spettatori, attraverso il sito Produzioni dal basso. Mentre scriviamo, il documentario ha già raccolto quasi 4.000 €: le donazioni termineranno alla mezzanotte del 31 ottobre 2012.
Sono aperte le selezioni per la prima edizione di Incul.co, concorso di idee promosso in vista di LibrInnovando, evento sul futuro dell’editoria che si terrà a Milano il 15 e 16 novembre 2012.
Il concorso è aperto a partecipanti residenti nell’Unione Europea, a titolo individuale oppure di gruppo/associazione, di età inferiore ai 35 anni alla data di scadenza del bando.
Entro giovedì 8 novembre 2012 si dovrà presentare un’idea legata all’innovazione, attraverso l’utilizzo delle tecnologie digitali, in uno dei seguenti ambiti:
– editoria digitale;
– digital lending;
– self-publishing.
È necessario inviare la domanda di partecipazione (scaricabile dal sito librinnovando.it), un breve riassunto dell’idea proposta e la descrizione dettagliata secondo le linee guida (scaricabili dal sito librinnovando.it), cv dei partecipanti e fotocopia di un documento di identità all’indirizzo mail info@librinnovando.it.
Entro domenica 11 novembre una giuria selezionerà cinque proposte finaliste, i cui autori parteciperanno a LibrInnovando venerdì 16 novembre 2012, e potranno tenere una presentazione di 5 minuti ciascuno nella sessione loro dedicata (ore 13.00/13.30).
Il vincitore verrà proclamato dalla giuria al termine dei lavori e pubblicato successivamente sul sito internet di Librinnovando: il premio consiste in voucher per consulenze di tipo giuridico (offerta dallo Studio legale Monducci-Perri-Spedicato), imprenditoriale (offerta da Ledigital) e di SEO/Web Marketing (offerta da Redomino) per una cifra totale pari a 8.000 €.
La selezione e la valutazione delle idee proposte sarà effettuata da un comitato scientifico presieduto dal Prof. Giovanni Ziccardi (professore associato Università Statale di Milano, scrittore e avvocato) coadiuvato da esperti del settore.
Componenti della giuria:
– Alessandro Gallo: Direttore commerciale SPRINGER Corporate Health Markets Europa Medio Oriente Africa;
– Luisa Capelli: Docente universitaria presso Università Roma Tor Vergata;
– Salvatore Nascarella: Responsabile vendite e marketing presso SEED Medical Publisher;
– Antonella Sbriccoli: InMondadori;
– Filippo Pretolani: Gallizio Editore;
– Marta Perego: Giornalista e conduttrice tv.
Ieri pomeriggio in Consiglio Comunale si è parlato anche dei problemi che riguardano la realizzazione del Por di Prà per la riqualificazione della Fascia di Rispetto. Si parla della presenza di amianto, di errori progettuali, di fondi europei che potrebbero svanire se non si corregge in tempo l’intera operazione. Ben 4 consiglieri – Salvatore Caratozzolo e Paolo Gozzi (Pd), Lilli Lauro (Pdl), Antonio Bruno (Fds) – sono intervenuti con un’unica interrogazione a risposta immediata per chiedere conto alla Giunta sullo stato dell’arte del progetto.
Chiamato nuovamente in causa l’assessore Crivello ha affermato: «In parte il percorso è stato avviato dalla giunta precedente ed alcuni interventi (riqualificazione Piazza Sciesa, parcheggi d’interscambio, approdo Nave Bus, ecc. ) sono già stati realizzati ma c’è ancora molta strada da fare». Poi in merito alla questione amianto ha aggiunto «Quando l’amministrazione comunale comprò il sedime ferroviario nelle analisi consegnate non risultavano rifiuti speciali pericolosi. Dunque non era necessario eseguire altre verifiche».
Ma quando è arrivato il momento di preparare l’area di cantiere le analisi sono state fatte e – nonostante alcuni risultati contradditori – la presenza di amianto è stata confermata. Adesso il Comune dovrà sostenere dei costi significativi per la rimozione e lo smaltimento dei rifiuti che lo stesso Crivello ammette essere «oggi insostenibili».
Per quanto riguarda gli errori nel progetto «è subentrata una richiesta di Iren che chiede la completa sostituzione delle tubature dell’acquedotto», precisa Crivello. Un intervento assai salato per le casse comunali che dovranno sobbarcarsi le spese per le opere civili. «La Giunta non ha intenzione di perdere il finanziamento – ha concluso Crivello – ci impegniamo insieme a Municipio, Consorzio Prà viva e cittadini affinchè siano apportate le opportune modifiche al progetto e si possano aprire i cantieri al più presto».
Peccato però che non sia stata spesa una sola parola sulla tempistica prevista, visto che i tempi stringono ed i finanziamenti europei potrebbero saltare. E non è stato fatto alcun cenno neppure sulle presunte responsabilità: sia in merito all’inquinamento ambientale dovuto all’amianto sia per quanto riguarda gli estensori del progetto.
Nel 2009 un genovese amante della bici si è iscritto a Facebook e si è detto: “Diamo un senso a questo social network“. Il suo nome è Gianluca Fontana, è nato e cresciuto a Genova, e fin da adolescente si è allenato & abituato a pedalare in mezzo al traffico, fra strade in saliscendi e in una città che ancora oggi molti considerano “non a misura di ciclista”.
Tre anni fa ha creato un gruppo su Facebook (oggi diventato pagina, con quasi 900 fan) per raccontare la sua passione verso le due ruote e condividerla con altre persone. Un percorso lungo, perché nel 2009 i ciclisti abituali erano meno di adesso e perché non c’era ancora una forte attenzione su questi argomenti, ma che ha portato nel tempo alla creazione di una “massa critica” che attraverso Facebook discute di biciclette, mobilità, trasporto pubblico e così via. Con il tempo, spinto anche dal contatto con gruppi analoghi di altre città e dal desiderio di creare riflessioni più articolate di quelle possibili sui social network, ha aperto un blog attivo da gennaio 2012 e dal titolo Anemmu in bici a Zena.
Un progetto senza alcuna collocazione politica o associativa, ma che ha creato nel tempo una fitta rete di persone che si scambiano notizie e opinioni, e che grazie al semplice bottone Condividi di Facebook hanno fatto conoscere la realtà della “Genova su due ruote” anche in altre città italiane e all’estero. «Ho iniziato ad andare in bici a causa di una ragazza: lei non aveva paura a pedalare in mezzo al traffico e io non volevo essere da meno. Avere una persona che ti “sblocca” rende più facile l’approccio alla bici, soprattutto nello sfatare luoghi comuni come il “non si può pedalare nel traffico”. Ogni genovese che va abitualmente in bicicletta dovrebbe fare qualcosa del genere, sensibilizzare amici e conoscenti a fare altrettanto», racconta Gianluca.
Attraverso il blog scopriamo che uno dei mezzi più utilizzati a Genova è la bici pieghevole, acquistabile nei negozi di articoli sportivi e che «una volta che si è imparato a montare e smontare, si rivela molto pratica perché la si può portare sull’autobus o tenere in luoghi dove non occupa troppo spazio».
I ciclisti genovesi sono dunque tanti ed eterogenei, e grazie a eventi come la Mobility Week oggi hanno la possibilità di incontrarsi anche fuori dal web. Anche Anemmu in bici a Zena non è solo un blog, ma dallo scorso aprile ha un suo spazio in città: Gianluca è infatti uno dei fondatori del Cicloriparo, che al circolo Belleville offre supporto a chi vuole imparare come si mantiene e si ripara la bicicletta (per saperne di più basta scrivere all’indirizzo mail cicloriparo@yahoo.it). Finora è l’unico spazio in città, totalmente autogestito grazie al tempo e alle risorse dei volontari, ma che in questi mesi ha avuto riscontri positivi e moltissimi contatti: «Sarebbe bello che ne nascessero altri, magari sovvenzionati dal Comune».
Proprio il rapporto con le istituzioni è la nota dolente dei ciclisti urbani: «sarebbe un ottimo punto di partenza se qualcuno dicesse pubblicamente che andare in bici è utile alla città, perché porta vantaggi come la riduzione dello smog e del traffico». Per il resto, Genova è ancora una città povera di piste ciclabili e dove il servizio di bike sharingpresenta molte note dolenti. Gianluca ne elenca tre: «ci sono pochi mezzi, collocati soprattutto nel centro città, non è aperto ai turisti e la manutenzione è scarsa. I soldi andrebbero investiti diversamente, per esempio creando percorsi alternativi al traffico a scorrimento veloce, con una segnaletica ad hoc, e in parallelo incentivando piccole aziende ad investire nel noleggio di bici ai turisti».
Progetti per il futuro? Un tema che sta molto a cuore a Gianluca, che oltre a essere un appassionato ciclista è anche marito e padre, è creare percorsi dedicati per famiglie con bambini: a questo scopo si sta lavorando con Fiab per realizzare un progetto comune, ma nel frattempo diverse scuole della città si sono mostrate interessate e stanno cercando di stimolare l’amore per la bicicletta nei loro alunni.
Luana e Silvia sono amiche e colleghe, accomunate dalla passione per il rispetto dell’ambiente, la creatività e l’autoproduzione. Insieme hanno iniziato ad autoprodurre saponi 100% vegetali, realizzati senza ricorrere al grasso di origine animale e agli additivi chimici che si possono trovare in alcuni saponi industriali: da qui nasce Eticologiche, termine nato dalla fusione di etica + ecologico che attraverso un blog e una pagina Facebook illustra le loro creazioni.
Così le due ragazze raccontano il progetto: «ad entrambe piace autoprodurre, senza essercelo dette nello stesso momento eravamo interessate a capire come poter fare saponi a casa e abbiamo deciso di iniziare a sperimentare insieme.Siamo colleghe, anche se la nostra professione non c’entra, ma frequentandoci giornalmente abbiamo avuto la possibilità di mettere in pratica molti progetti comuni, da qui nasce il progetto “Eticologiche”».
Finora Eticologiche ha realizzato quattro linee di saponi:
– “MarsigliaEticologico”, per il bucato ma anche per il corpo
– “Non+Esausto” fatto con l’olio esausto di frittura buono per le mani, il bucato e l’ambiente
– “sapo(RI)ni”, con oleoliti fatti in casa e profumati
– “FariMaConSapone”, fatto con la farina.
Si tratta di un prodotto di norma piuttosto costoso (il valore dei saponi si aggira tra i 20 e i 24 € al kg), ma che Luana e Silvia hanno scelto di “vendere” in un modo decisamente sostenibile: attraverso il baratto. Ogni sapone è barattato con una serie di prodotti alimentari biologici dal prezzo equivalente: passata di pomodoro, aceto, farina integrale, latte vegetale e così via.
Non solo: Eticologiche aderirà presto al progetto Scec, un’associazione che a livello nazionale elargisce buoni per coprire parte dell’acquisto di beni e servizi (1 Scec = 1 €), allo scopo di rilanciare l’economia dei singoli territori attraverso la loro circolazione.
Come acquistare questi saponi? Contattando Luana e Silvia all’indirizzo mail eticologiche@gmail.com. Luana e Silvia vivono a Sestri Ponente, ma i saponi vengono prodotti nel laboratorio delle Titere in vico del Duca, nel centro storico di Genova: uno spazio dedicato al riciclo creativo aperto da Silvia con la sorella Laura nel 2002. Lo scambio può avvenire nel laboratorio, o dandosi appuntamento in un luogo comodo per entrambi.
In futuro, Eticologiche ha in previsione di “allargarsi” partecipando a mercatini biologici e allestendo piccoli laboratori per insegnare ad autoprodurre il sapone: «ispirandoci al film “Wily Wonka e la fabbrica di cioccolato” stiamo pensando di far vincere ai nostri “clienti” un corso per visitare il laboratorio e imparare a fare il sapone, nascondendo all’interno della saponetta un biglietto vincente».
Poco più di un mese fa, la facoltà di Ingegneria nella persona del rettore Giacomo Deferrari, aveva annunciato di ritirarsi dalla partita: «niente trasferimento agli Erzelli, mancano 42 milioni». Oggi arriva una notizia che potrebbe rappresentare la svolta definitiva per convincere l’Università di Ingegneria a rivedere la propria posizione, Genova High Tech è infatti disposta a mettere sul piatto ulteriori 23 milioni di euro.
Ma cerchiamo di capire meglio l’offerta presentata all’Università. Gli accordi prevedevano l’acquisto da parte di Ght degli immobili dell’attuale sede di Albaro in caso di asta deserta, la nuova proposta di Ght aggiunge una fidejussione del valore di poco meno di 12 milioni su altri edifici di proprietà dell’Università in corso Gastaldi (la cosiddetta “Saiwetta“), in via Asiago e l’ex sede della Facoltà di Scienze della Formazione in corso Montegrappa. Oltre a questi citati, l’Università metterà all’asta anche le proprietà di Santa Margherita e Calvari, un’area del Cus e l’edificio ex Sutter nel quartiere di Sturla. Se tutti questi edifici non trovassero acquirenti nelle aste pubbliche, Ght li acquisterà per poi cercare di valorizzarli al meglio.
In secondo luogo, Ght ha assicurato all’Università che il tanto discusso parcheggio sotterraneo non sarà più a spese dell’Ateneo, ma concesso gratuitamente. I parcheggi sarebbero costati all’Università ben 11 milioni, a cui si sommano i già citati 12 di fidejussioni, ecco che il totale raggiunge i 23 milioni che riporterebbero fiducia sul buon esito del progetto… A conferma di ciò, la soddisfazione tutt’altro che celata del sindaco Doria e le dichiarazioni di apertura rilasciate dal rettore Deferrari.
Insomma tutto nella giornata di oggi fa pensare a una situazione Erzelli verso il lieto fine, ma non è ancora stato firmato nessun accordo. Per cui, restiamo in attesa di comunicazioni ufficiali.
Quante volte ci ritroviamo a sospirare ricordando la celebre frase (usata per la prima volta in uno spot di Carosello) Fermate il mondo, voglio scendere? Pensiamo per esempio agli ambienti di lavoro, spesso sinonimo di ritmi frenetici, ansia costante, necessità impellente di “stare dietro” ai ritmi di clienti, fornitori, e più di recente anche dei molteplici canali di comunicazione presenti su Internet.
Di fronte a tanta velocità, si sente il bisogno di allentare il tiro, camminare più piano rispetto alla velocità del mondo che ci circonda e ridare lentamente alle cose e alle persone il giusto valore.
Questa, in sintesi, è la filosofia che ha spinto Barbara Pasero e i suoi soci a creare nel 2010 a Genova Yoge Design: «Rientrando da un lungo periodo di viaggi, non riuscivo in nessun modo a rientrare nel tradizionale flusso di lavoro. Lo spirito di innovazione e “ripensamento” che avevo respirato in Nord Europa e in Asia mi ha spinto a provare un nuovo modo di lavorare». Da qui la scoperta della biocomunicazione, un’associazione che raduna tutti i comunicatori e designer che fanno “obiezione di coscienza” rispetto alla velocità di cui sopra.
Yoge Design nasce come agenzia di comunicazione, ma con il tempo si è specializzata nel realizzare moda e design artigianale e sostenibile. A fronte dei tanti Made in China o Made in Taiwan che troviamo sulle etichette dei nostri vestiti, esistono molte realtà che fanno scelte in controtendenza, che vogliono offrire ancora prodotti di qualità e a km zero: la materia prima viene acquistata da produttori di commercio equo, che quasi sempre operano con metodi di coltivazione biologica. La lavorazione è fatta da una cooperativa italiana sul nostro territorio nazionale, creando abiti e accessori realizzati a mano, senza nichel, formaldeide o tinture con metalli pesanti.
Perché si dovrebbe preferire un prodotto artigianale, magari più costoso, a uno acquistato nelle tante catene di negozi presenti in città? Secondo Barbara Pasero «il costo maggiore dei prodotti “fatti bene” è educativo. Usciamo da un periodo in cui ci è stata nascosta la faccia oscura delle produzione, le cose costavano poco e sembrava valessero poco: bisogna fare il processo inverso, ricominciare a dare valore agli oggetti. La storia di un prodotto per noi è parte del prodotto stesso.Inoltre, indirizzare gli acquisti verso piccole realtà, artigianali e locali, devia il flusso di denaro dalle grandi banche ai piccoli conti correnti, rimettendo in moto la circolazione periferica: è questo un modo per uscire dalla crisi».
Per informazioni su Yoge Design e sui suoi prodotti si può contattare Barbara all’indirizzo info@yogedesign.com.