Il Centro Culturale La Maona con il patrocinio del Comune di Genova – Municipio VII, organizza (domani, sabato 21 aprile ore 15,30 in viale Pallavicini 5 a Pegli) un incontro per la costituzione di un comitato promotore finalizzato alla realizzazione a Villa Durazzo Pallavicini e a Villa Doria di un giardino botanico di livello internazionale.
Parteciperanno, oltre a tecnici e interessati, il sindaco Marta Vincenzi e il presidente del Municipio Ponente Mauro Avvenente.
Da ormai diverso tempo “La Maona” si batte per portare avanti questa iniziativa. «Genova ha trascurato il settore florovivaistico – si legge in una nota diffusa dal Centro Culturale – pur potendo contare nel ponente sulla Villa Duchessa di Galliera a Voltri, sulle Ville Doria e Durazzo Pallavicini a Pegli, nel centro città sull’orto botanico dell’Università di Genova, sul parco di Villa Gruber e su Villetta Di Negro, nel levante sui parchi di Nervi ed in particolare sul roseto creato non più di trentanni fa nella Villa Grimaldi».
I volontari hanno più volte motivato la scelta del quartiere di Pegli per proporre la realizzazione di un giardino botanico sottolineando l’elevata qualità ambientale e climatica della zona, la presenza di due ville sei-settecentesche di straordinario valore architettonico ed ambientale finora malamente gestite e l’antica tradizione conseguente alla decisione della marchesa Clelia Durazzo Pallavicini di dare vita nel Settecento ad un orto botanico considerato tra i più belli ed interessanti in Europa, tanto da essere inserito tra le tappe dei gran tour che fin dal primo Ottocento i turisti più raffinati facevano lungo la penisola italiana.
Poiché nel ponente genovese non esiste a tutt’oggi un’attrazione turistica di peso, la creazione di un giardino botanico valorizzerebbe Villa Doria e Villa Durazzo Pallavicini con i relativi parchi, ponendosi come punto di riferimento per il turismo ponentino.
«Per finanziare questa iniziativa – continua la nota – occorre predisporre nel bilancio del Comune e della Regione delle voci di spesa nel comparto degli investimenti, ma, viste le ristrettezze finanziarie di tutti gli enti pubblici, La Maona propone anche la mobilizzazione dell’arearetrostante l’Albergo dei Poveri(Valletta Carbonara n.d.r.) oggi nella disponibilità del Comune, per la quale il nuovo PUC ha predisposto delle funzioni degne di essere valorizzate. Infatti nell’area suddetta sarà possibile realizzare non solo un parco urbano e delle attrezzature sportive destinate agli studenti universitari e ai giovani della zona, ma anche numerosi parcheggi residenziali che garantirebbero la creazione di un volano finanziario in grado di sostenere i costi della la realizzazione del giardino botanico di Pegli.»
Il Comune di Genova, intanto, ha già predisposto una delibera che contiene alcune linee guida per lanciare una gara finalizzata ad individuare un soggetto che garantisca la manutenzioneordinaria e straordinaria della villa Doria.
Cinquecento studenti del primo biennio di nove istituti superiori genovesi sono i protagonisti di “Let’s Adopt a Ship“, un progetto didattico elaborato dal Genoa Port Center e realizzato grazie all’intesa tra la Provincia di Genova, l’Autorità Portuale, Msc e Vte.
Gli studenti in questi primi mesi del 2012 hanno “adottato” alcune navi da carico, in particolare portacontenitori in servizio di linea intercontinentale con scalo periodico nel porto di Genova. L’adozione consiste nell’osservazione remota del viaggio della nave tramite informazioni fornite da Agenzia marittima, siti internet (www.marinetraffic.com), stampa specializzata (Avvisatore marittimo) e nella registrazione su un apposito “Giornale di bordo” delle relative informazioni e delle elaborazioni prodotte in classe.
Un progetto che ha un genitore, o forse sarebbe meglio dire un nonno… Negli anni 30 in America il Dipartimento dei Trasporti marittimi statunitense promosse “Adopt a Ship”, un progetto che consisteva nel mettere in corrispondenza epistolare gli alunni di una classe con il comandante di una nave che a sua volta si impegnava a rispondere alle domande sui temi della navigazione mercantile. Il progetto pilota degli USA è stato ripreso qualche anno fa in Irlanda dall’Irish Maritime Development Office con un sito internet dedicato che permette di seguire una piccola flotta di navi da carico e di servizio in navigazione nel mare di Irlanda grazie ad un applicativo commerciale di gestione delle flotte adattato allo scopo (“Purple finder”).
“Let’s Adopt a Ship” si tratta del primo e unico esempio in Italia di coinvolgimento diretto degli studenti nelle operazioni di scalo e navigazione di una nave mercantile.
Da sabato 14 a domenica 22 aprile 2012 in tutto il territorio italiano avrà luogo la quarta edizione della campagna “Porta la Sporta“, attiva dal 2009 e che ha lo scopo di far crescere nell’opinione pubblica una maggiore consapevolezza ambientale circa tutte le alternative possibili ai sacchetti usa e getta.
Rifiuta, riduci, riusa e ricicla sono le quattro parole chiave di questa iniziativa, che sta raccogliendo sempre più adesioni in tutta Italia: tra i principali partner ci sono WWF, Italia Nostra, Touring Club Italiano e Adiconsum e il Patrocinio del Ministero dell’Ambiente.
Come partecipare? I singoli cittadini possono partecipare in prima battuta evitando di prendere per una settimana sacchetti monouso di qualunque materiale e utilizzando invece per i propri acquisti tutte le tipologie di borse, zaini o scatole riutilizzabili più volte. Una volta sperimentato che è possibile si può passare a farlo tutto l’anno. Anche scuole, associazioni e attività commerciali possono contribuire all’iniziativa sensibilizzando a usare materiali alternativi rispetto alle sporte monouso.
Perché questa campagna? Riducendo drasticamente l’usa e getta, scegliendo prodotti fabbricati in maniera sostenibile che consumino meno energia, a basso impatto di imballaggio e che possano essere facilmente riparati e riciclati i cittadini manderanno alla politica un forte segnale di volontà di cambiamento. Partire da un oggetto di uso comune come il sacchetto di plastica può diventare il punto d’inizio di una serie di comportamenti responsabili che tocca anche altri ambiti della vita quotidiana.
Utilizzare gli artisti di strada per rendere più vive e “colorate” le nostre città, riqualificare le aree depresse anzitutto dal punto di vista estetico, sostenere il talento di giovani artisti che operano attraverso i murales e non rendere più “abusivo” il loro lavoro.
Il progetto Graffiti on the road prenderà piede nelle prossime settimane a Savona, con il supporto dell’Assessorato alle Politiche Giovanili, e può trasformarsi in un progetto pilota da replicare in molte altre zone della Liguria e oltre, dalle città ai piccoli paesi.
Questo ciò che accadrà nella città ligure nelle prossime settimane: il primo intervento avrà luogo a fine aprile in corso Ricci, sotto il cavalcavia ferroviario, vicino a quella che sarà la tappa savonese del Giro d’Italia 2012. Il secondo sarà in via Repusseno, nel quartiere di Lavagnola, dove saranno predisposte due pareti che rimarranno a disposizione di tutti i writers, oltre a uno spazio dedicato ai soli writers minorenni che potranno così allenarsi ad usare gli spray.
Inoltre a Savona, con il contributo dell’Associazione Duevventi, sono allestite nella Palestra di via delle Trincee e nel campo sportivo della Fontanassa le cosiddette Hall of Fame, spazi legali destinati ai writers.
L’esposizione di Liguria Style nella sede di Palazzo Imperiale è chiusa al pubblico dall’ormai lontano 31 luglio 2011, una lunga attesa in vista di un trasferimento che avverrà non prima di settembre 2012. L’attività di promozione dell’eccellenza artigiana ligure si prende quindi un anno di stop, ma anticiperà la nuova apertura con l’inaugurazione di un sito di e-commerce dedicato all’artigianato made in Liguria.
La nuova sede sarà in centro, la parte amministrativa si è già trasferita ma al momento è ancora in piedi la trattativa per il trasferimento dell’esposizione.
Una questione, quella dell’apertura di Liguria Style, che nei giorni scorsi ha animato i banchi del Consiglio regionale. Raffaella Della Bianca ha infatti aperto una polemica dichiarando che «forse, visti i tempi, sarebbe meglio dare un contributo concreto agli artigiani piuttosto che mettere in campo iniziative così costose e impegnative. Meglio spendere di più in promozione che in contenitori per la promozione».
«Vorrei sapere – continua Della Bianca – quali risultati sono stati raggiunti in termini di produzione ed in termini di visitatori nell’ultimo anno di apertura di tale struttura e come intenda procedere la Regione Liguria che partecipa a tale progetto tramite FILSE e Liguria International con e insieme a Confartaginato e Cnr.»
Durante la seduta del consiglio ha risposto Renzo Guccinelli , assessore allo Sviluppo economico: «L’esperienza di Ligura Style presenta luci e ombre, parte dal lontano 2003 con un investimento di 500 mila euro cui si sono aggiunti altri finanziamenti annuali. Non sono stati soldi sprecati perché l’obiettivo di valorizzare l’artigianato ligure è stato parzialmente ottenuto: ci sono stati 40 mila visitatori per ogni anno fino alla chiusura del 2011 frutto di difficoltà oggettive come la contrazione dei consumi e dei finanziamenti, l’incertezza dei fondi disponibili che per il 2012 saranno sicuramente molto inferiori a quelli degli anni scorsi. Per noi resta valida l’idea, e voglio sottolineare che le associazioni artigiane non hanno percepito un euro di compensi.»
Il PRECEDENTE
Aprile 2011: nel corso di una conferenza stampa il Comune di Genova – in collaborazione con la Fondazione Cultura Palazzo Ducale – lancia Creatività 2011, un macro-progetto finalizzato a sostenere, promuovere e finanziare i progetti creativi dei giovani della città.
Un progetto che si sviluppa anzitutto in due concorsi di idee, Giovani per i giovani e Sottopassi e Dintorni: divisi nei nove municipi e dunque volti a coprire l’intero territorio cittadino, invitano i ragazzi tra 18 e 35 anni a tirare fuori le loro proposte e tentare di vederle realizzate.
IL PRESENTE
Un anno è passato da quell’annuncio: il bando è stato pubblicato e sono stati annunciati i progetti vincitori. Il Comune ha stabilito alla fine di gennaio che “si stanno raccogliendo i materiali per realizzare la pubblicazione di supporto e promozione delle attività.Si prevede la conclusione delle attività per almeno i 2/3 dei progetti per i primi mesi del 2012“. Questo prima della mancata approvazione del bilancio del Comune, che potrebbe causare – fra gli altri disagi – l’impossibilità di realizzare molti degli eventi culturali più noti della nostra città.
La domanda appare pertanto legittima: quei progetti vedranno mai la luce? Sarà interessante tenere d’occhio gli sviluppi di ciascuno di essi per capirlo.
Di certo il futuro di questo concorso di idee dipenderà molto dal fatto che aiuto morale e (soprattutto?) materiale continuino a esserci, ma anche dalla forza di volontà di giovani che vogliono davvero fare la differenza. Come recita il titolo di un libro recentemente edito da Mondadori e scritto dal giornalista Federico Fubini, Siamo noi la rivoluzione.
L’anno scorso sono stati pubblicati gli atti, sono partite le ingiunzioni per gli espropri ai terreni dei privati, e il progetto della nuova strada in via Shelley a Genova Quarto sembrava essere giunto nella fase ultima dell’iter, a un passo dalla realizzazione: invece è arrivato puntuale il settimo ricorso al Tar presentato dai residenti riuniti in comitato.
Ora si attende la data della discussione del ricorso, se il Tar darà ragione ai residenti il Comune si affiderà ancora una volta al Consiglio di Stato, in caso contrario l’appalto potrebbe partire. Un progetto da 8 milioni di euro, che prevede la tombinatura del rio Penego e la costruzione della strada di collegamento, di cui 2,2 milioni sarebbero pagati dai privati come oneri di urbanizzazione in cambio del permesso di costruire 5 palazzi di 4 piani nella valletta dei rio Penego, ovvero in quel versante denominato “collina degli ulivi” di fronte alle abitazioni di via Shelley.
I residenti bocciano con forza la realizzazione delle abitazioni definendo l’intera operazione una speculazione edilizia e chiedono che la strada venga costruita fuori dal terreno di loro proprietà. Allo stato attuale del progetto la parte di tracciato che coincide con la via privata è quella iniziale per chi giunge da corso Europa, e questa sarebbe una delle argomentazioni del loro ultimo ricorso.
Ma cerchiamo di capire meglio. Il nucleo di via Shelley venne realizzato negli anni 60/70 da un gruppo di cooperative, si tratta di una decina di condomini lungo il corso dei rio. Il progetto della strada di collegamento fra corso Europa e Apparizione è una storia “vecchia come il cucco”, risale addirittura all’epoca di Cesare Campart sindaco di Genova, venne infatti deliberata nel 1986 con un piano particolareggiato. Da quel momento una battaglia fatta di tribunali, ricorsi, giudici, Consiglio di Stato, commissario ad acta e chi più ne ha più ne metta ha fatto sì che venissero progettate sette diverse ipotesi di tracciato che oggi, dopo ventisei anni, non hanno portato a nulla di concreto. Negli anni il Comune è riuscito solo a completare il primo lotto di lavori, ovvero la parte a monte del tracciato stradale da via Monaco Simone (tre miliardi di vecchie lire gettati dalla finestra) che non è mai stato aperto perché scatenerebbe una guerra locale fra i residenti di via Shelley, le cooperative a valle chiuderebbero la strada e le auto da via Monaco Simone si ritroverebbero una sbarra a metà del tragitto prima di raggiungere corso Europa.
In sostanza un centinaio di persone riunite in comitato tengono in scacco il Comune di Genova da ventisei anni, forti dei ricorsi vinti al Tar e di una sentenza del Consiglio di Stato che ha bocciato il progetto comunale a causa, soprattutto, di errori procedurali per quanto riguarda la lottizzazione.
Via Tanini a Borgoratti
Dall’altra parte della valle, invece, il tracciato è considerato un’opera fondamentale. Parliamo del quartiere di Borgoratti, via Posalunga e via Tanini budello di automobili da almeno trentanni, una strada, quest’ultima, che dovrebbe essere a senso unico vista la ridotta larghezza della corsia e che invece è l’unica possibilità di percorso per i mezzi diretti ad Apparizione e da Apparizione verso il centro, costretta a sopportare ad ogni ora del giorno autobus incastrati fra muro e macchine parcheggiate, code interminabili, smog e inquinamento alle stelle… scene di ordinaria amministrazione.
Ma per il Comune di Genova non è solo una questione legata al traffico. A Tursi sostengono che via Shelley sia allo stato attuale una delle zone di Genova maggiormente esposte al rischio idrogeologico, l’ultimo tratto del rio Penego verserebbe in condizioni definite disastrose a causa di tombinatura abusiva realizzata in occasione della costruzione da parte delle cooperative (Comune e Provincia avevano emesso due ordinanze perché le cooperative effettuassero verifiche alla tombinatura del rio, cosa che non è mai stata fatta). La tombinatura non ricalcherebbe fedelmente l’alveo demaniale cadendo anche in terreni privati e la sezione del rio a valle sarebbe troppo stretta e danneggiata, generando una situazione che gli esperti definiscono di “pericolo assoluto”.
Ma non tutti gli esperti sembrano essere dello stesso parere. Se infatti il progetto del Comune ha come priorità la messa in sicurezza idrogeologica, Andrea Agostini di Legambiente sostiene che l’area in questione non sarebbe soggetta a nessun tipo di rischio e che si tratterebbe soltanto di un pretesto per ottenere il via libera al progetto.
«Se andiamo a vedere i documenti della Provincia, la zona di via Shelley è indicata come Zona Azzurra, ovvero non soggetta a particolari rischi idrogeologici. Siamo davanti ad un pretesto per poter realizzare la strada utilizzando parte dei fondi privati di Coopsette che procederà con la costruzione delle palazzine. Per carità, è vero che l’ultimo tratto del rio Penego nella confluenza con il torrente Sturla ha qualche problema da risolvere, ma si tratterebbe di un intervento singolo, su 50/60 metri di corso, non di più. Un intervento che non giustificherebbe certamente la copertura dell’intero rio.»
«Noi non siamo contrari alla costruzione di una strada di collegamento, siamo contrari alla speculazione edilizia – continua Agostini -e appoggiamo la proposta del comitato che è quella di un percorso alternativo, un progetto che costerebbe al Comune molto meno di quello per cui si sta combattendo da anni e anni. Si potrebbe passare più alti, collegare via Monaco Simone alla strada già esistente di Quarto Alta grazie ad una brevissima galleria, nemmeno 50 metri. Le auto sfocerebbero così nel cavalcavia di Quarto potendo poi procedere sia in direzione Nervi che in direzione centro. E’ bene sottolineare che nel progetto del Comune le auto, una volta scese in corso Europa, potrebbero esclusivamente svoltare verso il centro città.»
«Infine – conclude Agostini – l’assessore Mario Margini durante un incontro pubblico ha dichiarato che ci sono i soldi per la tombinatura e per fare la strada sopra la tombinatura… ma solo sino a metà di via Shelley, ovvero sino al termine delle palazzine costruite da Coopsette».
E per quanto riguarda gli abitanti di via Tanini, il quartiere di Borgoratti non è la prima vittima in questa storia? «Negli anni passati via Tanini è stato il teatro di una speculazione edilizia senza precedenti – afferma Agostini – i cittadini hanno venduto i terreni al Comune perché venissero costruiti palazzi su palazzi, portando così la portata abitativa a livelli incontrollabili e decisamente superiori alle reali e concrete possibilità della zona. Quello che vive via Tanini ogni giorno, purtroppo, è il risultato di un errore del passato, un errore la cui responsabilità è anche degli stessi abitanti, magari non direttamente di chi ci vive ora, ma dei padri o dei nonni…”
“Zampa Gemella, e se fido si fidanzasse?”, si presenta così il primo social network di incontri per cani, un progetto ancora in fase di lancio ideato e sviluppato da un genovese, Stefano Petrone, web developer con una grande passione per le quattro zampe.
L’idea è quella di creare un punto di incontro sul web per coloro che vogliono far accoppiare il proprio cane, ma non un semplice forum, bensì un vero e proprio social network dove i singoli profili sono incentrati sugli animali e non sui padroni. Ricerca degli amici organizzata per età, dagli 1 ai 27 anni, per luogo di nascita e di domicilio e, ovviamente, per sesso.
Le abitudini, le passioni, i luoghi abituali per le passeggiate, i giochi che più lo divertono… Oltre a conoscere e poter incontrare (grazia alla mappa in ogni profilo) gli amici a quattro zampe, “Zampa Gemella” offre l’opportunità di interagire con tanti appassionati potendo così condividere esperienze, chiedere consigli e, perché no, trovare il dogsitter.
Non poteva mancare la possibilità di caricare e condividere immagini e una sezione incentrata sugli eventi dedicati ai cani. Per ora il sito è in fase beta (“Zampa Gemella è un cucciolo e come tale i suoi mamma e papà lo stanno istruendo a dovere…”) e non si escludono nuove sorprese.
La moschea si farà, dove non si sa. Stante la bocciatura, raccolta in Comune, sull’ubicazione al Lagaccio, siamo costretti ad assistere ad una nuova noiosissima ondata di discorsi e polemiche, si torna a parlare di Coronata dove, immediatamente, sono comparse, nella notte, scritte minacciose che promettono di impedire ad ogni costo la costruzione del luogo di culto islamico.
La storia della moschea genovese parte da molto lontano: sono circa 20 anni, infatti, che la comunità mussulmana chiede uno spazio unico dove poter praticare la propria fede. Attualmente gli “spazi preghiera” sono ubicati in diverse zone della città, scantinati o saloni in affitto, dove da anni, lontani dai bollori dello sterile dibattito cittadino, i mussulmani genovesi regolarmente si riuniscono a pregare.
L’iter burocratico di questo progetto, le posizioni dei vari partiti, le motivazioni contrarie sollevate dai quartieri interessati, che vanno dalla precaria viabilità alla disagevole ubicazione, sono arcinote e reperibili facilmente in rete, quindi, non resta che analizzare l’annosa questione facendo un salto indietro nel tempo.
Quando Genova era la “Superba”, diciamo intorno al XVI secolo, tempi in cui la convivenza tra mussulmani e cristiani, se non proprio pacifica, era mediata dagli scambi economici, nessuno si era stupito per il sorgere di una moschea in Darsena (sembra fossero in realtà due), ubicata sul lato esterno, quello verso il mare, proprio vicino al cuore del porto. La stessa etimologia “Darsena”, che deriva dall’arabo dâr-as-sinâ’ah, traducibile in “casa del lavoro”, ci dice che la locazione era stata â scelta perché il porto era il centro economico della città, luogo di affari ma, anche, alla necessità, incontro di spiritualità. Così nessuno aveva trovato da ridire se, accanto al suono delle campane, echeggiava il richiamo del muezzin dal balcone del minareto, la cui guglia svettava verso l’alto, circondato dalle torri campanarie di antiche chiese. Di questo antico edificio non rimane traccia se non in una colonna conservata presso la cosiddetta “Sala Moschea” della Facoltà di Economia, ma la cui presenza certa è documentata da atti, conservati nell’Archivio di Stato, datati 1762, riguardanti un nuovo progetto che prevedeva l’ ampliamento del luogo di culto.
Da più antichi certificati, del 1717, si può evincere, inoltre, come la comunità araba fosse ben radicata nel territorio tanto da ottenere un terreno posizionato vicino “alla spiaggia della Foce sotto le mura di Carignano”, per avere un proprio cimitero.
Dell’altra moschea si hanno scarne notizie ma sembra fosse più grande e costruita per sollecitazione del “papasso” termine con cui veniva, in quei tempi, indicato l’Imam. La convivenza tra le due popolazioni è, anche, testimoniata dalle tante parole, che sono entrate a far parte del dialetto genovese, di chiara derivazione araba, come camalli (hamal), nababbo (naib), gabibbo (habib) o sapori della nostra cucina come lo zimino (samin), il musciamme (mušamma) e lo scapeccio (sikbag). Da tutto ciò se ne trae la conclusione che, forse, il problema andrebbe affrontato attraverso il dialogo e la conoscenza, non senza una ferma condanna ad ogni forma di violenza: un confronto sereno tramite una delle facoltà più mirabili di cui ci ha dotato la natura, la parola, potrebbe là dove tanti incartamenti hanno fallito e la nuova moschea potrebbe trovare un posto sotto l’azzurro cielo della nostra città, corredata da quella pace sociale che è un attributo fondamentale per ogni edificio dedito alla spiritualità.
La triste vicenda della compravendita delle aree dell’ex Oleificio Gaslini, finalizzata alla realizzazione di una Fiumara Bis in Valpolcevera, ha avuto oggi un primo epilogo: il tribunale di Genova ha condannato l’ex assessore della giunta Vincenzi Paolo Striano e l’imprenditore (amministratore unico di Eco.Ge) Gino Mamone, rispettivamente a 3 anni e 6 mesi e a 3 anni di carcere.
Entrambi sono accusati di corruzione, l’ex assessore si era impegnato per ottenere il cambio nel Piano Urbanistico Comunale della destinazione d’uso dell’area (che nel frattempo era divenuta proprietà di Mamone) da industriale a commerciale.
Gli avvocati difensori Nicola Scodnik, Alessandra Poggi e Andrea Campanile hanno annunciato che presenteranno ricorso in appello.
Un progetto ideato dal parlamentare italiano Lino De Benedetti e promosso da Marta Vincenzi (la sindaco diede incarico allo stesso De Benedetti di studiarne la fattibilità per il Comune di Genova). Si chiama Ambasciata di Genova per la Green Economy, progetto di cui sono stati predisposti lo studio, le linee di indirizzo, le reti di collegamento, le azioni pratiche da attuare, la previsione dei risultati.
Di che cosa si tratta? Anzitutto parliamo del mondo del lavoro e di green jobs. Dallo scorso giugno si è iniziato a studiare e ad elaborare, nell’ambito dell’assessorato alle Politiche del Lavoro, il “polo genovese di Imprese Verdi”, in collaborazione con la Camera di Commercio di Genova. Si intende mettere insieme una rete di imprese che siano in grado di dare maggiore competitività all’economia verde del territorio, per una crescita di qualità e di innovazione sia di prodotto che di processo produttivo; un polo di imprese in grado sia di cogliere maggiori opportunità di mercato anche nell’azione di ricerca e di sviluppo, sia di offrire occupazione strutturale e durevole.
“La sostenibilità ecologica e sociale dello sviluppo non è più, ormai da molti anni, attuabile con politiche di settore, con le sole norme di comando e di controllo, pure sempre necessarie per la difesa e la prevenzione dell’ambiente dagli impatti che distruggono il territorio e sfruttano le risorse e le energie esauribili. Quel che davvero serve per un vero cambiamento è un’azione a tutto campo che sappia intrecciare i vari fattori, anzitutto il binomio virtuoso ecologia/economia”, così scrive Palazzo Tursi in una nota.
Tra le iniziative avviate vi è la cooperazione europea e internazionale tra comunità locali e in tale quadro è stata siglata una “carta di intenti” di collaborazione con il Comune di Buenos Aires e ad aprile si terrà un work shop per la presentazione pubblica dell’iniziativa.
Adesso bisognerà individuare un luogo (non l’ennesimo ufficio o sportello) che possa diventare la “casa verde”, un edificio, o più edifici, dove già esistono funzioni attive (mercato, scuola, o altro), da ristrutturare con materiali, tecniche e tecnologie 100% eco-compatibili; un luogo informatore e formatore, supporto di assistenza tecnica per l’innovazione verde e per lo start up di nuove imprese di green economy, fornitore di dati a ogni assessorato comunale.
In un’epoca caratterizzata dal forte calo dei consumi, la green economy si propone come una delle vere opportunità per contribuire a superare il declino: un’economia particolarmente adatta al tessuto produttivo imprenditoriale italiano, del made in Italy e, in particolare, del made in Genova.
Ecopatente è un progetto formativo di guida sostenibile promosso da Legambiente che si pone l’obiettivo, tramite le lezioni teoriche che ogni ragazzo è tenuto a frequentare per prendere la patente di guida, di creare consapevolezza sul tema dell’ambiente e su come utilizzare la propria automobile in modo responsabile.
Il progetto è attivo da tre anni e conta circa 6.000 autoscuole coinvolte in tutta Italia, pari al 70% delle autoscuole dell’intero territorio nazionali, con oltre 25.000 Ecopatenti consegnate negli ultimi due anni.
I corsi Ecopatente sono gratuiti, nel senso che sono compresi nelle lezioni di teoria dell’autoscuola.
Queste le strutture di Genova che hanno aderito al progetto:
– Autoscuola Liguria, via Molassana – tel 010 8364122 e 0108469081;
– Autoscuola Dinegro, piazza Dinegro 4a/r – tel 010 255920 e 010255920;
– Autoscuola Italica, via Fieschi 23 – tel 010 591549;
– Autoscuola Mediterranea, via Napoli 41r – tel 010 215723 e 010 215729;
– Autoscuola Ottonello, piazza della Vittoria 103b – tel 010 586447 e 010 4211048;
– Autoscuola Ottonello, via Piacenza 294/295r – tel 010 8366420 e 010 4211048;
– Bontempi scuola guida snc, via A. Cantore 76r – tel 010 463960 e 010 463960;
– Scuola guida universale, via Monticelli 4/3b – tel 010 885605 e 010 885605.
Nel 2005 l’assemblea dei soci deliberava di porre in liquidazione la società “La Piombifera srl“. Da quel momento lo stabilimento di via Lodi a Molassana è inutilizzato e oggi versa in uno stato di degrado e abbandono, presieduto da un custode e, notizia di cronaca di poco tempo fa, utilizzato come dormitorio abusivo. L’ex stabilimento è sito in prossimità della confluenza del rio Preli con il Bisagno, poco distante da via Piacenza sul versante in fronte alla chiesa di San Bartolomeo di Staglieno.
Parliamo di una superficie agibile pari a 6447 metri quadrati. La proposta progettuale che è pervenuta al Comune, e che nel corso di un’assemblea pubblica sarà presentata domani alla cittadinanza della Valbisagno, prevede la demolizione di tutti i volumi esistenti e, a seguito di bonifica ambientale, la ricostruzione nella parte centrale del lotto di un insediamento residenziale di 75 appartamenti, box e posti auto all’aperto per un totale di 4733 metri quadrati.
Un’architettura definita nei documenti “sostenibile”, ad alta efficenza energetica e caratterizzata dalla realizzazione di terrazzi, giardini, tetti verdi e, soprattutto, orti urbani. Inoltre, la soluzione proposta renderà disponibili aree per la realizzazione di servizi ed opere pubbliche, quali impianti sportivi ed ampliamento della via Lodi stessa nel tratto iniziale in prossimità di via Piacenza. Ulteriore intervento previsto è la messa in sicurezza del rio Preli il cui corso passerebbe proprio davanti al nuovo complesso residenziale.
Alcune perplessità: la Valbisagno è forse la zona di Genova con maggiore concentrazione di impianti sportivi, uno di questi è a pochi minuti a piedi dalla zona interessata dal progetto. Inoltre l’ampliamento del tratto iniziale di via Lodi sarebbe possibile solo dopo la demolizione dell’ex “Corriere dei Fiori”, area dismessa di proprietà pubblica che potrebbe essere sfruttata decisamente meglio. Infine, tali interventi non sarebbero a carico dei privati.
Ma non è tutto. Il nuovo Puc individua come funzioni principali per la zona residenze e parcheggi privati pertinenziali, ma la proposta di progetto prevede anche la realizzazione di un’attività commerciale, per essere più precisi, una media struttura di vendita alimentare. La variante al Puc sarà concessa, ma soggetta a osservazioni. E la prima osservazione la facciamo noi: ammesso e non concesso che sia sensato in quella zona costruire residenze (non lo è per quanto riguarda l’effettiva richiesta abitativa), che senso avrebbe un supermercato di 1330 metri quadrati in un’area servita già da molte analoghe strutture?
«Secondo me – dichiara Gianpaolo Malatesta consigliere comunale Pd da tanti anni attivo sul territorio della Valbisagno – non è logico pensare di inserire una struttura alimentare di questo tipo in un’area privata, soprattutto quando a pochi metri di distanza ci sono le Gavette e l’ex Corriere dei Fiori, aree di proprietà pubblica che devono essere riqualificate. Inoltre, la struttura alimentare non andrebbe a servire il territorio delle Gavette che richiede servizi, ma zone come ad esempio San Sebastiano che non soffre di carenze per quanto riguarda strutture di vendita alimentare.»
Insomma, quella della speculazione edilizia sembra al momento la prospettiva più credibile per quanto riguarda l’operazione riqualificazione dell’ex Piombifera di via Lodi. Ma la partita è tutt’altro che conclusa.
Si spengono i riflettori sulla bagarre moschea, dopo la protesta dei cittadini del Lagaccio in consiglio comunale e la prudenza dell’amministrazione uscente che ha preferito attendere fuori dal porto e gettare l’ancora, lasciando l’onere delle operazioni di scalo ai camalli del turno successivo.
Ma non è la moschea l’unica questione rimasta in sospeso prima della chiusura del ciclo amministrativo. Un po’ come fanno i ragazzi con i compiti delle vacanze, anche il Consiglio Comunale si riduce all’ultimo ed è chiamato ora ad affrontare due giornate di fuoco, oltre venti punti all’ordine del giorno a partire dalle 10 di questa mattina sino alla sera di domani.
Sul tavolo l’approvazione del programma triennale (2012 – 2014) e dell’elenco annuale (2012) dei lavori pubblici, il progetto di riqualificazione dell’area ex piombifera di via Lodi in Valbisagno, della demolizione e ricostruzione di parte dei fabbricati fronte porto in via San Pier D’Arena 38a, la tanto discussa costruzione e gestione del parcheggio di via San Vincenzo (tra salita della Tosse e salita della Misericordia), l’adozione del progetto di utilizzo del demanio marittimo della città di Genova (ai sensi dell’articolo 8 del Piano di utilizzazione delle aree demaniali marittime della Regione Liguria), l’accordo di programma per la determinazione dei livelli di quantità e standard di qualità dei servizi di trasporto pubblico locale, l’acquisto della porzione di terreno di proprietà di Ansaldo Energia necessaria per l’esecuzione dei lavori di adeguamento idraulico e strutturale del ponte di via Ferri sul rio Fegino, il via libera al progetto della Asl per la ristrutturazione del fabbricato principale della ex Manifattura Tabacchi ad uso ambulatoriale (via Degola 3d), l’istituzione per l’anno 2012 delle tariffe per i servizi socio assistenziali di pertinenza della direzione Politiche Sociali, il progetto per la demolizione di un fabbricato e costruzione di un edificio residenziale in via Pierdomenico da Bissone a Borzoli, la costruzione di un edificio residenziale in via Rivarolo e, ciliegina sulla torta, l’approvazione del codice di condotta per le pari opportunità e il benessere di chi lavora e contro ogni forma di discriminazione, mobbing e molestie sessuali nei luoghi di lavoro.
Qualche anno fa (2007-2008) i cittadini riuniti in comitato avevano gridato allo scandalo, sembrava impossibile fermare l’ennesima proposta di cementificazione. Stiamo parlando del progetto per la costruzione di un’area residenziale nel quartiere di Quarto, lungo l’antica via romana (unica strada a Levante per Roma sino al 1820) all’incrocio fra via Romana della Castagna e viale Quartara, un progetto che avrebbe sacrificato l’antico uliveto murato di Quarto, un angolo di paradiso sotto il cavalcavia dell’autostrada di Nervi, un luogo che conserva strutture medievali di grande valore storico come mura, muri di fascia e antichi argini originali, un ponte ad arco, due grandi pozzi (ancora funzionanti) e una villa rustica.
Stiamo parlando di una zona rurale, quella di via Romana della Castagna, che è interessata da un altro progetto per la costruzione di residenze, quello che riguarda l’area ex Fischer al numero 20a, che prevede la demolizione della fabbrica ormai abbandonata per la realizzazione di un edificio residenziale di 5 piani.
Pochi metri più a valle, ecco lo splendido orto di ulivi, un terreno che in epoca feudale era di pertinenza dell’antico Castel Perasso, distrutto dai Fieschi verso la fine del ‘300, le cui rovine sono in piccola parte visibili all’interno dell’area. L’uliveto è ancora oggi coltivato con i metodi tradizionali da un antica famiglia ligure, proprietaria del rustico e del terreno.
Il progetto prevedeva la realizzazione di un edificio di 20 appartamenti, 22 box, campo da tennis e tra le opere di urbanizzazione era previsto il rifacimento della via romana della Castagna con scarificazione della massicciata e dell’accoltellato di mattoni fino a 20 cm di profondità. Un migliaio di cittadini decise allora di far sentire la propria voce organizzando una raccolta firme e proponendo il restauro dell’antica costruzione rurale per utilizzarla come museo dell’antica arte olearia.
Grazie anche alle opposizioni della soprintendenza Ambientale e del Municipio Levante il progetto è stato fermato e giace da qualche anno nei cassetti degli uffici competenti.
Ora, a distanza di anni, il Comune ha fatto propria la proposta iniziale dei cittadini e ha più volte manifestato l’intenzione di progettare un’area museale dedicata all’agricoltura genovese medievale e alla vita rurale. «Allo stato attuale si tratta di aria fritta – ha commentato il consigliere del Municipio Levante Massimo Alfieri – perchè il terreno di cui si sta parlando è di proprietà di privati cittadini. Il Comune dovrebbe quindi prima acquistare l’area facendo un’offerta ai proprietari e poi investire per la realizzazione del museo. Con i tagli di questo periodo, soprattutto per quanto riguarda il terzo settore, la vedo un’ipotesi quantomeno remota…»