Tag: progetti

  • Erzelli: il Sindaco convocherà Ght, Università e Regione per ridiscutere il progetto

    Erzelli: il Sindaco convocherà Ght, Università e Regione per ridiscutere il progetto

    Clima disteso e un confronto interessato hanno caratterizzato la riunione della commissione Sviluppo Economico che si è svolta oggi (12 settembre, ndr) agli Erzelli presso la sede di Genova High Tech.

    Ai consiglieri comunali è stato presentato nel dettaglio il progetto ribadendo l’importanza di creare un polo tecnologico a Genova che permetta ad imprese e ricerca di dialogare e collaborare. Pino Rasero, presidente della Leonardo Technology Spa, ha voluto rafforzare il concetto, ribadendo anche che la vicinanza fisica tra giovani ricercatori e imprese high tech è un elemento imprescindibile per garantire il successo del parco. Si è trattato dell’unico accenno velato all’attuale posizione dell’Università, contraria ad un trasferimento della Facoltà di Ingegneria agli Erzelli.

    I rappresentanti dei diversi partiti all’interno della commissione hanno rivolto diverse domande ai responsabili di Ght, soprattutto sugli aspetti economici del progetto e sui rischi dell’eccessiva cementificazione dell’area.

    Nonostante le moltissime richieste di chiarimento e alcuni distinguo, nessuna formazione politica ha evidenziato un atteggiamento di chiusura totale nei confronti del progetto. Anche l’amministrazione comunale ha evidenziato il proprio favore alla realizzazione dell’opera. In particolare l’assessore allo Sviluppo Economico Oddone ha confermato la volontà della Giunta di favorire una mediazione tra i soggetti coinvolti per garantire un futuro la parco tecnologico degli Erzelli.

    Proprio per raggiungere questo obiettivo il primo passo sarà la convocazione, da parte del Sindaco Doria, del collegio di sorveglianza composto da Comune, Regione, Ght e Ateneo. L’incontro, voluto fortemente dal Presidente della Regione Burlando, avrà lo scopo di verificare la possibilità di rivedere la decisione del Cda dell’Università di non partecipare direttamente al progetto.

    Sul trasferimento di Ingegneria si è soffermato Rasero, il quale ha voluto evidenziare che i costi di manutenzione dell’attuale sede della facoltà ad Albaro sono pari a circa 10 milioni di euro. L’Università dovrebbe quindi tenere conto anche di questo dato, che, fino ad oggi, non sembrerebbe essere stato adeguatamente considerato.

    Intanto per avvicinare la cittadinanza al parco tecnologico, Comune e Ght hanno stabilito di organizzare delle visite guidate la domenica mattina che permettano ai genovesi di raggiungere gli Erzelli con degli autobus e di visitare l’area in costruzione. A conclusione della riunione la Commissione ha deciso di dedicare la prossima seduta alla definizione di indirizzi comuni sul progetto Erzelli.

    Federico Viotti
    [foto e video di Daniele Orlandi]

  • Il buono che avanza: ristoranti uniti contro lo spreco

    Il buono che avanza: ristoranti uniti contro lo spreco

    Ristorante Da LinaPortare a casa gli avanzi dopo una cena al ristorante? Una ricetta molto interessante per fronteggiare la crisi e combattere gli sprechi, per non negarsi una cena fuori casa e al tempo stesso risparmiare. L’associazione milanese Cena dell’Amicizia, che da quarant’anni si occupa di aiutare persone senza dimora, ha attivato una rete nazionale di ristoranti ad avanzi zero nell’ambito del progetto Il Buono che avanza.

    Come funziona? I ristoranti che aderiscono al progetto propongono ai propri clienti di portar via, in una doggy bag, il cibo e il vino avanzati. Scopo del progetto è sensibilizzare i cittadini sull’importanza di combattere – anche con un piccolo gesto – la “società dello spreco”.

    Questi i ristoranti della Liguria che hanno già aderito al progetto:
    Antica Osteria della Foce (via Ruspoli, Genova)
    Antica Trattoria della Posta (via De Negri, Casella)
    Perbacco Vineria Enoteca (via San Nazario, Varazze)
    Il Cenobio (lungomare G. D’Albertis, Santo Stefano al Mare (- Im)
    Il Caminetto (Località Nenno, Valbrevenna).

    Chi vuole prendere parte al progetto può aderire gratuitamente inviando una mail a info@ilbuonocheavanza.it.

  • Erzelli: incontro a Tursi fra il Rettore, il Sindaco e le commissioni consiliari

    Erzelli: incontro a Tursi fra il Rettore, il Sindaco e le commissioni consiliari

    Ieri a Tursi c’è stato l’incontro tra il Rettore dell’Università Prof. Deferrari e le commissioni Promozione della città e Sviluppo economico del Comune di Genova.

    Il primo ad intervenire è stato il sindaco Marco Doria, che ha ribadito il suo personale favore al trasferimento della Facoltà di Ingegneria agli Erzelli. Tuttavia, ha detto anche di comprendere la posizione dell’Università, il cui spazio di manovra è limitato da parametri fissi di indebitamento (non superiori al 15%) che non le consentono di sostenere finanziariamente l’operazione.

    «Sarebbe comunque un’occasione sprecata per l’intera città», ha detto il Sindaco, il quale ha anche aggiunto che se dovesse immaginarsi la città nel 2022 vorrebbe figurarsela con Ingegneria agli Erzelli e che portare a termine la creazione del Parco Tecnologico e Scientifico sarebbe il segno di una città che sa pianificare il suo futuro.

    Il Comune vuole collaborare con l’Università per cercare di raggiungere questo traguardo, ma senza alcun tentativo di forzatura e di messa in discussione della sua autonomia decisionale. Questa in parole povere la notizia emersa dall’incontro.

    Il successivo intervento del Rettore Deferrari, infatti, è servito ad esporre, una volta di più, le ragioni che hanno portato alla decisione di non dare il via libera al trasferimento.  Inoltre ha voluto evidenziare che attualmente la Facoltà di Ingegneria di Genova è tra le migliori d’Italia (3° posto), la soddisfazione degli studenti è molto elevata e le collaborazioni con le aziende sono numerose.

    Il Rettore ha approfittato dell’occasione anche per rispondere a tono alle critiche che in questi giorni erano state fatte sulla decisione dell’Ateneo, ad esempio ricordando che una delle ragioni per cui non si sono ottenute le risorse sufficienti è per il fallito accordo con Banca Carige per l’acquisto dei laboratori del nuovo Parco Tecnologico destinati alla Facoltà di Ingegneria.  «A questo proposito il Presidente di Leonardo Technology Spa ha parlato di “accattonaggio” – continua Deferrari – ma si sarebbe trattato di 26 milioni di euro molto utili ai fini del trasferimento».

    Infine il Rettore ha puntualizzato anche sulla proposta di Ght di non vendere, ma di affittare, all’Università i parcheggi per le auto a canoni ridotti sarebbe stata svantaggiosa. Sarebbe stato più conveniente comprarli accendendo un mutuo.

    Fra Ght e Università i rapporti rimangono in sospeso, le due parti sono pronte a sfidarsi in una battaglia legale, la tensione è fortissima e sicuramente non favorisce la ricerca in extremis di una soluzione. Eppure il Rettore ha voluto concludere continuando a sostenere che il sogno degli Erzelli è ancora perseguibile…

     

    Federico Viotti
    [foto di Daniele Orlandi]

  • Parco tecnologico degli Erzelli, la visita al cantiere

    Parco tecnologico degli Erzelli, la visita al cantiere

    C’erano una volta solo container sulla collina degli Erzelli. Oggi su quella collina sta sorgendo un Parco Tecnologico e Scientifico che, in base al progetto esistente, dovrebbe ospitare grandi aziende dell’High Tech, come Ericsson, Siemens ed Esaote, la Facoltà di Ingegneria, ma anche un centro commerciale, una caserma dei carabinieri e un’area verde grande come dodici campi da calcio.

    Un progetto ambizioso, uno degli architravi della Genova del Futuro, un’occasione per far collaborare importanti realtà industriali con giovani studenti e ricercatori per dar vita a spin-off e start up tecnologiche. Un volano per l’economia della città e non solo, visto che questo polo era stato concepito per essere il più grande di tutta Italia.

    Il progetto era nato già nel 2003 da un’idea di diversi manager e imprenditori che fondarono insieme Genova High Tech (Ght) con l’obiettivo di creare un grande complesso scientifico e tecnologico a Genova. Il passo in avanti decisivo è avvenuto nel 2005 quando sono entrati nella compagine societaria di Ght Intesa San Paolo, Euromilano, Aurora Costruzioni a cui si è aggiunta nel 2007 anche la banca Carige. Nasceva così la Leonardo Technology Spa che possiede il 67% delle azioni di Ght. Sempre nel 2007 veniva firmato l’Accordo di Programma con Comune, Regione, Università e Ght che dava definitivamente l’avvio alla costruzione del Parco Tecnologico.

    Tuttavia, sul futuro di questo progetto avveniristico pesa il “no” al trasferimento della Facoltà di Ingegneria espresso dal Cda dell’Ateneo martedì scorso. Troppo elevato l’indebitamento di 42 milioni di euro necessari per spostare la facoltà da Albaro agli Erzelli. «L’operazione Erzelli, alle condizioni attuali non risulta finanziariamente sostenibile». Con questa formula l’Università ha definitivamente chiarito la propria posizione.

    Per il piano di trasferimento di Ingegneria erano stati stanziati 110 milioni di euro di fondi pubblici, 25 dei quali erano stati messi sul piatto dalla Regione e 85 dal MIUR. Altri 36 milioni erano stati messi a disposizione da Ght, che avrebbe comprato la sede attuale di Ingegneria ad Albaro e si sarebbe occupata di vendere i locali. In questo modo si sarebbe raggiunta una somma di 146 milioni di euro, una cifra superiore ai 140 milioni inizialmente stimati dall’Ateneo per effettuare lo spostamento.

     

     

     

     

     

     

     

    E invece non sono bastati. Secondo i calcoli dell’Ateneo servirebbero 188 milioni di euro: 152 milioni è il valore iniziale dell’opera a cui si aggiungerebbero 20 milioni per il trasloco e gli arredi, 11 milioni per i parcheggi coperti, la strada di accesso e gli allacci e 5 milioni per pagare le imposte. Le risorse non bastano e quindi, a meno dell’arrivo di nuovi privati disposti ad investire, Ingegneria non farà parte del nuovo parco tecnologico degli Erzelli.

    Questa decisione ha suscitato l’immediata reazione di Ght e Leonardo Tecnhology Spa. Pino Rasero (Presidente di Leonardo Technology) nella conferenza stampa organizzata dopo il Cda dell’Università ha evidenziato che quest’ultima non aveva mai dichiarato di aver bisogno di una cifra così alta e ha sostenuto che la ragione di questo iniziale rifiuto sia dovuta al tentativo di negoziare per ottenere ulteriori fondi. Rasero, però, ha anche dichiarato l’intenzione di andare avanti senza Ingegneria e ha parlato anche dell’interessamento di altri istituti di ricerca ed eventuali partner cinesi. Dal canto opposto l’Università si difende sostenendo che l’indebitamento avrebbe «pregiudicato il futuro dell’Ateneo» impedendo il rimpiazzo del personale docente e la manutenzione  dei laboratori, delle biblioteche e degli altri spazi già esistenti.

    Gli avvenimenti di queste ultime settimane hanno inevitabilmente spostato i riflettori sul polo tecnologico, ma soprattutto per parlare degli strascichi polemici derivanti dalla decisione dell’Università. Ma il Polo Tecnologico e Scientifico è un progetto di cui, in realtà, non si è mai parlato abbastanza in città e di cui l’opinione pubblica sa poco.

    Abbiamo quindi approfittato dell’ospitalità di Ght per visitare l’intera area degli Erzelli potendo vedere con i nostri occhi lo stato di avanzamento dei lavori. Ad attenderci negli uffici provvisori della società c’era l’architetto Christian Dellacasa che ci ha illustrato innanzitutto le tavole del progetto.

    Allo stato attuale è stato completato il palazzo Ericsson, i cui uffici sono già utilizzati; esiste lo scheletro del palazzo destinato a Siemens; a breve si inizierà a costruire l’edificio per Esaote; ed è già stata ultimata la sistemazione d’area per la Facoltà di Ingegneria. I fabbricati destinati alle altre aziende che si trasferiranno agli Erzelli devono ancora essere definiti, poiché verranno progettati tenendo conto delle esigenze dei singoli.

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

    Ma il progetto non è fatto solo di edifici. L’architetto Dellacasa evidenzia come Ght abbia migliorato anche la viabilità e gli accessi alla collina e al parco stesso, per esempio modificando la pendenza della strada che percorrono gli autobus salendo da via Cornigliano, in modo che la potessero percorrere anche gli autobus snodati; oppure ripristinando via Sant’Elia, molto utile anche per gli abitanti del quartiere; o ancora asfaltando la parte di via dell’Acciaio di proprietà della Ght. Certamente si tratta di lavori ancora da completare, ma che servono ad evidenziare la volontà di rendere fruibile la nuova area degli Erzelli ad un pubblico più vasto possibile. In particolare si è stimato che, a progetto completato, dovranno giungere sulla collina circa 15 mila persone al giorno.

    Il nodo dei trasporti pubblici diventa quindi strategico in questa vicenda. Da tempo circola sul web un video dal titolo emblematico “Erzelli, il viaggio della speranza”: 90 minuti di tempo e tre autobus per raggiungere il parco tecnologico partendo dalla Stazione Principe. L’architetto spiega, che, in effetti, attualmente il percorso può essere lungo dal centro, circa 35 minuti, ma anche che vi sono strade alternative più rapide. Ad esempio, un modo per rendere più veloce il tragitto sarebbe utilizzare la metropolitana da Principe fino alla fermata di Dinegro, da cui è poi possibile prendere il bus numero 5 che fa capolinea proprio alle porte del parco. Inoltre nel progetto finale si prevede un sistema di vie di comunicazione – la cui costruzione è però a carico del Comune – che collegherà l’aeroporto con la stazione di Sestri e quest’ultima agli Erzelli attraverso quello che tecnicamente si definisce un people mover (una moderna funicolare). In questo modo sarà possibile integrare trasporto aereo, ferroviario e urbano rendendo possibili una molteplicità di alternative di viaggio. Poi, aggiunge ancora Dellacasa, ci saranno circa 700 posti macchina e molti posteggi per i motoveicoli. Perfetto – diciamo noi – ma sarebbe bello che un parco tecnologico costruito per essere totalmente eco-compatibile e all’avanguardia in termini di risparmi energetici puntasse soprattutto sui trasporti pubblici permettendo così di ridurre l’inquinamento e di non congestionare ulteriormente il traffico già complesso del ponente genovese.

     

     

     

     

     

     

     

    Dopo la presentazione del progetto all’interno dei freschi uffici della Ght giunge il momento di scendere sul campo per vedere dal vivo cosa stia sorgendo sulla collina degli Erzelli. Armati di caschetto veniamo accompagnati all’ottavo piano dell’edificio Siemens in costruzione. Uno scheletro di cemento dal quale si può osservare l’intera area del parco.

    La prima cosa che l’architetto Dellacasa ci mostra, con un atteggiamento misto di orgoglio e malinconia, è la spianata su cui dovrebbe sorgere la Facoltà di Ingegneria. Tutto è pronto per iniziare ad edificare. Di fonte agli edifici della Facoltà troverebbe spazio una piazza grande come Piazza de Ferrari e più avanti una grande zona verde pedonale. L’obiettivo è quello di creare punti di incontro anche fisici, che permettano un continuo scambio di idee tra studenti, ricercatori e aziende, nell’ottica di promuovere l’innovazione e la creazione di nuove imprese nell’high tech.

    Alle spalle di Ingegneria si trova il Monte Guano, il polmone verde del parco, dove verrebbero realizzati dei sentieri da percorrere a piedi per passeggiare o fare jogging.

    Sulla recente decisione dell’Università di non trasferire la Facoltà di Ingegneria agli Erzelli l’architetto preferisce non fare commenti, ma si limita ad un’osservazione da tecnico: «Si è domandata l’Università quanto spenderà per mantenere per i prossimi vent’anni in condizioni accettabili degli edifici che ne hanno più di cento?». L’attuale sede di Albaro, di cui fa parte anche Villa Cambiaso risalente addirittura al 1548, è collocata all’interno di strutture la cui manutenzione può essere costosa. Dellacasa si domanda anche quali potrebbero essere i vantaggi derivanti da un risparmio energetico per le casse dell’Ateneo.

    Tutti argomenti che sono stati sormontati dalle polemiche di questi ultimi giorni e su cui ci piacerebbe che anche i mezzi di informazione riflettessero in modo più attento per permettere all’opinione pubblica di dare un giudizio informato su argomenti importanti. Proprio per amore della verità e della chiarezza non smetteremo di parlare della questione Erzelli cercando di approfondire anche le ragioni del “no” dell’Università, che, non stentiamo a crederci, saranno più complesse di quelle che sono emerse fino ad oggi.

     

    Federico Viotti
    [foto e video Daniele Orlandi]

     

  • L’Università dice no agli Erzelli: le riflessioni sul futuro del progetto

    L’Università dice no agli Erzelli: le riflessioni sul futuro del progetto

    «Non bastano i finanziamenti pubblici e le cessioni del patrimonio immobiliare, servirebbero altri 42 milioni e non li abbiamo», il Rettore Giacomo Deferrari è stato chiaro durante la conferenza stampa che ha confermato il no del Cda dell’Università al trasferimento della Facoltà di Ingegneria al Parco Tecnologico degli Erzelli.

    E mentre la Facoltà torna alla ricerca di una nuova collocazione, a margine della seduta del Consiglio comunale il sindaco Marco Doria (che ha partecipato alla riunione del massimo organo di governo dell’Università di Genova insieme al presidente della Regione Burlando) ha mantenuto un certo ottimismo, ribadendo la propria convinzione sull’importanza della costruzione del Polo degli Erzelli definendo il progetto un’operazione fondamentale per la creazione della “Genova del Futuro” e ha aggiunto che in tale contesto l’Università dovrà essere presente.

    «Il documento votato dal Cda ribadisce l’importanza strategica della presenza di Ingegneria agli Erzelli, però allega anche una serie di rilevazioni sul bilancio dell’Ateneo – dice il sindaco – Allo stato attuale l’Università non dispone delle risorse necessarie per potersi trasferire a meno di non indebitarsi». Sarebbe quindi necessario un ulteriore finanziamento pubblico o un intervento di un investitore privato, ipotesi oggi quantomeno difficili da immaginare. Il sindaco tuttavia osserva che non sarebbero risorse sprecate anche perché «si consegnerebbe alla Facoltà di Ingegneria una sede moderna che arricchirebbe il valore patrimoniale dell’Università stessa».

    Dunque, nonostante l’esito negativo della riunione, Doria è convinto che il discorso non sia chiuso e afferma anzi che il suo principale obiettivo sarà quello di creare le condizioni per favorire la buona riuscita del progetto. Infine, pur riconoscendo che l’indebitamento sarebbe oggettivamente un grosso problema per l’Università e che spesso quest’ultima è stata oggetto di critiche ingenerose, Doria ha rimproverato all’Ateneo un atteggiamento non sempre attivo nella ricerca di possibili soluzioni.

    D’altronde che l’Università non fosse accanita sostenitrice del progetto lo si era intuito già da diverso tempo, lo stesso Rettore in occasione della conferenza stampa citata in apertura di articolo non lo ha nascosto: «Riconosco che si tratta di un progetto positivo, ma non sono un fanatico degli Erzelli, per me non è Lourdes… Stiamo riducendo le spese in ogni settore, abbiamo ridotto da oltre 1700 a circa 1300 il numero dei docenti. Il rischio è di avere agli Erzelli palazzi belli e nuovi, però vuoti… il che non servirebbe a nessuno».

    E se da un lato c’è la ritrosia di una parte non minoritaria della città al progetto, dall’altra c’è da registrare, allo stato attuale, l’incapacità/impossibilità delle istituzioni di mettere in campo una strategia sufficientemente valida per portare Università e privati sulle alture di Sestri.

    Ora probabilmente si potrebbe anche storcere il naso davanti ai cospicui finanziamenti pubblici concessi a Siemens ed Ericsson per il trasferimento… anche se è facile farlo adesso. Eppure, se si aggiunge lo schiaffo di neanche 15 giorni fa, quando Ericsson ha dichiarato 94 esuberi fra i dipendenti della sede genovese, più che facile diventa quasi automatico. Perché probabilmente qualche errore di valutazione nella strategia “Polo degli Erzelli” è stato commesso, visto che ancora oggi non è così chiaro quanto le due società abbiano effettivamente intenzione di puntare su Genova come sede strategica per il futuro.

    Per fortuna è ancora presto per trarre conclusioni definitive, la partita non è definitivamente chiusa. Una cosa è certa, il no dell’Università non porta entusiasmo sul futuro degli Erzelli.

     

    [foto di Andrea Vagni]

  • Veryschool, il progetto europeo per la gestione dell’energia nelle scuole

    Veryschool, il progetto europeo per la gestione dell’energia nelle scuole

    Energia del SoleVeryschool è una delle vie percorribili per il miglioramento della scuola. Che è, prima di tutto, un edificio. Veryschool è il progetto europeo che ha lo scopo ambizioso e nobile di realizzare un sistema di gestione efficiente dell’energia all’interno degli edifici scolastici. Tale progetto rientra nell’ambito del Programma per la Competitività e l’Innovazione che s’inscrive a sua volta nel processo più ampio di Smart City. E’ coordinato dall’Agenzia per l’Energia e lo Sviluppo Sostenibile di Modena e prevede il coinvolgimento di dodici partner in rappresentanza di otto paesi dell’Unione Europea.

    Genova è riuscita ad aggiudicarsi il finanziamento per il Veryschool e ospiterà uno dei quattro esperimenti pilota nei locali dell’Asilo Nido Nuvola, appartenente al Complesso Scolastico di Via Calamandrei a Voltri. L’intervento vedrà la luce il prossimo autunno.

    Le altre sperimentazioni saranno attuate nella città italiana di Lesa (NO), nella città di Plovdiv in Bulgaria, e a Lisbona. Questa fase pilota servirà a verificare l’efficacia del c.d. Energy Action Navigator, la piattaforma articolata che integra luci LED, simulazioni di energia e software di gestione dell’energia. Parafrasando, si tratta di uno strumento informatico che gestisce e controlla gli impianti di climatizzazione e illuminazione e la gestione energetica secondo lo standard internazionale ISO 50001. L’aspetto innovativo consiste nella capacità di suggerire azioni mirate per migliorare l’efficienza energetica di breve, medio e lungo periodo e di guidare gli utenti nella selezione dei prodotti ICT disponibili sul mercato e sui relativi costi.

    Il vantaggio è duplice: in primo luogo il risparmio energetico per gli edifici scolastici, che è previsto nell’ordine del 33% per quanto riguarda la termica e il 20% per quanto riguarda l’elettrica. In secondo luogo, come un effetto a cascata, il beneficio per la collettività e la possibilità, per esempio, di destinare le risorse risparmiate al miglioramento delle iniziative educative e delle infrastrutture a esse dedicate.

    Da notare che, nel caso dei progetti pilota, gli utilizzatori finali saranno gli unici proprietari della piattaforma: questo vuol dire che il mantenimento durante la vita del progetto viene affidato ai partner tecnologici (veri e propri fornitori in questa fase) mentre a esperimento concluso ogni responsabilità ricadrà sull’utilizzatore che nel nostro caso, trattandosi di scuola pubblica, sarà probabilmente il Comune.

    E allora bisogna porsi due propositi per il futuro prossimo: andare a toccare con mano la validità e l’efficacia di questo progetto, prima, e dopo “vegliare” sul buon utilizzo dell’innovazione introdotta. Il tutto, si spera, senza dover “scomodare” Striscia la Notizia.

     

    ​​​​​​​​​​Michele Archinà
    [foto di Daniele Orlandi]

  • Mediatic: anche Genova nel progetto europeo sulle nuove tecnologie

    Mediatic: anche Genova nel progetto europeo sulle nuove tecnologie

    EuropaIl Comune di Genova – Ufficio Cultura e Città è una delle dieci istituzioni europee che partecipano al progetto Medi@tic, istituito a Siviglia lo scorso aprile e volto ad analizzare le opportunità di sviluppo economico del settore audiovisivo e dei mezzi di comunicazione in relazione alle nuove tecnologie.

    Il progetto riguarderà tre ambiti di interesse: l’animazione e gli effetti digitali, la produzione di contenuti digitali per le nuove device mobili e la cooperazione tra imprese del settore audiovisivo.

    La partecipazione a questo progetto rientra nella visione strategica della città di puntare sulle industrie creative come motore di sviluppo economico ed occupazionale, cominciata con la partecipazione al progetto europeo Creative Cities.

    Il progetto, che avrà durata triennale e terminerà nel Dicembre 2014 ha un budget complessivo di 1.747.721 di euro.

    Le altre città europee coinvolte sono Siviglia e San Sebastian (Spagna), Kristiansand (Norvegia), Derry (Regno Unito), Bielsko-Biala (Polonia), Cork (Irlanda), Balzan (Malta), Donegal (Irlanda) e la regione di Vidzeme (Lettonia).

    Per informazioni e contatti:
    Emilia Marieta Saglia – project manager: emiliamarieta@comune.genova.it
    Fabio Tenore – communication manager: ftenore@comune.genova.it

    A breve sarà attivo il sito www.mediaticproject.eu.

  • Energia, si torna a parlare di turbine sottomarine nello stretto di Messina

    Energia, si torna a parlare di turbine sottomarine nello stretto di Messina

    Turbine sottomarine che utilizzano le correnti del mare per produrre energia. Non è una notizia dell’ultima ora, si tratta di un progetto di cui si iniziò a parlare già sul finire del 2007. Una soluzione, si disse ai tempi, che avrebbe richiesto l’individuazione di siti idonei a debita distanza dalle coste e a profondità tali da rendere sicura, e al tempo stesso economica, l’installazione dell’ impianto.

    E così il progetto Priamo (Pianificazione, ricerca e innovazione in un ambiente marino orientato), finanziato dalla Commissione Europea e coordinato dal dipartimento di Biologia animale ed ecologia marina dell’Università di Messina, aveva identificato in Italia, in particolare nello Stretto di Messina, una delle aree ideali per tali opere.

    La potenzialità energetica delle correnti dello Stretto di Messina secondo gli studi raggiunge i 15.000 MW ed è per questo che il CNR (Consiglio Nazionale delle Ricerche), tramite un progetto POR Sicilia, starebbe studiando in questo momento il punto più favorevole dove installare la prima turbina. L’ipotesi progettuale, sulla base dei dati e degli esperimenti condotti in questi anni nell’area dello Stretto, prevede l’installazione di una turbina ad una profondità compresa fra i 50 ed i 90 metri, con pale del diametro di 22 metri per un peso totale dell’intera struttura di 130 tonnellate. Un sistema che sarebbe in grado di fornire 1 MW di elettricità 24 ore su 24, potendo così coprire il fabbisogno di 300 famiglie.

    Al CNR si parla di “problemi burocratici” ancora da risolvere… Che questa sia davvero la volta buona per l’avvio del progetto?

    [foto di Daniele Orlandi]

  • Istituto idrografico della Marina: alla ricerca di una nuova sede

    Istituto idrografico della Marina: alla ricerca di una nuova sede

    Il Forte San Giorgio di GenovaL’Istituto Idrografico della Marina, l’Organo Cartografico dello Stato designato alla produzione della documentazione nautica ufficiale nazionale, ospitato da 140 anni (la ricorrenza sarà il prossimo 26 dicembre) al Forte San Giorgio, è alla ricerca di una nuova sede. L’edificio in cui si trova attualmente,infatti, non garantisce più i requisiti necessari a un moderno stabilimento di lavoro, con immediate conseguenze proprio sul suo funzionamento.

    Ieri in consiglio regionale, Lorenzo Pellerano, consigliere della Lista Biasotti, ha presentato un’interrogazione a risposta immediata a Claudio Burlando, presidente della Regione Liguria, per conoscere quali iniziative intenda assumere la Giunta per salvaguardare la presenza a Genova dell’Istituto Idrografico della Marina Militare e per individuare un sito adeguato per la nuova sede.

    L’I.I.M., un organo unico nel suo genere in Italia, conduce il rilievo sistematico dei mari italiani avvalendosi di navi idro-oceanografiche della Marina Militare appositamente attrezzate e di proprie spedizioni, valorizza e controlla i dati raccolti per organizzarli e finalizzarli alla produzione della cartografia e documentazione nautica, sia tradizionale sia in formato elettronico, e cura la diffusione delle informazioni nautiche in ambito nazionale e internazionale, per garantire la sicurezza della navigazione.
    Il presidente Burlando, pur sottolineando il lavoro che la Regione sta affrontando per trovare una soluzione alternativa al Forte, ha precisato che l’ultima decisione spetta alla Marina Militare stessa, che dovrà considerare la nuova collocazione dell’Istituto anche in base ai proventi derivanti dalla vendita di alcuni immobili di sua proprietà a Genova.

    Le ipotesi in campo sono sostanzialmente due: il futuro villaggio tecnologico degli Erzelli e l’area delle ex lavanderie industriali adiacente ai Magazzini del Cotone. «Entrambe le soluzioni consentirebbero interessanti sinergie – sottolineaPellerano – l’importante è individuare velocemente un’alternativa».

    Agli Erzelli, dove sorgerà l’agognato polo tecnologico con aziende del settore, l’Università di Ingegneria, l’Istituto Idrografico potrebbe trovare una collocazione adeguata. «La Marina Militare dispone anche dell’Utnav – sottolinea il consigliere della Lista Biasotti – un organo che si occupa di progettazione navale. Quindi il collegamento con Ingeneria e la vicinanza con Fincantieri potrebbero permettere di realizzare sulla collina degli Erzelli un polo nautico di valore europeo dove formazione, ricerca e progettazione procedano di pari passo».

    L’altra soluzione è un’area adiacente ai Magazzini del Cotone, le ex lavanderie industriali: un’ipotesi che, spiega Pellerano «Oltre a essere stata accolta positivamente dalle rsu dell’Istituto, non solo consentirebbe positive sinergie con la Capitaneria di Porto e una maggiore vicinanza al porto e alle navi dell’ente, ma anche la possibilità di valorizzare e far conoscere alla città e ai visitatori del Porto Antico il patrimonio di tecnica e cultura che l’Istituto e la sua biblioteca custodiscono».

    «Il presidente Burlando ha risposto che dai colloqui avuti con la Marina Militare sembrerebbe che quest’ultima propenda per l’ipotesi Erzelli – continua Pellerano – Certo però sono necessarie alcune valutazioni di carattere economico, perchè questa soluzione appare particolarmente costosa».

    La Marina però dispone di alcuni immobili in città, in particolare a Punta Vagno e dalla dismissione di queste proprietà ricaverà le risorse economiche necessarie per trovare una nuova collocazione per l’Istituto Idrografico della Marina.

    «Mi auguro che l’intento di preservare un’eccellenza del nostro territorio come l’Istituto idrografico della Marina non sia solo una volontà della Regione Liguria, ma anche del nuovo sindaco di Genova sottolinea Pellerano – è fondamentale unire le forze per difendere le nostre competenze e salvaguardare il valore occupazionale che questo ente rappresenta. Per questo confido anche nella volontà del presidente dell’Autorità portuale, Luigi Merlo, di preservare l’Istituto trovando un accordo con gli altri enti».

    «Dopo l’open day del 21 giugno al Forte San Giorgio – conclude  il consigliere Pellerano – organizzato dall’Istituto per la giornata mondiale dell’idrografia, il prossimo 26 dicembre ricorrerà il 140esimo anniversario dell’Istituto Idrografico della Marina a Genova: credo che questa ricorrenza meriterebbe di essere celebrata proprio con l’individuazione di una nuova sede per l’Istituto, attraverso un accordo unanime tra tutti gli enti locali interessati, Regione, Comune e Autorità portuale. So che il direttore dell’Istituto idrografico, ammiraglio Liaci, e tutta la Marina, sono molto sensibili alla permanenza a Genova dell’ente: si tratta ora di riunirsi attorno a un tavolo e individuare la soluzione migliore».

     

    Matteo Quadrone

  • Genova Creative Cities: progetto per lo sviluppo dell’industria creativa

    Genova Creative Cities: progetto per lo sviluppo dell’industria creativa

    Genova, panoramaGenova, insieme a Lipsia (Germania), Danzica (Polonia), Lubiana (Slovenia) e Pécs (Ungheria), è protagonista dell’ambizioso progetto europeo “Creative cities” finanziato nell’ambito del programma “Central Europe” dell’Unione Europea. Un’iniziativa volta allo sviluppo delle cosiddette “industrie creative“, ovvero, come da definizione del Dipartimento Cultura, Media e Sport del Regno Unito, “realtà imprenditoriali fondate sulla creatività individuale, sull’abilità e sul talento della persona. In grado di produrre ricchezza e posti di lavoro attraverso lo sviluppo e lo sfruttamento della proprietà intellettuale“. Splendido a leggersi, ma vediamo di capire un po’ meglio.

    Innanzitutto vengono considerati come principali campi d’azione di un’impresa creativa quello della pubblicità e del commercio, l’architettura, le compagnie di distribuzione e l’industria cinematografica, la comunicazione (radio e tv, giornali e agenzie), la musica, l’arte visiva e le performance artistiche, l’attività museale, la vendita (sia diretta che al dettaglio) di beni culturali (cd musicali, libri, gallerie, arte), il design, le nuove tecnologie (software e videogiochi) e l’industria del gusto.

    L’obiettivo sostanziale del progetto è quello di creare una rete a livello europeo fra gruppi di imprese operanti nel campo della produzione creativa. Come? Organizzando gruppi di lavoro e corsi di formazione, promuovendo azioni di marketing transnazionale e collaborazioni con altri settori del mercato.

    “Creative cities” vorrebbe in pratica promuovere le capacità imprenditoriali e la competitività delle industrie creative locali favorendo la visibilità su nuovi mercati, creando quindi i presupposti per attrarre investimenti e scambi di “know how” (conoscenze, abilità operative). Inoltre, sfruttando le potenzialità di questo genere di attività, il progetto si pone fra gli obiettivi anche quello di recuperare aree urbane degradate favorendo l’insediamento di industrie creative.

    In tutto questo il ruolo delle istituzioni locali è fondamentale. A loro il compito di integrare il progetto nei piani e nelle strategie a livello locale e, soprattutto, di raggiungere i soggetti dell’industria creativa operanti sul territorio. Nello specifico, il Comune di Genova, che è anche il principale responsabile del progetto per quanto riguarda la comunicazione, è orientato a puntare sulla valorizzazione del patrimonio culturale come azione creativa, con l’obiettivo di elaborare strategie vincenti per il radicamento dell’industria creativa nel tessuto urbano. Per ottenere ciò, sarà necessario innanzitutto un lavoro di analisi sul territorio per conoscere e quantificare le realtà che operano nel settore della creatività (così come viene definito dal Dipartimento Cultura UK, vedi sopra), per poi operare con lo scopo di aumentare le potenzialità di sviluppo dell’intero settore favorendo i collegamenti interni e con la rete europea.

    Giovedì 7 e Venerdì 8 giugno sono in programma a Palazzo Ducale tre appuntamenti per presentare il progetto europeo ai cittadini, saranno ospiti i partner delle altre quattro città coinvolte, un’occasione importante per comprendere se e quali concrete opportunità potrebbero celarsi dietro questa iniziativa europea per la città di Genova. Il primo appuntamento è giovedì mattina (dalle 9 alle 13,30) presso la Sala del Munizioniere con la conferenza dal titolo “Lo Sviluppo Urbano Creativo” con gli interventi di Charles Landry, esperto internazionale nell’utilizzo dell’immaginazione e della creatività per i cambiamenti urbani, Franco La Cecla, antropologo culturale e architetto, e Anna Corsi, direttrice di Urban Lab. A moderare sarà Agostino Petrillo, ricercatore e professore di Sociologia urbana.

    Da oltre due decenni si discute su cosa si intenda per “città creativa”. Si indicano con questo termine le città che hanno la capacità di affermarsi nella competizione internazionale in virtù di industrie basate su competenze astratte, grazie ad una produzione “immateriale” nella sua elaborazione, ma redditizia nella sua commercializzazione. In realtà definire cosa sia “creatività” appare tutt’altro che semplice…”, queste le premesse del dibattito.

    Nel pomeriggio, alle ore 18, è prevista presso Sala Dogana l’inaugurazione della mostra fotografica internazionale “La Sostenibilità Urbana e lo Sviluppo Creativo delle città”: dieci giovani fotografi provenienti dalle città che hanno aderito al progetto “Creative Cities” hanno realizzato venti scatti gettando uno sguardo sulla relazione tra città e ambiente. La mostra resterà aperta al pubblico fino al 24 giugno, da martedì a domenica dalle 15 alle 20.

    Infine, venerdì 8 giugno dalle 9 alle 13 presso la Sala Società Ligure di Storia Patria (Palazzo Ducale), si tengono un seminario e un dibattito sul tema “Tra copyright e copyleft – La protezione dei diritti d’autore nella legislazione europea. Immagini, fotografia e altri linguaggi visivi”. Presiedono Giovanni Battista Gallus (avvocato esperto in diritto d’autore, profili giuridici del free/open source software e Presidente del Circolo dei Giuristi Telematici), Francesco Paolo Micozzi (avvocato esperto in diritto penale, diritto dell’informatica e delle nuove tecnologie, privacy e diritto d’autore) e Marco Ciurcina (esperto in diritto della Information Technology, diritto d’autore, brevetti e marchi).

    Le conferenze si potranno seguire anche in streaming all’indirizzo creativecitiesproject.eu.

     

    [foto di Diego Arbore]

  • Reportage fotografico di Zoila Bajaña sulle giovani madri di origine straniera

    Reportage fotografico di Zoila Bajaña sulle giovani madri di origine straniera

    Cospe, in collaborazione con il Comune di Genova, organizza l’incontro ‘L’integrazione in prima pagina – Media e territori in rete per un’informazione plurale’. L’iniziativa nasce dalla necessità di comunicare diversamente le tematiche relative all’integrazione, affinché sui media non si senta parlare solo di immigrazione nella cronaca nera, ma perché si parli anche della quotidianità e dell’inserimento nella società dei cittadini immigrati.
    L’ iniziativa ‘L’integrazione in prima pagina’ si terrà giovedì 7 Giugno 2012, dalle 09.30 alle 13.00, presso la Sala di Rappresentanza della Regione Liguria, in Via Fieschi 15, a Genova.

    Proprio nell’ambito di questo progetto, Cospe valorizza prodotti editoriali realizzati da giornalisti e fotografi di origine straniera a seguito dei corsi tenuti dalla stessa associazione che opera per il dialogo interculturale, lo sviluppo equo e sostenibile, i diritti umani, la pace e la giustizia tra i popoli. Uno di questi progetti riguarda un reportage fotografico sulle giovani madri di origine straniera, a cura della fotografa Zoila Bajaña.

    Oltre le gravidanze precoci

    Quindici gli scatti dove mamme e bambini si ritrovano attraverso le diverse storie di vita. Tutte però hanno avuto qualcosa in comune: una gravidanza precoce e  la nazionalità ecuadoriana. Nel momento in cui hanno dato alla luce una nuova vita hanno fatto i conti con una maternità precoce o sotto i vent’anni, ma oggi posano fiere con i loro trent’anni magari al terzo o quarto figlio.

    Questo fotoreportage nasce da una ricerca di mesi di investigazione – tra Genova, Quito e Guayquil – per costruire una tesi di laurea triennale in servizio sociale. L’intento è quello di mostrare come la maternità precoce non sia mai casuale ma spesso voluta e anelata per compensare una carenza d’affetto. È emerso infatti come le giovani vadano a colmare quel vuoto e l’assenza dei genitori con l’amore ed il desiderio di avere una creatura da coccolare e mimare. Probabilmente le cose non sono quello che sembrano, dietro ogni gravidanza precoce troviamo una vita che si ritrova a vivere in anticipo esperienze che dovrebbe fare con calma nel corso dell’esistenza. Un’ esperienza sconvolgente e colorita, che segna un passo verso la perdita dell’adolescenza. Crescere saltando le tappe diventa disastroso e incredibilmente faticoso, sia per le responsabilità che per la parte psicologica ed emozionale verso cui si va incontro.

    Ogni numero delle statistiche sulle gravidanze precoci, nasconde una storia vera fatta di relazioni complicate e ulteriori problematiche. Jhomaira, Jhuliana, Virginia, Erika, Carolina, Juana con i loro trent’anni ricordano la prima gravidanza come un’esperienza bellissima, inaspettata ma desiderata al tempo stesso. Il sapore della seconda o della terza gravidanza è del tutto diverso, si godono i nove mesi con maggior relax e senza i pensieri del primo figlio. Cynthia, Katty e Kimberly non hanno ancora raggiunto la maggiore età e si sentono delle giovani donne pronte a difendere con tenacia i loro ideali. Maria Fernanda, Gema, Gloria, Irina da poco nella fase dei vent’anni si sentono gioiose e orgogliose della scelta fatta e si riscoprono delle mamme apprensive e piene di vita. Melina e Tatiana sono prossime ai diciotto anni e vivono la maternità con un dolce sorriso sulle labbra che non le scompone neanche per  un momento.

    Zoila Bajaña è una fotografa di origine ecuadoriana nata nel 1986. Questo fotoreportage è stato concluso a maggio del 2012. Ha partecipato inoltre al corso di formazione per giornalisti all’interno del progetto “L’integrazione in prima pagina. Media e territori in rete per un’informazione plurale”, finanziato dal Fondo Europeo per l’integrazione di cittadini di Paesi Terzi dell’ Unione Europea e del Ministero dell’ Interno.

    OLTRE LE GRAVIDANZE PRECOCI

    Le ragazze che hanno partecipato sono: Tatiana, Gema, Gloria, Erika, Virginia, Jhulissa, Carolina, Irina, Maria Fernanda, Melina, Katty, Juana, Kimberly, Cynthia, Patricia.

    Jhuliana Vargas

    Sono rimasta incinta all’età di 15 anni e una volta saputa la notizia ho desiderato insieme a mio marito questa creatura con tutta me stessa. La bambina è arrivata a sorpresa subito dopo il nostro felice matrimonio che abbiamo celebrato poco tempo dopo esserci conosciuti.  All’inizio della gravidanza coccolavo l’idea di avere un maschietto ma per la gioia di mio marito è arrivata la femminuccia.

    La gioia che nostra figlia ha portato nei nostri cuoi è senza paragone e ci siamo veramente goduti quei momenti come se fossero gli ultimi, infatti, poco tempo dopo mio marito è stato colpito da una pallottola vagante e son rimasta vedova.           Siamo rimaste io e il frutto del nostro amore intenso e profondo, oggi, siamo inseparabili: dovunque vada l’una va l’altra. Anche la migrazione l’abbiamo affrontata insieme, siamo come due sorelle gemelle che non si staccano nonostante i litigi e le incomprensioni che ci possono essere soprattutto ora che è iniziato il periodo del adolescenza.

    Virginia Lasluisas

    Le mie quattro gravidanze hanno dato gioia, amore e allegria alla mia vita, donandogli un senso logico, arricchendo ogni mio respiro e singolo istante. Quando sono rimasta incinta la prima volta dovevo iniziare il primo anno di università ma il mio percorso formativo stava per prendere una piega diversa.  La seconda e la terza gravidanza sono arrivate una dopo l’altra ma ogni volta provavo emozioni uniche e senza precedenti tanto da avere sempre voglia di dare alla luce una nuova vita. Da piccola sognavo una famiglia numerosa è per questo che ora anche se lontana dal mio paese ho deciso di portare avanti la mia quarta gravidanza, una splendida femminuccia che impegna la mia vita ma che l’ha trasformata in una dolce utopia.

    Facendo il bilancio della mia vita posso dire di essere orgogliosa di ciò che sono, le gravidanze mi hanno resa forte e coraggiosa. Avere un figlio dopo i trenta ha un sapore diverso rispetto alla prima gravidanza avuta ai 19. La consapevolezza, l’esperienza e la maturità hanno reso la mia ultima gravidanza un’esperienza senza stress e preoccupazioni.  Me la sono goduta di più perché arrivata a distanza di anni rispetto alle prime che erano tutte ravvicinate.

    Cynthia Paredes

    Ammirevole è stato il modo in cui i miei genitori hanno affrontato la notizia della mia prima gravidanza a sedici anni. Oggi sono alla seconda gravidanza e ho da poco compiuto diciassette anni. Ho abbandonato la scuola per dedicarmi a fare la mamma a tempo pieno e penso sia stata la decisione migliore. È meraviglioso donare amore ai miei piccini, mi sento invasa dalla gioia al pensiero di sapere che sono parte di me. A questo secondo giro avrei preferito la femminuccia ma sono felice ugualmente perché tra maschi c’è più complicità e se possono crescere insieme è importante che ci siano cose in comune.

    Quando ho fatto la prima ecografia sono rimasta colpita da quell’esserino tanto piccolo e perfetto. Ho capito solo in quel momento di portare in grembo la magia e la forza della vita, mi sono resa conto di quanto siamo perfetti e della responsabilità che abbiamo come madri. Questi neonati quando vengono al mondo si affidano alle nostre cure e sono talmente piccoli che senza di noi non potrebbero farcela.

    Erika Mora

    Per tre mesi abbiamo cercato disperatamente di avere un bambino, io all’inizio sognavo una femminuccia, ma poi è risultato essere maschio. Avevo 18 anni quando sono rimasta incinta del primo figlio, per noi era una cosa normale farsi una famiglia a quell’età. Quando ho scoperto di essere incinta ho provato un emozione enorme soprattutto quando il piccolo ha iniziato a scalciare. Diventare mamma è il dono più bello che ci possa essere, si tratta di una benedizione senza uguali.

    Alla seconda gravidanza desideravo un maschietto ed è risultata una bambina.  La terza gravidanza è stata ben accolta da tutti, ci siamo vissuti i nove mesi godendo a pieno di ogni momento magico della gravidanza, è stato davvero interessante osservare come i bambini aiutavano. La mia sorpresa è che non ci sono state gelosie ne pianti dovuti al nuovo arrivato ma, al contrario, si sono adoperati per ritagliarsi un ruolo in funzione del più piccolo, è come se gli avessero fatto un po’ di spazio metaforico. Questo loro comportamento maturo mi rende orgogliosa dei miei figli e sono sicura che anche se decidessi di averne altri due il loro comportamento non sarebbe poi tanto diverso.

    Tatiana Garcia

    Avevo 17 anni quando mi sono sposata e sono rimasta incinta, la scelta di sposarmi è avvenuta come conseguenza della gravidanza. Quando ti trovi al bivio e non sai che strada percorrere, ragioni egoisticamente e se non te lo aspetti è solo riflettendo con cautela che riesci a fare chiarezza e  agire nella maniera più giusta.  Io ringrazio il cielo di avere una famiglia con i fiocchi che riesce sempre a guidarmi con dolcezza e senza intralciare le mie scelte finali. La mia dimestichezza con il più piccolo dei miei fratellini mi ha permesso di essere una mamma attenta e premurosa ai bisogni di mia figlia che è ad oggi la luce dei miei occhi. La gravidanza seppur inaspettata mi ha fatto crescere e maturare in fretta e se prima pensavo ad uscire ogni pomeriggio con le amiche oggi resto sveglia la notte per seguire con amore mia figlia. Devo dire che il signore mi ha fatto il dono di una famiglia con i fiocchi, mio marito mi affianca con amore e insieme seguiamo nostra figlia che è una bambolina sempre sorridente. Quando è nata ha avuto delle complicazioni di salute e per un mese non l’ho potuta portare a casa ne coccolare, sarà per questo che oggi siamo grati alla vita per la sua presenza e apprezziamo di più la sua presenza nella nostra quotidianità.

    Melina Ramirez

    I miei genitori mi hanno educata seguendo uno schema rigido e severo perciò puoi immaginare quale era la mia paura più grande. Quando è arrivato il momento di farlo sapere ai miei, il panico mi ha assalita, inizialmente non volevano saperne nulla ma successivamente, quando mi hanno vista determinata tutto si è risolto di buon grado. Oggi coccolano mia figlia come se fosse loro e trattandosi della prima nipote stravedono per lei. Io trabocco gioia da tutti i pori per me non c’è gioia più grande che essere mamma. Ai miei 17 anni non pensavo di rimanere incinta e mi vergognavo persino di andare a scuola con il pancione ma oggi frequento le lezioni con più serenità e affronto la vita a testa alta.

    Credo che questa sia l’esperienza più meravigliosa e completa in assoluto. Il regalo di essere mamma ti riempie la vita ed il cuore, se mi chiedessero di tornare indietro non lo farei mai senza mia figlia che è la cosa più importante della mia vita. Quando è stata male subito dopo la nascita mi son sentita morire, è nata un mese prima della scadenza perché c’erano delle complicazioni gravi dovute a difficoltà respiratorie.

    Irina Floril

    All’età di 19 anni ho avuto il mio splendido bebè. Provavo un miscuglio di emozioni nel primi giorni di gravidanza, già il giorno dopo sapevo che sarei rimasta incinta, me lo diceva il mio sesto senso. Mia madre lo ha scoperto il mese dopo, quando le mestruazioni non bussavano più alla mia porta e lei come ogni mese si apprestava a fare la scorta di assorbenti; mi ha messa subito alle strette chiedendomi spiegazioni. Il mio rapporto con lei è sempre stato bellissimo fatto di fiducia, amore e comprensione che ha dimostrato specialmente in quei momenti per me più difficili. Dirlo a mio padre è stata davvero dura perché non si aspettava che la sua bambina rimanesse incinta.

    I mesi successivi sono stati fenomenali e stressanti al tempo stesso, tra alti e bassi, dovuti alla gravidanza a rischio. Il giorno del parto avevo il mio compagno accanto e quella è stata la mia forza, il travaglio è durato un’eternità e lui mi infondeva coraggio con  dolcezza e autorità. Sua è la frase: “spingi che manca poco!“anche se la testolina era solo all’inizio.

    Carolina Ordoñez

    Sono diventata mamma all’età di 17 anni, con mio marito è stato un colpo di fulmine, ero completamente persa e pazza di lui. La seconda gravidanza è arrivata in meno di un anno e la terza a distanza di vent’anni dal primo figlio. L’ultima gravidanza mi ha colta all’improvviso, non aspettavamo una creatura infatti l’ho scoperto all’ottavo mese. L’averlo saputo un mese prima non mi ha permesso di godere di tutti quei primissimi momenti, le prime ecografie, le prime voglie, i pianti di gioia o anche la scelta dei vestitini e tutto il  corredino da scegliere con calma insieme alla mia famiglia per la sua cameretta.

    Diventare mamma in un’ altro paese non è cosa facile, vieni assalita da mille dubbi e costretta a vivere in funzione del tuo lavoro. Vivere nella paura di poter perdere il lavoro non è un pensiero felice, ti costringe a crescere in una gabbia dorata perché se da una parte c’è il guadagno e le entrate, dall’altra c’è la questione del doversi trattenere per non stressarsi e vivere nella preoccupazione costante.

    Gloria Grieco

    Ho inseguito il sogno di un figlio per molti mesi, poi quando non ci speravo più, ha bussato alla mia porta sconvolgendo positivamente la mia vita. Durante i primi giorni di gravidanza la sintomatologia era estenuante: ero debole, avevo continui giramenti di capo mi sentivo svenire a tal punto da pensare in una forma di anemia di quelle già diagnosticate in famiglia. Poi è arrivato quel risultato degli esami del sangue che ha cambiato la mia vita rendendomi la donna più felice del pianeta. Mia mamma non vedeva l’ora di diventare nuovamente nonna ed io nonostante i miei 19 anni  continuavo a sognare ad occhi aperti.

    Adoro il mio bambino e non vedo l’ora di dargli una compagna di giochi, spero di farlo entro i suoi primi cinque anni così da  farli crescere insieme. Altro sogno nel cassetto è quello di sposarmi alla presenza dei miei piccoli che mi portano le fedi all’altare.

    Gema Toala

    Diversamente dalle mie coetanee il cui primo pensiero è l’aborto, io ho subito deciso di tenerlo, prima ancora di dirlo a mamma. Il periodo più bello della mia vita è stato quello della gravidanza, in quei nove mesi puoi assaporare emozioni e sensazioni diverse tra di loro ma che viaggiano al unisono.  Mio figlio è davvero la mia vita e senza di lui non saprei quale colorito avrebbero le mie giornate.

    Quando ho scoperto di essere incinta andavo a scuola e provavo sentimenti contrastanti a causa del giudizio della gente. I genovesi mi hanno sempre criticata per essere una giovane mamma che insieme al suo compagno si godono il loro splendido bebè. Lo sguardo collettivo mi ha sempre dato fastidio, imparo solo con il mio bambino a voltarmi e fare orecchie da mercante.

    Maria Fernanda Ayala

    Quando all’ospedale mi hanno messo mio figlio tra le braccia non volevo che più nessuno me lo portasse via, mi sentivo come una leonessa forte e grintosa, pronta a scattare alla prima mossa di altri. Le emozioni che ho provato in quei mesi non hanno descrizione alcuna, i primi istanti sono stati di ansia e preoccupazione ma poi è subentrata la voglia di vederlo e me lo immaginavo ogni notte. Alla sua nascita i brividi assalivano il mio corpo al solo sfiorare il suo viso e quando mi soffermavo su quelle mani e su quei piedini sentivo in me una sensazione di gratitudine nei confronti dell’universo intero.

    Le mie sorelle minori entrambe hanno avuto i figli molto giovani, una a quindici e l’altra a sedici e sono rimaste incinte nello stesso periodo tanto da partorire nell’arco della stessa settimana. Io in realtà aspettavo di crescere ancora un po’ ma poi alla fine è successo che sono riuscita a resistere solo fino al diciannovesimo anno. Sono contenta del mio percorso come mamma perché oggi alla mia seconda gravidanza a distanza di circa sette anni dalla prima posso dire di essere fiera di essere ciò che sono.

    Katty Romero

    Mio figlio è la mia vita! A 16 anni ho partorito il mio angioletto che oggi mi costringe spesso ad assentarmi da scuola perché si prende sempre il raffreddore. Mio figlio non è stato un impedimento alla mia carriera scolastica ma anzi è la forza che mi invoglia a lottare per  diplomarmi e frequentare l’accademia di moda.

    Quando ho scoperto di essere incinta ho fatto difficoltà ad affrontare il discorso con i miei genitori, mi son fatta coraggio solo perché accanto a me c’era il padre di mio figlio che è l’uomo della mia vita che non vedo l’ora di sposare. Con lui e mamma ho vissuto i primi momenti dell’ecografia e scoperto l’universo materno, il giorno del parto è stato indimenticabile poiché avevo accanto a me le persone più importanti e sapevo che potevo far affidamento su di loro. Veder crescere mio figlio significa farlo insieme a lui passo dopo passo, ogni risata e pianto è un momento speciale da vivere fino in fondo.

    Kimberly Vargas

    Con i miei diciassette anni posso dirti di sentirmi una giovane donna che si affaccia alla vita con serenità e senza rimpianti. Non frequento più la scuola perché mi dedico anima e corpo a mio figlio ma sono felice così. Anche mio fratello è diventato padre sotto i diciotto anni e questo mi è di conforto in quanto non mi fa sentire sola ed esclusa. A Genova partorire in età adolescenziale è cosa insolita ma a me è venuto naturale e di certo non è stato una sorpresa quando ho scoperto di essere incinta.

    Mia mamma voleva un futuro da laureata per almeno uno dei suoi due figli, ma non è ciò che volevo io. Ho sempre desiderato avere qualcuno a cui donare tutta me stessa, io amo mio figlio e al mondo non c’è niente di più bello che svegliarmi al mattino con un suo sorriso. Per  il futuro mi auguro un secondo figlio ma tra qualche anno perché prima desidero godermi il mio piccino attimo dopo attimo.

    Patricia Morales

    A diciotto anni ho avuto la mia prima bambina e a distanza di pochi anni è arrivata la seconda gravidanza con uno splendido maschietto. Mia mamma non è stata felicissima della mia scelta, se i miei figli esistono è grazie alla mia testardaggine e grande forza d’animo, nonostante tutto io mi son sempre fatta coraggio e ho difeso le mie idee. Sono rimasta incinta casualmente ma non ho mai creduto che l’aborto fosse la soluzione  e così ho accettato il mio destino e il dono di essere madre.

    Le emozioni che oggi provo sono sensazionali e ripercorrere questo periodo con il solo pensiero per me è davvero emozionante. Mi sento mamma fin da quando giocavo con le bambole e stiravo i loro vestitini con la consapevolezza di una bambina che non sogna altro. I miei figli sono la mia gioia e la mia ragione di vita e non c’è giorno che non ringrazi il buon Dio di avermi regalato queste due tenere pesti.

    Juana Rivera

    A 19 anni sono rimasta incinta quando ancora frequentavo la scuola e la scelta è stata subito di portare a  termine la gravidanza sacrificando i miei studi. Oggi ai miei trenta tre anni dopo una seconda gravidanza arrivata ai venticinque anni mi sento benedetta dalla vita per le mie due splendide figlie che crescono a vista d’occhio e si sentono delle giovani donne. La seconda gravidanza più matura e ragionata mi ha permesso di godere in maniera piena della gioia e dei dolori di quei nove mesi. Il mio compagno è davvero un uomo con i fiocchi e questo ha reso tutto più facile perché ho la possibilità di condividere ogni pensiero con lui e di renderlo partecipe di ogni aspetto della mia vita.

    I bambini riempiono la tua vita e anche se la rendono impegnativa i sacrifici si fanno con piacere anche solo per un loro timido sorriso. Io lavoro tante ore ma quando torno a casa anche se stanca le mie figlie riescono a infondermi tutta l’energia di cui ho bisogno per riprendermi da una lunga e faticosa giornata.

    Loghi Cospe Comune Genova

    (I.P.)

  • Un orto comunitario nel centro storico della città: il progetto del “Re Moro”

    Un orto comunitario nel centro storico della città: il progetto del “Re Moro”

    Siviglia, orto del Re MoroSiamo nel centro storico di Siviglia. Camminiamo lungo Calle Enladrillada, un vicolo lungo e stretto costeggiato su entrambi i lati da alti muri bianchi e a tratti da edifici altrettanto stretti, dai cui poggioli decorati ad azulejos pendono i panni stesi ad asciugare che spandono profumo di bucato lungo l’acciottolato che stiamo percorrendo. Ogni tanto passa un motorino, e qualche magro gatto si rifugia sui gradini dei piccoli portoni d’ingresso.

    Poi, sulla nostra destra, un grande cancello aperto rompe la monotonia dei muri e apre la vista su un vasto, colorato giardino delimitato da altri muri bianchi… Siamo nell’Orto del Re Moro, attiguo alla Casa del Re Moro, una delle poche costruzioni domestiche di fine quindicesimo secolo, periodo in cui si mescolano il tardo gotico, il rinascimento e una forte influenza islamica.

    In questo luogo i cittadini hanno dato vita ad un’esperienza di gestione condivisa di uno spazio, rimettendo a nuovo ciò che era in stato di abbandono e rendendo la zona accessibile a tutti coloro che vogliano partecipare o semplicemente usufruire di uno spazio verde urbano coltivato.

    Nell’aria c’è profumo di salvia, rosmarino e menta lungo il sentiero in terra che si snoda tra le varie colture. Sotto gli alberi, robusti e nodosi lungo il perimetro del giardino, sono sistemati scivoli e altalene, e accanto a questi alcuni bambini razzolano entusiasti in una zona di terra e sabbia, sporchi da capo a piedi. Intorno a loro, due sculture di terra essiccata e materiali di recupero: una grossa lumaca da cavalcare e un serpente ancora in costruzione, con il dorso e le squame fatte con vecchi pneumatici. E ancora, due pergole coperte di rami di palma, tante sedie da giardino, e una libreria stracolma di libri a disposizione di tutti. Gente che entra ed esce dalla cancellata, qualcuno lavora negli orti, altri portano il cane a fare una passeggiata. Gli unici rumori qui sono l’abbaiare dei cani, il vento tra le fronde, i cinguettii di innumerevoli uccelli e il brusio indistinto di sottofondo delle api indaffarate tra un fiore e l’altro.

    Abbiamo parlato di questo progetto con Valentina, genovese residente a Siviglia che partecipa attivamente a questa realtà: «El Huerto del Rey Moro viene occupato nel 2004. Fino a quel momento è uno spazio verde non costruito e di fatto abbandonato all’interno del centro storico, per il quale il Plan General de Ordenación Urbana de Sevilla (il nostro PUC per intenderci) prevede la costruzione di 40 appartamenti. Il luogo viene notato, dalle terrazze vicine, da un gruppo di persone che decide di occuparlo per impedire l’ennesima speculazione immobiliare. Puliscono lo spazio e cominciano a coltivarlo, utilizzando materiali di riciclo per dare forma agli orti e creare l’arredamento, e dando di fatto nuova vita a un pezzo di terra prezioso all’interno della città». Intanto si costituisce l’Associazione Amici dell’Orto del Re Moro La Noria che inizia a battersi perché venga scartato il progetto edilizio.

    Partecipano persone differenti e di ogni età. Uno degli aspetti più interessanti è la volontà progettuale spesa per questo luogo e volta a farne uno strumento utile per tutti e con scopi didattici: «Dal 2006 funziona il programma Orti per le Scuole, gestito da un’associazione di genitori dei bambini delle scuole pubbliche vicine. È un programma davvero importante, perché oltre ad avvicinare i bambini all’orto e a insegnare loro le specie vegetali e i corrispondenti periodi di semina e raccolto, affronta temi come l’agricoltura biologica e l’autosufficienza alimentare, mettendo in relazione il quartiere con l’orto in quanto sistema vitale. Per i bambini è pensato anche il laboratorio di fango, in cui vengono realizzate figure con questo materiale naturale».

    Siviglia, orto collettivo

     

     

     

     

     

     

     

    La zona coltivata è divisa tra orti vicinali, piccoli quadrati affidati a residenti di zona che se ne occupano completamente, e il più grande orto comunitario, dove coloro che vogliono successivamente usufruire di un orto individuale imparano, seguiti da persone più esperte, le tecniche di coltivazione, compostaggio, irrigazione, potatura e raccolta. A questo proposito Valentina cita Luciano, altro italiano trasferitosi a Siviglia, «…il vero ortolano numero uno! La sua decennale esperienza, il suo amore per la biodiversità e la sua costante curiosità nello sperimentare ne fanno l’elemento indispensabile per la buona salute dell’orto». Detto questo, anche chi non lavora direttamente nell’orto è il benvenuto e, sempre nel rispetto del luogo, può servirsi prendendo qualche rametto di rosmarino…

    «All’ultima assemblea mensile abbiamo deciso di aggiungere un’aia con le galline, che si nutrono dei residui destinati al compostaggio, e attraverso lo slogan “Tu Basura vale un huevo” (la tua spazzatura vale un uovo, ma anche vale molto perché in spagnolo valer un huevo significa anche valere tanto) vogliamo coinvolgere tutto il quartiere a portare i rifiuti organici come cibo per le galline, avendone in cambio uova».

    Nonostante gli aspetti positivi e di pubblica utilità, l’Associazione deve sempre stare in guardia da tentativi di sgombero, soprattutto da quando si è insediata la nuova giunta, che ha già provveduto a sgomberare alcuni centri sociali e a proporre progetti di parcheggi interrati in zone analoghe a quella dell’Orto. Questo e altri sono gli aspetti problematici di un’esperienza che comunque dà la gioia di partecipare a una cosa comune, a una res publica ormai troppo spesso dimenticata da tutti: «Gestire uno spazio collettivamente non è facile – continua Valentina – e comporta un grande sforzo da parte di molte persone. Ci sono problemi come porzioni che periodicamente risultano abbandonate e devono essere riassegnate, danni che vengono fatti all’orto soprattutto durante le feste (durante cui si raccolgono fondi), eccessivo carico di lavoro gestionale che ricade quasi sempre sulle solite persone. Nonostante tutti questi inconvenienti, nell’orto si respira la vita, lo si percepisce come un luogo vivo, in continuo cambiamento, dove davvero i cittadini decidono come vivere lo spazio pubblico. Io credo che questo sia, soprattutto, un modo di vivere: i cittadini si responsabilizzano riguardo la cosa pubblica, e non delegano all’amministrazione una gestione che quasi sempre è poi motivo di critica e malcontento. Credo che oggigiorno, davanti ad una crisi mondiale delle istituzioni, l’autorganizzazione e la riappropriazione degli spazi  sia l’unica soluzione possibile a una civiltà imbarbarita e addormentata e che l’Orto del Re Moro sia un esempio da seguire».

     

    Claudia Baghino    

  • Open Street Map: convegno M(‘)appare Genova al Porto Antico

    Open Street Map: convegno M(‘)appare Genova al Porto Antico

    Sabato 5 maggio 2012 l’Infocenter del porto Antico di Genova (Palazzina Santa Maria) ospita un convegno sul tema M(‘)appare Genova, a cura del team di Open Street Map (qui la nostra intervista) e del Circolo Amici della Bicicletta, in collaborazione con la Provincia di Genova ed il Celivo.

    Nell’era dei navigatori satellitari, delle mappe su internet, di strumenti di Street View sono sempre più le persone che cercano dei dati cartografici per il lavoro, lo studio, le vacanze. Purtroppo spesso questi dati non sono liberamente disponibili oppure sono alquanto imprecisi. Non tutti però sanno che nel mondo esiste un esercito di volontari che stanno disegnando una mappa libera, gratuita, precisa. Basta collegarsi al sito www.openstreetmap.org per osservare il loro lavoro, che nel caso di Genova sta producendo una mappa completa grazie anche al supporto dei volontari del Circolo FIAB Amici della Bicicletta.

    Oggetto del convegno è Come contribuire, con l’ausilio della bici, alla creazione della grande mappa libera e gratuita della propria città e dei suoi dintorni.

    Questo il programma della giornata

    Ore 9:00 – 11:00 Presentazione ed introduzione di OpenStreetMap
    Ore 11:00 – 12:30 “OpenStreetMap e il cicloturismo”
    Ore 12:30 – 14:00 – Rinfresco offerto ai partecipanti
    Ore 14:00 – 16:00 – “Cosa fa il volontario sul campo”
    Ore 16:00 – 18:00 – “Cosa fa il volontario con il computer”
    Ore 18:00 – 18:30 – “Esperienze di mappatori genovesi”
    Interventi vari di volontari mappatori

    Tutti sono invitati a partecipare. La partecipazione è libera e gratuita ma per ragioni organizzative comunicare l’adesione a adbge@libero.it.

  • Strade sempre pulite: il progetto di un cittadino presentato ai candidati sindaco

    Strade sempre pulite: il progetto di un cittadino presentato ai candidati sindaco

    “Strade sempre pulite” è un progetto ideato da un privato cittadino, un pensionato genovese che con passione e dedizione dal 1993 si dedica alla realizzazione di un sogno che, volenti o nolenti, riguarda ognuno di noi: l‘impegno della cittadinanza tutta per la tutela dell’ambiente.

    In questi 19 anni di attività, Piero Carini, questo il suo nome, si è battuto per diffondere l’educazione ambientale fondata innanzitutto sulla partecipazione attiva dei cittadini. Ha promosso lezioni nelle scuole coinvolgendo rappresentanti di diverse religioni (buddista, ebraica, cristiana e musulmana) con lo scopo di illustrare gli insegnamenti delle religioni sulla tutela dell’ambiente e ha dato vita ad un corposo “vademecum” contenente non solo regole comportamentali da rispettare, ma anche idee e proposte, interventi di esperti interpellati dallo stesso Carini e persino citazioni da testi sacri.

    Il suo progetto prevede innanzitutto l’ufficializzazione di un principio-norma: “Ognuno ha il dovere di salvaguardare l’ambiente e il diritto – dovere di chiedere cortesemente ai trasgressori l’azione correttiva”.

    In particolare al Comune di Genova, nella persona del futuro sindaco, il vulcanico 74enne genovese chiede la collaborazione nella redazione, in accordo con Amiu, del definitivo vademecum suddiviso per tipo di utenza (età, capacità, tempo a disposizione ecc…) da consegnare alla cittadinanza e il sostegno nella ricerca di pensionati volontari  per il ruolo di “Educatori Ambientali”, ovvero cittadini che operano sul territorio con compiti precisi quali  l’insegnamento nelle scuole e, soprattutto, il monitoraggio del proprio quartiere con attività di supporto quotidiano ai cittadini volta a controllare e, quando è il caso, correggere educatamente il comportamento per quanto riguarda la gestione dei rifiuti, dalla rimozione delle deiezioni canine sino alla raccolta differenziata.

    In cambio, i volontari dovranno ricevere dal Comune un “pacchetto sconti/agevolazioni” per alcuni servizi da concordare, come ad esempio la tassa stessa sui rifiuti.

    In occasione delle imminenti elezioni amministrative, Carini sta proponendo all’attenzione dei candidati sindaco il progetto chiedendo ad ognuno di firmare un impegno scritto per la realizzazione di “Strade sempre pulite” in caso di insediamento a Tursi. Ad oggi è arrivata la firma di Enrico MussoGiuseppe Viscardi, Roberto Delogu, Armando SiriSimohamed Kaabour, Giuliana Sanguineti, Susy De Martini ed Edoardo Rixi.

     

    Foto di Diego Arbore

  • Piano del Verde, Comune di Genova: le linee strategiche del progetto

    Piano del Verde, Comune di Genova: le linee strategiche del progetto

    Il Comune di Genova ha approvato il Piano del Verde, un documento che contiene linee strategiche, buone pratiche, indicazioni per la progettazione e regole per la manutenzione del verde, realizzato a quasi due anni di distanza dal “Regolamento del Verde”  (in vigore dal 22 novembre 2010) per la salvaguardia e la gestione del patrimonio botanico cittadino, sia dal punto di vista ambientale/paesaggistico che per quanto riguarda il suo rapporto con la spazio urbano.

    Si tratta di un percorso fortemente voluto dall’assessore Giuseppina Montanari, in linea con quanto emerse nel 2007 dal vertice di Potsdam in Germania, quando i ministri dell’Ambiente delle principali economie mondiali concordarono sulla necessità di promuovere uno studio per mettere a confronto i costi della perdita di biodiversità con quelli di misure conservative efficaci. Su iniziativa della Commissione Europea, le pubblicazioni del 2008 calcolarono la perdita annuale dei servizi ecosistemici in 50 miliardi di euro e da qui si comprese la necessità di creare un vero e proprio mercato intorno a questo genere di servizi.

    Il Piano del Verde del Comune di Genova, redatto da tecnici e rappresentanti del Comune (a titolo gratuito, senza gettone di presenza) e con la collaborazione del PN Studio, vuole considerare il verde una ricchezza anche sul piano economico proprio perché in grado di elargire servizi ecosistemici, ovvero “forniti dall’ecosistema”. Può aiutarci a comprendere meglio questo concetto il Millenium Ecosystem Assessment che descrive quattro categorie di servizi ecosistemici: approvvigionamento (ad esempio produzione di cibo, acqua potabile, materiali o combustibile), supporto alla vita (ciclo dei nutrienti, produzione primaria), regolazione del climavalori culturali.

    L’intento del Comune è quello di proporre una strategia di azioni per ottimizzare la manutenzione (ad esempio norme dettagliate per gli interventi di potatura o recisione radici) e favorire la  prevenzione, ottenendo così vantaggi economici in termini di danni e spese, regole da applicare anche ai progetti per la realizzazione di nuove aree verdi che imporranno tutti gli accorgimenti tecnici per “fornire quanti più servizi ecosistemici, ridurre il carico manutentivo e ben raccordarsi con la rete ecologica regionale”. Il piano consente, ad esempio, la messa a dimora solo di specie autoctone al fine di migliorare e conservare la biodiversità naturale, impone una distanza minima tra alberi e strutture urbane fornendo i criteri per stabilire un “raggio di rispetto” per ogni albero in base alle sue dimensioni. Sono stati inoltre censiti tutti gli alberi di pregio da salvaguardare nel territorio comunale.

    Il Piano rimanda ad ulteriori integrazioni e approfondimenti tematici, tra cui la gestione dei parchi storici, gli obiettivi temporali e le normative di qualità progettuale.

    Genova attualmente può contare su oltre 2 milioni e mezzo di metri quadri di verde pubblico e parchi urbani, 30 milioni di metri quadri di verde forestale, 30 km di viali alberati e 32 parchi storici.

     

    Foto di Daniele Orlandi