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  • The Black Bag, come ripulire il mondo dalle nostre cattive abitudini

    The Black Bag, come ripulire il mondo dalle nostre cattive abitudini

    Foto di Matteo Paolillo

    Una delle tematiche esplose in questi ultimi anni, e che sempre più sta condizionando l’agenda politica e sociale del mondo occidentale, con alterni risultati, è sicuramente quella ambientale, legata ai cambiamenti climatici e in particolar modo all’inquinamento. Spesso, a fronte di un argomento così complesso e stratificato all’interno del nostro sistema economico e di vita, è difficile trovare il bandolo della matassa, soprattutto se si vuole poi provare ad attivarsi e passare dalle tante belle parole ai fatti concreti. 

    Un buon modo per uscire dal labirinto dell’inedia è sicuramente quello di seguire le tracce di chi questo passaggio è riuscito a farlo: abbiamo incontrato The Black Bag, gruppo di tutela ambientale formatosi recentemente a Genova e intervistato Ludovica, una delle fondatrici dei questo ambizioso progetto; ecco la nostra conversazione, tra consigli di lettura e d’azione.

    Ciao, innanzitutto raccontaci qualcosa di te…
    Ciao! Mi chiamo Ludovica Squadrilli e ho 30 anni. Sono nata a Genova, sono laureata in Graphic Design, professione che svolgo come libera professionista da diversi anni e all’interno di The Black Bag sono vice presidente e art director. Ho sempre avuto una sensibilità innata per la tutela ambientale e un amore incondizionato per la natura e gli animali tanto che già da piccola ho iniziato come attivista per il WWF per il quale facevo le raccolte fondi per le specie a rischio vendendo i loro francobolli con un banchetto sulla strada sotto casa, un po’ come si faceva con i banchetti per gli scooby-doo in spiaggia da ragazzini…

    Cos’è The Black Bag e chi siete?
    The Black Bag è un gruppo di tutela ambientale, diventato a tutti gli effetti un’associazione di promozione sociale (APS) proprio i primi di Maggio, per quanto siano già due anni che siamo attivi sul territorio ligure per la tutela e la salvaguardia del litorale e delle aree verdi come ad esempio il Monte Moro. Nel gruppo direttivo siamo cinque (Andrea Canepa, Mattia Filippone, Dorotea Theodoli, Marco Pitto ed io) ma contiamo una trentina di volontari e volontari sparsi su tutta Italia (e all’estero) che collaborano con noi alla stesura degli articoli del blog e alla creazione dei contenuti grafici.

    Quando e come è nata l’idea di The Black Bag?
    Siamo nati il 26 Dicembre 2019 sulle spiagge di Sturla, in seguito ad una passeggiata del nostro presidente e amico Andrea Canepa che, con il suo amico a quattro zampe Ralph, si è ritrovato a camminare su un tappeto di plastica depositata dal mare, in aggiunta a quella lasciata dagli umani che vivono lo spazio. Qualche giorno prima Andrea ha pubblicato una storia su Instagram in cui denunciava la situazione invitando amici e parenti ad unirsi a passare una mattinata volta alla pulizia della spiaggia. A fine giornata alcuni dei presenti, tra cui la sottoscritta, sono rimasti a discutere dell’esperienza; l’entusiasmo e quello che ognuno di noi ha “portato a casa” come premio per l’anima, ci ha arricchito così tanto che abbiamo deciso di continuare. I presenti che quel giorno si sono fermati a disquisire dell’esperienza, oggi, a distanza di circa due anni, sono i fondatori di The Black Bag.

    Di preciso, cosa volete trasmettere alle persone? Qual è il vostro obiettivo?
    Devo ammettere in realtà che, in primis, tutto questo lo stiamo facendo per noi: per ogni cicca di sigaretta che abbiamo buttato per terra senza preoccuparci di dove sarebbe finita, per ogni volta che non abbiamo tutelato gli spazi intorno a noi… Insomma, uno dei reali motivi è assumerci le responsabilità di tutte quelle azioni che avremmo potuto fare ma che non abbiamo fatto sin da subito. Quando ci siamo resi conto che non eravamo gli unici a volerci “sporcare le mani” e che da soli avremmo potuto fare poco, abbiamo iniziato a coinvolgere chi voleva tramite i social (che sono stati indispensabili). Ad oggi, l’obiettivo non è più solo ridare decoro a spiagge e aree verdi o cittadine ma anche informare e sensibilizzare, partendo soprattutto dai più piccoli, al rispetto dell’ambiente, della flora e della fauna e a come essere il più ecosostenibili possibile, il tutto attraverso la divulgazione di contenuti digitali come gli articoli che trovate nella sezione blog del nostro sito.

    Avete mai ricevuto delle critiche per quello che fate?
    Finora no, non abbiamo ricevuto critiche ma ci è capitato in più di un’occasione di essere ostacolati in alcune missioni come la volta che, in collaborazione con altri gruppi di Genova, avevamo organizzato la pulizia di un’area verde di Begato alla quale abbiamo dovuto rinunciare per la sicurezza dei volontari: in sede di sopralluogo, che effettuiamo sempre prima degli eventi, gli abitanti della zona lanciavano elettrodomestici e sacchetti della spazzatura pieni dalle finestre, totalmente indisturbati e incuranti della nostra presenza.

    Le istituzioni vi appoggiano?
    Non abbiamo potuto collaborare con le istituzioni per via della costituzione che è avvenuta solo i primi di Maggio ma abbiamo avuto appoggio sin da subito da enti territoriali come Confcommercio Liguria e Amiu che è l’ente che si occupa della raccolta dei rifiuti del Comune di Genova i quali ci supportano ad ogni nostro evento (nel comune di Genova) recuperando e smaltendo tutti i rifiuti ingombranti o pericolosi che raccogliamo come materiali edili, pneumatici, RAEE.

    Ricevete feedback dalle persone che vi vedono? Cosa dicono di voi?
    Si molti, è capitato spesso che passanti si unissero a noi o ci portassero cibi e bevande per ringraziarci. Mi sono resa conto che da quando è diventata una “missione di vita” per primi i miei familiari hanno iniziato ad essere più attenti all’argomento, mi chiedono consigli e sottolineano le azioni green che fanno (riempiendomi d’orgoglio).

    Voi cosa ricavate da tutto questo lavoro?
    Io personalmente provo un grande senso d’orgoglio e soddisfazione alla fine di ogni evento. Inoltre sono una persona molto socievole e grazie a TBB ho conosciuto e ho la possibilità di conoscere persone meravigliose che abbracciano il mio stesso senso civico, perché di questo trovo che si tratti la tutela e il rispetto dell’ambiente, senso civico.

    Collaborate con altre associazioni? Siete in contatto con realtà simili alle vostre ma in altre città e territori?
    Assolutamente si! Sono tantissime le realtà che come noi si occupano dell’ambiente. Su Genova vi sono diversi gruppi con i quali abbiamo già organizzato eventi e collaboriamo a stretto contatto. Per quanto riguarda le altre città, il 19 Giugno stiamo organizzando il primo evento in simultanea firmato The Black Bag che ci vedrà impegnati contemporaneamente su Genova, Savona e Roma, quest’ultima la prima città fuori dalla Liguria dove inizieranno a pieno regime gli eventi di pulizia.

    Qual è il rifiuto più strano che avete trovato?
    Durante una delle pulizie che abbiamo fatto presso la foce dell’Entella di Chiavari lo scorso anno abbiamo trovato tantissimo materiale medico come vecchi medicinali ancora nelle ampolle di vetro, un contenitore per creme in alluminio degli anni ‘40 con tanto di testo in rilievo sopra, schede telefoniche, lastre di raggi x, una vespa d’epoca ormai diventata un blocco di ruggine e molti contenitori di detersivi palesemente vintage di marche che non esistono neanche più. Moltissimi pezzi di impianti elettrici come prese e interruttori che avevano probabilmente i nostri nonni nelle loro abitazioni.

    Qual è invece quello che si trova in maggiore quantità?
    Tralasciando le mascherine date dalla pandemia, le cicche di sigaretta sono purtroppo il rifiuto più facile di cui sbarazzarsi e soprattutto le spiagge ne sono letteralmente invase! Seguite poi da bottiglie di plastica, salviette, lenze e microplastiche.

    Cosa consiglieresti a chi ci sta leggendo per inquinare meno?
    Alcune delle abitudini che si possono adottare sono: usare la borraccia anziché comprare bottiglie d’acqua di plastica, utilizzare borse in tessuto per i nostri acquisti, gettare le sigarette nel cestino anziché per terra o nei tombini (che finiscono direttamente in mare), comprare roba sfusa anziché con packaging come pane, frutta e verdura, utilizzare detersivi e saponi sia per la casa che per l’igiene personale che non siano d’impatto sull’ambiente, fortunatamente sta tornando di moda lo sfuso per questi che la maggior parte delle volte è anche ecofriendly e prodotto con materie naturali.

    Noi donne purtroppo, per ragioni biologiche, incidiamo molto sull’ambiente con gli assorbenti, una delle cose che possiamo fare per ovviare questo problema è utilizzare assorbenti lavabili e non usa e getta, ne esistono diversi tipi dalla coppetta mestruale in silicone che sostituisce quelli interni a quelli esterni con ali in fibra di cocco che si possono lavare in lavatrice, io personalmente non tornerei mai e poi mai in dietro sia per ragioni economiche che di salute!

    Avete già stabilito cosa fare nei prossimi mesi?
    Abbiamo un calendario ricco di appuntamenti e con la bella stagione abbiamo in programma degli eventi speciali che dureranno anche due giorni ma che sono ancora top secret!

    Dove vi possiamo trovare per unirci a voi?
    Il prossimo evento sarà Sabato 19 Giugno e avrà luogo in tre città italiane diverse: Savona, Roma e Genova, in quest’ultima sarà un evento speciale, in collaborazione con il brand d’abbigliamento R3unite, che direttamente da Milano, porterà il Proactive Show (fashion show + clean up).

    Ci consigli qualche lettura che possa sensibilizzare sul tema ambientale e spiegare meglio cosa sta succedendo e come dovremmo comportarci?
    Dunque, sulla situazione attuale del nostro pianeta sono stati pubblicati ormai moltissimi libri, per fortuna. Io consiglierei qualsiasi cosa scritta da Naomi Klein, che soprattutto in Una rivoluzione ci salverà (Rizzoli, 2015) parla del capitalismo e della crisi climatica.

    Se invece si è più interessati alla perdita di biodiversità e a un approccio più scientifico, ho letto di recente La sesta estinzione di Elizabeth Kolbert (beat, 2014), in cui si fa il punto della situazione sull’estinzione di massa che stanno subendo animali e piante ormai da anni.

    Infine, per avere un quadro ancora più completo, è uscito da poco Scegliere il futuro di Christiana Figueres e Tom Rivett-Carnac (Tlon, 2021). È un libro molto pratico che, dopo aver spiegato l’importanza dell’Accordo di Parigi, elenca tre mentalità e dieci azioni da adottare per raggiungere gli obiettivi concordati. Potete trovare altri consigli sul nostro blog nella rubrica I consigli del Dodo di Dorotea Theodoli.

    Potete trovare tutte le informazioni sui progetti attivi e i prossimi eventi sui loro canali social Facebook e Instagram: @theblackbagorg o sul sito www.theblackbag.org

    A cura di Giulia Giordanella – book blogger
  • Il centro storico soffoca: aumentano i rifiuti ma diminuiscono gli spazzini

    Il centro storico soffoca: aumentano i rifiuti ma diminuiscono gli spazzini

    “La spazzatura è una grande risorsa nel posto sbagliato a cui manca l’immaginazione di qualcuno perché venga riciclata a beneficio di tutti”, ha detto Mark Victor Hansen. La Germania – per citare un esempio di posto ‘giusto’ – ricicla la maggior parte dei rifiuti che produce, una buona parte di quello che resta finisce negli inceneritori che generano energia e soltanto l’1% finisce in discarica. Per dare l’idea, dieci anni fa i tedeschi riciclavano di più di quanto fa oggi la Liguria.

    Perché Genova sembra così sporca e malcurata? Si tratta di inciviltà o di un cattivo sistema di gestione rifiuti? O entrambe le cose? Il degrado del centro storico è da anni un tema parecchio dibattuto eppure – nonostante i servizi offerti da Amiu e le nuove iniziative per incentivare il decoro urbano – la situazione sembra essere sempre la medesima. Mozziconi di sigarette, cartacce, plastica, scie di deiezioni canili. Non solo Genova fa male la raccolta differenziata nel 2018, ma la fa anche peggio del 2017.

    Oggi meno operai che nel 2015

    Per chi abita nel centro storico, gettare la spazzatura è sempre stato un incubo: le famose ex ‘stanzine blu’ sono state sostituite dagli EcoPunti ad accesso controllato, ma la situazione sembra non essere cambiata. Anzi – nonostante lo sporco rappresenti sempre un problema urgente da risolvere – gli spazzini sul territorio non accennano ad aumentare.

    Dai bilanci pubblicati sul sito di Amiu – l’Azienza Multiservizi e d’Igiene Urbana – si evince, infatti, che il numero degli operai nel corso degli anni ha subito un leggero decremento. Se nel 2015 erano 1254, nel 2016 erano 1236, l’anno successivo 1211 e nel 2018 gli spazzini erano 1226 (quasi tutti a tempo indeterminato e con una media d’età di 52 anni). Quindi dal 2015 ad oggi il numero degli operai impiegati nell’organico aziendale è andato man mano a scemare, con un leggero incremento soltanto nel 2018, che comunque resta inferiore al numero degli spazzini che erano impiegati in azienda qualche anno fa. Si registra anche una riduzione sui costi per il personale: si è passati da circa 51 milioni nel 2015 a circa 47 nel 2018.

    Il numero degli operai presenti nell’organico aziendale però, sarebbe ancora inferiore rispetto a quello riportato nei bilanci: “Nei conteggi vengono messi anche circa 30 operai che dipendono sempre da Amiu, ma svolgono dei servizi totalmente diversi come quelli funerari. In questo numero sono compresi anche quelli a tempo determinato presi per il crollo del ponte Morandi. Quindi i numeri, in realtà, sono un po’ al di sotto”, ci racconta una fonte qualificata fonte interna ad Amiu, che aggiunge: “È un problema. La richiesta di decoro è sempre la stessa. Dal crollo del ponte il numero degli operai e dei dipendenti in generale è andato a diminuire. Il calo degli operai si fa sentire. Col decreto Genova hanno assunto quelli che chiamiamo i ‘morandisti’ – che sono 30 – e queste sono state le uniche assunzioni fatte. Nel 2019 sono andati in pensione una settantina di dipendenti in generale. La carenza di personale, soprattutto operativi, è evidente”.

    Secondo questa lettura l’intenzione sarebbe quella di “smantellare l’azienda e far prendere ad Iren tutto il pacchetto. Noi lavoratori abbiamo fatto una lotta abbastanza dura e Iren non è entrata dalla porta, ma è entrata dalla finestra. Ha la concessione alla costruzione dell’impianto di Scarpino e tutte le ditte in appalto che stanno lavorando per Amiu sono ditte che notoriamente lavorano per Iren. Iren ci sta facendo a pezzettini, la situazione è questa”.

    Raccolta differenziata 2018: il contraddittorio caso genovese

    In Liguria i dati sulla raccolta differenziata sono positivi se paragonati a quelli di qualche anno fa. La regione ha registrato un incremento dei dati percentuali nel corso degli anni: se nel 2012 la raccolta differenziata era al 32,02%, nel 2018 è salita al 49,66%. Purtroppo, però, la provincia che registra la percentuale inferiore resta ancora Genova, con un 41,55% nel 2018. Paradossalmente, la raccolta differenziata genovese ha registrato un decremento rispetto al 2017 dove aveva registrato un tasso del 41,63%. Nessun miglioramento per Genova, nessun passo in avanti nel corso di un intero anno, mentre tutte le altre province hanno raggiunto e superato il 45% di raccolta differenziata. L’obiettivo della regione per il 2020 è raggiungere il tasso del 65%, un traguardo che a questo punto pare decisamente utopico per il capoluogo ligure.

    Chiusura di Scarpino e crollo del ponte Morandi: come hanno inciso sulla RD

    Il crollo del ponte Morandi – oltre a portare via 30 mila mq di aree industriali funzionali al servizio di igiene del suolo, alla raccolta e al trasporto di rifiuti – è stato un punto di svolta per Amiu che ha deciso di ripensare urgentemente l’organizzazione logistica e impiantistica. La distruzione che ha lasciato il crollo del ponte della Valpolcevera ha costretto l’azienda a traslocare persone, mezzi e attrezzature in altre sedi (non idonee come le precedenti) e questo ha comportato inevitabilmente un aumento dei costi.

    Dai bilanci di Amiu si comprende come la chiusura della discarica di Scarpino nel 2014 e il crollo del ponte Morandi nel 2018 abbiano segnato la città di Genova, causando un forte incremento dei costi per i servizi. In seguito alla chiusura di Scarpino i costi subirono un drastico aumento (di oltre 29 milioni), salendo a 62 milioni nel 2015. Dopo una sorta di assestamento dei costi per un triennio, nel 2018 hanno registrato un nuovo aumento rispetto all’anno precedente – pari al 10,72% – dovuto principalmente a due voci di spesa: i lavori di bonifica all’area ex Nira e i lavori di igiene urbana. I primi erano inesistenti, dunque sono stati stanziati per la prima volta oltre 3 milioni per bonificare dall’amianto la struttura abbandonata da oltre 20 anni, mentre i secondi hanno subito un aumento di oltre 2 milioni. Il che significa che la gestione delle attività che riguardano smaltimento rifiuti, pulizia spiagge e scogliere, gallerie e sottopassi, aree verdi e wc, diserbo, rimozione carcasse e discariche abusive e lavaggio cassonetti ha richiesto un budget più elevato (basti pensare al maltempo e i danni provocati).

    La nostra fonte ci spiega cosa è andato perduto il 14 agosto 2018 e quali decisioni sono state prese dall’azienda per sopperire alla perdita delle aree sottostanti il Morandi: “Nelle isole ecologiche, per fare un esempio, noi abbiamo dei grandissimi problemi. Sotto il ponte, oltre ai colleghi, abbiamo perso una rimessa, l’isola del riciclo, l’isola ecologica, una serie di uffici. Queste aree sono state perse e mai più recuperate”.

    E continua: “Tutto quel cantiere è stato riportato nella vecchia rimessa, insieme ad altri lavoratori tutti ammassati, abbiamo mezzi parcheggiati in posti privati dove paghiamo per tenere i nostri camion”. L’intento sarebbe quello di avere un “servizio sempre più scadente”.

    Mezzi fatiscenti e turnazioni bizzarre

    Il calo del personale non sarebbe l’unico problema dell’azienda: “Dalla chiusura di Scarpino non abbiamo mai fatto sentire l’emergenza, ma ora iniziamo ad andare pesantemente sotto di organico. A questo si aggiunge anche il problema dello stato dei mezzi: abbiamo camion che hanno 20 anni e che usiamo quasi 24 ore su 24. Di notte, abbiamo 6 o 7 zone scoperte per turno. Spesso mi è capitato di dover aspettare qualcuno che rientrasse col camion per poter fare la mia zona. E questo accade dappertutto. Non c’è più gente e quella che c’è viene dirottata su mille servizi. Poi l’età media dell’azienda è molto alta e non assumendo giovani questo si configura come un problema nel problema”.

    Inoltre, anche la turnazione non sarebbe gestita in relazione alle necessità. Per esempio nel centro storico il numero crescente di esercizi legati alla ristorazione, anche turistica, sta mettendo in crisi la tenuta del servizio: “L’inizio turno è stato spostato dalle 23 alle 19,20, creando problemi con lo svuotamento dei bidoni, che quindi vengono nuovamente riempiti appena svuotati, rimanendo pieni anche per tutto il giorno successivo”. Ma non solo: “Lo spazzamento manuale è stato di fatto ridotto – spiega – ogni operatore oggi ha una zona molto più ampia e deve scegliere, coprendo solo i punti di maggior passaggio. L’impegno della gente che lavora c’è ed è costante, ma più di così non ci riusciamo. Manca personale”.

    EcoPunti per il decoro urbano

    Per unire le esigenze di gestione dei rifiuti nel centro storico con quelle dì decoro del quartiere, Amiu ha allestito quasi 40 EcoPunti. Il centro storico di Genova – oltre ad essere densamente popolato – è una rinomata meta per i turisti di tutto il mondo, perciò necessita di frequenti e particolari lavaggi del suolo. In più, proprio a causa della densità di popolazione nel quartiere, i cassonetti vanno svuotati e puliti ancora più frequentemente. Amiu ha quindi servito il centro storico di piccoli magazzini che ospitano i contenitori della spazzatura, tutti ad accesso controllato e dotati di un sistema di video-sorveglianza e un sistema di anti-intrusione dei ratti. Nel centro storico attualmente gli EcoPunti sono 11, ma – sempre in termini di mantenimento del decoro e costruzione di appositi spazi per togliere i cassonetti della spazzatura dalle zone di pregio della città – queste aree aumenteranno.

    Abbiamo ascoltato due operatrici ecologiche che ci hanno raccontato una situazione sì migliore del passato, ma che mette in luce un sistema ancora poco efficace da alimentare comportamenti non virtuosi da parte dei cittadini, come l’abbandono degli ingombranti: “Gli EcoPunti nuovi funzionano con un badge distribuito ai residenti. Sono tutti video-sorvegliati, ma acquisire le immagini non è facile per via della privacy. Una persona che butta gli ingombranti dentro un EcoPunto chiuso come si fa a trovare? Bisognerebbe risalire, tramite le telecamere, all’orario preciso in cui è stato buttato il mobile, andare a vedere il badge che è passato proprio in quel momento e fare un controllo incrociato che diventa abbastanza difficile. Roba da CIA”.

    Mentre sullo stato dei bidoni e sul cambiamento che hanno notato in seguito all’installazione dei nuovi EcoPunti ci raccontano: “I bidoni non vengono lavati a sufficienza, respiriamo di tutto e d’estate la puzza è insopportabile. Il bunker è effettivamente più pulito all’interno da quando vi si accede con il badge, prima ci trovavamo ogni genere di cose e di situazioni. Il problema è che non tutti hanno la residenza e sono dotati del badge, quindi a volte troviamo cumuli di rumenta davanti all’EcoPunto. Alcuni sono più puliti di altri, dipende dalle zone”.

    La situazione dei rifiuti nel centro storico di Genova potrebbe essere considerata come un’emergenza, emergenza che ha origini lontane e sviluppi recenti: il crollo del Morandi poteva essere un’opportunità per pretendere da parte dello Stato nuove risorse, ma nei fatti il personale continua a diminuire, mentre il servizio diventa sempre meno efficiente, anche visibilmente. Eppure i rifiuti continuano ad essere una potenziale risorsa, che aspetta solo qualcuno o qualcosa che la sappia valorizzare.

    I rifiuti ci sono e sono sempre di più – nel 2018 circa il 49% in più dell’anno precedente – e in qualche maniera bisogna occuparsene. Una loro cattiva gestione diventa un problema per la salute dell’uomo e quella dell’ambiente, perciò occorre al più presto una politica di gestione rifiuti efficace, in grado di dare valore alle risorse al termine della loro vita, destinandole al corretto trattamento e riutilizzo. L’attuale servizio pare inadeguato e il centro storico è letteralmente saturo di spazzatura, decisamente non un bel vedere per i turisti in visita nella Superba e nemmeno un motivo di vanto per gli abitanti. Con l’ultimazione dei lavori per la ricostruzione del ponte della Valpolcevera, che determinerà in un certo senso una rinascita per la città, l’augurio è che si possa mettere un punto di partenza anche per una Genova più ‘green’: più pulita, rispettosa e accogliente.

     

    Paola Alemanno

  • Amiu, Pd-Crivello attaccano su soluzione Amiu: «Bucci vuole privatizzare trattamento rifiuti?»

    Amiu, Pd-Crivello attaccano su soluzione Amiu: «Bucci vuole privatizzare trattamento rifiuti?»

    delibera-amiu-lavoratoriUn tapullo per qualche mese. Ovvero, un piccola toppa. Così i consiglieri comunali genovesi del Pd e della Lista Crivello definiscono la soluzione presentata ieri dalla giunta Bucci per risolvere i problemi di Amiu e il debito di Palazzo Tursi nei confronti della partecipata per la gestione del ciclo dei rifiuti. “Su Amiu la giunta ha scelto di rinviare le scelte e di garantire la sopravvivenza dell’azienda forse per qualche mese- attacca l’opposizione di centrosinistra come riportato dalla agenzia Dire – la nostra scelta- ovvero l’aggregazione con Iren- era quella di assicurare un futuro ad Amiu per i prossimi decenni. Non vorremmo che questa scelta nascondesse l’idea di spacchettare Amiu in un’azienda pubblica di spazzamento e raccolta, per privatizzare la più ricca attività di trattamento dei rifiuti”.
    I consiglieri smontano punto per punto le linee guida che condurranno alla presentazione della variazione di bilancio. In primis, viene sottolineato che la maggior parte delle risorse previste dalla giunta “sono frutto della politica di bilancio della precedente amministrazione che, contrariamente a quanto dichiarato in campagna elettorale dal sindaco Bucci, ha lasciato conti trasparenti e in ordine che permetteranno di avere una spesa per i servizi alla persona superiore a quella dell’anno scorso e di attingere a riserve ed avanzi che il centrosinistra ha preferito preservare per le esigenze della città e non spendere durante la campagna elettorale”.
    Nel dettaglio, gruppo Pd e lista Crivello sostengono che la rinegoziazione dei mutui con Cassa depositi e prestiti per 2 milioni fosse già stata ottenuta dall’assessore Miceli, la riduzione delle tariffe dell’acqua per circa 1,5 milioni fosse stata stabilita grazie al lavoro di Città Metropolitana nello scorso ciclo amministrativo, così come frutto dell’impegno della precedente amministrazione in Fsu sia anche la possibilità di utilizzare una maggiore quota di dividendi pari 2 milioni di euro.
    Sotto attacco la scelta di accendere un nuovo mutuo da 7 milioni: “Siamo molto interessati a capire se si aggiungerà all’indebitamento già previsto oppure se deriverà da una diversa destinazione degli investimenti previsti dal Piano triennale già approvato”, si chiedono i consiglieri. Inoltre, il centrosinistra sottolinea che “le risorse devolute ad Amiu dalla giunta vanno a detrimento delle spese che in sede di presentazione del bilancio preventivo erano state destinate a servizi sociali (coperti dalla manovra Bucci solo fino ad ottobre), manutenzioni (solo 400.000 euro contro gli oltre 3 milioni previsti), e servizi educativi (garantiti solo i libri scolastici del ciclo primario)”.
    Preoccupazione, infine, per il futuro di Amiu. “Senza il prolungamento del contratto di servizio per l’intero ciclo dei rifiuti e non per il solo spazzamento, senza un partner industriale o le risorse per realizzare gli investimenti (circa 180 milioni di Euro) Amiu non ha futuro- accusano Pd e lista Crivello- si è deciso invece di caricare sul bilancio del Comune e quindi su tutti i cittadini genovesi il debito pregresso per la gestione dei rifiuti dopo l’emergenza Scarpino, che invece sarebbe stato assorbito dall’operazione di aggregazione con Iren. E tutto senza una chiara decisione su come Amiu sosterrà da qui in avanti i costi del trasferimento dei rifiuti fuori regione (circa 2 milioni di euro al mese)”
  • Amiu resta pubblica e il bilancio del Comune è al sicuro. La giunta Bucci salva capra e cavoli

    Amiu resta pubblica e il bilancio del Comune è al sicuro. La giunta Bucci salva capra e cavoli

    RifiutiAmiu non fallisce, non fa causa al Comune, resta pubblica, non dovrà aggregarsi con Iren e la tassa sulla spazzatura che pagano i genovesi, dopo quest’anno, non aumenterà ulteriormente. In più, il contratto di servizio della partecipata per la gestione del ciclo dei rifiuti verrà prolungato oltre l’attuale scadenza al 2020 probabilmente per altri 10 anni. La madre di tutte le lacerazioni e le sconfitte della giunta Doria sembra essere stata risolta dal centrodestra in men che non si dica. Una decina di giorni, quasi un colpo di bacchetta magica e il sindaco Marco Bucci ma soprattutto l’assessore al Bilancio, Pietro Piciocchi, hanno trovato la soluzione per l’immediato (12 milioni di euro) e hanno tracciato le linee guida per il futuro quantomeno di breve periodo. Verrebbe da chiedersi: “Ci voleva tanto?”. Ecco qual è strada tracciata per uscire dall’impasse.

    I conti per il 2017

    La situazione era ormai stranota. L’ultimo atto del Consiglio comunale targato Doria dopo aver fallito il tentativo di condurre in porto l’aggregazione tra Amiu e Iren, ha approvato un aumento della Tari per il 2017 pari al 6,89%, non sufficiente a coprire i costi del servizio cresciuti a causa della perenne chiusura della discarica di Scarpino e della necessità di portare i rifiuti fuori Regione, per cui invece sarebbe stato necessario un aumento medio in bolletta del 18%. Mancavano circa 13 milioni di euro che, per legge, l’amministrazione avrebbe dovuto trovare entro il 31 luglio.

    Così la nuova giunta non può far altro che mettersi subito al lavoro, per non passare alla storia come l’amministrazione più breve di Genova sciolta da un commissariamento dopo nemmeno 100 giorni per non essere stata in grado di sistemare un bilancio lasciato zoppo da chi ha preceduto. E la soluzione, almeno in teoria e nelle intenzioni illustrate alla stampa, per il momento sembra anche rispecchiare le promesse di campagna elettorale con la giunta che tira fuori dal cappello 12 milioni di euro all’interno dell’assestamento di bilancio, senza intaccare altri capitoli di spesa.

    Da dove arrivano i soldi

    Per capire come l’amministrazione abbia trovato i soldi, bisogna allargare il discorso a tutto l’assestamento di bilancio che cuba complessivamente oltre 20 milioni di euro. Oltre ai 12 per Amiu, ci sono infatti quasi 8,4 milioni di euro per altre voci di bilancio obbligatorie ma lasciate scoperte dalla passato ciclo amministrativo: 4,4 milioni per i servizi sociali; oltre 591.000 euro sul capitolo lavoro; 770.000 euro per la copertura della cedole librarie; un milione di euro per la gestione del patrimonio comunale; 275.000 euro per il Job centre che gestisce il reperimento dei fondi europei; 424.000 euro per le manutenzioni; 900.000 euro per altre vari voci di spesa.

    Diverse le fonti di copertura: 2 milioni di euro da disavanzo del bilancio precedente; altrettanti dallo svincolo di fondi precedentemente accantonati per spese giudiziarie; 7 milioni dalla contrazione di un nuovo mutuo (ma la giunta Doria non aveva detto che non se ne sarebbero più potuti accendere?; 1,4 milioni dallo sblocco di entrate erariali, 4,8 milioni di risparmi dalla rinegoziazione di mutui con Cassa depositi e prestiti e delle spese per le utenze di Mediterranea delle Acque; 3,2 milioni di euro di prelevamenti dal fondo di riserva.

    Le linee per il futuro

    amiu-lottaMa i problemi di Amiu non finiscono con il 2017. L’azienda, infatti, vanta nel complesso un credito nei confronti del Comune di circa 185 milioni di euro: 106 legati alla chiusura della discarica di Scarpino e alla sua gestione post mortem, già spalmati su un piano di rientro di 30 anni, gli altri per gli extracosti dovuti al conferimento dei rifiuti fuori regione. Ed è proprio qui che incideranno i 12 milioni che arriveranno dall’assestamento di bilancio di quest’anno e da un piano di rientro fino al 2020, data attuale di scadenza del contratto di servizio, che consentirà all’azienda di accedere nuovamente al credito bancario che garantirà la continuità aziendale e il recupero di altri 23 milioni di euro per raggiungere i 35 milioni di euro chiesti da Amiu (frutto di un ricalcolo degli iniziali 38 contabilizzati qualche mese fa).

    Tre i fronti su cui si sta lavorando per una soluzione strutturale. Riduzione delle spese già entro l’anno; estensione del contratto di servizio per 10 anni attraverso la strategia dell’in house provider, rivedendo l’assetto societario di Amiu con l’ingresso nel capitale di altri Comuni della Città metropolitana; revisione entro 40 giorni con la Regione del piano dei rifiuti per ricalibrare la capacità di trattamento degli impianti liguri e studiare nuove sinergie.

    Amiu – Iren. Rivivi tutto il percorso della mancata aggregazione

    Insomma, il centrodestra mette in campo una politica di centrosinistra, che lo stesso centrosinistra, non solo negli ultimi mesi ma per buona parte della seconda metà del mandato Doria, ha sempre detto inapplicabile. Gli amanti della dietrologia che vedevano quella posizione come un enorme favore “all’amica Iren” adesso hanno gioco facile (oltre che ragione, almeno in apparenza) a dire “ve l’avevamo detto”. Ora attendiamo quello che diranno sul nuovo percorso.

  • Rifiuti, a Genova la differenziata scende del 2%, ma Amiu contesta i dati. In arrivo multa per il Comune? Migliora la situazione per la Liguria

    Rifiuti, a Genova la differenziata scende del 2%, ma Amiu contesta i dati. In arrivo multa per il Comune? Migliora la situazione per la Liguria

    RifiutiLiguria virtuosa, Genova pecora nera. E’ questo, in estrema sintesi, il quadro della raccolta differenziata che emerge dai dati del 2016 illustrati questa mattina dal governatore Giovanni Toti e dall’assessore all’Ambiente, Giacomo Giampedrone, e derivanti dal monitoraggio dell’Osservatorio ligure sui rifiuti. A livello globale, la Liguria raggiunge il 43,19% di raccolta differenziata, crescendo di quasi 5 punti rispetto al 38,63% del 2015 e di 8 punti rispetto al 35,90% del 2014. Rispetto ai dati del 2015 si registra inoltre un calo della produzione totale di rifiuti di quasi 34.000 tonnellate. A livello provinciale Genova si ferma al 39,49%, Imperia, la peggiore, al 38,22%, Savona al 49,43%, mentre alla Spezia si registra il risultato migliore con il 53,66%.
    Pecora nera in assoluto, il Comune di Genova: secondo i dati riportati dalla Regione, infatti, la differenziata nel capoluogo ligure è scesa di quasi 2 punti, dal 34,57% del 2015 al 32,89% del 2016. «Genova è il punto dolente– analizza l’assessore Giampedrone- decresce di due punti: è un dato preoccupante. In una regione che cresce bene, senza Genova non si può svoltare definitivamente. Il capoluogo ci tiene fermi di oltre 5 punti percentuali a livello regionale: senza Genova, arriveremmo al 48,5% in tutta la regione». Fra gli altri Comuni capoluogo, La Spezia ha raggiunto il 50,32%, Savona sale da 31,62% a 42,56%, Imperia scende leggermente dal 36,93% al 36,89%. In tutta la regione, invece, salgono a 63 i Comuni liguri che toccano e superano la percentuale del 65% di raccolta differenziata -erano 32 nel 2015 e 16 nel 2014- e che secondo la legge regionale avranno diritto, a partire dal mese di luglio, allo sgravio fiscale per il conferimento in discarica della frazione residua. Altri 43 Comuni hanno un tasso di produzione pro capite inferiore del 30% rispetto alla media regionale di 540 chilogrammi per abitante e, pertanto, non si vedranno applicare l’addizionale del 20% sull’ecotassa sui conferimenti in discarica dei rifiuti residui.

    Multa in arrivo?

    Saranno piuttosto copiose le sanzioni che arriveranno al Comune di Genova per non aver raggiunto le percentuali di riciclo imposte dalla legge regionale 20 del 2015. Il capoluogo ligure avrebbe dovuto raggiungere il 40% in ciascuna delle sei categorie previste -carta, vetro, plastica, organico, metallo e legno- beneficiando già 5 punti percentuali in meno rispetto agli altri comuni della regione, in considerazione della crisi che ha investito Genova in seguito alla chiusura della discarica di Scarpino. Tre le frazioni critiche: metallo che si ferma al 12,44%, plastica al 19,63% e organico al 27,05%.
    Oltre la soglia richiesta, invece, i valori di carta (54,18%), legno (72,86%) e vetro (71,19%). «Le sanzioni scatteranno con una prossima delibera di giunta– spiega l’assessore regionale all’Ambiente, Giacomo Giampedrone- in cui le percentuali verranno convertite in tonnellate e per ogni tonnellata che manca al raggiungimento del 40% ci sarà una multa di 25 euro, per ciascuna categoria». A livello regionale, sono 72 i Comuni in regola che non dovranno quindi versare alcun contributo alla Regione per i quantitativi mancanti al raggiungimento della quota minima prevista. Le penalizzazioni economiche verranno reinvestita dalla Regione in incentivi alla raccolta differenziata e che non potrà essere ricaricata sulla tariffa per i rifiuti pagata dai cittadini ma riguarderà altre partite di bilancio dei Comuni fuori legge.

    I dati contestati da Amiu

    Amiu, però, contesta i dati: secondo l’azienda la raccolta differenziata a Genova nel 2016 non sarebbe al 32,89% come comunicato dalla Regione Liguria ma raggiungere la soglia del 39%. «I numeri forniti dalla Regione per il 2016– spiega il presidente di Amiu Marco Castagna alla agenzia Dire – fanno riferimento alla sola raccolta differenziata di Amiu contrariamente al metodo applicato negli anni precedenti ove si contabilizzava anche il contributo di soggetti terzi convenzionati che, storicamente, si attesta tra il 4% e il 5%». Peraltro, aggiunte il presidente di Amiu, i dati sarebbero comunque assolutamente sottostimati perché non tengono in alcun modo in considerazione i rifiuti prodotti e raccolti nel porto di Genova. Così non sarebbe possibile confrontare il dato 2015 che contiene il contributo di soggetti terzi con quello del 2016, come invece fatto dalla Regione Liguria. «Eliminando il suddetto contributo anche negli anni passati– prosegue Castagna- confrontando così i livelli annuali per dati omogenei risulta che nel 2014 la raccolta differenziata solo di Amiu era al 29,13%, nel 2015 30,16% e nel 2016 32,89%. Ecco, dunque, che anche in un contesto di assoluta emergenza, il dato è in costante crescita». A livello assoluto, lo scorso anno a Genova sono stati raccolte 287.287 tonnellate di rifiuti, di cui differenziate 94.492.

    Sui rifiuti, quindi, la battaglia è decisamente aspra. In una campagna elettorale particolarmente priva di proposte concrete per la città, l’utilizzo dei dati sulla gestione della “rumenta” diventa campo di battaglia tra le forze politiche in gioco, con sponde più o meno evidenti: il dato certo è che su Amiu si tornerà a “combattere” molto presto, in un’estate che si preannuncio torrida.

  • Rifiuti, ripartito il servizio di ritiro degli ingombranti a domicilio. Lavoratori ex Switch e Giglio assunti grazie a clausola sociale

    Rifiuti, ripartito il servizio di ritiro degli ingombranti a domicilio. Lavoratori ex Switch e Giglio assunti grazie a clausola sociale

    Degrado e rifiuti a RighiTorna operativo il servizio di ritiro dei rifiuti ingombranti a domicilio, sospeso mesi fa in seguito alla crisi legata alla vicende giudiziarie della società appaltante. Il nuovo contratto di affidamento del servizio, grazie ad una clausola sociale, ha permesso ad una quindicina di lavoratori finiti senza impiego, di tornare a lavorare. Da oggi, quindi, per disfarsi di un rifiuto ingombrate basta una telefonata.

    «Finalmente! La città attendeva da mesi la riattivazione di un servizio – commenta l’assessore all’ambiente del Comune di Genova Italo Porcile – così prezioso per i cittadini e per l’ambiente. In un momento di grande difficoltà Comune ed Amiu restituiscono ai genovesi la possibilità di smaltire i rifiuti ingombranti con una semplice telefonata. Ora occorre uno sforzo maggiore in termini di informazione e sensibilizzazione, unitamente a controlli e sanzioni più frequenti e più pesanti per chi continua ad abbandonare mobili e materassi sulle nostre strade. Insieme alle nuove isole ecologiche, all’allargamento della raccolta dell’organico, e alle raccolte domiciliari e condominiali, il ripristino del servizio di ritiro degli ingombranti, consente di mantenere la città più pulita, aumentare la differenziata e favorire riuso e riciclo dei materiali. Con il valore aggiunto, in questo caso, di restituire il lavoro a chi lo aveva perduto».

    Il lavoro operativo sarà svolto dalla cooperativa sociale onlus Archimede di Scarperia e San Pietro (Firenze), che si è aggiudicata la gara per la durata di due anni (valore 1,5 milioni di euro). Il nuovo affidamento del servizio prevede l’assunzione dei lavoratori ex Switch e Giglio, già impegnati nel precedente appalto (c.d. “clausola sociale” di salvaguardia). Si tratta di una quindicina di persone, che in questo modo ritrovano il lavoro e un reddito famigliare.

    «L’obiettivo in generale è una città più vivibile, pulita e accogliente – spiega Marco Castagna, presidente Amiu – attraverso il ritiro e lo smaltimento dei diversi rifiuti si offre un servizio puntuale contribuendo ad arginare il fenomeno degli abbandoni e delle mini discariche abusive. Un ulteriore motivo di soddisfazione è quello di aver ricollocato i lavoratori che erano occupati nell’appalto precedente e rimasti per molti mesi senza stipendio».

    Le modalità di attivazione del servizio sono le medesime: la trafila prevede un appuntamento per fissare una data e un orario preciso. Dopo aver prenotato, il rifiuto viene ritirato a casa secondo un costo stabilito per ogni pezzo. Riprende nello stesso tempo anche il ritiro nel portone, sempre di oggetti voluminosi e ingombranti (massimo tre pezzi). Si tratta di un servizio gratuito attivo in via sperimentale in alcune zone della città: Valpolcevera, Sampierdarena, San Teodoro, Centro Storico, e nelle aree della città coinvolte in progetti di raccolta differenziata Quarto Alto, Colle degli Ometti e Sestri Ponente.

    Tutti gli arredi ancora in buono stato saranno recuperati e riciclati alla Fabbrica del Riciclo che Amiu gestisce con la Comunità di San Benedetto al Porto, fondata da Don Gallo. Per le famiglie restano disponibili e gratuiti pure i servizi delle Isole Ecologiche o del camioncino EcoVan, a cui è possibile conferire i propri rifiuti in orari e giorni prestabiliti.

  • L’ultimo giorno di “scuola Doria” finisce senza gavettoni, ma con l’ amaro in bocca per tutti

    L’ultimo giorno di “scuola Doria” finisce senza gavettoni, ma con l’ amaro in bocca per tutti

    Il sindaco di Genova, Marco DoriaIl rompete le righe arriva così, un po’ anonimo, con un commiato quasi dovuto da parte del presidente del Consiglio, Giorgio Guerello, e un paio di delibere mandate in archivio dopo quella sull’aggregazione Amiu-Iren. Che, invece, in archivio non ci può andare. In un modo o nell’altro, per la terza e ultima volta nel giro di tre mesi, il sindaco Marco Doria deve abbandonare il suo programma elettorale e il provvedimento che, di fatto, ha tenuto in scacco tutta la giunta da febbraio a questa parte. Si finisce senza dimissioni anticipate con cui forse il primo cittadino avrebbe potuto salvare meglio la faccia a febbraio. Ma, senza ricandidatura, poco importa. E si finisce senza particolari entusiasmi: cinque anni di lavoro, chiusi con un timido applauso dedicato soprattutto agli impiegati della Sala Rossa e con solamente un altro consigliere, il superstite pentastellato Andrea Boccaccio, a ringraziare pubblicamente e indistintamente tutti per il cammino fatto.
    Nell’ultimo giorno di scuola, non c’è grande voglia di festeggiare. L’ultima campanella non dà il via libera al classico lancio di gavettoni e, anzi, lascia un po’ di amaro in bocca. A tutti. 
    Al sindaco, in primis, oggi doppiamente impallinato: da una maggioranza, di fatto quasi mai tale fin dall’estate 2012, che non ha consentito di discutere e votare nel merito dell’aggregazione Amiu-Iren; da un Partito democratico a cui probabilmente troppo ha concesso nel corso del proprio mandato, ottenendo in cambio solo la garanzia di arrivare, in qualche rabberciato modo, fino alla fine del percorso, e a cui anche ieri ha dovuto cedere alla richiesta di sospensiva.
    Al Partito democratico, a cui il sindaco arancione non è mai andato giù più di tanto e che ieri, nella resa dei conti finale, per votare quella che aveva tutti i connotati di una mozione di sfiducia mascherata è dovuto ricorrere alle larghe intese con il centrodestra. Un amaro in bocca che sa anche dell’incapacità di accorgersi che alcune assenze nell’opposizione ieri avrebbero anche potuto aprire spiragli inaspettati in caso di un voto sulla delibera di aggregazione. O, forse, che sa più della rassegnazione di non aver voluto rischiare comunque fino in fondo.
    Alla Lista Doria, da subito un po’ troppo snobbata dal proprio sindaco a favore del Pd e che, senza una vera e propria guida, si è quasi sempre spaccata sulle partite più delicate. L’arancione ormai è sfumato, tanto da essere diventato il colore di Toti, prima, e di Bucci poi. Quanto ai “doriani”…per molti di loro, nuove avventure sono di fatto già partite con l’incipiente campagna elettorale.
    Ai molti che in questi cinque, lunghi anni, dopo essere stati eletti con Doria, gli hanno voltato le spalle, vuoi per opportunità politica, vuoi per incompatibilità politica, rendendo Genova quasi ingovernabile.
    Al Movimento 5 Stelle, che dopo aver sfiorato il ballottaggio nel 2012, è riuscito nell’impresa di perdere per strada quattro dei cinque consiglieri portati in Sala Rossa. Lo stesso candidato sindaco di allora si ripresenta adesso, più per volontà di altri che propria, ma sotto altra effige, con il rischio di doversi spartire voti e posti con chi, invece, è rimasto convinto pentastellato o è uscito dalla scia di Grillo per evitare di sostituire l’urna con la toga.
    Al centrodestra che, se veramente riuscirà a conquistare per la prima volta il trono di Palazzo di Tursi, si troverà immediatamente a fare i conti con l’enorme patata bollente di Amiu e con le promesse di Marco Bucci di voler mantenere al 100% l’azienda nelle mani dei cittadini ribaltando di fatto l’assioma privatizzazione-centrodestra, gestione pubblica-centrosinistra. Un amaro in bocca che sa anche di compattezza comunale molto complicata, a differenza di quanto avvenuto finora in Regione, se già alla prima, semplice prova della sospensiva per l’aggregazione di Amiu i fittiani sono andati per contro proprio.
    Ad Amiu, certamente, la cui agonia sarà prolungata più o meno fino a fine luglio (poi, si vedrà) e che accusa la giunta Doria di non essere stata in grado di comunicare (sai che novità, verrebbe da dire) davvero a che cosa sarebbe andata incontro l’azienda senza i soldi che in parte sono dovuti per il passato e in parte serviranno per il futuro, cercando invece di accalappiare consenso attraverso un’infruttuosa strategia del terrore.
    Infine, ai lavoratori di Amiu, in molti contrari all’aggregazione ma la cui convinzione nella protesta contro la delibera della giunta Doria è andata un po’ scemando col tempo e che adesso dovranno fare i conti con un limbo un po’ preoccupante almeno fino all’estate.
    Ora, la scena verrà occupata in tutto e per tutto dalla campagna elettorale, in cui Amiu certamente sarà uno dei temi affrontati ma, c’è da scommetterci, non così tanto nel profondo perché troppe promesse rischiano di diventare un pericoloso boomerang. A luglio ci sarà davvero da sporcarsi le mani e, almeno per il momento, è meglio non mettere il carro troppo davanti ai buoi. C’è chi dice che questo sia stato anche il ragionamento di qualcuno tra le fila del Pd, per cui la scelta un po’ pilatesca della sospensiva sull’aggregazione Amiu-Iren, in fondo, non sarebbe stata un second best, ma un best e basta. D’altra parte, se fosse passata l’aggregazione, la reazione dei lavoratori avrebbe complicato notevolmente la campagna elettorale e rischiato di allontanare troppe simpatie tra chi ci si aspetta che il prossimo 11 giugno vada a votare per Gianni Crivello.
    Simone D’Ambrosio
  • Amiu, tutto da rifare. La delibera in “eredità” al prossimo Consiglio Comunale. I retroscena del voto in Sala Rossa

    Amiu, tutto da rifare. La delibera in “eredità” al prossimo Consiglio Comunale. I retroscena del voto in Sala Rossa

    consiglio-comunale-sala-rossaNiente aggregazione Amiu-Iren nel ciclo amministrativo della giunta Doria. Sul futuro della partecipata della gestione dei rifiuti di Genova deciderà la nuova maggioranza, dopo le elezioni di giugno. La proposta di rinvio in Commissione presentata dal Partito democratico nel corso dell’ultima seduta di Consiglio comunale è stata infatti approvata, contro la volontà della giunta di centrosinistra, con un’insolita larga alleanza tra Pd, Forza Italia e Lega Nord. Alla fine sono stati 23 i voti a favore della sospensiva, 15 i no. Il sindaco ha votato contro, in disaccordo con il Partito democratico.

    «Non vogliamo dare ancora la possibilità a questa giunta confusa, governata da una maggioranza che la pensa in un modo, con un candidato sindaco che la pensa in un altro, l’estrema sinistra in terzo e il Pd in totale confusione. La proposta di sospensiva non ci interessa ma votiamo sì perché vogliamo che tutto quello che venga dopo sia in mano a chi in maniera cosciente amministrerà la città». Lo dice la capogruppo di Forza Italia in Consiglio comunale, Lilli Lauro, motivando il voto del proprio gruppo.

    Il sindaco, Marco Doria, che inizialmente sembrava non aver votato, ha fatto aggiungere il proprio voto nell’elenco dei contrari. Con il primo cittadino uscente hanno votato i fratelli Vittoria Emilia ed Enrico Musso, entrati in Direzione Italia di Raffaele Fitto, i quattro consiglieri di Effetto Genova (Paolo Putti, Stefano De Pietro, Mauro Muscarà, Emanuela Burlando), Gianpaolo Malatesta di Possibile, i due consiglieri di Federazione della Sinistra (Antonio Bruno e Gianpiero Pastorino), due consiglieri di Lista Doria Luciovalerio Padovani e Clizia Nicolella, due consiglieri di Percorso comune (Gianni Vassallo e Paolo Gozzi), e Andrea Boccaccio del Movimento 5 Stelle. A favore della sospensiva, invece, tutti gli otto consiglieri del Partito democratico, compreso il presidente del Consiglio Giorgio Guerello, quattro consiglieri di Lista Doria (il capogruppo Enrico Pignone, Marianna Pederzolli, Antonio Gibelli, Barbara Comparini), Salvatore Caratozzolo di Percorso comune, Leonardo Chessa di Sel, sette consiglieri a vario titolo facenti parti di Forza Italia (Lilli Lauro, Stefano Balleari, Guido Grillo, Matteo Campora, Alfonso Gioia, Paolo Repetto, Stefano Anzalone), Alessio Piana della Lega nord, Pietro Salemi del Gruppo misto. Non hanno partecipato al voto Franco De Benedictis di Direzione Italia. Assenti i due consiglieri del centrodestra Mario Baroni e Salvatore Mazzei. Alleanze politiche saltate definitivamente all’interno di un quadro che, tuttavia, non rispecchiano neppure quanto si vedrà nelle schede elettorali il prossimo giugno, fatto salvo i nove consiglieri confluiti nella lista civica “Chiamami Genova”, che candida a sindaco Paolo Putti, e che ha votato compattamente.

    Game Over

    Finiscono così i 5 anni di mandato dell’arancione giunta Doria. A tracciarne la sintesi, il consigliere del Movimento 5 Stelle, Andrea Boccaccio: «La destra vota uguale alla sinistra, lo è anche nella proposta politica della nostra città. Questi cinque anni sono stati una via crucis. La sua giunta nasceva da un’operazione di marketing in cui un partito dominanti si è nascosto dietro un volto onesto e una serie di persone nuove».

    Per l’ex senatore Enrico Musso, la discussione sarebbe dovuta andare avanti perché «la tragedia Amiu-Iren rischia di tramutarsi in una farsa dato che non si non si parla più del merito della delibera». Per Clizia Nicolella, invece, «la delibera non doveva tornare in Consiglio, perché il Consiglio si era già espresso». «Un voto, quello di oggi che conclude un percorso fatto da molte parti politiche – sottolinea Malatesta – e che apre ai nuovi scenari. Sembrava un voto del prossimo ipotetico Consiglio comunale».

    Il destino di Amiu

    delibera-amiu-lavoratori«Per il dissesto idrogeologico della discarica di Scarpino abbiamo già chiesto fondi allo Stato che però non ha considerato questa emergenza, mentre con il governo abbiamo lavorato egregiamente sulla messa in sicurezza dalle alluvioni». Lo afferma Marco Doria, rispondendo alle domande dei giornalisti a margine della seduta di Consiglio sul perché il Comune non avesse chiesto un intervento del governo per risolvere l’emergenza Amiu. «Le vie del Signore sono infinite – risponde il sindaco – è molto facile fare dieci telefonate e le posso fare anche io ma siamo sempre nel contesto di un ente che chiede i sodi a un altro. Non sono queste strade a risolvere il problema, possono attenuare il peso degli oneri da sostenere ma non li azzerano. Non è credibile pensarlo ed è poco serio dirlo»

    Per il sindaco uscente, «Amiu può andare avanti ma deve avere un quadro di certezze che deve essere definito. In campo esiste una proposta che dovrà essere portata all’attenzione del prossimo Consiglio comunale, che potrà avere anche altre proposte ma dovrà sciogliere questi nodi ed ha anche già una proposta sul tavolo». Doria si aspetta che nelle prossime settimane «i candidati presentino le loro proposte serie e concrete sul futuro di Amiu perché, ad esempio, al momento non ho sentito dire nulla sugli impianti da realizzare e i finanziamenti da trovare». Infine, il primo cittadino ribatte alle parole del capogruppo del Pd, Simone Farello, in una sorta di ultimo scambio dopo che il consigliere in Aula aveva accusato la giunta di aver «portato una decisione così rilevante nell’ultimo semestre del mandato». Per Doria, infatti, «forse si poteva anticipare la discussione di un paio di mesi, ma i tempi erano questi».

    «Se il Comune di Genova ci garantisce la puntualità dei pagamenti delle varie tranche del contratto di servizio, fino all’inizio dell’estate ci arriviamo. Poi, però, o si fa l’aggregazione o l’assestamento di bilancio che, comunque, è un atto dovuto entro la fine di luglio altrimenti il nuovo Consiglio regionale rischia il commissariamento appena eletto». Lo afferma alla “Dire” il presidente di Amiu, Marco Castagna. Da Tursi dovrebbero arrivare nelle casse della partecipata circa 60 milioni di euro nei prossimi tre mesi, tutti risorse che rientrano nel contratto di servizio che lega il Comune di Genova alla società che gestisce il ciclo dei rifiuti. Liquidità indispensabile, spiega il presidente della partecipata, «perché nel frattempo non possiamo certo stare fermi ma dobbiamo portare avanti i lavori di messa in sicurezza di Scarpino 1 e 2 e di realizzazione di Scarpino 3, completare l’impianto per il trattamento e il trasporto del percolato e arrivare al progetto definitivo per la fabbrica della materia». Ma non sono questi 60 milioni a poter garantire le continuità aziendale di Amiu che va calcolata su 12 mesi. Per questa, dunque, serve per forza di cose l’assestamento di bilancio che toccherà alla nuova giunta e con cui dovranno essere garantiti alla partecipata quantomeno 38 milioni di euro aggiuntivi, 25 di anticipo di cassa chiesti a Tursi e 13 dovuti all’aumento della Tari per il 2017 contenuto al 6,89% e non portato fino al 18% come invece sarebbe necessario per coprire tutti i costi dovuti al servizio, così come imposto dalla legge. Solo a quel punto, tra l’altro, la partecipata potrà chiudere il proprio bilancio consuntivo 2016, ultimo atto della presidenza di Marco Castagna. Domani pomeriggio, intanto, è in calendario un consiglio di amministrazione ma sembrerebbero esclusi colpi di scena. Insomma, il voto di oggi in Consiglio comunale ha semplicemente dilatato i tempi ma è chiaro che più passa il tempo più la decisione diventerà urgente, imprescindibile e capitale per il futuro di Amiu.

    I lavoratori Amiu, giunti sotto Tursi dopo un lungo corteo partito dalla Volpara, hanno festeggiato alla notizia della sospensiva. «Sappiamo ovviamente che non è finita, ma ora la vertenza avrà un peso anche per il prossimo ciclo amministrativo – sottolinea un lavoratore – e noi saremo ancora qua, a Luglio, a ricordarlo».

    Il retroscena

    amiu-manifestazione-tursiSe fosse stata messa al voto questa mattina in Consiglio comunale a Genova, la delibera di aggregazione Amiu-Iren avrebbe anche potuto essere approvata, contando sull’assenza di tre consiglieri di opposizione Mario Baroni e Salvatore Mazzei (Forza Italia), Franco De Benedictis (Direzione Italia) – gli ultimi due eletti in Sala Rossa nel 2012 con Italia dei Valori, a sostegno del sindaco Marco Doria. Ma sembra quasi che maggioranza e giunta non se ne siano accorti o non abbiano voluto farlo.

    E’ questo il retroscena che filtra dai corridoi di Palazzo Tursi, secondo quando raccontato da un consigliere di opposizione. La decisione del centrodestra di votare assieme al Pd a favore della sospensiva che rimanda la decisione sull’aggregazione Amiu-Iren al prossimo ciclo amministrativo, infatti, sarebbe maturata solo nel corso della mattinata, durante le prime schermaglie di dibattito in Consiglio comunale, quando le opposizioni si sarebbero accorte di non avere più la certezza di poter bocciare definitivamente la delibera, se fosse stata messa al voto dalla giunta Doria. Si spiegherebbe così anche l’arrivo in fretta e furia in Sala Rossa della capogruppo del Pdl-Forza Italia, Lilli Lauro, assente all’inizio dei lavori ma la cui presenza è stata richiesta proprio dalla necessità di coordinare le votazioni. In realtà, pare che l’assessore all’Ambiente, Italo Porcile, abbia fatto notare l’opportunità al sindaco Marco Doria e all’assessore al Bilancio, Franco Miceli, che però avrebbero frenato facili entusiasmi: il rischio dell’ostruzionismo dell’opposizione con circa un centinaio di emendamenti di Antonio Bruno (Federazione della sinistra) pronti ad essere discussi per attendere l’arrivo dei consiglieri assenti ed eventualmente decisivi per bocciare la delibera era troppo alto. Così ha prevalso quello che sindaco e maggioranza hanno ritenuto il male minore: congelare l’aggregazione e rimandare ogni decisione a dopo il 25 giugno. Una bocciatura della delibera da parte del Consiglio, infatti, avrebbe definitivamente affossato la proposta, legando le mani alla prossima giunta «Non è una questione di giocare sugli assenti – commenta il sindaco Doria – qui siamo di fronte a un comportamento lineare dell’amministrazione che si è assunta i propri oneri provando a riproporre la delibera definitiva in sede di votazione del bilancio come era stato detto quando l’avevamo ritirata poco più di un mese fa. Il bilancio è trasparente e necessita di un riequilibrio entro fine luglio, a meno che l’aggregazione non venga approvata dal prossimo ciclo amministrativo».

    Si chiude in questo modo il sipario sulla giunta Marco Doria: la vertenza Amiu è solamente sospesa di qualche mese, lasciando in attesa la città e i lavoratori. Nel frattempo la campagna elettorale si appresta ed entrare nel vivo, e c’è da scommettere che su questo argomento si giocheranno le sorti della composizione del prossimo Consiglio comunale. Per la gioia di tutti i genovesi.

  • Amiu batte cassa a Comune di Genova. Castagna: «Non possiamo più aspettare». Congelate le spese: tempi più lunghi per riapertura Scarpino

    Amiu batte cassa a Comune di Genova. Castagna: «Non possiamo più aspettare». Congelate le spese: tempi più lunghi per riapertura Scarpino

    ScarpinoAmiu chiede al Comune il saldo del debito, per fare fronte alle spese correnti, oggi in via di congelamento. L’appello arriva dal presidente dell’azienda Marco Castagna, oggi ascoltato in Commissione consigliare. Una situazione, quella della partecipata, notoriamente complicata: i soldi del credito verso l’amministrazione civica potrebbero essere necessari per tamponare, almeno temporaneamente, gli impegni finanziari preventivati per la riapertura di Scarpino.
    «Il Comune, nella doppia veste di debitore e azionista unico di Amiu – attacca Castagna – deve intervenire al più presto per assicurare i mezzi finanziari necessari alla continuità aziendale, a prescindere da operazioni di aggregazione». Una richiesta deliberata anche dall’ultimo consiglio di amministrazione dello scorso 13 aprile, su invito del collegio sindacale della partecipata. Ad Amiu, Palazzo Tursi deve 55 milioni di euro per gli extracosti già sostenuti nel 2015 e nel 2016, ma il debito complessivo è di circa 200 milioni di euro. «La continuità aziendale – ribadisce il presidente – è subordinata al fatto che Amiu ottenga le somme già spese, come di diritto. Non possiamo aspettare un eventuale ri-equilibrio di bilancio a luglio per interventi a garanzia del nostro credito: non esiste l’ipotesi di congelare la situazione attuale», come invece sarebbe intenzione della giunta se, come probabile, la delibera di aggregazione dovesse fallire per la terza volta. Non si può più aspettare, quindi. Lo spettro del default aleggia prepotentemente, e le concrete ipotesi dell’arrivo di un commissario prefettizio per l’approvazione del bilancio lasciano pochi margini di manovra: «In assenza della delibera di aggregazione o di un piano che metta in sicurezza la continuità aziendale – annuncia Castagna – Amiu si riserva di adottare tutte le deliberazioni ritenute più adeguate per vedersi riconosciuto il dovuto prima di portare i libri in tribunale». Eventuali iniziative che potrebbero anche prevedere una ingiunzione di pagamento a carico di Comune.

    Soldi non identificati
    «In caso di non esito positivo dell’opportunità aggregativa – replica l’assessore al Bilancio, Franco Miceli – se l’azienda chiede senza ulteriori indugi il rimborso degli extracosti già sostenuti è un problema di Tari che dovrebbe essere aumentata». Non sono però esclusi non meglio specificati «altri tipi di interventi per dare supporto finanziario all’azienda per traguardare prossimi mesi», con il rischio però di «problemi di mantenimento degli equilibri di bilancio del Comune». Che significa tagli ai servizi, o un “salvagente” romano, come già qualche voce di corridoio sembrerebbe dare per probabile regalo da “campagna elettorale”.  La situazione si dipanerà definitivamente nelle prossime due settimane, visto che il bilancio deve essere approvato in Consiglio comunale entro il 9 maggio.
    Reazioni
    Diverse le reazioni dei consiglieri presenti Sala Rossa, non proprio gremita nonostante l’importanza della questione. Putti (Effetto Genova) domanda alla giunta come mai non si sono fatte, a suo tempo, pressioni su Roma per ottenere finanziamenti dedicati, mentre Grillo (Pdl) ricorda ai consiglieri del Partito Democratico, al governo della città da tre mandati, che la questione era stata affrontata per tempo dal Consiglio comunale, senza però trovare riscontro nelle determinazioni della giunta.
    Tra le operazioni a rischio blocco, le gare relative alla realizzazione degli impianti per il trattamento e il trasporto del percolato dalle discariche chiuse di Scarpino 1 e 2, la realizzazione del sistema di drenaggio per la stabilità della discarica, la realizzazione del terzo lotto della discarica e del progetto esecutivo della “fabbrica della materia” il cui progetto preliminare è stato definitivamente approvato una decina di giorni fa in conferenza dei servizi. «Ogni rallentamento – ha concluso Castagna – allunga i tempi per la riapertura della discarica e quindi la durata e i costi del conferimento dei rifiuti fuori regione».
    Nicola Giordanella
  • Bilancio, la Prefettura mette “in mora” il Consiglio comunale. Commissario se salta approvazione entro 9 maggio

    Bilancio, la Prefettura mette “in mora” il Consiglio comunale. Commissario se salta approvazione entro 9 maggio

    Tursi, protesta dei lavoratoriUn commissario prefettizio potrebbe prendere le veci del Consiglio comunale, per svolgere l’ordinaria amministrazione e far “tornare i conti”, se il bilancio non sarà approvato entro i termini di legge. Una eventualità non da escludere, visto che il documento contabile è stato “legato” a filo doppio con l’aggregazione di Amiu.

    L’atto del Prefetto è un atto dovuto, previsto dal Testo unico delle leggi sull’ordinamento degli enti locali (D. Lgs n.267/2000): se non viene approvato il bilancio dell’ente locale entro i termini di legge, attraverso decreto di proposta ministeriale viene sciolto il Consiglio comunale, rimpiazzandolo con un commissario. Questi deve svolgere il ruolo dell’organo per l’ordinaria amministrazione, fino all’esito delle nuove elezioni. La comunicazione della Prefettura di Genova è arrivata al presidente del Consiglio comunale, che tramite i capigruppo ha informato l’assemblea: il termine ultimo per l’approvazione del documento di bilancio è l’8 maggio, dopo il quale scatterà il commissariamento.

    «Il bilancio così come è stato presentato non può prescindere dal completamento del percorso di aggregazione di Amiu – ha sottolineato il vicesindaco Stefano Bernini a margine della seduta di Consiglio comunale – per cui i soldi che servono per Amiu si possono trovare solo in questo modo. Un eventuale commissario dovrebbe fare i “conti della serva”, tagliando servizi e aumentando tariffe per produrre un nuovo bilancio in regola». Eventuale neanche tanto, visto che la conta dei voti necessari per far passare la delibera su Amiu, (alla terza presentazione) è quanto mai dall’esito incerto. «Amiu potrebbe andare in default – conclude Bernini – se il commissario non trovasse la quadra dei conti».

    Le prossime settimana, quindi, si preannunciano di fuoco, lacrime e sangue: in Sala Rossa sarà ripresentata la delibera su Amiu a precedere il bilancio, con lo spauracchio del commissariamento messo nero su bianco. L’appuntamento potrebbe essere calendarizzato il 2 o il 3 maggio, ma l’incertezza regna sovrana a Tursi. Come andrà a finire?

     

  • Bilancio, sarà riproposta la aggregazione Amiu-Iren. Doria: «Così i conti sono in ordine, non esiste un piano B»

    Bilancio, sarà riproposta la aggregazione Amiu-Iren. Doria: «Così i conti sono in ordine, non esiste un piano B»

    Palazzo TursiGiunta approva bilancio previsionale 2017, con i conti in ordine ma vincolati alla aggregazione di Amiu con Iren, che sarà riproposta per la terza volta al Consiglio comunale. «Lasciamo alla prossima amministrazione una situazione tranquilla, con qualche margine di manovra – afferma il sindaco Marco Doria ma se non passasse l’aggregazione non ci prenderemo la responsabilità politica di tagliare servizi e aumentare la tassazione». Non esiste, infatti, un piano B già pronto nel cassetto: «Nel caso non sarà il nostro compito – sottolinea il primo cittadino – ma di chi prenderà in mano l’amministrazione della città»

    Fatto salvo il discorso Amiu, per cui ancora una volta deciderà il Consiglio comunale, i numeri del bilancio del Comune di Genova sono buoni: nonostante ulteriori tagli dal Fondo di solidarietà e della quota Imu/Tasi (rispettivamenti di 3,4 e 4 milioni), aumenta il plafond a disposizione dei servizi resi dai settori, che passa da 89,2 milioni del 2016 a circa 102 milioni: la prossima amministrazione, quindi avrà qualche margine in più di iniziativa. Salvi anche i servizi, che non subisco tagli, anzi: previsti 39 milioni per i servizi sociali e 28,9 milioni per la scuola. Le risorse recuperate sono dovute ad un contenimento della spesa (soprattutto riguardo al personale, che continua a decrescere), alla anticipazione contabile dei vari oneri di urbanizzazione e dell’avanzo dello scorso esercizio.

    «Un bilancio che mantiene tutti i servizi del Comune – spiega Marco Doria – e che non va a pescare nelle tasche dei cittadini». Ma, come dicevamo, il tutto vincolato alla passaggio dell’aggregazione: «Nel caso non passasse nuovamente la delibera – spiega il primo cittadino – bisognerà incidere “sulla carne dei cittadini” e non saremo noi a farlo». La prossima settimana le commissioni inizieranno a lavorare sul bilancio, che con ogni probabilità sarà presentato in Sala Rossa il 27 aprile. «La delibera sull’aggregazione – spiega l’assessore al Bilancio Francesco Miceli – invece sarà riproposta uguale, probabilmente contestualmente al bilancio».

    Per chiudere su Amiu, quindi, la giunta Doria, come previsto, “mette il carico”, legando la aggregazione a doppia giro con la stabilità economica dell’ente stesso. Nel caso il piano A fallisse, però, la “patata bollente” finirà nelle mani del prossimo sindaco.

    Nicola Giordanella

  • Amiu-Iren, delibera ritirata (momentaneamente?) dalla giunta. Tari confermata al 6,9%, conti azienda e Comune a rischio

    Amiu-Iren, delibera ritirata (momentaneamente?) dalla giunta. Tari confermata al 6,9%, conti azienda e Comune a rischio

    IMG_20170330_183138I numeri non ci sono. La giunta del Comune di Genova è costretta a ritirare la delibera sull’aggregazione Amiu-Iren per non andare incontro a una nuova bocciatura dell’aula. Il sindaco Marco Doria da l’annuncio alla ripresa pomeridiana dei lavori dell’aula, interrotti diverse volte durante la mattinata: «Non seguire il percorso di aggregazione comporta un aumento della Tari per coprire i costi necessari». La richiesta è arrivata dal capogruppo del Partito democratico, Simone Farello che in aula ha dichiarato: «Non c’è la maggioranza per approvare questa delibera. E’ un fatto politico di cui dobbiamo prendere atto». Una decisione che cerca di tutelare da una pesante ripercussione “politica” la candidatura di Gianni Crivello, attuale assessore ai Lavori Pubblici, fresco di investitura come candidato del centro sinistra per le amministrative di maggio. Ma l’aggregazione non è cancellata: con ogni probabilità la giunta la riproporrà tra una quindicina di giorni all’interno dei documenti relativi all’approvazione del bilancio previsionale.

    Tariffa sui Rifiuti

    Una volta archiviata la pratica sull’aggregazione Amiu-Iren, l’aula affronta la determinazione della tariffa Tari per il 2017, per cui il termine era previsto per la giornata di oggi. Contro il parere della giunta di centrosinistra e contro il parere tecnico degli uffici, il Consiglio comunale approva l’emendamento del Partito democratico che riporta al 6,89% l’aumento della tariffa sui rifiuti, ovvero al valore che sarebbe stato consentito dall’aggregazione Amiu-Iren. Viene così modificata la proposta della giunta di approvare un aumento tariffario del 18%, nonostante il parere negativo della giunta stessa e degli uffici tecnici del Comune. A conti fatti, a consentire l’approvazione dell’emendamento è stata l’uscita dall’aula dei consiglieri di centrodestra, esclusi i tre rappresentanti della Lista Musso. La proposta è stata approvata con 13 voti a favore, 9 contrari (Federazione della Sinistra, Clizia Nicolella di Lista Doria, Effetto Genova e il sindaco Marco Doria), 2 astenuti (Enrico Musso e Pietro Salemi), 5 presenti non votanti (Percorso Comune, M5s, Vittoria Musso). A questo punto, l’ultimo appiglio per evitare il dissesto sembra essere far rientrare l’aggregazione Amiu-Iren all’interno dei documenti collegati al bilancio previsionale o, comunque, prevedere un bilancio con spese notevolmente contratte per i servizi per poter garantire un futuro all’azienda partecipata che gestisce il ciclo dei rifiuti.

    Il prezzo da pagare e l’ipotesi Roma

    IMG_20170330_104823L’emendamento “Farello” costerà almeno 13 milioni di euro alle casse del Comune di Genova. E’ questa, infatti, la differenza tra l’importo della Tari per il 2017 aumentata del 6,89% rispetto all’importo dello scorso anno e quella aumentata al 18% che la giunta Doria aveva proposto in Consiglio comunale. Nel complesso, aggiungendo i 25 milioni di euro di anticipo di cassa che il Comune avrebbe comunque garantito alla sua partecipata in caso di aggregazione, Palazzo Tursi dovrà trovare nel prossimo bilancio almeno 38 milioni di euro per evitare di portare i libri in tribunale. In caso contrario, il consiglio di amministrazione dell’azienda sarà costretto ad avviare le procedure di liquidazione. «Un assurdo – commenta alla “Dire” il presidente di Amiu, Marco Castagnaconsiderato che abbiamo un credito verso il Comune di quasi di 200 milioni di euro». Intanto, lo stesso presidente lunedì chiederà formalmente la trasmissione di tutti gli atti del dibattito odierno in Consiglio comunale per trasmetterli al consiglio di amministrazione che dovrà poi quantificare la richiesta finanziaria all’attualmente unico azionista, ovvero il Comune di Genova. Nei prossimi mesi, quindi, la ricerca del denaro necessario potrebbe costringere operazione da “lacrime e sangue”: qualche aiuto potrebbe arrivare da Roma, come più volte successo in passato (leggi Carlo Felice) ed è una ipotesi che gira sottovoce nei corridoi di Tursi; un assist dal Pd nazionale che potrebbe arrivare in piena campagna elettorale.

    Le dichiarazioni di Marco Doria

    «Che fosse terminata un’esperienza politica ne avevo già preso atto tempo fa – dichiara il sindaco di Genova Marco Doria a margine della giornata di Consiglio – diversi consiglieri che sono stati votati sul mio programma oggi fanno le riunioni con i gruppi di opposizione». Il paragone suggerito dal primo cittadino non lascia dubbi: «Mi sento come Prodi e Berlusconi, quando i loro governi sono stati interrotti da scelte prese all’interno delle loro stesso maggioranze». Rivendica inoltre il lavoro fatto dall’amministrazione: «Avevamo fatto una proposta finalizzata a garantire un equilibrio industriale che consentisse anche la possibilità di fare degli investimenti, lo scenario di oggi invece è preoccupante perché adesso dobbiamo capire come gestire anche solo l’emergenza». Durante la seduta di Consiglio dagli spalti e dai banchi delle opposizioni più volte sono state invocate le dimissioni: «Ci sono molte cose ancora in ballo da gestire e portare a compimento – ha concluso Doria – e chi meglio dell’amministrazione che ci ha lavorato fino ad oggi può portarle a termine?». Sull’aggregazione, però, il discorso non è chiuso: «Il percorso a mio avviso non è ancora tramontato», chiude tranchant il sindaco.

    Insomma, la saga Amiu non è ancora terminata, anzi. Nelle prossime settimane si dovranno trovare i soldi necessari per mettere in salvo l’azienda, soldi che da qualche parte dovranno essere tirati fuori. L’ipotesi aggregative non sono ancora definitivamente tramontate, stando a quanto dichiarato dal Sindaco; e la campagna elettorale è appena incominciata.

  • Amiu-Iren, giunta Doria alla conta dei voti. Pronto il “Piano C” e lo spettro della responsabilità “in solido” per i consiglieri

    Amiu-Iren, giunta Doria alla conta dei voti. Pronto il “Piano C” e lo spettro della responsabilità “in solido” per i consiglieri

    consiglio-comunaleCome trasformare i 19 voti contrari, 6 astenuti e solo 14 a favore della delibera bocciata lo scorso 7 febbraio in 21 voti favorevoli o, quantomeno, in una maggioranza relativa dei consiglieri comunali genovesi che saranno presenti al momento del voto della nuova delibera di aggregazione tra Amiu e Iren prevista tra giovedì e venerdì prossimi? E’ la domanda che si sta ponendo la giunta Doria in questi giorni, per non incorrere in una bocciatura bis che al momento sembra tutt’altro che remota. Sindaco e assessori hanno, di fatto, superato la decisione del Consiglio comunale di febbraio che aveva bocciato il mandato per la negoziazione, proponendo una delibera che è già frutto della negoziazione stessa. Una nuova bocciatura dell’Aula oltre alle implicazioni amministrative già ampiamente illustrate dalla giunta – con la Tari, da approvare per legge entro venerdì sera, che vedrebbe confermato l’importo dello scorso anno aprendo una voragine nei conti di Amiu – sarebbe anche piuttosto clamorosa dal punto di vista politico.

    Approfondimento: Ecco la nuova delibera su aggregazione Amiu-Iren

    A febbraio avevano votato sì solo tutti gli 8 consiglieri del Pd (tra cui il presidente del Consiglio), a cui si erano aggiunti il sindaco, Stefano Anzalone (Progresso ligure), Leonardo Chessa (Sel) e 3 dei 6 consiglieri di Lista Doria (Enrico Pignone, Barbara Comparini, Antonio Gibelli). Tutti voti che dovrebbero essere confermati. A questi potrebbero aggiungersi gli allora assenti Vittoria Musso e Pietro Salemi e, teoricamente, l’ex senatore Enrico Musso che tuttavia, potrebbe essere assente sia giovedì che venerdì: i tre sarebbero intenzionati ad astenersi ma, qualora il loro voto risultasse decisivo, potrebbero anche convergere sul sì. Difficile, invece, trasformare in voti positivi le astensioni dei due consiglieri di maggioranza Lucio Padovani (Lista Doria, area Sinistra italiana) e Gianpaolo Malatesta (Possibile), anche in ottica della prossima campagna elettorale. Così come è ostico il tentativo del sindaco di convincere Clizia Nicolella (Lista Doria) a modificare il proprio no. Qualche apertura in più, invece, dovrebbe arrivare da Marianna Pederzolli (Lista Doria, area “giovani” Rete a sinistra) che a febbraio aveva votato no. Tra color che son sospesi restano i tre consiglieri di Percorso comune, fuoriusciti del Pd, (Gianni Vassallo, Salvatore Caratozzolo, Paolo Gozzi), che si erano astenuti: due su tre potrebbero confermare il tasto bianco, mentre Paolo Gozzi, molto vicino a Effetto Genova, dovrebbe votare contro. Insomma, arriverà all’approvazione della delibera non è così scontato.

    Le strategie dell’opposizione

    L’ultima arma dell’opposizione per far saltare l’aggregazione Amiu-Iren in Consiglio comunale è una sentenza del Consiglio di Stato del 15 marzo 2016, numero 1.034, con cui la giustizia amministrativa dava il via libera al Comune di Rodigo, piccola realtà sulla sponda lombarda del lago di Garda, a procedere in via diretta all’assegnazione del ciclo dei rifiuti, modalità legittimamente riconosciuta dallo Stato al pari dell’affidamento a società in house o attraverso gara pubblica. Secondo l’interpretazione della sentenza fornita dal consigliere di Effetto Genova, Stefano De Pietro, e dai consiglieri di Federazione della Sinistra, Antonio Bruno e Gianpiero Pastorino, i Comuni dunque non sarebbero disposti a procedere a gara per l’assegnazione del servizio e Palazzo Tursi potrebbe autonomamente procedere alla proroga del contratto di servizio senza dover fare ricorso all’aggregazione.

    L’arma, però, sembra perdente in partenza, almeno ad ascoltare le parole dell’avvocato Luca Lanzalone che dal 30 settembre assiste legalmente il Comune di Genova nel percorso di aggregazione Amiu-Iren. «Si fa dire a questa sentenza più di quello che in realtà dice – spiega il legale – perché il dispositivo è frutto della particolare legislazione regionale esistente in Lombardia. Qui in Liguria e a Genova in particolare, da inizio gennaio 2021 le competenze sul ciclo dei rifiuti passano dai Comuni alla Città metropolitana che dovrà procedere a gara. Per questo, un eventuale proroga arbitraria da parte dei Comuni del contratto di servizio oltre il 2020 sarebbe illegittima».

    Per evitare un voto comunque dall’esito molto incerto, dunque, alle opposizioni non restano che le armi politiche. In primis, far mancare il numero legale; ma la presenza massiccia di consiglieri comunali che si annuncia per la doppia seduta del fine settimana, rende piuttosto complicato questo scenario. Altra strada, altrettanto complicata, a cui alcuni consiglieri starebbero pensando è un ostruzionismo monstre per arrivare alla votazione della delibera oltre la mezzanotte di venerdì 31 marzo, quando comunque il Comune sarebbe costretto ad applicare la Tari dello scorso anno e l’aggregazione industriale Amiu-Iren non consentirebbe più la spalmatura dei costi in un arco temporale di maggior respiro.

    Il “Piano C” della giunta

    Se il Consiglio comunale di Genova venerdì prossimo dovesse bocciare nuovamente l’aggregazione Amiu-Iren, la giunta Doria ha già pronto il piano B – o meglio, piano C, vista la prima bocciatura della delibera che avrebbe dovuto dare il via alla negoziazione a febbraio- per evitare di portare in tribunale i libri della partecipata per il ciclo dei rifiuti. Se per qualsiasi ragione il Comune non dovesse approvare la nuova Tari entro la scadenza del 31 marzo prevista dalla legge, infatti, automaticamente scatterebbe per il 2017 la stessa Tari pagata lo scorso anno, Amiu avvierebbe la procedura di liquidazione, come dichiarato dal sindaco Marco Doria, e i consiglieri comunali sarebbero responsabili in solido del quadro di dissesto che si verrebbe a creare.

    Ma a Tursi la giunta si è lasciata un’ultima porta aperta. Nell’ordine dei lavori del Consiglio comunale di giovedì e venerdì, l’approvazione della Tari, già deliberata dalla giunta, segue la votazione sull’aggregazione Amiu-Iren. Il secondo provvedimento, al momento, è stato predisposto in vista di una votazione positiva del primo,  con una bolletta che mediamente dovrebbe crescere del 6,89% nel 2017 e di oltre il 30% nei prossimi 4 anni. Ma se la prima votazione dovesse andare male, un maxi-emendamento di giunta trasformerebbe gli aumenti della Tari in un rincaro del 18% per 4 anni, ovvero fino alla scadenza naturale dell’attuale contratto di servizio non prorogabile senza aggregazione. A quel punto, i consiglieri sarebbero praticamente costretti ad approvare la nuova versione della tariffazione per evitare risvolti giudiziari e consentire ad Amiu, a quel punto rimasta pubblica, di coprire tutti i costi per la messa in sicurezza di Scarpino e lo smaltimento dei rifiuti fuori regione fino alla fine dell’anno.

     

     

  • Amiu-Iren, bolletta rifiuti aumenta oltre il 30% in 4 anni, nel 2017 subito +6,89%. Partecipazione Iren fino al 69% ma possibilità veto per Comune

    Amiu-Iren, bolletta rifiuti aumenta oltre il 30% in 4 anni, nel 2017 subito +6,89%. Partecipazione Iren fino al 69% ma possibilità veto per Comune

    palazzo-tursi-sindaco-doria-marco-D5La tassa dei rifiuti per i genovesi aumenterà mediamente e complessivamente più del 30% in 4 anni. E’ quanto emerge dalla nuova delibera per l’aggregazione Amiu-Iren, approvata questa mattina dalla giunta del Comune di Genova e presentata poco dopo alla stampa. Per il 2017, la Tari crescerà mediamente del 6,89% tra utenze domestiche e commerciali; ma l’aumento verrà poi progressivamente cumulato del 6% nel 2018, dell’8% nel 2019 e del 2% nel 2020.

    Aumento delle “bollette”

    Com’è noto, la crescita della tariffa è necessaria a coprire i costi della messa in sicurezza della discarica di Scarpino, la realizzazione di Scarpino 3 e la gestione post mortem delle discariche chiuse di Scarpino 1 e 2, per circa 101 milioni di euro a cui si aggiungo altri 83 milioni per il trasporto e lo smaltimento dei rifiuti fuori regione in seguito alla chiusura della discarica sulle colline di Sestri ponente. Lo scorso anno il Comune di Genova aveva approvato una dilazione dei sovraccosti in 30 anni che però deve essere ridotta a 10 perché l’eventuale proroga al contratto di servizio di Amiu, attualmente in scadenza al 2020, una volta approvata l’aggregazione con Iren potrà essere concessa solo fino al 2028. E, naturalmente, l’amministrazione non può prevedere oneri di spesa successivi a un contesto che probabilmente dovrà rimodularsi con una gara pubblica: «Anche perché non riusciremmo a ottenere le fideiussioni necessarie che sono quinquennali», spiega il presidente di Amiu, Marco Castagna, all’agenzia Dire. Salvo altre emergenze, comunque, tra il 2020 e il 2028 le bollette si stabilizzeranno e torneranno anche ad abbassarsi.

    Per quanto riguarda la Tari di quest’anno, infine, il Comune di Genova prevede un fondo per le agevolazioni da complessivi 900.000 euro: 400.000 destinati alle famiglie più numerose e derivanti dagli avanzi dello stesso fondo da 500.000 euro predisposto lo scorso anno, e altri 500.000 euro per nuove agevolazioni alle categorie economiche più penalizzate.

    Se, invece, il Consiglio comunale dovesse bocciare per la seconda volta l’aggregazione, gli aumenti delle bollette potrebbero addirittura schizzare al +46,2% se tutti i costi venissero coperti dalla tariffa del 2017, al 18% per quattro anni rateizzandoli fino alla naturale scadenza del contratto di servizio nel 2020. «Abbiamo comunque la necessità per legge di approvare una Tari entro il 31 marzo – ricorda il sindaco di Genova, Marco Doria – e comunque lo scenario alternativo all’approvazione dell’aggregazione è disastroso per il Comune di Genova, anche per il sindaco che verrà».

    Aumento di capitale sociale fino al 69%

    delibera-amiu-lavoratoriStando al testo della nuova delibera, il valore di Amiù passerà dagli attuali 5,57 milioni di euro ai 17,85 milioni grazie alla possibilità di prorogare il contratto di servizio fino al 2028, rispetto all’attuale scadenza del 2020. In base a queste cifre, la prima fase dell’ingresso di Iren in Amiu, attraverso un’iniziale ricapitalizzazione che porterà la multiutility al 49% del capitale sociale, comporterà la transazione cache di circa 5 milioni di euro. Successivamente, anche attraverso l’apporto di impianti, Iren potrà aumentare la propria partecipazione in Amiu – che a quel punto avrà più che triplicato il proprio attuale valore – fino al 69%, con un ulteriore apporto di circa 34 milioni di euro.

    Inoltre, la delibera stabilisce che fino al 2020 gli eventuali dividendi della nuova Amiu dovranno restare in azienda, anche per quanto riguarderà la quota spettante a Iren, che potrà utilizzarli per concorrere gli investimenti necessari. Per la sua parte, invece, il Comune potrebbe anche sfruttare gli utili per abbassare la tassa sui rifiuti. Fino al 2028, invece, le quote azionarie di Iren ambiente non potranno essere vendute.

    Alla base dell’accordo, e parte integrante della delibera, il piano industriale di Amiu per il periodo 2017-2020 già approvato dal Consiglio comunale, per la cui realizzazione servono complessivamente 93 milioni di euro: 68 milioni sicuramente destinati a Scarpino per la realizzazione dell’impianto di smaltimento di Scarpino 3 (13 milioni) entro la fine di quest’anno e per il completamento della cosiddetta “fabbrica della materia” (55 milioni) entro il 2019, che dovrebbe definitamente essere approvata dalla Conferenza dei servizi non prima dei prossimi 10 giorni, dal momento che Amiu ha recepito le modifiche richieste dalla Regione Liguria.

    I restanti 25 milioni di euro servirebbero entro il 2020 per la realizzazione del biodigestore che, tuttavia, non è detto sorga a Scarpino: Iren potrebbe utilizzare anche impianti di sua proprietà che, comunque, il Comune chiede siano situati in stretta prossimità con il territorio genovese e preferibilmente in aree pubbliche. Infine, previsto anche un anticipo di cassa da parte di Iren ad Amiu di 8 milioni di euro subito dopo la sottoscrizione del primo aumento di capitale sociale, e di 25 milioni di euro nel medio termine. Stessa cifra verrà anticipata dal Comune di Genova per il 2017.

    Lavoro

    Secondo questo nuovo testo, occupazione e salario degli attuali lavoratori di Amiu sembrerebbero al sicuro fino al 2028 se il Consiglio comunale dirà di sì al testo, consentendo la proroga del contratto di servizio altrimenti in scadenza nel 2020. Inoltre, Comune e Iren stabiliscono che entro 3 mesi dall’ingresso della multiutility al 49% nella nuova Amiu, verranno stabilizzati i 31 precari dando concretizzazione ad accordi già siglati in passato. Dal punto di vista della governance, spetteranno a Iren le competenze gestionali e industriali, anche attraverso l’espressione dell’amministratore delegato. Al Comune di Genova, che avrà un parere obbligatorio e vincolante per qualsiasi scelta strategica, compresa ogni modifica del modello di raccolta dei rifiuti- in delibera è allegato il piano industriale di Amiu fino al 2020 che prevede la raccolta differenziata spinta, potenziando molto sulla diffusione dell’organico, anche porta a porta, ove possibile- spetterà invece la nomina del presidente. «Nello statuto c’è un meccanismo di equilibrio dei ruoli – spiega il sindaco, Marco Doria – l’amministratore delegato ha competenze per la gestione industriale, il presidente ha ruolo determinante e necessario per le scelte strategiche, per cui il Comune conserva un potere di veto anche quando Iren arriverà al 69%». Infine, nello statuto della nuova Amiu sarà scritto anche nero su bianco che la società è genovese e avrà sede operativa a Genova, non trasferibile.

    Le dichiarazioni del Sindaco Marco Doria

    Il primo cittadino, in scadenza di mandato, aveva in passato paventato le dimissioni qualora la Sala Rossa non dovesse approvare per la seconda volta il documento. Oggi, però, sembra ritrattare. «Dimissioni? Questo lo vedremo – afferma, come riportato dall’agenzia Dire – anche perché per legge abbiamo comunque la necessità di approvare una Tari entro il 31 marzo e, poi, di conseguenza il bilancio. Comunque, lo scenario alternativo sarebbe disastroso per il Comune di Genova e per Amiu, anche per qualunque sindaco verrà dopo di me». Il primo cittadino, comunque, difende la bontà della nuova delibera: «Prima era una cornice, ora è un progetto definito, un atto per la città». Doria, infine, avendo eliminato ogni possibile interferenza politica da prossimo voto del Consiglio comunale annunciando che non si presenterà alle urne per un secondo mandato, chiede a tutti i consiglieri di entrare nel merito della proposta per «valutare le conseguenze di una sua approvazione o non approvazione. E’ un’operazione equilibrata in cui nessuno riceve o fa regali». E ricorda che «la ricerca di un partner industriale per Amiu era uno dei punti del mio programma elettorale». Infine, il sindaco rilancia una proposta fatta già qualche settimana fa alla Regione, ovvero quella di una legge regionale per dare «un contributo al risanamento ambientale delle discariche in tutta la Liguria, senza pretendere naturalmente che copra tutti i costi».

    La delibera inizierà il suo iter in Commissione lunedì mattina, proseguirà nel pomeriggio e il mattino seguente, per poi giungere in Consiglio comunale giovedì e venerdì prossimi, con convocazione a partire dal mattino.

  • Cinghiali, protocollo tra Comune di Genova e Regione Liguria. Assessore Porcile: «Chiarite le rispettive competenze»

    Cinghiali, protocollo tra Comune di Genova e Regione Liguria. Assessore Porcile: «Chiarite le rispettive competenze»

    cinghialiContenimento e controllo della presenza di ungulati nelle aree urbane. È questo l’obiettivo del Protocollo che verrà firmato da Comune di Genova e Regione Liguria per adottare misure adeguate ad affrontare la diffusione di cinghiali in zone ad alta intensità abitativa. La Giunta comunale ha approvato nella seduta di ieri lo schema del documento di intesa, su proposta dell’assessore all’Ambiente Italo Porcile, di concerto con l’assessora alla Legalità e Diritti Elena Fiorini e dell’assessore ai Lavori pubblici e Manutenzioni Giovanni Crivello.

    Le azioni previste dal Protocollo sono molte e articolate. Si va da misure di prevenzione, quali la realizzazione di recinzioni metalliche o elettriche, al monitoraggio sistematico della gestione dei rifiuti soprattutto nelle aree in prossimità di zone boschive, fino a interventi per allontanare gli animali da zone ad alta densità abitativa.

    Il documento impegna la Regione – cui compete la gestione della fauna selvatica – a programmare, coordinare e curare l’organizzazione degli interventi di contenimento e rimozione. Compito della Regione – si legge nello schema di Protocollo – è anche assicurare consulenza e assistenza tecnica al Comune per l’impiego degli strumenti di prevenzione, quali appunto recinzioni, gabbie e dissuasori. Verrà istituito inoltre un apposito numero telefonico regionale che raccoglierà tutte le segnalazioni relative alla presenza di cinghiali negli ambiti urbani.

    Tra gli impegni del Comune c’è la realizzazione delle misure di prevenzione, d’intesa con gli agenti incaricati dalla Regione, nei punti critici dove si è riscontrato più frequentemente il passaggio dei cinghiali. Palazzo Tursi dovrà assicurare, attraverso Amiu, la rimozione dei rifiuti che rappresentano un facile richiamo per la presenza dei cinghiali. Sempre al Comune compete il compito di sanzionare tutti coloro che daranno cibo agli animali.

    Regione e Comune inoltre promuoveranno congiuntamente campagne periodiche di sensibilizzazione della cittadinanza relative sia al divieto di foraggiare i cinghiali sul territorio comunale, che alla necessità di provvedere alla pulizia delle aree incolte di proprietà privata nelle zone di confine tra bosco e territorio urbano.

    «Con l’istituzione della Città metropolitana – sottolinea l’assessore all’ambiente Italo Porcilela Regione ha avocato a sé la competenza per il controllo della fauna selvatica che prima veniva assicurato dalla ex Provincia e ha assorbito sette agenti specializzati della Polizia provinciale di Genova per svolgere tale compito. Il fenomeno della presenza di cinghiali in aree urbane ha assunto nel frattempo dimensioni preoccupanti e quella che doveva essere una normale attività di contenimento ha assunto veri e propri caratteri d’urgenza. La Regione si è sottratta negli ultimi mesi a compiti e attività che le competono. L’Amministrazione comunale ha fronteggiato la situazione evitando danni a persone e cose. Con questo protocollo si chiariscono finalmente i rispettivi ruoli».