Tag: rifiuti

  • Amiu, tavolo Comune-sindacati per modificare la delibera. Cgil: «Linee guida rispettino accordo di luglio»

    Amiu, tavolo Comune-sindacati per modificare la delibera. Cgil: «Linee guida rispettino accordo di luglio»

    rifiuti-amiuL’affaire Amiu-Iren, che aveva infiammato la politica amministrativa delle ultime settimane del 2016, continua a “scaldare” la Sala Rossa anche in questi primi giorni del 2017: tornano alla carica i sindacati, che trovano l’apertura di un tavolo per ridiscutere la delibera di giunta, che nei fatti aveva superato quanto accordato tra azienda e lavoratori nel luglio scorso.
    «Stiamo cercando di costruire un emendamento di maggioranza o dei capigruppo che consenta di far corrispondere la delibera presentata dal Comune di Genova sugli indirizzi per la trattativa dell’ingresso di Iren in Amiu all’accordo sindacale siglato a luglio». Lo afferma Corrado Cavanna, Fp Cgil, oggi pomeriggio in Commissione comunale a Genova nel corso della discussione sulla delibera che contiene le linee guida per la trattativa con Iren nel processo di privatizzazione dell’azienda pubblica genovese che gestisce il ciclo di rifiuti e che nelle prossime settimane dovrà essere votata dal Consiglio comunale. «Abbiamo in corso un processo di confronto con l’amministrazione – prosegue Cavanna, come riportato dall’agenzia Dire – perché la delibera non corrisponde all’accordo di luglio, anzi lo nega in radice. Ma potremmo dare un giudizio definitivo e sereno solo al termine delle trattative». Ancora più duro Umberto Zane, Fit-Cis: «Questa è un’operazione finanziaria fatta alle spalle dei lavoratori e dei cittadino perchè il Comune non controllerà più la tariffa ma sarà Iren, come ha già fatto con l’acqua; inoltre il modello di raccolta indifferenziata di Iren è completamente diverso da quello che sta programmando Amiu»

    I nodi venuti al pettine

    Oltre al mancato mantenimento della maggioranza pubblica di Amiu, che vedrebbe il definitivo ingresso di Iren oltre il 51% entro la fine dell’anno, noti i punti del contendere. Innanzitutto la proposta di ridurre da 30 a 10 anni la spalmatura sulla tariffa dei rifiuti per rientrare degli extra-costi dovuti alla messa in sicurezza della discarica di Scarpino e al trasporto dei rifiuti fuori Regione: i sindacati chiederebbero una via di mezzo, con la spalmatura dei costi fino al 2028. «Stiamo cercando di ridurre il periodo di rientro da 30 a 10 anni, evitando che questo generi ricadute in tariffa particolarmente pesanti per i cittadini – spiega l’assessore comunale all’Ambiente, Italo Porcile se si riuscisse nell’obiettivo, se ne avrebbe un oggettivo beneficio per il valore dell’azienda. Presenteremo degli scenari a riguardo».

    Difficile, invece, che il Comune accolga le richieste dei sindacati sulla formalizzazione del prolungamento del contratto di servizio per Amiu, in scadenza al 2020, prima della fine della trattativa con Iren. I sindacati chiedono anche la stabilizzazione di 31 precari «perché non ci possiamo permettere di trattare la questione per la terza volta. La trattativa a riguardo si è chiusa nel 2015». I rappresentanti dei lavoratori chiedono anche garanzie sul fatto che Amiu diventi player della gestione dei rifiuti almeno in tutto l’ambito della Città metropolitana genovese e che il ciclo dei rifiuti sia chiuso all’interno della stessa area. «La chiusura del ciclo a Genova determina il valore della società – risponde Simone Farello, capogruppo Pd in Consiglio comunale – ma oggi Amiu non è in grado di chiudere il ciclo, neanche se si riapre Scarpino; ci vogliono impianti e soldi, e Amiu da sola non li ha». Note anche le differenze tra quanto previsto nell’attuale delibera e quanto concordato in precedenza con i sindacati in termini di governance: «Il presidente espresso dal Comune non conta nulla – spiega Cavanna – mentre l’amministratore delegato espresso da Iren conterà su tutto, anche sulla determinazione della tariffa».

    Infine, i sindacati contestano il piano industriale ottimizzato allegato alla delibera, che preoccupa anche il consigliere delegato all’Ambiente della Città metropolitana, Enrico Pignone: «Oltre a non corrispondere a quanto votato dal Consiglio comunale e scritto nel piano industriale di Amiu – afferma il consigliere, come riportato dall’agenzia Dire – si tratta di previsioni di trattamento dei rifiuti congiunti differenziati-indifferenziati che non sono consentiti dalla normativa nazionale». Per Cavanna, addirittura, questo comporterebbe «il compimento di un reato di natura ambientale, che è ciò che ha già portato alla chiusura e al sequestro della discarica di Scarpino». Benché piuttosto sostanziali, per l’assessore Porcile si tratta solo di «4-5 punti su cui stiamo ragionando, questo è il primo di almeno tre passaggi in Consiglio comunale: non mi pare si possa dire che il Consiglio non abbia avuto spazio di condivisione rispetto a questa operazione» e ostenta ottimismo per una positiva chiusura della trattativa, attualmente in corso nella sede del Comune di Genova, ma che certamente proseguirà anche nei prossimi giorni. «Iren e Amiu stanno già trattando da un pezzo – conclude Umberto Zane, Fit-Cisl – questa delibera che dà mandato al Comune a trattare con Iren è di fatto superata». 

  • Amiu, entro fine 2017 maggioranza a Iren. Prima aumento di capitale al 49%, poi arriveranno gli impianti

    Amiu, entro fine 2017 maggioranza a Iren. Prima aumento di capitale al 49%, poi arriveranno gli impianti

    amiuEntro la fine del 2017 Amiu non sarà più a maggioranza pubblica. A stabilirlo è la delibera di giunta, approvata questa mattina, che fissa le linee guida per l’aggregazione societaria industriale tra la partecipata del Comune di Genova per la gestione del ciclo dei rifiuti e Iren ambiente spa. Nei criteri operativi, illustrati alla stampa dagli assessori al Bilancio e all’Ambiente, Francesco Miceli e Italo Porcile, l’ingresso della multiutility come aumento di capitale di Amiu è, infatti, fissato in due passaggi. Una prima fase, da concludersi appena terminato l’iter procedurale, che consiste nell’apporto in denaro che fisserà la presenza di Iren al 49%. La seconda fase, da concludersi entro un anno, vedrà, invece, un nuovo aumento di capitale, nelle forme di apporto di impianti o di interventi finanziari vincolati alla realizzazione degli stessi in territorio metropolitano o limitrofo, che porterà Iren oltre al 51% del capitale sociale e, dunque, a far perdere la vocazione a maggioranza pubblica di Amiu. Passaggio, quest’ultimo, che, nonostante le rassicurazioni di palazzo Tursi, smentirebbe nei fatti l’accordo con i sindacati, già comunque in parte disatteso dalla manifestazione di interesse che il Comune aveva pubblicato a riguardo. La governance della nuova Amiu penderà fin da subito verso Iren, a cui spetterà la nomina del nuovo amministratore delegato. «Ma si ipotizza un sistema – assicura Miceli, come riportato dall’agenzia Dire – che permetta sempre al Comune di presidiare le strategie complessive e cruciali della società, mentre spetterà a Iren la gestione quotidiana. Inoltre, vi è la garanzia che l’identità territoriale dell’azienda rimarrà a Genova».

    Scarpino 3

    Ai sensi di una norma contenuta nella finanziaria del 2015, non dovrebbero esserci particolari ostacoli per la concessione di una proroga al contratto di servizio per Amiu altrimenti in scadenza nel 2020, anche se i delicati rapporti tra Comune e Città metropolitana, da un lato, e Regione Liguria, dall’altro, invitano alla prudenza. Nel frattempo, sarà ottenuta l’Aia (Autorizzazione integrata ambientale) per l’apertura di Scarpino 3, la cosiddetta discarica di servizio, e sarà presentato un nuovo piano finanziario alla Città metropolitana che comprende i costi di accantonamento per la gestione post mortem di Scarpino 1 e 2. Inoltre, verrà ridefinita in 10 anni la rateizzazione per la copertura degli extra costi dovuti al conferimento dei rifiuti fuori gestione, dopo la chiusura di Scarpino.

    Impossibile, al momento, quantificare economicamente il valore delle partecipazioni nella nuova Amiu perché il Comune ha chiesto una nuova valutazione del valore attuale della partecipata, prezzo base su cui fare i calcoli per il primo ingresso di Iren al 49% e il valore potenziale futuro in vista del secondo aumento di capitale. «Una volta che saranno noti i valori – spiega Miceli – le parti firmeranno un accordo di investimento che prevedrà il contratto di servizio prorogato, lo statuto di Amiu rivisto, la garanzia di patti parasociali, un nuovo piano industriale ottimizzato ottimizzato, che dovrà recepire quello già realizzato da Amiu per il 2020». Il tutto entro fine marzo. Garantiti anche gli attuali livelli occupazionali e l’attivazione di un processo per la stabilizzazione del precariato.

    Tutto a buon fine?

    Iren, nei fatti, sembra aver “vinto” su tutto. Ora la parola passerà al Consiglio comunale che voterà, verosimilmente a metà gennaio, la delibera approvata oggi dalla giunta e che già domani inizierà l’iter in Commissione. A quel punto, il Comune dovrebbe avere il via libera ad attivare il vero e proprio tavolo negoziale con Iren. «La finalità – sottolinea Miceli sempre all’agenzia Dire  – è avere un soggetto societario in grado di garantire il migliore sviluppo possibile sul tema dei rifiuti, creando un soggetto forte in un settore strategico per gli enti locali, evitando il rischio di situazioni viste ad esempio a Roma e Napoli». Secondo l’amministrazione, tutto questo processo dovrebbe terminare entro la fine di marzo. Poi, un secondo passaggio in Consiglio comunale a sigillo della trattativa, in tempo per la fine del ciclo amministrativo. Prodromica a tutto il processo, l’autorizzazione all’aggregazione che il Comune di Genova dovrà immediatamente chiedere all’Autorità garante della concorrenza e del mercato perché Iren è un società quotata in borsa.

  • Amiu, spesi 28 milioni per smaltire i rifiuti fuori regione. L’azienda risponde alla denuncia di Camera di Commercio

    Amiu, spesi 28 milioni per smaltire i rifiuti fuori regione. L’azienda risponde alla denuncia di Camera di Commercio

    rifiuti boccadasseNel 2015 Amiu ha raccolto oltre 326.000 tonnellate di rifiuti, 200.000 delle quali sono state smaltite fuori regione a causa della chiusura della discarica di Scarpino, per un costo di circa 28 milioni di euro. Il dato emerge dal primo Bilancio di sostenibilità della partecipata del Comune di Genova per la gestione del ciclo dei rifiuti, presentato oggi pomeriggio a Palazzo Tursi. Il documento si affianca al bilancio di esercizio e punta sugli aspetti sociali e ambientali e sul valore aggiunto prodotto e distribuito sul territorio dall’azienda. «è il primo bilancio di sostenibilità della storia di Amiu – spiega il presidente Marco Castagna alla agenzia Dire – e riguarda il 2015, probabilmente l’anno più difficile per la vita di questa società, ma anche l’anno della svolta. Questo bilancio è un primo approccio di trasparenza verso i cittadini che contiamo di tenere i prossimi anni». Il documento da gennaio 2017 diventerà obbligatorio per le grandi organizzazioni italiane, come previsto dalla riforma Madia. Dal bilancio emergono le criticità di Amiu sia dal punto di vista degli impianti, con l’emergenza percolato e la chiusura della discarica di Scarpino, sia dal punto di vista delle indagini giudiziarie che hanno portato a una profonda trasformazione del management nel corso degli ultimi anni.

    All’orizzonte, l’attuazione del nuovo piano industriale alla ricerca di un partner privato per un futuro basato non più sulla discarica ma sul recupero di valore e di materia. Secondo il documento presentato oggi, a fine 2015 la raccolta differenziata a Genova aveva raggiunto il 39%, dato consolidato nel 2016 anche attraverso il nuovo piano di raccolta sempre più orientato alla domiciliazione. L’azienda nel complesso conta 5 società partecipate, 173 milioni di euro di fatturato, oltre 1.700 dipendenti, 902 mezzi di cui 524 dedicata alla raccolta dei rifiuti. Nell’area metropolitana di Genova vengono serviti circa 700.00 cittadini con la pulizia nel solo capoluogo di 3 milioni di metri quadrati di strade e marciapiedi. Oltre allo spazzamento, lavaggio e diserbo delle strade, il servizio di Amiu prevede lo svuotamento di 17.646 cassonetti della raccolta differenziata, 10.452 di quella indifferenziata e 7.000 cestini gettacarte. A ciò va aggiunta la pulizia di circa 70.000 caditoie. Dal punto di vista economico, la capogruppo Amiu spa, che conta 1.578 dipendenti, ha fatturato 168 milioni di euro e ne ha distribuiti 85 attraverso gli stipendi ai dipendenti e le attività esternalizzate. Nel 2015, la raccolta differenziata ha garantito ricavi per 4,4 milioni di euro mentre l”impianto di captazione di biogas a Scarpino a prodotto 70 milioni di chilowatt all’ora di energia che corrispondo al fabbisogno di una città di 120.000 abitanti e permettono un risparmio di 320.000 tonnellate di anidride carbonica.

    La risposta a Camera di Commercio

    Non è vero che Genova è una della città più care per la tariffa sui rifiuti. Il problema del carico per le piccole e medie imprese va ricercato soprattutto nella distribuzione del costo complessivo della tariffa, tra quota domestica e non, e sulla quantità relativamente modesta di esercenti che devono sobbarcarsi la copertura di questo onere. Questa, in estrema sintesi, la risposta di Amiu alla denuncia lanciata dalla Camera di Commercio di Genova nel corso dell”illustrazione del rapporto 2016 sui rifiuti urbani e l’acqua potabile a cura dell’Osservatorio tariffe per la Liguria. «Nel bilancio di sostenibilità di Amiu che presentiamo oggi – sottolinea all’agenzia Dire il presidente Marco Castagna – si danno tante risposte ai quesiti tipici dei genovesi: dove va la spazzatura? Andava tutta a Scarpino? è vero che la Tari di Genova è la più cara d’Italia?“. Tra le risposte, si scopre, ad esempio, che «il costo medio per abitante spalmato indifferentemente tra cittadini ed esercizi – spiega Castagna – colloca la Tari pagata a Genova assolutamente nella norma rispetto al resto del Paese; è chiaro che se riusciamo a realizzare un ciclo virtuoso, sono costi che nel futuro posso progressivamente scendere”. Facendo riferimento ai dati 2013 relativi ai conti consuntivi dei Comuni sopra i 200.000 abitanti, Genova si colloca al 9° posto su 16 nella classifica delle città più care con un costo medio per abitante di 203,2 euro: la classifica è guidata da Venezia con 366,8 euro all”anno per abitante e chiusa da Trieste con 165,1 euro per abitante all”anno. Nel 2015, il gettito complessivo della Tari per il Comune di Genova (che per legge deve coprire tutti i costi del servizio Amiu) ammontava a poco più di 126,5 milioni di euro, con un carico ripartito per il 56% sull”utenza domestica e per il restante 44% sull”utenza non domestica, ovvero rispettivamente poco piu” di 70,8 milioni e poco meno di 55,7 milioni, secondo quanto stabilito da una delibera comunale del 9 luglio 2015. Il costo pro capite per la sola quota domestica risulta quindi di circa 0,33 euro al giorno per abitante.

    L’attacco di Antonio Bruno

    Dopo l’uscita dei dati, arriva l’attacco di Antonio Bruno, consigliere comunale della Federazione della Sinistra. Analizzando i numeri, infatti, oltre la metà dei rifiuti Indifferenziati raccolti a Genova (2015: 223.981, dati assesorato Ambiente Comune Genova) a Genova vengono inceneriti. Le quantità rimanenti sono così distribuite: 45.850 all’inceneritore di Parola (Pavia), 38.684 in quello Iren di Torino, 22.037 da A2A Ambiente. «E’ il frutto delle politiche di questi decenni, compresi quelli dalle giunta di centro sinistra che in 4 anni non è riuscita a trovare il posto per fare un impianto di compostaggio», commenta il consigliere comunale FdS Antonio Bruno.
    «La maggioranza di Comune e città Metropolitana dovrebbero spiegare perché non hanno preteso che la bonifica e la messa in sicurezza della discarica di Scarpino non venga finanziata dallo Stato come emergenza ambientale e sanitaria – continua il consigliere – con la conseguenza che i 60 milioni di euro che servono verranno pagati dai genovesi, essendo molto improbabile che i privati di Iren – a cui la Giunta si accinge a cedere la gestione dei rifiuti – si accollino questa spesa». Nel frattempo nei prossimi giorni arriverà in città il premier Matteo Renzi, con in tasca un accordo strategico di finanziamenti straordinari: sarà previsto qualcosa per la gestione dei rifiuti?

     

  • Rifiuti e acqua, i commercianti di Genova pagano il 50% in più rispetto al resto d’Italia

    Rifiuti e acqua, i commercianti di Genova pagano il 50% in più rispetto al resto d’Italia

    AmiuA Genova le piccole e medie imprese spendono per acqua pubblica e tariffa dei rifiuti in media il 50% in più del resto d’Italia. Il dato, riporta l’agenzia Dire, emerge dal rapporto 2016 sui rifiuti urbani urbani e l’acqua potabile a cura dell’Osservatorio tariffe per la Liguria, realizzato da Ref Ricerche e presentato questa mattina alla Camera di Commercio del capoluogo ligure. Il caro tariffe conferma una tendenza storica: dal 2010 al 2016, a fronte di una crescita dell’inflazione regionale del 9%, il costo dei servizi locali è aumentato in Liguria del 29% per i rifiuti e del 39% per l’acqua; aumenti percentualmente più contenuti rispetto alla media nazionale che, negli ultimi 6 anni, a fronte di un +8,6% di inflazione, ha visto crescere del 55% il costo per il servizio idrico integrato e del 26,3% quello per lo smaltimento dei rifiuti solidi urbani.

    Nei primi 9 mesi del 2016, Genova risulta il quarto capoluogo di Regione per aumento delle tariffe (pari merito con l’Aquila e dietro solo ad Aosta, Ancona e Bari): la media complessiva è di +1,9%, pari a 0,6 punti percentuali in più rispetto al dato nazionale; in particolare, la tariffa sui rifiuti è cresciuta dell’1,7% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno (+0,8% della media italiana) e quella dell’acqua potabile del 5,8% (+1,6% del resto del paese). Uno dei dati più eclatanti emersi dalla ricerca riguarda la tariffa dei rifiuti a carico dei ristoranti: anche in questo caso, Genova è il quarto capoluogo più caro d’Italia con un conto annuale di 7.390 euro contro i 5.200 euro della media nazionale, dietro solo a Venezia, Roma e Napoli.
    A livello regionale, inoltre, va registrata la grande variabilità di costi tra le diverse tipologie di impresa e tra Comune e Comune: a parità di consumi, un alberto paga 5.049 euro a Imperia e 10.291 euro alla Spezia, mentre un esercizio alimentare varia dai 25.940 nello spezzino agli 11.246 euro nell’imperiese.

    Secondo la ricerca presentata alla Camera di Commercio di Genova, bollette così alte non sono giustificate dalla qualità del servizio: la raccolta differenziata, infatti, raggiunge una media regionale del 35%, la più bassa del Nord Italia, 10 punti sotto il dato nazionale e ben 30 rispetto alle eccellenze di Veneto e Trentino Alto Adige.

    Sul fronte dell’acqua potabile, infine, la bolletta delle famiglie genovesi e spezzine resta più alta rispetto alla media italiana (più bassa invece quella nelle province di Savona e Imperia) ma va considerato l’avvio del processo di ammodernamento della rete che, tuttavia, risulta ancora insufficiente: l’analisi, infatti, ribadisce la necessità di un piano di interventi con una spesa procapite almeno di 90 euro, ma le previsioni tra il 2016 e il 2019 parlano di una quota non superiore ai 50 euro.

    Primo dicembre incontro sindaco-esercenti su Tari 2017

     

    «Il primo dicembre ci sarà un incontro importante delle associazioni di categoria con il sindaco e gli assessori perché le prospettive rispetto al 2017 per la tassa sui rifiuti degli esercizi commerciali sono particolarmente pesanti, con bollette ancora più salate per le attività economiche». Lo annuncia Andrea Dameri, direttore Confesercenti Genova, a margine della presentazione del rapporto 2016 sui rifiuti urbani urbani e l’acqua potabile, questa mattina nella sede della Camera di Commercio del capoluogo ligure, come riporta l’agenzia Dire. «Ci sono alcuni problemi strutturali che vanno affrontati – ricorda Dameri – il primo ovviamente è quello relativo agli impianti sia per quanto riguarda il futuro della discarica di Scarpino che per la raccolta differenziata. Poi c’è il tema dell’operazione Iren-Amiu perché questo capitolo pesa enormemente sui costi delle imprese e dobbiamo trovare una soluzione definitiva e non elemosinare ogni anno cercando di far quadrare conti che non tornano più».

    Il problema non riguarda però solo la tariffa sui rifiuti: «A questa – ricorda il direttore di Confesercenti Genova – si aggiungono i costi per le altre utenze, come il servizio idrico: c’è un gap fortissimo tra il costo di fare impresa in Liguria e la media italiana, un fardello che i nostri imprenditori si devono portare dietro e che, in una situazione di crisi e grande competizione, è un elemento di grande criticità che va assolutamente affrontato. L’unico tessuto che regge è quello legato ai flussi turistici ma non basta per portare avanti una città di queste dimensioni».

    Un concetto rafforzato anche dal segretario generale della Camera di Commercio di Genova, Maurizio Caviglia: «Il vero problema – ribadisce – è che noi da parecchi anni tentiamo di svolgere un’attività di moral suasion ma non abbiamo ottenuto grandi risultati perché tutti gli anni continuiamo a vedere che i nostri imprenditori stanno pagando più degli altri. Questo vuol dire penalizzare le nostre imprese e metterle in condizione di avere maggiori costi rispetto ai loro concorrenti di altri territori».

  • Amiu, Iren vuole il 51% e ci mette Tortona. Chieste assicurazioni su Scarpino. Bozza accordo entro gennaio

    Amiu, Iren vuole il 51% e ci mette Tortona. Chieste assicurazioni su Scarpino. Bozza accordo entro gennaio

    rifiuti-amiuMaggioranza assoluta delle quote di Amiu, proroga della scadenza del contratto di servizio attualmente prevista al 2020, revisione del sistema di governance proposto dal Comune di Genova e definizione degli accantonamenti per la gestione post mortem delle discariche di Scarpino 1 e 2 e per l’apertura di Scarpino 3. Secondo quanto riportato dall’agenzia Dire, sono queste le condizioni dettate da Iren Ambiente all’amministrazione genovese per dare vita all’aggregazione industriale con Amiu, illustrate questa mattina alla stampa dagli assessori al Bilancio e all’Ambiente del Comune di Genova, Franco Miceli e Italo Porcile, e dal direttore generale, Franco Giampaoletti, che hanno così sintetizzato la proposta dell’azienda, unica ad aver risposto all’offerta del Comune di Genova: «La manifestazione di interesse di Iren – puntualizza l’assessore Miceli – non è il modello aggregativo. Iren ha fatto le sue proposte, ora si entra nella fase negoziale per definire le condizioni di soddisfacimento delle reciproche esigenze». Dunque, si affretta a specificare l’assessore, «non è detto che la percentuale di acquisizione che scaturirà alla fine del processo sia questa: dipenderà dagli apporti di Iren in termini di capitale misto impianti e cache». E dipenderà anche dalla due diligence che metterà nero su bianco il valore attuale di Amiu, nonché da una valutazione strategica dell’azienda pubblica, anche in vista di un ampliamento territoriale che ha già suscitato l’interesse di Iren.

    I chiarimenti chiesti a Iren

    Anche la multiutility dovrà dettagliare alcune valutazioni concrete. «Nella risposta alla manifestazione di interesse – spiega il direttore generale di Palazzo Tursi, Franco Giampaoletti – non si parla di altri due impianti previsti nel piano industriale di Amiu: la separazione secco-umido e la depurazione delle acque. Inoltre, non viene esplicitato il valore del biodigestore di Tortona che l’azienda si dice disposta a conferire». Da tutte queste valutazioni scaturiranno le percentuali che resteranno in mano pubblica e quelle che finiranno in mano privata. Una discussione complessa per la quale il Comune non sembra intenzionato a individuare un interlocutore unico. «La trattativa riguarda argomenti tecnici, economici e legali – prosegue Giampaoletti – e richiede competenze specifiche, per cui al tavolo siederanno di volta in volta persone competenti per i settori in questione». L’obiettivo è quello di giungere «entro fine anno, massimo inizio gennaio 2017, a una sorta di protocollo di intesa, di accordo preliminare che formalizzi obblighi e diritti da ambo le parti», spiegano Miceli e Giampaoletti. Documento che, una volta stilato, dovrà passare al vaglio del Consiglio comunale. «Non significa che l’operazione sarà conclusa entro quei tempi perché saranno necessari i passaggi di natura formale per processare il conferimento dei beni e la costituzione della nuova compagine societaria». Passaggio, quest’ultimo, che potrebbe avvenire anche in due tappe: la prima solo per quanto riguarda un aumento di capitale diretto con iniezione di soldi freschi, la seconda per il conferimento degli impianti.

    La sorte dei lavoratori

    Rimangono da chiarire le questioni legate ai lavoratori, che in passato si sono opposti al passaggio di Amiu a privati: con il primo ingresso solo economico, la partecipazione di Iren potrebbe restare sotto il 50% per poi superare la soglia fatidica a operazione effettivamente completata anche con gli impianti. Ma il tavolo con i sindacati si annuncia tra i più problematici: un primo incontro, già previsto dall’accordo precedente alla pubblicazione della manifestazione di interesse, si sarebbe dovuto tenere oggi ma potrebbe slittare. «Non ci sono punti su cui la distanza sia tale da non consentire neppure l’avvio della negoziazione con Iren», sostiene l’assessore Porcile, come riportato dall’agenzia Dire. «Ci sembra che Iren Ambiente abbia le caratteristiche adeguate per iniziare la negoziazione – prosegue – d’altronde, eravamo formalmente liberi di decidere che la manifestazione non avesse portato agli esiti sperati». Più diretto Giampaoletti: «Se qualcuno pensa che facciamo la trattativa con i pantaloni alle caviglie, sta sbagliando. Amiu non è una bad company da scaricare. L’operazione Amiu-Iren rappresenta un’opportunità da entrambe le parti».

    Tra i paletti insormontabili posti dal Comune, il mantenimento dei livelli occupazionali (già accolto da Iren), il mantenimento dell’indipendenza di Amiu rispetto a Iren e la sua identità e collocazione nel territorio genovese, e la partecipazione in maniera qualificata a decisioni strategiche. Impensabile, comunque, uno scenario dall’esito negativo. «Nel caso – conclude Miceli – o si trova una molto complicata soluzione interna oppure si procede a nuova gara con evidenza pubblica, sperando in candidati nuovi. Ma ci impegneremo perché l’operazione si concluda con soddisfazione di tutti, compresi i lavoratori».

  • Amiu, l’offerta di Iren è ammissibile. Ora si passa all’esame della proposta nel merito

    Amiu, l’offerta di Iren è ammissibile. Ora si passa all’esame della proposta nel merito

    amiu-iren-busteL’offerta di Iren per entrare in Amiu come partner privato è formalmente ammissibile. «Completato l’esame della documentazione pervenuta, la manifestazione di interesse di Iren Ambiente spa, società del gruppo Iren, è conforme ai requisiti contenuti nell’avviso esplorativo del Comune di Genova». Lo dice il direttore generale di Palazzo Tursi, Franco Giampaoletti, al termine della seduta pubblica nel corso della quale è stata aperta la busta dell’unica offerta arrivata per aderire alla manifestazione di interesse indetta dal Comune di Genova per trovare un partner industriale privato ad Amiu, come riportato dall’agenzia Dire.

    Presente anche una trentina di lavoratori. «Siamo preoccupati di come il Comune ha gestito tutta la vicenda- dicono- e di quello che accadrà con l’aggregazione. Chiediamo che riparta immediatamente il confronto con l’amministrazione visto che non sappiano che valore abbia l’accordo firmato lo scorso luglio».

    L’amministrazione ora entrerà nel merito dell’ammissibilità della proposta di Iren, con particolare attenzione alle 43 pagine di relazione tecnica economica contenuta nell’offerta. La speranza dell’assessore all’Ambiente, Italo Porcile, è di chiudere questa fase già entro la settimana o, al massimo, nei primi giorni della prossima. Si potrà così procedere alla trattativa privata tra l’amministrazione comunale, i vertici della partecipata che si occupa del ciclo dei rifiuti e quelli della multiutility.

    Così, entro la fine dell’anno, dovrebbe concludersi il percorso per la definizione del nuovo assetto societario della realtà che gestirà i rifiuti a Genova.

  • Rifiuti, solo Iren risponde al Comune. Entro fine anno il matrimonio con Amiu

    Rifiuti, solo Iren risponde al Comune. Entro fine anno il matrimonio con Amiu

    amiuScaduti alle 12 di oggi i termini per aderire alla manifestazione di interesse indetta dal Comune di Genova per trovare un partner industriale privato ad Amiu. Come riporta l’agenzia Dire, negli uffici di Palazzo Tursi è arrivata una sola offerta, firmata Iren. Si concretizza così lo scenario temuto dai fautori di un gara pubblica e detrattori della multinazionale: il Comune non dovrà procedere con un bando di gara pubblico per concludere l’accordo ma potrà affidarsi a una più rapida e semplice trattativa privata.

    E’ in corso di definizione la commissione che dovrà valutare l’ammissibilità dell’interesse di Iren e la corrispondenza della multiutility ai requisiti tecnici chiesti dal Comune. Tra questi: un patrimonio netto non inferiore a 15 milioni di euro, un bilancio annuale non inferiore ai 120 milioni di euro riferito alla media degli ultimi tre anni esclusivamente per attività di igiene urbana e gestione dei rifiuti, la possibilità realizzare l’aumento di capitale di Amiu per almeno il 49% attraverso impianti, aree, attrezzature, mezzi, diritti e altre dotazioni patrimoniali funzionali alla realizzazione del piano industriale e impiantistico di Amiu, anche in province diverse da quella di Genova. Inoltre, è prevista la possibilità di candidarsi in formazione collettiva, a patto che i requisiti di idoneità siano soddisfatti per almeno il 60% dal capofila e per non meno del 20% da ciascuno degli altri membri.

    L’apertura delle buste potrebbe avvenire già la prossima settimana per dare poi il via libera alla trattativa privata e segnare, di fatto, l’ingresso di Iren in Amiu entro l’obiettivo fissato dalla giunta Doria della fine dell’anno. Possibile anche un nuovo passaggio in Consiglio comunale per indicare le linee guida da seguire prima di chiudere formalmente l’accordo.

    Resta da capire come mai altri colossi del settore del calibro di A2A, Hera e Veolia, che si erano detti potenzialmente interessati a partecipare al bando, non abbiano risposto alla manifestazione del Comune.
    Nella fase di trattativa privata, il Comune dovrà poi garantire l’affermazione di Amiu quale veicolo societario esclusivo per l’erogazione del servizio, la tutela dei livelli occupazionali e della territorialità genovese, la configurazione di un modello di governance che garantisca al socio pubblico la partecipazione in maniera qualificata alle decisioni strategiche di carattere straordinario. Nelle prossime settimane, Palazzo Tursi e Amiu dovrebbero tornare a incontrarsi con i sindacati e i lavoratori della partecipata così come sancito dall’accordo firmato quest’estate.

  • Volpara, Amiu demolisce l’ex inceneritore. Addio alla “legge del menga”

    Volpara, Amiu demolisce l’ex inceneritore. Addio alla “legge del menga”

    volparaAddio all’ex inceneritore della Volpara. Finalmente. Nella prossima riunione di consiglio di amministrazione di Amiu, martedì 4 ottobre, la partecipata del Comune conferirà a Sviluppo Genova l’incarico di effettuare la progettazione per la demolizione del corpo principale dell’ex inceneritore della discarica della Volpara con l’obiettivo di avviare i cantieri nella prossima primavera e arrivare alla liberazione del piazzale nel giro 4-6 mesi. L’edificio demolito occupa circa 27 mila metri cubi, 900 metri quadrati per 30 metri di altezza. L’operazione costerà complessivamente ad Amiu 600 mila euro, comprese anche le economie che l’azienda pensa di realizzare con il riciclo e la vendita di un ingente quantitativo di ferro da carpenteria metallica contenuto nella struttura. «Raramente, in questi anni, ho percepito tanta sfiducia nei confronti dell’amministrazione pubblica come quella registrata dai cittadini della Valbisagno: era necessario dare una risposta concreta alle loro richieste» afferma l’assessore all’Ambiente del Comune di Genova, Italo Porcile. «E’ un atto dal valore simbolico altissimo, un segnale molto forte per la Valbisagno e per tutta la città, che testimonia un indirizzo politico molto diverso rispetto alle amministrazioni precedenti». Questi interventi si inseriscono nel quadro delle iniziative del piano straordinario di pulizia della città che prevede anche la riapertura del servizio di ritiro degli ingombrati e il coinvolgimento della cittadinanza attiva.

    «Il primo corteo per la demolizione dell’inceneritore si tenne il 22 febbraio 1992 – ricorda Giordano Bruschi, memoria storica della Valbisagno – quindi oggi siamo molto contenuti ma il vero obiettivo è giungere alla definitiva abolizione della “legge del menga: chi ha servizi scomodi, se li tenga. Vogliamo vedere un vestito nuovo per la Valbisagno». Molto soddisfatto il presidente del Municipio IV Media Val Bisagno, Agostino Gianelli: «E’ da 40 anni che aspettiamo questo momento. Negli ultimi due anni abbiamo notato un cambio di passo da parte dei responsabili di Amiu, molto più presenti nel rapporto con il territorio. Finalmente si ottiene una parte di quello che i cittadini hanno chiesto anche con battaglia piuttosto conflittuali». Nel concreto, la demolizione porterà a 40 parcheggi in più per la popolazione. «Ma dobbiamo stare sempre sul pezzo – avverte – per raggiungere nei prossimi anni l’obiettivo finale della cancellazione definitiva della Volpara, il cui servizi di discarica può essere evitato perché spazzatura non va più considerata come tale ma come materiale da riutilizzare».

    Addio ai cattivi odori

    volparaLa demolizione dell’ex inceneritore non è l’unico intervento annunciato da Amiu. Intanto, è in corso di perfezionamento l’accordo per destinare temporaneamente ad Amiu l’area dell’ex campo nomadi di via Adamoli che consentirà di liberare la strada da altri mezzi pesanti. Ma l’intervento forse realmente più atteso dalla Valbisagno è quello che riguarda la riduzione degli odori emessi dai camion che scaricano i rifiuti nella discarica. «Negli ultimi mesi abbiamo fatto diverse misurazione degli odori e dell’inquinamento – spiega il presidente di Amiu, Marco Castagna – e i risultati sono stati tutti confortanti per quanto riguarda i limiti di legge. Ma occorre anche andare incontro al soddisfacimento dei cittadini». Per questo è previsto la realizzazione di un tunnel che consentirà di incapsulare i mezzi nella fase di carico e scarico che dovrebbe risolvere definitivamente il problema cattivi odori. Si attende l’autorizzazione da parte della Città metropolitana, per lavori che dovrebbero durare circa 3 mesi. «Qualora l’intervento non fosse risolutivo – prosegue Castagna – abbiamo comunque già pronto il progetto preliminare per l’intera copertura del piazzale che però, essendo molto ampio, avrebbe tempi più lunghi e costi molto più elevati».

    Infine, questo pomeriggio è previsto un incontro tra il Municipio e i comitati per illustrare nel dettaglio i progetti e organizzare tre momenti di confronto pubblico da tenersi a ottobre in cui sarà deciso il futuro delle aree. «Non è semplicemente un segnale – sottolinea Castagna – perché con l’implementazione di Scarpino, la Volpara sarà sempre meno utilizzata. E’ giusto abbandonare gli impianti vecchi nel momento in cui ci accingiamo a realizzare impianti nuovi. E la demolizione dell’inceneritore e le battaglie che stiamo facendo per nuova impiantisca e nuove isole ecologiche danno proprio il penso di aver svoltato da una gestione dei rifiuti antica a una moderna». Attenzione però a non legare troppo «il processo di progressiva dismissione della Volpara alla realizzazione di Scarpino 3.0» avverte l’assessore Porcile. «La Volpara si potrà depotenziare quando si realizzerà il 50% di raccolta differenziata in città, quota che si può fare anche senza la nuova Scarpino, senza il porta a porta e con solo 4 isole ecologiche invece di 6. Si poteva farlo anche prima, noi come amministrazione e voi tutti come cittadini».

    I dubbi dei cittadini

    volparaTutti contenti, dunque? Non proprio. Innanzitutto perché ancora per un anno i mezzi di Amiu continueranno a sostare nella zona della Gavette vicino ai giardini pubblici. «Basterebbe – dicono i cittadini – che almeno posteggiassero al contrario, con la faccia del mezzo rivolta verso i giardini per limitare un minimo i cattivi odori». E poi perché l’operazione ha un po’ il sapore di campagna elettorale: «Se è vero che verrà liberato un spiazzo importante e che, successivamente, i parcheggi delle Gavette saranno restituiti alla città – proseguono gli abitanti – è anche vero che l’inceneritore non è più in funzione da anni e ambientalmente non causa più alcun problema. Certo, si libera visivamente una porzione ma è sul retro della strada mentre risulta molto più impattante tutto quello che sta davanti». Infine, qualcuno alza anche lo spauracchio dello spreco di denaro. «Anni fa – ricordano in Valbisagno – la Regione Liguria aveva già previsto lo stanziamento di fondi per questa operazione. Poi non se ne fece nulla perché l’impatto visibilmente peggiore è quello delle strutture che si affacciano sulla strada. Ma che fine hanno fatto quei soldi?».

  • Rifiuti, il “Patto per la Bellezza” di Amiu e Comune per ripulire la città

    Rifiuti, il “Patto per la Bellezza” di Amiu e Comune per ripulire la città

    AmiuPassata la tempesta (giudiziaria), Amiu e Comune si attrezzano per ripulire Genova, chiamando a raccolta anche la cittadinanza attiva. L’obiettivo è avviare fin da subito un’attività straordinaria per la rimozione dei rifiuti ingombranti in attesa che, entro la fine dell’anno, si concluda la gara per l’assegnazione del servizio ad una nuova ditta appaltatrice. Come è noto, infatti, in seguito all’inchiesta che in primavera ha travolto la principale ditta subappaltante, la Switch 1988 spa, il ritiro degli ingombranti porta a porta è sospeso dallo scorso mese di marzo e chi deve disfarsi di un mobile o di un qualsiasi altro rifiuto voluminoso è costretto a portarlo in una delle quattro isole ecologiche della città. Oppure ad affidarsi al camioncino EcoVan che da solo, tuttavia, non può minimamente fare fronte alla richiesta, come d’altra parte ammette lo stesso assessore all’Ambiente, Italo Porcile: «Nel bando di gara degli ingombranti si parla di 5250 pezzi da ritirare al mese, vale a dire circa 250 al giorno. Impossibile per un solo furgone».

    Contestualmente al lancio del piano di pulizia straordinaria che coinvolgerà tre cooperative – una per il Ponente, una per il Centro ed una per il Levante – incaricate di intervenire in tutta la città in coordinamento con Amiu e in base alle priorità indicate da ciascun Municipio, lo stesso Porcile ha anticipato i contenuti di una delibera che prevede un sostegno economico concreto a supporto dei progetti di cittadinanza attiva per il decoro urbano: «In questa fase è per noi di vitale importanza l’apporto che viene dai comitati e dalle associazioni di cittadini. Oltre che ringraziarle, dobbiamo garantire a queste persone i servizi di supporto necessari, assicurando loro il ritiro dei materiali raccolti nella pulizia di strade, parchi, giardini e spiagge». Concretamente, le organizzazioni di privati cittadini interessate a dare una mano dovranno rivolgersi al proprio Municipio di riferimento il quale, di concerto con il Comune, individuerà le iniziative più meritorie. «Le risorse che andremo a destinare a questo servizio dipenderanno dalle segnalazioni che ci arriveranno dal territorio, ma immagino che complessivamente la cifra ammonterà a circa 100mila euro da qui alla metà del prossimo anno», prevede Porcile.

    Il coinvolgimento dei cittadini, infatti, andrà avanti anche dopo il superamento dell’attuale fase di emergenza e porterà all’istituzione di un “Patto per la Bellezza” che dovrebbe prevedere, oltre ad una definizione strutturale della collaborazione tra Comune e privati, anche una serie di iniziative sul piano della comunicazione e della sensibilizzazione. «Anche da questo punto di vista – conferma l’assessore all’Ambiente – c’è ancora molto da fare. Al di là di chi viola consapevolmente le regole in materia di smaltimento dei rifiuti e per i quali servono solo adeguate sanzioni, infatti, molti non hanno ancora la piena coscienza del fatto che la raccolta differenziata non è solo un comportamento virtuoso, ma anche un obbligo di legge». La delibera anticipata oggi da Porcile sarà portata in giunta giovedì, assieme a quella per l’avvio del piano di differenziata spinta, che questa volta include anche il porta a porta. Secondo quanto riferisce lo stesso assessore, infatti, la sperimentazione avviata nelle alture del Levante sta dando gli esiti sperati e, in un quadro di riforma complessiva del sistema di raccolta, sarà implementata ad altre aree della città.

    Il presidente di Amiu, Marco Castagna, traccia invece la road map per il ripristino del servizio di ritiro degli ingombranti: «La gara partirà entro la fine di questa settimana e prevediamo che si concluda entro la fine dell’anno, in modo da rendere il servizio operativo già da gennaio 2017. Il nuovo appalto durerà due anni e recupererà i diciotto addetti utilizzati dalla ditta precedente, altri sedici saranno invece reimpiegati tramite la gara per il ritiro della carta conferita nei bidoncini da 240 a mille litri: anche questa partirà a breve e avrà durata di sei mesi più altri sei rinnovabili. Complessivamente, quindi, saranno nuovamente impiegate 34 persone che già erano impegnate nel precedente appalto, applicando così la clausola sociale di salvaguardia dei lavoratori ex Switch e Giglio».

    Sempre a proposito della carta, Comieco, vale a dire il consorzio incaricato del riciclo, ha annunciato che per i prossimi tre mesi destinerà alle popolazioni terremotate 70 euro per ogni tonnellata di materiale raccolto: «Una ragione in più per incentivare i cittadini ad un comportamento virtuoso, perché facendo una buona raccolta differenziata sarà possibile accantonare qualche milione di euro per le popolazioni colpite dal sisma», è l’appello di Castagna, che in generale invita i genovesi a proseguire con le loro segnalazioni delle principali criticità esistenti nei quartieri. L’ultimo punto toccato dal presidente di Amiu, riguarda il rapporto con le attività economiche. «Per contrastare l’abbandono dei rifiuti ingombranti, organizzeremo a breve un vertice in Camera di Commercio in cui sensibilizzare le imprese ad avvalersi delle isole ecologiche dove, è bene ribadirlo, è possibile conferire in maniera assolutamente gratuita. Basta essere in possesso del necessario patentino».

    Marco Gaviglio

  • Amiu, via al bando per i privati. Iren potrebbe arrivare già entro fine settembre

    Amiu, via al bando per i privati. Iren potrebbe arrivare già entro fine settembre

    RifiutiSe fosse solo Iren a manifestare il proprio interesse per l’ingresso come partner privato in Amiu, la partita potrebbe chiudersi già entro fine settembre. E’ stata, infatti, approvata ieri dalla giunta del Comune di Genova la delibera che fornisce le linee guida per il bando che dovrebbe essere pubblicato ufficialmente nei prossimi giorni e concludersi, appunto, entro la fine di settembre. Tecnicamente, si tratta di un’indagine di mercato al termine della quale verrà attivato un confronto tra gli interessati ritenuti idonei, a meno che la domanda esplorativa non sia pervenuta da un solo soggetto, nel qual caso si passerebbe a trattativa diretta.

    «Si è avviato un percorso decisivo per la ricerca di un partner industriale per Amiu – commenta il sindaco Marco Doria – l’obiettivo è rendere l’azienda più forte e dotata degli impianti necessari, in un quadro di garanzie per i lavoratori dell’azienda. Viene così rispettato un altro degli importanti impegni che la giunta si era assunta».

    I contenuti della delibera

    La delibera approvata dalla giunta elenca i requisiti richiesti ai soggetti industriali che aderiranno alla manifestazione d’interesse e le caratteristiche qualificanti cui dovranno attenersi nella loro proposta. Come ampiamente anticipato, sono previsti parametri di idoneità patrimoniale (almeno 15 milioni di euro netti), di idoneità economica (una media di almeno 120 milioni di euro negli ultimi tre anni per attività riferite all’igiene urbana e alla produzione di rifiuti) e di idoneità tecnica, tra cui la dotazione di impianti, aree, attrezzature, mezzi, diritti idonei alla copertura dell’intera filiera del ciclo integrato dei rifiuti. E’ prevista anche la partecipazione in forme collettive tra più soggetti: in questo caso, i requisiti di idoneità patrimoniale ed economica devono essere soddisfatti per almeno il 60% dall’operatore capofila e per almeno il 20% da ciascuno degli altri operatori.

    Come ampiamente anticipato, viene anche esplicitata la strada per garantire ad Amiu la prosecuzione del contratto del servizio oltre la naturale scadenza del 2020, derogando almeno fino al 2030 quanto previsto dalla legge regionale e nazionale che imporrebbe una gara pubblica per la gestione della raccolta dei rifiuti.

    L’aumento di capitale di Amiu da parte del soggetto privato potrà essere realizzato attraverso dotazioni patrimoniali-impiantistiche (impianti, aree, attrezzature, mezzi, diritti ed altre dotazioni patrimoniali) utili alla chiusura del ciclo rifiuti e coerenti con la realizzazione del piano industriale di Amiu, L’azienda attualmente in house al Comune di Genova dovrà essere il veicolo societario esclusivo per l’erogazione del servizio di gestione integrata dei rifiuti del Comune di Genova e, in prospettiva, dell’intera Città metropolitana.

    La governance della nuova società mista pubblica-privata (nella delibera non sono esplicitate percentuali massime o minime per l’ingresso dei nuovi capitali) dovrà garantire al Comune di Genova la partecipazione in maniera qualificata alle decisioni strategiche di carattere straordinario. In particolare, Palazzo Tursi manterrà potere di veto su: autorizzazione al Consiglio di amministrazione alla modifica del piano industriale ed impiantistico, autorizzazione al compimento di operazioni non comprese nel piano industriale eccedenti un determinato importo o di particolare importanza al momento non meglio precisato, autorizzazione al compimento di operazioni di carattere puramente finanziario, con parti correlate, e operazioni straordinarie sul capitale. Inoltre, nel contratto saranno poi previste clausole a garanzia dell’ l’intrasferibilità della partecipazione acquisita dall’operatore socio per “un congruo periodo di tempo”, il riconoscimento del “diritto di gradimento, non mero, del Comune nei confronti di terzi trasferitari, a qualunque titolo, di tutta o parte la partecipazione societaria” e il “riconoscimento al Comune del diritto di prelazione con facoltà di determinazione in contraddittorio del valore delle partecipazioni oggetto di trasferimento”.

    Il nuovo assetto aziendale dovrà prevedere il mantenimento nel capoluogo ligure della sede legale, amministrativa e della parte più rilevante della struttura operativa di Amiu.

    Viene, infine, messa nero su bianco la tutela dei livelli occupazionali.

    L’accordo tra Comune di Genova e sindacati

    consiglio-comunale-protesta-amiuSempre ieri, prima dell’approvazione del provvedimento da parte del sindaco Marco Doria e degli assessori, era arrivata finalmente la fumata bianca nella complessa trattativa tra l’amministrazione, Amiu e i sindacati. Benché con diversi gradi di soddisfazione, tutte le sigle hanno sottoscritto l’accordo che prevede, tra l’altro, il mantenimento dei livelli occupazionali e degli impegni relativi alle assunzioni future, il mantenimento dei livelli salariali e normativi compresi gli accordi di secondo livello, la rinuncia all’applicazione del jobs act per tutti i lavoratori per la durata del contratto di servizi. Dal punto di vista industriale, nell’accordo viene anche esplicitato il mantenimento dell’unitarietà del ciclo integrale dei rifiuti e di Amiu come unico operatore di Genova e in prospettiva della Città metropolitana, il prolungamento del contratto di servizio almeno sino al 2030, l’impegno a realizzare gli impianti previsti dal piano industriale di Amiu sul territorio genovese o metropolitano (realizzazione della discarica di servizio di Scarpino 3 entro gennaio 2017; Fabbrica della materia a Scarpino 3 con impianto di selezione e biostabilizzazione del rifiuto indifferenziato residuo entro gennaio 2018 e impianto di trattamento del residuo secco entro gennaio 2019; biodigestore per il trattamento dell’organico da raccolta differenziata in area Cerjac, esterna a Scarpino 3 entro gennaio 2022), l’effettivo controllo del Comune di Genova su tutti gli atti riguardanti gli assetti societari. Inoltre, le parti si sono impegnate a rivedersi entro i 15 giorni successivi alla conclusione della manifestazione di interesse.

  • Emergenza rifiuti a Boccadasse. Municipio e Amiu: «Ci impegniamo a migliorare la situazione»

    Emergenza rifiuti a Boccadasse. Municipio e Amiu: «Ci impegniamo a migliorare la situazione»

    boccadasseIl bellissimo borgo di Boccadasse, è sommerso dai rifiuti. Dovrebbe essere una delle eccellenze genovesi dove convergono turismo e vita tranquilla per gli abitanti, invece il quartiere dei pescatori si sta trasformando in una discarica a cielo aperto. Eppure la candidatura di Boccadasse a diventare patrimonio Unesco è già stata inoltrata. Grazie alla denuncia di una nostra lettrice, scopriamo che da un mese più di venti bidoni della spazzatura stracolmi “animano” via Boccadasse, la strada che conduce alla spiaggia del vecchio borgo. «Abbiamo scelto di vivere in questa zona per la vicinanza al mare e per la tranquillità del quartiere. Ora la nostra qualità della vita è nettamente peggiorata» dicono gli abitanti del borgo marinaro. La situazione per chi ci vive è diventata insostenibile: «L’odore che aleggia nella strada è tremendo e abbiamo già avvistato topi e piccioni vicino ai bidoni». Il cumulo della spazzatura di notte raggiunge livelli esorbitanti; l’aspetto, secondo gli abitanti, è ormai di una vera e propria discarica: sacchi dell’immondizia giganteschi nei cassonetti dell’indifferenziata, odore di pesce e di rifiuti in decomposizione, scatole di cartone in misura abnorme ai lati della strada, plastica a non finire e sette bidoni di vetro con birre, lattine e taniche di olio. «Boccadasse è un luogo bellissimo e vorremmo che così restasse. Tutti noi speriamo che possa diventare patrimonio Unesco, ma il livello igienico ed ecologico deve tornare a essere sostenibile» concludono i residenti.

    Riorganizzazione dei cassonetti

    La riorganizzazione dei cassonetti è stata predisposta di recente dopo l’allarme rifiuti nella spiaggia del borgo marinaro. Una decisione presa dal Municipio Medio Levante per preservare e migliorare l’area turistica e balneare. «Si è deciso insieme ai commercianti e alla Pro Loco di Boccadasse di spostare tutti i contenitori dei rifiuti in Via Bocciasse» spiega a “Era Superba” Alessandro Morgante, presidente del Municipio. Dopo le segnalazioni dei mesi passati degli abitanti che lamentavano un livello esorbitante di spazzatura nel lido di Boccadasse, il Municipio di Medio Levante, in accordo con i commercianti del borgo, ha aumentato il numero di bidoni concentrandoli in un’area a monte del quartiere, ben lontano dal mare. «Abbiamo voluto compattare i cassonetti in un’unica zona – aggiunge Morgante – per mantenere il borgo più ordinato, contando come sempre su un servizio di raccolta rifiuti efficiente». I cassonetti, che fino a pochi giorni fa si trovavano direttamente nella spiaggia e quelli che erano posizionati in fondo alla scalinata di congiungimento tra via Felice Cavallotti e il borgo marinaro, ora si trovano tutti in cima a via Boccadasse. «Si può migliorare la situazione – aggiunge Morgante – ed è un impegno che mi prendo con i cittadini. Purtroppo è difficile trovare subito la ricetta perfetta che accontenti tutti».

     Amiu a Boccadasse

    rifiuti boccadasseSecondo Amiu la ricollocazione dei contenitori della spazzatura in un’unica zona è una soluzione transitoria, presa proprio in funzione della recente candidatura di Boccadasse a diventare patrimonio dell’umanità. «Per diventare patrimonio Unesco bisogna rispettare determinati requisiti e mantenere il più salubre possibile il territorio – ci spiega Luca Zane, portavoce di Amiu – per questo i cassonetti sono stati spostati tutti in via Boccadasse alta». Nonostante la riorganizzazione dei bidoni, Amiu ha garantito che le frequenze di svuotamento in questi mesi sono rimaste invariate. «Un’unica postazione di rifiuti è sicuramente più difficile da gestire – continua Zane – spesso diventa terra di nessuno, in cui tutti coloro che passano si sentono legittimati a lanciare qualsiasi tipo di rifiuto, giorno e notte, senza nemmeno pensare alla raccolta differenziata. Ma di certo non possiamo mettere qualcuno a sorvegliare l’area».

    Martedì 26 luglio è previsto un sopralluogo tecnico da parte di Amiu, in collaborazione con il Municipio, per trovare una soluzione e salvare capra e cavoli, rientrare negli standard imposti dall’Unesco e non creare problemi agli abitanti. «Speriamo in futuro di risolvere il problema in modo definitivo con la raccolta porta porta» si augura Amiu, ricordando l’obiettivo principale del nuovo piano della raccolta dei rifiuti a Genova.
    Il progetto ad oggi è già partito nella zona di Colle degli Ometti a Quinto e a Quarto alta, ottenendo oltre l’80% di raccolta differenziata, con fortune alterne: molto bene a Quinto, molto male e con tante contestazioni a Quarto. «Questa è una rivoluzione per la raccolta dei rifiuti – conclude Zane – ci permette di tracciare e monitorare il comportamento dei cittadini e correggerlo quando necessario». La raccolta porta porta si espanderà con le stesse modalità nel levante genovese, nella Valpocevera e a Voltri. Mentre nelle altre zone di Genova verranno attuate diverse soluzioni ma sempre personalizzate per permettere ad Amiu di valutare la condotta dei cittadini per quanto riguarda la raccolta differenziata.

    Elisabetta Cantalini 

  • Amiu, delibera per l’ingresso di Iren pubblicata entro i primi di agosto. Si và verso la proroga del servizio

    Amiu, delibera per l’ingresso di Iren pubblicata entro i primi di agosto. Si và verso la proroga del servizio

    Arriverà tra giovedì e venerdì in giunta comunale il provvedimento che dà il via libera alla tanto attesa manifestazione di interesse per la ricerca di un partner privato per Amiu. I contenuti saranno discussi nel dettaglio nel corso di una riunione di maggioranza, convocata per questa sera. L’assessore all’Ambiente, Italo Porcile, ha incontrato questa mattina i sindacati per presentare i capisaldi della delibera incassando, a suo dire, una sostanziale approvazione dal punto di vista contenutistico ma forti critiche sullo scarso percorso di condivisione degli ultimi mesi.

    Confermata l’indiscrezione raccolta dalla “Dire” la scorsa settimana e riportata su “Era Superba” per cui all’interno della delibera, nelle condizioni di ingresso del partner privato all’interno del capitale delle società in house del Comune di Genova, sarà fatto esplicito richiamo all’impegno di Palazzo Tursi per allungare la concessione del contratto di servizio della raccolta dei rifiuti, attualmente in scadenza 2020. Strada che, secondo l’avvocatura di Palazzo Tursi, sarebbe prevista nelle pieghe del decreto di stabilità del 2015, essendo Amiu società attualmente partecipata al 100% dal Comune di Genova.
    Prosegue anche il percorso condiviso da Comune, Città Metropolitana e Regione Liguria per formalizzare una proposta da inoltrare al ministero per ottenere il via libera alla proroga per il contratto di servizio, in deroga alla normativa nazionale e regionale che obbligherebbe a effettuare una gara a evidenza europea nel 2020. Ma i tempi non saranno certo rapidissimi e il Comune di Genova deve muoversi autonomamente.

    La delibera, in realtà potrebbe arrivare in giunta anche nei primi giorni della prossima settimana, qualora i sindacati chiedessero ancora qualche ora di tempo per siglare con il Comune un accordo preventivo. L’obiettivo dell’amministrazione comunale è, comunque, quello di avere la delibera pubblicata ufficialmente entro i primi giorni di agosto e procedere poi al bando per la manifestazione di interesse. Nel frattempo, lunedì prossimo dovrebbe anche essere approvato il bilancio di Amiu.

    Tutto pronto, dunque, per l’ingresso di Iren anche se il Comune di Genova non può naturalmente fare nome e cognome dell’azienda che verrà scelta dopo la procedura a evidenza pubblica. «Non siamo di fronte a una clamorosa distorsione delle procedure di gara e di trasparenza chiede retoricamente il capogruppo di Federazione della Sinistra in Consiglio comunale, Antonio Bruno. «L’unico modo di evitare il conflitto di interessi – sostiene provocatoriamente – è che Iren non partecipi alla gara».

  • Amiu, il Comune prepara la strada per la proroga del contratto. Richiesta al ministero e delibera “fai-da-te”

    Amiu, il Comune prepara la strada per la proroga del contratto. Richiesta al ministero e delibera “fai-da-te”

    Rifiuti raccolta differenziataSono due i percorsi che il Comune di Genova sta tentando per poter prorogare il contratto di servizio di Amiu, la partecipata che gestisce il ciclo dei rifiuti nel capoluogo ligure, in scadenza nel 2020 e, in questa situazione, non così appetibile agli investimenti dei privati indispensabili per dare attuazione all’ambizioso piano industriale dell’azienda. Secondo quanto raccolto dalla ”Dire”, è questo il frutto di due confronti avvenuti questa mattina: il primo tra Comune di Genova, Città metropolitana, Regione Liguria e rappresentanti sindacali dell’azienda; il secondo solamente tra Comune di Genova e sindacati. Dall’incontro a cui hanno partecipato gli esponenti di tutte le istituzioni locali, è emersa la volontà di avviare un tavolo tecnico che porti alla formalizzazione di una proposta da inoltrare al ministero per ottenere il via libera alla proroga per il contratto di servizio, in deroga alla normativa nazionale, in primis, e regionale, in secundis, che obbligherebbe a effettuare una gara a evidenza europea nel 2020. Si tratterebbe, in pratica, dell’avvio di quel percorso che potrebbe portare a una sorta di “decreto salva Genova” che l”assessore regionale all”Ambiente, Giacomo Giampedrone, aveva lontanamente ipotizzato nelle scorse settimane. A tal proposito, le parti torneranno a incontrarsi venerdì 22 luglio.

    Tuttavia, dal momento che i tempi potrebbero non essere rapidissimi e gli esiti non così certi, più interessante è’ il percorso scaturito dall’incontro ristretto tra Comune di Genova e rappresentanti dei lavoratori. L’amministrazione comunale, infatti, sarebbe pronta a inserire una clausola vincolante per il rinnovo del contratto di servizio, probabilmente al 2035, nella delibera di giunta che darebbe il via libera alla tanto attesa manifestazione di interesse per la ricerca di un partner privato per Amiu. Strada che, secondo l’avvocatura di Palazzo Tursi, sarebbe prevista nelle pieghe del decreto di stabilità del 2015, essendo Amiu società in house del Comune di Genova. Non è ancora detto che la delibera passi attraverso il Consiglio comunale, dove comunque non dovrebbe avere particolari problemi ad essere approvata, dal momento nelle scorse riunioni di commissione la richiesta al Comune di “fare da sé’” sulla proroga del contratto di servizio era stata caldeggiata non solo dalle forze di maggioranza. Una prima bozza di questa delibera, che dovrebbe contenere anche tutte le garanzie richieste sul futuro lavorativo e salariale per gli attuali dipendenti di Amiu, sarà presentata dal Comune ai sindacati martedì 19 luglio.

  • Amiu, proroga del contratto di servizio? La Regione frena: “Non è come Spezia”

    Amiu, proroga del contratto di servizio? La Regione frena: “Non è come Spezia”

    rifiuti-amiuPer dare maggior peso alla quota pubblica di Amiu e un potere contrattuale più forte al Comune di Genova nel percorso di ingresso del partner privato (sempre più vicino il matrimonio con Iren), azienda e amministrazioni sono concordi nel sottolineare che sia imprescindibile una proroga del contratto di servizio in scadenza nel 2020. Il direttore generale di Amiu, Franco Giampaoletti, spiega che l’opzione potrebbe essere percorribile «utilizzando una norma della legge finanziaria del 2015, nel momento in cui siano previste operazioni straordinarie come un’aggregazione di aziende». La richiesta dovrebbe essere quella di una proroga fino al 2035 anche e soprattutto per garantire più tempo al nuovo privato per ammortizzare gli investimenti e fare anche un po’ di cassa.

    Il sindaco, Marco Doria, bussa alle porte della Regione: «Il nostro problema – dice il primo cittadino – è verificare la fattibilità e la sostenibilità giuridica di quanto seguito da altre parti. E, in questo, è fondamentale l’apporto della Regione Liguria che deve dimostrare, affrontando la situazione della Città metropolitana di Genova, la stessa premura dedicata alla provincia della Spezia». Esplicito il riferimento alla proroga concessa ad Acam.

    Ma, secondo quanto spiegato all’agenzia Dire dall’assessore regionale all’Ambiente, Giacomo Giampedrone, la situazione spezzina sarebbe molto diversa rispetto a quanto chiede il Comune di Genova. «Il contratto di servizio del Comune di Genova con Amiu per la raccolta dei rifiuti – spiega – non c’entra nulla con la concessione di un’eventuale proroga a garanzia dell’investimento di chi gestirà l’impianto, come ad esempio è stata concessa alla Spezia».

    Se, da un lato, il termine del 2020 è sancito dalla nuova legge regionale sulla gestione dei rifiuti, dall’altro l’assessore spiega che si tratta del recepimento di una norma nazionale che prevede la definizione dei bacini di raccolta e l’affidamento del servizio con gara entro il 2017. «Già l’inserimento del termine del 2020, fortemente voluto dal Cal (Consiglio delle autonomie locali, ndr) – dice Giampedrone – è di per sé una proroga rispetto alla legge nazionale ed è stato frutto di una serrata trattava con il ministero per evitare l’impugnazione della legge regionale da parte del governo».

    Per quanto riguarda la situazione genovese, l’assessore sostiene che «condizionare il piano futuro di gestione dei rifiuti al contratto di servizio Amiu è una cosa che sta poco in piedi ed è piuttosto allineata alla logica del non fare che è stata imperante negli ultimi anni. Capisco che per Genova sia una questione preminente ma non è una scelta che spetta alla Regione. A noi, che siamo ente di programmazione, non interessano gli affidamenti del contratto di servizio per la raccolta: le norme regionali a riguardo altro non sono che il recepimento di quelle nazionali». Per Giampedrone, invece, «le politiche di raccolta differenziata sono indipendenti da chi svolge il servizio di raccolta che non è detto debba essere lo stesso soggetto che gestisce gli impianti, su cui la legge, invece, non dà alcun limite».

    La Regione al Comune: “Presentataci un progetto”

    giampedrone-totiIl vero problema di Genova, attacca l’assessore, «è che chiede modifiche di una legge regionale, che sta rivoluzionando il campo della raccolta differenziata, senza avere un progetto in campo». Giampedrone, infatti, sostiene di non aver mai ricevuto ufficialmente il progetto del Conai su cui si basa la riorganizzazione del servizio di raccolta dei rifiuti, incentrato sul porta a porta, né di aver avuto indicazioni precise sull’impiantistica inserita nel nuovo piano industriale di Amiu, indispensabile per far fare un salto di qualità a Genova.

    Perché Tursi non ha presentato il progetto alla Regione? «Perché – sostiene Giampedrone – non ha il coraggio di dire al proprio elettorato che è indispensabile aprirsi agli investimenti dei privati. E, invece, tutto potrebbe diventare più semplice se la smettessero di fare delle chiacchiere e mettessero in campo un progetto integrato di raccolta differenziata dei rifiuti e di investimenti sull’impiantistica, su cui lanciare un project financing come successo alla Spezia».

    Qualcosa non quadra. Da un lato, Doria sostiene che Amiu non riesca ad attuare con le proprie gambe il piano industriale e sancisce, di fatto, l’ingresso di un capitale privato, probabilmente Iren, con quote di maggioranza. Dall’altro, la Regione denuncia che questo percorso non sia mai stato presentato ufficialmente. E’ solo normale scontro politico tra due amministrazione di colore decisamente diverso o c’è dell’altro?

    Nel corso dell’ultima interlocuzione ufficiale avvenuta marterdì tra Regione, Comune di Genova e Amiu, l’assessore Giampedrone si sarebbe aspettato proprio la presentazione di questo piano e, invece, è arrivata nuovamente la richiesta della deroga. «Basta continuare a discutere la legge regionale senza fare progettualità facendo come Calimero – attacca il membro della giunta Toti – il Comune di Genova è come una squadra che gioca di tacco quando è sotto cinque a zero. La Regione non può certo stare ferma perché se no crea difficoltà a Genova: io devo muovermi perché siamo già ben oltre il tempo massimo e non credo neppure che il Comune di Genova, di cui la legge regionale ha riconosciuto la specificità inserendo obiettivi di raccolta differenzia più bassi rispetto alle altre realtà liguri, riuscirà a rispettare i limiti entro la fine del 2016».

    Nessuna speranza dunque di ottenere una proroga per Amiu? «La gestione della raccolta dei rifiuti di Genova è un problema di Genova – conclude Giampedrone – noi non dobbiamo concedere proprio nulla. Poi, se il Comune dovesse presentare un progetto e il governo – cosa che credo molto difficile – concedesse una proroga nell’ambito di un decreto ‘salva Genova’, io sono pronto a far approvare la richiesta il giorno dopo in Consiglio regionale».

  • Amiu-Iren: l’azienda conferma, il sindaco smentisce. Entro fine luglio la scelta del partner industriale

    Amiu-Iren: l’azienda conferma, il sindaco smentisce. Entro fine luglio la scelta del partner industriale

    Rifiuti«Il nostro obiettivo è avere entro la fine di luglio a nostra disposizione un’offerta vincolante» per la definizione del partner industriale di Amiu. Lo ha detto ieri mattina in Commissione comunale il direttore generale dell’azienda interamente partecipata dal Comune di Genova per la gestione del ciclo dei rifiuti, Franco Giampaoletti. Il primo passo di questo percorso sarà la pubblicazione «nel più breve tempo possibile» di un bando per la manifestazione di interesse all’ingresso di un nuovo partner «all’interno di un perimetro pubblico, con la definizione delle condizioni affinché l’offerta possa essere accettabile e con la totale sicurezza del Comune di mantenere la capacità di gestione della società in futuro». Nel caso arrivasse più di una manifestazione di interesse, dovrà iniziare un percorso di valutazione per scegliere il soggetto migliore; se, invece, l’offerta fosse solo una e fosse ritenuta coerente, si passerebbe direttamente alla negoziazione di dettaglio tra le parti per concludere l’accordo.

    Una risposta, certamente e celermente, arriverà da Iren con cui Giampaoletti non nasconde essere già iniziato un percorso di confronto «finalizzato all’analisi di elementi di sinergia nei rispettivi piani industriali». Tanto che il prossimo 4 luglio è previsto un incontro tra azienda e sindacati. Tra un mese, dunque, si dovrebbe finalmente celebrare il tanto chiacchierato matrimonio tra Iren e Amiu. D’altronde, anche l’assessore all’Ambiente, Italo Porcile, qualche settimana fa aveva risposto per iscritto a un’interrogazione di Antonio Bruno, capogruppo di Federazione della Sinistra, confermando che “il Comune di Genova ha dato mandato ad Amiu di avviare un dialogo con Iren su base tecnica finalizzato alla verifica di elementi di potenziale sinergia fra i rispettivi piani industriali. Conseguentemente Amiu ha attivato un tavolo tecnico con Iren nel quale sono tuttora in corso discussioni finalizzate ad un esame dei reciproci programmi di sviluppo”.

    Eppure, il sindaco Marco Doria prova, non senza imbarazzi piuttosto evidenti e con risultati poco convincenti, a smentire che tutto sia, di fatto, già scritto. «Dell’interesse di Iren sappiamo soprattutto dai giornali – sostiene il primo cittadino – ma noi dovremo andare a vedere chi risponderà alla manifestazione di interesse e procedere con una comparazione pubblica e trasparente: non c’è già un soggetto designato». Un percorso che per il sindaco deve essere compiuto rapidamente «per evitare situazioni disastrose per tutti come quella di Livorno in cui un’azienda totalmente comunale è in procedura pre-fallimentare». Doria sottolinea ancora una volta che il Comune «non può avere preferenze che influenzino la procedura in cui siamo chiamati a scegliere un soggetto qualificato, non il primo che capita, perché in questo settore le presenze inquietanti sono numerose». I soggetti interessati «dovranno dare piena attuazione al piano industriale che l’azienda ha elaborato, per dare all’azienda stessa e alla città impianti che oggi Amiu non ha e non è in condizioni di farsi da sola».

    Duro l’attacco proprio di Antonio Bruno che, un tempo, faceva parte di quella maggioranza che aveva portato all’elezione di Doria: «Rimane il forte sospetto di una possibile turbativa d’asta», tuona il capogruppo di Federazione della Sinistra.

    Verso una maggioranza privata

    Il sindaco di Genova, Marco DoriaIl sindaco fissa poi i paletti di questa aggregazione pubblico-privato, affermando che «l’azienda dovrà continuare a chiamarsi Amiu, dovrà continuare a essere genovese, con il comune azionista e in grado di dire la propria sulle scelte essenziali della vita dell’impresa».

    Già, ma con quale percentuale il Comune di Genova resterà dentro Amiu? Il sindaco non si sbilancia, anche se dalle sue parole risulta ormai evidente che il nuovo socio privato rileverà la maggioranza dell’azienda, con buona pace di chi vorrebbe mantenere il controllo di pubblico di quella che attualmente è un’azienda di proprietà al 100% di Palazzo Tursi.

    Doria sostiene che la percentuale di ingresso di un partner privato in Amiu non possa essere predeterminata a tavolino e la nuova suddivisione delle quote tra pubblico e privato dipenderà dal valore di Amiu, in base all’eventuale prolungamento del contratto di servizio attualmente in scadenza nel 2020 e da quanto il soggetto privato, la cui manifestazione di interesse sarà ritenuta più convincente, sarà disposto a investire economicamente e in nuovi impianti per realizzare il piano industriale dell’azienda. Sarà «la combinazione di questi due fattori – ribadisce il primo cittadino – a dare il valore delle quote di chi entrerà e di quelle che resteranno al Comune. Ma, indipendentemente dalle quote, il Comune azionista dovrà rimanere in grado di dire la propria sulle scelte essenziali e strategiche della vita dell’azienda».
    Anche in questo caso la teoria del sindaco non appare del tutto convincente. Com’è possibile che sia il privato a decidere quanto capitale rilevare della società pubblica in base alle disponibilità di investimento? In base a questo criterio, iperbolicamente, Amiu potrebbe allora teoricamente anche essere venduta al 100%.

    Più sicuro, invece, il sindaco sulla tutela dei lavoratori in questo processo di aggregazione. «Non ci dovranno essere licenziamenti e dovrà essere garantita la piena occupazione» sottolinea Doria. Il tutto sarà suggellato da uno statuto che detterà le regole interne e assicurerà il mantenimento della “genovesità” dell’azienda.