Tag: riqualificazioni

  • Giardini Baltimora: Down Plastic Town, progetto di riqualificazione

    Giardini Baltimora: Down Plastic Town, progetto di riqualificazione

    giardini-baltimora-plastica-splace-3IL PRECEDENTE

    2003: il Comune di Genova affida agli architetti Susanna Bordoni e Michele Pisano la stesura di un progetto di riqualificazione dei Giardini Baltimora. Tra gli ambiti di intervento: messa in sicurezza degli accessi e dei percorsi interni, illuminazione pubblica, manutenzione del verde, creazione di un programma di attività e iniziative socio – culturali e sportive. Il piano sarà realizzato in maniera congiunta con gli abitanti del quartiere di Sarzano e il corso di laurea in Architettura del Paesaggio dell’Università di Genova.

    2006: il progetto ottiene un finanziamento di 200.000 €, stanziati complessivamente da Regione Liguria, Aster e Fondazione Carige

    25 settembre 2007: il Comune di Genova approva le linee guida del PUC (Piano Urbanistico Comunale), tra le cui voci di obiettivi si legge «Struttura polisportiva con copertura a verde nei Giardini Baltimora con sottostanti parcheggi per residenti e fruitori».

    Contestualmente, il piano di riqualificazione dei Giardini ottiene il via libera ufficiale della Giunta. Il finanziamento, stanziato e approvato da oltre un anno, è tuttavia vincolato all’avvio dei lavori entro il prossimo 31 ottobre.

    5 novembre 2007: iniziano i lavori nei Giardini Baltimora, anche se la riduzione dei finanziamenti ai singoli Municipi pone seri dubbi sulla prosecuzione a lungo termine. Con il passare dei mesi e degli anni, pur avendo portato a termine alcuni degli ambiti di progetto (esempio: l’illuminazione pubblica), la manutenzione ordinaria dei sentieri e delle aree verdi è al palo.

    Novembre 2008: il Comune di Genova, tramite Urban Lab, affida a due architetti di Mosca – Ekaterina Rumyantseva e Liudmila Sidorkevich – la stesura di un nuovo progetto per i Giardini Baltimora. Le due ragazze (rispettivamente 24 e 26 anni) rimarranno a Genova fino a gennaio 2009 per lavorare con il team coordinato da Renzo Piano. Le idee in cantiere per i Giardini riprendono in buona parte il progetto precedente: messa in sicurezza dei percorsi, potenziamento dell’illuminazione pubblica e manutenzione del verde, installazione di punti di interesse culturale quali uno spazio sportivo polivalente, un bar e un cinema all’aperto.

    IL PRESENTE

    giardini-baltimora-plastica-splace-1Senza dilungarci oltre su quanto si è discusso e operato in questi anni per i Giardini Baltimora – più noti alla città come Giardini di Plastica – si nota che negli ultimi dieci anni (e oltre) le problematiche rimangono le stesse: presenza di senzatetto e tossicodipendenti, scarsa manutenzione del verde pubblico, assenza di un programma costante di iniziative culturali.

    Per comprendere quanto si sta attualmente facendo per la valorizzazione dell’area abbiamo contattato Andrea Bosio e Paolo Spoltore – rispettivamente architetto e perito agrario – che in collaborazione con il gruppo Splace hanno avuto dal Municipio Centro Est l’affidamento della manutenzione e sorveglianza dei Giardini.

    Il loro programma, denominato Down Plastic Town, ha un obiettivo ambizioso: togliere ai Giardini Baltimora l’etichetta di “luogo abbandonato e degradato” e sensibilizzare i cittadini ad attivarsi in prima persona per dare loro nuova vita. Nulla di totalmente definito per il momento, bensì un piano in continuo divenire aperto a proposte e contributi di cittadini, enti, associazioni e scuole (è in definizione, per esempio, una collaborazione con l’Istituto Agrario Marsano).

    Il rilancio dei Giardini Baltimora è molto importante soprattutto per la collocazione geografica dell’area, vicinissima a numerosi punti “strategici” del turismo genovese quali centro città, centro storico e Porto Antico, oltre che a luoghi di grande passaggio quotidiano come la Facoltà di Architettura e gli uffici della Regione in via Fieschi. Come si legge nel documento di presentazione «La genesi di questo grande spazio aperto è legata ai grandi interventi urbanistici che negli anni ‘70 hanno portato allo sventramento di una vasta porzione del tessuto medievale – il Borgo dei Lanaioli e via Madre di Dio – e la costruzione di due grandi centri direzionali; la realizzazione dei giardini, progettati da Ignazio Gardella, si configurava anche come un risarcimento per la ferita operata sulla città. In questo senso alcune scelte progettuali appaiono giustificate solo tenendo in considerazione il contesto sociale e culturale di quarant’anni fa».

    Questi, in sintesi, gli obiettivi principali:
    -incentivare la fruizione dei giardini;
    – coinvolgere associazioni e realtà istituzionali che rappresentino i diversi cittadini per età, bisogni e interessi;
    – sperimentare diversi modi d’uso e nuove funzioni all’interno dell’area attraverso la progettazione e l’allestimento di installazioni artistiche temporanee che facilitino e incentivino la fruizione e l’utilizzo dei giardini;
    giardini-baltimora-plastica-splace-2-organizzare e pianificare il sistema del verde, valorizzandolo in maniera sostenibile;
    – delineare possibili modifiche al layout architettonico attualmente esistente;
    – stimolare azioni partecipative di manutenzione, gestione e trasformazione da parte della cittadinanza;
    – attirare l’attenzione dell’opinione pubblica e delle amministrazioni locali sui problemi dell’area.

    Un progetto di sensibilizzazione ad ampio spettro, che si sviluppa attraverso una pagina e un gruppo su Facebook attraverso cui si coordinano le attività di pulizia e manutenzione, si monitora con foto e video lo stato dei lavori (le immagini presenti nell’articolo sono realizzate dal comitato, ndr), si raccolgono idee per portare avanti il progetto.

    L’innovazione di questo programma rispetto ai piani precedenti – che può servire da esempio anche per iniziative analoghe in città – è la presa di coscienza che la scarsità di risorse (soprattutto economiche) limita l’attuazione “in prima battuta” di piani di intervento permanenti. Le fasi attraverso cui si articola Down Plastic Town prevedono l’informazione e sensibilizzazione dei cittadini, l’ascolto delle loro esigenze e il loro inserimento attivo nelle attività di recupero e valorizzazione dei Giardini attraverso piani d’azione temporanei, da rendere definitivi solo una volta che ne sarà verificata la fattibilità.

    Tra le iniziative in cantiere, da segnarsi in agenda per il prossimo 23 giugno l’evento di “musica zeneize” I Giardini di Cartapesto, organizzato da Arge Genova.

    Marta Traverso

  • Genova e Liguria: beni del Demanio da riconvertire in strutture ricettive

    Genova e Liguria: beni del Demanio da riconvertire in strutture ricettive

    I palazzi del Centro Storico di GenovaPalazzi nobiliari, fari, torri di avvistamento, ville, forti, caserme e altre dimore storiche che si trasformano in alberghi di lusso – seguendo l’esperienza dei “paradores spagnoli”- affidati in concessione a soggetti privati per un periodo di almeno 50 anni (estendibile a 75) affinché li recuperino secondo un piano prestabilito e li gestiscano con un ritorno economico, sia per loro stessi sia per il Demanio.
    È il progetto di valorizzazione del patrimonio immobiliare pubblico “Valore Paese-Dimore”– promosso da Agenzia del Demanio (che custodisce la ricchezza immobiliare del Paese: 46 mila tra immobili e terreni sparsi in tutto il territorio) Invitalia e ANCI – che si pone l’obiettivo di riconvertire beni di grande pregio storico-artistico in strutture ricettive e culturali, inserite in un network turistico su tutto il territorio nazionale.
    Parliamo di circa un centinaio di beni immobiliari di proprietà dello Stato ma gli enti territoriali e gli enti pubblici, invitati a manifestare interesse, potranno richiedere l’inserimento dei propri immobili nel portafoglio di “Valore Paese-Dimore”. In Liguria sono state individuate sei strutture. Vediamole nel dettaglio.

    A Genova:

    – edificio residenziale: il fabbricato è sito nel pieno centro storico di Genova nel quartiere del molo; è articolato su sei piani fuori terra più un piano interrato e presenta una piccola corte interna (pozzo luce); al piano terreno vi sono locali adibiti a magazzini, mentre il resto dell’elevato accoglie delle abitazioni; il secondo e il quarto piano sono più alti rispetto agli altri con, al secondo piano nobile, ampie balaustre in marmo alle finestre (la scheda reperibile sul sito www.agenziademanio.it non fornisce ulteriori dettagli; la visione di foto e mappa, però, consente di ipotizzare che il palazzo in questione sia il famoso civico n. 19 di via dei Giustiniani).

    – magazzino portuale: l’immobile è ubicato in zona centrale nel quartiere del Molo, il più antico nucleo del porto di Genova, limitrofo all’Area dell’Expo e all’Acquario; il bene ricalca la tipologia di altri magazzini coevi della zona: con struttura simile a quella di edifici difensivi, per sopportare le spinte dei carichi presenta muratura a scarpa carichi, in pietra e mattoni di notevole spessore (dai 90 ai 130 cm).

    caserma piave albenga

    Le altre quattro strutture il Liguria:

    Caserma Piave ad Albenga: si trova in prossimità della Strada Statale “Aurelia”; le due porzioni d’interesse comprendono complessivamente 13 edifici e sono caratterizzate da due grandi aree libere centrali, una a sud costituita da un campo da calcio, l’altra a nord da un ampio piazzale asfaltato.
    Caserma Camandona a Diano Castello: l’immobile si trova ai piedi delle prime propaggini collinari che caratterizzano tutto l’entroterra ligure; a nord il compendio è adiacente al tracciato dell’autostrada A10 dei Fiori e ad est confina con il torrente San Pietro; il complesso si costituisce di 31 corpi di fabbrica, di dimensioni e funzioni differenti.
    Palazzo della Rovere a Savona: conosciuto anche come Palazzo S. Chiara, è un edificio di ampia estensione, terminato nel Cinquecento e localizzato in posizione pregevole, all’interno del centro storico di Savona, antistante il porto turistico della città e in zona commerciale; la planimetria ad “L”, con corte interna, è variamente articolata e comprende edifici alti fino a cinque piani fuori terra.
    Forte Pianelloni a Lerici: il compendio è ubicato in posizione predominante sull’abitato di San Terenzo, frazione del Comune di Lerici ed è costituito, oltre al Forte, dai terreni ad esso circostanti e da un fabbricato originariamente adibito ad alloggio del custode, facenti parte dell’ex comprensorio militare dei Pianelloni.

    «Questo vuole essere un progetto Paese diffuso su tutto il territorio – spiega Aldo Patruno, della direzione nazionale dell’Agenzia del Demanioche diventa un’occasione di ricettività legata alla cultura. Siamo partiti dai modelli europei ma l’Italia ha una potenzialità in più che caratterizza il nostro patrimonio. Accanto ai castelli o ai conventi abbiamo ville storiche, ex caserme, fari, che consentono di catalizzare un maggiore interesse da parte del mercato al quale noi proponiamo una sorta di partenariato pubblico-privato. Stiamo allargando anche agli enti locali – conclude l’esponente dell’Agenzia del Demanio – le manifestazioni d’interesse sono aperte fino al 31 maggio, abbiamo avuto risposte significative e speriamo di poter dare un primo esito al progetto entro il 2013».

     

    Matteo Quadrone

  • Adotta un’aiuola: aree verdi a Genova, l’impegno dei cittadini

    Adotta un’aiuola: aree verdi a Genova, l’impegno dei cittadini

    ambiente-natura-verde-green-alberiDI«È un fatto che pochissimi genovesi conoscono, ma chiunque può adottare o prendere in affido un’aiuola e contribuire a tenerla pulita. È sufficiente prendere accordi con l’Ufficio Tecnico del Verde del proprio Municipio»: così mi spiega Cristina Torriano, che fa parte del gruppo Angeli col fango sulle magliette e da alcuni mesi collabora al progetto di riqualificazione delle aiuole all’angolo tra via Fiume e via XX Settembre.

    Un’idea nata lo scorso settembre: il gruppo costituito a seguito dell’alluvione del 4 novembre 2011 ha voluto impegnarsi un progetto a favore della città, per «creare qualcosa che “rimanesse”. Tra settembre e ottobre abbiamo provveduto alla stipula di un contratto di manutenzione con il Municipio Centro Est, perché l’inaugurazione del progetto Dai diamanti non nasce niente coincidesse con l’anniversario dell’alluvione. Attualmente stiamo aspettando che il Municipio porti a termine i suoi impegni, ossia la pulizia dell’area e il posizionamento delle fioriere in ghisa: la burocrazia e il maltempo hanno purtroppo rallentato i tempi. A seguire inizierà la nostra parte, con la manutenzione ordinaria in base agli impegni presi nel contratto».

    Sono molti i progetti attivi a Genova per riqualificare le aree verdi di singoli quartieri, messi in moto da associazioni, comitati e gruppi spontanei di cittadini. L’iniziativa degli Angeli del fango vuole entrare in rete con tutte queste realtà: «Il Comune e i Municipi non hanno soldi per la manutenzione dei piccoli spazi verdi, né hanno la possibilità di assumere giardinieri. Qualche giorno fa, a Maddalena Jungle, qualcuno ha detto: “Non esiste al mondo una sola persona che possa preferire un’aiuola sporca e non curata rispetto a una pulita e ben tenuta”. Per avere questo risultato, se l’ente pubblico non ha risorse, è importante attivarsi in prima persona. Eventi come quello di sabato scorso, ma anche il lavoro di “gruppi in rete” come Open Genova, sono importantissimi per creare un collante fra tutte queste iniziative, che in punti diversi della città portano avanti gli stessi obiettivi».

    Come funziona, in pratica? Anzitutto non è indispensabile essere costituiti in comitato o associazione: chiunque, anche un singolo cittadino, può fare domanda per adottare o avere in affido uno spazio verde. Il passaggio necessario è contattare l’Ufficio Tecnico del Verde del proprio Municipio e concordare il contratto di manutenzione, che prevede diritti e doveri reciproci.

    Sono due le opzioni praticabili: in caso di affido di un’aiuola, il cittadino o gruppo si impegna a mantenere pulito lo spazio con il supporto di un’attrezzatura (guanti, pale etc) fornita in usufrutto dal Municipio, che però dovrà essere conservata dal cittadino; tempi e modalità di lavoro saranno stabiliti dal Municipio e il cittadino sarà “semplice esecutore”.

    Nel caso invece di adozione di un’aiuola, il cittadino o gruppo si impegna a procurarsi “di tasca propria” l’attrezzatura e propone al Municipio tempi e modalità di azione. Ogni attività dovrà essere concordata insieme al Municipio, che si impegna a monitorare l’effettivo svolgimento dell’impegno preso.

    Marta Traverso

    [foto di Diego Arbore]

  • Forti di Genova, sentieri e percorsi: le proposte dei genovesi

    Forti di Genova, sentieri e percorsi: le proposte dei genovesi

    righi-forti-DIIL PRECEDENTE

    Aprile 2010: «D’accordo con la Regione Liguria e il Comune di Genova, stiamo trovando una soluzione a canone agevolato per due forti. A Forte Tenaglia andrà una casa-famiglia con fattoria didattica, a Forte San Martino andrà il comando regionale del corpo Forestale dello Stato. Il canone agevolato è per la valenza sociale delle due istituzioni». Questa dichiarazione del Demanio pone nuovamente l’accento sulla questione dei Forti di Genova, un ricco patrimonio cittadino che copre tutte le alture – da Begato alla Valbisagno – e che negli anni è stato tuttavia abbandonato in condizioni di degrado.

    La dichiarazione riguarda solo due dei tanti Forti che compongono il Parco Urbano delle Mura, ma esemplifica a dovere la necessità di trovare opportune destinazioni d’uso per tutte queste strutture.

    Aprile 2011: di chi sono i Forti di Genova? Una sentenza del Tar della Liguria ribadisce che la proprietà effettiva di questi beni culturali è dello Stato: una causa iniziata nel 2000 con un ricorso del Comune che voleva impedire l’eventuale vendita – da parte del Demanio – di una serie di beni fra cui i Forti stessi.

    Aprile 2012: nuovi spiragli sulla sorte dei Forti di Genova, la cui gestione potrebbe passare al Comune. Pare infatti imminente l’applicazione della legge sul federalismo demaniale, approvata nel maggio 2010 e che consente al Demanio di delegare agli enti locali la gestione dei Forti. Un gruppo di lavoro dovrà, entro giugno 2012, individuare quali aree possono essere destinate al Comune per opportuni progetti di valorizzazione paesaggistica e culturale.

    Giugno 2012: Era Superba indaga sui lavori per la casa famiglia di Forte Tenaglia, gestita dall’associazione La Piuma. Il progetto non è ancora stato realizzato, ma presto lo spazio ospiterà una casa famiglia, due alloggi per donne in difficoltà, una fattoria didattica, un giardino pubblico e laboratori per giovani studenti.

    Marzo 2013: il Forte Santa Tecla è uno dei due spazi cittadini – l’altro è Villa Pallavicini a Pegli – ad aderire al progetto europeo Peripheria, che unirà la riqualificazione del Forte a quella delle aree verdi circostanti.

    IL PRESENTE

    Negli ultimi anni, varie testate giornalistiche locali hanno dedicato periodicamente reportage fotografici all’immondizia del Parco delle Mura, per sottolineare un’incuria di cui nessuna istituzione pare realmente responsabile. Chi dovrebbe occuparsi della pulizia e manutenzione dell’area? Esistono associazioni del territorio cui può esserne affidata la gestione per eventi e iniziative?

    Nella seduta del Consiglio Comunale dello scorso 14 maggio, è stata lanciata la proposta di rendere i Forti di Genova Patrimonio dell’Umanità Unesco. L’Assessore Valeria Garotta ha spiegato che il processo di acquisizione da parte del Demanio non è ancora ultimato e che a seguire sarà creato un gruppo di lavoro per individuare fattibilità dei progetti e tempi di realizzazione. L’obiettivo del Comune pare quello di realizzare un museo a cielo aperto nelle aree meglio conservate, mentre per la riqualificazione dell’intero complesso si tenterà di accedere a fondi europei.

    Cosa ne pensano i genovesi? Nel condividere l’articolo sulla pagina Facebook e su Twitter, diversi lettori hanno espresso la loro opinione su presente e futuro dei Forti. Riportiamo alcune testimonianze, sperando che possano essere utili ha chi avrà l’autorità di prendere decisioni in merito.

    Anzitutto Matteo Braschi, che ci scrive su Facebook: «Con i forti patrimonio dell’Unesco, il centro storico più grande d’Europa, il secondo Acquario piu grande d’Europa, i parchi di Nervi, villa Pallavicini e un patrimonio enogastronomico inestimabile potremmo vivere di turismo e invece grazie all’ottusità della classe politica locale – secondo cui Genova non può essere una città di camerieri – siamo costretti a emigrare e vedere questa meravigliosa città morire.

    Contribuisce anche Gianluca Fontana, curatore del blog Anemmu in bici a Zena, che rilancia: «Se servisse per tenerli in attività e non lasciarli morire…. ci metterei anche i tratti di costa non ancora trasformata che rischiano di essere cancellati. È l’unica parte di Genova che non è stata trasformata nei millenni, preserviamola». Sempre Gianluca, su Twitter, fa una segnalazione importante: «per le famiglie e turisti manca un collegamento tra l’arrivo della funicolare del righi e l’imbocco dei sentieri».

    Risponde anche Pierluigi Deodato, sia su Facebook sia tramite mail. Ecco una parte del suo contributo: «Credo che le segnalazioni fatte nei commenti (su Facebook, ndr) siano già due spie che i cittadini non si sono dimenticati del loro patrimonio. Ciò è sicuramente un buon passo, ma da solo non basta. Tursi pare si stia muovendo con una certa cognizione di causa: occorre però uno zoccolo duro e resta auspicabile la nascita di un comitato dedicato ed esclusivo, che funga da coordinamento tra tutti gli enti che per competenza hanno voce in capitolo sui Forti. Sono molte le associazioni che avrebbero interesse alla valorizzazione di questi edifici e che possiedono conoscenze e competenze che vanno necessariamente raccolte e concertate. Non ultimo il “soldo” del privato, lo sponsor. Il rischio? Che una grande occasione per mostrare quanto sia possibile innovare nella gestione del patrimonio naufraghi nella gretta gestione dei beni artistici comunali,  in cui troppo spesso siamo incappati in passato».

    Su Twitter vari contributi, tra cui quello di Fabio…

     

    …che ci ha anche inviato una mail con alcune idee, di cui riportiamo un estratto: «Penso che a differenza di tante altre cose, i Forti di Genova siano già pronti non già per una trasformazione, ma per un vero e proprio consolidamento di usi e costumi esistenti. Parte tutto dal “mitico” Giro dei Forti, quell’allegra scampagnata fai-da-te che chi prima o chi dopo ha fatto o avrebbe voluto fare. Nulla di codificato, nessuna regola scritta, solo la consuetudine rituale che porta ogni anno tantissimi genovesi a farsi tranquille e gioiose passeggiate sulle alture che cingono la città. Quale idea potrebbe essere migliore di quella che assume questa usanza come una pista tracciata per creare qualcosa di codificato, assistito, divulgato oltre i confini genovesi? Bisognerebbe fare tre cose importanti per rendere il “Giro dei Forti” un modello:
    1) investire sul restauro dei Forti, facendo in modo che tutte le strutture siano stabili, sicure e visitabili. Che sia un restauro finalizzato alla conservazione e non alla trasformazione, eccetto nei casi che fossero ritenuti idonei a supportare attività complementari come allestimenti museali o spazi per spettacoli di intrattenimento (che siano musica, teatro, balletto, non importa)
    2) investire sulla strutturazione dei percorsi che collegano le strutture, con la necessaria pulizia delle piste, la necessaria segnaletica sia per i camminatori che per i ciclisti (non vorremo mica escludere le mountain bike dal discorso?), allestimento di aree attrezzate per la sosta e i pic nic e tutti quegli interventi necessari per trasformare quello che ora è un giro autonomo e disordinato in un percorso pulito, accessibile e organizzato.
    3) investire sui collegamenti per accedere al percorso in tutti i punti da dove è possibile farlo, con un pensiero di riguardo al Trenino di Casella, che tra tutte le opzioni è quella sicuramente che offre – turisticamente parlando – la scelta più suggestiva. Mi immagino che se il percorso fosse “usabile” come si diceva al punto 2, una bella carrozza per le mountain bike per quelli che vogliono iniziare il loro giro da uno dei forti raggiungibili col trenino, sarebbe un’ottima innovazione».

    Marta Traverso

    [foto di Diego Arbore]

  • Ex canile di via Adamoli: ancora nessun progetto di riqualificazione

    Ex canile di via Adamoli: ancora nessun progetto di riqualificazione

    bisagno-adamoliUn’area di 5 mila metri quadri in Val Bisagno, affacciata su via Adamoli e immersa nel traffico dell’arteria che collega la valle al centro città, tra le fabbriche e gli iper-mercati. Una volta questi spazi erano occupati dal canile comunale (dal 2009, ormai ricordato come l’ex canile di Via Adamoli), dal centro sociale Pinelli, da uffici della ASL e dai vecchi macelli,  ma da anni ormai più niente: sfrattato il Pinelli; chiusi gli uffici; messi fuori uso i macelli e ridotti a meri locali di stoccaggio carni. Sorte analoga non poteva che toccare anche al canile, che è stato sgomberato a causa delle accorate proteste dei volontari che lamentavano le condizioni inadeguate dell’edificio. Dopo il definitivo trasferimento della struttura  a Sestri Ponente, nulla è stato fatto per sistemare una situazione già all’epoca problematica.

    Tra i disagi, il degrado e i periodici sgomberi da parte delle forze dell’ordine, quali sono oggi le proposte per il risanamento della struttura?

    A rispondere alla nostra domanda, Gianpaolo Malatesta, Consigliere Comunale (PD) «In questo momento non ci sono proposte di risanamento e recupero dell’area. Per quanto riguarda AMIU, nella zona di sua competenza ha attuato una riconversione, che non ha però soddisfatto le aspettative iniziali. Per quanto riguarda invece la competenza comunale, non ci sono progetti in essere. L’ultima volta che è stata affrontata la questione, è stato tempo fa, quando si pensava di adibire la struttura a deposito bus assegnandola a AMT, ma la proposta non è andata in porto. Si parlava anche di insediare in quest’area un mercato del pesce, ma il progetto non ha trovato il sostegno degli operatori coinvolti nell’operazione in qualità di finanziatori parziali».

     

    LA STRUTTURA

    Il complesso in questione, infatti, è vasto e variamente articolato, suddiviso in diversi lotti stabiliti in base all’attribuzione e alla proprietà. La parte iniziale, a ridosso di Via Adamoli fino al confine con il canile e compresa la zona prima occupata dagli uffici ASL, è di proprietà di AMIU. Qui oggi si trova un deposito di sale e sono stati sistemati cassonetti di raccolta dei rifiuti.

    Il canile vero e proprio, così come il capannone retrostante, sono di proprietà del Comune. Si tratta dei locali che più hanno fatto parlare e hanno suscitato varie polemiche. Dopo anni di denunce e proteste, tra 2007 e 2009 sono arrivate le gravi accuse dei volontari del canile, che denunciavano le carenze gestionali e l’inadeguatezza della struttura in un’interpellanza urgente al Presidente della Regione, Claudio Burlando. Addirittura si parlava di un consistente numero di animali deceduti in pochi mesi a causa delle condizioni inappropriate dei locali. Dai primi mesi del 2009, il trasferimento definitivo del canile comunale nei nuovi spazi sulle alture di Monte Contessa, a Sestri Ponente.

    Da quel momento poco o nulla è stato fatto per risanare le inadeguate strutture di Via Adamoli, che pur potrebbero essere variamente impiegate per fornire servizi alla cittadinanza dei quartieri di Molassana, San Gottardo e Montesignano. Il torpore delle amministrazioni è stato costante in questi anni, e perdura tuttora.

    Le ultime notizie circa la struttura risalgono al febbraio 2012, quando l’amministrazione era sul punto di emettere l’ennesima ordinanza di sgombro (caldeggiata dall’ex Assessore ai Lavori Pubblici Mario Margini) e inviare ruspe sul luogo per smantellare definitivamente l’edificio, all’epoca già dismesso da due anni. Caduta la proposta di demolizione, che sarebbe dovuta costare 100 mila euro e che non sarebbe stata sostenuta altresì da alcun progetto di riqualificazione, si è optato per l’interdizione dell’accesso, ancora oggi proibito. Si restava in attesa di misure di riordino, ma niente.

    Sempre di proprietà comunale è anche il capannone prima occupato dal Centro Sociale Occupato Autogestito Pinelli e ora sgomberato. Ancora prima, qui, il deposito della Cooperativa Burlando.

    Infine, l’area occupata dall’inceneritore dell’ex canile, proprio di fronte al canile stesso, che è di pertinenza dei macelli – locali di stoccaggio e deposito delle carni- e di ASTER, un altro dei soggetti coinvolti in questa “lottizzazione”.

     

    Elettra Antognetti

     

  • Sampierdarena: il punto sui lavori del Programma Integrato POR

    Sampierdarena: il punto sui lavori del Programma Integrato POR

    Via Buranello SampierdarenaA che punto sono i lavori del Programma Integrato POR-FESR di Sampierdarena? Gli interventi, da realizzarsi tra 2007 e 2013, erano stati pensati con l’obiettivo di promuovere la riqualificazione generale dell’abitato del quartiere, con la sistemazione della viabilità e degli assi stradali, il potenziamento dei servizi pubblici, la creazione di centri di aggregazione e servizi per anziani e bambini. Tra gli interventi, la riqualificazione di Via Buranello, Via Daste e Piazza Vittorio Veneto; il miglioramento della viabilità in Via Cantore e la ristrutturazione dei portici; l’incremento dei servizi del Municipio II, del centro anziani nell’ex biblioteca Gallino e dell’asilo nido nell’ex scuola di Via Pellegrini. Infine, la ristrutturazione dell’ascensore tra via Cantore e Villa Scassi.

    Vediamo qual è lo stato dei lavori, punto per punto.

    Riqualificazione di Via Buranello: l’intervento prevedeva la riqualifica della strada, fiancheggiata da un lato dalla linea ferroviaria sopraelevata, la realizzazione di una corsia unica di 4 metri per mezzi privati/pubblici e di parcheggi sul lato mare, l’ampliamento dei marciapiedi, pavimentati in autobloccanti fotocatalitici. Per Piazza Barabino, la pavimentazione in arenaria, con bordi e cordoli in granito. Ancora, l’eliminazione e la razionalizzazione della segnaletica verticale e dell’arredo urbano. Investimento complessivo di 2 milioni di euro.
    Via Buranello SampierdarenaAttualmente, i lavori sono in via di ultimazione. È prevista la riasfaltatura finale dopo la realizzazione di attraversamenti per le reti impiantistiche in fibra ottica e di locali per la raccolta di rifiuti. Tuttavia, restano le perplessità dei cittadini: si riscontrano aspettative diverse tra commercianti e abitanti per l’organizzazione dei flussi di traffico ed è in corso di redazione un progetto complessivo di ridefinizione dell’assetto del traffico in tutta Sampierdarena, capace di soddisfare le aspettative di tutte le parti interessate. La fine dei lavori è prevista per  giugno 2013.

    Via Daste: in programma una pedonalizzazione e pavimentazione della strada, con riordino dei marciapiedi e delle aree di sosta. Inoltre, la riqualificazione dell’ingresso principale di Villa Scassi e della piazzetta davanti alle scuole Mazzini e Casaregis. Previsto anche il rifacimento dell’impianto di illuminazione pubblica e la realizzazione rete wi-fi. Il costo, 920 mila euro.
    Attualmente, i lavori sono sospesi a causa del fallimento della ditta. In corso le valutazioni per l’affidamento dei lavori a un altro partner, il termine per la chiusura del cantiere è quindi un’incognita.

    Piazza Vittorio Veneto: razionalizzazione delle aree di sosta, privilegiando quelle pedonali, per la fruizione pubblica. Inoltre, anche l’inserimento di una rotonda per agevolare la fluidificazione del traffico, diminuendo l’inquinamento e valorizzando l’aspetto estetico. Investimento totale, circa 450 mila euro. L’intervento si è concluso nel 2007.

    Via CantoreVia Cantore: asse di scorrimento e via commerciale, era previsto il miglioramento del porticato, nella pavimentazione e nelle parti a mosaico, e la riqualificazione dei marciapiedi, con scivoli pedonali, riordino degli arredi urbani e sistemazione dell’illuminazione. Il tutto, con oltre 850 mila euro di investimento. Anche qui, i lavori sono già stati conclusi (maggio 2012 per la riqualifica dei marciapiedi, e 2011 per gli interventi sul porticato).

    Palazzo del Municipio: previsti per il palazzo di Via Sampierdarena interventi di restauro e risanamento e la realizzazione di un ascensore esterno. Per quanto riguarda i servizi, in programma il potenziamento delle infrastrutture telematiche e una nuova sede per la Polizia Municipale. L’intervento (per la cifra di circa 1 milione e mezzo di euro) si è concluso in data 18 ottobre 2012.

    Ex biblioteca Gallino: per il potenziamento dei servizi alla popolazione, con particolare attenzione agli anziani, un intervento di trasformazione dell’edificio in questione, per facilitare l’inclusione sociale e offrire alle persone anziane un centro diurno di aggregazione. Per l’ex biblioteca, la dotazione di uno spazio didattico per l’avvicinamento agli strumenti informatici. Il tutto al costo di 400 mila euro.
    Fallita la ditta esecutrice, i lavori sono stati affidati alla ditta seconda classificata e l’esecuzione richiede ancora 120 giorni, è prevista per giugno 2013.

    Asilo nido nell’ex scuola di Via Pellegrini: demolizione del vecchio edificio e bonifica dell’intera area. Al suo posto, la creazione di un nuovo asilo nido, nell’area del Campasso, caratterizzata da forti criticità ambientali, nonché da alto tasso di natalità. Inoltre, in previsione il collegamento della scuola con le aree verdi retrostanti, finora non utilizzate, e la creazione di percorsi pedonali. Costituito da corpi indipendenti tra loro ma raccordati insieme da un unico “fulcro”, il corpo centrale è pensato in funzione di accoglienza e di spazio comune, anche per i genitori.
    Attualmente i lavori (1,6 milioni di euro) sono in corso di realizzazione. Approvata la variante di maggiori lavori, sono previsti ulteriori 110 giorno di lavoro. Si va a giugno 2013.

    Via CantoreAscensore di collegamento tra via Cantore e Villa Scassi: mediante la realizzazione di un impianto che prevede che la cabina sia prima traslata nella galleria attuale e poi sollevata su un piano inclinato, per poi uscire nella zona alta della Villa, in prossimità dell’Ospedale di Villa Scassi. La struttura deve favorire l’accessibilità al parco, al quartiere e all’ospedale stesso. L’intervento prevede la riqualificazione della galleria di accesso con l’inserimento di una cabina che verrà traslata in orizzontale e poi sollevata in obliquo fino a uscire al confine della villa, per eliminare le criticità di accesso e incrementare la sicurezza per gli utenti.
    Attualmente, c’è stata l’aggiudicazione provvisoria della gara d’appalto. La fine dei lavori (che sono costati circa 4,3 milioni), in questo caso, è stimata per febbraio 2015.

    Elettra Antognetti

  • Manifatture Tabacchi, via Degola: la riqualificazione è ferma al palo

    Manifatture Tabacchi, via Degola: la riqualificazione è ferma al palo

    manifattura-tabacchi-via-degola-3Un magazzino per la lavorazione dei tabacchi e il deposito di materiali greggi: questo lo scopo con cui è originariamente sorto l’edificio di via Degola 3/d a Sampierdarena, all’angolo con via Jursè. L’immobile ha seguito negli anni alterne vicende: prima controllata da Eti – Ente Tabacchi Italiani, poi la cessione da parte dello Stato alla società finanziaria a partecipazione del Ministero dell’Economia, Fintecna, con il conseguente passaggio alla Società Quadrifoglio Genova S.p.A. Infine, il 21 gennaio 2010 l’ulteriore acquisizione con contratto “chiavi in mano” da parte della Asl 3 Genovese, che voleva ristrutturare gli spazi e trasferirvi tutti gli uffici, sia amministrativi che ambulatoriali, anche in virtù della vicinanza con il Palazzo della Salute, sempre a Sampierdarena, in Via degli Operai 80. Oggi, però, il progetto è saltato: Asl si è tirata indietro a tutti gli effetti dall’affare, piantando in asso la Quadrifoglio S.p.A., alla ricerca di eventuali nuovi acquirenti. Certo, la sfortunata congiuntura economica e la crisi del mercato immobiliare non aiutano queste manovre. Altri progetti di recupero del Magazzino? Attualmente non pervenuti.

    IL PROGETTO DI ALS 3 

    La parte del magazzino che era era destinata ad Asl 3 è una porzione immobiliare di 9.425 mq nel corpo principale, affacciato su Via Degola e compreso nel più vasto fabbricato dell’ex Deposito Generi di Monopolio. Nelle immediate vicinanze della stazione di Sampierdarena, il complesso si inserisce nel contesto urbano riqualificato del Ponente, vicino al complesso Fiumara – Fun & Shopping Center. La struttura si sviluppa su un piano terra e due piani rialzati: oltre alla sede dell’Azienda, anche un’autorimessa a suo servizio e altre superfici esterne attrezzate a verde. Al piano terra, autorimessa, accettazione, alcuni uffici, ambulatori e sala riunioni; al secondo livello, invece, altri uffici dei dipendenti Asl e spazi verdi esterni; in ala est, in copertura, una terrazza. Il progetto prevedeva una ricollocazione d’uso, mantenendosi però in linea con le operazioni di trasformazione urbana già in atto nell’area del Polcevera: punto fondamentale, quello di ristrutturare e rinnovare un edificio dall’alto valore storico e di grande pregio architettonico, tenendo sempre presenti le sue caratteristiche strutturali originarie e nel rispetto della sua tradizione. La struttura, così pensata, avrebbe dovuto ospitare 293 posti di lavoro.

    GLI SVILUPPI

    Ma il progetto, già avviato, è oggi venuto meno. L’iter era stato intrapreso –come si è detto- dalla giunta Vincenzi, nel pieno delle sue mansioni. Ma al passaggio alla nuova amministrazione, sul progetto di Via Degola restava un grosso punto interrogativo.

    Ci racconta l’assessore all’urbanistica e vice sindaco Stefano Bernini: «Il progetto di trasferimento dei locali di Asl 3 è saltato per motivi economici. Da parte del Comune l’ok all’avvio dei lavori per la Società Quadrifoglio era arrivato in tempi utili e non  è stato questo a far saltare tutta l’operazione. Si è trattato di un ripensamento da parte dell’acquirente che, in tempi di crisi, si è reso conto di non potersi permettere di avviare un’operazione così onerosa e ambiziosa come quella in questione. Pertanto, Asl si è tirata indietro ufficialmente, a pratiche già avviate, lasciando la Quadrifoglio a mani vuote e in cerca di altri eventuali soggetti interessati».

    Continua l’assessore: «Da parte nostra c’è la massima disponibilità ad accogliere eventuali proposte per la riqualifica del sito: di certo non ci fa piacere lasciare inutilizzata una struttura come quella, sottoposta a continuo degrado. Purtroppo, a causa del periodo di crisi che stiamo attraversando, non ci sono più imprese disposte a investire a Genova. La maggior parte di loro sono in difficoltà, non ci sono investimenti e non ci resta altro da fare che restare in attesa di una nuova sferzata economica. Dopo il nostro subentro alla precedente amministrazione, avevamo pensato anche di investire in un progetto di social housing da realizzare negli spazi di Via Degola 3/d, ma in questo momento ci sarebbe difficile percorrere anche questa strada e tutto resta per il momento fermo».

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    LA STORIA

    All’inizio era uno dei Magazzini Manifatture Tabacchi, disseminati su tutto il territorio italiano: fondate nel XIX secolo, fino alla prima guerra mondiale l’organizzazione produttiva delle manifatture rimase sostanzialmente invariata. Le varie operazioni di lavorazione erano suddivise  in reparti distinti, dalla lavorazione dei tabacchi greggi, a quella dei tabacchi perfezionati nazionali e esteri. A Genova, nello specifico, la manifattura di Via Degola nacque come deposito dei tabacchi greggi, come si evince dalla denominazione del sito (“Deposito Generi di Monopolio”), e restò attiva fino a tempi abbastanza recenti, cessando la sua attività solo negli anni ’90 del secolo scorso. Proprio in quegli anni divenne proprietà della neonata azienda pubblica Eti – Ente Tabacchi Italiani. Col passare del tempo, come detto in apertura, la proprietà dell’immobile di Via Degola, pur rimanendo nell’orbita statale, è passata ad altri soggetti: nello specifico, a Fintecna, società italiana fondata nel ’93 e controllata al 100% dalla Cassa Depositi e Prestiti, a sua volta controllata con una partecipazione del 70% dal Ministero dell’Economia e al 30% da un gruppo di Fondazioni bancarie. Da Fintecna alla sua propaggine, la Quadrifoglio Genovese S.p.A.: società pubblico-privata, partecipata al 50% dalla stessa Fintecna e al 50% dal cotonificio Deferrari S.p.A. di Genova.

    Il 21 gennaio 2010 (in base all’art. 7 del decreto n. 282 del 24 dicembre 2002 “Dismissione di beni immobili dello Stato”, con cui l’Agenzia del Demanio autorizzava la dismissione urgente di 40 immobili di pregio, anche in blocco e a trattativa privata, per quei beni il cui valore di mercato era già stato determinato), l’ulteriore cessione della proprietà, che passava dalla Quadrifoglio S.p.A. alla Asl 3 Genovese, con un contratto “chiavi in mano”. Per evitare l’eccessiva parcellizzazione data dallo smembramento degli uffici dell’Azienda Sanitaria tra le tre strutture di Quarto, Via Bertani e Villa Scassi (dall’1 luglio 2008), si voleva procedere alla razionalizzazione e riorganizzazione strategico-logistica dell’Azienda, con l’unificazione delle varie strutture nell’unico complesso di Via Degola 3/d. Già da qualche anno Asl aveva in mente di trasferirsi in una struttura più vasta e adeguata alle sue necessità: dopo aver effettuato nel 2008 un’indagine di mercato sul territorio municipale di Medio Ponente, Centro Ovest e Centro Est (delibera n.1187 del 3 novembre e 23 dicembre 2008 con oggetto “Acquisto di immobile da destinare a sede direzionale della Asl 3”, con tanto di nomina di apposita commissione valutativa), la proposta più corrispondente alle esigenze di Asl si è rivelata essere proprio quella dell’ex Manifattura Tabacchi: nella scelta dell’immobile ha avuto grande peso anche la sua vicinanza con Villa Bombrini di Cornigliano, presso cui si dovrebbe realizzare il nuovo Ospedale del Ponente, e con il Palazzo della Salute di Fiumara, già sede di alcune strutture dell’Azienda. Nell’arco del 2009 la Società e Asl 3 hanno portato avanti la trattativa per l’acquisto dell’immobile alla cifra pattuita di 17 milioni 200 mila euro, oltre le imposte di legge, che includeva anche la realizzazione degli interventi di adeguamento e trasformazione a cura della Quadrifoglio. Appunto, una cessione “chiavi in mano”, ufficializzata proprio il 21 gennaio 2010, con la firma dell’atto di compravendita. Anche dalla Regione, l’autorizzazione per la concessione a Asl di un mutuo presso la Cassa Depositi e Prestiti per un totale di 12 milioni, e l’alienazione degli immobili di via Maggio e Via Bertani, dalla cui vendita si sarebbero dovuti i restanti 5, per coprire tutti i costi. Restava solo da attendere il via libera del Comune, che sarebbe dovuto pervenire entro il 30 giugno di quell’anno (pena la risoluzione del contratto) e che è arrivato –ci assicura l’Assessore all’Urbanistica Stefano Bernini- in tempi utili, seppur in extremis.

    Inoltre, a ciò si sono aggiunti i problemi tra Società e Asl in merito alla necessità di migliorare la distribuzione funzionale degli spazi e di aumentare la metratura, affinché tutti gli uffici potessero trovare spazio in Via Degola: la superficie lorda abitabile inizialmente prevista è stata incrementata di circa 840 mq e portata a una metratura di circa 9.425, con una modifica del contratto già approvato e senza oneri aggiuntivi di spesa.

     

    Elettra Antognetti

  • San Bartolomeo del Fossato: giardini Carlone, il restyling dei cittadini

    San Bartolomeo del Fossato: giardini Carlone, il restyling dei cittadini

    inaugurazione-giardini-carloneIeri (mercoledì 24 aprile), alle ore 17 è stato inaugurato il nuovo spazio verde nei giardini Carlone in via San Bartolomeo del Fossato. All’interno del giardino, al posto di un’aiuola ormai priva di vegetazione, è stata realizzata un’area di ritrovo per gli abitanti del quartiere; si è trattato di una ristrutturazione completa: vicino ai giochi per i bambini è stato allestito uno spazio con due panchine e due tavoli ed è stata effettuata la completa rizollatura della restante parte di aiuola. Grazie all’intervento delle istituzioni è stato inoltre possibile dotare lo spazio di una fontanella che mancava nella zona da anni.

    Lo spazio è stato ribattezzato “L’isola che non c’è”, come ad alludere alle difficoltà di salvaguardare e valorizzare il più possibile le risorse ambientali presenti nella nostra città, anche in zone dove prevale la cementificazione, frutto di discutibili scelte edilizie dei decenni passati.

    L’iniziativa nasce dall’esigenza degli abitanti del quartiere di creare uno spazio che fosse sia un punto di ritrovo sia uno stimolo per creare quel senso di comunità tra vicini che al giorno d’oggi è sempre più raro.

    Per realizzare l’opera i cittadini hanno creato un gruppo di volontariato presieduto da Domenico Morabito; sono stati coinvolti volontari di ogni età, dai pensionati ai bambini, e anche i negozianti della zona, storicamente caratterizzata da una forte identità comunitaria, hanno contribuito con entusiasmo all’iniziativa; si è venuta così a creare una rete che ha permesso la buona riuscita dell’impresa.

    Oltre al passaparola, uno dei principali canali di contatto tra i membri dell’iniziativa è stata la pagina Facebook – Giardini Carlone Via San Bartolomeo Del Fossato(alta) Genova – appositamente creata per l’occasione, dove è avvenuto un costante scambio di idee e opinioni sulla realizzazione e sui progressi dei lavori, il tutto documentato da numerose foto.

    L’iniziativa è stata sostenuta dal Municipio II Centro Ovest e dal Comune, in particolare dal Presidente del Municipio Franco Marenco, dal Presidente del Consiglio Comunale Giorgio Guerello e dall’Assessore Gianni Crivello, che hanno fatto in modo che l’area fosse raggiunta dall’acqua e hanno fornito ai volontari i materiali per i lavori di rifacimento dell’aiuola, tutto il resto è frutto di donazioni degli abitanti del quartiere.

    Alla giornata inaugurale, svoltasi in un clima molto festoso, dopo il consueto taglio del nastro e la benedizione del parroco, il primo intervento è stato del presidente dell’associazione di volontari Morabito, che ha sottolineato come l’idea di base del progetto sia quella di regalare al quartiere un’area verde dove trascorrere del tempo in compagnia degli amici favorendo così la vita comunitaria; successivamente, in rappresentanza delle istituzioni, ha preso la parola il Presidente del Consiglio Comunale che, dopo aver consegnato una targa di riconoscimento ai volontari, ha elogiato il loro lavoro indicandoli come esempio di cittadinanza attiva in lavori per la comunità.

    In un periodo di crisi come quello che sta vivendo il paese, dove le ristrettezze economiche impediscono alle istituzioni di attuare interventi concreti, iniziative che partono dai cittadini come questa sono fondamentali per la buona conservazione degli spazi comuni che troppo spesso sono lasciati al degrado. Con un po’ di fatica e tanta buona volontà gli abitanti di via San Bartolomeo del Fossato sono riusciti a riqualificare i loro giardini, speriamo che la loro iniziativa possa essere di spunto per altri.

     

    Giorgio Doria

  • Maggio dei parchi: ambiente e biodiversità in Liguria

    Maggio dei parchi: ambiente e biodiversità in Liguria

    ambiente-green-alberi-verde-parchi-natura-DIInizia giovedì 25 aprile Maggio dei parchi 2013, una serie di oltre 200 eventi dedicati all’ambiente, la natura e la biodiversità che si svolgeranno nelle principali aree verdi della Liguria fino al 6 giugno.

    L’iniziativa è organizzata della Regione Liguria in collaborazione con l’Agenzia di
    promozione turistica “In Liguria” e coinvolge i parchi naturali regionali – Alpi Liguri, Antola, Aveto, Beigua, Bric-Tana, Montemarcello Magra, Piana Crixia, Portofino e Porto Venere, le aree protette savonesi, il parco delle Mura a Genova, il parco nazionale delle Cinque Terre – le riserve naturali regionali – Adelasia, Bergeggi, Isola Gallinara, Rio Torsero, giardini botanici Hanbury e Pratorondanino – le aree marine protette – Bergeggi, Cinque Terre, Gallinara e Portofino, Hanbury e Porto Venere – i giardini botanici e i siti della Rete Natura 2000 della Liguria.

    Gli eventi in programma prevendono escursioni, trekking, birdwatching, fotografia naturalistica e attività sportive di vario genere. All’interno del programma di Maggio dei Parchi 2013 si svolgeranno anche iniziative collaterali quali Parchi in piazza a Sestri Ponente (14-25 maggio), la Giornata internazionale della Biodiversità mercoledì 22 maggio e la Giornata Europea dei Parchi venerdì 24 maggio.

    [foto di Diego Arbore]

  • Pegli, Villa Pallavicini: restauro completo del parco entro il 2014

    Pegli, Villa Pallavicini: restauro completo del parco entro il 2014

    villa-pallavicini-pegli-d6IL PRECEDENTE

    Maggio 2010: il Parco di Villa Pallavicini è tra i dieci finalisti del concorso “Il parco più bello”, patrocinato annualmente da vari enti pubblici fra cui il Ministero per i Beni Culturali.

    Dicembre 2011: la Giunta del Comune di Genova dà il via libera alla gestione privata dei parchi del Ponente, fra cui Villa Pallavicini. In seduta vengono pubblicate le linee guida, che porteranno a bandi di gara indetti entro febbraio 2012: un primo passo che intende portare alla concessione ai privati di tutti i parchi della città. In particolare, per Villa Pallavicini sarà fornito un contributo economico di 100.000 € nei primi tre anni, per sostenere l’avvio dei progetti. La concessione avrà durata di 5 anni, rinnovabile per altri 5.

    Aprile 2012: il centro culturale La Maona organizza un incontro pubblico con la Sindaco uscente Marta Vincenzi e il presidente del Municipio Ponente Mauro Avvenente. Tema dell’evento è la costituzione di un comitato promotore per il giardino botanico, allo scopo di riqualificare e dare prestigio internazionale a quello che è uno dei fiori all’occhiello del parco, tuttavia inutilizzato. Il comitato potrebbe anche sostenere la riqualificazione di spazi analoghi in città, fra cui l’orto botanico dell’Albergo dei Poveri.

    Maggio 2012: il Comune di Genova – Direzione Città Sicura aderisce al progetto Peripheria, un’iniziativa europea che ha l’obiettivo di promuovere una migliore vivibilità e accessibilità degli spazi pubblici all’aperto attraverso le nuove tecnologie. Si tratta di un progetto legato a Smart City, che vede come “aree-pilota” Villa Pallavicini e il Forte Santa Tecla.

    Agosto 2012: Era Superba visita il Parco di Villa Pallavicini per fare il punto sui lavori di restauro e manutenzione dello spazio. Le problematiche in campo sono diverse, dal presidio contro atti di vandalismo a una maggiore cura degli spazi verdi.

    Dicembre 2012: in Consiglio Comunale si discute circa i compiti della Consulta del Verde – un organismo che si occupi di tutti i problemi legati alla cura dei parchi, delle aiuole e degli alberi – e di una figura specifica denominata Curatore dei parchi, i cui incarichi vertano sulla ricerca di fondi e contributi per il rilancio e la manutenzione delle aree verdi. Queste due istituzioni sono nate nell’ultimo periodo della Giunta Vincenzi, come parte di un più ampio progetto chiamato Piano del Verde.

    IL PRESENTE

    Qual è il futuro di Villa Pallavicini? Ne parliamo con Silvana Ghigino, l’architetto che sta seguendo i lavori di riqualificazione su incarico del Comune di Genova (proprietario della Villa) attraverso Aster.

    Il progetto di restauro – il cui titolo preciso è “Revisione e integrazione del progetto di manutenzione straordinaria e di recupero ambientale del parco Pallavicini a Pegli” – è stato affidato allo studio Ghigino grazie a un’estensione dei finanziamenti “residui” delle opere Colombiane del 1992. «Il progetto è diviso in tre lotti: il primo interessa il restauro del Tempio di Flora, della Serra e dei giardini relativi; il secondo interessa il restauro del Castello e del mausoleo del Capitano; il terzo è relativo al parco nel suo insieme, ovvero l’assetto compositivo- scenografico, le aree vegetate (sottobosco, fascia arbustiva e fascia arborea), i percorsi, muri di contenimento e sostegno, sistema di regimentazione delle acque piovane, impianto idrico e impianto elettrico, videosorveglianza. I lavori dovrebbero essere realizzati entro i primi mesi del 2014, con un finanziamento di 3.594.500 € suddivisi nei tre lotti di cui sopra».

    I tempi sono lunghi, così come sono complesse le attività di riqualificazione. A questo punto sorge spontanea una domanda: sarà possibile mantenere aperto al pubblico il Parco? «Il parco è stato mantenuto aperto durante l’esecuzione dei primi due lotti e si intende mantenerlo parzialmente aperto anche durante l’esecuzione dell’ultimo, nonostante si prevedano interventi sulla vegetazione e sui percorsi diffusi in tutto il parco. Durante l’esecuzione dei lavori dei primi due lotti sono state organizzate anche alcune visite guidate ai cantieri in corso: la stessa possibilità sarà concessa durante gli interventi sulla vegetazione la cui dimostrazione, si ritiene, possa facilitare la comprensione di alcune scelte progettuali e la diffusione di una consapevolezza maggiore circa il significato della conservazione di un sistema antropico quale è questo parco storico».

    Infine, una volta terminati i lavori, quali interventi di pulizia e manutenzione saranno necessari per presevare il parco e la villa nel lungo periodo? «Il progetto è corredato, come da richieste di legge, da un piano che individua azioni e tempistiche della manutenzione futura. Questo strumento sarà essenziale per il futuro gestore del parco. Io sono convinta che viste le valenze artistiche, la complessità scenografica e compositiva e le particolari caratteristiche della vegetazione, sia necessario affidare la gestione ad una struttura mirata, articolata dal punto di vista delle competenze e guidata da un esperto. Non nascondo di aver presentato al Comune un progetto di gestione che prevede la costituzione di una Fondazione che potrà nel tempo conservare e valorizzare il bene, occuparsi della sua divulgazione sul territorio nazionale ed europeo e quindi del suo sviluppo turistico. Questo parco rappresenta uno degli episodi di giardino romantico più significativo d’Europa: la sua gestione deve essere fruttuosa anche dal punto di vista economico affinché si generino nel tempo gli introiti necessari a completare i restauri delle architetture e la conservazione di quelli che si stanno eseguendo».

    Marta Traverso

    [foto di Daniele Orlandi]

  • Alberto Cappato: intervista al direttore di Porto Antico di Genova S.p.A.

    Alberto Cappato: intervista al direttore di Porto Antico di Genova S.p.A.

    alberto-cappato3Direttore Generale della società Porto Antico di Genova S.p.A. dallo scorso 15 novembre 2012, Alberto Cappato (genovese, classe 1971, dal 1999 Segretario Generale dell’Istituto Internazionale delle Comunicazioni) ha ormai terminato la fisiologica fase di “rodaggio” post-insediamento e, inseritosi al meglio nel suo ruolo manageriale, ci accoglie con entusiasmo e ci offre una panoramica a 360 gradi del passato del Porto Antico, della situazione presente e dei tanti progetti per il futuro.

    Nominato anche in considerazione della sua fama internazionale e dell’esperienza sviluppata all’estero (laureato in Economia all’Università di Genova e di Nizza, PhD in Transport Engineering and Economics, con esperienze lavorative al polo scientifico di Sophia Antipolis di Nizza nell’ambito della pianificazione e del marketing territoriale, in un curriculum ancora molto più esteso), Cappato è sembrato essere ai membri del CdA della Società Porto Antico la figura ideale per il rilancio di un’area altamente strategica per la città di Genova, sia dal punto di vista culturale sia economico: in corso l’apertura ai mercati internazionali e la ricerca di nuovi partner, per un nuovo grande progetto di esportazione dell’eccellenza genovese nel panorama internazionale.

    Dottor Cappato, il Porto Antico ha compiuto vent’anni poco meno di un anno fa. Un bilancio di questo periodo di attività.

    «Dopo i primi anni di vita del Porto Antico, dal 1992 al 1996, con l’insediamento dell’Acquario come grande attrazione turistica, sono iniziate a Genova le operazioni di risanamento del centro storico e di espansione della città, proprio in concomitanza con il potenziamento del waterfront, e questo all’inizio ha limitato la sfera di azione dell’area portuale: infatti, si temeva che forzando troppo la mano sulla promozione delle attività del Porto Antico si rischiasse di danneggiare il recupero dei vicoli, appena iniziato. Per questo all’epoca si decise di optare per l’inserimento, all’interno del nuovo centro portuale, di esercizi commerciali diversi da quelli del tessuto urbano: il Porto Antico ha voluto e dovuto indirizzarsi quindi verso il settore della ristorazione, creando nel tempo una situazione di saturazione.
    Inizialmente questa si è rivelata una scelta vincente, un’offerta ampia e varia, per tutti i gusti e per tutte le tasche; oggi, in una situazione di crisi economica generalizzata, il mercato ristorativo langue più che in passato, anche se gli esercizi del Porto Antico resistono. Soprattutto dopo l’arrivo di Eataly, grande  colosso nazionale e brand di classe, la situazione si è smossa anche per gli altri soggetti, che sono costretti, o meglio stimolati dall’esempio virtuoso del fratello maggiore, a rendere la propria offerta sempre più attraente. Siamo orgogliosi del fatto che le attività già avviate, pur in questa fase di crisi, reagiscano al meglio; tuttavia, in questo momento, continuare a saturare l’area di ristoranti e bar non ci sembra la scelta più consona.
    Scongiurato ormai il pericolo di intralciare il percorso di riqualifica del centro storico, ci sentiamo dunque più fiduciosi nell’aprirci a nuovi tipi di attività, diverse da quelle ristorative: il Porto è un punto di riferimento importante per la città, unico caso di grande area pedonale per il relax e il tempo libero, ma anche maxi-contenitore di attività volte all’apprendimento. In una parola, “edutainment”, per imparare divertendosi: questo il leitmotiv che ha permesso di puntare sul turismo, richiamando un pubblico di bambini e ragazzi (con Acquario, Città dei Bambini, Area Gioco Mandraccio, ecc) e “svecchiando” l’immagine della Superba, città considerata anziana e di anziani, la cui popolazione è calata da 800 mila a circa 600 mila negli ultimi anni. Noi di Porto Antico S.p.A, che abbiamo la fortuna di gestire un’area chiave per il futuro dell’intera città, vogliamo dare un messaggio positivo, di crescita, con investimenti importanti e attenzione per le attività produttive (sia nel campo dell’industria pesante, che leggera, e dello sviluppo di software)».

    Come si è detto, il Porto Antico rappresenta sicuramente un’area strategica per la città. A questo proposito, quali sono i progetti in serbo per il futuro?

    porto-antico-bigo-M«Tanto per cominciare, la Vasca dei Delfini, il grande progetto di Renzo Piano per l’implementazione dell’Acquario, che vedrà raddoppiata la sua superficie. La vasca, pur trattandosi di una struttura galleggiante in cemento armato, mastodontica nei suoi 100 per 30 mq di dimensioni, si inserirà con leggiadria nello skyline portuale, senza appesantirne la silhouette. È una grande novità per l’Acquario, la più grande dopo 21 anni: noi di Porto Antico S.p.A crediamo molto in questa nuova avventura, tanto che abbiamo deciso di farci soggetto promotore e investirvi ben 30 milioni di euro. Gli altri soggetti partner (Costa Edutainement, Camera di Commercio, Comune di Genova e Autorità Portuale) contribuiscono a questo maestoso progetto, ma siamo noi a coordinare il gruppo di lavoro con il supporto del Comune di Genova. Ad esempio, Costa, di suo, ha finanziato con 3 milioni di euro, e altri 9 provengono dai residui delle casse delle Colombiadi, che abbiamo deciso di mettere a frutto in questo modo, reinvestendo per lo sviluppo del Porto stesso. Un retroscena: i lavori, che sarebbero dovuti essere già terminati, sono stati rallentati di ulteriori 3 mesi (rispetto al già accumulato ritardo) a causa del ritrovamento di reperti archeologici datati V secolo a.C. I reperti di cui disponevamo fino ad ora risalivano –i più antichi- al 200 a.C. e questa nuova scoperta fa retrocedere di ulteriori tre secoli la presunta datazione del Porto. Assieme ai ritardi, si sono accumulati naturalmente anche i costi per l’estrazione dei reperti, ma tutto ciò ci è sembrato lo stesso altamente positivo, tanto che già si pensa di creare, nella zona della nuova Vasca, un sito di valorizzazione archeologica dei ritrovamenti».

    Per finire, di pochi giorni fa l’inaugurazione del rinnovato Museo Nazionale dell’Antartide. Inoltre, di poco tempo fa anche la nuova esposizione Wow!

    «Certamente, tuttavia quello che ci preme è non solo attirare nuovi investitori e intraprendere altri progetti, bensì per prima cosa fare in modo che chi è già nella nostra squadra ci stia bene e voglia continuare a lavorare con noi, in un percorso in cui si prospettano certamente difficoltà, ma anche grandi successi. Attualmente i nostri spazi sono occupati non dico al 100%, ma quasi: restano libere solo poche aree da adibire a uffici o ad attività ludico-educative. Dopo l’inaugurazione di Wow! e il rinnovamento di MNA, i grandi contenitori sono stati tutti riempiti. Ora vogliamo soprattutto mantenere l’area attrattiva, come già è, e ancora di più: in programma, manifestazioni diverse lungo tutto l’anno, per mantenere viva la zona per i genovesi e per chi viene da fuori, richiamando flussi di turisti nazionali e internazionali».

    E non dimentichiamo il maxi-progetto per il restyling del Ponte Parodi… Una vera e propria espansione a Ponente: c’è un valore strategico in questa “conquista del West”?

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    «Quella del Ponte Parodi è un’opera grandissima, e altrettanto complicata. La nostra società ha partecipato al progetto in prima persona, facendosene promotore e investendo molto, in termini sia di denaro che di aspettative, per un ulteriore ampliamento del waterfront portuale. Il nostro ruolo consisteva semplicemente nel favorire l’avvio dei lavori, tramite investimento monetario, e di farci da parte all’indomani dell’inizio del progetto vero e proprio, lasciando le redini in mano a un privato, la ditta francese Altarea, che seguirà i lavori e gestirà le operazioni del nuovo complesso, diventando quindi nostra partner nell’amministrazione del nuovo waterfront ampliato.
    Come già ha ricordato l’Assessore Bernini, a voi e ad altri organi di stampa locali, manca ormai davvero poco all’inizio dei lavori: sistemate le questioni relative allo spostamento delle attività con sede in quella zona, alla preparazione di Via Buozzi e alla realizzazione di uno scavo per la creazione del park interrato, non restano altri ostacoli e tra un paio d’anni si inizierà. Porto Antico S.p.A. ha deciso, a suo tempo, di inserirsi in questo maxi-progetto perché abbiamo (sia le amministrazioni precedenti, che io stesso, con il lavoro che sto portando avanti) sempre sostenuto l’importanza di generare un meccanismo virtuoso, per cui la riqualifica dell’area portuale inneschi anche una parallela rivitalizzazione della zona a monte, da Via Prè a San Teodoro, e così via, a completare il percorso intrapreso anni fa a Sarzano-Sant’Agostino.
    Non posso, poi, non citare anche il progetto altrettanto ambizioso della creazione di un tunnel subportuale  che consenta di ridurre l’utilizzo della Sopraelevata, trasformandone una parte in “green line” pedonale sul modello newyorkese, e mantenendo una corsia per la mobilità veloce tra Fiera e Porto Antico. Non ne siamo partner diretti, ma il progetto ci interessa, in quanto –attraversando l’area tra Piazzale Kennedy e San Benigno- investirà anche la nostra zona».

    Come vedrebbe l’ipotesi di riqualificare l’area del Molo e delle storiche Mura di Malapaga e inserirle in un continuum museale da Levante a Ponente? 

    «Naturalmente vedo di buon occhio tutto ciò che ha a che fare con l’ampliamento del waterfront: sia la realizzazione del progetto di Renzo Piano per la creazione di un percorso pedonale che unisca la Fiera del Mare con le zone industriali del Ponente, sia l’apertura a nuovi poli museali che possano completare la già articolata offerta del Porto Antico. È lo stesso che succede con Galata – Museo del Mare: gestito da un altro soggetto, facciamo squadra tutti insieme per creare un unico waterfront e giovare al territorio e all’economia. Ci sta a cuore intraprendere un percorso che coniughi e armonizzi i tre fattori economico, ambientale, sociale, nell’ottica di uno sviluppo sostenibile, o “sustainable”, come si usa dire. Pensi che in Francia la traduzione del termine inglese ha una connotazione leggermente diversa da quella di “sostenibilità” che diamo noi italiani: loro usano l’efficace “durabilité”, cioè “durabilità”, che a mio avviso trasmette bene l’idea di un percorso che deve portare nel tempo a ricadute positive. Come si possono avere ricadute positive se c’è uno squilibrio tra interessi economici, ambientali e sociali? In questo senso, stiamo cercando di aprirci alle energie alternative e alla mobilità elettrica».

    A questo proposito, mi viene in mente il progetto Illuminate. Ci racconti di cosa si tratta.

    «Si tratta di un’iniziativa che si inserisce nell’ambito di Genova Smart City, riguarda sia l’area del Porto e i Magazzini del Cotone, che quella dell’Acquario, di cui si occupa però Costa. In generale, il progetto rientra sempre in un’ottica di risparmio e di attenzione alla sostenibilità ambientale, economica, sociale. Esso prevede la sostituzione dell’attuale illuminazione esterna con le moderne tecnologie a led, che garantiscono una riduzione del dispendio energetico di oltre il 50%, a fronte di eguale intensità e durata dell’illuminazione. Per quanto riguarda noi, il processo di sostituzione dell’attuale illuminazione riguarda l’area dei Magazzini e del Porto e si concluderà entro fine giugno 2013. Per ora, sono ancora in corso test di valutazione per scegliere il tipo di illuminazione più adeguata all’area, in base ai criteri di intensità, luminosità, tonalità (luce calda, luce fredda, ecc). Inoltre, anche valutazioni urbanistiche, per valorizzare la bellezza del sito e non far perdere l’appeal che ha oggi. Il progetto è finanziato in ambito comunitario e dal Comune di Genova, nell’ottica “smart” di riduzione degli sprechi e miglioramento dell’efficienza».

    Non solo Porto Antico S.p.A., ma anche Costa Edutainment, Comune di Genova… quanto la sinergia di soggetti diversi gioca a favore della crescita dell’area?

    alberto-cappato

    «Molto, senza dubbio. Nel caso di Costa Edutainment, ad esempio, c’è un rapporto di partenariato privilegiato: in quanto gestori di Acquario Village possiamo dire che loro sono nostri clienti ma, vista l’importanza del ruolo che l’Acquario gioca per la nostra Società, anche il ruolo di Costa non può essere relegato al rango di semplice “cliente”. Con loro, cooperiamo positivamente a tutti i livelli. Anzi, visto che io e il direttore di Costa Edutainment siamo entrambi neonominati e per giunta abbiamo lo stesso nome (Alberto De Grandi, succeduto a Carla Sibilla, attualmente Assessore al Turismo n.d.r.), molti dipendenti scherzano, dicendo che è iniziata l’”era dei due Alberti”. Anche con il Comune, il rapporto è ottimo e ci sentiamo sostenuti nelle nostre iniziative, sia da loro che dagli altri nostri partner e azionisti (Camera di Commercio e Autorità Portuale, partecipanti rispettivamente per il 43,44% e 5,6%, mentre il Comune ha il 51% delle azioni, n.d.r.)».

    Dunque Porto Antico non significa solo eccellenza italiana, bensì anche grande ponte verso l’Europa?

    «Certamente! È vero che fino ad ora il turismo dell’area del Porto è stato sempre più italiano e troppo poco internazionale, ma ora siamo giunti a una fase di svolta, in cui ci sembra auspicabile aprirci al mercato internazionale, anche per far fronte alla crisi generale e tenerci aperte varie possibilità. Ne possiamo vedere già i frutti: non da ultimo, sono riuscito ad intessere contatti con il Sudamerica, dove alcuni soggetti chiedono il nostro aiuto per l’apertura di un waterfront fluviale simile a quello genovese. Porto Antico S.p.A., mettendo a disposizione le proprie competenze per aiutare chi voglia intraprendere percorsi affini a quello genovese, crea anche una fonte di reddito ulteriore per la Società, da reinvestire in nuovi progetti di ammodernamento. A questo proposito, mi sto impegnando personalmente per “esportare” la forza di Genova nel mondo e in questi mesi ho già ottenuto qualche successo: lo scorso gennaio ho presentato il Porto Antico di Genova a una delegazione di AIVP – Associazione Internazionale Città e Porti e ho avuto modo di far conoscere le nostre attività. La città, infatti, è in lizza assieme a Tangeri e Durban per diventare sede della Conferenza Mondiale AIVP 2014, opportunità unica per far conoscere le nostre attrattive davanti a oltre 400 delegati da più di 40 paesi: se saremo scelti, ospiteremo la Conferenza nelle sale del Centro Congressi dai Magazzini del Cotone, fiore all’occhiello dell’area portuale, con sbocco diretto sul mare, ad allietare molti congressi lavorativi. Non sappiamo ancora se risulteremo vincitori ma in ogni caso, per il grande successo riscosso in quest’occasione, Genova si appresta adesso a fare da pilota per altri progetti analoghi in altre parti del mondo».

     

    Elettra Antognetti

  • Molassana, progetto per il restyling del quartiere: facciamo il punto

    Molassana, progetto per il restyling del quartiere: facciamo il punto

    molassana-progetto-porIl cosiddetto Progetto Integrato per Molassana è un importante piano europeo (Por-Fesr 2007-2013) per la riqualifica della Media Valbisagno. Grazie ad un investimento di 15 milioni di euro (di cui il contributo concesso sul Por è di 9 milioni, pari al 74,48 % dell’investimento complessivo), il restyling del quartiere si è concretizzato in un ampio progetto che interessa diverse aree e strutture: oltre alla riconversione dell’area ex-Boero, anche la realizzazione della strada sulla sponda destra del Bisagno, la pedonalizzazione di via Molassana, il recupero dell’antico acquedotto, il rafforzamento degli argini del torrente Geirato e la costruzione (ultimata) dell’edificio che ospita il nuovo centro civico.  Il finanziamento stanziato dal Comune di Genova ammonta a 4 milioni di euro. Cerhiamo di fare chiarezza sui vari interventi previsti.

    IL PROGETTO INTEGRATO E GLI INTERVENTI

    Il Programma Operativo Regionale (Por) per l’utilizzo del Fondo europeo di sviluppo regionale (Fesr) è stato predisposto dalla Regione Liguria per consolidare la coesione economica, sociale e territoriale nel periodo compreso tra 2007-2013. Il Por-Fesr Liguria, approvato dalla Commissione Europea nel novembre 2007, si articola su cinque priorità, o assi, strategiche di intervento, con obiettivi e dotazioni finanziarie differenti.

    Nell caso di Molassana, si tratta di interventi che fanno parte dell’asse strategico 3, per aumentare l’attrattività turistica dei territori e migliorare la vivibilità in ambito urbano attraverso interventi infrastrutturali e non. Tutti questi progetti previsti nell’ambito di Por-Fesr vengono realizzati mediante un Progetto Integrato di sviluppo urbano: gli interventi del Progetto, finalizzati alla riqualificazione del centro abitato di Molassana, sono pensati per favorire il tessuto commerciale della zona e per rendere il quartiere più vivibile  dal punto di vista sia urbanistico e infrastrutturale, che ambientale e viario, facendo di Molassana un nodo di interscambio tra le alture e il centro cittadino.

    Nello specifico, gli interventi previsti sono:

    Molassana, ValbisagnoRiassetto della mobilità, per risolvere le criticità relative all’attraversamento del centro di Molassana ed eliminare il traffico privato, consentendo la riorganizzazione del sistema di trasporto pubblico. L’intervento prevede, appunto, la pedonalizzazione di Via Molassana, con conseguente spostamento del tratto di viabilità sulla parallela, sulla sponda del Bisagno. Il nuovo tratto (430 metri a due corsie dall’incrocio tra via Emilia e via Molassana sino al ponte Fleming) è stato pensato per consentire la riorganizzazione del trasporto pubblico locale. Costo: 1,62 milioni di euro.

    Pedonalizzazione di Via Molassana, per migliorare la coesione fra cittadini ed esercizi commerciali e vari servizi connessi al parco pubblico previsto nell’adiacente ex area Boero. L’intervento prevede la pavimentazione dell’area su un tratto di 430 metri, l’inserimento di arredi urbani, alberature e il rifacimento della rete di illuminazione pubblica. Costo: 1,85 milioni di euro.

    Piazza Centro Civico, ovvero la creazione di una piazza pubblica pedonale antistante la nuova sede del Municipio IV Media Valbisagno. La piazza, da realizzarsi previa acquisizione e successiva demolizione dell’edificio ex Trattoria dell’Olmo, che occupa l’area preposta al Municipio, prevede la creazione di un parco giochi e area hotspot per la trasmissione dei dati con tecnologia wifi. Costo: 670 mila euro.

    Anche per Via Geirato e Via Bernardini, si prevede l’allargamento delle due vie che “incorniciano” l’ex area Boero, costeggiandola, allo scopo di favorire lo scorrimento pedonale. Inoltre, la creazione di parcheggi pubblici, in previsione di una razionalizzazione dei flussi di traffico indotti dal nuovo insediamento nella zona Boero riqualificata. In Via Geirato, anche un’apposita passerella pedonale per collegare l’insediamento urbano di Via Sertoli con il nuovo complesso Boero. Costo: 430 mila euro.

    Per quanto riguarda l’acquedotto storico, nel suo tratto compreso tra la Casa dei Filtri di Molassana fino al Fossato del rio Cicala, la realizzazione e consolidamento del percorso pedonale e -per alcuni tratti- ciclabile, nel rispetto delle caratteristiche storico-ambientali della zona, con il contenimento e la sistemazione della vegetazione boschiva e il posizionamento di arredi urbani. Inoltre, il miglioramento generale, non solo della percorribilità pedonale, ma anche del collegamento con il tessuto urbano. Costo: 400 mila euro.

    Su un’area di circa 4 mila metri quadri sorgerà invece il nuovo parcheggio sul Ponte Fleming. La superficie in questione è attualmente occupata da un parcheggio pubblico a raso, ma nelle misure del Piano è previsto lo sgombero dell’area e la creazione, al suo posto, di un park di 3 piani, due interrati e uno fuori terra, per un totale di circa 400 posti. Il parcheggio, funzionale all’interscambio con il sistema pubblico di trasporto, ha previsto un percorso per i mezzi pubblici che colleghi Val Bisagno con Sampierdarena, attraverso l’asse centrale Via XX Settembre–Piazza Portello–Stazione Principe, volto sia a decongestionare le strade di attraversamento dal traffico privato, sia a limitare il danno ambientale dovuto all’inquinamento. Costo: 4,5 milioni di euro.

    Anche un intervento per il risanamento del torrente Geirato, con l’arginatura di un tratto della sponda destra del Torrente e sistemazione dell’area stradale limitrofa, dotata di impianto di illuminazione pubblica, verde e arredo urbano. Costo: 2 milioni di euro.

    E da ultimo, l’intervento di tombinatura del rivo Ca’ de’ Rissi (secondo le analisi del Piano di Bacino Bisagno-Geirato, il responsabile dell’esondazione dell’area ex Boero e delle zone limitrofe ai tempi dell’alluvione 2011), che prevede la chiusura con tombini in cemento armato della canalizzazione, secondo le prescrizioni contenute nel Piano di Bacino del Geirato. Costo: 613 mila euro.

    torrenti-bisagno-rischio-idrogeologicoVal Bisagno, Sciorba

     

     

     

     

     

     

     

    I RISULTATI E L’ITER DEI VARI PROGETTI

    I vari progetti, nell’ambito del Por-Fesr 2007-2013, dovrebbero volgere al termine a breve. Tuttavia, a causa della grande entità del Programma e della diversità degli interventi previsti nei diversi quartieri cittadini, ci sono stati vari rallentamenti. Anche a Molassana i lavori sono slittati e ciascuno dei singoli progetti ha preso avvio in tempi differenti.

    Risolto il problema della viabilità con lo spostamento del traffico dal lato del Bisagno, Via Molassana verrà completamente ripavimentata con calcestruzzo architettonico, per eliminare la separazione strada/marciapiede lasciando comunque percepire gli spazi esistenti. Per ora, tuttavia, si attende che vengano iniziati tutti gli interventi sul versante Via Emilia/Via Piacenza.

    Lo spostamento degli uffici municipali dalla sede precedente alla nuova, nei locali realizzati accanto allo scheletro dell’ex Cinema Nazionale, sono stati ultimati: il nuovo complesso (a onor del vero accolto non benissimo da una parte della cittadinanza, già definito “ecomostro” in più di un’occasione) è oggi funzionante e tutte le strutture (ufficio anagrafe, vari esercizi commerciali, ecc) pensate per essere trasferite in questi locali occupano attualmente la loro nuova sede, in un edificio a quattro piani con annesso corpo allungato di due:  la struttura ospita gli uffici della Circoscrizione, della Divisione Territoriale, della Pubblica Assistenza, oltre a esercizi commerciali vari al piano terra. Il corpo basso, quello su due piani, è coperto da un giardino pensile attrezzato per la sosta e per il gioco.

    Il caso della piazza antistante il Municipio, invece, è diverso: i lavori sono attualmente in corso, ma non sono ancora stati ultimati. Terminata la gara, assegnato l’appalto e aperto il cantiere, resta ancora in piedi l’edificio dell’ex Trattoria dell’Olmo: sembra ancora lontano il progetto innovativo di realizzazione di un’area wifi e parco giochi per bambini. Si è venuta a creare una fase di stallo, dovuta ai limiti nello stanziamento di finanziamenti previsti dal nuovo Patto di Stabilità interno ai Comuni, per cui i lavori sono bloccati e per ora non si sa quando potranno riprendere.

    Anche per l’ex area Boero, i lavori previsti non hanno ancora visto l’avvio ufficiale e il maxi-cantiere, già aperto, è deserto, a creare una “voragine” nel centro del quartiere. Va da sé  che anche tutti i progetti previsti per le aree limitrofe (come Via Geirato e Bernardini) non saranno avviati finché non inizieranno i lavori –certamente prioritari- nell’ex area industriale da riconvertire.

    Buone notizie, invece, per quanto riguarda gli interventi sull’acquedotto storico: già iniziati (bando con scadenza al 24 marzo 2011, per un importo totale di 195 mila euro), è stato anche recuperato un vecchio box in disuso nei pressi del Ponte Sifone sul Geirato di Molassana e trasformato in casetta adibita a aula didattica, gestita da un’associazione privata. Inoltre, anche sull’altro lato dell’acquedotto, all’altezza del Ponte Sifone sul Veilino, che si affaccia sul cimitero di Staglieno, è stato realizzato il recupero dell’area e vengono attualmente organizzate visite guidate con cadenza mensile, ogni primo sabato, dall’Associazione “Acqua Fresca”.

    Per quanto riguarda poi la costruzione del parcheggio all’altezza del Ponte Fleming questi gli interventi: prima la già citata realizzazione della nuova strada di scorrimento, lato Bisagno, dalla parte di Via Emilia e Via Piacenza, fino all’altezza del Ponte Fleming; poi, la riconversione dell’attuale parcheggio, all’altezza del distributore di benzina, che verrà trasformato in parcheggio di interscambio. Ad oggi, i lavori in quest’area non sono ancora avviati: è stato però indetto un bando per la realizzazione di queste opere e si è ancora in fase di appalto. Lì vicino, sempre nei pressi del Fleming, sarà realizzato un parco giochi. Sempre lì, a chiudere l’area di sosta adibita a park, i parcheggi a  corona dell’area Boero.

    Infine, per quanto riguarda il risanamento del torrente Geirato, è stato indetto un bando a scadenza 17 ottobre 2011, è stato assegnato l’appalto per lo svolgimento dei lavori, ma ancora si attende.

     

    Elettra Antognetti

  • Ponte Parodi, dal 2000 ad oggi: iter progettuale e soggetti coinvolti

    Ponte Parodi, dal 2000 ad oggi: iter progettuale e soggetti coinvolti

    Silos Hennebique Ponte ParodiUn “fun-shopping center” adiacente a Galata Museo del Mare e alla Facoltà di Economia dell’Università di Genova e che estende verso Levante la banchina portuale e fa da continuazione alla zona che dalla Fiera del Mare arriva al Porto Antico, facendone un unico grande waterfront. Questo il progetto per l’ambizioso restyling di Ponte Parodi presentato nell’ormai lontano 2000 dagli architetti Ben van Berkel e Carolin Bos dello studio olandese UNStudio (gli stessi che hanno già firmato il Mercedes-Benz Museum a Stoccarda e l’Erasmus Bridge a Rotterdam), che hanno vinto il Concorso Internazionale “Ponte Parodi e la Città di Genova” indetto dalla Porto Antico S.p.A. e si sono aggiudicati l’appalto, scalzando competitors d’eccellenza anche nostrani, come gli architetti dello studio di Stefano Boeri a Milano.

    Un investimento di oltre 150 milioni di euro per il progetto di riqualificazione di un’area altamente strategica per la città di Genova, allo scopo di ridare impulso al turismo –nazionale ma anche internazionale, di svago ma anche lavorativo- e di inserirsi in quella serie di progetti previsti per il restyling del Porto (dalle Colombiadi del ’92, con le opere di Renzo Piano, alla riqualifica del 2004, in occasione della nomina di Genova a “Città della Cultura”, fino al più recente progetto di ristrutturazione del silos Hennebique), a creare un continuum progettuale ad hoc, firmato da alcune delle più in vista archistar mondiali.

    Grandi ambizioni, grandi speranze: il progetto, presentato nel 2000, approvato definitivamente nel 2002, sarebbe dovuto terminare già nel 2010. Poi, una serie di rimandi, dovuti ai più svariati rallentamenti: dal ritardo nel liberare le banchine, alla difficoltà di rendere Via Buozzi strada di trasporto funzionale al cantiere aperto. E così si è arrivati a fissare l’inizio dei lavori (da ultimo previsto per inizio 2013, poi metà 2013) nei primi mesi del 2014, con deadline per la fine dei fine lavori prevista tra 2015 e 2016. Ne abbiamo parlato con il Presidente del Municipio centro-est Simone Leoncini, e con il Vicesindaco e Assessore all’Urbanistica Stefano Bernini.

    IL PROGETTO

    Fonte: urbancenter.comune.genova.it
    Fonte: urbancenter.comune.genova.it

    “Fun-shopping center”, ovvero centro polifunzionale di circa 40 mila metri quadri, su un’area di estensione complessiva pari a 76 mila da tempo in disuso, capace di coniugare attenzione alla fruizione pubblica e integrazione del nuovo polo con la città: una grande piazza sull’acqua, o meglio “la” grande Piazza sul Mediterraneo, tridimensionale e ecosostenibile, così com’era stata pensata inizialmente dalle amministrazioni genovesi e come ben era stata interpretata dagli architetti di UNStudio Van Berkel & Bos. Prima, in quell’area solo un grande silos granario, costruito negli anni ’60 e demolito progressivamente a partire dal 2002 per far posto alla creazione –come da progetto- di terminal traghetti, centro wellness e spa, polo didattico dotato di auditorium, centro commerciale e area shopping, parco pubblico con anfiteatro, ecc. Il tutto, con un investimento iniziale dell’ordine dei 150-160 milioni di euro (poi salito sino a sfiorare i 200 milioni), realizzato con un project-financing (il sistema di partenariato pubblico-privato che consente il concorso di investitori privati nella realizzazione di opere pubbliche, con successivo rimborso di capitale investito derivate dalla gestione dell’opera per un tempo stabilito da contratto) con concessione di 90 anni dall’avvio dei lavori.

    La convenzione ufficiale è stata sottoscritta da parte della Porto Antico S.p.A. di Genova, soggetto appaltatore, e dell’associazione temporanea di imprese (ATI) Ponte Parodi, promotrice del progetto, di cui la società Altarea è capogruppo e proprietaria del 90% delle azioni: in particolare, si tratta di Altarea Italia, investitore-operatore milanese affiliato del colosso francese Altarea Cogedim, per la costruzione, restyling e gestione di importanti opere architettoniche, tra cui il nodo di interconnesione metro/ferroviario della Gare du Nord di Parigi. Dal 2007 Atarea, già appaltatrice, è stata affiancata da affiancata da altri imprenditori edili -anche genovesi- tra cui Carena Impresa di Costruzioni S.p.A., Unieco, e Serteco e tutti insieme, questi gruppi hanno costituito la Società Altaponteparodi, diventata ufficialmente concessionaria dell’area Ponte Parodi in seguito alla procedura pubblica di attribuzione.

    Altro soggetto coinvolto nel progetto, l’Autorità Portuale, adibita alla realizzazione dei lavori preliminari (opere di dragaggio dei fondali, posa dei cassoni e successivo riempimento), per una spesa complessiva di 6 milioni e 800 mila euro.

    Silos Hennebique Ponte ParodiIl progetto preliminare è fornito anche di un programma di destinazioni d’uso di Ponte Parodi, presentato alla Porto Antico S.p.A.: una struttura articolata nei tre poli tematici fondamentali di “musica e conoscenze”, “tempo libero e sport”, “viaggi e scoperte”. Rispettivamente, il primo polo -legato alla musica- prevedeva la creazione di auditorium, discoteca, centri ludico-culturali e altri spazi interattivo-espositivi, mentre il secondo –per il tempo libero- vedeva la realizzazione di campi da squash, palestra per free climbing, piscina, centro fitness e spazi polivalenti, e il terzo voleva l’edificazione di un nuovo Terminal Crociere, con aree dedicate ai servizi per la nautica. Di particolare rilevanza, la copertura della struttura, ricoperta grazie all’impianto di vegetazione sia autoctona che di altre aree geografiche, a creare un vero e proprio giardino. La copertura, così pensata, voleva sfruttare –oltre agli spazi interni- anche tutta l’estensione superficiale e creare uno spazio per attività all’aperto, in questo particolare “parco” affacciato sul mare. Inoltre, previsti anche una serie di spazi commerciali, parking auto da 1300 posti, esercizi di vario genere -dalle agenzie di viaggio all’ufficio postale- per ridare slancio a un’economia che già allora pareva assopirsi e per creare migliaia di nuovi posti di lavoro (circa 1000-1500, tra le nuove assunzioni nelle strutture del Centro e gli impieghi durante la fase di cantiere), investendo nel business del marketing territoriale (con flusso turistico annuo di almeno 10 milioni di persone), per rendere Genova quella città aperta sul Mediterraneo che da tempo aspira a diventare.

    Il nuovo complesso era stato pensato per mettere in relazione Stazione Marittima e Porto Antico, vicoli del centro e colli genovesi (il richiamo alla morfologia collinare è dato dalla particolare configurazione a “diamante” della struttura) con l’antistante banchina portuale e inoltre, grazie anche alla facile accessibilità ai mezzi pubblici e il conseguente smaltimento di traffico, si prevedeva un’interconnessione  a 360 gradi tra le varie aree cittadine. Un’importante punto di snodo sia per i visitatori che per le merci, ridando slancio alla funzione turistica e ripristinando anche quella commerciale, andata scemando.

    Nel 2012 il progetto del “diamante” di UNStudio ha subito alcune variazioni: l’ultima versione, rispetto ai disegni del 2007, rimodula l’insieme generale e porta il totale delle superfici fruibili a 83mila mq , rispetto ai 76 mila iniziali.

    2002-2013: L’ITER PROGETTUALE E I RITARDI SUI LAVORI

    Silos Hennebique Ponte ParodiIn 10 anni, poco di quello che era stato previsto ha effettivamente visto la luce. Nel 2002, anno di inizio di questo complicato iter, si dava come data di fine lavori il 2010. Piano piano, però, una serie di proroghe: dopo vari ritardi amministrativi e problemi di interazione tra soggetti coinvolti, il progetto di Van Berkel & Bos è stato presentato ufficialmente al MAPIC di Cannes nel novembre 2011, occasione in cui fu anche annunciato da Ludovico Castillo, amministratore delegato di Altarea Italia, l’inizio lavori datato 2014. Varie le cause dei ritardi: da parte sua, l’Autorità Portuale assicurava che i lavori di sua competenza sarebbero stati ultimati entro metà 2012, permettendo ad Altarea di iniziare un anno dopo; anche il Comune assicurava la realizzazione del collegamento stradale tra Via Buozzi e l’area portuale. Ma né l’Autorità né l’amministrazione hanno ancora ultimato i lavori di loro competenza, nel grande imbarazzo di tutti i soggetti coinvolti: sia per Altarea, che non può procedere, che per Porto Antico S.p.A, che ha già avanzato 9 milioni di euro.

    Oggi poco si muove attorno al waterfront. Per primo il Presidente del Municipio Centro Est, Simone Leoncini, sollecita una rapida soluzione di questo empasse burocratico: «Tutti ci auguriamo che i lavori vengano presto avviati, tuttavia per adesso la situazione è in fase di stallo e non sembrano esserci cambiamenti rilevanti: se ci sono dei movimenti, sono talmente impercettibili che neppure noi dell’amministrazione li percepiamo».

    Più rassicuranti le parole del Vicesindaco Bernini, Assessore all’Urbanistica: «Si è aperta finalmente la Conferenza di Servizi per la consultazione tra le parti e l’acquisizione delle autorizzazioni, licenze e permessi per procedere con i lavori. Stiamo risolvendo il problema relativo all’ingresso di Via Buozzi -in cui ora i lavori sono ufficialmente partiti- e al trasferimento della Croce Verde, la cui attuale sede nei pressi del Ponte impedisce i lavori sulla banchina. Da parte nostra, stiamo facendo tutto ciò che dobbiamo per permettere ad Altarea di iniziare con la realizzazione del progetto: gli unici impedimenti persistenti sono legati alle competenze dell’Autorità Portuale, che deve ancora ultimare i lavori che le competono».

     

    Elettra Antognetti
    [foto di Daniele Orlandi]

  • Sturla, ex Casa Littoria: le associazioni del quartiere chiedono risposte

    Sturla, ex Casa Littoria: le associazioni del quartiere chiedono risposte

    casa-littoria-bonserviziL’edificio “Nicola Bonservizi”, collocato al numero civico 3 di Piazza Sturla e affacciato sul retro su discesa B. Chighizola, è inutilizzato dal 2009 e il futuro è un punto interrogativo. L’ex Casa Littoria (progettata nel 1936 dall’architetto Luigi Carlo Daneri e ultimato nel 1938) è una delle oltre 11 mila Case del Fascio costruite in Italia durante il Ventennio, e che nel secondo dopoguerra sono state devolute allo Stato per effetto delle disposizioni contenute nelle “Sanzioni contro il fascismo”, come all’articolo 38 del DLL 27 luglio 1944, n. 159.
    L’edificio dopo il ’45 perse ovviamente la sua valenza e seguì alterne vicende. Assegnato al Ministero della Difesa (cui ancora oggi appartiene) è di proprietà dello Stato, e i suoi affari sono seguiti tuttora dagli uffici del Demanio Pubblico (nello specifico, dalla sezione Militare), che fungono da gestore e intermediario tra proprietario e soggetto assegnatario della proprietà a uso privato.

    Con il passare degli anni il Ministero della Difesa ha reputato opportuno cedere una parte dei locali che restavano inutilizzati ed è arrivato il via libera per la cessione a una serie di associazioni di ex-combattenti con sede a Genova e prima in affitto presso altre strutture. Si tratta, nello specifico, delle Associazioni Arma Aeronautica, Nazionale Militari Italiani, Nazionale Bersaglieri e Associazione Nastro Azzurro, che sono rimaste nei locali fino al 2009. Da quel momento il totale abbandono della proprietà, oggi ancora deserta.
    Negli anni, l’unico altro uso cui l’edificio è stato adibito è stato a residenza privata: in particolare, l’ultimo piano è stato utilizzato come alloggio di servizio, messo a disposizione dal Ministero della Difesa come residenza di un ufficiale dell’esercito. Oggi è anch’esso in corso di liberazione.
    Dal 2009 a oggi, dopo ormai 4 anni, la situazione non sembra destinata ad evolvere e non ci sono progetti per la riqualificazione dell’edificio di piazza Sturla.

    L’amministrazione locale non se ne occupa, non essendo una proprietà di sua competenza e dovendo fare capo all’amministrazione statale: gli stessi referenti municipali, dal settore urbanistico, non sanno dirci granché sulle vicende legate alla struttura e quello che si sa è che non ci sono in ballo progetti di riqualifica dell’edificio, e nemmeno sono state finora avanzate richieste di trasferimento della proprietà da Roma a Genova.
    Essendo statale, tutte le faccende che lo riguardano devono essere amministrate dall’Agenzia del Demanio Pubblico, che si occupa di assegnarlo di volta in volta a associazioni che al momento della concessione hanno sede in strutture prese in affitto da privati. Compito dell’Agenzia del Demanio è infatti quello di farsi gestore, intermediario nel seguire la razionalizzazione e la valorizzazione del patrimonio immobiliare statale, ottimizzando gli spazi utilizzati dalle pubbliche amministrazioni e individuando nuove destinazioni urbanistiche per gli immobili, con l’ obiettivo di massimizzarne sia valore economico che sua utilità sociale, riducendo i costi derivanti dalle locazioni passive e garantendo un maggiore controllo della spesa.
    In questo senso è da leggere anche la gestione dell’immobile di Piazza Sturla: il Demanio vorrebbe affidarlo in gestione a soggetti presenti in loco che necessitavano di una struttura di accoglienza. Tuttavia, essendo di proprietà del reparto militare, il Demanio deve sempre rimettersi alle disposizioni ministeriali e aspettare il via libera della Difesa per la sua assegnazione a eventuali gestori. Oggi è presumibile che il bene, ormai inutilizzato dal Ministero, torni ad essere di competenza demaniale e posso essere affidato –dopo la richiesta di cessione da parte del Ministero- in concessione ad altri soggetti.

    Siamo andati a Sturla e abbiamo parlato con Giuliano Gattorno, vicepresidente del Comitato per la Difesa di Sturla e memoria storica delle vicende legate al quartiere. I residenti, tramite i portavoce del Comitato di quartiere, cercano infatti da tempo di appropriarsi degli spazi inutilizzati«Nel 2009, dopo che le associazioni presenti sono fuoriuscite dai locali –racconta Gattorno- abbiamo fatto richiesta che la struttura venisse messa a disposizione dei cittadini singoli o delle associazioni –soprattutto quelle la cui sede è vacante o in condizioni inadatte. Tuttavia il riscontro è stato pressoché nullo: il soggetto istituzionale cui ci siamo rivolti ci ha chiesto di aspettare che fosse indetto, come da procedura, un apposito bando. Ma il bando non è stato mai aperto e siamo ancora in attesa, dallo scorso 7 settembre 2009 (data della richiesta ufficiale), di una risposta: nonostante vari solleciti, a 2010 avanzato la situazione era ancora ferma, e abbiamo desistito. Basterebbe poco: rifare l’impianto elettrico e imbiancare all’interno, ma ormai ci siamo rassegnati alla perdita dell’opportunità di utilizzare quest’area (peraltro spaziosa e  fornita anche di palestra, parco e parcheggio privato sul lato di Discesa B. Chighizola), per lasciarla andare al degrado, incuranti anche del suo valore storico-artistico».

    Fonte: http://www.littorio.com
    Fonte: http://www.littorio.com
    Fonte: http://www.worldwarforum.net
    Fonte: http://www.worldwarforum.net

     

     

     

     

     

     

     

     

     

    L’ARCHITETTURA E LA STORIA

     Nato come Casa del Fascio, l’edificio è stato costruito tra 1936 e’38 dall’architetto Daneri, “archistar” antesignana, ideatore delle “Case Alte alla Foce”, complesso residenziale di Piazza Rossetti e padre del “Biscione” (“casa A” del progetto INA-Casa di Quezzi, ’56-’68, in collaborazione con altri professionisti). Sede del Partito Nazionale Fascista, l’edificio di piazza Sturla 3, come molti altri all’epoca, rispecchia la tipica simbologia di partito, con tanto di stemmi, bandiere e insegna sulla facciata principale con la dicitura “P.N.F. Federazione Fasci di Combattimento – Casa Littoria Nicola Bonservizi”, il tutto rimosso nell’immediato dopoguerra. Molte le analogie con il Razionalismo di Le Corbusier e con i cinque elementi architettonici da lui individuati come capisaldi di un nuovo stile progettuale: l’edificio si estende su quattro piani, due ingressi, uno su Piazza Sturla e l’altro sull’adiacente discesa Bartolomeo Chighizola. Da Piazza Sturla, il complesso sembra ben più basso, a un solo piano, e si presenta con una conformazione squadrata a scatola, mentre l’estensione in altezza si percepisce solo dalla retrostante discesa Chighizola, nel borgo di Vernazzola. Inoltre, sulla sommità, il tetto-terrazzo (“toit-terrasse”), con l’idea di sfruttare ogni porzione  dello spazio complessivo; sul lato anteriore affacciato su Piazza Sturla, la struttura principale poggiante su una serie di pilastri di piccole dimensioni (gli stessi “pilotis” di Le Corbusier a Ville Savoye), sostegni esili che sostituiscono i tipici elementi in muratura e che elevano la costruzione, separandola dal terreno e dall’umidità; il “plan libre”, o pianta libera, lo scheletro in cemento armato, per eliminare i muri portanti e liberare le pareti; allo stesso modo, anche la “façade libre (facciata libera) e la finestra a nastro, che taglia la facciata in orizzontale, per tutta la lunghezza, aumentando l’illuminazione degli interni e mettendo allo stesso tempo in connessione con l’esterno.

     

    Elettra Antognetti

  • Marassi, Giardini Lamboglia: comitato per l’area verde del quartiere

    Marassi, Giardini Lamboglia: comitato per l’area verde del quartiere

    marassi-giardini-lamboglia-parcoLa cittadinanza attiva è un concetto sempre più visibile negli ultimi tempi, soprattutto grazie alle opportunità di “tam-tam” offerte dai social network, ma che di fatto esiste da molto prima. Un esempio è il Comitato Giardini Lamboglia di Marassi, nato nel 2006 con lo scopo di sorvegliare e mantenere viva l’area verde nei pressi di viale Centurione Bracelli. L’area verde è dedicata allo storico e archeologo Nino Lamboglia, fondatore dell’Istituto Internazionale di Studi Liguri morto in un incidente d’auto nel 1977.

    Un gruppo di cittadini ha deciso di prendersi questo impegno per il quartiere: una scelta ufficializzata dalla stipula di un atto pubblico e formale con il Municipio (all’epoca ancora chiamato Circoscrizione) e Aster, che forniscono al Comitato l’attrezzatura per la manutenzione e il patrocinio per attività ed eventi culturali che contribuiscano a riqualificare l’area e aprirla alla cittadinanza.

    Federico Ursi, che presiede il Comitato, illustra a Era Superba le finalità e come si può contribuire: «Ogni mese ci raduniamo per una pulizia generale dei giardini, facendo promozione tramite volantinaggio e sul web – di concerto con le istituzioni locali – affinché gli abitanti del quartiere possano venire ad aiutarci e a conoscere la nostra attività. Il prossimo appuntamento sarà sabato 6 aprile, salvo maltempo».

    Quali sono le principali problematiche con cui il Comitato ha a che fare? «Marassi è un quartiere “anziano”, dunque sono pochi i giovani in grado di reggere fisicamente i lavori di manutenzione e che possono aiutarci. Abbiamo tuttavia altre necessità che vanno a prescindere dall’età, a partire dalla sorveglianza dei giardini. Lo scorso anno il Comune ha istituito i tutor d’area, che hanno il compito di presidiare zone prestabilite della città, soprattutto quelle vicino alle scuole o abitualmente frequentate da bambini. Tuttavia non si riesce a coprire tutte le aree in cui ci sarebbe bisogno di queste figure. La riqualificazione è importante, ma è inutile mantenere pulita un’area se poi non c’è sicurezza per chi vuole fruirne».

    Un tema molto importante, soprattutto perché Marassi è stato il quartiere maggiormente colpito dall’alluvione del 4 novembre 2011: «quanto è successo ha aperto gli occhi sui problemi di rivi e torrenti ma non sulle opportunità di una cittadinanza attiva e partecipata nel lungo periodo. C’è stata molta coesione nei giorni seguenti all’alluvione, moltissime persone a spalare fango, ma molta meno nei mesi seguenti e oggi, per contribuire a tenere pulito il fiume. Perché non si organizza un incontro al mese per pulire e salvaguardare il Fereggiano?».

    A maggio si svolgerà una Festa della Cittadinanza, che durante tutto il mese toccherà varie zone dei quartieri di Marassi e San Fruttuoso. L’auspicio del Comitato è che anche i Giardini Lamboglia diventino location dell’evento, affinché si possa far conoscere a tutti gli abitanti lo spazio dei giardini e le attività che si possono fare per sorvegliare e riqualificare le aree circostanti a quelle in cui viviamo e lavoriamo.

    Marta Traverso

    [foto tratta dal sito web del Comitato Giardini Lamboglia]