Tag: riqualificazioni

  • Prà: il progetto di riqualificazione non convince associazioni e comitati

    Prà: il progetto di riqualificazione non convince associazioni e comitati

    PraMercoledì scorso il Consiglio del Municipio Ponente è stato chiamato ad esprimere il proprio parere sul tanto atteso progetto di riqualificazione della Fascia di rispetto (Progetto Integrato Prà Marina). Un appuntamento che si preannunciava particolarmente caldo a causa di un’evidente disparità di vedutein merito al futuro della nuova Pràtra alcuni comitati e l’amministrazione comunale.

    La seduta del consiglio municipale ha affrontato la questione del Parco Lungo (uno dei lotti dei progetti POR), ovvero la realizzazione del nuovo asse viario in sostituzione dell’attuale Aurelia, nel tratto da via Taggia a via Ungaretti.

    Davanti ad una sala gremita di abitanti della delegazione ponentina, alla presenza del Sindaco, Marco Doria e dell’assessore ai Lavori Pubblici,  Gianni Crivello, sono state illustrate le due soluzioni progettuali elaborate dai tecnici del comune: la prima (A) prevede 3 corsie sul sedime dell’ex-ferrovia e 1 corsia sull’attuale Aurelia; la seconda (B) prevede 2 corsie sul sedime dell’ex-ferrovia e 2 corsie sull’attuale Aurelia.

    I comitati e le associazioni locali – invitati al tavolo tecnico che nelle migliori intenzioni avrebbe dovuto garantire un percorso partecipato –  per motivi di vivibilità legati anche all’opportunità di creare una soluzione di continuità pedonale tra l’abitato di Prà e la Fascia di rispetto, hanno proposto di spostare la strada a scorrimento veloce verso mare (vicino alla ferrovia) e destinare, presso l’attuale Aurelia, una viabilità a Km 30.

    Questa richiesta non è stata presa in minima considerazione e alla fine della discussione la maggioranza del consiglio municipale si è espressa a favore della soluzione 2+2 (B).

    «A questo punto sorge una domanda spontanea, possiamo parlare realmente di percorso partecipato? – si chiede il consigliere municipale del Ponente, Gabriele Fiannacca (Movimento 5 Stelle) – In ogni caso, perché un percorso “partecipato” proprio a distanza di 5 anni dall’inizio dei lavori?».

    Inoltre «La presentazione del progetto di variante è stata inaccettabile e poco rispettosa nei confronti dei praesi – aggiunge Fiannacca – Le tavole sono realizzate a mano libera senza una scala metrica di riferimento, manca completamente una legenda e soprattutto una relazione descrittiva. Decisamente poco per un progetto che vale circa 15.000.000,00 di euro e soprattutto vale il riscatto del quartiere di Prà».

    «Hanno deciso che nel futuro nostro e dei nostri figli ci sarà ancora più asfalto scrive il Comitato per Prà – Ancora una volta hanno deciso senza tenere conto delle richieste dei cittadini».

    «Tutti e due i progetti puntano sulla viabilità, portando ancora asfalto nella nostra delegazione – continua il Comitato – 4 corsie di scorrimento veloce che separeranno definitivamente il centro storico di Prà dalla Fascia di rispetto».

    «Nè il municipio né il comune hanno preso in considerazione la proposta di molti comitati e associazioni praesi che chiedono una maggior vivibilità realizzando 2 corsie sul sedime ex-ferrovia ed un’area ciclopedonale a km 30, riservata al traffico locale, sull’attuale Aurelia».

    Una proposta, illustrata dal Comitato Genitori dell’Istituto Comprensivo Prà, supportata da ben 1.840 firme raccolte in meno di 72 ore.

     

    Matteo Quadrone

     

     

  • Centro storico, Giardini Babilonia: la riqualificazione parte dal basso

    Centro storico, Giardini Babilonia: la riqualificazione parte dal basso

    Un concorso di idee quale primo passo verso uno spazio pubblico comune progettato direttamente dalle persone che lo frequentano, l’hanno frequentato e lo frequenteranno. Al centro dell’iniziativa un’area che sorge nei pressi della Facoltà di Architettura (Stradone Sant’Agostino), in pieno centro storico genovese, rinata grazie all’impegno di studenti universitari, ragazzi, residenti coinvolti in un percorso collettivo e conviviale, capace di essere una risposta concreta all’assenza delle istituzioni.

    Stiamo parlando dei Liberi Giardini di Babilonia, “liberati” nello scorso autunno, quando nella notte del 28 novembre 2011 alcuni giovani hanno scavalcato il muro della Facoltà che li separava dal giardino e hanno piantato un melograno dando il via a al processo di riqualificazione.

    «Abbiamo iniziato con un giardino di quartiere in uno spazio strappato all’abbandono, realizzato e gestito in modo orizzontale – spiegano i protagonisti – Poi abbiamo smontato reti, costruito, coltivato, festeggiato. Abbiamo pensato al giardino come mezzo per coinvolgere gli studenti e risvegliare le coscienze assopite dal ritmo incessante degli studi accademici. Ora sono le relazioni umane nate in questo luogo, diventato spazio libero, a definire le strade che abbiamo percorso».

    Un gruppo eterogeneo, non formale e trasversale che ha continuato a darsi da fare per richiamare l’attenzione su una zona dimenticata da tutti «L’area di Castello versa in una situazione pietosa, così come il circondario – continuano i promotori dell’azione di “liberazione” – Noi vorremmo essere il riscatto».
    Sono diversi gli interventi realizzati, in appena un anno, guidati da una ferma convinzione «Non vi sono certezza, solo opportunità – sottolineano i membri del gruppo – Il 15-16 marzo 2012, in pieno orario accademico, abbiamo smontato le reti che dal 1991 chiudevano Piazza San Silvestro, restaurata durante la costruzione della Facoltà e mai aperta al pubblico. Con questo gesto abbiamo denunciato lo stato di abbandono in cui versa l’intero complesso di Santa Maria in Passione nonostante un evidente sperpero di denaro pubblico: 7 milioni e 500 mila euro di fondi comunali ed europei dal 1992 al 1997».

    Domenica 27 maggio 2012, invece, si è svolta una giornata di confronto e informazione per pensare ai modi di vivere la città e gli spazi pubblici; ma anche condivisione, divertimento e gastronomia sul campo: dalle 9.30 fino a sera presso due spazi dove è già stato avviato un processo di riqualificazione per mano dei cittadini – i Liberi Giardini di Babilonia, i Giardini Rotondi di Santa Maria in Passione – e uno, Salita della Misericordia, che rischia di essere deturpato per sempre dall’edificazione selvaggia.

    Esperienze che ricordano da vicino quelle avviate dal Quic in via di San Bernardo e dal Comitato Le Serre a Castelletto (Valletta San Nicola).

    Tornando all’esperienza di Stradone Sant’Agostino «Abbiamo attraversato oltre un anno di autogestione – concludono i protagonisti – Grazie agli incontri, all’esperienza, agli sbagli commessi e ai risultati ottenuti intorno al giardino, siamo in grado, ora, di proporre alla comunità universitaria e al quartiere la progettazione di questo spazio comune».

    Una proposta di progetto conviviale: PRIMO CONCORSO D’IDEE
    Per informazioni: spaziolibero@inventati.org

    Una prima raccolta di materiale e discussione “verso un progetto preliminare” è prevista lunedì 17 dicembre dalle ore 18 presso la facoltà di Architettura.

    MANIFESTO:
    -Autoformazione
    È escluso il coinvolgimento di professionisti, se non in qualità di formatori a titolo volontario.

    -No budget
    Non è prevista alcuna risorsa economica, anche se il progetto potrà proporre forme di autofinanziamento.

    -Recupero materiali
    È favorito l’utilizzo di materiali reperibili a costo zero. Per un inventario completo del materiale già disponibile contattateci

    -Partecipazione
    Gli interventi devono tenere conto del contesto e prevedere il contributo della cittadinanza e della popolazione universitaria.

    -Convivialità
    Il progetto non deve limitarsi alla realizzazione di manufatti ma contribuire alla rivitalizzazione culturale del quartiere.

    -Tempi e modalità
    è possibile lavorare da soli o in gruppo; è possibile consegnare qualunque tipo di elaborato o documento, dalla foto al disegno, dalla pianta al 3d, dall’articolo di giornale alla relazione scritta, che sia un contributo coerente all’idea di progetto.

     

    Matteo Quadrone

    Foto di Daniele Orlandi

  • Castelletto, Valletta San Nicola: ecco il progetto dei cittadini

    Castelletto, Valletta San Nicola: ecco il progetto dei cittadini

    Valletta Carbonara San NicolaUn progetto “contenitore” capace di accogliere idee e spunti differenti, proposte di associazioni e singoli cittadini, con al centro la valorizzazione di un Bene Comune dell’intera cittadinanza, ossia Valletta San Nicola, un’area verde di 20 mila metri quadrati che sorge alle spalle del glorioso ex Albergo dei Poveri – costruito con i blocchi di pietra estratti dallo sbancamento dell’antica collina Carbonara che ha dato vita a questa conca naturale – proprietà dell’Asp Emanuele Brignole, l’istituto di assistenza agli anziani (azienda pubblica ma di diritto privato, nel cui consiglio di amministrazione siedono rappresentanti del Comune di Genova e della Regione Liguria, oltre agli eredi della famiglia Brignole) che oggi si trova alle prese con uno spaventoso buco di bilancio.

    “Il sogno”, come lo chiamano i promotori dell’iniziativa, è stato illustrato martedì sera a Castelletto, presso i locali del Circolo Arci 1 maggio di San Nicola, alla presenza di numerosi cittadini interessati e curiosi, realtà associative (ad esempio L’Erba Voglio, che da anni cura con successo un’area verde in via Ferrara) giovani architetti, scout laici, rappresentanti dei Gruppi di Acquisto Solidali, tutti stimolati dalle suggestioni che, fin dal principio, il progetto è stato in grado di suscitare.

    «Da circa un paio di anni abbiamo iniziato a discutere sul futuro di Valletta San Nicola e così è nata questa fantastica avventura –racconta Domenico Villani, coordinatore del gruppo che ha elaborato il progetto, guidato dal “Comitato Le Serre” con la collaborazione di Isde-Medici per l’ambiente, Italia Nostra, Legambiente, Movimento Decrescita Felice – l’ultima assemblea, svoltasi nel febbraio scorso, è stata molto partecipata. Negli ultimi 3 mesi abbiamo intensificato l’attività e ci siamo visti settimanalmente. Il nostro è stato un lavoro condiviso e stasera lo presentiamo per la prima volta a persone che come noi hanno il medesimo obiettivo, cioè riappropiarsi degli spazi del territorio, oppure alle diverse realtà che in altre zone di Genova già svolgono attività di questo genere, quali ad esempio la manutenzione di aree verdi o la creazione e gestione di nuovi spazi di aggregazione».

    «Dopodomani (giovedì 13 dicembre) avremo un incontro con il Municipio Centro-Est, poi presenteremo il progetto al Sindaco e prima di Natale avremo un incontro con la Regione Liguria – continua Villani – A gennaio-febbraio 2013 organizzeremo un’assemblea pubblica per presentare il progetto alla cittadinanza. A questo punto andremo a bussare alla proprietà per vedere quali prospettive si apriranno».

    Il problema è appunto legato alla disponibilità dei terreni, proprietà dell’Asp Brignole. L’istituto, come detto in precedenza, naviga in cattive acque. Per ripianare il debito – che ammonterebbe a circa 50 milioni di euro – l’Asp Brignole sta alienando diverse proprietà e anche l’area di San Nicola corre il rischio di essere messa in vendita.

    Valletta Carbonara San NicolaLa valletta, nel corso degli anni, è stata interessata da diversi tentativi di cementificazione, fortunatamente sventati. L’ultimo in ordine di tempo prevedeva la realizzazione di centinaia di parcheggi interrati. Il progetto, tuttora esistente, è strettamente legato alle destinazioni d’uso stabilite dal nuovo Puc (Piano Urbanistico Comunale) che indica Valletta San Nicola come Distretto di Trasformazione.

    Dove sarebbe previsto tutto ed il contrario di tutto «È una somma di contraddizioni – spiega Franco Montagnani di Legambiente – parcheggi privati, servizi privati, ma anche aree verdi e polo agricolo. Noi, insieme ad Italia Nostra, altre associazioni e comitati, abbiamo presentato diverse osservazioni al Puc che a breve dovranno essere discusse in sede comunale e ci auspichiamo possano dare la svolta decisiva per il futuro della valletta».

    In questi giorni la Regione Liguria, nell’ambito della Vas-Valutazione Ambientale Strategica (nuovo strumento che per la prima volta viene applicato per un piano urbanistico del capoluogo ligure), ha espresso parere negativo in merito alla destinazione a parcheggi interrati. «Se da un lato c’è la pressione della regione e dall’altra quella dei cittadini, possiamo raggiungere 2 obiettivi – sottolinea Domenico Villani – intanto che non si costruisca alcunché; e poi ottenere, gradualmente, tutta la valletta, restituendola così al quartiere».

    Inoltre, i terreni dell’Istituto Brignole ospitano anche i vivai comunali, un prezioso patrimonio naturalistico che sembrava destinato a trasferirsi altrove (l’ipotesi più probabile era presso i Parchi di Nervi). Questo perchè l’amministrazione comunale, ormai da anni, non paga l’affitto alla proprietà. Ma recentemente l’orientamento del comune pare esser cambiato e sul “Corriere Mercantile” dello scorso 3 ottobre, il Vice sindaco e assessore all’Urbanistica, Stefano Bernini dichiara «Stiamo pensando di acquistare i terreni. Visto che il comune è in debito con il Brignole per pagamenti d’affitto arretrati , l’acquisto dei terreni potrebbe essere la strada per saldare il tutto e chiudere la partita». Bernini ha aggiunto «Se valorizzate, le nostre serre potrebbero diventare un’attrazione turistica. Comunque, indipendentemente dall’acquisto dei terreni, io penso che in quell’area vada salvaguardato il verde e che quindi si debba riconsiderare la possibilità di costruire parcheggi, prevista dal Puc».

    Valletta Carbonara San NicolaTornando al progetto, l’obiettivo generale è «Dimostrare prima di tutto a noi stessi che è possibile elaborare insieme un modello di gestione sostenibile dei beni comuni del territorio e delle sue risorse agricole basato sul contributo diretto della comunità locale e dei soggetti ad essa riconducibili – spiega Villani – il nostro sogno è trasformare la valletta in uno spazio integrato di attività ricreative, didattiche e produttive in cui persone di tutte le età e condizioni, possano incontrarsi ed operare insieme producendo capitale sociale, non necessariamente monetario, da mettere a disposizione della comunità locale».

    I promotori dell’iniziativa sono partiti da 3 assunti: tutela, riqualificazione e valorizzazione «La valletta è un ecosistema urbano, un’area verde di pregio, da tutelare e riqualificare – racconta MontagnaniRestituendola alla cittadinanza per una pubblica fruibilità basata su una gestione collettiva».

    «Il sito ha una storia verde – continua Montagnani – Dietro e di fronte all’Albergo dei Poveri si pensò di lasciare dei terreni liberi in modo tale che le persone indigenti potessero procurarsi da vivere con attività agricole (orti, ecc). Inoltre, dal 1850 la valletta ospita i vivai comunali. La storia ci conferma la sua vocazione agricola».
    Senza dimenticare che su quest’area grava un vincolo monumentale della Soprintendenza che l’ha definita “di interesse storico–artistico particolarmente importante”.

    Al suo interno c’è un patrimonio da difendere e valorizzare «Finora ci siamo riusciti – sottolinea Montagnani –  Le 2 grandi serre ospitano felci arboree e piante tropicali. Secondo noi devono essere valorizzate a dovere, ad esempio dal punto di vista didattico. Siamo vicini all’orto botanico Hanbury e si potrebbe creare un’importante sinergia». 

    Sono 3 le linee di azione: agricoltura urbana (orti urbani); turismo e didattica (serre storiche); ricerca e impresa (ecotipi locali e ricerca).  «Questo progetto è un contenitore aperto composto da tanti progetti che possono esser presentati da cittadini e associazionicontinua Montagnani – Le attività che verranno svolte si sosterranno con forme di autofinanziamento. E poi con la ricerca di fondi europei».

    L’area è stata suddivisa in macro-aree, ognuna con la propria macro-funzione:

    Polo Botanico Storico-Scientifico (in collegamento con il Polo Botanico Villa Hanbury dell’università di Genova): conservazione e tutela collezione comunale di felci e piante esotiche; tutela biodiversità locale ligure; formazione di un polo cittadino di eccezionale rilievo botanico a fini scientifico-culturali da inserire nel circuito degli orti botanici liguri (Hanbury, Pallanca, ecc.).

    Spazio pubblico di riaggregazione sociale: punto di incontro, informazione e formazione dei cittadini per lo scambio prodotti biologici di filiera corta; punto ristorazione vegetariana con prodotti locali; aree verdi aperte al quartiere; attività sportive a basso impatto ambientale e basso livello di competitività (corsa, bocce, ecc.).

    Produzione agricola e biovivaistica: vivaio amatoriale e/o commerciale di produzione, distribuzione piante orticole biologiche da trapiantare; vivaio di produzione, distribuzione di piante autoctone derivanti da ecotipi locali (quale luogo ideale per la difesa della biodiversità); orti urbani individuali e/o collettivi, coltivati con tecniche tradizionali o sperimentali (orti sinergici, biodinamici, ecc.); orti urbani con funzione didattica e di recupero sociale.

    L’ambizione, espressa da molti dei presenti, è che questa iniziativa partita da Castelletto possa diventare un modello, riproducibile in altre zone della città.

     

    Matteo Quadrone
    [foto di Daniele Orlandi]

  • Prà: il Sindaco presenta il nuovo progetto di riqualificazione

    Prà: il Sindaco presenta il nuovo progetto di riqualificazione

    Prà, panorama e VteNell’ottobre scorso la popolazione di Prà ha scoperto che il tanto atteso progetto di riqualificazione della Fascia di Rispetto (Progetto Integrato Prà Marina) rischiava di saltare– e con esso 15 milioni di euro di finanziamento (in gran parte provenienti dall’Unione Europea) – a causa di alcuni evidenti errori tecnici nel progetto, già approvato in tutte le sedi e pronto per l’appalto.

    In appena 1 mese e mezzo il piano è stato rivisto e stasera alle ore 20:40 presso il Centro Remiero, la Prà del futuro sarà ufficialmente presentata dal sindaco Marco Doria durante un consiglio municipale straordinario, chiamato ad esprimere il proprio parere in merito alle soluzioni progettuali scelte dell’amministrazione comunale.

    Ma già si annuncia una serata movimentata perchè il Comitato per Prà – una delle tante realtà associative da anni impegnata sul territorio – denuncia «Dovevamo decidere insieme ma alla fine hanno deciso solo loro!!!».

    «Si è costituito un tavolo tecnico composto da municipio, tecnici, associazioni, comitati di Prà – spiega Mauro Avvenente, presidente del Municipio Ponente – Gli architetti del Comune di Genova sono stati incaricati di preparare un nuovo progetto».
    Una corsa contro il tempo per non perdere il finanziamento, visto che il termine ultimo per il completamento delle opere è fissato entro il 31 dicembre 2015.

    «A settembre il Comune di Genova ammette che la progettazione dei P.O.R. è a rischio – spiega il Comitato per Prà – Di fronte alla loro manifesta incapacità, abbiamo accettato di formare un tavolo tecnico che doveva: definire un paio di ipotesi progettuali su cui la cittadinanza poteva esprimersi e decidere attraverso un vero percorso partecipato. Una delle ipotesi doveva puntare più sulla vivibilità del quartiere (quindi un restyling dell’Aurelia che preveda solo 2 corsie) piuttosto che sulla viabilità (4 corsie)».

    Inoltre, il tavolo tecnico aveva il compito di «Sottoscrivere un protocollo d’intesa che impegnava l’amministrazione comunale su aspetti importanti per il futuro di Pra’ – continua il comitato –  quali ad esempio: aumento spazio piscina; da subito pulizia e decoro della Fascia; manutenzione del “verde” previsto a progetto; riqualificazione e messa in sicurezza del Parco Dapelo e della zona a levante Palamare; posizione definitiva su NaveBus; pedonalizzazione di Sapello e semipedonalizzazione di Airaghi; realizzazione di una “Passeggiata” tra Pegli e Voltri».

    Di fronte alla decisione di non far decidere la cittadinanza della delegazione, il Comitato per Prà è uscito dal tavolo tecnico.

    «Non vogliamo essere complici di chi ci ha usato – conclude il Comitato per Prà – La partecipazione è stata negata. Hanno deciso le solite facce con i soliti modi. Chi ha sbagliato deve pagare!!!».

     

    Matteo Quadrone

  • Val Bisagno: interventi sul Rio Finocchiara, piazza Martinez e Terralba

    Val Bisagno: interventi sul Rio Finocchiara, piazza Martinez e Terralba

    Marassi, Bassa ValbisagnoSono 4 gli interventi inclusi nella proposta del programma triennale dei lavori pubblici per l’area della bassa Val Bisagno, illustrati la settimana scorsa dall’assessore comunale competente, Gianni Crivello, al fine di ascoltare il parere del consiglio municipale.

    La priorità del piano triennale – come dichiarato dall’amministrazione di Palazzo Tursiè il risanamento del territorio e del dissesto idrogeologo. Ma, secondo Rifondazione comunista- Federazione della sinistra «Gli interventi previsti hanno, in realtà, poco a che fare con la questione idrogeologica, pur essendo la nostra una delle aree ad interesse nazionale».

    «Sono ininfluenti, almeno sul piano idrogeologico – spiega Giuseppe Pittaluga, consigliere Rc-Fds del Municipio Bassa Valbisagno – Noi non siamo contro l’intero programma, alcuni lavori crediamo siano urgenti e utili, per questo al momento della votazione ci siamo astenuti».

    La proposta di piano – come in tutti gli altri 8 municipi – è stata approvata dal consiglio della Bassa Valbisagno.

    Vediamo nel dettaglio i singoli lavori:

    opere propedeutiche alla realizzazione dello Scolmatore (costo stimato in 59 milioni di euro). Parliamo del cosiddetto “mini-scolmatore”, primo stralcio funzionale dell’opera (costo complessivo circa 230-260 milioni), ovvero il prolungamento della galleria di servizio dello scolmatore, in grado di captare l’acqua da tre affluenti del Bisagno (Fereggiano, Noce e Rovare), rendendola funzionale già prima della completa costruzione dello scolmatore.
    «Non abbiamo capito che cosa sarebbe, o meglio, che lavori si effettuerebbero con quella cifra apparentemente stanziata, non abbiamo visto un progetto e neppure un disegno – continua Pittaluga – Non abbiamo neanche chiaro se quel che si propone “scolmerebbe” alla fine l’acqua o sarebbe solo propedeutico all’opera principale».

    Ammesso e non concesso che davvero sia realizzabile la deviazione della piena del Fereggiano con quella cifra, si domanda Rc- Fds «Dove sono i 59 milioni di euro? Dipendono dallo stanziamento richiesto per il Piano-Città, per il quale Genova ha presentato progetti tutti cantierabili, per un totale di circa 120 milioni. Pur sommando ad essi i cinque milioni promessi dal Comune ed i cinque messi dalla Regione, il totale dei fondi non consentirebbe di realizzare lo scolmatore ».

    Allo stato attuale, infatti, il denaro disponibile concretamente, è pari a 10 milioni di euro.
    «Noi chiediamo che, realisticamente e non in contrasto con l’opera prevista ma in misura complementare, questi soldi siano spesi per i lavori previsti dal Piano di Bacino – conclude Pittaluga – interventi diffusi come la regimentazione idraulica e naturalistica delle acque sui versanti trasformati in fiumare improvvise e assassine dall’impermeabilizzazione; puntando nell’immediato sull’allargamento, realizzabile in breve periodo, dell’alveo del Fereggiano da Largo Merlo al Bisagno. Coscienti che questo non ci salverebbe dalla piena di 1200 m3, ma sanerebbe l’abitabilità, il commercio e l’esistenza di un’ampia area e ci permetterebbe di sopravvivere».

    -copertura del mercato di Terralba, per cui sono stanziati circa 600 mila euro, lavori improcrastinabili, visto che stiamo parlando di locali comunali. «Se io pago l’affitto il mio padrone di casa è tenuto a far si che il tetto non mi caschi in testa – sottolinea Pittaluga – Si è detto che Terralba è il secondo mercato di Genova. Ma se davvero si volesse salvaguardare la piccola rete commerciale, importante sotto diversi aspetti, incentivandone uno sviluppo capillare, non si sarebbe asservita l’intera area e gli abitanti alla logistica privata della grande distribuzione, concentrando quattro o cinque supermercati in zona. Siamo in tempo per rimediare, se l’intervento sul tetto del mercato Terralba auspica questa direzione».

    piazza Martinez, intervento di restylingdalle caditoie al selciato – costo previsto circa 250 mila euro. Si tratta nuovamente di un intervento per così dire “dovuto” «in quanto, se non altro riparatore per il pregresso e di prevenzione civile per il futuro», spiega Pittaluga.
    Però, occorre sottolineare «Nulla c’entra con le piene e le alluvioni – continua il consigliere Rc-Fds – Nonostante che 250 mila euro siano davvero pochi la nostra aspettativa è che il municipio riesca a coordinare le realtà interessate in un processo di urbanistica partecipata, impostazione della quale il nostro presidente da tempo si rende promotore. Pensiamo ad un coinvolgimento della facoltà di Architettura, così come dei plessi scolastici vicini. Piazza Martinez era e potrebbe essere un aggregatore di socialità, quindi cerchiamo di andare in questa direzione».

    Rio Finocchiara e via omonima, rifacimento argini ed interventi di risanamento idraulico, spesa circa 500 mila euro.
    Questo è l’unico lavoro previsto che tocca da vicino il tema idrogeologico. Parliamo di un punto davvero critico, il rio Finocchiara, infatti, è uno dei due torrenti affluenti del Fereggiano in cui la piena del novembre scorso ha preso forma, alimentata in seguito dalle fiumare provenienti dai versanti.
    «Con 500 mila euro si interviene sugli argini del rio, nel segmento ancora abitato interno alla piccola valle – spiega Pittaluga – Innanzitutto occorre la massima attenzione per non favorire la creazione di nuovi parcheggi abusivi lungo il corso del Finocchiara. E poi bisogna tenere conto della naturalizzazione del torrente. Si parla di ingegneria naturalistica, bene, ma ci chiediamo se questo non fosse un lavoro organico ad un’operazione più ampia che prevedesse di bloccare la frana dal Poligono di tiro e di risolvere la questione dei muraglioni di contenimento di materiali della Cava dei Ratti che sono accumulati a partire dagli anni ‘40: una spada di damocle sulla testa degli abitanti. Diversamente anche qui si sbaglia – conclude il consigliere Rc-Fds – è come sistemare lo zoccolo di una casa con tetto e pareti pericolanti».

     

    Matteo Quadrone

  • Prà, Fascia di rispetto: appello per una riqualificazione sostenibile

    Prà, Fascia di rispetto: appello per una riqualificazione sostenibile

    Quartiere di PràIl comitato genitori scuole pubbliche dell’Istituto comprensivo di Genova Prà scrivono al Sindaco Marco Doria, all’assessore comunale ai Lavori pubblici, Gianni Crivello e al Presidente del Municipio Ponente, Mauro Avvenente, per chiedere di tenere in considerazione le loro richieste in merito al Progetto integrato Pra’ Marina (POR Asse 3) che dovrebbe trasformare il volto della Fascia di rispetto.

    In particolare, i promotori dell’appello alle istituzioni, auspicano una riqualificazione sostenibile «che darebbe modo a cittadini anziani, bambini e famiglie di riappropriarsi del territorio in sicurezza».

    Per raggiungere l’obiettivo il comitato propone «lo spostamento del traffico veicolare il più lontano possibile dalle case consentendo di ridurre smog ed inquinamento acustico, per avere una vasta area ciclo-pedonale vicina all’abitato».

    «Vorremmo che i nostri bambini potessero accedere, anche da soli, all’area ciclo-pedonale senza dover pericolosamente attraversare strade carrabili –  spiegano i genitori nella lettera inviata alle istituzioni – Riteniamo che un’area pedonale vasta e vicina all’abitato possa portare ossigeno alle attività commerciali presenti sulla Via Aurelia e farne nascere di nuove (come già accaduto nel centro storico della delegazione dopo la pedonalizzazione di Via Fusinato)».

    Inoltre, considerato che l’attuale traffico automobilistico non genera particolari situazioni di code «Perché incrementare il numero di corsie?si domandano le famiglieBasterebbe spostarle sul sedime ferroviario e dedicare l’attuale Aurelia a pedoni e posteggi».

    Infine, il comitato evidenzia, quale eccezionale opportunità per la cittadinanza «La riqualificazione del cosiddetto Parco di Levante, attualmente in stato di assoluto degrado, mediante la realizzazione di quanto promesso con il progetto originario: un’area dedicata allo sport che consentirebbe la tanto agognata integrazione tra Fascia di Rispetto e l’abitato, arrivando finalmente allo sviluppo organico del quartiere».

    «Consapevoli dell’utilità sociale e dello scopo aggregativo delle proposte di cui sopra non solo per la cittadinanza di Pra’ ma per quella di tutto il Ponente cittadino confidiamo che possiate tenere conto delle nostre richieste», conclude la missiva firmata dal comitato genitori dell’istituto comprensivo di Prà.

     

     

    Matteo Quadrone

  • Liguria: 5 mln per la riqualificazione urbana nei piccoli comuni

    Liguria: 5 mln per la riqualificazione urbana nei piccoli comuni

    La Giunta regionale della Liguria, il 26 ottobre scorso, ha approvato un bando – pubblicato sul bollettino ufficiale della Regione Liguria n. 46 del 14 novembre 2012 – per la riqualificazione urbana e l’edilizia residenziale sociale nei piccoli comuni, non costieri, con popolazione al di sotto di 5 mila abitanti.
    «Si tratta di un’opportunità per intervenire sui propri centri abitati con l’obiettivo di recuperare il patrimonio edilizio esistente e destinarlo all’edilizia residenziale sociale e, contemporaneamente, migliorare la dotazione di servizi e spazi pubblici», spiega la Regione Liguria.

    Il bando consiste in singoli programmi di intervento riguardanti azioni di recupero del patrimonio edilizio pubblico poco utilizzato o inutilizzato, riqualificazione di spazi aperti pubblici, realizzazione di spazi verdi e di dotazioni infrastrutturali. Oltre a migliorare la qualità dell’abitare, l’obiettivo del programma è sostenere la domanda abitativa di edilizia sociale nelle dinamiche d’integrazione tra costa ed entroterra e tra aree urbane ed extraurbane.

    Le risorse disponibili per l’attuazione del bando ammontano ad oltre 5 milioni di euro di cui gran parte derivante dal riparto delle risorse del “Piano nazionale di edilizia abitativa” approvato con il DM 19 dicembre 2011.
    L’importo è destinato per il 60% ai Comuni con popolazione fino a 1000 abitanti, per il 20% a quelli con popolazione compresa tra 1000 e 2000 abitanti, mentre il restante 20% ai Comuni fino a 5000 abitanti.

    I programmi devono prevedere interventi conformi agli strumenti urbanistici vigenti e devono riguardare, in particolare: interventi per alloggi di edilizia residenziale sociale (ERS), per i quali è previsto il 70% del finanziamento richiesto da ogni programma; interventi e azioni di urbanizzazione, per i quali è previsto il restante 30%.

    La manifestazione di interesse per partecipare al bando dovrà essere presentata dai comuni entro le 13 del 20 dicembre 2012, inviandola all’indirizzo di posta certificata protocollo@pec.regione.liguria.it e indicando nell’oggetto “manfestazione d’interesse”.
    I comuni che avranno manifestato interesse riceveranno, successivamente, login e password per parteciapare al bando utilizzando la procedura web che sarà resa disponibile a partire dal 14 gennaio 2013. Le procedure istruttorie saranno svolte dalla Filse spa, la finanziaria ligure per lo sviluppo economico.

  • Foce: concluso il restyling di Piazza Palermo

    Foce: concluso il restyling di Piazza Palermo

    In Piazza Palermo, nel cuore della Foce, sono conclusi gli importanti interventi di restyling che, secondo amministrazione comunale, consentiranno alla piazza di tornare ad essere un fondamentale luogo di aggregazione sociale per la cittadinanza e soprattutto per i bambini del quartiere e delle scuole circostanti.

    I lavori di riqualificazione, eseguiti da Aster, hanno riguardato la manutenzione ordinaria e straordinaria del verde. Inoltre sono stati realizzati: un percorso pedonale interno con la disponibilità di alcune panchine; due spazi gioco per bambini circondati da pavimentazione morbida e ampliati rispetto al passato. Otto diversi varchi permetteranno di accedere all’aiuola centrale. L’illuminazione sarà garantita dalle lampade al led.

    L’inaugurazione dell’aiuola centrale della piazza avrà luogo martedì 20 novembre, alla presenza del presidente del Municipio, Alessandro Morgante e dei rappresentanti del Comune. La manifestazione inizierà alle ore 14:30 con un laboratorio e una serie di giochi studiati ad hoc per i bambini. Alle 15:30 si terrà la cerimonia inaugurale per poi festeggiare insieme la “rinascita” della Piazza a partire dalle 16, con un rinfresco. In caso di maltempo l’inaugurazione si terrà all’interno della scuola elementare Barrili.

    Il restyling della piazza migliora l’estetica ed aumenta la fruibilità di uno spazio cruciale per il territorio. Ma lo spostamento di alcuni banchi del mercato nella vicina via Montesuello genera delle perplessità da parte degli stessi ambulanti e dei negozianti. I banchi, infatti, nella nuova posizione “oscurerebbero” i negozi di via Montesuello. «Noi abbiamo cercato di individuare la migliore soluzione possibile per non scontentare nessuno – afferma il presidente del Municipio Medio Levante, Alessandro Morgante – via Montesuello rappresenta la naturale prosecuzione del mercato di Piazza Palermo e non credo che gli ambulanti abbiano avuto problemi dal punto di vista commerciale. Abbiamo disposto i banchi su una sola fila e non lungo entrambi i marciapiedi, proprio per consentire un adeguato accesso alla zona».

     

     

    Matteo Quadrone

  • Rivarolo, Piazza Pallavicini: un progetto per il riscatto del quartiere

    Rivarolo, Piazza Pallavicini: un progetto per il riscatto del quartiere

    Natale in piazza a RivaroloUn’opportunità di cambiamento attesa da tanto tempo, in un quartiere bistrattato, congestionato dal traffico, ampiamente cementificato soprattutto in collina, che ha subito quasi in silenzio il progressivo depauperamento dei servizi sanitari, senza alcuna contropartita in cambio. Parliamo di Rivarolo, in Val Polcevera, dove è prevista la riqualificazione di Piazza Pallavicini, il cuore del quartiere, in cui è ospitato il polo scolastico “Ugo Foscolo”, la fermata dei mezzi di trasporto pubblico, al suo fianco si trova la sede della storica Croce Rosa e si imbocca via Celesia, la più antica strada della delegazione.

    Per il resto la piazza è circondata dal degrado: la splendida Villa Pallavicini – proprietà del marchese Cattaneo Adorno – giace in condizioni disastrose ed ultimamente il piazzale antistante è stato adibito a parcheggi privati; una luccicante sala per il gioco d’azzardo, la cui apertura è stata contrastata con forza dagli abitanti, si mostra in bella vista, a pochi metri dalla scuola. Mentre un distributore automatico di bevande aperto 24 ore su 24 è l’unico locale che si affaccia su quello che dovrebbe essere il fulcro di Rivarolo. È evidente la carenza di spazi di socializzazione soprattutto per bambini e anziani. La presenza di alcune panchine e dei pochi alberi superstiti, consente ancora di chiamarla piazza, ma attualmente la sua funzione principale è quella di parcheggio pubblico. Animata solo in occasione di festività o momenti di solidarietà, quando, almeno per un giorno, torna a svolgere quello che dovrebbe essere il proprio ruolo.
    Questo, purtroppo, è il destino che accomuna fin troppi spazi pubblici genovesi. Il compito delle istituzioni è trovare il modo per rivitalizzare i diversi centri storici che caratterizzano la nostra città policentrica. Quindi, ben venga questa operazione che parte da un’esigenza ancor più significativa: favorire la mobilità dei pedoni, in particolare le persone diversamente abili.

    IL PROGETTO DI RIQUALIFICAZIONE

    Il progetto comunale, promosso dall’assessorato a Legalità e Diritti, guidato da Elena Fiorini, nasce con l’obiettivo di abbattere le barriere architettoniche. I fondi previsti per la realizzazione, circa 96 mila euro, sono stanziati appositamente a questo scopo.
    L’intervento, che sarà eseguito in un unico lotto funzionale, consiste principalmente nell’adeguamento dei marciapiedi insistenti su Piazza Pallavicini ed il suo contorno, mediante la realizzazione di rampe con pendenza massima dell’ 8%. Inoltre è prevista la messa in sicurezza di tutti i percorsi pedonali che saranno rivisti in modo tale da consentire la mobilità delle persone con ridotte o impedite capacità motorie, garantendo loro l’utilizzabilità diretta delle attrezzature dei parcheggi e dei servizi.
    In pratica, marciapiedi più larghi e fruibili da tutti, anziani, disabili e mamme con le carrozzine dei bebè, oltre ad un adeguato ripensamento degli attraversamenti pedonali.
    L’occasione è propizia per effettuare una completa riorganizzazione di tutta la piazza, rendendola maggiormente godibile per gli abitanti. Il progetto, infatti, ipotizza una nuova utilizzazione degli spazi grazie alla realizzazione – nell’area antistante il polo scolastico Ugo Foscolo – di un giardino con giochi per bambini.
    Oggi, però, quest’area è abitualmente occupata dalle automobili. Complessivamente i posti auto sono una sessantina (considerando Piazza Pallavicini, la zona taxi di fronte alla fermata degli autobus e l’angolo tra la piazza e l’inizio di via Celesia). Dopo l’intervento si ridurrebbero a meno di una trentina.
    Ed è questo il punto che ha già suscitato le maggiori critiche dei cittadini, espresse in tutta evidenza durante l’affollata assemblea pubblica – organizzata dal Comitato di Rivarolo per esporre il progetto e recepire suggerimenti migliorativi – svoltasi martedì sera nei locali della Croce Rosa.

    IL PARERE FAVOREVOLE DEL MUNICIPIO VALPOLCEVERA

    Il progetto, scaturito dagli uffici comunali, viene visionato presso la II Commissione “Bilancio, Assetto del Territorio, Sviluppo Economico, Tutela Ambiente, Interventi Manutentivi e Viabilità su Base Locale” del Municipio Valpolcevera, il 24 ottobre scorso. Il giorno seguente il consiglio municipale, all’unanimità, esprime parere favorevole.
    Come spiega il presidente del Municipio, Iole Murruni «Ci è sembrata un’occasione da non gettare al vento, per la riqualificazione della piazza. Abbiamo avuto poco tempo per ragionarci sopra ma, d’altra parte, se non avessimo votato a favore, rischiavamo di perdere il finanziamento e non potevamo permettercelo. L’idea dell’abbattimento delle barriere è un obbligo morale per l’amministrazione pubblica. Partendo da questo presupposto possiamo migliorare la vivibilità del territorio e di conseguenza la percezione di sicurezza degli abitanti. La carenza dei parcheggi è un problema reale. In questi casi occorre un po’ di elasticità. Cercheremo di salvaguardare gli interessi di tutti. Capiamo la preoccupazione dei commercianti della vicina via Celesia che temono di veder diminuire il loro giro d’affari. Per questo cercheremo di inserire dei posti auto a rotazione, oltre a ricavare, in altre aree attigue, nuovi parcheggi a disposizione dei cittadini».
    Davanti alla scuola nascerà uno spazio con i connotati tipici del giardino pubblico. «Ovviamente andrà arredato, l’ipotesi è di installare dei giochi per bambini – continua il presidente – Una spesa di cui dovrà farsi carico il Municipio Valpolcevera e, considerando la penuria di risorse economiche, non sarà un’impresa semplice. Noi proponiamo di realizzare un giardino dalle dimensioni più contenute, in maniera tale da non lasciarlo vuoto».
    Mentre per risolvere il problema dei posti auto «Esiste l’opportunità di ricavare dei parcheggi nell’area dell’ex capolinea del 53 (la zona del vecchio passaggio a livello ferroviario, in pratica dietro a via Pallavicini, ndr) – spiega Murruni – Attualmente è una porzione di territorio degradata, già utilizzata a questo scopo, senza alcuna regolamentazione. A breve, nelle immediate vicinanze, sorgerà la nuova caserma dei carabinieri e l’ingresso sarà proprio dalla strada che porta all’ex capolinea del 53. Quindi, anche la sicurezza, sarebbe garantita. È un discorso che andrà affrontato con il coinvolgimento di Ferrovie dello Stato. Inoltre, la palazzina che ospitava la Polfer, recentemente è stata abbattuta, quindi sarà possibile rimediare ulteriori posti auto che potrebbero essere destinati in parte a parcheggio di interscambio ed in parte a rotazione».
    Il Municipio Valpolcevera quando ha espresso parere positivo al progetto ha posto come priorità politica e sociale la creazione di un avamposto della Polizia Municipale nei locali del polo scolastico di Piazza Pallavicini, quale risposta all’esigenza di sicurezza e controllo, manifestata dalla popolazione del quartiere.
    «All’interno del complesso scolastico esiste un locale, quella che un tempo era l’abitazione dell’ex custode, attualmente inutilizzato – sottolinea Murruni – La Giunta municipale ha stanziato una somma per ristrutturarlo e destinarlo ai vigili urbani che potrebbero garantire un presidio significativo».

    Inoltre il Municipio si è riservato di fare alcune osservazioni. Innanzitutto «la necessità che il Comune di Genova, vista l’eliminazione di molti parcheggi già carenti in Rivarolo, avvii una sinergia con Ferrovie dello Stato per l’utilizzo a parcheggio delle due aree indicate nel progetto come di proprietà FS».
    Parliamo degli spazi sotto le arcate del ponte ferroviario: uno in via Pallavicini adiacente alla fermata degli autobus diretti a Certosa, l’altro in via Pisoni. Proprio quest’ultima, soggetta frequentemente ad allagamenti, dovrebbe essere interessata «da un apposito intervento in grado di risolvere questa problematicità». E ancora «la necessità di inserire un impianto acustico e un percorso per i non vedenti nelle lanterne semaforiche di incrocio tra Piazza Durazzo Pallavicini e Ponte Polcevera; che sia presa il considerazione la possibilità di una adeguata illuminazione della Piazza Durazzo Pallavicini, ritenendo opportuno l’impegno da parte della Civica Amministrazione affinché venga potenziata la medesima; di diminuire lo spazio riservato alle merci sito in Via Croce Rosa civ. 1, a favore di parcheggi auto a zona disco».

    Durante l’assemblea di martedì 13 sono emerse anche altre preoccupazioni. In primis molti abitanti considerano la zona di Piazza Pallavicini “off limits” per mamme, bambini ed anziani, anche nelle ore diurne. La causa è la mal frequentazione di un luogo divenuto, ormai da anni, ritrovo di giovani e meno giovani che ciondolano in lungo e in largo, senza nulla da fare tutto il giorno. Indubbiamente, il verificarsi di alcuni episodi di micro criminalità, in particolare legati allo spaccio di sostanze stupefacenti, ha complicato la situazione. E si può comprendere la paura di chi abita nei palazzi che si affacciano sulla piazza e dei genitori che la attraversano con i bambini al seguito. Nello stesso tempo, però, questo non deve diventare il motivo di un colpevole immobilismo. Il comitato di Rivarolo, nato su iniziativa spontanea dei cittadini, da circa 2 anni lotta affinché l’immagine del quartiere muti radicalmente. Piccoli passi, per carità, ma importanti «Ci siamo occupati del teatro Albatros, di via Vezzani, abbiamo portato avanti diverse iniziative – hanno spiegato in assemblea – Il nostro sogno è quello di riportare la gente in piazza. Se il quartiere è più vivibile tutti ci guadagnano».

    Le critiche dei fautori di una stretta legalitaria non si sono fatte attendere «Abbiamo 100 mila euro e allora spendiamoli in sicurezza, in video sorveglianza! Gli agenti hanno paura a girare per la piazza e via Celesia. Chi l’ha mai visto il poliziotto di quartiere?».
    Inevitabili le contestazioni dei commercianti «Se togliete 40-50 posti auto per noi sarà davvero dura resistere e tenere le serrande aperte – sottolineano all’unisono – Siamo il tessuto vitale della società ma così non ci aiutate, così ci uccidete».
    Inoltre è emerso il disappunto perché il progetto non prevede la riqualificazione della vicina via Celesia. Ed il timore di veder partire i lavori, senza prima vedere realizzati concretamente i nuovi presidi di vigili urbani e carabinieri. Molti dubbi suscita anche la futura manutenzione dell’area per bambini «Chi garantirà la pulizia del giardino pubblico? Così rischiamo di lasciarlo in mano ai soliti frequentatori».

    Per fortuna non sono mancati i giudizi positivi. «Gli spazi vuoti e abbandonati diventano luogo di chi li occupa, come è accaduto finora alla piazza. Bonificare la zona creando degli interessi per la gente è un fatto positivo. L’errore sta nel non frequentare gli spazi pubblici. Bisogna riappropriarsi della piazza». E ancora «Via Celesia deve tornare ad essere un borgo. Pedonalizzarla sarebbe la soluzione migliore. La piazza è il primo passo della riqualificazione del quartiere. Da qualche parte bisogna pure cominciare …».

    Infine, alcuni abitanti, rivolgendosi ai rappresentanti del Municipio presenti all’assemblea – tra gli altri il presidente Iole Murruni, l’assessore Patrizia Palermo e diversi consiglieri di maggioranza e opposizione – hanno chiesto perché il progetto non è stato presentato ai cittadini in precedenza, ma solo adesso, ormai a giochi fatti. Insomma, rivendicando quello che poteva essere un vero processo di partecipazione.
    Il presidente Murruni ha provato a spiegare che purtroppo non è stato possibile, visto che lo stesso Municipio ha avuto ben poco tempo per visionarlo e soprattutto, se non avesse espresso parere positivo, il finanziamento si sarebbe volatilizzato.
    «È un discorso che a posteriori si può affrontare – spiega Murruni – Ma sappiamo che le competenze del Municipio sono limitate, il nostro parere non è neppure vincolante e spesso siamo addirittura scavalcati. L’intenzione è quella di condividere il progetto. Giovedì pomeriggio alle ore 15:30 è previsto un incontro con i tecnici comunali ed il progettista presso i locali municipali di via Reta a Bolzaneto. Auspichiamo che le nostre osservazioni e quelle degli abitanti possano essere accolte positivamente».
    Per quanto riguarda la tempistica dell’intervento «Sicuramente ci sarà un passaggio in commissione consiliare del Comune e poi partirà l’iter progettuale – conclude Murruni – i tempi, comunque, non saranno brevi».

     

    Matteo Quadrone

  • Ex caserma Gavoglio: riprendiamoci gli spazi del Lagaccio

    Ex caserma Gavoglio: riprendiamoci gli spazi del Lagaccio

    Domani, Sabato 27 ottobre 2012, dalle ore 10, al Lagaccio, nell’area antistante l’ingresso dell‘ex Caserma Gavoglio e di fronte alla Parrocchia di San Giuseppe, in via Lagaccio, si svolgerà la manifestazione: “Voglio la Gavoglio – riprendiamoci gli spazi”.

    L’iniziativa – organizzata nell’ambito del percorso di quartiere “Voglio la Gavoglio”  – vedrà la partecipazione di numerosi cittadini, Parrocchia di San Giuseppe di via Lagaccio, Comitato Lagaccio, La Fratellanza Artigiana Genovese, Progettare la Città / la Valle del Lagaccio, ass. Quartiere in Piazza, Centro Sociale Autogestito TDN, Ya Basta Genova, Gruppo Amici Lagaccio, Gastronomia Lagaccio, alcuni commercianti di via Lagaccio.
    In attesa di un cenno dell’amministrazione comunale, la quale ha recentemente promesso l’avvio di un processo partecipativo per ridefinire il PUC, abitanti e associazioni scendono in strada con l’obiettivo di non far calare l’attenzione sull’area dell’ex Gavoglio60.000 metri quadrati chiusi ai cittadini ormai da 40 anni – che, invece, potrebbero trasformarsi in un’opportunità per il futuro del Lagaccio. «Aspettando il Comune…iniziamo a fare», questo lo slogan della giornata di Sabato, quando le persone coinvolte ripuliranno alcuni spazi di fronte alla ex Caserma, anch’essi lasciati in abbandono e occupati dalla presenza di un cantiere edile che non avrebbe alcuna ragione d’essere, considerato che il termine dei lavori era stabilito per fine febbraio 2010.

    Il percorso “Voglio la Gavoglio” unisce realtà associative e cittadini – impegnati da anni nel quartiere – in occasione della proposta dell’ultimo PUC che prevede un aumento delle aree agibili (quindi edificabili) pari al 130% del costruito esistente dentro la Gavoglio. Il precedente PUC (2001), invece, prevedeva la diminuzione al 70% del costruito. “Voglio la Gavoglio” ha presentato 450 osservazioni al PUC, inceppando la macchina comunale ed ottenendo un incontro ad agosto con il Vice Sindaco, Stefano Bernini.

    Durante l’incontro sono state presentate alcune richieste, in particolare:
    -realizzare un percorso di riprogettazione del PUC con la partecipazione del territorio. Il Vice Sindaco Bernini ha risposto che il Comune intende rivedere il PUC in alcuni punti e l’amministrazione individuerà un adeguato percorso di confronto con le comunità di cittadini (…alla quale appartiene anche il Comune, aggiungiamo noi);
    -realizzare un’assemblea pubblica su questo tema;
    – verificare la presenza di amianto nell’area. In merito a questo punto, sottolineano i promotori dell’iniziativa, non è ancora arrivata una risposta;
    – come osservazione aggiuntiva si è contestata la delibera fatta a maggio, a fine Giunta Vincenzi, che prevede il futuro della grande palazzina Ex Sati, sempre in via Lagaccio (su questo dettagli di seguito).

    La festa di domani vuole focalizzare l’attenzione sulle criticità che affliggono l’area.

    In diversi incontri pubblici l’ex assessore comunale, Mario Margini, ha menzionato un’opera di bonifica fatta dal Comune nei 5 anni passati. Questa affermazione, tra le altre, conferma il problema amianto. Inoltre, decine di colloqui con tecnici, esperti, assessori, testimoniano la preoccupazione per la presenza di amianto, non messo in sicurezza per lungo tempo. Il primo dato che emerge è la mancanza di informazioni: l’amianto – se esposto alle intemperie e all’aperto – potrebbe essersi diffuso in una zona densamente popolata, senza alcun controllo. «A causa del vento, alcuni tetti degli edifici sopra la caserma sono stati scoperchiati facendo sì che la copertura, forse di amianto rivestita di catrame, si sbriciolasse investendo il quartiere con le sue polveri e nessuno è intervenuto – denuncia “Voglio la Gavoglio” – Mentre attendiamo l’apertura del tavolo per ridisegnare le linee del Puc, sarebbe necessario scoprire cosa si nasconde nell’area. Manca un’analisi seria per capire quanto amianto è ancora presente in loco ed il suo livello di pericolosità per la popolazione».

    Ma non è tutto. Nella caserma esistono altri pericoli: parliamo di una rete di tunnel mai esplorata e di un rivo che scorre sotto la Gavoglio senza confini precisi e che potrebbe precludere alcune tipologie di costruzione (ad esempio box interrati).
    La Gavoglio è aperta per chiunque voglia entrarci: è sufficiente spingere il grande cancello all’ingresso o passare in diversi punti della sua enorme cinta. Tutto ciò, prima o poi, provocherà situazioni di pericolo per bambini, giovani, persone in cerca di un riparo. Per questo i cittadini chiedono la massima attenzione e celerità nell’occuparsi della questione.

    Inoltre, una parte del muro di cinta sul fianco sinistro è crollato, ormai da lungo tempo e non è mai stato riparato, mentre la viabilità sulla strada è impegnativa e rischiosa, soprattutto per chi transita a piedi.

    Infine la vicenda dell’Ex Sati: La palazzina Sati – bloccata da decenni senza apparenti motivi – è stata destinata a parcheggi con una delibera del maggio scorso (ex Giunta Vincenzi). La delibera, però, destina alcune migliaia di mq alla realizzazione di appartamenti ad uso sociale. «Niente contro questo tipo di alloggi – conclude “Voglio la Gavoglio” – ma gli ex assessori Mario Margini e Bruno Pastorino, avevano affermato pubblicamente che questi spazi sarebbero stati a disposizione del quartiere, come da richiesta dei cittadini. Si chiedeva, ad esempio, una sala che potesse ospitare incontri pubblici, riunioni e spazi per le attività delle diverse e meritevoli realtà che nel quartiere continuano a fare animazione sociale per anziani e minori».

     

     

    Matteo Quadrone

  • Giardini Luzzati: un’opportunità per il futuro del centro storico

    Giardini Luzzati: un’opportunità per il futuro del centro storico

    Uno spazio pieno di potenzialità nel cuore del centro storico, alle spalle di piazza delle Erbe, sta vivendo una seconda giovinezza, dopo esser stato per lungo tempo abbandonato a se stesso in situazione di degrado, poco frequentato dagli abitanti anche a causa di alcuni episodi di microcriminalità. Stiamo parlando dei Giardini Luzzati e della piazza antistante, al centro di un progetto di riqualificazione e rivitalizzazione promosso dall’Associazione il Ce.Sto – realtà che da trent’anni opera nel centro storico proponendosi quale “contenitore” per sviluppare una reale integrazione fra le persone di differenti etnie e classi sociali, con una particolare attenzione verso i minori – e Giardini Luzzati Nuova Associazione (fondata dallo stesso Ce.Sto insieme ad un gruppo di volontari, operatori sociali ed artisti).

    Da gennaio 2012 – su richiesta dell’associazione Ipa che in precedenza, con molta fatica, gestiva l’area – il Ce.Sto ha preso in sub-gestione i Giardini e l’attiguo circolo-bar-ristorante, con l’obiettivo di creare un luogo di aggregazione positiva in una zona, quella che ruota intorno a Piazza delle Erbe, che offre molto in termini di vita notturna, con numerosi locali che attirano nei vicoli una marea di giovani, ma in cui si sente una forte esigenza di spazi alternativi alla “movida” (che tra l’altro genera inevitabili disagi ai residenti), dedicati all’intera popolazione del quartiere: famiglie, bambini, ragazzi, anziani, comunità straniere, dove favorire l’incontro e lo scambio di esperienze ed offrire occasioni conviviali anche durante le ore diurne, tramite l’organizzazione di svariate attività ricreative, educative, ludiche e culturali.

    In soli 10 mesi grazie ad un fitto calendario di eventi – laboratori teatrali e musicali, mercatini, concerti, spettacoli teatrali, feste tradizionali delle comunità straniere, presentazioni di libri, mostre, proiezioni – i Giardini hanno cambiato volto, diventando un punto di riferimento per il centro storico. Inoltre volontari ed operatori sociali si sono occupati della quotidiana pulizia dell’area, con una particolare cura per la manutenzione degli spazi verdi, preservando e valorizzando gli alberi di ulivo e di melograno già presenti in loco.
    «Con grande impegno ma con altrettanta soddisfazione siamo riusciti a far rivivere la piazza – spiega il Segretario del Ce.Sto, Mimmo De Simone – Adesso vogliamo lanciare proposte sempre più accattivanti, allargando la platea di persone, dai bambini agli anziani, che ci auguriamo si affezionino sempre di più ad uno spazio così importante per questo territorio».

    Sabato 20 ottobre si svolgerà la prima edizione di “Giardini in Fiera” – un appuntamento che diventerà a cadenza fissa – una giornata con mercatini dell’artigianato, prodotti biologici e usato, animazione per bambini (con mangiafuoco, giochi gonfiabili, ecc.) e concerti (Orchestra Bailam e The Marciellos).

    Il bilancio dei primi 10 mesi di gestione è senza alcun dubbio positivo, mentre sul breve, ma soprattutto sul lungo periodo, sono moltissime le opportunità offerte da un simile spazio.
    Sfruttando una logistica particolarmente felice, infatti, i Giardini potrebbero diventare un luogo di ritrovo all’aria aperta per le famiglie e i bambini del quartiere. Sabato all’interno del circolo sarà inaugurato lo spazio nursery dedicato all’accoglienza di mamme e bambini nella fascia da 0 a 6 anni, un punto di appoggio con fasciatoio, bagno di servizio, area morbida e piccola biblioteca. «Nel più breve tempo possibile l’intenzione è quella di installare dei giochi per i più piccoli (altalene, scivoli, ecc.) – raccontano gli operatori del Ce.Sto e della Nuova Associazione Giardini Luzzati – siamo alla ricerca di fondi, oppure di qualcuno disponibile a sponsorizzarci».

    Un altro aspetto attualmente in via di sviluppo è quello legato alla promozione di stili di vita eco-sostenibili, con una particolare attenzione alla cultura del “mangiare sano”. Il circolo-bar-ristorante propone colazioni, pranzi, merende, aperitivi con degustazioni, cene sociali e corsi di cucina, offrendo un menù biologico a km zero. «A pranzo offriamo la pasta con pesto biologico e altri prodotti locali e naturali – spiegano gli operatori – Ci riforniamo dal Gas (gruppo di acquisto solidale, ndr) della Formica che ci consegna frutta e verdura ogni settimana». Nel prossimo futuro l’obiettivo è ospitare stabilmente un mercato biologico ed un mercato dell’artigianato, studiando un’organizzazione della piazza improntata verso il riciclo e la riduzione dei consumi energetici. Oggi è attiva un’officina per la riparazione delle biciclette, mentre è già stata firmata una convenzione per l’affitto di bici elettriche.

    Occorre sottolineare che questa innovativa esperienza gestionale ha preso il via senza alcun investimento economico iniziale e si è avvalsa soprattutto del forte attivismo delle associazioni impegnate in prima linea nel progetto. «Ci siamo presi in carico un’area dalle enormi potenzialità ma che richiede un impegno immane, senza chiedere niente a nessuno – sottolinea Marco Montoli, presidente del Ce.Sto – Attraverso le attività commerciali (bar e ristorante) siamo riusciti gettare le basi di una possibile fattibilità economica. Per statuto la Nuova Associazione Giardini Luzzati non prevede la produzione di profitto, infatti, ogni guadagno viene investito in miglioramenti strutturali dell’area e per incrementare le iniziative culturali e sociali».

    Ma l’idea “forte” è rappresentata dalla possibile trasformazione della piazza in luogo di turismo “alternativo e compatibile” in cui storia, cultura ed arte si intrecciano con la vita reale del territorio. «Ben pochi ne sono a conoscenza, ma adiacente ai Giardini esiste un sito archeologico facilmente accessibile spiega il presidente del Ce.Sto – si tratta di reperti che testimoniano i primi insediamenti della città di Genova, in epoca romana. All’interno della suggestiva ambientazione del centro storico questa potrebbe diventare una piacevole tappa, dove trovare un’occasione di ristoro ed altre attrattive connesse».
    Senza dimenticare che la piazza è dedicata ad uno degli artisti contemporanei genovesi più conosciuti all’estero. «L’inserimento di alcune opere di Emanuele Luzzati all’interno dei Giardini sarebbe un valore aggiunto – continua Marco Montoli – Inoltre la location è congeniale per dare una risposta alla fame di spazi per le espressioni artistiche cittadine».

    Ovviamente per raggiungere questi obiettivi sono necessari alcuni interventi, realizzabili solo grazie ad importanti investimenti che potrebbero essere reperiti grazie a una ricerca comune tra le associazioni coinvolte e l’amministrazione pubblica. «Stiamo portando avanti un dialogo con le istituzioni, in particolare con il Municipio di riferimento – conclude il presidente del Ce.Sto – La speranza è quella di passare dalle parole ai fatti, anche se sappiamo che le risorse economiche sono ridotte al lumicino».
    L’assessore del Municipio Centro-Est, Maria Carla Italia, conferma «Siamo disponibili ad ascoltare proposte e progetti, la nostra mission è quella di farsi portavoce delle istanze del territorio. Assicuro il massimo impegno del Municipio affinché si possa proseguire questo percorso, affiancando le realtà associative impegnate nella gestione dei Giardini Luzzati».

     

     

    Matteo Quadrone

  • Voltri: una piazza multifunzionale riqualifica il quartiere

    Voltri: una piazza multifunzionale riqualifica il quartiere

    Dare vita ad uno spazio pubblico innovativo, dinamico e multifunzionale, partendo dal basso, dalle esigenze dei cittadini che frequentano una piazza dotata di tutte le carte in regola per diventare un luogo “aperto”, simbolo identificabile del quartiere di Voltri. Stiamo parlando del progetto di riqualificazione di Piazza Caduti Partigiani Voltresi – fortemente voluto dalle associazioni del territorio, apprezzato dalle istituzioni locali, dai costi contenuti e replicabile in altri contesti – eppure, per vedere finalmente la luce, ha dovuto affrontare un percorso ad ostacoli lungo 3 anni, oggi con probabile lieto fine.

    Ma andiamo con ordine. Tutto nasce nel novembre 2009, quando numerose realtà associative (“Ponente che Balla”, “La Spiaggia dei Bambini”, “Gli Amici del Mare”, solo per citarne alcune) ed un gruppo di genitori dei ragazzini che abitualmente giocano nel campetto asfaltato della piazza, si rivolgono al Laboratorio Zerozoone – collettivo di architetti che si definisce “un sistema aperto”, non il classico studio d’architettura bensì un “contenitore di esperienze progettuali” – per chiedere il loro aiuto al fine di elaborare una proposta in grado di riqualificare un’area di circa 1900 metri quadrati che versa in condizioni di degrado, esteticamente brutta e soprattutto pericolosa per l’incolumità dei più giovani.
    L’obiettivo è realizzare una cucitura tra la passeggiata a mare, molto frequentata e apprezzata dai residenti ed il tessuto urbano di Voltri. Anche perché «Tra lo spazio litoraneo e l’abitato del quartiere esiste una frattura che noi intendiamo superare – spiega Silvia Cama, Laboratorio Zerozoone – Questo è il primo tassello che potrebbe dare il via ad altre riqualificazioni». Intorno alla promenade, infatti, ci sono ancora i vuoti (spazi aperti) ed i pieni (volumetrie) che in qualche modo vanno armonizzati con essa. «Secondo noi questo spazio ha la predisposizione naturale ad essere una piazza “aperta”, un simbolo in cui le persone possano riconoscersi – racconta Augusto Audissoni, Laboratorio Zerozoone – Gli elementi architettonici che abbiamo studiato, da un lato mirano a disegnare un luogo fortemente caratterizzato dal punto di vista estetico; dall’altro l’obiettivo è riqualificarlo con più funzioni: campetto da calcio e piazza “aperta”». Ad esempio «Il campetto prevede una rete di recinzione mobile che può essere comodamente spostata nel caso di realizzazione di eventi, spettacoli, occasioni conviviali della cittadinanza».

    Nel giro di 6 mesi, attraverso un fruttuoso dialogo con associazioni e Municipio Ponente, il progetto – realizzato a titolo gratuito – è pronto. «L’abbiamo illustrato presso la Giunta municipale dopo aver raccolto le esigenze dei cittadini – ricorda Silvia– Se vogliamo, possiamo definirlo un processo di architettura partecipata». Nel giugno 2010 l’idea del Laboratorio viene ufficialmente presentata alla popolazione tramite una proiezione pubblica in Piazza Caduti Partigiani Voltresi, in occasione dell’evento estivo “TraVoltri dagli eventi”.
    E qui ha inizio il lunghissimo iter burocratico. Nonostante goda del convinto sostegno delle istituzioni locali, in primis del Municipio Ponente, il progetto ha dovuto sottostare ad una serie di passaggi che inevitabilmente hanno rallentato la sua genesi. Innanzitutto è stata necessaria l’approvazione di ben 11 enti diversi, come ricorda Augusto «Siamo partiti dalla Giunta municipale che ha dato il suo assenso e poi ha sottoposto il progetto a Comune di Genova ed Autorità portuale visto che il suolo, di proprietà demaniale, è affidato loro in concessione. A questo punto siamo approdati in Conferenza dei servizi dove tutti gli enti interessati (tra gli altri Soprintendenza per i Beni Architettonici e Paesaggistici della Liguria, Provincia di Genova, Regione Liguria, Capitaneria di Porto, ecc. ) sono chiamati a fornire il proprio parere. La Conferenza è stata avviata nel novembre 2011». Ma quello che dovrebbe essere uno strumento per accorciare i tempi, al contrario si rivela un meccanismo poco funzionale che allunga a dismisura il percorso. «Abbiamo illustrato singolarmente il progetto agli 11 enti, uno per uno, onde evitare brutte sorprese in Conferenza dei servizi», sottolinea Augusto.
    Una prassi tipicamente italiana perché, nonostante esistano norme chiare – quali i Piani urbanistici comunali ed i regolamenti edilizi – spesso nel nostro Paese si creano situazioni in cui vige un’eccessiva arbitrarietà. È il caso delle Conferenze dei servizi, dove una decisione di un singolo ente può compromettere un intero progetto o almeno rallentarne irrimediabilmente l’iter approvativo.
    «Il problema risiede anche nella correttezza e nell’etica professionale che muove i progettisti – precisano all’unisono Augusto e Silvia – Questi ultimi, infatti, a volte forzano soluzioni progettuali che vanno al di là del consentito». Se il progetto si attiene responsabilmente a tutte le regole, in teoria non dovrebbe incontrare difficoltà. Purtroppo però, anche a causa di alcuni comportamenti scorretti «Ti trovi a confrontarti con atteggiamenti arbitrari – spiega Silvia – Ci vuole un adeguato buon senso da entrambe le parti, architetti ed enti interessati. In caso contrario si dà luogo a meccanismi controproducenti».
    E arriviamo al maggio 2012, quando finalmente il progetto di riqualificazione viene approvato ufficialmente. Ora si può iniziare con gli appalti dei vari lotti, 4 in tutto, ma ciascuno di loro, come spiega Augusto «È “autosufficiente”, ovvero garantisce autonomamente che lo spazio sia fruibile per almeno una delle funzioni immaginate, impedendo l’effetto “non finito”. L’abbiamo studiato così proprio pensando alle probabili ristrettezze economiche ».
    Ed in effetti l’altra principale difficoltà è quella di trovare i soldi per realizzare l’intervento. Il progetto comporta un costo complessivo di circa 290 mila euro. «Il Municipio Ponente ha stanziato circa 87 mila euro – continua Augusto – grazie alla partecipazione ad un bando regionale per il finanziamento di opere pubbliche, la Regione Liguria ha destinato per il progetto circa 29 mila euro. Inoltre abbiamo provato a rivolgersi ad alcune banche, ma purtroppo non abbiamo ricevuto aiuto».
    I primo due lotti costano circa 170 mila euro. Parliamo dei due lotti fondanti, gli altri due sono di rifinitura e quindi potrebbero essere realizzati anche in tempi successivi. «Allo stato attuale disponiamo di circa 115 mila euro – precisa Augusto – Per realizzare il secondo lotto mancano all’appello circa 55 mila euro».

    Vediamo nel dettaglio qual è la filosofia progettuale del Laboratorio Zerozoone e quali soluzioni architettoniche saranno messe in campo per riqualificare Piazza Caduti Partigiani Voltresi.
    Il collettivo di architetti negli ultimi anni ha partecipato a bandi e gare, ottenendo ottimi risultati. Ricordiamo tra gli altri: il concorso internazionale di architettura “Spazi pubblici sul mare” al Priamar di Savona (2° classificato, 2002); il concorso nazionale di idee per ospedale Santa Corona a Pietra Ligure (3° classificato, 2003); video di presentazione per aree dismesse del Comune di Novi Ligure (premio miglior rappresentazione audio/video alla Biennale di Venezia; 2005); Paesaggi italiani, opere per la mostra “Lezioni di paesaggio” a Savignone (pubblicata su Domus web, Abitare, Ottagono, D’Architettura, Archphoto; 2008); Città aperta, concorso di idee “Giovani per i giovani” Voltri-Pegli-Prà (progetto vincitore con l’associazione Ponente che Balla; 2011).
    «Il nostro è un tentativo di immettere in circolo idee nuove ed approcci innovativi – spiega Silvia – ma è difficile farsi comprendere da chi parla un altro linguaggio ed è ancora ancorato a una visione statica dell’architettura. Noi, al contrario abbiamo un’idea di architettura dinamica, mutevole, pronta a rispondere a diverse esigenze». Il Laboratorio Zerozoone «Cerca sempre di coniugare i progetti con la mutevolezza del tempo. Lavoriamo sviluppando architetture e paesaggi che siano in grado di trasformarsi a seconda delle necessità e delle esigenze che, con il trascorrere del tempo, dovessero emergere».

    In questo caso «Il fatto di relegare uno spazio pubblico ad un’unica funzione non ci sembrava utile – racconta Augusto – Secondo noi è precisa responsabilità dei progettisti fornire strumenti per creare spazi che possano accogliere una moltitudine di funzioni, a maggior ragione in tempo di crisi. Ma sempre tenendo in considerazione la componente temporale, ovvero le esigenze che possono mutare con il trascorrere del tempo». Le multi funzioni non sono un contenitore di funzioni disparate, per intenderci come il centro commerciale Fiumara, bensì come ulteriori opportunità. Ad esempio «Quando un giorno il campetto di calcio non servirà più, questa piazza rimarrà un valore per il quartiere senza la necessità di alcun stravolgimento architettonico», sottolinea Silvia. Senza dimenticare il valore sociale di un intervento che ha previsto il diretto coinvolgimento dei cittadini, generando automaticamente una maggiore attenzione al proprio territorio. Partire dal basso, dalle esigenze della gente è una prerogativa del collettivo. «Inoltre è importante studiare progetti replicabili, nel processo e nel metodo, anche in altri contesti», aggiunge Augusto.

    La copertura della piazza sarà realizzata con materiali differenti e naturali – terra, terra battuta, legno, ghiaia, trifoglio, disposte in 5 sezioni concentriche – per fornire diverse sensibilità al tatto. «Per entrare in empatia con il suolo che calpesto, dove gioco, parlo e incontro persone – spiega Silvia – Per noi questo è un elemento fondamentale. Vogliamo incrementare la sensibilità al materiale. Il suolo rimane allo stesso livello ma attraverso delle variazioni materiche creiamo movimento ed un idea di dinamicità».
    Molta della pavimentazione sarà permeabile (almeno il 30-40% della piazza) perché «Meno si soffoca la terra meglio è – sottolinea Silvia – La terra deve respirare ed essere pronta ad accogliere l’acqua».
    La piazza- campetto è studiata con 5 anelli concentrici, in uno di questi saranno presenti alcune “sedute” che potranno svolgere la funzione di panchine, ma non solo. Si tratta di un rialzo del suolo particolarmente duttile «Un linguaggio interpretabile nella dimensione tempo-spazio – continua Silvia – che offre diverse opportunità di utilizzo. Ad esempio i rialzi potrebbero diventare rampe per gli skateboard».

    Il campetto da calcio sarà delimitato da una rete morbida – in fibra elastica, anti taglio – e non metallica. Inoltre i pali non saranno a contatto con il recinto, evitando quindi incidenti di gioco abbastanza frequenti.
    La rete è retta da un tubolare ad un altezza di circa 2,5- 3 metri. «I pali sono studiati come delle braccia esteticamente rilevanti che caratterizzano lo spazio – spiega Augusto – La rete, in pratica, viene tirata su come una tenda. Si può togliere agevolmente, mentre le braccia e il tubolare possono trasformarsi in elementi scenografici oppure in supporto per alcuni giochi destinati ai più piccoli (altalene, corde, ecc.)».
    Per quanto riguarda l’illuminazione «Oggi si tende spesso a sovra illuminare e non si ha rispetto della sobrietà che dona la penombra – aggiunge Silvia – Di fianco alla piazza-campetto c’è un parcheggio illuminato da un grande faro. Quindi la nostra sarà un’illuminazione non invasiva e lungo il tubolare correrà una striscia al led».

    Oggi qualcosa sembra muoversi ed il progetto potrebbe diventare concreto «Venerdì scorso abbiamo avuto un incontro con il Municipio Ponente – concludono Silvia e Augusto – Ci hanno confermato di avere il finanziamento per il primo lotto. Finalmente possiamo partire».

     

     

    Matteo Quadrone

  • Giuliogol, writer genovese: dipinti e graffiti per la città

    Giuliogol, writer genovese: dipinti e graffiti per la città

    GiuliogolNicolino Giulio Centanaro, in arte Giuliogol, classe ’68, è un artista, un writer genovese. Nutrendo una passione sconfinata per l’arte di strada, ha perfezionato la sua formazione attraverso corsi specifici di aerografia e pittura ad olio. Nel 2009 per la Galleria Rotta Farinelli ha realizzato la decorazione a graffito di una parete della nave MSC Splendida. Dallo stesso anno collabora col Municipio VII del Ponente per opere di riqualificazione attraverso graffiti legali.

    Ricopre la figura di responsabile arti grafiche per l’Associazione Mare di Note e porta avanti collaborazioni con altre associazioni e manifestazioni artistiche ponentine (Ass. Ponente che Balla, Ex-Melle Artisti di Strada, Sestri come MontMartre). Attualmente è in allestimento una sua personale presso l’Associazione Culturale Cartiera 41.

    Come hai cominciato a fare il writer e quando?
    «Il writer lo si comincia a fare per strada, da ragazzino, si inizia con la tag, quella firma che agli occhi di molti è una bruttura. Poi la cosa si evolve in disegno, in grafica, in messaggio. Per me è stato così. Un modo per sentire di esserci e fare parte di un qualcosa, un modo per dire “io sono passato di qui e ho lasciato un segno del mio passaggio”. La voglia di opporsi all’autorità, il gusto di fare una cosa vietata, che non si deve fare. Keith Haring (il primo writer americano a diventare famoso, n.d.r.) ha iniziato per strada, e nonostante il successo planetario ha continuato a lasciare la sua firma per strada, Londra, Tokyo o dovunque andasse».

    Tu sei arrivato a decorare gli interni di una nave da crociera.
    «Sono stato contattato tramite la Galleria Rotta. Su questa nave, al piano della sala giochi, si è voluto riprodurre l’ambiente di strada, ricoprendo le pareti di ondulato e decorando coi graffiti; inizialmente, dato lo spazio comunque formale della nave, ritenevo di dover essere molto preciso nei disegni, ma mi è stato invece richiesto espressamente di lasciarmi andare, addirittura di fare graffiti un po’storti, un po’ colati, proprio come in strada».

    Ben lontano dalla figura archetipica del writer che gira di notte disegnando su muri e vagoni dei treni, zaino pieno di bombolette e cappuccio fin sulla fronte.             
    «Invecchiando ho iniziato a ragionare sul graffito legale, anche perché ormai la società si è abituata ai graffiti, piacciono. Fare tutto alla luce del giorno, mostrare il proprio lavoro permette di farsi pubblicità, e poi magari ricevere committenze, ed essere pagati per quelle. Qualcuno può apprezzare quello che hai fatto e ingaggiarti per decorare una saracinesca o un interno. Andare di notte significa invece pagare di tasca propria tutto il materiale e rischiare migliaia di euro di multa, per non dire del fatto che la visibilità del proprio lavoro rimane molto limitata. Certo, può essere visto come uscire dal concetto originario del writer e vendersi, ma secondo me è indispensabile un’evoluzione in questo ambito, perché non puoi continuare per sempre a farlo illegalmente, di notte, non ti porta da nessuna parte. Da giovane non ragionavo così, è ovvio, ma vorrei che i ragazzi imparassero questo atteggiamento per avere poi delle possibilità in futuro, per non restare ancorati per sempre a quelle figura. Non puoi a cinquant’anni andare a fare la scritta e scappare».

    Murales di Giuliogol in passeggiata a mare di VoltriMurales di Giuliogol in passeggiata a mare di Voltri

    Questo approccio ti ha portato al punto d’arrivo del graffito legale, la collaborazione col Comune.      
    «Abbiamo lavorato per riqualificare il muro di un bar sulla passeggiata di Voltri, proprio sulla spiaggia, che era stato imbrattato con delle scritte. Per dare vita a questo progetto ho preso contatto con l’assessore Morlé e ho proposto di dipingere il muro. La parte più in vista, quella visibile dalla passeggiata, è di 16 metri quadri, ma fa angolo con ben altri 80 metri quadrati che danno sulla spiaggia, anche questi imbrattati. Il Comune ha preso in carico il costo del materiale necessario al lavoro. Ho preso una crew (“FNT”, Fusi nella testa) di ragazzini, tutti minorenni, che andavano di notte a scrivere, e ho dato loro la possibilità di fare quello che amano in modo legale e utile alla comunità; ho preparato loro il fondo (la stesura di fondo sul muro che deve essere dipinto, n.d.r.), abbiamo fatto lo studio per il disegno da realizzare. Sul muro principale ho realizzato il Nettuno (che, prendendo forma dall’unione delle onde, arriva dal mare dirigendosi verso lo spettatore, n.d.r.), sul resto ho fatto lavorare i ragazzi: ho cercato di far loro capire che al giorno d’oggi la possibilità di un graffitismo legale esiste. Sono stati contentissimi di questa esperienza, mi chiedono sempre di fare qualcos’altro».

    La collaborazione col Comune si è estesa anche ad altre occasioni.
    «Per l’esempio che ti ho raccontato la proposta è partita da me, poi mi hanno cercato loro per un progetto, che spero di portare avanti, riguardo un muro al CEP, anche quello tutto imbrattato. Chiamare una ditta a imbiancarlo comporta una grossa spesa per avere comunque un risultato triste e uniforme, e il giorno dopo le tag sono di nuovo lì. Chiamare dei ragazzi invece significa dare una possibilità e far fare qualcosa di bello, un disegno che piace, come il muro della passeggiata che è piaciuto molto».

    Murales di Giuliogol in passeggiata a mare di VoltriMurales di Giuliogol in passeggiata a mare di Voltri

     

     

     

     

     

     

     

    Tu lavori su superfici molto ampie ma anche su quelle davvero piccole, come per esempio i termosifoni (oltre alle tele e agli oggetti più disparati, dalle uova di struzzo alle aerografie sulle Vespe).
    «Di certo mi trovo meglio sulle grandi superfici perché mi sento più libero, lì posso anche fare l’errore, che comunque riesco ad aggiustare con più facilità perché resta piccolo rispetto alla dimensione della superficie, e poi ho la possibilità di metterci più cose, dare più significato e lasciarmi andare un po’ di più. Gli oggetti piccoli mi piacciono invece per un altro motivo, perché lì si vede la professionalità, ci vuole molta precisione nel piccolo e riuscire mi dà molta soddisfazione. Quindi alla fine sono due situazioni diverse che mi piacciono in maniera differente».

    Tecniche preferite.
    «Secondo me l’arte va vissuta a 360 gradi. Abbiamo la possibilità, anche grazie al computer, di raggiungere qualsiasi risultato, quindi perché non spaziare il più possibile? Io uso pittura a olio, aerografo, matita, carboncino, papiér collé… più tecniche uso e più mi sento completo. La tecnica con cui mi sento più a mio agio è l’aerografia sicuramente, la uso da vent’anni e trovo l’aerografo uno strumento eccezionale, è veloce e permette di ottenere in cinque minuti delle sfumature che a olio richiedono una giornata, e poi si avvicina molto alla street art, è come avere in mano una minibomboletta. Le mie preferenze vanno anche a periodi. A volte faccio tutto a colori, altre in bianco e nero, magari mi fermo e aspetto, poi faccio del dripping. Sicuramente ho degli artisti di riferimento, ad esempio Picasso, i surrealisti, Keith Haring, Jean Michel Basquiat… ma l’arte è bella tutta».

    Qual è il messaggio più importante che vorresti arrivasse alle persone che guardano le tue opere? Sul tuo sito si legge “amore per la nostra città e voglie di rendere migliore il grigio urbano”.
    «Già. Un muro grigio chiude, un muro colorato dà la possibilità di pensare, di sognare. La fantasia è importante, se le mettiamo le catene la vita diventa più triste».

    I lavori di Giuliogol restano in esposizione negli spazi di Cartiera 41 fino al 31 ottobre. Per qualsiasi informazione a proposito e per vedere la mostra fare riferimento agli orari di apertura dell’Associazione come riportati sul sito cartiera41.it.

     

    Claudia Baghino
    [Foto e video Daniele Orlandi]

  • Silos Hennebique: approvato il bando per la concessione

    Silos Hennebique: approvato il bando per la concessione

    Silos Hennebique Ponte ParodiIeri il Comitato portuale ha approvato il bando per affidare la concessione, la progettazione e la ristrutturazione del silos granario Hennebique, uno storico manufatto dalle innumerevoli potenzialità ma abbandonato al suo destino da troppi anni.
    Ci eravamo occupati della questione parecchi mesi fa, quando una flebile speranza di rinascita cominciava a manifestarsi, in seguito è arrivata la delibera del consiglio comunale che ha modificato l’accordo di programma del 2007 tra Comune, Provincia, Regione ed Autorità portuale, individuando le nuove funzioni urbanistiche ammissibili.
    «Adesso finalmente possiamo procedere con il bando di gara per assegnare l’Hennebique – afferma il presidente dell’Autorità Portuale, Luigi Merlo – si tratta di un tassello fondamentale per completare il disegno integrato con Ponte Parodi e la congiunzione tra Stazione Marittima e il Porto Antico, interventi che nel giro di pochi anni faranno del nostro waterfront uno dei più belli d’ Europa».

    Al soggetto che si aggiudicherà la gara verrà affidato in concessione l’uso del compendio demaniale marittimo sopracitato. Il lotto è unico ed indivisibile (silos e aree di pertinenza in conformità alle funzioni previste dal vigente PUC di Genova). Nel comunicato stampa diffuso dall’Autorità Portuale non viene menzionata la durata della concessione ma il presidente Merlo, dalle pagine de “La Repubblica” di ieri, ha annunciato che il silos verrà affidato per 90 anni.
    L’intervento ha lo scopo di completare il processo di recupero, ridisegno e valorizzazione dell’affaccio a mare della città. In particolare la riqualificazione dell’edificio Hennebique si pone l’obiettivo di assegnare a questa porzione di waterfront un ruolo significativo di servizio pubblico e privato a sostegno delle attività crocieristiche, portuali, turistiche e urbane, privilegiando altresì la sistemazione pedonale degli spazi di contesto.

    Il progetto dovrà introdurre nuove funzioni pubbliche e/o di uso pubblico in misura non inferiore al 51% della superficie totale dell’edificio definita dal progetto, oppure – nel caso dell’inserimento di attività ricettive quale funzione caratterizzante – in misura non inferiore al 30% della superficie totale dell’edificio definita dal progetto.
    Nello specifico le funzioni caratterizzanti saranno Servizi Pubblici e Strutture Ricettive Alberghiere. Le funzioni ammesse: Servizi Privati, Connettivo Urbano, Pubblici Esercizi, Esercizi di Vicinato (a condizione che occupino una Superficie Agibile non superiore al 10% della Superficie totale dell’edificio definita dal progetto), Parcheggi Privati pertinenziali, Direzionale.
    Quindi in altri termini spazio ad alberghi, negozi, posti auto, uffici, con un occhio di riguardo per le attività crocieristiche. Porte sbarrate, invece, per la grande distribuzione e la funzione residenziale, ovvero niente nuovi centri commerciali e case.

    Il percorso pubblico affacciato sull’acqua dovrà inserirsi nel più ampio collegamento tra il Porto Antico e la Lanterna, ponendo particolare attenzione al raccordo con i percorsi pedonali pubblici esistenti. Gli esercizi di vicinato dovranno essere realizzati lungo un percorso pubblico di collegamento tra la stazione marittima di Ponte dei Mille ed il terminal Crociere di Ponte Parodi ed inoltre il progetto dovrà prevedere la realizzazione di una connessione pedonale privilegiata con la Commenda di Prè, minimizzando l’interferenza con la viabilità carrabile.
    Il criterio di aggiudicazione previsto dal bando è quello dell’offerta economicamente più vantaggiosa, in quanto ritenuto più consono all’operazione nel suo complesso. Ma per assegnare la concessione verrà dato maggior peso all’offerta tecnica, premiata fino ad un massimo di 85 punti, rispetto a quella economica, premiata fino ad un massimo di 15 punti.

     

    Matteo Quadrone
    [foto di Daniele Orlandi]

     

  • Prà, Fascia di Rispetto: non ci sono i soldi per smaltire l’amianto

    Prà, Fascia di Rispetto: non ci sono i soldi per smaltire l’amianto

    Quartiere di PràIeri pomeriggio in Consiglio Comunale si è parlato anche dei problemi che riguardano la realizzazione del Por di Prà per la riqualificazione della Fascia di Rispetto. Si parla della presenza di amianto, di errori progettuali, di fondi europei che potrebbero svanire se non si corregge in tempo l’intera operazione. Ben 4 consiglieri – Salvatore Caratozzolo e Paolo Gozzi (Pd), Lilli Lauro (Pdl), Antonio Bruno (Fds) – sono intervenuti con un’unica interrogazione a risposta immediata per chiedere conto alla Giunta sullo stato dell’arte del progetto.

    Chiamato nuovamente in causa l’assessore Crivello ha affermato: «In parte il percorso è stato avviato dalla giunta precedente ed alcuni interventi (riqualificazione Piazza Sciesa, parcheggi d’interscambio, approdo Nave Bus, ecc. ) sono già stati realizzati ma c’è ancora molta strada da fare». Poi in merito alla questione amianto ha aggiunto «Quando l’amministrazione comunale comprò il sedime ferroviario nelle analisi consegnate non risultavano rifiuti speciali pericolosi. Dunque non era necessario eseguire altre verifiche».

    Ma quando è arrivato il momento di preparare l’area di cantiere le analisi sono state fatte e – nonostante alcuni risultati contradditori – la presenza di amianto è stata confermata. Adesso il Comune dovrà sostenere dei costi significativi per la rimozione e lo smaltimento dei rifiuti che lo stesso Crivello ammette essere «oggi insostenibili».

    Per quanto riguarda gli errori nel progetto «è subentrata una richiesta di Iren che chiede la completa sostituzione delle tubature dell’acquedotto», precisa Crivello. Un intervento assai salato per le casse comunali che dovranno sobbarcarsi le spese per le opere civili. «La Giunta non ha intenzione di perdere il finanziamento – ha concluso Crivello – ci impegniamo insieme a Municipio, Consorzio Prà viva e cittadini affinchè siano apportate le opportune modifiche al progetto e si possano aprire i cantieri al più presto».

    Peccato però che non sia stata spesa una sola parola sulla tempistica prevista, visto che i tempi stringono ed i finanziamenti europei potrebbero saltare. E non è stato fatto alcun cenno neppure sulle presunte responsabilità: sia in merito all’inquinamento ambientale dovuto all’amianto sia per quanto riguarda gli estensori del progetto.

    Matteo Quadrone 
    [foto di Daniele Orlandi]