Tag: riqualificazioni

  • Valletta San Nicola: una mostra fotografica per un futuro sostenibile

    Valletta San Nicola: una mostra fotografica per un futuro sostenibile

    Valetta San Nicola, di Antonietta Preziuso
    da “La Valletta in Piazza” di Antonietta Preziuso

    A brevissimo giro di posta dal nostro ultimo aggiornamento sulla situazione della Valletta dell’Albergo dei Poveri (meglio conosciuta come Valletta Carbonara o San Nicola) e sulle iniziative portate avanti dall’associazione Le Serre di S.Nicola – che si batte per un futuro sostenibile e condiviso di questa area verde – arriva una mostra fotografica, “La Valletta in piazza”, a tenere ulteriormente viva l’attenzione su questo luogo. Le fotografie sono state realizzate da un gruppo di lavoro guidato dai fotografi Federica De Angeli e Sandro Ariu, ideatori del progetto e della mostra. L’esposizione, realizzata con il patrocinio e il sostegno economico del Municipio I Centro Est, è diffusa ed itinerante: inaugurata ieri (14 ottobre) presso il ristorante Maniman, si estende per tutte le vetrine degli esercizi commerciali di S.Nicola fino al 27 ottobre per poi trasferirsi a Palazzo Tursi, dove resterà in allestimento dal 4 al 17 novembre. Ecco la nostra intervista a De Angeli e Ariu.

    Quando e perché avete cominciato a interessarvi a questo argomento e avete deciso di occuparvene?

    «La scelta di fotografare lo spazio della Valletta di San Nicola fa parte di uno dei nostri progetti fotografici rivolti alla ricerca di luoghi della città in via di riconversione, di posti che possono e/o potrebbero nel tempo cambiare destinazione d’uso. Orientiamo ormai da una decina di anni i lavori finali della scuola di fotografia in buona sostanza alla memoria dei luoghi, in maniera tale da avere un archivio storico della città di Genova. Ci siamo occupati del Mercato della frutta di Corso Sardegna, del mercato del pesce di piazza Cavour, il Parco dell’Acquasola, del Trenino di Casella, di Calata Gadda, di Ponte Parodi e ultimo lavoro ancora in mostra al Museo del Centro Basaglia: l’Ex Manicomio di Quarto. Nel caso delle fotografie della Valletta, si tratta di un workshop che abbiamo condotto con un gruppo di allievi scelti che in passato hanno frequentato i nostri corsi di fotografia , quindi non alle prime armi» .

    Come è stato svolto il lavoro di documentazione, secondo quali criteri? Cosa avete cercato di mettere in luce?

    «Ecco, proprio  lavoro di documentazione si tratta! Il criterio è stato  quello di documentare, di raccontare lo stato attuale di quello che abbiamo visto, senza troppe interpretazioni, cercando di riportare all’esterno quello che abbiamo visto. L’intento è proprio di far conoscere un luogo che non è accessibile a tutti e che è oggetto di cambiamento.  L’area ha un valore estetico singolare, direi unico non solo a Genova ma forse in Italia».

    Perché una mostra fotografica può dare un contributo effettivo a una gestione sostenibile dell’area?

    «L’incontro e la conoscenza con L’Associazione Le Serre è stato perfetto:  loro avevano bisogno della forza di buone immagini (l’Associazione in questi anni  ha usato  prevalentemente parole, scritti e atti amministrativi per la sua battaglia) noi di dare giusta destinazione al lavoro fotografico per non lasciarlo fine a se stesso».

    Lo stato in cui versa attualmente la valletta non è affatto dei migliori, non temete l’effetto opposto? Che la gente pensi che se tanto è stata così trascurata finora, sarà così anche in futuro (come spesso purtroppo accade negli spazi verdi pubblici, ridotti a latrine e abbandonati a se stessi) e tanto vale farci dei parcheggi?

    «No, le foto non denunciano, ma attraverso la nostalgia invitano la gente a sognare nella valletta, a due passi dal centro storico, un’oasi di buone pratiche. Il futuro non è indicato dalle foto (che danno testimonianza attuale) ma dagli atti concreti che Le Serre sta portando avanti».

    In che modo l’associazione Le Serre è stata coinvolta in questo progetto?

    «Noi abbiamo svolto il lavoro in autonomia perché l’argomento ci interessava parecchio e successivamente siamo venuti in contatto con l’associazione e ci è sembrata perfetta la collaborazione».

    Scopo principale è stimolare la partecipazione della cittadinanza, quindi chi volesse impegnarsi attivamente cosa può fare e a chi si può rivolgere?

    «Si può rivolgere a Le Serre, che ha operato come comitato fino al 4 settembre u.s. quando è diventata un’associazione di volontariato. La mostra è l’occasione per stimolare la partecipazione e l’adesione all’associazione».

    Questo lavoro fotografico avrà un seguito?

    «Certo, ora più che mai, si possono progettare tante altre iniziative di collaborazione!».

    Le fotografie esposte sono di Ettore U. Chernetich, Danilo Ciscardi, Ornella Corradi, Stella Ingrassia, Vittoriana Mobili, Fabio Parodi, Lucia Pinetti, Antonietta Preziuso, Chiara Saitta.

     

    Claudia Baghino

  • Beni del Demanio, acquisto gratuito: il Comune di Genova prepara la lista

    Beni del Demanio, acquisto gratuito: il Comune di Genova prepara la lista

    Veduta notturna del Centro Storico di GenovaCon il parere unanime favorevole del Consiglio comunale – e già qui ci sarebbe la notizia, considerate le scintille delle ultime seduteè iniziato ufficialmente il percorso per l’acquisizione a titolo gratuito dal Demanio di una lunga serie di strutture che potrebbero modificare sensibilmente la viabilità e l’aspetto di Genova nel prossimo futuro, di pari passo con il nuovo Piano Urbanistico. Un elenco di dodici pagine sciorina i beni che entro il 30 novembre potrebbero passare dal Demanio a Palazzo Tursi. Una lista di aree, terreni, immobili, gallerie e forti che non è assolutamente esaustiva e potrà essere implementata a seconda delle segnalazioni, delle esigenze e delle proposte dei municipi e del territorio.

    Si preannuncia, dunque, un tour de force per gli uffici comunali che in una cinquantina di giorni dovranno predisporre un’istruttoria per ciascuno dei beni che Tursi intende acquistare, specificandone la descrizione, le finalità di utilizzo futuro e le risorse finanziarie previste per lo stesso. Toccherà, poi, alla Giunta dare il via libera alla presentazione formale della richiesta, prestando particolare riguardo agli aspetti ambientali, geomorfologici e idrogeologici del territorio, nonché alla fattibilità tecnico-economica degli interventi di ripristino. Dopodiché la palla passerà definitivamente al Demanio che valuterà la bontà delle richieste pervenute dagli Enti Locali.

    Quello di oggi rappresenta certamente un passo importante per la Genova del futuro. Non va dimenticato, però, che in un contesto alquanto tragico per quanto riguarda le casse comunali, non sarà facile reperire le risorse necessarie per la bonifica dei beni acquistati e per la loro riconversione d’uso. Diverso il ragionamento se buona parte di queste aree e strutture venissero rivendute ai privati, dal momento che la legge statale non pone vincoli in merito. Un comportamento, d’altronde, che ben si sposerebbe con la volontà che più volte il premier Letta ha annunciato di dismissione parziale del patrimonio pubblico per risanare le casse dello Stato. «Ma il nostro obiettivo principale non è questo», risponde a precisa domanda l’assessore al Bilancio, Francesco Miceli. «I beni e le aree che richiederemo saranno soprattutto utili per il patrimonio immobiliare della città. Ogni elemento avrà una sua specifica funzionalità nell’ottica del miglioramento di servizi e viabilità. Questo non è tanto il momento di pensare alle “coperture” economiche, quanto quello di capire quali sono i beni che ci possono essere più utili e in quale prospettiva».

    Un lungo elenco: immobili, terreni, greti dei torrenti, gallerie antiaree, forti…

    righi-forti-DIL’attenzione di tutti si rivolge immediatamente all’ex Caserma Gavoglio, al Lagaccio, per la quale la delibera approvata prevede una norma specifica. Viene, infatti, dato mandato agli uffici competenti di procedere con urgenza su questa pratica e verificare l’eventuale disponibilità del Demanio a consegnare anticipatamente l’area. Se non nella sua interezza, quantomeno per quanto riguarda la zona tra i due cancelli d’ingresso, dove dovrebbe sorgere il nuovo parcheggio per i residenti di Via Ventotene, e i tratti  necessari alla messa in sicurezza del territorio circostante.

    Ma già in questa prima versione dell’elenco compaiono altri beni piuttosto interessanti. Come le Mura di Malapaga nel quartiere del Molo, l’ospedale militare di Sturla, che potrebbe essere oggetto di una significativa trasformazione urbana del quartiere, e le cliniche universitarie di San Martino, che garantirebbero la ricomposizione della proprietà nell’ottica dell’introduzione di una nuova funzione urbana privata della zona, affianco naturalmente a quella universitaria.

    Oltre ad aree, immobili e terreni che potrebbero rivestire in futuro nuove funzioni urbane, ad esempio con la realizzazione di spazi verdi o di servizio; oltre al miglioramento della viabilità cittadina, attraverso l’acquisizione di sedimi stradali come la rampa di accesso alla Sopraelevata o la strada che conduce al forte di San Martino; oltre ai vecchi greti di torrenti che potrebbero consentire la realizzazione di opere funzionali alla messa in sicurezza degli alvei o alla loro riqualificazione anche in ottica della mobilità veicolare e pedonale; vi sono due categorie particolari di immobili che meritano assolutamente di essere citate. Stiamo parlando dei Forti e delle ex gallerie anti-aree. Per quanto riguarda i primi, più volte l’amministrazione ha accennato alla volontà di pensare a nuovi sistemi di attrazione turistica, sperando di non ripetere errori e sprechi economici del passato (su tutti, Forte Begato). Le seconde, invece, sono una risorsa molto preziosa sia nell’ottica della realizzazione di nuovi parcheggi o depositi di mezzi aziendali, che andrebbero così a liberare le strade, sia per l’attuazione di nuovi collegamenti interni alla città.
    A questo proposito, risultano di particolare interesse: la galleria di via Cantore – corso Scassi, per l’accesso tramite ascensore all’area ospedaliera e alle zone collinari di Sampierdarena (un collegamento di questo tipo è già previsto nel piano di riqualificazione di Sampierdarena da 12 milioni di euro ma non ancora realizzato, ndr); la galleria Brignole – Sturla, che potrebbe rappresentare un’eccezionale opportunità per i collegamenti tra centro e Levante, ma soprattutto tra la stazione e l’ospedale Gaslini; la galleria sottostante le Mura di Carignano, che necessita ancora di qualche approfondimento circa le proprie potenzialità in ottica di mobilità.

    Insomma, il parco delle disponibilità e delle opportunità è molto ampio e variegato. Proprio per questo, chiediamo anche a voi lettori di Era Superba: su quali di queste strutture dovrebbe ricadere la scelta del Comune? Dite la vostra, dateci il vostro parere (qui riproponiamo l’elenco completo). Scorrendo l’elenco potreste individuare luoghi e strutture che per voi hanno un significato particolare, raccontateci le vostre idee. Utilizzate le nostre pagine sui social network o la mail di redazione: chissà che qualche rappresentante istituzionale non possa prendere ispirazione dalle proposte dei cittadini.

     

    Simone D’Ambrosio

    [foto Daniele Orlandi]

  • Sampierdarena, area ex Enel: tramonta il progetto di riqualificazione

    Sampierdarena, area ex Enel: tramonta il progetto di riqualificazione

    sampierdarena-pacinotti-ex-enelA febbraio 2012 era stata approvata dalla giunta Vincenzi la proposta di riqualificazione dell’area ex Enel di Sampierdarena. Da anni in disuso, l’area (un “vuoto urbano” di 13 mila 500 mq) si trova a ridosso del complesso della Fiumara (non a caso il progetto prendeva il nome di “Fiumara bis”), tra Via Dondero, Via Pacinotti e Via Salucci. Stando al progetto, in 3 anni l’area inutilizzata sarebbe dovuta essere trasformata in un complesso con uffici, abitazioni, attività commerciali, una nuova scuola per 100 bambini, piazza pubblica e trasferimento del mercato di Via Salucci nei nuovi locali. Si trattava di un’operazione privata: proprietaria, la multinazionale italiana Duferco Sviluppo srl, che aveva acquisito l’area nel 2009 e successivamente avanzato il progetto, con inizio lavori previsto per metà 2012.

    Un progetto ampiamente pubblicizzato dall’allora Amministrazione: 850 mila euro di investimento, creazione di 350 nuovi posti di lavoro, la formazione di un’asse coi quartieri limitrofi e la coesione all’interno della stesso quartiere di Sampierdarena. Oggi però, a quasi due anni dall’approvazione del progetto, tutto è fermo: l’area è inaccessibile, presidiata da controlli; del cantiere, non c’è traccia. Siamo andati sul posto durante la tappa a Sampierdarena di #EraOnTheRoad. Cerchiamo di fare luce sulla questione.

    Il progetto

    ex enel Sampierdarena
    Il progetto (93 mila metri cubi in totale, con superficie scoperta di 25.850 mq e coperta 32.650 mq) prevede edifici realizzati con materiali e finiture a isolamento termico, e impianti ad alta efficienza: pompe di calore a scambio geotermico, pannelli fotovoltaici, copertura a “tetti verdi” assorbenti per recupero di acqua piovana, isola ecologica per la raccolta differenziata. Il complesso doveva estendersi in altezza fino a 42 metri (la metà delle torri Fiumara antistanti). Era inizialmente prevista anche una torre di 13 piani, per uffici. Sei le strutture totali, con scuola e autorimessa.

    Il progetto, annunciato il 29 gennaio 2012, come proposta inserita nel nuovo Puc, voleva colmare quello che dalle amministrazioni veniva definito un “vuoto urbano”, in una zona “degradata”, e portare a compimento il processo di trasformazione iniziato con la realizzazione del complesso Fiumara. Come detto, si tratta di una superficie privata, acquisita dalla genovese Duferco Sviluppo, gruppo che si occupa dell’erogazione di servizi immobiliari (oltre a “Sviluppo”, anche “Duferco Engineering”, per opere di impiantistica, e “Duferco Energia”, per la commercializzazione di energia elettrica e la realizzazione di impianti fotovoltaici e idroelettrici). Tra le caratteristiche del progetto: edilizia eco-sostenibile e impiego di materiali innovativi; parcheggi interrati; portici e nuova illuminazione; risparmio energetico e pannelli solari; alberi, percorsi pedonali, giardini pensili sui tetti degli edifici e verde pubblico (per cui erano previsti oneri di urbanizzazione) gestito direttamente dalla Duferco; superfici stradali permeabili; tante vetrate, a creare un collegamento sul piano urbano con Fiumara. L’intenzione era quella di “costruire sul costruito”, mantenendo la volumetria originaria: era prevista la realizzazione di 5 edifici di nuova costruzione e la ristrutturazione di uno preesistente, ad uso residenziale, direzionale e commerciale. Architetto progettista, Maurizio Varratta, di Pacinotti Complex Genova.

    La situazione attuale

    Oggi non è più Duferco Sviluppo a seguire le vicende del sito: il timone è passato nelle mani dell’altra branca del gruppo, Engineering. «Il progetto iniziale è stato bloccato e al momento non ci sono programmi specifici sull’area. È tutto fermo e non sappiamo se e quando la situazione cambierà -dicono da Duferco-. Il motivo di questo stallo? Le titubanze nei confronti di un investimento tanto ingente», di cui gli investitori non sembrano sicuri. Un importante passo indietro: si pensi che nel 2012 si parlava di un progetto in anticipo di 10-15 anni sui tempi. Tuttavia, avvisaglie di incertezza erano già nell’aria, tanto che da Duferco dicevano: «Oggi il mercato è difficile però siamo fiduciosi e i nostri dati ci confortano».

    Della stessa opinione anche l’Assessore ai Lavori Pubblici Stefano Bernini, che commenta:  «I rallentamenti sono di natura contingente, dovuti all’attuale situazione economica: con la bolla del mercato immobiliare non si vende, e gli investitori ci pensano due volte, ma questo non va a minare la natura innovativa del progetto. Questa non è l’unica situazione ferma, ce ne sono altre analoghe, che resteranno ferme fino al nuovo incremento della domanda».

     

    Elettra Antognetti

    Era On The Road

    Questo articolo è stato scritto grazie ai sopralluoghi di #EraOnTheRoad. Contattaci per commenti, segnalazioni e domande: redazione@erasuperba.it

     

     

     

  • Progetto Recycle: recupero di ferrovie dismesse e spazi in abbandono

    Progetto Recycle: recupero di ferrovie dismesse e spazi in abbandono

    san-fruttuoso-terralba-treni-ferroviaQualche giorno fa su erasuperba.it vi abbiamo presentato il concorso fotografico Forgo(at), che si pone l’obiettivo di documentare gli spazi abbandonati e dismessi di Genova. Un bando la cui scadenza è stata prorogata al 7 ottobre 2013 e che culminerà in una mostra fotografica, che sarà allestita dal 10 al 25 ottobre.

    Coordinatrici del bando sono Beatrice Amoretti e Alessia Ronco Milanaccio, che stanno lavorando a questo progetto nell’ambito della loro tesi di laurea magistrale in Design del prodotto e dell’evento. Abbiamo chiesto loro qualche dettaglio su questa iniziativa: «Il concetto di Recycle è l’applicazione del riciclo e recupero di materiali all’architettura e agli spazi urbani: si tratta di un progetto di dottorato di ricerca che coinvolge 11 Facoltà italiane, ciascuna su un particolare filone. Obiettivo della ricerca è mappare le aree di interesse e comprendere come “riciclarle”, sotto quale forma renderle nuovamente fruibili alla cittadinanza. Genova, nello specifico, si occupa di aree ferroviarie dismesse e una parte della ricerca si concentra sull’asse di Terralba. Abbiamo collaborato a questo progetto, che ci piacerebbe sviluppare anche dopo la laurea magistrale, per far iniziare a prendere coscienza dei numerosi luoghi dimenticati di Genova (da qui il nome del concorso che rimanda al verbo inglese “to forget”, dimenticare, ndr), restituirli alla città e dare loro un nuovo valore, individuando nuove destinazioni d’uso e proposte di riqualificazione. Gli spazi abbandonati non devono essere percepiti come un onere, ma come una potenzialità».

    Nel corso della mostra saranno presentati un libro e i risultati della ricerca: gli aggiornamenti sono consultabili tramite la pagina Facebook “Recycle Genova”.

    Marta Traverso

  • Darsena, dal Galata alla Casa dell’Arte: successi, propositi e delusioni

    Darsena, dal Galata alla Casa dell’Arte: successi, propositi e delusioni

    darsenaPromosso dalle Amministrazioni al fine di creare un unicuum con il complesso del Porto Antico e dare vita al progetto del waterfront genovese, il progetto di restyling della Darsena è stato messo a punto nei primi anni del 2000: dopo la ricostruzione del Porto (in previsione delle Colombiadi del ’92), c’è stato il recupero dei quattro magazzini della vecchia Darsena. Dapprima era stata la ristrutturazione dell’edificio Galata, con la creazione dell’omonimo Museo del Mare. Poi, il recupero di Caffa, Metellino e Tabarca: qui, la riqualificazione è partita subito dopo, ma è stata più lenta, tanto che ancora oggi deve essere ultimata. Sarà anche per questo che la zona della Darsena sembra ancora oggi un cantiere a cielo aperto: nel luglio 2013, con #EraOnTheRoad vi avevamo portato nel cantiere di Calata Vignoso, Hennebique e Ponte Parodi. Oggi, ci siamo occupati dei quattro magazzini di Via Boccanegra e, per fare luce, abbiamo interpellato il Geom. Massimo Razore, che ci ha illustrato a che punto sono i progetti per la ristrutturazione del quartiere.

    Il complesso della Darsena: Galata, Caffa, Metellino, Tabarca

    Si tratta di antiche strutture edificate a fine ‘800 e utilizzate fino a poco più di 20 anni fa da ditte all’ingrosso come deposito per lo smercio di prodotti gastronomici (formaggi, stoccafisso, ecc.). Di proprietà comunale, gli edifici in questione sono stati ceduti nel 2000 in concessione cinquantennale (fino al 31 dicembre 2050) alla Porto Antico S.p.A., la quale a sua volta lo ha affidato a una società consortile locale, l’associazione temporanea di imprese “Vecchia Darsena”, che opera come una cooperativa ed è formata al suo intero da più ditte edili. Come stabilito da concessione, infatti, per la Porto Antico S.p.A. vige l’obbligo di provvedere alla ristrutturazione dei beni e alla loro successiva gestione (con esclusione dell’edificio Galata, che viene gestito direttamente dall’Amministrazione Comunale), nonché l’impegno a realizzare negli edifici ristrutturati alcune destinazioni d’uso specifiche: attività culturali, museali e ludiche;  attività turistiche e di servizi (tempo libero, terziarie e commerciali); attività legate al mare e alla nautica da diporto. Queste mansioni sono state affidate alla “Vecchia Darsena”, che si è proposta in qualità di “promotore” e soggetto con incarico di attuazione di un progetto unitario di recupero. La proposta definitiva di restyling di Caffa, Tabarca, Metellino è stata approvata nel novembre 2001. I lavori di ristrutturazione hanno preso il via nel giugno del 2002 e gli edifici Galata, Caffa e Metellino (ancora parzialmente incompleto) sono stati ultimati nel 2004, mentre l’edificio Tabarca -per cui la fine dei lavori era datata 2005- è ancora in via di ultimazione: il cantiere è ancora aperto e i lavori sono ripresi da poco, a causa di problemi di natura burocratica.

    I progetti: dal successo Museo Galata alla delusione Casa dell’Arte

    In particolare, per quanto riguarda l’edificio Galata (inaugurato nel luglio 2004), si tratta dell’opera di recupero più importante: la vecchia struttura, per la quale esistevano degli oneri di urbanizzazione e il vincolo di destinazione ad uso museale, è stata recuperata secondo il progetto di trasformazione da magazzino portuale a sede del Museo del Mare e della Navigazione. Il progetto era quello dell’architetto spagnolo Guillermo Vazquez Consuegra, che prevedeva che gli interventi di ristrutturazione fossero svolti nel rispetto degli elementi architettonici preesistenti.

    magazzini-darsena-internomagazzini-darsena-verticale-3Sulla stessa scia del Galata sono stati poi svolti gli interventi di recupero anche nel Caffa e nel Metellino: venuti meno gli oneri di urbanizzazione, qui era in vigore il vincolo di destinazione d’uso ad area commerciale: gli spazi sono stati suddivisi tra esercizi commerciali (bar, ristoranti, ecc. al piano terra), loft e uffici (secondo e terzo piano). Anche qui, i lavori di riqualificazione sono stati svolti nel rispetto delle strutture pre-esistenti: dentro, restano l’antica muratura ottocentesca a vista, le finiture originali (ad esempio, gli antichi ganci in ferro usati per il traino delle merci) e la pavimentazione in lastre di granito sardo. Inoltre, anche il ponte che collega Caffa e Metellino, sia in testa che a metà degli edifici, è un elemento storico: tipico collegamento presente anche in altri magazzini dell’area portuale (come nel Millo, in cui non è stato mantenuto), è stato qui ristrutturato inserendo lastre in vetro.

    magazzini-darsena-verticale-2

    «A quasi dieci anni di distanza dalla fine dei lavori, oggi tutti gli spazi commerciali sono stati assegnati e gli edifici sono totalmente occupati», ci racconta il geometra Razore, della GEO.RA.MA. S.a.S., una delle imprese del gruppo “Vecchia Darsena”. Per quanto riguarda nello specifico il Metellino, qui c’è stato un restyling del quarto e quinto piano (nel Caffa occupati da negozi e loft): oggi sono occupati dalla Casa della Musica (terzo piano), ultimata nel 2006 e gestita da due cooperative, una per la scuola di musica e l’altra per lo studio di registrazione. Ad essa, inoltre, deve aggiungersi anche il progetto di Casa dell’Arte, che -previsto nel restyling generale dell’area- non è ancora stato attivato. Esso dovrebbe andare ad occupare il quarto e quinto piano del Metellino, ma finora i lavori sono fermi, gli ultimi due piani inaccessibili e non si procede con operazioni di riqualifica. Prosegue Razore: «Il ritardo è causato da fattori di natura economica: il progetto di creazione di una Casa dell’Arte è stato avanzato da un soggetto privato anni fa, ma non è stato ancora definito, e per chi avrebbe dovuto rilevare l’area sono subentrate nel tempo difficoltà economiche».

    Una conferma in questo senso arriva anche dalla Casa della Musica: «Il progetto di una Casa dell’Arte era stato previsto dalla delibera comunale sulle destinazioni d’uso. Essa prevedeva, appunto, due poli culturali all’interno del Metellino, uno dedicato all’arte e l’altro alla musica, e la creazione di un centro polivalente. Dei tre, che dovevano essere collegati, solo la Casa della Musica ha visto la luce, mentre gli altri due sono andati pian piano a morire. In particolare, per la Casa dell’Arte c’era già un progetto in essere (cosa che non si è verificata per il centro polivalente) e un imprenditore, già in trattativa con “Vecchia Darsena”, si era mostrato inizialmente interessato all’acquisto. Il complesso era nato con il proposito di fare da traino alle attività culturali, ma – nonostante le promesse iniziali – siamo rimasti soli».

    Soli, tra bar e uffici: di certo non la situazione prospettata inizialmente. Le prospettive di decollo dell’area sono venute pian piano scemando e anche la riqualificazione della Darsena si è ridotta alla creazione di una vetrina per bar, negozi e uffici.

    La situazione del Tabarca

    Per quanto riguarda il Tabarca, invece, la situazione è ben diversa: siamo stati in cantiere, accompagnati dal geometra Razore, e abbiamo visto che qui i lavori sono appena ripresi: iniziati anch’essi nel 2002, sono stati poi sospesi per lungo tempo, tanto che è stato necessario richiedere una nuova autorizzazione e avanzare un nuovo provvedimento per la prosecuzione degli interventi previsti. Ulteriori ritardi di natura burocratica, dunque, che non hanno sicuramente giovato. Ancora incerto il futuro dell’ultimo magazzino: si vocifera della possibile nuova sede dell’Istituto Idrografico della Marina che, da Lagaccio-Oregina, è in attesa di trasferirsi in una zona più centrale; oppure ancora sembra che alcuni soggetti privati abbiano mostrato interesse per l’insediamento di altri esercizi commerciali, così come nelle altre due strutture. La fine dei lavori era datata a 3 anni dall’inizio, ma ormai si è decisamente oltre i limiti previsti. Ci dice il geometra: «Non abbiamo scadenze vere e proprie. I lavori sono ripresi, e procediamo il più celermente possibile, in modo da chiudere i cantieri e dare a questa zona il lustro che merita».


    «L’area ha grandi potenzialità -commenta ancora Massimo Razore-. Quelle che abbiamo riqualificato sono strutture che potrebbero essere ben più valorizzate, magari sul modello dei grandi padiglioni museali/centri culturali europei. Non abbiamo niente da invidiare alle grandi città straniere in termini di strutture, anzi siamo spesso più fortunati. Tuttavia, Genova non riesce ad avere lo slancio che le serve per assurgere a grande capitale culturale (o dei divertimenti) europea. Qui, ad esempio, al Metellino si è da poco trasferito un ristorante che prima era in zona Sarzano/Sant’Agostino. Ha preferito questa sede perché dotata di ampi spazi esterni e parcheggi in abbondanza, mentre nei vicoli è tutta zona Z.T.L. Qui è un posto tranquillo, oltre che molto bello: perché non si cerca di attrarre gente e rivalutare l’area? Non basta ristrutturare e riqualificare, se queste azioni non sono seguite da una politica di attrazione dei cittadini».

    Da un lato, negozi, appartamenti e esercizi commerciali in abbondanza, e tutti ultimati; dall’altro, un Museo del Mare, un progetto di museo/laboratorio artistico abbandonato da decenni, l’idea di un centro polivalente abortita sul nascere, e una Casa della Musica che, nel contesto commerciale, non può trovare lo spazio che auspicava. Genova resta la città delle grandi possibilità che rimangono potenziali e non riescono a trovare una realizzazione sensata.

     

    Elettra Antognetti

  • Ponte Parodi fun shopping center: il 2014 è vicino, facciamo il punto

    Ponte Parodi fun shopping center: il 2014 è vicino, facciamo il punto

    ponte-parodi-portoCalata Darsena: era il 2000 quando gli architetti olandesi van Berkel e Bos di UNstudio hanno messo a punto per il capoluogo ligure il progetto di realizzazione di un fun-shopping center. Sono passati 13 anni, nel corso dei quali si sono succedute alterne vicende, stop e rimandi. Ad oggi, dopo un iter travagliato, i lavori per la realizzazione del progetto -seppur non sono ancora iniziati- sembrano imminenti: a inizio 2014 dovrebbe venire aperto ufficialmente il cantiere per la creazione del centro polifunzionale, che si inserisce nel progetto del waterfront genovese e di riqualifica complessiva dell’area.

    Sullo stato attuale del progetto di Ponte Parodi si è espresso il vicesindaco Stefano Bernini, interrogato dal consigliere Lega Nord Edoardo Rixi lo scorso 23 luglio 2013 in occasione della seduta del Consiglio Comunale, confermando quello che già aveva detto a Era Superba nel mese di marzo: «Alcuni impegni su Ponte Parodi sono a carico del Comune, altri dell’Autorità Portuale. Noi dobbiamo provvedere alla viabilità di accesso da Via Buozzi e trovare una provvisoria collocazione alla Croce Verde, che troverà sede definitiva a Ponte Parodi. Abbiamo dato la disponibilità ad effettuare tutto ciò nei tempi stabiliti. È invece in ritardo l’impegno di Autorità Portuale per il cerchiaggio del ponte, indispensabile per realizzare le nuove strutture. È in corso il relativo bando di gara, che dovrebbe concludersi il prossimo ottobre».

    A tale proposito, nel luglio 2013, con la diretta di #EraOnTheRoad eravamo andati di persona in Calata Darsena per valutare lo stato di avanzamento dei lavori. Avevamo interpellato i dipendenti della ditta Santoro srl, ancora in attesa delle disposizioni dell’Autorità Portuale per effettuare il trasferimento e lasciare libero il sito per la predisposizione del cantiere. I lavoratori della ditta, che ha sede da oltre 15 anni proprio nella Calata (sulla banchina di levante, di fronte al grande complesso di Ponte Parodi), ci raccontavano con voce unanime che i continui rimandi nell’avvio del progetto non mancavano di causare loro disagi: «Da tempo aspettiamo segnali da parte dell’Autorità Portuale. La nostra collocazione in zona Darsena è una sistemazione provvisoria e siamo in attesa di disposizioni per spostarci in un’altra sede qui vicina (dall’altro lato della banchina ndr). Questa situazione è determinata dal fatto che noi occupiamo una zona di proprietà dell’Autorità, cui paghiamo una concessione, e dobbiamo rimetterci alle disposizioni dell’ente. Il tutto sta diventando, col passare del tempo, paradossale: con noi qui, l’Autorità non può procedere con i lavori, ma d’altro canto noi non possiamo spostarci se questa non ci da disposizioni in merito. Quindi per ora è tutto bloccato, con massimo disagio sia per gli operai del cantiere di Ponte Parodi (che stanno predisponendo l’area ma non possono operare finché ci siamo noi), sia per noi, che sappiamo di doverci spostare ma non sappiamo né quando né come».

    ponte-parodi-cantiere-lavori-porto-3

    Intanto, da Palazzo San Giorgio, arrivano rassicurazioni: «Dallo scorso luglio, la situazione è cambiata e ci sono stati dei progressi: in questo momento sono in corso le procedure per il trasferimento della Santoro dall’attuale sede sulla banchina di levante a quella nuova. Il tutto dovrà essere ultimato entro metà ottobre e dopo procederemo con i lavori su quella banchina. Inoltre, stiamo predisponendo il cerchiaggio del ponte: è in corso un bando (del valore di quasi 5 milioni di euro) per l’assegnazione dell’appalto per la cinturazione idraulica, che sarà chiuso entro l’anno. I lavori, assieme a quelli di risanamento delle banchine, sono propedeutici all’avvio dei lavori veri e propri per la realizzazione dello shopping center. Da parte nostra, dobbiamo procedere con il completamento delle opere marittime strutturali, con il banchinamento e la creazione di infrastrutture: tutte operazioni di preparazione del sito. Attualmente stiamo svolgendo quanto è di nostra competenza, il resto è pertinenza del Comune».

    Di pertinenza del Comune, ad esempio, il trasferimento della Croce Verde: anche qui, a fine luglio la sede era ancora in attesa di spostamento. In loco si possono vedere le strutture dei capannoni prefabbricati che ospitano l’organizzazione, campeggiano a ridosso di quella che dovrebbe essere la zona del cantiere.

    A prescindere dalle questioni tecniche, tuttavia, bisogna notare come il continuo posporre l’avvio dei lavori stia creando una situazione di forte malcontento tra i cittadini genovesi, soprattutto tra  i residenti e i lavoratori della Darsena. Le opinioni raccolte confermano una certa perplessità nei confronti di una proposta, quella del fun-shopping center, che appare ai più obsoleta e inadatta.

    ponte-parodi-porto-3

    E se il progetto – all’epoca della sua elaborazione moderno e avanguardista- fosse ormai desueto, datato, già vecchio e non rispondente ai reali bisogni della città?

    Tanto più che la struttura dovrebbe sorgere a ridosso  dell’ ex silos granario Hennebique  per il quale è aperto un bando (con scadenza a novembre 2013) per la riqualifica e la ristrutturazione. Le due grandi strutture potrebbero essere ripensate in modo da dialogare tra loro e offrire alla città nuovi spazi per l’incontro culturale e per l’impiego. Ad ogni modo, queste restano soltanto ipotesi e per sapere cosa succederà alla Darsena bisognerà aspettare la fine del 2013 quando, alla scadenza del bando di Hennebique e all’avvio dei lavori di Ponte Parodi, si avranno notizie più certe.

     

    Elettra Antognetti

    Era On The RoadQuesto articolo è stato scritto grazie ai sopralluoghi di #EraOnTheRoad. Contattaci per commenti, segnalazioni e domande: redazione@erasuperba.it

     

     

  • Ospedale Villa Scassi: padiglione 9bis, apertura a fine ottobre

    Ospedale Villa Scassi: padiglione 9bis, apertura a fine ottobre

    Sanità[IL PRECEDENTE]

    Luglio 2012: un cantiere avviato nel 2004, che ha subito negli anni numerosi rallentamenti dovuti in buona parte alla spending review e alla crisi / chiusura delle ditte appaltatrici: questa la storia del padiglione 9bis di Villa Scassi, una struttura su 6 piani con 130 posti letto che dovrebbe diventare operativo a inizio 2013.

    Come raccontiamo nella nostra inchiesta, la struttura del nuovo padiglione sarà così ripartita: primo piano, servizi interni; secondo piano, Nefrologia e il Servizio Dialisi; terzo e quarto piano: Medicina Interna; quinto piano: Neurologia e Centro Ictus; sesto piano, Pneumologia.

    Un passo avanti importante per la struttura di Sampierdarena, il cui Pronto Soccorso conosce quotidianamente lunghi tempi di attesa anche a causa della carenza di posti letto nei reparti. Una problematica che ha portato nel 2011 – primo caso nella storia italiana – a un processo e alla condanna da parte di Asl 3 all’allora primario del Pronto Soccorso Mauro Zanna, proprio a causa dei disservizi subiti da molti pazienti prima di ricevere una cura.

    [IL PRESENTE]

    Il Padiglione 9bis dell’Ospedale Villa Scassi è finalmente pronto: lo comunica il presidente della Regione Liguria Claudio Burlando insieme all’Assessore Montaldo, annunciando che lo spazio sarà inaugurato il prossimo 14 ottobre e aperto ai pazienti il 28 ottobre. Un totale di 130 posti letto nell’edificio che ospiterà anche i reparti di Medicina dell’ospedale di Sampierdarena: pneumologia, neurologia e centro ictus, medicina, nefrologia e dialisi.

    Il finanziamento complessivo per la sua realizzazione è di 10,8 milioni di euro, ricavati in parte dai fondi Fas e in parte dall’ex articolo 20, ossia lo stanziamento governativo per la ristrutturazione di edifici sanitari. In attesa di capire se verrà mai aperto un ospedale del Ponente, tra poco meno di due mesi vi sarà comunque un importante passo avanti per ridurre i tempi di attesa nei Pronto Soccorso e garantire migliore funzionalità ai reparti.

    Marta Traverso

  • Forte Tenaglia: il progetto di riqualificazione è sempre più concreto

    Forte Tenaglia: il progetto di riqualificazione è sempre più concreto

    Il Forte Tenaglia sulle alture di Genova SampierdarenaLa “magnifica follia”, ovvero il recupero di un bene comune abbandonato da decenni, comincia a diventare un fatto concreto. Stiamo parlando del Forte Tenaglia, sulle alture di Sampierdarena, dietro il cimitero della Castagna, facilmente raggiungibile con i bus 66 e 38. Un luogo circondato dal verde, accessibile a tutti ma nonostante ciò, sconosciuto ai più. Almeno fino a poco tempo fa perché oggi, grazie al lavoro dell’associazione La Piuma Onlus – che nel 2011 lo ha ottenuto in concessione per 19 anni dall’Agenzia del Demanio della Liguria – Forte Tenaglia sta vivendo una seconda vita, è stato visitato da circa un migliaio di persone e si prepara a trasformarsi in spazio pubblico con funzioni sociali, culturali e ricreative. Qui, infatti, secondo l’ambizioso progetto dell’associazione, troveranno sede una casa famiglia, due alloggi per donne in difficoltà, ma pure una fattoria didattica, un giardino pubblico, laboratori per giovani studenti, ecc.

    forte_tenaglia

    «Numerosi cittadini hanno già avuto occasione di veder da vicino il forte e rendersi conto di quale potenzialità offre a favore dell’intera comunità genovese – racconta entusiasta Emilia Pastorino, volontaria della Piuma Onlus – anche i rappresentanti istituzionali di Regione, Comune e Provincia sono stati quassù ed hanno espresso il loro apprezzamento per il nostro lavoro. Tutti gli enti sono stati molto disponibili e ovviamente interessati affinché l’operazione vada a buon fine. D’altra parte si tratta di un esempio virtuoso di recupero e riqualificazione che dovrebbe essere imitato. Però il periodo è particolarmente difficile considerata l’indisponibilità di fondi pubblici per sostenere simili iniziative. Esistono adeguati strumenti legislativi, come ad esempio la legge regionale per richiedere finanziamenti a fondo perduto finalizzati al recupero di edifici abbandonati, ma purtroppo allo stato attuale non ci sono le risorse economiche».

    Per questo l’iniziativa della Piuma Onlus assume ancora più valore. E fortunatamente c’è anche una buona notizia. «Questa settimana è arrivata la lettera della Compagnia di San Paolo con la quale ci comunicano la concessione di 80 mila euro – continua Pastorino – Con questo denaro realizzeremo il primo lotto di intervento cioè il recupero di una porzione della Casa del Telegrafo (nella parte superiore del Forte), dove sarà ospitata la casa famiglia gestita da una coppia di soci dell’associazione che già da tempo accoglie alcuni bambini provenienti da contesti problematici, in convenzione con il Comune di Genova. Il secondo lotto, invece, consentirà la completa ristrutturazione della Casa del Telegrafo. Al primo piano dell’edificio prevediamo di realizzare due alloggi per l’assistenza temporanea a mamme sole con figli piccoli. Inoltre, vogliamo offrire uno spazio di incontro e ambientamento dove affiancare le famiglie affidatarie individuate dal Tribunale dei Minori e facilitare l’inserimento dei bambini nel nuovo contesto familiare. L’intervento complessivo (primo e secondo lotto) lo sosterremo anche con forme di autofinanziamento: cene, iniziative ad offerta libera, proventi dell’8 per mille, sottoscrizione soci, ecc.».
    Adesso non resta che perfezionare il progetto edilizio, in particolare dal punto di vista strutturale ed impiantistico. «I soci della Piuma Onlus (oggi siamo una settantina) hanno competenze in disparati settori, questa è la nostra forza – sottolinea Pastorino – Ci siamo riuniti proprio in questi giorni e ipotizziamo di avere pronto il capitolato di gara definitivo tra un mese, massimo un mese e mezzo. A quel punto individueremo una rosa di imprese a cui proporre l’affidamento dei lavori di ristrutturazione della Casa del Telegrafo. Insomma, il discorso si fa sempre più concreto. La Compagnia di San Paolo ha indicato quale termine di fine lavori il 31 dicembre 2014. Per tale data il primo lotto sarà concluso. Nel frattempo troveremo le risorse per il secondo lotto, visto che possiamo già contare sulla concessione edilizia del Comune per ristrutturare l’intero edificio».

    La riqualificazione di Forte Tenaglia «Non ha una valenza esclusivamente sociale – sottolinea Pastorino – Senza dubbio, il fatto di consentire a minori che nella loro pur breve esistenza hanno già sofferto abbastanza, di vivere in un luogo bello in mezzo alla natura, è fondamentale. Però il recupero del Forte si presta ad una sua valorizzazione anche a fini ricreativi per tutti i bambini di Sampierdarena e San Teodoro, quartieri avari di spazi pubblici. Parliamo di un patrimonio storico, ambientale e culturale dell’intera città. Abbiamo iniziato ad organizzare incontri e conferenze su diversi temi, invitando le scuole superiori e altre realtà associative. L’idea è quella di trasformare il forte in luogo della cultura. Nonostante le difficoltà dovute alla carenza di risorse economiche, siamo soddisfatti perché molte persone sono già state sensibilizzate ed hanno toccato con mano la serietà del progetto. E sappiamo di poter contare sul loro aiuto per concretizzare il nostro sogno».

     

    Matteo Quadrone

  • Genova Radio (Icb): la stazione di Quarto, patrimonio da valorizzare

    Genova Radio (Icb): la stazione di Quarto, patrimonio da valorizzare

    Le antenne di Genova Radio a QuartoGenova-Radio (Icb), nel cuore del quartiere di Quarto, proprio davanti alla storica Via Romana della Castagna, è una ex stazione radiofonica fondata nel 1952 e all’epoca usata per comunicazioni in ambito marittimo. Composta da due diverse stazioni -quella ricevente nel quartiere levantino, l’altra dislocata a pochi chilometri, sul Monte Righi – i suoi trasmettitori si trovano oggi all’interno dell’antico forte denominato “Il Castelaccio” (sembrerebbe che lo stesso Guglielmo Marconi abbia definito questo luogo “una delle migliori postazioni d’Italia per le radiotrasmissioni”). Entrambe le stazioni, ricevente e trasmittente, erano impiegate per adempiere a diverse funzioni: trasmissione di messaggi in codice Morse tra nave e radio; invio di telegrammi, ad esempio ai parenti, durante la permanenza in mare lontano da casa; uso del sistema telex per la trasmissione di dati commerciali; invio di chiamate di soccorso 24 ore su 24, 365 giorni l’anno. 

    due tralicci di oltre 60 metri che ancora svettano nel bel mezzo dell’antico abitato di Quarto e la passione di alcuni “agguerriti” amatori, tengono in vita la memoria di questa eccellenza genovese e di un mestiere, quello del radiotelegrafista, ormai scomparso.
    Era luglio 2013, con la diretta di #EraOnTheRoad vi avevamo portato sul posto per farvi vedere queste strutture, simbolo di un’attività ormai scomparsa. Abbiamo parlato con radioamatori, tecnici o con chi semplicemente ha vissuto gli anni d’oro di Genova-Radio: ci siamo fatti raccontare la storia e spiegare il suo funzionamento, trovando grande amore, passione e nostalgia.

    La radiotelegrafia a Genova

    radio-quarto-storicaMentre le prime operazioni erano svolte grazie allo sfruttamento di onde corte, a varie frequenze, la chiamata di soccorso sfruttava le onde medie a 500 kHz: usata per circa 90 anni nell’ambito del Servizio Radio Mobile Marittimo per la sicurezza in mare, tutte le stazioni radio che utilizzavano la radiotelegrafia in onda media avevano l’obbligo di assicurare l’ascolto continuo su questa frequenza, con un operatore preposto o tramite un ricevitore, in modo da ricevere in ogni momento SOS e messaggi di “urgenza”, per  salvaguardare la sicurezza della vita umana in mare. Solo nel 1999, la 500 kHz è stata rimpiazzata da sistemi digitali satellitari. Era possibile anche sfruttare queste tecnologie per permettere a chi si trovava in mare di utilizzare un sistema radiotelefonico e fare telefonate a casa anche se, molto dispendiose in termini di consumi di corrente e di tempi di organizzazione, questo tipo di chiamate non potevano svolgersi troppo di frequente.

    Gli operatori, radiotelegrafisti capaci e ben preparati, derivavano la loro conoscenza da precedenti impieghi a bordo di navi e imbarcazioni: perlopiù facevano parte di una categoria di Ufficiali della Marina Mercantile, esistente all’epoca in cui ancora le comunicazioni avvenivano per via telegrafica, ed erano chiamati “marconisti”, nome coniato in memoria dello stesso Guglielmo Marconi, padre delle radiocomunicazioni. Tutti quelli che aspiravano ad un impiego nelle radiocomunicazioni su navi mercantili o aeromobili civili dovevano conseguire un apposito brevetto, un certificato per radiotelegrafisti rilasciato dal Ministero delle Poste. Un mestiere affascinante e motivato da grande passione personale, che oggi è scomparso, dovendo soccombere ai progressi della tecnologia. Le apparecchiature utilizzate da Genova-Radio erano degne di nota e tutte di qualità: dapprima, i trasmettitori Collins BC-312 e BC-3124, poi gli italiani Allocchio-Bacchini OC-11.

    stazione-radio-quarto-storica-2

    stazione-radio-quarto-storica

     

     

     

     

     

     

     

    Queste caratteristiche – e non solo – hanno reso importante la stazione genovese negli anni del dopoguerra, come ci racconta Lino Esposito, appassionato e collezionista di apparati radiofonici Collins (gli stessi usati inizialmente da Genova-Radio): «Il mio interesse per le vicende di questa radio è forte, mi ha sempre affascinato il suo funzionamento e il ruolo che rivestiva: quando si lavora a bordo delle navi, si è in mezzo agli oceani e l’unico contatto con la terraferma è la radio. Genova-Radio si è assunta questo importante compito e ha svolto il suo lavoro in un’epoca in cui la tecnologia non aveva ancora raggiunto gli sviluppi cui siamo abituati oggi. Chi partiva per mare, non aveva altri mezzi per comunicare con i famigliari a casa, né con i tecnici o con i soccorsi a terra. Ricordo che, dopo vari tentativi da parte mia, sono stato autorizzato ad avere accesso alla stazione ricevente di Quarto, dove ho incontrato alcuni anziani radiotelegrafisti (che spesso erano anche radioamatori e riuscivano ad coniugare lavoro e passione) e ho potuto visitare di persona la stazione ricevente, dotata di una postazione per radiotelegrafisti, ricevitori, comandi dei rotori delle antenne direttive, e una serie di strumentazioni tecniche per la comunicazione marittima. Inoltre, ricordo che avevano per antenna una filare lunga 600 metri e alta 60 metri da terra: per questo, quelli usati da Genova-Radio erano gli unici ricevitori a non risentire delle interferenze causate dalle Broadcastings sulle frequenze vicine. I ricevitori impiegati a Genova, inoltre, erano usati anche da altre stazioni radio costiere italiane con funzione analoga a quella genovese, come Roma-Radio(Iar), Trieste-Radio(Iqx), Livorno-Radio, Cagliari-Radio, ed altre».

    Cosa è rimasto oggi di Genova-Radio?

    Lino Esposito ci illustra la situazione attuale: «Difficile ripercorrerne le vicende, si dispone di poche informazioni. Si sa, però, che dapprima, non più tardi di qualche anno fa, Genova-Radio (Icb) è passata dal Ministero delle Poste e Telecomunicazioni alla Telecom Italia e i servizi (telegrafia e fonia in bande hf) sono stati accorpati a quelli di Roma-Radio (Iar): completamente “ristrutturata” e “remotata”, oggi la stazione genovese è quasi totalmente automatizzata e viene controllata in remoto dalla stazione di Roma-Radio. Alla fine del 1992, gli ultimi ricevitori Collins furono tolti dal servizio e sostituiti da moderni ricevitori della Rohde-Schwarz. Così Genova-Radio ha visto arrivare la sua fine e ormai da qualche anno non è più operativa, se non per pochi servizi ancora gestiti dalla capitale, in remoto».

    Oggi Genova-Radio ha quindi perso la maggior parte delle funzioni di un tempo e, costretta a soccombere di fronte alle nuove tecnologie, resta perlopiù inutilizzata. Visto l’interesse riscontrato, l’ipotesi di creare un museo delle radiocomunicazioni in questi luoghi, con le apparecchiature di una volta, non sembra fuori luogo: un’opportunità di rilancio e promozione di un mestiere scomparso? Perché no…

     

     

    Elettra Antognetti

    Era On The RoadQuesto articolo è stato scritto grazie ai sopralluoghi di #EraOnTheRoad. Contattaci per commenti, segnalazioni e domande: redazione@erasuperba.it

     

     

    [immagini storiche gentilmente fornite da Lino Esposito]

    Per approfondimenti di tipo tecnico:

    http://i0yqx.jimdo.com/

    http://www.linoesposito.it/geradio_it.php

  • Ex Fonderie Ansaldo, Multedo: accantonata l’ipotesi ipermercato?

    Ex Fonderie Ansaldo, Multedo: accantonata l’ipotesi ipermercato?

    ex-fonderie-ansaldoLe ex fonderie Ansaldo, 22 mila metri quadrati nel cuore di Genova, tra Sestri Ponente e Pegli. Uno spazio immenso, dimenticato in balìa del degrado, in un quartiere, quello di Multedo, in cui la presenza del capannone (edificato dal gruppo Ansaldo all’inizio del ‘900 e rimasto operativo fino agli anni ’80) è lo specchio dell’impronta generale di quell’area, “schiacciata” tra il Porto Petroli, la ditta Carmagnani e la Superba.

    Un edificio dal grande valore storico-artistico come ce ne sono pochi in Italia, sul quale sembrava pendere un’inconfutabile condanna, un amaro verdetto: l’edificio, di proprietà privata ed appartenente a una cooperativa composta da quattro associazioni (Panorama Genova, Tecnocittà, Talea, Coop Liguria), avrebbe dovuto essere trasformato in un ipermercato. In una Coop, per la precisione: stando agli accordi del maggio 2012 tra Comune e associazioni proprietarie, si parlava del trasferimento dell’attuale Coop di Via Merano, a Sestri Ponente, nella struttura, rimessa a nuovo. Il tutto, non senza destare perplessità e stupore dei cittadini, contrari a una proposta che a detta loro era già obsoleta se non inutile (una delle tante anomalie di questa città) e che avrebbe finito solo con il danneggiare il piccolo commercio locale.

    ex-fonderie-ansaldo-3Rabbia e indignazione è stata mostrata anche da parte dei commercianti e dei rappresentanti del CIV sestrese e di Pegli, che lamentavano la scarsa attenzione ricevuta nel periodo post-alluvione e denunciavano questo colpo basso da parte dei soggetti competenti. Di fatto, però, il progetto di Coop e soci è fermo al palo e alle ex fonderie non c’è ancora traccia di un cantiere, né di alcunché che faccia prospettare l’imminenza dell’inizio lavori. Abbiamo chiesto delucidazioni al vice sindaco Stefano Bernini, nonché Assessore all’Urbanistica del Comune di Genova, e siamo andati di persona a Multedo a constatare lo stato dei fatti.

     

    Accantonata l’ipotesi ipermercato: si ragiona su nuove proposte

    Interpellato sul progetto di trasferimento della Coop e sull’effettivo inizio dei lavori, Stefano Bernini dichiara: «Allo stato attuale, l’ipotesi di costruzione di un ipermercato nel locali di Via Multedo è ferma. In realtà, Coop Liguria e gli altri proprietari hanno parlato di “nuove proposte” e di “altre ipotesi”, che non sono state ancora ufficialmente presentate. Se ne riparlerà in autunno. Anche noi, per ora, ignoriamo di cosa si tratti, ma a quanto pare la Coop non sarà più realizzata. In ogni caso, bisogna ricordare che qualunque sia la proposta di Coop, il progetto finale dovrà essere unitario e concordato, nel rispetto del vincolo posto dalla Soprintendenza dei Beni Culturali e Paesaggistici sulla storica facciata. La trasformazione della destinazione d’uso deve, inoltre, tenere conto anche di un vincolo comunale, che prevede la realizzazione di una strada di collegamento che, da Via Multedo, si estende fino a Via Puccini (da realizzarsi al momento della realizzazione dell’atteso ribaltamento a mare nel cantiere navale di Fincantieri, a Sestri Ponente, n.d.r.). Infine, sempre in base al vincolo del Comune, è prevista anche la realizzazione di una nuova fermata metropolitana superficiale che, sfruttando i binari del treno già presenti ma inutilizzati, permetterà di deviare qui sulla costa il traffico urbano, una volta che sarà realizzato il nuovo nodo ferroviario interno, per il trasporto delle merci. Oltre Multedo, si parla di realizzare nuove fermate anche a Calcinara, a Voltri, a Pegli Lido, e in altri siti del Ponente genovese, sul modello della stazione già ricavata a San Benigno».

    «Per il momento – prosegue Bernini – non ci resta che attendere e valutare i prossimi passi dei proprietari. Anche nel caso in cui restasse valida l’opzione iniziale del trasferimento della Coop di Sestri Ponente, resterebbero in vigore le disposizioni del 2012 circa la riduzione della metratura. Mentre inizialmente si parlava di 13 mila metri quadrati da destinare al commercio non alimentare, più 2 mila 500 per il settore alimentare, in base alla variante adottata definitamente dal Piano Regolatore lo spazio commerciale è stato ridotto a un massimo di 7 mila mq».

    Lo stato attuale: degrado e abbandono

    ex-fonderie-ansaldo-4Disinnescata la “bomba” del progetto Coop, nonostante il sollievo di commercianti e CIV, restano alcune perplessità: i continui rimandi, la persistente assenza di un progetto vero e proprio, la lentezza della Pubblica Amministrazione e lo scarso interesse dei soggetti privati finirà per provocare lo sfascio definitivo dell’edificio prima che sia raggiunto un accordo? Quello che si chiedono i cittadini è perché – dopo tante titubanze, incertezze, rimandi- ancora non si riesca a trovare un accordo per la riqualificazione di una struttura con così tante potenzialità.

    L’edificio, allo stato attuale, è completamente abbandonato, se non per la presenza di un deposito dell’azienda comunale AMIU, nel piazzale adiacente allo stabile (in cui sono presenti camion e furgoni) e in quello posteriore, dove sono posizionati i cassonetti per la raccolta. L’accesso, reso possibile esclusivamente agli addetti negli orari lavorativi, è altrimenti interdetto al resto della cittadinanza: le due cancellate, a destra e a sinistra della storica facciata principale che affaccia su Via Multedo, sono aperte e varcabili solo dai lavoratori e, anche entrando, l’edificio è ulteriormente recintato da filo spinato e barricate che, pur aggirabili, rendono chiari i precetti di Comune e proprietari: è vietato l’accesso, per motivi non solo di ordine pubblico, ma anche di sicurezza. La struttura, tutta, è infatti fatiscente: spesso varcata abusivamente da “writers” che realizzano graffiti o da persone in cerca di un riparo -come ci confermano i residenti e le persone che incontriamo in zona-, anche da fuori si vede chiaramente che versa in condizioni pericolanti, con calcinacci cascanti, crepe sui muri, pareti abbattute, fili, scale, oggetti dimenticati all’interno dai tempi in cui ancora le fonderie erano operative. Attorno, l’erba alta, le bottiglie rotte e la sporcizia.

    La struttura, importante esempio di architettura industriale dei primi del ‘900, ha subito variazioni nel corso degli anni: al nucleo originario, ridotto per estensione, sono state fatte delle aggiunte, con l’aumento della volumetria iniziale sia in lunghezza che in altezza, con la costruzione di piani superiori tra gli anni ’60 e ’70.

    I pareri dei cittadini sono vari: lo sdegno per le attuali condizioni è trasversale, e si sprecano non tanto i “mugugni” sull’inefficienza amministrativa, quanto l’incredulità per l’abbandono di un sito che ha fatto la storia recente di questa città. Le proposte di riqualificazione (raccolte grazie alla partecipazione al dibattito aperto sui social) si sprecano: polo artistico-museale, spazi per i giovani sul modello internazionale (sullo stile dell’ex locale berlinese “Tacheles”, luogo di ritrovo per artisti di tutto il mondo), polo scientifico sul modello del meno raggiungibile IIT, sulle alture di Morego, e così via. Ai genovesi in fermento che chiedono di ottimizzare i grandi spazi e le strutture cittadine (si veda il caso analogo dell’ex mercato di Corso Sardegna), non resta che attendere le nuove disposizioni.

     

    Elettra Antognetti

    Era On The Road

    Questo articolo è stato scritto grazie ai sopralluoghi di #EraOnTheRoad. Contattaci per commenti, segnalazioni e domande: redazione@erasuperba.it

     

     

     

  • Coordinamento per Quarto, ex manicomio: l’incontro al Ducale

    Coordinamento per Quarto, ex manicomio: l’incontro al Ducale

    manicomio-quarto-D1Nella giornata di ieri, venerdì 5 luglio, presso la Sala del Minor consiglio a Palazzo Ducale si è svolto l’incontro del Coordinamento per Quarto in merito al futuro dell’ex ospedale psichiatrico di Quarto (un tema che Era Superba segue da tempo con attenzione).

    I membri del Coordinamento, nato circa un anno fa dalla volontà dei cittadini di protestare contro la (s)vendita della struttura a privati, hanno voluto fare pubblicamente il punto della situazione.

    Come affermato dai suoi componenti durante l’incontro, il termine coordinamento vuole sottolineare l’esigenza che si è venuta a creare di tenere insieme tante istanze, ovvero dare modo ai tanti soggetti coinvolti di partecipare al dibattito sul futuro dell’area arrivando così alla soluzione migliore per l’interesse comune. Gli individui sono al centro del progetto, prevale la convinzione che il successo dell’iniziativa risieda nella dimensione relazionale. La soddisfazione maggiore dei suoi membri è che il Coordinamento per Quarto sia stato un motore per le istituzioni, in grado di avvicinare maggiormente la politica alle proposte e alle necessità delle persone.

    Il Coordinamento in questi mesi ha messo al vaglio una serie di problematiche e di possibili soluzioni, l’idea condivisa è che comunque si debba arrivare al massimo ad una tripartizione dell’area tra pubblico, sanitario e privato, anche se per quest’ultimo la necessità è avvertita più dalle istituzioni per motivi di bilancio che non dai cittadini. A sostegno dell’iniziativa sono intervenuti gli architetti Giovanni Spalla e Lucio Ruocco, entrambi hanno presentato ipotesi di progetto che venissero incontro a queste esigenze ottimizzando però gli immobili esistenti e salvaguardando così la bellezza urbanistica della zona e i suoi spazi verdi.

    manicomio-quartoA livello istituzionale è intervenuto l’Assessore Regionale alla Sanità Claudio Montaldo che ha parlato dello sforzo congiunto fra Comune e Regione per venire a capo della situazione, ringraziando il Coordinamento per aver aperto il dibattito.
    E’ intervenuto anche il vice sindaco Stefano Bernini che ha affermato: «Abbiamo sicuramente imparato qualcosa da questo percorso come amministratori. Prima di vendere bisognava capire e pensare meglio alle esigenze territoriali», dando merito così al lavoro dei cittadini che hanno deciso di opporsi ad una decisione presa dai loro amministratori e affermando inoltre: «Lo sforzo congiunto in un tavolo di lavoro ha portato a rimediare in gran parte agli errori delle vendite».

    Nerio Farinelli, presidente del Municipio Levante, ha invece ricordato quanta strada ci sia ancora da fare per definire la situazione dell’ex manicomio: «Se guardiamo alla vendita al ribasso tentata un anno fa ci sono stati passi avanti, ma rispetto ai tavoli di lavoro di febbraio c’è una situazione di stand-by inspiegabile» a cui ha risposto l’architetto Silvia Capurro, funzionaria del Comune e redattrice dell’accordo di programma sulla questione, sostenendo che questi ultimi mesi siano stati utilizzati per venire a capo della situazione causata dalle vendite pregresse degli immobili che si è dovuto far rientrare in possesso degli enti pubblici.
    Sulla situazione hanno garantito il loro interessamento i consiglieri regionali della Lista Biasotti, Pellerano e Siri, che da tempo seguono la vicenda.
    Sono intervenuti inoltre uno psichiatra e dei parenti di alcuni tra gli 80 pazienti psichiatrici ancora ricoverati nella struttura e un rappresentante dell’Associazione disturbi alimentari, che hanno evidenziato come si debba prestare la massima attenzione alla loro situazione.
    Per concludere c’è stato il saluto del presidente di Palazzo Ducale, Fondazione per la Cultura, Luca Borzani, che ha elogiato il lavoro del Coordinamento definendolo: “Capitale sociale”.

     

    Giorgio Doria

  • Valletta San Nicola: modifica al Puc e acquisto da parte del Comune

    Valletta San Nicola: modifica al Puc e acquisto da parte del Comune

    Valletta Carbonara San NicolaLe proteste rumorose dei comitati No Tav e dei dipendenti di Tursi, che si sono presi di diritto la prima pagina dell’ultima seduta del Consiglio comunale, hanno fatto passare un po’ sottotraccia un’importante mozione che delinea, con precisione, il futuro della Valletta Carbonara – San Nicola.

    L’area, che si estende per circa 25 mila metri quadrati alle spalle dell’Albergo dei Poveri, potrebbe presto passare nella piena disponibilità del Comune di Genova. Già da tempo, l’amministrazione ha mostrato interesse per il futuro della Valletta rinunciando, ad esempio, al trasloco ai parchi di Nervi della collezione di felci storiche, curata nelle serre di San Nicola da Aster. Ma con l’approvazione, trasversale e quasi unanime (30 voti favorevoli, astenuta Vittoria Musso della Lista Musso e presenti non votanti il presidente Giorgio Guerello e Paolo Veardo del Pd), della mozione presentata in aula da Marianna Pederzolli (giovane consigliere in quota Lista Doria), iniziano a muoversi anche i primi passi concreti. Nel documento, infatti, sindaco e giunta si impegnano a modificare la destinazione d’uso dei terreni all’interno del nuovo Piano urbanistico cittadino, per vincolarli alle loro funzioni di area pubblica a uso florovivaistico, come previsto dalla Soprintendenza ai Beni architettonici e dalla volontà testamentaria del primo proprietario, Emanuele Brignole.

    «Attualmente – ha spiegato Pederzolli – il Puc qualifica la Valletta come Distretto di Trasformazione Locale. Benché le linee di pianificazione prevedano il mantenimento della vocazione agricola, con questo inquadramento, nulla impedirebbe in un futuro prossimo di modificarne sensibilmente l’assetto fisico, ad esempio con la costruzione di parcheggi e villette. Chiediamo, pertanto, alla giunta di vincolare l’area a una disciplina paesaggistica speciale, che escluda ogni possibilità di nuova edificazione, di variazioni di destinazione d’uso, di ampliamento delle superfici agibili e di allestimento di posti auto di superficie o sotterranei».

    Un vincolo forte, che dovrebbe far perdere all’area qualsiasi valore edile e spingere la Regione, attuale proprietaria attraverso la commissariata Azienda pubblica di servizi alla persona “Emanuele Brignole Sale”, al passaggio definitivo dei terreni nelle mani del Comune di Genova.

    Tanto più che sembra essere venuto meno anche un altro grande ostacolo, come ha annunciato l’assessore comunale all’Ambiente, Valeria Garotta: «Come previsto dal patto di stabilità, l’area retrostante l’Albergo dei Poveri finora non poteva essere oggetto di compravendite perché interessata da debiti di affitto. Tuttavia, abbiamo da poco sanato questa situazione e mi auguro che nel 2014 potremmo procedere all’acquisto. In caso contrario, cercheremo comunque di stipulare un nuovo contratto di affitto che dia al Comune la piena disponibilità della Valletta».

    Anche se non in tempi rapidissimi, il polmone verde di San Nicola potrà iniziare il suo percorso verso il pieno recupero, dopo anni di progressivo abbandono. Tre le principali linee di sviluppo del progetto di riqualificazione: la prima riguarda la creazione di un circuito di gestione per orti urbani individuali e collettivi; la seconda mira alla valorizzazione delle serre storiche cittadine come poli di educazione ambientale e di attrazione turistica; l’ultima interessa la promozione di ricerca applicata e produzione di ecotipi vegetali tipicamente locali, che possano dar vita a iniziative economiche innovative e sostenibili, grazie alla creatività dell’imprenditoria giovanile in ottica green.

    Valletta Carbonara San Nicola

    Valletta Carbonara San Nicola

     

     

     

     

     

     

     

    La nuova Valletta Carbonara sarà perciò oggetto di un vero e proprio restyling partecipativo, in cui interlocutori privilegiati saranno i cittadini che hanno dato vita al “Comitato Le Serre”, nato proprio con l’obiettivo di prendersi cura del futuro della Valletta, e gli studenti universitari dell’Albergo dei Poveri e dell’Orto botanico di Ateneo.

    Nella stessa mozione approvata in Sala Rossa si delineano alcuni futuri ambiti di intervento concreto. Il primo riguarda la promozione dell’aggregazione sociale attraverso iniziative ecosostenibili, di educazione ambientale finanche ludiche, impostate sul controllo spontaneo da parte degli abitanti che si faranno carico del presidio dello spazio. Un secondo pacchetto di attività dovrebbe essere dedicato all’imprenditoria giovanile: in particolare, all’assegnazione in comodato d’uso gratuito di alcune aree a progetti innovativi nel settore della green economy, della ricerca e della produzione agro-alimentare, nonché in ambito sociale e culturale. Inoltre, si prevede la realizzazione di un Osservatorio del paesaggio rurale, con la regia delle Facoltà umanistiche dell’Università e dell’Orto botanico, che funga da coordinatore e promotore di azioni di valorizzazione del patrimonio culturale, urbanistico e rurale della città. Una sorta di progetto pilota che possa supportare iniziative analoghe in altre realtà genovesi. Infine, la mozione impegna sindaco e giunta a inserire il recuperato complesso della Valletta Carbonara – San Nicola all’interno dei percorsi museali del centro di Genova.

    Consiglio Comunale Genova

    Numerosi gli interventi in Sala Rossa di consiglieri di maggioranza e opposizioni che hanno sostenuto il documento presentato da Pederzolli, non mancando di sottolineare il lodevole impegno della collega più giovane. Oltre ad Antonio Bruno (FdS), che già nello scorso ciclo amministrativo si era prodigato invano per difendere la causa della Valletta, e a Leonardo Chessa (Sel), che ha lodato l’alto valore di un progetto di «democrazia attiva», sono intervenuti anche Gianpaolo Malatesta (Pd), che ha posto l’accento sull’importanza del coinvolgimento degli studenti universitari, e tre consiglieri del Pdl, Lauro, Grillo e Campora. Quest’ultimo, in particolare, si è detto soddisfatto di essersi finalmente trovato di fronte a un’efficace rete di cittadini che non si è fermata soltanto alla protesta e agli «sbraiti in aula, che ormai contraddistinguono tutte le sedute, ma dalla protesta si è passati alla proposta».

     

    Simone D’Ambrosio

    [foto di Daniele Orlandi]

  • Maddalena, rinasce il Patto per lo Sviluppo: addio all’incubatore

    Maddalena, rinasce il Patto per lo Sviluppo: addio all’incubatore

    Pavimentazione nel Centro StoricoRinasce il Patto per lo Sviluppo locale della Maddalena. Il sindaco di Genova, Marco Doria, accompagnato dagli assessori Elena Fiorini e Francesco Oddone, nonché dal presidente del Municipio I Centro Est, Simone Leoncini, ha presentato il nuovo corso dell’intesa siglata nel marzo 2007 per il rilancio di questo antro di “città vecchia”. Sfioravano il centinaio i cittadini, attori economici, rappresentanti di associazioni o semplici abitanti del quartiere, che hanno affollato i locali del Laboratorio sociale di vico del Papa, per scoprire che cosa ne sarà di loro e del loro quartiere.

    «Condivido al cento per cento lo spirito che aveva portato la precedente amministrazione a siglare l’intesa – si premura a specificare il sindaco – e la dichiarazione di intenti di allora resta assolutamente valida a più di sei anni di distanza. Ma era necessario fare il punto della situazione per capire quali fossero le maggiori criticità e rinnovare l’impegno del Comune a sostenere le grandi potenzialità della Maddalena».

    Fino ad oggi, o forse è meglio dire fino a poco più di un anno fa, prima del cambio di guardia a Tursi, l’impegno istituzionale si era concentrato attraverso gli interventi del braccio operativo del Job Centre e del suo Incubatore di imprese del centro storico, coordinatori di tutti gli altri soggetti aderenti al Patto (Municipio Centro Est, Prefettura, Camera di Commercio, Civ Maddalena, Associazione “Il Sestiere della Maddalena”, Facoltà di Architettura, Filse, Ri-Genova srl, Amiu e Arte).

    «Bisogna ringraziare chi in questi anni ha tenuto, con sforzi sovrumani, le fila del progetto – ha detto Doria – ma bisogna anche avere il coraggio di tirare le somme di quanto fatto. Vi sono strumenti che probabilmente non sono stati così efficaci quanto si sperava, come l’Incubatore delle imprese. La trentina di attività che sono state avviate, purtroppo, non è sopravvissuta oltre il periodo di finanziamento pubblico. Ma non può certo fermarsi a questo il tentativo di rifioritura del quartiere dal punto di vista economico».

    Il Comune, dunque, ha deciso di rilanciare e si assume direttamente la conduzione delle azioni volte alla realizzazione concreta del Patto. Esattamente un mese fa, infatti, la giunta ha istituito, con apposita delibera, un nuovo “Gruppo di regia” per il sestiere della Maddalena, i cui riferimenti diretti saranno il sindaco, la giunta, il direttore generale, il direttore della pianificazione e sviluppo organizzativo e i dirigenti comunali di volta in volta coinvolti. Al Municipio Centro Est, saranno dunque affiancati gli uffici amministrativi afferenti alle direzioni Pianificazione e Sviluppo Organizzativo, Sviluppo Economico, Servizi Civici  – Legalità e Diritti, nonché il Gabinetto del Sindaco. Senza dimenticare il prezioso contributo della Compagnia San Paolo, già presente alla Maddalena dal 2010 sul modello di quanto sperimentato con successo nel quartiere di Porta Palazzo a Torino.

    Campanile delle Vigne, GenovaQuattro le linee guida della nuova stagione del Patto dello Sviluppo per la Maddalena, che ricalcano in buona parte lo spirito originario del progetto, ovvero il miglioramento del contesto urbano, sociale, culturale e, per quanto possibile visto l’andamento internazionale, economico.

    «Il primo punto di forza – spiega il sindaco – sono senza dubbio gli eventi che, come abbiamo visto per la recente Fiera della Maddalena, servono a far stare bene le persone che partecipano e danno vitalità e visibilità al quartiere. Ma non devono rimanere occasioni isolate». E qui Doria inserisce gli altri punti all’ordine del giorno. Innanzitutto, la valorizzazione degli spazi che l’amministrazione può mettere a disposizione di cittadini e associazioni come luoghi di incontro e di aggregazione. Oltre al modello di vico del Papa in cui è stato ospitato l’incontro di ieri, il sindaco cita l’appena concluso bando per la nuova gestione dell’Hop Altrove, che ha già trovato spazio sulle pagine di Era Superba. Il terzo punto della “versione doriana” del Patto riguarda la determinazione di una serie di azioni volte a sostenere l’impianto economico, commerciale e artigianale del sestiere. Qui il sindaco ha ben chiaro che cosa non si debba fare, ossia un incubatore di imprese, come detto in precedenza. Quanto ai passi da intraprendere, si affida alle proposte della gente: «Come possiamo intervenire in questo settore?» chiede, e si chiede, il primo cittadino.

    Infine, la questione legalità. «Dobbiamo riaffermare con forza il rispetto delle regole del vivere civile e della vita di tutti, senza la necessità di militarizzare l’area. Intanto perché non ne abbiamo le forze, ma soprattutto perché non credo sia questa la visione di mondo che vogliamo portare avanti», afferma con decisione Doria. «Detto ciò, mi sembra che ultimamente la modifica del “giro di controllo” dei Vigili urbani stia dando i suoi frutti».

    Ma come cambia in concreto il Patto per lo Sviluppo locale della Maddalena, al di là di una sostanziale bocciatura dell’Incubatore? Difficile dirlo dopo l’incontro di ieri pomeriggio, in cui il sindaco ha cercato di mettere sul tavolo, con molta chiarezza, tutte le problematicità della zona. Non ha risposte vere e proprie il primo cittadino, ma si è messo all’ascolto (e ha preso appunti) dei suoi vicini di casa. Che hanno apprezzato la sua disponibilità e hanno messo da parte, almeno per un giorno, divisioni e dissapori che, per loro stessa ammissione, hanno contribuito a ostacolare la rinascita del quartiere.

     

    Il punto di vista dei cittadini della Maddalena

    piazza-maddalenaSi parla di tante cose, come tanti sono gli sfoghi di chi ogni giorno è costretto a combattere con la malavita. «Ma sui giornali non può finire soltanto la storia che si deve aver paura di passare e vivere nei vicoli. Perché non è così», dice con convinzione una commerciante. E incassa l’approvazione del sindaco: «Non dobbiamo incentrare la nostra attenzione solo sulla questione della sicurezza reale e percepita, altrimenti si rischia che alla città, e non solo, arrivi un’immagine distorta e sbagliata della Maddalena».

    I temi di confronto tirati fuori dal pubblico sono i più disparati: dall’asilo di vico della Rosa, che sarà finalmente completato entro la fine dell’anno, al timore dei genitori di lasciare le chiavi di casa ai figli che il prossimo anno andranno alla scuola media da soli; dalla necessità di un censimento e di una riqualificazione degli alloggi di proprietà pubblica ma soprattutto di Curia e delle Opere pieTra cui molti bassi», sogghignano i presenti), alla necessità di essere tutti uniti, abitanti e commercianti, per combattere la malavita ed essere più veloci ed efficaci di chi lavora nell’oscurità. Ma l’elemento che riscontra maggior interesse è la possibilità di aderire formalmente al rinnovato patto, anche per associazioni e gruppi di cittadini che ancora non esistevano o non erano stati coinvolti nel 2007. E Doria che, si sa, è un po’ recalcitrante ai formalismi burocratici e non vi presta eccessiva attenzione, ha garantito comunque che sarà posto rimedio anche a questa situazione.

    Certo, le domande che restano nell’aria a fine pomeriggio sono tante. Ma, come gli stessi sindaco e presidente di municipio non hanno più volte mancato di sottolineare, lo scopo dell’incontro non era certo «dare il “problema Maddalena” come risolto», quanto piuttosto delineare le nuove linee di intervento. «Oggi abbiamo celebrato le nozze – sintetizza Leoncini – ma adesso ci tocca organizzare la luna di miele per il prossimo autunno». In altre parole, non resta che rimboccarsi tutti le maniche e rimettersi al lavoro. Con entusiasmo rinnovato, anche grazie al successo delle tre settimane di Fiera della Maddalena che hanno portato nuovamente alla ribalta il cuore di un quartiere dove troppo spesso “il sole del buon Dio non dà i suoi raggi”.

     

    Simone D’Ambrosio

  • Villetta di Negro, riqualificazione del parco: a luglio fine dei lavori

    Villetta di Negro, riqualificazione del parco: a luglio fine dei lavori

    villetta-di-negro-2Il parco di Villetta di Negro, un polmone verde tra i più grandi della città. In pieno centro, proprio sopra Piazza Corvetto: incastonato tra antiche creuze, in basso gli uffici amministrativi della Provincia, poco distanti i due teatri, Duse e Politeama Genovese.  Dopo circa un decennio di degrado e abbandono, da poco il parco è stato restituito alla cittadinanza, tra varie difficoltà e cantieri ancora aperti. Ma non tutte le zone del parco sono oggi accessibili: alcune aree restano delimitate da protezioni che indicano i cantieri ancora aperti; le belle grotte storiche anch’esse delimitate da barriere.

    Negli ultimi tempi per il parco comunale è stato avviato dal Comune di Genova un progetto di recupero. Si parla di 800 mila euro stanziati dalla Regione e messi a disposizione dall’Unione Europea per risanare il polmone verde del centro cittadino. La cifra stanziata avrebbe dovuto coprire due diversi tipi di interventi: uno riguardante la parte bassa del parco, adiacente agli uffici comunali, per l’ammontare di 300 mila euro; l’altro riguardava il risanamento del parco nel suo complesso, per un totale di 500 mila euro.

    Nel primo lotto, quello nella parte più bassa del parco, è stato risistemato il belvedere e il piazzale retrostante l’ingresso degli uffici veri e propri. Qui i lavori sono terminati più di un anno fa, a inizio 2012. L’intervento nel secondo lotto, invece (quello più impegnativo e oneroso, cui è stata destinata più della metà del finanziamento complessivo) è partito a fine 2012, nel mese di novembre, ed è oggi ancora in corso. Si tratta dell’intervento più delicato, relativo al risanamento di un lotto di terra più esteso: oltre all’inserimento all’interno del parco un nuovo sistema di sorveglianza con telecamere, si era preventivato di effettuare un servizio di manutenzione straordinaria sulla vegetazione, creare percorsi all’interno del parco, ripulire i tracciati da rami secchi e foglie, che intralciano e possono costituire un pericolo per l’incolumità dei visitatori.

    Questo è, in sostanza, il progetto che il Comune di Genova si era proposto di realizzare entro fine maggio per ridare lustro a quest’oasi verde in pieno centro e per renderla un luogo di punta per i mesi estivi alle porte. Oggi gli interventi di manutenzione e risanamento sono in parte conclusi, in parte no: basta fare un giro nel parco, per rendersi conto del degrado che ancora colpisce alcune zone e dell’inaccessibilità di altre. Cantieri aperti, zone pericolanti, degrado degli arredi pubblici… di certo, l’impressione complessiva non è quella dell’”oasi” cui si voleva far assurgere il giardino di Piazza Corvetto.  Tra i frequentatori, chi porta a spasso il cane, chi – i giovanissimi, perlopiù- approfitta delle giornate di sole per godere del panorama impagabile che si gode dalla sommità del parco. Tuttavia, nonostante queste problematiche, il parco sembra oggi essere operativo, tanto da ospitare gli eventi del Festival Internazionale della Poesia (il 21 e il 22 giugno, il festival Voix Vives).

    Così commenta l’architetto Ines Marasso in servizio presso la Direzione Manutenzione Infrastrutture, Verde e Parchi: «Il primo lotto, ovvero la zona del parco proprio sotto al Museo Chiossone, ha portato al restyling del parterre, sono state inserite ulteriori illuminazioni, rendendo il luogo nel complesso più gradevole. Inoltre, sono state eliminate alcune aiuole, è stato inserito bambù lungo il perimetro ed è stata rifatta la pavimentazione in ghiaia. Per quanto riguarda il secondo lotto, invece, posso assicurare che i lavori saranno conclusi entro fine luglio, tra un mese. Si tratta di interventi diffusi in tutta la restante superficie del parco: dal miglioramento dell’illuminazione, all’inserimento di un sistema di videosorveglianza e l’impermeabilizzazione della cascata. Ad oggi i lavori sono a buon punto, ad esempio è stato effettuato un lavoro di manutenzione del verde e dei corsi d’acqua. Soprattutto siamo orgogliosi di poter dire che la bella vista che si gode dall’alto del parco è stata restituita ai cittadini, dopo gli interventi di potatura delle piante. In questo mese ci dobbiamo ancora occupare di piccole finiture, come inserire ringhiere in ghisa, ultimare la manutenzione del verde, inserire altre panchine. Niente di più dei normali interventi di cui un parco necessita, insomma».

    E le grotte?

    «Una faccenda delicata: per renderle di nuovo accessibili, sarebbero stati necessari degli appositi interventi di reinstallazione delle stalattiti di rivestimento, operazione che –oltre ad essere difficile sotto il profilo tecnico- è anche parecchio costosa. Per riaprire le grotte, avremmo dovuto impiegare parte dei finanziamenti del secondo lotto. Per questo abbiamo preferito mantenerle inaccessibili, impiegando i 500 mila euro per altri interventi più urgenti, per raggiungere un buon grado di vivibilità e agibilità complessiva del parco. Tuttavia le grotte saranno ugualmente valorizzate sotto il profilo scenografico, con l’inserimento di un sistema di illuminazione particolare».

     

    Elettra Antognetti

    [foto dell’autore]

  • Villa Pallavicini a Pegli: un milione di euro per il rilancio?

    Villa Pallavicini a Pegli: un milione di euro per il rilancio?

    villa-pallavicini-pegli-d5Qualche tempo fa, nella rubrica Macchina del tempo, abbiamo parlato del progetto di riqualificazione di Villa Pallavicini a Pegli. Un luogo tra i più belli di Genova e d’Italia, molto apprezzato dagli stessi abitanti del quartiere e della città, che il Comune ha fatto oggetto di varie iniziative tra cui la Consulta del verde e il progetto Peripheria.

    L’architetto Silvana Ghigino ci ha spiegato che «i primi lavori dovrebbero essere realizzati entro i primi mesi del 2014» grazie a un finanziamento residuale delle Colombiane del 1992. Inoltre, per garantire il mantenimento dell’area nel lungo periodo, si è pensato di costituire una Fondazione ad hoc composta da persone competenti in materia di architettura del paesaggio e valorizzazione ambientale (per ulteriori approfondimenti rimandiamo all’articolo completo sui lavori a Villa Pallavicini): «La Fondazione che potrà nel tempo conservare e valorizzare il bene, occuparsi della sua divulgazione sul territorio nazionale ed europeo e quindi del suo sviluppo turistico. Questo parco rappresenta uno degli episodi di giardino romantico più significativo d’Europa: la sua gestione deve essere fruttuosa anche dal punto di vista economico affinché si generino nel tempo gli introiti necessari a completare i restauri delle architetture e la conservazione di quelli che si stanno eseguendo».

    Questo stesso progetto ha partecipato al bando Ars – Arte che realizza occupazione sociale, i cui termini di partecipazione sono scaduti lo scorso 22 maggio e che prevede uno stanziamento fino a 1 milione di euro per il progetto vincitore. Tutte le idee pervenute saranno sottoposte alla valutazione di tre giurie: la prima (giuria online) individuerà trenta progetti pre-finalisti, la seconda (comitato tecnico) i dieci finalisti, la terza (giuria offline) incontrerà dal vivo i finalisti ed eleggerà i primi cinque classificati.

    In attesa di conoscere l’esito del bando, qualche dettaglio in più sul progetto.

    Sono quattro le persone che lo hanno redatto e che faranno parte della futura Fondazione: gli architetti Fabio Calvi e Silvana Ghigino (che hanno costituito negli anni Novanta lo studio Ghigino&Associati) e le paesaggiste Sara Caprini e Giorgia Trupiano, che si occupano dell’applicazione del marketing alla gestione di beni storici e paesaggistici. Alla base del progetto, la concezione del parco come – citiamo testualmente – «palcoscenico di una visita guidata all’interno della quale il visitatore è anche attore».

    Il recupero e la manutenzione nel tempo del parco, sia nelle aree verdi sia nei monumenti storici, si affiancherà a iniziative artistiche e culturali: visite guidate, spettacoli musicali e teatrali, eventi fieristici, laboratori didattici per scuole e adulti, mostre d’arte. A sostegno della Fondazione si prevede la costituzione dell’APS Amici di Villa Pallavicini, che attraverso l’opera dei suoi volontari contribuirà a queste iniziative, e la sinergia con tutte le associazioni già operanti sul territorio di Pegli.

    Marta Traverso

    [foto di Daniele Orlandi]