Anno: 2012

  • Elisa Boccedi: sogno e perversione in mostra alla MF Gallery

    Elisa Boccedi: sogno e perversione in mostra alla MF Gallery

    Elisa Boccedi è una giovane artista formatasi presso l’Accademia di Belle Arti di Genova. Modenese di nascita ma cresciuta tra Rapallo e Genova, si è laureata in decorazione ed è diplomata tatuatrice. Le sue opere sono attualmente esposte presso la MF Gallery di Vico dietro il Coro della Maddalena, raccolte in una mostra dall’inquietante e originale titolo “Paraphilia Onirica”: in essa Elisa illustra una serie di parafilie, ovvero perversioni di natura sessuale, le quali – filtrate attraverso la sua capacità immaginativa e interpretativa – entrano in una dimensione, appunto, onirica, dissociata dalla realtà: così, attraverso questo artificio, più liberamente lo spettatore approccia temi tanto difficili e controversi, e riflette su di essi.

    In questa mostra hai scandagliato il mondo delle parafilie: perversioni sessuali che vanno dalle più leggere al reato vero e proprio. Perché hai scelto questo tema, così difficile, e in che ottica l’hai affrontato?

    «È semplicissimo. Il sesso attira: siamo una generazione di depravati alienati. Quello che mezzo secolo fa era catalogabile come pornografia ora te lo vedi sparato sul cartellone della “Sloggi”. Per quanto possiamo dire di esservi “visivamente abituati”, il nostro “subconscio” (termine che aborro, qui lo utilizzo a mo’ di eufemismo) registra gli innuendo sessuali che tracimano da ogni dove, è ovvio.
    Quindi, tanto per esasperare la propensione sociale alla sessualità coatta, perché non occuparsi di un caso limite all’interno dello scabroso? La cosa si fa doppiamente intrigante per chi non registra l’orrore della dipendenza implicita all’interno delle parafilie. Però la mira finale è fare dell’abominevole, dell’inconcepibile un medium per innestare una reazione emotiva potente (positiva o negativa che sia me ne frega), che crei qualche tipo di ripercussione psicologica ed induca ad interpretare personalmente quello che si ha davanti agli occhi. Farsene un’opinione propria, insomma».

    Puoi spiegarmi la scelta del titolo, che associa l’onirico alla perversione?

    «Tutto ciò che denotiamo come gusti, preferenze, dipendenza, si genera e si sviluppa in un contesto mentale, in risposta a qualche tipo di stimolo esterno, inizialmente. Le mappe neuronali che codifichiamo in base alle nostre esperienze e alle reazioni di attrazione/repulsione innescate dalle suddette vanno a comporre il nostro quadro comportamentale. Questa è roba neuro-scientificamente provata. Pertanto anche la perversione può benissimo essere collocata all’interno di questo contesto (l’oceano della mente), e specificatamente nella zona off-limits, al di fuori di quella cosciente e diurna, soggetta al controllo razionale; la zona che più di tutte si può definire onirica per illogicità, insomma. L’allusione al sogno rimanda anche all’intento di smorzare un po’ l’audacia del tema, di renderla più appetibile agli occhi del pubblico, tramite l’uso di cromie accese, figure mostruose, fluttuanti, in pose iconografiche; in una parola: al di fuori di questa realtà».

    Le tue immagini mi ricordano un po’ Dalì, un po’ Odilon Redon e Gustave Moreau. C’è qualcosa della storia dell’arte che ti ha influenzata e ispirata o lavori slegata, almeno nelle intenzioni, dagli esempi?

    «Ottima osservazione! Apprezzo particolarmente tutti e tre gli artisti citati, anche se la mia sacra triade rimane quella composta da A. Kubin, F. Rops e A.Beardsley. In generale sono stata e rimango un’entusiasta estimatrice della corrente del Simbolismo, troppo immeritatamente soppiantata dal successivo Surrealismo. Ed è un peccato, perché ritengo che i simbolisti si siano spinti molto più in là dei surrealisti nello scandagliare le profondità mobili della materia mentale. Sogni, visioni, premonizioni, allucinazioni..il tutto nella sua integrità inscalfibile ed enigmatica (La Sfinge di Moreau, per ritornare alla tua citazione). Questo senza incorrere nel tentativo di dragare le imperscrutabilità della psiche dal loro imprescindibile mistero (con che mezzuccio poi: la castrante psicoanalisi freudiana!). Del resto, qualunque tipo di contaminazione mi affascina: dalla multiformità del pensiero indiano, alle malformazioni genetiche, alle malattie rare, agli ibridi e gli incroci, naturali e non. Amo i particolari, la carnalità viscerale: perdo ore a contemplare tavole anatomiche calcolando come poter trasformate una vertebra in una nave spaziale, una metastasi in un grappolo di crisantemi e così via…».

    Cosa riversi nel tuo lavoro? Quali elementi prendi dall’osservazione dell’esterno e quali da te stessa?

    «Ho un temperamento lunatico, ansioso, e la mia sensibilità è di tipo “nevrotico”. Quindi, ho sempre utilizzato l’espressione “artistica” (tra virgolette perché lo ritengo un aggettivo abbastanza controverso, oggigiorno) come mezzo propedeutico per il mantenimento di un (precario) equilibrio psichico. Peccato che, come tutte le “valvole di sfogo”, si sia innestato su di un processo circolare/ossessivo composto da: periodo di osservazione/arricchimento/saturazione-maturazione-rilascio. E via daccapo.
    Non percepisco una netta differenziazione tra interno ed esterno, tra me e gli altri e/o l’altro (per questo il mio umore è così mutevole). Tutto si fonde e si sfilaccia ai bordi, si mescola alle estremità, come se congiunto da suture invisibili in un gigantesco patchwork. Faccio ricorso pertanto all’ibridazione più sfrenata, nei miei lavori, nel tentativo di convogliare, almeno in parte, la suddetta impressione sensoriale (che, tengo a sottolineare, è sempre stata naturale e non conseguenza di assunzione di sostanze stupefacenti. Questo onde evitare una domanda fastidiosamente frequente)».

    Dici che nel tuo lavoro tendi a “immolare qualsiasi convinzione”. Tolte le convinzioni, cosa proietterà l’immagine? Dubbi, domande, paure?

    «Sì, riconosco che così estrapolata la frase ha un po’ un sapore da “idealista radicale riottosamente arroccata nella sua convinzione di dover immolare qualsiasi convinzione”. Così si ricade nel paradosso, che è poi ciò che della vita più mi diverte e che più mi piace puntualizzare. La coscienza della paradossalità potenziale presente in qualsiasi azione, pensiero, parola, per via di una limitazione biologica cerebrale a vedere solo un frammento di ciò che analizziamo. Non sono tanto contro le convinzioni in sé, quanto contro la mentalità che solitamente le regge, e mi riferisco a quell’impianto settoriale, categorizzante e sovente accusatorio (per autodifesa, ovvio) di molle lassismo e di accettazione rassegnata. Semplicemente: è noioso, è restrittivo, è costrittivo. Perché ridursi a languire in simili pastoie (il più delle volte tramandate, imposte e assorbite passivamente) quando l’unica libertà che ci è consentita, in definitiva, è quella di poter variare il nostro pensiero? Anche solo per il gusto di “andare contro”, senza aspettative: per puro esercizio ginnico mentale. La libertà di pensiero, credo, è soprattutto questo».

    Ti definisci interessata al “lato potenzialmente incontrollabile e distruttivo che ciascuno contiene”: come entra questo aspetto nella tua arte?

    «Diciamo che ha una valenza personale, introspettiva (se lo applico a me), e una sociale, di sensibilizzazione (se lo applico agli altri).
    Premetto che, per me, il termine “distruttivo” non assume alcuna connotazione negativa. Distruggere non significa annientare, bensì “smantellare”, ed è implicito che, fatta materia prima di ciò che si era precedentemente scomposto, se ne ricrei una nuova, differente, con qualche innesto o detrazione, magari. Sotto questa luce la distruttività e l’incontrollabilità non possono che procedere a braccetto, finché non interviene qualcosa, nel nostro pensiero, a frenarle».

    «Credo che ogni persona detenga la possibilità (non il diritto, a quanto pare) del pensiero individuale, condizione sfortunatamente divenuta oggigiorno tanto innaturale da necessitare uno sforzo abominevole per ribellarsi ad un’infinità di stratificazioni preconcette. Al fine di “smuovere” tale ribellione, non intendo adottare mezze misure. Mi avvarrò, finché mi sarà possibile e dentro i miei limiti, di temi volutamente scandalosi, che proprio per la loro controversia stimoleranno prima la curiosità, poi, si spera, il bisogno di interpretare (l’interpretazione è una giustificazione nei riguardi della nostra coscienza perplessa). In altre parole: il bisogno di sentire e di pensare. Questo è ciò che intendo dire quando mi riferisco al lato “potenzialmente distruttivo ed incontrollabile di ognuno”, seguito da un rinnovo».

    Come è avvenuta la tua formazione artistica?

    «Credo che la formazione artistica sia imprescindibile da un processo di crescita e sviluppo culturale, emotivo e psichico individuale, per formare il quale, oltre a una buona recettività di base, occorrono un gran numero e una varietà costante di stimoli. Per mia fortuna sono cresciuta in un ambiente dove questi non si lesinavano, e ciò, unito al fatto di essere sempre stata molto libera da vincoli e prassi da rispettare, si è rivelato fondamentale per lo sviluppo e l’alimentazione di tutto il mio mondo di immagini, che altro non sono poi, che l’incarnazione “visiva” di impressioni sottili.
    L’accademia di Belle Arti mi ha dispiegato la varietà delle tecniche, come rivestimento “poliedrico” al contenuto che macinavo da sempre».

    Le tue tecniche preferite?

    «Prediligo l’acquerello, gli inchiostri e le ecoline per la loro delicatezza traslucida che acquisisce forza e corposità a furia di velature (l’accanimento del labor limae!). La biro mi dà delle gioie nei ritocchi delicati e nei disegni formato mignon. Poi l’incisione, beh, è stata il mio battesimo accademico e avrà sempre un posto predominante nel mio cuore.
    Ma vario sempre, sperimento sempre. Prossimamente passerò a tecnica mista su tela, grande sfida».

    Parlando a livello pratico, quali trovi che siano le difficoltà per un giovane artista nel vivere del proprio lavoro, oggi?

    «La domanda non si pone, perché è effettivamente impossibile, ora come ora, qui, in Italia (non so poi all’estero come sia la situazione) per un giovane artista vivere del proprio lavoro. Di quelli che, come me, si occupano di lavori prettamente artigianali e per di più con un’impronta così marcatamente personale, non gliene frega (giustamente) a nessuno.
    Mi capitano occasioni per allestire mostre, partecipare a eventi (i più di autoproduzione), e alle volte pure delle commissioni che mi fan tirar su qualche soldo occasionale, e allora è una soddisfazione e un piacere (sempre occasionale, però).
    Non vedo come potrebbe essere altrimenti, innanzitutto per la situazione economica generale, ma anche per la più completa desensibilizzazione verso l’oggetto artistico in virtù di una concentrazione esclusiva su quello di fruizione immediata, facilmente reperibile e altrettanto facilmente rimpiazzabile. Questa è la necessità di mercato, questo è il caro consumismo che ci allatta al suo seno sempre più acido e sempre più misero (mi concedo una metafora quasi poetica, toh!)».

    «E’ deprimente e demotivante. Bisogna ingegnarsi, arrabattarsi, arrotondare con qualche lavoretto (se lo si trova), la competizione è altissima, i colpi bassi non si negano, è tutto uno sciacallaggio che mi ricorda un po’ il cadavere di un geco ricoperto di formiche che avevo trovato sul terrazzo da bambina. Non so, ho 25 anni e posso solo ringraziare quella buon’anima di mio nonno se sono economicamente indipendente. Magari mi butterò sul settore della comunicazione, appena avrò dato gli esami per i certificati di lingue che sto preparando. Oppure mi darò seriamente al tatuaggio, anche se lo sentirei più come un obbligo che come un interesse. Ma può anche benissimo darsi che mi scoglioni definitivamente di questo umanissimo mondo di “cane mangia cane” e vada a consumare i miei giorni venerando la Grande Dea (MahaDevi), nei campi crematori di Calcutta o di Tarapit. Chi vivrà vedrà».

     

    Claudia Baghino

  • Natale e Santo Stefano 2012: musei Genova, aperture straordinarie

    Galata Museo del MareQuesti gli orari di apertura dei Musei di Genova nelle festività di Natale e Santo Stefano 2012.

    Martedì 25 dicembre apre al pubblico solo il Galata Museo del Mare, con orario 10-19.30 (ultimo ingresso ore 18). Gli altri Musei resteranno chiusi.

    Mercoledì 26 dicembre il Galata mantiene l’orario del giorno precedente, mentre aprono al pubblico anche i Musei di Strada Nuova (ore 10-19), il Museo di Storia Naturale G. Doria (ore 10-19), i musei di Nervi Luxoro, Gam e Wolfsoniana (ore 10-19), il Museo dalle culture del mondo Castello D’Albertis (ore 10-18), il museo della Commenda di Prè (ore 10-19) e Viadelcampo29rosso (ore 10.30-12.30 e 14-19).

    Aprono solo in orario pomeridiano, sempre nel giorno di Santo Stefano, anche il Museo Diocesano (ore 15-18) e il Museo del Tesoro (ore 15-18). Tutti gli altri Musei resteranno chiusi.

  • Natale a Marassi: la denuncia della situazione delle carceri italiane

    Natale a Marassi: la denuncia della situazione delle carceri italiane

    Un presidio davanti alla casa circondariale di Genova Marassi, un Natale diverso organizzato da Radicali e Socialisti, insieme ai parenti dei detenuti, per sostenere la battaglia che da anni conduce Marco Pannella in difesa dei diritti dei reclusi, quotidianamente calpestati all’interno dei penitenziari italiani.

    L’iniziativa “Natale a Marassi”, si svolgerà il 25 dicembre dalle ore 9:30 alle 11:30 «Per dare un segno diverso alle festività e dare un concreto sostegno a Marco Pannella, noi Radicali insieme ad esponenti del PSI genovese abbiamo organizzato un presidio di militanti e di parenti di detenuti davanti ai cancelli del carcere di Marassi, con battitura di stoviglie, per esprimere vicinanza ai reclusi proprio nel giorno in cui la disperazione e l’abbandono sono più sentiti e sofferti».

    «Da tredici giorni Marco Pannella sta conducendo una dura e straordinaria lotta per richiamare l’attenzione delle istituzioni su due punti principali: sulla necessità e urgenza di affrontare la crisi della giustizia e l’emergenza del sovraffollamento delle carceri; sul silenzio dell’informazione e l’assenza di ogni confronto-dibattito sulla questione, che imporrebbe importanti decisioni legislative – continua la nota di Radicali e PSI Il drammatico sciopero della fame e della sete di questi giorni è l’ultimo di una serie di iniziative che da anni il Partito Radicale conduce per denunciare come sia fuori legge, rispetto alla nostra Costituzione, lo Stato di diritto nel nostro Paese. Basti pensare a come il Parlamento ignorò completamente quanto deliberato dai cittadini con il referendum “Tortora” del 1987, per l’introduzione nel nostro ordinamento di una effettiva responsabilità civile dei magistrati. Nel solco delle tante battaglie che hanno segnato positivamente la vita politica e civile della nostra società, oggi Marco Pannella continua a denunciare lo stato drammatico delle carceri italiane, epifenomeno di una giustizia penale e civile che, oltre a tenere sotto scacco le vite dei cittadini, contribuisce non poco ad aggravare la crisi economica in corso, con costi elevati per le nostre imprese (basti pensare al dramma dei ritardi nei pagamenti e ai dati contenuti nel rapporto Doing Business 2012 della Banca Mondiale), senza contare le continue e pesanti condanne da parte della giurisdizione europea».

    Aggiornamento 26/12/2012:

    REPORT DELLA VISITA ISPETTIVA CONDOTTA OGGI A MARASSI DA UNA DELEGAZIONE COMPOSTA DA RADICALI E SOCIALISTI, ACCOMPAGNATA DAL SEN. CLAUDIO GUSTAVINO E DELL’ON. MARIO TULLO.

    Oggi, 26 dicembre 2012, una delegazione di Radicali e Socialisti, accompagnati dall’on.Mario Tullo e dal sen. Claudio Gustavino, ha condotto una visita ispettiva di circa due ore presso il carcere di Marassi. La delegazione era composta da Michele De Lucia, tesoriere di Radicali Italiani; Deborah Cianfanelli, membro di direzione di Radicali Italiani; Marta Palazzi, segretaria dell’associazione Radicali Genova; Angela Burlando, del Partito Socialista Italiano di Genova.

    La visita è avvenuta dopo 14 giorni di sciopero totale della fame e della sete di Marco Pannella, “per l’Amnistia, la Giustizia e la Libertà”.

    «Marassi è il carcere più grande della Liguria, con una capienza di circa 450 posti, ma si trova, come gli altri istituti, in una situazione di endemico sovraffollamento: al momento della visita infatti i detenuti risultano essere 733, quasi il doppio del limite stabilito dalla legge spiega una nota diramata dai Radicali Tra questi, i condannati definitivi sono 251, un percentuale davvero bassa, ennesima testimonianza del malfunzionamento della giustizia italiana».

    «Il carcere dispone di un centro clinico con 45 detenuti: il primo piano dedicato al cosiddetto sostegno integrato, con l’assistenza di uno psichiatra tutti i giorni dalle 8 alle 19 e la presenza di alcune cooperative sociali che si occupano di far svolgere alcune attività ai 10 reclusi. Il secondo piano è dedicato ai casi che necessitano di assistenza sanitaria. Si tratta di detenuti con problemi di salute provenienti da tutta la Liguria, in quanto Marassi è l’unica struttura che può ospitarli. Al terzo piano, separati dagli altri, vi sono i malati di HIV. Ogni cella, di uno o due letti, dispone di bagno e doccia, grazie alla ristrutturazione completata di recente».

    «A margine si fa notare come patologie quali l’HIV o epatite C, di cui sono affetti buona parte dei detenuti tossicodipendenti, sono totalmente incompatibili con il regime carcerario, e soprattutto non consentono l’applicazione della legge 230/99, che prevede pieno accesso all’assistenza sanitaria per tutti i cittadini, anche se reclusi – continua la notaL’art. 94 della legge sulle tossicodipendenze (la Fini-Giovanardi) prevede l’affido per uso terapeutico, che tuttavia nei fatti è precluso alla totalità degli immigrati e applicato in modo solo parziale ai tossicodipendenti italiani».

    «L’ispezione è proseguita nella sezione II, riservata ai condannati definitivi. In questa sezione il sovraffollamento raggiunge punte drammatiche: la media per ogni cella è di 8-9 detenuti, che dormono in letti a castello di due o tre piani: in ogni cella c’è un solo bagno per tutti, mentre le docce sono ancora in comune, cinque per ogni piano. I lavori per installare la doccia in ogni singola cella sono iniziati a partire dall’ultimo piano della II sezione. I detenuti sono quindi costretti in pochi metri quadrati per 20 ore al giorno, tranne le due ore d’aria mattutine e due pomeridiane».

    «Nella III sezione sono reclusi i detenuti con sentenza definitiva, ma in regime di custodia attenuata o di semilibertà: si tratta di tossicodipendenti od ex tossicodipendenti che possono circolare liberamente fuori dalle proprie celle, dotati di cucina, spazi in comune, stanze con due letti, bagno in cella e docce in comune».

    «Un dato positivo è rappresentato dalla scolarizzazione: un corso di elementari, due di scuola media, un corso odontotecnico con laboratorio frequentato da 23 persone; un corso di grafica pubblicitaria frequentata da 20 persone. Il provveditorato agli Studi ha destinato un’apposita sezione scolastica per il carcere di Marassi».

    «Gli sforzi della direzione carceraria vanno verso un maggiore coinvolgimento dei detenuti in attività all’esterno del carcere: questa volontà però si scontra con il taglio dei fondi e delle borse di lavoro erogate dalle amministrazioni per poter garantire una attività lavorativa ai detenuti – sottolinea il comunicato stampa – Vi sono state alcune esperienze positive recentemente, come il lavoro di ripulitura del cimitero di Staglieno eseguito da 15 detenuti per 6 mesi, ma sono operazioni di difficile ripetibilità. Il carcere dispone di una panetteria, in cui lavorano solo 4 addetti, ed una falegnameria, inutilizzata per la maggior parte del tempo per mancanza di appalti. All’interno del carcere viene svolto un laboratorio teatrale ed è in corso la costruzione di un teatro vero e proprio».

    «Nonostante gli sforzi del personale di polizia penitenziaria e degli operatori carcerari per garantire il miglior funzionamento possibile dell’istituto, persistono anche a Marassi i problemi che affliggono tutte le carceri italiane e più complessivamente, a partire dal sovraffollamento, lo stato di illegalità che ha fatto collezionare al nostro Paese condanne su condanne ad opera della Corte europea dei diritti dell’uomo, al punto che l’Italia si trova sotto il costante monitoraggio da parte del Comitato dei Ministri della Corte Europea – conclude la nota – Il carcere è più che mai uno dei più gravi epifenomeni dello sfascio della giustizia, i cui gravissimi effetti e costi in termini civili, sociali, politici ed economici sono sempre più evidenti».

  • Valle Scrivia: a Busalla l’energia pulita spazza via l’eternit

    Valle Scrivia: a Busalla l’energia pulita spazza via l’eternit

    BusallaBusalla, e la Liguria, si aggiudicano il secondo posto come maggior impianto per potenza installata nell’ambito della campagna nazionale “Eternit Free”, promossa da Legambiente e AzzeroCO2, che ha portato alla bonifica di oltre 100.000 mq di eternit in tutta Italia ed alla loro sostituzione con impianti fotovoltaici, con benefici per la salute e per l’ambiente, sfruttando l’extraincentivo previsto nel “Quarto conto energia” per la sostituzione delle coperture dei tetti in amianto.

    L’esperienza con l’azienda della Valle Scrivia – la TI GROUP AUTOMOTIVE (produzione e lavorazione di tubi di acciaio) – inizia con l’adesione alla campagna nel 2011, a poche settimane dal lancio dell’iniziativa in Liguria e si concretizza nell’Agosto dello stesso anno con la firma dell’accordo per lo sviluppo del progetto da parte della ESCo AzzeroCO2.

    I lavori di bonifica e la realizzazione dell’impianto, che viene allacciato ufficialmente il 26 Agosto 2012 ancora in tempo per rientrare nel Quarto Conto Energia, permettono la bonifica in totale sicurezza di oltre 15.000 mq di Eternit, l’installazione di 1,8 MW di potenza con un contributo di 1.249 t di CO2 annue evitate.

    ETERNIT FREE a livello nazionale è stata un’importante esperienza di collaborazione tra Enti pubblici, Aziende private e Associazioni che ha portato ad importantissimi risultati in termini di potenza installata totale, oltre 11 MWp di impianti fotovoltaici, ma che non ha potuto concretizzare le tante richieste inoltrate a causa della mancanza di sostegno agli investimenti e soprattutto dell’instabilità del sistema di incentivazione nazionale.

    «Solo in Liguria sono pervenute richieste di adesione da parte di Comuni per la bonifica di oltre 2500 mq di superficie di eternit, mentre da parte di aziende e privati sono giunte adesioni per un totale di 30.000 mq, che porterebbero ad un potenziale installato pari a circa 4 MW – commenta Santo Grammatico, Presidente regionale di Legambiente – Questo è l’esempio che una politica energetica basata sulla diffusione capillare delle fonti rinnovabili sarebbe possibile, ma a livello nazionale si preferiscono altre strade, ancora legate alla produzione energetica da fonti fossile, sussidiate per 9 miliardi di euro all’anno».

    Appare quindi fondamentale che lo Stato proponga nuove forme di incentivazione oltre il Conto Energia, come sottolinea Giuseppe Gamba, Presidente di AzzeroCO2, all’interno del Dossier della Campagna Eternit Free: un sistema di incentivazione attraverso il rilascio di Titoli di Efficienza Energetica più efficaci per la sostituzione di coperture ad alto rendimento energetico e la regolamentazione delle RIU (Reti interne di Utenza) e dei SEU (Sistemi Efficienti di Utenza) anche per superfici di amianto poco estese ma in prossimità di forti utenze elettriche.

  • Gruppi genovesi e musica live a Genova: Paolo Traversa e i PiGrecoR2

    Gruppi genovesi e musica live a Genova: Paolo Traversa e i PiGrecoR2

    Paolo Traversa è un cantautore genovese. Classe ’72, respira musica fin da bambino, quando muove i primi passi mettendo le mani su diversi strumenti musicali che trova in casa e appassionandosi alla musica classica. Traendo ispirazione dalla scuola cantautorale genovese e dal suo lavoro come infermiere presso un reparto psichiatrico, Paolo mette in musica le dinamiche, la sofferenza e le difficili situazioni con cui viene a contatto tutti i giorni e per cui prova grande empatia. Comincia a scrivere e a suonare i suoi pezzi, infatti, proprio per i pazienti dell’ospedale, cercando con loro un contatto umano che vada oltre i meri gesti di cura e allietando in maniera un po’ diversa le loro giornate. Da lì alla decisione di incidere i brani il passo è breve. Il primo lavoro pubblicato è l’Ep “Paolo Traversa”, mentre del 2012 è l’album “Canzone Disperata“.

    Ad accompagnarlo, in studio e nelle esibizioni live, è l’affiatato gruppo dei Pi Greco R2.

    Genere: Indie
    VOCE: Paolo Traversa
    VOCE e CORO: Daniela Pozzo
    CHITARRA ELETTRICA: Sergio Barello
    TASTIERE: Franco Senarega
    BASSO: Dario Foglino
    BATTERIA: Camillo Spina

     

     

     

  • Corsi di cucina a Genova: Zenzero, laboratori e torneo

    Corsi di cucina a Genova: Zenzero, laboratori e torneo

    seitanIn vista dell’anno nuovo, il Circolo Arci Zenzero di via Torti propone una prima serie di corsi di cucina di primo livello: dieci incontri con uno chef professionista, supportati da schede teoriche e ricette.

    Il laboratorio è così articolato: 01 antipasti caldi; 02 antipasti freddi; 03 salse calde e fredde; 04 paste fresche; 05 pesto, gnocchi e crespelle; 06 zuppe e risotti; 07 cottura del pesce nostrano; 08 cottura delle verdure; 09 cottura delle carni; 10 pasta frolla e pasta beignet.

    Gli incontri si terranno il lunedì o martedì dalle 21 alle 23 presso il circolo, con inizio il 14 gennaio. La quota di partecipazione è 285 € (maggiorata di 15 € per i non iscritti Arci) comprensiva delle spese dei materiali di consumo, delle schede tecniche e degli ingredienti. Il laboratorio terminerà con una cena di fine corso, preparata dagli iscritti e aperta ai soci su prenotazione.

    Il Circolo ospiterà inoltre il campionato di cucina 2013, un torneo a squadre che inizierà il prossimo 24 gennaio, ogni giovedì a partire dalle 20.45, nel corso di una cena cui i soci del circolo potranno partecipare, votando i piatti migliori. Ogni squadra sarà composta da tre persone e sarà possibile iscriversi entro giovedì 10 gennaio (quota di partecipazione 20 € a persona).

    Per info e prenotazioni telefonare al numero 349 4968176.

  • Teatro della Tosse: bando di concorso per compagnie emergenti

    Teatro della Tosse: bando di concorso per compagnie emergenti

    Ingresso Teatro della TosseCome ogni anno sono aperte le iscrizioni per partecipare al bando Pre-visioni, che la Fondazione Luzzati – Teatro della Tosse indice per “dare visibilità a chi ha scelto di fare teatro in uno dei momenti storici meno indicati per farlo”.

    Il concorso mira a selezionare compagnie teatrali liguri emergenti, che potranno mostrare il proprio lavoro in un calendario di spettacoli che andranno in scena da martedì 7 a sabato 12 maggio 2013.

    Sono ammessi a partecipare singoli artisti, compagnie e gruppi di teatro del territorio regionale, che potranno proporre una (e una sola) loro opera inedita scegliendo tra:
    a) spettacolo (creazione compiuta destinata ad uno spazio teatrale tradizionale)
    b) performance (creazione che non necessita di uno spazio teatrale tradizionale, max 20 minuti)
    c) studio di una nuova produzione (creazione in progress max 40 minuti)
    Non saranno presi in considerazione progetti di danza e teatro/danza.

    I progetti saranno valutati da una commissione formata da Fabrizio Arcuri e da altri quattro soggetti individuati tra critici e operatori teatrali italiani. Verranno scelti fino a tre spettacoli compiuti e tre performance o studio: ai progetti selezionati verrà offerta la scheda tecnica e l’assistenza tecnica, la promozione e il 50% degli incassi al netto di IVA e SIAE delle repliche effettuate.

    La commissione si riserva di richiedere agli artisti/gruppi la disponibilità di un incontro a Genova.

    I materiali (scheda presentazione progetto/biografie/eventuali immagini o video) dovranno essere spediti con raccomandata con ricevuta di ritorno o consegnati a mano a: Fondazione Luzzati-Teatro della Tosse – Bando Pre.Visioni Piazza R. Negri 6/2 – 16123 Genova
    entro il 4 febbraio 2013.

    L’elenco dei progetti vincitori sarà comunicato entro il 15 marzo 2012.

    Per maggiori informazioni scrivere a pre-visioni@teatrodellatosse.it.

  • Servizi socio sanitari: accordo Regione-sindacati contestato dalla Fials

    Servizi socio sanitari: accordo Regione-sindacati contestato dalla Fials

    Sanitari«La tutela sindacale delle lavoratrici e dei lavoratori che rappresentiamo esige serietà, fermezza e coerenza; il comportamento della Regione, al contrario, è inaccettabilmente indecente», così denunciano le segreterie delle organizzazioni sindacali FIALS, NURSING UP e FSI convocate il giorno 21 dicembre (venerdì scorso, ndr) dall’Assessorato Regionale alla Salute e ai Servizi Sociali, al fine di sottoscrivere un accordo definito: “Sviluppo dei servizi territoriali, azioni per non autosufficienza e riconoscimento del ruolo del personale del comparto sanità”.

    «Il documento che ci è stato presentato risulta già sottoscritto, in data mercoledì 19 dicembre, dall’Assessore stesso e dalle sigle di CGIL CISL UIL ed è stato già ampiamente diffuso a mezzo stampa dai media», sottolineano FIALS, NURSING UP e FSI.

    I sindacati si riferiscono all‘accordo che prevede: la riconversione dei piccoli ospedali, organizzati in punti assistenziali H 24 gestiti con il coinvolgimento dei medici di base; l’avvio della presa in carico dei malati cronici da parte dei distretti sanitari ai quali viene affidato un budget economico proprio di cui i direttori di distretto dovranno far puntuale rendiconto; continuità e riconversione del fondo della non autosufficienza per la disabilità; chiusura delle partite economiche pendenti per i lavoratori della sanità e attivazioni di nuovi strumenti incentivanti per favorire le riconversioni.

    «Che l’Assessorato e alcune sigle sindacali procedano da tempo con la prassi degli “tavoli di trattativa separati” e degli “incontri informali” (clandestini?), è noto a tutticontinua la nota dei sindacati – Dovrebbe essere altrettanto noto, a chi ha un minimo di “sale in zucca”, che non si può e non si deve neppure provare a chiederci la nostra firma pretendendo un consenso “per adesione” su documenti altrui».

    «Ogni lavoratore della sanità e ogni utente del servizio può constatare con la propria quotidiana esperienza che cosa ha prodotto questa “pratica di trattative separate e clandestine” tra Assessore e CGIL CISL UIL: chiusure, tagli ai servizi, tikets, tasse, riduzione degli organici, aumento dei carichi di lavoro, disoccupazione per i giovani neo laureati, appalto sistematico delle strutture per anziani e disabili (a proposito di territorio e distretti …), svendita del patrimonio immobiliare pubblico, blocco e riduzione delle retribuzioni per i lavoratori», ribadiscono FIALS, NURSING UP e FSI.

    Nel merito di questo “accordo” «Ogni organizzazione sindacale esprimerà quanto prima le sue valutazioni di parte, fermo restando che le scriventi OOSS concordano nel giudizio fortemente negativo sia della politica regionale di questi anni che dei pretenziosi contenuti del citato “accordo” che per altro non affronta (tantomeno risolve ..o cerca di farlo …), nessuno dei nodi del sistema e dei problemi dei lavoratorispiega la nota delle organizzazioni sindacali FIALS, NURSING UP e FSI – Un elenco (per altro incompleto), di pendenze contrattuali (compresi i noti accordi su incentivi, indennità infermieristica e mensa, accordi bellamente ignorati o stracciati dall’Assessorato), sarebbe nel programma di specifici incontri previsti a Gennaio. Noi saremo al tavolo di trattativa non certo per gentile concessione del signor Assessore ma in forza della nostra reale rappresentatività dei lavoratori come largamente certificata, a Genova, in Liguria e a livello nazionale dal voto dei lavoratori».

    Quanto al comportamento dell’Assessorato e della Regione «Le nostre Segreterie rispondono che ognuno è libero di comportarsi come meglio crede. Prendiamo atto che la linea di Confindustria piace molto all’Assessore e alla Regione Liguria. Risponderemo sui posti di lavoro, tra i lavoratori e giocoforza anche nelle sedi preposte a garantire il rispetto delle norme».

     

    La Fials, inoltre, si rivolge all’azienda sanitaria locale genovese (ASL 3) per segnalare una palese violazione degli accordi aziendali in materia di aggiornamento.  «Risulta alla nostra organizzazione sindacale che nella giornata del 30 novembre 2012, in coincidenza con lo sciopero generale proclamato da una sigla sindacale, questa Azienda non ha provveduto a sospendere i corsi di aggiornamento programmati scrive la Fials – Al riguardo denunciamo che sicuramente il corso TAO si è svolto normalmente nonostante dovesse essere sospeso per la concomitanza con lo sciopero».

    «Nessuna comunicazione in merito è stata mai recapitata a questa organizzazione sindacale – continua la nota della Fials – Fa specie un tale atteggiamento anche in considerazione della condizione in cui si costringono i lavoratori che in caso di “assenza al corso” si vedono negare i “crediti ECM” cui la legge li obbliga e perfino l’eventuale cancellazione dalla partecipazione ai corsi per “assenze superiori al 10%” della durata complessiva del corso».

    «La norma che dispone la sospensione dei corsi in caso di sciopero, oltre che essere eticamente corretta, risulta liberamente sottoscritta dalla Vostra Azienda come testualmente riportato:Art. 4 – Modalità di effettuazione degli scioperi (…) Nella giornata di sciopero (…), Sono altresì sospese le attività di aggiornamento obbligatorio“, testo Contratto Integrativo Aziendale SUI SERVIZI ESSENZIALI E SULLE PROCEDURE DI RAFFREDDAMENTO E CONCILIAZIONE IN CASO DI SCIOPERO DEL PERSONALE DEL COMPARTO DELL’AZIENDA SANITARIA LOCALE N° 3 “GENOVESE” – Giugno 2002 tutt’ora vigente», sottolinea la segreteria genovese della Fials.

    «Per quanto esposto e considerato che questa Direzione si dimostra particolarmente “attiva e puntuale” nel “contestare” presunte violazioni contrattuali ai lavoratori (vedi tra l’altro i casi recenti in corso d’opera), comprese presunte violazioni degli obblighi di partecipazione ai corsi di aggiornamento, si chiede all’Azienda di fornire ogni idonea spiegazione e di non trascurare l’obbligo di contestazione formale ai propri Dirigenti Responsabili della palese violazione di norme che risultano per altro semplici, di facile comprensione e note a tutti».

     

    Matteo Quadrone

    [Foto di Daniele Orlandi]

  • Natale 2012: visita guidata all’Abbazia di San Fruttuoso di Camogli

    Natale 2012: visita guidata all’Abbazia di San Fruttuoso di Camogli

    San fruttuoso di CamogliIn occasione della Notte di Natale 2012 il FAI (Fondo Ambiente Italiano) organizza una visita guidata notturna all’ Abbazia di San Fruttuoso, comprensiva di Messa di mezzanotte – con canti natalizi eseguiti dal coro Ars Antiqua – e rinfresco.

    Un battello riservato ai partecipanti dell’evento partirà dal Porticciolo di Camogli alle 22.40 per raggiungere il borgo di San Fruttuoso.

    Al termine della Messa sarà possibile visitare il complesso monastico completamente restaurato dal FAI e verrà proposto un brindisi augurale con vin brûlé a cura dell’Associazione Alpini di Rapallo, con degustazione del tradizionale pandolce di Natale della Pasticceria Budicin di Camogli.

    Ai presenti verrà inoltre offerto un omaggio di Helan Cosmesi di Laboratorio di Genova.

    Il rientro a Camogli è previsto con il battello dell’01.15.

    L’evento è organizzato dal FAI in collaborazione con la Parrocchia di San Fruttuoso, il Comune di Camogli e i Battellieri Golfo Paradiso. L’escursione costa 26 €. Info e prenotazioni ai numeri 0185 772091 o 0185 772703.

  • Angeli alle fermate Genova: un libro racconta l’associazione

    Angeli alle fermate Genova: un libro racconta l’associazione

    Angeli alle fermateDomenica 23 dicembre 2012 alle 16, presso il laboratorio sociale di vico Papa alla Maddalena, avrà luogo la presentazione di un libro che racconta le attività dell’associazione Angeli alle fermate: dopo 3 anni di vita a Genova e 6 a Bologna, 270 pagine per rivivere le storie raccolte dagli “angeli” durante le loro uscite notturne.

    Questa la scheda di introduzione al testo.

    Durante quelle lunghe notti, esposti a tutte le intemperie del caso, abbiamo conosciuto tanti esseri umani che popolano le fermate di notte. Chi ci passa e basta, chi ci vive, chi vi cerca la felicità o solo un po di compagnia, chi ci passa ma vorrebbe fermarsi, chi è fermo da tempo e vorrebbe ripartire.

    Storie allegre, storie tristi, ricordi, sogni, pezzi di vita intima, dolori, confessioni, segreti. I passeggeri alle fermate ci hanno raccontato di tutto, col cuore in mano, e così noi angeli abbiamo deciso di dare spazio a queste storie, viste attraverso i nostri occhi, e di stamparle.

    Un libro scritto a tante mani, o a tante ali, che dir si voglia. tanti racconti, spassosi, malinconici, intensi, da portarsi in treno o dal barbiere, in posta o al bar, quando aspettare può diventare un momento pieno e non una perdita di tempo, come l attesa del bus, che a volte, insieme agli angeli, è diventata più leggera, scherzosa, divertente e magica.

    Perchè il progetto degli angeli alle fermate possa riprendere, perchè gli angeli tornino a posarsi, come fiocchi di neve, sulle pensiline fredde e monotone di questa nostra stupenda città.

    Per acquistare una copia del libro e sostenere le attività dell’associazione è ufficiostampa@angeliallefermate.it.

  • Argentina e FMI: nessun complotto, è fallita la “ricetta” anti crisi

    Argentina e FMI: nessun complotto, è fallita la “ricetta” anti crisi

    Argentina, Buenos AiresLa settimana scorsa abbiamo visto come l’Argentina stia manipolando le statistiche relative all’inflazione e abbiamo provato a smentire con i dati le ipotesi paventate da più parti circa un fantomatico complotto del Fondo Monetario Internazionale ai danni dello stato sudamericano. Questo, oltre ovviamente a minare la credibilità del paese, sta facendo rapidamente svalutare le obbligazioni indicizzate all’inflazione che, nonostante gli altissimi rendimenti, vengono evitate dagli investitori. Cerchiamo di capirne il perché.

    Questi titoli sono denominati in pesos e per essere incassati devono essere convertiti nella propria valuta, ad esempio in dollari. Il problema è che attualmente in Argentina c’è uno stretto controllo sui capitali che non permette di vendere pesos per comprare valuta estera, se non in casi eccezionali. L’unica alternativa sarebbe quindi rivolgersi al mercato nero dove è possibile vendere pesos a un cambio molto più sfavorevole di quello ufficiale poiché tiene conto dell’inflazione reale. Questa differenza di cambio è pari a circa il 25% ed è per questo che i titoli argentini non sono molto appetibili.

    Come vi ho accennato non è possibile convertire pesos in valute estere, ma si sono trovati diversi escamotage per aggirare questa regola. Fino a pochi mesi fa era consuetudine aprire due conti PayPal con differenti email di riferimento ma di proprietà della stessa persona. Trasferendo i soldi da un conto all’altro era possibile convertire pesos in dollari secondo il cambio ufficiale, molto più conveniente del cambio al mercato nero. Il governo, accortosi di questo, ha limitato per legge a uno il numero di conti PayPal attivabili da una stessa persona, ma agli argentini non manca la fantasia e hanno trovato soluzioni alternative.

    Un altro trucchetto utilizzato era fingere di doversi recare all’estero per poi invece rimanere a casa, in questo modo era infatti consentito convertire una somma limitata di pesos in valuta estera. Anche in questo caso il governo è intervenuto introducendo una norma secondo la quale tutte le richieste di valuta devono essere confermate dalle agenzie di viaggio, inoltre chi si reca all’estero può acquistare solo ed esclusivamente la valuta dei paesi di destinazione. Come se non bastasse, una volta oltre confine non è possibile prelevare dollari con la propria carta di credito e inoltre, per scoraggiare gli acquisti all’estero, è stata  introdotta una tassa del 15% su tutti gli acquisti effettuati all’estero con carta di credito, inclusi gli acquisti effettuati su eBay, Amazon e le transazioni su PayPal.

    L’unica categoria che ha ancora un modo di aggirare il controllo sui capitali è quella dei lavoratori autonomi che vengono pagati in dollari. Un numero sempre maggiore di loro si reca in Uruguay per aprire un conto corrente e ottenere una carta di credito. Attraverso questo conto ricevono le loro retribuzioni pagate estero su estero e possono effettuare i propri acquisti in Argentina con la carta di credito Uruguayana.

    Non solo i cittadini, ma anche le aziende sono state colpite da misure simili. Chi vuole importare prodotti in Argentina deve ricevere un’autorizzazione ministeriale che gli impone di esportare merci argentine per un valore pari alle merci che ha importato. Questa normativa crea diverse situazioni paradossali: ad esempio i concessionari argentini di automobili prodotte oltre confine sono costretti ad esportare soia o vino per avere l’autorizzazione a importare le auto che rivendono.

    L’obiettivo di questa misura è quello di mantenere in equilibrio la bilancia commerciale (la differenza tra le importazioni e le esportazioni) per evitare che il peso si svaluti ulteriormente nei confronti del dollaro. Il problema è che diminuendo le importazioni anche le esportazioni ne risentono: una fabbrica FIAT a Cordoba ha addirittura dovuto sospendere la produzione per mancanza di parti da assemblare.

    A completare il quadro abbiamo una Banca Centrale che ha ormai perso ogni parvenza di indipendenza e che ha il solo ruolo di stampare moneta per finanziare la spesa pubblica del governo.

    E, per non farci mancare nulla, un giudice di New York ha recentemente condannando Buenos Aires a risarcire 1 miliardo e 300 milioni di dollari a due hedge fund americani che, non avendo aderito alle ristrutturazioni del debito nel 2005 e 2010, pretendono il rimborso integrale dei titoli in loro possesso. L’Argentina infatti, per ristrutturare il proprio debito, aveva proposto a tutti i suoi investitori il rimborso del solo 30% del valore nominale dei titoli di stato in loro possesso. I due fondi americani hanno invece rifiutato tale proposta portando in tribunale lo stato argentino.

    La Corte d’Appello ha prorogato la scadenza del rimborso al 27 febbraio 2013 dando così più tempo al governo sud americano, anche se la situazione rimane piuttosto difficile.

    Non è la prima volta che un fondo speculativo tenta di rifarsi sullo stato argentino: alcuni mesi fa in Ghana una nave della marina militare argentina è stata addirittura sequestrata per reclamare il pagamento dei tango-bonds. Il pensiero che questa nave si chiamasse “Libertad” strappa un sorriso amaro ripensando all’infausta storia di questo grande paese.

    A questo punto non penso che vi stupirete se vi dico che l’agenzia di rating Fitch ha declassato l’argentina a ‘CC’ ritenendo possibile il default e che i CDS sui titoli argentini, cioè gli strumenti derivati utilizzati per assicurarsi contro il default, sono schizzati alle stelle.

    Penso abbiate capito che il modello argentino è stato preso troppo frettolosamente come esempio per uscire dalla crisi. Purtroppo l’Argentina ha ancora molta strada da fare e non è detto che nel cammino non ricada in una crisi ancora più terribile di quella del 2001…

     

    Giorgio Avanzino 

  • La fiaba incartata: spettacolo di improvvisazione con Rubik Teatro

    La fiaba incartata: spettacolo di improvvisazione con Rubik Teatro

    rubik teatroSabato 22 dicembre 2012 la compagnia Rubik Teatro va in scena per la prima volta con uno spettacolo di improvvisazione teatrale interamente dedicato ai bambini.

    La fiaba incartata” avrà due repliche, alle 17 e alle 21: un cantastorie narrerà una fiaba che nessuno conosce… neanche lui! Il pubblico sarà chiamato a costruire e realizzare il racconto salendo sul palco e interagendo con gli attori.

    La replica dalle 17 avrà come oggetto le carte tratte dal libro per l’infanzia appena edito “La scuola che scatole” di Elisabetta Civardi (al termine dello spettacolo si potrà acquistare il libro con dedica autografa dell’autrice); la replica delle 21 riguarderà invece una fiaba completamente diversa.

    Ingresso: 7 euro per un solo spettacolo; 12 euro entrambi gli spettacoli. Prevendite al 342 0038132 o info@rubikteatro.it.

    Rubik Teatro nasce a Genova nel 2010 da un gruppo di attori che hanno maturato e consolidato la loro esperienza sia nell’improvvisazione teatrale sia nel teatro su testo. Obiettivo primario di Rubik è la promozione e la diffusione sul territorio del teatro d’improvvisazione, producendo spettacoli per adulti e bambini all’insegna dell’innovazione e della sperimentazione di nuovi linguaggi attorali.

    Rubik è anche una Scuola di teatro che conta un numero sempre maggiore di allievi ed è un ottimo terreno per mettersi in gioco e vivere sulla propria pelle le principali dinamiche dell’improvvisazione, da usare sul palco come nella vita: ascolto, agilità, fiducia e creatività sono solo alcune delle esperienze (individuali e di gruppo) che i corsi dei docenti di Rubik offrono per una maggiore conoscenza di se stessi.

  • Scuola in ospedale: l’istituto Gaslini premiato dal Ministero dell’Istruzione

    Scuola in ospedale: l’istituto Gaslini premiato dal Ministero dell’Istruzione

    Ospedale GasliniNella Sala Pallavicino del Comune di Zibello (Parma), si è tenuta la premiazione dei “Label 2012: l’Europa cambia la scuola”. Undici scuole in tutto il territorio nazionale sono state premiate con il prestigioso riconoscimento del Ministero dell’Istruzione, dell’Università e Ricerca, Direzione Generale per gli Affari Internazionali, per il loro contributo alla crescita della dimensione europea nella formazione dei giovani.

    Unica Scuola Ospedaliera premiata dal MIUR è stata la Sezione Ospedaliera Secondaria di I grado IC Sturla Gaslini di Genova, diretta dalla dott.ssa Alba Benvenuto, per il riconoscimento della qualità della progettualità europea nella scuola dal 1989 ad oggi. Grazie soprattutto ai progetti Comenius e E-twinning ed alla presenza degli Assistenti Comenius, la sezione ospedaliera Gaslini ha permesso agli alunni degenti l’apertura al mondo esterno e la crescita di una consapevolezza europea.

    Dal 1976 la Scuola Media Statale è presente nell’Istituto pediatrico Giannina Gaslini, per garantire ai ragazzi ricoverati il diritto allo studio, con 9 docenti di Scuola Secondaria di I grado. Dal 2002 la Sezione Ospedaliera viene denominata dal Ministero della Pubblica Istruzione “La scuola in ospedale come laboratorio di innovazione didattica” e dal 2003 viene attivato il servizio di Istruzione Domiciliare, con il Progetto HSH@Network (percorsi didattici collaborativi con la triangolazione Hospital-School-Home).

    «Attraverso il confronto con analoghe esperienze in Europa si è rinnovato l’approccio alle problematiche specifiche dell’educazione in ospedale, mostrando come le opportunità offerte dai partenariati europei possano contribuire a rafforzare la dimensione valoriale della formazione in contesti di disagio e sofferenza», recita la motivazione del prestigioso premio assegnato alla Scuola in Ospedale del Gaslini.

    Il racconto premiato, della docente Irene Monaco, descrive un percorso quasi trentennale di internazionalizzazione della Scuola in Ospedale e di crescita e ricaduta sul territorio nazionale. Il premio è destinato ad implementare la mobilità internazionale dei docenti e i progetti europei della Sezione Ospedaliera, che è stata recentemente presente al meeting internazionale “Teachers in Hospital” di Goteborg (2012).

     

  • Società per Cornigliano, dalle aree Ilva al futuro del quartiere

    Società per Cornigliano, dalle aree Ilva al futuro del quartiere

    Villa BombriniUna società per azioni (a prevalente capitale pubblico) costituita per realizzare – grazie ai finanziamenti stanziati da varie leggi nazionali – gli interventi di risanamento ambientale, riconversione e valorizzazione delle aree dismesse dallo stabilimento siderurgico Ilva (ex Italsider) di Cornigliano, al fine di consentire nuovi insediamenti socio-produttivi strategici di rilevante interesse regionale, ambientalmente compatibili. Stiamo parlando della Società per Cornigliano Spa, nata ufficialmente il 22 febbraio 2003 in applicazione dell’art. 53, comma 2, della legge 28 dicembre 2001, n. 448 e della legge Regione Liguria 13.6.2002, n. 22. I soci sono: Regione Liguria (45%); Comune di Genova (22,5%); Provincia di Genova (22,5%); Invitalia Partecipazioni SpA, società interamente partecipata da Invitalia SpA, a sua volta interamente partecipata dal Ministero dell’Economia (10%). Il capitale è di euro 11.975.277,00. Attualmente nel Consiglio di Amministrazione siedono, tra gli altri: Stefano Bernini (nominato dal Comune di Genova), Presidente; Giovanni Calisi (nominato dalla Provincia di Genova), Vice Presidente; Claudio Burlando (di diritto, nominato dalla Regione Liguria), consigliere. Il direttore è Enrico Da Molo.

    Insieme alla Società Per Cornigliano operano, in virtù di contratti di mandato, due altre società a prevalente capitale pubblico:

    FILSE SpA (Finanziaria Ligure per lo Sviluppo Economico) si occupa di tutte le attività finanziarie e amministrative; Sviluppo Genova SpA (società pubblico-privata costituita per realizzare iniziative dirette alla riqualificazione ambientale di Genova e della sua provincia, attraverso il riutilizzo di aree industriali dismesse o in via di dismissione) cura tutte le attività tecnico-ingegneristiche, in particolare è la stazione appaltante per la maggior parte dei lavori di demolizione, smantellamento, bonifica e costruzione.

    In questo particolare momento storico – segnato dalla gravissima vertenza dell’Ilva di Taranto in cui sono in gioco due diritti fondamentali, ossia lavoro e salute – potrebbe essere utile ragionare sulle scelte politiche compiute a Genova alcuni anni fa, valutare i risultati raggiunti ed esplorare le prospettive future.

    Accordo di programma

    Il superamento della produzione siderurgica “a caldo”, altamente inquinante, è stato, per più di due decenni, una delle maggiori problematiche del territorio genovese. La tematica, nata negli anni ’80 sotto la spinta dei Comitati locali – in particolare quello delle “Donne di Cornigliano” – ha visto numerosi tentativi di soluzione per tutti gli anni ’90, complicati dal fatto che, nel frattempo, da statale qual era (Italsider), la proprietà dello stabilimento era divenuta privata (ILVA, del Gruppo Riva).

    Nel novembre 1999 venne stipulato un primo Accordo di Programma che però non ha trovato pratica applicazione.
    Nel luglio del 2005 si è finalmente raggiunta un’intesa tra le parti – (Presidenza del Consiglio dei Ministri, Ministeri dell’Economia, del Lavoro, dell’Ambiente, per le Attività Produttive, per le Infrastrutture, Ilva SpA, Regione Liguria, Provincia, Comune e Prefettura di Genova, organizzazioni sindacali, ecc. – consacrata nella firma, l’8 ottobre 2005, dell’Atto Modificativo.

    In seguito a tale l’intesa è stata interamente dismessa la produzione a caldo – l’ultima colata è del 29 luglio 2005 – e aree per circa 343.000 mq. sono state restituite alle istituzioni pubbliche (265.000 mq. alla Società Per Cornigliano e 78.000 mq. al demanio aeronautico, utilizzate dall’aeroporto).

    Più nel dettaglio, in conseguenza dell’art. 53 della legge 448/2001 e dell’Atto Modificativo del 2005, Società Per Cornigliano è divenuta proprietaria di tutta l’area del compendio siderurgico di Cornigliano, per 1.316.000 mq. (a cui va aggiunta l’area di Villa Bombrini, acquistata dalla Società nel 2008, per ulteriori 19.000 mq.).
    L’area di 265.000 mq. dismessa dalla siderurgia e nella disponibilità della Società Per Cornigliano è destinata, dopo la bonifica, al corridoio infrastrutturale costituito dalla nuova Strada di Scorrimento a Mare (77.000 mq.), a funzioni logistico-portuali a cura dell’Autorità Portuale (128.000 mq.) e a funzioni urbane (60.000 mq.). Peraltro, la riqualificazione urbana del quartiere interessa un ambito ben più vasto, di circa 230.000 mq.
    Sulla restante area (di 1.050.000 mq.), ILVA dispone di un diritto di superficie fino al 2065 (che si aggiunge a un’area di 44.000 mq. di sua proprietà e alla rinnovata concessione sulla banchina per 76.000 mq.).

    Progetto Strada a mare di Cornigliano

    «Tuttavia, l’occupazione è stata salvaguardata (circa 2000 addetti diretti, oltre l’indotto), attraverso un piano industriale che potenzia le attività “a freddo” (nell’area di circa 1.050.000 mq. concessa in diritto di superficie per 60 anni al Gruppo Riva) e che, in attesa dei nuovi impianti previsti dal piano industriale, ha impiegato, per un periodo di cinque anni, circa 500 lavoratori posti in cassa integrazione in progetti di pubblica utilità promossi dagli Enti locali (tutela del verde, manutenzioni e altro) – spiega il sito web della Società per Cornigliano – E’ un raro, se non unico, esempio di impresa redditizia (il gruppo Riva è uno dei principali gruppi industriali italiani e il sesto produttore mondiale di acciaio) che viene trasformata (e in parte dismessa) per una finalità di riqualificazione ambientale – conclude la Società per Cornigliano – così come è un raro esempio di raggiunto equilibrio tra le imprescindibili esigenze ambientali e le legittime preoccupazioni occupazionali».

    Sul delicato punto della difesa dei livelli occupazionali, però, i pareri sono discordanti.
    Il 26 ottobre scorso a Genova si è svolto un incontro, promosso da Legambiente, intitolato “Genova chiama Taranto. Il caso acciaio. Ambiente e lavoro sono la stessa cosa”, un’occasione propizia per ricordare le vicende che hanno reso possibile superare il ciclo a caldo a Cornigliano.
    Stefano Bernini, attuale Vice Sindaco e assessore all’urbanistica del Comune di Genova ma per lungo tempo alla guida del Municipio Medio Ponente, così si è espresso sulle aree «Il conto è stato fatto sul lavoro che poteva essere dato e la porzione liberata e già destinata dalla Società per Cornigliano ad attività portuale in parte occupa addetti, ma la quantità di occupati per metro quadrato non è soddisfacente».
    In merito all’Accordo, Bernini precisa ad Era Superba «Effettivamente non è stato rispettato, ma va detto che è sempre esistito un sistema di tutela economica a garanzia dei lavoratori. In seguito è sopraggiunta la crisi ed oggi la delicata situazione di Taranto ha complicato le cose. Bisogna sottolineare, però, che la riconversione di un’impresa siderurgica non si traduce nella contemporanea riconversione dei posti di lavoro. In altri termini non è facile riassorbire tutta l’occupazione in nuove attività portuali e logistiche che si vengono a creare».

    Federico Pezzoli, delegato Fiom all’ILVA di Genova Cornigliano, è uno dei 1750 dipendenti rimasti «Nel 2005 eravamo 3000, oggi siamo 1750, 1150 dei quali impiegati nei contratti di solidarietà. L’Accordo di Programma ha permesso la trasformazione dell’area a caldo di Cornigliano potenziando quella a freddo, nessuno è stato licenziato, però la forza lavoro è scesa da 2700 persone a 1700 attraverso 7 anni di Cassa Integrazione Guadagni Straordinaria (CIGS), Cassa Integrazione Guadagni Ordinaria (CIGO) e Contratti di Solidarietà (CdS)». Poi ha aggiunto «Se si fosse optato per un forno elettrico ecocompatibile forse oggi i problemi del sito genovese non esisterebbero».

    Per quanto riguarda la salute pubblica, invece, il miglioramento è stato evidente già a partire dal 2002, quando venne chiusa la cockeria per ordine della magistratura del capoluogo ligure.
    L’insediamento industriale, fin dagli anni ’50, generò un notevole degrado dell’ambiente urbano provocato, soprattutto, dalle forti emissioni in atmosfera di ossido di carbonio, benzene, benzopirene, biossido di zolfo, ossidi di azoto e polveri, prodotti dagli impianti ubicati a stretto contatto con le abitazioni.
    Oggi, a seguito della chiusura delle lavorazioni a caldo, la maggiore fonte di inquinamento dell’aria del quartiere è costituita dal traffico veicolare che percorre via Cornigliano, l’unica strada di collegamento (esclusa l’autostrada) tra il Ponente e il centro cittadino.
    «La chiusura della cokeria di Cornigliano ha permesso un abbattimento immediato di malattie e ricoveri, anche dei bambini del quartiere – spiega il dott. Federico Valerio, chimico ambientale che per anni ha lavorato presso l’Ist (Istituto Nazionale per la Ricerca sul Cancro di Genova) – E ha reso gli abitanti di Cornigliano simili a quelli di altre parti della città che comunque hanno a che fare con l’inquinamento automobilistico, che è altra cosa da quello di una cokeria».
    Della preziosa esperienza Ist beneficerà l’Agenzia Regionale per la Prevenzione e la Protezione dell’Ambiente pugliese (ARPA Puglia) che ha adottato la procedura degli studi epidemiologici genovesi. Nonostante ciò, ha aggiunto Valerio «Il sottoscritto che ha diretto quel laboratorio ottenendo questi risultati è andato in pensione e nessuno sta pensando di sostituirlo, perché la prevenzione primaria non rende, quindi non interessa».

    Risorse finanziarie

    Le risorse complessive a disposizione – fondi di competenza del Ministero dell’Ambiente, del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti e della Presidenza del Consiglio dei Ministri – ammontano (al lordo degli oneri finanziari) a euro 216 milioni circa.
    Sulla base delle valutazioni al momento disponibili si stima che gli interventi di bonifica avranno un costo di circa 65-70 milioni di euro e le infrastrutture (strada di scorrimento a mare e altre, incluse le opere di nuova delimitazione dello stabilimento) un costo di euro 90-100 milioni. Pertanto, per gli interventi di riqualificazione urbana sarebbero disponibili risorse per un importo variabile tra i 45 e i 60 milioni di euro.

    Bonifica

    La prima porzione delle aree dismesse dalla parte a caldo dello stabilimento siderurgico di Cornigliano è stata presa in consegna dalla Società a fine marzo 2006, e l’ultima porzione è stata consegnata nel gennaio 2009. L’estensione complessiva delle aree consegnate da ILVA alla Società è stata di 266.840 mq.
    Su tali aree erano presenti numerosi manufatti ed impianti. L’attività principale è quindi consistita nella demolizione e nello smantellamento di detti manufatti ed impianti.
    Dal punto di vista economico, gli interventi più significativi sono stati la demolizione in area SOT (Sottoprodotti), la demolizione della Cokeria e la demolizione dell’Altoforno, mentre dal punto di vista dell’impatto positivo sul quartiere e della “spettacolarità”, senza dubbio l’intervento più significativo è stata la demolizione dei due gasometri e della torre piezometrica.
    Il costo complessivo per l’insieme degli interventi di demolizione, smantellamento e bonifica ammonta a fine 2011 a circa 30,5 milioni di euro, comprensivo di spese tecniche.

    «Oggi la bonifica è in gran parte conclusa – spiega il direttore della Società per Cornigliano, Enrico Da Molo – La porzione più critica è quella dell’area ex Sottoprodotti, a sud –est, dove è presente una notevole contaminazione della falda acquifera. Stiamo ragionando sull’intervento da eseguire. Mentre l’area ex gasometri sarà bonificata e ricoperta da un metro di terra conforme in modo da trasformarla in spazio destinato a verde pubblico. Infine, rimane da bonificare la parte a sud della ferrovia, nei pressi di Villa Bombrini, dove è stata ipotizzata l’ubicazione del futuro ospedale del Ponente».

    Infrastrutture viarie

    Ponte di Cornigliano

    L’opera più importante è la realizzazione della nuova strada di scorrimento a mare (SSM) – da Lungomare Canepa (Sampierdarena) a Piazza Savio (Cornigliano) – in grado di fornire un’adeguata risposta alle esigenze legate alla mobilità dell’intero Ponente genovese e, nel contempo, sgravare via Cornigliano dal traffico di attraversamento con il conseguente effetto di riqualificazione urbana.

    Ma sono previsti anche altri interventi infrastrutturali al fine di riorganizzare l’intero sistema viario della zona: Lungomare Canepa; strada di sponda sinistra del torrente Polcevera; strada di sponda destra del torrente Polcevera; collegamento tra la SSM e lo svincolo autostradale Genova-Aeroporto.
    Alcune di tali opere (segnatamente quelle situate nelle aree dismesse dallo stabilimento siderurgico, vale a dire parte della SSM e il collegamento con lo svincolo) sono finanziate dalla Società Per Cornigliano in virtù dell’Accordo di Programma 8 ottobre 2005, mentre le restanti opere (o, nel caso della SSM, parte di esse) sono finanziate da ANAS.
    Tuttavia, considerata l’unitarietà del disegno infrastrutturale, si è ritenuto necessario che le attività di progettazione e di successiva esecuzione delle opere stradali fossero svolte da un unico soggetto, vale a dire da Società Per Cornigliano, che si avvale di Sviluppo Genova, in virtù di un rapporto di mandato, per tutte le attività tecnico-ingegneristiche. E’ quindi Sviluppo Genova che svolge le funzioni di stazione appaltante.

    «Con la strada a mare siamo a metà dell’opera – spiega il direttore della Società per Cornigliano, Enrico Da Molo – le altre infrastrutture viarie sono già state progettate, alcuni lavori sono partiti (ad esempio quello per la strada di sponda destra del Polcevera), a breve, tutti saranno avviati».
    «Nel 2015 la strada a mare sarà conclusa – conferma il Vice Sindaco, Stefano Bernini – e risulterà fondamentale per “liberare” via Cornigliano, migliorando la qualità dell’ambiente ma non solo. Purtroppo, per lungo tempo, la parte di quartiere compresa tra via Cornigliano e le acciaierie è rimasta disagiata anche dal punto di vista sociale. Grazie a questo intervento sarà possibile avviare una profonda riqualificazione».

    Riqualificazione urbana

    Mercato Comunale Cornigliano

    L’obiettivo è quello di rispondere all’istanza di ricucitura tra l’abitato e lo stabilimento siderurgico, attraverso un progetto urbanistico di elevata qualità e di risposta alle esigenze della delegazione.
    L’Atto Modificativo dell’Accordo di Programma prevede interventi di riqualificazione urbana estesi sul quartiere. Al riguardo, l’art. 6 stabilisce che Società Per Cornigliano «si impegna (…) a realizzare gli interventi pubblici di riqualificazione urbana su parte delle aree restituite da ILVA s.p.a. d’intesa con il Comune di Genova, in conformità al successivo art. 20». L’art. 20 a sua volta prevede «Così come previsto all’art. 2 “Scopi generali” del presente atto suppletivo, le parti pubbliche convengono di individuare, anche con il coinvolgimento della popolazione interessata, le condizioni necessarie per la riqualificazione del territorio di Cornigliano e per la valorizzazione del relativo contesto urbano».

    I fulcri di tali operazioni sono rappresentati da Villa Bombrini e dal previsto spostamento della stazione ferroviaria, la cui ricollocazione, in corrispondenza dell’attuale rimessa AMT, prelude alla definizione di una nuova piazza, baricentrica rispetto all’ambito di Cornigliano e posta a cerniera fra l’area residenziale ed insediamenti produttivi previsti nell’area siderurgica.

    Società Per Cornigliano e Comune di Genova, pertanto, hanno concordato un “Programma Integrato di Riqualificazione Urbana” approvato dal Consiglio Comunale con delibera n. 62 dell’8 settembre 2008 e successivamente modificato con delibera n. 64 del 15 settembre 2009. Nel redigere il programma, particolare attenzione è stata posta a quanto emerso nel dibattito svoltosi in seno al Gruppo di Lavoro istituito dal Municipio VI – Medio Ponente in data 11/1/2007, con delibera n. 1, nato in rappresentanza dei gruppi locali organizzati (CIV, associazioni corniglianesi, comitati di quartiere, ecc.).

    Tra gli interventi decisi ricordiamo i seguenti: facciate edifici privati; recupero di Villa Serra; rifunzionalizzazione di Villa Bombrini; restyling di Via Verona e Via Vetrano; Videoporto.

    «Il rifacimento delle facciate ha ottenuto un grande successo – spiega Da Molo – Adesso abbiamo aperto nuovo bando per includere altri edifici».
    «Quasi il 50% dei palazzi ha aderito al bando per ottenere i contributi – conferma Bernini – ciò significa che anche i cittadini corniglianesi hanno creduto nel progetto di riqualificazione, visto che hanno partecipato in prima persona anche con le proprie risorse economiche».
    «Abbiamo ultimato la ristrutturazione di Villa Serra (che è di proprietà comunale e l’amministrazione dovrà decidere quali funzioni inserire al suo interno, ndr) e stiamo sistemando i giardini Melis – continua Da Molo – A breve dovrebbe partire la gara di appalto per il restyling di via Verona e via Vetrano».

    Ilva CorniglianoMa, come detto in precedenza, i due fiori all’occhiello sono Villa Bombrini e Videoporto.
    La Società Per Cornigliano ha acquistato la villa da Fintecna Spa (società interamente partecipata dal Ministero dell’Economia) nel luglio 2008, acquisendone il possesso nel settembre dello stesso anno. Il costo dell’immobile e delle relative pertinenze è stato di € 9.7 milioni.
    Parte integrante dell’intervento su Villa Bombrini è stata la manutenzione straordinaria del suo giardino con lo scopo di aprire questo spazio alla cittadinanza.
    Nell’immobile, che al momento dell’acquisto era utilizzato solo in minima parte, hanno trovato sede alcuni soggetti pubblici (quali Infrastrutture Liguria e SIIT) e, soprattutto, la Genova Liguria Film Commission (GLFC).
    La GLFC è una Fondazione partecipata dalla Regione Liguria e da alcuni Enti locali, che persegue il compito di attirare nella nostra regione investimenti nel settore della produzione audiovisiva, creando occupazione e dando opportunità di visibilità al territorio regionale.
    «L’insediamento della Fondazione Genova Liguria Film Commission, nell’ottica di rivitalizzare Villa Bombrini, si pone come elemento di attrazione, creatività e di vitalità, grazie all’afflusso di professionisti che può generare», sottolinea la Società per Cornigliano nel suo sito web.

    Ancor più significativa è la formazione di un “distretto” riservato alle piccole imprese del settore audio-video. Nato dalla collaborazione tra Società Per Cornigliano e Genova Liguria Film Commission, il cosiddetto “Videoporto” è il primo insediamento nelle aree dismesse dallo stabilimento siderurgico realizzato in attuazione del “Programma Integrato di Riqualificazione Urbana”.
    «Abbiamo riconvertito l’edificio che, fino al 2006, ospitava gli uffici amministrativi dell’Ilva – spiega Da Molo – Oggi al suo interno trovano posto 35 piccole imprese del settore dell’audiovisivo. Questo rappresenta sicuramente uno dei punti di forza dell’intera riqualificazione».

    «Dal punto di vista delle ricadute economiche si consideri che mediamente le diverse produzioni cinematografiche e televisive generano già ora una ricaduta economica sul territorio genovese di circa 5 milioni/anno, di cui 2,5 diretta (comparse, elettricisti, sartoria, costumisti, noleggi di attrezzature, catering, etc) e 2,5 indotta (hotels, ristoranti, taxi, etc) – spiega la Società per Cornigliano – Grazie alla disponibilità del Videoporto si prevede che tale ricaduta possa aumentare considerevolmente. Quanto all’occupazione, dipende dalle diverse produzioni: comunque, si può stimare in circa 70 unità le persone genovesi che forniscono servizi ad ognuna di tali produzioni. Questo assetto pone le basi affinché Villa Bombrini diventi il polo di riferimento in città e in Liguria per il settore dell’audiovisivo – conclude la Società per Cornigliano – Si sottolinea che l’intervento non necessita di opere edilizie e di finanziamenti, poiché si auto-sostiene».

    «Il restyling di Villa Bombrini è fondamentale per due aspetti – spiega Bernini – Innanzitutto quello produttivo: siamo partiti con la Genova-Liguria Film Commission, poi abbiamo realizzato il Videoporto e da 5 imprese presenti siamo già saliti a 35. Secondo me ci sono enormi possibilità di sviluppo perché stiamo parlando di alta tecnologia, ossia un comprato sul quale Genova deve puntare forte. Il secondo aspetto cruciale è la trasformazione della villa in punto di riferimento per il territorio: un vero e proprio centro culturale che organizza e ospita eventi, festival musicali e svariate iniziative».

    L’Accordo del 2005 costituisce l’ideale presupposto anche per un’ulteriore operazione destinata a cambiare il volto del quartiere, ovvero il recupero di via Cornigliano che si candida quale nuovo “centro” del tessuto urbano, attraverso la programmazione di adeguati interventi di riqualificazione (riduzione carreggiate, alberature, arredo urbano e riqualificazione marciapiedi, ecc.).
    «Un paio di giorni fa il Consiglio di amministrazione della Società per Cornigliano ha dato incarico a RI.geNova s.r.l. (Riqualificazione Urbana Genova s.r.l. partecipata dall’Agenzia Regionale per il Recupero Edilizio-A.R.R.ED. S.p.A., società mista pubblica) di avviare un concorso di progettazione della nuova via Cornigliano – racconta Bernini – Sarà un percorso partecipato con la popolazione del luogo. Gli architetti parleranno con persone, associazioni e comitati del territorio per studiare la migliore soluzione progettuale».

    Ma non è tutto, nel prossimo futuro «A mare della ferrovia verrà realizzato il nuovo depuratore – continua il Vice Sindaco – stiamo lavorando per dare la disponibilità del Comune. In questo modo risolveremo il disagio dovuto agli sgradevoli miasmi prodotti dall’attuale impianto nella zona vicino al Ponte Pieragostini».
    E ancora sono previsti «Il rifacimento della bocciofila di quartiere, la copertura del mercato comunale ed altre piccole riqualificazioni nel centro storico di Cornigliano», aggiunge Bernini. Senza dimenticare che le aree attualmente occupate dal Gruppo Spinelli «Diventeranno l’autoparco di Genova, in grado di accogliere tutti i mezzi pesanti che gravitano intorno al porto», conclude Bernini.

    Matteo Quadrone

  • Destra e Sinistra, addio: spazio a “moderati” e “populisti”

    Destra e Sinistra, addio: spazio a “moderati” e “populisti”

    Non so se ve ne siete accorti, ma nonostante le imminenti elezioni i termini “destra” e “sinistra” sono praticamente scomparsi dal dibattito politico. Non sarà una sorpresa per chi fosse convinto che siano idee morte ormai da diverso tempo: ma io non sono fra i sostenitori di questa tesi. Penso invece che queste categorie, almeno in termini ideologici astratti, abbiano ancora un peso attualissimo: è (o dovrebbe essere) di destra chi si riconosce nell’ordine, nella legalità, nel tentativo di preservare i valori preesistenti, in un’interpretazione minimale del ruolo dello Stato e in una visione che assegna una funzione sociale positiva alla libera iniziativa individuale; al contrario è (o dovrebbe essere) di sinistra chi si riconosce nella cultura, nell’associazionismo spontaneo, nelle idee nuove, nell’impatto positivo della spesa pubblica e nell’uguaglianza sociale.

    Come si vede, sono punti di vista che occasionalmente possono anche convergere, ma che certo danno esiti ben diversi quando si prende in considerazione l’attualità politica, sociale, economica, fiscale, ambientale, religiosa, e via dicendo. Pertanto, anche se non si tratta sicuramente di una inderogabile legge di natura, bisogna ammettere che la distinzione ha quantomeno il pregio di definire un orizzonte di valori concretamente individuabili; un orizzonte tale, anzi, da garantire il senso stesso alla dialettica politica. Esistono partiti, infatti, ed esiste un dibattito politico, se (e solo se) è lecito supporre almeno due ordini distinti e contrapposti di idee, principi, priorità: altrimenti non si capisce bene che senso abbia discutere.

    Eppure oggigiorno la grande narrazione politica non distingue più i partiti in base alla loro collocazione a destra o a sinistra; e tanto meno per la loro ispirazione, sia essa cattolica, riformista, liberale, comunista o fascista. Oramai il mondo si divide in “moderati” e “populisti”: ma cosa designino questi termini – confesso con franchezza – si fatica ad afferrarlo.

    Cos’è un “moderato”? Per la lingua italiana è “moderata” una persona lontana dagli eccessi, che cerca una misura appropriata: un termine, quindi,  positivo, che tuttavia di concreto esprime poco. Viene in mente – se mi passate un paragone filosofico – l’idea della virtù che aveva Aristotele, secondo il quale l’uomo virtuoso sarebbe colui che si pone nel giusto mezzo (cioè sono coraggioso, se non sono né temerario né codardo): tutto molto bello – ricordo diceva il mio professore di filosofia politica, il compianto Flavio Baroncelli – ma anche assolutamente scontato.

    E’ tautologico che chi fa troppo e chi fa poco sbagli, essendo che i termini della lingua italiana “troppo” e “poco” esprimono appunto l’idea di mancare, per eccesso o per difetto, la misura giusta. E’ come dire “è bravo chi fa bene” oppure “è disonesto chi si comporta disonestamente”: sono entrambe frasi sempre vere da un punto di vista logico, ma da un punto di vista pratico non dicono nulla sulla onestà o disonestà dei comportamenti concreti. Allo stesso modo, a prendere letteralmente una persona che si definisce “moderata”, dovremmo supporre anche che sia moderatamente democratica, moderatamente a favore dei diritti dell’uomo, moderatamente contro la stupro e moderatamente contro l’omicidio; oppure che si nutra ma senza riempirsi la pancia, che si diverta ma senza morire dalle risate e che faccia anche l’amore ma senza strafare. E’ evidente, in buona sostanza, che la parola “moderato”, se non è applicata ad un contesto, non significa proprio nulla.

    Al contrario il termine “populista” ha un’accezione certamente negativa. Generalmente indica chi si appella al popolo ma in modo ruffiano, sfruttandone le pulsioni meno razionali o illudendolo con promesse che non si possono mantenere. Non si capisce bene, però, perché il termine “populista” debba essere preso come opposto di “moderato”.

    Ma se passiamo all’uso della terminologia sul piano politico, tutto diventa improvvisamente chiaro. Negli anni il termine “moderato” ha assunto connotazione centrista, attirando a sé la destra (cosiddetta) “liberale” ed esercitando un grosso fascino anche sulla sinistra (cosiddetta) “riformista”: in soldoni PD e PDL si sono messi a fare comunella con l’UDC (non sfuggirà che stiamo parlando della maggioranza che ha votato tutti i provvedimenti del governo Monti). Queste forze politiche, e l’opinione pubblica che le sostiene, hanno avuto storicamente un rapporto contrastato con gli amici e rivali alle rispettive estremità, vale a dire Lega Nord e Alleanza Nazionale da una parte, e Rifondazione Comunista e Italia Dei Valori dall’altra. Erano questi i famosi “estremisti”, o “radicali”: due appellativi che venivano affibbiati, per lo meno, con un minimo di logica, visto che in effetti nel linguaggio corrente esprimono il principio esattamente contrario a quello della moderazione. Dato che poi dentro al calderone degli “estremisti” rientravano in effetti secessionisti, ex-comunisti ed ex-fascisti, la storia era più semplice da credere: i “moderati” sono per il dialogo, gli “estremisti” per la purezza ideologica, per dividere il paese con le barricate ed impedire la governabilità. Col passare del tempo, però, lo scenario dell’area “radicale” ha cominciato a mutare, fino ad arrivare oggi a comprendere Lega Nord, Italia Dei Valori, Movimento 5 Stelle e (se non si fa fagocitare dal PD) Sinistra Ecologia e Libertà di Vendola. Questo ensemble, affiancato da una vivace parte dell’opinione pubblica, non è più definibile “estremista”, dato che non ha quasi più legami con le ideologie del passato ed insiste molto sul rispetto della democrazia e della Costituzione (con la sola eccezione forse della Lega).

    Occorreva quindi – ecco il punto – trovare un altro modo per squalificare questi dissenzienti: è per questo che è stato tirato fuori dal cilindro un nuovo appellativo. Chi si richiama alla gente e all’applicazione integrale delle regole non è un semplice e ortodosso democratico, ma diventa un volgare e demagogico “populista”. Il cuore di questa vuota distinzione sta tutto qui: la parte che detiene il controllo del gioco deve accreditarsi come competente, responsabile e credibile, negando alla radice la possibilità di soluzioni politiche alternative.

    Berlusconi e Vendola, che per vari motivi oscillano un po’ a metà tra un fronte e l’altro, saranno promossi a “moderati” quanto meno si metteranno ad ostacolare l’aggregazione di un polo centrale costituito dalle forze dominanti. Non farsi ingannare dai nomi è fondamentale: quello che per alcuni è “essere moderati”, per altri è “essere senza idee”, “piegarsi al compromesso”, “inciuciare”, “paraculismo”.

    Destra e sinistra sono idee diverse di concepire la società messe a confronto: quello tra moderati e populisti, invece, è un dibattito inesistente che serve solo a introdurre subdolamente il pensiero unico. La realtà, d’altronde, l’abbiamo sotto gli occhi ed è avviata proprio su questo percorso: se hanno tutti la medesima visione su come organizzare la società, allora ci si può confrontare solo sugli aspetti tecnici (che attengono, però, guarda caso più al sapere scientifico degli specialisti che al consenso democratico della gente); mentre il dissenso diventa giocoforza un attentato ai fondamentali del vivere civile. E quindi, se supera la soglia di guardia, deve essere represso.

     

    Andrea Giannini