Anno: 2012

  • Castelletto, Villa Piaggio: nuove residenze con vista parco

    Castelletto, Villa Piaggio: nuove residenze con vista parco

    Villa Piaggio è uno storico edificio che sorge sulle pendici collinari di Carbonara, lungo l’antica salita di San Simone, nel quartiere Castelletto, in posizione dominante sulla città. Oggi ospita la sede della polizia municipale, il distretto sociale del Municipio Centro Est, l’associazione “Anziani Oggi” e l’Istituto Internazionale delle Comunicazioni (associazione di enti prevalentemente pubblici tra cui Comune, Provincia ed Università di Genova). L’imponente mole della villa è circondata da un vasto parco di stile prevalentemente romantico con folta vegetazione costituita per lo più da macchia mediterranea.

    «Costruita nel XV dai Moneglia, illustre famiglia patrizia proveniente da Chiavari che possiede molte proprietà in quella zona, passata successivamente ai Salvago e quindi ai Pinelli Gentile di Tagliolo, viene ristrutturata nel 1830 su progetto di Ippolito Cremona – si legge sul sito web www.fosca.unige.it (Fonti per la Storia della Critica d’Arte) – Intorno al 1890 viene acquistata dal senatore Erasmo Piaggio che ne fa la propria residenza e ne affida la ristrutturazione prima a Severino Picasso e successivamente a Luigi Rovelli. Nel 1958 la villa è venduta dagli eredi alle suore dell’Assunzione che l’adibiscono ad uso scolastico senza apportare particolari trasformazioni».
    Nel 1971 l’edificio passa di proprietà al comune di Genova. Attualmente il parco è diventato giardino pubblico, un “polmone verde” del quartiere, particolarmente apprezzato dai residenti ma non solo.
    Al complesso della villa si accede da due diversi ingressi: il più antico è quello su via Pertinace dove era posta l’antica portineria, ancora oggi esistente, costituita da un palazzo in stile neo medievale; l’altro è stato realizzato nel tardo ‘800 in seguito al taglio di corso Firenze ed è costituito da un ingresso monumentale in tono con lo stile della villa che si collega, dopo una serie di tornanti, alle scuderie e quindi all’ampia terrazza prospiciente la villa.
    «Nel parco, inoltre, vi sono alcune costruzioni in stile neo medievale, ingentilite da elementi decorativi, quali lapidi e stemmi, ripresi da modelli di edifici medievali e rinascimentali – si legge ancora su www. Fosca.unige.it – Il progetto di ristrutturazione di Severino Picasso, datato 1887, ci permette di analizzare i cambiamenti della villa. L’edificio a quella data si presenta come un corpo allungato, con due corpi loggiati ortogonali al fronte, che si protendono verso il mare». La villa attuale è «La risultante di aggregazioni successive con ampliamento di più unità. Nel 1798 la valutazione catastale indica la villa come tra le più importanti dell’area compresa nella cinta muraria del XVII secolo e quindi, in quel periodo, ha già raggiunto notevoli dimensioni».

    Nel 2010 il Comune di Genova decide di fare cassa mettendo in vendita beni immobiliari per dodici milioni, da Cornigliano a Castelletto. Tra questi ci sono anche tre immobili sette – ottocenteschi appartenenti al complesso originario di Villa Piaggio, ubicati nella parte bassa del parco.
    Parliamo delle antiche scuderie della villa, due fabbricati che si affacciano, da un lato sul parco della villa, dall’altro su Salita San Nicolò, mentre uno, quello di dimensioni minori, si affaccia su Salita Inferiore San Simone. Tutti giacciono, ormai da molto tempo, in stato di pesante degrado e necessitano di un importante intervento di ristrutturazione.

    «Purtroppo manca una visione progettuale da parte di Palazzo Tursi – spiega Franco Montagnani, esponente di Legambiente e del Comitato di zona – Gli amministratori pubblici pensano di avere la coscienza pulita recuperando denaro grazie alla vendita di beni pubblici. Ma parliamo di beni comuni, spazi vitali per i cittadini che, invece di essere ceduti ai privati, potrebbero essere riqualificati in funzione delle esigenze del territorio».

    Il bando di gara, come detto, risale al giugno 2010 ma, come spiega il presidente di Spim (società per la gestione del patrimonio pubblico, interamente controllata dal Comune di Genova), l’ingegnere Tommaso Cabella «L’atto ufficiale di vendita è del 29 settembre 2011. L’amministrazione comunale ha deciso di mettere in vendita gli immobili per provare a porre fine al degrado».
    I tre edifici, complessivamente, hanno una superficie agibile coperta di 1690 metri quadrati e sono accessibili da via Pertinace. Altri 775 metri quadrati sono di terreni pertinenziali. Il complesso di immobili – vincolati dalla Soprintendenza – è stato messo all’asta per 1 milione e 850 mila euro. Ed è probabile immaginare che, considerata la difficile congiuntura del mercato immobiliare, non sia stato possibile ricavare di più.

    «Spesso si sente parlare della necessità di spazi per le numerose realtà associative genovesi – spiega Montagnani – Ebbene all’interno dei parchi, delle ville storiche sparse per la città, questi luoghi ci sono. Con un po’ di buona volontà e solidarietà tra le persone sarebbe possibile recuperarli e destinarli alle attività delle associazioni. Lo stesso vale per Villa Piaggio, dove alcuni edifici sono da anni abbandonati a se stessi e nessuno, a livello istituzionale, si è preoccupato di ipotizzare per loro una nuova vita. Indubbiamente vedere degli immobili in queste condizioni, in una zona come Castelletto, è un pugno nell’occhio. Peccato però che un domani, queste prestigiose residenze vista parco, se le godranno esclusivamente pochi privilegiati».

    La conferma arriva dalla stessa Spim «A quanto ci risulta l’acquirente (una società non meglio precisata, ndr) sta sviluppando un progetto, in accordo con la Soprintendenza, per stabilire il futuro utilizzo degli immobili – spiega Cabella – Probabilmente la funzione sarà residenziale».

    Per il momento i lavori di ristrutturazione sono fermi al palo. Nell’edificio che sorge più in basso si può notare un cantiere che però sembra inattivo. Un cartello con le autorizzazioni per gli interventi di manutenzione straordinaria indica come data di denuncia inizio attività il 5 ottobre 2011, quindi pochi giorni dopo la vendita degli immobili. La proprietà è di Castalia s.r.l. con sede a Genova in via Ippolito D’Aste; il committente, invece, è Ambrosiana s.rl. con sede a Milano in via Olgettina (resa famosa dalle girls dell’ex premier Silvio Berlusconi, ndr).

    Nel nuovo Puc (Piano Urbanistico Comunale) l’area della villa e del parco è considerata servizi pubblici, in particolare servizi territoriali e di quartiere di valore storico-paesaggistico. Gli immobili venduti da Spim sorgono sulla cornice esterna del giardino, una porzione che il Puc individua come Ambito AC-US (contrassegnato da un colore rosso acceso), ambito di conservazione dell’impianto urbano storico.

    Tra le funzioni ammesse le principali sono residenza, strutture ricettive alberghiere, servizi privati, esercizi di vicinato e medie strutture di vendita ma anche parcheggi privati pertinenziali e parcheggi “fai da te”.
    La ristrutturazione edilizia è consentita, «Purché prevista da un progetto che ne dimostri la compatibilità sotto il profilo architettonico e funzionale, senza obbligo di reperire parcheggi pertinenziali con la seguente limitazione: l’ampliamento volumetrico nel limite del 20% della S.A. esistente è consentito anche tramite la sopraelevazione di un solo piano».
    La sostituzione edilizia è consentita, «Salvo che per gli edifici significativi sotto il profilo monumentale, architettonico, paesaggistico o documentario anche in relazione al contesto».
    La nuova costruzione è consentita «Limitatamente a: parcheggi pertinenziali o “fai da te” esclusivamente interrati; nuovi edifici in luogo di edifici preesistenti, anche con incremento della S.A. preesistente nel limite del 20%, ma esclusivamente per effetto di recupero di S.A. derivante da anticipati interventi di demolizione; nuovi edifici mediante demolizione e ricostruzione di edifici esistenti nell’ambito del lotto, salvo che per gli edifici significativi sotto il profilo monumentale, architettonico, paesaggistico o documentario anche in relazione al contesto, con incremento della S.A. esistente nel limite del 20%».
    Poi il Puc aggiunge «Gli interventi sul patrimonio edilizio esistente devono essere realizzati secondo le seguenti indicazioni: perseguire il mantenimento e la valorizzazione delle caratteristiche architettoniche, tipologiche e storico-ambientali dell’edificio, dell’intorno, degli spazi liberi e a verde e dei percorsi pedonali e storici; le modifiche e gli incrementi superficiari ammessi devono risultare organicamente connessi con l’edificio esistente; per gli interventi relativi a ville storiche e a edifici di particolare pregio architettonico il progetto deve riguardare l’intero immobile e le aree di pertinenza; agli interventi deve essere correlata la riqualificazione degli spazi di pertinenza, nell’obiettivo di una progettazione organica del verde; gli ampliamenti volumetrici comportanti sopraelevazione devono salvaguardare i caratteri architettonici dell’edificio stesso armonizzando l’ampliamento anche rispetto agli edifici circostanti».
    Vedremo cosa succederà nei prossimi mesi, augurandosi che la società che si è aggiudicata edifici e terreni, rispetti le prescrizioni del Piano Urbanistico e le indicazioni della Soprintendenza.

     

     

     

     

     

     

     

    Matteo Quadrone

  • Patrizio Pinna, Videoscrittori: “L’al di bar”, viaggio fra futuro e memorie

    Patrizio Pinna, Videoscrittori: “L’al di bar”, viaggio fra futuro e memorie

    Patrizio Pinna, scrittore genovese classe 1968. E’ vegetariano e vive senza televisione da oltre 15 anni… Le sue grandi passioni sono Frank Zappa, Tom Waits, Bjork, gli Smiths e i scrittori contemporanei americani (in particolar modo la Beat Generation). Adora i bar e le atmosfere che si creano con i gomiti sul bancone e la mente che prende il largo… Scrive quasi esclusivamente di notte e si occupa principalmente di romanzi autobiografici e romanzi demenziali. La sua opera d’esordio “Mitote” (Chinaski Edizioni, novembre 2004), nasce dopo un sogno e regala a Patrizio visibilità e consensi.
    Oggi lo scrittore genovese ha deciso di curare personalmente la produzione e la distribuzione delle proprie opere.

    Cos’è la memoria per te? Io mi difendo dalla memoria nel senso che non la alimento. Ho parecchie cose che potrebbero crearmi dei problemi ma vengono automaticamente rimosse. Ho pochissima memoria e questo è il mio meccanismo di difesa.

    Dove cerchi le tue idee? Non c’è bisogno… L’autobiografico è autobiografico… Puoi romanzare, puoi fare un tuo collega più rock n roll di quello che sarebbe, un personaggio femminile diventa spaziale…

    Quindi tutto quello che hai scritto è autobiografico? No, i romanzi demenziali non sono autobiografici. Ne ho scritti tre, poi magari sono considerabili demenziali anche gli altri…! “Libro Maria” (1996), “2001 odissea alla fiera della mescolanza genetica” (2001) e “The book of cool” (2009). In quest’ultimo caso mi prendo per il culo da solo, nel senso che sono credenze metropolitane e belinate che proponevano a me da piccolo… mia nonna ad esempio non voleva che si bevesse acqua dopo la banana!

    Cosa è che ti ispira… un posto, una situazione, qualcosa che fai e che sai già che ti ispirerà… Io adoro i bar. Mio padre era un frequentatore quando ancora esistevano i bar di quartiere dove si passava gran parte dell’esistenza, è un’estensione del salotto è la camera che non hai…

    I tuoi riferimenti letterari? Mi piace la gente che scrive della propria vita. Henry Miller ha dato il bianco e così Ernest Hemingway, anche se ha ucciso tantissimi animali e essendo io vegeteriano è una cosa che mi infastidisce. Poi Jack Kerouac, piccino… lui aveva anche problemi seri. Finché non hanno deciso di togliersi dai giochi hanno avuto una vita realmente rock n roll. Io non riesco a leggere i romanzi…

    Mettiamo caso che tu potessi scegliere di passare una serata al bar con uno di questi scrittori, chi sceglieresti e come te la immagini? Al bar Kerouac, assolutamente. Immagino una serata allucinante di quella da devastazione totale… E non ne dico altri perché sarebbe troppo per il mio fisico, con Kerouac almeno fino alle dieci e mezza potrei resistere!

    Dovessi chiederli una cosa? A Kerouac?! Beh di pagarmi da bere!

     

    Marcello Cantoni

     

    L’AL DI BAR di Patrizio Pinna

    Patrizio Pinna, scrittoreSe stavo sognando non ne avevo l’impressione, per questo, quando la vidi, rimasi senza fiato. Una Lancia Fulvia HF rossa, da Rally, preparata proprio come ricordavo e posteggiata malamente in seconda fila.
    Non poteva essere vero.
    Ne seguii con la mano la sagoma lucida, fino ai bordi leggermente frastagliati degli elefanti che riposavano correndole sui fianchi. Più bassa di quel che mi sarei aspettato, in miniatura quasi. Il mio sguardo per la prima volta la superava, oltre la lunga antenna dell’autoradio che disegnava una curva fino alla fine del tetto, come non ne fanno più. La toccavo in punta di piedi, un tempo, facendola rimbalzare sul suo grande mollone. La vetroresina era ruvida e provocava un affascinante fastidio, come il velluto dei pantaloni a zampa che ero costretto a indossare.
    Le girai intorno con la sensazione d’aver bevuto e, temporeggiando sulla soglia per evitarne la dissolvenza, mi accesi una sigaretta portandomi direttamente alla bocca un pacchetto di francesi senza filtro che non avrei nemmeno dovuto avere.
    Le stesse che se lo portarono via.
    Aspirai quel fumo pesante come un macigno senza spingermi oltre in quel ragionamento, quando, inspiegabilmente, lo vidi. Salì i tre scalini che separavano il bar dal marciapiede come se non ci fosse nulla di strano, vestito esattamente come ricordavo. Un paio di pantaloni grigi con un ampio risvolto, una camicia chiara dal lungo colletto, cravatta e doppiopetto blue. Non riuscii a mettere a fuoco le scarpe, d’altronde, non lo facevo nemmeno da bambino.
    Il fascino vintage di quell’abbigliamento, un tempo economico, gli conferiva un’aura dandy che non mi sarei mai aspettato, sebbene portasse ancora (o forse dovrei dire già) un anello al mignolo.
    Non avevo mai notato la sua somiglianza con Chet Baker prima di allora.
    Reggeva una sigaretta mezza consumata tra le dita e, scavate in volto, profonde rughe da deportazione. Restai immobile accanto alla macchina, fissandolo senza il timore che forse avrei dovuto provare, in attesa di un suo cenno, di una parola, di una spiegazione forse, o semplicemente di un abbraccio, come uno di quelli di cui non possedevo più nessuna memoria. Semplicemente attesi, proprio come mi aveva insegnato, ma senza bicchiere in mano. Terminata la sigaretta se ne portò un’altra alle labbra e accettò la fiamma da quell’accendino d’argento che un tempo era stato suo.
    Ebbi un brivido, ma le parole mi si congelarono in gola. Restai immobile sul marciapiede, avvolto dalla stessa nuvola azzurra di nicotina che un tempo mi provocava mal di testa, fino a quando, con un sorriso appena accennato, non risalì in macchina restituendo alla realtà i suoi monotoni contorni. Ascoltai il motore tossire rauco, come faceva lui la notte senza nemmeno rendersene conto, finché non si perse, di nuovo, chissà dove.
    Cercai di capire come avesse potuto non riconoscermi, poi, accendendomi un’altra di quelle sue sigarette micidiali, realizzai…
    Non ero più il suo piccolo, ero cresciuto e c’era un posto per me da qualche parte là fuori.
    Oltre il bancone di quel bar.

     

  • Green Night Festival: tre giorni di eventi al Parco di Portofino

    Green Night Festival: tre giorni di eventi al Parco di Portofino

    Da venerdì 29 giugno a domenica 1 luglio si terrà la seconda edizione del Green Night Festival, evento organizzato dall’associazione Arte Mare Scienza in collaborazione con i Comuni di Santa Margherita Ligure e Portofino, l’Area Marina Protetta e l’Ente Parco di Portofino.

    Tre giorni dedicati alla natura per scoprire il territorio del Parco di Portofino. In programma escursioni outdoor e attività sportive, laboratori per bambini, aperitivi con la scienza e spettacoli, sono solo alcune delle attività nei tre giorni di eventi e incontri sui temi dell’arte, della scienza e del mare.

    Arte Mare Scienza è un’associazione scientifico-culturale fondata nel 2011 per valorizzare il territorio attraverso il turismo sostenibile e la divulgazione di cultura scientifica e artistica del territorio.

    [foto di Daniele Orlandi]

  • “L’editore, l’autore e gli accordi nel mondo dell’immagine”, incontro al Ducale

    “L’editore, l’autore e gli accordi nel mondo dell’immagine”, incontro al Ducale

    Porticato di Palazzo DucaleVenerdì 29 giugno Palazzo Ducale ospita dalle ore 16.30 “L’editore, l’autore e gli accordi nel mondo dell’immagine”, un convegno realizzato dall’Associazione Comics Academy in collaborazione con Creative Cities.

    L’incontro, partendo da una panoramica storica, vuole inquadrare il futuro possibile degli accordi contrattuali fra illustratori e editori.

    Si parte dunque da una discussione sull’attuale testo del contratto per l’cditoria, presentato il 2 marzo scorso e realizzato con la collaborazione di alcuni editori. Il contratto si pone come alternativa alle ormai inadeguate convenzioni tra editori e illustratori, che non rappresentano più, anche in termini giuridici, le dinamiche professionali del settore. L’applicazione di questo documento non è purtroppo ancora pratica diffusa, la giornata mira dunque alla comunicazione di uno strumento fondamentale per chi voglia operare professionalmente nel campo dell’editoria.
    Con questa giornata di incontro la neonata scuola del fumetto genovese, Genoa Comics Academy intende far conoscere al pubblico di approfondire la conoscenza del mondo legato alla Nona Arte, scuola genovese che oggi sta rivivendo un momento di esplosione creativa e nuova attenzione da parte del grande pubblico e che da ottobre 2012 a giugno 2013 ha in programma un’intesa attività didattica,

    Alla giornata partecipano Ivo Milazzo, fra i più noti disegnatori italiani e ideatore di “Ken Parker”, qui in veste di presidente e referente commissione legale dell’Associazione Illustratori, Fabio Gadducci, saggista e traduttore, esperto di diritto d’autore e autore di numerosi testi sul mondo del fumetto, Luca Laca Montagliani, direttore artistico di Genoa Comics Academy e Luca Borzani, presidente di Genova Palazzo Ducale Fondazione per la Cultura.

    A margine dell’incontro viene presentato il volume “Eccetto Topolino. Lo scontro culturale tra Fascismo e Fumetti” (NPE, 2011), di Fabio Gadducci, Leonardo Gori e Sergio Lama.

     

    Foto Daniele Orlandi

  • Prà: partecipazione dei cittadini per rilanciare il Ponente

    Prà: partecipazione dei cittadini per rilanciare il Ponente

    Prà, panorama e Vte«Una collaborazione tra Istituzioni e residenti e la partecipazione diretta di quest’ultimi nei progetti di riqualificazione del quartiere», così, secondo il Comitato per Prà, si possono affrontare i problemi che affliggono la delegazione del Ponente, un territorio costretto a convivere con l’espansione del Porto ma che può contare su notevoli potenzialità inespresse, una su tutte la Fascia di rispetto.

    Stasera alle 20:45 si svolgerà un’assemblea pubblica promossa dal comitato, in Piazza Sciesa, recentemente sottoposta ad un intervento di restyling – con il rifacimento della pavimentazione, la sistemazione dell’alberatura e di nuove panchine – reso possibile nell’ambito dei finanziamenti Fasr Por.

    Una pioggia di denaro, 14 milioni, caduta su questo angolo di città per riqualificare la parte a mare, un’opportunità importante che però, come sottolinea il Comitato, non è stata l’occasione propizia per vedere, finalmente, il coinvolgimento attivo dei cittadini «Da tempo chiediamo di essere coinvolti nella realizzazione dei progetti a partire dalla fase progettuale – spiega Andrea Di Fresco, Comitato per Prà – L’amministrazione municipale, a parole dimostra grande apertura, ma poi la realtà dei fatti è ben diversa».

    La polemica nasce dalla decisione di installare un bagno pubblico proprio al centro di Piazza Sciesa «Il problema del decoro urbano esiste ed era stato segnalato dagli stessi cittadini – continua Di Fresco – La piazza infatti, soprattutto prima dell’arrivo del cantiere e nelle ore serali, diventava luogo di ritrovo di persone problematiche che non esitavano a fare i loro bisogni fisiologici direttamente in loco. Quello che stupisce in questa vicenda è il modus operandi delle istituzioni. Noi avevamo proposto di installare il vespasiano in una posizione decentrata vicino alla chiesa invece, dopo l’inaugurazione della piazza, avvenuta in pompa magna alla presenza dell’ex sindaco Marta Vincenzi due giorni prima delle elezioni, il cantiere è rimasto aperto e abbiamo scoperto che il bagno pubblico sorgerà al centro di Piazza Sciesa».

    Ma la questione vespasiano in fin dei conti è un pretesto per sottolineare la necessità di un connubio residenti-amministrazione pubblica, a tutti i livelli «Stasera parleremo del rapporto con il porto e degli effetti negativi che provoca sulla popolazione – spiega Di Fresco – in primis l’inquinamento acustico ed ambientale e la sicurezza. Ci sono persone che abitano a pochi metri dallo scalo e non fanno più vita, non riescono a dormire per il rumore provocato dalla movimentazione dei container e devono fare i conti con la massiccia presenza di polveri sottili. Chiediamo che anche in questo caso i cittadini partecipino alla vita del porto. Ci vuole un confronto aperto con Comune, Autorità portuale e Vte che conduca alla stesura di regole comuni. Per quanto riguarda l’inquinamento occorre un serio monitoraggio, un’operazione strutturata e non a spot, perché finora le istituzioni si sono mosse solo dopo essere state ampiamente sollecitate dalle denunce degli abitanti. Non siamo contro la presenza dello scalo che rimane una fondamentale fonte di occupazione per la città, ma vogliamo maggiori tutele per garantire la sicurezza dei residenti».

    E ancora, al centro della discussione, ci sarà la Fascia di Rispetto «Uno spazio di 300 mila metri quadrati con enormi potenzialità», sottolinea Di Fresco. Una sorta di risarcimento per la spiaggia sacrificata alle banchine, un’area ottenuta dopo anni di battaglie ma che per altrettanto tempo è rimasta abbandonata a se stessa «Oggi è un contenitore vuoto che deve essere riempito di contenuti», racconta Di fresco.

    La Fascia è gestita dall’associazione Prà Viva e dal Comune ma, secondo il Comitato per Prà «La gestione non si è rivelata funzionale alle esigenze del territorio – continua Di Fresco – Il Comune, dopo aver creato questo soggetto gestore (nel cui consiglio direttivo siedono tre rappresentanti di Palazzo Tursi, ndr), non si è preoccupato di fornire dei chiari punti di riferimento e Prà Viva si è trovata in difficoltà quando si è trattato di trovare un interlocutore stabile».

    Il problema principale è sfruttare a dovere uno spazio che dovrebbe essere destinato d ospitare eventi e manifestazioni, in particolare sportive vista la presenza del campo da calcio, della piscina, del centro remiero con il campo di regata. Ma le strutture costano ed è necessario trovare le risorse economiche per garantire la manutenzione degli impianti sportivi. Il campo di regata per le gare di canottaggio è l’esempio di una gestione fallimentare, un fiore all’occhiello che ha ospitato anche competizioni internazionali, oggi versa in stato di pesante degrado ed è praticamente inutilizzabile.

    «Occorre un gestore che davvero svolga il proprio ruolo – conclude Di Fresco – Il Comitato per Prà invita i cittadini ad associarsi a Prà Viva per dare forza all’associazione e contribuire in prima persona al rilancio della Fascia di Rispetto».

     

    Matteo Quadrone

  • Vico Croce Bianca: Apriti Ghetto festa di un condominio multicolor

    Vico Croce Bianca: Apriti Ghetto festa di un condominio multicolor

    Associazione Il Ce.Sto, Cooperativa il Laboratorio, Cooperativa la Comunità, Casa di Quartiere Ghettup, Associazione San Benedetto al Porto e Echo Art, sono lieti di invitarvi a partecipare alla festa che si terrà giovedì 28 giugno 2012 dalle ore 17 alle ore 22 in Vico Croce Bianca 1!

    Per l’occasione apriremo le porte dell’alloggio di accoglienza Nuova Casa Guarchi, che rientra nel piano di accoglienza Emergenza Nord Africa, ai visitatori e conosceremo le altre strutture presenti nel condominio (Alloggio protetto il Ponte e alloggi per artisti Ghett’Art) e intorno ad esso in una grande festa in quartiere.

    Vi aspettiamo!

    Programma:
    Ore 17.30 Inizio della festa.

    19:30 Open house, Visita agli appartamenti, Attività con gli adolescenti, Proiezioni video, Esposizione quadri.

    18.30 Presentazione del condominio, dei servizi offerti e delle attività svolte (Ghett up, casa di quartiere; Ghett’art, residenze per artisti; il Ponte, alloggio protetto; Nuova Casa Guarchi, alloggio accoglienza Emergenza Nord Africa, privati condomini).

    Raccolta proposte, idee e suggerimenti per migliorare la vita di quartiere.

    19.30 – 22.00 Musica e balli in piazza.

    20.00 Buffet.

    21.15 – 21.30 Pausa per consentire lo svolgimento della preghiera della Moschea.

  • Write the title you want: mostra interattiva in Sala Dogana

    Write the title you want: mostra interattiva in Sala Dogana

    Giovedì 28 giugno alle 18 inaugura in Sala Dogana di Palazzo Ducale una nuova mostra sul tema Write the title you want, che resterà aperta dal 29 giugno all’8 luglio con orario dal martedì alla domenica ore 15.00 – 20.00.

    Questo l’obiettivo della mostra.

    Cos’è un’opera d’arte? Un corpo singolo o una rete di relazioni e contaminazioni che la alimentano e la trasforma continuamente? Concentrando l’indagine nel momento di fruizione e interpretazione di un lavoro artistico, il corpo dell’opera si estende fino a diventare un processo creativo infinito, che inizia attraverso un solo individuo, l’artista, e si ricrea attraverso l’interpretazione di ogni fruitore, assumendo infinite forme e molteplici significati. “Write the title you want” è la rappresentazione visiva di un’opera come un intero processo creativo. Ogni fruitore può intervenire attivamente nel processo creativo modificando l’immagine dell’opera, interpretandola e decidendo infine il titolo del nuovo lavoro.

    [foto di Diego Arbore]

  • Napolitano e la trattativa “Stato-Mafia”: questione di credibilità

    Napolitano e la trattativa “Stato-Mafia”: questione di credibilità

    NapolitanoChe c’entra Napolitano con la mafia? Come mai l’attuale Presidente della Repubblica si mette a parlare di “interpretazioni arbitrarie e tendenziose” della stampa, che proverebbero ad accostarlo, in qualche modo, a una vecchia trattativa tra parti dello Stato e la mafia siciliana? Come mai alcuni giornali (anzi un solo giornale: Il Fatto Quotidiano) si sono messi di punto in bianco ad attaccare il Capo dello Stato in un periodo così difficile per il nostro paese? Ha forse ragione Eugenio Scalfari, che su Repubblica insinua il sospetto di un tentativo di destabilizzazione ai danni del governo Monti, che ha avuto proprio in Napolitano il massimo sponsor istituzionale?

    Diciamo la verità: gli Italiani non ci stanno capendo niente. Forse non sono nemmeno così interessati all’argomento, e magari sono preoccupati per altre cose, come la crisi economica o gli Europei di calcio. Quindi bisogna riepilogare i fatti. Le procure di Palermo, Firenze e Caltanissetta stanno indagando a vario titolo sulle stragi di mafia del 1992-93, che fecero vittime tra politici di fama nazionale (Lima e Salvo), giudici di primo piano (Falcone e Borsellino) e poi anche cittadini comuni: uomini, donne e anche bambini piccolissimi, rimasti uccisi in veri e propri attentati terroristici finalizzati a destabilizzare il paese. La mafia dei Corleonesi faceva la guerra allo Stato per fare la pace: cioè ottenere un accordo sul carcere duro (41-bis), revisione dei processi e altre questioni. Ed è stato accertato che pezzi dello Stato si mossero per avviare una trattativa con Cosa Nostra allo scopo di fermare le stragi; oppure, più prosaicamente, allo scopo di salvare la pelle a certi politici che temevano per la propria vita.

    Un canale di contatto fu trovato tramite i carabinieri del Raggruppamento Operativo Speciale (ROS), che agganciarono, attraverso il figlio Massimo, l’ex- sindaco mafioso Vito Ciancimino, amico di Riina e soprattutto di Provenzano. Questo canale venne poi soppiantato da altri che, a quanto si sa finora, non risultano bene identificati. E’ un fatto però che a un certo punto le stragi cessarono; ed è un fatto che Giovanni Conso, allora Ministro di Giustizia, revocò il carcere duro a circa 300 mafiosi. Persino le catture di Riina (prima) e Provenzano (poi) presentano punti oscuri, che sarebbe però troppo lungo riepilogare qui.

    Per quel che ci riguarda basti dire che in queste torbide vicende, su cui sarebbe bene fare luce, Napolitano non è mai entrato, e nessuno sospetta che l’attuale inquilino del Quirinale possa avervi avuto un ruolo. Senonché la magistratura, nel corso delle sue indagini, mette a confronto due ex-politici, oggi privati cittadini, che avevano occupato in quella stagione posizioni di primo piano: Claudio Martelli, socialista già Ministro di Grazia e Giustizia, e Nicola Mancino, democristiano e Ministro dell’Interno dal ’92 al ’94. Mancino, già celebre per aver negato (e poi in parte ritrattato) un avvenuto incontro col giudice Borsellino pochi giorni prima della bomba in Via D’Amelio che lo uccise, viene chiamato a ricostruire gli avvenimenti: ed entra in contraddizione con la testimonianza resa da Martelli. Non occorre un genio per capire che, se due testimoni forniscono due versioni opposte, significa per forza che uno dei due mente. Pertanto la magistratura convoca un confronto faccia a faccia tra i due e indaga Mancino per falsa testimonianza. A questo punto l’ex-ministro si spaventa e, ignorando di avere il telefono sotto controllo, comincia a chiamare D’Ambrosio, collaboratore di Napolitano. Le intercettazioni pubblicate non lasciano dubbi: Mancino vorrebbe che il Quirinale in qualche modo facesse pressione sulla magistratura.

    Incredibilmente D’Ambrosio non respinge la richiesta di Mancino: anzi, fa capire che il Presidente Napolitano si starebbe interessando della questione. Viene addirittura messo in mezzo il procuratore nazionale antimafia Piero Grasso, che però si defila con eleganza ed intelligenza. Non basta. Secondo quanto dice D’Ambrosio al telefono, Napolitano suggerirebbe a Mancino di parlare con Martelli – pare di capire – per concordare una versione comune: in pratica, una falsa testimonianza.

    Le manovre alla fine non sortiscono alcun effetto: ma che ci siano state è un dato di fatto. A questo punto bisognerebbe capire se D’Ambrosio abbia millantato tutto, oppure se Napolitano sia stato davvero a conoscenza della cosa. Non sarebbe facile per il Presidente dimostrare la seconda ipotesi: agli atti si scoprono due telefonate intercorse proprio tra Mancino e Napolitano, che la magistratura correttamente distrugge perché non penalmente rilevanti. In ogni caso il problema non si pone nemmeno, perché il Quirinale non si degna di rispondere.

    Dal Colle si susseguono dichiarazioni di disgusto contro il solito “fango mediatico”, si deplora l’atteggiamento di certi organi di stampa e si invoca addirittura una legge contro le intercettazioni. Ma di risposte nel merito nemmeno l’ombra. Insomma, al di là della sostanza, nella forma Napolitano si comporta come un Berlusconi qualsiasi, addirittura minacciando quella stessa “legge bavaglio” contro cui la stampa italiana si era mossa compatta. Solo che i mass-media questa volta si prestano al gioco. Anziché incalzare Napolitano chiedendogli trasparenza verso l’opinione pubblica e risposte nel merito, tirano su un bel polverone con il preciso obiettivo di rendere difficile capire cosa stia effettivamente succedendo.

    Invece di raccontare i fatti, giornali e televisioni stanno cercando di annacquarli. Purtroppo questa è la realtà. Ed è anche una vecchia storia. L’informazione in Italia dipende da partiti e da gruppi industriali. Per questo motivo, quando una notizia risulta sgradita tanto alla classe politica quanto a quei settori dell’economia che controllano l’editoria, ecco che diventa difficile per il cittadino ottenere un’informazione completa; perché automaticamente quasi tutti i direttori e i responsabili si preoccupano più di non scontentare chi gli paga lo stipendio, che di fare quello che sarebbe il loro mestiere: cioè dare le notizie. Questo non significa censurarle. Non ce n’è bisogno: basta dare ampio risalto ai commenti e poco spazio ai contenuti. I TG si aprono con titoli fuorvianti e poi si mettono prima le smentite e le dichiarazioni dei protagonisti (che raccontano le cose a modo loro), poi succintamente un riassuntino dei fatti (da cui si capisce poco o nulla). Nei giornali è ancora più semplice: titoloni a prima pagina tipo “L’ira del Colle – Trattativa Stato-mafia, Napolitano attacca: io trasparente” (Repubblica), oppure “Napolitano interviene «Campagna di sospetti costruita sul nulla»” (Corriere della Sera); poi si aggiungono commenti di editorialisti e politici, ed infine si seppellisce da qualche parte nelle pagine interne l’ottimo lavoro dei cronisti, che riportano tutto, intercettazioni comprese.

    Così il cittadino che si intestardisce e perde tempo ad approfondire l’argomento può riuscire a farsi un’idea sufficientemente chiara; ma tutti gli altri, cioè la maggioranza delle persone, che non hanno o la possibilità o la voglia di sviscerare la questione, si faranno inevitabilmente un’idea confusa e approssimativa. Ed era proprio questo l’obiettivo.

    Verrebbe da chiedersi come mai tutti si adoperino per evitare che Napolitano finisca invischiato in faccende opache. La risposta è semplice: è in gioco la credibilità del paese. Il momento è difficile, l’Italia sta negoziando a livello europeo per sistemare i problemi del debito e non deve perdere quel poco credito d’immagine che ancora le viene concesso. La classe politica, già abbastanza compromessa e sfiancata dall’impegno a sostenere un governo scomodo, è priva di certezze e non può permettersi di perdere l’unico punto fermo. Ve lo immaginate cosa succederebbe se Napolitano si dimettesse? Cosa farebbe Monti rimasto solo a dialogare con il peggior Parlamento della storia repubblicana, che deve approvargli le leggi e che per di più dovrebbe mettersi a tentare un difficilissimo accordo per eleggere un nuovo Presidente della Repubblica? Sarebbe un bel problema.

    Tuttavia la mancata trasparenza che ha sempre avvolto tutte le più inquietanti vicende italiane, soprattutto in tema di mafia, è un problema ben più grosso. Per questo dico che non c’è malintesa ragione di Stato che tenga: Napolitano farebbe bene a prendere le distanze dal suo collaboratore ed ex-magistrato D’Ambrosio, costringendolo alle dimissioni per aver speso il suo nome in manovre torbide e in tentativi di pressione sulla magistratura inquirente. L’alternativa sarebbe dimettersi personalmente. Capisco che si tratti di un’affermazione pesante, ma anche se non ci sono rilievi penali, da un punto di vista politico ce n’è abbastanza per rovinare la carriera di chiunque. Si è mai visto un Presidente della Repubblica che si muova nei confronti della magistratura su richiesta di un privato cittadino, che da quella stessa magistratura è indagato per falsa testimonianza, per giunta su vicende di mafia?

    Inutile dire che, se fossimo in Inghilterra, Germania o Stati Uniti il Presidente sarebbe in grossi guai e rischierebbe di doversi dimettere. L’opinione pubblica avanzerebbe domande fin troppo ovvie: perché Mancino, per problemi suoi personali, ottiene udienza e appoggio presso il Quirinale? Avrà forse qualche potere di ricatto su Napolitano o su amici di Napolitano? Sono solo sospetti, è ovvio: per quello che ne sappiamo, il Presidente potrebbe aver peccato solo di ingenuità. Ma nelle vere democrazie non si tollera nemmeno l’ingenuità: proprio perché da adito a dubbi. Napolitano avrà agito con le migliori intenzioni: ma noi come facciamo a esserne sicuri?

    Negli altri paesi funziona così: o chiarisci o ti dimetti. Il giustizialismo non c’entra un bel niente. Quello che importa è la pretesa del cittadino di dormire sonni tranquilli confidando nell’onestà della sua classe politica: per questo i politici fanno di tutto per dissipare anche i minimi sospetti. La difficile situazione economica del nostro paese non può essere una scusa. Anzi: se i giornalisti si fossero sempre occupati di dare le notizie, gli imprenditori di realizzare profitto creando posti di lavoro, le forze dell’ordine di combattere la criminalità e i politici di risultare limpidi e trasparenti, non saremmo ai punti in cui siamo adesso. Le mafie sono soprattutto un problema economico: secondo alcune stime pesano per il 10% del PIL. Dunque è proprio in questa fase che ci dovremmo preoccupare di non commettere gli errori del passato. Ed è proprio in questa fase che ci sarebbe bisogno di non fare sconti a nessuno.

    Andrea Giannini

  • Cosa accadde a Genova il 30 giugno 1960?

    Cosa accadde a Genova il 30 giugno 1960?

    IL PRECEDENTE

    Quanti ricordano cosa accadde a Genova il 30 giugno 1960? Una pagina di storia forse marginale rispetto a tante altre, che i nati negli ultimi decenni a malapena conoscono, ma che può essere interessante riportare alla mente per scoprire una pagina in più della città in cui viviamo.

    Genova è rossa per tradizione. Le amministrazioni politiche che si sono succedute hanno sempre avuto bandiere di sinistra – che fosse più o meno rivolta al centro, rispettando le attuali definizioni di partito – e la sinistra in Italia del dopoguerra è anzitutto sinonimo di antifascismo.

    Il 30 giugno 1960 è avvenuta una delle più grandi manifestazioni di piazza che il capoluogo ligure ricordi, proprio allo scopo di contrastare ciò che rimaneva del Fascismo in Italia. In quei giorni sono anche avvenuti scontri tra la polizia e i manifestanti che hanno portato numerosi feriti, alcuni processi e un’emergenza nazionale di “ordine pubblico” che ricorda da vicino quanto accadde quarant’anni dopo nel corso del G8.

    A Genova si doveva infatti tenere il VI Congresso Nazionale del Movimento Sociale Italiano, una decisione che tutta l’opposizione di sinistra (all’epoca alla guida della città c’era infatti la Dc) ha contrastato partecipando a un corteo organizzato da ANPI e dalla Camera del Lavoro nelle giornate del 24 e 25 giugno. La contrarietà al congresso era soprattutto dovuta al fatto che Genova è una città decorata di medaglia d’oro della Resistenza e proprio da qui è partita l’insurrezione del 25 aprile 1945.

    Il corteo, che ha riguardato l’intera area del centro cittadino, si è concluso con scontri tra i manifestanti e la polizia. Il 28 giugno si è tenuta una nuova manifestazione con circa 30.000 partecipanti e il 29 giugno è stato indetto uno sciopero generale per il giorno seguente.

    Infine il 30 giugno si è tenuta l’ultima manifestazione, con una numerosissima presenza di persone e che ha però visto scatenarsi gli scontri più accesi tra polizia e manifestanti, anche dovuti alla scelta del governo centrale di scegliere la “linea dura” contro i manifestanti, con un bilancio conclusivo di 162 feriti tra gli agenti e circa 40 tra i manifestanti. Per ragioni di ordine pubblico il congresso fu annullato e il capo del governo Fernando Tambroni si dimise subito dopo.

    IL PRESENTE

    Al di là delle scaramucce pre e post elettorali, Genova ha ancora un’anima molto forte che afferma la propria ideologia politica in un’ottica quasi nostalgica, se pensiamo a quale significato ha oggi assunto il termine politica, troppo spesso identificata con questioni di partito e dove le idee vengono poste in secondo piano.

    Allo stesso modo i cortei e le grandi manifestazioni di piazza vengono quasi sempre ricordate per gli scontri più o meno gravi che puntualmente si verificano contro le forze dell’ordine, alla ricerca del chi ha cominciato e mettendo da parte le idee (quelle, mai violente) che hanno fatto nascere quegli eventi.

    Per questo ogni anno in città si celebra in qualche modo il ricordo di quei giorni. Quest’anno è stata scelta una serata di musica nel cuore del centro storico: venerdì 29 giugno 2012 a Santa Maria di Castello si terrà un concerto antifascista a partire dalle 18, con i gruppi Loto, Palconudo, Tony Roul e Trio Borges, proiezioni e interventi, animazioni per bambini e una mostra fotografica che ritrae quanto avvenne il 30 giugno 1960.

    Marta Traverso

  • Count Basie jazz, i concerti della settimana

    Count Basie jazz, i concerti della settimana

    Batteria piattoContinuano anche nel periodo estivo i concerti ospitati dal Count Basie jazz: anche questa settimana appuntamenti con la jam session jazz, quella blues e con il concerto del Paolo Passano Trio. Ecco il programma completo:

    Giovedì 28 giugno – ore 21.30

    Happy jazz – Jam Session Jazz

    Ogni giovedì il Count Basie Jazz Club offre agli appassionati di jazz l’atmosfera delle “amicizie musicali” delle jam session: le performance di improvvisazione che furono leggendarie negli anni quaranta a New York City e che significano proprio “insieme in concerto”.

    Ingresso libero con tessera arci

    Venerdì 29 giugno – ore 21.30

    Enjoy the blues Fabio Taddei Trio + Jam Session Blues

    Gli appassionati di blues si incontrano al Count Basie jazz club con le performance trascinanti della serata “Enjoy the blues”: è più che mai “insieme in concerto”!

    Ingresso libero con tessera arci

    Sabato 30 giugno – ore 21.30

    Paolo Passano Trio in “L’originale storia di Johnny Fusutzu”

    Terminata l’avventura con i ben noti compagni di viaggio Cavalli Marci, Paolo Passano presenta L’originale storia di Johnny Fusutzu, storia contemporanea raccontata attraverso le sue canzoni, che, pur abbracciando vari generi musicali (dal pop, al rock, blues, latin, etc….),  in questo caso vengono proposte in dimensione di trio acustico.

    La storia nasce da una semplice domanda: come sarebbe “Grease” se qualcuno lo scrivesse oggi? Quanto sarebbe diverso il protagonista? Ve lo ricordate? Affascinante, sicuro, nel caldo nido di un’America degli anni 50 dove tutto è possibile e lo scontato finale è un bel “e vissero felici e contenti”.

    Con Paolo Passano – voce, chitarra acustica, voce narrante, testi e musiche, Luciano Susto – basso, Tony Menèses – batteria e percussioni

    Ingresso 5 euro con tessera arci

  • Progetti culturali: ecco i risultati dei bandi comunali per la cultura

    Progetti culturali: ecco i risultati dei bandi comunali per la cultura

    I cinque bandi promossi dal Comune di Genova per i finanziamenti alla cultura sono stati lanciati in primavera: tre dedicati al teatro (prosa, dialettale e ragazzi), uno ai progetti culturali e il quinto a favore di festival e rassegne. I risultati di quest’ultimo sono già stati pubblicati un mese fa (vedi link), oggi 25 giugno tocca ai progetti culturali, mercoledì 27 conosceremo i risultati relativi ai teatri.

    Per quanto riguarda i progetti culturali il Comune ha stanziato un totale di 40.000 euro. Ecco tutti i progetti che hanno ottenuto il finanziamento pubblico:

    -Cooperativa Sociale onlus “La Casa della Musica” – Musica L’orchestra della Darsena  € 4.900,00

    -Teatro Necessario onlus – Romeo e Giulietta ovvero Shakespeare nostro contemporaneo € 5.000,00

    -Museo Internazionale Luzzati onlus – Pinocchio. Biennale 2012 € 5.000,00

    -TILT – Teatro Indipendente Ligure – Teatro in Tilt. Vetrina Expò di Teatro Indipendente € 5.000,00

    -Associazione Once – Tornare a casa / Coming Back Home – La ricerca della propria natura attraverso l’Eredità € 3.000,00

    -Associazione Silfreed Production – Eventi per la promozione di un approccio slow-tech alla produzione, distribuzione e fruizione di prodotti musicali multimediali € 5.000,00

    -Laboratorio Probabile Bellamy – Spaziocinema alla Maddalena € 3.025,00

    -Associazione Alma Musica – Sestri Guitar Festival € 3.025,00

    -Lilith Associazione Culturale Lilith 2012 – Festival della musica d’autrice € 3.025,00

    -Associazione Culturale Forevergreen FM – Electro Park: Make your sound! € 3.025,00

     

    [foto di Daniele Orlandi]

  • Emergenza sfratti per morosità: Genova è al sesto posto

    Emergenza sfratti per morosità: Genova è al sesto posto

    Gli sfratti sono in aumento del 64% rispetto a 5 anni fa e quasi 56 mila famiglie italiane nel 2011 sono state raggiunte da un provvedimento di sfratto per morosità. Questi i dati agghiaccianti, ancora incompleti, forniti dal Ministero dell’Interno, numeri che confermano il perdurare della crisi economica e la difficoltà, per numerosi cittadini, di arrivare alla fine del mese.

    Nella classifica stilata dal Ministero, Genova si piazza al sesto posto per quanto riguarda il numero di ingiunzioni (797), preceduta solo da Roma (4678), Torino (2523), Napoli (1557), Milano (1115) e Palermo (941).

    Un problema, quello di non riuscire a pagare l’affitto, che riguarda l’87% dei casi di sfratto nel 2011complessivamente quasi 64 mila. Sono, invece, solo 832 i provvedimenti di sfratto emessi per necessità del locatore; 7471 per finita locazione. Le richieste di esecuzione presentate all’Ufficiale giudiziario sono state oltre 123 mila, mentre gli sfratti eseguiti circa 28 mila.

    «I dati del Ministero dell’Interno sugli sfratti del 2011, ancora incompleti, disegnano una condizione di sofferenza sociale acuta – spiega il Sunia, Sindacato Unitario Nazionale Inquilini ed Assegnatari – quasi 64 mila nuove sentenze emesse di cui quasi 56 mila per morosità e 124 mila richieste di esecuzione forzata. Il dato degli sfratti è ancora in aumento su tutto il territorio nazionale e crescono di oltre l’11% le richieste di esecuzione forzosa degli sfratti con l’ufficiale giudiziario».

    «Nel 2011 gli sfratti per morosità sfiorano il 90% del totale contro l’85% dello scorso anno – continua il Sunia – a questi dati vanno aggiunte le conseguenze inevitabili derivanti dai tagli sociale effettuati dal Governo con l’azzeramento del fondo sociale per gli affitti che riguardava circa 300 mila famiglie con redditi bassi».

    In pratica, in assenza di adeguate iniziative di contrasto, Sunia calcola – per i prossimi 3 anni – circa 250 mila nuovi sfratti, di cui 225 mila per morosità incolpevole.

    «La situazione purtroppo non è nuova, anzi ormai la definirei endemica – denuncia Stefano Salvetti, segretario genovese di Sicet, Sindacato Inquilini Casa e Territorio – Noi, da tempo, chiediamo un cambiamento per quanto riguarda le normative di tutela. Oggi sono tutelati esclusivamente i soggetti con reddito annuo al di sotto dei 27 mila euro e figli minori a carico. E parliamo di una protezione per contrastare i provvedimenti di sfratto per finita locazione. Le persone sfrattate per morosità, invece, non dispongono di nessuna tutela».

    «Questi dati sono il risultato del disastro delle politiche abitative nel nostro Paese – continua Salvetti-  Dal 2009, quando la bolla speculativa del mattone ha innescato il rialzo, i canoni di mercato non sono più in linea con il reddito delle famiglie. Siamo stufi di sentir dire da autorevoli esponenti che è necessaria una politica di social housing. Questa non è una risposta alle esigenze delle fasce più deboli. Il social housing, infatti, altro non è che un canone medio, leggermente inferiore, dai 400 euro in su. In Italia, invece, occorre investire nell’edilizia residenziale pubblica, nelle vere e proprie case popolari con canoni dai 30-40 euro in su».

    «La cedolare secca non ha prodotto l’emergere del “nero” e neppure è stata utile per calmierare il mercato – sottolinea Salvetti – L’unica soluzione è incentivare i canoni concordati e defiscalizzarli al massimo. Sono 700 mila gli alloggi invenduti che potrebbero essere messi sul mercato a queste condizioni, fornendo un po’ di respiro alle famiglie italiane».

     

    Matteo Quadrone

    Foto di Diego Arbore

     

     

  • Funerale dell’articolo 18: manifestazione in difesa dei diritti dei lavoratori

    Funerale dell’articolo 18: manifestazione in difesa dei diritti dei lavoratori

    Martedì la Camera con il voto di fiducia abolirà l’articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori, ultima norma che offriva una tutela efficace contro i licenziamenti illegittimi.

    «Si tratta di un giorno di lutto per i lavoratori e le lavoratrici italiane scrivono gli organizzatori della manifestazione che si svolgerà oggi pomeriggio in Piazza De Ferrari a partire dalle 17.30Questa riforma non ha nulla a che vedere con il rilancio dell’economia ma si limita a cancellare il reintegro nel posto di lavoro nel caso di licenziamento illegittimo. D’ora in poi i lavoratori saranno ricattabili, potranno essere licenziati con qualsiasi pretesto, e possono solo sperare di ottenere un risarcimento ridicolo dopo una causa che durerà anni».

    Alla mobilitazione aderiscono ALBA Genova, Associazione Giuristi Democratici Genova, Attac-Genova, Centro Ligure di documentazione per la Pace, Circoli PRC Bianchini e Geymonat, CSP comunisti popolari, Comitato No Debito di Genova, Cobas Scuola Genova, Federazione dei Comunisti Anarchici Sez. N. Malara Genova, Pacifisti e pacifiste dell’ora in silenzio per la pace, Partito Comunista dei Lavoratori, PDCI Fed. di Genova, Rete Contro G8 per la globalizzazione dei diritti, Sinistra critica.

    Il corteo si muoverà da Piazza De Ferrari in direzione della sede del Partito Democratico, in Piazza della Vittoria «Comunicheremo loro la nostra rabbia ed il nostro lutto anche usando le armi dell’ironia e della creatività, cercando di fare in modo che nessuno più si lasci ingannare dal loro definirsi “di sinistra” e ” dalla parte dei lavoratori”» , sottolineano i promotori.

    «Questa riforma liberalizza i contratti a tempo determinato fino ad un anno, abolendo il principio (vigente dal 1962) che stabilisce che il contratto a tempo indeterminato è la regola. Solo una delle 47 forme di contratto precario attualmente esistenti verrà eliminata».

    Un salto indietro di 50 anni che si pone in aperto contrasto con l’art. 1 della Costituzione. Una riforma «Approvata con il sostegno convinto del Partito Democratico che anzi ha proposto ed ottenuto di aumentare da sei mesi (proposta Fornero), ad un anno la possibilità di stipula di contratti a termine senza causaleconcludono gli organizzatori – Il Partito Democratico ha ormai scavato un solco incolmabile con le classi lavoratrici, tradendo le proprie radici che affondano nel più grande partito comunista europeo e tradendo il proprio elettorato che continua a credere che sia ancora un partito di sinistra».

  • Rural Indie Theatre IV: bando di concorso per opere teatrali

    Rural Indie Theatre IV: bando di concorso per opere teatrali

    Arte di Strada teatro attoriRural Indie Theatre è il festival teatrale associato a Rural Indie Camp, rassegna di musica indipendente che  da nove anni si svolge in Valle Scrivia nella prima metà di settembre. Ogni anno in occasione dell’evento viene bandito un concorso di teatro contemporaneo aperto a compagnie di recente formazione, provenienti da Genova e da tutta Italia.

    L’edizione 2012 ospiterà quattro performance site-specific di max 20 minuti l’una. Per partecipare alla selezione è necessario inviare una scheda di iscrizione e un breve video di presentazione entro il 15 luglio 2012 via mail all’indirizzo gruppoteatrocampestre@gmail.com. Gli autori delle quattro opere scelte riceveranno un rimborso spese di 300,00 euro + vitto e alloggio per la loro esibizione. Sarà poi scelta una giuria che valuterà gli spettacolo e decreterà il migliore.

    Il concorso è aperto a tutti i gruppi teatrali e i singoli di età inferiore ai 35 anni. Il progetto proposto non deve necessariamente essere inedito, ma deve corrispondere ai seguenti requisiti:
    -deve poter essere proposto in uno spazio alternativo e dunque riportare delle scelte tecnico-registiche consone al luogo della rappresentazione;
    -la compagnia deve provvedere autonomamente alle attrezzature necessarie per l’allestimento e fornire un breve progetto di messa in scena;
    -la performance proposta in fase finale non dovrà superare i 20 minuti;
    -l’orario della performance, in base alle condizioni di luce, verrà deciso dalla compagnia insieme all’organizzazione;
    -in caso di pioggia la performance verrà messa in scena in una location al coperto scelta dall’organizzazione e mostrata alla compagnia al momento del suo arrivo.

    [foto di Constanza Rojas]

  • Greed Party, una giornata di festa alla Commenda di Prè

    Greed Party, una giornata di festa alla Commenda di Prè

    La Commenda di Pré
    http://www.flickr.com/photos/7444532@N05/6123641344/

    Venerdì 29 giugno  si tiene la seconda edizione di Greed Party, festa organizzata dal Clan “La Lanterna” Scouts d’Europa Ge 1, nel Complesso della Commenda di Prè, Museoteatro della Commenda di Prè e Chiesa inferiore di San Giovanni Evangelista di Prè.

    A partire dalle 17  aperitivo nel loggiato con possibilità di visitare il Museoteatro della Commenda di Prè, che effettua apertura straordinaria; a seguire dalle 20.30, concerto benefico per l’Associazione Italiana Sclerosi Multipla nell’Oratorio della Chiesa Inferiore di San Giovanni Evangelista di Prè, tre ore di musica live con due band genovesi NoBligè e Supernova.

    Intervengono anche i ragazzi di Young – Aism con un momento di aggregazione e presentazione delle attività a favore dei giovani con Sclerosi Multipla, progetti e sogni per vivere “in un mondo libero dalla Sclerosi Multipla”.

    Posto unico ingresso + 1 consumazione:  5 euro
    Posto unico ingresso + 3 consumazioni:  10 euro