Anno: 2012

  • Panchine d’artista: bando di concorso per creativi under 35

    Panchine d’artista: bando di concorso per creativi under 35

    Panchine d’Artista è un concorso che ha come obiettivo la riqualificazione degli spazi pubblici e la promozione dell’arte e dell’offerta culturale nella Città di Vigone, nel basso pinerolese.

    Il concorso è aperto a giovani artisti e scultori sotto i 35 anni e la “panchina d’artista” dovrà rispondere ai seguenti requisiti:
    – essere progettata per esterni;
    – essere realizzata con materiali facilmente reperibili;
    – rispondere ai requisiti impliciti di funzionalità;
    – trasmettere un forte messaggio di creatività e di innovazione;
    – essere facilmente manutenibile;
    – essere collocata in un’area non superiore a 2,50 mt in lunghezza, 1,00 mt in profondità e 1,80 mt in altezza;
    – presentare un costo complessivo di non oltre 6.000,00 euro lordi.

    Per partecipare al concorso è sufficiente scaricare il bando e la domanda di partecipazione dal sito www.panchinedartista.it. Il materiale dovrà pervenire entro le ore 12.00 del giorno 30 giugno 2012 all’indirizzo e-mail concorso@panchinedartista.it.

    Il concorso terminerà con la proclamazione del vincitore e con la pubblicazione online di tutte le proposte partecipanti.

  • Nice to meet you, English! L’inglese ha poche regole?

    Nice to meet you, English! L’inglese ha poche regole?

    Come insegnante di inglese mi è capitato di sentire questa affermazione: “L’inglese ha meno regole rispetto all’italiano”. Mi sono chiesto spesso la provenienza di questa sorta di urban legend.

    Dal punto di vista sintattico, alla base del fraintendimento riguardo alla sua presunta “facilità” risiede forse il fatto che l’inglese ha un sistema flessivo ridotto, una caratteristica che è confusa con una maggiore semplicità in generale. Gli aggettivi, per esempio, sono invariabili: good (“buono/a/i/e”) rimane inalterato davanti a boy, girl o people, mentre in italiano si modifica l’aggettivo a seconda del genere e numero del sostantivo che esso accompagna. La coniugazione dei verbi è più agevole da memorizzare: ended è il passato del verbo to end (“finire”) e rimane invariato per tutte le persone, mentre in italiano abbiamo: “finiv-o”, “finiv-i”,ecc.

    Il sistema flessivo non è sempre stato “scarno”. Per esempio, nell’Old English esistevano i casi: nominativo, accusativo, dativo erano presenti nell’inglese antico così come lo sono ancora nel tedesco. Oggi, tranne l’eccezione del genitivo sassone (Jim’s car, “l’auto di Jim”), di essi non abbiamo più traccia.

    Il graduale cambiamento dell’inglese da lingua sintetica, ovvero dotata di un ricco sistema flessivo, ad analitica, è avvenuto lungo l’intero arco del Middle English. Sfortunatamente per noi, il graduale ridimensionamento della flessione non ha reso l’inglese una lingua priva di regole, anzi, come conseguenza è aumentato notevolmente il rigore relativo all’ordine delle parole nella frase.

    Strettamente legata alla riduzione del sistema flessivo è la conversion, il passaggio di una parola da una categoria grammaticale a un’altra. Down (“giù”), che in origine era una preposizione, viene usata ormai anche come verbo. Nell’inglese da pub, to down significa “tracannare”: “Come on! Down it in one” (“Dai! Bevila alla goccia”).

    Altro tratto peculiare dell’inglese è la corrispondenza quasi nulla tra pronuncia e grafia. Per esempio, la “o” viene letta come:

    /ɔː/ in more;

    oppure:

    /ʌ/  in love;

    Le radici della discrepanza risalgono al Middle English e alla difficoltà di amalgamare in un sistema unico due componenti così diverse come quelle germanica e francese. A questo fattore si somma il complesso di inferiorità nei confronti delle lingue classiche, che ha portato nel Cinquecento a ulteriori complicazioni dello spelling. Un caso evidente è quello di debt (“debito”): nonostante già dal XIV secolo la “b” non fosse pronunciata – non lo è tuttora – essa è stata tuttavia aggiunta nella grafia della parola, in ossequio al latino debitum.

    Passiamo all’analisi lessicale. L’Oxford English Dictionary, il dizionario inglese più completo, contiene oltre 600.000 parole: il dato mi sembra già sufficientemente imponente per contraddire l’idea di una lingua “facile”.

    Il francese e le lingue classiche hanno arricchito la base di parole germaniche, dando vita a una serie di doublets, ovvero sinonimi di origine diversa, come: liberty /freedom (“libertà”) e  infant/child (“bambino”). Normalmente,  il termine anglosassone è considerato meno formale di quello francese o latino. Per questo motivo, un italiano che usa la parola a lui più familiare commence anziché begin (“incominciare”) dà a un interlocutore inglese un’impressione immediata – ahimé poi spesso smentita – di grande padronanza della lingua.

    La ricchezza del vocabolario inglese è inoltre dovuta all’espansione dell’Impero britannico e dei suoi scambi commerciali, cominciata nel Cinquecento, secolo che segna l’inizio del Modern English. L’Inghilterra e l’inglese si aprono al mondo, venendo a contatto con le lingue delle colonie. Nel vocabolario entrano parole come pundit (“esperto”, parola di origine sanscrita) e tattoo (dalla Polinesia), esempi di un processo che è ancora in corso…

    Insomma, sembra che l’inglese non sia così semplice. Ma poi, esistono lingue facili e difficili? A questa e ad altre domande cercheremo di rispondere prossimamente. Bye!   

    Daniele Canepa
    [foto di Diego Arbore]

  • Maretona 2012: gara in corso Italia a cura di Amiu e Genova Nuoto

    Maretona 2012: gara in corso Italia a cura di Amiu e Genova Nuoto

    Sabato 23 giugno appuntamento alle 10 ai Bagni Comunali San Nazaro in corso Italia per la seconda edizione di Maretona, una traversata a nuoto del lungomare organizzata da Amiu e Genova Nuoto.

    Per partecipare è necessario iscriversi via mail all’indirizzo genovanuoto@genovanuoto.net (inserendo nell’oggetto: Iscrizione seconda Maretona Città di Genova) o direttamente il giorno della gara. È necessario pagare una quota di iscrizione di 15 euro tramite bonifico bancario sul conto intestato A.S.D. Genova Nuoto presso la Deutsche Bank IBAN IT11U0310401404000000820474 indicando la causale Maretona 2012.

    Questi i premi in palio per i vincitori: ai primi classificati della categoria agonisti una Ricicletta (bici in alluminio riciclato) e una Crociera Msc. Ai primi classificati della categoria Master una tenda da campeggio Quechua.

  • Da Mussolini a Beppe Grillo, ma non come ha scritto Severgnini…

    Da Mussolini a Beppe Grillo, ma non come ha scritto Severgnini…

    Beppe GrilloDopo l’exploit di Parma e i sondaggi che danno il suo movimento quasi al 20%, Beppe Grillo è diventato la vittima prediletta dall’ossessività compulsiva dei mass-media. Dopo essere stato bandito da tutte le televisioni per una battuta sui socialisti (battuta che si era poi rivelata profetica), è stato riscoperto magicamente a distanza di vent’anni; fino al punto che oggi giornali, telegiornali e cinegiornali lo seguono ovunque vada per coglierne ogni sospiro e possibilmente montarci una polemica sopra (aiutati certamente dalla vena provocatoria del comico).

    L’ultima in ordine di tempo è stata: “Grillo contro il Financial Times”; quasi un’epopea mistica da film degli anni ’60, del tipo: “Ercole contro Roma”. In realtà Grillo ha soltanto risposto, e anche piuttosto pacatamente, a un articolo apparso sul Financial Times a firma del giornalista del Corriere della Sera Beppe Severgnini. Severgnini, che è volto piuttosto noto perché partecipa spesso ai dibattiti televisivi, è un saggista simpatico, alla mano, di nota fede interista e con una vena esterofila che lo ha portato a pubblicare libri in inglese per spiegare l’Italia agli stranieri. L’articolo in questione recava l’eloquente titolo “Lo stridente fascino del Grillo Parlante d’Italia” e si proponeva – ovviamente – di svelare ai lettori del prestigioso quotidiano britannico i retroscena dell’exploit elettorale di Beppe Grillo. Nel suo pezzo Severgnini accosta il comico genovese prima a Berlusconi e poi addirittura a Mussolini. E Grillo ovviamente si arrabbia. Scrive al direttore del Financial Times definendo il paragone “offensivo” e concludendo: «In futuro spero di leggere sul suo prestigioso giornale articoli più qualificati ed obiettivi sulla politica italiana».

    Una vicenda che, tutto sommato,  ha poco da dire e che potremmo evitare tranquillamente di menzionare, se non fosse per un punto che esula dall’argomento Beppe Grillo e che riguarda il contenuto specifico dell’articolo. Quando Severgnini paragona il fondatore del Movimento 5 Stelle a Mussolini, in fin dei conti esprime una libera opinione: un’opinione semplicistica, a mio giudizio, ma un’opinione che comunque va rispettata e che non è certo stata inventata dal giornalista del Corriere (esistono da tempo diverse declinazioni del lato autoritaristico di Grillo, tra cui quella del “Berlusconi di sinistra”). Se Severgnini vuole spiegare in questi termini il fenomeno Grillo ai suoi lettori stranieri, è liberissimo di farlo.

    Stupisce però che un giornalista così bravo si avventuri in un’analisi della cultura populista nostrana passando per i più scontati luoghi comuni sugli Italiani e tradendo una forte sudditanza psicologica verso la cultura anglosassone. Severgnini conia addirittura la definizione di “Populismo 2.0” e butta nel calderone insieme con Grillo: Bossi, Berlusconi, Tsipras del partito greco Syriza e persino il movimento dei “pirati” tedeschi. Un’analisi non proprio raffinatissima, in cui gli Italiani, per di più, fanno una pessima figura. Severgnini infatti li tratteggia come una massa succube di leader carismatici e autoritari, e come un popolino credulone preda del pifferaio magico di turno (Grillo) e incapace di valorizzare il professionista serio e preparato (Monti): il quale invece, pare di capire, non sarebbe snobbato da quella borghesia anglosassone a cui Severgnini strizza l’occhio.

    Difficile sfuggire all’impressione che questo quadro risulti un po’ offensivo per l’intelligenza media del popolo italiano. Non lo dico per patriottismo, che con la questione non c’entra nulla: lo dico perché credo che il giornalista sia stato piuttosto superficiale. Un conto è non risparmiare critiche a nessuno, nemmeno ai compatrioti; un’altra cosa sono i preconcetti, che non aiutano né gli stranieri a entrare in sintonia con noi, né noi a capire noi stessi. Contesto a Severgnini, in particolar modo, di aver ceduto a una visione pseudo-storica che dipinge l’italiano medio come incline al richiamo dell’uomo forte. Penso invece che questa tendenza vada interpretata dal punto di vista di una democratizzazione mai realizzata fino in fondo, come l’emancipazione e l’autogoverno mancati delle masse popolari. La storia d’Italia, che è una nazione giovane, non è la storia del popolo italiano: è piuttosto la storia delle sue élites politico-economiche e delle ingerenze straniere subite. Per questo le masse popolari non hanno mai abbandonato l’atavica diffidenza verso il potere che è tipica di chi ha imparato a vivere sottomesso.

    Ad esempio, dopo secoli di dominio straniero e papale, l’indipendenza dell’Italia fu ottenuta solo nel 1861: e non fu certo il frutto di un movimento popolare. Fu piuttosto il capolavoro politico e militare di due grandi personalità, Cavour e Garibaldi, che beneficiarono anche della benevola attitudine dell’Inghilterra. Dopo di che l’Italia fu governata dalla classe dirigente sabauda e dai gattopardi dei vecchi possedimenti borbonici. Fu solo nel 1912 che Giolitti concesse il suffragio universale maschile, uno strumento potenzialmente in grado di aprire alle masse la vita politica del paese. Eppure già quattro anni dopo il popolo italiano venne scaraventato suo malgrado in un’orribile guerra europea essenzialmente per le pressioni di piccoli gruppi di nazionalisti romani e per la precisa volontà politica di tre persone: il re Vittorio Emanuele, il primo ministro Antonio Salandra e il ministro degli esteri Sideny Sonnino.

    Anche il successo del fascismo dipese molto dal fatto che Mussolini fu in grado di accreditarsi presso le élites industriali come l’uomo dell’ordine e della stabilità contro la propaganda rossa; mentre non riuscì a prendere mai, fintanto che le elezioni restarono libere, nemmeno un terzo dei voti popolari. E quando nel ’22 andò al potere, lo fece grazie ad un pugno di militanti in camicia nera, dei quali il Duce temeva il fallimento al punto da starsene in attesa al confine con la Svizzera, pronto ad espatriare se le cose fossero andate storte. Sarebbero bastati due colpi di baionetta dei carabinieri per disperderli: ma il re non volle intervenire e gli Italiani si adattarono, come al solito, a diventare fascisti sotto il fascismo, anche se è pur vero che il consenso verso il regime conobbe momenti di spontaneo entusiasmo ai tempi della guerra in Etiopia. Ma ovviamente il parere del popolo non contava nulla.

    Dopo la catastrofe della seconda guerra mondiale, grazie a una nuova e moderna costituzione, gli Italiani, e stavolta anche le Italiane, sperarono di poter cominciare davvero a occuparsi di ricostruire il paese in autonomia. Ma nei decenni a venire l’idealismo si affievolì, perché il paese si scoprì di fatto zona di confine tra due blocchi contrapposti e terra di conquista per agenti della CIA, uomini del KGB, mafiosi e rivoluzionari rossi. Bombe, omicidi, stragi e sequestri divennero così uno strumento di pressione sul paese, un modo per impedire a industriali e dirigenti pubblici di scardinare gli equilibri geopolitici internazionali, a magistrati e giudici di indagare troppo a fondo, a giornalisti di raccontare verità scomode e a movimenti popolari di affermarsi.

    Quando scoppiò Tangentopoli, il consenso bulgaro che l’operato del pool di Di Pietro riscosse tra la gente ben descrive il senso di soffocamento e asfissia con cui veniva vissuto il sistema di potere dei partiti, che ingessava la vita politica e drenava le risorse pubbliche. Ed è in questo contesto che si spiega anche l’exploit della Lega Nord come partito di protesta. Forse Tangentopoli durò troppo a lungo; forse la aspettative di rinnovamento che inevitabilmente le inchieste suscitarono non furono soddisfatte in tempo: fatto sta che la gente poco a poco si stancò e diede fiducia al bellissimo sogno di cartapesta fatto di ottimismo e prosperità economica prospettato dal nuovo venuto: Silvio Berlusconi. Eppure persino il Cavaliere durò solo pochi mesi e ci vollero tutti i vantaggi della sua posizione di potere e tutta l’inconsistenza dei suoi avversari politici per risuscitarlo e tenerlo in vita per un’altra decina d’anni.

    Oggi che non ci sono più dominazioni stranieri, non c’è più la guerra fredda, non c’è più Mussolini e non c’è più Berlusconi, le cose sono cambiate poco: siamo ostaggio di un parlamento di cooptati e di un governo che non abbiamo votato, che a sua volta deve rendere conto ad una governance europea in cui prevalgono gli interessi di altri Stati. Come si vede, dunque, nel corso della nostra storia sono state poche le occasioni in cui, come popolo, abbiamo avuto davvero voce in capitolo. Certo, quelle poche non siamo stati capaci di coglierle: ma d’altra parte non abbiamo mai maturato né l’esperienza né la cultura necessarie.

    Il problema non è certo quello (genetico) di subire il fascino carismatico del leader forte: è piuttosto quello (storico) di avere avuto pochissime occasioni per esercitare la libertà. Dei cosiddetti “leader populisti” di successo si dimentica spesso di ricordare che sanno proporsi come alternativa di rottura rispetto ad una situazione esistente percepita come negativa. Presentare Grillo come un anti-europeista che cambia spesso idea, che offre «risposte semplicistiche a problemi complessi» e che piace agli Italiani perché è simpatico e fa il buffone, è svilente per Grillo, certo: ma è svilente soprattutto per gli Italiani, che vengono trattati come bambini spaventati incapaci di arrangiarsi senza la tutela di questa classe dirigente.

    In realtà quello che per molti è davvero centrale nella proposta politica di Grillo riguarda, da una parte, la demolizione delle consorterie politiche, finanziarie e mafiose che condizionano lo sviluppo civile ed economico del paese, dall’altra la responsabilizzazione civica e democratica dei cittadini, che devono imparare ad accettare il prezzo della loro partecipazione attiva alla vita pubblica. In altri termini, è quell’ideale di democrazia che ci è sempre stato negato e che per l’ennesima volta, sembrerebbe, stiamo cercando di ottenere. E’ l’idea di Grillo che preferisco e quella che mi piacerebbe potesse sopravvivere alle sue contraddizioni.

    Andrea Giannini

  • Consiglio Comunale: “Bilancio di guerra” per il Comune di Genova

    Consiglio Comunale: “Bilancio di guerra” per il Comune di Genova

    GenovaIl secondo Consiglio Comunale dell’“Era Doria” si è concentrato su un tema caldo, anzi scottante: il bilancio previsionale 2012. A questo tema è stata dedicata quasi tutta la riunione con una relazione decisamente ampia dell’assessore Francesco Miceli. Il principale obiettivo della relazione è stato chiarire la genesi di questo bilancio e le ragioni che hanno spinto a proporre un aumento delle aliquote dell’IMU.

    Miceli ha voluto innanzitutto chiarire che si tratta di un bilancio in continuità con quello del 2011, già caratterizzato dai forti limiti imposti dai pesantissimi tagli decisi dai governi nazionali (sia dall’ultimo governo Berlusconi, sia dell’attuale governo Monti). A ciò si aggiunge il Patto di stabilità che, imponendo la riduzione del debito pubblico, ha ulteriormente limitato la possibilità per lo Stato di sostenere la spesa degli enti locali. Lo ha voluto ribadire in più occasioni l’assessore dicendo che non si può parlare di cattiva gestione dell’amministrazione comunale e nemmeno di buco nel bilancio, ma di una mancanza di risorse derivanti dallo Stato. Questo ha imposto la necessità di trovare nuove risorse per garantire un livello di servizi adeguato alle richieste dei cittadini.

    Senza eseguire alcuna manovra correttiva rispetto al 2011 il Comune di Genova non avrebbe nemmeno avuto le risorse necessarie per coprire le spese che è obbligato ad affrontare (il pagamento del personale, dei contratti con le società partecipate e dell’Azienda Municipalizzata d’Igiene Urbana). In particolare avrebbe ottenuto 750 milioni di euro di entrate a fronte di 780 milioni di euro di spesa rigida. Poco di più avrebbe ottenuto con l’aumento dell’aliquota Irpef (+0,1%), con l’introduzione della tassa di soggiorno e con un’ulteriore riduzione del personale (all’inizio del 2011 erano 6362 i dipendenti a tempo indeterminato, alla fine dell’anno 6119 e si prevede un’ulteriore diminuzione nel 2012). Solo 4 milioni di euro sarebbe stato l’avanzo a disposizione dell’amministrazione, il che avrebbe reso impossibile espletare qualsiasi funzione.

    In questo contesto è maturata la scelta di agire sull’IMU per ottenere maggiori introiti. Miceli ha voluto precisare che il gettito derivante dalle aliquote base dell’imposta sono destinate interamente allo Stato, mentre agli enti locali restano solo le risorse derivanti da un loro aumento. Per essere chiari del 5×1000 che si pagherà sulle prime case, il 4×1000 andrà all’amministrazione centrale e l’1×1000 al Comune. In particolare si è deciso di incrementare del 3×1000, il massimo consentito, l’aliquota per gli immobili non adibiti ad abitazione principale e dell’1×1000 l’aliquota sulle prime case. Un raffronto con l’ICI permette di verificare che con l’IMU ci sarà comunque un risparmio per i possessori di case popolari, mentre vi è un aumento fino a 100 euro per gli alloggi economici (che costituiscono il 58,5%  degli immobili presenti sul territorio comunale) e un maggiore aumento per le abitazioni civili e signorili. Nulla di nuovo, in realtà, visto che questa linea era già stata proposta dall’amministrazione Vincenzi.

    Grazie a questo ulteriore sforzo contributivo da parte dei cittadini genovesi il Comune avrà a disposizione 106 milioni di euro di cui 68 verranno utilizzati per politiche sociali ed educative, i due settori che il sindaco Doria ha sempre dichiarato di ritenere centrali sia in campagna elettorale sia dopo il suo insediamento a Palazzo Tursi.

    Per tutto il resto dovranno bastare i 38 milioni rimanenti. Questo comporterà ovviamente una riduzione degli investimenti. Per esempio, per ciò che riguarda i lavori pubblici, Miceli parla di un programma caratterizzato dalla “concretezza” e dalla necessità di dare priorità ai lavori urgenti, come quelli di messa in sicurezza del territorio. Lo stesso sindaco durante il suo discorso di apertura dei lavori del nuovo Consiglio Comunale aveva affermato la volontà di risolvere alla radice i problemi derivanti dal dissesto idrogeologico, ma viene da chiedersi quanto sarà possibile farlo con le scarsissime risorse a disposizione.

    Insomma ancora una volta si tratta di un “bilancio di guerra”, come dice lo stesso Miceli, con il quale si richiede ai cittadini genovesi di fare un ulteriore sforzo solidaristico per mantenere in piedi la macchina comunale.

    Anche la politica deve fare la sua parte e Doria è stato molto chiaro fin dal principio su questo punto. Bisogna far percepire ai cittadini che anche le istituzioni si impegnano a ridurre i propri sprechi e a svolgere il proprio lavoro con assoluta serietà. Per questo, anche in seguito allo scandalo dei gettoni di presenza ottenuti da alcuni consiglieri assistendo solo per pochi minuti alle sedute nella Sala rossa di Palazzo Tursi, si è avanzata la proposta di introdurre dei contrappelli in conclusione delle varie riunioni.

    È quasi una gara tra i consiglieri di tutti gli schieramenti (sul tema hanno preso parola Farello, Rixi, Gioia, Musso e Grillo) a proporre per primi l’introduzione di nuovi sistemi che garantiscano maggiore controllo sul comportamento dei consiglieri e permettano all’opinione pubblica di sapere cosa accade all’interno delle “stanze fumose della politica”. Innanzitutto si propone una modifica del regolamento entro il 30 giugno, che introduca un controllo della presenza dei consiglieri alle sedute delle commissioni. La proposta viene estesa anche alle sedute della Giunta e al Consiglio Comunale (dove già avviene su richiesta di tre consiglieri). Una soluzione potrebbe consistere nell’introduzione di tesserini magnetici per la verifica delle presenze, fermo restando che lo stesso presidente della commissione può effettuare direttamente questo controllo.

    L’operazione trasparenza passa anche attraverso – o addirittura parte da – l’iniziativa dei consiglieri del Movimento 5 Stelle, che hanno deciso di trasmettere via streaming con una webcam le sedute del Consiglio. Anche su questo punto diversi consiglieri sono intervenuti chiedendo di ampliare questa prassi alle riunioni degli altri organi comunali.

    Tutti d’accordo quindi sull’utilità della modifica al regolamento, ma, vista anche una certa difficoltà ad accordarsi sulle modalità per procedere in questo senso, la speranza, espressa anche dal capogruppo del Pd Simone Farello, è che troppi tecnicismi non comportino il rischio di allungare a dismisura i tempi. Non sarebbe una novità per la politica, ma si tratta proprio di quei “vizi” da cui la nuova amministrazione comunale ha promesso di volersi liberare.

    Federico Viotti 
    [foto di Daniele Orlandi]

  • Nuovo supermercato a Campi: Confesercenti pronta a ricorrere al Tar

    Nuovo supermercato a Campi: Confesercenti pronta a ricorrere al Tar

    800 firme raccolte per difendere il piccolo commercio di quartiere, le botteghe al dettaglio che «Garantiscono animazione vivibilità e sicurezza, evitando la desertificazioni di zone popolari e popolose della città», come spiega il Comitato Basta Ipermercati – composto da commercianti ma non solo – mobilitatosi per dire no alla richiesta del gruppo Gattiglia che intende trasformare il magazzino di vendita all’ingrosso Sogegross (Basko) di Genova Campi, in una grande struttura di vendita al dettaglio di generi alimentari. A rischio – come sottolineano le associazioni di categoria ed i C.I.V. di zona – c’è l’intero tessuto commerciale della Val Polcevera, di Sampierdarena e Cornigliano.

    Tutto nasce da un emendamento che prevede una variante al Piano Urbanistico Comunale (PUC), proposto dal Pd nel precedente ciclo amministrativo ed approvato dal consiglio comunale il 7 dicembre scorso. All’epoca non mancarono le polemiche visto che la votazione avvenne in una seduta fiume nel corso della quale furono presentati centinaia di ordini del giorno ed altrettanti emendamenti. Alcuni consiglieri che votarono sì all’emendamento ammisero candidamente di non avere compreso appieno di che cosa si trattasse …

    Allo stato attuale il progetto è al vaglio della Conferenza dei Servizi.
    Confesercenti ha già presentato delle osservazioni proprio in questa sede ma non intende fermarsi: se la conferenza deliberante darà il via libera, l’associazione che raggruppa piccoli e medi imprenditori del commercio è pronta a ricorrere al tribunale amministrativo regionale (Tar).
    «Abbiamo presentato la documentazione sia alla conferenza dei servizi sia come osservazioni al PUC», sottolinea Andrea Dameri, direttore Confesercenti Genova.

    «In seguito all’innesto della grande distribuzione organizzata nella vallata il numero dei punti vendita sul territorio si è drasticamente ridotto mentre la superficie di vendita è aumentata sensibilmente – denuncia Dameri – la piccola e media impresa del settore è stata spazzata via e con essa tutti i servizi che il commercio tradizionale offre soprattutto alle fasce più deboli della popolazione, come gli anziani che non possono spostarsi in auto per fare la spesa».
    Inoltre autorizzando la trasformazione di un punto vendita all’ingrosso in un supermercato si crea un pericoloso precedente «Se passa questa linea ci sarà la corsa a farlo – sottolinea Dameri – Una scorciatoia simile consente di innalzare il valore commerciale degli spazi che, se possono essere utilizzati per realizzare nuovi supermercati, valgono almeno il doppio».

    Inoltre non vanno dimenticate le criticità legate alla viabilità «In una zona delicata dove il traffico è già oggi un problema – aggiunge Dameri – ovviamente una nuova struttura commerciale porterebbe all’aumento del numero di auto private, conseguenza inevitabile anche a causa del previsto ampliamento della superficie di Ikea».

    «Tutte le forze politiche durante la campagna elettorale si sono impegnate a limitare i potenziali danni di una crescita della grande distribuzione – conclude Dameri – adesso tocca alla nuova giunta ed al consiglio comunale dimostrare la serietà degli impegni presi».

     

    Matteo Quadrone

  • Muscolata Sturlense: birra, muscoli e musica sulla spiaggia di Sturla

    Muscolata Sturlense: birra, muscoli e musica sulla spiaggia di Sturla

    MuscoliSabato 16 e domenica 17 giugno nel quartiere di Sturla si tiene la quarta edizione della Muscolata Sturlense: l’evento vuole riprendere le vecchie muscolate tenutesi negli anni ’60 nel quartiere del levante genovese ed è organizzata dal Civ Sturla a Mare.

    Nel corso dei due giorni, in via del Tritone svengono offerti oltre che la sagra a base di muscoli (cozze), birra e vino, anche altre specialità culinarie,; in più, a un tributo a Vasco Rossi nella serata di sabato e a un dj set domenica sera.

    Ecco il programma nel dettaglio:

    Sabato 16 giugno

    Ore 12/15-19/23 muscoli a volontà, gnocchi al pesto, birra e vino a fiumi
    Ore 16 baby dance
    Ore 18 Happy Music
    Ore 21 VASCOVER in concerto, tributo a Vasco

    Domenica 17 giugno

    Ore 12/15-19/23 muscoli a volontà, gnocchi al pesto, birra e vino a fiumi

    Ore 16 Dj Set “Quei Favolosi Anni ’60”
    Ore 17 Dj Set “Disco Music ’70/’80”
    Ore 18 Dj Set “Sound of ’90”
    Ore 19 “Lounge Party”

  • 10×100: appello per annullare le accuse ai manifestanti del G8

    10×100: appello per annullare le accuse ai manifestanti del G8

    g8 scuola diazLunedì scorso (12 giugno, ndr) è iniziato l’ultimo atto del processo per le violenze alla scuola Diaz durante il G8: in attesa della sentenza definitiva, che sarà pronunciata quasi certamente venerdì, sul web si è mobilitata una campagna per tenere alta l’attenzione su un altro processo che riguarda i fatti di Genova e di cui c’è molto meno risalto mediatico.

    Mentre a Roma si svolgeva la prima udienza del processo sulla Diaz, in piazza Cavour (dunque sempre nella Capitale) veniva presentato l’appello 10×100 in difesa dei dieci manifestanti imputati per il reato di devastazione e saccheggio e sui quali la sentenza dovrebbe essere pronunciata il prossimo 13 luglio.

    Sul sito 10×100.it è possibile firmare l’appello per chiedere l’annullamento delle accuse. Così si legge sul sito, a motivazione della campagna: “Mentre lo Stato assolve se stesso da quella che Amnesty International ha definito “la più grande sospensione dei diritti democratici in un paese occidentale dopo la seconda guerra mondiale”, il prossimo 13 luglio dieci persone rischiano di diventare i capri espiatori e vedersi confermare, in Cassazione, una condanna a cento anni di carcere complessivi, in nome di un reato, “devastazione e saccheggio”, che rappresenta uno dei tanti detriti giuridici, figli del codice penale fascista, il cosiddetto Codice Rocco“.

    L’appello è già stato sottoscritto da nomi noti della cultura e dello spettacolo come Erri De Luca, Ascanio Celestini, il collettivo Wu Ming, Teatro Valle Occupato e Don Andrea Gallo.

    Marta Traverso

  • Righi, Parco Avventura: per l’estate 2012 al via l’apertura serale

    Righi, Parco Avventura: per l’estate 2012 al via l’apertura serale

    Da sabato 16 giugno fino a mezzanotte ed anche oltre, incomincia il serale con le emozioni del Parco Avventura ed il fresco del Righi: 50 alberi attrezzati, 6 percorsi a portata di tutte le capacità atletiche, la poesia delle mura del seicento.

    I percorsi del Parco Avventura saranno aperti anche di notte per una esperienza indimenticabile. A disposizione delle famiglie e dei gruppi di amici anche i barbecue. Il bosco recuperato dal degrado e ripulito ha cominciato a respirare di nuovo ed i genovesi potranno prendere il fresco delle serate estive a contatto con la natura e sfidando la forza di gravità.
    «Imbragatura, caschetto, lampada frontale e via. Come una lucciola che vola di notte nel bosco di querce, olmi, cipressi e pini. A proposito, da quanto tempo non vedi una lucciola? E tuo figlio l’ha mai vista? E’ il momento di fargliela conoscere da vicino. Lascia a casa l’auto, vieni a trovarci direttamente dal centro città in 10 minuti con la coloratissima funicolare “Zecca Righi” dell’AMT, un altro tocco di ecologia».

    CENTRI ESTIVI “IDEA AVVENTURA”
    Le scuole sono finite. Per le famiglie dove papà e mamma lavorano si ripresenta il solito problema. Come fare con i figli piccoli? Da quest’anno c’è una opportunità di grande interesse «Dalle 8.00 del mattino alle 17.00, dal lunedì al venerdì i bambini sono ospiti del Parco Avventura e del Righi con il Centro Estivo IDEA-AVVENTURA. In collaborazione con “Che Idea!” e con i suoi animatori specializzati si possono prenotare settimane nella natura con attività didattiche, gioco e sport. E naturalmente con i percorsi del Parco Avventura irresistibili per i bambini. Sul sito www.parcoavventuragenova.it tutti i dettagli. Offerta attiva fino alla riapertura delle scuole».

    PERCORSO CIP E CIOP PER I PIU’ PICCOLI
    «Finalmente anche i bambini con meno di sei anni possono divertirsi sugli alberi come scoiattoli. Intitolato ai celebri personaggi di Walt Disney, è aperto al Righi il percorso dedicato ai cuccioli».

    Cinque piattaforme a “portata di mamma e di papà” e la carrucola per i bambini dai 3 ai 6 anni. Imbragature dedicate e caschetti rossi per far divertire anche i più piccini sul percorso Cip e Ciop. «E’ stata da subito una richiesta pressante delle famiglie che frequentano il Parco Avventura e oggi è una realtà che rende il Righi un vero paradiso dei bambini di tutte le età tra divertimento e natura».

    COMPLEANNI AL PARCO
    «Il Parco Avventura vi regala come sempre l’ingresso gratuito per festeggiare il compleanno: basta esibire un documento con la data di nascita per divertirsi gratis due ore. Naturalmente resta la possibilità di festeggiare con gli amici organizzando al Parco vere e proprie feste di compleanno usufruendo dei convenienti sconti per gruppi che trovate sul nostro sito www.parcoavventuragenova.it».

    ADERISCI ALL’ASSOCIAZIONE AMICI DEL PARCO DEL RIGHI
    Il Parco si caratterizza sempre più come una realtà attenta al territorio. Dopo aver bonificato un ettaro di bosco e ridato vita a centinaia di alberi, ora è il momento di occuparsi di valorizzare tutto il Righi. «E’ nata quindi l’Associazione Amici del Parco del Righi con queste finalità. La tessera è in vendita – quasi in omaggio- alla cassa del Parco ad un prezzo promozionale di un solo euro. Diventerete “amici del Parco” e della natura, ma non solo. Ai soci è riservata una promozione importante: ogni dieci ingressi al Parco, uno è gratuito»

  • Vesima: la spiaggia rimane abbandonata a se stessa

    Vesima: la spiaggia rimane abbandonata a se stessa

    Uno splendido angolo del Ponente salvato dalla cementificazione, un tratto di litorale amato dagli abitanti ma non solo, giace abbandonato a se stesso, nonostante da molti anni, i comitati di cittadini e rappresentanti istituzionali – in primis lo storico leader della sinistra ponentina, Arcadio Nacini – lottino strenuamente per difenderlo.
    Parliamo della spiaggia di Vesima ripetutamente danneggiata dalle frequenti mareggiate – le ultime questa primavera, la più devastante quella del novembre 2011 – a causa della mancanza dei cosiddetti “pennelli”, barriere di protezione che permetterebbero la conservazione del litorale.

    Ma la notizia clamorosa è che le risorse economiche ci sono – come denunciato già ad aprile dall’ex consigliere provinciale di Sinistra Ecologia e Libertà, Gian Piero Pastorino, oggi consigliere a Palazzo Tursi – circa 4 milioni di euro messi a disposizione da Comune e Regione, la metà utilizzati per il rifacimento della vicina spiaggia di Villa Azzurra, gli altri vincolati a questo scopo, anche grazie all’interessamento del presidente della Regione, Claudio Burlando, che ha compreso l’importanza degli interventi di protezione a mare, ma inspiegabilmente ancora bloccati.
    «La situazione di Vesima è un paradosso esemplare – spiega Pastorino – mentre altre amministrazioni pubbliche, anche nel nostro territorio, lamentano la carenza di risorse economiche, il Comune di Genova dispone di denaro per realizzare queste opere, eppure non lo utilizza a dovere».
    A subirne le conseguenze, oltre ai cittadini che si vedono privati della possibilità di fruire di un tratto di litorale facilmente accessibile anche ai meno abbienti, raggiungibile con il treno, a pochi minuti dalla città, sono anche le attività commerciali della zona che fanno affidamento sulla stagione estiva per il loro sostentamento.
    Era il 15 novembre 2011 quando l’allora assessore al Demanio Marittimo, Simone Farello, affermava in consiglio comunale «Entro febbraio 2012 inizieranno i lavori di riqualificazione della spiaggia di Vesima e prima della stagione balneare 2012 l’intervento sarà concluso».
    Allo stato attuale però nulla si muove, nonostante l’estate sia praticamente iniziata. «Ogni anno si ripete la stessa questione – sottolinea Pastorino – il problema non viene mai risolto ma solo rimandato».
    Senza dimenticare un’altra questione tutt’altro che secondaria, quella dei Bagni Janua, storico stabilimento comunale della società Bagni Marina Genovese, che alcuni mesi fa ha pubblicato un bando di gara per l’affidamento della gestione dello stabilimento con annessa attività di somministrazione e ristorazione.
    «Lo stabilimento balneare è stato dato in gestione, per un anno, ad un soggetto privato – spiega Pastorino – ma oggi i Bagni Janua sono ancora inagibili. Noi, come Comitati del Ponente, avevamo proposto di mantenere la gestione comunale, magari riscuotendo i canoni delle cabine in anticipo, considerata la disponibilità dei clienti». Purtroppo l’amministrazione non ha voluto impegnarsi in questo senso ed i risultati sono sotto gli occhi di tutti.

     

    Matteo Quadrone

  • Trenino di Casella: parte l’operazione Stazioni Pulite

    Trenino di Casella: parte l’operazione Stazioni Pulite

    Proseguono le iniziative a cura dei volontari del Gruppo Salviamo la Ferrovia Genova-Casella, che da tempo si battono per la riqualificazione della tratta e perché Amt non ne interrompa il funzionamento. Il trenino di Casella è un percorso turistico molto apprezzato nell’entroterra genovese ed è sede di eventi e spettacoli, tra i quali il più noto è Donne in guerra, che si svolge da cinque anni tra fine maggio e inizio giugno a cura del Teatro Cargo di Voltri.

    La prossima iniziativa in calendario da parte del Gruppo è Stazioni Pulite, che si pone l’obiettivo di raggiungere di volta in volta una diversa stazione del tracciato e ripulire l’area verde circostante. Il primo appuntamento è per sabato 23 giugno alla Stazione di Campi (appuntamento ore 9), che si potrà raggiungere con mezzi propri o tramite il trenino.

    Scopo dell’iniziativa è attirare l’attenzione degli enti locali e dei media sull’importanza storica, culturale e turistica della Ferrovia Genova-Casella e al tempo stesso – con il supporto di attrezzi e strumenti forniti dagli stessi volontari e manlevando l’azienda da ogni responsabilità – al riordino dell’area verde circostante le stazioni e alla raccolta dei rifiuti.

    [foto di Daniele Orlandi]

  • Interdipendenza dei fatti economici: analisi della situazione italiana

    Interdipendenza dei fatti economici: analisi della situazione italiana

    Economia

    Pochi giorni fa è stato diramato il rapporto dell’Istat sulla disoccupazione del  primo trimestre 2012,  che evidenzia una percentuale di quasi l’11% , che significa ca 2,8 milioni di persone  senza lavoro, di cui oltre 600.000 under 25, unitamente a tante altre notizie vicine e lontane , come le perdite di qualche miliardo di dollari di JP Morgan,  il flop della quotazione di Facebook , la crisi di liquidità delle banche spagnole e l’ennesimo caso di mala gestio nostrana che ha portato al sequestro dei beni di una società quotata Uniland.

    Il cittadino italiano quando legge che JP Morgan ha perso 3 mld di dollari perché dovrebbe preoccuparsi? Quali conseguenze potrebbero portare nella sua vita quotidiana la sequela di errori fatti dai manager della banca? O gli errori e/o le colpevoli omissioni di Morgan Stanley che hanno portato alla mattanza dei poveri risparmiatori che hanno investito in Facebook? E cosa dire del fatto che in Spagna le banche del Paese siano afflitte da una grave crisi di liquidità dovuta alla circostanza che hanno in portafoglio titoli legati al mercato immobiliare per oltre 250 mld di euro e che i loro correntisti stanno prelevando  euro  al ritmo di 1 mld al giorno (oltre 100 mld negli ultimi 12 mesi)? E per arrivare alla nostra ormai piccola Italia, del sequestro dei beni di Uniland a seguito di manovre spericolate e poco chiare dei suoi esponenti?

    Tutti questi fatti, apparentemente scollegati tra di loro, purtroppo hanno conseguenze rilevanti sulla disoccupazione in Italia  cioè sulla notizia che tutti ritengono di loro diretto interesse.

    Quando la crisi iniziò nel 2008 il motore fu proprio il fallimento di una grande banca d’investimento la Lehman Brothers, che aveva fatto un grave errore di valutazione sui titoli derivati di qualche centinaio di miliardi di dollari e che aveva innescato un meccanismo di perdita di credibilità di tutto il sistema finanziario e di quello preposto ai controlli (società di revisione e società di rating). Soprattutto aveva scoperchiato l’enorme pentola dei prodotti derivati, che oggi rappresentano formalmente un volume di oltre 9 volte i beni reali esistenti.

    CRISI DI FIDUCIA
    Ma se il sistema non controlla efficacemente coloro che hanno la responsabilità di gestire i risparmi e gli investimenti di milioni di persone, noi come possiamo fidarci?  E questo vale sia per Lehman Brothers, che aveva un rating AAA prima di fallire, sia adesso per JP Morgan o per il flop di Facebook o ancora per la italiana Uniland. La peggiore crisi  in qualunque economia è quella che nasce dalla sfiducia nelle istituzioni, i cittadini e gli investitori  devono potersi fidare delle persone cui affidano le proprie vite e i propri averi; se le istituzioni politiche o quelle finanziarie non sono credibili, perché pongono in essere atti per favorire smaccatamente i propri interessi privati, dopo ricostruire il tessuto relazionale sarà lungo e difficile.

    La Germania, che è un Paese dell’area euro e quindi teoricamente è soggetto alla nostre stesse limitazioni, emette Buoni del Tesoro, i Bund, all’1% , perché le sue istituzioni sono credibili e non perché se lo dicono da soli… ma perché sono una nazione seria che rispetta i cittadini e anche le regole di una economia basata  su un miglior controllo dei soggetti economici.
    In Italia e in altri Paesi dell’Eurozona, che sono oggi sotto lo scacco della speculazione internazionale, il problema principale  non è  rappresentato solo dai limiti peraltro evidenti dell’euro e della BCE, ma proprio dalla consistenza delle istituzioni politiche e finanziarie; se un Paese è debole perché  non riesce a costruire un assetto politico consistente affidandosi a tecnici per definire delle linee di governo  e presenta un debito pubblico alto con una crescita bassa purtroppo subisce il giudizio negativo degli speculatori.

    Quindi il nostro spread è alto perché il nostro Paese è debole, ha sicuramente passato gli ultimi 20 anni a parlare e non a progettare, a spartirsi risorse pubbliche tra pochi, a confabulare su fantomatiche riforme, quando il Paese continuava a regredire, con crescita reale prossima a zero, disoccupazione giovanile alta, propensione all’investimento da parte di soggetti esteri quasi inesistente, tempi di pagamento da parte dello Stato più alti d’Europa, mercato del lavoro non coerente con le necessità del periodo storico, sistema fiscale e della giustizia con tempi e regolamentazioni incomprensibili…
    Ma chi ci viene o chi ci rimane in un Paese così mal sistemato? I mercati, che devono valutare la tenuta  a medio termine di un Paese, stanno dicendo, senza dubbio con il loro linguaggio e con una punta di sarcasmo, che dobbiamo produrre uno sforzo per essere veramente credibili, ma per diventarlo dobbiamo lavorare molto e non solo sotto il profilo economico, bisogna avere una nuova classe politica capace di incarnare un reale cambiamento, che coniughi l’impegno per un nuovo progetto nazionale e la responsabilità nell’esercizio del ruolo, come succede nei Paesi “seri”… E’ una sfida soprattutto culturale, che ci deve portare a superare modelli che erano già vecchi vent’anni fa  e che sono rimasti, molto inopportunamente, fermi per tutto questo tempo, facendo perdere a questo Paese, che in realtà ha grandi risorse, tutti i treni possibili.

    L’alternativa ad una seria ed efficace reazione a questa inerzia distruttiva sarebbe percorrere le strade di estrema sofferenza di Grecia, di Portogallo e a breve forse della Spagna. Per questo dobbiamo guardare ciò che succede all’estero e  non solo le notizie italiane; se ci sarà a breve una ulteriore botta alla fiducia nel sistema finanziario, non ci saranno  conseguenze solo sui manager di JP Morgan o Morgan Stanley, ma su tutto il sistema e i più deboli ne sopporteranno l’onere maggiore… i primi sono stati i greci, poi i portoghesi e gli spagnoli, poi noi… ma si può fare qualcosa?

    In primis dobbiamo essere consapevoli del pericolo reale e potenzialmente vicino nel tempo e pertanto essere disponibili ad impegnarci da subito per il Bene Comune, chiedendo con forza e convinzione una riforma elettorale e l’avvio di una nuova stagione politica, che inizi un percorso diverso per questo Paese. Oggi si parla di 2013 , come di un appuntamento troppo vicino per cambiare qualcosa… ma questa politica si rende conto del degrado dell’economia in questi ultimi mesi, con aziende in asfissia finanziaria e disoccupazione che cresce a ritmi notevoli? Aspettare un anno per dare delle risposte anche politiche a questo momento storico così difficile rischia di essere veramente intempestivo…
    E tutto questo sarà ancora più vero se dall’America non si farà nulla per mettere sotto controllo la finanza creativa, se in Europa si continuerà a non voler vedere lo stato di reale dissesto di alcune economie e se non ci sarà un sufficiente controllo sui soggetti senza scrupoli che si approfittano della buona fede degli investitori, e la conseguenza sarà che sempre più imprese chiuderanno o se ne andranno all’estero  e allora ci sarà sempre meno lavoro, con un aggravio insostenibile sugli ammortizzatori sociali e quindi a seguire gravi problemi di ordine pubblico.

    L’interdipendenza è un fatto, il nostro sguardo deve essere a 360 gradi e la nostra consapevolezza  più  ampia, ma bisogna agire e non pensare che alla fine ci sia compassione da parte dei mercati.
    Vae Victis, guai ai vinti, disse il capo gallico Brenno che mise per la prima volta a sacco Roma… ma i Romani, i  nostri progenitori, reagirono e per molti secoli Roma non fu più invasa; ma stiamo parlando di un altro mondo e di un altro tempo, gli italiani di oggi, dopo questo lungo letargo, saranno capaci di reagire e di dimostrare di saper trovare una nuova classe dirigente?  A breve l’ardua sentenza.

    Maurizio Astuni

    [foto di Daniele Orlandi]

  • Aperitivo e concerto degli Gnu Quartet in favore di Emergency

    Aperitivo e concerto degli Gnu Quartet in favore di Emergency

    Gnu QuartetSabato 23 giugno il gruppo genovese di Emergency organizza u aperitivo-concerto in una suggestiva location affacciata sui tetti del centro storico genovese per raccogliere fondi da destinare al Centro Pediatrico di Goderich in Sierra Leone.

    Il programma dell’evento, che è ospitato sulla terrazza del B&B Sopraitetti in via San Luca 11, prevede un aperitivo con degustazione di vini a partire dalle ore 18.30,  seguìto poi dal concerto di una delle band più interessanti del panorama genovese e italiano: gli Gnu Quartet.

    Il gruppo nasce sotto la stella della PFM al Teatro Nazionale di Milano, nel 2006; nel corso degli anni si sono moltiplicate le esibizioni e le collaborazioni con grandi nomi della musica italiana, come Gino Paoli, Niccolò Fabi, Afterhours, Simone Cristicchi.

    La forza della band sta nell’alchimia e nel perfetto equilibrio tra le peculiarità dei componenti: il risultato è un animale da palco con il corpo da musicista classico, il cervello da jazzista e le zampe da rockkettaro.

    I posti a disposizione per la serata sono limitati pertanto è necessaria la prenotazione con una donazione di 40 euro.

    info e prenotazioni:
    emergencygenova@libero.it
    cell. 3923934096

     

  • Pegli, box sotto il cinema Eden: storia di un progetto contestato

    Pegli, box sotto il cinema Eden: storia di un progetto contestato

    Cinema Eden, PegliIl progetto per la costruzione di 68 box interrati sotto il cinema Eden di Pegli che ha suscitato nel Ponente genovese una raffica di proteste dei cittadini – scesi in corteo un paio di settimane fa – ma anche di alcuni rappresentanti istituzionali – nella prima seduta del nuovo consiglio comunale 15 consiglieri (primo firmatario Antonio Bruno, Federazione della Sinistra) hanno depositato una mozione per chiedere all’amministrazione di sospendere i lavori ed eseguire una serie di approfondimenti al fine di avviare la procedura per la revoca del permesso a costruire – ha una lunga e travagliata storia che proviamo a ripercorrere.

    Sono ormai alcuni anni che si parla di quest’opera, che sorgerà nel cuore della delegazione pegliese, in via Pavia, al centro di un tessuto urbano caratterizzato dalla presenza di palazzi dei primi del ‘900 che poggiano le antiche fondamenta a ridosso di un’importante falda acquifera. L’area interessata, proprietà dei frati di Finalpia, comprende il civico n. 4, il palazzo donato dal Papa Benedetto XV e dai marchesi Durazzo Pallavicini all’ordine dei Benedettini e dato in uso per attività pastorali e ricreative alla parrocchia di S. Martino, il sottosuolo del cinema Eden e della sua arena estiva.
    «Il terreno della zona è estremamente fragile e quando hanno provato a trivellare è uscita immediatamente l’acqua – ricordano gli abitanti – c’è un rischio concreto per la stabilità delle abitazioni di via Pavia e dell’adiacente Piazza Bonavino». Ma la deviazione della falda potrebbe nel tempo arrecare danni anche agli edifici siti nelle zone di via Monti, via Beato Martino e via Martiri della Libertà.

    Il Municipio Ponente ha manifestato in più occasioni la sua contrarietà al progetto, fin dal principio, ascoltando le preoccupazioni della gente. Una delle caratteristiche peculiari del territorio di Pegli è la numerosa presenza di acqua nel sottosuolo e la particolare vicinanza della falda acquifera alla superficie. Problemi di natura idrogeologica si sono riscontrati in altre zone di Pegli, quando si è provato a costruire. «In via Dagnino, a seguito di un intervento su una proprietà privata, c’è stato uno smottamento di terreno e alcuni palazzi contigui all’area hanno vissuto situazioni critiche e sono stati evacuati – spiega il Presidente del Municipio Ponente, Mauro Avvenente – è la dimostrazione di come il sottosuolo di Pegli sia terribilmente fragile».
    In questi anni i cittadini si sono mobilitati attraverso assemblee pubbliche, volantinaggi e raccolte firme, e hanno ottenuto alcune modifiche rispetto al progetto iniziale. Quest’ultimo prevedeva una costruzione su 4 livelli per circa 120 box. Il Comune, resosi conto dell’invasività dell’opera, ha proposto ai progettisti una riduzione dello sbancamento, da 4 piani a 3, con la conseguente riduzione del numero di box (68).
    Il permesso a costruire è stato concesso un anno fa, nel giugno 2011, dalla civica amministrazione guidata dall’ex Sindaco Marta Vincenzi. Oggi, quasi un anno dopo, sono partiti ufficialmente i lavori.

    Se il rischio idrogeologico rimane l’insidia più pericolosa, c’è anche un altro grave disagio che incombe sui residenti – considerando i 3 anni previsti per il completamento dei lavori – ovvero quello relativo alla viabilità. I camion per raggiungere il cantiere saranno infatti costretti a percorrere un percorso tortuoso, attraverso il quartiere giardino, mettendo in ginocchio la circolazione «Il ponte di via Martiri della Libertà, sopra la ferrovia, è un ponte molto datato (intorno al 1870) e ha un limite di portata stringente – spiega il Presidente – è probabile che i mezzi pesanti superino il tonnellaggio consentito per il passaggio e siano costretti a transitare per altre vie creando problemi alla viabilità di tutta la delegazione». Durante questo periodo verrebbero inoltre ridotti, se non eliminati, i parcheggi lungo le vie interessate.

     

    E poi chiuderà i battenti lo storico cinema Eden, un presidio sociale importante per il Ponente, un luogo di promozione culturale, in una zona dalla vocazione ancora turistica. Un presidio che i pegliesi e il Municipio vogliono difendere dalla scomparsa definitiva. Rocco Frontera, presidente regionale dell’Aces (Associazione delle sale di proiezione cattoliche) e gestore dell’Eden spiega «Una volta chiuso il cinema, riaprire dopo 3 anni, con la conseguente disaffezione della gente, sarebbe molto difficile – e aggiunge – Ci sono 2 persone che lavorano nel cinema con contratti a tempo indeterminato e che perderanno il lavoro». L’attività del cinema va a gonfie vele e fornisce un servizio attento alle esigenze dei soggetti più deboli «Gli anziani che abitualmente frequentano la sala e che non vanno al Cineplex – spiega Frontera – un domani probabilmente rimarranno seduti sulla poltrona di casa». L’Eden è stato il primo a trasmettere in diretta le opere del Teatro Carlo Felice e realizza collegamenti con i teatri più importanti d’Italia. Il fiore all’occhiello è rappresentato dall’arena all’aperto con 600 posti che riscuote da sempre notevole successo. Uno splendido giardino in cui si trovano diversi platani secolari che sono già stati censiti e numerati, in attesa della condanna definitiva.

    Ma finalmente c’è anche una buona notizia. Ieri, infatti, si è svolto un sopralluogo nell’area del cinema Eden alla presenza dell’assessore con delega all’Edilizia privata, Francesco Oddone, di alcuni consiglieri comunali tra i quali Antonio Bruno (Fds) e Paolo Gozzi (Pd), alcuni esponenti dei cittadini.
    «Credo che su questa vicenda sia necessario fare i dovuti approfondimenti – afferma l’assessore Oddone – Nei prossimi giorni studierò le carte e valuterò nello specifico per vedere cosa si potrà fare».
    I margini di un intervento “politico” – quando ormai il progetto è stato approvato dall’amministrazione pubblica – appaiono però assai ristretti.

     

    Matteo Quadrone
    [foto di Daniele Orlandi]

     

  • “Dialogo nel buio”, incontro con le guide non vedenti

    “Dialogo nel buio”, incontro con le guide non vedenti

    E all’improvviso, è tutto sottosopra. Oscurità totale, e tu, che di solito vai abbastanza spedito, non sei nemmeno sicuro di fare un passo avanti. Potresti inciampare. Potresti cadere. E poi, chissà cosa c’è lì davanti, in quel muro di buio che non si attenua, inutile spalancare gli occhi… Meglio far strisciare lentamente un piede in avanti e sondare il terreno.​

    È questa la sensazione che avvolge appena si entra nell’oscurità di Dialogo nel Buio, e che accompagna per tutto il percorso: di capovolgimento della realtà cui siamo abituati. L’impaccio e l’incertezza connotano ogni singolo movimento. C’è solo una cosa che illumina questo buio: la presenza della guida non vedente che ti tende una mano sicura e gentile, ti parla e ti conduce attraverso gli ambienti che riproducono luoghi di vita quotidiana, con relativi oggetti, suoni e odori; viverli a occhi “chiusi” significa, ovviamente, acuire gli altri sensi e trovare un modo diverso per “vedere”. La prima cosa che succede appena entrati (si va a piccoli gruppi) è il totale ribaltamento dei canoni della prossemica: le mani si allungano a cercare riferimenti, la vicinanza non dà alcun fastidio, anzi rassicura, e diventa immediatamente normale prendersi la mano per guidarsi a vicenda sui vari oggetti nelle stanze; non importano l’aspetto, la postura, i vestiti; il che ti fa sentire alleggerito di un immenso fardello che tutti i giorni ci portiamo appresso senza nemmeno accorgercene: l’apparenza. Resta importante solo la voce.​

    La nostra guida si chiama Daniele: nella generale goffaggine del gruppetto, tra gomitate e pestoni sui piedi, procede senza incertezze, andando a recuperare chi ha perso l’orientamento e continuando sempre a parlare e a porgere la mano. Si muove con impressionante naturalezza e sembra quasi fluttuare da una parte all’altra senza sforzo. Non lo vedo, ma lo so. Perché muovendosi non urta nulla, e la sua voce si sposta costantemente indicandoci il verso da seguire. ​

    Per l’intervista Daniele mi porta nella sala relax delle guide: un altro ambiente buio, di cui conoscerò solo il divano perché è lì che mi fa accomodare appena entrati. Qui troviamo Carolina, altra guida in pausa, che resta per chiacchierare e rispondere alle mie domande.​
    Prima di tutto riflettiamo sull’inversione dei ruoli e su come loro vivano l’esperienza di guidare gli altri: «In questo luogo tutti i ruoli si invertono – dice Carolina – anche tra i visitatori. Il bambino per esempio è più spigliato e a suo agio dell’adulto. Personalmente fare quest’esperienza come guida è stato complicato all’inizio per me, ma mi ha portata ad affrontare certe mie paure e superarle per poter aiutare gli altri. Questa è una cosa che mi ha rafforzata». Aggiunge Daniele: «Trovarsi d’un tratto a essere non l’handicappato, ma quello che aiuta gli altri può sembrare una situazione di gratificazione, ma è un elemento che passa in secondo piano. La cosa più importante è che incontri persone diverse, ognuna con la propria emozione, e le porti attraverso il percorso. Il buio annulla il fastidio della vicinanza, ci permette di stare vicini, e ci mette in una situazione più tranquilla, pacifica e più umana». Entrambi dicono: «Crollano tutti i pregiudizi, gli stereotipi…cogliamo le sfumature delle voci e ci ascoltiamo di più. Usiamo l’istinto».​

    «La vista è come una scatola molto grande, che occupa quasi tutto lo spazio – così Carolina fornisce la sua interpretazione – al buio si rimpicciolisce e le scatole degli altri sensi possono finalmente espandersi. Ti rendi conto di cose che non notavi, e che diventano invece importanti».

    Poi passiamo ad analizzare le reazioni dei visitatori. Carolina racconta: «Appena entrano e prendo loro la mano, quasi tutti si spaventano perché sentono solo il contatto senza avermi vista, e non essendo abituati indietreggiano. Così devo spiegare cosa sto facendo». Entrambi trovano che sia molto importante l’istinto in questa come in altre situazioni: «Ho imparato a farmi guidare dall’istinto in molte occasioni – dice Daniele rispondendo alla mia osservazione su come fosse gentile e rassicurante il suo modo di guidare – e anche in questo caso il mio approccio è puramente istintivo. Faccio ciò che mi viene naturale fare». Per Carolina invece «l’istinto genera empatia: reagire spontaneamente alle situazioni crea un filo tra una persona e l’altra. Questo filo si avverte tantissimo al buio».

    Si sono sentiti chiedere diverse volte se vedono al buio, da persone stupite dalla sicurezza con cui procedono nel percorso: «Non è che vedo al buio – continua Carolina – è che creo questo filo costante che dura fino alla fine del percorso. Per questo mi accorgo di tutto». La loro scioltezza nei movimenti, raccontano, è frutto di una vita di addestramento e lavoro, aiutati dall’istinto che compensa quello che manca. Ancora sui visitatori, Daniele: «La stragrande maggioranza mostra reazioni molto positive. Solo una piccola minoranza ha reagito negativamente. C’è stato qualcuno che è scappato immediatamente. Una ragazza per esempio ha visto riaffiorare nel buio antichi dolori e non ha proseguito». Carolina: «Mi sono capitate persone spaventate, claustrofobiche, una ragazza che ha cominciato a piangere appena entrata e ha smesso quando è uscita, e nonostante questo ha voluto andare avanti, tenendomi forte la mano. Facendo la guida dai e ricevi tantissimo. Sei “costretto” a rispondere a domande che i visitatori ti fanno sul non vedere, e dover spiegare a persone che non ne sanno niente ti dà la forza per parlarne e anche affrontare blocchi personali. Senza saperlo, i visitatori danno davvero tanto alle guide».

    Ci sono stati anche molti visitatori con altri handicap: persone in carrozzella, sordomuti. «A un certo punto scopri altre sfaccettature dell’universo. Ricordo una ragazzina in sedia a rotelle – mi dice Daniele – che non poteva praticamente parlare, muoveva solo un braccio. A un certo punto mi ha tirato giù, ha preso la mia testa e se l’è messa contro il petto. Non aveva bisogno di parlare».

    Termina Carolina, con un aneddoto che allarga il cuore: «Durante la visita di una classe di scuola, un bambino mi faceva più domande di tutti, interessatissimo. Non ha smesso un secondo di parlare. Quando usciamo, l’insegnante mi abbraccia, “Hai fatto un miracolo” mi dice. Insomma, il ragazzino non aveva mai parlato prima».​

    Se non siete ancora andati, correte. Questa è un’esperienza che vale ogni singolo minuto del tempo che ci si prende per farla. Una di quelle cose che fanno bene alla mente, e all’anima.​ Dialogo nel Buio ha avuto ad oggi oltre 17mila visitatori; resta in allestimento a Caricamento, adiacente Palazzo San Giorgio, fino al 1° luglio compreso. L’approccio più semplice è il percorso, ma vengono organizzati anche aperitivi e cene al buio. Il percorso dura 45 minuti e bisogna prenotare. Tutte le info su dialogonelbuio.chiossone.it oppure tel. 010/8342423.

    Claudia Baghino