Anno: 2012

  • “Le stelle sono buchi nel cielo”, spettacolo all’Osservatorio astronomico del Righi

    “Le stelle sono buchi nel cielo”, spettacolo all’Osservatorio astronomico del Righi

    Righi Genova

    Sabato 9 giugno alle ore 20.30 debutta all’Osservatorio astronomico del Righi Le stelle sono buchi nel cielo un laboratorio-spettacolo tenuto dagli allievi dei corsi di teatro de La Falegnameria della Fondazione Luzzati-Teatro della Tosse con la regia di Enrico Campanati, interpretato da Raffaella Ariu,Alessandro Bacher, Anna Bersani, Federica Boschiroli, Cinzia Calapai, Giuseppina Carta, Serena Cavaliere, Maria Grazia Depau, Ada D’Onofrio, Andrea Marascio, Claudio Ivan Martellino, Elena Raddavero, Beatrice Ragucci, Roberta Segalerba, Angelo Semola.

    Al termine dello spettacolo, indicativamente a partire dalle ore 22.30 l’Osservatorio Astronomico del Righi rimane aperto al pubblico per l’osservazione degli astri e in particolare del pianeta Saturno, nel trecentenario dalla scomparsa dell’astronomo ligure Gian Domenico Cassini di Perinaldo (IM) che osservò il “signore degli anelli” e vi scoprì al suo interno la divisione che porta il suo nome.

    Verranno organizzati sul momento turni di massimo 15 persone della durata dicirca 30 minuti l’uno.

    Per accedere all’Osservatorio è richiesto un contributo spese di 3 euro, non è prevista la prenotazione.

    L’evento era originariamente previsto per sabato 26maggio, ma è statao spostato a sabato 9 giugno

    Foto Diego Arbore

  • Viaggiare per un sogno: un’impresa per sconfiggere la discriminazione

    Viaggiare per un sogno: un’impresa per sconfiggere la discriminazione

    Genova sarà la prima tappa, il 1° e il 2 giugno, di “Viaggiare per un sogno: oltre le barriere”, l’impresa del disabile motorio triestino Pietro Rosenwirth che in sella al suo speciale scooter trike, il primo ciclomotore su tre ruote multi adattato omologato in Italia, percorrerà in solitario oltre 10mila chilometri tra Europa Occidentale ed Orientale per trasmettere il suo messaggio di non discriminazione.
    Tutte le informazioni in merito all’iniziativa, giunta alla sua terza edizione, si trovano sul sito www.handytrike.eu.

    Pietro Rosenwirth, 43 anni, fondatore dell’Associazione umanista “Viaggiare per un sogno: oltre le barriere” – Onlus, è affetto da grave disabilità motoria degenerativa. Da anni è impegnato nella lotta alla discriminazione tra “normo-considerati” e handicappati, definizioni che lo stesso Rosenwirth preferisce utilizzare poichè «Con gli ausili adatti anche un handicappato può essere diversamente abile e fare cose “straordinarie”, e non solo sopravvivere, sentendosi un peso per la società. Il mio gesto è una metafora del superamento degli ostacoli e dei limiti logistici, culturali, sociali, e soprattutto mentali, che le persone con disabilità possono incontrare, nonostante in Europa siano stati abbattuti molti muri e confini».

    Rosenwirth sarà ambasciatore del superamento delle barriere e della lotta alla discriminazione per promuovere la Convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilità. Con il patrocinio del Comune di Trieste, il temerario biker lascerà il capoluogo giuliano il 1° giugno alle 10 del mattino al termine di un breve incontro con la stampa. La partenza avverrà sul Colle di San Giusto, luogo simbolo della città.

    Ad ogni sosta Rosenwirth incontrerà stampa, amministrazioni locali e realtà associazionistiche per scambi e momenti formativi su tematiche sociali, sulle pari opportunità e sulla Convenzione ONU sulla disabilità.
    Il viaggio, più lungo rispetto alle precedenti edizioni, consiste in 15 tappe e avrà una durata di circa due mesi, toccherà Genova, Montecarlo, Marsiglia, Barcellona, Valencia, Madrid, Saragozza, Tolosa, Bordeaux, Poitiers, Parigi, Bruxelles, Rotterdam, Amsterdam, Amburgo, Berlino, Praga, Salisburgo, Tarvisio e Lubiana. Il rientro a Trieste è previsto per il 20 luglio.

    «Sarò solo sulla strada – ha spiegato Rosenwirth – ma come nel film “Forrest Gump”, vorrei che il mio gesto facesse sorgere delle domande nelle persone che mi incontreranno, domande le cui risposte necessitano azioni fuori dal pensiero comune».

    Lo scooter trike saràmunito di uno speciale trasmettitore GPS che segnerà in tempo reale sulla mappa del sito la posizione esatta del viaggiatore. Il tour di Pietro Rosenwirth è stato realizzato grazie al sostegno dei numerosi partner su tutto il territorio nazionale (Givi, Dal Bo Mobility, TucanoUrbano, Huawei, Uniqa, Digi-track e Pentagramm), e dai molti privati che hanno aderito all’iniziativa attraverso donazioni e servizi.
    Tra i futuri progetti del biker triestino, nel 2015, il giro del mondo, sempre in moto, alla scoperta dei Luoghi Sacri del pianeta.

  • Università: uscite le date degli esami di ammissione nel 2012

    Università: uscite le date degli esami di ammissione nel 2012

    Palazzo dell'UniversitàManca meno di un mese all’inizio degli esami di maturità, ma – debiti scongiuri a parte – buona parte degli studenti ha sicuramente un’almeno vaga idea sulla decisione di iscriversi o meno all’Università e su quale corso di laurea frequentare.

    Non tutte le facoltà però consentono una decisione all’ultimo minuto: in alcuni casi i corsi sono a numero chiuso ed è quindi necessario superare un test di ammissione, che si svolge normalmente nella prima decade di settembre e prevede un’estate di studio serrato.

    Il Ministero per l’Istruzione ha già pubblicato le date dei primi test: si parte con Medicina e Odontoiatria il 4 settembre, Architettura il 6 settembre, i test per le professioni sanitarie (fisioterapia, infermieristica, ostetricia ecc.) l’11 settembre. Un’altra data già resa nota ma che non riguarda l’Ateneo genovese è Veterinaria – a Genova non c’è infatti questo corso di laurea – per la quale l’esame di ammissione è previsto il 10 settembre.

  • Storia di Genova: San Lorenzo, il piazzale medievale

    Storia di Genova: San Lorenzo, il piazzale medievale

    Cattedrale S.Lorenzo

    La Storia di Genova, articoli e video – Vai all’approfondimento su GuidadiGenova.it

    Se sei nato a Genova non ci fai caso, ma qui tutto è parsimonioso, proprio come ci insegna la tradizione che vuole i suoi abitanti corredati dal “braccino corto”, marchio d’infamia che pare dobbiamo a Sir Francis Drake, navigatore, corsaro e politico inglese, e ai poco accorti nostri antichi concittadini del ‘500 che decisero di schierarsi con gli spagnoli nella guerra contro l’Inghilterra. Furono proprio i genovesi, infatti, a finanziare “l’invincibile armata”, costituita da 130 vascelli e da 24000 uomini, ma l’esito disastroso della spedizione insegnò loro, da quel giorno, ad essere più oculati nell’aprire i cordoni della borsa, nonché ad ostentare quella diffidenza verso i “foresti” che è un altro “pregio” che si ascrive ai liguri.

    Parsimoniosi, dunque con il denaro, con il sorriso ma anche con lo spazio, conteso al mare e ai monti  metro su metro, oggi come ieri, battaglia che si rispecchia nelle sue caratteristiche creuze, nei suoi angusti vicoli, nella sua scarsità di ampie piazze. Non stupisce, dunque, che il sagrato a che si apre davanti alla Cattedrale di San Lorenzo, unico slargo degno di questo nome, fosse, nel Medioevo, uno spazio pubblico dove si svolgeva la maggior parte della vita civile, economica e politica della città.

    A partire dal 1300, qui, aveva luogo la designazione del doge: erano riunioni popolari spesso tumultuose come quella in occasione dell’elezione di Simon Boccanegra (1339), primo doge di Genova (a cui si ispirò Giuseppe Verdi per la composizione dell’omonima opera),  durante la quale, scalmanati avversari politici, appartenenti al vecchio regime, bruciarono, nel piazzale, i libri dei crediti della Repubblica, naturalmente, tra le grida esultanti degli spettatori.

    Nel quotidiano, mentre lungo i muri della chiesa stazionavano i besagnini, esponendo i loro prodotti ortofrutticoli, Piazza San Lorenzo era occupata dalle “caleghe” (dal latino callegarii, ovvero aste pubbliche), un variopinto mercato dell’usato non dissimile da quello che si  tiene a Palazzo Ducale, la prima domenica del mese. Nel 1615, però, in seguito alla morte di un gabelliere per mano di un “repessin”, le autorità furono indotte ad abolire tale pratica.

    Incontro rituale era, poi, quello che si svolgeva durante la festa del santo patrono della città, San Giovanni Battista: per questa occasione, ci si recava a comprare le “benedizioni”, cioè foglie di noci, rami di sambuco ed altre piante perché, secondo le antiche credenze, le erbe bagnate dalla rugiada  di quella notte “magica” avevano straordinarie proprietà curative. Nel giorno del solstizio d’estate, infatti, il sole e la luna,  a detta della tradizione, si univano in matrimonio, riversando sulla terra  energie positive che inducevano effetti miracolosi come quello di fare fiorire le felci. Una fioritura effimera, di una sola notte, che, se raccolta, avrebbe avuto il potere di far piegare qualunque volontà.

    Il fascino di un “ sogno di una notte di mezza estate”, come direbbe lo stesso Shakespeare, lasciava il posto, spesso, nell’arco dell’anno, ad episodi  non proprio bucolici: ne rimangono tracce sulla porta laterale della Cattedrale, Porta di San Gottargo, dove sono visibili i buchi impressi dai micidiali dardi delle balestre o le fenditure alla base delle colonne, conseguenze di un incendio divampato durante le lotte tra Guelfi e Ghibellini, nel 1296.

    Cattedrale S.LorenzoSan Lorenzo, pozzanghera

     

     

     

     

     

     

     

    Ricordiamo, poi, che le chiese e le loro pertinenze godevano dell’immunità giudiziaria, diritto di asilo emanato da una bolla papale ed in essere fino al XVIII secolo. Tutte le chiese ne fruivano ed accoglievano rei di tutti i tipi ad eccezione di quelli condannati per omicidio volontario. Non è difficile immaginare che qualche “furbetto” strumentalizzasse tale prerogativa per trarne un illecito vantaggio. E’ il caso di “o Serronetto”, lestofante settecentesco che aveva eletto a domicilio proprio la Cattedrale. In agguato e pronto a colpire, quando individuava l’oggetto delle sue malefatte, scendeva nella piazza, metteva in opera la sua bricconata e, con altrettanta rapidità, riguadagnava i “sacri” scalini dove era al sicuro dalle pene della legge. Si racconta, ad esempio, che il mattino del 2 settembre 1729, con un suo provvido intervento, avesse liberato un camallo accusato per una questione di tabacco  e nello stesso giorno avesse fatto oggetto di una fitta sassaiola i gendarmi di passaggio. Quel satanasso “che stando sopra la scala… fa tutto il giorno molte insolenze” fu infine preso e condannato a dieci anni da trascorrere nelle patrie galere ma, il giorno stesso, evase per rifugiarsi nella Chiesa degli Incrociati.

    La piazza è stata, anche, testimone di eventi più edificanti: qui transitavano notai e cancellieri che si recavano nel Chiostro per redigere atti importanti; vi passavano i poveri che andavano a elemosinare un piatto di minestra, vino e focaccia distribuiti dai Canonici o la attraversavano i 13 indigenti, prescelti tra i senza tetto, a cui,  in occasione del Giovedì Santo, dopo la lavanda dei piedi da parte del Reverendo Capitolo, capeggiato dall’Arcivescovo, veniva offerto un pranzo completo.

    Come in ogni angolo di Genova che si rispetti, non può mancare un po’ di “noir”. Il 26 febbraio 1799, Sebastiano Biagini, giornalista e politico (fu uno dei fautori della caduta della vecchia Repubblica) fu pugnalato a morte  dal collega Queirolo, mentre si trovava all’interno della farmacia Dodero, prospicente la piazza. La parte più horror della vicenda, però, fu il funerale che ne seguì: il cadavere non fu messo in una bara ma seduto, come se guidasse, su un carro trainato da sei cavalli bianchi e, così, traslato alla Basilica di Carignano. Qui, fu composto, sempre seduto, al centro di una macabra scenografia: nelle mani gli fu messa una copia della Costituzione,  a destra, una statua della Storia nell’atto di incoronarlo, a sinistra, un effige del Genio Ligure che bruciava una serpe, incarnazione dell’avversario che ne aveva causato la morte, alle spalle, una stele simboleggiante l’Eternità dietro cui occhieggiava, funerea, la Morte. Sopra tutta questa “artistica” composizione, che fu lasciata in esposizione per ben due giorni, campeggiava un’aerea Fama provvista di tromba.

    Per tornare a cose più amene, fa sorridere, oggi, la denuncia di un anonimo (1745) che segnalava “il disordine scandaloso di vedere, alla notte, uomini e donne frammischiati sopra la scalinata di San Lorenzo” o la riprovazione che veniva manifestata nei confronti di giovani nobili per un comportamento giudicato disdicevole: questi bricconi impenitenti solevano, infatti,  bivaccare sulla piazza, nell’imminenza delle funzioni religiose, per “sbirciare” le caviglie delle giovanette che scendevano dalle carrozze.

    Tante storie, dunque, curiose, tristi o tragiche raccontate da una piazza molto diversa da quella attuale perché, nel 1830, fu necessario un profondo restyling, demolendo alcuni edifici che erano stati costruiti a ridosso della cattedrale, al fine di restituirle un po’ di spazio. Il Palazzo dei Fieschi, che trovate, sulla sinistra, ponendovi con le spalle alla Cattedrale,  è un esempio evidente di questo “recente” ridimensionamento:  se guardate attentamente, potrete constatare, infatti, che ne è stata asportata una “fetta”, come si evince dalla facciata che risulta arretrata rispetto all’originale.

     

    Adriana Morando
    foto di Daniele Orlandi

  • Carlo Besana: intervista con l’attivista del Cep che minaccia le dimissioni

    Carlo Besana: intervista con l’attivista del Cep che minaccia le dimissioni

    Carlo BesanaCarlo Besana, anima dell’Associazione Consorzio Sportivo Pianacci del Cep, sulle alture di Prà e Voltri, un contenitore socio-culturale capace, grazie all’attività di volontariato di alcuni residenti, di rilanciare un intero quartiere conosciuto ai più come un luogo periferico foriero di degrado ed emarginazione, cambiandone profondamente il volto nel giro di una quindicina di anni. Oggi però il protagonista principale, stanco e deluso dalla piega che stanno prendendo le cose, ha annunciato di voler fare un passo indietro e rassegnare le dimissioni da presidente del Consorzio.

    Quali sono i motivi che l’hanno spinta a fare questa scelta?

    «Si sono verificati una serie di episodi che sommati tra loro contribuiscono a maturare determinate decisioni. Uno dei motivi principali sono le denunce che abbiamo ricevuto per disturbo della quiete pubblica in merito alle serate musicali che ormai abitualmente organizziamo ogni estate (“Che estate alla Pianacci”, la rassegna che, ogni anno, porta al Cep circa 8000 spettatori). Nonostante il Consorzio sia in possesso di tutte le autorizzazioni necessarie sono emerse alcune criticità nei rapporti con una parte minoritaria dei residenti nelle vicinanze del Palacep (una struttura aperta tutto l’anno in cui si svolgono svariate attività, sportive, ricreative, sociali, ecc.). Ovviamente è giusto che anch’essi manifestino il loro dissenso. Quello che mi aspettavo è una maggiore collaborazione per salvaguardare tutto l’impegno profuso in questi anni a favore del quartiere».

    Lei lamenta una mancanza di aiuto da parte delle istituzioni locali…

    «È fondamentale che le istituzioni, ai diversi livelli, si assumano le proprie responsabilità, se necessario anche assumendo posizioni impopolari. Abbiamo invitato il Municipio Ponente, che dovrebbe essere l’istituzione più vicina ai cittadini, ad organizzare una riunione pubblica per spiegare la legittimità delle nostre attività ed individuare alcuni percorsi comuni con i residenti per superare le incomprensioni. Il Municipio ha sottolineato la liceità dei comportamenti del Consorzio ma ha lasciato a noi la patata bollente, ovvero l’onere di decidere se fare o meno le manifestazioni estive musicali. Noi ci auspicavamo, da parte del Municipio, una chiara assunzione di responsabilità che invece non c’è stata. La sera del concerto di Ky-Mani Marley (24 aprile scorso) l’amministrazione municipale si era impegnata a fare un sopralluogo nelle abitazioni dei residenti che lamentavano problemi legati al rumore, per verificare la situazione. Ma purtroppo non ha mantenuto l’impegno. Nel frattempo il sopralluogo l’abbiamo eseguito noi autonomamente e quello che ha evidenziato è una situazione di disagio superabile, senza mobili che traballano né bicchieri che si spaccano in mille pezzi, insomma una criticità minima e sopportabile per il bene del quartiere».

    Ma quali sono le principali problematiche che complicano il vostro rapporto con le istituzioni locali?

    «Noi gestiamo oltre 13 mila metri quadrati di area Pianacci in concessione dal Comune di Genova. Sarebbe normale, in un rapporto tra proprietario e concessionario, avere dei chiari punti di riferimento a cui rivolgersi anche nel caso di semplici problemi burocratici. Al contrario, ci siamo trovati più volte di fronte al caos totale: la macchina comunale è contorta, i diversi uffici neppure si parlano tra di loro, non c’è il necessario scambio di informazioni. Noi svolgiamo una funzione come volontari e non possiamo impiegare le nostre energie per star dietro alle colpevoli carenze della burocrazia cittadina. Certo esistono alcune rare eccezioni, che mi fa piacere sottolineare, come quella dell’assessore Margini, sempre disponibile a darsi da fare, oppure l’assessore Vassallo che per la questione del supermercato è andato anche al di là delle sue competenze».

    Con la nuova Giunta pensa che potrebbe cambiare qualcosa?

    «La macchina comunale è sempre quella ed i funzionari restano al loro posto. Non credo che il nuovo Sindaco, senza nulla togliere alla persona di Marco Doria, possa concretamente mutare le cose. Io ormai sono fortemente disilluso».

    Quindi quest’estate al Cep regnerà il silenzio, senza nessuna manifestazione musicale?

    «Non faremo le manifestazioni estive finché non ci sarà totale condivisione d’intenti. Insomma, fin quando non sarà tutto il quartiere, in modo concreto, a chiedercelo. Intendo dire che vorrei vedere maggiore partecipazione attiva dei cittadini. Purtroppo, per la nostra come per altre associazioni, il problema è sempre quello: sono poche le persone che volontariamente si mettono a disposizione per far sì che sia possibile la realizzazione di svariate attività. Ora però la dimensione che abbiamo raggiunto al Cep è divenuta tale per cui, se non c’è una consapevole presa di coscienza dei residenti, è impossibile andare avanti. Le persone si devono rendere conto che il Consorzio Pianacci è un patrimonio del quartiere e non una mia creatura».

    Qual è il bilancio dopo così tanti anni di attività sul territorio?

    «I 15 anni che abbiamo dedicato al Cep oggi sembrano non contare nulla. Il mio è un forte stato di delusione, che mi fa pensare di dire “Adesso fate voi”. È anche una sorta di provocazione per risvegliare le coscienze. Un altro segnale che ha influito sulla mia decisione di abbandonare la presidenza del Consorzio, lo abbiamo avuto in occasione del compleanno per i 15 anni del Circolo Arci Pianacci. Ebbene, nonostante non capiti tutti i giorni che una ricorrenza di un’associazione sia festeggiata nella cornice di Palazzo Ducale, grazie all’invito della Fondazione Cultura guidata da Luca Borzani, tutti gli altri soggetti della “città che conta” erano assenti: un vuoto assoluto anche a livello istituzionale, da parte di Comune, Provincia, Regione, solo la Fondazione Cultura si è accorta di noi e ha voluto premiare il lavoro che svolgiamo ormai da tanto tempo. Questo è un grave segnale di scollamento tra il quartiere e la città. Eppure grazie a notevoli sforzi siamo riusciti a modificare il significato del nome Cep. Non è stato necessario cambiare nome bensì intervenire sulla mentalità delle persone, cercando il loro coinvolgimento».

    Quali sono le prospettive per il futuro?

    «Il quartiere deve decidere, una volta per tutte, se intende conservare il patrimonio di un Consorzio aperto 365 giorni all’anno che, solo nel 2011, ha svolto 5500 ore di attività a cui hanno preso parte migliaia di fruitori. Se il quartiere non dà un preciso segnale significa che, al di là dei numeri, abbiamo sbagliato tutto. Altre due volte ero arrivato sul punto di non rinnovare il mio impegno, poi sono stato convinto a ripensarci. Chi assume questo ruolo, mettendoci la faccia, si deve scontrare con numerosi ostacoli e se non c’è la necessaria condivisione d’intenti tra residenti, volontari, istituzioni, è inutile proseguire».

     

    Matteo Quadrone

  • Oltre il giardino: la terrazza in città

    Oltre il giardino: la terrazza in città

    La terrazza in città rappresenta, a nostro avviso, un vero lusso, nel senso lato del termine. In una città, come Genova, dal clima mite, poter disporre di uno spazio esterno alla casa, fruibile per grande parte dell’anno, garantisce la possibilità, se ben curato, di avere uno stretto e immediato contatto con la natura, anche in un contesto fortemente cementificato ed urbanizzato.

    Nel presente articolo potremo ovviamente fornire solo alcuni rapidi accenni alla materia. L’enorme varietà di esposizioni, dimensioni, conformazioni delle varie terrazze necessita infatti di uno specifico studio, sia dal punto di vista progettuale che della scelta delle piante più adatte.

    In una città dal clima mediterraneo, come è Genova, sarà ovviamente possibile l’impiego della gran parte delle essenze di cui abbiamo già parlato nell’articolo della settimana scorsa. Tale schema potrà poi essere integrato o variato, a seconda del contesto e delle esigenze, con altre varietà.

    Per esempio, in posizioni ombrose o semiombrose, si potranno poi facilmente coltivare ortensie, oste, felci, bossi oppure acidofile (piante che necessitano di un terreno con particolare livello di acidità) quali azalee, rododendri, skimmia e camelie.

    Molto poi dipenderà dall’effetto che si desidera ottenere e dal contesto stilistico complessivo in cui la singola terrazza si inserisce. Per esempio, in un edificio ottocentesco o comunque di stile classico, si potranno, ad esempio, utilizzare piante di alloro o di bosso, unite magari ad ortensie bianche o altre varietà meno note di hydrangea (ad es: paniculata o quercifolia).

    Nel dettaglio, il citato bosso è infatti un cespuglio longevo, dalla crescita regolare, dalle eleganti foglie ovaliformi scure, genericamente utilizzato in giardini o contesti di taglio classico. Per la copertura di muri, pareti verticali o strutture in ferro, suggeriamo, in questo caso, l’impiego di rampicanti quali il gelsomino o il rhyncospermum jasminoides, entrambi dalla fioritura estiva bianca. L’insieme di per sé classico e “formale” potrà poi essere alleggerito o sottolineato mediante l’impiego di bulbose o piante di stagione, da scegliere secondo le finalità desiderate ed, ovviamente, il gusto del proprietario!

    In un simile insieme si potranno, per esempio, poi invece aggiungere in luogo delle ortensie, se l’esposizione lo consente, alberelli di limoni, arance o kumquat, sempre di impianto semplice ma di richiamo più mediterraneo.

    La scelta dei vasi, delle vasche e dell’insieme degli altri elementi di arredo risulta evidentemente di grande rilievo in ambito cittadino e fortemente caratterizzante dell’insieme complessivo.

    Particolare attenzione si suggerisce inoltre di riporre nella scelta dei materiali, ad esempio, della pavimentazione. Si tratta infatti di interventi definitivi o difficilmente modificabili (salvo grandi spese!)  in un secondo momento. Anche l’illuminazione avrà poi, specie  nelle serate estive, un ruolo di primo piano, potendo decretare il successo dell’insieme e/o la valorizzazione della singola pianta.

    Come già accennato in altro articolo, non va neppure sottovaluta la valenza olfattiva di alcune specie vegetali e delle loro fioriture tardo primaverili ed estive.

    Una terrazza in città, se ben strutturata, potrà quindi rappresentare completamento e valorizzazione di un appartamento ma potrà anche, se il proprietario lo desidera, assumere una valenza meno formale e diventare un semplice insieme di piante rustiche.

    Nel caso in cui, per esempio, la terrazza o il balcone siano siti in prossimità del vano cucina, l’insieme potrebbe essere completamente diverso da quello sopra descritto e molto più spontaneo. Si potrebbe infatti immaginare di collocare vasi di rosmarino, salvia, lavanda ed altre piante officinali nonché dedicarsi alla crescita, in terrari, di erbe aromatiche (basilico, erba cipollina, …) ed eventualmente di qualche ortaggio di più facile coltivazione. Alla valenza più propriamente estetica, si aggiungerebbe, in questo caso, anche quella pratica, oltre alla soddisfazione del proprietario di vedere crescere il proprio basilico.

    Come nel caso della terrazza al mare, i due esempi riportati sono solo alcuni dei possibili e numerosissimi tipi di terrazze ipotizzabili. Il pressoché sconfinato mondo vegetale, unito alla fantasia del progettista, permettono infatti combinazioni infinite e risultati, a priori, inimmaginabili. Non si deve però pensare che si debba necessariamente disporre di grandi spazi o di ampie terrazze. Anche due soli vasi con cespugli o alberelli potati secondo i dettami dell’“ars topiaria” e poche bulbose o stagionali alla base, posti simmetricamente ai lati di una porta, o un rampicante che si abbarbica su una balaustra, possono cambiare completamente il contesto. Tutto ciò con notevole risultati estetici e di soddisfazione nel prendersene cura, del tutto paragonabili ad una ben più impegnativa terrazza cittadina!

    di Filippo Leone Roberti Maggiore e Emanuele Deplano
    Per informazioni: ema_v@msn.com

  • Genova@ebook: tre eventi sull’editoria digitale al Berio Cafè

    Genova@ebook: tre eventi sull’editoria digitale al Berio Cafè

    Berio CafèVenerdì 1, venerdì 8 e venerdì 15 giugno 2012 il Berio Cafè (c/o biblioteca Berio, via del Seminario 16) ospita tre incontri sull’ebook e le sue opportunità, organizzati dalla casa editrice digitale Quintadicopertina. Un’occasione, tra una chiacchierata e un aperitivo, per conoscere persone che hanno scommesso sul digitale e capire se questa nuova forma di editoria può dare una mano a diffondere cultura, informazioni e idee.

    Il programma.

    1) Pratiche di editoria sostenibile attraverso la rete – venerdì 1 giugno, 17.30
    Canali istituzionali e strumenti alternativi: se l’editoria indipendente è in crisi non tutto è perduto; la crisi aguzza l’ingegno. Citizen Journalism, riviste autoprodotte, ebook per sensibilizzare… E una nuova ‘rete’ per promuovere contenuti anche sociali.
    Ospiti: Bernardo Parrella (Global Voices), Carlo Gubitosa (Associazione Altrinformazione, direttore della rivista ‘Mamma’), Becco Giallo Editore, Maria Cecilia Averame (Quintadicopertina).

    2) Un’editoria sempre più social: che c’è di nuovo? – venerdì 8 giugno, 17.30
    Nuovi luoghi tutti pensati per i lettori: dai social network letterari al blog, il web come luogo del piacere di leggere, e la condivisione come strumento.
    Ospiti: Barbara Sgarzi (Zazie Books), Marco Ghezzi (Bookrepublic), Marta Traverso (Quintadicopertina – Ledita).

    3) Lettori e scrittori digitali – venerdì 15 giugno, 17.30
    La narrativa digitale non è soltanto fatta di libri “di carta” messi su un iPad, ma tramite i nuovi strumenti può creare inediti percorsi di lettura e di scrittura. Dalle interactive fiction alle narrazioni ipertestuali, reinventando i rapporti sociali tra lettore
    e scrittore.
    con Clelia Valdesi (Bookliners), Alessio Neri (Editoria Crossmediale), Fabrizio Venerandi (Quintadicopertina).

  • Trofeo Fantozzi: parte dal Porto Antico la corsa più pazza dell’anno

    Trofeo Fantozzi: parte dal Porto Antico la corsa più pazza dell’anno

    Domenica 27 maggio, “Cercasi ciclisti improvvisati, in perenne tragico eccesso con la famosa goliardica triade Bacco Tabacco & Venere e sedentari impenitenti, possibilmente sotto o sovrappeso, sputati dalla fortuna e obbligatoriamente amanti della bella vita”,  in tal modo viene presentata la cosiddetta “Coppa del Mondo per corridori ipodotati” o Trofeo Fantozzi, un nome, un programma.

    La  premessa di questa domenica, diversa dalle solite, non lascia dubbi su ciò che offre: sicuro divertimento, un po’ di sano sport, un’occasione per “guardare” la città che, nella normalità, percorriamo senza vedere, e tanta consolazione per quel fisico cha mal si adatta agli stereotipi  da top model o alle forme felinesche di Andrew Howe, per quel fianco che ricorda la donna anfora botticelliana, per quelle maniglie che puoi anche chiamare dell’amore ma che di amorevole non hanno nulla.

    Un giorno di festa, dunque, per ritrovare la gioia di lasciare fluire i capelli nel vento come novelli Jack e Rose sulla prua del Titanic, per guardare a un traguardo non come una cosa impossibile, riservato  a superdotati recordmen e, soprattutto, alla consapevolezza che, quando la fronte comincia ad imperlarsi di quelle fastidiose goccioline di sudore, spie traditrici delle nostre inconfessabili deroghe culinarie nonché dell’innata pigrizia pantofolaia,  si può, comodamente, rifiatare, lasciando rianimare la lingua che protrude dalla bocca in cerca di refrigerio.

    Si, perché, dal programma si evince che questa “passeggiata”,  in alcuni punti, rischia di mettere a dura prova un cuore innamorato degli agi della vita: partenza dal Porto Antico, ore15.00, fin qui tutto bene; corso Aurelio Saffi, domanda: come si arriva in cima? Mettendo il più comodo dei rapporti per una salita da lumaca… ma con qualche certezza di sopravvivere? Facendosi trainare da una “macchina di appoggio” di un amico compiacente? Scendere e andare a piedi sospingendo quel mezzo che sembrava amico ma che si è “piantato” come un somaro riottoso?

    Per gli scampati, da qui,  tutta discesa e pianura godendo della vista a mare  della brutta fotocopia della Promenade des Anglais, ovvero Corso Italia, con una tappa nei  pressi del Circolo di Pesca  Dario Schenone, per “un tuffo con bici al seguito” (mi sono rifiutata di indagare  su tale prestazione, meglio la suspense che la certezza) e, poi, di seguito, fino alla chiesa di Boccadasse. In questo punto, consiglierei una fermata, non prevista, ma d’obbligo. Tra le fresche mura  dell’edificio religioso  chiedete accoratamente la grazia di una vigoria sovrumana, requisito indispensabile, per affrontare via Felice Cavallotti, poeta, politico, storico italiano, il cosiddetto “bardo della Democrazia”, la cui triste fine (morì in un duello col conte Ferruccio Macola) rischia di accumunarvi quando vi accingerete a sfidare questo lungo tratto in salita.

    Conquistato trionfalmente l’incrocio con via Orsini, meta che meriterebbe un “Gran Premio della Montagna”, giù spediti fino al Monumento di Quarto dove, come un esercito di novelli eroi, seppur non in mille, si ritroverà la compagnia “dell’Unità dei Sedentari” per una sosta e per un dovuto rifornimento “ipercalorico” all’insegna del “guai a perdere un etto di sovrappeso!”.

    E il ritorno? Meglio non parlarne, basta ricordare che le discese si tramutano in salite! In realtà il percorso varia, ma cambia poco in termini di fatica, prevedendo una deviazione verso lo stadio Carlini dove il Cus Genova Rugby  disputa i Play Off per un ritorno in serie A, senza, ovviamente, transitare per via Sturla,  il che si trasformerebbe in un suicidio di massa.

    Salvo eventuali dispersi, il traguardo è previsto al Porto Antico alle 18,45  dove si svolgerà la premiazione di questa massa di improvvisati Fantozzi e, per non venir meno allo spirito goliardico di questa iniziativa, sono previsti premi speciali per i perseguitati dalla “sfiga”, cioè quelli incappati in forature e cose simili…

    Il primo di questi regali speciali lo darei agli organizzatori che si sono visti richiedere dal Comune ben 19000 euro per l’impiego di 25 vigili necessari… Alla fine, i “cantunè” saranno solo 8,  spero, per non dare multe per “eccessiva imbranatura”.

     

    Adriana Morando

  • Guerre moderne, danni a lungo termine: neonati con malformazioni e tumori

    Guerre moderne, danni a lungo termine: neonati con malformazioni e tumori

    «Le nostre ricerche devono dar luogo ad un profondo discorso sulla responsabilità che coinvolga tutti gli stati moderni, ben consapevoli delle conseguenze a lungo termine delle guerre moderne giustificate come umanitarie», spiega Paola Manduca, genetista dell’Università di Genova, membro del gruppo di ricerca New Weapons, commissione indipendente di scienziati che studia l’impiego delle armi non convenzionali ed i loro effetti di medio–lungo periodo sui residenti delle zone di guerra.

    I loro recenti studi, condotti in particolare in Iraq nella zona di Falluja, hanno dimostrato inequivocabilmente che con il trascorrere del tempo si è manifestato un aumento del tasso di difetti alla nascita e di aborti spontanei a Falluhja, a partire dal 2003 e che la nascita di bambini con difetti congeniti è aumentata di circa 10 volte dal 2002 e non è in calo nel 2010.

    «A Falluja centinaia di bambini nascono con difetti al cuore, allo scheletro, al sistema nervoso – sostiene uno studio scientifico pubblicato nel 2011 dall’International Journal of Environmental Research and Public Health – Il tasso di malformazioni nei neonati è di undici volte superiore alla norma e negli ultimi 7 anni ha fatto registrare un incremento spaventoso. Un fenomeno che non è interpretabile se non come dovuto a cause ambientali e che pertanto si riconduce alla persistenza nell’ambiente di contaminanti associati con l’uso di armi durante la guerra».

    L’indagine ha preso in considerazione i parti avvenuti all’ospedale pubblico di Falluja fra il maggio ed il settembre del 2010 analizzando nel dettaglio 56 casi. Soltanto nel mese di maggio, di 547 bambini nati, il 15% erano deformi. Nello stesso periodo si è avuto l’11% di parti prematuri e il 14% di aborti spontanei. «Diversi contaminanti usati in guerra possono interferire con lo sviluppo dell’embrione e del feto – sottolineano i ricercatori – alcuni di questi non sono eliminati dall’ambiente e hanno capacità di produrre malformazioni, quindi sono candidati come agenti causativi del fenomeno riportato a Falluja, tra questi molti dei metalli in uso nelle moderne munizioni».

    «Ogni innovazione, in campo militare, deve essere testata sul campo – spiega Paola Manduca – Negli ultimi anni in tutti i conflitti sono state usate armi nuove, senza frammenti».

    Armi aumentate dai metalli che producono ferite anomale con cui, fino a qualche anno fa, non ci si doveva confrontare. «In Libano nel 2006 ed a Gaza, i primi a lanciare l’allarme sono stati i chirurghi impegnati nelle zone sotto attacco militare – continua Manduca – Gli amputati venivano trattati come di prassi chiudendo l’amputazione però, dopo alcuni giorni, molti decedevano all’improvviso. I medici hanno iniziato a domandarsi se dietro a quelle morti c’erano delle altre cause. Eseguendo le autopsie non hanno trovato frammenti d’arma ma gravi lesioni agli organi interni».

    Le armi moderne contengono al loro interno polvere di metallo «In particolare metalli cancerogeni e teratogeni che possono causare alterazioni durante lo sviluppo dell’embrione – racconta Manduca – Questi metalli hanno un’altra caratteristica: restano nell’ambiente e tutti gli esseri viventi che li assorbono, uomini ed animali, tendono ad accumularli nel loro organismo».

    L’elenco dei metalli è inquietante e comprende cadmio, piombo, alluminio, uranio, mercurio, cobalto, tungsteno, vanadio, ecc.

    Quindi parliamo di sostanze che tendono a rimanere nell’organismo, polveri fini che contaminano l’ambiente circostante e con il trascorrere del tempo si accumulano facilmente nell’organismo. Al momento dell’esplosione degli ordigni le polveri vengono assorbite tramite inalazione. Ma non solo, i metalli penetrano negli organismi viventi anche attraverso la pelle, in particolare il mercurio, e tramite ingestione.

    «Negli anni successivi agli eventi bellici questi contaminanti possono dare luogo a malformazioni nei neonati – racconta Manduca – Inoltre possono causare disfunzioni, oppure mutazioni, nei gameti.  Quando “l’ambiente materno” è saturo di metalli, alcuni di questi passano attraverso la placenta e giungono all’embrione durante le fasi in cui si formano organi, causando danni significativi».

    In Iraq, a Falluja, i maggiori eventi bellici sono stati gli attacchi militari susseguitesi nel 2004 e nel 2005.

    «A distanza rispettivamente di 6 e 5 anni, è stato riportato un aumento dei casi di tumori, soprattutto infantili, rispetto alla normale incidenza – continua Manduca – Ed un aumento di malformazioni alla nascita da noi documentato, con un’alta frequenza nel 2010».

    Il lavoro in Iraq è partito quando la situazione ormai era già allarmante ma nessuno, prima del 2010, aveva ancora eseguito la raccolta dei dati.

    «In Iraq abbiamo supportato il lavoro di alcuni medici iracheni dell’ospedale di Falluja – racconta Manduca – fornendogli moduli, protocolli, metodi di indagine, questionari per la registrazione. Perché risulta fondamentale raccogliere informazioni sulla storia delle famiglie e sui componenti che hanno riportato danni riproduttivi. Inoltre abbiamo analizzato per contaminazione da metalli i capelli di bambini con malformazioni e dei loro genitori, trovando un alta concentrazione di metalli capaci di interferire con lo sviluppo embrionale e fetale».

    I metalli sono sostanze poco mutageni, quindi a bassa frequenza – succede raramente – producono cambiamenti stabili nel DNA, ovvero un danno genetico. Però sono molto teratogeni e con frequenza molto più alta producono tumori e malformazioni.

    «Il meccanismo con cui li producono non è quello della mutazione del DNA, bensì alterando il funzionamento delle cellule – precisa Manduca – Spesso i metalli influiscono nella formazione degli organi durante lo sviluppo dell’embrione, per cui, ad esempio, alcuni bambini non sviluppano le ossa in maniera corretta e nascono con delle deformazioni allo scheletro. Ma i metalli possono essere alla base anche di malformazioni quali l’anencefalia, la spina bifida e difetti a carico del cuore. Un altro effetto che hanno i metalli, alterando la regolazione della espressione del DNA  nelle cellule del corpo, è quello di provocare tumori».

    In Iraq esiste evidentemente un correlazione tra contaminazione da metalli delle persone e aumento di danni riproduttivi «Abbiamo dimostrato che queste persone con determinati danni riproduttivi, mostrano un alto livello di contaminazione da metalli – sottolinea Manduca – Attraverso l’indagine sulla storia delle diverse famiglie abbiamo cercato di comprendere se i soggetti studiati erano stati effettivamente esposti ad eventi di guerra, sotto i bombardamenti, a contatto con le macerie, ecc. Informazioni che abbiamo ricavato dalle loro dichiarazioni spontanee. Il nostro lavoro ha dunque compreso una fase di registrazione dei dati, un approfondito lavoro chimico per l’individuazione dei metalli ed infine un’attenta analisi dei risultati».

     

     

     

     

     

     

     

    La professoressa Paola Manduca ha svolto la sua attività sul campo, per oltre un anno, anche in un altro scenario drammatico, quello di Gaza, in Palestina, da sempre sotto attacco e che nel 2009 ha subito pesanti interventi militari con la famosa operazione “Piombo fuso”, tra dicembre 2008 e gennaio 2009, in cui sono state utilizzate anche le famigerate bombe al fosforo bianco.

    «La collaborazione con i medici palestinesi è partita nel 2011, quindi ad una distanza più ravvicinata dagli eventi bellici (2 anni dopo invece che 6) – racconta Manduca – A Gaza, per fortuna, la frequenza di malformazioni non è molto alta. Proprio per questo volevamo avere un punto di riferimento, in maniera tale da comprendere quel che accadrà con lo scorrere del tempo. Per quanto capiamo ora, è necessario un arco di 3-4 anni prima che si manifestino i nefasti effetti sulla salute delle persone, ma una volta che questi si iniziano ad evidenziare, la frequenza dei danni sembra crescere esponenzialmente».

    A Gaza i ricercatori hanno svolto un prezioso lavoro di analisi chimica ma, come ricorda la professoressa Manduca, resta ancora molto da fare. «Oltre all’indagine sulla storia della famiglia, abbiamo analizzato i crateri provocati da alcune bombe di grosse dimensioni e le polveri contenute in munizioni al fosforo bianco (si tratta delle stesse munizioni usate anche a Falluja). Inoltre a Gaza l’analisi dei capelli di alcuni bambini ha permesso di rilevare, in molti casi, la presenza di differenti metalli tossici e teratogeni».

    Rispetto all’Iraq è stato compiuto un decisivo passo avanti «Mentre a Falluja i medici hanno raccolto i dati sulle malformazioni alla nascita senza poter eseguire una registrazione totale, a Gaza siamo riusciti a realizzare un registro delle nascite – sottolinea Manduca – Circa 4000 bambini sono venuti alla luce nel periodo di studio. E solo l’1,4% di questi aveva malformazioni strutturali».

    I ricercatori hanno domandato alle famiglie di Gaza se fossero state esposte o meno al fosforo bianco. I risultati sono chiarissimi «Meno del 2% delle persone con bambini normali risultano essere stati esposti – spiega Manduca – La percentuale sale al 27% per quanto riguarda i soggetti con bambini malformati. Un dato molto significativo che mostra una correlazione tra esposizione e malformazioni».

    Grazie alla collaborazione con l’unità delle Nazioni Unite che ha raccolto i dati sulle munizioni esplose ed inesplose recuperate su segnalazione, realizzando una precisa mappatura e consentendo l’accesso ai dati, è stato possibile verificare l’attendibilità delle dichiarazioni delle famiglie intervistate. «Abbiamo lavorato insieme alle Nazioni Unite per vedere se esisteva corrispondenza tra le zone di residenza delle famiglie e le aree sottoposte ai bombardamenti al fosforo bianco – spiega Manduca – E coordinando i dati delle storie familiari con la mappa dei ritrovamenti degli ordigni, le dichiarazioni delle persone sono risultate assolutamente veritiere».

    I dati che emergono dagli studi mettono le istituzioni mondiali ed i singoli stati di fronte a pesanti responsabilità. «Le armi usate in Iraq e Palestina sono molto probabilmente le medesime che hanno aperto il fuoco in Afghanistan, Libia e recentemente in Siria – spiega Manduca – Ma sono testate anche a casa nostra, basta pensare al poligono militare di Quirra, in Sardegna».

    Gli Stati sono consapevoli delle loro azioni. I danni provocati dalle armi moderne infatti, colpiscono anche i militari impegnati nelle zone di guerra. Probabilmente con probabilità più bassa, grazie alle protezioni di cui dispongono i soldati ed al fatto che operano sul campo in base ad una turnazione. Ma non è possibile dimenticare il caso dei militari italiani impegnati nei Balcani, molti dei quali colpiti da tumori e leucemie, mali intrinsecamente legati all’uso di armi all’uranio impoverito.

    Il fattore che richiede un sollecito studio è che, in merito ai metalli, ne è conosciuto parzialmente l’effetto quando nell’organismo si riscontra la presenza di un solo tipo. «Ma le conseguenze dovute alla compresenza di più metalli ancora non le conosciamo– precisa Manduca –  Come detto in precedenza, sia in Palestina che in Iraq, i gruppi di bambini analizzati presentano nei capelli tracce di numerosi metalli».

    Nei pochi casi in cui è stato studiata, la compresenza non risulta indifferente «I metalli possono lavorare insieme o competere uno con l’altro – spiega Manduca – sicuramente nell’organismo causano cambiamenti anche a bassa concentrazione». In altri termini quantità relativamente basse di differenti metalli  – che presi singolarmente rispettano i limiti previsti ad esempio nel sistema industriale – in caso di compresenza possono produrre un effetto assai diverso e diversamente dannoso.

    «Molti di questi metalli, per fare un esempio di uno dei possibili meccanismi della loro azione, sono cofattori per enzimi – spiega Manduca – Diversi enzimi hanno un atomo di metallo. Questi metalli possono sostituirsi tra di loro con una certa scala di affinità. Mentre con il metallo originale la molecola dell’enzima funziona, in caso di sostituzione, la molecola può smettere di funzionare oppure funzionare molto di più. Alcuni di questi enzimi regolano la espressione del DNA. Inoltre molti di questi metalli sono capaci di interferire a vari livelli con la espressione dei geni, avendo un funzione estrogeno-simile (metalloestrogeni o estrogen disruptors). Questi sono i meccanismi  per cui i metalli agiscono come cancerogeni e teratogeni, anche in assenza di danno genetico. Questo effetto lo chiamiamo epigenetico».

    Fortunatamente però, esiste ancora una speranza «Mentre in caso di azione mutagena è impossibile intervenire, se si tratta di alterazione epigenetica si può ipotizzare che ci siano modi di prevenire o ridurre il danno precisa Manduca – Diciamo che esiste un lasso di tempo, misurabile in alcuni anni, in cui forse possibile agire. È importante rendersene conto in tempo. Per Gaza questo termine si sta avvicinando».

    Quindi, in conclusione, a parte l’aspetto medico, fondamentale per la comprensione dei meccanismi che causano danni riproduttivi nelle zone di guerra «È necessario studiare per comprendere se è possibile un lavoro di prevenzione– sottolinea Manduca –  diretto idealmente almeno alle giovani coppie in età riproduttiva».

     

    Matteo Quadrone

     

     

  • Sur e Superstereo in concerto e lo show di Paci e Bottesini nel weekend del Checkmate

    Sur e Superstereo in concerto e lo show di Paci e Bottesini nel weekend del Checkmate

    SuperstereoWeekend di musica e comicità al Checkmate rock club di via Trebisonda; sabato 26 maggio il locale ospita i concerti di Sur e Superstereo, mentre domenica 27 maggio è il turno del duo comico Paci e Bottesini.

    La serata di sabato inizia alle 22 con i  Superstereo, un trio rock formato da Giacomo Scorza alla batteria, Davide Logozzo alle chitarre e Simone Moi, voce e basso. Dopo anni di militanza e vicinanza alla lingua inglese, uno dei passi più importanti è stata la scelta di scrivere brani in italiano: ” Perché crediamo nel rock come strumento di comunicazione ” – affermano – ” e perchè ci proponiamo di condividere i nostri pensieri e le nostre emozioni, i nostri disagi più o meno interiori attraverso le parole che cantiamo.

    La nostra musica può tra le altre cose affrontare le crisi dell’attualità, l’irrazionalità dell’amore, il tempo che fugge, la guerra, la paura della morte…”

    A seguire i Sur, band di Asti nata dall’incontro di Dimitrij Bonzo (chitarra e voce), Andrea Moio (basso) e Giulio Serra (batteria). Nel 2011, la band entra nella scuderia della  TDMC Records, ed entra in studio di registrazione iniziando a lavorare su quello che è l’Ep “Brainshift”. Un cd che si ispira alla scena alternative anni ’90, partendo dal grunge/ heavy-metal degli Alice in Chains, passando per il rock oscuro e visionario dei primi Smashing Pumpkins sino all’evoluzioni progressive/sperimentali dei Tool.

    Domenica 27 maggio invece il circolo di via Trebisonda ospita dalle ore 21.30 il nuovo esilarante spettacolo della coppia piu’ “atteggiante” del momento, Paci e Bottesini.

  • Comprare farmaci su Internet, opportunità e rischi a Palazzo Ducale

    Comprare farmaci su Internet, opportunità e rischi a Palazzo Ducale

    Palazzo Ducale entrataNegli ultimi tempi si sentono spesso notizie riguardo veri o presunti farmaci acquistati su Internet senza prescrizione medica né contatto con un farmacista, e i cui effetti collaterali possono causare gravi danni: ultima in ordine di tempo risale allo scorso marzo, una ragazza di Barletta morta dopo aver assunto una preparazione a base di sorbitolo (dolcificante presente in natura in vari alimenti e usato in test per le intolleranze alimentari) acquistata su eBay.

    Esistono tuttavia anche esempi virtuosi, di cui vi abbiamo parlato anche qui su Era Superba, come l’e-commerce e la consulenza via Skype e social network da parte della Farmacia Serra di Voltri.

    Venerdì 1 giugno si terrà nel pomeriggio (a partire dalle 14.30) un convegno alla Sala del Minor Consiglio di Palazzo Ducale sul tema Farmaci online: opportunità o rischi? che cercherà di fare luce su questo tema e permetterà anche a chi non è presente di seguire la diretta streaming sul sito di Federfarma Genova e interagire attraverso Twitter, con l’hashtag #ffge.

    In vista del convegno, proprio la Farmacia Serra – che vedrà fra i relatori il titolare Edoardo Schenardi, in quanto segretario di Federfarma Genova – propone un questionario sull’acquisto online dei farmaci, dove in modo anonimo e in pochi minuti chiunque può raccontare la propria esperienza e le opinioni su questo tema: il questionario si può compilare tramite il blog della Farmacia e permetterà di impostare il convegno su una reale base di contributi su un tema di cui si parla ancora poco, per capire quali sono le esigenze e idee delle persone che usano Internet per fare acquisti e/o informarsi sulla loro salute.

    Marta Traverso

    [foto di Daniele Orlandi]

  • Loano: palco gratis alle giovani band per l’estate 2012

    Loano: palco gratis alle giovani band per l’estate 2012

    band musicaIl Comune di Loano – tramite l’Assessorato al Turismo, Cultura e Sport – ha aperto un bando per giovani gruppi musicali, allo scopo di concedere loro gratuitamente un palco per esibirsi nei mesi di luglio e agosto. Scopo del bando è valorizzare i giovani talenti e arricchire la stagione estiva della cittadina della riviera di Ponente con un programma di serate musicali.

    Tutti i martedì verrà concesso gratuitamente un palco situato sul lungomare, in Orto Maccagli, comprendente l’uso della pedana, l’occupazione del suolo pubblico, l’allaccio elettrico e l’autorizzazione a effettuare un pubblico spettacolo. Gli artisti dovranno invece provvedere alla regolarizzazione con la Siae e dotarsi a proprie spese di service audio e luci e di una polizza assicurativa.

    Il bando è aperto a singoli artisti o gruppi i cui membri siano tutti di età compresa fra 18 e 29 anni, che abbiano già tenuto almeno cinque concerti in pubblico. Gli artisti dovranno avere agibilità Enpals in corso di validità o impegnarsi a regolarizzare la propria posizione entro il giorno prima del concerto.

    Il totale di serate previste (e quindi di band selezionate) è otto: chiunque vuole provare a partecipare può inviare la domanda all’Archivio Protocollo del Comune di Loano entro il 26 giugno.

  • Parchi in piazza, a Sestri Ponente una giornata dedicata alle aree protette

    Parchi in piazza, a Sestri Ponente una giornata dedicata alle aree protette

    Sabato 26 maggio si tiene a Sestri Ponente la 15esima edizione di Parchi in Piazza, manifestazione dedicata alla promozione delle aree protette, dei loro territori e dei prodotti tipici, promossa e organizzata dal Comune di Genova, Municipio VI Medio Ponente.

    Piazza Baracca ospita per l’intera giornata stand espositivi delle Aree protette della Liguria e di altre regioni italiane, dove è possibile assaggiare i prodotti gastronomici tipici delle aziende agricole dei parchi, dal miele ai funghi, dai formaggi ai salumi, dalle farine alle marmellate,preparati ancora con tecniche tradizionali e con iongredienti naturali.

    Nell’ambito della manifestazione è allestito anche uno spazio espositivo dedicato all’editoria delle aree protette.

  • Fiera della Maddalena: un’intera giornata di eventi nel Centro Storico di Genova

    Fiera della Maddalena: un’intera giornata di eventi nel Centro Storico di Genova

    Sabato 26 maggio torna la quinta edizione della Fiera della Maddalena: concerti, incontri, letture poetiche, spettacoli di teatro e tanti altri eventi animano per un’intera giornata il Sestiere del Centro Storico di Genova.

    Un quartiere che tenta il rilancio ma che arranca, l’Incubatore di imprese del centro storico, nato per favorire e supportare  la creazione di nuove imprese e per supportare quelle esistenti in modo da favorire il rilancio dell’intero quartiere, è in grave difficoltà economica a causa del mancato rifinanziamento della legge nazionale – la cosiddetta legge Bersani, la Legge 266/1997 “Interventi urgenti per l’economia”.

    Nonostante questo le associazioni e i soggetti presenti sul territorio tentano di rilanciare la zona organizzando iniziative ed eventi di vario genere, tra cui la Fiera della Maddalena.

    Quest’anno lA FIERA ospita i concerti di band emergenti genovesi, iniziative in collaborazione con il Festival della Scienza. Inoltre le chiese aperte e visitabili sono: ore 18 San Siro, ore 18.30 Vigne, ore 19 chiesa della Maddalena

    Ecco il programma dettagliato della giornata:

    piazza delle Vigne – Piazza della musica

    -Dalle ore 15.30 alle 23 concerti di Bandaneo, Freaks of the Week; Cuccioli Morti; Antonio Clemente; Acoustic Live; Kallpamanta; Bloco Ja è;  Rice on the  Record;  Little Chestnuts.

    -Ore20.45 Premiazione delle migliori foto del flash mob Ri-scattiamo la Maddalena organizzato dal Plan Ge 25. Punto informativo del Teatro Gioventù.

    Piazza Cernaia e Piazza Posta Vecchia –piazza dei bambini

    -Dalle ore 15.30 alle 18.30  Giochi, animazioni e laboratori organizzati dal Formicaio e Associazione Sottosopra; laboratorio con materiali di riciclo Il tappeto volante e allestimento Tra-me e gli altri a cura di Remida; costruiamo automobili razzo ad acqua e aria con materiali di riciclo a cura del Festival della Scienza e Centro Educazione al Lavoro il Laboratorio; giochi di logica con Matefitness; Pulcinella e Baciccia della Compagnia del Drago Rosso; gara di torte e merende dell’Associazione Genitori Daneo; Laboratorio di serigrafia Maed; giochi a cura del C.n.g.e.i.

    Da vico Posta Vecchia a Piazza San Luca e vico del Duca – piazza dei diritti

    Mostre fotografiche, pesca di beneficienza, degustazioni abbinate a letture e poesie, musica dal vivo con Melissa Marchetti a cura delle associazioni Coop La Lanterna; Associazione La Comune; Cospe Liguria; Agesci, Cet il Ponte Esclamativo, Mani in Movimento, Salva il sociale, Cooperativa il Pane e le Rose, Gastronomadi, Comunità Eritrea, Usei, Come vedono i daltonici, parrocchie di San Siro, delle Vigne e della Maddalena.

    Vico del Duca 24 r –  L’Occhio del Ciclope

    Proiezioni di filmati e presentazione iniziative dei Nuovi Cittadini; dalle 15 alle 16 presentazione del libro di Loris Brunetta In-šhā-Allāh a cura dei Nuovi Profili.

    vico Mele, piazzetta dei Greci, piazzetta San Sepolcro – piazza della legalità

    Installazione Centomila: foto di Giorgio Bergami scattate nella giornata della Memoria delle Vittime di Mafia; La mafia in Liguria a cura del Presidio Francesca Morvillo di Libera; In Scia Stradda: proiezione video intervista ai bambini partecipanti alla giornata della Memoria delle Vittime di mafia, realizzato da Ghettup; video La Pedata di Dio degli Zero Plastica; video sull’usura a cura dell’Associazione Codici; raccolta firme petizione per regolamentazione sale da gioco a cura di Mcl Orizzonte, letture di brani contro le Mafie a cura di Libera Genova.

    via della Maddalena, piazzetta Bocca Negra, piazza Maddalena, vico del Duca – via arte e creatività

    Caccia al fumetto e laboratorio di fumetto a cura dell’Associazione Comics Academys scuola fumetto; Il sentiero della fantasia i bambini tracciano un sentiero colorato che attraversa  il quartiere con la collaborazione di Scuola Daneo, scout Ge5, Ge25, Cngei, Casa dell’Albero di San Siro, il Formicaio, volontari; Stramaddalena gara di tappi organizzata dai Liberi Cittadini della Maddalena; proiezione Il thè nel deserto e rito del Tè c/o Associazione Massoero 2000 in via Maddalena 29; Storie alla Bottega dell’Anima civ 94 r.; Guardare Maddalena mostra fotografica a cura di Disorder Drama ai civici 31 e 52; in piazza della Maddalena dalle 16 alle 18 lettura fiabe danze e melodie bilingue a cura dei Nuovi Profili; dalle 18 Laboratorio di Cayon a cura di Ripercussioni Sociali e dimostrazione di danza Flamenca a cura di Associazione Sportiva Dilettantistica La Primera.

    piazzetta Boccanegra

    mostra fotografica Ri-scattiamo la Maddalena a cura di Plan Ge 5; ore 15 Percussive Vibration dimostrazione e laboratorio a  cura di Andrea Tini e dalle 17 Laboratorio percussioni a cura di Ripercussioni Sociali.

    Quattro Canti di San Francesco

    Il salotto creativo banchetti laboratorio di artigianato artistico.

    Teatro Hops

    Spettacolo a cura dei bambini della classe terza A Daneo Genova; proiezione  dei video L’incontro possibile e Viaggio in Quattro passi – Voci del verbo andare relativi al progetto di teatro sociale  del Il Teatro dell’Ortica, la Scuola G. Daneo e la Casa Circondariale di Ge-Pontedecimo. Ore 18.30 Aperitivo, ore 20.30 spettacolo a cura del Laboratorio giovani del Teatro dell’Ortica, dal titolo Resistenze.

    Piazza del Ferro

    Mostra di pittura a cura dell’associazione La Tela; reading poetico Vicoli di Poesia, percorsi Di-Versi: Antonino Ricca, Giorgio Boratto; Giulio Viano; Luca Valerio; Laura Paita; Luciana Lanzarotti; Luisa Gravina, Luisella Carretta; Ilham Ghazoui; Marco Fabio Gasperini; Maria Luisa Gravina; Massimo Gaviglio (Pigiamino), Nadia Battaglia. Commento musicali di Renato Uccelli.

    Fra Piazza Cernaia e Vico Scienza

    Prove di pittura a cura di Mass Maddalena Art and street Spaces

    Piazza Lavagna – piazza della socialità

    Giochi per esercitare relazioni sociali a cura di Librotondo soc coop; Baratto giochi e scambio figurine; book crossing; giochi per adulti all’aperto; dalle 21.30 Multivisioni, video foto e musica a cura del 36° Fotogramma.

    dalle 19 alle 22 in piazza Cernaia e Posta Vecchia

    Cena insieme a noi: libera cena con i prodotti dei terreni sottratti alle mafie e con il contributo dei gruppi scout  Cngei, Agesci  e del circolo Pd.

    Attività itineranti

    Parata della Murga dei Vicoli dalle 12 alle 14;

    Vivere e visitare la Maddalena Amore e dintorni visite guidate a cura di Ferdinando Bonora con partenza da Loggia dei Banchi-Urban Center alle 15 e alle 17.

    Dalle 16 performance teatrale itinerante Il viaggio con i bambini delle classi II della Scuola Daneo; Adotta un artista mostra di opere di giovani artisti nelle vetrine dei negozi a cura dell’Associazione Colori in Scena; parata percussioni di Anima Negra, animazione agli ingressi del quartiere a cura degli Angeli alle Fermate; performance Medioevali de I Gatteschi.

  • Banda Riciclante: laboratori creativi per bambini nel centro storico

    Banda Riciclante: laboratori creativi per bambini nel centro storico

    Il progetto Angeli alle Fermate, del Teatro dei Mignoli, torna per le strade di Genova. Ora il progetto riparte, sotto il nome di Banda Riciclante, per effettuare laboratori con bambini e ragazzini, al fine di recuperare uno spazio pubblico dal punto di vista estetico e sociale. Durante i mesi di maggio e giugno saremo occupati in varie iniziative di seguito illustrate.

    Anteprima del progetto Banda Riciclante:
    Parliamo di un progetto del Teatro dei Mignoli sostenuto dal Dipartimento della Gioventù della Presidenza del Consiglio che, attraverso laboratori creativi ed espressivi, coinvolgerà una settantina di bambini di età compresa tra 7 e 12 anni, nel tentativo di riqualificazione di uno spazio pubblico, i Giardini Luzzati, nel centro storico genovese. Un percorso effettuato in collaborazione con la scuola media Don Milani e i centri per minori Il Formicaio ed Il Cesto, che da pochi mesi ha preso in gestione un circolo sito proprio nello spazio pubblico in questione.

    Verrà eseguito un intervento sul verde presente nella piazza attraverso l’installazione di nuove piante e fiori, e si effettuerà una parata finale con costumi e strumenti sonori, il tutto utilizzando materiali di recupero raccolti dai bambini stessi, con un lavoro di sensibilizzazione sulla tematica ambientalista. Il giorno 9 giugno, sempre ai Giardini Luzzati, giornata di giochi per grandi e piccoli, «Per ridare a questo spazio la sua importanza nella costruzione di relazioni nel quartiere – sottolineano gli organizzatori – perchè  la comunicazione è la miglior forma di gestione dei conflitti, che pure è normale che esistano, ma che si possono affrontare in modi creativi e giocosi».
    Il progetto ripartirà nell’anno scolastico 2012/2013 con laboratori gratuiti nelle scuole medie cittadine e interventi negli spazi pubblici, le scuole interessate possono aderire al progetto info su www.bandariciclante.it

    Angeli alle fermate per il riciclo:
    Sempre a tal proposito gli angeli torneranno alle fermate dei bus, nei giorni di venerdì 25 maggio, 1 e 8 giugno dalle 21 alle 24, alle fermate di piazza Caricamento e piazza della Nunziata. «Porteremo con noi i pensieri dei bambini, venuti a galla durante un laboratorio di giocoteatro, sulla loro città ideale, i loro sogni e i loro incubi in queste città così poco pensate sulle loro misure – spiegano i protagonisti dell’iniziativa – Un ponte comunicativo alle fermate perchè, seppur molto indirettamente, si stabilisca un dialogo tra le generazioni». Questi messaggi saranno impressi su manufatti sempre realizzati partendo da materiali di recupero.
    Inoltre gli Angeli alle Fermate saranno presenti con un’attività poetica e ludica alla Fiera della Maddalena il giorno 26 maggio, nel pomeriggio, in piazza della Meridiana. E quest’anno sarà possibile trovarli anche al Suq, dove svolgeranno attività di sensibilizzazione sulla raccolta differenziata e la riduzione dei consumi: dal 13 al 24 di giugno, ogni sera dalle 19 alle 23 presso i cassonetti.

    «Per il momento le fermate restano ancora un po’ orfane degli angeli che, a parte qualche sporadica discesa, non frequentano più questi luoghi nonluoghi così misteriosi e affascinanti, nei quali un’umanità variopinta ed eterogenea si mescola e si incontra – concludono i promotori –
    Incrociamo le dita e speriamo che la nuova giunta possa permetterci, attraverso una nuova convenzione, di tornare a volare e di poter così contribuire a rendere questa città un luogo più umano, un luogo più comunicativo e inclusivo, una città con le ali».

     

    Matteo Quadrone

    Foto di Daniele Orlandi