Mese: Gennaio 2013

  • Offlaga Disco Pax a Genova: l’intervista all’autore Max Collini

    Offlaga Disco Pax a Genova: l’intervista all’autore Max Collini

    SaOfflaga disco paxbato 26 gennaio il Teatro dell’Archivolto vede in scena, con l’organizzazione di Habanero Edizioni, lo spettacolo degli Offlaga Disco Pax, attualmente uno dei gruppi più in vista della scena musicale alternativa italiana. Di Reggio Emilia, insieme dal 2003, gli Offlaga sono Enrico Fontanelli, Daniele Carretti e Max Collini, autore degli originalissimi testi, che vengono recitati, anziché cantati, proprio dalla sua voce, il cui inconfondibile e cantilenante accento emiliano è ormai marchio di fabbrica del gruppo. È proprio con Max che abbiamo parlato, a pochi giorni dal concerto genovese.

    I vostri testi sono recitati, il che rende i brani estremamente teatrali: era una cosa voluta fin dall’inizio? La scelta di arrangiamenti new wave è semplicemente figlia della passione per il genere o è dettata dalla presenza del recitato e quindi “studiata”? 

    «Il progetto è nato nel 2003 senza alcuna studiata “teatralità”, semplicemente si è partiti dalla narrazione del testo scritto allestendo di volta in volta una colonna sonora che per similitudine o per contrasto rendesse al meglio le atmosfere evocate dal racconto. Le cose si sono evolute però molto in fretta e le letture iniziali sono diventate per noi delle vere e proprie canzoni, ancorché abbastanza particolari. Uno sviluppo quasi naturale del percorso. Le scelte sonore di Enrico e Daniele sono figlie delle loro passioni musicali, ma lo spontaneismo iniziale credo si sia arricchito moltissimo nel tempo e le svolte musicali sono state diverse nel corso degli anni e secondo me sono molto significative e testimoniano che il progetto non è mai stato fermo creativamente».

    Hai preso il microfono in mano per la prima volta a 35 anni, una scelta quindi consapevole: adesso che siete al terzo disco, come guardi alla strada che hai percorso? Soprattutto, com’è trovarsi su un palco così, all’improvviso, venendo da una vita completamente diversa?

    «All’inizio mi sembrava tutto molto surreale, avevo una paura fottuta del palco e non sapevo spiegare nemmeno a me stesso perché continuassi a fare una cosa così innaturale, visto che non so cantare, non so recitare e non so suonare né in questi anni ho preso lezioni in questo senso. Col tempo il mio rapporto con il palco si è un po’ rasserenato, pur restando sostanzialmente dialettico, e dopo dieci anni non mi faccio più queste domande. Lo faccio e basta, ma il resto della mia vita non è poi cambiato così tanto. Faccio lo stesso lavoro di dieci anni fa (Max è agente immobiliare, n.d.r.), anche se alle volte il “secondo lavoro” è diventato preponderante sul primo».

    La vostra celebre autodefinizione “collettivo neosensibilista contrario alla democrazia nei sentimenti” come è nata e cosa vuole dire?

    «Ci piace giocare con le parole e questa specie di “slogan” all’inizio della nostra storia sembrava misterioso più di quanto lo sia realmente. Cosa significa per noi “neosensibilismo” lo abbiamo spiegato in un brano intitolato “Sensibile” che si trova nel nostro secondo album “Bachelite”, mentre la storia sulla “democrazia nei sentimenti” riguarda l’abuso che facciamo di certi vocaboli. Nei sentimenti la democrazia non funziona: i sentimenti non sono democratici, i sentimenti sono dittature».

    La musica che parla di politica è sempre stata legata ad un’idea di riscatto e speranza, o comunque ha sempre contenuto una rabbia urlata contro ciò che si ritiene non essere giusto……ascoltando voi il pensiero corre ai Cccp, con la differenza che voi trasmettete un senso di ripiegamento e desistenza, come il titolo di un vostro brano…. quindi, se non abbiamo niente da prenderci, da reclamare gridando, cosa ci resta? La mera constatazione? Insomma, cui prodest?

    «La politica nel nostro immaginario è sempre stata un pretesto per parlare d’altro, inserendo in un contesto sociale molto identitario e definito storie invece minime, personali, ironiche e autoironiche in cui l’ideologia pervade il privato ma non per questo può salvarlo. Abbiamo sempre avuto un approccio quasi domestico al nostro lavoro e non abbiamo verità precostituite da affermare. In questo senso siamo davvero poco assimilabili ai gruppi “combat” più tradizionali. Sappiamo certamente da dove veniamo, ma non abbiamo un sentiero luminoso da indicare».

    Nelle immagini da te evocate lo sguardo è rivolto spesso a ciò che è stato. Dici che parli del presente “per sottrazione”. Cosa intendi? Non ti viene mai da immergere la penna in questo presente che oggettivamente straborda spunti e temi da ogni lato, per quanto quasi sempre squallidi o vergognosi?

    «Il presente è sotto agli occhi di tutti, non ha molto bisogno di essere spiegato e il rischio della retorica è sempre dietro l’angolo. Abbiamo però sicuramente un nostro punto di vista sulle cose del mondo e questo traspare benissimo dalle cose che facciamo. Quando descriviamo e raccontiamo una parte del nostro passato, politico o sociale ma anche personale, il qui e adesso è ugualmente tracciato e il confronto sorge spontaneo in chiunque e chiunque se vuole può trarne delle conclusioni, qualunque esse siano».

     

    Claudia Baghino

  • Sale gioco: materiale informativo per i gestori sul sito Asl 3

    Sale gioco: materiale informativo per i gestori sul sito Asl 3

    L’Azienda Sanitaria Locale genovese ASL3 – da tempo impegnata sul fronte della prevenzione al Gioco d’Azzardo Patologico (GAP) – ricorda a tutti i soggetti interessati che, a partire dal 1 gennaio 2013, i gestori di sale da gioco e di esercizi in cui vi sia offerta di giochi pubblici, ovvero di scommesse su eventi sportivi, anche ippici e non sportivi, secondo il Decreto Legge 13 settembre 2012 n. 158, noto come “Decreto Balduzzi“, convertito nella Legge 8 novembre 2012 n. 189 «Sono tenuti a esporre, all’ingresso e all’interno dei locali, il materiale informativo predisposto dalle aziende sanitarie locali, diretto a evidenziare i rischi correlati al gioco e a segnalare la presenza sul territorio dei servizi di assistenza pubblici e del privato sociale dedicati alla cura e al reinserimento sociale delle persone con patologie correlate al Gioco d’Azzardo Patologico».

    L’ASL3 genovese spiega in un comunicato «Il materiale informativo cui si fa riferimento nella norma, per quanto concerne i locali presenti nel Comune di Genova e negli altri 39 Comuni afferenti ad ASL3, è già disponibile dal 24/12/2012 sul sito web di ASL3 Genovese, all’indirizzo www.asl3.liguria.it/news/f_giocoazzardo.htm».

    Nella pagina, linkata dall’homepage del sito, sono scaricabili: locandina in formato A3, depliant sintetico in formato A4 da stampare fronte e retro, libretto informativo in formato A5, note informative in italiano ed inglese a cura del Dipartimento Politiche Antidroga.

    L’azienda Sanitaria Locale genovese, attraverso le Strutture Complesse Ser.T. Ponente e Ser.T. Centro Levante, nel corso del 2012 aveva promosso, insieme alla Curia Genovese e alla rete del privato sociale, la realizzazione di una campagna informativa sul tema, nell’ambito della quale è stato prodotto l’opuscolo informativo “L’Azzardo? Non è un gioco. Conoscere, capire, scegliere… fare, presentato presso il Seminario Arcivescovile di Genova nello scorso mese di novembre.

    Il libretto (scaricabile anch’esso dal sito web di ASL3) – frutto della collaborazione fra ASL3 Genovese, Fondazione Antiusura Santa Maria del Soccorso ONLUS, Fondazione Auxilium, Arcidiocesi di Genova, Avvocati in rete per il sociale e CEIS Genova – mira a mettere in guardia e reagire contro il dilagare del gioco d’azzardo, causa rilevante del debito etico-educativo e spirituale che grava sul nostro Paese.

    «Tutto il materiale presente sul sito web di ASL3 è a disposizione di quanti (Enti, istituzioni scolastiche, associazioni, ecc.) vogliano avviare riflessioni costruttive e iniziative di sensibilizzazione sul tema», conclude il comunicato dell’Asl3.

  • Teatro politico istantaneo: un progetto per Genova

    Teatro politico istantaneo: un progetto per Genova

    Teatro Garage«Il teatro attuale è ancorato al passato, ripropone sempre gli stessi spettacoli e non dà spazio a dialogo, bisogni e proposte degli spettatori»: con questa premessa i genovesi Maria Galasso e Ivano Malcotti portano avanti da alcuni anni il loro progetto per rivolgere alla città un’innovativa proposta di teatro culturale, per un superamento dello status quo culturale che (come si legge nel Manifesto) sforna in modo seriale quantità industriali di luoghi comuni di largo consumo a stretto beneficio di pochi.

    L’idea di un teatro politico istantaneo nasce nel 2009 con la pubblicazione di Il gallerista (Erga Edizioni), libro che tratta di teatro e arte e la cui presentazione è stata oggetto di diversi spettacoli e performance. Come spiega Maria Galasso «Ogni performance è differente perché parte dal capire cosa il pubblico vuole e di cosa ha bisogno, creando nuovi spunti sulla base di quanto ha visto e sentito: il teatro tradizionale pone una barriera fra palco e pubblico, noi cerchiamo il dialogo per costruire insieme le successive rappresentazioni».

    Come si legge nel loro manifesto, l’accezione di “teatro politico” riprende il significato originario della parola. Polis, città. Un teatro al servizio della società per generare dibattito su temi attuali scelti dagli stessi spettatori. “Mentre la Politica va in pezzi serve un Teatro politico. Teatro politico non significa un teatro al servizio della Politica. Al contrario, significa un teatro indipendente, che non si vende sul ‘mercato’ della cultura e non si piega ai suoi interessi“.

    Il termine “istantaneo” sta invece a indicare – citando sempre il manifesto – la capacità di “ribattere in tempo reale all’immissione di nuovi prodotti di consumo nel mercato delle idee”.

    Se chi opera in ambito teatrale lavora di norma all’interno di edifici progettati per essere dei teatri, lo scopo dei due promotori è attivare una rete di collaborazioni con luoghi (istituzionali e non) diversi da quelli comunemente pensati per il teatro. «Musei e biblioteche sono luoghi di primaria importanza per la città, ma ancorati al passato. Vogliamo anche rivolgerci a sedi di piccole associazioni, strade e piazze, spazi poco conosciuti. Il nostro è un teatro povero, senza scenografie o allestimenti, dove siano al centro solo i temi e le idee».

  • Bando di concorso letterario: Scrittori in erba, Farmacia Sant’Anna

    Bando di concorso letterario: Scrittori in erba, Farmacia Sant’Anna

    L’Antica Farmacia Sant’Anna, curata dai Frati Carmelitani Scalzi di Genova, ha indetto il bando di concorso letterario Scrittori in erba.

    La partecipazione è gratuita e aperta a tutti, senza limiti di età e nazionalità. Per iscriversi è necessario presentare un unico testo, inedito e in lingua italiana, la cui trama (reale o di fantasia) contenga una delle seguenti caratteristiche:
    – ambientazione presso l’Antica Farmacia Sant’Anna dei Frati Carmelitani Scalzi;
    – un personaggio della trama, reale o di fantasia, deve essere legato alla Farmacia;
    – un preparato della Farmacia deve essere oggetto di attenzione nel corso della storia;

    Il testo non deve superare il limite di cinque cartelle dattiloscritte, ossia un totale di 10.000 battute spazi inclusi. In calce dovranno essere apposti nome e cognome dell’autore, indirizzo postale, telefono, eventuale indirizzo mail.

    Gli elaborati dovranno essere consegnati in triplice copia entro il 15 febbraio 2013, a mano o via posta presso Antica Farmacia Sant’Anna, piazza S. Anna 8, Genova o via mail a info@erboristeriadeifrati.it.

    Una giuria selezionerà i testi e decreterà il vincitore: la premiazione avverrà in una cerimonia pubblica, che si svolgerà presso la Farmacia il 16 marzo 2013 (ore 16) presso l’Antica Farmacia Sant’Anna dei Frati Carmelitani Scalzi, piazza S. Anna 8 Genova.

    Il premio consisterà nella pubblicazione del testo vincitore sul sito della farmacia, nonché in una pubblicazione stampata con consegna di cinque copie gratuite all’autore.

  • Consiglio Comunale Genova: lavoratori AMIU e ospedale del Ponente

    Consiglio Comunale Genova: lavoratori AMIU e ospedale del Ponente

    Quello di ieri (22 gennaio, ndr) è stato un Consiglio Comunale caratterizzato dall’approvazione – quasi sempre all’unanimità – di diversi provvedimenti amministrativi, come l’eliminazione di alcuni regolamenti obsoleti e la nomina di un soggetto responsabile della prevenzione della corruzione come richiesto dalla legge anticorruzione del 2012. La natura stessa dei punti all’ordine del giorno ha suscitato ben pochi dibattiti e ha portato la riunione ad una rapida chiusura dopo poco più di due ore di discussione.

    Ci hanno pensato gli articoli 54 (interpellanze a risposta immediata), presentati ad inizio seduta, a sollevare alcuni temi rilevanti. Innanzitutto si è affrontato il capitolo AMIU bonifiche. Il contenzioso aperto tra sette lavoratori licenziati e l’azienda di proprietà del Comune era già balzato alle cronache quando, nei primi mesi di insediamento della nuova amministrazione, alcuni di loro avevano occupato l’Aula Rossa bloccando i lavori per diverse ore. Questi lavoratori, da anni impiegati con contratti stagionali, erano stati licenziati dopo aver presentato tramite il proprio legale la richiesta di essere assunti con contratto a tempo indeterminato.

     

     

    Lunedì (18 gennaio) il Tribunale di Genova ha dato ragione a tre dei sette ex dipendenti  dall’azienda, condannando in primo grado quest’ultima al loro reintegro e al pagamento di un risarcimento.

    Il consigliere Gioia (Udc) ha chiesto spiegazioni alla Giunta in merito alle possibili responsabilità del management dell’AMIU, il cui comportamento avrebbe portato non solo a dei licenziamenti illegittimi, ma anche ad un possibile danno alle casse del Comune costretto a pagare i risarcimenti.

    Sul punto è intervenuto l’assessore Oddone che, in modo molto prudente, ha sottolineato come si tratti solo di un giudizio in primo grado – che potrebbe essere ribaltato nei prossimi gradi di giudizio – pur ammettendo che questa sentenza «sancisce un apparente errore di valutazione del management».

    La complessità della questione deriva anche dal fatto che il patto di stabilità impedirebbe all’AMIU di procedere a nuove assunzioni e renderebbe quindi molto difficile risolvere il problema con il reintegro. L’assessore ribadisce il suo sostegno alla soluzione già definita dalla precedente amministrazione nel 2008, in accordo con i sindacati, che prevedeva un progressivo reinserimento di questi lavoratori all’interno delle partecipate del Comune.

    Questo episodio richiama anche una questione di cui si è già discusso in molte occasioni all’interno del Consiglio Comunale, ovvero delle responsabilità del management delle società partecipate del Comune. Un punto su cui si dovrà indubbiamente riflettere a fondo, soprattutto in un contesto in cui i pochi fondi a disposizione degli enti pubblici – denaro proveniente dalle tasche contribuenti – non potranno servire solo a sostenere e ripianare i debiti e delle aziende municipali.

    Il rischio, infatti, è che il Comune debba risarcire altri ex dipendenti AMIU che hanno fatto ricorso contro l’azienda.

     

    OSPEDALE DEL PONENTE

     

     

    Un secondo tema è stato avanzato dall’interrogazione del  capogruppo del Pd Simone Farello e del consigliere Luigi Grillo del Pdl in merito alla localizzazione del nuovo ospedale del ponente e della Valpolcevera. La questione è di grande attualità, viste le recenti notizie circa la richiesta del Presidente della Regione Burlando di valutare anche la collina degli Erzelli come possibile zona in cui collocare la struttura in alternativa a Villa Bombrini, su cui è già stato effettuato uno studio approfondito.

    Il Sindaco Doria ha voluto precisare di non aver espresso una posizione né favorevole né contraria a questa possibilità, ma di aver chiesto che si effettuasse una valutazione di fattibilità comparata tra le due possibili collocazioni: Erzelli e Villa Bombrini.

    Farello ha replicato al Sindaco evidenziando che nonostante il Pd non ponga pregiudiziali allo svolgimento di questa procedura, è comunque contrario al fatto di rimettere in discussione i passi avanti già fatti per la creazione dell’ospedale a Villa Bombrini.

    Replica: nel caso delle Interrogazioni a Risposta immediata (articoli 54) è prevista una replica del proponente di 2 minuti alla risposta del sindaco o dell’assessore competente.

     

    Federico Viotti
    [foto di Daniele Orlandi]

  • Paradase: passeggiate a dorso d’asino nell’entroterra di Genova

    Paradase: passeggiate a dorso d’asino nell’entroterra di Genova

    asini paradaseMercoledi 23 gennaio 2013 (ore 21) al Berio Cafè si svolge l’incontro con i referenti dell’associazione Paradase onlus, costituita nel 2008 e che si propone la riscoperta, la valorizzazione e la tutela dell’asino e più in generale la riscoperta della natura e della vita rurale.

    La serata è l’occasione per conoscere i progetti 2013 di Paradase, che in particolare organizza passeggiate a dorso d’asino nell’entroterra di Genova (l’allevamento di asini di Paradase è in località Chiappari, vicino a Ronco Scrivia).

    Paradase illustrerà in particolare il progetto Zoccoli per terra: storie di asini e territorio, che è stato presentato al Celivo (Centro Servizi al Volontariato) in concomitanza del bando annuale per il sostegno di progetti sociali e di volontariato.

    Interverranno il presidente di Paradase, alcuni dei relatori delle conferenze che precederanno ognuna delle uscite in programma e il direttore artistico del Teatro dell’Ortica, che realizzerà due spettacoli teatrali dal vivo nel corso dell’anno.

    L’ingresso alla serata è libero, non è necessaria la prenotazione.

    [foto tratta dal sito dell’associazione Paradase]

  • Consiglio comunale, crisi dell’editoria: odg approvato all’unanimità

    Consiglio comunale, crisi dell’editoria: odg approvato all’unanimità

    Il consiglio comunale prende posizione in difesa dei lavoratori dell’editoria, un settore in forte affanno, come dimostrano le recenti vicende che hanno coinvolto due realtà genovesi quali Radio 19 e Radio Babboleo News. Ieri in apertura di consiglio, la Sala Rossa ha approvato all’unanimità un ordine del giorno – redatto dal consigliere Paolo Gozzi (Pd) e presentato da tutti i gruppi consiliari – inerente la situazione di crisi dell’editoria locale, emittenti televisive e radiofoniche.

    «Tutto il sistema della piccola editoria è messo a dura prova dalla contingenza economica – spiega il consigliere Gozzi – per questo, credo sia importante un interessamento delle Istituzioni per tutelare il preziosissimo lavoro e ruolo di queste emittenti, oltre ovviamente ai livelli occupazionali che concretizzano».

    Il consiglio comunale ritiene prezioso ed irrinunciabile il ruolo di informazione e di diffusione di notizie svolto dalle diverse emittenti genovesi e, considerato che molte lavoratrici e molti lavoratori rischiano di perdere il proprio posto di lavoro «Impegna il Sindaco e la Giunta ad aprire un tavolo di confronto con tutte le imprese dell’editoria genovese e ligure al fine di adottare tutte le misure necessarie per affrontare la crisi del settore e tutelare il pluralismo dell’informazione e le lavoratrici ed i lavoratori – sottolinea l’o.d.g. – a riferire in una apposita seduta di Commissione consiliare per conoscere a fondo la situazione ed approfondire il tema».

     

     

    [Foto di Daniele Orlandi]

     

  • Borzoli, tir e inquinamento: denuncia alla Procura della Repubblica

    Borzoli, tir e inquinamento: denuncia alla Procura della Repubblica

    Un esposto alla Procura della Repubblica per denunciare una situazione invivibile che ormai si protrae da troppo tempo. È questa l’ultima iniziativa dei cittadini di Borzoli e Fegino, da mesi in lotta contro il transito di tir e mezzi pesanti per le strade dei due quartieri polceveraschi.

    Stanchi di attendere una soluzione da parte dell’amministrazione comunale, gli abitanti hanno deciso di rivolgersi alla magistratura. La principale ipotesi di reato è inquinamento e disturbo della quiete pubblica, ma potrebbe configurarsi anche quello di molestie.

    Parliamo di oltre 700 tir  che quotidianamente percorrono via Borzoli, una strada stretta e tortuosa, sfiorando i muri delle case. Oltre al rischio per l’incolumità pubblica, i monitoraggi hanno evidenziato un aumento di fumi e gas nocivi.

    Ieri pomeriggio si è svolta l’ennesima manifestazione degli abitanti che hanno sfilato dai Giardini Montecucco fino all’azienda Derrick (una delle principali indiziate del disagio che a maggio dovrebbe trasferirsi nella zona aeroportuale, come ha annunciato l’amministrazione comunale). Inoltre, durante la mattinata, i cittadini hanno ricevuto la gradita visita del “Gabibbo” che insieme alla troupe di “Striscia la notizia” ha intervistato residenti e commercianti. Nei prossimi giorni il programma di Mediaset manderà in onda il servizio, fornendo una ribalta nazionale alla situazione di Borzoli e Fegino.

     

    Matteo Quadrone

     

     

  • Hiroshima, Giappone: Peace Memorial Park e Peace Memorial Museum

    Hiroshima, Giappone: Peace Memorial Park e Peace Memorial Museum

    Hiroshima, peace memorial park

    Enola Gay, you should have stayed at home yesterday.” Inizia così una canzone di grande successo della band OMD.
    “Enola Gay, saresti dovuta restare a casa” è sicuramente quello che hanno pensato i superstiti della città giapponese di Hiroshima nei momenti successivi al 6 agosto 1945, il giorno dell’esplosione della prima bomba atomica della storia dell’umanità.

    Oltre ottantamila persone morirono polverizzate alle 8.15 di quell’assolata mattinata estiva in seguito all’esplosione di “Little Boy“, l’ordigno contenente uranio arricchito sganciato dal bombardiere americano, il cui nome era appunto Enola Gay.

    In seguito, il conto dei morti sarebbe in realtà salito a oltre centoquarantamila per colpa delle radiazioni causate da Little Boy. “Little Boy”, ovvero “ragazzino”: dietro un nome apparentemente innocente si celava una potenza distruttrice terrificante. Oltre agli esseri viventi, la cui esistenza fu cancellata nello spazio di un bagliore istantaneo e accecante, anche due terzi delle abitazioni della città furono rasi al suolo.
    In prossimità dell’A-Bomb Dome si apre oggi il Peace Memorial Park, lungo le sponde di due diramazioni del delta del fiume Ota, che attraversa Hiroshima. Il Parco non è solo uno spazio dedicato alla memoria di ciò che accadde nel 1945, ma rappresenta anche un ammonimento per il futuro, affinché la tragedia atomica non si ripeta mai più.Nella zona vicina all’epicentro dell’esplosione un edificio rimase tuttavia in piedi, seppure in maniera parziale. Si trattava dell’A-Bomb Dome, che dal 1945 è stato conservato fino a oggi anche tramite numerosi interventi di manutenzione. Progettato dall’architetto ceco Jan Letzel e completato nel 1915, prima dell’esplosione di Little Boy era stato la sede dell’istituzione equivalente alla nostra Camera di Commercio. Dal 1996 è stato invece inserito nella lista dei Patrimoni dell’Umanità dell’UNESCO.

    Se l’area del Peace Memorial Park è un luogo in cui corsi d’acqua, monumenti e giardini si combinano armonicamente, è visitando il Peace Memorial Museum di Hiroshima che si entra nuovamente a contatto con l’orrore della bomba, trovando una precisa ricostruzione degli eventi e la risposta a diverse domande riguardanti il 6 agosto 1945. Per esempio: perché venne bombardata proprio Hiroshima per prima? Si trattò di una decisione casuale? Da alcuni documenti presenti nel museo viene illustrato che la scelta degli USA fu in realtà pianificata con molta cura. Se da un lato Hiroshima ospitava infatti un importante contingente militare giapponese, la 2nd General Army, dall’altro non erano presenti nella città prigionieri di guerra americani. Per diverse settimane prima della spedizione dell’Enola Gay, inoltre, Hiroshima fu risparmiata dai bombardamenti – seppure con ordigni tradizionali – che invece misero in ginocchio altre città del paese, tra le quali la capitale Tokyo. La ragione era che con la prima bomba atomica gli Stati Uniti volevano ottenere il maggiore effetto scenico possibile – ovvero una distruzione totale – non solo per sconfiggere definitivamente un nemico già a pezzi, il Giappone, ma per dare una dimostrazione di forza ai nemici futuri, in primis l’Unione Sovietica.

    Si apprende anche di come gli USA fecero di tutto per occultare le conseguenze del fallout, la ricaduta radioattiva del materiale che precipita al suolo dopo essere stato lanciato in aria dall’esplosione. Allo stesso tempo vennero messe in atto manovre ostruzionistiche anche nella cura degli hibakusha (“i sopravvissuti all’esplosione”), le cui testimonianze sono state raccolte nel documentario White Light/Black Rain: The Destruction of Hiroshima and Nagasaki.

    Numerosi altri filmati, immagini, reperti e ricostruzioni rendono davvero toccante il percorso all’interno del Peace Memorial Museum, tanto che non è raro vedere alcuni visitatori commuoversi fino alle lacrime. Non risulta quindi difficile comprendere lo stato d’animo di Robert Oppenheimer, scienziato che diresse il Progetto Manhattan finanziato dal governo USA per produrre la bomba prima dei nazisti. Citando un testo sacro indù in relazione alla sua esperienza personale, affermò: “Now I am become death, the destroyer of worlds“, “Ora sono diventato morte, la distruttrice di mondi.”

    Osservando le scolaresche che affollano il museo e il Peace Memorial Park ci si chiede come si possa invece far sì che la morte non trionfi e che la scienza non si metta più al servizio di ricerche che mettano a repentaglio l’esistenza stessa della vita. Come singoli individui è fondamentale prendere coscienza della concretezza della minaccia atomica nella nostra realtà, considerando che a differenza del 1945 i paesi in possesso di armi nucleari sono ora nove (USA, Russia, Cina, India, Pakistan, Israele, Regno Unito, Francia, Corea del Nord) e il totale delle testate nucleari nel mondo è di oltre diciassettemila…

    Nel 1955 Bertrand Russell, Albert Einstein e altri nove scienziati e intellettuali scrissero un manifesto (chiamato appunto “Russell-Einstein”) per risvegliare governanti e scienziati dal sonno della ragione e avvertirli della follia omicida di un conflitto di scala internazionale, che avrebbe condotto all’inevitabile impiego di armi nucleari. Il messaggio a chiusura del manifesto è assolutamente attuale e il suo vigore non è stato intaccato dallo scorrere degli anni:  “Noi rivolgiamo un appello come esseri umani ad esseri umani: ricordate la vostra umanità e dimenticate il resto. Se sarete capaci di farlo vi è aperta la via di un nuovo Paradiso, altrimenti è davanti a voi il rischio della morte universale.”

     

    Daniele Canepa

  • Internet in Liguria: la Regione promette wifi e banda larga

    Internet in Liguria: la Regione promette wifi e banda larga

    IL PRECEDENTE

    2006: la Regione promuove un Piano operativo triennale di informatizzazione, per estendere la connessione a Internet tramite banda larga a tutti i Comuni dell’entroterra ligure.

    Se i capoluoghi di provincia e le cittadine costiere beneficiano da tempo di questo servizio, non è stata ancora raggiunta la piena copertura delle zone più piccole, soprattutto montane e collinari. Il primo passo che la Regione effettuerà, per comprendere quali risorse e finanziamenti sono necessari al progetto, sarà contattare i singoli Comuni per avere una mappatura delle connessioni a banda larga già presenti sul territorio ligure.

    14 febbraio 2008: la Regione Liguria e il Ministero delle Telecomunicazioni siglano un accordo per portare l’accesso all’Adsl ai Comuni dell’entroterra ligure, dove le linee telefoniche fisse sono ancora associate a una connessione “lenta” a 56 kbs. Il progetto prevede un finanziamento complessivo di 16 milioni di euro, di cui 10 pagati dal Ministero e 6 dalla Regione.

    22 aprile 2008: la Regione Liguria firma un protocollo d’intesa con Telecom Italia per estendere la copertura della rete Internet a banda larga a un totale di 208 Comuni (su un totale di 235) entro la fine del 2009: scopo del protocollo è associare la connessione Adsl al 96% delle linee telefoniche fisse attive sul territorio ligure.

    Ottobre 2011: il Ministero dello Sviluppo Economico approva il Piano Nazionale Banda Larga, che prevede entro la fine del 2013 il completamento della copertura con banda larga di Comuni e frazioni su tutto il territorio nazionale. Secondo i contenuti del piano, questo lo stato delle connessioni private e aziendali a Internet in Liguria: il 63,8% delle connessioni beneficia di una velocità tra i 7 e i 20 Mb al secondo; il 26,5% di una connessione tra i 2 e i 7 Mb al secondo; il 5,4% di una copertura Lite, ossia intorno ai 640 Kb al secondo; il 4,3% risiede in zone non coperte da Adsl; il 9,7% risiede in aree con digital divide, ossia l’assenza totale di ogni forma di connessione.

    Novembre 2012: l’Assessorato al Turismo invia un questionario a tutti i Sindaci dei Comuni liguri, per conoscere lo stato della copertura banda larga e wi-fi e capire se – dove esse mancano – c’è intenzione di svilupparle. Scopo del questionario è progettare la totale copertura della regione, una volta comprese le infrastrutture già esistenti e le necessità specifiche dei Comuni.

    L’obiettivo del progetto non è solo consentire ai cittadini l’accesso a Internet, ma arricchire l’offerta turistica con la possibilità di navigare gratuitamente per chi è in vacanza nel territorio ligure.

    IL PRESENTE

    Sono due i nodi da sciogliere quando si parla di connessione a Internet: da un lato la banda larga, ossia l’accesso all’Adsl nelle case private e negli uffici; dall’altro il Wi-fi, ovvero la possibilità di navigare gratuitamente in spazi pubblici dal proprio computer, tablet o cellulare.

    Subito dopo le vacanze natalizie, lunedì 7 gennaio 2013, il presidente Claudio Burlando ha visitato le server farm di Datasiel – l’azienda informatica regionale – e ha illustrato un progetto definitivo per completare entro la fine di quest’anno la copertura a banda larga della Regione. Così ha dichiarato Burlando in occasione dell’incontro: «Il lavoro sulla banda larga della Regione Liguria è partito nel 2006 con la sperimentazione, avvenuta sulle 4 province, a cui sono seguiti due bandi; entro il 2013 verranno coperti tutti i comuni nelle zone a fallimento di mercato. Chiedo la collaborazione dei sindaci e dei singoli cittadini per farci conoscere anche piccole frazioni scoperte perché proveremo ad arrivare ovunque, anche nei nuclei molto piccoli».

    Dal 2006 a oggi la Regione ha investito complessivamente oltre 21 milioni di euro e allo stato attuale è giunta, attraverso due bandi di gara, a una copertura complessiva di 149 Comuni e 779 frazioni, così suddivisi: 49 Comuni e 354 frazioni in Provincia di Genova; 23 Comuni e 68 frazioni in Provincia di La Spezia; 37 Comuni e 234 frazioni in Provincia di Savona; 38 Comuni e 123 frazioni in Provincia di Imperia.

    I problemi di copertura riguardano dunque le due Province di Ponente, che non hanno aderito alla sperimentazione del 2008 provvedendo in autonomia alla dotazione della banda larga.

    La copertura avverrà tramite una dorsale di fibra ottica che attraverserà tutta la Regione, ossia che a partire dalla zona costiera raggiungerà l’entroterra attraverso segnali radio (wifi o Wimax). Un tracciato che non tocca le aree già coperte dagli operatori di telefonia e che va dunque a coprire le zone “a fallimento di mercato”, ossia quelle in cui le aziende private non hanno trovato conveniente attuare un investimento.

    Il progetto della Regione Liguria fa parte del Piano Nazionale Banda Larga e sarà pertanto finanziato dal Ministero per lo Sviluppo Economico: il completamento della copertura con banda larga dei Comuni liguri, iniziato nel 2006, sarà dunque possibile nell’ambito di un piano che copre tutto il territorio nazionale.

    A ciò si associa inoltre il progetto Liguria Wifi, che prevede entro il 2014 la possibilità di collegarsi a Internet in tutti i Comuni della Regione con un unico nome utente e password. Un progetto che si accompagna a iniziative analoghe per la copertura wifi del territorio ligure, dal progetto Free Wifi Genova gestito dal Comune di Genova fino a Rete Gratuita dell’azienda genovese Vallicom.

    L’indirizzo mail per le segnalazioni sulle zone scoperte è: bandalarga@regione.liguria.it.

    Marta Traverso

  • “Angeli col fango sulle magliette” finalista al premio www

    “Angeli col fango sulle magliette” finalista al premio www

    Angeli col fango sulle magliette è la pagina Facebook creata da un gruppo di ragazzi genovesi durante l’alluvione del 4 novembre 2011, per segnalare lo stato degli eventi e favorire la mobilitazione dei volontari che hanno contribuito al recupero delle zone danneggiate. Un progetto che non si è fermato, ma è attualmente attivo in un’iniziativa di riqualificazione del verde pubblico: il 4 novembre 2012, a un anno dall’alluvione, sono iniziati i lavori di recupero delle aiuole di via Fiume e via XX Settembre e sulla piattaforma dell’associazione Open Genova è stato creato un laboratorio intitolato Dai diamanti non nasce niente, alla ricerca di collaborazioni e proposte per portare avanti manutenzione e restyling di questi spazi verdi.

    In parallelo a tutto questo, la pagina è stata segnalata come finalista del Premio WWW, concorso dedicato alla creatività digitale indetto ogni anno dal quotidiano “Il Sole 24 Ore”: un premio simbolico nei contenuti ma importante nella sostanza, perché conferisce grande visibilità a iniziative che attraverso Internet sviluppano nuove forme di comunicazione e socializzazione.

    In particolare, la pagina è finalista nella sezione Charity, dedicata ai progetti di associazioni e o enti non profit che hanno sviluppato progetti di accesso e utilizzo delle nuove tecnologie e dei social network in maniera attiva e partecipata, per creare una nuova cultura del volontariato civico.

    I progetti finalisti sono stati valutati da due giurie, composte da addetti e professionisti del settore, mentre la votazione per decretare i vincitori è a opera degli utenti stessi del sito: è possibile votare entro le ore 18 di mercoledì 23 gennaio 2013 registrandosi al sito del premio WWW e recandosi alla sezione “Charity”.

    [foto di Marta Traverso]

  • Occidente solitario: a teatro con Claudio Santamaria e Filippo Nigro

    Occidente solitario: a teatro con Claudio Santamaria e Filippo Nigro

    occidente solitarioMartedì 22 e mercoledì 23 gennaio 2013 (ore 21) al Teatro dell’Archivolto va in scena lo spettacolo Occidente solitario, tratto dal testo di Martin McDonagh e con gli attori Filippo Nigro e Claudio Santamaria.

    Una commedia nera scritta da uno dei più brillanti drammaturghi della scena britannica e messa in scena con la produzione della Compagnia Gli Ipocriti, dal regista Juan Diego Puerta Lopez.

    Il testo è ambientato in un piccolo paese dell’Irlanda – terra d’origine di McDonagh e in cui ha ambientato tutti i suoi lavori teatrali – e racconta il continuo litigare di due fratelli, Coleman (Claudio Santamaria) e Valene (Filippo Nigro), il cui padre è appena morto per un colpo di fucile.

    Valene è interessato unicamente alla sua collezione di statuine religiose e a bere whisky, che gli viene fornito a domicilio da una giovane chiamata Ragazzina. Coleman pensa solo a mangiare e partecipa ai funerali del paese per riuscire a fare incetta gratuitamente di salsicce e birra.

    L’unico che cerca di risolvere il rapporto conflittuale tra i suoi è il parroco del paese, Padre Welsh, ma i suoi consigli restano inascoltati. Depresso e frustrato nel suo tentativo di redimere il cinico paesello, il prete si suicida, lasciando una lettera che porterà i due fratelli a un tentativo di riconciliazione, a cui però faranno seguito ulteriori scene di lotta e distruzione.

    Lo spettacolo ha vinto il Premio Le maschere del Teatro Italiano 2012.

    Costo dei biglietti: 22/20 €, Archivolto Free 13,50 €, studenti con meno di 26 anni 7,50 €. Info e biglietteria 010 412135.

  • San Quirico: discarica abusiva, intervento del Municipio

    San Quirico: discarica abusiva, intervento del Municipio

    A San Quirico, in via Lungo Polcevera, in particolare nelle vicinanze dei giardini pubblici Morchio, delimitati dall’argine del torrente, il comportamento incivile di alcune persone ha trasformato la zona, con il passare del tempo, in una vera e propria discarica abusiva in cui è possibile trovare carcasse di automobili e motorini, elettrodomestici, mobilio e suppellettili di ogni genere.

    Adesso il Municipio Valpolcevera, grazie ad un’interpellanza presentata dal consigliere Davide Ghiglione (Federazione della Sinistra) e sostenuta dalla maggioranza, chiede un immediato intervento di Amiu per restituire a tale porzione di territorio un’adeguata pulizia.
    «Dopo diversi sopralluoghi il prossimo fine settimana dovrebbero essere rimosse le carcasse – spiega Ghiglione – inoltre, prosegue l’iter per il progetto di affido dei giardini pubblici, recentemente restaurati e per la gestione di una saletta da parte del locale comitato».

    Nella seduta del consiglio municipale della Val Polcevera, svoltasi il 16 gennaio scorso, è stata affrontata anche la questione dei parcheggi di Piazzale Palli (nel quartiere di Certosa, area ex Fillea), gestiti dalla società Genova Parcheggi.

    In seguito alla Delibera di Giunta n. 152/2012 del Comune di Genova, a partire da lunedì 4 giugno 2012, la tariffa oraria è stata ridotta da € 1,50 a € 1,00.
    Il consigliere Ghiglione (Fds), con un’interpellanza condivisa dalla maggioranza, ha interrogato la Giunta di Municipio in merito alla possibilità di portare la tariffa oraria a 0,50 € per la prima ora e 1,00 € per quelle successive. Il Presidente Iole Murruni ha assicurato il massimo impegno in questo senso.
    Inoltre, il capogruppo Fds ha chiesto lumi sulla prevista realizzazione, in Piazzale Palli, dell’area destinata alla “sgambatura dei cani” «I fondi sono già stati stanziati – spiega Ghiglione – a breve partiranno i lavori che dovrebbero terminare entro la fine di febbraio».

     

    Matteo Quadrone

  • Legambiente: una legge sulla bellezza per rilanciare l’Italia

    Legambiente: una legge sulla bellezza per rilanciare l’Italia

    il verde, la natura,i fiori,l'ambiente,i parchiLe città, i paesaggi, le opere d’arte, il made in Italy, la creatività: la bellezza è la principale caratteristica che il mondo riconosce all’Italia. «Scommettere sulla bellezza non è un vezzo, è la chiave per immaginare un futuro oltre la crisi – scrive Legambiente che promuove una legge per difenderla e valorizzarla – Vorremmo che la bellezza fosse in cima all’agenda politica del nuovo Parlamento, del nuovo governo e delle nuove amministrazioni».

    Vediamo nel dettaglio i punti principali della proposta di legge:

    Misure per la promozione della bellezza
    Secondo il ddl «La bellezza fa parte del patrimonio del Paese e contribuisce ad esprimere la sua identità»: per questo sono proposti bandi di idee biennali cui destinare un budget di 10 milioni di euro.

    Riqualificazione del patrimonio paesaggistico
    Su iniziativa del Ministro per i Beni e le attività culturali «Ogni anno dovrebbe essere presentato il programma nazionale di conservazione e restauro del patrimonio storico, artistico e architettonico in cui individuare le priorità di intervento da cofinanziare con fondi regionali, europei e locali, ma anche ricorrendo alla partecipazione dei privati – spiega Legambiente – Il Ministero dovrebbe definire un piano per la riqualificazione dei paesaggi dal degrado ambientale e sociale, individuare le aree in cui attuare la bonifica ambientale delle aree industriali e agricole dismesse o degradate, nonché la demolizione di costruzioni abusive, incompatibili o insicure».

    Legambiente propone anche il vincolo di inedificabilità sulle aree costiere libere da edificazione e comprese in una fascia della profondità di mille metri dalla linea di battigia.

    Contenimento del consumo di suolo
    Per contrastare il consumo di suolo «Gli interventi edilizi dovrebbero rivolgersi prevalentemente ad aree già urbanizzate degradate o ad uso produttivo dismesse da riqualificare».

    Il ddl prevede l’istituzione di un Registro nazionale del consumo del suolo presso l’Istat «Sulla base delle informazioni raccolte, il Ministero delle Infrastrutture dovrebbe redigere un rapporto annuale in base al quale definire gli obiettivi di contenimento da perseguire nella pianificazione territoriale e urbanistica».

    Per scoraggiare l’occupazione di suolo libero, il ddl introduce il contributo per la tutela del suolo e la rigenerazione urbana, pari a tre volte il contributo relativo agli oneri di urbanizzazione ed al costo di costruzione, nel caso in cui l’area sia coperta da superfici naturali o seminaturali, o a due volte il contributo se l’area è coperta da superfici agricole in uso o dismesse.

    Concorsi di progettazione
    «La formula del concorso di progettazione o del concorso di idee dovrebbe essere applicata a tutte le opere pubbliche di rilievo sotto il profilo architettonico, ambientale, storico-artistico, conservativo e tecnologico», sostiene Legambiente.

    L’impostazione pensata dall’associazione ambientalista presuppone una modifica al Codice Appalti in base alla quale, con il pagamento del pre­mio, la Stazione Appaltante acquisirebbe la proprietà del progetto vincitore. «I successivi livelli di progettazione verrebbero affidati al vincitore del concorso con procedura negoziata senza bando – scrive Legambiente – Nel caso in cui il vincitore del concorso non fosse in possesso dei requisiti previsti dal bando, potrebbe ottenere l’incarico associandosi con un altro soggetto e mantenendo il ruolo di capogruppo e responsabile del progetto».

    Rigenerazione urbana
    «Negli strumenti urbanistici comunali possono essere individuate aree degradate da sottoporre a rigenerazione urbana che consiste in interventi di demolizione e ricostruzione, ristrutturazione e nuova co­struzione per la riduzione dei consumi idrici ed energetici, la messa in sicurezza degli edifici da un punto di vista statico, la riduzione delle aree impermeabili, la gestione dei rifiuti e la mobilità sostenibile – continua Legambiente – Per incoraggiare questi interventi, i comuni possono prevedere contributi di costruzione agevolati e l’attribuzione di diritti edificatori».

    Abusivismo edilizio
    Le opere abusive che non possono essere sanate e che il responsabile non provvede ad abbattere entro 45 giorni dall’ingiunzione «Sono acquisite dallo Stato fino alla demolizione e al ripristino ambientale delle aree. Se l’opera abusiva risulta adibita ad unica abitazione, anche di fatto, del nucleo fami­liare dell’autore dell’abuso edilizio, il Prefetto può sospendere la demolizione per un tempo da tre a dodici mesi e ammettere l’utilizzo temporaneo e a pagamento dell’abitazione».

    Infrastrutture e dibattito pubblico
    Per l’approvazione delle nuove infrastrutture di interesse nazionale realizzate da enti pubblici, concessionarie o società private, il ddl introduce la procedura del Dibattito pubblico che «Garantisce, prima della decisione finale, la corretta informazione di tutti i soggetti interessati e la considerazione delle osservazioni emerse».

     

    [Foto di Diego Arbore]

     

  • Municipio Ponente: i risultati della Commissione sul Verde

    Municipio Ponente: i risultati della Commissione sul Verde

    Villa Duchessa di GallieraQual è la situazione degli spazi verdi, parchi, aiuole e giardini, patrimonio inestimabile del Ponente genovese?
    Un bilancio è tracciato sulle pagine del blog di Matteo Frulio, giovane consigliere (Pd) e presidente della Commissione Urbanistica del Municipio Ponente, il quale spiega «La “Commissione sul Verde” è nata con l’intenzione di far dialogare Aster (Azienda Servizi Territoriali Genova Spa partecipata al 100% dal Comune, ndr) e Municipio in maniera più stringente. Il tutto per agevolare i rapporti ed il coordinamento tra le diverse “anime” che si occupano della manutenzione di giardini e parchi».

    Dopo aver segnalato alcune aree in stato di degrado oppure soggette a carenza di manutenzione, all’inizio di settembre la Commissione sul Verde è diventata realtà «Già una settimana dopo, il responsabile Aster mi comunicava di aver avallato le nostre richieste su Prà e Pegli – continua il consigliere – mentre su Voltri si procedeva seguendo una via più territoriale. Aster, infatti, si occupa solo di quelle aree al di sopra dei 3.000 mq e delle potature di alberi».
    Da parte sua, il Municipio Ponente «Si è occupato di affidare i Giardini Piccardo ad una cooperativa che da settembre ne cura la pulizia – spiega il consigliere Frulio – Piazza Odicini è stata ripulita ad ottobre ma il guasto all’impianto di irrigazione ha causato notevoli problemi nell’aiuola centrale».

    L’obiettivo era «Mettere in rete tutte le “anime” della gestione e manutenzione del verde – sottolinea Frulio – Ma non solo: nella rete doveva starci anche il settore educativo e formativo, quindi le scuole. Con l’elementare D’Albertis si è messo in moto una macchina che ha visto coinvolti l’Istituto Marsano, i commercianti di Borgo Gattega ed il Municipio. Il progetto per Piazza Lerda partirà tra gennaio e febbraio».
    Per quanto concerne le altre aree verdi «Il Municipio ha pensato ad una gara di gestione che coinvolgerà cooperative specializzate che avranno il compito di supplire alla mancanza di personale (a seguito del pensionamento non è avvenuto alcun ricambio) – continua Frulio – Il Parco di Villa Letizia è stato adottato e potrà essere visitato anche dal pubblico in orari al di fuori di quello scolastico».

    Nel frattempo, dopo 16 anni, Aster ha realizzato le potature straordinarie di Piazza Bignami e Piazza Venezian; la risistemazione della pavimentazione dei Giardini Elah (con la collaborazione del Circolo PD di Prà e dei consiglieri del Movimento 5 Stelle); infine, presso Villa Doria a Pegli, Aster ha aumentato gli sfalci delle aiuole che erano rimaste nello sfacelo totale durante le vacanze estive.

    E poi la nota più lieta «Dopo anni di impegno, prima con un’associazione locale, poi come consigliere municipale, ho potuto constatare che tutti gli sforzi hanno portato i primi frutti – racconta Frulio – È stato un lungo lavoro fatto di lettere, proteste in piazza e assemblee in Municipio, ma il 10 dicembre scorso, finalmente, sono partiti anche i cantieri per il restauro di Villa Duchessa di Galliera a Voltri».
    L’associazione Amici della Villa Duchessa esprime grande soddisfazione «In questi anni abbiamo fortemente voluto questi interventi di restauro – afferma Albero Malaspina – E’ un sogno che diventa realtà. Il Comune ci ha chiesto di collaborare e noi lo faremo con le nostre competenze, per quel che è possibile. Speriamo sia l’inizio di un nuovo corso».
    L’auspicio è che una volta conclusi i lavori – la cui fine è prevista nel giugno 2013 – il giardino restaurato secondo i canoni settecenteschi possa essere restituito alla cittadinanza.

     

    Matteo Quadrone