Mese: Gennaio 2013

  • Era della Trasparenza: quanto spende la pubblica amministrazione?

    Era della Trasparenza: quanto spende la pubblica amministrazione?

    Lo scorso dicembre è stato approvato il cosiddetto Decreto Sviluppo, che fra i suoi numerosi articoli impone che a partire dal 1 gennaio 2013 gli enti pubblici dichiarino su Internet importo, destinatario e finalità di ogni spesa superiore a 1.000 € effettuata da quando il Decreto stesso è entrato in vigore, ossia luglio 2012.

    Il testo dell’articolo 18 prevede infatti che «La concessione delle sovvenzioni, contributi, sussidi e ausili finanziari (…) a enti pubblici e privati, sono soggetti alla pubblicità sulla rete Internet (…) Le informazioni di cui  sono riportate, con link ben visibile nella homepage del sito, nell’ambito dei dati della sezione «Trasparenza, valutazione e merito» (…) devono essere resi di facile consultazione, accessibili ai motori di ricerca e in formato tabellare aperto che ne consente l’esportazione, il trattamento e il riuso (…) A esse si conformano entro il 31 dicembre 2012 (…) tutte le pubbliche amministrazioni centrali, regionali e locali, i concessionari di servizi pubblici e le società a prevalente partecipazione o controllo pubblico. A decorrere dal 1° gennaio 2013 (…) la pubblicazione ai sensi del presente articolo costituisce condizione legale di efficacia del titolo legittimante delle concessioni e attribuzioni di importo complessivo superiore a mille euro nel corso dell’anno solare (…)».

    Cosa significa? Dal 1 gennaio 2013 ogni ente pubblico, incluse le società partecipate o controllate, dovranno avere sulla homepage del proprio sito un link ben visibile, intitolato “Trasparenza, valutazione e merito” che rimandi all’elenco dettagliato delle spese superiori a 1.000 € effettuate dallo scorso luglio, con dati precisi relativi a importo, destinatario e finalità della spesa. La mancata pubblicazione di questi dati – rilevabile sia da appositi uffici di controllo, sia da colui che ha ricevuto o deve ricevere il pagamento, sia da ogni singolo cittadino (in quanto le spese degli enti pubblici riguardano indirettamente ciascuno di noi) – comporterà la non-legittimità del pagamento stesso.

    Agorà Digitale – organizzazione no-profit che da anni si batte per lo sviluppo di Internet e delle nuove tecnologie in Italia – ha attivato da questa mattina (lunedì 21 gennaio 2013) una piattaforma web denominata L’era della Trasparenza: per una settimana ogni cittadino italiano potrà passare al setaccio e segnalare sul sito le voci di spesa di  ogni ente della pubblica amministrazione nel proprio territorio. Le segnalazioni possono essere verificate anche su Twitter, dove è stato creato l’hashtag #salviamogliopendata.

    Il sito prevede infatti la costruzione di una mappa, in cui chiunque può segnalare la mancata pubblicazione di una spesa da parte di uffici di Comune, Provincia, Regione, enti sanitari e scolastici, oppure conoscere quali spese sono effettuate dagli enti pubblici loro vicini, per verificare eventuali sprechi o inadempienze. Un primo passo per far comprendere ai cittadini l’importanza degli open data, ovvero la possibilità di accedere liberamente a ogni dato riguardante la pubblica amministrazione.

    Al termine di questa settimana verrà realizzato e diffuso un report, che comprenderà casi virtuosi e inadempienze verificate dagli stessi cittadini: sarà dunque possibile sapere quali enti pubblici hanno reso consultabili i propri dati – ovvero li abbiano resi facilmente reperibili, consultabili e utilizzabili – e quali ancora non rispettano la legge in vigore.

    Il progetto è stato sottoscritto da numerosi esponenti della politica, di diversi schieramenti: fra questi Antonio Ingroia (candidato premier con la sua lista Rivoluzione Civile), Umberto Ambrosoli (candidato Pd alla presidenza della Regione Lombardia), Michele Emiliano (Sindaco di Bari), Giovanni Favia (ex Movimento Cinque Stelle, attualmente candidato per Rivoluzione Civile), Oscar Giannino (candidato premier con la sua lista Fare per fermare il declino), Flavia Perina (candidata per Futuro e Libertà).

    Marta Traverso

    [foto di Daniele Orlandi]

  • A Compagna 2013: un premio per chi valorizza la Liguria nel mondo

    A Compagna 2013: un premio per chi valorizza la Liguria nel mondo

    L’associazione “A Compagna” ha aperto le selezioni per la 36ma edizione dei suoi Premi, un concorso rivolto a premiare chi valorizza Genova e la Liguria in manifestazioni di prestigio, che abbiano risonanza anche fuori città.

    Un Premio che negli anni è stato assegnato a diverse personalità di spicco della cultura genovese, per esempio Manuela Arata, la Compagnia Baistrocchi, Bruno Lauzi e attori quali Mauro Pirovano e Luca Bizzarri.

    Il regolamento prevede che chiunque possa fornire delle candidature all’Associazione, in coerenza con il profilo di ogni premio, ovvero:
    1- Premio Luigi De Martini per le attività di studio e promozione a favore della lingua genovese e delle parlate liguri;
    2- Premio Enrico Carbone per la comunicazione internazionale e nazionale della Liguria e della ligusticità;
    – Premio Angelo Costa per l’impegno civile e per lo sviluppo dell’economia;
    – Premio Giuseppe Marzari per il teatro, il canto popolare, il folklore e le tradizioni in genere;
    – Premio Vito Elio Petrucci per l’attività a favore della cultura genovese e ligure tra i giovani.

    Le proposte di candidatura e le loro motivazioni devono essere inviate entro il 28 febbraio 2013 tramite raccomandata in busta chiusa all’indirizzo
    Consolato dell’Associazione A Compagna
    Premi A Compagna
    piazza della Posta Vecchia 3/5
    16124 Genova
    o via mail all’indirizzo posta@acompagna.org.

    I premi verranno consegnati ai vincitori, nel corso di una ceerimonia pubblica, dal Presidente della Regione Liguria, dal Presidente della Provincia di Genova, dal Sindaco di Genova e dal Presidente della Camera di Commercio di Genova. I premi consistono in un diploma e una medaglia raffigurante sul recto il Grifo Rampante con la scritta «A Compagna Zena» e, sul verso, la Loggia degli Abati del Popolo.

  • Riduzione delle imposte ai locali che tolgono slot e videolottery

    Riduzione delle imposte ai locali che tolgono slot e videolottery

    Un fronte comune contro la ludopatia, è quello che a Genova le associazioni di categoria stanno cercando di tessere con l’amministrazione comunale. A pochi giorni dall’entrata in vigore dell’obbligo di avvertenza contro il rischio di dipendenza da gioco – previsto dall’applicazione del decreto del ministro della Sanità Balduzzi –  i commercianti fanno un altro passo in avanti nel tentativo di contenere quello che è uno dei più gravi ed urgenti fenomeni sociali degli ultimi anni.

    Bar, ristoranti e pubblici esercizi in genere sono infatti invasi da slot machines e videolottery che, in tempi di crisi, rappresentano una parte considerevole, e difficilmente rinunciabile, del loro fatturato. «Una tendenza che può però essere invertita con una detassazione delle imposte comunali, propone Cesare Groppi, segretario provinciale di Fiepet Confesercenti.

    La legge dello stato consente l’installazione delle slot Quindi nessun atto amministrativo degli enti locali può imporne lo smantellamento ai pubblici esercizi – continua Groppi – Ma questi ultimi potrebbero comunque essere incoraggiati a farlo, in cambio di una riduzione sostanziale, e non solo simbolica, di balzelli quali la tassa per l’occupazione suolo pubblico (Cosap) oppure, per chi non ha un dehors, l’imposta sui rifiuti».

    «D’altra parte, gli stessi esercenti sarebbero sollevati dalla possibilità di liberarsi delle famigerate macchinette che, attirando una clientela diversa da quella tradizionale e incentivando il rischio di furti, compromettono anche la sicurezza stessa del loro lavoro – aggiunge Groppi – Ma per fare questo è necessario un alleggerimento delle imposte, altrimenti non si può rinunciare ad uno strumento che, mediamente, porta circa un migliaio di euro al mese nelle casse dei pubblici esercizi e, in alcune zone, anche di più».

  • Università di Genova: workshop gratis alla Facoltà di Architettura

    Università di Genova: workshop gratis alla Facoltà di Architettura

    Da lunedì 21 a venerdì 25 gennaio 2013 la Facoltà di Architettura dell’Università di Genova apre al pubblico per Gennaio 2125. Storia e storie di design, cinque giorni di workshop e conferenze gratuiti, punto di partenza di un percorso che ha lo scopo di rafforzare il legame tra Ateneo e città e far conoscere gli spazi del centro storico che ospitano gli studenti di architettura e design.

    Questo il programma.

    Lunedì 21 gennaio
    10.30, Aula Benvenuto: Il design in Liguria con Enrico Gollo, presidente ADI Liguria;
    14.30, Aula Benvenuto: Piccolo Blu con Marta Delfino, graphic designer e Massimo Schiavon, cantautore;
    16.30, Aula 4L: La mente ama: come vediamo il mondo con Alessandro Bertirotti, antropologo.
    17.30, Aula Benvenuto: Design per la cooperazione: esperienze e prospettive con Paola Gambaro ed Elena Rosa, Università degli Studi di Genova;
    19.00, Aula Benvenuto: Lancio workshop Design Sociale con Carlo Vannicola, Università degli Studi di Genova.

    Martedì 22 gennaio
    9.30, Lab MAC: Architettura per la gente, tra la gente, con la gente con Massimo Corradi, Università degli Studi di Genova;
    11.30, Aula Benvenuto: Esperienze di spazio teatrale con Guido Fiorato, scenografo all’Accademia Ligustica di Belle Arti;
    14.30, Aula Benvenuto: Marketing & green economy con Marco Fedeli, docente di Marketing ed Economia Aziendale;
    14.30: Aula 0A: Workshop: Design Sociale con Carlo Vannicola, Università degli Studi di Genova;
    14.30, Aula 6E: Dal tronco all’oceano con Gianpaolo Ferrari, autocostruttore.

    Mercoledì 23 Gennaio
    9.30, Aula Benvenuto: Arti visive e musica. Rapporti e ibridazioni nelle avanguardie storiche e nella contemporaneità con Paolo Bolpagni, storico dell‘arte, Mirco Marchelli, artista e Giovanni Battista Martini, architetto;
    10.30, Aula Mediterranea: Confronti culturali e pratiche di convivenza nei quartieri genovesi con Giuliano Carlini, Università degli Studi di Genova;
    11.30, Aula Benvenuto: Progettare le riviste di design con Mario Piazza, direttore della rivista Abitare;
    14.30, Aula Benvenuto: Present Futures 2 – Autorship con Patrizia Ranzo, Università degli Studi di Napoli, Gilberto Corretti, ISIA Firenze e Anna Spadoni, avvocato;
    14.30, Aula 4D: Workshop: Design Sociale con Carlo Vannicola, Università degli Studi di Genova;
    15.30, Aula 5H: Giù le mani da Internet: i diritti umani e i (pre)potenti della terra con Andrea Vian, Università degli Studi di Genova.

    Giovedì 24 gennaio
    10.30, Aula Benvenuto: Internoitaliano con Giulio Iacchetti, designer e Silvia Robertazzi, direttrice Casamica e AtCasa.it;
    14.30, Aula San Salvatore: La città densa con Philippe Daverio, storico dell’arte.

    Venerdì 25 gennaio
    9.30, Aula Benvenuto: Gli indicatori collettivi ed ecologici per l’analisi socio-territoriale con Matteo Colleoni, Dipartimento di Sociologia e Ricerca Sociale all’Università degli Studi Milano Bicocca;
    14.30, Aula 4H: Lettura delle immagini con Sandro Iovine, fotografo;
    14.30, Aula Benvenuto: conferenza di chiusura Design Sociale con Carlo Vannicola, Università degli Studi di Genova.

  • Torriglia, Parco Antola: Mandillo dei Semi 2013

    Torriglia, Parco Antola: Mandillo dei Semi 2013

    Spighe al tramontoDomenica 20 gennaio si svolge per l’intera giornata – presso i locali del Parco Antola a Torriglia, l’edizione 2013 di Mandillo dei Semi.

    Una giornata dedicata a tutti coloro che vogliono scambiare liberamente i propri semi autoprodotti (non importa se di varietà locali o commerciali, tradizionali o moderne, purché autoprodotti), le marze dei propri alberi da frutta e i propri lieviti di casa (per il pane, l’aceto, lo yogurt) o anche solo a chiunque abbia a cuore il mondo rurale.

    I locali per lo scambio si aprono alle ore 10, con la partecipazione di raccoglitori di semenze della Liguria e di altre regioni del centro-nord Italia.

    Alle 11.30 si tiene la presentazione del libro Solanina: mangiare le patate senza mal di pancia di Linda Sacchetti (Pentàgora 2013). Partecipa anche Nadia Marchettini, docente di Chimica presso l’Università di Siena, a illustrare recenti scoperte fatte attraverso l’analisi dei nutrienti contenuti nelle varietà tradizionali di patata conservate dal Consorzio della Quarantina.

    L’evento e gli scambi proseguiranno fino a pomeriggio inoltrato.

    L’evento è a cura del Consorzio della Quarantina – Associazione per la Terra e la Cultura Rurale e della Rete Semi Rurali.

  • Teatro dell’Ortica: “Il grande tempio”, monologo di Luca Agricola

    Teatro dell’Ortica: “Il grande tempio”, monologo di Luca Agricola

    Teatro OrticaSabato 19 gennaio (ore 21), l’attore e regista Luca Agricola porta in scena al Teatro dell’Ortica il suo monologo Il grande tempio, uno spettacolo di teatro canzone ispirato all’opera di Giorgio Gaber e Sandro Luporini.

    In scena un solo attore e tre musicisti – Alessandro Ginevri, Stefano Gualtieri e Giacomo Lepri – che recitano e suonano brani inediti. Non si fa uso di oggetti, ma tutto viene rigorosamente evocato. Tema dello spettacolo è la moneta, il debito, le banche e, di conseguenza, il lavoro e quanto siamo succubi delle decisioni altrui prese in merito a queste materie.

    Luca Agricola, attore siciliano, vive e lavora a Genova. È socio del Teatro dell’Ortica dove ricopre anche il ruolo di educatore. È anche uno dei componenti del Gruppo di Teatro Campestre.

  • Mini job e contenimento dei salari: il precariato formato tedesco

    Mini job e contenimento dei salari: il precariato formato tedesco

    Un saldatore a lavoro, di Roberto ManzoliQuesto mese ci stiamo concentrando sulle politiche economiche della Germania, il paese più ricco dell’euro-zona e quindi più volte preso come modello di riferimento. L’obiettivo di questi articoli è cercare di porre l’attenzione su quelli che sono gli aspetti quantomeno opinabili della strategia economica e politica tedesca; aspetti che spesso rimangono taciuti.

    La settimana scorsa abbiamo visto che c’è una grande differenza di produttività tra la Germania e il resto dei paesi europei. Questa differenza ha avuto origine dalla politica di contenimento dei salari attuata dal governo Schröder a partire dai primi anni 2000. “Com’è possibile?”, direte voi, “Contenimento dei salari? Ma la Germania non è il paese dove gli operai della Volkswagen guadagnano più di duemila euro al mese?”. Invece è proprio così, accanto a tecnici e operai strapagati ci sono milioni di lavoratori che assomigliano molto ai precari di casa nostra: sono i cosiddetti “mini-jobbers”.

    I “mini-job”, incentivati attraverso la riforma “Hartz IV” del 2003, sono una forma di contratto atipica che prevede una retribuzione massima di 400 euro al mese, somma al di sotto della quale il lavoratore non deve né pagare le tasse né versare alcun contributo. Questo fenomeno è tutt’altro che trascurabile in quanto sono più di 7 milioni i lavoratori che hanno questo tipo di contratto. Di questi, 2 milioni combinano il loro mini-job con un’altra occupazione, mentre per i restanti 5 quella rimane la loro unica fonte di reddito. Sebbene dall’introduzione della riforma non sia previsto alcun limite riguardo alle ore lavorate mensili, in molti casi i mini-job vengono considerati ufficialmente come lavori part-time.

    Non vi stupirete nel sapere che uno studio condotto dall’Istituto di Economia e Ricerca Sociale (Wirtschafts- und Sozialwissenschaftliches Institut, WSI) ha mostrato come i mini-jobs siano spesso un binario morto per i disoccupati e non una strada verso il lavoro regolare. Vi sono ulteriori studi condotti dall’Istituto per il Lavoro e la Tecnologia (Institut Arbeit und Technik, IAT) che mostrano come i mini-job tendano a rimpiazzare le forme di impiego standard, soprattutto nei lavori poco qualificati.
    Tutto questo ricorda molto da vicino quello che è accaduto nel nostro paese con l’introduzione delle forme di lavoro atipiche come il contratto a progetto.

    C’è però una differenze fondamentale: i lavoratori tedeschi possono contare su un welfare molto più evoluto del nostro che permette ai mini-jobbers di godere comunque di un sussidio di disoccupazione che permane fino a che non si trova un’occupazione stabile. Cosa succederebbe se, al motto di “Siate più produttivi!”, venissero introdotte nel nostro paese ulteriori forme di contratto atipiche aumentando ancora la precarietà senza introdurre delle nuove tutele per i lavoratori?

    Gli squilibri di produttività all’interno dell’eurozona devono sì essere colmati, ma non è possibile far convergere tutti gli altri paesi verso la Germania, a meno che anche la Germania non converga verso gli altri paesi. In parole povere se la Germania non aumenterà il costo unitario del lavoro, ricompensando maggiormente i lavoratori per il proprio contributo alla produzione, allora non ci sarà via d’uscita. Così facendo i lavoratori tedeschi percepiranno salari maggiori e le merci tedesche saranno meno competitive a vantaggio di quelle dei paesi periferici che verranno acquistate proprio dai consumatori tedeschi che, grazie agli aumenti salariali, potranno rappresentare quella domanda di beni di cui tutti i paesi periferici hanno disperato bisogno per uscire dalla crisi. Questo non deve essere visto come una gentile concessione da parte della Germania ma piuttosto come un atto doveroso nel rispetto del trattato di Maastricht che prevede “coordinamento delle politiche economiche degli stati membri” e non una gara a chi è più forte con un solo vincitore e molti sconfitti, tra cui l’idea stessa di un Europa unita.

     

    Giorgio Avanzino
    [foto di Roberto Manzoli]

  • Energia verde per il sociale: il fotovoltaico all’ospedale Gaslini

    Energia verde per il sociale: il fotovoltaico all’ospedale Gaslini

    L’Ospedale pediatrico Gaslini fa un passo avanti in direzione dell’ecosostenibilità puntando sul contributo delle energie rinnovabili, in particolare il fotovoltaico. Nell’ambito del Progetto “GSE Energie per il sociale”, infatti, è stato sottoscritto il protocollo d’intesa tra il Gestore dei Servizi Energetici, la Holding Fotovoltaica S.p.A. – società di F2i, il Fondo italiano che si occupa di investimenti nel settore delle infrastrutture – e l‘Istituto Giannina Gaslini, il più grande ospedale pediatrico di ricovero e cura a carattere scientifico del nord Italia.

    Attraverso questa iniziativa di responsabilità sociale d’impresa, il Gestore dei Servizi Energetici ha inteso promuovere e agevolare l’installazione di impianti a fonti rinnovabili di alta qualità e interventi di efficientamento energetico, di mobilità sostenibile e di illuminazione intelligente, presso strutture operanti nel sociale, coniugando tre dimensioni: sociale, ambientale ed economica.

    L’intervento, realizzato grazie al generoso supporto di F2i, consiste nella realizzazione di tre impianti: uno in copertura e due integrati che sfruttano l’energia solare per la produzione di energia elettrica presso il nuovo padiglione denominato “Ospedale di Giorno”, inaugurato lo scorso ottobre.

    «Siamo onorati che il nostro progetto di Responsabilità Sociale, che ha ottenuto l’Alto Patronato della Presidenza della Repubblica, contribuisca in modo concreto e prezioso a supportare dal punto di vista energetico la sede dell’Ospedale di Giorno, progettato per riuscire a garantire cure ad oltre 500 bambini al giorno», ha dichiarato il Presidente e A.D. del Gestore dei Servizi Energetici, Nando Pasquali.

    Il professor Vincenzo Lorenzelli, Presidente dell’Istituto Gaslini, ha espresso «Grande soddisfazione per la realizzazione di questi impianti tecnologici che portano l’energia verde a beneficio dei nostri piccoli pazienti: una tecnologia che bene si inserisce nel nostro disegno complessivo di sviluppo, orientato sempre di più verso la sostenibilità ecologica».

    «Il valore di questa iniziativa promossa dal GSE, alla quale abbiamo partecipato con entusiasmo – conclude Giuseppe Noviello, Presidente Holding Fotovoltaica S.p.A. – esalta il nostro impegno nel settore delle energie rinnovabili, in particolare per un Istituto la cui
 opera meritoria è riconosciuta in tutto il mondo. Siamo felici di poter contribuire in piccolo anche noi al sorriso di un bambino».

     

    [Foto di Daniele Orlandi]

  • Sanità, Regione Liguria: blocco assunzioni per tutto il 2013

    Sanità, Regione Liguria: blocco assunzioni per tutto il 2013

    SanitàStop al turnover in corsia, in sostanza un blocco totale delle assunzioni nel comparto sanitario per tutto il 2013, sancito dalla Regione Liguria attraverso «Un atto irresponsabile che decreta un “taglio lineare” destinato a produrre un aumento esponenziale delle problematiche assistenziali in tutti i servizi», denuncia il sindacato autonomo Fials.

    La Giunta regionale con il DGR n. 1553 del 14.12.2012 “Oggetto: blocco delle assunzioni 2013” «Delibera di confermare, con effetto dalla data del presente provvedimento, il blocco totale delle assunzioni del personale di tutti i ruoli per l’anno 2013, in tutte le forme previste dall’ordinamento, sia a tempo indeterminato che a tempo determinato; di ricomprendere in tale blocco anche il personale con contratto di fornitura di lavoro temporaneo, i contratti di collaborazione coordinata e continuativa, i contratti libero professionali ed ogni incarico professionale comunque denominato».

    «L’azzeramento delle già scarne assunzioni che la Legge consente (40% dei cessati), non trova giustificazione con i tagli al Fondo sanitario nazionale», spiega il segretario della Fials, Mario Iannuzzi. La legge nazionale, infatti, prevede solo una riduzione degli organici «Con 4 nuove assunzioni ogni 10 pensionamenti – precisa Iannuzzi – In Liguria, però, si è deciso di andare oltre rinnovando la volontà di non assumere neppure una persona in tutto il 2013».

    Tale scelta «Rappresenta, insieme alla svendita del patrimonio, alle chiusure e alle esternalizzazioni la conferma di un “progetto” che vuole “grattare il barile del risparmio forzato” – sottolinea Iannuzzi – con il risultato di colpire al cuore il servizio pubblico, invece di cercare soluzioni che salvaguardino il “diritto alla salute”».

    «Chiediamo alla Giunta di ritirare il provvedimento – conclude il segretario della Fials – e rinnoviamo l’appello a tutte le organizzazioni sindacali per una mobilitazione che contrasti questo scempio».

     

    Matteo Quadrone

    [Foto di Daniele Orlandi]

  • Berlusconi e la campagna elettorale: fra tante balle, qualcosa di vero

    Berlusconi e la campagna elettorale: fra tante balle, qualcosa di vero

    Silvio Berlusconi, elezioni 2013Le balle raccontate da Berlusconi a Servizio Pubblico sono state talmente tante che non si riescono nemmeno a contare. Facciamo prima a concentrarci sulle cose vere. Anche se può sembrare strano, infatti, persino al tre volte ex-primo ministro qualche cosa giusta ogni tanto scappa. D’altronde, se vi foste pentiti di aver dato retta in passato ai temi della sua propaganda, oggi non avreste comunque imparato nulla, se foste talmente ingenui da voler negare per principio ogni asserzione del Cavaliere, passando così da un estremo all’altro.

    In realtà, come aveva capito già negli anni ’90 chi lo aveva conosciuto bene (ad esempio Indro Montanelli), Berlusconi è essenzialmente un piazzista: e come tutti i piazzisti non si preoccupa di dire cose vere o false, ma di vendere (oppure, se preferite, di rifilare la proverbiale “sòla”). Pertanto mentire sistematicamente non gli serve e non gli interessa: perché, se si danno versioni completamente slegate dalla realtà, prima o poi chiunque si accorge che c’è qualcosa che non va. Al contrario, per convincere le persone, bisogna imparare a mischiare con una certa abilità verità e falsità: è così che, se si trovano delle opinioni condivise da infilarci dentro, anche teorie strampalate possono essere credute.

    Certo, come (penso) la maggioranza di voi, anche io ritengo che il Cavaliere abbia sempre parlato ed agito pro domo sua, e che delle sue promesse non ci si possa fidare: state ben sicuri, dunque, che non sarò io ad invitarvi a votarlo. Ma bisogna ammettere che Berlusconi – anche la settimana scorsa a Servizio Pubblico – in mezzo a moltissime stupidaggini ha detto pure cose vere e cose giuste: cose che gli altri partiti non dicono e cose che Santoro e il suo staff hanno ingiustamente criticato.

     

    “Il debito pubblico non c’entra niente con la crisi”

    Lo sapete già, perché l’ho scritto tante di quelle volte che ho perso il conto. Non è tanto importante che oggi il debito pubblico superi la cifra in apparenza spaventosa di 2000 miliardi di euro. Quello che è importante è il valore del debito in percentuale sul prodotto interno lordo (il totale dei beni e dei servizi prodotti da un paese). Ora, se fosse vero quello che ci viene raccontato, vale a dire che la crisi dipende dal fatto che abbiamo sperperato denaro alimentando la fantomatica “spesa pubblica improduttiva” (cioè una pletora di forestali calabresi, le inutili provincie, le spese pazze di “Er Batman” Fiorito, eccetera), allora sarebbe logico aspettarsi di vedere un debito pubblico che aumenti negli anni precedenti la crisi: cioè il rapporto debito/PIL sarebbe salito via via fino a superare una certa soglia insostenibile. Peccato che sia successo esattamente l’opposto. Il picco più alto di sempre nella storia del rapporto debito/PIL era stato toccato nel 1994 (a maggio di quell’anno il Cavaliere cominciava la sua avventura a Palazzo Chigi): 121,84%. A distanza di 13 anni, nel 2007, pur con alle spalle già due governi Berlusconi, il debito  aveva raggiunto il 103,9%: quasi 18 punti percentuale in meno. Quindi destra, sinistra, centro, spese pubbliche, forestali calabresi, dipendenti pubblici fannulloni, casta, mignotte e politici corrotti tutti insieme niente avevano potuto fare per mandarci in rovina: al contrario eravamo sui binari del risanamento di quello che (secondo l’UE, almeno) è uno degli indicatori più importanti per la salute della nostra economia.
    Poi però scoppia la crisi e il debito comincia a galoppare: siamo andati al 106,3% nel 2008, al 115,98% nel 2009, ancora nel 2010 al 117,21% ed infine nel 2011 siamo tornati quasi al punto di partenza: 120,71%.
    Da quando è arrivato Monti, però, le cose… sono rimaste le stesse. Anzi, siamo già arrivati a quota 126,4% e probabilmente chiuderemo il 2012 con un valore ancora più alto, cioè il record storico di sempre. Direi che il quadro è inequivocabile. Non è il debito pubblico che spiega la crisi, ma al contrario la crisi che spiega il debito: e le politiche che dovevano ridurlo l’hanno in effetti aumentato. Chi vi dice il contrario, sostenendo che sia tutta colpa dei politici spreconi o delle spese pazze, vi sta mentendo. E anche chi mantiene un atteggiamento ambivalente, come Grillo, non rende un buon servizio all’opinione pubblica.

     

    Il “complotto” per farlo fuori

    Quando a fine 2011 la Merkel e Sarkozy se la ridacchiavano alle domande sul nostro premier, non era un mistero che Berlusconi non fosse più considerato un partner affidabile. Non sappiamo se siano veri i retroscena: la telefonata a Napolitano giunta direttamente da Berlino (come giurano i bene informati), o la scenetta di Draghi e Berlusconi che si mettono a scriversi da soli la lettera di impegni che poi la BCE recapiterà al governo italiano (come sostiene l’allora ministro dell’economia Giulio Tremonti). Ma è poco importante. Il punto è che l’Europa ci chiedeva di stringere la cinghia e il Cavaliere non voleva metterci la faccia, perché non voleva che fosse il suo governo a “mettere le mani nelle tasche degli Italiani” (tant’è che anche oggi cerca di sorvolare sul fatto che i suoi parlamentari abbiano votato tutti gli inasprimenti fiscali del governo dei tecnici). Non è un mistero che Bruxelles premesse per un avvicendamento e che fosse favorevole a una personalità come quella di Mario Monti: ragion per cui possiamo ben dire che il cambio di governo “ce lo ha chiesto l’Europa”. E chi pensa che questa sia un’intromissione nella sovranità nazionale di un paese, ha ragione: la strada è sempre stata e sempre sarà quella di cedere sovranità nazionale alle istituzioni europee. Quindi Berlusconi si sbaglia solo nell’adoperare il termine “complotto”: perché in effetti l’hanno fatto fuori in un modo abbastanza palese.

     

    La Germania si libera dei nostri titoli di Stato

    Berlusconi ha più volte citato, negli ultimi tempi, il famoso episodio della vendita, da parte della Deutsche Bank, di titoli di Stato italiani per un valore di circa 8 miliardi. Era il 2011, e allora diversi voci (tra gli altri Massimo Mucchetti, oggi candidato del PD, sul Corriere della Sera e Report di Milena Gabanelli) sollevarono perplessità sulla manovra speculativa della banca tedesca, sottolineando come la mossa rischiasse di innescare una corsa al ribasso con conseguenti tensioni sui prezzi dei nostri Bot. E in effetti così andò: nel senso che lo spread pian piano aumentò la sua corsa, fino alle conseguenze che tutti sappiamo. Nel raccontare questa storia Berlusconi fa spesso confusione tra Bundesbank e Deutsche Bank (il che dimostra che ripete un copione “a pappagallo”, senza averlo capito); ma lapsus a parte, ancora una volta l’unica cosa fuori luogo è il termine “complotto”. Non possiamo sapere, infatti, se il governo tedesco sia davvero in grado di influenzare una banca privata, tanto da potergli ordinare addirittura un attacco speculativo contro un paese che minaccia di non allinearsi. Ma la cosa non ci interessa affatto. L’attacco della Deutsche Bank aveva finalità speculative: il che significa lucrare un profitto. C’è quindi bisogno di ipotizzare chissà quali oscure manovre per giustificare la mancanza di scrupoli con cui una banca d’affari fa soldi? E’ solo il mercato: funziona così. E attenzione: è questa la logica a cui ci stanno consegnando senza tanti misteri, semplicemente chiedendoci di liberalizzare ogni settore produttivo, di permettere al privato di “affiancarsi” al pubblico, di togliere le reti di protezione sociale e via dicendo. Dunque il fatto era noto, semplice e di grande rilievo. E tornando alla famosa serata di Servizio Pubblico, la giovane Giulia Innocenzi e soprattutto il ben più navigato staff di Santoro, dimostrando di non essere bene a conoscenza dell’episodio, hanno fatto la classica gaffe.

     

    Andrea Giannini 

    P.S. Qualcuno si chiederà: “ma è davvero così importante sapere che Berlusconi, a fronte delle molte balle raccontate su governo, IMU, tasse, costituzione, processi, mafia, diplomazia internazionale e vita sessuale, abbia detto anche qualche cosa di vero?” In realtà è più che importante, perché il Cavaliere avrà anche detto poche e sconclusionate verità, ma lo ha fatto su quegli argomenti che sono davvero decisivi. E se avete visto la trasmissione, avrete ascoltato anche l’intervento di quell’imprenditrice del Nord Est che ha spiegato molto bene come i settori produttivi del paese stiano cominciando a capire, dietro ai tanti discorsi dei politici, quale sia l’unica via di uscita dalla crisi ancora praticabile… 

  • Indigeni Digitali: startup innovative si incontrano a Genova

    Indigeni Digitali: startup innovative si incontrano a Genova

    creativitàSi è svolto ieri sera al Moody (via XII Ottobre) il terzo aperitivo di Indigeni Digitali, un team che a livello nazionale si occupa di promuovere e sostenere la cultura digitale e lo sviluppo di aziende e startup che si occupano a vari livelli di comunicazione, tecnologia e innovazione.

    Anche noi di Era Superba eravamo presenti – insieme a tante realtà emergenti sul territorio genovese (a partire dagli amici di Yeast e FreeFutool) – per ascoltare le testimonianze di quattro interessanti progetti che si stanno attivando in città.

    Si è iniziato con il Silicon Valley Study Tour, un progetto che coinvolge sei università italiane (inclusa l’Università di Genova) per trasmettere agli studenti – attraverso incontri con manager e professionisti, visite ad aziende e centri di ricerca – la cultura d’impresa dell’omonima valle degli Stati Uniti. Per chi non lo sapesse, la Silicon Valley corrisponde alla porzione meridionale della baia di San Francisco: è chiamata così perché qui sono nate le prime aziende produttrici di computer e software, ed è attualmente sede di Google, Facebook, Apple, Microsoft e altre fra le principali aziende di tecnologia.

    È stata poi la volta di BarCamper, un vero e proprio camper che gira l’Italia fermandosi presso università e centri di ricerca, per dialogare con persone (giovani, ma non solo) che hanno un’idea interessante e vogliono avviare una propria startup, oppure l’hanno già avviata e vogliono comunque un supporto per proseguire il lavoro: BarCamper seleziona le idee più interessanti per offrire consulenza nella stesura del progetto e del business plan, nel contatto con potenziali investitori, insomma in tutto ciò che possa agevolare la creazione d’impresa. La tappa genovese di Bar Camper sarà fra marzo e aprile 2013.

    A seguire Hootsuite, piattaforma nata in Canada che consente l’utilizzo in contemporanea di più social network e la gestione in team di progetti di comunicazione. Uno strumento molto utile per chi ha necessità di monitorare, aggiornare e interagire con i principali social network (anche Era Superba si serve di Hootsuite per la propria attività di social networking su Facebook, Twitter e Google +, ndr).

    Infine Socialab TTT, un’associazione nata da pochi mesi che vuole promuovere su tutto il territorio nazionale la cultura digitale, attraverso una serie di eventi che si svolgono in contemporanea in diverse città italiane e prevedono una forte interazione fra online e offline. Il prossimo evento si terrà sabato 26 gennaio 2013 a Palazzo Imperiale (piazza Campetto, nel centro storico), verterà sul tema Eventi e social media e si svolgerà nello stesso momento anche a Lecce, Milano, Bologna e Roma: i presenti ai diversi eventi potranno interagire fra loro – e con tutti coloro che non possono essere “fisicamente” presenti – attraverso i social network, dove sarà possibile assistere in diretta a tutto ciò che avviene.

    Marta Traverso

  • Il giardino in autunno: i rami, le foglie e le bacche

    Il giardino in autunno: i rami, le foglie e le bacche

    autunno mistoNel periodo autunnale i rami, le foglie e le bacche degli alberi e degli arbusti diventano, data la scarsità di fiori, l’elemento vegetale più evidente e caratterizzante il giardino.
    Se nel periodo primaverile ed estivo prevalgono le scale cromatiche del verde ed i colori delle fioriture, in autunno predominano invece i gialli, i rossi e gli arancioni delle foglie ed i colori bruniti, rossastri, verdastri dei rami e delle bacche, queste ultime talvolta persino blu cobalto.

    Nei prossimi articoli ci soffermeremo su alcune varietà di piante, alberi ed arbusti, il cui impiego nel giardino garantisce risultati cromaticamente ed esteticamente molto soddisfacenti, a fronte di limitate esigenze colturali.

    autunno rossoPer dare l’idea di quanto possa essere incisivo l’elemento fogliame in un giardino autunnale, questa settimana parleremo velocemente di un celebre parco inglese, noto proprio per sua la ricca collezione di qualche centinaia di varietà di aceri dalle variopinte colorazioni invernali.
    D’altronde, tale è l’incidenza cromatica delle foglie che la vegetazione autunnale si trasforma, a volte, persino in vera e propria attrattiva turistica. Ben noto è infatti il fenomeno del così detto “foliage” che assume forme particolarmente suggestive nell’ampia regione geografica del New England, nel Nord degli Stati Unitidi America, composta dai ben sei Stati (Vermont, New Hampshire, Maine, Massachusetts, Connecticut e Rhode Island).

    autunno foglie rosse

    Tale spettacolo naturale consiste, in questo caso su larga scala, nel mutare delle colorazioni delle foglie, su particolari varietà di alberi, in autunno. Le parti vegetali assumono pigmentazioni estremamente accese, tingendo il paesaggio con una palette che varia dal giallo paglierino, a quello ocra ed oro, all’arancione, al brunito fino al verde marcio e talvolta persino al viola.

    Da metà settembre fino ai primi di novembre, la precitata immensa area boschiva americana si colora infatti, come d’incanto, assumendo tonalità inconfondibili. In questo periodo dell’anno, il fenomeno del foliage si manifesta poi in tutto il suo splendore in ben definite aree dell’America, del Canada e dell’Europa.

    autunno verde arancione

    Grazie a giornate ancora calde e nottate decisamente fresche, le foglie degli alberi assumono infatti, per effetto dello sbalzo di temperatura, colori particolarmente intensi. Gli aceri diventano rossi ed arancioni, i pioppi giallo ocra e i sommacchi viola, contrastando in modo marcato con il cielo ancora azzurro intenso ed i campi verdeggianti nella calda luce autunnale.

    Tornando invece ad un esempio europeo, di scala più ridotta e creato dall’uomo, di giardino incentrato sul variare della colorazione autunnale delle piante, menzioniamo il parco di Blagdon, disegnato dal celebre architetto Sir Edwin Lutyens nei primi del novecento. Tale giardino è un felice esempio di realizzazione espressamente dedicata a particolari specie di piante, la cui valenza cromatica nel periodo autunnale è stata oggetto di attenta valutazione.

    autunno verde giallo ocraL’ultimo Visconte Ridley, da appassionato botanico ed esperto arboricoltore, ha infatti raccolto, nel mezzo della campagna inglese, un insieme di oltre trecento varietà di aceri, molti tipi di sorbo ed altre varietà dalle foglie e dalle bacche vivacemente colorate in autunno.
    Nei giardini e nei parchi storici, come Blagdon, il fenomeno del foliage assume poi, se sapientemente sfruttato, una dimensione ancora maggiore rispetto all’usuale. I colori accesi delle foglie contrastano e, al tempo

    autunno foglie verdi

    stesso, esaltano le antiche strutture in arenaria, fiancheggiano i vialetti in ghiaietto grigio, fanno da sfondo alle scalinate in pietra e si riflettono, moltiplicando enormemente l’effetto visivo, nell’acqua delle fontane e degli stagni.
    Per un non appassionato di botanica è quindi molto difficile immaginare che alcune varietà di piante e cespugli, in estate verdi e del tutto simili alle altre, possano, in un breve spazio di tempo e per un periodo effimero, trasformare, di colpo ed in modo inaspettato, l’intero impianto cromatico e visivo del giardino. I colori degli alberi e dei cespugli diventano infatti, quasi d’improvviso, fiammeggianti sui prati brunastri per le prime brine tardo autunnali e risaltano, accesi, nella bruma tipica della ultima parte dell’anno.

                                                                                                                                                                     .

    di Filippo Leone Roberti Maggiore e Emanuele Deplano
    Per informazioni: ema_v@msn.com

  • Artisti italiani in Austria: Genova aderisce al bando

    Artisti italiani in Austria: Genova aderisce al bando

    Genova ha aderito al bando CreArt (Rete delle Città per la creazione artistica), un progetto finanzito dall’Unione Europea che prevede una residenza artistica di due mesi in Austria, presso l’Atelierhaus Salzamt di Linz, un edificio storico ristrutturato nel 2009 che comprende con cinque monolocali per artisti internazionali in residence, quattro studi per artisti locali da Linz o Alta Austria e spazi espositivi.

    Scopo del bando è istituire un sistema di mobilità permanente creando una scambio di esperienze tra artisti provenienti da diverse tradizioni culturali in tutta Europa. Le città aderenti al progetto CreArt sono: Genova, Aveiro, Delft, Linz, Vilnius, Pardubice, Kaunas, Lecce, Kristiansand, Arad, Harghita, Valladolid.

    Il bando è rivolto ad artisti visivi nati o residenti in una delle città aderenti al progetto CreArt, di età inferiore ai 40 anni e in possesso di laurea o titolo equipollente (se il candidato non ha un diploma di laurea, la prova della capacità deve essere fornita tramite la sua carriera artistica).

    Si può presentare domanda compilando il modulo sul sito di CreArt e inviandolo entro il 25 febbraio 2013.

    Verranno selezionati otto artisti che soggiorneranno a Linz tra aprile e novembre 2013. L’organizzazione rimborserà le spese di viaggio (fino a 600 €), studio e alloggio gratuito. Inoltre, gli artisti riceveranno un rimborso di 1000 € al mese.

    [foto di Roberto Manzoli]

  • Copernico: cabaret a La Claque, seconda stagione dello spettacolo

    Copernico: cabaret a La Claque, seconda stagione dello spettacolo

    belo horizonteDa venerdì 18 gennaio 2013 a La Claque si tengono le riprese della seconda edizione di Copernico, spettacolo di cabaret curato da Belo Horizonte e diretto da Marco Fojanini, che andrà in onda sul canale 122 di Sky Comedy Central.

    Appuntamento ogni venerdì e sabato fino al 9 febbraio (inizio ore 22), mentre la messa in onda su Sky partirà da mercoledì 27 febbraio. Prendendo spunto dalla rivoluzionaria teoria copernicana sull’eliocentrismo, Belo Horizonte immagina Genova, le sue attitudini artistiche e i suoi comici al centro dell’universo.

    Il cast è costituito da attori noti per trasmissioni televisive quali Colorado Cafè, Zelig e Zelig Off, Central Station e Quelli che il calcio, oltre ad attori provenienti dai laboratori del Campus di Belo Horizonte.

    Biglietti: intero 15 €, ridotto 13 € (previsti anche abbonamenti a 4 e 8 serate). Info e prenotazioni 010 2470793.

  • San Fruttuoso, ancora cemento: silos tra Piazza Solari e via Amarena

    San Fruttuoso, ancora cemento: silos tra Piazza Solari e via Amarena

    Un maxi auto-silos a 5 piani parzialmente interrato nel bel mezzo di due edifici scolastici, in una zona ampiamente urbanizzata, nel cuore di San Fruttuoso. Stiamo parlando di un’opera che insisterà su un versante montuoso già soggetto a cedimenti del terreno, all’interno della proprietà della Fondazione Contubernio D’Albertis, dove sorge l’omonimo Istituto che svolge attività educative – per un totale di circa 550 bambini tra nido, asilo, elementari, primaria – e socio-assistenziali. Il tutto in cambio di un ascensore di collegamento tra Piazza Solari e via Amarena, aree verdi e un campetto da calcio a 5, quest’ultimo ricavato sulla copertura dell’edificio destinato ad ospitare 152 box.
    L’iter approvativo del progetto – avviato nel 2009 – è ormai concluso, ma solo adesso gli abitanti ne vengono a conoscenza.
    Il Municipio Bassa Valbisagno è stato chiamato ad esprimere un parere consultivo – non vincolante, occorre sottolinearlo – e ha deciso di tentare comunque un percorso partecipativo invitando i cittadini alla seduta del consiglio municipale di mercoledì scorso (16 gennaio), durante la quale committente e progettisti hanno illustrato il progetto, alla presenza del Vice-sindaco, Stefano Bernini e del dirigente del Settore Approvazione Progetti e Controllo Attività Edilizie del Comune di Genova, il dott. Paolo Berio.

    «Il progetto è stato protocollato dai nostri uffici il 7 gennaio scorso – racconta il Presidente del Municipio Bassa Valbisagno, Massimo Ferrante (Pd) – L’attuale amministrazione ha chiesto il parere del Municipio e noi ci siamo subito attivati per promuovere un confronto con la cittadinanza. Si tratta di un’opera che abbiamo ereditato dalla precedente amministrazione comunale ed è per questo che il percorso partecipativo parte soltanto adesso, quando i giochi sono fatti. In futuro, per tutti gli interventi grandi o piccoli che interesseranno il territorio, coinvolgeremo i cittadini fin dal principio dell’iter progettuale».
    «La pratica ha acquisito tutti i pareri istruttori – spiega il dirigente Paolo Berio – sono tutti favorevoli, alcuni con prescrizioni, ma non ci sono pareri dubitativi. L’area è destinata a servizi ma al privato è consentita la realizzazione di parcheggi nel sottosuolo, in cambio di servizi pubblici in superficie». Un meccanismo urbanistico consolidato che ha permesso l’eccessiva proliferazione di parcheggi in ogni angolo della città.

    Il committente è la Fondazione Contubernio D’Albertis – fondata nel 1863, quest’anno compirà 150 anni e per l’occasione ha voluto regalarsi un’importante operazione immobiliare – e l’intervento sarà realizzato da Codelfa, impresa controllata dal Gruppo Gavio, a sua volta azionista di Impregilo, su un’area di proprietà della Fondazione che oggi è una scarpata abbandonata a se stessa con una rigogliosa vegetazione spontanea.
    Mercoledì pomeriggio i progettisti hanno illustrato il progetto partendo dalla “cornice”, vale a dire le opere pubbliche di compensazione (oneri di urbanizzazione), ma senza entrare nel merito dell’invasività del “contenitore”, ovvero il silos a 5 piani per 152 posti auto coperti che comporterà un volume di scavo pari a circa 15 mila metri cubi di rocce e terra, con il conseguente impiego di centinaia (se non migliaia) di camion, costretti a transitare per una strada, via Amarena, particolarmente stretta e tortuosa.

    Vediamo nel dettaglio quali servizi pubblici sono previsti: innanzitutto la ricostruzione delle scale di Salita Bosco Pelato che rappresentano l’attuale collegamento pedonale tra Piazza Solari e via Amarena; il rifacimento dei marciapiedi di alcune vie limitrofe; la costruzione di ascensore inclinato con circa 65 metri di corsa (che in sostanza taglierà solo due tornanti di via Amarena, visto che dovrebbe sbucare in prossimità della bocciofila); la realizzazione, sulla superficie di copertura del silos, di un campetto da calcio a 5, aree verdi e spazio giochi per bambini: tale copertura sarà gravata di servitù d’uso pubblico ma gli oneri di manutenzione rimarranno a carico del privato.
    A onor del vero, però, la concreta fruibilità pubblica del campo e degli spazi verdi dovrà essere concordata con apposite convenzioni tra proprietà, amministrazione comunale e scuole, ancora in fase di definizione.

    «L’ascensore di collegamento tra Piazza Solari e via Amarena sarà preso in carico da Amt – spiega il Presidente Ferrante – il campetto sportivo, nella fascia oraria dalle 8 alle 15, sarà utilizzato dalle scuole, come prevede l’accordo già sottoscritto con il distretto scolastico».
    Committente e progettisti hanno sottolineato come l’ascensore inclinato sia un vero e proprio regalo «Un’opera integralmente realizzata dal privato e destinata all’amministrazione pubblica  – spiegano – La monetizzazione degli oneri di urbanizzazione ammonta a 160 mila euro. L’ascensore, invece, costa più di 600 mila euro».

    Per quanto riguarda le eventuali criticità dovute allo sbancamento del terreno è stato sottolineato come il sedime interessato dall’opera non sia sottoposto ad alcun vincolo idrogeologico, ambientale o storico. Inoltre, nelle cartografie ufficiali, non sarebbe attestata la presenza di rivi sotterranei.
    In merito alla cantierizzazione, essa comporterà inevitabili disagi per i residenti «Ma il maggior peso graverà sulla Fondazione – secondo i progettisti – I lavori inizieranno da via Amarena e dureranno 18 mesi. Le scale di Salita Bosco Pelato saranno mantenute in funzione fin quando non verranno realizzate quelle nuove».

    Dopo l’illustrazione del progetto, finalmente, è arrivato il momento di ascoltare la voce dei cittadini, accorsi numerosi – almeno un centinaio riempivano la sala del consiglio municipale – per esprimere le loro opinioni ed evidenziare le problematiche connesse ad un tale intervento.

    In molti hanno mostrato parecchie perplessità soprattutto in riferimento al rischio idrogeologico. Alcune memorie storiche del quartiere, infatti, ricordano la presenza di un torrente che scendeva a valle fino a via D’Albertis per poi confluire nei rivi Noce e Rovare; a metà anni ’60 il rivo sarebbe scomparso a causa della realizzazione del “condominio del sole”. «Oggi si sono perse le tracce del torrente – afferma un abitante – Ma abbiamo paura che nel sottosuolo ci sia dell’acqua che, a causa degli scavi,  potrebbe uscire in superficie, creando problemi. Non è possibile fare un supplemento di perizie idrogeologiche?».

    Un altro residente, invece, sottolinea «Non darei così per scontata la stabilità idrogeologica. La parte bassa di Salita Bosco Pelato, a fianco alla scuola di Piazza Solari, già allo stato attuale, quando piove si allaga. Io propongo: perché non siglare una fideiussione con la parte privata in modo che essa si faccia carico di eventuali danni agli edifici circostanti?».

    Il dirigente Paolo Berio spiega «Il privato presenta la relazione geologica con la documentazione prevista. Il Comune la esamina e dà il suo parere. L’attività di verifica è conclusa. La fideiussione a fronte del rischio problematiche connesse all’intervento non è ipotizzabile come imposizione dell’amministrazione comunale».

    «Il famoso rivo esiste e passa sotto il “condominio del sole” dove si sono già verificati due movimenti franosi e sono state realizzate alcune opere di sostegno – racconta una signora – L’acqua che crea problemi anche all’interno del terreno dell’Istituto Contubernio non è acqua piovana».

    «Le acque presenti sul terreno sono acque meteoriche – si difendono i progettisti –  I nostri lavori porteranno un miglioramento».
    Lo smaltimento delle acque, comunque, è una problematica ammessa «Le acque piovane saranno raccolte tramite una vasca di compensazione che le rilascerà in maniera graduale, onde evitare ripercussioni a danno dei collettori comunali».
    La costruzione del silos è prevista ai piedi dell’edificio scolastico della Fondazione, quindi «Il soggetto maggiormente attento agli aspetti relativi alla sicurezza è proprio la stessa Fondazione».

    «I civici 23-25-27 di via Amarena sorgono a fianco del medesimo versante montuoso, in posizione più alta rispetto all’area del silos  – racconta Luca Motosso, residente in via Amarena al civ. 25 – Ebbene, io vi posso accompagnare per mostrarvi gli smottamenti di terreno, ben visibili, nei dintorni e sotto l’ascensore privato che utilizziamo per raggiungere i nostri condomini. Le assemblee condominiali di tali civici hanno dovuto deliberare l’installazione di maglie di sostegno per mettere in sicurezza il terrapieno su cui poggiano i palazzi».
    «L’Istituto Contubernio ospita 550 bambini tra i quali mia figlia – continua Luca – Sono preoccupato per la stabilità dell’edificio scolastico della Fondazione. Senza dimenticare la scuola di Piazza Solari, ubicata a meno di 10 metri dall’area in cui è previsto il silos. I bambini si troveranno di fronte un cantiere operativo per 2 anni».

    In mezzo a tanti dubbi, non sono mancati alcuni pareri favorevoli. In particolare è stata evidenziata l’utilità dell’ascensore che renderà più agevoli gli spostamenti degli anziani; dei lavori di manutenzione stradale, ad esempio in via Amarena, oggi priva di marciapiedi e dotata di scarsa illuminazione; del rifacimento delle scale di Salita Bosco Pelato che attualmente non versano in buone condizioni.
    Ma soprattutto, il campetto e le aree verdi rappresentano una risposta attesa da troppo tempo «In zona mancano luoghi dedicati ai bambini – spiega una mamma – Nelle vicinanze ci sono solo i giardini di via Ferretto. Quindi ben vengano questi nuovi spazi».
    Infine, come consuetudine in tutta Genova, la fame di parcheggi è un’esigenza insoddisfatta: i nuovi posti auto messi in libera vendita potrebbero fornire una parziale risposta, secondo alcuni abitanti.

    Una volta terminata l’esposizione di opinioni e dubbi dei cittadini, la seduta del consiglio municipale è ripresa normalmente.
    A questo punto, alcune forze di maggioranza (Pd-Sel-Idv) hanno proposto un documento in cui si dichiara parere favorevole al progetto, vincolandolo a precise condizioni di sicurezza, tra le quali un capillare controllo sul cantiere, un attento monitoraggio in corso d’opera, un ulteriore verifica dal punto di vista idrogeologico. Il documento è stato approvato da maggioranza e parte dell’opposizione.
    Rifondazione Comunista-Federazione della Sinistra si è astenuta perché, come spiega il capogruppo Giuseppe Pittaluga «Il ritorno per la collettività sarebbe rappresentato da ascensore e campetto: entrambi sono funzionali alle esigenze della Fondazione piuttosto che a quelle dei cittadini. Verrà costruita una cittadella sotterranea destinata alle auto e una scarpata verrà sostituita da una nuova colata di cemento armato». Anche il Movimento 5 Stelle ha deciso di astenersi perchè «Genova  ha già pagato un prezzo altissimo alla cementificazione», afferma il capogruppo, Cosimo Gastaldi.

    Quello che emerge è l’impotenza dei consiglieri di Municipio che, in pratica, si sono ritrovati di fronte ad un progetto preconfezionato, con pochissimo tempo a disposizione per leggere la documentazione.

    «Le possibili scelte erano due – spiega il Vice-presidente del Municipio, David Burlando (Sel) – o votare contro il progetto, tenendo conto che il parere del municipio non è vincolante; oppure esprimere parere favorevole ma con alcune condizioni che dovranno essere rispettate. In maniera tale da poter incidere sul crono-programma degli interventi e su eventuali decisioni assunte in corso d’opera».

    In merito alla partecipazione «Siamo consapevoli che, purtroppo, la fase partecipativa, in cui i cittadini hanno potuto manifestare le loro opinioni è arrivata solo all’ultimo – conclude Burlando – ma solo la ferma volontà della giunta comunale (nelle persone dell’Assessore Oddone e del Vice-sindaco Bernini) condivisa dalla giunta municipale, ha permesso questo momento di condivisione con la cittadinanza. Le posso assicurare che faremo di tutto, io personalmente prima in qualità di cittadino e poi come Vice-presidente del Municipio, per monitorare con attenzione tutte le fasi del progetto e garantire la sicurezza dei cittadini e la reale fruizione pubblica dei servizi e degli spazi previsti dagli oneri di urbanizzazione».

     

    Matteo Quadrone
    [Foto dell’autore]