Mese: Luglio 2013

  • Acquisto biglietti via sms: Amt aggiusta il tiro

    Acquisto biglietti via sms: Amt aggiusta il tiro

    autobus-amt-1Dopo il nostro articolo sulle carenze del servizio di Amt per quanto riguarda l’acquisto biglietti via sms e l’anticipazione di un imminente cambio di rotta, ecco il comunicato diffuso oggi dall’ufficio stampa dell’Azienda Mobilità e Trasporti.

    Da oggi Amt Genova, l’azienda che gestisce il trasporto pubblico nel capoluogo ligure, offre ai suoi  passeggeri la possibilità di acquistare da cellulare e smartphone i biglietti ordinari solo rete urbana Amt, addebitando il costo direttamente sul credito o sul conto telefonico.

    Il servizio di Mobile Ticketing, disponibile per i clienti di Telecom Italia, Vodafone Italia, Wind e 3 Italia, è realizzato in collaborazione con Netsize (azienda del gruppo Gemalto) e consente di acquistare il biglietto solo Amt inviando un semplice SMS, senza bisogno di operazioni di pre-registrazione o dell’utilizzo di una carta di credito.

    Amt dimostra di voler continuare ad investire su soluzioni innovative che permettano una migliore fruizione del trasporto pubblico locale e affianca questo servizio ad altre iniziative avviate già da tempo in materia di “infomobilità” (Infobus sms e web, Amt mobile, Amt App).

    Con il Mobile Ticketing non solo si semplifica l’acquisto, ma si risolve anche il problema della reperibilità dei biglietti, in qualsiasi luogo e momento, estendendo di fatto la rete di vendita a tutti i possessori di un telefono cellulare.

    La modalità di acquisto via sms con il credito telefonico è stata resa possibile dal decreto Digitalia, e gli operatori telefonici stanno progressivamente estendendo il servizio, dal momento che la formula riscuote ampio consenso nelle città in cui è già stata introdotta (Firenze, Bari e Savona).

    “Questa evoluzione del sistema semplifica molto la possibilità di acquistare il biglietto via sms da parte dei nostri clienti – precisa Livio Ravera amministratore unico di Amt – è un’opportunità che abbiamo sfruttato grazie all’evoluzione della tecnologia ed al supporto degli operatori telefonici. Oggi possiamo puntare a far crescere il numero degli acquirenti via sms, offrire loro un’ulteriore possibilità di acquisto, tenendo presente che abbiamo una rete di vendita tradizionale già molto estesa che conta circa mille punti su tutto il territorio. Con il biglietto facile via sms contiamo di avere uno strumento in più per agevolare la reperibilità dei titoli di viaggio anche nelle ore serali e nei giorni di festa”.

    “L’iniziativa di Amt si inserisce perfettamente tra le soluzioni smart che possono semplificare la vita dei cittadini – commenta Anna Dagnino assessore alla mobilità del comune di Genova –  E’ uno  sforzo che, con soddisfazione, vedo realizzato in questo caso anche nel trasporto  pubblico, servizio essenziale che, nonostante stia attraversando una difficile fase economica, non rinuncia all’innovazione”.

    L’acquisto del titolo di viaggio è semplice e immediato: prima di salire sull’autobus, è sufficiente inviare un SMS con il testo AMT al numero 4850209. Il biglietto arriva in pochi secondi via SMS e per 110 minuti dalla richiesta permette di viaggiare su tutte le linee Amt (esclusi Navebus e Volabus). Il costo è di 1.50 €, a cui si aggiunge il costo dell’SMS di richiesta (che può variare in funzione dell’operatore di appartenenza). La validazione è automatica e non è necessaria alcuna obliterazione.

    La transazione avviene attraverso i più avanzati standard di sicurezza, con una gestione criptata dei dati e una connessione diretta ai sistemi di tariffazione degli operatori.

    In caso di verifica è sufficiente mostrare al verificatore il biglietto ricevuto via SMS. L’azienda ricorda che fa fede l’orario di fine validità indicato sull’SMS ricevuto dal proprio operatore e che l’invio ritardato del messaggio, o fatto direttamente a bordo, può essere sanzionato come “timbratura a vista”.

    Questo servizio rende più semplice la vita dei viaggiatori, in particolare in orari serali, notturni o nei giorni festivi, risolvendo di fatto il problema della reperibilità. Permette inoltre di risparmiare il costo di esazione a bordo di € 1, applicato quando il titolo di viaggio viene comprato dall’autista.

    Le modalità di accesso al nuovo servizio di biglietto elettronico saranno promosse sugli autobus mediante avvisi e vetrofanie a bordo, con affissioni alle paline e alle pensiline di attesa, oltre che sul sito internet di Amt Genova.

  • Governo Letta, sciagurata alleanza destra-sinistra: guai a dirlo

    Governo Letta, sciagurata alleanza destra-sinistra: guai a dirlo

    enrico-lettaChi scrive – è noto – è un becero nazionalista che vorrebbe la fine dalla gloriosa moneta unica europea. Ed è pure un sordido complottista, convinto che stiamo facendo gli interessi del grande capitale finanziario e non quelli dei lavoratori. Mettiamo tra parentesi allora per una volta la crisi economica e l’Europa e dedichiamoci a quello di cui si occupano i giornali tutti giorni: vediamo se qui troviamo qualche giustificazione al governo Letta; se davvero i costi che l’alleanza destra-sinistra ci impone sono giustificati dai risultati che consegue.

    Forse qualcuno obbietterà che è impossibile fare una valutazione dopo tre mesi appena: ma non è così. Innanzitutto il governo Letta di fatto è un Monti-bis: stesso indirizzo, stesse ricette, stessa maggioranza bipartisan, stesso alto patrocinio presidenziale. Dunque, in quest’ottica, non sono tre mesi, ma quasi due anni che si commettono gli stessi errori. Secondariamente, se davvero la direzione presa è sin da subito quella sbagliata, allora non ha molto senso aspettare che la legislatura faccia tutto il suo corso: perché dopo si potrà solo piangere sul latte versato.

    Occorre dunque imprimersi bene in testa il dibattito in corso questa settimana: se non altro, quando un domani ci diranno che “occorreva provare”, che “non si poteva sapere”, che “sulla carta era la scelta più autorevole e credibile”, potremo allora ricordare quello che sta succedendo in questi giorni per obiettare che invece no: si vedeva e si sapeva benissimo.

     

    Calderoli: «Quando vedo le immagini della Kyenge non posso non pensare alle sembianze di un orango».

    Roberto CalderoliChi non muore si rivede. Qualcuno ricorderà infatti che il simpatico esponente leghista, noto alle cronache anche per gli improbabili falò di “leggi inutili”, si era già dimesso nel 2006 a causa della vicenda della t-shirt con vignette satiriche su Maometto.

    In attesa di capire se Letta riuscirà a ottenere le sue dimissioni senza provocare la rivolta della Lega (che non è alleata di governo, ma ha sempre una certa influenza su Berlusconi), rimane da chiedersi: che governo è quello che porta uno così alla vicepresidenza del Senato? Ma lasciamo correre, per carità; non disturbiamo l’esecutivo: sarebbe una «ingiustificabile sottovalutazione delle conseguenze».

     

    Caso Ablyazov: la DIGOS rapisce moglie e figlia di sei anni dell’oppositore kazako esule a Londra e li riconsegna al dittatore Nazarbayev

    alfanoDopo il caso Abu Omar, un’altra extraordinary rendition, con l’aggravante che non siamo di fronte agli interessi dei potentissimi Stati Uniti, ma al più dimesso regime kazako. Tutto il mondo si indigna, l’Italia si domanda come facesse il ministro dell’interno a non saperne niente e Alfano si giustifica professando eterna ignoranza: lui non è mai informato, lui non sa mai niente.

    In attesa di capire se Letta pensa di fare qualcosa oppure se preferisce anche lui far finta di niente in nome delle larghe intese, rimane da chiedersi: un ministro che fa rapire una donna e una bambina perché non riesce a seguire o controllare i suoi sottoposti è uno scandalo sufficiente, o bisogna aspettare il razzismo, la pedofilia e la negazione dell’olocausto? Ma lasciamo correre, per carità; non disturbiamo l’esecutivo: sarebbe una «ingiustificabile sottovalutazione delle conseguenze».

     

    Berlusconi concessionario pubblico: disegno di legge del PD per trasformare l’ineleggibilità in “incompatibilità” da sanare entro 12 mesi.

    silvio-berlusconi-2La proposta è stata avanzata dal capogruppo al Senato Zanda (lo stesso che fino a qualche mese fa proclamava la necessità di votare l’ineleggibilità del Cavaliere) e da Massimo Mucchetti (lo stesso che fino a qualche mese fa era ancora un giornalista quasi intelligente). Per giustificare l’obbrobrio lo stesso Mucchetti spiega: “non si può votare l’ineleggibilità di Berlusconi, se no quello fa cadere il governo, riporta l’Italia alle elezioni, vince e poi cancella la legge sull’ineleggibilità”.

    A parte la perfetta integrazione di Mucchetti nelle logica “vincente” del partito (difatti l’idea che, in caso di ritorno alle urne, il PD possa battere Berlusconi non lo sfiora neppure), il fine ragionamento è qualcosa di sublime: siccome Berlusconi un domani potrebbe fare in modo di non applicare una legge giusta, tanto vale risparmiargli la fatica e dargli noi stessi la possibilità di non applicarla. Meraviglioso!

    In attesa di capire se Letta ha qualcosa da dire a proposito dell’ennesima legge ad personam oppure se preferisce far finta di niente in nome delle larghe intese, rimane da chiedersi: qualcuno avrà capito che il punto non è se una cosa la faccia il PD o Berlusconi, ma il fatto che quella cosa nel complesso sia dannosa per il paese? Ma lasciamo correre, per carità; non disturbiamo l’esecutivo: sarebbe una «ingiustificabile sottovalutazione delle conseguenze».

     

    Votata la mozione della maggioranza sugli F35: il programma di acquisto non si arresta

    f35Si, è vero: non sono le spese militari che hanno mandato in rovina questo paese. E chissà, forse anche il ministro per la difesa Mario Mauro non ha tutti i torti quando, in risposta ai pacifisti, ricorda l’antico adagio latino: si vis pacem, para bellum, (se vuoi la pace, prepara la guerra). Ma a forza di ripetere “avete-vissuto-sopra-i-vostri-mezzi” poi la gente ci crede: e chi di disinformazione colpi di disinformazione perisce.

    Ammesso e non concesso, infatti, che acquistare i famosi F35 sia indispensabile, resta il fatto che – se possibile – è ancora più indispensabile trovare la copertura finanziaria per gli esodati, rinvenire risorse per la scuola, investire sulla ricerca, eccetera eccetera. Cioè se la spesa pubblica è buona perché genera redditi, allora si può temporaneamente anche fare un po’ di debito per pagarsi un po’ di tutto (compresi gli armamenti); ma se la spesa pubblica è uno spreco e la coperta è corta, allora finisce che la gente contrappone tra loro le varie voci di spesa, e le esigenze militari giustamente soccombono a fronte di quelle del welfare.

    Poi c’è un altro lievissimo dettaglio, un piccolissimo sospetto che aleggia su tutta la vicenda: il rischio tangenti. D’altra parte per vendere armi all’estero pagare una tangente è una necessità. Non lo dico io: lo disse Berlusconi, dopo che venne fuori che Finmeccanica pagava tangenti all’India per vendere i nostri elicotteri. Il Cavaliere però rassicurava: «da noi queste cose non succedono». Possono succedere invece «se si va trattare nei Paesi del terzo mondo o con qualche regime». Chissà se anche l’americana Lockheed Martin vede l’Italia come una potenza democratica di prim’ordine oppure come “un paese del terzo mondo”, un paese “con qualche regime”…

    In attesa di capire se Letta ha intenzione di far luce sulla vicenda oppure se preferisce far finta di niente, alimentando il sospetto che dietro le larghe intese ci siano anche larghi e inconfessabili accordi, rimane da chiedersi: ha senso dimezzare i canadair per comprare gli F-35? Ma lasciamo correre, per carità; non disturbiamo l’esecutivo: sarebbe una «ingiustificabile sottovalutazione delle conseguenze».

     

    PS. 

    Mentre in Italia Napolitano difendeva a spada tratta la necessità di preservare questo governo, dicendoci sostanzialmente che ci tocca trangugiare dichiarazioni razziste, rapimenti di donne e bambine in favore di dittatori asiatici, leggi ad personam e regali alle multinazionali americane che costruiscono armi, Letta è volato a Londra per parlare con la comunità finanziaria e fare la solita sceneggiata da piazzista: “venite in Italia”, “vi tratteremo bene”, “investite i vostri soldi qui”, eccetera eccetera. Il solito miraggio di qualche posto di lavoro per giustificare il fatto che ci sdraiamo a pelle di leopardo di fronte al mondo della finanza (avete presente la famigerata “speculazione finanziaria”? E’ proprio questa gente qua). E’ così che continuiamo a pagare un alto tasso di rendimento sui titoli di Stato e che il lavoro si fa sempre più precario per attirare le multinazionali: dal pacchetto Treu alla riforma Fornero il pluriennale obiettivo di abbattere le tutele per favorire il capitale sta quasi per arrivare a fondo.

     

    PPS.

    Alla fine la crisi economica ce l’ho infilata lo stesso. Ma d’altra parte c’era da aspettarselo: avevo ben  specificato che sono un sordido complottista.

     

    Andrea Giannini

  • Lavori sul rio Fegino: tensione alle stelle in assemblea pubblica

    Lavori sul rio Fegino: tensione alle stelle in assemblea pubblica

    Fegino. rio1Dopo un’ora di tensioni e toni accesi, in un clima a dir poco avvelenato, gli assessori si alzano dalla sedia e se ne vanno. L’assemblea pubblica ieri pomeriggio non è neppure cominciata: interrotta da fischi e grida della maggioranza più rumorosa tra i partecipanti, mentre una parte di cittadini, accorsi nel salone parrocchiale di Sant’Ambrogio di Fegino – forse troppo piccolo per accogliere tutti, visto che alcuni sono rimasti fuori – per la presentazione dei lavori sul rio Fegino, tornano a casa senza aver ascoltato una parola.

    Gli animi fin, dal principio, sono apparsi esasperati. In particolare quelli dei residenti di Borzoli che da mesi sono ai ferri corti con l’amministrazione comunale per la questione viabilità. L’assemblea, però, era stata convocata per discutere degli interventi di messa in sicurezza del torrente Fegino, alla presenza del presidente del Municipio Valpolcevera, Ioele Murruni e di molti consiglieri, del vicesindaco, Stefano Bernini, degli assessori comunali Gianni Crivello (Lavori Pubblici) e Anna Maria Dagnino (Traffico) e dell’ingegnere Stefano Pinasco (Direzione manutenzione infrastrutture e verde pubblico).

    Il confronto con gli abitanti – va detto – è tardivo, considerando che gli interventi sono già stati decisi, tuttavia neanche i rappresentanti istituzionali si aspettavano una simile accoglienza. La partenza non è delle migliori: l’ingegnere Pinasco si prodiga nell’illustrare i lavori ma la sua voce, senza l’ausilio di un sistema di amplificazione, non raggiunge i numerosi presenti. Poi, con l’aiuto del parroco, si provvede a recuperare microfoni e casse, però la situazione è ormai degenerata e, nonostante ripetuti tentativi, l’incontro finisce in un flop, senza aver trasmesso uno straccio di informazione utile. Le parole si perdono in una sala che rumoreggia sempre più e qualsiasi tentativo di dialogo – affinché sia possibile almeno mitigare l’impatto di lavori che per 2 anni interesseranno una zona perennemente congestionata da un forte traffico – naufraga miseramente.

    Il mantra è il solito, quello che contraddistingue un periodo particolarmente difficile per le casse comunali: “se ci fossero i soldi potremmo...ma visto che non ci sono bisogna arrangiarsi come si può.
    L’ingegnere Pinasco, nel marasma generale, riesce a ribadire un solo concetto «Dal punto di vista idraulico, l’amministrazione sta agendo correttamente». Ossia partendo con gli interventi da valle e risalendo, nonostante tra i residenti sia opinione comune che le criticità stiano a monte (come evidenziato nella nostra inchiesta).
    «Dal ponte di via Ferri verso la foce del torrente abbiamo già abbassato l’alveo di 1,5- 2 metri – sottolinea Pinasco – Se togliamo il “tappo” a monte e contestualmente non lo facciamo a valle non miglioriamo la situazione, anzi la peggioriamo. Certo, disponessimo delle risorse necessarie si potrebbe fare un appalto unico. Ma non le abbiamo. Dunque, siamo obbligati a partire da valle e via via abbassare il letto del corso d’acqua in direzione monte. La Provincia non autorizzerebbe interventi a partire da monte perché i Piani di Bacino lo vietano».

    Alcuni residenti di Borzoli, esasperati da anni di convivenza con il traffico di mezzi pesanti contestano lo scopo dei lavori che, a dir loro «Serviranno soltanto a migliorare il passaggio dei camion con l’allargamento del ponte di via Ferri, facendo un favore ai privati, mentre la sicurezza dei cittadini, evidentemente non interessa al Comune».

    Alla fine l’incontro si risolve in un nulla di fatto: vicesindaco e assessori, a questo punto, hanno gioco facile ad alzare i tacchi e andarsene. Così è impossibile continuare, la giustificazione è plausibile. I toni sono fin troppo coloriti anche fra gli stessi cittadini, divisi tra chi pensa che non far parlare gli altri sia un metodo profondamente sbagliato oltreché controproducente e chi, al contrario, ritiene di esser già stato preso in giro a sufficienza.
    Insomma un vero e proprio dialogo tra sordi che non serve a nessuno e chiama in causa tutti, ognuno per la sua parte di responsabilità. Non è la prima volta che capita in simili assemblee sul territorio. Questa volta, però, si è superato il limite: quello che emerge con maggiore evidenza è lo scollamento totale delle istituzioni dal territorio che dovrebbero rappresentare. Il clima avvelenato, probabilmente, è il frutto malsano di una politica che a tutti i livelli – dal locale al nazionale – è vista dai cittadini come il fumo negli occhi. Se davvero le istituzioni intendono riprendere il filo del discorso, innanzitutto occorre che esse recuperino la credibilità persa in questi anni, spesso segnati da una scellerata gestione della cosa pubblica.

     

    Matteo Quadrone

  • Festival musicale del Mediterraneo: anteprime a Villa Bombrini

    Festival musicale del Mediterraneo: anteprime a Villa Bombrini

    Antonella RuggieroDue serate di musica dal vivo a Villa Bombrini, nel quartiere di Genova Cornigliano, per vivere in anteprima la 22a edizione del Festival musicale del Mediterraneo: una manifestazione che l’associazione Echo Art, presieduta da Davide Ferrari, organizza ogni estate da.

    Venerdì 19 luglio ospiti Antonella Ruggiero e la Banda di piazza Caricamento, sabato 20 luglio è la volta di Paolo Bonfanti e il Gruppo operaio di Pomigliano D’Arco.

    Il Festival Musicale del Mediterraneo si terrà invece dal 6 al 15 settembre 2013 in varie location del centro storico di Genova, con un ricco programma di performance, spettacoli e workshop che toccheranno varie culture dei Paesi mediterranei.

    (vuoi sapere cos’altro si può fare e vedere oggi a Genova e dintorni? Consulta l’agenda eventi di Era Superba)

  • Comune di Genova, bilancio previsionale 2013: entrate e uscite

    Comune di Genova, bilancio previsionale 2013: entrate e uscite

    Crisi-economica L’argomento non è certo dei più semplici, ma riguarda da vicino tutti noi genovesi e merita di essere approfondito.
    Qui di seguito trovate l’approfondimento relativo al bilancio previsionale del Comune di Genova per il 2013, dopo la presentazione avvenuta ieri  a Palazzo Tursi (clicca qui per leggere il documento). Ora il passaggio in commissione e poi la definitiva approvazione entro l’estate.

    Scriveteci, inviate le vostre domande a redazione@erasuperba.it, nei prossimi giorni prepareremo ulteriori approfondimenti e, con l’aiuto di professionisti, cercheremo di chiarire i vostri dubbi.

    Il bilancio previsionale

    Ci siamo. Sono ufficialmente iniziate le due settimane più lunghe e più calde per l’amministrazione civica della nostra città. Ieri pomeriggio, infatti, il sindaco Marco Doria e l’assessore al bilancio Francesco Miceli hanno illustrato in Sala rossa le linee guida del bilancio previsionale, approvato in mattinata dalla giunta.

    Confermando le previsioni, l’Imu per l’abitazione principale sale all’0,8 per mille. Ma a colpire è soprattutto il sostanzioso aumento dell’imposizione sui canoni concordati: l’aliquota per questa partita passa, infatti, dal 7,6 per mille al 9,5. Invariata, invece, l’incidenza sulle seconde case.

    «Non fa piacere aumentare l’imposizione fiscale, soprattutto in un paese che ha un’evasione così alta» ha detto il sindaco, Marco Doria. «Ma si tratta dell’unico modo che abbiamo a disposizione per non tagliare servizi essenziali. E la leva principale per i Comuni in questo campo è l’Imu. Una politica di tagli brutali, infatti, non favorisce il rilancio ma ne affossa la possibilità e uccide il sistema pubblico. Riteniamo che sia pesantissima e intollerabile l’imposizione fiscale su imprese e lavoro più che sui redditi, perché rende davvero difficile ipotizzare un rilancio dell’economia. Per questo abbiamo cercato di compiere una scelta evidente sia sulla Tares che sull’Imu. Non c’è un euro di quello che viene prelevato dai cittadini che rimarrà nelle tasche del Comnune».
    Così dalla tassa sugli immobili entreranno nei conti di Tursi 21,6 milioni di euro in più per quanto riguarda l’aumento sulle prime abitazioni e 3 milioni per quello sui canoni concordati.

    Oltre a questi 24,6 milioni di euro, altri 5 milioni giungeranno da varie azioni previste dall’amministrazione. Nel dettaglio: 1,7 milioni da una riserva di utili accumulata negli anni da Amiu; 1 milioni di euro dall’accelerazione di procedure per il rimborso dell’Iva; 0,9 milioni dal rientro del cosiddetto “prestito d’onore” attivato da Francesca Balzani, quando ricopriva l’incarico di assessore al Bilancio del Comune di Genova; 274 mila euro da una rimodulazione dei costi di iscrizioni alle materne comunali, che varieranno dai 25 a 100 euro all’anno a seconda del reddito. In questo settore, invece, non stati ritoccati i costi dei servizi di ristorazione.

    palazzo-tursi-aula-rossa-d23Si arriva così a quei famosi 30 milioni di euro di cui da tempo parla il sindaco Doria, per far salire l’ammontare del bilancio comunale al minimo indispensabile di 830 milioni, 50 in meno rispetto allo scorso anno, grazie a una serie di risparmi virtuosi messi in campo dall’amministrazione, tra cui: 13 milioni di euro recuperati dalla diminuzione di spesa per il personale; 14 milioni arrivati dalla riduzione dello stock di debito e dalla rinegoziazione di mutui; 18 milioni dal fondo svalutazione crediti (cifra accantonata per crediti che si prevedono insoluti) a causa delle minore necessità di accantonamento, dovuta alla riduzione delle entrate; 1,7 milioni arrivano da una generale riduzione delle spese secondo i criteri della spending review.

    A tutte queste cifre vanno aggiunti anche i proventi derivati dalla Tares, la tassa rifiuti e servizi che nel 2013 colpirà i genovesi per un totale di poco superiore ai 121 milioni, ovvero 10 milioni in più rispetto alla Tia dello scorso anno. In soldoni, per le utenze domestiche di nuclei famigliari composti al massimo da tre elementi, si tratta di un aumento medio di 30 euro annui. Un ritocco necessario per la normativa nazionale che prevede che l’ammontare del tributo copra integralmente i costi del servizio di Amiu e soddisfi il criterio generale del “chi produce più spazzatura, più paga”.

    Non è stata toccata, infine, l’addizionale Irpef già ai massimi consentiti.

     

    Approvazione del bilancio prima della pausa estiva: al via il tour de force

    Ora la parola passa ai consiglieri chiamati a un vero e proprio tour de force per portare il documento alla votazione in aula prima della pausa estiva (che dovrebbe iniziare ufficialmente il 3 agosto). Un passaggio imprescindibile per il futuro della città perché alcune realtà come Amt, Carlo Felice e Fiera di Genova, oltre a molti operatori del terzo settore, hanno ormai raschiato il fondo del barile e necessitano di ossigeno vitale.

    «La precarietà del quadro politico nazionale a corredo della continua fase economica recessiva impedisce il via a quella serie di riforme imprescindibili per uscire da questo scenario» ha detto l’assessore al Bilancio del Comune di Genova, Francesco Miceli. È in questo quadro che, secondo il sindaco Marco Doria, «diventa imprescindibile dare delle certezze. Giungere all’approvazione del bilancio è dunque un atto dovuto nei confronti dei cittadini. La legge avrebbe consentito di procrastinare fino a settembre ma non potevamo tardare ulteriormente per garantire la sopravvivenza di realtà come Amt e Fiera, fondamentali per l’economia della nostra città».
    C’è di più. All’approvazione del bilancio, infatti, è vincolato anche l’ottenimento di 25 milioni di finanziamento ministeriale per lo scolmatore del Fereggiano, a cui dovranno affiancarsene altri 18 da parte del Comune che arriveranno tramite apposito mutuo, per la cui accensione è appunto indispensabile avere il bilancio approvato.

     

    Poco meno di 98,5 milioni di euro il limite massimo di spesa nel 2013

    comune-genova-bilancio-2013
    Degli oltre 98 milioni disponibili, 36,5 vanno alle politiche sociali e 30 milioni alle scuole e alle politiche giovanili

    Per quanto riguarda il 2013, dunque, le direzioni comunali potranno fare affidamento su un plafond (limite massimo di spesa) complessivo di 98 milioni e 487 mila euro. A goderne maggiormente saranno il settore delle Politiche sociali a cui andranno 36,5 milioni di euro (vedi grafico), e quello della Scuola, sport e politiche giovanili per cui sono previsti 30 milioni di stanziamenti. Per un totale di 66,5 milioni di euro.

    «È evidente – sottolinea l’assessore Miceli – che se non avessimo previsto la manovra fiscale che porterà nelle casse comunali quasi 25 milioni di euro, tutto il plafond a disposizione delle varie direzioni sarebbe stato assorbito quasi interamente da questi due settori».

     

    Il bilancio 2013 del Comune di Genova: entrate e uscite

    Nel suo complesso, il bilancio previsionale del Comune di Genova per il 2013 ammonta a 841 milioni e 750 mila euro. Raggiunti, dunque, e superati grazie all’aumento di gettito derivante dalla Tares, i più volte accennati 830 milioni.
    Dal punto di vista delle entrate, la fanno da padrone le voci tributarie, il cui ammontare previsto tocca i 588 milioni. Nel dettaglio, i fondi maggiori arrivano da Imu (279 milioni), Tares (121,7 milioni) e Fondo di solidarietà comunale (107,6 milioni). Solo 101 milioni, invece, i trasferimenti che il Comune riceverà dallo Stato.

    «Per il 2013 – ha spiegato l’assessore Miceli – i tagli imposti ai comuni dalla spendig review ammontano a 2 miliardi e 250 milioni. La quota che riguarda il Comune di Genova è di 32,7 milioni, anche se la cifra definitiva è affidata a un decreto ministeriale che si aspettava entro il 30 aprile ma che non è ancora arrivato. Ad ogni modo, dal 2011 le manovre statali hanno provocato una serie di tagli cumulativi che hanno gravato sul Comune di Genova all’incirca per 130 milioni. E si andrà avanti nei prossimi anni. Tutto ciò nonostante l’aumento del contributo finanziario che i Comuni hanno apportato alle casse statali, che dal 2007 ha raggiunto la somma di 14 miliardi, di cui il 40% per tagli alle risorse e il 60% per l’inasprimento del patto di stabilità a livello nazionale».

    Naturalmente più articolata la sezione che riguarda le spese correnti. Oltre ai già citati 98 milioni per i servizi comunali, le cifre più interessanti sono quelle che riguardano le società partecipate: 121,7 milioni vanno ad Amiu (l’esatto ammontare della Tares); 89,6 milioni è il salvagente stanziato per il contratto di servizio di Amt; 18,3 milioni, invece, toccano ad Aster. Ma la spesa maggiore, inutile dirlo, è quella che riguarda il personale: ben 222 milioni di euro per i poco meno di 6 mila dipendenti di Tursi. Da citare, infine, anche i 49,5 milioni di accontamento per il Fondo di svalutazione crediti, i 76 milioni di rimborso prestiti, i 37,7 di interessi e i quasi 54 per le spese generali.

     

    I passi da fare prima dell’approvazione

    palazzo-tursi-sindaco-doria-marco-D4Come ha più volte ripetuto il sindaco, Marco Doria, va sottolineato che quello presentato oggi è una sorta di primo tempo del bilancio. Non una manovra cristallizzata, dunque, ma un provvedimento che potrebbe essere ritoccato a settembre, alleviando la pressione fiscale sui cittadini. A partire proprio dalle aliquote Imu, con precedenza ai canoni concordati. Provvedimenti, tuttavia, totalmente subordinati alle decisioni di un governo centrale sempre più incerto. In proposito, l’assessore Miceli ha sostenuto che «il Paese non sia in grado di sostenere l’abolizione dell’Imu sulla prima casa perché in queste condizioni è praticamente impossibile trovare risorse alternative. Potrebbero, invece, nascere delle condizioni per rimodulare la tassazione sulla prima casa, attraverso detrazioni che introducano nuovi elementi perequativi».

    Tornando a Genova, invece, la prossima settimana, il bilancio affronterà un serrato passaggio in commissione. Dopo di ché, a cavallo di agosto e con le ferie alle porte, il plenum dei consiglieri tornerà ai riunirsi tutti i giorni, mattino, pomeriggio «e anche notte se fosse necessario», ha sottolineato il presidente Guerello, per giungere alla approvazione definitiva. Almeno fino a settembre.

    Nel frattempo, il sindaco lavorerà a una delibera di indirizzo che riveda radicalmente il sistema delle società partecipate del Comune di Genova. Facendo seguito alle voci sempre più incessanti in questi giorni, il primo cittadino ha specificato che «non c’è alcun atto amministrativo che preveda di privatizzare pezzi di Amt. Ed è anche per salvare l’azienda che stiamo spingendo per l’approvazione del bilancio. Certo è che è necessario giungere a un sistema più efficiente, analizzando caso per caso i provvedimenti da prendere».
    Sul tema hanno espresso la propria posizione anche i consiglieri di Lista Doria, Sel e FdS con un comunicato stampa nel quale si sottolinea con decisione la contrarietà alla privatizzazione dei servizi pubblici locali del Comune di Genova “in sintonia con la volontà espressa dalla maggioranza degli elettori e delle elettrici nell’accogliere i quesiti referendari del giugno 2011”.

     

    Simone D’Ambrosio

  • Università Solidale, i progetti di solidarietà degli studenti genovesi

    Università Solidale, i progetti di solidarietà degli studenti genovesi

    Università solidale comunità Sant'EgidioVenerdì 19 luglio a partire dalle ore 17, nelle sale del Museoteatro della Commenda di Prè, gli studenti movimento giovanile della Comunità di Sant’Egidio Università Solidale animeranno lo spettacolo in costume “Sogno di una notte medievale”.

    Una pièce in forma di gioco rivolta a bambini e ragazzi dei quartieri “periferici” genovesi,  che la Comunità di Sant’Egidio segue tutto l’anno alle “Scuole della Pace” del Cep, di Begato, del campo rom di via Adamoli, di Cornigliano e del Centro Storico, e che -grazie alle spiegazioni degli studenti- saranno trasportati nell’atmosfera della Genova dell’epoca medievale.

    Il progetto è realizzato grazie alla collaborazione tra Mu.MA –Istituzione Musei del Mare e delle Migrazioni, che ha messo a disposizione i locali del Museoteatro della Commenda, del Consorzio Sol.co Liguria e di Università solidale, il movimento volontario che -all’interno della Comunità di Sant’Egidio- raccoglie centinaia di giovani di tutte le facoltà dell’Ateneo genovese.

    Prendendo spunto dall’evento imminente, per fare luce sulle iniziative della Comunità e dell’Università Solidale siamo andati a parlare con Sergio Casali, uno dei volontari di Sant’Egidio, insegnante di professione e partecipante attivo alla vita del gruppo, tanto che ne è uno dei punti riferimento.

    Partiamo dal dato contingente: “Sogno di una notte medievale”

    Commenda di Prè«Si tratta di un’iniziativa promossa dal gruppo dei giovani che fanno parte di Università Solidale. Comunità di Sant’Egidio e Università Solidale sono una stessa realtà: l’ultima fa parte della prima, ne è una propaggine. Sempre su base volontaria, essa è costituita da un folto gruppo di giovani universitari che fanno riferimento a Sant’Egidio per l’organizzazione di iniziative di solidarietà, unendo all’aspetto culturale quello relativo all’aiuto del prossimo. Le iniziative del gruppo sono tante, e non hanno tardato a farsi conoscere per tutta Genova:  l’iniziativa più recente risale allo scorso 31 maggio, quando è stata organizzata una cena per i senza dimora nell’atrio del palazzo del Rettorato di Via Balbi 5. E ancora: quelle rivolte ai bambini delle Scuole della Pace, ai migranti, ai disabili, agli anziani, e a tutti quei gruppi sociali che vivono disagi e problematiche varie. I giovani volontari si mettono a servizio dei più piccoli, per ricucire il tessuto strappato di una città che, a volte, vive divisa in due e in cui ancora centro e zone limitrofe faticano a trovare la giusta integrazione. Quello che ci entusiasma di questo progetto è che dei ragazzi giovani concretamente rinuncino a parte del loro tempo per dedicarsi alla creazione di questi momenti di comunione: questo tipo di sensibilità nei ragazzi di oggi ci fa ben sperare per il futuro. Questi ragazzi -contro ogni luogo comune sui “giovani d’oggi”- saranno, domani, degli adulti attenti e sensibili ai problemi degli altri».

    La Comunità di Sant’Egidio a Genova: da quando e perché

    «La Comunità vera e propria è nata a Roma nel 1968 all’indomani del Concilio Vaticano II, è un movimento di laici cui aderiscono più di 60 mila e che si impegna nella comunicazione del Vangelo e nella carità  in Italia e in 73 paesi del mondo. Il movimento crea momenti di incontro con realtà normalmente lontane e “difficili”, il tutto in maniera competamente volontaria. A Genova, il gruppo è presente dal 1976 e ha dato vita a vari progetti interessanti e utili a ricucire un tessuto sociale spesso lacerato e segnato da profonde contraddizioni. Il primo nucleo si è formato a Bolzaneto, grazie all’azione di un piccolo gruppo che, nel tempo, si è esteso sempre più, a comprendere una schiera di volontari sempre più folta. Così siamo arrivati nel centro storico prima, e nelle altre periferie, poi. La Comunità ha iniziato a operare su più fronti, con diverse problematiche: dal sostegno a persone con problemi di tossicodipendenza, ai detenuti delle carceri, agli immigrati, gli emarginati delle periferie, i bambini e soprattutto gli anziani».
    Una delle prime operazioni -e tra quelle meglio riuscite- è quella svolta dalla Comunità nel quartiere di Cornigliano, nel Ponente genovese: qui, il lavoro dei volontari è iniziato negli anni ’70-’80, all’epoca in cui la “Banda dei Puffi” -formata da ragazzini in età compresa tra gli undici e i quindici anni- seminava terrore nella zona. È stato proprio per colmare lo squarcio creato dalla violenze perpetuate all’epoca e per ridare speranza ai giovani del quartiere che alcuni giovani studenti genovesi crearono la prima Scuola della Pace, spazio alternativo alle logiche della violenza, lontano dalla strada, dalla droga, dallo spettro dell’Aids.

    Sergio, come avete vissuto questa iniziativa all’epoca e a quali problematiche si dedica oggi la Comunità?

    Via Cornigliano«Certamente quella di Cornigliano è una delle operazioni più importanti di recupero e di sostegno che abbiamo svolto. Ed è anche grazie alle iniziative della Comunità, in questi anni Cornigliano è molto cambiata e ha assunto la moderna fisionomia di quartiere bello e risanato. Oggi, le sfide per la nostra associazione non sono finite: dal problema  degli immigrati e della loro accoglienza, a quello degli anziani, sempre più numerosi.  Genova è una città vecchia, la più vecchia d’Europa, se non del mondo! Per questo dobbiamo combattere la piaga della solitudine, la più grande delle povertà e la principale emergenze della nostra epoca. Altro che crisi economica: la più grande miseria è l’essere soli. I nostri anziani, in istituto o spesso completamente lasciati a se stessi, da soli si lasciano morire e non riescono a superare le difficoltà che, in fondo al loro percorso di vita, sono chiamati ad affrontare. La Comunità prova a sconfiggere questa “piaga”».

    Socialità e attenzione alle problematiche e ai disagi del prossimo: la risposta delle persone?

    «Nonostante quello che si potrebbe pensare, oggi la società è abbastanza pronta e ricettiva nei confronti delle problematiche sociali. Quello che cerchiamo di fare è proporre iniziative ad ampio spettro, per aprire un discorso che sia veramente “sociale” e per mandare un messaggio alla comunità in cui viviamo: la città è di tutti, non ci sono cittadini di serie A e di serie B. Chi vive in periferia, chi è senza caso, chi è anziano o disabile o migrante non deve sentirsi escluso dal tessuto sociale. Per fare in modo che tutti qui si sentano “a casa” è importante “fare rete”. Noi ci impegniamo non solo in prima persona, accorrendo a soccorrere i bisognosi dopo che riceviamo segnalazioni, ma cerchiamo soprattutto di coinvolgere nel processo di “cura del prossimo” il numero più grande possibile di persone, diffondendo il nostro messaggio. Iniziamo coinvolgendo soprattutto proprio coloro che ci inviano segnalazioni: chi ci cerca per mettere in luce problemi di vario tipo è generalmente più disposto a entrare in contatto con noi e farsi portavoce del nostro progetto solidale. Solo creando un nucleo solido dislocato sul territorio e interagendo con gli altri possiamo aiutare chi ci sta attorno. Cresciuti in una società in cui si affermano sempre più le dinamiche di un individualismo selvaggio, siamo per la maggior parte assetati di rapporti umani, bisognosi di vicinanza, pronti a rispondere all’indifferenza. Solo impegnandoci in prima persona potremmo sconfiggere il razzismo e la disumanità».

    Elettra Antognetti

  • Donnedamare: flash mob in spiaggia contro la violenza

    Donnedamare: flash mob in spiaggia contro la violenza

    Genova, Corso ItaliaFino ad alcuni decenni fa la professione di gestore di stabilimento balneare non era un lavoro a tempo pieno: se ne occupavano i pescatori, chi lavorava sul mare ogni giorno, partendo con le barche e lasciando le mogli ad accogliere i clienti. Ancora oggi buona parte degli stabilimenti balneari (in Liguria ma non solo) è a gestione familiare e vive grazie a clienti affezionati che da venti, trenta, quarant’anni ogni anno rinnovano la loro presenza.

    Che ruolo hanno le donne imprenditrici del mareLe pari opportunità sono un tema di cui si discute molto, tanto che nel 2013 – Anno Europeo dei Cittadini – la commissaria europea per la Giustizia e i Diritti Fondamentali Viviane Reding ha esortato le donne ad aspirare posti di rilievo nelle aziende per cui lavorano. «Gli annunci sulle pari opportunità sono importanti ma spesso si scontrano con la realtà di donne che faticano a fare carriera lavorativa e si trovano costrette a conciliarla con i figli o i genitori anziani cui badare – ci spiega Bettina Bolla, presidente dell’associazione Donnedamare Un gestore di stabilimento balneare ha suggerito a noi donne di reagire alle azioni del Governo, in un settore già in difficoltà a causa dei problemi relativi alle concessioni demaniali (attualmente prorogate fino al 2020): per questa ragione nel maggio 2013 io e altre 12 titolari di stabilimenti abbiamo costituito l’associazione» 

    In questi giorni Donnedamare ha aderito a una nuova edizione di One Billion Rising, il flash mob sostenuto da Se non ora quando? che attraverso l’esecuzione collettiva di una coreografia manifesta l’opposizione contro la violenza sulle donne e il femminicidio: «Anche limitare o togliere il lavoro alle donne è una forma di violenza. Lo scorso 14 febbraio io e altre socie di Donnedamare abbiamo partecipato al flash mob nelle piazze: a Savona, alla presenza dell’On. Anna Giacobbe, ho lanciato l’idea di organizzare lo stesso flash mob sulle spiagge: questa settimana si stanno svolgendo vari flash mob in varie località italiane – Casalbordino, Lido di Camaiore, Jesolo etc – con una vasta partecipazione e il contributo volontario di scuole di danza o associazioni che hanno insegnato la coreografia ai clienti degli stabilimenti».

    Venerdì 19 luglio è la volta della Liguria: appuntamento a Varazze, Savona, Arma di Taggia e appunto Genova. Qui la coreografia Break the Chain sarà eseguita presso i bagni Roma di corso Italia gestiti da Laura Castello (ore 16), con la probabile presenza dell’Assessore Regionale al Turismo Berlangieri, in un evento patrocinato dal Comune di Genova – assessorato Pari Opportunità in collaborazione con il Municipio VIII Genova Medio Levante.

    Conclude Bettina: «La soddisfazione più grande è che lo staff di One Billion Rising ha pubblicato sul proprio sito web e pagina Facebook il nostro evento: inoltre, per l’edizione del 14 febbraio 2014 che avrà per titolo Rise for Justice, si sta già pensando a un flash mob estivo sulle spiagge a livello mondiale».

    Marta Traverso

    [foto di Daniele Orlandi]

  • #VisitRiviera: concorso fotografico per raccontare la Liguria

    #VisitRiviera: concorso fotografico per raccontare la Liguria

    Il MareSono aperte fino all’8 settembre 2013 le iscrizioni a un contest fotografico aperto a tutti coloro che vogliono raccontare la riviera ligure, in particolare quella della Provincia di Savona.

    Il concorso #VisitRiviera è aperto gratuitamente a tutti coloro che possiedono un account Flickr: per partecipare è sufficiente iscriversi al gruppo Photo Contest Enjoy #VisitRiviera e pubblicarvi fino a tre fotografie. Le immagini dovranno essere in formato JPEG, di misura massima 2400 x 1600 pixel / 72 dpi, con orientamento orizzontale e contenere una didascalia con nome e cognome dell’autore, recapito telefonico / mail titolo della foto e luogo in cui è stata scattata.

    Una giuria selezionerà le immagini migliori e assegnerà i premi in palio:
    1. Weekend per 2 persone (3 gg e 2 notti) presso Loano2Village con trattamento di mezza pensione da utilizzarsi entro maggio 2014 (ponti e festività esclusi).
    2. Ingresso fino a 4 persone per un weekend da utilizzarsi entro giugno 2014 presso i Bagni Virginia di Loano, incluso servizio di due lettini e ombrellone (ponti e festività esclusi).
    3. Ingresso per 2 persone al Parco Acquatico “Le Caravelle” da utilizzarsi entro Settembre 2014.
    I nomi dei vincitori saranno comunicati entro fine settembre.

    La partecipazione al concorso autorizza la Provincia di Savona a utilizzare gratuitamente le immagini all’interno di eventuali pubblicazioni istituzionali di promozione turistica, cartacee e digitali, indicando la paternità dell’autore.

    [foto di Roberto Manzoli]

  • Work e Job, “lavoro”: le differenze fra le due parole inglesi

    Work e Job, “lavoro”: le differenze fra le due parole inglesi

    sicurezza-lavoro-edilizia-operai-DIGli studenti italiani alle prese con l’inglese commettono sovente l’errore di confondere l’uso delle parole work e job. È vero: entrambe significano “lavoro”, ma bisogna fare attenzione ai diversi contesti nei quali vengono usate.

    Partiamo prima di tutto da una distinzione morfologica: work può essere sia un sostantivo sia un verbo. Job, invece, è usato soltanto come sostantivo.

    Dal punto di vista del significato, con work s’intende “l’attività del lavorare”, non necessariamente collegata al fatto di ricevere uno stipendio. I have work to do today, “Oggi ho del lavoro da fare”, è un’affermazione che può essere fatta in ufficio, in magazzino o in fabbrica, ma anche a casa, con il significato di “faccende da sbrigare”. Al contrario, job si riferisce al lavoro inteso come “occupazione retribuita”. “What’s your job?” si può tradurre con: “Qual è la tua professione?”

    What a piece of work is man”, “L’uomo è una creatura suprema” è una delle innumerevoli espressioni introdotte da William Shakespeare nella lingua inglese; mentre work viene usato normalmente al singolare, è invece piuttosto frequente trovare il plurale jobs per indicare diversi tipi di professione o per parlare di “posti di lavoro”.

    “In Europa verranno persi 20 milioni di jobs nel settore industriale”, aveva predetto il filosofo ed economista belga Marc Luyckx Ghisi più di due decenni fa. Il suo appello cadde pressoché inascoltato perché si doveva fare business nell’immediato. Per colpa della scarsa lungimiranza di allora, ci troviamo oggi a fronteggiare la crisi della grande industria senza che si sia fatto alcunché per riconvertire la produzione e per preparare gli operai alla società della conoscenza, post-industriale, nella quale ci troviamo già in parte. D’altronde, vedendo casi come quello di ILVA Taranto, ci si chiede se valga davvero la pena avere un job che se da un lato dà la possibilità di portare a casa quanto serve per campare dall’altro mette a repentaglio quotidianamente la salute dei lavoratori. Credo che anche la gente di Sarroch avrebbe fatto volentieri a meno dei jobs e soprattutto dei veleni della Saras; i Moratti, proprietari dell’azienda, non commentano: le dichiarazioni si concentrano su ben altre questioni, il calciomercato dell’Inter su tutte … Una lista di priorità davvero ineccepibile!

    Tornando all’argomento con il quale abbiamo aperto, vi chiederete come possiamo definire il lavoro dello stagista: non sembra trattarsi di job visto che il malcapitato si reca in azienda pagando di tasca sua pranzo e trasporto e svolge le stesse mansioni di un normale impiegato senza ricevere un compenso. Il termine ancora non esiste, ma attendiamo fiduciosi la nascita di un nuovo Shakespeare che possa coniarlo … See you!

     

    Daniele Canepa

    [foto di Diego Arbore]

  • Don Gallo vivo e vegeto: festa per gli 85 anni del prete genovese

    Don Gallo vivo e vegeto: festa per gli 85 anni del prete genovese

    Don GalloGiovedì 18 luglio è il compleanno di Don Andrea Gallo, il prete di strada avrebbe compiuto 85 anni. Per festeggiarlo e ricordarlo, a quasi due mesi dalla morte, la Comunità di San Benedetto al Porto organizza un pomeriggio / sera di festa.

    Si comincia alle 17 nella chiesa di San Siro, in centro storico, con la Messa dei diritti alla presenza di Don Luigi Ciotti: concelebrano Don Luigi Traverso, Don Federico Rebora, Don Armando Zappolini, Don Gianni Grondona, Don Alessandro Santoro.

    La sera Don Gallo vivo e vegeto al Palacep di Prà: una serata benefica con tantissimi ospiti, presentata da Carla Peirolero. Ingresso a offerta libera, il ricavato andrà a sostegno della Comunità San Benedetto.

    (vuoi sapere cos’altro si può fare e vedere oggi a Genova e dintorni? Consulta l’agenda eventi di Era Superba)

  • San Teodoro, aria inquinata: biossido di azoto dal porto e dalle auto

    San Teodoro, aria inquinata: biossido di azoto dal porto e dalle auto

    Di Negro mercato comunale e chiesaGli abitanti di San Teodoro – fortemente preoccupati per la loro salute – denunciano pubblicamente l’inerzia delle istituzioni di fronte al grave inquinamento atmosferico in zona. I cittadini, riunitesi nel Comitato Aria Pulita San Teodoro, hanno chiesto e ottenuto dalla Provincia di Genova i dati relativi alla qualità dell’aria nel quartiere. Ebbene, da essi emerge con totale evidenza il ripetuto sforamento di valori significativi, in particolare per il parametro del diossido di azoto (secondo la corretta nomenclatura, ma noto anche come biossido di azoto), che avrebbero richiesto immediate contromisure, di fatto mai attuate.

    Per gli altri inquinanti monitorati dalle centraline della rete provincialevia Buozzi, Corso Firenze e Caserma dei Vigili del Fuoco (via Albertazzi) – la situazione è migliore: alcuni (diossido di zolfo, monossido di carbonio) hanno sempre rispettato i limiti di legge; altri (benzene, ozono, polveri sottili) li hanno saltuariamente superati ma non ripetutamente come per il disossido di azoto e, soprattutto, con un trend decrescente negli ultimi anni.

     

    Le sorgenti di inquinamento nella zona: porto (navi, traghetti, riparazioni navali) e traffico veicolare

    Il quartiere di San Teodoro è inserito in un contesto soggetto a molteplici sorgenti di inquinamento atmosferico legate alla presenza del porto, a diverse attività industriali e al traffico veicolare.
    Per quanto riguarda le attività portuali le maggiori criticità sono generate dal Terminal Traghetti e dalla zona industriale. Tra ponte dei Mille e ponte Caracciolo è ubicata la movimentazione di traghetti e crociere. Dalle navi in arrivo, in partenza o ferme agli ormeggi, si alzano colonne di fumo nero che, con la complicità del vento di scirocco, si abbattono sulle abitazioni. In particolare, la questione dei fumi prodotti dai traghetti (nonostante sia diminuita la percentuale di zolfo presente nel combustibile) rappresenta da anni un nodo irrisolto.

    enel-DINell’area compresa tra Calata Gadda e il piazzale di Levante sono insediate un gruppo di aziende che si occupano di riparazioni e manutenzioni delle navi. Inoltre, in prossimità della Lanterna si trovano: la Centrale Termoelettrica Enel di Ponte San Giorgio che per produrre energia elettrica utilizza carbone, gasolio e olio combustibile a basso tenore di zolfo; il Terminal Rinfuse, società leader nella movimentazione di merce alla rinfusa che movimenta principalmente carbone, rottami, minerali, fertilizzanti, sabbie ecc.
    Senza dimenticare il traffico auto veicolare. Le strade che costeggiano il porto di Genova – via Gramsci, via Milano, via Bruno Buozzi e la strada sopraelevata via Aldo Moro (45000 transiti medi giornalieri), hanno un transito medio auto veicolare, leggero e pesante, molto elevato.

    Il Comitato Aria Pulita San Teodoro, dopo aver visionato i dati del monitoraggio della qualità dell’aria, il 20 giugno scorso ha scritto a Sindaco, Presidente del Municipio Centro Ovest, Commissario Straordinario della Provincia, Presidenti di Regione Liguria e Autorità Portuale e Comandante della Capitaneria di Porto, per sollecitare gli enti preposti a fornire puntuali informazioni ai cittadini – almeno ai fini dell’auto-protezione individuale – vista l’assenza di adeguati interventi.
    Il 5 luglio la Provincia ha risposto al Comitato «Dai dati delle postazioni della rete provinciale di qualità dell’aria di via Buozzi, Corso Firenze e Caserma dei Vigili del Fuoco, aggiornati a luglio 2012, risulta che nella postazione di via Buozzi ci sono ripetuti superamenti del limite annuale per la protezione salute umana del parametro diossido di azoto; nella postazione di Corso Firenze ci sono ripetuti superamenti del valore obiettivo per il parametro ozono».

     

    La relazione della Provincia

    centro-ovest-di-negroLa centralina di via Bruno Buozzi, nel periodo di osservazione dal 29 novembre 2006 al 31 luglio 2012, ha registrato, per il Diossido di azoto (NO2), il costante superamento del limite annuale per la protezione della salute umana fissato in 40 μg/m3 dalla normativa vigente (D. Lgs. 155/2010). I valori delle concentrazioni medie annuali sono ricompresi nell’intervallo tra 54,7 microgrammi per metro cubo (nel 2011) e 86,7 microgrammi per metro cubo (nel 2008).
    Inoltre, nel 2009, è stato superato per 33 volte il limite orario per la protezione della salute umana fissato in 200 μg/m3 (da non superare più di 18 volte per anno). Nel corso degli anni si sono registrati altri superamenti orari, pur rispettando la normativa vigente: 2007 (4 superamenti orari); 2008 (7); 2010 (4); 2012 (1).
    Per quanto riguarda il Benzene (C6H6), secondo i dati della Provincia, nel 2008 è stato superato il limite per la protezione della salute umana fissato come concentrazione media annua in 5 μg/m3 dalla normativa vigente. Dopo tale data il limite è sempre stato rispettato.

    La centralina di Corso Firenze, in merito al Diossido di azoto (NO2), ha registrato il superamento del limite annuale per la protezione della salute umana negli anni 2006, 2007 e 2008. Mentre non è mai stato superato il limite orario per la protezione della salute umana. Nel corso degli anni si sono registrati alcuni superamenti orari pur rispettando la normativa: 2007 (14).
    Desta maggiore preoccupazione il parametro dell’Ozono (O3): dai dati emerge il superamento del limite per la soglia oraria d’informazione alla popolazione fissato in 180 μg/m3 dalla normativa, negli anni 2006, 2007 e 2010. Mentre è sempre stato superato (escluso l’anno 2011) il limite previsto come valore obiettivo della concentrazione media massima giornaliera su 8 ore e fissata dalla normativa in 120 μg/m3.

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    «Il superamento del limite relativo al diossido di azoto è una criticità comune a tutte le postazioni da traffico – sottolinea il Commissario Straordinario della Provincia di Genova, Piero Fossati – Data la prevalente natura secondaria del diossido di azoto e dell’ozono gli interventi posti in essere per ridurre i livelli di inquinamento atmosferico non sempre hanno permesso di conseguire gli effetti desiderati, per la riduzione di questi inquinanti che continuano a superare i limiti previsti dalla vigente normativa in moltissime città italiane e europee».
    Cecilia Brescianini, Direzione Ambiente, Ambiti Naturali e Trasporti Provincia di Genova, aggiunge «Il diossido di azoto è un inquinante primario ma anche secondario che proviene dall’ossidazione del monossido di azoto in atmosfera. Di conseguenza è più difficile da contrastare. Il problema non riguarda solo San Teodoro ma l’intera città. Anzi, per meglio dire è una questione nazionale. Lo sforamento del limite annuale si è verificato in diverse zone monitorate. Per esempio nel 2011 le seguenti postazioni hanno superato la soglia: via Buozzi, Corso Buenos Aires, Corso Europa, via Ronchi, Piazza Masnata, via Pastorino, via Molteni (Comune di Genova); Chiavari e Busalla per quanto concerne la Provincia di Genova».

    «Proprio per la complessità del fenomeno e la necessità di adottare interventi ad ampio raggio e sicuramente non esclusivamente a livello locale – si legge nella relazione della Provincia – ha indotto la Regione Liguria, così come altre regioni italiane, a fare richiesta di deroga temporale, così come previsto dalla normativa, per il rispetto dei limiti per le zone che ancora oggi superano i limiti di legge e per i quali tale conseguimento è molto difficoltoso».

     

    Il diossido di azoto

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    Il Diossido di Azoto è un gas di colore rosso bruno, di odore forte e pungente, altamente tossico ed irritante. In generale gli ossidi di azoto (NO, N2O, NO2 ed altri) sono generati da processi di combustione, qualunque sia il combustibile utilizzato, per reazione diretta tra l’azoto e l’ossigeno dell’aria ad alta temperatura (superiore a 1.200 °C). I processi di combustione (centrali termoelettriche, riscaldamento, motori a combustione interna quali quelli degli autoveicoli) emettono quale componente principale monossido di azoto (NO). Successivamente il monossido di azoto (NO), in presenza di ozono e di radicali ossidanti, si trasforma in diossido di azoto. La formazione diretta di NO2 dai processi di combustione è strettamente correlata agli elevati valori di pressione e temperatura che si realizzano all’interno delle camere di combustione dei motori.
    I fumi di scarico degli autoveicoli contribuiscono enormemente all’inquinamento da NO; la quantità di emissioni dipende dalle caratteristiche del motore e dalla modalità del suo utilizzo (velocità, accelerazione, ecc.). In generale, la presenza di NO aumenta quando il motore lavora ad elevato numero di giri (arterie urbane a scorrimento veloce, autostrade, ecc.).
    Per quanto riguarda gli effetti sulla salute dell’uomo, gli ossidi di azoto risultano potenzialmente pericolosi per la salute. Il diossido di azoto presenta una tossicità fino a quattro volte maggiore di quella del monossido di azoto. Forte ossidante ed irritante, il diossido di azoto esercita il suo effetto tossico principalmente sugli occhi, sulle mucose e sui polmoni. In particolare tale gas è responsabile di specifiche patologie a carico dell’apparato respiratorio: bronchiti, allergie, irritazioni, edemi polmonari che possono portare anche al decesso. I soggetti più esposti all’azione tossica sono quelli più sensibili, come i bambini e gli asmatici.
    Gli ossidi di azoto si possono ritenere fra gli inquinanti atmosferici più critici, non solo perché il diossido di azoto in particolare presenta effetti negativi sulla salute, ma anche perché, in condizioni di forte irraggiamento solare, provocano delle reazioni fotochimiche secondarie che creano altre sostanze inquinanti (“smog fotochimico”): in particolare è un precursore dell’ozono troposferico e della componente secondaria delle polveri sottili.

     

    L’auspicio degli abitanti: “migliorare la convivenza della città con il suo porto”

    Gru del portoLe istituzioni tendono a minimizzare, spesso allargando il problema all’intera città ma «La situazione di San Teodoro è particolarmente grave perché generata da diverse componenti – spiega Alberto Vezzoni referente del Comitato Aria Pulita San Teodoro – Il Gru del portotraffico auto veicolare (via Buozzi, via Milano, sopraelevata); il porto sia per la funzione passeggeri quindi navi e traghetti, sia per la funzione industriale ossia Centrale Enel, Terminal Rinfuse, riparazioni navali».
    A differenza del Ponente (Prà e Voltri), dove il tema della convivenza città-porto è da lungo tempo all’ordine del giorno, il quartiere di San Teodoro sconta un minore “peso” politico «Siamo inseriti nel Municipio Centro Ovest ma a volte ci sentiamo i fratelli minori di Sampierdarena», sottolinea Vezzoni.
    Eppure «La stessa Provincia di Genova ammette il problema – continua Vezzoni – riconoscendo che, rispetto ad altre zone, qui non c’è solo il traffico veicolare ma anche le navi: i colossi da crociera che stazionano ormeggiati con i motori accesi emettendo fumi; così come i traghetti in partenza che, soprattutto d’estate, ogni sera rilasciano dense colonne di fumi. Spesso si tratta di imbarcazioni delle Moby e Tirrenia, vecchie e inquinanti. Mentre i traghetti diretti in Tunisia, evidentemente più nuovi, rilasciano fumi ma in quantità nettamente minori. È del tutto evidente che ci sia una responsabilità a carico di alcune compagnie, tuttavia nessuno gliele contesta».

    Dunque, la presenza del porto esercita un’influenza significativa sull’inquinamento dell’aria «Per questo continuiamo a studiare il fenomeno – spiega Cecilia Brescianini – La Provincia ha partecipato al progetto europeo “Apice” che aveva tra i suoi obiettivi quello di valutare l’impatto del porto sull’inquinamento atmosferico nelle città portuali con particolare attenzione al contributo del particolato PM10 e PM2.5 (le cosiddette polveri sottili, ndr). In questo contesto si è stimato che le emissioni navali contribuiscono per il 10% del PM2.5 rilevato in città, le emissioni industriali per il 20%, le emissioni del traffico per il 45% le emissioni domestiche per il 5%».

    «Ma il 10% è l’incidenza media annuale? – si domanda Vezzoni – Perché sarebbe interessante rilevare qual è la stima nel periodo tra giugno e settembre quando, complice lo scirocco, l’incidenza potrebbe essere assai superiore. Io abito in via Milano, proprio di fronte alla partenza dei traghetti. Tutti i residenti di via Buozzi e della parte alta di San Teodoro, nelle ore serali, in particolare d’estate, sono costretti a chiudere le finestre per riuscire a respirare». Senza dimenticare la presenza della centrale dell’Enel che «Continua a depositare il carbone in aree esterne, agendo in deroga alla legge, senza che nessuno intervenga – aggiunge Vezzoni – Se aggiungiamo il traffico veicolare è facile tirare le somme: il diossido di azoto è l’inquinante che negli ultimi 6 anni ha sempre sforato il limite massimo. Ma in via Buozzi, secondo i dati che abbiamo potuto visionare, c’è stato anche il biennio terribile 2006-2008, in cui quasi tutti gli inquinanti superavano i limiti di legge. Poi, grazie al miglioramento dei motori delle automobili e a maggiori controlli, alcuni parametri sono rientrati. Non il diossido di azoto, però, che continua a preoccupare, come l’ozono in Corso Firenze».

    Infine c’è da menzionare anche l’inquinamento acustico causato dai generatori delle navi. In questo senso, le istituzioni rispondono che stanno lavorando all’elettrificazione delle banchine. Tuttavia, secondo Vezzoni «Ci stanno raccontando delle favole. Per elettrificare una banchina sono necessari oltre 4 milioni di euro. Solo per una singola unità navale. Per due, la cifra sale a 9 milioni. Inoltre, una nave da crociera necessita di un rifornimento di energia elettrica pari all’intero quartiere di San Teodoro. Quindi Enel, o un altro operatore, dovrebbe garantire una tale quantità di energia. Tutto ciò, francamente, risulta difficile da ipotizzare».

    Sul tema inquinamento atmosferico «Non c’è la giusta sensibilità e neppure la corretta trasparenza – continua Vezzoni – Se lei va a leggere il bollettino qualità dell’aria sul sito web della Provincia vedrà che spesso i dati relativi alla centralina di via Buozzi riportano la dicitura ND, ovvero non disponibili (in effetti è così, ndr). Il Commissario Fossati nella risposta al Comitato ha ribadito il carattere “pubblico” dei monitoraggi, liberamente consultabili. Inoltre, ha riconosciuto che i valori di via Buozzi sono abnormi, però, ha affermato “è quello che accade in tutta la città”. Ma questa non può essere una giustificazione per non intervenire in alcun modo».
    Per il Comitato Aria Pulita San Teodoro, invece, è necessario agire con alcune misure immediatamente attuabili «Innanzitutto studiando degli obblighi stringenti e facendoli rispettare a traghetti e navi da crociera affinché questi mezzi rilascino fumi inquinanti in misura minore. E poi è possibile installare delle barriere, ad esempio sulla sopraelevata, come quelle presenti in autostrada».
    Insomma, in qualche modo occorre occuparsi delle criticità per proteggere la salute dei cittadini. «La Provincia tende a sminuire ma li posso capire, d’altra parte sono un ente in via di smantellamento – conclude Vezzoni – Però, esiste anche il Comune che ha una responsabilità in questo senso. Eppure finora nessuno si è mosso. Neanche per informare i cittadini ed invitarli a prendere delle misure precauzionali di auto-protezione».

     

    Matteo Quadrone

  • Amt, biglietto via sms: servizio scadente, problemi e guasti. Ecco i test

    Amt, biglietto via sms: servizio scadente, problemi e guasti. Ecco i test

    autobus-amt-2Niente da fare. Il biglietto dell’autobus via sms continua a essere una chimera. Il servizio che, previa registrazione e associazione di una carta di credito al proprio profilo, dovrebbe consentire di acquistare il ticket ordinario (quello da 1,50 euro, valido solo per il servizio bus ma con durata di 10 minuti superiore rispetto ai 100’ della versione cartacea) pochi istanti prima di salire a bordo, con l’invio di un “messaggino” al numero 320.2043497, continua a fare le bizze.

    Da Amt le colpe vengono scaricate sul partner Bemoov, marchio della società torinese Movincom Servizi, che rappresenta un circuito di pagamento di beni e servizi tramite telefono cellulare. Un servizio di per sé facilmente accessibile: in pochi minuti sul sito Bemoov.it si completa la necessaria registrazione e l’associazione della carta di credito da cui verranno scalate le spese. Il tutto appoggiandosi gratuitamente e in sicurezza alla Banca Popolare di Sondrio. Ricevuta la classica mail di conferma, si è pienamente abilitati all’acquisto dei biglietti del bus (e altri servizi a disposizione in diverse città italiane, come i parcheggi, i biglietti delle manifestazioni sul circuito Vivaticket, o gli skipass per Bormio o le Funivie Lagorai). Via sms o scaricando un’app per smartphone che compila automaticamente il testo del messaggio.

    Uno strumento di per sé molto utile, ad esempio per avere una tracciabilità delle proprie spese di trasporto pubblico per chi non usufruisce di abbonamenti vari, o semplicemente per non doversi mettere alla disperata ricerca di un rivenditore, magari nelle ore serali o notturne. Peccato che funzioni poco. E male.

    L’azienda genovese, per il momento, si limita a confermare la presenza di diverse problematiche tecniche a cui sta cercando di porre rimedio. Sulle pagine del sito ufficiale di Amt, il servizio viene persino dichiarato “temporaneamente sospeso per motivi tecnici”. Peccato che l’utenza non ne sia stata direttamente avvertita.

    sito-amt-problemiI primi problemi erano stati riscontrati già a fine giugno. Venerdì 28, in particolare, un sms da Amt avvisava tutti gli utenti che: “Per problemi tecnici, non dipendenti da Amt, il servizio TICKETING SMS è temporaneamente sospeso”. E qualche difficoltà in effetti doveva esserci, visto che qualche ora prima, chi avesse provato a inviare l’sms non avrebbe ricevuto il biglietto digitale. Uno spiacevole inconveniente, soprattutto se realizzato quando ormai si è saliti sull’autobus e si rischia anche di andare incontro a una contravvenzione. Non sapendo neppure se l’euro e mezzo fosse stato scalato o meno dalla carta di credito, visto che molti servizi dispositivi del banking online hanno una soglia minima di avviso per le operazioni effettuate, ad esempio dai 50 euro in su.

    «Stia tranquillo – ci avevano rassicurato i controllori di piazza Verdi, a Brignole – sappiamo che c’è qualche problema sul servizio. Un utente ieri ha ricevuto il messaggio di conferma quattro ore dopo l’acquisto. Se trova i controllori in vettura, gli dica che ha parlato con noi».

    Buon senso, dunque. Fin qui, perciò, potrebbe essere il semplice racconto di un episodio sfortunato proprio in corrispondenza di un malfunzionamento del servizio. Ma c’è dell’altro. Giusto il tempo di mettere a posto il sistema, infatti, e mercoledì 3 luglio ecco nuovamente il via libera. “Ci siamo, finalmente”, pensai. E invece no. A una settimana dal ripristino, ancora spiacevoli inconvenienti.

     

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    L’esperienza diretta: il servizio non funziona

    Mercoledì 10 luglio, ore 12.20: salgo su un autobus qualsiasi in direzione centro e invio il mio sms. Dopodiché, come spesso accade, mi perdo nei meandri del lavoro tra telefonate, letture di email e controllo di notizie online. Sempre naturalmente sullo stesso smartphone, dimenticandomi di verificare la notifica della ricevuta. Quando scendo per cambiare autobus, scorgo un controllore all’orizzonte. Un lampo: il biglietto. Controllo tra i messaggi ma non trovo nessuna ricevuta. Prima di risalire a bordo, perciò, provo a chiedere lumi al controllore: «Posso capire che ci siano problemi sul servizio – mi risponde – ma per me lei risulterebbe senza titolo di viaggio e sarei perciò tenuto a farle la contravvenzione». Giustamente. «Poi, può andare in via D’Annunzio mostrare l’ora di invio del messaggio e probabilmente la multa le verrà tolta».

    Comodo: prendo il biglietto, non so se l’ho pagato, mi fanno la multa e devo andare a farmela togliere. “Per oggi sarà meglio farsela a piedi – penso tra me e me – e per il ritorno a casa passerò in edicola”.

    Ore 16.48, sorpresa. Il telefono vibra ed ecco la ricevuta: “Acquisto completato Amt biglietto ordinario. 110 minuti rete Amt […] Fine validità 10/07/2013 ore 14.10”. Due ore e mezza dopo la scadenza ho finalmente il mio biglietto. Peccato che non mi serva più e nel frattempo, per evitare di prendere una multa, abbia preferito proseguire la giornata a piedi. Eppure, adesso lo so con certezza, il mio euro e mezzo l’avevo pagato. A sentire i tecnici di Amt, se mi recassi in via D’Annunzio otterrei come rimborso un nuovo biglietto cartaceo. Peccato che per andarci dovrei, come minimo, utilizzare un altro biglietto.

    Non è l’unico disservizio. Testardo come non mai, qualche giorno dopo decido di testare nuovamente il sistema. Ma di tre messaggi inviati il 12 luglio per l’acquisto di tre biglietti in orari diversi, solo il primo è andato a buon fine. E il costo, seppure minimo, degli altri due non lo rimborsa nessuno.

    Insomma, il servizio ha bisogno di una radicale messa a punto. E, benché in Amt abbiano tutti le bocche cucitissime, sarebbe in programma una mini rivoluzione del sistema che dovrebbe essere presentata già nei prossimi giorni.

    Nel frattempo, ai genovesi che si avvalgono del ticket via sms consigliamo di tenere sempre in tasca anche un caro, vecchio biglietto cartaceo. Certo, il rischio è di pagare due volte per lo stesso viaggio ma almeno si evita la multa e le poco agevoli pratiche che ne conseguirebbero per farsela togliere. In alternativa, chi ne ha la possibilità può sempre scegliere di fare “quattro passi”.

     

    Simone D’Ambrosio

  • Gestori telefonici, costi disattivazione: l’inganno arriva dall’alto

    Gestori telefonici, costi disattivazione: l’inganno arriva dall’alto

    bollette-speseQuesta settimana la rubrica la faccio fare ad un lettore… Francesco mi ha scritto una mail per raccontarmi il suo caso e, considerato che l’argomento è molto sentito da tutti voi (sono tante le email che giungono in redazione sui servizi dei gestori telefonici), ho ritenuto fosse utile riportarla qui:

    Buongiorno Alberto,
    ho letto il suo articolo e sono d’accordo con lei. Sono cliente Fastweb da 6 anni ormai. Ai tempi ho pagato 70 euro di attivazione e ora, una volta data la disdetta della linea, mi appresto a doverne pagare 95 di disattivazione. Ho sottoscritto un contratto da 45euro/mese e di anno in anno ho comunque appurato sempre piccoli aumenti o piccole spese in addebito che col tempo, hanno fatto lievitare questa cifra fino a 50 o 55 euro mese (tipo spese per invio cartaceo o contributi vari…), spese che i nuovi clienti all’inizio del contratto non pagano!! (politiche di discriminatorie della clientela – hai lo stesso servizio che si chiama nello stesso modo ma chi è nuovo lo paga meno e non per frutto di scontistica particolare). Ho chiamato l’Agcom e per loro tutto ok, devo pagare all’operatore le spese che sostiene per la chiusura del servizio e garantisce AGCOM che la cifra sia congrua!!! (andiamo bene)

    Si dovrebbe fissare un costo fisso di chiusura del servizio per qualsiasi operatore e non ivandolo oppure togliere completamente questa voce di spesa lasciando che siano gli operatori a recuperarla dai consumi. Ad oggi ogni operatore telefonico può fissare la cifra che vuole giustificandola come crede e ivandola… Può anche aumentarla, per esempio delegando ad una società esterna più costosa (ad es. una controllata) tale incombenza, rientrerebbe comunque nei costi giustificabili da AGCOM.
    Insomma per AGCOM, se Fastweb usa per disattivare un servizio utilizzando cavi in oro massiccio 18 karati allora è giustificabile far pagare 8000 euro di disattivazione?? La parola “giustificabili” in giurisprudenza è troppo generica e si presta a raggiri di ogni genere.

    Nel contratto che ho firmato nel 2006 i costi di disattivazione sono scritti nero su bianco 49+21 = 70 … mi chiedo cosa sia cambiato da allora per arrivare a 95 euro! Sono stato inoltre minacciato dagli operatori Fastweb che se non pago mi fanno una segnalazione come cattivo pagatore (quindi se chiedo dopo un prestito o mutuo mi vengono negati).

    Francesco

    Difficile non concordare con Francesco.

    Mi permetto due precisazioni:
    1. In sede di conciliazione presso i Co.re.Com. la difesa degli avvocati e/o funzionari di Fastweb è, più o meno la seguente: “L’AGCOM ci dà ragione….”
    2. Il sig. Francesco avrebbe potuto contestare l’aumento ingiustificato, quello sì, e nessuno gli poteva dare torto.

    Per concludere, ribadisco (non l’avessi mai detto) che le Authority italiane destano – quanto meno – alcune perplessità in relazione al loro essere terzi tra utente e gestori vari…

     

    Alberto Burrometo

    Per segnalazioni, domande e richieste di consulenza scrivere a progetto.up@gmail.com oppure redazione@erasuperba.it. La rubrica “Consulenza Online” vuole essere un filo diretto con i lettori, il presidente dell’ associazione Progetto Up Alberto Burrometo è a vostra disposizione.

  • Gezmataz, jazz festival al Porto Antico: Era Superba regala due biglietti

    Gezmataz, jazz festival al Porto Antico: Era Superba regala due biglietti

    gezmataz-festivalNell’ambito del prestigioso Gezmataz Genoa Jazz Festival (qui il programma del festival), lunedì 22 luglio nella Piazza delle Feste del Porto Antico andrà in scena una full immersion dedicata a Rare Noise Records, etichetta discografica anglo-italiana dedicata al jazz “di confine” con sede a Londra e contatti costanti con il gotha della musica internazionale d’avanguardia.

    La serata live (qui il programma della serata) vedrà impegnati sul palcoscenico due formazioni
    gezmataz-piazza-feste-porto-anticodella scuderia Rare Noise, ovvero Molé Trio di Mark Aanderud, Hernan Hecht e Stomu Takeishi e Berserk!, formazione a cavallo fra il rock ed il jazz, dal cuore italiano, fortemente voluta da Lorenzo Esposito Fornasari, Lorenzo Feliciati e Gianluca Petrella, qui accompagnati da Eivind Aarset, Fabrizio Puglisi e Cristiano Calcagnile  e che ha appena dato alle stampe il disco d’esordio (clicca qui per ascoltare).

    L’inizio dei concerti è previsto per le 21:30 e il costo dei biglietti è di €15. Era Superba regala ai più attenti due biglietti omaggio per assistere alla serata. Il primo dei due biglietti andrà al più veloce di voi che ci risponderà a questa semplice domanda, inviandoci una mail a redazione@erasuperba.it con la risposta esatta e il proprio nome e cognome e recapito telefonico.

    Chi è quell’uomo considerato dai più il padre del jazz, nato a New Orleans nel 1877?

    Il secondo biglietto omaggio verrà messo in palio oggi pomeriggio in occasione della prima uscita ufficiale di #EraOnTheRoad. Seguiteci sui nostri canali social!

  • Cep, tagli al terzo settore: a rischio le attività del Centro Zenit

    Cep, tagli al terzo settore: a rischio le attività del Centro Zenit

    voltri-palmaroLa scorsa settimana, prima che in Consiglio Comunale si annunciasse la volontà di impedire i gravi tagli al Terzo Settore, è circolato via mail (e lo abbiamo ricevuto anche in redazione) un appello per scongiurare la chiusura del Centro Zenit: si tratta di una struttura aperta dal 1996 al Cep di Prà, che ogni anno accoglie circa 100 – 150 bambini e ragazzi dai 6 ai 18 anni per attività di doposcuola, gioco e (dove necessario) per gestire la relazione con le famiglie e con i servizi sociali.

    I tre educatori del centro, supportati periodicamente da tirocinanti e volontari di servizio civile, operano in sinergia con Arciragazzi, con le associazioni del territorio a partire dal Consorzio Pianacci, le scuole, la parrocchia e la comunità islamica (che in questo quartiere è la più numerosa di Genova).

    Dopo la seduta in Consiglio Comunale dello scorso giovedì, Daniela Matranga, responsabile del centro, sembra essere più ottimista: «Il Comune sembra aver compreso che i tagli al terzo settore sono una via non praticabile, poiché si tratta di un servizio fondamentale per la città, e hanno sottoscritto un impegno verbale a trovare le risorse necessarie: i primi riscontri dovrebbero arrivare in un paio di settimane, ma il timore è che – per dare nuovi fondi al sociale – qualche altro settore ne subirà il contraccolpo. Tuttavia è ancora presto per dire cosa accadrà e quali strategie si attueranno e ci permetteranno di continuare il nostro lavoro». 

    Come meglio precisato da Enrico Testino «servizi come quello fornito da Zenit sono presenti in tutti i quartieri periferici di Genova e sono un supporto importante per il Comune, che non ha le risorse per gestire direttamente questo tipo di attività. Tuttavia, i servizi di animazione sociale sono ritenuti meno prioritari rispetto a quelli di “accudimento”, verso i quali sono destinati principalmente i pochi fondi disponibili. La chiusura di Zenit o di servizi analoghi significadi fatto, che il Comune cessa di occuparsi delle sue periferieArrivare a luglio senza bilancio è una situazione nuova e al tempo stesso rischiosa: le attività del Centro non si possono interrompere, neanche per un breve periodo, perché rischia di incrinarsi il tessuto di relazioni sociali e fiducia che da anni rendono possibile l’operato nel quartiere».

    Inoltre, gli educatori e volontari del Centro Zenit si occupano anche, da circa due anni, della gestione della biblioteca Firpo: «circa due anni fa – spiega Daniela Matranga – il Comune ha annunciato di non avere più le risorse necessarie a tenere aperta la biblioteca. In quello stesso periodo noi eravamo alla ricerca di una nuova sede. Abbiamo unito le due esigenze reciproche e da allora operiamo sia come educatori sia come servizio bibliotecario: l’eventuale chiusura di Zenit cagionerebbe anche la sospensione delle attività in biblioteca, l’unica presente nel quartiere».

     

    Marta Traverso