Mese: Luglio 2013

  • Non giochiamoci Sampierdarena: due giorni per la campagna anti slot

    Non giochiamoci Sampierdarena: due giorni per la campagna anti slot

    new_slot_doubleSabato 6 e domenica 7 luglio 2013 si svolge la due giorni di eventi Non giochiamoci Sampierdarena, organizzato dal Circolo Chico Mendes a sostegno della campagna diffusa da tempo in città – e sostenuta da Comune e Municipi – in opposizione al proliferare di sale da gioco e slot machine nei bar e locali pubblici.

    Programma
    Sabato 6 luglio: ore 16.30 davanti a una delle sale slot di via Molteni un torneo di cirulla finalizzato a riaffermare il senso di un gioco “sano” come quello delle carte, in contrapposizione al gioco d’azzardo.

    Domenica 7 luglio: ore 17 festa a tema no slot in Villa della Fortezza (via Palazzo della Fortezza) con prodotti tipici e proiezione del documentario Per molti euro in più.

    La partecipazione è gratuita e aperta a tutta la cittadinanza del quartiere.

    (vuoi sapere cos’altro si può fare e vedere oggi a Genova e dintorni? Consulta l’agenda eventi di Era Superba)

  • Centro Storico, il tour guidato dei locali sfitti e abbandonati

    Centro Storico, il tour guidato dei locali sfitti e abbandonati

    centro-storico-vicoli-3“Abbandona la retta via, riscopri memoria storica, diversità culturale e spazi dimenticati”: questo il nome dell’evento che si svolgerà domani, 6 luglio 2013, a partire dalle ore 16, con ritrovo davanti alla cattedrale di San Lorenzo. Lungo tutta la giornata, una serie di eventi e iniziative, con un ricco programma. La provocazione a lasciare “la retta via” è stata lanciata dai ragazzi della Ex Latteria Occupata, al 39 rosso di Stradone Sant’Agostino, a due passi dalla Facoltà di Architettura. Il loro invito, quello di soffermarsi a guardare i tanti locali sfitti e gli spazi abbandonati che popolano il centro storico genovese, e di prendere atto che si tratta di un tesoro che noi tutti cittadini ignoriamo e di cui non siamo consapevoli.

    I ragazzi –in collaborazione con varie associazioni attive per il recupero del centro: Il Ce.Sto, Quick San Bernardo, Liberi Giardini di Babilonia, Il Pentolino– hanno in programma per domani una serie di eventi, in tour per le vie del centro. Si parte davanti alla cattedrale di San Lorenzo alle ore 16, con un laboratorio creativo per bambini organizzato dall’associazione Il Pentolino, per la creazione di strumenti musicali. Si prosegue alle 16.30 con la passeggiata vera e propria “alla (ri)scoperta di fondi sfitti e luoghi liberati”: in questa occasione, i partecipanti –in protesta contro le ormai troppe saracinesche abbassate dei vicoli genovesi- ricopriranno le serrande con cartelloni bianchi e li coloreranno, con il coinvolgimento e l’aiuto da parte dei bambini. E ancora, tappa per la merenda alla chiesa di Santa Maria in Passione, con tanto di mostra fotografica sul passato del quartiere: in questa occasione, l’associazione Giardini di Babilonia cercherà di sensibilizzare riguardo al caso della chiesa di Santa Maria in Passione, altamente degradata e oggi inaccessibile a causa dei cancelli e sbarramenti di un vecchio cantiere, che ancora ostacolano la viabilità ma che, qualora rimossi, garantirebbero il passaggio, senza pregiudicare la sicurezza di visitatori e passanti. Ancora, la cena multietnica in Piazza Sarzano, un mix di sapori tra oriente e occidente, con un’altra mostra di foto storiche della piazza. La cena è organizzata dai ragazzi del VaD – Voce al Deledda, del liceo scientifico Deledda di Via Bertani che, composto da studenti di diverse nazionalità e varia provenienza, cercano di dimostrare come sia possibile e auspicabile un’unione armonica di varie culture, per arricchire e non dividere. Per finire, tanta musica e jam session organizzata dai ragazzi dell’Ex Latteria, aperto a tutti coloro che vogliono partecipare in qualità di musicisti o semplici ascoltatori.

    «All’inizio avevamo in programma di organizzare due giornate di eventi -così commentano i ragazzi- e di prolungare le iniziative anche a domenica 7 luglio, tuttavia, le altre associazioni della rete si sono viste costrette a rinunciare per il grande impegno che avrebbe significato. Noi abbiamo comunque mantenuto un programma anche per domenica pomeriggio. L’evento si chiama “E…state con la Latteria”: a partire dalle 16-16.30, fino alla sera, proponiamo laboratori di chitarra e tai chi all’aperto in Piazza Sarzano e in questa occasione dipingeremo anche le saracinesche della Latteria. Da mesi ci interroghiamo e confrontiamo sulle esigenze di chi vive il nostro quartiere, fatto di serrande abbassate, strade deserte e luoghi sfitti o abbandonati, ma anche di tante esperienze sociali che, nella loro quotidianità, agiscono in maniera indipendente e riempiono di cultura e socialità i propri contesti. Abbiamo deciso di percorrere un terreno comune, fare rete, agire insieme per prenderci cura dei nostri spazi»

    EX LATTERIA OCCUPATA 39 ROSSO

    latteria-occupata-sant-agostinoI ragazzi della Ex Latteria Occupata danno il buon esempio e provano a sensibilizzare la cittadinanza verso la riscoperta dei locali abbandonati della città, patrimonio sottovalutato. Da oltre un anno, un piccolo gruppo di quelli che oggi frequentano abitualmente il centro di Stradone Sant’Agostino ha deciso di insediarsi all’interno degli spazi del locale che storicamente ospitava la latteria di quartiere. Il fondo, ci raccontano, apparteneva originariamente e da oltre trent’anni all’Università di Genova, che però non lo valorizzava e non lo impiegava in nessun modo. Il 7 ottobre 2011, nel corso di una manifestazione studentesca, il primo nucleo di persone si è stabilito nel locali, dando vita al collettivo e iniziando l’autogestione degli spazi. L’iniziativa era voluta soprattutto per creare un punto di ritrovo e aggregazione giovanile “alternativo” nella zona, e per ridare lustro al locale, totalmente lasciato a se stesso. Nonostante le iniziali ritrosie dei proprietari (l’Università -inizialmente favorevole, dopo contraria- li aveva invitati a sgomberare e ad abbandonare lo spazio), oggi sono riusciti ad insediarsi stabilmente e con successo: lo dimostrano le numerose iniziative che organizzano (dai corsi di chitarra, a quelli di arti marziali, cineforum, mostre fotografiche, mercatino del libro usato per incentivare lo studio e l’autoformazione ecc., il tutto rigorosamente gratuito), l’attenzione, la popolarità e la buona nomea che si sono ormai guadagnati nel quartiere. Inoltre, il lavoro si sensibilizzazione civica tra i loro coetanei e l’attenzione per problemi di amministrazione e gestione degli spazi pubblici: sondando gli umori generali, ogni lunedì dalle 19.30 organizzano assemblee aperte a tutti per discutere dei cambiamenti di Sarzano e Sant’Agostino (dal ritardo sull’apertura del nuovo mercato, all’ipotesi ventilata di creare un parcheggio nella piazza), e non solo.

     

    Elettra Antognetti

     

    PROGRAMMA

    Ore 16: laboratorio creativo per bambini con costruzione di strumenti in piazza San Lorenzo, a cura dell’associazione Il Pentolino

    ore 16.30: partenza passeggiata nel centro storico alla (ri)scoperta di fondi sfitti e luoghi liberati
    ore 18.30: merenda davanti la chiesa di Santa Maria in Passione con mostra fotografica sul passato del quartiere, a cura dell’associazione Giardini di Babilonia

    ore 20: in piazza Sarzano, cena multietnica tra oriente e occidente, con mostra fotografica e foto storiche della piazza, a cura di VaD – Voce al Deledda

    A seguire, jam session e serata musicale

  • Enrico Letta, il candido premier e i rassicuranti segnali di ripresa

    Enrico Letta, il candido premier e i rassicuranti segnali di ripresa

    enrico-letta-2E’ un luglio un po’ anomalo. Ci sono splendide giornate di aria tersa, il caldo non è afoso e il miraggio delle agognate vacanze estive ritorna un po’ pigramente ad occupare la testa degli Italiani. Qualcuno butta un occhio sul colpo di Stato in Egitto. Qualcun altro si distrae con l’avvincente tentativo di scalata alla vicepresidenza della Camera dell’onorevole Santanché, oppure con il solito M5S, al quale si può sempre rimproverare qualcosa, in mancanza di altro. Di crisi non c’è proprio voglia di parlare: e forse – chissà – gli Italiani preferirebbero credere che ci siano davvero quei segnali di ripresa visti da Saccomanni; che la decadenza del movimento di Grillo e i guai giudiziari di Berlusconi segnino il ritorno alla “normalità” della cara vecchia opposizione destra-sinistra; che il governo Letta, sotto l’alto patrocinio di Napolitano, stia davvero facendo quello che va fatto; che lo spread si sia acquietato e che l’Europa abbia, seppur faticosamente, imboccato compatta la strada della risalita.

    O forse no. Forse gli Italiani sono disillusi, non si aspettano più niente e vorrebbero solo pensare ad altro. E forse non hanno proprio battuto ciglio quando l’altro giorno Letta ha twittato festante “Ce l’abbiamo fatta!”, dopo che la Commissione Europea sembrava aver dato il via libera allo sforo del tetto di spesa. D’altronde gli Italiani a questi annunci hanno fatto il callo: chi crede più che cambierà davvero qualcosa? Beh, almeno uno c’è: il tenero Enrico.

    Tutto trafelato il simpatico premier affidava la portentosa novella alla rete, senza avere neppure il tempo di curare la punteggiatura e usando persino “X” al posto di “per”, come i veri “gggiovani”. E l’hastag “#serietàpaga”, messo in bella vista, non fa che acuire l’istintiva simpatia per il candore del povero ragazzo. Bisogna capirli i giovani d’oggi. Enrico, già fervente ammiratore di Andreotti («Quante volte da bambino ho sentito nominare Andreotti a casa di zio Gianni. Era la Presenza e basta, venerata da tutti. Io avevo una venerazione per questa Icona»), è cresciuto alla scuola del più navigato zio e si considera figlio putativo del più anziano compagno di Bilderberg Mario Monti, per il quale pure nutre una stima viscerale, testimoniata dal noto “pizzino” con cui ne salutò l’ascesa al governo («Mario, quando vuoi dimmi forme e modi con cui posso esserti utile dall’esterno. Sia ufficialmente […] sia riservatamente. Per ora mi sembra tutto un miracolo! E allora i miracoli esistono!»).

    Insomma, Letta junior se lo sono allevato loro e oggi lui è fatto così: alle promesse dei grandi ci crede. Per il piccolo Enrico “rispettare i patti” e “dimostrare serietà” sono davvero i punti programmatici concreti di cui l’Italia ha bisogno, esattamente come per ogni bambino è concreta la minaccia dell’uomo nero che la mamma di tanto in tanto gli prospetta. Che le cose non stiano così, tuttavia, non c’è bisogno di un gran lavoro per dimostrarlo.

    Olli Rehn, commissario europeo, ha subito specificato: «La flessibilità concessa dall’Ue non può in alcun modo derogare dalla regola del debito scritta nel fiscal compact». Cioè non si può sforare il limite del 3% annuo nel rapporto deficit – prodotto interno lordo. Se eventualmente l’anno prossimo (2014) dovessimo restare al di sotto di tale soglia, allora sarebbe (forse) possibile utilizzare il margine accumulato (0,1? 0,2?) per investimenti produttivi. Che cosa siano esattamente questi “investimenti produttivi” nessuno lo sa: e in ogni caso non saremo noi a decidere, ma l’UE. Il ministro dei trasporti Lupi ha subito provato a prenotare l’eventuale tesoretto per le grandi opere. (Vuoi vedere che l’annuncio serve solo come una scusa per buttare altri soldi nella TAV?).

    L’associazione dei costruttori ha ipotizzato maggiori risorse per 7,5 miliardi l’anno: ma è una stima più che ottimistica. E in ogni caso è sempre troppo poco. E’ poco per rilanciare l’economia; poco per bilanciare il contributo dell’Italia all’Unione; poco per compensare il pesante tributo di tagli a cui siamo sottoposti. E soprattutto non è un passo verso quell’unità europea che potrebbe risolvere i veri problemi: perché ovviamente gli Stati Uniti d’Europa non ci saranno mai, dato che i paesi del centro non accetteranno mai di finanziare di tasca loro il divario con i paesi della periferia (l’8% del PIL tedesco, secondo Jacques Sapir). Solo il simpatico Letta può pensare davvero che i sacrifici siano stati ricompensati, e che ora si possa finalmente «mettere in campo investimenti per le infrastrutture», oppure porre «il tema del taglio delle tasse sul lavoro e dell’aiuto al lavoro giovanile». In realtà è il solito leitmotiv del “coniugare rigore e crescita”, cioè: il rigore non si tocca, di crescita ne parliamo un’altra volta.

     

    Andrea Giannini

  • Provini per attori di serie tv: a Genova nuovo casting per Copernico

    Provini per attori di serie tv: a Genova nuovo casting per Copernico

    teatro-instabileMartedì 9 luglio 2013 si svolge un nuovo casting per la terza stagione televisiva Copernico, la sit com targata Belo Horizonte in onda sul canale Comedy Central di Sky ogni domenica alle 23. I provini si terranno presso il Teatro Instabile di via Cecchi a partire dalle 10 e sono rivolti a giovani comici. Per iscriversi telefonare al numero 335 5900238. Ogni partecipante dovrà proporre uno sketch della durata massima di 5 minuti. Belo Horizonte – marchio con patrocinio della Regione Liguria – propone ogni anno laboratori per attori comici, i cui partecipanti sono approdati non solo a Copernico, ma anche ad altre trasmissioni televisive di punta. La direzione artistica di Belo Horizonte è di Marco Fojanini, anche ideatore del format Copernico.

  • Tropaeolum Majus (nasturzio): una pianta facile da coltivare

    Tropaeolum Majus (nasturzio): una pianta facile da coltivare

    nasturzio 1Il Tropaeolum Majus, più comunemente noto come nasturzio, è una pianta originaria del Sud America e principalmente del Perù. In Italia ed in Inghilterra, viene generalmente chiamato nasturzio, ingenerando spesso una certa confusione con il crescione d’acqua (Nasturtium officinale) che presenta piccolissimi fiori bianchi e belle foglioline commestibili. Anche il nasturzio è edibile, dal sapore vagamente simile a quello del crescione, in tutte le sue parti, con sentore agro-piccante. Fiori e foglie, molto ricche di vitamina C, possono essere aggiunti, sia come elemento decorativo che per il loro aroma, alle insalate. I semi non ancora maturi si possono invece utilizzare, in salamoia o sotto sale, come surrogati dei capperi.
    nasturzio 2La specie è perenne solo in Sud America. In Europa ne vengono coltivati (sebbene in questo periodo sia pianta un po’ trascurata e poco “di moda”) diversi ibridi. In questa area geografica si ottiene per lo più una coltivazione di tipo annuale o, talvolta, biennale: la pianta è infatti particolarmente sensibile al gelo invernale. I suoi fiori vengono apprezzati per il loro valore ornamentale e sono presenti in natura in diversi colori, dal crema al giallo, dall’arancione al rosso intenso. Il nasturzio cresce particolarmente bene in una posizione soleggiata ed in un terreno non troppo ricco. Viene utilizzato come pianta a cespuglio, pendente, strisciante (se ne vedono molte di questo tipo nei giardini spontanei, sulnasturzio 3 monte di Portofino) e persino rampicante. I nasturzi preferiscono posizioni luminose e soleggiate: all’ombra la pianta tende infatti a produrre grandi foglie ma pochi fiori. Esistono però varietà dal fogliame variegato che risaltano bene anche in aree del giardino poco illuminate. E’ una pianta assai semplice da coltivare, anche per il neofita. Per ottenere buoni risultati, è sufficiente annaffiarla regolarmente mantenendo il terreno leggermente umido. I nasturzi possono tuttavia agevolmente sopportare brevi periodi di siccità. Durante le giornate molto calde suggeriamo comunque di aumentare sensibilmente le annaffiature. Ogni nasturzio 4due o tre settimane è bene concimare le piantine con del fertilizzante liquido, da aggiungere all’acqua delle annaffiature. Durante le prime fasi di crescita si consiglia di usare un concime con un titolo leggermente più alto di azoto, mentre durante il periodo di fioritura, un fertilizzante con un più alto titolo di potassio.
    La moltiplicazione dei nasturzi avviene principalmente tramite i loro semi che verranno raccolti dopo la fioritura e lasciati essiccare bene. La semina può essere fatta in febbraio o marzo, tenendo le piantine in luogo riparato e facendole germinare in vasetti singoli, per un paio di mesi, prima di trapiantarli in giardino. Invece in maggio o giugno, si possono seminare direttamente i nasturzi in piena terra. Questa pianta si riproduce facilmente anche da talea ed ancora più semplicemente per propaggine, tecniche queste ultime più sofisticate e meno adatte al neofita.
    Come abbiamo accennato, generalmente i nasturzi sono coltivati, nel nord Italia, come piante annuali, che alla prima gelata muoiono. Se si abita in zone temperate o rivierasche, una bella pacciamatura sarà sufficiente per far loro superare l’inverno e per vederli rifiorire in primavera. Inasturzio 5 nasturzi adulti non sopportano il trapianto ma le piantine giovani possono essere maneggiate con tranquillità. Una particolarità botanica del nasturzio consiste nella capacità idrorepellente delle foglie. Questo fenomeno viene individuato con il nome di “effetto loto” (osservabile appunto anche sulle foglie dei fiori di loto).
    La pianta è, infine, particolarmente apprezzata nel Regno Unito dove viene spesso utilizzata, date le scarse esigenze colturali, tra le varietà presenti nei “mixed borders”, nei vasi e nei contenitori di giardini e strade cittadine. Per gli appassionati vi è poi un catalogo inglese di sementi (che spedisce anche in Italia) che raccoglie le varietà più disparate: nasturzi dalle foglie variegate, marmorizzate, chiare, scure e dalle fioriture più eleganti, dai pallidi toni del rosa, al bianco puro o crema, fino al rosso cardinalizio su foglie verde intenso

    Filippo Leone Roberti Maggiore e Emanuele Deplano
    Per informazioni: ema_v@msn.com

  • Via Luccoli, lavori in corso: il giallo della pavimentazione “storica”

    Via Luccoli, lavori in corso: il giallo della pavimentazione “storica”

    Centro Storico di Genova, negozi chiusiComparsa nei giorni scorsi sulle prime pagine dei quotidiani locali a causa di un’esplosione che, oltre a una grande paura, non ha comportato particolari gravi conseguenze, via Luccoli è interessata in questi mesi da ingombranti lavori di manutenzione ad opera di Genova Reti Gas. Nel vicolo che conduce da piazza Fontane Marose a piazza Soziglia sono in via di sostituzione le vecchie tubature in ghisa con i nuovi condotti di polietilene. Un’opera che, nel complesso, coinvolge la città per almeno 50 km di scavi all’anno. Ma, come spesso accade per interventi invasivi di questa portata, il pensiero va immediatamente ai disagi che abitanti ed esercenti della zona dovranno subire e alle modalità e alla cura con cui verrà ripristinata la strada occupata dai cantieri.

    Per quanto riguarda via Luccoli, la questione è stata affrontata nell’ultima seduta del Consiglio comunale, nello spazio riservato agli articoli 54, ovvero le interrogazioni a risposta immediata durante le quali uno o più consiglieri chiedono alla giunta di fare luce su alcune problematiche della città. L’assessore ai Lavori pubblici e Manutenzioni, Gianni Crivello, ha sottolineato come, in questo caso, il Comune e gli enti coinvolti nei lavori siano stati parecchio sensibili alle istanze dei cittadini: «Prima di procedere con la sostituzione delle tubature vetuste come imposto dall’Autorità per l’energia elettrica e il gas – ha detto Crivello in Sala Rossa – abbiamo avuto una lunga fase preparatoria dell’intervento in via Luccoli, concordando il cronoprogramma con tutti i soggetti coinvolti, dal Municipio ai Civ, dalle associazioni di cittadini alla Polizia Municipale». Per non gravare eccessivamente sulle attività economiche della zona, evidentemente ostacolate dai lavori di manutenzione, la Civica amministrazione ha deciso di strutturare i lavori in due lotti tra loro separati nel tempo. Il primo, iniziato a fine maggio e attualmente in corso, interessa un tratto di circa 170 metri, da piazzetta Luccoli fino a piazza Soziglia, e si concluderà a settembre. «A questo punto – spiega Crivello – i lavori saranno sospesi per non ostacolare i commercianti con l’avvicinarsi del periodo natalizio». Il secondo tratto, che da piazzetta Luccoli sale fino all’incrocio con piazza Fontante Marose per circa un centinaio di metri, riprenderà a fine gennaio 2014 e dovrebbe terminare entro il mese di aprile. «Per entrambi i lotti – assicura l’assessore – gli scavi non saranno mai più lunghi di 15 metri per tratto, in modo da limitare i disagi allo stretto indispensabile. Inoltre, se per gli scavi si interviene in ore diurne, il ripristino della pavimentazione avverrà dalle 19 alle 24, per non impedire il passaggio dei pedoni, dei mezzi di servizio Amiu e di soccorso, nonché dei rifornimenti merci».

    Dopo via Garibaldi, torna la polemica sulla pavimentazione

    pavimentazione-vicoli-d5Pavimentazione nel Centro Storico

     

     

     

     

     

     

     

    I problemi non finiscono qui. I consiglieri Carattozzolo (Pd), Lauro (Pdl) e Rixi (Lega) hanno mostrato una forte preoccupazione per il ripristino del selciato originario, parte integrante del prestigio di via Luccoli. Attualmente, infatti, terminati gli scavi e la sostituzione delle tubature, la copertura sta avvenendo con una colata di cemento. «Ma figuriamoci se lasciamo via Luccoli con una colata di calcestruzzo» ha tuonato Crivello. «Si tratta naturalmente di un passaggio transitorio che garantisce la calpestabilità, in attesa che si assesti il terreno per poter procedere con il ripristino delle lastre storiche. Operazione che, tra l’altro, inizierà a breve. Naturalmente con la sostituzione di quelle in cattivo stato o accidentalmente danneggiate durante i lavori. Prima di dare il via all’ennesima polemica, certi consiglieri dovrebbero informarsi e capire che tutti i lavori di manutenzione in strade di interesse storico come via Luccoli sono assolutamente vincolati dal parere della Soprintendenza per i beni architettonici, che ha concesso il nulla osta di legge per l’intervento e che controlla costantemente l’evolversi dei cantieri». Come a dire: se si dovesse perpetrare qualche danno all’aspetto originale della via, interverrebbero subito sanzioni e vincoli al ripristino.

    Ma a scaldare gli animi è stata soprattutto la questione della pavimentazione di via Luccoli. Il capogruppo del Pdl, Lilli Lauro, ha ricordato, infatti, come il danno irreparabile fosse già stato fatto negli anni ’90 dalla giunta Pericu: «Durante i lavori per le Colombiane del ’92 si decise di sostituire le storiche lastre di pietra corsa del 1700 con falsi storici in cemento». Ma c’è di più: «I blocchi storici sono poi stati regalati nel ‘97 da Pericu al Comune di Pontremoli, dove ancora oggi è possibile trovare la targa di ringraziamento a Genova per la preziosa donazione. Peccato che, negli anni a venire, per recuperare una pavimentazione di valore in piazza De Ferrari si è dovuto spendere 1,5 milioni di lire al metro quadro. Una spesa folle e assolutamente evitabile, magari proprio con il selciato originario di via Luccoli. Mi sembra, allora, doveroso capire come si interverrà adesso».

     

    Simone D’Ambrosio

    [foto di Daniele Orlandi]

  • La Murga dei Vicoli: musica e solidarietà alla Maddalena, futuro incerto

    La Murga dei Vicoli: musica e solidarietà alla Maddalena, futuro incerto

    murga-vicoliSpesso le attività di aggregazione sociale nel centro storico genovese si basano sull’iniziativa libera e spontanea dei singoli, che riunendosi in gruppi danno vita a piccole luminose realtà fatte di persone che hanno voglia di condividere tempo, idee, conoscenze creando una rete di socialità e mutuo soccorso che si contrapponga all’abbandono e al degrado in cui purtroppo spesso versano i nostri caruggi. La Murga dei Vicoli è una di queste vitali realtà: murga, parola spagnola per indicare una forma di teatro di strada accompagnato da musica e giocoleria è il termine adottato da questo gruppo informale – nato nel sestiere della Maddalena – che non ha mai avuto progetti predefiniti ma ha costruito la propria identità e il rapporto col quartiere giorno per giorno, in base alle esigenze che si presentavano di volta in volta. Più semplicemente loro stessi si definiscono “quelli dei tamburi”, convinti che “solo attraverso l’autorganizzazione e la pratica quotidiana possiamo vivere meglio il nostro disastrato territorio; questo territorio che ci sta a cuore e che abbiamo sempre cercato di colorare con la nostra musica, con i nostri ritmi a rompere le gabbie del silenzio, della discriminazione e dell’emarginazione”. Oggi la Murga si trova in difficoltà poiché a breve resterà priva degli spazi che utilizza per riunirsi. Abbiamo parlato con Arianna, componente del gruppo, che ci ha raccontato la loro storia.

    Cos’è la Murga, come e quando è nata?

    «La Murga dei Vicoli nasce circa 4 anni fa – dall’idea di alcuni che ne fanno ancora effettivamente parte e di altri che non hanno proseguito il percorso – di creare una murga a Genova. In Sud America, soprattutto in Argentina e in Uruguay, ci sono moltissime murgas: spesso ogni quartiere ha la sua murga di suonatori di percussioni uniti a teatranti e danzatori, che portano messaggi di allegria ma anche di lotta nella quotidianità del quartiere, nelle manifestazioni, nei momenti di festa, nelle occasioni speciali…».

    Come interagite con il quartiere e i suoi abitanti?

    «La Murga dei Vicoli s’ispirava, e si ispira, al fatto di essere un gruppo informale di persone di ogni età aperto a tutti e tutte, i cui membri non siano necessariamente dei musicisti, e infatti nel nostro caso solo alcuni già sapevano suonare le percussioni quando si sono uniti al gruppo. La Murga esce a  suonare per le strade del quartiere e oltre, a fianco di molte lotte e manifestazioni per la dignità: a fianco al popolo palestinese, contro il TAV, insieme ai bambini e alle famiglie, contro la guerra e la repressione, al funerale di Don Andrea Gallo… e in molte altre occasioni».

    murga-vicoli-3Dove vi siete riuniti finora, quali spazi avete utilizzato?

    «Inizialmente la Murga era ospite di uno spazio del Comune in Via della Maddalena. Quando lì sono dovuti iniziare dei lavori ha spostato le sue prove nello spazio di Piazza Posta Vecchia (facente parte delle aree legate al progetto “Patto per lo Sviluppo della Maddalena”, ma di fatto lasciato inutilizzato) dove è rimasta per più di 3 anni. In questo spazio le prove sono sempre state, e lo sono ancora adesso, il giovedì pomeriggio dalle ore 17 circa alle ore 19 circa».

    Può partecipare anche chi non ne fa già parte?

    «Le prove sono aperte a tutti i curiosi e a chi voglia unirsi! Il gruppo ha sempre cercato di mostrarsi aperto e rispettoso nei confronti del vicinato, cercando per esempio di non recare disturbo la sera tardi; l’assemblea della Murga è un momento aperto a tutti, il giovedì sera ore 19 circa, così che chi volesse comunicare con il gruppo possa farlo liberamente».

    Quali problemi sono sorti recentemente?

    «Lo scorso dicembre è giunta la notizia che dovevamo lasciare lo spazio, per il quale ci sarebbe un progetto di allargamento del Distretto sociale Pré-Molo-Maddalena. Il suddetto progetto è approvato già da diverso tempo, probabilmente qualche anno… ma dall’approvarsi al farsi generalmente di tempo ne passa, e intuendo che non sarebbe iniziato nulla nell’immediato la Murga ha deciso di tenere alzata l’ennesima saracinesca che sarebbe rimasta chiusa. Da gennaio in poi è quindi iniziato un periodo in crescendo, abbiamo risistemato lo spazio, abbellito e reso un luogo vivo e aperto in molti modi diversi».

    murga-vicoli-2Quali attività avete organizzato?

    «Dal laboratorio di cucito gratuito che si è tenuto 2 volte alla settimana, alle attività per bambini alcuni pomeriggi; dal baratto di vestiti ed oggetti una volta al mese, alle cene invitando persone del quartiere; dalle iniziative di sensibilizzazione sulla Palestina, sulla situazione in Siria, sull’immigrazione, alle proiezioni di film».

    Quali progetti per il futuro e per la ricerca di nuovi luoghi di ritrovo?

    «La Murga probabilmente a fine estate dovrà andarsene da Posta Vecchia, perché i lavori inizieranno. Che cosa sia da farsi ora non è ancora cosa conosciuta. La Murga nel corso degli anni ha collaborato e intessuto legami di solidarietà e di amicizia con molte realtà sia del centro storico che esterne, e sicuramente vorrà continuare a farlo, ma in questo ha sempre mantenuto la sua autonomia di gruppo slegato dalle istituzioni, autogestito, informale… e queste sono caratteristiche che vuole mantenere».

    Visto che il gruppo è totalmente aperto a nuove idee, persone e progetti, chi volesse contribuire….sa dove trovarli!

    Claudia Baghino

  • Centro storico, legalità e diritti: federazione associazioni e comitati

    Centro storico, legalità e diritti: federazione associazioni e comitati

    vigne-centro-storico-vicoliUn soggetto unico pronto ad instaurare un dialogo costruttivo con le istituzioni per il rilancio del centro storico. È il senso dell’iniziativa messa in atto da associazioni e comitati – tra le quali Associazione Centro Storico Est (Assest), Associazione L.Robotti S.Torpete, Massoero 2000, Osservatorio Prè-Gramsci, Assoutenti – riunitesi in una federazione aperta all’adesione di altre realtà del territorio. «Pensiamo che il centro storico, indipendentemente dalle singole specificità di ogni zona, sia accomunato da un problema generale – spiega Giancarlo Bertini di Assest – quello di non avere un piano complessivo per rilanciarlo». Insomma, è assente qualunque progetto, soprattutto a lungo termine. «Al contrario, si agisce solo con interventi estemporanei per risolvere le emergenze del momento – continua Bertini – così è nata l’idea di una federazione che raggruppi le varie realtà associative. Il gruppo è aperto a nuove adesioni, infatti, invitiamo i comitati della Maddalena e di altri quartieri ad unirsi a noi».

    La federazione, secondo i promotori, permetterà loro di confrontarsi con l’amministrazione presentandosi quale unico interlocutore, in modo tale da “pesare” di più nel dibattito pubblico sul futuro del centro storico. «Siamo convinti che alcune scelte siano dettate da interessi di lobby– sottolinea Bertini – le piccole associazioni contro queste importanti influenze possono fare ben poco. Così, forse, avremo maggiore voce in capitolo». Proponendo delle soluzioni per immaginare un centro storico vivibile, pulito e sicuro, che torni a dare lustro alla città. L’aspetto fondamentale è coniugare il diritto a sicurezza e vivibilità dei residenti con l’attenzione ai soggetti più deboli (dai senza dimora agli stranieri irregolari, ecc.), agendo sempre in una cornice di legalità e diritti per tutti.

    Nel documento stilato dalla neonata associazione sono numerosi gli spunti. «A proposito di bellezza occorre intervenire sul degrado. Riparare la pavimentazione ripristinando il selciato originale senza l’asfalto è possibile. Molte di tali brutture sono la conseguenza di lavori sulle infrastrutture. Il Comune si decida a risalire alle responsabilità, obbligando le imprese al ripristino». Per migliorare l’igiene, invece, serve una migliore organizzazione della gestione dei rifiuti che preveda il coinvolgimento attivo della comunità. «La raccolta differenziata porta a porta appare l’unico sistema efficace in grado di raggiungere in poco tempo su larga scala percentuali oltre il 70%».
    Le piazze devono essere liberate dalle automobili e utilizzate per attività culturali, ricreative, concerti e come punto di partenza delle visite guidate. In questo senso il patrimonio culturale storico-artistico rappresenta il volano principale. «È necessario favorire il turismo di qualità con la realizzazione di percorsi coadiuvati da supporto logistico, dall’estensione del wi-fi, da un rapporto diverso con i crocieristi che sbarcano a Genova. Occorre coinvolgere le numerose realtà del quartiere, pensiamo agli eventi di musica classica di Don Farinella, ai Mercoledì del Castello sulla storia di Genova, alla scuola di danza orientale, alla scuola di Cinema e recitazione, alla musica d’autore, alle manifestazioni organizzate alla Commenda di Prè dall’associazione amici dell’Oratorio, al progetto del museo della Stampa, ecc. Le piazze vanno frequentate e non solo transitate, così gli spazi deserti di piazza Caricamento possono divenire un ponte tra Expo e carruggi».

    Non poteva mancare un richiamo al diritto al riposo notturno, una delle maggiori criticità per i residenti. «A notte inoltrata le misurazioni del rumore nelle case (con finestre chiuse) effettuate negli ultimi due anni dall’apposito nucleo dei vigili urbani nelle zone interessate dalla movida ed elaborate di concerto con l’Università, raccontano una storia di superamento, e di molto, della soglia di interruzione del sonno (60dBA), dalle ore 23 alle 5 di mattina: una violazione della legge e del diritto primario all’integrità psicofisica. Saniamo l’emergenza: rinnoviamo la richiesta di chiusura al sabato alle ore 1,30, gli altri giorni alle ore 0,30, contestualmente alla presenza di vigili in funzione preventiva».
    Infine, a proposito di dialogo e condivisione «Bisogna estendere a tutto il centro storico i punti presenti nel Patto per Prè, del quale ribadiamo l’alto valore civile ed auspichiamo una piena e completa attuazione da parte della Giunta comunale. I contenuti richiamano al rispetto delle regole del vivere insieme come condizione della convivenza libera dall’assillo della paura. Rispetto della legalità e attenzione ai più deboli devono marciare di pari passo, senza sovrapporsi ai diritti dei cittadini residenti».
    La federazione invita l’amministrazione ad «Indire nuovi bandi per l’assegnazione dei locali comunali, senza preclusione per attività di somministrazione e ristorazione, purché sia salvaguardata la qualità degli esercizi commerciali di nuova apertura nell’area di Prè, ricercando il rispetto degli aspetti storico, architettonici e paesaggistici. Inoltre, si proceda con l’assegnazione degli alloggi comunali attualmente sfitti».

     

    Matteo Quadrone

  • Arcipelago Scec, moneta locale: continua il progetto a Genova

    Arcipelago Scec, moneta locale: continua il progetto a Genova

    scec3Prosegue anche a Genova l’attività di Arcipelago Scec, il progetto di moneta locale e complementare all’Euro, diffusa per sfidare la crisi e sostenere le attività commerciali del territorio.

    Su Era Superba ne abbiamo parlato per la prima volta alcuni mesi fa interpellando Enzo Cirone, referente per Liguria e Toscana di Arcipelago Scec. Un tema che da un lato si può legare ai dibattiti sul futuro dell’Euro, ma che è al tempo stesso svincolato da teorie economica: lo Scec non si pone in contrasto con la moneta corrente, ma la accompagna per valorizzare l’economia locale e aumentare il potere d’acquisto di consumatori e famiglia.

    Pur non essendo convertibile in denaro, ogni Scec ha con l’Euro un rapporto 1:1, ossia 1 Scec vale 1 Euro, 2 Scec valgono 2 Euro e così via. Dal punto di vista fiscale lo Scec è assimilabile a un buono sconto: chi si reca in un bar, dall’elettrauto o in una qualunque altra attività commerciale aderente, pagherà infatti in Scec solo una percentuale minima dell’importo totale (di solito 5, 10 o 20%). L’iscrizione ad Arcipelago Scec è gratuita e permette di ricevere – appunto all’atto dell’iscrizione – una somma di 100 Scec, cartacei o su conto elettronico.

    Attualmente (dato aggiornato al 3 luglio 2013) a Genova Arcipelago Scec conta 215 fruitori – ossia consumatori che pagano in Scec – 65 accettatori – ovvero attività commerciali o liberi professionisti che accettano Scec come forma di pagamento e 12 soci sostenitori – che operano attivamente per far conoscere lo Scec e sostenerne la diffusione sul territorio.

    Per maggiori informazioni in merito si può inviare una mail ad arcipelagoscecgenova@gmail.com o iscriversi alla pagina Facebook “Arcipelago SCEC Liguria”, che a oggi conta quasi 500 like. Si stanno inoltre organizzando, con cadenza periodica, incontri sul territorio per spiegare lo Scec a esercenti e cittadini (l’ultimo si è svolto ieri sera, mercoledì 3 luglio, alla Asd Vignocchi di Boccadasse).

    Marta Traverso

    (foto dell’autore)

  • Championships di Wimbledon, prima di tutto le tradizioni inglesi

    Championships di Wimbledon, prima di tutto le tradizioni inglesi

    tennis

    E’ ormai la 127ma volta che nell’ultima settimana di giugno e nella prima di luglio si giocano i Championships di Wimbledon. Ci sono altri prestigiosi tornei di tennis, ma se chiedete a un ragazzo con la racchetta in mano qual è il suo sogno vi risponderà senza esitare: “Vincere a Wimbledon”. Per entrare davvero nella storia dello sport un giocatore deve calcare con successo l’erba-tappeto del Centre Court e uscire vittorioso dall’ambita finale del torneo.

    Che cos’hanno di così speciale i Championships?  Certo, su quei campi sono transitati e hanno vinto delle autentiche leggende del tennis: Martina Navratilova, William Renshaw, Pete Sampras e Roger Federer per citare soltanto i più titolati. Tuttavia, se i protagonisti vincono, invecchiano e passano, è il contorno che rimane e che ogni luglio si ripresenta a rendere Wimbledon il torneo. Tradizione è la parola d’ordine e non c’è paese che riesca al pari dell’Inghilterra a rendere la ripetizione di gesti ed eventi un punto di forza e non un elemento di mera e monotona abitudine.

    Se è piuttosto usuale vedere giocatori che indossano magliette di colori anche sgargianti sugli altri campi, a Wimbledon ci si veste rigorosamente di bianco. Addirittura il recordman di vittorie ai Championships, Federer, in più di un’occasione si è presentato sul Centre Court con indosso un elegantissimo blazer immacolato che poi ha tolto subito prima di iniziare a giocare.

    Il chair umpire, il giudice di sedia, si rivolge alle giocatrici facendo precedere al cognome gli appellativi di “Miss” opure “Mrs” e chiamando in alcune circostanze “Mr” anche gli uomini. Altro elemento rimasto immutato è quello dei colori ufficiali del torneo, verde e viola, ripresi anche nelle aiuole all’esterno dei campi da gioco.

    Fuori dal campo, le strawberries and cream, fragole e panna, rimangono un punto fermo oltre che un piacere per il palato, consumate in quantità luculliane durante le due settimane del torneo, così com’è immancabile un drink a base di Pimm’s: d’altra parte siamo nel sud dell’Inghilterra!

    Wimbledon è anche lo specchio del classismo strisciante Oltremanica. Il torneo è organizzato dall’All England Lawn Tennis and Croquet Club – noto semplicemente come All England Club un circolo di tennis non propriamente aperto al pubblico, dato che le affiliazioni non possono superare il numero di 375 e che i membri sono tutti iper-selezionati in base al lignaggio. A presiedere il club è il Duke of Kent, il Principe Edoardo, il quale consegna personalmente il trofeo al vincitore. Proprio Edward, una decina d’anni fa, decise di interrompere la consuetudine che voleva che i giocatori facessero un inchino davanti ai membri della famiglia reale: francamente era ora che davanti alla Royal Family ci si potesse comportare come davanti a un qualunque essere umano. A dire il vero fa ancora eccezione la Regina, di fronte alla quale l’inchino è ancora previsto… Un giorno o l’altro arriveremo a eliminare anche quello.

    L’Inghilterra d’altronde è così, ricca di contraddizioni. La terra della Magna Carta del 1215, il primo rudimento di riconoscimento dell’uguaglianza di tutti i cittadini, è anche il paese in cui più di ogni altro resiste un forte classismo.

    Se da un lato la distinzione tra upper e lower class è molto netta, per tradizione il pubblico di Wimbledon e quello inglese in generale parteggiano invece per l’underdog, ovvero il contendente che parte senza i favori del pronostico.

    Quest’anno, tuttavia, il pubblico del Centre Court farà un’eccezione e tiferà per uno dei favoriti, Andy Murray, nella speranza che un britannico trattenga finalmente sull’isola il trofeo che vola regolarmente verso altri lidi dal 1938. Poco importa se Murray è scozzese e non inglese e poco importa se prossimamente la Scozia potrebbe dire sì a un referendum per staccarsi definitivamente da Londra: l’importante è poter affermare che si è vinto … See you!

     

    Daniele Canepa

     

  • Brignole e Principe, restyling stazioni ferroviarie: lo stato dei lavori

    Brignole e Principe, restyling stazioni ferroviarie: lo stato dei lavori

    stazione-brignole-EUn iter burrascoso e travagliato, quello che riguarda i lavori di ristrutturazione delle due principali stazioni genovesi, Brignole e Piazza Principe. I lavori hanno preso il via il 4 dicembre 2008: “Appalto integrato per lavori di riqualificazione ed adeguamento funzionale degli edifici di stazione e delle opere infrastrutturali  complementari”, questa la dicitura esatta relativa agli interventi previsti, oltre che nei due poli genovesi, anche nelle stazioni di Milano Centrale e Torino Porta Nuova. L’importo totale? 57 milioni 183 mila 497,17 euro.

    Il progetto è finanziato e coordinato dal gruppo Grandi Stazioni, società di servizi controllata al 60% da Ferrovie dello Stato Italiane e al 40% da Eurostazioni SpA, incaricata di riqualificare le 13 principali stazioni ferroviarie italiane e ridare lustro a stazioni ottocentesche, dotandole di infrastrutture e impianti adeguati al ventunesimo secolo: oltre a Genova, Milano Centrale, Torino Porta Nuova, Venezia Mestre e Venezia S. Lucia, Verona Porta Nuova, Bologna Centrale, Firenze S. Maria Novella, Roma Termini, Napoli Centrale, Bari Centrale, Palermo Centrale. A Genova, oltre alle due citate, era inizialmente previsto anche un programma per la riqualificazione della stazione di Sampierdarena, mai attuato.

    Dopo varie vicissitudini e proroghe, la data di fine lavori nelle stazioni di Genova è stata fissata per il 27 dicembre prossimo: altri 3 mesi dopo l’ulteriore ed ennesima proroga –datata settembre 2013-. Pensare che originariamente –e ingenuamente- si era parlato di ottobre 2011. Poi, le emergenze archeologiche a Principe, che avevano spostato la dead line a marzo 2012. Poi è degenerato tutto. Adesso è valido il termine di fine 2013, ma si tratta di una probabilità concreta o piuttosto di un miraggio, una chimera, una bufala?

    Brignole e Principe, i cantieri e i ritardi

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    I lavori, a cura degli architetti Marco Tomino, Massimo Antonelli e Lorenzo Pagnoncelli rispettivamente per la parte architettonica, strutturale e impiantistica, sono seguiti dalla ditta Guerrato SpA, impresa appaltatrice. All’apertura dei cantieri i lavori erano stati affidati da Grandi Stazioni ad una ATI (Associazione Temporale di Imprese) con capofila, all’epoca, Dec: impresa barese attiva nel campo delle costruzioni civili sia pubblico che privato che, dopo essersi aggiudicata l’appalto, era andata incontro a difficoltà economiche e legali (una vertenza giudiziaria a suo carico per l’inadempienza nel pagamento degli operai, che aveva costretto alla cassa integrazione in deroga per i 22 lavoratori della Dec e avvio della procedura per recuperare gli stipendi non pagati dal gennaio 2012), che l’avevano portata a fuoriuscire dalla ATI. Il percorso non è stato breve e indolore: nell’aprile 2012 l’accordo per la risoluzione del contratto e l’uscita della Dec, con subentro della Guerrato SpA di Rovigo in funzione di capofila, affiancata da Sacim, in amministrazione straordinaria.

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    Già all’interno dell’ATI originaria, la Guerrato era all’epoca l’unica azienda solida in grado di assumersi questo compito e di favorire questo passaggio, evitando all’amministrazione di riemettere un nuovo bando europeo (con un ulteriore slittamento dei lavori a fine 2014-metà 2015). Dopo la crisi di Dec, il tracollo: i lavori avevano subito uno stop di molti mesi deciso dalla società Grandi Stazioni, cui mancavano le garanzie necessarie sulla stabilità delle aziende coinvolte; per le aziende in subappalto (una ventina) c’erano da pagare circa 2,6 milioni di lavori arretrati. Fortunatamente il peggio è stato scongiurato e i cantieri sono stati riavviati nell’agosto 2012 (anziché a maggio, come previsto), con l’accordo siglato a luglio dall’allora Assessore ai Trasporti Enrico Vesco e il responsabile di Grandi Stazioni. I lavori sono, però, ripresi a pieno regime a partire dal mese di ottobre.

    Sindacati e Regione, inoltre, si erano accordati per far ottenere i pagamenti arretrati ai lavoratori e per mantenerne l’impiego. Alla fine, il tutto si era risolto con la cassa integrazione per 19 operai, la corresponsione di arretrati e contributi, la riassunzione con contratto a termine offerto dalla Guerrato (a scadenza a luglio 2013 per una parte dei lavoratori, e dicembre 2013 per altri).

    Le difficoltà dei lavoratori

    stazione-principe-lavori-3-EAd oggi, tuttavia, i lavori non sembrano avviarsi verso la fine. Il termine di fine lavori fissato entro dicembre 2013 non sembra credibile e tutto fa pensare che la ditta non riuscirà a rientrare nei tempi previsti. I lavori a Brignole e Principe, seppur “separati”, non possono che procedere in parallelo. Oggi basta fare un giro all’interno o nei pressi delle stazioni (come capita quotidianamente ai tanti pendolari, o in generale ai molti utenti ferroviari) per rendersi conto dello stato reale dei fatti.

    Ma qual è il motivo di questi rallentamenti? Eppure 57 milioni (e “spiccioli”) di euro sono già stati finanziati e ci dovrebbe essere tutto l’interesse per portare a termine quello che è stato iniziato. Supposizioni e voci non ufficiali adombrano la seguente spiegazione:

    Dopo il caso Dec, con sue le ambigue vicende giudiziarie, la colpa dei rallentamenti sulla tabella di marcia e delle mancanze sotto il profilo organizzativo erano state attribuite alla ditta pugliese, “colpevole” della cattiva gestione dei lavori. Ma anche dopo il passaggio alla gestione della Guerrato SpA la situazione non è cambiata di una virgola e la lentezza resta endemica, la Guerrato potrebbe quindi decidere di allungare ancora oltre, fino a trovare ditte disposte a entrare nel progetto e prendere in subappalto i lavori scaricando gli oneri finanziari sulle subappaltatrici sgravandosi dal pagamento della penale per il ritardo sui tempi previsti. Per il momento non è dato sapere se si tratta di argomentazioni fondate o di semplici illazioni: solo nei mesi prossimi si avrà il responso.

    lavori-cantiere-brignole-ENei cantieri, intanto, alcuni operai ironizzano: «Chiusura del cantiere nel 2013? Più probabile 2033. Qui i lavori non finiranno mai. All’inizio eravamo in 40 operai, attivi solo in questo cantiere; adesso siamo stati dimezzati e siamo in 40 in tutto, tra Brignole e Principe. Come si può pensare di riuscire a finire tutto il lavoro che ancora c’è da fare in pochi mesi? Impossibile pensare di compensare ora tutte le mancanze che ci sono state in questi anni».

    Per non parlare del problema dei continui licenziamenti e dello spettro della cassa integrazione. L’anno scorso molti operai sono stati mandati in cassa integrazione per oltre un anno; di recente altri sono stati licenziati e a fine novembre, a quanto apprendiamo, toccherà ad altri ancora.

    Gli operai in larga parte sono assunti tramite contratti a termine fatti tramite agenzia interinale che vengono rinnovati di mese in mese, o di 3 mesi in 3 mesi. Stando alle voci che circolano in cantiere, alla scadenza del contratto prevista per fine novembre dovrebbero arrivare i licenziamenti e ad alcuni colleghi sarebbe stato dato il benservito non più tardi della settimana scorsa. Inoltre… «Siamo troppo pochi e non riusciamo a lavorare, non si riesce a procedere».

    Lo stato dei lavori

    lavori-cantiere-stazione-principe-EA rilento e in ritardo, è vero. Ma pian piano qualcosa si è pur mosso. Dentro alla stazione di Brignole da qualche mese i lavori per la ristrutturazione della pavimentazione del sottopasso sono terminati, e l’impressione generale è migliorata (anche se a uno sguardo più attento si nota che il cantiere si è spostato dal corridoio all’ingresso, a ridosso della porta). Di Principe, purtroppo, non si può dire lo stesso e ancora il cantiere all’interno della stazione crea disagi ai viaggiatori e scompiglio generale.

    A Principe, comunque, sono già stati consegnati ai commercianti alcuni esercizi; inoltre, ultimati i nuovi uffici della Polizia Ferroviaria e rinnovata la parte impiantistica. A Brignole, pronto il nuovo Palazzo della Centralina di Controllo, che ospita il centro tecnologico di controllo Rfi. In entrambe le stazioni, a posto anche i pannelli di indicazione dei binari e gli schermi informativi, con buona pace di tutti i viaggiatori (o quasi).

    Ancora, entro la primavera del 2014, la consegna delle due aree di parcheggio a Principe e Brignole (qui i lavori, seguiti da ditte subappaltatrici, hanno subito ritardi a causa di un contenzioso con gli occupanti dell’area, mentre a Principe lo scavo è già stato fatto e i lavori sono iniziati), gli unici lavori che davvero sembrano proseguire di buona lena: ancora una volta il business dei parcheggi si rivela leader nel settore dell’edilizia.

    Il tunnel di collegamento fra la stazione ferroviaria e la metro a Principe (non previsto a Brignole) era dato per ultimato nei primi mesi del 2014, ma ancora non si sa se si resterà nei tempi. E poi, le “rifiniture” varie: oltre all’ultimazione di impianti, centrali elettriche, anche il restyling del sottopasso di Principe, la costruzione di nuove biglietterie (a Principe, a destra dell’attuale; a Brignole, al posto dell’edicola e del tabacchino) e centri commerciali. A Principe si punta soprattutto su servizi essenziali come ristorazione, edicole e tabacchi, mentre a Brignole sarà allestita una più grande area commerciale, e si presume saranno ospitati anche grandi brand come Calzedonia o Benetton, per rendere la stazione genovese più simile a quelle delle principali città italiane.

     

    Elettra Antognetti

    [foto dell’autore]

  • Sagra urbana: cibo, musica e spettacolo a Villa Bombrini

    Sagra urbana: cibo, musica e spettacolo a Villa Bombrini

    Villa BombriniGiovedì 4 luglio 2013 ha inizio a Villa Bombrini – Genova Cornigliano la sagra urbana: tre giorni all’insegna di prodotti tipici, appuntamenti musicali e spettacoli di teatro e arte di strada rivolti ad adulti e bambini.

    L’evento si svolge in collaborazione tra Circolo Arci Belleville, Circolo Barabini di Trasta, Circolo Arci 30 Giugno e Teatro del Piccione.

    Il programma della sagra urbana 2013 inizia dunque oggi (giovedì 4 luglio) con Minimo Festival, una serie di spettacoli dedicati all’arte di strada.

    Dalle 17.30 spettacoli che spaziano dalla giocoleria comica ai burattini, dall’acrobatica aerea alla clownerie, portando in scena solo artisti genovesi. Alle 21.30 il “vero e proprio” spettacolo di varietà, che comprende acrobatica aerea, giocoleria, musica, arti circensi e una Drag Queen. Infine, dalle 23, concerto di canzone popolare del Sud con Vito e le Orchestrine.

    (vuoi sapere cos’altro si può fare e vedere oggi a Genova e dintorni? Consulta l’agenda eventi di Era Superba)

  • Primo Valico, ecco l’alternativa alla Tav Genova: il progetto

    Primo Valico, ecco l’alternativa alla Tav Genova: il progetto

    voltri-ferroviaPoco meno di 20 chilometri di tunnel alla base della catena dei Giovi per ridisegnare il Primo Valico – aperto nel 1852 per collegare Pontedecimo e Rigoroso (Arquata Scrivia) – evitando la ripida salita di Busalla, che raggiunge anche il 35‰ di pendenza. L’alternativa al tanto contestato Terzo Valico ha finalmente un volto, una proposta concreta. L’idea giunge dall’architetto Paolo Rigamonti, che si è ispirato alla filosofia svizzera di abbassamento dei trafori storici, “spostandoli” alla base delle asperità montuose, per diminuire la pendenza delle vie infrastrutturali. Un concetto che è stato fatto proprio anche dai rappresentati della Lista Doria, che hanno seminato un po’ di sconcerto in Consiglio comunale per essere andati almeno apparentemente contro le intenzioni del proprio sindaco, per il momento determinato a proseguire l’iter del Terzo Valico.

     

    Alla scoperta del Primo Valico: di che cosa si tratta?

    La proposta di Rigamonti e Lista Doria è molto semplice e punta al potenziamento dell’utilizzo di una linea già esistente e attualmente poco sfruttata a causa della sua tortuosità e della pendenza, che la rendono appetibile per i passeggeri solo nel tratto Pontedecimo-Busalla, mentre il percorso Rigoroso-Busalla è ottimizzato per le merci. Tutti ostacoli che, a detta dell’architetto, possono essere sormontati con interventi di gran lunga più semplici, economici e meno invasivi rispetto all’Alta Velocità Genova – Tortona – Milano. «Con un traforo lungo circa un terzo di tutte le gallerie previste per il Terzo Valico – spiega l’architetto – il Primo Valico potrebbe diventare una linea di ottima qualità, pur non potendosi definire linea veloce». Il percorso del tratto di montagna Pontedecimo – Rigoroso è di 35 km, a fronte di una distanza in linea d’aria di soli 18,5 km. Il dislivello tra i due punti estremi è di 170 m, con una pendenza media del 9,2‰ (contro il 12,5‰ del Terzo Valico), che lo rendono il passaggio appenninico più breve in assoluto.

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    Una soluzione alquanto simile a un vecchio progetto preliminare di “direttissima dei Giovi” del 1966, che prevedeva di passare sulla sponda sinistra del Polcevera, per imboccare poi la galleria di valico poco a monte della confluenza tra il rio Secca e il Polcevera (con un tratto allo scoperto all’altezza di Serra Riccò) e uscire a Rigoroso, con uno sviluppo di circa 20 km. Una via oggi improponibile per ragioni di impatto, ma che condivide con il nuovo Primo Valico l’uscita ad Arquata, anziché il prolungamento fino a Novi.

    «Per contrastare sul nascere questa proposta – racconta Rigamonti – la Relazione di accompagnamento al progetto afferma la “imprescindibile necessità” di immettere su questa linea ben 138 treni/giorno già a partire dal 2006, a fronte dei 46 allora circolanti. Di qui la asserita necessità di realizzare una nuova linea. Un’evidente mistificazione, dato che i passaggi nel frattempo sono addirittura diminuiti». Tuttavia, la boutade di riservare una linea ai lavoratori che quotidianamente si spostano su quest’asse aveva fatto facilmente breccia nella politica della sinistra. «Peccato – commenta l’architetto – che poi ci si sia dimenticati di mettere in pratica questo potenziamento a vantaggio dei pendolari».

    «Certamente – prosegue Rigamonti – con il Primo Valico resta il problema di servire Voltri, che invece sarebbe ben collegato con il Terzo Valico. A questo fine, si deve prevedere una prosecuzione della bretella Voltri-Borzoli fino a San Quirico: una galleria pianeggiante di 6 km, che riprende in parte il tracciato del Terzo Valico e che uscirebbe all’altezza dell’isola ecologica, senza infastidire nessuno. Così si realizzerebbe una sorta di “Y” rovesciata dalle polarità portuali genovesi alla pianura padana, con una linea pianeggiante. Così il Primo Valico potrebbe essere prevalentemente a uso merci e traffico locale, mentre la Succursale potrebbe puntare prevalentemente sui passeggeri di più lunga percorrenza.».

    Geometricamente si tratta di lavori assolutamente fattibili e non dovrebbero esserci problemi neppure dal punto di vista geologico. «Certo – sostiene l’architetto – bisognerebbe scongiurare la dismissione dello scalo di Pontedecimo prevista dal Puc, da usare come base di cantiere, altrimenti tutto il discorso del nuovo Primo Valico rischierebbe di saltare». Resterebbe, poi, da verificarne la fattibilità tecnica. Ed è proprio qui che Rigamonti alza la voce: «Genova dovrebbe esigere che qualcuno super partes si facesse carico della valutazione complessiva di questo progetto. Non è corretto che l’arbitro della partita sia anche il giocatore di una delle squadre in campo». 

     

    Tutti i No al Terzo Valico

    confronto-primo-valico-terzo-valicoSecondo Rigamonti, alla base della concezione del Terzo Valico c’è una valutazione assolutamente errata o volutamente ingannevole: «Nel 2002 – spiega l’architetto – si disse che a partire dal 2006 il sistema ferroviario sull’asse Genova – Milano non sarebbe stato più in grado di assorbire la domanda crescente e che avremmo avuto un deficit complessivo tra merci e passeggeri di circa 130 treni. Peccato che, attualmente, pure senza il nuovo valico, il sistema ferroviario sia utilizzato solo al 60% delle sue possibilità e presenti un’offerta che supera di 150 convogli la domanda reale».

    Tuttavia, stando alle previsione dell’Autorità portuale, il traffico merci in direzione Genova potrebbe ben presto rischiare il collasso, soprattutto in ottica del nuovo Piano regolatore. Ma anche su questo punto l’architetto ha qualcosa da ridire: «Quando Merlo presenta gli otto scenari di sviluppo del nuovo porto, dà per scontato che a monte vengano realizzate la Tav e la Gronda. Peccato che entrambe, così come sono pensate, non siano assolutamente funzionali a uno sviluppo dell’area portuale in zona Sampierdarena e Sestri, ma solo per la direttiva di Voltri. Queste opere sono entrambe sbagliate perché non vanno della direzione dello sviluppo ma della marginalità».

    Il primo ostacolo, secondo Rigamonti, è di tipo prettamente tecnico. I lavori, infatti, non sono scomponibili in lotti interdipendenti e le infrastrutture non saranno utilizzabili neppure parzialmente finché non sarà montato l’ultimo bullone dell’ultima tratta. «Genova si condanna due volte: la prima per i tempi e la seconda perché le soluzioni non sono adeguate».

    A ciò vanno aggiunte alcune difficoltà più prettamente tecniche. «Ad esempio – spiega Rigamonti – quelle che si incontrano poco prima di Tortona, dove la linea ha un raggio di curvatura di 1200 metri, a fronte dei 5 mila previsti per l’alta velocità. Se, dunque, parlassimo di Tav Genova – Milano, questo inconveniente da solo basterebbe a rendere inefficace il progetto. Un rallentamento di questo tipo sarebbe concepibile solo in una situazione di arrivo dei treni e non di transito: ecco perché la denominazione reale del progetto è  “Linea A.V./A.C. Genova-Milano – tratta Genova-Tortona”, mentre del progetto preliminare dell’intera linea non c’è traccia». Qui interviene una grande opera di marketing: per distogliere i problemi dal nodo Genova-Milano, si parla dell’ormai mitico corridoio 24 Genova–Rotterdam: «Un bell’inganno – dice Rigamonti – dovuto al fatto che gli interessi che gravitano attorno al Terzo Valico sono meramente legati alla sua costruzione e non alla funzionalità della struttura stessa. Gli utenti non hanno mai avuto voce in capitolo».

    binari-trasporti-treniMa c’è un altro dettaglio tecnico che declassa l’intero progetto: «Il Terzo Valico giunge a Genova convergendo a Fegino nell’attuale linea “diretta” Genova-Milano, ovvero la cosiddetta Succursale dei Giovi. L’innesto sarebbe a raso, soluzione tecnica che determina un conflitto fra i treni da Genova verso Arquata via Succursale e i treni discendenti dal Terzo Valico diretti verso Genova, che qui si incrociano e dovrebbero diminuire sensibilmente la velocità. Un problema che si duplicherebbe anche a Tortona. Inoltre, il sistema presenta una serissima criticità anche all’altezza di Fegino, dove i sei binari provenienti da sud e i quattro binari da nord convergono in due soli binari, determinando un classico collo di bottiglia. Da cui dovrebbe passare tutto il traffico di Genova e tutto il traffico del porto in zona Sampierdarena. Piccolo particolare: da molti anni si propone alle Ferrovie dello Stato di fare un’operazione simile per la prosecuzione della bretella Voltri – Borzoli. La risposta è sempre stata negativa perché comprometterebbe la funzionalità della Succursale. Se adesso questo intervento viene accettato, significherebbe l’assurdità della convinzione che l’attuale linea dei Giovi non servirebbe più. Quindi si farebbe una linea nuova per buttare via quella vecchia, spendendo 7 miliardi per correre un po’ di più per 30 chilometri». Lo spreco più totale, di soldi pubblici. Per contro, il progetto del nuovo Primo Valico non avrebbe nessun problema di strozzature, dal momento che già in origine era stato pensato proprio come collegamento diretto per il porto in zona Sampierdarena. Un nodo cruciale potrebbe, comunque, presentarsi nella bretella per Voltri. Ma, a detta dell’architetto, sarebbero sondabili anche altre soluzioni tecniche.

    «Quando faccio un progetto – incalza Rigamonti – metto in conto che le previsioni che faccio abbiano un margine di errore. Nel caso del Terzo Valico abbiamo l’eccezionale possibilità di capire come e quanto siano sbagliate. Perché non teniamo conto? Facciamo finta di niente?»

     

    Primo Valico e Terzo Valico: progetti a confronto

    stazione-brignole-binari-neve-D2«Da un lato, dunque – sintetizza l’architetto – abbiamo il Terzo Valico con tutte le sue incongruenze.  Dall’altro la proposta del rifacimento del Primo Valico, che costerebbe un terzo, o la metà se vogliamo comprendere anche i costi del prolungamento verso Voltri».

    C’è, poi, un altro mito da sfatare. «Quando il Comune di Genova dice che grazie al Terzo Valico si andrà a Milano in 58 minuti, dice un’assurdità. Poiché da Tortona a Milano ci vogliono 55 minuti, vorrebbe dire che il Terzo Valico consentirebbe di fare Genova – Tortona in 3 minuti. Assurdo, appunto. Sarebbe, dunque, necessario intervenire anche sul tratto Tortona – Milano, ma allora perché non farlo prima di realizzare il Terzo Valico?».

    Infine, Rigamonti punta il dito contro l’inganno che si perpetrerebbe ai danni degli utenti. «Fra Milano e Brescia hanno fatto 20 chilometri di linea veloce che ha autorizzato le Ferrovie dello Stato a eliminare gli Intercity. Su quella tratta ora ci sono solo Frecce Bianche, più scomode, con un aumento del biglietto del 50% e nessuna riduzione sensibile del tempo di percorrenza. È abbastanza plausibile che la stessa cosa si verificherebbe anche a Genova. Per non parlare delle merci. Perché sarà tutto da vedere quanto costerà il nuovo passaggio sotto un tunnel da 7 miliardi. Senza dimenticare che le Ferrovie dello Stato si troveranno a gestire tre linee, di cui due molto sottoutilizzate, con costi notevoli. Per questo motivo, lo stesso Moretti (amministratore delegato di FS, NdR) si era detto inizialmente contrario al Terzo Valico, ma poi gli hanno fatto capire che politicamente sarebbe stato meglio non intralciare il progetto».

     

    Simone D’Ambrosio

  • Stage estivi di musica a Genova: il programma di Music Line

    Stage estivi di musica a Genova: il programma di Music Line

    ChitarraSono aperte le iscrizioni agli stage estivi di chitarra, percussioni e teoria musicale che si svolgono come ogni anno a Music Line, la scuola fondata da Gianni Martini e che quest’anno ha “compiuto” 35 anni di attività.

    Il programma di quest’estate prevede quattro incontri di un’ora e mezza ciascuno, in orari serali (variabili e da definire anche in base alle esigenze degli iscritti) e distribuiti nell’arco di due settimane. Ogni stage avrà inizio solo al raggiungimento del numero minimo di iscritti.

    Cajon e percussioni leggere: rivolto a tutti coloro che, da appassionati, intendano avvicinarsi al mondo delle percussioni leggere (tamburelli, maracas, clavette, shaker, cabasa ecc.) e del cajon. Per partecipare non è richiesta alcuna preparazione teorica.
    Sono previsti due livelli: iniziale e di primo approfondimento.
    Docente: Dado Sezzi.

    Tecnica chitarristica e studio dell’improvvisazione: in occasione dell’uscita del 4° volume di Tecnica chitarristica e studio dell’improvvisazione, Gianni Martini terrà uno stage sull’improvvisazione che illustrerà gli argomenti trattati nei vari volumi del progetto didattico. Il corso è rivolto a chi già possiede un bagaglio tecnico e teorico di base.
    Sono previsti due livelli: iniziale e di primo approfondimento.
    Docente: Gianni Martini.

    Ripassiamo la teoria! . Seminario rivolto a tutti coloro che necessitano di riprendere e approfondire le indispensabili tematiche teoriche per poter esprimersi in maniera musicalmente consapevole.
    Sono previsti due livelli: iniziale e di primo approfondimento.
    Docente: Gianni Martini

    Lettura della partitura. Lo stage affronta i principali aspetti della scrittura musicale per chitarra attraverso esempi di lettura via via più complessi. Sono previsti due livelli
    Docente: Gianni Martini

    Armonica a bocca: seminario rivolto a tutti coloro che desiderano avvicinarsi a questo strumento dal grande potere evocativo. Si affronteranno le tecniche di base con particolare attenzione al mondo del blues e del folk.
    Il seminario prevede 2 livelli: base e di primo approfondimento.
    Docente: Lorenzo Marmorato

    Seminari dedicati alla vocalità
    a) L’impiego della vocalità nel canto corale moderno: tecnica di base per il controllo della vocalità. Docente: Marina Esposito.
    b) Come si prepara una canzone nel pop e nel rock: rivolto ai cantanti solisti, il programma affronterà stili musicali diversi, le specifiche tecniche e l’interpretazione. Docente: Davide De Martis.
    c) Il canto armonizzato: stage rivolto ai gruppi vocali (già esistenti e da formare estemporaneamente per il seminario). Saranno affrontate le tecniche vocali di base e i principi fondamentali dell’armonizzazione vocale applicata a brani pop e jazz. Docente: Betty Ilariucci.

    Per informazioni chiamare la segreteria di Music Line (010 8392500 dal lunedì al venerdì ore 15-180). Music Line rimane aperta per le lezioni ordinarie fino a metà agosto, sono inoltre aperte le prescrizioni alla stagione 2013- 2014.

  • Angeli per viaggiatori: un social network per sostenere il turismo

    Angeli per viaggiatori: un social network per sostenere il turismo

    genova-panorama-villetta-di-negroIl passaparola è spesso uno dei motori principali nella scelta dei luoghi di vacanza. Soprattutto in questo periodo di crisi (ma non solo), fa sempre comodo avere un amico o conoscente che risiede là dove vogliamo andare, per chiedere consiglio su opportunità di soggiorni low cost e sulle zone più interessanti da visitare. Non solo: se le esigenze del turista sono molto specifiche – appassionato d’arte, di cucina locale, di teatro di strada etc – è difficile sapere cosa offre in merito una città o regione, se non si conosce molto bene il territorio.

    In particolare – per fare un esempio – un abitante di Genova può suggerire a un potenziale turista un itinerario non convenzionale e in un certo senso “personalizzato” rispetto a quelli che si trovano nelle guide istituzionali e che tendono spesso a dirigere agli stessi luoghi e percorsi. A questo scopo è stato creato nel 2008 il sito web Angeli per viaggiatori: il fondatore è Stefano Consiglio, docente di Organizzazione Aziendale all’Università di Napoli, che sulla scia dell’emergenza rifiuti ha voluto individuare uno strumento per rinnovare e favorire la presenza di visitatori nella sua città.

    Limitato inizialmente alla Campania, in questi 5 anni il sito web si è esteso la possibilità ai suoi iscritti di chiedere e dare consigli di viaggio in ogni parte d’Italia e all’estero, ma anche di incontrare personalmente e ospitare i potenziali turisti. Anche chi scrive si è registrata ad Angels for Travellers, mentre il totale degli iscritti sul territorio genovese è al momento 26.

    Angeli per viaggiatori non va affatto confuso con una guida turistica o un servizio di informazioni: volendo semplificare, è paragonabile a un social network come Facebook, in quanto il suo scopo primario è favorire l’incontro tra persone e creare una rete di “angeli” che si attivino in maniera stabile per valorizzare il territorio. Una rete che, a nostro parere, deve da un lato favorire il professionismo e dall’altro colmare il vuoto dei fondi sempre più esigui per cultura e turismo: in Campania, Puglia, Basilicata e Sicilia è per esempio attivo da settembre Benvenuti al Sud, progetto patrocinato dalle istituzioni locali e volto a creare presidi territoriali allo scopo di coinvolgere i cittadini nella promozione turistica dei loro territori, sia utilizzando Internet sia attraverso iniziative offline.

    Marta Traverso