Mese: Luglio 2013

  • Biblioteca Berio, stop estivo all’apertura serale: un aperitivo

    Biblioteca Berio, stop estivo all’apertura serale: un aperitivo

    biblioteca-berio-1Mercoledì 10 luglio 2013 è l’ultima sera di apertura della Biblioteca Berio, che dall’aprile 2010 ha inaugurato il servizio serale prolungando l’apertura fino alle 23 nei giorni di martedì e mercoledì.

    Non si tratta di uno stop definitivo, ma di una pausa estiva (si riprenderà il regolare orario dal 15 settembre): tuttavia è la prima volta che il servizio viene interrotto durante l’estate. Per questa ragione al Berio Cafè si è deciso di organizzare un evento – aperitivo alla presenza di coloro che hanno usufruito dell’apertura serale e per ringraziare i dipendenti che negli anni lo hanno reso possibile.

    Dalle 18 alle 21 si svolge dunque Mi piace la Berio aperta di sera. Come si legge sia nella newsletter del Berio Cafe sia sull’evento Facebook, «Quest’anno viene comunicata, per la prima volta, una sospensione di due mesi: la decisione ci preoccupa per il significato e soprattutto perché ci lascia il dubbio che l’esperienza possa essere interrotta definitivamente».

    In programma aperitivo a 3,50 € con la barman Hilary del locale Virgo Club.

    (vuoi sapere cos’altro si può fare e vedere oggi a Genova e dintorni? Consulta l’agenda eventi di Era Superba)

  • Biblioteca Universitaria di Genova: un trasferimento lungo quindici anni

    Biblioteca Universitaria di Genova: un trasferimento lungo quindici anni

    archivio-libri-scrittura-D1Un sogno destinato a rimanere tale, complici prima la difficoltà di reperire risorse poi la disorganizzazione e la carenza di personale. Parliamo della nuova e prestigiosa sede della Biblioteca Universitaria di Genova, presso l’ex hotel Colombia di piazza Acquaverde di fronte alla stazione Principe, appena sopra alla storica via di Prè, a due passi dalla via Balbi degli studenti. Uno scrigno della memoria finora pressoché vuoto e sempre inaccessibile al pubblico nonostante sia quasi pronto.
    Un investimento da 26 milioni di euro a carico dello Stato, tra acquisto (nel 1999) e restauro della struttura in stile liberty, 13 mila metri quadrati su cinque piani (più due sotterranei) che dovrebbero ospitare oltre 650 mila volumi – di cui almeno 200 mila “a scaffale aperto” dunque a libero accesso – nella più grande biblioteca della Liguria che, nonostante il nome, a livello amministrativo dipende direttamente dal Ministero dei Beni Culturali.
    L’idea originaria è particolarmente ambiziosa, ossia realizzare un polo culturale, dotato di diverse anime: una pubblica, una universitaria ed una di conservazione, visto che racchiuderà in sé la memoria di Genova, compreso il lascito Edoardo Sanguineti, una collezione di circa 25 mila libri che il poeta ha voluto donare alla città. Inoltre, nella struttura troveranno spazio un ristorante all’ultimo piano, una caffetteria ed un bookshop al piano terra, una sala convegni nell’ex salone da ballo, una mediateca nel piano ammezzato.

    Principe ex hotel Colombia. nuova biblioteca universitariaDa quindici anni si parla del progetto e viene annunciata l’imminente apertura della nuova sede, ma immancabilmente – tranne sporadiche quanto temporanee inaugurazioni per mostrare a pochi fortunati lo splendore delle sue sale – le porte della biblioteca rimangono chiuse, lasciando fuori i cittadini.
    Nel 2012, dopo lungo lavoro ai fianchi del Ministero per ottenere lo sblocco dei fondi, i lavori di restauro sono finalmente terminati. Ad oggi, luglio 2013, mancano gli arredi interni – fondamentali per rendere fruibile il materiale librario – mentre i volumi iniziano a traslocare ma solo nei sotterranei dell’ex hotel Colombia, adibiti a magazzino.

    LE RACCOLTE INACCESSIBILI PER GLI UTENTI

    Dunque, il trasferimento, almeno di una parte di volumi (in particolare la sezione moderna e gli acquisti dal 2000 in poi), è in atto. Tuttavia l’operazione «È gestita con iniziative estemporanee che allontanano dall’obiettivo principale di una biblioteca, ovvero rendere al più presto fruibili le raccolte librarie all’utenza – spiega una bibliotecaria – C’è un evidente deficit di organizzazione. I libri, seppur lentamente, si stanno spostando dalla vecchia sede di via Balbi al nuovo magazzino. Però, non si sa quando effettivamente il materiale sarà accessibile per i lettori».

    archivio-libri-scrittura-D3Nonostante ciò, i lavoratori auspicano che per l’autunno 2013 sia possibile attivare la fruizione del materiale documentario, con un’apertura perlomeno parziale. «Dobbiamo studiare la modalità con le poche forze che abbiamo a disposizione, anche perché, inevitabilmente, ci sarà una fase in cui dovremo garantire l’apertura di entrambe le sedi», sottolinea un’altra bibliotecaria.
    Il futuro rimane un’incognita e le notizie arrivano con il contagocce. Era Superba ha provato a chiedere lumi (tramite mail e telefonate) alla Direzione dei Beni Culturali della Liguria, presieduta dall’arch. Maurizio Galletti, senza ottenere risposta.

    In ballo c’è anche il destino del Fondo Sanguineti. «La traslazione è avvenuta circa 2 anni e mezzo fa – raccontano i lavoratori che preferiscono rimanere anonimi – Eppure, attualmente su circa 25 mila volumi complessivi soltanto 3000 sono stati presi in carico dalla biblioteca universitaria». Gli altri rimangono inscatolati in qualche magazzino, chissà dove, con una gestione del trasferimento che appare alquanto improvvisata.

    GLI ARREDI INTERNI

    Principe ex hotel Colombia. nuova biblioteca universitaria.1Come detto in precedenza, affinché la nuova sede sia davvero funzionale, sono necessari gli arredi interni: innanzitutto le scaffalature per disporre i volumi appunto “a scaffale aperto”, secondo la vocazione di una biblioteca che sia eminentemente “pubblica”, poi tavoli, sedie, armadi, ecc.
    Per la fornitura degli arredi si è svolta una gara di appalto da circa 2,7 milioni di euro ma, secondo voci interne, una ditta non vincitrice ha presentato ricorso. Di conseguenza, fin quando non si risolverà il contenzioso giudiziario – e conosciamo i tempi lunghi di simili vicende – la situazione è pressoché bloccata.
    Nel frattempo, come racconta una bibliotecaria «Per il magazzino abbiamo riutilizzato le scaffalature della sede di via Balbi. Il problema è che mancano le scaffalature portanti, quelle fondamentali per organizzare le sale di lettura e consultazione».

    LA CARENZA DI PERSONALE

    La disorganizzazione è indissolubilmente legata alla carenza di forza lavoro. Complessivamente, i dipendenti della biblioteca universitaria sono una cinquantina. Meno di una ventina di essi, però, lavorano come servizio al pubblico. Decisamente troppo pochi per l’idea di polo culturale che è stata illustrata in questi anni.
    «Noi vorremmo che fossero attuate nuove immissioni – spiegano i lavoratori – circa 2 anni fa abbiamo firmato il fabbisogno di personale, indicando la quota di lavoratori mancanti, in base alle piante organiche del’epoca. Oggi siamo messi peggio. Siamo una cinquantina tra uffici amministrativi, back office (catalogazione, ecc.) e servizio al pubblico, mentre dovremmo essere come minimo 80. C’è assolutamente bisogno di forza lavoro, almeno sotto forma di tirocini e stage».

    «L’insufficienza della forza lavoro è un problema nazionale legato a precise scelte politiche – afferma Carlo Brizzi, rappresentante della Cgil-Fp Beni Culturali che, insieme a tutte le altre sigle sindacali, è scesa in piazza sul finire di giugno allo scopo di ribadire l’importanza del settore (e dei suoi lavoratori) per il sistema Paese – In questi giorni finalmente ci confronteremo con il Ministro Bray».
    Il sindacalista spiega: «La Legge Brunetta ha stabilito una fase di ricognizione degli organici che ha portato ad un taglio della forza lavoro del 20%. Il risultato è la pubblicazione degli organici nazionali, dai quali emerge con evidenza una carenza nella cosiddetta 3° area (funzionari) e nella 2° (tecnici), mentre nella 1° area, quella dei servizi ossia il livello più basso, c’è un esubero di 272 unità. Secondo la norma dell’ex ministro della Funzione Pubblica finché non saranno appianati gli esuberi, tramite qualche forma di mobilità o accompagnamento al pensionamento, non sarà possibile procedere a nuove assunzioni. È un vero e proprio paradosso, ci vorranno almeno altri 4-5 anni e nel frattempo tutto è bloccato. Noi abbiamo chiesto l’eliminazione della 1° area. Infatti, servono soprattutto funzionari e tecnici di supporto».

    GLI SPAZI DA AFFIDARE AI PRIVATI

    Un lussuoso ristorante all’ultimo piano, la caffetteria, il bookshop, la mediateca, la sala convegni: sono tanti gli spazi che nelle migliori intenzioni dovrebbero essere dati in affidamento a privati. Oggi, però, con la crisi che non accenna ad allentare la sua morsa, esistono imprenditori pronti a rischiare nel rilancio della zona grazie al volano della biblioteca?
    Per il momento non lo sappiamo perché, a quanto pare, non è stata bandita alcuna gara. Eppure, l’affidamento degli spazi è un’operazione fondamentale per coprire i costi di gestione di una simile struttura.
    «Di collaborazione con i privati si parla ormai da anni – confermano i lavoratori della biblioteca – il progetto originale prevedeva il coinvolgimento attivo della città per rivitalizzare l’area di Principe. Anche il Comune ed altre istituzioni dovrebbero collaborare, magari utilizzando le sale dell’ex hotel Colombia per presentazioni, incontri, dibattiti pubblici».
    Insomma, per far decollare definitivamente il progetto ci vuole la sinergia di diversi soggetti. D’altra parte, una volta che si è concretizzato un investimento così significativo, sarebbe stupido e controproducente tornare indietro. «Per questo siamo convinti che, prima o poi, la nuova sede vedrà la luce – concludono i dipendenti – anche se i tempi rimangono un mistero».

     

    Matteo Quadrone

  • Genova, nuova mobilità del Ponente: hub di interscambio e infrastrutture

    Genova, nuova mobilità del Ponente: hub di interscambio e infrastrutture

    aeroporto-colombo-A2Cornigliano come Milano Famagosta. Un hub, che sorgerà nell’area antistante l’aeroporto e attualmente occupata dalla ditta Derrick, consentirà un agevole interscambio tra traffico privato, autobus, linea ferroviaria metropolitana e aeroporto. Il tutto con la chicca di una funivia che collegherà il parcheggio direttamente con la zona partenze dell’aeroporto e, in un secondo tempo, potrà essere allungato fino alla collina degli Erzelli. È questa la chiave del nuovo sviluppo della mobilità nel ponente genovese, che già a maggio ci aveva anticipato il vicensidaco Bernini, e che è stata presentata ufficialmente questo pomeriggio in Regione. L’intervento ha ottenuto l’approvazione da parte della Commissione europea, che ne cofinanzierà la progettazione per una cifra di poco superiore ai 500 mila euro. Il sì definitivo arriverà a settembre, ma la successiva fase di progettazione sarà tutt’altro che agevole.

    I tempi stimati per la fase di studio tecnico non sono inferiori ai dodici mesi, considerato che lo snodo di interscambio dovrà funzionare alla perfezione per non rischiare di essere controproducente alla fluidità del traffico. Da qui, poi, partirà il bando per la realizzazione concreta dell’opera, naturalmente vincolata al reperimento delle ingenti somme necessarie: 15 milioni solo per il tratto di funivia tra il parcheggio multilivello, per la cui messa in opera non dovrebbe essere necessario più di un anno dall’inizio effettivo dei cantieri. Una cabinovia a dieci posti che nei momenti di massima affluenza dovrebbe consentire il trasposto di 4 mila persone all’ora, per un tempo di percorrenza intorno al minuto e mezzo. Con una proiezione di non più di tre minuti per l’eventuale futuro tragitto aeroporto – collina Erzelli.

    progetto hub aeroporto di Genova

    Il progetto chiama in causa altri interventi strategici che si innesteranno nel processo di complessivo restyling infrastrutturale di Cornigliano, di cui farà parte a pieno titolo anche la strada a mare. Ma la nuova mobilità del ponente non potrà prescindere da importanti opere di modernizzazione che dovrà mettere in pratica RFI (Rete Ferroviaria Italiana).

    Tasselli fondamentali del progetto presentato in Regione, infatti, saranno la nuova stazione ferroviaria di Genova Aeroporto – Erzelli, lo spostamento in area via S. Giovanni d’Acri – villa Bombrini dell’attuale fermata di Genova Cornigliano, e una revisione completa del nodo ferroviario di Sestri Ponente. Opere non proprio di poco conto, visto che fanno balzare l’ammontare di tutti i lavori all’ordine di grandezza di 35-40 milioni di euro. Lavori, tuttavia, fondamentali nella direzione della tanto attesa metropolitana di superficie, per cui è imprescindibile il completamento della ristrutturazione del nodo ferroviario genovese.

    Il quadro, dunque, è davvero molto complesso e per vedere la prima funivia genovese si dovrà pazientare ancora diversi anni.

    Altra grande incognita riguarderà la gestione della funivia stessa. In una previsione, per suo stesso dire un po’ troppo ottimistica, il presidente dell’aeroporto, Marco Arato, ha dichiarato che in futuro si potrà andare da piazza De Ferrari all’aerostazione in poco tempo e con soli 1,60 euro. Il che significherebbe una completa integrazione della nuova infrastruttura all’interno del trasporto pubblico cittadino. Ma allo stato attuale delle cose sembrerebbe inverosimile che le finanze di Amt si facessero carico anche della funivia. Il tempo, in questo caso, aiuterà a capire.

    Nonostante il progetto sia in una fase assolutamente embrionale, è comunque palpabile la soddisfazione nelle parole dei rappresentanti delle istituzioni: «L’appoggio della Commissione europea – ha detto l’assessore regionale alle Infrastrutture, Raffaella Paita – è garanzia per poter concorrere in futuro ai finanziamenti per la realizzazione. Certo, dovremo capire se le prossime programmazioni di risorse di tutti i soggetti in campo, ma soprattutto da parte di RFI, metteranno al centro questo progetto. La nostra intenzione è quella di disegnare una nuova parte di città, dove si innestano infrastrutture particolarmente importanti per lo sviluppo dell’economia del territorio. Con queste iniziative dobbiamo puntare al rilancio della funzione di traino del capoluogo genovese: insomma, dobbiamo rendere Genova più forte e competitiva».

    Anche Stefano Bernini, vicesindaco del Comune di Genova, ostenta soddisfazione: «Per chi è stato per anni presidente di quel municipio, oggi si tratta del vero e proprio coronamento di un sogno. Questo progetto è la dimostrazione concreta che quando i sogni sono condivisi, si possono realizzare».

    L’ultima parola spetta al presidente dell’aeroporto, Marco Arata, che inserisce il progetto in una ristrutturazione più ampia di tutto il sistema aeroportuale: «Già nel 2009 eravamo convinti della necessità di puntare sui passeggeri in arrivo a Genova. Per fare questo è necessario guardare alle compagnie low cost, che richiedono proprio una forte integrazione con il trasporto pubblico a prezzi accessibili. E con questo progetto, assume ancor più valore il piano di ampliamento dell’aerostazione in direzione delle “due ali”, per lavori già autofinanziati pari a circa 20 milioni di euro. In proposito, stiamo attendendo la stipula del contratto di programma con Enac, dopodiché potremmo procedere alla calendarizzazione degli interventi».

     

    Simone D’Ambrosio

  • Lavorare all’Oktoberfest di Genova: al via le selezioni

    Lavorare all’Oktoberfest di Genova: al via le selezioni

    Bicchieri di birraSono aperte le selezioni per lavorare all’Oktoberfest 2013 di Genova, che si terrà dal 12 al 22 settembre in piazza della Vittoria ed è organizzato dalla Birreria HB con il patrocinio del Consolato Generale Tedesco di Milano.

    Sono previste circa 30 posizioni lavorative per giovani under 25: tra le mansioni previste portabirra, spillatori, sparecchiatori e allestitori. Sono gradite eventuali esperienze pregresse nel settore della somministrazione.

    I colloqui si terranno presso la Birreria HB – via Bocciardo, Palazzo della Borsa – nelle giornate di giovedì 11 – 18 – 25 luglio 2013 (ore 16-18)

    Sarà necessario portare un curriculum con foto allegate. Per maggiori informazioni contattare la Birreria al numero 010 542988.

    Ricordiamo inoltre che sono aperte le iscrizioni al concorso grafico per il logo di Oktoberfest: la scadenza per inviare la propria candidatura è lunedì 22 luglio 2013.

  • Questa piazza non è un parcheggio: concorso artistico a Ferrara

    Questa piazza non è un parcheggio: concorso artistico a Ferrara

    piazza-vittoria-caravelle4-DIIl Comune di Ferrara ha aperto il bando di concorso per artisti under 36 dal titolo Piazza Verdi | “Questa piazza non e’ un parcheggio. L’obiettivo è individuare progetti di riqualificazione dello spazio pubblico in vista della riapertura temporanea del Teatro Verdi, che si trova appunto nell’omonima piazza. Un progetto che è già stato avviato in altre due zone della città romagnola, piazzetta Sant’Anna e il Mercato Coperto, nell’ambito del “programma per la sensibilizzazione al riuso dei luoghi addormentati“.

    L’apertura avverrà dal 3 al 6 ottobre 2013: saranno selezionati sei progetti creativi (danza, teatro, fotografia, installazione etc) che animeranno in quei giorni la piazza. Ogni artista selezionato avrà un proprio spazio di 5×4 metri (pari a un doppio modulo di parcheggio auto) per tutta la durata dell’evento.

    La scadenza per inviare la proposta è domenica 1 settembre 2013. L’iscrizione al concorso è gratuita.

    Per iscriversi si deve inviare:
    – titolo o motto della proposta
    – testo di max 1.500 caratteri che la illustri
    – bozzetto in formato A4 orizzontale
    – eventuali richieste specifiche per la realizzazione
    – bio dell’autore, max 500 caratteri

    I materiali vanno spediti via posta al Centro Studi Dante Bighi – via Martino Carletti 108 – 44034 Copparo (FE) oppure via mail in allegato pdf a info@dantebighi.org.

    Una giuria selezionerà le sei migliori proposte e i candidati saranno contattati personalmente.

    [foto di Diego Arbore]

  • Bando Arti Sceniche: gli spettacoli vincitori in anteprima

    Bando Arti Sceniche: gli spettacoli vincitori in anteprima

    Incontri, danzaMartedì 9 luglio 2013 (ore 18.30) nel porticato di Palazzo Ducale sono presentati in anteprima gli estratti dei Festival vincitori del bando Arti Sceniche 2013, promosso dalla Compagnia San Paolo di Torino.

    I Festival
    Lunaria Teatro: XVI Festival di una notte d’estate – Percorsi oltre il buio
    Associazione ARTU: Corpi urbani/Urban Bodies
    Rapallo Musica: XV Festival organistico internazionale “Armonie sacre percorrendo la terra di Liguria”
    Collegium Pro Musica: Festival internazionale di musica da camera “Le vie del Barocco”
    Echo Art: 22° Festival musicale del Mediterraneo
    Sarabanda: Circumnavigando

    Il bando ha assegnato complessivamente 4 milioni di euro per iniziative di teatro, musica e danza, dei quali circa 1 milione sono stati destinati a 10 rassegne e 6 stagioni teatrali delle Province liguri.

    I vincitori liguri del bando

    STAGIONI (totale:  € 810.000)
    Teatro dell’Archivolto, stagione 2013-14: € 260.000
    Teatro della Tosse, stagione “Questo spazio è di tutti”: € 230.000
    GOG – Giovine Orchestra Genovese, stagione 2013-14: € 195.000
    Teatro Cargo, stagione 2013-14: € 65.000
    Associazione S. Ambrogio, i concerti di San Torpete – VIII edizione: € 32.000
    Kronoteatro, stagione 2013-14: € 28.000

    RASSEGNE (totale: € 231.000)
    Lunaria Teatro, Festival in una notte d’estate: € 38.000
    Comune di Sestri Levante, Andersen Festival: € 35.000
    Rapallo Musica: € 30.000
    Comune di Perinaldo, Perinaldo Festival – VII edizione: € 22.000
    Associazione Collegium Pro Musica “Le vie del barocco” € 20.000
    Echo Art Genova 22° Festival musicale del mediterraneo € 20.000
    Comune di Monterosso al Mare, Nuove terre – Germogli di teatro a Monterosso € 18.000
    Associazione Culturale ARTU Genova Corpi Urbani/Urban Bodies € 18.000
    Sarabanda, Circumnavigando: € 15.000
    Levanto Festival Internazionale € 15.000

    (vuoi sapere cos’altro si può fare e vedere oggi a Genova e dintorni? Consulta l’agenda eventi di Era Superba)

  • Armadio Verde, è ora di scambiare: il centro swapping a Genova

    Armadio Verde, è ora di scambiare: il centro swapping a Genova

    armadio-verde-negozioA Genova, in Salita della Tosse 8 r, dietro Via San Vincenzo e a due passi dalla stazione di Genova Brignole è nato da qualche mese (aprile 2013) l’Armadio Verde, un negozio dove non si compra nulla, non gira denaro, è vietato pagare. Una boutique fashion, ma solo con i vestiti che altri non vogliono più. Com’è possibile? Come funziona L’Armadio Verde?

    Sfruttando le regole del ben più antico baratto, si ingegna per far fronte alla crisi, pur continuando ad offrire prodotti di qualità, tanto da essersi aggiudicato il premio Start Green, per le start-up sostenibili. Il negozio, una catena in franchising, offre la possibilità alle mamme di acquistare e scambiare i vestitini che i loro bambini (in età 0-10 anni) non usano più, di portarli all’Armadio, acquisendo un “punteggio” in forma di stelline che vengono accreditate per ogni capo portato, e di acquisire in cambio altri vestiti, portati da altre mamme, in base al numero di stelline a disposizione. Risparmiando senza rinunciare alla qualità.

    L’idea è venuta a David Erba, genovese approdato a Milano qualche anno fa, dove ha lavorato come consulente nel settore marketing. Proprio a Milano, David ha iniziato questa avventura, ma non si è dimenticato della sua città d’origine, con cui ha mantenuto un forte legame e cui ha pensato da subito, al momento di lanciarsi in questa avventura.

    L’Armadio Verde, il marketing e Genova: David raccontaci come nasce il tuo progetto.

    «Nata tre-quattro mesi fa, quella di Genova è la quarta sede di Armadio Verde: la prima, a Milano due anni fa, le altre sempre tra Milano (tre in tutto nel capoluogo lombardo, fra Corso Genova, Sempione, Porta Romana), e Busto Arsizio. L’idea nasce da un’esigenza personale: nel luglio 2010 io e mia moglie abbiamo avuto una bambina. La nostra prima figlia: tanto entusiasmo, nostro e di parenti e amici; poca esperienza, tanti acquisti e tanti regali. Dopo 6 mesi, l’armadio strapieno di vestitini e bavaglini. In virtù della mia formazione da business man, forse, mi sono messo a riflettere assieme a mia moglie per cercare di capire come ovviare a questo problema in modo intelligente e proficuo, per noi e per i molti altri che –come noi- vivevano questa situazione. Da lì, l’idea dell’Armadio: non ci entusiasmava la prospettiva di un semplice mercatino dell’usato dove lasciare le cose che non si vogliono più e sbarazzarsi degli “esuberi”. Volevamo dare modo alle mamme e ai genitori come noi di liberarsi da un lato, riempire di altre cose dall’altro, più utili, nuove, in buono stato. Come una vera estensione del nostro guardaroba privato, ma per strada. Inoltre, era anche una buona opportunità per le mamme di trovare quello che cercavano praticamente a costo zero, o anche di intraprendere una nuova forma di business sostenibile, che sappia conciliare il lavoro di mamma alle esigenze professionali: chiunque lo voglia, può decidere di aprire una nuova sede. Il materiale di certo non manca, basta guardare nei nostri armadi, in cantina, nei bauli, radunare tutto e iniziare l’avventura. Anche i costi di avviamento e gestione sono contenuti e le boutique sorgono spesso nelle vicinanze di scuole/asili e parchi per bambini e delle vie dello shopping tradizionale. A questo proposito, stiamo già allargando la nostra rete: a breve, l’apertura della sede di Bergamo, ad esempio, e tante le richieste di apertura di nuovi esercizi anche in altre parti d’Italia».

    Salita della Tosse, GenovaCome funziona?

    «Il nostro è un club. I vestitini vengono selezionati e viene loro assegnato un valore in “stelline” (in base alla marca, alla tipologia del capo, ecc.), che saranno accreditate su una Swapping Card, di cui si entra in possesso quando si diventa soci, previo pagamento di una tessera associativa annuale. Con le stelline ci si potrà portare a casa capi lasciati all’Armadio da altre mamme, non solo a Genova, ma anche nelle altre sedi, visto che siamo tutti parte dello stesso network. Pagando la tariffa associativa si potranno scambiare senza limiti tutti i vestiti che si desidera (anche tutti i giorni) per un anno. Il modello è: paghi una volta, acquisti per sempre. Portando altre mamme, invogliando altre persone a fare parte del nostro network, acquisti benefici e li fai acquisire anche a loro, e a noi. Un meccanismo virtuoso: aumenta la quantità, aumenta la soddisfazione di tutti».

    Lo swapping, una risposta alla crisi?

    «Sì, sicuramente. La nostra start-up nasce con questa intenzione: far fronte alla crisi, alla bassa disponibilità economica che costringe molti genitori a grandi sacrifici. Abbiamo pensato che il settore dell’abbigliamento per bambini fosse uno dei più “delicati”. I vestiti per bambini sono i primi a diventare obsoleti, vista la crescita rapida dei piccoli, e spesso si è costretti a buttarli o darli via ancora nuovi: da qui, l’idea dello swapping. Amante soprattutto dei bambini e del mondo visto con i loro occhi, ho deciso di abbandonare il lavoro di consulente e lanciarmi in toto in questa avventura di commercio solidale (ne sono co-fondatore, assieme a mia moglie: io mi occupo della parte burocratica e noiosa, dei numeri e dei bilanci, mentre lei della parte divertente, della moda, dei contatti. Qualcuno deve pure fare il “lavoro sporco”…), secondo il modello di scambio equo senza transazioni economiche ma fondato sulle regole della condivisione, del do ut des. Antispreco ed anticrisi, questo sistema consente di allungare il ciclo di vita degli oggetti buoni, delle cose belle, unendo la massa critica dei prodotti alla massa critica delle mamme in un sistema integrato, una ”agorà” fisica e virtuale che unisca gli oggetti veri e propri alla community online di sostenitori e promoter. Il tutto, secondo le stesse regole di “mercato share” in tutti gli esercizi».

    Una start-up giovane e intelligente.

    «Sì, nel 2011 Armadio Verde ha vinto il quarto bando di Start Green. L’innovazione è stata fare di una pratica in uso da sempre tra le mamme amiche e parenti di tutto il mondo, un’idea di business, rivisitare un’usanza casalinga rendendola più chic e organizzata. Come per ogni altra start-up che si rispetti, anche qui è stata messa a punto una corporate identity, sito internet, logo, swapping card, come una carta di credito ad uso delle clienti per l’”acquisto”, shoppers e flyer promozionali. Il tutto, rigorosamente “green” ed ecosostenibile».

    Perché Genova? Si fa un gran parlare di come la nostra città stia morendo: l’Armadio Verde che esempio può dare?

    «Perché, anche se me ne sono andato ormai anni fa, il mio cuore è rimasto genovese. E il mio sangue e il mio temperamento anche: forse per questo ho declinato le mie competenze manageriali nell’ottica del risparmio, del riutilizzo, del non buttare, del ridare valore. Sì, perché i genovesi, diciamolo, non sono quelli che non vogliono spendere: sono piuttosto quelli che vogliono spendere bene. In un momento storico come questo, in cui le logiche del commercio tradizionale collassano su se stesse, l’economia tradizionale è ferma e la moneta non circola, ha successo un modello diverso, che esce dalle logiche tradizionali e dà risposte a bisogni contingenti. Questa crisi ci ha resi consumatori più consapevoli e ci ha insegnato a ritornare al passato, a saper discernere valore e apparenze. Genova oggi è un terreno pronto per sperimentare qualcosa di nuovo, e lo dimostra l’accoglienza che ha riservato all’Armadio».

    Elettra Antognetti

  • Ta’Am: nasce l’associazione per il biologico e il km zero

    Ta’Am: nasce l’associazione per il biologico e il km zero

    Spighe al tramontoQualche tempo fa su Era Superba vi abbiamo raccontato l’iniziativa Il Cammello della Spesa, un servizio di consegna a domicilio di prodotti biologici e km zero organizzato dalla cooperativa sociale La Cruna. Si tratta della possibilità, per gruppi di almeno 3 persone, di ricevere la propria spesa (soprattutto generi alimentari, ma non solo) a casa o sul posto di lavoro favorendo dell’abbattimento dei costi proprio dei gruppi di acquisto solidale: un modo per risparmiare e al tempo stesso sostenere l’attività dei produttori che operano sul territorio.

    Lanciato circa due anni fa, il Cammello della Spesa conta oggi circa 500 iscritti sul territorio genovese. Come ci spiega Elena Corbo, che collabora da novembre con La Cruna nella gestione del servizio, «il numero di iscritti comprende sia gli acquirenti abituali sia quelli occasionali: per capire meglio l’effettiva tenuta del servizio, ogni mese facciamo due ordini ai produttori, con una media di 350 ordinazioni ciascuno da parte dei singoli iscritti».

    Il Cammello della Spesa è nato perché La Cruna già si occupava di attività presso gli uffici, per esempio con il ritiro di toner esausti, e a suo tempo si è voluto conciliare questo lavoro con iniziative più coerenti con gli scopi sociali (vedi la valorizzazione dei prodotti locali). Il buon esito dell’iniziativa ha tuttavia portato la necessità di costituire un’associazione autonoma: «La Cruna basa la sua attività su bandi e appalti, mentre Il Cammello della Spesa è un’attività commerciale che trae il suo finanziamento dalle adesioni di chi richiede il servizio. Pur condividendo i medesimi scopi, questa differenza nella gestione operativa ci ha fatto riflettere – insieme allo staff de La Cruna – sull’esigenza di dare maggiore autonomia al progetto. Io e il mio socio Fabio – che è anche l’ideatore del servizio – abbiamo dunque fondato Associazione Ta’Am – Il profumo della terra, che avrà sede a Genova Cornigliano e sarà inaugurata con un evento venerdì 19 luglio. Abbiamo scelto la formula dell’associazione perché meno onerosa e perché ci consente di organizzare eventi e iniziative in un’ottica non profit: in futuro ci auguriamo di trovare un doppio binario, gestire Il Cammello della Spesa con una cooperativa sociale e mantenere l’associazione per le iniziative non commerciali».

    L’associazione si occuperà sia di gestire Il Cammello della Spesa e garantirne la sostenibilità economica, sia di organizzare iniziative culturali sul tema del consumo critico e consapevole. «Il Cammello della Spesa ha lo scopo di valorizzare i prodotti locali e biologici e renderli accessibili a più persone possibile, anzitutto con prezzi non troppo elevati: riprendendo i valori del commercio equo e solidale, settore in cui ho lavorato per molto tempo, i prodotti acquistati tramite questo servizio hanno un “ricarico” che non va oltre il 30-50% rispetto al prezzo di costo. I negozi “ordinari” hanno invece percentuali superiori. Per farti capire meglio, un negozio che vende beni di lusso stabilisce dei prezzi molto più alti rispetto a quelli con cui li ha acquistati dai fornitori, così che se arrivano due clienti al giorno il guadagno è comunque elevato. Un servizio come il nostro ha invece necessità di un numero molto alto di acquirenti, e affinché questo avvenga i prezzi devono essere bassi: pertanto tendiamo a vendere i prodotti con uno scarso aumento rispetto al prezzo con cui li acquistiamo dai produttori».

    Quali sono i primi eventi in programma dell’associazione? «A ottobre partirà un corso di cucina naturale al Grimaldi Cafè di piazza della Meridiana che sarà tenuto da Alberto Ficarelli, cuoco specializzato in questa materia e che già tiene una rubrica di cucina consapevole sul sito de Il Cammello della Spesa. Vogliamo inoltre organizzare visite guidate alle aziende produttrici che aderiscono al Cammello della Spesa, mentre presso la nostra sede terremo eventi e conferenze aperti a tutti».

    Marta Traverso

  • Donne in guerra, Teatro Cargo: appello per lo spettacolo permanente

    Donne in guerra, Teatro Cargo: appello per lo spettacolo permanente

    Donne in guerraIL PRECEDENTE

    Luglio 2008: il Teatro Cargo di Voltri debutta sul Trenino di Casella con Donne in guerra: scritto e diretto da Laura Sicignano, lo spettacolo ripercorre vicende reali e testimonianze degli ultimi anni della Seconda Guerra Mondiale attraverso la storia di sei donne.

    Le sei attrici recitano sui vagoni del trenino, a pochissima distanza dal pubblico, alternandosi da un vagone all’altro così che ciascuna ripete due o tre volte la medesima scena, ogni volta davanti a spettatori diversi. Una prova d’attore di grande intensità, unita al panorama montano dell’entroterra genovese e alla valorizzazione dello storico mezzo di trasporto.

    Lo spettacolo è stato realizzato dal Teatro Cargo in collaborazione con Provincia di Genova e Fondazione Carige.

    2009: Donne in guerra viene replicato e riceve una segnalazione al Premio Ubu, istituito alla fine degli anni Settanta e considerato il più prestigioso riconoscimento in Italia per chi lavora nel teatro.

    Maggio 2012: Era Superba assiste a Donne in guerra sul Trenino di Casella (guarda le riprese dello spettacolo) e incontra Laura Sicignano, per una chiacchierata sullo spettacolo e sul percorso che il Teatro Cargo ha attraversato in questi anni nel quartiere e in città.

    In questo stesso periodo un gruppo di frequentatori abituali del Trenino si attiva per scongiurarne la chiusura, sia attraverso un gruppo Facebook sia tramite incontri dedicati alla pulizia collettiva delle singole fermate.

    IL PRESENTE

    Maggio 2013: come ogni anno il Teatro Cargo invia le prime comunicazioni relative a Donne in guerra e alla possibilità di acquistare i biglietti. Il comunicato stampa che noi e le altre redazioni abbiamo ricevuto titolava Quinta e ultima edizione, specificando che «le difficoltà economiche in cui versa il Cargo ci rendono difficile proseguire. Speravamo che “Donne in Guerra” potesse diventare un’attività istituzionale della città, visto il legame con il suo patrimonio materiale e immateriale, l’indubbio richiamo turistico e l’assoluta originalità a livello nazionale. Ma ad oggi non abbiamo avuto risposte concrete. Quindi iniziamo col salutare “Donne in guerra”: per chi volesse vedere questo unico spettacolo (molti tornano più volte, molti hanno già prenotato dallo scorso anno), suggeriamo di contattarci presto».

    Lo scorso 16 giugno si sono dunque concluse le repliche 2013 di Donne in guerra. L’intento di Laura Sicignano e di chi lavora al Teatro Cargo è tentare ogni via possibile per proseguire, sia per la qualità artistica dello spettacolo (che ha avuto ogni anno un forte successo di pubblico ed è stato anche portato in tournèe, per esempio al Teatro Metastasio di Prato) sia per le opportunità di valorizzazione turistica e culturale del Trenino di Casella.

    Marta Traverso

  • Genova Porto Antico, venditori ambulanti contro la repressione

    Genova Porto Antico, venditori ambulanti contro la repressione

    Sopraelevata da Piazza CaricamentoPochi giorni fa l’ennesimo blitz congiunto di guardia di finanza e vigili urbani al porto antico ha provocato il ferimento di un venditore ambulante senegalese che ha riportato la frattura ad una mano ed alcune lussazioni. È solo l’ultimo episodio di una lunga serie di azioni repressive il cui bilancio finale sono diversi feriti finiti all’ospedale, uno dei quali investito da un auto mentre cercava di sfuggire ai controlli delle forze dell’ordine.
    Per questo l’associazione antirazzista interetnica “3 febbraio” si rivolge a tutti i cittadini solidali «Per essere a fianco dei venditori ambulanti che con coraggio stanno scegliendo di reagire con grande dignità», invitandoli a partecipare alla manifestazione di martedì 9 luglio alle ore 16 in Piazza Caricamento (zona galeone) con arrivo sotto la Prefettura (Largo Lanfranco) per chiedere un incontro al Prefetto di Genova «Basta repressione verso gli ambulanti: per una sanatoria senza ricatti, per il permesso di soggiorno per tutti/e, per uno spazio libero per i venditori ambulanti».

    «Sono persone dignitose e solidali, esseri umani che cercano, anche con il loro lavoro, una vita migliore  – scrive l’associazione 3 febbraio – Sono gli stessi che portarono solidarietà e aiuto dopo la tragedia dell’alluvione e che la stampa definì “angeli neri del fango”. Sono per lo più senza permesso di soggiorno perché, in quanto lavoratori autonomi, sono esclusi da ogni sanatoria e quindi da ogni possibilità di lavoro regolare alternativo».

    «La maggioranza appartiene alla comunità senegalese – spiega Mauro Musa dell’associazione 3 febbraio – poi c’è qualcuno del Bangladesh e di altre etnie». Stiamo parlando degli ambulanti che operano nell’area del galeone al porto antico. Un centinaio di giovani senegalesi. Ma i numeri sono maggiori «I venditori complessivamente potrebbero essere 200-300 persone, è difficile fare stime precise – sottolinea Musa – molti nel periodo estivo vanno a vendere nelle spiagge delle due riviere».

    «Contro di loro si organizzano presidi fissi e blitz con impegni economici importanti in nome della sicurezza – continua l’associazione 3 febbraio – Le istituzioni, spesso incalzate da commercianti e responsabili dell’area porto antico, hanno sempre scelto attività repressive e nessuna proposta alternativa».

    «L’iniziativa di martedì nasce direttamente dai fratelli senegalesi che da anni fanno parte dell’associazione 3 febbraio – racconta Musa – dopo gli ultimi episodi sopracitati la situazione è diventata sempre più esasperata e la manifestazione è un grido d’allarme rivolto alla città». La lista di adesioni è lunga e finora comprende: Rete Solidale Indipendente Genova, Associazione San Giacinto Baltasar, Associazione promozione sociale Y.E.A.S.T., Centro delle Culture Genova, Circolo Culturale Proletario di Genova, Collettivo sorellanza e libertà Maripose di Genova, Comitato Liberamente, Segreteria nazionale migranti Equador Senami Genova, Socialismo Rivoluzionario.

    Trovare una soluzione che garantisca il rispetto della legalità e nello stesso tempo dei diritti di tutti i soggetti coinvolti, non è una cosa affatto semplice. Tuttavia, il primo punto imprescindibile è cambiare radicalmente approccio «I controlli devono essere fatti ma in un altro modo – afferma Musa – non con blitz aggressivi condotti da una cinquantina di agenti che creano pericoli per tutti, venditori, turisti e gli stessi tutori dell’ordine pubblico».

    «Qualche tempo fa abbiamo avuto degli incontri con l’assessore Fiorini – racconta Musa – il dialogo con l’amministrazione comunale è fondamentale, però, ultimamente si è arenato. Sto seguendo l’evolversi della situazione in altre città italiane dove le difficoltà sono le stesse. A Napoli, ad esempio, hanno individuato delle strade in cui è tollerata la presenza dei venditori ambulanti. Anche a Genova dovremmo impegnarci in questa direzione. Prima, però, è necessario che le istituzioni prendano consapevolezza che non si tratta di una mera questione di ordine pubblico».
    Ovviamente, come ricorda Musa, l’ostacolo principale è lo status di irregolari della maggior parte dei venditori, sprovvisti di permesso di soggiorno. «Fin quando le sanatorie non consentiranno anche a queste persone l’opportunità di regolarizzarsi, ci saranno sempre degli esclusi che, privi di alternative, proveranno a sopravvivere onestamente con l’unico lavoro che, tra mille difficoltà, riescono ad esercitare».

    «Noi crediamo nella solidarietà umana e crediamo che per vivere meglio c’è bisogno di superare l’egoismo e l’indifferenza che sono sempre più forti – conclude l’associazione 3 febbraio – Per la politica e le istituzioni questi immigrati sono un problema, per noi un motivo di scambio, confronto, conoscenza, amicizia e di una benefica integrazione umana».

     

    Matteo Quadrone

  • Colore e Dispositivo, Villa Croce: le opere di Gintaras Didžiapetris

    Colore e Dispositivo, Villa Croce: le opere di Gintaras Didžiapetris

    villa-croce-Photograph-by-Paul-Kuimet-copiaSarà inaugurata domani 9 luglio alle ore 18 nelle sale del Museo di Arte Contemporanea di Villa Croce la mostra dal titolo Colore e Dispositivo, dell’artista lituano Gintaras Didžiapetris. Visitabile fino all’8 settembre 2013 (martedì-venerdì, dalle 9 alle 19; sabato e domenica 10-19), la mostra porta per la prima volta in Italia -iniziando proprio da Genova- l’intera trilogia di Didžiapetris girata in 16mm: Optical Events (2010), A Byzantine Place (2011) e Transit (2012). Disponibile anche il catalogo della mostra, realizzato grazie ai contributi del Lithuanian Culture Support Foundation e del Programma Culturale dell’Unione Europea.

    Colore e Dipositivo è stata già presentata fuori dall’Italia nel 2007 –in una diversa versione, che prendeva il nome di “From Time to Time”- nella capitale lituana, al CAC – Contemporary Art Center di Vilnius. Presto verrà riproposta all’Objectif Exhibitions di Antwerp (autunno 2013), ma per la prima volta Genova è riuscita ad accaparrarsela grazie alla perizia e all’attenzione verso il panorama culturale internazionale dei curatori del Museo e della Fondazione per la Cultura di Palazzo Ducale. Ma perché visitare questa mostra?

    gintaras-villa-croceInnanzitutto, all’interno dell’esposizione sarà possibile ammirare i lavori del giovane artista Didžiapetris, classe 1985: già in Italia nel 2011, quando ha esposto i suoi lavori alla Biennale di Venezia, nella mostra genovese l’artista esporrà fotografie, film, installazioni, in una continua ricerca anacronistica e fuori dal tempo, in una sospensione astratta e atemporale. Nello specifico, tra tre i film di Didžiapetris, uno –prodotto proprio con il sostegno e l’aiuto del Museo di Villa Croce- è presentato in anteprima assoluta a Genova. I film, originariamente nati in pellicola, sono qui trasformati in versione digitale: si tratta di film muti che raccolgono immagini, ricordi, spezzoni di vita, affiancati l’uno all’altro in una successione all’apparenza causale e incomprensibile. Come se stessimo ritrovando per caso un vecchio filmino di famiglia, girato dal nonno tanti anni fa, con scene di vita quotidiana che possiamo provare a ricostruire, a seconda della nostra personale sensibilità. Questa la strategia di Didžiapetris, che non da linee guida per l’interpretazione delle sue opere ma che invece ci mette davanti a cose, immagini, installazioni che ciascuno di noi dovrà interpretare a suo modo e caricare di diversi significati. Oltre ai film, opere fotografiche, installazioni, sculture, elementi sospesi nel vuoto: immaginarsi delle storie dietro alle immagini, ricostruire percorsi, lasciare libera la fantasia, senza le rigide istruzioni dell’artista, ma piuttosto trasformando in artista ogni spettatore che, guardando le opere, creerà i suoi percorsi interpretativi personali. In un mondo in cui narrazione e memoria si intrecciano, un mondo mentale portatore di un misticismo ipnotico.

    A-Byzantine-Place-villa-croceColore e Dispositivo è una mostra che già nel titolo racchiude l’idea fondamentale che l’astrazione è parte della vita quotidiana, che l’immagine è fatta di dettagli, che i colori non sono altro che macchine che servono per giungere alle emozioni. È il caso della stanza completamente blu creata dall’artista, e di altre opere fortemente caratterizzate dalla presenza di colori intensi: il colore, appunto, come macchina e come dispositivo che permetta di fare un salto dal dato reale al mondo astratto dei sentimenti e della vita interiore.

    Ma chi è questo misterioso, giovane artista, nel nostro paese ancora poco conosciuto ai più? Lituano, nato a Vilnius 28 anni fa, Gintaras Didžiapetris già vanta un curriculum degno di un professionista dall’attività pluri-decennale: il più giovane artista ad essere stato presentato con una personale dal CAC, ha partecipato alla Biennale di Venezia del 2011 ed è presente anche nell’edizione del 2013, apertasi qualche settimana fa. Inoltre, numerose collettive tra cui: A Geographical Expression, per la Fondazione Sandretto Re Rebaudengo (2011), Rearview Mirror, Power Plant (Toronto, 2011), Exhibition, al Castello di Rivoli nel 2010, Index Off, al Palais de Tokyo (Parigi, 2010), Paper Exhibition, all’Artists Space di New York nel 2009.

     

    Elettra Antognetti

     

    Gintaras Didžiapetris – Colore e Dispositivo

    Museo di Arte Contemporanea di Villa Croce

    Dal 9 luglio al 8 settembre 2013

    Mar-ven ore 9-19; sab-dom 10-19

    Inaugurazione: martedì 9 luglio ore 18:30

    Genova Palazzo Ducale 
Fondazione per la Cultura

  • Ignacia e Paula Maffia: musica dal vivo ai Giardini Luzzati

    Ignacia e Paula Maffia: musica dal vivo ai Giardini Luzzati

    giardini luzzati 2Lunedì 8 luglio 2013 i Giardini Luzzati ospitano una tappa del primo tour europeo di Ignacia & Paula Maffia, duo argentino alla prima esperienza in Europa, la cui musica unisce le sonorità latinoamericane a incursioni nel jazz e nella musica elettronica.

    Il concerto si tiene nella “serata di pausa” dello spettacolo teatrale Il gran bazar de Le Mille e Una Notte a cura del Teatro della Tosse, che sarà in scena proprio ai Luzzati fino a sabato 13 luglio.

    Ingresso gratuito.

    (vuoi sapere cos’altro si può fare e vedere oggi a Genova e dintorni? Consulta l’agenda eventi di Era Superba)

  • Deos, danza contemporanea a Genova: spettacolo al Porto Antico

    Deos, danza contemporanea a Genova: spettacolo al Porto Antico

    Pulcinella2Domenica 7 luglio 2013 (ore 21.30) il Porto Antico di Genova ospita – nell’ambito della rassegna Mediterrarte 2013 – lo spettacolo di balletto Pulcinella. Un tango per Violetta.

    Diretto dal coreografo Giovanni Di Cicco, l’evento è curato dall’ensemble di danza contemporanea Deos operante lo scorso anno presso il Teatro Carlo Felice. Lo spettacolo propone le nuove produzioni di danza contemporanea e teatro-danza messe in scena dalla compagnia: Pulcinella di Igor Stravinskij, recentemente presentato alla Stagione Sinfonica con la direzione del M° Mario Brunello, e un estratto in anteprima assoluta di Un tango per Violetta, spettacolo su musiche di Giuseppe Verdi, Astor Piazzolla, Carlos Gardel e Osvaldo Pugliese in collaborazione con la Scuola Genova Tango diretta da Paolina Antognetti.

    Danzatori
    Luca Alberti – Angela Babuin – Luisa Baldinetti – Cristina Banchetti – Filippo Bandiera – Emanuela Bonora – Melissa Cosseta – Dario Greco – Barbara Innocenti – Nicola Marrapodi – Erika Melli – Roberto Orlacchio – Roberto Pierantoni – Andrea Valfré.

    Con la partecipazione di Margaux Gargano, Samuele Fragiacomo, Alessandra e Max Fontanini per Scuola Genova Tango.

    (vuoi sapere cos’altro si può fare e vedere oggi a Genova e dintorni? Consulta l’agenda eventi di Era Superba)

  • Confettura di pesche: ecco il metodo di preparazione

    Confettura di pesche: ecco il metodo di preparazione

    Confettura di pescheLa confettura di pesche è una conserva da preparare nel periodo estivo, quando le pesche sono ben mature e succose. Si può gustare con il pane e il burro, le fette biscottate o per guarnire una crostata o altri dolci.

    Ingredienti: 1 chilo di pesche gialle, 350 grammi circa di zucchero. Per le quantita, aumentate gradualmente di un terzo le pesche e lo zucchero, vale a dire, se utilizzate 3 chili di pesche, utilizzate un chilo di zucchero e così via.

    Preparazione

    Prendete le pesche mature e succose. Sbucciatele, tagliatele a fette eliminando il nocciolo e mettetele in un vaso/contenitore di vetro coperte dallo zucchero per una notte intera.

    Il giorno successivo, mettete le pesche e lo zucchero in una casseruola, facendole cuocere per circa 30/40 minuti avendo cura di mescolare di tanto in tanto con un cucchiaio di legno.

    Lasciate raffreddare e mettete la confettura in barattoli di vetro a chiusura ermetica: per sterilizzarli, metteteli a bollire in acqua calda per circa mezz’ora e scolateli bene eliminando tutta l’acqua.

    Bakeca Formazione

    Foto: ricettae.blogspot.com

     

  • Coordinamento per Quarto, ex manicomio: l’incontro al Ducale

    Coordinamento per Quarto, ex manicomio: l’incontro al Ducale

    manicomio-quarto-D1Nella giornata di ieri, venerdì 5 luglio, presso la Sala del Minor consiglio a Palazzo Ducale si è svolto l’incontro del Coordinamento per Quarto in merito al futuro dell’ex ospedale psichiatrico di Quarto (un tema che Era Superba segue da tempo con attenzione).

    I membri del Coordinamento, nato circa un anno fa dalla volontà dei cittadini di protestare contro la (s)vendita della struttura a privati, hanno voluto fare pubblicamente il punto della situazione.

    Come affermato dai suoi componenti durante l’incontro, il termine coordinamento vuole sottolineare l’esigenza che si è venuta a creare di tenere insieme tante istanze, ovvero dare modo ai tanti soggetti coinvolti di partecipare al dibattito sul futuro dell’area arrivando così alla soluzione migliore per l’interesse comune. Gli individui sono al centro del progetto, prevale la convinzione che il successo dell’iniziativa risieda nella dimensione relazionale. La soddisfazione maggiore dei suoi membri è che il Coordinamento per Quarto sia stato un motore per le istituzioni, in grado di avvicinare maggiormente la politica alle proposte e alle necessità delle persone.

    Il Coordinamento in questi mesi ha messo al vaglio una serie di problematiche e di possibili soluzioni, l’idea condivisa è che comunque si debba arrivare al massimo ad una tripartizione dell’area tra pubblico, sanitario e privato, anche se per quest’ultimo la necessità è avvertita più dalle istituzioni per motivi di bilancio che non dai cittadini. A sostegno dell’iniziativa sono intervenuti gli architetti Giovanni Spalla e Lucio Ruocco, entrambi hanno presentato ipotesi di progetto che venissero incontro a queste esigenze ottimizzando però gli immobili esistenti e salvaguardando così la bellezza urbanistica della zona e i suoi spazi verdi.

    manicomio-quartoA livello istituzionale è intervenuto l’Assessore Regionale alla Sanità Claudio Montaldo che ha parlato dello sforzo congiunto fra Comune e Regione per venire a capo della situazione, ringraziando il Coordinamento per aver aperto il dibattito.
    E’ intervenuto anche il vice sindaco Stefano Bernini che ha affermato: «Abbiamo sicuramente imparato qualcosa da questo percorso come amministratori. Prima di vendere bisognava capire e pensare meglio alle esigenze territoriali», dando merito così al lavoro dei cittadini che hanno deciso di opporsi ad una decisione presa dai loro amministratori e affermando inoltre: «Lo sforzo congiunto in un tavolo di lavoro ha portato a rimediare in gran parte agli errori delle vendite».

    Nerio Farinelli, presidente del Municipio Levante, ha invece ricordato quanta strada ci sia ancora da fare per definire la situazione dell’ex manicomio: «Se guardiamo alla vendita al ribasso tentata un anno fa ci sono stati passi avanti, ma rispetto ai tavoli di lavoro di febbraio c’è una situazione di stand-by inspiegabile» a cui ha risposto l’architetto Silvia Capurro, funzionaria del Comune e redattrice dell’accordo di programma sulla questione, sostenendo che questi ultimi mesi siano stati utilizzati per venire a capo della situazione causata dalle vendite pregresse degli immobili che si è dovuto far rientrare in possesso degli enti pubblici.
    Sulla situazione hanno garantito il loro interessamento i consiglieri regionali della Lista Biasotti, Pellerano e Siri, che da tempo seguono la vicenda.
    Sono intervenuti inoltre uno psichiatra e dei parenti di alcuni tra gli 80 pazienti psichiatrici ancora ricoverati nella struttura e un rappresentante dell’Associazione disturbi alimentari, che hanno evidenziato come si debba prestare la massima attenzione alla loro situazione.
    Per concludere c’è stato il saluto del presidente di Palazzo Ducale, Fondazione per la Cultura, Luca Borzani, che ha elogiato il lavoro del Coordinamento definendolo: “Capitale sociale”.

     

    Giorgio Doria