Mese: Novembre 2013

  • Rio Fegino, lavori già fermi: necessaria una rivisitazione del progetto?

    Rio Fegino, lavori già fermi: necessaria una rivisitazione del progetto?

    Fegino. rio1Da almeno tre mesi i lavori sono fermi. «Dopo Ferragosto – raccontano alcuni abitanti di Fegino – gli operai sono scomparsi». I lavori per l’adeguamento idraulico del ponte di via Ferri e del primo tratto del rio Fegino a monte dello stesso, dunque, subiscono un brusco stop.
    «Hanno tirato su delle paratie protettive lungo gli argini del torrente – continuano i residenti – e hanno cominciato a segnare i punti dove dovranno passare le tubature. Poi più nulla».

    L’intervento, illustrato nel dettaglio da Era Superba, prevede la demolizione del vecchio ponte stradale e la ricostruzione di una nuova struttura in versione più alta e più larga. Ma soprattutto – per rispondere al rischio idrogeologico – si procederà all’abbassamento dell’alveo del rio Fegino a partire dal ponte di via Ferri in direzione monte, fino all’altezza del traliccio dell’Enel (poco prima del ponte ferroviario di via Borzoli).

    «La ditta esecutrice ha riscontrato dei problemi con le sottoutenze – risponde l’assessore comunale ai Lavori Pubblici, Giani Crivello – Quelle minori sono state fatte. Il rallentamento dei lavori è dovuto ad un’ulteriore verifica sull’impianto progettuale, in particolare per quanto riguarda via Borzoli».
    In altri termini, bisogna capire se sarà necessaria una parziale modifica del progetto. In questo caso sarebbe pressoché inevitabile uno stop prolungato dei lavori.
    «Speriamo davvero che tale situazione non si verifichi – conclude Crivello – Noi comunque solleciteremo i responsabili affinché l’intervento possa ripartire in breve tempo».

     

    Matteo Quadrone

  • Rete dei teatri storici di Liguria, al via un progetto per valorizzarli

    Rete dei teatri storici di Liguria, al via un progetto per valorizzarli

    Teatro Villa Duchesa di Galliera Genova VoltriHa preso ufficialmente il via il 25 novembre 2013 la rete dei teatri storici di Liguria, iniziativa nata con lo scopo di valorizzare, riscoprire e tutelare il patrimonio ligure grazie a eventi e iniziative culturali organizzate all’interno delle strutture teatrali storiche.

    Il progetto riguarda i palcoscenici liguri costruiti entro fine ‘800, in tutto 12 strutture di cui 4 nel territorio genovese: il teatro Carlo Felice, edificato per la prima volta nel 1828 e ricostruito nel 1991, il teatro Modena di Sampierdarena del 1857, il teatro Duchessa di Galliera di Voltri (metà XVIII sec. ca.)  e il teatro Sociale di Camogli del 1876. Oltre a questi, sono incluse anche il teatro Comunale  di Ventimiglia, il teatro Salvini di Pieve di Teco, il teatro Cavour di Imperia, il teatro Aycardi e il teatro Sivori di Finale Ligure, il teatro Chiabrera di Savona, il teatro Civico di La Spezia e il teatro degli Accademici Impavidi di Sarzana.

    La rete dei teatri storici di Liguria prevede numerosi eventi e iniziative; in primis, l’allestimento di una mostra permanente a partire da gennaio 2014 all’interno delle strutture, con l’esposizione di dodici pannelli donati a tutti i Comuni interessati per essere esposti in maniera permanente.

    Poi, visite guidate, conferenze illustrative per analizzare gli aspetti architettonici, le vicende storico-culturali dei teatri e il loro rapporto con la società, attività di ricerca e ricostruzione storica da parte degli studenti di scuole secondarie di primo e secondo grado nell’ambito del progetto Adotta il tuo teatro (gennaio e febbraio 2014), laboratori sul rapporto tra teatro, arti decorative e restauro (aprile 2014).

    Una sezione del progetto prevede la realizzazione di Colori in Scena, laboratori didattici gratuiti dedicati alle tecniche artistiche e al restauro, rivolti a studenti delle scuole primarie e secondarie di primo grado dei comuni coinvolti.

    Sono inoltre previsti il coinvolgimento di conservatori e scuole di teatro del territorio per la realizzazione di performance e spettacoli legati alla storia del teatro nell’estate 2014 e l’istituzione di borse di studio (a dicembre 2013 e premiazione a novembre 2014) per tesi di laurea sui teatri storici che verranno pubblicate sul sito della Rete e costituiranno la base per visite guidate organizzate da associazioni di guide turistiche locali.

    L’ideazione del progetto è di Laura Sicignano, direttrice del Teatro Cargo di Genova, il coordinamento storico è di Roberto Iovino, docente di storia della musica al Conservatorio Niccolò Paganini di Genova, critico musicale e autore di numerose pubblicazioni sulla storia della musica e del teatro. L’iniziativa è promossa dall’Assessorato alla Cultura della Regione Liguria in collaborazione con la Fondazione Regionale per la Cultura e lo Spettacolo e sostenuto dalla Compagnia di San Paolo nell’ambito del bando denominato “Le risorse culturali e paesaggistiche del territorio: una valorizzazione a rete”.

  • Il Mercante di Venezia, Silvio Orlando al Politeama Genovese

    Il Mercante di Venezia, Silvio Orlando al Politeama Genovese

    Politeama GenoveseDal 27 al 29 novembre il teatro Politeama Genovese ospita lo spettacolo Il Mercante di Venezia, con Silvio Orlando e Popular Shakespeare Kompany per la regia di Valerio Binasco.

    L’opera scritta da William Shakespeare tra il 1596 e il 1597 è ambigua e complessa, e racconta di conflitti sociali e culturali, valori come legalità e giustizia, passioni e intrighi amorosi, in cui a prevalere è il potere del denaro.

    Caratteristiche che rendono l’opera molto attuale, soprattutto per i temi dell’intolleranza e del razzismo, del senso dell’etica e della denuncia delle false apparenze.

    Silvio Orlando indossa i panni dell’usuraio ebreo Shylock, avido e vendicativo e degno rappresentante di una società in cui tutto può essere comprato o venduto.

    Ore: 21 Durata: 2 ore e un quarto + intervallo
    Prezzo: € 20 + prevendita

  • Scuola piazza Erbe, scelte tecniche e stilistiche: parola al progettista

    Scuola piazza Erbe, scelte tecniche e stilistiche: parola al progettista

    scuola-piazza-erbe-nov-2013Dopo un iter decennale, la scuola di Piazza delle Erbe sta per essere ultimata. Un’opera importante per la Città Vecchia, un progetto che ha attraversato ben tre amministrazioni comunali differenti: proposto dalla giunta Pericu come intervento conclusivo per il restyling del centro storico (zona San Donato, Sant’Agostino, Sarzano), sostenuto dalla giunta Vincenzi, l’edificio vedrà la luce sotto l’amministrazione Doria, per la gioia di bambini e genitori.

    Tuttavia, per quanto riguarda il risultato estetico dell’opera, il coro unanime di soddisfazione lascia spazio a qualche polemica. I genovesi si dividono sulla scelta del colore, della volumetria, dell’integrazione nel contesto urbanistico della piazza. Qui un tempo sorgeva l’oratorio di Santa Maria del Suffragio, un edificio del ‘700 bombardato durante la Seconda Guerra Mondiale e mai recuperato (tuttora possono vedersi le macerie, i lavori di cantiere nell’area dell’Oratorio dovrebbero proseguire dopo la consegna della scuola).
    Abbiamo scambiato qualche battuta con uno dei due progettisti, il genovese Roberto Melai (che ha affiancato il collega tedesco Jörg Friedrich), abbiamo fatto il punto sul nuovo edificio, discusso le scelte stilistiche e approfondito le aspettative di chi questa scuola ha contribuito a pensarla e disegnarla prima di vederla realizzata…

    Architetto Melai, partiamo dalle scelte legate alla volumetria.

    scuola-erbe-verticale«L’edificio in questione nasce da un’idea ben precisa, da un programma funzionale. Pertanto, per quanto riguarda la volumetria, è più giusto parlare di “automatismi”, piuttosto che di scelte. Soprattutto dopo le riforme scolastiche degli ultimi anni, in base alle quali è stato alzato il numero degli alunni per classe (28, invece di 25), le regole sono cambiate anche per noi architetti: ogni alunno ha diritto a 1,80 metri di spazio, che deve essere moltiplicato per il numero dei bambini in ogni classe, poi per il numero delle classi totali, e cui si deve aggiungere lo spazio previsto per le classi speciali. È in base a questo calcolo che si ottiene la dimensione totale del plesso scolastico. Anzi, per quanto riguarda la parte progettuale, io e il mio collega tedesco abbiamo pensato di ridurre i volumi, rispetto alle previsioni fatte inizialmente, per evitare di rendere l’impatto della scuola troppo invasivo: invece delle 16 classi ordinarie più 6 speciali, come si era detto all’inizio, abbiamo optato – d’accordo con la direzione scolastica – per ridurre a tre il numero delle classi speciali raggiungendo un totale di 19 classi, invece di 22. All’epoca ho partecipato anche alle assemblee di circoscrizione, alla presenza di cittadini e associazioni: prima dell’approvazione del progetto, c’è stato il coinvolgimento della cittadinanza in un percorso partecipato. Ricordo che in quel contesto ho fatto presente che si intendeva procedere con la riduzione dei volumi, incontrando le critiche di alcuni cittadini, che protestavano contro il fatto che la scuola, eliminate tre delle sei classi speciali, non fosse a norma di legge. Oggi, invece, sento che vengono avanzate le critiche opposte, “le dimensioni della scuola sono troppo incombenti”, e mi chiedo dove fossero questi cittadini all’epoca del percorso partecipato».

    piazza-delle-erbe-d1In fase di progettazione come avete gestito il problema dell’impatto della nuova scuola su un luogo così particolare come Piazza delle Erbe?

    «È un problema che non esiste. La piazza è sì antica, mentre l’architettura della nuova scuola è per forza di cose più moderna, in linea con la ricostruzione delle case attorno (il complesso nato a ridosso di Vico Biscotti, n.d.r.). Il volume in questione è importante perché come già detto le aule sono tante e i bambini sono numerosi. Tuttavia, il mio collega tedesco, l’architetto Friedrich, autore del progetto, ha optato per spaccare i volumi in due e creare due livelli diversi, uno più basso su Piazza delle Erbe e uno più elevato su Salita del Prione e i giardini Luzzati. Si è optato per una soluzione con piani ruotati: esigenze architettoniche imponevano di avere cinque classi per ogni piano ma ciò non sarebbe stato possibile con un allineamento normale, perciò per mantenere le aule si sarebbe dovuto creare un piano ulteriore in altezza, rendendo il complesso molto più imponente. Per questo motivo si è scelto di spezzare le volumetrie e dare vita a una soluzione di dimensioni più contenute. Tra l’altro, questo tipo di operazione è piuttosto frequente nel centro storico: scorci del genere, con volumi “spezzati” e orientamento diverso, si trovano, per esempio, in Via Cairoli e Lomellini. Questa operazione serve a ridurre e alleggerire il tutto, perché elimina la costruzione della parete continua su Piazza delle Erbe, di certo più incombente».

    Come siete arrivati alla scelta del colore, ad esempio, o al particolare design delle finestre?

    «Abbiamo pensato semplicemente che, trattandosi di una scuola per bambini, fosse appropriato un colore sui toni dell’azzurro. Inoltre, è diverso dagli altri della piazza, dominata in maggioranza da colori caldi come giallo, arancio e toni del rosso: operazione voluta allo scopo di mettere in rilievo anche cromaticamente la diversa funzione dell’edificio. Non si tratta, in questo caso, di un’abitazione, di un esercizio commerciale, di un ristorante, ma di un’istituzione. Era importante sottolineare la sua denotazione anche sotto il profilo cromatico, a colpo d’occhio: il colore vuole essere un segnale inequivocabile (alcuni commercianti della zona sottolineano inoltre come a loro avviso il colore “di rottura” crei un’apertura nella piazza e dia profondità: il giallo avrebbe finito per creare una barriera cromatica e chiudere gli spazi, n.d.r.). Per quanto riguarda le finestre, abbiamo pensato di riproporre aperture, “buchi”, simili ad altre che si vedono nel centro storico, dando movimento. Abbiamo evitato di inserire finestre grandi -tipicamente anni ’50 e oggi un po’ fuori moda- ancora presenti in certe zone (ad esempio, in certi edifici vicini a Piazza Campetto) perché sarebbero state qui in contrasto col contesto di inserimento. Il progetto della scuola è stato presentato dal mio collega di Amburgo, mentre io mi sono limitato a completarlo e “vestirlo”: sia chiaro, non lo dico per prendere le distanze, anzi per dare il merito di questa idea al reale ideatore, di cui invidio l’abilità professionale. Un progetto inseguito per oltre dieci anni, pervicacemente: oggi dovremmo tutti rallegrarci del fatto che la piazza sarà resa ancora più bella perché ultimata con un’opera utile. L’architettura è un’educazione, non è questione di gusto, non è arbitraria, è il frutto di uno studio che parte dietro i banchi universitari e non finisce mai, diventa parte della vita di noi professionisti, plasmando la nostra forma mentis. Nessuna scelta è casuale ma nasce da uno studio attento: passiamo la vita a pensare a queste cose».

    Elettra Antognetti

    Il giorno 11 febbraio riceviamo segnalazione e pubblichiamo precisazione su divisione dei ruoli per il progetto Scuola delle Erbe:

    Arch. Jörg Friedrich (progettazione architettonica, capogruppo del raggruppamento temporaneo di progettazione)
    Arch. Roberto Melai (coordinatore del gruppo di progettazione, coordinatore della sicurezza in fase di progettazione, direzione operativa opere edili)
  • Bere il territorio, concorso letterario a cura di Go Wine

    Bere il territorio, concorso letterario a cura di Go Wine

    Libro VinoBere il territorio, è il concorso letterario nazionale lanciato da Go Wine, giunto quest’anno alla tredicesima edizione.

    L’obiettivo è quello di contribuire alla crescita della cultura del consumo dei vini di qualità, mirando ad un consumatore sempre più consapevole sia nelle scelte, sia nell’attribuire il giusto valore e significato ad una bottiglia di vino.

    Per questo i partecipanti devono presentare un testo in forma libera che racconti il loro rapporto con il vino, con particolare riferimento alla società e all’ambiente che caratterizzano l’universo del vino, storia, tradizioni, paesaggio e vicende culturali.

    Ogni concorrente o gruppo potrà partecipare con un solo elaborato inedito, in lingua italiana, della lunghezza minima di due cartelle (3600 battute) e massima di 5 cartelle (9000 battute), redatto anche su supporto magnetico.

    La partecipazione è limitata agli under 30 e sono previste due fasce di età: la prima fra i 16 ed i 20 anni, la seconda dai 21 ai 30 anni. Inoltre sono previsto un nuovo e importante premio speciale,  destinato ad un libro che abbia trattato nel corso del 2013 il tema del vino o abbia dedicato al vino una significativa attenzione, e una sezione speciale riservata agli studenti degli istituti agrari italiani (di età compresa tra i 14 ed i 20 anni), che potranno presentare i lavori singolarmente o in gruppi non superiori a 5 persone.

    Gli elaborati vincitori verranno scelti dalla Giuria composta da Giorgio Barberi Squarotti (Università di Torino), Gianluigi Beccaria (Università di Torino), Valter Boggione (Università di Torino), Bruno Quaranta (La Stampa-Tuttolibri), Massimo Corrado (Associazione Go Wine), Salvo Foti (Enologo); in palio 800 euro ciascuno per i due vincitori della sezione generale; 800 euro per il premio speciale riservato al libro dedicato al vino, 500 euro per la sezione speciale riservata agli istituti agrari.

    I testi dovranno pervenire entro il 15 febbraio 2014 presso la sede nazionale di Go Wine in Alba; la cerimonia di premiazione è prevista sabato 15 marzo 2014.

  • Sanità e possibili esuberi, il sindacato chiede alla Regione un confronto

    Sanità e possibili esuberi, il sindacato chiede alla Regione un confronto

    sanità-D1La recente ripartizione del Fondo Nazionale destinato alla Sanità riserva alla Liguria una sforbiciata di 75 milioni di euro. I sindacati nei giorni scorsi hanno lanciato l’allarme, ripreso dagli organi di stampa, ipotizzando il rischio di circa 450 esuberi nel settore (personale non infermieristico). Immediata è stata la replica dell’assessore regionale alla Salute, Claudio Montaldo, che ha smentito tale valutazione numerica, ma ha dovuto ammettere «Se la legge non cambia saremo costretti a rimpiazzare solo una parte di coloro che vanno in pensione. Si tratterà di vedere in quale percentuale».

    Adesso, la segreteria genovese del sindacato autonomo Fials (Federazione Italiana Autonomie Locali e Sanità) chiede formalmente un incontro alla Regione. Il taglio di oltre 75 milioni dal Fondo Sanitario Regionale, secondo la Fials «Va a sommarsi con i tagli in corso dal 2006 ad oggi che hanno comportato una diminuzione di risorse e la chiusura di ospedali e servizi. Riteniamo che un’ulteriore riduzione non sia compatibile con la necessità di garantire dignitosi livelli di assistenza e di cure».
    Mario Iannuzzi, segretario Fials Genova, ricorda «Già da tempo i lavoratori della sanità pubblica subiscono un pesantissimo blocco delle assunzioni che comporta una forte riduzione di organici e un contestuale aumento dei carichi di lavoro, con moltissime strutture costrette ad operare al limite dei minimi di organico. La ricerca di soluzioni condivise e quantomeno del confronto preventivo con le parti sociali, è per noi un passaggio fondamentale».
    A maggior ragione se dovessero trovare concretezza le ipotesi su possibili esuberi di personale. «Un’eventuale dichiarazione di esuberi sarebbe, nella situazione attuale, un atto irresponsabile destinato ad avvelenare il clima sociale – sottolinea Iannuzzi – Oltre a rappresentare un caso più unico che raro nel panorama della sanità pubblica nazionale».

    Il segretario Fials aggiunge «Le istituzioni nel tagliare il fondo sanitario, o nel mantenerlo identico all’anno precedente (che comunque equivale a tagliarlo perlomeno della quota di aumento “inflattivo” dei costi), hanno attivato meccanismi “tecnici” che eludono completamente ogni reale problematica sanitaria come ad esempio: le necessità della popolazione anziana, le patologie prevalenti, la prevenzione, la tutela e il diritto alla salute».
    Insomma, a conti fatti l’obiettivo istituzionale appare unicamente «Il taglio dei costi – continua Iannuzzi – Così i lavoratori diventano un costo, anzi “il costo”. Una politica di tagli, chiusure e riduzione del welfare pubblico che favorisce e favorirà unicamente processi di privatizzazione delle cure sanitarie».

    In particolare a Genova, conclude la Fials «Persiste un inaccettabile gap nell’offerta dei servizi tra il levante cittadino e l’area del ponente che può trovare una degna soluzione solo con la costruzione dell’ospedale pubblico di Ponente (mentre occorre razionalizzare i servizi ospedalieri di Galliera, San Martino, Evangelico) e la reale attivazione di Distretti Territoriali degni di questo nome. Scelte sulle quali le istituzioni e le aziende sono colpevolmente latitanti, o peggio ambigue».

     

    Matteo Quadrone

  • No alla violenza sulle donne, tutti gli eventi a Genova

    No alla violenza sulle donne, tutti gli eventi a Genova

    sicurezza-protezione-violenzaLunedì 25 novembre è la giornata mondiale contro la violenza sulle donne: Genova ha deciso di celebrarla con oltre un mese di eventi in tutto il territorio per sensibilizzare donne, uomini, giovani su un problema sociale in costante crescita e diffondere e promuovere le iniziative delle associazioni che da anni operano a supporto delle vittime.

    Mostre fotografiche, un flash mob, proiezioni, testimonianze, letture, incontri tematici, appuntamenti teatrali, musica, dibattiti e approfondimenti sulla violenza e il femminicidio,  non solo a Genova, ma anche ad Arenzano, a Campomorone, a Casella, a Lavagna, a Mignanego, a Montoggio, a Savignone e Valbrevenna.

    Ecco il programma della manifestazione, iniziata lo scorso 8 novembre con l’inaugurazione della mostra Donna Faber a Palazzo Ducale

    Lunedì 18 novembre ore. 17.30
    Biblioteca Civica Gallino—Via Daste, 8, Sampierdarena
    riflessioni a partire dal libro  L’ho uccisa perchè l’amavo – Falso!
    di Loredana Lipperini e Michela Murgia, nell’ambito della rassegna “Ti piace leggere”
    A cura del Gruppo Mafalda di Sampierdarena e Biblioteca Civica Gallino

    Martedì 19 novembre ore 17
    Biblioteca De Amicis
    Mostra di elaborati Le emozioni in gioco e seminario sulla violenza assistita
    A cura del Centro accoglienza per non subire violenza

    Mercoledì 20 novembre sino al 30 novembre
    Palazzo Doria Spinola – loggiato inferiore
    Mostra fotografica Genova contro la violenza alle donne
    A cura di Archinaute, Gruppo teatrale Atelier, Rivista Marea

    In tutti gli esercizi commerciali di Genova, aderenti ad ASCOM e Confesercenti, verrà esposta una locandina di adesione alla campagna di sensibilizzazione GeNOva dice NO alla violenza sulle donne

    Giovedì 21 novembre ore 17.30
    Auditorium Campodonico – Lavagna
    lettura e musica con gruppo di lettura della Biblioteca Serbandini – Bini di Lavagna
    A cura di SNOQ Tigullio e Gruppo Musicale The Black Roses

    Venerdì 22 novembre

    -Palazzo Ducale ore 9
    Inaugurazione mostra fotografica Il limite oltrepassato  di Erica Canepa
    La mostra sarà visibile sino al 1 dicembre
    A cura della Rete provinciale Antiviolenza e Centro Antiviolenza Mascherona (Il Cerchio delle Relazioni)

    -Palazzo Ducale ore 10
    Messa in scena per le scuole della pièce teatrale L’amavo più della sua vita di Cristina Comencini.
    A cura di Palazzo Ducale Fondazione per la Cultura e SNOQ
    Ingresso riservato

    -Aula Magna dell’Istituto Duchessa di Galliera ore 10.30
    Incontro con le scuole su pubblicità discriminante e presentazione del libro Platone a tavola
    A cura di Udi 25 Novembre 2008
    Ingresso riservato

    -Centro Polifunzionale di Vetrerie , Mignanego ore 14 -19
     Giornata internazionale contro la violenza alle donne
    iniziativa rivolta alla cittadinanza, alle scuole, agli operatori del territorio con momenti di approfondimento della legislazione sul femminicidio, lettura di brani letterari, ascolto di musica. A cura del Distretto Socio Sanitario 10 Valpolcevera Vallescrivia

    -Commenda di Prè ore 19
    Nessuno mai potrà più udire la mia voce . Piéce teatrale sul femminicidio tratto dall’omonimo romanzo di Deborah Riccelli,
    a seguire dibattito sull’elaborazione del lutto
    A cura di Oltreilsilenzio Onlus e Municipio I Centro Est

    Sabato 23 novembre

    -Piazza XX Aprile, Casella ore 10-18
    Lettura non stop di Smettila di camminarmi addosso  di Claudia Priano. Introduce l’autrice, si alterneranno volontari.
    Chi partecipa è invitato a portare una sciarpa rossa. A cura del Comune di Casella in collaborazione con i Comuni di Montoggio, Savignone e di Valbrevenna

    -Mercato del Ferro, Sestri Ponente ore 10
    Donne narranti, letture in libertà, canti e musica con Claudia Sanguineti voce e Marco Prefumo, chitarra baritono. Laboratori creativi per bambini. A cura di Centro Pandora e Municipio VI Medio Ponente

    -Domus Rosa, Villa Viganego—Via Vado 16 Sestri Ponente  ore 15.30
    Tavola rotonda Un genere diverso di..o diversi per genere?
    Per analizzare le problematiche legate a stereotipi che gli adulti (genitori, educatori, media) trasmettono ai bambini fin dall’età scolare con Annamaria Faganelli, Marcello Grosso, Cristina Massa, Pierpatrizia Lava e Valeria Maione. A cura di Domus Rosa e Municipio VI Medio Ponente

    -Circolo Uguaglianza, Via Cervetto 8, Cornigliano ore 21
    Notte rosa, spettacolo di musica e teatro delle donne per le donne
    A cura di Circolo Uguaglianza e Municipio VI Medio Ponente

    Domenica 24 novembre ore 15

    Centro Polivalente Balilla, Via IV Novembre – Montoggio
    Proiezione del film Ti do i miei occhi
    Film adatto alla visione del solo pubblico adulto sul tema della violenza sulle donne. A seguire incontro-dibattito sul tema la violenza sulle donne con l’intervento della psicologa dott.ssa Erica Borio.
    Le presenti saranno omaggiate con un piccolo pensiero realizzato dai bambini e ragazzi delle scuole elementari e medie di Montoggio. A cura del Comune di Montoggio con la partecipazione anche dei Comuni di Casella, Savignone e di Valbrevenna

    Lunedì 25 novembre

    -Palazzo Ducale ore 16
    Presentazione della campagna di sensibilizzazione Relazioni in corso a cura delle Assessore alle Pari Opportunità dei Municipi e del Comune di Genova

    -Palazzo Ducale ore 16.30
    Lettura monologhi da Ferite a morte di Serena Dandini
    A cura di Fisac-CGIL e Centro Accoglienza per non subire violenza

    -Piazza De Ferrari h. 17,00
    Flash Mob Genova dice no alla violenza sulle donne
    Portare un drappo, una sciarpa rossa. A cura di Rete provinciale contro la Violenza

    -Feltrinelli Genova, ore 18
    Presentazione del CD DolceAmara un live contro la violenza sulle donne. A cura dell’Associazione Culturale Lilith

    -Teatro della Gioventù, Via Macaggi 92/A, Genova h. 19,00 e h. 21,00
    Posto vuoto a teatro. Una poltrona vuota per ricordare le vittime di femminicidio durante lo spettacolo Closer di Patrick Marber
    A cura di TKC Teatro della Gioventù

    -Palazzo Ducale ore 21
    Incontro pubblico con Cristina Comencini autrice e regista di L’Amavo più della sua vita a cura di Palazzo Ducale Fondazione per la Cultura e SNOQ

    -Altrove il Teatro della Maddalena, Sala Bistrot ore 21
    Finchè morte non ci separi di Francesco Olivieri.
    Reading di Elena Dragonetti e Raffaella Tagliabue – Narramondo. Un evento nazionale: diretta teatrale e radiofonica in contemporanea in 21 teatri italiani A cura di Associazioni Liberi Pensatori di Torino

    Per l’intera giornata nei monitor interni ai treni della Metropolitana verranno trasmessi alcuni spot della campagna sociale per la prevenzione della violenza sulle donne ed i minori denominata “Basta” realizzata dal Consorzio Agorà con l’adesione di una rete di istituzioni, imprese e persone del territorio genovese

    Martedì 26 novembre

    Centro Studi Athena Via S. Giovanni D’Acri, 6 Ge-Cornigliano
    ore 9 Senza trucco e con l’inganno. Giornata formativa
    A cura di CGIL Liguria Camera del Lavoro, Centro Studi Athena

    Bi.Bi.Service, Via XX Settembre, 41 ore 16
    Convegno Oltre la violenza, superare gli stereopiti di genere per recuperare la relazione uomo donna. Dalla paura..alla libertà.
    A cura di Coordinamento donne CISL Liguria e Genova

    Cineclub Amici del Cinema, Via Carlo Rolando 15, Sampierdarena
    ore 18 Dibattito sul femminicidio, ore 20.30 proiezione del film Come pietra paziente di Atiq Rahimi
    A cura del Club Amici del Cinema e Municipio II Centro Ovest

    Mercoledì 27 novembre

    Auditorium Campodonico – Lavagna ore 10.30
    Incontro con le scuole del territorio, con Sportello Donna di Lavagna e Telefono Donna di Chiavari. A cura del Comune di Lavagna

    Master Café, Via Galata 50 R, ore 17,30
    Nell’ambito del ciclo di incontri “Parliamone al Bar” dibattito Bulli e pupe..educazione alle diseguaglianze?
    Introduce Lella Trotta, intervengono Franco Manti e insegnanti delle scuole di primo e secondo grado, modera Giada Campus.
    A cura di UIL Genova e Liguria e del Centro Studi Liguria

    Teatro G. Govi di Bolzaneto ore 20.30
    Spettacolo di teatro danza dal libro L’harem e l’occidente di Fatema Mernissi, introducono le operatrici del Centro Pandora
    A cura del Centro Pandora (Coop. Mignanego) in collaborazione con Ass. Liberamente e Municipio V Valpolcevera

    Giovedì 28 novembre

    Palazzo Ducale ore 10.30. Ricordando Franca Rame
    Reading per le scuole. A cura di SpA Politiche di Donne e Municipio I Centro Est

    Polo sociale di Campomorone ore 16.30
    Campomorone con le donne, musica parole e riflessioni. A conclusione scambio di oggetti e marcia di donne per le vie di Campomorone
    A cura del Comune di Campomorone e del Cerchio delle relazioni

    Palazzo Doria Spinola – Sala del Consiglio Provinciale  17
    Presentazione del libro Esa, il numero delle donne  di Carmen Costa con Lidia Borghi, sarà presente l’autrice
    A cura di About Gender e Associazione Culturale Swara

    Teatro dell’Archivolto, Piazza Modena, Sampierdarena ore  21
    Viole per Enza, sette storie di donne, sette storie di coraggio e di violenza in parole, musica e danze.
    Tappa genovese dello spettacolo teatrale promosso da ZeroConfini. A cura di Zonta Club e Municipio II Centro Ovest

    Venerdì 29 novembre

    Torretta di Nervi, Passeggiata Anita Garibaldi, Genova
    ore 17 Donne tra storia e memoria dai bisogni della cittadinanza alle leggi
    Proiezione ed esposizione del materiale documentario descritto dagli studenti universitari che hanno curato la riorganizzazione dell’Archivio Margherita Ferro. Interviene la responsabile dei Consultori ASL 3, Dott.ssa Viviana Napoli. A cura di UDI Archivio e Biblioteca Margherita Ferro, ANPI e Municipio IX Levante

    Altrove il Teatro della Maddalena – Sala Bistrot ore 18.30
    La ballata delle voci, monologhi liberamente tratti dall’antologia di Spoon River di E.L. Masters
    A cura della Compagnia Teatrale Gaucho – Laboratorio sociale Vico Papa

    Sabato 30 novembre

    Golf e Tennis Club della Pineta di Arenzano
    ore Gara di Golf, ore 15 Gara di Burraco a seguire premiazione dei vincitori; testimonianze dei Centri antiviolenza, lettura poesia di Gioconda Belli Le regole del gioco per gli uomini che vogliono amare le donne a cura di Donna Oggi Arenzano e Comune di Arenzano

    Lunedì 2 dicembre ore 17
    Palazzo Doria Spinola – Sala Consiglio Provinciale
    Tavola Rotonda La dignità della donna nelle diverse tradizioni religiose
    A cura del CIF Comunale – Genova

  • Prà, canale di calma: concessioni da sbloccare per bar e ristoranti?

    Prà, canale di calma: concessioni da sbloccare per bar e ristoranti?

    pra-canale-calma-fascia-rispetto-3Pensato per dividere il porto commerciale dalla città, il canale di calma di Genova Prà (ovvero l’approdo a mare compreso fra il porto e l’aurelia che si inserisce nel più vasto contesto della Fascia di Rispetto) nelle idee iniziali doveva essere il simbolo del rilancio di un quartiere “mutilato” dalla grande espansione industriale e dall’insediamento del porto commerciale, a discapito delle originarie spiagge, fonte di occupazione e di reddito per gli abitanti di Prà. Oggi, tuttavia, il canale sembra non aver risposto alle iniziali aspettative e, invece della passeggiata ricca di attrattive e frequentata dagli abitanti del Ponente (e non solo), è occupato soltanto dai pescatori della zona e frequentato sporadicamente dai cittadini, senza riuscire ad attrarre turismo e investimenti, e senza smuovere le sorti di un quartiere che “soffre” e che vive ben lontano da quel modello nerviese cui era stato inizialmente accostato.

    Nel corso di #EraOnTheRoad abbiamo raccolto la richiesta dei cittadini: perché non rendere più vivibile il luogo, magari aprendo bar e esercizi commerciali, in modo da creare aggregazione e dare maggior slancio anche al commercio nelle vie del centro storico? Questo quello che ne è emerso.

     

    Il rilancio commerciale del waterfront di Prà: il nodo delle concessioni

    pra-canale-calma-fascia-rispettoDi proprietà demaniale, ma amministrata dal Comune di Genova, la gestione del canale è stata delegata a Prà Viva, associazione sociale composta da soggetti nominati dal Comune per la gestione di tutti i servizi sulla fascia di rispetto. La passeggiata, lamentano molti dei cittadini, oggi è scarsamente utilizzata: nonostante molti praini la frequentino nelle giornate di sole per godere dell’ultimo baluardo dell’antica Prà “marinara”, le sue potenzialità non sono sfruttate al massimo.

    Perché non insediare bar e esercizi commerciali, per incentivare abitanti e turisti a frequentare il luogo e per movimentare i commerci, sia qui che nel centro del quartiere? Oggi ci sono solo le sedi dei pescatori associati al circolo di Prà Viva e alcuni distributori automatici, ma molti cittadini vorrebbero bar e ristoranti: cosa che non è così semplice, se si pensa che, essendo di proprietà demaniale, le concessioni non sono gestite dal Comune.

    Così commenta Ginetto Parodi di Prà Viva: «Anche se ci fosse la possibilità di sbloccare le concessioni, sarebbe un suicidio: per i nostri locali, ad esempio, noi paghiamo 60 euro/mq solo di concessione demaniale. Per un locale di 100 mq, sarebbero oltre 6 mila euro all’anno, difficile da sostenere. L’apertura di locali solo nella stagione estiva potrebbe essere un’alternativa, ma non è comunque conveniente. A Prà manca un piano commerciale forte: adesso lungo la fascia ci sono due bar (uno del nostro circolo, l’altro del centro sportivo) e il chiosco della stazione (arrivato solo nel 2011, n.d.r.) che reggono bene, ma per altri esercizi non sarebbe sostenibile perché non c’è movimento. Qui c’è solo la piscina che muove i traffici, con le sue 180 mila presenze annuali».

    Ma, concretamente, è possibile sbloccare le concessioni? Così l’Assessore al Commercio Francesco Oddone: «La Fascia di rispetto nel “Piano dei Pubblici Esercizi” è considerata zona 1 e per ottenere una licenza di somministrazione dovrebbero esser soddisfatti i relativi criteri richiesti. Nel caso in cui fosse possibile realizzare un chiosco, peraltro soluzione che visto il contesto appare più semplice, in questo caso verrebbe applicato l’art.3 del Piano e l’area considerata come se fosse in zona 2. In questo caso il rilascio della licenza di somministrazione sarebbe più semplice. L’iter da seguire sarebbe l’individuazione dell’area con un apposito provvedimento di Giunta e l’emissione di un bando con evidenza pubblica per l’assegnazione, per poi richiedere la relativa licenza. L’area in questione è però demaniale e in concessione a Prà Viva o a Comune di Genova – da verificare in base a dove collocata all’interno della Fascia di rispetto – in entrambi i casi la competenza è dell’ufficio Demanio che fa riferimento all’Assessore Garotta».

     

    La convivenza con il porto

    Altro problema del canale di calma, i container che, dal porto, avanzano a Levante, arrivando fino a metà della passeggiata. Continua Parodi: «Non sono stati rispettati gli impegni presi: avevamo chiesto una quinta alberata e container a 2, mentre ora sono a 4 o 5. Ormai sono arrivati a 200 metri dalle abitazioni: c’è rumore e senso di soffocamento, senza contare il problema del container radioattivo rimosso solo dopo un anno». Le stesse problematiche sono messe in evidenza dal Comitato per Prà, il cui portavoce Nicola Montese ricorda: «Una vergogna. Ci avevano assicurato che i container sarebbero stati delimitati entro una zona ben precisa, mentre continuano ad avanzare, incombendo anche su questo ultimo luogo “incontaminato” e donato ai cittadini».

     

    pra-canale-calma-fascia-rispetto-2In questo quadro, il progetto di creare un grande waterfront che unisce Levante e Ponente sembra quantomai lontano. Le promesse di rinascita sembrano essere state disattese e i cittadini lamentano lo stato di abbandono in cui versa il quartiere, nonché la noncuranza dell’Amministrazione. Certo, il rilancio della Fascia di Rispetto e del canale di calma gioverebbe a tutto il quartiere e darebbe slancio anche alle vie del centro, oggi più movimentate, ma comunque troppo poco vive.
    Mauro Rossi, presidente del CIV Prà, racconta: «Il contesto commerciale praese è ridotto a due sole vie, Via Fusinato e Via Airaghi, centro storico e zona “privilegiata” rispetto alla realtà circostante. Tuttavia, anche noi qui paghiamo il prezzo delle promesse non mantenute: se fossimo sostenuti da un tessuto commerciale più forte ed esteso, saremmo più saldi. Ci siamo affidati all’Amministrazione, ma siamo stati ignorati, così abbiamo preso l’iniziativa. Non c’è mai stato un CIV ma da tre anni abbiamo deciso di fondarlo: in questo modo, lavoriamo in sinergia tra commercianti e diamo vita a iniziative sociali, come “castagnate”, feste, falò». Simile anche la posizione di Prà Viva: «Vorremmo creare condizioni utili per tutti nei 50 ettari di Fascia di Rispetto. È un’opportunità straordinaria per Prà e dobbiamo rimboccarci tutti le maniche, lavorando in sinergia, cosa che fino ad ora è mancata».

     

    Elettra Antognetti

    Era On The RoadQuesto articolo è stato scritto grazie ai sopralluoghi di #EraOnTheRoad. Contattaci per commenti, segnalazioni e domande: redazione@erasuperba.it

     

     

     

  • Amt, sciopero concluso. Burlando presenta la nuova agenzia del Tpl

    Amt, sciopero concluso. Burlando presenta la nuova agenzia del Tpl

    Lo sciopero dei laboratori AmtL’assemblea dei lavoratori Amt ha approvato l’accordo. Evento che mette il primo punto a capo dopo cinque lunghi giorni di tensione e accompagna la città verso il lento ritorno alla normalità, con i primi bus che hanno iniziato a circolare poco prima delle 16.
    Dopo 13-14 ore di lavoro era stata firmata nella notte la bozza di accordo sulla vertenza Amt con le firme di tutte le 5 sigle sindacali CGIl, Cisl, Uls, Faisa, Ucl, e quelle di Comune e Regione.

    La quadra, a detta di Burlando, è stata trovata quando i sindacati hanno messo sul piatto la disponibilità non a ritoccare stipendi e orari ma, oltre comunque a una certa flessibilità, a effettuare alcuni subappalti a privati prevalentemente per le linee periferiche e collinari attualmente gestite dall’azienda. «Una situazione – ha commentato Burlando – che alla Spezia, realtà migliore di Tpl regionale nel nostro territorio, esiste in maniera consistente per circa il 30% del servizio ma che finora a Genova era sempre rimasta un tabù. Questa carta giocata dal sindacato è stato un elemento piuttosto dirimente di questa vertenza».

    Da parte sua, invece, il Comune ha assicurato la disponibilità a impegnare 4,3 milioni di euro nel bilancio 2014 per potenziare il capitale sociale dell’azienda. I restanti 4 milioni utili a coprire il disavanzo di Amt, calcolato in 8,3 milioni di euro nel 2014, saranno a carico dell’azienda che già nelle prossime settimane dovrà confrontarsi con i sindacati per capire come recuperare le risorse necessarie. Il primo passo potrebbe essere proprio quello del subappalto annunciato da Burlando.
    «L’obiettivo dell’amministrazione comunale è innanzitutto quello di dare prospettive a questa azienda pubblica – ha dichiarato in conferenza stampa il sindaco Marco Doriama senza intesa fra le parti è impossibile ed è indispensabile confrontarsi con un equilibrio di bilancio che, inutile nasconderlo, rimane traballante. Come Comune ci siamo impegnati a colmare una parte del disavanzo. Si tratta di una ricostituzione del capitale sociale di Amt, cosa giuridicamente ben diversa rispetto alla patrimonializzazione o all’aumento di capitale. Siamo arrivati a questa decisione dopo una ricognizione normativa seria ed approfondita, la patrimonializzazione o il conferimento di beni immobili non sono azioni possibili in assenza di un solido equilibrio di bilancio da parte dell’azienda».

    Il sindaco, inoltre, è tornato sul discorso privatizzazione: «Si è trattato di un falso tema. La stampa locale ha trasmesso messaggi che non rispondevano alla realtà dei fatti e questo ha ingenerato tensione. Mi riferisco in particolar modo alla locandina di un quotidiano genovese apparsa martedì fuori dalle edicole, “oggi si discute la privatizzazione di Amt”».

    La nuova agenzia per il trasporto pubblico locale

    autobus-amt-2Il presidente Burlando ha illustrato questa mattina i punti chiave della nuova legge sul Traporto pubblico regionale, parte integrante dell’accordo con Amt. «Il sistema non lo si salva lasciandolo com’è. Un tempo si interveniva con i soldi, ora che i soldi non ci sono più bisogna intervenire con le riforme. Per questo motivo – ha proseguito il governatore – in Consiglio regionale abbiamo approvato una legge sostanzialmente richiesta da Genova, Comune, Provincia, Amt, Atp e sindacati. Ci aspettavamo reazioni ma non tanto da Genova quanto da altre realtà regionali che ne saranno coinvolte. Per cui, finché non si pacifica l’area da dove è partita la richiesta di intervento, è difficile che la legge riesca a concretizzarsi».

    La legge regionale muove da tre presupposti: creazione di un bacino unico di servizio concepito come integrazione ferro-gomma in grado di realizzare importanti economie di scala; le indispensabili clausole sociali; la creazione di un’agenzia che lavori alla gara europea per l’affidamento del servizio, una sorta di nuova Authority del trasporto regionale. Per la nascita di questa agenzia è obbligatorio che aderiscano i 4 capoluoghi di provincia e le 4 province, «ma non sarebbe male che aderissero anche i Comuni più grandi» ha aggiunto Burlando. «La creazione dell’agenzia ha anche un effetto collaterale perché il contratto di servizio che scaturirà dal bando sarà esente iva, che verrà inizialmente pagata dal vincitore della gara ma potrà essere recuperata a medio-lungo periodo, con un risparmio di circa 20 milioni di euro l’anno».

    «Questa agenzia – ha proseguito il presidente della Regione Liguria – potrebbe poi lanciare una mega gara per l’acquisto di nuovi mezzi che rimarrebbero di proprietà dell’agenzia stessa anche dopo l’affidamento del servizio».

    La Regione ha messo sul piatto della trattativa 200 nuovi bus

    La svolta nella notte è arrivata quando Burlando si è impegnato a garantire per Genova 200 nuovi bus in 4 anni, pagati all’80% dalla Regione principalmente tramite fondi europei e nazionali, e al 20% dalla società che si aggiudicherà il servizio nel corso del 2014. Sul piano regionale si tratta di 380 nuovi mezzi per un investimento totale di circa 85 milioni. La quantità degli autobus è calcolata sulla lunghezza media dei mezzi da 12 metri, con un costo intorno ai 200 mila euro cadauno: naturalmente, i mezzi diminuirebbero nel caso di necessità di bus da 18 metri, o aumenterebbero per l’acquisto di pullmini.

    Gli enti locali hanno tempo 90 giorni per confermare la propria adesione alla nuova agenzia, ma Burlando si augura che una risposta possa arrivare già nel corso della prossima settimana. «Abbiamo una situazione di tensione su Imperia – ha spiegato il presidente – ma non appena avremo tutte le sottoscrizioni partiremo con la ricerca delle personalità giuste, che dovranno avere anche competenze sul settore ferroviario. Dopo le verifiche con il governo, a febbraio – marzo inizierà la configurazione dell’offerta da mettere a gara prima dell’estate. Naturalmente bisogna correre molto perché in un anno cambiamo un sistema fermo da sempre. Se siamo bravi, e qualche volta ci riusciamo, il servizio nuovo servizio regionale e integrato partirà il 1° gennaio 2015».

     

    Simone D’Ambrosio
    Gabriele Serpe

  • Delibera partecipate: ecco cosa dice il documento della discordia

    Delibera partecipate: ecco cosa dice il documento della discordia

    palazzo-tursi-aula-rossa-d14«La delibera delle partecipate non parla assolutamente di privatizzazioni». È un refrain che in questi giorni sindaco e assessori hanno ripetuto senza sosta. E, ora che la delibera è stata approvata dal Consiglio comunale, la conferma arriva anche dai documenti. Una delibera che non entra nello stretto merito del futuro di Amt, Amiu e Aster. Per sgomberare il campo da ogni dubbio è stato necessario che la Giunta presentasse un maxiemendamento al testo originale della delibera, frutto delle ultime contrattazioni con le aziende e i sindacati. Anzi penultime, visto come sono degenerati i rapporti nel corso di queste caldissime ore.

    Mentre Genova sta affrontando la quarta giornata consecutiva di blocco assoluto del trasporto pubblico. Mentre la solidarietà ai lavoratori di Amt si sta estendendo a macchia d’olio in  tutta la città. Mentre la protesta assume sempre più i connotati di un vero e proprio movimento di reazione nazionale, una blindatissima Sala Rossa ha licenziato nella tarda serata di giovedì il documento da cui, a torto o a ragione, è nato tutto il putiferio. Ma che cosa dice nel dettaglio questa delibera?

    Se, per quanto riguarda Amiu, il documento approvato non modifica sostanzialmente quanto già presentato dal vicesindaco Bernini qualche settimana fa (qui l’approfondimento), su Aster il testo si addolcisce circa la previsione di ingresso di capitali esterni. Laddove, infatti, si chiedeva all’azienda di valutare l’opportunità di acquisire partner per investimenti specifici su nuovi progetti tecnologici e di sviluppo, il dispositivo viene modificato chiedendo che il nuovo piano industriale, da consegnare entro dicembre 2013, “oltre alla riorganizzazione degli aspetti produttivi, valuti tutte le potenzialità per sviluppare una maggiore efficienza aziendale, a fronte comunque della garanzia dell’efficienza manutentiva”.

    Naturalmente, le attenzioni sono particolarmente puntate su Amt. Ed è proprio qui che sono intervenute le modifiche più sostanziose. Nel testo inizialmente predisposto dalla giunta, alla voce dedicata all’Azienda mobilità e trasporti, si parlava di “collegare la definizione degli indirizzi strategici (…) al completamento del processo di valutazione dell’azienda e delle sue prospettive ad opera dell’Advisor”. Un Advisor che sostanzialmente non lasciava molte alternative alla tanto odiata privatizzazione, in piena contraddizione rispetto a quanto andava predicando Marco Doria da giorni. Certo, il sindaco non è mai stato convinto pienamente dell’ipotesi privatizzazione, ma altre logiche politiche sembravano quasi inevitabile far propendere per la strada caldeggiata soprattutto dal Partito democratico.  Il colpo di scena è arrivato nel pomeriggio di mercoledì quando, senza ulteriori indugi, il sindaco assicurava: «Amt resterà pubblica per tutto il 2014».

    Come? E la delibera? Ecco, pronto il maxiemendamento. E il capitolo dedicato a Amt viene completamente stravolto; ora la delibera, nel frattempo approvata, chiede all’amministrazione aziendale “un piano finanziario aggiornato che contenga indicazioni sulle proiezioni dei conti della società nel 2014, definendo gli atti necessari per ottimizzare l’uso delle risorse disponibili recuperando margini di efficienza”. Il piano sarà poi utilizzato dal Comune per definire gli indirizzi strategici che dovranno tenere conto del nuovo contesto normativo delineato dalla legge sul trasporto pubblico locale recentemente approvata dalla Regione, con l’ampliamento del bacino di traffico, e delle prospettive di evoluzione nella futura area metropolitana genovese, tenendo presente anche la possibile aggregazione con il servizio attualmente erogato dall’Atp, in situazione economica da fallimento. Così, prendono forma le dichiarazioni fatte alla stampa dallo stesso sindaco a margine delle trattative con i sindacati, messe nero su bianco nella stessa delibera: “L’amministrazione comunale vuole raggiungere l’obiettivo di garantire ad Amt, nel rispetto delle normative di legge, la continuità aziendale e di assicurare all’utenza adeguati standard di servizio attraverso un piano di mobilità comunale che privilegi quella pubblica”.

    E sempre a proposito di paventate privatizzazioni, scompare nelle premesse del documento il capoverso che faceva riferimento all’eventuale necessità di “diverse aziende in house di liberarsi dai vincoli di questo assetto per poter concorrere alla gestione in ambiti di livello metropolitano o addirittura regionale” e si trasforma in: “rimane la necessità delle aziende in house di poter concorrere alla gestione in ambiti di livello metropolitano o anche regionale, nel rispetto della legislazione europea”.

    Quindi, non è proprio così vero dire che la delibera sulle partecipate non abbia mai parlato di privatizzazioni, neppure parziali.

    Di certo, però, non ne parla la versione che è stata approvata.

    A proposito, il testo contiene anche importanti disposizioni che non riguardano solo le tre principali partecipate del Comune, ma altre aziende che in questi giorni caotici sono passate sostanzialmente sotto silenzio. In particolare, Bagni Marina e Farmacie Genovesi non vengono più ritenute strategiche dall’amministrazione comunale e ne viene predisposta la cessione nel caso in cui il bilancio economico-patrimoniale non dovesse raggiungere l’equilibrio.  «Per quanto riguarda i Bagni – aveva spiegato il vicesindaco Bernini il mese scorso – il Comune deve vigilare affinché vengano resi accessibili tutti i servizi anche alla fasce più deboli. Ma per fare questo possiamo utilizzare strumenti diversi rispetto a una partecipazione economica in perdita». Diversa la situazione per le Farmacie comunali (8 quelle ancora attive rispetto alle 11 iniziali), nate per coprire buchi del settore privato che attualmente non sussistono più. Grazie alla riorganizzazione che ha portato ad esempio a esternalizzare il costo dei magazzinieri, dai 130/140 mila euro di passivo del 2012 si potrebbe arrivare al pareggio di bilancio per il 2013.

    Tra le norme previste dal maxiemendamento, infine, entra in delibera anche un punto interessante che impegna la giunta alla razionalizzazione delle partecipazioni comunali anche attraverso operazioni infragruppo, con la necessaria crescita della capacità di governance da parte del Comune, che deve potenziare le sue capacità di controllo. Azione che potrebbe essere intrapresa anche tramite la realizzazione di un soggetto ad hoc che accentri le partecipazioni dell’Ente e si occupi, tra le altre cose, di “operare in direzione di un superamento degli attuali vincoli che limitano la mobilità interaziendale”.

     

    Simone D’Ambrosio

  • Costa Azzurra, la mano di Peter Wirtz nel giardino mediterraneo

    Costa Azzurra, la mano di Peter Wirtz nel giardino mediterraneo

    1In questo articolo parleremo di un giardino che ho recentemente visitato all’estero. In realtà, ad essere onesto, la visita è stata del tutto casuale e non sapevo, al momento, che fosse stato disegnato da un celebre paesaggista. O meglio da parte del figlio di Jacques Wirtz, Peter, che insieme al fratello Martin, gestisce il più affermato Studio di Landscape design del Belgio (una vera e propria impresa, famosa in tutto il mondo!). Quel che è certo è che, dopo pochi minuti passati nel piccolo spazio verde, si poteva immediatamente cogliere la “mano” di qualche “esperto”. Ho quindi approfondito le mie indagini e ho scoperto gli autori del progetto. In verità, ero da subito convinto si trattasse di un belga: lo stile sobrio e spontaneo, con cespugli dall’andamento curvilineo è facilmente intellegibile e tipico dei progettisti di quel Paese.
    2Nello specifico poi i Wirtz (soprattutto il padre Jacques) sono particolarmente noti per il loro utilizzo di piante sempreverdi, abilmente potate in forme geometriche al fine di tradursi in ondulate ed articolate “nuvole” di foglie. Queste ultime creano, a loro volta, una architettura verde che permane tutto l’anno, integrata da un insieme di piante erbacee perenni debitamente “piegate” alla volontà del progettista. Coerentemente con la propria filosofia progettuale, Wirtz senior ritiene, da sempre, che i giardini dovrebbero conservare ed accentuare lo spirito immanente al luogo, piuttosto che rispecchiare lo stile dell’autore sul paesaggio.
    L’obiettivo e l’idea di fondo sono stati, nel nostro giardino francese, pienamente raggiunti. L’insieme è infatti assolutamente armonico, spontaneo, elegante e sobrio al tempo stesso. Tutto ciò è vero3 tanto nei colori quanto nello stile e nelle forme. Le linee delle aiuole sono sinuose e seguono, in modo naturale, l’andamento delle piante e degli antichi alberi già presenti in loco, valorizzando e completando l’insieme. I colori variano dal verde scuro dei bossi e delle piante di alloro, ai toni più chiari e leggermente grigiastri della Westringea fino al quasi grigio delle basse siepi di lavanda. Un bel cespuglio di oleandro dai fiori candidi e debitamente potato in una foggia molto spontanea completa, rallegrandolo, l’angolo più scuro del giardino. Basse piante annuali colmano gli spazi tra i cespugli ed un ghiaietto di pietre chiare completa lo spazio centrale dell’ampio cortile. Il tutto è racchiuso su, due lati, da un muretto in pietra, nascosto tra le piante ed i rampicanti, da una cancellata grigio scura, dall’altra parte, e dalla facciata di un edificio 5giallo stinto, dalle imposte grigio perla, sullo sfondo. Nulla è lasciato al caso, né l’impianto volumetrico né quello cromatico, sempre giocato sulle differenti varianti e sfumature di grigi. Il logo della famosa Maison (che ha commissionato il giardino) ed una grande scultura a forma di pesce (che ricorda che ci troviamo sulla costa del Mediterraneo), entrambe in metallo satinato argenteo, completano l’insieme, fungendo al tempo stesso da punti focali del cortile ed illuminandone, con riflessi cangianti, gli angoli più ombrosi. L’insieme complessivo risulta quindi classico e moderno al tempo stesso ed accoglie il visitatore, lasciandolo un po’ stupefatto. Nel centro di una mondana ed affollata località turistica cresce infatti, indisturbato, un piccolo giardino, verde e fiorito tra gli edifici ed i vicini cortili, in cui spesso, invece delle piante e dei rampicanti, si trovano a contrasto e più prosaicamente solo autoveicoli e cemento.

    Filippo Leone Roberti Maggiore e Emanuele Deplano

    Per informazioni: ema_v@msn.com

  • Pdl a pezzi, presente e futuro della destra italiana: l’analisi politica

    Pdl a pezzi, presente e futuro della destra italiana: l’analisi politica

    alfano«IL PDL è morto: lunga vita al PDL!». Si potrebbe sintetizzare così il senso della scissione nel centro-destra tra “alfaniani” e “berlusconiani”. Il partito si divide oggi per avere una speranza di rinascere domani. Si, perché le due forze uscenti, Nuovo Centro Destra (NCD) e Forza Italia (FI), nonostante le inevitabili scaramucce, stanno in realtà lavorando di concerto: e, pur battendo strade diverse, promettono di ritrovarsi non appena si capirà quale via li attende nel futuro.

    silvio-berlusconi-2Ciò non significa che sia stata tutta una messinscena, una farsa recitata da guitti consumati; significa solo che, a fronte della difficilissima fase attraversata dalla politica italiana, il centro-destra ha saputo trovare un suo equilibrio. E’ un equilibrio precario – non c’è dubbio –, ma per il momento serve ad accontentare un po’ tutti.

    Anche ad un primo livello di analisi, infatti, appare chiaro che la scelta di dividersi è stata imposta da due esigenze opposte. Da un lato in buona parte del partito c’è la consapevolezza che, nel momento esatto in cui toglie la fiducia al governo Letta, Berlusconi diventa il capro espiatorio definitivo: ogni male dell’umanità passato, presente e futuro, ogni crisi economica e sociale gli potrà essere agevolmente imputata, e gli altri partiti potranno dedicarsi a un comodo scaricabarile. Pertanto, che piaccia o no, bisogna cedere al mantra della stabilità e, per quanto possibile, bisogna tenere in piedi Letta.

    Dall’altro lato, però, il Cavaliere ha necessità di tenere il fiato sul collo del governo per la questione della sua impunità. Letta e Napolitano sperano che, invocando calma e pazienza, si possa guadagnare un po’ di tempo: ma Berlusconi di tempo non ne ha; il che lo costringe, anzi, ad alzare costantemente il tiro della minaccia. Non solo. I suoi sanno bene che tutta la baracca sta in piedi solo grazie al carisma del leader: e questo carisma, che già ha subito il duro colpo della sconfitta sulla sfiducia solo un paio di mesi fa, rischia di appannarsi ancora di più, se rimane all’ombra della politica suicida del PD e non ascolta i richiami di sofferenza che vengono dall’elettorato.

    Dunque la soluzione ideale, a ben vedere, è proprio quella di lasciare un manipolo di valorosi (NCD) a sostegno della stabilità di governo, richiamando il grosso delle truppe cammellate (FI) a difesa del vecchio condottiero in pericolo. Un domani, con il solito voltafaccia, ci si potrà di nuovo riunire sul fronte che sarà risultato vincente.

    Tuttavia esiste anche un livello più profondo di analisi, che proietta le beghe della politica italiana sullo sfondo di una dinamica globale ben più complessa. In questo senso la frattura in seno al PDL non è più un fenomeno isolato, dovuto unicamente alle meschinità del nostro provincialismo; ma si rivela lo specchio di una rottura storica che sta interessando il fronte liberista internazionale.

    Questa ideologia del “meno Stato, più mercato”, un tempo molto compatta, è oggi attraversata da una faglia che si alimenta dei contrasti tra il mondo industriale-finanziario internazionale e il tessuto produttivo delle economie nazionali. Lungo questa linea di frattura si è spezzato anche il centro-destra italiano, creando così due nuove coalizioni di interessi distinti.

    Il Cavaliere sarà appannato quanto si vuole, ma è sempre stato, per gli ammiratori quanto per i detrattori, il campione di una certa media imprenditoria italiana, operante soprattutto nell’edilizia e nel manifatturiero. Questa parte della società, che a suo tempo aveva avversato la sindacalizzazione, attivamente chiesto l’abbassamento di tasse e salari, e salutato con entusiasmo la “discesa in campo” del suo beniamino, è stata poi colpita con molta durezza dalla crisi economica: e oggi è sempre più insofferente per la lentezza con cui si procede al raggiustamento (ammesso che ce ne sia uno all’orizzonte). Sta quindi emergendo l’idea che serva una drastica inversione di rotta.

    Traversie simili hanno subito anche le grandi aziende ex-statali o a partecipazione statale: velocemente privatizzate a cavallo tra anni ’80 e anni ’90, come imponeva il credo liberista, sono oggi più deboli e esposte alla spietata concorrenza estera. Ma in questo caso i “capitani coraggiosi” che le avevano rilevate si sono consolati con gli ingenti profitti sottratti nel corso degli anni. Ecco perché questa parte, così come tutto il resto della grande imprenditoria italiana, anche “sana”, potendo facilmente delocalizzare ed essendo meno esposta alla crisi dei consumi interni, ha tutto sommato interesse a mantenere questo assetto.

    Per rispondere a questa esigenza si è venuto a creare, attorno ad Alfano e Cicchitto, un fronte vicino alla finanza cattolica e sensibile ai richiami alla stabilità provenienti tanto dai centri bancari quanto dai partner internazionali (tutti ugualmente preoccupati di congelare la situazione nell’attesa di capire quale strategia adottare).

    Berlusconiani e alfaniani, dunque, riflettono il nuovo contrasto tra imprenditoria locale e capitalismo internazionale dopo anni passati a fare fronte comune contro la burocrazia e i sindacati. Questo esito era largamente prevedibile: anzi, si è reso possibile proprio perché il liberalismo aveva vinto,  imponendo la propria ricetta intrinsecamente instabile.

    Come avevo già scritto, infatti, il gioco funziona solo se si rimane a livello di singolo paese, perché quando una certa area esce perdente dalla competizione, i fattori produttivi si possono spostare nell’area vincente (come è successo tra il nostro meridione e il settentrione). Su scala globale invece le cose non vanno così, perché quando a rischiare di fallire sono gli Stati sovrani, allora non è più tanto facile assorbire le tensioni che si creano (i popoli non si spostano in massa da una nazione all’altra: a meno che non sia per andare in guerra…). Quando si entra in questa spirale, dunque, gli interessi delle economie nazionali cominciano irrimediabilmente a divergere da quelli, tipicamente, delle multinazionali e della grande finanza: e il sistema va in crisi.

    Insomma, il liberismo semplicemente non funziona. Ma in fondo lo abbiamo sempre saputo che non serviva per far funzionare le cose: ma serviva a giustificare l’arricchimento di alcuni e l’impoverimento di altri.

     

    Andrea Giannini

  • Le strade delle storie, laboratorio di tecniche di narrazione

    Le strade delle storie, laboratorio di tecniche di narrazione

    scrivere-scritturaNel 2014 Era Superba in collaborazione con Marcello Cantoni lancia Le strade delle storie, laboratorio di tecniche di narrazione per la scrittura teatrale, radiofonica, cinematografica, televisiva.

    Obiettivi del corso

    Gli  obiettivi del corso sono quelli di fornire ai partecipanti una formazione culturale e professionale che faciliti l’ingresso in quella parte del mercato del lavoro che vive della pratica della scrittura; comprendere e saper trattare i differenti linguaggi espressivi; cercare e riconoscere l’idea giusta e il formato migliore per esprimerla; maneggiare con padronanza le regole del narrare; fornire ai partecipanti una prima necessaria preparazione autoriale per intraprendere una professione creativa e artistica.

    L’obiettivo finale del corso è quello di formare autori capaci di lavorare in una nuova realtà professionale come quella odierna, dove stili, linguaggi e competenze si fondono e si arricchiscono in una continua contaminazione creativa.
    Al termine del laboratorio Marcello Cantoni e Gabriele Serpe (direttore di Era Superba) si preservano la possibilità di offrire agli studenti ritenuti più pronti un percorso di formazione pratica con la nascente Factory di Sceneggiatura e con la futura WebTv di Era Superba.

    La metodologia

    Lezioni frontali ed Esercitazioni pratiche (individuali e collettive).
    Il lavoro sarà diviso in fasi tematiche che permetteranno di affrontare i vari linguaggi dal punto di vista teorico e pratico.
    Gli universi narrativi che si andranno ad indagare per apprenderne le regole saranno:
    Drammaturgia teatrale
    Sceneggiatura cinematografica
    Scrittura Radiofonica
    Narrativa
    Scrittura WebTv e Tv.
    Sono previsti interventi e lezioni tenute da altri autori professionisti

    Fasi di lavoro e argomenti

    La narrazione contemporanea tra contaminazione e classicità
    Il teatro. Generi, maestri, tradizioni e possibilità future
    Drammaturgia teatrale. Come scrivere un copione
    Il dialogo e il monologo. Tempi, pause, silenzi e affondi
    Il cinema. Generi, maestri, movimenti tra il classico e lo sperimentale
    Sceneggiatura cinematografica. Dall’idea alla scrittura.
    Personaggi. Dialoghi. Silenzi. Immagini. Il cuore di un film
    La radio. Dalle radio libere a quelle commerciali
    Scrittura radiofonica. Specificità, regole, tempi, sperimentazione
    Pensare e scrivere un format radiofonico
    Narrativa. Strutturare un racconto breve.
    Differenze tra narrativa e scrittura per immagini
    La tv. La serialità italiana e quella americana
    Scrivere un format televisivo
    Dalla tv alle webtv. Evoluzione, differenze, sperimentazione
    Scrivere per il web. L’idea giusta per il nostro tempo

    Il laboratorio è rivolto a chiunque abbia una predisposizione e un interesse ai temi trattati.
    Non sono richieste precedenti esperienze lavorative.
    Unico requisito fondamentale è possedere un computer portatile.

    Sede didattica

    Genova Quarto

    Durata

    7 mesi, da gennaio a luglio. 210 ore totali di lezione – 30 ore mensili –
    Le lezioni si terranno in orari preserali in giorni infrasettimanali in modo da permettere di poter meglio conciliare gli impegni lavorativi con l’andamento della didattica. Si posso prevedere lezioni in alcuni week end previa decisione collettiva della classe.

    Docente

    Marcello Cantoni è diplomato allo Ied in scrittura Radiocinetelevisiva. Si occupa da anni di comunicazione e narrazione in generale. Autore radiofonico per LifeGate Radio, autore di Web Tv per diverse realtà italiane, collabora con Era Superba dalla primavera 2012 e ha tenuto nel 2013 il corso per Autori Web tv. Scrive per il web, per la narrativa e per il teatro. Attore e regista teatrale, collabora con diverse compagnie italiane.

    Per tutte le informazioni ulteriori è necessario inviare una mail a redazione@erasuperba.it

    Clicca qui per tutte le informazioni sul corso TV STORIES, laboratorio per autori web/televisivi

  • Quezzi, ex Onpi: un enorme edificio abbandonato da anni. Quale futuro?

    Quezzi, ex Onpi: un enorme edificio abbandonato da anni. Quale futuro?

    quezzi ex onpi edificio particolare 006Un complesso urbano di dimensioni notevoli, oltre 5300 mq di superficie netta, da diversi anni giace abbandonato – e prima sottoutilizzato – nel quartiere di Quezzi, in via Donati n. 5, immediate vicinanze di via Fereggiano. Parliamo dell’edificio ex ONPI (compreso l’ampio giardino annesso) che storicamente ha sempre avuto una destinazione socio-sanitaria, in principio ospitando l’Opera Nazionale Pensionati d’Italia, poi una residenza protetta per anziani gestita dall’Istituto Doria e ancora – dopo la costituzione della nuova A.S.P. Emanuele Brignole (Azienda Servizi alla Persona) – la RSA Quezzi, per scivolare, infine, nel più completo degrado. Oggi l’imponente palazzo è ormai fatiscente nonché continuamente brutalizzato da incursioni vandaliche piuttosto frequenti. Negli ultimi tempi, un presidio almeno temporaneo, è stato rappresentato dalla pubblica assistenza Volontari del Soccorso, che ha trovato accoglienza all’interno di alcuni locali dell’ex ONPI in seguito al danneggiamento della propria sede nell’alluvione del 2011, ma proprio di recente i militi si sono trasferiti presso la nuova sede di via Canevari. E così il degrado è tornato a essere il padrone incontrastato.

    quezzi ex onpi edificio 007L’immobile di Quezzi è pervenuto al Comune di Genova – in forza di una legge del 1988 conseguente allo scioglimento dell’ONPI – una volta dismessa l’attività sociale. Tuttavia, il complesso non è interamente di proprietà civica, in quanto circa un terzo è stato ceduto ad Arte Genova (Azienda Regionale Territoriale per l’Edilizia della Provincia di Genova) nel 2010, a seguito di una permuta finalizzata all’acquisizione, da parte del Comune, di una porzione di Villa De Mari, destinata ad attività sociali nell’ambito della Fascia di rispetto di Prà. La rimanente parte, circa due terzi del complesso, è invece rimasta in capo al Comune, in particolare l’area esterna.
    Sette anni orsono, nel 2006-2007, si parlava di una riconversione dell’ex ONPI ad uso abitativo – nell’ambito del piano comunale di riqualificazione di Quezzi – con priorità alla realizzazione di residenze sostitutive di quelle destinate alla demolizione ai fini della messa in sicurezza della valle del Fereggiano. Il progetto, però, è naufragato, le case sono state abbattute ma le persone trasferite altrove, mentre il complesso di via Donati è rimasto un contenitore vuoto.
    Adesso, per la travagliata vicenda dell’ex ONPI di Quezzi, potrebbe finalmente aprirsi uno spiraglio positivo, visto che Arte sembra intenzionata ad acquisire l’intero edificio per trasformarlo in nuovi alloggi. Nel frattempo, il Municipio Bassa Valbisagno si è impegnato in prima persona per la riqualificazione del giardino annesso.

    Quale futuro per l’ex ONPI?

    Nel maggio 2013, il consigliere comunale del Partito Democratico, Claudio Villa, ha chiesto informazioni in merito alla Giunta di Palazzo Tursi. «L’immobile ex ONPI di Quezzi versa in una situazione di evidente degrado – ha spiegato Villa – Il Municipio Bassa Valbisagno, anche con la disponibilità dei residenti, sta lavorando ad un progetto di riqualificazione dell’area verde circostante. A questo proposito, chiedo quali interventi abbia in atto di compiere l’amministrazione, a sostegno delle iniziative già intraprese».
    «Rispetto al complesso ex Onpi stiamo studiando, nell’ottica di una politica generale di riduzione dei costi, un’ipotesi di permuta con Arte, in cambio di tre edifici scolastici sui quali paghiamo il fitto passivo – ha risposto l’assessore al Bilancio e Patrimonio, Francesco Miceli – Qualora l’operazione non andasse a buon fine, l’idea è quella di cercare di vendere l’immobile perché un diverso utilizzo da parte del Comune richiederebbe altissimi costi di ristrutturazione che in questo momento non possiamo prevedere».

    quezzi ex onpi edificio 005«Si tratta di un edificio enorme e di un’area abbandonata da troppi anni – spiega il presidente del Municipio, Massimo Ferrante – Quattro mesi fa ho scritto al Sindaco Marco Doria e al presidente della Regione Claudio Burlando per chiedere un tavolo di confronto su questo tema. Esistono dei comitati di abitanti che sarebbero pronti a darsi da fare per migliorare la situazione. L’area verde rimarrà di proprietà comunale. Quindi possiamo subito intervenire. In tal senso, c’è già la disponibilità del CIV di zona e dei comitati di genitori di alcune vicine scuole».
    Ferrante sostiene che, circa un mese fa, anche la parte comunale sarebbe passata in mano ad Arte. A dire il vero, l’operazione è ancora in divenire, come spiega l’assessore comunale al Patrimonio, Francesco Miceli «L’ipotesi permuta va avanti, ma finora non si è concretizzata perché Arte prima vuole la conferma, da parte della Regione, di poter realizzare, quindi finanziare, una ristrutturazione finalizzata alla realizzazione di nuove unità abitative di edilizia popolare o social housing. Il Sindaco Doria, a breve, incontrerà il presidente della Regione Burlando per sollecitare una soluzione in grado di ampliare l’offerta di case popolari sul territorio. Inoltre, la permuta permetterebbe al Comune di ottenere tre edifici scolastici di via Fea (zona Marassi, nda), più altre unità di minore entità».
    Insomma, Arte aspetta il via libera dalla Regione e l’amministrazione di Palazzo Tursi sta alla finestra. Comunque sia, l’intenzione di entrambe le parti «È quella di arrivare a concludere l’operazione di permuta», chiosa l’assessore Miceli.

    La riqualificazione dell’area esterna: l’impegno del Municipio con l’aiuto dei cittadini

    quezzi ex onpi 009

    La filosofia promossa dal Municipio Bassa Valbisagno, è sintetizzata così dal presidente Ferrante «Intanto iniziamo noi, come ente decentrato dell’amministrazione comunale, a recuperare una porzione dell’ampio giardino che circonda l’ex ONPI, con l’aiuto dei cittadini attivi ai quali sarà affidata in gestione. Il Municipio può contare su un budget annuale di 300-350 mila euro di Conto capitale. Per questo, proprio con l’ultimo Conto capitale, abbiamo deciso di stanziare oltre 40 mila euro per la sistemazione di una parte dell’area verde. Così facendo cerchiamo di dare il là alla riqualificazione e cominciamo a mettere piede dentro il sito abbandonato».
    il Municipio, però, come mette in chiaro Ferrante «Ha investito delle importanti risorse economiche perché gli è stato assicurato un contestuale impegno di Arte. Quest’ultima è un’azienda regionale con una sua precisa mission e non sono io a dover dire se a Quezzi saranno realizzate unità abitative di edilizia popolare, social housing o quant’altro».

    quezzi ex onpi giardino 004La prossima tappa è fissata il 9 dicembre, quando si svolgerà un incontro tra Comune, Municipio e Arte. «Premesso che, almeno per i prossimi anni, vale a dire prima che sia possibile partire con i lavori di ristrutturazione, l’edificio rimarrà tale e quale – sottolinea Ferrante – noi dobbiamo ragionare con l’azienda regionale affinché il primo passo sia quello di impedire a vandali e sbandati l’accesso all’interno dei locali. Io mi aspetto che Arte intenda tutelare la sua proprietà. In futuro, se la situazione dovesse evolvere in maniera negativa, il Municipio si farà sentire visto che sta mettendo in gioco una forte volontà politica, oltre a una significativa quota di denaro».

    Tuttavia, soltanto l’auspicabile spirito d’iniziativa dei cittadini – pure con il concreto contributo dell’ente municipale – non basta per cambiare lo stato di fatto. «L’amministrazione comunale ci deve dare una mano per ampliare la riqualificazione – sottolinea Ferrante – anche attraverso un sostegno economico. Noi possiamo far rivivere circa 500 mq. Ma la superficie esterna da recuperare è molto più vasta. Il Municipio, intanto, può far sì che i residenti inizino a riappropriarsi del giardino dell’ex ONPI».

    Anche perché, simili aree cadono facilmente nel dimenticatoio, quando non gli viene assegnata una precisa destinazione. «Sono numerosi gli esempi di giardini che abbiamo sistemato, rendendoli accessibili agli abitanti – ricorda il presidente del Municipio Bassa Valbisagno – L’ultimo esempio è quello di Terralba dove, vicino al mercato, il Municipio ha ripristinato uno spazio che era diventato rifugio di persone problematiche. L’installazione di alcuni giochi per bambini e di un cancello per la sicurezza sono interventi che riqualificano un luogo, dandogli un’evidente funzione. A fine mese i giardini di Terralba saranno aperti al pubblico grazie al loro affidamento in gestione alle realtà associative di quartiere».
    Secondo Ferrante, esiste una rete di associazioni che già sono impegnate in tale direzione o sono pronte a farlo. «Stiamo parlando di buone prassi che vogliamo esportare il più possibile nell’intero Municipio – conclude il presidente della Bassa Valbisagno – Il nostro investimento sull’ex ONPI è davvero importante. Noi ci crediamo. Ma anche gli altri devono crederci».

    quezzi ex onpi edificio 001

    «Ovviamente sono favorevole alla riqualificazione del giardino dell’ex ONPI – spiega il consigliere municipale di Rc-Fds e residente a Quezzi, Giuseppe Pittaluga – E auspicherei una ristrutturazione dell’edificio con l’obiettivo di destinarlo completamente all’uso pubblico, quindi edilizia popolare, oppure case per madri in difficoltà, padri separati, ecc., insomma per dare risposta alle reali esigenze della cittadinanza».
    Il consigliere Pittaluga, invece, esprime perplessità in merito al trasferimento del complesso nelle mani di Arte «Se davvero l’edificio passerà all’azienda regionale non è detto che poi quest’ultima realizzerà della vera edilizia popolare. A volte, infatti, dietro al social housing si mascherano anche interventi finalizzati alla vendita di residenze sul libero mercato. E qui a Quezzi, in una zona ultra urbanizzata, ciò sarebbe deleterio».
    In effetti, l’emblematico caso di via Ortigara in Val Polcevera – dove va detto non è coinvolta Arte ma Spim, società immobiliare del Comune – è un esempio negativo da tenere bene in considerazione.

    «All’inizio del mio mandato di consigliere ho domandato ad Arte quante e dove sono le unità sfitte nel territorio del Municipio – conclude Pittaluga – Attendo ancora oggi una risposta. Probabilmente, prima di avviare qualunque operazione, occorrerebbe valutare attentamente quanta potenziale offerta di edilizia popolare, oggi inutilizzata, è già presente a Marassi, Quezzi e San Fruttuoso».

    Matteo Quadrone

    [Foto dell’autore]

  • Delibera partecipate, Consiglio a porte chiuse: parere favorevole

    Delibera partecipate, Consiglio a porte chiuse: parere favorevole

    Tursi, protesta dei lavoratoriSono passate le 22 da poco più di una decina di minuti quando il presidente Guerello annuncia che il Consiglio comunale ha approvato la delibera sulle partecipate, con 21 voti favorevoli (Pd, Lista Doria, Chessa, De Benedictis) e 5 contrari (Anzalone, Grillo, Musso Vittoria, Bruno e Pastorino).

    Che cosa cambierà ora? Poco o nulla. Innanzitutto, la città si appresta a dover sopportare la quarta giornata di blocco assoluto del trasporto pubblico. E oltre alle assemblee di Amt e Amiu, in piazza scendono anche i lavoratori di Fincantieri in seguito alle dichiarazioni del governo nazionale sulla possibilità di parziale vendita dell’azienda. E ancora i lavoratori del porto e probabilmente gli studenti. Senza dimenticare che la vertenza del trasporto pubblico si sta allargando al suolo nazionale, con agitazioni annunciate anche a Roma, Torino e Milano.

    «Non è un problema che ci siano queste proteste», commenta Antonio Bruno, consigliere della Federazione della Sinistra. «Il problema è che la sinistra o il centrosinistra viene percepita dai cittadini come controparte perché l’Italia rischia di prendere una deriva di svendita di beni, servizi e spazi pubblici sui cui la gente si è fermamente espressa contraria con il voto dei referendum di giugno 2011. E questa delibera si inserisce in questo quadro di contrasto politico molto forte».

    A proposito di contrasti. Era davvero opportuno portare avanti la discussione oggi in aula, a tutti i costi? O forse non sarebbe stato il caso, quantomeno di rimandarla, dopo aver messo una pezza quantomeno all’emergenza di Amt? All’inizio dei lavori se lo sono chiesti e lo hanno chiesto al sindaco molti consiglieri, tanto che fino a un certo punto sembrava veramente che si potesse arrivare al rinvio della delibera.

    Ma la nuova fumata nera scaturita dalla trattativa tra sindacati di Amt e Sindaco (vedi cronaca in coda all’articolo ndr) ha per l’ennesima volta cambiato le carte in tavola. Da un lato l’amministrazione chiedeva la disponibilità dei lavoratori a rinnovare i sacrifici già attuati nel 2013 ed era disposta a intavolare una trattativa sulla sospensione dei lavori del Consiglio, a fronte di una ripresa del servizio. Dall’altra parte i sindacati chiedevano nero su bianco l’immediato impegno dell’amministrazione a ripatrimonializzare l’azienda e la contestuale sospensione della delibera, pena la prosecuzione dello sciopero.

    L’accordo non è stato trovato e il problema, naturalmente, è principalmente di natura economica. Così il Consiglio comunale, convocato alle 16.30 ma immediatamente interrotto per consentire al sindaco di portare a termine la trattativa, ha ricominciato i lavori dopo circa un’ora e mezza di attesa (che va sommata ai 3 giorni rispetto alla convocazione ordinaria di martedì), entrando nel merito della discussione della delibera.

    lavoratori-tursi-verticaleMolti i consiglieri che hanno abbandonato l’aula in segno di protesta per come state gestite le cose da parte del sindaco e dal presidente del Consiglio comunale, accusato di aver convocato la seduta a porte chiuse, con numerosi lavoratori che premevano all’esterno. Il primo a lasciare la Sala Rossa è stato Alfonso Gioia, capogruppo Udc, che ha ritenuto inopportuno convocare il consiglio con uno stato di agitazione permanente in città: «È vero che la ripresa dei lavori è una forma di preservazione della democrazia – ha aggiunto l’ex presidente del consiglio provinciale – ma farlo a porte chiuse ne decreta il suo funerale». Posizione simile quella del capogruppo di Sel, Gian Piero Pastorino che però è rimasto fino alla fine della seduta: «Genova, medaglia d’oro della Resistenza, non ha mai vissuto un momento tale. Io invito il sindaco a valutare bene l’opportunità di fare un Consiglio comunale a porte chiuse. Si tratta di una situazione antidemocratica tanto quanto l’occupazione di martedì».

    Usciti anche i consiglieri del Movimento 5 Stelle (su richiesta dei propri sostenitori attraverso un sondaggio lampo via Facebook), Lauro e Balleari (Pdl) e Rixi (Lega). Gli stessi che prima di abbandonare l’aula avevano presentato una richiesta di rinvio della pratica, sostenuta bocciata con 20 voti contrari e 13 favorevoli (Pastorino uscito dall’aula al momento del voto). Un rinvio che, a detta di molti, non sarebbe neppure tanto dispiaciuto alla Lista Doria, in difficoltà però a votare contro la volontà del proprio sindaco.

    A proposito di Lista Doria, da sottolineare un duro intervento del consigliere Clizia Nicolella che, contrariata dalla chiusura delle porte di Tursi, si è scagliata contro Prefetto e Questore e ha lanciato un monito alle organizzazioni sindacali: «Oggi non si consente che la seduta sia pubblica a tutti gli effetti e la responsabilità è del Prefetto e del Questore che dovrebbero garantire l’ordine pubblico al pari di quanto fanno per le manifestazioni sportive. Inoltre, manifesto il mio totale disappunto nei confronti delle più alte cariche di rappresentanza dello Stato per non aver evacuato l’aula nei giorni scorsi. Infine mi appello ai sindacati perché difendano veramente il bene dei lavoratori. Se non si trovasse una soluzione per Amt, c’è pronto il commissario per la procedura fallimentare dell’azienda».

    Nonostante gli abbandoni, una massiccia presenza della maggioranza e l’assicurazione della presenza di alcuni consiglieri di opposizioni ha garantito la prosecuzione dei lavori fino alla votazione conclusiva.
    Tuttavia, a dimostrazione che la confusione stia regnando sovrana in Sala Rossa, va segnalato che la delibera, dopo essere stata approvata, non ha ottenuto l’immediata eseguibilità votata solo da 19 consiglieri a fronte dei 21 necessari. Non che cambi molto a livello operativo dato che il testo non contiene disposizioni esecutive legate a date imminenti. Ma resta comunque il fatto che la partita è stata gestita in maniera piuttosto confusionaria. In questo senso merita di essere citata la dichiarazione di voto del consigliere Padovani (Lista Doria) che pur sostenendo la delibera non si è tirato indietro dal sottolineare come ci sia stato quantomeno un problema di comunicazione tra la giunta e i cittadini: «Fin da quando si è aperto, il dibattito sulle partecipate ha iniziato a scivolare verso una china ideologica, privatizzazione sì, privatizzazione no, col rischio di allontanarsi dai problemi reali di queste imprese. L’effetto secondario è stato quello di mettere insieme un’ampia coalizione di cittadini a difesa del patrimonio pubblico: fatto positivo, ma non era certo il risultato che ci saremmo aspettati perché in questa logica siamo diventati la controparte. C’è dunque un problema di come siamo in grado di comunicare alla città: il dibattito dovrebbe essere più laico, sereno e meno ideologico. Parte della responsabilità di questa situazione è sicuramente da ricercare nell’accelerazione che si cercato di dare a questa delibera all’inizio della sua discussione (a luglio, in occasione delle discussioni sul bilancio 2013, ndr). Ma la rapidità spesso non consente approfondimento».

    Approfondimento che, per ammissioni dello stesso sindaco, dovrà avvenire da questo momento in poi, affrontando caso per caso la situazione di Amt, Aster e Amiu a partire da piani industriali che i management delle aziende dovranno presentare: «Ma come mai questi piani industriali ora non esistono? Come facciamo a controllare efficacemente queste aziende se non ci sono i piani industriali? Ora abbiamo bisogno che le soluzioni entrino nel merito dei problemi e si confrontino con dei dati reali».

    «Non approviamo questo atto con soddisfazione – ha commentato il capogruppo del Pd, Simone Farello – non tanto nei confronti dell’atto ma nei confronti di quello che si è sviluppato intorno. Credo che sarebbe sbagliato, pericoloso e superficiale pensare che l’esplosione di disagio a cui stiamo assistendo sia riferibile a questa delibera. È diventata sicuramente un pretesto. Ma se non capiamo che sotto c’è qualcosa di più profondo, commetteremmo un errore che potrebbe portarne altri come conseguenza. Di questa delibera, infatti, hanno discusso solo la politica e i lavoratori delle aziende interessate; tutti gli altri hanno assistito in maniera anche un po’ allibita perché non capivano il centro di questo dibattito. L’opinione pubblica, che usufruisce di questi servizi, ha interesse solo che i servizi continuino, a prezzi sostenibili e in maniera soddisfacente. Ma tutte queste persone sono state tenute fuori dal dibattito in questi giorni».

    La cronaca del pomeriggio

    protesta-lavoratori-consiglio-comunale

    La seduta del Consiglio Comunale sulla delibera di indirizzo per le società partecipate (sospesa martedì dopo l’invasione in Aula Rossa dei lavoratori Amt) è a porte chiuse. I lavori dopo neanche un’ora sono già stati sospesi due volte, prima per attendere l’arrivo del sindaco, successivamente su richiesta dello stesso Doria per consentire la prosecuzione della trattativa con i sindacati (una delegazione è presente a Tursi ma non ha accesso alla Sala Rossa).
    «La seduta a porte chiuse è un atteggiamento antidemocratico quanto l’invasione di martedì scorso», ha detto Bruno Pastorino (Sel). Intanto Alfonso Gioia (Udc) ha abbandonato l’aula in segno di protesta per la stessa ragione.

    Nel frattempo la trattativa con i sindacati è ufficialmente saltata, domani lo sciopero continuerà e i lavoratori di Amiu e Amt si riuniranno in assemblea alle 9. «La richiesta dei sindacati era la sospensione della delibera e la ripatrimonializzazione– ha spiegato il sindaco Marco Doria – ma su queste basi la trattiva non poteva neppure partire, innanzitutto perché l’impegno da parte del Comune per il conferimento di denaro o beni immobili all’azienda sarebbe comunque dovuto prima passare dal Consiglio comunale. La questione comunque potrebbe essere argomento di trattiva assieme alle misure che dovrebbero essere adottare nell’azienda per ricercare l’equilibrio dei conti nel 2014. Ho detto che se si fosse aperta la trattativa si sarebbero potutiti sospendere i lavori ma si sarebbe dovuta concludere anche l’agitazione. Mi è stato detto di no e che la trattativa sarebbe partita solo con il nostro impegno a versare denari. A questo punto l’incontro si è concluso».

    No al rinvio della delibera sulle partecipate

    In apertura di seduta l’ipotesi sembrava la più probabile. Antonio Bruno (Fds) chiedeva rinvio temporaneo della delibera, Edoardo Rixi (Lega Nord) e Lilli Lauro (Pdl) chiedevano il ritiro della stessa per tornare ad un percorso condiviso in commissione, valutando nuovamente la situazione economica dell’azienda e, soprattutto, la posizione dei vertici e dell’amministrazione di Amt.

    Alle ore 19 arriva la votazione del Consiglio: no al rinvio della delibera con 20 voti contrari e 13 favorevoli. Poco dopo il Movimento 5 Stelle ha abbandonato l’aula «ce l’hanno chiesto i cittadini», così anche Rixi seguito dal Pdl, il numero legale però non è a rischio.

     

    Simone D’Ambrosio
    [foto di Elettra Antognetti]