Mese: Novembre 2013

  • #Semantica: concorso letterario per aspiranti scrittori

    #Semantica: concorso letterario per aspiranti scrittori

    lettura-libri-d1Sem edizioni lancia #SEMantica 22, la prima edizione del concorso letterario aperto a tutti quelli che amano scrivere o che vorrebbero vedere pubblicate le proprie opere.

    Il racconto è a tema libero, deve essere di almeno 40 mila battute e non superare le 50 mila; i testi devono contenere tassativamente due frasi, entrambe coerenti con il resto del racconto, «Ha scritto Esiodo: “L’uomo migliore è colui che tutto capisce da sé, sapendo ciò che in séguito meglio sarà. Ma chi non sa capire da sé né ciò che sente da altri, quello è un uomo da poco» (da Opere e giorni) e «Hesse diceva: “Ho costruito un castello su un’estrema e silenziosa altura; la mia nostalgia sta là e guarda fin alla noia, ed il giorno si fa grigio, principessa, dove sei rimasta?» (da Il principe).

    I lavori, in file word, dovranno essere inviati all’indirizzo info@semedizioni.com entro il 31 gennaio 2014, entro il 28 febbraio verranno resi noti i nomi dei finalisti scelti dalla giuria.

    Le opere finaliste saranno poi pubblicate sul sito e sulla pagina di facebook di Sem per le votazioni: i migliori dieci racconti votati da publico e giuria saranno pubblicati nella collana e-book  Short list e messi in vendita sulle principali piattaforme on line d’Italia. Agli autori sarà poi garantito il 50% di tutte le vendite detratti i costi di distribuzione.

  • Electropark 2013, concerto di Alva Noto a La Claque

    Electropark 2013, concerto di Alva Noto a La Claque

    Alva Noto djSabato 16 novembre è in programma l’ultima serata di Electopark, la rassegna di musica e cultura elettronica organizzata dall’associazione culturale musicale Forevergreen.fm.

    Superospite della serata, il dj tedesco Alva Noto, icona di fama mondiale della musica elettronica e fondatore della storica etichetta tedesca Raster-Noton.

    Il dj si esibisce con il live “Univrs”, la performance che ha già fatto il giro del mondo, nella quale principi e strutture matematiche diventano immagini e musica.

    “Se l’universo fosse un numero, se improvvisamente si visualizzasse in una matrix, in un foglio di lavoro Excel qualunque, ecco che non potrebbe assumere un’immagine, una visione di prospettiva così diversa e distante da “Univrs”. Non ci sono parole, ancora una volta. Questo teorizzato da Alva Noto è uno spazio in continuo fermento, nel quale pullulano fotografie di neutrini e fotoni lanciati, fatti deflagrare e rimessi in movimento. Un movimento iscritto in un nulla cosmico, che appiattisce la dirompenza potenziale del suono, riconsegnandolo frenato nella sua onda d’urto. Non c’è via di scampo. L’unica soluzione è rimanere lì a guardare e aprire la mente, ancora una volta. Fino all’infinito. E oltre.” (Alberto Asquini su ondarock.it)

    In apertura, Riccardo Bazzoni in “Fragments of Human Experience”, progetto vincitore della prima edizione di Make your sound!. A chiudere l’edizione 2013 di Electropark, Forevergreen.fm Showcase dj set per un gran finale tutto da ballare con i Djs Andrex Kaustik e Anie Tera.

    Inizio ore 21.30, ingresso 18 euro (prevendite qui).

  • Comune di Genova: Dameri si dimette, Emanuela Fracassi nuovo assessore

    Comune di Genova: Dameri si dimette, Emanuela Fracassi nuovo assessore

    palazzo-tursi-aula-rossa-d27Nel pomeriggio il Comune di Genova ha comunicato le dimissioni dell’assessore alle Politiche Sociali e della Casa Paola Dameri. L’assessore “ha informato il sindaco di aver maturato la scelta di rinunciare all’incarico nella Giunta comunale per la necessità e il desiderio di impegnare tutte le proprie energie nell’attività di ricercatrice universitaria”, si legge nella nota.

    Le deleghe passano alla dottoressa Emanuela Fracassi che assume l’incarico di assessore alle Politiche Socio Sanitarie e della Casa del Comune di Genova.

    “Emanuela Fracassi è nata a Genova il 24 maggio 1961. Laureata in lettere presso l’Università degli studi di Genova, con diploma post-universitario conseguito presso l’Ecole des Hautes Etudes Sciences Sociales di Parigi. Iscritta all’albo degli psicologi della Liguria.
    Ha una consolidata esperienza nel settore sociale, socio-educativo e socio-sanitario, in attività di educazione, ricerca, progettazione, formazione e comunicazione, un percorso professionale avviato all’inizio degli anni ottanta presso l’associazione Il Ce.sto e proseguito presso l’Università di Genova, l’Institut de travail social et de recherche sociale di Montrouge a Parigi, l’associazione Sondagenova, Federsanità Anci-Liguria, la società di ricerca, consulenza e formazione Arcos”.

  • Il Tempio delle Clessidre e Panther & C. in concerto al teatro Govi

    Il Tempio delle Clessidre e Panther & C. in concerto al teatro Govi

    Tempio delle ClassidreSabato 9 novembre il teatro Govi di Bolzaneto ospita un grande concerto rock progressive: il live della band Il Tempio delle Clessidre, preceduti sul palco dal gruppo genovese Panther & C.

    Un percorso audio-visivo-narrativo che inizia nel foyer del teatro con l’esposizione di tre mostre, quella fotografica di Marina Montobbio In tour col Tempio, le stampe originali delle fotografie del disco scattate da Eugenio De Vena e l’esposizione delle opere del pittore e autore della copertina del nuovo disco della band Alessandro Sala.

    Si prosegue in sala con una breve conferenza stampa e si conclude con la band Il Tempio delle Clessidre e il live dei Panther & C, gruppo genovese composto da Alessandro La Corte (tastiere), Riccardo Mazzarini (chitarre) Roberto Sanna (batteria) Giorgio Boleto (basso), Mauro Serpe (voce) che presenta brani inediti ispirati al progressive rock degli anni 70, italiano e inglese, come i Genesis.

    Il Tempio delle Clessidre invece, presenta il suo secondo lavoro discografico dal titolo alieNatura, che verrà proposto interamente insieme ad alcuni bani dell’album precedente.

    Cura del suono, arricchimenti vocali, arrangiamenti ricercati, lirismi e teatralità, simbolismi correlati tra musica e immagine, ampio lavoro sulla fotografia e la comunicazione visiva, sono fattori che rendono “alieNatura” una dettagliata rappresentazione del mondo de Il Tempio delle Clessidre.

    Nel corso del concerto verranno proiettate alcune immagini di Andrea Montaldo e Eugenio De Vena.

    Appuntamento alle ore 20, biglietti 15 euro intero, 12 euro ridotto, 8 euro under 14.

  • Crisi europea, la Germania è finalmente sul banco degli imputati

    Crisi europea, la Germania è finalmente sul banco degli imputati

    economia-soldi-D1Il fatto che questa rubrica non si occupi del caso Cancellieri non significa che si tratti di un episodio minore. Esigere alti standard di imparzialità e moralità, anche formale, da parte dei ministri della Repubblica (soprattutto nel Ministero della Giustizia) è senza dubbio uno snodo vitale per il buon funzionamento di una democrazia. Tuttavia le rivendicazioni attorno alla qualità della classe dirigente sono importanti unicamente in quanto quella stessa classe dirigente, attraverso il voto, riceve il potere di prendere decisioni al posto dei cittadini; quindi bisogna fare attenzione a non invertire la relazione: l’argomento centrale in politica rimane il merito delle decisioni che vengono prese. Ha senso interessarsi ai rilievi penali o alla forma dei comportamenti solo perché si dà per scontato, molto banalmente, che non ci si può fidare di chi non si comporta correttamente.

    Da questa premessa discende che una campagna di stampa per la trasparenza dei comportamenti (nella fattispecie, per le dimissioni del ministro Cancellieri, che sarebbero doverose…) non dovrebbe arrivare al punto di oscurare il merito di altre questioni assolutamente rilevanti: perché non ce ne facciamo nulla di politici apparentemente onesti, se poi ci disinteressiamo delle decisioni che prendono.

    Ed invece la settimana scorsa è passata quasi sotto silenzio la notizia che gli USA stanno attaccando frontalmente la politica economica di Berlino. Il Dipartimento del Tesoro, infatti, ha rilasciato un report dove al primo posto tra i “punti chiave” dell’economia globale viene inserito l’avanzo della bilancia dei pagamenti della Germania, cioè, in buona sostanza, l’ eccessivo export tedesco.

    Possibile? La virtuosa Germania imputata perché vende tanto all’estero? Ma non è un bene che uno Stato esporti? Non siamo noi quelli corrotti e fannulloni che meritano il biasimo generale? E non stiamo facendo le riforme proprio per diventare anche noi produttivi come i Tedeschi?

    Sulla base di questi interrogativi qualcuno ha ipotizzato che gli Stati Uniti stiano solo cercando un diversivo dopo lo scandalo intercettazioni; ma questa speculazione è rigettata categoricamente dal premio Nobel Paul Krugman, secondo il quale, fatte salve le responsabilità americane, confondere le due vicende significa perdere di vista il punto centrale: la politica tedesca provoca realmente squilibri insostenibili per i partner. L’insigne economista rincara la dose stigmatizzando la replica di Berlino: l’alto livello di export della Germania non dipende solo dalla buona qualità dei suoi prodotti, e anzi «gli economisti in tutto il mondo che leggono questo dovrebbero piangere». Come se non bastasse, ci si è messo pure il Fondo Monetario Internazionale, il quale, dopo anni di critiche a noi PIIGS, ha ammesso finalmente che anche il surplus tedesco è un problema.

    Se anche non vi fidate degli “amerikani”, sappiate che non potete eludere la questione così facilmente: purtroppo che i problemi dell’euro-zona dipendano dall’atteggiamento mercantilista della Germania non lo nega più nessuno. Non c’è alcun commentatore qualificato, per quanto interessato alle nostre mazzette e ai nostri debiti, che interrogato sul punto specifico si azzardi a negare le pesanti responsabilità tedesche. Per cui, rassegnatevi: le cose stanno così e lo sanno tutti. Anzi, è proprio perché si tratta di dinamiche semplici e risapute che Era Superba, pur non essendo l’Economic Journal, ha potuto raccontarle in tempi non sospetti: e dunque sapete già quale sia questa visione distorta dello sviluppo economico, come si fa a tenere bassi i salari, e perché questo atteggiamento sia alla base della crisi dell’euro-zona, avvicinando sempre di più la fine dell’euro.

    Si chiama strategia “Beggar-thy-Neighbor” (“arricchisci alle spalle del tuo vicino”). Come ho spiegato più volte, i Tedeschi semplicemente pagano poco i loro lavoratori in proporzione a quanto vendono e si garantiscono così una buona competitività, perché, se diminuiscono i costi, aumenta la quota del profitto. Questo profitto, però, non si traduce in corrispondenti aumenti salariali grazie a precisi accordi sindacali e forme di lavoro poco tutelate: così la domanda interna non sale, l’inflazione resta bassa e il vantaggio competitivo rimane intatto. A questo punto i paesi importatori hanno solo due strade per recuperare terreno rispetto ai forsennati esportatori teutonici (che nel frattempo usano il loro surplus per fare investimenti e produrre merci sempre migliori): o svalutano la moneta o svalutano i salari. Ma noi una moneta nostra non l’abbiamo. Di conseguenza siamo costretti a svalutare i salari; e così distruggiamo la domanda interna (come ammette placidamente l’ex-premier Monti), mandando sul lastrico centinaia di imprese che non hanno più gli acquirenti per i loro prodotti.

    Ecco perché oggi tutti se la prendono con i Tedeschi: perché se non si decidono a spingere i consumi pagando di più i loro lavoratori – e lo possono fare agevolmente, dato che hanno un surplus enorme – in Europa non rimarrà nessuno a sostenere la domanda e il sistema andrà in pezzi. Ed ecco perché esportare non è sempre un bene: perché non c’è un paese che esporti senza che dall’altra parte ci sia un paese che importi; per cui se la Germania, o meglio l’industria tedesca, non vuole rinunciare alla sua bella fetta di export, che per un terzo è diretto verso altri paesi dell’euro-zona, è chiaro che questi ultimi non potranno che continuare ad indebitarsi fino al default o all’uscita dalla moneta unica.

    Ripeto: chi ha un minimo di conoscenza di temi economici, da Monti a Fassina, questa dinamica la conosce benissimo. Ormai non ci si affanna neppure più a smentire che la creazione dell’euro sia stata come minimo “affrettata”. Neppure Milena Gabanelli, i cui “report” sul tema ho criticato aspramente tre settimane fa, nega che sarebbe stato meglio non entrare nell’euro. Ed è sempre più difficile, a fronte di una situazione che continua a peggiorare, sostenere che restare fuori dalla moneta unica sin dall’inizio ci avrebbe consegnato a scenari ancora più catastrofici. Per questo oggi non rimane che un’ultima frontiera per i “negazionisti”: “entrare è stato un errore, ma tornare indietro non si può più”.

    Questa tesi sarebbe anche interessante, se permettesse un dibattito sui costi dell’uscita; purtroppo si tratta solo di un mantra da ripetere ossessivamente per fermare ogni discussione: “bisognava pensarci prima”, “la scienza economica non è in grado di fare previsioni certe”, “parlare di uscita può rinfocolare populismi ed estremismi”, “non bisogna sbattere i pugni sul tavolo” , “i Tedeschi li possiamo convincere solo rispettando gli impegni”, eccetera. La reale consistenza di queste osservazioni e le flebili speranze a cui si finge di rimanere attaccati non sono il tema di questo articolo; per cui mi limito a una sola osservazione, a proposito di quelle decisioni sbagliate cui facevo accenno all’inizio: se siamo tutti d’accordo che sarebbe stato meglio non entrare nell’euro, chi paga per questo errore?

    E cosa dire delle politiche di austerità? Del pareggio di bilancio in Costituzione? Di tutte le altre regole assurde che l’UE ci ha imposto, che noi abbiamo ratificato senza alcuna discussione pubblica e che non serviranno a salvarci? Spero sia chiaro, dunque, che anche se le dimissioni della Cancellieri sono importanti, è più importante tenere d’occhio le decisioni che vengono prese: perché una volta imboccata la strada sbagliata il danno è fatto. E quella di metterci di fronte al fatto compiuto è ormai con tutta evidenza una strategia consolidata per bypassare la democrazia.

     

    Andrea Giannini

    [foto di Daniele Orlandi]

  • L’effimero colto dal velo d’organza: mostra in Sala Dogana

    L’effimero colto dal velo d’organza: mostra in Sala Dogana

    A simmetrie naturali, opere di Federica GonnellaDopo l’esposizione Non è un paese per vecchi, la Sala Dogana di Palazzo Ducale ospita L’effimero colto dal velo d’organza, mostra personale di Federica Gonnelli a cura della narratrice d’arte Adriana M. Soldini.

    L’artista offre l’invito a compiere un viaggio iniziatico verso una maggiore consapevolezza di sé, per il riconoscimento dell’ identità personale e collettiva e si propone attraverso il suo alter ego: il velo d’organza, la pelle dell’opera.

    La sua interposizione non è di ostacolo, ma è il tramite che porta alla conoscenza e all’archiviazione del sapere.

    Grazie alle installazioni, lo spettatore vedrà mondi fantastici e dettagli intimi di ricordi che la memoria conserva.

    Non solo immagini, ma ci sono parole riferite a emozioni o a riflessioni intime in cerca di eternità. È tangibile come il rapporto tra corpo e natura costituisca uno dei fili conduttori della sua arte. Il linguaggio artistico di Federica Gonnelli si sviluppa in una molteplicità di significati e di varianti di significato. È al contempo raffinato e ironicamente pop. Sa essere maestoso senza essere urlato e sa essere convincente anche nell’infinitamente piccolo.

    Il progetto è presentato dal collettivo Arts Factory (di cui fa parte l’artista con la curatrice e la poetessa Francesca Del Moro) e dal gruppo neRo POP.

    Da venerdì 8 a domenica 24 novembre

    Orari: dal martedì alla domenica ore 15 – 20.

    Ingresso libero

  • Dispersione scolastica: progetto di formazione METIS, la tappa genovese

    Dispersione scolastica: progetto di formazione METIS, la tappa genovese

    Cesare Moreno e Marco Rossi Doria al Museo Luzzati
    Cesare Moreno e Marco Rossi Doria (sottosegretario all’Istruzione del governo Letta) al Museo Luzzati

    Promosso e organizzato da MIUR, Maestri di Strada e Museo Luzzati, da venerdì 8 a domenica 10 novembre al Museo di Sant’Agostino avrà luogo la tappa genovese di M.E.T.I.S., un progetto di formazione rivolto agli insegnanti delle scuole primarie e secondarie di tutta Italia. La sigla, acronimo di “Metodologie Educative Territoriali di Inclusione Sociale”, sta a indicare un’iniziativa che si svolge in varie città italiane (già a Napoli, Cosenza, Bologna, in seguito a Milano e Roma) e si occupa di sensibilizzare sul tema ancora attuale della dispersione scolastica.

    La tappa di Genova è stata resa possibile grazie alla collaborazione tra Museo Internazionale Luzzati e Associazione onlus Maestri di Strada di Napoli di Cesare Moreno: dal canto suo, il Museo ha avviato da tempo un progetto di formazione rivolta agli insegnanti grazie all’iniziativa Officina Didattica; l’Associazione Maestri di Strada, invece, si occupa specificamente di formazione e misure contro la dispersione.

    Il progetto, come detto, è promosso dal MIUR, con il patrocinio di Regione Liguria, Comune e Provincia di Genova. Ai lavori genovesi parteciperanno l’Assessore regionale alla Formazione, Istruzione e Università Sergio Rossetti e il direttore del Museo Luzzati Sergio Noberini. Inoltre, il presidente di Maestri di Strada Cesare Moreno, Gianni Marconato, architetto di ambienti di apprendimento e autore di saggi sull’argomento,  Agnese Bertello, esperta di gestione dei conflitti,  Katia Provantini psicologa e esperta in problematiche evolutive, saranno docenti del corso di formazione in queste tre giornate. Ma non è finita qui: sì, perché il corso non si esaurisce, ma prevede lo svolgimento in ogni città di  due sessioni di 16 ore distribuite in due fine settimana, uno adesso (all’inizio dell’anno scolastico) e uno a giugno, e si articola in lezioni frontali, laboratori e presentazione dei risultati. Tra i temi trattati, responsabilità, unicità e significatività nella relazione educativa; la cura educativa e l’individuo; scuola e territorio; la didattica dell’ascolto.

    «Da tempo -racconta Sergio Noberini- abbiamo avviato progetti contro la dispersione scolastica, a favore di una diversa metodologia educativa, con iniziative sparse sul territorio e coinvolgendo esperti di settore, come nel caso dei Maestri di Strada di Napoli: il loro metodo rinnova il modo di affrontare il problema della dispersione scolastica e dell’inclusione sociale, e la loro idea è quella di ricomporre la frattura (non più prerogativa esclusiva di certi ambienti, ma che si sta sempre più espandendo anche nei ceti sociali agiati) tra sapere formale e elemento emozionale. Pensiamo che l’arte sia un elemento indispensabile per arginare questo problema: può creare attrazione e rappresentare per molti una via di recupero e riscatto dall’abbandono. Arte è cultura ed è patrimonio. Per Genova è una bella scommessa».

     

    Questo il programma degli incontri:

    Venerdì 8 novembre 2013
    Ore 11 Gruppo di lavoro dei coordinatori, conduttori di gruppo e osservatori
    Ore 14.30 Registrazione
    Ore 15 Saluti istituzionali e apertura lavori
    Progetti formativi tra Museo Luzzati e territorio
    Sergio Noberini direttore Museo Luzzati Genova
    Metodologia e obiettivi del corso
    Cesare Moreno e Gianni Marconato

    Ore 16 Nuovi disagi dell’adolescenza nel quotidiano e nella scuola
    Relazione di Katia Provantini (Cooperativa sociale Minotauro)
    Ore 16.50 Autopresentazione dei conduttori dei gruppi
    Ore 17.10 – 19.00 Lavori di gruppo

    Sabato 9 novembre 2013
    Ore 9 Le condizioni dell’apprendimento e la strada stretta della didattica (Gianni Marconato)
    Ore 10 – 12.30 Discussione di gruppo
    Ore 12.30 -13 plenaria
    Ore 14.30 -18.30 L’ascolto attivo e la gestione dei conflitti;
    OPEN SPACE TECHNOLOGY: ABITARE LA SCUOLA
    Idee, proposte, nuovi spazi per far sentire ogni singola persona, ben accolta e valorizzata
    Laboratorio a cura di “Ascolto Attivo sas”, animato da Agnese Bertello

    Domenica 10 novembre 2013
    Ore 9 -10.20 Restituzione del lavoro dei gruppi; integrazioni ai temi emersi
    A cura di Cesare Moreno e Gianni Marconato
    Riunione del gruppo di lavoro per raccogliere i risultati dei gruppi
    Ore 12 Presentazione video Coloriamo il futuro (progetto di formazione operatori Genova 2013, Museo Luzzati in collaborazione con Regione Liguria)
    Ore 12.15 Sergio Rossetti Assessore alle Risorse finanziarie e controlli, patrimonio e amministrazione generale, istruzione, formazione, università
    Ore 12.30-13 Conclusioni e compiti per il seminario successivo

     

    Elettra Antognetti

  • Varenna, alluvione ’93: vent’anni dopo, cosa è stato fatto e cosa bisogna fare

    Varenna, alluvione ’93: vent’anni dopo, cosa è stato fatto e cosa bisogna fare

    val-varennaA distanza di vent’anni dalla tragica alluvione che nel settembre 1993 colpì la Val Varenna – ambiente di pregio del ponente genovese, sia per valori naturalistici (geologici, idrici, vegetazionali e faunistici), sia insediativi (ambiente di villa del nucleo di Granara, antiche cartiere e mulini) e infrastrutturali (viadotti della linea ferroviaria Genova-Ovada, ponti stradali in pietra) – l’omonimo torrente fa ancora paura. «Negli ultimi tempi siamo stati fortunati soltanto perché le grandi calamità, quali le ormai tristemente note “bombe d’acqua”, non hanno colpito il nostro territorio – racconta Elio Bottaro, presidente del locale comitato di cittadini – Sennò ci saremmo ritrovati nella medesima situazione del 1993».

    Nell’ottobre 1999 venne approvato un dettagliato Piano di bacino – successivamente modificato a partile dall’aprile 2002 (l’ultima modifica risale al maggio 2012)- che prevedeva la messa in sicurezza dell’alveo, dei versanti e degli impluvi che insistevano sull’intero bacino del Varenna, compresi i propri affluenti.
    Sulla rete web sono reperibili alcuni documenti che confermano la realizzazione di una serie di interventi di messa in sicurezza e consolidamento di frane e paleo frane. Tuttavia, i problemi di instabilità ed erosione restano un nodo tuttora aperto, vedi l’evento franoso che nel 2010 colpì l’ex sito di compostaggio dell’Amiu in località Carpenara, da allora mai più ripristinato.
    Inoltre, le risorse individuate hanno consentito di liberare i fornici laterali del ponte ferroviario, prima ostruiti da orti e baracche abusive, recuperando cosi spazio al letto naturale del torrente e di risistemare ampi tratti degli argini e dell’alveo, anche attraverso la demolizione di vecchi edifici.
    Infine, in questi anni si è proceduto alla progressiva dismissione delle attività di coltivazione delle attività estrattive delle cave denominate Coleol e Pian di Carlo, quest’ultima trasformata in discarica di materiali inerti.
    Ma l’azione più importante, portata finalmente a termine nell’autunno del 2011, è stato lo spostamento della sottostazione Enel, una piastra in calcestruzzo costruita sopra il letto del corso d’acqua, che fin dagli anni ’60 ha costituito una pericolosissima barriera per il deflusso dell’acqua, giocando un ruolo decisivo nell’alluvione del 1993.

    Varenna affluente 7

    Attualmente, però, a destare preoccupazione è l’assenza di manutenzione costante, con particolare riguardo alla pulizia dell’alveo del Varenna e dei suoi affluenti. Oltretutto con la consapevolezza che gli enti locali hanno sempre meno denaro in cassa per approntare soluzioni adeguate. «Oggi gli alberi ad alto fusto, che rappresentano la criticità maggiore, stanno infestando gli alvei del Varenna e dei suoi affluenti», sottolinea Bottaro. Nel torrente principale della vallata ponentina, infatti, confluiscono le acque di numerosi rivi – tra gli altri rio Gandolfi, rio Vaccarezza, rio Cantalupo, rio Pomà, rio del Grillo, ecc. – che, nel caso di piogge persistenti, rendono la portata del primo assai impetuosa. Vista la presenza di numerosi ponti stradali (alcuni dei quali di antica fattura) «Tronchi e ramaglie di vario genere vengono trascinate verso valle dalla forza dell’acqua e possono facilmente incastrarsi sotto queste strutture con il conseguente rischio di un effetto diga», aggiunge il presidente del Comitato Val Varenna.

    La tragica alluvione del 1993

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    La Val Varenna, nel settembre del 1993, fu sconvolta da un evento meteorologico di carattere estremamente intenso. Le località più colpite furono la strada per Lencisa, Camposilvano, S. Carlo di Cese, Carpenara, Chiesino, Novagette, Tre Ponti, Cantalupo e la foce del Varenna, con parte dell’abitato di Pegli. La furia dell’acqua causò il crollo della casa abitata da una coppia di anziani che così persero la vita.
    Il centro abitato di S. Carlo di Cese ed altre frazioni rimasero isolate per diversi giorni. Il bilancio finale dell’alluvione ammontò a diversi miliardi di lire di allora.
    Nel settembre di quest’anno il comitato di cittadini ha voluto rendere omaggio alle vittime con una mostra fotografica presso il chiesino della Val Varenna «L’iniziativa è sorta anche con l’intento di sensibilizzare le istituzioni – ricorda Bottaro – Insomma, in mezzo a tante emergenze, non vogliamo che il nostro territorio venga dimenticato».

    Il volontariato: una risorsa preziosa

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    Negli ultimi anni gli abitanti hanno instaurato una proficua collaborazione con l’Amiu, soprattutto in merito alla pulizia della strada principale, una via stretta e ripida dalla quale continuano a transitare parecchi camion e mezzi pesanti, con inevitabili disagi per l’intera zona. «Ci siamo occupati di eliminare la vegetazione ingombrante – racconta il presidente del comitato – E adesso stiamo trattando affinché alcuni fondi siano messi a disposizione per continuare l’opera e migliorare le sinergie anche sul fronte della raccolta dei rifiuti».

    Per quanto riguarda il torrente Varenna, i cittadini non sono stati con le mani in mano, anzi «Siamo intervenuti da maggio a settembre, ogni week-end, per pulire la parte alta, tra Campo Silvan e Cian de Vì, in pratica fino al confine con Ceranesi – continua Bottaro – È una situazione molto critica. Ma stiamo già organizzando un’ulteriore fase di lavori».
    Altra significativa criticità è quella relativa al rio Pomà, uno degli affluenti del Varenna. «Anche qui recentemente abbiamo realizzato una pulizia dell’alveo – aggiunge Bottaro – E ancora sul rio Cantalupo che è il maggiore affluente. L’anno scorso siamo intervenuti in particolare alla confluenza del Cantalupo con il Varenna. Gli alberi, però, crescono fin troppo velocemente e noi, solo con i nostri mezzi, di più non riusciamo a fare».

    Va dato atto alle istituzioni locali di aver eliminato la famigerata piastra Enel a valle del torrente ma, nello stesso tempo, va anche detto che ciò è stato fatto con un notevole ritardo «Sanando una situazione di estremo pericolo generata da scelte scellerate compiute anni addietro dai rappresentanti politici dell’epoca», sottolinea Bottaro. Nei pressi della Foce del Varenna «In effetti qualche intervento è stato eseguito – continua Bottaro – a monte, invece, ricordiamo soltanto un’operazione di pulizia del greto, realizzata qualche anno fa dalla Provincia».

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    Secondo il comitato, in questa parte del ponente genovese, le tematiche della sicurezza idraulica e della prevenzione dal rischio idrogeologico, sono state pressoché abbandonate. «Noi rappresentiamo un presidio del territorio e vogliamo svolgere un’azione preventiva – spiega il presidente – Impegnandoci in prima persona ma soprattutto sensibilizzando gli enti locali. Perché non basta la buona volontà dei cittadini se al loro fianco non si schiera una guida pubblica in grado di fornire un aiuto concreto in termini di competenze, capacità e mezzi».
    L’assessorato comunale ai Lavori pubblici «Ci ha confermato che, a breve, svolgerà un sopralluogo in vallata – aggiunge Bottaro – per vedere da vicino lo stato del torrente». Staremo a vedere se tale promessa avrà un seguito positivo. «Nella parte a monte noi abbiamo iniziato l’opera che adesso, però, va completata – conclude Bottaro – Sappiamo bene che, per un’adeguata messa in sicurezza, sarebbero necessarie risorse sostanziose finalizzate a interventi strutturali. Ma i soldi non ci sono. Quindi, almeno cerchiamo di monitorare attentamente gli alvei del Varenna e dei suoi affluenti. Perché è altrettanto vero che è meglio spendere prima in prevenzione, piuttosto che spendere dopo, magari pure il doppio, per ripristinare gli eventuali danni generati da una carente manutenzione».

    Matteo Quadrone

    [Foto dell’autore]

  • L’America è sempre l’America: condizionati dall’industria di Hollywood

    L’America è sempre l’America: condizionati dall’industria di Hollywood

    hollywood-universal-studios-DIUna decina di giorni fa l’agenzia di rating Dagong ha declassato il dollaro nel silenzio pressoché totale dei nostri organi di informazione (ho anche sentito un downgradato che mi ha fatto salire i brividi lungo la schiena). Un altro segnale di un’incrinatura che diventerà una crepa nel sistema di potere economico, finanziario e politico dominato dal mondo anglosassone.

    Ma come mai, nonostante così tanti segnali più o meno evidenti, nella percezione dell’”uomo della strada” in Europa e nel mondo occidentale in generale, l’America è ancora e sempre l’America?

    Oltre al ruolo giocato dai mezzi di informazione che tacciono volutamente o sono troppo sciocchi per riuscire a capire (probabilmente una commistione di entrambe le cose), un ruolo decisivo nell’affermazione del modello americano lo ha avuto, per decenni, l’industria di Hollywood.

    Talvolta apparentemente seri, talvolta pacchianamente esagerati, i film made in USA che ci vengono propinati da anni hanno spesso il sottotesto: “Gli Stati Uniti sono i bravi e i loro nemici sono i cattivi da combattere”. Ovviamente non sto parlando del grande cinema americano di veri artisti quali Francis Ford Coppola o Martin Scorsese, per citare due dei più noti, ma mi sembra evidente che il cinema Stars & Stripes, in particolare quello dei cosiddetti B-movie, abbia avuto e abbia ancora un impatto molto forte dal punto di vista della propaganda. Sono i film che abbiamo visto per anni “per rilassarci” o “per staccare la spina dopo una giornata faticosa” quelli che, lentamente, ci hanno fatto interiorizzare e assumere come veri determinati stereotipi assolutamente falsi. Per esempio:

    gli USA sono i salvatori del mondo (pensate a Independence Day, in cui il Presidente statunitense in persona conduce l’attacco decisivo contro gli alieni);

    – la legge è inefficiente e quindi è normale che alcuni individui, eroi o giustizieri, si pongano al di sopra di essa così come gli USA faranno nel resto del mondo. Il film dal titolo Dredd- La legge sono io è emblematico, così come Robocop, Cobra, Il Giustiziere della Notte, i film con i vari Arnold Schwarzenegger, Steven Seagal, ecc.;

    – le popolazioni arabe sono legate a una visione barbara e incivile della società (il film-cartone animato Aladdin della Walt Disney si apre con una canzone che dipinge in modo becero il mondo arabo);

    – il mondo socialista/comunista è popolato da individui indistinatmente cattivi e negativi, più simili a freddi automi che a esseri umani (Rambo III e Rocky IV, diretti da Sylvester Stallone, amico di Ronald Reagan che non a caso come Presidente USA coniò l’espressione Evil Empire per definire l’Unione Sovietica).

    Alla luce di questo bombardamento tanto subdolo quanto continuo, non stupisce allora se, immediatamente dopo l’Undici Settembre, l’opinione pubblica occidentale in massa fosse pronta ad appoggiare un intervento militare massiccio in Medio Oriente senza nemmeno attendere che venisse svolta un’indagine seria, dato che le incongruenze riguardo a quell’evento erano e restano davvero tante. Allo stesso modo, non stupisce che negli Stati Uniti abbiano ancora così tanta influenza le lobby delle armi e le associazioni di possessori d’armi da fuoco quali la National Rifle Association, che dell’idea del “farsi giustizia da soli” fanno la propria bandiera… Ma tutto questo finirà: è solo una questione di capire quando esattamente. See you!

     

    Daniele Canepa

    [foto di Diego Arbore]

  • Agricoltura a Genova, prezzi dei terreni troppo elevati: il dossier

    Agricoltura a Genova, prezzi dei terreni troppo elevati: il dossier

    Uliveto murato di Quarto“Campagna genovese: agricoltura o villette?”. Questo il titolo del dossier che oggi il Tavolo per l’Agricoltura della Rete If (Istruzioni per il Futuro – Rete ligure per l’altraeconomia e gli stili di vita consapevoli) presenta in udienza alla Commissione Territorio del Comune di Genova. Un dossier articolato in 18 punti (qui il pdf completo) che denuncia l’assenza di una programmazione urbanistica a tutela del territorio e dell’attività agricola: “[…] ove è presente un indice di edificabilità residenziale è molto difficile acquisire terreni per allargare un’azienda agricola o per aprirne una nuova. Si noti che se nel breve periodo l’edilizia fa “rendere” di più un terreno, l’agricoltura rinnova il proprio reddito ogni anno, dal momento che non consuma le risorse, anzi le attiva”.

    Dito puntato, dunque, sul PUC in via di approvazione. Le osservazioni della Rete If invitano il Comune a prendere in considerazione il problema che limita più di ogni altro lo sviluppo dell’agricoltura nell’entroterra genovese, ovvero l’elevato prezzo dei terreni conseguenza diretta della possibilità di nuove edificazioni residenziali.

    Le questioni sono affrontate in maniera documentata e rigorosa a sostegno della richiesta di criteri stringenti per ridurre il consumo di suolo, garantire l’accesso alla terra ai giovani, garantire l’accesso al cibo locale di qualità e preservare l’ambiente e la qualità della vita. Per ottenere questi importanti risultati, la proposta della Rete If parte dal “rilancio e valorizzazione del territorio agrario produttivo” senza prescindere dal mantenimento dell’impegno a edificare solo sull’esistente, in un’ottica di recupero e riutilizzo delle volumetrie esistenti, anche in stato di dismissione e abbandono.

    Il rilancio dell’agricoltura, per la Rete If, è dunque tutt’altro che impossibile: “Con il nuovo Piano di Sviluppo Rurale 2014-2020 un giovane (fino a 41 anni) potrà accedere ad un premio di primo insediamento che potrebbe arrivare fino a 70.000 euro per avviare una nuova azienda agricola: se si riuscisse a rendere più mobile il mercato terriero potrebbero crearsi numerosi nuovi posti di lavoro”, si legge nel dossier.

    E ancora: “[…]non siamo pregiudizialmente contrari alle edificazioni a fini non agricoli, semplicemente sottolineiamo le conseguenze perniciose dell’esistenza di un indice di edificabilità diffuso su gran parte del territorio oltre la “linea verde” (ovvero l’area situata a monte della fascia di edificazione prevista dal Puc lungo la costa, ndr). Non è qui il caso di entrare nello specifico delle convenzioni di presidio ambientale, spesso molto povere di contenuti, e dell’assenza di controlli. La nostra obiezione è più profonda e si allaccia all’idea centrale, legata al valore della terra: se si possono fare case a fini non agricoli, l’agricoltura non ha di fatto possibilità di insediarsi. Una scelta politica esclude dunque l’altra: o villette o agricoltura”.

     

    [foto di Daniele Orlandi]

  • Terzo Valico: sabato 9 Novembre manifestazione in Val Polcevera

    Terzo Valico: sabato 9 Novembre manifestazione in Val Polcevera

    san quirico. terzo valico.4jpgIl Movimento No Tav – Terzo Valico serra le fila, ad un anno di distanza dalla grande manifestazione dell’autunno 2012 e si prepara ad una nuova mobilitazione di massa lungo le strade della Val Polcevera. Sabato 9 Novembre, infatti, si svolgerà un corteo con partenza da Pontedecimo (concentramento ore 14 in piazzale Ghiglione, dalle piscine) per ribadire la contrarietà alla grande infrastruttura ferroviaria.

    L’evento è preceduto da due assemblee pubbliche (la prima si è tenuta martedì scorso a Ceranesi, la seconda si tiene oggi alle 21 presso il salone municipale di Via Guido Poli 12 a Pontedecimo) che hanno l’obiettivo di informare la cittadinanza su quelle che sono le “ragioni del no” dei manifestanti, iniziativa lodevole se si considera la grande varietà di informazioni, spesso discordanti, che ruotano intorno alla grande opera (qui l’inchiesta di Era Superba che cercava un anno fa di illustrare l’opera nel dettaglio, riportando pareri autorevoli, sia favorevoli che contrari).

    In occasione della mobilitazione di sabato, abbiamo raccolto il punto di vista di un militante del Movimento No Tav Terzo Valico: «L’anno trascorso ha reso più evidente come contemporaneamente nel Paese scarseggino le risorse per soddisfare i bisogni fondamentali delle persone e si continui invece a parlare di grandi opere. In Val Polcevera abbiamo assistito, per mancanza di denaro, alla chiusura del reparto di cardiologia dell’Ospedale Gallino di Pontedecimo e in concomitanza all’apertura di cantieri per un’opera inutile e dannosa come il Terzo Valico».

    Cantieri che, va detto, al momento appaiono piuttosto effimeri visto che, appena concluse le operazioni di bonifica, pulizia e disboscamento delle aree, i lavori si sono già fermati.

    «Risorse dell’intera collettività sono state canalizzate in mano a pochi affaristi – continuano dal Movimento – mentre potrebbero e dovrebbero essere impiegate altrove, creando nuovi posti di lavoro finalizzati a soddisfare i reali bisogni della comunitàTra presidi, assemblee informative e blocchi degli espropri le persone si sono ribellate a questo sopruso e l’opposizione al Terzo Valico, da una parte all’altra dell’Appennino, ha posto radici sempre più profonde sul territorioIl Movimento ha anche subito la repressione: denunce, fogli di via e militarizzazione. Misure intimidatorie che non ci spaventano e che, al contrario, ci confermano di essere come bastoni tra le ruote dei poteri forti e quindi sulla strada giusta».

    A San Quirico, Trasta e Bolzaneto sono iniziati i lavori di cantierizzazione della Finestra Polcevera, del Cantiere Fegino e del Campo Base CLB 4 (oggi divenuto deposito di materiali semilavorati e attrezzature, previo stoccaggio di circa 70 mila metri cubi di terre di scavo potenzialmente amiantifere, leggi l‘inchiesta di Era Superba).

    «Per ora semplici recinzioni, all’interno delle quali al posto di alberi, prati e orti hanno creato il deserto – concludono i militanti – Adesso la distruzione del territorio che comporta il Terzo Valico è sotto gli occhi di tutti, come sotto gli occhi di tutti sono l’inutilità dell’opera e la connivenza tra imprese poco limpide e politica. Il 9 novembre 2013 torneremo di nuovo in strada, tutti insieme, uomini e donne, anziani e bambini, Liguri e Piemontesi».

     

    Matteo Quadrone

  • Murta e zucche, al via il tradizionale appuntamento della Val Polcevera

    Murta e zucche, al via il tradizionale appuntamento della Val Polcevera

    ZuccheAnche nel 2013 si rinnova il tradizionale appuntamento con Murta e zucche,  la manifestazione dedicata alla zucca che ogni anno attira migliaia di curiosi nel paese sulle alture di Bolzaneto.

    L’edizione numero 27, in programma nel secondo e terzo fine settimana di novembre (9 e 10 ed il 16 e 17,) ha come tema centrale Murta: nei giardini alberi secolari… negli orti Zucche annuali. Le zucche sempre più belle, sempre più strane, più lunghe e più grosse saranno esposte in un ambiente naturale, contornate di piante e fiori.

    Come ogni anno, numerosi gli eventi in programma, dal premio “Zucca d’oro dei ventisette anni”, del valore di 500 euro, a chi esporrà l’esemplare il cui peso si avvicina di più ai 27 Kg, a quelli per la zucca più grossa, più lunga, più strana e, ovviamente, più bella.

    Immancabili la mostra Dalla A alla Zucca, gli stand gastronomici tutti rigorosamente a base di zucca, le degustazioni di vino bianco novello vendemmia 2013, le iniziative delle scuole e dei fioristi genovesi.

    Programma e orari

    Inaugurazione mostra: sabato 9 novembre ore 10,30.

    Orari di apertura: 9 novembre 10.30/18.30; 10, 16 e 17 novembre 9/18.30

    Premiazione concorsi: domenica 10 novembre ore 18.30 la zucca più grossa, la zucca più lunga, la zucca più strana e la zucca più bella; Domenica 17 novembre ore 18,30 “Zucca d’Oro dei Ventisette Anni”, “Vetrine in festa”, “Forme e Colori” e i lavori scolastici.

  • Rigenerae: artigiani e designers regalano nuova vita agli oggetti

    Rigenerae: artigiani e designers regalano nuova vita agli oggetti

    Rigenerae Amiu associazione AlverdeVenerdì 8 novembre prende il via Rigenerae, nuova vita agli oggetti,  un’esposizione di oggetti di arredo e di accessori realizzati totalmente con materiali reinterpretati o con oggetti in disuso.

    L’evento è organizzato da Alverde, associazione di promozione sociale senza scopo di lucro nata per diffondere e sviluppare la cultura del riuso, del riciclo e della gestione consapevole e sostenibile dei rifiuti, ed è allestita presso i Laboratori Creativi di Palazzo Verde di Vico Angeli in uno spazio dedicato alla sensibilizzazione sulla riduzione dei rifiuti gestito da Sc’art e AlVerde in collaborazione con Amiu.

    Lo spazio raccoglie pezzi unici di diversi artigiani e designers, accomunati tutti da una forte sensibilità verso il riutilizzo dei materiali, l’attenzione all’ambiente e la ricerca di un peculiare stile e gusto estetico, oggetti a cui è stata data una nuova vita  e che in alcuni casi hanno acquisitouna nuova funzione (da qui il titolo rigenerae).

    Rigenerae riusco GenovaL’inaugurazione, come detto, è prevista per venerdì 8 novembre alle ore 18.30 con un aperitivo e un dj set, i Temporary Store resta aperto fino al 24 dicembre dalle ore 15 alle ore 19.

    Francesca Busellato, una delle organizzatrici dell’evento, ci ha raccontato qualcosa di più su questa interessante iniziativa. «L’iniziativa Rigenerae è il frutto dell’unione di un gruppo di professionisti che a livelli diversi hanno scelto di investire le loro energie in un progetto che prevede il riuso di materiali che normalmente vengono abbandonati quando sono fuori moda o si ritengono inutili».

    «L’utilizzo di materiali nuovi ma scartati in altre lavorazioni è un’altra componente del progetto di alcuni – continua Francesca – poiché con un po’ di ingegno e creatività si può trovare una nuova destinazione d’uso a ciò che non sembrava più averneLa componenente creativa unità all’abilità e all’esperienza degli artigiani dà vita, e in questo caso nuova vita, ad oggetti davvero unici, sia per il design sia per il valore dei materiali. Ne deriva un’identità unica e spesso accattivante poichè riuso e riciclo che a volte è sinonimo di spazzatura, è ribaltato, per acquisire un valore positivo e di originalità. Tutto è rivisitabile e modificabile secondo il proprio gusto per rendere più personale il proprio spazio di vita».

    Rigenerae oggetti riciclati

    L’organizzazione della manifestazione ha visto coinvolte in modo più diretto circa 4-5 persone tra comunicazione, grafica e organizzazione dello spazio dalla metà di settembre 2013. Tutto il lavoro è volontario e autofinanziato dai singoli artigiani e designer, in un’ottica di progetto condiviso e comune con l’intento di portare dei risultati per ciascuno a fine progetto.

    Esiste una reale opportunità di business nel binomio riciclo-design? 

    «Alcune delle realtà coinvolte come le artigiane Cavagnetto e Pioggia – racconta Francesca – lavorano esclusivamente con il riciclo, altri ne hanno portato avanti una parte del lavoro. Sta di fatto che ciascuno ha investito energie in questo progetto poichè chiaramente ritiene che ci siano delle opportunità di business e perchè corrisponde a una volontà etica di lavoro e di rispetto dell’ambiente. In altre città italiane e sopratutto nei paesi nordici la sensibilità verso questo tipo di design è già molto sviluppata. L’intento di Rigenerae è quello di stimolare un’interesse e un approccio divertente a un gusto nuovo ed ecologico anche nel contesto genovese».

     

    Manuela Stella

     

  • Agenzie di viaggio, maggiorazioni sul prezzo: estremi per azione legale

    Agenzie di viaggio, maggiorazioni sul prezzo: estremi per azione legale

    viaggi-parigiLa settimana scorsa parlammo di viaggi di nozze, questa settimana parliamo di incubi d’estate… Quando scrivo che bisogna stare attenti nella scelta dell’agenzia di viaggio, intendo dire che l’agenzia la fa l’agente, ovvero la persona fisica con cui si tratta.

    Ci scrive la signora Laura esponendoci un caso di assoluta gravità.

    Ella si recava con il compagno presso un’agenzia di viaggio sita nell’entroterra ligure per prenotare un viaggio estivo nel nord Europa.
    La signora versava un acconto affinché l’agenzia bloccasse i voli e gli alberghi di rito; in un secondo tempo, venivano pagati una differenza sui voli aerei nonché il noleggio delle auto. Il costo degli alberghi veniva pattuito con l’agenzia.
    Alla fine del viaggio, i nostri turisti scoprivano di avere versato all’agenzia ben più soldi di quanto costava il viaggio, circa 750 Euro. Al loro ritorno, venivano fatte le dovute rimostranze all’agente che riconosceva di avere incassato più denaro del dovuto, ma non lo restituiva.
    Orbene, ci sono gli estremi per un’azione legale? Assolutamente sì.
    Deve essere richiesta la restituzione della somma versata in eccedenza, ma sarebbe anche ammissibile una richiesta supplementare di risarcimento danni. E non solo… Vi sarebbero pure gli estremi per una querela in sede penale per l’ipotizzabile reato di appropriazione indebita.

    Come potete ben vedere, non è poi così difficile trovarsi in situazioni spiacevoli. Chi scrive, crede fermamente nel cosiddetto passaparola; quindi, quando dovete recarvi presso un professionista o presso un qualsivoglia commerciante, cercate di avere un feedback in merito.

    Questo è anche il motivo per cui io diffido fortemente dal commercio telematico, meglio noto come e-commerce.

    Per concludere, mi preme darvi ancora due consigli:
    1. Fatevi sempre consegnare un opuscolo o depliant del viaggio che intendete prenotare, laddove i costi siano ben precisati, al fine di evitare sorprese non gradite;
    2. Sappiate che i costi pubblicizzati non possono essere in alcun modo maggiorati dall’agenzia di viaggio con fantomatiche “commissioni d’agenzia” così come successo alla nostra lettrice; dette commissioni, che sono il compenso dell’agente di viaggi, sono già comprese nel prezzo finale!

    E pensare che fare un viaggio dovrebbe aiutare a staccare dai problemi, non certo crearne di nuovi…

     

    Alberto Burrometo

    Per segnalazioni, domande e richieste di consulenza scrivere a progetto.up@gmail.com oppure redazione@erasuperba.it. La rubrica “Consulenza Online” vuole essere un filo diretto con i lettori, il presidente dell’ associazione Progetto Up Alberto Burrometo è a vostra disposizione.

  • Depuratori di Genova: stato dei lavori e nuovo impianto di Cornigliano

    Depuratori di Genova: stato dei lavori e nuovo impianto di Cornigliano

    genova-darsena-d1Secondo i dati riportati sul sito di Mediterranea delle Acque, che ricalcano l’ultimo rapporto di Legambiente, il 98,2% del territorio genovese è coperto dal servizio di depurazione. Un dato sicuramente soddisfacente dal punto di vista quantitativo che, tuttavia, si scontra con la percezione qualitativa che i genovesi hanno delle “proprie” aria e acqua.

    «Se entro il 2015 i depuratori non soddisferanno gli standard qualitativi imposti dall’Unione Europea – ha detto Guido Grillo, consigliere comunale del Pdl, nel corso di un art. 54 in Sala Rossa – scatteranno sanzioni di 10 mila euro più una multa di 715 euro per ogni giorno di ritardo per gli Stati inadempienti. Il rischio è che a pagare siano i cittadini attraverso un aumento della bolletta dell’acqua perché lo Stato si rivarrà sulle Regioni, che a loro volta presenteranno il conto ai Comuni, i quali non hanno più un centesimo». E il presidente Burlando sul punto è stato molto chiaro: nessuna richiesta di proroga; i Comuni inadempienti dovranno rispettare la scadenza stabilita dall’Europa o pagarne le conseguenze.

    Ma, secondo quanto sostenuto dall’assessore all’Ambiente, Valeria Garotta, il problema per il Comune di Genova non si pone neppure, dal momento che «i nostri depuratori sono tutti funzionanti a norma, sia dal punto di vista della acque trattate che da quello delle emissioni in aria. E nessuno risulta passibile di procedure di infrazione comunitarie, attuali o all’orizzonte, a differenza di altri comuni».

    La tesi dell’assessore sulla normalità della situazione genovese, confermataci anche da diversi e autorevoli addetti ai lavori, non convince del tutto il consigliere Grillo che ha chiesto una relazione dettagliata sugli impianti nel territorio comunale, redatta dai tecnici competenti di Ato (Autorità dell’Ambito Territoriale Ottimale), che certifichi lo stato dell’arte e gli eventuali interventi necessari per la sistemazione delle situazioni critiche.

    «In punta di legge e sul piano strettamente burocratico – commenta il legambientino Andrea Agostiniè anche possibile che il Comune rispetti i parametri europei. Ma se l’assessore si dice soddisfatta della situazione genovese, mente sapendo di mentire. E pensare che tutto possa andare magicamente a posto entro il 2015 è un po’ come credere alle apparizioni della Madonna».

     

    Il punto sui depuratori di Sestri Ponente, Darsena e Val Polcevera – Cornigliano

    Partiamo da Sestri, oggetto di recente e ingente intervento di miglioramento con la realizzazione della nuova condotta sottomarina, sostanzialmente giunta a completamento.  «Si è trattato di un intervento piuttosto lungo e complicato – spiega Garotta – perché la tubatura ha dovuto aggirare la banchina aeroportuale. La condotta, comunque, è stata collaudata nel corso di quest’anno e ha già portato importanti benefici per la qualità delle acque della Marina di Sestri Ponente».

    A detta di Legambiente, su Sestri insisterebbe anche un altro problema, ovvero lo smaltimento del percolato della discarica di Scarpino. «In caso di pioggia – spiega Agostini – la funzione filtrante del depuratore viene messa in seria difficoltà dalla copiosa presenza dell’acqua piovana, con il rischio di emissioni in mare non proprio pulite. Inoltre, se le piogge sono particolarmente sostanziose, può verificarsi l’eventualità che non tutto il flusso venga deviato nelle tubature e alcuni riversamenti vadano a finire nel Chiaravagna».

    Ancora in corso d’opera, invece, la posa delle tubature sottomarine per l’impianto della Darsena. In questo caso, i lavori sono resi complicati dalle deviazioni imposte dalle banchine portuali, che impediscono di procedere secondo una linea retta. «Siamo arrivati a circa metà del percorso, fino a calata Oli minerali» racconta nel dettaglio l’assessore. «I lavori proseguiranno per tutto il 2014 e, nel frattempo, si procederà anche con interventi sulle stazioni di pompaggio per la realizzazione di un nuovo sistema di trattamento degli odori. Ad ogni modo – ci tiene a sottolineare Garotta – anche allo stato attuale il depuratore rilascia acque trattate ed emissioni in aria all’interno dei parametri di legge».

    Cantiere fiume polcevera

    La situazione più critica e anche più nota è, comunque, quella che riguarda il depuratore di Cornigliano, che intercetta tutta la zona della Val Polcevera. «L’impianto di Cornigliano – commenta Agostini – è stato sbagliato alla radice per questo continua a fare puzza e non vi si riesce a porre rimedio. E, infatti, il primo a volerlo sostituire è proprio il Comune».

    «Su Cornigliano le abbiamo provate tutte» ammette Carlo Senesi, assessore al Ciclo delle Acque ai tempi della giunta VincenziIl ponte di Cornigliano«ma non siamo riusciti a trovare una soluzione soddisfacente. L’unica strada è costruire un nuovo depuratore, già finanziato e per cui il cammino sta procedendo con l’acquisizione delle aree ex Ilva e la progettazione preliminare».

    «L’impianto di Cornigliano fu costruito negli anni ’80 inizialmente solo per il trattamento dei reflui industriali – entra nello specifico l’assessore Garotta – e successivamente venne adattato ad altre esigenze della città. Le criticità attualmente presenti nella zona non riguardano infrazioni di legge ma esclusivamente problemi di convivenza con i cittadini, dal momento che il depuratore si trova molto vicino al centro abitato e agli esercizi commerciali». La situazione verrà sanata solo con la realizzazione del nuovo impianto nell’area retrostante Villa Bombrini. «Grazie a un accordo di programma con l’Autorità portuale – prosegue Garotta – i terreni sono finalmente nella disponibilità del Comune, che sta completando il passaggio a Mediterranea della Acque. Nel giro di qualche mese, inoltre, dovrebbe concludersi la fase di progettazione preliminare, per poi passare alla realizzazione inizialmente della linea di trattamento fanghi e, successivamente, di quella delle acque».

    Secondo le stime dell’assessore, infatti, entro il 2020 il nuovo impianto di Cornigliano dovrebbe concentrare su di sé il trattamento dei fanghi di tutto il centro cittadino, consentendo la totale dismissione dell’impianto di Volpara. Quest’ultimo, infatti, nell’attuale sistema di depurazione genovese, riceve i fanghi dal depuratore di Punta Vagno e pone anch’esso parecchi problemi di convivenza con i cittadini. A Cornigliano, inoltre, verranno convogliati anche i fanghi della Darsena e di Sestri Ponente, con il conseguente ridimensionamento dei relativi impianti alla sola trattazione delle acque. Infine, in una seconda fase che dovrebbe durare altri due o tre anni, verrà attivato anche il trattamento delle acque per l’impianto che sorgerà nell’area ex Ilva, consentendo la definitiva chiusura di quello attuale e vetusto di Cornigliano – Val Polcevera.

     

     Simone D’Ambrosio